Presidenza del Presidente Ardizzone
LANTIERI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Invito, pertanto, i deputati a munirsi per tempo della tessera
personale di voto.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni con richiesta di risposta orale:
N. 1380 - Chiarimenti circa l'accorpamento dell'Istituto d'arte
'Luigi Sturzo' di Caltagirone (CT) con altro Istituto scolastico.
- Assessore Istruzione e Formazione
Firmataria: Raia Concetta
N. 1381 - Interventi finalizzati alla salvaguardia dei livelli
occupazionali del centro di ricerca Pfizer Italia di Catania.
- Assessore Attività produttive
- Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
Firmataria: Raia Concetta
N. 1382 - Notizie in merito alle anomalie gestionali riguardanti
l'ERSU di Catania
- Presidente Regione
- Assessore Istruzione e Formazione
Firmatario: Oddo Salvatore
Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno poste
all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni con
richiesta di risposta scritta:
N. 1377 - Notizie relative alla qualità dell'aria nel quadrilatero
industriale della provincia di Siracusa.
- Presidente Regione
- Assessore Territorio e Ambiente
Firmatari: Trizzino Giampiero; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello
Francesco; Tancredi Sergio; Ciaccio Giorgio; Ciancio
Gianina; Zafarana Valentina; Ferreri Vanessa; Mangiacavallo Matteo;
Siragusa Salvatore; Palmeri Valentina; Foti Angela; La Rocca
Claudia; Zito Stefano
N. 1379 - Notizie riguardo i riversamenti in mare dei reflui
fognari provenienti dall'impianto di depurazione di contrada Forgia
e in località Custonaci (TP).
- Presidente Regione
- Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
Firmatari: Palmeri Valentina; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello
Francesco; Tancredi Sergio; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina;
Zafarana Valentina; Ferreri Vanessa; Mangiacavallo Matteo; Siragusa
Salvatore; Trizzino Giampiero; Foti Angela; La Rocca Claudia; Zito
Stefano
Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate al
Governo.
Comunico che è stata presentata la seguente interrogazione con
richiesta di risposta in Commissione:
N. 1378 - Chiarimenti in merito al mancato rinnovo degli incarichi
dei tecnici della prevenzione negli ambienti e nei luoghi di lavoro
degli ingegneri per la prevenzione e sicurezza presso l'ASP di
Palermo.
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Firmatari: Cordaro Salvatore; Ferrandelli Fabrizio
L'interrogazione testé annunziata sarà inviata al Governo e alla
competente Commissione.
Comunicazione relativa all'Intergruppo parlamentare per i rapporti
tra Sicilia, Marocco e Tunisia
PRESIDENTE. Comunico che, con nota pervenuta alla Presidenza in
data 12 agosto 2013 (protocollata al n. 9902/RAGPG-AULAPG del 2
settembre successivo), l'onorevole Bernadette Grasso ha allegato
il verbale della riunione dell'Intergruppo parlamentare per i
rapporti tra Sicilia, Marocco e Tunisia del 6 agosto 2013, nel
corso della quale è stato eletto, quale nuovo Presidente
dell'Intergruppo, la stessa onorevole Grasso.
Nella medesima riunione, inoltre, è stato eletto, quale
Vicepresidente, l'onorevole Roberto Clemente.
L'Assemblea ne prende atto.
Copia integrale della documentazione di riferimento trovasi
depositata agli atti del Servizio di Ragioneria e del Servizio
Lavori d'Aula.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Discussione della mozione numero 80 Iniziative concernenti
i collegamenti ferroviari in Sicilia
PRESIDENTE. Si passa al terzo punto dell'ordine del giorno:
Discussione della mozione numero 80 Iniziative concernenti i
collegamenti ferroviari in Sicilia , degli onorevoli Fazio,
Gucciardi, Lo Sciuto, Milazzo Antonella, Oddo, Palmeri, Ruggirello,
Troisi.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
con normativa nazionale le competenze sui trasporti sono state
trasferite dallo Stato alle Regioni e lo stesso provvedimento
prevedeva che, ai fini dell'attuazione del trasferimento di
competenze, si sarebbe dovuto sottoscrivere un accordo di
programma;
a seguito di un iter lunghissimo nel 2011 il precedente Governo
della Regione siciliana aveva dato l'assenso ad un accordo di
massima, che prevedeva l'assegnazione di un budget di circa 111
milioni di euro per la gestione dei collegamenti ferroviari in
Sicilia;
l'accordo di programma era stato sottoscritto tra Regione e
Ministro delle Infrastrutture, ma l'iter si era bloccato, per la
mancanza della firma da parte del Ministro dell'Economia;
RILEVATO che, anche a seguito delle notizie sui possibili tagli
dei collegamenti ferroviari in Sicilia ed alle conseguenti
proteste, il 5 marzo scorso il Presidente della Regione Crocetta e
l'Assessore regionale Bartolotta hanno formalizzato una lettera al
Ministero, esprimendo il proprio dissenso in merito ai paventati
tagli e chiedendo che si proceda a ridiscutere gli aspetti
finanziari legati al trasferimento di competenze;
CONSIDERATO che il budget assentito consentirebbe esclusivamente
di mantenere i collegamenti esistenti, ma non di prevedere un
potenziamento ed un adeguamento degli stessi, condizioni essenziali
per un reale sviluppo del territorio siciliano;
VISTO che in assenza della definizione dell'accordo di programma e
dell'assegnazione dei fondi, la Regione siciliana non ha titolo per
intraprendere alcuna forma di confronto con Trenitalia, al fine di
scongiurare il rischio di tagli dei collegamenti ferroviari,
impegna il Governo della Regione
a sollecitare i Ministeri delle Infrastrutture e dell'Economia, al
fine di definire l'iter dell'accordo di programma per il
trasferimento delle competenze sui collegamenti ferroviari dallo
Stato alla Regione, rivedendo ed adeguando alle attuali esigenze
l'assegnazione del budget previsto». (80)
FAZIO. Chiedo di parlare per illustrare la mozione.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FAZIO. Signor Presidente, faccio una premessa. E' una mozione che
è stata presentata nel mese di marzo 2013 e credo che, nonostante
siano trascorsi diversi mesi dalla sua presentazione, la situazione
non sia cambiata affatto.
La mozione tende ad evidenziare come la normativa nazionale che ha
effettuato il trasferimento delle competenze, per quanto riguarda i
trasporti dallo Stato alle Regioni, aveva previsto, in attuazione,
appunto, della disciplina che dettava questo trasferimento, un
accordo in base al quale, ovviamente, le Regioni potessero
esercitare questa funzione, che era stata loro trasferita dalla
normativa nazionale e che, nell'ambito dell'accordo, venisse
quantificato il budget economico che, sulla base del trasferimento
di competenze della materia, lo Stato affidava alle singole
Regioni.
Sorprendente è la notizia che quasi tutte le Regioni hanno
individuato il budget delle risorse economiche ed hanno,
ovviamente, stipulato l'accordo convenzionale che gli consente, in
qualche modo, di essere partner nell'ambito, appunto, dei trasporti
ferroviari e, quindi, di dire la propria e, perché no, di cercare
di immaginare quale ipotesi di sviluppo, per quanto riguarda il
trasporto su rotaia, potesse avvenire nel territorio regionale.
Il precedente governo, governo Lombardo, aveva iniziato una
trattativa che, a dire il vero, aveva raggiunto anche una certa
definitività, tenuto conto che erano stati quantificati, se non
ricordo male, assessore, poi caso mai, mi corregga, nell'ipotesi
che ci possano essere delle imprecisioni, in 111 milioni di euro il
budget che veniva assegnato alla Regione siciliana in attuazione
del trasferimento della competenza per quanto riguarda, ovviamente,
il trasporto su ferrovia.
Ebbene, nonostante, ovviamente, gli accordi quasi conclusi, alla
fine, non ha trovato attuazione, in dipendenza del fatto che il
Ministero dell'economia non ha sottoscritto l'accordo sul quale si
era raggiunta l'intesa.
Ad oggi, nonostante, le diverse sollecitazioni in tal senso nessun
accordo è stato ancora raggiunto, motivo per cui la Sicilia, a
differenza da tutto il resto delle regioni, è da anni che non può e
non interviene affatto per quanto riguarda la politica effettuata
da Trenitalia nell'ambito del territorio regionale, per quanto
riguarda ovviamente i trasporti su rete ferrata.
Ebbene, è inutile evidenziare come peraltro il budget comunque
previsto risulta appena sufficiente a confermare i servizi che
attualmente Trenitalia assicura nell'ambito del settore regionale e
che, quindi, non si è in grado neanche di immaginare un'ipotesi di
sviluppo.
Ma non parliamo di ipotesi di sviluppo, parliamo almeno del
mantenimento di quello che effettivamente forse ci viene trasferito
o bene o male abbiamo ereditato. Ma così non è, Assessore, e lei lo
sa bene, tenuto conto che la politica di Trenitalia, in questi anni
e soprattutto nell'ultimo periodo, è stata improntata ad eliminare
i cosiddetti rami secchi' e, quindi, a diminuire il disimpegno di
carattere economico e di risorse umane nell'ambito, appunto, del
trasporto su ferrovia.
E, quindi, la mozione, tende a sollecitare il Governo regionale a
definire, una volta per tutte, e forse puntualmente a svolgere
questa competenza che la legge gli attribuisce che è appunto il
trasporto su ferrovia.
Nell'ambito di questa mozione si innesta, e non può non innestarsi
anche una serie di interrogazioni che sono state fatte nel tempo,
tenuto conto dell'atteggiamento del comportamento anche di
Trenitalia nell'ambito, appunto, del servizio di trasporto.
Non possiamo dimenticare che sono pervenute tutta una serie di
interrogazioni in attesa del fatto che Trenitalia, invece, di
incentivare e migliorare il servizio, addirittura, obiettivamente,
lo soffoca fino ad arrivare ovviamente alla sua morte naturale. Che
significa la sua morte naturale? Significa, in qualche modo, che
tutti quegli interventi che bene o male, risultano quasi
obbligatori non vengono effettuati e, quindi, obiettivamente, il
servizio poiché è reso in condizioni pessime, ovviamente, diventa
un ramo secco'.
Assessore, non so se lei sa, anche perché lei è molto più giovane
di me, ma nel 1974 diplomandomi e conseguendo la licenza liceale,
mi sono iscritto all'università. Ci mettevo tre ore e mezzo, ed era
un viaggio da Trapani a Palermo, soprattutto la domenica sera, per
poi essere presente lunedì mattina alle lezioni. Mettevo tre ore e
mezzo per fare appena 90 chilometri.
Nel 2013 ci si mette tre ore e mezzo; questa per dirla lunga di
quanti investimenti sono stati fatti per quanto riguarda le
ferrovie in Sicilia e come delle politiche cosiddette scellerate',
piuttosto che incentivare il trasporto su ferrovia sono state, in
qualche modo, attenzionate altre tipologie di trasporti quale per
esempio quello su gomma, e questa la situazione in cui attualmente
noi ci troviamo.
Credo che tutto ciò sia del tutto illogico se ci confrontiamo con
altri Paesi, con altri territori che, invece, hanno investito
sostanzialmente sulla rete ferroviaria perché ritenuta più sicura,
più veloce e quanto meno più economica.
Qui in Sicilia, forse, chissà perché, chissà qual è stata la
motivazione in base alla quale piuttosto che migliorare il servizio
tramite la rete ferroviaria invece si va ad incentivare sempre di
più, in ogni caso, invece, il trasporto su gomma.
Ed è tra l'altro anche di recente avvenimento il fatto che
addirittura Trenitalia intende eliminare la tratta ferrata Trapani-
Palermo in dipendenza del fatto che si sono verificati dei crolli
per cui una parte del trasferimento si è stati costretti ad
effettuarlo tramite autobus e quindi, ovviamente, la conseguenza è
che non è più ripristinata la linea di collegamento Trapani-Palermo
e quindi, neanche le tre ore e mezzo che erano previste sono più
sufficienti per potere raggiungere la città di Palermo.
La domanda che mi faccio e che pongo anche all'Aula è: come
possiamo noi immaginare di utilizzare al meglio le nostre risorse
che segnatamente non può non essere evidenziato l'aspetto
prettamente turistico laddove, sostanzialmente, abbiamo una rete
ferroviaria fatiscente risalente a trent'anni fa, addirittura,
obiettivamente, non in grado di svolgere le funzioni ordinarie.
Sfido io chiunque, specialmente gli stranieri che vengono qui in
Sicilia, a visitare il nostro territorio ad utilizzare la rete
ferroviaria per potere in qualche modo muoversi nel nostro
territorio; lasciamo stare i servizi, l'accoglienza ma,
addirittura, le semplici informazioni, com'è immaginabile che,
invece, di investire com'era doveroso, com'era giusto, investire su
un mezzo di locomozione sicuramente all'avanguardia, invece, si è
preferito optare verso altri mezzi di trasporti e adesso non
abbiamo quasi nulla. Basta guardare sostanzialmente qual è la
condizione del trasporto su gomma e passiamo ad altro argomento,
per comprendere che, obiettivamente, non abbiamo un piano razionale
e non solo, non abbiamo neanche un piano integrato. Ciò significa
avere cognizione di come potere raggiungere quella località
laddove, in qualche modo, questa località è servita dalla rete
ferroviaria, dal trasporto su gomma e anche dall'aeroporto.
Basta dire, e aggiungo ancora, che sono anni che nell'ambito del
nostro territorio e della nostra provincia, pur avendo la presenza
dell'aeroporto, pur avendo chiesto una fermata della linea ferrata
che colleghi il nostro aeroporto per essere servito anche dalla
linea ferrata, sono anni che Trenitalia in qualche modo, adduce
sempre dei pretesti e obiettivamente non viene effettuato.
Io non credo che questo si possa dire sviluppo, anzi per me è un
sottosviluppo, perché basta guardare e recarsi forse nell'ambito
dei territori oltre confine per guardare che noi siamo da Terzo
Mondo e sempre di più e, anno dopo anno è andato sempre peggio.
Lo dicono i pendolari, lo dice chi in qualche modo è costretto,
per diverse motivazioni, ad utilizzare la linea ferrata, le
ferrovie, il trasporto appunto tramite Trenitalia, nell'ambito
appunto del servizio che viene effettuato e, quindi, la mozione
oltre a definire, ad invitare il Governo regionale, finalmente, a
prendere possesso di questa competenza perché non ho capito se è
uno scarica barile laddove, in qualche modo, ancora questa
competenza è in capo allo Stato e, quindi, la Regione si adduce
questa posizione e quindi, finalmente a svolgere questa funzione e
forse a razionalizzare o ad effettuare gli interventi estremamente
necessari se si vuole garantire un servizio quanto meno decente. In
questo momento non è affatto decente, anzi - continuo a ripetere -
forse la Tunisia, il Marocco, di cui abbiamo parlato poco fa, sono
di gran lunga serviti in modo migliore del nostro.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Grasso. Ne ha
facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori assessori,
oggi si discute una mozione piuttosto importante perché riguarda il
Piano trasporti e tutto il sistema delle infrastrutture sia per i
collegamenti ferroviari che su gomma.
La mozione ricorda il percorso di trasferimento di competenze in
materia di gestione dei collegamenti ferroviari dal livello
centrale alla Regione e, dunque, dalla stipula del contratto di
servizio, quindi, dall'accordo di programma, per arrivare poi,
successivamente, al contratto di servizi con Trenitalia.
Accordo di programma e contratti di servizio che sono gli
strumenti indispensabili per un rilancio del trasporto ferroviario
da orientarsi ad una maggiore efficienza e ad una ragionata
aderenza alle esigenze reali del territorio, soprattutto quello
storicamente più isolato, per difficoltà orografiche o per carenza
di collegamenti, sono, quindi, in forte ritardo di attuazione, dal
2009, rispetto a quanto già fatto dalle altre regioni e dalle
province autonome.
Ancora, il susseguirsi dei tagli dei finanziamenti statali lascia
facile gioco a Trenitalia che, dal canto suo, continua a ridurre i
collegamenti in Sicilia sopprimendo intere linee, con i disagi
conseguenti alla popolazione siciliana sempre più isolata.
