Resoconti delle sedute d'Aula Banche dati

Risultati di ricerca

Titolo

Resoconto d'Aula della Seduta n. 77 di mercoledì 02 ottobre 2013
  • Versione PDF
  • Versione Testuale
                                        

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


   TAMAJO,  segretario, f.f., dà lettura dei processi  verbali  delle
  sedute   nn.  75  e  76  dell'1  ottobre  2013  che,  non  sorgendo
  osservazioni, si intendono approvati.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                                Congedi

   PRESIDENTE.   Comunico  che  gli  onorevoli  Alloro,   D'Agostino,
  Panepinto,  Vullo e Figuccia sono in congedo per oggi;  l'onorevole
  Anselmo è in congedo dal 7 all'11 ottobre 2013.

   L'Assemblea ne prende atto.

      (Il deputato segretario, onorevole Lo Giudice, sostituisce
         nella lettura delle comunicazioni l'onorevole Tamajo)

             Annunzio di risposte scritte a interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico che sono pervenute le risposte scritte  alle
  seguenti interrogazioni:

   - da parte dell'Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana

   N.  704  - Iniziative per la tutela e messa in sicurezza del  sito
  archeologico di contrada 'Campanarazzu' di Misterbianco (CT).
   Firmatari:  Musumeci Nello; Ioppolo Giovanni (Con  nota  prot.  n.
  30174/IN.16  del  17 giugno 2013, il Presidente  della  Regione  ha
  delegato l'Assessore per i beni culturali).

   N. 843 - Iniziative a tutela del centro storico di Agrigento.
   Firmatario: Fontana Vincenzo

   - da parte dell'Assessore Turismo, Sport e Spettacolo

   N.  252  -  Notizie  circa  i  criteri  seguiti  dal  Dipartimento
  regionale  del  turismo, sport e spettacolo nella ripartizione  dei
  contributi  per  l'attività 2012 ad associazioni  concertistiche  e
  bandistiche siciliane.

   Firmatari:  Figuccia  Vincenzo;  Lo  Sciuto  Giovanni;  Di   Mauro
  Giovanni;  Lombardo  Salvatore Federico; Greco  Giovanni;  Picciolo
  Giuseppe;  Fiorenza Cataldo; Federico Giuseppe (Con nota  prot.  n.
  15935  del  26 marzo 2013, il Presidente della Regione ha  delegato
  l'Assessore per il turismo, lo sport e lo spettacolo).

   Avverto  che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
  stenografico della seduta odierna.
                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  interrogazioni con richiesta di risposta orale:

   N.  1263  -  Opportune iniziative volte alla tutela dei  dirigenti
  scolastici   collocati  a  riposo  con  provvedimento  dell'Ufficio
  scolastico regionale.
   - Presidente Regione
   - Assessore Istruzione e Formazione
   Firmatario: Arancio Giuseppe Concetto

   N.  1264  - Notizie sul mancato avviamento al lavoro dei vincitori
  del  concorso per operatore  tecnico  presso l'Assessorato dei beni
  culturali
   - Presidente Regione
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   - Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
   - Assessore Economia
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N. 1265 - Notizie sul mancato riscontro, da parte del 'GAL ELORO',
  circa   la   continuità   lavorativa   di   personale   nell'ambito
  dell'iniziativa LEADER.
   - Presidente Regione
   - Assessore Risorse agricole ed alimentari
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  1267  -  Avviamento al lavoro dei vincitori del  concorso  per
  operatore  tecnico presso l'Assessorato Beni culturali,  che  hanno
  ottenuto   sentenze   a   loro  favorevoli   davanti   al   giudice
  amministrativo.
   - Presidente Regione
   - Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.   1268   -  Chiarimenti  circa  la  realizzazione  di  impianti
  fotovoltaici a Gela (CL).
   - Presidente Regione
   - Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
   Firmatario: Ferrandelli Fabrizio

   N.  1272  - Trasferimento di adeguate risorse finanziarie  per  il
  servizio di trasporto scolastico.
   - Assessore Istruzione e Formazione
   - Assessore Economia
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   Firmatari:  Picciolo  Giuseppe; Savona Riccardo;  Tamajo  Edmondo;
  Forzese Marco Lucio; Greco Marcello; Lo Giudice Salvatore.

   Avverto  che  le interrogazioni testé annunziate saranno  iscritte
  all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.

   Comunico  che  è  stata presentata la seguente interrogazione  con
  richiesta di risposta in Commissione:

   N.  1269  - Chiarimenti circa l'utilizzo delle risorse comunitarie
  per    l'assistenza   tecnica   nel   settore   della    formazione
  professionale.
   - Presidente Regione
   - Assessore Istruzione e Formazione
   Firmataria: Cirone Maria in Di Marco.

   Avverto  che  l'interrogazione testé annunziata  sarà  inviata  al
  Governo e alla competente Commissione.

   Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni  con
  richiesta di risposta scritta:

   N.  1266  - Notizie in merito alla pubblicazione della graduatoria
  del  concorso  a undici posti di dirigente tecnico naturalista  nei
  ruoli della Regione.
   - Presidente Regione
   - Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   Firmatari:  Foti  Angela;  Cancelleri  Giovanni  Carlo;   Cappello
  Francesco;  Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri  Vanessa;  La
  Rocca  Claudia;  Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina;  Siragusa
  Salvatore; Tancredi Sergio; Trizzino Giampiero; Zafarana Valentina;
  Zito Stefano

   N.  1270 - Chiarimenti circa il possibile ampliamento degli  spazi
  finanziari per i comuni e le province siciliani.
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia
   Firmatario: Alongi Pietro

   N. 1271 - Chiarimenti urgenti circa l'esecuzione dei lavori per la
  realizzazione  di  opere  di drenaggio e  canalizzazione  di  acque
  piovane nel comune di Gagliano Castelferrato (EN).
   - Presidente Regione
   - Assessore Territorio e Ambiente
   Firmatari:  Ioppolo  Giovanni;  Musumeci  Nello;  Formica   Santi;
  Currenti Carmelo.

   Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate  al
  Governo.

                          Annunzio di mozioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  mozioni:

   -  numero  184   Adesione alla richiesta di referendum  abrogativo
  della  recente  normativa nazionale in materia di  revisione  delle
  circoscrizioni  giudiziarie ,  degli  onorevoli  Grasso  Bernadette
  Felice;  Cordaro  Salvatore;  Lantieri  Annunziata  Luisa;   Cimino
  Michele; Clemente Roberto Saverio, presentata il 26 settembre 2013;

   -  numero  185   Provvedimenti urgenti in merito  al  decreto  del
  dirigente  generale dell'Assessorato dell'energia  n.  294  del  12
  agosto 2013 , degli onorevoli Lombardo Salvatore Federico; Di Mauro
  Giovanni;   Federico  Giuseppe;  Fiorenza  Dino;  Greco   Giovanni;
  Figuccia  Vincenzo; Lo Sciuto Giovanni, presentata il 27  settembre
  2013;

   -  numero 186  Iniziative per il rilascio di garanzie fideiussorie
  da  parte  dell'IRFIS - FinSicilia s.p.a. in favore  delle  imprese
  siciliane presenti nelle graduatorie di ammissione sui benefici  di
  contributi  assegnati dai bandi regionali a valere dei fondi  P.O.-
  FES  e  P.O.-FERS ,  degli onorevoli La Rocca  Claudia;  Cancelleri
  Giovanni  Carlo;  Cappello  Francesco;  Ciaccio  Giorgio;   Ciancio
  Gianina;  Ferreri  Vanessa;  Foti  Angela;  Mangiacavallo   Matteo;
  Palmeri  Valentina; Siragusa Salvatore; Tancredi  Sergio;  Trizzino
  Giampiero;  Zafarana  Valentina; Zito  Stefano,  presentata  il  30
  settembre 2013.

   Avverto che le mozioni testé annunziate saranno demandate, a norma
  dell'art.   153  del  Regolamento  interno,  alla  Conferenza   dei
  Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari per la  determinazione  della
  relativa data di discussione.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Zafarana è  in  congedo  per
  oggi.

   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del vicepresidente Pogliese


   Discussione del disegno di legge «Modifica dell'articolo 15 della
    legge regionale 16 maggio 1978, n. 8 e successive modifiche ed
                         integrazioni» (311/A)

   PRESIDENTE.  Si  passa  al secondo punto dell'ordine  del  giorno:
  Discussione  di disegni di legge. Si procede con il  seguito  della
  discussione del disegno di legge «Modifica dell'articolo  15  della
  legge  regionale  16  maggio 1978, n. 8 e successive  modifiche  ed
  integrazioni» (n. 311/A), posto al numero 1).
   Ricordo  che  nella  seduta 76 di ieri,  era  stato  approvato  il
  passaggio all'esame degli articoli.
   Il  termine per presentare eventuali emendamenti era stato fissato
  a stamattina, alle ore 12.00.
   Invito  i  componenti la IV Commissione a prendere posto al  banco
  alla medesima assegnato.
   Si passa all'articolo 1.  Ne do lettura:

                               «Art. 1.
         Riduzione temporale del vincolo di destinazione  d'uso
       degli impianti

   1.  L'articolo 15 della legge regionale 16 maggio  1978,  n.  8  e
  s.m.i.  è  così  sostituito:  Art. 15.  Le  opere  e  gli  impianti
  costruiti,  completati, attrezzati con le provvidenze di  cui  alla
  presente legge sono vincolati alla loro specifica destinazione  per
  quindici anni.'.

   2.  Il disciplinare d'uso che farà parte integrante del decreto di
  finanziamento è altresì modificato ai sensi della presente legge.

   3. Restano salve le disposizioni contenute all'articolo 1, comma 1
  della  legge regionale 30 dicembre 1980 n. 162 e s.m.i. concernenti
  la   costruzione  di  impianti  sportivi  su  aree  demaniali   nel
  territorio della Regione».

   Comunico   che   è   stato  presentato,  dall'onorevole   Cordaro,
  l'emendamento 1.1.

   MILAZZO GIUSEPPE. Dichiaro di apporre la mia firma.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   FAZIO. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   BORSELLINO, assessore per la salute. Mi rimetto all'Aula.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  l'articolo 1, nel testo  risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:
                               «Art. 2.
                             Norma finale

   1.  La  presente  legge sarà pubblicata nella  Gazzetta  ufficiale
  della Regione siciliana.

   2.  E'  fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e  di  farla
  osservare come legge della Regione».

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Avverto  che  la  votazione finale del disegno  di  legge  avverrà
  successivamente.
   Onorevoli colleghi, sospendo brevemente la seduta.

     (La seduta, sospesa alle ore 16.39, è ripresa alle ore 16.53)

   La seduta è ripresa.


   Presidenza del vicepresidente Pogliese


     Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
  «Modifica dell'articolo 15 della legge regionale 16 maggio 1978, n.
           8 e successive modifiche ed integrazioni» (311/A)

    PRESIDENTE   Si  passa alla votazione finale per scrutinio  palese
  nominale del disegno di legge «Modifica dell'articolo 15 della legge
  regionale   16   maggio  1978,  n.  8  e  successive  modifiche   ed
  integrazioni» (311/A).
   Indìco la votazione per scrutinio nominale.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì prema il  pulsante
  verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema il
  pulsante bianco.

   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

    PRESIDENTE   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

   Presenti e votanti  51
   Maggioranza         26
   Favorevoli          51

                         (L'Assemblea approva)

   PRESIDENTE. Informo che gli onorevoli Savona, Ferreri e Falcone
  hanno votato favorevolmente ma che, per un malfunzionamento  del
  sistema   elettronico  di  voto,  il  loro  voto   non   risulta
  registrato.
   Poiché  l'assessore  per  l'energia, dottor  Marino,  ha  fatto
  presente  che arriverà in Aula tra dieci minuti per discutere  i
  punti   dell'ordine  del  giorno  di  sua  competenza,  sospendo
  nuovamente la seduta.
   Si riprenderà con le mozioni numero 59 e  numero 104.

        (La seduta, sospesa alle ore 16.54, è ripresa alle ore
                                17.47)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ci scusiamo per il ritardo con  il
  quale  stiamo  riprendendo la seduta, determinato dal  ritardo  del
  Governo  che,  mi auguro, in futuro sia più puntuale  coerentemente
  con l'orario di convocazione.
   Si  fa  presente, affinché venga messo a verbale, che  l'onorevole
  Marcello  Greco  ha votato favorevolmente al disegno  di  legge  n.
  311/A.
   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del vicepresidente Pogliese


   Discussione della mozione 101 «Rimodulazione e nuova assegnazione
     dei fondi di spesa comunitaria dell'ASSE 3 del P.O. F.E.S.R.
    Sicilia 2007 - 2013 per evitare il disimpegno automatico delle
          somme e migliorare l'offerta turistica in Sicilia»

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  poiché  è  presente   in   Aula
  l'assessore  per la famiglia, le politiche sociali  ed  il  lavoro,
  dottoressa Bonafede, e non sorgendo osservazioni, si passa al punto
  V   dell'ordine  del  giorno:  Discussione  della  mozione  n.  101
   Rimodulazione e nuova assegnazione dei fondi di spesa  comunitaria
  dell'ASSE  3 del P.O. F.E.S.R. Sicilia 2007 - 2013 per  evitare  il
  disimpegno automatico delle somme e migliorare l'offerta  turistica
  in Sicilia , degli onorevoli Cimino, Grasso, Lantieri, Gianni.
   Ne do lettura:

                   «L'Assemblea regionale siciliana
   premesso che:

   il Programma Operativo F.E.S.R. Sicilia 2007-2013 è stato adottato
  con  decisione  della  Commissione  Europea  C(2007)  4249  del   7
  settembre 2007;

   l'Asse  3,  nell'ambito del suddetto P.O. F.E.S.R. nella strategia
  complessiva  di  sviluppo, mira alla valorizzazione delle  identità
  culturali    e    delle   risorse   paesaggistico-ambientali    per
  l'attrattività turistica e lo sviluppo attraverso la trasformazione
  delle risorse culturali, naturali e paesaggistiche sottoutilizzate,
  in  aumento di opportunità e benessere per i cittadini e le imprese
  siciliane, con l'attivazione di nuove filiere produttive  collegate
  alle  risorse culturali e ambientali e la realizzazione di attività
  culturali in connessione con la politica turistica, inserita in  un
  quadro di sostenibilità;

   tra gli obiettivi principali dell'Asse 3, nelle sue articolazioni,
  c'  è  la  tendenza  a  rafforzare  la  competitività  del  sistema
  turistico siciliano attraverso l'ampliamento, la riqualificazione e
  la  diversificazione dell'offerta turistica ed il potenziamento  di
  investimenti  produttivi  delle  filiere  turistiche,   inoltre   a
  potenziare  l'offerta  turistica  integrata  e  la  promozione  del
  marketing  territoriale  attraverso la  promozione  delle  identità
  culturali e delle risorse paesaggistico ambientali;

   in  Sicilia,  le dinamiche relative all'impegno e alla  spesa  dei
  fondi comunitari previsti sia nel POR Sicilia 2000 - 2006, sia  nel
  P.O.  F.E.S.R.  Sicilia  2007 - 2013, per vari  motivi,  non  hanno
  seguito i tempi previsti dalla Comunità Europea, con il conseguente
  disimpegno  automatico  di parte di fondi destinati  allo  sviluppo
  della Regione;

   considerato che:

   al  fine  di  conseguire  gli  obietti  di  cui  in  premessa,  in
  applicazione  delle procedure, con proprio Decreto n.  438/S.3/Tur,
  il  Dirigente Generale dell'Assessorato regionale del Turismo dello
  Sport  e  dello Spettacolo, Dipartimento del Turismo dello Sport  e
  dello Spettacolo, ha approvato di testo del bando per l'attivazione
  della Linea di intervento 3.3.1.4 del P.O. FESR. 2007-2013;

   il  bando  pubblico  per  l'attivazione,  la  riqualificazione   e
  l'ampliamento  dell'offerta  ricettiva  locale  e  delle  correlate
  attività di completamento attraverso l'attivazione di un regime  di
  aiuti,  ai  sensi  dell'art. 75 della legge  regionale  23.12.2000,
  n.32,  così  come  sostituito dall'art. 18  della  legge  regionale
  06.08.09,  n.9, a favore delle piccole e medie imprese operanti  in
  Sicilia  nel  settore  turistico, prevedeva, all'articolo  21,  una
  dotazione  finanziaria  per  un importo  complessivo  pari  a  euro
  125.057.130,10;

   nello  specifico,  il  bando favorisce  e  sostiene  l'ampliamento
  dell'offerta  ricettiva  locale,  da  realizzarsi  nelle   aree   a
  vocazione  turistica,  mediante riconversione e/o  riqualificazione
  del   patrimonio   immobiliare  già  esistente,   con   particolare
  riferimento ad edifici storici e di pregio siti nei centri storici,
  nei  borghi  marinari,  ed  agli edifici della  tradizione  rurale,
  garantendone le condizioni di accessibilità alla pubblica fruizione
  ed in relazione alla capacità dei territori di sopportare il carico
  antropico  derivante  dai predetti insediamenti  produttivi  e  con
  processi produttivi rispettosi dell'ambiente;

   quasi a certificare la valenza strategica per l'economia siciliana
  del  settore  d'intervento  oggetto del bando,  oltre  quattrocento
  aziende  hanno presentato istanza di ammissione ai benefici  ma,  a
  causa  della  esiguità dei fondi disponibili, solo centoundici  tra
  queste sono state ammesse;

   ritenuto che:

   in  Sicilia,  il turismo rappresenti una delle risorse strategiche
  per   l'economia  della  Regione  e  pertanto  sia   necessaria   e
  indifferibile una forte azione di supporto e rilancio del  settore,
  che la suddetta azione passi anche attraverso la riqualificazione e
  il potenziamento dell'offerta turistica, stimolando e sostenendo le
  imprese  e  tutte  le categorie produttive che  operano  in  questo
  comparto;

   gli  effetti  della crisi economica mondiale si riverberano  anche
  sul  turismo e quindi sull'economia della Regione a causa del  calo
  costante  delle presenze, circostanza che scoraggia gli  operatori,
  in  assenza  di  un  adeguato  piano  di  sostegno,  ad  effettuare
  investimenti per riqualificare e potenziare le strutture e comunque
  l'offerta turistica;

   l'esiguità  delle risorse disponibili, quale dotazione finanziaria
  del  bando  di cui sopra, ha determinato l'esclusione di tantissimi
  progetti,   pur   meritevoli  di  accoglimento   e   ammissione   a
  finanziamento, la cui realizzazione avrebbe la duplice valenza,  da
  una  parte  quella di contribuire a migliorare l'offerta turistica,
  dall'altra di rappresentare un importante sostegno economico per le
  imprese e per i territori dove gli stessi verrebbero realizzati;

   atteso  che ad oggi permangono oggettive difficoltà di  spesa  dei
  fondi   dell'ASSE  3  del  P.O.  F.E.S.R.  Sicilia  2007  -   2013,
  circostanza  che, in assenza di una accelerazione delle  procedure,
  potrebbe  a breve comportare il disimpegno automatico di parte  dei
  fondi,

                   impegna il Governo della Regione
                              e per esso
         l'Assessore per il turismo, lo sport e lo spettacolo
               e l'Assessore per le attività produttive

   a voler dare le opportune direttive agli uffici competenti al fine
  di  procedere all'individuazione nell'ambito dell'Asse 3  del  P.O.
  F.E.S.R.  Sicilia 2007 - 2013 di eventuali linee per  le  quali  si
  riscontrino difficoltà di spesa e procedere ad una rimodulazione  e
  nuova  assegnazione  delle  risorse  rinvenienti,  destinandole   a
  rimpinguare  la  dotazione  del  bando  approvato  con  D.D.G.   n.
  438/S.3/Tur». (101)

   GRASSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRASSO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  Assessore,  si
  tratta di una mozione relativa alla rimodulazione del P.O. F.E.S.R.
  ASSE 3.
   Ringrazio  l'assessore  Bonafede perché era  presente  ieri  ed  è
  presente  anche  oggi.  Si tratta di  una  mozione,  piuttosto  una
  rimodulazione, che riguarda l'Assessorato delle attività produttive
  e l'Assessorato del turismo.
   L'assessore   Bonafede,  quindi,  si  farà   carico,   visto   che
  rappresenta  il  Governo, anche evidentemente o  risponderà,  se  è
  preparata sull'argomento perché mi rendo conto che non era una  sua
  competenza  e  sarebbe  anche il caso, Assessore,  che,  poiché  si
  tratta  di  mozioni importanti ma che riguardano  oltretutto  anche
  l'attività  parlamentare, istituzionale,  che  ogni  deputato  o  i
  Gruppi  facciano  in modo che il Governo sia presente,  considerato
  che  è da venti giorni, da un mese che questo ordine del giorno  si
  trascina  e mi rendo conto che l'Aula viene rinviata per  l'assenza
  del Governo.
   Oggi,  quindi,  trattiamo le mozioni ma saranno  mozioni  che  non
  riguardano  il suo Assessorato. Andiamo avanti, quindi, per  quello
  che  la  mozione  può impegnare il Governo. Mi auguro  che  lei  si
  faccia  non solo portavoce, ma che veramente prenda questo  impegno
  perché questo è un argomento abbastanza delicato.
   Sostanzialmente, l'ASSE 3 nell'ambito del P.O. F.E.S.R. mira  alla
  valorizzazione della identità culturale delle risorse paesaggistico-
  ambientali  per  migliorare  l'offerta  turistica  potenziando  gli
  investimenti.
   Quindi,  al  fine  di conseguire gli obiettivi di  cui  sopra,  il
  dirigente generale dell'Assessorato regionale del turismo, sport  e
  spettacolo,  ha approvato un bando, quindi per l'attivazione  della
  linea 33.14 del P.O. F.E.S.R. 2007-2013.  Nello specifico, il bando
  tende  a  favorire e sostenere l'ampliamento dell'offerta turistica
  ricettiva.
   Quindi,  atteso  che  ad oggi permangono oggettive  difficoltà  di
  spesa  dei  fondi  dell'ASSE 3 del  P.O.  F.E.S.R.  2007-2013,  con
  questa  mozione  si impegna e si chiede di impegnare  l'Assessorato
  del  turismo,  sport e spettacolo ma non solo,  perché  poi  questo
  bando è stato trasferito alle attività produttive. Quindi, che cosa
  è successo?
   Questa  mozione si sta discutendo con notevole ritardo, è arrivata
  l'Assessore per le attività produttive per cui ci può dare  qualche
  risposta in più. Con deliberazione del 6 agosto 2013 la Regione  ha
  operato  una rimodulazione collegata del P.O. F.E.S.R. e del  piano
  di salvaguardia, quindi, tutte quelle somme che non state impegnate
  sono   state  poi  rimodulate  e  impegnate  per,  sostanzialmente,
  finanziare tutti i progetti che erono stati ammessi in graduatoria.
   Il  problema di fondo qual è? Che oggi siamo arrivati al  mese  di
  ottobre  2013, la delibera è del mese di agosto 2013 e   quindi  la
  spesa  deve essere rendicontata entro il mese di dicembre 2015.  La
  mozione  risaliva  a  molto prima; ad agosto  voi  avete  fatto  la
  delibera  di rimodulazione e quindi di impegnare e di fare scorrere
  la graduatoria, ma il problema serio è che ad oggi la rimodulazione
  non ha avuto alcun seguito, almeno da quello che ci risulta, perchè
  si  possano emanare e, quindi, procedere all'emanazione dei decreti
  e  consentire che tutti quei progetti in graduatoria - qua parliamo
  di  ristrutturazione  di  alberghi,  di  casa  albergo,  quindi  di
  migliorare l'offerta turistica - vengano finanziati.
   Il  rischio è che se si perde ancora tempo e siccome sono progetti
  cofinanziati, tutte le imprese che hanno presentato progetti  hanno
  avuto anche l'attestazione da parte delle banche, degli istituti di
  credito per il cofinanziamento.
   La   crisi   attuale,    e  quindi  un  ulteriore   ritardo,   non
  consentirebbe oggi, forse, alle imprese di godere della possibilità
  di  accedere  al cofinanziamento. Abbiamo visto che con   l'energia
  aiuti  alle  imprese, 50 milioni di euro sono tornati indietro,  ma
  non  avrebbero neanche il tempo di completare i lavori e quindi  di
  rendicontare la spesa entro il mese dicembre 2015.
   Quindi,  la  mozione presentata a marzo era tesa ad  impegnare  il
  Governo  affinché rimodulasse, appunto, la spesa e  consentisse  il
  finanziamento  di tutte quelle imprese che avevano  partecipato  al
  bando e che sono in graduatoria.

