Presidenza del vicepresidente Pogliese
TAMAJO, segretario, f.f., dà lettura dei processi verbali delle
sedute nn. 75 e 76 dell'1 ottobre 2013 che, non sorgendo
osservazioni, si intendono approvati.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Alloro, D'Agostino,
Panepinto, Vullo e Figuccia sono in congedo per oggi; l'onorevole
Anselmo è in congedo dal 7 all'11 ottobre 2013.
L'Assemblea ne prende atto.
(Il deputato segretario, onorevole Lo Giudice, sostituisce
nella lettura delle comunicazioni l'onorevole Tamajo)
Annunzio di risposte scritte a interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute le risposte scritte alle
seguenti interrogazioni:
- da parte dell'Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
N. 704 - Iniziative per la tutela e messa in sicurezza del sito
archeologico di contrada 'Campanarazzu' di Misterbianco (CT).
Firmatari: Musumeci Nello; Ioppolo Giovanni (Con nota prot. n.
30174/IN.16 del 17 giugno 2013, il Presidente della Regione ha
delegato l'Assessore per i beni culturali).
N. 843 - Iniziative a tutela del centro storico di Agrigento.
Firmatario: Fontana Vincenzo
- da parte dell'Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
N. 252 - Notizie circa i criteri seguiti dal Dipartimento
regionale del turismo, sport e spettacolo nella ripartizione dei
contributi per l'attività 2012 ad associazioni concertistiche e
bandistiche siciliane.
Firmatari: Figuccia Vincenzo; Lo Sciuto Giovanni; Di Mauro
Giovanni; Lombardo Salvatore Federico; Greco Giovanni; Picciolo
Giuseppe; Fiorenza Cataldo; Federico Giuseppe (Con nota prot. n.
15935 del 26 marzo 2013, il Presidente della Regione ha delegato
l'Assessore per il turismo, lo sport e lo spettacolo).
Avverto che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
stenografico della seduta odierna.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni con richiesta di risposta orale:
N. 1263 - Opportune iniziative volte alla tutela dei dirigenti
scolastici collocati a riposo con provvedimento dell'Ufficio
scolastico regionale.
- Presidente Regione
- Assessore Istruzione e Formazione
Firmatario: Arancio Giuseppe Concetto
N. 1264 - Notizie sul mancato avviamento al lavoro dei vincitori
del concorso per operatore tecnico presso l'Assessorato dei beni
culturali
- Presidente Regione
- Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
- Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
- Assessore Economia
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 1265 - Notizie sul mancato riscontro, da parte del 'GAL ELORO',
circa la continuità lavorativa di personale nell'ambito
dell'iniziativa LEADER.
- Presidente Regione
- Assessore Risorse agricole ed alimentari
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 1267 - Avviamento al lavoro dei vincitori del concorso per
operatore tecnico presso l'Assessorato Beni culturali, che hanno
ottenuto sentenze a loro favorevoli davanti al giudice
amministrativo.
- Presidente Regione
- Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
- Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 1268 - Chiarimenti circa la realizzazione di impianti
fotovoltaici a Gela (CL).
- Presidente Regione
- Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
Firmatario: Ferrandelli Fabrizio
N. 1272 - Trasferimento di adeguate risorse finanziarie per il
servizio di trasporto scolastico.
- Assessore Istruzione e Formazione
- Assessore Economia
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
- Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
Firmatari: Picciolo Giuseppe; Savona Riccardo; Tamajo Edmondo;
Forzese Marco Lucio; Greco Marcello; Lo Giudice Salvatore.
Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno iscritte
all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Comunico che è stata presentata la seguente interrogazione con
richiesta di risposta in Commissione:
N. 1269 - Chiarimenti circa l'utilizzo delle risorse comunitarie
per l'assistenza tecnica nel settore della formazione
professionale.
- Presidente Regione
- Assessore Istruzione e Formazione
Firmataria: Cirone Maria in Di Marco.
Avverto che l'interrogazione testé annunziata sarà inviata al
Governo e alla competente Commissione.
Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni con
richiesta di risposta scritta:
N. 1266 - Notizie in merito alla pubblicazione della graduatoria
del concorso a undici posti di dirigente tecnico naturalista nei
ruoli della Regione.
- Presidente Regione
- Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
Firmatari: Foti Angela; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello
Francesco; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa; La
Rocca Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina; Siragusa
Salvatore; Tancredi Sergio; Trizzino Giampiero; Zafarana Valentina;
Zito Stefano
N. 1270 - Chiarimenti circa il possibile ampliamento degli spazi
finanziari per i comuni e le province siciliani.
- Presidente Regione
- Assessore Economia
Firmatario: Alongi Pietro
N. 1271 - Chiarimenti urgenti circa l'esecuzione dei lavori per la
realizzazione di opere di drenaggio e canalizzazione di acque
piovane nel comune di Gagliano Castelferrato (EN).
- Presidente Regione
- Assessore Territorio e Ambiente
Firmatari: Ioppolo Giovanni; Musumeci Nello; Formica Santi;
Currenti Carmelo.
Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate al
Governo.
Annunzio di mozioni
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
mozioni:
- numero 184 Adesione alla richiesta di referendum abrogativo
della recente normativa nazionale in materia di revisione delle
circoscrizioni giudiziarie , degli onorevoli Grasso Bernadette
Felice; Cordaro Salvatore; Lantieri Annunziata Luisa; Cimino
Michele; Clemente Roberto Saverio, presentata il 26 settembre 2013;
- numero 185 Provvedimenti urgenti in merito al decreto del
dirigente generale dell'Assessorato dell'energia n. 294 del 12
agosto 2013 , degli onorevoli Lombardo Salvatore Federico; Di Mauro
Giovanni; Federico Giuseppe; Fiorenza Dino; Greco Giovanni;
Figuccia Vincenzo; Lo Sciuto Giovanni, presentata il 27 settembre
2013;
- numero 186 Iniziative per il rilascio di garanzie fideiussorie
da parte dell'IRFIS - FinSicilia s.p.a. in favore delle imprese
siciliane presenti nelle graduatorie di ammissione sui benefici di
contributi assegnati dai bandi regionali a valere dei fondi P.O.-
FES e P.O.-FERS , degli onorevoli La Rocca Claudia; Cancelleri
Giovanni Carlo; Cappello Francesco; Ciaccio Giorgio; Ciancio
Gianina; Ferreri Vanessa; Foti Angela; Mangiacavallo Matteo;
Palmeri Valentina; Siragusa Salvatore; Tancredi Sergio; Trizzino
Giampiero; Zafarana Valentina; Zito Stefano, presentata il 30
settembre 2013.
Avverto che le mozioni testé annunziate saranno demandate, a norma
dell'art. 153 del Regolamento interno, alla Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari per la determinazione della
relativa data di discussione.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Zafarana è in congedo per
oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Discussione del disegno di legge «Modifica dell'articolo 15 della
legge regionale 16 maggio 1978, n. 8 e successive modifiche ed
integrazioni» (311/A)
PRESIDENTE. Si passa al secondo punto dell'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge. Si procede con il seguito della
discussione del disegno di legge «Modifica dell'articolo 15 della
legge regionale 16 maggio 1978, n. 8 e successive modifiche ed
integrazioni» (n. 311/A), posto al numero 1).
Ricordo che nella seduta 76 di ieri, era stato approvato il
passaggio all'esame degli articoli.
Il termine per presentare eventuali emendamenti era stato fissato
a stamattina, alle ore 12.00.
Invito i componenti la IV Commissione a prendere posto al banco
alla medesima assegnato.
Si passa all'articolo 1. Ne do lettura:
«Art. 1.
Riduzione temporale del vincolo di destinazione d'uso
degli impianti
1. L'articolo 15 della legge regionale 16 maggio 1978, n. 8 e
s.m.i. è così sostituito: Art. 15. Le opere e gli impianti
costruiti, completati, attrezzati con le provvidenze di cui alla
presente legge sono vincolati alla loro specifica destinazione per
quindici anni.'.
2. Il disciplinare d'uso che farà parte integrante del decreto di
finanziamento è altresì modificato ai sensi della presente legge.
3. Restano salve le disposizioni contenute all'articolo 1, comma 1
della legge regionale 30 dicembre 1980 n. 162 e s.m.i. concernenti
la costruzione di impianti sportivi su aree demaniali nel
territorio della Regione».
Comunico che è stato presentato, dall'onorevole Cordaro,
l'emendamento 1.1.
MILAZZO GIUSEPPE. Dichiaro di apporre la mia firma.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?
FAZIO. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
BORSELLINO, assessore per la salute. Mi rimetto all'Aula.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 1, nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:
«Art. 2.
Norma finale
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale
della Regione siciliana.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge della Regione».
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Avverto che la votazione finale del disegno di legge avverrà
successivamente.
Onorevoli colleghi, sospendo brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 16.39, è ripresa alle ore 16.53)
La seduta è ripresa.
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
«Modifica dell'articolo 15 della legge regionale 16 maggio 1978, n.
8 e successive modifiche ed integrazioni» (311/A)
PRESIDENTE Si passa alla votazione finale per scrutinio palese
nominale del disegno di legge «Modifica dell'articolo 15 della legge
regionale 16 maggio 1978, n. 8 e successive modifiche ed
integrazioni» (311/A).
Indìco la votazione per scrutinio nominale.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì prema il pulsante
verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti e votanti 51
Maggioranza 26
Favorevoli 51
(L'Assemblea approva)
PRESIDENTE. Informo che gli onorevoli Savona, Ferreri e Falcone
hanno votato favorevolmente ma che, per un malfunzionamento del
sistema elettronico di voto, il loro voto non risulta
registrato.
Poiché l'assessore per l'energia, dottor Marino, ha fatto
presente che arriverà in Aula tra dieci minuti per discutere i
punti dell'ordine del giorno di sua competenza, sospendo
nuovamente la seduta.
Si riprenderà con le mozioni numero 59 e numero 104.
(La seduta, sospesa alle ore 16.54, è ripresa alle ore
17.47)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ci scusiamo per il ritardo con il
quale stiamo riprendendo la seduta, determinato dal ritardo del
Governo che, mi auguro, in futuro sia più puntuale coerentemente
con l'orario di convocazione.
Si fa presente, affinché venga messo a verbale, che l'onorevole
Marcello Greco ha votato favorevolmente al disegno di legge n.
311/A.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Discussione della mozione 101 «Rimodulazione e nuova assegnazione
dei fondi di spesa comunitaria dell'ASSE 3 del P.O. F.E.S.R.
Sicilia 2007 - 2013 per evitare il disimpegno automatico delle
somme e migliorare l'offerta turistica in Sicilia»
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, poiché è presente in Aula
l'assessore per la famiglia, le politiche sociali ed il lavoro,
dottoressa Bonafede, e non sorgendo osservazioni, si passa al punto
V dell'ordine del giorno: Discussione della mozione n. 101
Rimodulazione e nuova assegnazione dei fondi di spesa comunitaria
dell'ASSE 3 del P.O. F.E.S.R. Sicilia 2007 - 2013 per evitare il
disimpegno automatico delle somme e migliorare l'offerta turistica
in Sicilia , degli onorevoli Cimino, Grasso, Lantieri, Gianni.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
il Programma Operativo F.E.S.R. Sicilia 2007-2013 è stato adottato
con decisione della Commissione Europea C(2007) 4249 del 7
settembre 2007;
l'Asse 3, nell'ambito del suddetto P.O. F.E.S.R. nella strategia
complessiva di sviluppo, mira alla valorizzazione delle identità
culturali e delle risorse paesaggistico-ambientali per
l'attrattività turistica e lo sviluppo attraverso la trasformazione
delle risorse culturali, naturali e paesaggistiche sottoutilizzate,
in aumento di opportunità e benessere per i cittadini e le imprese
siciliane, con l'attivazione di nuove filiere produttive collegate
alle risorse culturali e ambientali e la realizzazione di attività
culturali in connessione con la politica turistica, inserita in un
quadro di sostenibilità;
tra gli obiettivi principali dell'Asse 3, nelle sue articolazioni,
c' è la tendenza a rafforzare la competitività del sistema
turistico siciliano attraverso l'ampliamento, la riqualificazione e
la diversificazione dell'offerta turistica ed il potenziamento di
investimenti produttivi delle filiere turistiche, inoltre a
potenziare l'offerta turistica integrata e la promozione del
marketing territoriale attraverso la promozione delle identità
culturali e delle risorse paesaggistico ambientali;
in Sicilia, le dinamiche relative all'impegno e alla spesa dei
fondi comunitari previsti sia nel POR Sicilia 2000 - 2006, sia nel
P.O. F.E.S.R. Sicilia 2007 - 2013, per vari motivi, non hanno
seguito i tempi previsti dalla Comunità Europea, con il conseguente
disimpegno automatico di parte di fondi destinati allo sviluppo
della Regione;
considerato che:
al fine di conseguire gli obietti di cui in premessa, in
applicazione delle procedure, con proprio Decreto n. 438/S.3/Tur,
il Dirigente Generale dell'Assessorato regionale del Turismo dello
Sport e dello Spettacolo, Dipartimento del Turismo dello Sport e
dello Spettacolo, ha approvato di testo del bando per l'attivazione
della Linea di intervento 3.3.1.4 del P.O. FESR. 2007-2013;
il bando pubblico per l'attivazione, la riqualificazione e
l'ampliamento dell'offerta ricettiva locale e delle correlate
attività di completamento attraverso l'attivazione di un regime di
aiuti, ai sensi dell'art. 75 della legge regionale 23.12.2000,
n.32, così come sostituito dall'art. 18 della legge regionale
06.08.09, n.9, a favore delle piccole e medie imprese operanti in
Sicilia nel settore turistico, prevedeva, all'articolo 21, una
dotazione finanziaria per un importo complessivo pari a euro
125.057.130,10;
nello specifico, il bando favorisce e sostiene l'ampliamento
dell'offerta ricettiva locale, da realizzarsi nelle aree a
vocazione turistica, mediante riconversione e/o riqualificazione
del patrimonio immobiliare già esistente, con particolare
riferimento ad edifici storici e di pregio siti nei centri storici,
nei borghi marinari, ed agli edifici della tradizione rurale,
garantendone le condizioni di accessibilità alla pubblica fruizione
ed in relazione alla capacità dei territori di sopportare il carico
antropico derivante dai predetti insediamenti produttivi e con
processi produttivi rispettosi dell'ambiente;
quasi a certificare la valenza strategica per l'economia siciliana
del settore d'intervento oggetto del bando, oltre quattrocento
aziende hanno presentato istanza di ammissione ai benefici ma, a
causa della esiguità dei fondi disponibili, solo centoundici tra
queste sono state ammesse;
ritenuto che:
in Sicilia, il turismo rappresenti una delle risorse strategiche
per l'economia della Regione e pertanto sia necessaria e
indifferibile una forte azione di supporto e rilancio del settore,
che la suddetta azione passi anche attraverso la riqualificazione e
il potenziamento dell'offerta turistica, stimolando e sostenendo le
imprese e tutte le categorie produttive che operano in questo
comparto;
gli effetti della crisi economica mondiale si riverberano anche
sul turismo e quindi sull'economia della Regione a causa del calo
costante delle presenze, circostanza che scoraggia gli operatori,
in assenza di un adeguato piano di sostegno, ad effettuare
investimenti per riqualificare e potenziare le strutture e comunque
l'offerta turistica;
l'esiguità delle risorse disponibili, quale dotazione finanziaria
del bando di cui sopra, ha determinato l'esclusione di tantissimi
progetti, pur meritevoli di accoglimento e ammissione a
finanziamento, la cui realizzazione avrebbe la duplice valenza, da
una parte quella di contribuire a migliorare l'offerta turistica,
dall'altra di rappresentare un importante sostegno economico per le
imprese e per i territori dove gli stessi verrebbero realizzati;
atteso che ad oggi permangono oggettive difficoltà di spesa dei
fondi dell'ASSE 3 del P.O. F.E.S.R. Sicilia 2007 - 2013,
circostanza che, in assenza di una accelerazione delle procedure,
potrebbe a breve comportare il disimpegno automatico di parte dei
fondi,
impegna il Governo della Regione
e per esso
l'Assessore per il turismo, lo sport e lo spettacolo
e l'Assessore per le attività produttive
a voler dare le opportune direttive agli uffici competenti al fine
di procedere all'individuazione nell'ambito dell'Asse 3 del P.O.
F.E.S.R. Sicilia 2007 - 2013 di eventuali linee per le quali si
riscontrino difficoltà di spesa e procedere ad una rimodulazione e
nuova assegnazione delle risorse rinvenienti, destinandole a
rimpinguare la dotazione del bando approvato con D.D.G. n.
438/S.3/Tur». (101)
GRASSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, si
tratta di una mozione relativa alla rimodulazione del P.O. F.E.S.R.
ASSE 3.
Ringrazio l'assessore Bonafede perché era presente ieri ed è
presente anche oggi. Si tratta di una mozione, piuttosto una
rimodulazione, che riguarda l'Assessorato delle attività produttive
e l'Assessorato del turismo.
L'assessore Bonafede, quindi, si farà carico, visto che
rappresenta il Governo, anche evidentemente o risponderà, se è
preparata sull'argomento perché mi rendo conto che non era una sua
competenza e sarebbe anche il caso, Assessore, che, poiché si
tratta di mozioni importanti ma che riguardano oltretutto anche
l'attività parlamentare, istituzionale, che ogni deputato o i
Gruppi facciano in modo che il Governo sia presente, considerato
che è da venti giorni, da un mese che questo ordine del giorno si
trascina e mi rendo conto che l'Aula viene rinviata per l'assenza
del Governo.
Oggi, quindi, trattiamo le mozioni ma saranno mozioni che non
riguardano il suo Assessorato. Andiamo avanti, quindi, per quello
che la mozione può impegnare il Governo. Mi auguro che lei si
faccia non solo portavoce, ma che veramente prenda questo impegno
perché questo è un argomento abbastanza delicato.
Sostanzialmente, l'ASSE 3 nell'ambito del P.O. F.E.S.R. mira alla
valorizzazione della identità culturale delle risorse paesaggistico-
ambientali per migliorare l'offerta turistica potenziando gli
investimenti.
Quindi, al fine di conseguire gli obiettivi di cui sopra, il
dirigente generale dell'Assessorato regionale del turismo, sport e
spettacolo, ha approvato un bando, quindi per l'attivazione della
linea 33.14 del P.O. F.E.S.R. 2007-2013. Nello specifico, il bando
tende a favorire e sostenere l'ampliamento dell'offerta turistica
ricettiva.
Quindi, atteso che ad oggi permangono oggettive difficoltà di
spesa dei fondi dell'ASSE 3 del P.O. F.E.S.R. 2007-2013, con
questa mozione si impegna e si chiede di impegnare l'Assessorato
del turismo, sport e spettacolo ma non solo, perché poi questo
bando è stato trasferito alle attività produttive. Quindi, che cosa
è successo?
Questa mozione si sta discutendo con notevole ritardo, è arrivata
l'Assessore per le attività produttive per cui ci può dare qualche
risposta in più. Con deliberazione del 6 agosto 2013 la Regione ha
operato una rimodulazione collegata del P.O. F.E.S.R. e del piano
di salvaguardia, quindi, tutte quelle somme che non state impegnate
sono state poi rimodulate e impegnate per, sostanzialmente,
finanziare tutti i progetti che erono stati ammessi in graduatoria.
Il problema di fondo qual è? Che oggi siamo arrivati al mese di
ottobre 2013, la delibera è del mese di agosto 2013 e quindi la
spesa deve essere rendicontata entro il mese di dicembre 2015. La
mozione risaliva a molto prima; ad agosto voi avete fatto la
delibera di rimodulazione e quindi di impegnare e di fare scorrere
la graduatoria, ma il problema serio è che ad oggi la rimodulazione
non ha avuto alcun seguito, almeno da quello che ci risulta, perchè
si possano emanare e, quindi, procedere all'emanazione dei decreti
e consentire che tutti quei progetti in graduatoria - qua parliamo
di ristrutturazione di alberghi, di casa albergo, quindi di
migliorare l'offerta turistica - vengano finanziati.
Il rischio è che se si perde ancora tempo e siccome sono progetti
cofinanziati, tutte le imprese che hanno presentato progetti hanno
avuto anche l'attestazione da parte delle banche, degli istituti di
credito per il cofinanziamento.
La crisi attuale, e quindi un ulteriore ritardo, non
consentirebbe oggi, forse, alle imprese di godere della possibilità
di accedere al cofinanziamento. Abbiamo visto che con l'energia
aiuti alle imprese, 50 milioni di euro sono tornati indietro, ma
non avrebbero neanche il tempo di completare i lavori e quindi di
rendicontare la spesa entro il mese dicembre 2015.
Quindi, la mozione presentata a marzo era tesa ad impegnare il
Governo affinché rimodulasse, appunto, la spesa e consentisse il
finanziamento di tutte quelle imprese che avevano partecipato al
bando e che sono in graduatoria.
VANCHERI, assessore per le attività produttive. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VANCHERI, assessore per le attività produttive. Signor Presidente,
onorevoli deputati, volevo rispondere all'intervento dell'onorevole
Grasso, anche per dare una risposta. Stiamo parlando della linea di
intervento della 33.14 che era la linea di intervento che
finanziava le opere di ristrutturazione, di ampliamento, piuttosto
anche che di creazione di imprese alberghiere turistiche, quindi
sono d'accordo con lei quando dice che è una linea strategica
importantissima per la Sicilia.
Ahimè, purtroppo, questo bando, comunque, durante tutto l'anno ha
subìto tre aggiustamenti da parte della Corte dei conti e, quindi,
questo ha causato anche un rallentamento tecnico perché sapete
benissimo che quella è stata una graduatoria che io ho ritirato a
dicembre, sulla base sempre di una nota di rilievo della Corte dei
conti, e sempre sulla stessa base della nota di rilievo fatta alla
Corte dei conti noi abbiamo ripubblicato la graduatoria con le
dovute modifiche per fare rientrare tutto anche nell'ambito della
massima regolarità così come la Corte dei conti ci aveva segnalato.
Quindi, abbiamo perso un paio di mesi anche per non perdere la
graduatoria perché abbiamo trovato una posizione molto perentoria
da parte della Corte dei conti, era una graduatoria che già era
pronta per essere persa, quindi abbiamo invece preferito allora
rifarci a quelle che erano le considerazioni della Corte dei conti,
l'abbiamo risistemata e l'abbiamo ripubblicata.
Questo, poi, ha subìto un altro rallentamento che è dovuto al
fatto che delle aziende hanno fatto dei ricorsi. Subito dopo questi
ricorsi c'è stato uno scorrimento in graduatoria e, quindi, l'ente
intermediario, che in questo caso è la CRIAS, ha riorganizzato
quelli che erano dei progetti in graduatoria facendo degli errori
tecnici. Purtroppo, questo capita: errare è umano.
