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Resoconto d'Aula della Seduta n. 100 di mercoledì 20 febbraio 2019
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   Presidenza del Presidente Miccichè

   Presidenza del vicepresidente Di Mauro


                   La seduta è aperta alle ore 17.03

   PRESIDENTE. Avverto che il verbale della seduta precedente è posto
  a  disposizione degli onorevoli deputati che vorranno consultarlo e
  sarà   considerato  approvato,  in  assenza  di   osservazioni   in
  contrario, al termine della presente seduta.

   Ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno,  do
  il  preavviso  di  trenta minuti al fine delle eventuali  votazioni
  mediante  procedimento elettronico che dovessero  avere  luogo  nel
  corso della seduta.
   Invito,  pertanto,  i deputati a munirsi per tempo  della  tessera
  personale di voto.
   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                      Atti e documenti, annunzio

   PRESIDENTE.   Avverto  che  le  comunicazioni  di  rito   di   cui
  all'articolo  83  del  Regolamento interno  dell'Assemblea  saranno
  riportate nell'allegato A al resoconto dell'odierna seduta.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico  che hanno chiesto congedo,  per  oggi,  gli
  onorevoli  De Domenico, Lantieri, Gucciardi, Caronia, Lo Giudice  e
  Rizzotto.
   L'Assemblea ne prende atto.


     Seguito del dibattito sul tema del regionalismo differenziato

   PRESIDENTE.  Si  passa al II punto all'ordine del giorno:  Seguito
  del dibattito sul tema del regionalismo differenziato.
   Onorevoli   colleghi,   riprendiamo  il  dibattito   che   abbiamo
  interrotto ieri sul tema del regionalismo differenziato.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Fava. Ne ha facoltà.

   FAVA.  Signor  Presidente, signori del  Governo  -  è  un  plurale
  maiestatis, ovviamente - onorevoli colleghi, io non sono tra coloro
  che  hanno  apprezzato in queste settimane,  in  questi  mesi,  uno
  slogan molto di moda che dice  Prima gli italiani .
   Mi  sembra  uno  slogan molto stolto e molto  furbo,  è  anche  la
  ragione per cui io qui non mi sento di dire prima i siciliani, anzi
  mi  sembra  che qualsiasi allocuzione voglia creare delle gerarchie
  dal punto di vista della qualità del godimento dei diritti.
   Prima qualcuno e poi qualcun altro è abbastanza fuori contesto  in
  qualsiasi  tempo e in qualsiasi luogo si articoli, lo  dico  perché
  non  credo  che il compito di questa Assemblea sia valutare  questa
  ipotesi  di regionalismo a doppia velocità soltanto sulla base  del
  nostro  interesse, del nostro punto di vista o  dei  danni  che  la
  Sicilia  subirebbe:  danni economici, danni di immagine,  danni  di
  senso morale.
   Penso che sarebbe utile che questo Parlamento - che spesso si dota
  di maiuscole nel ricordarsi, nel raccontarsi come il Parlamento più
  antico del mondo - tornasse per un attimo ad essere il primo  luogo
  in  cui  la  parola  si è fatta norma, si è fatta  legge  e  quindi
  immaginare un ragionamento che  non sia destinato soltanto a curare
  le  ferite  o  a evitare i danni che possa subire la  comunità  dei
  siciliani  ma  porsi  il  problema di come queste  norme  di  legge
  intervengono su principi e sui concetti che sono un po'  più  alti,
  un  po'  più trasversali sul piano della geografia e potremmo  dire
  persino un po' più universali.
   Primo  fra  tutti  il  concetto di  coesione,  che  è  stato  ieri
  ricordato  da  molti colleghi, il concetto di  coesione  non  è  un
  concetto  tecnico geografico, la parola coesione declinata  con  le
  funzioni   e   le   responsabilità   della   politica   vuol   dire
  responsabilità,  solidarietà, qualità e  godimento  dei  diritti  e
  universalità  nella percezione dei diritti, nelle  opportunità  per
  ottenere il rispetto di questi diritti.
     Coesione  è  la  parola sulla quale è stata  costruita  l'intera
  architettura  dell'Unione Europea, questa  idea  di  Europa  basata
  sulla  necessità di evitare che i Paesi con le loro storie, con  le
  loro  opportunità,  con le loro tradizioni ma  anche  con  le  loro
  concrete  risorse marciassero a diverse velocità e la  politica  di
  coesione   è  una  politica  che  ci  ha  visto,  per  esempio,   a
  beneficiare.  Non si è detto che un ragazzo che nasce  a  Stoccolma
  deve avere le stesse opportunità di un ragazzo che nasce a Palermo,
  si  è anche detto proviamo a ridistribuire risorse, proviamo a fare
  in modo che chi ha avuto dalla storia, dagli accadimenti, dal fato,
  dalle vicende della geografia più opportunità, più risorse  che  ha
  costruito  in  termini  di  modernità  sociale,  di  qualità  della
  democrazia, di certezza dei diritti e di certezza del lavoro più di
  quanto  abbiano potuto costruire altre Regioni nel sud  dell'Europa
  possa  mettere  a  disposizione parte di  queste  risorse  per  cui
  l'Europa  viva  attraverso la possibilità per  tutti  di  avere  le
  stesse  opportunità,  di  viaggiare  verso  il  futuro,  verso   la
  realizzazione dei propri diritti alla stessa velocità.
   E  noi abbiamo una politica di coesione che attraverso Agenda 2000
  ha previsto e permesso e realizzato una distribuzione di risorse.
   La  questione  è stata una cosa molto concreta, molto  pragmatica,
  non è stata soltanto una parola alla quale affidare le nostre anime
  e i nostri desideri.
   La  coesione viene fuori, viene chiamata fuori da questo  impianto
  di  riforma nell'equilibrio complessivo dello Stato perché  non  ci
  sarà  più  coesione nel momento in cui sceglieremo - come ricordava
  Michele  Ainis sul Corriere della sera un paio di giorni  fa  -  di
  dare vita a una secessione dei ricchi.
   E  il tema non è soltanto la ricchezza, signor Presidente, il tema
  è l'impianto di forte egoismo che sta dentro questa riforma. L'idea
  che  si  possano creare piccoli arcipelaghi di isole  felici  e  di
  isole infelici. Ciascun arcipelago possa vivere il proprio destino,
  la  propria sorte senza curarsi del destino degli altri, alla  fine
  lo  Stato unitario può anche essere una scelta, purché così  la  si
  chiami.
   Ci  sono due passaggi che mi sembrano abbastanza irrituali e  allo
  stesso tempo rilevatori di cosa rappresenta questa riforma.
   Da  una parte il fatto che il Parlamento nazionale è ridotto ad un
  centrino  di  pizzo di quelli che devono ornare  il  centro  di  un
  tavolo  nel  momento in cui gli si dice questa riforma  arriverà  e
  sarà  inemendabile,  andrà presa, acquisita, approvata  e  digerita
  senza  poterla sfiorare con un solo emendamento che è  più  o  meno
  quello che è accaduto nel nostro Paese con i Patti Lateranensi.
   Siamo  tornati a quell'idea di democrazia dove alcune  cose  vanno
  acquisite  per  Regio  Decreto,  per  volontà  del  Governo  e   il
  Parlamento deve attrezzarsi ad essere un utile ornamento di  questa
  finzione di democrazia.
   Mi  auguro  che Camera e Senato abbiano la forza, l'autorevolezza,
  la  dignità per pretendere che queste norme possano essere discusse
  ed  emendate.  Ma già il fatto stesso che si dica  così  sono ,  un
  pacchetto da prendere chiavi in mano - che vi piaccia o meno  -  ci
  dà  la  misura,  la cifra di quale sia il sentimento,  il  rispetto
  delle regole della democrazia che sta dentro questa riforma.
   L'altra  idea,  questa incetta di competenze che le Regioni  hanno
  fatto.  Non  voglio pormi un problema di mezzi, strumenti  affinché
  una Regione possa occuparsi di gestire, mantenendo tutte le risorse
  necessarie a questa gestione, i grandi capitoli sociali di un Paese
  come  salute,  come la scuola, come tutto ciò che  fa  parte  della
  cifra democratica di un Paese.
   Mi  chiedo che senso abbia riunire fra le ventitré competenze  che
  si  attribuiscono  oggi  alla Lombardia o  all'Emilia  Romagna,  la
  ricerca scientifica.
   In  quale  modo pensiamo di potere ricondurre l'intero lavoro  che
  sta dietro e dentro una ricerca scientifica e tecnologica.
   Il  know  how  che  sta all'interno del modo  in  cui  la  ricerca
  scientifica  diventa  uno  strumento  al  servizio  del  Paese  nel
  perimetro  assai limitato del sapere che contenuto  è  una  piccola
  Regione,  escludendo  tutto  ciò che il  resto  del  Paese  avrebbe
  potuto,   ha   potuto,  potrà  produrre  in  termini   di   ricerca
  scientifica.
   Mi sembra che manchi senso e intelligenza. Che non ci sia soltanto
  una  sorta di egoismo estetico, vogliamo tutto, perfino la  ricerca
  scientifica dentro i confini aurei della nostra Regione.
   Sembra che manchi il senso della verità, il senso della storia, il
  senso e l'intelligenza della politica.
   Vogliamo  che di ricerca scientifica, ciascuna Regione  si  occupi
  soltanto con il proprio territorio, con le proprie università,  con
  le proprie risorse?
   Più  che  tornare una Italia dei comuni, torniamo una  Italia  dei
  condomini,  dove  ogni Regione diventa un piccolo  condominio,  uno
  staterello a sé, che sarà in condizione di potere produrre  qualche
  beneficio per se stessi o poco più.
   Su  questo la penso come la SVIMEZ, signor Presidente, mi avvio  a
  concludere.
   Credo  che  questa idea un po' mercantile dell'Italia,  dove  ogni
  qualità,  ogni  risorsa  debba avere un  costo  e  un  prezzo.  Noi
  dovremmo dare un costo e un prezzo a tutto probabilmente.
   SVIMEZ,    per    esempio,   parla   della   nostra   immigrazione
  intellettuale,  delle  decine  di  migliaia  di  giovani  laureati,
  diplomati che sono andati a costruirsi una condizione di  vita,  di
  lavoro,  una qualità del sapere applicato alla qualità  della  loro
  vita, lontano dalla Sicilia.
   La  ricerca  dello  SVIMEZ si chiede qual è  il  costo  di  questo
  capitale umano?
   Abbiamo investito questo capitale umano e adesso ci si spiega  che
  in  termini  di residui fiscali, tutto ciò che viene  prodotto  col
  gettito  fiscale in una Regione era spesa che deve essere destinata
  ai servizi sociali di quella Regione.
   E'   un'idea  stravagante  della  Nazione,  dello  Stato  e  della
  democrazia.  E' un'idea alla quale vorrei che questo Parlamento  si
  opponesse non ricordando i fasti, le funzioni, le celebrazioni  del
  nostro Statuto e della nostra Autonomia.
   Non voglio difendere il modo in cui la Sicilia e i siciliani hanno
  usato  la  loro autonomia, il modo in cui abbiamo ammainato  questa
  bandiera e l'abbiamo spesso utilizzata per andare ad assalto  e  al
  saccheggio delle risorse di questa Terra.
   Credo  che  non occorra avere alcuna tolleranza e benevolenza  nei
  confronti  di generazioni di classi di dirigenti che hanno  ridotto
  questa bandiera dell'autonomia dello Statuto ad uno straccio.
   Detto  questo, però, vorrei che da qui arrivasse una voce  chiara,
  netta, puntuale non per richiamare le sorti della Sicilia e i danni
  che la Sicilia subirebbe, ma per richiamare la centralità di alcuni
  principi  senza  i quali non c'è Nazione, senza  i  quali  non  c'è
  Stato.
   La  parola  Patria  non  c'entra in questo  dibattito,  in  questo
  dibattito  c'entra  la parola Stato, oggi lo Stato  c'è   Ricordava
  Hains in quell'editoriale, domani non sappiamo se ci sarà ancora  e
  vorremmo  anche,  e  concludo signor Presidente,  che  dal  Governo
  arrivasse   una  parola  chiara  e  univoca,  lo  dico  accogliendo
  l'Assessore  Armao  che  partecipa a questo dibattito,  come  dire,
  notando una certa mancanza di sintonia, una certa simmetria tra  le
  parole  molto nette, molto puntuali che sono state pronunciate  dal
  Presidente Musumeci e quello che ha detto l'Assessore Armao.
     Questa  è  una  grande  occasione per la Sicilia,  come  sempre,
  ricordava   l'Assessore,  rispetto  ai  processi  di   cambiamento,
  tendiamo  a  disconoscere o a ritenerli pericolosi. Io,  Assessore,
  non  ritengo che questo sia un grande processo di cambiamento e non
  ritengo  che  sia  una grande opportunità per la Sicilia,  per  una
  serie  di  cose  che ho detto quando lei non c'era che  quindi  poi
  rileggerà  nei  verbali, però quello che  le  chiedo  e  chiedo  al
  Presidente, che ci sia una parola, che ci sia un'intenzione, che ci
  sia una comune vocazione di questo Governo nel dare una risposta  a
  ciò  che sta proponendo il Governo anche ai siciliani e che ci sia,
  quello  che  auspico, una sola mozione che questo Parlamento  possa
  votare,  non  per  stare tutti insieme dentro un coro  di  benevola
  condivisione, ma perché penso che sarebbe il segno di  forza  e  di
  consapevolezza di ciò che questa riforma rappresenta  anche  per  i
  Siciliani.

   PRESIDENTE. Comunico che ci sono degli iscritti a parlare che però
  non  vedo,  quindi li segnerei successivamente: onorevole Cappello,
  onorevole  Savarino,  onorevole Di  Mauro.  Intanto  è  iscritto  a
  parlare l'onorevole Cancelleri. Ne ha facoltà.

   CANCELLERI.   Signor   Presidente,  signor  Assessore,   onorevoli
  colleghi, ieri ho seguito il dibattito che c'è stato in Aula e devo
  dire  che da alcuni componenti della maggioranza di questo Governo,
  ovviamente, si sono levati gli scudi verso qualche cosa che  è  una
  legittima richiesta da parte di alcune Regioni, chiaramente  questo
  me  lo  posso  aspettare  dai membri del Partito  Democratico  che,
  ovviamente,  in  maniera politica, per una  questione  di   partito
  preso   sono  contrari  rispetto ad una  richiesta  proveniente  da
  alcune Regioni e che ha preso, diciamo, le tinte verdi della  Lega.
  Però,  in realtà da alcuni - e soprattutto da qualcuno che  poi  si
  tinge d'autonomista - fa un po' specie sentire difendere lo Statuto
  autonomo siciliano, ma non fare concedere l'autonomia a Regioni che
  in  qualche  modo vogliono cimentarsi appunto in alcune possibilità
  che  poi sono tra l'altro previste dalla Costituzione Italiana. Non
  stiamo regalando niente a nessuno.
   Dico, oggi confrontandomi durante una trasmissione televisiva  con
  l'Assessore  Armao, in qualche modo convenivamo sul  fatto  che  se
  daremo, come Governo nazionale, delle possibilità ad alcune Regioni
  per  effetto di una norma di questo Stato, ogni volta  che  ad  una
  Regione  a  statuto ordinario viene data un'attribuzione,  ne  deve
  essere  concessa una anche alle Regioni a Statuto speciale,  tant'è
  che,  Presidente  e  colleghi, vi invito a  guardare  il  dibattito
  pubblico nazionale per vedere che probabilmente l'unico parlamento,
  o comunque Consiglio regionale, di una Regione a Statuto a speciale
  che sta avviando dibattito su questa cosa, l'unico è la Sicilia  La
  Sardegna,  tutte le altre regioni del Nord a Statuto  speciale  non
  stanno  dicendo  nulla,  perché  comunque  c'è  una  situazione  di
  convenienza.
   Ora,   io   entro  anche  in  quello  che  poi  alla  fine   penso
  personalmente  rispetto alla vicenda e mi rivolgo,  chiaramente,  a
  chi  sta  ostentando:  Ah  Sarà la secessione dei ricchi   e  tutto
  quanto.
   Innanzitutto credo che quando un parlamentare di questo Parlamento
  siciliano si mette in bocca che questa è la secessione dei  ricchi,
  che  lo  dica  un giornalista, che lo dica un libero  cittadino,  -
  magari  non lo condivido - però lo posso accettare. Ma che lo  dica
  un  parlamentare mi preoccupa, perché significa che non ha  fiducia
  nella Istituzione Governo nazionale, che metterà in atto tutti  gli
  strumenti  di  perequazione e, per addivenire  ad  un  accordo  del
  genere,  delle  cose che sono uguali sia per le Regioni  del  nord,
  quanto per le Regioni del sud.
   Ma  poi  dico - colleghi - ma perché non stiamo, invece, prendendo
  questo  momento  come  un momento di lancio  rispetto  ad  un  tema
  fondamentale, che è quello di un vero federalismo all'interno delle
  regioni  di questo Stato. Noi nel 2010, Presidente, come  Movimento
  Cinque  Stelle,  abbiamo teorizzato quella che  doveva  essere  una
  risposta  più  concreta  ai  territori,  con  un  decentramento  di
  funzioni  da  parte dello Stato centrale, ed invece una  diffusione
  più  capillare sui territori di funzioni che dovevano dare risposte
  reali  ai  bisogni  reali  dei cittadini,  parlando  e  spingendoci
  addirittura  nel  2010,  come Movimento  Cinque  Stelle  a  parlare
  addirittura  di Stati Uniti d'Italia, cioè di un concetto  talmente
  tanto  ampio di federalismo, quasi da rasentare un'unione di  Stati
  sullo stile americano.
   E'  chiaro  che  ci sono le dovute differenze;  è  chiaro  che  ci
  muoviamo all'interno dell'alveo di una Costituzione italiana, ed  è
  chiaro  che  ci  muoviamo all'interno di quello  che  è  uno  Stato
  unitario  che  si  chiama  Italia, dal  quale  nessuno  vuole  fare
  secessioni  o vuole fuggire. Vogliamo rimanere italiani all'interno
  dell'Italia, ma vogliamo dare dignità ai territori.
   Io dico questo, senza per forza di cose poi andare dietro a facili
  critiche  rispetto ai Governi regionali passati. Però smettiamo  di
  piangerci addosso; smettiamola di pensare che gli altri hanno delle
  prerogative.  Le  altre Regioni, in qualche modo,  hanno  voglia  e
  tutti  vorrebbero lo Statuto autonomista siciliano nelle loro mani:
  lo  vorrebbe  la  Lombardia, lo vorrebbe  il  Veneto,  lo  vorrebbe
  l'Emilia  Romagna, ma lo vorrebbero anche tutte le  altre  Regioni,
  perché vorrebbero le possibilità che abbiamo noi.
   E  allora,  la  vera domanda che ci dobbiamo porre è  perché  noi,
  invece,  non  riusciamo ad andare avanti e a volare. Ed  è  lì  che
  dovremmo  impegnarci; ed è lì che dovremmo, in  questo  momento  di
  dibattito,  piuttosto  che  avere paura di  quelle  altre  Regioni,
  accodarci alle richieste delle altri Regioni, per pretendere di più
  e  pretendere il massimo per la nostra Terra. E questo sarebbe,  in
  questo  momento  di forte richiesta da parte delle  altre  Regioni,
  riuscire a fare fronte comune e mettersi - secondo me - dalla parte
  di  quelli  che,  comunque, riusciranno a strappare  qualcosa  allo
  Stato.
   Oggi  fare un passo indietro, mettersi dietro le barricate  e  non
  riconoscere ad altri cittadini di questo Stato italiano le medesime
  ambizioni che noi abbiamo avuto e che noi abbiamo conquistato, a me
  sembra davvero una visione molto, molto, molto miope di quello  che
  è lo scenario politico in questo momento in Italia.
   E  io  credo  che  se  continuiamo  a  dibattere  di  questa  cosa
  all'interno  di  questo  Parlamento, senza  capire  quali  sono  le
  opportunità  di  questo percorso e di questo  momento  storico,  ci
  stiamo  facendo sfuggire di mano una possibilità davvero di contare
  qualche cosa.
   Oggi è il momento, finalmente, di dismettere la sagoma di chi va a
  Roma  col  cappello in mano e vestire, invece, i panni di  chi  può
  chiedere  con  forza  e  con  autorevolezza  che  venga  finalmente
  riconosciuto  un  accordo fiscale serio su prerogative  importanti,
  come  può  essere  la Sicilia; e soprattutto -  e  lì  sì  dovremmo
  capeggiare quella che è un'impronta forte meridionale, a  guida  di
  tutte le regioni - di pretendere istituti di perequazione, istituti
  di solidarietà fra le regioni del nord e le regioni del sud.
   E'  vero, non c'è dubbio che le regioni del nord in questo momento
  sono fortemente trainanti dal punto di vista dell'economia. Vero  è
  che  anche  l'accordo prevede che non cambieranno gli  stanziamenti
  per   i   primi  anni,  ma  che  dopo  dovrà  esserci  una   futura
  registrazione.
   Ma  è proprio lì che dovremo intervenire; è proprio lì che dovremo
  pretendere  che  ci siano strumenti che tutelino la nostra  Regione
  come  tutte  le  altre  Regioni. E allora lì,  assessore  -  e  so,
  stavolta, di riuscire a parlare in sintonia assoluta - è proprio lì
  che  faremo  la  parte  dei registi e dei  protagonisti  di  questa
  vicenda  e  non,  invece,  di  quelli  che  hanno  paura:  dobbiamo
  governare  un processo, non dobbiamo rifuggire da questo  processo.
  Dobbiamo  governare  questo momento storico  ed  essere  capaci  di
  riuscire ad essere incisivi ed essere ricordati per una volta  come
  Parlamento unito, che vota un'unica mozione all'unanimità, con  gli
  stessi  adempimenti, senza scaricare responsabilità a  Roma,  senza
  scaricare responsabilità sul Governo regionale, ma uscendo fuori in
  maniera molto forte con una proposta che deve essere quella  di  un
  Parlamento  che deve rappresentare tutti i cittadini siciliani  nei
  confronti  appunto di una battaglia importante come  questa.  E  io
  sono convinto che, se riusciremo a fare questo passaggio, renderemo
  un servizio alla nostra Terra ed ai cittadini siciliani.


                        Sull'ordine dei lavori

   PAGANA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PAGANA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, volevo  informare
  lei  e  il  Governo,  e  allo stesso tempo volevo  chiederle  se  è
  possibile, alla fine del dibattito, viste le sensibilità di  questo
  Parlamento, viste le posizioni che, nonostante le diversità,  vanno
  tutte  in un'unica direzione, poiché il tema è importante e  poiché
  questo  Parlamento  sta  lanciando un  segnale  importante,  poiché
  questo è un documento di fondamentale importanza e indelebile nella
  storia  di  questo Parlamento e della nostra, diciamo,   faccia'  a
  Roma,   era  nostra  intenzione,  trasversale  in  tutti  i  Gruppi
  parlamentari, quella di scrivere un unico documento, che ieri è già
  stato predisposto dagli Uffici e al quale stiamo lavorando.
   Quindi,  mi appello alla sua sensibilità affinché, alla  fine  del
  dibattito  si possa sospendere mezz'ora o venti minuti  l'Aula,  il
  tempo  di definire esattamente questo documento, per poi uscire  da
  qui dentro con un unico ordine del giorno.

   PRESIDENTE.   Onorevole   Pagana,  pensavo   che   lei   chiedesse
  l'interruzione  adesso, perché quella alla fine,  per  scrivere  il
  documento,  è  scontata.  Quindi non vuole un'interruzione  adesso,
  andiamo avanti. L'interruzione alla fine, per scrivere il documento
  unitario,  a  meno che nel frattempo non lo scriviate,  non  ce  lo
  presentiate, è fin troppo ovvia.

                                Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico che ha chiesto congedo per oggi  l'onorevole
  Foti.
   L'Assemblea ne prende atto.


      Riprende il seguito del dibattito sul tema del regionalismo
                             differenziato

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lupo. Ne ha facoltà.

   LUPO.  Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi, a  questo
  punto  del  dibattito  molto  è  stato  detto  sull'argomento,   in
  particolare dai colleghi del Gruppo Partito Democratico che ieri mi
  hanno preceduto. Io voglio essere molto essenziale, anche per  dare
  un  contributo sulla stesura del documento, che ci auguriamo l'Aula
  possa condividere unanimemente, visto che il dibattito sia ieri che
  oggi,  ha  fatto  palesare una convergenza  rispetto  all'obiettivo
  fondamentale,  che  è quello di tutelare al meglio  i  diritti,  io
  direi,  intanto degli italiani e ovviamente dei siciliani e  quindi
  del  nostro  territorio regionale, viste anche quelle che  sono  le
  prerogative statutarie.
   Qui  non  si tratta di contestare ad alcune regioni del nord,  che
  chiedono  maggiore  autonomia, il loro diritto a richiedere  queste
  autonomie,  la  Costituzione, la riforma del Titolo V  lo  prevede,
  hanno   diritto  di  rivendicare  maggiore  autonomia  e   nessuno,
  ovviamente,  vuole proibire a queste regioni del nord  di  ottenere
  quelle  maggiori  autonomie in alcuni settori  di  cui  la  Regione
  siciliana  gode già a partire dal 1947. Si tratta però di  definire
  un'idea  forte di unità del Paese e di coesione del Paese, rispetto
  in particolare a quelli che sono i diritti fondamentali, il diritto
  alla  salute,  il  diritto all'istruzione, il diritto  alla  tutela
  dell'ambiente, e allora noi su questi diritti, su quelli che sono i
  livelli  essenziali  di  assistenza, o i livelli  essenziali  delle
  prestazioni, non possiamo indietreggiare di un millimetro.
   E questo è il punto vero della questione, cioè siamo ancora in una
  fase  storica in cui il divario nord-sud è estremamente accentuato.
  Non   è  possibile  quindi  cristallizzare  la  situazione  attuale
  trasferendo,   in  relazione  al  riconoscimento   delle   maggiori
  autonomie   richieste  dalle  regioni  del   Nord,   le   coperture
  finanziarie   alla   luce   dei  costi   storici.   Perché   questo
  significherebbe cristallizzare una spaccatura del Paese tra Nord  e
  Sud,  atteso  che  per le stesse prestazioni il  Nord  oggi  riceve
  trasferimenti  di  gran  lunga superiori  rispetto  al  Mezzogiorno
  d'Italia.
   Faccio   un   esempio  per  capirci.  Se,  per   quanto   riguarda
  l'istruzione,  al Nord la scuola a tempo pieno e,  quindi,  con  le
  mense scolastiche, con la possibilità per i ragazzi anche di fruire
  dei  servizi scolastici pomeridiani, se al Nord la scuola  a  tempo
  pieno riguarda il 90 per cento della popolazione studentesca  e  al
  Sud  appena  il  10 per cento circa, in Sicilia forse  anche  meno.
  Riconoscere   l'autonomia  oggi  richiesta   da   quelle   Regioni,
  cristallizzando   la   spesa  storica,  significa   congelare   una
  situazione in cui al Nord continueranno ad avere il 90 per cento di
  scuola  a  tempo pieno e al Sud il 10 per cento di scuola  a  tempo
  pieno. Questa è l'ingiustizia che noi non possiamo consentire.
   E,   allora,  bisogna  prima  definire  i  livelli  essenziali  di
  assistenza,   i   livelli  essenziali  delle  prestazioni   e   del
  riconoscimento dei diritti sociali e civili, serve sviluppare prima
  un'azione  di  perequazione in base alla quale  si  definiscano  le
  coperture certe per prestazioni eguali che devono riguardare  tutti
  i  cittadini  di  questo  Paese, dalle  Alpi  fino  a  Capopassero,
  successivamente avviare un'azione di riconoscimento per  chi  vorrà
  rivendicarla,  di  maggiore riconoscimento di autonomie  regionali,
  con il trasferimento delle relative coperture.
   Se,  invece,  le  cose vengono invertite, intanto le  regioni  del
  Nord,   anche   in   base   al  loro  gettito  fiscale-territoriale
  rivendicano  le  maggiori  autonomie, lo Stato  riconosce  loro  la
  maggiore  autonomia  e  trasferisce quello  che  oggi  loro  spetta
  rispetto  al bilancio dello Stato in alcuni settori - citavo  prima
  la scuola a tempo pieno - perfino in un rapporto 90 per il Nord, 10
  per  il  Sud.  Poi,  alla  fine mancheranno,  se  così  si  dovesse
  procedere,  le  risorse  per riconoscere parità  dei  diritti  alle
  regioni oggi più svantaggiate.
   Allora,  noi siamo ancora in un momento in cui, anzi più che  mai,
  bisogna  battersi per colmare il divario Nord-Sud. Usavo  l'esempio
  della  scuola, ma potrei parlare delle infrastrutture, della tutela
  dell'ambiente,  del settore dei rifiuti, tutti temi  che  qui  sono
  stati toccati, del trasferimento della spesa in conto capitale e in
  conto investimenti. Tutte le ricerche di settore degli ultimi  anni
  confermano  che nel Mezzogiorno - come lei ben sa, perché  è  anche
  stato  Ministro  per il Sud - purtroppo al Sud i fondi  strutturali
  che  avevano  la funzione perequativa, cioè di fare  recuperare  al
  Mezzogiorno  rispetto al Nord del Paese il divario infrastrutturale
  esistente,   piuttosto  che  essere,  negli  ultimi   anni,   fondi
  aggiuntivi rispetto ai trasferimenti dello Stato alle Regioni,  per
  gli  investimenti  in conto capitale, quindi per gli  investimenti,
  sono  diventati fondi esclusivi, quindi sostitutivi  delle  risorse
  nazionali.  Il  Sud non ha avuto quel 34 per cento di trasferimenti
  in  conto capitale spettanti in base alla popolazione residente ma,
  forse, circa un 10 per cento meno, dal 6 al 10 per cento circa,  le
  regioni  del  Nord  hanno  avuto di risorse  statali  trasferimenti
  aggiuntivi  rispetto  a quelle del Nord, se noi  fotografassimo  ad
  oggi la situazione esistente

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per favore, ascoltate  quello  che
  dice  l'onorevole Lupo, perché se non lo sentiamo poi  non  potremo
  decidere cosa fare.

   LUPO. Grazie Presidente, se in base a questo dovessimo fotografare
  la  situazione  e,  quindi, lo status quo realizzeremmo  una  grave
  ingiustizia. Spaccheremmo definitivamente l'Italia in due.  Non  si
  vuole  penalizzare  il diritto all'autonomia degli  altri,  ma  gli
  altri,  le  regioni  del  Nord,  in base  alla  loro  richiesta  di
  autonomia,  non hanno alcun diritto di penalizzare le  regioni  del
  Sud,  e  lo  Stato  non  può  accettare di  riconoscere  un  doppio
  trattamento  alle popolazioni del Nord di maggior  favore  rispetto
  alle  popolazioni del Sud, e per quanto ci riguarda  rispetto  alla
  Regione siciliana.
   E  allora  io penso che il regionalismo differenziato non  si  può
  realizzare alla luce della spesa storicamente sostenuta nell'ultimo
  decennio  per  il  riconoscimento  dei  diritti  essenziali,  delle
  prestazioni e dei livelli essenziali di assistenza.
   E'  necessario  prima  individuare questi  livelli  essenziali  di
  assistenza,  i  livelli essenziali delle prestazioni,  definire  un
  sistema   di  perequazione  nazionale  e  quindi  di  trasferimenti
  spettanti alle Regioni d'Italia in relazione al numero di abitanti,
  dopodiché,  chi  dovesse  rivendicare una maggiore  autonomia  deve
  sapere  che avrà diritto alla quota spettante alle singole regioni,
  senza  nulla  togliere alla parità dei diritti che  lo  Stato  deve
  riconoscere  a  tutti i cittadini, e quindi anche ai cittadini  del
  Mezzogiorno.
   Se  così non dovesse essere, la Regione siciliana ha il diritto di
  intervenire,  non  solo mettendo in campo ogni iniziativa  politica
  istituzionale, ma anche ogni iniziativa giurisdizionale  perché  se
  ciò  dovesse consolidarsi vorrebbe dire negare alla nostra Regione,
  per  i prossimi anni, il diritto di potere avere qui in Sicilia  lo
  stesso  diritto  alla salute, all'istruzione, alla  mobilità,  allo
  sviluppo  e al lavoro che sono diritti costituzionalmente garantiti
  per tutti i cittadini del Paese.
   Se il documento unitario dovesse avere questi elementi essenziali,
  noi  siamo  disponibili a condividerlo con le altre forze politiche
  qui  in Parlamento, per impegnare il Governo nazionale e anche  per
  impegnare  le  forze  politiche  nazionali  che  oggi  siedono   in
  Parlamento   nazionale,  con  responsabilità  di   Governo   o   di
  opposizione ad essere coerenti rispetto, appunto, al documento  che
  l'Assemblea approverà. Grazie.

   PRESIDENTE.  Grazie  onorevole  Lupo.  Intanto  ricordo  che  sono
  iscritti  a  parlare  gli  onorevoli  Cappello,  Savarino,   Bulla,
  Milazzo,   Di  Mauro,  Cafeo,  Cracolici  ed  Amata.   Sono   tutti
  confermati? Possiamo andare avanti? Benissimo.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Cappello. Ne ha facoltà.

   CAPPELLO.   Onorevoli   colleghi,  signor   Presidente,   Governo,
  cittadini,  oggi  credo  che per la prima volta  durante  il  corso
  dell'inizio   di  questa  legislatura,  finalmente  il   Parlamento
  regionale  siciliano  ha deciso di affrontare  la  questione  delle
  questioni.
   E'  un po' come se oggi avessimo deciso di guardarci allo specchio
  e   di   capire   chi  siamo,  e  di  capire  chi  siamo   non   in
  contrapposizione  a  qualcun  altro,  perché  il  tema,   carissimi
  colleghi, è esattamente questo. L'Assemblea Regionale Siciliana  sa
  reagendo  sostanzialmente a qualche cosa  che  si  sta  sviluppando
  altrove. Ha perso da tempo quello spirito di iniziativa che  invece
  l'ha  contraddistinta probabilmente all'inizio della sua fondazione
  stessa,  e  da  quel  momento in poi è come se il  tempo  si  fosse
  fermato.
   E  allora,  dal momento in cui il tempo si è fermato  siamo  stati
  superati  da tutti, tutti hanno avuto ragione, prima fra  tutti  un
  legislatore  nazionale  schizofrenico  che  ha  preteso  sempre  di
  legiferare  sulle  Regioni,  sui  parlamentari,  ma  non   ha   mai
  legiferato  su se stesso. E allora oggi noi ci troviamo  in  questa
  Aula,  con  tanta  buona  volontà perché  il  Presidente  Miccichè,
  probabilmente,  anzi quasi sicuramente, voteremo  all'unanimità  un
  documento  condiviso da tutta l'Aula, per la prima volta ci  stiamo
  spogliando da magliette, da parti politiche, da appartenenze e  per
  la prima volta stiamo affermando a gran voce che qui dentro ci sono
  settanta   siciliani,   settanta  siciliani   che   oggi   vogliono
  rappresentare  tutto il popolo che siede fra questi  banchi  e  che
  guarda con tanta attenzione che cosa il legislatore regionale vuole
  fare per il proprio Popolo.
   Io,  signor  Presidente, non mi iscrivo ai movimenti,  ai  partiti
  rivendicazionisti,  perché  tanto  siamo  stati  rivendicazionisti,
  tanto  sono stati vittimisti coloro che ci hanno preceduto,  quanto
  la Sicilia è caduta sempre più in fondo al baratro, senza soluzione
  di  continuità. E oggi, io devo dire grazie anche al Governo  Conte
  se  il Governo regionale sta procedendo nella definizione di questi
  accordi.  Eravamo  rimasti l'ultima Regione a  Statuto  speciale  a
  dover definire i propri rapporti finanziari con lo Stato.
   Oggi  questa  è  realtà, oggi lo stiamo facendo, oggi  abbiamo  un
  Governo  nazionale  che  noi non dobbiamo  temere,  perché,  signor
  Presidente  io  non ho paura dello Stato, io sono un  italiano,  ma
  prima  di  tutto sono un siciliano, e in Italia io non debbo  avere
  timore dello Stato nazionale.
   Allora,  oggi,  come ha detto prima il mio collega Cancelleri,  ma
  come  ha detto ieri la collega Pagana, ecco questa deve essere  per
  noi  una grande opportunità per il rilancio dell'azione legislativa
  e politica dell'intera Assemblea, di tutti i siciliani che oggi noi
  rappresentiamo  nel corso di questa legislatura, perché  altrimenti
  sarà  l'ennesima occasione persa se continueremo sempre con  quello
  spirito  che  purtroppo  non  ha portato  nulla  alla  Sicilia,  ma
  soltanto  quello  che  non ci ritroviamo, ossia  una  Sicilia  e  i
  siciliani  affamati,  con le mani vuote, con poche  infrastrutture,
  con  tutto  ciò che io non sto qui a ripetere, perché lo conosciamo
  bene perché in Sicilia ci siamo nati e ci vogliamo restare.
   Allora, quello che ci accingiamo a fare oggi è esattamente un atto
  d'amore  verso  la nostra Terra, verso i nostri figli,  verso  quei
  ragazzi  che  sono rimasti, ma soprattutto verso  quelli  che  sono
  andati via e che vorremmo tornassero nuovamente in Sicilia.
   Il Movimento Cinque Stelle, signor Presidente, non si sottrae alle
  proprie responsabilità, farà la propria parte, ha partecipato  alla
  stesura  di  questo documento, lo ha condiviso con le  altre  forze
  politiche, e questo documento che è arrivato in dirittura  d'arrivo
  è  la  somma  degli  ordini  del giorno che  ieri  tutte  le  forze
  politiche  responsabilmente  hanno  depositato.  Tutti  noi  stiamo
  facendo  un passo indietro affinché i siciliani finalmente  possano
  farne cento in avanti. Grazie.

   PRESIDENTE.  E'  iscritta a parlare l'onorevole  Savarino.  Ne  ha
  facoltà.

   SAVARINO.  Grazie,  signor  Presidente, onorevole  Vicepresidente,
  onorevoli  colleghi, io devo dire che condivido alcune  riflessioni
  dei colleghi intervenuti in questi giorni. Condivido soprattutto il
  fatto, già sottolineato pocanzi dai colleghi Cinque Stelle, di  non
  avere paura di questa autonomia differenziata. Anzi, secondo me,  è
  proprio   questa  un'occasione  preziosa  per  riuscire   noi,   in
  trattativa  col Governo nazionale, a vedere riconosciute finalmente
  tantissime  di  quelle prerogative e di nostre  competenze  che  in
  questi anni sono state oltremodo mortificate.
   Rimettere   all'ordine   del   giorno   il   tema   dell'autonomia
  differenziata   è  un'occasione  ghiotta  anche  per   la   Regione
  siciliana.  Se  viene utilizzata al meglio può diventare  strumento
  per  avere riconosciute finalmente tantissime delle nostre istanze.
  Non  torno sugli argomenti già citati dai colleghi. Non torno sugli
  argomenti  già citati dai colleghi, che sottoscrivo e  condivido  -
  quindi  le norme 37, 38 - non sto qui a dire anche il fatto che  in
  questi  anni  la nostra autonomia è stata mortificata  anche  nelle
  nostre  materie  di  competenza esclusiva, da norme  cosiddette  di
  coesione economico-sociale, che sono entrate a piedi uniti dettando
  a  discapito della nostra competenza legislativa esclusiva  materie
  che dovrebbero e sarebbero state di nostra competenza.

                Presidenza del Vicepresidente DI MAURO

   Quello  che  io  oggi  voglio  invece  sottolineare,  al   di   là
  dell'occasione  ghiotta  che abbiamo, è il  fatto  di  chiedere  al
  nostro riferimento del Governo, l'assessore Armao, che peraltro  ha
  competenze  in  materie  che  sono assolutamente  di  prestigio  in
  quest'occasione,  assolutamente utili al nostro  dibattito  e  alle
  nostre  trattative,  di  verificare quali siano  gli  ambiti  delle
  richieste  che  vengono  fatte in questa sede  dalle  tre  Regioni.
  Perché  il  vero dato è prima di tutto e innanzitutto conoscere  di
  che  cosa  stiamo parlando. Capire cosa c'è dentro questo  accordo,
  qual è l'oggetto dell'intesa.
   E' uno dei temi interessanti, che non si capisce se è ricompreso o
  meno,  perché  c'è stato un'indicazione della Cgil  che  pensa  che
  possa  essere oggetto dell'intesa, è quella della flessibilità  dei
  prezzi.   Attenzione  assessore  Armao,  Presidente,   perché,   la
  flessibilità  dei  prezzi  non è per il meridione  un'occasione  di
  rischio, cioè non è un pericolo, il fatto che possa rientrare nelle
  intese,   oggetto   della   discussione  dell'autonomia   regionale
  differenziata,  la  possibilità che le regioni  si  occupino  anche
  della  flessibilità dei costi per esempio, del lavoro. Può  essere,
  per   la   Sicilia,  una  possibilità  di  rilancio  della   nostra
  produzione,  perché  è  chiaro  a  tutti,  e  la  storia  ce   l'ha
  dimostrato, che, con l'eliminazione delle gabbie salariali nel '68,
  chi  è  stato  penalizzato nella propria produzione e  crescita,  è
  stato  proprio il meridione d'Italia, perché da noi, che  il  costo
  della  vita è molto più basso rispetto alle regioni del nord, avere
  equiparato i contratti di lavoro, ha portato una fuori uscita delle
  imprese e quindi una mancanza di produzione a scapito del Sud.
   E'  quello  che  sta succedendo proprio in questi mesi,  nel  Nord
  Italia,  con gli stabilimenti spostati dagli imprenditori, nell'est
  del Paese, è la prova provata che il costo del lavoro un'attrattiva
  per  quelle  imprese e allora immaginare che le Regioni si  possano
  riappropriare  della  possibilità di dare in  maniera  elastica  il
  costo  del  lavoro  e quindi con la flessibilità  dei  prezzi,  può
  essere una grandissima occasione, proprio per il meridione, per  il
  sud  e  per  la Sicilia. Per cui chiedo di focalizzare l'attenzione
  anche su questo tema che, non è stato finora, oggetto del dibattito
  ma  che  è  un tema che, certamente, può servire da volano  per  la
  produzione e la crescita della Regione siciliana.
   Colgo  ancora  l'occasione per dire che, questo  oggi,  importante
  dibattito di questa nostra Aula, il documento che in maniera comune
  possa essere approvato da tutte le forze politiche, risottolinea  a
  livello  nazionale  e  anche oltre la forza e  l'incidenza  che  in
  questo   dibattito,  all'ordine  del  giorno,   la   Sicilia   come
  protagonista  potrà avere, ed è un'occasione che va,  assolutamente
  sfruttata,  al  meglio e di cui colgo tutto il lato positivo  della
  situazione. Grazie.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Bulla.  Ne  ha
  facoltà.

   BULLA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono qui  per  fare
  delle   riflessioni,   in   quanto  penso   che   il   regionalismo
  differenziato  in Italia c'è stato da anni da parte  delle  Regioni
  del  nord nei confronti del meridione, perché queste Regioni  hanno
  ottenuto  infrastrutture, hanno ottenuto il  raddoppio  della  rete
  ferroviaria, treni veloci, mentre a noi hanno destinato i  treni  a
  vapore,  hanno  ottenuto il raddoppio delle corsie autostradali,  a
  noi hanno destinato strade di seconda categoria.
   Dico   che   oggi   è  importante  parlare  di  questa   autonomia
  differenziata, ma occorre fare delle riflessioni.
   Negli anni passati la Lega ha al Nord messo in atto lo spauracchio
  degli  emigrati, dei terroni, per avere, e conquistare, un consenso
  elettorale  al  Nord.  Oggi, per avere un  consenso  da  parte  del
  meridione, mette in atto una politica sugli immigrati, ma  noi  non
  dobbiamo  dimenticare  questa  situazione  avvenuta  nella   nostra
  Italia.
   E vedete, cittadini siciliani, noi oggi dobbiamo perdonare, ma non
  dobbiamo dimenticare ciò che è successo negli anni passati. Io sono
  preoccupato Presidente da quello che può succedere da qui a qualche
  giorno  sulla  sanità. I colleghi degli ordini dei medici  di  Bari
  hanno  una  preoccupazione  per quanto  riguarda,  appunto,  questa
  discussione  che  viene  fatta oggi,  si  prepara  a  discutere  in
  Parlamento, per quanto riguarda l'autonomia differenziata nel campo
  della sanità, in cui si preparano ad ottenere, appunto, una libertà
  di  scelta  per quanto riguarda le scuole di specializzazione,  per
  quanto riguarda i ticket sanitari, quindi ci sarà una disparità nel
  trattamento  dei cittadini per quanto riguarda la salute  pubblica.
  Questo mi preoccupa.
   E  allora,  io  chiedo  ai  deputati che  sono  stati  eletti  nel
  meridione,  e soprattutto ai deputati del Movimento Cinque  Stelle,
  di  non  essere grilli parlanti, ma di rispettare il  voto  che  il
  meridione  gli  ha concesso e quindi difendere da questa  autonomia
  differenziata il meridione. Grazie Presidente.

                                Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico  all'Aula  che  l'onorevole  Zitelli  è   in
  congedo.
   L'Assemblea ne prende atto.

      Riprende il seguito del dibattito sul tema del regionalismo
                             differenziato

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cafeo. Ne ha
  facoltà.

   CAFEO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io volevo aggiungere
  un  punto  di  vista,  un'osservazione, una riflessione  ai  tanti,
  diciamo,  interventi che ci sono stati rispetto a  questo  tema,  e
  volevo soffermarmi su un aspetto; intanto ritengo che sia un  fatto
  positivo che quest'Aula arrivi a votare un documento unitario,  una
  posizione unitaria su questo tema, e voglio ringraziare i deputati,
  i  capigruppo  e  chi si è fatto carico di, come dire,  stilare  un
  documento  che  parte  appunto  dalla  nostra  Costituzione,  dagli
  articoli,  dalle  garanzia,  dal fatto  che  qualsiasi  riforma  in
  qualche modo va intesa sempre dall'interno dell'unità dello  Stato,
  della Nazione, dalla parità di diritti fra i cittadini dello stesso
  Stato.
   Ritengo che, volevo soffermarmi quindi su un aspetto che è  quello
  che  secondo me, condividendo il documento, quindi non riprendo  le
  varie rivendicazioni e tutto ciò che è contenuto nel documento  che
  condivido  pienamente. Il tema è che qualsiasi dibattito, qualsiasi
  riforma, qualsiasi posizione politica assume un significato diverso
  a  seconda  da  chi e come viene portato avanti, e  all'interno  di
  quale  contesto politico, sia nazionale che internazionale,  questo
  dibattito  e  questa  riforma che è una riforma  comunque  prevista
  dalla Costituzione, che ha in sé delle basi, ma poi il tema è  come
  viene  sviluppato e a cosa serve effettivamente questa e come viene
  utilizzata.
   Io  ritengo che le modifiche della Costituzione, la previsione  di
  autonomia  dell'utilizzo dei costi standard  e  dei  costi  storici
  nasca per efficientare e responsabilizzare le classi dirigenti  dei
  vari territori, ma la sensazione che si ha è che però non sia  .
   Questo  è  un  aspetto, l'altro aspetto è come  si  intende  o  si
  utilizza  questa  previsione della riforma.  L'eccessiva  autonomia
  regionale  rispetto a delle tematiche che, in quanto  tali,  in  sé
  rappresentano  l'unità  dell'Italia, dello  Stato  e  quindi  delle
  garanzie a livello italiano ritengo appunto, per il clima che anima
  il dibattito, a rischio.
   Come ritengo che la situazione storica che stiamo vivendo, in  cui
  di  fatto  il  Sud  è  rappresentato  all'interno  delle  politiche
  sviluppate  dal  nostro Stato quasi - e l'ho  sentito  dire  alcune
  volte  anche nel dibattito di oggi - come se fossimo la  parte  del
  mercato interno che serve ed è utile come sbocco per le imprese del
  Nord, perché noi assistiamo non solo - come è stato sottolineato  -
  a una emigrazione di intelligenze e di risorse umane formate grazie
  alle  risorse  del  Sud, ma anche all'utilizzo  dei  fondi  europei
  previsti per le Regioni obiettivo poi, di fatto, essendo la maggior
  parte  del  sistemo  produttivo  italiano  collocato  al  Nord  poi
  beneficiano  delle  risorse destinate dalla Comunità  Europea  alle
  regioni obiettivo.
   Il  tema di maggiore preoccupazione, per quanto mi riguarda, è che
  oggi  assistiamo a un dibattito fatto di una visione in  cui  l'uno
  porta a casa qualche risultato per se rispetto agli altri, perdendo
  di  vista  le  sfide che l'intero Stato all'interno della  Comunità
  Europea deve portare avanti rispetto alla globalizzazione, e quindi
  alle sfide esterne a cui ci presentiamo in maniera divisa e con  il
  dibattito  che  abbiamo  oggi su questo  tema,  a  mio  avviso,  ci
  presentiamo  ancora  più  divisi e quindi  più  deboli  siano  essi
  siciliani o delle Regioni del Sud o delle Regioni del Nord,  perché
  il  concetto  principale, penso l'accusa  principale,  che  oggi  i
  cittadini  rivolgono alla politica e a chi ha la responsabilità  di
  assumersi, ha appunto in se la responsabilità il fatto di essere in
  grado  di  dare risposte, ritengo che sia forviato da interessi  di
  parte  di  corto  respiro  anziché a una  visione  più  complessiva
  inserita in un contesto internazionale e con delle visioni di lungo
  periodo.
   Io  ritengo che questa settimana ci sono stati due fatti positivi,
  uno  che  penso  si  verifica oggi e cioè che la  votazione  di  un
  documento  unitario  e l'altra è stata la presa  di  posizione,  la
  condivisione, l'assunzione di responsabilità di deputati  nazionali
  di  tutti  i  partiti  che hanno partecipato  all'incontro  con  il
  Presidente  per  la risoluzione delle problematiche riguardanti  le
  province.
   Io  spero che questo sia solamente l'inizio, perché oggettivamente
  tutta  l'azione politica del Governo la vedo più mossa da interessi
  di parte o da interessi di campagna elettorale legate alle prossime
  europee.
   Questo in un contesto in cui anche il Governo nazionale, così  per
  come è nato sulla base di un contratto, quindi di due programmi, di
  due  visioni totalmente diverse, non sia sviluppato con una visione
  univoca  del  Governo  su  come portare fuori  l'Italia  da  questa
  situazione di crisi e farla valere nel contesto internazionale.
   A  volte  la  stessa  sensazione si ha nei confronti  del  Governo
  regionale in cui quello che oggettivamente che, a mio avviso, manca
  è  una  visione  complessiva  e  di  lungo  periodo  che  ci  possa
  consentire all'interno dell'Aula di un confronto di ampio respiro.
   Spero che il mettere davanti per questi due motivi essenziali  che
  sono   la   preoccupazione  di  questa  concessione  di   autonomia
  differenziata fatta in maniera disordinata e a scapito del Sud e le
  problematiche  che  stiamo vivendo assieme  legate  alle  province,
  possa  far fare all'Aula e al Governo un salto di qualità  rispetto
  alle programmazioni future.
   Ritengo  che la serietà dell'azione amministrativa e del dibattito
  d'Aula oggi deve portarci - superate queste due difficoltà - a  far
  percepire  a tutto lo Stato italiano e anche alla Comunità  europea
  che  la  vera  sfida,  il  verso ruolo che  oggi  il  Meridione  e,
  soprattutto,  la Sicilia può svolgere per l'Italia e per  tutto  il
  contesto  europeo è rispetto alle nuove sfide che ci  troveremo  ad
  affrontare e che ancora oggi non abbiamo affrontato e non ci stiamo
  attrezzando.
   Sono le sfide del mercato globale, degli equilibri che cambiano ed
  il  grosso ruolo che la Sicilia può svolgere rispetto all'Africa  e
  ai mercati che stanno a sud di noi.
   A  mio  avviso,  l'obiettivo che dobbiamo porci è superare  queste
  sfide, dimostrare serietà con i numeri e nell'azione amministrativa
  per  riuscire  a fare diventare una battaglia comune  il  fatto  di
  guardare verso il Sud.
   Gli equilibri internazionali, sia economici sia relativi alla pace
  e  ai vari pericoli non si muovono più verso il Nord, ma si muovono
  verso  ciò  che  sta  ai  nostri confini e, quindi,  nei  confronti
  dell'Africa.
   Spero  che  ritrovare un'unità di intenti su una  visione,  su  un
  ruolo  politico che non è solo quello rivendicativo, ma può  essere
  di  guida  rispetto ad una visione dell'Italia e  del  mondo  possa
  venire da quest'Aula.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Cracolici.  Ne  ha
  facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente, anche io  considero  utile  questo
  confronto  in  questo Parlamento, seppur è stato provocato  e,  per
  fortuna,  determinato da un rinvio di una decisione  rispetto  alla
  quale,  comunque,  la Sicilia si candidava ad essere  assolutamente
  Cenerentola  e marginale rispetto a processi politici che  sono  in
  atto  nel  nostro  Paese,  non solo politici  ma  anche  di  ordine
  economico e sociale.
   Credo  che vada detto con grande nettezza, lo dico a quei colleghi
  che  si  illudono  probabilmente nel ritenere che  il  regionalismo
  differenziato sia un'opportunità per l'autonomia siciliana  intanto
  per un dato.
   Il  regionalismo differenziato lo chiedono quelle aree  del  Paese
  che  non  hanno  come  obiettivo quello di  rilanciare  i  processi
  autonomistici delle Regioni a Statuto speciale e comunque non hanno
  come obiettivo quello di ripensare anche una politica nazionale che
  sia redistributiva per davvero tra il Nord e il Sud del Paese.
   Forse questo dibattito, se riusciamo a farlo diventare tale  -  ma
  devo dire con grande onestà sono tra quanti nutre molti sospetti  e
  molti  dubbi  che  questo avverrà - mi colpisce il  silenzio  della
  intellettualità  italiana e del Mezzogiorno sui destini  di  questo
  Paese.
   Siamo  una sonnolente classe dirigente piegata alla gestione della
  cronaca  e  non riusciamo ad intravedere nulla di quello che  potrà
  avvenire da qui a qualche anno.
   Quando   dico  siamo,  mi  riferisco  certamente  alla   politica,
  certamente alle classi dirigenti della politica nel Mezzogiorno, ma
  anche  a  tutti  quei mondi virtuosi che dovrebbero  supportare  la
  possibilità di costruire un'opinione pubblica nel Paese, dai grandi
  giornali  alla  intellettualità, ai luoghi della  conoscenza  della
  elaborazione, insomma. Questo dibattito ci si arriva più per dovere
  che  non  per consapevolezza di cosa si sta giocando e  qual  è  la
  posta in gioco.
   Io  dico  che  la posta in gioco è una: l'Italia del  regionalismo
  differenziato è l'Italia dello spezzatino dei diritti  Non potranno
  esserci  diritti  universali applicati  con  condizioni  economico-
  sociali profondamente diverse da zona a zona del Paese.
   Se  così è, il problema è come ci immaginiamo in questa nuova fase
  in  cui,  a  differenza  dei nostri padri e dei  nostri  nonni  che
  portarono una bandiera che vide la Sicilia

                           (Brusìo in Aula)

   CRACOLICI. E' complicato però  Vi chiedo scusa colleghi

   PRESIDENTE.   Onorevole  Cracolici,  ci  penso  io.  Per   favore,
  colleghi,   onorevole  Galluzzo  si  accomodi   non   interrompiamo
  l'onorevole Cracolici

   CRACOLICI. No, non è che mi interrompono è il rumore che mi

   PRESIDENTE. Mi rendo conto, si distrae.

   CRACOLICI.  Dicevo,  i nostri padri e i nostri  nonni  ebbero  una
  visione ed era la visione dell'autonomia in parte come risarcitoria
  rispetto  ad uno stato nazionale che aveva non solo accentuato  gli
  elementi  di  divaricazione tra il Nord e  il  Sud  del  Paese,  ma
  all'interno  di  quel  Sud c'era una questione siciliana  irrisolta
  negli anni della guerra e del dopoguerra.
   La  specialità  quindi  nasce  con una  visione,  con  un'idea  di
  un'Italia  unita, ma dentro un'Italia unita, un'Italia  che  doveva
  essere  unificata  anche sulle condizioni sociali  e  di  crescita.
  Invece, l'autonomia differenziata, e lo dico senza letture di parte
  politiche perché non nascondo anche il limite culturale, che  pezzi
  delle   classi  dirigenti  del  mio  partito,  ad  esempio,   hanno
  contribuito  in  qualche  modo  a  rendere  quasi  ineluttabile  la
  prospettiva  di  un  paese  in cui l'autonomia  o  il  regionalismo
  differenziato altro non è che un movimento che si muove  nel  solco
  della   tutela  dei  privilegi,  altro  che  risarcitoria  in   una
  dimensione di chi ha di meno rispetto a chi ha di più, ma il chi ha
  di  più prova a difendere il suo avere di più per cercare di  avere
  di più anche nel futuro.
   Una  cosa  si  evidenzia oggi a distanza di  settant'anni  che  in
  questo  nostro Paese non solo è cresciuto il divario tra il Nord  e
  il  Sud,  oggi  l'Italia della democrazia  ci  dà  dei  dati  macro
  economici  che  sono peggiori di quello che c'era  nell'Italia  del
  Regno delle due Sicilie e nell'Italia pre Garibaldina.
   Cioè il divario tra il Nord e Sud è cresciuto, non è diminuito. Ma
  dentro  questo  divario c'è un'altra questione  ancora  più  grave,
  ovvero  che la Sicilia, la sua autonomia non solo via via ha  perso
  di  smalto  per certi versi noi stessi l'abbiamo tradito, l'abbiamo
  usata  sbagliando  gli  strumenti di attuazione,  ma  ci  siamo  in
  qualche  modo  fatti  fregare sull'idea che alla  fine  l'autonomia
  altro  non  era  che ha garantito in qualche modo i privilegi  alla
  società siciliana e non invece solo a una parte di essa.
   Non  è  un caso che se oggi io ho letto con interesse - ma per  la
  verità  già  conoscevo  i  dati finanziari dei  cosiddetti  residui
  fiscali  - ho letto con interesse questo dato che dimostra  che,  a
  fronte  di un dibattito che qui abbiamo fatto negli anni,  articolo
  36,  articolo  37, articolo 38, più noi discutevamo del  meccanismo
  risarcitorio  più  l'Italia  si  muoveva  nella  dimensione   delle
  differenziazioni delle sue politiche redistributive.
   Oggi  la  Sicilia, che nel suo Statuto ha previsto che il 100  per
  cento  dell'Irpef pagato dai Siciliani va trattenuto in Sicilia,  è
  tra  le  regioni italiane dove, in maniera pro-capite, contribuiamo
  al finanziamento regionale, tra le regioni italiane più basse.
   A  questo si è aggiunta una norma fatta qualche decina di anni fa,
  che  è  la compartecipazione al debito pubblico nazionale,  che  ha
  visto   la   Sicilia   essere   la  regione   con   la   più   alta
  compartecipazione  nazionale rispetto a  tutte  le  altre  regioni,
  fermo  restando  il  rapporto pro capite.  Davanti  a  noi  c'è  la
  Lombardia,  ma  per  la semplice ragione che in  Lombardia  sono  9
  milioni e mezzo di abitanti, in Sicilia siamo 5 milioni; eppure noi
  abbiamo  soltanto  qualche  centinaio  di  milioni  in  meno  della
  Lombardia.
   Allora,  anche noi abbiamo ritenuto che l'autonomia altro non  era
  che  il trucco col quale si è un po' ridistribuita la ricchezza  di
  questo Paese e in fondo ancora adesso il modello dell'autonomia  si
  applica  al Mezzogiorno. Che cosa è il reddito di cittadinanza,  se
  non la stessa filosofia che negli anni Sessanta e Settanta ha visto
  immaginare all'Italia di distribuire un po' di pensioni sociali, un
  po'  di  pensioni di invalidità al sud? E il nord faceva  i  fatti,
  andava  nella sua direzione senza che il sud e le classi  dirigenti
  meridionali potessero alzare la voce, se non per lamentarsi.  Ma  i
  lamenti senza visioni rimangono parole al vento.
   Ecco,  io credo che oggi, a differenza di quello che avvenne negli
  anni  Settanta  in  cui il riformismo in Italia segnò  il  Servizio
  sanitario  nazionale, segnò la scuola e l'Università, per  tutti  e
  per tutte, segnò lo Statuto dei lavoratori, dove si unificò per  la
  prima  volta il principio che un lavoratore di Bolzano,  così  come
  uno  di  Lampedusa avevano diritto allo stesso salario a parità  di
  prestazione,    cose   che   in   quell'epoca   apparivano    quasi
   illuministiche . Ma questa è stata la stagione del riformismo  che
  in  qualche  modo,  poi, negli anni successivi ha  finito  per  far
  perdere  di vista l'obiettivo strategico dell'unità del Paese,  non
  come fatto istituzionale, ma come fatto sociale.
   Ed  allora questo dibattito - e mi avvio a concludere - o  noi  lo
  inquadriamo   io condivido il documento; bene il fatto che  ci  sia
  un documento unitario; tutta salute  Meglio uniti che divisi  Però,
  consentitemi di dire, il problema non è l'unità di un documento,  è
  l'impostazione  con la quale la Sicilia sta in questa  discussione.
  Ci stiamo con una visione difensiva e rivendicazioni sta o proviamo
  a  usare  questa  occasione per aprire una fase nuova  di  politica
  italiana
   Il problema non è difendere la Sicilia dall'Italia; il problema  è
  difendere  una  visione dell'Italia che possa  servire  anche  alla
  Sicilia,  così  come alle altre regioni italiane.  Cioè  la  nostra
  sfida  non  è quanto alziamo il muro per sentirci forti, a  parole,
  urlando in nome del rivendicazionismo autonomistico; ma come  siamo
  in  grado  di  promuovere  una politica  che  incida  nei  processi
  redistributivi  di  questo Paese, e lo si fa  costruendo  alleanze.
  Costruendo alleanze nel Mezzogiorno, costruendo alleanze nel Paese.
   Ma  in  nome di che cosa? Vedete, se prima la prospettiva  per  la
  Sicilia è stata negli anni quella di essere un ponte verso l'Italia
  che  cresceva e raggiungere i suoi obiettivi economici  e  sociali,
  per  essere in qualche modo più vicina a quell'Italia - il   ponte
  era  e  in  parte  continua a essere questa metafora  -  il  grande
  problema che abbiamo, lo ha citato per ultimo l'onorevole Cafeo,  e
  ha fatto molto bene, è che se non capiamo che la visione del futuro
  non  è  quanto  somiglieremo al Lazio o all'Emilia Romagna  o  alla
  Lombardia, ma quanto la Sicilia perché se quello sarà il terreno di
  gioco noi saremo sempre marginali, per ragioni geografiche, cioè se
  l'obiettivo è conquistare i mercati dell'Europa, l'unica  cosa  che
  possiamo  chiedere è qualche linea ferroviaria in più, per  ridurre
  di qualche ora il nostro sistema trasportistico.
   Ma se il grande problema del futuro in un mondo globale è come noi
  diventiamo ponte non con l'Italia da cui siamo separati  dal  mare,
  ma  con l'Africa dove oggi più che mai avvertiamo la dimensione  di
  un  nuovo  colosso  economico che sta entrando prepotentemente  nei
  mercati,  che  si  chiama  Cina, bene, se questa  è  la  dimensione
  politica della sfida, allora noi dobbiamo connettere la nostra idea
  di  organizzazione democratica, delle istituzioni, dello Stato,  in
  questa chiave nuova, non con i muri o con le paure o con quest'odio
  che si inietta ogni giorno verso tutto ciò che è diverso da noi, il
  futuro   della   Sicilia   dipenderà  dalla  valorizzazione   delle
  differenze che nel mondo via via si svilupperanno, anche perché  fa
  parte  della  nostra  storia questo Palazzo  che  ha  visto  arabi,
  normanni,  ebrei,  religioni, razze, culture che  l'hanno  reso  un
  unicum da questo punto di vista straordinario.
   Allora, io penso che il dibattito di oggi è utile nella misura  in
  cui  riusciamo, ad esempio, ad avere come conseguenza che domani  o
  dopodomani  qualcuno scriva un editoriale su un  giornale,  qualche
  altro apra una provocazione e crei le condizioni perché si discuta,
  perché   la   Commissione  Statuto  eserciti   una   funzione   non
  burocratica, ma apra una sfida su qual è l'idea dello  Statuto  del
  futuro. Ecco, se facciamo queste cose allora avrà senso, altrimenti
  è stata un'altra passeggiata tra le cinque e le otto di sera.