   VANCHERI, assessore per le attività produttive. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VANCHERI, assessore per le attività produttive. Signor Presidente,
  onorevoli deputati, volevo rispondere all'intervento dell'onorevole
  Grasso, anche per dare una risposta. Stiamo parlando della linea di
  intervento  della  33.14  che  era  la  linea  di  intervento   che
  finanziava le opere di ristrutturazione, di ampliamento,  piuttosto
  anche  che  di creazione di imprese alberghiere turistiche,  quindi
  sono  d'accordo  con  lei quando dice che è  una  linea  strategica
  importantissima per la Sicilia.
   Ahimè, purtroppo, questo bando, comunque, durante tutto l'anno  ha
  subìto  tre aggiustamenti da parte della Corte dei conti e, quindi,
  questo  ha  causato  anche un rallentamento tecnico  perché  sapete
  benissimo  che quella è stata una graduatoria che io ho ritirato  a
  dicembre, sulla base sempre di una nota di rilievo della Corte  dei
  conti, e sempre sulla stessa base della nota di rilievo fatta  alla
  Corte  dei  conti  noi abbiamo ripubblicato la graduatoria  con  le
  dovute  modifiche per fare rientrare tutto anche nell'ambito  della
  massima regolarità così come la Corte dei conti ci aveva segnalato.
   Quindi,  abbiamo perso un paio di mesi anche per  non  perdere  la
  graduatoria  perché abbiamo trovato una posizione molto  perentoria
  da  parte  della Corte dei conti, era una graduatoria che  già  era
  pronta  per  essere persa, quindi abbiamo invece  preferito  allora
  rifarci a quelle che erano le considerazioni della Corte dei conti,
  l'abbiamo risistemata e l'abbiamo ripubblicata.
   Questo,  poi,  ha subìto un altro rallentamento che  è  dovuto  al
  fatto che delle aziende hanno fatto dei ricorsi. Subito dopo questi
  ricorsi c'è stato uno scorrimento in graduatoria e, quindi,  l'ente
  intermediario,  che  in  questo caso è la CRIAS,  ha  riorganizzato
  quelli  che erano dei progetti in graduatoria facendo degli  errori
  tecnici. Purtroppo, questo capita: errare è umano.
   Questi  errori  tecnici  hanno di nuovo  bloccato  la  graduatoria
  perché chi si accorge che sono stati fatti degli errori è la stessa
  Corte  dei conti, quindi questo è il secondo rallentamento tecnico.
  Questo  è giusto saperlo perché, in effetti, questo è un bando  che
  ufficialmente esce fuori già a febbraio, marzo però ancora vi posso
  dire  noi  a  luglio al comitato di sorveglianza abbiamo consegnato
  ufficialmente il nostro cronoprogramma che prevedeva,  appunto,  la
  decretazione  dei primi 14 posizioni di progetti che  è  stata  già
  fatta.  Adesso  il servizio ha mandato, siamo arrivati  a  circa  i
  primi  111  decreti sono stati già mandati ed è  stata,  così  come
  giustamente  dice  lei,  è  stata  aggiunta  a  questa   linea   le
  rimodulazione in termini di somme perché abbiamo aggiunto  oltre  i
  125 milioni che erano già presenti e che finanziavano 111 progetti,
  abbiamo  messo  dentro,  perché abbiamo lasciato  questo  bando  in
  overbooking altri 69 milioni di euro.
   Perché abbiamo messo questi soldi? Per fare scorrere ancora di più
  la  graduatoria  in  modo  tale da fare  arrivare  fino  alla  180
  posizione. Quindi, teoricamente in questo momento questi 69 milioni
  di  euro  che  riguardano le isole Pelagie piuttosto che  i  comuni
  alluvionati, però ci permettono di arrivare ad un altro massimo  di
  copertura.
   E'  giusto dire che ci aspettiamo che dalla stessa graduatoria  si
  continui  ancora  a  rimodulare  altre  somme  perché  avverrà  uno
  scorrimento  naturale,  nel senso che ci  sono  imprese  che  hanno
  rinunciato a parte di progetti piuttosto che, ahimè, anche  imprese
  che non hanno più  presentato il progetto. Quindi, comunque abbiamo
  lasciato   questa  graduatoria  in  versione  dinamica  perché   ci
  auspichiamo  di  avere  una  copertura  finanziaria  che  arrivi  a
  finanziare il numero più alto possibile di progetti; anche perché -
  lo  sapete  meglio  di  me  - quello era  un  bando  che  aveva  in
  graduatoria  500 circa progetti, richieste di finanziamento  ma  il
  bando, la copertura finanziaria ne poteva assicurare al massimo 100
  così come è stato nel primo round.
   Questo  è lo stato attuale. Consideri che oggi la CRIAS   viene  a
  ritirare  tutti i decreti sulle Pelagie, proprio oggi. Quindi,  già
  buona  parte  dei  decreti fino alla 100ma posizione  è  stata  già
  mandata  all'ente  intermediario, piuttosto  adesso  sono  i  tempi
  tecnici  dell'ente  intermediario CRIAS che  dovrà  organizzare  la
  parte  tecnica per il trasferimento delle somme alla banca  e  poi,
  ovviamente, alle imprese.
   Quindi,  questo è lo stato attuale: 69 milioni di euro in più  che
  ci   permettono  di    arrivare  ad  oggi  con  sicurezza  fino  al
  centoottantesimo progetto in graduatoria.

   GIANNI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GIANNI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo ringraziare
  l'Assessore  per le modalità, la precisione, la puntualità  con  la
  quale  ci ha testé messo a conoscenza dell'iter, ma la volevo anche
  richiamare  ad  un antico ricordo di qualche mese fa  che  riguarda
  l'intervento  in Commissione che abbiamo fatto, la Commissione  per
  intero,  alla sua presenza in ordine all'ipotesi di rifinanziamento
  degli articoli 1 e 2 della legge regionale n. 23 del dicembre  2008
  che   consente,   in   un  momento  difficile   come   quello   che
  attraversiamo, di poter dare un'occasione a tanti giovani, a  tante
  donne di potersi creare una prospettiva attraverso quella legge che
  fu  fatta e che ebbe la possibilità di poter far finanziare  almeno
  900 giovani imprese sia di uomini che di donne.
   Quindi,  l'Assessore, e glielo dico proprio perché questa  mattina
  in  Commissione   Bilancio  ho chiesto al dott. Falgares  di  farmi
  sapere  se  ci fosse stata una richiesta. E' probabile che  i  suoi
  uffici  abbiano  dimenticato  di  trascrivere,  di  richiedere   il
  rifinanziamento della legge 23 che, accompagnando su tutti gli atti
  che lei poco fa ha citato, e che danno certamente una risposta alla
  disoccupazione in un momento come questo, sarebbe molto  importante
  consentire  a  tante persone, a tanti giovani, a  tante  donne,  di
  guardare  con  più attenzione al proprio futuro e  magari  con  più
  speranza,  evitando  forse di perdere tante  giovani  promesse  che
  magari sceglierebbero di andar via.
   Quindi io le sarei grato, se lei volesse darmi una risposta in tal
  senso, io penso sarà positiva, perché, conoscendola, immagino  sarà
  così.

   D'ASERO. Chiedo di parlare

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, anch'io
  intervengo  per  sollecitare una iniziativa dell'Assessore  per  le
  attività  produttive,  sulla linea della considerazione  fatta  dal
  collega  Gianni, che mi ha preceduto. Nel senso che, a  mio  avviso
  esistono due opportunità: una con  gli articoli 1 e 2, della  legge
  23  del 2008 -  che allora salutammo con tanto entusiasmo -  e che,
  ahimè, purtroppo è rimasta in larga parte inapplicata, e su questo,
  quindi,  ove  esistano  delle  considerazioni  positive  da   parte
  dell'Amministrazione, e quindi da parte sua, affinché possa esserci
  una  dotazione finanziaria, perché era una delle leggi che ha avuto
  la  capacità  di essere finanziata con l'intervento  comunitario  -
  questo  è il senso importante - e poi ha di fatto disatteso  queste
  aspettative.
   Dopo di ché io dico, Assessore, che è possibile, a mio avviso, con
  una  iniziativa determinata, attraverso un momento emergenziale che
  noi  viviamo,  che  su  questa linea, le  risorse  comunitarie  che
  rischiano di essere, ad oggi, non utilizzate,  potrebbero  trovare,
  sicuramente, delle possibili positive destinazioni.
   Oggi,   ascoltando  il  direttore della programmazione,  il  dott.
  Falgares,  ci  rendiamo conto che, probabilmente, la materia  debba
  essere   affrontata  con  una  determinazione  diversa,   con   una
  sensibilità  diversa,  perché esistono delle concrete  opportunità.
  Vediamo come realizzarle.

   GIANNI. L'unica

   D'ASERO.  Così  come, al di là della legge 23  del  2008,   esiste
  anche  a  mio  avviso un'altra opportunità,  e  di  questo  con  il
  collega  Gianni  chiederemo una audizione con l'assessore  Vancheri
  che,  in  questo  caso, anticipiamo in quest'Aula, perché  ci  sia,
  anche attraverso un altro strumento che noi abbiamo in Sicilia  che
  è   Sviluppo Italia Sicilia  una possibilità di trovare  attorno  a
  questo  ragionamento, e quindi trattandosi di  un  percorso  breve,
  svincolato  da tanta drammatica burocrazia, le risorse  comunitarie
  potranno   essere  destinate  a  questo  intervento   che   prevede
  finanziamenti per nuove giovani imprese, singole o associate, nella
  misura di venticinquemila euro, o di centoventinovemila euro con il
  contributo  del cinquanta per cento a fondo perduto,  e  diventare,
  quindi,   una reale, possibile, seria risposta a quella  che  è  la
  drammatica  realtà  che  noi  attraversiamo,   fatta  di   concrete
  opportunità e  non di proclami e chiacchiere.
   Questo  è  un  altro argomento importante su cui noi riteniamo  di
  sollecitare  un  energico intervento e per questo  chiederemmo  per
  martedì prossimo, onorevole Gianni,   qualora si faccia  carico  di
  parlarne  con  il presidente della III Commissione,  di  vedere  se
  possiamo  avere  un momento di sintesi per capire  come,  in  breve
  tempo, si possa dare un riscontro a questa problematica.

   GIANNI. Le risorse sono ancora disponibili.

   MALAFARINA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MALAFARINA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  Assessore,
  credo  che stasera si stia aprendo un dibattito su quelle che  sono
  le  risorse  non  utilizzate  per lo  sviluppo  della  Sicilia:  il
  rifinanziamento  di una legge, il reimpiego di fondi  comunitari  e
  quant'altro  -   aspetto che l'onorevole Gianni  lasci  l'Assessore
  libero  di  seguire  il  mio  intervento  -  per  evidenziare   una
  problematica aperta da diversi anni che è quella dei fondi  Jeremie
  che  sono stati stanziati nel 2009 con ben sessantamilioni di  euro
  della  Regione finiti al Fondo europeo investimenti che ad oggi,  a
  quattro anni di distanza sono stati erogati solo in parte.
   Ho  già chiesto alla Commissione  Bilancio' di convocare i vertici
  di  Unicredit  e della Banca Nazionale del Lavoro per sapere  quale
  difficoltà  ci  fossero  nell'erogazione di  questi  fondi  che  mi
  risultano essere stati impiegati solo al venti per cento  e,  oggi,
  addirittura   apprendo  la  notizia  che  le   banche   affidatarie
  starebbero per rinunciare all'erogazione del credito.
   Noi  dovremmo dare delle risposte molto concrete e molto serie  ai
  siciliani  e  non possiamo tenere inutilizzate delle  risorse  così
  importanti  perché c'era un sessanta per cento di  investimento  da
  parte della FEI e un quaranta per cento da parte delle banche. Qui,
  bisogna anche evidenziare il ruolo di banche sopranazionali che  in
  Sicilia  raccolgono  molto, forse troppo, e  impiegano  pochissimo,
  perché con i requisiti di  bancabilità' delle imprese siciliane che
  vengono  passate  al microscopio, difficilmente le  stesse  imprese
  hanno  la  possibilità di accedere ad un credito,  che  per  quanto
  agevolato e garantito, non riescono ad ottenere.
   E'  un  problema molto serio su cui bisogna riflettere  e  su  cui
  bisogna  anche  intervenire. Torno a dire:  non  possiamo  lasciare
  inutilizzati presso la FEI un patrimonio di ben sessantamilioni  di
  euro  in  un  momento in cui la crisi economica morde,  in  cui  le
  imprese chiedono di accedere al credito, in un momento in cui anche
  i  mille  euro  dati all'impresa possono salvarla da situazioni  di
  crisi.
   Il mio invito, Assessore, è quello di intervenire con il direttore
  Falgares,   perché  credo sia lui, anzi, so che è  lui  il  diretto
  referente  della pianificazione ed  organizzazione di questi  fondi
  che  - mi dicono - sono prossimi alla scadenza, tra l'altro, e come
  tale,  quindi,  rivedere quello che potrebbe  essere  l'impiego  di
  questi  fondi  e  se  necessario,  anche,  poter  finanziare   quel
  microcredito per il quale già il Movimento 5 Stelle aveva  avanzato
  delle  proposte,  riconvertendoli  per  poter  dare  ossigeno  alle
  imprese e soprattutto per non farli perdere.

   PRESIDENTE.  Non essendoci altre richieste di intervento,   do  la
  parola all'Assessore Vancheri  per la replica.

   VANCHERI, assessore per le attività produttive. Signor Presidente,
  deputati, intervengo per rispondere all'onorevole Gianni per quanto
  riguarda la legge 23 del 2008 di cui, appunto, avevamo già discusso
  in Commissione.
   E'  stata una legge tenuta in considerazione, da me personalmente,
  nel  momento in cui ho predisposto quelli che saranno gli obiettivi
  strategici dell'Assessorato, tenendo in considerazione questa legge
  anche  per  quanto  riguarda l'ipotesi  di  sviluppo  di  un  piano
  industriale, in riferimento alla programmazione 2014-2020.
   Ci  sono,  però,  da distinguere due fasi: quando  si  è   parlato
  della  legge  23, quello è stato il momento in cui i  Dipartimenti,
  insieme alla Programmazione, stavano strutturando quelli che devono
  essere  i   cronoprogramma  che dovranno rispettare anche  i  tempi
  imposti  dai Comitati di sorveglianza, con cui  abbiamo  avuto  due
  incontri,  uno  a  giugno e uno a luglio,  oltre  che  uno  qualche
  settimana fa.
   Vi  ricordo  che i Dipartimenti, in tutto questo anno, sono  stati
  obbligati a rispettare quelli che erano  i tempi, le misure  e  gli
  interventi per come sono stati inseriti all'interno del PAC 3.
   Cosa succede all'interno del Dipartimento attività produttive? Noi
  sappiamo che la legge 23 era a valere sulla linea 5.1 piuttosto che
  sulla  7.0,  entrambe non sono state più comprese  all'interno  del
  PAC,  o meglio, il PAC ha rimodulato e riprogrammato tutte le linee
  che  erano attive prima dello stesso, e in questa rimodulazione  al
  Dipartimento delle attività produttive, all'interno del  PAC,  sono
  state assegnate le parti che riguardano il de minimis  per le  aree
  di  crisi industriale, la  Sabatini' piuttosto che le  zone franche
  urbane',   piuttosto  che  il  credito  d'imposta   -   sempre   in
  collegamento con il bilancio -.
   Nella  riprogrammazione e rimodulazione, a cui faceva  riferimento
  l'onorevole  Gianni,  l'unica legge che poi è stata anche  abbinata
  ai  fondi strutturali,  la conosco benissimo, ma  la 5.1 e  la  7.1
  sono  comunque due linee che nella fase di programmazione  del  PAC
  non  abbiamo più avuto, sono rimasti i bandi che già erano  aperti,
  tra  cui  appunto  il  bando per le imprese alberghiero-turistiche,
  piuttosto, il bando imprese di qualità, al vaglio della  Corte  dei
  Conti  e  quindi non includibile nel PAC, piuttosto che  gli  altri
  interventi  messi  in  atto  questo anno,  quelli  con  l'ex  fondo
  sociale, gli SFC.
   Teoricamente,  quelle  linee  non erano  già  più  state  inserite
  all'interno  del  PAC, laddove noi avevamo poi  l'obbligo  -  e  lo
  abbiamo ancora - di correre e rispettare gli impegni di spesa presi
  a  valere  sul PAC, e sugli impegni di certificazione di  spesa  al
  2013.
   Direi  quindi  che non è facile dire: C'è la legge 23,  finanziamo
  nuove attività , perché non ci sono, tecnicamente né la possibilità
  né  il  tempo  di potere riaprire i termini, avremmo dovuto  indire
  nuovi bandi e avvisi, perché quelle linee non esistono più.
   Voglio  informare  l'onorevole Gianni e l'Aula tutta che la  legge
  23 è stata inserita in una proposta di piano di investimenti che ho
  già  incardinato come proposta da fare alla Presidenza, in  cui  si
  prospetta di utilizzare questo strumento finanziario, non solo  per
  le  ricognizioni e per le somme che potrebbero essere utilizzate da
  qui  al  2015,  ma  ho  i  miei dubbi,   perché  abbiamo  preferito
  continuare  a  finanziare i bandi ancora aperti,  ma è fondamentale
  scegliere una legge, avere un impianto normativo, e abbinare ad  un
  importante  strumento finanziario come il contratto  di  programma,
  piuttosto  che  il  programma  di sviluppo,  perché  credo  che  lo
  strumento finanziario contratto di sviluppo, legge 23, e  un  piano
  investimenti  strategico  che individui aree  strategiche,  settori
  importanti, possono già rappresentare un elemento da proporre  alla
  politica  di questo Governo per il rilancio per ripartire dal  2014
  in poi.
   Vi  sto parlando di azioni che dobbiamo mettere in campo, al di là
  di quelli che saranno i tempi del PAC 3 che ci terranno legati alle
  attività collegate con questi bandi fino al 2015 fino al 2019.
      Quello   che  posso  dirle,  onorevole  Gianni,  è   che   sono
  assolutamente  d'accordo  con  lei - riprenderemo  questo  discorso
  martedì  con  la mozione - e la legge 23 è per me quello  strumento
  giuridico che utilizzeremo, insieme ai contratti di sviluppo, sulla
  base  però  di proposte fatte come piano industriale, una  proposta
  che  io stessa porterò in Commissione, nella quale, oltre ad  avere
  individuato i progetti integrati sui settori strategici,  ho  anche
  inserito  come  elemento giuridico la legge  23  piuttosto  che  il
  contratto di sviluppo come strumento finanziario. Per me  la  legge
  23   è  il  prossimo  futuro,  uno  strumento  da  utilizzare   per
  organizzare le attività di sviluppo per i prossimi mesi.

   GIANNI. Chiedo di parlare.
   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la legge 23 è molto
  importante  specialmente in questo momento. Gli  articoli  1  e  2,
  ricordo,   servono   a  finanziare  l'imprenditoria   giovanile   e
  femminile.   Gli  articoli  3,  4  e  5  l'energia,   la   ricerca,
  l'innovazione.  L'articolo  8 consente  di  utilizzare,  attraverso
  delle  risorse  che  erano  state affidate  all'IRFIS,  si  possono
  utilizzare  per   spalmare i debiti delle micro,  piccole  e  medie
  aziende   con   le   banche,   utilizzando   queste   risorse   che
  contribuiscono per il 60 per cento a pagare gli eventuali interessi
  che,  ovviamente,  la banca vuole se il debito è  spalmato  in  sei
  anni.
   Quindi,  siccome è l'unica legge che negli ultimi cinque  anni  ha
  potuto   utilizzare  le  risorse  della  Comunità   europea,   come
  giustamente  ha  fatto  rilevare il collega  D'Asero,  sei  lei  la
  rifinanzia  all'articolo 1 e 2, consente a  Sviluppo Italia'  senza
  bisogno  di  passare dalla Corte dei Conti, dal  Commissario  dello
  Stato   domani può fare il bando. Poi, se richiede l'autorizzazione
  ad  utilizzare  gli  altri articoli 3, 4, 5,  6  etc,  lei  ha  uno
  strumento  che  le  consente di fare tutto  quello  che  in  questo
  momento  necessita  per sbloccare un po' di risorse  e  un  po'  di
  lavoro.

   PRESIDENTE.  Pongo in votazione la mozione n. 101:   Rimodulazione
  e nuova assegnazione dei fondi di spesa comunitaria dell'ASSE 3 del
  P.O.   F.E.S.R.   Sicilia  2007-2013  per  evitare  il   disimpegno
  automatico delle somme e migliorare l'offerta turistica in  Sicilia
   , a firma degli onorevoli Cimino, Grasso, Lantieri e Gianni.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvata)


   Presidenza del vicepresidente Pogliese


       Discussione della mozione 105 «Iniziative per il rilancio
                      dell'autodromo di Pergusa»

   PRESIDENTE.   Si  passa  al  VI  punto  dell'ordine  del   giorno:
  Discussione  della  mozione  n. 105.  Iniziative  per  il  rilancio
  dell'autodromo  di  Pergusa ,  a firma  degli  onorevoli  Musumeci,
  Lantieri, Formica e Ioppolo.
   Ne do lettura:

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che:

   l'autodromo di Pergusa, in provincia di Enna, costituisce ormai da
  oltre  mezzo  secolo  un  punto  di riferimento  significativo  nel
  panorama dello sport motoristico ed automobilistico del Mezzogiorno
  d'Italia,  per  le  sue  caratteristiche tecniche  dell'anello  del
  circuito, lungo cinque chilometri;

   l'impianto, realizzato nella nota frazione della città capoluogo e
  gestito  da  un  Consorzio tra enti pubblici (Provincia  Regionale,
  Comune,  Camera  di  commercio  e Aci),  trasformato  nel  1994  in
  Consorzio  'Ente Autodromo di Pergusa', è stato riconosciuto  dalla
  Regione Siciliana con decreto dell'Assessore per gli enti Locali;

   compito  istituzionale  del  Consorzio  è  l'organizzazione  e  la
  gestione  associata,  da  parte degli      enti   consorziati,   di
  attività    turistico-sportive   indirizzate    alla    promozione,
  diffusione,  conoscenza  e pratica dello sport  motoristico  nonché
  alla  gestione  di  impianti  sportivi  e  alla  organizzazione  di
  manifestazioni               ricreative,                 culturali,
  cinematografiche,fieristiche, di mercati  e  di  spettacolo,  tutte
  finalità  tese  a  concorrere alla crescita  socio-economica  della
  comunità ennese;
   con   legge  regionale  n.  33  del  1996  la  Regione  siciliana,
  riconoscendo  la  validità  del  'Progetto  Pergusa',  contribuisce
  annualmente  a  sostenere l'attività dell'Ente per il conseguimento
  dei propri fini istituzionali;

   fra  le  numerose iniziative, la più rinomata è quella  denominata
  Gran Premio del Mediterraneo disputata dal 1962 al 2003, con grande
  affluenza  di  pubblico, che ha determinato una  notevole  ricaduta
  sulla  economia turistica del territorio ed una occasione di lavoro
  per centinaia di unità, seppure a carattere stagionale;

   nel  2004  la gara del Gran Premio è stata vietata dalle  autorità
  sportive  di  vigilanza,  per  la  inadeguatezza  dell'impianto  in
  materia di sicurezza, passando dal Grado 2 al Grado 3;

   TENUTO  CONTO  che il regolamento della Riserva Naturale  Speciale
  Lago  di  Pergusa,  all'interno  della  quale  ricade  l'Autodromo,
  consente la organizzazione di iniziative dal 15 marzo al 31 ottobre
  di ogni anno, stimolando quindi un processo di destagionalizzazione
  dei  flussi turistici in un'area vocata sia per la suggestione  del
  contesto  paesaggistico e ambientale, sia per  l'offerta  ricettiva
  varia  e  adeguata e sia per la comoda accessibilità  all'impianto,
  trovandosi  a  cinque  minuti dallo svincolo autostradale  Palermo-
  Catania;

   RAVVISATA la necessità:

   di  assicurare  all'Ente gestore un intervento  finanziario  annuo
  fisso  da  parte  della  Regione, per consentire   con  sufficiente
  anticipo  la  programmazione  della  stagione  sportiva  e  la  sua
  promozione  in  Italia e all'estero, al fine  di  intercettarne  il
  relativo  segmento turistico e stimolare gli operatori economici  a
  sponsorizzare le manifestazioni;

   di  procedere  all'adeguamento del tracciato alle prescrizioni  in
  materia  di  sicurezza  imposte  dalla  Federazione  internazionale
  dell'Automobile   e  dalla  Commissione  sportiva   automobilistica
  italiana, come previsto dal progetto di adeguamento trasmesso dalla
  proponente  Provincia regionale di Enna il  16  marzo  del  2011  e
  tuttora  giacente  presso  l'Assessorato  regionale  Territorio   e
  all'Ambiente;

   di  eseguire  interventi di adeguamento del Paddock e  delle  aree
  Ospitalità dell'impianto,

                   IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

   ad  istituire  con  la  massima  urgenza  un  tavolo  tecnico  per
  affrontare  e  definire le annose ed insolute problematiche  legate
  all'Autodromo di Pergusa e consentire quindi all'impianto  sportivo
  siciliano  di  acquisire il meritato protagonismo ed il  necessario
  rilancio,  nel contesto nazionale ed internazionale, per  diventare
  anche  motivo di attrazione di nuovi flussi turistici in quell'area
  dell'Isola  fortemente  degradata dal punto  di  vista  economico».
  (105)

   FALCONE. La sottoscrivo.

   PRESIDENTE. Invito gli Uffici ad annotare  che l'onorevole Falcone
  la sottoscrive.

   LANTIERI. Chiedo di parlare per illustrare la mozione.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LANTIERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa mozione  è
  nata per dire che l'autodromo di Pergusa è nato nel 1958. Dopo  più
  di  40 anni di attività ha avuto nel suo percorso diversi eventi  e
  manifestazioni motoristiche che sono state tra le  più importanti a
  livello  internazionale. C'è stato il campionato di Formula  1,  la
  Formula  3000, nel 2012 il Superstar che ha portato a Enna  più  di
  novemila   presenze,  che  ha  creato  un  indotto   per   Enna   e
  Caltanissetta di tutte le attività ricettive con un impatto  socio-
  economico non indifferente.
   La mozione nasce perché l'autodromo prima rientrava nella legge 33
  del  1996  dove  veniva dato un fondo strutturale ogni  anno  e  di
  conseguenza si poteva programmare un calendario di gare  a  livello
  nazionale ed internazionale. Non avendo più un supporto finanziario
  certo  l'autodromo  non  può aderire al  calendario  nazionale  con
  difficoltà non indifferenti.
   L'autodromo di Pergusa è uno dei più importanti da Roma in giù, ma
  per  il  nostro  territorio diventa un fatto di  vitale  importanza
  perché  a  parte  mettere Enna e Pergusa al centro  delle  cronache
  sportive, mette tutta la Sicilia in evidenza perché per ogni evento
  ci  sono  sistematicamente almeno 60 televisioni che trasmettono  a
  livello  europeo,  perciò diventa anche una  vendita  del  prodotto
  Sicilia.
   Pertanto,  chiediamo  al Governo che venga dato  un  finanziamento
  certo  per poter riattivare l'attività e poter, con molta  calma  e
  serenità,  partecipare  a  tutti  gli  eventi  sportivi  mettendoli
  anzitempo  in  programmazione, perché  altrimenti  così  non  potrà
  avvenire.

   MUSUMECI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MUSUMECI.  Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi,  sarà
  la   passione  per  l'automobilismo  che  nutro  da  sempre,   sarà
  l'esperienza maturata con la storica corsa dell'Etna che si disputa
  dal  1927, ma mi sono appassionato alla vicenda, insolita e davvero
  significativa,  di  un  certo stato di  cose  in  Sicilia  relativa
  all'autodromo di Pergusa.
   Non  c'è  bisogno  di  essere appassionati di automobilismo  o  di
  motociclismo  per potere condividere una causa che invece  riguarda
  l'economia della nostra terra, perché di turismo sportivo parliamo,
  che è uno dei segmenti in crescita in Italia.
   Con  la  collega Luisa Lantieri, e con i tecnici che  si  occupano
  dell'impianto di Pergusa, abbiamo condiviso la necessità  di  porre
  al  centro dell'attenzione del Governo una iniziativa che potrebbe,
  anche con un impegno finanziario assolutamente marginale, rimettere
  in  circuito  un  impianto  che per la sua  originalità  è  l'unico
  nell'Italia meridionale.
   Il  Presidente della Commissione Ambiente, dovrebbe onorarmi della
  sua attenzione se è in Aula. Non c'è, mi dispiace.

   CRACOLICI. Glielo diciamo noi.

   MUSUMECI.  Ci sono i colleghi del Gruppo e i colleghi degli  altri
  Gruppi,   ma non ci sarà bisogno di dirglielo perché farò avere  il
  testo della mozione al presidente.
     L'autodromo  di  Pergusa è l'unico dell'Italia meridionale,  già
  basterebbe questo per evidenziare l'importanza di un impianto e  di
  una struttura che serve a richiamare un pubblico di appassionati  e
  di  sportivi  altrimenti fuori dai circuiti turistici della  nostra
  Isola.
     L'impianto c'è già, lo ricordava la collega Lantieri, dagli anni
  '50,  viene  gestito  da  un consorzio formato  da  enti  pubblici,
  allargato all'ACI, che è l'Ente preposto dal punto di vista tecnico
  alle discipline automobilistiche.
     Il circuito potrebbe ospitare gare di altissimo livello, come  è
  accaduto  fino a qualche anno fa, se l'impianto -  che è di  5  km,
  quindi  assolutamente  sufficiente per quel  tipo  di  categoria  -
  venisse adeguato in alcune traiettorie.
    La direzione dell'autodromo ha presentato istanza all'Assessorato
  Territorio  e Ambiente per poter essere autorizzata ad apportare  i
  lavori.  La istanza è stata presentata, signor Presidente e signori
  Assessori -  è significativo tutto questo - il 16 marzo del 2011. A
  distanza  di  oltre due anni dall'Assessorato ancora  non  perviene
  alcuna  notizia,  né in senso positivo, né in senso  negativo.  Nel
  frattempo  le gare di qualità sono state sospese, e si  vive  nella
  improvvisazione  senza la possibilità concreta  di  immaginare  fra
  uno, due, tre anni, se l'autodromo di Pergusa, l'unico in Sicilia e
  nelle  regioni del sud, possa essere inserito in una programmazione
  agonistica nazionale e internazionale.
   A   questo   limite  di  ordine  strutturale,  legato  ad   alcune
  imperfezioni  del percorso, si accompagna un altro  limite:  quello
  delle risorse finanziarie.
   Alcune grandi manifestazioni, per potere essere organizzate, hanno
  bisogno del contributo,  del sostegno dell'ente pubblico.
   La  Regione  siciliana lo ha fatto, tanto è vero che ha  inserito,
  con  la  legge  33  del 1996 - lo ricordava la collega  che  mi  ha
  preceduto -, il  progetto Pergusa' in una programmazione di  dieci,
  quindici  importanti iniziative nel calendario annuale di carattere
  turistico, culturale e sportivo.
   Dopo  qualche anno la previsione di finanziamento è stata inserita
  nella   famigerata   Tabella   H'   come   se   si   trattasse   di
  un'associazione  per la promozione del tango o della  mazurka,  con
  tanto  rispetto per il tango e per la mazurka e per tutti gli altri
  balli,  ma  il  Governo regionale o almeno gli ultimi  tre  Governi
  regionali,   non  hanno  previsto  l'opportunità  di  istituire  in
  bilancio   un  apposito  capitolo  destinato  all'unico   autodromo
  esistente in Sicilia e nell'Italia meridionale.
   La  mozione  che ci siamo permessi di sottoporre alla  valutazione
  dei  colleghi è finalizzata ad ottenere questi due risultati. Manca
  purtroppo  l'assessore direttamente interessato alla  problematica,
  l'Assessore  per  il  turismo  e lo  sport,    ma  ormai  ci  siamo
  abituati,  anche perché quando c'è l'Assessore per il turismo e  lo
  sport  davvero non si avverte la presenza e quando non c'è  non  si
  avverte la sua assenza, perché impegnata a dovere essere segretaria
  del  Governatore  le viene difficile potere espletare bene entrambe
  le funzioni
   Però,  il  Governo  è rappresentato, in questa occasione,  da  tre
  autorevoli Assessori e ci permettiamo di evidenziare le esigenze di
  fare una telefonata all'Assessorato al Turismo per sapere, dopo due
  anni,   se   la   pratica  relativa  all'impianto  e  al   circuito
  dell'autodromo di Pergusa può essere tirata fuori dalle  scartoffie
  ed esaminata per capire, possibilmente istituendo un tavolo tecnico
  al   quale   invitare   gli  enti  locali,  l'ACI,   il   direttore
  dell'autodromo,  cosa serve per sbloccare la pratica.
   La  seconda esigenza che detta e alimenta la ragione per la  quale
  abbiamo  presentato  questa mozione, è quella di  prevedere,  nella
  prossima  stesura di bilancio un capitolo - non sappiamo se  di  un
  centesimo  o  di  cento  centesimi -  ma  sicuramente  un  capitolo
  finalizzato  all'autodromo  di Pergusa perché,  in  funzione  della
  disponibilità  che  il  Governo  vorrà  offrire  in   un   contesto
  comprensibilmente   di  ristrettezze  e  che   nessuno   pensa   di
  contestare, possa e sappia programmare la propria attività, sapendo
  su quale fonte di entrata certa può contare.
   Resterebbe  un punto, un neo: la compatibilità ambientale  con  la
  Riserva naturale orientata del lago di Pergusa.
   Siccome,   per  fortuna,  appartengo  alla  famiglia   di   quegli
  ambientalisti che non sono come le angurie,  verdi di fuori e rosse
  di  dentro',  ma il mio ambientalismo è sincero e non è  certamente
  dell'ultimo  giorno, abbiamo verificato che la Regione siciliana  e
  gli  enti  impegnati nella protezione dell'ambiente hanno condiviso
  la  compatibilità  dell'avifauna del lago di Pergusa  e,  al  tempo
  stesso,  la  possibilità di disputare le gare su quel  circuito,  a
  condizione  che il calendario sportivo si attenga  ad  un  arco  di
  tempo  che  vada da marzo ad ottobre, giusto il periodo in  cui  la
  presenza  di  gare,  veicoli  e  spettatori  non  pregiudicherebbe,
  assolutamente,  l'equilibrio  naturalistico  della  fauna  e  della
  flora.
   Lo  dice,  peraltro,  la  stessa legge  istitutiva  della  riserva
  naturale  orientata del Lago di Pergusa, al quale lago,  per  mille
  ragioni, sono molto legato, non perché mi abbeveri alla fonte della
  mitologia ma perché Pergusa rientra, come sanno i signori assessori
  ed  i  signori  colleghi,  nel piano di bonifiche  che  il  Governo
  italiano volle predisporre e realizzare tra le due guerre.
   Se tutto, quindi, è compatibile - e concludo, signor Presidente  -
  mi  chiedo  se  questa mozione possa avere il sostegno  dei  Gruppi
  parlamentari,  affinché si ponga al centro  di  una  programmazione
  turistica  e  sportiva, in una Regione molto povera  di  iniziative
  sportive e molto povera di poli di attrazione turistica, l'esigenza
  che  il Governo metta in evidenza una serie di problematiche la cui
  soluzione  non  richiede impegni di spesa tali  da  farmi  apparire
  marziano  in  un  contesto  in cui tutti  ci  preoccupiamo  di  far
  quadrare  il  bilancio, ma la coperta corta deve essere  corta  per
  tutti  e,  se  chiediamo un segnale di attenzione,  credo  che,  il
  segnale,  possa  essere  dato  anche  con  un  impegno  finanziario
  assolutamente marginale in attesa di tempi migliori.

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Musumeci, lei non è assolutamente un
  marziano. Ha detto delle cose molto importanti, di grande  valenza.
  Dispiace  anche  a me constatare la puntuale assenza dell'assessore
  Stancheris a cui, ahimè, siamo ormai abituati ma sono certo che gli
  Assessori  presenti saranno in grado di poter riferire  la  valenza
  della mozione.
   Ha facoltà di parlare l'assessore.

   BONAFEDE,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e  il
  lavoro.   Signor  Presidente,  onorevoli  deputati,   intanto,   in
  premessa,  ritengo  fondamentale ribadire  quanto  l'interesse  del
  Governo  sia  soprattutto proteso, per quello che riguarda  gli  ex
  soggetti destinati alla tabella H, al recupero delle forti identità
  e  delle grandi valenze che alcuni dei soggetti consegnati a questo
  contenitore,  così  lo potremmo definire, sono  stati,  in  qualche
  modo, contraddistinti.
   Se dovessi adoperare una figura retorica, direi che la tabella H è
  stata  un po' come la stella polare: indica la strada ad una  forza
  interiore;  la  sua scia è contenuta da scorie che sono  il  frutto
  della sua consumazione.
   Ebbene,  la tabella H è stata un contenitore pieno di cose  nobili
  che,  però, hanno quasi necessariamente, per la volontà di  chi  ha
  deciso di costruire questa struttura, contenuto altre cose che  non
  avevano la stessa portata e lo stesso rango.
   In  questo  caso,  stiamo parlando di un fatto  storico,  che  non
  soltanto è stato istituito, appunto, ad un fondamento normativo, ma
  che  ha  una  valenza, anche la portata dei padri; quando  è  stato
  istituito,  nel  1950,  chissà  se  pensavano  che,  oggi,  avremmo
  discusso  della sopravvivenza di questo importante  sito  ed  anche
  della  valenza,  non  soltanto sportiva ma,  direi,  della  portata
  storica  e,  quindi,  afferisce  all'identità  dell'intera  Regione
  siciliana.
   Proprio per questo, nonostante sia l'assessore Stancheris  che  si
  occupi  della  questione, , il Governo è investito  per  intero  di
  tutte  le  questioni  che, oggi, discute  e,  proprio  per  questo,
  ribadendo  che,  come  tutti sappiamo, la legge  regionale  del  21
  agosto  2013, numero 16, ha previsto, ovviamente, una pubblicazione
  sulla  GURS  del  6  settembre  di quelli  che  erano  i  contenuti
  dell'avviso.
   L'avviso  avrà una sua istruttoria ed un suo completamento  ma,  a
  prescindere   da   questo,  ritengo  di   potere   sostenere   che,
  sull'autodromo,  ci sarà un interesse precipuo da parte  di  questo
  Governo; ritengo che - anche gli assessori qui presenti lo  possono
  ribadire -, quindi, il Governo sia assolutamente favorevole.

   CANCELLERI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CANCELLERI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  assessori,
  l'illustrazione  da  parte dell'onorevole Musumeci,  devo  dire,  è
  stata  abbastanza esaustiva e ci ha dato un quadro  di  quelle  che
  sono le reali possibilità di questo impianto ed ha fatto anche  una
  buona   disamina  di  quello  che  è  il  territorio  che  circonda
  l'autodromo che è la riserva naturale orientata.
   Per  questo, chiedo, a fronte di un voto favorevole alla  mozione,
  che,  nel  tavolo  tecnico, vengano inserite  tutte  quelle  figure
  ambientaliste   che  gestiscono  la  riserva  naturale   orientata,
  affinché possano dare il maggiore apporto in termini di tutela  del
  parco,  perché  è  bene utilizzare maggiormente, quindi,  sfruttare
  meglio  quello che è un impianto sportivo che può dare una ricaduta
  turistica ed anche di prestigio alla nostra terra, ma è anche  bene
  non  deturpare, chiaramente, il territorio circostante che è  anche
  quello  di  grande  valenza  turistica e  paesaggistica  che  viene
  sfruttato e visitato da moltissimi turisti.

   ALONGI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ALONGI.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   ai   sensi
  dell'articolo 83, volevo porre l'attenzione

   PRESIDENTE.  Onorevole Alongi, mi scusi, in merito  alla  mozione;
  per   l'eventuale  intervento,  in  riferimento  all'articolo   83,
  successivamente alle votazioni sulle mozioni.
   Pongo  in  votazione  la  mozione numero 105   Iniziative  per  il
  rilancio  dell'autodromo di Pergusa (EN) ,  a firma degli onorevoli
  Musumeci, Lantieri, Formica, Ioppolo, Falcone.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvata)


   Presidenza del vicepresidente Pogliese


     Discussione della mozione 64 «Soppressione dell'ente Porto di
                                Messina
                   e rilancio della  Zona Falcata'»

   PRESIDENTE.  Si  passa  al settimo punto dell'ordine  del  giorno:
  Discussione della mozione n. 64  «Soppressione dell'ente  Porto  di
  Messina  e  rilancio della  Zona Falcata'», a firma degli onorevoli
  Panarello, Laccoto, Greco Marcello e Marziano.
   Ne do lettura:

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che la I sezione del Tribunale Civile di Messina  con  la
  sentenza  n. 191/13 ha riconosciuto la titolarità delle aree  della
  Zona  Falcata  di  Messina all'Autorità Portuale, incluse  le  aree
  destinate  al  cosiddetto  Punto Franco  la  cui  istituzione,  mai
  avvenuta, giustificava l'esistenza dell'Ente Porto di Messina;

   CONSIDERATO che:

   la sopravvivenza dell'Ente Porto, dopo l'istituzione dell'Autorità
  Portuale,  appariva  già  contraddittoria  con  l'esigenza  di  una
  gestione efficiente delle attività portuale;

   la possibilità di realizzare il Punto Franco all'interno del Porto
  di Messina è assolutamente improponibile;

   la  titolarità  delle  aree, già discutibile  come  argomento  per
  tenere  in  vita  l'Ente Porto, con la predetta sentenza  è  venuta
  meno;

   le  organizzazioni sindacali e imprenditoriali  messinesi  in  una
  recente  riunione  tenutasi presso la prefettura di  Messina  hanno
  sollecitato  il superamento dell'attuale situazione per  consentire
  un gestione adeguata delle attività portuali;

   già  nella precedente legislatura erano stati predisposti gli atti
  necessari alla soppressione dell'Ente Porto;

   la  Regione  può esercitare le sue prerogative di indirizzo  e  di
  controllo attraverso l'Autorità Portuale i cui vertici concorre  ad
  eleggere,

                   impegna il Governo della Regione

   a   mettere  in  atto  gli  adempimenti  necessari  per  pervenire
  rapidamente alla soppressione dell'Ente Porto di Messina;

   a  sviluppare  tutte le iniziative necessarie  per  rilanciare  le
  attività  portuali, tutelare le attività produttive  ecocompatibili
  esistenti,  bonificare  le  aree  degradate,  valorizzare  i   beni
  culturali  che insistono nella zona falcata consentendo alla  città
  di  Messina  ed,  in una fase di grave crisi economica  e  sociale,
  utilizzare  aree  di  grandissimo  pregio  al  fine  di  promuovere
  sviluppo economico sostenibile ed occupazione». (64)


   Presidenza del vicepresidente Pogliese


                        Sull'ordine dei lavori

   CAPPELLO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAPPELLO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  su   questa
  mozione,  ho  alcune  motivazioni, che  mi  sono  state  rassegnate
  dall'onorevole   Zafarana,   propedeutiche   a   richiederle    una
  sospensione della discussione sulla mozione stessa ed un rinvio  in
  Commissione     Attività   produttive    per   un   approfondimento
  sull'opportunità  o meno, in seguito anche ad alcune  sentenze  che
  possono essere impugnate e ad alcune motivazioni che le leggerò per
  rinviare questa mozione alla Commissione di merito.


   Presidenza del vicepresidente Pogliese


            Riprende la discussione della mozione numero 64

   PANARELLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANARELLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, avevo  spiegato
  all'onorevole  Cappello che è una procedura un poco singolare.  Qui
  la  mozione  è  chiara.  Vorrei  ricordare  ai  colleghi  che  sono
  parlamentari, per la prima volta in questa legislatura, che  questa
  vicenda  legata all'ente Porto di Messina si trascina  da  parecchi
  anni,  tant'é che, nella fase in cui fu assessore, a quel tempo  si
  chiamava all'industria, il collega Pippo Gianni e, successivamente,
  con  l'assessore Venturi, furono predisposti dei disegni  di  legge
  per  sopprimere un ente che, allo stato, tra l'altro,  è  privo  di
  personale,  ma  già lo era allora, che, dal punto  di  vista  della
  struttura, è un ente assolutamente superfluo e, dal punto di  vista
  della missione, è un ente assolutamente superato, per due ragioni.
   L'ente  Porto fu costituito attraverso un consorzio; poi,  divenne
  ente  regionale con gli enti locali messinesi per gestire  le  aree
  portuali  e, quindi, per lungo tempo - parlo degli ultimi vent'anni
  V   sostanzialmente,  incassava  gli  affitti  delle  aziende   che
  operavano all'interno del Porto di Messina su aree demaniali,
   Successivamente,  si sono costituite, in tutta Italia  e  anche  a
  Messina,  le  autorità portuali che sono stabilite con leggi  dello
  Stato. Gli organi prevedono la presenza, ovviamente, della Regione,
  anzi  i  vertici  si  definiscono attraverso  un  concorso  tra  il
  Ministero competente e la Regione siciliana.
   La  Regione, quindi, attraverso l'autorità portuale, concorre alla
  gestione delle aree portuali italiane, comprese quelle di Messina.
   E',   quindi,  venuto  meno  il  primo  presupposto  di  esistenza
  dell'ente  Porto  di Messina. L'altro motivo per cui  l'ente  Porto
  aveva una funzione era legato alla istituzione del punto franco nel
  Porto  di  Messina,  una concessione fatta dal  Governo  nazionale,
  negli  anni  cinquanta,  con  legge e  che  doveva  essere  attuata
  dall'ente Porto di Messina.
   Ora, tutti sanno che il punto franco immaginato negli anni '50  si
  poteva,  probabilmente,  realizzare  nel  Porto  di  Messina,  che,
  allora,  aveva  determinate caratteristiche.  Oggi,  realizzare  un
  punto  franco nel Porto di Messina è materialmente impossibile  per
  carenze  di  aree,  per la sovrapposizione di  tante  attività  che
  andrebbero, tra l'altro, selezionate, tant'è che gli stessi vertici
  dell'ente Porto, nel corso di questi anni, avevano immaginato - per
  la  Regione  siciliana  e  tutti gli enti  locali  messinesi  -  di
  utilizzare questo strumento che può avere una sua importanza  anche
  ai  fini  di incrementare le attività produttive nel messinese,  di
  localizzare  il punto franco nella zona di Milazzo, Giammoro,  dove
  ci  sono  aree,  infrastrutture e possibilità di accoglienza  delle
  navi  che  dovrebbero utilizzare positivamente delle  attività  che
  dovrebbero godere di questa forma di franchigia fiscale.
   E'  una  cosa che, secondo me, andrebbe fatta e, ovviamente,  dico
  all'assessore Vancheri, di assumere anche questa ipotesi, visto che
  il Governo è impegnato ad incrementare le attività produttive nella
  Regione siciliana come strumento per operare in questa direzione.
   Dopodiché,  siamo ad una situazione paradossale,  nel  senso  che,
  nello  stesso  ambito, insistono due soggetti  che,  per  un  certo
  numero  di  anni, si sono fatti la guerra fra di loro.  Non  siamo,
  quindi,  in  presenza  di  soggetti  che  hanno  puntato   ad   una
  collaborazione positiva ma ad una contrapposizione che è  priva  di
  senso,  anche perché c'è un contenzioso - immagino che  il  collega
  Cappello si riferisca a questo - sulle aree, sulla titolarità delle
  aree.  C'è  una sentenza favorevole all'ente Porto: in quando  ente
  regionale,  quindi,  la  titolarità è della Regione;  c'è  un'altra
  sentenza che sembrerebbe dare ragione all'autorità portuale.
   In  ogni  caso,  tenere  in  vita un ente  per  esercitare  questa
  funzione nel contenzioso con l'autorità portuale, a parte  che  non
  mi  pare  una  bellissima cosa che due enti pubblici contrastino  a
  colpi  di  carta  bollata, ma detto questo la  titolarità  è  della
  regione,  la  Regione troverà il modo attraverso l'Assessorato,  il
  Dipartimento l'Ufficio legale di fare valere, se lo ritiene, questo
  punto. Dopodiché, credo che per il resto non ci sia nessuna ragione
  per lasciare in vita l'ente Porto di Messina.
   La mozione, tra l'altro, prende spunto da un pronunciamento che  è
  stato  fatto dagli enti locali messinesi, rappresentati  in  quella
  circostanza  dal  Commissario  del Comune,  dal  Commissario  della
  Camera di Commercio, che sono, poi, nominati anche dalla Regione ma
  soprattutto  da  tutte  le  associazioni  produttive,  da  tutti  i
  sindacati,  per dire che abbiamo la necessità che le aree  portuali
  di  Messina, la Zona Falcata, sia oggetto di progetti di  sviluppo;
  questa  situazione di contrapposizione e di sovrapposizione  blocca
  tutto.  Si  fece un documento di Prefettura. Chiediamo  che  questa
  situazione  venga  chiarita e che l'ente  Porto  di  Messina  venga
  soppresso.
   Nessuno  vuole negare la possibilità per la Regione di far  valere
  la  titolarità su quelle aree, perché c'è un contenzioso  legale  e
  seguirà  il suo corso ma, nel contempo, diciamo  facciamo  in  modo
  che  queste aree, dove insistono beni monumentali sui quali ci  può
  essere   un   intervento,   anzi   c'è   un'attenzione   da   parte
  dell'assessorato regionale, c'erano progetti di valorizzazione e di
  fruizione  di quelle aree, c'è la necessità di bonificarne  alcune,
  anche lì c'è una iniziativa in corso da parte della Regione e,  più
  in  generale,  c'è l'idea di renderle produttive, di bonificarle  e
  farne un'occasione di sviluppo sostenibile .
   C'è  una grandissima sensibilità nella città di Messina. Ricordavo
  quest'ultimo  elemento  e  le  cose sono  talmente  vere  che,  per
  fortuna,  nelle ultime settimane - l'assessore credo abbia lavorato
  per  questo,  per giungere a questa soluzione - si  è  definito  un
  protocollo  fra  l'ente Porto che, attualmente, è  commissariato  e
  l'Autorità portuale, per gestire la situazione nel modo migliore.
   Il protocollo, però, pur positivo, fa emergere il tema, a parte il
  fatto  che  parlo ad un Governo che nel suo programma ha  messo  la
  necessità  di  superare  tutti gli enti inutili;  non  solo  perché
  costano  poco  o molto - in questo caso, non molto perché  non  c'è
  personale, tranne una persona comandata, c'è un Commissario,  etc.-
  ma  soprattutto  non  solo per il costo ma  anche  per  segnale  la
  necessità  di una semplificazione degli strumenti di intervento  da
  parte  della  Regione  che  ha  tanti strumenti  di  controllo,  di
  vigilanza, di indirizzo che può esercitare efficacemente  anche  in
  questa circostanza.
   Questo, quindi, è il senso della mozione che impegna il Governo  a
  procedere in questa direzione, anche per evitare che perduri, nella
  comunità  messinese  e di fronte all'opinione  pubblica  siciliana,
  l'idea  che  non si riesca a procedere in questa direzione  perché,
  alla fine, o ci sono ostacoli imperscrutabili o non c'è una volontà
  effettiva da parte del Governo della Regione.
   Non  penso  questo. Ritengo che ci siano tutte le  condizioni  per
  procedere   in  quella  direzione.  Ho  richiamato  atti   compiuti
  dall'allora  assessore Gianni, con il consenso  del  Parlamento  di
  allora,  atti  compiuti dall'assessore Venturi con il consenso  del
  Parlamento di allora e dei parlamentari messinesi e credo che siamo
  nelle condizioni, oggi, di procedere celermente in questa direzione
  per  dare  un segnale innovativo all'opinione pubblica siciliana  e
  per  assicurare la comunità messinese che non c'è, da  parte  della
  Regione,  disinteresse per il futuro della città e, in particolare,
  della  Zona Falcata e meno che meno si vogliono frapporre  ostacoli
  allo  sforzo che sollecitano le forze produttive e le forze sociali
  messinesi di fare in modo che in quell'area vadano avanti  progetti
  efficaci   di  sviluppo  che  possano  determinare  nuove  attività
  produttive o il consolidamento di quelle sostenibili che ci sono  e
  nuova occupazione.

   GRASSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE . Ne ha facoltà

   GRASSO.  Signor Presidente, intervengo semplicemente per dire  che
  ho  presentato, in data 16 aprile 2013, un disegno di  legge  volto
  alla soppressione dell'ente Porto.
   Mi  trova d'accordo la mozione presentata dall'onorevole Panarello
  ed  altri.  Ho  ripercorso nel disegno di legge l'iter  legislativo
  dell'istituzione dell'ente Porto, il problema della  Zona  Falcata
  che  avrebbe dovuto nascere, poi la questione giudiziaria tra  ente
  Porto  e  autorità portuale e, appunto, proprio  per   la  spending
  review  e,  per procedere anche alla eliminazione di  tutti  questi
  enti  che  si sovrappongono nelle competenze  e che, fra  tutte  le
  altre  cose,  anche  per l'inutilità per l'ente  Porto  -  è  tutto
  documentato, sia dal punto di vista legislativo che giurisdizionale
  -  avevo  presentato  questo  disegno di  legge,  purtroppo  in  IV
  commissione,  però, sono d'accordo alla mozione. Se  il Governo  si
  impegna,  perché poi procedere alla chiusura di un  ente  significa
  porlo  in  liquidazione,  potrebbe essere superato  il  disegno  di
  legge,  altrimenti, chiedo che venga accelerato l'iter del  disegno
  di  legge  perché  si  approdi  poi  a  una  legge  per  sopprimere
  sostanzialmente l'ente Porto.

   RINALDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà

   RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori assessori,
  la  questione della  Zona Falcata , di cui stiamo parlando, in  cui
  ricade  quest'area,  che è di competenza e di  proprietà  dell'ente
  Porto - parliamo di un'area che ha una estensione di circa 144 mila
  metri  quadri,  è  un'area  importante che  ha  visto,  negli  anni
  passati,  ritengo  negli anni 70- 80, avere  un  obiettivo  e   una
  collocazione  diversa da quella che, oggi, la città  vuole  dare  a
  tutta  la   Zona  Falcata ,  cioè alla riqualificazione  di  questa
  striscia  che  separa il mare dal Porto in cui insistono  due  enti
  che,  nello stesso ambito, hanno la competenza territoriale e  cioè
  l'autorità portuale e l'ente Porto.
   Non  so se, intanto, si possa sopprimere l'ente Porto ma credo che
  anche  questa  procedura  provocherebbe una  liquidazione  che  non
  produrrebbe   i  risultati  da  noi  voluti,  nel  senso   che   la
  liquidazione ha i suoi tempi, ha la sua burocrazia. Credo,  invece,
  che,  oggi, sia necessario  raccogliere, in questo momento - che  è
  un  momento  storico  per  tutta quella fascia  perché  sono  stati
  recuperati dei fondi comunitari per la riqualificazione di tutta la
   Zona  Falcata   -,  utilizzare il  momento  storico  per  fare  un
  protocollo d'intesa e, quindi, attraverso una Conferenza di servizi
  fra  l'Autorità  portuale e l'ente porto, per tentare  di  redimere
  questo  contenzioso  esistente - perché il contenzioso,  purtroppo,
  non  permette  di  presentare  delle  richieste  per   ottenere   i
  finanziamenti che possono essere ottenuti per quell'area perché c'è
  in  essere  questo contenzioso - e questo protocollo d'intesa,  che
  può  mettere insieme sia l'ente Porto sia l'autorità portuale,  che
  hanno  due  obiettivi  separati  ma che  non  sono  necessariamente
  diametralmente opposti - anzi, i due obiettivi, secondo me, possono
  essere e confluire nello stesso obiettivo.
   Da  una parte, infatti, l'ente Porto che ha lo scopo di alimentare
  una   serie  di  attività  commerciali  e,  dall'altra,  l'Autorità
  portuale. Anche qui voglio fare un inciso: centoquarantaquattromila
  metri  quadri  di  proprietà  della Regione  sicuramente  hanno  un
  valore,  quindi,  sopprimerlo, eccederlo - che,  poi,  non  è  così
  facile  a  dirlo  all'Autorità  portuale  -  significa  che  stiamo
  regalando centocinquantamila metri quadri allo Stato e la  Regione,
  invece,  potrebbe sicuramente trarre utilità ed un utile  anche  da
  queste aree.
   Se,  attraverso  questo protocollo d'intesa, riusciamo  a  mettere
  insieme  l'Autorità  portuale  e  l'ente  Porto  per  redimere   il
  contenzioso e presentare un progetto di riqualificazione  di  tutta
  l'area,  utilizzando tra l'altro questo momento storico, perché  lì
  accanto  c'è  un area, che è tre volte tanto, che era della  Marina
  militare  e  che  non ha rinnovato la richiesta per la  concessione
  dell'anno  2013,  quindi,  se  si fa  un  progetto  complessivo  di
  riqualificazione di tutta l'area dove, da una parte, si  ripristina
  la   cosiddetta    cittadella   per  fare  un  museo   e,   quindi,
  riqualificare  tutta  la  parte che da  lato  mare  e  spiaggia  e,
  dall'altro,  insieme  ripristinare  -  perché  insistono  già   dei
  cantieri,  ci sono dei bacini, quindi c'è un'attività cantieristica
  che viene svolta all'interno del Porto - le due cose che combinate,
  potrebbero  sicuramente attrarre lì sia il lavoro - che  a  Messina
  manca - che lo sviluppo e la riqualificazione di tutta la zona.
   Per  questo  motivo,  chiedo al Governo di  fare  uno  sforzo  per
  inserire  in questo contesto anche la riqualificazione della   Zona
  Falcata , della cosiddetta via del mare, che è già stata recuperata
  dal  Governo  regionale  attraverso dei Fondi  europei,  attraverso
  l'assessorato per le infrastrutture.
   Lì  c'è  un'altra occasione che potremmo utilizzare  e  sfruttare,
  cioè  quella che è la via che va - per chi conosce Messina -  dalla
   Zona   Falcata   sino  a  Tremestieri,  dove  ci  sono  gli  altri
  imbarcaderi delle navi private e delle Ferrovie dello Stato.
   Quella zona, che prima aveva il vincolo industriale, oggi, non  ce
  l'ha  più perché è stato tolto nella finanziaria scorsa e,  quindi,
  si   da  al  comune  la  possibilità,  in  tutta  quella  zona,  di
  ripristinare o di programmare un piano di destinazione.
   Per  cui,  se immaginiamo che dal Porto fino a Tremestieri  questa
  zona  può  essere riprogrammata attraverso un progetto  complessivo
  mettendo  insieme il comune, l'Autorità portuale  e  l'ente  Porto,
  intanto,  potremmo togliere il contenzioso e presentare subito  dei
  progetti  per ottenere questi finanziamenti europei e utilizzare  -
  ripeto ancora una volta - sia l'ente Porto per la parte commerciale
  alimentando,  quindi,  la  cantieristica  all'interno  del   porto,
  alimentando  tutte  le attività commerciali che possono  essere  un
  connubio  insieme  alla riqualificazione della rea  cittadella  che
  invece   è   lato  mare  e  le  due  cose  potrebbero   sicuramente
  riqualificarsi insieme anche all'area della marina, che non è stata
  rinnovata,   parliamo   di  un  estensione   di   quasi   seicento,
  settecentomila  metri  quadri,  dove  insistono   già   anche   dei
  fabbricati  che  erano quelli dei militari, c'erano  le  navi,  c'è
  tutta  un'area  che  può  essere ripresa e  riqualificata,  quindi,
  chiedo  al Governo, piuttosto che arrivare all'eliminazione  di  un
  ente  che,  in questo momento, potrebbe essere anche inutile,  come
  dice l'onorevole Ruggirello, però, la mia paura è che l'effetto sia
  contrario all'obiettivo che  vogliamo raggiungere.
   Se  nell'immediato, quindi, riusciamo a trovare un accordo  tra  i
  due  enti  e  a produrre un progetto per ottenere dei finanziamenti
  europei,  credo  che sia quello che vuole la città e  che  vogliamo
  tutti noi.

   GIANNI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GIANNI, Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo solo per
  dire  che,  quando  l'Assessore  ha iniziato  il  procedimento  per
  chiudere  l'ente  Porto, già allora, la mission  era  fallita.  Non
  c'era più il punto franco; c'era un Consiglio di amministrazione di
  diciassette persone e un dipendente e, a quel punto, è iniziato  il
  procedimento per richiusura.
   A  maggior  ragione, oggi, che c'è l'Autorità portuale credo  che,
  mettendo  insieme  le due unità, si possa procedere  spietatamente,
  approfittando anche del fatto che la procedura è iniziata,  che  ci
  sono risorse europee.
   Pertanto,   si  può  dare  uno  sbocco  a  quel  porto   che   può
  rappresentare una delle tante occasioni per questa Sicilia.
   Appongo  quindi  la  mia firma alla mozione in discussione  perché
  sono  convinto che l'ente porto di Messina vada chiuso e vada  dato
  spazio  all'autorità portuale per completare e rilanciare il  porto
  stesso.

   CAPPELLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAPPELLO.   Signor  Presidente,  assessori,  onorevoli   colleghi,
  cittadini,  premesso  che non è nostro interesse  difendere  nessun
  ente  pubblico, ma analizzando la mozione punto per punto, la prima
  considerazione  che  leggiamo  è  quella  secondo   la   quale   la
  sopravvivenza  dell'ente  porto  dopo  l'istituzione  dell'autorità
  portuale  appariva  già  contraddittoria  con  l'esigenza  di   una
  gestione   efficiente   delle  attività  portuali.   Considerazione
  formalmente   corretta,  ma  che  dimentica  di  specificare   come
  l'autorità  portuale sia nata ben dopo rispetto  all'ente  autonomo
  portuale  di  Messina,  acquisendo quindi  profili  d'ingombro  per
  l'ente  porto  e  le sue finalità, piuttosto che il  contrario.  In
  merito  alla  considerazione secondo la quale:  la  possibilità  di
  realizzare  il  Punto Franco all'interno del  porto  di  Messina  è
  assolutamente improponibile , sulla quale abbiamo espresso i nostri
  dubbi,  potremmo  discutere,  ad  esempio,  del  fatto  che  se  le
  normative  europee non consentono di spostare un  punto  franco,  è
  possibile  sfruttarne una porzione ridotta, così da tirarne  fuori,
  interamente,  la  Real Cittadella permettendo  così  al  territorio
  messinese  e  siciliano  di  non  perdere  gli  eventuali  vantaggi
  derivanti  dall'istituzione di un Punto Franco e al  contempo  alla
  zona  Falcata  di  Messina  di venire risanata  come  da  tempo  si
  attende.
   Ricordando  che,  come detto precedentemente, il  contenzioso  fra
  autorità portuale ed ente porto è ben lungi dall'essere considerato
  superato  e  presupponendo che qualunque fosse la parte soccombente
  in  secondo  grado,  presenterebbe ricorso in Cassazione,  vogliamo
  lasciare  per la fine delle nostre osservazioni uno dei  punti  più
  interessanti  di questa mozione, ed andare direttamente  all'ultima
  delle considerazioni predenti nell'atto:  la Regione può esercitare
  le   sue  prerogative  di  indirizzo  e  di  controllo   attraverso
  l'autorità  portuale  i cui vertici concorre  ad  eleggere .  Bene,
  vorrei  ricordare che l'Autorità portuale, oltre ad essere soggetta
  a controllo diretto del Ministero dei trasporti e della navigazione
  ed  al  Ministero del tesoro, regola le proprie attività attraverso
  il  Comitato portuale , che è formato da queste figure:

      A.  Presidente dell'Autorità portuale, che lo presiede;
      B. Comandante del porto sede dell'autorità portuale, con funzione
        di vicepresidente;
  C.  Un dirigente dei servizi doganali della circoscrizione doganale
  competente, in rappresentanza del Ministero delle finanze;
  D. Un dirigente del competente Ufficio speciale del genio civile
  per le opere marittime, in rappresentanza del Ministero dei lavori
  pubblici;
  E. Presidente della Giunta regionale o da un suo delegato;
  F. Presidente della Provincia o da un suo delegato;
  G. Sindaco del Comune in cui è ubicato il porto, qualora la
  circoscrizione territoriale dell'autorità  portuale comprenda il
  territorio di un solo Comune, o dai sindaci dei comuni ricompresi
  nella circoscrizione medesima, ovvero da loro delegati;
  H. Presidente della Camera di commercio, industria, artigianato e
  agricoltura competente per territorio o, in sua vece, da un membro
  della Giunta da lui delegato;
  I. Sei rappresentanti delle seguenti categorie:

      1. armatori;
  2. industriali;
  3. imprenditori di cui agli articoli 16 e 18;
  4. spedizionieri;
  5. agenti  e raccomandatari marittimi;
  6. autotrasportatori operanti nell'ambito portuale.

   Come  è evidente, la Regione siciliana è rappresentata da uno solo
  degli  almeno  15  componenti del Comitato portuale  (e  sottolineo
  almeno,  dato  che, come si può evincere dal sito web dell'autorità
  portuale  stessa,  aggiungendo i rappresentanti sindacali  e  delle
  imprese  ferroviarie, il Comitato portuale può arrivare  ad  essere
  composto  da  25  membri). Un po' poco per potere  dire  di   poter
  esercitare  le proprie prerogative', come si potrebbe fare  tramite
  un  ente  regionale quale è, appunto, l'Ente autonomo  portuale  di
  Messina.
   Pochi minuti fa vi ho parlato delle modalità con cui  qualcuno' ha
  deciso  il  destino  del Punto Franco, della  zona  Falcata,  della
  grandissima,    probabilmente   eccessiva   area   di    pertinenza
  dell'autorità portuale.
   Vogliamo  dunque scendere nel dettaglio dell'analisi, partendo  da
  un  presupposto: noi del Movimento 5 Stelle dubitiamo sempre  delle
  progettazioni non partecipate, ancorché apparentemente  sostenibili
  come quella realizzata dall'autorità portuale di Messina (della cui
  sostenibilità ci riserviamo di esprimere giudizio in altri ambiti).
  Non abbiamo niente, in linea di principio, contro un approccio top-
  down   (dall'alto  verso  il  basso),  ma  crediamo  che  sia   più
  auspicabile un approccio bottom-up (dal basso).
   Ammiriamo  ad  esempio il lavoro svolto 5 anni  fa  a  Milano  dal
  professor  Alessandro Balducci del Politecnico, che  si  intitolava
   Città  di  Città ,  e  aveva  lo scopo  di  censire  e  promuovere
  attraverso un bando  progetti e politiche dal basso  che  potessero
  rappresentare  delle buone pratiche da diffondere in  tutta  l'area
  metropolitana. Sono stati documentati 269 buoni esempi di piccole e
  grandi realizzazioni o servizi. L'amministrazione pubblica non  può
  fare  tutto,  ha  bisogno  della partecipazione  del  controllo  di
  cittadini in forma libera e associata e di soggetti sociali  capaci
  di  interpretare i nuovi bisogni di cittadinanza essendo  portatori
  di  interessi strettamente locali e generali  (e ripeto,  locali  e
  generali): solo così si può pianificare il percorso verso la  città
  sostenibile del futuro.
   A nostro parere la progettazione ha bisogno e deve tener conto sia
  di  processi top-down sia, al contrario, di processi bottom-up come
  quelli  studiati  dal professore Balducci. E'  ciò  che  si  chiama
  sussidiarietà.  Non è niente di impossibile o fantascientifico.  In
  tutta  Europa  si  parla  di urbanistica peer-to-peer  e  community
  planning  e  si attivano sedi formali ed informali di  confronto  e
  orientamento  come tavoli sociali, laboratori di quartiere,  cabine
  di regia, piani strategici. Esistono, oltre al metodo del professor
  Balducci numerosi altri esempi: metodo EASW, Planning for real e il
  metodo  delle  Charrette. Dobbiamo essere sempre noi a distinguerci
  per  l'assoluta  chiusura  alla partecipazione  della  cittadinanza
  decidendo anche oggi dell'abolizione di un ente in quest'Aula senza
  consultare  nessuno?  Vogliamo entrare nel futuro  oppure  vogliamo
  rimanere  ancorati ai modi di operare tipici della casta  politico-
  economica  che  caratterizza il nostro paese  da  almeno  50  anni?
  Perché  altrove possiamo assistere ad esempi di  Punto  Franco   di
  tipo  artistico-culturale,  mentre la nostra  immaginazione  arriva
  solo  fino  alla  visione  di container e  attività  potenzialmente
  dannose  ed  inquinanti? A Trieste, ad esempio,  si  sta  studiando
  l'iniziativa portata avanti da Pechino (oltre che in Lussemburgo  e
  Singapore) dove si costruirà un punto franco (83mila mq) nel  quale
  i  non  residenti  potranno acquistare e conservare  nei  magazzini
  opere  d'arte  e  oggetti  di valore, senza  pagare  tasse  o  dazi
  doganali. Un modo per attrarre, in uno spazio irripetibile, artisti
  stranieri e locali, affittando loro per periodo limitati lo  spazio
  operativo  e  innescando  un afflusso di turisti-collezionisti  (il
  punto  franco  ricordiamolo c'è già) in un'ottica di contaminazione
  culturale   e   commerciale   e   di   vivaio   permanente    della
  sperimentazione.  Ma  anche  solo per  pensare  a  questo  tipo  di
  iniziative serve a monte una vera politica culturale della città  e
  della regione.
   La  domanda  è  la  stessa: vogliamo entrare nel futuro,  vogliamo
  tracciare  noi  il  sentiero che porti la nostra  terra,  i  nostri
  figli,  nel futuro, o vogliamo limitarci a seguire tristi, trite  e
  ritrite  strade  di  speculazione privata a  vantaggio  sempre  dei
  soliti noti?
   Noi non ci stiamo e per questo voteremo no a questa mozione.

   PRESIDENTE.  Ha  facoltà di parlare l'assessore  Vancheri  per  la
  replica.

   VANCHERI,   assessore   per  le  attività  produttive.   Onorevoli
  colleghi,  l'opposizione  del  Governo  sulla  questione  dell'ente
  portuale  a fronte di una situazione che, come giustamente  i  vari
  deputati hanno rappresentato e ricostruito, va avanti da un paio di
  anni.  Pertanto, c'è questo andamento di una politica che prima  si
  organizza per la chiusura, poi si frena, quindi ricomincia di nuovo
  la   predisposizione   di  tutti  gli  atti  per   verificarne   le
  potenzialità, dopo di che invece si predispongono di nuovo gli atti
  per  capire  invece  se  ci  sono le condizioni  per  la  messa  in
  liquidazione di questo ente.
   Ciò,  in  effetti, è il momento attuale. Perché in questo  momento
  abbiamo commissariato, con un commissariato ad acta peraltro, non è
  un  commissariamento  straordinario, con  una  delega  precisa.  La
  delega  che  ha  il  commissario ad acta è quella  di  valutare  le
  condizioni  per  la messa in liquidazione dell'ente.  Questa  è  la
  risposta  tecnica che do perché è giusto aggiornare sullo stato  in
  cui  si trova l'ente dal punto di vista dell'organizzazione che  il
  Governo ne sta avendo. Dall'altra parte, c'è adesso quella che  può
  essere una sorta di opinione, che io interpreto oggi dalle cose che
  ho sentito dai vari interventi.
   Io  sono  a favore del fatto che non bisogna avere la velocità  di
  dismettere qualcosa che se, invece, magari integrata all'interno di
  un   piano   industriale  preciso  piuttosto  che  se   giustamente
  ricorredata   dalla   giusta  mission  o   comunque   riorganizzata
  ripianificando tutte le attività correlate, possano  nascere  delle
  nuove  opportunità. Quindi su questo, in effetti, la posizione  del
  Governo  non è contro l'ente, piuttosto che a favore dell'apertura,
  quindi  la posizione è quella comunque di individuare una posizione
  che  non  è strategica, ma deve essere definitiva perché, comunque,
  dobbiamo anche essere sinceri, in quanto l'ente autonomo esiste  da
  vari anni, di fatto, però non siamo riusciti né con le politiche di
  governo  né, tanto meno, con le politiche territoriali,  così  come
  adesso  l'onorevole  Cappello giustamente faceva  riferimento,  che
  comunque queste realtà possono essere agganciate anche a progetti a
  livello territoriale.
   Tuttavia,  di fatto, questo è un ente che finora non  ha  maturato
  questo  genere  di attività. E io  aggiungo un'altra  cosa:  non  è
  neanche detto che tecnicamente oggi, al di là del protocollo che  è
  stato  giustamente siglato insieme all'autorità portuale per capire
  un  po'  se si trova un'intesa e cercare di non perdere l'occasione
  del  finanziamento  europeo,  al di  là  di  questo,  noi  dobbiamo
  comunque  dare  una  risposta a tutti  i  cittadini,  e  non  penso
  solamente ai cittadini di Messina.
   Io  penso  che una struttura così importante comunque in un  posto
  così  importante  com'è Messina, che ha tutte le  potenzialità  per
  diventare una città metropolitana nel vero senso della parola,  nel
  senso  che  ha le potenzialità per sviluppare attività  industriali
  con vocazioni precise, penso alla cantieristica, appunto, piuttosto
  che  a  tutto  il  settore del nautico collegato con  attività  che
  riguardano anche la parte commerciale piuttosto che turistica.
   Pertanto,  stante la consapevolezza del fatto che comunque  quella
  struttura  di  per sé potrebbe essere, anzi io direi  forse  poteva
  essere  importante  per  lo  sviluppo di  un  settore  economico  e
  finanziario  incisivo  per la Regione siciliana.  Oggi  quindi  noi
  dobbiamo decidere una cosa: se veramente ci sono le potenzialità  e
  quelle  intese  giuste  per realizzare tutto  quello  -  bellissime
  parole  ho sentito stasera, e sono d'accordo con voi  - che abbiamo
  veramente  la  possibilità di poter fare, perché dobbiamo  comunque
  dall'altro canto rendicontare lo stato in cui si trova la  Sicilia,
  che  sconta  una  disorganizzazione in  termini  di  organizzazione
  amministrativa collegata all'ente piuttosto anche una questione  di
  non  garanzia  a livello di copertura finanziaria,  che  la  stessa
  regione   potrebbe   assicurare  come  quota   di   cofinanziamento
  all'interno di un piano industriale preciso.
   Abbiamo parlato dei bandi europei. Attenzione, una struttura  come
  l'ente  autonomo che è da un bel pezzo che non ha, comunque,  tutte
  le  carte  in  regola  che le amministrazioni pubbliche  dovrebbero
  avere  per  accedere ai bandi comunitari, questo  non  lo  dobbiamo
  dimenticare   Attenzione,  rischiamo di fare  un  buco  nell'acqua
  Piuttosto, sì, c'è l'autorità portuale, beh, sulla base però di  un
  protocollo,  di un'azione di partenariato con l'autorità  portuale,
  io  da  questo  punto, non la limiterei solamente al  discorso  del
  bando pubblico.
     Pensiamo  di immaginare come si possono organizzare le  attività
  future  in  presenza o in assenza dell'ente autonomo portuale,  che
  vengono  portate  avanti  dall'autorità  piuttosto  che  da   tutto
  l'indotto,  o cosa dell'ente autonomo si può integrare all'autorità
  e può rimanere
     Su  questo discorso, io vi posso dire che c'è anzi il mio parere
  favorevole,  comunque,  per  cercare  di  capire  fino  alla   fine
  l'essenza  di  questo  ente  e  la  potenzialità  di  questo  ente,
  dall'altra parte però dobbiamo anche decidere che cosa farne.
   Io  ho  nominato un commissario ad acta che è a tempo  determinato
  mica  indefinito,  tra  l'altro in  scadenza,  e  lui  prima  della
  scadenza  dovrà portarmi i report, report tecnici. Sulla  base  dei
  dati  tecnici  che  il  commissario porterà,  ovviamente  si  dovrà
  determinare una scelta, una scelta che prima di tutto è una  scelta
  tecnica. Io dico, attenzione, è una scelta tecnica, perché comunque
  l'ente  autonomo  in  questo momento, sicuramente  rappresenta  una
  titolarità  dell'intervento della regione  nel  territorio  ma,  di
  fatto, è un costo.
     E  come  se  noi,  anche se per quel poco  che  stiamo  pagando,
  stessimo  pagando il pieno per vuoto. Di fatto è  questo.  Non  c'è
  stata mai una politica che si sia interessata comunque a cercare di
  cambiare  questa  strategia.  Io  dico  se  noi  dobbiamo  cambiare
  improvvisamente rotta e dobbiamo invece trasformare quello che fino
  a  qualche giorno, fa, comunque, nella maggioranza dei casi  veniva
  inteso come un carrozzone della regione, vuol dire che però di base
  dobbiamo avere un piano strategico dove ci crediamo tutti, dove  ci
  deve  credere  la  politica  siciliana piuttosto  che  la  politica
  territoriale,  piuttosto  che  anche  le  stesse  imprese  che  poi
  dovranno lavorare all'interno degli indotti che si creano tra  ente
  autonomo piuttosto che autorità portuale.
    Io volevo comunque dire una cosa perché, giustamente, l'onorevole
  Cappello  aveva  fatto  nel  suo  intervento  la  composizione  dei
  componenti  all'interno dell'autorità portuale.  Io,  come  già  ho
  detto,  si tratta di una struttura comunque statale e non  dobbiamo
  dimenticare che la Sicilia in conferenza Stato-Regione ha fatto  la
  richiesta precisa di volere che l'autorità portuale potesse gestire
  quelle  attività che gestisce a Messina. Abbiamo richiesto noi  che
  ci fosse l'autorità portuale a Messina.
   Un'altra  cosa. Sul fatto che su venticinque ci sia un  componente
  della  Sicilia  non mi sento di dire che, caso mai  ce  ne  fossero
  stati  dieci,  sarebbe stato meglio  Perché abbiamo avuto  casi  di
  partecipate  nei  cui  consigli direttivi c'erano  solo  personaggi
  siciliani,  politici piuttosto che dirigenti, piuttosto  che  altri
  personaggi esterni e, di fatto, non abbiamo mai concluso niente
   Volevo  chiosare un attimo su questo per dire che non è per  forza
  un  elemento negativo che ci sia una minoranza, non è quello, è  la
  mission,  è  l'obiettivo  strategico che questi  enti  hanno  e  la
  ricaduta in termini territoriali che noi dobbiamo controllare  come
  Regione  siciliana  Lo dobbiamo fare anche avendo  le  idee  chiare
  perché, di fatto, su Messina c'è, a mio avviso, un'idea industriale
  precisa che deve uscire fuori. Abbiamo tante potenzialità,  ma  non
  abbiamo   ancora  redatto  un  piano  industriale   specifico   per
  quell'area  e  senza  la base di un piano industriale  preciso  per
  quell'area,  non  penso  che  si possa avere,  che  coraggiosamente
  possiamo decidere di chiudere o meno.
   Su  questo fatto, vorrei chiedere di aspettare che finisca  questo
  commissariamento ad acta e dal report finale, il Governo sulla base
  dei  dati  raccolti dal commissariamento ad acta e  sulla  base  di
  quelle  che sono le prospettive future concrete, potenziali  non  a
  livello prospettico così lontane, onorevole Cappello, perché quello
  che  lei  ha  detto ce lo spieghiamo tutti, però  la  Regione  deve
  risolvere un problema che, per intenderci, era da risolvere ieri  e
  lo  si  deve  fare  invece nei prossimi mesi  perché  comunque  non
  possiamo lasciare una situazione così.
   Su  questo  volevo  dire  che  magari  il  Governo  si  pronuncerà
  definitivamente  su  questa posizione,  subito  dopo  la  fine  del
  commissariamento ad acta.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione la mozione numero 64.

                Richiesta di verifica del numero legale

   CIACCIO. Chiedo la verifica del numero legale.

   VINCIULLO.  Signor Presidente, eravamo in fase  di  richiesta  del
  numero  legale. Abbiamo chiaro quello che si è fatto e non  si  può
  tornare indietro, la legge è uguale per tutti

   PRESIDENTE. Onorevole Vinciullo, la richiesta del numero legale  è
  assolutamente supportata, i richiedenti sono undici.


   Presidenza del vicepresidente Pogliese


                        Sull'ordine dei lavori

   CRACOLICI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente, non voglio fare  alcuna  forzatura
  perché l'accertamento del numero legale prevede una verifica, se ci
  sono  i  richiedenti,  e  poi l'accertamento  secondo  le  modalità
  stabilite da Regolamento.
   Ho  chiesto  la  parola sull'ordine dei lavori perché  -  parliamo
  chiaro - visto che ci sono altre mozioni e che siamo qui anche  per
  esaminare  altre mozioni, se dobbiamo interrompere la  seduta  tout
  court,  il  numero legale è evidente che non c'è ma  neanche  prima
  c'era; il numero legale si accerta solo se qualcuno lo chiede.
   Se  salta  la  seduta ora e rinviamo di un'ora, e fra  un'ora  non
  immagino che ritorniamo quarantuno deputati in questa sala,  vorrei
  capire se l'obiettivo è interrompere anche le altre mozioni
   Pongo  quindi  una  questione.  La  questione  di  Messina  è  una
  questione che ritorna in quest'Aula, però, siccome sento singolare,
  intanto, la posizione del Governo perché questo Governo, quando  ha
  iniziato, doveva sciogliere tutto, sinora non ha sciolto neanche un
  condominio, allora, vorrei sapere se un ente che è già  sciolto  da
  anni,  ma che si tiene in vita per nominare un Commissario, chiaro,
  qual  è la ragione per cui c'è una passione politica dirimente  per
  cui   il   Governo  si  preoccupa  di  aspettare  che  finisce   il
  commissariamento?  Ma  il commissariamento finirà  quando  decidete
  voi,  quindi, può finire domani mattina o può finire  tra  20  anni
  perché  il  gioco  del Commissario è il gioco  di  chi   non  vuole
  affrontare mai i problemi
   Quindi,  intendiamoci su questo  Poi, si può decidere  che  l'ente
  porto,  invece,  è  fondamentale  per  l'esistenza  in  vita  della
  portualità siciliana, in particolare di quella di Messina, però  la
  tecnica  del  rinvio  non  mi  pare una  tecnica  che  affronti  il
  problema...

   VINCIULLO. Signor Presidente, l'onorevole Cracolici doveva parlare
  sull'ordine dei lavori, a sua volta è anche inusuale che si dia  la
  parola  sull'ordine del lavori dopo che abbiamo deciso  di  votare,
  non lo abbiamo mai fatto  Chiedo il rispetto delle regole

   CRACOLICI  E allora, proprio in nome del rispetto delle regole, io
  vorrei   che  fosse  evidente,  per  quanto  mi  riguarda,   signor
  Presidente, le chiedo se il numero legale è richiesto e confermato,
  di  sospendere la seduta perché è inutile che ci prendiamo in giro;
  tra  un'ora non ci sarà il numero sufficiente e non ci sarà neanche
  la  possibilità di affrontare le altre mozioni perché se salta  ora
  su  questa  mozione, si tornerà in Aula a discutere  sempre  questa
  mozione, non è che possiamo baipassarla.
   Quindi  delle due l'una: o decidiamo di chiuderla qui la seduta  e
  chiederemo  agli  Assessori di tornare in altra seduta,  oppure,  è
  evidente  che  l'obiettivo  non è far saltare  la  mozione  oggetto
  Messina,  ma  far  saltare  tutte le  mozioni.  Io  penso  che  sia
  un'occasione per tutti.

   VINCIULLO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, avevamo  chiesto
  alla   Presidenza  e  avevamo  chiesto  anche  a  lei  di  trattare
  successivamente questa mozione perché mancavano alcuni deputati che
  volevano intervenire sulla vicenda.
   Dopo   di  che  c'era  stata  una  assicurazione  da  parte  della
  Presidenza  che  questa mozione non sarebbe stata  discussa  questa
  sera,  ma  c'era stata una assicurazione che sarebbe stata discussa
  domani  sera;  avete voluto anticipare per forza a questa  sera  la
  discussione della mozione.
   Le  soluzioni  sono  due:  o il numero  legale  lo  chiediamo,  lo
  verifichiamo, oppure si decide di rinviare la votazione  su  questa
  mozione.  Se  decidete  di rinviarla, siamo  anche  disponibili  ad
  andare  avanti se, invece, volete insistere si chiede il voto  così
  come è stato fatto.

   PRESIDENTE. Onorevole Vinciullo, voglio soltanto sottolineare  che
  la richiesta di rinvio che era stata esternata da lei riguardava la
  mancata  presenza  di  alcuni  parlamentari  non  firmatari   della
  mozione, quindi, non è stata accolta esclusivamente per questo.
   Comunque, prendo atto della sua richiesta, e credo di interpretare
  anche  il  pensiero  dell'onorevole Cracolici che  era  intervenuto
  precedentemente, pertanto, la votazione su questa mozione  si  farà
  nel corso della seduta di martedì prossimo.
   Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.


   Presidenza del vicepresidente Pogliese


   Discussione della mozione n. 127 «Stabilizzazione dei rapporti di
                       lavoro a tempo determinato»

   PRESIDENTE.  Si  passa  al  decimo punto dell'ordine  del  giorno:
  Discussione  della mozione n. 127  Stabilizzazione dei rapporti  di
  lavoro  a  tempo  determinato ,  a firma  degli  onorevoli  Maggio,
  Gucciardi, Cirone, Milazzo e Gianni.
   Ne do lettura:

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO CHE:

   la preoccupante dimensione del fenomeno del precariato in Sicilia,
  che  ha una storia ultraventennale e ha contribuito a diminuire  il
  tasso di disoccupazione siciliano che, nell'ultimo decennio, si  è,
  comunque,  attestato  su  valori più elevati  rispetto  alla  media
  registrata nel Mezzogiorno d'Italia, impone di valutare  tutti  gli
  interessi  in  gioco nella complessa vicenda della  stabilizzazione
  dei rapporti di lavoro a tempo determinato dei soggetti provenienti
  dal  bacino  dei  lavoratori socialmente utili,  dopo  i  tentativi
  andati  a  vuoto  da  parte della Regione Sicilia  di  fornire  uno
  strumento  di  legge idoneo, onde pervenire alla individuazione  di
  percorsi  costituzionalmente orientati, non in  controtendenza  con
  l'azione  del  Governo nazionale che punta al  deciso  contenimento
  della spesa del personale in rapporto alla spesa corrente e ad  una
  logica di razionale redistribuzione funzionale delle risorse  umane
  nella pubblica amministrazione;

   se  è  indiscutibile che il ricorso a contratti di lavoro a  tempo
  determinato  corrisponde alla necessità di far fronte  ad  esigenze
  temporanee   delle   amministrazioni,  di  fatto,   nella   Regione
  siciliana,  gli  enti  locali, forti della presenza  del  personale
  precario,  il cui costo è stato assunto, ab ovo ed in  gran  parte,
  dall'Ente  Regione, da oltre un decennio, rinunciando  a  qualsiasi
  procedura  concorsuale,  hanno  continuato  ad  utilizzare   questi
  lavoratori,  provenienti  dal  bacino  dei  lavoratori  socialmente
  utili,  con  contratto a tempo determinato per esigenze  permanenti
  legate al fabbisogno ordinario;

   utilizzo  autorizzato  da una legislazione regionale  che  ha  più
  volte  derogato  norme  nazionali  di  ispirazione  comunitaria  in
  materia  di  rapporto di lavoro a tempo determinato, sia  sotto  il
  profilo delle fattispecie legittimanti (ricorso al lavoro a termine
  per fronteggiare bisogni permanenti su posti di dotazione organica)
  che  sulla gestione dell'istituto (utilizzo di proroghe e  rinnovi,
  oltre  quella  che  sarebbe la ratio legis,  anche  per  situazioni
  originariamente prevedibili e non sopravvenute) e che  ha  generato
  una categoria di lavoratori precari che fino ad oggi, unitamente  a
  quelli  a  tempo indeterminato ancora in servizio,  in  assenza  di
  regolare  turn-over, continuano a garantire i servizi  fondamentali
  ed essenziali alle proprie comunità locali;

   è  ben  noto  che le posizioni di ruolo, oggi presenti negli  Enti
  locali  della  Regione siciliana, non consentono di  assicurare  la
  funzionalità degli stessi;

   se,  come ripetutamente evidenziato dalla Corte Costituzionale,  i
  lavoratori  precari c.d. storici non sono titolari  di  un  diritto
  soggettivo  o di un interesse legittimo ma di una mera  aspettativa
  di  assunzione,  è  indiscutibile che dal punto  di  vista  sociale
  disattendere le aspettative di un precariato storico dopo  23  anni
  di  attività  continuativa, concretizzerebbe,  come  il  Presidente
  della  Regione siciliana ha affermato, una operazione di macelleria
  sociale';

   diversamente da quanto accaduto nel resto del Paese,  in  Sicilia,
  da oltre un decennio, la rinuncia di moltissimi enti locali al turn-
  over,  in  forza dell'utilizzo dei lavoratori precari per  esigenze
  permanenti legate al fabbisogno ordinario, ha prodotto l'assenza  o
  insufficienza  nelle  dotazioni  organiche  degli  Enti  locali  di
  posizioni  di  ruolo aventi  profili   professionali  assolutamente
  indispensabili per garantire taluni servizi istituzionali;

   gli  attuali limiti assunzionali, unitamente ai limiti imposti dal
  rispetto del patto di stabilità interno, l'orientamento consolidato
  della  Corte  Costituzionale,  che nella  fattispecie  non  ammette
  deroghe  al  pubblico concorso e l'obbligo per gli enti locali,  da
  ultimo  introdotto  dall' art. 16, comma 8,  del  D.L.  n.  95/2012
  convertito  nella legge n.135/2012, di rideterminare  le  dotazioni
  organiche tenuto conto prioritariamente del rapporto tra dipendenti
  e  popolazione  residente determinato in base alla media  nazionale
  del  personale  in servizio presso gli enti e che,  verosimilmente,
  costringerà, alcuni enti, ad attivare la procedura di eccedenza con
  la  messa in disponibilità di personale di ruolo, rendono, in atto,
  impossibile  ipotizzare  un qualsiasi percorso  di  stabilizzazione
  negli  enti  di  appartenenza  con la prospettiva,  in  assenza  di
  proroghe,   di   una   conseguente  espulsione,   in   molti   casi
  irreversibile,  di  migliaia  di lavoratori  precari  dai  circuiti
  occupazionali,   oltre   al   collasso   funzionale   degli    enti
  utilizzatori;

   in presenza di una realtà fortemente caratterizzata dalla presenza
  di  lavoratori con un'ingente anzianità di precariato, divenuti una
  sorta  di precari a vita' (e che, non di rado, sono stati destinati
  a  svolgere  compiti indispensabili ai fini del  perseguimento  dei
  fini  istituzionali delle amministrazioni, acquisendo nella  prassi
  operativa  rilevanti esperienze e competenze), è doveroso  compiere
  uno  sforzo per tentare di trovare soluzioni legislative in  questa
  complessa  vicenda  e  in relazione alla peculiarità  del  fenomeno
  nella  nostra Regione, che assicurino lavoro di qualità, utile,  in
  ogni  caso,  compatibile con le condizioni finanziarie  degli  enti
  locali   e   che   necessariamente  tengano  conto   dei   seguenti
  orientamenti giurisprudenziali consolidati:

   1.  tutti  i  giudizi di costituzionalità riguardanti disposizioni
  regionali derogatorie alla procedura concorsuale e al principio  di
  adeguato  accesso  dall'esterno, con riferimento agli  articoli  3,
  primo  comma,  97,  primo e terzo comma, e 51, primo  comma,  della
  Costituzione   (non  introducibili,  ovviamente,   a   Costituzione
  invariata, neanche dal legislatore nazionale) si sono conclusi  con
  dichiarazioni  di illegittimità fondate sul mancato riscontro,  nei
  casi  esaminati,  delle  peculiari  e  straordinarie  esigenze   di
  interesse    pubblico   che,   soltanto,   giustificherebbero    un
  reclutamento   in   deroga  alla  regola  del  concorso   pubblico;
  procedura,  questa, ritenuta dalla Suprema Corte non fungibile  con
  sistemi selettivi limitati ai soli soggetti stabilizzanti e solo in
  parte  idonei ad offrire le migliori garanzie di selezione dei  più
  capaci   in   funzione   dell'efficienza  della   stessa   pubblica
  amministrazione.   Soluzioni  che   prevedano l'aggiramento di tale
  principio  non  sono  state  e  non  possono  essere  conducenti  a
  Costituzione  invariata  poiché si scontrano  con  un  orientamento
  costante  della  Corte  Costituzionale che  in  ogni  occasione  ha
  ribadito che la circostanza che determinate categorie di dipendenti
  abbiano   prestato   attività  a  tempo   determinato   presso   un
  amministrazione  pubblica  per  tantissimo  tempo  e  la  personale
  aspettativa  degli aspiranti' ad una misura di stabilizzazione  non
  costituiscono  eccezioni  che  possono legittimamente derogare alla
  regola costituzionale del pubblico concorso;

   2.  la  proroga  generalizzata dei  rapporti  di  lavoro  a  tempo
  determinato  del personale destinatario del regime transitorio  dei
  lavori  socialmente  utili e la materia della  stabilizzazione  dei
  precari,  incidendo  sull'ordinamento civile,  sono  di  competenza
  esclusiva  dello Stato ai sensi dell'art. 117, comma  2,  lett.  l)
  della Costituzione;

   3.  i  principi di coordinamento della finanza pubblica  che  sono
  alla  base  delle diverse prescrizioni di contenimento della  spesa
  dell'aggregato  personale  risultano inderogabili  anche  da  parte
  delle  Regioni  a  statuto speciale e affermano  il  primato  della
  potestà normativa statale anche in tale ambito;

   4.  l'assunzione del parametro percentuale del 40 % per la riserva
  di   posti   e   la   valorizzazione,   con   apposito   punteggio,
  dell'esperienza  professionale maturata dai precari,  già  previste
  dai  commi  10  e 11 dell'art.17, del D.L. 78/2009, confermate,  da
  ultimo,  con  la legge di stabilità 2013 (art. 1, comma  401  della
  legge  24/12/2012  n.  228),  sono  ritenute  dalla  giurisprudenza
  prevalente   le   sole   misure  ragionevoli'   introducibili   che
  salvaguardano  il principio di buon andamento della  P.A.,  cui  la
  garanzia del concorso pubblico è correlata;

   5. la procedura di reclutamento interamente riservata al personale
  interno  inquadrato  nelle  categorie  A'  e  B',  già  configurata
  dall'art.17,  comma 12, del D.L. 78/2009, avente  vigenza  fino  al
  31/12/2012 (di cui non vi è traccia nella legge di stabilità 2013),
  costituisce  l'unica  deroga  alla  regola  generale  del  concorso
  pubblico da reintrodurre;

   la  disposizione, che non viola il principio desumibile  dall'art.
  35,  comma  1,  lett.  a) del D. Lgs 165/2001 di  adeguato  accesso
  dall'esterno,  posto  che  attiene a modalità  di  reclutamento  in
  deroga   alla   regola  generale  del  concorso   pubblico,   trova
  legittimazione  nell'art.  97, comma  3,  della  Costituzione,  per
  effetto  della  prerogativa  riconosciuta  dallo  stesso  comma  al
  legislatore  e  non risulta in contrasto con il  principio  di  cui
  all'art.  51  della  Costituzione del necessario  carattere  aperto
  delle procedure selettive per l'accesso ai pubblici uffici che deve
  essere  garantito in condizioni di eguaglianza secondo i  requisiti
  stabiliti dalla legge, posto che nella Regione siciliana i soggetti
  in  atto  titolari  di  un  contratto di diritto  privato  a  tempo
  determinato provengono dal bacino dei lavoratori socialmente  utili
  e   sono   stati  assegnati  ai  progetti  a  cura  delle   sezioni
  circoscrizionali per l'impiego e per il collocamento in agricoltura
  competenti    secondo   i   criteri   previsti   per   l'attuazione
  dell'articolo 16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56  e  successive
  modificazioni ed integrazioni e nel rispetto dei principi  di  pari
  opportunità, così come disposto dall'art. 6 del Decreto Legislativo
  1   dicembre 1997, n. 468 e, quindi, con la procedura di  cui  alla
  lett. b) del comma 1, dell'art. 35 del D. Lgs 165/2001;

   6.  nel  pubblico  impiego, diversamente da  quanto  previsto  nel
  rapporto di lavoro privato, la violazione del limite di 36 mesi per
  la  reiterazione del contratto a termine prescritto dall'art. 5 del
  D.lgs.  368/2001, se può, eventualmente, dar luogo  a  risarcimento
  dei  danni,  non  comporta,  in ogni caso,  la  trasformazione  del
  rapporto  di  lavoro a tempo determinato in rapporto  di  lavoro  a
  tempo indeterminato. Per costante orientamento della giurisprudenza
  della  Corte di Giustizia europea, le disposizioni di cui  all'art.
  36, comma 5, del d.lgs. n. 165/2001 che dispone che : in ogni caso,
  la violazione di disposizioni imperative riguardanti l'assunzione o
  l'impiego  di lavoratori, da parte delle pubbliche amministrazioni,
  non  può  comportare la costituzione di rapporti di lavoro a  tempo
  indeterminato  con  le  medesime  pubbliche amministrazioni,  ferma
  restando  ogni  responsabilità e sanzione', non  sono  ritenute  in
  contrasto  con  la  clausola 5 dell'accordo  quadro  allegato  alla
  direttiva  del Consiglio europeo 28 giugno 1999/70/CE recepita  con
  il D.lgs. 368/2001.
   Come  più  volte  sostenuto dalla Corte di Giustizia  europea,  la
  clausola  5  dell'accordo quadro non osta a che  uno  Stato  membro
  riservi  un  destino differente al ricorso abusivo  a  contratti  o
  rapporti  di lavoro a tempo determinato stipulati in successione  a
  seconda  che tali contratti siano stati conclusi con un  datore  di
  lavoro  appartenente al settore privato o con un datore  di  lavoro
  del settore pubblico' (sentenze Marrosu e Sardino, punto 48, nonché
  Vassallo,  punto  33,  e ordinanza Vassilakis  e  a.,  punto  122).
  Peraltro, la Corte Costituzionale (sentenza n. 89 del 27/3/2003) ha
  sancito  che  il principio fondamentale in materia di instaurazione
  del   rapporto   di   impiego  alle  dipendenze   delle   pubbliche
  amministrazioni  è quello, del tutto estraneo alla  disciplina  del
  lavoro privato, dell'accesso mediante concorso, enunciato dall'art.
  97, terzo comma, della Costituzione. L'esistenza di tale principio,
  posto  a  presidio delle esigenze di imparzialità e buon  andamento
  dell'amministrazione, di cui al primo comma dello  stesso  art.  97
  della  Costituzione,  di per sé rende palese la  non  omogeneità  -
  sotto l'aspetto considerato - delle situazioni poste a confronto  e
  giustifica la scelta del legislatore di ricollegare alla violazione
  di  norme  imperative  riguardanti  l'assunzione  o  l'impiego  dei
  lavoratori da parte delle amministrazioni pubbliche conseguenze  di
  carattere  esclusivamente risarcitorio, in luogo della  conversione
  (in  rapporto)  a  tempo indeterminato prevista  per  i  lavoratori
  privati';

   l'osservanza   puntuale  degli  orientamenti   consolidati,   anzi
  riportati,  si impone per effetto del disposto di cui all'art.  16,
  comma  8, del D.L. 98/2011, ai sensi del quale: i provvedimenti  in
  materia  di  personale adottati dalle pubbliche amministrazioni  di
  cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001,
  n.  165,  ed  in  particolare le assunzioni a tempo  indeterminato,
  incluse quelle derivanti dalla stabilizzazione o trasformazione  di
  rapporti  a  tempo  determinato,  nonché  gli  inquadramenti  e  le
  promozioni posti in essere in base a disposizioni delle quali venga
  successivamente   dichiarata  l'illegittimità  costituzionale  sono
  nulle di diritto e viene ripristinata la situazione preesistente  a
  far  data  dalla pubblicazione della relativa sentenza della  Corte
  Costituzionale.  Ferma l'eventuale applicazione dell'articolo  2126
  del  codice  civile  in  relazione alle  prestazioni  eseguite,  il
  dirigente  competente procede obbligatoriamente e senza  indugio  a
  comunicare agli interessati gli effetti della predetta sentenza sul
  relativo rapporto di lavoro e sul correlato trattamento economico e
  al ritiro degli atti nulli';

   CONSTATATO  che  ogni  provvedimento nella materia,  adottato  dal
  legislatore regionale in deroga agli orientamenti giurisprudenziali
  anzi  riportati,  è  stato  oggetto di  impugnativa  da  parte  del
  Commissario  dello  Stato con un rigoroso esame per  l'accertamento
  delle  violazioni delle disposizioni che la Costituzione  detta  in
  materia  di  impiego  pubblico  (artt.  3,  51,  97  e  98  Cost.),
  dell'ordinamento comunitario e degli obblighi internazionali  (cui,
  del  resto, sono assoggettate tutte le potestà legislative ai sensi
  dell'art.  117,  comma  1,  Cost.)  ,  dei  principi  generali   di
  organizzazione   pubblica',   dettati   dal   legislatore   statale
  nell'esercizio  della  sua  funzione  di  garanzia  dell'unitarietà
  dell'ordinamento, valevoli per tutte le amministrazioni per la loro
  qualità  di  principi generali dell'ordinamento' e dell'  ulteriore
  vincolo,     derivante    dall'intreccio     con     la     materia
  dell''armonizzazione  dei bilanci pubblici  e  coordinamento  della
  finanza pubblica', di cui all'art. 117, comma 3, della Costituzione
  per  effetto  del  quale, il legislatore statale è  legittimato  ad
  introdurre principi fondamentali volti al contenimento della  spesa
  corrente'  vincolanti anche per le Regioni a statuto speciale,  con
  l'obiettivo  di  contenere entro limiti prefissati  una  delle  più
  frequenti  e  rilevanti  cause del disavanzo  pubblico,  costituita
  dalla   spesa  complessiva  per  il  personale',  avente  rilevanza
  strategica  ai fini dell'attuazione del patto di stabilità  interno
  per il rispetto degli obblighi comunitari;
   RITENUTO che :

   non è conducente la prospettazione di soluzioni che ipotizzano  la
  conversione, sic et sempliciter, dei rapporti da tempo  determinato
  a  tempo  indeterminato  o  selezioni esclusivamente  riservate  ai
  precari  o,  ancora,  l'introduzione di formule di  stabilizzazione
  affidate   alla  costituzione  di  società  pubbliche  di   servizi
  (soggette, dalla normativa vigente agli stessi vincoli assunzionali
  prescritti  per le Regioni e per gli enti locali) o a  ruoli  unici
  regionali   finalizzati  ad  aggirare  la  regola   costituzionale,
  inderogabile,  del concorso pubblico per l'accesso  nella  P.A.  o,
  peggio, ancora, proroghe senza limite, in forza di una supposta ma,
  certamente,  non fondata competenza del legislatore  regionale,  di
  quinquennio   in  quinquennio  per  accompagnare  i  precari   alla
  pensione,  introducendo,  di  fatto,  nell'ordinamento  una   nuova
  tipologia  di  rapporto di lavoro e cioè il rapporto  di  lavoro  a
  temine  con  effetti  indeterminati', soluzioni,  che  non  possono
  trovare   accoglimento  nel  nostro  ordinamento,  come   peraltro,
  testimoniato  dai  reiterati tentativi, di  recente,  esperiti  dal
  legislatore regionale e non andati, inevitabilmente, a buon fine;

   non  è più tempo di continuare ad illudere, lo si è fatto per  ben
  23  anni, una vastissima platea di lavoratori  che nell'aspettativa
  della  stabilizzazione,  promessa e mai mantenuta,  ha  fondato  la
  propria  vita,  ed  è  tempo di mettere in campo,  inevitabilmente,
  soluzioni,  che  magari  non  hanno  il  fascino  delle   soluzioni
  semplicistiche ed illusorie, ancora oggi, da più parti,  purtroppo,
  prospettate   e   proporre,  invece,  soluzioni  costituzionalmente
  orientate, che magari non risulteranno pienamente rispondenti  alle
  aspettative  degli  interessati ma che  sicuramente  risultano,  in
  ultima  analisi, giuridicamente inattaccabili e che, ci si  augura,
  risolveranno,  se  non  completamente,  almeno  in  gran  parte  il
  problema del precariato nel comparto Regioni - Enti locali dove  si
  registra la maggiore presenza;

   si impone, quindi, una diversa soluzione legislativa, che aderente
  al  peculiare  contesto siciliano, abbia di mira  l'osservanza  dei
  precetti costituzionali del buon andamento, efficienza ed efficacia
  dell'azione  amministrativa e metta fine  a  tale  poco  edificante
  situazione  frutto  di  politiche nazionali e regionali  rivelatesi
  errate;

