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Resoconto d'Aula della Seduta n. 49 di mercoledì 12 giugno 2013
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   PRESIDENTE.   Avverto  che  del  processo  verbale  della   seduta
  precedente sarà data lettura nella seduta successiva.

       Sulla comunicazione di trasmissione di copia di «estratto
                              esecutivo»
                 di sentenza della Corte di Cassazione

   ASSENZA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ASSENZA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  non   intendo
  intervenire   sull'ordine  dei  lavori   ma   volevo   fare   delle
  osservazioni  sull'annuncio che lei, signor  Presidente,  ha  fatto
  all'Aula  sulla decadenza dell'onorevole Caputo; credo che  mi  sia
  consentito, come osservazione.
   Parlando in generale, con quella norma nazionale, la politica ha -
  di  fatto - abdicato totalmente alla propria funzione, delegando ad
  organi  diversi  la  possibilità di  dettare  le  condizioni  della
  candidabilità  e,  successivamente, della  decadenza  come  effetto
  d'ufficio,  senza nessuna possibilità di verifica  da  parte  degli
  organi elettivi.
   Questo  è  un  problema di natura politica sul quale ognuno  potrà
  esprimere  le  proprie  valutazioni.  Mi  permetto  di  fare  delle
  osservazioni di natura giuridica. La norma è entrata in vigore,  se
  non  erro,  il  13  gennaio 2013 e non può trovare  applicazione  a
  fattispecie  che  si  sono  verificate in  epoca  antecedente  alla
  propria  entrata  in  vigore, perché la  causa  di  incandidabilità
  specifica  è stata introdotta da una norma successiva all'indizione
  dei  comizi  elettorali e allo stesso svolgimento delle  operazioni
  elettorali che hanno portato alla elezione dei deputati - in questo
  caso, regionali - e, segnatamente, anche dell'onorevole Caputo.
   Una  norma  successiva che produce ex post una causa di decadenza,
  oltre  ad  essere chiaramente incostituzionale, se  interpretata  -
  intendo  sottolineare sei volte  se interpretata  -  nella  maniera
  che  hanno  ritenuto  di fare la Commissione per  la  verifica  dei
  poteri    e    l'Ufficio   di   Presidenza,    sarebbe    veramente
  incostituzionale.
   Ma  la norma, in quanto tale, entra in vigore il giorno successivo
  alla  pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale e può regolare solo  i
  casi  verificatisi  successivamente alla  sua  entrata  in  vigore,
  altrimenti, stiamo introducendo un obbrobrio giuridico,  oltre  che
  costituzionale,  di  decadenza ex post  per  cause  inesistenti  al
  momento dell'indizione dei comizi.
   E introduciamo un principio pericolosissimo per tutte le assemblee
  elettive,   a  prescindere  dalla  solidarietà  umana,  amichevole,
  politica  e  professionale  al  collega,  onorevole  Caputo,   cui,
  pubblicamente, confermo la mia assoluta ed incondizionata stima.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.   Signor   Presidente,  assessori,  onorevoli   colleghi,
  desidero  intervenire anch'io sulla vicenda relativa  all'onorevole
  Salvino  Caputo perché credo che questa sia una vicenda emblematica
  di  come, devo dire purtroppo, si stia perdendo di vista quella che
  è  la ratio reale legata al potere ed alla rappresentanza stessa di
  questo organo assembleare.
   E'  chiaro  che  si scateneranno i blog, ma di questo  poco  mi  è
  sempre importato e poco mi importa. Intendo sostenere un principio,
  Presidente  Ardizzone, che è quello dell'autonomia  del  Parlamento
  siciliano.
   Questo  Parlamento avrebbe dovuto essere chiamato a  votare  sulla
  decadenza di un suo membro.
   Avete  fatto  e  abbiamo  fatto una  serie  di  interventi,  tutti
  apprezzabili,  su  quello che è ormai questo  ruolo,  in  contrasto
  perpetuo  tra una Istituzione, l'Assemblea regionale siciliana,  ed
  un'altra  Istituzione,  che è quella del Commissario  dello  Stato.
  Che,   attraverso   una  norma,  con  un  recepimento   automatico,
  quest'Aula  venga  esautorata dalla possibilità  di  decidere,  per
  carità,  anche  favorevolmente alla decadenza è qualcosa  che  deve
  fare riflettere tutti noi.
   Questo  Parlamento, infatti, non è più un Parlamento; non so  cosa
  sia,  e  rischia di diventare qualcosa alla stregua di un Consiglio
  comunale  e lei, signor Presidente dell'Assemblea, questo  lo  deve
  impedire  perché  dobbiamo recuperare una  centralità  che,  a  mio
  parere,  stiamo perdendo. E se perdiamo la centralità, qua  non  si
  tratta  dell'onorevole Caputo o di qualsiasi altro di  noi,  ma  si
  tratta  di  tutti  noi e del prestigio che questa Istituzione  deve
  avere.
   Se  poi  valutiamo la stranezza di questa vicenda: considerate  un
  reato  prescritto da mesi e, rispetto al reato prescritto da  mesi,
  la  Corte  di  Cassazione,  senza entrare  nel  merito  e,  quindi,
  dichiarare  prima  di entrare nel merito, essendo  il  reato  ormai
  prescritto,  con questa scelta dichiara inammissibile  il  ricorso,
  lasciando vivere la sentenza di appello di condanna.
   Ma  vi  dico  di  più  e  credo che queste  cose  debbano  restare
  patrimonio di un dibattito, che signor Presidente, avrei  veramente
  sperato  che  vi  fosse,  non  sul collega  Caputo,  ma  sul  primo
  argomento.  Sto segnalando alcune stranezze perché  ognuno  di  noi
  possa farne patrimonio.
   In  questa vicenda, è stato violato - e lo ha già detto, prima  di
  me,  il collega Assenza - il sacrosanto principio della successione
  delle leggi. Non è possibile applicare una disciplina più grave per
  un  fatto  successivo, accaduto prima di una  norma  che  rende  la
  vicenda  più grave dopo, il principio sancito dall'articolo  2  del
  Codice Penale, la successione delle leggi, cui è stato violato,  ma
  è  stato  violato  ancora di più il principio costituzionale  ed  è
  stato   violato   ancora   di  più  un  altro   principio,   perché
  assolutamente incostituzionale, che la sospensione della pena valga
  per  la parte della pena principale, ossia quella detentiva  e  non
  valga per la pena accessoria, ossia per l'interdizione dei pubblici
  uffici per un tempo uguale a quello della pena.
   Queste  sono  delle  stranezze e le rassegno a quest'Aula.  Prego,
  però,   ardentemente   il   Presidente  dell'Assemblea   regionale:
  fermiamoci  a riflettere qualche minuto in più quando è necessario;
  nessuno  vuole salvare nessuno; tutti noi, insieme, ciascuno  quota
  parte  cerchiamo  di fare qualcosa per salvare il  prestigio  e  la
  dignità di questo Parlamento.

   D'ASERO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   D'ASERO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo,  ritengo
  che  una  vicenda che investe un collega del Parlamento  regionale,
  come  l'onorevole Caputo, è una vicenda che richiama  l'attenzione,
  deve  richiamare l'attenzione di noi parlamentari tutti, al  di  là
  dell'aspetto, della fattispecie che viene evidenziata.
   Ritengo che ci sia un problema che non vuole essere sicuramente un
  richiamo  a  quelle che potrebbero essere viste o  intese  come  le
  prerogative  di un parlamentare e di un Parlamento, ma  sicuramente
  le  considerazioni,  che anche il collega che mi  ha  preceduto  ha
  voluto  evidenziare, circa un'azione che davanti ad  un  organo  di
  giurisdizione  diversa  diventa per  questo  Parlamento  una  presa
  d'atto.
   E'  qua  che  dobbiamo interrogarci: su alcune vicende,  è  giusto
  assistere   a   procedure  così  veloci  e  liquidatorie,   oppure,
  probabilmente, un momento di approfondimento, pur nel  rispetto  di
  quella che è l'indicazione che una sentenza, un altro Organo  dello
  Stato  ha voluto evidenziare,  sicuramente ritengo che nel rispetto
  di  quella  che  è  la  condizione   di  una  persona   non  di  un
  parlamentare,  perché non voglio che ci sia una interpretazione  su
  quella che potrebbe essere il principio di una guarentigia o di una
   casta ,  visto  il  momento estremamente demagogico  che  viviamo,
  però,   sicuramente,  un  momento  di  approfondimento  perché   su
  fattispecie su cui, comunque, c'è sicuramente una strada  indicata,
  ritengo  che  quella che è la condizione  umana  di ognuno  di  noi
  debba  essere salvaguardata come normale cittadino, in questo caso,
  che possa essere  valutato.
   Dico  che, al di là dell'intervento che potrebbe sembrare di  mera
  solidarietà,  nei confronti di un collega che subisce  una  vicenda
  sicuramente  spiacevole, è importante che anche  il  Parlamento  si
  interroghi su quelle che sono le condizioni che viviamo e  su  come
  contribuire a che si dia maggiore possibilità di azione,  anche  di
  autorevolezza a quello che deve essere, tra virgolette, inteso come
  Parlamento, in questo caso, regionale siciliano.

   VINCIULLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VINCIULLO. Signor presidente, onorevoli colleghi, assessori,  come
  ricordava  poco  fa  l'onorevole Cordaro,  oggi  siamo  chiamati  a
  riflettere su quella che continua, speriamo, ad essere,  fino  alla
  fine, la valenza di questo Parlamento.
   Dobbiamo   capire  se  siamo  un  Parlamento,  con   i   requisiti
  riconosciuti dalla Costituzione ed inseriti nello Statuto o se, man
  mano che passano gli anni, perdiamo questi requisiti e rischiamo di
  diventare  un  Consiglio regionale o, peggio ancora,  un  Consiglio
  provinciale.
   Credo,   signor  Presidente,  che  stiamo  operando   in   maniera
  eccessivamente   veloce,   senza   avere   dato   la    possibilità
  all'onorevole  Salvino  Caputo, a cui va  la  nostra  amicizia,  la
  nostra  solidarietà, di intraprendere un'azione a tutela di  quelli
  che sono i suoi diritti di parlamentare regionale - stiamo attenti,
  di parlamentare regionale - e non di consigliere regionale.
   Fra  le  altre  cose,  vorrei brevemente ricordare  quello  che  è
  successo.   La   Corte  d'Appello  di  Palermo  ha  anche   assolto
  l'onorevole Caputo dai reati di falsità ideologica, per non  averli
  mai  commessi  e, nell'udienza del 21 maggio, che lei, giustamente,
  ha  citato  come  il motivo della decadenza dell'onorevole  Salvino
  Caputo - guardi cosa è successo - la quinta sezione della Corte  di
  Cassazione,   in  difformità  dalla  requisitoria  del  procuratore
  generale   presso  la  Corte  di  Cassazione,  che  aveva   chiesto
  l'annullamento   della  sentenza  senza  rinvio,  per   intervenuta
  prescrizione, dichiarava inammissibile il ricorso.
   Ci  sono  tutte le condizioni affinché l'onorevole Salvino  Caputo
  ricorra  e  possa  avere  la  possibilità  di  ottenere  i  diritti
  riconosciuti  dal  legislatore, il quale, come  lei  sa  benissimo,
  essendo  tra le altre cose, apprezzato avvocato, il legislatore  ha
  introdotto   l'Istituto  del  ricorso  straordinario   per   errore
  materiale  o di fatto previsto dall'articolo 625 Bis del codice  di
  procedura  penale che è introdotto dall'articolo 6 della  legge  26
  marzo  2001,  128,  proprio per prevedere un ulteriore  ricorso  da
  esperire entro il termine di 180 giorni dal deposito della sentenza
  e   dal   provvedimento,  proprio,  dalla  parte  della  Corte   di
  Cassazione.
   Ad oggi, non è stata mai depositata la sentenza e, di conseguenza,
  non  conosciamo nemmeno quali siano state le motivazioni che  hanno
  spinto  gli  eccellentissimi giudici della Corte  di  Cassazione  a
  respingere   il   ricorso  che  era  stato  presentato   da   parte
  dell'onorevole Caputo.
   Io,  che  ho  fatto parte della Commissione verifica  dei  poteri,
  nella  scorsa legislatura, credevo, credo e continuo a credere  che
  il  provvedimento  non  può essere una presa  d'atto  da  parte  di
  questo Parlamento.
   Non stiamo parlando di un Consiglio regionale; stiamo parlando  di
  un  Parlamento.  Questo  Parlamento  deve  votare  sulla  decadenza
  dell'onorevole Salvino Caputo, dal momento che gli articoli 7  e  8
  del  Decreto legge numero 325 del 2012, sono intervenuti  dopo  che
  l'onorevole Salvino Caputo si è candidato ed è stato eletto.
   Lei mi insegna che  tempus regit actum ; qui il tempo non ha retto
  assolutamente  gli atti ma si sta cercando di applicare  una  legge
  che  è  venuta dopo che l'onorevole Salvino Caputo aveva esercitato
  il diritto a candidarsi ed era stato eletto da parte dei cittadini.
   Ho  l'impressione  che,  al  di  là  della  vicenda  che  riguarda
  l'onorevole Salvino Caputo, stiamo introducendo un principio che  è
  limitativo della libertà di questo Parlamento, un principio che  va
  contro quello che era un principio già riconosciuto da Montesquieu,
  cioè sulla separazione dei tre poteri fra legislativo, esecutivo  e
  giudiziario;  ho  l'impressione che  ci  stiamo  attenendo  ad  una
  sentenza  senza  averla  discussa,  senza  averla  ragionata,   nel
  silenzio più assordante da parte di quest'Assemblea e quello che mi
  preoccupa  è  proprio questo: che valenti deputati,  giuristi,  non
  stiano prendendo la parola per intervenire su questa vicenda e  per
  spingere tutti a riflettere e a ragionare sull'applicazione di  una
  sentenza  che  sta  limitando  i poteri  costituzionali  di  questa
  Assemblea.

   PRESIDENTE.  Ho  il  dovere di riferire quello  che  ho  detto  in
  Commissione  verifica poteri. Chiaramente, è un  atto  che  non  fa
  piacere a nessuno ma l'autorevolezza di un Parlamento si rispetta e
  si  tutela  quando si rispettano fino in fondo le leggi.  Non  sono
  abituato  a  discutere  le  sentenze.  Le  leggi,  per  carità,  si
  interpretano ma l'interpretazione spetta soprattutto al giudice.
   Leggo  solamente  quello  che è scritto  nell'articolo  235:   chi
  ricopre  una  delle cariche indicate nell'articolo 7 - chiaramente,
  quella  di deputato o consigliere regionale, mi piace dire deputato
  regionale  - decade da essa di diritto dalla data del passaggio  in
  giudicato  della sentenza di condanna o dalla data in  cui  diviene
  definitivo il provvedimento che applica la misura di prevenzione .
   Mi   rendo   conto   che,  probabilmente,  l'esperienza   passata,
  soprattutto nella passata legislatura, con riferimento al  richiamo
  alla  Commissione verifica poteri può indurre in  errore  e  creare
  qualche  difficoltà  di  interpretazione. La  Commissione  verifica
  poteri  esprime, infatti, un voto nel momento in cui deve  decidere
  se  una  persona  è eleggibile, è ineleggibile, è compatibile  o  è
  incompatibile.  Ci troviamo dinnanzi ad una strada obbligata  e  ci
  siamo  trovati,  nel  corso di questi anni,  a  dichiarare  non  la
  decadenza   ma   la   sospensione  di  diritto  quando   c'era   un
  provvedimento della magistratura a seguito di un provvedimento  del
  Presidente del Consiglio.
   Dobbiamo andare indietro nel tempo per ritrovare un caso simile  a
  quello  che  riguarda l'onorevole Caputo e leggo  testualmente  una
  sentenza,  emessa dal Tribunale di Palermo, in riferimento  ad  una
  contestazione proprio di decadenza che aveva fatto l'Aula.  Risulta
  infatti,  dal  resoconto sommario della seduta del 25 maggio  1995,
  che  il  Presidente dell'ARS, pervenuta la copia della sentenza  di
  condanna  della Corte di Appello, divenuta definitiva,  convocò  la
  Commissione  per la verifica dei poteri che, nella  seduta  del  24
  maggio 1995, prese atto che la sentenza comportava la decadenza  di
  diritto  del  ricorrente  dalla carica di  deputato  regionale.  La
  decadenza  del ricorrente fu quindi inserita all'ordine del  giorno
  della  seduta assembleare del 25 maggio 1995, nel corso della quale
  il  Presidente comunicava all'Assemblea l'operato della Commissione
  e   l'Assemblea,  non  sorgendo  osservazioni,  prese  atto   delle
  conclusioni  della  Commissione,  dopodiché  il  ricorrente   venne
  formalmente dichiarato decaduto dalla carica di deputato regionale,
  con decorrenza dalla data del passaggio in giudicato della sentenza
  di condanna. Orbene, ritenere che la dichiarazione di decadenza sia
  inesistente  appare all'evidenza una forzatura essendo  chiaro  che
  l'espressione  prendere atto adoperata in sede di  pronuncia  dalla
  Commissione,  sia  dall'Assemblea, deriva  dalla  natura  meramente
  dichiarativa della delibera.
   Questa  Assemblea  e,  prima, la Commissione verifica  poteri  non
  poteva  assolutamente entrare nel merito della questione giuridica.
  Ci troviamo dinnanzi ad una sentenza passata in giudicato.
   In qualche intervento, si è fatto riferimento all'autorevolezza di
  questo  Parlamento  con  riferimento,  probabilmente,  alla  nostra
  specialità.  Bene,  il  decreto numero 235 del  31  dicembre  2012,
  all'articolo 14, dice espressamente che  Le diposizioni in  materia
  di  incandidabilità   del presente testo unico si  applicano  nelle
  regioni a Statuto speciale .
   Lo   scorso   5   giugno,   è   stata  depositata,   dalla   Corte
  Costituzionale, la sentenza numero 118, dove si afferma  Ascrivono,
  comunque,  il  nucleo essenziale della disciplina  sulla  base  del
  criterio  della prevalenza alla già indicata materia di  competenza
  statale esclusiva, ordine pubblico e sicurezza . E questo è uno  di
  quei casi; tutto il resto lo possiamo disquisire.
   A malincuore, affermo, con l'autorevolezza che mi deriva dalla mia
  carica,   che    dura   lex   sed  lex    e   facciamo   rispettare
  l'autorevolezza  del Parlamento anche in casi in  cui  è  possibile
  coinvolgere, con riferimento ad un collega, ma abbiamo  il  dovere,
  proprio per il rispetto dell'autorevolezza di questo Parlamento, di
  fare rispettare fino in fondo la legge.


   Presidenza del Presidente Ardizzone
   Presidenza del vicepresidente Venturino


      Comunicazioni del Governo in ordine alle tariffe dei canoni
                per le concessioni demaniali marittime

   PRESIDENTE.   Si   passa  al  I  punto  all'ordine   del   giorno:
  Comunicazioni del Governo in ordine alle tariffe dei canoni  per le
  concessioni demaniali marittime.
   Ringrazio l'assessore Lo Bello perché, anche su iniziativa, in una
  delle  sedute  precedenti,  da parte dell'onorevole  Grasso,  si  è
  prontamente   attivata   per   una   risoluzione   ma   ha    dato,
  obiettivamente, immediata disponibilità a riferire in Aula.
   Invito, quindi, l'assessore Lo Bello a riferire in Aula su  questa
  vicenda.

   LO  BELLO,  assessore  per  il  territorio  e  l'ambiente.  Signor
  Presidente,  onorevoli deputati, la questione dei canoni  demaniali
  ha,  sicuramente,  come  tutti abbiamo letto,  pressato  la  stampa
  regionale perché, da parte dei concessionari, sono state -  come  è
  normale  che sia in un caso di aumento di questo tipo - manifestate
  una  serie  di  perplessità che avevano a che  vedere  intanto  con
  l'alta percentuale pari - come tutti voi sapete - al 600 per cento.
   Abbiamo, però, e voglio fare una sorta di excursus rispetto a come
  siamo  arrivati  a  questa  cifra, ma,  soprattutto,  voglio  farlo
  rispetto al punto da cui partiamo, voglio dare alcuni dati,  voglio
  parlare e fare dei confronti.
   Il  primo dato che voglio offrire alla nostra riflessione è quello
  di due Regioni: una è la Toscana e una è il Lazio. Sicuramente, per
  chilometri di perimetro di costa molto più basso del nostro - basti
  pensare che la Toscana ha soltanto 391 chilometri - i ricavi  della
  Regione  Toscana  sono pari a 16 milioni di  euro.  Questo  con  un
  rapporto,  per  fare una semplice divisione, a 40,92  a  metro.  La
  Regione  Lazio che, invece, ha soltanto 67 chilometri di  costa  ha
  un'entrata pari a 9 milioni di euro, con un rapporto pari a 33 euro
  al metro.
   La  Regione  Sicilia che, invece, di coste ne ha 1650, in  totale,
  compreso   le  Isole,  ma  di  queste  920  chilometri  balenabili,
  sicuramente, al di là dei 391 totali della Toscana e  dei  267  del
  Lazio,  ricava da questa un'entrata, per quanto riguarda  i  canoni
  demaniali, pari a 7 milioni e mezzo l'anno.
   Voglio citare alcuni casi specifici; avevamo anche parlato  di   8
  milioni  perché avevamo omesso qualche sofferenza che,  per  alcuni
  concessionari, c'erano stati nel corso degli ultimi anni.
   Voglio dare però le cifre reali: per l'anno 2009 sono stati pari a
  7   milioni   duecentocinquantasette;  per  il   2010   7   milioni
  novecentocinquantasette;     per     il     2011     7      milioni
  settecentonovantanove; per il 2012 7 milioni 0,52. Vi comunico  che
  per  il  2013  è  intorno  agli 8 milioni che,  come  avete  visto,
  nell'anno passato l'introito è stato di gran lunga inferiore, siamo
  a  7  milioni 0,52 perché c'erano 400 milioni che finivano  con  il
  risentire di un ritardo.
   Dobbiamo,  poi, parlare di un  raffronto che riguarda,  al  di  là
  delle  nostre regioni, anche un confronto territoriale e prendo  ad
  esempio  due territori, uno quello di Palermo e l'altro  quello  di
  Catania ed anche qui abbiamo delle differenze, mi permetto di dire,
  molto lontane tra loro.
   Parliamo  di una società, quella di Palermo - parliamo  sempre  di
  stabilimenti  balneari - che ha una superficie  di  39  mila  metri
  quadrati e che paga l'anno 42 mila euro con un rapporto di un  euro
  0,7  a  metro  quadrato per quella divisione tra i  39  mila  metri
  quadrati  e  i 42 mila euro pagati, quindi, un  euro  0,7  a  metro
  quadrato.  Questa  risulta avere un fatturato  -  non  risulta,  la
  stampa  ci  comunica  - avere un fatturato  di  9  milioni  con  un
  raffronto, a fronte di un pagato di un euro 0,7 un introito di  230
  euro metro quadrato.
   A  Catania prendiamo un altro lido che invece ha un'estensione  di
  50  mila metri quadrati.; paga 44 mila euro l'anno con un raffronto
  di  0,88 per metro quadrato con un fatturato, però in questo  caso,
  di  un  milione di euro l'anno e, quindi, con un ricavato per metro
  quadrato  a  fronte  di  0,88 di appena,  riferito  alla  struttura
  precedente, 20 euro metro quadrato.
   Già,  quindi, all'interno della Regione Sicilia ci rendiamo  conto
  che, a parità di tariffa, mentre invece c'è una grande distanza fra
  quello  che  è  il  rapporto  fra  fatturato  e  quanto  pagato  in
  concessione.
   Abbiamo,  poi,  letto dalla stampa, già prima  delle  notizie  che
  riguardavano  il  600  per cento, tutta una discussione  per  certi
  versi  anche  un'attenzione particolare  rispetto  ai  ritardi  del
  settore e questi riguardavano le concessionarie, riguardavano tutte
  quelle  strutture che finivano con il risentire dei  ritardi  della
  Regione.
   Questi dati sono di appena un mese fa. Probabilmente non credo che
  nell'ultimo mese siano stati così veloci, però, di fatto, le  nuove
  istanze sono state 70, parlo dall'1 gennaio ad ora, 70 pratiche non
  esitate.  I  rinnovi,  a  fronte di dati  che  ci  danno  tutte  le
  concessionarie, sono 310, sono le concessionarie che  ad  oggi  non
  hanno visto ancora rinnovata la propria concessione. Apparentemente
  310, ma questo problema lo risolveremo e lo abbiamo già risolto, lo
  dirò  successivamente con i dati che stanno dentro la delibera  che
  ho firmato.
   Andiamo,  però, ai casi. Tanto per volere parlare  e  volere  dire
  qual  è  il  costo  di  una  concessionaria  ho  portato  qui,  non
  certamente il nome delle concessionarie, ma ho voluto rappresentare
  all'Aula e all'Assemblea regionale siciliana quelli che sono  anche
  i singoli casi.
   Per  esempio: 2 mila metri quadrati di capannone più 2 mila  metri
  quadrati di area scoperta ad uso annuale viene un costo di  4  mila
  quattrocentosessanta euro l'anno; 15 mila metri  quadrati  per  uso
  annuale,  in  una  zona  come quella mediamente  turistica,  ha  un
  introito di 16 mila cinquecentottanta; 15 mila metri quadrati, però
  di  uso stagionale, 12 mila quattrocentosettanta; un'area di 5 mila
  -  abbiamo preso sempre quella a media valenza turistica -  un'area
  di  5  mila  metri quadrati ad uso stagionale, 6 mila quattrocento,
  altri  5  mila di uso annuale, 8 mila e cinque. Voglio dare  questi
  dati  perché abbiamo letto i dati che sono molto alti per  arrivare
  poi  a  pagamenti pari a mille euro, pari a 300 e pari a 801 quando
  parliamo di piccole strutture.
   Ci  siamo resi conto che, da un lato, era necessario adeguare, per
  le  ragioni di cui abbiamo parlato prima, i canoni. Però, anche  lì
  ci  siamo accorti di una grande differenza che non riguarda solo le
  strutture ricreative e balneari.
   Come  voi  sapete le strutture demaniali, le aree demaniali  hanno
  un  diverso  tipo di concessionari, altre sono le industrie,  altre
  sono  le attività produttive, altri sono gli stabilimenti balneari,
  altri sono, invece, gli alberghi e gli specchi d'acqua.
   Per  quanto  riguarda  le  industrie stiamo  valutando,  dirò  poi
  insieme  a  chi e con chi stiamo costituendo la nostra commissione,
  abbiamo e stiamo mettendo in cantiere tutta una serie di regole, di
  procedimenti,  di  individuazioni, di aree di differenziazioni  che
  devono  poter far riconoscere ogni imprenditore, ogni stabilimento,
  ogni attività produttiva, ogni industria, potere pagare in rapporto
  al  fatturato,  ma  anche,  perché no, alle  reali  difficoltà  del
  momento.
   Proprio  per questo ci siamo accorti di due dati. Primo,  ci  sono
  molte   aree   che   non   pagano  e   sulle   quali   interverremo
  immediatamente. Secondo, per esempio fra le attività produttive c'è
  la    differenza   tra   area   e   area.   Parlo,   per    esempio
  dell'acquicoltura.   Ci  sono  acquicolture   dove   viene   pagato
  semplicemente l'area dentro la vasca; ce ne sono, invece, altre per
  cui  si paga anche un perimetro che comprende tutte le vasche  dove
  si fa acquicoltura. Non è possibile che in una regione che dovrebbe
  invece applicare le stesse regole si finisce con l'avere differenze
  di questo tipo.
   Per  quanto riguarda poi le strutture balneari, anche qui  bisogna
  fare  una differenza, perché una cosa è lo spazio utilizzato, altra
  cosa  è  il  periodo realmente utilizzato, altra  cosa  è  avere  a
  disposizione spiagge, o avere a disposizione coste.
   Per  cui,  ciò  che realizzeremo nel corso dei prossimi  giorni  è
  quello  di  guardare  ad  un  nuovo  regolamento,  un  regolamento,
  intanto,  che stabilisca tre cose. La prima, continuando a dividere
  le  nostre  aree,  alta,  media,  e  bassa  valenza  turistica,  ma
  all'interno   anche   delle   stesse  aree,   vanno   fatte   delle
  differenziazioni. Per esempio, chi utilizza un'area  solo  per  tre
  mesi, è giusto che paghi solo per quel periodo.
   Dobbiamo  destagionalizzare perché ci  rendiamo  conto  che  anche
  dalla stagionalizzazione derivano una serie di costi aggiuntivi per
  quanto riguarda i concessionari.
   C'è,  poi,  un'altra questione che è quella relativa ai cosiddetti
  ritardi. Come voi sapete, chi non è stato in regola con i pagamenti
  per  gli  anni precedenti ha finito col vedere decaduta la  propria
  concessione.
   Dobbiamo  fare intervenire e interverrà immediatamente il  decreto
  che  ho  già firmato nel quale viene data l'indicazione che nessuno
  resta   senza   concessione.  Si  faranno  dei  dilazionamenti   in
  riferimento  agli anni precedenti e questo credo  che  sia  per  la
  prima  volta  un'innovazione. Come tutti voi sapete fino  a  questo
  momento, prima si paga e poi si ha la concessione.
   Invece, oggi con il decreto appena firmato si stabiliscono  alcune
  cose.  La  prima,  la  proroga  delle concessioni  scadute,  quelle
  scadute nel 2012, fino al 31 dicembre 2015.
   Vorrei  soffermarmi  rispetto a questa data  perché  anche  questa
  finisce con l'essere una data di grande interesse rispetto a chi ha
  le aree in concessione.
   Come tutti sapete la direttiva Bolkestein dell'Unione europea  che
  è  stata,  per  la  verità, già da circa  quattro  anni  al  centro
  dell'attenzione, ora dal punto di vista del lavoro, ora  dal  punto
  di  vista  degli  insediamenti  e distretti  industriali,  ora  non
  soltanto  per la natura stessa della sede fiscale a cui si legavano
  il pagamento delle tasse, come certamente tutti voi ricorderete, ma
  c'è anche un altro pezzo che riguarda la rimessa in discussione  di
  quella  che  è  l'attribuzione  delle  aree  demaniale  e,  quindi,
  l'individuazione di aree concessionarie ma anche di una sorta,  non
  voglio  dire  di  messa  all'asta, ma di ridiscussione  rispetto  a
  questo momento.
   Abbiamo  scelto  di tenere ferma la data del 31 dicembre  indicato
  dalla   Bolkestein  e non, invece, di fare ciò che  è  accaduto  da
  Reggio  Calabria in su, che è quello di prorogare sino al 2020,  ma
  l'abbiamo scelto io credo anche consapevolmente.
   La  Sicilia,  innanzitutto, non vuole andare una  volta  tanto  in
  infrazione,  perché questo accadrà in Europa con le  altre  regioni
  che  hanno  deciso  invece di prorogare e poi io credo  che  debba,
  questo  deve  essere  non un limite temporale da  individuare  come
  occasione  negativa  della messa in discussione,  ma  al  contrario
  credo che debba essere vista come una grande opportunità quella del
  2015,  perché  lì potremo ridefinire le aree, potremo riperimetrare
  quelle  che  sono le concessioni ed in questo cercando di  offrire,
  innanzitutto,  maggiore  area  a  quella  che  è  una   balneazione
  pubblica,  sapendo che siccome gli stabilimenti balneari  dovranno,
  come regola, così come fanno oggi, hanno l'obbligo di curare per  i
  50  metri che hanno lateralmente di confine anche le aree, dobbiamo
  semplicemente  allargare, penso per esempio  a  Palermo  ai  famosi
  corridoi,  per  certi versi  formicai , mettiamola così.  Dobbiamo,
  invece, offrire la possibilità di aree che possano avere uno spazio
  maggiore.
   D'altro  canto,  sempre stabilendo un diritto  di  prelazione  per
  quanti  hanno in questo momento fatto investimenti, dobbiamo andare
  ad una ridiscussione che, fissati oggi i canoni, il problema non  è
  chi  offre  di più, ma dobbiamo stabilire quali sono i  criteri  di
  attribuzione  rispetto a delle aree e, perché  no,  trovarne  delle
  altre  e,  perché  no, guardare anche alla funzione  sociale  degli
  stabilimenti.
   Oltre  a  coloro che pagano, però, quello che è il canone  diciamo
  così  intero,  come  certamente sapete  c'è  il  cosiddetto  canone
  ricognitorio,   significa   che  ci   sono   associazioni,   onlus,
  organizzazioni,  che  pagano  un  decimo  di  quanto  è  il  canone
  stabilito, ma noi oggi dobbiamo mettere in relazione alla  funzione
  sociale di questo canone ricognitorio.
   Quindi, dobbiamo non solo guardare al canone ricognitorio, ma alla
  funzione  sociale del servizio che viene offerto  e  credo  che  in
  questo senso dobbiamo anche cercare di far venire alla luce qualche
  caso  di,  non  proprio  onlus,  ma  di  chi  ha  finito  col  fare
  concorrenza sleale a chi paga ed ha pagato sinora il canone intero.
   Abbiamo preparato un decreto legislativo che modifica come Governo
  - l'abbiamo fatto nel corso dell'ultima Giunta - l'articolo 3 della
  legge  15  del  29  novembre 2005 che va ad intervenire  su  alcune
  questioni. La prima, come vi dicevo, è quella che fa entro tre mesi
  una  rivisitazione delle zone e lo fa individuandole ad alta, media
  e bassa valenza turistica, ma lo fa insieme agli altri protagonisti
  che  sono  naturalmente l'Assessorato dell'Economia,  l'Assessorato
  del   Turismo,   l'Assessorato   delle   Attività   produttive    e
  l'Assessorato delle Infrastrutture e mobilità.
   L'altra  questione  è  quella  che insieme  alle  associazioni  di
  categoria  si  individueranno le percentuali  ed  i  nuovi  canoni.
  Questa  consultazione  con tutti i protagonisti  avverrà  entro  90
  giorni  e  per quanto riguarda invece i ritardi, ma anche le  somme
  previste  in bilancio, che ho lasciato un po' per ultimo argomento,
  ma voglio trattarlo perché merita un'attenzione particolare.
   Quando  noi  a  gennaio e non ad aprile, quando è  comparso  sulla
  Gazzetta Ufficiale il decreto, già a gennaio avevamo affrontato  in
  Giunta  questo tema ed avevamo fissato al 600 per cento, frutto  di
  quei paragoni di cui parlavo prima. Avevamo poi, però, valutato  la
  necessità  - il decreto è apparso ad aprile - avevamo poi valutato,
  in  seno all'ultima finanziaria, la necessità di fondi non più  per
  60  milioni  quando  era stata in prima istanza durante  la  nostra
  Giunta  di  gennaio,  ma avevamo valutato in 52  milioni,  poi  con
  l'Assessore  per  l'Economia, la somma prevista  quale  entrata  da
  questo decreto sono stati 40 milioni.
   Un   po'   per  tornare  così  come  ho  iniziato  questo   nostro
  ragionamento, se noi dovessimo dividere tutte le nostre  coste  per
  40  milioni,  quindi,  la posta messa in bilancio,  oggi,  dovremmo
  avere  un  aumento del 350 per cento; prevediamo, però, in funzione
  del  fatto che dovremmo anche, fermo restante i 40 milioni e  fermo
  restando  i controlli per far pagare quanti hanno fatto concorrenza
  sleale  ai  tanti che pagano, potere, nell'arrivare ai  40  milioni
  necessari, abbassare ulteriormente questo tipo di percentuale.
   E' una percentuale fredda e sembra quasi una percentuale che debba
  essere un po' distribuita in orizzontale, per le cose che ho  detto
  prima, così non sarà distinguendo alcune cose.
   La  prima.  Tutto  ciò che è servizio deve essere considerato  una
  sorta, anche lì, di canone ricognitorio, una sorta di tariffa molto
  bassa.  Per esempio, penso alle spiagge dinanzi agli alberghi;  per
  esempio,  penso  a  quei  luoghi dove si  forniscono  servizi;  per
  esempio,  penso  a strutture che finiscono col trasformare  tariffe
  differenti per strutture, per esempio, che usano le scogliere e non
  le spiagge.
   Credo che in questa valutazione siamo già al lavoro. Non è che non
  voglio  preannunciare anche le percentuali e i criteri  che  stiamo
  utilizzando, ma tenuto conto che noi lo faremo insieme  agli  altri
  Assessorati  ed insieme all'Associazione di categoria,  ma  intanto
  quanti  stanno  rinnovando la loro concessione  e  quanti,  invece,
  continueranno a pagare perché ancora in pieno regime di concessione
  per  l'anno futuro pagheranno, in questo  momento, quanto  previsto
  per  l'anno  2012,  con  la  maggiorazione  Istat,  quella  dovuta,
  dopodiché verrà fatto, entro i 90 giorni previsti, subito dopo i 90
  giorni  previsti da ora, quel conguaglio che comunque crediamo  che
  sia  assolutamente accettabile sapendo che, anche in  questo  caso,
  anche  nel  caso del conguaglio, ci sarà una dilazione ma ritenendo
  che questi conguagli avranno a che vedere anche con una voce che  è
  quella  del fatturato, una voce che è quella delle piccole e  medie
  aziende  sapendo che andremo incontro alle piccole e medie società,
  soprattutto a quelle quasi familiari che finiscono col ricavare  da
  quanto  c'è  e  da  quanto si ricava durante il periodo  estivo,  a
  volte,  anche  il sostentamento per l'intero anno  e  per  l'intera
  famiglia.
   Quindi, un provvedimento che non è affatto un provvedimento che va
  contro le imprese della nostra Regione ma, anzi, ancora di più, noi
  crediamo, che possiamo offrire l'opportunità, per esempio a partire
  dalla fine del 2015, per potere dare concessioni che vanno al di là
  dei 6 anni.
   Sinora  -  come voi sapete - le Concessioni hanno la durata  di  6
  anni e questo impediscono, per la verità, investimenti anche di  un
  certo  tipo,  anche  consistenti,  perché  chi  sa  di  avere   una
  concessione solo per 6 anni, certamente non possiamo avere  i  100,
  però  io  credo  che concessioni più lunghe anche  concessioni  che
  vadano verso i 15 anni possano far pensare ad investimenti seri  ed
  anche le concessioni saranno fatte in relazione a quanto le aziende
  avranno  intenzione  di  investire o quanto,  sino  ad  ora,  hanno
  investito.

