Presidenza del Presidente Miccichè
Presidenza del vicepresidente Di Mauro
La seduta è aperta alle ore 17.03
PRESIDENTE. Avverto che il verbale della seduta precedente è posto
a disposizione degli onorevoli deputati che vorranno consultarlo e
sarà considerato approvato, in assenza di osservazioni in
contrario, al termine della presente seduta.
Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno, do
il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali votazioni
mediante procedimento elettronico che dovessero avere luogo nel
corso della seduta.
Invito, pertanto, i deputati a munirsi per tempo della tessera
personale di voto.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Avverto che le comunicazioni di rito di cui
all'articolo 83 del Regolamento interno dell'Assemblea saranno
riportate nell'allegato A al resoconto dell'odierna seduta.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo, per oggi, gli
onorevoli De Domenico, Lantieri, Gucciardi, Caronia, Lo Giudice e
Rizzotto.
L'Assemblea ne prende atto.
Seguito del dibattito sul tema del regionalismo differenziato
PRESIDENTE. Si passa al II punto all'ordine del giorno: Seguito
del dibattito sul tema del regionalismo differenziato.
Onorevoli colleghi, riprendiamo il dibattito che abbiamo
interrotto ieri sul tema del regionalismo differenziato.
E' iscritto a parlare l'onorevole Fava. Ne ha facoltà.
FAVA. Signor Presidente, signori del Governo - è un plurale
maiestatis, ovviamente - onorevoli colleghi, io non sono tra coloro
che hanno apprezzato in queste settimane, in questi mesi, uno
slogan molto di moda che dice Prima gli italiani .
Mi sembra uno slogan molto stolto e molto furbo, è anche la
ragione per cui io qui non mi sento di dire prima i siciliani, anzi
mi sembra che qualsiasi allocuzione voglia creare delle gerarchie
dal punto di vista della qualità del godimento dei diritti.
Prima qualcuno e poi qualcun altro è abbastanza fuori contesto in
qualsiasi tempo e in qualsiasi luogo si articoli, lo dico perché
non credo che il compito di questa Assemblea sia valutare questa
ipotesi di regionalismo a doppia velocità soltanto sulla base del
nostro interesse, del nostro punto di vista o dei danni che la
Sicilia subirebbe: danni economici, danni di immagine, danni di
senso morale.
Penso che sarebbe utile che questo Parlamento - che spesso si dota
di maiuscole nel ricordarsi, nel raccontarsi come il Parlamento più
antico del mondo - tornasse per un attimo ad essere il primo luogo
in cui la parola si è fatta norma, si è fatta legge e quindi
immaginare un ragionamento che non sia destinato soltanto a curare
le ferite o a evitare i danni che possa subire la comunità dei
siciliani ma porsi il problema di come queste norme di legge
intervengono su principi e sui concetti che sono un po' più alti,
un po' più trasversali sul piano della geografia e potremmo dire
persino un po' più universali.
Primo fra tutti il concetto di coesione, che è stato ieri
ricordato da molti colleghi, il concetto di coesione non è un
concetto tecnico geografico, la parola coesione declinata con le
funzioni e le responsabilità della politica vuol dire
responsabilità, solidarietà, qualità e godimento dei diritti e
universalità nella percezione dei diritti, nelle opportunità per
ottenere il rispetto di questi diritti.
Coesione è la parola sulla quale è stata costruita l'intera
architettura dell'Unione Europea, questa idea di Europa basata
sulla necessità di evitare che i Paesi con le loro storie, con le
loro opportunità, con le loro tradizioni ma anche con le loro
concrete risorse marciassero a diverse velocità e la politica di
coesione è una politica che ci ha visto, per esempio, a
beneficiare. Non si è detto che un ragazzo che nasce a Stoccolma
deve avere le stesse opportunità di un ragazzo che nasce a Palermo,
si è anche detto proviamo a ridistribuire risorse, proviamo a fare
in modo che chi ha avuto dalla storia, dagli accadimenti, dal fato,
dalle vicende della geografia più opportunità, più risorse che ha
costruito in termini di modernità sociale, di qualità della
democrazia, di certezza dei diritti e di certezza del lavoro più di
quanto abbiano potuto costruire altre Regioni nel sud dell'Europa
possa mettere a disposizione parte di queste risorse per cui
l'Europa viva attraverso la possibilità per tutti di avere le
stesse opportunità, di viaggiare verso il futuro, verso la
realizzazione dei propri diritti alla stessa velocità.
E noi abbiamo una politica di coesione che attraverso Agenda 2000
ha previsto e permesso e realizzato una distribuzione di risorse.
La questione è stata una cosa molto concreta, molto pragmatica,
non è stata soltanto una parola alla quale affidare le nostre anime
e i nostri desideri.
La coesione viene fuori, viene chiamata fuori da questo impianto
di riforma nell'equilibrio complessivo dello Stato perché non ci
sarà più coesione nel momento in cui sceglieremo - come ricordava
Michele Ainis sul Corriere della sera un paio di giorni fa - di
dare vita a una secessione dei ricchi.
E il tema non è soltanto la ricchezza, signor Presidente, il tema
è l'impianto di forte egoismo che sta dentro questa riforma. L'idea
che si possano creare piccoli arcipelaghi di isole felici e di
isole infelici. Ciascun arcipelago possa vivere il proprio destino,
la propria sorte senza curarsi del destino degli altri, alla fine
lo Stato unitario può anche essere una scelta, purché così la si
chiami.
Ci sono due passaggi che mi sembrano abbastanza irrituali e allo
stesso tempo rilevatori di cosa rappresenta questa riforma.
Da una parte il fatto che il Parlamento nazionale è ridotto ad un
centrino di pizzo di quelli che devono ornare il centro di un
tavolo nel momento in cui gli si dice questa riforma arriverà e
sarà inemendabile, andrà presa, acquisita, approvata e digerita
senza poterla sfiorare con un solo emendamento che è più o meno
quello che è accaduto nel nostro Paese con i Patti Lateranensi.
Siamo tornati a quell'idea di democrazia dove alcune cose vanno
acquisite per Regio Decreto, per volontà del Governo e il
Parlamento deve attrezzarsi ad essere un utile ornamento di questa
finzione di democrazia.
Mi auguro che Camera e Senato abbiano la forza, l'autorevolezza,
la dignità per pretendere che queste norme possano essere discusse
ed emendate. Ma già il fatto stesso che si dica così sono , un
pacchetto da prendere chiavi in mano - che vi piaccia o meno - ci
dà la misura, la cifra di quale sia il sentimento, il rispetto
delle regole della democrazia che sta dentro questa riforma.
L'altra idea, questa incetta di competenze che le Regioni hanno
fatto. Non voglio pormi un problema di mezzi, strumenti affinché
una Regione possa occuparsi di gestire, mantenendo tutte le risorse
necessarie a questa gestione, i grandi capitoli sociali di un Paese
come salute, come la scuola, come tutto ciò che fa parte della
cifra democratica di un Paese.
Mi chiedo che senso abbia riunire fra le ventitré competenze che
si attribuiscono oggi alla Lombardia o all'Emilia Romagna, la
ricerca scientifica.
In quale modo pensiamo di potere ricondurre l'intero lavoro che
sta dietro e dentro una ricerca scientifica e tecnologica.
Il know how che sta all'interno del modo in cui la ricerca
scientifica diventa uno strumento al servizio del Paese nel
perimetro assai limitato del sapere che contenuto è una piccola
Regione, escludendo tutto ciò che il resto del Paese avrebbe
potuto, ha potuto, potrà produrre in termini di ricerca
scientifica.
Mi sembra che manchi senso e intelligenza. Che non ci sia soltanto
una sorta di egoismo estetico, vogliamo tutto, perfino la ricerca
scientifica dentro i confini aurei della nostra Regione.
Sembra che manchi il senso della verità, il senso della storia, il
senso e l'intelligenza della politica.
Vogliamo che di ricerca scientifica, ciascuna Regione si occupi
soltanto con il proprio territorio, con le proprie università, con
le proprie risorse?
Più che tornare una Italia dei comuni, torniamo una Italia dei
condomini, dove ogni Regione diventa un piccolo condominio, uno
staterello a sé, che sarà in condizione di potere produrre qualche
beneficio per se stessi o poco più.
Su questo la penso come la SVIMEZ, signor Presidente, mi avvio a
concludere.
Credo che questa idea un po' mercantile dell'Italia, dove ogni
qualità, ogni risorsa debba avere un costo e un prezzo. Noi
dovremmo dare un costo e un prezzo a tutto probabilmente.
SVIMEZ, per esempio, parla della nostra immigrazione
intellettuale, delle decine di migliaia di giovani laureati,
diplomati che sono andati a costruirsi una condizione di vita, di
lavoro, una qualità del sapere applicato alla qualità della loro
vita, lontano dalla Sicilia.
La ricerca dello SVIMEZ si chiede qual è il costo di questo
capitale umano?
Abbiamo investito questo capitale umano e adesso ci si spiega che
in termini di residui fiscali, tutto ciò che viene prodotto col
gettito fiscale in una Regione era spesa che deve essere destinata
ai servizi sociali di quella Regione.
E' un'idea stravagante della Nazione, dello Stato e della
democrazia. E' un'idea alla quale vorrei che questo Parlamento si
opponesse non ricordando i fasti, le funzioni, le celebrazioni del
nostro Statuto e della nostra Autonomia.
Non voglio difendere il modo in cui la Sicilia e i siciliani hanno
usato la loro autonomia, il modo in cui abbiamo ammainato questa
bandiera e l'abbiamo spesso utilizzata per andare ad assalto e al
saccheggio delle risorse di questa Terra.
Credo che non occorra avere alcuna tolleranza e benevolenza nei
confronti di generazioni di classi di dirigenti che hanno ridotto
questa bandiera dell'autonomia dello Statuto ad uno straccio.
Detto questo, però, vorrei che da qui arrivasse una voce chiara,
netta, puntuale non per richiamare le sorti della Sicilia e i danni
che la Sicilia subirebbe, ma per richiamare la centralità di alcuni
principi senza i quali non c'è Nazione, senza i quali non c'è
Stato.
La parola Patria non c'entra in questo dibattito, in questo
dibattito c'entra la parola Stato, oggi lo Stato c'è Ricordava
Hains in quell'editoriale, domani non sappiamo se ci sarà ancora e
vorremmo anche, e concludo signor Presidente, che dal Governo
arrivasse una parola chiara e univoca, lo dico accogliendo
l'Assessore Armao che partecipa a questo dibattito, come dire,
notando una certa mancanza di sintonia, una certa simmetria tra le
parole molto nette, molto puntuali che sono state pronunciate dal
Presidente Musumeci e quello che ha detto l'Assessore Armao.
Questa è una grande occasione per la Sicilia, come sempre,
ricordava l'Assessore, rispetto ai processi di cambiamento,
tendiamo a disconoscere o a ritenerli pericolosi. Io, Assessore,
non ritengo che questo sia un grande processo di cambiamento e non
ritengo che sia una grande opportunità per la Sicilia, per una
serie di cose che ho detto quando lei non c'era che quindi poi
rileggerà nei verbali, però quello che le chiedo e chiedo al
Presidente, che ci sia una parola, che ci sia un'intenzione, che ci
sia una comune vocazione di questo Governo nel dare una risposta a
ciò che sta proponendo il Governo anche ai siciliani e che ci sia,
quello che auspico, una sola mozione che questo Parlamento possa
votare, non per stare tutti insieme dentro un coro di benevola
condivisione, ma perché penso che sarebbe il segno di forza e di
consapevolezza di ciò che questa riforma rappresenta anche per i
Siciliani.
PRESIDENTE. Comunico che ci sono degli iscritti a parlare che però
non vedo, quindi li segnerei successivamente: onorevole Cappello,
onorevole Savarino, onorevole Di Mauro. Intanto è iscritto a
parlare l'onorevole Cancelleri. Ne ha facoltà.
CANCELLERI. Signor Presidente, signor Assessore, onorevoli
colleghi, ieri ho seguito il dibattito che c'è stato in Aula e devo
dire che da alcuni componenti della maggioranza di questo Governo,
ovviamente, si sono levati gli scudi verso qualche cosa che è una
legittima richiesta da parte di alcune Regioni, chiaramente questo
me lo posso aspettare dai membri del Partito Democratico che,
ovviamente, in maniera politica, per una questione di partito
preso sono contrari rispetto ad una richiesta proveniente da
alcune Regioni e che ha preso, diciamo, le tinte verdi della Lega.
Però, in realtà da alcuni - e soprattutto da qualcuno che poi si
tinge d'autonomista - fa un po' specie sentire difendere lo Statuto
autonomo siciliano, ma non fare concedere l'autonomia a Regioni che
in qualche modo vogliono cimentarsi appunto in alcune possibilità
che poi sono tra l'altro previste dalla Costituzione Italiana. Non
stiamo regalando niente a nessuno.
Dico, oggi confrontandomi durante una trasmissione televisiva con
l'Assessore Armao, in qualche modo convenivamo sul fatto che se
daremo, come Governo nazionale, delle possibilità ad alcune Regioni
per effetto di una norma di questo Stato, ogni volta che ad una
Regione a statuto ordinario viene data un'attribuzione, ne deve
essere concessa una anche alle Regioni a Statuto speciale, tant'è
che, Presidente e colleghi, vi invito a guardare il dibattito
pubblico nazionale per vedere che probabilmente l'unico parlamento,
o comunque Consiglio regionale, di una Regione a Statuto a speciale
che sta avviando dibattito su questa cosa, l'unico è la Sicilia La
Sardegna, tutte le altre regioni del Nord a Statuto speciale non
stanno dicendo nulla, perché comunque c'è una situazione di
convenienza.
Ora, io entro anche in quello che poi alla fine penso
personalmente rispetto alla vicenda e mi rivolgo, chiaramente, a
chi sta ostentando: Ah Sarà la secessione dei ricchi e tutto
quanto.
Innanzitutto credo che quando un parlamentare di questo Parlamento
siciliano si mette in bocca che questa è la secessione dei ricchi,
che lo dica un giornalista, che lo dica un libero cittadino, -
magari non lo condivido - però lo posso accettare. Ma che lo dica
un parlamentare mi preoccupa, perché significa che non ha fiducia
nella Istituzione Governo nazionale, che metterà in atto tutti gli
strumenti di perequazione e, per addivenire ad un accordo del
genere, delle cose che sono uguali sia per le Regioni del nord,
quanto per le Regioni del sud.
Ma poi dico - colleghi - ma perché non stiamo, invece, prendendo
questo momento come un momento di lancio rispetto ad un tema
fondamentale, che è quello di un vero federalismo all'interno delle
regioni di questo Stato. Noi nel 2010, Presidente, come Movimento
Cinque Stelle, abbiamo teorizzato quella che doveva essere una
risposta più concreta ai territori, con un decentramento di
funzioni da parte dello Stato centrale, ed invece una diffusione
più capillare sui territori di funzioni che dovevano dare risposte
reali ai bisogni reali dei cittadini, parlando e spingendoci
addirittura nel 2010, come Movimento Cinque Stelle a parlare
addirittura di Stati Uniti d'Italia, cioè di un concetto talmente
tanto ampio di federalismo, quasi da rasentare un'unione di Stati
sullo stile americano.
E' chiaro che ci sono le dovute differenze; è chiaro che ci
muoviamo all'interno dell'alveo di una Costituzione italiana, ed è
chiaro che ci muoviamo all'interno di quello che è uno Stato
unitario che si chiama Italia, dal quale nessuno vuole fare
secessioni o vuole fuggire. Vogliamo rimanere italiani all'interno
dell'Italia, ma vogliamo dare dignità ai territori.
Io dico questo, senza per forza di cose poi andare dietro a facili
critiche rispetto ai Governi regionali passati. Però smettiamo di
piangerci addosso; smettiamola di pensare che gli altri hanno delle
prerogative. Le altre Regioni, in qualche modo, hanno voglia e
tutti vorrebbero lo Statuto autonomista siciliano nelle loro mani:
lo vorrebbe la Lombardia, lo vorrebbe il Veneto, lo vorrebbe
l'Emilia Romagna, ma lo vorrebbero anche tutte le altre Regioni,
perché vorrebbero le possibilità che abbiamo noi.
E allora, la vera domanda che ci dobbiamo porre è perché noi,
invece, non riusciamo ad andare avanti e a volare. Ed è lì che
dovremmo impegnarci; ed è lì che dovremmo, in questo momento di
dibattito, piuttosto che avere paura di quelle altre Regioni,
accodarci alle richieste delle altri Regioni, per pretendere di più
e pretendere il massimo per la nostra Terra. E questo sarebbe, in
questo momento di forte richiesta da parte delle altre Regioni,
riuscire a fare fronte comune e mettersi - secondo me - dalla parte
di quelli che, comunque, riusciranno a strappare qualcosa allo
Stato.
Oggi fare un passo indietro, mettersi dietro le barricate e non
riconoscere ad altri cittadini di questo Stato italiano le medesime
ambizioni che noi abbiamo avuto e che noi abbiamo conquistato, a me
sembra davvero una visione molto, molto, molto miope di quello che
è lo scenario politico in questo momento in Italia.
E io credo che se continuiamo a dibattere di questa cosa
all'interno di questo Parlamento, senza capire quali sono le
opportunità di questo percorso e di questo momento storico, ci
stiamo facendo sfuggire di mano una possibilità davvero di contare
qualche cosa.
Oggi è il momento, finalmente, di dismettere la sagoma di chi va a
Roma col cappello in mano e vestire, invece, i panni di chi può
chiedere con forza e con autorevolezza che venga finalmente
riconosciuto un accordo fiscale serio su prerogative importanti,
come può essere la Sicilia; e soprattutto - e lì sì dovremmo
capeggiare quella che è un'impronta forte meridionale, a guida di
tutte le regioni - di pretendere istituti di perequazione, istituti
di solidarietà fra le regioni del nord e le regioni del sud.
E' vero, non c'è dubbio che le regioni del nord in questo momento
sono fortemente trainanti dal punto di vista dell'economia. Vero è
che anche l'accordo prevede che non cambieranno gli stanziamenti
per i primi anni, ma che dopo dovrà esserci una futura
registrazione.
Ma è proprio lì che dovremo intervenire; è proprio lì che dovremo
pretendere che ci siano strumenti che tutelino la nostra Regione
come tutte le altre Regioni. E allora lì, assessore - e so,
stavolta, di riuscire a parlare in sintonia assoluta - è proprio lì
che faremo la parte dei registi e dei protagonisti di questa
vicenda e non, invece, di quelli che hanno paura: dobbiamo
governare un processo, non dobbiamo rifuggire da questo processo.
Dobbiamo governare questo momento storico ed essere capaci di
riuscire ad essere incisivi ed essere ricordati per una volta come
Parlamento unito, che vota un'unica mozione all'unanimità, con gli
stessi adempimenti, senza scaricare responsabilità a Roma, senza
scaricare responsabilità sul Governo regionale, ma uscendo fuori in
maniera molto forte con una proposta che deve essere quella di un
Parlamento che deve rappresentare tutti i cittadini siciliani nei
confronti appunto di una battaglia importante come questa. E io
sono convinto che, se riusciremo a fare questo passaggio, renderemo
un servizio alla nostra Terra ed ai cittadini siciliani.
Sull'ordine dei lavori
PAGANA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAGANA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo informare
lei e il Governo, e allo stesso tempo volevo chiederle se è
possibile, alla fine del dibattito, viste le sensibilità di questo
Parlamento, viste le posizioni che, nonostante le diversità, vanno
tutte in un'unica direzione, poiché il tema è importante e poiché
questo Parlamento sta lanciando un segnale importante, poiché
questo è un documento di fondamentale importanza e indelebile nella
storia di questo Parlamento e della nostra, diciamo, faccia' a
Roma, era nostra intenzione, trasversale in tutti i Gruppi
parlamentari, quella di scrivere un unico documento, che ieri è già
stato predisposto dagli Uffici e al quale stiamo lavorando.
Quindi, mi appello alla sua sensibilità affinché, alla fine del
dibattito si possa sospendere mezz'ora o venti minuti l'Aula, il
tempo di definire esattamente questo documento, per poi uscire da
qui dentro con un unico ordine del giorno.
PRESIDENTE. Onorevole Pagana, pensavo che lei chiedesse
l'interruzione adesso, perché quella alla fine, per scrivere il
documento, è scontata. Quindi non vuole un'interruzione adesso,
andiamo avanti. L'interruzione alla fine, per scrivere il documento
unitario, a meno che nel frattempo non lo scriviate, non ce lo
presentiate, è fin troppo ovvia.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che ha chiesto congedo per oggi l'onorevole
Foti.
L'Assemblea ne prende atto.
Riprende il seguito del dibattito sul tema del regionalismo
differenziato
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lupo. Ne ha facoltà.
LUPO. Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi, a questo
punto del dibattito molto è stato detto sull'argomento, in
particolare dai colleghi del Gruppo Partito Democratico che ieri mi
hanno preceduto. Io voglio essere molto essenziale, anche per dare
un contributo sulla stesura del documento, che ci auguriamo l'Aula
possa condividere unanimemente, visto che il dibattito sia ieri che
oggi, ha fatto palesare una convergenza rispetto all'obiettivo
fondamentale, che è quello di tutelare al meglio i diritti, io
direi, intanto degli italiani e ovviamente dei siciliani e quindi
del nostro territorio regionale, viste anche quelle che sono le
prerogative statutarie.
Qui non si tratta di contestare ad alcune regioni del nord, che
chiedono maggiore autonomia, il loro diritto a richiedere queste
autonomie, la Costituzione, la riforma del Titolo V lo prevede,
hanno diritto di rivendicare maggiore autonomia e nessuno,
ovviamente, vuole proibire a queste regioni del nord di ottenere
quelle maggiori autonomie in alcuni settori di cui la Regione
siciliana gode già a partire dal 1947. Si tratta però di definire
un'idea forte di unità del Paese e di coesione del Paese, rispetto
in particolare a quelli che sono i diritti fondamentali, il diritto
alla salute, il diritto all'istruzione, il diritto alla tutela
dell'ambiente, e allora noi su questi diritti, su quelli che sono i
livelli essenziali di assistenza, o i livelli essenziali delle
prestazioni, non possiamo indietreggiare di un millimetro.
E questo è il punto vero della questione, cioè siamo ancora in una
fase storica in cui il divario nord-sud è estremamente accentuato.
Non è possibile quindi cristallizzare la situazione attuale
trasferendo, in relazione al riconoscimento delle maggiori
autonomie richieste dalle regioni del Nord, le coperture
finanziarie alla luce dei costi storici. Perché questo
significherebbe cristallizzare una spaccatura del Paese tra Nord e
Sud, atteso che per le stesse prestazioni il Nord oggi riceve
trasferimenti di gran lunga superiori rispetto al Mezzogiorno
d'Italia.
Faccio un esempio per capirci. Se, per quanto riguarda
l'istruzione, al Nord la scuola a tempo pieno e, quindi, con le
mense scolastiche, con la possibilità per i ragazzi anche di fruire
dei servizi scolastici pomeridiani, se al Nord la scuola a tempo
pieno riguarda il 90 per cento della popolazione studentesca e al
Sud appena il 10 per cento circa, in Sicilia forse anche meno.
Riconoscere l'autonomia oggi richiesta da quelle Regioni,
cristallizzando la spesa storica, significa congelare una
situazione in cui al Nord continueranno ad avere il 90 per cento di
scuola a tempo pieno e al Sud il 10 per cento di scuola a tempo
pieno. Questa è l'ingiustizia che noi non possiamo consentire.
E, allora, bisogna prima definire i livelli essenziali di
assistenza, i livelli essenziali delle prestazioni e del
riconoscimento dei diritti sociali e civili, serve sviluppare prima
un'azione di perequazione in base alla quale si definiscano le
coperture certe per prestazioni eguali che devono riguardare tutti
i cittadini di questo Paese, dalle Alpi fino a Capopassero,
successivamente avviare un'azione di riconoscimento per chi vorrà
rivendicarla, di maggiore riconoscimento di autonomie regionali,
con il trasferimento delle relative coperture.
Se, invece, le cose vengono invertite, intanto le regioni del
Nord, anche in base al loro gettito fiscale-territoriale
rivendicano le maggiori autonomie, lo Stato riconosce loro la
maggiore autonomia e trasferisce quello che oggi loro spetta
rispetto al bilancio dello Stato in alcuni settori - citavo prima
la scuola a tempo pieno - perfino in un rapporto 90 per il Nord, 10
per il Sud. Poi, alla fine mancheranno, se così si dovesse
procedere, le risorse per riconoscere parità dei diritti alle
regioni oggi più svantaggiate.
Allora, noi siamo ancora in un momento in cui, anzi più che mai,
bisogna battersi per colmare il divario Nord-Sud. Usavo l'esempio
della scuola, ma potrei parlare delle infrastrutture, della tutela
dell'ambiente, del settore dei rifiuti, tutti temi che qui sono
stati toccati, del trasferimento della spesa in conto capitale e in
conto investimenti. Tutte le ricerche di settore degli ultimi anni
confermano che nel Mezzogiorno - come lei ben sa, perché è anche
stato Ministro per il Sud - purtroppo al Sud i fondi strutturali
che avevano la funzione perequativa, cioè di fare recuperare al
Mezzogiorno rispetto al Nord del Paese il divario infrastrutturale
esistente, piuttosto che essere, negli ultimi anni, fondi
aggiuntivi rispetto ai trasferimenti dello Stato alle Regioni, per
gli investimenti in conto capitale, quindi per gli investimenti,
sono diventati fondi esclusivi, quindi sostitutivi delle risorse
nazionali. Il Sud non ha avuto quel 34 per cento di trasferimenti
in conto capitale spettanti in base alla popolazione residente ma,
forse, circa un 10 per cento meno, dal 6 al 10 per cento circa, le
regioni del Nord hanno avuto di risorse statali trasferimenti
aggiuntivi rispetto a quelle del Nord, se noi fotografassimo ad
oggi la situazione esistente
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per favore, ascoltate quello che
dice l'onorevole Lupo, perché se non lo sentiamo poi non potremo
decidere cosa fare.
LUPO. Grazie Presidente, se in base a questo dovessimo fotografare
la situazione e, quindi, lo status quo realizzeremmo una grave
ingiustizia. Spaccheremmo definitivamente l'Italia in due. Non si
vuole penalizzare il diritto all'autonomia degli altri, ma gli
altri, le regioni del Nord, in base alla loro richiesta di
autonomia, non hanno alcun diritto di penalizzare le regioni del
Sud, e lo Stato non può accettare di riconoscere un doppio
trattamento alle popolazioni del Nord di maggior favore rispetto
alle popolazioni del Sud, e per quanto ci riguarda rispetto alla
Regione siciliana.
E allora io penso che il regionalismo differenziato non si può
realizzare alla luce della spesa storicamente sostenuta nell'ultimo
decennio per il riconoscimento dei diritti essenziali, delle
prestazioni e dei livelli essenziali di assistenza.
E' necessario prima individuare questi livelli essenziali di
assistenza, i livelli essenziali delle prestazioni, definire un
sistema di perequazione nazionale e quindi di trasferimenti
spettanti alle Regioni d'Italia in relazione al numero di abitanti,
dopodiché, chi dovesse rivendicare una maggiore autonomia deve
sapere che avrà diritto alla quota spettante alle singole regioni,
senza nulla togliere alla parità dei diritti che lo Stato deve
riconoscere a tutti i cittadini, e quindi anche ai cittadini del
Mezzogiorno.
Se così non dovesse essere, la Regione siciliana ha il diritto di
intervenire, non solo mettendo in campo ogni iniziativa politica
istituzionale, ma anche ogni iniziativa giurisdizionale perché se
ciò dovesse consolidarsi vorrebbe dire negare alla nostra Regione,
per i prossimi anni, il diritto di potere avere qui in Sicilia lo
stesso diritto alla salute, all'istruzione, alla mobilità, allo
sviluppo e al lavoro che sono diritti costituzionalmente garantiti
per tutti i cittadini del Paese.
Se il documento unitario dovesse avere questi elementi essenziali,
noi siamo disponibili a condividerlo con le altre forze politiche
qui in Parlamento, per impegnare il Governo nazionale e anche per
impegnare le forze politiche nazionali che oggi siedono in
Parlamento nazionale, con responsabilità di Governo o di
opposizione ad essere coerenti rispetto, appunto, al documento che
l'Assemblea approverà. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Lupo. Intanto ricordo che sono
iscritti a parlare gli onorevoli Cappello, Savarino, Bulla,
Milazzo, Di Mauro, Cafeo, Cracolici ed Amata. Sono tutti
confermati? Possiamo andare avanti? Benissimo.
E' iscritto a parlare l'onorevole Cappello. Ne ha facoltà.
CAPPELLO. Onorevoli colleghi, signor Presidente, Governo,
cittadini, oggi credo che per la prima volta durante il corso
dell'inizio di questa legislatura, finalmente il Parlamento
regionale siciliano ha deciso di affrontare la questione delle
questioni.
E' un po' come se oggi avessimo deciso di guardarci allo specchio
e di capire chi siamo, e di capire chi siamo non in
contrapposizione a qualcun altro, perché il tema, carissimi
colleghi, è esattamente questo. L'Assemblea Regionale Siciliana sa
reagendo sostanzialmente a qualche cosa che si sta sviluppando
altrove. Ha perso da tempo quello spirito di iniziativa che invece
l'ha contraddistinta probabilmente all'inizio della sua fondazione
stessa, e da quel momento in poi è come se il tempo si fosse
fermato.
E allora, dal momento in cui il tempo si è fermato siamo stati
superati da tutti, tutti hanno avuto ragione, prima fra tutti un
legislatore nazionale schizofrenico che ha preteso sempre di
legiferare sulle Regioni, sui parlamentari, ma non ha mai
legiferato su se stesso. E allora oggi noi ci troviamo in questa
Aula, con tanta buona volontà perché il Presidente Miccichè,
probabilmente, anzi quasi sicuramente, voteremo all'unanimità un
documento condiviso da tutta l'Aula, per la prima volta ci stiamo
spogliando da magliette, da parti politiche, da appartenenze e per
la prima volta stiamo affermando a gran voce che qui dentro ci sono
settanta siciliani, settanta siciliani che oggi vogliono
rappresentare tutto il popolo che siede fra questi banchi e che
guarda con tanta attenzione che cosa il legislatore regionale vuole
fare per il proprio Popolo.
Io, signor Presidente, non mi iscrivo ai movimenti, ai partiti
rivendicazionisti, perché tanto siamo stati rivendicazionisti,
tanto sono stati vittimisti coloro che ci hanno preceduto, quanto
la Sicilia è caduta sempre più in fondo al baratro, senza soluzione
di continuità. E oggi, io devo dire grazie anche al Governo Conte
se il Governo regionale sta procedendo nella definizione di questi
accordi. Eravamo rimasti l'ultima Regione a Statuto speciale a
dover definire i propri rapporti finanziari con lo Stato.
Oggi questa è realtà, oggi lo stiamo facendo, oggi abbiamo un
Governo nazionale che noi non dobbiamo temere, perché, signor
Presidente io non ho paura dello Stato, io sono un italiano, ma
prima di tutto sono un siciliano, e in Italia io non debbo avere
timore dello Stato nazionale.
Allora, oggi, come ha detto prima il mio collega Cancelleri, ma
come ha detto ieri la collega Pagana, ecco questa deve essere per
noi una grande opportunità per il rilancio dell'azione legislativa
e politica dell'intera Assemblea, di tutti i siciliani che oggi noi
rappresentiamo nel corso di questa legislatura, perché altrimenti
sarà l'ennesima occasione persa se continueremo sempre con quello
spirito che purtroppo non ha portato nulla alla Sicilia, ma
soltanto quello che non ci ritroviamo, ossia una Sicilia e i
siciliani affamati, con le mani vuote, con poche infrastrutture,
con tutto ciò che io non sto qui a ripetere, perché lo conosciamo
bene perché in Sicilia ci siamo nati e ci vogliamo restare.
Allora, quello che ci accingiamo a fare oggi è esattamente un atto
d'amore verso la nostra Terra, verso i nostri figli, verso quei
ragazzi che sono rimasti, ma soprattutto verso quelli che sono
andati via e che vorremmo tornassero nuovamente in Sicilia.
Il Movimento Cinque Stelle, signor Presidente, non si sottrae alle
proprie responsabilità, farà la propria parte, ha partecipato alla
stesura di questo documento, lo ha condiviso con le altre forze
politiche, e questo documento che è arrivato in dirittura d'arrivo
è la somma degli ordini del giorno che ieri tutte le forze
politiche responsabilmente hanno depositato. Tutti noi stiamo
facendo un passo indietro affinché i siciliani finalmente possano
farne cento in avanti. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Savarino. Ne ha
facoltà.
SAVARINO. Grazie, signor Presidente, onorevole Vicepresidente,
onorevoli colleghi, io devo dire che condivido alcune riflessioni
dei colleghi intervenuti in questi giorni. Condivido soprattutto il
fatto, già sottolineato pocanzi dai colleghi Cinque Stelle, di non
avere paura di questa autonomia differenziata. Anzi, secondo me, è
proprio questa un'occasione preziosa per riuscire noi, in
trattativa col Governo nazionale, a vedere riconosciute finalmente
tantissime di quelle prerogative e di nostre competenze che in
questi anni sono state oltremodo mortificate.
Rimettere all'ordine del giorno il tema dell'autonomia
differenziata è un'occasione ghiotta anche per la Regione
siciliana. Se viene utilizzata al meglio può diventare strumento
per avere riconosciute finalmente tantissime delle nostre istanze.
Non torno sugli argomenti già citati dai colleghi. Non torno sugli
argomenti già citati dai colleghi, che sottoscrivo e condivido -
quindi le norme 37, 38 - non sto qui a dire anche il fatto che in
questi anni la nostra autonomia è stata mortificata anche nelle
nostre materie di competenza esclusiva, da norme cosiddette di
coesione economico-sociale, che sono entrate a piedi uniti dettando
a discapito della nostra competenza legislativa esclusiva materie
che dovrebbero e sarebbero state di nostra competenza.
Presidenza del Vicepresidente DI MAURO
Quello che io oggi voglio invece sottolineare, al di là
dell'occasione ghiotta che abbiamo, è il fatto di chiedere al
nostro riferimento del Governo, l'assessore Armao, che peraltro ha
competenze in materie che sono assolutamente di prestigio in
quest'occasione, assolutamente utili al nostro dibattito e alle
nostre trattative, di verificare quali siano gli ambiti delle
richieste che vengono fatte in questa sede dalle tre Regioni.
Perché il vero dato è prima di tutto e innanzitutto conoscere di
che cosa stiamo parlando. Capire cosa c'è dentro questo accordo,
qual è l'oggetto dell'intesa.
E' uno dei temi interessanti, che non si capisce se è ricompreso o
meno, perché c'è stato un'indicazione della Cgil che pensa che
possa essere oggetto dell'intesa, è quella della flessibilità dei
prezzi. Attenzione assessore Armao, Presidente, perché, la
flessibilità dei prezzi non è per il meridione un'occasione di
rischio, cioè non è un pericolo, il fatto che possa rientrare nelle
intese, oggetto della discussione dell'autonomia regionale
differenziata, la possibilità che le regioni si occupino anche
della flessibilità dei costi per esempio, del lavoro. Può essere,
per la Sicilia, una possibilità di rilancio della nostra
produzione, perché è chiaro a tutti, e la storia ce l'ha
dimostrato, che, con l'eliminazione delle gabbie salariali nel '68,
chi è stato penalizzato nella propria produzione e crescita, è
stato proprio il meridione d'Italia, perché da noi, che il costo
della vita è molto più basso rispetto alle regioni del nord, avere
equiparato i contratti di lavoro, ha portato una fuori uscita delle
imprese e quindi una mancanza di produzione a scapito del Sud.
E' quello che sta succedendo proprio in questi mesi, nel Nord
Italia, con gli stabilimenti spostati dagli imprenditori, nell'est
del Paese, è la prova provata che il costo del lavoro un'attrattiva
per quelle imprese e allora immaginare che le Regioni si possano
riappropriare della possibilità di dare in maniera elastica il
costo del lavoro e quindi con la flessibilità dei prezzi, può
essere una grandissima occasione, proprio per il meridione, per il
sud e per la Sicilia. Per cui chiedo di focalizzare l'attenzione
anche su questo tema che, non è stato finora, oggetto del dibattito
ma che è un tema che, certamente, può servire da volano per la
produzione e la crescita della Regione siciliana.
Colgo ancora l'occasione per dire che, questo oggi, importante
dibattito di questa nostra Aula, il documento che in maniera comune
possa essere approvato da tutte le forze politiche, risottolinea a
livello nazionale e anche oltre la forza e l'incidenza che in
questo dibattito, all'ordine del giorno, la Sicilia come
protagonista potrà avere, ed è un'occasione che va, assolutamente
sfruttata, al meglio e di cui colgo tutto il lato positivo della
situazione. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Bulla. Ne ha
facoltà.
BULLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono qui per fare
delle riflessioni, in quanto penso che il regionalismo
differenziato in Italia c'è stato da anni da parte delle Regioni
del nord nei confronti del meridione, perché queste Regioni hanno
ottenuto infrastrutture, hanno ottenuto il raddoppio della rete
ferroviaria, treni veloci, mentre a noi hanno destinato i treni a
vapore, hanno ottenuto il raddoppio delle corsie autostradali, a
noi hanno destinato strade di seconda categoria.
Dico che oggi è importante parlare di questa autonomia
differenziata, ma occorre fare delle riflessioni.
Negli anni passati la Lega ha al Nord messo in atto lo spauracchio
degli emigrati, dei terroni, per avere, e conquistare, un consenso
elettorale al Nord. Oggi, per avere un consenso da parte del
meridione, mette in atto una politica sugli immigrati, ma noi non
dobbiamo dimenticare questa situazione avvenuta nella nostra
Italia.
E vedete, cittadini siciliani, noi oggi dobbiamo perdonare, ma non
dobbiamo dimenticare ciò che è successo negli anni passati. Io sono
preoccupato Presidente da quello che può succedere da qui a qualche
giorno sulla sanità. I colleghi degli ordini dei medici di Bari
hanno una preoccupazione per quanto riguarda, appunto, questa
discussione che viene fatta oggi, si prepara a discutere in
Parlamento, per quanto riguarda l'autonomia differenziata nel campo
della sanità, in cui si preparano ad ottenere, appunto, una libertà
di scelta per quanto riguarda le scuole di specializzazione, per
quanto riguarda i ticket sanitari, quindi ci sarà una disparità nel
trattamento dei cittadini per quanto riguarda la salute pubblica.
Questo mi preoccupa.
E allora, io chiedo ai deputati che sono stati eletti nel
meridione, e soprattutto ai deputati del Movimento Cinque Stelle,
di non essere grilli parlanti, ma di rispettare il voto che il
meridione gli ha concesso e quindi difendere da questa autonomia
differenziata il meridione. Grazie Presidente.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico all'Aula che l'onorevole Zitelli è in
congedo.
L'Assemblea ne prende atto.
Riprende il seguito del dibattito sul tema del regionalismo
differenziato
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cafeo. Ne ha
facoltà.
CAFEO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io volevo aggiungere
un punto di vista, un'osservazione, una riflessione ai tanti,
diciamo, interventi che ci sono stati rispetto a questo tema, e
volevo soffermarmi su un aspetto; intanto ritengo che sia un fatto
positivo che quest'Aula arrivi a votare un documento unitario, una
posizione unitaria su questo tema, e voglio ringraziare i deputati,
i capigruppo e chi si è fatto carico di, come dire, stilare un
documento che parte appunto dalla nostra Costituzione, dagli
articoli, dalle garanzia, dal fatto che qualsiasi riforma in
qualche modo va intesa sempre dall'interno dell'unità dello Stato,
della Nazione, dalla parità di diritti fra i cittadini dello stesso
Stato.
Ritengo che, volevo soffermarmi quindi su un aspetto che è quello
che secondo me, condividendo il documento, quindi non riprendo le
varie rivendicazioni e tutto ciò che è contenuto nel documento che
condivido pienamente. Il tema è che qualsiasi dibattito, qualsiasi
riforma, qualsiasi posizione politica assume un significato diverso
a seconda da chi e come viene portato avanti, e all'interno di
quale contesto politico, sia nazionale che internazionale, questo
dibattito e questa riforma che è una riforma comunque prevista
dalla Costituzione, che ha in sé delle basi, ma poi il tema è come
viene sviluppato e a cosa serve effettivamente questa e come viene
utilizzata.
Io ritengo che le modifiche della Costituzione, la previsione di
autonomia dell'utilizzo dei costi standard e dei costi storici
nasca per efficientare e responsabilizzare le classi dirigenti dei
vari territori, ma la sensazione che si ha è che però non sia .
Questo è un aspetto, l'altro aspetto è come si intende o si
utilizza questa previsione della riforma. L'eccessiva autonomia
regionale rispetto a delle tematiche che, in quanto tali, in sé
rappresentano l'unità dell'Italia, dello Stato e quindi delle
garanzie a livello italiano ritengo appunto, per il clima che anima
il dibattito, a rischio.
Come ritengo che la situazione storica che stiamo vivendo, in cui
di fatto il Sud è rappresentato all'interno delle politiche
sviluppate dal nostro Stato quasi - e l'ho sentito dire alcune
volte anche nel dibattito di oggi - come se fossimo la parte del
mercato interno che serve ed è utile come sbocco per le imprese del
Nord, perché noi assistiamo non solo - come è stato sottolineato -
a una emigrazione di intelligenze e di risorse umane formate grazie
alle risorse del Sud, ma anche all'utilizzo dei fondi europei
previsti per le Regioni obiettivo poi, di fatto, essendo la maggior
parte del sistemo produttivo italiano collocato al Nord poi
beneficiano delle risorse destinate dalla Comunità Europea alle
regioni obiettivo.
Il tema di maggiore preoccupazione, per quanto mi riguarda, è che
oggi assistiamo a un dibattito fatto di una visione in cui l'uno
porta a casa qualche risultato per se rispetto agli altri, perdendo
di vista le sfide che l'intero Stato all'interno della Comunità
Europea deve portare avanti rispetto alla globalizzazione, e quindi
alle sfide esterne a cui ci presentiamo in maniera divisa e con il
dibattito che abbiamo oggi su questo tema, a mio avviso, ci
presentiamo ancora più divisi e quindi più deboli siano essi
siciliani o delle Regioni del Sud o delle Regioni del Nord, perché
il concetto principale, penso l'accusa principale, che oggi i
cittadini rivolgono alla politica e a chi ha la responsabilità di
assumersi, ha appunto in se la responsabilità il fatto di essere in
grado di dare risposte, ritengo che sia forviato da interessi di
parte di corto respiro anziché a una visione più complessiva
inserita in un contesto internazionale e con delle visioni di lungo
periodo.
Io ritengo che questa settimana ci sono stati due fatti positivi,
uno che penso si verifica oggi e cioè che la votazione di un
documento unitario e l'altra è stata la presa di posizione, la
condivisione, l'assunzione di responsabilità di deputati nazionali
di tutti i partiti che hanno partecipato all'incontro con il
Presidente per la risoluzione delle problematiche riguardanti le
province.
Io spero che questo sia solamente l'inizio, perché oggettivamente
tutta l'azione politica del Governo la vedo più mossa da interessi
di parte o da interessi di campagna elettorale legate alle prossime
europee.
Questo in un contesto in cui anche il Governo nazionale, così per
come è nato sulla base di un contratto, quindi di due programmi, di
due visioni totalmente diverse, non sia sviluppato con una visione
univoca del Governo su come portare fuori l'Italia da questa
situazione di crisi e farla valere nel contesto internazionale.
A volte la stessa sensazione si ha nei confronti del Governo
regionale in cui quello che oggettivamente che, a mio avviso, manca
è una visione complessiva e di lungo periodo che ci possa
consentire all'interno dell'Aula di un confronto di ampio respiro.
Spero che il mettere davanti per questi due motivi essenziali che
sono la preoccupazione di questa concessione di autonomia
differenziata fatta in maniera disordinata e a scapito del Sud e le
problematiche che stiamo vivendo assieme legate alle province,
possa far fare all'Aula e al Governo un salto di qualità rispetto
alle programmazioni future.
Ritengo che la serietà dell'azione amministrativa e del dibattito
d'Aula oggi deve portarci - superate queste due difficoltà - a far
percepire a tutto lo Stato italiano e anche alla Comunità europea
che la vera sfida, il verso ruolo che oggi il Meridione e,
soprattutto, la Sicilia può svolgere per l'Italia e per tutto il
contesto europeo è rispetto alle nuove sfide che ci troveremo ad
affrontare e che ancora oggi non abbiamo affrontato e non ci stiamo
attrezzando.
Sono le sfide del mercato globale, degli equilibri che cambiano ed
il grosso ruolo che la Sicilia può svolgere rispetto all'Africa e
ai mercati che stanno a sud di noi.
A mio avviso, l'obiettivo che dobbiamo porci è superare queste
sfide, dimostrare serietà con i numeri e nell'azione amministrativa
per riuscire a fare diventare una battaglia comune il fatto di
guardare verso il Sud.
Gli equilibri internazionali, sia economici sia relativi alla pace
e ai vari pericoli non si muovono più verso il Nord, ma si muovono
verso ciò che sta ai nostri confini e, quindi, nei confronti
dell'Africa.
Spero che ritrovare un'unità di intenti su una visione, su un
ruolo politico che non è solo quello rivendicativo, ma può essere
di guida rispetto ad una visione dell'Italia e del mondo possa
venire da quest'Aula.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, anche io considero utile questo
confronto in questo Parlamento, seppur è stato provocato e, per
fortuna, determinato da un rinvio di una decisione rispetto alla
quale, comunque, la Sicilia si candidava ad essere assolutamente
Cenerentola e marginale rispetto a processi politici che sono in
atto nel nostro Paese, non solo politici ma anche di ordine
economico e sociale.
Credo che vada detto con grande nettezza, lo dico a quei colleghi
che si illudono probabilmente nel ritenere che il regionalismo
differenziato sia un'opportunità per l'autonomia siciliana intanto
per un dato.
Il regionalismo differenziato lo chiedono quelle aree del Paese
che non hanno come obiettivo quello di rilanciare i processi
autonomistici delle Regioni a Statuto speciale e comunque non hanno
come obiettivo quello di ripensare anche una politica nazionale che
sia redistributiva per davvero tra il Nord e il Sud del Paese.
Forse questo dibattito, se riusciamo a farlo diventare tale - ma
devo dire con grande onestà sono tra quanti nutre molti sospetti e
molti dubbi che questo avverrà - mi colpisce il silenzio della
intellettualità italiana e del Mezzogiorno sui destini di questo
Paese.
Siamo una sonnolente classe dirigente piegata alla gestione della
cronaca e non riusciamo ad intravedere nulla di quello che potrà
avvenire da qui a qualche anno.
Quando dico siamo, mi riferisco certamente alla politica,
certamente alle classi dirigenti della politica nel Mezzogiorno, ma
anche a tutti quei mondi virtuosi che dovrebbero supportare la
possibilità di costruire un'opinione pubblica nel Paese, dai grandi
giornali alla intellettualità, ai luoghi della conoscenza della
elaborazione, insomma. Questo dibattito ci si arriva più per dovere
che non per consapevolezza di cosa si sta giocando e qual è la
posta in gioco.
Io dico che la posta in gioco è una: l'Italia del regionalismo
differenziato è l'Italia dello spezzatino dei diritti Non potranno
esserci diritti universali applicati con condizioni economico-
sociali profondamente diverse da zona a zona del Paese.
Se così è, il problema è come ci immaginiamo in questa nuova fase
in cui, a differenza dei nostri padri e dei nostri nonni che
portarono una bandiera che vide la Sicilia
(Brusìo in Aula)
CRACOLICI. E' complicato però Vi chiedo scusa colleghi
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, ci penso io. Per favore,
colleghi, onorevole Galluzzo si accomodi non interrompiamo
l'onorevole Cracolici
CRACOLICI. No, non è che mi interrompono è il rumore che mi
PRESIDENTE. Mi rendo conto, si distrae.
CRACOLICI. Dicevo, i nostri padri e i nostri nonni ebbero una
visione ed era la visione dell'autonomia in parte come risarcitoria
rispetto ad uno stato nazionale che aveva non solo accentuato gli
elementi di divaricazione tra il Nord e il Sud del Paese, ma
all'interno di quel Sud c'era una questione siciliana irrisolta
negli anni della guerra e del dopoguerra.
La specialità quindi nasce con una visione, con un'idea di
un'Italia unita, ma dentro un'Italia unita, un'Italia che doveva
essere unificata anche sulle condizioni sociali e di crescita.
Invece, l'autonomia differenziata, e lo dico senza letture di parte
politiche perché non nascondo anche il limite culturale, che pezzi
delle classi dirigenti del mio partito, ad esempio, hanno
contribuito in qualche modo a rendere quasi ineluttabile la
prospettiva di un paese in cui l'autonomia o il regionalismo
differenziato altro non è che un movimento che si muove nel solco
della tutela dei privilegi, altro che risarcitoria in una
dimensione di chi ha di meno rispetto a chi ha di più, ma il chi ha
di più prova a difendere il suo avere di più per cercare di avere
di più anche nel futuro.
Una cosa si evidenzia oggi a distanza di settant'anni che in
questo nostro Paese non solo è cresciuto il divario tra il Nord e
il Sud, oggi l'Italia della democrazia ci dà dei dati macro
economici che sono peggiori di quello che c'era nell'Italia del
Regno delle due Sicilie e nell'Italia pre Garibaldina.
Cioè il divario tra il Nord e Sud è cresciuto, non è diminuito. Ma
dentro questo divario c'è un'altra questione ancora più grave,
ovvero che la Sicilia, la sua autonomia non solo via via ha perso
di smalto per certi versi noi stessi l'abbiamo tradito, l'abbiamo
usata sbagliando gli strumenti di attuazione, ma ci siamo in
qualche modo fatti fregare sull'idea che alla fine l'autonomia
altro non era che ha garantito in qualche modo i privilegi alla
società siciliana e non invece solo a una parte di essa.
Non è un caso che se oggi io ho letto con interesse - ma per la
verità già conoscevo i dati finanziari dei cosiddetti residui
fiscali - ho letto con interesse questo dato che dimostra che, a
fronte di un dibattito che qui abbiamo fatto negli anni, articolo
36, articolo 37, articolo 38, più noi discutevamo del meccanismo
risarcitorio più l'Italia si muoveva nella dimensione delle
differenziazioni delle sue politiche redistributive.
Oggi la Sicilia, che nel suo Statuto ha previsto che il 100 per
cento dell'Irpef pagato dai Siciliani va trattenuto in Sicilia, è
tra le regioni italiane dove, in maniera pro-capite, contribuiamo
al finanziamento regionale, tra le regioni italiane più basse.
A questo si è aggiunta una norma fatta qualche decina di anni fa,
che è la compartecipazione al debito pubblico nazionale, che ha
visto la Sicilia essere la regione con la più alta
compartecipazione nazionale rispetto a tutte le altre regioni,
fermo restando il rapporto pro capite. Davanti a noi c'è la
Lombardia, ma per la semplice ragione che in Lombardia sono 9
milioni e mezzo di abitanti, in Sicilia siamo 5 milioni; eppure noi
abbiamo soltanto qualche centinaio di milioni in meno della
Lombardia.
Allora, anche noi abbiamo ritenuto che l'autonomia altro non era
che il trucco col quale si è un po' ridistribuita la ricchezza di
questo Paese e in fondo ancora adesso il modello dell'autonomia si
applica al Mezzogiorno. Che cosa è il reddito di cittadinanza, se
non la stessa filosofia che negli anni Sessanta e Settanta ha visto
immaginare all'Italia di distribuire un po' di pensioni sociali, un
po' di pensioni di invalidità al sud? E il nord faceva i fatti,
andava nella sua direzione senza che il sud e le classi dirigenti
meridionali potessero alzare la voce, se non per lamentarsi. Ma i
lamenti senza visioni rimangono parole al vento.
Ecco, io credo che oggi, a differenza di quello che avvenne negli
anni Settanta in cui il riformismo in Italia segnò il Servizio
sanitario nazionale, segnò la scuola e l'Università, per tutti e
per tutte, segnò lo Statuto dei lavoratori, dove si unificò per la
prima volta il principio che un lavoratore di Bolzano, così come
uno di Lampedusa avevano diritto allo stesso salario a parità di
prestazione, cose che in quell'epoca apparivano quasi
illuministiche . Ma questa è stata la stagione del riformismo che
in qualche modo, poi, negli anni successivi ha finito per far
perdere di vista l'obiettivo strategico dell'unità del Paese, non
come fatto istituzionale, ma come fatto sociale.
Ed allora questo dibattito - e mi avvio a concludere - o noi lo
inquadriamo io condivido il documento; bene il fatto che ci sia
un documento unitario; tutta salute Meglio uniti che divisi Però,
consentitemi di dire, il problema non è l'unità di un documento, è
l'impostazione con la quale la Sicilia sta in questa discussione.
Ci stiamo con una visione difensiva e rivendicazioni sta o proviamo
a usare questa occasione per aprire una fase nuova di politica
italiana
Il problema non è difendere la Sicilia dall'Italia; il problema è
difendere una visione dell'Italia che possa servire anche alla
Sicilia, così come alle altre regioni italiane. Cioè la nostra
sfida non è quanto alziamo il muro per sentirci forti, a parole,
urlando in nome del rivendicazionismo autonomistico; ma come siamo
in grado di promuovere una politica che incida nei processi
redistributivi di questo Paese, e lo si fa costruendo alleanze.
Costruendo alleanze nel Mezzogiorno, costruendo alleanze nel Paese.
Ma in nome di che cosa? Vedete, se prima la prospettiva per la
Sicilia è stata negli anni quella di essere un ponte verso l'Italia
che cresceva e raggiungere i suoi obiettivi economici e sociali,
per essere in qualche modo più vicina a quell'Italia - il ponte
era e in parte continua a essere questa metafora - il grande
problema che abbiamo, lo ha citato per ultimo l'onorevole Cafeo, e
ha fatto molto bene, è che se non capiamo che la visione del futuro
non è quanto somiglieremo al Lazio o all'Emilia Romagna o alla
Lombardia, ma quanto la Sicilia perché se quello sarà il terreno di
gioco noi saremo sempre marginali, per ragioni geografiche, cioè se
l'obiettivo è conquistare i mercati dell'Europa, l'unica cosa che
possiamo chiedere è qualche linea ferroviaria in più, per ridurre
di qualche ora il nostro sistema trasportistico.
Ma se il grande problema del futuro in un mondo globale è come noi
diventiamo ponte non con l'Italia da cui siamo separati dal mare,
ma con l'Africa dove oggi più che mai avvertiamo la dimensione di
un nuovo colosso economico che sta entrando prepotentemente nei
mercati, che si chiama Cina, bene, se questa è la dimensione
politica della sfida, allora noi dobbiamo connettere la nostra idea
di organizzazione democratica, delle istituzioni, dello Stato, in
questa chiave nuova, non con i muri o con le paure o con quest'odio
che si inietta ogni giorno verso tutto ciò che è diverso da noi, il
futuro della Sicilia dipenderà dalla valorizzazione delle
differenze che nel mondo via via si svilupperanno, anche perché fa
parte della nostra storia questo Palazzo che ha visto arabi,
normanni, ebrei, religioni, razze, culture che l'hanno reso un
unicum da questo punto di vista straordinario.
Allora, io penso che il dibattito di oggi è utile nella misura in
cui riusciamo, ad esempio, ad avere come conseguenza che domani o
dopodomani qualcuno scriva un editoriale su un giornale, qualche
altro apra una provocazione e crei le condizioni perché si discuta,
perché la Commissione Statuto eserciti una funzione non
burocratica, ma apra una sfida su qual è l'idea dello Statuto del
futuro. Ecco, se facciamo queste cose allora avrà senso, altrimenti
è stata un'altra passeggiata tra le cinque e le otto di sera.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Amata. Ne ha
facoltà.
AMATA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, intanto in
premessa accetto la sfida dell'onorevole Cracolici e, a tal
proposito, dico che questo dibattito non nasce per caso, ma nasce
perché la Commissione Statuto ha dedicato almeno tre sedute alla
presenza del Governo rappresentato dall'Assessore Armao e da due
costituzionalisti, il professore Verde e il professore Cariola, che
ci hanno aiutato un attimo a valutare questa questione che
sicuramente è di primaria importanza.
Dalla Commissione certamente sono nati diversi spunti di
riflessione e si era in un primo momento indicata la strada di fare
una risoluzione da far votare alla Commissione, ma nello stesso
tempo ci siamo resi conto che la questione era troppo importante e
che andava coinvolta l'intera Assemblea; e nella considerazione che
appunto l'intesa che doveva essere firmata il 15 febbraio, tra le
tre Regioni e il Governo, è slittata ed allora si è deciso, anche
su richiesta del Presidente Musumeci, ricordo la mattina della
votazione della finanziaria, è stata accolta dal Presidente
dell'Assemblea l'idea di promuovere questo dibattito in Assemblea.
Era giusto e corretto che da questo dibattito scaturisse un
documento unitario, perché sono certa e ci sono i termini, ci sono
le basi, ci sono i presupposti per poterlo fare, di approvare
all'unanimità un documento, un ordine del giorno da consegnare al
Governo, in maniera tale che nelle trattative con il Governo
centrale possa avere quella forza in più così come hanno fatto
altri Consigli regionali, per esempio la Campania, dando
chiaramente più forza a quella che era la loro idea.
Un attimino qualche passo indietro va fatto, anche se immagino che
tra ieri e oggi molte cose siano state dette.
Io ieri ero assente per motivi di salute, ma ho cercato di seguire
il dibattito anche da casa e diverse cose interessanti sono state
dette dai colleghi e, quindi, partiamo dal fatto che dopo la
modifica di questo Titolo V della Costituzione, dell'articolo 116,
comma 3, ha consentito a tutte le regioni, anche quelle a Statuto
ordinario, di poter chiedere l'autonomia su alcune materie,
competenze e funzioni.
E, fino a qua, potrebbe andare tutto bene. Però, se noi andiamo a
valutare effettivamente le proposte che, immediatamente, dopo
questo e questo accade perché diventano pre intesa alla fine del
Governo Gentiloni, le proposte che fanno tre regioni, Emilia
Romagna, Lombardia e Veneto, se le andiamo a valutare non sono
assolutamente identiche, ma nella sostanza hanno proprio delle
particolarità, delle differenze - anche se mi ripeto - sostanziali.
A che cosa mi riferisco? Al fatto che, mentre Lombardia e Veneto
fanno una richiesta nella quale oltre che le competenze - anche se
loro sostengono che ciò avverrà nei cinque anni, quindi non
immediatamente al primo anno, ma alla fine del quinto anno -
comunque chiedono effettivamente delle risorse in più, risorse che
facendo due conti - lo capisce chiunque - vengono sottratte
all'intero importo delle risorse che oggi lo Stato distribuisce in
tutto il Paese. Al contrario, l'Emilia Romagna chiede competenza su
15 materie, ma non chiede risorse in più, chiede solamente di poter
assolvere e, quindi, togliendo questa responsabilità allo Stato,
delle funzioni con le stesse risorse.
Presidenza del Presidente MICCICHE'
Nel senso, io Regione sostengo di essere più brava, sostengo di
riuscire a dare ai miei cittadini un servizio migliore, aumentando
la qualità del servizio ma con le stesse risorse. Obiettivamente,
su questo, nulla questio. Anzi, è lodevole l'iniziativa dell'Emilia
Romagna. Ci troviamo al cospetto di un problema allorquando, però,
questa autonomia diventa costo per il sistema Paese.
Ovviamente, una sottrazione di imposte dallo Stato all'intero
Paese - perché se ad alcune regioni ne vengono date di più ne
restano di meno - è chiaro che vanno ad aumentare quel divario,
quelle differenze che oggi sono abbastanza esistenti e si notano
tra Nord e Sud, ma aumenterebbero anche le differenze tra le altre
regioni. Il problema non sarebbe solo del Meridione, non sarebbe
solo della Sicilia ma sarebbe, chiaramente, dell'intero Paese.
Secondo me, un Governo che pensa di poter agire in questo senso,
in questi termini, creando differenze tra Regione e Regione, tra
Nord e Sud, è chiaro che questo ragionamento andrebbe ad indebolire
l'intera nazione. Andrebbe ad indebolire l'Italia nei confronti
degli altri Paesi, facendo diminuire quella competitività che oggi
l'Italia ha, rispetto agli altri Paesi, facendola apparire
certamente più debole nei fatti e nella sostanza.
Questo è il primo concetto che, secondo me, il nostro Presidente
ma tutti i Presidenti delle varie Regioni dovrebbero portare
avanti.
Il secondo tema, assolutamente fondamentale, afferisce, invece, ai
livelli essenziali delle prestazioni dei servizi su tutto il
territorio nazionale. La distribuzione delle risorse deve mettere
al centro, innanzitutto, il concetto che i servizi devono essere
erogati nella stessa maniera e con la stessa qualità per tutti i
cittadini del Paese, superando quei divari tra le varie regioni.
Ci troviamo, però, oggi in presenza di meccanismi che, invece,
aggravano questo divario come la tendenziale paralisi delle misure
di perequazione infrastrutturale e fiscale, la fissazione della
soglia di investimento al Sud al 34 per cento che molto spesso,
negli ultimi anni, è stata ancora più bassa. È calcolata, peraltro,
sulla mera percentuale della popolazione meridionale a prescindere
da quel divario, da quel gap negativo che esiste tra Nord e Sud.
Quello non viene considerato. E quello, invece, sarebbe un
parametro che dovrebbe essere considerato.
Ed ancora, vicende che tagliano le gambe dei nostri enti locali,
come il prelievo forzoso concentrato solo sulle ex province
siciliane che sta mettendo allo sbando centinaia e centinaia di
famiglie ed è cronaca di questi giorni.
Siamo, praticamente, al cospetto di misure che ad oggi affermano
una sostanziale destrutturazione della solidarietà nazionale.
E' questo, Assessore Armao, il tema che il Governo della Regione
attraverso il nostro Presidente, attraverso lei che ci rappresenta,
dovrà affrontare. Io penso e lo penso in maniera convinta, chi
governa l'Italia, chi governa l'Italia deve farlo nella
consapevolezza che la nostra Nazione deve crescere, affermarsi
forte e competitiva nei confronti degli altri paesi, deve fare in
modo di annientare, di risolvere questo gap negativo tra Nord e
Sud, non si può più pensare di sviluppare le regioni a macchia di
leopardo. Solo in questa maniera, avendo la consapevolezza che
un'Italia unita può essere forte e può competere con gli altri
Paesi, forse solamente davanti a questo noi possiamo dormire sonni
tranquilli. L'Italia deve camminare ad una unica velocità.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Catanzaro. Ne ha
facoltà.
CATANZARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori,
intanto diciamo questo mio intervento di oggi è un intervento
perché con grande apprezzamento condivido che finalmente quest'Aula
dopo un anno e due mesi di mia rappresentanza di parlamentare
regionale, finalmente, ci accumuna su un tema.
Un tema che, ovviamente, mette d'accordo un po' tutti e un tema
che riguarda la nostra Regione ed è un tema che secondo il mio
punto di vista non è una problematica di oggi, ma è una
problematica che da molti anni pian piano la politica ha fatto
scorrere, al punto di arrivare su questo argomento ad un divario
che è un divario ormai abbastanza difficile colmare. Perché è
inutile che noi ci nascondiamo, siamo di fronte ad una secessione
mascherata, ad un qualcosa che ci vengono a raccontare e che ci
vengono a raccontare in un modo abbastanza distorto, cioè questo
divario che viene distorto è sempre di più noi abbiamo e subiamo
questo divario tra Nord e Sud. Lo vediamo perché gli interventi
tutti, ho ascoltato con grande attenzione da ieri questo dibattito
con tutti i colleghi che sono intervenuti su questo argomento, ho
visto che tutti la pensiamo allo stesso modo; però, la pensiamo
tutti allo stesso modo e nello stesso tempo dobbiamo non soltanto
pensarla allo stesso modo, ma agire insieme allo stesso modo e come
Governo e Regione siciliana non possiamo più permetterci di
rimanere silenti di fronte a tematiche di elevata importanza.
Io, ad esempio, parlo su una provincia che è la provincia di
Agrigento che è la provincia da cui io provengo e mi rendo conto
che sempre di più noi soffriamo questo divario perché abbiamo
ascoltato con attenzione le varie problematiche, ma noi abbiamo un
problema infrastrutturale enorme, cioè noi siamo l'ultima provincia
d'Italia, siamo di fronte a un non collegamento che si ferma, che è
quello viario, che si ferma a Caltanissetta, ad Agrigento, e poi
dall'altro lato noi abbiamo la Castelvetrano. Cioè, noi siamo
davvero come una provincia di terzo mondo, caro Assessore Armao, e
ci sono moltissimi temi che negli anni io a 37 anni ho visto che in
tanti hanno affrontato, ma che solamente oggi ci rendiamo conto che
siamo ad un bivio e siamo sempre più in quel bivio che ci porta -
lo ha detto poco fa l'onorevole Cracolici - ebbene non si possono
inserire elementi di politica come quello del reddito di
cittadinanza, che accontentano rispetto al passato attraverso un
incentivo a quella popolazione tanto per accontentarla.
Questa non è una nota di polemica, però è un messaggio - e poi mi
accingo a concludere perché non voglio dilungarmi - è un messaggio
ai colleghi che rappresentano oggi il Movimento Cinque Stelle. E'
un messaggio importante perché oggi loro sono al Governo nazionale,
e allora tutti insieme dobbiamo fare sentire la nostra voce come
Regione siciliana, ma che non deve essere un dibattito sterile che
è finalizzato all'approvazione di un documento e basta. Ma io
quello che dico è mettiamo da parte l'appartenenza politica di
ognuno di noi e lottiamo per il nostro territorio, perché domani
alla gente che vive in Sicilia non interessa di quale partito
siamo, ma interessa quello che noi facciamo per il nostro
territorio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Di Mauro. Ne ha
facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, credo che avere riservato due giorni
a questo dibattito sia stata una cosa importante, ce n'era bisogno,
ne avvertivamo la necessità, stante anche il silenzio, mi permetto
di dire, che in quest'ultimo periodo c'è stato da parte degli
organi di stampa, da parte dei giornali nazionali, dei TG
nazionali, di tutti i talk show nazionali.
Ci sarà una ragione, perché questo è successo, e credo che sia
ascrivibile anche e soprattutto a chi è titolare di questi
giornali, di queste televisioni. Perché non c'è dubbio che, essendo
la maggior parte di costoro del Nord, non c'era assolutamente
interesse a sollevare una questione di natura politica.
Devo però anche registrare, anche qui stasera purtroppo il
fenomeno si verifica, che non c'è una presenza folta nella
discussione - in Parlamento eravamo ieri una quarantina e questa
sera siamo una trentina - proprio perché forse non si comprende il
messaggio che dovremmo dare, non si comprende la particolarità
delle difficoltà, qualora dovesse essere approvata l'autonomia
differenziata, nelle quali potremmo trovarci noi tutti quanti in
Sicilia.
E lo di questo senza volere ripetere le cose che sono state dette
ampiamente dai colleghi, ma oltre a trovarci in un contesto in cui
negli ultimi vent'anni, mi riferisco dal '94, '95, '96 in poi, in
cui a seguito della scomparsa dei partiti della I Repubblica, dei
partiti nazionali, il Partito Comunista, la Democrazia Cristiana,
il Partito Socialista, è finita l'attenzione verso quello che era
il Meridione e quindi lo sforzo dei Governi nazionali sempre di
attenzionare il Sud e anche la Sicilia, per quel tempo che è stato
possibile, in questi ultimi vent'anni abbiamo assistito ad
un'attenzione particolare nei confronti del Nord, nei confronti
delle Regioni del Nord, e a dimenticare il Meridione, e soprattutto
la Sicilia, quasi a voler concorrere le forze politiche e le forze
sindacali, l'opinione generale, a dividere l'Italia, a creare una
divisione, una spaccatura tra quello che è il Nord e quello che è
il Sud.
Se a questo dovessimo aggiungere la cosiddetta autonomia
differenziata, credo che avremmo la doppia beffa: da un lato lo
Statuto al quale non è mai stata data ampia esecuzione, dall'altro
praticamente un'opportunità che verrebbe data ulteriormente al Nord
di acquisire quelle che sono, mi permetto di dire, le entrate, la
maggior parte delle entrate tributarie, dall'Irpef a tutti gli
altri tributi locali, per garantire dicono loro, servizi.
Quindi, un trasferimento di competenze e funzioni da quelli che
sono i compiti dello Stato alla Regione, per creare un processo di
regionalizzazione differenziato, e questo altro non farebbe che
determinare non solo la sicurezza al costo che per ora vogliono
imporre, che è il cosiddetto costo storico dei servizi che ci sono,
ma le risorse che dall'Irpef, dalla trattenuta dell'Irpef
resterebbero alle Regioni, resterebbero ancora nelle loro casse per
fare ulteriori cose.
Quindi si creerebbe un meccanismo per cui chi è ricco diventa più
ricco, e il Sud che, come hanno detto diversi colleghi prima di me,
si trova in una condizione economica finanziaria difficile per via
del fatto che per le tasse è molto ridotto, perché fa riferimento
al reddito pro-capite di ciascuno di loro, si avrebbe una
situazione di aggravamento, questo è il significato che nulla ha a
che vedere con l'applicazione dell'articolo 119 della Costituzione,
con tutte le sue modifiche che furono apportate recentemente, e la
legge n. 42 del 2009, con la quale avevamo iniziato nel 2011, un
processo di federalismo, di perequazione infrastrutturale e di
attenzione anche, così com'è scritto nella legge, con attenzione
verso le Isole per il costo storico che affrontano nel realizzare
le infrastrutture, per i loro prodotti, nel commercializzare, per
le difficoltà nel trasporto per l'aumento dei costi, quindi una
posizione che viene, praticamente, a determinarsi di ulteriore
danneggiamento per il Meridione a vantaggio del Nord, a vantaggio
di un territorio che già gode di tante infrastrutture importanti,
di tanti servizi importanti a discapito di un altro territorio che
è quello del Meridione e della Sicilia in particolare.
Credo che al di là di questo dibattito che si sta svolgendo,
l'altro giorno si è portato avanti in Consiglio dei ministri,
giorno 15 febbraio, un'attività che era stata impostata dal
cosiddetto Governo Gentiloni, e non me ne voglia il Partito
Democratico, se Gentiloni non avesse dato avvio a questa sorta di
rapporto tra la Regione e lo Stato, questa sorta di anomalia,
perché vero è che l'attività legislativa è prevista, praticamente
questa sorta di rapporto che si determina per cui si vede
presentato un modello di disegno di legge che deve essere preso o
lasciato, cioè approvato o non approvato da parte del Parlamento
nazionale, senza che i parlamentari possano entrare nelle
discussioni e presentare gli eventuali emendamenti, questa è la
gravità della cosa, per dieci anni, che potrebbe essere cambiato
soltanto seguendo lo stesso percorso e quindi con una difficoltà
enorme perché si chiama, proprio procedura di legislazione
rafforzata' e qui, invece, noi ci troviamo, caro Presidente, in un
silenzio assordante e in percorso che giorno 15 è stato bloccato.
Mi chiedo signor Presidente, è stato bloccato perché, per esempio,
il Ministro per i Beni culturali, il Ministro per l'ambiente, il
Ministro della salute pubblica, hanno compreso che le loro
competenze, le loro funzioni e le risorse venivano a mancare?
Oppure perché ci si è resi conto realmente che in realtà, tutto
quello che sta succedendo a proposito di autonomia differenziata,
farebbe del Meridione e della Sicilia, una condizione di
inferiorità, non solo sul piano finanziario, ma sul piano
culturale, sul piano sociale, rispetto agli abitanti del nord?
Questa è la domanda che noi dobbiamo porci, perché, vero è che se
giorno 15 è stata bloccata l'attività, temo che sia stato fatto,
perché qualcuno si sia reso conto che in realtà può fare il
Ministro ma può anche chiudere quel ministero, che può diventare un
museo storico di quello che era una volta la funzione della sanità,
dei beni culturali e la funzione dell'ambiente.
Quindi, credo signor Presidente che occorra, da parte nostra, non
solo un'attività perché lo Statuto possa essere messo, mi permetto
di dire, in attuazione, così com'è giusto che sia, considerato che
è una legge costituzionale, ma far sì che ci sia una ribellione.
Non è soltanto un dibattito che appartiene a questo Parlamento,
credo che debba essere un dibattito che appartenga anche ai
Consigli comunali, credo che bisogna agire con forza, così come
stanno facendo in questo momento, i pastori in Sardegna,
ribellandosi a una decisione che è a tutto danno del Meridione,
perché non è qui il trasferimento delle funzioni delle sole
competenze, qui vogliono scippare i soldi che vengono pagati e che
servono a garantire l'unità d'Italia, la coesione sociale, che sono
i princìpi cardini, per cui questa benedetta legge del 2009 è stata
fatta, per garantire un'Italia unita e indivisibile e invece, se
per caso la Lega, dovesse riuscire a portare avanti questo progetto
noi ci troveremmo in grandi difficoltà.
Lo viviamo costantemente, lo diceva poco fa, l'onorevole
Cracolici, basta pensare a quello che stiamo facendo dal 2012 al
2020, in concorso della finanza pubblica.
Qui le parti non solo si sono invertite, non solo siamo stati
costretti a subire il mancato finanziamento di una serie di
infrastrutture, abbiamo concorso a risanare le casse dello Stato e,
dopo avere concorso a risanare le casse dello Stato, adesso lo
Stato, attraverso accordi singoli con le altri regioni senza per
questo consultare le regioni del Meridione che possono essere
ovviamente interessate all'attività legislativa che si può porre in
essere, ci troviamo dinanzi ad una riforma, una riforma della
struttura dello Stato e quindi, praticamente, verrebbero mancare
una serie di trasferimenti e una serie di coperture finanziarie per
i servizi essenziali, delle prestazioni in settori essenziali della
vita pubblica.
Signor Presidente, io credo che di fronte a questo non basta una
Assemblea, una riunione di Assemblea, credo che ci voglia veramente
un'organizzazione diffusa nel territorio che cominci a raccogliere
le firme, che cominci a rappresentare al Presidente della
Repubblica, al Governo nazionale, che questo è l'inizio di uno
sfascio che potrebbe vedere il Meridione, e la Sicilia in
particolar modo, al loro destino senza nessuna prospettiva per noi,
ma soprattutto per i nostri figli.
ARMAO, Vicepresidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Dovrei soltanto chiedere al Governo se
accetta o meno l'ordine del giorno che è stato distribuito ma,
ovviamente, gli do la parola per un intervento che credo sia
importante che il professore Armao, assessore all'economia, faccia
su questo argomento e poi passeremo alla votazione dell'ordine del
giorno. Prego assessore Armao, e Galvagno in coda.
ARMAO, Vicepresidente della Regione. Io ringrazio, devo dire
sentitamente, il Parlamento e quest'Assemblea per la ricchezza e la
poliedricità del dibattito che ha accompagnato questo momento
storico. Molti deputati, soprattutto i più giovani, hanno
giustamente sottolineato di quanto importante e cruciale sia questa
fase per la nostra autonomia. Io condivido l'analisi di chi non si
straccia le vesti di fronte a questa fase che non credo vada
definita né buona né cattiva, è una fase della politica italiana.
E' una fase che parte da lontano, è una fase alla quale arriva il
Nord dopo una serie di passaggi, non dimentichiamo il passaggio
referendario che ha visto votare tanti cittadini del Veneto e tanti
cittadini della Lombardia, e che oggi pone una questione.
Io credo che tra l'alternativa di chi ha paura a voltare pagina e
il dovere di voltare pagina che ha chi scrive il futuro, credo che
noi dobbiamo scegliere la seconda prospettiva, quella di voltare
pagina rispetto ad una prospettiva che vedeva la Sicilia come
Regione speciale e, in qualche modo, posta in una condizione di
rifiuto del divenire del regionalismo italiano.
La modifica del Titolo V del 2001, che ha introdotto l'articolo
116 e che certamente non immaginava questa latitudine di materie,
certamente non si pensava mai che una regione potesse presentare 23
materie - le abbiamo guardate rispetto alla prospettiva che sembra
imminente dell'accordo - le abbiamo guardate in tanti e abbiamo
visto materie che la Sicilia neanche si sarebbe sognata di chiedere
e invece vengono reclamate come materie da attribuire alla
competenza legislativa.
Io condivido profondamente la tesi che è stata ultimamente
prospettata sul Corriere della Sera da Sabino Cassese ma che risale
ad alcuni studiosi che di meridionalismo hanno fatto giusto
approfondimento, che il regionalismo differenziato rischia di
riaprire la ferita storica del Paese, la mancata unificazione
economica, a centocinquant'anni di distanza dall'unificazione
politica. Non a caso è stato definito dallo studioso Daniele, come
la più grande e reiterata vicenda di incapacità dello Stato
unitario, il più grande fallimento dello Stato unitario che non è
riuscito, come ha fatto la Germania come voi sapete in vent'anni
l'unificazione è stata fatta, non è riuscita a rendere questo Paese
coeso.
E questa mancata unificazione è la causa del ritardo della nostra
economia, del ritardo della nostra competitività.
Oggi il Paese è l'ultimo nella graduatoria dell'incremento del
Prodotto Interno Lordo dell'Unione Europea; io non credo perché c'è
il Governo Conte, poi possiamo politicamente dire quello che si
vuole, è l'ultimo perché è in gravissimo ritardo di competitività e
i nostri ritardi di competitività hanno radici pluriennali,
ultradecennali, ultraventennali direi, quando questo Paese ha
smesso di investire in opere pubbliche, in aeroporti, in porti, di
essere competitivo, di puntare sulla tecnologia del digitale, come
sta facendo tardivamente, ma tardivamente.
Ieri abbiamo avuto un importante incontro con i componenti del
Comitato delle Regioni a Palermo, ed ho fatto una domanda: Quanti
di voi, nell'epoca del digitale, hanno uno strumento o in mano o in
tasca prodotto in Europa? , ovviamente la risposta è: nessuno
Questo Continente, che per 2.500 anni ha avuto la primazia
tecnologica con le armi da guerra, la primazia culturale, nella
produzione di navi, nella produzione di carri, nella produzione
industriale nella prima e seconda Rivoluzione, oggi utilizza
strumenti prodotti fuori dalla sfera dell'Europa.
Il ritardo culturale dell'Europa è drammatico e in questo il
Mezzogiorno è ancora più Sud e in questo la Sicilia è ancora più
isola e allora la competitività è il vero obiettivo cui dobbiamo
pensare.
Lo Statuto - al di là delle tesi riparazioniste che hanno
riguardato una serie dei padri dello Statuto - non è nato per
essere uno strumento di isolamento come la Muraglia cinese che
nacque per difendere la Cina e poi divenne frutto di isolamento, lo
Statuto è uno strumento di riscatto, un valore aggiunto per la
Sicilia, ecco che allora io sono dell'idea e il Governo con il
Presidente Musumeci abbiamo avuto lunghe riflessioni nella sua
stanza e quindi rassicuro l'onorevole Fava che non c'è nessuna
divergenza, non perché temiamo le divergenze ma perché quella
posizione è stata proprio frutto di un ragionamento, di un
confronto. Ma noi ad avversare questo processo abbiamo interesse o
possiamo dire che le Regioni del Nord rivendichino autonomia? E'
nel nostro DNA, perché l'autonomismo, la rivendicazione
dell'autogoverno nasce in Sicilia, nasce in questo Parlamento -
ovviamente nelle sue più antiche radici storiche - perché quando
nel 1812 si stese la prima Costituzione d'Italia - è una delle
prime d'Europa - la Sicilia ha dimostrato che voleva l'autogoverno,
che attraverso l'autogoverno poteva essere più moderna. Lo stesso
nel 1848, lo stesso nel 1860, lo stesso fino allo Statuto del 1946
quindi noi non intendiamo, non possiamo ostacolare il progresso
verso un rafforzamento del regionalismo di altre regioni. Si
tratta, però, di vedere come questo regionalismo viene reso: allora
i 9/10 della prospettazione della Regione Veneto sono in totale
conflitto con la nostra Costituzione, perché l'articolo 119
introduce e conferma - nella sua revisione del 2001 - meccanismi di
riequilibri di compensazione ed è impensabile che una Regione possa
trattenere i 9/10 non solo perché neanche la Sicilia li trattiene,
come è noto all'IRPEF siamo al 7 e qualcosa e 3, 60 per l'I.V.A.,
quindi siamo fuori dalla più rosea delle autonomie speciali come
viene definita la Sicilia, ma neanche il trentino Alto Adige e la
Sardegna.
Ma il tema è che se la Regione, che si pone come seconda per
ricchezza in Italia e trattiene i 9/10 nessun elemento di
perequazione né fiscale né infrastrutturale si potrà realizzare,
non si potrà porre in essere neanche quel meccanismo di solidarietà
fra le Regioni e di mantenimento delle funzioni statali che sono
imprescindibili: la funzione della difesa, la funzione della
giustizia, la funzione della rappresentanza internazionale, quindi
siamo in totale distonìa rispetto al disegno della Costituzione.
Altra cosa è invece se queste regioni vanno avanti sul piano della
rivendicazione autonomistica; questa rivendicazione autonomistica
alla stregua di quanto previsto dall'articolo 10 della legge
costituzionale n. 3 del 2001, cioè la norma che ha introdotto
l'articolo 116, terzo comma, ha previsto la clausola di maggior
favore che prevede che le Regioni a Statuto Speciale debbano avere
una autonomia quantomeno parametrata a quella delle Regioni
ordinarie che nel frattempo conquistano spazi ulteriori di
autonomia.
Se abbiamo delle Regioni che fanno da rompighiaccio, se la Regione
Veneto rivendica una competenza in materia di Università, per
esempio, parlo una fra tante, o di commercio estero e la ottiene
CRACOLICI. Di istruzione secondaria.
ARMAO, Vicepresidente della Regione. O di istruzione secondaria,
abbiamo la primaria, ovviamente nel momento in cui verrà
riconosciuta alla Regione Veneto deve essere riconosciuta alla
Sicilia con risorse e con beni strumentali e con personale. Il
tema, quindi, non è contestare tout court il regionalismo. Il tema
è contestare questo tipo di regionalismo come fuga in avanti.
Se queste Regioni vorranno il regionalismo rafforzato dovranno
subordinarlo, tuttavia, all'intervento e ai riconoscimenti in
materia di perequazione infrastrutturale e di perequazione fiscale
e ad una rilettura del cosiddetto residuo fiscale.
Ho collaborato con i colleghi e con gli amici che hanno steso il
documento, per la parte emotiva, e ho proposto di richiamare la
sentenza della Corte Costituzionale che in modo assolutamente
chiaro dice che non esiste nell'ordinamento giuridico il residuo
fiscale.
Dice la Corte: fermo restando l'assoluto equilibrio del prelievo
fiscale e di impiego di quest'ultimo sul territorio di provenienza
non è principio espresso nella disposizione costituzionale il
criterio del residuo fiscale. Non è parametro normativo
riconducibile all'articolo 119 della Costituzione bensì un concetto
utilizzato nel tentativo - storicamente ricorrente - di individuare
l'ottimale ripartizione territoriale delle risorse finanziarie .
Lo stesso Buchanan che ha elaborato la teoria del residuo fiscale
che nasce negli ordinamenti federali, nasce negli Stati Uniti e poi
viene esportata anche in altre parti d'Europa e in altre parti del
mondo dove si parla di federalismo ha sottolineato l'importanza di
riparametrare il residuo fiscale alla luce del luogo di produzione
del gettito. E qui torniamo e andiamo all'articolo 37.
Se l'articolo 37 dello Statuto fosse attuato in pieno i residui
fiscali della Lombardia, i residui fiscali del Veneto o del Lazio
sarebbero profondamente diversi. Lo stesso dicasi per la
retrocessione sulle accise.
Noi abbiamo una norma scritta prima che si raffinasse il petrolio
in Sicilia che prevede che le accise sono competenza dello Stato.
Bene
Già nel 2010 con il Presidente Lombardo negoziammo con lo Stato la
parziale retrocessione delle accise, per non dire poi e mi
riferisco a documenti che consegnerò, il disastro della
perequazione infrastrutturale e il divario crescente che lo SVIMEZ
e altri istituti di ricerca hanno dimostrato nell'alterazione fra
la popolazione del Sud e quella siciliana e i livelli di
infrastrutturazione.
Negli ultimi quindici anni perdiamo, tranne che nel settore dei
porti, in tutti i settori della infrastrutturazione. Quindi senza
perequazione infrastrutturale - ed è la legge Calderoli' che lo
prevede - non si può andare avanti.
Intanto, grazie a tutte le forze politiche, lo dico a nome del
Governo, avendo consultato il Presidente, di questo straordinario
sforzo di convergenza. Oggi il Parlamento sta dando una lezione
alla politica siciliana. Quando ci sono gli interessi dei siciliani
si può fare massa critica.
Ho visto già il testo, ne attendo la formalizzazione e dopo di che
procederemo verso un'intesa sul piano operativo fra Parlamento e
Governo per tutelare gli interessi dei siciliani, garantirne il
riscatto e sostenerne le giuste rivendicazioni.
PRESIDENTE. Ringrazio anche io tutto il Parlamento che ha dato una
dimostrazione di capacità ed anche di livello culturale, di
preparazione di tutti i suoi deputati, per tutti gli interventi che
ci sono stati, interventi di altissimo livello.
Ringrazio il Governo per avere ringraziato a sua volta questo
Parlamento.
Credo che da oggi il Governo abbia un'arma importante. Se questo
ordine del giorno, firmato da tutta l'Assemblea e che ora sarà
votato, verrà utilizzato dal Governo è un'arma importante nei
confronti dello Stato per le eventuali anomalie che ci dovessero
essere in questa legge sulla differenziazione fiscale tra le varie
regioni, per cui nel ringraziare tutti pongo in votazione l'ordine
del giorno n. 102, che è stato firmato da tutti
CRACOLICI. Signor Presidente, votiamo per appello nominale, così
si vede. E' meglio Per farlo vedere
PRESIDENTE. E' all'unanimità. Onorevole Cracolici, l'ordine del
giorno si vota per alzata e seduta. E' firmato da tutti, quindi è
all'unanimità.
Pongo in votazione l'ordine del giorno n. 102. Chi è favorevole
resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Ovviamente tutti gli altri ordini del giorno che sono
stati presentati vengono assorbiti dal voto di questo ordine del
giorno.
Ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del Regolamento interno
PRESIDENTE. Prima di rinviare la seduta, l'onorevole Lupo ha
chiesto di parlare ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del
Regolamento interno. Ne ha facoltà. Poi, hanno chiesto di parlare
l'onorevole Pagana e l'onorevole Dipasquale.
LUPO. Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi,
intervengo per sottoporle una questione che la riguarda
direttamente nell'esercizio delle sue funzioni di Presidente e mi
riferisco al fatto che la legge di stabilità ha avviato la
discussione in Parlamento, se non ricordo male, il 31 di gennaio,
discussione che si è conclusa con l'approvazione il 15 di febbraio.
In questi 15 giorni la I Commissione Affari Istituzionali di fatto
non si è riunita, cioè ancorché siano state fatte delle
convocazioni, essendo impegnati nei lavori parlamentari per
l'approvazione del bilancio e della finanziaria, non abbiamo potuto
svolgere le funzioni previste.
Quindi, voglio chiederle la sospensione dei termini previsti per
legge, dalla legge 35 del 1976 che riguarda i pareri che la I
Commissione deve rendere per le nomine proposte dal Governo, perché
di fatto i commissari della I Commissione legislativa non hanno
avuto tempo materiale di potersi riunire per verificare che le
nomine proposte dal Governo rispondessero ai requisiti di legge.
Quindi voglio chiederle, se possibile, di disporre che la I
Commissione possa nuovamente prendere in esame le richieste di
parere per le nomine che erano state incardinate nelle sedute in
occasione dello svolgimento dei lavori parlamentari per la
finanziaria.
Peraltro, il temine ordinario previsto dalla legge è di 45 giorni,
solo eccezionalmente può essere ridotto a 30, non mi pare che vi
fossero motivi di particolare urgenza e ritengo che sia una
prerogativa del Parlamento avere tempo di esaminare con attenzione
i pareri per le nomine, non credo che un giorno più, un giorno in
meno, possano cambiare lo stato delle cose.
Per quanto ci riguarda siamo disponibili a prendere in esame le
richieste di parere già a partire da domani.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Lupo, sento di dovere rispondere
direttamente. Gli altri interventi sono sullo stesso argomento,
Onorevole Pagana?
DIPASQUALE. Sì, siamo tutti e tre sullo stesso argomento.
PRESIDENTE. E allora credo che se lo vuole fare lo faccia, se sono
tutti sullo stesso argomento, rispondo a uno e rispondo a tutti.
PAGANA. Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del
Regolamento interno.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAGANA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'intervento è
sullo stesso argomento, perché qui vige una legge regionale, la
legge 35 del 1976 che prevede che questo Parlamento sia informato
delle nomine che fa il Governo. E' una disposizione prevista dalla
legge, noi non vogliamo entrare nel merito delle nomine, non lo
vogliamo fare quanto meno in questa sede, però, Presidente
Miccichè, io non so perché lei non ha voluto rispondere alla
richiesta di sospensione di termine che è stata avanzata dalla
Presidenza della I Commissione, però ritengo e riteniamo questo
fatto gravissimo.
Quindi, facendo seguito all'appello dell'onorevole Lupo, anche noi
chiediamo che lei in qualità di garante - ricordiamoci che lei qui
dentro è il garante di questo Parlamento-, noi vogliamo che si
trovi una soluzione, che i commissari della I Commissione siano
messi nella condizione di potere esaminare, così come prevede la
legge, le nomine che sono pervenute e che sono passate con il
silenzio assenso.
E poi voglio sapere - perché lo voglio sapere - se da parte sua
c'è stato qualche motivo per non concedere la sospensione del
termine o la proroga del termine che il Presidente della I
Commissione aveva concesso.
DIPASQUALE. Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 83, comma 2,
del Regolamento interno.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DIPASQUALE. Signor Presidente, signor Vicepresidente, onorevoli
colleghi, io sono davvero preoccupato, ritengo che stiamo arrivando
davvero al dunque.
Cioè abbiamo sollevato delle questioni di illegittimità sulla
nomina del Presidente dell'IRSAP così pesanti che le abbiamo
denunciate alla Procura della Repubblica e alla Procura della Corte
dei Conti, sulla nomina del Commissario straordinario dell'IRSAP, e
si pensa di andare avanti bypassando la Commissione? Ma vi volete
prendere tutta questa responsabilità?
Stiamo parlando di una situazione così assurda che vede un
assessore, in data 2 ottobre 2018, dichiarare che il presidente
dell'IRSAP era direttore di un albergo che era un albergo
inesistente, un albergo di una società in liquidazione, cosa che
ormai non è che dico solo io Con nota del 20 dicembre 2018, anche
il funzionario è stato costretto a dire che l'hotel Tresauro è in
liquidazione, e quindi quella dichiarazione è fasulla,
dichiarazione fasulla rilasciata o dall'assessore Turano, o da
Occhipinti, che ha dichiarato che era direttore di un albergo.
Stiamo parlando del presidente, del commissario dell'IRSAP
Dopo tutto quello che è successo con l'IRSAP noi lasciamo questi
dubbi e queste perplessità E voi pensate di assumervi la
responsabilità in Giunta? Io faccio appello a lei, che qualcosa dal
punto di vista giuridico - rispetto a me e anche rispetto a tanti
altri colleghi - capisce: ma la vada a guardare bene quella
pratica
E mi permetto di dire al Presidente della Commissione che fin
quando la Giunta non ha espresso parere, e quindi non è esecutivo
l'atto, la Commissione lo può esprimere un parere Io vi invito ad
esprimerlo. Io invito il Presidente, invito i componenti della
Commissione a esprimere parere Riunitevi Esprimete parere, che la
Giunta ne prenda atto con il parere della Commissione
Questa è una vicenda così delicata e che sicuramente non si
fermerà qui, perché io già ho preannunciato l'ulteriore denuncia
sulla vicenda. Cosa che farò e mi permetterò di allargare solamente
alle procure, oltre la Procura di Palermo, passare alla Procura di
Ragusa e alla Procura di Trapani, perché non è possibile che un
argomento, una nomina così delicata si faccia passare in silenzio
Si faccia passare in silenzio
PRESIDENTE. Per quanto riguarda questa questione, io ho ricevuto
una richiesta di proroga dei termini da parte del Presidente della
I Commissione, a cui ho chiesto se la Commissione aveva avuto modo
di riunirsi, se non era mai stata convocata. E allora poteva avere
una ragione di esistere la proroga.
Il Presidente mi ha detto che era stata convocata più volte; che
più volte era mancato il numero legale; che più volte non era stato
possibile votare. Dopodiché erano passati i termini e mi è stata
chiesta la proroga.
La Presidenza dell'Assemblea, non solo non ha nessun obbligo,
ovviamente, a concedere la proroga; ma ha una facoltà che dipende
dal metodo che è stato utilizzato fino a quel momento: se la
Commissione non fosse stata riunita, non fosse stata convocata è
ovvio che sarebbe stato mio obbligo dare la deroga e quindi la
proroga ai tempi della Commissione. Questo non c'era stato, perché
la Commissione era stata convocata più volte. A quel punto, secondo
la regola del silenzio assenso - che ha una logica proprio in
funzione di questo tipo di situazioni - io ho ritenuto di non
assegnare la deroga, e quindi la proroga per i termini della
questione.
Dopodiché se dobbiamo aprire un dibattito sull'argomento riuniamo
domani una Commissione e ne parliamo. Tanto, onorevole Ciancio, la
decisione del Presidente dell'Assemblea è stata non solo legittima,
ma anche studiata e verificata. Per cui non ho niente di cui dover
pentirmi, per quello che ho fatto. Dopo di che, queste operazioni
tantissime altre volte sono state fatte nel passato. Ripeto, se non
si fosse mai riunita la Commissione, se non fosse mai stata
convocata, avrebbero avuto tutte le ragioni di questo mondo di
chiedermi la proroga; poiché questo non è avvenuto, anzi mi ha
comunicato il Presidente della I Commissione che la convocazione
era avvenuta più volte e che più volte era mancato il numero
legale, non ce n'è per nessuno, come dire
CIANCIO. Abbiamo chiesto di sospendere perché c'era la
finanziaria.
CRACOLICI. Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 83, comma 2,
del Regolamento interno.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a me dispiace
perché questa è una questione che sembra banale ma diventa molto
delicata anche perché lei ha detto delle cose che mettono in
discussione l'autorevolezza del Presidente della Commissione.
Perché il Presidente della Commissione - mi dispiace che non ci sia
- ha avuto formalmente, ed è messo a verbale della Commissione, una
richiesta da parte delle minoranze, proprio perché eravamo in fase
di finanziaria e considerato che c'era il tema dei collegati e del
facciamolo subito', cioè anche oggi abbiamo trattato il collegato
per capirci, avevamo chiesto al Presidente della Commissione di
chiedere al Presidente dell'Assemblea una proroga dei termini e
noi, devo dire io mi ero forse sbagliato, pensando che una
procedura di richiesta comportasse anche un diniego, ma
formalizzato. Noi invece oggi scopriamo, perché ce lo dice così il
Presidente, che la Presidenza non gli ha risposto, quindi non gli
ha dato la proroga.
Quindi noi abbiamo questa situazione: la nomina passa con il
silenzio-assenso, mentre il Presidente della Commissione intende il
silenzio del Presidente dell'Assemblea come un silenzio di diniego,
quindi abbiamo due forme di silenzio che dicono due cose diverse.
Bisogna mettersi d'accordo su cosa dice il silenzio: o è assenso o
è diniego.
Per cui, signor Presidente, è chiaro che si pone un problema di
legittimità anche degli atti che fa la Commissione, perché se come
sta dicendo, il Presidente le ha riferito che lui ha convocato la
Commissione più volte, è vero che ha convocato la Commissione più
volte, ma nella convocazione più volte c'era un ordine del giorno
in cui i testi che erano all'ordine del giorno erano principalmente
la legge finanziaria, gli emendamenti e le leggi collegate alla
finanziaria, quindi se il Presidente gli ha detto questo, gli ha
detto una cosa - e voglio essere molto buono - gli ha detto una
cosa imprecisa.
Io, signor Presidente, le ricordo che esiste un precedente che
nella scorsa legislatura si è determinato, cosa che è l'ultima cosa
che vorrei fare, non mi appartiene come cultura, esiste l'istituto
della sfiducia al Presidente della Commissione, che è passato come
principio, cosa che non vorrei fare, però non possiamo continuare
così, signor Presidente non si può continuare così. Cioè, noi
possiamo avere tutto ma le Commissioni devono poter funzionare e
devono poter funzionare nella certezza del diritto.
Ho suggerito oggi al Presidente della Commissione di convocare la
Commissione ad esempio per domani dove c'è un'altra nomina
scrivendo nell'avviso di convocazione che quella nomina sarà votata
domani, per cui chi non viene della minoranza si assume la
responsabilità. Il Presidente si mette dal suo punto di vista le
carte in regola, ma non è che uno può scrivere un ordine del giorno
di trenta punti e dire l'ho messo all'ordine del giorno' La
trattazione la decide lui, essendoci una priorità che è la
finanziaria non potevamo che seguire la priorità.
Ecco perché le dico, signor Presidente, per evitare che questo
incidente possa avere anche cose fastidiose, io le chiedo invece
formalmente di consentire alla Commissione, anche in via
straordinaria, di esprimersi così come prevede il Regolamento e la
legge, evitando di utilizzare il silenzio-assenso, cioè noi
facciamo politica, signor Presidente e la politica ha determinato,
ad esempio, che il Governo ha fatto le nomine sulla sanità. Come le
è noto la minoranza è maggioranza in Commissione. Noi abbiamo
responsabilmente consentito - e mi assumo pubblicamente ciò che
dico - consentito al Governo di procedere alle nomine che ha fatto
assumendosene le responsabilità. Non vogliamo giudicare se uno ha i
capelli bianchi o neri, vogliamo sapere se funzionerà o meno la
sanità. Questo vuol dire svolgere una funzione in Commissione con
raziocinio. Ma se poi dobbiamo utilizzare meccanismi e furberie -
tra l'altro su cose un po' delicate, perché questa vicenda
dell'IRSAP è un po' delicata - io le chiedo di consentire alla
Commissione di esprimersi. Poi si esprimerà, ci saranno gli otto,
non ci saranno, quello è un problema della Commissione e dei
componenti della minoranza, me per primo.
MILAZZO. Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del
Regolamento interno.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MILAZZO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vale la pena
ricordare la Presidenza dell'onorevole Cracolici che assunse
allora, più che un Presidente della Prima Commissione, il ruolo
quasi di monarca della Prima Commissione.
Io me lo ricordo bene come presiedeva l'onorevole Cracolici da un
punto di vista politico. Mi ricordo, per esempio, la norma sulle
province. Quando si accorse che era in minoranza, chiuse la seduta
e il disegno di legge arrivò direttamente in Aula. Più democratico
dell'onorevole Cracolici non c'è nessuno
CRACOLICI. Bugiardo
MILAZZO. Addirittura quando faceva le audizioni ci chiedeva se
eravamo impegnati quel giorno e convocava un altro giorno. Mi
ricordo con l'onorevole Figuccia.
CRACOLICI. Per non sentire te
MILAZZO. Il tema di oggi è un altro, però. Sono state dette una
serie di inesattezze. Partiamo che dal punto di vista regolamentare
nessuno fu mai sfiduciato. I deputati si dimisero. Dimettetevi e
azzeriamo la Commissione e poi vediamo di colmare, tanto per
cominciare, il fatto che la legge assegna di cartello uno
maggioranza d'Aula al Presidente della Regione che non viene
rispettata in Prima Commissione, dove viene alterata la volontà
popolare.
CRACOLICI. Ci dimettiamo da tutte le Commissioni e incasiniamo il
Parlamento
MILAZZO. Perché poi lì ci confronteremo tutti sulla giustezza
della composizione di una Commissione parlamentare. Una maggioranza
d'Aula che di cartello c'è, poi lasciamo stare le defaillance, di
cartello, cioè la norma assegna la maggioranza e in Prima
Commissione, per un'alchimia dell'Ufficio di Presidenza, non c'è
rappresentata la maggioranza che è garantita in Aula. Primo punto,
quindi non ci sono sfiducie sotto il profilo regolamentare
previsto. Le vogliamo prevedere? Modifichiamo il Regolamento, vi
dimettete tutti e poi dall'Ufficio di Presidenza si vedrà qual è la
corretta interpretazione.
LUPO. È un'idea
MILAZZO. Punto secondo. Il Presidente dell'Assemblea mi sembra non
sia entrato nel merito di niente, ha solo detto la Prima
Commissione si è riunita regolarmente. Chi lo stabilisce l'ordine
del giorno in Prima Commissione? Né Milazzo, né Miccichè e né
nessun altro. L'Ufficio di Presidenza della Prima Commissione. Un
Presidente di Commissione con il suo Ufficio di Presidenza dove voi
siete maggioranza, quando si riunisce e deve stabilire l'ordine del
giorno, sfido chiunque, quale priorità dà? Dà la priorità delle
scadenze. Voi immaginate se noi qua avevamo la scadenza della
Finanziaria e cominciavamo a parlare di regionalismo differenziato.
È un argomento importante, viene dopo, perché abbiamo termini
perentori per i quali la Finanziaria va esitata. In Prima
Commissione c'era una scadenza - io non sono assolutamente
interessato a niente, figuratevi - però c'erano delle scadenze, la
Prima Commissione, aveva, secondo me, come priorità, ha fatto un
ordine del giorno, poi glielo fate fare solo al Presidente, non ho
idea chi lo fa, sotto il profilo regolamentare c'è l'Ufficio di
Presidenza che lo stabilisce. Si metteva come primo punto
all'ordine del giorno Nomine e si faceva questo. Quindi, senza
entrare nel merito se vanno concessi o non vanno concessi, come
vedrà, io non ho detto questo, ho solo contestato alcune
inesattezze regolamentari che andavano smentite. Dopodiché io penso
Presidente, a prescindere dal mio personale pensiero che non ho
espresso, se concedere o non concedere i termini alla Prima
Commissione per esaminare gli atti, su questo non mi sono espresso,
i deputati per fare delle osservazioni ne avranno ben motivo e il
Presidente per essersi determinato avrà un supporto, ovviamente,
legittimo e io ritengo, Presidente che lei debba approfondire e
tenere in seria considerazione quello che dicono i colleghi.
CIANCIO. Chiedo di parlare sensi dell'articolo 83, comma 2, del
Regolamento interno.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIANCIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, gli Uffici mi
insegnano che quando arriva una richiesta di parere all'Ufficio di
Presidenza, sia quello della Presidenza dell'Aula, che alla
Presidenza della Commissione, sono obbligati o quantomeno sono
tenuti a metterlo all'ordine del giorno.
E per questo motivo, io intervengo anche come commissario membro
dell'Ufficio di presidenza della Commissione, avevamo chiesto
ufficialmente al nostro Presidente di chiedere con forza non una
proroga, ma una sospensione dei termini, perché - Presidente - deve
sapere che a gennaio sono cominciate ad arrivare una serie di
nomine e questo mi fa pensare che il Governo abbia voluto
approfittare del caos finanziaria per non fare trattare le nomine
alla Commissione.
E allora, se non vogliamo pensare questo e se vogliamo far
lavorare serenamente tutte le commissioni e tutti i commissari la
questione è che se in finanziaria non si può trattare nient'altro,
per esempio come testi di legge che esulino dal discorso legato
alla finanziaria o al collegato quello che sia, non si possono
trattare neanche le nomine e a me dispiace che il presidente le
abbia detto che si è rimandato, abbiamo chiesto una proroga perché
non c'era comunque il numero legale, che tra l'altro, manca sempre
per la mancanza della maggioranza, non certo dell'opposizione,
perché non è vero.
Il Presidente ha avuto la richiesta formale dai commissari di
sospendere i termini perché visto che c'era il periodo della
finanziaria non si doveva discutere nient'altro, quindi il problema
è questo e io purtroppo temo che il Governo abbia approfittato e
possa approfittare tante altre volte del silenzio assenso pur non
avendo la maggioranza in Commissione. Ecco questo lo dobbiamo
evitare.
FAVA. Chiedo di parlare sensi dell'articolo 83, comma 2, del
Regolamento interno.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare.
FAVA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi rimetto anche alla
sua saggezza e al suo buon senso, qui si tratta anche di evitare
che una nomina particolarmente delicata venga liquidata con un
passaggio formale regolamentare su cui ci possono essere opinioni
diverse ma che resta comunque un elemento di sottovalutazione del
valore di questa nomina.
Stiamo parlando il Commissario dell'IRSAP di Ragusa e la vicenda
dell'IRSAP attraversa come una sciabola la storia degli ultimi
cinque anni di questa Regione con delle proiezioni delle
conseguenze, delle sensazioni che siano estremamente spiacevoli dal
punto di vista dell'immagine che la Regione ha offerto di se. Noi
vorremmo che questa nomina potesse essere esaminata, valutata e
giudicata nelle funzioni e con i poteri che ha questa Commissione
all'interno della Commissione perché sarebbe sgradevole che questa
discussione, che questo dibattito, tracimasse dai confini di questa
Assemblea e finisse come rischia di finire nelle sedi della Procura
della Repubblica competenti, Palermo e Ragusa.
Lo dico a tutela della nostra immagine, dell'autorevolezza di
questa Assemblea, delle funzioni delle responsabilità della I
Commissione ma anche della legittimità di una nomina perché far
passare una nomina che ha questa rilevanza, questa sensibilità
soltanto attraverso il meccanismo di un silenzio assenso, e non sto
qui a sindacare il fatto che sia o meno legittimo questa
determinazione, rischia poi di svuotare quella nomina della sua
funzione e soprattutto di attribuire ad altri luoghi e ad altri
sedi il compito di valutare in altri termini la legittimità di
questo nome, per cui sul piano dell'autotutela di questa
istituzione e del suo certo buon senso le chiedo di rivedere questa
decisione e di mettere la I Commissione nella possibilità di
esprimersi su questa nomina. Grazie.
FIGUCCIA. Chiedo di parlare sensi dell'articolo 83, comma 2, del
Regolamento interno.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. E poi basta e rispondo all'argomento.
FIGUCCIA. Signor Presidente, in realtà intervengo solo per dire
che sono perfettamente d'accordo con le considerazioni
dell'onorevole Cracolici, le ultime dell'onorevole Fava, prima
ancora dell'onorevole Ciancio.
Il problema, però, e lo voglio chiedere ai colleghi, soprattutto a
quelli che fate anche parte dell'ufficio di presidenza di questa
commissione, ma perché non chiedevate che questo ordine del giorno
venisse calendarizzato e perché ci nascondiamo dietro all'idea che
i deputati non venivano? Hanno finito di dirlo adesso, Presidente,
in questa Commissione l'opposizione è maggioranza quindi bastava
che loro chiedessero che la Commissione si riunisse per votare la
nomina perché tutto andava così come adesso chiedono e rivendicano
che andasse. Anche io avrei voluto esprimere un voto su questa
Commissione, anzi vi dirò di più, proprio oggi in Commissione
eravamo sei parlamentari, mancava esattamente quella minoranza del
Movimento Cinque Stelle e del Partito Democratico che ha fatto
numerosi interventi. Se loro oggi fossero stati presenti
Oggi eravamo in 6, volete sapere chi eravamo? Purtroppo sei
eravamo, signor Presidente, mi dispiace che i colleghi questa cosa
non la condividono, ma questi sono i numeri. Onorevole Cracolici
lei c'era, c'era l'onorevole Ciancio, c'era l'onorevole Figuccia,
il Presidente della Commissione, Cracolici.
PRESIDENTE. Onorevole Figuccia, faccia il suo intervento; non
risponda, per favore
FIGUCCIA. Quindi, cari colleghi, la faccia deve essere sempre la
stessa, non potete in Commissione recitare una parte e venire in
Aula a recitarne un'altra. Venite in Commissione, chiedete
attraverso l'ufficio di Presidenza che vengano calendarizzate e
bocciate le nomine, magari anche con il mio voto contrario.
CRACOLICI. Ridicolo
PRESIDENTE. Se continuate a fare confusione, sospendo la seduta e
ne parliamo domani
Allora, io vorrei chiarire a tutti che non esiste nessun silenzio
assenso, perché la legge dice che passati quei termini il Governo
può considerare la nomina fattibile. Quindi, non sono stato io a
dare un assenso alla nomina di chiunque sia, perché poi non ho idea
di quali fossero le nomine da fare in quell'occasione. Passati i
giorni - né questa Assemblea ha scritto al Governo dicendo "vai
tranquillo perché c'è stato il silenzio assenso", assolutamente no
- Passati i giorni, la legge decide, prevede che il Governo possa
fare la sua nomina.
Io dovrei forzare il Governo e dirgli "no, non la puoi fare perché
io faccio una proroga", in funzione di che cosa? Che c'è la
finanziaria? No. In funzione di che cosa? Che non si sono potuti
riunire? No. In funzione del fatto che si sono riuniti più volte,
non ho capito se l'hanno messo all'ordine del giorno o non l'hanno
messo all'ordine del giorno, ma di fatto non è stato votato.
Allora, le prerogative del Presidente dell'Assemblea, onorevole
Fava, Cracolici e tutti gli altri, sono prerogative che vero è ogni
tanto mi si dice che io faccio quello che voglio, non è così.
CRACOLICI. No, non sempre, quasi sempre
PRESIDENTE. Cracolici, Cracolici, io ricordo, non ero in
quest'Assemblea, ma mi ricordo che ogni tanto, non so se posso dire
questa cosa ma la dico, che quando lei era Presidente della I
Commissione, quando c'era qualche problema lei riuniva di domenica
in modo che così non c'era nessuno e lei faceva velocemente.
Se posso dire, le mie prerogative, per quanto possano essere forti
sotto alcune condizioni, in questa situazione sono prerogative
minime, io non ho potuto fare altro che al Governo far fare la
nomina visto che erano passati i giorni. Non avere dato la proroga,
ripeto, la considero una mia facoltà, ma vi avverto sin d'oggi, non
le darò a meno che non ci siano motivi particolari, perché
altrimenti sarei io a venire meno al valore della legge, perché la
legge perché dovrebbe scrivere quarantacinque giorni se tanto poi
il Presidente dell'Assemblea proroga? E' ovvio che non avrebbe
senso tutto questo. Per cui, io nel momento in cui ci dovessero
essere nel futuro motivazioni reali per potere, per dovere
prorogare, lo fare; diversamente non lo potrò fare.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì 26 febbraio
2019, alle ore 15.00, con il seguente ordine del giorno:
I -COMUNICAZIONI
II -SVOLGIMENTO DI INTERROGAZIONI E DI INTERPELLANZE DELLA RUBRICA:
Istruzione e formazione professionale (V. allegato)
La seduta è tolta alle ore 19.24
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Consigliere parlamentare responsabile
dott.ssa Maria Cristina Pensovecchio
Allegato A
Annunzio di interrogazioni
- con richiesta di risposta orale presentate:
N. 696 - Interventi presso il Governo nazionale al fine di
acquisire notizie circa l'accordo tra ENI s.p.a. e ADnoc.
- Presidente Regione
Arancio Giuseppe Concetto
N. 700 - Iniziative circa l'utilizzo degli 'ex sportellisti' nella
gestione delle procedure di erogazione del reddito di cittadinanza.
- Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
Barbagallo Anthony Emanuele
N. 701 - Chiarimenti circa la selezione dei c.d 'navigator'
nella gestione delle procedure di erogazione del reddito di
cittadinanza.
- Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
Barbagallo Anthony Emanuele
N. 704 - Paventata crisi del settore dell'allevamento ovicaprino
in Sicilia.
- Presidente Regione
- Assessore Agricoltura sviluppo rurale e pesca mediterranea
Catanzaro Michele; Dipasquale Emanuele; Arancio Giuseppe Concetto;
Sammartino Luca; Cafeo Giovanni
N.705 - Effetti finanziari della riscossione della tassa
automobilistica.
- Presidente Regione
- Assessore Economia
Arancio Giuseppe Concetto
Le interrogazioni saranno poste all'ordine del giorno per essere
svolte al proprio turno.
- con richiesta di risposta in Commissione presentata:
N. 698 - Iniziative per il mantenimento del punto nascite
dell'isola di Pantelleria (TP).
- Assessore Salute
Catanzaro Michele; Gucciardi Baldassare
L'interrogazione sarà inviata al Governo ed alla competente
Commissione.
- con richiesta di risposta scritta presentate:
N. 697 - Chiarimenti sulla crisi finanziaria della Camera di
Commercio del Sud-Est Sicilia e sulla cessione di quote ai privati
delle azioni della Società aeroportuale di Catania.
- Presidente Regione
- Assessore Attività produttive
- Assessore Infrastrutture e Mobilità
Campo Stefania; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello Francesco;
Ciancio Gianina; Foti Angela; Mangiacavallo Matteo; Palmeri
Valentina; Siragusa Salvatore; Trizzino Giampiero; Zafarana
Valentina; Zito Stefano; Tancredi Sergio; Sunseri Luigi; Schillaci
Roberta; Di Caro Giovanni; Di Paola Nunzio; Marano Jose; Pagana
Elena; De Luca Antonino; Pasqua Giorgio
N. 699 - Chiarimenti sul corretto svolgimento delle operazioni
riguardanti le elezioni amministrative del giugno 2017 per il
rinnovo del Consiglio comunale di Avola (SR).
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
Zito Stefano; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello Francesco;
Ciancio Gianina; Foti Angela; Mangiacavallo Matteo; Palmeri
Valentina; Siragusa Salvatore; Trizzino Giampiero; Zafarana
Valentina; Tancredi Sergio; Sunseri Luigi; Schillaci Roberta; Di
Caro Giovanni; Campo Stefania; Di Paola Nunzio; Marano Jose; Pagana
Elena; De Luca Antonino; Pasqua Giorgio
N. 702 - Applicazione dell'art. 47, comma 18, della legge
regionale n. 5 del 2014.
- Presidente Regione
- Assessore Territorio e Ambiente
Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello Francesco; Ciancio Gianina;
Foti Angela; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina; Siragusa
Salvatore; Trizzino Giampiero; Zafarana Valentina; Zito Stefano;
Tancredi Sergio; Sunseri Luigi; Schillaci Roberta; Di Caro
Giovanni; Campo Stefania; Di Paola Nunzio; Marano Jose; Pagana
Elena; De Luca Antonino; Pasqua Giorgio
N. 703 - Mantenimento delle unità operative turistiche di base
operanti nel territorio della Regione.
- Presidente Regione
- Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
Barbagallo Anthony Emanuele
Le interrogazioni saranno inviate al Governo.
Annunzio di interpellanza
N. 149 - Potenziamento dell'unità operativa turistica di base di
Taormina (ME).
- Presidente Regione
- Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
Barbagallo Anthony Emanuele
Trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza che il Governo
abbia fatto alcuna dichiarazione, l'interpellanza si intende
accettata e sarà iscritta all'ordine del giorno per essere svolta
al proprio turno.
Annunzio di mozione
N. 220 - Iniziative in materia di cybersicurezza.
Zito Stefano; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello Francesco;
Ciancio Gianina; Foti Angela; Mangiacavallo Matteo; Palmeri
Valentina; Siragusa Salvatore; Trizzino Giampiero; Zafarana
Valentina; Tancredi Sergio; Sunseri Luigi; Schillaci Roberta; Di
Caro Giovanni; Campo Stefania; Di Paola Nunzio; Marano Jose; Pagana
Elena; De Luca Antonino; Pasqua Giorgio
Presentata il 14/02/19
La mozione sarà demandata, a norma dell'articolo 153 del
Regolamento interno, alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari per la determinazione della relativa data di
discussione.
Allegato B
(Intervento conclusivo sul Regionalismo differenziato, depositato
agli atti, pervenuto dal Vicepresidente della Regione, prof.
Gaetano Armao)
Ringrazio il Parlamento, ed in particolare i parlamentari
intervenuti per la ricchezza ed il livello dell'ampio dibattito su
un tema assai rilevante per il futuro della Sicilia, che ho seguito
integralmente. Oggi è un bel giorno per l'Assemblea non solo perché
ha dimostrato la capacità di dialogo e confronto sui temi
dell'autonomia tra le forze politiche, ma sopratutto poiché si é
giunti alla predisposizione di un documento condiviso sui temi
della tutale e del rilancio dell'autogoverno dei siciliani.
Personalmente ho l'onore di assistere dai banchi del governo
per la seconda volta ad una forte intesa tra le forze politiche sul
tema del regionalismo. La precedente il 21 ottobre 2010, quando fu
approvato all'unanimità l'Ordine del Giorno n. 413, con il quale
l'ARS ha adottato una posizione sul federalismo fiscale delineato
dall'art. 119 Cost e dalla l. n. 42 del 2009, invitando il Governo
regionale a negoziare la piena attuazione dei meccanismi di
autonomia finanziaria, assicurando la preventiva applicazione delle
misure di perequazione fiscale ed infrastrutturale. Le vicende
paralizzanti del regionalismo italiano non hanno consentito di
scorgere un'evoluzione del sistema.
Il regionalismo differenziato previsto dall'art. 116, terzo
comma, Cost, sul quale premono le Regioni del Nord, potrà non
danneggiare la Sicilia solo se contestualmente troveranno
riconoscimento, così come ha richiesto il Governo regionale, le
previsioni dello Statuto e la contemporanea attivazione degli
strumenti di perequazione fiscale ed infrastrutturale previsti
dalla stessa Costituzione e dai Trattati UE, nonché dalla
disciplina sul federalismo fiscale.
È di qualche settimana fa l'intervento di S. Cassese sul
Corriere della Sera che ha stigmatizzato non solo la portata
effettiva delle iniziative di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna:
l'obiettivo di trattenere risorse nelle regioni più ricche, ma
anche di come tali iniziative determinino la riapertura della
ferita storica del Paese, la mancata unificazione economica a
centocinquanta anni di distanza dalla unificazione politica . Si
tratta, in via di principio, di valutazioni del tutto condivisibili1
relativamente una domanda di autonomia che rischia di perdere di
vista le ragioni profonde dell'autogoverno, ma sopratutto quelle
imprescindibili, anche negli ordinamenti federali, di coesione e
perequazione, sopratutto in un Paese da troppo tempo e sempre più
diviso sul piano economico e sociale2.
Anzi, in presenza di meccanismi che aggravano il divario come
la tendenziale paralisi delle misure perequazione infrastrutturale
e fiscale, la fissazione della soglia di investimenti al Sud del
34% sul complesso di quelli approntati e che viene calcolata sulla
mera percentuale della popolazione meridionale (l. n.18/2017), a
prescindere dall'esigenza di recuperare il divario (e quindi
sostanzialmente cristallizzandolo) o vicende come il prelievo
forzoso concentrato sulle sole province siciliane (277 mil.
annui), che le sta conducendo al default con gravissimi effetti sui
cittadini, svolgono una funzione di sostanziale destrutturazione
della solidarietà nazionale.
Lo scenario che descrivono i principali centri di ricerca da
Svimez e Fondazione Curella-Diste, a Confindustria, dalla
Confcommercio a Confartigianato, solo per riferirsi ai più recenti,
evidenziano l'aggravamento, sopratutto qualitativo, del divario tra
il Nord ed il Sud del Paese. Una cesura che trascende ormai la
quantificazione economico-sociale e che sta consolidando gli
aspetti ormai strutturali di un Paese diviso (emigrazione
intellettuale,marginalizzazione dell'istruzione e della formazione,
isolamento culturale, desertificazione imprenditoriale,
invecchiamento, spopolamento, in particolare delle aree interne,
accentuazione del dissesto idrogeologico, rarefazione e
dequalificazione dei trasporti etc.). È questo avviene nonostante i
modestissimi segnali di crescita che il Sud pur registra, ma che
rinviano almeno al 2027 la possibilità di completare il pieno
recupero di quanto perduto durante la crisi 2007-12.
La Banca d'Italia nell'ultimo Rapporto sull'economia delle
regioni italiane nel 20173 evidenzia che il PIL nel Sud, lo scorso
anno, era inferiore di circa il 9% rispetto al periodo pre-crisi;
la contrazione era oltre due volte quella del Centro-Nord. In
termini pro capite, la differenza tra gli andamenti delle due aree
è più contenuta (rispettivamente -10% e -8%), ma per effetto delle
migrazioni interne e internazionali che hanno portato a una
maggiore espansione della popolazione nelle regioni del Centro-
Nord. I flussi migratori dal Mezzogiorno coinvolgono in misura
crescente individui laureati, impoverendo così la dotazione di
capitale umano e le prospettive future di sviluppo dell'area.
La Svimez nel Rapporto 2018 ha evidenziato che nel contesto di
un preoccupante ampliamento della forbice dei divari Nord-Sud si
rileva il vero e proprio crollo degli investimenti pubblici . Ciò
in quanto nell'ormai dinamica della spesa in conto capitale, il
2016 ha già fatto toccare il punto più basso della serie storica
per l'Italia e per il Mezzogiorno, nel 2017 la spesa in conto
capitale declina ancora.
Si tratta del sostanziale dimezzamento dei livelli pre crisi
per l'intero Paese, ma per il Mezzogiorno, si tratta di più che un
dimezzamento: se si considera un periodo più lungo, si passa da una
quota di spesa in conto capitale nell'area che ancora nel 2002
valeva l'1,6% del PIL nazionale, a una spesa che vale appena lo
0,7%. Il modesto incremento del 2015 non ha interrotto un trend
negativo che sembra inarrestabile . Ma il dato più rilevante -
precisa il rapporto SVIMEZ - è la spesa ordinaria in conto
capitale che rappresenta un buco nero per lo sviluppo del
Mezzogiorno, confermandosi su livelli del tutto insufficienti,
sostanzialmente dimezzati rispetto a quelli pre crisi, e ben
lontani da quei principi di "riequilibrio territoriale" sanciti nel
2017 attraverso la previsione della c.d. clausola del 34% .
Questo dimostra che il limite minimo del 34% é disatteso. Si
tratta di un obiettivo comunque significativo rispetto alle soglie
conseguite in questi anni, che tuttavia, non determina in termini
sufficienti i presupposti la perequazione infrastrutturale, ma
difende solo il diritto alla sopravvivenza del Sud. In particolare,
mentre l'FSC é praticamente fermo, il modello Patti per il Sud
mostra gravi criticità.
La Relazione annuale del Sistema dei Conti pubblici
Territoriali 20184, sul punto ha effettuato una simulazione per
verificare gli effetti in termini di spesa pubblica che si
genererebbero col raggiungimento dell'obiettivo, prescindendo dalle
limitazioni imposte dalle norme attuative, e simulando a ritroso
quale sarebbe stato l'impatto della norma nell'ipotesi che tutte le
Amministrazioni Centrali si fossero conformate - nel periodo 2000-
2015 - alla normativa, portando la propria spesa ordinaria
complessiva ad un livello pari a quello della popolazione. La
simulazione evidenzia che per il Sud la quota di risorse ordinarie
reali delle Amministrazioni Centrali è stata pari mediamente al
28,9 per cento, con una riduzione a circa il 28,4 per cento
nell'ultimo triennio considerato, al di sotto della rispettiva
quota di popolazione - pari mediamente al 34,4 per cento. Al
contrario, nel Centro-Nord la quota delle spese ordinarie risulta
pari al 71,6 per cento, quindi di 6 punti percentuali superiore
alla popolazione dell'area, che nel medesimo periodo risulta pari
al 65,6 per cento .
Il Report Sud della Fondazione Curella di Palermo ha poi
sottolineato, in termini prospettici, quanto flebili siano i
margini di crescita per il Mezzogiorno e la Sicilia. Alcuni dati:
la debolezza della crescita va ricondotta alla coincidente frenata
dei consumi delle famiglie e degli investimenti fissi aziendali, in
assenza di aumenti della spesa in conto capitale del settore
pubblico destinata all'ammodernamento delle infrastrutture e cosi
il PIL del Sud dovrebbe crescere dello 0,7% (il tasso più basso del
periodo 2015/2019).
Come dimostrano i dati dei Conti pubblici territoriali5
presentati dall'Assessorato all'economia nel dicembre scorso, due
assunti fondamentali, utilizzati da alcuni per sostenere il
regionalismo differenziato e contrastare la spesa per la coesione,
risultano meno incisivi sul piano argomentativo di quanto lascino
intendere le tesi che sembrano prevalere nelle istanze
autonomistiche delle Regioni del nord.
Il primo sul concetto di residuo fiscale , nella definizione
di J. Buchanan, quale differenza tra il contributo che ciascun
individuo fornisce al finanziamento dell'azione pubblica e i
benefici che ne riceve sotto forma di servizi pubblici.
Sulla questione la Corte costituzionale ha precisato che fermo
restando che l'assoluto equilibrio tra prelievo fiscale ed impiego
di quest'ultimo sul territorio di provenienza non è principio
espresso dalla disposizione costituzionale invocata, il criterio
del residuo fiscale ...non è parametro normativo riconducibile
all'art. 119 Cost., bensì un concetto utilizzato nel tentativo,
storicamente ricorrente tra gli studiosi della finanza pubblica,
di individuare l'ottimale ripartizione territoriale delle risorse
ottenute attraverso l'imposizione fiscale (Corte cost. n. 69 del
2016). Da ciò il Giudice delle leggi fa discendere che avuto
riguardo alla struttura dell'ordinamento, della riscossione delle
entrate tributarie ed a quella profondamente articolata dei
soggetti pubblici e degli interventi dagli stessi realizzati sul
territorio, risulta estremamente controversa la possibilità di
elaborare criteri convenzionali per specificare su base
territoriale la relazione quantitativa tra prelievo fiscale e suo
reimpiego .
Ed infatti il c.d. residuo fiscale , anche a considerarlo
determinante ai fini dell'assetto delle competenze, si é ridotto
drasticamente per la Sicilia passando da -2,419 dal periodo 2000-
2002 ai -1,941 al periodo 2014-2016 e la tendenza é all'ulteriore
ribasso, sicché oggi, anche mantenendo la progressione negativa
degli ultimi anni deve ritenersi ulteriormente ridotto di almeno un
terzo (quindi poco più di 1.800 euro pro capite). Peraltro, tale
dato, non tiene conto della perdurante inapplicazione di quanto
previsto dall'art. 37 dello Statuto, in base al quale i rami
d'azienda di imprese con sede extra-regionale (in gran parte tra
Milano, Roma) devono versare il gettito fiscale IRES maturato in
Sicilia. Il che modificherebbe i dati incrementando il residuo
fiscale della Sicilia e diminuendo quello di altre Regioni (in
particolare Lombardia, Veneto, Lazio).
In senso analogo va poi sottolineato che alla Sicilia é dovuta
la retrocessione, almeno parziale - pur in assenza di una
previsione statutaria di attribuzione del gettito - di anche
limitata parte delle accise maturate dalla raffinazione di prodotti
petroliferi che generano gettito per lo Stato e per le Regioni ove
vengono immessi sul mercato, mentre nulla lasciano alla Sicilia ove
si raffina circa il 40% della produzione nazionale (oltre 8 Md di
gettito per lo Stato) restano solo i nefasti effetti ambientali. Al
netto di queste ulteriori componenti é evidente che l'entità del
residuo in questione sarebbe certamente inferiore.
Va infine ricordato con riguardo ai c.d. Residui fiscali che -
come dimostrato - nel saldo tra entrate e spese pubbliche si omette
di includere la componente di spesa che si é accresciuta negli
ultimi venti anni: l'onere per gli interessi da corrispondere ai
titolari del debito pubblico (famiglie e imprese; banche,
intermediari, assicurazioni, residenti esteri). Tale posta
contabile rappresenta spesa per lo Stato ed entrata per i titolari,
ne discende che il saldo da considerare, non possa esser quello del
semplice residuo fiscale ma il residuo fiscale "aumentato" per gli
interessi (residuo fiscale-finanziario)6.
Il secondo assunto (attraverso il presunto residuo fiscale si
alimenterebbe la spesa improduttiva del Sud) é poi smentito
dall'andamento della spesa per investimenti cha ha subito (ma
questi dati li confermano sia la Banca d'Italia che l'ultimo
rapporto della Commissione bicamerale sul federalismo fiscale), un
drastico ridimensionamento in contrasto con i principi di coesione
sanciti a livello costituzionale (art. 119, terzo e quanto comma,
Cost.) e dal TFUE (art. 174-175). A questo segue il peggioramento
della gran parte degli indicatori sulla dotazione infrastrutturale
della Sicilia.
Appare evidente che in questo senso le misure di perequazione
infrastrutturale sono state e risultano ancora oggi insufficienti e
non hanno consentito di recuperare un divario inaccettabile, in
palese violazione alle previsioni europee e costituzionale italiane
del principio di coesione. E tale divario in Sicilia é peraltro
aggravato dalla condizione di insularità che non solo consente, ma
impone allo Stato l'adozione di misure di riequilibrio strutturale
e fiscale (continuità territoriale, fiscalità di sviluppo, etc.).
Mentre, avuto riguardo al settore pubblico allargato, si evince una
drastica riduzione della spesa in conto capitale proprio per la
Sicilia, mentre quella del resto del Paese si attesta su livelli
omogenei è di gran lunga superiori (oltre il 20%).
Peraltro, dimostrano un andamento crescente in favore del
Centro-Nord sia la spesa pensionistica (su cui incidono la diversa
struttura per età della popolazione e il maggiore importo medio
delle erogazioni nelle regioni in cui i redditi da lavoro sono più
elevati) che quella assistenziale, in relazione all'evoluzione
demografica e della domanda di ammortizzatori suscitata dalla
crisi, e tale fenomeno sarà aggravato dall'applicazione della c.d.
quota cento che dispiegherà i propri prioritari effetti in
quell'area. Ciò determina un aggravamento del divario a sfavore
del Mezzogiorno.
E' così attribuita alla Sicilia in questa categoria una somma
pro capite pari, mediamente, al 79% del valore nazionale e al 71%
del valore del Centro-Nord, con un evidente consolidamento del
divario che non accenna a diminuire. Da ultimo, i dati presentati
dimostrano che un altro degli stereotipi comunemente utilizzati per
evidenziare l'esorbitante numero di impiegati della p.a. in
Sicilia, appare sostanzialmente mutato. I dipendenti della p.a. di
questa Regione risulta infatti allineato con quello statale (al
2016 in Italia 53,7 dipendenti ogni mille abitanti, in Sicilia 54),
tali dati peraltro oggi devono ritenersi ormai equiparati in
considerazione della drastica diminuzione dei dipendenti regionali
nell'ultimo biennio.
Il negoziato aperto dalla Regione con lo Stato sull'autonomia
finanziaria segna già un primo utile risultato con l'accordo del 22
dicembre 2018, occorre adesso che questo proceda, come quello
delle altre speciali e l'adozione di congrue misure di perequazione
e coesione previste dalla stessa normativa sul federalismo fiscale
(l. n. 42 del 2009), in modo armonico e contestuale con l'iter
delle istanze di differenziazioni delle Regioni italiane.
In tal senso giova ricordare che il Governo regionale ha
approvato con delibera del 15 maggio 2018, n. 197 lo schema di
nuove norme di attuazione in materia finanziaria che consentono la
piena attuazione delle richiamate previsioni statutarie, con il
superamento dell'attuale assetto incentrato su quelle, ormai
penalizzanti, del 1965, il richiamato accordo in materia di finanza
pubblica ha stabilito sul punto che Stato e Regione dovranno
provvedere ad aggiornare le norme di attuazione dello Statuto
siciliano in materia finanziaria entro il 30 settembre 2019, con
effetti a partire dall'anno 2020 previa individuazione della
copertura finanziaria ove necessaria , in atto é in corso il
negoziato tra le parti. Con successiva delibera del 18 luglio 2018,
n. 265 la stessa Giunta ha predisposto la documentazione per le
misure compensative della condizione di insularità.
In conclusione, non sono in gioco regionalismo differenziato
clausola di asimmetria di cui all'art. 116, terzo comma, Cost.,
sopratutto se ne invocano l'applicazione le comunità regionali
(Lombardia e Veneto, come noto, hanno fatto precedere la richiesta
dai referendum), ma la prospettazione che ne viene fatta come
soluzione che impone il trasferimento di un numero assai elevato di
competenze, nel contempo, sganciata dalla considerazione degli
imprescindibili ed adeguati meccanismi di coesione e perequazione,
e nel presupposto (non veritiero) che non vi sia questione di
risorse finanziarie7.
Tali meccanismi di perequazione (fiscale ed infrastrutturale)
sono già previsti dalla richiesta disciplina sul federalismo
fiscale rimasta inapplicata, proprio su tali questioni, nonostante
il decorso di un decennio. Non ci può essere rafforzamento del
federalismo senza l'imprescindibile approntamenti delle misure di
coesione, una diversa soluzione paleserebbe concreti profili di
incompatibilità costituzionale che le Regioni che assumono di
ricevere un pregiudizio non potrebbero che contestare.
Uno spettro eccessivamente ampio di materie (23) di cui si
richieda il trasferimento, ma sopratutto la richiesta di risorse
finanziarie aggiuntive, in carenza di una legislazione nazionale
che garantisca l'uniformità dei diritti civili e sociali e di una
legge quadro con i criteri da adottare per l'attribuzione delle
ulteriori risorse e delle funzioni, non appare in linea con i
ristretti confini delineati proprio dall'art. 116, terzo comma,
tornato in auge dopo il fallimento della riforma costituzionale che
puntava in senso giustapposto, ad un rafforzamento del centralismo
statale8.
I siciliani, che hanno conquistato la prima Costituzione nel
1812 e l'hanno poi rivista in senso federale nel 1848, dopo aver
segnato l'inizio di rivoluzioni che hanno percorso l'intera Europa,
sino ad ottenere nel 1946 l'autonomia regionale speciale, non
potranno che sostenere questo percorso, purché l'evoluzione
dell'ordinamento sia accompagnata dal riconoscimento delle
competenze finanziarie della Sicilia9, fulcro di un'autonomia che
attraverso profonde riforme deve divenire ancor più responsabile ed
efficiente, della condizione di insularità nonché dalle richiamate
misure di riequilibrio e coesione.
In particolare la condizione di insularità è il nuovo paradigma
nel quale declinare l'attuazione dello Statuto di autonomia. Come
noto, infatti, la coesione economica, sociale e territoriale è uno
degli obiettivi sanciti dal Trattato sul Funzionamento dell'Unione
Europea, il cui art. 174 esprime chiaramente la volontà di
costruire un'Europa unita e solidale, indipendentemente dalle
specificità dei territori. L'art. 349 TFUE riconosce la condizione
di "ultraperifericità" per taluni territori ed elenca come
corollario le azioni necessarie a compensare gli svantaggi di tali
territori. Questo regime favorevole, di cui godono le regioni
ultraperiferiche, sarà confermato dalla futura politica di
cooperazione territoriale europea. La situazione è al contrario
sensibilmente diversa per gli altri territori insulari. Nonostante
l'art. 174 riconosca le difficoltà strutturali legate alla
condizione di insularità, tale riconoscimento, a differenza di
quanto avviene per i territori ultraperiferici, è rimasto finora
lettera morta e non ha determinato alcun intervento concreto,
lacuna che ostacola le prospettive di sviluppo della Sicilia e
delle altre isole europee.
La discontinuità territoriale, caratteristica precipua
dell'insularità, è fonte di svantaggi specifici, al di là di quelli
legati alla distanza, che sono significativamente più rilevanti nel
caso delle regioni insulari. Molti studi hanno messo in luce nel
dettaglio le conseguenze in termini di ritardi nell'innovazione e
negli scambi. È quindi particolarmente difficile per una regione
insulare disporre di una rete di distribuzione efficiente. Un fatto
che penalizza la competitività delle imprese insulari,
condizionando la crescita delle imprese esistenti e la creazione di
nuove imprese, fatto che incide negativamente sul mercato del
lavoro delle isole. In più, per i cittadini, ciò significa prezzi
più elevati e una minore disponibilità di prodotti.
I problemi legati alla discontinuità territoriale sono
significativi anche in termini di mobilità e accessibilità da e per
le isole, in assenza di trasporti alternativi, di infrastrutture
stradali e ferroviarie con le regioni limitrofe, una sinergia che
genera un reale "costo di cittadinanza" in termini di prezzo,
frequenze, calendarizzaizione e tempi di percorrenza. Inoltre, la
combinazione di "discontinuità territoriale - esiguità dei mercati
domestici" espone le isole al rischio di posizione dominante, a
discapito degli interessi degli utenti.
È necessario inoltre mettere l'accento sulla specificità di
isola del Mediterraneo. Nello scenario dei cambiamenti climatici
delineato dal rapporto dell'Intergovernmental Panel on Climate
Change (IPCC) dello scorso 8 ottobre, la zona mediterranea risulta
come una delle più colpite. Questi aspetti di vulnerabilità
contribuiscono a far sì che sia necessario considerare la realtà
specifica delle isole del mediterraneo, al fine di mantenere la
coesione l'uguaglianza con il resto dei territori dell'Unione
europea.
Al fine di garantire pari opportunità ai cittadini siciliani,
europei che vivono nei territori insulari, sono necessari
interventi specifici, sia in termini di regolamentazione che di
risorse. Questo punto di vista è chiaramente espresso in numerosi
documenti approvati da diverse istituzioni europee, tra cui la
risoluzione del Parlamento europeo del 4 febbraio 2016 sulle isole
non ultraperiferiche, numerosi pareri del Comitato delle regioni
d'Europa, CESE e della Conferenza delle Regioni Periferiche e
Marittime.
Nonostante queste istanze, la legislazione europea e le
politiche dell'UE, ma ancora di più le politiche statali non hanno
ancora prodotto misure compensative sufficienti che siano in grado
di mitigare gli svantaggi specifici della condizione insulare. In
particolare, la politica degli aiuti di Stato nel settore dei
trasporti non tiene sufficientemente conto delle caratteristiche
territoriali specifiche delle isole e non raggiunge l'obiettivo di
garantire il diritto alla mobilità di questi territori. Inoltre, le
recenti proposte della Commissione sulla connettività europea e
sulla politica di coesione e di cooperazione territoriale europea
non tengono conto della conseguente discontinuità territoriale e
delle difficoltà strutturali dei territori insulari.
Alla luce di questi fattori e al fine di superare tali
handicap, la Sicilia deve richiedere, e si sta adoperando per
esprimere tale posizione congiuntamente alle grandi Isole
mediterranee in sede europea (Sardegna, Corsica, Baleari), il pieno
riconoscimento degli svantaggi strutturali causati dalla
particolare situazione geografica delle isole, e chiedono
l'effettiva attuazione dell'articolo 174 del TFUE attraverso misure
specifiche volte a superare le limitazioni e i vincoli determinati
dalla condizione insulare, on la conseguente inclusione della
questione insulare nel dibattito politico in seno al Consiglio
dell'Unione europea e di promuovere, nel processo decisionale
europeo, misure compensative finalizzate a superare gli svantaggi
dell'insularità, con una specificata attenzione sulla disciplina in
materia di aiuti di Stato, particolarmente penalizzante per questi
territori.
L'obiettivo é quello di integrare, nel dibattito che definirà
lo scenario normativo e programmatico per il periodo successivo al
2020, misure specifiche di compensazione proporzionali all'entità e
all'estensione della discontinuità territoriale, tenendo conto di
fattori quali un indice di "perifericità insulare" (demografia,
stagionalità, tempo, ecc.). In questo modo sarà realizzata, ogni
qualvolta ciò sia giustificato da elementi obiettivi, l'inserimento
di una clausola di insularità nelle politiche pubbliche europee
interessate.
La presente richiesta non deve puntare ad ottenere una
condizione di privilegio, ma esclusivamente delle misure di
compensazione necessarie per consentire ai cittadini e alle imprese
insulari di raggiungere una qualità della vita e del lavoro
analoghe a quella dei territori continentali. In particolare a
riconoscere la compatibilità dei regimi di aiuto destinati a
compensare i costi aggiuntivi direttamente imputabili ai vincoli
associati alla condizione di insularità, in particolare per quanto
riguarda il diritto alla mobilità di chi risiede nelle isole e il
trasporto delle merci, e, più in generale, d'integrare la
dimensione insulare nella fiscalità da applicare, garantire,
conformemente al principio di sussidiarietà, la più ampia
flessibilità nell'ambito degli interventi dei Fondi strutturali e
di investimento europei nelle aree tematiche in cui le sfide dei
territori insulari periferici sono più evidenti, in modo da poter
inserire nei documenti di programmazione obiettivi prioritari
strettamente legati ai problemi insulari (trasporti, connettività
digitale, reti energetiche, gestione delle risorse naturali),
nonché prevedere tassi di cofinanziamento dei fondi SIE più elevati
per le regioni insulari periferiche e la creazione di un
sottoprogramma delle Isole del Mediterraneo all'interno del futuro
programma Interreg Med 2021-2027. Appare parimenti necessario
istituire un sistema di continuità territoriale efficiente e
modernizzato che tenga conto di tutti i costi reali legati alle
discontinuità fisiche e digitale ed applicare l'articolo 174 del
TFUE fin dalle prime fasi del processo decisionale.
In tal senso giova ricordare che con la recente sentenza n. 6
del 2019 la Corte costituzionale ha stabilito che il legittimo
ordine dei rapporti economico-finanziari tra lo Stato e la Regione
deve essere ripristinato nella sostanza e non solo nella formale
petizione di principio', e in considerazione del ritardo dello
sviluppo economico dovuto all'insularità e dell'evoluzione dei
complessivi rapporti finanziari tra Stato e Regione . E cosi il
Giudice delle leggi, entrando per la prima volta nel merito della
questione dell'insularità, ha elencato i fattori che determinano in
modo vincolante il concorso regionale alla finanza pubblica. In
particolare partendo dall'andamento storico delle entrate e delle
spese della Regione, antecedente alla entrata in vigore della legge
n. 42 del 2009, la rimodulazione deve tener conto della dimensione
della finanza della Regione (Sardegna) rispetto alla finanza
pubblica complessiva; delle funzioni effettivamente esercitate e
dei relativi oneri; degli svantaggi strutturali permanenti, dei
costi dell'insularità e dei livelli di reddito pro capite; del
valore medio dei contributi alla stabilità della finanza pubblica
allargata imposti agli enti pubblici regionali nel medesimo arco
temporale; del finanziamento dei livelli essenziali delle
prestazioni concernenti i diritti civili e sociali .
Luigi Sturzo, primo mentore dell'autonomia siciliana, in uno
scritto del 9 novembre del 1947, che ricalca la proposta politica
per il Meridione avanzata nel celebre discorso di Napoli del 18
gennaio 1923 (Il Mezzogiorno e la politica italiana. Il programma
del risorgimento italiano) nell'individuare puntualmente le
condizioni per una rinascita del Mezzogiorno e della Sicilia, per
un verso, proponeva di dare maggiore consistenza economica alle
regioni e procedere verso una progressiva articolazione federale
dello stato, in modo che le giunte regionali concorrano con il
governo centrale a ristabilire il necessario equilibrio economico
fiscale già alterato a danno del Mezzogiorno . Dall'altro
richiamava la necessità di educare allo spirito d'iniziativa e
d'imprenditorialità, affinché il Mezzogiorno fosse restituito ai
meridionali e fossero loro gli attori del suo risorgimento:
«Lasciate che noi del Meridione possiamo amministraci da noi, da
noi designare il nostro indirizzo finanziario, distribuire i nostri
tributi, assumere la responsabilità delle nostre opere, trovare
l'iniziativa dei rimedi ai nostri mali ; non siamo pupilli, non
abbiamo bisogno della tutela interessata del Nord; e uniti
nell'affetto di fratelli e nell'unità di regime, non nella
uniformità dell'amministrazione, seguiremo ognuno la nostra via
economica, amministrativa e morale nell'esplicazione della nostra
vita».
La paura di voltar pagina di chi si limita a leggere
l'autonomia siciliana, di fronte alla grande trasformazione del
regionalismo, non può prevalere sul coraggio di voltar pagina di
chi è consapevole di contribuire a scrivere la storia e disegnare
un futuro per i nostri figli. Oggi, con l'approvazione di questo
ordine del giorno proposto unanimemente dalle forze politiche
presenti in Parlamento, e fuori da ogni convenienza partitica, si
interpreta pienamente l'ansia di riscatto che anima i siciliani e
l'urgente necessità di dare finalmente piena attuazione allo
Statuto, carta fondamentale concepita per garantire ai nostri
concittadini il diritto all'innovazione ed all'eguaglianza, di cui
il Governo continuerà a farsi carico nel confronto con lo Stato.
1 In senso analogo G. Viesti, Nord e autonomia/ La secessione dei
redditi a spese del Sud,
https://www.ilmessaggero.it/index.php?p=item&id=4209695&sez=politic
a&start=0&orderby=rating
2 Preoccupazioni opportunamente raccolte nel Rapporto Svimez 2018,
Roma, 2018, 230 ss., si veda anche A. Giannola, G. Stornaiuolo,
Un'analisi delle proposte avanzate sul «federalismo differenziato»,
in Riv. econ. Mezz., 1-2/2018, 5 ss.
3 https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/economie-
regionali/2018/2018-0023/1823-eco-regioni.pdf
4
http://old2018.agenziacoesione.gov.it/opencms/export/sites/dps/it/d
ocumentazione/CPT/Temi/RapportoCPT 2018.pdf
5
http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR PORTALE/PIR La
StrutturaRegionale/PIR AssessoratoEconomia/PIR DipBilancioTesoro/PI
R ServizioStatistica/PIR 1839271.4501140784/PIR idatidellaSicilia
6 SVIMEZ, Autonomia differenziata, scende in campo il Governo I
rischi per l'unita` nazionale, in
http://www.svimez.info/images/note ricerca/2018 12 24 federalismo c
omunicato.pdf
7 Cfr. G. Viesti, Verso la secessione dei ricchi?: Autonomie
regionali e unità nazionale, Roma, 2019,
https://www.laterza.it/index.php?option=com content&view=article&id
=2179&Itemid=101
8 Si veda per più ampie considerazioni L. Violini, L'autonomia
delle Regioni italiane dopo i referendum e le richieste di maggiori
poteri ex art. 116 comma 3 Cost., in Rivista AIC, 4/2018.
9 Sul punto sia consentito rinviare al mio contributo La revisione
delle relazioni finanziarie tra Regione siciliana e Stato nella
nuova stagione del regionalismo, in
http://italianpapersonfederalism.issirfa.cnr.it/la-revisione-delle-
relazioni-finanziarie-tra-regione-siciliana-e-stato-nella-nuova-
stagione-del-regionalismo.html