PRESIDENTE. Avverto che del processo verbale della seduta
precedente sarà data lettura nella seduta successiva.
Sulla comunicazione di trasmissione di copia di «estratto
esecutivo»
di sentenza della Corte di Cassazione
ASSENZA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ASSENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non intendo
intervenire sull'ordine dei lavori ma volevo fare delle
osservazioni sull'annuncio che lei, signor Presidente, ha fatto
all'Aula sulla decadenza dell'onorevole Caputo; credo che mi sia
consentito, come osservazione.
Parlando in generale, con quella norma nazionale, la politica ha -
di fatto - abdicato totalmente alla propria funzione, delegando ad
organi diversi la possibilità di dettare le condizioni della
candidabilità e, successivamente, della decadenza come effetto
d'ufficio, senza nessuna possibilità di verifica da parte degli
organi elettivi.
Questo è un problema di natura politica sul quale ognuno potrà
esprimere le proprie valutazioni. Mi permetto di fare delle
osservazioni di natura giuridica. La norma è entrata in vigore, se
non erro, il 13 gennaio 2013 e non può trovare applicazione a
fattispecie che si sono verificate in epoca antecedente alla
propria entrata in vigore, perché la causa di incandidabilità
specifica è stata introdotta da una norma successiva all'indizione
dei comizi elettorali e allo stesso svolgimento delle operazioni
elettorali che hanno portato alla elezione dei deputati - in questo
caso, regionali - e, segnatamente, anche dell'onorevole Caputo.
Una norma successiva che produce ex post una causa di decadenza,
oltre ad essere chiaramente incostituzionale, se interpretata -
intendo sottolineare sei volte se interpretata - nella maniera
che hanno ritenuto di fare la Commissione per la verifica dei
poteri e l'Ufficio di Presidenza, sarebbe veramente
incostituzionale.
Ma la norma, in quanto tale, entra in vigore il giorno successivo
alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale e può regolare solo i
casi verificatisi successivamente alla sua entrata in vigore,
altrimenti, stiamo introducendo un obbrobrio giuridico, oltre che
costituzionale, di decadenza ex post per cause inesistenti al
momento dell'indizione dei comizi.
E introduciamo un principio pericolosissimo per tutte le assemblee
elettive, a prescindere dalla solidarietà umana, amichevole,
politica e professionale al collega, onorevole Caputo, cui,
pubblicamente, confermo la mia assoluta ed incondizionata stima.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi,
desidero intervenire anch'io sulla vicenda relativa all'onorevole
Salvino Caputo perché credo che questa sia una vicenda emblematica
di come, devo dire purtroppo, si stia perdendo di vista quella che
è la ratio reale legata al potere ed alla rappresentanza stessa di
questo organo assembleare.
E' chiaro che si scateneranno i blog, ma di questo poco mi è
sempre importato e poco mi importa. Intendo sostenere un principio,
Presidente Ardizzone, che è quello dell'autonomia del Parlamento
siciliano.
Questo Parlamento avrebbe dovuto essere chiamato a votare sulla
decadenza di un suo membro.
Avete fatto e abbiamo fatto una serie di interventi, tutti
apprezzabili, su quello che è ormai questo ruolo, in contrasto
perpetuo tra una Istituzione, l'Assemblea regionale siciliana, ed
un'altra Istituzione, che è quella del Commissario dello Stato.
Che, attraverso una norma, con un recepimento automatico,
quest'Aula venga esautorata dalla possibilità di decidere, per
carità, anche favorevolmente alla decadenza è qualcosa che deve
fare riflettere tutti noi.
Questo Parlamento, infatti, non è più un Parlamento; non so cosa
sia, e rischia di diventare qualcosa alla stregua di un Consiglio
comunale e lei, signor Presidente dell'Assemblea, questo lo deve
impedire perché dobbiamo recuperare una centralità che, a mio
parere, stiamo perdendo. E se perdiamo la centralità, qua non si
tratta dell'onorevole Caputo o di qualsiasi altro di noi, ma si
tratta di tutti noi e del prestigio che questa Istituzione deve
avere.
Se poi valutiamo la stranezza di questa vicenda: considerate un
reato prescritto da mesi e, rispetto al reato prescritto da mesi,
la Corte di Cassazione, senza entrare nel merito e, quindi,
dichiarare prima di entrare nel merito, essendo il reato ormai
prescritto, con questa scelta dichiara inammissibile il ricorso,
lasciando vivere la sentenza di appello di condanna.
Ma vi dico di più e credo che queste cose debbano restare
patrimonio di un dibattito, che signor Presidente, avrei veramente
sperato che vi fosse, non sul collega Caputo, ma sul primo
argomento. Sto segnalando alcune stranezze perché ognuno di noi
possa farne patrimonio.
In questa vicenda, è stato violato - e lo ha già detto, prima di
me, il collega Assenza - il sacrosanto principio della successione
delle leggi. Non è possibile applicare una disciplina più grave per
un fatto successivo, accaduto prima di una norma che rende la
vicenda più grave dopo, il principio sancito dall'articolo 2 del
Codice Penale, la successione delle leggi, cui è stato violato, ma
è stato violato ancora di più il principio costituzionale ed è
stato violato ancora di più un altro principio, perché
assolutamente incostituzionale, che la sospensione della pena valga
per la parte della pena principale, ossia quella detentiva e non
valga per la pena accessoria, ossia per l'interdizione dei pubblici
uffici per un tempo uguale a quello della pena.
Queste sono delle stranezze e le rassegno a quest'Aula. Prego,
però, ardentemente il Presidente dell'Assemblea regionale:
fermiamoci a riflettere qualche minuto in più quando è necessario;
nessuno vuole salvare nessuno; tutti noi, insieme, ciascuno quota
parte cerchiamo di fare qualcosa per salvare il prestigio e la
dignità di questo Parlamento.
D'ASERO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, ritengo
che una vicenda che investe un collega del Parlamento regionale,
come l'onorevole Caputo, è una vicenda che richiama l'attenzione,
deve richiamare l'attenzione di noi parlamentari tutti, al di là
dell'aspetto, della fattispecie che viene evidenziata.
Ritengo che ci sia un problema che non vuole essere sicuramente un
richiamo a quelle che potrebbero essere viste o intese come le
prerogative di un parlamentare e di un Parlamento, ma sicuramente
le considerazioni, che anche il collega che mi ha preceduto ha
voluto evidenziare, circa un'azione che davanti ad un organo di
giurisdizione diversa diventa per questo Parlamento una presa
d'atto.
E' qua che dobbiamo interrogarci: su alcune vicende, è giusto
assistere a procedure così veloci e liquidatorie, oppure,
probabilmente, un momento di approfondimento, pur nel rispetto di
quella che è l'indicazione che una sentenza, un altro Organo dello
Stato ha voluto evidenziare, sicuramente ritengo che nel rispetto
di quella che è la condizione di una persona non di un
parlamentare, perché non voglio che ci sia una interpretazione su
quella che potrebbe essere il principio di una guarentigia o di una
casta , visto il momento estremamente demagogico che viviamo,
però, sicuramente, un momento di approfondimento perché su
fattispecie su cui, comunque, c'è sicuramente una strada indicata,
ritengo che quella che è la condizione umana di ognuno di noi
debba essere salvaguardata come normale cittadino, in questo caso,
che possa essere valutato.
Dico che, al di là dell'intervento che potrebbe sembrare di mera
solidarietà, nei confronti di un collega che subisce una vicenda
sicuramente spiacevole, è importante che anche il Parlamento si
interroghi su quelle che sono le condizioni che viviamo e su come
contribuire a che si dia maggiore possibilità di azione, anche di
autorevolezza a quello che deve essere, tra virgolette, inteso come
Parlamento, in questo caso, regionale siciliano.
VINCIULLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCIULLO. Signor presidente, onorevoli colleghi, assessori, come
ricordava poco fa l'onorevole Cordaro, oggi siamo chiamati a
riflettere su quella che continua, speriamo, ad essere, fino alla
fine, la valenza di questo Parlamento.
Dobbiamo capire se siamo un Parlamento, con i requisiti
riconosciuti dalla Costituzione ed inseriti nello Statuto o se, man
mano che passano gli anni, perdiamo questi requisiti e rischiamo di
diventare un Consiglio regionale o, peggio ancora, un Consiglio
provinciale.
Credo, signor Presidente, che stiamo operando in maniera
eccessivamente veloce, senza avere dato la possibilità
all'onorevole Salvino Caputo, a cui va la nostra amicizia, la
nostra solidarietà, di intraprendere un'azione a tutela di quelli
che sono i suoi diritti di parlamentare regionale - stiamo attenti,
di parlamentare regionale - e non di consigliere regionale.
Fra le altre cose, vorrei brevemente ricordare quello che è
successo. La Corte d'Appello di Palermo ha anche assolto
l'onorevole Caputo dai reati di falsità ideologica, per non averli
mai commessi e, nell'udienza del 21 maggio, che lei, giustamente,
ha citato come il motivo della decadenza dell'onorevole Salvino
Caputo - guardi cosa è successo - la quinta sezione della Corte di
Cassazione, in difformità dalla requisitoria del procuratore
generale presso la Corte di Cassazione, che aveva chiesto
l'annullamento della sentenza senza rinvio, per intervenuta
prescrizione, dichiarava inammissibile il ricorso.
Ci sono tutte le condizioni affinché l'onorevole Salvino Caputo
ricorra e possa avere la possibilità di ottenere i diritti
riconosciuti dal legislatore, il quale, come lei sa benissimo,
essendo tra le altre cose, apprezzato avvocato, il legislatore ha
introdotto l'Istituto del ricorso straordinario per errore
materiale o di fatto previsto dall'articolo 625 Bis del codice di
procedura penale che è introdotto dall'articolo 6 della legge 26
marzo 2001, 128, proprio per prevedere un ulteriore ricorso da
esperire entro il termine di 180 giorni dal deposito della sentenza
e dal provvedimento, proprio, dalla parte della Corte di
Cassazione.
Ad oggi, non è stata mai depositata la sentenza e, di conseguenza,
non conosciamo nemmeno quali siano state le motivazioni che hanno
spinto gli eccellentissimi giudici della Corte di Cassazione a
respingere il ricorso che era stato presentato da parte
dell'onorevole Caputo.
Io, che ho fatto parte della Commissione verifica dei poteri,
nella scorsa legislatura, credevo, credo e continuo a credere che
il provvedimento non può essere una presa d'atto da parte di
questo Parlamento.
Non stiamo parlando di un Consiglio regionale; stiamo parlando di
un Parlamento. Questo Parlamento deve votare sulla decadenza
dell'onorevole Salvino Caputo, dal momento che gli articoli 7 e 8
del Decreto legge numero 325 del 2012, sono intervenuti dopo che
l'onorevole Salvino Caputo si è candidato ed è stato eletto.
Lei mi insegna che tempus regit actum ; qui il tempo non ha retto
assolutamente gli atti ma si sta cercando di applicare una legge
che è venuta dopo che l'onorevole Salvino Caputo aveva esercitato
il diritto a candidarsi ed era stato eletto da parte dei cittadini.
Ho l'impressione che, al di là della vicenda che riguarda
l'onorevole Salvino Caputo, stiamo introducendo un principio che è
limitativo della libertà di questo Parlamento, un principio che va
contro quello che era un principio già riconosciuto da Montesquieu,
cioè sulla separazione dei tre poteri fra legislativo, esecutivo e
giudiziario; ho l'impressione che ci stiamo attenendo ad una
sentenza senza averla discussa, senza averla ragionata, nel
silenzio più assordante da parte di quest'Assemblea e quello che mi
preoccupa è proprio questo: che valenti deputati, giuristi, non
stiano prendendo la parola per intervenire su questa vicenda e per
spingere tutti a riflettere e a ragionare sull'applicazione di una
sentenza che sta limitando i poteri costituzionali di questa
Assemblea.
PRESIDENTE. Ho il dovere di riferire quello che ho detto in
Commissione verifica poteri. Chiaramente, è un atto che non fa
piacere a nessuno ma l'autorevolezza di un Parlamento si rispetta e
si tutela quando si rispettano fino in fondo le leggi. Non sono
abituato a discutere le sentenze. Le leggi, per carità, si
interpretano ma l'interpretazione spetta soprattutto al giudice.
Leggo solamente quello che è scritto nell'articolo 235: chi
ricopre una delle cariche indicate nell'articolo 7 - chiaramente,
quella di deputato o consigliere regionale, mi piace dire deputato
regionale - decade da essa di diritto dalla data del passaggio in
giudicato della sentenza di condanna o dalla data in cui diviene
definitivo il provvedimento che applica la misura di prevenzione .
Mi rendo conto che, probabilmente, l'esperienza passata,
soprattutto nella passata legislatura, con riferimento al richiamo
alla Commissione verifica poteri può indurre in errore e creare
qualche difficoltà di interpretazione. La Commissione verifica
poteri esprime, infatti, un voto nel momento in cui deve decidere
se una persona è eleggibile, è ineleggibile, è compatibile o è
incompatibile. Ci troviamo dinnanzi ad una strada obbligata e ci
siamo trovati, nel corso di questi anni, a dichiarare non la
decadenza ma la sospensione di diritto quando c'era un
provvedimento della magistratura a seguito di un provvedimento del
Presidente del Consiglio.
Dobbiamo andare indietro nel tempo per ritrovare un caso simile a
quello che riguarda l'onorevole Caputo e leggo testualmente una
sentenza, emessa dal Tribunale di Palermo, in riferimento ad una
contestazione proprio di decadenza che aveva fatto l'Aula. Risulta
infatti, dal resoconto sommario della seduta del 25 maggio 1995,
che il Presidente dell'ARS, pervenuta la copia della sentenza di
condanna della Corte di Appello, divenuta definitiva, convocò la
Commissione per la verifica dei poteri che, nella seduta del 24
maggio 1995, prese atto che la sentenza comportava la decadenza di
diritto del ricorrente dalla carica di deputato regionale. La
decadenza del ricorrente fu quindi inserita all'ordine del giorno
della seduta assembleare del 25 maggio 1995, nel corso della quale
il Presidente comunicava all'Assemblea l'operato della Commissione
e l'Assemblea, non sorgendo osservazioni, prese atto delle
conclusioni della Commissione, dopodiché il ricorrente venne
formalmente dichiarato decaduto dalla carica di deputato regionale,
con decorrenza dalla data del passaggio in giudicato della sentenza
di condanna. Orbene, ritenere che la dichiarazione di decadenza sia
inesistente appare all'evidenza una forzatura essendo chiaro che
l'espressione prendere atto adoperata in sede di pronuncia dalla
Commissione, sia dall'Assemblea, deriva dalla natura meramente
dichiarativa della delibera.
Questa Assemblea e, prima, la Commissione verifica poteri non
poteva assolutamente entrare nel merito della questione giuridica.
Ci troviamo dinnanzi ad una sentenza passata in giudicato.
In qualche intervento, si è fatto riferimento all'autorevolezza di
questo Parlamento con riferimento, probabilmente, alla nostra
specialità. Bene, il decreto numero 235 del 31 dicembre 2012,
all'articolo 14, dice espressamente che Le diposizioni in materia
di incandidabilità del presente testo unico si applicano nelle
regioni a Statuto speciale .
Lo scorso 5 giugno, è stata depositata, dalla Corte
Costituzionale, la sentenza numero 118, dove si afferma Ascrivono,
comunque, il nucleo essenziale della disciplina sulla base del
criterio della prevalenza alla già indicata materia di competenza
statale esclusiva, ordine pubblico e sicurezza . E questo è uno di
quei casi; tutto il resto lo possiamo disquisire.
A malincuore, affermo, con l'autorevolezza che mi deriva dalla mia
carica, che dura lex sed lex e facciamo rispettare
l'autorevolezza del Parlamento anche in casi in cui è possibile
coinvolgere, con riferimento ad un collega, ma abbiamo il dovere,
proprio per il rispetto dell'autorevolezza di questo Parlamento, di
fare rispettare fino in fondo la legge.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Comunicazioni del Governo in ordine alle tariffe dei canoni
per le concessioni demaniali marittime
PRESIDENTE. Si passa al I punto all'ordine del giorno:
Comunicazioni del Governo in ordine alle tariffe dei canoni per le
concessioni demaniali marittime.
Ringrazio l'assessore Lo Bello perché, anche su iniziativa, in una
delle sedute precedenti, da parte dell'onorevole Grasso, si è
prontamente attivata per una risoluzione ma ha dato,
obiettivamente, immediata disponibilità a riferire in Aula.
Invito, quindi, l'assessore Lo Bello a riferire in Aula su questa
vicenda.
LO BELLO, assessore per il territorio e l'ambiente. Signor
Presidente, onorevoli deputati, la questione dei canoni demaniali
ha, sicuramente, come tutti abbiamo letto, pressato la stampa
regionale perché, da parte dei concessionari, sono state - come è
normale che sia in un caso di aumento di questo tipo - manifestate
una serie di perplessità che avevano a che vedere intanto con
l'alta percentuale pari - come tutti voi sapete - al 600 per cento.
Abbiamo, però, e voglio fare una sorta di excursus rispetto a come
siamo arrivati a questa cifra, ma, soprattutto, voglio farlo
rispetto al punto da cui partiamo, voglio dare alcuni dati, voglio
parlare e fare dei confronti.
Il primo dato che voglio offrire alla nostra riflessione è quello
di due Regioni: una è la Toscana e una è il Lazio. Sicuramente, per
chilometri di perimetro di costa molto più basso del nostro - basti
pensare che la Toscana ha soltanto 391 chilometri - i ricavi della
Regione Toscana sono pari a 16 milioni di euro. Questo con un
rapporto, per fare una semplice divisione, a 40,92 a metro. La
Regione Lazio che, invece, ha soltanto 67 chilometri di costa ha
un'entrata pari a 9 milioni di euro, con un rapporto pari a 33 euro
al metro.
La Regione Sicilia che, invece, di coste ne ha 1650, in totale,
compreso le Isole, ma di queste 920 chilometri balenabili,
sicuramente, al di là dei 391 totali della Toscana e dei 267 del
Lazio, ricava da questa un'entrata, per quanto riguarda i canoni
demaniali, pari a 7 milioni e mezzo l'anno.
Voglio citare alcuni casi specifici; avevamo anche parlato di 8
milioni perché avevamo omesso qualche sofferenza che, per alcuni
concessionari, c'erano stati nel corso degli ultimi anni.
Voglio dare però le cifre reali: per l'anno 2009 sono stati pari a
7 milioni duecentocinquantasette; per il 2010 7 milioni
novecentocinquantasette; per il 2011 7 milioni
settecentonovantanove; per il 2012 7 milioni 0,52. Vi comunico che
per il 2013 è intorno agli 8 milioni che, come avete visto,
nell'anno passato l'introito è stato di gran lunga inferiore, siamo
a 7 milioni 0,52 perché c'erano 400 milioni che finivano con il
risentire di un ritardo.
Dobbiamo, poi, parlare di un raffronto che riguarda, al di là
delle nostre regioni, anche un confronto territoriale e prendo ad
esempio due territori, uno quello di Palermo e l'altro quello di
Catania ed anche qui abbiamo delle differenze, mi permetto di dire,
molto lontane tra loro.
Parliamo di una società, quella di Palermo - parliamo sempre di
stabilimenti balneari - che ha una superficie di 39 mila metri
quadrati e che paga l'anno 42 mila euro con un rapporto di un euro
0,7 a metro quadrato per quella divisione tra i 39 mila metri
quadrati e i 42 mila euro pagati, quindi, un euro 0,7 a metro
quadrato. Questa risulta avere un fatturato - non risulta, la
stampa ci comunica - avere un fatturato di 9 milioni con un
raffronto, a fronte di un pagato di un euro 0,7 un introito di 230
euro metro quadrato.
A Catania prendiamo un altro lido che invece ha un'estensione di
50 mila metri quadrati.; paga 44 mila euro l'anno con un raffronto
di 0,88 per metro quadrato con un fatturato, però in questo caso,
di un milione di euro l'anno e, quindi, con un ricavato per metro
quadrato a fronte di 0,88 di appena, riferito alla struttura
precedente, 20 euro metro quadrato.
Già, quindi, all'interno della Regione Sicilia ci rendiamo conto
che, a parità di tariffa, mentre invece c'è una grande distanza fra
quello che è il rapporto fra fatturato e quanto pagato in
concessione.
Abbiamo, poi, letto dalla stampa, già prima delle notizie che
riguardavano il 600 per cento, tutta una discussione per certi
versi anche un'attenzione particolare rispetto ai ritardi del
settore e questi riguardavano le concessionarie, riguardavano tutte
quelle strutture che finivano con il risentire dei ritardi della
Regione.
Questi dati sono di appena un mese fa. Probabilmente non credo che
nell'ultimo mese siano stati così veloci, però, di fatto, le nuove
istanze sono state 70, parlo dall'1 gennaio ad ora, 70 pratiche non
esitate. I rinnovi, a fronte di dati che ci danno tutte le
concessionarie, sono 310, sono le concessionarie che ad oggi non
hanno visto ancora rinnovata la propria concessione. Apparentemente
310, ma questo problema lo risolveremo e lo abbiamo già risolto, lo
dirò successivamente con i dati che stanno dentro la delibera che
ho firmato.
Andiamo, però, ai casi. Tanto per volere parlare e volere dire
qual è il costo di una concessionaria ho portato qui, non
certamente il nome delle concessionarie, ma ho voluto rappresentare
all'Aula e all'Assemblea regionale siciliana quelli che sono anche
i singoli casi.
Per esempio: 2 mila metri quadrati di capannone più 2 mila metri
quadrati di area scoperta ad uso annuale viene un costo di 4 mila
quattrocentosessanta euro l'anno; 15 mila metri quadrati per uso
annuale, in una zona come quella mediamente turistica, ha un
introito di 16 mila cinquecentottanta; 15 mila metri quadrati, però
di uso stagionale, 12 mila quattrocentosettanta; un'area di 5 mila
- abbiamo preso sempre quella a media valenza turistica - un'area
di 5 mila metri quadrati ad uso stagionale, 6 mila quattrocento,
altri 5 mila di uso annuale, 8 mila e cinque. Voglio dare questi
dati perché abbiamo letto i dati che sono molto alti per arrivare
poi a pagamenti pari a mille euro, pari a 300 e pari a 801 quando
parliamo di piccole strutture.
Ci siamo resi conto che, da un lato, era necessario adeguare, per
le ragioni di cui abbiamo parlato prima, i canoni. Però, anche lì
ci siamo accorti di una grande differenza che non riguarda solo le
strutture ricreative e balneari.
Come voi sapete le strutture demaniali, le aree demaniali hanno
un diverso tipo di concessionari, altre sono le industrie, altre
sono le attività produttive, altri sono gli stabilimenti balneari,
altri sono, invece, gli alberghi e gli specchi d'acqua.
Per quanto riguarda le industrie stiamo valutando, dirò poi
insieme a chi e con chi stiamo costituendo la nostra commissione,
abbiamo e stiamo mettendo in cantiere tutta una serie di regole, di
procedimenti, di individuazioni, di aree di differenziazioni che
devono poter far riconoscere ogni imprenditore, ogni stabilimento,
ogni attività produttiva, ogni industria, potere pagare in rapporto
al fatturato, ma anche, perché no, alle reali difficoltà del
momento.
Proprio per questo ci siamo accorti di due dati. Primo, ci sono
molte aree che non pagano e sulle quali interverremo
immediatamente. Secondo, per esempio fra le attività produttive c'è
la differenza tra area e area. Parlo, per esempio
dell'acquicoltura. Ci sono acquicolture dove viene pagato
semplicemente l'area dentro la vasca; ce ne sono, invece, altre per
cui si paga anche un perimetro che comprende tutte le vasche dove
si fa acquicoltura. Non è possibile che in una regione che dovrebbe
invece applicare le stesse regole si finisce con l'avere differenze
di questo tipo.
Per quanto riguarda poi le strutture balneari, anche qui bisogna
fare una differenza, perché una cosa è lo spazio utilizzato, altra
cosa è il periodo realmente utilizzato, altra cosa è avere a
disposizione spiagge, o avere a disposizione coste.
Per cui, ciò che realizzeremo nel corso dei prossimi giorni è
quello di guardare ad un nuovo regolamento, un regolamento,
intanto, che stabilisca tre cose. La prima, continuando a dividere
le nostre aree, alta, media, e bassa valenza turistica, ma
all'interno anche delle stesse aree, vanno fatte delle
differenziazioni. Per esempio, chi utilizza un'area solo per tre
mesi, è giusto che paghi solo per quel periodo.
Dobbiamo destagionalizzare perché ci rendiamo conto che anche
dalla stagionalizzazione derivano una serie di costi aggiuntivi per
quanto riguarda i concessionari.
C'è, poi, un'altra questione che è quella relativa ai cosiddetti
ritardi. Come voi sapete, chi non è stato in regola con i pagamenti
per gli anni precedenti ha finito col vedere decaduta la propria
concessione.
Dobbiamo fare intervenire e interverrà immediatamente il decreto
che ho già firmato nel quale viene data l'indicazione che nessuno
resta senza concessione. Si faranno dei dilazionamenti in
riferimento agli anni precedenti e questo credo che sia per la
prima volta un'innovazione. Come tutti voi sapete fino a questo
momento, prima si paga e poi si ha la concessione.
Invece, oggi con il decreto appena firmato si stabiliscono alcune
cose. La prima, la proroga delle concessioni scadute, quelle
scadute nel 2012, fino al 31 dicembre 2015.
Vorrei soffermarmi rispetto a questa data perché anche questa
finisce con l'essere una data di grande interesse rispetto a chi ha
le aree in concessione.
Come tutti sapete la direttiva Bolkestein dell'Unione europea che
è stata, per la verità, già da circa quattro anni al centro
dell'attenzione, ora dal punto di vista del lavoro, ora dal punto
di vista degli insediamenti e distretti industriali, ora non
soltanto per la natura stessa della sede fiscale a cui si legavano
il pagamento delle tasse, come certamente tutti voi ricorderete, ma
c'è anche un altro pezzo che riguarda la rimessa in discussione di
quella che è l'attribuzione delle aree demaniale e, quindi,
l'individuazione di aree concessionarie ma anche di una sorta, non
voglio dire di messa all'asta, ma di ridiscussione rispetto a
questo momento.
Abbiamo scelto di tenere ferma la data del 31 dicembre indicato
dalla Bolkestein e non, invece, di fare ciò che è accaduto da
Reggio Calabria in su, che è quello di prorogare sino al 2020, ma
l'abbiamo scelto io credo anche consapevolmente.
La Sicilia, innanzitutto, non vuole andare una volta tanto in
infrazione, perché questo accadrà in Europa con le altre regioni
che hanno deciso invece di prorogare e poi io credo che debba,
questo deve essere non un limite temporale da individuare come
occasione negativa della messa in discussione, ma al contrario
credo che debba essere vista come una grande opportunità quella del
2015, perché lì potremo ridefinire le aree, potremo riperimetrare
quelle che sono le concessioni ed in questo cercando di offrire,
innanzitutto, maggiore area a quella che è una balneazione
pubblica, sapendo che siccome gli stabilimenti balneari dovranno,
come regola, così come fanno oggi, hanno l'obbligo di curare per i
50 metri che hanno lateralmente di confine anche le aree, dobbiamo
semplicemente allargare, penso per esempio a Palermo ai famosi
corridoi, per certi versi formicai , mettiamola così. Dobbiamo,
invece, offrire la possibilità di aree che possano avere uno spazio
maggiore.
D'altro canto, sempre stabilendo un diritto di prelazione per
quanti hanno in questo momento fatto investimenti, dobbiamo andare
ad una ridiscussione che, fissati oggi i canoni, il problema non è
chi offre di più, ma dobbiamo stabilire quali sono i criteri di
attribuzione rispetto a delle aree e, perché no, trovarne delle
altre e, perché no, guardare anche alla funzione sociale degli
stabilimenti.
Oltre a coloro che pagano, però, quello che è il canone diciamo
così intero, come certamente sapete c'è il cosiddetto canone
ricognitorio, significa che ci sono associazioni, onlus,
organizzazioni, che pagano un decimo di quanto è il canone
stabilito, ma noi oggi dobbiamo mettere in relazione alla funzione
sociale di questo canone ricognitorio.
Quindi, dobbiamo non solo guardare al canone ricognitorio, ma alla
funzione sociale del servizio che viene offerto e credo che in
questo senso dobbiamo anche cercare di far venire alla luce qualche
caso di, non proprio onlus, ma di chi ha finito col fare
concorrenza sleale a chi paga ed ha pagato sinora il canone intero.