   LEANZA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEANZA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, ritengo
  molto   opportuna   questa  convocazione  e  queste   comunicazioni
  dell'assessore Lo Bello all'Aula perché, questo  benedetto' decreto
  del  26  aprile,  certamente, ha causato tantissime difficoltà,  ma
  anche  molto  reazioni,  dovute al fatto di un  decreto,  assessore
  Bianchi,  sibillino, cioè si applica la tariffa, si passa  dal  600
  per cento.
   Un  decreto  molto dettagliato, un decreto - come diceva  poco  fa
  l'Assessore  -  che  si accinge a fare, un decreto  che  guarda  le
  singole   parti,  le  diversità,  nel  rispetto  della   legge   ma
  considerando tanti fattori.
   Vorrei  delle  precisazioni. Il decreto precedente è  sospeso,  mi
  pare  di  avere inteso, perché, come lei ha detto prima, le persone
  che  ottengono  la  concessione pagano col  2012,  fatto  salvo  il
  successivo  decreto che è in elaborazione e, pertanto,  in  accordo
  con  le categorie interessate attraverso un tavolo di concertazione
  si arriverà al decreto finale che poi sarà del 350, del 300.
   Abbiamo  anche  usato  parole come  trecento',  trecentocinquanta'
  che, ovviamente, sono relative in quanto ci sono tutta una serie di
  accorgimenti  che possono anche portare - se si tratta  di  lido  o
  spiaggia  di  albergo o acquacoltura - possono essere  perfino  una
  dimensione.
   Considero assurdo e ridicolo che con 1600 chilometri di  costa  si
  possano  percepire otto milioni di euro, è assurdo   Capisco  anche
  che non si possa intervenire a stagione inoltrata e soprattutto non
  si possa intervenire senza avere concertato con le parti sociali  o
  con  le categorie interessate, soprattutto per i ruoli che ciascuno
  di noi riveste.
   Si  faccia questo e si trovi la migliore soluzione possibile,  non
  dimenticando che ci troviamo in un periodo di crisi in cui i  furbi
  debbono  essere puniti. Valutare, quindi, caso per caso  perché  la
  nostra  costa  è così che va valutata, considerando le peculiarità,
  le diversità, aspetti diversi e soprattutto fare in modo che questo
  decreto  non  massacri questa economia che è un'economia  che  deve
  diventare di rilancio, di crescita.
   Noi  ci  troviamo  in  questa direzione.  Mi  convince,  pertanto,
  l'assessore  Lo Bello, mi auguro che da questo punto  di  vista  il
  decreto venga fatto subito dopo avere concertato, discusso -  anche
  animatamente - con le categorie interessate e, quindi,  emanare  un
  decreto  il  più possibile dettagliato, si entri nel  merito  delle
  questioni, si faccia in modo che paghino tutti. Mi auguro  che  non
  ci  siano  cifre  impensabili; stiamo attenti  a  non  inseguire  i
  giornali,  nel senso che anche se spesso la notizia è fondata  però
  ci si accerti di questo e pensiamo che siamo a stagione inoltrata e
  ci troviamo in un periodo di forte recessione.
   Quando  lei,  Assessore, parla di fatturato capiamo  bene  che  il
  fatturato comporta dei costi, ci si arriva attraverso una serie  di
  costi.  Quella è una parte minima del costo o massima, poi  c'è  il
  personale, le spese e altre voci.
   Lungi  da  me da fare del campanilismo, però, le vorrei  ricordare
  che  per  quanto  riguarda la zona di Catania, sia la  parte  della
  scogliera che la parte della Plaja, si renderà ben conto ha una sua
  peculiarità che vanno tenute in considerazione.

   GRASSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne  ha facoltà.

   GRASSO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  ringrazio   il
  Presidente Ardizzone che accogliendo la richiesta da me formulata e
  facendola   propria,   oggi  ha  permesso  questo   confronto   con
  l'Assessore e ringrazio anche l'Assessore per la disponibilità.
   Assessore, lei ha fatto un excursus su quelli che erano  i  canoni
  applicati  precedentemente,  secondo la quantità  di  spiaggia,  di
  porzione  occupata,  quindi maggiore è la  quantità,  minore  è  lo
  spazio con riferimento al fatturato.
   Improvvisamente  viene  emanato  questo  decreto  ad  aprile   che
  dovrebbe   adeguare   la  Regione  Sicilia  alle   altre   Regioni,
  dimenticando che c'è un divario fra la Regione Sicilia e  le  altre
  Regioni che è incolmabile.
   Noi ancora parliamo di turismo come attrazione. Prima dell'aumento
  dei  canoni,  soprattutto senza differenziazioni  e  che  investono
  anche  quelle porzioni di demanio dei lidi balneari e  dei  piccoli
  stabilimenti che aprono, soprattutto, e che vivono in estate perché
  gestiscono  l'attività  solo per un mese, è veramente  preoccupante
  per l'intera economia.
   È  vero  che  la  Sicilia  ha  delle coste  bellissime  e  spiagge
  meravigliose,  ma  sono  chilometri e  chilometri  di  coste  quasi
  irraggiungibili   a   causa  della  scarsezza   di   infrastrutture
  necessarie  ed indispensabili. Io sono convinta che i  gestori  dei
  lidi pagherebbero con piacere un canone se avessero un compenso dal
  punto di vista economico e, quindi, un guadagno.
   Quindi,  prendo  atto  della  sua  disponibilità.  Lei  ha  detto:
   Emaneremo  un  decreto .  Noi qui, circa  10  giorni  fa,  abbiamo
  discusso una mozione riguardante il patto di stabilità verticale  e
  l'assessore Bianchi ha illustrato e spiegato la mozione ed io  l'ho
  ritenuta superata.
   Ebbene,  noi ci siamo ritrovati che l'assessore Bianchi,  con  una
  conferenza stampa fatta dieci minuti prima insieme all'ANCI, si  è,
  l'indomani,  ritrovato a rivedere quell'accordo con  l'ANCI  perché
  non  andava bene; quindi l'assessore è stato attento e bravo ma  se
  non   l'avesse  fatta  forse  oggi  non  avremmo  attivato   quella
  procedura.
   Oggi, prima che ritenermi soddisfatta di quello che lei ha detto -
  poc'anzi ha detto che sarà emanato un decreto che concorderemo  con
  le   parti  sociali  con  le  categorie,  distingueremo  l'attività
  produttiva,  lidi,  attività balneari e  quant'altro,  intanto  non
  modificheremo il canone che sarà pagato secondo quanto previsto nel
  2012 con l'aumento ISTAT. Ha anche aggiunto che sarà, poi, fatto un
  conguaglio.
   Ora,  io  chiedo:   in che misura viene fatto il  conguaglio?  Non
  sarebbe invece necessario che, in considerazione del fatto  che  il
  Governo  è  in  ritardo  nel rimodulare tutto  quello  che  intende
  rimodulare  e  cioè  differenziare  le  attività,  ricatalogare  le
  attività,  oggi, in un momento in cui la Sicilia sta  soffrendo  un
  disagio economico gravissimo, in un momento in cui imprese chiudono
  giornalmente, in un periodo in cui i lidi non aprono e quindi,  nel
  mese  di  giugno,  vivono  nella  preoccupazione  di   noi  intanto
  paghiamo quanto abbiamo pagato nel 2012, ma entro 60 giorni ci sarà
  il  conguaglio .  Quale sarà questo conguaglio   In  che  misura  è
  determinato questo conguaglio?
   Cerchiamo di dirlo perché non possiamo inseguire la stampa, perché
  la stampa insegue voi ma un parlamentare da solo non è inseguito  e
  noi  non  ci possiamo affidare né alla libera informazione né  alla
  informazione libera

                Presidenza del Vicepresidente Venturino

   Quindi,  siccome  penso  che  il rispetto  per  questo  Parlamento
  implichi  che le risposte si diano in quest'Aula, non me ne  voglia
  assessore, lo ripeto, io faccio un plauso all'assessore Bianchi per
  quello  cha  ha  fatto con quella mozione, ma  l'assessore  sa  che
  quell'accordo era carta straccia e non avrebbe potuto  attivare  il
  patto verticale incentivante.
   Quindi,  la  prego,  oggi, in modo tale  che  quando  usciremo  da
  quest'Aula non ci ritroveremo, domattina, a leggere  Live Sicilia ,
   Sicilia  Informazioni  o quant'altro per dire che  il  Governo  ha
  fatto, piuttosto che quel Gruppo parlamentare ha fatto
   Qui  c'è  un'Aula  che  pretende rispetto e  pertanto  le  chiedo,
  gentilmente,  anzi  la esorto a mantenere sospeso  il  decreto  per
  tutto  il 2012, che si proceda con una regolamentazione e  con  una
  differenziazione, che vengano perseguiti gli evasori, che anche  le
  finte  onlus la smettano di essere finte onlus perché, se  ciascuno
  paga  un po' tutti pagano di meno. Questa, credo, sia la strada  da
  seguire.
   Le  do  anche atto che sta seguendo una strada giusta  per  quanto
  riguarda il rinnovo. Oggi, ci saremmo trovati con una disparità  di
  trattamento  perché  se adeguati alla legge nazionale,  perché  chi
  chiede una convenzione oggi ce l'avrà fino al 2020, per i sei anni,
  chi  invece ce l'aveva sappiamo che c'è una procedura di infrazione
  che  la  comunità  europea ha aperto nei confronti  dell'Italia.  E
  quindi  questo le fa merito, il fatto cioè di far sì che  anche  la
  Sicilia abbia aperta questa procedura di infrazione.
     Però, sul conguaglio, la prego, di fare una valutazione. Sa come
  possiamo recuperare le risorse? Lo Stato prende dalla Sicilia  -  e
  ho  presentato una mozione al riguardo -, ma credo che  l'assessore
  Bianchi  che  è  bravo questo lo sappia pure, 10  milioni  di  euro
  l'anno, che sono le somme delle revisioni auto che invece dal  2008
  deve incassare la Sicilia.
     Adoperiamoci  invece perché lo Stato ci restituisca  quello  che
  illegittimamente si prende e facciamo pareggiare i conti. Grazie.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Gianni.  Ne  ha
  facoltà.

   GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentante  del
  Governo,  grazie,  prendiamo atto con piacere  che  il  Governo  ha
  deciso   di   sospendere   il  decreto.  Credo   che   il   decreto
  nell'applicazione anche retroattiva, così come avevo sentito, fosse
  un po' più pesante di quanto non fosse già per i fatti suoi.
   In  un  momento  come  questo, in cui  la  crisi  economica  e  la
  depressione   è   purtroppo  dietro  la  porta  di  ciascuno,   pur
  comprendendo  le  difficoltà economiche che vive  la  Regione,  pur
  comprendendo le motivazioni per le quali è stato portato avanti  il
  decreto, dico che non possiamo fare scappare chi vuole investire in
  un  momento come questo, che anche nei lidi, nei cosiddetti lidi ci
  sono decine di ragazzi che vi lavorano.
     Ed allora bene ha fatto l'Assessore a dire che prorogava fino al
  2015,  con  la  consapevolezza di che una proroga per  cinque  anni
  potesse  consentire  a  chi vuole investire di  investire,  anziché
  farlo   in  Tunisia,  in  Marocco o in  altri  posti,  sarebbe  una
  riflessione più importante.
   Capisco  che  bisogna  fare  cassa, mi  rendo  conto,  ma  intanto
  Assessore,  la inviterei ad aprire un dialogo forte con il  Governo
  nazionale,  in quanto l'intero litorale industriale è di competenza
  del  Governo.  Le industrie infatti pagano al Governo nazionale  il
  diritto  della  concessione.  Le consiglio   quindi  di  aprire  un
  ragionamento per concordare e farsi dare un po' più di risorse  dal
  Governo  su questo punto specifico e diluire, diminuire,  contenere
  l'aumento. Sarebbe una cosa opportuna.
   La pregherei, La inviterei, Assessore, se anziché fare il decreto,
  ancorchè articolato come lei ha ben esplicitato nel suo intervento,
  andando  a vedere i lidi, lo specchio d'acqua, i parcheggi  per  le
  macchine  o  quello  per i panfili o le barche,  a  predisporre  un
  disegno  di  legge che possa essere discusso in quarta  Commissione
  della  quale  io  non  sono  componente,   ma  nella  quale  andrei
  volentieri per vedere di dare una mano. Potrebbe essere  questo  un
  motivo  per  coinvolgere  l'Aula in questa ipotesi  di  lavoro  che
  vedrebbe  bene la presenza di tutti per capire meglio, per  cercare
  meglio  di contenere questo che pure, attenzione, non è che non  so
  che in altre Regioni si paga molto di più, ma è un'operazione che è
  avvenuta  tanti  anni fa, non oggi, non ora, che c'è  questa  crisi
  economica  che  purtroppo sta portando molti  non  a  contenere  il
  pagamento,  bensì a non pagare proprio perché non possono  farcela:
  fra  tasse,  demani  etc.  non  ce la  fanno,  perché  manca  anche
  l'ospite, manca il cliente, manca il fruitore, manca colui il quale
  deve  contribuire a fare pagare le tasse o quant'altro. Quindi  non
  c'è turismo, o ce n'è poco.
    Noi dunque dobbiamo rivedere l'impostazione del turismo, dobbiamo
  rivedere  l'impostazione di tutti quei porti  in  cui  ci  sono  le
  barche che vengono messe in manutenzione, non ricordo come si dice.
  Bisogna  fare  una  cosa  diversa  che  è  quella  di  reimpostare,
  complessivamente,  il  pagamento del demanio,  in  ordine  anche  a
  quello che è il problema turistico ed economico.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Fontana.  Ne  ha
  facoltà.

   FONTANA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo  anche
  perché   ho   presentato,   qualche  tempo  fa,   un'interrogazione
  all'assessore  su  questo tema. Assessore, io la  stimo  molto,  la
  conosco da tanto tempo e so con quanto ardore, con quanta capacità,
  ma anche professionalità, lei conduca il suo lavoro.
   Questo è un tema che mi ha particolarmente colpito anche perché io
  ricevo settimanalmente, credo, almeno cinque telefonate da parte di
  operatori del settore che si lamentano di questo provvedimento,  di
  questo  decreto  che,  per fortuna, è stato revocato  o,  comunque,
  modificato.  Sono  soddisfatto  di questa  ipotesi  perché,  in  un
  momento così terribile, in una Sicilia che vive di turismo ed anche
  di turismo balneare, in un momento di così grave crisi, come quella
  che  stiamo vivendo, diventa inaccettabile una proposta che prevede
  l'aumento del 600 per cento dei canoni concessori
   E'  un dato che ci lascia senza respiro e credo che, al di là,  di
  operatori  o  di  holding che fanno parte di  multinazionali  o  di
  nazionali  che  sono operatori che possono anche affrontare  queste
  situazioni,  dobbiamo pensare, invece, ai nostri  imprenditori  che
  gestiscono  anche  dei  piccoli chioschi o delle  piccole  attività
  commerciali e che, con questi aumenti, perirebbero certamente.
   Per  quanto  riguarda la direttiva Bolkestein  che  vuole  mettere
  ordine  in un settore, il che è condivisibile perché credo che  sia
  assolutamente  condivisibile togliere alcune rendite  di  posizione
  per  passare  invece  a dei bandi che possano  essere  ad  evidenza
  pubblica  e, quindi, dare la possibilità a tutti di potere  entrare
  in queste attività in maniera assolutamente trasparente e su questo
  siamo   assolutamente  d'accordo,  ma  non  possiamo  assolutamente
  immaginare  che questi imprenditori possano affrontare, soprattutto
  in  questo momento di crisi, un aumento delle concessioni di queste
  dimensioni.
   Torniamo  sempre al solito nodo, tra l'altro questo è il nodo  che
  affronta  anche  il  Governo nazionale. Da un lato  fare  cassa  o,
  comunque,  creare  una maggiore imposizione ai  cittadini  ed  alle
  imprese.  Questo  è  il tema fondamentale, io  vi  invito,  ad  una
  riflessione. Lo faccio con grande serietà e con accuratezza, al  di
  là  delle  posizioni,  il mio non vuole essere  un  attacco  o  una
  contestazione  solo perché sto dall'altra parte. Assolutamente  no.
  La mia vuole essere una riflessione profonda perché oggi la Sicilia
  è in grandissima difficoltà.
   Se mi si consente anche un'ultima considerazione e riflessione. Il
  resto  d'Italia,  al di là della direttive comunitarie,  decide  di
  prorogare le concessioni fino al 2020.
  La  Sicilia,  invece,  diventa  in  questo  momento,  assolutamente
  rigida.  Questa è veramente la terra degli eccessi: o stiamo  fuori
  della  legge  e ce ne freghiamo di tutto o diventiamo  persone  che
  vogliamo  seguire in maniera rigorosa le direttive  comunitarie  e,
  quindi,  le  applichiamo, a mio parere, in un  momento  che  non  è
  quello giustoper applicarle.
   Io credo quindi che le cose vadano fatte e vadano fatte in maniera
  graduale pensando a questo momento di grande difficoltà che  stiamo
  vivendo.
   Pertanto,    Assessore,   la   invito   veramente   a   riflettere
  profondamente su questo. So che lei è una persona molto sensibile e
  che  si rende conto della difficoltà della Sicilia e dei Siciliani.
  Sono  certo  quindi che modificherà anche questo atteggiamento,  se
  sarà possibile e nei limiti del consentito, per dare maggiore fiato
  a  queste  piccole imprese al fine di dare la possibilità ai  tanti
  operatori  che oggi lavorano nelle nostre coste, perché  la  nostra
  Sicilia è un'isola e quindi ha un patrimonio veramente inestimabile
  con  una  costa lunghissima di tantissimi e tantissimi  chilometri,
  quindi  immagini quanti operatori operano in questa  nostra  terra,
  quante  persone  rischiano di essere messe in ginocchio  da  questi
  provvedimenti.
   Pertanto  rifletta  Assessore  e trovi  la  soluzione  giusta  che
  contemperi  da  una parte la possibilità di fare  cassa,  perché  è
  giusto pensare anche di fare cassa in questo momento difficile,  ma
  contemperi  anche la possibilità di potere dare a questi  operatori
  anche l'opportunità di potere continuare la loro attività.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Assenza.  Ne  ha
  facoltà.

   ASSENZA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  anche  io  ho
  presentato,  immediatamente dopo essere  venuto  a  conoscenza  del
  decreto  assessoriale  che,  di fatto,  mi  scusi  il  termine,  ma
  distruggeva dall'oggi al domani un comparto della nostra  economia,
  tranciandone alle basi le fondamenta, ho presentato,  da  un  lato,
  una  mozione e, dall'altro, un'interpellanza chiedendo  intanto  la
  revoca del decreto.
   Adesso io non ho capito bene se questo decreto sia stato revocato,
  se  gli effetti del decreto siano sospesi, perché ho appreso che vi
  è  un  decreto, non ho capito se è già stato approvato dalla Giunta
  ed  è in via di pubblicazione, o se vi è l'intenzione di revocarlo.
  Su questo vorrei che l'Assessore fosse abbastanza preciso perché mi
  risulta  che  intanto erano già arrivate le lettere agli  operatori
  del settore in cui si comunicava la necessità dell'adeguamento.  Se
  vuole  gliele  prendo  in  gruppo e  gliele  faccio  vedere.  Erano
  arrivate, adesso non so se continuano ad arrivare o meno.
   Dopodiché, io ho capito che questo decreto dice: il rinnovo noi ve
  lo  diamo, sulla base del pagamento del canone stabilito secondo le
  tariffe  in vigore l'anno precedente, però entro 60 o 90 giorni  va
  effettuato il conguaglio. Il conguaglio alla fine verrà determinato
  dopo questi calcoli che lei ha ritenuto di fare e che comunque come
  media  arriveranno all'abnorme aumento del 350% come  media,  salvo
  casi fortunati in cui si potrebbe ridurre questo.
   E  nel  frattempo  che  questo decreto e questi  nuovi  studi  non
  vengano  fatti e questi incontri, che forse era doveroso effettuare
  prima  con  l'organizzazione degli operatori  del  settore  vengano
  veramente  portati a termine, questo conguaglio su che  cosa  viene
  determinato? E' la seconda domanda che le faccio.
   Terza  domanda,  signor Assessore, secondo me i raffronti  non  si
  fanno  sul  numero dei chilometri delle coste, si fanno sul  numero
  delle  concessioni  e  sulla estensione delle concessioni  date  ai
  singoli  lidi  o porti, perché poi qui stiamo dimenticando  che  ad
  essere più colpiti oltre ai lidi sono i porti, sono le gestioni dei
  porti,  da  quelle in concessione ai singoli circoli  a  quelle  di
  gestione di porti turistici veri e propri.
   Guardate,  io faccio parte di un club nautico in cui la barca  più
  grande  è di otto metri, la mia è di quattro metri e mezzo,  quindi
  tanto   per   rientrare  nei  termini,  già  paghiamo   una   quota
  associativa, abbiamo un bilancio annuo.
   Signor  Presidente, secondo quell'aumento del 600  per  cento,  il
  nostro  bilancio  annuo verrebbe assorbito solo  dal  pagamento  di
  quella concessione - tanto per dire in che termini parliamo - e  il
  porto di Marina di Ragusa che paga attualmente una concessione pari
  a  350  mila  euro, se lo eleviamo a quel 600 per  cento  farà  lei
  stesso  il  calcolo, il che significa che forse dall'1   agosto  il
  porto di Marina di Ragusa non sarà più operativo.
   Signor  Assessore e signori del Governo, io vi invito  ancora  una
  volta a riflettere, perché le esigenze di cassa sono un qualcosa di
  essenzialmente e sicuramente importante, ma se voi pensate  che  le
  esigenze di cassa si facciano imponendo degli aumenti abnormi,  che
  metterebbero fuori mercato un settore già in gravissime difficoltà,
  ciò  porterà  alle  conseguenze opposte, cioè voi non  recupererete
  neanche  quegli  8-9  milioni   che recuperate  adesso,  perché  li
  mettete   totalmente  fuori  mercato,  li  costringete  a  chiudere
  dall'oggi a domani. Se questa è l'intenzione fate pure.
   Io  mi auguro e questa presenza in Aula dimostra che vi è comunque
  la  volontà  di  aprire un dialogo e di riaffrontare  con  maggiore
  serenità l'argomento, possa portare ad una soluzione che da un lato
  punisca  coloro che hanno fatto i propri comodi - e  su  questo  io
  sono  perfettamente  d'accordo,  ci  mancherebbe  altro  -  ma  che
  dall'altro ridia fiducia agli operatori seri del settore.
   E  poi  vede, Assessore, una cosa è il fatturato e una cosa  è  il
  reddito che si ricava dall'attività; il fatturato può essere enorme
  e   provocare  reddito  zero  o  addirittura  una  perdita.  Se  lo
  quantifichiamo sul reddito è un discorso, sul ricavo è un discorso,
  sul fatturato è tutt'altro discorso caro Assessore.
   E  qui  non me ne voglia l'assessore Bianchi, ma anche qui parlare
  di  una  norma  finanziaria  che operi  dall'1   gennaio  e  quindi
  retroattivamente mi sembra una abnormità giuridica e tributaria.
     Infine,  signori del Governo, dietro ogni concessione vi  è  una
  storia: quell'esempio che voi fate sempre con riferimento a  questo
  fatturato  enorme,  io  non  sono della  provincia  e  non  conosco
  esattamente la situazione, ma mi è stato riferito che si tratta  di
  un accordo risalente addirittura ai primi del secolo scorso, quando
  era  prevista  tutta una serie di opere; ci sono  dei  vincoli  che
  vanno  a  scadere  anche oltre e non so su  questo  come  si  possa
  intervenire  senza  provocare  un contenzioso  che  poi  alla  fine
  vedrebbe  necessariamente la Regione perdente,  per  non  dire  che
  quell'aumento indiscriminato che prevedeva che il lido di  Taormina
  potesse essere paragonato allo chalet con quattro sedie a Marina di
  Acate è veramente un qualcosa da evitare.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  D'Asero.  Ne  ha
  facoltà.

   D'ASERO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   Governo,
  intervengo  per  la  verità  con grande  soddisfazione  dopo  avere
  ascoltato  anche il mio collega di Gruppo, onorevole Assenza,  che,
  al  di  là  delle  sue cognizioni di carattere giuridico,  ha  dato
  stasera  anche una dimostrazione concreta di quello che è l'aspetto
  contabile e gestionale di una azienda. Egli infatti giustamente  ha
  fatto  rilevare che un conto è pensare ai volumi di affari  secondo
  una presunzione a volte non riscontrata dai fatti che il volume  di
  affare determina reddito risultato della gestione economica che può
  essere  sicuramente  più  o  meno positivo,  ma  può  essere  anche
  negativo.  E  quindi  questo è un concetto, a mio  avviso,  che  va
  contestato  e poi c'è un altro aspetto che riguarda particolarmente
  l'aspetto  finanziario  della contabilità  pubblica:  il  principio
  della  previsione  delle  entrate, una previsione  che  per  essere
  concretamente importante e valida deve essere riscontrata  poi  dai
  fatti  e  quindi dai momenti reali, in quanto la previsione stimata
  sulla  scorta di un abnorme aumento che sicuramente determinerà  un
  momento  di  chiusura  di attività e di crollo probabilmente  anche
  degli  aspetti  gestionali la parte di previsione  di  entrata  non
  andrà  sicuramente  a  trovare  un  momento  concreto  della  reale
  entrata,   perché  la  stima  delle  previsioni  crollerà,   perché
  materialmente non ci saranno le attività.
   E  allora,  è questo il vero motivo su cui dobbiamo ragionare.  Io
  dico che c'è bisogno di un principio di equità, di un principio  di
  razionalizzazione anche del sistema delle entrate,  di  adeguamento
  di canoni, ma la norma deve essere applicabile, signor assessore  e
  caro  Governo,  perché  se   la norma diventa  una  norma  talmente
  abnorme,  una norma schiacciante, una norma che tende a distruggere
  l'attività  di  impresa, di quale norma parliamo? Parliamo  di  una
  norma  che  non  farà  gli  interessi  né  della  Sicilia,  né  dei
  siciliani,  ma  che questa crisi di contesto che noi  viviamo  sarà
  ulteriormente  aggravata perché metteremo sul lastrico  le  residue
  attività  aziendali che derivano da questo tipo di impegno  perché,
  l'aumento  dei  canoni demaniali in cui vedo un  grande  prevalente
  aspetto  sulla questione dei lidi è una parte, ma c'è  un  problema
  più ampio che interessa anche altre attività, ma che di fatto forse
  noi  ignoriamo che è rappresentato da quella micro azienda che fino
  ad oggi ha avuto la capacità di resistere ad una serie di problemi,
  sicuramente troverà un impatto che ne determinerà il crollo.
   E  allora,  alla  luce  di questo ragionamento,  il  motivo  delle
  interrogazioni parlamentari, il motivo delle pressioni,  il  motivo
  delle  preoccupazioni, al di là degli aspetti  formali  che  questo
  Parlamento vuole evidenziare, sono dei momenti che devono tendere a
  riprendere   un   filo   di  razionalità,  di   logica   gradualità
  nell'applicazione delle norme.
     E allora, se un costo aziendale oggi è di mille euro e diventa 2
  mila euro, probabilmente avrebbe un senso; se da mille euro diventa
  6  mila euro è un'altra cosa. Se un canone oggi è di 40 mila  euro,
  forse  determina la possibilità di sopravvivenza di un'azienda,  ma
  se  diventasse  di  240  mila  euro sfido  voi  a  vedere  con  una
  simulazione aziendale se quell'azienda potrà sopravvivere
     E  allora,  dico:  ma  è  mai possibile che  questo  momento  di
  necessità,  che  questo  momento di grande,  importante  previsione
  delle   entrate  che  deve  portare  ad  un  incremento   di   cui,
  sicuramente,  tutti  ne  riconosciamo  la  necessità,  non  ci   fa
  ragionare un momento? Ma, per dire, perché ciò avvenga è necessario
  che si rispetti un percorso perché, diversamente, non realizzeremmo
  neanche quello che prima preventivavamo che poteva essere anche  su
  un falso momento di entrata.
   E  allora,  il  senso  che  io voglio evidenziare,  che  noi  come
  parlamentari  stasera  con questo grido di allarme  che  tutti  qui
  abbiamo lanciato, che noi vogliamo evidenziare è quello di prendere
  atto,  comunque,  di un'iniziativa che ha portato alla  sospensione
  della  procedura,  di invitare il Governo a che  il  ripristino  di
  questa procedura sia secondo un canone di razionalità e di rispetto
  di  percorsi anche istituzionali. Esistono le varie parti  sociali,
  esistono le associazioni di categoria, esiste il comparto  con  cui
  bisogna  confrontarsi e con cui programmare anche un  percorso  che
  può  vedere  un'applicazione dell'aumento  dei  canoni  in  maniera
  ragionata, graduale e razionale.
   E  allora,  davanti  a questo impegno, ritengo  che  noi  vogliamo
  riportare nell'alveo del giusto confronto democratico problematiche
  di  particolare delicatezza, non vogliamo affrontare  temi  creando
  momenti  di tensione che potrebbero essere favorevoli dal punto  di
  vista   politico,  ma  noi  davanti  agli  interessi  istituzionali
  prediligiamo  prima  l'interesse istituzionale e  dopo  l'interesse
  politico.
   A  me  pare  che questo che sia uno di quegli  esempi di  come  il
  Governo  non  abbia  rispettato  e che  mi  auguro  adesso  intenda
  dimostrare  di volere rispettare con un processo di gradualità  che
  veda  nell'applicazione, non solo dei canoni, ma  nell'applicazione
  delle norme anche un confronto serio e democratico anche con questo
  Parlamento regionale siciliano.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Vullo.  Ne  ha
  facoltà.

   VULLO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  assessori,   ho
  assistito   in  questi  minuti  ad  una  carrellata  di  interventi
  sicuramente interessanti.
   Assessore Lo Bello, ma lei non ha pensato in questi giorni di dare
  un  contributo a questi signori che hanno le concessioni? Perché da
  quello che abbiamo ascoltato oggi, se noi abitassimo a Stoccolma  o
  a  New  York,  invece di stare in Sicilia, pensavamo che  a  questi
  signori  che  hanno le concessioni, avremmo dovuto  dare  anche  un
  contributo.
   Molti  di noi hanno ricevuto delle telefonate di imprenditori  che
  hanno  queste  concessioni.  C'è chi  come  me  ha  ricevuto  delle
  telefonate  che vanno in controcorrente rispetto a chi ha  ricevuto
  delle  telefonate  di  protesta. Ho ricevuto telefonate  di  grande
  giudizio,   di  grande  vivacità  rispetto  alle  decisioni   prese
  dall'Amministrazione  e  finalmente  qualcuno  ha  dichiarato   che
   paghiamo tutti per pagare meno'. Ciò mi sembra non uno slogan  che
  abbia un senso solo demagogico, perchè pagare tutti per pagare meno
  mi sembra sia opportuno.
   Facciamo  una scommessa, allora, Assessore: lei revochi  tutte  le
  autorizzazioni e vediamo quanti soldi incassiamo; se le mettiamo  a
  reddito queste autorizzazioni o queste concessioni.
   E'  arrivato il momento di finire di fare demagogia. E adesso   io
  vorrei  vedere  quando si parla di porti turistici  quante  fatture
  vengono  emesse, vorrei vedere quanti ragazzi sono messi in  regola
  in  questi tre mesi. Allora finiamola. Non è più possibile  questo.
  Cerchiamo  anche di fare meno demagogia e di capire  dove  possiamo
  attingere  finalmente per potere alleviare le sofferenze di  questa
  Regione.
   Allora noi ai disoccupati, ai non occupati dobbiamo fare pagare il
  ticket  e  a  questi  signori imprenditori,  molte  volte  le  loro
  famiglie lavorano in questi edifici, no? Non possiamo aumentare  il
  canone.  Il canone deve rimanere quello del 1870  Ma finiamola.  E'
  giusto  che chi fa l'imprenditore sappia quello che deve succedere.
  Lei, Assessore, naturalmente faccia sapere con una circolare quello
  che loro devono pagare per il 2012, dopodiché chi vuole lasciare la
  concessione, la lasci e noi come Regione incasseremo molto di più.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Germanà.  Ne  ha
  facoltà.

   GERMANA'.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,  sarò
  molto breve anche perché non voglio tediare i colleghi con cose che
  sono state già dette e dette anche abbastanza bene soprattutto  dai
  miei colleghi del Gruppo PDL.
   Sono  contento  che  stiamo trattando questo argomento  che  è  un
  argomento  molto  sentito  e un problema anche  importante  per  la
  nostra  terra a vocazione turistica. Ha sorpreso me, ma ha sorpreso
  i tanti siciliani, i tanti operatori del settore.
   Entrando  in  Aula non avrei voluto neanche ascoltare l'intervento
  dell'Assessore.  Spesso  capita,  a  me  ma  a  tanti  parlamentari
  dell'opposizione   che   hanno  presentato  tante    interrogazioni
  ascoltare  la  risposta  dell'Assessore  che  viene  in  aula   per
  rispondere con una risposta già predisposta dagli uffici  e  quindi
  non volevo ascoltare la risposta dell'Assessore.
   Però  poi,  tra  una  chiacchiera  e  un'altra,  ho  sentito   che
  l'Assessore  annunciava  all'Aula che si era  fatto  qualche  passo
  indietro.  Mi pare di capire, se non è stato ritirato  il  decreto,
  forse  verrà modificato. Certamente il Governo si è reso conto  che
  su  questo  argomento  era scivolato in una buccia  di  banana.  Mi
  sembra di capire questo.
   Pertanto,  sono  soddisfatto che il Governo abbia  capito  che  ha
  sbagliato su un argomento importantissimo come questo. Ha sbagliato
  anche  la  tempistica perché mettere preoccupazione sugli operatori
  del  settore  proprio  alle porte della  stagione  estiva  è  stato
  devastante e ha preoccupato gli investitori dei tanti operatori del
  settore  e sorprende ancor di più anche sapere che il provvedimento
  non   riguarda,  per  esempio,  gli  insediamenti  industriali  che
  nell'area del messinese rendono invivibili alcune zone come  quella
  del milazzese o come quella della Valle del Mela.
   Sono  contento  anche  perché  ho sentito  un  collega  di  questa
  maggioranza,  l'onorevole Vullo, che è intervenuto,  perché  ancora
  non  era intervenuto nessuno dei colleghi di maggioranza e, quindi,
  sono  soddisfatto per l'annuncio che ha fatto l'Assessore a seguito
  delle tante interrogazioni che sono venute dall'opposizione.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Cracolici.  Ne  ha
  facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo  dire  che
  anch'io mi ero sentito abbastanza soddisfatto del ragionamento  che
  aveva  fatto  l'Assessore, nel modo anche  di  problematizzare  una
  questione  storica  di questa Regione, cioè l'utilizzo  del  nostro
  demanio  e  la  sottovalorizzazione che in  tutti  questi  anni  il
  demanio   ha  costituito,  diciamo,  una  forma  di  gestione   non
  economica, mettiamola in questi termini.
   E  però,  di fronte ad un decreto che di botto produce in  maniera
  indifferenziata  un  aumento tout court, senza fare  quelle  giuste
  articolazioni  di  zone,  di funzione, di  periodo,  come  dire,  è
  evidente che si presta ad una ineluttabile critica che ha rischiato
  di  dare ragione anche al dibattito che poi si è sviluppato, che io
  devo dire ho sentito stasera argomenti anche un po' pelosi, perché,
  vedete,  si  può  certo  discutere della crisi  economica,  si  può
  discutere della condizione di sofferenza della nostra economia,  si
  può  discutere di tutto, come è naturale che sia in un  Parlamento,
  però non indignarsi per il fatto che in zone di pregio di Palermo e
  Catania,  per attività economiche che hanno una rendita almeno  nel
  fatturato,  pari  al  200  milioni  per  cento  del  valore   della
  concessione, non del 600 per cento, 200 milioni per cento, io credo
  che  è veramente un po' peloso tutto questo, perché se in una terra
  come  la nostra, dove abbiamo aumentato l'Irpef ai siciliani perché
  dovevamo  compensare le perdite che avevamo nella  sanità,  abbiamo
  messo i ticket più cari d'Italia, perché abbiamo i ticket più  cari
  d'Italia  sulla diagnostica, perché dobbiamo compartecipare  e  poi
  tutte  queste  cose in genere le paga la povera gente,  perché  poi
  magari  i  furbi  non solo non pagano il ticket, ma spesso  neanche
  pagano  la  prestazione  e di fronte a quello  che  è  avvenuto  ed
  assistere al fatto che noi possiamo avere delle aree dove  si  paga
  un  euro  per  il  canone di concessione, a fronte  del  fatto  che
  magari,  nella  stessa città, dove per pagare - faccio  un  esempio
  così  lo  dico  io tanto sono abituato a dire quello  che  penso  -
  magari  si paga un euro a Mondello e se ti sposti qualche centinaio
  di  metri  e vai nella piazza di Mondello e c'è la friggitoria  che
  vende  il  panino  con  le  panelle e  deve  mettere  dei  tavolini
  d'estate,  non  paga un euro, paga molto più  di  un  euro  per  la
  concessione del suolo pubblico, nella piazza di Mondello,  però  se
  ti sposti di qualche metro, paghi un euro.
   Ora,  in  quell'euro - l'Assessore ha raccontato una  parte  della
  verità, non perché ha omesso la verità, io lo uso sempre a  mo'  di
  esempio,  capisco che chi oggi gestisce quel bene  si  può  sentire
  quasi  minacciato  dalla cosa che sto per dire - c'è,  ad  esempio,
  anche l'utilizzo di uno dei beni architettonici della nostra terra,
  forse pochi sanno che uno dei gioielli dell'architettura Liberty di
  cui  dispone  la  nostra terra, che è il famoso  ex  Charleston  di
  Mondello, è un bene demaniale, un bene di proprietà pubblica  e  in
  quell'euro  a  cui ha fatto riferimento lei, c'è  pure  l'euro  che
  riguarda quel bene.
   Allora, noi possiamo continuare a far finta di essere ipocriti  ma
  questo è inaccettabile in una terra come la Sicilia.
   Assessore,  vada avanti senza guardare, distinguendo una  attività
  economia   che  produce  utili  che  è  giustamente  una   attività
  economica.
   Io  non ho nulla sul fatto che venga valorizzata economicamente la
  costa  e  si  possa anche fare reddito e profitto da  parte  di  un
  imprenditore  che richiede una concessione ma neanche possiamo  far
  diventare  questo  quasi che dobbiamo chiedergli scusa  perché  gli
  chiediamo l'aumento del canone, avendo i canoni più bassi d'Italia.
   Certamente, il modo come è stato annunciato, il modo come è  stato
  indifferenziatamente prodotto è da discutere,  però,  la  soluzione
  non può essere che abbiamo scherzato
   Un'altra  cosa  è  distinguere il poveraccio che fa  una  attività
  stagionale  in  una località, magari -  diciamo -  dove  andare  in
  vacanza  è quasi uno sforzo di immaginazione, capisco che,  quindi,
  bisogna  fare  un piano dettagliato di offerta differenziata  e  di
  canoni  differenziati ma vada avanti, non si lasci  fermare  da  un
  dibattito peloso fatto da chi spesso, magari, a seconda le giornate
  e  a  seconda con chi parla, un giorno fa l'indignato per dire  che
  vergogna   in   Sicilia  potremmo  eliminare  gli   sprechi   anche
  utilizzando risorse che oggi non vengono utilizzate, prese a chi se
  lo  può permettere e far pagare meno, invece, chi paga oggi di più
  e  poi,  l'altro giorno, a seconda loro e a seconda con chi  parla,
  dare ragione in senso contrario.
   Io  credo  che questa vicenda dei canoni demaniali è una questione
  di  giustizia, senza esagerare con una visione equilibrata, in  una
  logica  uniforme rispetto al territorio nazionale ma  non  possiamo
  far finta che per noi, il nostro territorio - lo diceva l'onorevole
  Vullo  - noi abbiamo situazioni di porticcioli turistici; io  sarei
  curioso  di  sapere  quanto si paga un porticciolo  turistico  alla
  Regione  e  quanto si paga, ad esempio, all'autorità  portuale,  là
  dove  l'autorità  portuale gestisce un  pezzo  di  costa  per  cui,
  magari,  il  canone, in quel caso, non è quello  che  applica  tout
  court  la  Regione ma c'è un canone probabilmente  negoziato  sulla
  base di tariffe indicate dall'autorità portuale.
   Allora, lo dico perché noi, in questa materia, abbiamo bisogno  di
  rimettere  ordine  e  ridare soprattutto un senso  di  giustizia  -
  ripeto  -  senza  furore ideologico, senza avere a presunzione  che
  adesso  arrivano gli Unni', ma con la logica del buon senso,  però,
  restituendo  al nostro territorio il valore che esso deve  avere  e
  per avere valore deve essere riconosciuto come tale.
   Non  ci  possono  essere coloro che, in maniera  furbesca,  io  mi
  auguro che prima o poi anche in questa nostra terra si possa  fare,
  prima  o  poi,  qualche  gara  perché  anche  questa  storia  delle
  concessioni  tout court senza gare, che si ereditano  da  padre  in
  figlio, da nonni a nipoti, perché anche le concessioni fanno  parte
  dei  lasciti testamentari in questa nostra terra, ecco,  mi  auguro
  che tutto questo possa anche avere una condizione di riequilibrio e
  di giustizia che, secondo me, va operata.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Fazio.  Ne  ha
  facoltà.

   FAZIO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  Assessore,  non
  volevo intervenire perché credo che gli interventi precedenti  sono
  stati  copiosi ed esaustivi ma, alla fine, mi sono deciso,  tenendo
  conto  soprattutto  dei  due  ultimi  interventi,  quello  che   ha
  evidenziato   come  molti  parlamentari  hanno  effettuato   questi
  interventi  chiaramente sollecitati da alcune categorie  ed  altri,
  soprattutto  l'ultimo  intervento  che,  da  una  parte,  riconosce
  l'illogicità     procedimentale    attuata    dall'Amministrazione,
  dall'altra parte, invita l'Assessore ad andare avanti.
   Ebbene,  mi  piace fare un confronto, a mio avviso,  utile,  anche
  perché non ho ricevuto nessuna telefonata né dagli imprenditori  né
  da  coloro  i  quali risultano occupati ma non dichiarati.  E'  mai
  accettabile  immaginare,  tutto ad un  tratto,  un  aumento  di  un
  canone,  perché questo la norma individua come tale,  del  630  per
  cento?
   Mi  fa  pensare  a  due cose fondamentali: o chi  l'ha  preceduta,
  Assessore,  deve essere immediatamente denunciato  alla  Corte  dei
  conti  perché vi è una responsabilità di natura erariale  -  e  non
  potrebbe   essere   diversamente  -  oppure  l'adozione   di   quel
  provvedimento  di tale entità risulta del tutto spropositata  anche
  in funzione, così come effettivamente è evidenziato, e la ringrazio
  per   questo,   forse   andava  fatto  prima   di   adottare   quel
  provvedimento.
   Si  deve  tenere conto che, così come lei ha osservato e come  non
  posso  che  confermarle, forse gli aumenti del 630  per  cento  per
  alcune  fattispecie potrebbero essere del tutto  non  proporzionati
  per altre, sostanzialmente, sarebbero sproporzionati al massimo.
   Mi  fa piacere avere ascoltato che finalmente si procederà ad  una
  valutazione e differenziazione, come è giusto che sia, perché, se è
  vero  come  è  vero  che un bene che appartenga  alla  collettività
  determina anche un reddito in capo a colui il quale lo gestisce,  è
  giusto  che  colui  il quale lo gestisce debba partecipare  con  il
  pagamento  delle imposte e delle tasse in maniera proporzionata  al
  reddito che consegue.
   Risulta poi estremamente difficile, Assessore, quando lei richiama
  il  volume d'affari. Questo, per l'esperienza che ho a riguardo, lo
  definisco un parametro  ballerino' e mi lascia molto perplesso.
   La  invito  a valutare altri parametri che, a mio avviso,  possono
  forse  essere  più  corrispondenti alla realtà delle  cose  e  che,
  comunque, è necessario proporzionare l'entità del canone, lo  trovo
  del  tutto illogico così come è stato evidenziato, c'è un sito  che
  risulta pregiato e che determina un determinato reddito, altro sito
  che non risulta per niente pregiato che effettivamente determina un
  reddito bassissimo.
   Altra  cosa,  Assessore, dovete stare un po' attenti  al  riguardo
  perché  la  nostra  costa  è  già  abbastanza  deturpata;  se   noi
  interveniamo in maniera energica, rischiamo l'abbandono di coloro i
  quali hanno gestito, precedentemente, le coste in questione con  un
  ulteriore danno per quanto riguarda il territorio.
   Come  vede,  le valutazioni che è opportuno fare, sono  rivolte  a
  diverse  fattispecie  che,  a  mio avviso,  devono  necessariamente
  essere bilanciate o controbilanciate.
   Chiudo  l'intervento con un invito e mi auguro che  lei  condivida
  questa mia proposta che non è mia, la faccio mia in questa sede, in
  quanto  appartiene  alla IV Commissione legislativa,  Territorio  e
  ambiente, dove l'ha invitata espressamente, in sede di approvazione
  della  manovra  finanziaria, di tenere conto delle  iniziative  che
  prevedano l'utilizzo dello specchio acqueo in termini momentanei o,
  comunque,  per  periodi brevissimi. Mi riferisco,  in  particolare,
  alle  cosiddette attività sportive di competizione o di regata  per
  le  quali,  in  questo momento, è previsto un canone che  definirei
  vessatorio  a tutti gli effetti, anche perché non dobbiamo  cercare
  di ragionare così come, purtroppo, in tantissimi casi abbiamo fatto
  a paratie stagne.
   L'ha  presente una nave? L'amministrazione, purtroppo,  ragiona  a
  paratie  stagne  e  non riesce a vedere quello che  c'è  nell'altra
  sponda o nell'altra stanza.
   Molti  eventi  sportivi,  anzi  la  quasi  totalità  degli  eventi
  sportivi,  sono  attivati da associazioni no  profit  e  che  sono,
  peraltro, sponsorizzati o, comunque, con interventi contributivi  o
  dalla  medesima  Regione, e di esempi ne posso portare  a  iosa,  o
  perché  no, eventualmente, anche dai comuni o dalle ex province  o,
  comunque, da soggetti pubblici e privati.
   Lo  trovo  del  tutto allucinante, tenuto conto che  un'iniziativa
  sportiva,  al  di  là  dell'evento sportivo, sicuramente  determina
  degli  effetti  economici  sotto l'aspetto  prettamente  turistico-
  ricreativo  e di accoglienza. Allora, come si fa ad effettuare  una
  valutazione,  sic  et  simpliciter,  solo  perché  si  utilizza  lo
  specchio d'acqua e necessariamente si deve pagare il canone,  senza
  cercare  di  comprendere quale sia l'iniziativa  che  determina  un
  effetto  positivo  a  cascata dove la  collettività  ne  riceve  un
  beneficio,   anche   per  quanto  riguarda   la   stessa   pubblica
  amministrazione, magari non lo stesso Assessorato del territorio  e
  dell'ambiente,  bensì  l'Assessorato del turismo,  lo  sport  e  lo
  spettacolo, ma questo non significa nulla la riguardo.
   Quindi,  la invito, ancora una volta, a nome, questa volta,  della
  Commissione  a  valutare se nell'emanando  decreto  di  cui  ci  ha
  anticipato,  in parte, il contenuto lei preveda la possibilità,  da
  parte  delle  associazioni  no  profit  laddove  in  qualche   modo
  organizzino  eventi  sportivi, di non pagare alcun  canone  oppure,
  come  fa e come viene effettuato a livello statale, dove il  canone
  si  differenzia notevolmente a seconda del soggetto che lo gestisce
  e  che  lo  utilizza e prende il nome, in questo caso,  di   canone
  ricognitivo  che è quello che lo Stato fa pagare al Comune laddove,
  in  qualche modo, effettua l'utilizzo del bene che appartiene  allo
  Stato,  laddove si tratti, effettivamente, di specchio  acqueo  che
  riguardi lo Stato. Il semplice canone ricognitivo.

   PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'assessore Lo Bello.

   LO  BELLO,  assessore  per  il  territorio  e  l'ambiente.  Signor
  Presidenti, signori deputati, voglio cominciare subito a parlare di
  una  parola  che  spesso è anche declinata con la  disinformazione.
  Prima di tutto, vado a ritroso a partire dall'ultimo intervento.
   Mi  permetteranno,  gli  onorevoli  deputati,  di  dovere  anch'io
  affrontare e rispondere quasi punto per punto richiamando per  nome
  i  deputati che le stesse questioni hanno posto. Quindi, non voglio
  né  andarci alla lontana né voglio affrontare le questioni come  se
  riguardassero la generalità.
   Credo   che  siano  state  dette  una  serie  di  cose   di   cui,
  effettivamente,  terremo conto come Governo, ma  credo  che  alcune
  precisazioni vadano fatte e che siano doverose.
   Prima fra tutte il canone ricognitorio esiste anche in Sicilia  ed
  è   quello   che  pagano  tutte  le  ONLUS  siciliane,   tutte   le
  associazioni, anche quelle non vere, tenuto conto che ci sono molte
  associazioni  che  pagano lo 0,10, non un euro al  metro  quadrato,
  dieci centesimi al metro quadrato, mentre, di contro, sappiamo bene
  che  per  i  pontili,  anche per feste di  compleanno  che  vengono
  organizzate  dentro questi club finiscono con l'avere,  invece,  un
  introito dal punto di vista finanziario.
   Altra  cosa, poi, è il bilancio ed anche lì voglio dire che quando
  viene  fatta un'osservazione  che è quella relativa al fatto  della
  differenza  che  c'è  fra  fatturato e reddito  aziendale,  per  la
  verità, troppe  volte in vita mia mi sono ritrovata ad avere operai
  che  hanno  una dichiarazione dei redditi superiore in  termini  di
  introiti al loro datore di lavoro. Per la verità, non ci credo  che
  ci  sia  un  datore  di lavoro che finisca con il  guadagnare  meno
  dell'ultimo degli operai che ha, addirittura, in qualche  caso  c'è
  stato qualche datore di lavoro che ha dovuto far fare una richiesta
  di  regolarizzazione di immigrati perché non arrivavano al  reddito
  previsto   dalla   legislazione   statale,   quindi,   anche    lì,
  probabilmente,  se un dato viene ad essere preso a  riferimento,  e
  che  è  quello  relativo  al  reddito di un'azienda,  probabilmente
  dobbiamo  anche  dire  che nessuna sorpresa, mi  permetteranno  gli
  onorevoli deputati, che non c'è assolutamente nessuna sorpresa.  Ma
  soprattutto  perché  quegli  stessi imprenditori  che  operano  nel
  settore  - poi farò anche la differenza, parlerò dei porti, parlerò
  delle  industrie  -  non  hanno non solo nessuna  sorpresa  perché,
  vedete, da troppo tempo, da troppi anni in questa Regione si  parla
  di  aumento  di canoni demaniali, c'era una proposta l'anno  scorso
  pari al 300 per cento, poi non si capisce bene, quel Governo non ha
  avuto - mi permetto di dire - per la verità non so se il coraggio o
  la volontà o chissà che cosa per andare avanti, invece, non è stato
  presentato,  tra  le  carte dell'Assessorato ho  trovato  le  varie
  proposte  che  negli  anni  avevano  visto  potere  realizzare  una
  proposta che andava incontro non ad un aumento, chiamiamolo con  il
  proprio  nome,  è un adeguamento che viene fatto per  riscattare  i
  siciliani,   perchè troppe aziende finiscono con il non  pagare,  a
  discapito di quelle che, invece, pagano, anche se un euro  a  metro
  quadrato, ed io credo che le troppe aziende a cui viene concesso di
  non  pagare,  il chiudere un occhio, credo che invece di  occhi  li
  dobbiamo aprire tutti e due.
   Rispetto  alle  questioni, dopo di che parlerò delle  risposte  da
  dare ai singoli deputati, che io credo che l'avere riscontrato  una
  tale passione nel modo in cui i deputati hanno voluto rappresentare
  qui le istanze che via via le varie aziende hanno rappresentato,  i
  vari imprenditori, le varie associazioni, insomma quelle piccole  e
  medie  aziende,  quei lavoratori che saranno sul  lastrico  se  noi
  mettiamo  in  cantiere questo tipo di scelta, una cosa  tra  tutte,
  perché siccome non mi piace non dire il vero, è stato detto che  il
  Governo   avrebbe  revocato,  sospeso,  no,  abbiamo  semplicemente
  rinviato gli effetti del decreto, così lo voglio dire una volta per
  tutte,   sapendo  che  queste  cose  le  abbiamo  decise   con   le
  organizzazioni di categorie. Ma anche lì, vedete, già ho fatto  tre
  riunioni con tutte le organizzazioni di categoria regionale, ne  ho
  fatta  una  anche  nella Sicilia orientale, perché  non  tutti  gli
  imprenditori potevano, era necessario sentirli, parlare proprio con
  loro,   con  tutti  i  rappresentanti,  dai  rappresentanti   degli
  industriali,dai rappresentanti delle piccole e medie  imprese,  dai
  rappresentanti    degli   alberghi,   dai   rappresentanti    degli
  stabilimenti  balneari  abbiamo  fatto  già  tre  riunioni.  Questo
  percorso sta per essere con loro condiviso.
   Cosa è stato fatto? È già stato presentato un decreto di legge  ed
  è  stato  fatto un decreto assessoriale, il decreto assessoriale  è
  quello  che  proroga,  io vorrei rispetto  a  questa  cosa,  volevo
  sentire,  per esempio, chi poco fa parlava anche di quelle  aziende
  che  hanno, in questo momento, scadute le concessioni, guardate che
  prorogarle  in automatico fino al 31 dicembre del 2015  non  è  una
  cosa  tanto  automatica, loro sanno bene che non era  assolutamente
  scontato, questa è, insieme alle altre, una scelta coraggiosa.
   L'altra questione, che è quella relativa alle riunioni per fare il
  regolamento,  abbiamo  fatto  quindi  un  decreto  legislativo  che
  interviene  sulla legge n. 15 del 2015, l'ho fatto, ho  firmato  un
  decreto  assessoriale  che,  invece, stabilisce  come  far  pagare,
  intanto  quanto  dovuto  con il 2012, con  l'aumento  ISTAT  e  poi
  riferito al conguaglio.
   Rispetto  alle lettere, io gradirei che - e, adesso  passerò  alle
  questioni  che  venivano poste - chi ha ricevuto  le  lettere,  gli
  imprenditori,  le aziende e le associazioni, quanti hanno  ricevuto
  le  lettere comprendenti già l'aumento del 600 per cento, vi  prego
  di  farcele  sapere in assessorato, magari non tutto  il  malloppo,
  magari,  due  o  tre,  semplicemente perché, nello  specifico,  noi
  abbiamo  parlato  ed  abbiamo ribadito che il  regolamento  avrebbe
  fissato alcuni canoni.
   Per  quanto  riguarda  le questioni che venivano  poste,  intanto,
  l'onorevole   Leanza,   rappresentava   qui   l'esigenza   di   una
  concertazione  che  - l'ho già detto prima, ma voglio  ribadirlo  e
  rafforzarlo - è uno dei metodi che stiamo seguendo, devo dire,  non
  l'abbiamo   seguito  sin  dall'inizio,  e  di  questo   mi   faccio
  assolutamente  carico ed assumo la responsabilità di avere  emanato
  un decreto senza prima avere consultato le parti sociali.
   Per la verità, io pensavo che tanti anni di consultazione ed anche
  di  condivisione, quello che tutti avvertiamo, in riferimento ad un
  inadeguato canone che finiva con l'avere, per esempio, sullo stesso
  litoraneo,  chi  stava sulla spiaggia finiva col  pagare  un  euro,
  magari di settemila euro l'anno, chi invece sta dall'altra parte ed
  ha un ristorantino o altro, quattromilacinquecento euro al mese.
   Parlo  della mia provincia e parlo della mia San Leone. Non  parlo
  di  Mondello  e  non parlo di altro. A San Leone questo  accade.  E
  all'onorevole  Fontana  che ha qui ben rappresentato  le  esigenze,
  diremo  anche quale è il ristorante, l'affitto e quali sono le  due
  aziende.    Settemila   euro   l'anno   chi     sta    davanti    e
  quattromilacinquecento chi sta dall'altra parte facendo, in qualche
  caso,   una   concorrenza  sleale  nel  senso  che,  per   esempio,
  trasformare in ristorante un esercizio, sapendo che non si potrebbe
  fare, dovremmo anche lì capire bene.
   Onorevole  Grasso,  la  richiesta da lei fatta  che  è  quella  di
  sospensione,  a nome del Governo le dico che non si può  sospendere
  un  atto  che  per  la verità, lo sappiamo, avere le  ricadute  dei
  quarantamilioni  che  sono  utili  alla  Sicilia,   utili   perché,
  altrimenti,  dovremmo  capire  che noi,  nei  confronti  di  queste
  aziende continuiamo ad essere benefattori, nei confronti di  altre,
  decidiamo tutti insieme da dove li prendiamo.
   Io so bene che l'onorevole Grasso, nel rappresentare l'esigenza di
  una  sospensione per quest'anno del decreto, significa però  dovere
  capire  che  quarantamilioni di euro, che sono quelli  che  abbiamo
  appostato,  meno  settemilioni e mezzo  o  ottomilioni,  potrebbero
  essere  trentaduemilioni di euro, io non voglio dire che si  devono
  prendere  da  un'altra parte. Si devono prendere da qui,  perché  è
  assolutamente corretto prendere i soldi, tenuto conto che c'è  quel
  percorso,  intanto,  di non sorpresa, intanto  di  condivisione  ed
  intanto, per ultimo, di un regolamento che faremo tutti insieme.
   All'onorevole  Fontana, non è vero che è un  dato  che  ci  lascia
  senza  respiro. Io lo capisco per lei e per me che siamo  nuovi  in
  quest'Aula, probabilmente è così,  per me no perché l'ho fatto, per
  lei  che  l'ha letto, ma sicuramente per i tanti deputati che  sono
  dentro  quest'Aula  da  tanto tempo, questa non  è  certamente  una
  sorpresa e non è un voler far cassa.
   E'  un adeguamento assolutamente necessario, un adeguamento ad  un
  canone  che  vede, invece, non il resto d'Italia, dall'altra  parte
  hanno  le infrastrutture, qui da quest'altra parte no. E anche  lì,
  il  canone  attuale  che  risente di alta, bassa  e  media  valenza
  turistica,  anche  qui  ci  sono  divisioni  rispetto   ad   alcune
  tipologie, ma dobbiamo avere l'esigenza di quantificare, al di  là,
  dell'alta, media e bassa valenza turistica,  anche le questioni che
  riguardano litorali che potrebbero essere uguali.
   L'onorevole  Pippo  Gianni ci chiedeva e mi  dispiace,  onorevole,
  doverle dire che quando lei chiede una proroga di cinque anni e  le
  nuove concessioni sono di almeno cinque anni, io evidentemente sono
  stata poco chiara.
   Noi  abbiamo una data che è quella del 31 dicembre 2015 e  se  noi
  non  adottiamo  quella data del 2015, potremmo semplicemente  darla
  quasi  annualmente, nel senso che è quella la scadenza che l'Europa
  ci  dà  e prevedendo una proroga delle concessioni sino al 2015  ci
  siamo presi anche qualche licenza in più.
   Noi non possiamo prorogare per cinque anni.
   L'altra questione è quella che riguarda i porti.
   Ebbene,  voglio  dire quanto pagano i porti: il porto  cui  faceva
  riferimento,  quello  di Marina di Ragusa, paga  duecentomila  euro
  l'anno;  quello  di  Porto di Gallo paga ottomilaquattrocento  euro
  l'anno; quello di Marina di Porto Rosa diciassettemila euro l'anno;
  quello  di Marina di Riposto, Porto dell'Etna, sessantaquattromila;
  Porto  Grande  di Siracusa centoventisettemila; Ragusa,  Marina  di
  Ragusa,   l'ho  già  detto,  duecentomila;  Porto  Isola  di   Gela
  cinquecentoquarantamila;il Porto di Licata duecentottantunomila.
   Per  non  parlare, poi, di una delle grandi industrie  -  cito  un
  esempio  per  tutti - che è quella che conosciamo di più,  cioè  la
  raffineria  di Gela, che paga duecentoventisettemila  euro,  perché
  anche lì le industrie pagano.
   Dopodiché,  naturalmente, sappiate che  gli  arti  di  cui  questo
  tavolo insomma è pieno, per qualunque cosa, potremmo anche rivedere
  la  singola  azienda quanto paga, per quanto esistente  certamente,
  non  il  fatturato; non sono andata mai alla ricerca del fatturato.
  L'ho   appreso   dalla   stampa  e  così,  insomma,   l'ho   detto;
  probabilmente, sono anche convinta che potrebbe non essere così.
   L'onorevole D'Asero mi richiamava ad una distinzione tra fatturato
  e  utile  d'esercizio. Ha perfettamente ragione, però, per le  cose
  che diceva all'inizio, rispetto al fatto che non credo che comunque
  si   faccia   beneficenza,  se  non  c'è  utile   d'esercizio,   il
  commerciante  ha un detto:  quannu u guadagnu un c'è  a  perdita  è
  sicura .
   Voglio  dire,  quindi, che se guadagno non ce  n'è  la  perdita  è
  sicura e  un capisciu picchì avissiru a stari a fari, quindi, credo
  che, da questo punto di vista, possa esserci.
   Credo  che, invece, onorevole Germanà, non siamo scivolati su  una
  buccia  di banana ma che  questo sia un atto che dobbiamo  a  tutti
  gli  altri siciliani, significa semplicemente adeguare; alla parola
   giustizia , molto spesso, diamo un significato che è  diverso.  E'
  come se non volessimo toccar nulla, per non disturbare nessuno. Non
  siamo  quelli  che  non  vogliamo disturbare  ma  neanche  vogliamo
  renderci  complici di una sorta di andazzo che guarda, intanto,  ai
  canoni in questa maniera.
   Dobbiamo  fare  un  regolamento  e questo  regolamento  lo  faremo
  insieme  alle imprese. Sappiate che ci sono tanti, e lo diceva  qui
  qualche intervento, ma quanti lavoratori in nero, o meglio, come mi
  hanno  insegnato  a chiamarli, lavoratori senza contratto.  Perché,
  sapete,  c'è anche una nuova tipologia, che non conoscevo,  fino  a
  qualche mese fa; devo fare un mea culpa, anche in questo campo, una
  grande   lacuna,  non  si  chiama  più  lavoro  nero,  si  chiamano
  lavoratori senza contratto.
   Quindi,  abbiamo  intenzione, anche per tutte quelle  imprese  che
  hanno avuto dei lavoratori senza contratto, di aiutarli.
   Dobbiamo  fare, infatti, dei protocolli di emersione di lavoratori
  senza  contratto perché crediamo che, in questo scambio, lo scambio
  fra azienda e, in questo caso, la Regione, debba passare attraverso
  buone  prassi.  Una delle buone prassi sarà quella di  evitare  che
  paghino  ventimila euro l'anno per montare e smontare le  cose  che
  invece  costano  troppo; dobbiamo guardare  ad  un  protocollo  che
  abbia,   nell'emersione,  diciamo  così,   dei   lavoratori   senza
  contratto, poi, lo snellimento delle pratiche.
   Da  quest'anno,  a  gennaio, le aziende che  devono  rinnovare  la
  propria  concessione  dovranno fare due cose,  due  cose  soltanto:
  produrre il certificato antimafia, una volta l'anno durante il mese
  di  gennaio e pagare il canone e basta. A quel punto, ce  l'avranno
  automaticamente rinnovato.
   Guardate, non credo e ho incontrato tanti imprenditori e,  da  una
  iniziale  sorpresa, mettiamola così, perché sanno in molti  parlare
  di  adeguamento, poi ce ne sono anche degli altri. Ad esempio,  c'è
  qualcuno che paga già intorno a sei euro; parlo delle acquicolture.
  Allora,  lì,  probabilmente, non solo non ci sarà  nessun  aumento,
  quindi non il 600% riferito a questo, ma dobbiamo anche guardare  a
  quel  canone  ricognitorio  che  non  deve  servire  per  non   far
  identificare  come  impresa al momento in cui paga,  però,  invece,
  sentirsi molto impresa nel momento in cui chiede.
   Abbiamo  bisogno di non far fare tra gli imprenditori  concorrenza
  sleale;  abbiamo  bisogno  di far sentire  tutti  gli  imprenditori
  uguali  agli altri, perché ci sono tanti imprenditori che sanno  di
  pagare. Tante di queste imprese sono assolutamente imprese sane, lo
  sono  la  stragrande maggioranza; non sono sane quelle imprese  che
  invece  non  pagano nulla perché fanno dell'abusivismo complessivo,
  l'abuso come impresa e, dall'altro, l'abuso, utilizzando lavoratori
  -  in  questo  caso,  sì che li chiamerei in nero  -  e  credo  che
  dobbiamo  invece  tutti insieme, l'Aula ed il Parlamento  siciliano
  insieme al Governo - applicarla questa vertenza. Dobbiamo essere al
  fianco  degli  operatori sani, degli indicatori sani, che  dobbiamo
  utilizzare per fare in modo che intanto questa non venga vista come
  un far cassa o come un introito.
   Lo  dobbiamo vedere come un adeguamento reso sempre più necessario
  per  fare  in  modo che a pagare non siano sempre  e  soltanto  gli
  stessi.

                              (Applausi)

   GIANNI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.   Onorevole  Gianni,  dopo  la  replica   appassionata
  dell'Assessore io direi di passare al secondo punto all'ordine  del
  giorno.

   GIANNI. Chiedo di intervenire brevemente sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Onorevole Gianni, la prego, abbiamo già parlato.
   Io ringrazio l'assessore Lo Bello ma, giusto per riprendere un po'
  l'intervento   dell'onorevole  Gianni,  la   stessa   passione   ci
  piacerebbe  vederla anche da parte del Governo  durante  le  sedute
  delle  Commissioni per potere arrivare magari ad  emettere  decreti
  che rispettino anche l'attività delle Commissioni.


   Presidenza del Presidente Ardizzone
   Presidenza del vicepresidente Venturino


         Discussione  unificata  delle mozioni  n.  98   Interventi
              urgenti  per la corretta attuazione dell'articolo  37
              dello Statuto speciale della Regione siciliana  e  n.
              107   Piena  attuazione dell'art.  37  dello  Statuto
              siciliano

   PRESIDENTE.   Si  passa  al  II  punto  all'ordine   del   giorno:
  Discussione unificata delle mozioni: n. 98  Interventi urgenti  per
  la  corretta  attuazione  dell'articolo 37 dello  Statuto  speciale
  della  Regione siciliana  e n. 107  Piena attuazione  dell'art.  37
  dello Statuto siciliano .
   Ne do lettura:

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO  che in data 17 febbraio 2009 la Camera dei  deputati  ha
  approvato la mozione n. 1-00061, presentata nel dicembre 2008, come
  modificata  su richiesta del Governo, che ha impegnato  il  Governo
  stesso a procedere, in tempi brevi, alla definizione delle modalità
  applicative in conformità a quanto disposto dal decreto legislativo
  n.  241  del 2005, che rappresenta il soddisfacimento di un diritto
  della  Regione siciliana, che per troppo tempo e' stato  disatteso,
  in  aderenza  alla più recente giurisprudenza costituzionale  e  in
  coerenza con i principi del federalismo fiscale;

   PREMESSO  ancora  che il 14 gennaio 2009 con la  mozione  di  pari
  tenore,  la  numero  85,  Attuazione  dell'art.  37  dello  statuto
  speciale della regione siciliana e simmetrico' trasferimento  delle
  competenze  in  materia di riscossione dell'imposta  ivi  prevista'
  approvata  dall'Aula  e trasmessa al Governo il  21  gennaio  2009,
  l'Assemblea regionale siciliana impegnava il Governo della  Regione
  ad  intraprendere  tutte  le  azioni possibili  nei  confronti  del
  Governo  nazionale  ed  in particolare del Ministero  dell'economia
  affinché   quest'ultimo  procedesse,  in  tempi  brevissimi,   alla
  definizione  delle  modalità applicative  in  conformità  a  quanto
  disposto dal decreto legislativo n. 241/2005;

   CONSIDERATO che:

   a  distanza di tre anni dall'approvazione delle predette  mozioni,
  non  essendo ancora stato attuato il decreto legislativo n. 241 del
  2005 e la sentenza della Corte costituzionale n. 145 del 2008,  che
  ha  specificato chiaramente che il 'criterio di simmetria' in  caso
  di  trasferimento dallo Stato alle regioni del gettito d'imposta e'
  riferito  solo alle competenze in ordine alla riscossione  di  tale
  imposta  e  non  ad altre competenze, e ritenuto,  questo  ritardo,
  assolutamente ingiustificato in quanto le leggi dello  Stato  e  le
  sentenze  della Corte costituzionale devono essere applicate  senza
  ritardo  da  parte  delle  amministrazioni  pubbliche  e   non   e'
  accettabile  il  ricorso  a  quelli che  sono  palesemente  cavilli
  burocratici  assunti per evidenti pretesti, veniva  presentata  una
  interpellanza urgente, la numero 2-01318 presentata  da  Enrico  La
  Loggia  più  112 altri deputati di tutti gli schieramenti  politici
  alla  Camera  dei deputati, martedì 17 gennaio 2012,  nella  seduta
  n.571, con la quale si interpellava il Presidente del Consiglio dei
  Ministri  pro tempore, per avere notizie circa la applicazione  del
  decreto legislativo 3 novembre 2005, n. 241, concernente: 'Norme di
  attuazione dello Statuto speciale della Regione siciliana e recante
  attuazione    dell'articolo   37   dello   Statuto   e   simmetrico
  trasferimento  di  competenze', emanato,  viste  le  determinazioni
  della   Commissione  paritetica  prevista  dell'articolo  43  dello
  Statuto  della  Regione  siciliana, in attuazione  all'articolo  37
  dello  Statuto  speciale della Regione siciliana ed in  particolare
  alla  luce  della sentenza della Corte costituzionale  n.  145  del
  2008,  con  cui  si  ribadisce il fondamentale  concetto  che,  con
  riferimento  al  comma  661 della legge 27 dicembre  2006,  n.  296
  (legge  finanziaria 2007), con il 'criterio di simmetria', in  caso
  di  trasferimento dallo Stato alla regione del gettito  di  imposta
  sono trasferite 'simmetricamente' solo le competenze in ordine alla
  riscossione  di  tale imposta. Infatti, l'articolo  1  del  decreto
  legislativo  n.  241 del 2005, nel dare attuazione all'articolo  37
  dello   Statuto,   si  limita  a  disporre  che,  con   riferimento
  all'imposta  relativa  alle quote del reddito  da  attribuire  agli
  stabilimenti   ed  impianti  siti  nel  territorio  della   regione
  siciliana  di  imprese  industriali e commerciali  aventi  la  sede
  centrale  fuori da tale territorio, 'sono trasferite alla  Regione,
  simmetricamente'  al  trasferimento del gettito  di  tale  imposta,
  anche  le competenze' previste dallo Statuto sino ad ora esercitate
  dallo Stato», e, cioe' esclusivamente le competenze in ordine  alla
  riscossione di tale imposta';

   VERIFICATO che:

   oggi,  il  Governo  nazionale, in accordo con il Presidente  della
  Regione, ha partorito una norma inserita nel decreto legge 8 aprile
  2013,  n.35, pubblicato in G.U. n 82 del 8 aprile 2013  'Misure  in
  materia  di  pagamenti  dei  debiti della pubblica  amministrazione
  maturati   al  31  dicembre  2012'  all'articolo  11  'Misure   per
  l'equilibrio  finanziario  della Regione Siciliana,  della  Regione
  Piemonte, nonche' per la programmazione regionale del Fondo per  lo
  sviluppo e la coesione' il cui comma 1 così recita:
   'In  attuazione dello statuto della Regione Siciliana  di  cui  al
  regio  decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, convertito dalla
  legge   costituzionale  26  febbraio  1948,  n.  2  e  del  decreto
  legislativo  3  novembre 2005, n. 241, e' attribuito  alla  Regione
  Siciliana  il  gettito  delle imposte sui  redditi  prodotti  dalle
  imprese  industriali e commerciali, aventi sede  legale  fuori  dal
  territorio   regionale,   in  misura  corrispondente   alla   quota
  riferibile  agli  impianti e agli stabilimenti ubicati  all'interno
  dello stesso. Per l'anno 2013, l'assegnazione viene effettuata  per
  un  importo di euro 49.000.000, mediante attribuzione diretta  alla
  Regione  da  parte  della  Struttura di Gestione,  individuata  dal
  decreto interministeriale 22 maggio 1998, n. 183';

   ACCERTATO che:

   anche  per gli anni 2014 e 1015, come si evince dal comma 3  dello
  stesso  articolo:  '3.  Agli oneri recati  dalle  disposizioni  del
  presente  articolo per le annualita' 2013-2015, per euro 49.000.000
  per l'anno 2013, euro 50.200.000 per l'anno 2014 ed euro 52.800.000
  per l'anno 2015' si sono quantificate somme irrisorie;

   lo stesso comma 3 dell'articolo 11 in questione, nel comunicare la
  coperture finanziare di queste esigue somme, specifica alle lettere
  a) b) c) e d) ed in particolare per le lettere a), c), d):

   'a)  per  3  milioni  di euro per il 2013 mediante  corrispondente
  riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma
  114, terzo periodo, della legge 23 dicembre 2005, n. 266;

   c)  per  10  milioni di euro per ciascuno degli anni 2014  e  2015
  mediante  corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa  di
  cui  all'articolo  1,  comma 114, terzo  periodo,  della  legge  23
  dicembre 2005, n. 266;

   d)  per  10  milioni  di euro per il 2015 mediante  corrispondente
  riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 5, comma
  3-ter, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203.';

   ricorre a somme che già erano destinate alla Regione siciliana per
  il  soddisfacimento del diritto costituzionale garantito  dall'art.
  38  dello  Statuto siciliano, come si legge dalla norma richiamata:
  '114.  In  attuazione dell'articolo 38 dello statuto della  Regione
  siciliana, di cui al regio decreto legislativo 15 maggio  1946,  n.
  455, convertito dalla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n.  2,
  il   contributo  di  solidarietà  nazionale  per  l'anno   2006   è
  corrisposto  alla Regione siciliana nella misura di 94  milioni  di
  euro.  Al  relativo  onere  si  provvede  mediante  riduzione   per
  l'importo di 282 milioni di euro per l'anno 2006 del Fondo  per  le
  aree sottoutilizzate di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre
  2002,  n.  289. Per le stesse finalità è corrisposto  alla  Regione
  siciliana,  per  l'anno  2007, un contributo  quindicennale  di  10
  milioni  di  euro  annui  a  decorrere  dallo  stesso  anno   2007.
  L'erogazione  dei predetti contributi è subordinata alla  redazione
  di  un piano economico degli investimenti, che la Regione siciliana
  è tenuta a realizzare, finalizzato all'aumento del rapporto tra PIL
  regionale e PIL nazionale.';

   e per la lettera b) utilizza somme anche queste già destinate alla
  Sicilia  per investimenti per l'edilizia agevolata come  si  evince
  dalla  norma stessa: 'b) per milioni di euro 46 per il  2013,  40,2
  per  il  2014  e  32,8  per il 2015, mediante  le  risorse  statali
  spettanti   alla   Regione  Siciliana  relative   alle   annualita'
  dell'edilizia  agevolata  di  cui all'articolo  61,  comma  2,  del
  decreto  legislativo  31 marzo 1998, n. 112, come  individuate  nel
  Piano di rientro sul quale e' stata sancita intesa nella seduta del
  18  ottobre 2007 della Conferenza permanente per i rapporti tra  lo
  Stato,  le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano,  che
  sono conseguentemente ridotte di pari importi';

   VERIFICATO che da attenti studi di importanti economisti si  legge
  che  il gettito previsto dall'art. 37 dello Statuto è di gran lunga
  superiore  e  che conseguentemente la quantificazione  operata  dal
  Governo  nazionale  è a dir poco ridicola, gli  stessi  uffici  del
  bilancio  dell'Assessorato  conomia  della  Regione  e  lo   stesso
  Ministero dell'economia qualche anno fa lo avevano quantificato  in
  circa e 300.000.000 di euro per anno;

   CONSIDERATO ancora che il comma 5 dello stesso articolo 11 dispone
  che  'a decorrere dall'anno 2016 si provvede alla ridefinizione dei
  rapporti  finanziari  fra  lo Stato e la Regione  Siciliana  ed  al
  simmetrico trasferimento di funzioni ancora svolte dallo Stato  nel
  territorio  regionale,  con  le modalita'  previste  dallo  statuto
  speciale  della  Regione Siciliana approvato con il  regio  decreto
  legislativo  15  maggio  1946, n. 455 e dal decreto  legislativo  3
  novembre  2005,  n.  241.  E  che a partire  dall'1   gennaio  2016
  l'efficacia  delle disposizioni dei commi da 1  a  4  del  presente
  articolo  e  del  decreto  dirigenziale  di  cui  al  comma  2   e'
  subordinata  al  completamento delle procedure di  cui  al  periodo
  precedente';

   RITENUTO che in base a questa normativa, verranno trasferite  alla
  Regione anche nuove funzioni, la cui spesa dovremo, così, sostenere
  con  risorse per investimenti (ex art. 38). In questo modo, i soldi
  destinati   ad  investimenti  sono  'distratti'  dal   vincolo   di
  destinazione ed immessi nel calderone del bilancio regionale,  dove
  prepondera  la spesa corrente, per essere, tra tre anni, utilizzati
  per  le  funzioni  oggi  svolte  in  Sicilia  dallo  Stato  (sanità
  carceraria, pensioni civili e di invalidità, etc.);

   RITENUTO   ancora  che  sotto  questo  profilo,  oltre  che   'non
  conveniente' per la Sicilia, la norma e' incostituzionale poiché in
  contrasto  con  lo  Statuto  (finanzia  l'art.37  con  le   risorse
  dell'art.38),  Statuto  che  ha voluto chiaramente  distinguere  il
  finanziamento delle funzioni trasferite dallo Stato da  quelle  per
  la  perequazione  infrastrutturale ed il  superamento  del  divario
  economico, sempre più grave, tra nord e sud e con lo stesso art.119
  Cost;

   CONSIDERATO che il depauperamento delle risorse ex art.  38  dello
  Statuto siciliano, utilizzabili per investimenti in conto capitale,
  riciclate a copertura delle risorse vantate dalla Regione  a  norma
  dell'art.  37  dello  Statuto  e  quindi  utilizzabili  per   spese
  correnti,  è di fatto uno stravolgimento ed un impoverimento  della
  Regione;

   VERIFICATO che l'accordo dichiarato ed inserito nel decreto  legge
  all'articolo 11 è solo una mera finzione di elargizione fondi visto
  che  nessun centesimo di euro viene in più alla Sicilia  da  questa
  operazione mediatica;

   CONSIDERATO  ancora che con questa nuova procedura si accetta  una
  vera   e  propria  svalutazione  dell'autonomia,  che  colloca   le
  relazioni  finanziarie  tra  Stato e  Regioni  al  di  fuori  delle
  procedure negoziali previste dallo Statuto (Commissione paritetica)
  e dalla normativa (l. 42/2009), lasciandole così alla discrezionale
  ed  unilaterale assegnazione dello Stato, e per di più con decreto-
  legge;

   RITENUTO  infine  che  mentre  le  altre  regioni  speciali  hanno
  definito l'attuazione della loro autonomia finanziaria (le tre  del
  nord  già compiutamente, mentre la Sardegna e' ormai prossima  alla
  conclusione), la Sicilia rompe, così, quell'unitarietà di relazione
  finanziaria delineata dallo Statuto e confermata dalle  regole  sul
  federalismo  fiscale ed in ultimo, ma non meno importante,     deve
  evidenziarsi   la   totale emarginazione dell'Ars da  un  dibattito
  così  rilevante  come  quello  sull'attuazione  dello  Statuto.  Il
  precedente Governo (ex art. 27 legge 42 del 2009) aveva avviato  il
  negoziato con lo Stato sulla base di un ordine del giorno approvato
  all'unanimità dal Parlamento insediando il 24 giugno  del  2012  il
  relativo  'tavolo',  che  attende  di  essere  completato.   Adesso
  l'attuazione  del  federalismo  sembra  ridotta  ad  una  qualsiasi
  questione  amministrativa da risolvere con  qualche  'postulazione'
  Romana,

                   IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

   a  compiere tutti i passi di propria competenza, anche in sede  di
  conversione  in  legge  del decreto-legge 8  aprile  2013,  n.  35,
  pubblicato  in  G.U.  n 82 del 8 aprile 2013 rubricato  'Misure  in
  materia  di  pagamenti  dei  debiti della pubblica  amministrazione
  maturati al 31 dicembre 2012' ed in particolare del suo articolo 11
  'Misure per l'equilibrio finanziario della Regione Siciliana, della
  Regione  Piemonte,  nonche',  per la programmazione  regionale  del
  Fondo per lo sviluppo e la coesione', finalizzati in particolare:

   ad impugnare innanzi alla Corte costituzionale il decreto-legge  8
  aprile  2013,  n.  35, pubblicato in G.U. n 82 del  8  aprile  2013
  'Misure   in  materia  di  pagamenti  dei  debiti  della   pubblica
  amministrazione  maturati al 31 dicembre 2012', ed  in  particolare
  l'articolo  11  'Misure per l'equilibrio finanziario della  Regione
  Siciliana,  della  Regione Piemonte, nonche' per la  programmazione
  regionale  del Fondo per lo sviluppo e la coesione'  per  la  parte
  riguardante la Sicilia;

   a ripristinare i fondi tolti dalle norme applicative dell'articolo
  38  dello  Statuto siciliano eliminando quella che è  a  tutti  gli
  effetti appare una operazione incostituzionale;

   ad  attivare  una  negoziazione nella sede propria  e  cioè  nella
  Commissione  paritetica  Stato-Sicilia  che  dall'insediamento   di
  codesto  Governo  regionale non è stata  attivata  per  la  mancata
  nomina da parte del governo regionale dei nuovi componenti;

   ad  inserire  nel futuro accordo il rispetto della sentenza  della
  Corte   costituzionale  n.  245  del  2008,  che   ha   specificato
  chiaramente che il 'criterio di simmetria' in caso di trasferimento
  dallo  Stato  alle regioni del gettito d'imposta e'  riferito  solo
  alle competenze in ordine alla riscossione di tale imposta e non ad
  altre competenze». (98)

                           «L'Assemblea regionale siciliana

   CONSIDERATO che:

   la   notizia  appresa  dai  media  sulle  modalità  di  attuazione
  dell'art. 37 dello Statuto siciliano riporta di un accordo  tra  il
  Ministero  dell'economia  e l'Assessorato regionale  dell'economia,
  che  dovrebbe determinare le modalità di attribuzione, a  regime  a
  partire  dall'esercizio 2014, del gettito tributario  maturato  sul
  reddito  di  imprese  che hanno la propria sede  legale  fuori  dal
  territorio della Regione;

   l'attuazione dello Statuto in materia finanziaria non  è  soltanto
  un   fatto   di  civiltà  giuridica,  in  quanto  nient'altro   che
  l'applicazione della Costituzione della Repubblica italiana, di cui
  lo  Statuto medesimo è parte integrante e speciale, né soltanto  un
  fatto  di opportunità economica, in quanto strumento essenziale  di
  sviluppo  per la Regione, di perequazione economica e  di  coesione
  sociale  nei  confronti della restante parte del  territorio  della
  Repubblica;

   detta  attuazione  è  semplicemente  vitale  per  assicurare  alla
  Regione ed ai suoi enti locali le
   risorse  strettamente  necessarie   al  loro  funzionamento,  oggi
  compromesse   da  un'applicazione  distorta  e  squilibrata   dello
  Statuto,  nonché  da  atti del Governo centrale manifestamente  non
  improntati  al  principio  della  leale  collaborazione,  come   la
  disposizione  di  accantonamenti sulle uniche entrate  certe  della
  Regione,  ex art. 36, in violazione tanto dello stesso, quanto  del
  decreto attuativo del 1965 (DPR 26 luglio 1965, n. 1074), già  esso
  regolante  in  modo  imperfetto, analogico  e  sfavorevole  per  la
  Sicilia  la  suddetta materia finanziaria. La Regione  e  gli  enti
  locali  su  cui questa esercita la propria vigilanza, ma  anche  la
  propria  tutela, ma più in genere la Sicilia tutta, non può  subire
  ulteriori  drammatici  tagli  o  sottrazioni  indebite  di  gettito
  tributario  proprio nel momento di maggior crisi  sistemica,  senza
  incorrere  in  una  devastazione sociale ed economica  dagli  esiti
  imprevedibili,

                   IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

   a  proporre  -  onde  dare  seguito alla  piena  attuazione  delle
  disposizioni  finanziarie  previste  dallo  Statuto  della  Regione
  siciliana  -  norme di attuazione da approvare in  sede  di  Giunta
  regionale  di Governo, ed a trasmettere alla Commissione paritetica
  Stato-Regione  per  gli adempimenti conseguenti,  come  di  seguito
  specificato:

   1)  la  determinazione del gettito attribuibile alla  Regione,  ai
  sensi  dell'art.  37  Statuto Siciliano, a  partire  dall'esercizio
  finanziario  2014 non sarà affidata a stime forfettarie provenienti
  dall'amministrazione   centrale,   bensì   ad    automatismi    che
  garantiscano  che alla Sicilia affluisca il gettito delle  relative
  imposte  realmente  maturate in Sicilia. L'art.  37,  pertanto,  si
  applicherà  a  tutti  le  imposte gravanti  sui  redditi  derivanti
  dall'esercizio  di  impresa  o  di  arti  e  professione,  comunque
  denominati  e  qualunque  sia la forma  giuridica  sotto  la  quale
  l'impresa  o  lo studio professionale o artistico venga esercitato.
  Presupposto soggettivo sarà quello di aver maturato un  reddito  da
  impresa  o  da arte e professione mentre quello oggettivo  sarà  di
  averlo maturato all'interno del territorio della Regione siciliana.
  Per  i  redditi  delle imprese aventi sede in  Sicilia  e  maturate
  altrove si adotteranno criteri di piena simmetria rispetto a quanto
  disposto  per le imprese non aventi sede in Sicilia e maturate  nel
  territorio della Regione;

   2)  le  imprese o gli esercenti arte o professione, d'ora in  poi,
  per  brevità 'imprese', che realizzeranno redditi in Sicilia o  che
  in  Sicilia  avranno  un  ramo aziendale  (impianti,  stabilimenti,
  uffici  o altro), e che non avranno la loro sede legale in Sicilia,
  potranno scegliere se adottare un metodo analitico o sintetico  per
  la   determinazione  di  tale  quota  di  reddito  attribuibile  al
  territorio della Regione:

   a)   il   metodo  analitico consisterà nell'individuazione  di  un
  patrimonio  destinato  a  specifico  affare,  nel  ramo   d'azienda
  operante   nell'Isola,  dotato  di  contabilità  separata  rispetto
  all'impresa  stessa.  Questo patrimonio avrà  un  responsabile  con
  procura  institoria,  sarà separatamente individuato  dal  fisco  e
  soggetto  a  tutti i controlli da parte dell'Agenzia delle  entrate
  siciliana.  Ad  esso  faranno capo tutti  i  lavoratori  dipendenti
  operanti in Sicilia e tutti i contratti stipulati nell'Isola.  Tale
  patrimonio  sarà dunque in tutto, fuorché nell'autonoma personalità
  giuridica, equiparabile ad una società controllata dell'impresa non
  residente nell'Isola;

   b)  il  metodo sintetico, da applicare in tutti i casi in  cui  il
  contribuente non abbia esplicitamente
   optato   per   il   precedenti, consisterà nell'attribuzione,  per
  competenza territoriale, all'Isola di un reddito che per il 50  per
  cento  sarà  determinato  in proporzione ai  ricavi  conseguiti  in
  Sicilia  rispetto al totale dei ricavi, e per il  restante  50  per
  cento  sarà determinato in proporzione a ben precise voci dei costi
  della  produzione  (acquisti  e variazioni  di  materie  prime,  di
  consumo,  sussidiarie  e  merci, acquisti  di  servizi,  costi  del
  personale, ammortamenti specifici) rispetto al totale delle omonime
  voci;

   3)  come  sopra detto, il presente metodo sarà applicato non  solo
  all'IRES  sulle  società di capitali, ma ad  ogni  imposizione  sui
  redditi: IRPEF su imprese individuali, arti e professioni,  società
  di persone ed IRE/IRES su enti ed associazioni non imprenditoriali,
  imposte sostitutive, e qualunque altra forma di imposta diretta sui
  redditi. L'IRAP sarà dunque territorializzata secondo i criteri  di
  cui ai punti immediatamente precedenti;

   4)  gli uffici finanziari dello Stato passano contestualmente, con
  i  loro  dipendenti,  patrimonio, arredi,  attrezzature,  sotto  il
  controllo  diretto  della Regione, che ne assume  il  pieno  carico
  finanziario.  Fra questi vi sarà anche la polizia  tributaria,  con
  scorporazione di un Corpo regionale dal Corpo statale della Guardia
  di  finanza. Sarà compito della Regione, quindi, come asserito  nel
  secondo  comma  dell'art. 37 dello Statuto, dare  piena  attuazione
  all'articolo per mezzo dell'attività dei propri uffici finanziari;

   5)  il rendiconto generale della Regione relativo al primo anno di
  esercizio del nuovo istituto (il 2014) dovrà indicare con chiarezza
  a quanto ammonta il maggior gettito derivante da tale applicazione,
  e  quindi le corrispondenti minori entrate per l'erario. In  questo
  computo  si  terrà conto anche delle minori entrate per la  Regione
  derivanti  dall'attribuzione allo Stato del reddito  delle  imprese
  residenti  in Sicilia per la quota maturata nel restante territorio
  della  Repubblica. Lo Stato, sulla base di questi dati, determinerà
  il  passaggio simmetrico di spese alla Regione, sia in  termini  di
  trasferimento  di funzioni, sia in termini di minori  trasferimenti
  statali,  con esclusione dei trasferimenti in conto capitale.  Esso
  avverrà secondo il seguente ordine:

   a) amministrazione finanziaria, per la parte già non attualmente a
  carico della Regione;
   b) fondo sanitario nazionale ed altre spese correnti in materia di
  tutela della salute;
   c) trasferimenti correnti ad enti locali;
   d) altri trasferimenti correnti alla Regione;
   e) scuola;
   f) Università;
   g) ricerca scientifica e tecnologica;
   h)  tutte le altre materie sulle quali la Regione vanti competenza
  legislativa,  almeno concorrente, ai sensi dello  Statuto  o  della
  Costituzione;

   6)  qualora  il  gettito coprisse tutte le voci di  cui  al  punto
  precedente,  e  quindi il carico della Regione  comprendesse  tutto
  quanto   previsto   dallo  Statuto,  non  ci  sarà   alcuna   altra
  compensazione simmetrica e il maggior gettito per la Sicilia,  sarà
  interamente a carico dello Stato. In ogni caso da questo  passaggio
  di  funzioni  sarà esclusa ogni forma di prestazione  previdenziale
  e/o  assistenziale  a  carico dei competenti istituti  statali.  Le
  variazioni  di gettito a partire dal primo esercizio successivo  al
  primo,  e  quindi a partire dal 2015, saranno tutte a  beneficio  o
  carico  della  Regione, senza alcun tipo di  compensazione  con  le
  finanze statali;

   7) nel territorio della Regione siciliana saranno incluse, ai fini
  dell'attuazione  del  presente  articolo,  le  acque   territoriali
  prospicienti  la Sicilia, con attribuzione di quelle sullo  Stretto
  di Messina sulla base della minore distanza relativa;

   8)   le   norme  di  attuazione  dovranno  disporre   un   gettito
  compensativo a favore della Regione non inferiore a 5  miliardi  di
  euro, come compenso della mancata attuazione dell'art. 37 dal  1947
  al  2012, e per la sua applicazione puramente simbolica relativa al
  2013». (107)

   GIANNI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Gianni, alla  fine  della  seduta,  se  lo
  riterrà  ancora  opportuno, in base all'articolo  83,  le  darò  la
  parola.

   D'ASERO. Chiedo di parlare per illustrare la mozione numero 98.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   D'ASERO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di  avviare
  la  trattazione  del punto, ritengo che l'onorevole Gianni  volesse
  puntualizzare  qualcosa  ma  sulla precedente  argomentazione  dico
  all'Assessore che sicuramente.. .

   PRESIDENTE. Onorevole D'Asero, le ho dato la parola per illustrare
  la  mozione  numero 98. La pregherei di attenersi a  questo  punto.
  Grazie.

   D'ASERO.  Volevo solo dire che le argomentazione sono comunque  da
  potere  condividere,  perché in quest'Aula, signor  Presidente,  si
  chiede  pure se gli interroganti restano soddisfatti o  meno  della
  relazione dell'Assessore.
   Mi  permetto  di  puntualizzare questo aspetto perché  non  vorrei
  richiamarmi al Regolamento ma ritengo che anche questo faccia parte
  di un percorso che va rispettato per i lavori d'Aula.

   PRESIDENTE. Provo a spiegare all'onorevole Gianni. Come  ho  detto
  prima,  alla  fine,  le  darò la parola su  questo  punto  in  base
  all'articolo 83.
   Il  motivo  per cui ho accelerato i lavori è perché abbiamo  avuto
  una richiesta da parte dell'assessore Bianchi che ci ha chiesto  di
  arrivare al secondo punto visto che oggi è qui.
     Passiamo  al  secondo punto dopodiché, in base all'articolo  83,
  avremo modo di ritornare e di chiarire quanto appena ribattuto  con
  l'assessore Lo Bello.

   D'ASERO.   Nel  ribadire,  appunto,  che  comunque  sull'argomento
  dell'interrogazione  c'è  sempre poi da poter  replicare  circa  la
  risposta che il Governo da e su questo argomento ritengo di  potere
  esprimere  insoddisfazione  per quella  che  è  stata  la  risposta
  dell'assessore,  ma se questo viene riservato a un secondo  momento
  sarà motivo di ulteriore approfondimento.
   La  mozione  che riguarda gli interventi urgenti  per la  corretta
  attuazione  dell'articolo 37 dello Statuto speciale  della  Regione
  siciliana,  come  a  voi  è noto, nella  fase  in  cui  avevamo  la
  trattazione della finanziaria e del bilancio di previsione da parte
  di  questa Regione siciliana, le trattative in questo caso di Stato
  e   Regione  che  hanno  portato  alla  definizione  delle  risorse
  finanziarie  da  potere  essere utilizzabili  per  il  bilancio  e,
  quindi,   la   finanziaria  che  abbiamo  di  fatto  approvato   in
  quest'Aula,  sulla  quale  sia  Governo  sia  maggioranza   abbiamo
  espresso parere negativo, ha portato ad una definizione di  accordi
  che hanno creato una reale preoccupazione - in coloro i quali, cioè
  i  firmatari  di questa mozione e ci sono i presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari che sono stati evidenziati - di una preoccupazione che
  riguarda  essenzialmente tre momenti. Il primo momento: atteso  che
  l'articolo 38 dello Statuto della Regione siciliana, già  operante,
  prevedeva  una  serie  di interventi con una  finalità  perequativa
  tendente  a  colmare  il gap che la Regione siciliana,  nell'ambito
  della  dimensione nazionale, ha sempre avuto riconosciuto da  parte
  del  Governo nazionale, quell'articolo 38 determinava risorse  che,
  attraverso   una  specifica  indicazione  da  parte   del   Governo
  nazionale,  cioè  risorse  destinate  a  specifici  interventi   in
  infrastrutture  e  per  essa anche e fra l'altro  ad  attività  che
  dovevano  servire a determinare un momento di crescita e,  oltre  a
  questa  definizione delle risorse dell'articolo 38,  anche  risorse
  destinate  all'edilizia  sociale e,  quindi,  ad  altri  interventi
  tendenti  a colmare questo gap che la nostra Regione, di fatto,  ha
  avuto sempre riconosciuto dallo Stato centrale.
   La trattativa che, invece, ha portato il Governo regionale, quindi
  il  Governatore con l'assessore Bianchi, circa il principio secondo
  il  quale viene riconosciuta una norma, che è l'articolo 37,  dove,
  fra  l'altro,  con  un precedente intervento che vede  nel  decreto
  legislativo numero 241 del 2005 e, poi, anche con la sentenza della
  Corte  Costituzionale numero 145 del 2008, la specifica  iniziativa
  che,  attraverso questo riconoscimento, alla Regione siciliana deve
  essere  data  una  specifica integrazione su  quelle  che  sono  le
  entrate  che, a vario titolo, vengono in maniera diversa recuperate
  e che, di fatto, devono essere trasferite alla Regione siciliana.
   Con  questo  principio  e con l'altro principio  della  cosiddetta
   simmetria , il Governo centrale ha voluto puntualizzare per  farci
  riconoscere  queste risorse e, a decorrere dal 2015, il  cosiddetto
  trasferimento di risorse è legato al trasferimento di competenze, o
  meglio, con una serie di competenze che sono state trasferite  alla
  Regione siciliana dal Governo centrale, i relativi costi sono stati
  fino  ad  oggi  motivo di trattazione, di trattativa con  lo  Stato
  centrale.
   Il    principio    di    simmetria   dice   che,    riconoscendoci
  quest'applicazione  dell'articolo 37, dal  2015  in  poi,  verranno
  trasferite alla Sicilia competenze, ma non più, signor Presidente e
  signor assessore, trasferite risorse finanziarie.
   Mi  chiedo  e vi chiedo e chiedo al Parlamento regionale  che,  in
  questa  sede,  in  questo momento di particolare delicatezza,  deve
  farsi carico di una riflessione approfondita in questo senso,  cosa
  significa  avere  trasferite  ulteriori  competenze  e  non   avere
  trasferite risorse? Significa candidarci, assessore per la  sanità,
  ad una ipotesi di sicuro disastro finanziario.
   Ma  l'assessore Luca Bianchi su questo mi smentirà perché lui, con
  il  suo ottimismo penserà di capire come poter recuperare ulteriori
  risorse.
   A  questo  aggiungiamo  che, di fatto, nella  trattativa  Stato  -
  Regione,  che  si  è  definita, il Governo centrale  ha  detto  che
  riconosce  delle risorse, ai sensi dell'articolo 37  che,  comunque
  fino  ad oggi, vi sono state riconosciute con l'articolo 38  e  con
  l'edilizia sociale.
   Nella sostanza, con questa trattativa, quindi, abbiamo la finzione
   finanziaria  di avere ottenuto delle risorse finanziarie  che  già
  avevamo.  Praticamente abbiamo ricevuto ciò  che  già  avevamo.  E'
  stato sancito in maniera diversa un principio del genere.
   Il  senso  della  interrogazione sostanzialmente è questo.  Voglio
  essere  anche  apprezzato  per la brevità.  Non  vuole  essere  una
  presunzione  ma,  per  un  senso anche di maggiore  possibilità  di
  interventi  di altri colleghi e, quindi, di un ulteriore  eventuale
  approfondimento  che  in questo tipo di ragionamento  chiedo  e  mi
  chiedo  perché si è fatto un accordo nella sostanza  che  priva  di
  queste risorse la Sicilia?
   Vi  dico  ancora di più, perché sostanzialmente si è accettato  un
  accordo al ribasso?
     Allora,  al  di là delle polemiche, al di là delle posizioni  di
  parte,  al  di là delle considerazioni di natura politica,  ritengo
  che   trattiamo  un  argomento  dove,  al  di  là  delle  posizioni
  politiche,  c'è una posizione istituzionale da difendere,  c'è  una
  posizione di difesa per la Sicilia, c'è una posizione di spinta che
  vogliamo  portare  avanti  nei confronti del  Governo  regionale  e
  dell'assessore, perché, su questi temi, si riprendano le fila di un
  discorso  che, a mio avviso, non sono nella direzione positiva  per
  la Sicilia.
   E perché, quindi, atteso che, fra l'altro, siamo in presenza di un
  Governo  che vede una posizione anche diversa rispetto  al  Governo
  precedente,  che  cercava  anche di  penalizzare  ulteriormente  la
  posizione  della Sicilia, di poter far presente le  ragioni  di  un
  riequilibrio  di  una posizione che deve vedere  un  ripristino  di
  quella  che era la ratio, il principio dell'articolo 38 e,  quindi,
  atteso  che il gap finanziario, il gap infrastrutturale  non  si  è
  colmato,   dobbiamo  conseguentemente  seguire  quelle   richieste,
  chiediamo gli interventi finanziari, ai sensi dell'articolo 38,  ai
  fini di investimenti infrastrutturali.
   Poi,  chiediamo una sicura interpretazione dell'articolo 37,  così
  come  è  giusto  che  sia,  secondo le  risorse  da  negoziare  per
  l'articolo 37. Dico, quindi, che, nella sostanza, in questo tipo di
  ragionamento, al di là delle posizioni politiche,  c'è  bisogno  di
  un  momento  di  forte  aggregazione  perchè  si  ridiscuta  questo
  accordo,  perché  la Regione torni ad avere quella sua  peculiarità
  anche di Regione a Statuto speciale da far valere, anche se volete,
  con  una serie di percorsi da ridefinire anche con delle condizioni
  da  stabilire  che devono essere quelle di vedere una  Sicilia  che
  pensa  ad  un momento diverso, di rapporto tra costi e servizi,  di
  investimenti in maniera seria e produttiva e, quindi, anche di  una
  garanzia  di quelle che sono le risorse finanziarie che per  quello
  che  è  stata la condizione economica e sociale di una Sicilia  che
  vede  una serie di difficoltà - e qui torniamo al discorso di prima
  -  dove una microimpresa, dove una sofferenza complessiva, dove una
  carenza  di  politica  del credito, dove una mancanza  di  supporti
  finanziari   alla  microimpresa  stanno  portando  a   creare   una
  condizione  di grave pericolo, di grave preoccupazione,  di  grande
  mortalità  delle  imprese  e, quindi,  nella  sostanza,  di  grande
  rischio di tensione sociale.
   Allora,  caro  Assessore,  Governo, riprendiamo  un  percorso  per
  vedere  se  possiamo  ristabilire e, se c'è la  volontà  di  tutti,
  sicuramente, riusciremo a ristabilire una condizione  che  porti  a
  quella  possibilità  di  ottenere le risorse  finanziarie  che  già
  avevamo  per assegnazione con l'articolo 38 e perché l'articolo  37
  diventi  un  momento  integrativo di quella  ipotesi  di  ulteriori
  risorse  finanziarie, secondo un principio che è anche a lei  molto
  caro,  cioè  quello  della razionalizzazione degli  investimenti  e
  quello  del  rapporto fra nuovi principi di federalismo,  che  vede
  l'applicazione  di  una  serie  di  condizioni  che  da  soli   non
  riusciremo mai ad applicare.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Zito. Ne ha facoltà.

   ZITO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, cittadini,
  ho  sentito  l'onorevole D'Asero che ha parlato un  po'  della  sua
  mozione  che,  sostanzialmente, rispetto alla  nostra,  ha  qualche
  punto  di  differenza. Soprattutto per quanto riguarda  la  mozione
  dell'onorevole  D'Asero, si parla di impugnare dinanzi  alla  Corte
  Costituzionale il decreto 35, l'estrema ratio.
   Quello  che, invece, vogliamo sottolineare nella nostra mozione  e
  lo  descriviamo dettagliatamente, è di cominciare un  percorso  per
  l'applicazione  vera  e  più  celere  possibile  di  quello  che  è
  l'articolo 37.
   L'articolo  37,  questo  famigerato articolo  37  che,  ormai,  da
  decenni,  ci  portiamo  dietro, non deve essere  solo  un  articolo
  scritto  su  un pezzo di carta; deve essere qualcosa  che  dobbiamo
  concretizzare; le imprese, quindi, chi viene e lavora qui ma ha  la
  sede  legale  da un'altra parte, è giusto, perché è  scritto  anche
  nello  Statuto, che paghi le tasse nella nostra bellissima Sicilia.
  Il discorso è questo: noi, nella mozione, chiediamo quella che è la
  determinazione del gettito attribuibile alla Regione siciliana  già
  dal 2014.
   Si  parla anche delle imprese, di come possono pagare i contributi
  qui  in  Sicilia  e  proponiamo quello che  può  essere  un  metodo
  analitico o un metodo sintetico; proponiamo inoltre quelli che sono
  -  ma  questo è un atto giustamente molto più forte che  poi  dovrà
  valutare  l'Assessore  -  gli  uffici finanziari  dello  Stato  che
  possono  passare, per quanto prevede lo Statuto, sotto  la  Regione
  siciliana  e  poi  una  serie di interventi  che  sono  a  contorno
  dell'articolo 37.
   Ora,  secondo  me,  questa è la volta buona che  il  percorso  può
  iniziare veramente e può essere perseguito fino in fondo.  Penso  e
  spero  che  l'Assessore guardi anche la nostra  mozione,  prima  di
  valutare  quella  dell'onorevole D'Asero  e  valuti  le  parti  che
  possono  essere  integrate e possa, quindi, votare  anche  un'unica
  mozione; perché no?
   Ora,  questo  sarà  anche oggetto di discussione.  L'importante  è
  cominciare un percorso e prendere i punti forti di quella che è  la
  nostra  mozione e cominciare veramente a far qualcosa per la nostra
  Terra.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare  l'onorevole Di  Mauro.  Ne  ha
  facoltà.

   DI   MAURO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  Assessori,
  speravo  che  questo argomento si fosse affrontato  alla  presenza,
  oltre  che dell'assessore Luca Bianchi, anche del Presidente  della
  Regione,   perché  è  un  argomento  importante  e  perché   questo
  argomento, anche alla presenza di un'Aula quasi deserta, credo  che
  meriti  attenzione e meriti una riflessione e un  confronto  serio,
  serrato  con il Governo, perché tutti quanti possiamo assumere  una
  decisione comune come parlamentari di sostegno al Governo  rispetto
  alle richieste che deve formulare al Governo nazionale.
   E  a  me  tocca  fare degli appunti al Governo. Lo faccio  con  la
  serenità di chi ha guardato sin dal primo momento a questo  decreto
  legge  non  condividendo l'impostazione che ha dato il Governo,  in
  sede  di  confronto col Governo nazionale. A mio  modo  di  vedere,
  infatti, sono stati commessi alcuni errori e il primo fra  tutti  è
  quello  di  una  sorta di quantificazione delle  probabili  entrate
  dell'articolo 37.
   A  parere  di  tanti,  soprattutto di chi  è  esperto,  in  questa
  Regione, in termini di conteggi di bilancio, tutti ritengono che le
  entrate   possano  essere  da  250  a  300  milioni,   come   prima
  considerazione.
   La  seconda considerazione è quella relativa al fatto che, con  un
  provvedimento  di  legislazione  ordinaria,  si  è   cambiata   una
  disposizione dello Statuto di questa Regione che certamente  è  una
  modifica costituzionale che prevedeva una entrata nelle casse della
  Regione  siciliana a proporre il disvalore che c'è tra  il  sistema
  infrastrutturale  di  questa Regione ed  il  resto  d'Italia  -  mi
  riferisco,  ovviamente, all'articolo 38 - per  cui  queste  risorse
  sono  state impropriamente, inadeguatamente e, credo, facendo delle
  forti   forzature  nei  confronti  della  Costituzione,  data   una
  destinazione  che  è  una  destinazione  per  pagamento  di   spese
  ordinarie.
   Passo alla terza considerazione.
   In  Sicilia, abbiamo una situazione finanziaria difficile;  quando
  parliamo  di  sviluppo in Sicilia, sappiamo  tutti  quanti  che  le
  risorse  che possono essere destinate all'edilizia sono sacre,  che
  lo  sviluppo può essere dato dal turismo, dai beni culturali. Avere
  indicato   in   bilancio,  però,  che  le  risorse,   a   proposito
  dell'edilizia convenzionata -  per fortuna, l'abbiamo  corretto  in
  Commissione  bilancio  -  potevano  essere  utilizzate,  così  come
  prevedeva  il  decreto legge, per andare a coprire spese  correnti,
  non  solo  era un delitto - lo definisco un delitto politico  -  di
  responsabilità  del Governo, ma queste risorse, in  un  momento  di
  grande  crisi come oggi - e invito, in questo senso, il  Governo  a
  farsene  carico  -  non solo rischiamo di farle restare  lì  ancora
  impegnate  senza  che  il  sistema  bancario  consenta  ai  singoli
  cittadini  di  accedere  a questa tipologia  di  mutuo  perché  non
  intendono autorizzare la formulazione di mutui per 15 anni a  tasso
  fisso,  ai  singoli  cittadini e inviterei,  in  questo  senso,  il
  Governo  a  farsi  carico di una proposta perché possa  coinvolgere
  l'Irfis,  che  è  un  istituto regionale  nostro,  affinché  queste
  risorse  che,  ricordo  bene,  sono  circa  151  milioni  di  euro,
  approvate in questa finanziaria con limite di impegno per tre  anni
  possono essere attualizzate, cioè spese, con una certa urgenza,  ma
  soprattutto,   chiedo  al  Governo,  che  questo   argomento   così
  importante non possa essere chiuso in due battute stasera e  possa,
  lo  stesso Governo, responsabilmente auspicare un confronto con  il
  Parlamento  perché  si possa avere una decisione condivisa,  perché
  ponga  il  Governo  rispetto allo Stato  nelle  condizioni  di  una
  trattativa  diversa e, partendo da quello che è  stato  il  decreto
  legislativo del 2005, non condiviso dal centrosinistra - lo ricordo
  bene  -  ma  condiviso da tutto il centrodestra si  possa  compiere
  un'attività  seria e si possa arrivare ad una sintesi  col  Governo
  nazionale  perché  finalmente questo articolo 37  possa  costituire
  realmente una risorsa in entrata per le casse della Regione.
   Ricordo  ancora oggi quando, in sede di Conferenza dei  Presidenti
  dei  Gruppi  parlamentari, il Presidente della Regione, con  grande
  enfasi,  annunciò  che, a giorni, si sarebbe  risolto  il  problema
  dell'articolo  37, tutti restammo lì ad ascoltarlo e credemmo  che,
  ovviamente,  le ipotesi che il Presidente della Regione  aveva  già
  avviato  come discorso, potessero essere assolutamente positive  ed
  importanti per questa Regione.
   Ahimè,  il  risultato  è stato scadente; è stato  un  risultato  -
  lasciatemelo  dire - penalizzante per le casse della  Regione,  sia
  per  quanto riguarda la quantizzazione dell'articolo 37 - lo voglio
  ripetere  -  sia per l'utilizzo delle risorse dell'articolo  38  e,
  soprattutto, perché risorse dell'edilizia convenzionata sono  state
  svendute per pagare spese correnti.
   Allora,  in questo contesto, credo che il Governo debba  attivarsi
  seriamente perché ci possa essere un ripristino di quelle che  sono
  le  condizioni  di  operatività e, soprattutto,  le  condizioni  di
  rispetto  di quelle che sono le norme costituzionali che prevedono,
  nei  confronti di questa Regione, ormai da più di 60 anni, non solo
  l'articolo 37 ma l'articolo 38.
   Possiamo  anche  stabilire una cosa di comune accordo:  che  forse
  l'articolo 38 può anche essere messo da parte, a condizione che  ci
  sia,  da  parte  della  Regione siciliana,  l'autorità  per  potere
  incidere  con  forza  sull'applicazione di  quello  che  l'articolo
  prevede.
   Si  tratta  di avviare questo dibattito, di un confronto,  intanto
  tra di noi, perché nessuno, nemmeno il Governo può avere una delega
  così  ampia.  E'  giusto, però, che il Parlamento  dia  un  mandato
  rigido  e rigoroso al Presidente della Regione e, soprattutto,  che
  ci sia, in questo momento, in cui pensiamo che il Governo nazionale
  possa   essere  sensibile  per  la  presenza  anche  di  autorevoli
  esponenti  siciliani  in  seno al Governo,  che  possa  avviarsi  e
  concludersi una trattativa seria, una trattativa che possa  vedere,
  finalmente, alla Regione dato quello che è stato, in tanti anni mal
  tolto.

   GRASSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRASSO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, Assessore,  siamo
  oggi  qui a parlare di un tema, l'operatività dell'articolo 37  che
  deve  -  a  mio avviso - segnare un nuovo percorso o continuare  il
  percorso  che  il  Governo ha iniziato, questa  trattativa  con  lo
  Stato,  che  con l'attività fin qui svolta non ha rappresentato  la
  giusta   applicazione  dell'articolo  37,  perché  -  di  fatto   -
  l'articolo  37,  secondo  quanto previsto  dallo  Statuto,  avrebbe
  dovuto portare maggiori entrate per la Sicilia.
   Non  è  stato  così  perché quello che lo Stato  ci  ha  dato  con
  l'articolo  37, di fatto è stato poi tolto con quello  che  avremmo
  dovuto  avere  ai  sensi  dell'articolo 38.  Quindi  nessun  utile,
  ritengo, per la Sicilia.
   Il  vero problema è quello della perequazione, cioè quelle imposte
  che  lo  Stato  incassa  dalle Regioni più  disagiate  e  che  deve
  restituire a quelle Regioni.
   Credo che in Conferenza Stato-Regione questo è quello che si  deve
  rivendicare,  la  misura  della  perequazione,  non   tanto   della
  percentuale  perché i tributi sono questi. E poi,  aprire  un'altra
  strada,  Assessore  E' vero, quando l'estrema ratio ci  porta  alla
  Corte  Costituzionale,  però  quale  potrebbe  essere  un  percorso
  virtuoso in sede di trattativa in Commissione paritetica?
   E' ovvio che lo Stato non ci regala nulla e non ci regalerà nulla
   Allora, dobbiamo capire che la Sicilia deve farsi carico di alcune
  funzioni;  se  riceviamo  dieci  dobbiamo  essere  così  bravi   da
  risparmiare e fare in modo che di quei dieci cinque rimangano  alla
  Sicilia.
   Faccio  un  esempio pratico: Unicredit. I redditi che  produce  in
  Sicilia  Unicredit in bilancio vengono versati allo  Stato.  Queste
  somme  devono  essere restituite alla Sicilia; così come  da  parte
  della TIM, così come da parte delle raffinerie.
   Vi  è  un'altra  cosa: per quanto riguarda il rifornimento  idrico
  delle Isole minori che viene effettuato dal Ministero della difesa.
   Se  la  Sicilia attivasse i dissalatori non avremmo più bisogno  e
  necessità  che il rifornimento venga effettuato dallo Stato  e  dal
  Ministero della difesa. Quanto ricaveremmo in termini di utili
   Credo  che  le  mozioni  presentate debbano essere  un'indicazione
  affinché  il  Governo  si  attivi a  rinegoziare  e  a  rivendicare
  l'operatività  dell'articolo  37 e, forse,  con  un  dibattito  più
  condiviso, così come diceva l'onorevole Di Mauro, il Parlamento dia
  un'indicazione  precisa,  perché  sostanzialmente  la  Sicilia   ha
  necessità  di rivendicare e di rientrare di quelle risorse  che  lo
  Stato ci sta, da anni, sottraendo.
   La  battaglia  da condurre, sebbene impossibile,  è  quella  delle
  banche  perché  la  raccolta che le banche fanno,  soprattutto  nel
  momento in cui la Sicilia ha la consapevolezza di assumersi   delle
  funzioni deve avere anche quella capacità di risparmiare e  far  sì
  che  alcune  risorse  rimangano e pensiamo  anche  al  rifornimento
  idrico delle Isole minori, cosa attuabile in brevissimo tempo.

   GIANNI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore,  in  più
  occasioni  ho  avuto modo di intervenire in Aula,  a  Montecitorio,
  sull'articolo  37. Con il mio consulente, che è poi  anche  un  mio
  amico, ci siamo dati più volte tempi e modi di approfondimento.
   Si  è potuto notare che anche le due mozioni, che pure ho firmato,
  a  mio  e a nostro avviso, sono insufficienti rispetto ai dati  che
  abbiamo rilevato.
   In  Sicilia  il PIL, assessore Bianchi, è circa 85 miliardi  ed  è
  prodotto dalle piccole e medie imprese che hanno sede nell'isola.
   Di  contro,  io  ho  creato  un acronimo,  insieme  a  questo  mio
  consulente,  che abbiamo chiamato PEL, prodotto esterno  lordo,  il
  quale è ricondotto, sostanzialmente, ai grossi gruppi economici che
  qui   in   Sicilia  la  fanno  da  padrone  nel  campo  energetico,
  petrolifero,   chimico,  bancario,  assicurativo  e  della   grande
  distribuzione.
   Per  quanto  riguarda  la grande distribuzione,  le  banche  e  le
  assicurazioni, ho già chiesto più volte al Presidente Marziano, che
  se ne è fatto carico e certamente provvederà a fare le audizioni di
  questi  e degli altri, per capire come intervenire per evitare  che
  tutto questo flusso di risorse che viene preso in Sicilia vada  via
  senza che lascino nulla.
   Se  noi,  potenzialmente - mi rivolgo a lei, assessore, che  è  un
  economista ed un assessore puntuale - equipariamo al PIL quello  di
  cui  abbiamo  fatto  la  riflessione, il PEL,  basta  semplicemente
  andare a rilevare che il 21 per cento dell'Iva è sufficiente a  far
  scattare  un  meccanismo  di ristoro per la  regione  siciliana  di
  almeno  17  miliardi  l'anno. Quindi, noi  non  dobbiamo  andare  a
  chiedere un ristoro automatico al Governo nazionale.
   E'   arrivato  il  momento  di  fare  una  cosa  diversa:  esigere
  l'effettiva quantificazione - e qui mi ritrovo d'accordo con quella
  parte  della  mozione del Movimento Cinque Stelle  -  che  riguarda
  l'effettiva applicazione e l'effettiva richiesta che non è più quei
  40  milioni di euro l'anno che lo Stato vorrebbe regalarci a mo' di
  elemosina.  Così  come  noi  non vogliamo  nulla  rispetto  ad  una
  compensazione,  quel  gettito compensativo che  dal  1947  ad  oggi
  avrebbe  dovuto  darci  lo Stato e che significherebbe  mandare  in
  default  lo Stato. Chiederemo allo Stato soltanto un euro simbolico
  nell'importante provvedimento di consentirci di poter provvedere da
  noi stessi a prenderci quello che è già nostro e che fino ad oggi è
  stato  oggetto di compravendita da parte di una serie  di  politici
  regionali che si sono venduti allo Stato.

   BIANCHI, assessore per l'economia. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BIANCHI,  assessore  per l'economia. Signor Presidente,  onorevoli
  deputati,  il  dibattito è stato molto interessante e  credo  molto
  utile.
   Il  Governo  ha  colto  l'invito  ad  approfondire  un  tema  così
  rilevante  con  grande senso di responsabilità e credo  che  questo
  impegno  a  proseguire  la  discussione in  sede  parlamentare  sia
  assolutamente  accolta  e  ritengo che  sia  anche  importante  per
  rafforzare l'azione che abbiamo portato avanti.
   Ho  sentito molte considerazioni condivisibili negli interventi  e
  molte  delle analisi ai richiami dei contenuti delle mozioni citate
  sono  senz'altro  un  contributo  importante  al  dibattito.  Però,
  dobbiamo rimanere anche sul tema dei contenuti della mozione e  ciò
  che essi prevedono.
   Con  riferimento  alla  mozione a firma degli  onorevoli  D'Asero,
  Cordaro,  Formica  e  altri,  non posso  non  sottolineare  che  il
  Governo,  ed  invito ad una riflessione tutti i  parlamentari  oggi
  presenti,  non  può che rigettare una mozione nel  momento  in  cui
  prevede   la   richiesta  dell'impegno  del  Governo  a   impugnare
  l'articolo 11 del Decreto legge che, come sapete, è un articolo che
  abbiamo fortemente condiviso con il Governo e che prevede, altresì,
  un  elemento essenziale di copertura del bilancio regionale -  come
  sapete - con l'utilizzo del Fondo dello sviluppo e coesione  e  che
  noi  rivendichiamo come l'apertura di un percorso importante  anche
  sull'applicazione dell'articolo 37, che credo che sia un  fatto  da
  rivendicare per il Governo e anche per il Parlamento regionale.
   Infatti,  contrariamente  a  quanto dicevo  la  mozione  in  molti
  aspetti  rappresenta un contributo importante, però debbo dire  che
  in  altri  punti  effettivamente,  al  di  là  della  richiesta  di
  impugnativa  che  riteniamo assolutamente non accettabile,  diciamo
  che  presenta anche - e poi richiamato anche spesso dall'intervento
  dell'onorevole   D'Asero   -   una  rappresentazione   caricaturale
  dell'accordo, cioè addirittura che possiamo adesso più  rapidamente
  possibile  smentire,  addirittura qui si faceva  presente  che  noi
  eravamo ceduto, ridotte le risorse a fronte di nuove funzioni, cioè
  si  ribalta  su  questo accordo delle decisioni  già  avvenute.  Il
  problema  della  simmetria  non  è certo  un  contenuto  che  viene
  introdotto da questo accordo, sapete meglio di me che è un percorso
  che  è  stato riconosciuto nel 2005 con il passaggio in Commissione
  paritetica,  è  un  vincolo, quello sì, che se lo  avessimo  negato
  avremmo fatto un intervento di carattere anticostituzionale.
   Rimaniamo al tema, cioè quali sono i reali contenuti dell'articolo
  previsto dal decreto legge e quali sono i vincoli che introduce.
   Primo  punto:  la  questione finanziaria. Anche  qua,  la  mozione
  richiama  a  cifre,  come sapete, di cui si abbevera  il  dibattito
  locale  di  miliardi  di  euro rivendicati   Cioè,  non  posso  che
  sorridere  quando  la mozione dice  stime di importanti  economisti
  che  parlano  di  miliardi di euro   Non sappiamo  quali  sono  gli
  importanti  economisti, non  sappiamo quanti  sono  i  miliardi  di
  euro.  Noi abbiamo le uniche stime disponibili: sono una stima  del
  dipartimento  bilancio  fatta nel 2003,  che  parla  di  circa  300
  milioni, peraltro anche lì non molto documentata, ed abbiamo  delle
  stime  effettive  effettuate  dal  Dipartimento  politiche  fiscali
  nazionali, l'unico titolato che ha la disponibilità effettiva delle
  risorse, che parla di un gettito massimo negli ultimi anni  di  200
  milioni e di un gettito previsto nel 2012 di 50 milioni.
   Qui  va  fatta una precisazione: la quantificazione finanziaria  è
  stata  effettuata,  sulla  base  di questa  stima  delle  politiche
  fiscali,  ma dato che, appunto, noi non possiamo che richiamarci  e
  non  potremmo fare altrimenti, al principio della simmetria, quanto
  più   è   bassa  la   stima  finanziaria  delle  risorse  attinenti
  l'articolo  37, quanto più può essere in termini di prospettiva  il
  vantaggio  per la Regione siciliana, perché il trasferimento  delle
  funzioni   è   vincolata  la  quantificazione  delle  risorse   che
  accederanno alla Sicilia per effetto dell'articolo 37.
   Quindi,  per noi quanto più è bassa la quantificazione attuale  in
  questa  fase temporanea, qui è 50 milioni, tanto minori saranno  le
  funzioni  che ci saranno trasferite nel momento in cui  il  sistema
  entrerà a regime.
   Quindi,  quello a cui invito  a una riflessione, prima riflessione
  che  invito  tutti i parlamentari a fare, è quella che noi  abbiamo
  provato  a  porre la questione dell'articolo 37 proprio in  termini
  non  di  rivendicazionismo rispetto al passato, ma di sfida per  il
  futuro,  cioè l'aver vincolato i 50 milioni vuol dire  che  se  noi
  siamo bravi a costruire questa trattativa da oggi al momento in cui
  il  sistema andrà a regime nel 2015 e abbiamo questo paletto dei 50
  milioni, a questo punto noi tutte le risorse aggiuntive in più  che
  noi  siamo  convinti che possano arrivare alla Regione tramite  una
  maggiore politica di incentivazione e di attrazione di investimenti
  esteri,  una gestione reale dell'autonomia con una potenzialità  in
  più  della  Regione, sono tutte risorse in più che  afferiranno  al
  bilancio regionale e, quindi, alla disponibilità della Regione.
     Quindi,  proprio  quello  della  quantificazione  finanziaria  -
  secondo  me  -  è  un falso problema, anzi è una garanzia  che  noi
  abbiamo nel percorso prossimo.
    Per quanto riguarda l'eventuale scambio di articolo 37 e articolo
  38, non c'è stato alcuno scambio tra articolo 37 e articolo 38,  lì
  è semplicemente una questione di compensazione finanziaria.
   Noi  abbiamo fatto un accordo in una fase in cui erano  già  stati
  definiti  gli  equilibri  di finanza pubblica,.  Quindi,  qualunque
  accordo  non  poteva  comportare per il 2013,  il  2014,  un  onere
  aggiuntivo  per  le  casse dello Stato. A fronte,  quindi,  di  una
  quantificazione  avvenuta che noi avevamo interesse  a  tenere  più
  bassa   possibile,   50  milioni,  dovevamo  trovare   un   gettito
  compensativo  di 50 milioni che venissero almeno alla Regione,  per
  avere questo saldo zero.
   In  questo  senso è stata identificata una fonte di finanziamento,
  questa  sull'edilizia agevolata, di cui nessuno nega la  rilevanza.
  Però,  non  si può non rilevare che quel tipo di risorse vincolate,
  in  realtà,  non venivano utilizzate dalla Regione.  Erano  diversi
  anni  che  quelle risorse che avrebbero dovuto afferire al bilancio
  della  Regione,  vincolate  a  quel tipo  di  interventi,  venivano
  restituite   interamente  perché  non  venivano  utilizzate   dalla
  Regione.
   In  questo senso, io posso senz'altro accogliere che non  possiamo
  spostare  risorse  per  investimenti a spesa  corrente,  che  è  un
  rischio.  E'  senz'altro utile vincolare, e  questo  fa  parte  del
  percorso   che  dobbiamo  aprire,  sul  quale  il  contributo   del
  Parlamento  è  quanto  mai importante, che  tutte  le  risorse  che
  arriveranno  al  bilancio regionale, per effetto  dell'applicazione
  dell'articolo  37,  debbono andare ad investimenti  finalizzati  al
  miglioramento del contesto in cui le imprese produttive,  regionali
  operano.
   Questo  è  senz'altro uno degli elementi aggiuntivi e migliorativi
  della norma, che noi in sede di applicazione possiamo impegnarci  a
  fare e che rappresenta quel contributo importante del Parlamento.
   Terzo  punto:  la simmetria, non ci torno, l'avevo già  accennato.
  Qui va ricordato che il Decreto legislativo 241 del 2005, approvato
  in Commissione paritetica, afferma con chiarezza il principio della
  simmetria.
   Capisco  la passione che tutti gli autonomisti e anche noi abbiamo
  rispetto alla famosa sentenza della Corte Costituzionale che,  però
  - vi ricordo - è una sentenza che dà torto alla Regione Sicilia sul
  merito  di  una  specifica questione posta alla Corte  stessa  che,
  incidentalmente, richiama questo concetto perché dice, appunto, che
  la simmetria si riferisce, esclusivamente, alla riscossione.
   E'  una  sentenza che presenta elementi di debolezza  applicativa,
  tanto  è vero che vi ricordo che una più recente, innanzitutto,  va
  considerata  alla  luce dell'applicazione dell'articolo  81  e  119
  della  Costituzione,  tema che in Commissione  paritetica  è  stata
  ampiamente  affrontato. C'è una più recente  sentenza  della  Corte
  costituzionale  che  sembra,  addirittura,  smentire  quella  della
  Commissione precedente.
   Il  percorso che noi seguiamo, quindi - pur all'interno dell'alveo
  del  decreto  legislativo del 2005, la cui  responsabilità  non  va
  certo  attribuita a questo Governo, ma a scelte fatte in passato  -
  prevede  una  rinegoziazione ed una ridefinizione del  termine  del
  trasferimento delle nuove funzioni.
   Questo  è  il  tema centrale su cui, credo, si possa  trovare  una
  sorta  di  mediazione, chiamiamola così, soprattutto di coincidenza
  del percorso che stiamo definendo.
   La  definizione  per il 2014 ed il 2015 è quella definita  coi  50
  milioni a compensazione, ma il percorso che noi stiamo costruendo e
  per  l'attuazione  a  regime della norma statutaria  sarà  definita
  dalla  Commissione paritetica e sarà in Commissione paritetica  che
  noi dovremmo riuscire a quantificare e a definire meglio quali sono
  le    funzioni   che   debbano   essere   trasferite    a    fronte
  dell'applicazione integrale dell'articolo 37.
   Questo  è un passaggio fondamentale perché non posso non ricordare
  che  l'atteggiamento del precedente Governo di chiusura  su  questo
  tema  non  è  che avesse portato risultati. Noi dopo anni,  eravamo
  completamente  impallati in una situazione di contenzioso  continuo
  tra Stato e Regione, in cui i risultati ottenuti erano pari a zero
   Noi,  grazie  al  percorso che abbiamo avviato,  in  coerenza  con
  quanto  avuto  da tutte le altre Regioni a Statuto  speciale  -  si
  ricordava  nel precedente intervento dell'onorevole  D'Asero  -  il
  percorso  di collaborazione istituzionale è stato quello che  hanno
  seguito tutte le altre Regioni a Statuto speciale nell'applicazione
  e  hanno ottenuto risultati molto più importanti, quantitativamente
  molto  più rilevanti di quelli ottenuti fino ad oggi dalla  Regione
  Sicilia i cui risultati sono stati zero, zero
   Mentre  le  altre Regioni, seguendo un percorso di  collaborazione
  istituzionale,  seguendo i percorsi, non sulla base  diciamo  anche
  troppo  spesso  di  un  retorico richiamo al  ruolo  dell'autonomia
  spesso  troppo  rivendicazionista, in cui  il  tema  delle  risorse
  finanziarie  viene prima del ruolo dell'autonomia  a  supporto  dei
  processi  di sviluppo che, mi sembra, io non sono siciliano  ma  ho
  cercato di studiare il più possibile, in passato sono stato infatti
  un po' secchione e ho studiato e mi sembra che proprio questo fosse
  il tema centrale dell'autonomia.
   Quindi,  questo  tipo  di accordo consente, proprio  così  come  è
  scritto,  di aprire un percorso e su questo noi siamo in  grado  di
  assumerci degli impegni già oggi grazie al contributo del dibattito
  parlamentare di oggi.
   Pertanto,  noi  crediamo che questo sia un primo passo  importante
  dal  punto  di  vista  politico  e  istituzionale,  riavviando  una
  trattativa dopo decenni di stallo in cui l'unico elemento, appunto,
  fu  quell'accordo  del  2005 anche lì,  come  sapete  tutti,  molto
  viziato dalle esigenze finanziarie.
   Noi  questa volta, per la prima volta, la trattativa sull'articolo
  37  l'abbiamo  fatta non sulla base di una esigenza finanziaria  di
  chiudere  il  bilancio.  Questo lo dico  a  chi  dice  che  abbiamo
  svenduto l'autonomia in cambio di risorse; noi siamo i primi a dire
  che non abbiamo chiesto risorse sull'applicazione dell'articolo 37,
  ma  noi  siamo  convinti che con l'applicazione  reale,  attraverso
  tutti  i percorsi che prevedono l'applicazione costituzionale,  dal
  2016  sì  che potranno arrivare risorse aggiuntive, sì che potremmo
  fare dell'autonomia uno strumento reale di politica di sviluppo.
   Il  poter  gestire  da parte nostra le imposte delle  imprese  che
  provengono  dall'esterno è uno straordinario strumento di  politica
  economica, di potenziale attrazione degli investimenti esterni.
   Quello   che  a  noi  interessa  non  è  avere  un  riconoscimento
  finanziario,  una monetizzazione dell'autonomia guardando  con  gli
  occhi  al  passato.  Noi  vogliamo che l'autonomia  sia  veramente,
  nell'applicazione  complessiva  del  federalismo,   uno   strumento
  competitivo  della  Regione, uno strumento di competizione  fiscale
  che  può  realmente portare nuovi investimenti che vuol dire  nuova
  occupazione,  quelle  sì  che  sono  risorse  vere,  che  non  sono
  trasferimenti dello Stato che, come sapete molto meglio di  me,  da
  un  lato ce li può anche riconoscere e dall'altro con il taglio dei
  trasferimenti,  perché  poi  noi,  come  tutte  le  altre  Regioni,
  partecipiamo  diciamo ai saldi di finanza pubblica, al  risanamento
  della  finanza pubblica, voi sapete quest'anno c'è stato  sottratto
  quasi  un miliardo di euro  Non è quella la logica con cui  abbiamo
  impostato  il  percorso,  ma  questo  senza  nulla  togliere   alla
  tradizione del dibattito autonomista.
   Alla  luce  di  questo, come voi sapete, noi  abbiamo  -  peraltro
  probabilmente è intervenuto dopo che era stata scritta  l'audizione
  -  anche emendato ulteriormente il testo, l'articolato previsto nel
  decreto.   Noi   abbiamo  eliminato  il  riferimento   al   decreto
  legislativo  del 2005 e abbiamo detto che nella ripartizione  delle
  funzioni bisognerà fare riferimento non al decreto legislativo  del
  2005,  ma  alla complessiva attuazione dello Statuto della  Regione
  siciliana.
   Quindi,  noi  poniamo questo come un primo tassello importante  in
  cui  non  c'è  scambio  finanziario,  ma  c'è  reale  realizzazione
  dell'autonomia finanziaria della Regione.
   Alla  luce di quanto detto io ritengo e invito tutti, sia  per  la
  mozione  presentata  dal Movimento Cinque Stelle  sia  per  l'altra
  mozione,  che  ribadisco  non siamo nelle condizioni  effettive  di
  potere  assolutamente accettare dei termini previsti,  ad  arrivare
  invece  ad  una  mozione condivisa in cui il Governo  assume  degli
  impegni,  che  sono quelli sostanzialmente che vi ho rappresentato,
  che   ribadendo  che  appunto  il  testo  approvato,  quanto   alla
  quantificazione è soltanto temporanea 2014 -2015, che il percorso è
  molto aperto.
   Io credo che se noi interrompessimo questo percorso perderemmo una
  grande   occasione  di  riapertura  di  un  dibattito  in  cui   la
  credibilità   della  Regione  siciliana  non  è  un   problema   di
  credibilità  del Governo, noi dobbiamo andare lì con la credibilità
  complessiva   della  Regione  siciliana  e  della   sua   Assemblea
  regionale.
   Io  credo che la battaglia sull'articolo 37 sia una battaglia  che
  si  deve  intestare non soltanto il Governo, ma l'intera  Assemblea
  regionale della maggioranza e dell'opposizione e su questo percorso
  noi, credo, che come Governo possiamo assumere l'impegno.
   Io  avevo  cominciato, alla luce del dibattito oggi  in  Aula,   a
  segnare alcuni punti essenziali che accolgono parti di entrambe  le
  mozioni senza, però, comportare da un lato degli effetti finanziari
  drammatici, quale sarebbe l'impugnativa, anche ridicoli perché è un
  articolo  fortemente  voluto dal Governo  regionale  nell'interesse
  della Sicilia , ma che però ne assume altri elementi fondamentali.
   Io  stavo provando ad appuntarmi:  Attivare una negoziazione nella
  Commissione paritetica Stato-Regione, partecipando anche ai  tavoli
  governativi,   affinché   si   giunga   tempestivamente   ad    una
  ridefinizione  dei  rapporti finanziari  con  lo  Stato  pienamente
  soddisfacente per la Regione, anche con riferimento al  contenzioso
  finanziario tra Stato e Regione che comprenda, in piena  attuazione
  dello  Statuto,  il  trasferimento delle  funzioni  previste  dallo
  Statuto.  A  garantire,  attraverso  una  interlocuzione   con   il
  Parlamento  regionale,  che  il  decreto  dirigenziale,  quindi  io
  ritengo  che  il decreto dirigenziale che dovrà definire  molti  di
  questi aspetti venga condiviso dal Parlamento regionale; che questo
  decreto  assicuri  l'effettiva  ed  automatica  attribuzione  della
  Regione del gettito delle imposte.
   Anche  qua  noi  non possiamo accettare che ci sia  una  decisione
  forfettaria  del Governo regionale che ci trasferisce una quota  di
  imposte sulla base delle loro definizioni. Noi abbiamo chiesto  che
  nel  decreto dirigenziale fosse introdotto un nuovo codice  fiscale
  che  sia  direttamente controllato dalla Regione,  quindi  noi  non
  possiamo utilizzare questa triangolazione dello Stato che poi ce lo
  rigira.   Faremo un codice tributo ad hoc per la Regione  siciliana
  che permetterà di controllare qual è la dinamica reale ed effettiva
  del gettito proveniente dall'articolo 37.
   A  proporre  norme di attuazione da approvare in  sede  di  Giunta
  regionale ed a trasmettere alla Commissione paritetica tra Stato  e
  Regione.  E  un ultimo punto - che mi sembrava fosse  già  presente
  nella mozione del Movimento Cinque Stelle - esplicitare che qualora
  il  gettito superasse l'ammontare di risorse non più destinate alla
  Regione,  cioè  i  famosi 50 milioni, come misura compensativa  del
  suddetto  gettito tributario non ci sarà alcun'altra  compensazione
  simmetrica  e il maggior gettito per la Sicilia sarà interamente  a
  carico dello Stato.
   Ciò vuol dire che noi da oggi, posto quel punto fermo, dal 2015 ci
  giochiamo la sfida dell'autonomia finanziaria delle capacità  della
  Regione,   perché  io  credo  che  veramente  provare   a   leggere
  l'autonomia,  consapevoli del passato ma guardando al  futuro,  sia
  una  sfida  che non solo il Governo ma l'intera Assemblea regionale
  debba fare.

   PRESIDENTE. Ringrazio l'assessore Bianchi per la replica.
   Onorevoli  colleghi, da quanto emerso dalla replica del Governo  e
  facendo  riferimento  anche all'intervento iniziale  dell'onorevole
  Zito,  visto  che viene fuori l'esigenza di una condivisione  delle
  mozioni  presentate, propongo di sospendere la  seduta   per  dieci
  minuti  e  quindi  arrivare in questa pausa all'integrazione  delle
  mozioni.
   Pertanto, la seduta è sospesa.

        (La seduta, sospesa alle ore 19.59, è ripresa alle ore
                                20.17)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi ringrazio per aver raggiunto un
  accordo.
   Invito   l'assessore   per   l'economia   ad   illustrare   quanto
  determinato.

   BIANCHI,  assessore  per l'economia. Signor Presidente,  onorevoli
  deputati, alla luce del dibattito avvenuto oggi, confermo l'impegno
  del  Governo  a  tenere conto degli elementi emersi  nel  dibattito
  odierno ed anche di alcune preoccupazioni evidenziate nelle mozioni
  oggi presentate.
   Il  Governo  si  impegna  a riferire quanto  prima  al  Parlamento
  nazionale della trattativa, che ovviamente terrà conto anche  delle
  indicazioni  oggi  avviate;  peraltro  c'è  un  nostro  impegno   a
  provvedere   al  più  presto  alla  nomina  dei  componenti   della
  Commissione  paritetica, sollecitando anche il Governo nazionale  a
  fare  altrettanto così da avere pienamente insediato la Commissione
  con la quale credo che sia utile avviare una interlocuzione per  la
  definizione del percorso.
   Proprio alla luce di questo impegno, credo che a breve, già  nelle
  prossime  settimane, man mano che il percorso procederà soprattutto
  in  vista dell'attuazione del decreto legislativo, credo sia  utile
  mantenere questo percorso di confronto con l'Assemblea regionale  e
  credo  che  su  questo,  proprio per  la  delicatezza  del  tema  -
  ribadisco  quanto  già  detto  nel  mio  precedente  intervento   -
  nell'interesse  complessivo della Sicilia, questo sia  un  percorso
  che   vada  condiviso  non  soltanto  dal  Governo  ma  dall'intera
  Assemblea regionale.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, alla luce di quanto appena  detto
  dall'assessore  Bianchi  e grazie anche  all'accordo  che  è  stato
  raggiunto dagli onorevoli colleghi, se non sorgono osservazioni, le
  due  mozioni  si  intendono ritirate. Ovviamente  ci  affidiamo  al
  lavoro  dell'assessore  Bianchi  e  del  Governo  che  invitiamo  a
  riferire quanto prima circa la trattativa con lo Stato.

   FIGUCCIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sembra che  in
  realtà l'accordo non era stato preso in questi termini. Tra l'altro
  -  lasciatemi dire - nutro forti perplessità su questa scelta anche
  perché  veniamo  già  da una trattazione di mozioni  di  almeno  un
  triennio, andando indietro nel tempo.
   Assessore,  vi era già una mozione nel 2009, e adesso sembrava  ci
  fosse la possibilità di addivenire ad un risultato concreto,  e  di
  fronte  a  questa opportunità mi sembra invece ci  sia  ancora  una
  volta il desiderio di porre ulteriori rinvii.
   Su questo non sono assolutamente d'accordo.
   Si  faceva  riferimento  a  generici riferimenti  legati  a  somme
  milionarie che sarebbero recuperate dall'articolo 37 dello Statuto,
  ma   mi  sembra  improprio  beffeggiare  quegli  strumenti,  quelle
  indagini  fatte  da  statisti  e  studiosi  che  quei  dati   hanno
  recuperato.
   Pensiamo  che si possano spostare risorse, senza fare  riferimento
  alla  spesa  corrente, e che quelle stesse risorse  debbano  essere
  destinate agli investimenti.
   E'  vero,  forse  la  sentenza mostrerà un elemento  di  debolezza
  rispetto  alla materia trattata, ma se è vero che in altre  Regioni
  il  risultato è stato portato a casa, non capisco perché, di fronte
  a continui ritardi da parte della Regione siciliana, che ha portato
  un  risultato pari a zero, noi oggi dovremmo ulteriormente rinviare
  questa opportunità.
   Credo  che,  rispetto  a decenni di stallo, questa  sera  è  stata
  offerta  una  possibilità,  ancora  una  volta  rinviata   Ci  sono
  migliaia di siciliani che aspettavano questo appuntamento e noi  lo
  stiamo  disattendendo rispetto a risorse aggiuntive  attraverso  le
  imposte che derivano dalle imprese che contestualmente porterebbero
  sviluppo.
   Nella   ripartizione  delle  funzioni  bisognerà   fare   concreto
  riferimento all'autonomia finanziaria della Regione, e la battaglia
  sull'articolo  37 dovrebbe essere una battaglia che  congiuntamente
  dovrebbe mettere insieme Governo e Parlamento.
   C'erano  due  mozioni, c'era la possibilità  di  farne  sintesi  e
  addivenire ad un accordo, e questo non è stato fatto  Non  è  stato
  fatto  rispetto alla possibilità di una negoziazione Stato-Regione,
  rispetto  alla possibilità di definire un decreto dirigenziale  che
  assicuri il cerchio delle imposte e pensiamo che, rispetto a questo
  generico   impegno   di  nominare  i  componenti   la   Commissione
  paritetica, questo non è un esito con il quale possiamo  tornare  a
  casa questa sera.
   Non  posso  che mostrare disapprovazione ed invito  il  Governo  e
  l'Assessore  a rivedere questa posizione rispetto alla  possibilità
  di  formulare  invece una proposta che sintetizzi le  due  mozioni,
  così come ci eravamo detti qualche minuto fa.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  avevo  data  per  scontato   la
  possibilità di ritirare le mozioni, ma anche l'onorevole D'Asero  e
  l'onorevole Zito mi fanno notare che forse è il caso di  concludere
  la  discussione su queste mozioni fino al momento in cui il Governo
  avrà riferito circa l'evoluzione della trattativa con lo Stato.
   Queste  mozioni sono rimandate, pertanto, a data da destinarsi  in
  attesa  che  il  Governo  ci  riferisca sull'evoluzione  di  questa
  trattativa.
   Resta così stabilito.


   Presidenza del Presidente Ardizzone
   Presidenza del vicepresidente Venturino


     Discussione della mozione n. 3  Applicazione dell'articolo 6,
                          comma 1, lettera h)
  della legge regionale n. 5 del 2009 relativo al potenziamento e al
                               distacco
        del presidio ospedaliero di Augusta da quello Lentini

   PRESIDENTE.  Si  passa  al  punto terzo  dell'ordine  del  giorno:
  Discussione della mozione n. 3  Applicazione dell'articolo 6, comma
  1,  lettera  h)  della legge regionale n. 5 del  2009  relativo  al
  potenziamento e al distacco del presidio ospedaliero di Augusta  da
  quello  Lentini , a firma degli onorevoli Zito e tutti  i  deputati
  del Movimento Cinque Stelle. Ne do lettura:

                   «L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

   RILEVATO  che in relazione al piano sanitario 1377 del  2010,  che
  prevede una nuova rimodulazione e riassetto del piano sanitario dei
  presidi  ospedalieri delle varie province siciliane, l'ospedale  di
  Augusta  (SR)  è  stato  incorporato  al  presidio  ospedaliero  di
  Lentini;

   CONSIDERATO  che all'interno del territorio di Augusta  vi  è:  la
  presenza   dell'arsenale  militare  in  fase   di   ampliamento   e
  conseguente  transito di navi; la casa circondariale di  Brucoli  e
  del   terzo   porto  commerciale  europeo,  con  annesso   traffico
  permanente di operatori marittimi delle navi in sosta, compresa  la
  nuova  tratta  Augusta-Salerno della Tirrenia; la  presenza  di  un
  deposito  costiero  di  carburanti ubicato all'interno  del  centro
  abitato;

   VISTO che:

   all'interno del territorio ove è ubicato il P.O. di Augusta,  sono
  presenti  17  impianti  a rischio incidente  rilevante  ed  uno  in
  costruzione,  creando  così il più grande  agglomerato  di  aziende
  petrolchimiche d'Europa;

   il  bacino  d'utenza che comprende la popolazione  dei  comuni  di
  Augusta, Melilli, Villasmundo, Priolo Gargallo, Sortino, oltreché i
  dipendenti difesa e portuali;

   vi  sarebbe  un  aumento  considerevole di  sterilità  maschile  e
  femminile  oltre ad una mortalità derivata da tumore superiore  del
  10% alla media del territorio siciliano, con picchi di oltre il 20%
  riferito al solo tumore ai polmoni,

                   IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
                              e per esso
                       L'ASSESSORE PER LA SALUTE

   ad attivarsi per:

   scorporare  immediatamente il presidio ospedaliero di  Augusta  da
  quello di Lentini;

   ripristinare il numero dei posti letto spettanti per acuti (almeno
  120 posti letto);

   ripristinare  immediatamente il punto nascita e l'unità  operativa
  complessa di pediatria;

   la  creazione di un punto di eccellenza oncologico da allocare nel
  padiglione    antisismico   (padiglione   ancora   in    fase    di
  completamento),   cosi  come  previsto  e  attuato   nei   presidio
  ospedaliero di Gela e Milazzo».

   Ha facoltà di parlare l'onorevole Zito per illustrare la mozione.

   ZITO.  Signor  Presidente,  assessore,  onorevoli  colleghi,  oggi
  parliamo di quella che viene definita zona sacrificabile: una  zona
  veramente  martoriata  dal punto di vista del disastro  ambientale,
  una zona che viene ormai chiamata  il triangolo della morte  per  i
  casi di tumore e malformazione che ci sono stati.
   Nel  2002, nella relazione della Commissione Ambiente del  Senato,
  si afferma che  i siti di Priolo e Augusta non siano più un'area  a
  rischio  ambientale  ma  un'area in crisi ambientale,  per  cui  si
  rendono  indispensabili  interventi legislativi  e  finanziari  che
  consentano di affrontare con tempestività la drammatica emergenza .
   Quindi  non  è  soltanto un'area a rischio ma veramente  in  piena
  crisi  ambientale, e questo comporta ripercussioni a livello  della
  salute dei cittadini, soprattutto di quelli di Augusta.
   In quello che è definito il  triangolo della morte  troviamo anche
  un  arsenale militare, la casa circondariale, un deposito  costiero
  di  carburante  e 17 impianti a rischio di incidente rilevante,  un
  sito,  quindi,  fortemente svantaggiato  che  ha  avuto  tantissimi
  martoriamenti.
   Noi  citiamo  la  legge  5 del 2009, e soprattutto  l'articolo  6,
  perché  proprio qui si cerca di tutelare i presidi ospedalieri  che
  insistono su siti industriali. Ad un certo punto, alla lettera  h),
  si  legge   dalle  esigenze di protezione della salute  delle  aree
  industriali  e  a rischio, per queste ultime sono individuate,  con
  decreto  assessoriale regionale per la sanità, le  prescrizioni  in
  materia   individuale   e   collettiva  di   diagnosi,   di   cura,
  riabilitazione  ed educazione sanitaria per le patologie  derivanti
  dagli insediamenti industriali e dalle loro specifiche risorse .
   Con  questa  mozione  non vogliamo chiedere qualcosa  in  più,  ma
  semplicemente  vogliamo che sia rispettata una legge già  approvata
  nel 2009, quindi quattro anni fa.
   Perché  si  parla di Augusta? Gela e Milazzo sono altre  due  zone
  fortemente industrializzate, ma non come quella di Augusta.
   Nel  2000  sono  stati  riscontrati dei dati alquanto  spaventosi.
  Quando  la media nazionale dei bambini malformati era di  1,54,  ad
  Augusta   era   di  5,6:  bambini  con  cardiopatie,  malformazioni
  nell'apparato urinario, iposfadia, nati con gravissime  allergie  e
  quant'altro.
   Nel  2008  sono  state  effettuate delle indagini  su  quelle  che
  vengono  chiamate   le mamme di Augusta  e nei  loro  capelli  sono
  stati  trovati valori di mercurio dieci volte superiori  ai  limiti
  massimi consentiti.
   Nell'area   in   questione   troviamo   un'incidenza   di   tumori
  incredibilmente  alta,  l'ENEA  e l'Organizzazione  mondiale  della
  Sanità  dicono che vi è il 3 per cento della mortalità generale  in
  più.  Ma vi è anche il 201 per cento di tumore alla pleura  in  più
  rispetto alla media, cirrosi epatica più 28 per cento, più  30  per
  cento di tumori alla trachea, polmoni e bronchi.
   Attualmente  si  sta riscontrando anche un aumento  dell'incidenza
  della  sterilità  maschile e femminile, una cosa molto  grave.  Non
  solo,   ormai,  i  nostri  cittadini  hanno  bambini   spesso   con
  malformazioni,  ma  c'è anche il rischio che la  nostra  gente  non
  riesca più ad avere dei bambini.
   Abbiamo presentato questa mozione perché far rispettare la legge è
  un atto di giustizia
   Ho  personalmente preparato degli emendamenti, che ora presenterò,
  che  riguardano  il ripristino dei 120 posti letto per  acuti,  120
  posti   letto  pubblici  nel  Muscatello  di  Augusta.  Ma   questo
  ripristino  dei  posti letto non deve avvenire depotenziando  altre
  strutture  dell'ASP 8, quindi della provincia di  Siracusa,  perché
  sono soldi dedicati che vengono da questa legge,
   Chiediamo anche di attingere, come previsto dalla legge n.  5  del
  2009,  delle  risorse che riguardano l'acquisto di  attrezzature  e
  diagnostiche  terapeutiche correlate a quello che è il  reparto  di
  oncologia  che  è  importantissimo, visto i dati  sconcertanti  per
  quanto riguarda i tumori.
   Chiediamo  anche  che  si  venga  a completare  l'attivazione  dei
  reparti  di  neurologia, che sono pronti - tutto  pronto  anche  in
  pianta organica - e renderli pienamente operativi.
   Chiediamo anche e, da questo punto di vista, se sarà l'assessore a
  valutare  il  ripristino del punto nascita, per quanto riguarda  il
  reparto di pediatria, chiedo all'assessore se è possibile anche non
  discuterlo  ora, ma aprire un tavolo per vedere una  soluzione  che
  possa  non  scontentare nessuno, e quindi potremmo anche in  questo
  momento  non discuterlo, però se lei mi promette un incontro  anche
  con la cittadinanza  di Augusta per trovare una soluzione perché il
  problema  dei bambini è sentito in una maniera incredibile,  perché
  già  ci sono difficoltà ad avere bambini, quelli che nascono spesso
  hanno  delle  malformazioni che, purtroppo,  rendono  la  vita  dei
  genitori e la vita dei bambini stessa più complessa.
   Quindi,  quello che le chiedo nel ripristino di questi posti,  nel
  terminare  quello  che è il depotenziamento di questo  ospedale,  è
  veramente  un atto di coraggio. Tutto deve avvenire, ripeto,  senza
  pregiudicare gli altri presìdi ospedalieri che, già nella provincia
  di Siracusa, anche loro sono martoriati; noi abbiamo un ospedale  a
  Siracusa degli anni '70, non abbiamo un ospedale nuovo, non ci sono
  i  posti  necessari  per  quella che  è  veramente  l'esigenza  del
  territorio.  Se andiamo a depotenziare un ospedale che  insiste  in
  una zona veramente martoriata questo è un qualcosa che non possiamo
  accettare.
   Per questo spero che oggi venga discussa e votata questa mozione a
  cui   ora  presenteremo  degli  emendamenti.  Spero  nella   vostra
  ragionevolezza.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Sorbello.  Ne  ha
  facoltà.

   SORBELLO.   Signor  Presidente,  assessore,  onorevoli   colleghi,
  discutiamo  stasera  di un problema che si è incancrenito  già,  un
  problema  incancrenito  già abbondantemente,  siamo  vicini  ad  un
  lutto, si parla della problematica del nosocomio di Augusta e tengo
  a  precisare che Augusta è la seconda realtà in termini democratici
  della provincia di Siracusa, siamo nell'ordine di circa 50-60  mila
  abitanti a fronte di una zona nord che ne conta quasi 110-120 mila,
  per  cui  abbiamo  la seconda realtà, dopo Siracusa,  la  città  di
  Augusta,  una  città in una realtà dichiarata area ad alto  rischio
  ambientale  già  da  20 anni, dai primi degli  anni  '90.  Nel  '98
  interviene  anche l'individuazione di area SIN, sito  di  interesse
  nazionale, per quanto riguarda le bonifiche del suolo, della  falda
  e  dei  fondali  marini di tutta la rada di Augusta,  con  presenza
  massiccia di mercurio.
   Siamo  di  fronte  ad  una  realtà  dove  insistono  per  la   sua
  peculiarità,  il carcere, l'autorità portuale, tutta una  serie  di
  impianti  ad  alto  rischio ambientale e di  incidenti  e  dove  il
  baricentro di tutti questi siti è proprio l'area di Augusta  ed  in
  special modo l'area del sito del nosocomio di Augusta.
   Assessore  la provincia di Siracusa è composta da tre presìdi,  il
  processo  di  riorganizzazione  sanitario  di  quella  provincia  è
  individuato  in tre presìdi ospedalieri: la zona Sud, con  Avola  e
  Noto,  la  zona  Centro con Siracusa e la zona Nord con  Augusta  e
  Lentini.
   Noi  siamo qui, ritengo anche i colleghi di quella provincia,  per
  far  valere  un principio fondamentale che è dettato e discende  da
  una norma che è l'articolo 6 della legge 5.
   Se   non   ci   fosse  e  noi  non  stiamo  entrando  nel   merito
  dell'operatività  sua, signor assessore, del suo  assessorato,  dei
  suoi  dirigenti, dei suoi funzionari, come anche quella dei manager
  e il direttore sanitario ed amministrativo. Noi siamo qui di fronte
  all'attuazione di una norma che già da quattro anni è vigente e che
  vede,  giorno dopo giorno, a seconda del responsabile sanitario  di
  quel  presidio ospedaliero Augusta-Lentini, viene a mancare  sempre
  quello che è l'obiettivo per consolidare l'ospedale di Augusta.
   Che  cosa si chiede? Si chiede il consolidamento dei posti  letto,
  per quanto riguarda l'ospedale di Augusta, anche perché operiamo in
  una  zona  dove siamo sbilanciati, molto sbilanciati, del  100  per
  cento verso il privato.
   Se  noi,  per  un momento, analizziamo quello che  è  il  sito  di
  Augusta  vediamo  che  neanche a 200  metri  di  distanza  da  quel
  nosocomio,  esiste un'altra struttura convenzionata  di  220  posti
  letto, per cui sbilanciata molto verso il privato.
   Si  chiede,  allora,  per una giustizia che discende  dalla  norma
  vigente,  di  consolidare il nosocomio di  Augusta  nei  120  posti
  originari,  così  come  programmati, di rivedere  l'opportunità  di
  avere  anche  i  reparti  di  punto  nascita  e  l'unità  operativa
  complessa   di  pediatria,  ma  nello  stesso  tempo,   andare   ad
  individuare, abbiamo visto assolutamente bene la norma  che  è  già
  stata  discussa in commissione sanità, che ha anche avuto il parere
  della  quarta  commissione,  per  quanto  riguarda  il  centro   di
  eccellenza, l'amianto.
   Questo  si  trova in una zona dove sono stati decimati  tutti  gli
  operatori di quella realtà del siracusano. Per cui, assessore, oggi
  si  chiede  a  gran voce, perché i cittadini di quel territorio  lo
  vogliono, perché tutto il comprensorio martoriato dagli anni '50 ad
  oggi,  almeno la certezza di potersi curare in situ e di avere  una
  realtà   sanitaria  di  eccellenza,  nel  reparto  e  nel   settore
  dell'oncologia, ma anche ripristinando i 120 posti originari perché
  il  timore  qual è? Il timore dei cittadini è che questa realtà  si
  riduca e venga ridimensionata ad un semplice PTA.
   Siccome, non si possono usare due pesi e due misure, come  l'altro
  sito come Gela e Milazzo, questo è uno dei tre siti martoriati  che
  ha  dato  tanto,  che ha prodotto per le casse  dello  Stato  somme
  infinite,  si  parla di una media di ventimiliardi annui  che  sono
  rientrati e sono stati incassati da parte dello Stato e la Regione,
  oggi, ha l'incombenza di poter almeno dare ai cittadini la speranza
  di  potersi  curare in situ e di far continuare, ancora,  l'ufficio
  demografico e delle nascite del comune di Augusta.

   COLTRARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   COLTRARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Assessore,
  la   problematica  dell'ospedale  Muscatello  di  Augusta   è   una
  problematica che sta a cuore, come avete visto, a tutti i  deputati
  della  provincia siracusana, in quanto rappresenta  una  di  quelle
  vicende  che  va  avanti  da  molto  tempo  senza  una  risoluzione
  definitiva.  Dal precedente piano sanitario provinciale addirittura
  c'è stata l'eventualità, il prospetto di chiudere questo ospedale a
  seguito  di  questa spending review nazionale che fa sì  che  molti
  ospedali,  che  non  riescono, sulla base dei budget  di  spesa  ad
  erogare dei servizi utili, che per l'appunto devono essere chiusi e
  la  cittadinanza  relativa deve poter andare  fuori  dalla  propria
  circoscrizione per alimentare le proprie esigenze sanitarie.
   Ora  la  realtà  augustana è una realtà che, a parte  i  cittadini
  residenti, che rappresentano il secondo Comune, come hanno rilevato
  i miei colleghi precedenti della provincia di Siracusa, proprio per
  la  presenza della Marina Militare, della zona industriale, di  una
  casa  di  reclusione  importante, rappresenta  anche  una  zona  di
  transito per circa diecimila persone annualmente.
   Ora, più volte è stata discussa, anche con l'assessore Borsellino,
  la  possibilità di mantenere questo ospedale proprio a seguito  del
  potenziamento dello stesso con l'istituzione di un polo  oncologico
  di   eccellenza.  E  oggi  noi  chiediamo  proprio   questo,   cioè
  l'istituzione  di un polo oncologico di eccellenza ma  che  sia  un
  polo oncologico di natura sostanziale e non formale, nel senso  che
  portare  un reparto di oncologia ad Augusta può significare  molto,
  ma  può  significare anche niente nel momento in cui non ci sono  i
  fondi necessari per portare avanti l'iniziativa.
   Ora  i  fondi  necessari sicuramente non devono essere  presi  dal
  bilancio  povero  che  ha  la provincia  di  Siracusa  nel  settore
  sanitario  levando  delle risorse ad altri presìdi  ospedalieri  in
  quanto significherebbe non aver fatto nulla.
   Proprio per questo i miei colleghi hanno più volte cercato di fare
  emergere  la necessità di recuperare quell'effettività  che  questa
  legge  n.  5  del 2009 nell'articolo 6 per le zone industriali  che
  hanno i problemi purtroppo che hanno queste zone di Augusta, Priolo
  e Melilli che fanno sì che, questi centri in cui i tumori purtroppo
  sono   più   frequenti,  così  come  un  recente  studio,  peraltro
  effettuato anche in provincia di Siracusa ha dimostrato di recente,
  di cui l'assessore sicuramente ne è a conoscenza perché gli è stato
  trasmesso,  è  necessario  che questi fondi  vengano  prelevati  ed
  appostati  da questo articolo 6 della legge 5. E in modo  tale  che
  alla  fin  fine  il  problema  non è  tanto  attivare  questo  polo
  oncologico   ma   mantenere  questi  posti  letto   per   arrivare,
  quantomeno, a questi centoventi e questo si può attuare sulla  base
  anche di quello che già prevede il piano sanitario provinciale  che
  ha   dato   un  rilancio,  grazie  all'assessore,  a  questo   polo
  ospedaliero in quanto è possibile prevedere un reparto di  medicina
  generale con l'istituzione di ventiquattro posti letto, un  reparto
  di  neurologia con quattordici posti letto che sono reparti che non
  hanno  avuto un interessamento da parte dei privati e che è  quindi
  giusto  riprendere all'interno del settore pubblico  e  potenziarli
  all'interno di un ospedale come il Muscatello  che, ora come ora, è
  stato privato per tante ragioni di tanti reparti.
   Però,  soprattutto, questo polo oncologico provinciale rappresenta
  una  sfida  per la deputazione regionale di Siracusa ma  anche  per
  l'Assessore  stesso perché rappresenta un appostamento  di  risorse
  non indifferente in quanto è necessario comprare tutta una serie di
  attrezzature che vanno dal mammografo alla radiografia,  alla  TAC,
  alla  PET,  all'ecodoppler,  all'ematologia,  tutta  una  serie  di
  strumenti che hanno un costo rilevante.
   Allora, per dare attuazione a questa mozione e alle richieste  che
  vengono  dalla  cittadinanza e dall'intera provincia è  necessario,
  secondo  me,  che  il  Governo si prenda un impegno,  non  tanto  a
  realizzare  questo polo oncologico ad Augusta, ma a  realizzare  un
  polo  oncologico  di  eccellenza  con  le  risorse  necessarie  per
  raggiungere la finalità che ci proponiamo.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che sono stati presentati
  gli emendamenti aggiuntivi 3.1 e 3.2, a firma degli onorevoli Zito,
  Vinciullo e Zafarana.
   Ne do lettura:

   - emendamento aggiuntivo 3.1:
    A  ripristinare, a completamento dei locali del nuovo  padiglione
  ospedaliero,  il  punto  nascite  nell'ospedale  di   Augusta.   Il
  ripristino  del  punto nascita di Augusta non dovrà  comportare  il
  depotenziamento  di  altre  strutture  operative  nell'ambito   del
  distretto o dell'ASP8 di Siracusa. ;

   - emendamento aggiuntivo 3.2:

    1)  A  evitare  ogni forma di depotenziamento delle  UU.OO.SS.  e
  UU.OO.CC.  e  a  mantenere nel presidio ospedaliero di  Augusta  un
  numero  di posti letto pubblici idoneo al trattamento degli  acuti,
  con reparti e servizi di supporto adeguati, per un minimo di almeno
  120  posti  letto  per  acuti.  Il potenziamento  dell'ospedale  di
  Augusta  non dovrà comportare il depotenziamento di altre strutture
  operative nell'ambito del distretto e dell'ASP 8.

   2) A mantenere una U.O.S. di pediatria con almeno 8 posti letto.

   3)  Ad  attingere, così come previsto dalla L.R. 5/2009,  art.  6,
  comma  3,  per  la  attivazione del reparto di oncologia,  a  fondi
  assegnati  dal disposto di tale legge regionale, comprensive  delle
  somme  pregresse per la mancata applicazione dello stesso disposto,
  specificamente di quanto previsto dall'art. 6, comma 1, lett. H, da
  destinare    all'acquisto   di   attrezzature,    diagnostiche    e
  terapeutiche, correlate all'attività di tale reparto.

   4)  A  completare  l'attivazione  dei  reparti  di  neurologia  ed
  oncologia,  rendendoli pienamente e completamente  operativi,  come
  previsto  dalla  pianta  organica aziendale  e  come  ribadito  nel
  verbale della riunione prefettizia del 14 febbraio 2012.

   5)   Ad   attivare   una  U.O.S.  di  Prevenzione   Oncologica   e
  Cardiovascolare. .

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Vinciullo.  Ne  ha
  facoltà.

   VINCIULLO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  assessore,
  intanto  dobbiamo ringraziare l'onorevole Zito perché ci sta  dando
  la  possibilità, attraverso la presentazione di questa mozione,  di
  discutere  dell'articolo 6,  lettera h) della legge regionale,  che
  come   lei  ricorderà,  assessore  Borsellino,  è  quella  che   ha
  ridisegnato la sanità in Sicilia.
   A  me  fa  piacere parlare del comma h), anche perché  sono  stato
  quello  che,  insieme all'onorevole Donegani, lo  ha  a  suo  tempo
  firmato  e  lo  abbiamo presentato in Aula proprio  perché  eravamo
  allora convinti e lo siamo ancora oggi che le vicende legate a  tre
  territori  altamente infestati, deturpati, massacrati e  violentati
  dalle  industrie quali Gela, Milazzo e Augusta andavano discusse  a
  parte rispetto a quella che era la riforma generale.
   Ed  è stato il motivo del lungo braccio di ferro che abbiamo avuto
  con  l'assessore  Russo,  perché  negli  anni  nei  quali  è  stato
  assessore  non  solo non si è assolutamente adoperato  affinché  la
  lettera  h)  dell'articolo 6 venisse applicata ma  non  ha  nemmeno
  controllato e verificato affinché i vari satrapi, che ha mandato in
  provincia  di  Siracusa a gestire la sanità pubblica, rispettassero
  una  legge che nasceva dalla volontà di questo Parlamento  e  dalla
  volontà  che  tutti  i deputati avevano avuto nel  far  sì  che  le
  vicende  legate  a  questi tre territori venissero  scorporate  dal
  resto della riforma sanitaria.
   A me, assessore Borsellino,  fa piacere avere appreso dai giornali
  che,  nella  scorsa  riunione di Giunta che si  è  tenuta  a  Gela,
  finalmente  è stata data attuazione a questa lettera h)  però,  per
  essere chiari, vorremmo capire di che cosa parliamo, quali sono  le
  risorse che sono state destinate.
   Vedete,  quando  parliamo  di sanità e  non  parliamo  di  risorse
  corriamo  sempre  il  rischio di parlare di nulla,  sarebbe  quindi
  auspicabile,  noi siamo certi che di qui a qualche minuto  ci  dirà
  quali   sono  le  risorse  in  più  destinate  alle  tre  strutture
  ospedaliere  di Gela, Milazzo e Augusta, quale sarà  l'aumento  dei
  posti letto, quale sarà la sistemazione futura di queste tre realtà
  che, proprio perché parlavamo dell'articolo 37, tanto hanno dato in
  termini  di ritorno economico alla Sicilia ed al Governo  nazionale
  in  generale e tanto, purtroppo, hanno dato in termini di morti, di
  malati  oncologici  e di bambini mai nati alla nostra  terra,  alla
  nostra provincia di Siracusa.
   In questi anni i direttori generali inviati a Siracusa, purtroppo,
  non  hanno  capito mai che l'ospedale di Augusta andava  scorporato
  dalle  altre  realtà  e  spesso è stato - come  hanno  ricordato  i
  colleghi  che  mi  hanno  preceduto - erroneamente  utilizzata  una
  vicenda di campanile per cui l'ospedale di Augusta, che nulla aveva
  a  che  fare  con  gli  altri quattro ospedali della  provincia  di
  Siracusa,  è stato alternativamente posto in competizione  ora  con
  Lentini,  con cui non ha nulla da competere, ora con Siracusa,  ora
  con Avola e Noto.
   Invece,  la  realtà  di Augusta è un'altra, intanto  parla  di  un
  territorio che, dal punto di vista industriale,  è quello che ha la
  maggiore  concentrazione di industrie; è quello che ha la  maggiore
  concentrazione di presenza militare in Sicilia, perché ricordo  che
  il  Comando  marittimo in Sicilia è proprio nella città di  Augusta
  che  ha  un  arsenale  non indifferente; che  l'unica  fabbrica  di
  esplosivo sul territorio della Sicilia si trova appunto ad  Augusta
  e, quindi, viviamo in una situazione veramente difficile, esplosiva
  in  cui  la  presenza  dell'ospedale, al di là  di  svolgere  delle
  funzioni di prevenzione, ora lo andremo a vedere perché di cura non
  ci  basta,  ha  una  funzione di sicurezza  su  un  territorio  che
  potrebbe in caso di necessità e in caso malaugurato di terremoti  o
  di  altri  tipi  di  calamità  rimanere  isolato  dal  resto  della
  provincia di Siracusa per cui c'è la necessità di avere un ospedale
  autonomo che sia in grado di svolgere queste funzioni di assistenza
  della  popolazione  nel  caso in cui vi siano  rischi  derivati  da
  calamità.
   Il  problema qual è stato, assessore Borsellino? Il problema è che
  nella  città di Augusta, come in tutta la provincia, c'è stata  una
  presenza  diffusa,  massiccia,  io direi  ossessiva,  della  sanità
  privata  nei confronti della sanità pubblica per cui,  la  casa  di
  cura  privata  aveva  oltre  duecento posti  letto,  l'ospedale  di
  Augusta man mano si è ridotto a ottantotto posti letto. C'è  stata,
  cioè,  la volontà scientifica, messa in atto in maniera crudele  ma
  determinata, di distruggere l'ospedale pubblico perché distruggendo
  l'ospedale pubblico doveva vivere la struttura privata.
   Un  caso  per  tutti? La camera iperbarica, una  vergogna  su  cui
  nessun  giudice  ha  mai  pensato  di  aprire  un'indagine.   Viene
  acquistata  nel  1994,  viene tenuta chiusa, nascosta  perché,  nel
  frattempo,  la  struttura privata aveva acquistato un'altra  camera
  iperbarica,  la  nostra  non è stata mai  utilizzata.  Costata  400
  milioni  di  lire nel 1994 e dopodiché, a mia precisa  denuncia,  è
  intervenuto un giudice della Corte dei Conti che ha detto:  non  ci
  fa  nulla , se è stata comprata, se è stata messa per vent'anni  da
  parte  e  mai  utilizzata  e  adesso, come  lei  sa,  si  cerca  un
  acquirente per 5 mila euro che non si riesce a trovare.
   Ma  voi  ve  lo immaginate un altro paese civile in  Italia  o  in
  Europa  che,  di  fronte  ad  una cosa del  genere,  non  sarebbero
  intervenuti  i  carabinieri, la polizia, la guardia di  finanza  ad
  arrestare   coloro  i  quali  avevano  acquistato   questa   camera
  iperbarica e per vent'anni l'hanno tenuta chiusa e mai  utilizzata?
   E'  questa  la  realtà  dell'ospedale di Augusta  perché,  vedete,
  accanto  alla  camera iperbarica abbiamo avuto una serie  di  altri
  strumenti di altissima tecnologia che sono stati acquistati e  sono
  stati  messi da parte e non sono stati utilizzati. Così  come,  per
  essere  chiaro,  assessore, non è possibile  che  l'unico  ospedale
  pubblico  dove  non si fanno concorsi per i primari sia  quello  di
  Augusta   Ma lei pensa che un ospedale senza primario sarà  mai  un
  ospedale in grado di decollare? Per cui con un complicità tra mondo
  sanitario  - e lo dico tranquillamente e serenamente, senza  essere
  smentito   -  e  cattiva  politica,  si  è  deciso  di  distruggere
  l'ospedale di Augusta per favorire la carriera di qualche medico e,
  nello  stesso  tempo, per dare la possibilità  alla  casa  di  cura
  privata  di  fare  affari,  perché  quando  noi  non  riusciamo  ad
  utilizzare  i  pochi posti letto che sono rimasti  all'ospedale  di
  Augusta,  il  risultato qual è? Il risultato è che lei giustamente,
  assessore,  viene  e  dice che c'è una mortalità,  c'è  un  mancato
  utilizzo  dei posti letto e li chiudiamo. Ma ci siamo mai posti  il
  problema  perché  questi  posti letto non  sono  stati  utilizzati,
  perché  la gente ha preferito andare a Catania o a Lentini  anziché
  andare nell'ospedale sotto casa? Ci siamo mai posti il problema per
  chi e per quale motivo si è deciso di distruggere un ospedale?
   Ora,  noi da lei, assessore, nel ricordarle che c'è stato  un  mio
  emendamento approvato in Commissione sanità nel 2010 che  destinava
  tutti gli eventuali ribassi per l'acquisto della risonanza nucleare
  magnetica  all'ospedale di Augusta perché non  si  può  parlare  di
  ospedale  di  Augusta  se  non  abbiamo  una  risonanza,  a  questo
  proposito  non è superfluo ricordare che eravamo l'unica  provincia
  in  Italia  dove le risonanze nucleari magnetiche erano nelle  mani
  dei  privati e ancora oggi ad Augusta l'unico ad avere la risonanza
  nucleare magnetica è l'ospedale privato perché il pubblico  non  ce
  l'ha?  Poi  dovremmo sapere come fa il pubblico a fare competizione
  che  ancora  oggi  manca  la  radioterapia  perché,  grazie  a  lei
  assessore,  la prossima settimana dovrebbero iniziare i lavori  per
  la  realizzazione  della  prima  radio  terapia,  però,  assessore,
  occorre, se vogliamo rilanciare l'ospedale di Augusta, che non è in
  competizione con Lentini e non è in competizione con Siracusa ma  è
  in  competizione  con  altri  ospedali  di  eccellenza,  con  altri
  ospedali che fanno prevenzione, occorre investire risorse.
   Per  cui,  assessore, questa sera da lei vorremmo  sapere  quant'è
  l'incremento  dei  posti letto, ma se non è possibile  questa  sera
  anche  fra una settimana, l'importante è che lo sappiamo.  Vorremmo
  sapere quali sono le risorse destinate, quanti nuovi medici avranno
  la  possibilità  di  venire  a lavorare  ad  Augusta.  Perché  lei,
  dottoressa  Borsellino, m'insegna che il problema  oggi  non  è  la
  malattia oncologica, il tumore, è il fatto che scopriamo di  essere
  malati  con  qualche mese di ritardo rispetto a quando lo  dovremmo
  scoprire.  Per cui se noi facciamo prevenzione, è chiaro che  siamo
  nelle condizioni di potere curare, combattere e guarire. Ma se  noi
  non  facciamo prevenzione, alla fine l'unica cosa che possiamo fare
  è accompagnare il malato verso il fine percorso.
   Noi vorremmo, Assessore, nel potenziare l'ospedale di Augusta, con
  tutti  quelli  che  sono i reparti necessari a gestire  l'emergenza
  Augusta,  avere  un  polo oncologico, che  manca  in  provincia  di
  Siracusa, che sia un polo di eccellenza, ma che non sia un polo che
  curi.  Vogliamo un polo che prevenga, un polo che faccia screening,
  un  polo che ascolti tutti in maniera tale che si possa prendere il
  male quando è all'inizio.
   Signor  Presidente,  le  chiedo scusa  se  ho  abusato  della  sua
  pazienza. Questa mozione che i colleghi del Movimento Cinque Stelle
  hanno  voluto  sollecitare credo sia stato un fatto importante,  un
  fatto positivo e credo che sia ancora di più positivo perché giunge
  dopo  che è stato fatto questo provvedimento da parte della Giunta.
  Certo,  ce lo saremmo aspettato qualche anno fa, noi pensavamo  che
  questo provvedimento potesse trovare la sua applicazione nel  2010,
  2011,  2012, capiamo che il suo predecessore non aveva in sé l'idea
  che doveva sottoporsi alle leggi.
   Il  suo predecessore era convinto di essere legibus solutus,  cioè
  sciolto da qualsiasi rapporto con la legge. Invece, prendiamo  atto
  che  lei ci tiene a rispettare la legge. Di questo non possiamo non
  esserle  riconoscente  dal punto di vista  politico,  sappiamo  che
  ogniqualvolta  il Governo si adegua alla volontà del Parlamento  fa
  gli  interessi del territorio, per cui, Assessore, grazie,  per  la
  presenza,  per l'impegno che sta mettendo in atto, per i  risultati
  che  porterà nelle tre realtà industriali di Milazzo, Augusta e  di
  Gela.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Gianni.  Ne  ha
  facoltà.

   GIANNI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  assessore,  sarò
  brevissimo  e  non mi soffermerò a richiamare tutto quello  che  ho
  visto in questi ultimi vent'anni.
   Grazie  al  presidente  Crocetta che dopo essere  stato  insultato
  sull''Espresso',  si  è  ricordato  che  esiste  una  legge  n.  5,
  all'articolo  6  che  l'onorevole Donegani,  da  me  opportunamente
  suggerito,  aveva trasformato una legge generale in un  particolare
  disegno  che  era  quello  di potenziare gli  ospedali  delle  zone
  contaminate   di   interesse  nazionale,  Priolo,  Gela,   Milazzo,
  potenziandone, quindi, gli effetti di risposta sanitaria.
   Voglio   ricordare  all'Assessore  che  l'ospedale   di   Augusta,
  tralasciando la presenza del carcere, di tutto quello che  è  stato
  detto, è degli augustani. L'ospedale di Augusta è stato fatto con i
  soldi   dei   cittadini   di  Augusta  e   donato   alla   pubblica
  amministrazione.
   E'  grave  che  l'Assessore suo predecessore, mentre  da  un  lato
  potenziava  l'ospedale di Gela e Milazzo, dall'altro  spogliava  in
  maniera vergognosa, scientifica l'ospedale di Augusta e non veniamo
  qui a parlare di  operazioni miste pubblico-privato.
   L'ospedale di Augusta era privato ed è diventato pubblico,  rimane
  pubblico, la gestione deve essere pubblica.  E non vogliamo cose in
  più come le ho detto fino a stamattina, Assessore, in Commissione.
   L'ospedale di Augusta deve solo avere quello che già aveva  e  che
  non  è  potuto  rimanere  dove era, quindi  il  punto  nascita,  la
  ginecologia,  la  pediatria, solo perché mancavano  i  primari  che
  scientificamente  chi  aveva interesse di azzerare  quell'ospedale,
  non  aveva  prodotto, non aveva fatto, non aveva  nominato,  quindi
  determinando  un  depauperamento delle risorse e  un  atteggiamento
  indecente nei confronti della popolazione di Augusta, che pure  con
  le  proprie risorse aveva donato l'ospedale all'attività  pubblica.
  Veda  Assessore, per tanti anni, come giustamente  ha  detto  anche
  l'onorevole Sorbello, lo Stato ha preso e continua a prendere,  non
  20,  ma  35 miliardi di euro l'anno di prelievo fiscale da  Priolo,
  Gela  e Milazzo. Solo Priolo era 20 miliardi di euro, una zona  che
  ha  pagato  a  caro  prezzo la presenza del più  alto  insediamento
  industriale  d'Europa, che ha avuto e continua  ad  avere  malattie
  gravissime in una percentuale altissima, che in questi ultimi  anni
  ha  avuto  anche la bontà di avere il sarcoma che è uno dei  tumori
  più  violenti  e micidiali che esistano. Io non so cosa  deve  fare
  ancora   questa   popolazione  per  avere   quello   che   è   suo
  L'applicazione della legge, non si richiede altro
   L'applicazione della legge, il ripristino di quello  che  aveva  e
  non cose in più. Io la ringrazio pubblicamente, perché con la legge
  sull'amianto  che  abbiamo approvato in  Commissione  -  così  come
  ringrazio il Presidente della VI Commissione - abbiamo identificato
  nell'ospedale  di Augusta l'ospedale di riferimento regionale,  con
  la  legge  5 articolo 6, le risorse perché questa cosa non  diventi
  soltanto  una  parola vuota all'interno di una legge importante  ed
  epocale come quella che abbiamo approvato. Non un ospedale misto in
  cui  i  privati  entrano  nell'ospedale, ma quell'ospedale  che  da
  privato è diventato pubblico rimanga pubblico e gli sia data quella
  dignità  che  aveva e che noi maldestramente, per interessi  magari
  occulti  che  non si possono nemmeno ricordare abbiamo  tentato  di
  affossare ed eliminare sulla pelle dei cittadini di Augusta, Priolo
  e Melilli.
   Sono  certo, Assessore, che la sua sensibilità, la sua eleganza  e
  la  sua  legalità sapranno incidere per ridare a questo paese  e  a
  questa provincia tutto quello che in questi ultimi trenta anni  gli
  è stato negato.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  D'Asero.  Ne  ha
  facoltà.

   D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, il  mio
  intervento  si  apre  su  un ragionamento su  una  questione  molto
  delicata   ed  importante  quale  quella  dell'amianto,   che   più
  segnatamente interessa anche un territorio in provincia di Catania,
  Biancavilla, afflitto da questa fluorodenite, cioè questa ulteriore
  cellula che si trova nella pietra vulcanica e che è stato motivo di
  grande  diffusione del cosiddetto mesotelioma, che di fatto ha  una
  sua  grave  diffusione  ed  è stato oggetto  di  altri  interventi.
  Infatti,   viene  individuata  come  area  SIN,  però   non   viene
  individuata come area a rischio ambientale dove insistono i  comuni
  di   Priolo  Augusta,  Gela  e  Milazzo,  sostanzialmente  le  aree
  industriali dove è collegato il problema del rischio, mentre l'area
  di  Biancavilla,  pur  non  essendo  un'area  industriale,  per  la
  tipologia   della  problematica  viene  inquadrata   nella   stessa
  direzione.
   L'allora direttore dell'area dell'ufficio speciale Aree a  rischio
  ambientale,  dottor  Cuspolici - che ahimè  oggi  vedo  che  questo
  Governo  non lo ha confermato in questo incarico - forse ha abolito
  pure  quest'area speciale dove, Assessore, chiedo un  suo  energico
  intervento, , visto che trattasi di un problema che ha un riverbero
  di  carattere sanitario, che sta tra l'assessore per  la  salute  e
  l'assessore per il territorio e l'ambiente.
   Faccio  presente  che  nel  frattempo era  stato  con  un  decreto
  istituito  un  osservatorio proprio sull'area di  Biancavilla,  che
  prevedeva  la  partecipazione  dell'Organizzazione  Mondiale  della
  Sanità,  dell'Assessorato  della Salute come  Ufficio  speciale  ed
  anche dell'Università e dell'ARPA perché potesse anche - come  dire
  - seguire su questo tipo di problema.
   Allora, intervengo pur essendo a margine di quello che è l'oggetto
  della  mozione  che riguarda l'ospedale di Augusta, perché  ritengo
  che  trattasi  di  una  fattispecie  di  cui  c'è  bisogno  di   un
  intervento.  Faccio presente che, a mio avviso,  questo  Parlamento
  dovrebbe  ulteriormente intervenire anche sul disegno di  legge  in
  discussione in Commissione Sanità relativo al problema amianto,  il
  cui relatore è l'onorevole Salvatore Cascio, perché in questa parte
  normativa possa essere previsto un intervento più organico e  possa
  anche esserci, in questa direzione, una specifica attenzione.
   Io  ritengo  che ci sono delle problematiche che, al di  là  della
  territorialità e della specificità, devono essere viste nella  loro
  reale pericolosità perché il problema della mortalità che viene  ad
  essere registrato in seguito alla rilevazione di ulteriori casi che
  in questo territorio pure vengono riscontrati, portano ad innalzare
  il livello di preoccupazione e quindi il livello di intervento.
   Pertanto, chiedo che l'Ufficio speciale, visti i casi e  viste  le
  realtà  che  esistono,  venga attivato  perché,  attraverso  questo
  Ufficio  speciale, noi possiamo partecipare anche ai  programmi  di
  carattere nazionale che prevedono interventi finanziario e, quindi,
  potere utilizzare risorse che diversamente non riusciremmo ad avere
  nella   nostra   disponibilità   e,   pertanto,   perdiamo   queste
  opportunità.
   In  questo, Assessore, le chiedo un riscontro e le sarò  grato  se
  vorrà farmelo pervenire.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Cirone.  Ne  ha
  facoltà.

   CIRONE.  Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi, ricordo
  che  sulla  vicenda  di  Augusta, del  Muscatello  di  Augusta,  ma
  complessivamente sulla vicenda di una città che è circondata  dalla
  più grande zona industriale con vocazione chimica e petrolchimica e
  quindi  con  tutta  una  serie di caratteristiche  che  la  rendono
  proprio  peculiare nel territorio nazionale e in quello  regionale,
  le  forze  istituzionali  di  quella città  si  sono  costantemente
  interrogate.
   E se questa sera si ripropone con forza la richiesta di attenzione
  da  parte del Governo regionale, lo si fa tenendo presente che,  in
  realtà, a quella domanda pressante la Regione non ha risposto.
   Si  fa  riferimento, questa sera, all'attuazione  dell'articolo  6
  della  legge 5/2009, ma forse bisognerebbe anche ricordare che  tra
  le forze istituzionali di quella zona industriale, tra i comuni per
  esempio  di Melilli, di Augusta, tra l'ASP di quel territorio,  tra
  l'Assessorato  regionale sono stati siglati nel giugno  2011  degli
  accordi presso la Prefettura che definivano in modo chiaro e  netto
  il profilo dell'offerta sanitaria di quella zona industriale.
   Ed era un profilo che teneva conto di una pluralità di servizi che
  riguardavano - li cito perché è bene sapere che cosa  si  sigla  di
  fronte  ad autorità come per esempio il Prefetto e come poi  queste
  cose magari vengano accantonate -l'esistenza della cardiologia,  si
  fissavano i posti letto della chirurgia, si fissavano i posti letto
  della  pediatria, e si fissavano i posti letto in  day  hospital  e
   day  surgery , la medicina 24 posti letto, la neurologia 12  posti
  letto, l'oncologia 4 posti letto, la psichiatria 15 posti letto; in
  sostanza,   in   quell'accordo,   intervenuto   tra   parti    così
  significative, all'ospedale Muscatello si riconosceva  una  offerta
  di circa 118 posti letto.
   Quell'accordo   era  stato  poi,  successivamente,   ribadito   in
  Conferenza   dei  Sindaci,  e  aveva  avuto  l'approvazione   della
  direzione dell'Azienda sanitaria.
   La Conferenza dei Sindaci si era tenuta il 28 giugno del 2011, e a
  quello ancora siamo. Da allora non è successo nulla; da allora,  in
  molti  casi, alla popolazione di Augusta si è lasciato  l'amaro  in
  bocca  di  una condizione che è apparsa di abbandono  e  di  totale
  disinteresse.
   Oggi,  nella  proposizione di una proposta di rifunzionalizzazione
  dell'offerta  ospedaliera nel territorio della  mia  Provincia,  ad
  Augusta  viene  assegnato un ruolo - che  a  me  sembra  di  grande
  rilievo  -  quello  di essere  Polo oncologico  di  eccellenza .  A
  questa  istituzione  del  Polo oncologico di  eccellenza  si  fanno
  seguire,  in  maniera  precisa, i reparti che devono  farne  parte:
  l'oncologia   medica,  l'anatomia  patologica,  la  chirurgia   con
  indirizzo  oncologico,  l'onco-ematologia,  (che  peraltro   è   un
  servizio di grande specializzazione) la radioterapia, la pet  e  la
  riabilitazione oncologica.
   Certamente ha ragione il collega Vinciullo quando dice  che  tutto
  questo  deve  servire a far fronte ad un esercizio di  prevenzione,
  oltre che di cura, nel nostro territorio; perché, vede, i dati  che
  le sono stati offerti dai miei colleghi sono dati che davvero fanno
  preoccupare.
   Sono  anche  dati che noi dobbiamo oggi intrecciare con  un  altro
  dato,   che   rende   la   condizione  della   città   di   Augusta
  particolarmente  delicata.  Augusta è commissariata  per  mafia,  e
  quindi  ha  un ulteriore elemento di delicatezza che rende  la  sua
  richiesta  di  sostegno  e  di aiuto da  parte  della  Regione  più
  pressante.
   Io credo che quell'accordo fatto in Prefettura, che ha una valenza
  importante,   perché   siglato  tra    pezzi    delle   istituzioni
  democratiche,  non possa essere dimenticato e messo  da  parte.  Se
  così  facessimo  ogni  volta, noi daremmo  davvero  un  segnale  di
  indifferenza rispetto all'elaborazione progettuale e alla richiesta
  che  viene fatta dalle istituzioni democratiche. Nel momento in cui
  si  sigla  un accordo, si precisano le condizioni per le  quali  di
  quell'accordo si è soddisfatti, credo che la Regione sia  tenuta  a
  darne seguito.
   C'è  un'altra  preoccupazione, rispetto alla  proposta  che  viene
  fatta  dalla  ASP  provinciale, che io condivido  per  intero;  una
  proposta che, naturalmente, ha bisogno non solo di essere messa  in
  moto,   ma   anche   di  essere  suffragata  da   un   investimento
  significativo.
   Anche  su  questo  occorre  certezza,  sia  di  indirizzo  sia  di
  finanziamento,  da parte dell'Assessorato alla salute  e  da  parte
  dell'Assessorato che lei guida, - se mi permette di  dirglielo  con
  molta simpatia - in modo magistrale, e la ringrazio per questo.
   Detto  questo, voglio anche ricordare, perché è giusto che noi  lo
  ricordiamo  all'Aula,  che  nell'ambito  della  discussione   della
  proposta  di  legge  sull'amianto,  attenzione  è  stata  data   al
  territorio  di  Augusta  con la proposta di  istituirvi  un  Centro
  regionale per la prevenzione e per la cura dell'asbestosi, e quindi
  del  mesotelioma pleurico. Ecco, tutte queste sono, secondo me,  un
  quadro di riferimento che ha bisogno di certezze.
   Augusta deve diventare - come anche le altre zone che hanno grandi
  insediamenti  industriali e che sono state  segnate  da  una  lunga
  storia  di inquinamento, di contaminazioni che ha lasciato  traccia
  nella  vita concreta delle persone- uno dei primi punti dell'agenda
  del  suo  Assessorato, perché credo che meriti questa attenzione  e
  perché   credo  che  noi  dobbiamo  anche  conciliare  una  visione
  dell'industria collegata con la tutela della salute, collegata  con
  la  tutela dell'ambiente e credo che questa sia la sfida,  la  vera
  sfida che dobbiamo intraprendere.

   PRESIDENTE:  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Marziano.  Ne  ha
  facoltà.

   MARZIANO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, come  al  solito
  sarò  breve  e vado subito al cuore del problema. Non avrei  potuto
  votare  favorevolmente  il testo della mozione  proposto  se  fosse
  rimasto  il  testo  originario. Ho visto, però, degli  emendamenti,
  soprattutto  quelli al punto 3.2, che in qualche modo eliminano  la
  preoccupazione che avevo.
   Non  avrei  potuto votare favorevolmente perché quel  testo,  così
  com'era concepito, avrebbe rischiato di scatenare un'insopportabile
  competizione municipalistica, che è quello che dobbiamo evitare nel
  campo  del  diritto alla salute dei cittadini e nella difesa  della
  Sanità  d'eccellenza. Così come penso che, tra le  tante  demagogie
  che  sono  tipiche dell'attività politica, la peggiore, quella  più
  odiosa  è quella che si fa sulla salute dei cittadini, sulla difesa
  della salute.
   Allora, voglio essere assolutamente franco nel dire come la penso.
  Noi  siamo  rappresentanti del territorio e dobbiamo difenderlo  in
  ogni sede, parlando lo stesso linguaggio. Cioè dobbiamo potere dire
  le stesse cose in qualunque delle città in cui ci troviamo.
   Per  cui,  penso  che il merito della mozione è  quello  di  avere
  sollevato  l'attenzione  sul  tema  del  presidio  ospedaliero   di
  Augusta,   sapendo  che  lo  dobbiamo  inquadrare   nello   spirito
  dell'articolo 6 della legge 5/2009; quell'ospedale deve  essere  un
  ospedale  d'eccellenza, per gli augustani e per i  quattrocentomila
  abitanti  di tutta la provincia, il luogo dell'eccellenza sanitaria
  per  una delle malattie che oggi colpisce di più i cittadini e cioè
  le malattie oncologiche.
   Negli anni siamo stati condannati ad avere una sanità mediocre, la
  sanità  fatta per i primari, la sanità fatta per accontentare  come
  strumento,   uno   dei   tanti   strumenti   della   politica   per
  autoriprodursi e per cercare consenso.
   Dobbiamo  fare lo sforzo di lavorare per la sanità per i cittadini
  perché, al di là delle super eccellenze, in ogni provincia ci siano
  tutti  i reparti e tutti i settori della sanità in grado di  curare
  le  acuzie in una ottica, questa è la mia idea, che vede l'ospedale
  come  la  tappa  finale  di un percorso sanitario  dove  la  sanità
  funziona,  dove  il  diritto  alla  salute  dei  cittadini  è   più
  rispettato.
   Si  parte dalla sanità del territorio, si parte dalla prevenzione,
  dalla  diagnosi  preventiva e quindi da strutture che  non  possono
  essere gli ex INAM, che qualcuno ci voleva sbolognare. Quella è una
  pagina chiusa.
   I  PTA  devono essere un altro pezzo della sanità dell'eccellenza,
  strutture  dove ci siano i macchinari adeguati, dove ci  siano  gli
  strumenti  per  la diagnostica e poi c'è la fase degli  ospedali  e
  dell'acuzie e quella della riabilitazione, ma il vero diritto della
  salute del cittadino si esercita a partire dal territorio.
   Peraltro,  parliamo  di  un presidio ospedaliero  che  ha  bisogno
  necessariamente  dell'integrazione  pubblico-privato.   La   sanità
  privata in Sicilia non la pagano i cittadini direttamente, la  paga
  lo  Stato,  la Regione, cioè è una sanità a budget. Non è possibile
  avere  doppioni  insopportabili nello  stesso  territorio,  bisogna
  ragionare con un'ottica complessiva.
   Certo,  se io ho un incidente stradale devo ricorrere all'ospedale
  pubblico,  dove si cura l'acuzie ed il trauma, ma se devo prevedere
  un  intervento devo farlo senza intasare l'ospedale pubblico,  cioè
  noi  dobbiamo portare avanti un'idea di integrazione sanitaria  che
  sia   al   servizio   dei   cittadini   e   non   degli   interessi
  particolaristici.
   Allora, la strada da perseguire è quella del presidio d'eccellenza
  nella  cura  della  malattia oncologica, medico-chirurgico,  questo
  evidentemente si vede sulla base del progetto che si ha per  quella
  struttura.  E  l'emendamento approvato in  Commissione  Sanità  sul
  fatto che Augusta diventa il centro per la cura e la diagnosi delle
  malattie da asbestosi va in quella direzione.
   Questi sono gli obiettivi che ci dobbiamo porre, e per questo alla
  mozione va dato il merito di aver risollevato il problema ed  anche
  di  avere  eliminato, con gli emendamenti, le  punte  di  asperità.
  Lavorare cioè per una forte integrazione pubblico-privato, per  cui
  la  sanità  privata non sia avulsa, è qualcosa che guarda  solo  al
  profitto,  che è legittimo in un'attività imprenditoriale,  ma  che
  deve  essere  integrato  col diritto dei  cittadini  ad  una  buona
  sanità, e poi con l'efficienza globale del sistema.
   Quindi,  in  quella  parte  importante  della  provincia  dobbiamo
  lavorare  perché  ci sia una sanità territoriale  d'eccellenza  con
  attrezzature  all'altezza  del bisogno  di  quell'area  particolare
  della  provincia, un sistema ospedaliero integrato pubblico-privato
  che  preveda la possibilità di cura di tutte le malattie e,  se  mi
  permettete,   non  ne  abbiamo  parlato,  anche  una   fase   della
  riabilitazione che è quella di cui i cittadini hanno  bisogno  dopo
  le  situazioni traumatiche che vengono curate nell'ospedale dove si
  curano le acuzie.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Ioppolo.  Ne  ha
  facoltà.

   IOPPOLO. Signor Presidente, assessore,onorevoli colleghi, è  stato
  detto  che la mozione presentata il 27 dicembre 2012 dall'onorevole
  Zito e da altri colleghi del suo stesso gruppo ha il merito di aver
  acceso i riflettori su questa questione ed io intervengo, dopo  una
  lunga  sequela di colleghi siracusani - posso dire tutti i colleghi
  siracusani  presenti  in Aula sono intervenuti  -  per  tentare  di
  dimostrare  che questioni come queste non possono essere ammantate,
  affasciate  di caratteristiche locali o, addirittura, localistiche,
  ma  che  da queste vicende deve, invece, essere tratto un principio
  di  ordine generale in ordine all'importanza di questo articolo  6,
  comma 1, lettera h) che fu introdotto dal legislatore regionale del
  2009.
   Lei,  assessore,  che  ha l'amabilità di  ascoltare  quando  è  in
  Commissione, cioè spesso, i miei interventi, sa che io non sono  un
  cultore ed un estimatore della legge 5 del 2009, per molti aspetti.
  Ma  se  un  aspetto, quel legislatore regionale, durante la  scorsa
  legislatura, ha voluto fissare con la previsione dell'articolo 6  è
  una sorta di compensazione tra alcuni territori siciliani che hanno
  pagato  un prezzo alto nel tempo, nei decenni in questo dopoguerra,
  hanno  pagato  il  prezzo  di assetti territoriali  particolarmente
  squilibrati,  particolarmente precari, hanno pagato in  termini  di
  salute, hanno pagato un costo in termini di mancato sfruttamento di
  quei   territori,  Milazzo,  Gela,  Augusta,  Priolo   in   termini
  turistici,  forse sarebbe stata la vocazione più  naturale  per  il
  territorio  siciliano e continuano a pagare in  termini  gravemente
  compromissori di salute.
   Allora, se questo articolo 6 è stato introdotto, non soltanto deve
  essere  pienamente applicato, ma non può essere applicato a macchia
  di  leopardo, in alcune di quelle zone originariamente previste  si
  ed  in  altre  zone  no, perché sarebbe davvero contraddittorio  ed
  addirittura  odioso per i cittadini di quel territorio  sapere  che
  l'ospedale  di  Augusta viene accorpato a quello di Lentini,  viene
  sostanzialmente cancellato e annullato mentre si potenzia quello di
  Gela o quello di Milazzo.
   Credo che lei, Assessore, sia chiamata ad un riequilibrio, ad  una
  funzione  di  giustizia  nel  senso  del  riequilibrio  di   questi
  territori. Io non voglio qui dilungarmi sulle patologie delle quali
  si  è detto, ma si pensi soltanto che fino a poco tempo fa anche il
  registro   dei  tumori,  in  queste  zone,  veniva  sostanzialmente
  misconosciuto  o  addirittura negato. Sono  anni  che,  in  termini
  epidemiologici,  si  discute della maggiore incidenza  di  malattie
  tumorali proprio in quei territori.
   Ricordo   anche   in   anni  che  non  sono   vicinissimi,   delle
  pubblicazioni  che  mostravano come in quel mare potessero  nascere
  pesci deformi e come la incidenza fosse mediamente più alta del 10-
  15%  in  termini  di  malattie  oncologiche,  rispetto  agli  altri
  territori  siciliani, rispetto alla media della regione  siciliana.
  Certo,  senza  depotenziare le strutture sanitarie vicine  e  della
  stessa  provincia, ma si dia a quel territorio quello che è  giusto
  in termini originari ed in termini compensativi.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  non  essendoci  altri  deputati
  iscritti  a parlare, ha facoltà di intervenire l'Assessore  per  la
  Salute, dott.ssa Borsellino.

   BORSELLINO, assessore per la Salute. Signor Presidente,  onorevoli
  deputati, la discussione di questa mozione oggi ci da l'opportunità
  di  dar  conto anche di taluni interventi che si stanno  attivando,
  alcuni già in corso di avanzata definizione, cosa che probabilmente
  poco  dopo  l'inizio  del mio mandato, quando la  mozione  è  stata
  presentata, non eravamo ancora nelle condizioni di potere dare.
   Voi  sapete  che  questo  contesto  va  guardato  con  particolare
  attenzione,   va   inserito   in   un   processo   più   ampio   di
  riorganizzazione della rete ospedaliera e territoriale proprio  per
  rispondere a quel principio di equità di cure che, come da molti di
  voi  giustamente osservato, non deve andare a detrimento  di  altre
  realtà  territoriali a maggior ragione se insistenti  nello  stesso
  comprensorio della provincia di Siracusa.
   Per  quanto  riguarda  specificatamente l'oggetto  della  mozione,
  questa guarda
  ad  un aspetto particolarmente delicato, che è quello delle aree  a
  rischio  ambientale, alle quali l'articolo 6 della legge di riforma
  ha   dedicato   particolare  attenzione,  prevedendo   per   queste
  l'appostamento anche di risorse dedicate.
   Questo sicuramente perché occorre rispondere a un principio che  è
  quello  secondo  cui  in  questi territori il  peso  specifico  dei
  livelli   essenziali  di  assistenza  va  considerato  in   termini
  maggiorativi  rispetto  a  quelli che dovrebbero  essere  garantiti
  negli  altri contesti territoriali, proprio per l'elevata incidenza
  di determinate patologie.
   Oggi,  peraltro,  anche  i  dati che voi  avete  rassegnato  -  in
  particolare  l'onorevole Zito nella fase iniziale di  presentazione
  della  mozione - sono dati alla portata di tutti, tenuto conto  che
  quest'anno  per la prima volta, a gennaio 2013, siamo  stati  nelle
  condizioni  di  poter pubblicare il rapporto sulle aree  a  rischio
  ambientale,  che è il primo strumento di rilevazione epidemiologica
  e che è stato portato a compimento grazie alla collaborazione anche
  di   un   Dipartimento   del  mio  Assessorato   -   l'Osservatorio
  Epidemiologico - insieme con l'Istituto Superiore di Sanità.
   Oggi,  questo strumento ci consegna una conoscenza ampia dei  dati
  epidemiologici, che certamente va integrata con quella  proveniente
  da  altri  strumenti di rilevazione. Si è fatto cenno  al  registro
  tumori,  che  per  la  prima volta solo nel 2009  vede  la  propria
  nascita  con  la legge n. 5, registro integrato con le province  di
  Catania  e  Messina; ma, chiaramente, i dati vanno letti anche  con
  quelli  che provengono da altri strumenti di rilevazione, quali  il
  registro  di mortalità e il registro dei mesoteliomi e il  registro
  delle malformazioni congenite.
   Proprio  a partire da questo strumento abbiamo ritenuto  di  poter
  formulare una proposta, che è stata apprezzata in Giunta di Governo
  regionale,  che  è  quella  che  porterà  alla  definizione   entro
  brevissimo termine di un piano straordinario per le aree a  rischio
  ambientale, così come è stato presentato dalla Giunta in  occasione
  della seduta che si è avuta a Gela il 3 giugno scorso.
   E'  proprio all'interno di questo piano straordinario che verranno
  declinati  gli  interventi e le relative  risorse  economiche,  che
  dovranno  essere  appostate proprio in attuazione dell'articolo  6,
  lettera h, della legge n. 5.
   Vorrei  ricordare a questo proposito che l'articolo 6 della  legge
  n.  5  dava  mandato all'Assessore per la Salute di  formulare  con
  proprio  decreto  un  piano  che  declinasse  gli  interventi,  non
  quantificava  appositamente  le risorse,  lasciando  intendere  che
  comunque  si dovessero individuare delle risorse dedicate, ancorché
  queste  vanno comunque reperite all'interno della quota  indistinta
  di fondo sanitario.
   Quello  che stiamo facendo è individuare quali sono quelle risorse
  aggiuntive  che  vanno  riconosciute all'ASP  di  Siracusa,  perché
  possano   essere   destinate  proprio  all'attuazione   di   questi
  interventi,  taluni afferenti all'area sicuramente da privilegiare,
  che è quella della prevenzione e della diagnosi precoce; tal altri,
  invece,  alla cura e alla riabilitazione e che troveranno,  quindi,
  risposta   nella   continuità  ospedale-territorio   che   dobbiamo
  assolutamente  perseguire, non guardando soltanto al  potenziamento
  dell'ospedale,   che   sicuramente   rappresenta   un    intervento
  prioritario.
   E'  proprio focalizzando la nostra attenzione al potenziamento del
  presidio di Augusta , al di là del recente riconoscimento  di  tale
  presidio come centro di riferimento regionale per l'asbestosi, così
  come  previsto  all'interno del disegno di legge  sull'amianto,  da
  poco  esitato  dalla VI Commissione, non è certamente quell'impegno
  che  quel  riconoscimento  che ci porta a  potenziare  il  presidio
  ospedaliero   di   Augusta,   ma   il   convincimento    che    una
  riqualificazione   di   questo  presidio   in   semplice   presidio
  territoriale di assistenza non può rispondere da solo alle esigenze
  di salute di questa popolazione.
   Io  ne sono fermamente convinta ed è proprio in considerazione dei
  nuovi  indirizzi che sono stati forniti alla ASP che  il  4  maggio
  scorso  l'ASP  ha  presentato una prima ipotesi di riqualificazione
  del  presidio  ospedaliero  che, a parte  talune  osservazioni  che
  l'Assessorato  ha  fatto in sede di confronto, ci  sembra  in  gran
  parte  rispondente  a  quelle  che  sono  le  richieste  che   oggi
  provengono  dalla  discussione  di  questa  mozione.  Il   presidio
  ospedaliero   contava,   fino  all'ultima  revisione   della   rete
  ospedaliera  risalente alla precedente legislatura, 82 posti  letto
  di  cui  20 per la medicina generale, 20 per la chirurgia generale,
  appena  2  per  l'oncologia,  2  per  la  neurologia,  15  per   la
  psichiatria,  8  più  4 per la cardiologia con  ticket,  6  per  la
  pediatria,  2  per  la oftalmologia, 3 otorinolaringoiatria  e  poi
  nessun posto letto per oncoematologia o riabilitazione oncologica.

   GIANNI.   Avevano   azzerato  la  ginecologia,  l'ostetricia,   la
  pediatria perché non avevano nominato i primari.

   BORSELLINO, assessore per la salute. Un attimo soltanto che arrivo
  anche a questo.

   PRESIDENTE. Onorevole Gianni, facciamo finire l'assessore.

   BORSELLINO,  assessore per la salute. Si mi  è  chiaro,  tutta  la
  storia la conosco bene.
   A  questo  si  aggiunge  chiaramente la disattivazione  del  punto
  nascita nell'ambito del programma complessivo di messa in sicurezza
  dei  punti  nascita;  per cui sto facendo  in  questo  momento  una
  fotografia  di  quella  che è la situazione  attuale  del  presidio
  ospedaliero  con il depauperamento in termini anche  di  produzione
  che si è registrato nell'ultimo periodo.
   Credo  che  questo sia il momento opportuno per poter  intervenire
  attraverso  una  riorganizzazione che mostri un  diverso  trend  di
  tendenza,  non già perché si voglia salvaguardare il principio  del
  mantenimento  dell'ospedale  ad ogni costo  e  sotto  casa,  perché
  sappiamo  che  in questo momento il principio che ci  muove  non  è
  questo e non potrebbe essere diversamente, perché non bisogna  mai,
  comunque,  discostarci  da  quella  che  è  la  necessità  di   una
  razionalizzazione,    però   intelligente,   dell'intero    sistema
  ospedaliero e territoriale della regione nel convincimento che  non
  può darsi tutto a tutti.
   Quindi,  anche i presidi ospedalieri che insistono nel  territorio
  della  provincia  di Siracusa, allorché potenziati,  vanno  rivisti
  nella loro complementarietà per evitare che poi si determini quella
  duplicazione  di  funzioni  che non è affatto  sostenibile  con  la
  limitatezza   e   comunque  le  definite  risorse   finanziarie   a
  disposizione. In ogni caso, ciò si tradurrebbe in uno spreco.
   Nella  considerazione, quindi, che per esempio il vicino  ospedale
  di  Lentini è più ad indirizzo ostetrico-ginecologico e considerate
  le  necessità  peculiari del territorio di Augusta, ci  è  sembrato
  assolutamente    opportuno    rivedere   questa    riqualificazione
  nell'ottica della costruzione di un polo oncologico di eccellenza.
   E'  questa  l'indicazione che abbiamo dato  all'ASP.  Per  cui  la
  proposta  di  rimodulazione che la stessa Azienda ha fatto  con  le
  osservazioni    dell'Assessorato    tendono    a    rivedere     la
  riorganizzazione interna del presidio in modo tale da potenziare le
  funzioni  di medicina generale e poi tutte le funzioni  a  supporto
  dell'oncologia:  dalla chirurgia oncologica  con  24  posti  letto,
  l'oncologia  con 16 posti letto, la neurologia con 14 posti  letto,
  la  psichiatria chiaramente viene mantenuta nei termini in cui  era
  prevista   e   così   anche  la  cardiologia  .  L'oftalmologia   e
  l'otorinolaringoiatria  sono  due  funzioni  che   possono   essere
  tranquillamente aggregate alla chirurgia generale, unendo  anche  i
  numeri dei posti letto che precedentemente erano delicati e poi  un
  modulo   di  8  posti  letto  di  oncoematologia  e  altri   8   di
  riabilitazione  oncologica.  In  tal  modo  si  arriverebbe  ad  un
  complessivo numero di posti di  118 posti per acuti più 8 di  posti
  di riabilitazione.
   Anche  su questo punto vorrei fare un'osservazione: non è  che  la
  riqualificazione,  la  potenzialità di un  presidio  può  misurarsi
  soltanto in termini di numero di posti letto; non è questo  l'unico
  elemento, peraltro strutturale, che  ci deve guidare in un processo
  di riqualificazione. Gli indicatori che ci muovono sono sicuramente
  indicatori    che   provengono   da   un'analisi   del     contesto
  epidemiologico  oltre che la presenza di indicatori di  performance
  di    attività  ospedaliere  che  vanno  assolutamente  tenuti   in
  considerazione  dal tasso di occupazione alla degenza  media,  agli
  esiti.
   Ed  è proprio sulla base di questa analisi che abbiamo ritenuto di
  dover potenziare tutte le funzioni oncologiche.
   Ho  un'osservazione da fare in riferimento alla  pediatria  perché
  l'individuazione di un'unità, qualcuno di voi ha detto  addirittura
  complessa  ancorché semplice, potrebbe costituire una  duplicazione
  se  consideriamo che il vicino ospedale di Lentini, a 20 minuti  di
  distanza,  presenta già un'unità  operativa complessa di pediatria.
  In  ogni caso, ritenendo comunque necessario dover salvaguardare le
  funzioni, prima ancora del posto letto, oggi, anche sulla base  dei
  nuovi modelli organizzativi che sono già presenti in altri contesti
  nazionali,  possiamo  tranquillamente, all'interno  della  medicina
  generale,  prevedere  per  esempio 6,  8  posti  letto  tecnici  di
  osservazione   breve   pediatrica  esclusivamente   dedicati   alla
  pediatria, quindi con una dotazione organica che possa garantire la
  guardia  attiva   e  voi sapete che i posti di  osservazione  breve
  intensiva  possono essere utilizzati per degenza ordinaria  per  un
  periodo non superiore ai 3 giorni, il che tra l'altro è rispondente
  con  quelle  che  sono le funzioni proprie della moderna  pediatria
  laddove si preferisce una dimissione precoce affinché poi si  abbia
  la  possibilità di proseguire le cure in un contesto di  continuità
  ospedale-territorio.
   Io  credo che questa nuova configurazione, che probabilmente potrà
  essere   oggetto  di  ulteriori  aggiustamenti  in   un'ottica   di
  programmazione partecipata col contesto territoriale, possa  essere
  rispondente alle esigenze che sono state da tutti condivise.
   Questo  non  può  essere  visto  soltanto  come  un  potenziamento
  dell'ospedale  perché  le risorse dedicate  dovranno  assolutamente
  potenziare  le  funzioni  di  prevenzione  che  io  ritengo   siano
  strategiche in ogni caso e non solo con riferimento alla  patologia
  oncologica,  ma con riferimento anche a tutte quelle patologie  che
  possono  essere  prevedibili se si agisce sui  fattori  di  rischio
  modificabili, per cui è compito precipuo dell'ASP - che peraltro fa
  parte  del  tavolo  tecnico che darà luogo alla stesura  del  piano
  straordinario  che  riguarderà  le  tre  aree  che  insistono   sul
  Caltanissetta,  Messina e Siracusa - sarà proprio compito  precipuo
  dei rappresentanti dell'ASP quello di individuare tutte le carenze,
  anche  di  tipo tecnologico oltre che organizzativo,  che  ad  oggi
  hanno reso non pienamente efficiente l'attività di prevenzione  sul
  questi territori.
   Lo  ricordava anche l'onorevole Vinciullo, altri passi avanti sono
  stati  fatti con riferimento alla radioterapia, vi era una  carenza
  di  risorse  in seno al programma comunitario del PO  FESR  per  il
  trasferimento  di  alcune risorse al Piano di  azione  e  coesione,
  siamo riusciti attraverso delle economie di gara a salvaguardare le
  risorse per la Provincia di Siracusa e ad attivare, cosa che  credo
  possa avvenire a brevissimo, la radioterapia a Siracusa perché  era
  lì  che  era stata precedentemente destinata, per cui un cambio  di
  destinazione avrebbe rallentato notevolmente e avrebbe aumentato il
  rischio  di  utilizzazione  dei fondi  comunitari,  quindi  abbiamo
  preferito non fare ulteriori varianti sul programma.
   Questi sono in linea generale gli interventi che stiamo portando a
  termine  nel  contesto  generale  di  riorganizzazione  della  rete
  ospedaliera  e  territoriale,  il cui piano  complessivo  regionale
  potrà   essere  portato  all'attenzione  anche  della   Commissione
  legislativa a breve termine.

   PRESIDENTE. Grazie assessore Borsellino, sempre  puntuale nel  suo
  intervento.
   Dichiaro  chiusa  la  discussione sulla  mozione.  Si  passa  alla
  votazione degli emendamenti.
   Pongo in votazione l'emendamento 3.1. Il parere del Governo?

   BORSELLINO,   assessore   per   la  salute.   Signor   Presidente,
  l'emendamento  3.1 era riferito al punto nascita. Su  questo  anche
  l'onorevole  Zito  mi  aveva proposto di discutere  in  un  secondo
  momento  questo punto. Io in questo momento non posso che esprimere
  un  parere contrario da parte del Governo nella considerazione  che
  già  è  previsto il punto nascita a Lentini   che è  ad  appena  20
  minuti di distanza. Tra l'altro, con tempi di percorrenza piuttosto
  agevoli,   per   cui   non  ci  sono  quelle   caratteristiche   di
  eccezionalità che possono consentire di potere operare  una  deroga
  su  questo  fronte.  Per  cui,  mi  riserverò  di  approfondire  la
  discussione in un altro momento.

   ZITO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ZITO.  Assessore,  vorrei leggere insieme  con  lei  l'emendamento
  laddove  si  dice  a ripristinare a completamento  dei  locali  del
  nuovo  padiglione  ospedaliero , quindi nel  momento  in  cui  sarà
  completato il punto nascita dell'ospedale di Augusta. Il ripristino
  dei  punti nascita non dovrà comportare il depotenziamento di altre
  strutture  operative  nell'ambito  del  distretto.  Quindi,  è   un
  qualcosa  che non è ovviamente immediato, quindi anche se passa  ci
  possiamo poi sedere e ragionare.
   Perché  le  dico  questo? Perché non so se lei ha  avuto  modo  di
  controllare  i  dati che sono ad esempio dell'ASP di Siracusa  dove
  c'è  una  mobilità  passiva per quanto riguarda i  parti.  Cioè  in
  questo  momento  non solo, non dico solo quelli di Augusta,  ma  in
  generale  quelli  di  Siracusa, di Noto, si trasferiscono  tutti  a
  Catania per partorire.
   E'  un'anomalia un po' siracusana, cioè una mobilità  passiva  che
  dopo  le malattie di oncologia e di cardiologia, se non mi sbaglio,
  il terzo motivo di mobilità passiva sono  proprio paradossalmente i
  parti.
   Questo perché? Perché comunque sia la struttura di Siracusa è  una
  struttura  ormai  piccola rispetto a quello che sono  gli  standard
  necessari. In più, proprio la settimana scorsa è successo  che  una
  donna  che  conosco personalmente non ha trovato posto nell'ASP  di
  Siracusa  e l'hanno dovuta accompagnare con l'ambulanza a  Messina;
  ha partorito a Messina perché non c'erano posti letto proprio nella
  provincia  di  Siracusa. Mi premurerò di darle  i  dati,  anche  il
  nominativo  di questa persona. Questo non lo vedo come qualcosa  di
  vincolante nell'immediato, ma un qualcosa che comunque sia  si  può
  intanto  vedere  così per come è e poi discutere assieme  ad  altri
  punti.

   PRESIDENTE.  Per quanto detto dall'onorevole Zito,  ripropongo  la
  domanda all'Assessore visto che da quello che ho capito l'onorevole
  non ritira l'emendamento.  Il parere del Governo?

   BORSELLINO,  assessore  per  la  salute.  Al  momento  non   posso
  chiaramente dare subito un parere favorevole.

   PRESIDENTE. Onorevole Zito, se è d'accordo la possiamo trasformare
  in una raccomandazione al Governo. In questo caso non lo metteremmo
  in votazione.

   GIANNI.  Posso chiedere all'Assessore di trattare questo argomento
  in Commissione dove già sono stati trattati i punti nascita?

   PRESIDENTE. Se per l'onorevole Zito lo possiamo ritenere ritirato,
  se ne discuterà in Commissione successivamente.

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 3.2. Il parere del Governo?

   BORSELLINO,   assessore  per  la  salute.   Sull'emendamento   3.2
  sicuramente  per  il  punto  1  la  proposta  che  viene  fatta   è
  assolutamente  lineare  con quella che è stata  proposta  dall'ASP,
  quindi, condivisa dall'Assessorato.
   Per  quanto riguarda la pediatria, avevo già fatto presente quella
  possibilità  di potere inserire i posti all'interno della  medicina
  generale,  quindi possiamo ritenere superato almeno se  l'onorevole
  Zito è d'accordo anche il punto 2.
   Per  quanto  riguarda il punto 3, la possibilità  di  applicazione
  dell'articolo 6 con l'individuazione di risorse delicate certamente
  non può avere valore retroattivo. Possiamo farlo con riferimento al
  piano straordinario che verrà varato e, quindi, da quel momento  in
  poi  le  risorse  aggiuntive  verranno  assegnata  all'ASP  per  la
  definizione  degli  interventi  inseriti  nel  piano,  ma  non  può
  pensarsi  di poter volgere retroattivamente gli effetti  del  piano
  straordinario sin dal momento dell'applicazione della legge 5.
   Per  quanto  riguarda  il  punto  4,  il  parere  è  assolutamente
  favorevole.
   Per   il   punto  5  le  funzioni  di  prevenzione  oncologica   e
  cardiovascolare  sono  proprie  non  chiaramente  di  un   presidio
  ospedaliero  per acuti, quindi ritengo che queste funzioni  possano
  essere assolutamente espletate dall'ASP con il rafforzamento  delle
  risorse  necessarie  senza l'esigenza di dovere  individuare  unità
  operativa semplice proprio all'interno del presidio.

   PRESIDENTE. Se va bene diciamo, appunto, che è favorevole  con  le
  osservazioni appena fatte. Se va bene per l'onorevole Zito, se  non
  ha nulla da aggiungere.

   ZITO. Chiedo d parlare.

   PRESIDEDNTE. Ne ha facoltà.

   ZITO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, solo una precisazione
  perché  del  punto  nascita ne discuteremo, penso,  in  un  tavolo,
  perché ripeto non è solo la questione del punto nascita di Augusta,
  è  una  questione molto più complessa. Se ci vogliamo sedere ad  un
  tavolo penso che lei dia la massima disponibilità perché è una cosa
  importante non per Augusta, ma per la provincia di Siracusa.
   Per  quanto riguarda i posti letto, a quanto pare il resto va bene
  la questione è per i posti di pediatria.
   Io le potrei dire che accettiamo intanto la sua proposta ma con la
  possibilità,di  sederci  attorno  ad  un  tavolo  per  cercare   di
  migliorare   i posti con osservazione breve. Quindi,  si  potrebbe,
  intanto,  accettare così e poi per oltre alla questione  del  punto
  nascita,  se per lei va bene, potremmo anche  trovare un  punto  di
  incontro  per  la pediatria perché, ripeto, già la  situazione  per
  quanto riguarda i bambini è drammatica, avere la famiglia vicino  è
  una  cosa  importante per una terra martoriata. Non  so  se  lei  è
  d'accordo  con  me.  Quindi, successivamente  discuteremo  su  come
  migliorare e su come applicare sia il punto nascita e sia anche una
  unità operativa semplice di pediatria.

   PRESIDENTE.  Giusto per chiarezza, quando si parla di  emendamenti
  noi  abbiamo due possibilità: o si votano o si intendono  ritirati.
  In  questo caso, onorevole Zito intende ritirare l'emendamento o lo
  poniamo in votazione?

   ZITO. Lo votiamo.

   PRESIDENTE.  Pongo  in  votazione  l'emendamento.  Il  parere  del
  Governo?

   BORSELLINO, assessore per la salute. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi,  io  ribadisco che il parere del Governo è  positivo  per
  quanto  riguarda i punti 1 e 4 così come sono stati  proposti.  Sul
  punto  3  il  parere è contrario perché non può esserci un  effetto
  retroattivo.  Per  quanto riguarda il punto  2,  abbiamo  detto  di
  sostituire  con  la  funzione hobby ed in ogni  caso  di  discutere
  all'interno del tavolo tecnico.

   PRESIDENTE  Pongo in votazione l'emendamento 3.2. Chi è favorevole
  resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Preciso che é stato approvato con il voto contrario dell'onorevole
  Marziano.

   Pongo  in  votazione  la  mozione come  emendata.  Il  parere  del
  Governo?

   BORSELLINO,  assessore per la salute. Nel  suo  complesso  con  le
  osservazione proposte dal Governo, chiaramente, è condivisa.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvata)

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, ricordo che  domani  ricorre  una
  data  tragica e importante, qui si terrà una cerimonia per  il  33
  trentatreesimo anniversario del disastro di Ustica, invito tutti i
  colleghi  a partecipare e  di essere presenti puntuali, mi  auguro,
  in Aula alle ore 17.50.
   Onorevoli  colleghi,  la seduta è rinviata a  martedì,  18  giugno
  2013, alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del Presidente Ardizzone
   Presidenza del vicepresidente Venturino


       I   - Comunicazioni
  II   - Discussione unificata delle mozioni:

         N. 54  -  Interventi per ottenere il riconoscimento per la
              Sicilia dello status di zona franca.

         (6 marzo 2013)

                             SAMMARTINO - LEANZA - SUDANO - LENTINI

         N. 55  -  Iniziative per l'attivazione delle zone  franche
              urbane in Sicilia.

         (6 marzo 2013)

                              DIPASQUALE - DI GIACINTO - COLTRARO -
                            MALAFARINA - ODDO - CIACCIO - VENTURINO
                              - FOTI - PALMERI - MANGIACAVALLO - LA
                            ROCCA - SIRAGUSA - FERRERI - CAPPELLO -
                           CIANCIO - CANCELLERI - ZITO - ZAFARANA -
                            TRIZZINO - CIRONE - MARZIANO  - MILAZZO
                                                                 A.

       III   -  Discussione della mozione:

         N. 71   -   Iniziative  finalizzate  alla  modifica  della
              convenzione  stipulata  dalla Regione  siciliana  con
              Siciliacque S.p.A. al fine di ridurre la tariffa  del
              servizio  idrico integrato ai cittadini degli  ambiti
              territoriali ottimali (ATO).

         (20 marzo 2013)

                                   FIRETTO - GRASSO - LEANZA - LA
                           ROCCA RUVOLO

                           - LENTINI - SAMMARTINO

       IV   - Svolgimento di interrogazioni e di interpellanze della
        rubrica:  Famiglia, politiche sociali  e lavoro .

                   La seduta è tolta alle ore 21.56

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
           Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli