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Resoconto d'Aula della Seduta n. 118 di martedì 04 giugno 2019
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   Presidenza del Presidente Miccichè

   Presidenza del vicepresidente Di Mauro


                   La seduta è aperta alle ore 16.05

   PRESIDENTE.   Avverto  che  il  processo  verbale   della   seduta
  precedente  è  posto  a disposizione degli onorevoli  deputati  che
  intendano  prenderne visione ed è considerato approvato in  assenza
  di osservazioni in contrario nella presente seduta.

   Ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno,  do
  il  preavviso  di  trenta minuti al fine delle eventuali  votazioni
  mediante  procedimento elettronico che dovessero  avere  luogo  nel
  corso della seduta.
   Invito,  pertanto,  i deputati a munirsi per tempo  della  tessera
  personale di voto.
   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                      Atti e documenti, annunzio

   PRESIDENTE.   Avverto  che  le  comunicazioni  di  rito   di   cui
  all'articolo  83  del  Regolamento interno  dell'Assemblea  saranno
  riportate nell'allegato A al resoconto dell'odierna seduta.

          Comunicazione di ritiro dell'interrogazione n. 861

   PRESIDENTE.  Comunico che con nota e- mail  del  30  maggio  2019,
  assunta al bollo d'ingresso della Vicesegreteria generale dell'Area
  Istituzionale in pari data e protocollata al n. 4151/AulaPG  del  3
  giugno  2019,  l'onorevole Mangiacavallo, nella  qualità  di  primo
  firmatario, ha  dichiarato di ritirare l'interrogazione n. 861.

   L'Assemblea ne prende atto.

   Onorevoli  colleghi,  ho  ricevuto una richiesta  da  parte  della
  Commissione   Vitalizi   di continuare i lavori  per  una  mezz'ora
  ancora.
   Mi  sembra doveroso concedere questo ulteriore tempo per terminare
  i  lavori  e, pertanto, la seduta è sospesa e riprenderà  alle  ore
  16.45.

     (La seduta sospesa alle ore 16.06, è ripresa alle ore 16.49)

   La seduta è ripresa.


   Svolgimento, ai sensi dell'articolo 159, comma 3, del Regolamento
      interno, di interrogazioni e di interpellanze della Rubrica
           Agricoltura, sviluppo rurale e pesca mediterranea

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, si passa al II punto  dell'ordine
  del  giorno: Svolgimento, ai sensi dell'articolo 159, comma 3,  del
  Regolamento  interno,  di interrogazioni e di  interpellanze  della
  Rubrica  Agricoltura, sviluppo rurale e pesca mediterranea .
   Si  inizia con l'interrogazione n. 100  Interventi a sostegno  dei
  lavoratori  del  Consorzio  di bonifica  8  di  Ragusa ,  a   firma
  dell'onorevole Di Pasquale.

   «Al  Presidente  della Regione e all'Assessore per  l'agricoltura,
  lo sviluppo rurale e la pesca mediterranea, premesso che:

   i  lavoratori, dipendenti del Consorzio di Bonifica 8  di  Ragusa,
  assunti a tempo indeterminato dopo anni di precariato, da mesi  non
  percepiscono gli stipendi;

   risulta  superfluo  aggiungere e descrivere  le  difficoltà  delle
  famiglie  che  si trovano senza reddito e che hanno invocato  anche
  l'intervento del Presidente della Repubblica;

   considerato   che  da  un  confronto  con  i  rappresentanti   dei
  lavoratori  non  risulta  chiaro quale  iter  abbia  intrapreso  il
  Governo regionale per il trasferimento delle risorse necessarie per
  il  pagamento  degli emolumenti, maturati ma non ancora  liquidati,
  spettanti al personale dipendente;

   per sapere:

   quali   siano  gli  interventi  che  l'Amministrazione   regionale
  intenda   intraprendere  per  destinare  le  risorse  adeguate   al
  pagamento degli stipendi dei lavoratori;

   quali  siano  i progetti formalmente proposti dall'Ente  che  sono
  stati  finanziati  e  quali  siano i progetti  che  possono  essere
  ulteriormente  finanziati in tempi brevi per rendere produttivo  il
  Consorzio riuscendo a trasformare i lavoratori in risorse;

   quali  siano  i  criteri utilizzati per individuare  le  provviste
  finanziarie destinate ai Consorzi di bonifica siciliani;

   quali  iniziative  intendano  intraprendere  per  il  ripianamento
  delle   perdite   dei   Consorzi  di   bonifica   per   scongiurare
  l'aggravamento  della gestione dei ruoli consortili già  fortemente
  penalizzati  dalla  crisi  finanziaria e dei  mercati  che  investe
  l'intero comparto;

   quali  siano  le iniziative avviate e le decisioni  che  intendano
  assumere per garantire il rispetto del principio di legalità  dando
  seguito  alle  sentenze della Magistratura che si è  pronunciata  a
  favore dei lavoratori».

   PRESIDENTE.    Ha    facoltà    di   parlare    l'Assessore    per
  l'agricoltura,  lo  sviluppo rurale e  la  pesca  mediterranea  per
  fornire la risposta.

   BANDIERA,  assessore per l'agricoltura, lo sviluppo  rurale  e  la
  pesca  mediterranea.  In  merito  alle  problematiche  inerenti   i
  lavoratori  del Consorzio di bonifica, proprio adesso giungiamo  al
  termine   di  un  incontro  con  un'ampia  delegazione  di  questi.
  All'incontro  ha  partecipato  lo  stesso  onorevole  interrogante,
  l'onorevole  Dipasquale, ed è stata occasione  per  fare  il  punto
  della situazione.
   Sappiamo che, in generale, sui Consorzi di bonifica ereditiamo una
  situazione  debitoria particolarmente grave: oltre 100  milioni  di
  euro di debiti accertati ed altrettanti che potrebbero derivare  da
  sentenze legate a contenziosi che sono in itinere.
   Allo  stato  delle cose il Consorzio di bonifica non ha provveduto
  alla  presentazione del bilancio di previsione così come  prescrive
  la  norma  e  questo,  di fatto, proprio in armonia  con  la  norma
  citata, impedisce l'erogazione completa della prima semestralità.
   Pur  tuttavia, l'Assessorato, nell'ambito di ciò che  è  possibile
  fare, ha provveduto ad una prima erogazione di due dodicesimi a cui
  ha  fatto  seguito un ulteriore decreto che è oggetto di  ulteriore
  confronto  con  la  Ragioneria  per  poter  erogare  una  ulteriore
  semestralità.  Nel  frattempo, siamo in  attesa.  Sappiamo  che  il
  Consorzio ha redatto il bilancio di previsione che è all'esame  del
  Collegio  dei  revisori dei conti dello stesso ente e,  non  appena
  questo perverrà, chiaramente, sarà cura come sempre con rapidità da
  parte dell'Assessorato erogare le somme che sono previste.

   PRESIDENTE.  Ha  facoltà  di  parlare l'onorevole  Dipasquale  per
  dichiararsi soddisfatto o meno della risposta dell'Assessore.

   DIPASQUALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, oggi
  abbiamo avuto un incontro insieme ad alcuni colleghi in merito alla
  questione   dei   lavoratori  dei  Consorzi,  in  particolare   con
  riferimento al Consorzio di Ragusa.
   Come ho detto nella riunione sono, non dico stanco, perché uno non
  può stancarsi, ma dopo tanti interventi e tante volte di aver posto
  la  questione   Consorzio di Ragusa  poi alla  fine  anche  noi  ci
  stanchiamo.
   Da  quando ho presentato questa interrogazione è trascorso più  di
  un  anno,  esattamente l'ho presentato il 28 febbraio 2018,  ma  la
  colpa  su  questo  non è di nessuno: è di tutti. Per  fortuna,  tra
  virgolette,  l'interrogazione è ancora attuale  perché,  così  come
  abbiamo  visto  oggi  nell'incontro  con  i  sindacati  e   con   i
  lavoratori,  noi non siamo riusciti a garantire a questa  categoria
  di  lavoratori  della  Regione  siciliana,  perché  di  fatto  sono
  comunque collegati alla Regione siciliana, il pagamento di quasi 20
  mensilità.  Sia durante la precedente Legislatura che nell'attuale,
  noi  ci  siamo  detti, sapendo che non abbiamo tantissime  risorse:
   almeno  dobbiamo garantire i lavoratori, almeno dobbiamo garantire
  gli stipendi .
   Ovviamente, ritardi ce ne sono in diversi enti, ma chi sta pagando
  più  di  tutti  il peso delle difficoltà economiche  della  Regione
  siciliana  e  delle collegate sono i lavoratori  del  Consorzio  di
  bonifica di Ragusa.
   E'  un  problema  che proviene da lontano, l'ho  detto  oggi,  non
  possiamo  scaricare tutte le responsabilità a questo Governo,  però
  questo  Governo ce l'ha in quota parte per due anni, perché  ancora
  non  abbiamo una riforma che, io mi auguro, possa arrivare  al  più
  presto,  quella  dei  Consorzi  di bonifica,  perché  purtroppo  un
  percorso  che avevamo avviato durante la scorsa Legislatura,  nella
  parte finale, che ha visto un contributo straordinario per pagare i
  dipendenti di alcuni consorzi che avevano particolare difficoltà; e
  parlo  di  Ragusa, parlo di Siracusa e forse anche Agrigento,  l'ho
  anche  dimenticato,  è  passato  qualche  anno.  Purtroppo,  questo
  percorso si è interrotto da quando è iniziata questa Legislatura. E
  lo  dico  senza  voler  fare  polemica,  ma  facendo  solamente  un
  resoconto  di quello che abbiamo fatto. Cioè, noi avevamo  messo  3
  milioni e mezzo durante la scorsa Legislatura per tamponare e poter
  pagare  una  parte degli arretrati, il fatto che questa maggioranza
  perché  noi dall'opposizione, sia io che l'onorevole Campo, abbiamo
  provato  a  portare avanti degli emendamenti per  trovare  o  somme
  aggiuntive  o  ripartire  somme che  erano  comunque  destinate  ai
  consorzi ma non ci siamo riusciti.
   Non  ci  siamo  riusciti  perché noi  dall'opposizione  non  siamo
  riusciti  a far capire alla maggioranza che esisteva una  parte  di
  lavoratori nostri che da 20 mesi, pensate cosa può significare  per
  un padre di famiglia per 20 mesi non percepire lo stipendio  Questo
  è quello che abbiamo prodotto fino ad oggi.
   Oggi  abbiamo avuto l'incontro con l'Assessore, ci ha  dato  tutta
  una  serie  di rassicurazioni, non ho motivo di mettere  in  dubbio
  nulla,  mi  auguro che il Governo e che la maggioranza, in  primis,
  ritorni ad occuparsi della questione per evitare che si faccia  una
  disparità  di trattamento tra chi viene pagato ogni mese,  tra  chi
  viene  pagato  quasi  ogni mese e tra chi per  20  mesi  non  viene
  pagato.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Dipasquale,  alla  fine  è  soddisfatto  o
  insoddisfatto?

   DIPASQUALE. Parzialmente soddisfatto.

   PRESIDENTE.  Si  passa  all'interpellanza  n.  32   Tutela   delle
  esportazioni  agricole  italiane  con  particolare  riferimento  al
  pomodoro  siciliano ,  a  firma  degli  onorevoli  Ciancio,   Foti,
  Mangiacavallo,   Marano,  Palmeri,  Pasqua,  Schillaci,   Siragusa,
  Sunseri,  Tancredi,  Trizzino, Zafarana, Zito, Pagana,  Cancelleri,
  Campo, Cappello, De Luca, Di Caro e Di Paola.

   «Al Presidente della Regione, all'Assessore per l'agricoltura,  lo
  sviluppo  rurale  e  la pesca mediterranea e all'Assessore  per  le
  attività produttive, premesso che:

   tra  Canada e Unione europea il 30ottobre 2016 a Bruxelles è stato
  siglato   l'accordo   di  libero  scambio,   noto   come   C.E.T.A.
  (Comprehensive  Economic  and  Trade  Agreement),   approvato   dal
  Parlamento europeo il 15 febbraio 2017 ed entrato poi in vigore  in
  forma   provvisoria  lo  scorso  21  settembre  nelle   sue   parti
  fondamentali  e  che è in attesa di ratifica nei 28  Stati  membri,
  compresa l'Italia;

   tale  trattato,  articolato in oltre 200 disposizioni  e  numerosi
  allegati,  ha  l'obiettivo di cancellare  la  maggior  parte  delle
  tariffe  doganali  esistenti  tra il Canada  e  l'area  di  scambio
  dell'Unione europea;

   tra  le novità normative sono da sottolineare quelle che attengono
  alla  possibilità per le imprese europee e canadesi di  partecipare
  alle  gare  d'appalto  pubbliche, al  riconoscimento  reciproco  di
  talune  professioni, all'adeguamento del Canada alle norme  europee
  sul  diritto d'autore, ma in particolare, per quel che concerne  la
  presente  interpellanza, alla tutela del marchio di alcuni prodotti
  agricoli e alimentari tipici;

   atteso che:

   la  Coldiretti ha pubblicato un'analisi dei dati Istat dalla quale
  si   evince   che   il   tasso  di  crescita   delle   esportazioni
  agroalimentari  made in Italy in Canada, dopo l'entrata  in  vigore
  provvisoria  del trattato di libero scambio, ha subìto  un  arresto
  pari  al  4%  se  paragonato al tasso di crescita registrato  nello
  stesso periodo dell'anno precedente all'entrata in vigore del Ceta;

   al  netto  delle evidenze che, secondo gli studi della Coldiretti,
  vedono  invece  il  tasso delle esportazioni di  prodotti  agricoli
  canadesi  in  Italia attestarsi in un aumento del 23,3%,  in  quasi
  tutti   gli   altri  ambiti  di  destinazione  delle   esportazioni
  agroalimentari  di  origine italiana il  tasso  di  crescita  è  in
  positivo: 12,8%;

   considerato che:

   i  produttori  agricoli di pomodoro siciliano, tra  cui  anche  il
  pachino igp, hanno recentemente denunciato il blocco canadese delle
  importazioni  dalla Sicilia messo in atto con  il  pretesto  di  un
  insetto,  la tuta abosluta, peraltro non presente nelle spedizioni,
  come chiarisce la stessa Coldiretti;

   naturalmente  siciliano,  il consorzio di  commercializzazione  di
  prodotti  ortofrutticoli,  con sette  stabilimenti  e  più  di  500
  produttori,    e   che   raggruppa   cooperative   di   produzione,
  trasformazione e confezionamento con una lavorazione che varia  tra
  15  e  20 mila tonnellate di prodotti ed un fatturato delle singole
  cooperative  di 20 mln di euro e che negli ultimi anni aveva  visto
  crescere  le  esportazioni dal 2% al 50% del 2017 ha  chiesto  alle
  istituzioni   italiane  di  opporsi  alla  barriera   fitosanitaria
  innalzata dal Canada nei confronti del pomodoro siciliano;

   l'attività  di  commercializzazione  del  pomodoro  siciliano   in
  Canada,  negli ultimi tre anni, aveva determinato continui  aumenti
  di  export,  e  per il 2018 era stato stipulato, a  garanzia  delle
  vendite, un contratto di assicurazione per 2,5 mln di euro;

   lo   stop   imposto  dalle  autorità  dello  stato  nordamericano,
  attraverso  una circolare che vieta le importazioni dalla  Sicilia,
  si  basa  sul pretesto della presunta presenza di un insetto  nelle
  colture di pomodoro isolano;

   l'insetto  in questione, benchè esistente nell'ambiente siciliano,
  è stato sottoposto a controlli appropriati attraverso il protocollo
  system approachment condiviso tra Canada e Italia, che garantiscono
  che  la  tabula abosoluta, questo il nome dell'insetto  di  origine
  americana,  è assente dal momento del raccolto fino all'imbarco  in
  aereo;

   il   Canada,   secondo   la   denuncia  avanzata   dal   consorzio
  Naturalmente  siciliano,  non  accetta  più  il  protocollo  system
  approachment  in  quanto il pomodoro siciliano si presenta  con  il
  gambo,  senza il quale peraltro, così si sono opposti i  produttori
  italiani, è impossibile commercializzare il prodotto alimentare;

   per  conoscere  se  non  intendano avviare una  seria  e  decisiva
  interlocuzione con il Ministero dell'agricoltura, per denunciare il
  Ceta,  prima  che lo stesso venga ratificato, o, in subordine,  per
  ottenere  che le autorità canadesi ritirino la circolare che  vieta
  l'acquisto  di  prodotti agricoli siciliani o  riconoscano  che  il
  protocollo system approachment venga nuovamente riconosciuto  dalle
  stesse».

   PRESIDENTE.  Ha  facoltà di parlare l'assessore per l'agricoltura,
  lo sviluppo rurale e la pesca mediterranea per fornire la risposta.

   BANDIERA,  assessore per l'agricoltura, lo sviluppo  rurale  e  la
  pesca  mediterranea.   I  deputati interroganti  interpellavano  il
  Governo  in  merito  alla vicenda che, in verità,  è  di  carattere
  nazionale  e  internazionale legata alla esportazione del  pomodoro
  siciliano,  peraltro colpito da una patologia che è  la  cosiddetta
  Tuta  absoluta.  E'  stata interdetta da tempo  la  possibilità  di
  esportarlo.
   La materia è di pertinenza del Ministero delle Politiche agricole,
  forestali  e  del turismo, Dipartimento delle Politiche  europee  e
  internazionali.
   Il  Ministero è stato da tempo sensibilizzato dall'Assessorato sul
  pericolo di blocco dell'importazione del pomodoro in Canada  e  poi
  interrotta definitivamente nel 2018, per la presenza nel territorio
  regionale nazionale del micro lepidottero Tuta absoluta.
   Questa  nota  ha  determinato  l'avvio  delle  trattative  con  il
  Servizio Fitosanitario Canadese che il Ministero ha condotto con il
  costante supporto tecnico del Servizio Fitosanitario Regionale.
   Pertanto,  lo  scrivente Assessore con sollecitudine deve  erigere
  una  proposta  di  approccio  di sistema  che,  se  bene  valutata,
  positivamente,  dalle  autorità canadesi,  è  stata  accettata  con
  riserva in quanto tali autorità hanno posto una condizione senza la
  quale  non  erano  disposti  ad  approvare  le  soluzioni  tecniche
  offerte.
   La   condizione  riguardava  l'assenza  di  parti  verde,  Calice,
  Peduncolo,  Pedicello ed altro, sul pomodoro esportato.  Condizione
  che,  a  detta  delle  nostre  aziende esportatrici,  avrebbe  reso
  difficilmente  commerciale  la produzione  apprezzata  dal  mercato
  proprio per tale peculiarità.
   Al   fine  di  dare  una  risposta  circostanziata  al  competente
  Ministero,  l'Assessorato  ha coinvolto  le  aziende  operanti  nel
  territorio regionale tramite un avviso pubblico sul sito  ufficiale
  del  Dipartimento, convocando un incontro che si  è  tenuto  presso
  l'Osservatorio  per  la  malattia  delle  piante  di  Acireale  nel
  febbraio del 2018.
   In  tale incontro è stato illustrato il lavoro tecnico svolto  dal
  Servizio  Fitosanitario  e  le  condizioni  poste  dal  Canada  per
  completare le trattative. Le aziende partecipanti hanno ribadito la
  necessità  di  proseguire  le  trattative,  facendo  accettare   il
  prodotto con le parti verdi, garantendo l'assenza del parassita con
  una  serie  di  accorgimenti  tecnici che  sono  stati  valutati  e
  prodotti   in  un  documento  che  abbiamo  inviato  al   Ministero
  competente.
   A  gennaio  di  quest'anno il Ministero ha informato  il  servizio
  dell'Assessorato regionale all'agricoltura, con una nota  che  sarà
  distribuita, che le autorità canadesi sono ferme nel non  accettare
  il  prosieguo delle trattative se non si garantisce l'assenza delle
  parti  verdi  o,  in  alternativa, si tratta il  prodotto  con  gas
  fumiganti  a  base  di  bromuro di metile, gas vietato  dall'Unione
  Europea  dal  2010  che  in  atto  non  è  sostituibile  con  altri
  disinfettanti.
   In   sintesi,   Presidente   e  onorevoli   deputati,   l'attività
  dell'Assessorato è costante per superare tale problematica,  ma  la
  competenza  permane in mano al Ministero che si  raffronta  con  le
  autorità  canadesi. In questo, noi non facciamo  che  continuamente
  svolgere  la nostra azione di supporto, anche di carattere tecnico,
  da un lato agli agricoltori e dall'altro al Ministero, per riuscire
  a  raggiungere questo obiettivo che è il poter nuovamente esportare
  le nostre partite di pomodoro in terra canadese.

   PRESIDENTE.   Ha  facoltà  di  parlare  l'onorevole  Ciancio   per
  dichiararsi soddisfatto o meno della risposta dell'assessore.

   CIANCIO.   Signor  Presidente,  intervento  giusto  per  ritenermi
  soddisfatta della risposta dell'Assessore. Chiaramente sappiamo che
  il   tema   è   nazionale,  infatti  nell'interpellanza  chiedevamo
  un'interlocuzione, appunto, col Governo nazionale, però, ci tengo a
  precisare  che  questa interpellanza è precedente  all'insediamento
  dell'attuale   Governo,   quindi  chiaramente   erano   altri   gli
  interlocutori.
   Adesso  abbiamo anche come nostra parte politica, abbiamo i nostri
  referenti,  ma  mi  fa piacere che l'assessorato  abbia  continuato
  questa collaborazione, questa interlocuzione con Roma.

   PRESIDENTE.  Si  passa  all'interrogazione n.  227  dell'onorevole
  Cracolici.    Non   essendo   l'onorevole   presente    in    Aula,
  l'interrogazione  viene  trasformata  con  richiesta  di   risposta
  scritta.
   Si  passa  alla interrogazione n. 260  Informazioni in  merito  al
  Progetto numero 85 - P.T.T.A. 1994/96 .

    Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura, lo
  sviluppo rurale e la pesca mediterranea, premesso che:

   nel   2006   veniva  finanziato,  dal  Commissario  delegato   per
  l'emergenza rifiuti ed acque, il progetto P.T.T.A. n. 85,  volto  a
  promuovere  misure  di  autoimpiego e favorire  l'imprenditorialità
  giovanile  nella gestione di determinati servizi e attività  presso
  le  riserve  ed  aree  protette di competenza dell'Azienda  Foreste
  demaniali al fine di migliorarne la fruizione;

   l'Azienda  regionale  foreste demaniali  della  Regione  siciliana
  affidava a Italia Lavoro Sicilia S.p.A., società partecipata  della
  Regione, l'emanazione di un bando per la selezione di 240 unità  al
  fine  di  avviarle  a  percorsi di formazione  onde  creare  figure
  esperte  e  professionali  in  materia  di  gestione,  controllo  e
  sviluppo di aree protette;

   il bando, pubblicato in G.U.R.S. in data 25/08/2006, era rivolto a
  soggetti  disoccupati e/o inoccupati di età compresa tra  18  e  41
  anni,  in  possesso  almeno di un diploma di istruzione  secondaria
  inferiore;

   il  corso  di  formazione della durata di 1.000 ore,  avviato  nel
  dicembre  2008,  prevedeva un monte ore di stage  (150  ore)  e  di
  lezioni   teoriche   (850   ore),  quali  marketing,   gestione   e
  certificazione di qualità, nonché di un esame finale di valutazione
  al termine del quale veniva rilasciato l' attestato di qualifica di
  Manager delle riserve naturali ;

   nel  2009  iniziava la fase finale del progetto, che implicava  la
  creazione  delle  start-up  e  degli  studi  di  marketing  per  la
  definizione dei marchi e delle attività, nonché la costituzione, da
  parte  dell'Azienda Foreste e di Italia Lavoro  Sicilia  S.p.A,  di
  numero  4  società  cooperative composte  dai  soggetti  formati  e
  qualificati al fine di avviare i servizi collaterali nelle  riserve
  naturali;

   appreso che:

   ad  oggi, a distanza di anni dalla costituzione delle cooperative,
  lo  svolgimento  della fase operativa, quella di incubazione  delle
  start-up  e  di  stage dei soggetti formati, non  è  di  fatto  mai
  partita,  interrompendo  bruscamente  l'iter  di  un  progetto  che
  avrebbe  garantito,  tramite la compartecipazione  pubblico-privato
  nella gestione dei servizi aggiuntivi di parchi e di aree naturali,
  una  migliore  valorizzazione e fruizione e  ricadute  positive  in
  termini occupazionali;

   le  società  cooperative,  non  avendo  avute  assegnate  le  aree
  naturali  e di conseguenza non avendo erogato servizi ed  attività,
  sono state costrette a dichiarare lo scioglimento e la liquidazione
  per sopravvenuta impossibilità di conseguire l'oggetto sociale;

   nonostante fosse stato costituito il Comitato Tecnico-Scientifico,
  composto  da  numero  4  membri in rappresentanza  dell'Assessorato
  dell'agricoltura,  dell'Azienda Foreste, del  Dipartimento  Rifiuti
  della Regione e di Italia Lavoro Sicilia S.p.A., il cui compito era
  la predisposizione di un programma operativo, con relativo business
  plan   finalizzato   all'avvio  dell'attività   delle   costituende
  cooperative, non si è più portato a compimento il progetto;

   tenuto conto che:

   i   corsi  di  formazione,  avviati  per  qualificare  i  soggetti
  selezionati, hanno visto impegnate somme cospicue, pari a 4 milioni
  di euro;

   le   figure  professionali  formate  sono  altamente  qualificate,
  trattandosi  di  esperti  in  marketing agroalimentare,  turistico,
  territoriale,  esperti  nelle  problematiche  ecologiche  e   nella
  certificazione  EMAS, esperti nella gestione dei  servizi  fruibili
  all'interno dell'area protetta;

   Italia  Lavoro  Sicilia  S.p.A.,  successivamente  Lavoro  Sicilia
  S.p.A.,  interamente partecipata dalla Regione siciliana,  è  stata
  dichiarata  fallita con provvedimento del 13/05/2015 del  Tribunale
  di Palermo;

   per sapere:

   se   sia   intendimento  del  Governo  procedere  ad  un'immediata
  ricognizione relativa alla situazione del progetto PTTA numero 85 e
  sull'impiego di risorse, di provenienza anche extraregionale (FESR,
  FSE, FAS), destinabili al completamento dello stesso;

   se  il  intendano  garantire la conclusione dell'ultima  fase  del
  progetto  PTTA numero 85, procedendo alla stipula delle convenzioni
  per  la  gestione  dei servizi collaterali nelle  riserve  naturali
  gestite dall'Azienda foreste demaniali della Regione siciliana;

   quali  attività stiano ponendo in essere, ovvero intenda porre  in
  essere,  posto  che  la S.p.A. Lavoro Sicilia,  società  incaricata
  della  gestione  del  progetto  e  della  rendicontazione,   è   in
  liquidazione .

   Ha   facoltà   di  parlare  l'assessore  Bandiera  per  rispondere
  all'interrogazione.

   BANDIERA,  Assessore per l'agricoltura, lo sviluppo  rurale  e  la
  pesca   mediterranea.   Signor  Presidente,   onorevoli   deputati,
  l'interrogazione 260 tratta di un progetto particolarmente  datato,
  dell'anno  2008,  che  fu  avviato  dalla  Regione  siciliana   che
  prevedeva  di  far gestire a dei soggetti riunitisi in  cooperativa
  delle  aree  demaniali.  E'  una vicenda  particolarmente  vecchia,
  datata  ripeto,  oggetto  di contenzioso promosso  dagli  aspiranti
  lavoratori  delle  riserve, chiaramente,  che  non  ha  visto  luce
  neanche attraverso la via giudiziaria.
   Sono  trascorsi tanti anni, la Regione non ha confermato di  voler
  portare  avanti il progetto, ma piuttosto vuole gestire le  riserve
  tutt'al  più  con  bandi di evidenza pubblica, ove  individuare  il
  soggetto gestore in maniera più ampia possibile e in armonia con le
  vigenti disposizioni.
   Ad  oggi  non  sono più presenti neanche l'ente gestore,  che  era
  l'Azienda foreste demaniali. Per cui è una storia vecchia,  datata,
  iniziata  più  di 12 anni fa in un'epoca forse quando  si  era  più
  avvezzi  a  questa  possibilità di far lavorare soggetti  in  forma
  singola associata all'interno degli enti regionali, o para tali. E'
  una  vicenda,  a nostro avviso, che non ha ragione d'essere  perché
  manca  il  soggetto gestore del tempo e il progetto  non  ha  avuto
  seguito, ripeto parliamo dell'anno 2008.

   PRESIDENTE.  Ha  facoltà  di  parlare l'onorevole  Cancelleri  per
  dichiararsi soddisfatto o meno della risposta dell'assessore.

   CANCELLERI. Non sono soddisfatto.

   PRESIDENTE.  Si  passa  all'interpellanza  n.  81,  dell'onorevole
  Barbagallo.  Non  essendo  presente  in  Aula,  l'interpellanza   è
  decaduta.   Si  passa  all'interrogazione  n.  400   Gestione   del
  contingente  di  cattura del tonno rosso , a  firma  dell'onorevole
  Figuccia.

    Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura, lo
  sviluppo rurale e la pesca mediterranea, premesso che:

   la  pesca  del  tonno è, tradizionalmente, una  delle  peculiarità
  della   marineria  siciliana.  Il  tonno  rosso  nei  nostri  mari,
  catturato con vari sistemi di pesca, è conosciuto in tutto il mondo
  sia nella variante fresca, sia nei derivati di produzione;

   l'attuale  ripartizione delle quote del tonno rosso favorisce  una
  ristretta minoranza di realtà, che ha in mano il 90 per cento delle
  risorse e penalizza la stragrande maggioranza delle altre aziende;

   in  Sicilia sono diciassette i titolari delle quote per  la  pesca
  del   tonno   rosso  che  permettono,  alla  nostra   Regione,   di
  rappresentare, da sola, il 40% dell'intero comparto italiano;

   in  particolare,  l'attuale  distribuzione  prevista  da  apposito
  decreto del ministero delle Politiche Agricole, assegna a una  sola
  barca  con  il  sistema  della  'circuizione'  poco  piu'  di   460
  tonnellate,  quasi quanto spetta all'intero sistema del 'palangaro'
  (circa   530   tonnellate),  con  l'aggravante  che   tale   quota,
  distribuita  fra tutte le imbarcazioni, rappresenta un quantitativo
  talmente irrisorio da impedire la stessa cattura del tonno;

   considerato che:

   le imprese siciliane autorizzate alla pesca del tonno rosso vivono
  una  grave  crisi  ed hanno proclamato lo stato di  agitazione  per
  denunciare l'agonia di un comparto economico che fattura 5 miliardi
  l'anno e dà lavoro a quasi 2.000 persone;

   su  cinque  licenze  per  allevamento di  tonni,  solo  due  fanno
  riferimento  ad aziende operative. Entrambe rischiano  la  chiusura
  per  la mancanza della materia prima, il tonno, oramai pescato  con
  sistemi  satellitari da altre marinerie mentre ancora si  trova  in
  branco nell'Oceano Atlantico;

   nonostante l'Unione europea abbia assegnato all'Italia  una  quota
  di  pescato per il tonno pari a 3.894 tonnellate, con un aumento di
  circa  600  tonnellate rispetto all'anno precedente, ciò  non  sarà
  affatto sufficiente a fermare questa endemica crisi di produzione;

   tenuto conto che negli scorsi anni è già intervenuto sulla vicenda
  il  Tar del Lazio, contestando l'intangibilità delle quote e  delle
  percentuali dietro cui si è trincerata la Direzione generale  della
  pesca   del   Ministero  delle  politiche  agricole  alimentari   e
  forestali;

   visto che:

   questa  riduzione  progressiva delle  quote  di  pescato  mette  a
  rischio  500  posti di lavoro tra chi si occupa della pesca,  della
  lavorazione,  della trasformazione e della commercializzazione  del
  tonno;

   questa   riduzione,  decisa  dal  Parlamento  europeo,   ha   come
  motivazione   la   richiesta   d'inserimento   del   tonno    rosso
  nell'allegato   1  delle  specie  minacciate  d'estinzione   e   da
  salvaguardare,  introducendo  il tonno  nella  lista  delle  specie
  protette dalla convenzione CITES e, conseguentemente, vietandone il
  commercio internazionale;

   alla  luce  di  quanto sopra, il Governo italiano ha proposto  una
  moratoria  di  18 mesi per approfondire la questione dell'effettiva
  consistenza degli stock in mare;

   per sapere:

   quali  misure  urgenti intendano mettere in atto,  sia  presso  il
  Governo nazionale che presso il Parlamento europeo, per evitare  la
  paventata   moratoria   della  pesca  e  della  commercializzazione
  internazionale del tonno rosso;

   quali   provvedimenti  urgenti  e  non  più  rinviabili  intendano
  adottare,  di  concerto con la Direzione generale della  pesca  del
  Ministero  delle  politiche agricole alimentari  e  forestali,  per
  applicare la sentenza del Tar del Lazio ed evitare questa  assurda,
  ed incresciosa disparità di trattamento fra i pescatori .

   Ha   facoltà   di  parlare  l'assessore  Bandiera  per  rispondere
  all'interrogazione.

   BANDIERA,  Assessore per l'agricoltura, lo sviluppo  rurale  e  la
  pesca   mediterranea.   Signor  Presidente,   onorevoli   deputati,
  l'onorevole  Figuccia  interrogava  il  Governo  sul   tema   della
  ripartizione  quote tonno, gestione di cattura del  tonno  rosso  e
  anche  l'interrogazione è di qualche mese fa.  E'  tema  di  questi
  giorni,  quindi è stata occasione ulteriore per aver  veicolato  le
  informazioni del caso, ma non posso non ribadire due cose.
   Sulla  vicenda tonnari circolanti e mobili, com'è noto, il Governo
  regionale ha promosso ricorso presso il TAR competente,  che  è  il
  TAR  Lazio,  al fine di ottenere il riequilibrio della ripartizione
  del  contingente  delle  quote  che,  a  giudizio  del  Governo  da
  vent'anni la Sicilia subisce, chiaramente, una forte sperequazione.
   A  titolo di esempio riporto soltanto che una singola barca  della
  Regione  Campania  possiede una quota che  è  grande  quasi  quanto
  quella dell'intera Regione siciliana.
   E'  altresì  notizia  di  questi giorni  la  vicenda  legata  alla
  ripartizione   delle  tonnare  fisse.  Come  sapete   il   Governo,
  attraverso il Presidente della Regione, ha chiesto l'istituzione di
  un tavolo tecnico per potere chiarire tutti i fatti e, soprattutto,
  per  potere  riottenere quel quantitativo di quote che,  così  come
  prevedono   i   regolamenti   comunitari,   possa   garantire    la
  sostenibilità dell'investimento e, quindi, del progetto di pesca.

   PRESIDENTE.  Ha  facoltà  di  parlare  l'onorevole  Figuccia   per
  dichiararsi soddisfatto o meno della risposta dell'Assessore.

   FIGUCCIA.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  credo   che
  l'interrogazione oggi risulta di piena attualità. Seppure, infatti,
  quella  interrogazione fosse stata presentata ormai quasi  un  anno
  fa, oggi torna casualmente, ironia della sorte, prepotentemente nel
  dibattito della politica nazionale.
   L'interrogazione  già allora, però, poneva lo  sguardo  su  alcuni
  aspetti che sono stati approfonditi in queste settimane. Ovvero che
  certamente,  al  di  là  dei rapporti con lo  Stato,  si  pone  una
  questione che è di legittimazione dei rapporti con l'Europa.
   Perché se è vero, come giustamente dice l'assessore Bandiera,  che
  una  sola barca - citava la Calabria, la Campania - di fatto  copre
  l'intero fatturato, parliamo di quote in termini di tonnellate, che
  viene riversato per tutto il territorio regionale, è chiaro che  il
  nostro Paese ha un vero problema nei rapporti con l'Europa.
   E'  chiaro  che  il  nostro Paese per troppi  anni  è  rimasto  in
  posizione  supina nei rapporti con la Commissione,  con  Bruxelles,
  che  si  è  sentita perfettamente a suo agio nel non dare nulla  al
  nostro Paese.
   E, allora, siccome la pesca rappresenta - e in modo particolare la
  pesca  del tonno rosso - un importantissimo spunto per la  naturale
  vocazione  che  guarda  alle marinerie  del  nostro  Territorio  e,
  considerato  che  da  una  parte il  90  per  cento  delle  risorse
  penalizzano la stragrande maggioranza delle nostre aziende,  mentre
  d'altra  parte abbiamo qualcosa come il 40 per cento del fatturato,
  allora ad un certo punto l'interrogazione, già a suo tempo, nasceva
  per  comprendere  cosa  era possibile fare  per  garantire  quei  5
  miliardi  di  fatturato,  quei  2000  posti  di  lavoro  e  questo,
  ovviamente, al di là della questione che interviene oggi ritornando
  ai fatti di maggiore attualità della Tonnara di Favignana.
   Perché,  se  finalmente è stato posto in essere un  provvedimento,
  seppur con solo 14 tonnellate, distribuendo per un 50 per cento  le
  quote  tra  la Tonnara di Favignana da una parte e il  resto  delle
  tonnare per la Sardegna, oggi la vera questione è quella di  creare
  un  raccordo  pieno tra il Governo regionale e le  indicazioni  del
  Governo  nazionale, perché così come già posto dal  Sottosegretario
  di  Stato si possano creare le condizioni per venire incontro  alle
  esigenze di queste marinerie.
   Quindi, io direi che sarebbe più opportuno da parte del Governo e,
  ne  sono  certo,  nella  grande sensibilità  del  Presidente  della
  Regione,   ma   certamente  anche  dell'assessore  all'agricoltura,
  Bandiera,  porsi  in  questo dibattito  anche  con  toni  adeguati,
  evitando di dare del buzzurro a chi, invece, deve avere un rapporto
  e  un'interfaccia  con  la  nostra Terra  anche  su  un  tema  così
  delicato.
   Ritengo,  invece,  che  un rapporto di maggiore  dialettica  e  di
  autentica  collaborazione potrebbe portare al raggiungimento  degli
  obiettivi  anche in favore delle marinerie, a proposito  del  tonno
  rosso,  con  un atteggiamento di maggiore sensibilità, di  maggiore
  garbo istituzionale - perché no? - Presidente.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Figuccia, si ritiene  soddisfatto  o  meno
  della risposta dell'Assessore?

   FIGUCCIA. Parzialmente soddisfatto.

   PRESIDENTE.  Si passa all'interrogazione n. 454  Incremento  della
  dotazione  finanziaria disponibile relativa alla  sottomisura  4.1.
  del  PSR  Sicilia ,  a firma degli onorevoli Di  Mauro,  Pullara  e
  Compagnone.

    Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura, lo
  sviluppo rurale e la pesca mediterranea, premesso che:

   il Regolamento 1305/2013 rappresenta la cornice normativa generale
  entro  la  quale l'UE ha previsto misure di sostegno allo  sviluppo
  sostenibile  delle zone rurali attraverso l'impiego  delle  risorse
  del Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR);

   l'Assessorato  dell'agricoltura, dello  sviluppo  Rurale  e  della
  Pesca  Mediterranea, al fine di dare attuazione a livello regionale
  all'anzidetta disciplina europea, nel Programma di Sviluppo  Rurale
  2014-2020, individua le strategie di intervento mirate a  garantire
  un  effettivo sviluppo delle zone rurali siciliane. In particolare,
  la sottomisura 4.1 del PSR, rubricata Sostegno a investimenti nelle
  aziende  agricole , ha quale obiettivo l'ammodernamento complessivo
  del  sistema  agricolo  ed agroalimentare  attraverso  un  sostegno
  finanziario   alle   imprese  agricole  che  attuino   investimenti
  finalizzati   alla   ristrutturazione   aziendale   ed   al    loro
  riposizionamento nei mercati;

   la dotazione finanziaria prevista nel bando per la suddetta misura
  ammonta  a 100 milioni di euro di cui 60 milioni e mezzo  a  valere
  sulle risorse messe a diposizione dal FEASR;

   considerato:

   che  l'elenco  definitivo delle domande di  sostegno  cantierabili
  ammissibili  all'istruttoria  tecnico  -  amministrativa   relativa
  all'anzidetta  misura  4.1.  del PSR,  reso  noto  dall'Assessorato
  dell'Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea,
  evidenzia complessivamente 617 iniziative finanziabili, alle  quali
  potrebbero  aggiungersi  quelle  rigettate  oggetto  di  successivi
  ricorsi alla giustizia amministrativa;

   l'elevato   numero   di  progetti  approvati   ed   utilmente   in
  graduatoria,  evidenzia un forte interesse agli investimenti  delle
  imprese  agricole  siciliane  che  contribuirebbe  a  rivitalizzare
  l'intero comparto agricolo regionale, invertendo il trend economico
  negativo registrato negli ultimi anni;

   l'esiguità  delle  risorse disponibili a valere  sulla  sottmisura
  4.1,  tale  da  permettere  solo ad un modesto  numero  di  istanze
  cantierabili  l'accesso al finanziamento pubblico,  tuttavia,  allo
  stato attuale, parrebbe vanificare la finalità stessa della misura,
  arrecando  un grave pregiudizio alle numerose imprese agricole  che
  ne  risulterebbero estromesse, nonostante gli sforzi progettuali ed
  economici sostenuti;

   ritenuto  necessario impinguare l'attuale dotazione,  individuando
  ulteriori risorse finanziarie che, a tal fine, potrebbero  derivare
  da:

   Fondi  relativi alla stessa misura 4.1 del PSR che  non  risultano
  impegnati  nell'anzidetto  bando, per un  ammontare  pari  a  40/50
  milioni di euro;

   Fondi derivanti dalla sospensione di bandi relativi a misure dello
  stesso  Asse 4 del PSR, in particolare risorse per circa 30 milioni
  di euro destinate alla misura 4.4.C Interventi per la conservazione
  della biodiversità e per la valorizzazione del territorio';

   Fondi destinati a finanziare bandi successivamente sospesi a causa
  dell'esiguità   delle  risorse  disponibili,  in   particolare   le
  dotazioni  finanziarie, pari a circa 9 milioni  di  euro,  relative
  alla  misura 6.4b Investimenti nella creazione e nello sviluppo  di
  impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili';

   Fondi  derivanti da risorse residue rispetto ad istanze dichiarate
  ammissibili, come in particolare la misura 6.2 Aiuti all'avviamento
  di  attività  extra-agricole  nelle  zone  rurali,  che  offrirebbe
  un'ulteriore  dotazione finanziaria paria a  circa  16  milioni  di
  euro;

   per sapere quali iniziative intendano ad assumere per incrementare
  la dotazione finanziaria disponibile a valere sulla sottomisura 4.1
  del   PSR  Sicilia,  consentendo  l'ampliamento  della  platea  dei
  legittimi  beneficiari del sostegno economico, i  cui  investimenti
  offrirebbero un importante volano allo sviluppo delle  zone  rurali
  regionali a forte connotazione agricola.

   Ha  facoltà  di  intervenire l'Assessore Bandiera per  fornire  la
  risposta.

   BANDIERA,  assessore per l'agricoltura, lo sviluppo  rurale  e  la
  pesca   mediterranea.   Signor  Presidente,   onorevoli   deputati,
  l'interrogazione chiedeva notizie in merito alla misura 4.1 al fine
  di procedere al finanziamento di più aziende possibili. Come è noto
  la misura è giunta ad approvazione di graduatoria definitiva.
   Erano stati stanziati 100 milioni di euro nel bando originario, in
  questo  bando  si  prevede di finanziare  circa  108  aziende.  Nel
  frattempo  sono  piovuti  tutta una  serie  di  contenziosi  e  ciò
  nonostante - attraverso un'intensa attività - siamo riusciti a  far
  sì che i decreti hanno già avuto avvio.
   I  primi  decreti sono stati emessi, arriveremo ad emettere  circa
  ottanta  decreti, quindi andremo poco sotto l'80  per  cento  delle
  aziende pagate.
   Nel frattempo, vista l'importanza della misura, si dovrà procedere
  con un nuovo bando, a mio avviso, più aderente a quelle che sono le
  esigenze dell'agricoltura siciliana con un massimale tale che con i
  40  milioni di euro messi a bando riusciremo a finanziare un numero
  considerevole di aziende.
   Per   quanto  riguarda  eventuali  scorrimenti  della  graduatoria
  preesistente,   questi  potranno  avvenire  qualora   ci   sia   la
  possibilità, con una rimodulazione delle risorse residue o  facendo
  sì  che  attraverso lo spostamento di finanziamenti  comunitari  da
  altre  misure  si  possa impinguare quella del PSR  per  soddisfare
  quante più aziende possibili.

   PRESIDENTE.  Ha facoltà di intervenire l'onorevole Compagnone  per
  dichiararsi    soddisfatto   o   meno   della   risposta    fornita
  dall'Assessore.

   COMPAGNONE.  Assessore, questa interrogazione è  stata  presentata
  ormai  da un po' di tempo, per la verità. Noi c'eravamo preoccupati
  di  individuare  tutta  una  serie di  fondi  che  potevano  essere
  spostati. Non so se questi fondi ancora esistono oppure no.
   Il  mio  suggerimento è quello di verificare  se  ci  sono  ancora
  queste  somme  e - se possibile - spostarle o, come  si  diceva  da
  interlocuzioni  che  abbiamo avuto in  questo  periodo,  di  potere
  spostare concretamente alcuni fondi su questa misura.
   La  necessità  di farlo non sfuggirà a questo Governo,  perché  si
  tratta  di  aziende e di progetti che sono stati  individuati  come
  finanziabili  e  che  farebbero subito spesa - stiamo  parlando  di
  carne  viva  della  nostra Regione cioè di agricoltura  -  per  cui
  ritengo  che se si può spostare qualcosa, o di non speso  o  che  è
  possibile  spostare, credo che si farebbe bene almeno per  arrivare
  ad un numero più grande di aziende.

   PRESIDENTE. Si dichiara soddisfatto o no?

   COMPAGNONE. Non posso che dichiararmi soddisfatto.

   PRESIDENTE.   Si  passa  all'interrogazione  n.  462   Chiarimenti
  sull'attività di vigilanza venatoria con particolare riferimento al
  territorio di Messina , a firma degli onorevoli De Luca ed altri.

    Al  Presidente  della  Regione, all'Assessore  per  le  autonomie
  locali  e la funzione pubblica e all'Assessore per il territorio  e
  l'ambiente, premesso che:

   con  D.A.  del  14  ottobre  2003 venivano  approvati  i  criteri,
  modalità  e  condizioni  per  l'assegnazione  di  contributi   alle
  province  regionali per il cofinanziamento     dell'attività     di
  vigilanza venatoria;

   i  servizi  di  vigilanza  dovevano essere  istituti  e  dipendere
  direttamente dalle amministrazioni provinciali o da società miste a
  cui, comunque, doveva partecipare la provincia;

   la  LR.  33  del  1 settembre 1997 prevedeva che  le  guardie  dei
  servizi  di  vigilanza venatoria dovevano essere  adibite  in  modo
  esclusivo  ad  attività  di vigilanza e ad  attività  di  vigilanza
  antincendio e di guardapesca nelle acque interne;

   rilevato che:

   per  la  provincia di Messina, l'attività di vigilanza  venatoria,
  dal  2003  al  2010 è stata svolta dall'ex partecipata multiservizi
  s.p.a.  ,  società a prevalente capitale pubblico  della  Provincia
  regionale di Enna;

   con  delibera  226  del  11/12/2012, l'ex  consiglio  provinciale,
  decide  di  cedere  a  terzi  sia  la partecipazione  capitalistica
  detenuta  nella  società  multiservizi s.r.l.  (già  società  multi
  servizi   s.p.a.),   sia  di  cedere  a  terzi  la   partecipazione
  capitalistica  detenuta  nella società  di  vigilanza  venatoria  e
  ambientalista  s.r.l.  (risultante  dalla  scissione   parziale   e
  trasformazione della società multi servizi s.p.a);

   dal  2013  una  parte del servizio di vigilanza venatoria,  svolto
  anche  dal  corpo  di polizia provinciale, viene  esternalizzato  a
  società di vigilanza privata dall'ex commissario straordinario  dr.
  Romano,  che  prevede tra le varie clausole quella di  salvaguardia
  dei  lavoratori  già  utilizzati per il servizio  praticamente  dal
  2003.  Tutte  le  procedure di affidamento  vengono  gestite  dagli
  uffici provinciali;

   ad   aprile  2017  l'ex  sindaco  metropolitano  emana   un   atto
  d'indirizzo  con  il  quale dispone di attivare  le  procedure  per
  l'affidamento del servizio;

   a novembre 2017 viene approvato il bando di gara che utilizza come
  coperture per il servizio i fondi provinciali della TEFA, purtroppo
  però  gli  uffici  non riescono a completare la procedura  di  gara
  entro dicembre 2017;

   il  30  marzo  2018 il corpo di polizia provinciale,  direttamente
  coinvolto  dal 2016/2017 nella redazione delle procedure  di  gara,
  determina  nuovamente l'impegno per lo svolgimento del servizio  di
  vigilanza  venatoria,  gli  uffici  della  città  metropolitana  di
  Messina  però non riescono a completare le procedure di gara  entro
  giugno 2018;

   con   atto   di   indirizzo  del  26/07/2018  il   nuovo   Sindaco
  Metropolitano  decide  di  revocare il  procedimento  di  gara  per
  evitare di arrecare danni patrimoniali certi e gravi all'Ente;

   considerato che:

   la   regione   cofinanzia  il  servizio  di  vigilanza   venatorio
  attraverso il capitolo 143311 e ha previsto lo stanziamento per  il
  2018 di 271.814 euro, 236172 euro per il 2019 e 235833 per il 2020;

   in  base  all'art.7 della L.R. 7 del 11 maggio 2011  i  contributi
  previsti  per  il cofinanziamento della     vigilanza     venatoria
  sono     erogati esclusivamente alle province regionali che abbiano
  attivato  il  servizio di vigilanza venatoria  e  ambientale  anche
  attraverso società totalmente partecipate;

   il  comma 2 dell'art.24 della L.R. 20 del 29/09/2016 prevedeva  la
  costituzione in ogni ente locale     dell'elenco    comunale     di
  mobilità interaziendale regionale a cui potevano presentare domanda
  di inserimento i lavoratori dipendenti, o contrattualizzati in modo
  continuativo,    dalle   società   controllate    direttamente    o
  indirettamente dagli enti locali;

   con  la  legge 10 del 10/07/2018 è stato inserito il  comma  2-bis
  all'art.  44  della  L.R. 33/97 che prevede  lo  svolgimento  della
  vigilanza  venatoria  anche del personale inserito  nell'elenco  di
  mobilità  interaziendale regionale previsto dal comma 2 dell'art.24
  della L.R. 20/2016;

   si  apprende  da  fonti di stampa, che la Città  Metropolitana  di
  Messina,  pare non abbia ancora attivato l'elenco di cui all'art.24
  della  L.R. 20\2016 inerente il personale delle società controllate
  dagli  enti locali in cui potrebbero richiedere l'inserimento tutti
  i  lavoratori che dal 2003, attraverso una partecipata anche se non
  impegnati  continuamente,  hanno svolto il  servizio  di  vigilanza
  venatoria;

   per sapere:

   se siano a conoscenza della problematica oggetto del presente atto
  ispettivo;

   quale  sia e come venga svolta, allo stato attuale, l'attività  di
  vigilanza venatoria per tutto il territorio regionale;

   quali  iniziative  intendano portare avanti  per  implementare  il
  servizio  di  vigilanza venatoria che, a parere degli scriventi,  è
  fondamentale in un territorio come quello siciliano.