Questi errori tecnici hanno di nuovo bloccato la graduatoria
perché chi si accorge che sono stati fatti degli errori è la stessa
Corte dei conti, quindi questo è il secondo rallentamento tecnico.
Questo è giusto saperlo perché, in effetti, questo è un bando che
ufficialmente esce fuori già a febbraio, marzo però ancora vi posso
dire noi a luglio al comitato di sorveglianza abbiamo consegnato
ufficialmente il nostro cronoprogramma che prevedeva, appunto, la
decretazione dei primi 14 posizioni di progetti che è stata già
fatta. Adesso il servizio ha mandato, siamo arrivati a circa i
primi 111 decreti sono stati già mandati ed è stata, così come
giustamente dice lei, è stata aggiunta a questa linea le
rimodulazione in termini di somme perché abbiamo aggiunto oltre i
125 milioni che erano già presenti e che finanziavano 111 progetti,
abbiamo messo dentro, perché abbiamo lasciato questo bando in
overbooking altri 69 milioni di euro.
Perché abbiamo messo questi soldi? Per fare scorrere ancora di più
la graduatoria in modo tale da fare arrivare fino alla 180
posizione. Quindi, teoricamente in questo momento questi 69 milioni
di euro che riguardano le isole Pelagie piuttosto che i comuni
alluvionati, però ci permettono di arrivare ad un altro massimo di
copertura.
E' giusto dire che ci aspettiamo che dalla stessa graduatoria si
continui ancora a rimodulare altre somme perché avverrà uno
scorrimento naturale, nel senso che ci sono imprese che hanno
rinunciato a parte di progetti piuttosto che, ahimè, anche imprese
che non hanno più presentato il progetto. Quindi, comunque abbiamo
lasciato questa graduatoria in versione dinamica perché ci
auspichiamo di avere una copertura finanziaria che arrivi a
finanziare il numero più alto possibile di progetti; anche perché -
lo sapete meglio di me - quello era un bando che aveva in
graduatoria 500 circa progetti, richieste di finanziamento ma il
bando, la copertura finanziaria ne poteva assicurare al massimo 100
così come è stato nel primo round.
Questo è lo stato attuale. Consideri che oggi la CRIAS viene a
ritirare tutti i decreti sulle Pelagie, proprio oggi. Quindi, già
buona parte dei decreti fino alla 100ma posizione è stata già
mandata all'ente intermediario, piuttosto adesso sono i tempi
tecnici dell'ente intermediario CRIAS che dovrà organizzare la
parte tecnica per il trasferimento delle somme alla banca e poi,
ovviamente, alle imprese.
Quindi, questo è lo stato attuale: 69 milioni di euro in più che
ci permettono di arrivare ad oggi con sicurezza fino al
centoottantesimo progetto in graduatoria.
GIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo ringraziare
l'Assessore per le modalità, la precisione, la puntualità con la
quale ci ha testé messo a conoscenza dell'iter, ma la volevo anche
richiamare ad un antico ricordo di qualche mese fa che riguarda
l'intervento in Commissione che abbiamo fatto, la Commissione per
intero, alla sua presenza in ordine all'ipotesi di rifinanziamento
degli articoli 1 e 2 della legge regionale n. 23 del dicembre 2008
che consente, in un momento difficile come quello che
attraversiamo, di poter dare un'occasione a tanti giovani, a tante
donne di potersi creare una prospettiva attraverso quella legge che
fu fatta e che ebbe la possibilità di poter far finanziare almeno
900 giovani imprese sia di uomini che di donne.
Quindi, l'Assessore, e glielo dico proprio perché questa mattina
in Commissione Bilancio ho chiesto al dott. Falgares di farmi
sapere se ci fosse stata una richiesta. E' probabile che i suoi
uffici abbiano dimenticato di trascrivere, di richiedere il
rifinanziamento della legge 23 che, accompagnando su tutti gli atti
che lei poco fa ha citato, e che danno certamente una risposta alla
disoccupazione in un momento come questo, sarebbe molto importante
consentire a tante persone, a tanti giovani, a tante donne, di
guardare con più attenzione al proprio futuro e magari con più
speranza, evitando forse di perdere tante giovani promesse che
magari sceglierebbero di andar via.
Quindi io le sarei grato, se lei volesse darmi una risposta in tal
senso, io penso sarà positiva, perché, conoscendola, immagino sarà
così.
D'ASERO. Chiedo di parlare
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, anch'io
intervengo per sollecitare una iniziativa dell'Assessore per le
attività produttive, sulla linea della considerazione fatta dal
collega Gianni, che mi ha preceduto. Nel senso che, a mio avviso
esistono due opportunità: una con gli articoli 1 e 2, della legge
23 del 2008 - che allora salutammo con tanto entusiasmo - e che,
ahimè, purtroppo è rimasta in larga parte inapplicata, e su questo,
quindi, ove esistano delle considerazioni positive da parte
dell'Amministrazione, e quindi da parte sua, affinché possa esserci
una dotazione finanziaria, perché era una delle leggi che ha avuto
la capacità di essere finanziata con l'intervento comunitario -
questo è il senso importante - e poi ha di fatto disatteso queste
aspettative.
Dopo di ché io dico, Assessore, che è possibile, a mio avviso, con
una iniziativa determinata, attraverso un momento emergenziale che
noi viviamo, che su questa linea, le risorse comunitarie che
rischiano di essere, ad oggi, non utilizzate, potrebbero trovare,
sicuramente, delle possibili positive destinazioni.
Oggi, ascoltando il direttore della programmazione, il dott.
Falgares, ci rendiamo conto che, probabilmente, la materia debba
essere affrontata con una determinazione diversa, con una
sensibilità diversa, perché esistono delle concrete opportunità.
Vediamo come realizzarle.
GIANNI. L'unica
D'ASERO. Così come, al di là della legge 23 del 2008, esiste
anche a mio avviso un'altra opportunità, e di questo con il
collega Gianni chiederemo una audizione con l'assessore Vancheri
che, in questo caso, anticipiamo in quest'Aula, perché ci sia,
anche attraverso un altro strumento che noi abbiamo in Sicilia che
è Sviluppo Italia Sicilia una possibilità di trovare attorno a
questo ragionamento, e quindi trattandosi di un percorso breve,
svincolato da tanta drammatica burocrazia, le risorse comunitarie
potranno essere destinate a questo intervento che prevede
finanziamenti per nuove giovani imprese, singole o associate, nella
misura di venticinquemila euro, o di centoventinovemila euro con il
contributo del cinquanta per cento a fondo perduto, e diventare,
quindi, una reale, possibile, seria risposta a quella che è la
drammatica realtà che noi attraversiamo, fatta di concrete
opportunità e non di proclami e chiacchiere.
Questo è un altro argomento importante su cui noi riteniamo di
sollecitare un energico intervento e per questo chiederemmo per
martedì prossimo, onorevole Gianni, qualora si faccia carico di
parlarne con il presidente della III Commissione, di vedere se
possiamo avere un momento di sintesi per capire come, in breve
tempo, si possa dare un riscontro a questa problematica.
GIANNI. Le risorse sono ancora disponibili.
MALAFARINA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAFARINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore,
credo che stasera si stia aprendo un dibattito su quelle che sono
le risorse non utilizzate per lo sviluppo della Sicilia: il
rifinanziamento di una legge, il reimpiego di fondi comunitari e
quant'altro - aspetto che l'onorevole Gianni lasci l'Assessore
libero di seguire il mio intervento - per evidenziare una
problematica aperta da diversi anni che è quella dei fondi Jeremie
che sono stati stanziati nel 2009 con ben sessantamilioni di euro
della Regione finiti al Fondo europeo investimenti che ad oggi, a
quattro anni di distanza sono stati erogati solo in parte.
Ho già chiesto alla Commissione Bilancio' di convocare i vertici
di Unicredit e della Banca Nazionale del Lavoro per sapere quale
difficoltà ci fossero nell'erogazione di questi fondi che mi
risultano essere stati impiegati solo al venti per cento e, oggi,
addirittura apprendo la notizia che le banche affidatarie
starebbero per rinunciare all'erogazione del credito.
Noi dovremmo dare delle risposte molto concrete e molto serie ai
siciliani e non possiamo tenere inutilizzate delle risorse così
importanti perché c'era un sessanta per cento di investimento da
parte della FEI e un quaranta per cento da parte delle banche. Qui,
bisogna anche evidenziare il ruolo di banche sopranazionali che in
Sicilia raccolgono molto, forse troppo, e impiegano pochissimo,
perché con i requisiti di bancabilità' delle imprese siciliane che
vengono passate al microscopio, difficilmente le stesse imprese
hanno la possibilità di accedere ad un credito, che per quanto
agevolato e garantito, non riescono ad ottenere.
E' un problema molto serio su cui bisogna riflettere e su cui
bisogna anche intervenire. Torno a dire: non possiamo lasciare
inutilizzati presso la FEI un patrimonio di ben sessantamilioni di
euro in un momento in cui la crisi economica morde, in cui le
imprese chiedono di accedere al credito, in un momento in cui anche
i mille euro dati all'impresa possono salvarla da situazioni di
crisi.
Il mio invito, Assessore, è quello di intervenire con il direttore
Falgares, perché credo sia lui, anzi, so che è lui il diretto
referente della pianificazione ed organizzazione di questi fondi
che - mi dicono - sono prossimi alla scadenza, tra l'altro, e come
tale, quindi, rivedere quello che potrebbe essere l'impiego di
questi fondi e se necessario, anche, poter finanziare quel
microcredito per il quale già il Movimento 5 Stelle aveva avanzato
delle proposte, riconvertendoli per poter dare ossigeno alle
imprese e soprattutto per non farli perdere.
PRESIDENTE. Non essendoci altre richieste di intervento, do la
parola all'Assessore Vancheri per la replica.
VANCHERI, assessore per le attività produttive. Signor Presidente,
deputati, intervengo per rispondere all'onorevole Gianni per quanto
riguarda la legge 23 del 2008 di cui, appunto, avevamo già discusso
in Commissione.
E' stata una legge tenuta in considerazione, da me personalmente,
nel momento in cui ho predisposto quelli che saranno gli obiettivi
strategici dell'Assessorato, tenendo in considerazione questa legge
anche per quanto riguarda l'ipotesi di sviluppo di un piano
industriale, in riferimento alla programmazione 2014-2020.
Ci sono, però, da distinguere due fasi: quando si è parlato
della legge 23, quello è stato il momento in cui i Dipartimenti,
insieme alla Programmazione, stavano strutturando quelli che devono
essere i cronoprogramma che dovranno rispettare anche i tempi
imposti dai Comitati di sorveglianza, con cui abbiamo avuto due
incontri, uno a giugno e uno a luglio, oltre che uno qualche
settimana fa.
Vi ricordo che i Dipartimenti, in tutto questo anno, sono stati
obbligati a rispettare quelli che erano i tempi, le misure e gli
interventi per come sono stati inseriti all'interno del PAC 3.
Cosa succede all'interno del Dipartimento attività produttive? Noi
sappiamo che la legge 23 era a valere sulla linea 5.1 piuttosto che
sulla 7.0, entrambe non sono state più comprese all'interno del
PAC, o meglio, il PAC ha rimodulato e riprogrammato tutte le linee
che erano attive prima dello stesso, e in questa rimodulazione al
Dipartimento delle attività produttive, all'interno del PAC, sono
state assegnate le parti che riguardano il de minimis per le aree
di crisi industriale, la Sabatini' piuttosto che le zone franche
urbane', piuttosto che il credito d'imposta - sempre in
collegamento con il bilancio -.
Nella riprogrammazione e rimodulazione, a cui faceva riferimento
l'onorevole Gianni, l'unica legge che poi è stata anche abbinata
ai fondi strutturali, la conosco benissimo, ma la 5.1 e la 7.1
sono comunque due linee che nella fase di programmazione del PAC
non abbiamo più avuto, sono rimasti i bandi che già erano aperti,
tra cui appunto il bando per le imprese alberghiero-turistiche,
piuttosto, il bando imprese di qualità, al vaglio della Corte dei
Conti e quindi non includibile nel PAC, piuttosto che gli altri
interventi messi in atto questo anno, quelli con l'ex fondo
sociale, gli SFC.
Teoricamente, quelle linee non erano già più state inserite
all'interno del PAC, laddove noi avevamo poi l'obbligo - e lo
abbiamo ancora - di correre e rispettare gli impegni di spesa presi
a valere sul PAC, e sugli impegni di certificazione di spesa al
2013.
Direi quindi che non è facile dire: C'è la legge 23, finanziamo
nuove attività , perché non ci sono, tecnicamente né la possibilità
né il tempo di potere riaprire i termini, avremmo dovuto indire
nuovi bandi e avvisi, perché quelle linee non esistono più.
Voglio informare l'onorevole Gianni e l'Aula tutta che la legge
23 è stata inserita in una proposta di piano di investimenti che ho
già incardinato come proposta da fare alla Presidenza, in cui si
prospetta di utilizzare questo strumento finanziario, non solo per
le ricognizioni e per le somme che potrebbero essere utilizzate da
qui al 2015, ma ho i miei dubbi, perché abbiamo preferito
continuare a finanziare i bandi ancora aperti, ma è fondamentale
scegliere una legge, avere un impianto normativo, e abbinare ad un
importante strumento finanziario come il contratto di programma,
piuttosto che il programma di sviluppo, perché credo che lo
strumento finanziario contratto di sviluppo, legge 23, e un piano
investimenti strategico che individui aree strategiche, settori
importanti, possono già rappresentare un elemento da proporre alla
politica di questo Governo per il rilancio per ripartire dal 2014
in poi.
Vi sto parlando di azioni che dobbiamo mettere in campo, al di là
di quelli che saranno i tempi del PAC 3 che ci terranno legati alle
attività collegate con questi bandi fino al 2015 fino al 2019.
Quello che posso dirle, onorevole Gianni, è che sono
assolutamente d'accordo con lei - riprenderemo questo discorso
martedì con la mozione - e la legge 23 è per me quello strumento
giuridico che utilizzeremo, insieme ai contratti di sviluppo, sulla
base però di proposte fatte come piano industriale, una proposta
che io stessa porterò in Commissione, nella quale, oltre ad avere
individuato i progetti integrati sui settori strategici, ho anche
inserito come elemento giuridico la legge 23 piuttosto che il
contratto di sviluppo come strumento finanziario. Per me la legge
23 è il prossimo futuro, uno strumento da utilizzare per
organizzare le attività di sviluppo per i prossimi mesi.
GIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la legge 23 è molto
importante specialmente in questo momento. Gli articoli 1 e 2,
ricordo, servono a finanziare l'imprenditoria giovanile e
femminile. Gli articoli 3, 4 e 5 l'energia, la ricerca,
l'innovazione. L'articolo 8 consente di utilizzare, attraverso
delle risorse che erano state affidate all'IRFIS, si possono
utilizzare per spalmare i debiti delle micro, piccole e medie
aziende con le banche, utilizzando queste risorse che
contribuiscono per il 60 per cento a pagare gli eventuali interessi
che, ovviamente, la banca vuole se il debito è spalmato in sei
anni.
Quindi, siccome è l'unica legge che negli ultimi cinque anni ha
potuto utilizzare le risorse della Comunità europea, come
giustamente ha fatto rilevare il collega D'Asero, sei lei la
rifinanzia all'articolo 1 e 2, consente a Sviluppo Italia' senza
bisogno di passare dalla Corte dei Conti, dal Commissario dello
Stato domani può fare il bando. Poi, se richiede l'autorizzazione
ad utilizzare gli altri articoli 3, 4, 5, 6 etc, lei ha uno
strumento che le consente di fare tutto quello che in questo
momento necessita per sbloccare un po' di risorse e un po' di
lavoro.
PRESIDENTE. Pongo in votazione la mozione n. 101: Rimodulazione
e nuova assegnazione dei fondi di spesa comunitaria dell'ASSE 3 del
P.O. F.E.S.R. Sicilia 2007-2013 per evitare il disimpegno
automatico delle somme e migliorare l'offerta turistica in Sicilia
, a firma degli onorevoli Cimino, Grasso, Lantieri e Gianni.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvata)
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Discussione della mozione 105 «Iniziative per il rilancio
dell'autodromo di Pergusa»
PRESIDENTE. Si passa al VI punto dell'ordine del giorno:
Discussione della mozione n. 105. Iniziative per il rilancio
dell'autodromo di Pergusa , a firma degli onorevoli Musumeci,
Lantieri, Formica e Ioppolo.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
l'autodromo di Pergusa, in provincia di Enna, costituisce ormai da
oltre mezzo secolo un punto di riferimento significativo nel
panorama dello sport motoristico ed automobilistico del Mezzogiorno
d'Italia, per le sue caratteristiche tecniche dell'anello del
circuito, lungo cinque chilometri;
l'impianto, realizzato nella nota frazione della città capoluogo e
gestito da un Consorzio tra enti pubblici (Provincia Regionale,
Comune, Camera di commercio e Aci), trasformato nel 1994 in
Consorzio 'Ente Autodromo di Pergusa', è stato riconosciuto dalla
Regione Siciliana con decreto dell'Assessore per gli enti Locali;
compito istituzionale del Consorzio è l'organizzazione e la
gestione associata, da parte degli enti consorziati, di
attività turistico-sportive indirizzate alla promozione,
diffusione, conoscenza e pratica dello sport motoristico nonché
alla gestione di impianti sportivi e alla organizzazione di
manifestazioni ricreative, culturali,
cinematografiche,fieristiche, di mercati e di spettacolo, tutte
finalità tese a concorrere alla crescita socio-economica della
comunità ennese;
con legge regionale n. 33 del 1996 la Regione siciliana,
riconoscendo la validità del 'Progetto Pergusa', contribuisce
annualmente a sostenere l'attività dell'Ente per il conseguimento
dei propri fini istituzionali;
fra le numerose iniziative, la più rinomata è quella denominata
Gran Premio del Mediterraneo disputata dal 1962 al 2003, con grande
affluenza di pubblico, che ha determinato una notevole ricaduta
sulla economia turistica del territorio ed una occasione di lavoro
per centinaia di unità, seppure a carattere stagionale;
nel 2004 la gara del Gran Premio è stata vietata dalle autorità
sportive di vigilanza, per la inadeguatezza dell'impianto in
materia di sicurezza, passando dal Grado 2 al Grado 3;
TENUTO CONTO che il regolamento della Riserva Naturale Speciale
Lago di Pergusa, all'interno della quale ricade l'Autodromo,
consente la organizzazione di iniziative dal 15 marzo al 31 ottobre
di ogni anno, stimolando quindi un processo di destagionalizzazione
dei flussi turistici in un'area vocata sia per la suggestione del
contesto paesaggistico e ambientale, sia per l'offerta ricettiva
varia e adeguata e sia per la comoda accessibilità all'impianto,
trovandosi a cinque minuti dallo svincolo autostradale Palermo-
Catania;
RAVVISATA la necessità:
di assicurare all'Ente gestore un intervento finanziario annuo
fisso da parte della Regione, per consentire con sufficiente
anticipo la programmazione della stagione sportiva e la sua
promozione in Italia e all'estero, al fine di intercettarne il
relativo segmento turistico e stimolare gli operatori economici a
sponsorizzare le manifestazioni;
di procedere all'adeguamento del tracciato alle prescrizioni in
materia di sicurezza imposte dalla Federazione internazionale
dell'Automobile e dalla Commissione sportiva automobilistica
italiana, come previsto dal progetto di adeguamento trasmesso dalla
proponente Provincia regionale di Enna il 16 marzo del 2011 e
tuttora giacente presso l'Assessorato regionale Territorio e
all'Ambiente;
di eseguire interventi di adeguamento del Paddock e delle aree
Ospitalità dell'impianto,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
ad istituire con la massima urgenza un tavolo tecnico per
affrontare e definire le annose ed insolute problematiche legate
all'Autodromo di Pergusa e consentire quindi all'impianto sportivo
siciliano di acquisire il meritato protagonismo ed il necessario
rilancio, nel contesto nazionale ed internazionale, per diventare
anche motivo di attrazione di nuovi flussi turistici in quell'area
dell'Isola fortemente degradata dal punto di vista economico».
(105)
FALCONE. La sottoscrivo.
PRESIDENTE. Invito gli Uffici ad annotare che l'onorevole Falcone
la sottoscrive.
LANTIERI. Chiedo di parlare per illustrare la mozione.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LANTIERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa mozione è
nata per dire che l'autodromo di Pergusa è nato nel 1958. Dopo più
di 40 anni di attività ha avuto nel suo percorso diversi eventi e
manifestazioni motoristiche che sono state tra le più importanti a
livello internazionale. C'è stato il campionato di Formula 1, la
Formula 3000, nel 2012 il Superstar che ha portato a Enna più di
novemila presenze, che ha creato un indotto per Enna e
Caltanissetta di tutte le attività ricettive con un impatto socio-
economico non indifferente.
La mozione nasce perché l'autodromo prima rientrava nella legge 33
del 1996 dove veniva dato un fondo strutturale ogni anno e di
conseguenza si poteva programmare un calendario di gare a livello
nazionale ed internazionale. Non avendo più un supporto finanziario
certo l'autodromo non può aderire al calendario nazionale con
difficoltà non indifferenti.
L'autodromo di Pergusa è uno dei più importanti da Roma in giù, ma
per il nostro territorio diventa un fatto di vitale importanza
perché a parte mettere Enna e Pergusa al centro delle cronache
sportive, mette tutta la Sicilia in evidenza perché per ogni evento
ci sono sistematicamente almeno 60 televisioni che trasmettono a
livello europeo, perciò diventa anche una vendita del prodotto
Sicilia.
Pertanto, chiediamo al Governo che venga dato un finanziamento
certo per poter riattivare l'attività e poter, con molta calma e
serenità, partecipare a tutti gli eventi sportivi mettendoli
anzitempo in programmazione, perché altrimenti così non potrà
avvenire.
MUSUMECI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSUMECI. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi, sarà
la passione per l'automobilismo che nutro da sempre, sarà
l'esperienza maturata con la storica corsa dell'Etna che si disputa
dal 1927, ma mi sono appassionato alla vicenda, insolita e davvero
significativa, di un certo stato di cose in Sicilia relativa
all'autodromo di Pergusa.
Non c'è bisogno di essere appassionati di automobilismo o di
motociclismo per potere condividere una causa che invece riguarda
l'economia della nostra terra, perché di turismo sportivo parliamo,
che è uno dei segmenti in crescita in Italia.
Con la collega Luisa Lantieri, e con i tecnici che si occupano
dell'impianto di Pergusa, abbiamo condiviso la necessità di porre
al centro dell'attenzione del Governo una iniziativa che potrebbe,
anche con un impegno finanziario assolutamente marginale, rimettere
in circuito un impianto che per la sua originalità è l'unico
nell'Italia meridionale.
Il Presidente della Commissione Ambiente, dovrebbe onorarmi della
sua attenzione se è in Aula. Non c'è, mi dispiace.
CRACOLICI. Glielo diciamo noi.
MUSUMECI. Ci sono i colleghi del Gruppo e i colleghi degli altri
Gruppi, ma non ci sarà bisogno di dirglielo perché farò avere il
testo della mozione al presidente.
L'autodromo di Pergusa è l'unico dell'Italia meridionale, già
basterebbe questo per evidenziare l'importanza di un impianto e di
una struttura che serve a richiamare un pubblico di appassionati e
di sportivi altrimenti fuori dai circuiti turistici della nostra
Isola.
L'impianto c'è già, lo ricordava la collega Lantieri, dagli anni
'50, viene gestito da un consorzio formato da enti pubblici,
allargato all'ACI, che è l'Ente preposto dal punto di vista tecnico
alle discipline automobilistiche.
Il circuito potrebbe ospitare gare di altissimo livello, come è
accaduto fino a qualche anno fa, se l'impianto - che è di 5 km,
quindi assolutamente sufficiente per quel tipo di categoria -
venisse adeguato in alcune traiettorie.
La direzione dell'autodromo ha presentato istanza all'Assessorato
Territorio e Ambiente per poter essere autorizzata ad apportare i
lavori. La istanza è stata presentata, signor Presidente e signori
Assessori - è significativo tutto questo - il 16 marzo del 2011. A
distanza di oltre due anni dall'Assessorato ancora non perviene
alcuna notizia, né in senso positivo, né in senso negativo. Nel
frattempo le gare di qualità sono state sospese, e si vive nella
improvvisazione senza la possibilità concreta di immaginare fra
uno, due, tre anni, se l'autodromo di Pergusa, l'unico in Sicilia e
nelle regioni del sud, possa essere inserito in una programmazione
agonistica nazionale e internazionale.
A questo limite di ordine strutturale, legato ad alcune
imperfezioni del percorso, si accompagna un altro limite: quello
delle risorse finanziarie.
Alcune grandi manifestazioni, per potere essere organizzate, hanno
bisogno del contributo, del sostegno dell'ente pubblico.
La Regione siciliana lo ha fatto, tanto è vero che ha inserito,
con la legge 33 del 1996 - lo ricordava la collega che mi ha
preceduto -, il progetto Pergusa' in una programmazione di dieci,
quindici importanti iniziative nel calendario annuale di carattere
turistico, culturale e sportivo.
Dopo qualche anno la previsione di finanziamento è stata inserita
nella famigerata Tabella H' come se si trattasse di
un'associazione per la promozione del tango o della mazurka, con
tanto rispetto per il tango e per la mazurka e per tutti gli altri
balli, ma il Governo regionale o almeno gli ultimi tre Governi
regionali, non hanno previsto l'opportunità di istituire in
bilancio un apposito capitolo destinato all'unico autodromo
esistente in Sicilia e nell'Italia meridionale.
La mozione che ci siamo permessi di sottoporre alla valutazione
dei colleghi è finalizzata ad ottenere questi due risultati. Manca
purtroppo l'assessore direttamente interessato alla problematica,
l'Assessore per il turismo e lo sport, ma ormai ci siamo
abituati, anche perché quando c'è l'Assessore per il turismo e lo
sport davvero non si avverte la presenza e quando non c'è non si
avverte la sua assenza, perché impegnata a dovere essere segretaria
del Governatore le viene difficile potere espletare bene entrambe
le funzioni
Però, il Governo è rappresentato, in questa occasione, da tre
autorevoli Assessori e ci permettiamo di evidenziare le esigenze di
fare una telefonata all'Assessorato al Turismo per sapere, dopo due
anni, se la pratica relativa all'impianto e al circuito
dell'autodromo di Pergusa può essere tirata fuori dalle scartoffie
ed esaminata per capire, possibilmente istituendo un tavolo tecnico
al quale invitare gli enti locali, l'ACI, il direttore
dell'autodromo, cosa serve per sbloccare la pratica.
La seconda esigenza che detta e alimenta la ragione per la quale
abbiamo presentato questa mozione, è quella di prevedere, nella
prossima stesura di bilancio un capitolo - non sappiamo se di un
centesimo o di cento centesimi - ma sicuramente un capitolo
finalizzato all'autodromo di Pergusa perché, in funzione della
disponibilità che il Governo vorrà offrire in un contesto
comprensibilmente di ristrettezze e che nessuno pensa di
contestare, possa e sappia programmare la propria attività, sapendo
su quale fonte di entrata certa può contare.
Resterebbe un punto, un neo: la compatibilità ambientale con la
Riserva naturale orientata del lago di Pergusa.
Siccome, per fortuna, appartengo alla famiglia di quegli
ambientalisti che non sono come le angurie, verdi di fuori e rosse
di dentro', ma il mio ambientalismo è sincero e non è certamente
dell'ultimo giorno, abbiamo verificato che la Regione siciliana e
gli enti impegnati nella protezione dell'ambiente hanno condiviso
la compatibilità dell'avifauna del lago di Pergusa e, al tempo
stesso, la possibilità di disputare le gare su quel circuito, a
condizione che il calendario sportivo si attenga ad un arco di
tempo che vada da marzo ad ottobre, giusto il periodo in cui la
presenza di gare, veicoli e spettatori non pregiudicherebbe,
assolutamente, l'equilibrio naturalistico della fauna e della
flora.
Lo dice, peraltro, la stessa legge istitutiva della riserva
naturale orientata del Lago di Pergusa, al quale lago, per mille
ragioni, sono molto legato, non perché mi abbeveri alla fonte della
mitologia ma perché Pergusa rientra, come sanno i signori assessori
ed i signori colleghi, nel piano di bonifiche che il Governo
italiano volle predisporre e realizzare tra le due guerre.
Se tutto, quindi, è compatibile - e concludo, signor Presidente -
mi chiedo se questa mozione possa avere il sostegno dei Gruppi
parlamentari, affinché si ponga al centro di una programmazione
turistica e sportiva, in una Regione molto povera di iniziative
sportive e molto povera di poli di attrazione turistica, l'esigenza
che il Governo metta in evidenza una serie di problematiche la cui
soluzione non richiede impegni di spesa tali da farmi apparire
marziano in un contesto in cui tutti ci preoccupiamo di far
quadrare il bilancio, ma la coperta corta deve essere corta per
tutti e, se chiediamo un segnale di attenzione, credo che, il
segnale, possa essere dato anche con un impegno finanziario
assolutamente marginale in attesa di tempi migliori.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Musumeci, lei non è assolutamente un
marziano. Ha detto delle cose molto importanti, di grande valenza.
Dispiace anche a me constatare la puntuale assenza dell'assessore
Stancheris a cui, ahimè, siamo ormai abituati ma sono certo che gli
Assessori presenti saranno in grado di poter riferire la valenza
della mozione.
Ha facoltà di parlare l'assessore.
BONAFEDE, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro. Signor Presidente, onorevoli deputati, intanto, in
premessa, ritengo fondamentale ribadire quanto l'interesse del
Governo sia soprattutto proteso, per quello che riguarda gli ex
soggetti destinati alla tabella H, al recupero delle forti identità
e delle grandi valenze che alcuni dei soggetti consegnati a questo
contenitore, così lo potremmo definire, sono stati, in qualche
modo, contraddistinti.
Se dovessi adoperare una figura retorica, direi che la tabella H è
stata un po' come la stella polare: indica la strada ad una forza
interiore; la sua scia è contenuta da scorie che sono il frutto
della sua consumazione.
Ebbene, la tabella H è stata un contenitore pieno di cose nobili
che, però, hanno quasi necessariamente, per la volontà di chi ha
deciso di costruire questa struttura, contenuto altre cose che non
avevano la stessa portata e lo stesso rango.
In questo caso, stiamo parlando di un fatto storico, che non
soltanto è stato istituito, appunto, ad un fondamento normativo, ma
che ha una valenza, anche la portata dei padri; quando è stato
istituito, nel 1950, chissà se pensavano che, oggi, avremmo
discusso della sopravvivenza di questo importante sito ed anche
della valenza, non soltanto sportiva ma, direi, della portata
storica e, quindi, afferisce all'identità dell'intera Regione
siciliana.
Proprio per questo, nonostante sia l'assessore Stancheris che si
occupi della questione, , il Governo è investito per intero di
tutte le questioni che, oggi, discute e, proprio per questo,
ribadendo che, come tutti sappiamo, la legge regionale del 21
agosto 2013, numero 16, ha previsto, ovviamente, una pubblicazione
sulla GURS del 6 settembre di quelli che erano i contenuti
dell'avviso.
L'avviso avrà una sua istruttoria ed un suo completamento ma, a
prescindere da questo, ritengo di potere sostenere che,
sull'autodromo, ci sarà un interesse precipuo da parte di questo
Governo; ritengo che - anche gli assessori qui presenti lo possono
ribadire -, quindi, il Governo sia assolutamente favorevole.
CANCELLERI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANCELLERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,
l'illustrazione da parte dell'onorevole Musumeci, devo dire, è
stata abbastanza esaustiva e ci ha dato un quadro di quelle che
sono le reali possibilità di questo impianto ed ha fatto anche una
buona disamina di quello che è il territorio che circonda
l'autodromo che è la riserva naturale orientata.
Per questo, chiedo, a fronte di un voto favorevole alla mozione,
che, nel tavolo tecnico, vengano inserite tutte quelle figure
ambientaliste che gestiscono la riserva naturale orientata,
affinché possano dare il maggiore apporto in termini di tutela del
parco, perché è bene utilizzare maggiormente, quindi, sfruttare
meglio quello che è un impianto sportivo che può dare una ricaduta
turistica ed anche di prestigio alla nostra terra, ma è anche bene
non deturpare, chiaramente, il territorio circostante che è anche
quello di grande valenza turistica e paesaggistica che viene
sfruttato e visitato da moltissimi turisti.
ALONGI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALONGI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ai sensi
dell'articolo 83, volevo porre l'attenzione
PRESIDENTE. Onorevole Alongi, mi scusi, in merito alla mozione;
per l'eventuale intervento, in riferimento all'articolo 83,
successivamente alle votazioni sulle mozioni.
Pongo in votazione la mozione numero 105 Iniziative per il
rilancio dell'autodromo di Pergusa (EN) , a firma degli onorevoli
Musumeci, Lantieri, Formica, Ioppolo, Falcone.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvata)
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Discussione della mozione 64 «Soppressione dell'ente Porto di
Messina
e rilancio della Zona Falcata'»
PRESIDENTE. Si passa al settimo punto dell'ordine del giorno:
Discussione della mozione n. 64 «Soppressione dell'ente Porto di
Messina e rilancio della Zona Falcata'», a firma degli onorevoli
Panarello, Laccoto, Greco Marcello e Marziano.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che la I sezione del Tribunale Civile di Messina con la
sentenza n. 191/13 ha riconosciuto la titolarità delle aree della
Zona Falcata di Messina all'Autorità Portuale, incluse le aree
destinate al cosiddetto Punto Franco la cui istituzione, mai
avvenuta, giustificava l'esistenza dell'Ente Porto di Messina;
CONSIDERATO che:
la sopravvivenza dell'Ente Porto, dopo l'istituzione dell'Autorità
Portuale, appariva già contraddittoria con l'esigenza di una
gestione efficiente delle attività portuale;
la possibilità di realizzare il Punto Franco all'interno del Porto
di Messina è assolutamente improponibile;
la titolarità delle aree, già discutibile come argomento per
tenere in vita l'Ente Porto, con la predetta sentenza è venuta
meno;
le organizzazioni sindacali e imprenditoriali messinesi in una
recente riunione tenutasi presso la prefettura di Messina hanno
sollecitato il superamento dell'attuale situazione per consentire
un gestione adeguata delle attività portuali;
già nella precedente legislatura erano stati predisposti gli atti
necessari alla soppressione dell'Ente Porto;
la Regione può esercitare le sue prerogative di indirizzo e di
controllo attraverso l'Autorità Portuale i cui vertici concorre ad
eleggere,
impegna il Governo della Regione
a mettere in atto gli adempimenti necessari per pervenire
rapidamente alla soppressione dell'Ente Porto di Messina;
a sviluppare tutte le iniziative necessarie per rilanciare le
attività portuali, tutelare le attività produttive ecocompatibili
esistenti, bonificare le aree degradate, valorizzare i beni
culturali che insistono nella zona falcata consentendo alla città
di Messina ed, in una fase di grave crisi economica e sociale,
utilizzare aree di grandissimo pregio al fine di promuovere
sviluppo economico sostenibile ed occupazione». (64)
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Sull'ordine dei lavori
CAPPELLO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPPELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, su questa
mozione, ho alcune motivazioni, che mi sono state rassegnate
dall'onorevole Zafarana, propedeutiche a richiederle una
sospensione della discussione sulla mozione stessa ed un rinvio in
Commissione Attività produttive per un approfondimento
sull'opportunità o meno, in seguito anche ad alcune sentenze che
possono essere impugnate e ad alcune motivazioni che le leggerò per
rinviare questa mozione alla Commissione di merito.
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Riprende la discussione della mozione numero 64
PANARELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, avevo spiegato
all'onorevole Cappello che è una procedura un poco singolare. Qui
la mozione è chiara. Vorrei ricordare ai colleghi che sono
parlamentari, per la prima volta in questa legislatura, che questa
vicenda legata all'ente Porto di Messina si trascina da parecchi
anni, tant'é che, nella fase in cui fu assessore, a quel tempo si
chiamava all'industria, il collega Pippo Gianni e, successivamente,
con l'assessore Venturi, furono predisposti dei disegni di legge
per sopprimere un ente che, allo stato, tra l'altro, è privo di
personale, ma già lo era allora, che, dal punto di vista della
struttura, è un ente assolutamente superfluo e, dal punto di vista
della missione, è un ente assolutamente superato, per due ragioni.
L'ente Porto fu costituito attraverso un consorzio; poi, divenne
ente regionale con gli enti locali messinesi per gestire le aree
portuali e, quindi, per lungo tempo - parlo degli ultimi vent'anni
V sostanzialmente, incassava gli affitti delle aziende che
operavano all'interno del Porto di Messina su aree demaniali,
Successivamente, si sono costituite, in tutta Italia e anche a
Messina, le autorità portuali che sono stabilite con leggi dello
Stato. Gli organi prevedono la presenza, ovviamente, della Regione,
anzi i vertici si definiscono attraverso un concorso tra il
Ministero competente e la Regione siciliana.
La Regione, quindi, attraverso l'autorità portuale, concorre alla
gestione delle aree portuali italiane, comprese quelle di Messina.
E', quindi, venuto meno il primo presupposto di esistenza
dell'ente Porto di Messina. L'altro motivo per cui l'ente Porto
aveva una funzione era legato alla istituzione del punto franco nel
Porto di Messina, una concessione fatta dal Governo nazionale,
negli anni cinquanta, con legge e che doveva essere attuata
dall'ente Porto di Messina.
Ora, tutti sanno che il punto franco immaginato negli anni '50 si
poteva, probabilmente, realizzare nel Porto di Messina, che,
allora, aveva determinate caratteristiche. Oggi, realizzare un
punto franco nel Porto di Messina è materialmente impossibile per
carenze di aree, per la sovrapposizione di tante attività che
andrebbero, tra l'altro, selezionate, tant'è che gli stessi vertici
dell'ente Porto, nel corso di questi anni, avevano immaginato - per
la Regione siciliana e tutti gli enti locali messinesi - di
utilizzare questo strumento che può avere una sua importanza anche
ai fini di incrementare le attività produttive nel messinese, di
localizzare il punto franco nella zona di Milazzo, Giammoro, dove
ci sono aree, infrastrutture e possibilità di accoglienza delle
navi che dovrebbero utilizzare positivamente delle attività che
dovrebbero godere di questa forma di franchigia fiscale.
E' una cosa che, secondo me, andrebbe fatta e, ovviamente, dico
all'assessore Vancheri, di assumere anche questa ipotesi, visto che
il Governo è impegnato ad incrementare le attività produttive nella
Regione siciliana come strumento per operare in questa direzione.
Dopodiché, siamo ad una situazione paradossale, nel senso che,
nello stesso ambito, insistono due soggetti che, per un certo
numero di anni, si sono fatti la guerra fra di loro. Non siamo,
quindi, in presenza di soggetti che hanno puntato ad una
collaborazione positiva ma ad una contrapposizione che è priva di
senso, anche perché c'è un contenzioso - immagino che il collega
Cappello si riferisca a questo - sulle aree, sulla titolarità delle
aree. C'è una sentenza favorevole all'ente Porto: in quando ente
regionale, quindi, la titolarità è della Regione; c'è un'altra
sentenza che sembrerebbe dare ragione all'autorità portuale.
In ogni caso, tenere in vita un ente per esercitare questa
funzione nel contenzioso con l'autorità portuale, a parte che non
mi pare una bellissima cosa che due enti pubblici contrastino a
colpi di carta bollata, ma detto questo la titolarità è della
regione, la Regione troverà il modo attraverso l'Assessorato, il
Dipartimento l'Ufficio legale di fare valere, se lo ritiene, questo
punto. Dopodiché, credo che per il resto non ci sia nessuna ragione
per lasciare in vita l'ente Porto di Messina.
La mozione, tra l'altro, prende spunto da un pronunciamento che è
stato fatto dagli enti locali messinesi, rappresentati in quella
circostanza dal Commissario del Comune, dal Commissario della
Camera di Commercio, che sono, poi, nominati anche dalla Regione ma
soprattutto da tutte le associazioni produttive, da tutti i
sindacati, per dire che abbiamo la necessità che le aree portuali
di Messina, la Zona Falcata, sia oggetto di progetti di sviluppo;
questa situazione di contrapposizione e di sovrapposizione blocca
tutto. Si fece un documento di Prefettura. Chiediamo che questa
situazione venga chiarita e che l'ente Porto di Messina venga
soppresso.
Nessuno vuole negare la possibilità per la Regione di far valere
la titolarità su quelle aree, perché c'è un contenzioso legale e
seguirà il suo corso ma, nel contempo, diciamo facciamo in modo
che queste aree, dove insistono beni monumentali sui quali ci può
essere un intervento, anzi c'è un'attenzione da parte
dell'assessorato regionale, c'erano progetti di valorizzazione e di
fruizione di quelle aree, c'è la necessità di bonificarne alcune,
anche lì c'è una iniziativa in corso da parte della Regione e, più
in generale, c'è l'idea di renderle produttive, di bonificarle e
farne un'occasione di sviluppo sostenibile .
C'è una grandissima sensibilità nella città di Messina. Ricordavo
quest'ultimo elemento e le cose sono talmente vere che, per
fortuna, nelle ultime settimane - l'assessore credo abbia lavorato
per questo, per giungere a questa soluzione - si è definito un
protocollo fra l'ente Porto che, attualmente, è commissariato e
l'Autorità portuale, per gestire la situazione nel modo migliore.
Il protocollo, però, pur positivo, fa emergere il tema, a parte il
fatto che parlo ad un Governo che nel suo programma ha messo la
necessità di superare tutti gli enti inutili; non solo perché
costano poco o molto - in questo caso, non molto perché non c'è
personale, tranne una persona comandata, c'è un Commissario, etc.-
ma soprattutto non solo per il costo ma anche per segnale la
necessità di una semplificazione degli strumenti di intervento da
parte della Regione che ha tanti strumenti di controllo, di
vigilanza, di indirizzo che può esercitare efficacemente anche in
questa circostanza.
Questo, quindi, è il senso della mozione che impegna il Governo a
procedere in questa direzione, anche per evitare che perduri, nella
comunità messinese e di fronte all'opinione pubblica siciliana,
l'idea che non si riesca a procedere in questa direzione perché,
alla fine, o ci sono ostacoli imperscrutabili o non c'è una volontà
effettiva da parte del Governo della Regione.
Non penso questo. Ritengo che ci siano tutte le condizioni per
procedere in quella direzione. Ho richiamato atti compiuti
dall'allora assessore Gianni, con il consenso del Parlamento di
allora, atti compiuti dall'assessore Venturi con il consenso del
Parlamento di allora e dei parlamentari messinesi e credo che siamo
nelle condizioni, oggi, di procedere celermente in questa direzione
per dare un segnale innovativo all'opinione pubblica siciliana e
per assicurare la comunità messinese che non c'è, da parte della
Regione, disinteresse per il futuro della città e, in particolare,
della Zona Falcata e meno che meno si vogliono frapporre ostacoli
allo sforzo che sollecitano le forze produttive e le forze sociali
messinesi di fare in modo che in quell'area vadano avanti progetti
efficaci di sviluppo che possano determinare nuove attività
produttive o il consolidamento di quelle sostenibili che ci sono e
nuova occupazione.
GRASSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE . Ne ha facoltà
GRASSO. Signor Presidente, intervengo semplicemente per dire che
ho presentato, in data 16 aprile 2013, un disegno di legge volto
alla soppressione dell'ente Porto.
Mi trova d'accordo la mozione presentata dall'onorevole Panarello
ed altri. Ho ripercorso nel disegno di legge l'iter legislativo
dell'istituzione dell'ente Porto, il problema della Zona Falcata
che avrebbe dovuto nascere, poi la questione giudiziaria tra ente
Porto e autorità portuale e, appunto, proprio per la spending
review e, per procedere anche alla eliminazione di tutti questi
enti che si sovrappongono nelle competenze e che, fra tutte le
altre cose, anche per l'inutilità per l'ente Porto - è tutto
documentato, sia dal punto di vista legislativo che giurisdizionale
- avevo presentato questo disegno di legge, purtroppo in IV
commissione, però, sono d'accordo alla mozione. Se il Governo si
impegna, perché poi procedere alla chiusura di un ente significa
porlo in liquidazione, potrebbe essere superato il disegno di
legge, altrimenti, chiedo che venga accelerato l'iter del disegno
di legge perché si approdi poi a una legge per sopprimere
sostanzialmente l'ente Porto.
RINALDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori assessori,
la questione della Zona Falcata , di cui stiamo parlando, in cui
ricade quest'area, che è di competenza e di proprietà dell'ente
Porto - parliamo di un'area che ha una estensione di circa 144 mila
metri quadri, è un'area importante che ha visto, negli anni
passati, ritengo negli anni 70- 80, avere un obiettivo e una
collocazione diversa da quella che, oggi, la città vuole dare a
tutta la Zona Falcata , cioè alla riqualificazione di questa
striscia che separa il mare dal Porto in cui insistono due enti
che, nello stesso ambito, hanno la competenza territoriale e cioè
l'autorità portuale e l'ente Porto.
Non so se, intanto, si possa sopprimere l'ente Porto ma credo che
anche questa procedura provocherebbe una liquidazione che non
produrrebbe i risultati da noi voluti, nel senso che la
liquidazione ha i suoi tempi, ha la sua burocrazia. Credo, invece,
che, oggi, sia necessario raccogliere, in questo momento - che è
un momento storico per tutta quella fascia perché sono stati
recuperati dei fondi comunitari per la riqualificazione di tutta la
Zona Falcata -, utilizzare il momento storico per fare un
protocollo d'intesa e, quindi, attraverso una Conferenza di servizi
fra l'Autorità portuale e l'ente porto, per tentare di redimere
questo contenzioso esistente - perché il contenzioso, purtroppo,
non permette di presentare delle richieste per ottenere i
finanziamenti che possono essere ottenuti per quell'area perché c'è
in essere questo contenzioso - e questo protocollo d'intesa, che
può mettere insieme sia l'ente Porto sia l'autorità portuale, che
hanno due obiettivi separati ma che non sono necessariamente
diametralmente opposti - anzi, i due obiettivi, secondo me, possono
essere e confluire nello stesso obiettivo.
Da una parte, infatti, l'ente Porto che ha lo scopo di alimentare
una serie di attività commerciali e, dall'altra, l'Autorità
portuale. Anche qui voglio fare un inciso: centoquarantaquattromila
metri quadri di proprietà della Regione sicuramente hanno un
valore, quindi, sopprimerlo, eccederlo - che, poi, non è così
facile a dirlo all'Autorità portuale - significa che stiamo
regalando centocinquantamila metri quadri allo Stato e la Regione,
invece, potrebbe sicuramente trarre utilità ed un utile anche da
queste aree.
Se, attraverso questo protocollo d'intesa, riusciamo a mettere
insieme l'Autorità portuale e l'ente Porto per redimere il
contenzioso e presentare un progetto di riqualificazione di tutta
l'area, utilizzando tra l'altro questo momento storico, perché lì
accanto c'è un area, che è tre volte tanto, che era della Marina
militare e che non ha rinnovato la richiesta per la concessione
dell'anno 2013, quindi, se si fa un progetto complessivo di
riqualificazione di tutta l'area dove, da una parte, si ripristina
la cosiddetta cittadella per fare un museo e, quindi,
riqualificare tutta la parte che da lato mare e spiaggia e,
dall'altro, insieme ripristinare - perché insistono già dei
cantieri, ci sono dei bacini, quindi c'è un'attività cantieristica
che viene svolta all'interno del Porto - le due cose che combinate,
potrebbero sicuramente attrarre lì sia il lavoro - che a Messina
manca - che lo sviluppo e la riqualificazione di tutta la zona.
Per questo motivo, chiedo al Governo di fare uno sforzo per
inserire in questo contesto anche la riqualificazione della Zona
Falcata , della cosiddetta via del mare, che è già stata recuperata
dal Governo regionale attraverso dei Fondi europei, attraverso
l'assessorato per le infrastrutture.
Lì c'è un'altra occasione che potremmo utilizzare e sfruttare,
cioè quella che è la via che va - per chi conosce Messina - dalla
Zona Falcata sino a Tremestieri, dove ci sono gli altri
imbarcaderi delle navi private e delle Ferrovie dello Stato.
Quella zona, che prima aveva il vincolo industriale, oggi, non ce
l'ha più perché è stato tolto nella finanziaria scorsa e, quindi,
si da al comune la possibilità, in tutta quella zona, di
ripristinare o di programmare un piano di destinazione.
Per cui, se immaginiamo che dal Porto fino a Tremestieri questa
zona può essere riprogrammata attraverso un progetto complessivo
mettendo insieme il comune, l'Autorità portuale e l'ente Porto,
intanto, potremmo togliere il contenzioso e presentare subito dei
progetti per ottenere questi finanziamenti europei e utilizzare -
ripeto ancora una volta - sia l'ente Porto per la parte commerciale
alimentando, quindi, la cantieristica all'interno del porto,
alimentando tutte le attività commerciali che possono essere un
connubio insieme alla riqualificazione della rea cittadella che
invece è lato mare e le due cose potrebbero sicuramente
riqualificarsi insieme anche all'area della marina, che non è stata
rinnovata, parliamo di un estensione di quasi seicento,
settecentomila metri quadri, dove insistono già anche dei
fabbricati che erano quelli dei militari, c'erano le navi, c'è
tutta un'area che può essere ripresa e riqualificata, quindi,
chiedo al Governo, piuttosto che arrivare all'eliminazione di un
ente che, in questo momento, potrebbe essere anche inutile, come
dice l'onorevole Ruggirello, però, la mia paura è che l'effetto sia
contrario all'obiettivo che vogliamo raggiungere.
Se nell'immediato, quindi, riusciamo a trovare un accordo tra i
due enti e a produrre un progetto per ottenere dei finanziamenti
europei, credo che sia quello che vuole la città e che vogliamo
tutti noi.
GIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNI, Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo solo per
dire che, quando l'Assessore ha iniziato il procedimento per
chiudere l'ente Porto, già allora, la mission era fallita. Non
c'era più il punto franco; c'era un Consiglio di amministrazione di
diciassette persone e un dipendente e, a quel punto, è iniziato il
procedimento per richiusura.
A maggior ragione, oggi, che c'è l'Autorità portuale credo che,
mettendo insieme le due unità, si possa procedere spietatamente,
approfittando anche del fatto che la procedura è iniziata, che ci
sono risorse europee.
Pertanto, si può dare uno sbocco a quel porto che può
rappresentare una delle tante occasioni per questa Sicilia.
Appongo quindi la mia firma alla mozione in discussione perché
sono convinto che l'ente porto di Messina vada chiuso e vada dato
spazio all'autorità portuale per completare e rilanciare il porto
stesso.
CAPPELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPPELLO. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi,
cittadini, premesso che non è nostro interesse difendere nessun
ente pubblico, ma analizzando la mozione punto per punto, la prima
considerazione che leggiamo è quella secondo la quale la
sopravvivenza dell'ente porto dopo l'istituzione dell'autorità
portuale appariva già contraddittoria con l'esigenza di una
gestione efficiente delle attività portuali. Considerazione
formalmente corretta, ma che dimentica di specificare come
l'autorità portuale sia nata ben dopo rispetto all'ente autonomo
portuale di Messina, acquisendo quindi profili d'ingombro per
l'ente porto e le sue finalità, piuttosto che il contrario. In
merito alla considerazione secondo la quale: la possibilità di
realizzare il Punto Franco all'interno del porto di Messina è
assolutamente improponibile , sulla quale abbiamo espresso i nostri
dubbi, potremmo discutere, ad esempio, del fatto che se le
normative europee non consentono di spostare un punto franco, è
possibile sfruttarne una porzione ridotta, così da tirarne fuori,
interamente, la Real Cittadella permettendo così al territorio
messinese e siciliano di non perdere gli eventuali vantaggi
derivanti dall'istituzione di un Punto Franco e al contempo alla
zona Falcata di Messina di venire risanata come da tempo si
attende.
Ricordando che, come detto precedentemente, il contenzioso fra
autorità portuale ed ente porto è ben lungi dall'essere considerato
superato e presupponendo che qualunque fosse la parte soccombente
in secondo grado, presenterebbe ricorso in Cassazione, vogliamo
lasciare per la fine delle nostre osservazioni uno dei punti più
interessanti di questa mozione, ed andare direttamente all'ultima
delle considerazioni predenti nell'atto: la Regione può esercitare
le sue prerogative di indirizzo e di controllo attraverso
l'autorità portuale i cui vertici concorre ad eleggere . Bene,
vorrei ricordare che l'Autorità portuale, oltre ad essere soggetta
a controllo diretto del Ministero dei trasporti e della navigazione
ed al Ministero del tesoro, regola le proprie attività attraverso
il Comitato portuale , che è formato da queste figure:
A. Presidente dell'Autorità portuale, che lo presiede;
B. Comandante del porto sede dell'autorità portuale, con funzione
di vicepresidente;
C. Un dirigente dei servizi doganali della circoscrizione doganale
competente, in rappresentanza del Ministero delle finanze;
D. Un dirigente del competente Ufficio speciale del genio civile
per le opere marittime, in rappresentanza del Ministero dei lavori
pubblici;
E. Presidente della Giunta regionale o da un suo delegato;
F. Presidente della Provincia o da un suo delegato;
G. Sindaco del Comune in cui è ubicato il porto, qualora la
circoscrizione territoriale dell'autorità portuale comprenda il
territorio di un solo Comune, o dai sindaci dei comuni ricompresi
nella circoscrizione medesima, ovvero da loro delegati;
H. Presidente della Camera di commercio, industria, artigianato e
agricoltura competente per territorio o, in sua vece, da un membro
della Giunta da lui delegato;
I. Sei rappresentanti delle seguenti categorie:
1. armatori;
2. industriali;
3. imprenditori di cui agli articoli 16 e 18;
4. spedizionieri;
5. agenti e raccomandatari marittimi;
6. autotrasportatori operanti nell'ambito portuale.
Come è evidente, la Regione siciliana è rappresentata da uno solo
degli almeno 15 componenti del Comitato portuale (e sottolineo
almeno, dato che, come si può evincere dal sito web dell'autorità
portuale stessa, aggiungendo i rappresentanti sindacali e delle
imprese ferroviarie, il Comitato portuale può arrivare ad essere
composto da 25 membri). Un po' poco per potere dire di poter
esercitare le proprie prerogative', come si potrebbe fare tramite
un ente regionale quale è, appunto, l'Ente autonomo portuale di
Messina.
Pochi minuti fa vi ho parlato delle modalità con cui qualcuno' ha
deciso il destino del Punto Franco, della zona Falcata, della
grandissima, probabilmente eccessiva area di pertinenza
dell'autorità portuale.
Vogliamo dunque scendere nel dettaglio dell'analisi, partendo da
un presupposto: noi del Movimento 5 Stelle dubitiamo sempre delle
progettazioni non partecipate, ancorché apparentemente sostenibili
come quella realizzata dall'autorità portuale di Messina (della cui
sostenibilità ci riserviamo di esprimere giudizio in altri ambiti).
Non abbiamo niente, in linea di principio, contro un approccio top-
down (dall'alto verso il basso), ma crediamo che sia più
auspicabile un approccio bottom-up (dal basso).
Ammiriamo ad esempio il lavoro svolto 5 anni fa a Milano dal
professor Alessandro Balducci del Politecnico, che si intitolava
Città di Città , e aveva lo scopo di censire e promuovere
attraverso un bando progetti e politiche dal basso che potessero
rappresentare delle buone pratiche da diffondere in tutta l'area
metropolitana. Sono stati documentati 269 buoni esempi di piccole e
grandi realizzazioni o servizi. L'amministrazione pubblica non può
fare tutto, ha bisogno della partecipazione del controllo di
cittadini in forma libera e associata e di soggetti sociali capaci
di interpretare i nuovi bisogni di cittadinanza essendo portatori
di interessi strettamente locali e generali (e ripeto, locali e
generali): solo così si può pianificare il percorso verso la città
sostenibile del futuro.
A nostro parere la progettazione ha bisogno e deve tener conto sia
di processi top-down sia, al contrario, di processi bottom-up come
quelli studiati dal professore Balducci. E' ciò che si chiama
sussidiarietà. Non è niente di impossibile o fantascientifico. In
tutta Europa si parla di urbanistica peer-to-peer e community
planning e si attivano sedi formali ed informali di confronto e
orientamento come tavoli sociali, laboratori di quartiere, cabine
di regia, piani strategici. Esistono, oltre al metodo del professor
Balducci numerosi altri esempi: metodo EASW, Planning for real e il
metodo delle Charrette. Dobbiamo essere sempre noi a distinguerci
per l'assoluta chiusura alla partecipazione della cittadinanza
decidendo anche oggi dell'abolizione di un ente in quest'Aula senza
consultare nessuno? Vogliamo entrare nel futuro oppure vogliamo
rimanere ancorati ai modi di operare tipici della casta politico-
economica che caratterizza il nostro paese da almeno 50 anni?
Perché altrove possiamo assistere ad esempi di Punto Franco di
tipo artistico-culturale, mentre la nostra immaginazione arriva
solo fino alla visione di container e attività potenzialmente
dannose ed inquinanti? A Trieste, ad esempio, si sta studiando
l'iniziativa portata avanti da Pechino (oltre che in Lussemburgo e
Singapore) dove si costruirà un punto franco (83mila mq) nel quale
i non residenti potranno acquistare e conservare nei magazzini
opere d'arte e oggetti di valore, senza pagare tasse o dazi
doganali. Un modo per attrarre, in uno spazio irripetibile, artisti
stranieri e locali, affittando loro per periodo limitati lo spazio
operativo e innescando un afflusso di turisti-collezionisti (il
punto franco ricordiamolo c'è già) in un'ottica di contaminazione
culturale e commerciale e di vivaio permanente della
sperimentazione. Ma anche solo per pensare a questo tipo di
iniziative serve a monte una vera politica culturale della città e
della regione.
La domanda è la stessa: vogliamo entrare nel futuro, vogliamo
tracciare noi il sentiero che porti la nostra terra, i nostri
figli, nel futuro, o vogliamo limitarci a seguire tristi, trite e
ritrite strade di speculazione privata a vantaggio sempre dei
soliti noti?
Noi non ci stiamo e per questo voteremo no a questa mozione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'assessore Vancheri per la
replica.
VANCHERI, assessore per le attività produttive. Onorevoli
colleghi, l'opposizione del Governo sulla questione dell'ente
portuale a fronte di una situazione che, come giustamente i vari
deputati hanno rappresentato e ricostruito, va avanti da un paio di
anni. Pertanto, c'è questo andamento di una politica che prima si
organizza per la chiusura, poi si frena, quindi ricomincia di nuovo
la predisposizione di tutti gli atti per verificarne le
potenzialità, dopo di che invece si predispongono di nuovo gli atti
per capire invece se ci sono le condizioni per la messa in
liquidazione di questo ente.
Ciò, in effetti, è il momento attuale. Perché in questo momento
abbiamo commissariato, con un commissariato ad acta peraltro, non è
un commissariamento straordinario, con una delega precisa. La
delega che ha il commissario ad acta è quella di valutare le
condizioni per la messa in liquidazione dell'ente. Questa è la
risposta tecnica che do perché è giusto aggiornare sullo stato in
cui si trova l'ente dal punto di vista dell'organizzazione che il
Governo ne sta avendo. Dall'altra parte, c'è adesso quella che può
essere una sorta di opinione, che io interpreto oggi dalle cose che
ho sentito dai vari interventi.
Io sono a favore del fatto che non bisogna avere la velocità di
dismettere qualcosa che se, invece, magari integrata all'interno di
un piano industriale preciso piuttosto che se giustamente
ricorredata dalla giusta mission o comunque riorganizzata
ripianificando tutte le attività correlate, possano nascere delle
nuove opportunità. Quindi su questo, in effetti, la posizione del
Governo non è contro l'ente, piuttosto che a favore dell'apertura,
quindi la posizione è quella comunque di individuare una posizione
che non è strategica, ma deve essere definitiva perché, comunque,
dobbiamo anche essere sinceri, in quanto l'ente autonomo esiste da
vari anni, di fatto, però non siamo riusciti né con le politiche di
governo né, tanto meno, con le politiche territoriali, così come
adesso l'onorevole Cappello giustamente faceva riferimento, che
comunque queste realtà possono essere agganciate anche a progetti a
livello territoriale.
Tuttavia, di fatto, questo è un ente che finora non ha maturato
questo genere di attività. E io aggiungo un'altra cosa: non è
neanche detto che tecnicamente oggi, al di là del protocollo che è
stato giustamente siglato insieme all'autorità portuale per capire
un po' se si trova un'intesa e cercare di non perdere l'occasione
del finanziamento europeo, al di là di questo, noi dobbiamo
comunque dare una risposta a tutti i cittadini, e non penso
solamente ai cittadini di Messina.
Io penso che una struttura così importante comunque in un posto
così importante com'è Messina, che ha tutte le potenzialità per
diventare una città metropolitana nel vero senso della parola, nel
senso che ha le potenzialità per sviluppare attività industriali
con vocazioni precise, penso alla cantieristica, appunto, piuttosto
che a tutto il settore del nautico collegato con attività che
riguardano anche la parte commerciale piuttosto che turistica.
Pertanto, stante la consapevolezza del fatto che comunque quella
struttura di per sé potrebbe essere, anzi io direi forse poteva
essere importante per lo sviluppo di un settore economico e
finanziario incisivo per la Regione siciliana. Oggi quindi noi
dobbiamo decidere una cosa: se veramente ci sono le potenzialità e
quelle intese giuste per realizzare tutto quello - bellissime
parole ho sentito stasera, e sono d'accordo con voi - che abbiamo
veramente la possibilità di poter fare, perché dobbiamo comunque
dall'altro canto rendicontare lo stato in cui si trova la Sicilia,
che sconta una disorganizzazione in termini di organizzazione
amministrativa collegata all'ente piuttosto anche una questione di
non garanzia a livello di copertura finanziaria, che la stessa
regione potrebbe assicurare come quota di cofinanziamento
all'interno di un piano industriale preciso.
Abbiamo parlato dei bandi europei. Attenzione, una struttura come
l'ente autonomo che è da un bel pezzo che non ha, comunque, tutte
le carte in regola che le amministrazioni pubbliche dovrebbero
avere per accedere ai bandi comunitari, questo non lo dobbiamo
dimenticare Attenzione, rischiamo di fare un buco nell'acqua
Piuttosto, sì, c'è l'autorità portuale, beh, sulla base però di un
protocollo, di un'azione di partenariato con l'autorità portuale,
io da questo punto, non la limiterei solamente al discorso del
bando pubblico.
Pensiamo di immaginare come si possono organizzare le attività
future in presenza o in assenza dell'ente autonomo portuale, che
vengono portate avanti dall'autorità piuttosto che da tutto
l'indotto, o cosa dell'ente autonomo si può integrare all'autorità
e può rimanere
Su questo discorso, io vi posso dire che c'è anzi il mio parere
favorevole, comunque, per cercare di capire fino alla fine
l'essenza di questo ente e la potenzialità di questo ente,
dall'altra parte però dobbiamo anche decidere che cosa farne.
Io ho nominato un commissario ad acta che è a tempo determinato
mica indefinito, tra l'altro in scadenza, e lui prima della
scadenza dovrà portarmi i report, report tecnici. Sulla base dei
dati tecnici che il commissario porterà, ovviamente si dovrà
determinare una scelta, una scelta che prima di tutto è una scelta
tecnica. Io dico, attenzione, è una scelta tecnica, perché comunque
l'ente autonomo in questo momento, sicuramente rappresenta una
titolarità dell'intervento della regione nel territorio ma, di
fatto, è un costo.
E come se noi, anche se per quel poco che stiamo pagando,
stessimo pagando il pieno per vuoto. Di fatto è questo. Non c'è
stata mai una politica che si sia interessata comunque a cercare di
cambiare questa strategia. Io dico se noi dobbiamo cambiare
improvvisamente rotta e dobbiamo invece trasformare quello che fino
a qualche giorno, fa, comunque, nella maggioranza dei casi veniva
inteso come un carrozzone della regione, vuol dire che però di base
dobbiamo avere un piano strategico dove ci crediamo tutti, dove ci
deve credere la politica siciliana piuttosto che la politica
territoriale, piuttosto che anche le stesse imprese che poi
dovranno lavorare all'interno degli indotti che si creano tra ente
autonomo piuttosto che autorità portuale.
Io volevo comunque dire una cosa perché, giustamente, l'onorevole
Cappello aveva fatto nel suo intervento la composizione dei
componenti all'interno dell'autorità portuale. Io, come già ho
detto, si tratta di una struttura comunque statale e non dobbiamo
dimenticare che la Sicilia in conferenza Stato-Regione ha fatto la
richiesta precisa di volere che l'autorità portuale potesse gestire
quelle attività che gestisce a Messina. Abbiamo richiesto noi che
ci fosse l'autorità portuale a Messina.
Un'altra cosa. Sul fatto che su venticinque ci sia un componente
della Sicilia non mi sento di dire che, caso mai ce ne fossero
stati dieci, sarebbe stato meglio Perché abbiamo avuto casi di
partecipate nei cui consigli direttivi c'erano solo personaggi
siciliani, politici piuttosto che dirigenti, piuttosto che altri
personaggi esterni e, di fatto, non abbiamo mai concluso niente
Volevo chiosare un attimo su questo per dire che non è per forza
un elemento negativo che ci sia una minoranza, non è quello, è la
mission, è l'obiettivo strategico che questi enti hanno e la
ricaduta in termini territoriali che noi dobbiamo controllare come
Regione siciliana Lo dobbiamo fare anche avendo le idee chiare
perché, di fatto, su Messina c'è, a mio avviso, un'idea industriale
precisa che deve uscire fuori. Abbiamo tante potenzialità, ma non
abbiamo ancora redatto un piano industriale specifico per
quell'area e senza la base di un piano industriale preciso per
quell'area, non penso che si possa avere, che coraggiosamente
possiamo decidere di chiudere o meno.
Su questo fatto, vorrei chiedere di aspettare che finisca questo
commissariamento ad acta e dal report finale, il Governo sulla base
dei dati raccolti dal commissariamento ad acta e sulla base di
quelle che sono le prospettive future concrete, potenziali non a
livello prospettico così lontane, onorevole Cappello, perché quello
che lei ha detto ce lo spieghiamo tutti, però la Regione deve
risolvere un problema che, per intenderci, era da risolvere ieri e
lo si deve fare invece nei prossimi mesi perché comunque non
possiamo lasciare una situazione così.
Su questo volevo dire che magari il Governo si pronuncerà
definitivamente su questa posizione, subito dopo la fine del
commissariamento ad acta.
PRESIDENTE. Pongo in votazione la mozione numero 64.
Richiesta di verifica del numero legale
CIACCIO. Chiedo la verifica del numero legale.
VINCIULLO. Signor Presidente, eravamo in fase di richiesta del
numero legale. Abbiamo chiaro quello che si è fatto e non si può
tornare indietro, la legge è uguale per tutti
PRESIDENTE. Onorevole Vinciullo, la richiesta del numero legale è
assolutamente supportata, i richiedenti sono undici.
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Sull'ordine dei lavori
CRACOLICI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, non voglio fare alcuna forzatura
perché l'accertamento del numero legale prevede una verifica, se ci
sono i richiedenti, e poi l'accertamento secondo le modalità
stabilite da Regolamento.
Ho chiesto la parola sull'ordine dei lavori perché - parliamo
chiaro - visto che ci sono altre mozioni e che siamo qui anche per
esaminare altre mozioni, se dobbiamo interrompere la seduta tout
court, il numero legale è evidente che non c'è ma neanche prima
c'era; il numero legale si accerta solo se qualcuno lo chiede.
Se salta la seduta ora e rinviamo di un'ora, e fra un'ora non
immagino che ritorniamo quarantuno deputati in questa sala, vorrei
capire se l'obiettivo è interrompere anche le altre mozioni
Pongo quindi una questione. La questione di Messina è una
questione che ritorna in quest'Aula, però, siccome sento singolare,
intanto, la posizione del Governo perché questo Governo, quando ha
iniziato, doveva sciogliere tutto, sinora non ha sciolto neanche un
condominio, allora, vorrei sapere se un ente che è già sciolto da
anni, ma che si tiene in vita per nominare un Commissario, chiaro,
qual è la ragione per cui c'è una passione politica dirimente per
cui il Governo si preoccupa di aspettare che finisce il
commissariamento? Ma il commissariamento finirà quando decidete
voi, quindi, può finire domani mattina o può finire tra 20 anni
perché il gioco del Commissario è il gioco di chi non vuole
affrontare mai i problemi
Quindi, intendiamoci su questo Poi, si può decidere che l'ente
porto, invece, è fondamentale per l'esistenza in vita della
portualità siciliana, in particolare di quella di Messina, però la
tecnica del rinvio non mi pare una tecnica che affronti il
problema...
VINCIULLO. Signor Presidente, l'onorevole Cracolici doveva parlare
sull'ordine dei lavori, a sua volta è anche inusuale che si dia la
parola sull'ordine del lavori dopo che abbiamo deciso di votare,
non lo abbiamo mai fatto Chiedo il rispetto delle regole
CRACOLICI E allora, proprio in nome del rispetto delle regole, io
vorrei che fosse evidente, per quanto mi riguarda, signor
Presidente, le chiedo se il numero legale è richiesto e confermato,
di sospendere la seduta perché è inutile che ci prendiamo in giro;
tra un'ora non ci sarà il numero sufficiente e non ci sarà neanche
la possibilità di affrontare le altre mozioni perché se salta ora
su questa mozione, si tornerà in Aula a discutere sempre questa
mozione, non è che possiamo baipassarla.
Quindi delle due l'una: o decidiamo di chiuderla qui la seduta e
chiederemo agli Assessori di tornare in altra seduta, oppure, è
evidente che l'obiettivo non è far saltare la mozione oggetto
Messina, ma far saltare tutte le mozioni. Io penso che sia
un'occasione per tutti.
VINCIULLO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, avevamo chiesto
alla Presidenza e avevamo chiesto anche a lei di trattare
successivamente questa mozione perché mancavano alcuni deputati che
volevano intervenire sulla vicenda.
Dopo di che c'era stata una assicurazione da parte della
Presidenza che questa mozione non sarebbe stata discussa questa
sera, ma c'era stata una assicurazione che sarebbe stata discussa
domani sera; avete voluto anticipare per forza a questa sera la
discussione della mozione.
Le soluzioni sono due: o il numero legale lo chiediamo, lo
verifichiamo, oppure si decide di rinviare la votazione su questa
mozione. Se decidete di rinviarla, siamo anche disponibili ad
andare avanti se, invece, volete insistere si chiede il voto così
come è stato fatto.
PRESIDENTE. Onorevole Vinciullo, voglio soltanto sottolineare che
la richiesta di rinvio che era stata esternata da lei riguardava la
mancata presenza di alcuni parlamentari non firmatari della
mozione, quindi, non è stata accolta esclusivamente per questo.
Comunque, prendo atto della sua richiesta, e credo di interpretare
anche il pensiero dell'onorevole Cracolici che era intervenuto
precedentemente, pertanto, la votazione su questa mozione si farà
nel corso della seduta di martedì prossimo.
Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Discussione della mozione n. 127 «Stabilizzazione dei rapporti di
lavoro a tempo determinato»
PRESIDENTE. Si passa al decimo punto dell'ordine del giorno:
Discussione della mozione n. 127 Stabilizzazione dei rapporti di
lavoro a tempo determinato , a firma degli onorevoli Maggio,
Gucciardi, Cirone, Milazzo e Gianni.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO CHE:
la preoccupante dimensione del fenomeno del precariato in Sicilia,
che ha una storia ultraventennale e ha contribuito a diminuire il
tasso di disoccupazione siciliano che, nell'ultimo decennio, si è,
comunque, attestato su valori più elevati rispetto alla media
registrata nel Mezzogiorno d'Italia, impone di valutare tutti gli
interessi in gioco nella complessa vicenda della stabilizzazione
dei rapporti di lavoro a tempo determinato dei soggetti provenienti
dal bacino dei lavoratori socialmente utili, dopo i tentativi
andati a vuoto da parte della Regione Sicilia di fornire uno
strumento di legge idoneo, onde pervenire alla individuazione di
percorsi costituzionalmente orientati, non in controtendenza con
l'azione del Governo nazionale che punta al deciso contenimento
della spesa del personale in rapporto alla spesa corrente e ad una
logica di razionale redistribuzione funzionale delle risorse umane
nella pubblica amministrazione;
se è indiscutibile che il ricorso a contratti di lavoro a tempo
determinato corrisponde alla necessità di far fronte ad esigenze
temporanee delle amministrazioni, di fatto, nella Regione
siciliana, gli enti locali, forti della presenza del personale
precario, il cui costo è stato assunto, ab ovo ed in gran parte,
dall'Ente Regione, da oltre un decennio, rinunciando a qualsiasi
procedura concorsuale, hanno continuato ad utilizzare questi
lavoratori, provenienti dal bacino dei lavoratori socialmente
utili, con contratto a tempo determinato per esigenze permanenti
legate al fabbisogno ordinario;
utilizzo autorizzato da una legislazione regionale che ha più
volte derogato norme nazionali di ispirazione comunitaria in
materia di rapporto di lavoro a tempo determinato, sia sotto il
profilo delle fattispecie legittimanti (ricorso al lavoro a termine
per fronteggiare bisogni permanenti su posti di dotazione organica)
che sulla gestione dell'istituto (utilizzo di proroghe e rinnovi,
oltre quella che sarebbe la ratio legis, anche per situazioni
originariamente prevedibili e non sopravvenute) e che ha generato
una categoria di lavoratori precari che fino ad oggi, unitamente a
quelli a tempo indeterminato ancora in servizio, in assenza di
regolare turn-over, continuano a garantire i servizi fondamentali
ed essenziali alle proprie comunità locali;
è ben noto che le posizioni di ruolo, oggi presenti negli Enti
locali della Regione siciliana, non consentono di assicurare la
funzionalità degli stessi;
se, come ripetutamente evidenziato dalla Corte Costituzionale, i
lavoratori precari c.d. storici non sono titolari di un diritto
soggettivo o di un interesse legittimo ma di una mera aspettativa
di assunzione, è indiscutibile che dal punto di vista sociale
disattendere le aspettative di un precariato storico dopo 23 anni
di attività continuativa, concretizzerebbe, come il Presidente
della Regione siciliana ha affermato, una operazione di macelleria
sociale';
diversamente da quanto accaduto nel resto del Paese, in Sicilia,
da oltre un decennio, la rinuncia di moltissimi enti locali al turn-
over, in forza dell'utilizzo dei lavoratori precari per esigenze
permanenti legate al fabbisogno ordinario, ha prodotto l'assenza o
insufficienza nelle dotazioni organiche degli Enti locali di
posizioni di ruolo aventi profili professionali assolutamente
indispensabili per garantire taluni servizi istituzionali;
gli attuali limiti assunzionali, unitamente ai limiti imposti dal
rispetto del patto di stabilità interno, l'orientamento consolidato
della Corte Costituzionale, che nella fattispecie non ammette
deroghe al pubblico concorso e l'obbligo per gli enti locali, da
ultimo introdotto dall' art. 16, comma 8, del D.L. n. 95/2012
convertito nella legge n.135/2012, di rideterminare le dotazioni
organiche tenuto conto prioritariamente del rapporto tra dipendenti
e popolazione residente determinato in base alla media nazionale
del personale in servizio presso gli enti e che, verosimilmente,
costringerà, alcuni enti, ad attivare la procedura di eccedenza con
la messa in disponibilità di personale di ruolo, rendono, in atto,
impossibile ipotizzare un qualsiasi percorso di stabilizzazione
negli enti di appartenenza con la prospettiva, in assenza di
proroghe, di una conseguente espulsione, in molti casi
irreversibile, di migliaia di lavoratori precari dai circuiti
occupazionali, oltre al collasso funzionale degli enti
utilizzatori;
in presenza di una realtà fortemente caratterizzata dalla presenza
di lavoratori con un'ingente anzianità di precariato, divenuti una
sorta di precari a vita' (e che, non di rado, sono stati destinati
a svolgere compiti indispensabili ai fini del perseguimento dei
fini istituzionali delle amministrazioni, acquisendo nella prassi
operativa rilevanti esperienze e competenze), è doveroso compiere
uno sforzo per tentare di trovare soluzioni legislative in questa
complessa vicenda e in relazione alla peculiarità del fenomeno
nella nostra Regione, che assicurino lavoro di qualità, utile, in
ogni caso, compatibile con le condizioni finanziarie degli enti
locali e che necessariamente tengano conto dei seguenti
orientamenti giurisprudenziali consolidati:
1. tutti i giudizi di costituzionalità riguardanti disposizioni
regionali derogatorie alla procedura concorsuale e al principio di
adeguato accesso dall'esterno, con riferimento agli articoli 3,
primo comma, 97, primo e terzo comma, e 51, primo comma, della
Costituzione (non introducibili, ovviamente, a Costituzione
invariata, neanche dal legislatore nazionale) si sono conclusi con
dichiarazioni di illegittimità fondate sul mancato riscontro, nei
casi esaminati, delle peculiari e straordinarie esigenze di
interesse pubblico che, soltanto, giustificherebbero un
reclutamento in deroga alla regola del concorso pubblico;
procedura, questa, ritenuta dalla Suprema Corte non fungibile con
sistemi selettivi limitati ai soli soggetti stabilizzanti e solo in
parte idonei ad offrire le migliori garanzie di selezione dei più
capaci in funzione dell'efficienza della stessa pubblica
amministrazione. Soluzioni che prevedano l'aggiramento di tale
principio non sono state e non possono essere conducenti a
Costituzione invariata poiché si scontrano con un orientamento
costante della Corte Costituzionale che in ogni occasione ha
ribadito che la circostanza che determinate categorie di dipendenti
abbiano prestato attività a tempo determinato presso un
amministrazione pubblica per tantissimo tempo e la personale
aspettativa degli aspiranti' ad una misura di stabilizzazione non
costituiscono eccezioni che possono legittimamente derogare alla
regola costituzionale del pubblico concorso;
2. la proroga generalizzata dei rapporti di lavoro a tempo
determinato del personale destinatario del regime transitorio dei
lavori socialmente utili e la materia della stabilizzazione dei
precari, incidendo sull'ordinamento civile, sono di competenza
esclusiva dello Stato ai sensi dell'art. 117, comma 2, lett. l)
della Costituzione;
3. i principi di coordinamento della finanza pubblica che sono
alla base delle diverse prescrizioni di contenimento della spesa
dell'aggregato personale risultano inderogabili anche da parte
delle Regioni a statuto speciale e affermano il primato della
potestà normativa statale anche in tale ambito;
4. l'assunzione del parametro percentuale del 40 % per la riserva
di posti e la valorizzazione, con apposito punteggio,
dell'esperienza professionale maturata dai precari, già previste
dai commi 10 e 11 dell'art.17, del D.L. 78/2009, confermate, da
ultimo, con la legge di stabilità 2013 (art. 1, comma 401 della
legge 24/12/2012 n. 228), sono ritenute dalla giurisprudenza
prevalente le sole misure ragionevoli' introducibili che
salvaguardano il principio di buon andamento della P.A., cui la
garanzia del concorso pubblico è correlata;
5. la procedura di reclutamento interamente riservata al personale
interno inquadrato nelle categorie A' e B', già configurata
dall'art.17, comma 12, del D.L. 78/2009, avente vigenza fino al
31/12/2012 (di cui non vi è traccia nella legge di stabilità 2013),
costituisce l'unica deroga alla regola generale del concorso
pubblico da reintrodurre;
la disposizione, che non viola il principio desumibile dall'art.
35, comma 1, lett. a) del D. Lgs 165/2001 di adeguato accesso
dall'esterno, posto che attiene a modalità di reclutamento in
deroga alla regola generale del concorso pubblico, trova
legittimazione nell'art. 97, comma 3, della Costituzione, per
effetto della prerogativa riconosciuta dallo stesso comma al
legislatore e non risulta in contrasto con il principio di cui
all'art. 51 della Costituzione del necessario carattere aperto
delle procedure selettive per l'accesso ai pubblici uffici che deve
essere garantito in condizioni di eguaglianza secondo i requisiti
stabiliti dalla legge, posto che nella Regione siciliana i soggetti
in atto titolari di un contratto di diritto privato a tempo
determinato provengono dal bacino dei lavoratori socialmente utili
e sono stati assegnati ai progetti a cura delle sezioni
circoscrizionali per l'impiego e per il collocamento in agricoltura
competenti secondo i criteri previsti per l'attuazione
dell'articolo 16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56 e successive
modificazioni ed integrazioni e nel rispetto dei principi di pari
opportunità, così come disposto dall'art. 6 del Decreto Legislativo
1 dicembre 1997, n. 468 e, quindi, con la procedura di cui alla
lett. b) del comma 1, dell'art. 35 del D. Lgs 165/2001;
6. nel pubblico impiego, diversamente da quanto previsto nel
rapporto di lavoro privato, la violazione del limite di 36 mesi per
la reiterazione del contratto a termine prescritto dall'art. 5 del
D.lgs. 368/2001, se può, eventualmente, dar luogo a risarcimento
dei danni, non comporta, in ogni caso, la trasformazione del
rapporto di lavoro a tempo determinato in rapporto di lavoro a
tempo indeterminato. Per costante orientamento della giurisprudenza
della Corte di Giustizia europea, le disposizioni di cui all'art.
36, comma 5, del d.lgs. n. 165/2001 che dispone che : in ogni caso,
la violazione di disposizioni imperative riguardanti l'assunzione o
l'impiego di lavoratori, da parte delle pubbliche amministrazioni,
non può comportare la costituzione di rapporti di lavoro a tempo
indeterminato con le medesime pubbliche amministrazioni, ferma
restando ogni responsabilità e sanzione', non sono ritenute in
contrasto con la clausola 5 dell'accordo quadro allegato alla
direttiva del Consiglio europeo 28 giugno 1999/70/CE recepita con
il D.lgs. 368/2001.
Come più volte sostenuto dalla Corte di Giustizia europea, la
clausola 5 dell'accordo quadro non osta a che uno Stato membro
riservi un destino differente al ricorso abusivo a contratti o
rapporti di lavoro a tempo determinato stipulati in successione a
seconda che tali contratti siano stati conclusi con un datore di
lavoro appartenente al settore privato o con un datore di lavoro
del settore pubblico' (sentenze Marrosu e Sardino, punto 48, nonché
Vassallo, punto 33, e ordinanza Vassilakis e a., punto 122).
Peraltro, la Corte Costituzionale (sentenza n. 89 del 27/3/2003) ha
sancito che il principio fondamentale in materia di instaurazione
del rapporto di impiego alle dipendenze delle pubbliche
amministrazioni è quello, del tutto estraneo alla disciplina del
lavoro privato, dell'accesso mediante concorso, enunciato dall'art.
97, terzo comma, della Costituzione. L'esistenza di tale principio,
posto a presidio delle esigenze di imparzialità e buon andamento
dell'amministrazione, di cui al primo comma dello stesso art. 97
della Costituzione, di per sé rende palese la non omogeneità -
sotto l'aspetto considerato - delle situazioni poste a confronto e
giustifica la scelta del legislatore di ricollegare alla violazione
di norme imperative riguardanti l'assunzione o l'impiego dei
lavoratori da parte delle amministrazioni pubbliche conseguenze di
carattere esclusivamente risarcitorio, in luogo della conversione
(in rapporto) a tempo indeterminato prevista per i lavoratori
privati';
l'osservanza puntuale degli orientamenti consolidati, anzi
riportati, si impone per effetto del disposto di cui all'art. 16,
comma 8, del D.L. 98/2011, ai sensi del quale: i provvedimenti in
materia di personale adottati dalle pubbliche amministrazioni di
cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001,
n. 165, ed in particolare le assunzioni a tempo indeterminato,
incluse quelle derivanti dalla stabilizzazione o trasformazione di
rapporti a tempo determinato, nonché gli inquadramenti e le
promozioni posti in essere in base a disposizioni delle quali venga
successivamente dichiarata l'illegittimità costituzionale sono
nulle di diritto e viene ripristinata la situazione preesistente a
far data dalla pubblicazione della relativa sentenza della Corte
Costituzionale. Ferma l'eventuale applicazione dell'articolo 2126
del codice civile in relazione alle prestazioni eseguite, il
dirigente competente procede obbligatoriamente e senza indugio a
comunicare agli interessati gli effetti della predetta sentenza sul
relativo rapporto di lavoro e sul correlato trattamento economico e
al ritiro degli atti nulli';
CONSTATATO che ogni provvedimento nella materia, adottato dal
legislatore regionale in deroga agli orientamenti giurisprudenziali
anzi riportati, è stato oggetto di impugnativa da parte del
Commissario dello Stato con un rigoroso esame per l'accertamento
delle violazioni delle disposizioni che la Costituzione detta in
materia di impiego pubblico (artt. 3, 51, 97 e 98 Cost.),
dell'ordinamento comunitario e degli obblighi internazionali (cui,
del resto, sono assoggettate tutte le potestà legislative ai sensi
dell'art. 117, comma 1, Cost.) , dei principi generali di
organizzazione pubblica', dettati dal legislatore statale
nell'esercizio della sua funzione di garanzia dell'unitarietà
dell'ordinamento, valevoli per tutte le amministrazioni per la loro
qualità di principi generali dell'ordinamento' e dell' ulteriore
vincolo, derivante dall'intreccio con la materia
dell''armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della
finanza pubblica', di cui all'art. 117, comma 3, della Costituzione
per effetto del quale, il legislatore statale è legittimato ad
introdurre principi fondamentali volti al contenimento della spesa
corrente' vincolanti anche per le Regioni a statuto speciale, con
l'obiettivo di contenere entro limiti prefissati una delle più
frequenti e rilevanti cause del disavanzo pubblico, costituita
dalla spesa complessiva per il personale', avente rilevanza
strategica ai fini dell'attuazione del patto di stabilità interno
per il rispetto degli obblighi comunitari;
RITENUTO che :
non è conducente la prospettazione di soluzioni che ipotizzano la
conversione, sic et sempliciter, dei rapporti da tempo determinato
a tempo indeterminato o selezioni esclusivamente riservate ai
precari o, ancora, l'introduzione di formule di stabilizzazione
affidate alla costituzione di società pubbliche di servizi
(soggette, dalla normativa vigente agli stessi vincoli assunzionali
prescritti per le Regioni e per gli enti locali) o a ruoli unici
regionali finalizzati ad aggirare la regola costituzionale,
inderogabile, del concorso pubblico per l'accesso nella P.A. o,
peggio, ancora, proroghe senza limite, in forza di una supposta ma,
certamente, non fondata competenza del legislatore regionale, di
quinquennio in quinquennio per accompagnare i precari alla
pensione, introducendo, di fatto, nell'ordinamento una nuova
tipologia di rapporto di lavoro e cioè il rapporto di lavoro a
temine con effetti indeterminati', soluzioni, che non possono
trovare accoglimento nel nostro ordinamento, come peraltro,
testimoniato dai reiterati tentativi, di recente, esperiti dal
legislatore regionale e non andati, inevitabilmente, a buon fine;
non è più tempo di continuare ad illudere, lo si è fatto per ben
23 anni, una vastissima platea di lavoratori che nell'aspettativa
della stabilizzazione, promessa e mai mantenuta, ha fondato la
propria vita, ed è tempo di mettere in campo, inevitabilmente,
soluzioni, che magari non hanno il fascino delle soluzioni
semplicistiche ed illusorie, ancora oggi, da più parti, purtroppo,
prospettate e proporre, invece, soluzioni costituzionalmente
orientate, che magari non risulteranno pienamente rispondenti alle
aspettative degli interessati ma che sicuramente risultano, in
ultima analisi, giuridicamente inattaccabili e che, ci si augura,
risolveranno, se non completamente, almeno in gran parte il
problema del precariato nel comparto Regioni - Enti locali dove si
registra la maggiore presenza;
si impone, quindi, una diversa soluzione legislativa, che aderente
al peculiare contesto siciliano, abbia di mira l'osservanza dei
precetti costituzionali del buon andamento, efficienza ed efficacia
dell'azione amministrativa e metta fine a tale poco edificante
situazione frutto di politiche nazionali e regionali rivelatesi
errate;
OSSERVATO che:
per costante orientamento della Corte Costituzionale la materia
della stabilizzazione dei precari, incidendo sull'ordinamento
civile, è attribuita dall'art. 117, secondo comma, lettera l) della
Carta fondamentale alla competenza legislativa esclusiva dello
Stato;
fino alla fine dell'anno 2009 le stabilizzazioni introdotte dalla
legge finanziaria per il 2007 (L. 296/2006) con l'art. 1, commi 519
e 558 e con legge finanziaria per il 2008 (art. 3, commi 90 e 94,
lett. b, della legge 244/2007), potevano essere effettuate per il
personale a tempo determinato con almeno tre anni di anzianità di
servizio presso la PA, direttamente, cioè prescindendo dal concorso
pubblico, nel caso in cui il dipendente fosse stato assunto con il
ricorso a procedure concorsuali pubbliche ovvero tramite concorsi
riservati anche interamente al personale in possesso dei requisiti
per le stabilizzazioni;
la possibilità di trasformare in assunzioni a tempo indeterminato
i rapporti di precariato è stata successivamente ridefinita con il
D.L. n. 78/2009 che, innovando rispetto alla normativa previgente,
non ha consentito più la stabilizzazione diretta dei precari in
quanto non ritenuta aderente al disposto di cui all'articolo 97
della Costituzione, dettato a tutela del buon andamento delle
amministrazioni pubbliche nonché dell'imparzialità delle procedure
di reclutamento;
l'articolo 17, comma 10, del decreto citato prevedeva, nel
triennio 2010-2012, una riserva di posti non superiore al 40% dei
posti messi a concorso, per il personale non dirigenziale in
possesso dei requisiti di cui all'art. 1, commi 519 e 558, della L.
27 dicembre 2006, n. 296 e all'art. 3, comma 90, della L. 24
dicembre 2007, n. 244 (tale percentuale poteva essere innalzata
fino al 50% dei posti messi a concorso per i comuni che si
costituiscono in un'unione fino al raggiungimento di ventimila
abitanti);
sempre, nel triennio 2010-2012 le amministrazioni pubbliche
potevano, altresì, bandire concorsi pubblici per titoli ed esami
finalizzati a valorizzare con apposito punteggio l'esperienza
professionale maturata dal personale;
nello stesso triennio, le amministrazioni pubbliche, nel rispetto
dei vincoli finanziari previsti in materia di assunzioni e di
contenimento della spesa di personale, secondo i rispettivi regimi
limitativi fissati dai documenti di finanza pubblica, potevano
assumere, limitatamente alle qualifiche di cui all'art. 16 della L.
28 febbraio 1987, n. 56 e successive modificazioni, il personale in
possesso dei requisiti di anzianità maturati nelle medesime
qualifiche e nella stessa amministrazione. A tal fine, erano
predisposte da ciascuna amministrazione apposite graduatorie,
previa prova di idoneità ove non già svolta all'atto
dell'assunzione. Le predette graduatorie avevano efficacia non
oltre il 31 dicembre 2012;
venuta a scadenza la vigenza temporale delle disposizioni
richiamate, ulteriori disposizioni per favorire la stabilizzazione
dei precari sono state introdotte con l'art. 1, comma 401, della
legge 24 dicembre 2012, n. 228 (legge di stabilità 2013);
il disposto legislativo anzi richiamato ha inserito all'art. 35
del decreto legislativo 30 marzo 2001 n. 165 i commi 3-bis e 3-ter,
che con diversa formulazione ma con sostanziale contenuto,
ripropongono il disposto di cui all'articolo 17, commi 10 e 11, del
decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni,
dalla legge 3 agosto 2009, n. 102 (riserva di posti nella misura
del 40 % nei concorsi pubblici a favore dei titolari di un rapporto
a tempo determinato che hanno maturato almeno tre anni di servizio
e valorizzazione nei concorsi pubblici, con apposito punteggio,
dell'esperienza professionale maturata dal medesimo personale)
salvo ad eliminare il riferimento temporale, facendo assumere alla
disposizione carattere di principio generale a cui deve conformarsi
tutta la pubblica amministrazione e a rinviare ad un dpcm, da
emanare entro il 31/1/2013, la definizione di modalità, criteri
applicativi e disciplina della riserva di posti nella misura
prevista;
le disposizioni introdotte con la legge di stabilità 2013
recepiscono l'orientamento consolidato della Corte Costituzionale
e si pongono in linea con quanto definito nel Protocollo sul lavoro
pubblico sottoscritto in data 3 maggio 2012 dal Ministro della
pubblica amministrazione e l'innovazione, le Regioni, le Province e
i Comuni e dalle Organizzazioni sindacali, che prevede, tra
l'altro, l'introduzione di percorsi di accesso mediante un
reclutamento ispirato alla tenure-track , nonché meccanismi per
valorizzare nei concorsi pubblici l'esperienza professionale
acquisita con rapporto di lavoro flessibile, tenendo conto delle
diverse fattispecie e della durata dei rapporti;
CONSIDERATO che:
dette disposizioni, di portata generale, avranno sicuramente
un'incidenza marginale in tutte quelle realtà, come, ad esempio, la
Sicilia, dove la presenza dei lavoratori precari è elevata. Le
stesse non agevoleranno, nel medio periodo, lo svuotamento, neanche
parziale, del bacino dei precari dovendosi far ricorso per il
reclutamento di personale a procedure concorsuali pubbliche con
previsione della sola riserva per i lavoratori di cui trattasi o
valorizzazione nei concorsi pubblici, con apposito punteggio,
dell'esperienza professionale maturata dal medesimo personale,
procedure, da attivarsi nei limiti consentiti dagli attuali
stringenti vincoli assunzionali e di contenimento della spesa, che
rendono, in atto, oltremodo difficoltoso garantire financo il turn
over anche in considerazione di note condizione finanziarie degli
enti locali e delle Regioni;
applicando tali parametri, che sono ritenuti i soli aderenti ai
principi costituzionali in quanto impongono, comunque, il rispetto
del principio di adeguato accesso dall'esterno, per favorire, ad
esempio, la stabilizzazione di soli 8 precari inquadrati nelle
categorie C e D, ciascun ente dovrebbe bandire un concorso per 20
posti di cui, 12 da assegnare all'esterno, con un costo a carico
del bilancio comunale di circa 400.000 euro e 8 agli interni
(applicando la percentuale massima di riserva del 40 %). E ci si
sta riferendo, nell'esempio, a soli 8 precari, quando è noto che il
numero dei precari presenti in ciascun ente è di gran lunga
superiore;
dovendo osservare tale inderogabile meccanismo di reclutamento,
che consente solo una riserva di posti, è possibile ipotizzare, in
tempi di spending review, che solo pochissimi enti saranno nelle
condizioni di attivare procedure di stabilizzazione per il
personale di cat. C' e D';
PRESO ATTO che :
ai già numerosi vincoli assunzionali il comma 401, dell'art. 1
della legge 24 dicembre 2012 , n. 228 (legge di stabilità 2013),
aggiunge un ulteriore vincolo che costituisce una pesante
limitazione al numero delle stabilizzazioni programmabili: solo il
50% della spesa per le assunzioni programmate può essere destinato
alle procedure concorsuali individuate dal comma citato che
favoriscono le stabilizzazioni;
non vi è traccia nella legge di stabilità 2013 del comma 12,
dell'art. 17 del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, convertito,
con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102 che, come è
noto, prevedeva una procedura di stabilizzazione interamente
riservata agli interni mediante la possibilità di assunzione per le
pubbliche amministrazioni, limitatamente alle qualifiche di cui
all'art. 16 della L. 28 febbraio 1987, n. 56 e successive
modificazioni (per il cui accesso è richiesto la scuola
dell'obbligo), del personale in possesso dei requisiti di anzianità
previsti dalla stessa norma e maturati nelle medesime qualifiche e
nella stessa amministrazione. La norma, come è noto, ha avuto
vigenza fino al 31/12/2012;
invero, il differimento temporale della vigenza della disposizione
di cui al comma 12 dell'art. 17, avrebbe agevolato concretamente,
specie negli enti locali sostenuti da contribuzione regionale, il
doveroso parziale svuotamento del bacino dei precari, ferma
l'osservanza dei vincoli assunzionali e delle disposizioni vigenti
in materia di contenimento della spesa e avrebbe consentito agli
enti stessi di reclutare, con procedura selettiva interamente
riservata, figure strettamente indispensabili per l'espletamento
dei servizi istituzionali;
le disposizioni introdotte dalla legge di stabilità 2013, anzi
richiamate, costituiscono dall' 1/1/2013 l'ambito entro il quale è
possibile definire un percorso di stabilizzazione del personale
precario;
RITENUTO che :
l'impossibilità per moltissime amministrazioni di bandire concorsi
pubblici per il reclutamento di personale di categoria C o D,
applicando il solo meccanismo consentito della riserva dei posti
per note condizioni finanziarie, impone, comunque, di trovare una
soluzione aderente ai precetti costituzionali che offra una
opportunità di stabilizzazione al personale inquadrato in dette
categorie ulteriore rispetto alla più agevole possibilità di
inquadramento in categorie inferiori, con procedure interamente
riservate agli interni che vanno necessariamente reintrodotte nel
nostro ordinamento;
a tal fine, si ritiene vada ripresa una vecchia idea elaborata da
Massimo Severo Giannini, ed illustrata nel suo Rapporto sui
principali problemi dell'amministrazione dello Stato' del 1979 che,
auspicava lo svolgimento di un concorso unico - il ragionamento era
sviluppato, in particolare, con riferimento alle amministrazioni
statali, ma senza escludere la possibilità di applicarlo ad altre
realtà - per medesime qualifiche funzionali anche al fine di
realizzare economie di spesa e che riteneva che, anziché fornire
vincitori' da immettere in un particolare ruolo, il concorso unico
avrebbe dovuto consegnare degli idonei', da collocare in apposita
graduatoria di merito, dalla quale le varie amministrazioni
avrebbero potuto attingere in qualsiasi momento, mano a mano che si
fossero verificate vacanze nei rispettivi organici';
tale indicazione, va ricordato, fu fatta propria dal decreto
legislativo n. 29 del 1993, nella sua versione originaria, dove
agli articoli 38 e 39 si disciplinavano, appunto, i concorsi unici'
come strumento ordinario di reclutamento, definendo le relative
modalità di svolgimento; questa opzione, però, è poi venuta meno
con le successive modifiche normative che hanno condotto
all'emanazione del testo unico sul pubblico impiego approvato con
il decreto legislativo n. 165 del 2001;
l'ipotesi, peraltro, è stata opportunamente ripresa dall''Intesa
sul lavoro pubblico e sulla riorganizzazione delle amministrazioni
pubbliche' firmata dal Governo e dai rappresentanti delle autonomie
regionali e locali con le principali organizzazioni sindacali in
data 6 aprile 2007. In tale intesa, le parti, dopo aver sancito che
il concorso permane la modalità ordinaria di accesso per tutti i
livelli della p.a.', si riafferma il principio della programmazione
delle assunzioni e si auspica il ritorno al sistema dei concorsi
unici, prevedendo, infatti, che verranno introdotti sistemi utili a
decongestionare i concorsi, definendo in modo rigoroso e puntuale i
requisiti di partecipazione e razionalizzando le procedure
selettive e valutative, e sperimentando concorsi comuni alle
diverse amministrazioni';
al fine di agevolare il percorso di stabilizzazione, con i dovuti
accorgimenti, si ritiene necessario reintrodurre nel nostro
ordinamento i concorsi pubblici unici, da bandirsi da parte delle
Regioni e da espletare anche per ambiti provinciali, per categorie
di inquadramento e profili professionali equivalenti, finalizzati
alla formazione di graduatorie di idonei, con valorizzazione,
mediante apposito punteggio, dell'esperienza professionale maturata
dai precari, con obbligo per le stesse Regioni ed i relativi enti
territoriali di utilizzare le graduatorie per la copertura di posti
vacanti e con previsione di possibile convenzionamento, per
l'utilizzo delle stesse graduatorie, da parte di amministrazioni
dello Stato per la copertura di posti nelle sedi ubicate nelle
rispettive Regioni. Tanto, al fine di agevolare, da un lato, lo
svuotamento del bacino dei precari, dall'altro, di garantire
l'ingresso nella pubblica amministrazione anche a soggetti esterni;
EVIDENZIATA la necessità, per quanto possibile, di non vanificare
l'impegno economico assunto con l'investimento di ingenti risorse
finanziarie pubbliche da parte della Regione e degli Enti locali,
protese alla formazione di specializzazioni che, altrimenti
andrebbero disperse;
CONSIDERATO che la severa crisi economica in corso, le procedure
di infrazione attivate nei confronti del nostro Paese dalla
Comunità europea in questa materia, non tollerano più situazioni
illegittime e proroghe sine die ma che il contesto nazionale
impone, comunque, di ricercare idonee soluzioni per la salvaguardia
dei livelli occupazionali;
RITENUTO di dover condividere e far proprie le argomentazioni e
soluzioni proposte con la risoluzione n. 7/00009 annunciata in
Commissione lavoro della Camera dei Deputati nella seduta del
16/05/2013;
impegna il Governo della Regione
1) a proporre al Governo nazionale, contrariamente
dall'impostazione data dal precedente Governo tecnico, che ha
ritenuto di affrontare la questione dei precari della pubblica
amministrazione indistintamente a mezzo di un accordo quadro sul
lavoro a termine, un cambio di strategia e un diverso approccio,
con espressa richiesta di affrontare la questione dei precari della
pubblica amministrazione tenuto conto dei diversi ambiti in cui gli
stessi operano connotati da distinte peculiarità e che rimandano a
soluzioni necessariamente differenziate, non potendosi affrontare
la questione dei precari degli enti locali unitamente alla
questione dei precari della scuola posto che i presupposti
normativi sono completamente diversi;
2) a sostenere presso il Governo nazionale, chiamato ad esprimere
il proprio parere, la risoluzione n. 7/00009 annunciata in
Commissione Lavoro della Camera dei Deputati nella seduta del
16/05/2013 della quale si condividono argomentazioni e soluzioni
proposte e, per l'effetto, ad impegnare il Governo a promuovere la
definizione, in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8
del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, di un pacchetto di
misure volte a determinare il progressivo superamento del
precariato nelle regioni e negli enti locali, e che in particolare
preveda:
a) in deroga a stringenti limiti assunzionali ma ad invarianza di
saldi finanziari, la proroga dei rapporti di lavoro a tempo
determinato, per un periodo triennale, ritenuto sufficiente per
realizzare un percorso che favorisca la stabilizzazione dei
rapporti a tempo determinato in essere ed evitare, in questo modo,
la paralisi, in moltissimi enti locali, di settori strategici la
cui funzionalità è assicurata da gran parte del personale a tempo
determinato che ha già sostituito il personale a tempo
indeterminato nel frattempo andato in quiescenza;
b) la stabilizzazione solo dei rapporti di lavoro strettamente
necessari e/o funzionali al perseguimento di obiettivi degli enti
sulla base di dotazioni organiche rideterminate tenuto conto delle
esigenze di esercizio delle funzioni, dei servizi e dei compiti
attribuiti agli enti, nel rispetto dei principi di contenimento
della spesa di personale;
c) l'agevolazione dello svuotamento del bacino dei precari,
introducendo ed estendendo la possibilità di partecipare alle
selezioni interamente riservate agli interni, inquadrati in
categorie per le quali è richiesto il solo requisito della scuola
dell'obbligo, anche al personale inquadrato in categorie superiori
non dirigenziali (presenti in numero consistente negli enti locali)
a condizione, qualora necessario in relazione al profilo, del
possesso dei requisiti di qualificazione o specializzazione
richiesti per l'accesso dall'esterno dagli ordinamenti degli enti
e, chiaramente, in possesso dei requisiti di anzianità richiesti
dalla normativa vigente;
d) l'introduzione di un'ulteriore aspettativa di occupazione a
tempo indeterminato per i lavoratori precari inquadrati nelle
categorie C e D attraverso la previsione di concorsi pubblici unici
banditi dalla regione, anche per ambiti provinciali, finalizzati
alla formazione di graduatorie di idonei, con valorizzazione,
mediante apposito punteggio, dell'esperienza professionale
maturata, con obbligo per le stesse regioni ed i relativi enti
territoriali di utilizzo per la copertura di posti vacanti e con
previsione di possibile convenzionamento per l'utilizzo della
graduatoria da parte di amministrazioni dello Stato per la
copertura di posti nelle sedi ubicate nelle rispettive regioni;
e) il consentire, in ogni momento, nell'ambito delle dotazioni
organiche la mobilità dei singoli dipendenti presso la stessa od
altre amministrazioni anche di diverso comparto, nei casi di
domanda congiunta di compensazione con altri dipendenti di
corrispondente profilo professionale, previo nulla osta
dell'amministrazione di provenienza e di quella di destinazione
(cosiddetta mobilità compensativa o interscambio);
f) la rimozione di alcuni significativi ostacoli al processo di
stabilizzazione prescrivendo l'inapplicabilità transitoria per gli
enti locali che, nel triennio 2013/2015, attivano le procedure
finalizzate ad assunzioni a tempo indeterminato finalizzate a
favorire la stabilizzazione dei rapporti:
1) del limite assunzionale, prescritto per gli enti soggetti al
patto di stabilità interno, del 40 per cento della spesa
corrispondente alle cessazioni dell'anno precedente di cui
all'articolo 76, comma 7, primo periodo, del decreto-legge n. 112
del 2008, convertito con modificazioni dalla legge n. 133 del 2008
e del limite prescritto, per gli enti non soggetti al patto, dal
disposto di cui all'articolo 1, comma 562, secondo periodo, della
legge 27 dicembre 2006, n. 296 (assunzioni nel limite delle
cessazioni intervenute nell'anno precedente);
2) del limite massimo complessivo del 50 per cento delle risorse
finanziarie disponibili ai sensi della normativa vigente in materia
di assunzioni ovvero di contenimento della spesa di personale per
l'attivazione delle procedure di cui all'articolo 35, comma 3-bis,
del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 vincolo,
quest'ultimo, che determina una pesante limitazione al numero delle
possibili stabilizzazioni;
3) del principio di adeguato accesso dall'esterno di cui
all'articolo 35, comma 1, lettera a) del decreto legislativo 30
marzo 2001, n. 165, per la sola copertura dei posti per il cui
accesso è richiesto il requisito della scuola dell'obbligo e nei
soli casi in cui i soggetti titolari di un contratto a tempo
determinato provengono dal bacino dei lavoratori socialmente utili
e sono stati assegnati ai progetti a cura delle sezioni
circoscrizionali per l'impiego e per il collocamento in agricoltura
competenti secondo i criteri previsti per l'attuazione
dell'articolo 16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56 e successive
modificazioni ed integrazioni e nel rispetto dei principi di pari
opportunità, così come disposto dall'articolo 6 del decreto
legislativo 1o dicembre 1997, n. 468 e, quindi, con la procedura di
cui alla lettera b) del comma 1, dell'articolo 35 del decreto
legislativo n. 165 del 2001;
g) l'autorizzazione alla non computabilità dei contributi, nella
misura prevista dalla legislazione regionale vigente, trasferiti
dalle regioni agli enti territoriali per la prosecuzione dei
rapporti a tempo determinato, al fine della preliminare
attestazione di rispetto del limite strutturale di cui all'articolo
76, comma 7, primo periodo, del decreto-legge 25 giugno 2008, n.
112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.
133 (incidenza delle spese di personale inferiore al 50 per cento
delle spese correnti) e del limite di cui all'articolo 1, commi
562, primo periodo, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (spesa del
personale non superiore al corrispondente ammontare dell'anno
2008), e, tanto, per agevolare l'avvio del percorso di
stabilizzazione e a computare, invece, integralmente, le sole spese
per assunzioni a tempo indeterminato programmate al lordo di
eventuali contributi regionali al fine del rispetto delle
disposizioni normative anzi richiamate, garantendo, in tal modo, e
soprattutto, nel periodo in cui verrà a cessare l'erogazione da
parte della regione del
contributo finalizzato a favorire la stabilizzazione, il
rispetto da parte dell'ente locale procedente del già significativo
limite strutturale, salva l'applicazione del Qpiano di rientro' di
cui alla L.R. 24/2010;
h) l'abrogazione del disposto di cui all'articolo 16, comma 8, del
decreto-legge 6 luglio 2012 n. 95, convertito nella legge 7 agosto
2012 n. 135;
i) il ribadire la centralità del lavoro a tempo indeterminato
nella pubblica amministrazione». (127)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Maggio per
illustrare la mozione.
MAGGIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è chiaro che il
contenuto della mozione, che è risalente al mese di maggio del
2012, va aggiornato sulla base di quelli che sono, nel frattempo, i
correttivi intervenuti.
La mozione aveva lo scopo, che mantiene almeno sotto certi
aspetti, di vedere di porre fine, finalmente, a quella che è una
condizione che ormai appartiene a più di 23 mila persone nella
nostra Regione, una condizione che è sicuramente un problema di
ordine sociale oltre che assumere un aspetto di gestione importante
all'interno di alcuni comuni per i servizi ai quali sono adibiti
molti di questi soggetti che da vent'anni svolgono questa attività.
Nella mozione, in cui era presente ed è naturalmente presente una
sollecitazione del Governo regionale, la sollecitazione allora
riguardava il fatto che per noi presentatori era necessario avviare
immediatamente un confronto, al di là della presenza di una proroga
imminente che avrebbe prorogato i contratti prima a giugno e, poi
successivamente, a dicembre, proprio perché ci rendevamo conto, ne
siamo ancora assolutamente convinti, che il problema del precariato
in Sicilia non ha, non solo per una questione di dimensioni, ma non
ha nemmeno le stesse specificità che sono presenti nelle altre
regioni siciliane.
Visto che a nostro avviso ci sono dei vincoli costituzionali che
ce lo impediscono in quanto le norme in materia di rapporti di
lavoro che attengono ai pubblici dipendenti, così come recita la
Costituzione, sono materia di competenza del Governo nazionale, la
sollecitazione che ancora oggi facciamo al Governo regionale è di
indicare alcuni punti che secondo noi sono ancora da chiarire.
Chiediamo di avere al più presto una cornice nazionale all'interno
della quale la Regione Sicilia possa legiferare e, quindi, dare
risposte compiute a questi lavoratori.
I punti sostanziali sono quelli che prioritariamente riguardano le
deroghe. Dirò di più. Prima di arrivare a quelle deroghe che
purtroppo impediscono ai comuni, allo stato attuale, al di là di
un'eventuale norma regionale, di stabilizzare i lavoratori, sono
delle deroghe che, tra l'altro, se seguiamo il percorso che è stato
indicato, porteranno alla necessità di un percorso, dal punto di
vista temporale, che sicuramente non vede la possibilità per tutti
i precari domani di potere essere, in virtù dell'eventuale norma
nazionale, dell'eventuale norma regionale, di essere stabilizzati
tout court.
Pertanto, la premessa degli allentamenti dei vincoli che noi
chiediamo con questa mozione, è una premessa che prevede
necessariamente la proroga almeno di un triennio per potere
permettere nella fase di avvio del percorso di stabilizzazione
almeno una parte sostanziale dei lavoratori per il raggiungimento
del loro percorso di stabilizzazione.
Nello specifico, vorrei dire che se i comuni oggi, non esistendo
più tra poco le province e, quindi, restando solo in capo ai comuni
questa problematica, se dovessero stabilizzare, soggiacendo a
quelli che sono i vincoli del patto di stabilità interno ed
esterno, non potrebbero stabilizzare i lavoratori.
La prima richiesta, pertanto, per quanto ci riguarda, è quella di
un allentamento di questi vincoli perché molti, moltissimi dei
nostri comuni sono già al di fuori di quelli che sono i limiti di
bilancio per quanto riguarda la spesa per i dipendenti e, molto
probabilmente, questo problema si aggraverà ancor più nell'anno a
venire.
Questo, quindi, era il primo punto. Ce ne sono degli altri che
via, via si sono, con il decreto n. 101 del ministro D'Alia,
appalesati. Quali nello specifico?
Il ministro D'Alia fa riferimento per la costituzione di un bacino
ad una graduatoria che dovrebbe essere fatta tra i lavoratori ex
LSU e ASU; graduatoria che tra l'altro dovrebbe essere stilata
seguendo un principio che è quello dell'anzianità anagrafica.
Questa proposta tuttavia dimentica un punto fondamentale che
riguarda, invece, i nostri lavoratori che nel frattempo sono stati,
per così dire, stabilizzati, cioè i contrattualizzati.
Ed è chiaro che se si fa riferimento ad un bacino dal quale
attingere per potere permettere ai comuni di avviare un percorso di
stabilizzazione, giustissimo che ci siano dentro LSU e ASU, ma
vorrei capire come mai si è tralasciato un punto fondamentale,
credo che sia solo una questione nominale ma che non ci sia la
volontà di farlo nel dimenticare tra le categorie individuate
quelli dei contrattualizzati.
Poi, la questione importante è quella che riguarda le procedure
concorsuali a cui si fa riferimento e che ingloberebbero anche i
lavoratori che rientrano nelle categorie A e B.
Noi riteniamo che questo sia un problema che si può superare in
virtù del fatto che questi sono dei lavoratori che hanno avuto
accesso a quel percorso con una sorta di selezione perché sono
quelli che fanno riferimento all'articolo 16 - mi pare - della
legge 87, ripresa dalla legge n. 56. Quindi, già nel percorso di
stabilizzazione, escludendo da qualsiasi vincolo, da qualsiasi
procedura concorsuale i lavoratori A e B, si potrebbe avere,
facendoli confluire in una graduatoria che dovrebbe essere una
graduatoria quanto meno provinciale, perché se non si mette in atto
una graduatoria provinciale a prescindere da quelli che sono i
fabbisogni di ogni comune, noi non possiamo avere neanche nel tempo
la possibilità che tutti i lavoratori riescano ad essere assorbiti
da un comune e, quindi, stabilizzati. Riteniamo che sia un problema
forte, un problema vincolante.
A ciò si aggiunge la richiesta, che è presente nella mozione che
affidavamo e continuiamo ad affidare al Governo regionale, di un
accordo possibile con il Governo nazionale perché da quella
graduatoria, oltre al percorso di stabilizzazione che riguarda i
nostri enti locali, si possa attingere anche per un percorso di
stabilizzazione che riguardi i punti periferici delle
amministrazioni centrali, perché abbiamo molte diramazioni
periferiche delle amministrazioni centrali che hanno una carenza
forte di personale e in questa maniera noi potremmo fare in modo
che l'assorbimento avvenga attraverso questo percorso.
Poi, c'è il punto che riguarda le categorie C e D e, quindi, la
procedura concorsuale. Infatti, mantenendo in piedi questo vincolo
noi ci troveremmo ad avere davvero la possibilità, attraverso una
procedura concorsuale, della stabilizzazione di questi lavoratori,
perché per ogni lavoratore, mantenendo il vincolo del 50 per cento
delle risorse per gli esterni e il 50 per cento degli interni ne
viene fuori che per stabilizzare una unità ne occorre un'altra, per
cui al di là del rifacimento, dell'adeguamento delle piante
organiche verrebbe fuori la mancata possibilità.
Ed allora, secondo noi, si può, naturalmente non disconoscere il
percorso concorsuale, perché tra l'altro la Corte costituzionale
negli ultimi vent'anni non ha fatto altro che fare riferimento a un
principio che non è derogabile e, quindi, ha l'accesso attraverso
una prova concorsuale. Si potrebbe incidere sulla valutazione dei
criteri che appartengono a questi lavoratori, considerato che sono
lavoratori che da circa vent'anni in media lavorano nella pubblica
amministrazione e che, quindi, possono vantare una professionalità
di un certo tipo, ai quali, attribuendo un punteggio abbastanza
consistente, senza falsare quelle che sono le regole del gioco,
potrebbero avere sicuramente più possibilità degli altri di essere
inseriti in questo percorso.
E' chiaro che tutti questi passaggi, considerata aperta la
discussione, sono dei passaggi a cui noi ci offriamo di potere
partecipare direttamente, se il Governo volesse la nostra
collaborazione, attraverso l'elaborazione di emendamenti che,
secondo noi, in corso d'opera vanno immediatamente presentati e,
naturalmente, attraverso un dialogo che vogliamo anche capire, al
di là di quello che sappiamo delle notizie giornalistiche o
provenienti da altre fonti, a che punto sta e quali sono gli
ulteriori passaggi che questo Governo intende mettere in atto.
GRASSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio intervento
sarà brevissimo.
E' vero che oggi il problema dei precari si pone, fra l'altro vi è
la scadenza del 31 dicembre e comunque deve avviarsi verso una
risoluzione.
Non dobbiamo dimenticare che questa materia è stata oggetto di una
serie di leggi regionali che hanno determinato, se mi è consentito,
il caos cui oggi sono sottoposte soprattutto le amministrazioni
locali che, ahimè, si sono ritrovate con una serie di personale in
servizio presso i Comuni.
Proprio per venire in contro alle esigenze occupazionali, parecchi
comuni hanno cercato di porre in essere anche nelle piante
organiche, proprio per attingere al 50 per cento di assunzione i
non fare più, anche prima del blocco delle assunzioni, altri
concorsi per potere lasciare spazio, appunto, all'occupazione e
quindi alla stabilizzazione dei precari.
Quali sono i limiti? I limiti sono che per le categorie C è
necessario fare un concorso ad evidenza pubblica, per cui la
stabilizzazione dei precari diventa impossibile perché con una
procedura di evidenza pubblica si apre il mare magnum dei
concorsi per cui significa prendere in giro, non stabilizzare
nessuno. Per le categorie A e B invece si può procedere senza
bisogno dell'evidenza pubblica, ma c'è un problema, e questo lo
deve risolvere il Governo, c'è un problema e quindi la soluzione
potrebbe essere quella di un concorso unico regionale, faccio
l'esempio alla legge 285 in passato, ma oggi la Regione incontra
dei limiti perché proprio con una legge regionale si è adeguata
alla legge statale quindi oggi è vincolata alle norme dello Stato.
Ma il problema potrebbe essere limitato o quanto meno la
stabilizzazione di alcuni precari già potrebbe essere stata e
potrebbe essere attuata immediatamente se solo si desse corso alla
legge regionale approvata il 29.12.2010, n. 24 e alle successive
circolari, la n. 1 del 6.5.2011 e la n. 3 del 16.12.2011, che
hanno disciplinato i processi di stabilizzazione a tempo
indeterminato dei lavoratori facenti parte degli enti locali con
rapporto a tempo determinato proveniente dal bacino dei lavoratori
socialmente utili e beneficiari del fondo del precariato di cui
alla legge regionale 27 del 2007.
Cosa si è verificato? Si è verificato che, in ossequio a queste
disposizioni legislative e alle circolari, i comuni virtuosi,
virtuosi nel senso che avevano programmato anche il processo di
stabilizzazione e che si trovavano nelle condizioni di poterlo fare
per i pensionamenti che andavano a verificarsi negli anni
successivi, hanno proceduto alle stabilizzazioni, a completare così
come contemplato dalla legge e dalle circolari, a iniziare
addirittura a completare entro il 31 dicembre il processo di
stabilizzazioni per le categorie A e B e parecchi altri comuni il
processo di stabilizzazione mediante concorso ad evidenza pubblica
delle categorie C. Quindi, significa togliere dal bacino del
precariato una bella fetta e quindi piuttosto che 22 mila oggi
potrebbero diventare 20 mila.
La sottoscritta, nella qualità di sindaco, ha effettuato tutte le
procedure concorsuali relativamente alle categorie C così come le
procedure di stabilizzazione per le categorie A. Altri comuni si
trovano nella stessa identica condizione.
Il vero problema quale è? Che la Regione avrebbe, in virtù di
questa legge e delle circolari, dovuto concedere il contributo per
5 anni e, quindi, per consentire quel processo perché sapete che
sui tagli dei comuni, tra l'altro addirittura non solo con una
legge regionale questi precari sono stati scaricati - questo è il
termine - ai comuni e quindi i comuni soggiacciono, oggi,
all'aumento della spesa del personale perché con l'utilizzo dei
precari la spesa del personale viene utilizzata e quindi chiamati
alla Corte dei conti e quindi hanno anche la difficoltà ad
adempiere e a sostenere il pagamento la corresponsione della
retribuzione era previsto, dicevo, il contributo regionale che di
fatto è stato decurtato del 20 per cento rispetto agli anni
precedenti già dall'anno scorso.
Però, quei comuni ad oggi, siamo ad ottobre, che hanno completato
le procedure di stabilizzazione per le categorie A e B e che quindi
sarebbero in grado di togliere dal bacino dei precari una buona
fetta e un buon numero di precari non hanno ottenuto il
finanziamento da parte dell'Assessorato, seppur richiesto nei
termini, nel rispetto delle leggi.
Faccio presente che proprio su questo argomento ho presentato una
interrogazione ma non ho avuto risposta.
Sottoscrivo, pertanto, la mozione presentata dagli onorevoli
Maggio e altri. Auspico che oggi si creino le condizioni senza
prendere in giro nessuno, perché è un problema che vi trascinate,
signori colleghi deputati, da anni, ma quanto meno il Governo oggi
deve trovare la soluzione nel rispetto di quella legge, di quelle
circolari che ha emanato ai quali i comuni hanno dato seguito.
Quindi, vorrei che qualcuno mi rispondesse all'interrogazione, se
il finanziamento e se i fondi ci sono e sempre il 31 dicembre
almeno quei comuni possiamo stabilizzare i lavoratori per cui
abbiamo proceduto per i concorsi.
RINALDI . Chiedo di parlare
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Vi pregherei di attenervi entro i
cinque minuti stabiliti dal Regolamento.
RINALDI. Signor Presidente, sarò telegrafico.
Volevo, innanzitutto, sottoscrivere integralmente sia l'intervento
dell'onorevole Maggio, ma anche l'intervento dell'onorevole Grasso
che condivido pienamente.
Volevo evidenziare all'Assessore un aspetto che più volte abbiamo
evidenziato e denunciato in quest' Aula e cioè la discriminazione
degli ASU che ancora sono, purtroppo, sotto il dominio delle
cooperative che, spesso e volentieri, le utilizzano in materia
impropria anche per usi privati. Ma la cosa che mi preme
sottolinearle, Assessore, è che se, al di là della legge n. 24 del
2010 cui faceva cenno l'onorevole Grasso, non si riesce a dare,
intanto una proroga di altri cinque anni per dare la possibilità ai
comuni di respirare quindi avere la possibilità nel frattempo la
gente va in pensione di reintegrarli con il personale che hanno in
questo momento e quindi continuare a dare il contributo dell'80 -
90 per cento, a seconda con quale articolo sono stati assunti, mi
preme dirle che insieme agli LSU ci sono pure gli ASU che hanno una
legge diversa che è quella n. 17 del 2004 che avevano presentato
la domanda - lei sa tutto -. Questi ragazzi, ma insieme anche agli
LSU, se noi non troviamo un bacino di collocazione diverso da
quello che è attuale, perché in questo momento sono soltanto
limitati agli Enti locali, noi abbiamo gli LSU che sono negli enti
locali in numero sproporzionato rispetto alla pianta organica,
anche con la deroga del patto di stabilità, non arriveremmo a
stabilizzarli tutti dove in questo momento prestano servizio.
Allora, se non ci inventiamo o non riusciamo a trovare una
collocazione, che potrebbero essere anche gli uffici della Regione
periferici, mi riferisco all'Ispettorato forestale, all'Ispettorato
del turismo, cioè tutti quegli uffici periferici della Regione che
insistono in ogni provincia e tentare di collocarli pure lì, io non
credo che noi riusciremo a stabilizzarli tutti negli Enti locali.
Quindi, chiedo al Governo se è possibile, ottenendo chiaramente
l'autorizzazione al Governo nazionale, e quindi una deroga al patto
di stabilità, una proroga di due anni e attraverso la legge 24 fare
una proroga di altri cinque anni così come era previsto, in modo
che diamo respiro ai Comuni, e quindi concedendogli sempre il
contributo dell'80 per cento, di individuare anche degli enti
periferici per collocare tutti gli altri.
BONAFEDE, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONAFEDE, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro. Signor Presidente, intanto in premessa occorre precisare
che in questo momento è in discussione un emendamento, che credo
che sia già stato trattato in Commissione Bilancio del Senato,
che dovrebbe favorire, appunto, una norma derogatoria sul piano
finanziario che, in qualche modo, tiene in considerazione le
necessità della Regione siciliana che sono di natura eccezionale
anche per le quantità e i numeri.
Soltanto per ricordarlo e dare una risposta anche all'onorevole
Grasso in termini di numeri, laddove lei già non lo sapesse, per le
categorie A e B sono previste rispettivamente 1.372 lavoratori
nella categoria A, 6.869 nella categoria B, invece 10.025 nella
categoria C, 231 nella categoria D.
Quindi, è giustissimo quanto è stato detto, cioè che la vera
questione non si pone per le categorie A e B, la categoria C è
consistente. Vorrei soltanto fare qualche accenno su quello che
sarà probabilmente il contenuto che stanno discutendo all'interno
di questo emendamento, la cui ispirazione dovrebbe partire, diciamo
in qualche modo promanare dal fatto che la richiesta che la Regione
ha fatto durante i diversi tavoli che sono stati celebrati al
Ministero, e devo ringraziare di questa mozione che sì è vero è
datata, però siccome è stata da me condivisa fin dall'inizio, in
qualche modo addirittura ha ispirato le proposte che sono state
fatte, quindi le condivido in pieno.
Proprio per questo si è chiesto di far salvo per le Regioni a
Statuto speciale e per gli enti territoriali facenti parte delle
predette Regioni delle disposizioni previste dall'articolo 14,
comma 24 bis e 24 ter del decreto legge 34 maggio 2010, n. 78,
convertito in legge con modificazione dell'articolo 1, comma 1,
legge 30 luglio 2010 n. 122 e successive modifiche e integrazioni,
cosa che noi sicuramente già abbiamo condiviso e che fanno parte
del percorso che la Regione ha intrapreso in tutti questi anni,
sicuramente ispessito da copiosa materia giuridica, ma che,
probabilmente, ha inteso intraprendere anche per una risoluzione
che, comunque, deve riguardare questo bacino imponente, sono
praticamente 18.496 di precari .
In più l'emendamento sicuramente tratterà la seguente parte:
Esclusivamente per le finalità di cui ai commi 24 bis e 24 ter per
consentire l'attuazione dei processi di stabilizzazione di cui
all'articolo 4 del decreto legge 31 agosto 2013, n. 101, gli enti
territoriali di cui al comma 24 bis calcolano il complesso delle
spese per il personale al netto dell'eventuale contributo erogato
dalle Regioni.
A tal fine la verifica del rispetto delle disposizioni di cui
all'articolo 1, comma 557 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, è
effettuata tenendo conto di dati omogenei. Queste norme
consentirebbero di superare il limite del 40 per cento del
turnover, ma non il limite del 50 per cento delle risorse
finanziarie disponibili ai sensi della normativa vigente in materia
di assunzioni, ovvero di contenimento della spesa del personale .
Cosa voglio dire? Che noi speriamo che questo emendamento - che,
laddove non dovesse comunque riuscire ad essere accolto in
Commissione Bilancio sarà sicuramente discusso in Aula al Senato -
ci possa autorizzare all'utilizzo delle risorse finanziarie di
provenienza regionale.
Quali sono le parti irrinunciabili? Intanto, neutralizzare i
contributi regionali, cioè fare esattamente quello che poco fa è
stato richiamato dall'onorevole Maggio e puntualizzato
dall'onorevole Grasso, e cioè far sì che questo elemento che
asserisce l'equilibrio che è imposto dallo stesso decreto legge n.
101 della spesa corrente, spesa personale, possa subire una deroga
laddove in particolare le risorse di cui stiamo parlando sono di
provenienza regionale. In più - e sono d'accordo - bisognerà
sicuramente sostenere il principio che la spesa che può incidere
sul patto di stabilità non è la spesa intera, bensì anche durante
il processo di stabilizzazione, solo quella quota che è afferente
la spesa del comune diretta.
In ultima ratio, accolgo pienamente il contenuto di questa mozione
e mi impegno a far sì che, proprio per la eccezionalità e richiamo
anche alcune frasi che sono scritte all'interno della stessa
mozione, perché non si può certo parlare di temporalità quando si
fa riferimento a delle persone che lavorano da più di 20 anni ed
hanno trascorso tutta la loro vita in una condizione di precarietà.
Quindi le accolgo in pieno e le sosterrò, soprattutto sosterrò
questa idea della deroga all'accesso per concorso pubblico per lo
meno per le richiamate categorie A e B, cosa che per noi è
fondamentale.
Riconosco necessario che ci sia, nel tessuto connettivo tra il
Governo e l'Assemblea, questo afflato comune nei confronti della
risoluzione delle vite delle persone che ci sono consegnate, che
sono intanto sicuramente meritevoli della nostra attenzione perché
il precariato non debba più riproporsi nella storia della nostra
Sicilia, ma che al tempo stesso si possa pensare che tutto questo
processo, che avrà necessariamente bisogno di step, di un periodo
quindi di adattamento e possa godere, anche in questo caso la cosa
che chiediamo, di una deroga alla continuità e quindi alla
continuazione, nelle more di una stabilizzazione stessa. Sono
assolutamente favorevole.
CIANCIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
CIANCIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di votare
favorevolmente questa mozione, vorrei chiedere al Governo qual è il
programma per tutte quelle persone che inevitabilmente non
rientreranno nel bacino di persone che saranno stabilizzate, anche
perché, ormai, la mozione risulta alquanto anacronistica in quanto
superata dal Decreto D'Alia.
Chiedo al Governo - e vorrei capire se ci siano delle risposte,
perché non facciamo altro che parlare di precari, di tutela dei
livelli occupazionali, tutela di quel bacino piuttosto che
quell'altro - ma quando parleremo di sviluppo, di impresa, di una
rinascita dello spirito imprenditoriale in questa regione che vive
esclusivamente di assistenzialismo anche e purtroppo sulle spalle
dei miei coetanei che sono costretti a emigrare all'estero perché i
genitori ovviamente hanno avuto un'opportunità dalla vita?
Sono queste le domande che faccio al Governo. Per esempio, sulla
formazione, sulla possibilità di formare delle persone per svolgere
le più disparate mansioni, dal turismo all'agricoltura, sono molti
i settori in cui si potrebbe investire, utilizzando, ad esempio,
anche i nostri 26 mila forestali che spesso non si capisce cosa
facciano.
Quello che chiedo al Governo è veramente di finirla, una volta per
tutte, con questo regime assistenzialista, di dare delle risposte
anche a chi non rientrerà in questi provvedimenti che, per quanto
derogati, comunque non risolveranno il problema.
Noi avevamo provato col microcredito, nel nostro piccolo, un
milione e mezzo incrementato di un milione della nostra dotazione è
una bazzecola, è veramente ridicolo in confronto ai problemi da
affrontare, ma il nostro è un segnale che vogliamo dare al popolo
siciliano nel dire che per sopravvivere non bisogna per forza
conoscere il politico X o il politico Y che, in qualche modo, ti
farà entrare da qualche parte, ma bisogna semplicemente avere delle
idee, dei progetti, e portarli avanti.
Al Governo chiedo cosa abbia in mente di fare dopo l'attuazione
del Decreto D'Alia per le tante persone e i tanti giovani che
rimarranno fuori dai giochi che ci sono stati in questi ultimi
vent'anni.
BONAFEDE, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONAFEDE, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro. Signor Presidente, ho avuto l'opportunità di parlare di
questo tema, ancorché non è l'oggetto della mozione però mi sembra
talmente intimamente connesso. Intanto riconosco sempre la
buonafede dell'onorevole che risponde e mi è congeniale non solo
per il cognome, ma per lo spirito che mi governa.
Penso che lei abbia detto una cosa che è assolutamente vera alla
quale questo Governo ovviamente non può porre rimedio.
Noi abbiamo fotografato una situazione, tutto quello che contengo
qua è un decimo della documentazione che io ho studiato per
affrontare la genesi del precariato in Sicilia. Ha ragione
l'onorevole: per i prossimi dieci anni perlomeno, ma probabilmente
sono pochi, il processo di stabilizzazione del precariato porterà i
giovani o quanto meno le nuove generazioni a non potere aspirare ad
avere un posto nella pubblica amministrazione perché non ci sarà la
sostenibilità, non ci sarà la materia, non ci saranno le
motivazioni al pubblico concorso, a prescindere dall'evolversi
perché gli organici saranno assolutamente saturi. Di questo la
storia, probabilmente, chiederà risposta in un momento che non
appartiene all'odierno, alla contemporaneità, al presente.
Oggi, dobbiamo trovare soluzioni perché comunque sia, proprio per
le cose che io poco fa ho detto, si tratta di persone che hanno un
percorso storico di vent'anni e siccome mi occupo non soltanto dei
disoccupati e degli inoccupati, ma anche di coloro che over 50
hanno perso il lavoro e devo tenere conto che c'è una fragilità
estrema e che la fragilità estrema è di chi oggi non avrebbe
neanche la possibilità di trovare altro sistema per portare il
sostentamento alla propria famiglia.
Ed allora, quale proposta fare ai giovani? Tenendo conto che
stiamo assistendo ad una nuova emigrazione e che questa nuova
emigrazione è composta da interi nuclei familiari che vanno via
perché in alternativa si devono rivolgere alla Caritas.
Ho fatto una analisi su quelle che sono le quantità di cibo che
vengono distribuite ai poveri e ciò che fa più impressione è che
sono interi nuclei familiari che si rivolgono e sono i nuovi
poveri. Avete ragione: si sta assistendo ad una nuova emigrazione.
Dobbiamo fermarla. Ma soprattutto dobbiamo fermare l'emigrazione
dei talenti, dei nostri figli. Non possiamo permettere che i nostri
figli vengano formati, cresciuti e poi per potere pensare alla loro
vita debbano andare altrove.
Proprio per questo io cercherò di far sì che questo famoso
strumento di cui si è parlato tanto dell'apprendistato possa essere
da stimolo, per lo meno per trattenerli, per dar loro la sensazione
che se anche vanno a studiare all'estero c'è un vincolo. Alla fine
del compimento degli studi devono ritornare qui.
Cosa pensiamo di fare per le politiche di sviluppo? Chiaramente
quelle sono trasversali. L'assessore per il lavoro non è
l'assessore che produce il lavoro. Tant'è vero che la cosa che
governo per ora sono i centri per l'impiego che per i risultati
raggiunti in tutta Italia, non solo in Sicilia, celebrano purtroppo
la loro inefficacia, non dico il loro insuccesso. Il 4 per cento
soltanto di coloro che trovano lavoro proviene dai centri per
l'impiego.
Cosa dobbiamo fare? Intanto sicuramente ricorrere a delle
politiche trasversali, cosa che stiamo già facendo con il Governo
che tengano conto delle attività produttive, del turismo, dei beni
culturali, dell'agricoltura e che insieme alla formazione che
dovrebbe servire esattamente ad intercettare le nuove strade
dell'economia possono fornire il presupposto perché si svolga
questo famoso mismatch tra domanda e offerta che ad oggi manca di
un elemento.
Abbiamo sicuramente un percorso che è agevolato dalla
programmazione Europea, ed è di stamattina il primo incontro in
conferenza Stato-Regione sulla discussione della programmazione
14/20. Dobbiamo essere pronti, questa volta senza indugi - lo dico
soprattutto per le politiche che sono affidate all'Assessorato
famiglia, politiche sociali e lavoro -, io credo peraltro molto
all'economia sociale che potrebbe essere domani una fonte di
risorsa e di lavoro per moltissimi. E non dimentichiamoci che è
proprio dalla programmazione comunitaria che deriva la
raccomandazione più importante, che è quella che si chiama Youth
Guarantee, garanzia per i giovani.
A questo noi sicuramente affidiamo un compito importante perché la
garanzia occupazionale per i giovani deve essere quasi compensativa
dell'attenzione che, necessariamente, dobbiamo dare alla loro
aspirazione a occupare un posto negli enti pubblici, cosa che ci
deriva dalla necessità, parimenti, di procedere finalmente a una
stabilizzazione di tutti questi precari. Io credo di avere
risposto.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, pongo in votazione la mozione
numero 127 Stabilizzazione dei rapporti di lavoro a tempo
determinato a firma degli onorevoli Maggio, Gucciardi, Cirone,
Milazzo e Gianni, sottoscritta da tutto il Parlamento.
L'Assemblea ne prende atto.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvata)
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata ad oggi, mercoledì 2
ottobre 2013, alle ore 20.05, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente Pogliese
I - Discussione della mozione:
N. 179 - Iniziative per porre fine alla realizzazione di
impianti eolici in Sicilia.
(23 settembre 2013)
CRACOLICI-GUCCIARDI-ALLORO-ARANCIO-BARBAGALLO-CIRONE-DIGIACOMO-
FERRANDELLI-LACCOTO-LUPO-MAGGIO-MARZIANO- MILAZZO A.-PANARELLO-
PANEPINTO-RAIA-RINALDI-VULLO
II - Svolgimento, con carattere di urgenza dell'interpellanza:
N. 104 - Chiarimenti urgenti circa la realizzazione di
impianti di energia alternativa.
(30 settembre 2013)
CRACOLICI - GUCCIARDI
III - Discussione dei disegni di legge:
1) - Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma 2
dello Statuto recante 'Modifiche dello Statuto della Regione
siciliana aventi ad oggetto disposizioni in materia di ripudio
della mafia a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, delle
libertà civili, politiche, economiche e sociali'. (n. 223/A)
2) - Modifiche alla legge regionale 20 aprile 1976, n. 35. (nn.
127-30/A)
IV - Parere, ai sensi dell'art. 41 ter, comma 3, dello Statuto
siciliano, sui progetti di legge costituzionali nn. A.S. 42 e A.S.
363 concernenti modifiche dello Statuto della Regione in materia di
procedure per la modifica dello Statuto medesimo
V - Discussione della mozione:
N. 59 - Interventi urgenti per la modifica dell'attuale
Piano di gestione dei rifiuti e per la riduzione dei
rifiuti indifferenziati in Sicilia.
(11 marzo 2013)
FOTI-CANCELLERI-CAPPELLO -
CIACCIO-CIANCIO- FERRERI-
LA ROCCA-ZITO- MANGIACAVALLO-
PALMERI-SIRAGUSA-TRIZZINO-
- VENTURINO-ZAFARANA
VI - Discussione della mozione:
N. 93 - Interventi a sostegno delle piccole e medie imprese
siciliane titolari di emittenti televisive locali, per
il rafforzamento tecnologico-organizzativo e la
transizione al sistema digitale terrestre.
(10 aprile 2013)
GRASSO - CIMINO - FIRETTO - LANTIERI -
GIANNI
VII - Discussione della mozione:
N. 123 - Ripristino nel bilancio regionale del gettito
derivante dalle operazioni effettuate in via
telematica dalle imprese di revisione riconosciute ed
autorizzate ad operare, nel territorio siciliano,
dalla competente amministrazione regionale.
(28 maggio 2013)
GRASSO - LANTIERI - FIRETTO - FIGUCCIA
La seduta è tolta alle ore 20.02
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli
ALLEGATO
Risposte scritte ad interrogazioni
Rubrica «Beni culturali e Identità siciliana»
MUSUMECI - IOPPOLO. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore
per i beni culturali e l'identità siciliana, premesso che:
nel territorio del Comune di Misterbianco, in Contrada
Campanarazzu', si conservano i ruderi della Chiesa Madre di quel
Centro, distrutta, assieme al nucleo abitato, dalla catastrofica
eruzione dell'Etna del 1669;
le predette vestigia ipogee - fra cui il pavimento dell'edificio
sacro, gli altari laterali ed un affresco - rivestono un notevole
interesse vulcanospeleologico e sono state portate alla luce da una
prima campagna di scavi finanziata un decennio fa dalla Regione
siciliana ed eseguita sotto la direzione della Soprintendenza di
Catania;
un successivo intervento di messa in sicurezza dei resti
archeologici, per un importo di oltre mezzo milione di euro,
finanziato sempre dalla Regione e previsto in cantiere per il 2009,
non è stato finora realizzato, per motivi che rimangono
inspiegabili;
l'area è stata nel frattempo acquisita al demanio della Provincia
Regionale di Catania per essere destinata a Parco suburbano;
ravvisata la necessità di sottrarre i reperti archeologici emersi
a possibili atti di vandalismo che renderebbero vano ogni sforzo
finora compiuto dall'intervento pubblico e dal volontariato privato
e, altresì, completare finalmente la campagna di scavi avviata nel
2002 con un progetto integrativo di recupero dell'intero sito
archeologico già oggetto di scavi;
per sapere:
quali siano i motivi che hanno impedito alla Soprintendenza ai
Beni culturali di Catania, di avviare il cantiere degli scavi,
previsto per il febbraio 2009;
se non ritengano di dovere intervenire con la massima urgenza,
disponendo la redazione ed il finanziamento di un progetto
integrativo di recupero, consolidamento e messa in sicurezza del
sito archeologico di contrada Campanarazzu' di Misterbianco, per
l'alto interesse culturale che i ruderi rivestono quale preziosa
testimonianza dell'antico insediamento urbano e della identità
cristiana di quella Comunità, e per la loro possibile
valorizzazione e promozione in termini di sviluppo turistico».
(704)
(Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)
Risposta. - «In riferimento all'interrogazione in oggetto e
sulla base delle notizie trasmesse dal Dipartimento, si rappresenta
quanto segue.
La Chiesa Madre di Misterbianco, distrutta dalla devastante
eruzione del 1669, è stata interessata da un primo intervento di
recupero realizzato grazie al POR Sicilia 2000-2006. Con DDG n.
5262 del 1/03/2007 veniva approvato il progetto per "Lavori di
recupero e restauro dell'antica Chiesa Madre" e disposta la
prenotazione di impegno della somma di euro 1.013.296,00 in favore
della Soprintendenza di Catania. La consegna avveniva con verbale
del 23/02/2009 ma i lavori venivano ultimati il 30/08/2012 per le
reiterate sospensioni dovute alla pericolosità del sito.
Allo stato attuale, il sito è interessato da un secondo
progetto proposto attraverso i PO FESR 2007-2013 finalizzato all'
"Adeguamento per la fruizione del complesso architettonico di c.da
Campananzzzu a Misterbianco (CT)". Con il recente DDG n. 1479 del
04/06/2013 di riprogrammazione della linea di intervento, il
progetto in questione rientra tra gli interventi finanziati a
valere sulla misura 3.1.1A(b), già 3.1.1.2, per l'importo
complessivo di euro 696.203,49.
Con la realizzazione dei lavori previsti dal citato progetto
si potrà ritenere raggiunto l'obiettivo del recupero e della
conservazione del prezioso monumento».
L'Assessore
Mariarita Sgarlata
FONTANA. - «Al Presidente della Regione, all'Assessore per i beni
culturali e l'identità siciliana, all'Assessore per l'economia,
all'Assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica,
all'Assessore per le infrastrutture e la mobilità, all'Assessore
per il territorio e l'ambiente e all'Assessore per il turismo, lo
sport e lo spettacolo, premesso che il centro storico di Agrigento
presenta, coi suoi stretti vicoli, cortili e piazzette, una
struttura urbana tipicamente araba fra le più autentiche e meglio
conservate della Sicilia. Sulla sua sommità si erge la Cattedrale,
fondata alla fine dell' XI sec. da San Gerlando, primo vescovo dopo
la dominazione musulmana e patrono della città che, essendo stata
più volte ingrandita e rimaneggiata nei secoli seguenti, oggi si
presenta come una mirabile fusione di diversi stili. Adiacente ad
essa, sorge la settecentesca Biblioteca Lucchesiana che custodisce
numerosissimi e pregiati volumi e la Chiesa di S. Maria dei Greci,
costruita sulle rovine del Tempio di Athena, risalenti al VI sec.
a.c. e poi l'Abazia di Santo Spirito, che domina quella che fu la
zona di espansione trecentesca della città ed all'interno della
quale trionfa l'arte dello stucco dello scultore palermitano
Giacomo Serpotta;
rilevato che quelli in premessa rappresentano solo una piccola
parte di un insieme di beni inestimabili, adagiati su una collina
che da un centinaio di anni ha manifestato la sua instabilità, con
accadimenti importanti, si ricorda la frana del 1960 e, più
recentemente, il crollo del Palazzo Lo Jacono Maraventano del 2012,
che rappresenta l'ennesimo campanello d'allarme del centro storico
che sembra chiedere aiuto;
considerato che:
si ritiene indispensabile ogni azione utile a garantire tutte le
condizioni di vivibilità e sicurezza, ed in particolare, alla luce
dell'elevato rischio che corrono i cittadini residenti, individuare
le soluzioni per la realizzazione di una sicura via di fuga in caso
di eventi calamitosi;
occorre agire al più presto per salvaguardare un bene che tutto il
mondo ci invidia e per dare certezze e sicurezza ai cittadini di
Agrigento: la politica ha il compito di trovare, infatti, le
soluzioni, a livello regionale e nazionale affinché si possa
fronteggiare la situazione;
per sapere se non ritengano opportuno:
- attivare tutte le misure possibili, sul fronte della sicurezza
del nucleo antico della città di Agrigento, utili per individua re
soluzioni per la realizzazione di una sicura via di fuga in cas o
di eventi calamitosi;
- avviare sul centro storico azioni tendenti alla revisione del
piano particolareggiato, con un censimento puntuale degli immobili
di interesse storico a rischio e, conseguentemente, al maggiore
monitoraggio degli stessi immobili;
- prevedere dei fondi a titolo di compartecipazione sugli
interessi sui mutui, per i privati che vogliano investire nel
centro storico;
- creare una apposita unità operativa che, oltre a curare gli
aspetti tecnico-manutentivi, abbia il preciso compito di ascolto
delle esigenze manifestate dagli abitanti, sia nella fase di
superamento dell'emergenza che per la definizione e programmazione
degli interventi di rivitalizzazione del centro storico e per
incentivare l'insediamento di attività commerciali , centri di
aggregazione e culturali, che diano impulso alla rivitalizzazione
del centro storico, attuandone il piano di recupero vigente». (843)
(L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)
Risposta. - «In riferimento all'interrogazione in oggetto e
sulla base delle comunicazioni inviate dal Dipartimento con nota
prot. 43296 del 17/09/2013, si rappresenta quanto segue.
Per quanto attiene alle misure di sicurezza richieste
dall'interrogante, la Soprintendenza di Agrigento, con nota prot.
n. 4521/VI del 4.05.2011, ha approvato il progetto preliminare
presentato dal Servizio Regionale di Protezione Civile di
Agrigento, denominato "Lavori per la realizzazione di una via di
fuga della collina storica di Agrigento", finalizzato alla realiz
zazione di una via di fuga dal nucleo antico della città in caso di
eventi calamitosi. Per quanto attiene alla richiesta
dell'interrogante di una revisione del piano particolareggiato del
centro storico di Agrigento, si fa presente che con DA del
Dipartimento Regionale Territorio e Ambiente del 23/09/2007,
pubblicato sulla GURS n. 55/2007, è stato già approvato in via
definitiva il piano particolareggiato del centro storico di
Agrigento adottato con delibera del Consiglio comunale n. 146/2005.
Detto piano particolareggiato è stato redatto sulla base di
approfondite indagini sulla consistenza architettonica dei
patrimonio edilizio, con particolare riguardo anche all'ambito
urbanistico e con approfondimenti di tipo archeologico, storico,
sociale ed economico. Si è provveduto, inoltre, alla
classificazione e al censimento degli immobili di interesse storico
anche con riferimento allo stato di conservazione».
L'Assessore
Mariarita Sgarlata
Rubrica «Turismo, sport e spettacolo»
FIGUCCIA - LO SCIUTO - DI MAURO - LOMBARDO -GRECO G. - PICCIOLO -
FIORENZA - FEDERICO. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore
per il turismo, lo sport e lo spettacolo, premesso che il
Dipartimento regionale per il turismo, sport e spettacolo, con
apposito decreto del Dirigente generale, ha recentemente approvato
il piano di ripartizione e di assegnazione delle somme che
complessivamente ammontano a 1.140.000,00 euro, di cui al capitolo
473733 che il bilancio della Regione siciliana ha destinato alle
Associazioni concertistiche di interesse regionale, provinciale e
locale;
vista la circolare 28825 del 14/12/2011 dell'Assessorato in
epigrafe, che ha disciplinato le procedure per la richiesta e
l'assegnazione dei contributi erogati ai sensi della legge
regionale n. 44 del 1985 con i fondi del cap. 473733 del Bilancio
della Regione siciliana, individuando specifici criteri ai quali
l'apposito Nucleo di valutazione avrebbe dovuto attenersi nella
procedura di assegnazione dei contributi alle Associazioni
richiedenti;
considerato che le risorse destinate alle attività concertistiche
e musicali, a seguito dei tagli sul bilancio 2012, hanno subìto una
notevole riduzione, pari a circa il 34 % rispetto all'originaria
previsione, e che tale circostanza ha determinato la necessità per
gli Uffici di procedere ad una riduzione dei contributi assegnati
che non fosse meramente percentuale, ma rispondesse oggettivamente
al compito istituzionale di sostegno nei confronti delle
Associazioni realmente meritevoli e non disperdesse le già esigue
risorse a disposizione;
preso atto che il Dipartimento regionale per il turismo, sport e
spettacolo ha ritenuto di procedere all'assegnazione dei citati
contributi sulla base di criteri oggettivi, ma indubbiamente
opinabili, che tengano conto del flusso di spettatori mediamente
registrato durante le rappresentazioni di ciascuna Associazione
richiedente, della congruità del rapporto contributo
assegnato/bilancio della singola Associazione ed, infine, della
storicità dei richiedenti, probabilmente intesa come riconosciuta
visibilità dovuta alla consolidata e altrettanto riconosciuta
tradizione dell'attività svolta sul nostro territorio;
ritenuto che la situazione contingente descritta, che ha
fortemente influenzato la programmazione delle attività
concertistiche di soggetti che svolgono con grande professionalità
e immensa passione l'arte di fare musica, costituisca un'evidente
cartina al tornasole della necessità di una disciplina chiara e
trasparente, che valorizzi le importanti e consolidate realtà del
settore come le piccole e per questo non meno meritevoli realtà
locali. Sottrarre il sostegno alle Associazione concertistiche e
bandistiche, che con grandi sacrifici svolgono la loro attività
artistica, al deprecabile e ormai vecchio sistema della
contribuzione a pioggia, sembra un degno riconoscimento a quanti
mantengono vive le nostre tradizioni culturali ed artistiche;
per sapere quali urgenti interventi intendano porre in essere
affinché, attraverso un'efficiente e trasparente azione
amministrativa, si garantisca un effettivo sostegno nei confronti
delle Associazioni musicali che intendano accedere ai sostegni
economici previsti dal bilancio regionale». (252)
Risposta. - «Con l'interrogazione n. 252 "Notizie circa i criteri
seguiti dal Dipartimento regionale del Turismo. sport e spettacolo
nella ripartizione dei contributi per l'attività 2012 ad
associazioni concertistiche e bandistiche siciliane", l'onorevole
Figuccia ed altri onorevoli deputati dell'Assemblea regionale
siciliana hanno formulato un quesito al Presidente della Regione e
all'Assessore per il turismo, lo sport e lo spettacolo, inerente il
recente piano di ripartizione e di assegnazione delle somme
(complessivamente ammontanti a 1.140.000,00 euro - capitolo 473733)
destinate dal Bilancio regionale alle Associazioni concertistiche
di interesse regionale, provinciale e locale. Tale quesito riguarda
la circolare 28825 del 14/12/2011 di questo Assessorato, che ha
disciplinato le procedure per la richiesta e l'assegnazione dei
contributi erogati ai sensi della legge regionale n. 44 del 1985 ed
in particolare i criteri seguiti, ritenuti non idonei a
valorizzare, oltre che le importanti e consolidate realtà dl
settore, anche le piccole realtà locali.
In ordine all'interrogazione parlamentare si rappresenta quanto
segue.
Già dalle premesse del Ddg n. 2739 del 24.12.12, di assegnazione
dei contributi per l'attività concertistica 2012, si evince
l'utilizzazione di tre criteri quantitativi, caratterizzati
dall'obiettività del dato:
1. anzianità dell'Associazione;
2. numero di spettatori paganti, sulla media degli ultimi tre anni
per un anno, al fine di non penalizzare quelle realtà che
nell'ultimo anno non avessero effettuato attività a pagamento o non
avessero operato;
3. rapporto tra bilancio in entrata complessivo e le richieste,
così da privilegiare quegli enti che comunque dimostrassero volontà
di ricerca di fondi e di autofinanziamento.
L'applicazione dei tre parametri, unitamente al punteggio basato
sulla qualità delle iniziative, espressa dal nucleo di valutazione,
ha determinato un punteggio complessivo, che ha consentito di
ammettere tra gli assegnatari unicamente quelle associazioni che
avessero riportato un punteggio complessivo non inferiore a 17, di
cui almeno 7 punti di valutazione del nucleo.
Gli stessi interroganti riconoscono che si tratta di criteri
oggettivi, sebbene a loro avviso opinabili e non idonei a garantire
anche il sostegno di valide realtà locali.
A queste precisazioni, in ordine ai criteri utilizzati ai fini
della ripartizione delle somme di cui al cap. 473733, per
l'assegnazione dei contributi (anno 2012), ai sensi della I.r. n.
44/85 e della circolare n. 28825 del 14.12.2011, devono aggiungersi
talune ulteriori considerazioni, relative alle nuove modalità di
assegnazione dei contributi per le attività concertistiche
dell'anno 2013.
Com'è noto il finanziamento di detto capitolo era inserito
nell'allegato 1 (ex Tabella H) del disegno di legge n. 69 dal
titolo "Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2013.
Legge di stabilità regionale" che, non rispondendo al requisito
della generalità, è incorso nelle censure formulate dal Commissario
dello Stato per la Regione siciliana nell'impugnativa al citato
disegno di legge.
In ossequio alle predette censure si è ritenuto di dover
intervenire non più con un provvedimento ad hoc, destinato
esclusivamente a determinati soggetti-istituzioni, bensì nel
rispetto dei canoni propri della legislazione ordinaria, che
prevede l'ammissione a contributi pubblici di tutti i soggetti
pubblici e privati su un piano di parità per il mantenimento e
l'esercizio di attività di rilevante interesse culturale e sociale
fruibili dalla collettività.
Con legge regionale 21 agosto 2013, n. 16, recante «Modifiche
all'articolo 128 della legge regionale 12 maggio 2010, n. 11 e
successive modifiche ed integrazioni ed iniziative in favore degli
enti teatrali e delle province regionali, è stato istituito nel
bilancio della Regione per l'esercizio finanziario 2013 «un
apposito fondo destinato al finanziamento di contributi in favore
di soggetti beneficiari di un sostegno economico, con una dotazione
complessiva di 6.500 migliaia di euro, da ripartire con decreto
dell'Assessore regionale per l'economia, previa delibera della
Giunta regionale, ai dipartimenti competenti per materia. I
contributi sono attribuiti ed erogati sulla base della
disponibilità finanziaria iscritta nel bilancio della Regione,
della congruità della spesa e della validità sociale e culturale
della stessa, sottoposta alle valutazioni da effettuarsi a cura di
commissioni nominate da parte degli Assessori regionali dei
dipartimenti competenti (Beni culturali e identità siciliana;
Famiglia, politiche sociali e lavoro; Infrastrutture e mobilità;
Istruzione e formazione professionale; Risorse agricole e
alimentari; Salute: Turismo, sport e spettacolo)».
Con la medesima previsione normativa è stato conferito mandato
alla Giunta regionale di approvare lo schema di avviso generale di
selezione ed individuare la struttura di massima dimensione tenuta
a provvedere alla pubblicazione dello stesso. Tale avviso
(predisposto dalla Segreteria Generale con Decreto 28 agosto 2013,
pubblicato sulla GURS n. 41 del 6 settembre 2013) contiene le
modalità attuative delle previsioni contenute nella citata legge n.
16/2013 ed indica i dipartimenti regionali che devono pubblicare
eventuali avvisi speciali di settore previsti dalla vigente
legislazione regionale.
Gli avvisi speciali da predisporsi a cura dei dipartimenti
competenti - tra i quali il Dipartimento Turismo, Sport e
Spettacolo per quanto riguarda le attività sportive e le attività
concertistiche e bandistiche - non potranno derogare ai principi
fissati nell'avviso generale ed hanno la finalità precipua di
individuare gli ambiti di maggiore rilevanza a fronte della
legislazione regionale di pertinente interesse operativo.
Con specifico riferimento all'area tematica delle attività
musicali si rende noto che il Dipartimento Turismo, Sport e
Spettacolo ha in corso di predisposizione i predetti avvisi
speciali, che saranno pubblicati entro la prima decade del prossimo
mese di ottobre».
L'Assessore
Michela Stancheris
Seduta n. 77
Mercoledì 2 ottobre 2013
ALLEGATO EMENDAMENTI APPROVATI NEL CORSO DELLA SEDUTA
DISEGNO DI LEGGE N. 311/A MODIFICA DELL'ARTICOLO 15 DELLA LEGGE
REGIONALE 16 MAGGIO 1978, N. 8 E SUCCESSIVE MODIFICHE ED
INTEGRAZIONI "
All'articolo 1:
Emendamento 1.1:
Alla fine del comma 1 dopo le parole quindici anni sono aggiunte
le seguenti e dovranno essere utilizzati secondo un disciplinare
di uso che farà parte integrante del decreto di finanziamento .
Il comma 2 è sostituito dal seguente 2. I disciplinari d'uso
esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge sono
adeguati alle disposizioni di cui all'articolo 15 della legge
regionale n. 8 del 1978 come sostituito dal comma 1. .