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Resoconto d'Aula della Seduta n. 59 di martedì 23 luglio 2013
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   Presidenza del Presidente Ardizzone


   RAGUSA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta.

                         Sul processo verbale

   CORDARO. Chiedo di parlare sul processo verbale.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nella seduta n. 56
  del  9  luglio  2013,  la Presidenza dell'Assemblea,  accertate  le
  dimissioni  del  Deputato  segretario e  l'adesione  dell'onorevole
  Cascio  Salvatore ad altro Gruppo parlamentare a  decorrere  dal  6
  luglio  2013, comunica testualmente all'Aula, come da  verbale  già
  approvato,  che  la  situazione del Gruppo  parlamentare  PID  sarà
  sottoposta al Consiglio di Presidenza già convocato.
   Lo  stesso Consiglio, tenutosi in data 11 luglio, delibera il  non
  accoglimento dell'istanza di mantenimento in deroga del Gruppo PID;
  in  data  16  luglio  2013,  con  nota  protocollo  n.  389,  viene
  notificata  al Presidente del Gruppo PID la decisione  assunta  dal
  Consiglio di Presidenza.
   Nella  seduta  n.  58  del  17  luglio  2013,  il  Presidente   dà
  comunicazioni all'Aula della decisione del Consiglio di  Presidenza
  assunta  in  data  11  luglio, e notificata all'interessato  il  16
  luglio,  comunicando, altresì, che il Gruppo PID  è  sciolto  dalla
  data  di  comunicazione di adesione ad altro Gruppo  dell'onorevole
  Cascio  Salvatore, ovvero dal 6 luglio e che, dalla stessa data,  i
  deputati Cordaro e Clemente transitano al Gruppo Misto fino a nuova
  comunicazione di adesione ad altro Gruppo.
   Tutto   sin  qui  esposto  -  secondo  me  -  denota  una   errata
  interpretazione e, soprattutto, denota per quello che dirò da qui a
  poco, un errore nel Verbale.
   Se come risulta agli Uffici la richiesta di mantenimento in deroga
  del Gruppo PID è antecedente all'adesione dell'onorevole Cascio  ad
  altro  Gruppo e la stessa istanza è oggetto esclusivo del Consiglio
  di  Presidenza  che si esprime in data 11 luglio e la comunicazione
  all'Aula  che, da prassi consolidata, è il momento dell'ufficialità
  è   datata   17   luglio,  non  si  comprende  come   possa   agire
  retroattivamente  la  dichiarazione di  decadenza  del  Gruppo  PID
  innanzi   alla   decisione  superiore,  postuma,  determinata   dal
  Consiglio di Presidenza,.
   Ma vi è di più e mi rivolgo al Segretario generale.
   Rientrato  da  un incontro istituzionale tenuto in Roma,  mi  sono
  rivolto,  avendo  appreso l'esito del Consiglio di  Presidenza,  al
  Segretario generale per conoscere quale era la data di scioglimento
  del Gruppo PID.
   Il   Segretario   generale,  correttamente,  ha   fatto   i   suoi
  accertamenti  e  dalla  Segreteria generale  mi  è  stato  risposto
  testualmente  che  la  data  ufficiale  di  scioglimento   era   da
  determinarsi nell'11 luglio c.a.. Questo ha portato l'ex Presidente
  di   quel   Gruppo  a  porre  in  essere  tutte  le  determinazioni
  consequenziali  salvo, poi, scoprire in Aula che  era  cambiata  la
  data, non era più l'11 luglio ma il 6 luglio.
   E  allora,  io credo che ci sia un errore nel verbale, che  questo
  verbale vada rivisto perché  siccome ci ho parlato personalmente di
  persona , come direbbe Catarella, per evocare Montalbano,  io  sono
  dell'idea che questo errore vada corretto.

   PRESIDENTE.  Sta evidenziando che la decorrenza dello scioglimento
  è dall'11 luglio e non dal 6 luglio 2013?

   CORDARO.  Signor Presidente, l'11 luglio l'Ufficio  di  Presidenza
  avrebbe  anche  potuto  mantenere il gruppo in  deroga,  quindi  lo
  scioglimento non può partire dal 6 luglio 2013.

   PRESIDENTE.  Onorevole Cordaro, approfondiremo questo tema,  anche
  perché  gli  Uffici mi suggeriscono che ci sono delle questioni  di
  carattere  amministrativo  che  vanno  regolarizzate.  Quindi,   la
  differenza anche di pochi giorni ha rilevanza.
   Approviamo  il verbale con la sua osservazione, che  fa  parte  di
  questo  verbale,  dando  mandato agli  Uffici  di  dare  il  giusto
  approfondimento e la giusta soluzione.

   L'Assemblea  prende  atto  sia  del  processo  verbale  letto  dal
  Deputato  segretario,  onorevole Ragusa,  che   delle  osservazioni
  formulate dall'onorevole Cordaro.


   Presidenza del Presidente Ardizzone


   Ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno,  do
  il  preavviso  di  trenta minuti al fine delle eventuali  votazioni
  mediante  procedimento elettronico che dovessero  avere  luogo  nel
  corso della seduta.
   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                                Congedi

   PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Alongi, D'Agostino,  Fazio,
  Miccichè,   Tancredi  e  Venturino   sono  in  congedo  per   oggi;
  l'onorevole Fazio è in congedo dal 23 al 25 luglio 2013.

   L'Assemblea ne prende atto.

             Annunzio di risposte scritte a interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico che sono pervenute le risposte scritte  alle
  seguenti interrogazioni:

   -  da  parte dell'Assessore per la Famiglia, Politiche  Sociali  e
  Lavoro

   N. 174 - Provvedimenti finalizzati al pagamento dei contributi per
  l'abbattimento delle barriere architettoniche di cui alla  legge  9
  gennaio 1989, n. 13, per le annualità dal 2009.
   Firmatario:  Ferrandelli Fabrizio (Con nota prot.  n.  15626/IN.16
  del   25  marzo  2013  il  Presidente  della  Regione  ha  delegato
  l'Assessore per la famiglia)

   N.  331  -  Chiarimenti circa la mancata proroga quinquennale  dei
  contrattisti  in  servizio presso l'A.O.U.P.  'Paolo  Giaccone'  di
  Palermo.
   Firmatari:  Zito  Stefano;  Cancelleri  Giovanni  Carlo;   Ciaccio
  Giorgio;  Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa; Foti Angela;  La  Rocca
  Claudia;   Mangiacavallo   Matteo;  Palmeri   Valentina;   Siragusa
  Salvatore;   Trizzino   Giampiero;  Venturino   Antonio;   Zafarana
  Valentina (Con nota prot. n. 17950 del 9 aprile 2013, il Presidente
  della Regione ha delegato l'Assessore regionale per la famiglia, le
  politiche sociali e il lavoro)

   N.  686 - Finanziamento del  credito d'imposta per l'assunzione di
  'lavoratori svantaggiati' di cui all'Avviso pubblico n.  1  del  25
  luglio 2012.
   Firmatari:Lo  Sciuto Giovanni; Greco Giovanni; Figuccia  Vincenzo;
  Lombardo  Salvatore Federico; Di Mauro Giovanni (Con nota prot.  n.
  28326/IN.16  del  6  giugno 2013, il Presidente  della  Regione  ha
  delegato l'Assessore per la famiglia).

   - da parte dell'Assessore Salute

   N.  356  - Chiarimenti circa l'ambito di applicazione dell'art.  8
  del Decreto dell'Assessore per la salute n. 60
   Firmatari:  Zito  Stefano;  Cancelleri  Giovanni  Carlo;  Cappello
  Francesco; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa;  Foti
  Angela;  La Rocca Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina;
  Siragusa Salvatore; Trizzino Giampiero; Venturino Antonio; Zafarana
  Valentina

   N. 394 - Notizie in merito alle modalità d'intervento del servizio
  di 118 nella provincia di Ragusa.
   Firmatario: Dipasquale Emanuele

   N.  459 - Azioni volte a sconfiggere la  prevista soppressione del
  punto  nascite  dell'ospedale 'Castiglione  Prestianni'  di  Bronte
  (CT).
   Firmatari:  Ioppolo Giovanni; Musumeci Nello (Con  nota  prot.  n.
  23491/IN.16  del  10 maggio 2013, il Presidente  della  Regione  ha
  delegato l'Assessore per la salute).

   N.  460  -  Interventi  finalizzati a superare  le  condizioni  di
  abbandono dell'ospedale di Giarre (CT).
   Firmatari:Vullo  Gianfranco;  Picciolo  Giuseppe;  Forzese   Marco
  Lucio; Lo Giudice Salvatore; Savona Riccardo; Anselmo Alice; Tamajo
  Edmondo;  Greco  Marcello (Con nota prot.  n.  23482/IN.16  del  10
  maggio  2013,  il Presidente della Regione ha delegato  l'Assessore
  per la salute).

   N.  462 - Verifica della responsabilità amministrativa a carico di
  dirigenti  dell'Asp  di Messina, con riferimento  alla  sospensione
  dell'attività  intra  moenia  presso  l'ospedale  S.  Vincenzo   di
  Taormina (ME).
   Firmatario:  Currenti  Carmelo (Con nota prot.  n.  24957  del  20
  maggio  2013,  il Presidente della Regione ha delegato  l'Assessore
  per la salute).

   N.  646  -  Chiarimenti circa il mancato rinnovo delle convenzioni
  con i CAF siciliani per l'esenzione ticket sanitario 2013.
   Firmatari:  La Rocca Claudia; Cancelleri Giovanni Carlo;  Cappello
  Francesco; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa;  Foti
  Angela;   Mangiacavallo   Matteo;   Palmeri   Valentina;   Siragusa
  Salvatore;   Trizzino   Giampiero;  Venturino   Antonio;   Zafarana
  Valentina; Zito Stefano.

   Avverto  che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
  stenografico della seduta odierna.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  interrogazioni con richiesta di risposta orale:

   N.  952 - Notizie sulla frana che ha coinvolto la Scala dei Turchi
  di  Realmonte  (AG)  ed interventi volti alla  fruizione  del  sito
  naturalistico.
   - Presidente Regione
   - Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
   - Assessore Territorio e Ambiente
   - Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  953  - Notizie sulle recenti nomine dei manager delle  aziende
  sanitarie siciliane.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  954 - Notizie sull'ARAS (Associazione regionale allevatori  di
  Sicilia).
   - Presidente Regione
   - Assessore Risorse Agricole e Alimentari
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  955 - Notizie sul porto di Presidiana, in territorio di Cefalù
  (PA).
   - Presidente Regione
   - Assessore Attività produttive
   - Assessore Economia
   - Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
   - Assessore Territorio e Ambiente
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N. 956 - Notizie su presunte irregolarità nella gestione del CIAPI
  e misure a tutela del personale dipendente.
   - Presidente Regione
   - Assessore Istruzione e Formazione
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N. 957 - Interventi per l'avvio dei cantieri regionali di lavoro.
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  958  - Chiarimenti circa i criteri seguiti nell'individuazione
  dell'attuale  Commissario dell'ospedale San Raffaele  -  Giglio  di
  Cefalù (PA).
   - Presidente Regione
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   - Assessore Salute
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  959 - Iniziative a sostegno del signor Bernardo Mario Raimondi
  in  relazione alle intimidazioni subite a seguito di denunce contro
  l'organizzazione criminale mafiosa.
   - Presidente Regione
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N. 960 - Notizie sulla società Italkali e in ordine al prospettato
  piano  industriale per la valorizzazione della Kainite di Realmonte
  (AG).
   - Presidente Regione
   - Assessore Attività produttive
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  961 - Iniziative finalizzate alla sospensione di efficacia del
  decreto  del 28 gennaio 2013 dell'Assessorato della salute  recante
  il ripristino, con effetto retroattivo, dei valori tariffari di cui
  al decreto assessoriale n. 1977 del 28 settembre 2007.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  962 - Notizie sulla situazione dei beni confiscati alla  mafia
  in  Sicilia  e  istituzione di un fondo regionale per  la  relativa
  utilizzazione patrimoniale.
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  963 - Notizie sul COINRES e sulla nomina di un nuovo direttore
  generale conferita dalla gestione commissariale.
   - Presidente Regione
   - Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  964  -  Notizie in merito al patrocinio della Regione  per  la
  manifestazione 'Gay Pride 2013' a Palermo.
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  965  -  Interventi urgenti in favore dei livelli occupazionali
  del personale del CIAPI di Palermo.
   - Presidente Regione
   - Assessore Istruzione e Formazione
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  966  -  Interventi  a  sostegno del  settore  ittico  mediante
  l'autorizzazione  alla  pesca del novellame,  del  bianchetto,  del
  rossetto, del cicirello e aumento delle quote tonno.
   - Presidente Regione
   - Assessore Attività produttive
   - Assessore Risorse Agricole e Alimentari
   - Assessore Territorio e Ambiente
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  967  -  Iniziative da assumere per contrastare  il  denunciato
  fenomeno  di  corruzione e concussione emerso dalle indagini  della
  magistratura contabile.
   - Presidente Regione
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N. 968 - Chiarimenti circa le criticità evidenziate dall'Assessore
  per  il turismo, lo sport e lo spettacolo in merito alla Fondazione
  Orchestra Sinfonica Siciliana.
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia
   - Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  969 - Chiarimenti in ordine alle misure adottate dalla Regione
  per  il contrasto al fenomeno mafioso e del racket delle estorsioni
  e per il sostegno delle vittime di tali reati.
   - Presidente Regione
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  970  -  Notizie  in ordine alla nomina del Responsabile  della
  prevenzione  e  repressione della corruzione ex legge  n.  190  del
  2012.
   - Presidente Regione
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.   971  -  Interventi  in  favore  degli  enti  locali  per   il
  mantenimento degli uffici giudiziari in provincia di Palermo.
   - Presidente Regione
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  972  -  Iniziative  finalizzate  alla  sollecita pubblicazione
  delle graduatorie dei progetti a valere sulla misura 421.
   - Presidente Regione
   - Assessore Risorse Agricole e Alimentari
   Firmatario. Vinciullo Vincenzo

   N.  973  - Notizie in merito al bando per la selezione di progetti
  di  cooperazione,  approvato con DDG 1163 del  15  settembre  2011,
  nell'ambito del PSR Sicilia 2007 - Asse IV - Misura 421.
   - Presidente Regione
   - Assessore Risorse Agricole e Alimentari
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  974  -  Chiarimenti  in  ordine alle attività  militari  nelle
  campagne di Contessa Entellina (PA).
   - Presidente Regione
   - Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   - Assessore Risorse Agricole e Alimentari
   - Assessore Salute
   - Assessore Territorio e Ambiente
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N. 975 - Notizie sulle autorizzazioni rilasciate alle società, nel
  settore  delle  energie  rinnovabili,  il  cui  patrimonio  risulti
  confiscato.
   - Presidente Regione
   - Assessore Attività produttive
   - Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  976  - Interventi urgenti per contrastare la gravissima  crisi
  del comparto edile in Sicilia.
   - Presidente Regione
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  977  - Sollecito della nomina a dirigente generale nell'ambito
  dell'istituzione del Dipartimento regionale tecnico.
   - Presidente Regione
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  978  - Notizie sul trasferimento di 500 marines dalla base  di
  Moroni a quella di Sigonella.
   - Presidente Regione
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  980  -  Urgenti provvedimenti per scongiurare la chiusura  dei
  cantieri per i lavori di realizzazione della tramviaria nel  Comune
  di Palermo.
   - Presidente Regione
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   Avverto  che  le interrogazioni testé annunziate saranno  iscritte
  all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.

   Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni  con
  richiesta di risposta in Commissione:

   N.  979  -  Iniziative per fronteggiare l'emergenza incendi  nella
  provincia di Palermo.
   - Presidente Regione
   - Assessore Territorio e Ambiente
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  981-  Notizie in merito alla mancata erogazione  della  'Cassa
  integrazione guadagni 2011' per il comparto pesca.
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia
   - Assessore Risorse Agricole e Alimentari
   - Assessore Attività produttive
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  982  - Notizie in merito al finanziamento del film 'C'è sempre
  un perché' prodotto dalla 'Seven Dreams Production'.
   - Presidente Regione
   - Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  983 - Notizie in merito al piano industriale di Fincantieri  e
  ai prospettati 140 esuberi a Palermo.
   - Presidente Regione
   - Assessore Attività produttive
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N. 984 - Notizie in merito ai Progetti 'Avviso 8' e 'Avviso 12'.
   - Presidente Regione
   - Assessore Istruzione e Formazione
   - Assessore Economia
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  985 - Provvedimenti urgenti a sostegno delle famiglie e  delle
  imprese del comparto agricolo e della pesca.
   - Presidente Regione
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   - Assessore Economia
   - Assessore Attività produttive
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  986  -  Attuazione  del contratto di programma  regionale  con
  l'ITALTEL di Carini  (PA)  ed  iniziative  per  il mantenimento dei
  relativi livelli occupazionali.
   - Presidente Regione
   - Assessore Attività produttive
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  987  -  Chiarimenti  sui fondi paritetici  per  la  formazione
  professionale nelle piccole e medie imprese.
   - Presidente Regione
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   - Assessore Economia
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N. 988 - Costituzione del fondo etico regionale.
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.   989   -   Protezione  dal  rischio  derivante  da  operazioni
  finanziarie sui derivati per il bilancio della Regione e degli enti
  locali.
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia

   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  990  - Monitoraggio del patrimonio edilizio del centro storico
  di Palermo.
   - Presidente Regione
   - Assessore Territorio e Ambiente
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  991  -  Chiarimenti  sull'affidamento a soggetti  terzi  della
  programmazione del PO FSE 2007/2013.
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia
   - Assessore Istruzione e Formazione
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  992  - Chiarimenti in ordine alle dichiarazioni del Presidente
  della  Regione  in tema di maxirotazione del personale  presso  gli
  uffici dell'Assessorato Territorio.
   - Presidente Regione
   - Assessore Territorio e Ambiente
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  993  - Chiarimenti in ordine alle nomine di consulenti esterni
  presso  l'EMS  (Ente Minerario Siciliano) e l'ESPI (Ente  siciliano
  per la promozione industriale) in liquidazione.
   - Presidente Regione
   - Assessore Attività produttive
   - Assessore Economia
   - Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  994  -  Chiarimenti circa il mancato rinnovo dei contratti  di
  lavoro  di  190  dipendenti del COINRES  e  adozione  delle  misure
  necessarie alla salvaguardia ambientale.
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia
   - Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  995 - Iniziative per l'utilizzo dei beni confiscati alla Mafia
  nel territorio del comune di Palermo.
   - Presidente Regione
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N. 996 - Interventi per l'apertura del sito monumentale 'Complesso
  Monumentale  Guglielmo  II  -  Dormitorio Benedettini' di  Monreale
  (PA).
   - Presidente Regione
   - Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
   - Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N. 997 - Notizie in merito alla ventilata assunzione di 2500 unità
  per  progetti  in materia di energie ed alla nomina  di  consulenti
  nell'ambito  dell'iniziativa comunitaria  'Patto  dei  sindaci'  in
  ambito di energie rinnovabili.
   - Presidente Regione
   - Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
   - Assessore Economia
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  998  -  Iniziative a sostegno dei pescatori delle marinerie  e
  degli armatori vittime di sequestro dei pescherecci.
   - Presidente Regione
   - Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
   - Assessore Economia
   - Assessore Attività produttive
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  999  -  Azioni da intraprendere per l'adozione  di  interventi
  strutturali presso il presidio ospedaliero 'Ingrassia' di Palermo.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  1000  - Interventi a sostegno del mantenimento degli  istituti
  musicali siciliani Vincenzo Bellini di Catania, Vincenzo Bellini di
  Caltanissetta e Arturo Toscanini di Ribera (AG).
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia
   - Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N. 1001 - Iniziative per il rilancio dell'attività della Fiera del
  Mediterraneo di Palermo.
   - Presidente Regione
   - Assessore Attività produttive
   - Assessore Economia
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  1002  -  Chiarimenti  circa la prosecuzione  del  servizio  di
  elisoccorso di Pantelleria e nelle isole minori.
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia
   - Assessore Salute
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N. 1003 - Iniziative atte a garantire la prosecuzione dei rapporti
  di lavoro del personale precario presso il Comune di Monreale (PA).
   - Presidente Regione
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  1004 - Notizie in merito al rinnovo dei contratti per  gli  ex
  PIP del Progetto 'Emergenza Palermo'.
   - Presidente Regione
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  1005 - Notizie in merito alla presunta paralisi amministrativa
  presso gli uffici dell'Assessorato Turismo e dell'Assessorato  Beni
  culturali.
   - Presidente Regione
   - Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
   - Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N. 1006 - Notizie in merito al fondo per il commercio.
   - Presidente Regione
   - Assessore Attività produttive
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  1007  - Chiarimenti circa l'accorpamento di IRCAC in IRFIS  ed
  iniziative  finalizzate a scongiurare il prosieguo di  tale  scelta
  del Governo.
   - Presidente Regione
   - Assessore Attività produttive
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  1008  -  Notizie  in  merito  alla  chiusura  del  reparto  di
  rianimazione del Policlinico 'Paolo Giaccone' di Palermo.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  1009  -  Chiarimenti in ordine al rinnovo  dei  contratti  dei
  lavoratori  precari  presso gli enti locali, nonché  del  personale
  forestale e degli ATO.
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia
   - Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  1010  -  Notizie in merito alla dichiarazione dello  stato  di
  calamità naturale per le aziende colpite dall'esondazione del fiume
  Belice e interventi a sostegno del comparto agricolo.
   - Presidente Regione
   - Assessore Attività produttive
   - Assessore Risorse Agricole e Alimentari
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate  al
  Governo e alle competenti Commissioni.

                       Annunzio di interpellanze

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  interpellanze:

   N.  86  - Chiarimenti sulla gestione del CIAPI e sul c.d. 'Sistema
  Giacchetto'.
   - Presidente Regione
   Firmatari:  Ciaccio  Giorgio;  Zito Stefano;  Cancelleri  Giovanni
  Carlo;  Cappello Francesco; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa;  Foti
  Angela;  La Rocca Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina;
  Siragusa  Salvatore; Tancredi Sergio; Trizzino Giampiero;  Zafarana
  Valentina

   N.  87  -  Chiarimenti  e  provvedimenti urgenti  in  merito  alla
  prevenzione   ed   alla  cura  della  tubercolosi  nel   territorio
  siracusano.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Firmatari:  Zito  Stefano;  Cancelleri  Giovanni  Carlo;  Cappello
  Francesco; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa;  Foti
  Angela;  La Rocca Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina;
  Siragusa  Salvatore; Tancredi Sergio; Trizzino Giampiero;  Zafarana
  Valentina

   N.  88 - Interventi per ripristinare la dotazione di bilancio  nei
  confronti di AMNESTY INTERNATIONAL.
   - Presidente Regione
   - Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
   - Assessore Economia
   Firmatari:  Ciaccio  Giorgio;  La  Rocca  Claudia;  Zito  Stefano;
  Cancelleri  Giovanni  Carlo; Cappello Francesco;  Ciancio  Gianina;
  Ferreri  Vanessa;  Foti  Angela;  Mangiacavallo   Matteo;   Palmeri
  Valentina; Siragusa Salvatore; Tancredi Sergio; Trizzino Giampiero;
  Zafarana Valentina

   N.  89  -  Chiarimenti  e  provvedimenti urgenti  in  ordine  alla
  situazione del Parco scientifico e tecnologico della Sicilia.
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia
   Firmatari:  Zito  Stefano;  Ciancio Gianina;  Cancelleri  Giovanni
  Carlo;  Cappello Francesco; Ciaccio Giorgio; Ferreri Vanessa;  Foti
  Angela;  La Rocca Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina;
  Siragusa  Salvatore; Tancredi Sergio; Trizzino Giampiero;  Zafarana
  Valentina

   N.   90  -  Notizie  in  merito  alla  prosecuzione  dell'attività
  lavorativa degli ASU della cooperativa 'Normanna' presso  l'Azienda
  Foreste   demaniali  e  l'Ispettorato  ripartimentale  Foreste   di
  Messina.
   - Presidente Regione
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   - Assessore Territorio e Ambiente
   - Assessore Risorse agricole ed alimentari
   Firmatari: Zafarana Valentina; Cancelleri Giovanni Carlo; Trizzino
  Giampiero;  Mangiacavallo  Matteo; Zito Stefano;  Ciaccio  Giorgio;
  Siragusa Salvatore; Tancredi Sergio; Ciancio Gianina; Foti  Angela;
  Ferreri  Vanessa;  Palmeri Valentina; La  Rocca  Claudia;  Cappello
  Francesco

   N.  91  -  Inserimento  del  Comune di  Ragusa  nel  Coordinamento
  regionale sull'affidamento familiare.
   - Presidente Regione
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   Firmatari:  Ferreri  Vanessa;  Zito Stefano;  Cancelleri  Giovanni
  Carlo;  Palmeri  Valentina;  Ciaccio Giorgio;  Cappello  Francesco;
  Tancredi Sergio; Ciancio Gianina; Zafarana Valentina; Mangiacavallo
  Matteo; Foti Angela; La Rocca Claudia; Siragusa Salvatore; Trizzino
  Giampiero

   N.  92  -  Iniziative  urgenti per il  mantenimento  del  presidio
  ospedaliero  Santo Pietro di Caltagirone quale polo di  riferimento
  per la riabilitazione motoria.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Firmatari: Ioppolo Giovanni; Musumeci Nello.

   Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza  che
  il  Governo  abbia fatto alcuna dichiarazione, le interpellanze  si
  intendono  accettate e saranno iscritte all'ordine del  giorno  per
  essere svolte al loro turno.
                          Annunzio di mozioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  mozioni:

   numero  147   Messa in sicurezza del rivelino spagnolo  'Quintana'
  nella   città   di   Augusta   (SR) ,  degli   onorevoli   Coltraro
  Giambattista;  Di  Giacinto  Giovanni;  Dipasquale  Emanuele;  Oddo
  Salvatore, presentata l'11 luglio  2013;

   numero  148   Interventi a tutela della provincia di Ragusa  dagli
  attacchi  della  trasmissione  televisiva  Quinta  Colonna,   circa
  l'operatività  dell'aeroporto  di  Comiso  (RG) ,  degli  onorevoli
  Ragusa Orazio; Dina Antonino; Miccichè Gianluca Antonello; Sorbello
  Giuseppe, presentata l'11 luglio 2013;

   numero 149  Iniziative a tutela del personale del CIAPI di Palermo
  e   di   Priolo  Gargallo  (SR) ,  degli  onorevoli  Zito  Stefano;
  Cancelleri   Giovanni Carlo; Cappello Francesco;  Ciaccio  Giorgio;
  Ciancio  Gianina; Ferreri Vanessa; Foti Angela; La  Rocca  Claudia;
  Mangiacavallo   Matteo;  Palmeri  Valentina;  Siragusa   Salvatore;
  Trizzino Giampiero; Tancredi Sergio; Zafarana Valentina, presentata
  il 15 luglio 2013;

   numero   150   Iniziative  per  contrastare  la  vivisezione   nel
  territorio  regionale ,  degli onorevoli Zito  Stefano;  Cancelleri
  Giovanni  Carlo;  Cappello  Francesco;  Ciaccio  Giorgio;   Ciancio
  Gianina;   Ferreri   Vanessa;  Foti  Angela;  La   Rocca   Claudia;
  Mangiacavallo   Matteo;  Palmeri  Valentina;  Siragusa   Salvatore;
  Trizzino Giampiero; Tancredi Sergio; Zafarana Valentina, presentata
  il 15 luglio 2013;

   numero  151  Regolamentazione della tutela sanitaria dell'attività
  sportiva  in  Sicilia ,  degli onorevoli Zito  Stefano;  Cancelleri
  Giovanni  Carlo;  Cappello  Francesco;  Ciaccio  Giorgio;   Ciancio
  Gianina;   Ferreri   Vanessa;  Foti  Angela;  La   Rocca   Claudia;
  Mangiacavallo   Matteo;  Palmeri  Valentina;  Siragusa   Salvatore;
  Trizzino Giampiero; Tancredi Sergio; Zafarana Valentina, presentata
  il 15 luglio 2013;

   numero  152   Iniziative urgenti per tutelare l'occupazione  e  le
  prospettive  di  sviluppo  nel  settore  dell'estrazione  e   della
  lavorazione  degli idrocarburi in Sicilia , degli onorevoli  Leanza
  Nicola;  Cascio  Salvatore;  Lentini  Salvatore;  Nicotra  Raffaele
  Giuseppe; Ruggirello Paolo; Sammartino Luca; Sudano Carmela Valeria
  Maria, presentata il 16 luglio 2013;

   numero   153   Iniziative  per  mantenere  l'IVA  al  4%  per   le
  prestazioni  di  servizi  socio-sanitari ed  educativi  resi  dalle
  cooperative  sociali ,  degli onorevoli Lo Sciuto  Giovanni;  Greco
  Giovanni; Figuccia Vincenzo; Lombardo Salvatore Federico; Di  Mauro
  Giovanni;  Federico Giuseppe; Fiorenza Cataldo,  presentata  il  18
  luglio 2013.

   Avverto che le mozioni testé annunziate saranno demandate, a norma
  dell'art.   153  del  Regolamento  interno,  alla  Conferenza   dei
  Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari per la  determinazione  della
  relativa data di discussione.

               Comunicazione di ritiro di interpellanze

   PRESIDENTE.  Comunico che con nota mail inviata l'11 luglio  2013,
  recante  timbro di ingresso del 17 luglio successivo e protocollata
  al  n. 8614/AULAPG del 18 luglio 2013, l'onorevole Foti ha ritirato
  l'interpellanza   n.   84   in   quanto   di   contenuto   identico
  all'interpellanza n. 77.

   L'Assemblea ne prende atto.

   Comunico  che, con nota pervenuta il 18 luglio 2013 e protocollata
  al   numero  8692/AULAPG  del  23  luglio  successivo,  l'onorevole
  Zafarana ha ritirato l'interpellanza n. 90, testé comunicata.

   L'Assemblea ne prende atto

    Comunicazione di decreto di nomina di componente di Commissione

   PRESIDENTE.  Comunico che, con D. P. n. 164 del  18  luglio  2013,
  l'onorevole  Marco Falcone è nominato componente della  Commissione
  per  la verifica dei poteri, in sostituzione dell'onorevole Caputo,
  decaduto di diritto dalla carica di deputato regionale.
   Ne do lettura:

                         Repubblica  Italiana
                    ASSEMBLEA  REGIONALE  SICILIANA

                      I L    P R E S I D E N T E

   CONSIDERATO  che,  a seguito della declaratoria  di  decadenza  di
  diritto  dell'onorevole Salvatore Caputo dalla carica  di  deputato
  regionale, pronunciata nella seduta d'Assemblea n. 48 del 12 giugno
  2013,  si  è reso vacante il seggio ricoperto dallo stesso deputato
  nella Commissione per la verifica dei poteri;

   CONSIDERATO che occorre procedere alla relativa sostituzione;

   VISTA  la  designazione  del  Gruppo  parlamentare   Popolo  della
  Libertà - verso il PPE  al quale l'on. Caputo apparteneva;

   VISTO il Regolamento interno dell'Assemblea,

                             D E C R E T A

   l'onorevole  Marco FALCONE è nominato componente della Commissione
  per  la  verifica  dei poteri, in sostituzione  dell'on.le  Caputo,
  decaduto di diritto dalla carica di deputato regionale.
   Il  presente decreto sarà comunicato all'Assemblea.

                                             Palermo,  18 luglio 2013

   'norme per il riconoscimento dell'albergo diffuso in Sicilia'.

   Presidenza del Presidente Ardizzone


     Seguito della discussione del disegno di legge «Norme per il
                            riconoscimento
        dell'Albergo Diffuso in Sicilia» (nn. 230-120-76-152/A)

   PRESIDENTE.  Si passa al II punto dell'ordine del giorno:  Seguito
  della discussione del disegno di legge «Norme per il riconoscimento
  dell'Albergo Diffuso in Sicilia» (nn. 230-120-76-152/A).
   Invito   i   componenti  la  IV  Commissione  a   prendere   posto
  nell'apposito banco.
   Onorevoli  colleghi, al momento il Governo non  è  presente,  devo
  dire per la verità  che l'Assessore Stancheris qualche giorno fa mi
  aveva  chiamato chiedendomi se era possibile posticipare di qualche
  ora  la discussione del provvedimento al nostro esame. Io sarei per
  trovare  una  soluzione  di  mezzo, nel  senso  che  questo,  tutto
  sommato, è un disegno di legge elaborato dalla Commissione, quindi,
  di   iniziativa  parlamentare,  pertanto,  io  sarei   dunque   per
  continuare  la  discussione  in  Aula  in  attesa  che  arrivi   un
  rappresentante del Governo, ove lo ritenesse opportuno,  e,  a  mio
  avviso,  sarebbe  giusto  per  la  correttezza  dei  rapporti   tra
  istituzioni.  Ad  ogni modo, andiamo avanti  così  diamo  atto  del
  lavoro svolto da questo Parlamento e dalla Commissione di merito.
    Se non sorgono osservazioni, così resta stabilito.

   FORMICA. Signor Presidente, io dico di sospendere, potrebbe essere
  pericoloso.

   PRESIDENTE.  Comprendo onorevole Formica, però  è  un  disegno  di
  legge di iniziativa parlamentare, la Commissione ci ha lavorato  in
  maniera approfondita.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.   Signor  presidente,  onorevoli  colleghi,  intanto   io
  intervengo  perché la settimana scorsa sono stato il  promotore  di
  una  riflessione  su  un disegno di legge che a  mio  parere  aveva
  alcuni  punti  di  vulnerabilità e che  stamattina  in  Commissione
  informalmente,  così  come poi stabilito,  sono  stati  trattati  e
  superati.
   Credo  che saranno gli stessi colleghi del Movimento Cinque Stelle
  a   chiarirlo,  non  c'era,  così  come  non  c'è,  alcun   intento
  strumentale perché credo sia un disegno di legge voluto dall'Aula e
  quindi assolutamente condiviso.
   Io  non  mi  straccerei le vesti così come non me le straccio  per
  l'assenza  dell'assessore. Chiunque egli o ella  sia.  Il  problema
  però,  signor   Presidente,  è uno, il problema  è  decidere   ecco
  l'assessore  è arrivato , è decidere se oggi avremmo inaugurato  un
  precedente oppure no, per fortuna, non lo inaugureremo, quindi,  va
  bene così.

   PRESIDENTE. Onorevole Cordaro, io confido molto e prendo spunto da
  quello che lei ha appena detto, dalla legge che riguarda i rapporti
  Parlamento-Governo,   adesso   l'assessore   è   arrivato,    però,
  francamente, proprio in assenza di norme chiare, io mi rendo  conto
  che  in passato nelle legislature precedenti non si è andati avanti
  in   assenza   del   Governo.  Tuttavia,  ciò  non   ha   agevolato
  obiettivamente   i  lavori  d'Aula,   soprattutto  allorquando   si
  trattava di disegni di legge di iniziativa parlamentare.
   Comunque,  il problema in questo caso è stato risolto,  avevo  già
  comunicato  che l'assessore Stancheris mi aveva qualche  giorno  fa
  proprio  sollecitato  se potevamo prendere qualche  ora  di  tempo,
  adesso  con la sua presenza il problema è risolto e possiamo andare
  avanti con i nostri lavori.

         (Entra in Aula l'assessore per il turismo Stancheris)


   Presidenza del Presidente Ardizzone


                                Congedo

   PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Leanza é in congedo per oggi.
   L'assemblea ne prende atto.

   'norme per il riconoscimento dell'albergo diffuso in Sicilia'.

   Presidenza del Presidente Ardizzone


  Riprende il seguito della discussione del disegno di legge nn. 230-
                             120-76-152/A

   PRESIDENTE. Riprende il seguito della discussione del  disegno  di
  legge  nn. 230-120-76-152/A.
   Si passa all'articolo 1. Ne do lettura:

                               «Art. 1.
                               Finalità

   1. La Regione nell'ottica della diffusione del turismo sostenibile
  riconosce e regolamenta, come forma complementare e di supporto per
  lo  sviluppo turistico, l'albergo diffuso al fine di raggiungere  i
  seguenti obiettivi:

   a) destagionalizzare e arricchire l'offerta turistica;

   b)  recuperare  il patrimonio edilizio dei centri storici,  nonché
  ridurre il consumo del territorio;

   c)  incentivare l'economia del centro storico o borgo che  risente
  favorevolmente   dell'indotto,   nonché   valorizzare   i    centri
  commerciali  naturali definiti dalla legge regionale  15  settembre
  2005, n. 10, articolo 9;

   d)  dare  un nuovo slancio produttivo a quelle che sono le antiche
  maestranze che diventano così nuova attrazione turistica;

   e)  evitare lo spopolamento dei piccoli comuni spesso lontani  dai
  circuiti  turistici tradizionali, nonché offrire nuove  opportunità
  occupazionali».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   -  dagli onorevoli Grasso, Cordaro, Federico, Anselmo, Figuccia ed
  altri: 1.5, 1.4;
   - dagli onorevoli Clemente, Cordaro, Grasso e Lantieri: 1.6;
   - dagli onorevoli Germanà, D'Asero, Falcone e Assenza: 1.7;
   - dagli onorevoli La Rocca, Trizzino, Ciaccio e Palmeri: 1.3;
   -  dagli  onorevoli Germanà, D'Asero, Fontana, Falcone e  Assenza:
  1.1, 1.2.

     Si passa all'emendamento 1.5, che recita: «Al comma 1 premettere
  le  seguenti  parole   Fermo restando quanto previsto  dalla  legge
  regionale 6 aprile 1996, n. 27'».
   Onorevoli  colleghi,  devo  precisare  che  l'emendamento  1.5   è
  collegato  agli emendamenti 2.2 e 2.15 che danno la definizione  di
   paese  albergo',  se questo emendamento sarà  bocciato  gli  altri
  emendamenti saranno preclusi.
   Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   TRIZZINO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   STANCHERIS,  assessore per il turismo, lo sport e  lo  spettacolo.
  Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  comunico  che  il  punto  5   è
  superato.  In  conseguenza  di  questa  approvazione,  invito   gli
  onorevoli Clemente e Cordaro a ritirare l'emendamento 1.6.

   CORDARO. Perché non può restare in vita l'emendamento 1.6?

   CLEMENTE. Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento 1.6.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CLEMENTE.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  ritenevamo  di
  aggiungere   i   borghi  marinari,  specialmente   per   le   città
  metropolitane, che di fatto verrebbero esclusi dalla norma.
   Quindi,  pensiamo  ai  piccoli  paesini  come  Sferracavallo   che
  potrebbero usufruire di questa norma nuova e quindi poter avere  un
  impulso  economico. Riteniamo che  per i borghi  marinari  potremmo
  anche riferirci alla normativa regionale e quindi non penso che  ci
  siano problemi.

   TRIZZINO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TRIZZINO,   presidente  della  Commissione.   Signor   Presidente,
  onorevoli  colleghi,  questa questione è  stata  già  affrontata  e
  superata  perché  la natura del disegno di legge è fondamentalmente
  ancorata  all'Istituto albergo diffuso che è  differente  da  altri
  istituti quali per esempio il villaggio albergo.
   All'interno  del  villaggio albergo possono ben rientrare  ipotesi
  come  quella che diceva l'onorevole Clemente, tra l'altro,  rientra
  nel  concetto  di  ospitalità diffusa ed  inoltre  rientra  in  una
  materia  già disciplinata dalla legge regionale ed è in particolare
  la  n.  26  del  1996 o 1997, adesso non ricordo che, tra  l'altro,
  viene  richiamata con il primo emendamento che abbiamo votato.  Per
  cui,  fatta  salva la disciplina  di cui al villaggio  albergo,  la
  disciplina  dell'albergo  diffuso va ad inserirsi   in  aggiunta  a
  questa.
     Il  problema di fondo sta nel fatto che l'albergo diffuso  nasce
  con  un  principio ben specifico cioè la tutela e la valorizzazione
  dei  centri storici. Il centro storico è qualificato come tale  non
  solo  dal  codice dei beni culturali ma anche dai piani  regolatori
  come  zona   A ;  pertanto, si inserirebbe un elemento in  più  che
  andrebbe   a  snaturare  la  logica  stessa  che  sta   alla   base
  dell'Albergo Diffuso.

   PRESIDENTE.  Onorevole Clemente, credo che ci  si  possa  ritenere
  soddisfatti.  C'è  una  logica in quello che ha  detto  l'onorevole
  Trizzino.

   CLEMENTE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CLEMENTE.  Condivido  la parte iniziale del  ragionamento  ma  non
  quella finale.
     Se  per  centri storici intendiamo chiudere nelle città solo  ed
  esclusivamente i centri storici, nelle città, ripeto, come  Palermo
  dove  i  centri storici sono interessati da altri tipi di normative
  anche  quelle di recupero e tutto quanto, lasciare fuori  i  borghi
  marinari  nelle aree metropolitane ritengo non sia confacente   con
  quello che diceva l'onorevole Trizzino all'inizio del ragionamento.
   Se  poi  è  normata da quell'emendamento a cui lei si riferisce  è
  un'altra   cosa.  Però  la  parte  finale  mi  pare  che   sia   in
  contraddizione con quella iniziale.

   TRIZZINO,  presidente della Commissione. La questione  giustamente
  sollevata dall'onorevole Clemente è legata al fatto che non tutti i
  comuni  sono  dotati  di  PRG, proprio per  questo  motivo  abbiamo
  previsto  all'interno  dell'articolato una norma  che  contiene  la
  possibilità  di costituire ed istituire alberghi diffusi  anche  in
  quei luoghi dove per esempio insiste un programma di fabbricazione.
  In  questo caso la norma richiama il carattere identitario storico,
  monumentale, architettonico, e il riferimento chiaro è  alla  norma
  nazionale 42/2004, che quindi da un lato fa salvo quello che sono i
  comuni che sono andati in PRG, quindi dove è identificabile la zona
  A,  dall'altro fa anche salvo quegli enti locali privi di  PRG  che
  possono  comunque  dotarsi dell'Albergo diffuso  sempre  che  siano
  coerenti quelle zone con il carattere identitario che è legato alla
  storia,  all'architettura  e  alla  cultura,  che  poi  chiaramente
  sarebbe il richiamo all'applicazione del decreto 1444.

   ASSENZA, relatore. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ASSENZA,  relatore. Signor Presidente, chiedo scusa forse  c'è  un
  equivoco perché stamattina in Commissione tutti questi argomenti  e
  questi emendamenti all'articolo 1 erano stati discussi e affrontati
  e  risolti,  credo,  in  maniera unanime,  con  la  presenza  anche
  dell'onorevole  Cordaro attraverso il riferimento preliminare  alla
  sussistenza della regolamentazione già prevista dalla legge 46/96.
   Se  noi  dobbiamo  lasciare  quell'emendamento  che  già  è  stato
  approvato  dall'Aula  poc'anzi  e contemporaneamente  continuare  a
  ribadire  questi ulteriori emendamenti che, secondo  me,  a  questo
  punto  diventano  inammissibili perché già sono stati  coperti  dal
  recepimento  della  norma cui abbiamo fatto riferimento  all'inizio
  dei  lavori,  noi  rischiamo di creare un  duplicato  e  attraverso
  diversi  duplicati  delle  difficoltà interpretative  che  potranno
  creare degli inconvenienti in tema di pratica applicazione.
   L'intento,  credo  di  non  smentire nessuno,  era  questo  questa
  mattina  attraverso  il dibattito che abbiamo  avuto,  per  cui  io
  reitero  l'invito ai colleghi a considerare tutti  gli  emendamenti
  sub articolo 1 già assorbiti da quelli già discussi e approvati  in
  precedenza.

   PRESIDENTE.   Ringrazio  l'onorevole  Assenza  perché   ha   fatto
  chiarezza.  Questo è quello che oggi mi ha riferito  il  Presidente
  della Commissione e gli uffici che hanno partecipato a questo  tipo
  di lavoro, infatti pensavo che c'era già un momento di sintesi
   CLEMENTE. Io ero impegnato in Commissione Bilancio e non ho potuto
  partecipare ai lavori della Commissione di merito.

   PRESIDENTE. Un momento, perché se c'era una intesa di massima, non
  è quello che dice il Governo, che chiaramente è apprezzabile.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, premesso  che  io
  sono   favorevolissimo  alla  legge  perché   ritengo   che   possa
  rappresentare  un  elemento di sviluppo per la  nostra  economia  e
  soprattutto  per  quella  economia che riguarda  i  piccoli  centri
  storici,  i  nostri centri collinari, insomma può essere  una  mano
  d'aiuto.
   Pongo  però  soltanto un quesito, signor Presidente.  Leggendo  il
  testo di legge in nessuna parte ho notato di una qualsiasi forma di
  tassazione  o comunque di imposta che dovrebbe pagare chi  esercita
  questo tipo di attività. Il mio è solo un quesito. E non lo  so  se
  questo è perfettamente compatibile con la libera concorrenza da  un
  lato,  ma  non  tanto  con  gli  alberghi,  non  è  con  quelli  la
  concorrenza, non so se questa è una norma che possa passare indenne
  anche  dal vaglio del Commissario dello Stato, non prevede  nessuna
  forma di tassazione. Almeno, io non ho letto nulla. Come mai  si va
  ad  esercitare una attività e non si prevede neanche una tassazione
  minima?  Non c'è nulla, non sono previste imposte, non c'è  niente.
  Non  lo  so  se questo può rappresentare un limite. Era  questo  il
  quesito che volevo porre.

   GRASSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRASSO. Signor Presidente, assessore, onorevoli colleghi, è  stato
  opportuno che questo disegno di legge tornasse oggi in Aula proprio
  per   piccoli  accorgimenti  fra  i  quali  quelli  poc'anzi  detti
  dall'onorevole Formica.
   Ho  presentato un subemendamento oggi, proprio perché si pone  una
  disparità di trattamento nel momento in cui  si va a realizzare una
  struttura  ricettiva.  Il  disegno di legge  prevedeva  infatti  il
  cambio  di  destinazione  d'uso. Ebbene, il subemendamento  proprio
  perché  è  necessario che chi poi realizza una struttura  ricettiva
  quindi anche un albergo qualsiasi, una struttura ricettiva comunque
  paghi  quei tributi che sono indispensabili e che pagano anche  gli
  albergatori,  perché  altrimenti  si  verificherebbe  proprio   una
  disparità di trattamento.
   Pertanto,   non  una  tassa  qualsiasi,  quanto   il   cambio   di
  destinazione d'uso ai fini urbanistici che sottopone anche le nuove
  strutture  alberghiere a tutte le attività ricettive. Tutto  questo
  ha  un  senso perché noi oggi portiamo in Aula e quindi  approviamo
  una  legge, quella dell'albergo diffuso, ma sarebbe solo una  legge
  di  cornice se poi l'albergatore, l'ospitalità familiare, ecc,  non
  potesse accedere ai bandi. Nel momento in cui accede ai bandi e  io
  di questo credo che l'assessore si debba fare carico di questo oggi
  e  la sua presenza qui è importante proprio per questa ragione,  in
  modo  tale  che  questa  legge per potere poi  diventare  effettiva
  necessita  che  i  privati  siano nella  condizione  di  realizzare
  l'albergo diffuso. Ma, nel momento in cui partecipano al  bando  se
  restano  strutture  residenziali  e  non  vengono  paragonati  alle
  strutture ricettive sicuramente non si può finanziare un'abitazione
  privata.
   Dunque,  il senso dell'emendamento è proprio finalizzato a  questo
  anche  per  dare  una  possibilità, quindi non  è  solo  il  bed  &
  breakfast  ma  a  queste  strutture ricettive,  quindi  all'albergo
  diffuso,  in  modo che poi si possa accedere ai bandi.  Mi  auguro,
  spero  che  nella nuova programmazione se non vogliamo  che  questo
  disegno di legge resti solo una legge cornice, il Governo si faccia
  promotore  e  carico  di prevedere appositi  bandi  per  finanziare
  queste strutture.

   LA ROCCA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LA  ROCCA.  Signor Presidente, relativamente al  discorso  di  cui
  parlava l'onorevole Grasso volevo fare alcune precisazioni di  tipo
  tecnico  ovvero che, innanzitutto, l'albergo diffuso è classificato
  come  attività extra alberghiera, e come tale, come succede  per  i
  B&B  piuttosto  che con le case vacanza, gli affitta-camera  non  è
  previsto  cambio  di destinazione d'uso. In più nelle  altre  leggi
  regionali  non  è previsto cambio di destinazione d'uso.  La  parte
  relativa  alle tasse riguarda il Comune, è il Comune che stabilisce
  oneri  di urbanizzazione e quant'altro, quindi, non sussiste questo
  problema.

   PRESIDENTE. Onorevole Grasso si ritiene soddisfatta? Lo so che non
  è un dibattito tra lei e l'onorevole La Rocca, ma serve proprio per
  fare un disegno di legge abbastanza leggibile.

   GRASSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRASSO.  Signor Presidente, parliamo di Imu e parliamo  di  tarsu,
  non  parliamo di altre imposte, quindi, ai fini urbanistici saranno
  poi  i Comuni ad applicare, se sono attività ricettive, l'Imu e  la
  Tarsu,  così come per l'attività ricettiva. Non parliamo di  altro.
  Ai   soli  fini  urbanistici  è  consentito,  ma  è  una  struttura
  ricettiva.  O  è  una  struttura ricettiva o non  è  una  struttura
  ricettiva.

   ASSENZA, relatore. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ASSENZA,  relatore.  Tutti  questi  discorsi  comunque  non   sono
  relativi all'articolo 1, quindi, io ripeto, noi stiamo trattando  i
  problemi    all'articolo   1.   A   mio   parere,    l'approvazione
  dell'emendamento  iniziale preclude la  discussione  di  tutti  gli
  emendamenti  successivi  all'articolo  1.  Il  discorso  che  hanno
  prospettato  -  l'onorevole  Grasso  in  particolare  -  fa   parte
  dell'articolo  5,  penso,  e su questo  ritorneremo  perché  non  è
  assolutamente   fondata  questa  critica,   però   sarà   argomento
  dell'articolo  5 che, per quanto riguarda la hall  centrale  che  è
  necessaria  perché si realizzi l'Albergo Diffuso, il  mutamento  di
  destinazione d'uso è assolutamente necessario.
   Non  è  necessario per le unità abitative messe in rete a distanza
  che  rimangono unità residenziali, sia pure dedicate all'ospitalità
  diffusa.
   Però, ripeto, è argomento che riguarda l'articolo 5, qui siamo  in
  discussione sull'articolo 1.
   Se  voi, come ritengo, ritirate tutti gli emendamenti all'articolo
  1  perché  già assorbiti dall'emendamento già approvato, credo  che
  possiamo andare avanti utilmente nella discussione.

   PRESIDENTE. Onorevole Clemente, lo ritira?

   CLEMENTE. Non intendo ritirarlo.

   PRESIDENTE. Lei mi mette in difficoltà perché lo dovrei dichiarare
  inammissibile  io dopo i ragionamenti fatti dall'onorevole  Assenza
  ed io questo non lo voglio fare.

   CLEMENTE.  Io  vorrei  sapere  se si  possono  inserire  i  borghi
  marinari o meno.

   PRESIDENTE.  Secondo  l'onorevole Assenza,  avendo  noi  approvato
  sull'intesa  l'emendamento che richiama la legge n.  27  del  1996,
  rientrerebbe pure questa tipologia. Questo è il discorso  di  base,
  quindi sarebbe una ridondanza.
   Siccome  stiamo  cercando  di fare una  buona  legge,  io  mi  sto
  affidando al lavoro fatto dalla commissione.

   CLEMENTE.  Il  mio  emendamento è nell'ottica di  fare  una  buona
  legge.

   PRESIDENTE. Ma se lei lo trasforma in ordine del giorno e dice che
  riguarda anche

   CLEMENTE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CLEMENTE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io in ordine  del
  giorno  non intendo trasformarlo. Come mediazione, potrei  proporre
  un  subemendamento e dire che questo emendamento  si  rivolge  solo
  alle  aree metropolitane, in modo che lo specifichiamo meglio, alle
  città con un numero di abitanti superiori

   PRESIDENTE.  No, questo non è possibile, anche perché poi  abbiamo
  altri emendamenti che limitano ai comuni con 5.000 abitanti o 3.000
  abitanti.

   CLEMENTE. Proprio per questo, signor Presidente, proprio perché la
  norma  è rivolta ai comuni fino ad un certo numero di abitanti,  se
  noi  questo emendamento lo classifichiamo solo per le grandi  città
  e, quindi, per i borghi marinari delle grandi città, non andiamo in
  contrasto con la norma.

   STANCHERIS,  assessore per il turismo, lo sport e  lo  spettacolo.
  Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   STANCHERIS,  assessore per il turismo, lo sport e  lo  spettacolo.
  Signor Presidente, signori deputati, io sono d'accordo con i lavori
  che  abbiamo  fatto  in  commissione, abbiamo  seguito  insieme  il
  progetto di questo albergo.
   Credo  che  il concetto vada ampliato, quindi che quello  è  stato
  deciso  già comprenda l'idea del borgo marinaro. Quindi,  nell'idea
  di borgo e di paese-albergo sono intesi anche quelli che sono borgo
  marinaro,  se no dovremmo fare le eccellenze per tutti  i  tipi  di
  borghi che troviamo in Sicilia.
   Il  progetto di legge è un progetto più ampio che stimola anche  a
  valorizzare  quelli  che  sono borghi di ogni  tipo,  non  esclude,
  quindi,  il  progetto di legge mentre escluderebbe l'ammissione  di
  questo emendamento.

   MUSUMECI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà..

   MUSUMECI.    Signor   Presidente,  signor   assessore,   onorevoli
  colleghi,  io  mi  permetto di intervenire per manifestare  la  mia
  perplessità  circa  l'ostilità a rendere palese il  riferimento  ai
  borghi rurali nel testo della legge.
   Lo  dico  con  grande  rispetto  e  condivisione  per  lo  spirito
  dell'iniziativa  che,  peraltro,  richiama  -  mi  si  perdoni   la
  testimonianza  personale  -  una  mia  iniziativa  adottata   dalla
  provincia  di  Catania con  Paese-Albergo , qualcosa  che  somiglia
  alla valorizzazione dei centri storici e per la quale allora l'ente
  locale  impegnò  circa sette miliardi di lire. Lì  c'era  anche  un
  intervento finanziario per la riqualificazione degli immobili.
   Il  centro storico è una cosa, il borgo marinaro è un'altra  cosa.
  Ma  l'uno  e  l'altro meritano di essere valorizzati  e  di  essere
  sostenuti da presenze di strutture ricettive.
   Spesso  può  capitare che un Comune abbia un centro storico  e  un
  borgo marinaro...

   VULLO  ad esempio Acicastello.

   MUSUMECI   Faccio  un  esempio: Acireale ne  ha  sette  di  borghi
  marinari. Ognuno conserva la propria identità storica, ma quando si
  pensa  al  centro  storico si pensa all'Agorà, al nucleo  centrale,
  attorno al quale si è sviluppata la comunità, possibilmente con una
  presenza artistica monumentale ed architettonica di pregio.
   Il  borgo  marinaro non è forse testimonianza di  civiltà?  Non  è
  forse  salvaguardia di identità di un popolo?  Non  sono  forse  le
  casette  dei  pescatori e degli addetti alle attività marinare  che
  vanno salvaguardate e possono costituire motivo di richiamo per  il
  turista che vuole integrarsi, nella vacanza, all'interno di  quella
  comunità?
   Signor Presidente e colleghi - faccio riferimento, soprattutto, ai
  colleghi proponenti - io non vedo assolutamente quale motivo  possa
  impedire  che  al termine  centro storico , nella espressione,  nel
  concetto  che  abbiamo appena citato, possa essere abbinato  anche,
   borghi marinari , realtà peraltro non molto diffuse in Sicilia  ma
  che,  a  mio  avviso, andrebbero inserite nella valorizzazione  del
  patrimonio  urbanistico  e,  se non  è  di  interesse  monumentale,
  artistico, architettonico, certamente un borgo marinaro  porta  con
  sé il fascino di un interesse culturale.

   FIGUCCIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, colleghi deputati
  della  commissione, io ho avuto modo di apprezzare, davvero, questo
  disegno  di  legge  perché,  di  fatto,  riesce  a  recuperare  una
  dimensione  che  è  legata ad opportunità di  sviluppo  del  nostro
  territorio.
   E' un disegno di legge al quale stavamo lavorando anche noi e devo
  dirvi che affrontando la normativa, valutando quello che è accaduto
  anche in altri territori, a partire dalle esperienze degli anni '80
  che  vedono,  per  l'appunto, la nascita degli  Alberghi  Diffusi ,
  prima in Sardegna, poi in Friuli, in realtà non ho visto nulla  che
  creasse pregiudizio rispetto alla possibilità, così come introdotta
  dall'emendamento  1.5,  di  estendere  la  dimensione  dell'Albergo
  Diffuso, anche i centri marinari.
   Di questo ne abbiamo anche parlato con alcuni di voi.
   Non  capisco  quale  sia  la ragione per cui  volere  discriminare
  alcune  aree  rispetto  ad  altre.  L'area  metropolitana,  quindi,
  Palermo in testa, ad esempio, rimarrebbe fuori da questo genere  di
  iniziativa.
   Ci  fu  un momento in cui c'era una visione, ad esempio nella  mia
  città,  legata solo al centro storico. Purtroppo, questo genere  di
  atteggiamento, culturalmente, ritengo - e sono convinto  che  anche
  nella vostra idea ci sia questo - è assolutamente superato.
   Non  possiamo  guardare soltanto all'identità del centro  storico.
  Dobbiamo  pensare  che  un modo per valorizzare  le  identità,  per
  valorizzare  la territorialità è proprio, anzi, quello di  guardare
  alle  periferie, di guardare alle marinerie, di guardare alle  aree
  rurali. Aree che, purtroppo, rimangono completamente fuori da  ogni
  opportunità di sviluppo.
   Signor  Presidente,  io  direi  che questo  emendamento  introduce
  un'opportunità,  quella di estendere questo  trattamento  anche  ad
  altre  zone, evitando così che di discriminazione si possa parlare,
  rispetto  a  territori che altrimenti  Si può dire che  sì,  faremo
  un'altra  norma  ma, nel frattempo, noi avremo  evitato  ad  alcuni
  territori  la possibilità di utilizzare questa che è,  invece,  una
  buona norma.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE. Signor Presidente, signori assessori, onorevoli colleghi,
  io  credo  che l'emendamento che ha presentato l'onorevole Clemente
  come primo firmatario, vada sostenuto per le ragione che i colleghi
  che si sono susseguiti hanno palesato.
   In   effetti  -  devo  dire  -  nel  momento  in  cui  noi  stiamo
  disciplinando  l'Albergo Diffuso  noi, sostanzialmente, non  stiamo
  facendo   altro  che  qualificare  una  specificità  e  la   stiamo
  ascrivendo  a  quella classificazione di strutture  ricettive  che,
  domani, potranno essere perfettamente inserite nei bandi al fine di
  potere avere anche dei benefici da parte della Comunità europea  e,
  quindi, diventare beneficiari anche di fondi comunitari.
   Allora,  io  mi ponevo un problema e ne parlavo con il  Presidente
  Musumeci, poc'anzi, il problema me lo pongo proprio perché è un mio
  emendamento  successivamente all'articolo  3,  quando  si  vanno  a
  disciplinare  i  requisiti  dell'Albergo Diffuso  e  nei  requisiti
   dell'Albergo  Diffuso  al comma 2 si dice che   l'Albergo  Diffuso
  non può sorgere in comuni e borghi abbandonati o disabitati .
   C'è   un  mio  emendamento  soppressivo,  perché  se  teoricamente
   l'Albergo  Diffuso   non  nasce  che  per  rianimare,  rigenerare,
  rivitalizzare  l'esistente e dove è possibile anche ristrutturarlo,
  riadattandolo anche ad una forma ricettiva di accoglienza di quelle
  persone  che  vogliono conoscere un patrimonio magari  dimenticato,
  sottaciuto, poco conosciuto, bene, io credo che vicino,  oltre  che
  ai  centri  storici, ci sono i borghi marinari,  ma  ci  potrebbero
  essere anche quei borghi rurali; ora io so che vi è anche, mi pare,
  una  mozione, primo firmatario il Presidente Musumeci, che  intende
  recuperare   questi  contesti  territoriali,  al  fine   di   poter
  diventare, essi stessi, percettori di fondi comunitari, di benefici
  comunitari,   di   interventi   comunitari,   interventi   pubblici
  comunitari,  però, io mi pongo il problema: perché  dover  già  con
  questa legge escluderli?
   Io  credo che potremo, invece, ipotizzare e mi permetto, in questo
  senso,    presentare,    preannunciare   un   subemendamento    che
  all'emendamento dell'onorevole Clemente non fa altro che  carcerare
  la  parola   marinari' o, se vogliamo, se vi  fosse  l'accordo  del
  Governo, aggiungere  marinari e rurali'.
   Perché  chiedo  questo? Tra l'altro, il mio intervento  non  nasce
  altro  che  dall'intervento che ha fatto  il  Presidente  Musumeci,
  proprio perché ho colto nelle sue parole l'essenza di un intervento
  che  tende, che non deve essere ad excludendum ma che deve, invece,
  rafforzare  la  capacità ricettiva, la vocazione  ricettiva  di  un
  territorio.
   Noi  abbiamo, nella provincia di Catania, ad esempio,  Borgo  Lupo
  che  rappresentava un grande territorio e soprattutto un patrimonio
  assolutamente  importante  per un turismo,  se  vogliamo  anche  di
  nicchia,  ma  un  turismo  che diventava meta  preferita  di  tanti
  visitatori che volevano conoscere il patrimonio ambientalistico, il
  patrimonio  paesaggistico,  quella straordinarietà  che  il  nostro
  territorio,  in  sostanza, presenta ma,  ad  esempio,  ci  potrebbe
  essere  nella provincia di Enna, c'è il cosiddetto Borgo Bacarà,  è
  vero, è disabitato, però, perché no, se ci fosse un investitore che
  volesse   riadattare,  rigenerare,  riqualificare  questo  contesto
  perché gli dobbiamo precludere di poterlo fare.
   Allora,  io  - e concludo - guardo ad una norma non come  qualcosa
  che deve limitare come un qualcosa che deve limitare ma guardo alla
  norma  come  la  possibilità  che il legislatore  dà  a  chi  vuole
  investire di poterlo fare ma soprattutto come la possibilità che si
  vuole  dare a coloro che vogliono visitare dei territori di poterlo
  fare.
   In questo senso preannuncio questo mio subemendamento che aggiunga
  al  borgo marinaro anche il borgo rurale,  borghi marinari e borghi
  rurali'.

   SUDANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SUDANO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, è vero che abbiamo
  dibattuto  su questa questione in Commissione, però devo  dire  che
  come  in  Commissione  ritenevo che  andavano  inseriti  i  borghi,
  condivido l'emendamento che ha fatto l'onorevole Clemente. Perché è
  vero  che  la  normativa sugli Alberghi Diffusi è una normativa  di
  competenza  regionale e se andiamo a guardare le varie regioni  che
  hanno  legiferato  su  questa  materia  possiamo  vedere  che,  per
  esempio,  la  Regione Liguria ha inserito i borghi in genere  e  la
  Puglia, invece, ha inserito i borghi rurali.
   Quindi,  non vedo perché non possiamo inserire nella nostra  legge
  sia i borghi rurali che quelli marinari.

   PRESIDENTE.  Grazie all'onorevole Sudano che è stata essenziale  e
  chiara.

   VULLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VULLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, qualcuno  dimentica
  che  stiamo parlando di Albergo Diffuso. Parliamoci chiaro,  non  è
  che  qui fuori ci sono diecimila imprenditori che stiamo aspettando
  che noi facciamo questa legge.

   MUSUMECI. Non ce n'è neanche uno.

   VULLO.  Come  dice l'onorevole Musumeci, forse non ce n'è  neanche
  uno.  Cerchiamo  di  essere concreti. Credo che  ci  siano  diverse
  leggi, perché se noi partiamo da alcune considerazioni che ha fatto
  l'onorevole  Clemente,  sul  suo  emendamento,  quello   che   dice
  l'onorevole  Falcone,  quello che ha detto l'onorevole  Musumeci  e
  allora  facciamolo  questo Albergo Diffuso  partiamo  dallo  Zen  e
  finiamo  a Librino, per toccare anche qualche altro quartiere.  Non
  me ne vogliano né quelli dello Zen, neanche quelli di Librino.
   Questa  legge  è  fatta  ad hoc per alcuni comuni  con  abitazioni
  piccole,  al di sotto di cinquemila abitanti. Voi sapete meglio  di
  me che questo si può applicare solo ed esclusivamente perché chi fa
  l'imprenditore,  se  deve scegliere di fare un bed  and  breakfast,
  sicuramente  sceglie  di  fare un bed and breakfast  perché  è  più
  appetibile, sicuramente si può lavorare di più e quant'altro.
   Questo  lo  si  fa  solo ed esclusivamente in alcuni  piccolissimi
  comuni  dove  alcuni imprenditori si uniscono, hanno tre,  quattro,
  cinque  appartamenti,  li mettono insieme e fanno  un'attività  del
  genere.  Sicuramente è un'attività meritoria che potrebbe  portare:
  primo,  ad  intensificare nuovamente un po' di flusso turistico  in
  questi  comuni  che sicuramente non hanno; secondo,  di  mettere  a
  frutto  queste abitazioni che sicuramente sono abitazioni sfitte  e
  terzo, si potrebbe creare una piccola attività.
   Se  noi  cominciamo a toccare tutto lo scibile  dei  comuni  della
  nostra  Regione va a finire che facciamo una legge molto carente  e
  molto  confusionaria. La gente così non capisce  nulla.  In  questo
  Parlamento,  specialmente nel passato, i legislatori  che  ci  sono
  stati  hanno  creato,  tantissime  volte,  solo  ed  esclusivamente
  imbarazzo e confusione presso la gente.

   LA ROCCA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LA  ROCCA.  Signor Presidente, signori deputati,  volevo  spiegare
  ulteriormente perché non capisco in questo momento a cosa è servito
  l'incontro  di  questa  mattina se continuiamo  a  riparlare  delle
  stesse  cose.  Con  il primo emendamento che abbiamo  votato  siamo
  venuti  incontro  alle esigenze portate giustamente  dall'onorevole
  Falcone  e  dall'onorevole Musumeci. Un conto è l'Albergo  Diffuso,
  che ha delle caratteristiche basilari che non abbiamo inventato noi
  ma  sono  caratteristiche  portate avanti  anche  dall'Associazione
  Nazionale  di cui vediamo la rivalutazione di centri  di  un  certo
  valore,  piuttosto che il Paese e quel Comune, e il fatto che  deve
  essere vivo è alla base.
   Per  le altre esigenze esiste il Villaggio Albergo che tra l'altro
  in  Sicilia è già normato e prevede esattamente quello che  prevede
  l'Albergo Diffuso, quindi parliamo di unità abitative dislocate  in
  edifici  preesistenti,  già  è presente  questa  definizione  ed  è
  presente all'articolo 26 nella legge regionale 26 del '97,  quindi,
  non dobbiamo aggiungere una legge ulteriore che ribadisce la stessa
  cosa,  altrimenti si fa confusione tra due leggi. Abbiamo l'Albergo
  Diffuso,  da  un  lato, e in un'altra legge regionale  del   97  la
  definizione di Villaggio Albergo. Quindi, sono due cose differenti.
   Questo  l'abbiamo  spiegato anche stamattina,  l'abbiamo  inserito
  nell'emendamento  che  è stato votato quindi stiamo  continuando  a
  parlare all'infinito delle stesse.

   ASSENZA, relatore. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ASSENZA,  relatore.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  vi
  chiedo  scusa  ma  io  insisto nel ritenere  che  tecnicamente  non
  possiamo   mettere   ai   voti  questi   emendamenti.   E'   attesa
  l'approvazione dell'emendamento di poco fa. Io inviterei i colleghi
  con   molta  onestà  intellettuale  a  leggere  l'articolo   1    e
  successivamente   l'emendamento  che   abbiamo   testé   approvato.
  L'articolo   1  dice  esattamente  le  ragioni  nell'ottica   della
  diffusione  del  turismo sostenibile, riconosce e regolamenta  come
  forma complementare di supporto per lo sviluppo turistico l'Albergo
  Diffuso.  A  questo  noi  abbiamo aggiunto  fermo  restando  quanto
  previsto  dalla Legge regionale 6 aprile 1996 numero  27 ,  che  si
  occupa  di borghi, di paesi-albergo, di residenze, di affittacamere
  e di tutto.
   Quella che abbiamo introdotto è una forma complementare di turismo
  che  è  specifica  per i centri storici, fermo  restando  tutte  le
  agevolazioni e le previsioni già in vigore con quella legge.
   Nel  momento  in cui noi abbiamo fatto riferimento a quella  legge
  tutti questi subemendamenti o emendamenti che reintroduciamo creano
  solo  un  duplicato  di normazione della quale la  Sicilia  non  ha
  assolutamente bisogno tranne che non  vogliamo creare un  calderone
  unico  nel quale non sarà più possibile individuare quali  sono  le
  specificità  delle  singole forme di offerta  turistico-alberghiera
  che  la  nostra  isola  deve offrire. Io mi  permetto,  quindi,  di
  insistere perché i colleghi ritirino questi emendamenti,  nel  caso
  in  cui non lo si voglia fare io chiedo che la Presidenza assuma le
  decisioni  del  caso, se ritiene, comunque, che si debba  procedere
  ugualmente  alla votazione o se, attesa la preventiva  approvazione
  dell'emendamento  iniziale,  non ritenga  che  sull'articolo  1  la
  discussione debba essere considerata definitivamente chiusa.

   TRIZZINO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TRIZZINO,   presidente  della  Commissione.   Signor   Presidente,
  onorevoli colleghi, concludendo io volevo ricollegarmi a quello che
  diceva   l'onorevole   Figuccia  in  merito  alla   discriminazione
  relativamente ad alcune figure e ad altre no. In realtà qui c'è una
  discrasia.
   La  discriminazione  se c'è stata era fino ad  oggi  relativamente
  all'Albergo Diffuso, perché non c'è mai stata una normativa che  lo
  qualificasse, ma il Villaggio Albergo già c'era per cui se si  deve
  parlare  di discriminazione, caso mai, è quella che c'è stata  fino
  ad  oggi,  ma  da domani, dal momento in cui ci sarà  questa  nuova
  legge,  verrà parificata e pianificata la questione perché ci  sarà
  un  istituto  giuridico  che è il Villaggio Albergo  che  qualifica
  borghi  rurali,  marinari, eccetera e dall'altro l'Albergo  Diffuso
  che qualifica i centri storici. Allora la normativa sarà chiusa.

   CLEMENTE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CLEMENTE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, stiamo  cercando
  tutti di fare una buona legge perchè...

   PRESIDENTE... Il dibattito è interessante, non è secondario, anche
  perché,  tutto quello che viene detto è registrato e, comunque,  mi
  auguro non ci sia un problema di interpretazione, però il dibattito
  ripeto, è registrato, fa parte quindi della procedura. Tutti stiamo
  affermando da un lato e dall'altro che, comunque, il borgo marinaro
  è  già inserito nel villaggio albergo e, quindi, la Commissione sta
  insistendo  perché non vorrebbe ci fosse un danno su  questo  e  si
  aggravasse la situazione.

   CLEMENTE.  Signor  Presidente, io non vorrei che  si  facesse  una
  danno,  al  contrario  e  mi  spiego.  La  legge  del   96  rimanda
  all'articolo  13,  se  non ricordo male, ad una  individuazione  da
  parte dei Comuni attraverso i PRG. Secondo me, avere la possibilità
  di normarlo noi e di specificare che i borghi marinari vanno tenuti
  in  considerazione  è  meglio  che  lasciare  liberi  i  Comuni  di
  interpretare  la  legge come vogliono, perché, se  noi  abbiamo  la
  possibilità   di  specificare  e  normare  qualcosa  con   maggiore
  precisione,   non  capisco  perché  dobbiamo  rimandare   a   terzi
  l'attuazione di una legge. Quindi, ritengo che sia meglio,  proprio
  al  fine  di  specificare: dato che non stiamo  facendo  niente  di
  nuovo,  e questo lo dice bene lei, però lo normiamo in maniera  più
  corretta  in  modo che anche i Comuni non abbiamo poi da  travisare
  quello che vogliamo dire.

   RAGUSA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE: Ne ha facoltà.

   RAGUSA.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  ritengo   che
  l'affermazione  fatta dal collega Clemente, sia  pertinente  perché
  dal  momento  in  cui  noi normiamo, anche per i  borghi  marinari,
  all'interno   di   questa  legge  regionale,  eviteremmo   che   le
  interpretazioni  dei  Comuni possano essere,  di  volta  in  volta,
  differenti. Quindi, partendo da questa legge, daremmo un  indirizzo
  ben  preciso, che va a comprendere anche i borghi marinari. E  poi,
  chiedo  anche,  all'interno dei borghi marinari  ci  sono  anche  i
  centri  storici,  quindi, non capisco perché  bisogna  evitare  per
  forza di cose i borghi marinari. E' interessante, invece, includere
  i  borghi marinari, che vi è una norma generale che dà un indirizzo
  ben preciso anche ai Comuni.

   SORBELLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SORBELLO. Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi,  forse
  vado  in  controtendenza a quanto detto fino a questo  momento  ma,
  ritengo  una precisazione indispensabile. Poiché se nel PRG  di  un
  Comune  è  individuato anche il borgo marinaro, significa  che  nel
  borgo  marinaro  c'è  un'identità di  zona  storica,  basta  essere
  presente  in quel territorio una chiesa, già in automatico  abbiamo
  la  zona  A  (la  zona  storica). E,  quindi,  non  capisco  questa
  aberrazione di inserire, se è una zona abusiva allora dobbiamo dire
  vogliamo il borgo marinaro o vogliamo con questa strategia inserire
  anche  tutte le zone abusive. Se vogliamo inserire le zone abusive,
  i  litorali,  quelle  della norma entro i 150 metri,  allora  siamo
  d'accordo  che  dobbiamo mettere il borgo  marinaro.  Ma  il  borgo
  marinaro   è  inserito.  Allora,  vogliamo  vedere  noi  il   piano
  regolatore.

   PRESIDENTE: Non vorrei che diventasse una norma di sanatoria.  Non
  è assolutamente così. Stiamo facendo una buona legge.

   SORBELLO.  Allora  noi  vogliamo vedere, come  ha  detto  poc'anzi
  l'onorevole  Musumeci, se i 7 borghi del Comune di Acireale,  Santa
  Tecla, non hanno la zona storica? Vogliamo accettarlo?
   Se diciamo che sono borghi marinari, già consolidati nel tempo con
  una  storia, con una tradizione, anche perché l'articolo 3  poi  ci
  rimanda  alla  specificità  dei  prodotti  tipici,  ai  negozi   di
  vicinato,  cose che sicuramente non possono avere le zone  abusive,
  allora il borgo marinaro, già di per sé, è inserito nella norma,  è
  sottinteso che c'è la realtà del borgo marinaro perché previsto nel
  PRG funzionale come è individuata anche una zona storica.
   Dobbiamo  specificare  anche che nei borghi marinari  non  possono
  essere  inserite le zone abusive realizzate negli ultimi decenni  o
  negli ultimi lustri.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Corbello, lei è  andato  al  di  la  delle
  intenzioni probabilmente dei presentatori dell'emendamento, non che
  li  voglia  difendere,  dico,  per carità,  perché  se  un'opera  è
  abusiva,  è  abusiva e basta e non c'è nessuna legge che  la  possa
  sanare.

   GRASSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRASSO.  Signor  presidente,  onorevoli  colleghi,  forse,   oggi,
  parliamo  di  albergo  diffuso; la  collega  diceva  che  i  borghi
  marinari rientrano nel villaggio albergo.
   Allora,  dobbiamo fare un po' di chiarezza: se è  volontà  di  non
  includere i borghi marinari nel disegno di legge, diciamo -  e  poi
  passiamo  alla votazione - che il disegno di legge è un disegno  di
  legge    che    prevede   l'albergo   diffuso    con    determinate
  caratteristiche, all'interno dei centri storici, quindi, delle zone
  A  e  non  potrebbe  essere, neanche in questo caso,  demandato  ai
  Comuni,  laddove i Comuni sono privi di piano regolatore  generale.
  Un  sindaco,  un Comune, un'amministrazione comunale, infatti,  può
  decidere di fare realizzare, in assenza di PRG, un albergo  diffuso
  in una periferia.
   Il  villaggio  albergo non fa altro che - la legge 3 -  disciplina
  esattamente quello che oggi, noi - l'articolo 3 della legge 27  del
  '96  -  disciplina quello che oggi stiamo dicendo  sotto  forma  di
  albergo  diffuso  ma  non  contempla i borghi  marinari;  non  sono
  contemplati  i  borghi   marinari  nel  villaggio  albergo?  Perché
  villaggio  albergo  sono  quegli  alberghi  in  un'unica  area  che
  forniscano  agli utenti unità abitative dislocate  in  più  stabili
  servizi centralizzati.
   Sostanzialmente, quindi, dico che l'albergo diffuso è già  normato
  dalla legge numero 27 del 1996.
   Che  cosa vogliamo fare, per l'albergo diffuso vogliamo creare  un
  modello  di  ospitalità  diffusa? Vogliamo realizzare  delle  unità
  abitative ma perché non includere anche i borghi marinari, così che
  valorizzano  un'altra  parte  di  territorio  legata  ad   un'altra
  identità   culturale.  Le  distinguiamo  dai   villaggi   alberghi,
  altrimenti,  ricademmo nella stessa confusione. E' una  riflessione
  che,  sicuramente, potrebbe chiarire alcuni aspetti del disegno  di
  legge.

   CANCELLERI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CANCELLERI.   Signor   presidente,  onorevoli   colleghi,   questa
  discussione  sulle particolarità di inserire le parole   di  borghi
  marinari ,   di  borghi rurali , sinceramente,  mi  lascia  un  po'
  perplesso. Spero che nessuno si offenda se dico che stiamo perdendo
  del tempo.
   Mi  riferisco  citando proprio alcune situazioni  che  sono  anche
  contenute nel successivo articolo 2 dello stesso disegno di  legge,
  che fa riferimento proprio ai centri storici di zona A.
   Particolarmente, ai sensi del decreto ministeriale  del  2  aprile
  1968, n. 1444, che da, secondo me, una risposta a tutte quelle  che
  possono essere in questo momento i dubbi o le richieste, proprio al
  comma  a)  dice che sono considerate zone territoriali omogenee  le
  parti di territorio interessate da agglomerati urbani che rivestano
  carattere  storico, artistico o di particolare pregio ambientale  o
  da porzioni di essi.
   In  questa descrizione vengono riconosciuti quelli che sono  anche
  borghi  marinari,  borghi rurali di particolare interesse  storico,
  perché non tutti quelli che vengono definiti  borghi marinari  sono
  di valenza storico-artistica.
   Poco   fa,  in  maniera  molto  pregevole,  l'onorevole  Musumeci,
  ricordava alcuni borghi marinari della città di Acireale; se penso,
  ad  esempio, a Santa Tecla o Santa Maria La Scala, sicuramente, c'è
  una  qualche  valenza storica o, comunque, artistica.  Varrebbe  la
  pena,  quindi,  di  avere  sicuramente qualche  cosa  come  albergo
  diffuso.
   Ma  ci  sono  altre  zone della Sicilia che non  sono  altrettanto
  pregevoli dal punto di vista storico artistico.
   A  fronte  di  questo  ragionamento, penso e  spero  che  tutti  i
  colleghi convengano che non c'è bisogno alcuno di aggiungere questa
  parola perché già il disegno di legge è completo e fa rientrare  un
  po'  tutte  quelle  discrezioni che ci  sono  anche  per  i  borghi
  marinari e quant'altro.

   MILAZZO Giuseppe. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MILAZZO   Giuseppe.   Signor   presidente,   onorevoli   colleghi,
  partecipando  al dibattito d'Aula, colgo una preoccupazione  che  è
  quella  che  ne  venga  fuori  una  norma  che  sia  esclusiva   di
  determinate aree che, invece, potrebbero essere risorse; invece, ci
  dobbiamo sforzare di fare una norma che includa e non escluda.
   Inserire  i borghi marinari non pregiudica, non contrasta  con  la
  normativa  precedente. Vale la pena ricordare, signor Presidente  e
  onorevoli   colleghi,  lo  spirito  della  norma,  perché   se   ci
  ricordassimo  il  motivo per cui portiamo  in  Aula  questa  norma,
  forse, troveremmo la strada giusta per il proseguo dei lavori.
   Lo spirito di questa norma è cercare di creare sviluppo. Ora, ogni
  norma  che  possa creare sviluppo e che escluda la  possibilità  ad
  alcune  aree  di non partecipare allo sviluppo, di  non  fruire  di
  sviluppo e, quindi, di beneficiare dell'approvazione di una  norma,
  è  una  norma che è cieca, è una norma che esclude e quindi  è  una
  norma  che ha un pregiudizio nei confronti di una determinata parte
  di tessuto sociale e turistico di questa Regione.
   Come  può  l'Assemblea regionale siciliana trattare una norma  che
  vada a pregiudicare, che vada ad escludere determinate aree?
   Non  penso  che sia questa la strada giusta, signor Presidente,  e
  per  non dilungarmi a beneficiare dei tre minuti vorrei ancora  una
  volta   rimarcare  e  auspicare  che  l'autorevolezza   di   questa
  Commissione emerga  tutta nel cogliere un fatto: che bisogna  avere
  anche   l'umiltà   che   pur  avendo  fatto  un   lavoro   egregio,
  l'autorevolezza  e  il  dibattito  d'Aula  è  necessario  ed  è  ad
  integrazione  dei  lavori  della Commissione,  altrimenti,  qua  ci
  portate  il  pacchettino infiocchettato e non facciamo  nemmeno  il
  dibattito d'Aula.
   Siccome  i  padri di questa Assemblea hanno previsto il  dibattito
  d'Aula,   appunto,   per  sviscerare  anche   argomentazioni   che,
  evidentemente,  a  causa  di una certa  ristrettezza  di  tempi  in
  Commissione  non c'è la possibilità di analizzare nei  particolari,
  poi,  in Aula, attraverso gli interventi di chi magari vive più  di
  altri  determinate  realtà, tipo i borghi  marinari  ed  escluderli
  significa non solo approvare una norma che è parzialmente  efficace
  ma privare di sviluppo altre aree, perché il problema è che uno non
  approva  una  norma  se è dannosa per una determinata  area  ma  se
  approvare una norma che include una determinata parte di territorio
  non  crea  danni, anzi da un'opportunità, perché privare di  questa
  opportunità le borgate marinare, signor Presidente?
   La ringrazio per avermi dato la possibilità.

   PRESIDENTE. Sono stati sviscerati argomenti a sostegno dell'una  o
  dell'altra tesi, al fine di agevolare il percorso d'Aula.
   Onorevole   Milazzo,  la  rassicuro:  non  credo  che  sia   stata
  intenzione della Commissione, il dibattito, tutt'altro; l'hanno più
  volte esaminata in Commissione.

   MILAZZO Giuseppe. Io non ho detto questo.

   PRESIDENTE.  Dobbiamo  evidenziare  che  ci  stiamo  sforzando  di
  approvare una legge che si possa estendere il più possibile a tutte
  quelle  situazioni  che  partono dal concetto  di  centro  storico,
  perché  - e su questo chiederei l'intervento dell'onorevole Assenza
  -  sulla  definizione  di borgo marinaro,  da  un  punto  di  vista
  giuridico, voi, all'articolo 2, mi definite il centro storico.
   A  mio avviso, il borgo marinaro non è escluso; non vorrei che poi
  rimandiamo  un problema senza definire quello che giuridicamente  è
  il  borgo marinaro e lo rimandiamo ai comuni. Questo è il punto  di
  base.
   Sto dicendo che dobbiamo essere chiari perché il centro storico mi
  viene  definito all'articolo 2; del borgo marinaro una  definizione
  giuridica non ce l'ho in questo momento  .
   Peraltro, l'onorevole Clemente, sulla base del suo intervento,  ci
  ha  fatto comprendere in maniera molto chiara che questo è un  modo
  per  dare la possibilità ai comuni con popolazione superiore  ai  5
  mila abitanti - perché poi vedo sostanzialmente - di partecipare  a
  questa legge. La Commissione, dall'altro lato, mi sostiene; c'è già
  una  legge  che  da la possibilità di intervento anche  per  queste
  soluzioni.   Dobbiamo evitare di fare un pasticcio giuridico.  Dico
  la  definizione di borgo marinaro; mi pongo solo questo problema in
  questo  momento perché sono consapevole e condivido il ragionamento
  che è stato fatto.
   Il  ragionamento  che  è stato fatto dice  che  dobbiamo  dare  la
  possibilità a tutti di intervenire. L'onorevole Sorbello, ripeto, è
  andato  al  di là; è andato oltre. E' chiaro che un borgo  marinaro
  può  essere un centro storico per la presenza di chiese, perché c'è
  una  identità culturale particolare, per l'identità della  memoria,
  per  tutto quello che vogliamo, però, onorevole Assenza, non so  se
  avete approfondito il concetto giuridico di borgo marinaro.