Se si continua così, da qui a due, tre anni la Sicilia sarà fuori
da ogni collegamento nazionale ed internazionale e sarà un dramma.
E' un problema che la Regione deve cominciare a porsi sul serio.
Si ritiene, quindi, insostenibile il perdurare di questa
situazione che mortifica i cittadini siciliani. L'esperienza comune
è quella di un generalizzato stato di abbandono, di scarsa qualità
del servizio, operato da treni vetusti ed inadeguati, quasi sempre
in ritardo e sovraffollati.
Altre regioni hanno stipulato l'accordo ed hanno sottoscritto i
contratti di servizio.
Quindi, cosa si chiede alla Regione? Giustamente, con questa
mozione, si chiede di sollecitare la stipula del contratto ma,
oltre a sollecitare tale stipula, credo che la Regione Sicilia
debba, nel contratto di servizio, chiedere che vengano inseriti dei
chiari impegni per il potenziamento del servizio da parte di
Trenitalia e non solo per il mantenimento del servizio attuale, di
gran lunga insufficiente alla mobilità regionale.
Un elenco puntuale dei nuovi investimenti bisogna chiedere in
termini di materiale rotabile, per sostituire quello vetusto e
degradato oggi in circolo, prevedendo sanzioni e penalità a carico
di Trenitalia in caso di ritardi, sovraffollamenti per la mancata
informazione ai passeggeri e per la scarsa pulizia e decoro.
A completare il quadro, oggi disastroso, del trasporto su ferro
c'è da considerare anche il trasporto pubblico locale, cioè mi
riferisco al trasporto extraurbano su gomma, che ha fin'ora operato
in totale assenza di coordinamento con quello ferroviario.
Mentre, se si vuole migliorare la qualità della vita dei
cittadini, rendendo reale ed effettiva l'accessibilità ai luoghi ed
ai servizi, bisogna puntare a sviluppare servizi di trasporto
intermodali, efficienti ed aggiuntivi, anche realizzando
l'integrazione tariffaria tra le diverse modalità di trasporto.
Questo, Assessore, lei mi insegna che è quanto mai importante. Io
le faccio un esempio: lei vive in una provincia che è la stessa
della mia. Con la soppressione qui è passato inosservato - come
tante cose succedono in Sicilia - dei tribunali di Mistretta e
Sant'Agata di Militello per raggiungere Patti, lasciando stare
Rocca di Capri Leone che, chi ha la macchina, in venti minuti vi
arriva, ma chi parte da Mistretta e deve arrivare a Patti, o perché
è parte offesa o perché è testimone - le parlo di un servizio - o
perché deve recarsi al tribunale a Patti, deve prima trovare un
mezzo che da Mistretta lo porti a Sant'Agata, a Sant'Agata deve
aspettare un treno locale, arriva a Patti e lì si ferma perché
arriva a Patti marina e poi deve arrivare in tribunale.
Ora, dico, è possibile che questa Regione, che questo Assessorato,
che questo Governo nel momento in cui il Governo nazionale con una
legge e, poi, un ministro con un decreto decida la soppressione di
taluni presidi giudiziari così importanti, lasci in balia di se
stessi con un costo enorme, con un costo aggiuntivo, dipendenti,
cittadini, perché non c'è un sistema di trasporto adeguato; si
danno i contributi anche alle linee, alle autolinee ma ci si renda
conto che è necessario ed indispensabile che si fornisca perché
questi hanno un costo. Uno stipendio, metà dello stipendio se ne va
in trasporto e non è più possibile, non è più pensabile, quindi, è
importante che si intervenga non solo con un accordo nel contratto
di servizio con Trenitalia perché Trenitalia, oggi, agisce a regime
di monopolio e non può permettersi. Noi diciamo che abbiamo le reti
obsolete ma credo che abbiamo le reti più lunge rispetto alle altre
regioni. Il problema è che non abbiamo i servizi, che non c'è
interesse verso la Sicilia.
E perché non c'è più interesse verso la Sicilia? Perché ormai la
Sicilia è rimasta tagliata fuori da ogni sistema e quando si faceva
la battaglia, quando si parlava del Ponte sullo Stretto che gli
ambientalisti o qualcuno non voleva, il problema della mancata
realizzazione del Ponte sullo Stretto ha fatto sì che le ferrovie
in Sicilia non investissero più perché hanno perso interesse,
tant'è che l'alta velocità è stata spostata dalla Salerno-Reggio
Calabria alla Bari-Napoli.
Poi, oltre a quello che le ho detto e che deve essere parte
integrante e che la Sicilia e il Governo devono chiedere con forza
a Trenitalia nella stipula del contratto di servizio, chiedo a che
punto sia l'aggiornamento del Piano regionale dei trasporti e della
mobilità, piano direttori e piani attuativi delle modalità di
trasporto che costituisce condizioni ex ante alla programmazione
dei fondi comunitari PO FESR 2014/2020.
Tale piano che riporta gli indirizzi strategici ed interventi
prioritari del sistema di trasporto e della mobilità generale in
Sicilia è datato giungo 2002 e dopo oltre dieci anni non risulta
ancora aggiornato alle esigenze attuali della popolazione
siciliana.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Oddo. Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono firmatario della
mozione che stiamo discutendo, l'onorevole Fazio l'ha illustrata
abbastanza eloquentemente.
Credo che questa mozione ci consenta di fare una seppur breve
riflessione sullo stato di salute dei trasporti in Sicilia,
complessivamente.
Mi pare che possiamo dire che fra le tante lacune che la politica
siciliana ha espresso negli ultimi anni, quella della mancanza di
una politica nei trasporti sia una delle non meno gravi lacune che
abbiamo evidenziato.
Alcuni errori sono riconducibili al Governo nazionale,
evidentemente, perché quando si è pensato che il problema dei
trasporti in Sicilia passasse attraverso il Ponte sullo Stresso ci
si è dimenticati di alcune questioni squisitamente matematiche in
sostanza, che il Ponte sullo Stretto avrebbe consentito di
accorciare l'attraversamento di questo braccio di mare di pochi
minuti quando da Messina a Trapani, in treno, occorrono sei ore.
Questo piccolo dato matematico può fare capire quanto si sia
ritardata e quante risorse inutili siano state buttate nel settore
dei trasporti in Sicilia.
Sul Ponte sullo Stretto voglio ricordare che, addirittura, ci
saranno, probabilmente, degli sforzi finanziari che lo Stato dovrà
affrontare per pagare delle penali che sarebbero state sufficienti
per la realizzazione dell'opera.
Ora, i firmatari della mozione, non a caso, siamo tutti della
provincia di Trapani, perché nella nostra provincia questa vicenda
assume toni ancora più gravi.
Basta avere davanti l'immagine geografica della Sicilia e la
collocazione alla punta di questa provincia per capire come
quest'ultima risulti la più periferica e quella che sta
maggiormente pagando, e pagherà in futuro, questi problemi di
ritardo nel sistema dei trasporti.
Al problema dei trasporti di natura ferroviaria, oggetto della
mozione, per noi, in provincia di Trapani, si aggiunge il problema
del trasporto aereo. L'aeroporto di Trapani-Birgi è una delle cose
che ha meglio funzionato in provincia di Trapani negli ultimi anni
e, oggi, è l'aeroporto che, in base a dati statistici, nell'ultimo
anno ha registrato, su base nazionale, il maggiore numero di
passeggeri rispetto all'anno precedente.
Noi siamo di fronte alla possibilità che, all'improvviso, questo
aeroporto ritorni ad essere una cattedrale nel deserto . Ricordo
che, non molti anni fa, in questo aeroporto, dove al massimo
decollava un volo al giorno, c'erano i secchi sul pavimento per
raccogliere l'acqua che cadeva dal tetto La venuta della Ryanair,
in questo aeroporto, ha cambiato il volto della provincia di
Trapani; quando in una provincia si trasportano un milione e mezzo
di passeggeri all'anno, questa cambia il volto di una provincia.
Alla Ryanair è, attualmente, in scadenza il contratto; se non
dovessimo rinnovarglielo, mancherebbero improvvisamente un milione
e mezzo di turisti in provincia di Trapani. Se a questo sommiamo i
dati sulla crisi economica, capite la gravità di ciò di cui stiamo
parlando, non è più un problema esclusivamente di trasporti, ma di
sopravvivenza economica di una provincia.
Se a questo sommiamo il problema ferroviario illustrato poc'anzi,
capite che il rischio reale è di un isolamento totale di questa
provincia dal resto del territorio, all'interno di un quadro
regionale che, come diceva l'onorevole Grasso, riguarda anche altre
province.
Questo è, molto brevemente, il quadro di riferimento all'interno
del quale si muove questa mozione. Credo che questo Governo e
questo Parlamento, nell'occasione odierna ma non solo, debbano
approvare questa mozione, che ha un forte significato politico, ma
occorre mettere in campo una politica dei trasporti che sia tra le
priorità delle iniziative che il Governo dovrà assumere nell'arco
del prossimo anno.
Su questo punto il Governo dovrà portarci, nei prossimi mesi,
qualche proposta; oggi il Presidente è a Roma, come sappiamo, per
il problema dei precari, problema grave e importante, lo sappiamo.
Credo che la questione dei trasporti sia altrettanto fondamentale,
su cui il Governo regionale deve aprire un'interlocuzione, un
confronto col Governo nazionale, al pari del problema dei precari e
di altre problematiche squisitamente finanziarie.
Credo che nell'agenda del Governo - e questo deve essere il
significato del voto odierno, che spero unanime - debba essere
inserita come priorità l'attuazione di un'adeguata politica dei
trasporti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Vinciullo. Ne ha
facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, credo
che il tema relativo ai collegamenti ferroviari in Sicilia sia uno
dei temi che è stato più volte trattato in quest'Aula, oltre che
tema oggetto di decine e decine di interrogazioni parlamentari,
come può sicuramente attestare l'Assessore.
Oggi, onorevole Fazio, viene sicuramente con grande interesse, in
Aula, la discussione di quest'iniziativa che riguarda i
collegamenti ferroviari all'interno della nostra Isola, perché è
chiaro che quando noi parliamo di collegamenti ferroviari ci
limitiamo e ci fermiamo sullo Stretto di Messina.
Un primo dato è chiaro: viviamo in un contesto che è totalmente
sganciato dal resto dell'Europa e dal resto dell'Italia; se per un
istante pensiamo che la Roma-Milano si percorre in due ore e la
Siracusa-Messina in tre ore e 50 minuti, quando va bene, ci
rendiamo conto dello stato di ritardo notevole in cui, purtroppo,
le Ferrovie dello Stato - o come adesso si chiamano - sanno e
hanno condannato la Sicilia.
Qual è, assessore, la motivazione per cui Ferrovie dello Stato in
Sicilia non ha più voluto investire e, anzi, la sua politica si è
caratterizzata per un taglio selvaggio di quelle che sono le
stazioni, i servizi, le cuccette, perfino le stazioni dove poter
fare i biglietti, è dovuto al fatto che non è stato mai firmato
questo Accordo di Programma tra la Regione Sicilia e Ferrovie dello
Stato.
In questa situazione, è chiaro, di assoluta pirateria per le
Ferrovie dello Stato, hanno fatto quello che hanno ritenuto più
opportuno e hanno inseguito solo ed esclusivamente quelli che erano
i loro interessi, trascurando quella che è la funzione sociale che
le Ferrovie dello Stato devono svolgere; tanto è vero che se per un
istante guardiamo al numero di chilometri che abbiamo oggi è un
numero assolutamente inferiore rispetto a quello che avevamo nel
1932.
Nel resto d'Italia, per essere chiaro, le linee ferrate in questi
anni, dal Fascismo ad oggi, sono aumentate, sono più veloci, sono
state sicuramente migliorate.
Nel nostro caso, non solo in Sicilia sono state diminuite di molto
le linee ferrate, ma addirittura non abbiamo subìto nemmeno la
possibilità di elettrificare alcune linee ferrate, se per esempio
pensiamo che la Siracusa-Ragusa continua ancora a funzionare non
ricorrendo all'elettrificazione, ma ricorrendo a sistemi di epoca
umbertina, sostituendo al carbone il gasolio, non è cambiato nulla,
è cambiato solo ed esclusivamente; né l'esperienza che era stata
fatta - lo dico questo per il collega Assenza, che so essere
particolarmente attento - del trenino del barocco ha subìto
quella integrazione e quell'aumento di utenti che doveva essere un
motivo di attrazione per il sud-est della Sicilia.
Noi sappiamo - e di questo devo dare atto all'Assessore - che la
Regione Sicilia sta adesso intervenendo in maniera importante,
significativa, con migliaia di investimenti in euro per quanto
riguarda la triangolazione Messina, Catania e Palermo, tutto ciò a
noi va bene, ma sono sforzi che fa la Regione Sicilia attingendo ai
fondi della Comunità europea.
Ci interesserebbe sapere cosa vogliono fare le Ferrovie dello
Stato e se per esempio questi hanno pensato a come conciliare
questa intermodalità che da Messina, attraverso Catania, arriva a
Palermo e, quindi, si ricongiunge con Messina, attraverso l'alta
velocità, perché almeno questo siamo riusciti a difenderlo, e,
quindi, il corridoio non si fermerà a Bari, ma arriverà fino a
Palermo, com'era originariamente, che cosa vuole fare Ferrovie
dello Stato?
Ad esempio, Ferrovie dello Stato ha pensato come collegare il
nuovo aeroporto di Comiso con l'alta velocità che dovremmo avere in
Sicilia? Ferrovie dello Stato ha pensato al porto commerciale di
Pozzallo, di Augusta, di Catania per metterlo in contatto con la
ferrovia? Oppure Ferrovie dello Stato pensa soltanto di poter dire
un giorno che è stata velocizzata la Catania-Messina-Palermo, poi
però se non ci sono utenti, perché il rischio concreto è questo
Assessore, che non vi siano utenti, allora viene considerato un
ramo secco e si continua a tagliare.
E' un po' come quello che avviene nella provincia di Siracusa -
stavo cercando di rimanere legato ad altre realtà territoriali - in
cui quasi tutti i treni sono stati tagliati: l'ultimo parte da
Siracusa alle 18.45, ma coloro i quali smontano e finiscono di
lavorare alle 19.00 mi chiedo come facciano a prendere il treno;
non lo possono fare. Il risultato è che sono costretti a prendere
la macchina. Ferrovie dello Stato lamenta il fatto che le linee
ferrate della Provincia di Siracusa non producono nessun effetto.
Avevamo, perfino, chiesto di aggiungere una sola carrozza
all'Intercity delle 21.15, ma ci dicono che nemmeno questo è
possibile fare.
C'è una stazione di testa che, per quanto riguarda la provincia di
Siracusa, era costata 17 miliardi di lire e questa stazione resta e
rimane abbandonata a se stessa ed è diventata solo un luogo dove
extracomunitari, spesso in lotta feroce fra di loro, hanno occupato
un sito pubblico ed ora perfino le forze dell'ordine hanno
difficoltà ad andarci; per non parlare, poi, della stazione di
Avola dove la situazione è la stessa.
Si era parlato della platea di lavaggio dove le ferrovie avrebbero
dovuto impiegare persone, avrebbero dovuto lavare i mezzi che
venivano in provincia di Siracusa, che era una stazione di testa,
e, invece, così non è.
Pertanto, ben venga questa mozione e ringrazio ancora una volta
il collega Fazio che, insieme a tutti gli altri, l'ha proposta
affinché questo dibattito di oggi possa essere stimolo per lei,
assessore, anche se so che non ce n'era bisogno, affinché incida in
maniera pressante sulle Ferrovie dello Stato per firmare questo
Accordo di programma e per firmare questo contratto di servizio
che, solo se firmato, potrà dare ai siciliani dei diritti.
Fino ad oggi abbiamo solo ed esclusivamente dei doveri, doveri di
venire incontro alle richieste pressanti delle Ferrovie dello
Stato. A fronte di questi doveri, Ferrovie dello Stato ha
licenziato, ha chiuso tutte le stazioni, ha eliminato una serie
pressoché insormontabile di treni, dopo di che - dice - di non
avere utenti, ma se i treni non partono dalla provincia di
Siracusa o dalla provincia di Trapani, se i treni non sono in
collegamento con i porti, le merci che vengono prodotte, penso al
ciliegino della zona sud del sud est, come potrebbero arrivare a
Milano? Alla fine la gente è costretta necessariamente a ricorrere
ai mezzi, ai trasporti su gomme.
Per cui, da una parte Ferrovie dello Stato non fornisce servizi,
dall'altra parte dice che la gente non prende il treno e più taglia
più è chiaro che ci saranno sempre meno persone che svolgono questa
funzione, ma Ferrovie dello Stato dimentica pure che il capitale di
queste ferrovie è interamente dei cittadini e che, quindi, devono
svolgere anche un servizio che sia di alto valore sociale cosa che
fino ad adesso non hanno fatto.
Tra le altre cose facendo una politica non solo così cieca e bara
nei confronti della Sicilia, ma inaugurando una politica veramente
di razzismo alla luce del sole, per cui si è investito nel resto
d'Italia e soprattutto da Roma in su, non si è investito da Roma
in giù e i risultati che abbiamo avuto sono sotto gli occhi di
tutti.
Per questo motivo, assessore, considerato che mi pare di ricordare
che ci sono anche altre aziende che svolgono questo servizio e che
negli anni hanno dimostrato di essere interessati ad un eventuale
servizio alternativo a quello delle Ferrovie dello Stato,
bisognerebbe costringerli a firmare questo protocollo e questo
contratto di servizio e nel caso non lo facessero cominciare a
guardare oltre quei servizi che ci offrono perché quello che
abbiamo non solo è scadente, ma costa in maniera eccessiva a tutti
i siciliani.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Assenza. Ne ha
facoltà.
ASSENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo delle
ferrovie è un problema veramente rilevante per la nostra Sicilia,
in particolare, mi duole dirlo, per la mia provincia, la provincia
di Ragusa, che da questo aspetto è veramente la Cenerentola'.
Durante questo ultimo periodo, ma debbo dire, purtroppo, anche
durante l'ultimo anno, Ferrovia dello Stato ha messo in essere una
politica di progressiva dismissione di reti ferroviarie; ormai i
treni che circolano in provincia si possono contare nelle dita di
una sola mano perché due già sarebbero troppe, con corse
giornaliere assolutamente sparute e che, poi, inevitabilmente, si
rivelano quasi inutili perché, evidentemente, quando si attraversa
la nostra provincia in orari assurdi, è chiaro che non riescono a
raccogliere e garantire nemmeno il trasporto per i pendolari e,
cosa ancora più grave, soprattutto per gli studenti pendolari.
E' avvenuto di recente, e fortunatamente si è momentaneamente
bloccata, un'operazione che io definirei - anzi ho già definito -
schizofrenica ossia da un lato apriamo l'aeroporto a Comiso e
dall'altro lato smantelliamo la stazione ferroviaria; so che è
bloccata però, assessore, alle dieci di sera di venerdì 24 mi sono
dovuto sedere sui binari per evitare materialmente che le
traversine venissero divelte, non me ne voglia, ci ho rimesso un
paio di pantaloni, non è questo il problema, però abbiamo ottenuto
qualcosa.
Non si può essere in balìa delle decisioni che, notte tempo, la
RFI decide di prendere e di adottare in balìa degli interessi del
territorio.
Quello è uno dei punti di forza su cui si deve puntare, se c'è
questo aeroporto dobbiamo garantire che la rete ferroviaria nel
tratto vicino che va da Vittoria, Comiso e Ragusa garantisca il
raggiungimento dell'aeroporto. Si tratta di pochissimi chilometri,
studiando un percorso che cerchi di impattare il meno possibile
sull'edificato può permettere tale raggiungimento, così come
altrettanto importante, come accennato dall'onorevole Vinciullo, il
collegamento col porto di Pozzallo, solo così si potrà realizzare
una rete intermodale di trasporti che è necessaria per il futuro
della nostra Isola.
Ho dovuto constatare - l'assessore ne è a conoscenza, ne abbiamo
parlato più volte in Commissione - che purtroppo è venuta meno
un'altra delle iniziative che aveva suscitato grande interesse nel
sud est della nostra Isola, ossia il Treno barocco' che aveva
consentito una ripartenza del turismo in quella zone.
Era un treno che faceva fermate giornaliere nelle varie città che
sono l'esempio tipico del nostro Barocco, da Noto fino a Ragusa
Ibla, e che aveva portato migliaia di turisti nella nostra zona;
purtroppo anche quell'iniziativa quest'anno è stata soppressa
nonostante le rassicurazioni in senso contrario da parte di
Ferrovie.
Invito l'assessore - che so essere sensibilissimo su questo
problema - ad intervenire con maggiore decisione, perché di questo
si tratta, al fine di concludere finalmente questo nuovo contratto
di servizio e mettere i responsabili delle ferrovie dinnanzi a vie
obbligate che consistono nel dare un effettivo impulso ed una
ripartenza al nostro sistema di trasporti.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'assessore Bartolotta.
BARTOLOTTA, assessore per le infrastrutture e la mobilità.
Onorevoli deputati, accolgo in modo molto positivo la mozione che è
stata presentata dall'onorevole Fazio, e condivisa da altri
deputati, perché ci porta tutti insieme, Governo ed Assemblea, a
riflettere su quanto sta accadendo.
Non sto qui a dare una breve cronostoria di come stiano messi i
trasporti in Sicilia, perché lo sappiamo benissimo tutti, però devo
dire che partiamo da una fase che è molto complicata.
La mozione attiene principalmente a quello che riguarda i servizi
ferroviari però ritengo che si inquadra in un contesto molto più
complesso dei trasporti, in generale, dell'intera Regione.
Dico questo perché - come è stato ben osservato precedentemente -
siamo di fronte ad un Piano regionale dei trasporti fermo al 2002,
tutto ciò crea effettivamente complicazioni nella ripartenza,
nell'assestare, nel confermare un vero percorso di pianificazione
e, quindi, questo ci pone in enorme ritardo rispetto alle altre
regioni.
Andiamo su quello che è il punto della situazione, intanto bisogna
distinguere fra quelle che sono le competenze che dal Ministero
devono transitare alla Regione, per intenderci ciò che prevede
l'articolo 9 del decreto legislativo 422/97, e quindi ciò che sono
e che rappresentano le risorse che il Ministero alle
Infrastrutture, di concerto con il MET, trasferirà alle Regioni per
gestire queste competenze; altra cosa è il contratto di servizio
che poi noi andremo a stipulare immediatamente per una fase
transitoria con il soggetto unico che è Trenitalia, successivamente
nulla vieta alla Regione Sicilia di andare in libera gara e,
quindi, di aprire al mercato per cercare di selezionare l'operatore
più concorrente e più conveniente per la nostra Regione.
Sono due i fatti importanti perché, da quando ci siamo insediati,
da quando abbiamo riavviato un po' l'iter che, come ricordo era
fermo all'accordo di programma siglato nel 2011 e che valutava in
circa 111.535.000 euro quelle che erano le risorse che lo Stato
voleva trasferire alla Regione, è ovvio che noi siamo di fronte ad
una criticità finanziaria che si attesta all'incirca sui 10 milioni
di euro, perché avevamo immaginato un contratto di servizio che
valesse 121 milioni di euro per poter garantire 10.799.000 mila
treni-chilometro percorso.
Oggi ci troviamo ad avere, addirittura, una previsione di risorse
che va al di sotto dei 111 milioni. Abbiamo avuto delle
interlocuzioni sempre continue sia col Ministero delle
Infrastrutture che con il MET, domani stesso ci sarà un ulteriore
incontro a Roma con il dottor Di Giambattista che ci darà i dati
concreti perché io credo che se riuscissimo a confermare la cifra
di 111.535.000 euro potremmo anche tentare di firmare l'accordo di
programma che trasferisce le funzioni e le competenze in materia
alla Regione, intervenendo, successivamente, con Trenitalia con una
razionalizzazione di quelli che sono i servizi, in maniera tale da
poter colmare gli eventuali treni-chilometri in meno.
Lo dico perché probabilmente siamo in un contesto in cui si può
razionalizzare, in un contesto in cui credo, nonostante ci siano
minori risorse, che la Regione Sicilia, con un adeguato programma e
con un adeguato Piano dei trasporti, possa garantire efficienza e
sicuramente qualità nel comparto.
Dobbiamo immaginare il prosieguo del nostro percorso nel settore
dei trasporti imperniato sicuramente ai principi di integrazione e
di intermodalità infrastrutturale ed è questo che stiamo facendo,
perché ci siamo accorti che ci sono molte sovrapposizioni fra il
vettore ferroviario ed il vettore gommato, quindi in uguali fasce
orarie si può agire meglio, si può attuare una politica di
integrazione ed una politica che può ottimizzare il trasporto nel
suo complesso. E' quello che stiamo facendo.
Rispondo all'onorevole Grasso e a qualche altro onorevole per dire
che sono state già depositate in segreteria di Giunta le linee
guida per il nuovo piano direttorio per i trasporti e la mobilità.
Sono quelle linee guida propedeutiche che ci porteranno ad aprire
la concertazione con gli operatori del settore, con gli operatori
datoriali e di categoria per ridefinire gli ambiti ed è questa la
cosa più importante perché attualmente, come dicevo, abbiamo anche
delle sovrapposizioni, ma addirittura dei contrasti fra vettori.
Questo ci potrà permettere sicuramente di guardare al futuro in
maniera positiva e con una politica nuova nel settore dei trasporti
che non miri solo a guardare il trasporto gommato ed il trasporto
ferroviario, ma guardi anche ai porti, anche ai sideroportuali.
Sa bene l'onorevole Assenza che con l'apertura di Comiso abbiamo
una nuova realtà che stiamo attenzionando. Vero è che Ferrovie
probabilmente agisce in maniera un po' autonoma a volte, noi
cerchiamo di vigilare in questa fase, cerchiamo di dare delle
direttive, ma tutt'altra cosa sarà nel momento in cui il contratto
è tra le due parti: Regione e Trenitalia. E'ovvio, quindi, che il
nostro potere contrattuale sarà ancora più incisivo e ancora
maggiore.
Dicevo, quindi, infrastrutturazione, intermodale, lo stiamo
facendo per Comiso con la bretella di collegamento da Modica e
Vittoria. Lo stiamo facendo nell'area dello stretto con la nuova
via Don Blasco che dovrebbe risolvere il famoso problema di cono di
bottiglia.
Insomma siamo di fronte, credo, ad un'inversione di tendenza,
questo è quello che credo di poter rassegnare a tutti voi in
maniera molto sincera, dicendo che sicuramente l'obiettivo finale
che è quello di dare razionalità e migliorare i trasporti non è
dietro l'angolo, non sarà magari raggiunto fra qualche mese, però
quello che mi sento in maniera cosciente di dire è che
un'inversione di tendenza ci sarà e c'è stata.
Lo vedremo nei prossimi giorni perché se già domani ci daranno un
dato concreto, cioè vale a dire quello che il Ministero delle
Infrastrutture, di concerto con il MET, conferma la cifra di
111.535.000 euro, noi potremmo anche pensare di firmare questo
accordo di programma perché ci troveremmo di fronte probabilmente a
soli 300 mila treni-chilometro nell'arco di un anno che potremmo
compensare anche con una rivisitazione di quelli che sono
attualmente i servizi.
E' ovvio che questo per quanto riguarda il sottoscritto, per
quanto riguarda l'assessorato, non sarà fatto in maniera autonoma
perché mi piace condividere quelle che poi sono le scelte
importanti della nostra Regione con questo Parlamento e con le
organizzazioni di categoria, quindi se domani al Ministero avremo
conferma di questo dato avvierò immediatamente un tavolo con le
organizzazioni datoriali, con le organizzazioni di categoria, ma
anche con i gruppi parlamentari per capire se effettivamente ci
vogliamo scommettere e se la Regione Sicilia si vuole scommettere
un nuovo percorso. Perché, ripeto, le risorse che noi abbiamo
stimato sono e si attestano sui 121 milioni, ci permetterebbero di
pianificare un percorso più tranquillo.
Dall'altro lato, abbiamo il Ministero che scende addirittura al di
sotto dei 100 milioni e, probabilmente, più andremo in avanti con
gli anni e più scenderà la cifra. Quindi, siamo di fronte ad un
momento importante in cui la Regione effettivamente si trova a
scegliere in maniera ragionata e veloce.
Concludo dicendo che - è vero - probabilmente non siamo la prima
regione d'Italia, ma vi posso dire che nel settore ferroviario e
per quanto riguarda il parco macchine non siamo neanche l'ultima.
Abbiamo un parco macchine che si attesta sui 15 anni, c'è una
media che va oltre 20 anni nell'arco di tutto quello che è poi la
nostra Nazione e stiamo intervenendo con quello che è un acquisto,
da qui a breve verrà pubblicato il bando di gara, del materiale
rotabile, sono 60 milioni circa di materiale rotabile, la Regione è
già destinataria di un finanziamento ad hoc da parte del Ministero,
il Dipartimento ha già predisposto gli atti di gara e nelle
settimane successive dovrebbe essere pubblicato il bando proprio
per potere acquistare questo nuovo materiale rotabile.
Questo sarà sicuramente anche un fatto positivo perché si dovrà
poi scommettere nella rivisitazione di tutti quelli che saranno poi
i servizi in addivenire, stiamo ragionando in questi termini
sicuri, ripeto e concludo, che ovviamente il risultato non è dietro
l'angolo, ma sicuramente l'inversione di tendenza e, quindi,
avviare un percorso che programmi e pianifichi allo stesso tempo
con un piano dei trasporti regionali che punta, in maniera
essenziale ed inequivocabile, al principio di integrazione tra i
vettori ed alla intermodalità infrastrutturale credo che possa
essere la marcia in più per questo nuovo corso e, quindi, per
questo Governo e per la Regione Sicilia in generale.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
FONTANA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FONTANA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, il
problema della mobilità in Sicilia è sempre stato un problema molto
sentito ed avvertito da tutti noi proprio per un fatto legato ad un
isolamento geografico cui noi ci ritroviamo, siamo ormai l'estremo
sud dell'Europa, ma anche perché non c'è mai stata in Sicilia una
vera programmazione, mi riferisco soprattutto alla situazione
intermodale della mobilità, quindi agli aeroporti, alle strade.
Noi in questi anni abbiamo fatto tantissime battaglie anche da una
postazione diversa, ricordo la mia esperienza da Presidente della
Provincia quando portai avanti numerose battaglie sia sulla
viabilità, anzi soprattutto sulla viabilità, ma anche sul trasporto
ferroviario e sul nuovo aeroporto che intendevamo realizzare nella
parte centro meridionale della Sicilia, ma il vero gap, caro
assessore, è stato quello che non c'è mai stata una vera
programmazione, ma che le cose si sono sempre fatte soltanto per un
patto legato alle tiratine delle giacche oppure a chi in quel
momento governava e, probabilmente, le scelte sono state più di
ordine campanilistico che non oggettive.
Vorrei fare solo un esempio che riguardano i cosiddetti siti
aeroportuali in Sicilia dove oggi, non me ne vogliano i colleghi di
Trapani e di Comiso, ma voglio soltanto fare un esempio, noi oggi
in Sicilia abbiamo quattro siti aeroportuali e due dei quali si
trovano proprio molto vicini ai due poli importanti che sono quello
di Palermo e di Catania e mi riferisco esattamente a Trapani e a
Comiso e, invece, lasciamo tutto il resto della Sicilia
assolutamente scoperto.
Quindi, questo è il modo di governare in questa Terra, purtroppo,
in questi anni, abbiamo assistito soltanto a delle realizzazioni
che sono realizzazioni legate al sindaco di Vittoria che, ricordo,
negli anni 90 si andò ad incatenare a Palazzo Chigi e l'allora
Presidente del Consiglio finanziò l'aeroporto di Comiso, o altre
situazioni di questo tipo.
Quindi oggi, veramente, prendo atto dei buoni propositi
dell'assessore e mi auguro che siano confermati i 111 milioni di
euro a condizione, però, che ci sia una vera programmazione, che le
cose che verranno fatte e realizzate in Sicilia, siano legate a
vere ed effettive necessità di questa Sicilia che in questi anni,
purtroppo, dalle Ferrovie ha subito solo dismissioni e non
realizzazioni.
E' con questo augurio che io, veramente, la ringrazio per quello
che lei ha detto e per i suoi propositi, sperando proprio che poi
questi tavoli funzionino veramente e che ci sia una reale
realizzazione concreta legata alla effettiva necessità di cui
questa Terra, questa Sicilia ha bisogno.
FAZIO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FAZIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, abbiamo
ascoltato ovviamente il suo intervento e mi compiaccio delle
iniziative che, almeno dal punto di vista prettamente verbale, lei
si accinge ad affrontare.
Non posso non ricordare - anche perché da lei confermato - il
fatto che noi ereditiamo una situazione estremamente difficile,
complessa e complicata.
Al di là del raggiungimento dell'obiettivo che, a mio avviso,
dovrà essere raggiunto, perché - mi ascolti - non è semplicemente e
solamente l'assegnazione del budget, ma è l'accordo che consente
obiettivamente di qualificare parte della Regione siciliana che in
atto non è, e non è indifferente, perché sostanzialmente, in questo
momento, la Regione siciliana fa da osservatrice nell'ambito del
proprio territorio, senza aver alcuna voce in capitolo nell'ambito
di alcuna minima programmazione e noon mi pare, obiettivamente, che
questo sia corretto e giusto.
Assessore, poi credo, che sia opportuno, in dipendenza del fatto
che lei rappresenta la Sicilia, che i siciliani siano stanchi di
vedere una Italia divisa in due e continua ad essere divisa in due,
perché, se non si raggiunge e se non si recupera questo gap e la
mobilità, a mio avviso, è uno dei settori fondamentali dello
sviluppo, quando sento parlare di sviluppo e vedo, obiettivamente,
un sistema mobilità talmente farraginoso, arretrato, costoso, com'è
quello siciliano penso che, semplicemente e solamente, la politica
si riempie la bocca di parole e nient'altro.
E vero, dobbiamo recuperare il passato, dobbiamo anche recuperare
credibilità e dobbiamo cercare, soprattutto, di imporci e non
possiamo farlo nei momenti in cui ci disinteressiamo di quello che
assiduamente avviene da Roma in giù.
Io credo che la Sicilia ha dei diritti che non gli sono stati,
sino a questo momento, riconosciuti, forse è arrivato il momento
di cambiare rotta, anche lì di cambiare rotta.
Io credo che i sistemi clientelari che hanno condotto le scelte
dissennate che sono state fatte dai governi che, bene o male, hanno
immaginato la mobilità siciliana nei termini così come
effettivamente avviene del tutto irrazionale, illogica,
improduttiva ed estremamente costosa, bene, anche lì bisogna
metterci mano, con energia e soprattutto con convinzione, senza
guardare in faccia nessuno, perché sappiamo benissimo quanti
interessi ci sono in gioco.
Lo abbiamo visto soprattutto, anche di recente, semplicemente e
solamente perché la Regione aveva chiesto di controllare i
chilometri.
Sembra una cosa di poco conto, ma l'ente pubblico che eroga il
contributo per il servizio, se intende attuare una verifica sulle
modalità attuative del servizio stesso, viene immediatamente
bloccato. Da lì percepiamo la posta in gioco, gli interessi, ma io
credo che dobbiamo cercare di guardare soprattutto agli interessi
della collettività.
Mi auguro che le sue parole vengano poi tradotte in atti, il che
significa concretamente raggiungere l'obiettivo di stipulare
l'accordo e, finalmente, dare attuazione alle clausole che saranno
inserite nell'accordo stesso.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non avendo alcun altro deputato
chiesto di parlare, pongo in votazione la mozione n. 80 Iniziative
concernenti i collegamenti ferroviari in Sicilia .
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvata)
Presidenza del Presidente Ardizzone
Discussione della mozione numero 196 Rifinanziamento
della legge 16 dicembre 2008, n. 23
PRESIDENTE. Si passa al quarto punto dell'ordine del giorno:
Discussione della mozione numero 196 Rifinanziamento della legge
16 dicembre 2008, n. 23, a firma degli onorevoli Fazio, Gianni,
Venturino e Assenza.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale Siciliana
Rilevato che le imprese siciliane, a causa della grave crisi
economica nazionale, aggravata ancor di più dai ritardi nei
pagamenti dovuti dalle pubbliche amministrazione, rischiano il
collasso, con conseguenze pesantissime sul tessuto economico-
sociale dell'Isola;
considerato che la legge 16 dicembre 2008, n. 23, recante
disposizioni per favorire lo sviluppo del settore industriale in
Sicilia in attuazione del programma operativo Fondo europeo di
sviluppo regionale, ha rappresentato una importante boccata
d'ossigeno per le imprese, prevedendo aiuti agli investimenti,
promuovendo l'imprenditoria giovanile e femminile, contributi in
conto interessi per il consolidamento di passività onerose, fondi a
gestione separata, prestiti partecipativi, nonché sostegno alla
ricerca ed all'innovazione;
visto che il rifinanziamento della legge 16 dicembre 2008, n. 23,
potrebbe risultare fondamentale per sostenere l'economia ed il
tessuto socio - economico siciliano,
impegna il Governo della Regione
e per esso l'Assessore per le attività produttive
e l'Assessore per l'economia
a valutare la possibilità di rifinanziamento della legge 16
dicembre 2008, n. 23».
FAZIO. Chiedo di parlare per illustrare la mozione.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FAZIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la ringrazio per
aver voluto inserire all'ordine del giorno dell'Assemblea due
importanti mozioni che sono state presentate e condivise,
ovviamente, con altri colleghi.
Mi accingo subito ad illustrare la mozione n. 196, il cui
contenuto è abbastanza semplice.
Ho assistito, da parte dell'Assessore Vancheri, a diversi
interventi che si sono susseguiti in Aula per quanto riguarda il
settore delle cosiddette piccole e medie imprese.
Credo che sia a tutti noto quali siano le condizioni in cui
versano le imprese, le difficoltà di recupero dei crediti, sia
quelli vantati nei confronti della pubblica amministrazione, sia -
mi consenta - anche quelli vantati nei confronti dei privati,
perché le difficoltà delle imprese continuano ad essere sicuramente
molto più cospicue rispetto a quelle di un po' di tempo fa.
La crisi economica, infatti, ha determinato una difficoltà di
esazione dei crediti e ciò, ovviamente, a ricaduta, si ripercuote
nei confronti di tutti i rapporti, ivi compresi anche l'ambito dei
lavoratori e soprattutto l'ambito dell'approvvigionamento delle
materie prime che consentono alle imprese di poter sopravvive.
Abbiamo avuto l'esperienza della legge 23/2008 che concretamente
ha dimostrato di essere stata un'ottima legge, perché è riuscita a
raggiungere alcuni obiettivi che si era prefissata, in primo luogo
quello di effettuare gli interventi di salvataggio o meglio di
ossigeno nei confronti delle imprese stesse. La legge, infatti,
prevedeva diversi interventi, non solo la possibilità di poter
rinviare l'esposizione debitoria ma addirittura di poter contrarre
mutui con gli istituti di credito con un intervento da parte della
Regione nel pagamento del tasso di interesse.
Questa esperienza dovrebbe essere un tesoro per l'Amministrazione
regionale, senza immaginare di effettuare altri voli pindarici o
ulteriori interventi laddove, molto più semplicemente, basta
soltanto l'introduzione di un articolo, se condiviso dal Governo,
che possa rifinanziare l'intera disciplina o parte della
disciplina. Questa è una scelta che il Governo dovrà effettuare
sulla base di un'attività ricognitiva che il Governo stesso non
potrà che porre in essere per verificare che tipo di disponibilità
economica ha da assegnare al comparto, e soprattutto qual è
l'obiettivo che effettivamente si prefigge.
Sono convinto che il Governo non potrà non condividere questa
iniziativa anche perché il tempo, in questo momento, è estremamente
importante perché, laddove dovessimo intervenire, forse per alcune
aziende sarebbe troppo tardi. Se invece interveniamo
tempestivamente, forse, riusciremmo a salvarne molte più di quanto
noi stessi immaginiamo.
Ci sono tantissime imprese in difficoltà, per diversi motivi e
diverse ragioni, e basterebbe un semplice nostro intervento per far
sì che possano salvarsi e possano continuare la propria attività.
Vorrei spiegarle, anche se è del tutto inutile perché lei lo sa
bene, cosa significa far sopravvivere una impresa per quanto
riguarda la ricaduta che questo determina nell'ambito del tessuto
sociale ed economico della nostra Regione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore alle attività
produttive, dott.ssa Vancheri, per rispondere alla mozione.
VANCHERI, assessore per le attività produttive. Signor Presidente,
onorevoli deputati, ho ascoltato con interesse l'intervento
dell'onorevole Fazio poiché riconosco che l'argomento rappresentato
nel suo intervento sia di fondamentale importanza e strettamente
collegato all'urgenza nei confronti delle imprese che oggi
rischiano di morire.
Desideravo innanzitutto aprire una parentesi di carattere generale
anche per informare l'Aula di quelle che sono state le attività
partite dall'Assessorato che dirigo, anche in collaborazione con
l'Assessorato del Bilancio, che finora hanno messo al centro
dell'attenzione questa problematica. Purtroppo devo anche dire che,
pur mettendo tanta forza e attenzione a questo problema, dobbiamo
anche interagire con delle barriere imposte anche da norme che
bloccano, piuttosto che da paletti imposti anche in termini di
accessibilità nei confronti delle stesse banche.
Purtroppo lo scenario è molto complicato, tanto che in più
occasioni, in più sedi, anche in qualche intervento fatto in Aula
negli scorsi mesi, ho sempre sostenuto che sia importantissimo e
forse urgentissimo, adesso non più postergabile, fare un piano
industriale a cui bisogna subito collegare un piano di
ingegnerizzazione finanziaria. Quindi, studiare bene quelli che
devono essere gli strumenti a supporto del credito dell'impresa, a
supporto del capitale circolante per le imprese, a supporto degli
investimenti, a supporto anche di quelle che sono le situazioni di
sovra indebitamento delle imprese che oggi rischiano di farle
morire completamente, nonostante molte abbiano un mercato, abbiano
dei prodotti di qualità ed abbiano delle potenzialità che possono
ancora far puntare, con una giusta strategia aziendale, in mercati
non solo nazionali ma anche internazionali.
Quindi, sono assolutamente al corrente della gravità di questa
situazione.
Con l'assessore Bianchi abbiamo subito individuato un problema,
che era quello collegato alla capacità di utilizzare i fondi
strutturali per finanziare dei fondi rotativi a supporto del
capitale circolante delle imprese. Abbiamo fatto anche più incontri
ed il risultato di questi incontri è stato il lavoro che si è
attivato per capire fino a che punto la Regione siciliana, nello
stato attuale, potesse portare avanti questa idea.
Un'idea che, per esempio, in Puglia si è trasformata in realtà
concreta, ma anche in altre Regioni italiane, piuttosto che in
altre Regioni europee, perché fino a qualche anno fa i fondi
strutturali non potevano essere utilizzati per supportare il
capitale circolante delle imprese. Invece la Comunità europea ha
aperto gli occhi, almeno su questo versante, ed ha consentito di
poter far nascere delle realtà collegate anche con i Confidi,
piuttosto che con i fondi rotativi collegati, e nel nostro caso
potrebbe essere anche l'IRFIS una realtà che può sostenere questo
tipo di ragionamento o, comunque, l'idea di realizzare un fondo,
nutrito proprio dai fondi strutturali, che non crea nessun
disequilibrio per quanto riguarda il bilancio della Regione.
Avremmo anche individuato quelli che possono essere, per esempio, i
fondi Geremi, piuttosto che Gessica, quindi trasformare questi
fondi che sono bloccati, congelati e che rischiano, peraltro, la
decertificazione.
L'idea era proprio quella di individuare, già in questo momento,
quelle che sono le disponibilità del POFER 2007/2013 che ci dà
delle vie d'uscita, non delle ingenti somme ma che possono far
partire, comunque, uno strumento che possa dare un segnale concreto
alle imprese.
Dall'altra parte sappiamo benissimo che in finanziaria erano state
presentate delle norme che garantivano il pagamento dei debiti
delle Pubbliche Amministrazioni nei confronti delle imprese. Erano
state presentate anche altre norme che garantivano una modifica a
quelli che sono i tassi di interesse imposti per quanto riguarda le
passività onerose, da impiegare sempre a supporto delle piccole
imprese.
Come sapete benissimo, il Commissario di Stato, purtroppo, ha
impugnato gran parte di questa parte che era già stata inserita
nella finanziaria, e quindi ci siamo bloccati, nel senso che non
abbiamo potuto portare avanti le attività, così come le avevamo
programmate.
Questo non significa che ci siamo fermati, anzi In modo
particolare, sapete benissimo che si sta portando avanti la
verifica della legge che riguarda i Confidi. Stiamo intervenendo
anche per quello che può essere ritenuto efficace in questo momento
nella riprogrammazione e, comunque, un riordino di quelli che sono
gli strumenti come CRIAS e IRCAC. Ovviamente, parliamo di strumenti
che già esistono, dove possiamo intervenire nel riordinare,
riprogrammare attività che possono essere in questo momento più
interessanti per le imprese.
Però, l'idea di creare nuovi strumenti finanziari per creare la
famosa linea di ingegnerizzazione finanziaria, questa è la novità.
Io spero che queste, insieme ad altri importantissimi argomenti,
siano le punte di discussione più importanti che quest'Aula,
insieme al governo, porterà avanti d'ora innanzi.
Per quanto riguarda la legge 23/2008, che è l'oggetto della
mozione in discussione, voi sapete benissimo che l'articolo 16 è
relativo proprio alle passività onerose delle imprese, perché
comunque distingue quelli che sono i finanziamenti in conto
interesse, da dare direttamente alle imprese che hanno acceso
questi debiti con istituti di credito in convenzione anche con
l'IRFIS, e il discorso della creazione del fondo di garanzia a
supporto delle banche, che quindi interagiscono con lo stato di
crisi delle aziende per sovrindebitamento.
Il discorso è che l'articolo 8 della legge 23, scusate non era il
16, richiama a sua volta l'articolo 16 della legge 32 che, ahimè, è
quella che in questo momento ci blocca. Perché l'articolo 8 della
legge 23 ha una capienza finanziaria che è incardinata all'interno
dell'IRFIS, di circa 21 milioni di euro per quanto riguarda i
contributi in conto interesse e circa 23 milioni di euro per quanto
riguarda invece la copertura finanziaria messa a disposizione per
il fondo garanzia, quindi per le banche.
Il problema è che la legge 23 richiama appunto l'articolo 16 della
legge 32 che impone il tasso massimo di interesse, e voi sapete
benissimo che non possiamo fare il 3,56 per cento, perché è un
tasso che non riscontra nessun interesse da parte delle banche.
Quindi, tutto ciò ha contribuito a non far fare le convenzioni con
l'IRFIS, come se noi avessimo un fondo capiente, da potere
utilizzare per andare incontro a queste gravità, a queste gravi
situazioni collegate con le imprese però, per ovvi motivi legati
all'ordinamento comunitario, che ci impone comunque di considerare
il tasso di interesse in questo modo, non possiamo vendere questo
strumento perché è considerato non appetibile. Non ci sono banche
che sono state interessate finora a firmare le convenzioni, quindi
fondi capienti non utilizzati.
Qual è quindi l'intervento che potrebbe modificare, o comunque
accelerare la messa in atto di questo strumento importante che è
collegato all'articolo 8 della legge 23? E' la bozza del disegno di
legge che prevede, dal Bilancio, una modifica e quindi eliminare
l'idea del tasso massimo di interesse ma fare una considerazione
secondo il merito creditizio delle imprese.