   OSSERVATO che:

   per  costante orientamento della Corte Costituzionale  la  materia
  della   stabilizzazione  dei  precari,  incidendo  sull'ordinamento
  civile, è attribuita dall'art. 117, secondo comma, lettera l) della
  Carta  fondamentale  alla  competenza legislativa  esclusiva  dello
  Stato;

   fino  alla fine dell'anno 2009 le stabilizzazioni introdotte dalla
  legge finanziaria per il 2007 (L. 296/2006) con l'art. 1, commi 519
  e  558 e con legge finanziaria per il 2008 (art. 3, commi 90 e  94,
  lett.  b, della legge 244/2007), potevano essere effettuate per  il
  personale  a tempo determinato con almeno tre anni di anzianità  di
  servizio presso la PA, direttamente, cioè prescindendo dal concorso
  pubblico, nel caso in cui il dipendente fosse stato assunto con  il
  ricorso  a procedure concorsuali pubbliche ovvero tramite  concorsi
  riservati  anche interamente al personale in possesso dei requisiti
  per le stabilizzazioni;

   la  possibilità di trasformare in assunzioni a tempo indeterminato
  i  rapporti di precariato è stata successivamente ridefinita con il
  D.L.  n. 78/2009 che, innovando rispetto alla normativa previgente,
  non  ha  consentito più la stabilizzazione diretta dei  precari  in
  quanto  non  ritenuta aderente al disposto di cui  all'articolo  97
  della  Costituzione,  dettato a tutela  del  buon  andamento  delle
  amministrazioni pubbliche nonché dell'imparzialità delle  procedure
  di reclutamento;
   l'articolo  17,  comma  10,  del  decreto  citato  prevedeva,  nel
  triennio 2010-2012, una riserva di posti non superiore al  40%  dei
  posti  messi  a  concorso,  per il personale  non  dirigenziale  in
  possesso dei requisiti di cui all'art. 1, commi 519 e 558, della L.
  27  dicembre  2006,  n. 296 e all'art. 3, comma  90,  della  L.  24
  dicembre  2007,  n. 244 (tale percentuale poteva  essere  innalzata
  fino  al  50%  dei  posti messi a concorso  per  i  comuni  che  si
  costituiscono  in  un'unione  fino al raggiungimento  di  ventimila
  abitanti);

   sempre,   nel  triennio  2010-2012  le  amministrazioni  pubbliche
  potevano,  altresì, bandire concorsi pubblici per titoli  ed  esami
  finalizzati  a  valorizzare  con  apposito  punteggio  l'esperienza
  professionale maturata dal personale;

   nello  stesso triennio, le amministrazioni pubbliche, nel rispetto
  dei  vincoli  finanziari previsti in materia  di  assunzioni  e  di
  contenimento della spesa di personale, secondo i rispettivi  regimi
  limitativi  fissati  dai  documenti di finanza  pubblica,  potevano
  assumere, limitatamente alle qualifiche di cui all'art. 16 della L.
  28 febbraio 1987, n. 56 e successive modificazioni, il personale in
  possesso   dei  requisiti  di  anzianità  maturati  nelle  medesime
  qualifiche  e  nella  stessa amministrazione.  A  tal  fine,  erano
  predisposte   da  ciascuna  amministrazione  apposite  graduatorie,
  previa   prova   di   idoneità  ove   non   già   svolta   all'atto
  dell'assunzione.  Le  predette graduatorie  avevano  efficacia  non
  oltre il 31 dicembre 2012;

   venuta   a   scadenza  la  vigenza  temporale  delle  disposizioni
  richiamate,  ulteriori disposizioni per favorire la stabilizzazione
  dei  precari sono state introdotte con l'art. 1, comma  401,  della
  legge 24 dicembre 2012, n. 228 (legge di stabilità 2013);

   il  disposto  legislativo anzi richiamato ha inserito all'art.  35
  del decreto legislativo 30 marzo 2001 n. 165 i commi 3-bis e 3-ter,
  che   con   diversa  formulazione  ma  con  sostanziale  contenuto,
  ripropongono il disposto di cui all'articolo 17, commi 10 e 11, del
  decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni,
  dalla  legge  3 agosto 2009, n. 102 (riserva di posti nella  misura
  del 40 % nei concorsi pubblici a favore dei titolari di un rapporto
  a  tempo determinato che hanno maturato almeno tre anni di servizio
  e  valorizzazione  nei concorsi pubblici, con  apposito  punteggio,
  dell'esperienza  professionale  maturata  dal  medesimo  personale)
  salvo ad eliminare il riferimento temporale, facendo assumere  alla
  disposizione carattere di principio generale a cui deve conformarsi
  tutta  la  pubblica amministrazione e a rinviare  ad  un  dpcm,  da
  emanare  entro  il  31/1/2013, la definizione di modalità,  criteri
  applicativi  e  disciplina  della riserva  di  posti  nella  misura
  prevista;

   le   disposizioni  introdotte  con  la  legge  di  stabilità  2013
  recepiscono   l'orientamento consolidato della Corte Costituzionale
  e si pongono in linea con quanto definito nel Protocollo sul lavoro
  pubblico  sottoscritto  in data 3 maggio 2012  dal  Ministro  della
  pubblica amministrazione e l'innovazione, le Regioni, le Province e
  i  Comuni  e  dalle  Organizzazioni  sindacali,  che  prevede,  tra
  l'altro,   l'introduzione  di  percorsi  di  accesso  mediante   un
  reclutamento  ispirato  alla tenure-track , nonché  meccanismi  per
  valorizzare   nei  concorsi  pubblici  l'esperienza   professionale
  acquisita  con rapporto di lavoro flessibile, tenendo  conto  delle
  diverse fattispecie e della durata dei rapporti;

   CONSIDERATO che:

   dette  disposizioni,  di  portata  generale,  avranno  sicuramente
  un'incidenza marginale in tutte quelle realtà, come, ad esempio, la
  Sicilia,  dove  la presenza dei lavoratori precari  è  elevata.  Le
  stesse non agevoleranno, nel medio periodo, lo svuotamento, neanche
  parziale,  del  bacino dei precari dovendosi  far  ricorso  per  il
  reclutamento  di  personale a procedure concorsuali  pubbliche  con
  previsione  della sola riserva per i lavoratori di cui  trattasi  o
  valorizzazione  nei  concorsi  pubblici,  con  apposito  punteggio,
  dell'esperienza  professionale  maturata  dal  medesimo  personale,
  procedure,  da  attivarsi  nei  limiti  consentiti  dagli   attuali
  stringenti vincoli assunzionali e di contenimento della spesa,  che
  rendono, in atto, oltremodo difficoltoso garantire financo il  turn
  over  anche in considerazione di note condizione finanziarie  degli
  enti locali e delle Regioni;

   applicando  tali parametri, che sono ritenuti i soli  aderenti  ai
  principi  costituzionali in quanto impongono, comunque, il rispetto
  del  principio di adeguato accesso dall'esterno, per  favorire,  ad
  esempio,  la  stabilizzazione di soli 8  precari  inquadrati  nelle
  categorie C e D, ciascun ente dovrebbe bandire un concorso  per  20
  posti  di  cui, 12 da assegnare all'esterno, con un costo a  carico
  del  bilancio  comunale  di circa 400.000 euro  e  8  agli  interni
  (applicando la percentuale massima di riserva del 40 %).  E  ci  si
  sta riferendo, nell'esempio, a soli 8 precari, quando è noto che il
  numero  dei  precari  presenti in ciascun  ente  è  di  gran  lunga
  superiore;

   dovendo  osservare tale inderogabile meccanismo  di  reclutamento,
  che consente solo una riserva di posti, è possibile ipotizzare,  in
  tempi  di  spending review, che solo pochissimi enti saranno  nelle
  condizioni  di  attivare  procedure  di  stabilizzazione   per   il
  personale di cat. C' e D';

   PRESO ATTO che :

   ai  già  numerosi vincoli assunzionali il comma 401,  dell'art.  1
  della  legge  24 dicembre 2012 , n. 228 (legge di stabilità  2013),
  aggiunge   un   ulteriore  vincolo  che  costituisce  una   pesante
  limitazione al numero delle stabilizzazioni programmabili: solo  il
  50%  della spesa per le assunzioni programmate può essere destinato
  alle  procedure  concorsuali  individuate  dal  comma  citato   che
  favoriscono le stabilizzazioni;

   non  vi  è  traccia nella legge di stabilità 2013  del  comma  12,
  dell'art.  17 del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78,  convertito,
  con  modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102 che,  come  è
  noto,   prevedeva  una  procedura  di  stabilizzazione  interamente
  riservata agli interni mediante la possibilità di assunzione per le
  pubbliche  amministrazioni, limitatamente alle  qualifiche  di  cui
  all'art.  16  della  L.  28  febbraio  1987,  n.  56  e  successive
  modificazioni   (per   il  cui  accesso  è  richiesto   la   scuola
  dell'obbligo), del personale in possesso dei requisiti di anzianità
  previsti dalla stessa norma e maturati nelle medesime qualifiche  e
  nella  stessa  amministrazione. La norma, come  è  noto,  ha  avuto
  vigenza fino al 31/12/2012;

   invero, il differimento temporale della vigenza della disposizione
  di  cui  al comma 12 dell'art. 17, avrebbe agevolato concretamente,
  specie  negli enti locali sostenuti da contribuzione regionale,  il
  doveroso  parziale  svuotamento  del  bacino  dei  precari,   ferma
  l'osservanza dei vincoli assunzionali e delle disposizioni  vigenti
  in  materia  di contenimento della spesa e avrebbe consentito  agli
  enti  stessi  di  reclutare,  con procedura  selettiva  interamente
  riservata,  figure  strettamente indispensabili per  l'espletamento
  dei servizi istituzionali;

   le  disposizioni  introdotte dalla legge di stabilità  2013,  anzi
  richiamate, costituiscono dall' 1/1/2013 l'ambito entro il quale  è
  possibile  definire  un percorso di stabilizzazione  del  personale
  precario;

   RITENUTO che :

   l'impossibilità per moltissime amministrazioni di bandire concorsi
  pubblici  per  il  reclutamento di personale di categoria  C  o  D,
  applicando  il solo meccanismo consentito della riserva  dei  posti
  per  note condizioni finanziarie, impone, comunque, di trovare  una
  soluzione  aderente  ai  precetti  costituzionali  che  offra   una
  opportunità  di  stabilizzazione al personale inquadrato  in  dette
  categorie  ulteriore  rispetto  alla  più  agevole  possibilità  di
  inquadramento  in  categorie inferiori, con  procedure  interamente
  riservate  agli interni che vanno necessariamente reintrodotte  nel
  nostro ordinamento;

   a  tal fine, si ritiene vada ripresa una vecchia idea elaborata da
  Massimo  Severo  Giannini,  ed  illustrata  nel  suo  Rapporto  sui
  principali problemi dell'amministrazione dello Stato' del 1979 che,
  auspicava lo svolgimento di un concorso unico - il ragionamento era
  sviluppato,  in  particolare, con riferimento alle  amministrazioni
  statali,  ma senza escludere la possibilità di applicarlo ad  altre
  realtà  -  per  medesime qualifiche funzionali  anche  al  fine  di
  realizzare  economie di spesa e che riteneva che,  anziché  fornire
  vincitori' da immettere in un particolare ruolo, il concorso  unico
  avrebbe  dovuto consegnare degli idonei', da collocare in  apposita
  graduatoria   di  merito,  dalla  quale  le  varie  amministrazioni
  avrebbero potuto attingere in qualsiasi momento, mano a mano che si
  fossero verificate vacanze nei rispettivi organici';

   tale  indicazione,  va  ricordato, fu fatta  propria  dal  decreto
  legislativo  n.  29 del 1993, nella sua versione  originaria,  dove
  agli articoli 38 e 39 si disciplinavano, appunto, i concorsi unici'
  come  strumento  ordinario di reclutamento, definendo  le  relative
  modalità  di  svolgimento; questa opzione, però, è poi venuta  meno
  con   le   successive  modifiche  normative  che   hanno   condotto
  all'emanazione del testo unico sul pubblico impiego  approvato  con
  il decreto legislativo n. 165 del 2001;

   l'ipotesi,  peraltro, è stata opportunamente ripresa  dall''Intesa
  sul  lavoro pubblico e sulla riorganizzazione delle amministrazioni
  pubbliche' firmata dal Governo e dai rappresentanti delle autonomie
  regionali  e  locali con le principali organizzazioni sindacali  in
  data 6 aprile 2007. In tale intesa, le parti, dopo aver sancito che
  il  concorso permane la modalità ordinaria di accesso per  tutti  i
  livelli della p.a.', si riafferma il principio della programmazione
  delle  assunzioni e si auspica il ritorno al sistema  dei  concorsi
  unici, prevedendo, infatti, che verranno introdotti sistemi utili a
  decongestionare i concorsi, definendo in modo rigoroso e puntuale i
  requisiti   di   partecipazione  e  razionalizzando  le   procedure
  selettive  e  valutative,  e  sperimentando  concorsi  comuni  alle
  diverse amministrazioni';

   al  fine di agevolare il percorso di stabilizzazione, con i dovuti
  accorgimenti,  si  ritiene  necessario  reintrodurre   nel   nostro
  ordinamento  i concorsi pubblici unici, da bandirsi da parte  delle
  Regioni  e da espletare anche per ambiti provinciali, per categorie
  di  inquadramento e profili professionali equivalenti,  finalizzati
  alla  formazione  di  graduatorie di  idonei,  con  valorizzazione,
  mediante apposito punteggio, dell'esperienza professionale maturata
  dai  precari, con obbligo per le stesse Regioni ed i relativi  enti
  territoriali di utilizzare le graduatorie per la copertura di posti
  vacanti  e  con  previsione  di  possibile  convenzionamento,   per
  l'utilizzo  delle  stesse graduatorie, da parte di  amministrazioni
  dello  Stato  per  la copertura di posti nelle sedi  ubicate  nelle
  rispettive  Regioni. Tanto, al fine di agevolare, da  un  lato,  lo
  svuotamento  del  bacino  dei  precari,  dall'altro,  di  garantire
  l'ingresso nella pubblica amministrazione anche a soggetti esterni;

   EVIDENZIATA la necessità, per quanto possibile, di non  vanificare
  l'impegno  economico assunto con l'investimento di ingenti  risorse
  finanziarie  pubbliche da parte della Regione e degli Enti  locali,
  protese   alla  formazione  di  specializzazioni  che,   altrimenti
  andrebbero disperse;

   CONSIDERATO  che la severa crisi economica in corso, le  procedure
  di  infrazione  attivate  nei  confronti  del  nostro  Paese  dalla
  Comunità  europea in questa materia, non tollerano  più  situazioni
  illegittime  e  proroghe  sine die ma  che  il  contesto  nazionale
  impone, comunque, di ricercare idonee soluzioni per la salvaguardia
  dei livelli occupazionali;

   RITENUTO  di  dover condividere e far proprie le argomentazioni  e
  soluzioni  proposte  con la risoluzione n.  7/00009  annunciata  in
  Commissione  lavoro  della  Camera dei Deputati  nella  seduta  del
  16/05/2013;

                   impegna il Governo della Regione

   1)    a    proporre    al   Governo   nazionale,    contrariamente
  dall'impostazione  data  dal precedente  Governo  tecnico,  che  ha
  ritenuto  di  affrontare  la questione dei precari  della  pubblica
  amministrazione  indistintamente a mezzo di un accordo  quadro  sul
  lavoro  a  termine, un cambio di strategia e un diverso  approccio,
  con espressa richiesta di affrontare la questione dei precari della
  pubblica amministrazione tenuto conto dei diversi ambiti in cui gli
  stessi operano connotati da distinte peculiarità e che rimandano  a
  soluzioni  necessariamente differenziate, non potendosi  affrontare
  la   questione  dei  precari  degli  enti  locali  unitamente  alla
  questione   dei  precari  della  scuola  posto  che  i  presupposti
  normativi sono completamente diversi;

   2)  a sostenere presso il Governo nazionale, chiamato ad esprimere
  il   proprio  parere,  la  risoluzione  n.  7/00009  annunciata  in
  Commissione  Lavoro  della  Camera dei Deputati  nella  seduta  del
  16/05/2013  della quale si condividono argomentazioni  e  soluzioni
  proposte e, per l'effetto, ad impegnare il Governo a promuovere  la
  definizione, in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo  8
  del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, di un pacchetto  di
  misure   volte   a  determinare  il  progressivo  superamento   del
  precariato  nelle regioni e negli enti locali, e che in particolare
  preveda:

   a)  in deroga a stringenti limiti assunzionali ma ad invarianza di
  saldi  finanziari,  la  proroga dei  rapporti  di  lavoro  a  tempo
  determinato,  per  un periodo triennale, ritenuto  sufficiente  per
  realizzare  un  percorso  che  favorisca  la  stabilizzazione   dei
  rapporti a tempo determinato in essere ed evitare, in questo  modo,
  la  paralisi,  in moltissimi enti locali, di settori strategici  la
  cui  funzionalità è assicurata da gran parte del personale a  tempo
  determinato   che   ha  già  sostituito  il   personale   a   tempo
  indeterminato nel frattempo andato in quiescenza;

   b)  la  stabilizzazione solo dei rapporti di  lavoro  strettamente
  necessari  e/o funzionali al perseguimento di obiettivi degli  enti
  sulla  base di dotazioni organiche rideterminate tenuto conto delle
  esigenze  di  esercizio delle funzioni, dei servizi e  dei  compiti
  attribuiti  agli  enti, nel rispetto dei principi  di  contenimento
  della spesa di personale;

   c)  l'agevolazione  dello  svuotamento  del  bacino  dei  precari,
  introducendo  ed  estendendo  la possibilità  di  partecipare  alle
  selezioni   interamente  riservate  agli  interni,  inquadrati   in
  categorie  per le quali è richiesto il solo requisito della  scuola
  dell'obbligo, anche al personale inquadrato in categorie  superiori
  non dirigenziali (presenti in numero consistente negli enti locali)
  a  condizione,  qualora  necessario in relazione  al  profilo,  del
  possesso   dei   requisiti  di  qualificazione  o  specializzazione
  richiesti  per l'accesso dall'esterno dagli ordinamenti degli  enti
  e,  chiaramente,  in possesso dei requisiti di anzianità  richiesti
  dalla normativa vigente;

   d)  l'introduzione di un'ulteriore aspettativa  di  occupazione  a
  tempo  indeterminato  per  i lavoratori  precari  inquadrati  nelle
  categorie C e D attraverso la previsione di concorsi pubblici unici
  banditi  dalla  regione, anche per ambiti provinciali,  finalizzati
  alla  formazione  di  graduatorie di  idonei,  con  valorizzazione,
  mediante    apposito   punteggio,   dell'esperienza   professionale
  maturata,  con  obbligo per le stesse regioni ed  i  relativi  enti
  territoriali  di utilizzo per la copertura di posti vacanti  e  con
  previsione  di  possibile  convenzionamento  per  l'utilizzo  della
  graduatoria  da  parte  di  amministrazioni  dello  Stato  per   la
  copertura di posti nelle sedi ubicate nelle rispettive regioni;

   e)  il  consentire, in ogni momento, nell'ambito  delle  dotazioni
  organiche  la mobilità dei singoli dipendenti presso la  stessa  od
  altre  amministrazioni  anche  di diverso  comparto,  nei  casi  di
  domanda   congiunta  di  compensazione  con  altri  dipendenti   di
  corrispondente   profilo   professionale,   previo    nulla    osta
  dell'amministrazione  di provenienza e di  quella  di  destinazione
  (cosiddetta mobilità compensativa o interscambio);

   f)  la  rimozione di alcuni significativi ostacoli al processo  di
  stabilizzazione prescrivendo l'inapplicabilità transitoria per  gli
  enti  locali  che,  nel triennio 2013/2015, attivano  le  procedure
  finalizzate  ad  assunzioni  a  tempo indeterminato  finalizzate  a
  favorire la stabilizzazione dei rapporti:

   1)  del  limite assunzionale, prescritto per gli enti soggetti  al
  patto   di  stabilità  interno,  del  40  per  cento  della   spesa
  corrispondente   alle  cessazioni  dell'anno  precedente   di   cui
  all'articolo 76, comma 7, primo periodo, del decreto-legge  n.  112
  del  2008, convertito con modificazioni dalla legge n. 133 del 2008
  e  del  limite prescritto, per gli enti non soggetti al patto,  dal
  disposto  di cui all'articolo 1, comma 562, secondo periodo,  della
  legge  27  dicembre  2006,  n.  296 (assunzioni  nel  limite  delle
  cessazioni intervenute nell'anno precedente);

   2)  del  limite massimo complessivo del 50 per cento delle risorse
  finanziarie disponibili ai sensi della normativa vigente in materia
  di  assunzioni ovvero di contenimento della spesa di personale  per
  l'attivazione delle procedure di cui all'articolo 35, comma  3-bis,
  del   decreto   legislativo  30  marzo  2001,   n.   165   vincolo,
  quest'ultimo, che determina una pesante limitazione al numero delle
  possibili stabilizzazioni;

   3)   del  principio  di  adeguato  accesso  dall'esterno  di   cui
  all'articolo  35,  comma 1, lettera a) del decreto  legislativo  30
  marzo  2001,  n. 165, per la sola copertura dei posti  per  il  cui
  accesso  è richiesto il requisito della scuola dell'obbligo  e  nei
  soli  casi  in  cui  i soggetti titolari di un  contratto  a  tempo
  determinato provengono dal bacino dei lavoratori socialmente  utili
  e   sono   stati  assegnati  ai  progetti  a  cura  delle   sezioni
  circoscrizionali per l'impiego e per il collocamento in agricoltura
  competenti    secondo   i   criteri   previsti   per   l'attuazione
  dell'articolo 16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56  e  successive
  modificazioni ed integrazioni e nel rispetto dei principi  di  pari
  opportunità,  così  come  disposto  dall'articolo  6  del   decreto
  legislativo 1o dicembre 1997, n. 468 e, quindi, con la procedura di
  cui  alla  lettera  b) del comma 1, dell'articolo  35  del  decreto
  legislativo n. 165 del 2001;

   g)  l'autorizzazione alla non computabilità dei contributi,  nella
  misura  prevista  dalla legislazione regionale vigente,  trasferiti
  dalle  regioni  agli  enti  territoriali per  la  prosecuzione  dei
  rapporti   a   tempo   determinato,  al  fine   della   preliminare
  attestazione di rispetto del limite strutturale di cui all'articolo
  76,  comma 7, primo periodo, del decreto-legge 25 giugno  2008,  n.
  112,  convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008,  n.
  133  (incidenza delle spese di personale inferiore al 50 per  cento
  delle  spese  correnti) e del limite di cui all'articolo  1,  commi
  562, primo periodo, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (spesa del
  personale  non  superiore  al  corrispondente  ammontare  dell'anno
  2008),   e,   tanto,  per  agevolare  l'avvio   del   percorso   di
  stabilizzazione e a computare, invece, integralmente, le sole spese
  per  assunzioni  a  tempo  indeterminato programmate  al  lordo  di
  eventuali   contributi  regionali  al  fine  del   rispetto   delle
  disposizioni normative anzi richiamate, garantendo, in tal modo,  e
  soprattutto,  nel  periodo in cui verrà a cessare  l'erogazione  da
  parte della regione del
   contributo    finalizzato   a  favorire  la  stabilizzazione,   il
  rispetto da parte dell'ente locale procedente del già significativo
  limite strutturale, salva l'applicazione del Qpiano di rientro'  di
  cui alla L.R. 24/2010;

   h) l'abrogazione del disposto di cui all'articolo 16, comma 8, del
  decreto-legge 6 luglio 2012 n. 95, convertito nella legge 7  agosto
  2012 n. 135;

   i)  il  ribadire  la  centralità del lavoro a tempo  indeterminato
  nella pubblica amministrazione». (127)

   PRESIDENTE.   Ha  facoltà  di  parlare  l'onorevole   Maggio   per
  illustrare la mozione.

   MAGGIO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, è  chiaro  che  il
  contenuto  della  mozione, che è risalente al mese  di  maggio  del
  2012, va aggiornato sulla base di quelli che sono, nel frattempo, i
  correttivi intervenuti.
   La  mozione  aveva  lo  scopo,  che mantiene  almeno  sotto  certi
  aspetti,  di vedere di porre fine, finalmente, a quella che  è  una
  condizione  che  ormai appartiene a più di 23  mila  persone  nella
  nostra  Regione, una condizione che è sicuramente  un  problema  di
  ordine sociale oltre che assumere un aspetto di gestione importante
  all'interno  di alcuni comuni per i servizi ai quali  sono  adibiti
  molti di questi soggetti che da vent'anni svolgono questa attività.
   Nella mozione, in cui era presente ed è naturalmente presente  una
  sollecitazione  del  Governo regionale,  la  sollecitazione  allora
  riguardava il fatto che per noi presentatori era necessario avviare
  immediatamente un confronto, al di là della presenza di una proroga
  imminente che avrebbe prorogato i contratti prima a giugno  e,  poi
  successivamente, a dicembre, proprio perché ci rendevamo conto,  ne
  siamo ancora assolutamente convinti, che il problema del precariato
  in Sicilia non ha, non solo per una questione di dimensioni, ma non
  ha  nemmeno  le  stesse specificità che sono presenti  nelle  altre
  regioni siciliane.
   Visto  che a nostro avviso ci sono dei vincoli costituzionali  che
  ce  lo  impediscono in quanto le norme in materia  di  rapporti  di
  lavoro  che attengono ai pubblici dipendenti, così come  recita  la
  Costituzione, sono materia di competenza del Governo nazionale,  la
  sollecitazione che ancora oggi facciamo al Governo regionale  è  di
  indicare  alcuni  punti che secondo noi sono  ancora  da  chiarire.
  Chiediamo  di avere al più presto una cornice nazionale all'interno
  della  quale  la Regione Sicilia possa  legiferare e, quindi,  dare
  risposte compiute a questi lavoratori.
   I punti sostanziali sono quelli che prioritariamente riguardano le
  deroghe.  Dirò  di  più. Prima di arrivare  a  quelle  deroghe  che
  purtroppo impediscono ai comuni, allo stato attuale, al  di  là  di
  un'eventuale  norma regionale, di stabilizzare i  lavoratori,  sono
  delle deroghe che, tra l'altro, se seguiamo il percorso che è stato
  indicato,  porteranno alla necessità di un percorso, dal  punto  di
  vista  temporale, che sicuramente non vede la possibilità per tutti
  i  precari  domani di potere essere, in virtù dell'eventuale  norma
  nazionale,  dell'eventuale norma regionale, di essere  stabilizzati
  tout court.
   Pertanto,   la  premessa degli allentamenti dei  vincoli  che  noi
  chiediamo   con  questa  mozione,  è  una  premessa   che   prevede
  necessariamente  la  proroga  almeno  di  un  triennio  per  potere
  permettere  nella  fase  di avvio del percorso  di  stabilizzazione
  almeno  una  parte sostanziale dei lavoratori per il raggiungimento
  del loro percorso di stabilizzazione.
   Nello  specifico, vorrei dire che se i comuni oggi, non  esistendo
  più tra poco le province e, quindi, restando solo in capo ai comuni
  questa  problematica,  se  dovessero  stabilizzare,  soggiacendo  a
  quelli  che  sono  i  vincoli del patto  di  stabilità  interno  ed
  esterno, non potrebbero stabilizzare i lavoratori.
   La  prima richiesta, pertanto, per quanto ci riguarda, è quella di
  un  allentamento  di  questi vincoli perché molti,  moltissimi  dei
  nostri  comuni sono già al di fuori di quelli che sono i limiti  di
  bilancio  per  quanto riguarda la spesa per i dipendenti  e,  molto
  probabilmente, questo problema si aggraverà ancor più  nell'anno  a
  venire.
   Questo,  quindi,  era il primo punto. Ce ne sono degli  altri  che
  via,  via  si  sono,  con il decreto n. 101  del  ministro  D'Alia,
  appalesati. Quali nello specifico?
   Il ministro D'Alia fa riferimento per la costituzione di un bacino
  ad  una  graduatoria che dovrebbe essere fatta tra i lavoratori  ex
  LSU  e  ASU;  graduatoria che tra l'altro dovrebbe  essere  stilata
  seguendo un principio che è quello dell'anzianità anagrafica.
   Questa  proposta  tuttavia  dimentica un  punto  fondamentale  che
  riguarda, invece, i nostri lavoratori che nel frattempo sono stati,
  per così dire, stabilizzati, cioè i contrattualizzati.
   Ed  è  chiaro  che  se si fa riferimento ad un  bacino  dal  quale
  attingere per potere permettere ai comuni di avviare un percorso di
  stabilizzazione,  giustissimo che ci siano dentro  LSU  e  ASU,  ma
  vorrei  capire  come  mai si è tralasciato un  punto  fondamentale,
  credo  che  sia solo una questione nominale ma che non  ci  sia  la
  volontà  di  farlo  nel  dimenticare tra le  categorie  individuate
  quelli dei contrattualizzati.
   Poi,   la  questione importante è quella che riguarda le procedure
  concorsuali  a cui si fa riferimento e che ingloberebbero  anche  i
  lavoratori che rientrano nelle categorie A e B.
   Noi  riteniamo che questo sia un problema che si può  superare  in
  virtù  del  fatto  che questi sono dei lavoratori che  hanno  avuto
  accesso  a  quel  percorso con una sorta di selezione  perché  sono
  quelli  che  fanno riferimento all'articolo 16 - mi  pare  -  della
  legge  87, ripresa dalla legge n.  56. Quindi, già nel percorso  di
  stabilizzazione,  escludendo  da qualsiasi  vincolo,  da  qualsiasi
  procedura  concorsuale  i  lavoratori A e  B,  si  potrebbe  avere,
  facendoli  confluire  in una graduatoria che  dovrebbe  essere  una
  graduatoria quanto meno provinciale, perché se non si mette in atto
  una  graduatoria  provinciale a prescindere da quelli  che  sono  i
  fabbisogni di ogni comune, noi non possiamo avere neanche nel tempo
  la  possibilità che tutti i lavoratori riescano ad essere assorbiti
  da un comune e, quindi, stabilizzati. Riteniamo che sia un problema
  forte, un problema vincolante.
   A  ciò si aggiunge la richiesta, che è presente nella mozione  che
  affidavamo  e continuiamo ad affidare al Governo regionale,  di  un
  accordo  possibile  con  il  Governo  nazionale  perché  da  quella
  graduatoria,  oltre al percorso di stabilizzazione che  riguarda  i
  nostri  enti  locali, si possa attingere anche per un  percorso  di
  stabilizzazione    che   riguardi   i   punti   periferici    delle
  amministrazioni   centrali,   perché  abbiamo   molte   diramazioni
  periferiche  delle amministrazioni centrali che hanno  una  carenza
  forte  di personale e in questa maniera noi potremmo fare  in  modo
  che l'assorbimento avvenga attraverso questo percorso.
   Poi,  c'è  il punto che riguarda le categorie C e D e, quindi,  la
  procedura concorsuale. Infatti,  mantenendo in piedi questo vincolo
  noi  ci troveremmo ad avere davvero la possibilità, attraverso  una
  procedura  concorsuale, della stabilizzazione di questi lavoratori,
  perché per ogni lavoratore, mantenendo il vincolo del 50 per  cento
  delle  risorse per gli esterni e il 50 per cento degli  interni  ne
  viene fuori che per stabilizzare una unità ne occorre un'altra, per
  cui  al  di  là  del  rifacimento,  dell'adeguamento  delle  piante
  organiche verrebbe fuori la mancata possibilità.
   Ed  allora, secondo noi, si può, naturalmente non disconoscere  il
  percorso  concorsuale, perché tra l'altro la  Corte  costituzionale
  negli ultimi vent'anni non ha fatto altro che fare riferimento a un
  principio  che non è derogabile e, quindi, ha l'accesso  attraverso
  una  prova concorsuale. Si potrebbe incidere sulla valutazione  dei
  criteri che appartengono a questi lavoratori, considerato che  sono
  lavoratori che da circa vent'anni in media lavorano nella  pubblica
  amministrazione  e che, quindi, possono vantare una professionalità
  di  un  certo  tipo, ai quali, attribuendo un punteggio  abbastanza
  consistente,  senza falsare quelle che sono le  regole  del  gioco,
  potrebbero avere sicuramente più possibilità degli altri di  essere
  inseriti in questo percorso.
   E'  chiaro  che  tutti  questi  passaggi,  considerata  aperta  la
  discussione,  sono  dei passaggi a cui noi ci  offriamo  di  potere
  partecipare   direttamente,  se  il  Governo  volesse   la   nostra
  collaborazione,  attraverso  l'elaborazione  di  emendamenti   che,
  secondo  noi,  in corso d'opera vanno immediatamente presentati  e,
  naturalmente, attraverso un dialogo che vogliamo anche  capire,  al
  di  là  di  quello  che  sappiamo delle  notizie  giornalistiche  o
  provenienti  da  altre  fonti, a che punto sta  e  quali  sono  gli
  ulteriori passaggi che questo Governo intende mettere in atto.

   GRASSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRASSO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio  intervento
  sarà brevissimo.
   E' vero che oggi il problema dei precari si pone, fra l'altro vi è
  la  scadenza  del  31 dicembre e comunque deve avviarsi  verso  una
  risoluzione.
   Non dobbiamo dimenticare che questa materia è stata oggetto di una
  serie di leggi regionali che hanno determinato, se mi è consentito,
  il  caos  cui  oggi sono sottoposte soprattutto le  amministrazioni
  locali che, ahimè, si sono ritrovate con una serie di personale  in
  servizio presso i Comuni.
   Proprio per venire in contro alle esigenze occupazionali, parecchi
  comuni  hanno  cercato  di  porre  in  essere  anche  nelle  piante
  organiche,  proprio per attingere al 50 per cento di  assunzione  i
  non  fare  più,  anche  prima del blocco  delle  assunzioni,  altri
  concorsi  per  potere lasciare spazio, appunto,  all'occupazione  e
  quindi alla stabilizzazione dei precari.
   Quali  sono  i  limiti? I limiti sono che per  le  categorie  C  è
  necessario  fare  un  concorso ad evidenza  pubblica,  per  cui  la
  stabilizzazione  dei  precari diventa impossibile  perché  con  una
  procedura  di  evidenza  pubblica si  apre  il   mare  magnum   dei
  concorsi  per  cui  significa prendere in  giro,  non  stabilizzare
  nessuno.  Per  le  categorie A e B invece si  può  procedere  senza
  bisogno  dell'evidenza pubblica, ma c'è un problema,  e  questo  lo
  deve  risolvere il Governo, c'è un problema e quindi  la  soluzione
  potrebbe  essere  quella  di un concorso  unico  regionale,  faccio
  l'esempio  alla legge 285  in passato, ma oggi la Regione  incontra
  dei  limiti  perché proprio con una legge regionale si  è  adeguata
  alla legge statale quindi oggi è vincolata alle norme dello Stato.
   Ma   il  problema  potrebbe  essere  limitato  o  quanto  meno  la
  stabilizzazione  di  alcuni precari già  potrebbe  essere  stata  e
  potrebbe essere attuata immediatamente se solo si desse corso  alla
  legge  regionale  approvata il 29.12.2010, n. 24 e alle  successive
  circolari,   la  n.  1 del 6.5.2011 e la n. 3 del  16.12.2011,  che
  hanno   disciplinato   i  processi  di  stabilizzazione   a   tempo
  indeterminato  dei lavoratori facenti parte degli enti  locali  con
  rapporto  a tempo determinato proveniente dal bacino dei lavoratori
  socialmente  utili  e beneficiari del fondo del precariato  di  cui
  alla legge regionale 27 del 2007.
   Cosa  si  è verificato? Si è verificato che, in ossequio a  queste
  disposizioni  legislative  e  alle circolari,  i  comuni  virtuosi,
  virtuosi  nel  senso che avevano programmato anche il  processo  di
  stabilizzazione e che si trovavano nelle condizioni di poterlo fare
  per   i  pensionamenti  che  andavano  a  verificarsi  negli   anni
  successivi, hanno proceduto alle stabilizzazioni, a completare così
  come   contemplato  dalla  legge  e  dalle  circolari,  a  iniziare
  addirittura  a  completare entro il 31  dicembre   il  processo  di
  stabilizzazioni per le categorie A e B e parecchi altri  comuni  il
  processo  di stabilizzazione mediante concorso ad evidenza pubblica
  delle  categorie  C.  Quindi, significa  togliere  dal  bacino  del
  precariato  una  bella fetta e quindi piuttosto che  22  mila  oggi
  potrebbero diventare 20 mila.
   La  sottoscritta, nella qualità di sindaco, ha effettuato tutte le
  procedure concorsuali relativamente alle categorie C così  come  le
  procedure  di stabilizzazione per le categorie A. Altri  comuni  si
  trovano nella stessa identica condizione.
   Il  vero  problema quale è? Che la Regione avrebbe,  in  virtù  di
  questa legge e delle circolari, dovuto concedere il contributo  per
  5  anni  e, quindi, per consentire quel processo perché sapete  che
  sui  tagli  dei comuni, tra l'altro addirittura non solo   con  una
  legge regionale questi precari sono stati  scaricati  - questo è il
  termine   -  ai  comuni  e  quindi  i  comuni  soggiacciono,  oggi,
  all'aumento  della  spesa del personale perché con  l'utilizzo  dei
  precari  la spesa del personale viene utilizzata e quindi  chiamati
  alla  Corte  dei  conti  e  quindi hanno  anche  la  difficoltà  ad
  adempiere  e   a  sostenere  il pagamento la  corresponsione  della
  retribuzione era previsto, dicevo, il contributo regionale  che  di
  fatto  è  stato  decurtato  del 20 per  cento  rispetto  agli  anni
  precedenti già dall'anno scorso.
   Però,  quei comuni ad oggi, siamo ad ottobre, che hanno completato
  le procedure di stabilizzazione per le categorie A e B e che quindi
  sarebbero  in  grado di togliere dal bacino dei precari  una  buona
  fetta   e  un  buon  numero  di  precari  non  hanno  ottenuto   il
  finanziamento  da  parte  dell'Assessorato,  seppur  richiesto  nei
  termini, nel rispetto delle leggi.
   Faccio presente che proprio su questo argomento ho presentato  una
  interrogazione ma  non ho avuto risposta.
   Sottoscrivo,  pertanto,  la  mozione  presentata  dagli  onorevoli
  Maggio  e  altri.  Auspico  che oggi si creino le condizioni  senza
  prendere  in  giro nessuno, perché è un problema che vi trascinate,
  signori colleghi deputati, da anni, ma quanto meno il Governo  oggi
  deve  trovare la soluzione nel rispetto di quella legge, di  quelle
  circolari  che  ha  emanato ai quali i comuni hanno  dato  seguito.
  Quindi,  vorrei che qualcuno mi rispondesse all'interrogazione,  se
  il  finanziamento  e  se i fondi ci sono e sempre  il  31  dicembre
  almeno  quei  comuni  possiamo stabilizzare i  lavoratori  per  cui
  abbiamo proceduto per i concorsi.

   RINALDI . Chiedo di parlare

   PRESIDENTE.  Ne  ha  facoltà. Vi pregherei di  attenervi  entro  i
  cinque minuti stabiliti dal Regolamento.

   RINALDI. Signor Presidente, sarò telegrafico.
   Volevo, innanzitutto, sottoscrivere integralmente sia l'intervento
  dell'onorevole Maggio, ma anche l'intervento dell'onorevole  Grasso
  che condivido pienamente.
   Volevo  evidenziare all'Assessore un aspetto che più volte abbiamo
  evidenziato  e  denunciato in quest' Aula e cioè la discriminazione
  degli  ASU  che  ancora  sono, purtroppo, sotto  il  dominio  delle
  cooperative  che,  spesso e volentieri, le  utilizzano  in  materia
  impropria  anche  per  usi  privati.  Ma  la  cosa  che  mi   preme
  sottolinearle, Assessore, è che se, al di là della legge n. 24  del
  2010  cui  faceva cenno l'onorevole Grasso, non si riesce  a  dare,
  intanto una proroga di altri cinque anni per dare la possibilità ai
  comuni  di  respirare quindi avere la possibilità nel frattempo  la
  gente va in pensione di reintegrarli con il personale che hanno  in
  questo  momento e quindi continuare a dare il contributo dell'80  -
  90  per cento, a seconda con quale articolo sono stati assunti,  mi
  preme dirle che insieme agli LSU ci sono pure gli ASU che hanno una
  legge  diversa che è quella n.  17 del 2004 che avevano  presentato
  la domanda - lei sa tutto -.  Questi ragazzi, ma insieme anche agli
  LSU,  se  noi  non  troviamo un bacino di collocazione  diverso  da
  quello  che  è  attuale,  perché in questo  momento  sono  soltanto
  limitati agli Enti locali, noi abbiamo gli LSU che sono negli  enti
  locali  in  numero  sproporzionato rispetto alla  pianta  organica,
  anche  con  la  deroga del patto di stabilità,  non  arriveremmo  a
  stabilizzarli tutti dove in questo momento prestano servizio.
   Allora,  se  non  ci  inventiamo o non  riusciamo  a  trovare  una
  collocazione, che potrebbero essere anche gli uffici della  Regione
  periferici, mi riferisco all'Ispettorato forestale, all'Ispettorato
  del  turismo, cioè tutti quegli uffici periferici della Regione che
  insistono in ogni provincia e tentare di collocarli pure lì, io non
  credo che noi riusciremo a stabilizzarli tutti negli Enti locali.
   Quindi,  chiedo  al Governo se è possibile, ottenendo  chiaramente
  l'autorizzazione al Governo nazionale, e quindi una deroga al patto
  di stabilità, una proroga di due anni e attraverso la legge 24 fare
  una  proroga di altri cinque anni così come era previsto,  in  modo
  che  diamo  respiro  ai  Comuni, e quindi concedendogli  sempre  il
  contributo  dell'80  per  cento, di individuare  anche  degli  enti
  periferici per collocare tutti gli altri.

   BONAFEDE,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e  il
  lavoro.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BONAFEDE,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e  il
  lavoro.   Signor Presidente, intanto in  premessa occorre precisare
  che  in questo momento  è in discussione un emendamento, che  credo
  che  sia  già stato trattato in Commissione  Bilancio  del  Senato,
  che  dovrebbe  favorire, appunto, una norma derogatoria  sul  piano
  finanziario  che,  in  qualche modo,  tiene  in  considerazione  le
  necessità  della  Regione siciliana che sono di natura  eccezionale
  anche per le quantità e i numeri.
   Soltanto  per  ricordarlo e dare una risposta anche  all'onorevole
  Grasso in termini di numeri, laddove lei già non lo sapesse, per le
  categorie  A  e  B  sono previste rispettivamente 1.372  lavoratori
  nella  categoria  A, 6.869 nella categoria B, invece  10.025  nella
  categoria C, 231 nella categoria D.
   Quindi,  è  giustissimo quanto è stato detto,  cioè  che  la  vera
  questione  non  si pone per le categorie A e B, la  categoria  C  è
  consistente.  Vorrei soltanto fare qualche accenno  su  quello  che
  sarà  probabilmente il contenuto che stanno discutendo  all'interno
  di questo emendamento, la cui ispirazione dovrebbe partire, diciamo
  in qualche modo promanare dal fatto che la richiesta che la Regione
  ha  fatto  durante  i  diversi tavoli che sono stati  celebrati  al
  Ministero,  e devo ringraziare di questa mozione che sì  è  vero  è
  datata,  però  siccome è stata da me condivisa fin dall'inizio,  in
  qualche  modo  addirittura ha ispirato le proposte che  sono  state
  fatte, quindi le condivido in pieno.
     Proprio  per questo si è chiesto di far salvo per le  Regioni  a
  Statuto  speciale e per gli enti territoriali facenti  parte  delle
  predette  Regioni  delle  disposizioni previste  dall'articolo  14,
  comma  24  bis  e 24 ter del decreto legge 34 maggio 2010,  n.  78,
  convertito  in legge con modificazione dell'articolo  1,  comma  1,
  legge  30 luglio 2010 n. 122 e successive modifiche e integrazioni,
  cosa  che  noi sicuramente già abbiamo condiviso e che fanno  parte
  del  percorso  che la Regione ha intrapreso in tutti  questi  anni,
  sicuramente  ispessito  da  copiosa  materia  giuridica,  ma   che,
  probabilmente,  ha inteso intraprendere anche per  una  risoluzione
  che,  comunque,  deve  riguardare  questo  bacino  imponente,  sono
  praticamente 18.496 di precari .
   In  più  l'emendamento  sicuramente tratterà  la  seguente  parte:
   Esclusivamente per le finalità di cui ai commi 24 bis e 24 ter per
  consentire  l'attuazione  dei processi di  stabilizzazione  di  cui
  all'articolo 4 del decreto legge 31 agosto 2013, n. 101,  gli  enti
  territoriali  di  cui al comma 24 bis calcolano il complesso  delle
  spese  per il personale al netto dell'eventuale contributo  erogato
  dalle Regioni.
   A  tal  fine  la verifica del rispetto delle disposizioni  di  cui
  all'articolo 1, comma 557 della legge 27 dicembre 2006, n.  296,  è
  effettuata   tenendo   conto  di  dati   omogenei.   Queste   norme
  consentirebbero  di  superare  il  limite  del  40  per  cento  del
  turnover,  ma  non  il  limite  del  50  per  cento  delle  risorse
  finanziarie disponibili ai sensi della normativa vigente in materia
  di assunzioni, ovvero di contenimento della spesa del personale .
   Cosa  voglio dire? Che noi speriamo che questo emendamento -  che,
  laddove  non  dovesse  comunque  riuscire  ad  essere  accolto   in
  Commissione Bilancio sarà sicuramente discusso in Aula al Senato  -
  ci  possa  autorizzare  all'utilizzo delle risorse  finanziarie  di
  provenienza regionale.
   Quali  sono  le  parti  irrinunciabili? Intanto,  neutralizzare  i
  contributi regionali, cioè fare esattamente quello che  poco  fa  è
  stato    richiamato   dall'onorevole   Maggio    e    puntualizzato
  dall'onorevole  Grasso,  e  cioè far sì  che  questo  elemento  che
  asserisce l'equilibrio che è imposto dallo stesso decreto legge  n.
  101  della spesa corrente, spesa personale, possa subire una deroga
  laddove  in particolare le risorse di cui stiamo parlando  sono  di
  provenienza  regionale.  In  più - e  sono  d'accordo  -  bisognerà
  sicuramente  sostenere il principio che la spesa che  può  incidere
  sul  patto di stabilità non è la spesa intera, bensì anche  durante
  il  processo di stabilizzazione, solo quella quota che è  afferente
  la spesa del comune diretta.
   In ultima ratio, accolgo pienamente il contenuto di questa mozione
  e  mi impegno a far sì che, proprio per la eccezionalità e richiamo
  anche  alcune  frasi  che  sono scritte  all'interno  della  stessa
  mozione,  perché non si può certo parlare di temporalità quando  si
  fa  riferimento a delle persone che lavorano da più di 20  anni  ed
  hanno trascorso tutta la loro vita in una condizione di precarietà.
   Quindi  le  accolgo  in pieno e le sosterrò, soprattutto  sosterrò
  questa  idea della deroga all'accesso per concorso pubblico per  lo
  meno  per  le  richiamate categorie A e  B,  cosa  che  per  noi  è
  fondamentale.
   Riconosco  necessario che ci sia, nel tessuto  connettivo  tra  il
  Governo  e  l'Assemblea, questo afflato comune nei confronti  della
  risoluzione  delle vite delle persone che ci sono  consegnate,  che
  sono  intanto sicuramente meritevoli della nostra attenzione perché
  il  precariato non debba più riproporsi nella storia  della  nostra
  Sicilia,  ma che al tempo stesso si possa pensare che tutto  questo
  processo,  che avrà necessariamente bisogno di step, di un  periodo
  quindi di adattamento e possa godere, anche in questo caso la  cosa
  che  chiediamo,  di  una  deroga  alla  continuità  e  quindi  alla
  continuazione,  nelle  more  di  una stabilizzazione  stessa.  Sono
  assolutamente favorevole.

   CIANCIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà

   CIANCIO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima  di  votare
  favorevolmente questa mozione, vorrei chiedere al Governo qual è il
  programma   per  tutte  quelle  persone  che  inevitabilmente   non
  rientreranno nel bacino di persone che saranno stabilizzate,  anche
  perché, ormai, la mozione risulta alquanto anacronistica in  quanto
  superata dal Decreto D'Alia.
   Chiedo  al  Governo - e vorrei capire se ci siano delle  risposte,
  perché  non  facciamo altro che parlare di precari, di  tutela  dei
  livelli   occupazionali,  tutela  di  quel  bacino  piuttosto   che
  quell'altro - ma quando parleremo di sviluppo, di impresa,  di  una
  rinascita dello spirito imprenditoriale in questa regione che  vive
  esclusivamente di assistenzialismo anche e purtroppo  sulle  spalle
  dei miei coetanei che sono costretti a emigrare all'estero perché i
  genitori ovviamente hanno avuto un'opportunità dalla vita?
   Sono  queste le domande che faccio al Governo. Per esempio,  sulla
  formazione, sulla possibilità di formare delle persone per svolgere
  le  più disparate mansioni, dal turismo all'agricoltura, sono molti
  i  settori  in cui si potrebbe investire, utilizzando, ad  esempio,
  anche  i  nostri 26 mila forestali che spesso non si  capisce  cosa
  facciano.
   Quello che chiedo al Governo è veramente di finirla, una volta per
  tutte,  con questo regime assistenzialista, di dare delle  risposte
  anche  a chi non rientrerà in questi provvedimenti che, per  quanto
  derogati, comunque non risolveranno il problema.
   Noi  avevamo  provato  col microcredito, nel  nostro  piccolo,  un
  milione e mezzo incrementato di un milione della nostra dotazione è
  una  bazzecola,  è veramente ridicolo in confronto ai  problemi  da
  affrontare, ma il nostro è un segnale che vogliamo dare  al  popolo
  siciliano  nel  dire  che per sopravvivere non  bisogna  per  forza
  conoscere  il politico X o il politico Y che, in qualche  modo,  ti
  farà entrare da qualche parte, ma bisogna semplicemente avere delle
  idee, dei progetti, e portarli avanti.
   Al  Governo  chiedo cosa abbia in mente di fare dopo  l'attuazione
  del  Decreto  D'Alia  per le tante persone e i  tanti  giovani  che
  rimarranno  fuori  dai giochi che ci sono stati  in  questi  ultimi
  vent'anni.

   BONAFEDE,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e  il
  lavoro.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BONAFEDE,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e  il
  lavoro.  Signor Presidente, ho avuto l'opportunità  di  parlare  di
  questo  tema, ancorché non è l'oggetto della mozione però mi sembra
  talmente   intimamente  connesso.  Intanto  riconosco   sempre   la
  buonafede  dell'onorevole che risponde e mi è congeniale  non  solo
  per il cognome, ma per lo spirito che mi governa.
   Penso  che lei abbia detto una cosa che è assolutamente vera  alla
  quale questo Governo ovviamente non può porre rimedio.
   Noi  abbiamo fotografato una situazione, tutto quello che contengo
  qua  è  un  decimo  della documentazione che  io  ho  studiato  per
  affrontare  la  genesi  del  precariato  in  Sicilia.  Ha   ragione
  l'onorevole:  per i prossimi dieci anni perlomeno, ma probabilmente
  sono pochi, il processo di stabilizzazione del precariato porterà i
  giovani o quanto meno le nuove generazioni a non potere aspirare ad
  avere un posto nella pubblica amministrazione perché non ci sarà la
  sostenibilità,  non  ci  sarà  la  materia,  non  ci   saranno   le
  motivazioni  al  pubblico  concorso, a  prescindere  dall'evolversi
  perché  gli  organici saranno assolutamente saturi.  Di  questo  la
  storia,  probabilmente, chiederà risposta in  un  momento  che  non
  appartiene all'odierno, alla contemporaneità, al presente.
   Oggi, dobbiamo trovare soluzioni perché comunque sia, proprio  per
  le  cose che io poco fa ho detto, si tratta di persone che hanno un
  percorso storico di vent'anni e siccome mi occupo non soltanto  dei
  disoccupati  e  degli inoccupati, ma anche di coloro  che  over  50
  hanno  perso  il lavoro e devo tenere conto che c'è  una  fragilità
  estrema  e  che  la  fragilità estrema è di chi  oggi  non  avrebbe
  neanche  la  possibilità di trovare altro sistema  per  portare  il
  sostentamento alla propria famiglia.
   Ed  allora,  quale  proposta fare ai giovani?  Tenendo  conto  che
  stiamo  assistendo  ad una nuova emigrazione  e  che  questa  nuova
  emigrazione  è  composta da interi nuclei familiari che  vanno  via
  perché in alternativa si devono rivolgere alla Caritas.
   Ho  fatto  una analisi su quelle che sono le quantità di cibo  che
  vengono  distribuite ai poveri e ciò che fa più impressione  è  che
  sono  interi  nuclei  familiari che si rivolgono  e  sono  i  nuovi
  poveri.  Avete ragione: si sta assistendo ad una nuova emigrazione.
  Dobbiamo  fermarla.  Ma soprattutto dobbiamo fermare  l'emigrazione
  dei talenti, dei nostri figli. Non possiamo permettere che i nostri
  figli vengano formati, cresciuti e poi per potere pensare alla loro
  vita debbano andare altrove.
   Proprio  per  questo  io  cercherò di far  sì  che  questo  famoso
  strumento di cui si è parlato tanto dell'apprendistato possa essere
  da stimolo, per lo meno per trattenerli, per dar loro la sensazione
  che  se anche vanno a studiare all'estero c'è un vincolo. Alla fine
  del compimento degli studi devono ritornare qui.
   Cosa  pensiamo  di fare per le politiche di sviluppo?  Chiaramente
  quelle   sono  trasversali.  L'assessore  per  il  lavoro   non   è
  l'assessore  che  produce il lavoro. Tant'è vero che  la  cosa  che
  governo  per  ora sono i centri per l'impiego che per  i  risultati
  raggiunti in tutta Italia, non solo in Sicilia, celebrano purtroppo
  la  loro  inefficacia, non dico il loro insuccesso. Il 4 per  cento
  soltanto  di  coloro  che trovano lavoro proviene  dai  centri  per
  l'impiego.
   Cosa   dobbiamo  fare?  Intanto  sicuramente  ricorrere  a   delle
  politiche  trasversali, cosa che stiamo già facendo con il  Governo
  che  tengano conto delle attività produttive, del turismo, dei beni
  culturali,  dell'agricoltura  e che  insieme  alla  formazione  che
  dovrebbe  servire  esattamente  ad  intercettare  le  nuove  strade
  dell'economia  possono  fornire il  presupposto  perché  si  svolga
  questo  famoso mismatch tra domanda e offerta che ad oggi manca  di
  un elemento.
   Abbiamo   sicuramente   un  percorso   che   è   agevolato   dalla
  programmazione  Europea, ed è di stamattina il  primo  incontro  in
  conferenza  Stato-Regione  sulla discussione  della  programmazione
  14/20. Dobbiamo essere pronti, questa volta senza indugi - lo  dico
  soprattutto  per  le  politiche che sono  affidate  all'Assessorato
  famiglia,  politiche  sociali e lavoro -, io credo  peraltro  molto
  all'economia  sociale  che  potrebbe essere  domani  una  fonte  di
  risorsa  e  di lavoro per moltissimi. E non dimentichiamoci  che  è
  proprio   dalla   programmazione   comunitaria   che   deriva    la
  raccomandazione  più importante, che è quella che si  chiama  Youth
  Guarantee, garanzia per i giovani.
   A questo noi sicuramente affidiamo un compito importante perché la
  garanzia occupazionale per i giovani deve essere quasi compensativa
  dell'attenzione  che,  necessariamente,  dobbiamo  dare  alla  loro
  aspirazione  a occupare un posto negli enti pubblici, cosa  che  ci
  deriva  dalla necessità, parimenti, di procedere finalmente  a  una
  stabilizzazione  di  tutti  questi  precari.  Io  credo  di   avere
  risposto.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, pongo in  votazione  la  mozione
  numero  127   Stabilizzazione  dei  rapporti  di  lavoro  a   tempo
  determinato   a  firma degli onorevoli Maggio,  Gucciardi,  Cirone,
  Milazzo e Gianni, sottoscritta da tutto il Parlamento.
   L'Assemblea ne prende atto.

   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvata)

   Onorevoli  colleghi,  la seduta è rinviata ad  oggi,  mercoledì  2
  ottobre 2013, alle ore 20.05, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del vicepresidente Pogliese


  I   - Discussione della mozione:
       N. 179  -  Iniziative  per porre fine alla realizzazione  di
             impianti eolici in Sicilia.
      (23 settembre 2013)

    CRACOLICI-GUCCIARDI-ALLORO-ARANCIO-BARBAGALLO-CIRONE-DIGIACOMO-
    FERRANDELLI-LACCOTO-LUPO-MAGGIO-MARZIANO- MILAZZO A.-PANARELLO-
                                       PANEPINTO-RAIA-RINALDI-VULLO

  II   - Svolgimento, con carattere di urgenza dell'interpellanza:

       N. 104  -  Chiarimenti  urgenti circa  la  realizzazione  di
             impianti di energia alternativa.
      (30 settembre 2013)

                                              CRACOLICI - GUCCIARDI

  III   -  Discussione dei disegni di legge:

          1)  -  Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
              Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma 2
              dello Statuto recante 'Modifiche dello Statuto della Regione
              siciliana aventi ad oggetto disposizioni in materia di ripudio
              della mafia a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, delle
              libertà civili, politiche, economiche e sociali'.  (n. 223/A)

          2)  -   Modifiche alla legge regionale 20 aprile 1976, n. 35.  (nn.
              127-30/A)

  IV    -  Parere, ai sensi dell'art. 41 ter, comma 3, dello Statuto
   siciliano, sui progetti di legge costituzionali nn. A.S. 42 e A.S.
   363 concernenti modifiche dello Statuto della Regione in materia di
   procedure per la modifica dello Statuto medesimo

  V   - Discussione della mozione:

         N. 59  -  Interventi urgenti per la modifica  dell'attuale
              Piano di gestione dei rifiuti e per la riduzione  dei
              rifiuti indifferenziati in Sicilia.

         (11 marzo 2013)

                                         FOTI-CANCELLERI-CAPPELLO -
                                          CIACCIO-CIANCIO- FERRERI-
                                      LA ROCCA-ZITO- MANGIACAVALLO-
                                         PALMERI-SIRAGUSA-TRIZZINO-
                                               - VENTURINO-ZAFARANA

  VI   - Discussione della mozione:
       N. 93 -  Interventi a sostegno delle piccole e medie imprese
             siciliane titolari di emittenti televisive locali, per
             il   rafforzamento  tecnologico-organizzativo   e   la
             transizione al sistema digitale terrestre.
        (10 aprile 2013)
                             GRASSO - CIMINO - FIRETTO - LANTIERI -
                                                             GIANNI

  VII   -  Discussione della mozione:
       N. 123  -  Ripristino  nel  bilancio regionale  del  gettito
             derivante   dalle   operazioni   effettuate   in   via
             telematica dalle imprese di revisione riconosciute  ed
             autorizzate  ad  operare,  nel  territorio  siciliano,
             dalla competente amministrazione regionale.

      (28 maggio 2013)

                             GRASSO - LANTIERI - FIRETTO - FIGUCCIA

                   La seduta è tolta alle ore 20.02

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
           Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli

   ALLEGATO

                  Risposte scritte ad interrogazioni

             Rubrica «Beni culturali e Identità siciliana»

   MUSUMECI - IOPPOLO. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore
  per i beni culturali e l'identità siciliana, premesso che:

   nel   territorio   del   Comune  di  Misterbianco,   in   Contrada
  Campanarazzu', si conservano i ruderi della Chiesa  Madre  di  quel
  Centro,  distrutta,  assieme al nucleo abitato, dalla  catastrofica
  eruzione dell'Etna del 1669;

   le  predette  vestigia ipogee - fra cui il pavimento dell'edificio
  sacro,  gli altari laterali ed un affresco - rivestono un  notevole
  interesse vulcanospeleologico e sono state portate alla luce da una
  prima  campagna  di scavi finanziata un decennio fa  dalla  Regione
  siciliana  ed  eseguita sotto la direzione della Soprintendenza  di
  Catania;

   un   successivo  intervento  di  messa  in  sicurezza  dei   resti
  archeologici,  per  un  importo di oltre  mezzo  milione  di  euro,
  finanziato sempre dalla Regione e previsto in cantiere per il 2009,
  non   è   stato   finora  realizzato,  per  motivi  che   rimangono
  inspiegabili;

   l'area  è stata nel frattempo acquisita al demanio della Provincia
  Regionale di Catania per essere destinata a Parco suburbano;

   ravvisata la necessità di sottrarre i reperti archeologici  emersi
  a  possibili  atti di vandalismo che renderebbero vano ogni  sforzo
  finora compiuto dall'intervento pubblico e dal volontariato privato
  e,  altresì, completare finalmente la campagna di scavi avviata nel
  2002  con  un  progetto  integrativo di recupero  dell'intero  sito
  archeologico già oggetto di scavi;

   per sapere:

   quali  siano  i  motivi che hanno impedito alla Soprintendenza  ai
  Beni  culturali  di  Catania, di avviare il cantiere  degli  scavi,
  previsto per il febbraio 2009;

   se  non  ritengano  di dovere intervenire con la massima  urgenza,
  disponendo  la  redazione  ed  il  finanziamento  di  un   progetto
  integrativo  di recupero, consolidamento e messa in  sicurezza  del
  sito  archeologico  di contrada Campanarazzu' di Misterbianco,  per
  l'alto  interesse culturale che i ruderi rivestono  quale  preziosa
  testimonianza  dell'antico insediamento  urbano  e  della  identità
  cristiana   di   quella   Comunità,  e  per   la   loro   possibile
  valorizzazione  e  promozione in termini  di  sviluppo  turistico».
  (704)

       (Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)

      Risposta.  -  «In riferimento all'interrogazione in  oggetto  e
  sulla base delle notizie trasmesse dal Dipartimento, si rappresenta
  quanto segue.
      La  Chiesa  Madre  di Misterbianco, distrutta dalla  devastante
  eruzione  del  1669, è stata interessata da un primo intervento  di
  recupero  realizzato grazie al POR Sicilia 2000-2006.  Con  DDG  n.
  5262  del  1/03/2007 veniva approvato il progetto  per  "Lavori  di
  recupero  e  restauro  dell'antica  Chiesa  Madre"  e  disposta  la
  prenotazione di impegno della somma di euro  1.013.296,00 in favore
  della  Soprintendenza di Catania. La consegna avveniva con  verbale
  del  23/02/2009 ma i lavori venivano ultimati il 30/08/2012 per  le
  reiterate sospensioni dovute alla pericolosità del sito.
      Allo  stato  attuale,  il  sito è  interessato  da  un  secondo
  progetto  proposto attraverso i PO FESR 2007-2013 finalizzato  all'
  "Adeguamento per la fruizione del complesso architettonico di  c.da
  Campananzzzu a Misterbianco (CT)". Con il recente DDG n.  1479  del
  04/06/2013  di  riprogrammazione  della  linea  di  intervento,  il
  progetto  in  questione  rientra tra gli  interventi  finanziati  a
  valere   sulla   misura  3.1.1A(b),  già  3.1.1.2,  per   l'importo
  complessivo di  euro 696.203,49.
      Con  la  realizzazione dei lavori previsti dal citato  progetto
  si  potrà  ritenere  raggiunto l'obiettivo  del  recupero  e  della
  conservazione del prezioso monumento».

      L'Assessore

      Mariarita Sgarlata

   FONTANA. -  «Al Presidente della Regione, all'Assessore per i beni
  culturali  e  l'identità siciliana, all'Assessore  per  l'economia,
  all'Assessore  per  le  autonomie locali e  la  funzione  pubblica,
  all'Assessore  per  le infrastrutture e la mobilità,  all'Assessore
  per  il territorio e l'ambiente e all'Assessore per il turismo,  lo
  sport  e lo spettacolo, premesso che il centro storico di Agrigento
  presenta,  coi  suoi  stretti  vicoli,  cortili  e  piazzette,  una
  struttura urbana tipicamente araba fra le più autentiche  e  meglio
  conservate  della Sicilia. Sulla sua sommità si erge la Cattedrale,
  fondata alla fine dell' XI sec. da San Gerlando, primo vescovo dopo
  la  dominazione musulmana e patrono della città che, essendo  stata
  più  volte ingrandita e rimaneggiata nei secoli seguenti,  oggi  si
  presenta  come una mirabile fusione di diversi stili. Adiacente  ad
  essa,  sorge la settecentesca Biblioteca Lucchesiana che custodisce
  numerosissimi e pregiati volumi e la Chiesa di S. Maria dei  Greci,
  costruita sulle rovine del Tempio di Athena, risalenti al  VI  sec.
  a.c.  e poi l'Abazia di Santo Spirito, che domina quella che fu  la
  zona  di  espansione trecentesca della città ed  all'interno  della
  quale  trionfa  l'arte  dello  stucco  dello  scultore  palermitano
  Giacomo Serpotta;

   rilevato  che  quelli in premessa rappresentano solo  una  piccola
  parte  di un insieme di beni inestimabili, adagiati su una  collina
  che  da un centinaio di anni ha manifestato la sua instabilità, con
  accadimenti  importanti,  si ricorda  la  frana  del  1960  e,  più
  recentemente, il crollo del Palazzo Lo Jacono Maraventano del 2012,
  che  rappresenta l'ennesimo campanello d'allarme del centro storico
  che sembra chiedere aiuto;

   considerato che:

   si  ritiene indispensabile ogni azione utile a garantire tutte  le
  condizioni di vivibilità e sicurezza, ed in particolare, alla  luce
  dell'elevato rischio che corrono i cittadini residenti, individuare
  le soluzioni per la realizzazione di una sicura via di fuga in caso
  di eventi calamitosi;

   occorre agire al più presto per salvaguardare un bene che tutto il
  mondo  ci  invidia e per dare certezze e sicurezza ai cittadini  di
  Agrigento:  la  politica  ha il compito  di  trovare,  infatti,  le
  soluzioni,  a  livello  regionale e  nazionale  affinché  si  possa
  fronteggiare la situazione;

   per sapere se non ritengano opportuno:

   -  attivare tutte le misure possibili, sul fronte della  sicurezza
  del nucleo antico della città di Agrigento, utili per individua  re
  soluzioni per la realizzazione di una sicura via di fuga in  cas  o
  di eventi calamitosi;

   -  avviare  sul centro storico azioni tendenti alla revisione  del
  piano  particolareggiato, con un censimento puntuale degli immobili
  di  interesse  storico a rischio e, conseguentemente,  al  maggiore
  monitoraggio degli stessi immobili;

   -   prevedere  dei  fondi  a  titolo  di  compartecipazione  sugli
  interessi  sui  mutui,  per i privati che  vogliano  investire  nel
  centro storico;

   -  creare  una  apposita unità operativa che, oltre a  curare  gli
  aspetti  tecnico-manutentivi, abbia il preciso compito  di  ascolto
  delle  esigenze  manifestate  dagli abitanti,  sia  nella  fase  di
  superamento  dell'emergenza che per la definizione e programmazione
  degli  interventi  di  rivitalizzazione del centro  storico  e  per
  incentivare  l'insediamento di attività  commerciali  ,  centri  di
  aggregazione  e  culturali, che diano impulso alla rivitalizzazione
  del centro storico, attuandone il piano di recupero vigente». (843)

         (L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)

      Risposta.  -  «In riferimento all'interrogazione in  oggetto  e
  sulla  base delle comunicazioni inviate dal Dipartimento  con  nota
  prot. 43296 del 17/09/2013, si rappresenta quanto segue.
      Per   quanto   attiene  alle  misure  di  sicurezza   richieste
  dall'interrogante, la Soprintendenza di Agrigento, con  nota  prot.
  n.  4521/VI  del  4.05.2011, ha approvato il  progetto  preliminare
  presentato   dal  Servizio  Regionale  di  Protezione   Civile   di
  Agrigento,  denominato "Lavori per la realizzazione di una  via  di
  fuga  della collina storica di Agrigento", finalizzato alla  realiz
  zazione di una via di fuga dal nucleo antico della città in caso di
  eventi    calamitosi.   Per   quanto   attiene    alla    richiesta
  dell'interrogante di una revisione del piano particolareggiato  del
  centro  storico  di  Agrigento, si  fa  presente  che  con  DA  del
  Dipartimento  Regionale  Territorio  e  Ambiente  del   23/09/2007,
  pubblicato  sulla  GURS n. 55/2007, è stato già  approvato  in  via
  definitiva  il  piano  particolareggiato  del  centro  storico   di
  Agrigento adottato con delibera del Consiglio comunale n. 146/2005.
      Detto  piano  particolareggiato è stato redatto sulla  base  di
  approfondite   indagini   sulla  consistenza   architettonica   dei
  patrimonio  edilizio,  con  particolare riguardo  anche  all'ambito
  urbanistico  e  con approfondimenti di tipo archeologico,  storico,
  sociale   ed   economico.   Si   è   provveduto,   inoltre,    alla
  classificazione e al censimento degli immobili di interesse storico
  anche con riferimento allo stato di conservazione».

      L'Assessore

      Mariarita Sgarlata

                 Rubrica «Turismo, sport e spettacolo»

   FIGUCCIA - LO SCIUTO - DI MAURO - LOMBARDO -GRECO G. - PICCIOLO  -
  FIORENZA - FEDERICO. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore
  per  il  turismo,  lo  sport  e  lo  spettacolo,  premesso  che  il
  Dipartimento  regionale  per il turismo, sport  e  spettacolo,  con
  apposito  decreto del Dirigente generale, ha recentemente approvato
  il  piano  di  ripartizione  e  di  assegnazione  delle  somme  che
  complessivamente ammontano a 1.140.000,00 euro, di cui al  capitolo
  473733  che  il bilancio della Regione siciliana ha destinato  alle
  Associazioni  concertistiche di interesse regionale, provinciale  e
  locale;

   vista  la  circolare  28825  del  14/12/2011  dell'Assessorato  in
  epigrafe,  che  ha  disciplinato le procedure per  la  richiesta  e
  l'assegnazione  dei  contributi  erogati  ai  sensi   della   legge
  regionale  n. 44 del 1985 con i fondi del cap. 473733 del  Bilancio
  della  Regione siciliana, individuando specifici criteri  ai  quali
  l'apposito  Nucleo  di valutazione avrebbe dovuto  attenersi  nella
  procedura   di   assegnazione  dei  contributi  alle   Associazioni
  richiedenti;

   considerato  che le risorse destinate alle attività concertistiche
  e musicali, a seguito dei tagli sul bilancio 2012, hanno subìto una
  notevole  riduzione,  pari a circa il 34 % rispetto  all'originaria
  previsione, e che tale circostanza ha determinato la necessità  per
  gli  Uffici di procedere ad una riduzione dei contributi  assegnati
  che  non fosse meramente percentuale, ma rispondesse oggettivamente
  al   compito   istituzionale  di  sostegno  nei   confronti   delle
  Associazioni realmente meritevoli e non disperdesse le  già  esigue
  risorse a disposizione;

   preso  atto che il Dipartimento regionale per il turismo, sport  e
  spettacolo  ha  ritenuto di procedere all'assegnazione  dei  citati
  contributi  sulla  base  di  criteri  oggettivi,  ma  indubbiamente
  opinabili,  che  tengano conto del flusso di spettatori  mediamente
  registrato  durante  le  rappresentazioni di ciascuna  Associazione
  richiedente,    della    congruità    del    rapporto    contributo
  assegnato/bilancio  della singola Associazione  ed,  infine,  della
  storicità  dei richiedenti, probabilmente intesa come  riconosciuta
  visibilità  dovuta  alla  consolidata  e  altrettanto  riconosciuta
  tradizione dell'attività svolta sul nostro territorio;

   ritenuto   che  la  situazione  contingente  descritta,   che   ha
  fortemente    influenzato   la   programmazione   delle    attività
  concertistiche  di soggetti che svolgono con grande professionalità
  e  immensa  passione l'arte di fare musica, costituisca un'evidente
  cartina  al  tornasole della necessità di una disciplina  chiara  e
  trasparente, che valorizzi le importanti e consolidate  realtà  del
  settore  come  le  piccole e per questo non meno meritevoli  realtà
  locali.  Sottrarre il sostegno alle Associazione  concertistiche  e
  bandistiche,  che  con grandi sacrifici svolgono la  loro  attività
  artistica,   al   deprecabile  e  ormai   vecchio   sistema   della
  contribuzione  a pioggia, sembra un degno riconoscimento  a  quanti
  mantengono vive le nostre tradizioni culturali ed artistiche;

   per  sapere  quali urgenti interventi intendano  porre  in  essere
  affinché,    attraverso   un'efficiente   e   trasparente    azione
  amministrativa, si garantisca un effettivo sostegno  nei  confronti
  delle  Associazioni  musicali che intendano  accedere  ai  sostegni
  economici previsti dal bilancio regionale».  (252)

   Risposta. - «Con l'interrogazione n. 252 "Notizie circa i  criteri
  seguiti  dal Dipartimento regionale del Turismo. sport e spettacolo
  nella   ripartizione   dei  contributi  per  l'attività   2012   ad
  associazioni  concertistiche e bandistiche siciliane",  l'onorevole
  Figuccia  ed  altri  onorevoli  deputati  dell'Assemblea  regionale
  siciliana hanno formulato un quesito al Presidente della Regione  e
  all'Assessore per il turismo, lo sport e lo spettacolo, inerente il
  recente  piano  di  ripartizione  e  di  assegnazione  delle  somme
  (complessivamente ammontanti a 1.140.000,00 euro - capitolo 473733)
  destinate  dal  Bilancio regionale alle Associazioni concertistiche
  di interesse regionale, provinciale e locale. Tale quesito riguarda
  la  circolare  28825 del 14/12/2011 di questo Assessorato,  che  ha
  disciplinato  le  procedure per la richiesta e  l'assegnazione  dei
  contributi erogati ai sensi della legge regionale n. 44 del 1985 ed
  in   particolare  i  criteri  seguiti,  ritenuti   non   idonei   a
  valorizzare,  oltre  che  le importanti  e  consolidate  realtà  dl
  settore, anche le piccole realtà locali.
   In  ordine  all'interrogazione parlamentare si rappresenta  quanto
  segue.
   Già  dalle  premesse del Ddg n. 2739 del 24.12.12, di assegnazione
  dei   contributi  per  l'attività  concertistica  2012,  si  evince
  l'utilizzazione   di   tre  criteri  quantitativi,   caratterizzati
  dall'obiettività del dato:
   1. anzianità dell'Associazione;
   2. numero di spettatori paganti, sulla media degli ultimi tre anni
  per  un  anno,  al  fine  di  non  penalizzare  quelle  realtà  che
  nell'ultimo anno non avessero effettuato attività a pagamento o non
  avessero operato;
   3.  rapporto  tra bilancio in entrata complessivo e le  richieste,
  così da privilegiare quegli enti che comunque dimostrassero volontà
  di ricerca di fondi e di autofinanziamento.
   L'applicazione  dei tre parametri, unitamente al punteggio  basato
  sulla qualità delle iniziative, espressa dal nucleo di valutazione,
  ha  determinato  un  punteggio complessivo, che  ha  consentito  di
  ammettere  tra  gli assegnatari unicamente quelle associazioni  che
  avessero riportato un punteggio complessivo non inferiore a 17,  di
  cui almeno 7 punti di valutazione del nucleo.
   Gli  stessi  interroganti riconoscono che  si  tratta  di  criteri
  oggettivi, sebbene a loro avviso opinabili e non idonei a garantire
  anche il sostegno di valide realtà locali.
   A  queste  precisazioni, in ordine ai criteri utilizzati  ai  fini
  della  ripartizione  delle  somme  di  cui  al  cap.  473733,   per
  l'assegnazione dei contributi (anno 2012), ai sensi della  I.r.  n.
  44/85 e della circolare n. 28825 del 14.12.2011, devono aggiungersi
  talune  ulteriori considerazioni, relative alle nuove  modalità  di
  assegnazione   dei   contributi  per  le  attività   concertistiche
  dell'anno 2013.
   Com'è  noto  il  finanziamento  di  detto  capitolo  era  inserito
  nell'allegato  1  (ex Tabella H) del disegno di  legge  n.  69  dal
  titolo  "Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno  2013.
  Legge  di  stabilità regionale" che, non rispondendo  al  requisito
  della generalità, è incorso nelle censure formulate dal Commissario
  dello  Stato  per la Regione siciliana nell'impugnativa  al  citato
  disegno di legge.
   In   ossequio  alle  predette  censure  si  è  ritenuto  di  dover
  intervenire  non  più  con  un  provvedimento  ad  hoc,   destinato
  esclusivamente  a  determinati  soggetti-istituzioni,   bensì   nel
  rispetto  dei  canoni  propri  della  legislazione  ordinaria,  che
  prevede  l'ammissione a contributi pubblici  di  tutti  i  soggetti
  pubblici  e  privati su un piano di parità per  il  mantenimento  e
  l'esercizio di attività di rilevante interesse culturale e  sociale
  fruibili dalla collettività.
   Con  legge  regionale  21 agosto 2013, n. 16,  recante  «Modifiche
  all'articolo  128 della legge regionale 12 maggio  2010,  n.  11  e
  successive modifiche ed integrazioni ed iniziative in favore  degli
  enti  teatrali  e delle province regionali, è stato  istituito  nel
  bilancio  della  Regione  per  l'esercizio  finanziario  2013   «un
  apposito  fondo destinato al finanziamento di contributi in  favore
  di soggetti beneficiari di un sostegno economico, con una dotazione
  complessiva  di  6.500 migliaia di euro, da ripartire  con  decreto
  dell'Assessore  regionale  per l'economia,  previa  delibera  della
  Giunta  regionale,  ai  dipartimenti  competenti  per  materia.   I
  contributi   sono   attribuiti  ed   erogati   sulla   base   della
  disponibilità  finanziaria  iscritta nel  bilancio  della  Regione,
  della  congruità della spesa e della validità sociale  e  culturale
  della stessa, sottoposta alle valutazioni da effettuarsi a cura  di
  commissioni  nominate  da  parte  degli  Assessori  regionali   dei
  dipartimenti  competenti  (Beni  culturali  e  identità  siciliana;
  Famiglia,  politiche sociali e lavoro; Infrastrutture  e  mobilità;
  Istruzione   e   formazione  professionale;  Risorse   agricole   e
  alimentari; Salute: Turismo, sport e spettacolo)».
   Con  la  medesima  previsione normativa è stato conferito  mandato
  alla Giunta regionale di approvare lo schema di avviso generale  di
  selezione ed individuare la struttura di massima dimensione  tenuta
  a   provvedere  alla  pubblicazione  dello  stesso.   Tale   avviso
  (predisposto dalla Segreteria Generale con Decreto 28 agosto  2013,
  pubblicato  sulla  GURS  n. 41 del 6 settembre  2013)  contiene  le
  modalità attuative delle previsioni contenute nella citata legge n.
  16/2013  ed  indica i dipartimenti regionali che devono  pubblicare
  eventuali  avvisi  speciali  di  settore  previsti  dalla   vigente
  legislazione regionale.
   Gli  avvisi  speciali  da  predisporsi  a  cura  dei  dipartimenti
  competenti  -  tra  i  quali  il  Dipartimento  Turismo,  Sport   e
  Spettacolo  per quanto riguarda le attività sportive e le  attività
  concertistiche  e bandistiche - non potranno derogare  ai  principi
  fissati  nell'avviso  generale ed hanno  la  finalità  precipua  di
  individuare  gli  ambiti  di  maggiore  rilevanza  a  fronte  della
  legislazione regionale di pertinente interesse operativo.
   Con   specifico  riferimento  all'area  tematica  delle   attività
  musicali  si  rende  noto  che  il Dipartimento  Turismo,  Sport  e
  Spettacolo  ha  in  corso  di  predisposizione  i  predetti  avvisi
  speciali, che saranno pubblicati entro la prima decade del prossimo
  mese di ottobre».

      L'Assessore

      Michela Stancheris
                             Seduta n. 77

                       Mercoledì 2 ottobre 2013

        ALLEGATO EMENDAMENTI APPROVATI NEL CORSO  DELLA SEDUTA

  DISEGNO  DI  LEGGE N. 311/A  MODIFICA DELL'ARTICOLO 15 DELLA  LEGGE
  REGIONALE   16  MAGGIO  1978,  N.  8  E  SUCCESSIVE  MODIFICHE   ED
  INTEGRAZIONI "

     All'articolo 1:

   Emendamento 1.1:

   Alla fine del comma 1 dopo le parole  quindici anni  sono aggiunte
  le  seguenti   e dovranno essere utilizzati secondo un disciplinare
  di uso che farà parte integrante del decreto di finanziamento .

   Il  comma  2  è  sostituito dal seguente  2. I disciplinari  d'uso
  esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge  sono
  adeguati  alle  disposizioni  di cui all'articolo  15  della  legge
  regionale n. 8 del 1978 come sostituito dal comma 1. .