   ASSENZA, relatore. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ASSENZA,  relatore.  Signor Presidente, lei ha colto perfettamente
  il  problema  perché  qui  sembra  che  la  Commissione  si  voglia
  arroccare  in  chissà  quale difesa di  tesi  e  preconcetti  senza
  accettare  nessun dialogo, nessuna possibilità di confronto.  Nulla
  di più errato.
   Mi  permetto  dire  all'onorevole Milazzo e a  quanti  altri  sono
  intervenuti che sì uno degli scopi del disegno di legge è quello di
  favorire  lo sviluppo ma, nel contempo, è l'altro, di rivitalizzare
  i  centri storici sempre più abbandonati delle nostre città,  dando
  la  possibilità di creare una forma, che poi può essere  accolta  o
  meno  dagli  imprenditori,  dai residenti,  una  forma  in  più  di
  sviluppo.

   MILAZZO. E se ci mettiamo i borghi marinari che cambia?

   ASSENZA,   relatore.  Allora,  qui  dobbiamo  chiarire  che   cosa
  intendiamo  per  borgo marinaro; non offendo  nessun  centro  delle
  altre province ma parlo della mia provincia di Ragusa.
   Non so chi la conosce ma se devo definire borgo marinaro nel quale
  consentire la possibilità di albergo diffuso, per esempio, Casuzze,
  che  è una borgata cresciuta abusivamente sulla strada provinciale,
  è chiaro che non ci stiamo.
   Se  i  colleghi  e mi sforzo di dire: se voi aveste  la  bontà  di
  leggere  questo  disegno  di  legge,  dal  primo  all'ultimo  degli
  articoli, avreste avuto la possibilità di leggere, all'articolo  2,
  dove,  all'ultimo comma, al concetto di centro storico si  affianca
  quello esattamente  di aree individuate dagli stessi comuni come da
  interesse storico, architettonico, monumentale . In questa  dizione
  è  chiaro  che  può  essere compreso anche  il  borgo  marinaro  di
  particolare    pregio,   quello   cui   si    faceva    riferimento
  nell'intervento dell'onorevole Sorbello o negli altri.
   Se  noi,  però, a forza, introduciamo dei concetti necessariamente
  generici come quello di borgo marinaro o di borgo rurale, significa
  che  estendiamo  questa  disciplina a  tutto  il  territorio  della
  regione  Sicilia  e  questo va contro quello è  uno  dei  capisaldi
  essenziali di questa normativa, ossia quello di partire dai  nostri
  centri storici per la valorizzazione degli stessi.
   In  questo  concetto di centro storico allargato  come  centro  di
  identità  culturale, storico, artistico monumentale possono  essere
  affiancati   queste  ulteriori  realtà;  sono  affiancati   difatti
  attraverso la previsione dell'ultimo comma dell'articolo 2.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  ho  ascoltato
  buona  parte  degli  interventi e  devo  dire  che  mi  sembra  una
  discussione un po' forzata quella che stiamo promuovendo.
   Intanto  perché  vorrei  ricordare che  questa  norma  si  rivolge
  all'iniziativa  privata; è una norma che prevede la possibilità  di
  dare  residenzialità  turistica, ricettività turistica  in  aree  a
  scarsa vocazione o capacità turistica ricettiva.
   E'  una  norma  che  deve  avere, a mio  avviso,  la  capacità  di
  immaginare  un modello di sviluppo delle nostre città che  vive  il
  turismo come una capacità reale di attrazione del turismo.
   Spesso,  il  turismo  è più una evocazione che  non  una  capacità
  effettiva di organizzare.
   Lo  dico  ai colleghi: è vero che il comma 2, come diceva poco  fa
  l'onorevole Assenza, fa riferimento al fatto che i Comuni  che  non
  hanno  i  piani  regolatori; ove è individuato  o  tratteggiato  il
  perimetro  del  centro storico, possono, in analogia  all'interesse
  monumentale  e  architettonico, artistico di altre  aree  esistenti
  nell'ambito   urbano,  disciplinare  in  quelle  aree,   com'è   la
  possibilità di dare attuazione anche all'albergo diffuso.
   Ma  mi chiedo e vi chiedo: non è forse obiettivo nostro consentire
  il  massimo della promozione, fermo restando che poi ci deve essere
  chiaramente una valutazione da parte del soggetto che è interessato
  a realizzare questa tipologia di risposta economica?
   Perché   ci  dobbiamo  chiudere  sapendo  che  le  nostre   realtà
  territoriali possono avere realtà dove i centri storici, assieme ad
  altre  aree  delle stesse città, i borghi, però, così come  si  sta
  facendo  il dibattito è come se contrapponessimo l'esclusività  dei
  centri  storici; solo laddove i Comuni non abbiano  una  disciplina
  urbanistica che ne individua, ai sensi della legge 1089,  i  tratti
  di  centro storico, solo quelli, potranno eventualmente derogare al
  principio  del centro storico e utilizzare altre aree, altri  siti,
  altri luoghi per autorizzare la creazione dell'albergo diffuso.
   Devo  dirvi,  sinceramente:  riflettendoci  mi  pare  una  inutile
  chiusura.
   Con  molta  onestà, darei ai Comuni la possibilità di  individuare
  aree,  all'interno del proprio tessuto urbano, ove  autorizzare  la
  creazione di strutture ricettive attraverso l'albergo diffuso.
   L'interesse che abbiamo qual è?
   Quello di promuovere l'attuale sistema residenziale trasformandolo
  in coabitazione con la residenza in attività ricettiva.
   Non  stiamo  dicendo che dobbiamo creare alberghi. Stiamo  dicendo
  che  una casa che ha alcune caratteristiche, se tu ti metti assieme
  ad  altri sette manufatti e costruite assieme una sinergia per  cui
  fate  una  reception unica, un'attività di servizio unica e  ognuno
  mette  a  disposizione una stanza, due stanze anche  della  propria
  abitazione,  perché tutto questo lo devo vedere  nella  esclusività
  del  centro  storico e non anche nella possibilità di  localizzare?
  Cito  Palermo: se, a Sferracavallo, che non è una borgata  o  nella
  zona  del Parco dei Ciaculli, si vuole realizzare un'idea, dove  ci
  sono  monumenti storici, ecc, qual è il limite, la  cosa  che  osta
  alle finalità di questa legge?
   Penso che, con grande laicità, fermo restando i principi che hanno
  come  obiettivo  la  promozione e l'utilizzo di questa  misura  che
  difendo,  come  l'ho  difesa la scorsa volta, quando  appariva  che
  dovevamo  approvare  la  legge  sul turismo,  attraverso  l'albergo
  diffuso,  dico  con altrettanta laicità ed onestà, che  dobbiamo  -
  fermo  restando i principi - affidare all'autonomia dei  comuni  la
  capacità  di  indicare le aree ove realizzare queste  tipologie  di
  ricettività.
   Penso  che questo non debba essere vissuto in contrapposizione  ai
  centri  storici perché, assieme ai centri storici ci sono centri  e
  borgate delle nostre aree che meritano e ne conosco tante, in  giro
  per  la  Sicilia, che non sono centro storico ma che  hanno  uguale
  dignità di valorizzazione al pari dei centri storici.
   Suggerirei  maggiore duttilità, maggiore laicità ed affrontare  il
  problema per come lo vogliamo risolvere e non innamorarci  di  cose
  che rischiano di chiuderci invece di aprirci.

   PRESIDENTE. Alla fine, propone di inserire i borghi marinari  così
  come individuati dai comuni.

   CRACOLICI.  Lascerei e affiderei ai comuni l'individuazione  delle
  aree. I borghi sono rurali, marinari, etc.

   PRESIDENTE.  Ma  ci  sono borghi che non sono  centro  storico  e,
  quindi, vengono esclusi in automatico.

   PRESIDENTE. Sì, ma qua parlano di centri storici. Guardate che  il
  dibattito  è  veramente interessante; può darsi  che  ripetiamo  le
  stesse  cose ma serve a fare chiarezza. Meglio che ci intratteniamo
  più  qua che nelle aule di tribunale, quando i singoli imprenditori
  si  trovano  a  discutere con i vari comuni se hanno rilasciato  le
  relative autorizzazioni.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  soltanto  per
  citare  la legge numero 17 del 15 luglio 2011 della Regione Puglia.
  All'articolo  2, la definizione di struttura ricettiva  di  albergo
  diffuso  recita così:  Si definisce albergo diffuso  una  struttura
  ricettiva  aperta  al  pubblico, a gestione unitaria,  situata  nel
  centro  storico e nel borgo rurale, caratterizzata da  uno  stabile
  principale e così via .
   Questo per dire, signor Presidente, che non possiamo approvare una
  legge   che,   anziché  stimolare  il  turismo,  lo  sviluppo   del
  territorio, lo strozzi.
   Allora,  ecco perché ho presentato quel subemendamento che allarga
  non  soltanto  al centro storico, ai borghi marinari  ma  anche  ai
  borghi rurali.
   C'è  un precedente - il precedente lo abbiamo nella Regione Puglia
  -  che  richiama la norma nazionale, che è la numero 217 del  1983,
  che,  quando disciplina nella sua definizione il villaggio albergo,
  non  include nel villaggio albergo - così come ha detto qualcuno  -
  il borgo rurale.
   Quindi,  a  mio  avviso, dobbiamo fare una norma  che  stimoli  lo
  sviluppo del territorio anziché frenare lo stesso.


   Presidenza del Presidente Ardizzone


                                Congedi

   PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Dipasquale e Coltraro  sono
  in congedo per oggi.

   L'Assemblea ne prende atto.

   'norme per il riconoscimento dell'albergo diffuso in Sicilia'.

   Presidenza del Presidente Ardizzone


    Riprende il seguito della discussione del disegno di legge  nn.
                           230-120-76-152/A

   PRESIDENTE. Riprende il seguito della discussione del  disegno  di
  legge nn. 230-120-76-152/A.

   MUSUMECI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MUSUMECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, grazie per avermi
  dato  per la seconda volta la parola e, come si comprenderà il tema
  coinvolge,  appassiona e l'obiettivo di una forza politica,  benché
  di  opposizione  come  la  mia,  è quello  di  contribuire  ad  una
  razionale  e  più compiuta definizione della norma  che  con  tanta
  competenza la Commissione ed il relatore hanno predisposto.
   Credo  che, se diamo una lettura più attenta all'articolo 1, comma
  1, lettera c), ci rendiamo conto come la stessa proposta, lo stesso
  disegno di legge viene in soccorso alla nostra proposta.
   Dice  esattamente, nelle finalità, la legge proposta che  fra  gli
  obiettivi c'è quello di incentivare l'economia del centro storico o
  borgo che risente favorevolmente dell'indotto.
   Non è specificato se si tratta di borgo rurale o di borgo marinaro
  ma  allora  perché  da  un'ora ci stiamo  così,  appassionatamente,
  confrontando  se  già  la stessa proposta di  legge  mette  fra  le
  ipotesi di applicazione dell'Albergo Diffuso, anche il Borgo?
   Quale  borgo va preso in considerazione? Mi permetto, in  sintesi,
  di fare alcune considerazioni.
   Il  borgo  rurale,  diceva  poco fa il collega  Falcone sul  borgo
  rurale  il  mio Gruppo ha presentato una mozione che, spero,  possa
  ricevere la sottoscrizione ed il consenso dell'Aula.
   Quella  mozione è finalizzata a valorizzare i borghi  rurali  che,
  nell'immaginario   collettivo   ed   anche   in   una   consolidata
  giurisprudenza   regionale,  si  riferiscono  e  riconducono   agli
  agglomerati  rurali realizzati dall'Ente per la colonizzazione  dei
  latifondi  in Sicilia nel '40 e subito dopo, nel dopoguerra,  negli
  anni '50 dalla Regione siciliana.
   Poiché  molti  di  quei borghi sono di proprietà  demaniale  della
  Regione  ed affidati alla gestione dell'Ente di sviluppo  agricolo,
  su  quei  borghi  e per quei borghi, il mio Gruppo parlamentare  ha
  previsto una serie di interventi dei quali ci occuperemo non appena
  la  mozione arriverà in Aula. Accanto ai borghi rurali di proprietà
  demaniale, però, ci sono borghi rurali di proprietà privata. Signor
  Presidente,  mi  permetto  di  fare  un  esempio,  forse   il   più
  significativo  per  la  stessa  natura  del  borgo  e   si   chiama
   Libertinia ,  così chiamato perché venne realizzato  dal  senatore
  Pasquale Libertini, famoso latifondista ed uomo politico cattolico-
  liberale dell'inizio del secolo.
   E'  un borgo formato da sessanta casette, allineate su tre strade.
  Il  borgo  appartiene al Comune di Ramacca, nel latifondo siciliano
  e,  purtroppo,  non essendo sottoposto a vincolo, è stato  oggetto,
  negli ultimi anni, di una selvaggia manomissione.
   Chiedo alla Commissione ed ai firmatari del disegno di legge: uno,
  due,  tre  borghi rurali di proprietà privata, fermo  restando  che
  tratteremo  di  quelli pubblici nel momento giusto, non  potrebbero
  benissimo beneficiare di questa opportunità, se la fantasia di  uno
  dei  proprietari  volesse  trasformare  quella  casetta,  pressoché
  abbandonata,  in  luogo per ospitare gente che una  settimana,  per
  quindici    giorni    vuole    respirare    l'aria    incontaminata
  dell'entroterra siciliano?
   Qui  potrebbe configurarsi il borgo rurale. Il borgo marinaro   ci
  sono  borghi marinari come  Casuzze , diceva bene il relatore,  che
  sono   espressione  di  una  selvaggia  azione  dell'uomo  che   ha
  devastato, con la complicità delle istituzioni, quelle coste  e  ci
  sono borghi marinari di tutt'altra specie.
   Quello  non  è un borgo marinaro, onorevole Assenza; quello  è  un
  quartiere di case a mare.
   Il  borgo  marinaro  è l'agglomerato di tre,  dieci,  venti  case,
  testimone e teatro di una plurisecolare vicenda dell'uomo legato al
  mare ed alle sue attività.
   Si  tratta  di  un tessuto patrimoniale immobiliare  assolutamente
  leggibile  ed  identificabile, dal punto di vista  della  filologia
  urbana.
   Allora,  perché  non sottoporre la possibilità dell'intervento  ai
  borghi marinari e rurali, al parere preventivo della Sovrintendenza
  ai beni culturali, dovendosi, comunque, trattare al pari del centro
  storico di beni sottoposti alla legge di tutela,  quella del  1939,
  in  questo  senso, io mi permetto di reiterare il mio  invito  alla
  Commissione,  al  relatore e, soprattutto,  ai  sottoscrittori  del
  disegno  di  legge, affinché, utilizzando quello che  già  c'è  nel
  testo  e  allargandolo  con la parola  marinaro   o   rurale ,  noi
  possiamo  evitare preconcetti, non discriminazioni,  esclusioni,  e
  affidiamo  alla  Sovrintendenza, che è un  ente  super  partes,  il
  compito   di  potere  testimoniare  il  valore  storico,   se   non
  architettonico  e monumentale, ma almeno storico  e  culturale,  di
  quel borgo rurale e di quel borgo marinaro.
   Mi  auguro  che anche su questa proposta il Governo voglia  essere
  meno inclemente.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor  Presidente, Assessore,  onorevoli  colleghi,  io
  devo, in premessa, confermare tutto quanto è stato detto dai banchi
  della Commissione competente perché è assolutamente rispondente  al
  vero  che  questa mattina si è fatto un lavoro che  avrebbe  dovuto
  portare  in  Aula  un  momento  di sintesi  per  una  approvazione,
  possibilmente rapida, di questo disegno di legge.
   Detto questo, il punto di sintesi su questo tema era stato trovato
  in   Commissione,  stamani,  facendo  riferimento  alla  legge  sul
   villaggio-albergo  che è già una legge vigente ed applicata  nella
  nostra Regione.
   Ora,  io,  in  ragione degli interventi non soltanto  qualificati,
  perché  lo  sono, di tutti i colleghi, ma anche competenti  che  ho
  avuto  modo  di  sentire,  mi chiedo, ma  chiedo  soprattutto  alla
  Commissione  ed al suo presidente, posto che noi abbiamo  assistito
  ad   un   dibattito  che,  credo,   si  stia  ponendo  in   maniera
  assolutamente  maggioritaria  verso  una  direzione,  chiedo   alla
  Commissione di fare una valutazione sul novum che è venuto fuori in
  Aula,  perché io ritengo, e di questo ne sono certo anche  per  gli
  approfondimenti che abbiamo fatto in Commissione, che  qualora  noi
  dovessimo  aggiungere  la  dizione  borgo  marinaro ,  intanto  non
  stravolgeremmo minimamente la legge, potremmo, al massimo, trovarci
  di  fronte ad una ripetizione visto che la dizione  borgo marinaro
  è  già  prevista  nella legge sul  villaggio-albergo   ma,  d'altro
  canto, se noi risolviamo il problema, così come avevamo pensato  in
  Commissione,  facendo  riferimento  e  dicendo  testualmente  salvo
  quanto previsto dall'articolo  x  della legge  y  che è proprio  in
  riferimento  al   villaggio-albergo , in  buona  sostanza  staremmo
  facendo  la  stessa operazione sulla quale, in modo  contrario,  ci
  stiamo  attardando da oltre due ore, perché io mi aspetto, a questo
  punto,  dal presidente della Commissione e dai componenti effettivi
  della  Commissione, che ci sia un momento di riflessione che deriva
  dal  dibattito  che  è  maturato in Aula e che  ci  sia  un  parere
  favorevole   della  Commissione  all'emendamento  a   firma   degli
  onorevoli  Clemente  ed  altri posto  che  noi  una  preoccupazione
  dobbiamo  avere sotto il profilo giuridico e cioè che la norma  non
  possa  essere tacciata di incostituzionalità, che la norma non  sia
  in  contrasto con altre leggi vigenti nella Repubblica o con  leggi
  regionali  ma,  siccome tutto questo non c'è,  tanto  che  facevamo
  riferimento   alla   norma  di  chiusura  sul   villaggio-albergo ,
  presidente  Trizzino,  io  credo, nell'interesse  della  legge,  se
  davvero la vogliamo fare che sia arrivato il momento di trovare una
  soluzione di buon senso che sotto il profilo giuridico non  inficia
  l'impianto  del  disegno  di  legge  e  di  andare  avanti,  perché
  altrimenti  finiremmo  per rendere questo dibattito,  che  è  stato
  certamente di alto profilo, un dibattito sterile, se non  arriviamo
  ad una soluzione.
   E  siccome la soluzione credo ci sia vi chiedo melius re perpensa,
  presidente della Commissione e componenti, e quindi anche  Governo,
  di  dare il vostro parere favorevole all'emendamento dell'onorevole
  Clemente in modo da poter andare avanti.
   Io me ne sono convinto spero che ve ne convinciate anche voi.

   FIRETTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIRETTO.   Signor   Presidente,   Governo,   onorevoli   colleghi,
  intervengo  per esprimere l'apprezzamento alla Commissione  che  ha
  lavorato  a  questo  disegno di legge  che  ci  viene  offerto,  al
  proponente  e  al relatore. E' stato detto che si sta  tentando  di
  dare   una  opportunità  e  sembrerebbe  utile  evitare  forme   di
  strozzature che possono apparire allorquando viene individuato  con
  questo emendamento l'opportunità di allargare un momento le maglie.
   Presidente  di  questa autorevole Assemblea, lei  dice:   ma  come
  facciamo a declinare nel concreto l'identificazione del concetto di
  borgo marinaro? . Se lasciassimo l'imprinting per come parte,  cioè
  dando  poi  un  allargamento  delle maglie  spiegandolo  in  questi
  termini  e  cioè,  e  altri borghi che siano di tipo  marinaro,  ma
  vorrei,   sommessamente,  offrire  alla  vostra  attenzione   anche
  l'opportunità  che  esistono altre forme di  borghi  che  non  sono
  obiettivamente  solo  quello marinari, esistono  borghi  letterari,
  tanti  borghi non censiti, come aree di centro storico  che  perché
  sono state aree che hanno attraversato i luoghi della memoria di un
  letterato,  o  perché sono luogo di nascita di  un  letterato,  ben
  possono,  e  anche  per  le  opportune conformazioni  urbanistiche,
  possono assumere quella valenza di borgo.
   Allora,  vorrei come proposta dire questo:  e se dicessimo  quelle
  altre forme di borgo marinaro o di interesse letterario che vengono
  all'uopo  indicati  con  opportuno  regolamento  consiliare,   cioè
  demandando ai consigli comunali in relazione a quello che  è  anche
  il  loro piano strategico turistico di territorio, l'individuazione
  di  queste  aree.  Daremmo in questo modo  l'opportunità  ai  tanti
  privati  che  ci  sono e noi eviteremmo il rischio di  censire  per
  difetto  quello che può essere invece un'opportunità  che  vorremmo
  invece fosse data a tanti privati.

   CASCIO Salvatore. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CASCIO  Salvatore. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi,
  intervengo  avendo  prima  apprezzato gli  interventi  degli  altri
  colleghi  e  soprattutto avendo registrato la volontà da  parte  di
  tutti di arrivare all'approvazione di questo disegno di legge.
   Come  linea di principio concordo con l'emendamento dell'onorevole
  Clemente, di cui comprendo la sua sensibilità, però vi sono  alcune
  perplessità che voglio esprimere.
   La  mia perplessità sull'emendamento riguarda soprattutto il fatto
  che  questo è un emendamento escludente nel senso che esclude altre
  forme  di borghi, come può essere il borgo rurale o altre forme  di
  borgo.
   Penso  che la legge è scritta bene perché alla lettere c),  quando
  parla  di  centri storici e di borghi è anche includente del  borgo
  marinaro. Quindi,  su questo emendamento chiederei di andare avanti
  perché  la legge per come è scritta non esclude per nulla il  borgo
  marinaro.
   D'altronde  c'è un altro concetto che bisogna portare  avanti.  La
  finalità  di  questa legge è certamente quella di  rivitalizzare  i
  centri storici, di recuperare porzioni di territorio, di evitare lo
  spopolamento dei Comuni.
   Limitare  questa  sorta di metodo solo al centro-storico  a  volte
  diventa  riduttivo.  Penso  che vi sia un  emendamento  che  fa  la
  sintesi  di  tutto ed è l'emendamento presentato dall'onorevole  La
  Rocca  in  cui  declina una serie di tipologie,  oltre  all'Albergo
  Diffuso,  parliamo di Paese Albergo, di Residenze, tutta una  serie
  di  altre situazioni che bene si sposano e diventano includenti  di
  varie forme di investimento in Sicilia.
     Quindi,   da  questo punto di vista io penso  che  l'emendamento
  presentato  dall'onorevole La Rocca sia  da  condividere  in  pieno
  quando   allarga  la  platea  dei  soggetti,  le  finalità   e   le
  indicazioni; mi riferisco all'emendamento 2.2 in cui declina  altre
  forme,  parla  di  Ospitalità Diffusa,  di  Villaggio  Albergo,  di
  Residenza  Diffusa, di Paese Albergo e di altro, come diceva  prima
  l'onorevole   Firetto, noi per la foga di fare  la  legge  potremmo
  dimenticare  e potremmo, in effetti, limitare quelli che  sono  gli
  interventi a questo sistema.
   Quindi,  da  questo  punto  di vista io  penso  che  l'emendamento
  potrebbe  anche essere ritirato se il collega Clemente  lo  ritiene
  opportuno,  altrimenti  dovremmo  per  forza  di  cose,  presentare
  un'altra serie di emendamenti che includano tutti gli altri  borghi
  perché  nel  momento in cui votiamo questo noi votiamo solo   borgo
  marinaro'  e quindi togliamo la parola borgo che è omni-comprensivo
  di interventi.

   IOPPOLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   IOPPOLO.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   Assessore,
  l'argomento  appassiona l'Aula e questo è un  bene,  perché  l'Aula
  quando  affronta  esame  di disegni di legge  dimostra  di  volerli
  affrontare ed esaminare con un certo approfondimento,  è come  dire
  che   l'Aula  ha  desiderio  di  leggi  da  approvare   e  da  fare
  promulgare.
   L'argomento,   credo   che  interessi  l'Aula,   adeguatamente   e
  sufficientemente, anche per la profondità degli argomenti che  sono
  sin  qui  stati portati, ma che non risolvono il problema, illustri
  colleghi della Commissione,  in ordine alla chiarezza che la  legge
  deve avere.
   Una norma, voi me lo insegnate, o include o esclude, o consente  o
  fa divieto, questa è una tipica legge che dovrebbe includere il più
  possibile  se si intende davvero stimolare lo sviluppo economico  e
  non   dovrebbe   escludere   tutti  quelli   che   attraverso   una
  interpretazione  difficile e farraginosa rischierebbero  di  essere
  esclusi.
   Voglio  riferirmi  in  particolare,  proprio  ad  una  norma   che
  richiamava  prima adeguatamente l'onorevole  Musumeci,  e  cioè  la
  lettera  c) del comma 1  dell'art. 1:   incentivare l'economia  del
  centro  storico o borgo , questa è una norma che non  fa  chiarezza
  onorevole   Assenza,  perché  l'avversativa   o   può   significare
   ovvero   oppure   ovvero  sia ,  è  importante  perché  o  diventa
  alternativo il centro storico o il borgo, oppure diventa  inclusivo
  e  quindi sinonimo centro storico o borgo come se il centro storico
  potesse  essere  definito borgo e il borgo potesse essere  definito
  centro storico.
   Storicamente il borgo sta fuori dalla cinta muraria, tanto è  vero
  che  borgo' è la forma sincopata di sobborgo, cioè quello che stava
  al di fuori della cinta muraria. Questa è la ricostruzione storica.
  Da  che  cosa  si  distingueva il borgo rispetto al villaggio?  Dal
  fatto  di  avere,  quasi sempre, un mercato e  una  fortificazione.
  Questo renderebbe il borgo, secondo quello che è stato detto da più
  parti, meritevole di valorizzazione e, quindi, di estensione  della
  norma anche ai borghi.
   Ora, Signor Presidente, io conosco la sua valentìa giuridica e  la
  prego di seguire il mio ragionamento. Io credo che sia intendimento
  del  legislatore  regionale, cioè intendimento  nostro,  quello  di
  evitare   che   zone  che  non  meriterebbero  l'estensione   della
  normativa,  ne possano rimanere beneficiari e, invece,  borghi  che
  hanno  una valenza storica, sociale, economica, che affondano nella
  tradizione  del nostro territorio, ne possano rimanere esclusi.  E,
  allora, noi non possiamo utilizzare quella  avversativa' di  centro
  storico o borgo perché i borghi stanno quasi sempre al di fuori del
  centro  storico, non sono centro storico. Spesso sono a  chilometri
  dal  centro  storico, come per l'appunto gli esempi che sono  stati
  portati, della città di Acireale, della mia provincia, ma di  tante
  altre città di province diverse.
   E, allora, perché non includere un elemento di storicità al borgo?
  Può  essere storico il borgo, come è storico il centro. E definiamo
  con la norma che deve raggiungere un equilibrio, Signor Presidente,
  la  norma per sua definizione deve essere generale ed estratta  ma,
  non deve essere tanto generale ed astratta da non potere poi essere
  applicata.  Ovviamente  la  norma  non  può  nemmeno  essere   così
  individualizzante come se si volesse includere qualcosa o escludere
  qualche  altra  cosa. E, allora io direi  centro  storico  e  borgo
  storico',   meritevole  di  tutela  e,  quindi  di   incentivazione
  economico,  e  così  avremmo  potuto  individuare  quali  tra   gli
  agglomerati  urbani che non fanno parte del centro storico  ma  che
  rappresentano  un  borgo,  sono  distinti  e  distinguibili   dalla
  borgata,  dal  villaggio, cioè da tutti quegli addensamenti  urbani
  che   non   meriterebbero,   peraltro,  di   essere   incrementati,
  incentivati  con  questa  norma che, e concludo,  è  una  norma  di
  incremento,  di  incentivazione turistica, e  che  quindi  si  deve
  rivolgere,  ovviamente e prevalentemente, a quei borghi  che  hanno
  una  valenza  storica  e  che  possono incentivare  il  privato  ad
  investire  e  possono  incentivare  le  persone  a  visitare  e   a
  stazionare e a villeggiare in quei borghi.
      La  mia  proposta  è  quindi,  non  l'ho  formalizzata  in   un
  emendamento,   in   un  subemendamento,  ma  troverà   lei   Signor
  Presidente,  il  modo  di  dirigere  l'Aula  verso  una  soluzione,
  condivisa  il  più  possibile, ma che valorizzi  la  storicità  del
  centro così come la storicità del borgo.

   FIGUCCIA. Chiedo di parlare.

   FIGUCCIA.  La  ringrazio  signor Presidente  per  avermi  dato  la
  possibilità di parlare per la seconda volta, e ringrazio davvero la
  Commissione  per il lavoro che ha fatto, anche perché  da  due  ore
  parliamo  di  un  disegno di legge che, in effetti,  poteva  essere
  partorito  e vedere luce già prima; tuttavia, invito la Commissione
  a considerare in maniera serena,  quello che è l'atteggiamento e la
  proposta,  fondamentalmente, di tutto il Parlamento. Noi  dovremmo,
  secondo me, trovare la possibilità stasera di offrire l'opportunità
  ai  territori  che  hanno una forte identità,  che  sia  di  natura
  artistica,  culturale, paesaggistica, la possibilità di beneficiare
  di  questa norma, lasciando poi ai Comuni o alle Sovrintendenze, di
  volta  in  volta,  la possibilità di definire se effettivamente  la
  norma  può  trovare applicazione;  ovviamente non  possiamo  andare
  contro  i  vincoli che la  Sovrintendenza o i Comuni  ci  porranno,
  ragione per cui le strutture che verranno messe su devono avere  le
  caratteristiche per potere operare.
   Detto  questo,  io direi che è offerta questa sera la  possibilità
  non  di  cancellare la norma, anzi la stiamo migliorando,  per  cui
  proviamo a trovare attraverso un emendamento, che lo si ridefinisce
  tutti  insieme,  una  strada  perché  si  possa  parlare  di  borgo
  marinaro,  di borgo rurale, perché purtroppo non tutti i  territori
  hanno  le  caratteristiche del centro storico, anzi proprio  perché
  quei  territori  spesso  non hanno le caratteristiche  di  un  sito
  monumentale, di quello che caratterizza il centro storico, quella è
  la  ragione  fondamentale  per cui quel  territorio  che  ha  altre
  opportunità  altrimenti  finirebbe  col  non  avere,  deve   essere
  supportato.
   Io  inviterei  la  Commissione ad essere più  clemente  su  questa
  norma, inviterei a rivedere la proposta attraverso un emendamento.
   Come   diceva  prima  l'onorevole  Falcone  c'era  un  riferimento
  normativo  sulla Puglia, io ne ho trovato un altro sulla  Sardegna,
  quindi anziché  continuare a parlare di questa cosa, acceleriamo  i
  lavori e procediamo con l'approvazione.

   MILAZZO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MILAZZO. Grazie signor Presidente per avermi dato la parola per la
  terza  volta,  scherzo, il Presidente sa che la  seconda  volta  ho
  parlato solo un minuto e mezzo.
   Volevo    semplicemente    ricordare    che    prendendo    spunto
  dall'autorevolezza  dell'onorevole  Musumeci,  ricordare   che   il
  termine   borgo  già  inserito nella  proposta  sta  a  significare
  qualche cosa che è al di fuori del centro storico.
   Il termine borgo e qualche cosa che deve stare fuori.
    Il fatto che noi stabiliamo di potere creare sviluppo anche fuori
  il  centro  storico,  low cost,  perché, signor Presidente,  quando
  approviamo  il  bilancio ci sono problemi di risorse,  portiamo  in
  Aula  leggi  a  costo  zero e cominciamo  a  restringere  il  campo
  d'azione di intervento della norma.
   Allora,  quando non ci sono i soldi, non ci sono risorse, oggi che
  abbiamo la possibilità di aiutare una certa categoria o coloro  che
  aspirano  a fare parte di questa categoria,  a costo zero, dandogli
  solo  la  possibilità,  prevedendo nella  norma  questa  cosa,  noi
  priviamo la Sicilia di un volano, di un rilancio di un'altra  parte
  del territorio.
   Presidente   Ardizzone,  lei  che  è  persona  lungimirante,    sa
  benissimo che includere le borgate marinare non significa privare i
  centri  storici di qualche cosa, anche perché mi sembra  abbastanza
  chiaro  che o coincidono, perché molto spesso il centro storico  si
  trova  nella borgata marinara, o sono due cose distinte e separate,
  ma anche in linea d'aria distanti.
   Quindi non creerebbe nessuna difficoltà approvare  una norma  che,
  vorrei sottolineare ancora ai siciliani,  è a costo zero.
   Significa  aiutare i siciliani a costo zero, approvare  una  norma
  che non costa nulla.
   Io  vorrei maggiore coesione,  il passaggio che ho fatto poco  fa,
  pur  dicendo  che  la  Commissione ha  svolto  un  lavoro  egregio,
  tentando  sempre  di fare sintesi, perché cerca di  restringere  il
  proprio dibattito, per portare la proposta in Aula.
   Ma  quando  si  trova delle soluzioni che ampliano  il  raggio  di
  azione, penso che sia un fatto da accogliere positivamente.

   CORDARO.  Signor  Presidente, chiediamo un minuto  di  sospensione
  per trovare una sintesi.

   PRESIDENTE.  La  sintesi la dobbiamo trovare con  la  Commissione,
  perché non credo ci siano contrapposizioni.
   Io  ho  avuto modo, anche sulla base degli interventi che ci  sono
  stati,  tutti  apprezzabili,  ma  ritengo  che  non  ci  sia  stata
  contrapposizione,  perché nel disegno di  legge, negli  articoli  a
  seguire dopo l'articolo 1, si riportano le parole  o borgo'; oppure
  all'articolo  4,   nel centro storico o nelle aree individuate  dai
  Comuni'.  Ma  c'è  anche un'altra preoccupazione che  dobbiamo,  in
  qualche modo, togliere di mezzo dando la certezza.
   Faccio  i complimenti all'onorevole Clemente che in un emendamento
  successivo richiama un decreto dell' Assessore pro tempore  per  le
  Attività  produttive.  In questo decreto,  sostanzialmente  era  un
  bando, si faceva riferimento:   ad edifici storici e di pregio siti
  nei  centri  storici,  nei borghi marinari  e  agli  edifici  della
  tradizione rurale'.
   Poi  si  sono  posti il problema: ma quali sono? «Considerato  che
  così  come peraltro indicato dalla Circolare etc  entro la data  di
  scadenza   prevista   per  la  presentazione   delle   domande   di
  finanziamento  risulti  emanato  un  provvedimento  legislativo   o
  amministrativo  di definizione o di riconoscimento  degli  stessi».
  Sostanzialmente dice: ma quali sono?
   Per cui si rende inapplicabile un procedimento, quindi noi abbiamo
  una  grande  occasione  in questo momento, perché  ripeto  non  c'è
  contrapposizione.
   L'onorevole  Ioppolo,  lo  richiamo per l'amicizia  che  ci  lega,
  perché  tutti gli interventi sono stati apprezzabili, ma  ha  fatto
  obiettivamente    una   disquisizione   di   carattere    giuridico
  approfondito quando si dice  o borgo', cosa significa? A chi  viene
  rimessa poi la valutazione?
   L'onorevole  Musumeci  va  al  di là   dice:   la  valutazione  la
  rimettiamo  alla  Sovrintendenza BB.CC.AA . Io su questo  non  sono
  neanche  d'accordo, però è una mia opinione, questi debbono  essere
  comunque i Comuni.
   Ora, onorevole Trizzino,  se mi può seguire un momento, siccome lo
  spirito  della legge è quello di venire incontro alle esigenze  dei
  siciliani,  dare  la  possibilità di fare  investimenti,  questa  è
  un'ottima legge a costo zero per le casse pubbliche,  ma  può  dare
  occupazione, creare sviluppo e qualità.
   Debbo  dire  pure  il  richiamo che è stato  fatto  dall'onorevole
  Cascio  all'emendamento  presentato  dall'onorevole  La  Rocca,  dà
  contezza che il problema è stato posto.
   Se  noi risolviamo questo problema, rispetto al quale, ripeto, c'è
  una    indicazione   da   parte   dell'Aula,   io   eviterei    una
  contrapposizione, anche perché non c'è assolutamente motivo, perché
  i  precedenti legislatori e amministratori richiamando quel decreto
  dell'Assessore per le attività produttive il problema se  lo  erano
  posto.
   Cerchiamo  di  dare  certezza giuridica a  quello  che  scriviamo,
  perché o parliamo di centro storico, quindi solo di centro storico,
  o  parliamo di  centro storico o borghi' e dobbiamo capirci su  che
  cosa intendiamo dire e scrivere.
   Se  noi  troviamo la soluzione, non so chi intervenendo ha parlato
  di  borgo storico in generale, senza discernere tra borgo rurale  e
  borgo  marinaro,  questa potrebbe essere una  soluzione,  rinviando
  all'individuazione da parte dei Comuni, perché, giustamente, non mi
  ricordo neanche quale intervento è stato fatto che parlava di borgo
  letterario.
   Se  noi  pensiamo  all'area che c'è nell'agrigentino,   quando  si
  parla  dei  percorsi  dell'anima,  la  casa  di  Pirandello,  Porto
  Empedocle,  onorevole Firetto, con Camilleri, ci sono dei  percorsi
  che possono essere stabiliti, dei borghi che si sono creati.
   Il     discorso   di    borgo   storico'   mi   convince,    dando
  l'individuazione  del  borgo  storico ai  Comuni.  Questa  potrebbe
  essere  una  soluzione. Sospendo, pertanto, la  seduta   per  dieci
  minuti per trovare una intesa con la Commissione.

        (La seduta, sospesa alle ore 19.00, è ripresa alle ore
                                19.24)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, è stato presentato un emendamento
  condiviso  da tutta l'Aula e dalla Commissione. Onorevole Trizzino,
  lo vuole illustrare?

   TRIZZINO,  presidente della Commissione. Preso atto del fatto  che
  il borgo sia rurale che marinaro è comunque qualificato dalla legge
  antecedente,  cioè  quella  del  1996,  abbiamo  voluto   rimarcare
  all'interno del testo dell'articolo 1, i borghi rurali e  marinari,
  comunque  qualificati alla luce dei caratteri identitari culturali,
  monumentali, eccetera.
   Bisogna  comunque sottolineare che la natura del disegno di  legge
  in  parte  viene modificata perché si allarga la maglia.  Però,  in
  realtà, si potrebbe giustificare questo ampliamento alla luce delle
  peculiarità del territorio siciliano che comunque accoglie numerosi
  borghi  marinari, che  spesso vengono qualificati  in  zona  A.  E'
  chiaro  che  il  piano  regolatore generale  può  identificare  non
  soltanto un centro storico, ma anche chiaramente un borgo marinaro.
   Pertanto,  alla luce di una applicazione più cogente  della  norma
  sul territorio siciliano, si è pensato in modo condiviso di poterne
  ampliare il dettato dell'articolo 1.

   PRESIDENTE.   Allora,  per  un  fatto  tecnico,  gli   uffici   mi
  evidenziano che noi possiamo lasciare la parola   borghi' e siccome
  all'articolo  2  ci  sono  le definizioni,  questo  emendamento  va
  trasferito all'articolo 2. Lasciamo la parola  borghi', così come è
  scritto.  Pertanto,  nell'articolo 2 c'è la definizione  di  borgo.
  Cosa intendiamo per borgo. Mi sembra corretto il ragionamento.
   Onorevoli  colleghi,  andiamo avanti con  l'articolo  1.  Decadono
  tutti   gli   emendamenti   relativi  a  definizioni   particolari:
  maestranze,  borghi  marinari e quant'altro. Così  poi  passiamo  a
  votare l'articolo 2 con questa definizione, stasera stessa.
   Invito  la  Commissione  a formulare l'emendamento  nel  senso  di
  specificare  con le parole:
      Recuperare  il  patrimonio edilizio dei  centri  storici,  dopo
  centri  storici, aggiungere  e dei borghi' alla lettera b) .  Anche
  se  potremmo modificare l'articolo ai sensi dell'articolo  117  del
  Regolamento, lo facciamo adesso.
   Comunico   che   è   stato   presentato   dalla   Commissione   il
  subemendamento  1.6.2: «All'articolo 1, lettera b)  è  aggiunto  il
  seguente  comma:  Recuperare  il  patrimonio  edilizio  dei  centri
  storici  e dei borghi'».
   Lo  pongo  in  votazione. Chi é favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE. Pertanto decadono gli emendamenti 1.6 e 1.7.
   Si passa all'emendamento 1.3, degli onorevoli La Rocca ed altri.

   TRIZZINO, presidente della Commissione. Dichiaro di mantenerlo.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   TRIZZINO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  é favorevole resti seduto. Chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 1.1, degli onorevoli  Germanà
  ed altri.

   GERMANA'. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 1.4, degli onorevoli Grasso ed altri.

   GRASSO. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa all'emendamento 1.2, degli onorevoli Germanà ed altri.

   GERMANA'. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Pongo  in  votazione l'articolo 1, come emendato. Chi è favorevole
  resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:

                               «Art. 2.
                              Definizioni

   1. Ai fini della presente legge, si intende per:

   a) centro storico: il centro storico (Zona A) è da intendersi come
  parte  del  territorio comunale interessato da  edifici  e  tessuto
  edilizio  di  interesse storico, architettonico o  monumentale,  ai
  sensi del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444;

   b)  turismo sostenibile: il turismo sostenibile è un'attività  che
  cerca  di  minimizzare gli impatti sull'ambiente e  di  evitare  la
  perdita  delle tradizioni locali e le destabilizzazioni  economiche
  nel territorio, generando contemporaneamente reddito, occupazione e
  la   conservazione  degli  ecosistemi  locali,  inoltre  guarda  al
  mantenimento  o  al  recupero  della  solidarietà  tra  le  diverse
  generazioni delle comunità ospitanti;

   c)  albergo  diffuso: possono assumere la definizione di   albergo
  diffuso'  le  strutture  caratterizzate dalla  centralizzazione  in
  unico  stabile dell'ufficio ricevimento e delle sale di uso comune,
  e  della  dislocazione delle unità abitative in uno o  più  stabili
  separati, purché ubicati nel centro storico (zona A) del comune e/o
  distanti non oltre 300 metri effettivi dall'edificio nel quale sono
  ubicati i servizi principali;

   d)  unità  abitative: le unità abitative possono essere costituite
  da camere o alloggi.

   2.  Nei  comuni nei quali gli strumenti urbanistici non consentono
  l'individuazione di zone di centro storico (Zona A),  gli  alberghi
  diffusi possono essere ubicati nelle aree individuate dagli  stessi
  comuni come di interesse storico, architettonico o monumentale».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   dagli  onorevoli La Rocca, Trizzino, Ciaccio e Palmeri: 2.3,  2.2,
  2.4;
   dagli onorevoli Turano, Firetto, D'Agostino e Sorbello: 2.5;
   dagli onorevoli Clemente, Cordaro, Grasso e Lantieri: 2.9;
   dagli onorevoli Germanà, D'Asero, Falcone e Assenza: 2.14, 2.13;
   dagli  onorevoli  Arancio,  Gucciardi,  Barbagallo,  Panarello   e
  Marziano: 2.7;
   dagli onorevoli Germanà, D'Asero, Fontana, Falcone e Assenza: 2.1;
   dagli  onorevoli  Alloro, Gucciardi, Barbagallo e Lantieri:  2.11,
  2.12;
   dagli onorevoli Falcone, Pogliese, Vinciullo e Assenza: 2.6;
   dagli  onorevoli Grasso, Cordaro, Federico, Anselmo,  Figuccia  ed
  altri: 2.8, 2.10, 2.15, 2.16.

   Onorevoli colleghi, sospendo brevemente la seduta.

       (La seduta, sospesa alle 19.34, è ripresa alle ore 19.55)

   La seduta è ripresa.
   Sono  stati presentati tutta una serie di emendamenti che  servono
  anche  agli  articoli a seguire, l'articolo 2, che servono  però  a
  rendere  omogeneo  tutto l'articolato in relazione  all'inserimento
  della definizione di  borgo ,  borgo marinaro  e  borgo rurale .
   Quindi,  approvando questi emendamenti decadono chiaramente  tutti
  gli altri.

   TRIZZINO presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TRIZZINO presidente della Commissione. Alla luce di quanto è stato
  detto precedentemente cioè  alla volontà, possiamo dire corale,  di
  inserire i borghi marinari e rurali all'interno del testo di legge,
  abbiamo riscritto una parte dell'articolo 2, in questo senso:  dopo
  la  lettera  A  che  qualifica il  centro  storico ,  sto  parlando
  dell'articolo  2,  viene inserita una lettera  successiva  che  ora
  viene  qualificata  A1  poi,  nella  riscrittura,  diventerà  B   e
  successivamente gli altri articoli seguono, dove si  qualificano  i
   borghi marinari e rurali .
   Chiaramente la norma va coordinata con tutto l'articolato per  cui
  questa modifica va ad incidere nello stesso articolo 2 al comma 2 e
  successivamente all'articolo 3 e all'articolo 4.
   Per   cui,  nei  successivi  articoli  verranno  presentati  degli
  emendamenti che sostituiscono la parola  nel centro storico  con le
  parole   nei siti  di cui alla lettera A e A1 dell'articolo  2,  in
  modo  tale  da qualificare all'interno dell'Albergo Diffuso  sia  i
  centri  storici  che  i borghi marinari e rurali  qualificati  come
  dalle definizioni dell'articolo 2.
   Questa è la sintesi di quello che è stato fatto.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 2.17.Comm.R
  presentato dalla Commissione.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione l'emendamento 2.3: Al comma 1  sostituire  le
  parole   s'intende per  con le parole  si applicano le  definizioni
  che seguono .
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pertanto, decadono tutti gli altri emendamenti.

   MUSUMECI. Possiamo leggerlo così come è emendato?

   PRESIDENTE. Ve lo leggo subito.
     E'  stata  inserita la lettera A1 che poi, spiegava  l'onorevole
  Trizzino,  diventerà B con il 117.  Borghi marinari e rurali,  aree
  in  tal  modo  qualificate  dei Comuni,  purché  caratterizzati  da
  elementi di elevato interesse storico, monumentale o caratterizzate
  da identità culturale e paesaggistico .
   Siamo nelle definizioni.
   Alla  lettera  C  le parole  nel centro storico   sono  sostituite
  dalle  parole  nelle aree di cui alla lettera A e A1   perché  sono
  inserite tutte e due.

   CLEMENTE. Richiama i borghi.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 2, come emendato. Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 3. Ne do lettura:
                              «Art. 3.
                          Requisiti dell'albergo diffuso

   1. I requisiti fondamentali dell'albergo diffuso sono:

   a)  gestione unitaria - la struttura ricettiva è gestita in  forma
  imprenditoriale,  anche  individuale,  con  attinenza  o  interesse
  statutario nel campo dell'accoglienza;

   b)  servizi  alberghieri  e assistenza -  la  struttura  ricettiva
  alberghiera  è  gestita  in  forma professionale  e  offre  servizi
  turistici  ai  fruitori  (es.  accoglienza,  bar,  ristoro,  svago,
  palestra etc);

   c)   unità   abitative  dislocate  in  più  edifici   separati   e
  preesistenti;

   d)  servizi comuni - presenza di locali adibiti a spazi comuni per
  gli ospiti (ricevimento, sale comuni, bar, punto ristoro);

   e)  distanza ragionevole degli stabili - massimo 300 metri tra  le
  unità abitative e le strutture con i servizi;

   f)  presenza di un ambiente autentico - integrazione con la realtà
  sociale e la cultura locale;

   g)  riconoscibilità  -  l'identità  della  struttura  ricettiva  è
  riconoscibile in tutte le sue componenti (arredi, insegne  o  altri
  segni distintivi), al fine di garantire una omogeneità dei servizi;

   h)  stile gestionale integrato nel territorio e nella sua cultura,
  che  ha  l'obiettivo di offrire un'esperienza legata al territorio,
  nei modi, nei tempi, nei servizi e nei prodotti offerti.

   2.   L'albergo  diffuso  non  può  sorgere  in  comuni  e   borghi
  abbandonati o disabitati.

   3. L'albergo diffuso coinvolge almeno 7 unità abitative.

   4.  L'albergo  diffuso  prevede  un  apposito  spazio  interno  da
  destinare  alla vendita dei prodotti tipici locali. In alternativa,
  può  essere  stipulata una convenzione con un esercizio commerciale
  di  vicinato o con il centro commerciale naturale localizzato nello
  stesso centro storico.

   5.  I  requisiti per la classificazione in stelle sono identici  a
  quelli per la classificazione delle strutture extra-alberghiere.

   6.  Entro  sessanta  giorni  dalla  data  di  pubblicazione  della
  presente  legge,  con  decreto  dell'Assessore  regionale  per   il
  turismo, lo sport e lo spettacolo, sono definiti i parametri per la
  classificazione relativamente all'albergo diffuso».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   dagli onorevoli La Rocca, Trizzino, Ciaccio e Palmeri: 3.2, 3.1;
   dagli  onorevoli  Arancio,  Gucciardi,  Barbagallo,  Panarello   e
  Marziano: 3.7, 3.9;
   dagli onorevoli Falcone, Pogliese, Vinciullo e Assenza: 3.4,  3.5,
  3.6;
   dagli onorevoli Turano, Firetto, D'Agostino e Sorbello: 3.3;
   dagli onorevoli Clemente, Cordaro, Grasso e Lantieri: 3.8.

   Comunico  che  è stato presentato dalla Commissione  l'emendamento
  3.10,  conseguenza  della nuova definizione  che  abbiamo  dato  al
   borgo :  «Al comma 4 le parole  nello stesso centro storico   sono
  sostituite dalle seguenti  nei siti di cui alla lettera A e A1 ».

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa  all'emendamento 3.1.1, di carattere  tecnico,  a  firma
  della Commissione:
   «All'articolo  3 sostituire la parola  del presente articolo   con
  le seguenti  della presente legge ».
   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo in votazione l'emendamento 3.1, come modificato.
   Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo in votazione l'articolo 3, come emendato.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 4. Ne do lettura:

                              «Articolo 4
            Elementi di eleggibilità per la localizzazione

   1.  Nel centro storico o nelle aree individuate dai comuni di  cui
  al   comma  2  dell'articolo  2  interessati  dalla  localizzazione
  dell'albergo diffuso, sono presenti le seguenti condizioni:

   a) pregio storico-ambientale: la ricettività diffusa è localizzata
  in  un  aggregato urbano avente caratteristiche di  pregio  storico
  ambientale;

   b)  vitalità e vivibilità: il centro storico o l'area  di  cui  al
  comma  2 dell'articolo 2 è abitato, vivo e vissuto dai residenti  e
  dotato di servizi.

   Su  questi  articoli non ci sono modifiche, sono tutti emendamenti
  di carattere tecnico.
   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   -  dagli  onorevoli Germanà, D'Asero, Fontana, Falcone e  Assenza:
  4.1;
   - dagli onorevoli Falcone, Pogliese, Vinciullo e Assenza: 4.2.

   Comunico,  altresì, è stato presentato l'emendamento  4.3.Comm,  a
  firma della Commissione.

   MUSUMECI. Chiedo di darne lettura, se fosse possibile.

   PRESIDENTE.  Ne do lettura: «Al comma 1 sono soppresse  le  parole
   nel centro storico  e le parole  comma 2 del . Nella lettera b) le
  parole   il  centro  storico o l'area  di  cui  al  comma  2   sono
  sostituite  dalle  seguenti: nelle aree di cui alle  lettere  a  ed
  a.1 .»

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto,  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Dichiaro decaduti gli emendamenti 4.1 e 4.2.
   Pongo in votazione l'articolo 4, come emendato.
   Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                               (E' approvato)

   Si passa all'articolo 5. Ne do lettura:

                              «Articolo 5
           Destinazione d'uso dei locali, gestione e deroghe
                     alle norme igienico-sanitarie

   1. Gli immobili convertiti in albergo diffuso possono mantenere la
  destinazione d'uso residenziale, quindi non sono soggetti  a  cambi
  di  destinazione d'uso, fatta eccezione per le unità  destinate  ad
  accogliere i servizi di cui all'articolo 3, comma 1, lett.  d),  la
  cui  autorizzazione  è rilasciata dal comune,  entro  e  non  oltre
  novanta giorni dalla richiesta.

   2.  Il  modello  gestionale dell'albergo diffuso  può  avviare  un
  coordinamento  unitario  di  più  proprietà  o  far  coincidere  la
  proprietà con la gestione.

   3. Gli edifici coinvolti nella creazione della struttura recettiva
  dell'albergo diffuso rispettano i parametri minimi stabiliti  dalle
  norme  igienico  sanitarie  vigenti, fatte  salve  le  deroghe  che
  seguono. Nel caso in cui tra gli edifici facenti parte dell'albergo
  diffuso  vi  siano manufatti preesistenti alla data di  entrata  in
  vigore del D.M. San. del 5 luglio 1975, per gli stessi sono ammessi
  le altezze ed i rapporti aeroilluminanti esistenti.
   I  locali  abitativi  con  altezze di interpiano  variabili  hanno
  un'altezza media ponderale non inferiore a 2.20 metri. In  tutti  i
  casi  di  deroga  è  acquisito il parere  igienico-sanitario  della
  competente autorità.

   4.  Per quanto non contemplato dalla presente legge si applica  la
  vigente disciplina regionale in materia di ricettività.»

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   - dagli onorevoli La Rocca, Trizzino, Ciaccio e Palmeri: 5.2, 5.3;
   -  dagli  onorevoli Germanà, D'Asero, Fontana, Falcone e  Assenza:
  5.1.

   Comunico,   altresì,   che  sono  stati  presentati   i   seguenti
  subemendamenti:

   - dagli onorevoli Trizzino, Ciaccio, Cancelleri: 5.2.1;
   - dagli onorevoli Grasso e Cordaro: 5.2.2

   Si passa all'emendamento 5.2.1.
   Ha facoltà di parlare l'onorevole Trizzino per illustrarlo.

   TRIZZINO,   presidente  della  Commissione.   Signor   Presidente,
  onorevoli colleghi, è semplicemente il richiamo all'autorizzazione,
  cioè  alla SCIA, che secondo la norma urbanistica è quella  vigente
  per le autorizzazioni relative alla materia urbanistica, quindi,  è
  un  aggiornamento  alla normativa vigente, cioè la  SCIA  in  luogo
  della DIA.

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 5.2.2.
   Ha facoltà di parlare l'onorevole Grasso per illustrarlo.

   GRASSO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho  presentato  un
  emendamento,  relativamente all'emendamento 5.2,  ,  perché  stiamo
  discutendo  di  una  norma che prevede delle  strutture  ricettive,
  quindi, delle strutture alberghiere, che sono  cosa diversa del   B
  and  B  che è una struttura residenziale; per  evitare che ci possa
  essere  una  lesione  di  un  diritto del  principio  della  libera
  concorrenza,  è  necessario  che,  laddove  ci  sia  il  cambio  di
  destinazione  d'uso, questo debba essere ai soli  fini  urbanistici
  perché queste strutture, al pari degli alberghi, devono  poi pagare
  regolarmente le tasse come IMU, TARSU e quelli che sono  i  tributi
  previsti dai regolamenti e dalle leggi.

   MUSUMECI. Vorremmo sentire il parere della Commissione.

   PANARELLO.    Non  è  chiaro  cosa  significhi    solo   ai   fini
  urbanistici .

   GRASSO.  Onorevole Panarello,  solo ai fini urbanistici  significa
  che il cambio di destinazione d'uso, ai soli fini urbanistici, è ai
  fini   strutturali  e  cioè  relativamente  alle   concessioni   di
  adeguamento alle norme previste dai piani regolatori generali,  dai
  regolamenti edilizi e quant'altro.

   MUSUMECI. Non sono soggetti a cambiamenti di destinazione d'uso?

   GRASSO.  L'emendamento  dice «sostituire con  le  parole   possono
  mantenere  la destinazione residenziale ai soli fini urbanistici »,
  cioè  l'emendamento  che propongo io è che questi  edifici  possono
  mantenere  la  destinazione residenziale ai soli fini  urbanistici,
  significa  che  non  cambiano  la  destinazione  d'uso,   ai   fini
  urbanistici,  se  sono  compatibili  con  i  regolamenti   edilizi,
  comunali  e  quant'altro, ma ai fini fiscali saranno soggetti  alle
  strutture ricettive.

   MUSUMECI. Così  non aiutiamo l'economia regionale.

   GRASSO.   Non è che non aiutiamo, noi qui stiamo parlando  di  una
  norma,  violiamo  un  principio di libera  concorrenza  perché  nel
  momento  in cui c'è un albergo ed è un albergo che paga le tasse  e
  che  paga i tributi e contemporaneamente stiamo prevedendo  che  si
  possono realizzare sette, otto o dieci stanze, e così via.
   Stiamo prevedendo un'attività imprenditoriale e questa deve essere
  equiparata, così come la struttura alberghiera, al pagamento  delle
  stesse  tasse che paga la struttura alberghiera perché, altrimenti,
  tutti  ed anche le strutture alberghiere si trasformano, con questa
  norma,  in  strutture  extra  alberghiere,  ricettive,  così   come
  l'abbiamo  previste   e tutti pagheranno IMU, TARSU  e  quant'altro
  così come la paga un'abitazione.
   Il   B  and B  è una cosa  per la residenza, perché io vivo in  un
  appartamento  e  l'interno lo trasformo in  B and  B .  Noi  stiamo
  prevedendo  una  norma,  e qui gli uffici  possono  correggermi  se
  sbaglio,   che   svolgerà   un'attività   imprenditoriale,   perché
  violerebbe il principio della libera concorrenza. Credo che  questa
  norma sarà vagliata dal Commissario di Stato.
   Questo è un emendamento

   PANARELLO. Si capisce se uno fa un albergo.

   GRASSO. Nella formulazione dell'articolo 5.2 non era chiaro, a mio
  avviso.

   CLEMENTE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CLEMENTE. Signor Presidente, onorevole colleghi condivido la bontà
  dell'idea dell'emendamento del deputato, però rischiamo qua di  non
  dare  un  aiuto  effettivo all'economia perché  dobbiamo  decidere:
  vogliamo implementare un movimento economico o vogliamo fare pagare
  più  tasse?  Il  rischio è che da un lato diamo una  mano  a  nuove
  imprese,  ma  dall'altro e faccio l'esempio di  Palermo,  onorevole
  Grasso, dove gli alberghi si trovano a pagare una TARSU che è  pari
  a  13  euro al metro che è qualcosa di inimmaginabile, io  lascerei
  liberi i Comuni, da questo punto di vista, di regolamentarsi.

   GRASSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRASSO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  il  ragionamento
  dell'onorevole Clemente è  in contrasto con qualsiasi  norma,  cioè
  la  lasciamo ai Comuni, ma non possiamo dire che noi approviamo una
  norma  e non pagano più Tarsu, non pagano più IMU, ma come  si  fa?
  Non è possibile  O pagano come residenza.
   Quindi,  significa  qui  o mortificare gli  alberghi  che  poi  si
  dovranno trasformare o noi stiamo dicendo che, comunque, da  domani
  sarà   possibile  realizzare  delle  strutture  extra   alberghiere
  denominate  albergo diffuso  che possono, poi, andare a   pagare  i
  tributi come una residenza. Quindi, non ha più senso fare B & B.
   Il  problema  della  sostenibilità e dello sviluppo  è  andare  ad
  incentivare, proprio così come era lo spirito che un  po'  è  stato
  travolto  questa  sera  della norma, e andare  a  modificare  anche
  volendo  aggiungere il termine  borgo  tutti gli altri  emendamenti
  non  dovevano  decadere,  perché davamo  un  concetto  di   albergo
  diffuso ,  di   paese-albergo  e, quindi,  di  sostenibilità  dello
  sviluppo.
   Non  è col pagamento dell'IMU e della Tarsu. Il pagamento dell'IMU
  e della Tarsu è un obbligo di legge per chi fa attività di impresa,
  perché altrimenti noi dovremmo dire, oggi, che chiunque fa attività
  di impresa, l'albergatore non dovrà più pagare IMU e Tarsu.

   PRESIDENTE. Non abbiamo competenza per dirlo.

   IOPPOLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   IOPPOLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, stiamo procedendo
  in  assenza del Governo da quel che vedo, ma come lei ha richiamato
  più  volte, forse, non so se sia un bene o un male, ma la  cosa  ci
  lascia piuttosto indifferenti, no?
   Signor  Presidente, un contributo di idee se possibile, perché  io
  capisco quello che dice l'onorevole Grasso, però attenzione,  sotto
  forma della preoccupazione di non creare concorrenza sleale, se  si
  applicasse totalmente il concetto dell'onorevole Grasso, credo  che
  la  concorrenza sleale la facciamo al contrario, nel senso  che  se
  dei  criteri  di larga scala industriale-alberghiera li applichiamo
  ad una attività alberghiera diffusa faremmo, alla fine, un torto  e
  probabilmente vanificheremmo anche l'intendimento e la stessa ratio
  di questa legge che ci accingiamo a votare.
   Credo  che  non  si possano applicare le stesse tassazioni  ad  un
  albergo  che  abbia cento camere, duecento camere  e  che,  quindi,
  nella  economia di scala produce un reddito assai elevato rispetto,
  invece,  alla  stessa natura e morfologia   dell'albergo  diffuso ,
  una   stanza   qui,  un'altra  a  duecento  metri  ed  un'altra   a
  duecentocinquanta.
   Probabilmente, un criterio di equilibrio potrebbe essere quello di
  affidare  ai  Comuni  la  imposizione che però  deve  essere  assai
  ridotta  rispetto  a  quella che pagano gli  alberghi  propriamente
  detti,  quelli che sono già avviati, quelli che affittano centinaia
  e  centinaia e migliaia di notti all'anno, per esempio, tra il 10 e
  il  30%  di quella che è la tassazione in atto applicata lasciando,
  appunto,  ai Comuni dentro quest'arco, dal 10 al 30%, la potestà  e
  l'autonomia  di adeguare le necessità della tassazione  anche  alla
  realtà  del territorio e delle nuove attività economiche che  così,
  speriamo, auspichiamo si possono realizzare.

   GRASSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRASSO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, nella  competenza,
  non  possiamo  tassare  niente. Quando noi  parliamo  di  strutture
  ricettive e parliamo ai soli fini urbanistici poi saranno i Comuni,
  secondo  il regolamento e secondo quanto è previsto dai Comuni  nei
  regolamenti, a fare versare l'imposta che devono versare.
   Naturalmente l'IMU e la Tarsu sono collegati ai metri  quadri,  al
  numero  delle  stanze, al numero dei valori,  quindi,  non  c'è  un
  problema al contrario.
   Se  io ho cento metri quadri pagherò l'IMU per cento metri quadri,
  se   io   ho  un  palazzo  di  mille  metri  quadri  pagherò  l'Imu
  proporzionalmente al palazzo, quindi  non c'è nessuna violazione  e
  chi  vi parla è in un comune che ha un borgo e ha tutto l'interesse
  che questa legge venga non solo incrementato anche il turismo, però
  c'è  anche il problema di equilibrio e di equità fiscale e  sociale
  rispetto a chi esercita un'attività imprenditoriale.
   Poi non spetta a noi, quando noi diciamo ai soli fini urbanistici,
  saranno  regolamentati  dalle leggi e dai  regolamenti  comunali  e
  hanno  dei parametri precisi, cento, ottanta, settanta metri quadri
  e  proporzionalmente pagheranno, solo che ottanta metri quadri è la
  residenza  familiare avrà una tassazione, ottanta metri  quadri  di
  attività ricettiva avrà un'altra tassazione.
   Non  vorrei  che  passasse il principio che sono qui  a  demolire,
  assolutamente no, però credo che questo  rientra nei criteri  della
  norma.

   MUSUMECI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MUSUMECI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  il  problema
  sollevato  circa il peso fiscale al quale possono,  debbono  essere
  sottoposte  le  nuove  strutture  ricettive  previste  dall'albergo
  diffuso,   a  mio  avviso, pongono un problema di fondo  sul  quale
  forse  sia  i colleghi proponenti che la Commissione e  l'Aula  non
  hanno, non abbiamo dedicato sufficiente attenzione.
   Credo,  onorevole  Trizzino, scusi se richiamo la  sua  attenzione
  assieme  a quella del relatore, credo che l'albero diffuso possa  e
  debba   essere  incentivato  tenendo  conto  della  densità   delle
  strutture  ricettive alberghiere già esistenti in quella  località,
  altrimenti  noi abbiamo una guerra fra poveri perché un  albergo  a
  cinque  stelle  lusso, che dovrebbe vendere una camera  doppia  uso
  singolo  duecentoottanta, trecento euro, finisce col  venderla  per
  settanta euro a notte, esattamente dieci euro in più rispetto  alla
  tariffa che invece pone sul mercato una struttura extra alberghiera
  o anche una struttura alberghiera classificata a due, tre stelle.
   Cosa  voglio dire, signor Presidente e colleghi? Noi non  possiamo
  in  un  comune  ad  alta vocazione turistica  con  la  presenza  di
  cinquanta,  ottanta, cento camere e, quindi, duecento  posti  letto
  attivare il meccanismo dell'albergo diffuso, altrimenti ingeneriamo
  una  concorrenza  assolutamente insostenibile. Già  molti  alberghi
  sono  costretti  a  chiudere per otto,  nove  mesi  l'anno  e  sono
  alberghi  spesso  costretti  a licenziare  o  a  ridimensionare  il
  personale dipendente.
   Non  è  tanto il peso fiscale al quale noi sottoponiamo  l'albergo
  diffuso,   ma  è  la  necessità  di  prevedere  uno  strumento   di
  pianificazione  che  consenta di incentivare  l'albergo  diffuso  e
  quindi  come misura compensativa nei comuni a vocazione  turistica,
  ma  non ancora turistici, comuni che sono tenuti fuori dai circuiti
  ufficiali e che potrebbero offrirsi alla scoperta e al piacere  del
  turista  e del visitatore e non invece stimolare l'albergo  diffuso
  in quelle città con due, tre, quattro, cinque strutture alberghiere
  già  esistenti che debbono fare i conti con la fantasia  e  con  la
  rarità del pane quotidiano.
   Credo  che  una  misura  del  genere possa  davvero  ulteriormente
  rendere  concreto  lo  spirito per il quale nasce  perché  si  dice
  stimolare,   vivificare  i  centri  storici  e  al   tempo   stesso
  destagionalizzare il turismo, ma se il centro storico ha  già  tre,
  quattro  alberghi degni di questo nome, vuol dire che è  un  centro
  storico che non ha bisogno di essere vivificato perché già inserito
  nei  circuiti  turistici,  aggiungere lì  anche  l'Albergo  Diffuso
  significa  tenere  fuori  centinaia di Comuni  e  di  località  che
  avrebbero  invece  bisogno di alcuni posti letto  e  non  ne  hanno
  neanche uno e non fare concorrenza alle strutture alberghiere  che,
  come  è  stato  richiamato dai colleghi,  sono  sottoposte  ad  una
  pressione fiscale davvero insostenibile.
   Pertanto,   propongo, e concludo, di inserire, se è possibile,  un
  emendamento  - che potremmo magari formalizzare - che  consenta  di
  prevedere  l'applicazione dell'Albergo Diffuso in quei  Comuni  che
  mostrano particolare carenza di strutture ricettive alberghiere, di
  quei  Comuni che, pur essendo a vocazione turistica, non sono stati
  ancora  interessati agli investimenti turistici in  modo  che  così
  evitiamo  la guerra fra i poveri e offriamo una struttura ricettiva
  a tantissime località che non vengono interessate dai turisti e dai
  flussi turistici proprio perché non hanno posti letto da offrire  a
  disposizione.

   VINCIULLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VINCIULLO.    Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,    sarò
  velocissimo, intervengo sul subemendamento 5.2.1,  quando si  parla
  della    apertura,   trasferimento  e  le   modifiche   riguardanti
  l'esercizio  dell'albergo diffuso  questo  termine   modifiche'  mi
  preoccupa  perché si sta parlando di modifiche solo  dal  punto  di
  vista   dell'esercizio   dell'Albergo  Diffuso?   Allora   dovremmo
  aggiungere  l'avverbio   solo' e quindi le   modifiche  riguardanti
  solo l'esercizio dell'Albergo Diffuso .
   Nel  caso  in  cui,  invece, per  modifiche' si dovesse  intendere
  modifiche di natura edilizia, perché anche questo potrebbe  essere,
  dobbiamo  aggiungere  le modifiche, non soggette ad  autorizzazione
  edilizia   credo  che o nell'uno o nell'altro caso  la  Commissione
  deve  intervenire  cercando di chiarire  cosa  intendeva  dire  con
  questo emendamento.
   Per  quanto riguarda altre indicazioni mi rimetto a quello che  ha
  detto  il Presidente Musumeci e volevo fare notare al Presidente  e
  al  relatore che all'articolo 3, comma 4, sicuramente siamo  caduti
  in  un  errore  che  dovremmo correggere in  fase  di  approvazione
  definitiva del testo.
   Al  comma 4 abbiamo scritto  l'Albergo Diffuso prevede un apposito
  spazio  interno  da  destinare  alla vendita  dei  prodotti  tipici
  locali   invece  secondo  me  deve essere  inteso   può  prevedere
  altrimenti noi costringiamo tutti coloro i quali hanno i  requisiti
  e  vogliono intraprendere un'attività legata all'Albergo Diffuso  a
  dovere   ad   ogni  costo,  all'interno  della  propria  struttura,
  destinare  un  apposito  spazio alla vendita  dei  prodotti  tipici
  locali  che non mi sembra essere una delle caratteristiche  per  le
  quali passa il presupposto dei requisiti dell'Albergo Diffuso.

   SORBELLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SORBELLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervento   per
  sottolineare due aspetti fondamentali di questo articolo e cioè che
  la  norma  individua, intanto, due siti o due immobili ben  diversi
  che  sono l'alloggio dal sito dove si esplicano poi tutti i servizi
  e  in quel caso abbiamo il collegamento per la tassazione all'IMU e
  quant'altro.
   Mentre  per  chi  presenta una SCIA, già  i  regolamenti  comunali
  determinano la tassazione sia per l'utenza idrica, sia per la tassa
  rifiuti solido urbani, perché vengono collegati a quella che  è  la
  norma del regolamento comunale, l'unica carenza riguarda l'IMU  per
  quanto  riguarda  gli immobili dove si vanno ad  inserire  i  posti
  letto,  mentre  per  gli edifici per servizi la  destinazione  sarà
  specifica e per i servizi che l'amministrazione fornisce all'utente
  e  al  titolare  dell'azienda noi abbiamo già la  regolamentazione,
  tutti  i  Comuni  sono  dotati già di un Regolamento  per  l'utenza
  idrica,  per  la  tassazione dei rifiuti  solido  urbani  che  sono
  diversi  da  quella  residenziale,  per  uso  abitativo,  per   cui
  inoltrando   già  l'istanza  della  SCIA  c'è  la   tassazione   in
  automatico.
   Inoltre, con quell'albergo diffuso che cosa facciamo? Non facciamo
  altro  che incentivare la presenza turistica nei posti di  identità
  storica  di un certo rilievo non a costi elevati, perché  se  a  un
  giovane  diamo solo le disponibilità di un albergo a 5 stelle  dove
  si  pagano 200 euro, non avremo mai la presenza di giovani,  di  un
  turismo, di una classe media, con il costo minimo di 50, 60 euro  a
  notte.
   Questo  è incentivare le presenze in quei luoghi dove molte  fasce
  sociali  non  possono  permetterselo, ma  ribadisco  e  ripeto,  il
  fattore  della tassazione, già è regolamentato nei comuni. Tutti  i
  Comuni  hanno  un  regolamento, anche perché  la  tassazione  passa
  attraverso  il  costo  al  100%, c'è la TARES,  c'è  il  costo  del
  servizio  idrico al 100% che sono regolamentati, un  bar  non  paga
  quanto  l'utenza  idrica  come non può pagare  l'utenza  idrica  di
  questa specifica categoria come quella residenziale.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, abbiamo ampliato il  ragionamento
  rispetto  ai  due  sub  emendamenti, che poi alla  fine  credo  che
  facciano  chiarezza,  sia  l'uno, quello presentato  dall'onorevole
  Trizzino, che quello dell'onorevole Grasso.
   Possiamo,  secondo me, metterli ai voti se non  ci  sono  problemi
  perché, ripeto, dagli interventi  si è ampliato il ragionamento, si
  è  parlato  anche  di  altro, ci siamo soffermati  sulla  questione
  apposita  perché,  comunque, ci sono delle tasse che  non  possiamo
  essere  noi,  Regione siciliana, a dire che non si possono  pagare,
  quindi, siamo obiettivamente su un percorso obbligato.

   TRIZZINO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE: Ne ha facoltà.

   TRIZZINO, presidente della Commissione.  In merito alla  Scia,  ha
  già  detto  tutto  l'onorevole Sorbello,  per  cui  è  esaurito  il
  discorso.  Volevo  ricollegarmi  a quello  che  diceva  l'onorevole
  Vinciullo relativamente all'articolo 4 comma 3 che in effetti è una
  precisazione dovuta e corretta perché forse, in effetti,  è  troppo
  limitativa la parola  prevede' piuttosto  può prevedere .

   PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 117, avendolo già approvato, ne
  prendiamo  atto  e  ringraziamo l'onorevole Vinciullo  del  rilievo
  effettuato.
   Pongo in votazione il subemendamento 5.2.1.
   Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo in votazione il subemendamento 5.2.2.

   GRASSO. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Pongo in votazione l'emendamento 5.2, come emendato.
   Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                             (È approvato)

   Comunico che l'emendamento 5.1 è decaduto.
   Si passa all'emendamento  5.3. Lo pongo in votazione.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                             (È approvato)

   Pongo in votazione l'articolo 5, come emendato.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Comunico che l'emendamento aggiuntivo A1 è precluso.
   Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:

                               «Art. 6.
                             Norma finale

   1.  La  presente legge è pubblicata nella Gazzetta ufficiale della
  Regione siciliana.

   2.  E'  fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e  di  farla
  osservare come legge della Regione.»

   Lo pongo in votazione.
   Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Abbiamo approvato l'articolato con molta buona volontà, devo  dire
  con  molta  saggezza dimostrata fino ad ultimo, nonostante  rilievi
  sul sistema di votazione, quindi penso che abbiamo fatto, tutto  il
  Parlamento, un ottimo lavoro, questa è la dimostrazione che  quando
  si ha voglia di lavorare con competenza lo si può fare.
   Onorevoli  colleghi, la seduta è rinviata a domani,  mercoledì  24
  luglio 2013, alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del Presidente Ardizzone


       I   - Comunicazioni
  II   - Votazione finale del disegno di legge:
           -  Norme  per il riconoscimento dell'Albergo Diffuso
         in Sicilia. (nn. 230-120-76-152/A)

       III   -  Seguito della discussione della mozione:
           N.  71  - Iniziative finalizzate alla modifica della
         convenzione  stipulata  dalla  Regione  Siciliana  con
         Siciliacque  S.p.A, al fine di ridurre la tariffa  del
         servizio  idrico integrato ai cittadini  degli  ambiti
         territoriali ottimali (ATO).

           (20 marzo 2013)

   FIRETTO - GRASSO - LEANZA - LA ROCCA RUVOLO - LENTINI - SAMMARTINO

                   La seduta è tolta alle ore 20.34

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
           Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli
   ALLEGATO 1

                  Risposte scritte ad interrogazioni

            Rubrica «Famiglia, politiche sociali e lavoro»

   FERRANDELLI.  -  «Al Presidente della Regione e all'Assessore  per
  l'economia, premesso che:

   la legge 9 gennaio 1989, n. 13, recante 'Disposizioni per favorire
  il  superamento  e  l'eliminazione delle  barriere  architettoniche
  negli  edifici privati', ha introdotto la possibilità di richiedere
  contributi  per  l'eliminazione delle barriere architettoniche  che
  impediscono la mobilità e l'utilizzazione degli spazi negli edifici
  privati  da  parte di soggetti disabili che soffrono di  ridotte  o
  impedite capacità motorie o visive;

   con  circolare 12 del 30 luglio 2007 sono state dettate  direttive
  utili   per   il  coordinamento  e  l'uniformità  delle   procedure
  amministrative,  poste  in  essere  in  materia,  da  parte   delle
  Amministrazioni locali per mezzo di istruzioni chiare  ed  univoche
  su  tutto il territorio regionale. Le istanze così trasmesse  dalle
  Amministrazioni  locali entro il 31 marzo  di  ogni  anno,  vengono
  inserite nella graduatoria dell'anno in corso;

   alla liquidazione dei contributi spettanti agli aventi diritto  si
  è  provveduto, sino al 1992, attraverso le assegnazioni  effettuate
  dal  Ministero  delle infrastrutture e dei trasporti  sul  capitolo
  582801,  successivamente soppresso nel bilancio regionale dall'anno
  2001   per   mancanza  di  trasferimenti.  Seppur  in  assenza   di
  conferimenti statali, in vigenza della legge n. 13 del 1989, questo
  Assessorato, competente per materia, ha continuato a predisporre le
  graduatorie annuali;

   nell'anno  2004,  con l'art. 33 della Legge Finanziaria  n.  17  è
  stata autorizzata, per un triennio, l'erogazione di contributi  per
  l'abbattimento  delle  barriere  architettoniche  a  valere   sulle
  assegnazioni in favore dei Comuni di cui all'articolo 23, comma  1,
  della legge regionale 29 dicembre 2003, n. 21;

   con l'adozione di tale provvedimento è stato possibile liquidare i
  contributi relativi alle pregresse graduatorie azzerando  di  fatto
  tutti  i  contributi dovuti sino al 2006. Dall'anno 2007 e sino  al
  2008,  in  assenza  di  istituzione  del  competente  capitolo  nel
  bilancio   regionale,   si  è  provveduto  all'assegnazione   delle
  necessarie risorse finanziarie a gravare sul Fondo delle  Autonomie
  Locali;

   la  legge di riforma dell'Amministrazione regionale, nel 2009,  ha
  determinato  l'assegnazione dei Dipartimenti Famiglia  e  Autonomie
  locali  in  due diversi Assessorati non consentendo,  pertanto,  di
  continuare ad adottare la procedura anzidetta;

   con  Decreto assessoriale n. 2669 del 27 novembre 2009  e  Decreti
  direttoriali  nn. 2640 del 30 dicembre 2010, 2652 del  27  dicembre
  2011 e 2608 del 28 dicembre 2012 sono state approvate, ai sensi  di
  legge,  rispettivamente  le graduatorie relative  agli  anni  2009,
  2010, 2011 e 2012, ammontanti complessivamente a euro 5.077.891,74,
  per un totale di 1395 istanze;

   ritenuto che:

   i  contributi  relativi alle stesse non sono  stati  liquidati  in
  quanto  non  hanno  a tutt'oggi trovato copertura  finanziaria  nel
  bilancio regionale;

   l'Assessorato della famiglia, ricevendo persistenti richieste  sia
  da  parte  dei  Comuni sia da parte dei beneficiari inseriti  nelle
  graduatorie,  ha  provveduto ad inviare, ai comuni dell'Isola,  una
  direttiva   con   la   quale  è  stata  disposta   la   sospensione
  dell'accoglimento delle istanze di cui alla citata legge n. 13  del
  1989,  fatte  salve  quelle già presentate, sino  a  nuove  diverse
  disposizioni;

   per sapere quali provvedimenti intendano adottare:

   per   attenersi  alle  disposizioni  nazionali,  secondo  cui   la
  copertura finanziaria deve gravare sul bilancio regionale;

   per garantire un diritto a 1395 soggetti portatori di handicap che
  sono in attesa del contributo;

   per garantire la copertura nell'anno 2013». (174)

   Risposta.  -  «Com'è  noto, la legge 9  gennaio  1989,  n.  13  ha
  introdotto la possibilità di erogare contributi, per l'eliminazione
  di   barriere  architettoniche  che  impediscono  la   mobilità   e
  l'utilizzazione  di  spazi  negli edifici  privati,  da  parte  dei
  soggetti  disabili  che  soffrono di ridotte  o  impedite  capacità
  motorie  o  visive,  e  che  tale politica  sociale  è  considerata
  attualmente una priorità nelle altre regioni italiane.
   Tale  disciplina  nazionale in ambito della Regione  Siciliana,  è
  stata  recepita con l'art. 123 della l.r. 4/2003, ed ha  consentito
  un sostegno alla disabilità, fino al 2006 attraverso apposite poste
  di bilancio sul capitolo 582801.
   Purtroppo,  da allora, tale finalità non ha più trovato  copertura
  finanziaria nel Bilancio della Regione, mentre, come riferito dagli
  Uffici,  per  gli  anni 2007 e 2008, si è attinto  al  Fondo  delle
  Autonomie locali.
   A far data dal 2009 e sino al 2012 il Dipartimento regionale della
  Famiglia  e  delle  politiche sociali, in ossequio  alla  normativa
  vigente   in  materia,  ha  redatto  le  graduatorie  relative   ai
  contributi  di che trattasi che, come è noto, venivano  erogati  ai
  beneficiari finali per il tramite dei Comuni.
   Per  il  soddisfo di tali graduatorie, così come comunicato  dagli
  Uffici,   sarebbe   stata  necessaria  una  copertura   finanziaria
  complessiva,   per   il   quadriennio  2009/12,   di   circa   euro
  5.100.000,00.  Inoltre gli Uffici stimano un  fabbisogno  di  circa
  duemilioni di euro per anno.
   Per  quanto sopra, è noto che, in fase di approvazione del ddl  n.
  69, sono stati presentati emendamenti governativi per garantire  la
  copertura  delle  citate annualità, ma che  gli  stessi  non  hanno
  trovato  accoglimento in sede di approvazione della legge,  per  le
  conosciute   difficoltà  di  bilancio  (si  allegano  copie   degli
  emendamenti presentati).
   Come  già espresso dalla scrivente in Aula, il 18 giugno 2013,  in
  sede   di  trattazione  dell'attività  ispettiva  parlamentare   di
  competenza,  resta  fermo  l'impegno del  Governo  di  reperire  le
  risorse  finanziarie  necessarie,  dove  in  carenza  di  fondi  di
  bilancio regionale, si potrà ricorrere alle risorse del P.A.C.

                                                         L'Assessore
                                                 Arch. Ester Bonafede

                   Emendamento al D.D.L. n. 69/2013

   Contributi  per  l'abbattimento delle barriere architettoniche  di
  cui alla legge 9 gennaio 1989, n. 13

   Al  fine  di provvedere alla liquidazione dei contributi  previsti
  dalla  legge  9  gennaio 1989, n. 13, agli aventi diritto  inseriti
  nella  graduatoria annuale approvata ai sensi della predetta legge,
  è  istituito apposito capitolo di spesa denominato  Contributi  per
  l'abbattimento delle barriere architettoniche di cui alla  legge  9
  gennaio 1989, n. 13 , con una dotazione annuale di 2000 migliaia di
  euro.  Per l'esercizio finanziario corrente la dotazione è  pari  a
  5100  migliaia di euro al fine di provvedere alla liquidazione  dei
  contributi  relativi  alle graduatorie degli  anni  2009-2010-2011-
  2012.

                   Emendamento al D.D.L. n. 68/2013

   Capitolo (nuova istituzione)

   E' istituito nella rubrica 2 amministrazione 6 titolo 1 aggregato
  economico 3 il capitolo di nuova istituzione denominato: Contributi
  per l'abbattimento delle barriere architettoniche di cui alla legge
  9 gennaio 1989, n. 13 , con una dotazione organica di 2.000
  migliaia di euro».

      ZITO-CANCELLERI-CAPPELLO-CIACCIO-CIANCIO-FERRERI-FOTI-LA ROCCA-
  MANGIACAVALLO-PALMERI-SIRAGUSA-TRIZZINO-VENTURINO-ZAFARANA.  -  «Al
  Presidente  della  Regione,  all'Assessore  per  la  famiglia,   le
  politiche  sociali  e  il  lavoro e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso  che l'A.O.U.P. Paolo Giaccone' di Palermo, in  conformità
  ed  in  attuazione  della  L.R. 85/95, presentava  un  progetto  di
  utilità collettiva in data 10.09.1998 all'Assessorato Regionale del
  Lavoro  riguardante l'avvio di nr. 35 unità (c.d. ex art.  23)  con
  qualifiche diverse (15 portieri - 14 collaboratori amministrativi -
  6  assistenti amministrativi) destinatari di un contributo  per  la
  fuoriuscita dal bacino degli LSU;

   a  seguito  del progetto presentato, l'Azienda, in data 1  ottobre
  2001, ha stipulato contratti di diritto privato a tempo determinato
  con lavoratori c.d. ex art. 23';

   tali  contratti,  come da normative regionali  vigenti  all'epoca,
  sono stati prorogati di anno in anno fino all'anno 2004 per poi, in
  ottemperanza alla circolare regionale 36/2003/AG, essere  prorogati
  per un triennio (2004/2007);

   a seguito della circolare regionale 78/2006/AG del 19/12/2006, con
  delibera  n.  6 del 16/01/2007, l'Azienda ha prorogato i  contratti
  per cinque anni, con scadenza 30 settembre 2012;

   il  nucleo  originario di questo precariato, alla data odierna,  è
  costituito  da  30 unità (ex art. 23) ricadenti nella  sfera  della
  legge 85/95;

   all'interno  dell'Azienda  Ospedaliera  Policlinico   di   Palermo
  militano  attualmente  circa 134 precari afferenti  a  tre  diverse
  normative  (l.r.  85/95;  circolare assessoriale  331/2009;  D.lgs.
  280/1997);

   la  circolare regionale n. 3 del 19/12/2011 ha dato la possibilità
  per  tutti  i  contrattisti in scadenza  negli  anni  2011/2012  ed
  appartenenti alle ll.rr. 85/95 e 16/06 di poter proseguire  per  un
  altro   quinquennio,  senza  soluzione  di  continuità  e  mediante
  conferma  dei contratti in essere, così come previsto  dall'art.  4
  della citata l.r. n. 16/2006;

   considerato che:

   la  Direzione Generale dell'A.O.U.P. con Deliberazione n. 218  del
  01/03/2012, vista l'imminente scadenza (30 settembre 2012) chiedeva
  ed  otteneva  dall'Assessorato al Lavoro il  finanziamento  per  la
  proroga  dei  contratti  in  essere, relativi  ai  30  soggetti  in
  argomento;
   nella  delibera  de qua l'Azienda indicava esplicitamente  che  il
  contributo richiesto era finalizzato alla proroga quinquennale  dei
  contratti, individuandone l'esatta durata: dal 01 ottobre  2012  al
  30 settembre 2017;

   l'Assessorato Regionale della Famiglia, delle Politiche sociali  e
  del  Lavoro  versava  il contributo richiesto in  data  11.07.2012,
  tramite Mandato n. 351 -Cap. 321301- Sottoconto 929;

   con  nota 20193 del 14.09.2012 il Dipartimento regionale al Lavoro
  -Serv. V - Attività Socialmente Utili, nel riscontrare la richiesta
  prot. n. 11862, datata 05.09.2012 dell'Azienda Policlinico Palermo,
  precisava  che,  così  come indicato nella  Circolare  Assessoriale
  30.12.2010,  n.  7  -  GURS 14.01.2011 n. 3-  per  i  contratti  in
  scadenza  negli anni 2011/2012, stipulati ai sensi delle ll.rr.  n.
  85/95  e  n.  16/06,  la  prosecuzione va  effettuata  mediante  la
  conferma  dei contratti in essere come previsto dall'art.  4  della
  l.r. 16/2006;

   con  Deliberazione 1067 del 26.09.2012 l'Azienda,  richiamando  il
  comma 71 dell'art. 2 della Legge 23.12.2009, n. 191, che stabilisce
  che  gli  Enti  del  S.S.N.  sono  tenuti  ad  adottare  le  misure
  necessarie a garantire che le spese del personale non superino  per
  ciascuno  degli anni 2010, 2011 e 2012 il corrispondente  ammontare
  dell'anno  2004,  diminuito  dell'1,4%,  nonché  asserendo  che  il
  contenuto  della predetta nota 20193 del Dipartimento Regionale  al
  Lavoro  non  aveva rimosso il dubbio in merito alla possibilità  di
  proroga  quinquennale, si  rideterminava la scadenza dei  contratti
  dal 30.09.2017 al 31.12.2012;

   con  Circolare  n. 1/2012/L del 05.12.2012 il Dip.  Regionale  del
  Lavoro-Serv. IX, in merito ai contratti di cui alla l.r. 85/95, con
  scadenza  nell'anno 2012, ribadiva che potranno proseguire mediante
  la conferma dei contratti in essere, così come previsto dall'art. 4
  della  l.r.  16/2006,  e  che  i contratti  confermati  avranno  le
  medesime  caratteristiche di quelli in scadenza e, in  particolare,
  avranno la medesima durata di proroga dei contratti dei lavoratori;

   con  Circolare n. 2/2012/L del 30.11.2012 il citato Dip. Regionale
  del  Lavoro,  ha  ulteriormente precisato che la  prosecuzione  dei
  rapporti di lavoro dei soggetti di cui alle leggi regionali  85/95,
  24/2000,  21/2003 e 27/2007 è espressamente prevista  dall'art.  7,
  comma 1, l.r. 24/2010 e che la copertura finanziaria sarà garantita
  nell'ambito  della  legge  di bilancio  e  che  pertanto  gli  Enti
  interessati avrebbero dovuto procedere senza indugio alla  adozione
  dei  provvedimenti  necessari  ad assicurare  la  prosecuzione  dei
  contratti in scadenza;

   con  delibera  n.  578  dell'11.08.2009  l'Azienda  stipulava  con
  ulteriori  17  unità  altrettanti contratti  a  tempo  determinato,
  attribuendogli  la  durata quinquennale e  rapporto  full  time  in
  analogia  a  quanto  già  attuato per  i  lavoratori  PUC  (odierni
  interessati)  stabilizzati dall'A.O.U.P. con contratti quinquennali
  di diritto privato, anche al fine di garantire parità di condizioni
  e   trattamento   ed  evitare  di  porre  in  essere  comportamenti
  discriminatori nei confronti dei lavorati medesimi';

   nella  vigenza della legge 191/2009, il cui comma 71  dell'art.  2
  era  stato  adottato quale motivazione per modificare in  pejus  la
  scadenza dei 30 contrattisti, l'Azienda Policlinico Palermo emanava
  provvedimenti  di  tenore diverso, tant'è che in data  21  dicembre
  2010  concedeva  il  rinnovo contrattuale quinquennale  a  soggetti
  anch'essi afferenti la l.r. 85/95, mentre con deliberazione n.  255
  del  25.03.2011 stipulava ulteriori 72 contratti quinquennali,  che
  scadranno  nel 2016, con altrettanti lavoratori, già dipendenti  di
  due   Cooperative   che  prestavano  servizi  in   appalto   presso
  l'A.O.U.P.;

   rilevato che:

   le  norme  non  prevedono  una  proroga  trimestrale  bensì  della
  medesima durata del contratto in scadenza;

   nei  confronti  dei 30 contrattisti in scadenza  il  30.09.2012  è
  stato  emanato  un provvedimento discriminatorio,  atteso  che  per
  altri soggetti è stata concessa la proroga 'ope legis';

   il  costo  dei 30 contrattisti incide nel bilancio Aziendale  solo
  per  il  10%,  in considerazione che la restante quota  è  concessa
  dalla Regione;

   il  costo delle 17 unità, nonché delle altre 72 unità grava invece
  per  quasi il 70% sul bilancio aziendale, in considerazione che  il
  contributo  regionale è di circa il 30%. A titolo  esemplificativo,
  le  17  unità  hanno  un  costo  annuale  per  l'Azienda  di  circa
  294.926,93,  mentre quello per i 30 lavoratori in  questione  è  di
  soli 55.848,74;

   in  assenza  di un provvedimento che disponga che la  proroga  del
  contratto, come previsto dalle norme in vigore, dovrà avere  durata
  quinquennale,  dall'1 gennaio 2013 i 30 contrattisti saranno  privi
  di rapporto di lavoro;

   per  sapere  se  non ritengano opportuno adottare un provvedimento
  che  possa  eliminare la disparità di trattamento,  consentendo  la
  proroga  quinquennale anche per i 30 soggetti il  cui  contratto  è
  scaduto  il  30 settembre 2012 e che, in difformità ai  dettami  di
  legge,  è  stato  prorogato  per soli tre  mesi,  con  scadenza  al
  31.12.2012». (331)

        (Gli interroganti chiedono lo svolgimento con urgenza)

   Risposta.  -  «Con la nota sopraemarginata della Presidenza  della
  Regione  - Segreteria Generale, lo scrivente è stato delegato  alla
  trattazione   dell'atto  ispettivo  in  oggetto,  al  riguardo   si
  forniscono  le  notizie assunte con nota 21964 del  16/04/2013  dal
  competente Dipartimento regionale per il Lavoro.
   Per  i  profili  di competenza dell'Assessorato regionale  per  la
  Salute,  invitato  con  la citata nota di delega  della  Segreteria
  generale  a fornire gli elementi di competenza sulla tematica,  gli
  stessi  sono  stati acquisiti con la nota n. 48460  del  05/06/2013
  dell'Ufficio di diretta collaborazione del citato Assessorato,  che
  per compiutezza d'esame, si allegano alla presente.
   In  via  preliminare, è opportuno ricordare che la legge regionale
  n.  24/2010  e  precisamente l'art. 7, comma  1,  dispone  che:  le
  amministrazioni  pubbliche di cui all'art. 5 della  medesima  legge
  regionale  -  tra le quali rientrano l'Amministrazione regionale  e
  gli  Enti  di  cui  all'art.  1  della  1.r.  10/2001-  nelle  more
  dell'attuazione  delle procedure di stabilizzazione  permanendo  il
  fabbisogno  organizzativo  e le comprovate  esigenze  istituzionali
  volte  ad  assicurare  i servizi già erogati,  possono,  secondo  i
  principi statuiti dai commi 24 bis e 24 ter dell'art.14 del decreto
  legge  n.  78/2010,  convertito con modificazioni  nella  legge  n.
  122/2010, proseguire per l'anno 2011 e per l'armo 2012, e  comunque
  nei limiti degli stanziamenti di bilancio, in costanza di rapporto,
  i contratti in essere alla data di entrata in vigore della medesima
  legge  del personale destinatario del regime transitorio dei lavori
  socialmente  utili,  di  cui  al  fondo  unico  per  il  precariato
  istituito dall'art. 71 della l.r. n. 17/2004.
   Con  la  circolare assessoriale del 19/12/2011, sono state emanate
  le  disposizioni applicative della superiore normativa  precisando,
  tra  l'altro, che per i contratti in scadenza negli anni  2011  e/o
  2012,  stipulati  ai sensi delle leggi regionali n.  85/1995  e  n.
  16/2006,  la  prosecuzione  (senza  soluzione  di  continuità),  va
  effettuata  mediante  la  conferma dei  contratti  in  essere  come
  previsto  dall'art.  4  della  l.r. n.  16/2006;  per  i  contratti
  quinquennali  in  scadenza negli anni 2011 e/o 2012.  stipulati  ai
  sensi  della  15.21/2003,  la prosecuzione  va  effettuata  per  un
  ulteriore quinquennio.
   Con  successive circolari n. 1/2012/L del 05/10/2012 e n. 2120I2/L
  del  30/11/2012, veniva ribadito che i contratti di cui alle citate
  leggi  regionali  n.  85/1995 e n. 16/2006, in  scadenza  nell'anno
  2012, potevano proseguire mediante conferma dei contratti in essere
  come  previsto dall'art. 4 della legge regionale n. 16/2006  e  che
  gli   stessi  atti  privatistici  confermati  avranno  le  medesime
  caratteristiche di quelli in scadenza ed in particolare avranno  la
  stessa durata.
   Inoltre  la  legge  regionale  n. 4/2013  all'art.  3  prevede  la
  prosecuzione  fino  al  30  aprile 2013  dei  contratti  di  lavoro
  subordinato  a  tempo  determinato del personale  destinatario  del
  regime  transitorio  dei  lavori  socialmente  utili,  in  scadenza
  nell'anno  2013 e in essere alla data del 30/11/2012,  autorizzando
  per  le  predette  finalità la spesa relativa al finanziamento  del
  contributo.
   Appare  opportuno rilevare che sia l'art. 7 della l.r. n.  24/2010
  relativa  a:  "Prosecuzione dei rapporti del personale destinatario
  del  regime  transitorio dei lavori socialmente utili"  per  l'anno
  2011  e  per l'anno 2012, sia l'art. 3 della 1.r. n. 4/2013, avente
  lo   stesso   oggetto   della  precedente  norma,   dispongono   la
  prosecuzione fino al 30/04/2013 dei contratti di lavoro subordinato
  a  tempo  determinato "permanendo - per gli enti  -  il  fabbisogno
  organizzativo  e  le  comprovate esigenze  istituzionali  volte  ad
  assicurare i servizi già erogati".
   Infatti ciascun Ente utilizzatore è chiamato ad operare nel  pieno
  rispetto   della  propria  autonomia  e  compatibilmente   con   la
  disciplina dei rispettivi ordinamenti interni.
   Infine con la finanziaria regionale, approvata con l.r. n. 9/2013,
  ed in particolare con l'art. 37 si è provveduto a prorogare fino al
  31   luglio  2013,  i  contratti  di  lavoro  subordinato  a  tempo
  determinato  del personale destinatario del regime transitorio  dei
  lavori  socialmente utili, per le finalità riportate  nella  citata
  disposizione di legge».

   L'Assessore

   Arch Ester Bonafede

   LO  SCIUTO  -  GRECO  - FIGUCCIA - LOMBARDO  -  DI  MAURO.  -  «Al
  Presidente  della  Regione,  all'Assessore  per  la  famiglia,   le
  politiche sociali e il lavoro, premesso che:

   con  l'avviso pubblico n. 1 del 25 luglio 2012 - Credito d'imposta
  per l'assunzione di lavoratori
   svantaggiati e molto svantaggiati ai sensi della legge 106 del  12
  luglio  2011 che converte il D.L. 70/2011, c.d. 'decreto  sviluppo'
  recante incentivi per l'assunzione di lavoratori svantaggiati nelle
  Regioni del Mezzogiorno - POR FSE 2007/2013 - asse II - obiettivo E
  viene  data  attuazione  nella Regione  siciliana  all'agevolazione
  prevista  dall'art. 2 del citato 'decreto sviluppo' che prevede  il
  credito d'imposta per nuovo lavoro stabile nel Mezzogiorno;

   l'agevolazione  è  rivolta ai datori di lavoro che  nella  Regione
  siciliana  abbiano assunto o assumeranno a tempo indeterminato  tra
  il 14 maggio 2011 ed il 13 maggio 2013, 'lavoratori svantaggiati' o
  'molto svantaggiati', come definiti ai sensi dell'art. 2, punti  18
  e 19 Regolamento (CE) 800/2008;

   considerato che:

   per tale intervento le risorse finanziarie disponibili ammontano a
  65 milioni di euro;

   l'approvazione  delle graduatorie provvisorie è avvenuta  in  data
  10/12/2012 con Decreto n. 23/16/2012;

   per  sapere  se  non  ritengano di dover immediatamente  concedere
  l'erogazione  definitiva  degli  incentivi  per  l'assunzione   dei
  lavoratori  svantaggiati, considerato la grave crisi economica  che
  stanno attraversando le aziende siciliane costrette a chiudere  per
  mancanza di risorse finanziarie». (686)

       (Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)

   Risposta.  -  «In riferimento all'atto ispettivo  in  oggetto,  si
  forniscono le seguenti notizie, acquisite con la nota 34195 del  10
  giugno u.s., dal competente Dipartimento regionale del Lavoro.
   In  merito  si  rappresenta che l'avviso  pubblico  n.  1/2012  ha
  previsto una forma particolare di incentivo, a favore delle aziende
  che  procedono  ad  assunzioni  di soggetti  svantaggiati  o  molto
  svantaggiati, che si concretizza nella compensazione del  beneficio
  con  le  situazioni  debitorie  nei  confronti  dell'Agenzia  delle
  Entrate, ai sensi dell'art. 17 del D.L.vo n. 241/1997.
   Il  beneficio  consiste nel riconoscimento del 50  per  cento  dei
  costi  salariali  sostenuti  per 12 o 24  mesi  in  relazione  alla
  tipologia  di  soggetto svantaggiato o molto svantaggiato  e  viene
  erogato  non  in  forma  diretta, ma esclusivamente  quale  credito
  d'imposta.
   Come  richiesto  dall'On.le interrogante nell'atto  ispettivo,  si
  informa  e  si  assicura che il Decreto del Dirigente generale  del
  Dipartimento   regionale  per  il  Lavoro  di  approvazione   della
  graduatoria è stato già registrato dalla Corte dei Conti, e sono in
  itinere le procedure conseguenti finalizzate alla possibilità,  per
  le aziende, di procedere alla compensazione di cui trattasi».

                                                         L'Assessore
                                                 Arch. Ester Bonafede

                           Rubrica «Salute»

   ZITO  - CANCELLERI - CAPPELLO - CIACCIO - CIANCIO - FERRERI - FOTI
  - LA ROCCA - MANGIACAVALLO - PALMERI - SIRAGUSA - TRIZZINO - TROISI
  -  VENTURINO - ZAFARANA. - «All'Assessore per la salute, premessi i
  contenuti  di  cui al Decreto Assessoriale del 18 novembre  2009  e
  pubblicato sulla GURS 24 dicembre 2009, n.60, recante Modifiche  ed
  integrazioni  al  decreto  16  settembre  2009,  concernente  Piano
  regionale  di  riorganizzazione della rete delle strutture  provate
  accreditate di diagnostica di laboratorio ;

   rilevato che detto Decreto dispone esclusivamente in direzione  di
  strutture private accreditate, ossia di strutture che svolgono come
  attività prevalente quella tipica del laboratorio di analisi e  per
  esse,   nell'ambito   del   processo  di  riorganizzazione   e   di
  ottimizzazione  recante  all'art.  8  quanto  segue:  Al  fine   di
  garantire  l'omogenea accessibilità alle prestazioni  sanitarie,  è
  consentito  il  trasferimento  delle  strutture  che  ne   facciano
  richiesta, dalle zone cittadine o dai comuni con numerosa  presenza
  di   laboratori,  nelle  aree  disagiate  e  nelle   zone   carenti
  individuate  dalle stesse aziende nella ricognizione  effettuata  a
  seguito dei processi di aggregazione. Ove non vi siano richieste, e
  sempre previa autorizzazione dell'azienda sanitaria territoriale, è
  consentito   ai  laboratori  che  fanno  parte  di  una   struttura
  societaria  di  istituire dei punti prelievi in comuni  o  frazioni
  dove  non  ci sono laboratori pubblici e privati, che sono distanti
  non meno di 10 km ;

   considerato che:

   molte  piccole e medie imprese operanti al di fuori  del  Servizio
  Sanitario  Nazionale, ma autorizzate ai sensi  del  D.A.  890/2002,
  erogano  servizi sanitari e che dunque non possono essere  attratte
  dalle disposizioni normative di cui infra;

   dette piccole imprese vivono sul mercato, possono contribuire allo
  sviluppo  ed  all'occupazione,  non  incidono  sul  bilancio  della
  Regione  ma sono impediti nello sviluppo imprenditoriale in  quanto
  una  errata interpretazione della norma da parte di varie ASP vuole
  che  l'art.8  del  Decreto citato si applichi  sia  alle  strutture
  accreditate,  ossia  finanziate dalla Regione,  che  a  quelle  che
  agiscono sul libero mercato, e dunque dette ASP obiettano sul fatto
  che  una richiesta di apertura di un punto prelievo ad una distanza
  inferiore  a 10 Km da un altro punto prelievo, sarebbe in contrasto
  con  il disposto del citato art. 8 che richiede una distanza tra  i
  punti  prelievo  di  almeno  10 Km, mentre  non  vi  sarebbe  alcun
  ostacolo   ad  autorizzare  qualsiasi  altra  struttura  sanitaria,
  compreso un laboratorio di analisi;

   è  evidente che l'ambito di operatività delle limitazioni disposte
  dall'art.8  dovrebbe  essere circoscritto a laboratori  di  analisi
  accreditati (c.d. ex convenzionati e dunque surroganti attività  di
  competenza  ASP con oneri a carico del SSN) e non già di  strutture
  private con costi ad esclusivo carico di aziende private;

   per  sapere  se  non  ritengano opportuno emettere  una  circolare
  chiarificatrice  con  funzione correttiva del  citato  decreto,  da
  pubblicare  sulla Gazzetta Ufficiale della Regione che (atteso  che
  il  decreto  in parola ed il relativo art. 8 dispongono nell'ambito
  circoscritto   delle   strutture  private  accreditate   e   dunque
  surroganti attività di competenza ASP con oneri a carico  del  SSN)
  preveda  come la limitazione, prevista dall'art. 8 del  decreto  18
  novembre  2009  pubblicato  nella ultima  versione  sulla  GURS  24
  dicembre  2009, n.60, relativa alla distanza minima di  10  Km  dai
  punti  prelievo,  non debba trovare applicazione per  le  strutture
  sanitarie  private  che operano con costi ad  esclusivo  carico  di
  privati e dunque senza alcun contributo del SSN?». (356)

        (Gli interroganti chiedono lo svolgimento con urgenza)

   Risposta.  -  «In  riscontro  all'interrogazione  specificata   in
  oggetto  con  la  quale si chiedono chiarimenti circa  l'ambito  di
  applicazione dell'art. 8 del decreto dell'Assessore per  la  salute
  n.  60  del  18 novembre 2009, si sottolinea come sia  il  D.A.  16
  settembre  2009   Piano  regionale di riorganizzazione  della  rete
  delle  strutture private accreditate di diagnostica di laboratorio
  che  il successivo D.A. 18 novembre 2009  Modifiche ed integrazioni
  al  decreto  16  settembre  2009, concernente  Piano  regionale  di
  riorganizzazione della rete delle strutture private accreditate  di
  diagnostica di laboratorio , riguardano esclusivamente i laboratori
  accreditati.
   L'interrogazione peraltro non fornisce informazioni su  quale  ASP
  interpreti  in modo difforme i citati disposti, indicando  come  in
   varie  ASP   si  pongono  in  essere   impedimenti  allo  sviluppo
  imprenditoriale .
   Cionondimeno,    al    fine   di   evitare    eventuali     errate
  interpretazioni,  è stata diffusa una circolare di  chiarimento  in
  merito  al citato articolo a tutte le Aziende Sanitarie Provinciali
  della Regione».

                                                        L' Assessore
                                              Dr.ssa Lucia Borsellino

   DIPASQUALE.  -  «All'Assessore per  la  salute,  premesso  che  in
  Sicilia,  il  servizio di 118 è gestito, attraverso una convenzione
  del  2010,  dalla  Seus  scpa, che ne regolamenta  le  modalità  di
  intervento;

   considerato che:

   in  provincia di Ragusa emerge ancora una volta che molti pazienti
  in   condizioni   critiche  (codici  rossi)   vengono   trasportati
  nell'ospedale più vicino e non, come avviene nel resto d'Italia, in
  quello più attrezzato per la patologia espressa;

   recentemente,  due casi accaduti nel territorio  di  Scicli,  dove
  contemporaneamente due pazienti con infarto sono stati  trasportati
  nel  nosocomio  cittadino e dopo un ora trasferiti  a  Modica  dove
  esiste  un  reparto  di cardiologia, hanno evidenziato  le  carenze
  delle modalità d'intervento;

   considerato ancora che in questi casi, l'intervento tempestivo  ed
  appropriato   può  salvare  la  vita  o,  viceversa,   condizionare
  negativamente la prognosi del paziente;

   per  sapere  se  non  ritenga opportuno e necessario  rivedere  le
  modalità di gestione del servizio 118 nel territorio, rispettandone
  le  peculiarità,  e,  in  subordine,  che  venga  emanato  un  atto
  specifico  per  la  provincia di Ragusa, al fine  di  garantire  ai
  pazienti, presi in carico dal servizio d'urgenza, il raggiungimento
  immediato,  nei  casi necessari, delle strutture idonee  alla  cura
  tempestiva  delle patologie manifestate, a tutela del diritto  alla
  salute dei cittadini». (394)

         (L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)

   Risposta.  -  «In  riscontro  all'interrogazione  specificata   in
  oggetto  con  la quale si chiedono notizie in merito alle  modalità
  d'intervento del Servizio 118 nella Provincia di Ragusa, si precisa
  preliminarmente  che  le   Linee guida  -  Protocolli  e  procedure
  Servizio  SUES  118  Sicilia ,  approvate  con  D.A.  n.  1187  del
  30/04/2010,   indicano  che in caso di mezzi di  soccorso  di  tipo
  MSB,   gli  stessi vengono indirizzati dalla C.O. 118 sempre  verso
  l'ospedale più vicino al fine di consentire una valutazione  medica
  del paziente e l'eventuale stabilizzazione delle condizioni vitali.
   I mezzi di soccorso di tipo MSA con infermiere vengono indirizzati
  dalla   C.O.   presso   l'Ospedale  più   vicino   o   più   adatto
  (centralizzazione), in relazione alle condizioni del paziente.
   Nel  merito  specifico  si  rappresenta che, attese  le  criticità
  rappresentate  dall'ASP di Ragusa relativamente  all'assistenza  di
  pazienti  in  codice  rosso e giallo presso i PP.SS.  di  Comiso  e
  Scicli,  al  fine  di garantire la massima sicurezza  dei  pazienti
  nell'ambito  del soccorso di Emergenza Urgenza 118,   con  D.A.  n.
  0832  del  26/04/2013   questo Assessorato ha  provveduto  affinché
  tutti gli operatori coinvolti nel soccorso in emergenza urgenza 118
  provvedano  al  trasporto  dei  soggetti  politraumatizzati  o  con
  emergenze patologiche (infartuati e stroke - codici Rossi e Gialli)
  presso  l'ospedale più  attrezzato  dei presidi di Modica, Vittoria
  e Ragusa.
   Infatti   già  con  nota  prot.  Serv.6  n.37694  del  29/04/2013,
  indirizzata  al  responsabile  C.O.  118  CT-RG-SR,  al   Direttore
  Sanitario  SEUS  Scpa  e  al Commissario  straordinario  A.S.P.  di
  Ragusa,  si  è  data disposizione di provvedere  a  dare  immediata
  attuazione   al   predetto  D.A.,   nelle   more   della   relativa
  pubblicazione sulla GURS».

                                                        L' Assessore
                                               Dr.ssa Lucia Borsellino

   IOPPOLO  -  MUSUMECI. - «Al Presidente della Regione  siciliana  e
  all'Assessore regionale per la sanità, premesso che:

   con  Decreto dell'Assessore regionale della Salute del 2  dicembre
  2011  è  stato disposto il Riordino e razionalizzazione della  rete
  dei punti nascita';

   tra  l'altro, il citato Decreto dispone la soppressione dei  punti
  nascita che abbiano un numero annuo di parti inferiore a 500;

   fra   i  punti  nascite  da  sopprimere  sarebbe  compreso  quello
  esistente   all'interno   del  presidio   ospedaliero   Castiglione
  Prestianni' di Bronte;

   il   suddetto  decreto  è  soltanto  l'ultimo  di  una  serie   di
  provvedimenti tendenti a depauperare progressivamente  il  presidio
  ospedaliero di Bronte (vale la pena ricordare che il decreto del 25
  maggio 2010, di riordino della rete ospedaliera, ha ridotto i posti
  letto  dell'ospedale in parola da 140 a 100), sino a  farne  temere
  una prossima, totale, soppressione;

   ritenuto che:

   i   provvedimenti  di  riordino  e  razionalizzazione  della  rete
  ospedaliera,  quale  quello del 2 dicembre 2011,  sarebbe  utile  e
  necessario  tenessero  conto, oltre che di  parametri  strettamente
  numerici  e  ragionieristici, di criteri territoriali, demografici,
  strutturali  ed  infrastrutturali, tali da non  penalizzare  taluni
  territori  oggettivamente disagiati, compromettendo la qualità  del
  servizio sanitario reso e il diritto alla salute' delle popolazioni
  ivi residenti;

   il presidio ospedaliero Castiglione Prestianni' di Bronte offre  i
  propri  servizi  sanitari  alle  popolazioni  di  ben  otto  Comuni
  (Bronte,  Maletto,  Maniace, Randazzo, Cesarò, San  Teodoro,  Santa
  Domenica  Vittoria e Floresta), tutti classificati come montani'  e
  con   infrastrutture  che  non  consentono  alla   popolazione   un
  alternativo,   eventuale  e  facile  accesso   ad   altri   presìdi
  ospedalieri;

   per sapere se si ritenga:

   di  dovere  assumere ogni più opportuna iniziativa  finalizzata  a
  modificare  il decreto dell'Assessore per la salute del 2  dicembre
  2011  recante il 'Riordino e razionalizzazione della rete dei punti
  nascita',   in  modo  da  tenere  conto  di  criteri  territoriali,
  demografici,   strutturali  ed  infrastrutturali,   tali   da   non
  penalizzare taluni territori disagiati, quale quello in cui  presta
  i  propri  servizi  sanitari  il presidio  ospedaliero  Castiglione
  Prestianni'  di  Bronte,  compromettendo la  qualità  del  servizio
  sanitario  reso  e  il diritto alla salute' delle  popolazioni  ivi
  residenti;

   contrariamente  a  quanto stabilito con la emanazione  del  citato
  decreto assessoriale del 2 dicembre 2011 e del decreto assessoriale
  del  25  maggio  2010 (riordino della rete ospedaliera)  di  dovere
  potenziare  il  presidio  ospedaliero  Castiglione  Prestianni'  di
  Bronte,  in  virtù  delle  sopraesposte considerazioni,  mantenendo
  integralmente  l'U.O.  di  Ostetricia e Ginecologia,  ripristinando
  l'U.O.  di  Urologia  e  il  numero di posti  letto  di  Ortopedia,
  recentemente ridotti, potenziando il servizio di Pronto Soccorso  e
  gli  annessi laboratori diagnostici, nonchè stabilendo, infine,  un
  numero  di  posti letto totale non inferiore a 120 unità, requisito
  essenziale   al   fine   del  mantenimento   dell'intero   Presidio
  Ospedaliero Castiglione Prestianni' di Bronte».  (459)
       (Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)

   Risposta.  -  «In  riscontro  all'interrogazione  specificata   in
  oggetto con la quale si chiedono iniziative volte a scongiurare  la
  soppressione del punto nascita dell'Ospedale Castiglione Prestianni
  di Bronte (CT), si relaziona quanto segue:

      Punti nascita

   Con  decreto 2 dicembre 2011, pubblicato nella G.U.R.S. n.1 del  5
  gennaio  2012,  questo Assessorato ha emanato le direttive  per  il
   Riordino e razionalizzazione della rete dei punti nascita .
   La  riorganizzazione  della rete è scaturita  dalla  necessità  di
  promuovere e migliorare la qualità, la sicurezza e l'appropriatezza
  degli  interventi assistenziali nel percorso nascite e di  ridurre,
  nel  contempo, l'utilizzo del taglio cesareo. Tale intento è  stato
  formalizzato a livello nazionale con l'accordo Stato-Regioni del 16
  dicembre  2010 che ha previsto tutta una serie di correttivi  e  di
  misure   di   politica   sanitaria  come,   tra   gli   altri,   la
  razionalizzazione/riduzione  progressiva  dei  punti  nascita   con
  numero di parti inferiore a 1000/anno, prevedendo l'abbinamento per
  pari  complessità  di attività delle UU.OO. ostetrico-ginecologiche
  con   quelle   neonatologiche/pediatriche,  nonché   l'attivazione,
  completamento  e messa a regime del sistema di trasporto  assistito
  materno (STAM) e neonatale d'urgenza (STEN).
   Nell'ambito  della  riqualificazione  della  rete  ospedaliera   e
  territoriale  e  in  sintonia  con gli  orientamenti  programmatori
  nazionali  e  internazionali, la Regione siciliana,  con  il  Piano
  sanitario  regionale  2011/2013,  e  specificatamente  con   quanto
  previsto  al  punto 9.2.1  Messa in sicurezza dei punti  nascita  e
  miglioramento della qualità dell'assistenza al parto e al neonato ,
  ha  definito  la  rimodulazione della  rete  materno-infantile  per
  garantire    adeguati    standard    di    qualità    relativamente
  all'organizzazione ed alle funzioni collegate all'assistenza.
   L'obiettivo è di migliorare il livello dei LEA, gli indicatori  di
  efficacia,  di efficienza e di appropriatezza ed economicità  delle
  prestazioni  erogate,  con particolare riferimento  al  numero  dei
  parti  cesarei garantendo maggiore soddisfacimento dei  bisogni  di
  salute dei cittadini.
   A  tal  fine col Piano si è posto l'obiettivo di riorganizzare  le
  UU.OO  di  ostetricia  e  ginecologia,  pediatria,  neonatologia  e
  terapia intensiva neonatale, organizzandone i livelli di assistenza
  anche   in  relazione  alla  complessità  dell'attività  svolta   e
  all'organizzazione  in  rete dei servizi per  patologia,  volume  e
  complessità.
   Il   Piano   ha  altresì  inteso  valorizzarne  ulteriormente   il
  collegamento  funzionale  con  la rete  regionale  di  emergenza  e
  potenziare  il  Servizio  di trasporto per le  emergenze  neonatali
  (STEN)  e  Servizio di trasporto assistito materno (STAM)  su  base
  regionale.
   Si   è   ritenuto,  infine,  di  dover  garantire  la   continuità
  assistenziale  intesa  come  omogeneità  dell'assistenza   erogata,
  perseguendo  modelli di continuità assistenziali che consentano  la
  distinzione tra la gravidanza fisiologica e gravidanza  a  rischio,
  attivando in tal senso un sistema fortemente integrato al  fine  di
  una  collaborazione  funzionale tra i vari  livelli  istituzionali,
  sinergizzando le attività territoriali e ospedaliere e valorizzando
  le   interdipendenze  esistenti  fra  le  strutture  operative,  il
  distretto territoriale e ospedaliero, i consultori familiari e  gli
  altri servizi attivi nell'ambito dell'area materno-infantile.
   Pertanto, nelle Aziende in cui sono disattivati i punti nascita  i
  Direttori  generali  devono  provvedere alla  riorganizzazione  del
   percorso  nascita ,  per  offrire alle  mamme  e  ai  neonati  una
  migliore  qualità dell'assistenza e della presa in carico  completa
  dal concepimento fino al periodo immediatamente precedente al parto
  e  per  questo dovranno produrre un proprio piano aziendale in  cui
  siano  definite  le  strutture  e le  modalità  attraverso  cui  il
  percorso nascita potrà essere assicurato nel territorio anche sulla
  base delle caratteristiche della popolazione di riferimento.

   Per    quanto   attiene   in   particolare   il   tema   specifico
  dell'interrogazione si precisa che la località di  Bronte  è  stata
  oggetto di specifica valutazione da parte del Comitato per i  Punti
  Nascita,  ai  fini  dell'inserimento tra le zone disagiate  per  le
  quali   si   rimanda  a  quanto  in  materia  verrà   regolamentato
  dall'emanando  Piano Nazionale per le isole minori e  aree  montane
  disagiate, che nasce con l'obiettivo di dare risposte soddisfacenti
  ed  efficaci  ai  bisogni  di  salute delle  popolazioni  di  detti
  territori.

      Rete ospedaliera

   Come  è  noto  oggi è in corso un'ulteriore revisione  della  rete
  ospedaliera   secondo  i  parametri  fissati  dal  D.L.   6/07/2012
  convertito  con  modificazioni dalla  legge  7/08/2012  n.  135.  I
  principi    enunciati   da   tale   provvedimento    sono    basati
  sull'assistenza organizzata per intensità assistenziale e  non  più
  per patologia.
   I  nuovi  standard fissati dalla legge prevedono 3,7 p.l. x  1.000
  abitanti e un tasso di ospedalizzazione pari  160 x 1.000 abitanti;
   In  linea  di  indirizzo la bozza di regolamento, oggi  ancora  in
  discussione  a  livello ministeriale, stabilisce tre  tipologie  di
  strutture ospedaliere in ordine di complessità:
    - I presidi di base.
   - I presidi di I livello, sede di DEA di I livello.
   -  I  presidi  di II livello, dotati di strutture  di  DEA  di  II
  livello.
   La  bozza  definisce  con quali modalità sarà possibile  rientrare
  negli standard fissati dalla legge. Innanzitutto gli standard  sono
  conseguibili  intervenendo sull'indice  di  occupazione  dei  posto
  letto  che  deve attestarsi su valori del 90% e sulla durata  media
  della degenza per i ricoveri ordinari che dev'essere inferiore a  7
  giorni.    Definisce   anche   il   percorso    di    applicazione:
  identificazione  del  fabbisogno  di  prestazioni  ospedaliere,  il
  calcolo  del  numero  corrispondente  di  posti  letto  pubblici  e
  privati, il  disegno della rete ospedaliera pubblica e privata.
   Inoltre  la  prevista introduzione di una soglia di volumi  minimi
  comporterà anche una riduzione per le strutture complesse.
   Volumi ed esiti serviranno a monitorare e valutare le strutture al
  fine  della riorganizzazione; infatti elementi determinanti al fine
  della  riorganizzazione della rete ospedaliera  sono  i  volumi  di
  attività  per specifici processi e l'appropriatezza dei ricoveri  e
  delle prestazioni.
   Da  quanto  sopra  esposto  si rileva come  il  sistema  sanitario
  regionale  sia  in  fase  di  profonda  revisione  e  pertanto   le
  osservazioni  dell'Onorevole interrogante potranno essere  valutate
  in   sede  di  riordino della rete e alla luce  dei  criteri  sopra
  enunciati»

                                                        L' Assessore
                                              Dr.ssa Lucia Borsellino

   VULLO  -  PICCIOLO  - FORZESE - LO GIUDICE - SAVONA  -  ANSELMO  -
  TAMAJO - GRECO M. - «Al Presidente della Regione, all'Assessore per
  la salute, premesso che:

   attualmente,  l'Ospedale  di Giarre versa  in  una  condizione  di
  quasi  abbandono, depauperato dei suoi reparti più importanti,  che
  tra l'altro godevano di un livello d'eccellenza, al punto che se ne
  potrebbe addirittura ipotizzare la chiusura, al fine di evitare una
  lenta e sempre più vergognosa agonia. Il problema è che qui non  si
  parla  di  una  qualsiasi azienda pubblica, che  nell'ottica  della
  revisione  della  spesa  può  essere ridimensionata  o  addirittura
  cassata,  qui, da ormai tanti anni a questa parte, si  è  messo  in
  discussione  il  diritto  alla salute  di  decine  di  migliaia  di
  siciliani,  diritto che prima di essere sancito dalla legge,  è  un
  diritto naturale;

   nel  2001,  dopo un trentennio di lunga attesa, fu  inaugurato  il
  nuovo  ospedale  S. Isidoro e S. Giovanni di Dio',  che  da  subito
  rappresentò un punto di riferimento di salute pubblica per tutti  i
  cittadini del comprensorio jonico-etneo (140.000 abitanti);

   considerato  che,  nel 2003, con il decreto assessoriale  n.  180,
  venne messo in atto il Piano di Rimodulazione Ospedaliera';

   visto   che   tale   piano   assegnava  all'ospedale   di   Giarre
  centocinquantasei posti letto, dei quali quattro di rianimazione;

   considerato  altresì  che,  nel 2005,  malgrado  la  parziale  non
  applicazione  del  decreto,  secondo  i  criteri  di  produttività,
  l'ospedale  di  Giarre risultava al primo posto  tra  le  strutture
  ospedaliere dell'ex Ausl 3 di Catania e per dare una contezza della
  grande portata di cui parliamo bisogna richiamare alcuni dati molto
  significativi come per esempio venticinquemila accessi  annuali  al
  pronto soccorso, cinquemila interventi chirurgici, trecento parti e
  diverse  migliaia di prestazioni ambulatoriali che  corrispondevano
  efficacemente ai bisogni di salute di tutto il territorio;

   visto  che,  dopo il 2005, inizia un lento ed inesorabile  declino
  dell'ospedale, iniziando a paventarsi presunti deficit  strutturali
  a   giustificazione   della   chiusura   di   importanti   porzioni
  dell'edificio   ospedaliero,  quando  in   realtà   sarebbe   stato
  necessario   intervenire   mediante  interventi   di   manutenzione
  ordinaria, mai avvenuti malgrado sia appurato che si tratti  di  un
  problema di carbonatazione dei solai, facilmente risolvibile con un
  intervento manutentivo;

   considerato che, nel 2009, viene emanata la legge regionale n.  5,
  con  la quale i posti letto venivano ridotti a centodiciassette  e,
  in  ogni  caso, superiori al numero dell'epoca e ai circa  quaranta
  attuali, e gli ospedali di Giarre e Acireale venivano riuniti sotto
  un'unica direzione medica;

   visto  che, da quel momento in poi, l'ospedale di Giarre  è  stato
  scientificamente  abbandonato e saccheggiato di  tutte  le  risorse
  disponibili in termini di beni strumentali e risorse umane. Ragioni
  di logica e di interesse pubblico ci inducono a chiederci il perché
  di  un depauperamento così mirato, a diretto godimento dei nosocomi
  della  zona metropolitana di Catania, abbandonando la zona  jonico-
  etnea;

   per sapere:

   quali  interventi  ritengano opportuno  attuare,  tenendo  altresì
  conto delle risorse già stanziate nel fondo ex art. 20, al fine  di
  rendere funzionale tutta la struttura ospedaliera;

   come  e  in  che  tempi si intenda ottemperare alla disciplina  in
  materia  di  assegnazione  dei posti  letto  prevista  dalla  legge
  regionale n. 5 del 2009;

   in   che  modo  si  intenda  operare  per  ristabilire  la   piena
  efficienza strutturale e strumentale del nosocomio giarrese;

   cosa   si   intenda  fare  per  evitare  che  anche   l'unità   di
  psichiatria,   surrettiziamente,  con  la   scusa   di   interventi
  manutentivi, venga definitivamente perduta». (460)

       (Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)

   Risposta.  -  «In  riscontro  all'interrogazione  specificata   in
  oggetto  con la quale si chiedono notizie sull'Ospedale  di  Giarre
  (CT), si precisa quanto segue.
   Preliminarmente    si  rappresenta  che  questo   Assessorato   ha
  proceduto  alla revisione della rete ospedaliera in attuazione  del
  D.A.  15 giugno 2009 n. 1150, recante  Indirizzi e criteri  per  il
  riordino,  la  rifunzionalizzazione e la riconversione  della  rete
  ospedaliera  e  territoriale  regionale ,  con  il  quale  è  stato
  definito il quadro complessivo della dotazione di posti e le regole
  per il governo del sistema ospedaliero regionale.
   Il  processo  di  razionalizzazione  delle  prestazioni  sanitarie
  ospedaliere,   con   l'obiettivo   di   spostare   il    baricentro
  dall'ospedale al territorio, ha portato ad elevare la  qualità  dei
  servizi offerti e l'efficienza nella loro erogazione e ad adeguare,
  tendenzialmente,  il tasso di ospedalizzazione  che  era  più  alto
  rispetto alla media nazionale.
   Nella  prima  fase del processo è stato definito il fabbisogno  di
  posti letto per acuti, riabilitazione post acuzie e lungodegenza.
   Conseguentemente  la  rimodulazione  della  rete  ospedaliera   ha
  comportato  la  variazione del numero dei  posti  letto  di  alcune
  discipline, in rapporto all'effettivo fabbisogno rilevato nonché il
  raggiungimento,  in termini percentuali, della  dotazione  di  3,87
  posti  letto per mille abitanti, di cui 3,22 per acuti  e 0,65  per
  riabilitazione e lungodegenza, andando dunque incontro ai parametri
  introdotti  dal  l'Intesa del 3 dicembre 2009 tra  il  Governo,  le
  Regioni  e  le Province autonome di Trento e di Bolzano concernente
  il nuovo Patto per la salute per gli anni 2010-2012.
   Tuttavia  la riduzione dei posti letto non ha costituito  da  sola
  la  risposta  all'obiettivo di revisione dell'assistenza  sanitaria
  regionale,  il  cui  scopo principale è stato quello  di  garantire
  sicurezza  e  appropriatezza  delle  prestazioni  ed  efficacia   e
  economicità del sistema.
   Gli  obiettivi  individuati per il completamento del  processo  di
  riorganizzazione della rete ospedaliera, fanno infatti  riferimento
  a:
      ·Analisi della domanda e rimodulazione dell'offerta.
  ·Riduzione del numero di posti letto ospedalieri per acuti e del
  numero delle Unità Operative Complesse (UOC) e Semplici (UOS).
  ·Individuazione delle strutture in cui disattivare le funzioni di
  ricovero per acuti duplicate.
  ·Trasferimento di prestazioni ospedaliere ad alto rischio di in
  appropriatezza verso forme di assistenza alternative al ricovero
  (ciò ha determinato il progressivo allineamento del tasso di
  ospedalizzazione dal valore di 202,59 x 1000 abitanti [Dati SDO
  anno 2009] ai parametri nazionali [180 x1000 abitanti].
   Oggi  è  peraltro  in  corso  un'ulteriore  revisione  della  rete
  ospedaliera,  secondo  i  parametri  fissati  dal  D.L.   6/07/2012
  convertito  con modificazioni dalla legge 7/08/2012 n.  135  e  dal
  regolamento  attuativo,  basati   sull'assistenza  organizzata  per
  intensità assistenziale e non più per patologia.
     I  nuovi standard fissati dalla legge prevedono 3,7 p.l. x  1000
  abitanti  ed  un  tasso di sospedalizzazione  pari  a  160  x  1000
  abitanti.
   In  linea  di  indirizzo la bozza di regolamento,  attualmente  in
  discussione  a  livello ministeriale, stabilisce tre  tipologie  di
  strutture ospedaliere in ordine di complessità:
         ·Presidi di base
  ·Presidi di I livello, sede di DEA di I livello
  ·Presidi di II livello, dotati di strutture di DEA di II livello
   La  bozza  definisce  con quali modalità sarà possibile  rientrare
  negli   standard  fissati  dalla  legge  che,  innanzitutto,   sono
  conseguibili  intervenendo sull'indice  di  occupazione  dei  posti
  letto  che  deve attestarsi su valori del 90% e sulla durata  media
  della degenza per i ricoveri ordinari che dovranno essere inferiori
  ai 7 giorni.
   Definisce  anche il percorso di applicazione: identificazione  del
  fabbisogno  di  prestazioni  ospedaliere,  il  calcolo  del  numero
  corrispondente di posti letto pubblici e privati, il disegno  della
  rete ospedaliera pubblica e privata.
   Inoltre  la  prevista introduzione di una soglia di volumi  minimi
  comporterà anche una riduzione delle strutture complesse.
   Volumi  ed  esiti serviranno a monitorare e valutare le  strutture
  ai  fini  della  riorganizzazione;  elementi  determinanti  saranno
  pertanto   i   volumi   di  attività  per  specifici   processi   e
  l'appropriatezza dei ricoveri e delle prestazioni.
   Per  quanto  attiene  in  particolare le notizie  in  merito  alle
  risorse  ex  art.  20  l.  67/88 si precisa  che  la  richiesta  di
  finanziamento avanzata dall'ASP di Catania pari a   4.500.000,00  è
  stata inserita (e non stanziata) nell'Accordo di programma compreso
  del DUPISS (Documento Unitario di Programmazione degli Investimenti
  Sanitari  in Sicilia), documento trasmesso al Nucleo di valutazione
  e verifica degli investimenti pubblici del Ministero della Salute a
  luglio  2012,  che  lo  ha  a  sua  volta  inoltrato  al  Ministero
  dell'Economia  per l'acquisizione del prescritto  assenso  tecnico-
  finanziario.
   A   causa   della  drastica  riduzione  delle  risorse   messe   a
  disposizione dal citato Ministero dell'Economia, il Ministero della
  Salute  con  nota del 14 febbraio 2013  ha comunicato la momentanea
  impossibilità a sottoscrivere il predetto Accordo di programma.
   Questa  Amministrazione sta provvedendo a reiterare la  richiesta,
  rappresentando che si tratta di risorse riprogrammate».

                                                        L' Assessore
                                               Dr.ssa Lucia Borsellino

   CURRENTI.  - «Al Presidente della Regione e all'Assessore  per  la
  salute,  premesso  che  il  Commissario straordinario  dell'ASP  di
  Messina ha predisposto la sospensione dell'attività intra moenia in
  regime di ricovero presso l'ospedale San Vincenzo di Taormina;

   tenuto conto che:

   tale   provvedimento  lede,  nei  confronti  del   cittadino,   la
  salvaguardia    del   diritto   alla   salute,   costituzionalmente
  riconosciuta  così  come citato dal Decreto dell'Assessore  per  la
  salute del 4 settembre 2012;

   il  medesimo Decreto stabilisce altresì che tale salvaguardia  del
  diritto   alla   salute  'trova,  infatti,   la   sua   espressione
  qualificante nella libera scelta del medico e delle cure  da  parte
  del  cittadino e nella garanzia della loro continuità, nel rispetto
  dei  reali  bisogni  assistenziali e di quel  rapporto  di  fiducia
  caratteristico e proprio del rapporto medico-paziente';

   per sapere:

   quali  iniziative intendano adottare nei confronti  dei  dirigenti
  dell'ASP  che  hanno  stabilito la sospensione dell'attività  intra
  moenia;

   quali  altri atti debbano essere posti nel quantificare  il  danno
  erariale causato dalla chiusura dell'attività intramoenia in regime
  di ricovero;

   quali  provvedimenti  intendano adottare per recuperare  il  danno
  economico scaturito dalla chiusura dell'attività intramoenia presso
  l'ospedale San Vincenzo di Taormina; quali provvedimenti  intendano
  adottare per far riaprire il reparto e l'attività di intramoenia in
  regime di ricovero presso l'ospedale di Taormina». (462)
         (L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)

   Risposta.  -  «In  riscontro  all'interrogazione  specificata   in
  oggetto  con  la  quale si chiede la verifica della  responsabilità
  amministrativa  a  carico dei dirigenti dell'ASP  di  Messina,  con
  riferimento  alla  sospensione  dell'attività  intramoenia   presso
  l'Ospedale S. Vincenzo di Taormina,  si precisa quanto segue.
   L'Azienda  Sanitaria  Provinciale  di  Messina,   interpellata  da
  questo   Assessorato  in  merito  alla  problematica  rappresentata
  nell'interrogazione, ha relazionato con nota  prot.  44960  del  23
  maggio    2013,   precisando   preliminarmente   che   al   momento
  dell'insediamento della nuova gestione commissariale il regolamento
  dell'attività  libero professionale intramoenia non era  aggiornato
  alle disposizioni legislative più recenti.
   Ciò  premesso,  ha comunicato di avere provveduto ad  adottare  un
  nuovo  regolamento, con delibera n. 4023/CS del 12  dicembre  2012,
  anche alla luce delle nuove linee guida regionali adottate con D.A.
  1730/2012, nonché alle disposizioni contenute nel Decreto Balduzzi.
   In  conseguenza  del nuovo regolamento a decorrere dall'1  gennaio
  2013  tutte  le autorizzazioni all'esercizio dell'ALPI  sono  state
  sospese  ed  i  sanitari  interessati potevano  presentare  istanza
  secondo  le  nuove  modalità previste e  pubblicate  sul  sito  web
  dell'Azienda.
   L'Azienda  inoltre  fa  presente di avere rilevato  una  serie  di
  problematiche relativamente all'esercizio dell'attività ALPI presso
  il  P.O.  di  Taormina, quali l'utilizzo delle stanze  a  pagamento
  allocate in un corridoio esterno ai reparti di degenza delle UU.OO.
  e  in  posti  letto non ricompresi in quelli assegnati alle  stesse
  UU.OO.,   i  sistemi di determinazione delle tariffe  richieste  ai
  pazienti e le modalità di riconoscimento degli importi spettanti al
  personale  che  hanno comportato un disavanzo di gestione  sia  per
  l'anno  2011 che 2012, ed infine una denunzia di gravi inefficienze
  organizzative,  sanitarie ed erariali presentata  dal  responsabile
  dell'U.O.  di  Chirurgia  ad  indirizzo  oncologico  del  P.O.   di
  Taormina,  rispetto  ai quali però l'Azienda riferisce  che  non  è
  stato trovato riscontro nella verifica immediatamente avviata.
   L'Azienda  infine ha rappresento che solo dal 29 aprile 2013  sono
  pervenute  istanze di autorizzazione dell'attività ALPI  presso  il
  citato  P.O. e solo al termine della definizione del relativo  iter
  potrà   avviarsi  tale  attività,  nelle  modalità   previste   dal
  regolamento aziendale».

                                                       L' Assessore
                                              Dr.ssa Lucia Borsellino

   LA  ROCCA  - CANCELLERI - CAPPELLO - CIACCIO -CIANCIO - FERRERI  -
  FOTI  - MANGIACAVALLO -PALMERI - SIRAGUSA - TRIZZINO - VENTURINO  -
  ZAFARANA - ZITO. - «All'Assessore per la salute, premesso che:

   in  relazione al rinnovo dell'esenzione dei ticket, quest'anno  la
  convenzione  con  i  centri  Caf non è stata  rinnovata  dalle  Asp
  siciliane;

   conseguentemente,  gli utenti si devono rivolgere  agli  sportelli
  delle  aziende con notevole aggravio di lavoro per i dipendi  delle
  Asp;

   detta  circostanza causa inoltre un rilevate dispendio di  risorse
  economiche a causa degli straordinari che i dipendenti, in  ragione
  della notevole mole di lavoro, si trovano ad effettuare;

   considerato che:

   alcuni  Caf hanno manifestato la loro disponibilità ad evadere  le
  pratiche in oggetto in modo del tutto gratuito;

   nonostante  nella  città di Palermo siano presenti  cinque  uffici
  dell'Asp  aperti  al  pubblico, la maggior parte  degli  utenti  si
  rivolge  alla sede principale di Via Cusmano creandosi, già  dal  2
  aprile, quotidiane resse e condizioni di generale disagio;

   rilevato  che  nonostante sia stata disposta  una  proroga  al  30
  giugno  2013  per  la  presentazione della richiesta  di  esenzione
  ticket, non sono diminuiti i disagi, al punto che un pensionato  ha
  perso  la vita stroncato da un infarto, proprio nella sede  Asp  di
  Via Cusmano;

   per sapere:

   quali  siano  state  le  motivazioni che  abbiano  determinato  il
  mancato rinnovo della convenzione con i centri Caf;

   se  l'Assessorato  intenda  adottare ulteriori  provvedimenti,  al
  fine  di  contenere  i  disordini ed  evitare  disagi  agli  utenti
  finali». (646)

   Risposta.   -   «In   riscontro  all'interrogazione   in   oggetto
  specificata    si    precisa    che    sulla    tematica    oggetto
  dell'interrogazione  i Ministeri della Salute ed Economia e Finanze
  con  diversi pareri resi sull'Azione 8.1  Manovra ticket  del Piano
  Operativo   hanno  contestato  la  scelta  effettuata   da   questo
  Assessorato nel 2012 di stipulare convenzioni con i CAF ed i Comuni
  per  il rilascio degli attestati di esenzione del ticket sanitario,
  in quanto non ritenuti conformi alla normativa nazionale».

                                                        L' Assessore
                                               Dr.ssa Lucia Borsellino

        ALLEGATO EMENDAMENTI APPROVATI NEL CORSO  DELLA SEDUTA

  DISEGNO DI LEGGE NN. 230-120-76-152/A  NORME PER IL RICONOSCIMENTO
  DELL'ALBERGO DIFFUSO IN SICILIA .

     All'articolo 1:

   Emendamento 1.5.1.Comm.

  Al  comma  1 premettere le seguenti parole  Fermo restando  quanto
  previsto dalla l.r. 6/4/1996, n. 27 .

   Emendamento 1.6.2.Comm.

  Alla lettera b), dopo le parole  centri storici  sono inserite  le
  seguenti  e dei borghi .

   Emendamento 1.3

  Al  comma 1 apportare le seguenti modifiche:

   -   alla   lettera   c)   sopprimere  le  parole    che   risente
  favorevolmente dell'indotto ;

   alla  lettera  d)  sostituire le parole:  a quelle  che  sono  le
  antiche  maestranze che diventano così nuova attrazione turistica
  con:  alle antiche maestranze .

     All'articolo 2:

   Emendamento 2.17.Comm.R

   E' inserita la lettera a1):
    borghi  marinari  e  rurali: aree in  tal  modo  qualificate  dai
  comuni,  purché  caratterizzate da elementi  di  elevato  interesse
  storico,  monumentale  o  caratterizzati da  identità  culturale  e
  paesaggistica .
   Alla  lettera  c)  le parole  nel centro storico  (zona  A)   sono
  sostituite dalle parole  nelle aree di cui alle lettere a) e a1) .

   Emendamento 2.3

  Al comma 1 sostituire le parole  si intende per  con le parole  si
  applicano le definizioni che seguono .

     All'articolo 3:

   Emendamento 3.10.Comm

  Al comma 4 le parole  nello stesso centro storico  sono sostituite
  dalle seguenti  nei siti di cui alla lettere a e a1) dell'articolo
  2 .

   Emendamento 3.1.1

  All'emendamento  3.1 sostituire le parole  del presente  articolo
  con le seguenti  della presente legge .

   Emendamento 3.1

   Sostituire il comma 6 con il seguente:
   Entro  sessanta  giorni  dalla data di entrata  in  vigore  della
  presente legge, con regolamento adottato ai sensi dell'articolo 12
  dello  Statuto  sono disciplinate le  modalità di  attuazione  del
  presente articolo .

     All'articolo 4:

   Emendamento 4.3.Comm

  Al  comma 1 sono soppresse le parole  nel centro storico o   e  le
  parole  comma 2 dell' .

  Nella  lettera b) le parole  il centro storico o l'area di cui  al
  comma  2   sono sostituite dalle seguenti  nelle aree di cui  alle
  lettere a) e a1) .

     All'articolo 5:

   Emendamento 5.2.1

  All'emendamento 5.2 le parole da  per le quali  fino a  richiesta
  sono sostituite dalle seguenti:  L'apertura, il trasferimento e le
  modifiche   riguardanti  l'esercizio  dell'albergo  diffuso   sono
  soggette  alla segnalazione certificata di inizio attività  (SCIA)
  di cui all'art. 6 della l.r. 5 aprile 2011, n.5. .

   Emendamento 5.2

   Sostituire il comma 1 con il seguente:
   Gli  immobili convertiti in albergo diffuso possono mantenere  la
  destinazione  urbanistica residenziale,  fatta  eccezione  per  le
  unità  destinate ad accogliere i servizi di cui all'art. 3,  comma
  1,  lettera  d),  per le quali l' autorizzazione è rilasciata  dal
  comune entro e non oltre 90 giorni dalla richiesta .

   Emendamento 5.3

   Sopprimere i commi 2 e 4.