Questo dovrebbe far cambiare idea alle banche, che dovrebbero
essere allora più interessate a firmare le convenzione e quindi a
collaborare a fare attivare questo strumento; dall'altra parte,
comunque, il ragionamento di spostare dal paletto fisso standard
del tasso di interesse imposto, riferito anche ai settori di
riferimento più i due punti che la Comunità europea ci obbliga a
considerare. Se, invece, annulliamo o modifichiamo questa parte,
rendendola secondo un criterio di merito creditizio, riusciremmo,
in questo momento particolare, a poter far si che questo strumento
possa essere utilizzato dalle stesse imprese.
L'idea è questa, e quindi il problema, paradossalmente, non è del
rifinanziare una parte che in questo momento è potenzialmente
finanziata, quanto sbloccare, dal punto di vista normativo, questo
strumento per renderlo più agevole.
Questo per quanto riguarda la legge 23/2008. Ma la stessa cosa
vale anche per altre realtà, e pertanto ritengo che bisognerebbe
intervenire urgentemente con questo emendamento. Personalmente,
però, io spingo sempre a non intervenire rattoppando esigenza dopo
esigenza, ma prevedere una bella proposta che parta dal Governo,
che parta dall'Aula, di istituire quella che è la linea di
generalizzazione finanziaria della Sicilia. E prima noi riusciamo
ad incardinare i lavori sulle linee di credito e meglio riusciremo
anche a fare una buona programmazione sul 2014-2020, perché anche
lì, parlare del riparto delle somme che devono essere distribuite
in Sicilia, individuare quelli che sono i settori strategici,
individuare le condizioni fondamentali, senza avere cognizione di
quelli che sono gli strumenti che possono essere utilizzati e che
possono risolvere il problema delle imprese, a mio avviso significa
continuare a parlare sempre del malato che sta per morire, ma non
riusciamo mai a trovare quella cura che possa, non dico farlo
guarire, ma allungargli la vita. Ed in questo momento di crisi,
allungare la vita significa non far morire, e questo è il caso
delle imprese.
Questo è l'aggiornamento che il Governo, in modo particolare su
questo punto, vuole comunicare.
Altra cosa che volevo aggiungere è che sulla questione del fondo
rotativo a supporto del capitale circolante non è venuta a mancare
la nostra intenzione di volerlo creare, anche perché,
ufficialmente, abbiamo fatto la proposta a luglio, in occasione del
Comitato di sorveglianza, in cui era presente anche il Direttore
generale della Commissione europea che si occupa proprio degli
strumenti finanziari, lo stesso rappresentante della Commissione ha
assolutamente convenuto con noi sul fatto che si può creare uno
strumento del genere, lo hanno fatto le altre regioni, fino a
qualche anno fa non era possibile ma adesso lo è, e quindi avremmo
anche l'appoggio da parte della Commissione della Comunità europea.
FAZIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Considerata l'esposizione dell'assessore Vancheri su
una materia che è estremamente complessa, non ritengo opportuno
procedere ad una votazione sulla mozione. Magari, onorevole Fazio,
il Governo potrebbe accettarla come raccomandazione, se lei è
d'accordo.
FAZIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che non ci
siano problemi al riguardo. Però non posso non evidenziare alcuni
aspetti che mi sembrano in qualche modo rilevanti, perché
l'Assessore Vancheri è intervenuta, a mio avviso, scoperchiando un
po' la pentola. Io credo che se le imprese ci ascoltano in questo
momento percepiranno un paradosso a tutti gli effetti.
Assessore, lei ha confermato che ci sono delle ingenti somme a
disposizione per l'utilizzo e per gli interventi nei confronti
delle imprese che attualmente non possono essere utilizzate sulla
base di una normativa di carattere comunitario che, in qualche
modo, ha trovato applicazione, motivo per cui non si interviene
modificandola e utilizzando un altro criterio che la stessa
Comunità ha previsto. Queste somme, ovviamente, continueranno a
languire, a non essere utilizzate nell'ambito della controllata
IRFIS.
Comprende benissimo che le imprese e gli imprenditori, se ci
ascoltano in questo momento, non possono non reagire, perché è un
paradosso. Ed è un paradosso quando organi intervengono su una
fattispecie cosiddetta creditizia dove, in qualche modo, lanciano
grida d'allarme.
Mi riferisco a un intervento fatto dal Capo dello Stato, e mi
riferisco anche ad un'altra cosa secondo me estremamente
importante, che lei ben conosce, che è l'ultimo accordo ABI, il
quale ancora non trova applicazione perché ovviamente le banche non
l'hanno in alcun modo recepito e non l'hanno ancora attuato.
Da tutte le parti sentiamo grida di allarme che le imprese stanno
languendo e che le conseguenze sono disastrose e noi, con molta
approssimazione, comunichiamo che abbiamo delle somme che potremmo
utilizzare ma non le utilizziamo perché una norma non consente di
utilizzarle.
Presidente, obiettivamente, non mi interessa che l'Aula approvi la
mozione, e quindi sono d'accordo con la proposta da lei avanzata,
ma chiedo, e lo chiedo a nome di tutte le imprese, di tutti gli
imprenditori, che l'assessore faccia presto perché ogni giorno che
passa ci sono tante imprese che moriranno e non possiamo
giustificare il nostro ritardo o un eventuale nostro inadempimento
con il fatto che la normativa comunitaria non ci consentiva di
poter utilizzare somme quando un'altra normativa, poi, ci
consentiva di utilizzarle.
Presenti subito il disegno di legge che aveva in qualche modo
anticipato, e troverà un'Aula non solo che condividerà l'iniziativa
ma la solleciterà, la sosterrà, la reclamerà.
Io credo che dobbiamo dare un po' di certezze, che non siano
semplicemente vacue parole come effettivamente abbiamo fatto in
tutto questo tempo. Abbiamo bisogno di acquistare credibilità e per
riacquistare credibilità le parole non servono più, servono i
fatti.
PRESIDENTE. Assessore Vancheri, accetta la mozione come
raccomandazione?
VANCHERI, assessore per le attività produttive. Signor Presidente,
onorevoli deputati, il Governo accetta la mozione n. 196 come
raccomandazione.
Volevo anche precisare che, in effetti, l'emendamento necessario
per modificare questo piccolo problema tecnico, che definisco un
paletto dell'articolo 8 della legge n. 23/2008 è già pronto e verrà
presentato a breve. Forse mi sono espressa male quando ho detto che
già stiamo intervenendo; questo ovviamente sarà un emendamento che
verrà presentato dall'assessore Bianchi che, come ribadisco,
insieme a me ha sotto la sua attenzione tutti questi argomenti tra
l'altro considerati prioritari.
Volevo anche aggiungere che, peraltro, questo emendamento che
modificherebbe l'articolo 8 della legge 23, è come se annullasse
quel vincolo dell'articolo 16 della legge n. 32, e potrebbe anche
essere utilizzato per il fondo commercio. Perché voi sapete
benissimo che presso l'IRFIS c'è anche il fondo commercio, che
abbiamo già efficacemente sbloccato e che è stato già ben
utilizzato, lo stanno utilizzando specialmente i comuni alluvionati
e le isole minori, ma anche lì abbiamo il problema che, molto
spesso, il cavallo non beve l'acqua perché non ha la possibilità
di avere quell'accordo con la banca, nel senso che non conviene
alla banca fare arrivare l'impresa alla richiesta diretta.
Quindi, comunque, questa modifica potrebbe agevolarci anche
nell'ulteriore sblocco del fondo commercio e voi capite benissimo
che il fondo commercio è collegato con il tessuto imprenditoriale
micro-imprese del settore commerciale che sono quelle che
mantengono il tessuto economico vivo, in modo particolare dentro i
nostri centri storici.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la mozione è quindi accettata come
raccomandazione e chiaramente il dibattito d'Aula è da auspicio
perché il Governo faccia presto, ma credo che su questo siamo in
perfetta sintonia.
Discussione della mozione numero 113 Iniziative urgenti per
ottenere la restituzione al demanio regionale delle aree militari
dismesse presenti nel territorio della Regione siciliana
PRESIDENTE. Si passa al quinto punto dell'ordine del giorno:
Discussione della mozione numero 113 Iniziative urgenti per
ottenere la restituzione al demanio regionale delle aree militari
dismesse presenti nel territorio della Regione siciliana , a firma
degli onorevoli Zafarana ed altri.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
nel 'libro bianco' del 2002 del Ministero della Difesa al punto
'10.4.2 Casi particolari', viene espressamente stabilito che 'Un
trattamento particolare viene riservato agli immobili militari
situati nelle Regioni a Statuto Speciale e nelle province di Trento
e Bolzano';
in forza della suddetta disposizione, con l'emanazione del
D.P.C.M. 8 novembre 1995, sono stati trasferiti alla Regione a
Statuto Speciale della Valle d'Aosta i 128 immobili facenti parte
dall'ex 'Vallo Alpino' ivi compresa la funivia del Monte Bianco;
con il decreto legislativo 21 dicembre 1998, n. 495, sono stati
trasferiti alle Province Autonome di Trento e Bolzano i beni
immobili, già in uso alla Difesa, peraltro mediante procedure
oltremodo semplificate: ossia 'tramite la firma dei relativi
verbali di consegna da parte dei rappresentanti del Ministero delle
Finanze/Dipartimento del Territorio, del Ministero della Difesa e
delle province interessate che danno titolo per l'intavolazione e
la voltura a favore delle province stesse degli immobili di cui
trattasi';
con il decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 237, sono stati
trasferiti i beni immobili, non più utili alla Difesa, alla Regione
a Statuto Speciale Friuli-Venezia Giulia;
nel suddetto 'libro bianco', in merito alla Regione siciliana, è
stato stabilito un generico impegno, da parte del Ministero della
Difesa, alla individuazione dei beni immobili da trasferire;
attività a tutt'oggi sviluppata solo in minima parte;
in particolare, la situazione del territorio del Comune di Messina
è estremamente critica a causa di insane scelte operate, sin dal
1911, attraverso il piano regolatore della ricostruzione post
terremoto c.d. 'Piano Borzì';
invero, in ordine al suddetto Piano, già in fase di approvazione,
furono avanzate numerose censure da parte dell'allora Consiglio
Superiore dei Lavori Pubblici;
la più rilevante condizionava il nulla osta al rilascio
dell'autorizzazione alla dismissione di tutte le aree militari
trovate eccessive e sconvenienti in quanto privavano la città di
Messina di numerose aree utili all'edificazione di alloggi ad uso
civile;
nonostante ciò, la condizione imposta dal Consiglio Superiore dei
Lavori Pubblici è stata totalmente disattesa e moltissime delle
aree militari indicate furono impropriamente sottratte al legittimo
esercizio dello jus edificandi dei proprietari;
la vastità di queste aree e la loro impropria localizzazione è
stata la genesi di molte depressioni sociali ed urbanistiche
(vedasi la mancata integrazione all'organismo urbano del villaggio
di Camaro che venne realizzato in posizione molto distante dalla
città a causa del fatto che tra il limite di questa e il nuovo
quartiere popolare vi era una vasta area militare del tutto
inutile);
da un'analisi complessiva del centro abitato di Messina emerge
evidente come le aree militari inserite all'interno dello stesso
furono numerosissime e sopratutto quanto queste ultime sottrassero
spazi utili alla necessaria edificazione ad uso civile;
in questa errata ottica di sviluppo urbano (prevista dal Piano
Borzì) fu intrapresa anche l'illogica scelta di destinare la zona
falcata ad arsenale militare, compromettendo l'economia del porto
franco e rendendo quest'area, estremamente significativa ed
identitaria per la città di Messina, totalmente avulsa dal contesto
urbano, relegandola per oltre un secolo nelle condizioni di degrado
in cui versa allo stato;
CONSIDERATO che:
l'1 novembre 2002 il Comando militare marittimo autonomo in
Sicilia, ubicato nella falce del porto di Messina, è stato
trasferito ad Augusta;
l'area una volta occupata dall'Ospedale militare, pari a 11.000
metri quadri con una cubatura di 33.000 metri cubi, che sorge al
centro della città di Messina, allo stato è occupata, in modo del
tutto privo di utilità e per nulla consono, da un semplice
dipartimento militare di medicina legale che potrebbe essere
trasferito in uno dei tanti immobili in possesso del Ministero
della Difesa a Messina;
l'ex Direzione di Artiglieria sita su una vastissima area a Camaro
Inferiore non svolge più alcuna attività;
risultano abbandonate dal Ministero della Difesa oltre 100.000
metri quadrati di terreno nonché quaranta costruzioni presso la
contrada Campo Italia di Messina;
il demanio regionale non ha mai richiesto al Ministero della
difesa il trasferimento delle aree sopra indicate, nonostante la
previsione dell'art. 32 dello Statuto Speciale per la Regione
siciliana 'I beni del demanio dello Stato, comprese le acque
pubbliche esistenti nella Regione, sono assegnati alla Regione,
eccetto quelli che interessano la difesa dello Stato o servizi di
carattere generale';
VISTI:
l'art. 4 del D.P.R. 1 dicembre 1961, n. 1825, il quale recita: 'In
attuazione dell'art. 33 dello Statuto della Regione siciliana sono
assegnati alla Regione i beni patrimoniali disponibili ivi
esistenti alla data di entrata in vigore dello Statuto medesimo
nonché quelli indisponibili ivi esistenti alla stessa data e
indicati nel secondo comma dell'art. 33 dello Statuto', in forza
del quale il Governo della Regione siciliana rinunziava alla
restituzione delle aree che sarebbero state dismesse in epoca
successiva alla data di approvazione dello Statuto;
la sentenza della Corte Costituzionale n. 383 del 1991 con la
quale è stato stabilito il principio secondo il quale il
trasferimento dei beni debba avvenire anche quando la causa
d'esclusione venga a cessare in un momento successivo all'entrata
in vigore dello Statuto;
RILEVATO che, in ossequio alla suddetta sentenza, il Ministero
della Difesa deve restituire al demanio della Regione siciliana
tutte le aree in cui sono stati dismessi i compiti di istituto; ciò
prescindendo della data di effettiva dismissione,
impegna il Governo della Regione
a chiedere al Governo nazionale, per il tramite della Commissione
paritetica Stato-Regione siciliana, la modifica dell'art. 4 del
D.P.R. in ottemperanza alla sentenza della Corte Costituzionale n.
383 del 1991 e, conseguentemente, ottenere la restituzione al
demanio regionale di tutte aree militari ferroviarie ed anche
quelle utilizzate per servizi di carattere generale dismesse, a
prescindere dalla data della loro dismissione;
a predisporre nell'immediato, direttamente o per tramite degli
enti locali, un piano socio-urbanistico di valorizzazione,
riabilitazione e riuso di detti beni, attualizzandone le funzioni e
le destinazioni ad usi civici, attraverso interventi di
riqualificazione ambientale ed urbana che contestualizzino ed
integrino tali strutture o aree con i tessuti urbani circostanti e
la loro vocazione». (113)
Ha facoltà di parlare l'onorevole Zafarana per illustrare la
mozione.
ZAFARANA. Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi,
cittadini, la mozione che vengo ad illustrare è appunto inerente
alla restituzione al demanio regionale delle aree militari dismesse
presenti sul territorio della Regione siciliana.
Da una analisi delle situazioni attualmente sul territorio che
rientrano in questa fattispecie, mi faccio portavoce in questo
momento delle esigenze della cittadinanza, di alcuni cittadini che,
appunto, fattisi forza rispetto a quanto si vede nel territorio
messinese ma non soltanto potremmo anche annoverare le situazioni
del territorio del Siracusano come l'area di Santa Panagia, l'area
ammassamento protezione civile, l'area aeronautica, oppure ancora
nel Ragusano e per arrivare nel mio territorio ma mai per fare
questioni di carattere territoriale tutte le aree dismesse che sono
attualmente e l'area dell'Ospedale militare e ancora le aree
lasciate dal Comando militare marittimo autonomo in Sicilia.
Ecco, dal 1961 in poi, la Regione è stata chiamata ad avviare un
processo di richiesta di quanto è nelle sue competenze presso
chiaramente la Conferenza Stato-Regioni, nel senso che queste aree,
in virtù dell'articolo 32 e 33 del nostro Statuto, dovrebbero
appunto, una volta dismesse, rientrare nelle nostre competenze.