   PRESIDENTE.  E'  iscritta  a  parlare  l'onorevole  Amata.  Ne  ha
  facoltà.

   AMATA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, intanto  in
  premessa  accetto  la  sfida  dell'onorevole  Cracolici  e,  a  tal
  proposito, dico che questo dibattito non nasce per caso,  ma  nasce
  perché  la  Commissione Statuto ha dedicato almeno tre sedute  alla
  presenza  del Governo rappresentato dall'Assessore Armao e  da  due
  costituzionalisti, il professore Verde e il professore Cariola, che
  ci  hanno  aiutato  un  attimo  a  valutare  questa  questione  che
  sicuramente è di primaria importanza.
   Dalla   Commissione  certamente  sono  nati  diversi   spunti   di
  riflessione e si era in un primo momento indicata la strada di fare
  una  risoluzione  da far votare alla Commissione, ma  nello  stesso
  tempo ci siamo resi conto che la questione era troppo importante  e
  che andava coinvolta l'intera Assemblea; e nella considerazione che
  appunto l'intesa che doveva essere firmata il 15 febbraio,  tra  le
  tre  Regioni e il Governo, è slittata ed allora si è deciso,  anche
  su  richiesta  del  Presidente Musumeci, ricordo la  mattina  della
  votazione   della  finanziaria,  è  stata  accolta  dal  Presidente
  dell'Assemblea l'idea di promuovere questo dibattito in Assemblea.
   Era  giusto  e  corretto  che da questo  dibattito  scaturisse  un
  documento unitario, perché sono certa e ci sono i termini, ci  sono
  le  basi,  ci  sono  i presupposti per poterlo fare,  di  approvare
  all'unanimità  un documento, un ordine del giorno da consegnare  al
  Governo,  in  maniera  tale  che nelle trattative  con  il  Governo
  centrale  possa  avere quella forza in più così  come  hanno  fatto
  altri   Consigli   regionali,  per  esempio  la   Campania,   dando
  chiaramente più forza a quella che era la loro idea.
   Un attimino qualche passo indietro va fatto, anche se immagino che
  tra ieri e oggi molte cose siano state dette.
   Io ieri ero assente per motivi di salute, ma ho cercato di seguire
  il  dibattito anche da casa e diverse cose interessanti sono  state
  dette  dai  colleghi  e, quindi, partiamo dal  fatto  che  dopo  la
  modifica di questo Titolo V della Costituzione, dell'articolo  116,
  comma  3, ha consentito a tutte le regioni, anche quelle a  Statuto
  ordinario,  di  poter  chiedere  l'autonomia  su  alcune   materie,
  competenze e funzioni.
   E, fino a qua, potrebbe andare tutto bene. Però, se noi andiamo  a
  valutare  effettivamente  le  proposte  che,  immediatamente,  dopo
  questo  e  questo accade perché diventano pre intesa alla fine  del
  Governo  Gentiloni,  le  proposte che  fanno  tre  regioni,  Emilia
  Romagna,  Lombardia  e Veneto, se le andiamo a  valutare  non  sono
  assolutamente  identiche,  ma nella sostanza  hanno  proprio  delle
  particolarità, delle differenze - anche se mi ripeto - sostanziali.
   A  che  cosa mi riferisco? Al fatto che, mentre Lombardia e Veneto
  fanno una richiesta nella quale oltre che le competenze - anche  se
  loro  sostengono  che  ciò  avverrà nei  cinque  anni,  quindi  non
  immediatamente  al  primo anno, ma alla  fine  del  quinto  anno  -
  comunque chiedono effettivamente delle risorse in più, risorse  che
  facendo  due  conti  -  lo  capisce chiunque  -  vengono  sottratte
  all'intero importo delle risorse che oggi lo Stato distribuisce  in
  tutto il Paese. Al contrario, l'Emilia Romagna chiede competenza su
  15 materie, ma non chiede risorse in più, chiede solamente di poter
  assolvere  e, quindi, togliendo questa responsabilità  allo  Stato,
  delle funzioni con le stesse risorse.

                  Presidenza del Presidente MICCICHE'

   Nel  senso,  io Regione sostengo di essere più brava, sostengo  di
  riuscire  a dare ai miei cittadini un servizio migliore, aumentando
  la  qualità  del servizio ma con le stesse risorse. Obiettivamente,
  su questo, nulla questio. Anzi, è lodevole l'iniziativa dell'Emilia
  Romagna. Ci troviamo al cospetto di un problema allorquando,  però,
  questa autonomia diventa costo per il sistema Paese.
   Ovviamente,  una  sottrazione di imposte  dallo  Stato  all'intero
  Paese  -  perché  se ad alcune regioni ne vengono date  di  più  ne
  restano  di  meno - è chiaro che vanno ad aumentare  quel  divario,
  quelle  differenze che oggi sono abbastanza esistenti e  si  notano
  tra  Nord e Sud, ma aumenterebbero anche le differenze tra le altre
  regioni.  Il  problema non sarebbe solo del Meridione, non  sarebbe
  solo della Sicilia ma sarebbe, chiaramente, dell'intero Paese.
   Secondo  me, un Governo che pensa di poter agire in questo  senso,
  in  questi  termini, creando differenze tra Regione e Regione,  tra
  Nord e Sud, è chiaro che questo ragionamento andrebbe ad indebolire
  l'intera  nazione.  Andrebbe ad indebolire l'Italia  nei  confronti
  degli altri Paesi, facendo diminuire quella competitività che  oggi
  l'Italia   ha,  rispetto  agli  altri  Paesi,  facendola   apparire
  certamente più debole nei fatti e nella sostanza.
   Questo  è  il primo concetto che, secondo me, il nostro Presidente
  ma  tutti  i  Presidenti  delle varie  Regioni  dovrebbero  portare
  avanti.
   Il secondo tema, assolutamente fondamentale, afferisce, invece, ai
  livelli  essenziali  delle prestazioni  dei  servizi  su  tutto  il
  territorio  nazionale. La distribuzione delle risorse deve  mettere
  al  centro,  innanzitutto, il concetto che i servizi devono  essere
  erogati  nella stessa maniera e con la stessa qualità per  tutti  i
  cittadini del Paese, superando quei divari tra le varie regioni.
   Ci  troviamo,  però, oggi in presenza di meccanismi  che,  invece,
  aggravano questo divario come la tendenziale paralisi delle  misure
  di  perequazione  infrastrutturale e fiscale, la  fissazione  della
  soglia  di  investimento al Sud al 34 per cento che  molto  spesso,
  negli ultimi anni, è stata ancora più bassa. È calcolata, peraltro,
  sulla  mera percentuale della popolazione meridionale a prescindere
  da  quel divario, da quel gap negativo che esiste tra Nord  e  Sud.
  Quello  non  viene  considerato.  E  quello,  invece,  sarebbe   un
  parametro che dovrebbe essere considerato.
   Ed  ancora, vicende che tagliano le gambe dei nostri enti  locali,
  come  il  prelievo  forzoso  concentrato  solo  sulle  ex  province
  siciliane  che  sta mettendo allo sbando centinaia e  centinaia  di
  famiglie ed è cronaca di questi giorni.
   Siamo,  praticamente, al cospetto di misure che ad oggi  affermano
  una sostanziale destrutturazione della solidarietà nazionale.
   E'  questo, Assessore Armao, il tema che il Governo della  Regione
  attraverso il nostro Presidente, attraverso lei che ci rappresenta,
  dovrà  affrontare.  Io  penso e lo penso in maniera  convinta,  chi
  governa   l'Italia,   chi  governa  l'Italia   deve   farlo   nella
  consapevolezza  che  la  nostra Nazione deve  crescere,  affermarsi
  forte  e competitiva nei confronti degli altri paesi, deve fare  in
  modo  di  annientare, di risolvere questo gap negativo tra  Nord  e
  Sud,  non si può più pensare di sviluppare le regioni a macchia  di
  leopardo.  Solo  in  questa maniera, avendo la  consapevolezza  che
  un'Italia  unita  può essere forte e può competere  con  gli  altri
  Paesi, forse solamente davanti a questo noi possiamo dormire  sonni
  tranquilli. L'Italia deve camminare ad una unica velocità.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Catanzaro.  Ne  ha
  facoltà.

   CATANZARO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  Assessori,
  intanto  diciamo  questo mio intervento di  oggi  è  un  intervento
  perché con grande apprezzamento condivido che finalmente quest'Aula
  dopo  un  anno  e  due mesi di mia rappresentanza  di  parlamentare
  regionale, finalmente, ci accumuna su un tema.
   Un  tema  che, ovviamente, mette d'accordo un po' tutti e un  tema
  che  riguarda  la nostra Regione ed è un tema che  secondo  il  mio
  punto  di  vista  non  è  una  problematica  di  oggi,  ma  è   una
  problematica  che  da molti anni pian piano la  politica  ha  fatto
  scorrere,  al punto di arrivare su questo argomento ad  un  divario
  che  è  un  divario  ormai abbastanza difficile colmare.  Perché  è
  inutile  che noi ci nascondiamo, siamo di fronte ad una  secessione
  mascherata,  ad un qualcosa che ci vengono a raccontare  e  che  ci
  vengono  a  raccontare in un modo abbastanza distorto, cioè  questo
  divario  che viene distorto è sempre di più noi abbiamo  e  subiamo
  questo  divario  tra Nord e Sud. Lo vediamo perché  gli  interventi
  tutti,  ho ascoltato con grande attenzione da ieri questo dibattito
  con  tutti i colleghi che sono intervenuti su questo argomento,  ho
  visto  che  tutti la pensiamo allo stesso modo; però,  la  pensiamo
  tutti  allo stesso modo e nello stesso tempo dobbiamo non  soltanto
  pensarla allo stesso modo, ma agire insieme allo stesso modo e come
  Governo  e  Regione  siciliana  non  possiamo  più  permetterci  di
  rimanere silenti di fronte a tematiche di elevata importanza.
   Io,  ad  esempio,  parlo su una provincia che è  la  provincia  di
  Agrigento  che è la provincia da cui io provengo e mi  rendo  conto
  che  sempre  di  più  noi soffriamo questo divario  perché  abbiamo
  ascoltato con attenzione le varie problematiche, ma noi abbiamo  un
  problema infrastrutturale enorme, cioè noi siamo l'ultima provincia
  d'Italia, siamo di fronte a un non collegamento che si ferma, che è
  quello  viario, che si ferma a Caltanissetta, ad Agrigento,  e  poi
  dall'altro  lato  noi  abbiamo la Castelvetrano.  Cioè,  noi  siamo
  davvero come una provincia di terzo mondo, caro Assessore Armao,  e
  ci sono moltissimi temi che negli anni io a 37 anni ho visto che in
  tanti hanno affrontato, ma che solamente oggi ci rendiamo conto che
  siamo  ad un bivio e siamo sempre più in quel bivio che ci porta  -
  lo  ha detto poco fa l'onorevole  Cracolici - ebbene non si possono
  inserire   elementi  di  politica  come  quello  del   reddito   di
  cittadinanza,  che accontentano rispetto al passato  attraverso  un
  incentivo a quella popolazione tanto per accontentarla.
   Questa non è una nota di polemica, però è un messaggio - e poi  mi
  accingo  a concludere perché non voglio dilungarmi - è un messaggio
  ai  colleghi che rappresentano oggi il Movimento Cinque Stelle.  E'
  un messaggio importante perché oggi loro sono al Governo nazionale,
  e  allora  tutti insieme dobbiamo fare sentire la nostra voce  come
  Regione siciliana, ma che non deve essere un dibattito sterile  che
  è  finalizzato  all'approvazione di un documento  e  basta.  Ma  io
  quello  che  dico  è mettiamo da parte l'appartenenza  politica  di
  ognuno  di  noi e lottiamo per il nostro territorio, perché  domani
  alla  gente  che  vive in Sicilia non interessa  di  quale  partito
  siamo,   ma  interessa  quello  che  noi  facciamo  per  il  nostro
  territorio.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Di  Mauro.  Ne  ha
  facoltà.

   DI  MAURO. Signor Presidente, credo che avere riservato due giorni
  a questo dibattito sia stata una cosa importante, ce n'era bisogno,
  ne  avvertivamo la necessità, stante anche il silenzio, mi permetto
  di  dire,  che  in quest'ultimo periodo c'è stato  da  parte  degli
  organi  di  stampa,  da  parte  dei  giornali  nazionali,  dei   TG
  nazionali, di tutti i talk show nazionali.
   Ci  sarà  una ragione, perché questo è successo, e credo  che  sia
  ascrivibile  anche  e  soprattutto  a  chi  è  titolare  di  questi
  giornali, di queste televisioni. Perché non c'è dubbio che, essendo
  la  maggior  parte  di  costoro del Nord, non  c'era  assolutamente
  interesse a sollevare una questione di natura politica.
   Devo  però  anche  registrare,  anche  qui  stasera  purtroppo  il
  fenomeno  si  verifica,  che  non  c'è  una  presenza  folta  nella
  discussione  - in Parlamento eravamo ieri una quarantina  e  questa
  sera siamo una trentina - proprio perché forse non si comprende  il
  messaggio  che  dovremmo  dare, non si comprende  la  particolarità
  delle  difficoltà,  qualora  dovesse essere  approvata  l'autonomia
  differenziata,  nelle quali potremmo trovarci noi tutti  quanti  in
  Sicilia.
   E  lo di questo senza volere ripetere le cose che sono state dette
  ampiamente dai colleghi, ma oltre a trovarci in un contesto in  cui
  negli  ultimi vent'anni, mi riferisco dal '94, '95, '96 in poi,  in
  cui  a seguito della scomparsa dei partiti della I Repubblica,  dei
  partiti  nazionali, il Partito Comunista, la Democrazia  Cristiana,
  il  Partito Socialista, è finita l'attenzione verso quello che  era
  il  Meridione  e quindi lo sforzo dei Governi nazionali  sempre  di
  attenzionare il Sud e anche la Sicilia, per quel tempo che è  stato
  possibile,   in  questi  ultimi  vent'anni  abbiamo  assistito   ad
  un'attenzione  particolare nei confronti del  Nord,  nei  confronti
  delle Regioni del Nord, e a dimenticare il Meridione, e soprattutto
  la  Sicilia, quasi a voler concorrere le forze politiche e le forze
  sindacali,  l'opinione generale, a dividere l'Italia, a creare  una
  divisione, una spaccatura tra quello che è il Nord e quello  che  è
  il Sud.
   Se   a   questo  dovessimo  aggiungere  la  cosiddetta   autonomia
  differenziata, credo che avremmo la doppia beffa:  da  un  lato  lo
  Statuto  al quale non è mai stata data ampia esecuzione, dall'altro
  praticamente un'opportunità che verrebbe data ulteriormente al Nord
  di  acquisire quelle che sono, mi permetto di dire, le entrate,  la
  maggior  parte  delle entrate tributarie, dall'Irpef  a  tutti  gli
  altri tributi locali, per garantire dicono loro, servizi.
   Quindi,  un  trasferimento di competenze e funzioni da quelli  che
  sono i compiti dello Stato alla Regione, per creare un processo  di
  regionalizzazione  differenziato, e questo altro  non  farebbe  che
  determinare  non  solo la sicurezza al costo che per  ora  vogliono
  imporre, che è il cosiddetto costo storico dei servizi che ci sono,
  ma   le   risorse  che  dall'Irpef,  dalla  trattenuta   dell'Irpef
  resterebbero alle Regioni, resterebbero ancora nelle loro casse per
  fare ulteriori cose.
   Quindi si creerebbe un meccanismo per cui chi è ricco diventa  più
  ricco, e il Sud che, come hanno detto diversi colleghi prima di me,
  si  trova in una condizione economica finanziaria difficile per via
  del  fatto  che per le tasse è molto ridotto, perché fa riferimento
  al   reddito  pro-capite  di  ciascuno  di  loro,  si  avrebbe  una
  situazione di aggravamento, questo è il significato che nulla ha  a
  che vedere con l'applicazione dell'articolo 119 della Costituzione,
  con tutte le sue modifiche che furono apportate recentemente, e  la
  legge  n.  42 del 2009, con la quale avevamo iniziato nel 2011,  un
  processo  di  federalismo, di perequazione  infrastrutturale  e  di
  attenzione  anche, così com'è scritto nella legge,  con  attenzione
  verso  le  Isole per il costo storico che affrontano nel realizzare
  le  infrastrutture, per i loro prodotti, nel commercializzare,  per
  le  difficoltà  nel trasporto per l'aumento dei costi,  quindi  una
  posizione  che  viene,  praticamente, a determinarsi  di  ulteriore
  danneggiamento per il Meridione a vantaggio del Nord,  a  vantaggio
  di  un  territorio che già gode di tante infrastrutture importanti,
  di  tanti servizi importanti a discapito di un altro territorio che
  è quello del Meridione e della Sicilia in particolare.
   Credo  che  al  di  là di questo dibattito che si  sta  svolgendo,
  l'altro  giorno  si  è  portato avanti in Consiglio  dei  ministri,
  giorno  15  febbraio,  un'attività  che  era  stata  impostata  dal
  cosiddetto  Governo  Gentiloni, e  non  me  ne  voglia  il  Partito
  Democratico, se Gentiloni non avesse dato avvio a questa  sorta  di
  rapporto  tra  la  Regione e lo Stato, questa  sorta  di  anomalia,
  perché  vero  è che l'attività legislativa è prevista, praticamente
  questa  sorta  di  rapporto  che  si  determina  per  cui  si  vede
  presentato un modello di disegno di legge che deve essere  preso  o
  lasciato,  cioè  approvato o non approvato da parte del  Parlamento
  nazionale,   senza  che  i  parlamentari  possano   entrare   nelle
  discussioni  e presentare gli eventuali emendamenti,  questa  è  la
  gravità  della  cosa, per dieci anni, che potrebbe essere  cambiato
  soltanto  seguendo lo stesso percorso e quindi con  una  difficoltà
  enorme   perché  si  chiama,  proprio   procedura  di  legislazione
  rafforzata' e qui, invece, noi ci troviamo, caro Presidente, in  un
  silenzio assordante e in percorso che giorno 15 è stato bloccato.
   Mi chiedo signor Presidente, è stato bloccato perché, per esempio,
  il  Ministro  per i Beni culturali, il Ministro per l'ambiente,  il
  Ministro  della  salute  pubblica,  hanno  compreso  che  le   loro
  competenze,  le  loro  funzioni e le risorse  venivano  a  mancare?
  Oppure  perché  ci si è resi conto realmente che in  realtà,  tutto
  quello  che  sta succedendo a proposito di autonomia differenziata,
  farebbe   del   Meridione  e  della  Sicilia,  una  condizione   di
  inferiorità,  non  solo  sul  piano  finanziario,  ma   sul   piano
  culturale,  sul  piano sociale, rispetto agli  abitanti  del  nord?
  Questa  è la domanda che noi dobbiamo porci, perché, vero è che  se
  giorno  15  è stata bloccata l'attività, temo che sia stato  fatto,
  perché  qualcuno  si  sia reso conto che  in  realtà  può  fare  il
  Ministro ma può anche chiudere quel ministero, che può diventare un
  museo storico di quello che era una volta la funzione della sanità,
  dei beni culturali e la funzione dell'ambiente.
   Quindi, credo signor  Presidente che occorra, da parte nostra, non
  solo  un'attività perché lo Statuto possa essere messo, mi permetto
  di  dire, in attuazione, così com'è giusto che sia, considerato che
  è  una  legge  costituzionale, ma far sì che ci sia una ribellione.
  Non  è  soltanto  un dibattito che appartiene a questo  Parlamento,
  credo  che  debba  essere  un dibattito  che  appartenga  anche  ai
  Consigli  comunali, credo che bisogna agire con  forza,  così  come
  stanno   facendo  in  questo  momento,  i  pastori   in   Sardegna,
  ribellandosi  a  una decisione che è a tutto danno  del  Meridione,
  perché  non  è  qui  il  trasferimento delle  funzioni  delle  sole
  competenze, qui vogliono scippare i soldi che vengono pagati e  che
  servono a garantire l'unità d'Italia, la coesione sociale, che sono
  i princìpi cardini, per cui questa benedetta legge del 2009 è stata
  fatta,  per  garantire un'Italia unita e indivisibile e invece,  se
  per caso la Lega, dovesse riuscire a portare avanti questo progetto
  noi ci troveremmo in grandi difficoltà.
   Lo   viviamo   costantemente,  lo  diceva  poco  fa,   l'onorevole
  Cracolici,  basta pensare a quello che stiamo facendo dal  2012  al
  2020, in concorso della finanza pubblica.
   Qui  le  parti  non solo si sono invertite, non solo  siamo  stati
  costretti  a  subire  il  mancato finanziamento  di  una  serie  di
  infrastrutture, abbiamo concorso a risanare le casse dello Stato e,
  dopo  avere  concorso a risanare le casse dello  Stato,  adesso  lo
  Stato,  attraverso accordi singoli con le altri regioni  senza  per
  questo  consultare  le  regioni del Meridione  che  possono  essere
  ovviamente interessate all'attività legislativa che si può porre in
  essere,  ci  troviamo  dinanzi ad una riforma,  una  riforma  della
  struttura  dello  Stato e quindi, praticamente, verrebbero  mancare
  una serie di trasferimenti e una serie di coperture finanziarie per
  i servizi essenziali, delle prestazioni in settori essenziali della
  vita pubblica.
   Signor  Presidente, io credo che di fronte a questo non basta  una
  Assemblea, una riunione di Assemblea, credo che ci voglia veramente
  un'organizzazione diffusa nel territorio che cominci a  raccogliere
  le   firme,  che  cominci  a  rappresentare  al  Presidente   della
  Repubblica,  al  Governo nazionale, che questo è  l'inizio  di  uno
  sfascio  che  potrebbe  vedere  il  Meridione,  e  la  Sicilia   in
  particolar modo, al loro destino senza nessuna prospettiva per noi,
  ma soprattutto per i nostri figli.

   ARMAO, Vicepresidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Dovrei soltanto chiedere al Governo  se
  accetta  o  meno  l'ordine del giorno che è stato  distribuito  ma,
  ovviamente,  gli  do  la  parola per un intervento  che  credo  sia
  importante che il professore Armao, assessore all'economia,  faccia
  su  questo argomento e poi passeremo alla votazione dell'ordine del
  giorno. Prego assessore Armao, e Galvagno in coda.

   ARMAO,  Vicepresidente  della Regione.  Io  ringrazio,  devo  dire
  sentitamente, il Parlamento e quest'Assemblea per la ricchezza e la
  poliedricità  del  dibattito  che ha  accompagnato  questo  momento
  storico.   Molti   deputati,  soprattutto  i  più  giovani,   hanno
  giustamente sottolineato di quanto importante e cruciale sia questa
  fase per la nostra autonomia. Io condivido l'analisi di chi non  si
  straccia  le  vesti  di fronte a questa fase  che  non  credo  vada
  definita  né buona né cattiva, è una fase della politica  italiana.
  E'  una fase che parte da lontano, è una fase alla quale arriva  il
  Nord  dopo  una serie di passaggi, non dimentichiamo  il  passaggio
  referendario che ha visto votare tanti cittadini del Veneto e tanti
  cittadini della Lombardia, e che oggi pone una questione.
   Io credo che tra l'alternativa di chi ha paura a voltare pagina  e
  il  dovere di voltare pagina che ha chi scrive il futuro, credo che
  noi  dobbiamo scegliere la seconda prospettiva, quella  di  voltare
  pagina  rispetto  ad  una prospettiva che vedeva  la  Sicilia  come
  Regione  speciale  e, in qualche modo, posta in una  condizione  di
  rifiuto del divenire del regionalismo italiano.
   La  modifica  del Titolo V del 2001, che ha introdotto  l'articolo
  116  e  che certamente non immaginava questa latitudine di materie,
  certamente non si pensava mai che una regione potesse presentare 23
  materie - le abbiamo guardate rispetto alla prospettiva che  sembra
  imminente  dell'accordo - le abbiamo guardate in  tanti  e  abbiamo
  visto materie che la Sicilia neanche si sarebbe sognata di chiedere
  e   invece  vengono  reclamate  come  materie  da  attribuire  alla
  competenza legislativa.
   Io  condivido  profondamente  la  tesi  che  è  stata  ultimamente
  prospettata sul Corriere della Sera da Sabino Cassese ma che risale
  ad  alcuni  studiosi  che  di  meridionalismo  hanno  fatto  giusto
  approfondimento,  che  il  regionalismo  differenziato  rischia  di
  riaprire  la  ferita  storica del Paese,  la  mancata  unificazione
  economica,   a  centocinquant'anni  di  distanza  dall'unificazione
  politica. Non a caso è stato definito dallo studioso Daniele,  come
  la  più  grande  e  reiterata  vicenda di  incapacità  dello  Stato
  unitario, il più grande fallimento dello Stato unitario che  non  è
  riuscito,  come ha fatto la Germania come voi sapete  in  vent'anni
  l'unificazione è stata fatta, non è riuscita a rendere questo Paese
  coeso.
   E  questa mancata unificazione è la causa del ritardo della nostra
  economia, del ritardo della nostra competitività.
   Oggi  il  Paese  è l'ultimo nella graduatoria dell'incremento  del
  Prodotto Interno Lordo dell'Unione Europea; io non credo perché c'è
  il  Governo  Conte, poi possiamo politicamente dire quello  che  si
  vuole, è l'ultimo perché è in gravissimo ritardo di competitività e
  i   nostri  ritardi  di  competitività  hanno  radici  pluriennali,
  ultradecennali,  ultraventennali  direi,  quando  questo  Paese  ha
  smesso di investire in opere pubbliche, in aeroporti, in porti,  di
  essere competitivo, di puntare sulla tecnologia del digitale,  come
  sta facendo tardivamente, ma tardivamente.
   Ieri  abbiamo  avuto un importante incontro con i  componenti  del
  Comitato delle Regioni a Palermo, ed ho fatto una domanda:   Quanti
  di voi, nell'epoca del digitale, hanno uno strumento o in mano o in
  tasca prodotto in Europa? , ovviamente la risposta è: nessuno
   Questo  Continente,  che  per 2.500  anni  ha  avuto  la  primazia
  tecnologica  con  le armi da guerra, la primazia  culturale,  nella
  produzione  di  navi, nella produzione di carri,  nella  produzione
  industriale  nella  prima  e  seconda  Rivoluzione,  oggi  utilizza
  strumenti prodotti fuori dalla sfera dell'Europa.
   Il  ritardo  culturale dell'Europa è drammatico  e  in  questo  il
  Mezzogiorno  è ancora più Sud e in questo la Sicilia è  ancora  più
  isola  e  allora la competitività è il vero obiettivo cui  dobbiamo
  pensare.
   Lo  Statuto  -  al  di  là  delle tesi  riparazioniste  che  hanno
  riguardato  una  serie dei padri dello Statuto -  non  è  nato  per
  essere  uno  strumento di isolamento come la  Muraglia  cinese  che
  nacque per difendere la Cina e poi divenne frutto di isolamento, lo
  Statuto  è  uno  strumento di riscatto, un valore aggiunto  per  la
  Sicilia,  ecco  che allora io sono dell'idea e il  Governo  con  il
  Presidente  Musumeci  abbiamo avuto lunghe  riflessioni  nella  sua
  stanza  e  quindi  rassicuro l'onorevole Fava che non  c'è  nessuna
  divergenza,  non  perché  temiamo le divergenze  ma  perché  quella
  posizione  è  stata  proprio  frutto  di  un  ragionamento,  di  un
  confronto. Ma noi ad avversare questo processo abbiamo interesse  o
  possiamo  dire che le Regioni del Nord rivendichino autonomia?   E'
  nel   nostro   DNA,   perché   l'autonomismo,   la   rivendicazione
  dell'autogoverno  nasce in Sicilia, nasce in  questo  Parlamento  -
  ovviamente  nelle sue più antiche radici storiche -  perché  quando
  nel  1812  si  stese la prima Costituzione d'Italia - è  una  delle
  prime d'Europa - la Sicilia ha dimostrato che voleva l'autogoverno,
  che  attraverso l'autogoverno poteva essere più moderna. Lo  stesso
  nel  1848, lo stesso nel 1860, lo stesso fino allo Statuto del 1946
  quindi  noi  non intendiamo, non possiamo ostacolare  il  progresso
  verso  un  rafforzamento  del regionalismo  di  altre  regioni.  Si
  tratta, però, di vedere come questo regionalismo viene reso: allora
  i  9/10  della prospettazione della Regione Veneto sono  in  totale
  conflitto  con  la  nostra  Costituzione,  perché  l'articolo   119
  introduce e conferma - nella sua revisione del 2001 - meccanismi di
  riequilibri di compensazione ed è impensabile che una Regione possa
  trattenere  i 9/10 non solo perché neanche la Sicilia li trattiene,
  come  è noto  all'IRPEF siamo al 7 e qualcosa e 3, 60 per l'I.V.A.,
  quindi  siamo  fuori dalla più rosea delle autonomie speciali  come
  viene definita la Sicilia, ma neanche il trentino Alto Adige  e  la
  Sardegna.
   Ma  il  tema  è  che se la Regione, che si pone come  seconda  per
  ricchezza  in  Italia  e  trattiene  i  9/10  nessun  elemento   di
  perequazione  né  fiscale né infrastrutturale si potrà  realizzare,
  non si potrà porre in essere neanche quel meccanismo di solidarietà
  fra  le  Regioni e di mantenimento delle funzioni statali che  sono
  imprescindibili:  la  funzione  della  difesa,  la  funzione  della
  giustizia, la funzione della rappresentanza internazionale,  quindi
  siamo in totale distonìa rispetto al disegno della Costituzione.
   Altra cosa è invece se queste regioni vanno avanti sul piano della
  rivendicazione  autonomistica; questa rivendicazione  autonomistica
  alla  stregua  di  quanto  previsto dall'articolo  10  della  legge
  costituzionale  n.  3  del 2001, cioè la norma  che  ha  introdotto
  l'articolo  116,  terzo comma, ha previsto la clausola  di  maggior
  favore che prevede che le Regioni a Statuto Speciale debbano  avere
  una   autonomia  quantomeno  parametrata  a  quella  delle  Regioni
  ordinarie   che  nel  frattempo  conquistano  spazi  ulteriori   di
  autonomia.
   Se abbiamo delle Regioni che fanno da rompighiaccio, se la Regione
  Veneto  rivendica  una  competenza in materia  di  Università,  per
  esempio, parlo una fra tante, o di commercio estero e la ottiene

   CRACOLICI. Di istruzione secondaria.

   ARMAO,  Vicepresidente della Regione. O di istruzione  secondaria,
  abbiamo   la  primaria,  ovviamente  nel  momento  in   cui   verrà
  riconosciuta  alla  Regione Veneto deve  essere  riconosciuta  alla
  Sicilia  con  risorse e con beni strumentali e  con  personale.  Il
  tema, quindi, non è contestare tout court il regionalismo. Il  tema
  è contestare questo tipo di regionalismo come fuga in avanti.
   Se  queste  Regioni  vorranno il regionalismo rafforzato  dovranno
  subordinarlo,  tuttavia,  all'intervento  e  ai  riconoscimenti  in
  materia  di perequazione infrastrutturale e di perequazione fiscale
  e ad una rilettura del cosiddetto residuo fiscale.
   Ho  collaborato con i colleghi e con gli amici che hanno steso  il
  documento,  per  la parte emotiva, e ho proposto di  richiamare  la
  sentenza  della  Corte  Costituzionale che  in  modo  assolutamente
  chiaro  dice che non esiste nell'ordinamento giuridico  il  residuo
  fiscale.
   Dice  la Corte:  fermo restando l'assoluto equilibrio del prelievo
  fiscale  e di impiego di quest'ultimo sul territorio di provenienza
  non  è  principio  espresso  nella disposizione  costituzionale  il
  criterio   del   residuo   fiscale.  Non  è   parametro   normativo
  riconducibile all'articolo 119 della Costituzione bensì un concetto
  utilizzato nel tentativo - storicamente ricorrente - di individuare
  l'ottimale ripartizione territoriale delle risorse finanziarie .
   Lo  stesso Buchanan che ha elaborato la teoria del residuo fiscale
  che nasce negli ordinamenti federali, nasce negli Stati Uniti e poi
  viene esportata anche in altre parti d'Europa e in altre parti  del
  mondo dove si parla di federalismo ha sottolineato l'importanza  di
  riparametrare il residuo fiscale alla luce del luogo di  produzione
  del gettito. E qui torniamo e andiamo all'articolo 37.
   Se  l'articolo 37 dello Statuto fosse attuato in pieno  i  residui
  fiscali  della Lombardia, i residui fiscali del Veneto o del  Lazio
  sarebbero   profondamente  diversi.  Lo  stesso   dicasi   per   la
  retrocessione sulle accise.
   Noi  abbiamo una norma scritta prima che si raffinasse il petrolio
  in  Sicilia che prevede che le accise sono competenza dello  Stato.
  Bene
   Già nel 2010 con il Presidente Lombardo negoziammo con lo Stato la
  parziale  retrocessione  delle  accise,  per  non  dire  poi  e  mi
  riferisco   a   documenti  che  consegnerò,   il   disastro   della
  perequazione infrastrutturale e il divario crescente che  lo SVIMEZ
  e  altri istituti di ricerca hanno dimostrato nell'alterazione  fra
  la   popolazione  del  Sud  e  quella  siciliana  e  i  livelli  di
  infrastrutturazione.
   Negli  ultimi quindici anni perdiamo, tranne che nel  settore  dei
  porti,  in tutti i settori della infrastrutturazione. Quindi  senza
  perequazione  infrastrutturale - ed è la legge  Calderoli'  che  lo
  prevede - non si può andare avanti.
   Intanto,  grazie a tutte le forze politiche, lo dico  a  nome  del
  Governo,  avendo consultato il Presidente, di questo  straordinario
  sforzo  di  convergenza. Oggi il Parlamento sta dando  una  lezione
  alla politica siciliana. Quando ci sono gli interessi dei siciliani
  si può fare massa critica.
   Ho visto già il testo, ne attendo la formalizzazione e dopo di che
  procederemo  verso un'intesa sul piano operativo fra  Parlamento  e
  Governo  per  tutelare gli interessi dei siciliani,  garantirne  il
  riscatto e sostenerne le giuste rivendicazioni.

   PRESIDENTE. Ringrazio anche io tutto il Parlamento che ha dato una
  dimostrazione  di  capacità  ed  anche  di  livello  culturale,  di
  preparazione di tutti i suoi deputati, per tutti gli interventi che
  ci sono stati, interventi di altissimo livello.
   Ringrazio  il  Governo per avere ringraziato a  sua  volta  questo
  Parlamento.
   Credo  che da oggi il Governo abbia un'arma importante. Se  questo
  ordine  del  giorno, firmato da tutta l'Assemblea e  che  ora  sarà
  votato,  verrà  utilizzato  dal Governo è  un'arma  importante  nei
  confronti  dello Stato per le eventuali anomalie che  ci  dovessero
  essere in questa legge sulla differenziazione fiscale tra le  varie
  regioni,  per cui nel ringraziare tutti pongo in votazione l'ordine
  del giorno n. 102, che è stato firmato da tutti

   CRACOLICI.  Signor Presidente, votiamo per appello nominale,  così
  si vede.  E' meglio  Per farlo vedere

   PRESIDENTE.  E' all'unanimità. Onorevole Cracolici,  l'ordine  del
  giorno  si vota per alzata e seduta. E' firmato da tutti, quindi  è
  all'unanimità.
   Pongo  in  votazione l'ordine del giorno n. 102. Chi è  favorevole
  resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE. Ovviamente tutti gli altri ordini del giorno che  sono
  stati  presentati vengono assorbiti dal voto di questo  ordine  del
  giorno.


      Ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del Regolamento interno

   PRESIDENTE.  Prima  di rinviare  la seduta,  l'onorevole  Lupo  ha
  chiesto  di  parlare  ai  sensi  dell'articolo  83,  comma  2,  del
  Regolamento interno. Ne ha facoltà. Poi, hanno chiesto  di  parlare
  l'onorevole Pagana e l'onorevole Dipasquale.

   LUPO.  Signor  Presidente, signori Assessori, onorevoli  colleghi,
  intervengo   per   sottoporle  una  questione   che   la   riguarda
  direttamente nell'esercizio delle sue funzioni di Presidente  e  mi
  riferisco  al  fatto  che  la  legge di  stabilità  ha  avviato  la
  discussione  in Parlamento, se non ricordo male, il 31 di  gennaio,
  discussione che si è conclusa con l'approvazione il 15 di febbraio.
   In questi 15 giorni la I Commissione Affari Istituzionali di fatto
  non   si   è  riunita,  cioè  ancorché  siano  state  fatte   delle
  convocazioni,   essendo  impegnati  nei  lavori  parlamentari   per
  l'approvazione del bilancio e della finanziaria, non abbiamo potuto
  svolgere le funzioni previste.
   Quindi,  voglio chiederle la sospensione dei termini previsti  per
  legge,  dalla  legge 35 del 1976 che riguarda i  pareri  che  la  I
  Commissione deve rendere per le nomine proposte dal Governo, perché
  di  fatto  i commissari della I Commissione legislativa  non  hanno
  avuto  tempo  materiale di potersi riunire per  verificare  che  le
  nomine proposte dal Governo rispondessero ai requisiti di legge.
     Quindi  voglio  chiederle, se possibile, di disporre  che  la  I
  Commissione  possa  nuovamente prendere in esame  le  richieste  di
  parere  per le nomine che erano state incardinate nelle  sedute  in
  occasione  dello  svolgimento  dei  lavori  parlamentari   per   la
  finanziaria.
   Peraltro, il temine ordinario previsto dalla legge è di 45 giorni,
  solo  eccezionalmente può essere ridotto a 30, non mi pare  che  vi
  fossero  motivi  di  particolare urgenza  e  ritengo  che  sia  una
  prerogativa del Parlamento avere tempo di esaminare con  attenzione
  i  pareri per le nomine, non credo che un giorno più, un giorno  in
  meno, possano cambiare lo stato delle cose.
   Per  quanto ci riguarda siamo disponibili a prendere in  esame  le
  richieste di parere già a partire da domani.

   PRESIDENTE.  Grazie,  onorevole Lupo, sento di  dovere  rispondere
  direttamente.  Gli  altri interventi sono sullo  stesso  argomento,
  Onorevole Pagana?

   DIPASQUALE. Sì, siamo tutti e tre sullo stesso argomento.

   PRESIDENTE. E allora credo che se lo vuole fare lo faccia, se sono
  tutti sullo stesso argomento, rispondo a uno e rispondo a tutti.

   PAGANA. Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 83, comma 2,  del
  Regolamento interno.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PAGANA.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  l'intervento  è
  sullo  stesso  argomento, perché qui vige una legge  regionale,  la
  legge  35  del 1976 che prevede che questo Parlamento sia informato
  delle  nomine che fa il Governo. E' una disposizione prevista dalla
  legge,  noi  non vogliamo entrare nel merito delle nomine,  non  lo
  vogliamo   fare  quanto  meno  in  questa  sede,  però,  Presidente
  Miccichè,  io  non  so  perché lei non ha  voluto  rispondere  alla
  richiesta  di  sospensione di termine che è  stata  avanzata  dalla
  Presidenza  della  I Commissione, però ritengo e  riteniamo  questo
  fatto gravissimo.
   Quindi, facendo seguito all'appello dell'onorevole Lupo, anche noi
  chiediamo che lei in qualità di garante - ricordiamoci che lei  qui
  dentro  è  il  garante di questo Parlamento-, noi vogliamo  che  si
  trovi  una  soluzione, che i commissari della I  Commissione  siano
  messi  nella condizione di potere esaminare, così come  prevede  la
  legge,  le  nomine  che sono pervenute e che sono  passate  con  il
  silenzio assenso.
   E  poi  voglio sapere - perché lo voglio sapere - se da parte  sua
  c'è  stato  qualche  motivo per non concedere  la  sospensione  del
  termine  o  la  proroga  del  termine che  il  Presidente  della  I
  Commissione aveva concesso.

   DIPASQUALE. Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 83, comma  2,
  del Regolamento interno.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DIPASQUALE.  Signor  Presidente, signor Vicepresidente,  onorevoli
  colleghi, io sono davvero preoccupato, ritengo che stiamo arrivando
  davvero al dunque.
   Cioè  abbiamo  sollevato  delle questioni di  illegittimità  sulla
  nomina  del  Presidente  dell'IRSAP così  pesanti  che  le  abbiamo
  denunciate alla Procura della Repubblica e alla Procura della Corte
  dei Conti, sulla nomina del Commissario straordinario dell'IRSAP, e
  si pensa di andare avanti  bypassando  la Commissione? Ma vi volete
  prendere tutta questa responsabilità?
   Stiamo  parlando  di  una  situazione così  assurda  che  vede  un
  assessore,  in  data 2 ottobre 2018, dichiarare che  il  presidente
  dell'IRSAP  era  direttore  di  un  albergo  che  era  un   albergo
  inesistente,  un albergo di una società in liquidazione,  cosa  che
  ormai  non è che dico solo io  Con nota del 20 dicembre 2018, anche
  il  funzionario è stato costretto a dire che l'hotel Tresauro è  in
  liquidazione,   e   quindi   quella   dichiarazione   è    fasulla,
  dichiarazione  fasulla  rilasciata o dall'assessore  Turano,  o  da
  Occhipinti,  che  ha dichiarato che era direttore  di  un  albergo.
  Stiamo parlando del presidente, del commissario dell'IRSAP
   Dopo  tutto quello che è successo con l'IRSAP noi lasciamo  questi
  dubbi  e  queste  perplessità   E  voi  pensate  di  assumervi   la
  responsabilità in Giunta? Io faccio appello a lei, che qualcosa dal
  punto  di vista giuridico - rispetto a me e anche rispetto a  tanti
  altri  colleghi  -  capisce:  ma la vada  a  guardare  bene  quella
  pratica
   E  mi  permetto  di dire al Presidente della Commissione  che  fin
  quando  la  Giunta non ha espresso parere, e quindi non è esecutivo
  l'atto, la Commissione lo può esprimere un parere  Io vi invito  ad
  esprimerlo.  Io  invito il Presidente, invito  i  componenti  della
  Commissione a esprimere parere  Riunitevi  Esprimete parere, che la
  Giunta ne prenda atto con il parere della Commissione
   Questa  è  una  vicenda  così delicata e che  sicuramente  non  si
  fermerà  qui,  perché io già ho preannunciato l'ulteriore  denuncia
  sulla vicenda. Cosa che farò e mi permetterò di allargare solamente
  alle procure, oltre la Procura di Palermo, passare alla Procura  di
  Ragusa  e  alla Procura di Trapani, perché non è possibile  che  un
  argomento, una nomina così delicata si faccia passare in  silenzio
  Si faccia passare in silenzio

   PRESIDENTE.  Per quanto riguarda questa questione, io ho  ricevuto
  una  richiesta di proroga dei termini da parte del Presidente della
  I  Commissione, a cui ho chiesto se la Commissione aveva avuto modo
  di  riunirsi, se non era mai stata convocata. E allora poteva avere
  una ragione di esistere la proroga.
   Il  Presidente mi ha detto che era stata convocata più volte;  che
  più volte era mancato il numero legale; che più volte non era stato
  possibile  votare. Dopodiché erano passati i termini e mi  è  stata
  chiesta la proroga.
   La  Presidenza  dell'Assemblea, non solo non  ha  nessun  obbligo,
  ovviamente,  a concedere la proroga; ma ha una facoltà che  dipende
  dal  metodo  che  è  stato utilizzato fino a quel  momento:  se  la
  Commissione  non fosse stata riunita, non fosse stata  convocata  è
  ovvio  che  sarebbe stato mio obbligo dare la deroga  e  quindi  la
  proroga ai tempi della Commissione. Questo non c'era stato,  perché
  la Commissione era stata convocata più volte. A quel punto, secondo
  la  regola  del  silenzio assenso - che ha una  logica  proprio  in
  funzione  di  questo  tipo di situazioni - io ho  ritenuto  di  non
  assegnare  la  deroga,  e quindi la proroga  per  i  termini  della
  questione.
   Dopodiché se dobbiamo aprire un dibattito sull'argomento  riuniamo
  domani una Commissione e ne parliamo. Tanto, onorevole Ciancio,  la
  decisione del Presidente dell'Assemblea è stata non solo legittima,
  ma  anche studiata e verificata. Per cui non ho niente di cui dover
  pentirmi,  per quello che ho fatto. Dopo di che, queste  operazioni
  tantissime altre volte sono state fatte nel passato. Ripeto, se non
  si  fosse  mai  riunita  la Commissione, se  non  fosse  mai  stata
  convocata,  avrebbero avuto tutte le ragioni  di  questo  mondo  di
  chiedermi  la  proroga; poiché questo non è avvenuto,  anzi  mi  ha
  comunicato  il  Presidente della I Commissione che la  convocazione
  era  avvenuta  più  volte e che più volte  era  mancato  il  numero
  legale, non ce n'è per nessuno, come dire

   CIANCIO.   Abbiamo   chiesto  di  sospendere   perché   c'era   la
  finanziaria.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 83,  comma  2,
  del Regolamento interno.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, a  me  dispiace
  perché  questa  è una questione che sembra banale ma diventa  molto
  delicata  anche  perché  lei ha detto delle  cose  che  mettono  in
  discussione   l'autorevolezza  del  Presidente  della  Commissione.
  Perché il Presidente della Commissione - mi dispiace che non ci sia
  - ha avuto formalmente, ed è messo a verbale della Commissione, una
  richiesta da parte delle minoranze, proprio perché eravamo in  fase
  di  finanziaria e considerato che c'era il tema dei collegati e del
   facciamolo subito', cioè anche oggi abbiamo trattato il  collegato
  per  capirci,  avevamo chiesto al Presidente della  Commissione  di
  chiedere  al  Presidente dell'Assemblea una proroga dei  termini  e
  noi,  devo  dire  io  mi  ero  forse sbagliato,  pensando  che  una
  procedura   di   richiesta  comportasse  anche   un   diniego,   ma
  formalizzato. Noi invece oggi scopriamo, perché ce lo dice così  il
  Presidente, che la Presidenza non gli ha risposto, quindi  non  gli
  ha dato la proroga.
   Quindi  noi  abbiamo  questa situazione: la nomina  passa  con  il
  silenzio-assenso, mentre il Presidente della Commissione intende il
  silenzio del Presidente dell'Assemblea come un silenzio di diniego,
  quindi  abbiamo due forme di silenzio che dicono due cose  diverse.
  Bisogna mettersi d'accordo su cosa dice il silenzio: o è assenso  o
  è diniego.
   Per  cui,  signor Presidente, è chiaro che si pone un problema  di
  legittimità anche degli atti che fa la Commissione, perché se  come
  sta  dicendo, il Presidente le ha riferito che lui ha convocato  la
  Commissione  più volte, è vero che ha convocato la Commissione  più
  volte,  ma nella convocazione più volte c'era un ordine del  giorno
  in cui i testi che erano all'ordine del giorno erano principalmente
  la  legge  finanziaria, gli emendamenti e le leggi  collegate  alla
  finanziaria,  quindi se il Presidente gli ha detto questo,  gli  ha
  detto  una  cosa - e voglio essere molto buono - gli ha  detto  una
  cosa imprecisa.
   Io,  signor  Presidente, le ricordo che esiste un  precedente  che
  nella scorsa legislatura si è determinato, cosa che è l'ultima cosa
  che  vorrei fare, non mi appartiene come cultura, esiste l'istituto
  della sfiducia al Presidente della Commissione, che è passato  come
  principio,  cosa che non vorrei fare, però non possiamo  continuare
  così,  signor  Presidente  non si può continuare  così.  Cioè,  noi
  possiamo  avere tutto ma le Commissioni devono poter  funzionare  e
  devono poter funzionare nella certezza del diritto.
   Ho  suggerito oggi al Presidente della Commissione di convocare la
  Commissione  ad  esempio  per  domani  dove  c'è  un'altra   nomina
  scrivendo nell'avviso di convocazione che quella nomina sarà votata
  domani,  per  cui  chi  non  viene della  minoranza  si  assume  la
  responsabilità. Il Presidente si mette dal suo punto  di  vista  le
  carte in regola, ma non è che uno può scrivere un ordine del giorno
  di  trenta  punti  e dire  l'ho messo all'ordine  del  giorno'   La
  trattazione  la  decide  lui,  essendoci  una  priorità  che  è  la
  finanziaria non potevamo che seguire la priorità.
   Ecco  perché  le dico, signor Presidente, per evitare  che  questo
  incidente  possa avere anche cose fastidiose, io le  chiedo  invece
  formalmente   di  consentire  alla  Commissione,   anche   in   via
  straordinaria, di esprimersi così come prevede il Regolamento e  la
  legge,  evitando  di  utilizzare  il  silenzio-assenso,  cioè   noi
  facciamo  politica, signor Presidente e la politica ha determinato,
  ad esempio, che il Governo ha fatto le nomine sulla sanità. Come le
  è  noto  la  minoranza  è maggioranza in Commissione.  Noi  abbiamo
  responsabilmente  consentito - e mi assumo  pubblicamente  ciò  che
  dico  - consentito al Governo di procedere alle nomine che ha fatto
  assumendosene le responsabilità. Non vogliamo giudicare se uno ha i
  capelli  bianchi o neri, vogliamo sapere se funzionerà  o  meno  la
  sanità.  Questo vuol dire svolgere una funzione in Commissione  con
  raziocinio. Ma se poi dobbiamo utilizzare meccanismi e  furberie  -
  tra  l'altro  su  cose  un  po'  delicate,  perché  questa  vicenda
  dell'IRSAP  è  un  po' delicata - io le chiedo di  consentire  alla
  Commissione di esprimersi. Poi si esprimerà, ci saranno  gli  otto,
  non  ci  saranno,  quello  è un problema della  Commissione  e  dei
  componenti della minoranza, me per primo.

   MILAZZO. Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del
  Regolamento interno.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MILAZZO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  vale  la  pena
  ricordare  la  Presidenza  dell'onorevole  Cracolici  che   assunse
  allora,  più  che un Presidente della Prima Commissione,  il  ruolo
  quasi di monarca della Prima Commissione.
   Io  me lo ricordo bene come presiedeva l'onorevole Cracolici da un
  punto  di  vista politico. Mi ricordo, per esempio, la norma  sulle
  province. Quando si accorse che era in minoranza, chiuse la  seduta
  e  il disegno di legge arrivò direttamente in Aula. Più democratico
  dell'onorevole Cracolici non c'è nessuno

   CRACOLICI. Bugiardo

   MILAZZO.  Addirittura quando faceva le audizioni  ci  chiedeva  se
  eravamo  impegnati  quel giorno e convocava  un  altro  giorno.  Mi
  ricordo con l'onorevole Figuccia.

   CRACOLICI. Per non sentire te

   MILAZZO.  Il tema di oggi è un altro, però. Sono state  dette  una
  serie di inesattezze. Partiamo che dal punto di vista regolamentare
  nessuno  fu  mai sfiduciato. I deputati si dimisero. Dimettetevi  e
  azzeriamo  la  Commissione  e poi vediamo  di  colmare,  tanto  per
  cominciare,  il  fatto  che  la  legge  assegna  di  cartello   uno
  maggioranza  d'Aula  al  Presidente della  Regione  che  non  viene
  rispettata  in  Prima Commissione, dove viene alterata  la  volontà
  popolare.

   CRACOLICI. Ci dimettiamo da tutte le Commissioni e incasiniamo  il
  Parlamento

   MILAZZO.  Perché  poi  lì ci confronteremo tutti  sulla  giustezza
  della composizione di una Commissione parlamentare. Una maggioranza
  d'Aula  che di cartello c'è, poi lasciamo stare le defaillance,  di
  cartello,  cioè  la  norma  assegna  la  maggioranza  e  in   Prima
  Commissione,  per un'alchimia dell'Ufficio di Presidenza,  non  c'è
  rappresentata la maggioranza che è garantita in Aula. Primo  punto,
  quindi   non  ci  sono  sfiducie  sotto  il  profilo  regolamentare
  previsto.  Le  vogliamo prevedere? Modifichiamo il Regolamento,  vi
  dimettete tutti e poi dall'Ufficio di Presidenza si vedrà qual è la
  corretta interpretazione.

   LUPO. È un'idea

   MILAZZO. Punto secondo. Il Presidente dell'Assemblea mi sembra non
  sia   entrato  nel  merito  di  niente,  ha  solo  detto  la  Prima
  Commissione  si è riunita regolarmente. Chi lo stabilisce  l'ordine
  del  giorno  in  Prima Commissione? Né Milazzo, né  Miccichè  e  né
  nessun  altro. L'Ufficio di Presidenza della Prima Commissione.  Un
  Presidente di Commissione con il suo Ufficio di Presidenza dove voi
  siete maggioranza, quando si riunisce e deve stabilire l'ordine del
  giorno,  sfido  chiunque, quale priorità dà? Dà la  priorità  delle
  scadenze.  Voi  immaginate  se noi qua avevamo  la  scadenza  della
  Finanziaria e cominciavamo a parlare di regionalismo differenziato.
  È  un  argomento  importante, viene dopo,  perché  abbiamo  termini
  perentori  per  i  quali  la  Finanziaria  va  esitata.  In   Prima
  Commissione   c'era  una  scadenza  -  io  non  sono  assolutamente
  interessato a niente, figuratevi - però c'erano delle scadenze,  la
  Prima  Commissione, aveva, secondo me, come priorità, ha  fatto  un
  ordine del giorno, poi glielo fate fare solo al Presidente, non  ho
  idea  chi  lo  fa, sotto il profilo regolamentare c'è l'Ufficio  di
  Presidenza   che  lo  stabilisce.  Si  metteva  come  primo   punto
  all'ordine  del giorno  Nomine  e si faceva questo.  Quindi,  senza
  entrare  nel  merito se vanno concessi o non vanno  concessi,  come
  vedrà,   io  non  ho  detto  questo,  ho  solo  contestato   alcune
  inesattezze regolamentari che andavano smentite. Dopodiché io penso
  Presidente,  a prescindere dal mio personale pensiero  che  non  ho
  espresso,  se  concedere  o  non concedere  i  termini  alla  Prima
  Commissione per esaminare gli atti, su questo non mi sono espresso,
  i  deputati per fare delle osservazioni ne avranno ben motivo e  il
  Presidente  per  essersi determinato avrà un supporto,  ovviamente,
  legittimo  e  io  ritengo, Presidente che lei debba approfondire  e
  tenere in seria considerazione quello che dicono i colleghi.

   CIANCIO.  Chiedo di parlare sensi dell'articolo 83, comma  2,  del
  Regolamento interno.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIANCIO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  gli  Uffici  mi
  insegnano che quando arriva una richiesta di parere all'Ufficio  di
  Presidenza,  sia  quello  della  Presidenza  dell'Aula,  che   alla
  Presidenza  della  Commissione, sono obbligati  o  quantomeno  sono
  tenuti a metterlo all'ordine del giorno.
   E  per  questo motivo, io intervengo anche come commissario membro
  dell'Ufficio  di  presidenza  della  Commissione,  avevamo  chiesto
  ufficialmente  al nostro Presidente di chiedere con forza  non  una
  proroga, ma una sospensione dei termini, perché - Presidente - deve
  sapere  che  a  gennaio sono cominciate ad arrivare  una  serie  di
  nomine  e  questo  mi  fa  pensare  che  il  Governo  abbia  voluto
  approfittare del caos finanziaria per non fare trattare  le  nomine
  alla Commissione.
   E  allora,  se  non  vogliamo pensare questo  e  se  vogliamo  far
  lavorare  serenamente tutte le commissioni e tutti i commissari  la
  questione  è che se in finanziaria non si può trattare nient'altro,
  per  esempio  come testi di legge che esulino dal  discorso  legato
  alla  finanziaria  o al collegato quello che sia,  non  si  possono
  trattare  neanche  le nomine e a me dispiace che il  presidente  le
  abbia  detto che si è rimandato, abbiamo chiesto una proroga perché
  non  c'era comunque il numero legale, che tra l'altro, manca sempre
  per  la  mancanza  della  maggioranza, non certo  dell'opposizione,
  perché non è vero.
   Il  Presidente  ha  avuto la richiesta formale dai  commissari  di
  sospendere  i  termini  perché visto che  c'era  il  periodo  della
  finanziaria non si doveva discutere nient'altro, quindi il problema
  è  questo  e io purtroppo temo che il Governo abbia approfittato  e
  possa  approfittare tante altre volte del silenzio assenso pur  non
  avendo  la  maggioranza  in Commissione. Ecco  questo  lo  dobbiamo
  evitare.

   FAVA.  Chiedo  di  parlare sensi dell'articolo 83,  comma  2,  del
  Regolamento interno.

   PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare.

   FAVA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi rimetto anche alla
  sua  saggezza e al suo buon senso, qui si tratta anche  di  evitare
  che  una  nomina  particolarmente delicata venga liquidata  con  un
  passaggio  formale regolamentare su cui ci possono essere  opinioni
  diverse  ma che resta comunque un elemento di sottovalutazione  del
  valore di questa nomina.
   Stiamo  parlando il Commissario dell'IRSAP di Ragusa e la  vicenda
  dell'IRSAP  attraversa  come una sciabola la  storia  degli  ultimi
  cinque   anni   di  questa  Regione  con  delle  proiezioni   delle
  conseguenze, delle sensazioni che siano estremamente spiacevoli dal
  punto  di vista dell'immagine che la Regione ha offerto di se.  Noi
  vorremmo  che  questa nomina potesse essere esaminata,  valutata  e
  giudicata  nelle funzioni e con i poteri che ha questa  Commissione
  all'interno della Commissione perché sarebbe sgradevole che  questa
  discussione, che questo dibattito, tracimasse dai confini di questa
  Assemblea e finisse come rischia di finire nelle sedi della Procura
  della Repubblica competenti, Palermo e Ragusa.
   Lo  dico  a  tutela  della nostra immagine, dell'autorevolezza  di
  questa  Assemblea,  delle  funzioni delle  responsabilità  della  I
  Commissione  ma  anche della legittimità di una nomina  perché  far
  passare  una  nomina  che ha questa rilevanza,  questa  sensibilità
  soltanto attraverso il meccanismo di un silenzio assenso, e non sto
  qui   a  sindacare  il  fatto  che  sia  o  meno  legittimo  questa
  determinazione,  rischia poi di svuotare quella  nomina  della  sua
  funzione  e  soprattutto di attribuire ad altri luoghi e  ad  altri
  sedi  il  compito  di valutare in altri termini la  legittimità  di
  questo   nome,  per  cui  sul  piano  dell'autotutela   di   questa
  istituzione e del suo certo buon senso le chiedo di rivedere questa
  decisione  e  di  mettere  la I Commissione  nella  possibilità  di
  esprimersi su questa nomina. Grazie.

   FIGUCCIA. Chiedo di parlare sensi dell'articolo 83, comma  2,  del
  Regolamento interno.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà. E poi basta e rispondo all'argomento.

   FIGUCCIA.  Signor Presidente, in realtà intervengo solo  per  dire
  che    sono   perfettamente   d'accordo   con   le   considerazioni
  dell'onorevole  Cracolici,  le ultime  dell'onorevole  Fava,  prima
  ancora dell'onorevole Ciancio.
   Il problema, però, e lo voglio chiedere ai colleghi, soprattutto a
  quelli  che fate anche parte dell'ufficio di presidenza  di  questa
  commissione, ma perché non chiedevate che questo ordine del  giorno
  venisse calendarizzato e perché ci nascondiamo dietro all'idea  che
  i  deputati non venivano? Hanno finito di dirlo adesso, Presidente,
  in  questa  Commissione l'opposizione è maggioranza quindi  bastava
  che  loro chiedessero che la Commissione si riunisse per votare  la
  nomina  perché tutto andava così come adesso chiedono e rivendicano
  che  andasse.  Anche io avrei voluto esprimere un  voto  su  questa
  Commissione,  anzi  vi  dirò di più, proprio  oggi  in  Commissione
  eravamo sei parlamentari, mancava esattamente quella minoranza  del
  Movimento  Cinque  Stelle e del Partito Democratico  che  ha  fatto
  numerosi interventi. Se loro oggi fossero stati presenti
   Oggi  eravamo  in  6,  volete sapere chi  eravamo?  Purtroppo  sei
  eravamo, signor Presidente, mi dispiace che i colleghi questa  cosa
  non  la  condividono, ma questi sono i numeri. Onorevole  Cracolici
  lei  c'era, c'era l'onorevole Ciancio, c'era l'onorevole  Figuccia,
  il Presidente della Commissione, Cracolici.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Figuccia, faccia il  suo  intervento;  non
  risponda, per favore

   FIGUCCIA.  Quindi, cari colleghi, la faccia deve essere sempre  la
  stessa,  non potete in Commissione recitare una parte e  venire  in
  Aula   a   recitarne  un'altra.  Venite  in  Commissione,  chiedete
  attraverso  l'ufficio  di Presidenza che vengano  calendarizzate  e
  bocciate le nomine, magari anche con il mio voto contrario.

   CRACOLICI. Ridicolo

   PRESIDENTE. Se continuate a fare confusione, sospendo la seduta  e
  ne parliamo domani
   Allora,  io vorrei chiarire a tutti che non esiste nessun silenzio
  assenso,  perché la legge dice che passati quei termini il  Governo
  può  considerare la nomina fattibile. Quindi, non sono stato  io  a
  dare un assenso alla nomina di chiunque sia, perché poi non ho idea
  di  quali  fossero le nomine da fare in quell'occasione. Passati  i
  giorni  -  né  questa Assemblea ha scritto al Governo dicendo  "vai
  tranquillo perché c'è stato il silenzio assenso", assolutamente  no
  -  Passati i giorni, la legge decide, prevede che il Governo  possa
  fare la sua nomina.
   Io dovrei forzare il Governo e dirgli "no, non la puoi fare perché
  io  faccio  una  proroga", in funzione di  che  cosa?  Che  c'è  la
  finanziaria?  No. In funzione di che cosa? Che non si  sono  potuti
  riunire?  No. In funzione del fatto che si sono riuniti più  volte,
  non  ho capito se l'hanno messo all'ordine del giorno o non l'hanno
  messo  all'ordine  del  giorno, ma di fatto  non  è  stato  votato.
  Allora,  le  prerogative  del Presidente dell'Assemblea,  onorevole
  Fava, Cracolici e tutti gli altri, sono prerogative che vero è ogni
  tanto mi si dice che io faccio quello che voglio, non è così.

   CRACOLICI. No, non sempre, quasi sempre

   PRESIDENTE.  Cracolici,  Cracolici,  io  ricordo,   non   ero   in
  quest'Assemblea, ma mi ricordo che ogni tanto, non so se posso dire
  questa  cosa  ma  la  dico, che quando lei era Presidente  della  I
  Commissione, quando c'era qualche problema lei riuniva di  domenica
  in modo che così non c'era nessuno e lei faceva velocemente.
   Se posso dire, le mie prerogative, per quanto possano essere forti
  sotto  alcune  condizioni,  in questa situazione  sono  prerogative
  minime,  io  non ho potuto fare altro che al Governo  far  fare  la
  nomina visto che erano passati i giorni. Non avere dato la proroga,
  ripeto, la considero una mia facoltà, ma vi avverto sin d'oggi, non
  le  darò  a  meno  che  non  ci  siano motivi  particolari,  perché
  altrimenti sarei io a venire meno al valore della legge, perché  la
  legge  perché dovrebbe scrivere quarantacinque giorni se tanto  poi
  il  Presidente  dell'Assemblea proroga? E' ovvio  che  non  avrebbe
  senso  tutto  questo. Per cui, io nel momento in cui  ci  dovessero
  essere   nel  futuro  motivazioni  reali  per  potere,  per  dovere
  prorogare, lo fare; diversamente non lo potrò fare.
   Onorevoli  colleghi,  la seduta è rinviata a martedì  26  febbraio
  2019, alle ore 15.00, con il seguente ordine del giorno:


    I -COMUNICAZIONI

    II -SVOLGIMENTO DI INTERROGAZIONI E DI INTERPELLANZE DELLA RUBRICA:
        Istruzione e formazione professionale  (V. allegato)

                   La seduta è tolta alle ore 19.24

                      DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

               Il Consigliere parlamentare responsabile
                 dott.ssa Maria Cristina Pensovecchio

  Allegato A

                      Annunzio di interrogazioni

   - con richiesta di risposta orale presentate:

   N.  696  -  Interventi  presso il Governo  nazionale  al  fine  di
  acquisire notizie circa l'accordo tra ENI s.p.a. e ADnoc.
   - Presidente Regione
   Arancio Giuseppe Concetto

   N. 700 - Iniziative circa l'utilizzo degli 'ex sportellisti' nella
  gestione delle procedure di erogazione del reddito di cittadinanza.
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   Barbagallo Anthony Emanuele

   N.  701  - Chiarimenti  circa  la  selezione  dei  c.d 'navigator'
  nella  gestione  delle  procedure  di  erogazione  del  reddito  di
  cittadinanza.
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   Barbagallo Anthony Emanuele

   N.  704  - Paventata crisi del settore dell'allevamento ovicaprino
  in Sicilia.
   - Presidente Regione
   - Assessore Agricoltura sviluppo rurale e pesca mediterranea
   Catanzaro Michele; Dipasquale Emanuele; Arancio Giuseppe Concetto;
  Sammartino Luca; Cafeo Giovanni

   N.705   -   Effetti  finanziari  della  riscossione  della   tassa
  automobilistica.
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia
   Arancio Giuseppe Concetto

   Le  interrogazioni saranno poste all'ordine del giorno per  essere
  svolte al proprio turno.

   - con richiesta di risposta in Commissione presentata:

   N.  698  -  Iniziative  per  il  mantenimento  del  punto  nascite
  dell'isola di Pantelleria (TP).
   - Assessore Salute
   Catanzaro Michele; Gucciardi Baldassare

   L'interrogazione  sarà  inviata  al  Governo  ed  alla  competente
  Commissione.

   - con richiesta di risposta scritta presentate:

   N.  697  -  Chiarimenti sulla crisi finanziaria  della  Camera  di
  Commercio del Sud-Est Sicilia e sulla cessione di quote ai  privati
  delle azioni della Società aeroportuale di Catania.
   - Presidente Regione
   - Assessore Attività produttive
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   Campo  Stefania;  Cancelleri Giovanni Carlo;  Cappello  Francesco;
  Ciancio   Gianina;  Foti  Angela;  Mangiacavallo  Matteo;   Palmeri
  Valentina;   Siragusa   Salvatore;  Trizzino  Giampiero;   Zafarana
  Valentina; Zito Stefano; Tancredi Sergio; Sunseri Luigi;  Schillaci
  Roberta;  Di  Caro Giovanni; Di Paola Nunzio; Marano  Jose;  Pagana
  Elena; De Luca Antonino; Pasqua Giorgio

   N.  699  -  Chiarimenti sul corretto svolgimento delle  operazioni
  riguardanti  le  elezioni amministrative del  giugno  2017  per  il
  rinnovo del Consiglio comunale di Avola (SR).
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   Zito  Stefano;  Cancelleri  Giovanni  Carlo;  Cappello  Francesco;
  Ciancio   Gianina;  Foti  Angela;  Mangiacavallo  Matteo;   Palmeri
  Valentina;   Siragusa   Salvatore;  Trizzino  Giampiero;   Zafarana
  Valentina; Tancredi Sergio; Sunseri  Luigi;  Schillaci Roberta;  Di
  Caro Giovanni; Campo Stefania; Di Paola Nunzio; Marano Jose; Pagana
  Elena; De Luca Antonino; Pasqua Giorgio

   N.  702  -  Applicazione  dell'art.  47,  comma  18,  della  legge
  regionale n. 5 del 2014.
   - Presidente Regione
   - Assessore Territorio e Ambiente
   Cancelleri  Giovanni Carlo; Cappello Francesco;  Ciancio  Gianina;
  Foti  Angela;  Mangiacavallo  Matteo; Palmeri  Valentina;  Siragusa
  Salvatore;  Trizzino Giampiero; Zafarana Valentina;  Zito  Stefano;
  Tancredi  Sergio;  Sunseri  Luigi;  Schillaci  Roberta;   Di   Caro
  Giovanni;  Campo  Stefania; Di Paola Nunzio;  Marano  Jose;  Pagana
  Elena; De Luca Antonino; Pasqua Giorgio

   N.  703  - Mantenimento delle unità operative turistiche  di  base
  operanti nel territorio della Regione.
   - Presidente Regione
   - Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
   Barbagallo Anthony Emanuele

   Le interrogazioni saranno inviate al Governo.

                       Annunzio di interpellanza

   N.  149 - Potenziamento dell'unità operativa turistica di base  di
  Taormina (ME).
   - Presidente Regione
   - Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
   Barbagallo Anthony Emanuele

   Trascorsi  tre giorni dall'odierno annunzio senza che  il  Governo
  abbia   fatto  alcuna  dichiarazione,  l'interpellanza  si  intende
  accettata  e sarà iscritta all'ordine del giorno per essere  svolta
  al proprio turno.

                          Annunzio di mozione

    N. 220 - Iniziative in materia di cybersicurezza.
   Zito  Stefano;  Cancelleri  Giovanni  Carlo;  Cappello  Francesco;
  Ciancio   Gianina;  Foti  Angela;  Mangiacavallo  Matteo;   Palmeri
  Valentina;   Siragusa   Salvatore;  Trizzino  Giampiero;   Zafarana
  Valentina;  Tancredi Sergio; Sunseri Luigi; Schillaci  Roberta;  Di
  Caro Giovanni; Campo Stefania; Di Paola Nunzio; Marano Jose; Pagana
  Elena; De Luca Antonino; Pasqua Giorgio
   Presentata il 14/02/19

   La   mozione  sarà  demandata,  a  norma  dell'articolo  153   del
  Regolamento  interno,  alla Conferenza dei  Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari   per  la  determinazione  della  relativa   data   di
  discussione.

  Allegato B

   (Intervento conclusivo sul Regionalismo differenziato,  depositato
  agli  atti,  pervenuto  dal  Vicepresidente  della  Regione,  prof.
  Gaetano Armao)

     Ringrazio  il  Parlamento,  ed  in  particolare  i  parlamentari
  intervenuti per la ricchezza ed il livello dell'ampio dibattito  su
  un tema assai rilevante per il futuro della Sicilia, che ho seguito
  integralmente. Oggi è un bel giorno per l'Assemblea non solo perché
  ha   dimostrato  la  capacità  di  dialogo  e  confronto  sui  temi
  dell'autonomia tra le forze politiche, ma sopratutto  poiché  si  é
  giunti  alla  predisposizione di un documento  condiviso  sui  temi
  della tutale e del rilancio dell'autogoverno dei siciliani.
     Personalmente  ho  l'onore di assistere dai banchi  del  governo
  per la seconda volta ad una forte intesa tra le forze politiche sul
  tema del regionalismo. La precedente il 21 ottobre 2010, quando  fu
  approvato  all'unanimità l'Ordine del Giorno n. 413, con  il  quale
  l'ARS  ha  adottato una posizione sul federalismo fiscale delineato
  dall'art. 119 Cost e dalla l. n. 42 del 2009, invitando il  Governo
  regionale  a  negoziare  la  piena  attuazione  dei  meccanismi  di
  autonomia finanziaria, assicurando la preventiva applicazione delle
  misure  di  perequazione  fiscale ed infrastrutturale.  Le  vicende
  paralizzanti  del  regionalismo italiano non  hanno  consentito  di
  scorgere un'evoluzione del sistema.
     Il  regionalismo  differenziato previsto  dall'art.  116,  terzo
  comma,  Cost,  sul  quale premono le Regioni del  Nord,  potrà  non
  danneggiare   la   Sicilia   solo  se  contestualmente   troveranno
  riconoscimento,  così  come ha richiesto il Governo  regionale,  le
  previsioni  dello  Statuto  e  la contemporanea  attivazione  degli
  strumenti  di  perequazione  fiscale ed  infrastrutturale  previsti
  dalla   stessa  Costituzione  e  dai  Trattati  UE,  nonché   dalla
  disciplina sul federalismo fiscale.
     È  di  qualche  settimana  fa l'intervento  di  S.  Cassese  sul
  Corriere  della  Sera  che ha stigmatizzato  non  solo  la  portata
  effettiva  delle iniziative di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna:
  l'obiettivo  di  trattenere risorse nelle regioni  più  ricche,  ma
  anche  di  come  tali  iniziative determinino la  riapertura  della
   ferita  storica  del  Paese, la mancata unificazione  economica  a
  centocinquanta  anni di distanza dalla unificazione  politica .  Si
  tratta, in via di principio, di valutazioni del tutto condivisibili1
  relativamente  una domanda di autonomia che rischia di  perdere  di
  vista  le  ragioni profonde dell'autogoverno, ma sopratutto  quelle
  imprescindibili, anche negli ordinamenti federali,  di  coesione  e
  perequazione, sopratutto in un Paese da troppo tempo e  sempre  più
  diviso sul piano economico e sociale2.
     Anzi,  in  presenza di meccanismi che aggravano il divario  come
  la  tendenziale paralisi delle misure perequazione infrastrutturale
  e  fiscale, la fissazione della soglia di investimenti al  Sud  del
  34%  sul complesso di quelli approntati e che viene calcolata sulla
  mera  percentuale della popolazione meridionale (l.  n.18/2017),  a
  prescindere  dall'esigenza  di  recuperare  il  divario  (e  quindi
  sostanzialmente  cristallizzandolo)  o  vicende  come  il  prelievo
  forzoso  concentrato  sulle sole province  siciliane  (277  mil.
  annui), che le sta conducendo al default con gravissimi effetti sui
  cittadini,  svolgono  una funzione di sostanziale  destrutturazione
  della solidarietà nazionale.
     Lo  scenario  che descrivono i principali centri di  ricerca  da
  Svimez   e   Fondazione   Curella-Diste,  a  Confindustria,   dalla
  Confcommercio a Confartigianato, solo per riferirsi ai più recenti,
  evidenziano l'aggravamento, sopratutto qualitativo, del divario tra
  il  Nord  ed  il Sud del Paese. Una cesura che trascende  ormai  la
  quantificazione  economico-sociale  e  che  sta  consolidando   gli
  aspetti   ormai   strutturali  di  un  Paese  diviso   (emigrazione
  intellettuale,marginalizzazione dell'istruzione e della formazione,
  isolamento     culturale,     desertificazione     imprenditoriale,
  invecchiamento,  spopolamento, in particolare delle  aree  interne,
  accentuazione    del   dissesto   idrogeologico,   rarefazione    e
  dequalificazione dei trasporti etc.). È questo avviene nonostante i
  modestissimi  segnali di crescita che il Sud pur registra,  ma  che
  rinviano  almeno  al  2027 la possibilità di  completare  il  pieno
  recupero di quanto perduto durante la crisi 2007-12.
     La  Banca  d'Italia  nell'ultimo  Rapporto  sull'economia  delle
     regioni italiane nel 20173 evidenzia che il PIL nel Sud, lo scorso
  anno,  era  inferiore di circa il 9% rispetto al periodo pre-crisi;
  la  contrazione  era  oltre due volte quella  del  Centro-Nord.  In
  termini pro capite, la differenza tra gli andamenti delle due  aree
  è  più contenuta (rispettivamente -10% e -8%), ma per effetto delle
  migrazioni  interne  e  internazionali  che  hanno  portato  a  una
  maggiore  espansione  della popolazione nelle regioni  del  Centro-
  Nord.  I  flussi  migratori dal Mezzogiorno coinvolgono  in  misura
  crescente  individui  laureati, impoverendo così  la  dotazione  di
  capitale umano e le prospettive future di sviluppo dell'area.
     La  Svimez nel Rapporto 2018 ha evidenziato che nel contesto  di
  un  preoccupante ampliamento della forbice dei divari  Nord-Sud  si
  rileva  il vero e proprio crollo degli investimenti pubblici .  Ciò
  in  quanto  nell'ormai dinamica della spesa in conto  capitale,  il
  2016  ha  già fatto toccare il punto più basso della serie  storica
  per  l'Italia  e  per il Mezzogiorno, nel 2017 la  spesa  in  conto
  capitale declina ancora.
     Si  tratta  del sostanziale dimezzamento dei livelli  pre  crisi
  per l'intero Paese,  ma per il Mezzogiorno, si tratta di più che un
  dimezzamento: se si considera un periodo più lungo, si passa da una
  quota  di  spesa  in conto capitale nell'area che ancora  nel  2002
  valeva  l'1,6%  del PIL nazionale, a una spesa che vale  appena  lo
  0,7%.  Il  modesto incremento del 2015 non ha interrotto  un  trend
  negativo  che  sembra inarrestabile . Ma il dato  più  rilevante  -
  precisa  il  rapporto  SVIMEZ  -  è la  spesa  ordinaria  in  conto
  capitale  che  rappresenta  un  buco  nero  per  lo  sviluppo   del
  Mezzogiorno,  confermandosi  su livelli  del  tutto  insufficienti,
  sostanzialmente  dimezzati  rispetto a  quelli  pre  crisi,  e  ben
  lontani da quei principi di "riequilibrio territoriale" sanciti nel
  2017 attraverso la previsione della c.d.  clausola del 34% .
     Questo  dimostra  che il limite minimo del 34% é  disatteso.  Si
  tratta  di un obiettivo comunque significativo rispetto alle soglie
  conseguite  in questi anni, che tuttavia, non determina in  termini
  sufficienti  i  presupposti  la perequazione  infrastrutturale,  ma
  difende solo il diritto alla sopravvivenza del Sud. In particolare,
  mentre  l'FSC é praticamente fermo, il modello  Patti per  il  Sud
  mostra gravi  criticità.
     La   Relazione   annuale   del  Sistema   dei   Conti   pubblici
  Territoriali  20184,  sul punto ha effettuato una  simulazione  per
  verificare  gli  effetti  in  termini  di  spesa  pubblica  che  si
  genererebbero col raggiungimento dell'obiettivo, prescindendo dalle
  limitazioni  imposte dalle norme attuative, e simulando  a  ritroso
  quale sarebbe stato l'impatto della norma nell'ipotesi che tutte le
  Amministrazioni Centrali si fossero conformate - nel periodo  2000-
  2015   -  alla  normativa,  portando  la  propria  spesa  ordinaria
  complessiva  ad  un  livello pari a quello  della  popolazione.  La
  simulazione evidenzia che per il Sud la quota di risorse  ordinarie
  reali  delle  Amministrazioni Centrali è  stata pari mediamente  al
  28,9  per  cento,  con  una riduzione a circa  il  28,4  per  cento
  nell'ultimo  triennio  considerato, al di  sotto  della  rispettiva
  quota  di  popolazione  - pari mediamente al  34,4  per  cento.  Al
  contrario,  nel Centro-Nord la quota delle spese ordinarie  risulta
  pari  al  71,6  per cento, quindi di 6 punti percentuali  superiore
  alla  popolazione dell'area, che nel medesimo periodo risulta  pari
  al 65,6 per cento .
     Il  Report  Sud  della  Fondazione Curella  di  Palermo  ha  poi
  sottolineato,  in  termini  prospettici,  quanto  flebili  siano  i
  margini  di crescita per il Mezzogiorno e la Sicilia. Alcuni  dati:
  la  debolezza della crescita va ricondotta alla coincidente frenata
  dei consumi delle famiglie e degli investimenti fissi aziendali, in
     assenza  di  aumenti della spesa in conto capitale  del  settore
  pubblico destinata all'ammodernamento delle infrastrutture  e  cosi
  il PIL del Sud dovrebbe crescere dello 0,7% (il tasso più basso del
  periodo 2015/2019).
     Come   dimostrano  i  dati  dei  Conti  pubblici   territoriali5
  presentati  dall'Assessorato all'economia nel dicembre scorso,  due
  assunti  fondamentali,  utilizzati  da  alcuni  per  sostenere   il
  regionalismo differenziato e contrastare la spesa per la  coesione,
  risultano  meno incisivi sul piano argomentativo di quanto  lascino
  intendere   le   tesi   che   sembrano  prevalere   nelle   istanze
  autonomistiche delle Regioni del nord.
     Il  primo  sul concetto di  residuo fiscale , nella  definizione
  di  J.  Buchanan,  quale differenza tra il contributo  che  ciascun
  individuo  fornisce  al  finanziamento  dell'azione  pubblica  e  i
  benefici che ne riceve sotto forma di servizi pubblici.
     Sulla  questione la Corte costituzionale ha precisato che  fermo
  restando che l'assoluto equilibrio tra prelievo fiscale ed  impiego
  di  quest'ultimo  sul  territorio di provenienza  non  è  principio
  espresso  dalla disposizione costituzionale invocata,  il  criterio
  del  residuo  fiscale  ...non è parametro  normativo  riconducibile
  all'art.  119  Cost., bensì un concetto utilizzato  nel  tentativo,
  storicamente   ricorrente tra gli studiosi della finanza  pubblica,
  di  individuare l'ottimale ripartizione territoriale delle  risorse
  ottenute attraverso l'imposizione fiscale  (Corte cost. n.  69  del
  2016).  Da  ciò  il  Giudice delle leggi fa  discendere  che  avuto
  riguardo  alla struttura dell'ordinamento, della riscossione  delle
  entrate  tributarie  ed  a  quella  profondamente  articolata   dei
  soggetti  pubblici e degli interventi dagli stessi  realizzati  sul
  territorio,   risulta estremamente controversa  la  possibilità  di
  elaborare   criteri   convenzionali   per   specificare   su   base
  territoriale la relazione quantitativa tra prelievo fiscale  e  suo
  reimpiego .
     Ed  infatti  il  c.d.   residuo fiscale , anche  a  considerarlo
  determinante  ai fini dell'assetto delle competenze, si  é  ridotto
  drasticamente per la Sicilia passando da -2,419  dal periodo  2000-
  2002  ai -1,941  al periodo 2014-2016 e la tendenza é all'ulteriore
  ribasso,  sicché  oggi,  anche mantenendo la progressione  negativa
  degli ultimi anni deve ritenersi ulteriormente ridotto di almeno un
  terzo  (quindi  poco più di 1.800 euro pro capite). Peraltro,  tale
  dato,  non  tiene conto della perdurante inapplicazione  di  quanto
  previsto  dall'art.  37 dello Statuto, in  base  al  quale  i  rami
  d'azienda  di imprese con sede extra-regionale (in gran  parte  tra
  Milano,  Roma) devono versare il gettito fiscale IRES  maturato  in
  Sicilia.  Il  che  modificherebbe i dati incrementando  il  residuo
  fiscale  della  Sicilia e diminuendo quello di  altre  Regioni  (in
  particolare Lombardia, Veneto, Lazio).
     In  senso analogo va poi sottolineato che alla Sicilia é  dovuta
  la   retrocessione,  almeno  parziale  -  pur  in  assenza  di  una
  previsione  statutaria  di attribuzione  del  gettito  -  di  anche
  limitata parte delle accise maturate dalla raffinazione di prodotti
  petroliferi che generano gettito per lo Stato e per le Regioni  ove
  vengono immessi sul mercato, mentre nulla lasciano alla Sicilia ove
  si  raffina circa il 40% della produzione nazionale (oltre 8 Md  di
  gettito per lo Stato) restano solo i nefasti effetti ambientali. Al
  netto  di  queste ulteriori componenti é evidente che l'entità  del
  residuo in questione sarebbe certamente inferiore.
     Va  infine ricordato con riguardo ai c.d. Residui fiscali che  -
  come dimostrato - nel saldo tra entrate e spese pubbliche si omette
  di  includere  la  componente di spesa che si é  accresciuta  negli
  ultimi  venti  anni: l'onere per gli interessi da corrispondere  ai
     titolari  del  debito  pubblico  (famiglie  e  imprese;  banche,
  intermediari,   assicurazioni,  residenti   esteri).   Tale   posta
  contabile rappresenta spesa per lo Stato ed entrata per i titolari,
  ne discende che il saldo da considerare, non possa esser quello del
  semplice residuo fiscale ma il residuo fiscale "aumentato" per  gli
  interessi (residuo fiscale-finanziario)6.
     Il  secondo  assunto (attraverso il presunto residuo fiscale  si
  alimenterebbe  la  spesa  improduttiva  del  Sud)  é  poi  smentito
  dall'andamento  della  spesa per investimenti  cha  ha  subito  (ma
  questi  dati  li  confermano  sia la Banca  d'Italia  che  l'ultimo
  rapporto della Commissione bicamerale sul federalismo fiscale),  un
  drastico  ridimensionamento in contrasto con i principi di coesione
  sanciti  a livello costituzionale (art. 119, terzo e quanto  comma,
  Cost.)  e  dal TFUE (art. 174-175). A questo segue il peggioramento
  della  gran parte degli indicatori sulla dotazione infrastrutturale
  della Sicilia.
     Appare  evidente  che in questo senso le misure di  perequazione
  infrastrutturale sono state e risultano ancora oggi insufficienti e
  non  hanno  consentito di recuperare un divario  inaccettabile,  in
  palese violazione alle previsioni europee e costituzionale italiane
  del  principio  di coesione. E tale divario in Sicilia  é  peraltro
  aggravato dalla condizione di insularità che non solo consente,  ma
  impone  allo Stato l'adozione di misure di riequilibrio strutturale
  e  fiscale (continuità territoriale, fiscalità di sviluppo,  etc.).
  Mentre, avuto riguardo al settore pubblico allargato, si evince una
  drastica  riduzione della spesa in conto capitale  proprio  per  la
  Sicilia,  mentre quella del resto del Paese si attesta  su  livelli
  omogenei è di gran lunga superiori (oltre il 20%).
     Peraltro,  dimostrano  un  andamento  crescente  in  favore  del
  Centro-Nord sia la spesa pensionistica (su cui incidono la  diversa
  struttura  per  età della popolazione e il maggiore  importo  medio
  delle erogazioni nelle regioni in cui i redditi da lavoro sono  più
  elevati)   che  quella  assistenziale, in relazione  all'evoluzione
  demografica  e  della  domanda  di ammortizzatori  suscitata  dalla
  crisi, e tale fenomeno sarà aggravato dall'applicazione della  c.d.
   quota  cento   che  dispiegherà i  propri  prioritari  effetti  in
  quell'area.  Ciò determina  un aggravamento del divario  a  sfavore
  del Mezzogiorno.
     E'  così  attribuita alla Sicilia in questa categoria una  somma
  pro  capite pari, mediamente, al 79% del valore nazionale e al  71%
  del  valore  del  Centro-Nord, con un evidente  consolidamento  del
  divario  che non accenna a diminuire. Da ultimo, i dati  presentati
  dimostrano che un altro degli stereotipi comunemente utilizzati per
  evidenziare  l'esorbitante  numero  di  impiegati  della  p.a.   in
  Sicilia, appare sostanzialmente mutato. I dipendenti della p.a.  di
  questa  Regione  risulta infatti allineato con quello  statale  (al
  2016 in Italia 53,7 dipendenti ogni mille abitanti, in Sicilia 54),
  tali  dati  peraltro  oggi  devono ritenersi  ormai  equiparati  in
  considerazione della drastica diminuzione dei dipendenti  regionali
  nell'ultimo biennio.
     Il  negoziato  aperto dalla Regione con lo Stato  sull'autonomia
  finanziaria segna già un primo utile risultato con l'accordo del 22
  dicembre  2018,  occorre adesso che questo   proceda,  come  quello
  delle altre speciali e l'adozione di congrue misure di perequazione
  e  coesione previste dalla stessa normativa sul federalismo fiscale
  (l.  n.  42  del 2009), in modo armonico e contestuale  con  l'iter
  delle istanze di differenziazioni delle Regioni italiane.
     In  tal  senso  giova  ricordare che  il  Governo  regionale  ha
  approvato  con  delibera del 15 maggio 2018, n. 197  lo  schema  di
  nuove norme di attuazione in materia finanziaria che consentono  la
     piena attuazione delle richiamate previsioni statutarie, con  il
  superamento  dell'attuale  assetto  incentrato  su  quelle,   ormai
  penalizzanti, del 1965, il richiamato accordo in materia di finanza
  pubblica  ha  stabilito  sul punto che  Stato  e  Regione  dovranno
  provvedere  ad   aggiornare le norme di  attuazione  dello  Statuto
  siciliano  in materia finanziaria entro il 30 settembre  2019,  con
  effetti  a  partire  dall'anno  2020  previa  individuazione  della
  copertura  finanziaria  ove necessaria , in  atto  é  in  corso  il
  negoziato tra le parti. Con successiva delibera del 18 luglio 2018,
  n.  265  la stessa Giunta ha predisposto la documentazione  per  le
  misure compensative della condizione di insularità.
     In  conclusione,  non  sono in gioco regionalismo  differenziato
   clausola  di asimmetria  di cui all'art. 116, terzo comma,  Cost.,
  sopratutto  se  ne  invocano l'applicazione le  comunità  regionali
  (Lombardia e Veneto, come noto, hanno fatto precedere la  richiesta
  dai  referendum),  ma  la prospettazione che ne  viene  fatta  come
  soluzione che impone il trasferimento di un numero assai elevato di
  competenze,  nel  contempo,  sganciata dalla  considerazione  degli
  imprescindibili ed adeguati meccanismi di coesione e  perequazione,
  e  nel  presupposto  (non veritiero) che non vi  sia  questione  di
  risorse finanziarie7.
     Tali  meccanismi  di perequazione (fiscale ed  infrastrutturale)
  sono  già  previsti  dalla  richiesta  disciplina  sul  federalismo
  fiscale  rimasta inapplicata, proprio su tali questioni, nonostante
  il  decorso  di  un  decennio. Non ci può essere rafforzamento  del
  federalismo senza l'imprescindibile approntamenti delle  misure  di
  coesione,  una  diversa soluzione paleserebbe concreti  profili  di
  incompatibilità  costituzionale che  le  Regioni  che  assumono  di
  ricevere un pregiudizio non potrebbero che contestare.
     Uno  spettro  eccessivamente ampio di materie  (23)  di  cui  si
  richieda  il trasferimento, ma sopratutto la richiesta  di  risorse
  finanziarie  aggiuntive, in carenza di una  legislazione  nazionale
  che  garantisca l'uniformità dei diritti civili e sociali e di  una
  legge  quadro  con  i criteri da adottare per l'attribuzione  delle
  ulteriori  risorse  e delle funzioni, non appare  in  linea  con  i
  ristretti  confini  delineati proprio dall'art. 116,  terzo  comma,
  tornato in auge dopo il fallimento della riforma costituzionale che
  puntava  in senso giustapposto, ad un rafforzamento del centralismo
  statale8.
     I  siciliani,  che  hanno conquistato la prima Costituzione  nel
  1812  e  l'hanno poi rivista in senso federale nel 1848, dopo  aver
  segnato l'inizio di rivoluzioni che hanno percorso l'intera Europa,
  sino  ad  ottenere  nel  1946 l'autonomia regionale  speciale,  non
  potranno   che   sostenere  questo  percorso,  purché  l'evoluzione
  dell'ordinamento   sia   accompagnata  dal   riconoscimento   delle
  competenze  finanziarie della Sicilia9, fulcro di un'autonomia  che
  attraverso profonde riforme deve divenire ancor più responsabile ed
  efficiente, della condizione di insularità nonché dalle  richiamate
  misure di riequilibrio e coesione.
     In  particolare la condizione di insularità è il nuovo paradigma
  nel  quale declinare l'attuazione dello Statuto di autonomia.  Come
  noto, infatti, la coesione economica, sociale e territoriale è  uno
  degli  obiettivi sanciti dal Trattato sul Funzionamento dell'Unione
  Europea,  il  cui  art.  174  esprime  chiaramente  la  volontà  di
  costruire  un'Europa  unita  e  solidale,  indipendentemente  dalle
  specificità dei territori. L'art. 349 TFUE riconosce la  condizione
  di   "ultraperifericità"  per  taluni  territori  ed  elenca   come
  corollario le azioni necessarie a compensare gli svantaggi di  tali
  territori.  Questo  regime favorevole, di  cui  godono  le  regioni
  ultraperiferiche,   sarà  confermato  dalla  futura   politica   di
     cooperazione territoriale europea. La situazione è al  contrario
  sensibilmente diversa per gli altri territori insulari.  Nonostante
  l'art.   174  riconosca  le  difficoltà  strutturali  legate   alla
  condizione  di  insularità, tale riconoscimento,  a  differenza  di
  quanto  avviene  per i territori ultraperiferici, è rimasto  finora
  lettera  morta  e  non  ha determinato alcun  intervento  concreto,
  lacuna  che  ostacola le prospettive di sviluppo  della  Sicilia  e
  delle altre isole europee.
     La    discontinuità   territoriale,   caratteristica    precipua
  dell'insularità, è fonte di svantaggi specifici, al di là di quelli
  legati alla distanza, che sono significativamente più rilevanti nel
  caso  delle regioni insulari. Molti studi hanno messo in  luce  nel
  dettaglio  le conseguenze in termini di ritardi nell'innovazione  e
  negli  scambi. È quindi particolarmente difficile per  una  regione
  insulare disporre di una rete di distribuzione efficiente. Un fatto
  che    penalizza   la   competitività   delle   imprese   insulari,
  condizionando la crescita delle imprese esistenti e la creazione di
  nuove  imprese,  fatto  che incide negativamente  sul  mercato  del
  lavoro  delle isole. In più, per i cittadini, ciò significa  prezzi
  più elevati e una minore disponibilità di prodotti.
     I   problemi   legati   alla  discontinuità  territoriale   sono
  significativi anche in termini di mobilità e accessibilità da e per
  le  isole,  in  assenza di trasporti alternativi, di infrastrutture
  stradali  e ferroviarie con le regioni limitrofe, una sinergia  che
  genera  un  reale  "costo di cittadinanza" in  termini  di  prezzo,
  frequenze,  calendarizzaizione e tempi di percorrenza. Inoltre,  la
  combinazione di "discontinuità territoriale - esiguità dei  mercati
  domestici"  espone  le isole al rischio di posizione  dominante,  a
  discapito degli interessi degli utenti.
     È  necessario  inoltre  mettere l'accento sulla  specificità  di
  isola  del  Mediterraneo. Nello scenario dei cambiamenti  climatici
  delineato  dal  rapporto dell'Intergovernmental  Panel  on  Climate
  Change  (IPCC) dello scorso 8 ottobre, la zona mediterranea risulta
  come  una  delle  più  colpite.  Questi  aspetti  di  vulnerabilità
  contribuiscono  a far sì che sia necessario considerare  la  realtà
  specifica  delle  isole del mediterraneo, al fine di  mantenere  la
  coesione  l'uguaglianza  con  il resto  dei  territori  dell'Unione
  europea.
     Al  fine  di  garantire pari opportunità ai cittadini siciliani,
  europei   che   vivono  nei  territori  insulari,  sono   necessari
  interventi  specifici,  sia in termini di regolamentazione  che  di
  risorse.  Questo punto di vista è chiaramente espresso in  numerosi
  documenti  approvati  da diverse istituzioni europee,  tra  cui  la
  risoluzione del Parlamento europeo del 4 febbraio 2016 sulle  isole
  non  ultraperiferiche, numerosi pareri del Comitato  delle  regioni
  d'Europa,  CESE  e  della Conferenza delle  Regioni  Periferiche  e
  Marittime.
     Nonostante  queste  istanze,  la  legislazione  europea   e   le
  politiche dell'UE, ma ancora di più le politiche statali non  hanno
  ancora prodotto misure compensative sufficienti che siano in  grado
  di  mitigare gli svantaggi specifici della condizione insulare.  In
  particolare,  la  politica degli aiuti di  Stato  nel  settore  dei
  trasporti  non  tiene sufficientemente conto delle  caratteristiche
  territoriali specifiche delle isole e non raggiunge l'obiettivo  di
  garantire il diritto alla mobilità di questi territori. Inoltre, le
  recenti  proposte  della Commissione sulla connettività  europea  e
  sulla  politica di coesione e di cooperazione territoriale  europea
  non  tengono  conto della conseguente discontinuità territoriale  e
  delle difficoltà strutturali dei territori insulari.
     Alla  luce  di  questi  fattori  e  al  fine  di  superare  tali
  handicap,  la  Sicilia  deve richiedere, e si  sta  adoperando  per
  esprimere   tale   posizione  congiuntamente  alle   grandi   Isole
  mediterranee in sede europea (Sardegna, Corsica, Baleari), il pieno
  riconoscimento   degli   svantaggi   strutturali   causati    dalla
  particolare   situazione  geografica  delle   isole,   e   chiedono
  l'effettiva attuazione dell'articolo 174 del TFUE attraverso misure
  specifiche  volte a superare le limitazioni e i vincoli determinati
  dalla  condizione  insulare,   on la conseguente  inclusione  della
  questione  insulare  nel dibattito politico in  seno  al  Consiglio
  dell'Unione  europea  e  di  promuovere, nel  processo  decisionale
  europeo,  misure compensative finalizzate a superare gli  svantaggi
  dell'insularità, con una specificata attenzione sulla disciplina in
  materia di aiuti di Stato, particolarmente penalizzante per  questi
  territori.
     L'obiettivo  é quello di integrare, nel dibattito  che  definirà
  lo  scenario normativo e programmatico per il periodo successivo al
  2020, misure specifiche di compensazione proporzionali all'entità e
  all'estensione della discontinuità territoriale, tenendo  conto  di
  fattori  quali  un  indice di "perifericità insulare"  (demografia,
  stagionalità,  tempo, ecc.). In questo modo sarà  realizzata,  ogni
  qualvolta ciò sia giustificato da elementi obiettivi, l'inserimento
  di  una  clausola  di insularità nelle politiche pubbliche  europee
  interessate.
     La   presente  richiesta  non  deve  puntare  ad  ottenere   una
  condizione  di  privilegio,  ma  esclusivamente  delle  misure   di
  compensazione necessarie per consentire ai cittadini e alle imprese
  insulari  di  raggiungere  una qualità  della  vita  e  del  lavoro
  analoghe  a  quella dei territori continentali.  In  particolare  a
  riconoscere  la  compatibilità dei  regimi  di  aiuto  destinati  a
  compensare  i costi aggiuntivi direttamente imputabili  ai  vincoli
  associati alla condizione di insularità, in particolare per  quanto
  riguarda il diritto alla mobilità di chi risiede nelle isole  e  il
  trasporto   delle  merci,  e,  più  in  generale,  d'integrare   la
  dimensione   insulare  nella  fiscalità  da  applicare,  garantire,
  conformemente  al  principio  di  sussidiarietà,   la   più   ampia
  flessibilità  nell'ambito degli interventi dei Fondi strutturali  e
  di  investimento europei nelle aree tematiche in cui le  sfide  dei
  territori insulari periferici sono più evidenti, in modo  da  poter
  inserire  nei  documenti  di  programmazione  obiettivi  prioritari
  strettamente  legati ai problemi insulari (trasporti,  connettività
  digitale,  reti  energetiche,  gestione  delle  risorse  naturali),
  nonché prevedere tassi di cofinanziamento dei fondi SIE più elevati
  per   le  regioni  insulari  periferiche  e  la  creazione  di   un
  sottoprogramma delle Isole del Mediterraneo all'interno del  futuro
  programma  Interreg  Med  2021-2027.  Appare  parimenti  necessario
  istituire  un  sistema  di  continuità  territoriale  efficiente  e
  modernizzato  che  tenga conto di tutti i costi reali  legati  alle
  discontinuità  fisiche e digitale ed applicare l'articolo  174  del
  TFUE fin dalle prime fasi del processo decisionale.
     In  tal senso giova ricordare che con la recente sentenza  n.  6
  del  2019  la  Corte costituzionale ha stabilito che  il  legittimo
  ordine  dei rapporti economico-finanziari tra lo Stato e la Regione
  deve  essere ripristinato  nella sostanza e non solo nella  formale
  petizione  di  principio', e in considerazione  del  ritardo  dello
  sviluppo  economico  dovuto all'insularità  e  dell'evoluzione  dei
  complessivi rapporti finanziari tra Stato e Regione .   E  cosi  il
  Giudice  delle leggi, entrando per la prima volta nel merito  della
  questione dell'insularità, ha elencato i fattori che determinano in
  modo  vincolante  il concorso regionale alla finanza  pubblica.  In
  particolare  partendo dall'andamento storico delle entrate e  delle
  spese della Regione, antecedente alla entrata in vigore della legge
  n.  42 del 2009, la rimodulazione deve tener conto della dimensione
  della  finanza  della  Regione  (Sardegna)  rispetto  alla  finanza
  pubblica  complessiva; delle funzioni effettivamente  esercitate  e
  dei  relativi  oneri; degli svantaggi strutturali  permanenti,  dei
  costi  dell'insularità  e dei livelli di reddito  pro  capite;  del
  valore  medio dei contributi alla stabilità della finanza  pubblica
  allargata  imposti agli enti pubblici regionali nel  medesimo  arco
  temporale;   del   finanziamento  dei  livelli   essenziali   delle
  prestazioni concernenti i diritti civili e sociali .
     Luigi  Sturzo,  primo mentore dell'autonomia siciliana,  in  uno
  scritto  del 9 novembre del 1947, che ricalca la proposta  politica
  per  il  Meridione avanzata nel celebre discorso di Napoli  del  18
  gennaio  1923 (Il Mezzogiorno e la politica italiana. Il  programma
  del   risorgimento  italiano)  nell'individuare   puntualmente   le
  condizioni  per una rinascita del Mezzogiorno e della Sicilia,  per
  un  verso,  proponeva di dare maggiore consistenza  economica  alle
  regioni  e  procedere verso una progressiva articolazione  federale
  dello  stato,  in modo che  le giunte regionali concorrano  con  il
  governo  centrale a ristabilire il necessario equilibrio  economico
  fiscale   già   alterato  a  danno  del  Mezzogiorno .   Dall'altro
  richiamava  la  necessità di educare allo  spirito  d'iniziativa  e
  d'imprenditorialità, affinché il Mezzogiorno  fosse  restituito  ai
  meridionali  e  fossero  loro  gli  attori  del  suo  risorgimento:
  «Lasciate  che noi del Meridione possiamo amministraci da  noi,  da
  noi designare il nostro indirizzo finanziario, distribuire i nostri
  tributi,  assumere  la responsabilità delle nostre  opere,  trovare
  l'iniziativa  dei rimedi ai nostri mali ;  non siamo  pupilli,  non
  abbiamo  bisogno  della  tutela  interessata  del  Nord;  e   uniti
  nell'affetto  di  fratelli  e  nell'unità  di  regime,  non   nella
  uniformità  dell'amministrazione, seguiremo ognuno  la  nostra  via
  economica,  amministrativa e morale nell'esplicazione della  nostra
  vita».
     La   paura  di  voltar  pagina  di  chi  si  limita  a   leggere
  l'autonomia  siciliana,  di fronte alla grande  trasformazione  del
  regionalismo, non può prevalere sul coraggio di voltar  pagina   di
  chi  è  consapevole di contribuire a scrivere la storia e disegnare
  un  futuro  per i nostri figli. Oggi, con l'approvazione di  questo
  ordine  del  giorno  proposto unanimemente  dalle  forze  politiche
  presenti  in Parlamento, e fuori da ogni convenienza partitica,  si
  interpreta  pienamente l'ansia di riscatto che anima i siciliani  e
  l'urgente  necessità  di  dare  finalmente  piena  attuazione  allo
  Statuto,  carta  fondamentale concepita  per  garantire  ai  nostri
  concittadini il diritto all'innovazione ed all'eguaglianza, di  cui
  il Governo continuerà a farsi carico nel confronto con lo Stato.


  1  In senso analogo G. Viesti, Nord e autonomia/ La secessione  dei
  redditi            a           spese            del            Sud,
  https://www.ilmessaggero.it/index.php?p=item&id=4209695&sez=politic
  a&start=0&orderby=rating
  2  Preoccupazioni opportunamente raccolte nel Rapporto Svimez 2018,
  Roma,  2018,  230  ss., si veda anche A. Giannola, G.  Stornaiuolo,
  Un'analisi delle proposte avanzate sul «federalismo differenziato»,
  in Riv. econ. Mezz., 1-2/2018, 5  ss.
  3               https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/economie-
  regionali/2018/2018-0023/1823-eco-regioni.pdf
  4
  http://old2018.agenziacoesione.gov.it/opencms/export/sites/dps/it/d
  ocumentazione/CPT/Temi/RapportoCPT 2018.pdf
  5
  http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR PORTALE/PIR La
  StrutturaRegionale/PIR AssessoratoEconomia/PIR DipBilancioTesoro/PI
  R ServizioStatistica/PIR 1839271.4501140784/PIR idatidellaSicilia
  6  SVIMEZ,  Autonomia differenziata, scende in campo il  Governo  I
  rischi          per         l'unita`         nazionale,          in
  http://www.svimez.info/images/note ricerca/2018 12 24 federalismo c
  omunicato.pdf
  7  Cfr.  G.  Viesti,  Verso la secessione  dei  ricchi?:  Autonomie
  regionali       e      unità      nazionale,      Roma,       2019,
  https://www.laterza.it/index.php?option=com content&view=article&id
  =2179&Itemid=101
  8  Si  veda  per  più ampie considerazioni L. Violini,  L'autonomia
  delle Regioni italiane dopo i referendum e le richieste di maggiori
  poteri ex art. 116 comma 3 Cost., in Rivista AIC, 4/2018.
  9  Sul punto sia consentito rinviare al mio contributo La revisione
  delle  relazioni finanziarie tra Regione siciliana  e  Stato  nella
  nuova         stagione         del         regionalismo,         in
  http://italianpapersonfederalism.issirfa.cnr.it/la-revisione-delle-
  relazioni-finanziarie-tra-regione-siciliana-e-stato-nella-nuova-
  stagione-del-regionalismo.html