   Ha   facoltà  di  parlare  l'Assessore  Bandiera  per  fornire  la
  risposta.

   BANDIERA,  assessore per l'agricoltura, lo sviluppo  rurale  e  la
  pesca  mediterranea.  Signor  Presidente,  onorevoli  deputati,  si
  tratta  di  una vicenda che abbiamo trattato anche nella competente
  Commissione e riguarda l'attività di vigilanza venatoria che  nella
  provincia di Messina veniva affidata ad un organismo associativo di
  carattere privatistico.
   Quello che posso ribadire è che il Governo, la Regione continua  a
  finanziare  quest'attività e che per tutte le province  le  risorse
  vengono mandate agli enti provincia.
   E' poi pura scelta e sensibilità delle province trovare i soggetti
  ai quali affidare questa attività.
   Nella   provincia  di  Messina  -  motivo  della  lagnanza   degli
  interroganti - si è cambiato passo e si è passati da un affidamento
  a  soggetti  terzi  ad  un affidamento in  house  e  quindi  questo
  servizio oggi lo gestisce l'ente provincia.
   Pur  tuttavia è compito, obbligo della Regione in questa  vicenda,
  assicurare  le  risorse  per la vigilanza e trasferirle  agli  enti
  provincia.
   Il  resto è una vicenda di carattere provinciale e sono scelte che
  attengono a quel livello istituzionale.


    Saluto agli studenti dell'Istituto tecnico Alessandro Volta di
                                Nicosia

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, ne approfitto  per  salutare  gli
  studenti dell'Istituto tecnico Alessandro Volta di Nicosia che sono
  venuti  ad  assistere  a  questa giornata  di  lavori  assembleari.
  Buonasera a tutti, ragazzi.


    Riprende lo svolgimento di interrogazioni e interpellanze della
                               rubrica:
          "Agricoltura, sviluppo rurale e pesca mediterranea"

   DE LUCA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori assessori,
  siciliani,  io  sono  costretto a dichiararmi  -  assessore  -  non
  soddisfatto  della  risposta,  in quanto  l'interrogazione  mira  a
  comprendere se questo assessorato ha il controllo della situazione,
  non semplicemente se si limita a stanziare le somme in bilancio, in
  quanto  da  quello che mi risulta le somme stanziate dalla  Regione
  Siciliana,  nella  quota che è stata destinata alla  ex  provincia,
  oggi città metropolitana di Messina, non sono state utilizzate  per
  l'espletamento  delle attività venatorie, ma sono  state  dirottate
  non nei confronti di una società di house, ma come somme aggiuntive
  alla polizia provinciale.
   In  questo momento il servizio delle guardie venatorie mi  risulta
  non   in  essere  nella  città  metropolitana  di  Messina  e,   in
  particolare, mi risultano non formati gli elenchi. In una  riunione
  congiunta  con  gli  assessorati  abbiamo  fatto  il  punto   della
  situazione  e  abbiamo  visto che l'ex città metropolitana  non  ha
  adempiuto  a  stilare l'elenco con le guardie  venatorie  che,  per
  l'appunto, provenivano dalla società di servizi cui precedentemente
  la città metropolitana (ex provincia) si serviva.
   In  questo momento, queste persone non stanno svolgendo alcun tipo
  di  attività e, in questo momento, le uniche attività di  controllo
  sono  svolte  dalla  polizia provinciale  che,  da  quello  che  mi
  risulta, ha fatto 90 controlli in un anno a fronte dei 60 controlli
  giornalieri  o  settimanali che svolgevano  prima  le  attività  le
  guardie venatorie. In altri termini, nella provincia di Messina, in
  questo  momento, non viene effettuato alcun tipo di attività contro
  la  caccia  illegale,  contro  il  bracconaggio  e  per  preservare
  l'ambiente forestale.
   Conseguentemente  credo - e per questo ho fatto  un  accesso  agli
  atti  -  che  l'assessorato debba non solo stanziare le  somme,  ma
  anche  imporre all'ex città metropolitana di redigere e di adottare
  l'albo  provinciale,  e  questo  è di  competenza  per  correttezza
  dell'assessorato enti locali che ha da poco diramato una  nota,  ma
  che  ancora  non  è  stata  recepita dal competente  dirigente,  ma
  dall'altro,  l'assessorato per l'agricoltura che ci mette  i  soldi
  deve  controllare  come i liberi consorzi e le città  metropolitane
  spendono  questi soldi, soprattutto verificare che ci sia realmente
  un'attività  di  vigilanza venatoria. Diversamente,  non  ha  senso
  lamentarsi  della  proliferazione di animali  selvaggi  che  stanno
  distruggendo  il  territorio  e  anche  l'ecosistema  delle  nostre
  foreste. Per cui, non mi ritengo soddisfatto e spero che vi  darete
  da fare in tal senso.

   PRESIDENTE. Si passa all'interpellanza 109 a firma degli onorevoli
  Cancelleri,  Marano  e  altri  -  Risoluzione  delle  problematiche
  riguardanti il Consorzio di bonifica n. 4 di Caltanissetta.

    Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura, lo
  sviluppo rurale e la pesca mediterranea, premesso che:

   i  Consorzi  di Bonifica rientrano fra gli Enti pubblici  vigilati
  dalla Regione Siciliana, nello specifico dall'Assessorato regionale
  dell'agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea,
  ai sensi dell'articolo 20 della legge regionale 45/1995;

   il  Consorzio di Bonifica n  4 Caltanissetta, confluito di recente
  nel  Consorzio di Bonifica Sicilia Occidentale, è stato  costituito
  con  Decreto  presidenziale del 23 Maggio 1997 e ricade all'interno
  della  provincia  di Caltanissetta con una superficie  pari  ad  Ha
  104.094;

   come  indicato nel sito web del Consorzio, lo stesso  gestisce  un
  acquedotto  idrico  potabile, con acque fornite  dalla  Siciliacque
  s.p.a.  subentrata all'EAS, attraverso gli schemi Fanaco, Blufi  ed
  Ancipa  ed  a  mezzo di una rete avente uno sviluppo di  circa  350
  chilometri,  a  servizio  di  un  consistente  numero  di   aziende
  zootecniche;

   le  utenze consortili sono circa 3.500 per una popolazione stimata
  di  12.000  unità,  che ricadono principalmente nei  territori  dei
  comuni  di Marianopoli, Santa Caterina, Caltanissetta, San Cataldo,
  Serradifalco, Montedoro, Mussomeli, Milena, Campofranco,  Sutera  e
  Acquaviva Platani;

   RILEVATO che:

   i  Consorzi  di  bonifica, ai sensi della sopra  menzionata  legge
  regionale  45/1995, possono richiedere un contributo, ai  fini  del
  miglioramento  fondiario  e  funzionamento  del  consorzio,  nonché
  provvedere alle proprie spese e ai propri oneri di mantenimento;

   i  suddetti contributi annui registrano un aumento (passando da 18
  euro  a  76 euro per l'anno 2015, mentre per gli anni 2016  e  2017
  ammontano  a circa 50 euro), dovuto alle disposizioni contenute  al
  comma  11, articolo 47, delle legge regionale 9/2015, che prevedeva
  una  decurtazione  progressiva  dei finanziamenti  da  parte  della
  Regione Siciliana ai Consorzi di bonifica, fino ad arrivare al 2021
  alla soppressione del suddetto trasferimento regionale;

   CONSIDERATO che:

   diversamente  dagli  altri  consorzi siciliani,  il  Consorzio  di
  Caltanissetta  non  svolge compiti di bonifica o  di  miglioramento
  fondiario,  ma  che lo stesso si occupa soltanto di  rifornire  gli
  utenti  di acqua potabile, acquistandola da Siciliacque s.p.a.  per
  poi rivenderla ai consorziati che ne fanno richiesta;

   come  previsto  dal  Regolamento per la  distribuzione  dell'acqua
  potabile del Consorzio è vietato l'uso dell'acqua potabile  per  il
  funzionamento  di  macchine  e altri  attrezzi  industriali  e  per
  l'irrigazione;

   i  consorziati,  rispetto al servizio di distribuzione  dell'acqua
  potabile, corrispondono già un canone idrico e la relativa  tariffa
  a consumo;

   alla  luce di quanto sopra esposto, quindi non sussistendo  alcuna
  controprestazione  in  riferimento  al  sopra  citato   contributo,
  diversi  consorziati provvedevano a contestare i ruoli, promuovendo
  azioni  dinnanzi  alla Commissione Tributaria  Provinciale  che  in
  massima  parte, in assenza di benefici, provvedeva ad annullare  le
  cartelle emesse;

   quanto sopra esposto risulta essere in contrapposizione rispetto a
  quanto  previsto  dal comma 1, articolo 10, della  legge  regionale
  45/1995;

   TENUTO CONTO che:

   in  aggiunta  a  quanto  sopra  riportato,  si  evidenzia  che  il
  Consorzio  in  oggetto,  non risulta avere applicato  il  Piano  di
  Classifica, previsto ai sensi del predetto articolo 10 della  legge
  regionale 45/1995, approvato con D.A. n. 1316/2012;

   il  comma  42, articolo 20, della legge regionale 19/2005  prevede
  l'emissione  di  ruoli provvisori nelle more dell'approvazione  dei
  Piani  di  Classifica  e che, una volta approvati,  i  consorzi  di
  bonifica  sono  obbligati  ad effettuare l'emissione  di  ruoli  di
  contribuenza  a  conguaglio, relativamente agli  anni  interessati,
  facendo le dovute compensazioni in dare e avere;

   disattendendo  quanto  previsto dal  riferimento  normativo  sopra
  riportato,   vengono   tutt'oggi  emessi  ruoli   di   contribuenza
  provvisori,  malgrado  la  sussistenza  del  piano  di   classifica
  approvato;

   CONSIDERATO, altresì, che:

   il comma 2, articolo 6, della legge regionale 8/2017 autorizzava i
  Consorzi  di Bonifica a disporre lo sgravio parziale dei ruoli  già
  sospesi  ai sensi del comma 28, articolo 10, della legge  regionale
  24/2016  relativi  all'anno 2014 e 2015 già  emessi  nei  confronti
  delle ditte consorziate;

   con  delibera n. 22 del 21 settembre 2017 il Consorzio di Bonifica
  n.  4  Caltanissetta  ha disposto di procedere  alla  revoca  della
  sospensione  posta  in essere con delibera n. 27  del  28  dicembre
  2016;

   per  conoscere  se  siano a conoscenza delle  problematiche  sopra
  elencate  e se intendano porre in essere tutte le azioni necessarie
  utili    alla   risoluzione   delle   stesse,   nonché    pervenire
  all'eliminazione  del contributo di miglioramento  fondiario  e  di
  funzionamento a carico dei consorziati.

   Ha facoltà di parlare l'assessore Bandiera per fornire risposta.

   BANDIERA,  assessore per l'agricoltura, lo sviluppo  rurale  e  la
  pesca  mediterranea.  Signor Presidente,  onorevoli  deputati,  con
  questa interpellanza gli onorevoli richiedenti chiedono notizie  ma
  soprattutto  lamentano  una  difformità  rispetto  al  sistema   di
  imposizione tributaria dei ruoli che vengono richiesti alle aziende
  agricole ubicate all'interno dei comprensori di bonifica.
   In  realtà,  ad  avviso  del Governo la procedura  risulta  essere
  corrente,  in armonia con tutte le disposizioni normative  che  dal
  regio decreto del 1933 ad oggi hanno disciplinato la vicenda, e non
  si  può  non  ribadire che la natura di questa azione  patrimoniale
  imposta dei contributi consortivi è stata riconosciuta dalla stessa
  Corte  Costituzionale,  la  quale ha dichiarato  che  l'obbligo  di
  contribuenza per i proprietari consorziari anche dissenzienti,  non
  deriva  da un impegno di carattere contrattuale associativo assunto
  dagli stessi consorziati bensì da un obbligo posto dalla legge  che
  considera essenziale, per il conseguimento delle finalità  inerenti
  la  bonifica, la compartecipazione alle spese dei titolari dei beni
  immobili  inclusi nel perimetro del comprensorio ed  ha,  pertanto,
  riconosciuto  che  i  contributi consortili  rientrano  nell'ambito
  dell'articolo 23 della Costituzione.
   Ho tutta una serie di pronunciamenti, di sentenze esaustive in tal
  senso,  chiaramente la materia è spesso oggetto di  impugnative  da
  parte  dei  proprietari che sono assoggettati a questi tributi,  ma
  devo  dire che i pronunciamenti non fanno altro che confermare  ciò
  che oggi viene attuato.

   PRESIDENTE.  Ha  facoltà  di  parlare l'onorevole  Cancelleri  per
  dichiararsi soddisfatto o meno della risposta dell'Assessore.

   CANCELLERI.  Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi,  io
  non  sono  soddisfatto  della risposta  dell'Assessore  perché  con
  questa  interpellanza andavo a chiedere tre delucidazioni su  degli
  argomenti specifici.
   Il primo: è vero che la Commissione tributaria e anche i tribunali
  hanno dato torto ai ricorrenti, dicendo che i compiti di bonifica e
  di  miglioramento  fondiario  e quindi  le  tariffe  devono  essere
  riconosciute, però io nell'interpellanza chiedevo, ai colleghi  che
  non  sono  ovviamente edotti glielo racconto, quando i Consorzi  di
  bonifica  erano  divisi  sul territorio  e  ricalcavano  i  confini
  provinciali,  nel  consorzio di bonifica di  Agrigento  siccome  il
  miglioramento  fondiario,  la bonifica non  veniva  effettuata,  il
  corrispondente   Commissario  del  Consorzio  non   richiedeva   il
  pagamento degli oneri ai consorziati.
   Questo  invece non avveniva a Caltanissetta e questa  cosa,  anche
  quando il Consorzio di bonifica della Sicilia occidentale poi si  è
  trasformato  in  realtà sotto la guida di un  unico  Commissario  e
  quindi  i  due territori adesso insistono all'interno dello  stesso
  consorzio,  comunque  c'è questa discrepanza  fra  chi  vive  nella
  collina  di Mussomeli, cioè in zona di Caltanissetta e chi nel  suo
  dirimpettaio  nella collina invece di Cammarata, essendo  stato  di
  derivazione agrigentina invece non lo paga, cioè poche centinaia di
  metri per subire invece un torto.
   Allora  dico  all'Assessore - che era anche questo  l'oggetto  più
  volte di indicazione all'interno della Commissione - se non lo paga
  uno  non  lo  paga l'altro o se lo paga l'uno lo deve pagare  anche
  l'altro.  E'  una  questione di giustizia e se  i  tribunali  e  le
  commissioni  tributarie si pronunciano è giusto che si  pronunciano
  in egual modo per tutti.
   Invitavamo, ovviamente, a trovare con il Consorzio di bonifica con
  il  nuovo Commissario una qualche possibilità di addivenire ad  una
  transazione   con   le  parti  in  maniera  tale  da   disinnescare
  contenziosi  che poi alla fine, anche considerato il fatto  che  la
  Regione possa avere sempre ragione, però comunque hanno un aggravio
  di spese in termini di avvocati e tutto quanto.
   La  seconda,  signor  Presidente, ed io qui volevo  e  mi  sarebbe
  piaciuto   che  ci  fosse  stato  presente  l'assessore  competente
  all'acqua e ai rifiuti, perché in questo Consorzio di bonifica,  in
  barba  alle  leggi nazionali, colleghi il Consorzio di bonifica  di
  Caltanissetta  eroga per il miglioramento fondiario  e  quindi  per
  l'irrigazione acqua potabile.
   Signor  Presidente ha capito bene, noi diamo agli agricoltori  del
  Consorzio di Caltanissetta acqua potabile, la compriamo da  Sicilia
  Acque  S.p.A.  e  la rivendiamo direttamente agli  agricoltori  che
  innaffiano zucchine, peperoni, carciofi nella zona del niscemese  e
  tutto quello che di buono ci dà la nostra terra con acqua potabile,
  in  barba  ovviamente  a  leggi, in barba  a  tutta  una  serie  di
  situazioni mentre gli invasi, qui si poneva una riflessione a tutto
  tondo  su  quella che era una situazione, ovviamente non è  gratis,
  quest'acqua  ha un costo elevatissimo ed ovviamente a pagarne  sono
  gli agricoltori che la pagano.
   In  ultimo chiedevo all'Assessore se, visto che comunque io ne  ho
  memoria  storica essendo stato qui insieme a tanti  altri  colleghi
  nella  passata  legislatura, lo ricorderà  ad  esempio  l'onorevole
  Dipasquale,  quando  da opposizione sia con  il  centro-destra  che
  anche  il  Movimento  Cinque  Stelle  ci  battevamo  contro  quella
  dissennata  legge  che fu l'articolo 47, comma  11,  di  una  delle
  Finanziarie del Governo Crocetta, quando il PD avallò il  taglio  e
  quindi il definanziamento annuale dei consorzi di bonifica fino  ad
  arrivare al 2021, nel quale avremmo tolto tutti i soldi.
   Quell'articolo  ha  determinato, ma non ci voleva  presidente  una
  sfera  di  cristallo  per  dirlo,  ha  determinato  ovviamente  che
  mancando  i  soldi  ai  consorzi di bonifica si  sarebbero  elevate
  ovviamente  le  quote  consortili e tutte le tariffe  che  venivano
  chiaramente richieste agli agricoltori.
   Questo, cosa ha implicato? Ha implicato che da questi scranni, sia
  il  Movimento  5  stelle che anche l'opposizione di centro  destra,
  abbiamo  fatto  una  legittima battaglia  affinché  fosse  superata
  questa legge, affinché fosse eliminato quell'articolo 47.
   Io  le  devo  dire  Presidente  che  mi  aspettavo  dall'Assessore
  Bandiera,  dal  Presidente Musumeci che in questa  legislatura  una
  delle  prime  cose  che  si potesse fare in  quella  direzione  era
  proprio quella di rimettere apposto questa situazione. Mi chiedo  e
  le chiedo Assessore perché non sta intervenendo in tal senso.

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cancelleri, quindi è insoddisfatto.
   Si passa all'interpellanza n. 126  Crisi economica del Corfilac di
  Ragusa , degli onorevoli Campo ed altri.

   «Al Presidente della Regione, all'Assessore per l'agricoltura,  lo
  sviluppo  rurale  e  la  pesca  mediterranea  e  all'Assessore  per
  l'economia,  premesso  che  il Consorzio Ricerca  Filiera  Lattiero
  Casearia, costituito ai sensi dell'articolo 5 della legge regionale
  5 agosto 1982, n. 88, è un ente con personalità di diritto pubblico
  che  opera  a  carattere regionale ed ha sede a Ragusa.  L'attività
  principale del Consorzio è finalizzata allo studio delle produzioni
  lattiero  casearie tradizionali siciliane seguendo un approccio  di
  filiera  ed è indirizzata alle piccole e medie imprese. L'obiettivo
  finale  è  quello  di  elevare  le  produzioni  casearie  storiche,
  ottenute  con processi tradizionali, a delle vere opere  d'arte  da
  annoverare tra i beni culturali italiani;

   rilevato che:

   da  anni, e nelle ultime settimane in particolare, l'ente vive una
  situazione di grave incertezza economica tale da far temere per  il
  suo futuro;

   il  Consorzio  vive nella quasi totalità (nonostante  l'intervento
  economico  del  comune  di  Ragusa e di  altri  soci  privati)  del
  contributo  regionale  di  cui  al  capitolo  147315  del  bilancio
  regionale,  ma puntualmente ritornano ogni anno le note  difficoltà
  economiche che minano il lavoro dei 38 dipendenti;

   nei  giorni  scorsi era stato annunciato l'imminente  passaggio  a
  part-time dei dipendenti, con una riduzione dello stipendio pari al
  30% di quello previsto, fino al 31 dicembre, a causa della mancanza
  di circa 100mila dal bilancio dell'Ente. Tale passaggio è stato poi
  per il momento scongiurato - almeno fino al 30 novembre - a seguito
  delle  rassicurazioni  dell'Assessore regionale  per  l'agricoltura
  circa lo stanziamento delle somme necessarie per garantire il tempo
  pieno  dei  dipendenti  anche per i mesi  successivi,  in  sede  di
  variazione di bilancio;

   considerato che:

   pur   tra   mille   difficoltà,  esemplare  continua   ad   essere
  l'atteggiamento dei 38 lavoratori, che con abnegazione continuano a
  portare  avanti  le numerose attività dell'Ente: i  laboratori,  le
  certificazioni  dop, il lavoro di ricerca e gli  scambi  con  altre
  realtà anche internazionali;

   a  causa  della  cronica  precarietà finanziaria,  il  Corfilac  è
  impossibilitato  ad effettuare una programmazione a  lungo  termine
  anche  a causa della mancanza di certezza circa un budget economico
  adeguato;

   visto che:

   nell'ultima legge di stabilità regionale (l.r. 8 maggio  2018,  n.
  8)  sono stati stanziati per il Corfilac un milione e 155mila euro,
  una  somma  non  solo non idonea a garantire la  ricerca  ma  anche
  insufficiente a pagare gli stipendi dei lavoratori;

   nel  giro  di pochi anni il contributo della Regione  è  sceso  da
  quasi  due milioni e 600.000 euro a circa un milione e mezzo  dello
  scorso anno;

   è  nota  l'importanza dell'ente, fondamentale  perché  a  sostegno
  delle produzioni zootecniche ragusane e siciliane. Il Corfilac, per
  il  suo  ruolo  e  per  le sue competenze, è  da  considerarsi  una
  eccellenza  professionale e di ricerca per tutto  il  meridione  di
  Italia.  Sin  dalla  sua  istituzione  il  Corfilac  si  è  infatti
  affermato  come leader nella valorizzazione della filiera lattiero-
  casearia,   con   una   rilevante  capacità   innovativa   rispetto
  all'obiettivo di elevare la qualità dei prodotti iblei;

   ormai non è più rinviabile la necessità di un intervento deciso  a
  sostegno del futuro del Consorzio ragusano;

   per conoscere:

   se  non  ritengano opportuno intervenire con urgenza  in  sede  di
  variazione  di  bilancio  per  garantire  al  Corfilac  le  risorse
  necessarie  per  il pagamento degli stipendi dei lavoratori  e  per
  chiudere il bilancio 2018;

   se  siano a conoscenza del grave rischio della riduzione del monte
  ore lavorativo nei confronti dei dipendenti del Corfilac di Ragusa;

   se  non  intendano  intraprendere iniziative utili  per  garantire
  maggiore  certezza  sul futuro del Corfilac  e  un  rilancio  dello
  stesso come eccellenza del meridione d'Italia;

   se  non  ritengano opportuno intervenire presso  il  Consiglio  di
  Amministrazione del Corfilac, affinché venga ripristinato un solido
  ed  efficace  governo  dell'ente, che  lo  amministri  anche  nelle
  difficoltà,  lo  difenda e si attivi per risolvere  fattivamente  i
  problemi di gestione;

   se  non  intendano  sollecitare i soci dell'Ente affinché  vengano
  presto  approvate  le modifiche necessarie allo  Statuto,  così  da
  permettere  anche  la  proroga decennale, e non  più  annuale,  del
  Consorzio».

   Ha   facoltà   di  parlare  l'assessore  Bandiera  per  rispondere
  all'interpellanza.

   BANDIERA,  assessore per l'agricoltura, lo sviluppo  rurale  e  la
  pesca  mediterranea. Signor Presidente, l'interrogazione è  datata,
  risale  al  dicembre  2018. Allora si è attesa  una  variazione  di
  bilancio  per superare la crisi economica momentanea che viveva  il
  consorzio  Corfilac  ma  che è stata abbondantemente  superata  con
  tutta una serie di erogazioni che sono state effettuate.

   PRESIDENTE.   Ha   facoltà  di  parlare  l'onorevole   Campo   per
  dichiararsi soddisfatta o meno della risposta dell'assessore.

   CAMPO.    Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   so    che
  l'interpellanza  è datata e che il problema si è  risolto  però  di
  fatto  non  del  tutto perché il Corfilac, cioè l'ente  di  ricerca
  della filiera lattiero casearia che era un fiore all'occhiello  per
  tutto il meridione, e quindi non solo per la Sicilia, perché faceva
  ricerca  e  valorizzava tutti i prodotti della zootecnia,  ad  oggi
  funziona    praticamente   svolgendo   il    minimo,    l'ordinaria
  amministrazione in quanto i contributi che c'erano all'inizio,  che
  ammontavano  a  circa  2  milioni  e  600  mila  euro,  sono  stati
  drasticamente  ridotti a poco meno di 1 milione e  500  mila  euro.
  Quindi  l'ente non ha più la forza per fare ricerca  e  per  essere
  quel fiore all'occhiello che è sempre stato in tutta la Sicilia.
   Chiedo  all'Assessore  se ci siano praticamente  degli  interventi
  strutturati  per far sì che l'ente ritorni agli antichi  splendori,
  che  possa  intercettare  anche dei fondi europei,  partecipare  ai
  bandi,  perché ad oggi con queste scarse risorse non riesce a  fare
  neanche  questo.  Quindi  nella  mia interpellanza  chiedevo  anche
  questo all'Assessore.

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Campo, quindi non è soddisfatta.
   Si  passa  all'interpellanza n. 142  Dichiarazione dello stato  di
  calamità  naturale  per  tutto  il  territorio  siciliano ,   degli
  onorevoli Di Mauro e Pullara.

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura, lo
  sviluppo rurale e la pesca mediterranea, premesso che:

   già a novembre 2018 la Sicilia occidentale è stata interessata  da
  un'eccezionale evento meteorico caratterizzato da piogge intense  e
  persistenti  con caratteri alluvionali, in particolare le  Province
  di  Agrigento  e  Caltanissetta e Trapani dove i pluviometri  hanno
  registrato picchi particolarmente rilevanti, provocando particolare
  ripercussione nel settore agricolo;

   i  panorami  mozzafiato creati dalla neve che,  come  previsto,  è
  caduta  copiosa  anche in Sicilia sono il volto bello  e  piacevole
  della  prima ondata di maltempo che ha colpito il Centro-Sud.  Ora,
  passata  la  festa  è tempo di passare alla conta  dei  danni.  Una
  stima,  purtroppo,  ancora in fieri. Se nessuna provincia  è  stata
  risparmiata  dal freddo, particolarmente pungente, a preoccupare  è
  il   rischio  di  altre  gelate,  che  potrebbero  colpire  colture
  orticole, agrumeti, alberi da frutta e ulivi;

   nella  parte  meridionale dell'Isola i danni sono ingenti.  Intere
  produzioni di ortaggi sono state distrutte la notte del  4  Gennaio
  2019  per la forte gelata che ha interessato tutta la zona  che  da
  Licata  arriva  sino  a  Pachino. I maggiori  danni  nelle  aziende
  agricole  del Ragusano dove la temperatura arrivata sino a  meno  5
  gradi ha gelato zucchine e pomodori;

   considerato che:

   quanto  avvenuto costituisce il colpo di grazia per  l'agricoltura
  in  particolare  per tutto il comparto serricolo.  Non  bastava  la
  crisi  dei  prezzi e la virosi ora pure la gelata che ha  distrutto
  intere produzioni;

   la  neve  non  aiuta  nemmeno  la  zootecnia  con  gli  allevatori
  costretti  ad alimentare direttamente gli animali visto che  l'erba
  dei  pascoli  non è disponibile per mandrie e greggi coperta  com'è
  dalla coltre nevosa;

   il  perdurare delle forti piogge non ha permesso di effettuare  le
  operazioni  di  semina  causa  l'impraticabilità  dei  campi,   con
  conseguente   impatto  negativo  sulle  produzioni  cerealicole   e
  foraggere dell'annata agraria;

   l'agricoltura siciliana, già provata, torna a tremare. Il comparto
  olivicolo,  ad  esempio, sta attraversando  uno  dei  suoi  momenti
  peggiori.  Se  le  condizioni metereologiche dovessero  persistere,
  infatti,  si  rischierebbero ulteriori danni alle  piante  oltre  a
  quelli  già  provocati  dalle gelate dello scorso  anno  che  hanno
  praticamente quasi azzerato la produzione di olive;

   ritenuto che:

   l'agricoltura è l'attività economica più esposta alle  conseguenze
  dei  cambiamenti climatici ma è anche il settore più impegnato  per
  contrastarli.  Una  nuova  sfida per  le  imprese  agricole  che  -
  conclude  la  Coldiretti - devono interpretare le novità  segnalate
  dalla  meteorologia  e gli effetti sui cicli delle  colture,  sulla
  gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio;

   l'aumento     medio    delle    temperature     è     accompagnato
  dall'eccezionalità degli eventi atmosferici che è  ormai  diventata
  la norma e - sottolinea la Coldiretti - si manifesta il rincorrersi
  di siccità e gelate, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed
  intense ed il rapido passaggio dal maltempo al sole;

   il  2018  sarà ricordato come un anno nero per l'agricoltura,  tra
  Giugno  e Luglio nelle campagne dell'Agrigentino e del Catanese  il
  fenomeno del cracking (o spacco) sulle uve da tavola l'ha fatta  da
  padrone creando una perdita del raccolto di almeno il 50%, le forti
  piogge  di  Novembre  hanno  messo in ginocchio  tutto  il  sistema
  agricolo  dell'olivicoltura, dato che la raccolta non è  stata  del
  tutto  terminata e alcuni produttori non sono riusciti  nemmeno  ad
  entrare  nei  campi  per raccogliere le olive rischiando  di  perde
  parte del prodotto;

   rilevato che:

   terrestre  si moltiplicano gli eventi estremi, dalla siccità  alle
  ondate  di gelo, che nel 2018 hanno provocato 1,5 miliardi di  euro
  di danni all'agricoltura;

   gelo  e  neve  che arrivano fino al mare costituiscono  un  evento
  assolutamente straordinario,

   per conoscere se non ritengano opportuno:

   allertare  gli  uffici e gli Ispettorati provinciali  al  fine  di
  garantire e tutelare gli interessi degli agricoltori siciliani;

   recepire,  tempestivamente, ogni iniziativa finalizzata  sia  alla
  verifica,   sia   alla  perimetrazione  che  alla   quantificazione
  dell'entità  dei  danni  alle produzioni  in  coerenza  con  quanto
  previsto dalle legislazioni in materia;

   chiedere  la declaratoria dello stato di calamità per i  territori
  ove  la produzione agricola tutta, risulta essere quantitativamente
  e qualitativamente danneggiata dall'ondata di gelo;

   intervenire  nelle  sedi  opportune  affinché  sia  consentito  ai
  produttori  agricoli la conseguente sospensione dei  mutui  agrari,
  dei versamenti Inps e delle imposte dirette».

   Ha   facoltà   di  parlare  l'assessore  Bandiera  per  rispondere
  all'interpellanza.

   BANDIERA,  assessore per l'agricoltura, lo sviluppo  rurale  e  la
  pesca  mediterranea.  Signor  Presidente,  onorevoli  deputati,   i
  deputati interroganti chiedevano che venisse dichiarato lo stato di
  calamità per l'evento meteorologico accaduto il 4 gennaio 2019. Una
  forte  gelata  che  ha  interessato tutta  la  zona  sud  orientale
  dell'Isola  e chiaramente il danno è stato oggetto di richiesta  di
  declaratoria  da  parte  della  Giunta  di  Governo  al   Ministero
  competente per sottolineare tuttavia che essendo la gelata un danno
  assicurabile ed essendo la materia risarcitoria di competenza dello
  Stato  attraverso il decreto legislativo 102 del 2004,  sicuramente
  per  questo  tipo di danno non arriveranno risorse economiche  alle
  aziende  colpite ma giungerà assoluta dose di buona probabilità  le
  zone  delimitate  e  avranno  integrazioni  salariali  INPS  per  i
  lavoratori a tempo determinato ai sensi del comma della  legge  296
  del 2006.

   PRESIDENTE.  Ha  facoltà  di  parlare  l'onorevole  Di  Mauro  per
  dichiararsi soddisfatto o meno della risposta dell'assessore.

   DI MAURO. Mi dichiaro soddisfatto.

   PRESIDENTE.  Si  passa  all'ultima  interpellanza,   la   n.   171
   Riorganizzazione  dei lavoratori dei consorzi  di  bonifica  della
  Regione  e  la  riduzione  dei contenziosi  giudiziari ,  onorevoli
  Campo, Cancelleri ed altri.

   «Al  Presidente  della  Regione, all'Assessore  per  l'economia  e
  all'Assessore  per  l'agricoltura, lo sviluppo rurale  e  la  pesca
  mediterranea, premesso che:

   quanto  alla  disciplina  regionale in  tema  di  assunzioni  alle
  dipendenze  dei  consorzi  di bonifica,  la  L.R.  6.4.1981  n.  49
  (recante  norme  provvisorie  in  materia  di  bonifica),  dispone,
  all'art.  3  che  è  fatto  divieto  ai  consorzi  di  bonifica  di
  procedere,  sotto qualsiasi forma, a nuove assunzioni di personale,
  ad  eccezione di quelle destinate esclusivamente alla copertura  di
  posti   vacanti  della  carriera  direttiva  dei  ruoli   organici,
  stabilendo,  dunque, di fatto il divieto di nuove assunzioni  fuori
  organico;

   la  L.R.  25  maggio 1995 n. 45 (Norme sui consorzi  di  bonifica.
  Garanzie   occupazionali  per  i  prestatori  d'opera  dell'ESA   e
  disposizioni per i commissari straordinari), all'art. 30, nel testo
  modificato  dall'art. 1 della L.R. 25.5.1995 n.  48,  dall'art.  12
  della  L.R. 18 maggio 1996 n. 33, dall'art. 3 della L.R. 30 ottobre
  1995  n. 77, ha consentito ai consorzi di assumere con rapporto  di
  lavoro  a tempo indeterminato gli operai, i braccianti agricoli  ed
  altri  soggetti  che nel triennio 1992/1994 avevano  prestato  alle
  loro  dipendenze, a qualunque titolo, la loro opera per  un  numero
  non  inferiore  a  400 giornate lavorative ai fini previdenziali  o
  almeno 250 in due anni del predetto triennio;

   il  comma  4  dell'art. 30 della citata L.R. n.  45  del  1995  ha
  introdotto,  inoltre,  misure  assistenziali  che  garantivano  nei
  successivi   anni,  in  presenza  di  specifici   presupposti,   ai
  lavoratori  che  avevano  lavorato  alle  dipendenze  del  medesimo
  consorzio,   un  certo  numero  di  giornate  lavorative   a   fini
  previdenziali;

   l'assunzione  a tempo indeterminato fu estesa, dal c.  5  bis  del
  richiamato  art. 30, fino al cento per cento di ciascun contingente
  di  ogni  singolo consorzio agli operai, ai braccianti agricoli,  e
  agli  altri soggetti non rientranti nel comma 1 già iscritti  nella
  fascia di garanzia di centocinquantuno giornate lavorative, secondo
  una graduatoria che teneva conto dell'anzianità suddetta e a parità
  della maggiore anzianità di iscrizione negli elenchi anagrafici;

   rilevato che:

   questo   piano  straordinario  di  stabilizzazione  e  di   misure
  occupazionali  assistenziali fu accompagnato  dall'imposizione  del
  divieto  (art.  32), di procedere, sotto qualsiasi forma,  a  nuove
  assunzioni  di  personale e dalla predisposizione, da  parte  della
  Regione,  delle  risorse finanziare necessarie  per  l'applicazione
  dell'art. 30 su indicato;

   la  successiva L.R. 30 ottobre 1995 n. 76 (Norme per il  personale
  dell'assistenza tecnica, dell'ESA, dei consorzi di bonifica e degli
  enti  parco. Disposizioni varie in materia di agricoltura) all'art.
  3  ha  autorizzato  i Consorzi di bonifica, a decorrere  dal  primo
  gennaio  1996,  in presenza di comprovate esigenze funzionali  ,  a
  stipulare  rapporti di lavoro ai sensi della legge 18 aprile  1962,
  n.   230,  avvalendosi  preferibilmente  dei  contrattisti  d'opera
  utilizzati  nel  triennio 1992 - 1994 per i fini istituzionali  dei
  consorzi medesimi e con le modalità previste dal c. 6 dell'art.  30
  della L.R. n 45 del 1995;

   l'efficacia  di  questa  disposizione  è  stata  prorogata  al  31
  dicembre 1999 dall'art. 1 della L.R. 6.8.1999 n. 12 e al 31.12.2001
  dall'art. 2 della L.R. 22.8.2000 n.16;

   la  L.R. n. 76 del 1995 all'art. 4 c. 1 ha previsto, inoltre,  che
  nelle  more dell'attuazione della previsione normativa di cui  agli
  articoli  30 e 31 della legge regionale 25 maggio 1995,  n.  45,  i
  consorzi  di  bonifica e di bonifica montana, ai fini  del  ricorso
  alla  manodopera occorrente per l'esecuzione di lavori  definiti  e
  predeterminati   avente   carattere  stagionale   od   occasionale,
  continueranno ad avvalersi della legge 18 aprile 1962, n. 230;

   la  L.R.  16 aprile 2003, n. 4 (Norme programmatiche e finanziarie
  per  l'anno  2003),  con l'art. 106 c. 1, nelle more  del  riordino
  complessivo  dei  consorzi di bonifica, finalizzato  ad  assicurare
  efficienza  ed economicità di gestione ha prorogato i contratti  di
  cui  all'articolo 3 della L.R. 30 ottobre 1995, n. 76,  fino  al  1
  dicembre 2008, (termine, poi, prorogato dall'articolo 1 della  L.R.
  del 1.2.2006 n. 4 al 31 dicembre 2008 e ulteriormente prorogato  al
  31.3.2010 dall'art. 1 c. 2 della L.R. 29.12.2009 n. 13);

   il  citato  articolo  106 della L.R. n. 4 del  2003  al  c.  2  ha
  introdotto, inoltre, misure occupazionali assistenziali analoghe  a
  quelle previste dall' art.30 della L.R. n. 45 del 1995;

   la  L.R. 28 giugno 2010, n. 14 (Norme in materia di personale  dei
  consorzi di bonifica), all'art. 1 comma 2 ha confermato il  divieto
  per  i consorzi di bonifica di procedere ad assunzioni di personale
  sotto qualsiasi forma e con qualsiasi imputazione contabile, sia  a
  carico  della  Regione  sia  a carico  dei  medesimi  consorzi,  ad
  eccezione   di  quelle  correlate  all'estensione  delle   garanzie
  occupazionali  (volte  a sopperire alle esigenze  determinatesi  in
  conseguenza delle calamità naturali verificatesi nel periodo  2009-
  2010  ed  allo  scopo  di  realizzare  interventi  e/o  lavori   di
  manutenzione e ammodernamento delle reti irrigue collettive e delle
  reti scolanti);

   ritenuto che:

   l'individuazione   specifica,  nella   quantità,   delle   risorse
  finanziare  che, per ciascun periodo di bilancio,  la  Regione  era
  tenuta  a  mettere a disposizione per il ricorso alle assunzioni  a
  tempo  determinato  e per l'attuazione del sistema  delle  garanzie
  occupazionali,  attesta  in  modo inequivocabile  l'intenzione  del
  legislatore  regionale di cristallizzare le piante organiche  e  di
  non  ampliarle nella misura corrispondente al numero dei lavoratori
  che  i  consorzi di bonifica erano stati autorizzati ad assumere  a
  tempo  determinato in caso di comprovate esigenze funzionali ovvero
  ove occorrente per l'esecuzione di lavori definiti e predeterminati
  aventi carattere stagionale o occasionale;

   risulta  chiara,  la  volontà del legislatore  di  consentire  nel
  sistema delle assunzioni dei consorzi di bonifica solo circoscritte
  ipotesi  di  assunzione  a  tempo  determinato,  rinviando  per  le
  modalità di assunzione alla Legge n. 230 del 1962;

   è  pacifica  la natura di enti pubblici economici dei Consorzi  di
  Bonifica,  regolamentati, finanziati e vigilati della  Regione  (ex
  multis, Cassazione Sez.Un. n.1548/2017);

   è  noto lo stato di forte crisi in cui versano gli 11 Consorzi, le
  cui  funzioni  di  interesse pubblico oggi sono  snaturate  per  la
  mancanza   di   programmazione  e  la  costante   diminuzione   dei
  trasferimenti regionali;

   la  grave crisi economica finanziaria in cui versano i Consorzi di
  Bonifica  siciliani  ed il Consorzio di Ragusa  in  particolare  ha
  causato l'impossibilità di garantire la normale gestione degli enti
  e aggravato la posizione dei propri dipendenti che non percepiscono
  da oltre 15 mesi gli stipendi;

   a ciò si aggiungano le conseguenze connesse alle numerose sentenze
  del    Giudice    del    lavoro   che   affermano   l'illegittimità
  dell'apposizione  del  termine  ai  contratti   stipulati   con   i
  lavoratori   a   tempo  determinato,  beneficiari  delle   garanzie
  occupazionali,  e che su tale illegittimità fondano  l'accoglimento
  delle domande di conversione in rapporto a tempo indeterminato  dei
  suddetti  contratti,  nonché  le domande  rivolte  ad  ottenere  le
  indennità risarcitorie;

   considerato che:

   tra  le  criticità  più volte segnalate nelle  sedi  istituzionali
  preposte vi sono l'ammontare dei debiti pari a circa 70 milioni, il
  blocco delle piante organiche e la mancanza di figure professionali
  necessarie per le attività;

   nei POV (Piano di Organizzazione Variabile) di alcuni consorzi  di
  bonifica, tra i quali quelli del consorzio di Ragusa e di Siracusa,
  si registrano numerose decine di posti liberi;

   visto che:

   una  strada  percorribile  per eliminare  il  contenzioso  e  dare
  serenità  ai  lavoratori  potrebbe essere quella  intrapresa  dalla
  Regione Sardegna, ai sensi dell'art. 10 comma 8 lett. a) e b) della
  Legge regionale 28/12/2018 N. 48;

   tale  previsione  prevede che i consorzi di bonifica,  nell'ambito
  delle   risorse   disponibili   nei   propri   bilanci,   procedano
  all'assunzione nelle proprie dotazioni organiche, per  almeno  otto
  mesi  di  ciascun  anno,  del personale che  ha  prestato  attività
  lavorativa  a favore dei consorzi con contratti a tempo determinato
  per  almeno trecentonovanta giornate lavorative negli ultimi cinque
  anni;

   viene  previsto  altresì  che  i  posti  vacanti  nelle  dotazioni
  organiche  dei  consorzi di bonifica derivanti dalla cessazione,  a
  qualsiasi  titolo, di rapporti di lavoro a tempo indeterminato  del
  personale operaio sono coperti, nei limiti dei posti risultanti dal
  Piano di organizzazione variabile (POV), mediante la trasformazione
  a  tempo indeterminato dei contratti di lavoro delle corrispondenti
  categorie di personale avventizio secondo un ordine di priorità  da
  determinarsi con deliberazione della Giunta regionale;

   gli oneri derivanti dall'attuazione delle su indicate disposizioni
  potrebbero  trovare  copertura  nei  finanziamenti  della   Regione
  stanziati annualmente per l'assunzione del personale avventizio;

   per conoscere se non ravvisino la necessità di attivarsi per:

   a)  avviare  misure che consentano ai Consorzi di far fronte  alle
  conseguenze  delle  numerose  sentenze  del  Giudice   del   lavoro
  dichiaranti   l'illegittimità  dell'apposizione  del   termine   ai
  contratti   a  tempo  determinato  stipulati,  e  alla  conseguente
  conversione  degli  stessi  a  tempo  indeterminato,  nonché   alle
  indennità risarcitorie;

   b)  agevolare, nel rispetto delle leggi in vigore, la soluzione di
  eventuali   controversie  fra  consorziati  e  consorzi  attraverso
  l'attività conciliativa;

   c)  verificare se anche in Sicilia, così come fatto dalla  Regione
  Sardegna,  sia  possibile  prevedere l'assunzione  nelle  dotazioni
  organiche  dei consorzi, per un numero congruo di mesi l'anno,  del
  personale che ha prestato attività lavorativa a favore dei consorzi
  con  contratti  a  tempo determinato per un numero  determinato  di
  giornate  lavorative negli ultimi anni, nonché il  riempimento  dei
  posti  vacanti nelle dotazioni organiche di ciascun consorzio,  nei
  limiti  dei posti risultanti dal Piano di organizzazione  variabile
  (POV),  mediante  la  trasformazione  a  tempo  indeterminato   dei
  contratti  di  lavoro delle corrispondenti categorie  di  personale
  avventizio  o  l'inserimento dei lavoratori  che  abbiano  ottenuto
  sentenze   del   Giudice  del  lavoro  di   conversione   a   tempo
  indeterminato del proprio contratto».

   Ha   facoltà   di  parlare  l'assessore  Bandiera  per  rispondere
  all'interpellanza.

   BANDIERA,  assessore per l'agricoltura, lo sviluppo  rurale  e  la
  pesca  mediterranea. Signor Presidente, il tema sono i  contenziosi
  che i lavoratori a tempo determinato dei consorzi di bonifica hanno
  posto in essere nei confronti dei consorzi al fine di chiedere  una
  stabilizzazione.
   La materia naturalmente è disciplinata da tutta una serie di norme
  di  carattere regionale, la n. 45 del 1995 che ha posto il  divieto
  di nuove assunzioni di personale e sotto qualsiasi forma dalla data
  di  entrata in vigore della legge. Questo è ribadito in  tutta  una
  serie di provenienti normative di questo Parlamento. Come è noto  è
  in  itinere  e sarà a breve presentata una riforma che  il  Governo
  proporrà  al Parlamento, quella a mio avviso sarà la sede ulteriore
  per  verificare aspetti legati a stabilizzazioni, ma soprattutto  a
  quel turn over che il personale chiede man mano che il personale  a
  tempo indeterminato va in quiescenza.

   CAMPO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAMPO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, come  lei
  sa  noi veniamo da una riunione da un sit-in che si è appena tenuto
  in  Assessorato con i lavoratori del Consorzio di bonifica e  c'era
  con  noi anche l'onorevole Di Pasquale e l'onorevole Ragusa,  e  la
  questione è diventata sempre più grave perché, come dicevamo prima,
  i problemi sono diversi.
   Innanzitutto, la questione più urgente, cioè quella  da  risolvere
  in  maniera  imminente sono i mancati stipendi,  siamo  arrivati  a
  quasi  20 mesi cioè lasciare delle persone 20 mesi senza stipendio,
  persone  monoreddito che devono mantenere la famiglia e  che  fanno
  fronte  anche  alle  spese lavorative, perché il  servizio  l'hanno
  garantito.
   Poi  io  chiedevo  anche  di  risolvere  il  problema  in  maniera
  strutturale, lei mi parla appunto della imminente riforma che è  in
  essere, ma io in questa interpellanza ben precisa chiedevo se c'era
  l'intenzione   di   fare  così  come  si  è  fatto   in   Sardegna,
  stabilizzando  piano  piano i dipendenti che  avessero  determinate
  caratteristiche, e di riaprire le piante organiche dei  Pov  perché
  negli  anni  sappiamo  che via via ci sono  stati  pensionamenti  e
  quindi   si   sono  liberati  parecchi  posti;  questo   porterebbe
  sicuramente il consorzio a risanare tutti quei problemi soprattutto
  legati alle settanta persone che hanno fatto sentenza, come lei  sa
  oggi  gli è stato rappresentato un problema gravissimo, e cioè  ben
  20  di queste persone hanno perso la sentenza al terzo grado e sono
  state  licenziate, quindi ad oggi non solo non prenderanno più  gli
  stipendi,  ma devono anche far fronte alle spese legali, non  hanno
  più un lavoro, sono persone di una certa età che hanno lavorato per
  20  anni al Consorzio e che quindi non hanno possibilità di  essere
  ricollocate.
   Noi  con  questa interpellanza suggerivamo anche una  strada,  una
  possibile  soluzione,  perché a mio avviso si  doveva  tentare  una
  conciliazione e non permettere che 70 di queste persone,  che  sono
  poi di fatto la manovalanza, gli operai, quelli che il servizio  lo
  garantiscono giornalmente e che grazie a loro tutti gli agricoltori
  della  provincia di Ragusa possono attingere all'acqua per irrigare
  i loro campi, e invece verranno licenziati. Si tratta quindi di una
  vera   e  propria  mattanza  sociale,  un'emergenza,  è  importante
  pertanto  valutare  anche  questa  situazione  dei  Pov   e   delle
  conciliazioni per riuscire a stabilizzare questo personale.
   Io  non  mi  posso  dichiarare soddisfatta fino  a  quando  questa
  situazione  ovviamente non verrà risolta, perché ormai è  diventata
  non più una questione politica, ma di sensibilità umana. Grazie.


                        Sull'ordine dei lavori

   PRESIDENTE.  Abbiamo terminato lo svolgimento delle interrogazioni
  e  delle interpellanze. Dobbiamo riprendere dalla pesca, ma siccome
  mi  dicono  che attendiamo che la Commissione esiti un emendamento,
  che dovevamo teoricamente votare oggi, ma la Commissione ancora non
  è pronta.

   ZAFARANA. L'assessore doveva dare conto.

   PRESIDENTE.   La   Commissione    Bilancio .   Aspettavamo   dalla
  Commissione  Bilancio  e ci hanno chiesto se è possibile  rinviarla
  a  domani, perché oggi non è pronta però siccome è stato presentato
  un  emendamento dal Governo, dall'assessore Grasso in  particolare,
  che  modifica, che sistema, aggiusta se così  possiamo dire, quello
  che  era  stato  un emendamento votato la volta scorsa  sul  rinvio
  delle  elezioni degli organi degli enti di vasta area,  cioè  delle
  province,  che era stato diciamo inopinatamente in qualche  maniera
  rinviato  addirittura di un anno,  per cui se voi  siete  d'accordo
  io è distribuito questo emendamento? Lo stiamo distribuendo, chiedo
  scusa  avremmo potuto distribuirlo prima, chiedo scusa ai colleghi,
  adesso dovremmo votare, perché è possibile farlo.


     Seguito della discussione del disegno di legge «Norme per la
      salvaguardia della cultura e delle identità marine e per la
       promozione dell'economia del mare. Disciplina della pesca
              mediterranea in Sicilia». (nn. 291-292/A).

   PRESIDENTE.  Si  passa  al  III  punto  dell'ordine  del   giorno:
  Discussione dei disegni di legge.
   Si  procede con il seguito della discussione del  disegno di legge
  «Norme per la salvaguardia della cultura e delle identità marine  e
  per  la  promozione dell'economia del mare. Disciplina della  pesca
  mediterranea in Sicilia  (nn. 291-292/A), posto al numero 2).
   Si passa all'articolo 40. Ne do lettura:

                             «Articolo 40.
                   Abrogazioni e modifiche di norme.

   1.  L'articolo  9 della legge regionale 7 agosto  1990,  n.  25  è
  abrogato.

   2.  Gli  articoli 148, 149 della legge regionale n.  32/2000  sono
  abrogati.

   3.  Il comma 1 dell'articolo 147 della legge regionale 23 dicembre
  2000, n. 32, è sostituito dal seguente:

   1.  Presso  il  Dipartimento regionale della pesca mediterranea  è
  istituita  la Commissione consultiva regionale della pesca  (CCRP).
  La Commissione è composta da:

   a)  l'assessore regionale per l'agricoltura, lo sviluppo rurale  e
  la pesca mediterranea con funzioni di Presidente;

   b)  il  dirigente generale del Dipartimento regionale della  pesca
  mediterranea con funzioni di vicepresidente;

   c)  un  rappresentante  per  ciascuna  delle  Direzioni  marittime
  regionali della Sicilia;

   d)  un  rappresentante per ciascuna delle seguenti organizzazioni:
  Agci,  Anapi, Agripesca, Coldiretti, Confcooperative, Federcopesca,
  Federazione  Armatori  Siciliani, Federpesca,  Legacoop,  Marinerie
  d'Italia, Unci, Unicoop, Uecoop;

   e) un rappresentante delle organizzazioni di produttori;

   f)   un  rappresentante  dei  Consorzi  di  gestione  della  pesca
  artigianale (Co.ge.pa.);

   g) un rappresentante dei Fisheries local action group (Flag);

   h)  un  rappresentante  della  rete di  coordinamento  dei  comuni
  marinari siciliani di cui all'articolo 4;

   i) un rappresentante del settore della trasformazione ittica;

   j) un rappresentante del settore dell'acquicoltura;

   k)   un   rappresentante  della  Federazione  italiana   operatori
  commerciali di pesca sportiva e ricreativa (FIOPS);

   l)  un  rappresentante  della  Federazione  italiana  della  pesca
  sportiva e delle attività subacquee (FIPSAS);

   m)   un   rappresentante   dell'Osservatorio   della   Pesca   del
  Mediterraneo Giovanni Tumbiolo ;

   n) il presidente del Distretto della pesca;

   o)  un  rappresentante per ciascuna delle organizzazioni sindacali
  CGIL, CISL, UIL e UGL;

   p)  un  docente  per  ciascuna delle  Università  degli  Studi  di
  Palermo,   Messina,  Catania  ed  Enna,  designato  dal  rispettivo
  Rettore;

   q)   tre  esperti  scelti  dall'assessore  per  l'agricoltura,  lo
  sviluppo rurale e la pesca mediterranea;

   r)  due rappresentanti del Consiglio nazionale delle ricerche,  di
  cui uno in rappresentanza dell'Istituto Sperimentale Talassografico
  - Messina (IST);

   s)   il   responsabile  della  struttura  siciliana  dell'Istituto
  superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA);

   t) un rappresentante dell'Istituto nazionale di biologia, ecologia
  e biotecnologie marine, Stazione Zoologica Anton Dorhn;

   u)  un  rappresentante del cluster tecnologico nazionale  economia
  del mare Blue Italian Growth Technology Cluster ;

   v) un rappresentante di Confcommercio;

   w) un rappresentante di Confesercenti;

   x) una rappresentante dell'associazione Donne di mare».

                           (Brusìo in Aula)

   Onorevoli   colleghi,  stiamo  parlando  dell'articolo   40,   non
  dell'emendamento.  Sono  gli  articoli  finali  che   non   avevamo
  approvato l'altra volta, e che quindi stiamo approvando.
   Pongo  in votazione l'articolo 40.  Chi è favorevole resti seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 41. Ne do lettura:

                             «Articolo 41.
             Norma di rinvio alla legislazione nazionale.

   1.  Per  quanto non disciplinato dalla presente legge si applicano
  le disposizioni previste dal decreto legislativo 9 gennaio 2012, n.
  4 e successive modifiche e integrazioni».

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Onorevoli  colleghi,  prima di votare l'articolo  sull'entrata  in
  vigore  della  legge, abbiamo l'emendamento che  stiamo  proponendo
  adesso,  l'emendamento A.3, e poi domani mattina,  quando  arriverà
  l'emendamento dalla Commissione Bilancio, voteremo anche quello.
   Comunico,   pertanto,   che  è  stato   presentato   dal   Governo
  l'emendamento A.3.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, come  ho  avuto
  modo  di  riferirle  verbalmente, io  nel  merito  non  ho  nessuna
  contrarietà,  tra  l'altro  mi  sono astenuto  a  quell'emendamento
  proposto da una parte della maggioranza proprio per evidenziare che
  da parte mia, poi dal nostro Gruppo prevalentemente, l'orientamento
  era  neutrale, cioè era un problema che stava affrontando  in  quel
  momento la maggioranza divisa al suo interno, e c'è stato un esito,
  giusto o sbagliato, non lo sto giudicando.
   Io  continuo ad aver dubbi sulla procedura, tanto più, Presidente,
  che  qui  stiamo  ora,  a  differenza  dell'emendamento  approvato,
  decidendo  che  spostiamo  sostanzialmente  il  rinnovo  delle   ex
  province  ad ottobre. Se così è, signor Presidente, mi  chiedo:  ma
  non è più corretto seguire una procedura come dire trasparente?
   Qui  addirittura usiamo la dizione che modifichiamo  una  delibera
  che ancora non è appunto legge, perché non è ancora pubblicata,  ma
  fra dieci giorni è legge, quindi quando andremo a pubblicare questa
  norma andremo a pubblicare una norma che parla di una delibera  che
  nel  frattempo è diventata legge, con un arzigogolio. Io adesso non
  voglio   citare  il  l'articolo  111  del  Regolamento  di   questo
  Parlamento,  che  prevede che su materie su cui si  è  espresso  il
  Parlamento   non  si  può  tornare  a  votare,  anche   perché   si
  costituiscono  quei precedenti che a questo punto  determinano  una
  condizione di incertezza permanente per chiunque di noi. Se tu  per
  caso  un  giorno  non  ci  sei in Aula possono  approvare  l'esatto
  contrario  di  quello  che tu avevi votato il  giorno  prima,  cioè
  questo varrà per tutti.
   Allora  io  continuo a suggerirlo, Presidente, visto che  dobbiamo
  approvare  credo la norma sulla pesca e la norma sul  diritto  allo
  studio,  e mi pare che questa sessione da punto di vista dei  testi
  all'ordine  del  giorno  si  chiuda,  quindi  al  massimo   martedì
  prossimo,  e mi pare che siamo neanche a metà giugno, ma se  questa
  norma  modificandola, ripeto io del merito non ho problemi,  ma  se
  questa norma la modifichiamo dopo la metà di giugno, un minuto dopo
  che è stata pubblicata le legge sul Resort, anche li voglio dire  è
  entrata  sul  Resort la norma sulle province, ora  è  sulla  pesca:
   siamo  a  mare  ,  cioè siamo proprio in questioni  che  attengono
  all'attività del mare.
   Lo  dico  per tutti noi: mi sembra la procedura più corretta  che,
  una volta pubblicata la legge, immagino che sarà pubblicata venerdì
  o  il  prossimo venerdì, c'è un impegno parlamentare che il Governo
  predisponga  un testo immediato, si viene in Aula,  si  vota  senza
  forzare  procedure  e  regolamenti che  determinano  una  obiettiva
  condizione.  Io,  come  lei sa, sono un paladino  del  Regolamento,
  essendo uno che per anni ha fatto opposizione sa che il Regolamento
  è uno strumento al quale bisogna legarsi per tutelare i diritti del
  Parlamento.  Quindi  io  suggerisco, ripeto,  che  il  Governo,  la
  maggioranza  o  decidete voi, un minuto dopo che  è  pubblicata  la
  legge,  presenti una norma di un solo articolo e per quanto si  può
  votare in un solo minuto. Detto questo ritengo sbagliato farlo ora.

   PRESIDENTE.  Onorevole Cracolici, la ringrazio.  Peraltro  lei  sa
  come  io approfitti spesso della sua capacità di conoscenza,  anche
  intrinseca del Regolamento, e quindi quando lei mi ha fatto  quella
  obiezione  la  prima  cosa che ho fatto è andare  a  verificare  se
  effettivamente   fosse  possibile  o  meno   votare   oggi   questo
  emendamento.  Ebbene,  fino alla passata  legislatura  lei  avrebbe
  avuto  ragione,  nel senso che teoricamente il Regolamento  avrebbe
  previsto di farlo alla sezione successiva.
   Però,  giusto durante il Governo Crocetta, il giorno - le do  pure
  la  data - 8 agosto 2014 è stata abrogata una delibera legislativa,
  cioè,  esattamente  nei  termini che stiamo  utilizzando  oggi,  fu
  abrogata  la  delibera  legislativa approvata  dall'Ars  senza  che
  ancora  quella  fosse  diventata  legge,  esattamente  nei  termini
  precisi  di  questa vicenda, per cui, se io non  avessi  avuto  dei
  precedenti  a cui aggrapparmi, per quanto riguarda la richiesta  di
  chi  ha  presentato  l'emendamento, avrei dato ragione  a  lei,  ma
  siccome   esiste   questo  precedente  nella  passata   legislatura
  ovviamente  il precedente diventa prassi perché venga utilizzato  e
  quindi io non posso che metterlo in votazione.

   LO GIUDICE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LO   GIUDICE.   Signor  Presidente,  Presidente   della   Regione,
  Assessori, onorevoli colleghi e cittadini che ci seguono  da  casa,
  io mi permetto di porre una questione pregiudiziale su questo tema.
  Premesso che la data del rinvio delle elezioni fosse ottobre, fosse
  novembre,  fosse  aprile  non credo sia il problema  principale  in
  questione che oggi questa Assemblea debba affrontare.
   La questione ben più importante è la questione finanziaria, perché
  qua  mentre  noi  discutiamo se accompagnare  le  nostre  province,
  ovvero  i nostri morti con un singolo commissario piuttosto che  un
  presidente, oppure con un insieme di eletti il problema  principale
  è  un  altro:  le risorse finanziarie che sono previste all'interno
  dell'accordo  Stato-Regioni che è in questo momento in discussione,
  non  domani,  in questo momento c'è un emendamento alla  Camera  in
  discussione che prevede 150 milioni, la prima domanda che mi chiedo
  e mi dispiace che non ci sia l'Assessore per l'economia, Armao, che
  ha  seguito  queste  vicende è una: alla fine  dell'accordo  Stato-
  Regioni  c'è  scritto che solo 100 milioni verranno assegnate  alle
  province. Mi chiedo e vi chiedo gli altri 50 milioni a cosa e  dove
  andranno  a finire considerato un aspetto fondamentale: le province
  siciliane  hanno bisogno per essere salvate di 350 milioni,  questi
  dati  non sono dei dati che io prendo così a caso ma sono dei  dati
  ben   definiti,  anche  da  quello  che  è  stato  il  monitoraggio
  effettuato dal dipartimento autonomie locali che nel solo anno 2018
  evidenzia  155 milioni necessari per salvare le nostre province,  e
  nello  specifico  Catania  con  35,7  milioni,  Siracusa  con  35,3
  milioni,  Palermo  con  23,4  milioni, Trapani  con  15,7  milioni,
  Messina  con  13,5 milioni, Ragusa con 11,9 milioni, Enna  con  8,4
  milioni,  Caltanissetta  con  7,5  milioni  ed  Agrigento  con  3,7
  milioni.  Ora nell'accordo Stato-Regioni che noi Regione  siciliana
  andiamo a sottoscrivere, di questi 100 milioni sostanzialmente  non
  ce  ne  facciamo nulla e non siamo nelle condizioni di  salvare  le
  nostre  Province,  a  meno  che qualcuno  non  mi  vuole  dire  che
  decideremo  di  salvare  Ragusa  piuttosto  che  Messina,   Palermo
  piuttosto  che Catania. Ma non credo assolutamente che  sia  questa
  l'intenzione del Governo regionale siciliano.
   Allora, quello che a mio avviso è più importante, e da qui la  mia
  pregiudiziale,   è   quello  di  chiedere  al   Governo   nazionale
  l'assegnazione  di  350 milioni dal Fondo  FSC,  l'ho  detto  e  lo
  ribadisco  in questa sede. Com'è possibile farlo? Ma, vi pongo  una
  questione  molto  semplice:  alla  Regione  siciliana  per   quanto
  riguarda  i  Fondi  FSC sono stati assegnati  due  miliardi  e  330
  milioni, di cui soltanto 100 milioni risultano spesi. E' certo  che
  rispetto a quella che è la programmazione 2014-2020 queste  risorse
  andranno perse, o comunque non potranno essere spese.
   Allora,  mi  chiedo e vi chiedo, ma perché non essere  concreti  e
  dare  un segnale forte? Ovvero, richiedere i 350 milioni del  Fondo
  FSC,  in maniera tale da dare una copertura di 150 milioni  per  il
  2019,  100  milioni per il 2020, 100 milioni per il 2021,  e  porre
  così la parola fine alla questione delle Province. Anche perché non
  posso  assolutamente  sentirmi dire un ragionamento.  Non  possiamo
  prendere soldi per investimenti per salvare le Province. Ma  quando
  mai
   La  sola  provincia di Messina, nel momento in cui è  messa  nelle
  condizioni   di   approvare  il  bilancio,  metterebbe   in   campo
  investimenti per quasi 500 milioni di Euro, a fronte di 40  milioni
  che gli vengono assegnati in 3 anni. Ma mi chiedo, e vi chiedo,  di
  cosa stiamo parlando? Ma mi chiedo e vi chiedo, perché non dobbiamo
  affrontare la questione in maniera organica e seria?
   Noi  oggi parliamo di rinviare le elezioni, ma voi pensate che  ai
  siciliani  possa  interessare se si vota con  elezioni  di  secondo
  livello che nessuno di noi condivide - su questo siamo d'accordo  -
  possa  interessare se si vota ad aprile, piuttosto che a  dicembre,
  piuttosto  che a novembre? La gente, usciti da questo  Palazzo,  ci
  prenderà a pernacchie, perché avremmo votato un emendamento che non
  serve a nulla, avremo sottoscritto un accordo Stato-Regione che non
  serve  assolutamente a nulla, perché non salva  neanche  una  delle
  Province siciliane
   Allora,  se veramente questo Governo, come dice e come  io  credo,
  facendo  parte  di  una maggioranza, se veramente  la  questione  è
  questa  e vogliamo salvare le Province, allora mostriamoci concreti
  e  mostrarsi  concreti significa ora prendere  quelle  risorse  che
  andranno  perse, perché due miliardi e 330 milioni in  un  paio  di
  mesi  non posso essere spesi, questo è sicuro. Prendere 350 milioni
  di  queste  risorse, spalmarli nel triennio e consentire così  alle
  Province  siciliane  di  chiudere un  bilancio  triennale  come  la
  normativa prevede, e poter consentire finalmente di avviare  quegli
  investimenti  che  riguardano strade, scuole e  quant'altro,  e  mi
  auguro di avere risposto in tal senso.

   PRESIDENTE.  Chiedo scusa, onorevole Milazzo, lei intende  baciare
  tutti  i deputati prima di continuare? Onorevole Milazzo, era assai
  che  non lo dicevo  onorevole Milazzo . Lei intende baciare  tutti,
  non  possiamo  andare  avanti, è vero?  Va  bene,  la  prima  fila,
  benissimo.

   CAPPELLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Ne ha facoltà. Hanno chiesto di intervenire  poi  gli
  onorevoli Calderone, Lo Curto e Caronia.

   CAPPELLO. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi, io  sono
  sinceramente imbarazzato dal teatrino che stiamo vivendo in  queste
  ultime giornate di questa sessione, diciamo, in Assemblea.
   Come  mi  suggeriva  il  mio collega Di Caro,  sta  diventando  un
  emendamento a prova, perché c'è stata la prima proposizione con  la
  legge  Marina Resort, che non è ancora legge. Adesso  si  prova  ad
  invertire l'esito di quella legge, insomma, che ancora non è  tale,
  e  quindi  di quell'emendamento approvato sia pure con l'astensione
  del Movimento Cinque Stelle, perché questo non è un affare.
   Quello che riguarda la data della celebrazione delle elezioni  che
  riguarda  il  Movimento Cinque Stelle, perché al  Movimento  Cinque
  Stelle sta a cuore il problema finanziario delle Province, e quindi
  la  situazione  dei  lavoratori  e dei  servizi  che  le  Province,
  purtroppo, non riescono a rendere ai cittadini di quell'ambito.
   Adesso, Presidente Musumeci, lei ha altri due tentativi, perché se
  questo  dovesse  fallire, e quindi se l'Aula  dovesse  determinarsi
  nella  bocciatura di questo emendamento, poi lei ha la  possibilità
  di  ripresentarlo  nel disegno di legge relativo  al  diritto  allo
  studio.  Se,  anche  in  quella  circostanza,  l'Assemblea  dovesse
  determinarsi nella bocciatura successiva, poi ha l'ultimo tentativo
  che è quello della riforma degli Ambiti Territoriali Ottimali.
   Allora, Presidente Musumeci, qua il problema è uno. Lei ha  sempre
  detto,  giustamente e questo è condiviso da tutti primo  fra  tutti
  dalla sua maggioranza, di non avere una maggioranza. Ma qua il tema
  non  è  numerico, qua il tema è del progetto che si vuole affermare
  ed affrontare, diciamo, in questa Assemblea.
   Perché alla fine, la questione della data della celebrazione delle
  elezioni è soltanto un pretesto e oggi, signor Presidente mi creda,
  lo  ritengo un inutile atto di forza perché - come le dissi  quando
  sono intervenuto per la legge che abbiamo approvato la scorsa volta
  - in maniera serena questo Parlamento, in maniera responsabile come
  lei   stesso   Presidente  ha  riconosciuto   e   ha   riconosciuto
  l'opposizione  anche  lo  stile  di avere  approvato  quella  legge
  precedente  sulla  riforma della Pubblica amministrazione  e  della
  trasparenza, sta procedendo in quella direzione, in maniera serena,
  senza barricate, senza discussioni pretestuose.

                Presidenza del Vicepresidente DI MAURO

   Quindi,  ci  stiamo avviando tranquillamente all'approvazione  del
  disegno  di legge sulla pesca, poi affronteremo quello sul  diritto
  allo studio e, poi, successivamente, Presidente, affronteremo anche
  quello sui rifiuti. Allora, perché perseguire questa strada che,  a
  mio  avviso,  a  nostro avviso la conduce verso un vicolo  cieco  o
  verso,  probabilmente,  una  crisi di Governo  già  Presidente,  ne
  abbiamo  una  a  Roma che è in corso. Perché dobbiamo  ripetere  la
  stessa cosa qui, nella Regione siciliana?
   Allora  Presidente,  da  questo punto di  vista  chiudiamo  questa
  sessione, chiudiamo l'approvazione di questi disegni di legge,  che
  vedono  tutti  i  colleghi disponibili all'approvazione  di  questi
  disegni  di  legge. Dopo di che, alla prossima sessione, attraverso
  la presentazione di un disegno di legge che passerà il vaglio della
  I   Commissione,  poi  arriverà  in  Aula  seguendo  le   procedure
  ordinarie,   senza  citare  precedenti  che  sono  avvenuti   nella
  precedente legislatura, non avremo nessuna difficoltà ad affrontare
  in  quella sede, cioè fra una settimana, fra dieci giorni,  insomma
  fra  i  giorni che occorreranno, una discussione serena anche  solo
  sulla   data  di  celebrazione  di  queste  elezioni.  L'obiettivo,
  Presidente, qui è comune e condiviso. E' un appello che  rivolgo  a
  questo Governo. Noi il senso di responsabilità ce lo mettiamo, però
  Presidente  Musumeci, se lei vuole sfidare la  sua  maggioranza,  e
  sfidando la sua maggioranza vuole sfidare il Parlamento, allora  ci
  troveremo dall'altro lato opposto.

   PRESIDENTE.  Onorevole Cappello, lei ha detto che è in  corso  una
  crisi politica a Roma?

   CAPPELLO. No

   CALDERONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CALDERONE. Signor Presidente, onorevole Presidente della  Regione,
  assessori,  onorevoli colleghi, cittadini, è  stato  già  fatto  un
  opportuno  riferimento a un precedente parlamentare,  quindi  credo
  non  sia  utile  aggiungere  altro.  Nel  merito  siamo  fermamente
  convinti che sia un emendamento da approvare, assessore Grasso,  ce
  lo  chiede il Territorio, ce lo chiedono i Territori, ce lo  chiede
  la gente, ce lo chiede ogni amministratore di qualsiasi comune.
   Il  dovere  di  un  parlamentare è quello, si dice  in  gergo,  di
  mettere l'orecchio per terra cioè ascoltare il territorio. Questa è
  una   situazione   assessore,  e  quindi  Forza  Italia   condivide
  pienamente  la  posizione  del  Governo,  è  un  problema  non  più
  rinviabile pena l'onta della vergogna - quello che si era sfiorato,
  e speriamo oggi di eliminare, la volta precedente.
   Ricordo, e ricordo a me stesso, le esternazioni giornalistiche che
  ci  sono  state  anche  da parte delle opposizioni.  Ecco,  oggi  è
  l'occasione  per rimediare, chiaramente in maniera aperta,  onesta,
  palese.  Sono  certo non si ricorrerà a nessuno strumento  che  non
  renda   palese   questo  voto,  perché  altrimenti  significherebbe
  nascondersi e questo non credo sia né opportuno, né necessario,  né
  elegante.
   Quindi  assessore, noi come Forza Italia - parlo a nome del gruppo
  parlamentare  di  Forza  Italia  e  mi  rivolgo  anche  al  Governo
  presieduto  oggi, come sempre dal Presidente Musumeci - con  forza,
  con vigore e con convinzione voteremo questo emendamento.

   LO CURTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LO  CURTO. Signor Presidente, onorevole Presidente della  Regione,
  onorevoli colleghi, il mio intervento è volto a chiarire in maniera
  coerente  e  corretta  l'azione dell'UDC, perché  siamo  stati  tra
  coloro  che avevano firmato quell'emendamento proprio in virtù  del
  fatto  che  c'era sembrato, ovviamente a torto devo  dire,  che  il
  Governo avesse cambiato opinione nel merito.
   Ed  è  stata  questa la nostra buona fede. Tant'è  che  quando  ho
  parlato poi in Aula con l'assessore Razza che allora non c'era,  ho
  spiegato le ragioni che mi hanno indotta in errore.
   Ma  non  voglio  passare,  non vorrei assolutamente  fare  passare
  l'idea  che  l'UDC  in qualunque maniera fosse venuto  meno  ad  un
  impegno di coerenza di lealtà al proprio Governo. Lealtà e coerenza
  che noi ribadiamo in questa Aula ed in ogni altra sede nella misura
  in  cui  facciamo  sempre il nostro dovere a sostegno  del  Governo
  Musumeci.
   Certo,  fa  specie sentire certe argomentazioni qui da coloro  che
  hanno voluto lo sfacelo delle province. Fa veramente specie sentire
  parole  pronunciate  da quei politici e da quei  partiti  che  quel
  provvedimento hanno condiviso e voluto in una stagione non certo di
  riforme,  ma in una stagione che ha determinato una crisi  profonda
  nella  quale hanno lasciato la Sicilia che noi abbiamo ereditato  e
  che  Lei, onorevole Presidente, sta cercando, insieme al Governo  e
  alle  forze  della coalizione che la sostengono, di  portare  fuori
  dalla situazione in cui era precipitata.
   Voglio  ribadire qui, in assoluta serenità, che non c'è mai  stata
  nessuna velleità da parte della sottoscritta, che peraltro ha anche
  sottoscritto  quell'emendamento, di volere  venire  meno  a  questo
  patto di lealtà.
   Peraltro,  l'onorevole Savarino aveva fatto riferimento, guardando
  i  banchi del Governo che in quel momento erano rappresentati  solo
  dall'onorevole Cordaro, che non riusciva a mettersi in contatto con
  il  Presidente, e non c'era sembrato appunto che ci sia  stata  una
  risposta,  anzi  è mancata una risposta nel merito, proprio  questo
  equivoco  ha determinato la nostra scelta. Non è quindi  quella  di
  oggi  una retromarcia rispetto ad un fatto che è accaduto. Non  c'è
  retromarcia  rispetto  al  patto di lealtà  che  ci  lega  in  modo
  corretto, sincero e leale al nostro Governo.
   Quindi,  siamo qui a ribadire l'esigenza che si vada  avanti  così
  come  voluto dal Governo con questo emendamento e, peraltro,  siamo
  certi   e  vogliamo  ulteriormente  ribadire,  anche  all'onorevole
  Cappello   perché   il   suo  intervento   onorevole   mi   suscita
  inevitabilmente l'esigenza di capire che chi è al Governo in questo
  momento  ha  il  pallino nelle mani. In questo momento  il  Governo
  giallo-verde  può  determinare che le province che  stanno  morendo
  proprio  perché  non  hanno  gli  strumenti  economici  per  potere
  sopravvivere,  frutto  di quello scellerato  accordo  del  prelievo
  forzoso  che  voi  avete autorizzato perché lo facesse  il  Governo
  Crocetta, possa restituire oggi questo prelievo.
   Siamo  tutti d'accordo, abbiamo sentito i colleghi che nel  merito
  hanno  parlato. E, certamente, noi ci aspettiamo che  questi  soldi
  tornino,  che possano tornare alle province, che possano fare  bene
  il  loro lavoro a sostegno naturalmente dei territori nei quali  le
  province   hanno  l'obbligo  di  provvedere  ad  alcune  importanti
  funzioni.
   Grazie, signor Presidente. Ci tenevo a fare questa precisazione.

   CARONIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CARONIA.  Signor Presidente, onorevole Presidente  della  Regione,
  Assessori,  onorevoli colleghi, io ritengo  che  i  temi  posti  in
  essere dai colleghi che si sono succeduti e che mi hanno preceduto,
  hanno  evidenziato alcune criticità condivisibili, a partire  dalle
  risorse  e  credo  che su questo siamo tutti concordi  rispetto  al
  fatto  che  le  province  ad oggi, per le  condizioni  nelle  quali
  versano, sono veramente in sofferenza.
   Devo  dire una cosa, una considerazione rispetto a quanto accaduto
  quando  sono  uscita  la settimana scorsa  dopo  che  l'Aula  si  è
  espressa  rispetto  ad  un  rinvio:  moltissimi  dipendenti   delle
  province,  nonché  cittadini della provincia, mi  hanno  contattato
  attraverso  dei  messaggi dicendomi di essere  preoccupati  che  lo
  slittamento possa peggiorare le loro condizioni.
   Questa è la ragione per la quale oggi mi trovo qui a parlare.
   Questa  preoccupazione  che  per noi, in  realtà,  aveva  un'altra
  valenza,  cioè  quella  di ripristinare un momento  di  democrazia,
  ritornare   all'elezione  diretta  delle  province  e  dei   propri
  consiglieri,  quello che viene auspicato rispetto  ad  un  percorso
  nazionale che chiaramente non dipende da noi, Presidente, ma che  i
  cittadini  -  me compresa - vorrebbero, ad ogni modo, quella  norma
  così come votata ha indotto i cittadini della provincia di Palermo,
  che  mi  hanno  contattata, nonché dipendenti della  provincia,  ad
  interpretare  quasi ci fosse un disinteresse da parte nostra,  cosa
  che non è.
   L'assessore  Grasso oggi ci ripropone un testo  con  il  quale  si
  accorcia notevolmente questo gap temporale.
   Ebbene,  la  ragione per la quale ritengo che  possa  avere  senso
  compiuto  votarlo - ammesso che sia ragionevole quello che chiedono
  i  colleghi, di non inserirlo necessariamente in questo momento, si
  può  anche fare la prossima seduta -, ma mi trovo concorde rispetto
  al  fatto che si dia un segnale che la politica vuole dotare di una
  governance questi enti che già sono fortemente penalizzati, ridotti
  all'osso.
   L'onorevole Lo Giudice poc'anzi parlava di risorse che se  fossero
  destinate darebbero immediato ristoro a delle esigenze, parliamo di
  disabili, mobilità e quant'altro.
   Però,  ritengo  che  questo emendamento vada votato  per  dare  ai
  cittadini delle province ed ai dipendenti delle province il segnale
  che  questa  politica,  questo Governo e questa  maggioranza  siano
  fortemente interessati e attenzionino il tema delle province  molto
  più di quanto si dica sui giornali e invece, nella sostanza, poi, i
  fatti lo possono dimostrare.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Gucciardi.  Ne  ha
  facoltà.

   GUCCIARDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente della
  Regione,  Governo,  il  mio intervento su  questo  tema  non  vuole
  riguardare   il   merito  e,  probabilmente,  il  voto   non   così
  posticipato, così come la delibera assembleare ha definito, non  fa
  bene ai liberi consorzi comunali.
   Presidente  Musumeci,  lo  ha  detto  già  Cracolici   con   molta
  chiarezza, il merito non è l'oggetto del nostro ragionamento.
   L'oggetto  del nostro ragionamento è un altro - e mi rivolgo  agli
  Uffici,  in  questo  caso,  che sono i  garanti  del  rispetto  dei
  Regolamenti e delle norme che regolano questa Assemblea.
   Non lo so e non ho voluto sapere quale sia il precedente, peraltro
  mi  dicono,  Presidente,  votato  all'unanimità,  che  ha  derogato
  all'articolo  111, terzo comma, del Regolamento dell'Assemblea  che
  vieta  di  intervenire su delibere assembleari non definite  e  non
  complete in tutto il loro procedimento.
   Però,  se  un precedente deve costituire elemento - e lo dico  con
  grande  rispetto e gradirei essere ascoltato visto che sto parlando
  semplicemente di metodo e non di merito. Il merito è un'altra  cosa
  e,  quindi, il Governo è legittimato a proporre ciò che ritiene più
  giusto  per  la  Sicilia, secondo quelli che sono i  parametri  che
  regolano,  in questo momento, il disastro (lo definisco  così)  dei
  liberi  consorzi comunali -, però, se un precedente deve costituire
  motivo  di  giustificazione, di un'altra violazione del Regolamento
  di  quest'Aula,  dell'Assemblea regionale siciliana,  chiederei  al
  Presidente   dell'Assemblea  regionale   siciliana   di   convocare
  immediatamente la Commissione Regolamento e modificare - non è  una
  provocazione,  o forse lo è - la norma che vieta ciò  che  oggi  ci
  accingiamo a rifare seppur non all'unanimità come prima.
   Quindi,  siccome il voto sarà presumibilmente, nella  maniera  più
  tempestiva possibile, in autunno, i primi dell'autunno, non  saprei
  quando,  abbiamo  tutto  il  tempo per  rispettare  il  Regolamento
  dell'Assemblea  e  fare  in  modo che i  liberi  consorzi  comunali
  possano  avere  la loro legge, i loro organismi, possano  ritornare
  alla  normalità. Però, non ci stiamo assolutamente a dire  che  due
  violazioni costituiscono un comportamento legittimo. Su questo  non
  ci stiamo, non ci staremo e non ci siamo stati nel passato.

   PRESIDENTE.  È  iscritta  a parlare l'onorevole  Savarino.  Ne  ha
  facoltà.

   SAVARINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non voglio  avere
  assolutamente  alcun tono polemico, ma è chiaro  che  la  settimana
  scorsa, quando si è posto il tema, con umiltà ma con determinazione
  mi  sono alzata e da questo scranno ho detto ai colleghi - presenti
  gli  onorevoli  Cappello,  Cracolici, Gucciardi  -,  che  si  stava
  facendo  non  solo un errore nel merito per quello che ritengo  sia
  l'esigenza che la provincia abbia una guida che sia eletta, che  dà
  più  sicurezza e che è un riferimento per i territori, ma ho  anche
  sottolineato  che  la settimana scorsa si stava  facendo  anche  un
  errore formale, di violazione del Regolamento, perché si è posto ai
  voti  un  emendamento  su un disegno di legge  che  non  era  della
  materia,  un emendamento che non era stato esaminato in Commissione
  e  che,  quindi,  si stava creando una violazione  del  Regolamento
  dell'Ars.
   E,  mi  pare, che nessuno dei colleghi si sia strappato  le  vesti
  rispetto  alla  tutela  del Regolamento interno  dell'Assemblea  in
  quella seduta ma che, neanche il tempo di sederci, abbiamo votato -
  con  voto segreto, peraltro, che è uno dei modi che certamente  non
  aiutano la trasparenza - si è votato proprio in questo senso.

   GUCCIARDI. Lo avete chiesto voi

   SAVARINO.  Non  l'ho  chiesto di certo io, ognuno  risponde  delle
  proprie azioni.

   GUCCIARDI. E' stato chiesto dalla maggioranza.

   CRACOLICI. E noi ci siamo astenuti.

   SAVARINO. Ora chiedo, proprio perché siamo qui a porre un  rimedio
  ad  un  errore che né io né voi avete commesso ma che  qualcuno  ha
  commesso,  un  errore  di  comunicazione,  un  errore  dettato   da
  estemporaneità, come troppo spesso succede
   Vedete, i tempi della politica che per chi è fuori dal Palazzo,  a
  volte,  sono  troppo lunghi e ingiustificati, hanno una  ratio.  Il
  fatto che ci siano alcuni passaggi è proprio perché su alcuni  temi
  è  giusto che ci siano delle riflessioni. L'errore è stato commesso
  proprio  per  l'estemporaneità  di quel  gesto.  Oggi,  poniamo  un
  rimedio.
   Hanno  ragione i colleghi, Cracolici, Gucciardi, Cappello, e  sono
  d'accordo  con  loro,  che  è un errore forzare  il  Regolamento  e
  sottoscrivo, insieme a loro, una norma che vieti, per il futuro, in
  maniera  chiara  e  categorica, non solo che si possano  modificare
  delibere non ancora pubblicate ma anche che si possano contenere in
  testi  di  legge  disorganici materie che hanno ad oggetto  materie
  diverse di competenza addirittura non della stessa Commissione  che
  sedeva ai banchi.
   Quindi,  se  siete  d'accordo, per il  futuro,  sono  la  prima  a
  sottoscrivere  insieme  a  voi  una  cosa,  perché   tutela   tutta
  l'Assemblea,  chi  è  oggi in maggioranza, chi  è  all'opposizione,
  oggi, e domani potrebbe essere ai banchi invertiti.
   E'  una questione di rispetto e anche di sicurezza nel lavoro  che
  facciamo  e  di  trasparenza  e anche  di  affidabilità  di  questa
  Istituzione.
   D'accordissimo, mi dispiace non avere visto questa alzata di scudi
  la settimana scorsa quando avevo sottolineato questo errore.
   Oggi,  poniamo un rimedio che serve, ha detto bene qualche collega
  prima di me, mi pare l'onorevole Caronia, ci sono dei territori che
  hanno   bisogno  di  un  riferimento  che  sia  più  certo  e   più
  riconosciuto rispetto al Commissario.
   Abbiamo dei territori che hanno necessità di avere dei riferimenti
  che possano avere la capacità di ascolto delle tante tematiche, dei
  tanti  problemi che esistono sul territorio, rinviare in  un  tempo
  così  indeterminato o lasciare il dubbio che il tempo possa  essere
  questo,  in  attesa  di  cambiare questa  norma,  crea  incertezza,
  un'incertezza  che  non  possiamo permetterci  di  dare  ai  nostri
  cittadini.
   Per cui mi dispiace dell'errore che è stato commesso, ma prima  si
  rimedia a questo errore, prima si danno indicazioni chiare e  certe
  ai nostri territori, meglio è.

   PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Foti. Ne ha facoltà.

   FOTI.  Grazie,  Presidente, saluto il Governo, i  colleghi  e  gli
  ospiti che ci seguono da l'addietro per questa singolare seduta.
   La  scorsa  settimana,  insieme alla V  e  alla  III  Commissione,
  stavamo quasi per esitare, in parte abbiamo completato un lavoro su
  due  leggi interessanti e sembrava che questo Parlamento si  stesse
  dando un tono, che stesse facendo quello che deve fare.
   Ad  un  certo  punto  arriva un emendamento  con  le  firme  degli
  onorevoli  Lo  giudice,  Lo  Curto, Catalfamo,  Pullara,  Figuccia,
  D'Agostino, totalmente ultroneo, estraneo alla materia  di  cui  si
  stava trattando.
   Sono  intervenuta, signor Presidente, ricordando  che  l'assessore
  Grasso,  all'inizio dell'anno, sarà stato fine gennaio o  febbraio,
  con  il  suo decreto, con i vostri passaggi ha stabilito che  nella
  Regione siciliana le elezioni nei 39 Comuni che sono andati al voto
  lo  scorso  mese  si dovessero celebrare con un mese  di  anticipo,
  rispetto alle europee, proprio per la necessità, per questa  scelta
  obbligata,  basta  cercare su un motore di  ricerca  per  ricordare
  quali  erano gli articoli.  E neppure avere sprecato un milione  di
  euro,  perché tanto ci è costato anticipare di un mese le  elezioni
  comunali,  proprio  per dare il tempo ai nuovi  sindaci,  ai  nuovi
  consiglieri   di   potere  partecipare  a  questo   momento   della
  ricostituzione di un consiglio provinciale e di una presidenza, nel
  caso delle città metropolitane già stabilite.
   Bene,  non  c'è  stato  nulla da fare,  hanno  voluto  votare,  la
  maggioranza  ha  chiesto il voto segreto e sembravano  dei  bambini
  divertiti,  non  so avete presente quelle scene quando  l'insegnate
  esce o quando c'è il supplente e tutti si danno alla pazza gioia.
   Eppure,  oggi, da questo scranno vedo mogio mogio chi ha  perorato
  la   causa   e  volendo  citare  per  gli  amanti  del  cinema   la
   supercazzola ,  un neologismo metasemantico che  indica  un   non-
  sens   una frase senza senso, frasi senza senso, da questo scranno,
  con   elementi  reali  e  elementi  del  tutto  inventati,   parole
  inesistenti   pronunciate  in  modo  forbito  che  convincono   gli
  interlocutori di avere sentito qualcosa che aveva un senso. Non  ci
  siete  riusciti perché avete detto cose senza senso, perché né  con
  il  consiglio,  né spostando la data si restituiscono  denari  alle
  province, quindi non vi appellate a questa necessità.
   Si  è  detto:  in  questo  modo, si  fanno  permanere  ancora  dei
  commissari  senza  quel minimo di rappresentanza  dei  territori  e
  questo  non è interessato alla maggioranza, che ha chiesto il  voto
  segreto.
   Noi  l'unico  modo  per distinguerci era quello dell'astensione  e
  Presidente,  se  lei va a vedere i voti noterà  che  almeno  19  di
  quelli  che  oggi qui con l'atteggiamento della perpetua  di  turno
  vengono quasi quasi a scusarsi perché immagino che lei si sia  pure
  seccato  e  ha avuto ragione di queste imboscate in Aula,  vogliono
  rimettere di nuovo, portare indietro le lancette.
   Bene, oggi, nei territori abbiamo le liste degli elettori che sono
  state  pubblicate, i consiglieri che non sanno che pesci  prendere.
  Si  chiede  da  qui di fare una legge per vietare a noi  stessi  di
  eludere il Regolamento però, per questa volta, rivotiamo e torniamo
  indietro velocemente. Non funziona così, Presidente.
   Onorevole  Di  Mauro,  la prego in questa  seduta  di  non  volere
  nuovamente  fare  soprassedere  sul  Regolamento  che  deve  essere
  rispettato. La ringrazio.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cafeo. Poi, ci  sono
  gli  onorevoli  Tamajo, Cancelleri, Lupo, Aricò  e  Di  Pasquale  e
  chiudiamo le iscrizioni. Ha facoltà di parlare l'onorevole Cafeo.

   CAFEO.  Signor  presidente,  onorevoli  colleghi,  l'opinione  del
  Gruppo  già  è  stata  espressa in merito all'aspetto  procedurale,
  all'aspetto  del Regolamento e, quindi, non ripeto  ciò  che  è  la
  posizione del Gruppo, però ritenevo corretto e opportuno e  sentivo
  il bisogno di soffermarmi su due aspetti che, poi, sono gli aspetti
  che  caratterizzano, come diceva un mio collega, il fatto che fuori
  da  questa  stanza,  ognuno nei propri territori,  il  rischio  che
  quotidianamente  stiamo  correndo è che i cittadini  ci  ridano  in
  faccia  o  che,  in qualche modo, deridano e perda  di  significato
  quello   che  è  il  ruolo  di  rappresentanza  che  svolgiamo   in
  quest'Aula.
   Dico   ciò  perché,  a  mio  avviso,  tutto  ciò  che  è  successo
  nell'ultima settimana, il dibattito d'Aula, quello che  è  successo
  la  settimana scorsa e durante la votazione con la presentazione di
  quell'emendamento,  a  mio  avviso  e  non  voglio   scendere   nei
  particolari per restare sul tema, è un sintomo non è la malattia. A
  mio  avviso,  di  questi sintomi ne abbiamo  tanti.  Abbiamo  tanti
  sintomi  che, però, pensiamo di curare come se dovessimo  solamente
  abbassare la febbre.
   Io   ritengo  che  quest'Aula,  il  Governo  dovrebbero  fare  una
  riflessione   attenta   su  come,  in  qualche   modo,   recuperare
  credibilità  nei confronti dei siciliani perché, a mio avviso,  non
  stiamo dando il meglio di noi rispetto al rapporto con i cittadini,
  rispetto  ad  una confusione e anche una confusione  politica  che,
  secondo me, incide anche nell'attività amministrativa.
   Per  cui,  ritengo  doveroso - parlo rispetto ai dipendenti  della
  Provincia  di Siracusa che vivono un dramma, parlo rispetto  ad  un
  territorio che vede da 7 anni un commissariamento dell'ente  locale
  - fare qui in questa Aula due precisazioni.
   La  prima  precisazione è che la volta scorsa non è stata  l'Aula,
  nella  sua interezza, a non volere applicare una legge, ma è  stata
  la  maggioranza che sostiene questo Governo perché  non  penso  che
  giovi a nessuno fare di tutta l'erba un fascio.
   L'iniziativa  di  presentare l'emendamento, di  chiedere  il  voto
  segreto e di modificare la data è un atto politico di una parte  di
  questo  Parlamento, il che significa che, anche oggi, nel dibattito
  rispetto  a  questa norma si evince che molti parlamentari,  sempre
  della  stessa  maggioranza, non hanno un ripensamento  rispetto  al
  fatto  di  avere votato una cosa e hanno ripensato nel  merito,  ma
  solamente rispetto al fatto di, come dire, come se il voto di  oggi
  non  abbia  un significato rispetto alla provincia e alla necessità
  di  non ritardare di 8 mesi, di un ulteriore anno la votazione,  ma
  solo la necessità di dimostrare di sostenere un Governo. Questo  fa
  diventare  il dibattito dell'Aula solamente fine a se stesso,  cioè
  stiamo  affrontando un tema centrale, come quello  delle  province,
  solamente  come  risultato  di scherni o  posizionamenti  d'Aula  o
  peggio  di  posizionamenti delle europee perché la cosa  che  mi  è
  dispiaciuta  di  più,  oltre a quello che è  successo  in  Aula,  è
  assistere a un dibattito esterno a questa Aula in cui, addirittura,
  rispetto ad un accadimento di questa maggioranza, c'è pure  chi  ci
  mette  il  cappello come soddisfazione, come dire, che un prezzo  è
  stato pagato.
   Rispetto  a  questo  non  vorrei che domani,  se  dovesse  passare
  l'emendamento proposto oggi dal Governo, esca un comunicato  stampa
  in  cui  il  Governo  ha  rimesso a posto la normalità  delle  cose
  rispetto ad un Aula che voleva disapplicare la legge perché  non  è
  l'Aula ma è stata la maggioranza che sostiene questo Governo. E non
  vorrei ulteriormente che si spegnesse il dibattito rispetto,  o  si
  eludesse  il  dibattito rispetto al rapporto Stato-Regioni  e  agli
  impegni nei confronti delle province con il semplice fatto che  non
  si vota più ad aprile ma si vota ad ottobre.
   Rispetto a questo il mio voto

   PRESIDENTE. Onorevole Cafeo, per favore si avvii alla conclusione.

   CAFEO...  è un voto che ha un significato in merito alle province,
  non ha alcun significato in merito al rapporto fra Aula e Governo e
  voglio  precisare, caro Presidente, che sarebbe  utile  per  ridare
  dignità,  vista  la figuraccia che stiamo facendo  su  questo  tema
  rispetto  a  tutta la Sicilia, convocare una seduta d'Aula  in  cui
  affrontiamo,  dicendo ognuno la propria, come intendiamo  risolvere
  il tema delle province perché rispetto al rapporto

   PRESIDENTE. Grazie. Onorevole Cafeo, è trascorso il tempo.

   CAFEO. Sto finendo.

   PRESIDENTE. Onorevole Cafeo, si avvii alla conclusione.

   CAFEO.  Sto  finendo,  sto  finendo. Rispetto  all'accordo  Stato-
  Regioni ce ne sono due: quello che risulta a me...

   PRESIDENTE. Sì, ma si attenga al tema.

   CAFEO. Mi riserverò di dirlo in altra sede.

   PRESIDENTE.  Va  bene,  grazie. È iscritto a  parlare  l'onorevole
  Tamajo.  Ne  ha  facoltà.  Onorevole  Tamajo  si  attenga  al  tema
  dell'emendamento, per favore.

   TAMAJO. Sì, mi atterrò al tema dell'emendamento.
   Signor  Presidente, onorevoli colleghi, Governo, il mio intervento
  non  è un intervento di natura elettorale e non voglio entrare  nel
  merito  dell'aspetto procedurale. Qualcuno ha  parlato  di  qualche
  precedente  in  merito a queste vicende e va  bene,  e  non  voglio
  nemmeno entrare nel tema delle risorse, nel tema dello scempio  che
  non  è  stato creato adesso, signor Presidente, si assiste a questo
  scempio già da diversi anni, se non sbaglio da 6, 7 anni. E  questo
  volevo  evidenziarlo anche a qualche collega che  ho  visto,  oggi,
  intervenire e vorrei ricordare che lo scempio sulla gestione  e  la
  questione  delle  province nasce dal 2012 al 2013,  così  solo  per
  ricordarlo.
   Ora,  signor Presidente, a nome di Sicilia Futura, non è  presente
  oggi per problemi personali l'onorevole D'Agostino, preannuncio  il
  mio  voto  favorevole all'emendamento del Governo;  la  mia  è  una
  dichiarazione  di  voto. Preannuncio perché il problema  non  è  il
  tempo,  o  il  modo,  il problema è, e io mi preoccupo,  se  questo
  slittamento  delle  elezioni possa essere uno slittamento  per  non
  affrontare.  Ecco  questo  mi preoccupa. Se  lo  slittamento  delle
  elezioni deve essere attuato per non affrontare il tema, allora  io
  mi inizio a preoccupare.
   Quindi, Presidente, lei mi deve convincere nel suo intervento e mi
  deve  fare  capire perché dobbiamo slittare di tre  mesi.  Io  però
  faccio  una  mia considerazione e faccio una mia considerazione  di
  natura personale e politica, perché anch'io, oggi, assistendo  alle
  diatribe del Governo nazionale su questo tema, vedo da una parte il
  ministro Salvini che vuole fare una riforma per far sì che si  voti
  attraverso  l'elezione di primo grado e una parte del  governo  dei
  Cinque Stelle che non è d'accordo perché sono sempre stati a favore
  dello scioglimento delle Province.
   Allora, Presidente, io aspetterei. Questi mesi sono importanti per
  capire intanto cosa succede a Roma, questi mesi sono importanti per
  capire  quale  battaglia  dobbiamo  affrontare  per  trovare  altre
  risorse  per  salvare  le  province e, nel frattempo,  iniziare  un
  percorso  che vede, poi, il voto ad ottobre e noi siamo  d'accordo.
  Presidente, però, è l'ultimo slittamento a cui noi parteciperemo al
  voto e voteremo a favore del Governo perché dopo ottobre noi non ci
  saremo.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lupo. Ne ha facoltà.

   LUPO.   Signor   Presidente,  signor  Presidente  della   Regione,
  Assessori, onorevoli colleghi, credo che il dibattito stia mettendo
  in  luce che il vero problema dei liberi consorzi comunali e  delle
  città metropolitane, non sia quello di votare domani o dopodomani o
  fra due settimane per eleggere gli organi, che è bene eleggere, dei
  liberi  consorzi  dei  comuni o delle città metropolitane,  i  veri
  problemi  sono  altri; le ex province vivono una  gravissima  crisi
  economico  finanziaria,  sono  i problemi  del  personale,  sono  i
  problemi  dei  servizi che i liberi consorzi comunali  e  le  città
  metropolitane devono garantire ai cittadini, servizi importanti:  i
  trasporti, la viabilità, le manutenzioni, le scuole, servizi per  i
  disabili.
   Allora,  le faccio una proposta, presidente Musumeci, di  dedicare
  una seduta parlamentare ad affrontare complessivamente l'insieme di
  questi  problemi, per ricercare insieme le soluzioni che il Governo
  e  il  Parlamento della Regione hanno il dovere di trovare,  almeno
  mettendocela   tutta,   facendo  tutto  quanto   è   nelle   nostre
  possibilità,  sperando  anche  di  ottenere  soluzioni   che   oggi
  auspichiamo da parte del Governo nazionale rispetto ai  temi  della
  spalmatura  cosiddetta del deficit rispetto a cui ancora aspettiamo
  una  risposta  da  parte del Governo nazionale e della  maggioranza
  che,  al  momento,  sottolineo al momento,  governa  questo  Paese,
  perché  vedete  possiamo  decidere, sì di  anticipare  le  elezioni
  piuttosto  che dall'aprile del 2020 all'ottobre del  2019,  ma  non
  possiamo illudere i lavoratori, i cittadini, che anticipando di  un
  mese o due le elezioni degli organi dei liberi consorzi comunali  e
  delle città metropolitane, i problemi che i cittadini vivono, che i
  lavoratori  vivono  si risolvano. Credo che occorra  rinormalizzare
  anche  il  Governo di questi importanti enti intermedi  e,  quindi,
  uscire rapidamente dalla stagione commissariale, ma dobbiamo  anche
  dire cosa è accaduto - i colleghi che sono intervenuti prima di  me
  lo  hanno  descritto con dovizia di particolari -: nella precedente
  seduta  la  maggioranza  parlamentare, la  coalizione  del  governo
  Musumeci  si  è  spaccata,  legittimamente  alcuni  Capigruppo   di
  maggioranza hanno presentato un emendamento che, consapevolmente, è
  stato votato dall'Aula ed è stato approvato.
   Ora,  non  credo che vi sia l'urgenza di rimediare oggi  a  quello
  che,  a  mio  avviso,  non è stato un errore, è  stata  una  libera
  espressione  democratica di quest'Aula parlamentare, ma  credo  che
  non  vi  sia  l'urgenza perché non si tratta  di  andare  a  votare
  comunque  a  fine  giugno o ai primi di luglio, l'ipotesi  che  voi
  prospettate è quella di votare ad ottobre e cioè dopo  la  pausa  e
  quindi nel prossimo autunno.
   E  allora,  qual è l'urgenza di liquidare oggi qui rapidamente  il
  tema  saltando  invece un dibattito che a mio avviso  è  necessario
  affrontare  e  che  riguarda proprio la vita  dei  liberi  consorzi
  comunali  e delle città metropolitane e dei problemi che  i  liberi
  consorzi comunali e delle città metropolitane stanno attraversando?
  Allora, io invito il Governo a ritirare questo emendamento,  invito
  il  Presidente  dell'Assemblea ed in tal senso do la  disponibilità
  del  Gruppo  parlamentare del PD di convocare  una  Conferenza  dei
  Presidenti dei Gruppi parlamentari, programmare un dibattito d'Aula
  sui  problemi  che riguardano i liberi consorzi dei  comuni,  fosse
  anche  tra  una  settimana o due, e lì tornare  sull'argomento  per
  affrontare il tema del rinnovo dei liberi consorzi comunali  avendo
  però  affrontato  l'insieme  dei problemi  che  i  liberi  consorzi
  vivono,  e  lì  decidere  consapevolmente  eventualmente  anche  di
  anticipare  quella  che è la scadenza ad oggi prevista  per  aprile
  2020.
   Diversamente, onorevole Presidente, non posso condividere il fatto
  che  oggi si voglia rimettere in discussione l'approvazione di  una
  norma  comunque  già  approvata  dalla  precedente  Assemblea  solo
  perché,  probabilmente, la coalizione che regge il suo  Governo  ha
  esigenza di dimostrare che sia ricompattata, come se fosse quasi un
  voto  di  fiducia che il presidente della Regione oggi chiede  alla
  sua  coalizione, non penso che sia questo l'argomento ed  il  tema,
  penso  che  buon senso di tutti vuole che ci sia ancor  di  più  la
  ricerca  da parte di tutti di affrontare e risolvere i problemi  di
  cui   prima   dicevo,  e  di  cui  tutti  noi  siamo  perfettamente
  compatibili, anche facendo chiarezza su quella che è la  situazione
  economico-finanziaria della Regione e, quindi, invito il Governo  a
  ritirare l'emendamento, per una prossima seduta, come prima dicevo.

   ARICO'. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ARICO'.  Signor  Presidente, onorevole Presidente  della  Regione,
  Assessori, onorevoli colleghi, devo dire che sorprende un po'  quel
  dibattito di oggi ma non a livello procedurale, colleghi,  ci  sono
  delle discrasie e delle disfunzioni che colleghi, anche anziani, di
  questo  Parlamento hanno sottolineato. Ma pensare  che  un  Governo
  voglia eliminare l'era commissariale che è prerogativa della Giunta
  di  Governo,  il  potere  scegliere i  commissari  sia  dei  liberi
  consorzi  dei  comuni,  sia dei consigli metropolitani,  il  volere
  spogliarsi  da una prerogativa legittima prevista dalla  norma  per
  dare  finalmente  mandato,  seppur  in  una  elezione  che  non  ci
  appassiona, non appassiona il Governo regionale, non appassiona  il
  nostro   movimento    DiventeràBellissima ,  noi   avremmo   voluto
  un'elezione   diretta  sia  del  consiglio  provinciale   sia   del
  presidente dell'ex provincia, ma questo non ci è possibile.
   Vogliamo  dare  voce  agli elettori, e  devo  dire  una  cosa  che
  quest'Aula forse non ha ben chiaro: noi ogni volta che posticipiamo
  di  mesi l'elezione cambiamo l'elettorato passivo che dovrà guidare
  la  provincia. Presidente, questo ce lo dobbiamo dire tra  di  noi.
  Noi   nel  momento  in  cui  posticipiamo  l'elezione,  visto   che
  l'elezione per candidarsi alla guida del libero consorzio è inibita
  ai  soggetti che guidano o comunque compongono i consigli  comunali
  dei comuni in cui si andrà alla scadenza entro i diciotto mesi,  si
  cambia   l'elettorato  passivo.  E  allora  noi,  ogni   anno   che
  posticipiamo il voto, circa un quinto dei Comuni o dei  consiglieri
  comunali avrà la possibilità o di candidarsi o di non candidarsi  e
  questa è una cosa che noi dobbiamo valutare.
   Non  ritengo  che  la scorsa seduta ci sia stato  un  problema  di
  coalizione di Governo. Probabilmente c'è stata una disertazione  da
  parte   di  alcuni  Gruppi  Parlamentari  a  votare,  probabilmente
  frettolosamente,  un  emendamento che non c'entrava  con  la  legge
  sulla pesca.
   Oggi,  noi qua dobbiamo avere un senso di responsabilità e cercare
  di approvare, se vogliamo, tutti insieme un emendamento del Governo
  che possa ristabilire un percorso giusto per le Province.
   E  voglio ricordare negli interventi, ma già si è detto tanto, che
  lo  sfascio  di  queste  Province, delle nove  Province  siciliane,
  sicuramente  non è da addossare a questo Governo. Nei  cinque  anni
  precedenti,  giammai  si  è  pensato a arrivare  alle  elezioni  di
  secondo livello.
   Quest'anno, e oggi, è la prima volta che ci si tenta, e  purtroppo
  non  ci  è stata data la possibilità. Ammettiamo, il nostro Gruppo,
  onorevole  Dipasquale,  il nostro Gruppo  parlamentare  non  ha  né
  firmato,  né  votato, né fatto la richiesta di voto  segreto.  Ogni
  Gruppo  parlamentare si assuma la responsabilità di quello  che  ha
  fatto.    Io    voglio   ribadire   a   nome    del    Gruppo    di
   DiventeràBellissima  che vogliamo andare avanti, ce  la  metteremo
  tutta, voglio sottolineare alcune discrasie che posticipando più in
  là  le elezioni di secondo grado delle Province, potremmo andare ad
  intercorrere.
   Quindi,  onorevole  Presidente, riteniamo che se  c'è  la  volontà
  politica,  l'Aula  è sovrana, al di là delle procedure  alle  quali
  andremo  incontro,  devo dire che saremmo  ben  lieti  che  venisse
  approvato l'emendamento dall'intero Parlamento.

   DIPASQUALE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DIPASQUALE.  Signor Presidente, colleghi parlamentari.  Ma  io  mi
  permetto  di  ricordare all'onorevole Aricò,  che  cioè  voi  avete
  fatto,  cioè  avete fatto tutto voi. Noi eravamo  già  in  campagna
  elettorale,   tra  virgolette,  eravamo  pronti  per   eleggere   i
  presidenti dei liberi consorzi. C'è anche chi, non potendo  fare  i
  manifesti, comunque aveva fatto anche opzioni per acquistare l'auto
  poi  da  presidente del libero consorzio, all'improvviso  ci  avete
  catapultato,  avete catapultato sulla Sicilia -  voi,  no  Crocetta
  cinque anni fa - voi, ora, adesso, avete catapultato una scelta che
  noi  l'abbiamo  subita. Cioè, attenzione, non c'è un esponente  del
  Gruppo del PD che non stava lavorando per questa competizione. Cioè
  vale  per  Messina, vale per Ragusa dov'era candidato il segretario
  collegiale, vale per Agrigento, vale per tutti i posti.
   Quindi,  l'aver  fatto riferimento ai cinque anni  precedenti  per
  scaricare  le  responsabilità  al  Partito  Democratico   è   stato
  veramente fuori luogo, e io glielo segno con la penna rossa.
   Detto  questo,  io voglio essere anche moderato perché  ormai  c'è
  questa  corsa al centro, e quindi siamo, dobbiamo essere tutti.  Io
  mi ci trovo, ormai da sempre, sono sempre là e mi permetto di dire,
  Presidente,  vede,  lei  ha  fatto una  campagna  elettorale  sulle
  Province  e  le  è  venuto semplice, perché noi  alcuni  errori  li
  abbiamo fatti, su questo non ci sono dubbi, fermo restando  che  il
  commissariamento  delle Province - come mi faceva  ricordare  prima
  bene,  nonostante io sia ragusano, e quindi era il mio  territorio,
  ma è stato lui a farmelo ricordare bene, fu proprio la Provincia di
  Ragusa - i commissariamenti partono - è l'onorevole Cracolici, dice
   quando  lo  dice? ,  l'ho detto ora - e l'onorevole  Cracolici  mi
  ricordava  che  il commissariamento delle Province  parte  non  con
  Crocetta,  parte proprio su Ragusa e parte dal Presidente Lombardo.
  Quindi storia vecchia.
   Noi  qualche errore lo abbiamo fatto, ma voi anche su questo state
  svolgendo un'azione che è quella che vediamo, ormai, da tempo.  Non
  fate  altro che litigare tra di voi, rimettete in discussione tutto
  quello,  quel  poco che volete portare avanti,  e  poi  cercate  di
  scaricare  le responsabilità anche alle precedenti amministrazioni,
  ai precedenti governi.
   Quindi  è  fuori  luogo,  ritengo che sia stato  anche  improvvido
  ritornare in Aula, onorevole Presidente, in questo modo, visto  che
  la  sua maggioranza ha fatto i capricci, a mio avviso, se io  fossi
  stato  il Presidente della Regione - non sono interessato,  qualcun
  altro  è interessato e forse il problema è proprio questo -  perché
  la  sensazione è che si stia giocando una partita tutta all'interno
  del  centrodestra sulla pelle delle Province, ed è una partita  per
  chi  vuole  fare  il Presidente della Regione,  per  chi  si  vuole
  candidare,  per  chi non gli vuole dare punti  in  avanti.  E'  una
  partita tutta vostra  Quindi noi vi preghiamo di non infilarci, noi
  non  ci  vogliamo entrare e non vorrei che il ritorno in  Aula  sia
  anche   l'occasione  per  il  Presidente  di  smarcarsi  da  questa
  coalizione  e  nonostante, perché questo avviene dopo il  risultato
  delle  europee,  qualcosa di corsa al centro che  abbiamo  sentito,
  smarcandosi magari pensando di costruire qualcosa più a destra,  io
  non  lo  so, però la sensazione, la certezza che ci sia una partita
  in  corso  all'interno  del centrodestra che mette  in  discussione
  tutto  l'iter,  questo  per noi è chiaro e le  responsabilità  sono
  tutte vostre. Non vi permettete a dare responsabilità a noi
   Onorevole Presidente, mi permetto, e chiudo, ho sentito il premier
  Conte,  ho  sentito tutto l'intervento di Conte, ero  in  macchina,
  costretto,  ne avrei fatto a meno, comunque, Conte ha  detto  e  lì
  l'ho  apprezzato:  Io non posso pensare di galleggiare  Galleggiare
  non  mi appartiene. I miei amici di maggioranza mi devono dire, con
  chiarezza, quello che dobbiamo fare, perché altrimenti,  io  do  il
  benservito.
   Questo ha detto Conte, e io l'ho apprezzato davvero perché  non  è
  possibile tenere in ostaggio un Paese, e non è possibile tenere  in
  ostaggio la Sicilia.

                  Presidenza del Presidente MICCICHE'

   FIGUCCIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi io non vorrei  che
  qui  si  stesse  giocando  tutti su un grande  equivoco  perché  la
  maschera  dell'ipocrisia è una delle maschere  che,  probabilmente,
  oggi è più facile vada in rappresentazione, ma è anche una maschera
  sgradevole da vedere.
   Vedete,  mentre  si  sviluppava  questo  dibattito,  colleghi  del
  Partito Democratico

   GUCCIARDI. Rivolgiti dall'altro lato  Rivolgiti dove sai tu

   FIGUCCIA. La prego, onorevole, ascolti il mio intervento  come  io
  ho  ascoltato  il  suo.  Sono andato a verificare  i  numeri  della
  votazione  della volta precedente. Io, contrariamente da quanto  ha
  fatto   qualche   mio   collega,  invece   rivendico   l'iniziativa
  legislativa dell'ultimo incontro.
   Abbiamo presentato un emendamento. Perché? Non certamente per  una
  questione  di date, ma perché riteniamo, coerentemente a  battaglie
  fatte  certamente  non  solo in quest'anno e  il  Presidente  della
  Regione,  l'allora governatore Crocetta ricorderete tutti  come  da
  Giletti,  con  un annuncio lanciò la cancellazione  delle  Province
  dimenticando  che  con  quelle venivano  eliminati  i  compiti,  le
  funzioni,  i  servizi  essenziali legati  alle  manutenzioni  delle
  strade, legati all'assistenza scolastica ai disabili.
     E,  certamente, non per volontà di chi allora sedeva nei  banchi
  dell'opposizione si ebbe il recepimento di una Delrio nata  male  e
  recepita peggio con l'allora onorevole Cracolici Presidente della I
  commissione Affari istituzionali
   E  lì  si  aprì  il  grande vuoto rispetto al  tema  dei  servizi,
  rispetto al tema dei dipendenti che non venivano tutelati.
   Ma  andiamo ai giorni nostri. Cosa è accaduto nell'ultima  seduta?
  Nell'ultima  seduta  avevamo  59  presenti,  33  votanti   ed   una
  maggioranza  di  17  voti. Ma certamente, cari  colleghi,  noi  non
  eravamo  in  numero  sufficiente  ad  approvare  quell'emendamento.
  Quell'emendamento,   che  vede  anche   la   mia   firma,   nasceva
  dall'esigenza di garantire servizi essenziali.
   Ora, arriva una ulteriore, legittima proposta da parte del Governo
  che  è  quella  di  ritrovare  una data  che  possa  mettere  tutti
  d'accordo e su quella data, vivaddio, possiamo esserci tutti perché
  il  tema,  cari  colleghi,  e ne sono certo,  non  riguarda  né  la
  maggioranza, né le opposizioni. Non è la data di quando si andrà  a
  votare,  ma  il  tema  è  quello  di garantire  servizi  ai  nostri
  cittadini  che fra due giorni non potranno uscire dai comuni  delle
  aree  interne, della provincia di Palermo come della  provincia  di
  Ragusa.
   Quindi,  io  ritengo che sarebbe assolutamente irresponsabile  non
  fissare una data certa.
   Ricordo, come lo ricorderanno i colleghi della maggioranza,  anche
  noi  avevamo  già  in quella seduta proposto  la  data  del  30  di
  ottobre. Qualcuno dall'altra parte volle approfittare per allungare
  quella  data. Adesso ci ritroviamo dove ci siamo lasciati la  volta
  precedente.
   Io sono assolutamente per dare un voto favorevole.
   Certamente c'è una pregiudiziale del collega. Ma da che cosa nasce
  quella  pregiudiziale? Nasce da una esigenza che è nel merito,  che
  non riguarda la data delle elezioni ma riguarda la garanzia di quei
  servizi   che   certamente  con  i  primi  150  milioni   di   euro
  rappresentano  una boccata di ossigeno, che dovrà  tuttavia  essere
  integrata,  lo ricorderà lei stesso onorevole Presidente  Musumeci,
  quando  all'ultimo  incontro, insieme a circa  150  sindaci,  siamo
  stati  ricevuti  prima  dal Presidente  della  Regione  e  poi  dal
  Presidente  dell'Assemblea, abbiamo avuto garanzia anche  da  parte
  del buon assessore Armao su un incontro che sarà a breve a garanzia
  di  quelle somme, per cui quello era l'intendimento dell'ordine del
  giorno,  quello  di  garantire lo slittamento di  quella  data  per
  potere  arrivare  a  quell'appuntamento pronti e,  contestualmente,
  rimpinguare quelle somme che certamente lo Stato lì ci deve ed è lì
  che   io   chiederei  all'opposizione  di  arrampicarsi  sui   temi
  dell'autonomia,   non   certo   per  difendere   privilegi   legati
  all'applicazione del Regolamento.
   Facciamo  le  battaglie giuste sull'autonomia  che  riguardano  il
  regionalismo  differenziato, che riguardano i  temi  che  stanno  a
  cuore  di questo Governo e non accapigliamoci su questioni di  lana
  caprina che oggettivamente non servono a nessuno.

   CANCELLERI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CANCELLERI.  Signor  Presidente,  io  ho  ascoltato   con   grande
  interesse gli interventi che mi hanno preceduto.
   Noto  con un certo imbarazzo che, chiaramente, alcune parti  della
  maggioranza  hanno  cercato di buttare la  palla  nel  campo  delle
  opposizioni.
   Signor Presidente, lei non era presente in quella seduta perché la
  Presidenza era dell'onorevole Di Mauro ma, sicuramente, non avrà  -
  visto  che lei è una persona molto attenta -sicuramente mancato  di
  sapere  che,  invece, proprio le opposizioni si sono astenute,  non
  hanno  né  partecipato alla richiesta del voto  segreto,  ci  siamo
  astenuti perché sembrava quasi che fosse un litigio fra coniugi nel
  quale, ovviamente, come dice il detto  fra moglie e marito noi  non
  abbiamo  messo  sicuramente  dito   in  quel  caso  e  hanno  fatto
  praticamente tutto da soli.
   Quindi,  oggi  noi  ci  ritroviamo qui a  rivedere  di  nuovo  una
  posizione  che  legittimamente, per  carità,  poi  il  Governo,  il
  Presidente  della Regione vogliono riproporre, però noi chiaramente
  non c'entriamo niente.
   Ora  deve  dire però una cosa signor Presidente. Ora  entriamo  in
  gioco.
   Ora  entriamo  in gioco, perché è chiaro che adesso di  fronte  ai
  teatrini non possiamo più stare in silenzio soprattutto perché,  mi
  passi  il  termine non ortodosso in lingua italiana,  ma  ci  hanno
  talmente  tanto  sfruculiato  oggi  pomeriggio  che  è  chiaro  che
  dobbiamo cominciare a dare delle risposte concrete e sensibili.
   Le  dirò anche di più, lanciando una sfida in aria a tutti quanti.
  Sono  convinto  che se chiediamo il voto segreto questa  norma  non
  passa  di  nuovo, a sancire il fatto che questa maggioranza  ancora
  una volta andrà in una direzione.
   Patti  della  Madonnina,  il sindaco di Messina,  tutte  le  altre
  situazioni che ci sono in giro, non lo so quali sono i moventi  che
  muovono  la mano del killer però è chiaro che c'è qualcosa che  non
  funziona  all'interno di questa maggioranza rispetto a questo  tema
  qui.
   Mi rivolgo al Presidente della Regione e soprattutto all'Assessore
  Grasso  che  so  essere  stata sindaco  attento  del  territorio  e
  apprezzata anche in quell'ufficio.
   Dico  una  cosa. Penso che il tema delle province, al di là  della
  capacità  di  riuscire  a mettere una guida politica,  siano  delle
  istituzioni  che in questo momento rappresentano per molti  sindaci
  nel territorio delle palle avvelenate.
   Conosco  tantissimi sindaci che non si candideranno né  adesso  né
  dopo  né  a ottobre né l'anno prossimo alla guida di enti  che  non
  potranno minimamente andare a controllare.
   Ci  sono  già  battute in ritirata anche da parte  di  sindaci  di
  capoluoghi di provincia, anche da sindaci di città importanti  che,
  anche   se  non  sono  capoluogo,  numericamente  come  popolazione
  rappresentano una fetta importante.
   Il  tema  è diverso. Vogliamo davvero dare una guida politica  che
  però  non  rappresenti  la  guida  del  commissario  nominato   dal
  Presidente della Regione o da chi venga nominato?
   Facciamoli  diventare  una  sorta di  dipartimenti  regionali  sul
  territorio - chiaramente - lasciando quelle che sono le prerogative
  stipendiali, delle persone che lavorano e la loro copertura in seno
  a quella che deve essere la partecipazione dello Stato.
   La   guida   politica   deve  essere  rappresentata   direttamente
  dall'Assessorato  e  dal Governo regionale che  devono,  attraverso
  loro,  quel braccio armato sul territorio, andare a risolvere  vari
  problemi.
   Credo  che  possa  essere una possibile soluzione.  E'  il  nostro
  contributo.
   Lo  avevamo  come  Movimento Cinque Stelle  nel  nostro  programma
  regionale,  lo  ripropongo di nuovo, può essere una  cosa  che  può
  interessare  come  legittimamente invece  si  vuole  ancora  andare
  avanti.
   Dico  che di fronte a teatrini come quelli a cui abbiamo assistito
  la  volta  scorsa, è chiaro che non possiamo continuare ancora  una
  volta a guardare inermi come se la responsabilità fosse nostra.
   Hanno combinato tutto loro, se ne prendano la responsabilità.
   Oggi  si  ritorna  in  Aula  a cambiare  una  norma  che  è  stata
  approvata,   ancora   non   è   stata  pubblicata   quindi   queste
  rappresentano  le  schizofrenie di  questo  Governo  regionale,  di
  questa maggioranza.
   Spero  che  si ritorni pian piano a fare leggi di buon  senso  che
  possano ridare ai cittadini quel senso di questa Istituzione che  è
  grande,  che è alto o meglio che dovrebbe essere grande e  dovrebbe
  essere alto.

   MUSUMECI, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MUSUMECI,  presidente  della Regione. Signor  Presidente,  signori
  Deputati,  ho  assistito  ad un ampio e appassionato  dibattito,  a
  tratti con accenni surreali.
   Un  dibattito  al di fuori da ogni logica politica.  Lo  dico  con
  grande  serenità  e  con la stessa franchezza  con  cui  ho  sempre
  parlato a questo Parlamento.
   Ancora  più  grave  il cenno surreale in alcuni passaggi,  non  in
  tutti, se si considera che la campagna elettorale è già alle nostre
  spalle e si presume che il buon senso e la serenità d'animo avrebbe
  suggerito a ciascuno di noi di avanzare valutazioni più serene - mi
  permetto di dire.
   Ho  sentito  parlare di killeraggio, di patto  della  Madonnina  -
  terrei  fuori la Madonna, come terrei tutto quello che riguarda  la
  religione  cattolica  in ogni momento della vita  politica.  Questo
  vale per tutte le forze politiche.
   Si  parla di sfide interne alla maggioranza, maggioranza  che  non
  c'è  mai  stata e qui si continua ancora a parlare di  maggioranza,
  commettendo un errore perché non si usa il sinonimo più adatto  che
  è  quello  di  coalizione. La maggioranza è la  metà  più  uno  dei
  parlamentari in carica. Non c'è mai stata. Non l'ho mai  avuta.  Si
  parla di sfida all'Aula da parte del Governo, è chiaro che si vuole
  un  linguaggio bellicoso in un contesto nel quale il Governo  e  la
  coalizione  improntano  e  informano  la  propria  azione   ad   un
  linguaggio  di  pace,  ispirato al buon  senso  e  alla  voglia  di
  produrre  fatturato  amministrativo. Che c'entra  tutto  questo  di
  fronte  ad  un  emendamento voluto dal Governo  perché  sollecitato
  dall'Anci,  dall'Associazione  dei comuni  di  Italia,  sezione  di
  Sicilia,  dove  tutte le forze politiche sono rappresentate?  E  il
  documento  dell'Anci  ha  detto  non ci piace  questa  legge  sulle
  province' - le chiamo così, mi piace continuare a chiamarle così  -
   non  ci  piace la soluzione, seppure parziale che è  stata  finora
  data  alla  crisi finanziaria delle province da parte  del  Governo
  centrale, però non è giusto mantenere ancora, per il settimo  anno,
  la gestione commissariale'.
   E, quindi, l'assessore competente ha abbozzato un emendamento che,
  sollecitato  anche  da  alcuni Capigruppo,  potesse  consentire  un
  ripensamento  non ad una spaccatura della coalizione  che  non  c'è
  stata,   perché  se  ci  fosse  stata  avrei  azzerato  la   Giunta
  istantaneamente, ma a due sensibilità diverse di  un  problema  che
  non  era stato concepito prima ma che era stato portato in Aula  in
  maniera  repentina e, quindi, non sottoposto ad alcuna meditazione,
  neppure  sofferta,  come  qualche volta capita  nel  confronto  tra
  diverse forze politiche.
   Ho  assistito  al  tentativo di vestire i panni della  vittima  da
  parte  del  carnefice delle province. E fa bene il  nostro  Ufficio
  Studi a preparare un opuscoletto con tutta la storia delle province
  in   Sicilia.  Onorevole  Lupo,  dedichiamola  una  giornata   alle
  province.  Lei è ottimista, lei pensa che 39 sedute destinate  alla
  distruzione  delle province possano essere compensate da  una  sola
  seduta   per   poterle  ricostruire?  Trentanove   sedute,   questo
  Parlamento  ha  registrato, per distruggere con un disegno  cinico,
  con  una ferma e proterva determinazione l'ente intermedio dopo 162
  anni.  E  in un giorno si vorrebbe ricostruire quello che  è  stato
  distrutto in 39 sedute? Temo davvero di no. Quella delle province è
  una  telenovela  di  ardite decisioni e di cocenti  pentimenti  che
  hanno  riguardato quasi tutta l'Aula. Rifacciamola la storia  della
  devastazione,  dell'accanimento  a  colpi  di  piccone  contro   le
  province.  Ricordo  elezioni di secondo grado, lo  ricordo,  certo,
  perché  i  sindaci non sono eletti dai cittadini? -  si  diceva  in
  quest'Aula - e allora facciamo le elezioni di secondo grado. Che ci
  fa  se votano i sindaci? Ma perché, i consiglieri comunali non sono
  stati  eletti dal popolo? Facciamole le elezioni di secondo  grado.
  Ed  io, e noi del centrodestra, da quella tribuna a dire:  Ma  come
  si  fa a potere delegittimare i vertici delle province impedendo ai
  cittadini   di  essere  protagonisti  nello  scegliere  almeno   il
  Presidente della Provincia? .
   Tagliamo le unghie alla partitocrazia; tagliamo le unghie a questo
  tentativo di mettere, da parte dei Partiti, le mani sulle  province
  mentre il Movimento Cinque Stelle ad ogni occasione ripeteva che le
  province  sono dei poltronifici, che loro erano nemici e continuano
  ad  essere  -  viva  la coerenza - nemici delle  province.  Quindi,
  quando  si  parla di province non possiamo assolutamente rivolgerci
  al  Gruppo del Movimento Cinque Stelle, perché la loro posizione  a
  Palermo come a Roma è fin troppo chiara: le province devono  essere
  cancellate
   Nessuno  ha  detto, però, come sostituirle e se qualcuno  l'avesse
  detto  cinque anni fa, quattro anni fa, tre anni fa, due  anni  fa,
  forse, non ci sarebbe stato bisogno per questo Governo Musumeci  di
  ricorrere  alla Corte costituzionale e dire:  Sì, la riforma  delle
  province  da  parte  della Delrio può essere illegittima  e  giusta
  perché è una grande legge di riforma, ma l'organizzazione interna è
  di competenza della Regione , lo dice lo Statuto in materia di enti
  locali.
   La  Corte  costituzionale è stata inesorabile di fronte al  nostro
  ricorso  e  ha  detto:   No,  non  avete  il  diritto  neanche   di
  organizzare  gli enti locali ; altro colpo di piccone allo  Statuto
  siciliano  E questa è storia, storia recente.
   Ed  allora,  nessuna  sfida  all'Aula, voglio  rasserenare  alcuni
  colleghi  deputati  dell'opposizione, non c'è bisogno  di  sfidarla
  l'Aula, l'Aula la si deve rispettare, l'Aula è sovrana, questa è la
  mia  educazione  politica. Anche quando non si  condividono  alcune
  scelte  l'Aula merita sempre rispetto, vivaddio se questo  rispetto
  fosse  sempre  ricambiato   Sarebbe  un  grande  successo  per   la
  democrazia e per la politica.
   Io credo che, invece, dietro questo emendamento ci sia soltanto il
  diritto a rispettare un processo di partecipazione democratica.
   Sappiamo  tutti che questa legge per la elezione di secondo  grado
  dei  vertici  delle  province  non  piace;  non  piace  almeno   al
  centrodestra  e  non  piace neanche al PD con  il  quale  ci  siamo
  ritrovati  in  una  votazione per dire:  Facciamo  marcia  indietro
  finalmente  ,  con  molta  onestà  intellettuale   il   PD   disse:
   Ripensiamoci  .
   Io  mi  diverto, per la mia passione archivistica,  a  raccogliere
  tutti gli interventi in Aula su specifici temi e ricordo che allora
  alcuni  autorevoli  colleghi  del PD dissero:   Abbiamo  fatto  una
  scelta  affrettata.  E'  giusto che il presidente  della  provincia
  venga eletto direttamente dal popolo .
   Io credo che l'elezione di secondo grado, pensare alle elezioni di
  secondo   grado   sia  comunque  un  omaggio  alla   partecipazione
  democratica, a prescindere dalla materia finanziaria che è e rimane
  al   centro  dell'attenzione  di  questo  Governo,  al  centro  del
  confronto  fra  Regione e Stato, confronto che  sta  conducendo  in
  maniera serrata il vicepresidente Armao e i cui risultati di  volta
  in volta abbiamo ritenuto di riferire a quest'Aula.
   Abbiamo  raggiunto  un  accordo che  deve  essere  consacrato  dal
  Parlamento  nazionale.  E' un accordo che soddisfa  a  metà,  ma  è
  l'unico  possibile  accordo che si potesse  raggiungere  in  queste
  condizioni  e  va dato atto al Governo nazionale - Lega,  Movimento
  Cinque  Stelle  -  di  avere, attraverso il  suo  Ministro  per  le
  finanze, in parte accolto le proposte del Governo regionale.
   Braccio di ferro? Lo possiamo fare, ma ognuno di noi deve obbedire
  all'etica  della responsabilità. E l'etica della responsabilità  ci
  impone,  alla  vigilia  di  ogni scelta,  di  pensare  sempre  alle
  conseguenze  di  quella scelta. Non c'è bisogno  di  scomodare  Max
  Weber.
   E  quali saranno le conseguenze di quella scelta? Se noi dovessimo
  andare  quali  potrebbero  essere, se  noi  dovessimo  andare  alla
  rottura con il Governo centrale? Quello, davvero, di pretendere che
  tutte  e  nove le province dichiarano default. Non ce  lo  possiamo
  permettere
   Allora,  attingiamo alle FSG per fare in modo che  quella  risorsa
  diventi  spesa  corrente, per consentire alle province  intanto  di
  approvare  il  bilancio e avviare alcune delle opere pubbliche  per
  investimenti  che  in  questo momento rimangono  congelate  proprio
  perché   manca  il  presupposto  essenziale  che  è  lo   strumento
  contabile. Utilizzare la crisi finanziaria per bloccare il processo
  democratico, di partecipazione democratico benché invalido,  benché
  parziale,  ma  comunque  affidato agli  eletti,  ai  sindaci  e  ai
  consiglieri  comunali - e non è il nostro modello, lo  ripetiamo  -
  utilizzare  l'accordo Stato-Regione credo sia un  gioco  subdolo  e
  pericoloso.
   Noi  abbiamo solo adottato come sempre facciamo all'unanimità  una
  delibera di Giunta con la quale dicevamo che il 30 giugno si votava
  per  il  sistema  di II grado. Ed è una delibera  adottata  tenendo
  anche   conto   dell'orientamento  che  era  arrivato   da   questo
  Parlamento.  Quando si è decisa la data delle elezioni comunali  si
  disse:  Purché le elezioni provinciali si facciano dopo le elezioni
  comunali . Quindi, c'era la volontà del Parlamento già espresso per
  consentire  agli  eletti del 28 aprile di potere  avere  elettorato
  attivo e passivo alle elezioni di II grado per le province.
   Quindi,  nessuna forzatura. Siamo andati avanti quasi naturalmente
  rispettando una serie di tappe concordate con il Parlamento.
   Ecco,  noi non abbiamo motivo su questo tema di porre fiducia.  Ma
  di  cosa  parliamo?  Fiducia per che cosa?  Per  fare  votare  alle
  Province  con una legge ignobile? Ma, signori miei, ognuno  di  noi
  torna sul proprio territorio, ognuno di noi ha i propri consiglieri
  comunali  amici,  ognuno di noi ha i propri sindaci  amici  e  deve
  rispondere  ognuno al proprio elettorato delle scelte fatte.  Ma  a
  noi  o  si  vota il 30 giugno 2019 o si vota il 30 giugno 2020  sul
  piano  politico non cambia niente  E' chiaro  Quello  che  per  noi
  conta è la notizia che mi arriva da questa mattina, ieri, in queste
  48   ore:  aggiudicata  la  gara  per  le  opere  di  impianto   di
  compostaggio  a Vittoria, in provincia di Ragusa; 2 milioni  e  300
  mila  euro  per  il consolidamento del costone a Caltabellotta,  da
  ieri  a  oggi, notizia che mi arrivano per fortuna dall'ufficio  di
  Gabinetto;  25  milioni per il parco mezzi del Corpo forestale,  un
  milione a Salemi per la messa in sicurezza del Monte delle Rose, 13
  milioni della CRIAS a 561 imprese artigiane, 20 progetti del  Genio
  civile per la pulitura dei fiumi.
   Sono queste le cose che interessano al nostro Governo, non che  si
  voti  per  il  II grado il 30 giugno o ad ottobre o a dicembre   Ma
  quello  è un problema che riguarda i rapporti di ognuno di noi  con
  il proprio territorio.
   Ma  quale  questione di fiducia  Noi produciamo  atti;  produciamo
  atti  amministrativi. Ed è attraverso questi atti che  pensiamo  di
  potere, di potere dare qualche risposta.
   Così come questo Parlamento ha dato una risposta interessante:  io
  penso che sia apprezzato di Monte delle rose, onorevole Gucciardi.

   GUCCIARDI. Indispensabile

   MUSUMECI, Presidente della Regione. E mi pare giusto, non  finisce
  come il pallone di Salemi. Per fortuna

   GUCCIARDI. Io non ero nato

   MUSUMECI,  Presidente della Regione. E lo so, lo  so,  conosco  la
  storia ed è anche divertente. Chiedo perdono ai colleghi per questa
  digressione.
   Ecco,  i liberi consorzi possono continuare ad andare avanti così,
  vi assicuro che qui nessuno rimane insonne la notte. Possono andare
  avanti  così; sono amministrati da persone di fiducia del  Governo,
  ex  magistrati,  ex prefetti, ex questori, ex alti ufficiali  delle
  forze  armate.  Abbiamo fatto questa scelta  perdonate,  ma  è  una
  scelta  rassicurante  e di discontinuità rispetto  al  passato.  Ex
  dirigenti dello Stato, alcuni sono stanchi e li sostituiremo  altri
  no e continueranno ad andare avanti.
   Il  nostro emendamento è solo un atto di rispetto verso  gli  enti
  locali  l'ho  detto,  soltanto  questo,  e  non  voleva  essere  un
  oltraggio. Volevamo restituire alla politica il diritto di  gestire
  gli  enti di area vasta; ci sembrava giusto che non lo facesse  più
  una gestione straordinaria commissariale ma finalmente la politica,
  cioè i sindaci, gli amministratori locali e i consiglieri comunali.
  Non può essere? Nessun problema
   Signor Presidente, quella di fissare la data per le elezioni è una
  scelta  che  spetta  al Parlamento, il Governo ha  solo  fatto  una
  proposta.  Decida  il  Parlamento.  Coalizione  e  opposizione,  se
  intende con una Conferenza dei Capigruppo fra 15-20 giorni riunirsi
  e decidere.
   Vi  assicuro  che  con  grande  disincanto  il  Governo  accetterà
  qualunque proposta dovesse venir fuori dall'Aula. L'Aula è sovrana
  Per  noi  il  tema  del  voto  alle  ex  province  non  è  un  tema
  assolutamente dirimente, non è un tema sul quale attribuiamo grande
  responsabilità  politica. Aspettiamo la Conferenza dei  Capigruppo,
  speriamo  che quel documento possa essere votato all'unanimità  nel
  rispetto  della  posizione neutrale che ha mantenuto  il  Movimento
  Cinque   Stelle,  nel  frattempo  abbiamo  2-3  disegni  di   legge
  importanti, quelli sì, sul diritto allo studio, quello sui  rifiuti
  e  la  prossima settimana arriverà il nuovo disegno di legge  sulla
  urbanistica,  finalmente, sul Governo del  territorio  in  Sicilia,
  arriverà il disegno di legge per la riforma della Polizia locale.
   Io sono convinto che la nostra stagione delle riforme, che come ho
  preannunciato  è  fatta da 10-12 disegni di legge in  tutto,  potrà
  andare  avanti  con  grande senso di responsabilità  da  parte  del
  Parlamento.
   Per questo, signor Presidente, noi ci affidiamo alla volontà della
  Presidenza  dell'Aula  e del Parlamento tutto  affinché  si  voglia
  restituire al territorio siciliano il diritto a compiere le  scelte
  nella  gestione  dei vertici dei liberi consorzi e delle  assemblee
  delle  Città metropolitane, ma deve essere fatto senza forzatura  e
  senza altro stratagemma.

   PRESIDENTE.   Grazie,  Presidente.  Però,  volevo   dirle,   scusi
  Presidente, quindi è ritirato l'emendamento o no? Perché questo  ce
  lo  dovete  dire. Se l'emendamento non è ritirato  io  comunque  lo
  metto in votazione adesso.

   MUSUMECI,  Presidente  della Regione. Signor  Presidente,  noi  ci
  rimettiamo  alla  volontà  dell'Aula, le  chiediamo  di  sospendere
  l'Aula,  cinque  minuti  di conferenza dei  Capigruppo  quello  che
  deciderà la Conferenza dei Capigruppo per noi va bene.

   PRESIDENTE.  Onorevole Presidente, le chiedo scusa,  noi  dobbiamo
  decidere

                           (Brusìo in Aula)

   PRESIDENTE.  Scusate,  colleghi, possiamo parlare  un  attimo  per
  favore
   Presidente,  noi  non  possiamo  decidere  se  ritirare   o   meno
  l'emendamento.  Quindi,  noi per fare  quello  che  dice  lei,  lei
  dovrebbe  ritirare l'emendamento e poi la Conferenza dei Capigruppo
  può decidere che cosa vuole fare.

   MUSUMECI,  presidente della Regione. Chiedo scusa, Presidente,  se
  dall'Aula  emerge, esce fuori una data, un termine entro  il  quale
  viene  affrontato il termine, è chiaro che non ha  senso  mantenere
  l'emendamento  che è divisivo, mi pare logico  Ma è l'Aula  che  ci
  deve dire quello che vuole fare.

   PRESIDENTE.   Quindi,   l'emendamento  è   ritirato,   Presidente,
  benissimo.
   Scusatemi,  la  seduta  è  sospesa per cinque  minuti,  chiedo  al
  Presidente se possiamo vederci per parlare un attimo io e lui e poi
  ritorniamo in Aula.

     (La seduta, sospesa alle ore 19.16, è ripresa alle ore 19.21)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, mi  sembra  di  capire  che  sia
  volontà un po' comune da parte dell'Aula e poi il Presidente  della
  Regione  credo  stia  andando  incontro  alla  richiesta  di  tanti
  interventi  che  sono  stati  fatti,  per  cui  non  posso   essere
  certamente  io  contrario  a  che  si  abbia  questo  atteggiamento
  favorevole nei confronti del Parlamento.
   Il Presidente della Regione ha ritenuto di ritirare l'emendamento,
  domani  facciamo una Conferenza dei Capigruppo, in tempi brevissimi
  lo  rimettiamo  in Aula, vedremo di capire se nella prossima  legge
  oppure, mi permetto di dire al Governo

                           (Brusio in Aula)

   Scusate colleghi, permettete che vi dica quello che voglio fare  o
  no?
   Oppure  se  chiedo  al Governo non sia il caso  di  presentare  un
  disegno  di  legge  di  un  articolo in cui  facciamo  questa  cosa
  autonomamente senza bisogno di infilarla in altro tipo di legge che
  forse sarebbe la cosa migliore. Però, siccome ognuno parla e si  fa
  i fatti suoi e nessuno sta sentendo questa proposta la faccio mia e
  quindi  di tutta l'Aula. Quindi, chiederò al Governo che si  faccia
  in questa maniera.
   Domani  pomeriggio continueremo con lo stesso ordine  del  giorno,
  chiediamo  alla Commissione  Bilancio  di concludere  domattina  il
  disegno  di legge in materia di pesca e noi ci vediamo domani  alle
  ore  16.00 per effettuare la votazione finale del disegno di  legge
  sulla  pesca,  approvare l'emendamento che  manca  ed  iniziare  il
  disegno di legge in materia di diritto allo studio. Domani alle ore
  15.30 è convocata la Conferenza dei Capigruppo.


   La  seduta è rinviata a domani, mercoledì 5 giugno 2019,  alle ore
  16.00,  con il seguente ordine del giorno:

   I -COMUNICAZIONI
  II -DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

       1)  Disposizioni in materia di diritto allo studio  (nn. 304-14/A)
         (Seguito)

         Relatore: on. Sammartino

       2)  Norme per la salvaguardia della cultura e delle identità marine
         e per la promozione dell'economia del mare. Disciplina della pesca
         mediterranea in Sicilia  (nn. 291-292/A) (Seguito)

         Relatore: on. Catanzaro

       3)    Riforma  degli  ambiti territoriali  ottimali  e  nuove
         disposizioni per la gestione integrata dei rifiuti  (nn. 290-49-76-
         179-267/A) (Seguito)

         Relatore: on. Savarino

                   La seduta è tolta alle ore 19.23

                      DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

               Il Consigliere parlamentare responsabile
                 dott.ssa Maria Cristina Pensovecchio

  Allegato A

             Annunzio di presentazione di disegno di legge

   -  Norme  per  la  istituzione  dell'Azienda  Regionale  Emergenza
  Urgenza della Sicilia (A.R.E.U. - Sicilia) (n. 562).
   Di iniziativa governativa, presentato dal Presidente della Regione
  (Musumeci),  su  proposta dell'Assessore regionale  per  la  salute
  (Razza) il 27 maggio 2019.

   -   Norme  a  sostegno  del  settore  della  produzione  di  birra
  artigianale (n. 563).
   Di iniziativa parlamentare presentato dall'onorevole Assenza il 29
  maggio 2019.

   -  Norme  in  materia  di caratterizzazione e  contenimento  delle
  emissioni  in  atmosfera  provenienti  dalle  attività  ad  impatto
  odorigeno (n. 565).
   Di  iniziativa  parlamentare presentato dagli onorevoli  Trizzino,
  Campo,  Cancelleri, Cappello, Ciancio, De Luca, Di Caro, Di  Paola,
  Foti,  Mangiacavallo, Marano, Pagana, Palmeri,  Pasqua,  Schillaci,
  Siragusa, Sunseri, Tancredi, Zafarana, Zito il 29 maggio 2019.

     Comunicazione di disegno di legge presentato ed inviato alla
                        competente Commissione

            COMMISSIONE SPECIALE IN MATERIA DI CONTENIMENTO
              DELLA SPESA RELATIVA AGLI ASSEGNI VITALIZI

   -  Disposizioni  per la rideterminazione degli  assegni  vitalizi,
  diretti,  indiretti e di reversibilità in attuazione  dell'articolo
  1,  comma  965,  966  e 967 della legge 30 dicembre  2018,  n.  145
  (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario  2019  e
  bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021) (n. 564).
   Di iniziativa parlamentare.
   Inviato il 31 maggio 2019.

       Comunicazione di apposizione di firma a disegno di legge

   Si  comunica che l'onorevole Stefano Pellegrino, con nota prot. n.
  4036/SG.LEG.PG.  del  29  maggio 2019, ha  chiesto  di  apporre  la
  propria  firma  al  disegno  di legge  n.  557   Recepimento  delle
  disposizioni legislative previste dalla Legge 9 gennaio 2019, n.  3
   Spazzacorrotti'   e  successive  modifiche  ed   integrazioni   ed
  introduzione  di misure volte alla trasparenza delle operazioni  di
  scrutinio elettorale .

   Comunicazione di richieste di parere pervenute ed assegnate alla
                        competente Commissione

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   -  Ente Parco dei Monti Sicani - Designazione componente effettivo
  in seno al Collegio dei revisori dei conti (n. 55/I).
   Pervenuto in data 30 maggio 2019.
   Inviato in data 31 maggio 2019.

                             BILANCIO (II)

   -  Schema  di  decreto attuativo dell'articolo 2, comma  2,  della
  legge  regionale n. 1/2019 in tema di  Agevolazioni al  credito  in
  favore delle imprese  (n. 54/I).
   Pervenuto in data 24 maggio 2019.
   Inviato in data 29 maggio 2019.

       Comunicazione di parere reso dalla competente Commissione

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   - Consorzio autostrade siciliane (CAS) - Designazione presidente e
  componente del Consiglio direttivo (n. 48/I).
   Reso in data 29 maggio 2019.
   Inviato in data 31 maggio 2019.

         Comunicazione di sentenza della Corte costituzionale

   Si comunica che la Corte costituzionale con sentenza n. 123 del  2
  aprile  2019  ha  dichiarato l'illegittimità  costituzionale  degli
  articoli  1  e  2  della  legge regionale 8  febbraio  2018,  n.  1
   Variazione di denominazione dei comuni termali .

   Copia della predetta decisione è disponibile presso l'Archivio del
  Servizio Commissioni.

                      Annunzio di interrogazioni

   - con richiesta di risposta orale presentate:

   N.  859  - Interventi urgenti in merito ai gravi danni subiti  dai
  produttori di pistacchio nel territorio di Bronte (CT).
   - Presidente Regione
   - Assessore Attività produttive
   - Assessore Agricoltura sviluppo rurale e pesca mediterranea
   Marano   Jose;  Cancelleri  Giovanni  Carlo;  Cappello  Francesco;
  Ciancio   Gianina;  Foti  Angela;  Mangiacavallo  Matteo;   Palmeri
  Valentina;   Siragusa   Salvatore;  Trizzino  Giampiero;   Zafarana
  Valentina; Zito Stefano; Tancredi Sergio; Sunseri Luigi;  Schillaci
  Roberta; Di Caro Giovanni; Campo Stefania; Di Paola Nunzio;  Pagana
  Elena; De Luca Antonino; Pasqua Giorgio

   N.  860  - Dichiarazione dello stato di calamità per il territorio
  di Bronte a seguito dei danni alle coltivazioni di pistacchio.
   - Presidente Regione
   - Assessore Agricoltura sviluppo rurale e pesca mediterranea
   Barbagallo Anthony Emanuele

   Le  interrogazioni saranno poste all'ordine del giorno per  essere
  svolte al proprio turno.

   - con richiesta di risposta scritta presentata:

   N.  858  -  Iniziative in merito alla realizzazione della Ciclovia
  della Magna Grecia, tratta Siracusa - Pozzallo.
   - Presidente Regione
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   Dipasquale Emanuele

   L'interrogazione sarà inviata al Governo.

                          Annunzio di mozioni

   N.   254   -    Iniziative    in   ordine    alla    realizzazione
  dell'impianto  di  trattamento  meccanico  biologico  con   annessa
  discarica  per  rifiuti non pericolosi, da realizzare  in  contrada
  Martino, nel territorio del Comune di Serradifalco (CL).
   Di  Paola  Nunzio; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello  Francesco;
  Ciancio   Gianina;  Foti  Angela;  Mangiacavallo  Matteo;   Palmeri
  Valentina;   Siragusa   Salvatore;  Trizzino  Giampiero;   Zafarana
  Valentina; Zito Stefano; Tancredi Sergio; Sunseri Luigi;  Schillaci
  Roberta;  Di  Caro  Giovanni; Campo Stefania; Marano  Jose;  Pagana
  Elena; De Luca Antonino; Pasqua Giorgio
   Presentata il 29/05/19

   N.  255 - Dichiarazione dello stato di calamità naturale a seguito
  degli   ingenti  danni  provocati  alla  produzione  agricola   del
  pistacchio nelle zone di Bronte (CT).
   Cappello  Francesco; Cancelleri Giovanni Carlo;  Ciancio  Gianina;
  Foti   Angela;  Mangiacavallo  Matteo; Palmeri Valentina;  Siragusa
  Salvatore;  Trizzino Giampiero; Zafarana Valentina;  Zito  Stefano;
  Tancredi  Sergio;  Sunseri  Luigi;  Schillaci  Roberta;   Di   Caro
  Giovanni;  Campo  Stefania; Di Paola Nunzio;  Marano  Jose;  Pagana
  Elena; De Luca Antonino; Pasqua Giorgio
   Presentata il 30/05/19

   N.  256  - Misure a sostegno degli agricoltori colpiti da calamità
  naturali  dal 25 al 27 maggio 2019 tra i Comuni di Bronte e  Adrano
  (CT).
   Galvagno  Gaetano;  Catalfamo Antonio; Amata  Elvira;  Lo  Giudice
  Danilo
   Presentata il 30/05/19

   N. 257 - Misure a sostegno degli agricoltori del messinese colpiti
  da calamità naturali dal 21 al 22 aprile 2019.
   Catalfamo Antonio; Galvagno Gaetano; Amata Elvira
   Presentata il 31/05/19

   Le  mozioni  saranno  demandate, a  norma  dell'articolo  153  del
  Regolamento  interno,  alla Conferenza dei  Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari   per  la  determinazione  della  relativa   data   di
  discussione.