Ma perché questo?
Perché già sul territorio italiano anche altri episodi sono
avvenuti a supporto di quanto noi riteniamo si debba fare anche con
trattamenti e processi potremmo dire molto più semplici, posso
semplicemente annoverare qui quanto accaduto per i beni trasferiti
nel 1995 alla Regione a Statuto speciale della Valle d'Aosta
allorquando 128 immobili, facenti parte dell'ex Vallo Alpino, sono
stati trasmessi.
Pertanto, vado ad illustrare ancora quanto successo per gli
immobili trasferiti alle Province autonome di Trento e Bolzano
semplicemente con dei verbali di consegna e ancora quanto accaduto
alla Regione a statuto speciale Friuli Venezia Giulia.
Potremmo dire, pertanto, dei processi molto semplici - addirittura
si parla di verbali di consegna - che portano poi nelle competenze
delle Regioni e quindi più vicine anche agli enti che gradualmente,
per il principio di sussidiarietà sono più vicini ai cittadini, le
Regioni che dialogando con gli enti locali possono mettere a
disposizione della cittadinanza tutte queste aree.
Andando ad analizzare quanto presente sul territorio messinese,
per esempio l'area di Campitalia, una semplice indagine, una
passeggiata, fa vedere un'area totalmente lasciata a se stessa, e
la gente con cui ho avuto modo di parlare ha sempre lamentato il
fatto che, pur avendo associazioni, centri di incontro,
associazioni culturali, non ha spazi a disposizione per
incontrarsi, spazi per l'associazionismo.
Perché questi spazi devono rimanere ancora lasciati al degrado e
senza la possibilità di diventare punti di riferimento?
Sappiamo che il tessuto sociale di ogni città, di ogni comune,
allorquando dispone di aree finalizzate a questo, le fa proprie, se
l'Amministrazione locale è valida e virtuosa e le mette a
disposizione.
Sempre in difesa della pubblicità, della messa a disposizione
pubblica di questi territori, riteniamo e chiediamo all'attuale
Giunta di farsi portavoce, per quanto è nelle proprie possibilità,
per il tramite della Commissione paritetica Stato - Regione
siciliana, la modifica dell'articolo 4 del D.P.R. 1825 in virtù di
quanto statuito dalla sentenza della Corte Costituzionale 383/91
che fa in modo che questi beni dismessi possano rientrare nelle
competenze della Regione.
La suddetta sentenza stabilisce anche il principio secondo il
quale il trasferimento di detti beni possa avvenire anche quando la
causa di esclusione venga a cessare in un momento successivo
all'entrata in vigore dello Statuto.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, gli onorevoli Grasso, La Rocca
Ruvolo, Venturino, Fazio, Musumeci dichiarano di apporre la propria
firma alla mozione.
L'Assemblea ne prende atto.
Dichiaro aperta la discussione generale.
FAZIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FAZIO. Signor Presidente, ringrazio l'onorevole Zafarana per la
mozione brillantemente illustrata e credo che lei abbia descritto
il territorio dal quale proviene ma le assicuro che altri territori
si trovano nella medesima situazione testé illustrata.
Non riesco a capire perché la posizione della Regione siciliana è
diversa dalla posizione delle altre regioni a statuto speciale.
Non riesco a capire nemmeno per quale motivo il federalismo
fiscale ha trovato una parziale attuazione ma ha trovato una totale
attuazione il federalismo demaniale.
Assessore, nell'ambito delle regioni a statuto ordinario, il
federalismo demaniale ha consentito soprattutto alle autonomie
locali di potere acquisire i beni demaniali presenti nel loro
territorio e quindi far sì che gli stessi da improduttivi
diventassero produttivi, inserendoli nel circuito dell'utilizzo da
parte della collettività.
Non è cosa da poco, anzi.
Non riesco a comprendere, - io ho la mentalità dell'imprenditore -
quando l'imprenditore non è in grado di potere utilizzare al meglio
il proprio patrimonio, non è un imprenditore.
Quando una società non è in grado di poter utilizzare e di potere,
in qualche modo, mettere a circuito produttivo il patrimonio è una
società che, secondo me, è destinata al fallimento perché bene o
male, lei mi insegna - non è vero che non ha un costo per la
collettività; hai voglia se ha un costo per la collettività - che
questi beni di cui, in qualche modo abbiamo descritto in maniera
sommaria, hanno un costo per la collettività e hanno un costo molto
di più se, semplicemente, si pensa che se questi utilizzati, messi
in circuito, diventerebbero un volano di sviluppo in maniera
impressionante.
Non sto lì a descriverle, assessore, che nell'ambito della città
di Trapani che, le assicuro, ha mare a destra, ha mare a sinistra,
ha mare di fronte, ma proprio alle spalle sa cosa si trova ad
avere? La bellezza di 50 ettari di terreno del demanio militare e
sa perché? Perché negli anni 40, e qua ci sono alcuni colleghi che
lo possono testimoniare, esisteva un aeroporto dismesso.
Dal 1940 50 ettari di terreno che sono destinati non si riesce a
capire a che cosa, e comunque fanno parte del demanio militare,
del tutto inutilizzati, anzi obiettivamente costituiscono,
sicuramente, un intralcio a tutti gli effetti. Sa per che cosa sono
stati utilizzati recentemente? Almeno avevano una giustificazione:
per farci volare i palloni, avevano una finalità.
Ma il costo per la collettività qual è stato? Quanto è stato? E'
indefinibile, indefinibile, quando obiettivamente lo stesso Comune
non riesce in qualche modo a realizzare alcune infrastrutture
estremamente importanti quali, ad esempio, le porto un altro
esempio, la realizzazione dell'autoporto già finanziato dal Comune
di Trapani ma reso impossibilitato a realizzarlo in dipendenza
della indisponibilità dell'Ufficio del demanio quando,
obiettivamente, non c'è alcuna collaborazione tra le Istituzioni.
Sa perché? Convincere chi, in qualche modo, è seduto dietro ad un
tavolino a Roma, a vedere, forse, e a toccare con mano di cosa
stava parlando era estremamente difficile e complicato. E' più
facile dire: No, guardate siccome è un bene demaniale, non può
essere utilizzato per questa finalità o, se volete, fate un'offerta
e lo dovete necessariamente comprare . Assurdo Assurdo
Eppure il Comune di Trapani ha dovuto rinunciare ad un
finanziamento per la realizzazione dell'autoporto quando aveva a
disposizione il presupposto che era, l'area da potere realizzare. E
che dire di alcune aree cosiddette militari, ex caserme del tutto
abbandonate, totalmente abbandonate che costituiscono un pericolo
per quanto riguarda la stessa collettività.
Sa qual è stata la risposta dell'assessore? Quando io ho sollevato
la questione, mi è stato detto che bisogna valutare caso per caso.
Eppure una norma così come egregiamente è stata, in qualche modo,
evidenziata dalla collega che mi ha preceduto, prevede
espressamente che quando i beni del demanio perdono le
caratteristiche della demanialità, sulla base della disciplina
Stato-Regione, bene, questi beni non possono che essere trasferiti
ovviamente al demanio o patrimonio della Regione stessa.
Eppure non è avvenuto tutto questo Personalmente ho fatto
un'esperienza che è stata estremamente negativa.
Recentemente siamo riusciti ad ottenere il trasferimento a favore
della Regione siciliana, sa di che cosa? Lei forse non era ancora
assessore. Della colombaia'.
E' iniziato un procedimento cinque anni prima, perché ci sono
voluti cinque anni.
No, non è così. Perchè è vero che ci vuole un semplice verbale di
consegna, collega Zafarana, ma per arrivare al verbale di consegna
ci sono voluti cinque anni prima che il bene venisse declassificato
o sclassificato' come dir si voglia al riguardo e quindi perché
qualcuno constati che aveva perso i criteri e le caratteristiche
della cosiddetta demanialità e vi assicuro che era un patto notorio
perché era, sostanzialmente, un carcere e vi lascio immaginare se
aveva ancora i requisiti della demanialità.
Eppure ci sono voluti cinque anni per avere quel verbale di
consegna dallo Stato alla Regione siciliana. Ora speriamo che la
Regione siciliana non lo faccia perdere perché sarebbe veramente un
peccato.
Lei ha sollevato una questione secondo me estremamente importante.
Sono anni che sento parlare di una valutazione del patrimonio
immobiliare, eppure passano gli anni e vedo che, invece, questo
patrimonio immobiliare invece di essere utilizzato al meglio, di
essere fruito dalla collettività, viene completamente, totalmente
abbandonato e, non solo, con la beffa che la stessa collettività ne
sopporta anche gli oneri economici.
Io credo che sarebbe il caso, forse, anche qui di parlare un po'
meno e di agire un po' di più. Vedere, ovviamente, caso per caso le
convenienze perché sapete cosa mi è stato detto, e bisogna stare
attenti, perché poi nel momento in cui viene trasferito alla
Regione sarà la stessa ad essere responsabile per eventuali azioni
o per eventuali situazioni che si possono determinare nel momento
in cui si diventa proprietario dell'immobile.
Questo potrebbe essere un accorgimento ma non potrebbe essere un
limite per il quale io non divento proprietario dell'immobile
stesso.
Mi auguro che l'assessore voglia porre attenzione su queste
problematiche perché credo sia estremamente importante. Ma credo
che non possa farlo da sola. E' necessario che lo debba fare
congiuntamente, unitamente, sinergicamente con l'assessore al
bilancio, perché non può non condividere un percorso che veda in un
primo momento dare attuazione ad una normativa e, dall'altra parte
valorizzare questo patrimonio e, perché no, eventualmente
cedendolo.
Voglio ricordare a scanso di equivoci che non è vero che
automaticamente bisogna procedere all'iscrizione al demanio
regionale perché se la norma prevede che non ha più i requisiti
della demanialità, basta solamente una attestazione, una
certificazione, una verifica perché il bene possa fare parte del
cosiddetto patrimonio indisponibile o eventualmente del patrimonio
disponibile con la possibilità di alienarlo.
Credo che su questo percorso forse bisogna prestare maggiore
attenzione più di fatto nel passato perché nel passato non si è
fatto un bel niente. Grazie.
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto di apporre la propria firma
alla mozione in discussione gli onorevoli Ruggirello, Nicotra,
Lentini, Vinciullo e Cascio Salvatore.
L'Assemblea ne prende atto.
PANARELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore,
naturalmente condivido lo spirito della mozione e anche le
intenzioni e, naturalmente, voterò a favore. Chiederò alla collega
Zafarana, ma anche all'assessore, di approfondire alcuni aspetti,
non alla collega Zafarana ma all'assessore. Alla collega Zafarana
chiedo che nel dispositivo c'è scritto anche ferroviario. Credo
abbiano un altro iter. Quindi di toglierla per evitare equivoci.
Per quanto riguarda, invece, il tema che non è affrontato per la
prima volta, non so se il collega Fazio si riferisse a questo, è un
tema che è stato oggetto di confronto tra la Regione siciliana e lo
Stato nel corso degli anni ed ha trovato un limite nelle sentenze
della Corte costituzionale, che lo Statuto, come è noto, nelle
norme di attuazione sono norme pattizie che devono essere
concordate tra lo Stato e la Regione siciliana, sia le sentenze
della Corte costituzionale, mi risulta anche una sentenza del
Consiglio di Stato, sostengono che il patrimonio del demanio di
reciproca competenza sono quelle fissate, al momento, dallo
Statuto.
Io sono dell'idea, come sollecita la mozione, che questo vincolo
deve essere rimosso come è stato rimosso per altre regioni a
Statuto speciale.
So che la Commissione paritetica se ne è più volte occupata, che
era arrivata anche - diciamo così - ad una sorta di convergenza, ma
non sono mai state attuate le disposizioni lì contenute.
Io chiedo all'assessore di recuperare, diciamo così, tutti questi
aspetti che, ovviamente, attengono ad organi che non sono alle
dipendenze della Regione, perché nella Commissione paritetica i
componenti nominati dalla Regione hanno una loro vita autonoma, ed
avviare un confronto con il Governo nazionale per perseguire la
strada, o di una conclusione pattizia, ma in tempi in cui il
patrimonio immobiliare, collega Fazio, ancorché non molto
produttivo, viene messo a bilancio, com'è noto, e probabilmente il
tema non sarà di semplicissima attuazione.
Bisogna, secondo me, operare - come suggerisce la mozione - sia
per recuperare i dati della Commissione paritetica, verificare se
lì ci sono le condizioni per procedere, o altrimenti, chiedere al
Governo nazionale, al Parlamento, anche utilizzando la delegazione
parlamentare siciliana che, credo, dovrebbe aiutarci in questo
compito, di definire norme di attuazione per questo aspetto che
superino il limite temporale previsto dallo Statuto.
Perché è del tutto evidente che, in tante situazioni, tenuto conto
che soprattutto le aree a disposizione della marina militare sono
localizzati in zone molto importanti, molto appetibili dal punto di
vista paesaggistico, dal punto di vista della fruibilità, sarebbero
molto utili per la Regione ed anche per i comuni interessati.
Perché, immagino - non c'è scritto nella mozione, non in questi
termini - un ragionamento per quanto riguarda l'uso di queste aree
ed anche la titolarità dovrebbe coinvolgere i comuni interessati.
Nella mozione è citata la situazione particolare di Messina, vi
era un posto importante dal punto di vista militare e quindi ha
molte aree pregiate di proprietà dello Stato e a questo scopo e
adesso che lo Stato ha giustamente dismesso tante attività militari
costituiscono uno spreco.
Quindi, è materia importante che aiuta anche il Governo della
Regione a definire meglio il proprio patrimonio ed anche a poter
programmare una fruizione più efficace dal punto di vista degli
interessi della Sicilia, dei cittadini, della realtà dove queste
aree si collocano perché vengano utilizzate adeguatamente ed in
maniera positiva.
ZAFARANA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZAFARANA. Innanzi tutto ringrazio l'onorevole Fazio e l'onorevole
Panarello per le considerazioni rispetto ad un tema così
importante.
Una parte, diciamo, che era sostanzialmente anche il cuore
pulsante di questa mozione che precedentemente non ho illustrato
per ragioni di concisione e appunto relativa alla possibilità di
predisporre dei piani socio-urbanistici di valorizzazione.
Chiaramente questo potrebbe andare in capo alla Regione e/o ai
comuni, agli enti locali, ed in base al principio di sussidiarietà
qualora questi, una volta avviate tutte le procedure - per carità -
non arrivino a predisporli, chiaramente, rimanere questa missione
in capo alla Regione.
Perché chiaramente, non facciamo qui il ragionamento della
richiesta di territori che versano in condizioni sì di degrado e di
abbandono, per poi rimanere comunque in capo alla Regione e però
nella stessa condizione.
L'impegno che si richiede è quello, comunque, di una visione
globale rispetto alle problematiche del territorio e secondo noi,
secondo i cittadini che hanno sollecitato questa mozione, c'è
proprio la richiesta di una visione più ampia, che - appunto -
voglia andare alla valorizzazione di questi territori che, nel
tempo, hanno anche spezzato il cuore di alcune dimensioni
territoriali. Faccio, purtroppo, riferimento sempre alla realtà
territoriale in cui vivo. La predisposizione di aree - con fini
appunto militari - nella città di Messina, a volte, ne ha proprio
spezzettato il tessuto sociale e territoriale.
Pertanto, qualora si volesse, invece, dalle intenzioni del Governo
ritornare indietro o comunque avviare un nuovo processo questo
potrebbe cancellare le cesure verificatesi ad oggi, anche perché -
come sappiamo - non soltanto nel territorio messinese, ma su tutto
il territorio regionale c'è una grande esigenza di spazi,
esclusivamente spazi verdi, un'esigenza che sembrerebbe quasi
suggerita da una visione sentimentalista, ma non è così, perché
sappiamo che, se siamo qui dentro e se dobbiamo curare comunque la
prospettiva di sviluppo di questa Regione, non possiamo curarci
esclusivamente di aspetti tecnici, e gli aspetti amministrativi
devono prendersi carico di tutto lo sviluppo del cittadino. E,
pertanto, rivolgendomi all'Assessore per il territorio e
l'ambiente, mai potrei trovare maggiore sensibilità rispetto a
questo tema.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore per il territorio e
l'ambiente.
LO BELLO, assessore per il territorio e l'ambiente. Credo che
l'esposizione fatta, e ringrazio intanto i deputati che hanno
apposto la firma a questo interessante suggerimento ed impegno che
si vuol fare assumere al Governo della Regione, credo che, però,
vadano fatte alcune precisazioni.
La materia di cui trattasi - è chiaro a tutti - è di competenza
dell'Assessorato per l'economia ma essendo in questo momento
altrimenti impegnato, l'ho letta in questo momento e devo dire che
la trovo non solo interessante, ma assumo l'impegno di
rappresentarla al Governo tutto, perché credo che, al di là del
nostro demanio, che, come sapete, si compone di demanio marittimo
e di demanio della Regione, il demanio marittimo, al di là di
alcune foresterie di competenza dell'Assessorato del territorio e
ambiente, tutto l'altro patrimonio della Regione fa capo
all'Assessorato per l'economia.
Credo che qui vengano contenute, intanto, due esigenze e vengano
fatte due richieste. Le due esigenze sono quelle di un superamento
di quello che è il momento del passaggio, dell'individuazione di
tutti quei territori, quegli spazi, quelle strutture che, fatto il
censimento, queste strutture siano passate, al momento indicato, al
patrimonio della Regione.
Credo che il superamento, invece, dell'art. 4 del DPR n. 1825 del
1961 possa offrire un'occasione, così come è bene rappresentato
dalla presentatrice della mozione, in più per la Regione Sicilia,
però questo non in ragione di un aumento di proprietà quanto in
ragione di una maggiore disponibilità di spazi che stanno spesso
dentro le città e, quando stanno fuori dalle città, sono
strategicamente, anche, utilizzabili. Quindi, credo che, proprio
per le ragioni che venivano dette, l'impegno che assumo è
certamente di rappresentare al Governo della Regione un intervento
in Conferenza Stato-Regioni, da un lato, per il superamento
dell'articolo di cui parlavo prima, ma anche per una sorta di
omologazione a quelli che sono stati, invece, interventi fatti per
altre regioni a Statuto speciale.
La seconda questione, che era quella di dire: però non facciamo in
modo che si passi da uno stato di abbandono dello Stato ad uno
stato di abbandono della Regione.
Mi pare di capire che questo sia anche - mi permetto di dire - il
punto centrale, perché qui il problema non è tanto di chi è la
proprietà, quanto qual è il fine e qual è l'utilizzazione che si
vogliono fare di questi spazi o addirittura di queste strutture.
Credo che anche qui vada fatta una differenza perchè non sempre
ciò che è in capo alla Regione è abbandonato e non sempre ciò che
la Regione affida ai comuni invece viene valorizzato.
Per cui c'è bisogno, probabilmente, di una sorta di censimento
catastale al di là di quella che è la richiesta del superamento
dell'art. 4 rispetto a beni che noi possiamo trovare interessanti,
ora per la Regione, ora per i comuni, e non invece guardare a spazi
che potrebbero essere o di nessuno interesse o addirittura una
sorta di costo in più.
La relatrice faceva l'esempio degli spazi a Messina, io invece
vorrei fare l'esempio di uno spazio esistente ad Agrigento. In
quella città c'è una proprietà della Regione, il Palacongressi, una
struttura straordinaria, come credo non ce ne siano in Sicilia per
spazi legati alla congressistica che potrebbe essere uno sbocco per
i circuiti turistici. Ebbene, questa struttura è di proprietà
della Regione e proprio per ovviare a quello che era uno stato di
non cura particolare, non di abbandono, è stato ceduto al Comune di
Agrigento proprio perchè questa struttura potesse tornare a vivere.
Invece dobbiamo dire che da un momento di agonia si è passati
alla morte . Da un anno e mezzo questa struttura è chiusa invece
come Regione vogliamo intervenire affinché torni a vivere Quindi
dobbiamo fare in modo che si individuino le strutture, si tenga
conto dell'esigenza e guardando alle indicazioni, con la giusta
osservazione che veniva fatta riguardo alle ferrovie, credo che
strategicamente, utilmente ma anche socialmente la loro
utilizzazione debba che essere oggetto di una delle prossime
Giunte. A tal riguardo preparerò una relazione specifica che terrà
conto di tutto l'iter legislativo, ma che terrà conto anche di una
possibile mappatura dei beni che in questo momento sono in capo
all'uso militare.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, con le precisazioni che sono
emerse dal dibattito, se non ho compreso male onorevole Panarello,
stralciando la parte relativa a ferroviaria perchè sarebbe un
altro contesto, e con le precisazioni dell'onorevole Zafarana in
ordine al coinvolgimento da parte dei comuni, pongo in votazione la
mozione n. 113: Iniziative urgenti per ottenere la restituzione al
demanio regionale delle aree militari dismesse presenti nel
territorio della Regione siciliana , a firma dell'onorevole
Zafarana ed altri.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvata)
Presidenza del Presidente Ardizzone
Si passa al VII punto dell'ordine del giorno: Discussione della
mozione n. 183 Tutela e rilancio dell'offerta sanitaria pubblica e
privata in Sicilia , a firma degli onorevoli Picciolo ed altri.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Sull'ordine dei lavori
IOPPOLO. Chiedo di intervenire sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IOPPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del
Governo, io credo che sia opportuno in questo momento rinviare la
trattazione della mozione testé annunciata, e sarebbe già motivo
abbastanza valido, è assente in Aula il primo firmatario della
mozione, ma per un'altra e ancora più pregnante ragione che
afferisce e attiene al dibattito di questi giorni, direi di queste
ore, con riferimento all'offerta sanitaria pubblica e privata nella
nostra Regione.
Non sono certamente spenti gli echi di una polemica che ha
investito da un parte il Governo della Regione e, dall'altra parte
la Commissione Sanità' che, per quanto mi risulta, intende
ritornare nelle prossime ore, nei prossimi giorni su un argomento
che sta tenendo campo anche sulla stampa sia quella edita che
quella on-line e che riguarda l'ex centro oncologico catanese.
Credo che sia assolutamente opportuno, mi riferisco qui e mi
rivolgo anche all'assessore Borsellino, che l'Assemblea regionale
siciliana dedichi un'intera seduta alle questioni che riguardano la
sanità, prima che venga portato - credo dovrebbe esser fatto nelle
prossime settimane - il piano di riordino della rete ospedaliera.
Per essere ancora più espliciti. Leggiamo di un ridimensionamento
di 1.500 posti letto nel settore acuti e veniamo a conoscenza, per
converso, di delibere di Giunta, addirittura di decreti forse
repertoriati, ma non pubblicati, di contratti già siglati,
sottoscritti, firmati che, quindi, producono, non possono non
produrre effetti e, dall'altra parte, di riduzione di posti letto
mentre, con questi atti, si implementano posti letto.
Io credo, signor Presidente, che la sanità e soprattutto la
rideterminazione della rete ospedaliera, meriti da parte dell'Aula,
nella sua prestigiosa unità su un argomento così importante e
fondamentale, un momento di riflessione molto più ampio di quello
che potrebbe invece, stasera, svilupparsi attraverso la discussione
di questa mozione che, peraltro, è una mozione giovane, è appena
del 23 settembre e, quindi, di poco più di un mese fa.
Questo è un invito molto accorato che le rivolgo - anche
concordandolo con il Presidente della Commissione, con i componenti
della Commissione -, cioè dedicare, già a cominciare dalla prossima
settimana, tra quindici giorni, una seduta d'Aula per dibattere su
questo tema.
Non mi sembra che, in questo momento, vi siano le condizioni, in
relazione alla gravità e all'importanza dell'argomento, per potere
procedere alla discussione.
PRESIDENTE. Se non ci sono osservazioni, rimane stabilito che,
d'intesa con il presidente della Commissione Digiacomo, con il
Governo e l'assessore Borsellino, ci sarà un dibattito apposito
sulla sanità in Aula.
Concorderò con il presidente Digiacomo un'eventuale istruttoria
preventiva in Commissione.
Se non ci sono osservazioni sull'esigenza di soprassedere al
dibattito odierno su questa mozione, resta così stabilito.
Onorevoli colleghi, abbiamo presente anche l'assessore per
l'agricoltura che, oggi, ha dato il meglio di sé con la legge sul
Born in Sicily . Sappiamo che la II Commissione si riunirà da qui
a poco; alle ore 19.00, si è riaggiornata sulla base di un
emendamento alle variazioni di bilancio abbastanza corposo,
presentato proprio oggi dal Governo.
Quindi, è opportuno rinviare a domani. Ringraziamo ancora
l'Assessore per l'agricoltura che era pronto a discutere sulla
mozione che riguarda il suo Assessorato.
C'eravamo detti, peraltro, che oggi, entro le ore 19.00, scadeva
il termine per la presentazione degli emendamenti. Abbiamo
impegnato pure la Commissione ed il presidente Marziano, ma è qui
l'assessore Cartabellotta.
Queste ore ci servono per fare una valutazione sugli emendamenti
che mi risulta siano stati presentati dall'onorevole Musumeci, ma
anche da parte di altri parlamentari.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del Regolamento interno
ZITO. Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del
Regolamento interno.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZITO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori Assessori,
cittadini, volevo leggervi una cosa che mi è pervenuta proprio oggi
da parte dell'ASP 8 di Siracusa che è molto interessante. Nelle
prime cinque righe si legge: la copiosa, incessante, sistematica
sequenza di richieste di accesso agli atti esercitata senza
soluzione di continuità dalla S.V. sin dal suo insediamento, che
non trova precedenti nella storia di questa Azienda, sta mettendo
davvero a dura prova gli uffici ormai impegnati da mesi in
un'estenuante ricerca di atti e di elaborazione dati e di
rivelazioni che rischia di intralciare le attività istituzionali ed
il buon andamento della Pubblica Amministrazione .
Questa è una risposta che viene da parte dell'ASP 8 di Siracusa
per una serie di richieste di accesso agli atti che io ho fatto. Ho
fatto la prima richiesta il 6 dicembre 2012, quindi è da solo 11
mesi che sto aspettando una risposta, poi ci sono richieste che
aspettano da 10 mesi, da 9 mesi, 7 mesi, ma la cosa che chiedevo in
queste richieste è: in alcune gli atti di nomina, quello che ci
siamo sempre detti in Commissione, Assessore, però a quanto pare
non vogliono rispondere chissà perché; in alcune parlavo degli
spostamenti del personale soprattutto dai riparti agli uffici;
chiedevo l'utilizzo delle strumentazioni tipo TAC, PET per vedere
se effettivamente il discorso dell'abbattimento delle liste di
attesa è dovuto alla mancanza di personale o perché forse non sono
utilizzate come dovrebbero; i provvedimenti disciplinari; tutta una
serie di documenti.
Ma come le ho letto prima, a quanto pare, le mie richieste non
trovano precedenti nella storia dell'ASP; ciò è un punto di
orgoglio per me, dopodiché le conclusioni sono proprio conclusioni:
facendo applicazione dei riportati principi alla peculiare
fattispecie in esame, si ritiene, pertanto, fatte salve le istanze
cui è già stato dato riscontro in quanto ritenute ammissibili, di
non potere accogliere tutte le istanze presentate dalla S.V. in
quanto palesemente in contrasto con le norme e le sentenze sopra
richiamate , perché mi riportano delle sentenze sulla legge 241
del 1990 che parlano del cittadino normale.
E' ovvio che qualunque cittadino non può alzarsi la mattina e
fare sempre le stesse richieste di accessi agli atti, però se non
le possiamo fare noi, assessore Borsellino, chi le dovrebbe fare? E
io in qualità di vicepresidente a un'ASP non posso farlo? Chi
dovrebbe fare una richiesta di accesso agli atti?
Questa cosa è molto fantasiosa; non so da dove viene. Oggi, si
doveva parlare di sanità pubblica e c'era anche una parte di sanità
privata; una cosa è sicura - esula da questo discorso -, che forse
la sanità pubblica la si sta distruggendo dall'interno non
dall'esterno.
Poi, c'è qualcuno che ogni tanto vuole accendere un faro, una luce
per capire perché le cose vanno male. Poi, possibilmente, non c'è
nulla nelle carte, non si trova assolutamente nulla, anzi le cose
vanno effettivamente bene, però le carte non ce le danno.
E se non ce le danno a noi parlamentari, signor Presidente,
onorevoli colleghi, a chi le dovrebbero dare queste carte?
Secondo me siamo ai limiti di uno scandalo Io più volte ho
chiesto ispezioni, ma a quanto pare non si muove nulla. Ciò che
dovevo dire l'ho detto; a lei le opportune considerazioni.
PRESIDENTE. Onorevole Zito, lei ha sollevato un problema che,
purtroppo, nel corso degli anni ci ha visto protagonisti; devo dire
che su una questione era presidente Cascio Francesco e io
dall'altro lato quando sollevai la questione e fui costretto a fare
un atto stragiudiziale ai sensi dell'articolo 328 del Codice
penale per avere copia degli atti. Era un atto grave.
Quindi, raccolgo il suo intervento ai sensi dell'articolo 83; mi
farò promotore io stesso per la tutela e la salvaguardia del
diritto dei parlamentari perché lei ha detto bene il richiamo a
quella sentenza non c'entra assolutamente niente, c'è un diritto di
accesso diretto da parte dei parlamentari; devo dire con onestà che
l'Assessore c'entra ben poco in questa questione, però, può fare da
tramite con l'ASP di competenza.
Ripeto, ce ne faremo carico come Presidenza dell'Assemblea con gli
uffici perché venga rispettato questo diritto perché, le ribadisco,
ero al suo posto da parlamentare, ho dovuto esercitare il diritto
di parlamentare, notificando l'atto stragiudiziale ai sensi
dell'articolo 328 del Codice penale in una questione analoga, nella
quale al sottoscritto non davano copia degli atti. Quindi, la
ringrazio per avere sollevato questa questione.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Colgo l'occasione che ci sia in Aula l'assessore
Borsellino, in merito
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Falcone, se abbiamo rinviato sul
richiamo al Regolamento, non vorrei che approfittassimo di
discutere ai sensi dell'articolo 83 per parlare di sanità perché ci
siamo detti, se non ho compreso male, di fare una seduta apposita
vista l'importanza della questione.
FALCONE. Io mi volevo soffermare su un aspetto specifico socio-
sanitario, specificatamente il decreto emesso dall'Assessore in
data 2 settembre scorso, relativamente alla compartecipazione per
la spesa sanitaria per i centri di riabilitazione, ex articolo 26
della legge 833 del '78.
Cosa succede? Che fino a ieri, in sostanza, questa spesa era
caricata in un aggregato della sanità, del dipartimento alla
salute, per un costo di 156 milioni di euro, circa il 2 per cento,
forse qualcosa in più ,di tutta la spesa sanitaria. Oggi, con
questo decreto, abbiamo posto il 30 per cento a carico dei comuni
della Sicilia, cioè prevediamo che la retta sarà pagata a seguito
di questo decreto, per il 70 per cento dalle ASP e per il 30 per
cento dai comuni.
Una cosa ancora più grave che questa retta dovrebbe essere pagata
per una parte anche dalle stesse famiglie che sono titolari di
indennità di accompagnamento. Che significa? Che se oggi un
genitore che ha un figlio, a semi convitto, in una struttura dovrà
pagare le 470 euro che lo Stato gli riconosce quale indennità di
accompagnamento.
Questo decreto comporterà un grosso nocumento agli enti locali,
perché 156 milioni di euro, il 30 per cento significa sono 50
milioni di euro in più agli enti locali già provati dal peso
finanziario e dalla riduzione dei trasferimenti del 2013 e 2012,
già effettuati da questo Governo.
In più, se andiamo a vedere il decreto, questo dice che le ASP
devono anticipare e poi devono rivalersi o sui comuni o sulle
stesse famiglie. Significa che rischiamo di mettere in ginocchio
questi centri e di creare un contenzioso tra le ASP, gli stessi
comuni e le stesse famiglie che oggi vivono un grande disagio
familiare.
Lo dico, Assessore, per chiederle di revocare in autotutela questo
decreto; diversamente, in subordine, di procedere ad interagire con
l'assessore Bianchi affinché quei 50 milioni che risparmiamo, ma
solo formalmente, vengano trasferiti dall'Assessorato della salute
all'Assessorato delle autonomie locali, quindi, garantendo questa
ultima trimestralità agli Enti locali e nel 2014, eventualmente,
quei 50 milioni di euro li metteremo in capo al dipartimento alle
autonomie locali ritrasferendoli agli Enti locali, in maniera tale
da fare un'operazione a saldo invariato ed evitare che ci siano dei
contenziosi tra le ASP e gli enti locali e tra le ASP e le famiglie
che hanno un disagio o una disabilità familiare.
Dico questo, assessore Borsellino, per evitare che domani possiamo
anche mettere in ginocchio i già, anche provati, centri di
riabilitazione che hanno subito dei tagli nel passato; vorrei
ricordare, che a seguito del piano di rientro, subirono quel taglio
del 5 per cento che negli anni poi è aumentato dinanzi all'aumento
dei costi e all'aumento del contratto collettivo dei lavoratori.
IOPPOLO. Chiedo di parlare sulla comunicazione dell'onorevole
Zito.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IOPPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi e rappresentanti
del Governo, in maniera molto circoscritta, sarebbe una
contraddizione, del resto, da parte mia se volessi allargare lo
spettro dell'argomento.
Io ho ricevuto, dalla cortesia dell'onorevole Zito, notizie di
questa nota dell'Azienda sanitaria provinciale di Siracusa,
direzione generale, qualche momento prima del suo intervento.
L'ho letta attentamente e stentavo a credere ai miei occhi, signor
Presidente, e qui faccio appello anche e soprattutto alla sua
sensibilità di uomo del diritto, di giurista, perché è raro leggere
in quattro facciate abbastanza fitte, onorevole Zito, di questa
nota, tante blasfeme eresie sul piano giuridico. La prima: si fa
riferimento alla legge nazionale del 1990, quando l'accesso agli
atti, in Sicilia, è disciplinato dalla legge del 1991, la numero
142 quando, oltre che la legge numero 10, come poi modificata nel
2003; si richiama una parte della giurisprudenza che è addirittura
precedente all'entrata in vigore della norma malamente richiamata e
si fa riferimento all'interesse giuridico tutelato all'accesso agli
atti del cittadino in relazione ad un caso specifico, mentre qui la
tutela giuridica sta nello status di colui il quale chiede
l'accesso agli atti, cioè il deputato regionale che nell'esercizio
di questa funzione ispettiva è addirittura pubblico ufficiale.
Ma c'è di più, c'è il tentativo di comprimere una delle
prerogative fondamentali del singolo deputato che è quella inerente
l'attività ispettiva perché l'accesso agli atti è prodromico, è
propedeutico, è essenziale rispetto all'esercizio della funzione
che si può eventualmente estrinsecare nell'interrogazione,
nell'interpellanza, nella mozione, nell'ordine del giorno, nella
proposta di legge.
Quindi, mi sembra davvero inaudito e non può passare, caro
onorevole Zito e cari colleghi, sottosilenzio una nota di questo
tipo che, sicuramente, sarà stata scritta da qualcuno perché viene
firmata da un direttore sanitario che, magari, di queste questioni
sarebbe tenuto a saperne e a capirne ma, forse, ne sa e ne capisce
di meno e da un Commissario straordinario che, magari, tra qualche
settimana o tra qualche mese o tra qualche anno, visto i tempi a
cui ci ha abituato il governo Crocetta, potrebbe persino essere
promosso e diventare titolare e direttore generale.
Mi sembra, invece, che questi siano elementi che debbano essere
tenuti in considerazione anche ai fini della valutazione, che è la
valutazione concreta non quella attraverso i test psicologici cui
abbiamo sottoposto quasi 700 aspiranti manager.
La prego, pertanto, Presidente e prego anche l'assessore
Borsellino di intervenire e di intervenire assai energicamente
perché questi scempi non si abbiano più a ripetere.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ioppolo. Già l'ho detto e lo
confermo anche sulla base del suo autorevole intervento, interverrò
direttamente, c'è un precedente nella XV legislatura, sulla base
degli interventi fatti dalla Presidenza dell'Assemblea, l'Assessore
per la sanità precedente, l'assessore Massimo Russo, ordinò, ordinò
è proprio il termine esatto, ad un direttore di un ASP di dare
tutti gli atti.
Pensavo che il problema fosse palese, che non ci fossero equivoci,
purtroppo ci scontriamo ancora con una certa mentalità, quindi,
ringrazio l'onorevole Zito di avere sollevato questo problema, che
non è suo personale, ma che appartiene alla tutela ed al diritto di
esercitare il ruolo di parlamentare fino in fondo.
GIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, Assessore, non interverrò su questioni
della sanità perché si è detto che ci sarà un'apposita riunione.
Se dovessi intervenire sulla sanità ricorderei che si fanno
concorsi per infermieri e, poi, magari non si portano avanti,
magari si utilizzano mezzi diversi.
Intervengo soltanto per chiedere all'Assessore se non ritenga che
sia arrivato il momento di eliminare questa farsa di commissari che
vengono protratti di mese in mese e se non ritiene che sia il caso
di dare quell'autorevolezza e quell'autorità ai commissari che
possono nominare direttori generali, sanitari, medici e quant'altro
per cercare di portare avanti il quadro sanitario che, comunque,
essendo un quadro difficile, ha bisogno di un'attenzione diversa.
Presidente, la ringrazio per quanto farà - ho preso la parola solo
per questo. All'Assessore, già in Commissione Sanità, ho chiesto o
di nominare i direttori generali ora o di nominare commissari per
almeno un anno in modo tale da conferire quell'autorevolezza di cui
hanno bisogno perché vivendo alla giornata, ogni dirigente di
settore, di divisione, di dipartimento fa quello che gli pare
perché non c'è chi lo governa ed indirizza.
Sono intervenuto per ringraziarla, Presidente, in ordine a quanto
farà alla problematica sollevata dall'onorevole Zito e per
chiederle se potesse fare lo stesso intervento per qualche
Assessore, direttore, che quando è chiamato in Commissione ha
impegni, per spiegare loro che la funzione della Commissione o ha
una sua logica o altrimenti è bene andarcene a casa.
Non siamo qui, infatti , per prendere lo stipendio. Vorremmo
sapere, per esempio, come ha fatto l'Assessore per i beni
culturali, quali criteri ha usato per nominare - in opposizione a
quanto in precedenza aveva detto - i sovrintendenti, i dirigenti, i
responsabili; se ritiene che un agronomo possa parlare di
urbanistica, se ritiene che un archeologo possa parlare di ambiente
o altre cose del genere.
Non siamo riusciti ad avere l'assessore e il direttore generale
perché impegnato a costruire ticket per entrare nelle zone
archeologiche, che obbligano il turista a prendere un biglietto
unico, di 20-30 euro per visitare tutti i siti, anziché lasciare le
cose per come stanno o in alternativa aggiungere ciò che bisogna
aggiungere.
Se lei potesse, Presidente, nella sua autorevolezza, far sapere e
far capire agli Assessori, cosiddetti tecnici', che il
parlamentare è qui in rappresentanza di legittime aspettative e
perché eletto dal popolo al quale deve riferire ciò che avviene.
PRESIDENTE. Onorevole Gianni, anche lei solleva un problema che,
purtroppo, si ripete nel corso degli anni.
Già è stata esitata un'ipotesi di legge di attuazione dello
Statuto che riguarda i rapporti tra il Parlamento ed il Governo.
Più volte siamo intervenuti sul Governo per garantire la loro
presenza così come, dall'altro lato, dobbiamo dire che,
personalmente, incontrando i Presidenti di Commissione ho
evidenziato l'esigenza di fare un calendario dei lavori in modo
tale che si mettano in condizione gli Assessori di intervenire con
una certa programmazione.
Credo che il problema si risolverà nel raccordo Parlamento-Governo
o, a maggior ragione, Commissione-Governo, indipendentemente dalla
legge.
La riprova è che da oggi penso che si sia avviato un percorso
virtuoso di collaborazione istituzionale necessaria. Abbiamo
iniziato stamattina, abbiamo incardinato diversi disegni di legge,
qualcuno è già pronto per la votazione finale - mi riferisco al
disegno di legge sul Born in Sicily' -, l'altro disegno di legge
che riguarda l'editoria sarà trattato la prossima settimana.
Ritengo che siamo sulla strada giusta, però, colgo lo spunto suo,
onorevole Gianni, per vigilare sempre di più sulla presenza del
Governo.
So che è irrituale, però, chiedo all'assessore Borsellino di
intervenire almeno limitatamente alla questione sollevata
dall'onorevole Falcone, perché riguarda un decreto sottoscritto
dall'assessore qualche giorno fa che, obiettivamente, ha sollevato
delle incertezze ma, mi risulta che l'Assessorato sia intervenuto
prontamente per fare chiarezza e, quindi, non c'è luogo migliore di
quest'Aula per ribadire qual è il percorso che ha avviato
l'Assessorato alla salute.
BORSELLINO, assessore per la salute. Signor Presidente, il decreto
che è stato redatto ed adottato il 2 settembre è un provvedimento
che si muove in linea di coerenza con la legge nazionale.
In realtà il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri,
nel 2001, già fissava le quote di compartecipazione della diaria
giornaliera per le strutture di riabilitazione. Ahimè, questo
decreto del Consiglio dei Ministri non fu mai attuato in Sicilia e
l'unica norma che regolamentava i rapporti tra ASP e Comuni per le
strutture socio sanitarie che erogano prestazioni ad alta rilevanza
sociale e sanitaria, era affidata alla legge 22/86 che prevedeva
già questo meccanismo di anticipazione, addirittura, da parte dei
comuni che, poi, potevano esercitare azioni di rivalsa nei
confronti delle ASP.
Questo provvedimento disciplina l'esatto contrario e cioè
l'anticipazione delle somme da parte delle ASP in modo tale che
proprio le strutture non vadano in sofferenza e possano garantire
una continuità nell'assistenza ai cittadini per poi esercitare
azioni di rivalsa nei confronti dei Comuni.
Questo, nelle more che si definisca un nuovo impianto normativo
per l'integrazione socio-sanitaria. Peraltro, voglio precisare che,
rispetto a questa mancata disciplina delle forme di
compartecipazione per le rette giornaliere delle strutture socio
sanitarie, sono intervenuti anche i Ministeri alla salute e
all'economia che, con recenti pareri, hanno ammonito la Regione per
non avere, in passato, recepito questa norma il cui recepimento è
pregiudiziale ai fini dell'erogazione del 3 per cento delle risorse
del Fondo sanitario quale riconoscimento dell'avvenuto adempimento
dei livelli essenziali di assistenza.
In parole povere, noi, sostanzialmente, pagando per intero la
retta con quote di Fondo sanitario venivamo meno ad una corretta
forma di compartecipazione con aggravio della spesa tutta sul Fondo
sanitario.
Comprendo benissimo le preoccupazioni legate al fatto che i
Comuni, sicuramente, hanno delle condizioni economico-finanziarie
meno floride di quelle che può avere una ASP che quanto meno può
contare su una certezza di finanziamento, ma proprio per questo
abbiamo, anche, definito una direttiva esplicativa che sarà
adottata proprio in queste ore che, in qualche modo, farà chiarezza
sull'argomento ma che, comunque, non determina da parte del sistema
sanitario un venir meno a quelli che sono gli obblighi legati
all'erogazione di questo livello essenziale di assistenza qual è,
appunto, la riabilitazione estensiva sul territorio.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani,
mercoledì 6 novembre 2013, alle ore 16.00, con il seguente ordine
del giorno:
Presidenza del Presidente Ardizzone
I - Comunicazioni
II - Discussione dei disegni di legge:
1) - Norme per la promozione ed il sostegno delle imprese
dell'informazione locale (nn. 304-8-280/A) (Seguito)
Relatore: on. Lentini
2) - Tutela e valorizzazione delle risorse genetiche Born in
Sicily' per l'agricoltura e l'alimentazione (n. 351/A) (Seguito))
Relatore: on. Marziano
3) - Condizioni di trasporto pubblico locale e sanzioni
amministrative (n. 275/A)
Relatore: on. Tamajo
III - Discussione della mozione:
N. 130 - Interventi per promuovere la diffusione e la
valorizzazione dell'agricoltura urbana
(13 giugno 2013)
NICOTRA-LEANZA-LENTINI-SAMMARTINO-SUDANO-
RUGGIRELLO
IV - Discussione della mozione:
N. 183 - Tutela e rilancio dell'offerta sanitaria pubblica
e privata in Sicilia
(26 settembre 2013)
PICCIOLO-IOPPOLO-NICOTRA-PANARELLO-
SAVONA-LACCOTO-D'ASERO-PANEPINTO-RINALDI-
RUGGIRELLO-ODDO-DIGIACOMO-FALCONE-
FORZESE-GRECO G.-VINCIULLO-CASCIO S.-
ALLORO-ARANCIO-ASSENZA-COLTRARO-DI
GIACINTO-FAZIO-FERRANDELLI-FIRETTO-
FONTANA-GRASSO-GRECO M.-LANTIERI-LO
GIUDICE- MALAFARINA-MUSUMECI-TAMAJO-
VULLO-GERMANA'
V - Discussione della mozione:
N. 135 - Verifica e monitoraggio dello stato di attuazione
della legge regionale 5 aprile 2011, n. 5, in materia
di semplificazione della Pubblica Amministrazione
(26 giugno 2013)
LOMBARDO-DI MAURO-FEDERICO-FIGUCCIA-
GRECO G.-FIORENZA -LO SCIUTO
VI - Discussione della mozione:
N. 153 - Iniziative per mantenere l'IVA al 4% per le
prestazioni di servizi socio-sanitari ed educativi
resi dalle cooperative sociali
(18 luglio 2013)
LO SCIUTO-GRECO G.-FIGUCCIA-LOMBARDO-DI
MAURO-FEDERICO-FIORENZA
VII - Discussione della mozione:
N. 186 - Iniziative per il rilascio di garanzie
fideiussorie da parte dell'IRFIS - FinSicilia s.p.a.
in favore delle imprese siciliane presenti nelle
graduatorie di ammissione sui benefici di contributi
assegnati dai bandi regionali a valere dei fondi P.O.-
FES e P.O.-FERS
(30 settembre 2013)
LA ROCCA-CANCELLERI-CAPPELLO-CIACCIO-
CIANCIO-FERRERI- FOTI-MANGIACAVALLO-
PALMERI-SIRAGUSA-TANCREDI-TRIZZINO-
ZAFARANA-ZITO
VIII - Discussione della mozione:
N. 177 - Stipula di convenzione o protocollo d'intesa tra
la Regione siciliana ed istituti di credito per
l'erogazione di anticipazioni di tesoreria alle IPAB
(19 settembre 2013)
FOTI-CANCELLERI-CAPPELLO-CIACCIO-CIANCIO-
FERRERI-LA ROCCA- MANGIACAVALLO-PALMERI-
SIRAGUSA-TRIZZINO-TANCREDI-ZAFARANA-ZITO-
FIORENZA
IX - Discussione della mozione:
N. 197 - Soluzione delle criticità dei laboratori di
analisi nel territorio siciliano
(15 ottobre 2013)
ZITO-CANCELLERI-CAPPELLO-CIACCIO-CIANCIO-
FERRERI-FOTI-LA ROCCA-MANGIACAVALLO-
PALMERI-SIRAGUSA-TRIZZINO-TANCREDI
-ZAFARANA
X - Discussione del disegno di legge:
- Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma 2
dello Statuto recante 'Modifiche dello Statuto della Regione
siciliana aventi ad oggetto disposizioni in materia di ripudio
della mafia a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, delle
libertà civili, politiche, economiche e sociali'. (n. 223/A)
(Seguito)
Relatore: on. Malafarina
La seduta è tolta alle ore 19.01
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli