Presidenza del Presidente Ardizzone
RAGUSA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta.
Sul processo verbale
CORDARO. Chiedo di parlare sul processo verbale.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nella seduta n. 56
del 9 luglio 2013, la Presidenza dell'Assemblea, accertate le
dimissioni del Deputato segretario e l'adesione dell'onorevole
Cascio Salvatore ad altro Gruppo parlamentare a decorrere dal 6
luglio 2013, comunica testualmente all'Aula, come da verbale già
approvato, che la situazione del Gruppo parlamentare PID sarà
sottoposta al Consiglio di Presidenza già convocato.
Lo stesso Consiglio, tenutosi in data 11 luglio, delibera il non
accoglimento dell'istanza di mantenimento in deroga del Gruppo PID;
in data 16 luglio 2013, con nota protocollo n. 389, viene
notificata al Presidente del Gruppo PID la decisione assunta dal
Consiglio di Presidenza.
Nella seduta n. 58 del 17 luglio 2013, il Presidente dà
comunicazioni all'Aula della decisione del Consiglio di Presidenza
assunta in data 11 luglio, e notificata all'interessato il 16
luglio, comunicando, altresì, che il Gruppo PID è sciolto dalla
data di comunicazione di adesione ad altro Gruppo dell'onorevole
Cascio Salvatore, ovvero dal 6 luglio e che, dalla stessa data, i
deputati Cordaro e Clemente transitano al Gruppo Misto fino a nuova
comunicazione di adesione ad altro Gruppo.
Tutto sin qui esposto - secondo me - denota una errata
interpretazione e, soprattutto, denota per quello che dirò da qui a
poco, un errore nel Verbale.
Se come risulta agli Uffici la richiesta di mantenimento in deroga
del Gruppo PID è antecedente all'adesione dell'onorevole Cascio ad
altro Gruppo e la stessa istanza è oggetto esclusivo del Consiglio
di Presidenza che si esprime in data 11 luglio e la comunicazione
all'Aula che, da prassi consolidata, è il momento dell'ufficialità
è datata 17 luglio, non si comprende come possa agire
retroattivamente la dichiarazione di decadenza del Gruppo PID
innanzi alla decisione superiore, postuma, determinata dal
Consiglio di Presidenza,.
Ma vi è di più e mi rivolgo al Segretario generale.
Rientrato da un incontro istituzionale tenuto in Roma, mi sono
rivolto, avendo appreso l'esito del Consiglio di Presidenza, al
Segretario generale per conoscere quale era la data di scioglimento
del Gruppo PID.
Il Segretario generale, correttamente, ha fatto i suoi
accertamenti e dalla Segreteria generale mi è stato risposto
testualmente che la data ufficiale di scioglimento era da
determinarsi nell'11 luglio c.a.. Questo ha portato l'ex Presidente
di quel Gruppo a porre in essere tutte le determinazioni
consequenziali salvo, poi, scoprire in Aula che era cambiata la
data, non era più l'11 luglio ma il 6 luglio.
E allora, io credo che ci sia un errore nel verbale, che questo
verbale vada rivisto perché siccome ci ho parlato personalmente di
persona , come direbbe Catarella, per evocare Montalbano, io sono
dell'idea che questo errore vada corretto.
PRESIDENTE. Sta evidenziando che la decorrenza dello scioglimento
è dall'11 luglio e non dal 6 luglio 2013?
CORDARO. Signor Presidente, l'11 luglio l'Ufficio di Presidenza
avrebbe anche potuto mantenere il gruppo in deroga, quindi lo
scioglimento non può partire dal 6 luglio 2013.
PRESIDENTE. Onorevole Cordaro, approfondiremo questo tema, anche
perché gli Uffici mi suggeriscono che ci sono delle questioni di
carattere amministrativo che vanno regolarizzate. Quindi, la
differenza anche di pochi giorni ha rilevanza.
Approviamo il verbale con la sua osservazione, che fa parte di
questo verbale, dando mandato agli Uffici di dare il giusto
approfondimento e la giusta soluzione.
L'Assemblea prende atto sia del processo verbale letto dal
Deputato segretario, onorevole Ragusa, che delle osservazioni
formulate dall'onorevole Cordaro.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno, do
il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali votazioni
mediante procedimento elettronico che dovessero avere luogo nel
corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Alongi, D'Agostino, Fazio,
Miccichè, Tancredi e Venturino sono in congedo per oggi;
l'onorevole Fazio è in congedo dal 23 al 25 luglio 2013.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di risposte scritte a interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute le risposte scritte alle
seguenti interrogazioni:
- da parte dell'Assessore per la Famiglia, Politiche Sociali e
Lavoro
N. 174 - Provvedimenti finalizzati al pagamento dei contributi per
l'abbattimento delle barriere architettoniche di cui alla legge 9
gennaio 1989, n. 13, per le annualità dal 2009.
Firmatario: Ferrandelli Fabrizio (Con nota prot. n. 15626/IN.16
del 25 marzo 2013 il Presidente della Regione ha delegato
l'Assessore per la famiglia)
N. 331 - Chiarimenti circa la mancata proroga quinquennale dei
contrattisti in servizio presso l'A.O.U.P. 'Paolo Giaccone' di
Palermo.
Firmatari: Zito Stefano; Cancelleri Giovanni Carlo; Ciaccio
Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa; Foti Angela; La Rocca
Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina; Siragusa
Salvatore; Trizzino Giampiero; Venturino Antonio; Zafarana
Valentina (Con nota prot. n. 17950 del 9 aprile 2013, il Presidente
della Regione ha delegato l'Assessore regionale per la famiglia, le
politiche sociali e il lavoro)
N. 686 - Finanziamento del credito d'imposta per l'assunzione di
'lavoratori svantaggiati' di cui all'Avviso pubblico n. 1 del 25
luglio 2012.
Firmatari:Lo Sciuto Giovanni; Greco Giovanni; Figuccia Vincenzo;
Lombardo Salvatore Federico; Di Mauro Giovanni (Con nota prot. n.
28326/IN.16 del 6 giugno 2013, il Presidente della Regione ha
delegato l'Assessore per la famiglia).
- da parte dell'Assessore Salute
N. 356 - Chiarimenti circa l'ambito di applicazione dell'art. 8
del Decreto dell'Assessore per la salute n. 60
Firmatari: Zito Stefano; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello
Francesco; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa; Foti
Angela; La Rocca Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina;
Siragusa Salvatore; Trizzino Giampiero; Venturino Antonio; Zafarana
Valentina
N. 394 - Notizie in merito alle modalità d'intervento del servizio
di 118 nella provincia di Ragusa.
Firmatario: Dipasquale Emanuele
N. 459 - Azioni volte a sconfiggere la prevista soppressione del
punto nascite dell'ospedale 'Castiglione Prestianni' di Bronte
(CT).
Firmatari: Ioppolo Giovanni; Musumeci Nello (Con nota prot. n.
23491/IN.16 del 10 maggio 2013, il Presidente della Regione ha
delegato l'Assessore per la salute).
N. 460 - Interventi finalizzati a superare le condizioni di
abbandono dell'ospedale di Giarre (CT).
Firmatari:Vullo Gianfranco; Picciolo Giuseppe; Forzese Marco
Lucio; Lo Giudice Salvatore; Savona Riccardo; Anselmo Alice; Tamajo
Edmondo; Greco Marcello (Con nota prot. n. 23482/IN.16 del 10
maggio 2013, il Presidente della Regione ha delegato l'Assessore
per la salute).
N. 462 - Verifica della responsabilità amministrativa a carico di
dirigenti dell'Asp di Messina, con riferimento alla sospensione
dell'attività intra moenia presso l'ospedale S. Vincenzo di
Taormina (ME).
Firmatario: Currenti Carmelo (Con nota prot. n. 24957 del 20
maggio 2013, il Presidente della Regione ha delegato l'Assessore
per la salute).
N. 646 - Chiarimenti circa il mancato rinnovo delle convenzioni
con i CAF siciliani per l'esenzione ticket sanitario 2013.
Firmatari: La Rocca Claudia; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello
Francesco; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa; Foti
Angela; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina; Siragusa
Salvatore; Trizzino Giampiero; Venturino Antonio; Zafarana
Valentina; Zito Stefano.
Avverto che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
stenografico della seduta odierna.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni con richiesta di risposta orale:
N. 952 - Notizie sulla frana che ha coinvolto la Scala dei Turchi
di Realmonte (AG) ed interventi volti alla fruizione del sito
naturalistico.
- Presidente Regione
- Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
- Assessore Territorio e Ambiente
- Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 953 - Notizie sulle recenti nomine dei manager delle aziende
sanitarie siciliane.
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 954 - Notizie sull'ARAS (Associazione regionale allevatori di
Sicilia).
- Presidente Regione
- Assessore Risorse Agricole e Alimentari
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 955 - Notizie sul porto di Presidiana, in territorio di Cefalù
(PA).
- Presidente Regione
- Assessore Attività produttive
- Assessore Economia
- Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
- Assessore Territorio e Ambiente
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 956 - Notizie su presunte irregolarità nella gestione del CIAPI
e misure a tutela del personale dipendente.
- Presidente Regione
- Assessore Istruzione e Formazione
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 957 - Interventi per l'avvio dei cantieri regionali di lavoro.
- Presidente Regione
- Assessore Economia
- Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 958 - Chiarimenti circa i criteri seguiti nell'individuazione
dell'attuale Commissario dell'ospedale San Raffaele - Giglio di
Cefalù (PA).
- Presidente Regione
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
- Assessore Salute
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 959 - Iniziative a sostegno del signor Bernardo Mario Raimondi
in relazione alle intimidazioni subite a seguito di denunce contro
l'organizzazione criminale mafiosa.
- Presidente Regione
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 960 - Notizie sulla società Italkali e in ordine al prospettato
piano industriale per la valorizzazione della Kainite di Realmonte
(AG).
- Presidente Regione
- Assessore Attività produttive
- Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 961 - Iniziative finalizzate alla sospensione di efficacia del
decreto del 28 gennaio 2013 dell'Assessorato della salute recante
il ripristino, con effetto retroattivo, dei valori tariffari di cui
al decreto assessoriale n. 1977 del 28 settembre 2007.
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 962 - Notizie sulla situazione dei beni confiscati alla mafia
in Sicilia e istituzione di un fondo regionale per la relativa
utilizzazione patrimoniale.
- Presidente Regione
- Assessore Economia
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 963 - Notizie sul COINRES e sulla nomina di un nuovo direttore
generale conferita dalla gestione commissariale.
- Presidente Regione
- Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 964 - Notizie in merito al patrocinio della Regione per la
manifestazione 'Gay Pride 2013' a Palermo.
- Presidente Regione
- Assessore Economia
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 965 - Interventi urgenti in favore dei livelli occupazionali
del personale del CIAPI di Palermo.
- Presidente Regione
- Assessore Istruzione e Formazione
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 966 - Interventi a sostegno del settore ittico mediante
l'autorizzazione alla pesca del novellame, del bianchetto, del
rossetto, del cicirello e aumento delle quote tonno.
- Presidente Regione
- Assessore Attività produttive
- Assessore Risorse Agricole e Alimentari
- Assessore Territorio e Ambiente
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 967 - Iniziative da assumere per contrastare il denunciato
fenomeno di corruzione e concussione emerso dalle indagini della
magistratura contabile.
- Presidente Regione
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 968 - Chiarimenti circa le criticità evidenziate dall'Assessore
per il turismo, lo sport e lo spettacolo in merito alla Fondazione
Orchestra Sinfonica Siciliana.
- Presidente Regione
- Assessore Economia
- Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 969 - Chiarimenti in ordine alle misure adottate dalla Regione
per il contrasto al fenomeno mafioso e del racket delle estorsioni
e per il sostegno delle vittime di tali reati.
- Presidente Regione
- Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 970 - Notizie in ordine alla nomina del Responsabile della
prevenzione e repressione della corruzione ex legge n. 190 del
2012.
- Presidente Regione
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 971 - Interventi in favore degli enti locali per il
mantenimento degli uffici giudiziari in provincia di Palermo.
- Presidente Regione
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 972 - Iniziative finalizzate alla sollecita pubblicazione
delle graduatorie dei progetti a valere sulla misura 421.
- Presidente Regione
- Assessore Risorse Agricole e Alimentari
Firmatario. Vinciullo Vincenzo
N. 973 - Notizie in merito al bando per la selezione di progetti
di cooperazione, approvato con DDG 1163 del 15 settembre 2011,
nell'ambito del PSR Sicilia 2007 - Asse IV - Misura 421.
- Presidente Regione
- Assessore Risorse Agricole e Alimentari
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 974 - Chiarimenti in ordine alle attività militari nelle
campagne di Contessa Entellina (PA).
- Presidente Regione
- Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
- Assessore Infrastrutture e Mobilità
- Assessore Risorse Agricole e Alimentari
- Assessore Salute
- Assessore Territorio e Ambiente
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 975 - Notizie sulle autorizzazioni rilasciate alle società, nel
settore delle energie rinnovabili, il cui patrimonio risulti
confiscato.
- Presidente Regione
- Assessore Attività produttive
- Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 976 - Interventi urgenti per contrastare la gravissima crisi
del comparto edile in Sicilia.
- Presidente Regione
- Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
- Assessore Infrastrutture e Mobilità
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 977 - Sollecito della nomina a dirigente generale nell'ambito
dell'istituzione del Dipartimento regionale tecnico.
- Presidente Regione
- Assessore Infrastrutture e Mobilità
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 978 - Notizie sul trasferimento di 500 marines dalla base di
Moroni a quella di Sigonella.
- Presidente Regione
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 980 - Urgenti provvedimenti per scongiurare la chiusura dei
cantieri per i lavori di realizzazione della tramviaria nel Comune
di Palermo.
- Presidente Regione
- Assessore Infrastrutture e Mobilità
- Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno iscritte
all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni con
richiesta di risposta in Commissione:
N. 979 - Iniziative per fronteggiare l'emergenza incendi nella
provincia di Palermo.
- Presidente Regione
- Assessore Territorio e Ambiente
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 981- Notizie in merito alla mancata erogazione della 'Cassa
integrazione guadagni 2011' per il comparto pesca.
- Presidente Regione
- Assessore Economia
- Assessore Risorse Agricole e Alimentari
- Assessore Attività produttive
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 982 - Notizie in merito al finanziamento del film 'C'è sempre
un perché' prodotto dalla 'Seven Dreams Production'.
- Presidente Regione
- Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 983 - Notizie in merito al piano industriale di Fincantieri e
ai prospettati 140 esuberi a Palermo.
- Presidente Regione
- Assessore Attività produttive
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 984 - Notizie in merito ai Progetti 'Avviso 8' e 'Avviso 12'.
- Presidente Regione
- Assessore Istruzione e Formazione
- Assessore Economia
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 985 - Provvedimenti urgenti a sostegno delle famiglie e delle
imprese del comparto agricolo e della pesca.
- Presidente Regione
- Assessore Infrastrutture e Mobilità
- Assessore Economia
- Assessore Attività produttive
- Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 986 - Attuazione del contratto di programma regionale con
l'ITALTEL di Carini (PA) ed iniziative per il mantenimento dei
relativi livelli occupazionali.
- Presidente Regione
- Assessore Attività produttive
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 987 - Chiarimenti sui fondi paritetici per la formazione
professionale nelle piccole e medie imprese.
- Presidente Regione
- Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
- Assessore Economia
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 988 - Costituzione del fondo etico regionale.
- Presidente Regione
- Assessore Economia
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 989 - Protezione dal rischio derivante da operazioni
finanziarie sui derivati per il bilancio della Regione e degli enti
locali.
- Presidente Regione
- Assessore Economia
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 990 - Monitoraggio del patrimonio edilizio del centro storico
di Palermo.
- Presidente Regione
- Assessore Territorio e Ambiente
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 991 - Chiarimenti sull'affidamento a soggetti terzi della
programmazione del PO FSE 2007/2013.
- Presidente Regione
- Assessore Economia
- Assessore Istruzione e Formazione
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 992 - Chiarimenti in ordine alle dichiarazioni del Presidente
della Regione in tema di maxirotazione del personale presso gli
uffici dell'Assessorato Territorio.
- Presidente Regione
- Assessore Territorio e Ambiente
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 993 - Chiarimenti in ordine alle nomine di consulenti esterni
presso l'EMS (Ente Minerario Siciliano) e l'ESPI (Ente siciliano
per la promozione industriale) in liquidazione.
- Presidente Regione
- Assessore Attività produttive
- Assessore Economia
- Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 994 - Chiarimenti circa il mancato rinnovo dei contratti di
lavoro di 190 dipendenti del COINRES e adozione delle misure
necessarie alla salvaguardia ambientale.
- Presidente Regione
- Assessore Economia
- Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 995 - Iniziative per l'utilizzo dei beni confiscati alla Mafia
nel territorio del comune di Palermo.
- Presidente Regione
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 996 - Interventi per l'apertura del sito monumentale 'Complesso
Monumentale Guglielmo II - Dormitorio Benedettini' di Monreale
(PA).
- Presidente Regione
- Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
- Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 997 - Notizie in merito alla ventilata assunzione di 2500 unità
per progetti in materia di energie ed alla nomina di consulenti
nell'ambito dell'iniziativa comunitaria 'Patto dei sindaci' in
ambito di energie rinnovabili.
- Presidente Regione
- Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
- Assessore Economia
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 998 - Iniziative a sostegno dei pescatori delle marinerie e
degli armatori vittime di sequestro dei pescherecci.
- Presidente Regione
- Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
- Assessore Economia
- Assessore Attività produttive
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 999 - Azioni da intraprendere per l'adozione di interventi
strutturali presso il presidio ospedaliero 'Ingrassia' di Palermo.
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 1000 - Interventi a sostegno del mantenimento degli istituti
musicali siciliani Vincenzo Bellini di Catania, Vincenzo Bellini di
Caltanissetta e Arturo Toscanini di Ribera (AG).
- Presidente Regione
- Assessore Economia
- Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 1001 - Iniziative per il rilancio dell'attività della Fiera del
Mediterraneo di Palermo.
- Presidente Regione
- Assessore Attività produttive
- Assessore Economia
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 1002 - Chiarimenti circa la prosecuzione del servizio di
elisoccorso di Pantelleria e nelle isole minori.
- Presidente Regione
- Assessore Economia
- Assessore Salute
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 1003 - Iniziative atte a garantire la prosecuzione dei rapporti
di lavoro del personale precario presso il Comune di Monreale (PA).
- Presidente Regione
- Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 1004 - Notizie in merito al rinnovo dei contratti per gli ex
PIP del Progetto 'Emergenza Palermo'.
- Presidente Regione
- Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 1005 - Notizie in merito alla presunta paralisi amministrativa
presso gli uffici dell'Assessorato Turismo e dell'Assessorato Beni
culturali.
- Presidente Regione
- Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
- Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 1006 - Notizie in merito al fondo per il commercio.
- Presidente Regione
- Assessore Attività produttive
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 1007 - Chiarimenti circa l'accorpamento di IRCAC in IRFIS ed
iniziative finalizzate a scongiurare il prosieguo di tale scelta
del Governo.
- Presidente Regione
- Assessore Attività produttive
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 1008 - Notizie in merito alla chiusura del reparto di
rianimazione del Policlinico 'Paolo Giaccone' di Palermo.
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 1009 - Chiarimenti in ordine al rinnovo dei contratti dei
lavoratori precari presso gli enti locali, nonché del personale
forestale e degli ATO.
- Presidente Regione
- Assessore Economia
- Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
- Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 1010 - Notizie in merito alla dichiarazione dello stato di
calamità naturale per le aziende colpite dall'esondazione del fiume
Belice e interventi a sostegno del comparto agricolo.
- Presidente Regione
- Assessore Attività produttive
- Assessore Risorse Agricole e Alimentari
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate al
Governo e alle competenti Commissioni.
Annunzio di interpellanze
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
interpellanze:
N. 86 - Chiarimenti sulla gestione del CIAPI e sul c.d. 'Sistema
Giacchetto'.
- Presidente Regione
Firmatari: Ciaccio Giorgio; Zito Stefano; Cancelleri Giovanni
Carlo; Cappello Francesco; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa; Foti
Angela; La Rocca Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina;
Siragusa Salvatore; Tancredi Sergio; Trizzino Giampiero; Zafarana
Valentina
N. 87 - Chiarimenti e provvedimenti urgenti in merito alla
prevenzione ed alla cura della tubercolosi nel territorio
siracusano.
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Firmatari: Zito Stefano; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello
Francesco; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa; Foti
Angela; La Rocca Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina;
Siragusa Salvatore; Tancredi Sergio; Trizzino Giampiero; Zafarana
Valentina
N. 88 - Interventi per ripristinare la dotazione di bilancio nei
confronti di AMNESTY INTERNATIONAL.
- Presidente Regione
- Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
- Assessore Economia
Firmatari: Ciaccio Giorgio; La Rocca Claudia; Zito Stefano;
Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello Francesco; Ciancio Gianina;
Ferreri Vanessa; Foti Angela; Mangiacavallo Matteo; Palmeri
Valentina; Siragusa Salvatore; Tancredi Sergio; Trizzino Giampiero;
Zafarana Valentina
N. 89 - Chiarimenti e provvedimenti urgenti in ordine alla
situazione del Parco scientifico e tecnologico della Sicilia.
- Presidente Regione
- Assessore Economia
Firmatari: Zito Stefano; Ciancio Gianina; Cancelleri Giovanni
Carlo; Cappello Francesco; Ciaccio Giorgio; Ferreri Vanessa; Foti
Angela; La Rocca Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina;
Siragusa Salvatore; Tancredi Sergio; Trizzino Giampiero; Zafarana
Valentina
N. 90 - Notizie in merito alla prosecuzione dell'attività
lavorativa degli ASU della cooperativa 'Normanna' presso l'Azienda
Foreste demaniali e l'Ispettorato ripartimentale Foreste di
Messina.
- Presidente Regione
- Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
- Assessore Territorio e Ambiente
- Assessore Risorse agricole ed alimentari
Firmatari: Zafarana Valentina; Cancelleri Giovanni Carlo; Trizzino
Giampiero; Mangiacavallo Matteo; Zito Stefano; Ciaccio Giorgio;
Siragusa Salvatore; Tancredi Sergio; Ciancio Gianina; Foti Angela;
Ferreri Vanessa; Palmeri Valentina; La Rocca Claudia; Cappello
Francesco
N. 91 - Inserimento del Comune di Ragusa nel Coordinamento
regionale sull'affidamento familiare.
- Presidente Regione
- Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
Firmatari: Ferreri Vanessa; Zito Stefano; Cancelleri Giovanni
Carlo; Palmeri Valentina; Ciaccio Giorgio; Cappello Francesco;
Tancredi Sergio; Ciancio Gianina; Zafarana Valentina; Mangiacavallo
Matteo; Foti Angela; La Rocca Claudia; Siragusa Salvatore; Trizzino
Giampiero
N. 92 - Iniziative urgenti per il mantenimento del presidio
ospedaliero Santo Pietro di Caltagirone quale polo di riferimento
per la riabilitazione motoria.
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Firmatari: Ioppolo Giovanni; Musumeci Nello.
Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza che
il Governo abbia fatto alcuna dichiarazione, le interpellanze si
intendono accettate e saranno iscritte all'ordine del giorno per
essere svolte al loro turno.
Annunzio di mozioni
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
mozioni:
numero 147 Messa in sicurezza del rivelino spagnolo 'Quintana'
nella città di Augusta (SR) , degli onorevoli Coltraro
Giambattista; Di Giacinto Giovanni; Dipasquale Emanuele; Oddo
Salvatore, presentata l'11 luglio 2013;
numero 148 Interventi a tutela della provincia di Ragusa dagli
attacchi della trasmissione televisiva Quinta Colonna, circa
l'operatività dell'aeroporto di Comiso (RG) , degli onorevoli
Ragusa Orazio; Dina Antonino; Miccichè Gianluca Antonello; Sorbello
Giuseppe, presentata l'11 luglio 2013;
numero 149 Iniziative a tutela del personale del CIAPI di Palermo
e di Priolo Gargallo (SR) , degli onorevoli Zito Stefano;
Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello Francesco; Ciaccio Giorgio;
Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa; Foti Angela; La Rocca Claudia;
Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina; Siragusa Salvatore;
Trizzino Giampiero; Tancredi Sergio; Zafarana Valentina, presentata
il 15 luglio 2013;
numero 150 Iniziative per contrastare la vivisezione nel
territorio regionale , degli onorevoli Zito Stefano; Cancelleri
Giovanni Carlo; Cappello Francesco; Ciaccio Giorgio; Ciancio
Gianina; Ferreri Vanessa; Foti Angela; La Rocca Claudia;
Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina; Siragusa Salvatore;
Trizzino Giampiero; Tancredi Sergio; Zafarana Valentina, presentata
il 15 luglio 2013;
numero 151 Regolamentazione della tutela sanitaria dell'attività
sportiva in Sicilia , degli onorevoli Zito Stefano; Cancelleri
Giovanni Carlo; Cappello Francesco; Ciaccio Giorgio; Ciancio
Gianina; Ferreri Vanessa; Foti Angela; La Rocca Claudia;
Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina; Siragusa Salvatore;
Trizzino Giampiero; Tancredi Sergio; Zafarana Valentina, presentata
il 15 luglio 2013;
numero 152 Iniziative urgenti per tutelare l'occupazione e le
prospettive di sviluppo nel settore dell'estrazione e della
lavorazione degli idrocarburi in Sicilia , degli onorevoli Leanza
Nicola; Cascio Salvatore; Lentini Salvatore; Nicotra Raffaele
Giuseppe; Ruggirello Paolo; Sammartino Luca; Sudano Carmela Valeria
Maria, presentata il 16 luglio 2013;
numero 153 Iniziative per mantenere l'IVA al 4% per le
prestazioni di servizi socio-sanitari ed educativi resi dalle
cooperative sociali , degli onorevoli Lo Sciuto Giovanni; Greco
Giovanni; Figuccia Vincenzo; Lombardo Salvatore Federico; Di Mauro
Giovanni; Federico Giuseppe; Fiorenza Cataldo, presentata il 18
luglio 2013.
Avverto che le mozioni testé annunziate saranno demandate, a norma
dell'art. 153 del Regolamento interno, alla Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari per la determinazione della
relativa data di discussione.
Comunicazione di ritiro di interpellanze
PRESIDENTE. Comunico che con nota mail inviata l'11 luglio 2013,
recante timbro di ingresso del 17 luglio successivo e protocollata
al n. 8614/AULAPG del 18 luglio 2013, l'onorevole Foti ha ritirato
l'interpellanza n. 84 in quanto di contenuto identico
all'interpellanza n. 77.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunico che, con nota pervenuta il 18 luglio 2013 e protocollata
al numero 8692/AULAPG del 23 luglio successivo, l'onorevole
Zafarana ha ritirato l'interpellanza n. 90, testé comunicata.
L'Assemblea ne prende atto
Comunicazione di decreto di nomina di componente di Commissione
PRESIDENTE. Comunico che, con D. P. n. 164 del 18 luglio 2013,
l'onorevole Marco Falcone è nominato componente della Commissione
per la verifica dei poteri, in sostituzione dell'onorevole Caputo,
decaduto di diritto dalla carica di deputato regionale.
Ne do lettura:
Repubblica Italiana
ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
I L P R E S I D E N T E
CONSIDERATO che, a seguito della declaratoria di decadenza di
diritto dell'onorevole Salvatore Caputo dalla carica di deputato
regionale, pronunciata nella seduta d'Assemblea n. 48 del 12 giugno
2013, si è reso vacante il seggio ricoperto dallo stesso deputato
nella Commissione per la verifica dei poteri;
CONSIDERATO che occorre procedere alla relativa sostituzione;
VISTA la designazione del Gruppo parlamentare Popolo della
Libertà - verso il PPE al quale l'on. Caputo apparteneva;
VISTO il Regolamento interno dell'Assemblea,
D E C R E T A
l'onorevole Marco FALCONE è nominato componente della Commissione
per la verifica dei poteri, in sostituzione dell'on.le Caputo,
decaduto di diritto dalla carica di deputato regionale.
Il presente decreto sarà comunicato all'Assemblea.
Palermo, 18 luglio 2013
'norme per il riconoscimento dell'albergo diffuso in Sicilia'.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Seguito della discussione del disegno di legge «Norme per il
riconoscimento
dell'Albergo Diffuso in Sicilia» (nn. 230-120-76-152/A)
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Seguito
della discussione del disegno di legge «Norme per il riconoscimento
dell'Albergo Diffuso in Sicilia» (nn. 230-120-76-152/A).
Invito i componenti la IV Commissione a prendere posto
nell'apposito banco.
Onorevoli colleghi, al momento il Governo non è presente, devo
dire per la verità che l'Assessore Stancheris qualche giorno fa mi
aveva chiamato chiedendomi se era possibile posticipare di qualche
ora la discussione del provvedimento al nostro esame. Io sarei per
trovare una soluzione di mezzo, nel senso che questo, tutto
sommato, è un disegno di legge elaborato dalla Commissione, quindi,
di iniziativa parlamentare, pertanto, io sarei dunque per
continuare la discussione in Aula in attesa che arrivi un
rappresentante del Governo, ove lo ritenesse opportuno, e, a mio
avviso, sarebbe giusto per la correttezza dei rapporti tra
istituzioni. Ad ogni modo, andiamo avanti così diamo atto del
lavoro svolto da questo Parlamento e dalla Commissione di merito.
Se non sorgono osservazioni, così resta stabilito.
FORMICA. Signor Presidente, io dico di sospendere, potrebbe essere
pericoloso.
PRESIDENTE. Comprendo onorevole Formica, però è un disegno di
legge di iniziativa parlamentare, la Commissione ci ha lavorato in
maniera approfondita.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor presidente, onorevoli colleghi, intanto io
intervengo perché la settimana scorsa sono stato il promotore di
una riflessione su un disegno di legge che a mio parere aveva
alcuni punti di vulnerabilità e che stamattina in Commissione
informalmente, così come poi stabilito, sono stati trattati e
superati.
Credo che saranno gli stessi colleghi del Movimento Cinque Stelle
a chiarirlo, non c'era, così come non c'è, alcun intento
strumentale perché credo sia un disegno di legge voluto dall'Aula e
quindi assolutamente condiviso.
Io non mi straccerei le vesti così come non me le straccio per
l'assenza dell'assessore. Chiunque egli o ella sia. Il problema
però, signor Presidente, è uno, il problema è decidere ecco
l'assessore è arrivato , è decidere se oggi avremmo inaugurato un
precedente oppure no, per fortuna, non lo inaugureremo, quindi, va
bene così.
PRESIDENTE. Onorevole Cordaro, io confido molto e prendo spunto da
quello che lei ha appena detto, dalla legge che riguarda i rapporti
Parlamento-Governo, adesso l'assessore è arrivato, però,
francamente, proprio in assenza di norme chiare, io mi rendo conto
che in passato nelle legislature precedenti non si è andati avanti
in assenza del Governo. Tuttavia, ciò non ha agevolato
obiettivamente i lavori d'Aula, soprattutto allorquando si
trattava di disegni di legge di iniziativa parlamentare.
Comunque, il problema in questo caso è stato risolto, avevo già
comunicato che l'assessore Stancheris mi aveva qualche giorno fa
proprio sollecitato se potevamo prendere qualche ora di tempo,
adesso con la sua presenza il problema è risolto e possiamo andare
avanti con i nostri lavori.
(Entra in Aula l'assessore per il turismo Stancheris)
Presidenza del Presidente Ardizzone
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Leanza é in congedo per oggi.
L'assemblea ne prende atto.
'norme per il riconoscimento dell'albergo diffuso in Sicilia'.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge nn. 230-
120-76-152/A
PRESIDENTE. Riprende il seguito della discussione del disegno di
legge nn. 230-120-76-152/A.
Si passa all'articolo 1. Ne do lettura:
«Art. 1.
Finalità
1. La Regione nell'ottica della diffusione del turismo sostenibile
riconosce e regolamenta, come forma complementare e di supporto per
lo sviluppo turistico, l'albergo diffuso al fine di raggiungere i
seguenti obiettivi:
a) destagionalizzare e arricchire l'offerta turistica;
b) recuperare il patrimonio edilizio dei centri storici, nonché
ridurre il consumo del territorio;
c) incentivare l'economia del centro storico o borgo che risente
favorevolmente dell'indotto, nonché valorizzare i centri
commerciali naturali definiti dalla legge regionale 15 settembre
2005, n. 10, articolo 9;
d) dare un nuovo slancio produttivo a quelle che sono le antiche
maestranze che diventano così nuova attrazione turistica;
e) evitare lo spopolamento dei piccoli comuni spesso lontani dai
circuiti turistici tradizionali, nonché offrire nuove opportunità
occupazionali».
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dagli onorevoli Grasso, Cordaro, Federico, Anselmo, Figuccia ed
altri: 1.5, 1.4;
- dagli onorevoli Clemente, Cordaro, Grasso e Lantieri: 1.6;
- dagli onorevoli Germanà, D'Asero, Falcone e Assenza: 1.7;
- dagli onorevoli La Rocca, Trizzino, Ciaccio e Palmeri: 1.3;
- dagli onorevoli Germanà, D'Asero, Fontana, Falcone e Assenza:
1.1, 1.2.
Si passa all'emendamento 1.5, che recita: «Al comma 1 premettere
le seguenti parole Fermo restando quanto previsto dalla legge
regionale 6 aprile 1996, n. 27'».
Onorevoli colleghi, devo precisare che l'emendamento 1.5 è
collegato agli emendamenti 2.2 e 2.15 che danno la definizione di
paese albergo', se questo emendamento sarà bocciato gli altri
emendamenti saranno preclusi.
Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?
TRIZZINO, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
STANCHERIS, assessore per il turismo, lo sport e lo spettacolo.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che il punto 5 è
superato. In conseguenza di questa approvazione, invito gli
onorevoli Clemente e Cordaro a ritirare l'emendamento 1.6.
CORDARO. Perché non può restare in vita l'emendamento 1.6?
CLEMENTE. Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento 1.6.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CLEMENTE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritenevamo di
aggiungere i borghi marinari, specialmente per le città
metropolitane, che di fatto verrebbero esclusi dalla norma.
Quindi, pensiamo ai piccoli paesini come Sferracavallo che
potrebbero usufruire di questa norma nuova e quindi poter avere un
impulso economico. Riteniamo che per i borghi marinari potremmo
anche riferirci alla normativa regionale e quindi non penso che ci
siano problemi.
TRIZZINO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TRIZZINO, presidente della Commissione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, questa questione è stata già affrontata e
superata perché la natura del disegno di legge è fondamentalmente
ancorata all'Istituto albergo diffuso che è differente da altri
istituti quali per esempio il villaggio albergo.
All'interno del villaggio albergo possono ben rientrare ipotesi
come quella che diceva l'onorevole Clemente, tra l'altro, rientra
nel concetto di ospitalità diffusa ed inoltre rientra in una
materia già disciplinata dalla legge regionale ed è in particolare
la n. 26 del 1996 o 1997, adesso non ricordo che, tra l'altro,
viene richiamata con il primo emendamento che abbiamo votato. Per
cui, fatta salva la disciplina di cui al villaggio albergo, la
disciplina dell'albergo diffuso va ad inserirsi in aggiunta a
questa.
Il problema di fondo sta nel fatto che l'albergo diffuso nasce
con un principio ben specifico cioè la tutela e la valorizzazione
dei centri storici. Il centro storico è qualificato come tale non
solo dal codice dei beni culturali ma anche dai piani regolatori
come zona A ; pertanto, si inserirebbe un elemento in più che
andrebbe a snaturare la logica stessa che sta alla base
dell'Albergo Diffuso.
PRESIDENTE. Onorevole Clemente, credo che ci si possa ritenere
soddisfatti. C'è una logica in quello che ha detto l'onorevole
Trizzino.
CLEMENTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CLEMENTE. Condivido la parte iniziale del ragionamento ma non
quella finale.
Se per centri storici intendiamo chiudere nelle città solo ed
esclusivamente i centri storici, nelle città, ripeto, come Palermo
dove i centri storici sono interessati da altri tipi di normative
anche quelle di recupero e tutto quanto, lasciare fuori i borghi
marinari nelle aree metropolitane ritengo non sia confacente con
quello che diceva l'onorevole Trizzino all'inizio del ragionamento.
Se poi è normata da quell'emendamento a cui lei si riferisce è
un'altra cosa. Però la parte finale mi pare che sia in
contraddizione con quella iniziale.
TRIZZINO, presidente della Commissione. La questione giustamente
sollevata dall'onorevole Clemente è legata al fatto che non tutti i
comuni sono dotati di PRG, proprio per questo motivo abbiamo
previsto all'interno dell'articolato una norma che contiene la
possibilità di costituire ed istituire alberghi diffusi anche in
quei luoghi dove per esempio insiste un programma di fabbricazione.
In questo caso la norma richiama il carattere identitario storico,
monumentale, architettonico, e il riferimento chiaro è alla norma
nazionale 42/2004, che quindi da un lato fa salvo quello che sono i
comuni che sono andati in PRG, quindi dove è identificabile la zona
A, dall'altro fa anche salvo quegli enti locali privi di PRG che
possono comunque dotarsi dell'Albergo diffuso sempre che siano
coerenti quelle zone con il carattere identitario che è legato alla
storia, all'architettura e alla cultura, che poi chiaramente
sarebbe il richiamo all'applicazione del decreto 1444.
ASSENZA, relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ASSENZA, relatore. Signor Presidente, chiedo scusa forse c'è un
equivoco perché stamattina in Commissione tutti questi argomenti e
questi emendamenti all'articolo 1 erano stati discussi e affrontati
e risolti, credo, in maniera unanime, con la presenza anche
dell'onorevole Cordaro attraverso il riferimento preliminare alla
sussistenza della regolamentazione già prevista dalla legge 46/96.
Se noi dobbiamo lasciare quell'emendamento che già è stato
approvato dall'Aula poc'anzi e contemporaneamente continuare a
ribadire questi ulteriori emendamenti che, secondo me, a questo
punto diventano inammissibili perché già sono stati coperti dal
recepimento della norma cui abbiamo fatto riferimento all'inizio
dei lavori, noi rischiamo di creare un duplicato e attraverso
diversi duplicati delle difficoltà interpretative che potranno
creare degli inconvenienti in tema di pratica applicazione.
L'intento, credo di non smentire nessuno, era questo questa
mattina attraverso il dibattito che abbiamo avuto, per cui io
reitero l'invito ai colleghi a considerare tutti gli emendamenti
sub articolo 1 già assorbiti da quelli già discussi e approvati in
precedenza.
PRESIDENTE. Ringrazio l'onorevole Assenza perché ha fatto
chiarezza. Questo è quello che oggi mi ha riferito il Presidente
della Commissione e gli uffici che hanno partecipato a questo tipo
di lavoro, infatti pensavo che c'era già un momento di sintesi
CLEMENTE. Io ero impegnato in Commissione Bilancio e non ho potuto
partecipare ai lavori della Commissione di merito.
PRESIDENTE. Un momento, perché se c'era una intesa di massima, non
è quello che dice il Governo, che chiaramente è apprezzabile.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, premesso che io
sono favorevolissimo alla legge perché ritengo che possa
rappresentare un elemento di sviluppo per la nostra economia e
soprattutto per quella economia che riguarda i piccoli centri
storici, i nostri centri collinari, insomma può essere una mano
d'aiuto.
Pongo però soltanto un quesito, signor Presidente. Leggendo il
testo di legge in nessuna parte ho notato di una qualsiasi forma di
tassazione o comunque di imposta che dovrebbe pagare chi esercita
questo tipo di attività. Il mio è solo un quesito. E non lo so se
questo è perfettamente compatibile con la libera concorrenza da un
lato, ma non tanto con gli alberghi, non è con quelli la
concorrenza, non so se questa è una norma che possa passare indenne
anche dal vaglio del Commissario dello Stato, non prevede nessuna
forma di tassazione. Almeno, io non ho letto nulla. Come mai si va
ad esercitare una attività e non si prevede neanche una tassazione
minima? Non c'è nulla, non sono previste imposte, non c'è niente.
Non lo so se questo può rappresentare un limite. Era questo il
quesito che volevo porre.
GRASSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, assessore, onorevoli colleghi, è stato
opportuno che questo disegno di legge tornasse oggi in Aula proprio
per piccoli accorgimenti fra i quali quelli poc'anzi detti
dall'onorevole Formica.
Ho presentato un subemendamento oggi, proprio perché si pone una
disparità di trattamento nel momento in cui si va a realizzare una
struttura ricettiva. Il disegno di legge prevedeva infatti il
cambio di destinazione d'uso. Ebbene, il subemendamento proprio
perché è necessario che chi poi realizza una struttura ricettiva
quindi anche un albergo qualsiasi, una struttura ricettiva comunque
paghi quei tributi che sono indispensabili e che pagano anche gli
albergatori, perché altrimenti si verificherebbe proprio una
disparità di trattamento.
Pertanto, non una tassa qualsiasi, quanto il cambio di
destinazione d'uso ai fini urbanistici che sottopone anche le nuove
strutture alberghiere a tutte le attività ricettive. Tutto questo
ha un senso perché noi oggi portiamo in Aula e quindi approviamo
una legge, quella dell'albergo diffuso, ma sarebbe solo una legge
di cornice se poi l'albergatore, l'ospitalità familiare, ecc, non
potesse accedere ai bandi. Nel momento in cui accede ai bandi e io
di questo credo che l'assessore si debba fare carico di questo oggi
e la sua presenza qui è importante proprio per questa ragione, in
modo tale che questa legge per potere poi diventare effettiva
necessita che i privati siano nella condizione di realizzare
l'albergo diffuso. Ma, nel momento in cui partecipano al bando se
restano strutture residenziali e non vengono paragonati alle
strutture ricettive sicuramente non si può finanziare un'abitazione
privata.
Dunque, il senso dell'emendamento è proprio finalizzato a questo
anche per dare una possibilità, quindi non è solo il bed &
breakfast ma a queste strutture ricettive, quindi all'albergo
diffuso, in modo che poi si possa accedere ai bandi. Mi auguro,
spero che nella nuova programmazione se non vogliamo che questo
disegno di legge resti solo una legge cornice, il Governo si faccia
promotore e carico di prevedere appositi bandi per finanziare
queste strutture.
LA ROCCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LA ROCCA. Signor Presidente, relativamente al discorso di cui
parlava l'onorevole Grasso volevo fare alcune precisazioni di tipo
tecnico ovvero che, innanzitutto, l'albergo diffuso è classificato
come attività extra alberghiera, e come tale, come succede per i
B&B piuttosto che con le case vacanza, gli affitta-camera non è
previsto cambio di destinazione d'uso. In più nelle altre leggi
regionali non è previsto cambio di destinazione d'uso. La parte
relativa alle tasse riguarda il Comune, è il Comune che stabilisce
oneri di urbanizzazione e quant'altro, quindi, non sussiste questo
problema.
PRESIDENTE. Onorevole Grasso si ritiene soddisfatta? Lo so che non
è un dibattito tra lei e l'onorevole La Rocca, ma serve proprio per
fare un disegno di legge abbastanza leggibile.
GRASSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, parliamo di Imu e parliamo di tarsu,
non parliamo di altre imposte, quindi, ai fini urbanistici saranno
poi i Comuni ad applicare, se sono attività ricettive, l'Imu e la
Tarsu, così come per l'attività ricettiva. Non parliamo di altro.
Ai soli fini urbanistici è consentito, ma è una struttura
ricettiva. O è una struttura ricettiva o non è una struttura
ricettiva.
ASSENZA, relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ASSENZA, relatore. Tutti questi discorsi comunque non sono
relativi all'articolo 1, quindi, io ripeto, noi stiamo trattando i
problemi all'articolo 1. A mio parere, l'approvazione
dell'emendamento iniziale preclude la discussione di tutti gli
emendamenti successivi all'articolo 1. Il discorso che hanno
prospettato - l'onorevole Grasso in particolare - fa parte
dell'articolo 5, penso, e su questo ritorneremo perché non è
assolutamente fondata questa critica, però sarà argomento
dell'articolo 5 che, per quanto riguarda la hall centrale che è
necessaria perché si realizzi l'Albergo Diffuso, il mutamento di
destinazione d'uso è assolutamente necessario.
Non è necessario per le unità abitative messe in rete a distanza
che rimangono unità residenziali, sia pure dedicate all'ospitalità
diffusa.
Però, ripeto, è argomento che riguarda l'articolo 5, qui siamo in
discussione sull'articolo 1.
Se voi, come ritengo, ritirate tutti gli emendamenti all'articolo
1 perché già assorbiti dall'emendamento già approvato, credo che
possiamo andare avanti utilmente nella discussione.
PRESIDENTE. Onorevole Clemente, lo ritira?
CLEMENTE. Non intendo ritirarlo.
PRESIDENTE. Lei mi mette in difficoltà perché lo dovrei dichiarare
inammissibile io dopo i ragionamenti fatti dall'onorevole Assenza
ed io questo non lo voglio fare.
CLEMENTE. Io vorrei sapere se si possono inserire i borghi
marinari o meno.
PRESIDENTE. Secondo l'onorevole Assenza, avendo noi approvato
sull'intesa l'emendamento che richiama la legge n. 27 del 1996,
rientrerebbe pure questa tipologia. Questo è il discorso di base,
quindi sarebbe una ridondanza.
Siccome stiamo cercando di fare una buona legge, io mi sto
affidando al lavoro fatto dalla commissione.
CLEMENTE. Il mio emendamento è nell'ottica di fare una buona
legge.
PRESIDENTE. Ma se lei lo trasforma in ordine del giorno e dice che
riguarda anche
CLEMENTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CLEMENTE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io in ordine del
giorno non intendo trasformarlo. Come mediazione, potrei proporre
un subemendamento e dire che questo emendamento si rivolge solo
alle aree metropolitane, in modo che lo specifichiamo meglio, alle
città con un numero di abitanti superiori
PRESIDENTE. No, questo non è possibile, anche perché poi abbiamo
altri emendamenti che limitano ai comuni con 5.000 abitanti o 3.000
abitanti.
CLEMENTE. Proprio per questo, signor Presidente, proprio perché la
norma è rivolta ai comuni fino ad un certo numero di abitanti, se
noi questo emendamento lo classifichiamo solo per le grandi città
e, quindi, per i borghi marinari delle grandi città, non andiamo in
contrasto con la norma.
STANCHERIS, assessore per il turismo, lo sport e lo spettacolo.
Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STANCHERIS, assessore per il turismo, lo sport e lo spettacolo.
Signor Presidente, signori deputati, io sono d'accordo con i lavori
che abbiamo fatto in commissione, abbiamo seguito insieme il
progetto di questo albergo.
Credo che il concetto vada ampliato, quindi che quello è stato
deciso già comprenda l'idea del borgo marinaro. Quindi, nell'idea
di borgo e di paese-albergo sono intesi anche quelli che sono borgo
marinaro, se no dovremmo fare le eccellenze per tutti i tipi di
borghi che troviamo in Sicilia.
Il progetto di legge è un progetto più ampio che stimola anche a
valorizzare quelli che sono borghi di ogni tipo, non esclude,
quindi, il progetto di legge mentre escluderebbe l'ammissione di
questo emendamento.
MUSUMECI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà..
MUSUMECI. Signor Presidente, signor assessore, onorevoli
colleghi, io mi permetto di intervenire per manifestare la mia
perplessità circa l'ostilità a rendere palese il riferimento ai
borghi rurali nel testo della legge.
Lo dico con grande rispetto e condivisione per lo spirito
dell'iniziativa che, peraltro, richiama - mi si perdoni la
testimonianza personale - una mia iniziativa adottata dalla
provincia di Catania con Paese-Albergo , qualcosa che somiglia
alla valorizzazione dei centri storici e per la quale allora l'ente
locale impegnò circa sette miliardi di lire. Lì c'era anche un
intervento finanziario per la riqualificazione degli immobili.
Il centro storico è una cosa, il borgo marinaro è un'altra cosa.
Ma l'uno e l'altro meritano di essere valorizzati e di essere
sostenuti da presenze di strutture ricettive.
Spesso può capitare che un Comune abbia un centro storico e un
borgo marinaro...
VULLO ad esempio Acicastello.
MUSUMECI Faccio un esempio: Acireale ne ha sette di borghi
marinari. Ognuno conserva la propria identità storica, ma quando si
pensa al centro storico si pensa all'Agorà, al nucleo centrale,
attorno al quale si è sviluppata la comunità, possibilmente con una
presenza artistica monumentale ed architettonica di pregio.
Il borgo marinaro non è forse testimonianza di civiltà? Non è
forse salvaguardia di identità di un popolo? Non sono forse le
casette dei pescatori e degli addetti alle attività marinare che
vanno salvaguardate e possono costituire motivo di richiamo per il
turista che vuole integrarsi, nella vacanza, all'interno di quella
comunità?
Signor Presidente e colleghi - faccio riferimento, soprattutto, ai
colleghi proponenti - io non vedo assolutamente quale motivo possa
impedire che al termine centro storico , nella espressione, nel
concetto che abbiamo appena citato, possa essere abbinato anche,
borghi marinari , realtà peraltro non molto diffuse in Sicilia ma
che, a mio avviso, andrebbero inserite nella valorizzazione del
patrimonio urbanistico e, se non è di interesse monumentale,
artistico, architettonico, certamente un borgo marinaro porta con
sé il fascino di un interesse culturale.
FIGUCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, colleghi deputati
della commissione, io ho avuto modo di apprezzare, davvero, questo
disegno di legge perché, di fatto, riesce a recuperare una
dimensione che è legata ad opportunità di sviluppo del nostro
territorio.
E' un disegno di legge al quale stavamo lavorando anche noi e devo
dirvi che affrontando la normativa, valutando quello che è accaduto
anche in altri territori, a partire dalle esperienze degli anni '80
che vedono, per l'appunto, la nascita degli Alberghi Diffusi ,
prima in Sardegna, poi in Friuli, in realtà non ho visto nulla che
creasse pregiudizio rispetto alla possibilità, così come introdotta
dall'emendamento 1.5, di estendere la dimensione dell'Albergo
Diffuso, anche i centri marinari.
Di questo ne abbiamo anche parlato con alcuni di voi.
Non capisco quale sia la ragione per cui volere discriminare
alcune aree rispetto ad altre. L'area metropolitana, quindi,
Palermo in testa, ad esempio, rimarrebbe fuori da questo genere di
iniziativa.
Ci fu un momento in cui c'era una visione, ad esempio nella mia
città, legata solo al centro storico. Purtroppo, questo genere di
atteggiamento, culturalmente, ritengo - e sono convinto che anche
nella vostra idea ci sia questo - è assolutamente superato.
Non possiamo guardare soltanto all'identità del centro storico.
Dobbiamo pensare che un modo per valorizzare le identità, per
valorizzare la territorialità è proprio, anzi, quello di guardare
alle periferie, di guardare alle marinerie, di guardare alle aree
rurali. Aree che, purtroppo, rimangono completamente fuori da ogni
opportunità di sviluppo.
Signor Presidente, io direi che questo emendamento introduce
un'opportunità, quella di estendere questo trattamento anche ad
altre zone, evitando così che di discriminazione si possa parlare,
rispetto a territori che altrimenti Si può dire che sì, faremo
un'altra norma ma, nel frattempo, noi avremo evitato ad alcuni
territori la possibilità di utilizzare questa che è, invece, una
buona norma.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, signori assessori, onorevoli colleghi,
io credo che l'emendamento che ha presentato l'onorevole Clemente
come primo firmatario, vada sostenuto per le ragione che i colleghi
che si sono susseguiti hanno palesato.
In effetti - devo dire - nel momento in cui noi stiamo
disciplinando l'Albergo Diffuso noi, sostanzialmente, non stiamo
facendo altro che qualificare una specificità e la stiamo
ascrivendo a quella classificazione di strutture ricettive che,
domani, potranno essere perfettamente inserite nei bandi al fine di
potere avere anche dei benefici da parte della Comunità europea e,
quindi, diventare beneficiari anche di fondi comunitari.
Allora, io mi ponevo un problema e ne parlavo con il Presidente
Musumeci, poc'anzi, il problema me lo pongo proprio perché è un mio
emendamento successivamente all'articolo 3, quando si vanno a
disciplinare i requisiti dell'Albergo Diffuso e nei requisiti
dell'Albergo Diffuso al comma 2 si dice che l'Albergo Diffuso
non può sorgere in comuni e borghi abbandonati o disabitati .
C'è un mio emendamento soppressivo, perché se teoricamente
l'Albergo Diffuso non nasce che per rianimare, rigenerare,
rivitalizzare l'esistente e dove è possibile anche ristrutturarlo,
riadattandolo anche ad una forma ricettiva di accoglienza di quelle
persone che vogliono conoscere un patrimonio magari dimenticato,
sottaciuto, poco conosciuto, bene, io credo che vicino, oltre che
ai centri storici, ci sono i borghi marinari, ma ci potrebbero
essere anche quei borghi rurali; ora io so che vi è anche, mi pare,
una mozione, primo firmatario il Presidente Musumeci, che intende
recuperare questi contesti territoriali, al fine di poter
diventare, essi stessi, percettori di fondi comunitari, di benefici
comunitari, di interventi comunitari, interventi pubblici
comunitari, però, io mi pongo il problema: perché dover già con
questa legge escluderli?
Io credo che potremo, invece, ipotizzare e mi permetto, in questo
senso, presentare, preannunciare un subemendamento che
all'emendamento dell'onorevole Clemente non fa altro che carcerare
la parola marinari' o, se vogliamo, se vi fosse l'accordo del
Governo, aggiungere marinari e rurali'.
Perché chiedo questo? Tra l'altro, il mio intervento non nasce
altro che dall'intervento che ha fatto il Presidente Musumeci,
proprio perché ho colto nelle sue parole l'essenza di un intervento
che tende, che non deve essere ad excludendum ma che deve, invece,
rafforzare la capacità ricettiva, la vocazione ricettiva di un
territorio.
Noi abbiamo, nella provincia di Catania, ad esempio, Borgo Lupo
che rappresentava un grande territorio e soprattutto un patrimonio
assolutamente importante per un turismo, se vogliamo anche di
nicchia, ma un turismo che diventava meta preferita di tanti
visitatori che volevano conoscere il patrimonio ambientalistico, il
patrimonio paesaggistico, quella straordinarietà che il nostro
territorio, in sostanza, presenta ma, ad esempio, ci potrebbe
essere nella provincia di Enna, c'è il cosiddetto Borgo Bacarà, è
vero, è disabitato, però, perché no, se ci fosse un investitore che
volesse riadattare, rigenerare, riqualificare questo contesto
perché gli dobbiamo precludere di poterlo fare.
Allora, io - e concludo - guardo ad una norma non come qualcosa
che deve limitare come un qualcosa che deve limitare ma guardo alla
norma come la possibilità che il legislatore dà a chi vuole
investire di poterlo fare ma soprattutto come la possibilità che si
vuole dare a coloro che vogliono visitare dei territori di poterlo
fare.
In questo senso preannuncio questo mio subemendamento che aggiunga
al borgo marinaro anche il borgo rurale, borghi marinari e borghi
rurali'.
SUDANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SUDANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è vero che abbiamo
dibattuto su questa questione in Commissione, però devo dire che
come in Commissione ritenevo che andavano inseriti i borghi,
condivido l'emendamento che ha fatto l'onorevole Clemente. Perché è
vero che la normativa sugli Alberghi Diffusi è una normativa di
competenza regionale e se andiamo a guardare le varie regioni che
hanno legiferato su questa materia possiamo vedere che, per
esempio, la Regione Liguria ha inserito i borghi in genere e la
Puglia, invece, ha inserito i borghi rurali.
Quindi, non vedo perché non possiamo inserire nella nostra legge
sia i borghi rurali che quelli marinari.
PRESIDENTE. Grazie all'onorevole Sudano che è stata essenziale e
chiara.
VULLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, qualcuno dimentica
che stiamo parlando di Albergo Diffuso. Parliamoci chiaro, non è
che qui fuori ci sono diecimila imprenditori che stiamo aspettando
che noi facciamo questa legge.
MUSUMECI. Non ce n'è neanche uno.
VULLO. Come dice l'onorevole Musumeci, forse non ce n'è neanche
uno. Cerchiamo di essere concreti. Credo che ci siano diverse
leggi, perché se noi partiamo da alcune considerazioni che ha fatto
l'onorevole Clemente, sul suo emendamento, quello che dice
l'onorevole Falcone, quello che ha detto l'onorevole Musumeci e
allora facciamolo questo Albergo Diffuso partiamo dallo Zen e
finiamo a Librino, per toccare anche qualche altro quartiere. Non
me ne vogliano né quelli dello Zen, neanche quelli di Librino.
Questa legge è fatta ad hoc per alcuni comuni con abitazioni
piccole, al di sotto di cinquemila abitanti. Voi sapete meglio di
me che questo si può applicare solo ed esclusivamente perché chi fa
l'imprenditore, se deve scegliere di fare un bed and breakfast,
sicuramente sceglie di fare un bed and breakfast perché è più
appetibile, sicuramente si può lavorare di più e quant'altro.
Questo lo si fa solo ed esclusivamente in alcuni piccolissimi
comuni dove alcuni imprenditori si uniscono, hanno tre, quattro,
cinque appartamenti, li mettono insieme e fanno un'attività del
genere. Sicuramente è un'attività meritoria che potrebbe portare:
primo, ad intensificare nuovamente un po' di flusso turistico in
questi comuni che sicuramente non hanno; secondo, di mettere a
frutto queste abitazioni che sicuramente sono abitazioni sfitte e
terzo, si potrebbe creare una piccola attività.
Se noi cominciamo a toccare tutto lo scibile dei comuni della
nostra Regione va a finire che facciamo una legge molto carente e
molto confusionaria. La gente così non capisce nulla. In questo
Parlamento, specialmente nel passato, i legislatori che ci sono
stati hanno creato, tantissime volte, solo ed esclusivamente
imbarazzo e confusione presso la gente.
LA ROCCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LA ROCCA. Signor Presidente, signori deputati, volevo spiegare
ulteriormente perché non capisco in questo momento a cosa è servito
l'incontro di questa mattina se continuiamo a riparlare delle
stesse cose. Con il primo emendamento che abbiamo votato siamo
venuti incontro alle esigenze portate giustamente dall'onorevole
Falcone e dall'onorevole Musumeci. Un conto è l'Albergo Diffuso,
che ha delle caratteristiche basilari che non abbiamo inventato noi
ma sono caratteristiche portate avanti anche dall'Associazione
Nazionale di cui vediamo la rivalutazione di centri di un certo
valore, piuttosto che il Paese e quel Comune, e il fatto che deve
essere vivo è alla base.
Per le altre esigenze esiste il Villaggio Albergo che tra l'altro
in Sicilia è già normato e prevede esattamente quello che prevede
l'Albergo Diffuso, quindi parliamo di unità abitative dislocate in
edifici preesistenti, già è presente questa definizione ed è
presente all'articolo 26 nella legge regionale 26 del '97, quindi,
non dobbiamo aggiungere una legge ulteriore che ribadisce la stessa
cosa, altrimenti si fa confusione tra due leggi. Abbiamo l'Albergo
Diffuso, da un lato, e in un'altra legge regionale del 97 la
definizione di Villaggio Albergo. Quindi, sono due cose differenti.
Questo l'abbiamo spiegato anche stamattina, l'abbiamo inserito
nell'emendamento che è stato votato quindi stiamo continuando a
parlare all'infinito delle stesse.
ASSENZA, relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ASSENZA, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vi
chiedo scusa ma io insisto nel ritenere che tecnicamente non
possiamo mettere ai voti questi emendamenti. E' attesa
l'approvazione dell'emendamento di poco fa. Io inviterei i colleghi
con molta onestà intellettuale a leggere l'articolo 1 e
successivamente l'emendamento che abbiamo testé approvato.
L'articolo 1 dice esattamente le ragioni nell'ottica della
diffusione del turismo sostenibile, riconosce e regolamenta come
forma complementare di supporto per lo sviluppo turistico l'Albergo
Diffuso. A questo noi abbiamo aggiunto fermo restando quanto
previsto dalla Legge regionale 6 aprile 1996 numero 27 , che si
occupa di borghi, di paesi-albergo, di residenze, di affittacamere
e di tutto.
Quella che abbiamo introdotto è una forma complementare di turismo
che è specifica per i centri storici, fermo restando tutte le
agevolazioni e le previsioni già in vigore con quella legge.
Nel momento in cui noi abbiamo fatto riferimento a quella legge
tutti questi subemendamenti o emendamenti che reintroduciamo creano
solo un duplicato di normazione della quale la Sicilia non ha
assolutamente bisogno tranne che non vogliamo creare un calderone
unico nel quale non sarà più possibile individuare quali sono le
specificità delle singole forme di offerta turistico-alberghiera
che la nostra isola deve offrire. Io mi permetto, quindi, di
insistere perché i colleghi ritirino questi emendamenti, nel caso
in cui non lo si voglia fare io chiedo che la Presidenza assuma le
decisioni del caso, se ritiene, comunque, che si debba procedere
ugualmente alla votazione o se, attesa la preventiva approvazione
dell'emendamento iniziale, non ritenga che sull'articolo 1 la
discussione debba essere considerata definitivamente chiusa.
TRIZZINO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TRIZZINO, presidente della Commissione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, concludendo io volevo ricollegarmi a quello che
diceva l'onorevole Figuccia in merito alla discriminazione
relativamente ad alcune figure e ad altre no. In realtà qui c'è una
discrasia.
La discriminazione se c'è stata era fino ad oggi relativamente
all'Albergo Diffuso, perché non c'è mai stata una normativa che lo
qualificasse, ma il Villaggio Albergo già c'era per cui se si deve
parlare di discriminazione, caso mai, è quella che c'è stata fino
ad oggi, ma da domani, dal momento in cui ci sarà questa nuova
legge, verrà parificata e pianificata la questione perché ci sarà
un istituto giuridico che è il Villaggio Albergo che qualifica
borghi rurali, marinari, eccetera e dall'altro l'Albergo Diffuso
che qualifica i centri storici. Allora la normativa sarà chiusa.
CLEMENTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CLEMENTE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, stiamo cercando
tutti di fare una buona legge perchè...
PRESIDENTE... Il dibattito è interessante, non è secondario, anche
perché, tutto quello che viene detto è registrato e, comunque, mi
auguro non ci sia un problema di interpretazione, però il dibattito
ripeto, è registrato, fa parte quindi della procedura. Tutti stiamo
affermando da un lato e dall'altro che, comunque, il borgo marinaro
è già inserito nel villaggio albergo e, quindi, la Commissione sta
insistendo perché non vorrebbe ci fosse un danno su questo e si
aggravasse la situazione.
CLEMENTE. Signor Presidente, io non vorrei che si facesse una
danno, al contrario e mi spiego. La legge del 96 rimanda
all'articolo 13, se non ricordo male, ad una individuazione da
parte dei Comuni attraverso i PRG. Secondo me, avere la possibilità
di normarlo noi e di specificare che i borghi marinari vanno tenuti
in considerazione è meglio che lasciare liberi i Comuni di
interpretare la legge come vogliono, perché, se noi abbiamo la
possibilità di specificare e normare qualcosa con maggiore
precisione, non capisco perché dobbiamo rimandare a terzi
l'attuazione di una legge. Quindi, ritengo che sia meglio, proprio
al fine di specificare: dato che non stiamo facendo niente di
nuovo, e questo lo dice bene lei, però lo normiamo in maniera più
corretta in modo che anche i Comuni non abbiamo poi da travisare
quello che vogliamo dire.
RAGUSA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE: Ne ha facoltà.
RAGUSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che
l'affermazione fatta dal collega Clemente, sia pertinente perché
dal momento in cui noi normiamo, anche per i borghi marinari,
all'interno di questa legge regionale, eviteremmo che le
interpretazioni dei Comuni possano essere, di volta in volta,
differenti. Quindi, partendo da questa legge, daremmo un indirizzo
ben preciso, che va a comprendere anche i borghi marinari. E poi,
chiedo anche, all'interno dei borghi marinari ci sono anche i
centri storici, quindi, non capisco perché bisogna evitare per
forza di cose i borghi marinari. E' interessante, invece, includere
i borghi marinari, che vi è una norma generale che dà un indirizzo
ben preciso anche ai Comuni.
SORBELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SORBELLO. Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi, forse
vado in controtendenza a quanto detto fino a questo momento ma,
ritengo una precisazione indispensabile. Poiché se nel PRG di un
Comune è individuato anche il borgo marinaro, significa che nel
borgo marinaro c'è un'identità di zona storica, basta essere
presente in quel territorio una chiesa, già in automatico abbiamo
la zona A (la zona storica). E, quindi, non capisco questa
aberrazione di inserire, se è una zona abusiva allora dobbiamo dire
vogliamo il borgo marinaro o vogliamo con questa strategia inserire
anche tutte le zone abusive. Se vogliamo inserire le zone abusive,
i litorali, quelle della norma entro i 150 metri, allora siamo
d'accordo che dobbiamo mettere il borgo marinaro. Ma il borgo
marinaro è inserito. Allora, vogliamo vedere noi il piano
regolatore.
PRESIDENTE: Non vorrei che diventasse una norma di sanatoria. Non
è assolutamente così. Stiamo facendo una buona legge.
SORBELLO. Allora noi vogliamo vedere, come ha detto poc'anzi
l'onorevole Musumeci, se i 7 borghi del Comune di Acireale, Santa
Tecla, non hanno la zona storica? Vogliamo accettarlo?
Se diciamo che sono borghi marinari, già consolidati nel tempo con
una storia, con una tradizione, anche perché l'articolo 3 poi ci
rimanda alla specificità dei prodotti tipici, ai negozi di
vicinato, cose che sicuramente non possono avere le zone abusive,
allora il borgo marinaro, già di per sé, è inserito nella norma, è
sottinteso che c'è la realtà del borgo marinaro perché previsto nel
PRG funzionale come è individuata anche una zona storica.
Dobbiamo specificare anche che nei borghi marinari non possono
essere inserite le zone abusive realizzate negli ultimi decenni o
negli ultimi lustri.
PRESIDENTE. Onorevole Corbello, lei è andato al di la delle
intenzioni probabilmente dei presentatori dell'emendamento, non che
li voglia difendere, dico, per carità, perché se un'opera è
abusiva, è abusiva e basta e non c'è nessuna legge che la possa
sanare.
GRASSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO. Signor presidente, onorevoli colleghi, forse, oggi,
parliamo di albergo diffuso; la collega diceva che i borghi
marinari rientrano nel villaggio albergo.
Allora, dobbiamo fare un po' di chiarezza: se è volontà di non
includere i borghi marinari nel disegno di legge, diciamo - e poi
passiamo alla votazione - che il disegno di legge è un disegno di
legge che prevede l'albergo diffuso con determinate
caratteristiche, all'interno dei centri storici, quindi, delle zone
A e non potrebbe essere, neanche in questo caso, demandato ai
Comuni, laddove i Comuni sono privi di piano regolatore generale.
Un sindaco, un Comune, un'amministrazione comunale, infatti, può
decidere di fare realizzare, in assenza di PRG, un albergo diffuso
in una periferia.
Il villaggio albergo non fa altro che - la legge 3 - disciplina
esattamente quello che oggi, noi - l'articolo 3 della legge 27 del
'96 - disciplina quello che oggi stiamo dicendo sotto forma di
albergo diffuso ma non contempla i borghi marinari; non sono
contemplati i borghi marinari nel villaggio albergo? Perché
villaggio albergo sono quegli alberghi in un'unica area che
forniscano agli utenti unità abitative dislocate in più stabili
servizi centralizzati.
Sostanzialmente, quindi, dico che l'albergo diffuso è già normato
dalla legge numero 27 del 1996.
Che cosa vogliamo fare, per l'albergo diffuso vogliamo creare un
modello di ospitalità diffusa? Vogliamo realizzare delle unità
abitative ma perché non includere anche i borghi marinari, così che
valorizzano un'altra parte di territorio legata ad un'altra
identità culturale. Le distinguiamo dai villaggi alberghi,
altrimenti, ricademmo nella stessa confusione. E' una riflessione
che, sicuramente, potrebbe chiarire alcuni aspetti del disegno di
legge.
CANCELLERI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANCELLERI. Signor presidente, onorevoli colleghi, questa
discussione sulle particolarità di inserire le parole di borghi
marinari , di borghi rurali , sinceramente, mi lascia un po'
perplesso. Spero che nessuno si offenda se dico che stiamo perdendo
del tempo.
Mi riferisco citando proprio alcune situazioni che sono anche
contenute nel successivo articolo 2 dello stesso disegno di legge,
che fa riferimento proprio ai centri storici di zona A.
Particolarmente, ai sensi del decreto ministeriale del 2 aprile
1968, n. 1444, che da, secondo me, una risposta a tutte quelle che
possono essere in questo momento i dubbi o le richieste, proprio al
comma a) dice che sono considerate zone territoriali omogenee le
parti di territorio interessate da agglomerati urbani che rivestano
carattere storico, artistico o di particolare pregio ambientale o
da porzioni di essi.
In questa descrizione vengono riconosciuti quelli che sono anche
borghi marinari, borghi rurali di particolare interesse storico,
perché non tutti quelli che vengono definiti borghi marinari sono
di valenza storico-artistica.
Poco fa, in maniera molto pregevole, l'onorevole Musumeci,
ricordava alcuni borghi marinari della città di Acireale; se penso,
ad esempio, a Santa Tecla o Santa Maria La Scala, sicuramente, c'è
una qualche valenza storica o, comunque, artistica. Varrebbe la
pena, quindi, di avere sicuramente qualche cosa come albergo
diffuso.
Ma ci sono altre zone della Sicilia che non sono altrettanto
pregevoli dal punto di vista storico artistico.
A fronte di questo ragionamento, penso e spero che tutti i
colleghi convengano che non c'è bisogno alcuno di aggiungere questa
parola perché già il disegno di legge è completo e fa rientrare un
po' tutte quelle discrezioni che ci sono anche per i borghi
marinari e quant'altro.
MILAZZO Giuseppe. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MILAZZO Giuseppe. Signor presidente, onorevoli colleghi,
partecipando al dibattito d'Aula, colgo una preoccupazione che è
quella che ne venga fuori una norma che sia esclusiva di
determinate aree che, invece, potrebbero essere risorse; invece, ci
dobbiamo sforzare di fare una norma che includa e non escluda.
Inserire i borghi marinari non pregiudica, non contrasta con la
normativa precedente. Vale la pena ricordare, signor Presidente e
onorevoli colleghi, lo spirito della norma, perché se ci
ricordassimo il motivo per cui portiamo in Aula questa norma,
forse, troveremmo la strada giusta per il proseguo dei lavori.
Lo spirito di questa norma è cercare di creare sviluppo. Ora, ogni
norma che possa creare sviluppo e che escluda la possibilità ad
alcune aree di non partecipare allo sviluppo, di non fruire di
sviluppo e, quindi, di beneficiare dell'approvazione di una norma,
è una norma che è cieca, è una norma che esclude e quindi è una
norma che ha un pregiudizio nei confronti di una determinata parte
di tessuto sociale e turistico di questa Regione.
Come può l'Assemblea regionale siciliana trattare una norma che
vada a pregiudicare, che vada ad escludere determinate aree?
Non penso che sia questa la strada giusta, signor Presidente, e
per non dilungarmi a beneficiare dei tre minuti vorrei ancora una
volta rimarcare e auspicare che l'autorevolezza di questa
Commissione emerga tutta nel cogliere un fatto: che bisogna avere
anche l'umiltà che pur avendo fatto un lavoro egregio,
l'autorevolezza e il dibattito d'Aula è necessario ed è ad
integrazione dei lavori della Commissione, altrimenti, qua ci
portate il pacchettino infiocchettato e non facciamo nemmeno il
dibattito d'Aula.
Siccome i padri di questa Assemblea hanno previsto il dibattito
d'Aula, appunto, per sviscerare anche argomentazioni che,
evidentemente, a causa di una certa ristrettezza di tempi in
Commissione non c'è la possibilità di analizzare nei particolari,
poi, in Aula, attraverso gli interventi di chi magari vive più di
altri determinate realtà, tipo i borghi marinari ed escluderli
significa non solo approvare una norma che è parzialmente efficace
ma privare di sviluppo altre aree, perché il problema è che uno non
approva una norma se è dannosa per una determinata area ma se
approvare una norma che include una determinata parte di territorio
non crea danni, anzi da un'opportunità, perché privare di questa
opportunità le borgate marinare, signor Presidente?
La ringrazio per avermi dato la possibilità.
PRESIDENTE. Sono stati sviscerati argomenti a sostegno dell'una o
dell'altra tesi, al fine di agevolare il percorso d'Aula.
Onorevole Milazzo, la rassicuro: non credo che sia stata
intenzione della Commissione, il dibattito, tutt'altro; l'hanno più
volte esaminata in Commissione.
MILAZZO Giuseppe. Io non ho detto questo.
PRESIDENTE. Dobbiamo evidenziare che ci stiamo sforzando di
approvare una legge che si possa estendere il più possibile a tutte
quelle situazioni che partono dal concetto di centro storico,
perché - e su questo chiederei l'intervento dell'onorevole Assenza
- sulla definizione di borgo marinaro, da un punto di vista
giuridico, voi, all'articolo 2, mi definite il centro storico.
A mio avviso, il borgo marinaro non è escluso; non vorrei che poi
rimandiamo un problema senza definire quello che giuridicamente è
il borgo marinaro e lo rimandiamo ai comuni. Questo è il punto di
base.
Sto dicendo che dobbiamo essere chiari perché il centro storico mi
viene definito all'articolo 2; del borgo marinaro una definizione
giuridica non ce l'ho in questo momento .
Peraltro, l'onorevole Clemente, sulla base del suo intervento, ci
ha fatto comprendere in maniera molto chiara che questo è un modo
per dare la possibilità ai comuni con popolazione superiore ai 5
mila abitanti - perché poi vedo sostanzialmente - di partecipare a
questa legge. La Commissione, dall'altro lato, mi sostiene; c'è già
una legge che da la possibilità di intervento anche per queste
soluzioni. Dobbiamo evitare di fare un pasticcio giuridico. Dico
la definizione di borgo marinaro; mi pongo solo questo problema in
questo momento perché sono consapevole e condivido il ragionamento
che è stato fatto.
Il ragionamento che è stato fatto dice che dobbiamo dare la
possibilità a tutti di intervenire. L'onorevole Sorbello, ripeto, è
andato al di là; è andato oltre. E' chiaro che un borgo marinaro
può essere un centro storico per la presenza di chiese, perché c'è
una identità culturale particolare, per l'identità della memoria,
per tutto quello che vogliamo, però, onorevole Assenza, non so se
avete approfondito il concetto giuridico di borgo marinaro.
ASSENZA, relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ASSENZA, relatore. Signor Presidente, lei ha colto perfettamente
il problema perché qui sembra che la Commissione si voglia
arroccare in chissà quale difesa di tesi e preconcetti senza
accettare nessun dialogo, nessuna possibilità di confronto. Nulla
di più errato.
Mi permetto dire all'onorevole Milazzo e a quanti altri sono
intervenuti che sì uno degli scopi del disegno di legge è quello di
favorire lo sviluppo ma, nel contempo, è l'altro, di rivitalizzare
i centri storici sempre più abbandonati delle nostre città, dando
la possibilità di creare una forma, che poi può essere accolta o
meno dagli imprenditori, dai residenti, una forma in più di
sviluppo.
MILAZZO. E se ci mettiamo i borghi marinari che cambia?
ASSENZA, relatore. Allora, qui dobbiamo chiarire che cosa
intendiamo per borgo marinaro; non offendo nessun centro delle
altre province ma parlo della mia provincia di Ragusa.
Non so chi la conosce ma se devo definire borgo marinaro nel quale
consentire la possibilità di albergo diffuso, per esempio, Casuzze,
che è una borgata cresciuta abusivamente sulla strada provinciale,
è chiaro che non ci stiamo.
Se i colleghi e mi sforzo di dire: se voi aveste la bontà di
leggere questo disegno di legge, dal primo all'ultimo degli
articoli, avreste avuto la possibilità di leggere, all'articolo 2,
dove, all'ultimo comma, al concetto di centro storico si affianca
quello esattamente di aree individuate dagli stessi comuni come da
interesse storico, architettonico, monumentale . In questa dizione
è chiaro che può essere compreso anche il borgo marinaro di
particolare pregio, quello cui si faceva riferimento
nell'intervento dell'onorevole Sorbello o negli altri.
Se noi, però, a forza, introduciamo dei concetti necessariamente
generici come quello di borgo marinaro o di borgo rurale, significa
che estendiamo questa disciplina a tutto il territorio della
regione Sicilia e questo va contro quello è uno dei capisaldi
essenziali di questa normativa, ossia quello di partire dai nostri
centri storici per la valorizzazione degli stessi.
In questo concetto di centro storico allargato come centro di
identità culturale, storico, artistico monumentale possono essere
affiancati queste ulteriori realtà; sono affiancati difatti
attraverso la previsione dell'ultimo comma dell'articolo 2.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato
buona parte degli interventi e devo dire che mi sembra una
discussione un po' forzata quella che stiamo promuovendo.
Intanto perché vorrei ricordare che questa norma si rivolge
all'iniziativa privata; è una norma che prevede la possibilità di
dare residenzialità turistica, ricettività turistica in aree a
scarsa vocazione o capacità turistica ricettiva.
E' una norma che deve avere, a mio avviso, la capacità di
immaginare un modello di sviluppo delle nostre città che vive il
turismo come una capacità reale di attrazione del turismo.
Spesso, il turismo è più una evocazione che non una capacità
effettiva di organizzare.
Lo dico ai colleghi: è vero che il comma 2, come diceva poco fa
l'onorevole Assenza, fa riferimento al fatto che i Comuni che non
hanno i piani regolatori; ove è individuato o tratteggiato il
perimetro del centro storico, possono, in analogia all'interesse
monumentale e architettonico, artistico di altre aree esistenti
nell'ambito urbano, disciplinare in quelle aree, com'è la
possibilità di dare attuazione anche all'albergo diffuso.
Ma mi chiedo e vi chiedo: non è forse obiettivo nostro consentire
il massimo della promozione, fermo restando che poi ci deve essere
chiaramente una valutazione da parte del soggetto che è interessato
a realizzare questa tipologia di risposta economica?
Perché ci dobbiamo chiudere sapendo che le nostre realtà
territoriali possono avere realtà dove i centri storici, assieme ad
altre aree delle stesse città, i borghi, però, così come si sta
facendo il dibattito è come se contrapponessimo l'esclusività dei
centri storici; solo laddove i Comuni non abbiano una disciplina
urbanistica che ne individua, ai sensi della legge 1089, i tratti
di centro storico, solo quelli, potranno eventualmente derogare al
principio del centro storico e utilizzare altre aree, altri siti,
altri luoghi per autorizzare la creazione dell'albergo diffuso.
Devo dirvi, sinceramente: riflettendoci mi pare una inutile
chiusura.
Con molta onestà, darei ai Comuni la possibilità di individuare
aree, all'interno del proprio tessuto urbano, ove autorizzare la
creazione di strutture ricettive attraverso l'albergo diffuso.
L'interesse che abbiamo qual è?
Quello di promuovere l'attuale sistema residenziale trasformandolo
in coabitazione con la residenza in attività ricettiva.
Non stiamo dicendo che dobbiamo creare alberghi. Stiamo dicendo
che una casa che ha alcune caratteristiche, se tu ti metti assieme
ad altri sette manufatti e costruite assieme una sinergia per cui
fate una reception unica, un'attività di servizio unica e ognuno
mette a disposizione una stanza, due stanze anche della propria
abitazione, perché tutto questo lo devo vedere nella esclusività
del centro storico e non anche nella possibilità di localizzare?
Cito Palermo: se, a Sferracavallo, che non è una borgata o nella
zona del Parco dei Ciaculli, si vuole realizzare un'idea, dove ci
sono monumenti storici, ecc, qual è il limite, la cosa che osta
alle finalità di questa legge?
Penso che, con grande laicità, fermo restando i principi che hanno
come obiettivo la promozione e l'utilizzo di questa misura che
difendo, come l'ho difesa la scorsa volta, quando appariva che
dovevamo approvare la legge sul turismo, attraverso l'albergo
diffuso, dico con altrettanta laicità ed onestà, che dobbiamo -
fermo restando i principi - affidare all'autonomia dei comuni la
capacità di indicare le aree ove realizzare queste tipologie di
ricettività.
Penso che questo non debba essere vissuto in contrapposizione ai
centri storici perché, assieme ai centri storici ci sono centri e
borgate delle nostre aree che meritano e ne conosco tante, in giro
per la Sicilia, che non sono centro storico ma che hanno uguale
dignità di valorizzazione al pari dei centri storici.
Suggerirei maggiore duttilità, maggiore laicità ed affrontare il
problema per come lo vogliamo risolvere e non innamorarci di cose
che rischiano di chiuderci invece di aprirci.
PRESIDENTE. Alla fine, propone di inserire i borghi marinari così
come individuati dai comuni.
CRACOLICI. Lascerei e affiderei ai comuni l'individuazione delle
aree. I borghi sono rurali, marinari, etc.
PRESIDENTE. Ma ci sono borghi che non sono centro storico e,
quindi, vengono esclusi in automatico.
PRESIDENTE. Sì, ma qua parlano di centri storici. Guardate che il
dibattito è veramente interessante; può darsi che ripetiamo le
stesse cose ma serve a fare chiarezza. Meglio che ci intratteniamo
più qua che nelle aule di tribunale, quando i singoli imprenditori
si trovano a discutere con i vari comuni se hanno rilasciato le
relative autorizzazioni.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, soltanto per
citare la legge numero 17 del 15 luglio 2011 della Regione Puglia.
All'articolo 2, la definizione di struttura ricettiva di albergo
diffuso recita così: Si definisce albergo diffuso una struttura
ricettiva aperta al pubblico, a gestione unitaria, situata nel
centro storico e nel borgo rurale, caratterizzata da uno stabile
principale e così via .
Questo per dire, signor Presidente, che non possiamo approvare una
legge che, anziché stimolare il turismo, lo sviluppo del
territorio, lo strozzi.
Allora, ecco perché ho presentato quel subemendamento che allarga
non soltanto al centro storico, ai borghi marinari ma anche ai
borghi rurali.
C'è un precedente - il precedente lo abbiamo nella Regione Puglia
- che richiama la norma nazionale, che è la numero 217 del 1983,
che, quando disciplina nella sua definizione il villaggio albergo,
non include nel villaggio albergo - così come ha detto qualcuno -
il borgo rurale.
Quindi, a mio avviso, dobbiamo fare una norma che stimoli lo
sviluppo del territorio anziché frenare lo stesso.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Dipasquale e Coltraro sono
in congedo per oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
'norme per il riconoscimento dell'albergo diffuso in Sicilia'.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge nn.
230-120-76-152/A
PRESIDENTE. Riprende il seguito della discussione del disegno di
legge nn. 230-120-76-152/A.
MUSUMECI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSUMECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, grazie per avermi
dato per la seconda volta la parola e, come si comprenderà il tema
coinvolge, appassiona e l'obiettivo di una forza politica, benché
di opposizione come la mia, è quello di contribuire ad una
razionale e più compiuta definizione della norma che con tanta
competenza la Commissione ed il relatore hanno predisposto.
Credo che, se diamo una lettura più attenta all'articolo 1, comma
1, lettera c), ci rendiamo conto come la stessa proposta, lo stesso
disegno di legge viene in soccorso alla nostra proposta.
Dice esattamente, nelle finalità, la legge proposta che fra gli
obiettivi c'è quello di incentivare l'economia del centro storico o
borgo che risente favorevolmente dell'indotto.
Non è specificato se si tratta di borgo rurale o di borgo marinaro
ma allora perché da un'ora ci stiamo così, appassionatamente,
confrontando se già la stessa proposta di legge mette fra le
ipotesi di applicazione dell'Albergo Diffuso, anche il Borgo?
Quale borgo va preso in considerazione? Mi permetto, in sintesi,
di fare alcune considerazioni.
Il borgo rurale, diceva poco fa il collega Falcone sul borgo
rurale il mio Gruppo ha presentato una mozione che, spero, possa
ricevere la sottoscrizione ed il consenso dell'Aula.
Quella mozione è finalizzata a valorizzare i borghi rurali che,
nell'immaginario collettivo ed anche in una consolidata
giurisprudenza regionale, si riferiscono e riconducono agli
agglomerati rurali realizzati dall'Ente per la colonizzazione dei
latifondi in Sicilia nel '40 e subito dopo, nel dopoguerra, negli
anni '50 dalla Regione siciliana.
Poiché molti di quei borghi sono di proprietà demaniale della
Regione ed affidati alla gestione dell'Ente di sviluppo agricolo,
su quei borghi e per quei borghi, il mio Gruppo parlamentare ha
previsto una serie di interventi dei quali ci occuperemo non appena
la mozione arriverà in Aula. Accanto ai borghi rurali di proprietà
demaniale, però, ci sono borghi rurali di proprietà privata. Signor
Presidente, mi permetto di fare un esempio, forse il più
significativo per la stessa natura del borgo e si chiama
Libertinia , così chiamato perché venne realizzato dal senatore
Pasquale Libertini, famoso latifondista ed uomo politico cattolico-
liberale dell'inizio del secolo.
E' un borgo formato da sessanta casette, allineate su tre strade.
Il borgo appartiene al Comune di Ramacca, nel latifondo siciliano
e, purtroppo, non essendo sottoposto a vincolo, è stato oggetto,
negli ultimi anni, di una selvaggia manomissione.
Chiedo alla Commissione ed ai firmatari del disegno di legge: uno,
due, tre borghi rurali di proprietà privata, fermo restando che
tratteremo di quelli pubblici nel momento giusto, non potrebbero
benissimo beneficiare di questa opportunità, se la fantasia di uno
dei proprietari volesse trasformare quella casetta, pressoché
abbandonata, in luogo per ospitare gente che una settimana, per
quindici giorni vuole respirare l'aria incontaminata
dell'entroterra siciliano?
Qui potrebbe configurarsi il borgo rurale. Il borgo marinaro ci
sono borghi marinari come Casuzze , diceva bene il relatore, che
sono espressione di una selvaggia azione dell'uomo che ha
devastato, con la complicità delle istituzioni, quelle coste e ci
sono borghi marinari di tutt'altra specie.
Quello non è un borgo marinaro, onorevole Assenza; quello è un
quartiere di case a mare.
Il borgo marinaro è l'agglomerato di tre, dieci, venti case,
testimone e teatro di una plurisecolare vicenda dell'uomo legato al
mare ed alle sue attività.
Si tratta di un tessuto patrimoniale immobiliare assolutamente
leggibile ed identificabile, dal punto di vista della filologia
urbana.
Allora, perché non sottoporre la possibilità dell'intervento ai
borghi marinari e rurali, al parere preventivo della Sovrintendenza
ai beni culturali, dovendosi, comunque, trattare al pari del centro
storico di beni sottoposti alla legge di tutela, quella del 1939,
in questo senso, io mi permetto di reiterare il mio invito alla
Commissione, al relatore e, soprattutto, ai sottoscrittori del
disegno di legge, affinché, utilizzando quello che già c'è nel
testo e allargandolo con la parola marinaro o rurale , noi
possiamo evitare preconcetti, non discriminazioni, esclusioni, e
affidiamo alla Sovrintendenza, che è un ente super partes, il
compito di potere testimoniare il valore storico, se non
architettonico e monumentale, ma almeno storico e culturale, di
quel borgo rurale e di quel borgo marinaro.
Mi auguro che anche su questa proposta il Governo voglia essere
meno inclemente.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi, io
devo, in premessa, confermare tutto quanto è stato detto dai banchi
della Commissione competente perché è assolutamente rispondente al
vero che questa mattina si è fatto un lavoro che avrebbe dovuto
portare in Aula un momento di sintesi per una approvazione,
possibilmente rapida, di questo disegno di legge.
Detto questo, il punto di sintesi su questo tema era stato trovato
in Commissione, stamani, facendo riferimento alla legge sul
villaggio-albergo che è già una legge vigente ed applicata nella
nostra Regione.
Ora, io, in ragione degli interventi non soltanto qualificati,
perché lo sono, di tutti i colleghi, ma anche competenti che ho
avuto modo di sentire, mi chiedo, ma chiedo soprattutto alla
Commissione ed al suo presidente, posto che noi abbiamo assistito
ad un dibattito che, credo, si stia ponendo in maniera
assolutamente maggioritaria verso una direzione, chiedo alla
Commissione di fare una valutazione sul novum che è venuto fuori in
Aula, perché io ritengo, e di questo ne sono certo anche per gli
approfondimenti che abbiamo fatto in Commissione, che qualora noi
dovessimo aggiungere la dizione borgo marinaro , intanto non
stravolgeremmo minimamente la legge, potremmo, al massimo, trovarci
di fronte ad una ripetizione visto che la dizione borgo marinaro
è già prevista nella legge sul villaggio-albergo ma, d'altro
canto, se noi risolviamo il problema, così come avevamo pensato in
Commissione, facendo riferimento e dicendo testualmente salvo
quanto previsto dall'articolo x della legge y che è proprio in
riferimento al villaggio-albergo , in buona sostanza staremmo
facendo la stessa operazione sulla quale, in modo contrario, ci
stiamo attardando da oltre due ore, perché io mi aspetto, a questo
punto, dal presidente della Commissione e dai componenti effettivi
della Commissione, che ci sia un momento di riflessione che deriva
dal dibattito che è maturato in Aula e che ci sia un parere
favorevole della Commissione all'emendamento a firma degli
onorevoli Clemente ed altri posto che noi una preoccupazione
dobbiamo avere sotto il profilo giuridico e cioè che la norma non
possa essere tacciata di incostituzionalità, che la norma non sia
in contrasto con altre leggi vigenti nella Repubblica o con leggi
regionali ma, siccome tutto questo non c'è, tanto che facevamo
riferimento alla norma di chiusura sul villaggio-albergo ,
presidente Trizzino, io credo, nell'interesse della legge, se
davvero la vogliamo fare che sia arrivato il momento di trovare una
soluzione di buon senso che sotto il profilo giuridico non inficia
l'impianto del disegno di legge e di andare avanti, perché
altrimenti finiremmo per rendere questo dibattito, che è stato
certamente di alto profilo, un dibattito sterile, se non arriviamo
ad una soluzione.
E siccome la soluzione credo ci sia vi chiedo melius re perpensa,
presidente della Commissione e componenti, e quindi anche Governo,
di dare il vostro parere favorevole all'emendamento dell'onorevole
Clemente in modo da poter andare avanti.
Io me ne sono convinto spero che ve ne convinciate anche voi.
FIRETTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIRETTO. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi,
intervengo per esprimere l'apprezzamento alla Commissione che ha
lavorato a questo disegno di legge che ci viene offerto, al
proponente e al relatore. E' stato detto che si sta tentando di
dare una opportunità e sembrerebbe utile evitare forme di
strozzature che possono apparire allorquando viene individuato con
questo emendamento l'opportunità di allargare un momento le maglie.
Presidente di questa autorevole Assemblea, lei dice: ma come
facciamo a declinare nel concreto l'identificazione del concetto di
borgo marinaro? . Se lasciassimo l'imprinting per come parte, cioè
dando poi un allargamento delle maglie spiegandolo in questi
termini e cioè, e altri borghi che siano di tipo marinaro, ma
vorrei, sommessamente, offrire alla vostra attenzione anche
l'opportunità che esistono altre forme di borghi che non sono
obiettivamente solo quello marinari, esistono borghi letterari,
tanti borghi non censiti, come aree di centro storico che perché
sono state aree che hanno attraversato i luoghi della memoria di un
letterato, o perché sono luogo di nascita di un letterato, ben
possono, e anche per le opportune conformazioni urbanistiche,
possono assumere quella valenza di borgo.
Allora, vorrei come proposta dire questo: e se dicessimo quelle
altre forme di borgo marinaro o di interesse letterario che vengono
all'uopo indicati con opportuno regolamento consiliare, cioè
demandando ai consigli comunali in relazione a quello che è anche
il loro piano strategico turistico di territorio, l'individuazione
di queste aree. Daremmo in questo modo l'opportunità ai tanti
privati che ci sono e noi eviteremmo il rischio di censire per
difetto quello che può essere invece un'opportunità che vorremmo
invece fosse data a tanti privati.
CASCIO Salvatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASCIO Salvatore. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi,
intervengo avendo prima apprezzato gli interventi degli altri
colleghi e soprattutto avendo registrato la volontà da parte di
tutti di arrivare all'approvazione di questo disegno di legge.
Come linea di principio concordo con l'emendamento dell'onorevole
Clemente, di cui comprendo la sua sensibilità, però vi sono alcune
perplessità che voglio esprimere.
La mia perplessità sull'emendamento riguarda soprattutto il fatto
che questo è un emendamento escludente nel senso che esclude altre
forme di borghi, come può essere il borgo rurale o altre forme di
borgo.
Penso che la legge è scritta bene perché alla lettere c), quando
parla di centri storici e di borghi è anche includente del borgo
marinaro. Quindi, su questo emendamento chiederei di andare avanti
perché la legge per come è scritta non esclude per nulla il borgo
marinaro.
D'altronde c'è un altro concetto che bisogna portare avanti. La
finalità di questa legge è certamente quella di rivitalizzare i
centri storici, di recuperare porzioni di territorio, di evitare lo
spopolamento dei Comuni.
Limitare questa sorta di metodo solo al centro-storico a volte
diventa riduttivo. Penso che vi sia un emendamento che fa la
sintesi di tutto ed è l'emendamento presentato dall'onorevole La
Rocca in cui declina una serie di tipologie, oltre all'Albergo
Diffuso, parliamo di Paese Albergo, di Residenze, tutta una serie
di altre situazioni che bene si sposano e diventano includenti di
varie forme di investimento in Sicilia.
Quindi, da questo punto di vista io penso che l'emendamento
presentato dall'onorevole La Rocca sia da condividere in pieno
quando allarga la platea dei soggetti, le finalità e le
indicazioni; mi riferisco all'emendamento 2.2 in cui declina altre
forme, parla di Ospitalità Diffusa, di Villaggio Albergo, di
Residenza Diffusa, di Paese Albergo e di altro, come diceva prima
l'onorevole Firetto, noi per la foga di fare la legge potremmo
dimenticare e potremmo, in effetti, limitare quelli che sono gli
interventi a questo sistema.
Quindi, da questo punto di vista io penso che l'emendamento
potrebbe anche essere ritirato se il collega Clemente lo ritiene
opportuno, altrimenti dovremmo per forza di cose, presentare
un'altra serie di emendamenti che includano tutti gli altri borghi
perché nel momento in cui votiamo questo noi votiamo solo borgo
marinaro' e quindi togliamo la parola borgo che è omni-comprensivo
di interventi.
IOPPOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IOPPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore,
l'argomento appassiona l'Aula e questo è un bene, perché l'Aula
quando affronta esame di disegni di legge dimostra di volerli
affrontare ed esaminare con un certo approfondimento, è come dire
che l'Aula ha desiderio di leggi da approvare e da fare
promulgare.
L'argomento, credo che interessi l'Aula, adeguatamente e
sufficientemente, anche per la profondità degli argomenti che sono
sin qui stati portati, ma che non risolvono il problema, illustri
colleghi della Commissione, in ordine alla chiarezza che la legge
deve avere.
Una norma, voi me lo insegnate, o include o esclude, o consente o
fa divieto, questa è una tipica legge che dovrebbe includere il più
possibile se si intende davvero stimolare lo sviluppo economico e
non dovrebbe escludere tutti quelli che attraverso una
interpretazione difficile e farraginosa rischierebbero di essere
esclusi.
Voglio riferirmi in particolare, proprio ad una norma che
richiamava prima adeguatamente l'onorevole Musumeci, e cioè la
lettera c) del comma 1 dell'art. 1: incentivare l'economia del
centro storico o borgo , questa è una norma che non fa chiarezza
onorevole Assenza, perché l'avversativa o può significare
ovvero oppure ovvero sia , è importante perché o diventa
alternativo il centro storico o il borgo, oppure diventa inclusivo
e quindi sinonimo centro storico o borgo come se il centro storico
potesse essere definito borgo e il borgo potesse essere definito
centro storico.
Storicamente il borgo sta fuori dalla cinta muraria, tanto è vero
che borgo' è la forma sincopata di sobborgo, cioè quello che stava
al di fuori della cinta muraria. Questa è la ricostruzione storica.
Da che cosa si distingueva il borgo rispetto al villaggio? Dal
fatto di avere, quasi sempre, un mercato e una fortificazione.
Questo renderebbe il borgo, secondo quello che è stato detto da più
parti, meritevole di valorizzazione e, quindi, di estensione della
norma anche ai borghi.
Ora, Signor Presidente, io conosco la sua valentìa giuridica e la
prego di seguire il mio ragionamento. Io credo che sia intendimento
del legislatore regionale, cioè intendimento nostro, quello di
evitare che zone che non meriterebbero l'estensione della
normativa, ne possano rimanere beneficiari e, invece, borghi che
hanno una valenza storica, sociale, economica, che affondano nella
tradizione del nostro territorio, ne possano rimanere esclusi. E,
allora, noi non possiamo utilizzare quella avversativa' di centro
storico o borgo perché i borghi stanno quasi sempre al di fuori del
centro storico, non sono centro storico. Spesso sono a chilometri
dal centro storico, come per l'appunto gli esempi che sono stati
portati, della città di Acireale, della mia provincia, ma di tante
altre città di province diverse.
E, allora, perché non includere un elemento di storicità al borgo?
Può essere storico il borgo, come è storico il centro. E definiamo
con la norma che deve raggiungere un equilibrio, Signor Presidente,
la norma per sua definizione deve essere generale ed estratta ma,
non deve essere tanto generale ed astratta da non potere poi essere
applicata. Ovviamente la norma non può nemmeno essere così
individualizzante come se si volesse includere qualcosa o escludere
qualche altra cosa. E, allora io direi centro storico e borgo
storico', meritevole di tutela e, quindi di incentivazione
economico, e così avremmo potuto individuare quali tra gli
agglomerati urbani che non fanno parte del centro storico ma che
rappresentano un borgo, sono distinti e distinguibili dalla
borgata, dal villaggio, cioè da tutti quegli addensamenti urbani
che non meriterebbero, peraltro, di essere incrementati,
incentivati con questa norma che, e concludo, è una norma di
incremento, di incentivazione turistica, e che quindi si deve
rivolgere, ovviamente e prevalentemente, a quei borghi che hanno
una valenza storica e che possono incentivare il privato ad
investire e possono incentivare le persone a visitare e a
stazionare e a villeggiare in quei borghi.
La mia proposta è quindi, non l'ho formalizzata in un
emendamento, in un subemendamento, ma troverà lei Signor
Presidente, il modo di dirigere l'Aula verso una soluzione,
condivisa il più possibile, ma che valorizzi la storicità del
centro così come la storicità del borgo.
FIGUCCIA. Chiedo di parlare.
FIGUCCIA. La ringrazio signor Presidente per avermi dato la
possibilità di parlare per la seconda volta, e ringrazio davvero la
Commissione per il lavoro che ha fatto, anche perché da due ore
parliamo di un disegno di legge che, in effetti, poteva essere
partorito e vedere luce già prima; tuttavia, invito la Commissione
a considerare in maniera serena, quello che è l'atteggiamento e la
proposta, fondamentalmente, di tutto il Parlamento. Noi dovremmo,
secondo me, trovare la possibilità stasera di offrire l'opportunità
ai territori che hanno una forte identità, che sia di natura
artistica, culturale, paesaggistica, la possibilità di beneficiare
di questa norma, lasciando poi ai Comuni o alle Sovrintendenze, di
volta in volta, la possibilità di definire se effettivamente la
norma può trovare applicazione; ovviamente non possiamo andare
contro i vincoli che la Sovrintendenza o i Comuni ci porranno,
ragione per cui le strutture che verranno messe su devono avere le
caratteristiche per potere operare.
Detto questo, io direi che è offerta questa sera la possibilità
non di cancellare la norma, anzi la stiamo migliorando, per cui
proviamo a trovare attraverso un emendamento, che lo si ridefinisce
tutti insieme, una strada perché si possa parlare di borgo
marinaro, di borgo rurale, perché purtroppo non tutti i territori
hanno le caratteristiche del centro storico, anzi proprio perché
quei territori spesso non hanno le caratteristiche di un sito
monumentale, di quello che caratterizza il centro storico, quella è
la ragione fondamentale per cui quel territorio che ha altre
opportunità altrimenti finirebbe col non avere, deve essere
supportato.
Io inviterei la Commissione ad essere più clemente su questa
norma, inviterei a rivedere la proposta attraverso un emendamento.
Come diceva prima l'onorevole Falcone c'era un riferimento
normativo sulla Puglia, io ne ho trovato un altro sulla Sardegna,
quindi anziché continuare a parlare di questa cosa, acceleriamo i
lavori e procediamo con l'approvazione.
MILAZZO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MILAZZO. Grazie signor Presidente per avermi dato la parola per la
terza volta, scherzo, il Presidente sa che la seconda volta ho
parlato solo un minuto e mezzo.
Volevo semplicemente ricordare che prendendo spunto
dall'autorevolezza dell'onorevole Musumeci, ricordare che il
termine borgo già inserito nella proposta sta a significare
qualche cosa che è al di fuori del centro storico.
Il termine borgo e qualche cosa che deve stare fuori.
Il fatto che noi stabiliamo di potere creare sviluppo anche fuori
il centro storico, low cost, perché, signor Presidente, quando
approviamo il bilancio ci sono problemi di risorse, portiamo in
Aula leggi a costo zero e cominciamo a restringere il campo
d'azione di intervento della norma.
Allora, quando non ci sono i soldi, non ci sono risorse, oggi che
abbiamo la possibilità di aiutare una certa categoria o coloro che
aspirano a fare parte di questa categoria, a costo zero, dandogli
solo la possibilità, prevedendo nella norma questa cosa, noi
priviamo la Sicilia di un volano, di un rilancio di un'altra parte
del territorio.
Presidente Ardizzone, lei che è persona lungimirante, sa
benissimo che includere le borgate marinare non significa privare i
centri storici di qualche cosa, anche perché mi sembra abbastanza
chiaro che o coincidono, perché molto spesso il centro storico si
trova nella borgata marinara, o sono due cose distinte e separate,
ma anche in linea d'aria distanti.
Quindi non creerebbe nessuna difficoltà approvare una norma che,
vorrei sottolineare ancora ai siciliani, è a costo zero.
Significa aiutare i siciliani a costo zero, approvare una norma
che non costa nulla.
Io vorrei maggiore coesione, il passaggio che ho fatto poco fa,
pur dicendo che la Commissione ha svolto un lavoro egregio,
tentando sempre di fare sintesi, perché cerca di restringere il
proprio dibattito, per portare la proposta in Aula.
Ma quando si trova delle soluzioni che ampliano il raggio di
azione, penso che sia un fatto da accogliere positivamente.
CORDARO. Signor Presidente, chiediamo un minuto di sospensione
per trovare una sintesi.
PRESIDENTE. La sintesi la dobbiamo trovare con la Commissione,
perché non credo ci siano contrapposizioni.
Io ho avuto modo, anche sulla base degli interventi che ci sono
stati, tutti apprezzabili, ma ritengo che non ci sia stata
contrapposizione, perché nel disegno di legge, negli articoli a
seguire dopo l'articolo 1, si riportano le parole o borgo'; oppure
all'articolo 4, nel centro storico o nelle aree individuate dai
Comuni'. Ma c'è anche un'altra preoccupazione che dobbiamo, in
qualche modo, togliere di mezzo dando la certezza.
Faccio i complimenti all'onorevole Clemente che in un emendamento
successivo richiama un decreto dell' Assessore pro tempore per le
Attività produttive. In questo decreto, sostanzialmente era un
bando, si faceva riferimento: ad edifici storici e di pregio siti
nei centri storici, nei borghi marinari e agli edifici della
tradizione rurale'.
Poi si sono posti il problema: ma quali sono? «Considerato che
così come peraltro indicato dalla Circolare etc entro la data di
scadenza prevista per la presentazione delle domande di
finanziamento risulti emanato un provvedimento legislativo o
amministrativo di definizione o di riconoscimento degli stessi».
Sostanzialmente dice: ma quali sono?
Per cui si rende inapplicabile un procedimento, quindi noi abbiamo
una grande occasione in questo momento, perché ripeto non c'è
contrapposizione.
L'onorevole Ioppolo, lo richiamo per l'amicizia che ci lega,
perché tutti gli interventi sono stati apprezzabili, ma ha fatto
obiettivamente una disquisizione di carattere giuridico
approfondito quando si dice o borgo', cosa significa? A chi viene
rimessa poi la valutazione?
L'onorevole Musumeci va al di là dice: la valutazione la
rimettiamo alla Sovrintendenza BB.CC.AA . Io su questo non sono
neanche d'accordo, però è una mia opinione, questi debbono essere
comunque i Comuni.
Ora, onorevole Trizzino, se mi può seguire un momento, siccome lo
spirito della legge è quello di venire incontro alle esigenze dei
siciliani, dare la possibilità di fare investimenti, questa è
un'ottima legge a costo zero per le casse pubbliche, ma può dare
occupazione, creare sviluppo e qualità.
Debbo dire pure il richiamo che è stato fatto dall'onorevole
Cascio all'emendamento presentato dall'onorevole La Rocca, dà
contezza che il problema è stato posto.
Se noi risolviamo questo problema, rispetto al quale, ripeto, c'è
una indicazione da parte dell'Aula, io eviterei una
contrapposizione, anche perché non c'è assolutamente motivo, perché
i precedenti legislatori e amministratori richiamando quel decreto
dell'Assessore per le attività produttive il problema se lo erano
posto.
Cerchiamo di dare certezza giuridica a quello che scriviamo,
perché o parliamo di centro storico, quindi solo di centro storico,
o parliamo di centro storico o borghi' e dobbiamo capirci su che
cosa intendiamo dire e scrivere.
Se noi troviamo la soluzione, non so chi intervenendo ha parlato
di borgo storico in generale, senza discernere tra borgo rurale e
borgo marinaro, questa potrebbe essere una soluzione, rinviando
all'individuazione da parte dei Comuni, perché, giustamente, non mi
ricordo neanche quale intervento è stato fatto che parlava di borgo
letterario.
Se noi pensiamo all'area che c'è nell'agrigentino, quando si
parla dei percorsi dell'anima, la casa di Pirandello, Porto
Empedocle, onorevole Firetto, con Camilleri, ci sono dei percorsi
che possono essere stabiliti, dei borghi che si sono creati.
Il discorso di borgo storico' mi convince, dando
l'individuazione del borgo storico ai Comuni. Questa potrebbe
essere una soluzione. Sospendo, pertanto, la seduta per dieci
minuti per trovare una intesa con la Commissione.
(La seduta, sospesa alle ore 19.00, è ripresa alle ore
19.24)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, è stato presentato un emendamento
condiviso da tutta l'Aula e dalla Commissione. Onorevole Trizzino,
lo vuole illustrare?
TRIZZINO, presidente della Commissione. Preso atto del fatto che
il borgo sia rurale che marinaro è comunque qualificato dalla legge
antecedente, cioè quella del 1996, abbiamo voluto rimarcare
all'interno del testo dell'articolo 1, i borghi rurali e marinari,
comunque qualificati alla luce dei caratteri identitari culturali,
monumentali, eccetera.
Bisogna comunque sottolineare che la natura del disegno di legge
in parte viene modificata perché si allarga la maglia. Però, in
realtà, si potrebbe giustificare questo ampliamento alla luce delle
peculiarità del territorio siciliano che comunque accoglie numerosi
borghi marinari, che spesso vengono qualificati in zona A. E'
chiaro che il piano regolatore generale può identificare non
soltanto un centro storico, ma anche chiaramente un borgo marinaro.
Pertanto, alla luce di una applicazione più cogente della norma
sul territorio siciliano, si è pensato in modo condiviso di poterne
ampliare il dettato dell'articolo 1.
PRESIDENTE. Allora, per un fatto tecnico, gli uffici mi
evidenziano che noi possiamo lasciare la parola borghi' e siccome
all'articolo 2 ci sono le definizioni, questo emendamento va
trasferito all'articolo 2. Lasciamo la parola borghi', così come è
scritto. Pertanto, nell'articolo 2 c'è la definizione di borgo.
Cosa intendiamo per borgo. Mi sembra corretto il ragionamento.
Onorevoli colleghi, andiamo avanti con l'articolo 1. Decadono
tutti gli emendamenti relativi a definizioni particolari:
maestranze, borghi marinari e quant'altro. Così poi passiamo a
votare l'articolo 2 con questa definizione, stasera stessa.
Invito la Commissione a formulare l'emendamento nel senso di
specificare con le parole:
Recuperare il patrimonio edilizio dei centri storici, dopo
centri storici, aggiungere e dei borghi' alla lettera b) . Anche
se potremmo modificare l'articolo ai sensi dell'articolo 117 del
Regolamento, lo facciamo adesso.
Comunico che è stato presentato dalla Commissione il
subemendamento 1.6.2: «All'articolo 1, lettera b) è aggiunto il
seguente comma: Recuperare il patrimonio edilizio dei centri
storici e dei borghi'».
Lo pongo in votazione. Chi é favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Pertanto decadono gli emendamenti 1.6 e 1.7.
Si passa all'emendamento 1.3, degli onorevoli La Rocca ed altri.
TRIZZINO, presidente della Commissione. Dichiaro di mantenerlo.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?
TRIZZINO, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi é favorevole resti seduto. Chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 1.1, degli onorevoli Germanà
ed altri.
GERMANA'. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 1.4, degli onorevoli Grasso ed altri.
GRASSO. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 1.2, degli onorevoli Germanà ed altri.
GERMANA'. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'articolo 1, come emendato. Chi è favorevole
resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:
«Art. 2.
Definizioni
1. Ai fini della presente legge, si intende per:
a) centro storico: il centro storico (Zona A) è da intendersi come
parte del territorio comunale interessato da edifici e tessuto
edilizio di interesse storico, architettonico o monumentale, ai
sensi del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444;
b) turismo sostenibile: il turismo sostenibile è un'attività che
cerca di minimizzare gli impatti sull'ambiente e di evitare la
perdita delle tradizioni locali e le destabilizzazioni economiche
nel territorio, generando contemporaneamente reddito, occupazione e
la conservazione degli ecosistemi locali, inoltre guarda al
mantenimento o al recupero della solidarietà tra le diverse
generazioni delle comunità ospitanti;
c) albergo diffuso: possono assumere la definizione di albergo
diffuso' le strutture caratterizzate dalla centralizzazione in
unico stabile dell'ufficio ricevimento e delle sale di uso comune,
e della dislocazione delle unità abitative in uno o più stabili
separati, purché ubicati nel centro storico (zona A) del comune e/o
distanti non oltre 300 metri effettivi dall'edificio nel quale sono
ubicati i servizi principali;
d) unità abitative: le unità abitative possono essere costituite
da camere o alloggi.
2. Nei comuni nei quali gli strumenti urbanistici non consentono
l'individuazione di zone di centro storico (Zona A), gli alberghi
diffusi possono essere ubicati nelle aree individuate dagli stessi
comuni come di interesse storico, architettonico o monumentale».
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
dagli onorevoli La Rocca, Trizzino, Ciaccio e Palmeri: 2.3, 2.2,
2.4;
dagli onorevoli Turano, Firetto, D'Agostino e Sorbello: 2.5;
dagli onorevoli Clemente, Cordaro, Grasso e Lantieri: 2.9;
dagli onorevoli Germanà, D'Asero, Falcone e Assenza: 2.14, 2.13;
dagli onorevoli Arancio, Gucciardi, Barbagallo, Panarello e
Marziano: 2.7;
dagli onorevoli Germanà, D'Asero, Fontana, Falcone e Assenza: 2.1;
dagli onorevoli Alloro, Gucciardi, Barbagallo e Lantieri: 2.11,
2.12;
dagli onorevoli Falcone, Pogliese, Vinciullo e Assenza: 2.6;
dagli onorevoli Grasso, Cordaro, Federico, Anselmo, Figuccia ed
altri: 2.8, 2.10, 2.15, 2.16.
Onorevoli colleghi, sospendo brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle 19.34, è ripresa alle ore 19.55)
La seduta è ripresa.
Sono stati presentati tutta una serie di emendamenti che servono
anche agli articoli a seguire, l'articolo 2, che servono però a
rendere omogeneo tutto l'articolato in relazione all'inserimento
della definizione di borgo , borgo marinaro e borgo rurale .
Quindi, approvando questi emendamenti decadono chiaramente tutti
gli altri.
TRIZZINO presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TRIZZINO presidente della Commissione. Alla luce di quanto è stato
detto precedentemente cioè alla volontà, possiamo dire corale, di
inserire i borghi marinari e rurali all'interno del testo di legge,
abbiamo riscritto una parte dell'articolo 2, in questo senso: dopo
la lettera A che qualifica il centro storico , sto parlando
dell'articolo 2, viene inserita una lettera successiva che ora
viene qualificata A1 poi, nella riscrittura, diventerà B e
successivamente gli altri articoli seguono, dove si qualificano i
borghi marinari e rurali .
Chiaramente la norma va coordinata con tutto l'articolato per cui
questa modifica va ad incidere nello stesso articolo 2 al comma 2 e
successivamente all'articolo 3 e all'articolo 4.
Per cui, nei successivi articoli verranno presentati degli
emendamenti che sostituiscono la parola nel centro storico con le
parole nei siti di cui alla lettera A e A1 dell'articolo 2, in
modo tale da qualificare all'interno dell'Albergo Diffuso sia i
centri storici che i borghi marinari e rurali qualificati come
dalle definizioni dell'articolo 2.
Questa è la sintesi di quello che è stato fatto.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 2.17.Comm.R
presentato dalla Commissione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 2.3: Al comma 1 sostituire le
parole s'intende per con le parole si applicano le definizioni
che seguono .
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pertanto, decadono tutti gli altri emendamenti.
MUSUMECI. Possiamo leggerlo così come è emendato?
PRESIDENTE. Ve lo leggo subito.
E' stata inserita la lettera A1 che poi, spiegava l'onorevole
Trizzino, diventerà B con il 117. Borghi marinari e rurali, aree
in tal modo qualificate dei Comuni, purché caratterizzati da
elementi di elevato interesse storico, monumentale o caratterizzate
da identità culturale e paesaggistico .
Siamo nelle definizioni.
Alla lettera C le parole nel centro storico sono sostituite
dalle parole nelle aree di cui alla lettera A e A1 perché sono
inserite tutte e due.
CLEMENTE. Richiama i borghi.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 2, come emendato. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 3. Ne do lettura:
«Art. 3.
Requisiti dell'albergo diffuso
1. I requisiti fondamentali dell'albergo diffuso sono:
a) gestione unitaria - la struttura ricettiva è gestita in forma
imprenditoriale, anche individuale, con attinenza o interesse
statutario nel campo dell'accoglienza;
b) servizi alberghieri e assistenza - la struttura ricettiva
alberghiera è gestita in forma professionale e offre servizi
turistici ai fruitori (es. accoglienza, bar, ristoro, svago,
palestra etc);
c) unità abitative dislocate in più edifici separati e
preesistenti;
d) servizi comuni - presenza di locali adibiti a spazi comuni per
gli ospiti (ricevimento, sale comuni, bar, punto ristoro);
e) distanza ragionevole degli stabili - massimo 300 metri tra le
unità abitative e le strutture con i servizi;
f) presenza di un ambiente autentico - integrazione con la realtà
sociale e la cultura locale;
g) riconoscibilità - l'identità della struttura ricettiva è
riconoscibile in tutte le sue componenti (arredi, insegne o altri
segni distintivi), al fine di garantire una omogeneità dei servizi;
h) stile gestionale integrato nel territorio e nella sua cultura,
che ha l'obiettivo di offrire un'esperienza legata al territorio,
nei modi, nei tempi, nei servizi e nei prodotti offerti.
2. L'albergo diffuso non può sorgere in comuni e borghi
abbandonati o disabitati.
3. L'albergo diffuso coinvolge almeno 7 unità abitative.
4. L'albergo diffuso prevede un apposito spazio interno da
destinare alla vendita dei prodotti tipici locali. In alternativa,
può essere stipulata una convenzione con un esercizio commerciale
di vicinato o con il centro commerciale naturale localizzato nello
stesso centro storico.
5. I requisiti per la classificazione in stelle sono identici a
quelli per la classificazione delle strutture extra-alberghiere.
6. Entro sessanta giorni dalla data di pubblicazione della
presente legge, con decreto dell'Assessore regionale per il
turismo, lo sport e lo spettacolo, sono definiti i parametri per la
classificazione relativamente all'albergo diffuso».
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
dagli onorevoli La Rocca, Trizzino, Ciaccio e Palmeri: 3.2, 3.1;
dagli onorevoli Arancio, Gucciardi, Barbagallo, Panarello e
Marziano: 3.7, 3.9;
dagli onorevoli Falcone, Pogliese, Vinciullo e Assenza: 3.4, 3.5,
3.6;
dagli onorevoli Turano, Firetto, D'Agostino e Sorbello: 3.3;
dagli onorevoli Clemente, Cordaro, Grasso e Lantieri: 3.8.
Comunico che è stato presentato dalla Commissione l'emendamento
3.10, conseguenza della nuova definizione che abbiamo dato al
borgo : «Al comma 4 le parole nello stesso centro storico sono
sostituite dalle seguenti nei siti di cui alla lettera A e A1 ».
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 3.1.1, di carattere tecnico, a firma
della Commissione:
«All'articolo 3 sostituire la parola del presente articolo con
le seguenti della presente legge ».
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 3.1, come modificato.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 3, come emendato.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 4. Ne do lettura:
«Articolo 4
Elementi di eleggibilità per la localizzazione
1. Nel centro storico o nelle aree individuate dai comuni di cui
al comma 2 dell'articolo 2 interessati dalla localizzazione
dell'albergo diffuso, sono presenti le seguenti condizioni:
a) pregio storico-ambientale: la ricettività diffusa è localizzata
in un aggregato urbano avente caratteristiche di pregio storico
ambientale;
b) vitalità e vivibilità: il centro storico o l'area di cui al
comma 2 dell'articolo 2 è abitato, vivo e vissuto dai residenti e
dotato di servizi.
Su questi articoli non ci sono modifiche, sono tutti emendamenti
di carattere tecnico.
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dagli onorevoli Germanà, D'Asero, Fontana, Falcone e Assenza:
4.1;
- dagli onorevoli Falcone, Pogliese, Vinciullo e Assenza: 4.2.
Comunico, altresì, è stato presentato l'emendamento 4.3.Comm, a
firma della Commissione.
MUSUMECI. Chiedo di darne lettura, se fosse possibile.
PRESIDENTE. Ne do lettura: «Al comma 1 sono soppresse le parole
nel centro storico e le parole comma 2 del . Nella lettera b) le
parole il centro storico o l'area di cui al comma 2 sono
sostituite dalle seguenti: nelle aree di cui alle lettere a ed
a.1 .»
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto, chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Dichiaro decaduti gli emendamenti 4.1 e 4.2.
Pongo in votazione l'articolo 4, come emendato.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 5. Ne do lettura:
«Articolo 5
Destinazione d'uso dei locali, gestione e deroghe
alle norme igienico-sanitarie
1. Gli immobili convertiti in albergo diffuso possono mantenere la
destinazione d'uso residenziale, quindi non sono soggetti a cambi
di destinazione d'uso, fatta eccezione per le unità destinate ad
accogliere i servizi di cui all'articolo 3, comma 1, lett. d), la
cui autorizzazione è rilasciata dal comune, entro e non oltre
novanta giorni dalla richiesta.
2. Il modello gestionale dell'albergo diffuso può avviare un
coordinamento unitario di più proprietà o far coincidere la
proprietà con la gestione.
3. Gli edifici coinvolti nella creazione della struttura recettiva
dell'albergo diffuso rispettano i parametri minimi stabiliti dalle
norme igienico sanitarie vigenti, fatte salve le deroghe che
seguono. Nel caso in cui tra gli edifici facenti parte dell'albergo
diffuso vi siano manufatti preesistenti alla data di entrata in
vigore del D.M. San. del 5 luglio 1975, per gli stessi sono ammessi
le altezze ed i rapporti aeroilluminanti esistenti.
I locali abitativi con altezze di interpiano variabili hanno
un'altezza media ponderale non inferiore a 2.20 metri. In tutti i
casi di deroga è acquisito il parere igienico-sanitario della
competente autorità.
4. Per quanto non contemplato dalla presente legge si applica la
vigente disciplina regionale in materia di ricettività.»
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dagli onorevoli La Rocca, Trizzino, Ciaccio e Palmeri: 5.2, 5.3;
- dagli onorevoli Germanà, D'Asero, Fontana, Falcone e Assenza:
5.1.
Comunico, altresì, che sono stati presentati i seguenti
subemendamenti:
- dagli onorevoli Trizzino, Ciaccio, Cancelleri: 5.2.1;
- dagli onorevoli Grasso e Cordaro: 5.2.2
Si passa all'emendamento 5.2.1.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Trizzino per illustrarlo.
TRIZZINO, presidente della Commissione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, è semplicemente il richiamo all'autorizzazione,
cioè alla SCIA, che secondo la norma urbanistica è quella vigente
per le autorizzazioni relative alla materia urbanistica, quindi, è
un aggiornamento alla normativa vigente, cioè la SCIA in luogo
della DIA.
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 5.2.2.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Grasso per illustrarlo.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho presentato un
emendamento, relativamente all'emendamento 5.2, , perché stiamo
discutendo di una norma che prevede delle strutture ricettive,
quindi, delle strutture alberghiere, che sono cosa diversa del B
and B che è una struttura residenziale; per evitare che ci possa
essere una lesione di un diritto del principio della libera
concorrenza, è necessario che, laddove ci sia il cambio di
destinazione d'uso, questo debba essere ai soli fini urbanistici
perché queste strutture, al pari degli alberghi, devono poi pagare
regolarmente le tasse come IMU, TARSU e quelli che sono i tributi
previsti dai regolamenti e dalle leggi.
MUSUMECI. Vorremmo sentire il parere della Commissione.
PANARELLO. Non è chiaro cosa significhi solo ai fini
urbanistici .
GRASSO. Onorevole Panarello, solo ai fini urbanistici significa
che il cambio di destinazione d'uso, ai soli fini urbanistici, è ai
fini strutturali e cioè relativamente alle concessioni di
adeguamento alle norme previste dai piani regolatori generali, dai
regolamenti edilizi e quant'altro.
MUSUMECI. Non sono soggetti a cambiamenti di destinazione d'uso?
GRASSO. L'emendamento dice «sostituire con le parole possono
mantenere la destinazione residenziale ai soli fini urbanistici »,
cioè l'emendamento che propongo io è che questi edifici possono
mantenere la destinazione residenziale ai soli fini urbanistici,
significa che non cambiano la destinazione d'uso, ai fini
urbanistici, se sono compatibili con i regolamenti edilizi,
comunali e quant'altro, ma ai fini fiscali saranno soggetti alle
strutture ricettive.
MUSUMECI. Così non aiutiamo l'economia regionale.
GRASSO. Non è che non aiutiamo, noi qui stiamo parlando di una
norma, violiamo un principio di libera concorrenza perché nel
momento in cui c'è un albergo ed è un albergo che paga le tasse e
che paga i tributi e contemporaneamente stiamo prevedendo che si
possono realizzare sette, otto o dieci stanze, e così via.
Stiamo prevedendo un'attività imprenditoriale e questa deve essere
equiparata, così come la struttura alberghiera, al pagamento delle
stesse tasse che paga la struttura alberghiera perché, altrimenti,
tutti ed anche le strutture alberghiere si trasformano, con questa
norma, in strutture extra alberghiere, ricettive, così come
l'abbiamo previste e tutti pagheranno IMU, TARSU e quant'altro
così come la paga un'abitazione.
Il B and B è una cosa per la residenza, perché io vivo in un
appartamento e l'interno lo trasformo in B and B . Noi stiamo
prevedendo una norma, e qui gli uffici possono correggermi se
sbaglio, che svolgerà un'attività imprenditoriale, perché
violerebbe il principio della libera concorrenza. Credo che questa
norma sarà vagliata dal Commissario di Stato.
Questo è un emendamento
PANARELLO. Si capisce se uno fa un albergo.
GRASSO. Nella formulazione dell'articolo 5.2 non era chiaro, a mio
avviso.
CLEMENTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CLEMENTE. Signor Presidente, onorevole colleghi condivido la bontà
dell'idea dell'emendamento del deputato, però rischiamo qua di non
dare un aiuto effettivo all'economia perché dobbiamo decidere:
vogliamo implementare un movimento economico o vogliamo fare pagare
più tasse? Il rischio è che da un lato diamo una mano a nuove
imprese, ma dall'altro e faccio l'esempio di Palermo, onorevole
Grasso, dove gli alberghi si trovano a pagare una TARSU che è pari
a 13 euro al metro che è qualcosa di inimmaginabile, io lascerei
liberi i Comuni, da questo punto di vista, di regolamentarsi.
GRASSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il ragionamento
dell'onorevole Clemente è in contrasto con qualsiasi norma, cioè
la lasciamo ai Comuni, ma non possiamo dire che noi approviamo una
norma e non pagano più Tarsu, non pagano più IMU, ma come si fa?
Non è possibile O pagano come residenza.
Quindi, significa qui o mortificare gli alberghi che poi si
dovranno trasformare o noi stiamo dicendo che, comunque, da domani
sarà possibile realizzare delle strutture extra alberghiere
denominate albergo diffuso che possono, poi, andare a pagare i
tributi come una residenza. Quindi, non ha più senso fare B & B.
Il problema della sostenibilità e dello sviluppo è andare ad
incentivare, proprio così come era lo spirito che un po' è stato
travolto questa sera della norma, e andare a modificare anche
volendo aggiungere il termine borgo tutti gli altri emendamenti
non dovevano decadere, perché davamo un concetto di albergo
diffuso , di paese-albergo e, quindi, di sostenibilità dello
sviluppo.
Non è col pagamento dell'IMU e della Tarsu. Il pagamento dell'IMU
e della Tarsu è un obbligo di legge per chi fa attività di impresa,
perché altrimenti noi dovremmo dire, oggi, che chiunque fa attività
di impresa, l'albergatore non dovrà più pagare IMU e Tarsu.
PRESIDENTE. Non abbiamo competenza per dirlo.
IOPPOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IOPPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, stiamo procedendo
in assenza del Governo da quel che vedo, ma come lei ha richiamato
più volte, forse, non so se sia un bene o un male, ma la cosa ci
lascia piuttosto indifferenti, no?
Signor Presidente, un contributo di idee se possibile, perché io
capisco quello che dice l'onorevole Grasso, però attenzione, sotto
forma della preoccupazione di non creare concorrenza sleale, se si
applicasse totalmente il concetto dell'onorevole Grasso, credo che
la concorrenza sleale la facciamo al contrario, nel senso che se
dei criteri di larga scala industriale-alberghiera li applichiamo
ad una attività alberghiera diffusa faremmo, alla fine, un torto e
probabilmente vanificheremmo anche l'intendimento e la stessa ratio
di questa legge che ci accingiamo a votare.
Credo che non si possano applicare le stesse tassazioni ad un
albergo che abbia cento camere, duecento camere e che, quindi,
nella economia di scala produce un reddito assai elevato rispetto,
invece, alla stessa natura e morfologia dell'albergo diffuso ,
una stanza qui, un'altra a duecento metri ed un'altra a
duecentocinquanta.
Probabilmente, un criterio di equilibrio potrebbe essere quello di
affidare ai Comuni la imposizione che però deve essere assai
ridotta rispetto a quella che pagano gli alberghi propriamente
detti, quelli che sono già avviati, quelli che affittano centinaia
e centinaia e migliaia di notti all'anno, per esempio, tra il 10 e
il 30% di quella che è la tassazione in atto applicata lasciando,
appunto, ai Comuni dentro quest'arco, dal 10 al 30%, la potestà e
l'autonomia di adeguare le necessità della tassazione anche alla
realtà del territorio e delle nuove attività economiche che così,
speriamo, auspichiamo si possono realizzare.
GRASSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nella competenza,
non possiamo tassare niente. Quando noi parliamo di strutture
ricettive e parliamo ai soli fini urbanistici poi saranno i Comuni,
secondo il regolamento e secondo quanto è previsto dai Comuni nei
regolamenti, a fare versare l'imposta che devono versare.
Naturalmente l'IMU e la Tarsu sono collegati ai metri quadri, al
numero delle stanze, al numero dei valori, quindi, non c'è un
problema al contrario.
Se io ho cento metri quadri pagherò l'IMU per cento metri quadri,
se io ho un palazzo di mille metri quadri pagherò l'Imu
proporzionalmente al palazzo, quindi non c'è nessuna violazione e
chi vi parla è in un comune che ha un borgo e ha tutto l'interesse
che questa legge venga non solo incrementato anche il turismo, però
c'è anche il problema di equilibrio e di equità fiscale e sociale
rispetto a chi esercita un'attività imprenditoriale.
Poi non spetta a noi, quando noi diciamo ai soli fini urbanistici,
saranno regolamentati dalle leggi e dai regolamenti comunali e
hanno dei parametri precisi, cento, ottanta, settanta metri quadri
e proporzionalmente pagheranno, solo che ottanta metri quadri è la
residenza familiare avrà una tassazione, ottanta metri quadri di
attività ricettiva avrà un'altra tassazione.
Non vorrei che passasse il principio che sono qui a demolire,
assolutamente no, però credo che questo rientra nei criteri della
norma.
MUSUMECI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSUMECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il problema
sollevato circa il peso fiscale al quale possono, debbono essere
sottoposte le nuove strutture ricettive previste dall'albergo
diffuso, a mio avviso, pongono un problema di fondo sul quale
forse sia i colleghi proponenti che la Commissione e l'Aula non
hanno, non abbiamo dedicato sufficiente attenzione.
Credo, onorevole Trizzino, scusi se richiamo la sua attenzione
assieme a quella del relatore, credo che l'albero diffuso possa e
debba essere incentivato tenendo conto della densità delle
strutture ricettive alberghiere già esistenti in quella località,
altrimenti noi abbiamo una guerra fra poveri perché un albergo a
cinque stelle lusso, che dovrebbe vendere una camera doppia uso
singolo duecentoottanta, trecento euro, finisce col venderla per
settanta euro a notte, esattamente dieci euro in più rispetto alla
tariffa che invece pone sul mercato una struttura extra alberghiera
o anche una struttura alberghiera classificata a due, tre stelle.
Cosa voglio dire, signor Presidente e colleghi? Noi non possiamo
in un comune ad alta vocazione turistica con la presenza di
cinquanta, ottanta, cento camere e, quindi, duecento posti letto
attivare il meccanismo dell'albergo diffuso, altrimenti ingeneriamo
una concorrenza assolutamente insostenibile. Già molti alberghi
sono costretti a chiudere per otto, nove mesi l'anno e sono
alberghi spesso costretti a licenziare o a ridimensionare il
personale dipendente.
Non è tanto il peso fiscale al quale noi sottoponiamo l'albergo
diffuso, ma è la necessità di prevedere uno strumento di
pianificazione che consenta di incentivare l'albergo diffuso e
quindi come misura compensativa nei comuni a vocazione turistica,
ma non ancora turistici, comuni che sono tenuti fuori dai circuiti
ufficiali e che potrebbero offrirsi alla scoperta e al piacere del
turista e del visitatore e non invece stimolare l'albergo diffuso
in quelle città con due, tre, quattro, cinque strutture alberghiere
già esistenti che debbono fare i conti con la fantasia e con la
rarità del pane quotidiano.
Credo che una misura del genere possa davvero ulteriormente
rendere concreto lo spirito per il quale nasce perché si dice
stimolare, vivificare i centri storici e al tempo stesso
destagionalizzare il turismo, ma se il centro storico ha già tre,
quattro alberghi degni di questo nome, vuol dire che è un centro
storico che non ha bisogno di essere vivificato perché già inserito
nei circuiti turistici, aggiungere lì anche l'Albergo Diffuso
significa tenere fuori centinaia di Comuni e di località che
avrebbero invece bisogno di alcuni posti letto e non ne hanno
neanche uno e non fare concorrenza alle strutture alberghiere che,
come è stato richiamato dai colleghi, sono sottoposte ad una
pressione fiscale davvero insostenibile.
Pertanto, propongo, e concludo, di inserire, se è possibile, un
emendamento - che potremmo magari formalizzare - che consenta di
prevedere l'applicazione dell'Albergo Diffuso in quei Comuni che
mostrano particolare carenza di strutture ricettive alberghiere, di
quei Comuni che, pur essendo a vocazione turistica, non sono stati
ancora interessati agli investimenti turistici in modo che così
evitiamo la guerra fra i poveri e offriamo una struttura ricettiva
a tantissime località che non vengono interessate dai turisti e dai
flussi turistici proprio perché non hanno posti letto da offrire a
disposizione.
VINCIULLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarò
velocissimo, intervengo sul subemendamento 5.2.1, quando si parla
della apertura, trasferimento e le modifiche riguardanti
l'esercizio dell'albergo diffuso questo termine modifiche' mi
preoccupa perché si sta parlando di modifiche solo dal punto di
vista dell'esercizio dell'Albergo Diffuso? Allora dovremmo
aggiungere l'avverbio solo' e quindi le modifiche riguardanti
solo l'esercizio dell'Albergo Diffuso .
Nel caso in cui, invece, per modifiche' si dovesse intendere
modifiche di natura edilizia, perché anche questo potrebbe essere,
dobbiamo aggiungere le modifiche, non soggette ad autorizzazione
edilizia credo che o nell'uno o nell'altro caso la Commissione
deve intervenire cercando di chiarire cosa intendeva dire con
questo emendamento.
Per quanto riguarda altre indicazioni mi rimetto a quello che ha
detto il Presidente Musumeci e volevo fare notare al Presidente e
al relatore che all'articolo 3, comma 4, sicuramente siamo caduti
in un errore che dovremmo correggere in fase di approvazione
definitiva del testo.
Al comma 4 abbiamo scritto l'Albergo Diffuso prevede un apposito
spazio interno da destinare alla vendita dei prodotti tipici
locali invece secondo me deve essere inteso può prevedere
altrimenti noi costringiamo tutti coloro i quali hanno i requisiti
e vogliono intraprendere un'attività legata all'Albergo Diffuso a
dovere ad ogni costo, all'interno della propria struttura,
destinare un apposito spazio alla vendita dei prodotti tipici
locali che non mi sembra essere una delle caratteristiche per le
quali passa il presupposto dei requisiti dell'Albergo Diffuso.
SORBELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SORBELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervento per
sottolineare due aspetti fondamentali di questo articolo e cioè che
la norma individua, intanto, due siti o due immobili ben diversi
che sono l'alloggio dal sito dove si esplicano poi tutti i servizi
e in quel caso abbiamo il collegamento per la tassazione all'IMU e
quant'altro.
Mentre per chi presenta una SCIA, già i regolamenti comunali
determinano la tassazione sia per l'utenza idrica, sia per la tassa
rifiuti solido urbani, perché vengono collegati a quella che è la
norma del regolamento comunale, l'unica carenza riguarda l'IMU per
quanto riguarda gli immobili dove si vanno ad inserire i posti
letto, mentre per gli edifici per servizi la destinazione sarà
specifica e per i servizi che l'amministrazione fornisce all'utente
e al titolare dell'azienda noi abbiamo già la regolamentazione,
tutti i Comuni sono dotati già di un Regolamento per l'utenza
idrica, per la tassazione dei rifiuti solido urbani che sono
diversi da quella residenziale, per uso abitativo, per cui
inoltrando già l'istanza della SCIA c'è la tassazione in
automatico.
Inoltre, con quell'albergo diffuso che cosa facciamo? Non facciamo
altro che incentivare la presenza turistica nei posti di identità
storica di un certo rilievo non a costi elevati, perché se a un
giovane diamo solo le disponibilità di un albergo a 5 stelle dove
si pagano 200 euro, non avremo mai la presenza di giovani, di un
turismo, di una classe media, con il costo minimo di 50, 60 euro a
notte.
Questo è incentivare le presenze in quei luoghi dove molte fasce
sociali non possono permetterselo, ma ribadisco e ripeto, il
fattore della tassazione, già è regolamentato nei comuni. Tutti i
Comuni hanno un regolamento, anche perché la tassazione passa
attraverso il costo al 100%, c'è la TARES, c'è il costo del
servizio idrico al 100% che sono regolamentati, un bar non paga
quanto l'utenza idrica come non può pagare l'utenza idrica di
questa specifica categoria come quella residenziale.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, abbiamo ampliato il ragionamento
rispetto ai due sub emendamenti, che poi alla fine credo che
facciano chiarezza, sia l'uno, quello presentato dall'onorevole
Trizzino, che quello dell'onorevole Grasso.
Possiamo, secondo me, metterli ai voti se non ci sono problemi
perché, ripeto, dagli interventi si è ampliato il ragionamento, si
è parlato anche di altro, ci siamo soffermati sulla questione
apposita perché, comunque, ci sono delle tasse che non possiamo
essere noi, Regione siciliana, a dire che non si possono pagare,
quindi, siamo obiettivamente su un percorso obbligato.
TRIZZINO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE: Ne ha facoltà.
TRIZZINO, presidente della Commissione. In merito alla Scia, ha
già detto tutto l'onorevole Sorbello, per cui è esaurito il
discorso. Volevo ricollegarmi a quello che diceva l'onorevole
Vinciullo relativamente all'articolo 4 comma 3 che in effetti è una
precisazione dovuta e corretta perché forse, in effetti, è troppo
limitativa la parola prevede' piuttosto può prevedere .
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 117, avendolo già approvato, ne
prendiamo atto e ringraziamo l'onorevole Vinciullo del rilievo
effettuato.
Pongo in votazione il subemendamento 5.2.1.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione il subemendamento 5.2.2.
GRASSO. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'emendamento 5.2, come emendato.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(È approvato)
Comunico che l'emendamento 5.1 è decaduto.
Si passa all'emendamento 5.3. Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(È approvato)
Pongo in votazione l'articolo 5, come emendato.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Comunico che l'emendamento aggiuntivo A1 è precluso.
Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:
«Art. 6.
Norma finale
1. La presente legge è pubblicata nella Gazzetta ufficiale della
Regione siciliana.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge della Regione.»
Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Abbiamo approvato l'articolato con molta buona volontà, devo dire
con molta saggezza dimostrata fino ad ultimo, nonostante rilievi
sul sistema di votazione, quindi penso che abbiamo fatto, tutto il
Parlamento, un ottimo lavoro, questa è la dimostrazione che quando
si ha voglia di lavorare con competenza lo si può fare.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, mercoledì 24
luglio 2013, alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del Presidente Ardizzone
I - Comunicazioni
II - Votazione finale del disegno di legge:
- Norme per il riconoscimento dell'Albergo Diffuso
in Sicilia. (nn. 230-120-76-152/A)
III - Seguito della discussione della mozione:
N. 71 - Iniziative finalizzate alla modifica della
convenzione stipulata dalla Regione Siciliana con
Siciliacque S.p.A, al fine di ridurre la tariffa del
servizio idrico integrato ai cittadini degli ambiti
territoriali ottimali (ATO).
(20 marzo 2013)
FIRETTO - GRASSO - LEANZA - LA ROCCA RUVOLO - LENTINI - SAMMARTINO
La seduta è tolta alle ore 20.34
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli
ALLEGATO 1
Risposte scritte ad interrogazioni
Rubrica «Famiglia, politiche sociali e lavoro»
FERRANDELLI. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore per
l'economia, premesso che:
la legge 9 gennaio 1989, n. 13, recante 'Disposizioni per favorire
il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche
negli edifici privati', ha introdotto la possibilità di richiedere
contributi per l'eliminazione delle barriere architettoniche che
impediscono la mobilità e l'utilizzazione degli spazi negli edifici
privati da parte di soggetti disabili che soffrono di ridotte o
impedite capacità motorie o visive;
con circolare 12 del 30 luglio 2007 sono state dettate direttive
utili per il coordinamento e l'uniformità delle procedure
amministrative, poste in essere in materia, da parte delle
Amministrazioni locali per mezzo di istruzioni chiare ed univoche
su tutto il territorio regionale. Le istanze così trasmesse dalle
Amministrazioni locali entro il 31 marzo di ogni anno, vengono
inserite nella graduatoria dell'anno in corso;
alla liquidazione dei contributi spettanti agli aventi diritto si
è provveduto, sino al 1992, attraverso le assegnazioni effettuate
dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sul capitolo
582801, successivamente soppresso nel bilancio regionale dall'anno
2001 per mancanza di trasferimenti. Seppur in assenza di
conferimenti statali, in vigenza della legge n. 13 del 1989, questo
Assessorato, competente per materia, ha continuato a predisporre le
graduatorie annuali;
nell'anno 2004, con l'art. 33 della Legge Finanziaria n. 17 è
stata autorizzata, per un triennio, l'erogazione di contributi per
l'abbattimento delle barriere architettoniche a valere sulle
assegnazioni in favore dei Comuni di cui all'articolo 23, comma 1,
della legge regionale 29 dicembre 2003, n. 21;
con l'adozione di tale provvedimento è stato possibile liquidare i
contributi relativi alle pregresse graduatorie azzerando di fatto
tutti i contributi dovuti sino al 2006. Dall'anno 2007 e sino al
2008, in assenza di istituzione del competente capitolo nel
bilancio regionale, si è provveduto all'assegnazione delle
necessarie risorse finanziarie a gravare sul Fondo delle Autonomie
Locali;
la legge di riforma dell'Amministrazione regionale, nel 2009, ha
determinato l'assegnazione dei Dipartimenti Famiglia e Autonomie
locali in due diversi Assessorati non consentendo, pertanto, di
continuare ad adottare la procedura anzidetta;
con Decreto assessoriale n. 2669 del 27 novembre 2009 e Decreti
direttoriali nn. 2640 del 30 dicembre 2010, 2652 del 27 dicembre
2011 e 2608 del 28 dicembre 2012 sono state approvate, ai sensi di
legge, rispettivamente le graduatorie relative agli anni 2009,
2010, 2011 e 2012, ammontanti complessivamente a euro 5.077.891,74,
per un totale di 1395 istanze;
ritenuto che:
i contributi relativi alle stesse non sono stati liquidati in
quanto non hanno a tutt'oggi trovato copertura finanziaria nel
bilancio regionale;
l'Assessorato della famiglia, ricevendo persistenti richieste sia
da parte dei Comuni sia da parte dei beneficiari inseriti nelle
graduatorie, ha provveduto ad inviare, ai comuni dell'Isola, una
direttiva con la quale è stata disposta la sospensione
dell'accoglimento delle istanze di cui alla citata legge n. 13 del
1989, fatte salve quelle già presentate, sino a nuove diverse
disposizioni;
per sapere quali provvedimenti intendano adottare:
per attenersi alle disposizioni nazionali, secondo cui la
copertura finanziaria deve gravare sul bilancio regionale;
per garantire un diritto a 1395 soggetti portatori di handicap che
sono in attesa del contributo;
per garantire la copertura nell'anno 2013». (174)
Risposta. - «Com'è noto, la legge 9 gennaio 1989, n. 13 ha
introdotto la possibilità di erogare contributi, per l'eliminazione
di barriere architettoniche che impediscono la mobilità e
l'utilizzazione di spazi negli edifici privati, da parte dei
soggetti disabili che soffrono di ridotte o impedite capacità
motorie o visive, e che tale politica sociale è considerata
attualmente una priorità nelle altre regioni italiane.
Tale disciplina nazionale in ambito della Regione Siciliana, è
stata recepita con l'art. 123 della l.r. 4/2003, ed ha consentito
un sostegno alla disabilità, fino al 2006 attraverso apposite poste
di bilancio sul capitolo 582801.
Purtroppo, da allora, tale finalità non ha più trovato copertura
finanziaria nel Bilancio della Regione, mentre, come riferito dagli
Uffici, per gli anni 2007 e 2008, si è attinto al Fondo delle
Autonomie locali.
A far data dal 2009 e sino al 2012 il Dipartimento regionale della
Famiglia e delle politiche sociali, in ossequio alla normativa
vigente in materia, ha redatto le graduatorie relative ai
contributi di che trattasi che, come è noto, venivano erogati ai
beneficiari finali per il tramite dei Comuni.
Per il soddisfo di tali graduatorie, così come comunicato dagli
Uffici, sarebbe stata necessaria una copertura finanziaria
complessiva, per il quadriennio 2009/12, di circa euro
5.100.000,00. Inoltre gli Uffici stimano un fabbisogno di circa
duemilioni di euro per anno.
Per quanto sopra, è noto che, in fase di approvazione del ddl n.
69, sono stati presentati emendamenti governativi per garantire la
copertura delle citate annualità, ma che gli stessi non hanno
trovato accoglimento in sede di approvazione della legge, per le
conosciute difficoltà di bilancio (si allegano copie degli
emendamenti presentati).
Come già espresso dalla scrivente in Aula, il 18 giugno 2013, in
sede di trattazione dell'attività ispettiva parlamentare di
competenza, resta fermo l'impegno del Governo di reperire le
risorse finanziarie necessarie, dove in carenza di fondi di
bilancio regionale, si potrà ricorrere alle risorse del P.A.C.
L'Assessore
Arch. Ester Bonafede
Emendamento al D.D.L. n. 69/2013
Contributi per l'abbattimento delle barriere architettoniche di
cui alla legge 9 gennaio 1989, n. 13
Al fine di provvedere alla liquidazione dei contributi previsti
dalla legge 9 gennaio 1989, n. 13, agli aventi diritto inseriti
nella graduatoria annuale approvata ai sensi della predetta legge,
è istituito apposito capitolo di spesa denominato Contributi per
l'abbattimento delle barriere architettoniche di cui alla legge 9
gennaio 1989, n. 13 , con una dotazione annuale di 2000 migliaia di
euro. Per l'esercizio finanziario corrente la dotazione è pari a
5100 migliaia di euro al fine di provvedere alla liquidazione dei
contributi relativi alle graduatorie degli anni 2009-2010-2011-
2012.
Emendamento al D.D.L. n. 68/2013
Capitolo (nuova istituzione)
E' istituito nella rubrica 2 amministrazione 6 titolo 1 aggregato
economico 3 il capitolo di nuova istituzione denominato: Contributi
per l'abbattimento delle barriere architettoniche di cui alla legge
9 gennaio 1989, n. 13 , con una dotazione organica di 2.000
migliaia di euro».
ZITO-CANCELLERI-CAPPELLO-CIACCIO-CIANCIO-FERRERI-FOTI-LA ROCCA-
MANGIACAVALLO-PALMERI-SIRAGUSA-TRIZZINO-VENTURINO-ZAFARANA. - «Al
Presidente della Regione, all'Assessore per la famiglia, le
politiche sociali e il lavoro e all'Assessore per la salute,
premesso che l'A.O.U.P. Paolo Giaccone' di Palermo, in conformità
ed in attuazione della L.R. 85/95, presentava un progetto di
utilità collettiva in data 10.09.1998 all'Assessorato Regionale del
Lavoro riguardante l'avvio di nr. 35 unità (c.d. ex art. 23) con
qualifiche diverse (15 portieri - 14 collaboratori amministrativi -
6 assistenti amministrativi) destinatari di un contributo per la
fuoriuscita dal bacino degli LSU;
a seguito del progetto presentato, l'Azienda, in data 1 ottobre
2001, ha stipulato contratti di diritto privato a tempo determinato
con lavoratori c.d. ex art. 23';
tali contratti, come da normative regionali vigenti all'epoca,
sono stati prorogati di anno in anno fino all'anno 2004 per poi, in
ottemperanza alla circolare regionale 36/2003/AG, essere prorogati
per un triennio (2004/2007);
a seguito della circolare regionale 78/2006/AG del 19/12/2006, con
delibera n. 6 del 16/01/2007, l'Azienda ha prorogato i contratti
per cinque anni, con scadenza 30 settembre 2012;
il nucleo originario di questo precariato, alla data odierna, è
costituito da 30 unità (ex art. 23) ricadenti nella sfera della
legge 85/95;
all'interno dell'Azienda Ospedaliera Policlinico di Palermo
militano attualmente circa 134 precari afferenti a tre diverse
normative (l.r. 85/95; circolare assessoriale 331/2009; D.lgs.
280/1997);
la circolare regionale n. 3 del 19/12/2011 ha dato la possibilità
per tutti i contrattisti in scadenza negli anni 2011/2012 ed
appartenenti alle ll.rr. 85/95 e 16/06 di poter proseguire per un
altro quinquennio, senza soluzione di continuità e mediante
conferma dei contratti in essere, così come previsto dall'art. 4
della citata l.r. n. 16/2006;
considerato che:
la Direzione Generale dell'A.O.U.P. con Deliberazione n. 218 del
01/03/2012, vista l'imminente scadenza (30 settembre 2012) chiedeva
ed otteneva dall'Assessorato al Lavoro il finanziamento per la
proroga dei contratti in essere, relativi ai 30 soggetti in
argomento;
nella delibera de qua l'Azienda indicava esplicitamente che il
contributo richiesto era finalizzato alla proroga quinquennale dei
contratti, individuandone l'esatta durata: dal 01 ottobre 2012 al
30 settembre 2017;
l'Assessorato Regionale della Famiglia, delle Politiche sociali e
del Lavoro versava il contributo richiesto in data 11.07.2012,
tramite Mandato n. 351 -Cap. 321301- Sottoconto 929;
con nota 20193 del 14.09.2012 il Dipartimento regionale al Lavoro
-Serv. V - Attività Socialmente Utili, nel riscontrare la richiesta
prot. n. 11862, datata 05.09.2012 dell'Azienda Policlinico Palermo,
precisava che, così come indicato nella Circolare Assessoriale
30.12.2010, n. 7 - GURS 14.01.2011 n. 3- per i contratti in
scadenza negli anni 2011/2012, stipulati ai sensi delle ll.rr. n.
85/95 e n. 16/06, la prosecuzione va effettuata mediante la
conferma dei contratti in essere come previsto dall'art. 4 della
l.r. 16/2006;
con Deliberazione 1067 del 26.09.2012 l'Azienda, richiamando il
comma 71 dell'art. 2 della Legge 23.12.2009, n. 191, che stabilisce
che gli Enti del S.S.N. sono tenuti ad adottare le misure
necessarie a garantire che le spese del personale non superino per
ciascuno degli anni 2010, 2011 e 2012 il corrispondente ammontare
dell'anno 2004, diminuito dell'1,4%, nonché asserendo che il
contenuto della predetta nota 20193 del Dipartimento Regionale al
Lavoro non aveva rimosso il dubbio in merito alla possibilità di
proroga quinquennale, si rideterminava la scadenza dei contratti
dal 30.09.2017 al 31.12.2012;
con Circolare n. 1/2012/L del 05.12.2012 il Dip. Regionale del
Lavoro-Serv. IX, in merito ai contratti di cui alla l.r. 85/95, con
scadenza nell'anno 2012, ribadiva che potranno proseguire mediante
la conferma dei contratti in essere, così come previsto dall'art. 4
della l.r. 16/2006, e che i contratti confermati avranno le
medesime caratteristiche di quelli in scadenza e, in particolare,
avranno la medesima durata di proroga dei contratti dei lavoratori;
con Circolare n. 2/2012/L del 30.11.2012 il citato Dip. Regionale
del Lavoro, ha ulteriormente precisato che la prosecuzione dei
rapporti di lavoro dei soggetti di cui alle leggi regionali 85/95,
24/2000, 21/2003 e 27/2007 è espressamente prevista dall'art. 7,
comma 1, l.r. 24/2010 e che la copertura finanziaria sarà garantita
nell'ambito della legge di bilancio e che pertanto gli Enti
interessati avrebbero dovuto procedere senza indugio alla adozione
dei provvedimenti necessari ad assicurare la prosecuzione dei
contratti in scadenza;
con delibera n. 578 dell'11.08.2009 l'Azienda stipulava con
ulteriori 17 unità altrettanti contratti a tempo determinato,
attribuendogli la durata quinquennale e rapporto full time in
analogia a quanto già attuato per i lavoratori PUC (odierni
interessati) stabilizzati dall'A.O.U.P. con contratti quinquennali
di diritto privato, anche al fine di garantire parità di condizioni
e trattamento ed evitare di porre in essere comportamenti
discriminatori nei confronti dei lavorati medesimi';
nella vigenza della legge 191/2009, il cui comma 71 dell'art. 2
era stato adottato quale motivazione per modificare in pejus la
scadenza dei 30 contrattisti, l'Azienda Policlinico Palermo emanava
provvedimenti di tenore diverso, tant'è che in data 21 dicembre
2010 concedeva il rinnovo contrattuale quinquennale a soggetti
anch'essi afferenti la l.r. 85/95, mentre con deliberazione n. 255
del 25.03.2011 stipulava ulteriori 72 contratti quinquennali, che
scadranno nel 2016, con altrettanti lavoratori, già dipendenti di
due Cooperative che prestavano servizi in appalto presso
l'A.O.U.P.;
rilevato che:
le norme non prevedono una proroga trimestrale bensì della
medesima durata del contratto in scadenza;
nei confronti dei 30 contrattisti in scadenza il 30.09.2012 è
stato emanato un provvedimento discriminatorio, atteso che per
altri soggetti è stata concessa la proroga 'ope legis';
il costo dei 30 contrattisti incide nel bilancio Aziendale solo
per il 10%, in considerazione che la restante quota è concessa
dalla Regione;
il costo delle 17 unità, nonché delle altre 72 unità grava invece
per quasi il 70% sul bilancio aziendale, in considerazione che il
contributo regionale è di circa il 30%. A titolo esemplificativo,
le 17 unità hanno un costo annuale per l'Azienda di circa
294.926,93, mentre quello per i 30 lavoratori in questione è di
soli 55.848,74;
in assenza di un provvedimento che disponga che la proroga del
contratto, come previsto dalle norme in vigore, dovrà avere durata
quinquennale, dall'1 gennaio 2013 i 30 contrattisti saranno privi
di rapporto di lavoro;
per sapere se non ritengano opportuno adottare un provvedimento
che possa eliminare la disparità di trattamento, consentendo la
proroga quinquennale anche per i 30 soggetti il cui contratto è
scaduto il 30 settembre 2012 e che, in difformità ai dettami di
legge, è stato prorogato per soli tre mesi, con scadenza al
31.12.2012». (331)
(Gli interroganti chiedono lo svolgimento con urgenza)
Risposta. - «Con la nota sopraemarginata della Presidenza della
Regione - Segreteria Generale, lo scrivente è stato delegato alla
trattazione dell'atto ispettivo in oggetto, al riguardo si
forniscono le notizie assunte con nota 21964 del 16/04/2013 dal
competente Dipartimento regionale per il Lavoro.
Per i profili di competenza dell'Assessorato regionale per la
Salute, invitato con la citata nota di delega della Segreteria
generale a fornire gli elementi di competenza sulla tematica, gli
stessi sono stati acquisiti con la nota n. 48460 del 05/06/2013
dell'Ufficio di diretta collaborazione del citato Assessorato, che
per compiutezza d'esame, si allegano alla presente.
In via preliminare, è opportuno ricordare che la legge regionale
n. 24/2010 e precisamente l'art. 7, comma 1, dispone che: le
amministrazioni pubbliche di cui all'art. 5 della medesima legge
regionale - tra le quali rientrano l'Amministrazione regionale e
gli Enti di cui all'art. 1 della 1.r. 10/2001- nelle more
dell'attuazione delle procedure di stabilizzazione permanendo il
fabbisogno organizzativo e le comprovate esigenze istituzionali
volte ad assicurare i servizi già erogati, possono, secondo i
principi statuiti dai commi 24 bis e 24 ter dell'art.14 del decreto
legge n. 78/2010, convertito con modificazioni nella legge n.
122/2010, proseguire per l'anno 2011 e per l'armo 2012, e comunque
nei limiti degli stanziamenti di bilancio, in costanza di rapporto,
i contratti in essere alla data di entrata in vigore della medesima
legge del personale destinatario del regime transitorio dei lavori
socialmente utili, di cui al fondo unico per il precariato
istituito dall'art. 71 della l.r. n. 17/2004.
Con la circolare assessoriale del 19/12/2011, sono state emanate
le disposizioni applicative della superiore normativa precisando,
tra l'altro, che per i contratti in scadenza negli anni 2011 e/o
2012, stipulati ai sensi delle leggi regionali n. 85/1995 e n.
16/2006, la prosecuzione (senza soluzione di continuità), va
effettuata mediante la conferma dei contratti in essere come
previsto dall'art. 4 della l.r. n. 16/2006; per i contratti
quinquennali in scadenza negli anni 2011 e/o 2012. stipulati ai
sensi della 15.21/2003, la prosecuzione va effettuata per un
ulteriore quinquennio.
Con successive circolari n. 1/2012/L del 05/10/2012 e n. 2120I2/L
del 30/11/2012, veniva ribadito che i contratti di cui alle citate
leggi regionali n. 85/1995 e n. 16/2006, in scadenza nell'anno
2012, potevano proseguire mediante conferma dei contratti in essere
come previsto dall'art. 4 della legge regionale n. 16/2006 e che
gli stessi atti privatistici confermati avranno le medesime
caratteristiche di quelli in scadenza ed in particolare avranno la
stessa durata.
Inoltre la legge regionale n. 4/2013 all'art. 3 prevede la
prosecuzione fino al 30 aprile 2013 dei contratti di lavoro
subordinato a tempo determinato del personale destinatario del
regime transitorio dei lavori socialmente utili, in scadenza
nell'anno 2013 e in essere alla data del 30/11/2012, autorizzando
per le predette finalità la spesa relativa al finanziamento del
contributo.
Appare opportuno rilevare che sia l'art. 7 della l.r. n. 24/2010
relativa a: "Prosecuzione dei rapporti del personale destinatario
del regime transitorio dei lavori socialmente utili" per l'anno
2011 e per l'anno 2012, sia l'art. 3 della 1.r. n. 4/2013, avente
lo stesso oggetto della precedente norma, dispongono la
prosecuzione fino al 30/04/2013 dei contratti di lavoro subordinato
a tempo determinato "permanendo - per gli enti - il fabbisogno
organizzativo e le comprovate esigenze istituzionali volte ad
assicurare i servizi già erogati".
Infatti ciascun Ente utilizzatore è chiamato ad operare nel pieno
rispetto della propria autonomia e compatibilmente con la
disciplina dei rispettivi ordinamenti interni.
Infine con la finanziaria regionale, approvata con l.r. n. 9/2013,
ed in particolare con l'art. 37 si è provveduto a prorogare fino al
31 luglio 2013, i contratti di lavoro subordinato a tempo
determinato del personale destinatario del regime transitorio dei
lavori socialmente utili, per le finalità riportate nella citata
disposizione di legge».
L'Assessore
Arch Ester Bonafede
LO SCIUTO - GRECO - FIGUCCIA - LOMBARDO - DI MAURO. - «Al
Presidente della Regione, all'Assessore per la famiglia, le
politiche sociali e il lavoro, premesso che:
con l'avviso pubblico n. 1 del 25 luglio 2012 - Credito d'imposta
per l'assunzione di lavoratori
svantaggiati e molto svantaggiati ai sensi della legge 106 del 12
luglio 2011 che converte il D.L. 70/2011, c.d. 'decreto sviluppo'
recante incentivi per l'assunzione di lavoratori svantaggiati nelle
Regioni del Mezzogiorno - POR FSE 2007/2013 - asse II - obiettivo E
viene data attuazione nella Regione siciliana all'agevolazione
prevista dall'art. 2 del citato 'decreto sviluppo' che prevede il
credito d'imposta per nuovo lavoro stabile nel Mezzogiorno;
l'agevolazione è rivolta ai datori di lavoro che nella Regione
siciliana abbiano assunto o assumeranno a tempo indeterminato tra
il 14 maggio 2011 ed il 13 maggio 2013, 'lavoratori svantaggiati' o
'molto svantaggiati', come definiti ai sensi dell'art. 2, punti 18
e 19 Regolamento (CE) 800/2008;
considerato che:
per tale intervento le risorse finanziarie disponibili ammontano a
65 milioni di euro;
l'approvazione delle graduatorie provvisorie è avvenuta in data
10/12/2012 con Decreto n. 23/16/2012;
per sapere se non ritengano di dover immediatamente concedere
l'erogazione definitiva degli incentivi per l'assunzione dei
lavoratori svantaggiati, considerato la grave crisi economica che
stanno attraversando le aziende siciliane costrette a chiudere per
mancanza di risorse finanziarie». (686)
(Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)
Risposta. - «In riferimento all'atto ispettivo in oggetto, si
forniscono le seguenti notizie, acquisite con la nota 34195 del 10
giugno u.s., dal competente Dipartimento regionale del Lavoro.
In merito si rappresenta che l'avviso pubblico n. 1/2012 ha
previsto una forma particolare di incentivo, a favore delle aziende
che procedono ad assunzioni di soggetti svantaggiati o molto
svantaggiati, che si concretizza nella compensazione del beneficio
con le situazioni debitorie nei confronti dell'Agenzia delle
Entrate, ai sensi dell'art. 17 del D.L.vo n. 241/1997.
Il beneficio consiste nel riconoscimento del 50 per cento dei
costi salariali sostenuti per 12 o 24 mesi in relazione alla
tipologia di soggetto svantaggiato o molto svantaggiato e viene
erogato non in forma diretta, ma esclusivamente quale credito
d'imposta.
Come richiesto dall'On.le interrogante nell'atto ispettivo, si
informa e si assicura che il Decreto del Dirigente generale del
Dipartimento regionale per il Lavoro di approvazione della
graduatoria è stato già registrato dalla Corte dei Conti, e sono in
itinere le procedure conseguenti finalizzate alla possibilità, per
le aziende, di procedere alla compensazione di cui trattasi».
L'Assessore
Arch. Ester Bonafede
Rubrica «Salute»
ZITO - CANCELLERI - CAPPELLO - CIACCIO - CIANCIO - FERRERI - FOTI
- LA ROCCA - MANGIACAVALLO - PALMERI - SIRAGUSA - TRIZZINO - TROISI
- VENTURINO - ZAFARANA. - «All'Assessore per la salute, premessi i
contenuti di cui al Decreto Assessoriale del 18 novembre 2009 e
pubblicato sulla GURS 24 dicembre 2009, n.60, recante Modifiche ed
integrazioni al decreto 16 settembre 2009, concernente Piano
regionale di riorganizzazione della rete delle strutture provate
accreditate di diagnostica di laboratorio ;
rilevato che detto Decreto dispone esclusivamente in direzione di
strutture private accreditate, ossia di strutture che svolgono come
attività prevalente quella tipica del laboratorio di analisi e per
esse, nell'ambito del processo di riorganizzazione e di
ottimizzazione recante all'art. 8 quanto segue: Al fine di
garantire l'omogenea accessibilità alle prestazioni sanitarie, è
consentito il trasferimento delle strutture che ne facciano
richiesta, dalle zone cittadine o dai comuni con numerosa presenza
di laboratori, nelle aree disagiate e nelle zone carenti
individuate dalle stesse aziende nella ricognizione effettuata a
seguito dei processi di aggregazione. Ove non vi siano richieste, e
sempre previa autorizzazione dell'azienda sanitaria territoriale, è
consentito ai laboratori che fanno parte di una struttura
societaria di istituire dei punti prelievi in comuni o frazioni
dove non ci sono laboratori pubblici e privati, che sono distanti
non meno di 10 km ;
considerato che:
molte piccole e medie imprese operanti al di fuori del Servizio
Sanitario Nazionale, ma autorizzate ai sensi del D.A. 890/2002,
erogano servizi sanitari e che dunque non possono essere attratte
dalle disposizioni normative di cui infra;
dette piccole imprese vivono sul mercato, possono contribuire allo
sviluppo ed all'occupazione, non incidono sul bilancio della
Regione ma sono impediti nello sviluppo imprenditoriale in quanto
una errata interpretazione della norma da parte di varie ASP vuole
che l'art.8 del Decreto citato si applichi sia alle strutture
accreditate, ossia finanziate dalla Regione, che a quelle che
agiscono sul libero mercato, e dunque dette ASP obiettano sul fatto
che una richiesta di apertura di un punto prelievo ad una distanza
inferiore a 10 Km da un altro punto prelievo, sarebbe in contrasto
con il disposto del citato art. 8 che richiede una distanza tra i
punti prelievo di almeno 10 Km, mentre non vi sarebbe alcun
ostacolo ad autorizzare qualsiasi altra struttura sanitaria,
compreso un laboratorio di analisi;
è evidente che l'ambito di operatività delle limitazioni disposte
dall'art.8 dovrebbe essere circoscritto a laboratori di analisi
accreditati (c.d. ex convenzionati e dunque surroganti attività di
competenza ASP con oneri a carico del SSN) e non già di strutture
private con costi ad esclusivo carico di aziende private;
per sapere se non ritengano opportuno emettere una circolare
chiarificatrice con funzione correttiva del citato decreto, da
pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale della Regione che (atteso che
il decreto in parola ed il relativo art. 8 dispongono nell'ambito
circoscritto delle strutture private accreditate e dunque
surroganti attività di competenza ASP con oneri a carico del SSN)
preveda come la limitazione, prevista dall'art. 8 del decreto 18
novembre 2009 pubblicato nella ultima versione sulla GURS 24
dicembre 2009, n.60, relativa alla distanza minima di 10 Km dai
punti prelievo, non debba trovare applicazione per le strutture
sanitarie private che operano con costi ad esclusivo carico di
privati e dunque senza alcun contributo del SSN?». (356)
(Gli interroganti chiedono lo svolgimento con urgenza)
Risposta. - «In riscontro all'interrogazione specificata in
oggetto con la quale si chiedono chiarimenti circa l'ambito di
applicazione dell'art. 8 del decreto dell'Assessore per la salute
n. 60 del 18 novembre 2009, si sottolinea come sia il D.A. 16
settembre 2009 Piano regionale di riorganizzazione della rete
delle strutture private accreditate di diagnostica di laboratorio
che il successivo D.A. 18 novembre 2009 Modifiche ed integrazioni
al decreto 16 settembre 2009, concernente Piano regionale di
riorganizzazione della rete delle strutture private accreditate di
diagnostica di laboratorio , riguardano esclusivamente i laboratori
accreditati.
L'interrogazione peraltro non fornisce informazioni su quale ASP
interpreti in modo difforme i citati disposti, indicando come in
varie ASP si pongono in essere impedimenti allo sviluppo
imprenditoriale .
Cionondimeno, al fine di evitare eventuali errate
interpretazioni, è stata diffusa una circolare di chiarimento in
merito al citato articolo a tutte le Aziende Sanitarie Provinciali
della Regione».
L' Assessore
Dr.ssa Lucia Borsellino
DIPASQUALE. - «All'Assessore per la salute, premesso che in
Sicilia, il servizio di 118 è gestito, attraverso una convenzione
del 2010, dalla Seus scpa, che ne regolamenta le modalità di
intervento;
considerato che:
in provincia di Ragusa emerge ancora una volta che molti pazienti
in condizioni critiche (codici rossi) vengono trasportati
nell'ospedale più vicino e non, come avviene nel resto d'Italia, in
quello più attrezzato per la patologia espressa;
recentemente, due casi accaduti nel territorio di Scicli, dove
contemporaneamente due pazienti con infarto sono stati trasportati
nel nosocomio cittadino e dopo un ora trasferiti a Modica dove
esiste un reparto di cardiologia, hanno evidenziato le carenze
delle modalità d'intervento;
considerato ancora che in questi casi, l'intervento tempestivo ed
appropriato può salvare la vita o, viceversa, condizionare
negativamente la prognosi del paziente;
per sapere se non ritenga opportuno e necessario rivedere le
modalità di gestione del servizio 118 nel territorio, rispettandone
le peculiarità, e, in subordine, che venga emanato un atto
specifico per la provincia di Ragusa, al fine di garantire ai
pazienti, presi in carico dal servizio d'urgenza, il raggiungimento
immediato, nei casi necessari, delle strutture idonee alla cura
tempestiva delle patologie manifestate, a tutela del diritto alla
salute dei cittadini». (394)
(L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)
Risposta. - «In riscontro all'interrogazione specificata in
oggetto con la quale si chiedono notizie in merito alle modalità
d'intervento del Servizio 118 nella Provincia di Ragusa, si precisa
preliminarmente che le Linee guida - Protocolli e procedure
Servizio SUES 118 Sicilia , approvate con D.A. n. 1187 del
30/04/2010, indicano che in caso di mezzi di soccorso di tipo
MSB, gli stessi vengono indirizzati dalla C.O. 118 sempre verso
l'ospedale più vicino al fine di consentire una valutazione medica
del paziente e l'eventuale stabilizzazione delle condizioni vitali.
I mezzi di soccorso di tipo MSA con infermiere vengono indirizzati
dalla C.O. presso l'Ospedale più vicino o più adatto
(centralizzazione), in relazione alle condizioni del paziente.
Nel merito specifico si rappresenta che, attese le criticità
rappresentate dall'ASP di Ragusa relativamente all'assistenza di
pazienti in codice rosso e giallo presso i PP.SS. di Comiso e
Scicli, al fine di garantire la massima sicurezza dei pazienti
nell'ambito del soccorso di Emergenza Urgenza 118, con D.A. n.
0832 del 26/04/2013 questo Assessorato ha provveduto affinché
tutti gli operatori coinvolti nel soccorso in emergenza urgenza 118
provvedano al trasporto dei soggetti politraumatizzati o con
emergenze patologiche (infartuati e stroke - codici Rossi e Gialli)
presso l'ospedale più attrezzato dei presidi di Modica, Vittoria
e Ragusa.
Infatti già con nota prot. Serv.6 n.37694 del 29/04/2013,
indirizzata al responsabile C.O. 118 CT-RG-SR, al Direttore
Sanitario SEUS Scpa e al Commissario straordinario A.S.P. di
Ragusa, si è data disposizione di provvedere a dare immediata
attuazione al predetto D.A., nelle more della relativa
pubblicazione sulla GURS».
L' Assessore
Dr.ssa Lucia Borsellino
IOPPOLO - MUSUMECI. - «Al Presidente della Regione siciliana e
all'Assessore regionale per la sanità, premesso che:
con Decreto dell'Assessore regionale della Salute del 2 dicembre
2011 è stato disposto il Riordino e razionalizzazione della rete
dei punti nascita';
tra l'altro, il citato Decreto dispone la soppressione dei punti
nascita che abbiano un numero annuo di parti inferiore a 500;
fra i punti nascite da sopprimere sarebbe compreso quello
esistente all'interno del presidio ospedaliero Castiglione
Prestianni' di Bronte;
il suddetto decreto è soltanto l'ultimo di una serie di
provvedimenti tendenti a depauperare progressivamente il presidio
ospedaliero di Bronte (vale la pena ricordare che il decreto del 25
maggio 2010, di riordino della rete ospedaliera, ha ridotto i posti
letto dell'ospedale in parola da 140 a 100), sino a farne temere
una prossima, totale, soppressione;
ritenuto che:
i provvedimenti di riordino e razionalizzazione della rete
ospedaliera, quale quello del 2 dicembre 2011, sarebbe utile e
necessario tenessero conto, oltre che di parametri strettamente
numerici e ragionieristici, di criteri territoriali, demografici,
strutturali ed infrastrutturali, tali da non penalizzare taluni
territori oggettivamente disagiati, compromettendo la qualità del
servizio sanitario reso e il diritto alla salute' delle popolazioni
ivi residenti;
il presidio ospedaliero Castiglione Prestianni' di Bronte offre i
propri servizi sanitari alle popolazioni di ben otto Comuni
(Bronte, Maletto, Maniace, Randazzo, Cesarò, San Teodoro, Santa
Domenica Vittoria e Floresta), tutti classificati come montani' e
con infrastrutture che non consentono alla popolazione un
alternativo, eventuale e facile accesso ad altri presìdi
ospedalieri;
per sapere se si ritenga:
di dovere assumere ogni più opportuna iniziativa finalizzata a
modificare il decreto dell'Assessore per la salute del 2 dicembre
2011 recante il 'Riordino e razionalizzazione della rete dei punti
nascita', in modo da tenere conto di criteri territoriali,
demografici, strutturali ed infrastrutturali, tali da non
penalizzare taluni territori disagiati, quale quello in cui presta
i propri servizi sanitari il presidio ospedaliero Castiglione
Prestianni' di Bronte, compromettendo la qualità del servizio
sanitario reso e il diritto alla salute' delle popolazioni ivi
residenti;
contrariamente a quanto stabilito con la emanazione del citato
decreto assessoriale del 2 dicembre 2011 e del decreto assessoriale
del 25 maggio 2010 (riordino della rete ospedaliera) di dovere
potenziare il presidio ospedaliero Castiglione Prestianni' di
Bronte, in virtù delle sopraesposte considerazioni, mantenendo
integralmente l'U.O. di Ostetricia e Ginecologia, ripristinando
l'U.O. di Urologia e il numero di posti letto di Ortopedia,
recentemente ridotti, potenziando il servizio di Pronto Soccorso e
gli annessi laboratori diagnostici, nonchè stabilendo, infine, un
numero di posti letto totale non inferiore a 120 unità, requisito
essenziale al fine del mantenimento dell'intero Presidio
Ospedaliero Castiglione Prestianni' di Bronte». (459)
(Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)
Risposta. - «In riscontro all'interrogazione specificata in
oggetto con la quale si chiedono iniziative volte a scongiurare la
soppressione del punto nascita dell'Ospedale Castiglione Prestianni
di Bronte (CT), si relaziona quanto segue:
Punti nascita
Con decreto 2 dicembre 2011, pubblicato nella G.U.R.S. n.1 del 5
gennaio 2012, questo Assessorato ha emanato le direttive per il
Riordino e razionalizzazione della rete dei punti nascita .
La riorganizzazione della rete è scaturita dalla necessità di
promuovere e migliorare la qualità, la sicurezza e l'appropriatezza
degli interventi assistenziali nel percorso nascite e di ridurre,
nel contempo, l'utilizzo del taglio cesareo. Tale intento è stato
formalizzato a livello nazionale con l'accordo Stato-Regioni del 16
dicembre 2010 che ha previsto tutta una serie di correttivi e di
misure di politica sanitaria come, tra gli altri, la
razionalizzazione/riduzione progressiva dei punti nascita con
numero di parti inferiore a 1000/anno, prevedendo l'abbinamento per
pari complessità di attività delle UU.OO. ostetrico-ginecologiche
con quelle neonatologiche/pediatriche, nonché l'attivazione,
completamento e messa a regime del sistema di trasporto assistito
materno (STAM) e neonatale d'urgenza (STEN).
Nell'ambito della riqualificazione della rete ospedaliera e
territoriale e in sintonia con gli orientamenti programmatori
nazionali e internazionali, la Regione siciliana, con il Piano
sanitario regionale 2011/2013, e specificatamente con quanto
previsto al punto 9.2.1 Messa in sicurezza dei punti nascita e
miglioramento della qualità dell'assistenza al parto e al neonato ,
ha definito la rimodulazione della rete materno-infantile per
garantire adeguati standard di qualità relativamente
all'organizzazione ed alle funzioni collegate all'assistenza.
L'obiettivo è di migliorare il livello dei LEA, gli indicatori di
efficacia, di efficienza e di appropriatezza ed economicità delle
prestazioni erogate, con particolare riferimento al numero dei
parti cesarei garantendo maggiore soddisfacimento dei bisogni di
salute dei cittadini.
A tal fine col Piano si è posto l'obiettivo di riorganizzare le
UU.OO di ostetricia e ginecologia, pediatria, neonatologia e
terapia intensiva neonatale, organizzandone i livelli di assistenza
anche in relazione alla complessità dell'attività svolta e
all'organizzazione in rete dei servizi per patologia, volume e
complessità.
Il Piano ha altresì inteso valorizzarne ulteriormente il
collegamento funzionale con la rete regionale di emergenza e
potenziare il Servizio di trasporto per le emergenze neonatali
(STEN) e Servizio di trasporto assistito materno (STAM) su base
regionale.
Si è ritenuto, infine, di dover garantire la continuità
assistenziale intesa come omogeneità dell'assistenza erogata,
perseguendo modelli di continuità assistenziali che consentano la
distinzione tra la gravidanza fisiologica e gravidanza a rischio,
attivando in tal senso un sistema fortemente integrato al fine di
una collaborazione funzionale tra i vari livelli istituzionali,
sinergizzando le attività territoriali e ospedaliere e valorizzando
le interdipendenze esistenti fra le strutture operative, il
distretto territoriale e ospedaliero, i consultori familiari e gli
altri servizi attivi nell'ambito dell'area materno-infantile.
Pertanto, nelle Aziende in cui sono disattivati i punti nascita i
Direttori generali devono provvedere alla riorganizzazione del
percorso nascita , per offrire alle mamme e ai neonati una
migliore qualità dell'assistenza e della presa in carico completa
dal concepimento fino al periodo immediatamente precedente al parto
e per questo dovranno produrre un proprio piano aziendale in cui
siano definite le strutture e le modalità attraverso cui il
percorso nascita potrà essere assicurato nel territorio anche sulla
base delle caratteristiche della popolazione di riferimento.
Per quanto attiene in particolare il tema specifico
dell'interrogazione si precisa che la località di Bronte è stata
oggetto di specifica valutazione da parte del Comitato per i Punti
Nascita, ai fini dell'inserimento tra le zone disagiate per le
quali si rimanda a quanto in materia verrà regolamentato
dall'emanando Piano Nazionale per le isole minori e aree montane
disagiate, che nasce con l'obiettivo di dare risposte soddisfacenti
ed efficaci ai bisogni di salute delle popolazioni di detti
territori.
Rete ospedaliera
Come è noto oggi è in corso un'ulteriore revisione della rete
ospedaliera secondo i parametri fissati dal D.L. 6/07/2012
convertito con modificazioni dalla legge 7/08/2012 n. 135. I
principi enunciati da tale provvedimento sono basati
sull'assistenza organizzata per intensità assistenziale e non più
per patologia.
I nuovi standard fissati dalla legge prevedono 3,7 p.l. x 1.000
abitanti e un tasso di ospedalizzazione pari 160 x 1.000 abitanti;
In linea di indirizzo la bozza di regolamento, oggi ancora in
discussione a livello ministeriale, stabilisce tre tipologie di
strutture ospedaliere in ordine di complessità:
- I presidi di base.
- I presidi di I livello, sede di DEA di I livello.
- I presidi di II livello, dotati di strutture di DEA di II
livello.
La bozza definisce con quali modalità sarà possibile rientrare
negli standard fissati dalla legge. Innanzitutto gli standard sono
conseguibili intervenendo sull'indice di occupazione dei posto
letto che deve attestarsi su valori del 90% e sulla durata media
della degenza per i ricoveri ordinari che dev'essere inferiore a 7
giorni. Definisce anche il percorso di applicazione:
identificazione del fabbisogno di prestazioni ospedaliere, il
calcolo del numero corrispondente di posti letto pubblici e
privati, il disegno della rete ospedaliera pubblica e privata.
Inoltre la prevista introduzione di una soglia di volumi minimi
comporterà anche una riduzione per le strutture complesse.
Volumi ed esiti serviranno a monitorare e valutare le strutture al
fine della riorganizzazione; infatti elementi determinanti al fine
della riorganizzazione della rete ospedaliera sono i volumi di
attività per specifici processi e l'appropriatezza dei ricoveri e
delle prestazioni.
Da quanto sopra esposto si rileva come il sistema sanitario
regionale sia in fase di profonda revisione e pertanto le
osservazioni dell'Onorevole interrogante potranno essere valutate
in sede di riordino della rete e alla luce dei criteri sopra
enunciati»
L' Assessore
Dr.ssa Lucia Borsellino
VULLO - PICCIOLO - FORZESE - LO GIUDICE - SAVONA - ANSELMO -
TAMAJO - GRECO M. - «Al Presidente della Regione, all'Assessore per
la salute, premesso che:
attualmente, l'Ospedale di Giarre versa in una condizione di
quasi abbandono, depauperato dei suoi reparti più importanti, che
tra l'altro godevano di un livello d'eccellenza, al punto che se ne
potrebbe addirittura ipotizzare la chiusura, al fine di evitare una
lenta e sempre più vergognosa agonia. Il problema è che qui non si
parla di una qualsiasi azienda pubblica, che nell'ottica della
revisione della spesa può essere ridimensionata o addirittura
cassata, qui, da ormai tanti anni a questa parte, si è messo in
discussione il diritto alla salute di decine di migliaia di
siciliani, diritto che prima di essere sancito dalla legge, è un
diritto naturale;
nel 2001, dopo un trentennio di lunga attesa, fu inaugurato il
nuovo ospedale S. Isidoro e S. Giovanni di Dio', che da subito
rappresentò un punto di riferimento di salute pubblica per tutti i
cittadini del comprensorio jonico-etneo (140.000 abitanti);
considerato che, nel 2003, con il decreto assessoriale n. 180,
venne messo in atto il Piano di Rimodulazione Ospedaliera';
visto che tale piano assegnava all'ospedale di Giarre
centocinquantasei posti letto, dei quali quattro di rianimazione;
considerato altresì che, nel 2005, malgrado la parziale non
applicazione del decreto, secondo i criteri di produttività,
l'ospedale di Giarre risultava al primo posto tra le strutture
ospedaliere dell'ex Ausl 3 di Catania e per dare una contezza della
grande portata di cui parliamo bisogna richiamare alcuni dati molto
significativi come per esempio venticinquemila accessi annuali al
pronto soccorso, cinquemila interventi chirurgici, trecento parti e
diverse migliaia di prestazioni ambulatoriali che corrispondevano
efficacemente ai bisogni di salute di tutto il territorio;
visto che, dopo il 2005, inizia un lento ed inesorabile declino
dell'ospedale, iniziando a paventarsi presunti deficit strutturali
a giustificazione della chiusura di importanti porzioni
dell'edificio ospedaliero, quando in realtà sarebbe stato
necessario intervenire mediante interventi di manutenzione
ordinaria, mai avvenuti malgrado sia appurato che si tratti di un
problema di carbonatazione dei solai, facilmente risolvibile con un
intervento manutentivo;
considerato che, nel 2009, viene emanata la legge regionale n. 5,
con la quale i posti letto venivano ridotti a centodiciassette e,
in ogni caso, superiori al numero dell'epoca e ai circa quaranta
attuali, e gli ospedali di Giarre e Acireale venivano riuniti sotto
un'unica direzione medica;
visto che, da quel momento in poi, l'ospedale di Giarre è stato
scientificamente abbandonato e saccheggiato di tutte le risorse
disponibili in termini di beni strumentali e risorse umane. Ragioni
di logica e di interesse pubblico ci inducono a chiederci il perché
di un depauperamento così mirato, a diretto godimento dei nosocomi
della zona metropolitana di Catania, abbandonando la zona jonico-
etnea;
per sapere:
quali interventi ritengano opportuno attuare, tenendo altresì
conto delle risorse già stanziate nel fondo ex art. 20, al fine di
rendere funzionale tutta la struttura ospedaliera;
come e in che tempi si intenda ottemperare alla disciplina in
materia di assegnazione dei posti letto prevista dalla legge
regionale n. 5 del 2009;
in che modo si intenda operare per ristabilire la piena
efficienza strutturale e strumentale del nosocomio giarrese;
cosa si intenda fare per evitare che anche l'unità di
psichiatria, surrettiziamente, con la scusa di interventi
manutentivi, venga definitivamente perduta». (460)
(Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)
Risposta. - «In riscontro all'interrogazione specificata in
oggetto con la quale si chiedono notizie sull'Ospedale di Giarre
(CT), si precisa quanto segue.
Preliminarmente si rappresenta che questo Assessorato ha
proceduto alla revisione della rete ospedaliera in attuazione del
D.A. 15 giugno 2009 n. 1150, recante Indirizzi e criteri per il
riordino, la rifunzionalizzazione e la riconversione della rete
ospedaliera e territoriale regionale , con il quale è stato
definito il quadro complessivo della dotazione di posti e le regole
per il governo del sistema ospedaliero regionale.
Il processo di razionalizzazione delle prestazioni sanitarie
ospedaliere, con l'obiettivo di spostare il baricentro
dall'ospedale al territorio, ha portato ad elevare la qualità dei
servizi offerti e l'efficienza nella loro erogazione e ad adeguare,
tendenzialmente, il tasso di ospedalizzazione che era più alto
rispetto alla media nazionale.
Nella prima fase del processo è stato definito il fabbisogno di
posti letto per acuti, riabilitazione post acuzie e lungodegenza.
Conseguentemente la rimodulazione della rete ospedaliera ha
comportato la variazione del numero dei posti letto di alcune
discipline, in rapporto all'effettivo fabbisogno rilevato nonché il
raggiungimento, in termini percentuali, della dotazione di 3,87
posti letto per mille abitanti, di cui 3,22 per acuti e 0,65 per
riabilitazione e lungodegenza, andando dunque incontro ai parametri
introdotti dal l'Intesa del 3 dicembre 2009 tra il Governo, le
Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano concernente
il nuovo Patto per la salute per gli anni 2010-2012.
Tuttavia la riduzione dei posti letto non ha costituito da sola
la risposta all'obiettivo di revisione dell'assistenza sanitaria
regionale, il cui scopo principale è stato quello di garantire
sicurezza e appropriatezza delle prestazioni ed efficacia e
economicità del sistema.
Gli obiettivi individuati per il completamento del processo di
riorganizzazione della rete ospedaliera, fanno infatti riferimento
a:
·Analisi della domanda e rimodulazione dell'offerta.
·Riduzione del numero di posti letto ospedalieri per acuti e del
numero delle Unità Operative Complesse (UOC) e Semplici (UOS).
·Individuazione delle strutture in cui disattivare le funzioni di
ricovero per acuti duplicate.
·Trasferimento di prestazioni ospedaliere ad alto rischio di in
appropriatezza verso forme di assistenza alternative al ricovero
(ciò ha determinato il progressivo allineamento del tasso di
ospedalizzazione dal valore di 202,59 x 1000 abitanti [Dati SDO
anno 2009] ai parametri nazionali [180 x1000 abitanti].
Oggi è peraltro in corso un'ulteriore revisione della rete
ospedaliera, secondo i parametri fissati dal D.L. 6/07/2012
convertito con modificazioni dalla legge 7/08/2012 n. 135 e dal
regolamento attuativo, basati sull'assistenza organizzata per
intensità assistenziale e non più per patologia.
I nuovi standard fissati dalla legge prevedono 3,7 p.l. x 1000
abitanti ed un tasso di sospedalizzazione pari a 160 x 1000
abitanti.
In linea di indirizzo la bozza di regolamento, attualmente in
discussione a livello ministeriale, stabilisce tre tipologie di
strutture ospedaliere in ordine di complessità:
·Presidi di base
·Presidi di I livello, sede di DEA di I livello
·Presidi di II livello, dotati di strutture di DEA di II livello
La bozza definisce con quali modalità sarà possibile rientrare
negli standard fissati dalla legge che, innanzitutto, sono
conseguibili intervenendo sull'indice di occupazione dei posti
letto che deve attestarsi su valori del 90% e sulla durata media
della degenza per i ricoveri ordinari che dovranno essere inferiori
ai 7 giorni.
Definisce anche il percorso di applicazione: identificazione del
fabbisogno di prestazioni ospedaliere, il calcolo del numero
corrispondente di posti letto pubblici e privati, il disegno della
rete ospedaliera pubblica e privata.
Inoltre la prevista introduzione di una soglia di volumi minimi
comporterà anche una riduzione delle strutture complesse.
Volumi ed esiti serviranno a monitorare e valutare le strutture
ai fini della riorganizzazione; elementi determinanti saranno
pertanto i volumi di attività per specifici processi e
l'appropriatezza dei ricoveri e delle prestazioni.
Per quanto attiene in particolare le notizie in merito alle
risorse ex art. 20 l. 67/88 si precisa che la richiesta di
finanziamento avanzata dall'ASP di Catania pari a 4.500.000,00 è
stata inserita (e non stanziata) nell'Accordo di programma compreso
del DUPISS (Documento Unitario di Programmazione degli Investimenti
Sanitari in Sicilia), documento trasmesso al Nucleo di valutazione
e verifica degli investimenti pubblici del Ministero della Salute a
luglio 2012, che lo ha a sua volta inoltrato al Ministero
dell'Economia per l'acquisizione del prescritto assenso tecnico-
finanziario.
A causa della drastica riduzione delle risorse messe a
disposizione dal citato Ministero dell'Economia, il Ministero della
Salute con nota del 14 febbraio 2013 ha comunicato la momentanea
impossibilità a sottoscrivere il predetto Accordo di programma.
Questa Amministrazione sta provvedendo a reiterare la richiesta,
rappresentando che si tratta di risorse riprogrammate».
L' Assessore
Dr.ssa Lucia Borsellino
CURRENTI. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore per la
salute, premesso che il Commissario straordinario dell'ASP di
Messina ha predisposto la sospensione dell'attività intra moenia in
regime di ricovero presso l'ospedale San Vincenzo di Taormina;
tenuto conto che:
tale provvedimento lede, nei confronti del cittadino, la
salvaguardia del diritto alla salute, costituzionalmente
riconosciuta così come citato dal Decreto dell'Assessore per la
salute del 4 settembre 2012;
il medesimo Decreto stabilisce altresì che tale salvaguardia del
diritto alla salute 'trova, infatti, la sua espressione
qualificante nella libera scelta del medico e delle cure da parte
del cittadino e nella garanzia della loro continuità, nel rispetto
dei reali bisogni assistenziali e di quel rapporto di fiducia
caratteristico e proprio del rapporto medico-paziente';
per sapere:
quali iniziative intendano adottare nei confronti dei dirigenti
dell'ASP che hanno stabilito la sospensione dell'attività intra
moenia;
quali altri atti debbano essere posti nel quantificare il danno
erariale causato dalla chiusura dell'attività intramoenia in regime
di ricovero;
quali provvedimenti intendano adottare per recuperare il danno
economico scaturito dalla chiusura dell'attività intramoenia presso
l'ospedale San Vincenzo di Taormina; quali provvedimenti intendano
adottare per far riaprire il reparto e l'attività di intramoenia in
regime di ricovero presso l'ospedale di Taormina». (462)
(L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)
Risposta. - «In riscontro all'interrogazione specificata in
oggetto con la quale si chiede la verifica della responsabilità
amministrativa a carico dei dirigenti dell'ASP di Messina, con
riferimento alla sospensione dell'attività intramoenia presso
l'Ospedale S. Vincenzo di Taormina, si precisa quanto segue.
L'Azienda Sanitaria Provinciale di Messina, interpellata da
questo Assessorato in merito alla problematica rappresentata
nell'interrogazione, ha relazionato con nota prot. 44960 del 23
maggio 2013, precisando preliminarmente che al momento
dell'insediamento della nuova gestione commissariale il regolamento
dell'attività libero professionale intramoenia non era aggiornato
alle disposizioni legislative più recenti.
Ciò premesso, ha comunicato di avere provveduto ad adottare un
nuovo regolamento, con delibera n. 4023/CS del 12 dicembre 2012,
anche alla luce delle nuove linee guida regionali adottate con D.A.
1730/2012, nonché alle disposizioni contenute nel Decreto Balduzzi.
In conseguenza del nuovo regolamento a decorrere dall'1 gennaio
2013 tutte le autorizzazioni all'esercizio dell'ALPI sono state
sospese ed i sanitari interessati potevano presentare istanza
secondo le nuove modalità previste e pubblicate sul sito web
dell'Azienda.
L'Azienda inoltre fa presente di avere rilevato una serie di
problematiche relativamente all'esercizio dell'attività ALPI presso
il P.O. di Taormina, quali l'utilizzo delle stanze a pagamento
allocate in un corridoio esterno ai reparti di degenza delle UU.OO.
e in posti letto non ricompresi in quelli assegnati alle stesse
UU.OO., i sistemi di determinazione delle tariffe richieste ai
pazienti e le modalità di riconoscimento degli importi spettanti al
personale che hanno comportato un disavanzo di gestione sia per
l'anno 2011 che 2012, ed infine una denunzia di gravi inefficienze
organizzative, sanitarie ed erariali presentata dal responsabile
dell'U.O. di Chirurgia ad indirizzo oncologico del P.O. di
Taormina, rispetto ai quali però l'Azienda riferisce che non è
stato trovato riscontro nella verifica immediatamente avviata.
L'Azienda infine ha rappresento che solo dal 29 aprile 2013 sono
pervenute istanze di autorizzazione dell'attività ALPI presso il
citato P.O. e solo al termine della definizione del relativo iter
potrà avviarsi tale attività, nelle modalità previste dal
regolamento aziendale».
L' Assessore
Dr.ssa Lucia Borsellino
LA ROCCA - CANCELLERI - CAPPELLO - CIACCIO -CIANCIO - FERRERI -
FOTI - MANGIACAVALLO -PALMERI - SIRAGUSA - TRIZZINO - VENTURINO -
ZAFARANA - ZITO. - «All'Assessore per la salute, premesso che:
in relazione al rinnovo dell'esenzione dei ticket, quest'anno la
convenzione con i centri Caf non è stata rinnovata dalle Asp
siciliane;
conseguentemente, gli utenti si devono rivolgere agli sportelli
delle aziende con notevole aggravio di lavoro per i dipendi delle
Asp;
detta circostanza causa inoltre un rilevate dispendio di risorse
economiche a causa degli straordinari che i dipendenti, in ragione
della notevole mole di lavoro, si trovano ad effettuare;
considerato che:
alcuni Caf hanno manifestato la loro disponibilità ad evadere le
pratiche in oggetto in modo del tutto gratuito;
nonostante nella città di Palermo siano presenti cinque uffici
dell'Asp aperti al pubblico, la maggior parte degli utenti si
rivolge alla sede principale di Via Cusmano creandosi, già dal 2
aprile, quotidiane resse e condizioni di generale disagio;
rilevato che nonostante sia stata disposta una proroga al 30
giugno 2013 per la presentazione della richiesta di esenzione
ticket, non sono diminuiti i disagi, al punto che un pensionato ha
perso la vita stroncato da un infarto, proprio nella sede Asp di
Via Cusmano;
per sapere:
quali siano state le motivazioni che abbiano determinato il
mancato rinnovo della convenzione con i centri Caf;
se l'Assessorato intenda adottare ulteriori provvedimenti, al
fine di contenere i disordini ed evitare disagi agli utenti
finali». (646)
Risposta. - «In riscontro all'interrogazione in oggetto
specificata si precisa che sulla tematica oggetto
dell'interrogazione i Ministeri della Salute ed Economia e Finanze
con diversi pareri resi sull'Azione 8.1 Manovra ticket del Piano
Operativo hanno contestato la scelta effettuata da questo
Assessorato nel 2012 di stipulare convenzioni con i CAF ed i Comuni
per il rilascio degli attestati di esenzione del ticket sanitario,
in quanto non ritenuti conformi alla normativa nazionale».
L' Assessore
Dr.ssa Lucia Borsellino
ALLEGATO EMENDAMENTI APPROVATI NEL CORSO DELLA SEDUTA
DISEGNO DI LEGGE NN. 230-120-76-152/A NORME PER IL RICONOSCIMENTO
DELL'ALBERGO DIFFUSO IN SICILIA .
All'articolo 1:
Emendamento 1.5.1.Comm.
Al comma 1 premettere le seguenti parole Fermo restando quanto
previsto dalla l.r. 6/4/1996, n. 27 .
Emendamento 1.6.2.Comm.
Alla lettera b), dopo le parole centri storici sono inserite le
seguenti e dei borghi .
Emendamento 1.3
Al comma 1 apportare le seguenti modifiche:
- alla lettera c) sopprimere le parole che risente
favorevolmente dell'indotto ;
alla lettera d) sostituire le parole: a quelle che sono le
antiche maestranze che diventano così nuova attrazione turistica
con: alle antiche maestranze .
All'articolo 2:
Emendamento 2.17.Comm.R
E' inserita la lettera a1):
borghi marinari e rurali: aree in tal modo qualificate dai
comuni, purché caratterizzate da elementi di elevato interesse
storico, monumentale o caratterizzati da identità culturale e
paesaggistica .
Alla lettera c) le parole nel centro storico (zona A) sono
sostituite dalle parole nelle aree di cui alle lettere a) e a1) .
Emendamento 2.3
Al comma 1 sostituire le parole si intende per con le parole si
applicano le definizioni che seguono .
All'articolo 3:
Emendamento 3.10.Comm
Al comma 4 le parole nello stesso centro storico sono sostituite
dalle seguenti nei siti di cui alla lettere a e a1) dell'articolo
2 .
Emendamento 3.1.1
All'emendamento 3.1 sostituire le parole del presente articolo
con le seguenti della presente legge .
Emendamento 3.1
Sostituire il comma 6 con il seguente:
Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, con regolamento adottato ai sensi dell'articolo 12
dello Statuto sono disciplinate le modalità di attuazione del
presente articolo .
All'articolo 4:
Emendamento 4.3.Comm
Al comma 1 sono soppresse le parole nel centro storico o e le
parole comma 2 dell' .
Nella lettera b) le parole il centro storico o l'area di cui al
comma 2 sono sostituite dalle seguenti nelle aree di cui alle
lettere a) e a1) .
All'articolo 5:
Emendamento 5.2.1
All'emendamento 5.2 le parole da per le quali fino a richiesta
sono sostituite dalle seguenti: L'apertura, il trasferimento e le
modifiche riguardanti l'esercizio dell'albergo diffuso sono
soggette alla segnalazione certificata di inizio attività (SCIA)
di cui all'art. 6 della l.r. 5 aprile 2011, n.5. .
Emendamento 5.2
Sostituire il comma 1 con il seguente:
Gli immobili convertiti in albergo diffuso possono mantenere la
destinazione urbanistica residenziale, fatta eccezione per le
unità destinate ad accogliere i servizi di cui all'art. 3, comma
1, lettera d), per le quali l' autorizzazione è rilasciata dal
comune entro e non oltre 90 giorni dalla richiesta .
Emendamento 5.3
Sopprimere i commi 2 e 4.