Abbiamo preparato un decreto legislativo che modifica come Governo
- l'abbiamo fatto nel corso dell'ultima Giunta - l'articolo 3 della
legge 15 del 29 novembre 2005 che va ad intervenire su alcune
questioni. La prima, come vi dicevo, è quella che fa entro tre mesi
una rivisitazione delle zone e lo fa individuandole ad alta, media
e bassa valenza turistica, ma lo fa insieme agli altri protagonisti
che sono naturalmente l'Assessorato dell'Economia, l'Assessorato
del Turismo, l'Assessorato delle Attività produttive e
l'Assessorato delle Infrastrutture e mobilità.
L'altra questione è quella che insieme alle associazioni di
categoria si individueranno le percentuali ed i nuovi canoni.
Questa consultazione con tutti i protagonisti avverrà entro 90
giorni e per quanto riguarda invece i ritardi, ma anche le somme
previste in bilancio, che ho lasciato un po' per ultimo argomento,
ma voglio trattarlo perché merita un'attenzione particolare.
Quando noi a gennaio e non ad aprile, quando è comparso sulla
Gazzetta Ufficiale il decreto, già a gennaio avevamo affrontato in
Giunta questo tema ed avevamo fissato al 600 per cento, frutto di
quei paragoni di cui parlavo prima. Avevamo poi, però, valutato la
necessità - il decreto è apparso ad aprile - avevamo poi valutato,
in seno all'ultima finanziaria, la necessità di fondi non più per
60 milioni quando era stata in prima istanza durante la nostra
Giunta di gennaio, ma avevamo valutato in 52 milioni, poi con
l'Assessore per l'Economia, la somma prevista quale entrata da
questo decreto sono stati 40 milioni.
Un po' per tornare così come ho iniziato questo nostro
ragionamento, se noi dovessimo dividere tutte le nostre coste per
40 milioni, quindi, la posta messa in bilancio, oggi, dovremmo
avere un aumento del 350 per cento; prevediamo, però, in funzione
del fatto che dovremmo anche, fermo restante i 40 milioni e fermo
restando i controlli per far pagare quanti hanno fatto concorrenza
sleale ai tanti che pagano, potere, nell'arrivare ai 40 milioni
necessari, abbassare ulteriormente questo tipo di percentuale.
E' una percentuale fredda e sembra quasi una percentuale che debba
essere un po' distribuita in orizzontale, per le cose che ho detto
prima, così non sarà distinguendo alcune cose.
La prima. Tutto ciò che è servizio deve essere considerato una
sorta, anche lì, di canone ricognitorio, una sorta di tariffa molto
bassa. Per esempio, penso alle spiagge dinanzi agli alberghi; per
esempio, penso a quei luoghi dove si forniscono servizi; per
esempio, penso a strutture che finiscono col trasformare tariffe
differenti per strutture, per esempio, che usano le scogliere e non
le spiagge.
Credo che in questa valutazione siamo già al lavoro. Non è che non
voglio preannunciare anche le percentuali e i criteri che stiamo
utilizzando, ma tenuto conto che noi lo faremo insieme agli altri
Assessorati ed insieme all'Associazione di categoria, ma intanto
quanti stanno rinnovando la loro concessione e quanti, invece,
continueranno a pagare perché ancora in pieno regime di concessione
per l'anno futuro pagheranno, in questo momento, quanto previsto
per l'anno 2012, con la maggiorazione Istat, quella dovuta,
dopodiché verrà fatto, entro i 90 giorni previsti, subito dopo i 90
giorni previsti da ora, quel conguaglio che comunque crediamo che
sia assolutamente accettabile sapendo che, anche in questo caso,
anche nel caso del conguaglio, ci sarà una dilazione ma ritenendo
che questi conguagli avranno a che vedere anche con una voce che è
quella del fatturato, una voce che è quella delle piccole e medie
aziende sapendo che andremo incontro alle piccole e medie società,
soprattutto a quelle quasi familiari che finiscono col ricavare da
quanto c'è e da quanto si ricava durante il periodo estivo, a
volte, anche il sostentamento per l'intero anno e per l'intera
famiglia.
Quindi, un provvedimento che non è affatto un provvedimento che va
contro le imprese della nostra Regione ma, anzi, ancora di più, noi
crediamo, che possiamo offrire l'opportunità, per esempio a partire
dalla fine del 2015, per potere dare concessioni che vanno al di là
dei 6 anni.
Sinora - come voi sapete - le Concessioni hanno la durata di 6
anni e questo impediscono, per la verità, investimenti anche di un
certo tipo, anche consistenti, perché chi sa di avere una
concessione solo per 6 anni, certamente non possiamo avere i 100,
però io credo che concessioni più lunghe anche concessioni che
vadano verso i 15 anni possano far pensare ad investimenti seri ed
anche le concessioni saranno fatte in relazione a quanto le aziende
avranno intenzione di investire o quanto, sino ad ora, hanno
investito.
LEANZA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, ritengo
molto opportuna questa convocazione e queste comunicazioni
dell'assessore Lo Bello all'Aula perché, questo benedetto' decreto
del 26 aprile, certamente, ha causato tantissime difficoltà, ma
anche molto reazioni, dovute al fatto di un decreto, assessore
Bianchi, sibillino, cioè si applica la tariffa, si passa dal 600
per cento.
Un decreto molto dettagliato, un decreto - come diceva poco fa
l'Assessore - che si accinge a fare, un decreto che guarda le
singole parti, le diversità, nel rispetto della legge ma
considerando tanti fattori.
Vorrei delle precisazioni. Il decreto precedente è sospeso, mi
pare di avere inteso, perché, come lei ha detto prima, le persone
che ottengono la concessione pagano col 2012, fatto salvo il
successivo decreto che è in elaborazione e, pertanto, in accordo
con le categorie interessate attraverso un tavolo di concertazione
si arriverà al decreto finale che poi sarà del 350, del 300.
Abbiamo anche usato parole come trecento', trecentocinquanta'
che, ovviamente, sono relative in quanto ci sono tutta una serie di
accorgimenti che possono anche portare - se si tratta di lido o
spiaggia di albergo o acquacoltura - possono essere perfino una
dimensione.
Considero assurdo e ridicolo che con 1600 chilometri di costa si
possano percepire otto milioni di euro, è assurdo Capisco anche
che non si possa intervenire a stagione inoltrata e soprattutto non
si possa intervenire senza avere concertato con le parti sociali o
con le categorie interessate, soprattutto per i ruoli che ciascuno
di noi riveste.
Si faccia questo e si trovi la migliore soluzione possibile, non
dimenticando che ci troviamo in un periodo di crisi in cui i furbi
debbono essere puniti. Valutare, quindi, caso per caso perché la
nostra costa è così che va valutata, considerando le peculiarità,
le diversità, aspetti diversi e soprattutto fare in modo che questo
decreto non massacri questa economia che è un'economia che deve
diventare di rilancio, di crescita.
Noi ci troviamo in questa direzione. Mi convince, pertanto,
l'assessore Lo Bello, mi auguro che da questo punto di vista il
decreto venga fatto subito dopo avere concertato, discusso - anche
animatamente - con le categorie interessate e, quindi, emanare un
decreto il più possibile dettagliato, si entri nel merito delle
questioni, si faccia in modo che paghino tutti. Mi auguro che non
ci siano cifre impensabili; stiamo attenti a non inseguire i
giornali, nel senso che anche se spesso la notizia è fondata però
ci si accerti di questo e pensiamo che siamo a stagione inoltrata e
ci troviamo in un periodo di forte recessione.
Quando lei, Assessore, parla di fatturato capiamo bene che il
fatturato comporta dei costi, ci si arriva attraverso una serie di
costi. Quella è una parte minima del costo o massima, poi c'è il
personale, le spese e altre voci.
Lungi da me da fare del campanilismo, però, le vorrei ricordare
che per quanto riguarda la zona di Catania, sia la parte della
scogliera che la parte della Plaja, si renderà ben conto ha una sua
peculiarità che vanno tenute in considerazione.
GRASSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio il
Presidente Ardizzone che accogliendo la richiesta da me formulata e
facendola propria, oggi ha permesso questo confronto con
l'Assessore e ringrazio anche l'Assessore per la disponibilità.
Assessore, lei ha fatto un excursus su quelli che erano i canoni
applicati precedentemente, secondo la quantità di spiaggia, di
porzione occupata, quindi maggiore è la quantità, minore è lo
spazio con riferimento al fatturato.
Improvvisamente viene emanato questo decreto ad aprile che
dovrebbe adeguare la Regione Sicilia alle altre Regioni,
dimenticando che c'è un divario fra la Regione Sicilia e le altre
Regioni che è incolmabile.
Noi ancora parliamo di turismo come attrazione. Prima dell'aumento
dei canoni, soprattutto senza differenziazioni e che investono
anche quelle porzioni di demanio dei lidi balneari e dei piccoli
stabilimenti che aprono, soprattutto, e che vivono in estate perché
gestiscono l'attività solo per un mese, è veramente preoccupante
per l'intera economia.
È vero che la Sicilia ha delle coste bellissime e spiagge
meravigliose, ma sono chilometri e chilometri di coste quasi
irraggiungibili a causa della scarsezza di infrastrutture
necessarie ed indispensabili. Io sono convinta che i gestori dei
lidi pagherebbero con piacere un canone se avessero un compenso dal
punto di vista economico e, quindi, un guadagno.
Quindi, prendo atto della sua disponibilità. Lei ha detto:
Emaneremo un decreto . Noi qui, circa 10 giorni fa, abbiamo
discusso una mozione riguardante il patto di stabilità verticale e
l'assessore Bianchi ha illustrato e spiegato la mozione ed io l'ho
ritenuta superata.
Ebbene, noi ci siamo ritrovati che l'assessore Bianchi, con una
conferenza stampa fatta dieci minuti prima insieme all'ANCI, si è,
l'indomani, ritrovato a rivedere quell'accordo con l'ANCI perché
non andava bene; quindi l'assessore è stato attento e bravo ma se
non l'avesse fatta forse oggi non avremmo attivato quella
procedura.
Oggi, prima che ritenermi soddisfatta di quello che lei ha detto -
poc'anzi ha detto che sarà emanato un decreto che concorderemo con
le parti sociali con le categorie, distingueremo l'attività
produttiva, lidi, attività balneari e quant'altro, intanto non
modificheremo il canone che sarà pagato secondo quanto previsto nel
2012 con l'aumento ISTAT. Ha anche aggiunto che sarà, poi, fatto un
conguaglio.
Ora, io chiedo: in che misura viene fatto il conguaglio? Non
sarebbe invece necessario che, in considerazione del fatto che il
Governo è in ritardo nel rimodulare tutto quello che intende
rimodulare e cioè differenziare le attività, ricatalogare le
attività, oggi, in un momento in cui la Sicilia sta soffrendo un
disagio economico gravissimo, in un momento in cui imprese chiudono
giornalmente, in un periodo in cui i lidi non aprono e quindi, nel
mese di giugno, vivono nella preoccupazione di noi intanto
paghiamo quanto abbiamo pagato nel 2012, ma entro 60 giorni ci sarà
il conguaglio . Quale sarà questo conguaglio In che misura è
determinato questo conguaglio?
Cerchiamo di dirlo perché non possiamo inseguire la stampa, perché
la stampa insegue voi ma un parlamentare da solo non è inseguito e
noi non ci possiamo affidare né alla libera informazione né alla
informazione libera
Presidenza del Vicepresidente Venturino
Quindi, siccome penso che il rispetto per questo Parlamento
implichi che le risposte si diano in quest'Aula, non me ne voglia
assessore, lo ripeto, io faccio un plauso all'assessore Bianchi per
quello cha ha fatto con quella mozione, ma l'assessore sa che
quell'accordo era carta straccia e non avrebbe potuto attivare il
patto verticale incentivante.
Quindi, la prego, oggi, in modo tale che quando usciremo da
quest'Aula non ci ritroveremo, domattina, a leggere Live Sicilia ,
Sicilia Informazioni o quant'altro per dire che il Governo ha
fatto, piuttosto che quel Gruppo parlamentare ha fatto
Qui c'è un'Aula che pretende rispetto e pertanto le chiedo,
gentilmente, anzi la esorto a mantenere sospeso il decreto per
tutto il 2012, che si proceda con una regolamentazione e con una
differenziazione, che vengano perseguiti gli evasori, che anche le
finte onlus la smettano di essere finte onlus perché, se ciascuno
paga un po' tutti pagano di meno. Questa, credo, sia la strada da
seguire.
Le do anche atto che sta seguendo una strada giusta per quanto
riguarda il rinnovo. Oggi, ci saremmo trovati con una disparità di
trattamento perché se adeguati alla legge nazionale, perché chi
chiede una convenzione oggi ce l'avrà fino al 2020, per i sei anni,
chi invece ce l'aveva sappiamo che c'è una procedura di infrazione
che la comunità europea ha aperto nei confronti dell'Italia. E
quindi questo le fa merito, il fatto cioè di far sì che anche la
Sicilia abbia aperta questa procedura di infrazione.
Però, sul conguaglio, la prego, di fare una valutazione. Sa come
possiamo recuperare le risorse? Lo Stato prende dalla Sicilia - e
ho presentato una mozione al riguardo -, ma credo che l'assessore
Bianchi che è bravo questo lo sappia pure, 10 milioni di euro
l'anno, che sono le somme delle revisioni auto che invece dal 2008
deve incassare la Sicilia.
Adoperiamoci invece perché lo Stato ci restituisca quello che
illegittimamente si prende e facciamo pareggiare i conti. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Gianni. Ne ha
facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentante del
Governo, grazie, prendiamo atto con piacere che il Governo ha
deciso di sospendere il decreto. Credo che il decreto
nell'applicazione anche retroattiva, così come avevo sentito, fosse
un po' più pesante di quanto non fosse già per i fatti suoi.
In un momento come questo, in cui la crisi economica e la
depressione è purtroppo dietro la porta di ciascuno, pur
comprendendo le difficoltà economiche che vive la Regione, pur
comprendendo le motivazioni per le quali è stato portato avanti il
decreto, dico che non possiamo fare scappare chi vuole investire in
un momento come questo, che anche nei lidi, nei cosiddetti lidi ci
sono decine di ragazzi che vi lavorano.
Ed allora bene ha fatto l'Assessore a dire che prorogava fino al
2015, con la consapevolezza di che una proroga per cinque anni
potesse consentire a chi vuole investire di investire, anziché
farlo in Tunisia, in Marocco o in altri posti, sarebbe una
riflessione più importante.
Capisco che bisogna fare cassa, mi rendo conto, ma intanto
Assessore, la inviterei ad aprire un dialogo forte con il Governo
nazionale, in quanto l'intero litorale industriale è di competenza
del Governo. Le industrie infatti pagano al Governo nazionale il
diritto della concessione. Le consiglio quindi di aprire un
ragionamento per concordare e farsi dare un po' più di risorse dal
Governo su questo punto specifico e diluire, diminuire, contenere
l'aumento. Sarebbe una cosa opportuna.
La pregherei, La inviterei, Assessore, se anziché fare il decreto,
ancorchè articolato come lei ha ben esplicitato nel suo intervento,
andando a vedere i lidi, lo specchio d'acqua, i parcheggi per le
macchine o quello per i panfili o le barche, a predisporre un
disegno di legge che possa essere discusso in quarta Commissione
della quale io non sono componente, ma nella quale andrei
volentieri per vedere di dare una mano. Potrebbe essere questo un
motivo per coinvolgere l'Aula in questa ipotesi di lavoro che
vedrebbe bene la presenza di tutti per capire meglio, per cercare
meglio di contenere questo che pure, attenzione, non è che non so
che in altre Regioni si paga molto di più, ma è un'operazione che è
avvenuta tanti anni fa, non oggi, non ora, che c'è questa crisi
economica che purtroppo sta portando molti non a contenere il
pagamento, bensì a non pagare proprio perché non possono farcela:
fra tasse, demani etc. non ce la fanno, perché manca anche
l'ospite, manca il cliente, manca il fruitore, manca colui il quale
deve contribuire a fare pagare le tasse o quant'altro. Quindi non
c'è turismo, o ce n'è poco.
Noi dunque dobbiamo rivedere l'impostazione del turismo, dobbiamo
rivedere l'impostazione di tutti quei porti in cui ci sono le
barche che vengono messe in manutenzione, non ricordo come si dice.
Bisogna fare una cosa diversa che è quella di reimpostare,
complessivamente, il pagamento del demanio, in ordine anche a
quello che è il problema turistico ed economico.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Fontana. Ne ha
facoltà.
FONTANA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo anche
perché ho presentato, qualche tempo fa, un'interrogazione
all'assessore su questo tema. Assessore, io la stimo molto, la
conosco da tanto tempo e so con quanto ardore, con quanta capacità,
ma anche professionalità, lei conduca il suo lavoro.
Questo è un tema che mi ha particolarmente colpito anche perché io
ricevo settimanalmente, credo, almeno cinque telefonate da parte di
operatori del settore che si lamentano di questo provvedimento, di
questo decreto che, per fortuna, è stato revocato o, comunque,
modificato. Sono soddisfatto di questa ipotesi perché, in un
momento così terribile, in una Sicilia che vive di turismo ed anche
di turismo balneare, in un momento di così grave crisi, come quella
che stiamo vivendo, diventa inaccettabile una proposta che prevede
l'aumento del 600 per cento dei canoni concessori
E' un dato che ci lascia senza respiro e credo che, al di là, di
operatori o di holding che fanno parte di multinazionali o di
nazionali che sono operatori che possono anche affrontare queste
situazioni, dobbiamo pensare, invece, ai nostri imprenditori che
gestiscono anche dei piccoli chioschi o delle piccole attività
commerciali e che, con questi aumenti, perirebbero certamente.
Per quanto riguarda la direttiva Bolkestein che vuole mettere
ordine in un settore, il che è condivisibile perché credo che sia
assolutamente condivisibile togliere alcune rendite di posizione
per passare invece a dei bandi che possano essere ad evidenza
pubblica e, quindi, dare la possibilità a tutti di potere entrare
in queste attività in maniera assolutamente trasparente e su questo
siamo assolutamente d'accordo, ma non possiamo assolutamente
immaginare che questi imprenditori possano affrontare, soprattutto
in questo momento di crisi, un aumento delle concessioni di queste
dimensioni.
Torniamo sempre al solito nodo, tra l'altro questo è il nodo che
affronta anche il Governo nazionale. Da un lato fare cassa o,
comunque, creare una maggiore imposizione ai cittadini ed alle
imprese. Questo è il tema fondamentale, io vi invito, ad una
riflessione. Lo faccio con grande serietà e con accuratezza, al di
là delle posizioni, il mio non vuole essere un attacco o una
contestazione solo perché sto dall'altra parte. Assolutamente no.
La mia vuole essere una riflessione profonda perché oggi la Sicilia
è in grandissima difficoltà.
Se mi si consente anche un'ultima considerazione e riflessione. Il
resto d'Italia, al di là della direttive comunitarie, decide di
prorogare le concessioni fino al 2020.
La Sicilia, invece, diventa in questo momento, assolutamente
rigida. Questa è veramente la terra degli eccessi: o stiamo fuori
della legge e ce ne freghiamo di tutto o diventiamo persone che
vogliamo seguire in maniera rigorosa le direttive comunitarie e,
quindi, le applichiamo, a mio parere, in un momento che non è
quello giustoper applicarle.
Io credo quindi che le cose vadano fatte e vadano fatte in maniera
graduale pensando a questo momento di grande difficoltà che stiamo
vivendo.
Pertanto, Assessore, la invito veramente a riflettere
profondamente su questo. So che lei è una persona molto sensibile e
che si rende conto della difficoltà della Sicilia e dei Siciliani.
Sono certo quindi che modificherà anche questo atteggiamento, se
sarà possibile e nei limiti del consentito, per dare maggiore fiato
a queste piccole imprese al fine di dare la possibilità ai tanti
operatori che oggi lavorano nelle nostre coste, perché la nostra
Sicilia è un'isola e quindi ha un patrimonio veramente inestimabile
con una costa lunghissima di tantissimi e tantissimi chilometri,
quindi immagini quanti operatori operano in questa nostra terra,
quante persone rischiano di essere messe in ginocchio da questi
provvedimenti.
Pertanto rifletta Assessore e trovi la soluzione giusta che
contemperi da una parte la possibilità di fare cassa, perché è
giusto pensare anche di fare cassa in questo momento difficile, ma
contemperi anche la possibilità di potere dare a questi operatori
anche l'opportunità di potere continuare la loro attività.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Assenza. Ne ha
facoltà.
ASSENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche io ho
presentato, immediatamente dopo essere venuto a conoscenza del
decreto assessoriale che, di fatto, mi scusi il termine, ma
distruggeva dall'oggi al domani un comparto della nostra economia,
tranciandone alle basi le fondamenta, ho presentato, da un lato,
una mozione e, dall'altro, un'interpellanza chiedendo intanto la
revoca del decreto.
Adesso io non ho capito bene se questo decreto sia stato revocato,
se gli effetti del decreto siano sospesi, perché ho appreso che vi
è un decreto, non ho capito se è già stato approvato dalla Giunta
ed è in via di pubblicazione, o se vi è l'intenzione di revocarlo.
Su questo vorrei che l'Assessore fosse abbastanza preciso perché mi
risulta che intanto erano già arrivate le lettere agli operatori
del settore in cui si comunicava la necessità dell'adeguamento. Se
vuole gliele prendo in gruppo e gliele faccio vedere. Erano
arrivate, adesso non so se continuano ad arrivare o meno.
Dopodiché, io ho capito che questo decreto dice: il rinnovo noi ve
lo diamo, sulla base del pagamento del canone stabilito secondo le
tariffe in vigore l'anno precedente, però entro 60 o 90 giorni va
effettuato il conguaglio. Il conguaglio alla fine verrà determinato
dopo questi calcoli che lei ha ritenuto di fare e che comunque come
media arriveranno all'abnorme aumento del 350% come media, salvo
casi fortunati in cui si potrebbe ridurre questo.
E nel frattempo che questo decreto e questi nuovi studi non
vengano fatti e questi incontri, che forse era doveroso effettuare
prima con l'organizzazione degli operatori del settore vengano
veramente portati a termine, questo conguaglio su che cosa viene
determinato? E' la seconda domanda che le faccio.
Terza domanda, signor Assessore, secondo me i raffronti non si
fanno sul numero dei chilometri delle coste, si fanno sul numero
delle concessioni e sulla estensione delle concessioni date ai
singoli lidi o porti, perché poi qui stiamo dimenticando che ad
essere più colpiti oltre ai lidi sono i porti, sono le gestioni dei
porti, da quelle in concessione ai singoli circoli a quelle di
gestione di porti turistici veri e propri.
Guardate, io faccio parte di un club nautico in cui la barca più
grande è di otto metri, la mia è di quattro metri e mezzo, quindi
tanto per rientrare nei termini, già paghiamo una quota
associativa, abbiamo un bilancio annuo.
Signor Presidente, secondo quell'aumento del 600 per cento, il
nostro bilancio annuo verrebbe assorbito solo dal pagamento di
quella concessione - tanto per dire in che termini parliamo - e il
porto di Marina di Ragusa che paga attualmente una concessione pari
a 350 mila euro, se lo eleviamo a quel 600 per cento farà lei
stesso il calcolo, il che significa che forse dall'1 agosto il
porto di Marina di Ragusa non sarà più operativo.
Signor Assessore e signori del Governo, io vi invito ancora una
volta a riflettere, perché le esigenze di cassa sono un qualcosa di
essenzialmente e sicuramente importante, ma se voi pensate che le
esigenze di cassa si facciano imponendo degli aumenti abnormi, che
metterebbero fuori mercato un settore già in gravissime difficoltà,
ciò porterà alle conseguenze opposte, cioè voi non recupererete
neanche quegli 8-9 milioni che recuperate adesso, perché li
mettete totalmente fuori mercato, li costringete a chiudere
dall'oggi a domani. Se questa è l'intenzione fate pure.
Io mi auguro e questa presenza in Aula dimostra che vi è comunque
la volontà di aprire un dialogo e di riaffrontare con maggiore
serenità l'argomento, possa portare ad una soluzione che da un lato
punisca coloro che hanno fatto i propri comodi - e su questo io
sono perfettamente d'accordo, ci mancherebbe altro - ma che
dall'altro ridia fiducia agli operatori seri del settore.
E poi vede, Assessore, una cosa è il fatturato e una cosa è il
reddito che si ricava dall'attività; il fatturato può essere enorme
e provocare reddito zero o addirittura una perdita. Se lo
quantifichiamo sul reddito è un discorso, sul ricavo è un discorso,
sul fatturato è tutt'altro discorso caro Assessore.
E qui non me ne voglia l'assessore Bianchi, ma anche qui parlare
di una norma finanziaria che operi dall'1 gennaio e quindi
retroattivamente mi sembra una abnormità giuridica e tributaria.
Infine, signori del Governo, dietro ogni concessione vi è una
storia: quell'esempio che voi fate sempre con riferimento a questo
fatturato enorme, io non sono della provincia e non conosco
esattamente la situazione, ma mi è stato riferito che si tratta di
un accordo risalente addirittura ai primi del secolo scorso, quando
era prevista tutta una serie di opere; ci sono dei vincoli che
vanno a scadere anche oltre e non so su questo come si possa
intervenire senza provocare un contenzioso che poi alla fine
vedrebbe necessariamente la Regione perdente, per non dire che
quell'aumento indiscriminato che prevedeva che il lido di Taormina
potesse essere paragonato allo chalet con quattro sedie a Marina di
Acate è veramente un qualcosa da evitare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole D'Asero. Ne ha
facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo,
intervengo per la verità con grande soddisfazione dopo avere
ascoltato anche il mio collega di Gruppo, onorevole Assenza, che,
al di là delle sue cognizioni di carattere giuridico, ha dato
stasera anche una dimostrazione concreta di quello che è l'aspetto
contabile e gestionale di una azienda. Egli infatti giustamente ha
fatto rilevare che un conto è pensare ai volumi di affari secondo
una presunzione a volte non riscontrata dai fatti che il volume di
affare determina reddito risultato della gestione economica che può
essere sicuramente più o meno positivo, ma può essere anche
negativo. E quindi questo è un concetto, a mio avviso, che va
contestato e poi c'è un altro aspetto che riguarda particolarmente
l'aspetto finanziario della contabilità pubblica: il principio
della previsione delle entrate, una previsione che per essere
concretamente importante e valida deve essere riscontrata poi dai
fatti e quindi dai momenti reali, in quanto la previsione stimata
sulla scorta di un abnorme aumento che sicuramente determinerà un
momento di chiusura di attività e di crollo probabilmente anche
degli aspetti gestionali la parte di previsione di entrata non
andrà sicuramente a trovare un momento concreto della reale
entrata, perché la stima delle previsioni crollerà, perché
materialmente non ci saranno le attività.
E allora, è questo il vero motivo su cui dobbiamo ragionare. Io
dico che c'è bisogno di un principio di equità, di un principio di
razionalizzazione anche del sistema delle entrate, di adeguamento
di canoni, ma la norma deve essere applicabile, signor assessore e
caro Governo, perché se la norma diventa una norma talmente
abnorme, una norma schiacciante, una norma che tende a distruggere
l'attività di impresa, di quale norma parliamo? Parliamo di una
norma che non farà gli interessi né della Sicilia, né dei
siciliani, ma che questa crisi di contesto che noi viviamo sarà
ulteriormente aggravata perché metteremo sul lastrico le residue
attività aziendali che derivano da questo tipo di impegno perché,
l'aumento dei canoni demaniali in cui vedo un grande prevalente
aspetto sulla questione dei lidi è una parte, ma c'è un problema
più ampio che interessa anche altre attività, ma che di fatto forse
noi ignoriamo che è rappresentato da quella micro azienda che fino
ad oggi ha avuto la capacità di resistere ad una serie di problemi,
sicuramente troverà un impatto che ne determinerà il crollo.
E allora, alla luce di questo ragionamento, il motivo delle
interrogazioni parlamentari, il motivo delle pressioni, il motivo
delle preoccupazioni, al di là degli aspetti formali che questo
Parlamento vuole evidenziare, sono dei momenti che devono tendere a
riprendere un filo di razionalità, di logica gradualità
nell'applicazione delle norme.
E allora, se un costo aziendale oggi è di mille euro e diventa 2
mila euro, probabilmente avrebbe un senso; se da mille euro diventa
6 mila euro è un'altra cosa. Se un canone oggi è di 40 mila euro,
forse determina la possibilità di sopravvivenza di un'azienda, ma
se diventasse di 240 mila euro sfido voi a vedere con una
simulazione aziendale se quell'azienda potrà sopravvivere
E allora, dico: ma è mai possibile che questo momento di
necessità, che questo momento di grande, importante previsione
delle entrate che deve portare ad un incremento di cui,
sicuramente, tutti ne riconosciamo la necessità, non ci fa
ragionare un momento? Ma, per dire, perché ciò avvenga è necessario
che si rispetti un percorso perché, diversamente, non realizzeremmo
neanche quello che prima preventivavamo che poteva essere anche su
un falso momento di entrata.
E allora, il senso che io voglio evidenziare, che noi come
parlamentari stasera con questo grido di allarme che tutti qui
abbiamo lanciato, che noi vogliamo evidenziare è quello di prendere
atto, comunque, di un'iniziativa che ha portato alla sospensione
della procedura, di invitare il Governo a che il ripristino di
questa procedura sia secondo un canone di razionalità e di rispetto
di percorsi anche istituzionali. Esistono le varie parti sociali,
esistono le associazioni di categoria, esiste il comparto con cui
bisogna confrontarsi e con cui programmare anche un percorso che
può vedere un'applicazione dell'aumento dei canoni in maniera
ragionata, graduale e razionale.
E allora, davanti a questo impegno, ritengo che noi vogliamo
riportare nell'alveo del giusto confronto democratico problematiche
di particolare delicatezza, non vogliamo affrontare temi creando
momenti di tensione che potrebbero essere favorevoli dal punto di
vista politico, ma noi davanti agli interessi istituzionali
prediligiamo prima l'interesse istituzionale e dopo l'interesse
politico.
A me pare che questo che sia uno di quegli esempi di come il
Governo non abbia rispettato e che mi auguro adesso intenda
dimostrare di volere rispettare con un processo di gradualità che
veda nell'applicazione, non solo dei canoni, ma nell'applicazione
delle norme anche un confronto serio e democratico anche con questo
Parlamento regionale siciliano.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Vullo. Ne ha
facoltà.
VULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, ho
assistito in questi minuti ad una carrellata di interventi
sicuramente interessanti.
Assessore Lo Bello, ma lei non ha pensato in questi giorni di dare
un contributo a questi signori che hanno le concessioni? Perché da
quello che abbiamo ascoltato oggi, se noi abitassimo a Stoccolma o
a New York, invece di stare in Sicilia, pensavamo che a questi
signori che hanno le concessioni, avremmo dovuto dare anche un
contributo.
Molti di noi hanno ricevuto delle telefonate di imprenditori che
hanno queste concessioni. C'è chi come me ha ricevuto delle
telefonate che vanno in controcorrente rispetto a chi ha ricevuto
delle telefonate di protesta. Ho ricevuto telefonate di grande
giudizio, di grande vivacità rispetto alle decisioni prese
dall'Amministrazione e finalmente qualcuno ha dichiarato che
paghiamo tutti per pagare meno'. Ciò mi sembra non uno slogan che
abbia un senso solo demagogico, perchè pagare tutti per pagare meno
mi sembra sia opportuno.
Facciamo una scommessa, allora, Assessore: lei revochi tutte le
autorizzazioni e vediamo quanti soldi incassiamo; se le mettiamo a
reddito queste autorizzazioni o queste concessioni.
E' arrivato il momento di finire di fare demagogia. E adesso io
vorrei vedere quando si parla di porti turistici quante fatture
vengono emesse, vorrei vedere quanti ragazzi sono messi in regola
in questi tre mesi. Allora finiamola. Non è più possibile questo.
Cerchiamo anche di fare meno demagogia e di capire dove possiamo
attingere finalmente per potere alleviare le sofferenze di questa
Regione.
Allora noi ai disoccupati, ai non occupati dobbiamo fare pagare il
ticket e a questi signori imprenditori, molte volte le loro
famiglie lavorano in questi edifici, no? Non possiamo aumentare il
canone. Il canone deve rimanere quello del 1870 Ma finiamola. E'
giusto che chi fa l'imprenditore sappia quello che deve succedere.
Lei, Assessore, naturalmente faccia sapere con una circolare quello
che loro devono pagare per il 2012, dopodiché chi vuole lasciare la
concessione, la lasci e noi come Regione incasseremo molto di più.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Germanà. Ne ha
facoltà.
GERMANA'. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, sarò
molto breve anche perché non voglio tediare i colleghi con cose che
sono state già dette e dette anche abbastanza bene soprattutto dai
miei colleghi del Gruppo PDL.
Sono contento che stiamo trattando questo argomento che è un
argomento molto sentito e un problema anche importante per la
nostra terra a vocazione turistica. Ha sorpreso me, ma ha sorpreso
i tanti siciliani, i tanti operatori del settore.
Entrando in Aula non avrei voluto neanche ascoltare l'intervento
dell'Assessore. Spesso capita, a me ma a tanti parlamentari
dell'opposizione che hanno presentato tante interrogazioni
ascoltare la risposta dell'Assessore che viene in aula per
rispondere con una risposta già predisposta dagli uffici e quindi
non volevo ascoltare la risposta dell'Assessore.
Però poi, tra una chiacchiera e un'altra, ho sentito che
l'Assessore annunciava all'Aula che si era fatto qualche passo
indietro. Mi pare di capire, se non è stato ritirato il decreto,
forse verrà modificato. Certamente il Governo si è reso conto che
su questo argomento era scivolato in una buccia di banana. Mi
sembra di capire questo.
Pertanto, sono soddisfatto che il Governo abbia capito che ha
sbagliato su un argomento importantissimo come questo. Ha sbagliato
anche la tempistica perché mettere preoccupazione sugli operatori
del settore proprio alle porte della stagione estiva è stato
devastante e ha preoccupato gli investitori dei tanti operatori del
settore e sorprende ancor di più anche sapere che il provvedimento
non riguarda, per esempio, gli insediamenti industriali che
nell'area del messinese rendono invivibili alcune zone come quella
del milazzese o come quella della Valle del Mela.
Sono contento anche perché ho sentito un collega di questa
maggioranza, l'onorevole Vullo, che è intervenuto, perché ancora
non era intervenuto nessuno dei colleghi di maggioranza e, quindi,
sono soddisfatto per l'annuncio che ha fatto l'Assessore a seguito
delle tante interrogazioni che sono venute dall'opposizione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire che
anch'io mi ero sentito abbastanza soddisfatto del ragionamento che
aveva fatto l'Assessore, nel modo anche di problematizzare una
questione storica di questa Regione, cioè l'utilizzo del nostro
demanio e la sottovalorizzazione che in tutti questi anni il
demanio ha costituito, diciamo, una forma di gestione non
economica, mettiamola in questi termini.
E però, di fronte ad un decreto che di botto produce in maniera
indifferenziata un aumento tout court, senza fare quelle giuste
articolazioni di zone, di funzione, di periodo, come dire, è
evidente che si presta ad una ineluttabile critica che ha rischiato
di dare ragione anche al dibattito che poi si è sviluppato, che io
devo dire ho sentito stasera argomenti anche un po' pelosi, perché,
vedete, si può certo discutere della crisi economica, si può
discutere della condizione di sofferenza della nostra economia, si
può discutere di tutto, come è naturale che sia in un Parlamento,
però non indignarsi per il fatto che in zone di pregio di Palermo e
Catania, per attività economiche che hanno una rendita almeno nel
fatturato, pari al 200 milioni per cento del valore della
concessione, non del 600 per cento, 200 milioni per cento, io credo
che è veramente un po' peloso tutto questo, perché se in una terra
come la nostra, dove abbiamo aumentato l'Irpef ai siciliani perché
dovevamo compensare le perdite che avevamo nella sanità, abbiamo
messo i ticket più cari d'Italia, perché abbiamo i ticket più cari
d'Italia sulla diagnostica, perché dobbiamo compartecipare e poi
tutte queste cose in genere le paga la povera gente, perché poi
magari i furbi non solo non pagano il ticket, ma spesso neanche
pagano la prestazione e di fronte a quello che è avvenuto ed
assistere al fatto che noi possiamo avere delle aree dove si paga
un euro per il canone di concessione, a fronte del fatto che
magari, nella stessa città, dove per pagare - faccio un esempio
così lo dico io tanto sono abituato a dire quello che penso -
magari si paga un euro a Mondello e se ti sposti qualche centinaio
di metri e vai nella piazza di Mondello e c'è la friggitoria che
vende il panino con le panelle e deve mettere dei tavolini
d'estate, non paga un euro, paga molto più di un euro per la
concessione del suolo pubblico, nella piazza di Mondello, però se
ti sposti di qualche metro, paghi un euro.
Ora, in quell'euro - l'Assessore ha raccontato una parte della
verità, non perché ha omesso la verità, io lo uso sempre a mo' di
esempio, capisco che chi oggi gestisce quel bene si può sentire
quasi minacciato dalla cosa che sto per dire - c'è, ad esempio,
anche l'utilizzo di uno dei beni architettonici della nostra terra,
forse pochi sanno che uno dei gioielli dell'architettura Liberty di
cui dispone la nostra terra, che è il famoso ex Charleston di
Mondello, è un bene demaniale, un bene di proprietà pubblica e in
quell'euro a cui ha fatto riferimento lei, c'è pure l'euro che
riguarda quel bene.
Allora, noi possiamo continuare a far finta di essere ipocriti ma
questo è inaccettabile in una terra come la Sicilia.
Assessore, vada avanti senza guardare, distinguendo una attività
economia che produce utili che è giustamente una attività
economica.
Io non ho nulla sul fatto che venga valorizzata economicamente la
costa e si possa anche fare reddito e profitto da parte di un
imprenditore che richiede una concessione ma neanche possiamo far
diventare questo quasi che dobbiamo chiedergli scusa perché gli
chiediamo l'aumento del canone, avendo i canoni più bassi d'Italia.
Certamente, il modo come è stato annunciato, il modo come è stato
indifferenziatamente prodotto è da discutere, però, la soluzione
non può essere che abbiamo scherzato
Un'altra cosa è distinguere il poveraccio che fa una attività
stagionale in una località, magari - diciamo - dove andare in
vacanza è quasi uno sforzo di immaginazione, capisco che, quindi,
bisogna fare un piano dettagliato di offerta differenziata e di
canoni differenziati ma vada avanti, non si lasci fermare da un
dibattito peloso fatto da chi spesso, magari, a seconda le giornate
e a seconda con chi parla, un giorno fa l'indignato per dire che
vergogna in Sicilia potremmo eliminare gli sprechi anche
utilizzando risorse che oggi non vengono utilizzate, prese a chi se
lo può permettere e far pagare meno, invece, chi paga oggi di più
e poi, l'altro giorno, a seconda loro e a seconda con chi parla,
dare ragione in senso contrario.
Io credo che questa vicenda dei canoni demaniali è una questione
di giustizia, senza esagerare con una visione equilibrata, in una
logica uniforme rispetto al territorio nazionale ma non possiamo
far finta che per noi, il nostro territorio - lo diceva l'onorevole
Vullo - noi abbiamo situazioni di porticcioli turistici; io sarei
curioso di sapere quanto si paga un porticciolo turistico alla
Regione e quanto si paga, ad esempio, all'autorità portuale, là
dove l'autorità portuale gestisce un pezzo di costa per cui,
magari, il canone, in quel caso, non è quello che applica tout
court la Regione ma c'è un canone probabilmente negoziato sulla
base di tariffe indicate dall'autorità portuale.
Allora, lo dico perché noi, in questa materia, abbiamo bisogno di
rimettere ordine e ridare soprattutto un senso di giustizia -
ripeto - senza furore ideologico, senza avere a presunzione che
adesso arrivano gli Unni', ma con la logica del buon senso, però,
restituendo al nostro territorio il valore che esso deve avere e
per avere valore deve essere riconosciuto come tale.
Non ci possono essere coloro che, in maniera furbesca, io mi
auguro che prima o poi anche in questa nostra terra si possa fare,
prima o poi, qualche gara perché anche questa storia delle
concessioni tout court senza gare, che si ereditano da padre in
figlio, da nonni a nipoti, perché anche le concessioni fanno parte
dei lasciti testamentari in questa nostra terra, ecco, mi auguro
che tutto questo possa anche avere una condizione di riequilibrio e
di giustizia che, secondo me, va operata.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Fazio. Ne ha
facoltà.
FAZIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, non
volevo intervenire perché credo che gli interventi precedenti sono
stati copiosi ed esaustivi ma, alla fine, mi sono deciso, tenendo
conto soprattutto dei due ultimi interventi, quello che ha
evidenziato come molti parlamentari hanno effettuato questi
interventi chiaramente sollecitati da alcune categorie ed altri,
soprattutto l'ultimo intervento che, da una parte, riconosce
l'illogicità procedimentale attuata dall'Amministrazione,
dall'altra parte, invita l'Assessore ad andare avanti.
Ebbene, mi piace fare un confronto, a mio avviso, utile, anche
perché non ho ricevuto nessuna telefonata né dagli imprenditori né
da coloro i quali risultano occupati ma non dichiarati. E' mai
accettabile immaginare, tutto ad un tratto, un aumento di un
canone, perché questo la norma individua come tale, del 630 per
cento?
Mi fa pensare a due cose fondamentali: o chi l'ha preceduta,
Assessore, deve essere immediatamente denunciato alla Corte dei
conti perché vi è una responsabilità di natura erariale - e non
potrebbe essere diversamente - oppure l'adozione di quel
provvedimento di tale entità risulta del tutto spropositata anche
in funzione, così come effettivamente è evidenziato, e la ringrazio
per questo, forse andava fatto prima di adottare quel
provvedimento.
Si deve tenere conto che, così come lei ha osservato e come non
posso che confermarle, forse gli aumenti del 630 per cento per
alcune fattispecie potrebbero essere del tutto non proporzionati
per altre, sostanzialmente, sarebbero sproporzionati al massimo.
Mi fa piacere avere ascoltato che finalmente si procederà ad una
valutazione e differenziazione, come è giusto che sia, perché, se è
vero come è vero che un bene che appartenga alla collettività
determina anche un reddito in capo a colui il quale lo gestisce, è
giusto che colui il quale lo gestisce debba partecipare con il
pagamento delle imposte e delle tasse in maniera proporzionata al
reddito che consegue.
Risulta poi estremamente difficile, Assessore, quando lei richiama
il volume d'affari. Questo, per l'esperienza che ho a riguardo, lo
definisco un parametro ballerino' e mi lascia molto perplesso.
La invito a valutare altri parametri che, a mio avviso, possono
forse essere più corrispondenti alla realtà delle cose e che,
comunque, è necessario proporzionare l'entità del canone, lo trovo
del tutto illogico così come è stato evidenziato, c'è un sito che
risulta pregiato e che determina un determinato reddito, altro sito
che non risulta per niente pregiato che effettivamente determina un
reddito bassissimo.
Altra cosa, Assessore, dovete stare un po' attenti al riguardo
perché la nostra costa è già abbastanza deturpata; se noi
interveniamo in maniera energica, rischiamo l'abbandono di coloro i
quali hanno gestito, precedentemente, le coste in questione con un
ulteriore danno per quanto riguarda il territorio.
Come vede, le valutazioni che è opportuno fare, sono rivolte a
diverse fattispecie che, a mio avviso, devono necessariamente
essere bilanciate o controbilanciate.
Chiudo l'intervento con un invito e mi auguro che lei condivida
questa mia proposta che non è mia, la faccio mia in questa sede, in
quanto appartiene alla IV Commissione legislativa, Territorio e
ambiente, dove l'ha invitata espressamente, in sede di approvazione
della manovra finanziaria, di tenere conto delle iniziative che
prevedano l'utilizzo dello specchio acqueo in termini momentanei o,
comunque, per periodi brevissimi. Mi riferisco, in particolare,
alle cosiddette attività sportive di competizione o di regata per
le quali, in questo momento, è previsto un canone che definirei
vessatorio a tutti gli effetti, anche perché non dobbiamo cercare
di ragionare così come, purtroppo, in tantissimi casi abbiamo fatto
a paratie stagne.
L'ha presente una nave? L'amministrazione, purtroppo, ragiona a
paratie stagne e non riesce a vedere quello che c'è nell'altra
sponda o nell'altra stanza.
Molti eventi sportivi, anzi la quasi totalità degli eventi
sportivi, sono attivati da associazioni no profit e che sono,
peraltro, sponsorizzati o, comunque, con interventi contributivi o
dalla medesima Regione, e di esempi ne posso portare a iosa, o
perché no, eventualmente, anche dai comuni o dalle ex province o,
comunque, da soggetti pubblici e privati.
Lo trovo del tutto allucinante, tenuto conto che un'iniziativa
sportiva, al di là dell'evento sportivo, sicuramente determina
degli effetti economici sotto l'aspetto prettamente turistico-
ricreativo e di accoglienza. Allora, come si fa ad effettuare una
valutazione, sic et simpliciter, solo perché si utilizza lo
specchio d'acqua e necessariamente si deve pagare il canone, senza
cercare di comprendere quale sia l'iniziativa che determina un
effetto positivo a cascata dove la collettività ne riceve un
beneficio, anche per quanto riguarda la stessa pubblica
amministrazione, magari non lo stesso Assessorato del territorio e
dell'ambiente, bensì l'Assessorato del turismo, lo sport e lo
spettacolo, ma questo non significa nulla la riguardo.
Quindi, la invito, ancora una volta, a nome, questa volta, della
Commissione a valutare se nell'emanando decreto di cui ci ha
anticipato, in parte, il contenuto lei preveda la possibilità, da
parte delle associazioni no profit laddove in qualche modo
organizzino eventi sportivi, di non pagare alcun canone oppure,
come fa e come viene effettuato a livello statale, dove il canone
si differenzia notevolmente a seconda del soggetto che lo gestisce
e che lo utilizza e prende il nome, in questo caso, di canone
ricognitivo che è quello che lo Stato fa pagare al Comune laddove,
in qualche modo, effettua l'utilizzo del bene che appartiene allo
Stato, laddove si tratti, effettivamente, di specchio acqueo che
riguardi lo Stato. Il semplice canone ricognitivo.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'assessore Lo Bello.
LO BELLO, assessore per il territorio e l'ambiente. Signor
Presidenti, signori deputati, voglio cominciare subito a parlare di
una parola che spesso è anche declinata con la disinformazione.
Prima di tutto, vado a ritroso a partire dall'ultimo intervento.
Mi permetteranno, gli onorevoli deputati, di dovere anch'io
affrontare e rispondere quasi punto per punto richiamando per nome
i deputati che le stesse questioni hanno posto. Quindi, non voglio
né andarci alla lontana né voglio affrontare le questioni come se
riguardassero la generalità.
Credo che siano state dette una serie di cose di cui,
effettivamente, terremo conto come Governo, ma credo che alcune
precisazioni vadano fatte e che siano doverose.
Prima fra tutte il canone ricognitorio esiste anche in Sicilia ed
è quello che pagano tutte le ONLUS siciliane, tutte le
associazioni, anche quelle non vere, tenuto conto che ci sono molte
associazioni che pagano lo 0,10, non un euro al metro quadrato,
dieci centesimi al metro quadrato, mentre, di contro, sappiamo bene
che per i pontili, anche per feste di compleanno che vengono
organizzate dentro questi club finiscono con l'avere, invece, un
introito dal punto di vista finanziario.
Altra cosa, poi, è il bilancio ed anche lì voglio dire che quando
viene fatta un'osservazione che è quella relativa al fatto della
differenza che c'è fra fatturato e reddito aziendale, per la
verità, troppe volte in vita mia mi sono ritrovata ad avere operai
che hanno una dichiarazione dei redditi superiore in termini di
introiti al loro datore di lavoro. Per la verità, non ci credo che
ci sia un datore di lavoro che finisca con il guadagnare meno
dell'ultimo degli operai che ha, addirittura, in qualche caso c'è
stato qualche datore di lavoro che ha dovuto far fare una richiesta
di regolarizzazione di immigrati perché non arrivavano al reddito
previsto dalla legislazione statale, quindi, anche lì,
probabilmente, se un dato viene ad essere preso a riferimento, e
che è quello relativo al reddito di un'azienda, probabilmente
dobbiamo anche dire che nessuna sorpresa, mi permetteranno gli
onorevoli deputati, che non c'è assolutamente nessuna sorpresa. Ma
soprattutto perché quegli stessi imprenditori che operano nel
settore - poi farò anche la differenza, parlerò dei porti, parlerò
delle industrie - non hanno non solo nessuna sorpresa perché,
vedete, da troppo tempo, da troppi anni in questa Regione si parla
di aumento di canoni demaniali, c'era una proposta l'anno scorso
pari al 300 per cento, poi non si capisce bene, quel Governo non ha
avuto - mi permetto di dire - per la verità non so se il coraggio o
la volontà o chissà che cosa per andare avanti, invece, non è stato
presentato, tra le carte dell'Assessorato ho trovato le varie
proposte che negli anni avevano visto potere realizzare una
proposta che andava incontro non ad un aumento, chiamiamolo con il
proprio nome, è un adeguamento che viene fatto per riscattare i
siciliani, perchè troppe aziende finiscono con il non pagare, a
discapito di quelle che, invece, pagano, anche se un euro a metro
quadrato, ed io credo che le troppe aziende a cui viene concesso di
non pagare, il chiudere un occhio, credo che invece di occhi li
dobbiamo aprire tutti e due.
Rispetto alle questioni, dopo di che parlerò delle risposte da
dare ai singoli deputati, che io credo che l'avere riscontrato una
tale passione nel modo in cui i deputati hanno voluto rappresentare
qui le istanze che via via le varie aziende hanno rappresentato, i
vari imprenditori, le varie associazioni, insomma quelle piccole e
medie aziende, quei lavoratori che saranno sul lastrico se noi
mettiamo in cantiere questo tipo di scelta, una cosa tra tutte,
perché siccome non mi piace non dire il vero, è stato detto che il
Governo avrebbe revocato, sospeso, no, abbiamo semplicemente
rinviato gli effetti del decreto, così lo voglio dire una volta per
tutte, sapendo che queste cose le abbiamo decise con le
organizzazioni di categorie. Ma anche lì, vedete, già ho fatto tre
riunioni con tutte le organizzazioni di categoria regionale, ne ho
fatta una anche nella Sicilia orientale, perché non tutti gli
imprenditori potevano, era necessario sentirli, parlare proprio con
loro, con tutti i rappresentanti, dai rappresentanti degli
industriali,dai rappresentanti delle piccole e medie imprese, dai
rappresentanti degli alberghi, dai rappresentanti degli
stabilimenti balneari abbiamo fatto già tre riunioni. Questo
percorso sta per essere con loro condiviso.
Cosa è stato fatto? È già stato presentato un decreto di legge ed
è stato fatto un decreto assessoriale, il decreto assessoriale è
quello che proroga, io vorrei rispetto a questa cosa, volevo
sentire, per esempio, chi poco fa parlava anche di quelle aziende
che hanno, in questo momento, scadute le concessioni, guardate che
prorogarle in automatico fino al 31 dicembre del 2015 non è una
cosa tanto automatica, loro sanno bene che non era assolutamente
scontato, questa è, insieme alle altre, una scelta coraggiosa.
L'altra questione, che è quella relativa alle riunioni per fare il
regolamento, abbiamo fatto quindi un decreto legislativo che
interviene sulla legge n. 15 del 2015, l'ho fatto, ho firmato un
decreto assessoriale che, invece, stabilisce come far pagare,
intanto quanto dovuto con il 2012, con l'aumento ISTAT e poi
riferito al conguaglio.
Rispetto alle lettere, io gradirei che - e, adesso passerò alle
questioni che venivano poste - chi ha ricevuto le lettere, gli
imprenditori, le aziende e le associazioni, quanti hanno ricevuto
le lettere comprendenti già l'aumento del 600 per cento, vi prego
di farcele sapere in assessorato, magari non tutto il malloppo,
magari, due o tre, semplicemente perché, nello specifico, noi
abbiamo parlato ed abbiamo ribadito che il regolamento avrebbe
fissato alcuni canoni.
Per quanto riguarda le questioni che venivano poste, intanto,
l'onorevole Leanza, rappresentava qui l'esigenza di una
concertazione che - l'ho già detto prima, ma voglio ribadirlo e
rafforzarlo - è uno dei metodi che stiamo seguendo, devo dire, non
l'abbiamo seguito sin dall'inizio, e di questo mi faccio
assolutamente carico ed assumo la responsabilità di avere emanato
un decreto senza prima avere consultato le parti sociali.
Per la verità, io pensavo che tanti anni di consultazione ed anche
di condivisione, quello che tutti avvertiamo, in riferimento ad un
inadeguato canone che finiva con l'avere, per esempio, sullo stesso
litoraneo, chi stava sulla spiaggia finiva col pagare un euro,
magari di settemila euro l'anno, chi invece sta dall'altra parte ed
ha un ristorantino o altro, quattromilacinquecento euro al mese.
Parlo della mia provincia e parlo della mia San Leone. Non parlo
di Mondello e non parlo di altro. A San Leone questo accade. E
all'onorevole Fontana che ha qui ben rappresentato le esigenze,
diremo anche quale è il ristorante, l'affitto e quali sono le due
aziende. Settemila euro l'anno chi sta davanti e
quattromilacinquecento chi sta dall'altra parte facendo, in qualche
caso, una concorrenza sleale nel senso che, per esempio,
trasformare in ristorante un esercizio, sapendo che non si potrebbe
fare, dovremmo anche lì capire bene.
Onorevole Grasso, la richiesta da lei fatta che è quella di
sospensione, a nome del Governo le dico che non si può sospendere
un atto che per la verità, lo sappiamo, avere le ricadute dei
quarantamilioni che sono utili alla Sicilia, utili perché,
altrimenti, dovremmo capire che noi, nei confronti di queste
aziende continuiamo ad essere benefattori, nei confronti di altre,
decidiamo tutti insieme da dove li prendiamo.
Io so bene che l'onorevole Grasso, nel rappresentare l'esigenza di
una sospensione per quest'anno del decreto, significa però dovere
capire che quarantamilioni di euro, che sono quelli che abbiamo
appostato, meno settemilioni e mezzo o ottomilioni, potrebbero
essere trentaduemilioni di euro, io non voglio dire che si devono
prendere da un'altra parte. Si devono prendere da qui, perché è
assolutamente corretto prendere i soldi, tenuto conto che c'è quel
percorso, intanto, di non sorpresa, intanto di condivisione ed
intanto, per ultimo, di un regolamento che faremo tutti insieme.
All'onorevole Fontana, non è vero che è un dato che ci lascia
senza respiro. Io lo capisco per lei e per me che siamo nuovi in
quest'Aula, probabilmente è così, per me no perché l'ho fatto, per
lei che l'ha letto, ma sicuramente per i tanti deputati che sono
dentro quest'Aula da tanto tempo, questa non è certamente una
sorpresa e non è un voler far cassa.
E' un adeguamento assolutamente necessario, un adeguamento ad un
canone che vede, invece, non il resto d'Italia, dall'altra parte
hanno le infrastrutture, qui da quest'altra parte no. E anche lì,
il canone attuale che risente di alta, bassa e media valenza
turistica, anche qui ci sono divisioni rispetto ad alcune
tipologie, ma dobbiamo avere l'esigenza di quantificare, al di là,
dell'alta, media e bassa valenza turistica, anche le questioni che
riguardano litorali che potrebbero essere uguali.
L'onorevole Pippo Gianni ci chiedeva e mi dispiace, onorevole,
doverle dire che quando lei chiede una proroga di cinque anni e le
nuove concessioni sono di almeno cinque anni, io evidentemente sono
stata poco chiara.
Noi abbiamo una data che è quella del 31 dicembre 2015 e se noi
non adottiamo quella data del 2015, potremmo semplicemente darla
quasi annualmente, nel senso che è quella la scadenza che l'Europa
ci dà e prevedendo una proroga delle concessioni sino al 2015 ci
siamo presi anche qualche licenza in più.
Noi non possiamo prorogare per cinque anni.
L'altra questione è quella che riguarda i porti.
Ebbene, voglio dire quanto pagano i porti: il porto cui faceva
riferimento, quello di Marina di Ragusa, paga duecentomila euro
l'anno; quello di Porto di Gallo paga ottomilaquattrocento euro
l'anno; quello di Marina di Porto Rosa diciassettemila euro l'anno;
quello di Marina di Riposto, Porto dell'Etna, sessantaquattromila;
Porto Grande di Siracusa centoventisettemila; Ragusa, Marina di
Ragusa, l'ho già detto, duecentomila; Porto Isola di Gela
cinquecentoquarantamila;il Porto di Licata duecentottantunomila.
Per non parlare, poi, di una delle grandi industrie - cito un
esempio per tutti - che è quella che conosciamo di più, cioè la
raffineria di Gela, che paga duecentoventisettemila euro, perché
anche lì le industrie pagano.
Dopodiché, naturalmente, sappiate che gli arti di cui questo
tavolo insomma è pieno, per qualunque cosa, potremmo anche rivedere
la singola azienda quanto paga, per quanto esistente certamente,
non il fatturato; non sono andata mai alla ricerca del fatturato.
L'ho appreso dalla stampa e così, insomma, l'ho detto;
probabilmente, sono anche convinta che potrebbe non essere così.
L'onorevole D'Asero mi richiamava ad una distinzione tra fatturato
e utile d'esercizio. Ha perfettamente ragione, però, per le cose
che diceva all'inizio, rispetto al fatto che non credo che comunque
si faccia beneficenza, se non c'è utile d'esercizio, il
commerciante ha un detto: quannu u guadagnu un c'è a perdita è
sicura .
Voglio dire, quindi, che se guadagno non ce n'è la perdita è
sicura e un capisciu picchì avissiru a stari a fari, quindi, credo
che, da questo punto di vista, possa esserci.
Credo che, invece, onorevole Germanà, non siamo scivolati su una
buccia di banana ma che questo sia un atto che dobbiamo a tutti
gli altri siciliani, significa semplicemente adeguare; alla parola
giustizia , molto spesso, diamo un significato che è diverso. E'
come se non volessimo toccar nulla, per non disturbare nessuno. Non
siamo quelli che non vogliamo disturbare ma neanche vogliamo
renderci complici di una sorta di andazzo che guarda, intanto, ai
canoni in questa maniera.
Dobbiamo fare un regolamento e questo regolamento lo faremo
insieme alle imprese. Sappiate che ci sono tanti, e lo diceva qui
qualche intervento, ma quanti lavoratori in nero, o meglio, come mi
hanno insegnato a chiamarli, lavoratori senza contratto. Perché,
sapete, c'è anche una nuova tipologia, che non conoscevo, fino a
qualche mese fa; devo fare un mea culpa, anche in questo campo, una
grande lacuna, non si chiama più lavoro nero, si chiamano
lavoratori senza contratto.
Quindi, abbiamo intenzione, anche per tutte quelle imprese che
hanno avuto dei lavoratori senza contratto, di aiutarli.
Dobbiamo fare, infatti, dei protocolli di emersione di lavoratori
senza contratto perché crediamo che, in questo scambio, lo scambio
fra azienda e, in questo caso, la Regione, debba passare attraverso
buone prassi. Una delle buone prassi sarà quella di evitare che
paghino ventimila euro l'anno per montare e smontare le cose che
invece costano troppo; dobbiamo guardare ad un protocollo che
abbia, nell'emersione, diciamo così, dei lavoratori senza
contratto, poi, lo snellimento delle pratiche.
Da quest'anno, a gennaio, le aziende che devono rinnovare la
propria concessione dovranno fare due cose, due cose soltanto:
produrre il certificato antimafia, una volta l'anno durante il mese
di gennaio e pagare il canone e basta. A quel punto, ce l'avranno
automaticamente rinnovato.
Guardate, non credo e ho incontrato tanti imprenditori e, da una
iniziale sorpresa, mettiamola così, perché sanno in molti parlare
di adeguamento, poi ce ne sono anche degli altri. Ad esempio, c'è
qualcuno che paga già intorno a sei euro; parlo delle acquicolture.
Allora, lì, probabilmente, non solo non ci sarà nessun aumento,
quindi non il 600% riferito a questo, ma dobbiamo anche guardare a
quel canone ricognitorio che non deve servire per non far
identificare come impresa al momento in cui paga, però, invece,
sentirsi molto impresa nel momento in cui chiede.
Abbiamo bisogno di non far fare tra gli imprenditori concorrenza
sleale; abbiamo bisogno di far sentire tutti gli imprenditori
uguali agli altri, perché ci sono tanti imprenditori che sanno di
pagare. Tante di queste imprese sono assolutamente imprese sane, lo
sono la stragrande maggioranza; non sono sane quelle imprese che
invece non pagano nulla perché fanno dell'abusivismo complessivo,
l'abuso come impresa e, dall'altro, l'abuso, utilizzando lavoratori
- in questo caso, sì che li chiamerei in nero - e credo che
dobbiamo invece tutti insieme, l'Aula ed il Parlamento siciliano
insieme al Governo - applicarla questa vertenza. Dobbiamo essere al
fianco degli operatori sani, degli indicatori sani, che dobbiamo
utilizzare per fare in modo che intanto questa non venga vista come
un far cassa o come un introito.
Lo dobbiamo vedere come un adeguamento reso sempre più necessario
per fare in modo che a pagare non siano sempre e soltanto gli
stessi.
(Applausi)
GIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Gianni, dopo la replica appassionata
dell'Assessore io direi di passare al secondo punto all'ordine del
giorno.
GIANNI. Chiedo di intervenire brevemente sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Onorevole Gianni, la prego, abbiamo già parlato.
Io ringrazio l'assessore Lo Bello ma, giusto per riprendere un po'
l'intervento dell'onorevole Gianni, la stessa passione ci
piacerebbe vederla anche da parte del Governo durante le sedute
delle Commissioni per potere arrivare magari ad emettere decreti
che rispettino anche l'attività delle Commissioni.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Discussione unificata delle mozioni n. 98 Interventi
urgenti per la corretta attuazione dell'articolo 37
dello Statuto speciale della Regione siciliana e n.
107 Piena attuazione dell'art. 37 dello Statuto
siciliano
PRESIDENTE. Si passa al II punto all'ordine del giorno:
Discussione unificata delle mozioni: n. 98 Interventi urgenti per
la corretta attuazione dell'articolo 37 dello Statuto speciale
della Regione siciliana e n. 107 Piena attuazione dell'art. 37
dello Statuto siciliano .
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che in data 17 febbraio 2009 la Camera dei deputati ha
approvato la mozione n. 1-00061, presentata nel dicembre 2008, come
modificata su richiesta del Governo, che ha impegnato il Governo
stesso a procedere, in tempi brevi, alla definizione delle modalità
applicative in conformità a quanto disposto dal decreto legislativo
n. 241 del 2005, che rappresenta il soddisfacimento di un diritto
della Regione siciliana, che per troppo tempo e' stato disatteso,
in aderenza alla più recente giurisprudenza costituzionale e in
coerenza con i principi del federalismo fiscale;
PREMESSO ancora che il 14 gennaio 2009 con la mozione di pari
tenore, la numero 85, Attuazione dell'art. 37 dello statuto
speciale della regione siciliana e simmetrico' trasferimento delle
competenze in materia di riscossione dell'imposta ivi prevista'
approvata dall'Aula e trasmessa al Governo il 21 gennaio 2009,
l'Assemblea regionale siciliana impegnava il Governo della Regione
ad intraprendere tutte le azioni possibili nei confronti del
Governo nazionale ed in particolare del Ministero dell'economia
affinché quest'ultimo procedesse, in tempi brevissimi, alla
definizione delle modalità applicative in conformità a quanto
disposto dal decreto legislativo n. 241/2005;
CONSIDERATO che:
a distanza di tre anni dall'approvazione delle predette mozioni,
non essendo ancora stato attuato il decreto legislativo n. 241 del
2005 e la sentenza della Corte costituzionale n. 145 del 2008, che
ha specificato chiaramente che il 'criterio di simmetria' in caso
di trasferimento dallo Stato alle regioni del gettito d'imposta e'
riferito solo alle competenze in ordine alla riscossione di tale
imposta e non ad altre competenze, e ritenuto, questo ritardo,
assolutamente ingiustificato in quanto le leggi dello Stato e le
sentenze della Corte costituzionale devono essere applicate senza
ritardo da parte delle amministrazioni pubbliche e non e'
accettabile il ricorso a quelli che sono palesemente cavilli
burocratici assunti per evidenti pretesti, veniva presentata una
interpellanza urgente, la numero 2-01318 presentata da Enrico La
Loggia più 112 altri deputati di tutti gli schieramenti politici
alla Camera dei deputati, martedì 17 gennaio 2012, nella seduta
n.571, con la quale si interpellava il Presidente del Consiglio dei
Ministri pro tempore, per avere notizie circa la applicazione del
decreto legislativo 3 novembre 2005, n. 241, concernente: 'Norme di
attuazione dello Statuto speciale della Regione siciliana e recante
attuazione dell'articolo 37 dello Statuto e simmetrico
trasferimento di competenze', emanato, viste le determinazioni
della Commissione paritetica prevista dell'articolo 43 dello
Statuto della Regione siciliana, in attuazione all'articolo 37
dello Statuto speciale della Regione siciliana ed in particolare
alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 145 del
2008, con cui si ribadisce il fondamentale concetto che, con
riferimento al comma 661 della legge 27 dicembre 2006, n. 296
(legge finanziaria 2007), con il 'criterio di simmetria', in caso
di trasferimento dallo Stato alla regione del gettito di imposta
sono trasferite 'simmetricamente' solo le competenze in ordine alla
riscossione di tale imposta. Infatti, l'articolo 1 del decreto
legislativo n. 241 del 2005, nel dare attuazione all'articolo 37
dello Statuto, si limita a disporre che, con riferimento
all'imposta relativa alle quote del reddito da attribuire agli
stabilimenti ed impianti siti nel territorio della regione
siciliana di imprese industriali e commerciali aventi la sede
centrale fuori da tale territorio, 'sono trasferite alla Regione,
simmetricamente' al trasferimento del gettito di tale imposta,
anche le competenze' previste dallo Statuto sino ad ora esercitate
dallo Stato», e, cioe' esclusivamente le competenze in ordine alla
riscossione di tale imposta';
VERIFICATO che:
oggi, il Governo nazionale, in accordo con il Presidente della
Regione, ha partorito una norma inserita nel decreto legge 8 aprile
2013, n.35, pubblicato in G.U. n 82 del 8 aprile 2013 'Misure in
materia di pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione
maturati al 31 dicembre 2012' all'articolo 11 'Misure per
l'equilibrio finanziario della Regione Siciliana, della Regione
Piemonte, nonche' per la programmazione regionale del Fondo per lo
sviluppo e la coesione' il cui comma 1 così recita:
'In attuazione dello statuto della Regione Siciliana di cui al
regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, convertito dalla
legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2 e del decreto
legislativo 3 novembre 2005, n. 241, e' attribuito alla Regione
Siciliana il gettito delle imposte sui redditi prodotti dalle
imprese industriali e commerciali, aventi sede legale fuori dal
territorio regionale, in misura corrispondente alla quota
riferibile agli impianti e agli stabilimenti ubicati all'interno
dello stesso. Per l'anno 2013, l'assegnazione viene effettuata per
un importo di euro 49.000.000, mediante attribuzione diretta alla
Regione da parte della Struttura di Gestione, individuata dal
decreto interministeriale 22 maggio 1998, n. 183';
ACCERTATO che:
anche per gli anni 2014 e 1015, come si evince dal comma 3 dello
stesso articolo: '3. Agli oneri recati dalle disposizioni del
presente articolo per le annualita' 2013-2015, per euro 49.000.000
per l'anno 2013, euro 50.200.000 per l'anno 2014 ed euro 52.800.000
per l'anno 2015' si sono quantificate somme irrisorie;
lo stesso comma 3 dell'articolo 11 in questione, nel comunicare la
coperture finanziare di queste esigue somme, specifica alle lettere
a) b) c) e d) ed in particolare per le lettere a), c), d):
'a) per 3 milioni di euro per il 2013 mediante corrispondente
riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma
114, terzo periodo, della legge 23 dicembre 2005, n. 266;
c) per 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014 e 2015
mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di
cui all'articolo 1, comma 114, terzo periodo, della legge 23
dicembre 2005, n. 266;
d) per 10 milioni di euro per il 2015 mediante corrispondente
riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 5, comma
3-ter, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203.';
ricorre a somme che già erano destinate alla Regione siciliana per
il soddisfacimento del diritto costituzionale garantito dall'art.
38 dello Statuto siciliano, come si legge dalla norma richiamata:
'114. In attuazione dell'articolo 38 dello statuto della Regione
siciliana, di cui al regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n.
455, convertito dalla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2,
il contributo di solidarietà nazionale per l'anno 2006 è
corrisposto alla Regione siciliana nella misura di 94 milioni di
euro. Al relativo onere si provvede mediante riduzione per
l'importo di 282 milioni di euro per l'anno 2006 del Fondo per le
aree sottoutilizzate di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre
2002, n. 289. Per le stesse finalità è corrisposto alla Regione
siciliana, per l'anno 2007, un contributo quindicennale di 10
milioni di euro annui a decorrere dallo stesso anno 2007.
L'erogazione dei predetti contributi è subordinata alla redazione
di un piano economico degli investimenti, che la Regione siciliana
è tenuta a realizzare, finalizzato all'aumento del rapporto tra PIL
regionale e PIL nazionale.';
e per la lettera b) utilizza somme anche queste già destinate alla
Sicilia per investimenti per l'edilizia agevolata come si evince
dalla norma stessa: 'b) per milioni di euro 46 per il 2013, 40,2
per il 2014 e 32,8 per il 2015, mediante le risorse statali
spettanti alla Regione Siciliana relative alle annualita'
dell'edilizia agevolata di cui all'articolo 61, comma 2, del
decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, come individuate nel
Piano di rientro sul quale e' stata sancita intesa nella seduta del
18 ottobre 2007 della Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, che
sono conseguentemente ridotte di pari importi';
VERIFICATO che da attenti studi di importanti economisti si legge
che il gettito previsto dall'art. 37 dello Statuto è di gran lunga
superiore e che conseguentemente la quantificazione operata dal
Governo nazionale è a dir poco ridicola, gli stessi uffici del
bilancio dell'Assessorato conomia della Regione e lo stesso
Ministero dell'economia qualche anno fa lo avevano quantificato in
circa e 300.000.000 di euro per anno;
CONSIDERATO ancora che il comma 5 dello stesso articolo 11 dispone
che 'a decorrere dall'anno 2016 si provvede alla ridefinizione dei
rapporti finanziari fra lo Stato e la Regione Siciliana ed al
simmetrico trasferimento di funzioni ancora svolte dallo Stato nel
territorio regionale, con le modalita' previste dallo statuto
speciale della Regione Siciliana approvato con il regio decreto
legislativo 15 maggio 1946, n. 455 e dal decreto legislativo 3
novembre 2005, n. 241. E che a partire dall'1 gennaio 2016
l'efficacia delle disposizioni dei commi da 1 a 4 del presente
articolo e del decreto dirigenziale di cui al comma 2 e'
subordinata al completamento delle procedure di cui al periodo
precedente';
RITENUTO che in base a questa normativa, verranno trasferite alla
Regione anche nuove funzioni, la cui spesa dovremo, così, sostenere
con risorse per investimenti (ex art. 38). In questo modo, i soldi
destinati ad investimenti sono 'distratti' dal vincolo di
destinazione ed immessi nel calderone del bilancio regionale, dove
prepondera la spesa corrente, per essere, tra tre anni, utilizzati
per le funzioni oggi svolte in Sicilia dallo Stato (sanità
carceraria, pensioni civili e di invalidità, etc.);
RITENUTO ancora che sotto questo profilo, oltre che 'non
conveniente' per la Sicilia, la norma e' incostituzionale poiché in
contrasto con lo Statuto (finanzia l'art.37 con le risorse
dell'art.38), Statuto che ha voluto chiaramente distinguere il
finanziamento delle funzioni trasferite dallo Stato da quelle per
la perequazione infrastrutturale ed il superamento del divario
economico, sempre più grave, tra nord e sud e con lo stesso art.119
Cost;
CONSIDERATO che il depauperamento delle risorse ex art. 38 dello
Statuto siciliano, utilizzabili per investimenti in conto capitale,
riciclate a copertura delle risorse vantate dalla Regione a norma
dell'art. 37 dello Statuto e quindi utilizzabili per spese
correnti, è di fatto uno stravolgimento ed un impoverimento della
Regione;
VERIFICATO che l'accordo dichiarato ed inserito nel decreto legge
all'articolo 11 è solo una mera finzione di elargizione fondi visto
che nessun centesimo di euro viene in più alla Sicilia da questa
operazione mediatica;
CONSIDERATO ancora che con questa nuova procedura si accetta una
vera e propria svalutazione dell'autonomia, che colloca le
relazioni finanziarie tra Stato e Regioni al di fuori delle
procedure negoziali previste dallo Statuto (Commissione paritetica)
e dalla normativa (l. 42/2009), lasciandole così alla discrezionale
ed unilaterale assegnazione dello Stato, e per di più con decreto-
legge;
RITENUTO infine che mentre le altre regioni speciali hanno
definito l'attuazione della loro autonomia finanziaria (le tre del
nord già compiutamente, mentre la Sardegna e' ormai prossima alla
conclusione), la Sicilia rompe, così, quell'unitarietà di relazione
finanziaria delineata dallo Statuto e confermata dalle regole sul
federalismo fiscale ed in ultimo, ma non meno importante, deve
evidenziarsi la totale emarginazione dell'Ars da un dibattito
così rilevante come quello sull'attuazione dello Statuto. Il
precedente Governo (ex art. 27 legge 42 del 2009) aveva avviato il
negoziato con lo Stato sulla base di un ordine del giorno approvato
all'unanimità dal Parlamento insediando il 24 giugno del 2012 il
relativo 'tavolo', che attende di essere completato. Adesso
l'attuazione del federalismo sembra ridotta ad una qualsiasi
questione amministrativa da risolvere con qualche 'postulazione'
Romana,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
a compiere tutti i passi di propria competenza, anche in sede di
conversione in legge del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35,
pubblicato in G.U. n 82 del 8 aprile 2013 rubricato 'Misure in
materia di pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione
maturati al 31 dicembre 2012' ed in particolare del suo articolo 11
'Misure per l'equilibrio finanziario della Regione Siciliana, della
Regione Piemonte, nonche', per la programmazione regionale del
Fondo per lo sviluppo e la coesione', finalizzati in particolare:
ad impugnare innanzi alla Corte costituzionale il decreto-legge 8
aprile 2013, n. 35, pubblicato in G.U. n 82 del 8 aprile 2013
'Misure in materia di pagamenti dei debiti della pubblica
amministrazione maturati al 31 dicembre 2012', ed in particolare
l'articolo 11 'Misure per l'equilibrio finanziario della Regione
Siciliana, della Regione Piemonte, nonche' per la programmazione
regionale del Fondo per lo sviluppo e la coesione' per la parte
riguardante la Sicilia;
a ripristinare i fondi tolti dalle norme applicative dell'articolo
38 dello Statuto siciliano eliminando quella che è a tutti gli
effetti appare una operazione incostituzionale;
ad attivare una negoziazione nella sede propria e cioè nella
Commissione paritetica Stato-Sicilia che dall'insediamento di
codesto Governo regionale non è stata attivata per la mancata
nomina da parte del governo regionale dei nuovi componenti;
ad inserire nel futuro accordo il rispetto della sentenza della
Corte costituzionale n. 245 del 2008, che ha specificato
chiaramente che il 'criterio di simmetria' in caso di trasferimento
dallo Stato alle regioni del gettito d'imposta e' riferito solo
alle competenze in ordine alla riscossione di tale imposta e non ad
altre competenze». (98)
«L'Assemblea regionale siciliana
CONSIDERATO che:
la notizia appresa dai media sulle modalità di attuazione
dell'art. 37 dello Statuto siciliano riporta di un accordo tra il
Ministero dell'economia e l'Assessorato regionale dell'economia,
che dovrebbe determinare le modalità di attribuzione, a regime a
partire dall'esercizio 2014, del gettito tributario maturato sul
reddito di imprese che hanno la propria sede legale fuori dal
territorio della Regione;
l'attuazione dello Statuto in materia finanziaria non è soltanto
un fatto di civiltà giuridica, in quanto nient'altro che
l'applicazione della Costituzione della Repubblica italiana, di cui
lo Statuto medesimo è parte integrante e speciale, né soltanto un
fatto di opportunità economica, in quanto strumento essenziale di
sviluppo per la Regione, di perequazione economica e di coesione
sociale nei confronti della restante parte del territorio della
Repubblica;
detta attuazione è semplicemente vitale per assicurare alla
Regione ed ai suoi enti locali le
risorse strettamente necessarie al loro funzionamento, oggi
compromesse da un'applicazione distorta e squilibrata dello
Statuto, nonché da atti del Governo centrale manifestamente non
improntati al principio della leale collaborazione, come la
disposizione di accantonamenti sulle uniche entrate certe della
Regione, ex art. 36, in violazione tanto dello stesso, quanto del
decreto attuativo del 1965 (DPR 26 luglio 1965, n. 1074), già esso
regolante in modo imperfetto, analogico e sfavorevole per la
Sicilia la suddetta materia finanziaria. La Regione e gli enti
locali su cui questa esercita la propria vigilanza, ma anche la
propria tutela, ma più in genere la Sicilia tutta, non può subire
ulteriori drammatici tagli o sottrazioni indebite di gettito
tributario proprio nel momento di maggior crisi sistemica, senza
incorrere in una devastazione sociale ed economica dagli esiti
imprevedibili,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
a proporre - onde dare seguito alla piena attuazione delle
disposizioni finanziarie previste dallo Statuto della Regione
siciliana - norme di attuazione da approvare in sede di Giunta
regionale di Governo, ed a trasmettere alla Commissione paritetica
Stato-Regione per gli adempimenti conseguenti, come di seguito
specificato:
1) la determinazione del gettito attribuibile alla Regione, ai
sensi dell'art. 37 Statuto Siciliano, a partire dall'esercizio
finanziario 2014 non sarà affidata a stime forfettarie provenienti
dall'amministrazione centrale, bensì ad automatismi che
garantiscano che alla Sicilia affluisca il gettito delle relative
imposte realmente maturate in Sicilia. L'art. 37, pertanto, si
applicherà a tutti le imposte gravanti sui redditi derivanti
dall'esercizio di impresa o di arti e professione, comunque
denominati e qualunque sia la forma giuridica sotto la quale
l'impresa o lo studio professionale o artistico venga esercitato.
Presupposto soggettivo sarà quello di aver maturato un reddito da
impresa o da arte e professione mentre quello oggettivo sarà di
averlo maturato all'interno del territorio della Regione siciliana.
Per i redditi delle imprese aventi sede in Sicilia e maturate
altrove si adotteranno criteri di piena simmetria rispetto a quanto
disposto per le imprese non aventi sede in Sicilia e maturate nel
territorio della Regione;
2) le imprese o gli esercenti arte o professione, d'ora in poi,
per brevità 'imprese', che realizzeranno redditi in Sicilia o che
in Sicilia avranno un ramo aziendale (impianti, stabilimenti,
uffici o altro), e che non avranno la loro sede legale in Sicilia,
potranno scegliere se adottare un metodo analitico o sintetico per
la determinazione di tale quota di reddito attribuibile al
territorio della Regione:
a) il metodo analitico consisterà nell'individuazione di un
patrimonio destinato a specifico affare, nel ramo d'azienda
operante nell'Isola, dotato di contabilità separata rispetto
all'impresa stessa. Questo patrimonio avrà un responsabile con
procura institoria, sarà separatamente individuato dal fisco e
soggetto a tutti i controlli da parte dell'Agenzia delle entrate
siciliana. Ad esso faranno capo tutti i lavoratori dipendenti
operanti in Sicilia e tutti i contratti stipulati nell'Isola. Tale
patrimonio sarà dunque in tutto, fuorché nell'autonoma personalità
giuridica, equiparabile ad una società controllata dell'impresa non
residente nell'Isola;
b) il metodo sintetico, da applicare in tutti i casi in cui il
contribuente non abbia esplicitamente
optato per il precedenti, consisterà nell'attribuzione, per
competenza territoriale, all'Isola di un reddito che per il 50 per
cento sarà determinato in proporzione ai ricavi conseguiti in
Sicilia rispetto al totale dei ricavi, e per il restante 50 per
cento sarà determinato in proporzione a ben precise voci dei costi
della produzione (acquisti e variazioni di materie prime, di
consumo, sussidiarie e merci, acquisti di servizi, costi del
personale, ammortamenti specifici) rispetto al totale delle omonime
voci;
3) come sopra detto, il presente metodo sarà applicato non solo
all'IRES sulle società di capitali, ma ad ogni imposizione sui
redditi: IRPEF su imprese individuali, arti e professioni, società
di persone ed IRE/IRES su enti ed associazioni non imprenditoriali,
imposte sostitutive, e qualunque altra forma di imposta diretta sui
redditi. L'IRAP sarà dunque territorializzata secondo i criteri di
cui ai punti immediatamente precedenti;
4) gli uffici finanziari dello Stato passano contestualmente, con
i loro dipendenti, patrimonio, arredi, attrezzature, sotto il
controllo diretto della Regione, che ne assume il pieno carico
finanziario. Fra questi vi sarà anche la polizia tributaria, con
scorporazione di un Corpo regionale dal Corpo statale della Guardia
di finanza. Sarà compito della Regione, quindi, come asserito nel
secondo comma dell'art. 37 dello Statuto, dare piena attuazione
all'articolo per mezzo dell'attività dei propri uffici finanziari;
5) il rendiconto generale della Regione relativo al primo anno di
esercizio del nuovo istituto (il 2014) dovrà indicare con chiarezza
a quanto ammonta il maggior gettito derivante da tale applicazione,
e quindi le corrispondenti minori entrate per l'erario. In questo
computo si terrà conto anche delle minori entrate per la Regione
derivanti dall'attribuzione allo Stato del reddito delle imprese
residenti in Sicilia per la quota maturata nel restante territorio
della Repubblica. Lo Stato, sulla base di questi dati, determinerà
il passaggio simmetrico di spese alla Regione, sia in termini di
trasferimento di funzioni, sia in termini di minori trasferimenti
statali, con esclusione dei trasferimenti in conto capitale. Esso
avverrà secondo il seguente ordine:
a) amministrazione finanziaria, per la parte già non attualmente a
carico della Regione;
b) fondo sanitario nazionale ed altre spese correnti in materia di
tutela della salute;
c) trasferimenti correnti ad enti locali;
d) altri trasferimenti correnti alla Regione;
e) scuola;
f) Università;
g) ricerca scientifica e tecnologica;
h) tutte le altre materie sulle quali la Regione vanti competenza
legislativa, almeno concorrente, ai sensi dello Statuto o della
Costituzione;
6) qualora il gettito coprisse tutte le voci di cui al punto
precedente, e quindi il carico della Regione comprendesse tutto
quanto previsto dallo Statuto, non ci sarà alcuna altra
compensazione simmetrica e il maggior gettito per la Sicilia, sarà
interamente a carico dello Stato. In ogni caso da questo passaggio
di funzioni sarà esclusa ogni forma di prestazione previdenziale
e/o assistenziale a carico dei competenti istituti statali. Le
variazioni di gettito a partire dal primo esercizio successivo al
primo, e quindi a partire dal 2015, saranno tutte a beneficio o
carico della Regione, senza alcun tipo di compensazione con le
finanze statali;
7) nel territorio della Regione siciliana saranno incluse, ai fini
dell'attuazione del presente articolo, le acque territoriali
prospicienti la Sicilia, con attribuzione di quelle sullo Stretto
di Messina sulla base della minore distanza relativa;
8) le norme di attuazione dovranno disporre un gettito
compensativo a favore della Regione non inferiore a 5 miliardi di
euro, come compenso della mancata attuazione dell'art. 37 dal 1947
al 2012, e per la sua applicazione puramente simbolica relativa al
2013». (107)
GIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Gianni, alla fine della seduta, se lo
riterrà ancora opportuno, in base all'articolo 83, le darò la
parola.
D'ASERO. Chiedo di parlare per illustrare la mozione numero 98.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di avviare
la trattazione del punto, ritengo che l'onorevole Gianni volesse
puntualizzare qualcosa ma sulla precedente argomentazione dico
all'Assessore che sicuramente.. .
PRESIDENTE. Onorevole D'Asero, le ho dato la parola per illustrare
la mozione numero 98. La pregherei di attenersi a questo punto.
Grazie.
D'ASERO. Volevo solo dire che le argomentazione sono comunque da
potere condividere, perché in quest'Aula, signor Presidente, si
chiede pure se gli interroganti restano soddisfatti o meno della
relazione dell'Assessore.
Mi permetto di puntualizzare questo aspetto perché non vorrei
richiamarmi al Regolamento ma ritengo che anche questo faccia parte
di un percorso che va rispettato per i lavori d'Aula.
PRESIDENTE. Provo a spiegare all'onorevole Gianni. Come ho detto
prima, alla fine, le darò la parola su questo punto in base
all'articolo 83.
Il motivo per cui ho accelerato i lavori è perché abbiamo avuto
una richiesta da parte dell'assessore Bianchi che ci ha chiesto di
arrivare al secondo punto visto che oggi è qui.
Passiamo al secondo punto dopodiché, in base all'articolo 83,
avremo modo di ritornare e di chiarire quanto appena ribattuto con
l'assessore Lo Bello.
D'ASERO. Nel ribadire, appunto, che comunque sull'argomento
dell'interrogazione c'è sempre poi da poter replicare circa la
risposta che il Governo da e su questo argomento ritengo di potere
esprimere insoddisfazione per quella che è stata la risposta
dell'assessore, ma se questo viene riservato a un secondo momento
sarà motivo di ulteriore approfondimento.
La mozione che riguarda gli interventi urgenti per la corretta
attuazione dell'articolo 37 dello Statuto speciale della Regione
siciliana, come a voi è noto, nella fase in cui avevamo la
trattazione della finanziaria e del bilancio di previsione da parte
di questa Regione siciliana, le trattative in questo caso di Stato
e Regione che hanno portato alla definizione delle risorse
finanziarie da potere essere utilizzabili per il bilancio e,
quindi, la finanziaria che abbiamo di fatto approvato in
quest'Aula, sulla quale sia Governo sia maggioranza abbiamo
espresso parere negativo, ha portato ad una definizione di accordi
che hanno creato una reale preoccupazione - in coloro i quali, cioè
i firmatari di questa mozione e ci sono i presidenti dei Gruppi
parlamentari che sono stati evidenziati - di una preoccupazione che
riguarda essenzialmente tre momenti. Il primo momento: atteso che
l'articolo 38 dello Statuto della Regione siciliana, già operante,
prevedeva una serie di interventi con una finalità perequativa
tendente a colmare il gap che la Regione siciliana, nell'ambito
della dimensione nazionale, ha sempre avuto riconosciuto da parte
del Governo nazionale, quell'articolo 38 determinava risorse che,
attraverso una specifica indicazione da parte del Governo
nazionale, cioè risorse destinate a specifici interventi in
infrastrutture e per essa anche e fra l'altro ad attività che
dovevano servire a determinare un momento di crescita e, oltre a
questa definizione delle risorse dell'articolo 38, anche risorse
destinate all'edilizia sociale e, quindi, ad altri interventi
tendenti a colmare questo gap che la nostra Regione, di fatto, ha
avuto sempre riconosciuto dallo Stato centrale.
La trattativa che, invece, ha portato il Governo regionale, quindi
il Governatore con l'assessore Bianchi, circa il principio secondo
il quale viene riconosciuta una norma, che è l'articolo 37, dove,
fra l'altro, con un precedente intervento che vede nel decreto
legislativo numero 241 del 2005 e, poi, anche con la sentenza della
Corte Costituzionale numero 145 del 2008, la specifica iniziativa
che, attraverso questo riconoscimento, alla Regione siciliana deve
essere data una specifica integrazione su quelle che sono le
entrate che, a vario titolo, vengono in maniera diversa recuperate
e che, di fatto, devono essere trasferite alla Regione siciliana.
Con questo principio e con l'altro principio della cosiddetta
simmetria , il Governo centrale ha voluto puntualizzare per farci
riconoscere queste risorse e, a decorrere dal 2015, il cosiddetto
trasferimento di risorse è legato al trasferimento di competenze, o
meglio, con una serie di competenze che sono state trasferite alla
Regione siciliana dal Governo centrale, i relativi costi sono stati
fino ad oggi motivo di trattazione, di trattativa con lo Stato
centrale.
Il principio di simmetria dice che, riconoscendoci
quest'applicazione dell'articolo 37, dal 2015 in poi, verranno
trasferite alla Sicilia competenze, ma non più, signor Presidente e
signor assessore, trasferite risorse finanziarie.
Mi chiedo e vi chiedo e chiedo al Parlamento regionale che, in
questa sede, in questo momento di particolare delicatezza, deve
farsi carico di una riflessione approfondita in questo senso, cosa
significa avere trasferite ulteriori competenze e non avere
trasferite risorse? Significa candidarci, assessore per la sanità,
ad una ipotesi di sicuro disastro finanziario.
Ma l'assessore Luca Bianchi su questo mi smentirà perché lui, con
il suo ottimismo penserà di capire come poter recuperare ulteriori
risorse.
A questo aggiungiamo che, di fatto, nella trattativa Stato -
Regione, che si è definita, il Governo centrale ha detto che
riconosce delle risorse, ai sensi dell'articolo 37 che, comunque
fino ad oggi, vi sono state riconosciute con l'articolo 38 e con
l'edilizia sociale.
Nella sostanza, con questa trattativa, quindi, abbiamo la finzione
finanziaria di avere ottenuto delle risorse finanziarie che già
avevamo. Praticamente abbiamo ricevuto ciò che già avevamo. E'
stato sancito in maniera diversa un principio del genere.
Il senso della interrogazione sostanzialmente è questo. Voglio
essere anche apprezzato per la brevità. Non vuole essere una
presunzione ma, per un senso anche di maggiore possibilità di
interventi di altri colleghi e, quindi, di un ulteriore eventuale
approfondimento che in questo tipo di ragionamento chiedo e mi
chiedo perché si è fatto un accordo nella sostanza che priva di
queste risorse la Sicilia?
Vi dico ancora di più, perché sostanzialmente si è accettato un
accordo al ribasso?
Allora, al di là delle polemiche, al di là delle posizioni di
parte, al di là delle considerazioni di natura politica, ritengo
che trattiamo un argomento dove, al di là delle posizioni
politiche, c'è una posizione istituzionale da difendere, c'è una
posizione di difesa per la Sicilia, c'è una posizione di spinta che
vogliamo portare avanti nei confronti del Governo regionale e
dell'assessore, perché, su questi temi, si riprendano le fila di un
discorso che, a mio avviso, non sono nella direzione positiva per
la Sicilia.
E perché, quindi, atteso che, fra l'altro, siamo in presenza di un
Governo che vede una posizione anche diversa rispetto al Governo
precedente, che cercava anche di penalizzare ulteriormente la
posizione della Sicilia, di poter far presente le ragioni di un
riequilibrio di una posizione che deve vedere un ripristino di
quella che era la ratio, il principio dell'articolo 38 e, quindi,
atteso che il gap finanziario, il gap infrastrutturale non si è
colmato, dobbiamo conseguentemente seguire quelle richieste,
chiediamo gli interventi finanziari, ai sensi dell'articolo 38, ai
fini di investimenti infrastrutturali.
Poi, chiediamo una sicura interpretazione dell'articolo 37, così
come è giusto che sia, secondo le risorse da negoziare per
l'articolo 37. Dico, quindi, che, nella sostanza, in questo tipo di
ragionamento, al di là delle posizioni politiche, c'è bisogno di
un momento di forte aggregazione perchè si ridiscuta questo
accordo, perché la Regione torni ad avere quella sua peculiarità
anche di Regione a Statuto speciale da far valere, anche se volete,
con una serie di percorsi da ridefinire anche con delle condizioni
da stabilire che devono essere quelle di vedere una Sicilia che
pensa ad un momento diverso, di rapporto tra costi e servizi, di
investimenti in maniera seria e produttiva e, quindi, anche di una
garanzia di quelle che sono le risorse finanziarie che per quello
che è stata la condizione economica e sociale di una Sicilia che
vede una serie di difficoltà - e qui torniamo al discorso di prima
- dove una microimpresa, dove una sofferenza complessiva, dove una
carenza di politica del credito, dove una mancanza di supporti
finanziari alla microimpresa stanno portando a creare una
condizione di grave pericolo, di grave preoccupazione, di grande
mortalità delle imprese e, quindi, nella sostanza, di grande
rischio di tensione sociale.
Allora, caro Assessore, Governo, riprendiamo un percorso per
vedere se possiamo ristabilire e, se c'è la volontà di tutti,
sicuramente, riusciremo a ristabilire una condizione che porti a
quella possibilità di ottenere le risorse finanziarie che già
avevamo per assegnazione con l'articolo 38 e perché l'articolo 37
diventi un momento integrativo di quella ipotesi di ulteriori
risorse finanziarie, secondo un principio che è anche a lei molto
caro, cioè quello della razionalizzazione degli investimenti e
quello del rapporto fra nuovi principi di federalismo, che vede
l'applicazione di una serie di condizioni che da soli non
riusciremo mai ad applicare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Zito. Ne ha facoltà.
ZITO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, cittadini,
ho sentito l'onorevole D'Asero che ha parlato un po' della sua
mozione che, sostanzialmente, rispetto alla nostra, ha qualche
punto di differenza. Soprattutto per quanto riguarda la mozione
dell'onorevole D'Asero, si parla di impugnare dinanzi alla Corte
Costituzionale il decreto 35, l'estrema ratio.
Quello che, invece, vogliamo sottolineare nella nostra mozione e
lo descriviamo dettagliatamente, è di cominciare un percorso per
l'applicazione vera e più celere possibile di quello che è
l'articolo 37.
L'articolo 37, questo famigerato articolo 37 che, ormai, da
decenni, ci portiamo dietro, non deve essere solo un articolo
scritto su un pezzo di carta; deve essere qualcosa che dobbiamo
concretizzare; le imprese, quindi, chi viene e lavora qui ma ha la
sede legale da un'altra parte, è giusto, perché è scritto anche
nello Statuto, che paghi le tasse nella nostra bellissima Sicilia.
Il discorso è questo: noi, nella mozione, chiediamo quella che è la
determinazione del gettito attribuibile alla Regione siciliana già
dal 2014.
Si parla anche delle imprese, di come possono pagare i contributi
qui in Sicilia e proponiamo quello che può essere un metodo
analitico o un metodo sintetico; proponiamo inoltre quelli che sono
- ma questo è un atto giustamente molto più forte che poi dovrà
valutare l'Assessore - gli uffici finanziari dello Stato che
possono passare, per quanto prevede lo Statuto, sotto la Regione
siciliana e poi una serie di interventi che sono a contorno
dell'articolo 37.
Ora, secondo me, questa è la volta buona che il percorso può
iniziare veramente e può essere perseguito fino in fondo. Penso e
spero che l'Assessore guardi anche la nostra mozione, prima di
valutare quella dell'onorevole D'Asero e valuti le parti che
possono essere integrate e possa, quindi, votare anche un'unica
mozione; perché no?
Ora, questo sarà anche oggetto di discussione. L'importante è
cominciare un percorso e prendere i punti forti di quella che è la
nostra mozione e cominciare veramente a far qualcosa per la nostra
Terra.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Di Mauro. Ne ha
facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori,
speravo che questo argomento si fosse affrontato alla presenza,
oltre che dell'assessore Luca Bianchi, anche del Presidente della
Regione, perché è un argomento importante e perché questo
argomento, anche alla presenza di un'Aula quasi deserta, credo che
meriti attenzione e meriti una riflessione e un confronto serio,
serrato con il Governo, perché tutti quanti possiamo assumere una
decisione comune come parlamentari di sostegno al Governo rispetto
alle richieste che deve formulare al Governo nazionale.
E a me tocca fare degli appunti al Governo. Lo faccio con la
serenità di chi ha guardato sin dal primo momento a questo decreto
legge non condividendo l'impostazione che ha dato il Governo, in
sede di confronto col Governo nazionale. A mio modo di vedere,
infatti, sono stati commessi alcuni errori e il primo fra tutti è
quello di una sorta di quantificazione delle probabili entrate
dell'articolo 37.
A parere di tanti, soprattutto di chi è esperto, in questa
Regione, in termini di conteggi di bilancio, tutti ritengono che le
entrate possano essere da 250 a 300 milioni, come prima
considerazione.
La seconda considerazione è quella relativa al fatto che, con un
provvedimento di legislazione ordinaria, si è cambiata una
disposizione dello Statuto di questa Regione che certamente è una
modifica costituzionale che prevedeva una entrata nelle casse della
Regione siciliana a proporre il disvalore che c'è tra il sistema
infrastrutturale di questa Regione ed il resto d'Italia - mi
riferisco, ovviamente, all'articolo 38 - per cui queste risorse
sono state impropriamente, inadeguatamente e, credo, facendo delle
forti forzature nei confronti della Costituzione, data una
destinazione che è una destinazione per pagamento di spese
ordinarie.
Passo alla terza considerazione.
In Sicilia, abbiamo una situazione finanziaria difficile; quando
parliamo di sviluppo in Sicilia, sappiamo tutti quanti che le
risorse che possono essere destinate all'edilizia sono sacre, che
lo sviluppo può essere dato dal turismo, dai beni culturali. Avere
indicato in bilancio, però, che le risorse, a proposito
dell'edilizia convenzionata - per fortuna, l'abbiamo corretto in
Commissione bilancio - potevano essere utilizzate, così come
prevedeva il decreto legge, per andare a coprire spese correnti,
non solo era un delitto - lo definisco un delitto politico - di
responsabilità del Governo, ma queste risorse, in un momento di
grande crisi come oggi - e invito, in questo senso, il Governo a
farsene carico - non solo rischiamo di farle restare lì ancora
impegnate senza che il sistema bancario consenta ai singoli
cittadini di accedere a questa tipologia di mutuo perché non
intendono autorizzare la formulazione di mutui per 15 anni a tasso
fisso, ai singoli cittadini e inviterei, in questo senso, il
Governo a farsi carico di una proposta perché possa coinvolgere
l'Irfis, che è un istituto regionale nostro, affinché queste
risorse che, ricordo bene, sono circa 151 milioni di euro,
approvate in questa finanziaria con limite di impegno per tre anni
possono essere attualizzate, cioè spese, con una certa urgenza, ma
soprattutto, chiedo al Governo, che questo argomento così
importante non possa essere chiuso in due battute stasera e possa,
lo stesso Governo, responsabilmente auspicare un confronto con il
Parlamento perché si possa avere una decisione condivisa, perché
ponga il Governo rispetto allo Stato nelle condizioni di una
trattativa diversa e, partendo da quello che è stato il decreto
legislativo del 2005, non condiviso dal centrosinistra - lo ricordo
bene - ma condiviso da tutto il centrodestra si possa compiere
un'attività seria e si possa arrivare ad una sintesi col Governo
nazionale perché finalmente questo articolo 37 possa costituire
realmente una risorsa in entrata per le casse della Regione.
Ricordo ancora oggi quando, in sede di Conferenza dei Presidenti
dei Gruppi parlamentari, il Presidente della Regione, con grande
enfasi, annunciò che, a giorni, si sarebbe risolto il problema
dell'articolo 37, tutti restammo lì ad ascoltarlo e credemmo che,
ovviamente, le ipotesi che il Presidente della Regione aveva già
avviato come discorso, potessero essere assolutamente positive ed
importanti per questa Regione.
Ahimè, il risultato è stato scadente; è stato un risultato -
lasciatemelo dire - penalizzante per le casse della Regione, sia
per quanto riguarda la quantizzazione dell'articolo 37 - lo voglio
ripetere - sia per l'utilizzo delle risorse dell'articolo 38 e,
soprattutto, perché risorse dell'edilizia convenzionata sono state
svendute per pagare spese correnti.
Allora, in questo contesto, credo che il Governo debba attivarsi
seriamente perché ci possa essere un ripristino di quelle che sono
le condizioni di operatività e, soprattutto, le condizioni di
rispetto di quelle che sono le norme costituzionali che prevedono,
nei confronti di questa Regione, ormai da più di 60 anni, non solo
l'articolo 37 ma l'articolo 38.
Possiamo anche stabilire una cosa di comune accordo: che forse
l'articolo 38 può anche essere messo da parte, a condizione che ci
sia, da parte della Regione siciliana, l'autorità per potere
incidere con forza sull'applicazione di quello che l'articolo
prevede.
Si tratta di avviare questo dibattito, di un confronto, intanto
tra di noi, perché nessuno, nemmeno il Governo può avere una delega
così ampia. E' giusto, però, che il Parlamento dia un mandato
rigido e rigoroso al Presidente della Regione e, soprattutto, che
ci sia, in questo momento, in cui pensiamo che il Governo nazionale
possa essere sensibile per la presenza anche di autorevoli
esponenti siciliani in seno al Governo, che possa avviarsi e
concludersi una trattativa seria, una trattativa che possa vedere,
finalmente, alla Regione dato quello che è stato, in tanti anni mal
tolto.
GRASSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, siamo
oggi qui a parlare di un tema, l'operatività dell'articolo 37 che
deve - a mio avviso - segnare un nuovo percorso o continuare il
percorso che il Governo ha iniziato, questa trattativa con lo
Stato, che con l'attività fin qui svolta non ha rappresentato la
giusta applicazione dell'articolo 37, perché - di fatto -
l'articolo 37, secondo quanto previsto dallo Statuto, avrebbe
dovuto portare maggiori entrate per la Sicilia.
Non è stato così perché quello che lo Stato ci ha dato con
l'articolo 37, di fatto è stato poi tolto con quello che avremmo
dovuto avere ai sensi dell'articolo 38. Quindi nessun utile,
ritengo, per la Sicilia.
Il vero problema è quello della perequazione, cioè quelle imposte
che lo Stato incassa dalle Regioni più disagiate e che deve
restituire a quelle Regioni.
Credo che in Conferenza Stato-Regione questo è quello che si deve
rivendicare, la misura della perequazione, non tanto della
percentuale perché i tributi sono questi. E poi, aprire un'altra
strada, Assessore E' vero, quando l'estrema ratio ci porta alla
Corte Costituzionale, però quale potrebbe essere un percorso
virtuoso in sede di trattativa in Commissione paritetica?
E' ovvio che lo Stato non ci regala nulla e non ci regalerà nulla
Allora, dobbiamo capire che la Sicilia deve farsi carico di alcune
funzioni; se riceviamo dieci dobbiamo essere così bravi da
risparmiare e fare in modo che di quei dieci cinque rimangano alla
Sicilia.
Faccio un esempio pratico: Unicredit. I redditi che produce in
Sicilia Unicredit in bilancio vengono versati allo Stato. Queste
somme devono essere restituite alla Sicilia; così come da parte
della TIM, così come da parte delle raffinerie.
Vi è un'altra cosa: per quanto riguarda il rifornimento idrico
delle Isole minori che viene effettuato dal Ministero della difesa.
Se la Sicilia attivasse i dissalatori non avremmo più bisogno e
necessità che il rifornimento venga effettuato dallo Stato e dal
Ministero della difesa. Quanto ricaveremmo in termini di utili
Credo che le mozioni presentate debbano essere un'indicazione
affinché il Governo si attivi a rinegoziare e a rivendicare
l'operatività dell'articolo 37 e, forse, con un dibattito più
condiviso, così come diceva l'onorevole Di Mauro, il Parlamento dia
un'indicazione precisa, perché sostanzialmente la Sicilia ha
necessità di rivendicare e di rientrare di quelle risorse che lo
Stato ci sta, da anni, sottraendo.
La battaglia da condurre, sebbene impossibile, è quella delle
banche perché la raccolta che le banche fanno, soprattutto nel
momento in cui la Sicilia ha la consapevolezza di assumersi delle
funzioni deve avere anche quella capacità di risparmiare e far sì
che alcune risorse rimangano e pensiamo anche al rifornimento
idrico delle Isole minori, cosa attuabile in brevissimo tempo.
GIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, in più
occasioni ho avuto modo di intervenire in Aula, a Montecitorio,
sull'articolo 37. Con il mio consulente, che è poi anche un mio
amico, ci siamo dati più volte tempi e modi di approfondimento.
Si è potuto notare che anche le due mozioni, che pure ho firmato,
a mio e a nostro avviso, sono insufficienti rispetto ai dati che
abbiamo rilevato.
In Sicilia il PIL, assessore Bianchi, è circa 85 miliardi ed è
prodotto dalle piccole e medie imprese che hanno sede nell'isola.
Di contro, io ho creato un acronimo, insieme a questo mio
consulente, che abbiamo chiamato PEL, prodotto esterno lordo, il
quale è ricondotto, sostanzialmente, ai grossi gruppi economici che
qui in Sicilia la fanno da padrone nel campo energetico,
petrolifero, chimico, bancario, assicurativo e della grande
distribuzione.
Per quanto riguarda la grande distribuzione, le banche e le
assicurazioni, ho già chiesto più volte al Presidente Marziano, che
se ne è fatto carico e certamente provvederà a fare le audizioni di
questi e degli altri, per capire come intervenire per evitare che
tutto questo flusso di risorse che viene preso in Sicilia vada via
senza che lascino nulla.
Se noi, potenzialmente - mi rivolgo a lei, assessore, che è un
economista ed un assessore puntuale - equipariamo al PIL quello di
cui abbiamo fatto la riflessione, il PEL, basta semplicemente
andare a rilevare che il 21 per cento dell'Iva è sufficiente a far
scattare un meccanismo di ristoro per la regione siciliana di
almeno 17 miliardi l'anno. Quindi, noi non dobbiamo andare a
chiedere un ristoro automatico al Governo nazionale.
E' arrivato il momento di fare una cosa diversa: esigere
l'effettiva quantificazione - e qui mi ritrovo d'accordo con quella
parte della mozione del Movimento Cinque Stelle - che riguarda
l'effettiva applicazione e l'effettiva richiesta che non è più quei
40 milioni di euro l'anno che lo Stato vorrebbe regalarci a mo' di
elemosina. Così come noi non vogliamo nulla rispetto ad una
compensazione, quel gettito compensativo che dal 1947 ad oggi
avrebbe dovuto darci lo Stato e che significherebbe mandare in
default lo Stato. Chiederemo allo Stato soltanto un euro simbolico
nell'importante provvedimento di consentirci di poter provvedere da
noi stessi a prenderci quello che è già nostro e che fino ad oggi è
stato oggetto di compravendita da parte di una serie di politici
regionali che si sono venduti allo Stato.
BIANCHI, assessore per l'economia. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCHI, assessore per l'economia. Signor Presidente, onorevoli
deputati, il dibattito è stato molto interessante e credo molto
utile.
Il Governo ha colto l'invito ad approfondire un tema così
rilevante con grande senso di responsabilità e credo che questo
impegno a proseguire la discussione in sede parlamentare sia
assolutamente accolta e ritengo che sia anche importante per
rafforzare l'azione che abbiamo portato avanti.
Ho sentito molte considerazioni condivisibili negli interventi e
molte delle analisi ai richiami dei contenuti delle mozioni citate
sono senz'altro un contributo importante al dibattito. Però,
dobbiamo rimanere anche sul tema dei contenuti della mozione e ciò
che essi prevedono.
Con riferimento alla mozione a firma degli onorevoli D'Asero,
Cordaro, Formica e altri, non posso non sottolineare che il
Governo, ed invito ad una riflessione tutti i parlamentari oggi
presenti, non può che rigettare una mozione nel momento in cui
prevede la richiesta dell'impegno del Governo a impugnare
l'articolo 11 del Decreto legge che, come sapete, è un articolo che
abbiamo fortemente condiviso con il Governo e che prevede, altresì,
un elemento essenziale di copertura del bilancio regionale - come
sapete - con l'utilizzo del Fondo dello sviluppo e coesione e che
noi rivendichiamo come l'apertura di un percorso importante anche
sull'applicazione dell'articolo 37, che credo che sia un fatto da
rivendicare per il Governo e anche per il Parlamento regionale.
Infatti, contrariamente a quanto dicevo la mozione in molti
aspetti rappresenta un contributo importante, però debbo dire che
in altri punti effettivamente, al di là della richiesta di
impugnativa che riteniamo assolutamente non accettabile, diciamo
che presenta anche - e poi richiamato anche spesso dall'intervento
dell'onorevole D'Asero - una rappresentazione caricaturale
dell'accordo, cioè addirittura che possiamo adesso più rapidamente
possibile smentire, addirittura qui si faceva presente che noi
eravamo ceduto, ridotte le risorse a fronte di nuove funzioni, cioè
si ribalta su questo accordo delle decisioni già avvenute. Il
problema della simmetria non è certo un contenuto che viene
introdotto da questo accordo, sapete meglio di me che è un percorso
che è stato riconosciuto nel 2005 con il passaggio in Commissione
paritetica, è un vincolo, quello sì, che se lo avessimo negato
avremmo fatto un intervento di carattere anticostituzionale.
Rimaniamo al tema, cioè quali sono i reali contenuti dell'articolo
previsto dal decreto legge e quali sono i vincoli che introduce.
Primo punto: la questione finanziaria. Anche qua, la mozione
richiama a cifre, come sapete, di cui si abbevera il dibattito
locale di miliardi di euro rivendicati Cioè, non posso che
sorridere quando la mozione dice stime di importanti economisti
che parlano di miliardi di euro Non sappiamo quali sono gli
importanti economisti, non sappiamo quanti sono i miliardi di
euro. Noi abbiamo le uniche stime disponibili: sono una stima del
dipartimento bilancio fatta nel 2003, che parla di circa 300
milioni, peraltro anche lì non molto documentata, ed abbiamo delle
stime effettive effettuate dal Dipartimento politiche fiscali
nazionali, l'unico titolato che ha la disponibilità effettiva delle
risorse, che parla di un gettito massimo negli ultimi anni di 200
milioni e di un gettito previsto nel 2012 di 50 milioni.
Qui va fatta una precisazione: la quantificazione finanziaria è
stata effettuata, sulla base di questa stima delle politiche
fiscali, ma dato che, appunto, noi non possiamo che richiamarci e
non potremmo fare altrimenti, al principio della simmetria, quanto
più è bassa la stima finanziaria delle risorse attinenti
l'articolo 37, quanto più può essere in termini di prospettiva il
vantaggio per la Regione siciliana, perché il trasferimento delle
funzioni è vincolata la quantificazione delle risorse che
accederanno alla Sicilia per effetto dell'articolo 37.
Quindi, per noi quanto più è bassa la quantificazione attuale in
questa fase temporanea, qui è 50 milioni, tanto minori saranno le
funzioni che ci saranno trasferite nel momento in cui il sistema
entrerà a regime.
Quindi, quello a cui invito a una riflessione, prima riflessione
che invito tutti i parlamentari a fare, è quella che noi abbiamo
provato a porre la questione dell'articolo 37 proprio in termini
non di rivendicazionismo rispetto al passato, ma di sfida per il
futuro, cioè l'aver vincolato i 50 milioni vuol dire che se noi
siamo bravi a costruire questa trattativa da oggi al momento in cui
il sistema andrà a regime nel 2015 e abbiamo questo paletto dei 50
milioni, a questo punto noi tutte le risorse aggiuntive in più che
noi siamo convinti che possano arrivare alla Regione tramite una
maggiore politica di incentivazione e di attrazione di investimenti
esteri, una gestione reale dell'autonomia con una potenzialità in
più della Regione, sono tutte risorse in più che afferiranno al
bilancio regionale e, quindi, alla disponibilità della Regione.
Quindi, proprio quello della quantificazione finanziaria -
secondo me - è un falso problema, anzi è una garanzia che noi
abbiamo nel percorso prossimo.
Per quanto riguarda l'eventuale scambio di articolo 37 e articolo
38, non c'è stato alcuno scambio tra articolo 37 e articolo 38, lì
è semplicemente una questione di compensazione finanziaria.
Noi abbiamo fatto un accordo in una fase in cui erano già stati
definiti gli equilibri di finanza pubblica,. Quindi, qualunque
accordo non poteva comportare per il 2013, il 2014, un onere
aggiuntivo per le casse dello Stato. A fronte, quindi, di una
quantificazione avvenuta che noi avevamo interesse a tenere più
bassa possibile, 50 milioni, dovevamo trovare un gettito
compensativo di 50 milioni che venissero almeno alla Regione, per
avere questo saldo zero.
In questo senso è stata identificata una fonte di finanziamento,
questa sull'edilizia agevolata, di cui nessuno nega la rilevanza.
Però, non si può non rilevare che quel tipo di risorse vincolate,
in realtà, non venivano utilizzate dalla Regione. Erano diversi
anni che quelle risorse che avrebbero dovuto afferire al bilancio
della Regione, vincolate a quel tipo di interventi, venivano
restituite interamente perché non venivano utilizzate dalla
Regione.
In questo senso, io posso senz'altro accogliere che non possiamo
spostare risorse per investimenti a spesa corrente, che è un
rischio. E' senz'altro utile vincolare, e questo fa parte del
percorso che dobbiamo aprire, sul quale il contributo del
Parlamento è quanto mai importante, che tutte le risorse che
arriveranno al bilancio regionale, per effetto dell'applicazione
dell'articolo 37, debbono andare ad investimenti finalizzati al
miglioramento del contesto in cui le imprese produttive, regionali
operano.
Questo è senz'altro uno degli elementi aggiuntivi e migliorativi
della norma, che noi in sede di applicazione possiamo impegnarci a
fare e che rappresenta quel contributo importante del Parlamento.
Terzo punto: la simmetria, non ci torno, l'avevo già accennato.
Qui va ricordato che il Decreto legislativo 241 del 2005, approvato
in Commissione paritetica, afferma con chiarezza il principio della
simmetria.
Capisco la passione che tutti gli autonomisti e anche noi abbiamo
rispetto alla famosa sentenza della Corte Costituzionale che, però
- vi ricordo - è una sentenza che dà torto alla Regione Sicilia sul
merito di una specifica questione posta alla Corte stessa che,
incidentalmente, richiama questo concetto perché dice, appunto, che
la simmetria si riferisce, esclusivamente, alla riscossione.
E' una sentenza che presenta elementi di debolezza applicativa,
tanto è vero che vi ricordo che una più recente, innanzitutto, va
considerata alla luce dell'applicazione dell'articolo 81 e 119
della Costituzione, tema che in Commissione paritetica è stata
ampiamente affrontato. C'è una più recente sentenza della Corte
costituzionale che sembra, addirittura, smentire quella della
Commissione precedente.
Il percorso che noi seguiamo, quindi - pur all'interno dell'alveo
del decreto legislativo del 2005, la cui responsabilità non va
certo attribuita a questo Governo, ma a scelte fatte in passato -
prevede una rinegoziazione ed una ridefinizione del termine del
trasferimento delle nuove funzioni.
Questo è il tema centrale su cui, credo, si possa trovare una
sorta di mediazione, chiamiamola così, soprattutto di coincidenza
del percorso che stiamo definendo.
La definizione per il 2014 ed il 2015 è quella definita coi 50
milioni a compensazione, ma il percorso che noi stiamo costruendo e
per l'attuazione a regime della norma statutaria sarà definita
dalla Commissione paritetica e sarà in Commissione paritetica che
noi dovremmo riuscire a quantificare e a definire meglio quali sono
le funzioni che debbano essere trasferite a fronte
dell'applicazione integrale dell'articolo 37.
Questo è un passaggio fondamentale perché non posso non ricordare
che l'atteggiamento del precedente Governo di chiusura su questo
tema non è che avesse portato risultati. Noi dopo anni, eravamo
completamente impallati in una situazione di contenzioso continuo
tra Stato e Regione, in cui i risultati ottenuti erano pari a zero
Noi, grazie al percorso che abbiamo avviato, in coerenza con
quanto avuto da tutte le altre Regioni a Statuto speciale - si
ricordava nel precedente intervento dell'onorevole D'Asero - il
percorso di collaborazione istituzionale è stato quello che hanno
seguito tutte le altre Regioni a Statuto speciale nell'applicazione
e hanno ottenuto risultati molto più importanti, quantitativamente
molto più rilevanti di quelli ottenuti fino ad oggi dalla Regione
Sicilia i cui risultati sono stati zero, zero
Mentre le altre Regioni, seguendo un percorso di collaborazione
istituzionale, seguendo i percorsi, non sulla base diciamo anche
troppo spesso di un retorico richiamo al ruolo dell'autonomia
spesso troppo rivendicazionista, in cui il tema delle risorse
finanziarie viene prima del ruolo dell'autonomia a supporto dei
processi di sviluppo che, mi sembra, io non sono siciliano ma ho
cercato di studiare il più possibile, in passato sono stato infatti
un po' secchione e ho studiato e mi sembra che proprio questo fosse
il tema centrale dell'autonomia.
Quindi, questo tipo di accordo consente, proprio così come è
scritto, di aprire un percorso e su questo noi siamo in grado di
assumerci degli impegni già oggi grazie al contributo del dibattito
parlamentare di oggi.
Pertanto, noi crediamo che questo sia un primo passo importante
dal punto di vista politico e istituzionale, riavviando una
trattativa dopo decenni di stallo in cui l'unico elemento, appunto,
fu quell'accordo del 2005 anche lì, come sapete tutti, molto
viziato dalle esigenze finanziarie.
Noi questa volta, per la prima volta, la trattativa sull'articolo
37 l'abbiamo fatta non sulla base di una esigenza finanziaria di
chiudere il bilancio. Questo lo dico a chi dice che abbiamo
svenduto l'autonomia in cambio di risorse; noi siamo i primi a dire
che non abbiamo chiesto risorse sull'applicazione dell'articolo 37,
ma noi siamo convinti che con l'applicazione reale, attraverso
tutti i percorsi che prevedono l'applicazione costituzionale, dal
2016 sì che potranno arrivare risorse aggiuntive, sì che potremmo
fare dell'autonomia uno strumento reale di politica di sviluppo.
Il poter gestire da parte nostra le imposte delle imprese che
provengono dall'esterno è uno straordinario strumento di politica
economica, di potenziale attrazione degli investimenti esterni.
Quello che a noi interessa non è avere un riconoscimento
finanziario, una monetizzazione dell'autonomia guardando con gli
occhi al passato. Noi vogliamo che l'autonomia sia veramente,
nell'applicazione complessiva del federalismo, uno strumento
competitivo della Regione, uno strumento di competizione fiscale
che può realmente portare nuovi investimenti che vuol dire nuova
occupazione, quelle sì che sono risorse vere, che non sono
trasferimenti dello Stato che, come sapete molto meglio di me, da
un lato ce li può anche riconoscere e dall'altro con il taglio dei
trasferimenti, perché poi noi, come tutte le altre Regioni,
partecipiamo diciamo ai saldi di finanza pubblica, al risanamento
della finanza pubblica, voi sapete quest'anno c'è stato sottratto
quasi un miliardo di euro Non è quella la logica con cui abbiamo
impostato il percorso, ma questo senza nulla togliere alla
tradizione del dibattito autonomista.
Alla luce di questo, come voi sapete, noi abbiamo - peraltro
probabilmente è intervenuto dopo che era stata scritta l'audizione
- anche emendato ulteriormente il testo, l'articolato previsto nel
decreto. Noi abbiamo eliminato il riferimento al decreto
legislativo del 2005 e abbiamo detto che nella ripartizione delle
funzioni bisognerà fare riferimento non al decreto legislativo del
2005, ma alla complessiva attuazione dello Statuto della Regione
siciliana.
Quindi, noi poniamo questo come un primo tassello importante in
cui non c'è scambio finanziario, ma c'è reale realizzazione
dell'autonomia finanziaria della Regione.
Alla luce di quanto detto io ritengo e invito tutti, sia per la
mozione presentata dal Movimento Cinque Stelle sia per l'altra
mozione, che ribadisco non siamo nelle condizioni effettive di
potere assolutamente accettare dei termini previsti, ad arrivare
invece ad una mozione condivisa in cui il Governo assume degli
impegni, che sono quelli sostanzialmente che vi ho rappresentato,
che ribadendo che appunto il testo approvato, quanto alla
quantificazione è soltanto temporanea 2014 -2015, che il percorso è
molto aperto.
Io credo che se noi interrompessimo questo percorso perderemmo una
grande occasione di riapertura di un dibattito in cui la
credibilità della Regione siciliana non è un problema di
credibilità del Governo, noi dobbiamo andare lì con la credibilità
complessiva della Regione siciliana e della sua Assemblea
regionale.
Io credo che la battaglia sull'articolo 37 sia una battaglia che
si deve intestare non soltanto il Governo, ma l'intera Assemblea
regionale della maggioranza e dell'opposizione e su questo percorso
noi, credo, che come Governo possiamo assumere l'impegno.
Io avevo cominciato, alla luce del dibattito oggi in Aula, a
segnare alcuni punti essenziali che accolgono parti di entrambe le
mozioni senza, però, comportare da un lato degli effetti finanziari
drammatici, quale sarebbe l'impugnativa, anche ridicoli perché è un
articolo fortemente voluto dal Governo regionale nell'interesse
della Sicilia , ma che però ne assume altri elementi fondamentali.
Io stavo provando ad appuntarmi: Attivare una negoziazione nella
Commissione paritetica Stato-Regione, partecipando anche ai tavoli
governativi, affinché si giunga tempestivamente ad una
ridefinizione dei rapporti finanziari con lo Stato pienamente
soddisfacente per la Regione, anche con riferimento al contenzioso
finanziario tra Stato e Regione che comprenda, in piena attuazione
dello Statuto, il trasferimento delle funzioni previste dallo
Statuto. A garantire, attraverso una interlocuzione con il
Parlamento regionale, che il decreto dirigenziale, quindi io
ritengo che il decreto dirigenziale che dovrà definire molti di
questi aspetti venga condiviso dal Parlamento regionale; che questo
decreto assicuri l'effettiva ed automatica attribuzione della
Regione del gettito delle imposte.
Anche qua noi non possiamo accettare che ci sia una decisione
forfettaria del Governo regionale che ci trasferisce una quota di
imposte sulla base delle loro definizioni. Noi abbiamo chiesto che
nel decreto dirigenziale fosse introdotto un nuovo codice fiscale
che sia direttamente controllato dalla Regione, quindi noi non
possiamo utilizzare questa triangolazione dello Stato che poi ce lo
rigira. Faremo un codice tributo ad hoc per la Regione siciliana
che permetterà di controllare qual è la dinamica reale ed effettiva
del gettito proveniente dall'articolo 37.
A proporre norme di attuazione da approvare in sede di Giunta
regionale ed a trasmettere alla Commissione paritetica tra Stato e
Regione. E un ultimo punto - che mi sembrava fosse già presente
nella mozione del Movimento Cinque Stelle - esplicitare che qualora
il gettito superasse l'ammontare di risorse non più destinate alla
Regione, cioè i famosi 50 milioni, come misura compensativa del
suddetto gettito tributario non ci sarà alcun'altra compensazione
simmetrica e il maggior gettito per la Sicilia sarà interamente a
carico dello Stato.
Ciò vuol dire che noi da oggi, posto quel punto fermo, dal 2015 ci
giochiamo la sfida dell'autonomia finanziaria delle capacità della
Regione, perché io credo che veramente provare a leggere
l'autonomia, consapevoli del passato ma guardando al futuro, sia
una sfida che non solo il Governo ma l'intera Assemblea regionale
debba fare.
PRESIDENTE. Ringrazio l'assessore Bianchi per la replica.
Onorevoli colleghi, da quanto emerso dalla replica del Governo e
facendo riferimento anche all'intervento iniziale dell'onorevole
Zito, visto che viene fuori l'esigenza di una condivisione delle
mozioni presentate, propongo di sospendere la seduta per dieci
minuti e quindi arrivare in questa pausa all'integrazione delle
mozioni.
Pertanto, la seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 19.59, è ripresa alle ore
20.17)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi ringrazio per aver raggiunto un
accordo.
Invito l'assessore per l'economia ad illustrare quanto
determinato.
BIANCHI, assessore per l'economia. Signor Presidente, onorevoli
deputati, alla luce del dibattito avvenuto oggi, confermo l'impegno
del Governo a tenere conto degli elementi emersi nel dibattito
odierno ed anche di alcune preoccupazioni evidenziate nelle mozioni
oggi presentate.
Il Governo si impegna a riferire quanto prima al Parlamento
nazionale della trattativa, che ovviamente terrà conto anche delle
indicazioni oggi avviate; peraltro c'è un nostro impegno a
provvedere al più presto alla nomina dei componenti della
Commissione paritetica, sollecitando anche il Governo nazionale a
fare altrettanto così da avere pienamente insediato la Commissione
con la quale credo che sia utile avviare una interlocuzione per la
definizione del percorso.
Proprio alla luce di questo impegno, credo che a breve, già nelle
prossime settimane, man mano che il percorso procederà soprattutto
in vista dell'attuazione del decreto legislativo, credo sia utile
mantenere questo percorso di confronto con l'Assemblea regionale e
credo che su questo, proprio per la delicatezza del tema -
ribadisco quanto già detto nel mio precedente intervento -
nell'interesse complessivo della Sicilia, questo sia un percorso
che vada condiviso non soltanto dal Governo ma dall'intera
Assemblea regionale.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, alla luce di quanto appena detto
dall'assessore Bianchi e grazie anche all'accordo che è stato
raggiunto dagli onorevoli colleghi, se non sorgono osservazioni, le
due mozioni si intendono ritirate. Ovviamente ci affidiamo al
lavoro dell'assessore Bianchi e del Governo che invitiamo a
riferire quanto prima circa la trattativa con lo Stato.
FIGUCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sembra che in
realtà l'accordo non era stato preso in questi termini. Tra l'altro
- lasciatemi dire - nutro forti perplessità su questa scelta anche
perché veniamo già da una trattazione di mozioni di almeno un
triennio, andando indietro nel tempo.
Assessore, vi era già una mozione nel 2009, e adesso sembrava ci
fosse la possibilità di addivenire ad un risultato concreto, e di
fronte a questa opportunità mi sembra invece ci sia ancora una
volta il desiderio di porre ulteriori rinvii.
Su questo non sono assolutamente d'accordo.
Si faceva riferimento a generici riferimenti legati a somme
milionarie che sarebbero recuperate dall'articolo 37 dello Statuto,
ma mi sembra improprio beffeggiare quegli strumenti, quelle
indagini fatte da statisti e studiosi che quei dati hanno
recuperato.
Pensiamo che si possano spostare risorse, senza fare riferimento
alla spesa corrente, e che quelle stesse risorse debbano essere
destinate agli investimenti.
E' vero, forse la sentenza mostrerà un elemento di debolezza
rispetto alla materia trattata, ma se è vero che in altre Regioni
il risultato è stato portato a casa, non capisco perché, di fronte
a continui ritardi da parte della Regione siciliana, che ha portato
un risultato pari a zero, noi oggi dovremmo ulteriormente rinviare
questa opportunità.
Credo che, rispetto a decenni di stallo, questa sera è stata
offerta una possibilità, ancora una volta rinviata Ci sono
migliaia di siciliani che aspettavano questo appuntamento e noi lo
stiamo disattendendo rispetto a risorse aggiuntive attraverso le
imposte che derivano dalle imprese che contestualmente porterebbero
sviluppo.
Nella ripartizione delle funzioni bisognerà fare concreto
riferimento all'autonomia finanziaria della Regione, e la battaglia
sull'articolo 37 dovrebbe essere una battaglia che congiuntamente
dovrebbe mettere insieme Governo e Parlamento.
C'erano due mozioni, c'era la possibilità di farne sintesi e
addivenire ad un accordo, e questo non è stato fatto Non è stato
fatto rispetto alla possibilità di una negoziazione Stato-Regione,
rispetto alla possibilità di definire un decreto dirigenziale che
assicuri il cerchio delle imposte e pensiamo che, rispetto a questo
generico impegno di nominare i componenti la Commissione
paritetica, questo non è un esito con il quale possiamo tornare a
casa questa sera.
Non posso che mostrare disapprovazione ed invito il Governo e
l'Assessore a rivedere questa posizione rispetto alla possibilità
di formulare invece una proposta che sintetizzi le due mozioni,
così come ci eravamo detti qualche minuto fa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, avevo data per scontato la
possibilità di ritirare le mozioni, ma anche l'onorevole D'Asero e
l'onorevole Zito mi fanno notare che forse è il caso di concludere
la discussione su queste mozioni fino al momento in cui il Governo
avrà riferito circa l'evoluzione della trattativa con lo Stato.
Queste mozioni sono rimandate, pertanto, a data da destinarsi in
attesa che il Governo ci riferisca sull'evoluzione di questa
trattativa.
Resta così stabilito.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Discussione della mozione n. 3 Applicazione dell'articolo 6,
comma 1, lettera h)
della legge regionale n. 5 del 2009 relativo al potenziamento e al
distacco
del presidio ospedaliero di Augusta da quello Lentini
PRESIDENTE. Si passa al punto terzo dell'ordine del giorno:
Discussione della mozione n. 3 Applicazione dell'articolo 6, comma
1, lettera h) della legge regionale n. 5 del 2009 relativo al
potenziamento e al distacco del presidio ospedaliero di Augusta da
quello Lentini , a firma degli onorevoli Zito e tutti i deputati
del Movimento Cinque Stelle. Ne do lettura:
«L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
RILEVATO che in relazione al piano sanitario 1377 del 2010, che
prevede una nuova rimodulazione e riassetto del piano sanitario dei
presidi ospedalieri delle varie province siciliane, l'ospedale di
Augusta (SR) è stato incorporato al presidio ospedaliero di
Lentini;
CONSIDERATO che all'interno del territorio di Augusta vi è: la
presenza dell'arsenale militare in fase di ampliamento e
conseguente transito di navi; la casa circondariale di Brucoli e
del terzo porto commerciale europeo, con annesso traffico
permanente di operatori marittimi delle navi in sosta, compresa la
nuova tratta Augusta-Salerno della Tirrenia; la presenza di un
deposito costiero di carburanti ubicato all'interno del centro
abitato;
VISTO che:
all'interno del territorio ove è ubicato il P.O. di Augusta, sono
presenti 17 impianti a rischio incidente rilevante ed uno in
costruzione, creando così il più grande agglomerato di aziende
petrolchimiche d'Europa;
il bacino d'utenza che comprende la popolazione dei comuni di
Augusta, Melilli, Villasmundo, Priolo Gargallo, Sortino, oltreché i
dipendenti difesa e portuali;
vi sarebbe un aumento considerevole di sterilità maschile e
femminile oltre ad una mortalità derivata da tumore superiore del
10% alla media del territorio siciliano, con picchi di oltre il 20%
riferito al solo tumore ai polmoni,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
e per esso
L'ASSESSORE PER LA SALUTE
ad attivarsi per:
scorporare immediatamente il presidio ospedaliero di Augusta da
quello di Lentini;
ripristinare il numero dei posti letto spettanti per acuti (almeno
120 posti letto);
ripristinare immediatamente il punto nascita e l'unità operativa
complessa di pediatria;
la creazione di un punto di eccellenza oncologico da allocare nel
padiglione antisismico (padiglione ancora in fase di
completamento), cosi come previsto e attuato nei presidio
ospedaliero di Gela e Milazzo».
Ha facoltà di parlare l'onorevole Zito per illustrare la mozione.
ZITO. Signor Presidente, assessore, onorevoli colleghi, oggi
parliamo di quella che viene definita zona sacrificabile: una zona
veramente martoriata dal punto di vista del disastro ambientale,
una zona che viene ormai chiamata il triangolo della morte per i
casi di tumore e malformazione che ci sono stati.
Nel 2002, nella relazione della Commissione Ambiente del Senato,
si afferma che i siti di Priolo e Augusta non siano più un'area a
rischio ambientale ma un'area in crisi ambientale, per cui si
rendono indispensabili interventi legislativi e finanziari che
consentano di affrontare con tempestività la drammatica emergenza .
Quindi non è soltanto un'area a rischio ma veramente in piena
crisi ambientale, e questo comporta ripercussioni a livello della
salute dei cittadini, soprattutto di quelli di Augusta.
In quello che è definito il triangolo della morte troviamo anche
un arsenale militare, la casa circondariale, un deposito costiero
di carburante e 17 impianti a rischio di incidente rilevante, un
sito, quindi, fortemente svantaggiato che ha avuto tantissimi
martoriamenti.
Noi citiamo la legge 5 del 2009, e soprattutto l'articolo 6,
perché proprio qui si cerca di tutelare i presidi ospedalieri che
insistono su siti industriali. Ad un certo punto, alla lettera h),
si legge dalle esigenze di protezione della salute delle aree
industriali e a rischio, per queste ultime sono individuate, con
decreto assessoriale regionale per la sanità, le prescrizioni in
materia individuale e collettiva di diagnosi, di cura,
riabilitazione ed educazione sanitaria per le patologie derivanti
dagli insediamenti industriali e dalle loro specifiche risorse .
Con questa mozione non vogliamo chiedere qualcosa in più, ma
semplicemente vogliamo che sia rispettata una legge già approvata
nel 2009, quindi quattro anni fa.
Perché si parla di Augusta? Gela e Milazzo sono altre due zone
fortemente industrializzate, ma non come quella di Augusta.
Nel 2000 sono stati riscontrati dei dati alquanto spaventosi.
Quando la media nazionale dei bambini malformati era di 1,54, ad
Augusta era di 5,6: bambini con cardiopatie, malformazioni
nell'apparato urinario, iposfadia, nati con gravissime allergie e
quant'altro.
Nel 2008 sono state effettuate delle indagini su quelle che
vengono chiamate le mamme di Augusta e nei loro capelli sono
stati trovati valori di mercurio dieci volte superiori ai limiti
massimi consentiti.
Nell'area in questione troviamo un'incidenza di tumori
incredibilmente alta, l'ENEA e l'Organizzazione mondiale della
Sanità dicono che vi è il 3 per cento della mortalità generale in
più. Ma vi è anche il 201 per cento di tumore alla pleura in più
rispetto alla media, cirrosi epatica più 28 per cento, più 30 per
cento di tumori alla trachea, polmoni e bronchi.
Attualmente si sta riscontrando anche un aumento dell'incidenza
della sterilità maschile e femminile, una cosa molto grave. Non
solo, ormai, i nostri cittadini hanno bambini spesso con
malformazioni, ma c'è anche il rischio che la nostra gente non
riesca più ad avere dei bambini.
Abbiamo presentato questa mozione perché far rispettare la legge è
un atto di giustizia
Ho personalmente preparato degli emendamenti, che ora presenterò,
che riguardano il ripristino dei 120 posti letto per acuti, 120
posti letto pubblici nel Muscatello di Augusta. Ma questo
ripristino dei posti letto non deve avvenire depotenziando altre
strutture dell'ASP 8, quindi della provincia di Siracusa, perché
sono soldi dedicati che vengono da questa legge,
Chiediamo anche di attingere, come previsto dalla legge n. 5 del
2009, delle risorse che riguardano l'acquisto di attrezzature e
diagnostiche terapeutiche correlate a quello che è il reparto di
oncologia che è importantissimo, visto i dati sconcertanti per
quanto riguarda i tumori.
Chiediamo anche che si venga a completare l'attivazione dei
reparti di neurologia, che sono pronti - tutto pronto anche in
pianta organica - e renderli pienamente operativi.
Chiediamo anche e, da questo punto di vista, se sarà l'assessore a
valutare il ripristino del punto nascita, per quanto riguarda il
reparto di pediatria, chiedo all'assessore se è possibile anche non
discuterlo ora, ma aprire un tavolo per vedere una soluzione che
possa non scontentare nessuno, e quindi potremmo anche in questo
momento non discuterlo, però se lei mi promette un incontro anche
con la cittadinanza di Augusta per trovare una soluzione perché il
problema dei bambini è sentito in una maniera incredibile, perché
già ci sono difficoltà ad avere bambini, quelli che nascono spesso
hanno delle malformazioni che, purtroppo, rendono la vita dei
genitori e la vita dei bambini stessa più complessa.
Quindi, quello che le chiedo nel ripristino di questi posti, nel
terminare quello che è il depotenziamento di questo ospedale, è
veramente un atto di coraggio. Tutto deve avvenire, ripeto, senza
pregiudicare gli altri presìdi ospedalieri che, già nella provincia
di Siracusa, anche loro sono martoriati; noi abbiamo un ospedale a
Siracusa degli anni '70, non abbiamo un ospedale nuovo, non ci sono
i posti necessari per quella che è veramente l'esigenza del
territorio. Se andiamo a depotenziare un ospedale che insiste in
una zona veramente martoriata questo è un qualcosa che non possiamo
accettare.
Per questo spero che oggi venga discussa e votata questa mozione a
cui ora presenteremo degli emendamenti. Spero nella vostra
ragionevolezza.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Sorbello. Ne ha
facoltà.
SORBELLO. Signor Presidente, assessore, onorevoli colleghi,
discutiamo stasera di un problema che si è incancrenito già, un
problema incancrenito già abbondantemente, siamo vicini ad un
lutto, si parla della problematica del nosocomio di Augusta e tengo
a precisare che Augusta è la seconda realtà in termini democratici
della provincia di Siracusa, siamo nell'ordine di circa 50-60 mila
abitanti a fronte di una zona nord che ne conta quasi 110-120 mila,
per cui abbiamo la seconda realtà, dopo Siracusa, la città di
Augusta, una città in una realtà dichiarata area ad alto rischio
ambientale già da 20 anni, dai primi degli anni '90. Nel '98
interviene anche l'individuazione di area SIN, sito di interesse
nazionale, per quanto riguarda le bonifiche del suolo, della falda
e dei fondali marini di tutta la rada di Augusta, con presenza
massiccia di mercurio.
Siamo di fronte ad una realtà dove insistono per la sua
peculiarità, il carcere, l'autorità portuale, tutta una serie di
impianti ad alto rischio ambientale e di incidenti e dove il
baricentro di tutti questi siti è proprio l'area di Augusta ed in
special modo l'area del sito del nosocomio di Augusta.
Assessore la provincia di Siracusa è composta da tre presìdi, il
processo di riorganizzazione sanitario di quella provincia è
individuato in tre presìdi ospedalieri: la zona Sud, con Avola e
Noto, la zona Centro con Siracusa e la zona Nord con Augusta e
Lentini.
Noi siamo qui, ritengo anche i colleghi di quella provincia, per
far valere un principio fondamentale che è dettato e discende da
una norma che è l'articolo 6 della legge 5.
Se non ci fosse e noi non stiamo entrando nel merito
dell'operatività sua, signor assessore, del suo assessorato, dei
suoi dirigenti, dei suoi funzionari, come anche quella dei manager
e il direttore sanitario ed amministrativo. Noi siamo qui di fronte
all'attuazione di una norma che già da quattro anni è vigente e che
vede, giorno dopo giorno, a seconda del responsabile sanitario di
quel presidio ospedaliero Augusta-Lentini, viene a mancare sempre
quello che è l'obiettivo per consolidare l'ospedale di Augusta.
Che cosa si chiede? Si chiede il consolidamento dei posti letto,
per quanto riguarda l'ospedale di Augusta, anche perché operiamo in
una zona dove siamo sbilanciati, molto sbilanciati, del 100 per
cento verso il privato.
Se noi, per un momento, analizziamo quello che è il sito di
Augusta vediamo che neanche a 200 metri di distanza da quel
nosocomio, esiste un'altra struttura convenzionata di 220 posti
letto, per cui sbilanciata molto verso il privato.
Si chiede, allora, per una giustizia che discende dalla norma
vigente, di consolidare il nosocomio di Augusta nei 120 posti
originari, così come programmati, di rivedere l'opportunità di
avere anche i reparti di punto nascita e l'unità operativa
complessa di pediatria, ma nello stesso tempo, andare ad
individuare, abbiamo visto assolutamente bene la norma che è già
stata discussa in commissione sanità, che ha anche avuto il parere
della quarta commissione, per quanto riguarda il centro di
eccellenza, l'amianto.
Questo si trova in una zona dove sono stati decimati tutti gli
operatori di quella realtà del siracusano. Per cui, assessore, oggi
si chiede a gran voce, perché i cittadini di quel territorio lo
vogliono, perché tutto il comprensorio martoriato dagli anni '50 ad
oggi, almeno la certezza di potersi curare in situ e di avere una
realtà sanitaria di eccellenza, nel reparto e nel settore
dell'oncologia, ma anche ripristinando i 120 posti originari perché
il timore qual è? Il timore dei cittadini è che questa realtà si
riduca e venga ridimensionata ad un semplice PTA.
Siccome, non si possono usare due pesi e due misure, come l'altro
sito come Gela e Milazzo, questo è uno dei tre siti martoriati che
ha dato tanto, che ha prodotto per le casse dello Stato somme
infinite, si parla di una media di ventimiliardi annui che sono
rientrati e sono stati incassati da parte dello Stato e la Regione,
oggi, ha l'incombenza di poter almeno dare ai cittadini la speranza
di potersi curare in situ e di far continuare, ancora, l'ufficio
demografico e delle nascite del comune di Augusta.
COLTRARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COLTRARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Assessore,
la problematica dell'ospedale Muscatello di Augusta è una
problematica che sta a cuore, come avete visto, a tutti i deputati
della provincia siracusana, in quanto rappresenta una di quelle
vicende che va avanti da molto tempo senza una risoluzione
definitiva. Dal precedente piano sanitario provinciale addirittura
c'è stata l'eventualità, il prospetto di chiudere questo ospedale a
seguito di questa spending review nazionale che fa sì che molti
ospedali, che non riescono, sulla base dei budget di spesa ad
erogare dei servizi utili, che per l'appunto devono essere chiusi e
la cittadinanza relativa deve poter andare fuori dalla propria
circoscrizione per alimentare le proprie esigenze sanitarie.
Ora la realtà augustana è una realtà che, a parte i cittadini
residenti, che rappresentano il secondo Comune, come hanno rilevato
i miei colleghi precedenti della provincia di Siracusa, proprio per
la presenza della Marina Militare, della zona industriale, di una
casa di reclusione importante, rappresenta anche una zona di
transito per circa diecimila persone annualmente.
Ora, più volte è stata discussa, anche con l'assessore Borsellino,
la possibilità di mantenere questo ospedale proprio a seguito del
potenziamento dello stesso con l'istituzione di un polo oncologico
di eccellenza. E oggi noi chiediamo proprio questo, cioè
l'istituzione di un polo oncologico di eccellenza ma che sia un
polo oncologico di natura sostanziale e non formale, nel senso che
portare un reparto di oncologia ad Augusta può significare molto,
ma può significare anche niente nel momento in cui non ci sono i
fondi necessari per portare avanti l'iniziativa.
Ora i fondi necessari sicuramente non devono essere presi dal
bilancio povero che ha la provincia di Siracusa nel settore
sanitario levando delle risorse ad altri presìdi ospedalieri in
quanto significherebbe non aver fatto nulla.
Proprio per questo i miei colleghi hanno più volte cercato di fare
emergere la necessità di recuperare quell'effettività che questa
legge n. 5 del 2009 nell'articolo 6 per le zone industriali che
hanno i problemi purtroppo che hanno queste zone di Augusta, Priolo
e Melilli che fanno sì che, questi centri in cui i tumori purtroppo
sono più frequenti, così come un recente studio, peraltro
effettuato anche in provincia di Siracusa ha dimostrato di recente,
di cui l'assessore sicuramente ne è a conoscenza perché gli è stato
trasmesso, è necessario che questi fondi vengano prelevati ed
appostati da questo articolo 6 della legge 5. E in modo tale che
alla fin fine il problema non è tanto attivare questo polo
oncologico ma mantenere questi posti letto per arrivare,
quantomeno, a questi centoventi e questo si può attuare sulla base
anche di quello che già prevede il piano sanitario provinciale che
ha dato un rilancio, grazie all'assessore, a questo polo
ospedaliero in quanto è possibile prevedere un reparto di medicina
generale con l'istituzione di ventiquattro posti letto, un reparto
di neurologia con quattordici posti letto che sono reparti che non
hanno avuto un interessamento da parte dei privati e che è quindi
giusto riprendere all'interno del settore pubblico e potenziarli
all'interno di un ospedale come il Muscatello che, ora come ora, è
stato privato per tante ragioni di tanti reparti.
Però, soprattutto, questo polo oncologico provinciale rappresenta
una sfida per la deputazione regionale di Siracusa ma anche per
l'Assessore stesso perché rappresenta un appostamento di risorse
non indifferente in quanto è necessario comprare tutta una serie di
attrezzature che vanno dal mammografo alla radiografia, alla TAC,
alla PET, all'ecodoppler, all'ematologia, tutta una serie di
strumenti che hanno un costo rilevante.
Allora, per dare attuazione a questa mozione e alle richieste che
vengono dalla cittadinanza e dall'intera provincia è necessario,
secondo me, che il Governo si prenda un impegno, non tanto a
realizzare questo polo oncologico ad Augusta, ma a realizzare un
polo oncologico di eccellenza con le risorse necessarie per
raggiungere la finalità che ci proponiamo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che sono stati presentati
gli emendamenti aggiuntivi 3.1 e 3.2, a firma degli onorevoli Zito,
Vinciullo e Zafarana.
Ne do lettura:
- emendamento aggiuntivo 3.1:
A ripristinare, a completamento dei locali del nuovo padiglione
ospedaliero, il punto nascite nell'ospedale di Augusta. Il
ripristino del punto nascita di Augusta non dovrà comportare il
depotenziamento di altre strutture operative nell'ambito del
distretto o dell'ASP8 di Siracusa. ;
- emendamento aggiuntivo 3.2:
1) A evitare ogni forma di depotenziamento delle UU.OO.SS. e
UU.OO.CC. e a mantenere nel presidio ospedaliero di Augusta un
numero di posti letto pubblici idoneo al trattamento degli acuti,
con reparti e servizi di supporto adeguati, per un minimo di almeno
120 posti letto per acuti. Il potenziamento dell'ospedale di
Augusta non dovrà comportare il depotenziamento di altre strutture
operative nell'ambito del distretto e dell'ASP 8.
2) A mantenere una U.O.S. di pediatria con almeno 8 posti letto.
3) Ad attingere, così come previsto dalla L.R. 5/2009, art. 6,
comma 3, per la attivazione del reparto di oncologia, a fondi
assegnati dal disposto di tale legge regionale, comprensive delle
somme pregresse per la mancata applicazione dello stesso disposto,
specificamente di quanto previsto dall'art. 6, comma 1, lett. H, da
destinare all'acquisto di attrezzature, diagnostiche e
terapeutiche, correlate all'attività di tale reparto.
4) A completare l'attivazione dei reparti di neurologia ed
oncologia, rendendoli pienamente e completamente operativi, come
previsto dalla pianta organica aziendale e come ribadito nel
verbale della riunione prefettizia del 14 febbraio 2012.
5) Ad attivare una U.O.S. di Prevenzione Oncologica e
Cardiovascolare. .
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Vinciullo. Ne ha
facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore,
intanto dobbiamo ringraziare l'onorevole Zito perché ci sta dando
la possibilità, attraverso la presentazione di questa mozione, di
discutere dell'articolo 6, lettera h) della legge regionale, che
come lei ricorderà, assessore Borsellino, è quella che ha
ridisegnato la sanità in Sicilia.
A me fa piacere parlare del comma h), anche perché sono stato
quello che, insieme all'onorevole Donegani, lo ha a suo tempo
firmato e lo abbiamo presentato in Aula proprio perché eravamo
allora convinti e lo siamo ancora oggi che le vicende legate a tre
territori altamente infestati, deturpati, massacrati e violentati
dalle industrie quali Gela, Milazzo e Augusta andavano discusse a
parte rispetto a quella che era la riforma generale.
Ed è stato il motivo del lungo braccio di ferro che abbiamo avuto
con l'assessore Russo, perché negli anni nei quali è stato
assessore non solo non si è assolutamente adoperato affinché la
lettera h) dell'articolo 6 venisse applicata ma non ha nemmeno
controllato e verificato affinché i vari satrapi, che ha mandato in
provincia di Siracusa a gestire la sanità pubblica, rispettassero
una legge che nasceva dalla volontà di questo Parlamento e dalla
volontà che tutti i deputati avevano avuto nel far sì che le
vicende legate a questi tre territori venissero scorporate dal
resto della riforma sanitaria.
A me, assessore Borsellino, fa piacere avere appreso dai giornali
che, nella scorsa riunione di Giunta che si è tenuta a Gela,
finalmente è stata data attuazione a questa lettera h) però, per
essere chiari, vorremmo capire di che cosa parliamo, quali sono le
risorse che sono state destinate.
Vedete, quando parliamo di sanità e non parliamo di risorse
corriamo sempre il rischio di parlare di nulla, sarebbe quindi
auspicabile, noi siamo certi che di qui a qualche minuto ci dirà
quali sono le risorse in più destinate alle tre strutture
ospedaliere di Gela, Milazzo e Augusta, quale sarà l'aumento dei
posti letto, quale sarà la sistemazione futura di queste tre realtà
che, proprio perché parlavamo dell'articolo 37, tanto hanno dato in
termini di ritorno economico alla Sicilia ed al Governo nazionale
in generale e tanto, purtroppo, hanno dato in termini di morti, di
malati oncologici e di bambini mai nati alla nostra terra, alla
nostra provincia di Siracusa.
In questi anni i direttori generali inviati a Siracusa, purtroppo,
non hanno capito mai che l'ospedale di Augusta andava scorporato
dalle altre realtà e spesso è stato - come hanno ricordato i
colleghi che mi hanno preceduto - erroneamente utilizzata una
vicenda di campanile per cui l'ospedale di Augusta, che nulla aveva
a che fare con gli altri quattro ospedali della provincia di
Siracusa, è stato alternativamente posto in competizione ora con
Lentini, con cui non ha nulla da competere, ora con Siracusa, ora
con Avola e Noto.
Invece, la realtà di Augusta è un'altra, intanto parla di un
territorio che, dal punto di vista industriale, è quello che ha la
maggiore concentrazione di industrie; è quello che ha la maggiore
concentrazione di presenza militare in Sicilia, perché ricordo che
il Comando marittimo in Sicilia è proprio nella città di Augusta
che ha un arsenale non indifferente; che l'unica fabbrica di
esplosivo sul territorio della Sicilia si trova appunto ad Augusta
e, quindi, viviamo in una situazione veramente difficile, esplosiva
in cui la presenza dell'ospedale, al di là di svolgere delle
funzioni di prevenzione, ora lo andremo a vedere perché di cura non
ci basta, ha una funzione di sicurezza su un territorio che
potrebbe in caso di necessità e in caso malaugurato di terremoti o
di altri tipi di calamità rimanere isolato dal resto della
provincia di Siracusa per cui c'è la necessità di avere un ospedale
autonomo che sia in grado di svolgere queste funzioni di assistenza
della popolazione nel caso in cui vi siano rischi derivati da
calamità.
Il problema qual è stato, assessore Borsellino? Il problema è che
nella città di Augusta, come in tutta la provincia, c'è stata una
presenza diffusa, massiccia, io direi ossessiva, della sanità
privata nei confronti della sanità pubblica per cui, la casa di
cura privata aveva oltre duecento posti letto, l'ospedale di
Augusta man mano si è ridotto a ottantotto posti letto. C'è stata,
cioè, la volontà scientifica, messa in atto in maniera crudele ma
determinata, di distruggere l'ospedale pubblico perché distruggendo
l'ospedale pubblico doveva vivere la struttura privata.
Un caso per tutti? La camera iperbarica, una vergogna su cui
nessun giudice ha mai pensato di aprire un'indagine. Viene
acquistata nel 1994, viene tenuta chiusa, nascosta perché, nel
frattempo, la struttura privata aveva acquistato un'altra camera
iperbarica, la nostra non è stata mai utilizzata. Costata 400
milioni di lire nel 1994 e dopodiché, a mia precisa denuncia, è
intervenuto un giudice della Corte dei Conti che ha detto: non ci
fa nulla , se è stata comprata, se è stata messa per vent'anni da
parte e mai utilizzata e adesso, come lei sa, si cerca un
acquirente per 5 mila euro che non si riesce a trovare.
Ma voi ve lo immaginate un altro paese civile in Italia o in
Europa che, di fronte ad una cosa del genere, non sarebbero
intervenuti i carabinieri, la polizia, la guardia di finanza ad
arrestare coloro i quali avevano acquistato questa camera
iperbarica e per vent'anni l'hanno tenuta chiusa e mai utilizzata?
E' questa la realtà dell'ospedale di Augusta perché, vedete,
accanto alla camera iperbarica abbiamo avuto una serie di altri
strumenti di altissima tecnologia che sono stati acquistati e sono
stati messi da parte e non sono stati utilizzati. Così come, per
essere chiaro, assessore, non è possibile che l'unico ospedale
pubblico dove non si fanno concorsi per i primari sia quello di
Augusta Ma lei pensa che un ospedale senza primario sarà mai un
ospedale in grado di decollare? Per cui con un complicità tra mondo
sanitario - e lo dico tranquillamente e serenamente, senza essere
smentito - e cattiva politica, si è deciso di distruggere
l'ospedale di Augusta per favorire la carriera di qualche medico e,
nello stesso tempo, per dare la possibilità alla casa di cura
privata di fare affari, perché quando noi non riusciamo ad
utilizzare i pochi posti letto che sono rimasti all'ospedale di
Augusta, il risultato qual è? Il risultato è che lei giustamente,
assessore, viene e dice che c'è una mortalità, c'è un mancato
utilizzo dei posti letto e li chiudiamo. Ma ci siamo mai posti il
problema perché questi posti letto non sono stati utilizzati,
perché la gente ha preferito andare a Catania o a Lentini anziché
andare nell'ospedale sotto casa? Ci siamo mai posti il problema per
chi e per quale motivo si è deciso di distruggere un ospedale?
Ora, noi da lei, assessore, nel ricordarle che c'è stato un mio
emendamento approvato in Commissione sanità nel 2010 che destinava
tutti gli eventuali ribassi per l'acquisto della risonanza nucleare
magnetica all'ospedale di Augusta perché non si può parlare di
ospedale di Augusta se non abbiamo una risonanza, a questo
proposito non è superfluo ricordare che eravamo l'unica provincia
in Italia dove le risonanze nucleari magnetiche erano nelle mani
dei privati e ancora oggi ad Augusta l'unico ad avere la risonanza
nucleare magnetica è l'ospedale privato perché il pubblico non ce
l'ha? Poi dovremmo sapere come fa il pubblico a fare competizione
che ancora oggi manca la radioterapia perché, grazie a lei
assessore, la prossima settimana dovrebbero iniziare i lavori per
la realizzazione della prima radio terapia, però, assessore,
occorre, se vogliamo rilanciare l'ospedale di Augusta, che non è in
competizione con Lentini e non è in competizione con Siracusa ma è
in competizione con altri ospedali di eccellenza, con altri
ospedali che fanno prevenzione, occorre investire risorse.
Per cui, assessore, questa sera da lei vorremmo sapere quant'è
l'incremento dei posti letto, ma se non è possibile questa sera
anche fra una settimana, l'importante è che lo sappiamo. Vorremmo
sapere quali sono le risorse destinate, quanti nuovi medici avranno
la possibilità di venire a lavorare ad Augusta. Perché lei,
dottoressa Borsellino, m'insegna che il problema oggi non è la
malattia oncologica, il tumore, è il fatto che scopriamo di essere
malati con qualche mese di ritardo rispetto a quando lo dovremmo
scoprire. Per cui se noi facciamo prevenzione, è chiaro che siamo
nelle condizioni di potere curare, combattere e guarire. Ma se noi
non facciamo prevenzione, alla fine l'unica cosa che possiamo fare
è accompagnare il malato verso il fine percorso.
Noi vorremmo, Assessore, nel potenziare l'ospedale di Augusta, con
tutti quelli che sono i reparti necessari a gestire l'emergenza
Augusta, avere un polo oncologico, che manca in provincia di
Siracusa, che sia un polo di eccellenza, ma che non sia un polo che
curi. Vogliamo un polo che prevenga, un polo che faccia screening,
un polo che ascolti tutti in maniera tale che si possa prendere il
male quando è all'inizio.
Signor Presidente, le chiedo scusa se ho abusato della sua
pazienza. Questa mozione che i colleghi del Movimento Cinque Stelle
hanno voluto sollecitare credo sia stato un fatto importante, un
fatto positivo e credo che sia ancora di più positivo perché giunge
dopo che è stato fatto questo provvedimento da parte della Giunta.
Certo, ce lo saremmo aspettato qualche anno fa, noi pensavamo che
questo provvedimento potesse trovare la sua applicazione nel 2010,
2011, 2012, capiamo che il suo predecessore non aveva in sé l'idea
che doveva sottoporsi alle leggi.
Il suo predecessore era convinto di essere legibus solutus, cioè
sciolto da qualsiasi rapporto con la legge. Invece, prendiamo atto
che lei ci tiene a rispettare la legge. Di questo non possiamo non
esserle riconoscente dal punto di vista politico, sappiamo che
ogniqualvolta il Governo si adegua alla volontà del Parlamento fa
gli interessi del territorio, per cui, Assessore, grazie, per la
presenza, per l'impegno che sta mettendo in atto, per i risultati
che porterà nelle tre realtà industriali di Milazzo, Augusta e di
Gela.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Gianni. Ne ha
facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, sarò
brevissimo e non mi soffermerò a richiamare tutto quello che ho
visto in questi ultimi vent'anni.
Grazie al presidente Crocetta che dopo essere stato insultato
sull''Espresso', si è ricordato che esiste una legge n. 5,
all'articolo 6 che l'onorevole Donegani, da me opportunamente
suggerito, aveva trasformato una legge generale in un particolare
disegno che era quello di potenziare gli ospedali delle zone
contaminate di interesse nazionale, Priolo, Gela, Milazzo,
potenziandone, quindi, gli effetti di risposta sanitaria.
Voglio ricordare all'Assessore che l'ospedale di Augusta,
tralasciando la presenza del carcere, di tutto quello che è stato
detto, è degli augustani. L'ospedale di Augusta è stato fatto con i
soldi dei cittadini di Augusta e donato alla pubblica
amministrazione.
E' grave che l'Assessore suo predecessore, mentre da un lato
potenziava l'ospedale di Gela e Milazzo, dall'altro spogliava in
maniera vergognosa, scientifica l'ospedale di Augusta e non veniamo
qui a parlare di operazioni miste pubblico-privato.
L'ospedale di Augusta era privato ed è diventato pubblico, rimane
pubblico, la gestione deve essere pubblica. E non vogliamo cose in
più come le ho detto fino a stamattina, Assessore, in Commissione.
L'ospedale di Augusta deve solo avere quello che già aveva e che
non è potuto rimanere dove era, quindi il punto nascita, la
ginecologia, la pediatria, solo perché mancavano i primari che
scientificamente chi aveva interesse di azzerare quell'ospedale,
non aveva prodotto, non aveva fatto, non aveva nominato, quindi
determinando un depauperamento delle risorse e un atteggiamento
indecente nei confronti della popolazione di Augusta, che pure con
le proprie risorse aveva donato l'ospedale all'attività pubblica.
Veda Assessore, per tanti anni, come giustamente ha detto anche
l'onorevole Sorbello, lo Stato ha preso e continua a prendere, non
20, ma 35 miliardi di euro l'anno di prelievo fiscale da Priolo,
Gela e Milazzo. Solo Priolo era 20 miliardi di euro, una zona che
ha pagato a caro prezzo la presenza del più alto insediamento
industriale d'Europa, che ha avuto e continua ad avere malattie
gravissime in una percentuale altissima, che in questi ultimi anni
ha avuto anche la bontà di avere il sarcoma che è uno dei tumori
più violenti e micidiali che esistano. Io non so cosa deve fare
ancora questa popolazione per avere quello che è suo
L'applicazione della legge, non si richiede altro
L'applicazione della legge, il ripristino di quello che aveva e
non cose in più. Io la ringrazio pubblicamente, perché con la legge
sull'amianto che abbiamo approvato in Commissione - così come
ringrazio il Presidente della VI Commissione - abbiamo identificato
nell'ospedale di Augusta l'ospedale di riferimento regionale, con
la legge 5 articolo 6, le risorse perché questa cosa non diventi
soltanto una parola vuota all'interno di una legge importante ed
epocale come quella che abbiamo approvato. Non un ospedale misto in
cui i privati entrano nell'ospedale, ma quell'ospedale che da
privato è diventato pubblico rimanga pubblico e gli sia data quella
dignità che aveva e che noi maldestramente, per interessi magari
occulti che non si possono nemmeno ricordare abbiamo tentato di
affossare ed eliminare sulla pelle dei cittadini di Augusta, Priolo
e Melilli.
Sono certo, Assessore, che la sua sensibilità, la sua eleganza e
la sua legalità sapranno incidere per ridare a questo paese e a
questa provincia tutto quello che in questi ultimi trenta anni gli
è stato negato.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole D'Asero. Ne ha
facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, il mio
intervento si apre su un ragionamento su una questione molto
delicata ed importante quale quella dell'amianto, che più
segnatamente interessa anche un territorio in provincia di Catania,
Biancavilla, afflitto da questa fluorodenite, cioè questa ulteriore
cellula che si trova nella pietra vulcanica e che è stato motivo di
grande diffusione del cosiddetto mesotelioma, che di fatto ha una
sua grave diffusione ed è stato oggetto di altri interventi.
Infatti, viene individuata come area SIN, però non viene
individuata come area a rischio ambientale dove insistono i comuni
di Priolo Augusta, Gela e Milazzo, sostanzialmente le aree
industriali dove è collegato il problema del rischio, mentre l'area
di Biancavilla, pur non essendo un'area industriale, per la
tipologia della problematica viene inquadrata nella stessa
direzione.
L'allora direttore dell'area dell'ufficio speciale Aree a rischio
ambientale, dottor Cuspolici - che ahimè oggi vedo che questo
Governo non lo ha confermato in questo incarico - forse ha abolito
pure quest'area speciale dove, Assessore, chiedo un suo energico
intervento, , visto che trattasi di un problema che ha un riverbero
di carattere sanitario, che sta tra l'assessore per la salute e
l'assessore per il territorio e l'ambiente.
Faccio presente che nel frattempo era stato con un decreto
istituito un osservatorio proprio sull'area di Biancavilla, che
prevedeva la partecipazione dell'Organizzazione Mondiale della
Sanità, dell'Assessorato della Salute come Ufficio speciale ed
anche dell'Università e dell'ARPA perché potesse anche - come dire
- seguire su questo tipo di problema.
Allora, intervengo pur essendo a margine di quello che è l'oggetto
della mozione che riguarda l'ospedale di Augusta, perché ritengo
che trattasi di una fattispecie di cui c'è bisogno di un
intervento. Faccio presente che, a mio avviso, questo Parlamento
dovrebbe ulteriormente intervenire anche sul disegno di legge in
discussione in Commissione Sanità relativo al problema amianto, il
cui relatore è l'onorevole Salvatore Cascio, perché in questa parte
normativa possa essere previsto un intervento più organico e possa
anche esserci, in questa direzione, una specifica attenzione.
Io ritengo che ci sono delle problematiche che, al di là della
territorialità e della specificità, devono essere viste nella loro
reale pericolosità perché il problema della mortalità che viene ad
essere registrato in seguito alla rilevazione di ulteriori casi che
in questo territorio pure vengono riscontrati, portano ad innalzare
il livello di preoccupazione e quindi il livello di intervento.
Pertanto, chiedo che l'Ufficio speciale, visti i casi e viste le
realtà che esistono, venga attivato perché, attraverso questo
Ufficio speciale, noi possiamo partecipare anche ai programmi di
carattere nazionale che prevedono interventi finanziario e, quindi,
potere utilizzare risorse che diversamente non riusciremmo ad avere
nella nostra disponibilità e, pertanto, perdiamo queste
opportunità.
In questo, Assessore, le chiedo un riscontro e le sarò grato se
vorrà farmelo pervenire.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cirone. Ne ha
facoltà.
CIRONE. Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi, ricordo
che sulla vicenda di Augusta, del Muscatello di Augusta, ma
complessivamente sulla vicenda di una città che è circondata dalla
più grande zona industriale con vocazione chimica e petrolchimica e
quindi con tutta una serie di caratteristiche che la rendono
proprio peculiare nel territorio nazionale e in quello regionale,
le forze istituzionali di quella città si sono costantemente
interrogate.
E se questa sera si ripropone con forza la richiesta di attenzione
da parte del Governo regionale, lo si fa tenendo presente che, in
realtà, a quella domanda pressante la Regione non ha risposto.
Si fa riferimento, questa sera, all'attuazione dell'articolo 6
della legge 5/2009, ma forse bisognerebbe anche ricordare che tra
le forze istituzionali di quella zona industriale, tra i comuni per
esempio di Melilli, di Augusta, tra l'ASP di quel territorio, tra
l'Assessorato regionale sono stati siglati nel giugno 2011 degli
accordi presso la Prefettura che definivano in modo chiaro e netto
il profilo dell'offerta sanitaria di quella zona industriale.
Ed era un profilo che teneva conto di una pluralità di servizi che
riguardavano - li cito perché è bene sapere che cosa si sigla di
fronte ad autorità come per esempio il Prefetto e come poi queste
cose magari vengano accantonate -l'esistenza della cardiologia, si
fissavano i posti letto della chirurgia, si fissavano i posti letto
della pediatria, e si fissavano i posti letto in day hospital e
day surgery , la medicina 24 posti letto, la neurologia 12 posti
letto, l'oncologia 4 posti letto, la psichiatria 15 posti letto; in
sostanza, in quell'accordo, intervenuto tra parti così
significative, all'ospedale Muscatello si riconosceva una offerta
di circa 118 posti letto.
Quell'accordo era stato poi, successivamente, ribadito in
Conferenza dei Sindaci, e aveva avuto l'approvazione della
direzione dell'Azienda sanitaria.
La Conferenza dei Sindaci si era tenuta il 28 giugno del 2011, e a
quello ancora siamo. Da allora non è successo nulla; da allora, in
molti casi, alla popolazione di Augusta si è lasciato l'amaro in
bocca di una condizione che è apparsa di abbandono e di totale
disinteresse.
Oggi, nella proposizione di una proposta di rifunzionalizzazione
dell'offerta ospedaliera nel territorio della mia Provincia, ad
Augusta viene assegnato un ruolo - che a me sembra di grande
rilievo - quello di essere Polo oncologico di eccellenza . A
questa istituzione del Polo oncologico di eccellenza si fanno
seguire, in maniera precisa, i reparti che devono farne parte:
l'oncologia medica, l'anatomia patologica, la chirurgia con
indirizzo oncologico, l'onco-ematologia, (che peraltro è un
servizio di grande specializzazione) la radioterapia, la pet e la
riabilitazione oncologica.
Certamente ha ragione il collega Vinciullo quando dice che tutto
questo deve servire a far fronte ad un esercizio di prevenzione,
oltre che di cura, nel nostro territorio; perché, vede, i dati che
le sono stati offerti dai miei colleghi sono dati che davvero fanno
preoccupare.
Sono anche dati che noi dobbiamo oggi intrecciare con un altro
dato, che rende la condizione della città di Augusta
particolarmente delicata. Augusta è commissariata per mafia, e
quindi ha un ulteriore elemento di delicatezza che rende la sua
richiesta di sostegno e di aiuto da parte della Regione più
pressante.
Io credo che quell'accordo fatto in Prefettura, che ha una valenza
importante, perché siglato tra pezzi delle istituzioni
democratiche, non possa essere dimenticato e messo da parte. Se
così facessimo ogni volta, noi daremmo davvero un segnale di
indifferenza rispetto all'elaborazione progettuale e alla richiesta
che viene fatta dalle istituzioni democratiche. Nel momento in cui
si sigla un accordo, si precisano le condizioni per le quali di
quell'accordo si è soddisfatti, credo che la Regione sia tenuta a
darne seguito.
C'è un'altra preoccupazione, rispetto alla proposta che viene
fatta dalla ASP provinciale, che io condivido per intero; una
proposta che, naturalmente, ha bisogno non solo di essere messa in
moto, ma anche di essere suffragata da un investimento
significativo.
Anche su questo occorre certezza, sia di indirizzo sia di
finanziamento, da parte dell'Assessorato alla salute e da parte
dell'Assessorato che lei guida, - se mi permette di dirglielo con
molta simpatia - in modo magistrale, e la ringrazio per questo.
Detto questo, voglio anche ricordare, perché è giusto che noi lo
ricordiamo all'Aula, che nell'ambito della discussione della
proposta di legge sull'amianto, attenzione è stata data al
territorio di Augusta con la proposta di istituirvi un Centro
regionale per la prevenzione e per la cura dell'asbestosi, e quindi
del mesotelioma pleurico. Ecco, tutte queste sono, secondo me, un
quadro di riferimento che ha bisogno di certezze.
Augusta deve diventare - come anche le altre zone che hanno grandi
insediamenti industriali e che sono state segnate da una lunga
storia di inquinamento, di contaminazioni che ha lasciato traccia
nella vita concreta delle persone- uno dei primi punti dell'agenda
del suo Assessorato, perché credo che meriti questa attenzione e
perché credo che noi dobbiamo anche conciliare una visione
dell'industria collegata con la tutela della salute, collegata con
la tutela dell'ambiente e credo che questa sia la sfida, la vera
sfida che dobbiamo intraprendere.
PRESIDENTE: E' iscritto a parlare l'onorevole Marziano. Ne ha
facoltà.
MARZIANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, come al solito
sarò breve e vado subito al cuore del problema. Non avrei potuto
votare favorevolmente il testo della mozione proposto se fosse
rimasto il testo originario. Ho visto, però, degli emendamenti,
soprattutto quelli al punto 3.2, che in qualche modo eliminano la
preoccupazione che avevo.
Non avrei potuto votare favorevolmente perché quel testo, così
com'era concepito, avrebbe rischiato di scatenare un'insopportabile
competizione municipalistica, che è quello che dobbiamo evitare nel
campo del diritto alla salute dei cittadini e nella difesa della
Sanità d'eccellenza. Così come penso che, tra le tante demagogie
che sono tipiche dell'attività politica, la peggiore, quella più
odiosa è quella che si fa sulla salute dei cittadini, sulla difesa
della salute.
Allora, voglio essere assolutamente franco nel dire come la penso.
Noi siamo rappresentanti del territorio e dobbiamo difenderlo in
ogni sede, parlando lo stesso linguaggio. Cioè dobbiamo potere dire
le stesse cose in qualunque delle città in cui ci troviamo.
Per cui, penso che il merito della mozione è quello di avere
sollevato l'attenzione sul tema del presidio ospedaliero di
Augusta, sapendo che lo dobbiamo inquadrare nello spirito
dell'articolo 6 della legge 5/2009; quell'ospedale deve essere un
ospedale d'eccellenza, per gli augustani e per i quattrocentomila
abitanti di tutta la provincia, il luogo dell'eccellenza sanitaria
per una delle malattie che oggi colpisce di più i cittadini e cioè
le malattie oncologiche.
Negli anni siamo stati condannati ad avere una sanità mediocre, la
sanità fatta per i primari, la sanità fatta per accontentare come
strumento, uno dei tanti strumenti della politica per
autoriprodursi e per cercare consenso.
Dobbiamo fare lo sforzo di lavorare per la sanità per i cittadini
perché, al di là delle super eccellenze, in ogni provincia ci siano
tutti i reparti e tutti i settori della sanità in grado di curare
le acuzie in una ottica, questa è la mia idea, che vede l'ospedale
come la tappa finale di un percorso sanitario dove la sanità
funziona, dove il diritto alla salute dei cittadini è più
rispettato.
Si parte dalla sanità del territorio, si parte dalla prevenzione,
dalla diagnosi preventiva e quindi da strutture che non possono
essere gli ex INAM, che qualcuno ci voleva sbolognare. Quella è una
pagina chiusa.
I PTA devono essere un altro pezzo della sanità dell'eccellenza,
strutture dove ci siano i macchinari adeguati, dove ci siano gli
strumenti per la diagnostica e poi c'è la fase degli ospedali e
dell'acuzie e quella della riabilitazione, ma il vero diritto della
salute del cittadino si esercita a partire dal territorio.
Peraltro, parliamo di un presidio ospedaliero che ha bisogno
necessariamente dell'integrazione pubblico-privato. La sanità
privata in Sicilia non la pagano i cittadini direttamente, la paga
lo Stato, la Regione, cioè è una sanità a budget. Non è possibile
avere doppioni insopportabili nello stesso territorio, bisogna
ragionare con un'ottica complessiva.
Certo, se io ho un incidente stradale devo ricorrere all'ospedale
pubblico, dove si cura l'acuzie ed il trauma, ma se devo prevedere
un intervento devo farlo senza intasare l'ospedale pubblico, cioè
noi dobbiamo portare avanti un'idea di integrazione sanitaria che
sia al servizio dei cittadini e non degli interessi
particolaristici.
Allora, la strada da perseguire è quella del presidio d'eccellenza
nella cura della malattia oncologica, medico-chirurgico, questo
evidentemente si vede sulla base del progetto che si ha per quella
struttura. E l'emendamento approvato in Commissione Sanità sul
fatto che Augusta diventa il centro per la cura e la diagnosi delle
malattie da asbestosi va in quella direzione.
Questi sono gli obiettivi che ci dobbiamo porre, e per questo alla
mozione va dato il merito di aver risollevato il problema ed anche
di avere eliminato, con gli emendamenti, le punte di asperità.
Lavorare cioè per una forte integrazione pubblico-privato, per cui
la sanità privata non sia avulsa, è qualcosa che guarda solo al
profitto, che è legittimo in un'attività imprenditoriale, ma che
deve essere integrato col diritto dei cittadini ad una buona
sanità, e poi con l'efficienza globale del sistema.
Quindi, in quella parte importante della provincia dobbiamo
lavorare perché ci sia una sanità territoriale d'eccellenza con
attrezzature all'altezza del bisogno di quell'area particolare
della provincia, un sistema ospedaliero integrato pubblico-privato
che preveda la possibilità di cura di tutte le malattie e, se mi
permettete, non ne abbiamo parlato, anche una fase della
riabilitazione che è quella di cui i cittadini hanno bisogno dopo
le situazioni traumatiche che vengono curate nell'ospedale dove si
curano le acuzie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ioppolo. Ne ha
facoltà.
IOPPOLO. Signor Presidente, assessore,onorevoli colleghi, è stato
detto che la mozione presentata il 27 dicembre 2012 dall'onorevole
Zito e da altri colleghi del suo stesso gruppo ha il merito di aver
acceso i riflettori su questa questione ed io intervengo, dopo una
lunga sequela di colleghi siracusani - posso dire tutti i colleghi
siracusani presenti in Aula sono intervenuti - per tentare di
dimostrare che questioni come queste non possono essere ammantate,
affasciate di caratteristiche locali o, addirittura, localistiche,
ma che da queste vicende deve, invece, essere tratto un principio
di ordine generale in ordine all'importanza di questo articolo 6,
comma 1, lettera h) che fu introdotto dal legislatore regionale del
2009.
Lei, assessore, che ha l'amabilità di ascoltare quando è in
Commissione, cioè spesso, i miei interventi, sa che io non sono un
cultore ed un estimatore della legge 5 del 2009, per molti aspetti.
Ma se un aspetto, quel legislatore regionale, durante la scorsa
legislatura, ha voluto fissare con la previsione dell'articolo 6 è
una sorta di compensazione tra alcuni territori siciliani che hanno
pagato un prezzo alto nel tempo, nei decenni in questo dopoguerra,
hanno pagato il prezzo di assetti territoriali particolarmente
squilibrati, particolarmente precari, hanno pagato in termini di
salute, hanno pagato un costo in termini di mancato sfruttamento di
quei territori, Milazzo, Gela, Augusta, Priolo in termini
turistici, forse sarebbe stata la vocazione più naturale per il
territorio siciliano e continuano a pagare in termini gravemente
compromissori di salute.
Allora, se questo articolo 6 è stato introdotto, non soltanto deve
essere pienamente applicato, ma non può essere applicato a macchia
di leopardo, in alcune di quelle zone originariamente previste si
ed in altre zone no, perché sarebbe davvero contraddittorio ed
addirittura odioso per i cittadini di quel territorio sapere che
l'ospedale di Augusta viene accorpato a quello di Lentini, viene
sostanzialmente cancellato e annullato mentre si potenzia quello di
Gela o quello di Milazzo.
Credo che lei, Assessore, sia chiamata ad un riequilibrio, ad una
funzione di giustizia nel senso del riequilibrio di questi
territori. Io non voglio qui dilungarmi sulle patologie delle quali
si è detto, ma si pensi soltanto che fino a poco tempo fa anche il
registro dei tumori, in queste zone, veniva sostanzialmente
misconosciuto o addirittura negato. Sono anni che, in termini
epidemiologici, si discute della maggiore incidenza di malattie
tumorali proprio in quei territori.
Ricordo anche in anni che non sono vicinissimi, delle
pubblicazioni che mostravano come in quel mare potessero nascere
pesci deformi e come la incidenza fosse mediamente più alta del 10-
15% in termini di malattie oncologiche, rispetto agli altri
territori siciliani, rispetto alla media della regione siciliana.
Certo, senza depotenziare le strutture sanitarie vicine e della
stessa provincia, ma si dia a quel territorio quello che è giusto
in termini originari ed in termini compensativi.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non essendoci altri deputati
iscritti a parlare, ha facoltà di intervenire l'Assessore per la
Salute, dott.ssa Borsellino.
BORSELLINO, assessore per la Salute. Signor Presidente, onorevoli
deputati, la discussione di questa mozione oggi ci da l'opportunità
di dar conto anche di taluni interventi che si stanno attivando,
alcuni già in corso di avanzata definizione, cosa che probabilmente
poco dopo l'inizio del mio mandato, quando la mozione è stata
presentata, non eravamo ancora nelle condizioni di potere dare.
Voi sapete che questo contesto va guardato con particolare
attenzione, va inserito in un processo più ampio di
riorganizzazione della rete ospedaliera e territoriale proprio per
rispondere a quel principio di equità di cure che, come da molti di
voi giustamente osservato, non deve andare a detrimento di altre
realtà territoriali a maggior ragione se insistenti nello stesso
comprensorio della provincia di Siracusa.
Per quanto riguarda specificatamente l'oggetto della mozione,
questa guarda
ad un aspetto particolarmente delicato, che è quello delle aree a
rischio ambientale, alle quali l'articolo 6 della legge di riforma
ha dedicato particolare attenzione, prevedendo per queste
l'appostamento anche di risorse dedicate.
Questo sicuramente perché occorre rispondere a un principio che è
quello secondo cui in questi territori il peso specifico dei
livelli essenziali di assistenza va considerato in termini
maggiorativi rispetto a quelli che dovrebbero essere garantiti
negli altri contesti territoriali, proprio per l'elevata incidenza
di determinate patologie.
Oggi, peraltro, anche i dati che voi avete rassegnato - in
particolare l'onorevole Zito nella fase iniziale di presentazione
della mozione - sono dati alla portata di tutti, tenuto conto che
quest'anno per la prima volta, a gennaio 2013, siamo stati nelle
condizioni di poter pubblicare il rapporto sulle aree a rischio
ambientale, che è il primo strumento di rilevazione epidemiologica
e che è stato portato a compimento grazie alla collaborazione anche
di un Dipartimento del mio Assessorato - l'Osservatorio
Epidemiologico - insieme con l'Istituto Superiore di Sanità.
Oggi, questo strumento ci consegna una conoscenza ampia dei dati
epidemiologici, che certamente va integrata con quella proveniente
da altri strumenti di rilevazione. Si è fatto cenno al registro
tumori, che per la prima volta solo nel 2009 vede la propria
nascita con la legge n. 5, registro integrato con le province di
Catania e Messina; ma, chiaramente, i dati vanno letti anche con
quelli che provengono da altri strumenti di rilevazione, quali il
registro di mortalità e il registro dei mesoteliomi e il registro
delle malformazioni congenite.
Proprio a partire da questo strumento abbiamo ritenuto di poter
formulare una proposta, che è stata apprezzata in Giunta di Governo
regionale, che è quella che porterà alla definizione entro
brevissimo termine di un piano straordinario per le aree a rischio
ambientale, così come è stato presentato dalla Giunta in occasione
della seduta che si è avuta a Gela il 3 giugno scorso.
E' proprio all'interno di questo piano straordinario che verranno
declinati gli interventi e le relative risorse economiche, che
dovranno essere appostate proprio in attuazione dell'articolo 6,
lettera h, della legge n. 5.
Vorrei ricordare a questo proposito che l'articolo 6 della legge
n. 5 dava mandato all'Assessore per la Salute di formulare con
proprio decreto un piano che declinasse gli interventi, non
quantificava appositamente le risorse, lasciando intendere che
comunque si dovessero individuare delle risorse dedicate, ancorché
queste vanno comunque reperite all'interno della quota indistinta
di fondo sanitario.
Quello che stiamo facendo è individuare quali sono quelle risorse
aggiuntive che vanno riconosciute all'ASP di Siracusa, perché
possano essere destinate proprio all'attuazione di questi
interventi, taluni afferenti all'area sicuramente da privilegiare,
che è quella della prevenzione e della diagnosi precoce; tal altri,
invece, alla cura e alla riabilitazione e che troveranno, quindi,
risposta nella continuità ospedale-territorio che dobbiamo
assolutamente perseguire, non guardando soltanto al potenziamento
dell'ospedale, che sicuramente rappresenta un intervento
prioritario.
E' proprio focalizzando la nostra attenzione al potenziamento del
presidio di Augusta , al di là del recente riconoscimento di tale
presidio come centro di riferimento regionale per l'asbestosi, così
come previsto all'interno del disegno di legge sull'amianto, da
poco esitato dalla VI Commissione, non è certamente quell'impegno
che quel riconoscimento che ci porta a potenziare il presidio
ospedaliero di Augusta, ma il convincimento che una
riqualificazione di questo presidio in semplice presidio
territoriale di assistenza non può rispondere da solo alle esigenze
di salute di questa popolazione.
Io ne sono fermamente convinta ed è proprio in considerazione dei
nuovi indirizzi che sono stati forniti alla ASP che il 4 maggio
scorso l'ASP ha presentato una prima ipotesi di riqualificazione
del presidio ospedaliero che, a parte talune osservazioni che
l'Assessorato ha fatto in sede di confronto, ci sembra in gran
parte rispondente a quelle che sono le richieste che oggi
provengono dalla discussione di questa mozione. Il presidio
ospedaliero contava, fino all'ultima revisione della rete
ospedaliera risalente alla precedente legislatura, 82 posti letto
di cui 20 per la medicina generale, 20 per la chirurgia generale,
appena 2 per l'oncologia, 2 per la neurologia, 15 per la
psichiatria, 8 più 4 per la cardiologia con ticket, 6 per la
pediatria, 2 per la oftalmologia, 3 otorinolaringoiatria e poi
nessun posto letto per oncoematologia o riabilitazione oncologica.
GIANNI. Avevano azzerato la ginecologia, l'ostetricia, la
pediatria perché non avevano nominato i primari.
BORSELLINO, assessore per la salute. Un attimo soltanto che arrivo
anche a questo.
PRESIDENTE. Onorevole Gianni, facciamo finire l'assessore.
BORSELLINO, assessore per la salute. Si mi è chiaro, tutta la
storia la conosco bene.
A questo si aggiunge chiaramente la disattivazione del punto
nascita nell'ambito del programma complessivo di messa in sicurezza
dei punti nascita; per cui sto facendo in questo momento una
fotografia di quella che è la situazione attuale del presidio
ospedaliero con il depauperamento in termini anche di produzione
che si è registrato nell'ultimo periodo.
Credo che questo sia il momento opportuno per poter intervenire
attraverso una riorganizzazione che mostri un diverso trend di
tendenza, non già perché si voglia salvaguardare il principio del
mantenimento dell'ospedale ad ogni costo e sotto casa, perché
sappiamo che in questo momento il principio che ci muove non è
questo e non potrebbe essere diversamente, perché non bisogna mai,
comunque, discostarci da quella che è la necessità di una
razionalizzazione, però intelligente, dell'intero sistema
ospedaliero e territoriale della regione nel convincimento che non
può darsi tutto a tutti.
Quindi, anche i presidi ospedalieri che insistono nel territorio
della provincia di Siracusa, allorché potenziati, vanno rivisti
nella loro complementarietà per evitare che poi si determini quella
duplicazione di funzioni che non è affatto sostenibile con la
limitatezza e comunque le definite risorse finanziarie a
disposizione. In ogni caso, ciò si tradurrebbe in uno spreco.
Nella considerazione, quindi, che per esempio il vicino ospedale
di Lentini è più ad indirizzo ostetrico-ginecologico e considerate
le necessità peculiari del territorio di Augusta, ci è sembrato
assolutamente opportuno rivedere questa riqualificazione
nell'ottica della costruzione di un polo oncologico di eccellenza.
E' questa l'indicazione che abbiamo dato all'ASP. Per cui la
proposta di rimodulazione che la stessa Azienda ha fatto con le
osservazioni dell'Assessorato tendono a rivedere la
riorganizzazione interna del presidio in modo tale da potenziare le
funzioni di medicina generale e poi tutte le funzioni a supporto
dell'oncologia: dalla chirurgia oncologica con 24 posti letto,
l'oncologia con 16 posti letto, la neurologia con 14 posti letto,
la psichiatria chiaramente viene mantenuta nei termini in cui era
prevista e così anche la cardiologia . L'oftalmologia e
l'otorinolaringoiatria sono due funzioni che possono essere
tranquillamente aggregate alla chirurgia generale, unendo anche i
numeri dei posti letto che precedentemente erano delicati e poi un
modulo di 8 posti letto di oncoematologia e altri 8 di
riabilitazione oncologica. In tal modo si arriverebbe ad un
complessivo numero di posti di 118 posti per acuti più 8 di posti
di riabilitazione.
Anche su questo punto vorrei fare un'osservazione: non è che la
riqualificazione, la potenzialità di un presidio può misurarsi
soltanto in termini di numero di posti letto; non è questo l'unico
elemento, peraltro strutturale, che ci deve guidare in un processo
di riqualificazione. Gli indicatori che ci muovono sono sicuramente
indicatori che provengono da un'analisi del contesto
epidemiologico oltre che la presenza di indicatori di performance
di attività ospedaliere che vanno assolutamente tenuti in
considerazione dal tasso di occupazione alla degenza media, agli
esiti.
Ed è proprio sulla base di questa analisi che abbiamo ritenuto di
dover potenziare tutte le funzioni oncologiche.
Ho un'osservazione da fare in riferimento alla pediatria perché
l'individuazione di un'unità, qualcuno di voi ha detto addirittura
complessa ancorché semplice, potrebbe costituire una duplicazione
se consideriamo che il vicino ospedale di Lentini, a 20 minuti di
distanza, presenta già un'unità operativa complessa di pediatria.
In ogni caso, ritenendo comunque necessario dover salvaguardare le
funzioni, prima ancora del posto letto, oggi, anche sulla base dei
nuovi modelli organizzativi che sono già presenti in altri contesti
nazionali, possiamo tranquillamente, all'interno della medicina
generale, prevedere per esempio 6, 8 posti letto tecnici di
osservazione breve pediatrica esclusivamente dedicati alla
pediatria, quindi con una dotazione organica che possa garantire la
guardia attiva e voi sapete che i posti di osservazione breve
intensiva possono essere utilizzati per degenza ordinaria per un
periodo non superiore ai 3 giorni, il che tra l'altro è rispondente
con quelle che sono le funzioni proprie della moderna pediatria
laddove si preferisce una dimissione precoce affinché poi si abbia
la possibilità di proseguire le cure in un contesto di continuità
ospedale-territorio.
Io credo che questa nuova configurazione, che probabilmente potrà
essere oggetto di ulteriori aggiustamenti in un'ottica di
programmazione partecipata col contesto territoriale, possa essere
rispondente alle esigenze che sono state da tutti condivise.
Questo non può essere visto soltanto come un potenziamento
dell'ospedale perché le risorse dedicate dovranno assolutamente
potenziare le funzioni di prevenzione che io ritengo siano
strategiche in ogni caso e non solo con riferimento alla patologia
oncologica, ma con riferimento anche a tutte quelle patologie che
possono essere prevedibili se si agisce sui fattori di rischio
modificabili, per cui è compito precipuo dell'ASP - che peraltro fa
parte del tavolo tecnico che darà luogo alla stesura del piano
straordinario che riguarderà le tre aree che insistono sul
Caltanissetta, Messina e Siracusa - sarà proprio compito precipuo
dei rappresentanti dell'ASP quello di individuare tutte le carenze,
anche di tipo tecnologico oltre che organizzativo, che ad oggi
hanno reso non pienamente efficiente l'attività di prevenzione sul
questi territori.
Lo ricordava anche l'onorevole Vinciullo, altri passi avanti sono
stati fatti con riferimento alla radioterapia, vi era una carenza
di risorse in seno al programma comunitario del PO FESR per il
trasferimento di alcune risorse al Piano di azione e coesione,
siamo riusciti attraverso delle economie di gara a salvaguardare le
risorse per la Provincia di Siracusa e ad attivare, cosa che credo
possa avvenire a brevissimo, la radioterapia a Siracusa perché era
lì che era stata precedentemente destinata, per cui un cambio di
destinazione avrebbe rallentato notevolmente e avrebbe aumentato il
rischio di utilizzazione dei fondi comunitari, quindi abbiamo
preferito non fare ulteriori varianti sul programma.
Questi sono in linea generale gli interventi che stiamo portando a
termine nel contesto generale di riorganizzazione della rete
ospedaliera e territoriale, il cui piano complessivo regionale
potrà essere portato all'attenzione anche della Commissione
legislativa a breve termine.
PRESIDENTE. Grazie assessore Borsellino, sempre puntuale nel suo
intervento.
Dichiaro chiusa la discussione sulla mozione. Si passa alla
votazione degli emendamenti.
Pongo in votazione l'emendamento 3.1. Il parere del Governo?
BORSELLINO, assessore per la salute. Signor Presidente,
l'emendamento 3.1 era riferito al punto nascita. Su questo anche
l'onorevole Zito mi aveva proposto di discutere in un secondo
momento questo punto. Io in questo momento non posso che esprimere
un parere contrario da parte del Governo nella considerazione che
già è previsto il punto nascita a Lentini che è ad appena 20
minuti di distanza. Tra l'altro, con tempi di percorrenza piuttosto
agevoli, per cui non ci sono quelle caratteristiche di
eccezionalità che possono consentire di potere operare una deroga
su questo fronte. Per cui, mi riserverò di approfondire la
discussione in un altro momento.
ZITO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZITO. Assessore, vorrei leggere insieme con lei l'emendamento
laddove si dice a ripristinare a completamento dei locali del
nuovo padiglione ospedaliero , quindi nel momento in cui sarà
completato il punto nascita dell'ospedale di Augusta. Il ripristino
dei punti nascita non dovrà comportare il depotenziamento di altre
strutture operative nell'ambito del distretto. Quindi, è un
qualcosa che non è ovviamente immediato, quindi anche se passa ci
possiamo poi sedere e ragionare.
Perché le dico questo? Perché non so se lei ha avuto modo di
controllare i dati che sono ad esempio dell'ASP di Siracusa dove
c'è una mobilità passiva per quanto riguarda i parti. Cioè in
questo momento non solo, non dico solo quelli di Augusta, ma in
generale quelli di Siracusa, di Noto, si trasferiscono tutti a
Catania per partorire.
E' un'anomalia un po' siracusana, cioè una mobilità passiva che
dopo le malattie di oncologia e di cardiologia, se non mi sbaglio,
il terzo motivo di mobilità passiva sono proprio paradossalmente i
parti.
Questo perché? Perché comunque sia la struttura di Siracusa è una
struttura ormai piccola rispetto a quello che sono gli standard
necessari. In più, proprio la settimana scorsa è successo che una
donna che conosco personalmente non ha trovato posto nell'ASP di
Siracusa e l'hanno dovuta accompagnare con l'ambulanza a Messina;
ha partorito a Messina perché non c'erano posti letto proprio nella
provincia di Siracusa. Mi premurerò di darle i dati, anche il
nominativo di questa persona. Questo non lo vedo come qualcosa di
vincolante nell'immediato, ma un qualcosa che comunque sia si può
intanto vedere così per come è e poi discutere assieme ad altri
punti.
PRESIDENTE. Per quanto detto dall'onorevole Zito, ripropongo la
domanda all'Assessore visto che da quello che ho capito l'onorevole
non ritira l'emendamento. Il parere del Governo?
BORSELLINO, assessore per la salute. Al momento non posso
chiaramente dare subito un parere favorevole.
PRESIDENTE. Onorevole Zito, se è d'accordo la possiamo trasformare
in una raccomandazione al Governo. In questo caso non lo metteremmo
in votazione.
GIANNI. Posso chiedere all'Assessore di trattare questo argomento
in Commissione dove già sono stati trattati i punti nascita?
PRESIDENTE. Se per l'onorevole Zito lo possiamo ritenere ritirato,
se ne discuterà in Commissione successivamente.
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 3.2. Il parere del Governo?
BORSELLINO, assessore per la salute. Sull'emendamento 3.2
sicuramente per il punto 1 la proposta che viene fatta è
assolutamente lineare con quella che è stata proposta dall'ASP,
quindi, condivisa dall'Assessorato.
Per quanto riguarda la pediatria, avevo già fatto presente quella
possibilità di potere inserire i posti all'interno della medicina
generale, quindi possiamo ritenere superato almeno se l'onorevole
Zito è d'accordo anche il punto 2.
Per quanto riguarda il punto 3, la possibilità di applicazione
dell'articolo 6 con l'individuazione di risorse delicate certamente
non può avere valore retroattivo. Possiamo farlo con riferimento al
piano straordinario che verrà varato e, quindi, da quel momento in
poi le risorse aggiuntive verranno assegnata all'ASP per la
definizione degli interventi inseriti nel piano, ma non può
pensarsi di poter volgere retroattivamente gli effetti del piano
straordinario sin dal momento dell'applicazione della legge 5.
Per quanto riguarda il punto 4, il parere è assolutamente
favorevole.
Per il punto 5 le funzioni di prevenzione oncologica e
cardiovascolare sono proprie non chiaramente di un presidio
ospedaliero per acuti, quindi ritengo che queste funzioni possano
essere assolutamente espletate dall'ASP con il rafforzamento delle
risorse necessarie senza l'esigenza di dovere individuare unità
operativa semplice proprio all'interno del presidio.
PRESIDENTE. Se va bene diciamo, appunto, che è favorevole con le
osservazioni appena fatte. Se va bene per l'onorevole Zito, se non
ha nulla da aggiungere.
ZITO. Chiedo d parlare.
PRESIDEDNTE. Ne ha facoltà.
ZITO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, solo una precisazione
perché del punto nascita ne discuteremo, penso, in un tavolo,
perché ripeto non è solo la questione del punto nascita di Augusta,
è una questione molto più complessa. Se ci vogliamo sedere ad un
tavolo penso che lei dia la massima disponibilità perché è una cosa
importante non per Augusta, ma per la provincia di Siracusa.
Per quanto riguarda i posti letto, a quanto pare il resto va bene
la questione è per i posti di pediatria.
Io le potrei dire che accettiamo intanto la sua proposta ma con la
possibilità,di sederci attorno ad un tavolo per cercare di
migliorare i posti con osservazione breve. Quindi, si potrebbe,
intanto, accettare così e poi per oltre alla questione del punto
nascita, se per lei va bene, potremmo anche trovare un punto di
incontro per la pediatria perché, ripeto, già la situazione per
quanto riguarda i bambini è drammatica, avere la famiglia vicino è
una cosa importante per una terra martoriata. Non so se lei è
d'accordo con me. Quindi, successivamente discuteremo su come
migliorare e su come applicare sia il punto nascita e sia anche una
unità operativa semplice di pediatria.
PRESIDENTE. Giusto per chiarezza, quando si parla di emendamenti
noi abbiamo due possibilità: o si votano o si intendono ritirati.
In questo caso, onorevole Zito intende ritirare l'emendamento o lo
poniamo in votazione?
ZITO. Lo votiamo.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento. Il parere del
Governo?
BORSELLINO, assessore per la salute. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, io ribadisco che il parere del Governo è positivo per
quanto riguarda i punti 1 e 4 così come sono stati proposti. Sul
punto 3 il parere è contrario perché non può esserci un effetto
retroattivo. Per quanto riguarda il punto 2, abbiamo detto di
sostituire con la funzione hobby ed in ogni caso di discutere
all'interno del tavolo tecnico.
PRESIDENTE Pongo in votazione l'emendamento 3.2. Chi è favorevole
resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Preciso che é stato approvato con il voto contrario dell'onorevole
Marziano.
Pongo in votazione la mozione come emendata. Il parere del
Governo?
BORSELLINO, assessore per la salute. Nel suo complesso con le
osservazione proposte dal Governo, chiaramente, è condivisa.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvata)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ricordo che domani ricorre una
data tragica e importante, qui si terrà una cerimonia per il 33
trentatreesimo anniversario del disastro di Ustica, invito tutti i
colleghi a partecipare e di essere presenti puntuali, mi auguro,
in Aula alle ore 17.50.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì, 18 giugno
2013, alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
I - Comunicazioni
II - Discussione unificata delle mozioni:
N. 54 - Interventi per ottenere il riconoscimento per la
Sicilia dello status di zona franca.
(6 marzo 2013)
SAMMARTINO - LEANZA - SUDANO - LENTINI
N. 55 - Iniziative per l'attivazione delle zone franche
urbane in Sicilia.
(6 marzo 2013)
DIPASQUALE - DI GIACINTO - COLTRARO -
MALAFARINA - ODDO - CIACCIO - VENTURINO
- FOTI - PALMERI - MANGIACAVALLO - LA
ROCCA - SIRAGUSA - FERRERI - CAPPELLO -
CIANCIO - CANCELLERI - ZITO - ZAFARANA -
TRIZZINO - CIRONE - MARZIANO - MILAZZO
A.
III - Discussione della mozione:
N. 71 - Iniziative finalizzate alla modifica della
convenzione stipulata dalla Regione siciliana con
Siciliacque S.p.A. al fine di ridurre la tariffa del
servizio idrico integrato ai cittadini degli ambiti
territoriali ottimali (ATO).
(20 marzo 2013)
FIRETTO - GRASSO - LEANZA - LA
ROCCA RUVOLO
- LENTINI - SAMMARTINO
IV - Svolgimento di interrogazioni e di interpellanze della
rubrica: Famiglia, politiche sociali e lavoro .
La seduta è tolta alle ore 21.56
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli