Presidenza del Presidente Miccichè
Presidenza del vicepresidente Di Mauro
La seduta è aperta alle ore 16.05
PRESIDENTE. Avverto che il processo verbale della seduta
precedente è posto a disposizione degli onorevoli deputati che
intendano prenderne visione ed è considerato approvato in assenza
di osservazioni in contrario nella presente seduta.
Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno, do
il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali votazioni
mediante procedimento elettronico che dovessero avere luogo nel
corso della seduta.
Invito, pertanto, i deputati a munirsi per tempo della tessera
personale di voto.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Avverto che le comunicazioni di rito di cui
all'articolo 83 del Regolamento interno dell'Assemblea saranno
riportate nell'allegato A al resoconto dell'odierna seduta.
Comunicazione di ritiro dell'interrogazione n. 861
PRESIDENTE. Comunico che con nota e- mail del 30 maggio 2019,
assunta al bollo d'ingresso della Vicesegreteria generale dell'Area
Istituzionale in pari data e protocollata al n. 4151/AulaPG del 3
giugno 2019, l'onorevole Mangiacavallo, nella qualità di primo
firmatario, ha dichiarato di ritirare l'interrogazione n. 861.
L'Assemblea ne prende atto.
Onorevoli colleghi, ho ricevuto una richiesta da parte della
Commissione Vitalizi di continuare i lavori per una mezz'ora
ancora.
Mi sembra doveroso concedere questo ulteriore tempo per terminare
i lavori e, pertanto, la seduta è sospesa e riprenderà alle ore
16.45.
(La seduta sospesa alle ore 16.06, è ripresa alle ore 16.49)
La seduta è ripresa.
Svolgimento, ai sensi dell'articolo 159, comma 3, del Regolamento
interno, di interrogazioni e di interpellanze della Rubrica
Agricoltura, sviluppo rurale e pesca mediterranea
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa al II punto dell'ordine
del giorno: Svolgimento, ai sensi dell'articolo 159, comma 3, del
Regolamento interno, di interrogazioni e di interpellanze della
Rubrica Agricoltura, sviluppo rurale e pesca mediterranea .
Si inizia con l'interrogazione n. 100 Interventi a sostegno dei
lavoratori del Consorzio di bonifica 8 di Ragusa , a firma
dell'onorevole Di Pasquale.
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura,
lo sviluppo rurale e la pesca mediterranea, premesso che:
i lavoratori, dipendenti del Consorzio di Bonifica 8 di Ragusa,
assunti a tempo indeterminato dopo anni di precariato, da mesi non
percepiscono gli stipendi;
risulta superfluo aggiungere e descrivere le difficoltà delle
famiglie che si trovano senza reddito e che hanno invocato anche
l'intervento del Presidente della Repubblica;
considerato che da un confronto con i rappresentanti dei
lavoratori non risulta chiaro quale iter abbia intrapreso il
Governo regionale per il trasferimento delle risorse necessarie per
il pagamento degli emolumenti, maturati ma non ancora liquidati,
spettanti al personale dipendente;
per sapere:
quali siano gli interventi che l'Amministrazione regionale
intenda intraprendere per destinare le risorse adeguate al
pagamento degli stipendi dei lavoratori;
quali siano i progetti formalmente proposti dall'Ente che sono
stati finanziati e quali siano i progetti che possono essere
ulteriormente finanziati in tempi brevi per rendere produttivo il
Consorzio riuscendo a trasformare i lavoratori in risorse;
quali siano i criteri utilizzati per individuare le provviste
finanziarie destinate ai Consorzi di bonifica siciliani;
quali iniziative intendano intraprendere per il ripianamento
delle perdite dei Consorzi di bonifica per scongiurare
l'aggravamento della gestione dei ruoli consortili già fortemente
penalizzati dalla crisi finanziaria e dei mercati che investe
l'intero comparto;
quali siano le iniziative avviate e le decisioni che intendano
assumere per garantire il rispetto del principio di legalità dando
seguito alle sentenze della Magistratura che si è pronunciata a
favore dei lavoratori».
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore per
l'agricoltura, lo sviluppo rurale e la pesca mediterranea per
fornire la risposta.
BANDIERA, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e la
pesca mediterranea. In merito alle problematiche inerenti i
lavoratori del Consorzio di bonifica, proprio adesso giungiamo al
termine di un incontro con un'ampia delegazione di questi.
All'incontro ha partecipato lo stesso onorevole interrogante,
l'onorevole Dipasquale, ed è stata occasione per fare il punto
della situazione.
Sappiamo che, in generale, sui Consorzi di bonifica ereditiamo una
situazione debitoria particolarmente grave: oltre 100 milioni di
euro di debiti accertati ed altrettanti che potrebbero derivare da
sentenze legate a contenziosi che sono in itinere.
Allo stato delle cose il Consorzio di bonifica non ha provveduto
alla presentazione del bilancio di previsione così come prescrive
la norma e questo, di fatto, proprio in armonia con la norma
citata, impedisce l'erogazione completa della prima semestralità.
Pur tuttavia, l'Assessorato, nell'ambito di ciò che è possibile
fare, ha provveduto ad una prima erogazione di due dodicesimi a cui
ha fatto seguito un ulteriore decreto che è oggetto di ulteriore
confronto con la Ragioneria per poter erogare una ulteriore
semestralità. Nel frattempo, siamo in attesa. Sappiamo che il
Consorzio ha redatto il bilancio di previsione che è all'esame del
Collegio dei revisori dei conti dello stesso ente e, non appena
questo perverrà, chiaramente, sarà cura come sempre con rapidità da
parte dell'Assessorato erogare le somme che sono previste.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Dipasquale per
dichiararsi soddisfatto o meno della risposta dell'Assessore.
DIPASQUALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, oggi
abbiamo avuto un incontro insieme ad alcuni colleghi in merito alla
questione dei lavoratori dei Consorzi, in particolare con
riferimento al Consorzio di Ragusa.
Come ho detto nella riunione sono, non dico stanco, perché uno non
può stancarsi, ma dopo tanti interventi e tante volte di aver posto
la questione Consorzio di Ragusa poi alla fine anche noi ci
stanchiamo.
Da quando ho presentato questa interrogazione è trascorso più di
un anno, esattamente l'ho presentato il 28 febbraio 2018, ma la
colpa su questo non è di nessuno: è di tutti. Per fortuna, tra
virgolette, l'interrogazione è ancora attuale perché, così come
abbiamo visto oggi nell'incontro con i sindacati e con i
lavoratori, noi non siamo riusciti a garantire a questa categoria
di lavoratori della Regione siciliana, perché di fatto sono
comunque collegati alla Regione siciliana, il pagamento di quasi 20
mensilità. Sia durante la precedente Legislatura che nell'attuale,
noi ci siamo detti, sapendo che non abbiamo tantissime risorse:
almeno dobbiamo garantire i lavoratori, almeno dobbiamo garantire
gli stipendi .
Ovviamente, ritardi ce ne sono in diversi enti, ma chi sta pagando
più di tutti il peso delle difficoltà economiche della Regione
siciliana e delle collegate sono i lavoratori del Consorzio di
bonifica di Ragusa.
E' un problema che proviene da lontano, l'ho detto oggi, non
possiamo scaricare tutte le responsabilità a questo Governo, però
questo Governo ce l'ha in quota parte per due anni, perché ancora
non abbiamo una riforma che, io mi auguro, possa arrivare al più
presto, quella dei Consorzi di bonifica, perché purtroppo un
percorso che avevamo avviato durante la scorsa Legislatura, nella
parte finale, che ha visto un contributo straordinario per pagare i
dipendenti di alcuni consorzi che avevano particolare difficoltà; e
parlo di Ragusa, parlo di Siracusa e forse anche Agrigento, l'ho
anche dimenticato, è passato qualche anno. Purtroppo, questo
percorso si è interrotto da quando è iniziata questa Legislatura. E
lo dico senza voler fare polemica, ma facendo solamente un
resoconto di quello che abbiamo fatto. Cioè, noi avevamo messo 3
milioni e mezzo durante la scorsa Legislatura per tamponare e poter
pagare una parte degli arretrati, il fatto che questa maggioranza
perché noi dall'opposizione, sia io che l'onorevole Campo, abbiamo
provato a portare avanti degli emendamenti per trovare o somme
aggiuntive o ripartire somme che erano comunque destinate ai
consorzi ma non ci siamo riusciti.
Non ci siamo riusciti perché noi dall'opposizione non siamo
riusciti a far capire alla maggioranza che esisteva una parte di
lavoratori nostri che da 20 mesi, pensate cosa può significare per
un padre di famiglia per 20 mesi non percepire lo stipendio Questo
è quello che abbiamo prodotto fino ad oggi.
Oggi abbiamo avuto l'incontro con l'Assessore, ci ha dato tutta
una serie di rassicurazioni, non ho motivo di mettere in dubbio
nulla, mi auguro che il Governo e che la maggioranza, in primis,
ritorni ad occuparsi della questione per evitare che si faccia una
disparità di trattamento tra chi viene pagato ogni mese, tra chi
viene pagato quasi ogni mese e tra chi per 20 mesi non viene
pagato.
PRESIDENTE. Onorevole Dipasquale, alla fine è soddisfatto o
insoddisfatto?
DIPASQUALE. Parzialmente soddisfatto.
PRESIDENTE. Si passa all'interpellanza n. 32 Tutela delle
esportazioni agricole italiane con particolare riferimento al
pomodoro siciliano , a firma degli onorevoli Ciancio, Foti,
Mangiacavallo, Marano, Palmeri, Pasqua, Schillaci, Siragusa,
Sunseri, Tancredi, Trizzino, Zafarana, Zito, Pagana, Cancelleri,
Campo, Cappello, De Luca, Di Caro e Di Paola.
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per l'agricoltura, lo
sviluppo rurale e la pesca mediterranea e all'Assessore per le
attività produttive, premesso che:
tra Canada e Unione europea il 30ottobre 2016 a Bruxelles è stato
siglato l'accordo di libero scambio, noto come C.E.T.A.
(Comprehensive Economic and Trade Agreement), approvato dal
Parlamento europeo il 15 febbraio 2017 ed entrato poi in vigore in
forma provvisoria lo scorso 21 settembre nelle sue parti
fondamentali e che è in attesa di ratifica nei 28 Stati membri,
compresa l'Italia;
tale trattato, articolato in oltre 200 disposizioni e numerosi
allegati, ha l'obiettivo di cancellare la maggior parte delle
tariffe doganali esistenti tra il Canada e l'area di scambio
dell'Unione europea;
tra le novità normative sono da sottolineare quelle che attengono
alla possibilità per le imprese europee e canadesi di partecipare
alle gare d'appalto pubbliche, al riconoscimento reciproco di
talune professioni, all'adeguamento del Canada alle norme europee
sul diritto d'autore, ma in particolare, per quel che concerne la
presente interpellanza, alla tutela del marchio di alcuni prodotti
agricoli e alimentari tipici;
atteso che:
la Coldiretti ha pubblicato un'analisi dei dati Istat dalla quale
si evince che il tasso di crescita delle esportazioni
agroalimentari made in Italy in Canada, dopo l'entrata in vigore
provvisoria del trattato di libero scambio, ha subìto un arresto
pari al 4% se paragonato al tasso di crescita registrato nello
stesso periodo dell'anno precedente all'entrata in vigore del Ceta;
al netto delle evidenze che, secondo gli studi della Coldiretti,
vedono invece il tasso delle esportazioni di prodotti agricoli
canadesi in Italia attestarsi in un aumento del 23,3%, in quasi
tutti gli altri ambiti di destinazione delle esportazioni
agroalimentari di origine italiana il tasso di crescita è in
positivo: 12,8%;
considerato che:
i produttori agricoli di pomodoro siciliano, tra cui anche il
pachino igp, hanno recentemente denunciato il blocco canadese delle
importazioni dalla Sicilia messo in atto con il pretesto di un
insetto, la tuta abosluta, peraltro non presente nelle spedizioni,
come chiarisce la stessa Coldiretti;
naturalmente siciliano, il consorzio di commercializzazione di
prodotti ortofrutticoli, con sette stabilimenti e più di 500
produttori, e che raggruppa cooperative di produzione,
trasformazione e confezionamento con una lavorazione che varia tra
15 e 20 mila tonnellate di prodotti ed un fatturato delle singole
cooperative di 20 mln di euro e che negli ultimi anni aveva visto
crescere le esportazioni dal 2% al 50% del 2017 ha chiesto alle
istituzioni italiane di opporsi alla barriera fitosanitaria
innalzata dal Canada nei confronti del pomodoro siciliano;
l'attività di commercializzazione del pomodoro siciliano in
Canada, negli ultimi tre anni, aveva determinato continui aumenti
di export, e per il 2018 era stato stipulato, a garanzia delle
vendite, un contratto di assicurazione per 2,5 mln di euro;
lo stop imposto dalle autorità dello stato nordamericano,
attraverso una circolare che vieta le importazioni dalla Sicilia,
si basa sul pretesto della presunta presenza di un insetto nelle
colture di pomodoro isolano;
l'insetto in questione, benchè esistente nell'ambiente siciliano,
è stato sottoposto a controlli appropriati attraverso il protocollo
system approachment condiviso tra Canada e Italia, che garantiscono
che la tabula abosoluta, questo il nome dell'insetto di origine
americana, è assente dal momento del raccolto fino all'imbarco in
aereo;
il Canada, secondo la denuncia avanzata dal consorzio
Naturalmente siciliano, non accetta più il protocollo system
approachment in quanto il pomodoro siciliano si presenta con il
gambo, senza il quale peraltro, così si sono opposti i produttori
italiani, è impossibile commercializzare il prodotto alimentare;
per conoscere se non intendano avviare una seria e decisiva
interlocuzione con il Ministero dell'agricoltura, per denunciare il
Ceta, prima che lo stesso venga ratificato, o, in subordine, per
ottenere che le autorità canadesi ritirino la circolare che vieta
l'acquisto di prodotti agricoli siciliani o riconoscano che il
protocollo system approachment venga nuovamente riconosciuto dalle
stesse».
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'assessore per l'agricoltura,
lo sviluppo rurale e la pesca mediterranea per fornire la risposta.
BANDIERA, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e la
pesca mediterranea. I deputati interroganti interpellavano il
Governo in merito alla vicenda che, in verità, è di carattere
nazionale e internazionale legata alla esportazione del pomodoro
siciliano, peraltro colpito da una patologia che è la cosiddetta
Tuta absoluta. E' stata interdetta da tempo la possibilità di
esportarlo.
La materia è di pertinenza del Ministero delle Politiche agricole,
forestali e del turismo, Dipartimento delle Politiche europee e
internazionali.
Il Ministero è stato da tempo sensibilizzato dall'Assessorato sul
pericolo di blocco dell'importazione del pomodoro in Canada e poi
interrotta definitivamente nel 2018, per la presenza nel territorio
regionale nazionale del micro lepidottero Tuta absoluta.
Questa nota ha determinato l'avvio delle trattative con il
Servizio Fitosanitario Canadese che il Ministero ha condotto con il
costante supporto tecnico del Servizio Fitosanitario Regionale.
Pertanto, lo scrivente Assessore con sollecitudine deve erigere
una proposta di approccio di sistema che, se bene valutata,
positivamente, dalle autorità canadesi, è stata accettata con
riserva in quanto tali autorità hanno posto una condizione senza la
quale non erano disposti ad approvare le soluzioni tecniche
offerte.
La condizione riguardava l'assenza di parti verde, Calice,
Peduncolo, Pedicello ed altro, sul pomodoro esportato. Condizione
che, a detta delle nostre aziende esportatrici, avrebbe reso
difficilmente commerciale la produzione apprezzata dal mercato
proprio per tale peculiarità.
Al fine di dare una risposta circostanziata al competente
Ministero, l'Assessorato ha coinvolto le aziende operanti nel
territorio regionale tramite un avviso pubblico sul sito ufficiale
del Dipartimento, convocando un incontro che si è tenuto presso
l'Osservatorio per la malattia delle piante di Acireale nel
febbraio del 2018.
In tale incontro è stato illustrato il lavoro tecnico svolto dal
Servizio Fitosanitario e le condizioni poste dal Canada per
completare le trattative. Le aziende partecipanti hanno ribadito la
necessità di proseguire le trattative, facendo accettare il
prodotto con le parti verdi, garantendo l'assenza del parassita con
una serie di accorgimenti tecnici che sono stati valutati e
prodotti in un documento che abbiamo inviato al Ministero
competente.
A gennaio di quest'anno il Ministero ha informato il servizio
dell'Assessorato regionale all'agricoltura, con una nota che sarà
distribuita, che le autorità canadesi sono ferme nel non accettare
il prosieguo delle trattative se non si garantisce l'assenza delle
parti verdi o, in alternativa, si tratta il prodotto con gas
fumiganti a base di bromuro di metile, gas vietato dall'Unione
Europea dal 2010 che in atto non è sostituibile con altri
disinfettanti.
In sintesi, Presidente e onorevoli deputati, l'attività
dell'Assessorato è costante per superare tale problematica, ma la
competenza permane in mano al Ministero che si raffronta con le
autorità canadesi. In questo, noi non facciamo che continuamente
svolgere la nostra azione di supporto, anche di carattere tecnico,
da un lato agli agricoltori e dall'altro al Ministero, per riuscire
a raggiungere questo obiettivo che è il poter nuovamente esportare
le nostre partite di pomodoro in terra canadese.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Ciancio per
dichiararsi soddisfatto o meno della risposta dell'assessore.
CIANCIO. Signor Presidente, intervento giusto per ritenermi
soddisfatta della risposta dell'Assessore. Chiaramente sappiamo che
il tema è nazionale, infatti nell'interpellanza chiedevamo
un'interlocuzione, appunto, col Governo nazionale, però, ci tengo a
precisare che questa interpellanza è precedente all'insediamento
dell'attuale Governo, quindi chiaramente erano altri gli
interlocutori.
Adesso abbiamo anche come nostra parte politica, abbiamo i nostri
referenti, ma mi fa piacere che l'assessorato abbia continuato
questa collaborazione, questa interlocuzione con Roma.
PRESIDENTE. Si passa all'interrogazione n. 227 dell'onorevole
Cracolici. Non essendo l'onorevole presente in Aula,
l'interrogazione viene trasformata con richiesta di risposta
scritta.
Si passa alla interrogazione n. 260 Informazioni in merito al
Progetto numero 85 - P.T.T.A. 1994/96 .
Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura, lo
sviluppo rurale e la pesca mediterranea, premesso che:
nel 2006 veniva finanziato, dal Commissario delegato per
l'emergenza rifiuti ed acque, il progetto P.T.T.A. n. 85, volto a
promuovere misure di autoimpiego e favorire l'imprenditorialità
giovanile nella gestione di determinati servizi e attività presso
le riserve ed aree protette di competenza dell'Azienda Foreste
demaniali al fine di migliorarne la fruizione;
l'Azienda regionale foreste demaniali della Regione siciliana
affidava a Italia Lavoro Sicilia S.p.A., società partecipata della
Regione, l'emanazione di un bando per la selezione di 240 unità al
fine di avviarle a percorsi di formazione onde creare figure
esperte e professionali in materia di gestione, controllo e
sviluppo di aree protette;
il bando, pubblicato in G.U.R.S. in data 25/08/2006, era rivolto a
soggetti disoccupati e/o inoccupati di età compresa tra 18 e 41
anni, in possesso almeno di un diploma di istruzione secondaria
inferiore;
il corso di formazione della durata di 1.000 ore, avviato nel
dicembre 2008, prevedeva un monte ore di stage (150 ore) e di
lezioni teoriche (850 ore), quali marketing, gestione e
certificazione di qualità, nonché di un esame finale di valutazione
al termine del quale veniva rilasciato l' attestato di qualifica di
Manager delle riserve naturali ;
nel 2009 iniziava la fase finale del progetto, che implicava la
creazione delle start-up e degli studi di marketing per la
definizione dei marchi e delle attività, nonché la costituzione, da
parte dell'Azienda Foreste e di Italia Lavoro Sicilia S.p.A, di
numero 4 società cooperative composte dai soggetti formati e
qualificati al fine di avviare i servizi collaterali nelle riserve
naturali;
appreso che:
ad oggi, a distanza di anni dalla costituzione delle cooperative,
lo svolgimento della fase operativa, quella di incubazione delle
start-up e di stage dei soggetti formati, non è di fatto mai
partita, interrompendo bruscamente l'iter di un progetto che
avrebbe garantito, tramite la compartecipazione pubblico-privato
nella gestione dei servizi aggiuntivi di parchi e di aree naturali,
una migliore valorizzazione e fruizione e ricadute positive in
termini occupazionali;
le società cooperative, non avendo avute assegnate le aree
naturali e di conseguenza non avendo erogato servizi ed attività,
sono state costrette a dichiarare lo scioglimento e la liquidazione
per sopravvenuta impossibilità di conseguire l'oggetto sociale;
nonostante fosse stato costituito il Comitato Tecnico-Scientifico,
composto da numero 4 membri in rappresentanza dell'Assessorato
dell'agricoltura, dell'Azienda Foreste, del Dipartimento Rifiuti
della Regione e di Italia Lavoro Sicilia S.p.A., il cui compito era
la predisposizione di un programma operativo, con relativo business
plan finalizzato all'avvio dell'attività delle costituende
cooperative, non si è più portato a compimento il progetto;
tenuto conto che:
i corsi di formazione, avviati per qualificare i soggetti
selezionati, hanno visto impegnate somme cospicue, pari a 4 milioni
di euro;
le figure professionali formate sono altamente qualificate,
trattandosi di esperti in marketing agroalimentare, turistico,
territoriale, esperti nelle problematiche ecologiche e nella
certificazione EMAS, esperti nella gestione dei servizi fruibili
all'interno dell'area protetta;
Italia Lavoro Sicilia S.p.A., successivamente Lavoro Sicilia
S.p.A., interamente partecipata dalla Regione siciliana, è stata
dichiarata fallita con provvedimento del 13/05/2015 del Tribunale
di Palermo;
per sapere:
se sia intendimento del Governo procedere ad un'immediata
ricognizione relativa alla situazione del progetto PTTA numero 85 e
sull'impiego di risorse, di provenienza anche extraregionale (FESR,
FSE, FAS), destinabili al completamento dello stesso;
se il intendano garantire la conclusione dell'ultima fase del
progetto PTTA numero 85, procedendo alla stipula delle convenzioni
per la gestione dei servizi collaterali nelle riserve naturali
gestite dall'Azienda foreste demaniali della Regione siciliana;
quali attività stiano ponendo in essere, ovvero intenda porre in
essere, posto che la S.p.A. Lavoro Sicilia, società incaricata
della gestione del progetto e della rendicontazione, è in
liquidazione .
Ha facoltà di parlare l'assessore Bandiera per rispondere
all'interrogazione.
BANDIERA, Assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e la
pesca mediterranea. Signor Presidente, onorevoli deputati,
l'interrogazione 260 tratta di un progetto particolarmente datato,
dell'anno 2008, che fu avviato dalla Regione siciliana che
prevedeva di far gestire a dei soggetti riunitisi in cooperativa
delle aree demaniali. E' una vicenda particolarmente vecchia,
datata ripeto, oggetto di contenzioso promosso dagli aspiranti
lavoratori delle riserve, chiaramente, che non ha visto luce
neanche attraverso la via giudiziaria.
Sono trascorsi tanti anni, la Regione non ha confermato di voler
portare avanti il progetto, ma piuttosto vuole gestire le riserve
tutt'al più con bandi di evidenza pubblica, ove individuare il
soggetto gestore in maniera più ampia possibile e in armonia con le
vigenti disposizioni.
Ad oggi non sono più presenti neanche l'ente gestore, che era
l'Azienda foreste demaniali. Per cui è una storia vecchia, datata,
iniziata più di 12 anni fa in un'epoca forse quando si era più
avvezzi a questa possibilità di far lavorare soggetti in forma
singola associata all'interno degli enti regionali, o para tali. E'
una vicenda, a nostro avviso, che non ha ragione d'essere perché
manca il soggetto gestore del tempo e il progetto non ha avuto
seguito, ripeto parliamo dell'anno 2008.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Cancelleri per
dichiararsi soddisfatto o meno della risposta dell'assessore.
CANCELLERI. Non sono soddisfatto.
PRESIDENTE. Si passa all'interpellanza n. 81, dell'onorevole
Barbagallo. Non essendo presente in Aula, l'interpellanza è
decaduta. Si passa all'interrogazione n. 400 Gestione del
contingente di cattura del tonno rosso , a firma dell'onorevole
Figuccia.
Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura, lo
sviluppo rurale e la pesca mediterranea, premesso che:
la pesca del tonno è, tradizionalmente, una delle peculiarità
della marineria siciliana. Il tonno rosso nei nostri mari,
catturato con vari sistemi di pesca, è conosciuto in tutto il mondo
sia nella variante fresca, sia nei derivati di produzione;
l'attuale ripartizione delle quote del tonno rosso favorisce una
ristretta minoranza di realtà, che ha in mano il 90 per cento delle
risorse e penalizza la stragrande maggioranza delle altre aziende;
in Sicilia sono diciassette i titolari delle quote per la pesca
del tonno rosso che permettono, alla nostra Regione, di
rappresentare, da sola, il 40% dell'intero comparto italiano;
in particolare, l'attuale distribuzione prevista da apposito
decreto del ministero delle Politiche Agricole, assegna a una sola
barca con il sistema della 'circuizione' poco piu' di 460
tonnellate, quasi quanto spetta all'intero sistema del 'palangaro'
(circa 530 tonnellate), con l'aggravante che tale quota,
distribuita fra tutte le imbarcazioni, rappresenta un quantitativo
talmente irrisorio da impedire la stessa cattura del tonno;
considerato che:
le imprese siciliane autorizzate alla pesca del tonno rosso vivono
una grave crisi ed hanno proclamato lo stato di agitazione per
denunciare l'agonia di un comparto economico che fattura 5 miliardi
l'anno e dà lavoro a quasi 2.000 persone;
su cinque licenze per allevamento di tonni, solo due fanno
riferimento ad aziende operative. Entrambe rischiano la chiusura
per la mancanza della materia prima, il tonno, oramai pescato con
sistemi satellitari da altre marinerie mentre ancora si trova in
branco nell'Oceano Atlantico;
nonostante l'Unione europea abbia assegnato all'Italia una quota
di pescato per il tonno pari a 3.894 tonnellate, con un aumento di
circa 600 tonnellate rispetto all'anno precedente, ciò non sarà
affatto sufficiente a fermare questa endemica crisi di produzione;
tenuto conto che negli scorsi anni è già intervenuto sulla vicenda
il Tar del Lazio, contestando l'intangibilità delle quote e delle
percentuali dietro cui si è trincerata la Direzione generale della
pesca del Ministero delle politiche agricole alimentari e
forestali;
visto che:
questa riduzione progressiva delle quote di pescato mette a
rischio 500 posti di lavoro tra chi si occupa della pesca, della
lavorazione, della trasformazione e della commercializzazione del
tonno;
questa riduzione, decisa dal Parlamento europeo, ha come
motivazione la richiesta d'inserimento del tonno rosso
nell'allegato 1 delle specie minacciate d'estinzione e da
salvaguardare, introducendo il tonno nella lista delle specie
protette dalla convenzione CITES e, conseguentemente, vietandone il
commercio internazionale;
alla luce di quanto sopra, il Governo italiano ha proposto una
moratoria di 18 mesi per approfondire la questione dell'effettiva
consistenza degli stock in mare;
per sapere:
quali misure urgenti intendano mettere in atto, sia presso il
Governo nazionale che presso il Parlamento europeo, per evitare la
paventata moratoria della pesca e della commercializzazione
internazionale del tonno rosso;
quali provvedimenti urgenti e non più rinviabili intendano
adottare, di concerto con la Direzione generale della pesca del
Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, per
applicare la sentenza del Tar del Lazio ed evitare questa assurda,
ed incresciosa disparità di trattamento fra i pescatori .
Ha facoltà di parlare l'assessore Bandiera per rispondere
all'interrogazione.
BANDIERA, Assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e la
pesca mediterranea. Signor Presidente, onorevoli deputati,
l'onorevole Figuccia interrogava il Governo sul tema della
ripartizione quote tonno, gestione di cattura del tonno rosso e
anche l'interrogazione è di qualche mese fa. E' tema di questi
giorni, quindi è stata occasione ulteriore per aver veicolato le
informazioni del caso, ma non posso non ribadire due cose.
Sulla vicenda tonnari circolanti e mobili, com'è noto, il Governo
regionale ha promosso ricorso presso il TAR competente, che è il
TAR Lazio, al fine di ottenere il riequilibrio della ripartizione
del contingente delle quote che, a giudizio del Governo da
vent'anni la Sicilia subisce, chiaramente, una forte sperequazione.
A titolo di esempio riporto soltanto che una singola barca della
Regione Campania possiede una quota che è grande quasi quanto
quella dell'intera Regione siciliana.
E' altresì notizia di questi giorni la vicenda legata alla
ripartizione delle tonnare fisse. Come sapete il Governo,
attraverso il Presidente della Regione, ha chiesto l'istituzione di
un tavolo tecnico per potere chiarire tutti i fatti e, soprattutto,
per potere riottenere quel quantitativo di quote che, così come
prevedono i regolamenti comunitari, possa garantire la
sostenibilità dell'investimento e, quindi, del progetto di pesca.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Figuccia per
dichiararsi soddisfatto o meno della risposta dell'Assessore.
FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che
l'interrogazione oggi risulta di piena attualità. Seppure, infatti,
quella interrogazione fosse stata presentata ormai quasi un anno
fa, oggi torna casualmente, ironia della sorte, prepotentemente nel
dibattito della politica nazionale.
L'interrogazione già allora, però, poneva lo sguardo su alcuni
aspetti che sono stati approfonditi in queste settimane. Ovvero che
certamente, al di là dei rapporti con lo Stato, si pone una
questione che è di legittimazione dei rapporti con l'Europa.
Perché se è vero, come giustamente dice l'assessore Bandiera, che
una sola barca - citava la Calabria, la Campania - di fatto copre
l'intero fatturato, parliamo di quote in termini di tonnellate, che
viene riversato per tutto il territorio regionale, è chiaro che il
nostro Paese ha un vero problema nei rapporti con l'Europa.
E' chiaro che il nostro Paese per troppi anni è rimasto in
posizione supina nei rapporti con la Commissione, con Bruxelles,
che si è sentita perfettamente a suo agio nel non dare nulla al
nostro Paese.
E, allora, siccome la pesca rappresenta - e in modo particolare la
pesca del tonno rosso - un importantissimo spunto per la naturale
vocazione che guarda alle marinerie del nostro Territorio e,
considerato che da una parte il 90 per cento delle risorse
penalizzano la stragrande maggioranza delle nostre aziende, mentre
d'altra parte abbiamo qualcosa come il 40 per cento del fatturato,
allora ad un certo punto l'interrogazione, già a suo tempo, nasceva
per comprendere cosa era possibile fare per garantire quei 5
miliardi di fatturato, quei 2000 posti di lavoro e questo,
ovviamente, al di là della questione che interviene oggi ritornando
ai fatti di maggiore attualità della Tonnara di Favignana.
Perché, se finalmente è stato posto in essere un provvedimento,
seppur con solo 14 tonnellate, distribuendo per un 50 per cento le
quote tra la Tonnara di Favignana da una parte e il resto delle
tonnare per la Sardegna, oggi la vera questione è quella di creare
un raccordo pieno tra il Governo regionale e le indicazioni del
Governo nazionale, perché così come già posto dal Sottosegretario
di Stato si possano creare le condizioni per venire incontro alle
esigenze di queste marinerie.
Quindi, io direi che sarebbe più opportuno da parte del Governo e,
ne sono certo, nella grande sensibilità del Presidente della
Regione, ma certamente anche dell'assessore all'agricoltura,
Bandiera, porsi in questo dibattito anche con toni adeguati,
evitando di dare del buzzurro a chi, invece, deve avere un rapporto
e un'interfaccia con la nostra Terra anche su un tema così
delicato.
Ritengo, invece, che un rapporto di maggiore dialettica e di
autentica collaborazione potrebbe portare al raggiungimento degli
obiettivi anche in favore delle marinerie, a proposito del tonno
rosso, con un atteggiamento di maggiore sensibilità, di maggiore
garbo istituzionale - perché no? - Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Figuccia, si ritiene soddisfatto o meno
della risposta dell'Assessore?
FIGUCCIA. Parzialmente soddisfatto.
PRESIDENTE. Si passa all'interrogazione n. 454 Incremento della
dotazione finanziaria disponibile relativa alla sottomisura 4.1.
del PSR Sicilia , a firma degli onorevoli Di Mauro, Pullara e
Compagnone.
Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura, lo
sviluppo rurale e la pesca mediterranea, premesso che:
il Regolamento 1305/2013 rappresenta la cornice normativa generale
entro la quale l'UE ha previsto misure di sostegno allo sviluppo
sostenibile delle zone rurali attraverso l'impiego delle risorse
del Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR);
l'Assessorato dell'agricoltura, dello sviluppo Rurale e della
Pesca Mediterranea, al fine di dare attuazione a livello regionale
all'anzidetta disciplina europea, nel Programma di Sviluppo Rurale
2014-2020, individua le strategie di intervento mirate a garantire
un effettivo sviluppo delle zone rurali siciliane. In particolare,
la sottomisura 4.1 del PSR, rubricata Sostegno a investimenti nelle
aziende agricole , ha quale obiettivo l'ammodernamento complessivo
del sistema agricolo ed agroalimentare attraverso un sostegno
finanziario alle imprese agricole che attuino investimenti
finalizzati alla ristrutturazione aziendale ed al loro
riposizionamento nei mercati;
la dotazione finanziaria prevista nel bando per la suddetta misura
ammonta a 100 milioni di euro di cui 60 milioni e mezzo a valere
sulle risorse messe a diposizione dal FEASR;
considerato:
che l'elenco definitivo delle domande di sostegno cantierabili
ammissibili all'istruttoria tecnico - amministrativa relativa
all'anzidetta misura 4.1. del PSR, reso noto dall'Assessorato
dell'Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea,
evidenzia complessivamente 617 iniziative finanziabili, alle quali
potrebbero aggiungersi quelle rigettate oggetto di successivi
ricorsi alla giustizia amministrativa;
l'elevato numero di progetti approvati ed utilmente in
graduatoria, evidenzia un forte interesse agli investimenti delle
imprese agricole siciliane che contribuirebbe a rivitalizzare
l'intero comparto agricolo regionale, invertendo il trend economico
negativo registrato negli ultimi anni;
l'esiguità delle risorse disponibili a valere sulla sottmisura
4.1, tale da permettere solo ad un modesto numero di istanze
cantierabili l'accesso al finanziamento pubblico, tuttavia, allo
stato attuale, parrebbe vanificare la finalità stessa della misura,
arrecando un grave pregiudizio alle numerose imprese agricole che
ne risulterebbero estromesse, nonostante gli sforzi progettuali ed
economici sostenuti;
ritenuto necessario impinguare l'attuale dotazione, individuando
ulteriori risorse finanziarie che, a tal fine, potrebbero derivare
da:
Fondi relativi alla stessa misura 4.1 del PSR che non risultano
impegnati nell'anzidetto bando, per un ammontare pari a 40/50
milioni di euro;
Fondi derivanti dalla sospensione di bandi relativi a misure dello
stesso Asse 4 del PSR, in particolare risorse per circa 30 milioni
di euro destinate alla misura 4.4.C Interventi per la conservazione
della biodiversità e per la valorizzazione del territorio';
Fondi destinati a finanziare bandi successivamente sospesi a causa
dell'esiguità delle risorse disponibili, in particolare le
dotazioni finanziarie, pari a circa 9 milioni di euro, relative
alla misura 6.4b Investimenti nella creazione e nello sviluppo di
impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili';
Fondi derivanti da risorse residue rispetto ad istanze dichiarate
ammissibili, come in particolare la misura 6.2 Aiuti all'avviamento
di attività extra-agricole nelle zone rurali, che offrirebbe
un'ulteriore dotazione finanziaria paria a circa 16 milioni di
euro;
per sapere quali iniziative intendano ad assumere per incrementare
la dotazione finanziaria disponibile a valere sulla sottomisura 4.1
del PSR Sicilia, consentendo l'ampliamento della platea dei
legittimi beneficiari del sostegno economico, i cui investimenti
offrirebbero un importante volano allo sviluppo delle zone rurali
regionali a forte connotazione agricola.
Ha facoltà di intervenire l'Assessore Bandiera per fornire la
risposta.
BANDIERA, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e la
pesca mediterranea. Signor Presidente, onorevoli deputati,
l'interrogazione chiedeva notizie in merito alla misura 4.1 al fine
di procedere al finanziamento di più aziende possibili. Come è noto
la misura è giunta ad approvazione di graduatoria definitiva.
Erano stati stanziati 100 milioni di euro nel bando originario, in
questo bando si prevede di finanziare circa 108 aziende. Nel
frattempo sono piovuti tutta una serie di contenziosi e ciò
nonostante - attraverso un'intensa attività - siamo riusciti a far
sì che i decreti hanno già avuto avvio.
I primi decreti sono stati emessi, arriveremo ad emettere circa
ottanta decreti, quindi andremo poco sotto l'80 per cento delle
aziende pagate.
Nel frattempo, vista l'importanza della misura, si dovrà procedere
con un nuovo bando, a mio avviso, più aderente a quelle che sono le
esigenze dell'agricoltura siciliana con un massimale tale che con i
40 milioni di euro messi a bando riusciremo a finanziare un numero
considerevole di aziende.
Per quanto riguarda eventuali scorrimenti della graduatoria
preesistente, questi potranno avvenire qualora ci sia la
possibilità, con una rimodulazione delle risorse residue o facendo
sì che attraverso lo spostamento di finanziamenti comunitari da
altre misure si possa impinguare quella del PSR per soddisfare
quante più aziende possibili.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire l'onorevole Compagnone per
dichiararsi soddisfatto o meno della risposta fornita
dall'Assessore.
COMPAGNONE. Assessore, questa interrogazione è stata presentata
ormai da un po' di tempo, per la verità. Noi c'eravamo preoccupati
di individuare tutta una serie di fondi che potevano essere
spostati. Non so se questi fondi ancora esistono oppure no.
Il mio suggerimento è quello di verificare se ci sono ancora
queste somme e - se possibile - spostarle o, come si diceva da
interlocuzioni che abbiamo avuto in questo periodo, di potere
spostare concretamente alcuni fondi su questa misura.
La necessità di farlo non sfuggirà a questo Governo, perché si
tratta di aziende e di progetti che sono stati individuati come
finanziabili e che farebbero subito spesa - stiamo parlando di
carne viva della nostra Regione cioè di agricoltura - per cui
ritengo che se si può spostare qualcosa, o di non speso o che è
possibile spostare, credo che si farebbe bene almeno per arrivare
ad un numero più grande di aziende.
PRESIDENTE. Si dichiara soddisfatto o no?
COMPAGNONE. Non posso che dichiararmi soddisfatto.
PRESIDENTE. Si passa all'interrogazione n. 462 Chiarimenti
sull'attività di vigilanza venatoria con particolare riferimento al
territorio di Messina , a firma degli onorevoli De Luca ed altri.
Al Presidente della Regione, all'Assessore per le autonomie
locali e la funzione pubblica e all'Assessore per il territorio e
l'ambiente, premesso che:
con D.A. del 14 ottobre 2003 venivano approvati i criteri,
modalità e condizioni per l'assegnazione di contributi alle
province regionali per il cofinanziamento dell'attività di
vigilanza venatoria;
i servizi di vigilanza dovevano essere istituti e dipendere
direttamente dalle amministrazioni provinciali o da società miste a
cui, comunque, doveva partecipare la provincia;
la LR. 33 del 1 settembre 1997 prevedeva che le guardie dei
servizi di vigilanza venatoria dovevano essere adibite in modo
esclusivo ad attività di vigilanza e ad attività di vigilanza
antincendio e di guardapesca nelle acque interne;
rilevato che:
per la provincia di Messina, l'attività di vigilanza venatoria,
dal 2003 al 2010 è stata svolta dall'ex partecipata multiservizi
s.p.a. , società a prevalente capitale pubblico della Provincia
regionale di Enna;
con delibera 226 del 11/12/2012, l'ex consiglio provinciale,
decide di cedere a terzi sia la partecipazione capitalistica
detenuta nella società multiservizi s.r.l. (già società multi
servizi s.p.a.), sia di cedere a terzi la partecipazione
capitalistica detenuta nella società di vigilanza venatoria e
ambientalista s.r.l. (risultante dalla scissione parziale e
trasformazione della società multi servizi s.p.a);
dal 2013 una parte del servizio di vigilanza venatoria, svolto
anche dal corpo di polizia provinciale, viene esternalizzato a
società di vigilanza privata dall'ex commissario straordinario dr.
Romano, che prevede tra le varie clausole quella di salvaguardia
dei lavoratori già utilizzati per il servizio praticamente dal
2003. Tutte le procedure di affidamento vengono gestite dagli
uffici provinciali;
ad aprile 2017 l'ex sindaco metropolitano emana un atto
d'indirizzo con il quale dispone di attivare le procedure per
l'affidamento del servizio;
a novembre 2017 viene approvato il bando di gara che utilizza come
coperture per il servizio i fondi provinciali della TEFA, purtroppo
però gli uffici non riescono a completare la procedura di gara
entro dicembre 2017;
il 30 marzo 2018 il corpo di polizia provinciale, direttamente
coinvolto dal 2016/2017 nella redazione delle procedure di gara,
determina nuovamente l'impegno per lo svolgimento del servizio di
vigilanza venatoria, gli uffici della città metropolitana di
Messina però non riescono a completare le procedure di gara entro
giugno 2018;
con atto di indirizzo del 26/07/2018 il nuovo Sindaco
Metropolitano decide di revocare il procedimento di gara per
evitare di arrecare danni patrimoniali certi e gravi all'Ente;
considerato che:
la regione cofinanzia il servizio di vigilanza venatorio
attraverso il capitolo 143311 e ha previsto lo stanziamento per il
2018 di 271.814 euro, 236172 euro per il 2019 e 235833 per il 2020;
in base all'art.7 della L.R. 7 del 11 maggio 2011 i contributi
previsti per il cofinanziamento della vigilanza venatoria
sono erogati esclusivamente alle province regionali che abbiano
attivato il servizio di vigilanza venatoria e ambientale anche
attraverso società totalmente partecipate;
il comma 2 dell'art.24 della L.R. 20 del 29/09/2016 prevedeva la
costituzione in ogni ente locale dell'elenco comunale di
mobilità interaziendale regionale a cui potevano presentare domanda
di inserimento i lavoratori dipendenti, o contrattualizzati in modo
continuativo, dalle società controllate direttamente o
indirettamente dagli enti locali;
con la legge 10 del 10/07/2018 è stato inserito il comma 2-bis
all'art. 44 della L.R. 33/97 che prevede lo svolgimento della
vigilanza venatoria anche del personale inserito nell'elenco di
mobilità interaziendale regionale previsto dal comma 2 dell'art.24
della L.R. 20/2016;
si apprende da fonti di stampa, che la Città Metropolitana di
Messina, pare non abbia ancora attivato l'elenco di cui all'art.24
della L.R. 20\2016 inerente il personale delle società controllate
dagli enti locali in cui potrebbero richiedere l'inserimento tutti
i lavoratori che dal 2003, attraverso una partecipata anche se non
impegnati continuamente, hanno svolto il servizio di vigilanza
venatoria;
per sapere:
se siano a conoscenza della problematica oggetto del presente atto
ispettivo;
quale sia e come venga svolta, allo stato attuale, l'attività di
vigilanza venatoria per tutto il territorio regionale;
quali iniziative intendano portare avanti per implementare il
servizio di vigilanza venatoria che, a parere degli scriventi, è
fondamentale in un territorio come quello siciliano.
Ha facoltà di parlare l'Assessore Bandiera per fornire la
risposta.
BANDIERA, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e la
pesca mediterranea. Signor Presidente, onorevoli deputati, si
tratta di una vicenda che abbiamo trattato anche nella competente
Commissione e riguarda l'attività di vigilanza venatoria che nella
provincia di Messina veniva affidata ad un organismo associativo di
carattere privatistico.
Quello che posso ribadire è che il Governo, la Regione continua a
finanziare quest'attività e che per tutte le province le risorse
vengono mandate agli enti provincia.
E' poi pura scelta e sensibilità delle province trovare i soggetti
ai quali affidare questa attività.
Nella provincia di Messina - motivo della lagnanza degli
interroganti - si è cambiato passo e si è passati da un affidamento
a soggetti terzi ad un affidamento in house e quindi questo
servizio oggi lo gestisce l'ente provincia.
Pur tuttavia è compito, obbligo della Regione in questa vicenda,
assicurare le risorse per la vigilanza e trasferirle agli enti
provincia.
Il resto è una vicenda di carattere provinciale e sono scelte che
attengono a quel livello istituzionale.
Saluto agli studenti dell'Istituto tecnico Alessandro Volta di
Nicosia
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ne approfitto per salutare gli
studenti dell'Istituto tecnico Alessandro Volta di Nicosia che sono
venuti ad assistere a questa giornata di lavori assembleari.
Buonasera a tutti, ragazzi.
Riprende lo svolgimento di interrogazioni e interpellanze della
rubrica:
"Agricoltura, sviluppo rurale e pesca mediterranea"
DE LUCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori assessori,
siciliani, io sono costretto a dichiararmi - assessore - non
soddisfatto della risposta, in quanto l'interrogazione mira a
comprendere se questo assessorato ha il controllo della situazione,
non semplicemente se si limita a stanziare le somme in bilancio, in
quanto da quello che mi risulta le somme stanziate dalla Regione
Siciliana, nella quota che è stata destinata alla ex provincia,
oggi città metropolitana di Messina, non sono state utilizzate per
l'espletamento delle attività venatorie, ma sono state dirottate
non nei confronti di una società di house, ma come somme aggiuntive
alla polizia provinciale.
In questo momento il servizio delle guardie venatorie mi risulta
non in essere nella città metropolitana di Messina e, in
particolare, mi risultano non formati gli elenchi. In una riunione
congiunta con gli assessorati abbiamo fatto il punto della
situazione e abbiamo visto che l'ex città metropolitana non ha
adempiuto a stilare l'elenco con le guardie venatorie che, per
l'appunto, provenivano dalla società di servizi cui precedentemente
la città metropolitana (ex provincia) si serviva.
In questo momento, queste persone non stanno svolgendo alcun tipo
di attività e, in questo momento, le uniche attività di controllo
sono svolte dalla polizia provinciale che, da quello che mi
risulta, ha fatto 90 controlli in un anno a fronte dei 60 controlli
giornalieri o settimanali che svolgevano prima le attività le
guardie venatorie. In altri termini, nella provincia di Messina, in
questo momento, non viene effettuato alcun tipo di attività contro
la caccia illegale, contro il bracconaggio e per preservare
l'ambiente forestale.
Conseguentemente credo - e per questo ho fatto un accesso agli
atti - che l'assessorato debba non solo stanziare le somme, ma
anche imporre all'ex città metropolitana di redigere e di adottare
l'albo provinciale, e questo è di competenza per correttezza
dell'assessorato enti locali che ha da poco diramato una nota, ma
che ancora non è stata recepita dal competente dirigente, ma
dall'altro, l'assessorato per l'agricoltura che ci mette i soldi
deve controllare come i liberi consorzi e le città metropolitane
spendono questi soldi, soprattutto verificare che ci sia realmente
un'attività di vigilanza venatoria. Diversamente, non ha senso
lamentarsi della proliferazione di animali selvaggi che stanno
distruggendo il territorio e anche l'ecosistema delle nostre
foreste. Per cui, non mi ritengo soddisfatto e spero che vi darete
da fare in tal senso.
PRESIDENTE. Si passa all'interpellanza 109 a firma degli onorevoli
Cancelleri, Marano e altri - Risoluzione delle problematiche
riguardanti il Consorzio di bonifica n. 4 di Caltanissetta.
Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura, lo
sviluppo rurale e la pesca mediterranea, premesso che:
i Consorzi di Bonifica rientrano fra gli Enti pubblici vigilati
dalla Regione Siciliana, nello specifico dall'Assessorato regionale
dell'agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea,
ai sensi dell'articolo 20 della legge regionale 45/1995;
il Consorzio di Bonifica n 4 Caltanissetta, confluito di recente
nel Consorzio di Bonifica Sicilia Occidentale, è stato costituito
con Decreto presidenziale del 23 Maggio 1997 e ricade all'interno
della provincia di Caltanissetta con una superficie pari ad Ha
104.094;
come indicato nel sito web del Consorzio, lo stesso gestisce un
acquedotto idrico potabile, con acque fornite dalla Siciliacque
s.p.a. subentrata all'EAS, attraverso gli schemi Fanaco, Blufi ed
Ancipa ed a mezzo di una rete avente uno sviluppo di circa 350
chilometri, a servizio di un consistente numero di aziende
zootecniche;
le utenze consortili sono circa 3.500 per una popolazione stimata
di 12.000 unità, che ricadono principalmente nei territori dei
comuni di Marianopoli, Santa Caterina, Caltanissetta, San Cataldo,
Serradifalco, Montedoro, Mussomeli, Milena, Campofranco, Sutera e
Acquaviva Platani;
RILEVATO che:
i Consorzi di bonifica, ai sensi della sopra menzionata legge
regionale 45/1995, possono richiedere un contributo, ai fini del
miglioramento fondiario e funzionamento del consorzio, nonché
provvedere alle proprie spese e ai propri oneri di mantenimento;
i suddetti contributi annui registrano un aumento (passando da 18
euro a 76 euro per l'anno 2015, mentre per gli anni 2016 e 2017
ammontano a circa 50 euro), dovuto alle disposizioni contenute al
comma 11, articolo 47, delle legge regionale 9/2015, che prevedeva
una decurtazione progressiva dei finanziamenti da parte della
Regione Siciliana ai Consorzi di bonifica, fino ad arrivare al 2021
alla soppressione del suddetto trasferimento regionale;
CONSIDERATO che:
diversamente dagli altri consorzi siciliani, il Consorzio di
Caltanissetta non svolge compiti di bonifica o di miglioramento
fondiario, ma che lo stesso si occupa soltanto di rifornire gli
utenti di acqua potabile, acquistandola da Siciliacque s.p.a. per
poi rivenderla ai consorziati che ne fanno richiesta;
come previsto dal Regolamento per la distribuzione dell'acqua
potabile del Consorzio è vietato l'uso dell'acqua potabile per il
funzionamento di macchine e altri attrezzi industriali e per
l'irrigazione;
i consorziati, rispetto al servizio di distribuzione dell'acqua
potabile, corrispondono già un canone idrico e la relativa tariffa
a consumo;
alla luce di quanto sopra esposto, quindi non sussistendo alcuna
controprestazione in riferimento al sopra citato contributo,
diversi consorziati provvedevano a contestare i ruoli, promuovendo
azioni dinnanzi alla Commissione Tributaria Provinciale che in
massima parte, in assenza di benefici, provvedeva ad annullare le
cartelle emesse;
quanto sopra esposto risulta essere in contrapposizione rispetto a
quanto previsto dal comma 1, articolo 10, della legge regionale
45/1995;
TENUTO CONTO che:
in aggiunta a quanto sopra riportato, si evidenzia che il
Consorzio in oggetto, non risulta avere applicato il Piano di
Classifica, previsto ai sensi del predetto articolo 10 della legge
regionale 45/1995, approvato con D.A. n. 1316/2012;
il comma 42, articolo 20, della legge regionale 19/2005 prevede
l'emissione di ruoli provvisori nelle more dell'approvazione dei
Piani di Classifica e che, una volta approvati, i consorzi di
bonifica sono obbligati ad effettuare l'emissione di ruoli di
contribuenza a conguaglio, relativamente agli anni interessati,
facendo le dovute compensazioni in dare e avere;
disattendendo quanto previsto dal riferimento normativo sopra
riportato, vengono tutt'oggi emessi ruoli di contribuenza
provvisori, malgrado la sussistenza del piano di classifica
approvato;
CONSIDERATO, altresì, che:
il comma 2, articolo 6, della legge regionale 8/2017 autorizzava i
Consorzi di Bonifica a disporre lo sgravio parziale dei ruoli già
sospesi ai sensi del comma 28, articolo 10, della legge regionale
24/2016 relativi all'anno 2014 e 2015 già emessi nei confronti
delle ditte consorziate;
con delibera n. 22 del 21 settembre 2017 il Consorzio di Bonifica
n. 4 Caltanissetta ha disposto di procedere alla revoca della
sospensione posta in essere con delibera n. 27 del 28 dicembre
2016;
per conoscere se siano a conoscenza delle problematiche sopra
elencate e se intendano porre in essere tutte le azioni necessarie
utili alla risoluzione delle stesse, nonché pervenire
all'eliminazione del contributo di miglioramento fondiario e di
funzionamento a carico dei consorziati.
Ha facoltà di parlare l'assessore Bandiera per fornire risposta.
BANDIERA, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e la
pesca mediterranea. Signor Presidente, onorevoli deputati, con
questa interpellanza gli onorevoli richiedenti chiedono notizie ma
soprattutto lamentano una difformità rispetto al sistema di
imposizione tributaria dei ruoli che vengono richiesti alle aziende
agricole ubicate all'interno dei comprensori di bonifica.
In realtà, ad avviso del Governo la procedura risulta essere
corrente, in armonia con tutte le disposizioni normative che dal
regio decreto del 1933 ad oggi hanno disciplinato la vicenda, e non
si può non ribadire che la natura di questa azione patrimoniale
imposta dei contributi consortivi è stata riconosciuta dalla stessa
Corte Costituzionale, la quale ha dichiarato che l'obbligo di
contribuenza per i proprietari consorziari anche dissenzienti, non
deriva da un impegno di carattere contrattuale associativo assunto
dagli stessi consorziati bensì da un obbligo posto dalla legge che
considera essenziale, per il conseguimento delle finalità inerenti
la bonifica, la compartecipazione alle spese dei titolari dei beni
immobili inclusi nel perimetro del comprensorio ed ha, pertanto,
riconosciuto che i contributi consortili rientrano nell'ambito
dell'articolo 23 della Costituzione.
Ho tutta una serie di pronunciamenti, di sentenze esaustive in tal
senso, chiaramente la materia è spesso oggetto di impugnative da
parte dei proprietari che sono assoggettati a questi tributi, ma
devo dire che i pronunciamenti non fanno altro che confermare ciò
che oggi viene attuato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Cancelleri per
dichiararsi soddisfatto o meno della risposta dell'Assessore.
CANCELLERI. Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi, io
non sono soddisfatto della risposta dell'Assessore perché con
questa interpellanza andavo a chiedere tre delucidazioni su degli
argomenti specifici.
Il primo: è vero che la Commissione tributaria e anche i tribunali
hanno dato torto ai ricorrenti, dicendo che i compiti di bonifica e
di miglioramento fondiario e quindi le tariffe devono essere
riconosciute, però io nell'interpellanza chiedevo, ai colleghi che
non sono ovviamente edotti glielo racconto, quando i Consorzi di
bonifica erano divisi sul territorio e ricalcavano i confini
provinciali, nel consorzio di bonifica di Agrigento siccome il
miglioramento fondiario, la bonifica non veniva effettuata, il
corrispondente Commissario del Consorzio non richiedeva il
pagamento degli oneri ai consorziati.
Questo invece non avveniva a Caltanissetta e questa cosa, anche
quando il Consorzio di bonifica della Sicilia occidentale poi si è
trasformato in realtà sotto la guida di un unico Commissario e
quindi i due territori adesso insistono all'interno dello stesso
consorzio, comunque c'è questa discrepanza fra chi vive nella
collina di Mussomeli, cioè in zona di Caltanissetta e chi nel suo
dirimpettaio nella collina invece di Cammarata, essendo stato di
derivazione agrigentina invece non lo paga, cioè poche centinaia di
metri per subire invece un torto.
Allora dico all'Assessore - che era anche questo l'oggetto più
volte di indicazione all'interno della Commissione - se non lo paga
uno non lo paga l'altro o se lo paga l'uno lo deve pagare anche
l'altro. E' una questione di giustizia e se i tribunali e le
commissioni tributarie si pronunciano è giusto che si pronunciano
in egual modo per tutti.
Invitavamo, ovviamente, a trovare con il Consorzio di bonifica con
il nuovo Commissario una qualche possibilità di addivenire ad una
transazione con le parti in maniera tale da disinnescare
contenziosi che poi alla fine, anche considerato il fatto che la
Regione possa avere sempre ragione, però comunque hanno un aggravio
di spese in termini di avvocati e tutto quanto.
La seconda, signor Presidente, ed io qui volevo e mi sarebbe
piaciuto che ci fosse stato presente l'assessore competente
all'acqua e ai rifiuti, perché in questo Consorzio di bonifica, in
barba alle leggi nazionali, colleghi il Consorzio di bonifica di
Caltanissetta eroga per il miglioramento fondiario e quindi per
l'irrigazione acqua potabile.
Signor Presidente ha capito bene, noi diamo agli agricoltori del
Consorzio di Caltanissetta acqua potabile, la compriamo da Sicilia
Acque S.p.A. e la rivendiamo direttamente agli agricoltori che
innaffiano zucchine, peperoni, carciofi nella zona del niscemese e
tutto quello che di buono ci dà la nostra terra con acqua potabile,
in barba ovviamente a leggi, in barba a tutta una serie di
situazioni mentre gli invasi, qui si poneva una riflessione a tutto
tondo su quella che era una situazione, ovviamente non è gratis,
quest'acqua ha un costo elevatissimo ed ovviamente a pagarne sono
gli agricoltori che la pagano.
In ultimo chiedevo all'Assessore se, visto che comunque io ne ho
memoria storica essendo stato qui insieme a tanti altri colleghi
nella passata legislatura, lo ricorderà ad esempio l'onorevole
Dipasquale, quando da opposizione sia con il centro-destra che
anche il Movimento Cinque Stelle ci battevamo contro quella
dissennata legge che fu l'articolo 47, comma 11, di una delle
Finanziarie del Governo Crocetta, quando il PD avallò il taglio e
quindi il definanziamento annuale dei consorzi di bonifica fino ad
arrivare al 2021, nel quale avremmo tolto tutti i soldi.
Quell'articolo ha determinato, ma non ci voleva presidente una
sfera di cristallo per dirlo, ha determinato ovviamente che
mancando i soldi ai consorzi di bonifica si sarebbero elevate
ovviamente le quote consortili e tutte le tariffe che venivano
chiaramente richieste agli agricoltori.
Questo, cosa ha implicato? Ha implicato che da questi scranni, sia
il Movimento 5 stelle che anche l'opposizione di centro destra,
abbiamo fatto una legittima battaglia affinché fosse superata
questa legge, affinché fosse eliminato quell'articolo 47.
Io le devo dire Presidente che mi aspettavo dall'Assessore
Bandiera, dal Presidente Musumeci che in questa legislatura una
delle prime cose che si potesse fare in quella direzione era
proprio quella di rimettere apposto questa situazione. Mi chiedo e
le chiedo Assessore perché non sta intervenendo in tal senso.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cancelleri, quindi è insoddisfatto.
Si passa all'interpellanza n. 126 Crisi economica del Corfilac di
Ragusa , degli onorevoli Campo ed altri.
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per l'agricoltura, lo
sviluppo rurale e la pesca mediterranea e all'Assessore per
l'economia, premesso che il Consorzio Ricerca Filiera Lattiero
Casearia, costituito ai sensi dell'articolo 5 della legge regionale
5 agosto 1982, n. 88, è un ente con personalità di diritto pubblico
che opera a carattere regionale ed ha sede a Ragusa. L'attività
principale del Consorzio è finalizzata allo studio delle produzioni
lattiero casearie tradizionali siciliane seguendo un approccio di
filiera ed è indirizzata alle piccole e medie imprese. L'obiettivo
finale è quello di elevare le produzioni casearie storiche,
ottenute con processi tradizionali, a delle vere opere d'arte da
annoverare tra i beni culturali italiani;
rilevato che:
da anni, e nelle ultime settimane in particolare, l'ente vive una
situazione di grave incertezza economica tale da far temere per il
suo futuro;
il Consorzio vive nella quasi totalità (nonostante l'intervento
economico del comune di Ragusa e di altri soci privati) del
contributo regionale di cui al capitolo 147315 del bilancio
regionale, ma puntualmente ritornano ogni anno le note difficoltà
economiche che minano il lavoro dei 38 dipendenti;
nei giorni scorsi era stato annunciato l'imminente passaggio a
part-time dei dipendenti, con una riduzione dello stipendio pari al
30% di quello previsto, fino al 31 dicembre, a causa della mancanza
di circa 100mila dal bilancio dell'Ente. Tale passaggio è stato poi
per il momento scongiurato - almeno fino al 30 novembre - a seguito
delle rassicurazioni dell'Assessore regionale per l'agricoltura
circa lo stanziamento delle somme necessarie per garantire il tempo
pieno dei dipendenti anche per i mesi successivi, in sede di
variazione di bilancio;
considerato che:
pur tra mille difficoltà, esemplare continua ad essere
l'atteggiamento dei 38 lavoratori, che con abnegazione continuano a
portare avanti le numerose attività dell'Ente: i laboratori, le
certificazioni dop, il lavoro di ricerca e gli scambi con altre
realtà anche internazionali;
a causa della cronica precarietà finanziaria, il Corfilac è
impossibilitato ad effettuare una programmazione a lungo termine
anche a causa della mancanza di certezza circa un budget economico
adeguato;
visto che:
nell'ultima legge di stabilità regionale (l.r. 8 maggio 2018, n.
8) sono stati stanziati per il Corfilac un milione e 155mila euro,
una somma non solo non idonea a garantire la ricerca ma anche
insufficiente a pagare gli stipendi dei lavoratori;
nel giro di pochi anni il contributo della Regione è sceso da
quasi due milioni e 600.000 euro a circa un milione e mezzo dello
scorso anno;
è nota l'importanza dell'ente, fondamentale perché a sostegno
delle produzioni zootecniche ragusane e siciliane. Il Corfilac, per
il suo ruolo e per le sue competenze, è da considerarsi una
eccellenza professionale e di ricerca per tutto il meridione di
Italia. Sin dalla sua istituzione il Corfilac si è infatti
affermato come leader nella valorizzazione della filiera lattiero-
casearia, con una rilevante capacità innovativa rispetto
all'obiettivo di elevare la qualità dei prodotti iblei;
ormai non è più rinviabile la necessità di un intervento deciso a
sostegno del futuro del Consorzio ragusano;
per conoscere:
se non ritengano opportuno intervenire con urgenza in sede di
variazione di bilancio per garantire al Corfilac le risorse
necessarie per il pagamento degli stipendi dei lavoratori e per
chiudere il bilancio 2018;
se siano a conoscenza del grave rischio della riduzione del monte
ore lavorativo nei confronti dei dipendenti del Corfilac di Ragusa;
se non intendano intraprendere iniziative utili per garantire
maggiore certezza sul futuro del Corfilac e un rilancio dello
stesso come eccellenza del meridione d'Italia;
se non ritengano opportuno intervenire presso il Consiglio di
Amministrazione del Corfilac, affinché venga ripristinato un solido
ed efficace governo dell'ente, che lo amministri anche nelle
difficoltà, lo difenda e si attivi per risolvere fattivamente i
problemi di gestione;
se non intendano sollecitare i soci dell'Ente affinché vengano
presto approvate le modifiche necessarie allo Statuto, così da
permettere anche la proroga decennale, e non più annuale, del
Consorzio».
Ha facoltà di parlare l'assessore Bandiera per rispondere
all'interpellanza.
BANDIERA, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e la
pesca mediterranea. Signor Presidente, l'interrogazione è datata,
risale al dicembre 2018. Allora si è attesa una variazione di
bilancio per superare la crisi economica momentanea che viveva il
consorzio Corfilac ma che è stata abbondantemente superata con
tutta una serie di erogazioni che sono state effettuate.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Campo per
dichiararsi soddisfatta o meno della risposta dell'assessore.
CAMPO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, so che
l'interpellanza è datata e che il problema si è risolto però di
fatto non del tutto perché il Corfilac, cioè l'ente di ricerca
della filiera lattiero casearia che era un fiore all'occhiello per
tutto il meridione, e quindi non solo per la Sicilia, perché faceva
ricerca e valorizzava tutti i prodotti della zootecnia, ad oggi
funziona praticamente svolgendo il minimo, l'ordinaria
amministrazione in quanto i contributi che c'erano all'inizio, che
ammontavano a circa 2 milioni e 600 mila euro, sono stati
drasticamente ridotti a poco meno di 1 milione e 500 mila euro.
Quindi l'ente non ha più la forza per fare ricerca e per essere
quel fiore all'occhiello che è sempre stato in tutta la Sicilia.
Chiedo all'Assessore se ci siano praticamente degli interventi
strutturati per far sì che l'ente ritorni agli antichi splendori,
che possa intercettare anche dei fondi europei, partecipare ai
bandi, perché ad oggi con queste scarse risorse non riesce a fare
neanche questo. Quindi nella mia interpellanza chiedevo anche
questo all'Assessore.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Campo, quindi non è soddisfatta.
Si passa all'interpellanza n. 142 Dichiarazione dello stato di
calamità naturale per tutto il territorio siciliano , degli
onorevoli Di Mauro e Pullara.
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura, lo
sviluppo rurale e la pesca mediterranea, premesso che:
già a novembre 2018 la Sicilia occidentale è stata interessata da
un'eccezionale evento meteorico caratterizzato da piogge intense e
persistenti con caratteri alluvionali, in particolare le Province
di Agrigento e Caltanissetta e Trapani dove i pluviometri hanno
registrato picchi particolarmente rilevanti, provocando particolare
ripercussione nel settore agricolo;
i panorami mozzafiato creati dalla neve che, come previsto, è
caduta copiosa anche in Sicilia sono il volto bello e piacevole
della prima ondata di maltempo che ha colpito il Centro-Sud. Ora,
passata la festa è tempo di passare alla conta dei danni. Una
stima, purtroppo, ancora in fieri. Se nessuna provincia è stata
risparmiata dal freddo, particolarmente pungente, a preoccupare è
il rischio di altre gelate, che potrebbero colpire colture
orticole, agrumeti, alberi da frutta e ulivi;
nella parte meridionale dell'Isola i danni sono ingenti. Intere
produzioni di ortaggi sono state distrutte la notte del 4 Gennaio
2019 per la forte gelata che ha interessato tutta la zona che da
Licata arriva sino a Pachino. I maggiori danni nelle aziende
agricole del Ragusano dove la temperatura arrivata sino a meno 5
gradi ha gelato zucchine e pomodori;
considerato che:
quanto avvenuto costituisce il colpo di grazia per l'agricoltura
in particolare per tutto il comparto serricolo. Non bastava la
crisi dei prezzi e la virosi ora pure la gelata che ha distrutto
intere produzioni;
la neve non aiuta nemmeno la zootecnia con gli allevatori
costretti ad alimentare direttamente gli animali visto che l'erba
dei pascoli non è disponibile per mandrie e greggi coperta com'è
dalla coltre nevosa;
il perdurare delle forti piogge non ha permesso di effettuare le
operazioni di semina causa l'impraticabilità dei campi, con
conseguente impatto negativo sulle produzioni cerealicole e
foraggere dell'annata agraria;
l'agricoltura siciliana, già provata, torna a tremare. Il comparto
olivicolo, ad esempio, sta attraversando uno dei suoi momenti
peggiori. Se le condizioni metereologiche dovessero persistere,
infatti, si rischierebbero ulteriori danni alle piante oltre a
quelli già provocati dalle gelate dello scorso anno che hanno
praticamente quasi azzerato la produzione di olive;
ritenuto che:
l'agricoltura è l'attività economica più esposta alle conseguenze
dei cambiamenti climatici ma è anche il settore più impegnato per
contrastarli. Una nuova sfida per le imprese agricole che -
conclude la Coldiretti - devono interpretare le novità segnalate
dalla meteorologia e gli effetti sui cicli delle colture, sulla
gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio;
l'aumento medio delle temperature è accompagnato
dall'eccezionalità degli eventi atmosferici che è ormai diventata
la norma e - sottolinea la Coldiretti - si manifesta il rincorrersi
di siccità e gelate, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed
intense ed il rapido passaggio dal maltempo al sole;
il 2018 sarà ricordato come un anno nero per l'agricoltura, tra
Giugno e Luglio nelle campagne dell'Agrigentino e del Catanese il
fenomeno del cracking (o spacco) sulle uve da tavola l'ha fatta da
padrone creando una perdita del raccolto di almeno il 50%, le forti
piogge di Novembre hanno messo in ginocchio tutto il sistema
agricolo dell'olivicoltura, dato che la raccolta non è stata del
tutto terminata e alcuni produttori non sono riusciti nemmeno ad
entrare nei campi per raccogliere le olive rischiando di perde
parte del prodotto;
rilevato che:
terrestre si moltiplicano gli eventi estremi, dalla siccità alle
ondate di gelo, che nel 2018 hanno provocato 1,5 miliardi di euro
di danni all'agricoltura;
gelo e neve che arrivano fino al mare costituiscono un evento
assolutamente straordinario,
per conoscere se non ritengano opportuno:
allertare gli uffici e gli Ispettorati provinciali al fine di
garantire e tutelare gli interessi degli agricoltori siciliani;
recepire, tempestivamente, ogni iniziativa finalizzata sia alla
verifica, sia alla perimetrazione che alla quantificazione
dell'entità dei danni alle produzioni in coerenza con quanto
previsto dalle legislazioni in materia;
chiedere la declaratoria dello stato di calamità per i territori
ove la produzione agricola tutta, risulta essere quantitativamente
e qualitativamente danneggiata dall'ondata di gelo;
intervenire nelle sedi opportune affinché sia consentito ai
produttori agricoli la conseguente sospensione dei mutui agrari,
dei versamenti Inps e delle imposte dirette».
Ha facoltà di parlare l'assessore Bandiera per rispondere
all'interpellanza.
BANDIERA, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e la
pesca mediterranea. Signor Presidente, onorevoli deputati, i
deputati interroganti chiedevano che venisse dichiarato lo stato di
calamità per l'evento meteorologico accaduto il 4 gennaio 2019. Una
forte gelata che ha interessato tutta la zona sud orientale
dell'Isola e chiaramente il danno è stato oggetto di richiesta di
declaratoria da parte della Giunta di Governo al Ministero
competente per sottolineare tuttavia che essendo la gelata un danno
assicurabile ed essendo la materia risarcitoria di competenza dello
Stato attraverso il decreto legislativo 102 del 2004, sicuramente
per questo tipo di danno non arriveranno risorse economiche alle
aziende colpite ma giungerà assoluta dose di buona probabilità le
zone delimitate e avranno integrazioni salariali INPS per i
lavoratori a tempo determinato ai sensi del comma della legge 296
del 2006.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Di Mauro per
dichiararsi soddisfatto o meno della risposta dell'assessore.
DI MAURO. Mi dichiaro soddisfatto.
PRESIDENTE. Si passa all'ultima interpellanza, la n. 171
Riorganizzazione dei lavoratori dei consorzi di bonifica della
Regione e la riduzione dei contenziosi giudiziari , onorevoli
Campo, Cancelleri ed altri.
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per l'economia e
all'Assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e la pesca
mediterranea, premesso che:
quanto alla disciplina regionale in tema di assunzioni alle
dipendenze dei consorzi di bonifica, la L.R. 6.4.1981 n. 49
(recante norme provvisorie in materia di bonifica), dispone,
all'art. 3 che è fatto divieto ai consorzi di bonifica di
procedere, sotto qualsiasi forma, a nuove assunzioni di personale,
ad eccezione di quelle destinate esclusivamente alla copertura di
posti vacanti della carriera direttiva dei ruoli organici,
stabilendo, dunque, di fatto il divieto di nuove assunzioni fuori
organico;
la L.R. 25 maggio 1995 n. 45 (Norme sui consorzi di bonifica.
Garanzie occupazionali per i prestatori d'opera dell'ESA e
disposizioni per i commissari straordinari), all'art. 30, nel testo
modificato dall'art. 1 della L.R. 25.5.1995 n. 48, dall'art. 12
della L.R. 18 maggio 1996 n. 33, dall'art. 3 della L.R. 30 ottobre
1995 n. 77, ha consentito ai consorzi di assumere con rapporto di
lavoro a tempo indeterminato gli operai, i braccianti agricoli ed
altri soggetti che nel triennio 1992/1994 avevano prestato alle
loro dipendenze, a qualunque titolo, la loro opera per un numero
non inferiore a 400 giornate lavorative ai fini previdenziali o
almeno 250 in due anni del predetto triennio;
il comma 4 dell'art. 30 della citata L.R. n. 45 del 1995 ha
introdotto, inoltre, misure assistenziali che garantivano nei
successivi anni, in presenza di specifici presupposti, ai
lavoratori che avevano lavorato alle dipendenze del medesimo
consorzio, un certo numero di giornate lavorative a fini
previdenziali;
l'assunzione a tempo indeterminato fu estesa, dal c. 5 bis del
richiamato art. 30, fino al cento per cento di ciascun contingente
di ogni singolo consorzio agli operai, ai braccianti agricoli, e
agli altri soggetti non rientranti nel comma 1 già iscritti nella
fascia di garanzia di centocinquantuno giornate lavorative, secondo
una graduatoria che teneva conto dell'anzianità suddetta e a parità
della maggiore anzianità di iscrizione negli elenchi anagrafici;
rilevato che:
questo piano straordinario di stabilizzazione e di misure
occupazionali assistenziali fu accompagnato dall'imposizione del
divieto (art. 32), di procedere, sotto qualsiasi forma, a nuove
assunzioni di personale e dalla predisposizione, da parte della
Regione, delle risorse finanziare necessarie per l'applicazione
dell'art. 30 su indicato;
la successiva L.R. 30 ottobre 1995 n. 76 (Norme per il personale
dell'assistenza tecnica, dell'ESA, dei consorzi di bonifica e degli
enti parco. Disposizioni varie in materia di agricoltura) all'art.
3 ha autorizzato i Consorzi di bonifica, a decorrere dal primo
gennaio 1996, in presenza di comprovate esigenze funzionali , a
stipulare rapporti di lavoro ai sensi della legge 18 aprile 1962,
n. 230, avvalendosi preferibilmente dei contrattisti d'opera
utilizzati nel triennio 1992 - 1994 per i fini istituzionali dei
consorzi medesimi e con le modalità previste dal c. 6 dell'art. 30
della L.R. n 45 del 1995;
l'efficacia di questa disposizione è stata prorogata al 31
dicembre 1999 dall'art. 1 della L.R. 6.8.1999 n. 12 e al 31.12.2001
dall'art. 2 della L.R. 22.8.2000 n.16;
la L.R. n. 76 del 1995 all'art. 4 c. 1 ha previsto, inoltre, che
nelle more dell'attuazione della previsione normativa di cui agli
articoli 30 e 31 della legge regionale 25 maggio 1995, n. 45, i
consorzi di bonifica e di bonifica montana, ai fini del ricorso
alla manodopera occorrente per l'esecuzione di lavori definiti e
predeterminati avente carattere stagionale od occasionale,
continueranno ad avvalersi della legge 18 aprile 1962, n. 230;
la L.R. 16 aprile 2003, n. 4 (Norme programmatiche e finanziarie
per l'anno 2003), con l'art. 106 c. 1, nelle more del riordino
complessivo dei consorzi di bonifica, finalizzato ad assicurare
efficienza ed economicità di gestione ha prorogato i contratti di
cui all'articolo 3 della L.R. 30 ottobre 1995, n. 76, fino al 1
dicembre 2008, (termine, poi, prorogato dall'articolo 1 della L.R.
del 1.2.2006 n. 4 al 31 dicembre 2008 e ulteriormente prorogato al
31.3.2010 dall'art. 1 c. 2 della L.R. 29.12.2009 n. 13);
il citato articolo 106 della L.R. n. 4 del 2003 al c. 2 ha
introdotto, inoltre, misure occupazionali assistenziali analoghe a
quelle previste dall' art.30 della L.R. n. 45 del 1995;
la L.R. 28 giugno 2010, n. 14 (Norme in materia di personale dei
consorzi di bonifica), all'art. 1 comma 2 ha confermato il divieto
per i consorzi di bonifica di procedere ad assunzioni di personale
sotto qualsiasi forma e con qualsiasi imputazione contabile, sia a
carico della Regione sia a carico dei medesimi consorzi, ad
eccezione di quelle correlate all'estensione delle garanzie
occupazionali (volte a sopperire alle esigenze determinatesi in
conseguenza delle calamità naturali verificatesi nel periodo 2009-
2010 ed allo scopo di realizzare interventi e/o lavori di
manutenzione e ammodernamento delle reti irrigue collettive e delle
reti scolanti);
ritenuto che:
l'individuazione specifica, nella quantità, delle risorse
finanziare che, per ciascun periodo di bilancio, la Regione era
tenuta a mettere a disposizione per il ricorso alle assunzioni a
tempo determinato e per l'attuazione del sistema delle garanzie
occupazionali, attesta in modo inequivocabile l'intenzione del
legislatore regionale di cristallizzare le piante organiche e di
non ampliarle nella misura corrispondente al numero dei lavoratori
che i consorzi di bonifica erano stati autorizzati ad assumere a
tempo determinato in caso di comprovate esigenze funzionali ovvero
ove occorrente per l'esecuzione di lavori definiti e predeterminati
aventi carattere stagionale o occasionale;
risulta chiara, la volontà del legislatore di consentire nel
sistema delle assunzioni dei consorzi di bonifica solo circoscritte
ipotesi di assunzione a tempo determinato, rinviando per le
modalità di assunzione alla Legge n. 230 del 1962;
è pacifica la natura di enti pubblici economici dei Consorzi di
Bonifica, regolamentati, finanziati e vigilati della Regione (ex
multis, Cassazione Sez.Un. n.1548/2017);
è noto lo stato di forte crisi in cui versano gli 11 Consorzi, le
cui funzioni di interesse pubblico oggi sono snaturate per la
mancanza di programmazione e la costante diminuzione dei
trasferimenti regionali;
la grave crisi economica finanziaria in cui versano i Consorzi di
Bonifica siciliani ed il Consorzio di Ragusa in particolare ha
causato l'impossibilità di garantire la normale gestione degli enti
e aggravato la posizione dei propri dipendenti che non percepiscono
da oltre 15 mesi gli stipendi;
a ciò si aggiungano le conseguenze connesse alle numerose sentenze
del Giudice del lavoro che affermano l'illegittimità
dell'apposizione del termine ai contratti stipulati con i
lavoratori a tempo determinato, beneficiari delle garanzie
occupazionali, e che su tale illegittimità fondano l'accoglimento
delle domande di conversione in rapporto a tempo indeterminato dei
suddetti contratti, nonché le domande rivolte ad ottenere le
indennità risarcitorie;
considerato che:
tra le criticità più volte segnalate nelle sedi istituzionali
preposte vi sono l'ammontare dei debiti pari a circa 70 milioni, il
blocco delle piante organiche e la mancanza di figure professionali
necessarie per le attività;
nei POV (Piano di Organizzazione Variabile) di alcuni consorzi di
bonifica, tra i quali quelli del consorzio di Ragusa e di Siracusa,
si registrano numerose decine di posti liberi;
visto che:
una strada percorribile per eliminare il contenzioso e dare
serenità ai lavoratori potrebbe essere quella intrapresa dalla
Regione Sardegna, ai sensi dell'art. 10 comma 8 lett. a) e b) della
Legge regionale 28/12/2018 N. 48;
tale previsione prevede che i consorzi di bonifica, nell'ambito
delle risorse disponibili nei propri bilanci, procedano
all'assunzione nelle proprie dotazioni organiche, per almeno otto
mesi di ciascun anno, del personale che ha prestato attività
lavorativa a favore dei consorzi con contratti a tempo determinato
per almeno trecentonovanta giornate lavorative negli ultimi cinque
anni;
viene previsto altresì che i posti vacanti nelle dotazioni
organiche dei consorzi di bonifica derivanti dalla cessazione, a
qualsiasi titolo, di rapporti di lavoro a tempo indeterminato del
personale operaio sono coperti, nei limiti dei posti risultanti dal
Piano di organizzazione variabile (POV), mediante la trasformazione
a tempo indeterminato dei contratti di lavoro delle corrispondenti
categorie di personale avventizio secondo un ordine di priorità da
determinarsi con deliberazione della Giunta regionale;
gli oneri derivanti dall'attuazione delle su indicate disposizioni
potrebbero trovare copertura nei finanziamenti della Regione
stanziati annualmente per l'assunzione del personale avventizio;
per conoscere se non ravvisino la necessità di attivarsi per:
a) avviare misure che consentano ai Consorzi di far fronte alle
conseguenze delle numerose sentenze del Giudice del lavoro
dichiaranti l'illegittimità dell'apposizione del termine ai
contratti a tempo determinato stipulati, e alla conseguente
conversione degli stessi a tempo indeterminato, nonché alle
indennità risarcitorie;
b) agevolare, nel rispetto delle leggi in vigore, la soluzione di
eventuali controversie fra consorziati e consorzi attraverso
l'attività conciliativa;
c) verificare se anche in Sicilia, così come fatto dalla Regione
Sardegna, sia possibile prevedere l'assunzione nelle dotazioni
organiche dei consorzi, per un numero congruo di mesi l'anno, del
personale che ha prestato attività lavorativa a favore dei consorzi
con contratti a tempo determinato per un numero determinato di
giornate lavorative negli ultimi anni, nonché il riempimento dei
posti vacanti nelle dotazioni organiche di ciascun consorzio, nei
limiti dei posti risultanti dal Piano di organizzazione variabile
(POV), mediante la trasformazione a tempo indeterminato dei
contratti di lavoro delle corrispondenti categorie di personale
avventizio o l'inserimento dei lavoratori che abbiano ottenuto
sentenze del Giudice del lavoro di conversione a tempo
indeterminato del proprio contratto».
Ha facoltà di parlare l'assessore Bandiera per rispondere
all'interpellanza.
BANDIERA, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e la
pesca mediterranea. Signor Presidente, il tema sono i contenziosi
che i lavoratori a tempo determinato dei consorzi di bonifica hanno
posto in essere nei confronti dei consorzi al fine di chiedere una
stabilizzazione.
La materia naturalmente è disciplinata da tutta una serie di norme
di carattere regionale, la n. 45 del 1995 che ha posto il divieto
di nuove assunzioni di personale e sotto qualsiasi forma dalla data
di entrata in vigore della legge. Questo è ribadito in tutta una
serie di provenienti normative di questo Parlamento. Come è noto è
in itinere e sarà a breve presentata una riforma che il Governo
proporrà al Parlamento, quella a mio avviso sarà la sede ulteriore
per verificare aspetti legati a stabilizzazioni, ma soprattutto a
quel turn over che il personale chiede man mano che il personale a
tempo indeterminato va in quiescenza.
CAMPO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAMPO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, come lei
sa noi veniamo da una riunione da un sit-in che si è appena tenuto
in Assessorato con i lavoratori del Consorzio di bonifica e c'era
con noi anche l'onorevole Di Pasquale e l'onorevole Ragusa, e la
questione è diventata sempre più grave perché, come dicevamo prima,
i problemi sono diversi.
Innanzitutto, la questione più urgente, cioè quella da risolvere
in maniera imminente sono i mancati stipendi, siamo arrivati a
quasi 20 mesi cioè lasciare delle persone 20 mesi senza stipendio,
persone monoreddito che devono mantenere la famiglia e che fanno
fronte anche alle spese lavorative, perché il servizio l'hanno
garantito.
Poi io chiedevo anche di risolvere il problema in maniera
strutturale, lei mi parla appunto della imminente riforma che è in
essere, ma io in questa interpellanza ben precisa chiedevo se c'era
l'intenzione di fare così come si è fatto in Sardegna,
stabilizzando piano piano i dipendenti che avessero determinate
caratteristiche, e di riaprire le piante organiche dei Pov perché
negli anni sappiamo che via via ci sono stati pensionamenti e
quindi si sono liberati parecchi posti; questo porterebbe
sicuramente il consorzio a risanare tutti quei problemi soprattutto
legati alle settanta persone che hanno fatto sentenza, come lei sa
oggi gli è stato rappresentato un problema gravissimo, e cioè ben
20 di queste persone hanno perso la sentenza al terzo grado e sono
state licenziate, quindi ad oggi non solo non prenderanno più gli
stipendi, ma devono anche far fronte alle spese legali, non hanno
più un lavoro, sono persone di una certa età che hanno lavorato per
20 anni al Consorzio e che quindi non hanno possibilità di essere
ricollocate.
Noi con questa interpellanza suggerivamo anche una strada, una
possibile soluzione, perché a mio avviso si doveva tentare una
conciliazione e non permettere che 70 di queste persone, che sono
poi di fatto la manovalanza, gli operai, quelli che il servizio lo
garantiscono giornalmente e che grazie a loro tutti gli agricoltori
della provincia di Ragusa possono attingere all'acqua per irrigare
i loro campi, e invece verranno licenziati. Si tratta quindi di una
vera e propria mattanza sociale, un'emergenza, è importante
pertanto valutare anche questa situazione dei Pov e delle
conciliazioni per riuscire a stabilizzare questo personale.
Io non mi posso dichiarare soddisfatta fino a quando questa
situazione ovviamente non verrà risolta, perché ormai è diventata
non più una questione politica, ma di sensibilità umana. Grazie.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Abbiamo terminato lo svolgimento delle interrogazioni
e delle interpellanze. Dobbiamo riprendere dalla pesca, ma siccome
mi dicono che attendiamo che la Commissione esiti un emendamento,
che dovevamo teoricamente votare oggi, ma la Commissione ancora non
è pronta.
ZAFARANA. L'assessore doveva dare conto.
PRESIDENTE. La Commissione Bilancio . Aspettavamo dalla
Commissione Bilancio e ci hanno chiesto se è possibile rinviarla
a domani, perché oggi non è pronta però siccome è stato presentato
un emendamento dal Governo, dall'assessore Grasso in particolare,
che modifica, che sistema, aggiusta se così possiamo dire, quello
che era stato un emendamento votato la volta scorsa sul rinvio
delle elezioni degli organi degli enti di vasta area, cioè delle
province, che era stato diciamo inopinatamente in qualche maniera
rinviato addirittura di un anno, per cui se voi siete d'accordo
io è distribuito questo emendamento? Lo stiamo distribuendo, chiedo
scusa avremmo potuto distribuirlo prima, chiedo scusa ai colleghi,
adesso dovremmo votare, perché è possibile farlo.
Seguito della discussione del disegno di legge «Norme per la
salvaguardia della cultura e delle identità marine e per la
promozione dell'economia del mare. Disciplina della pesca
mediterranea in Sicilia». (nn. 291-292/A).
PRESIDENTE. Si passa al III punto dell'ordine del giorno:
Discussione dei disegni di legge.
Si procede con il seguito della discussione del disegno di legge
«Norme per la salvaguardia della cultura e delle identità marine e
per la promozione dell'economia del mare. Disciplina della pesca
mediterranea in Sicilia (nn. 291-292/A), posto al numero 2).
Si passa all'articolo 40. Ne do lettura:
«Articolo 40.
Abrogazioni e modifiche di norme.
1. L'articolo 9 della legge regionale 7 agosto 1990, n. 25 è
abrogato.
2. Gli articoli 148, 149 della legge regionale n. 32/2000 sono
abrogati.
3. Il comma 1 dell'articolo 147 della legge regionale 23 dicembre
2000, n. 32, è sostituito dal seguente:
1. Presso il Dipartimento regionale della pesca mediterranea è
istituita la Commissione consultiva regionale della pesca (CCRP).
La Commissione è composta da:
a) l'assessore regionale per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e
la pesca mediterranea con funzioni di Presidente;
b) il dirigente generale del Dipartimento regionale della pesca
mediterranea con funzioni di vicepresidente;
c) un rappresentante per ciascuna delle Direzioni marittime
regionali della Sicilia;
d) un rappresentante per ciascuna delle seguenti organizzazioni:
Agci, Anapi, Agripesca, Coldiretti, Confcooperative, Federcopesca,
Federazione Armatori Siciliani, Federpesca, Legacoop, Marinerie
d'Italia, Unci, Unicoop, Uecoop;
e) un rappresentante delle organizzazioni di produttori;
f) un rappresentante dei Consorzi di gestione della pesca
artigianale (Co.ge.pa.);
g) un rappresentante dei Fisheries local action group (Flag);
h) un rappresentante della rete di coordinamento dei comuni
marinari siciliani di cui all'articolo 4;
i) un rappresentante del settore della trasformazione ittica;
j) un rappresentante del settore dell'acquicoltura;
k) un rappresentante della Federazione italiana operatori
commerciali di pesca sportiva e ricreativa (FIOPS);
l) un rappresentante della Federazione italiana della pesca
sportiva e delle attività subacquee (FIPSAS);
m) un rappresentante dell'Osservatorio della Pesca del
Mediterraneo Giovanni Tumbiolo ;
n) il presidente del Distretto della pesca;
o) un rappresentante per ciascuna delle organizzazioni sindacali
CGIL, CISL, UIL e UGL;
p) un docente per ciascuna delle Università degli Studi di
Palermo, Messina, Catania ed Enna, designato dal rispettivo
Rettore;
q) tre esperti scelti dall'assessore per l'agricoltura, lo
sviluppo rurale e la pesca mediterranea;
r) due rappresentanti del Consiglio nazionale delle ricerche, di
cui uno in rappresentanza dell'Istituto Sperimentale Talassografico
- Messina (IST);
s) il responsabile della struttura siciliana dell'Istituto
superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA);
t) un rappresentante dell'Istituto nazionale di biologia, ecologia
e biotecnologie marine, Stazione Zoologica Anton Dorhn;
u) un rappresentante del cluster tecnologico nazionale economia
del mare Blue Italian Growth Technology Cluster ;
v) un rappresentante di Confcommercio;
w) un rappresentante di Confesercenti;
x) una rappresentante dell'associazione Donne di mare».
(Brusìo in Aula)
Onorevoli colleghi, stiamo parlando dell'articolo 40, non
dell'emendamento. Sono gli articoli finali che non avevamo
approvato l'altra volta, e che quindi stiamo approvando.
Pongo in votazione l'articolo 40. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 41. Ne do lettura:
«Articolo 41.
Norma di rinvio alla legislazione nazionale.
1. Per quanto non disciplinato dalla presente legge si applicano
le disposizioni previste dal decreto legislativo 9 gennaio 2012, n.
4 e successive modifiche e integrazioni».
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, prima di votare l'articolo sull'entrata in
vigore della legge, abbiamo l'emendamento che stiamo proponendo
adesso, l'emendamento A.3, e poi domani mattina, quando arriverà
l'emendamento dalla Commissione Bilancio, voteremo anche quello.
Comunico, pertanto, che è stato presentato dal Governo
l'emendamento A.3.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, come ho avuto
modo di riferirle verbalmente, io nel merito non ho nessuna
contrarietà, tra l'altro mi sono astenuto a quell'emendamento
proposto da una parte della maggioranza proprio per evidenziare che
da parte mia, poi dal nostro Gruppo prevalentemente, l'orientamento
era neutrale, cioè era un problema che stava affrontando in quel
momento la maggioranza divisa al suo interno, e c'è stato un esito,
giusto o sbagliato, non lo sto giudicando.
Io continuo ad aver dubbi sulla procedura, tanto più, Presidente,
che qui stiamo ora, a differenza dell'emendamento approvato,
decidendo che spostiamo sostanzialmente il rinnovo delle ex
province ad ottobre. Se così è, signor Presidente, mi chiedo: ma
non è più corretto seguire una procedura come dire trasparente?
Qui addirittura usiamo la dizione che modifichiamo una delibera
che ancora non è appunto legge, perché non è ancora pubblicata, ma
fra dieci giorni è legge, quindi quando andremo a pubblicare questa
norma andremo a pubblicare una norma che parla di una delibera che
nel frattempo è diventata legge, con un arzigogolio. Io adesso non
voglio citare il l'articolo 111 del Regolamento di questo
Parlamento, che prevede che su materie su cui si è espresso il
Parlamento non si può tornare a votare, anche perché si
costituiscono quei precedenti che a questo punto determinano una
condizione di incertezza permanente per chiunque di noi. Se tu per
caso un giorno non ci sei in Aula possono approvare l'esatto
contrario di quello che tu avevi votato il giorno prima, cioè
questo varrà per tutti.
Allora io continuo a suggerirlo, Presidente, visto che dobbiamo
approvare credo la norma sulla pesca e la norma sul diritto allo
studio, e mi pare che questa sessione da punto di vista dei testi
all'ordine del giorno si chiuda, quindi al massimo martedì
prossimo, e mi pare che siamo neanche a metà giugno, ma se questa
norma modificandola, ripeto io del merito non ho problemi, ma se
questa norma la modifichiamo dopo la metà di giugno, un minuto dopo
che è stata pubblicata le legge sul Resort, anche li voglio dire è
entrata sul Resort la norma sulle province, ora è sulla pesca:
siamo a mare , cioè siamo proprio in questioni che attengono
all'attività del mare.
Lo dico per tutti noi: mi sembra la procedura più corretta che,
una volta pubblicata la legge, immagino che sarà pubblicata venerdì
o il prossimo venerdì, c'è un impegno parlamentare che il Governo
predisponga un testo immediato, si viene in Aula, si vota senza
forzare procedure e regolamenti che determinano una obiettiva
condizione. Io, come lei sa, sono un paladino del Regolamento,
essendo uno che per anni ha fatto opposizione sa che il Regolamento
è uno strumento al quale bisogna legarsi per tutelare i diritti del
Parlamento. Quindi io suggerisco, ripeto, che il Governo, la
maggioranza o decidete voi, un minuto dopo che è pubblicata la
legge, presenti una norma di un solo articolo e per quanto si può
votare in un solo minuto. Detto questo ritengo sbagliato farlo ora.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, la ringrazio. Peraltro lei sa
come io approfitti spesso della sua capacità di conoscenza, anche
intrinseca del Regolamento, e quindi quando lei mi ha fatto quella
obiezione la prima cosa che ho fatto è andare a verificare se
effettivamente fosse possibile o meno votare oggi questo
emendamento. Ebbene, fino alla passata legislatura lei avrebbe
avuto ragione, nel senso che teoricamente il Regolamento avrebbe
previsto di farlo alla sezione successiva.
Però, giusto durante il Governo Crocetta, il giorno - le do pure
la data - 8 agosto 2014 è stata abrogata una delibera legislativa,
cioè, esattamente nei termini che stiamo utilizzando oggi, fu
abrogata la delibera legislativa approvata dall'Ars senza che
ancora quella fosse diventata legge, esattamente nei termini
precisi di questa vicenda, per cui, se io non avessi avuto dei
precedenti a cui aggrapparmi, per quanto riguarda la richiesta di
chi ha presentato l'emendamento, avrei dato ragione a lei, ma
siccome esiste questo precedente nella passata legislatura
ovviamente il precedente diventa prassi perché venga utilizzato e
quindi io non posso che metterlo in votazione.
LO GIUDICE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LO GIUDICE. Signor Presidente, Presidente della Regione,
Assessori, onorevoli colleghi e cittadini che ci seguono da casa,
io mi permetto di porre una questione pregiudiziale su questo tema.
Premesso che la data del rinvio delle elezioni fosse ottobre, fosse
novembre, fosse aprile non credo sia il problema principale in
questione che oggi questa Assemblea debba affrontare.
La questione ben più importante è la questione finanziaria, perché
qua mentre noi discutiamo se accompagnare le nostre province,
ovvero i nostri morti con un singolo commissario piuttosto che un
presidente, oppure con un insieme di eletti il problema principale
è un altro: le risorse finanziarie che sono previste all'interno
dell'accordo Stato-Regioni che è in questo momento in discussione,
non domani, in questo momento c'è un emendamento alla Camera in
discussione che prevede 150 milioni, la prima domanda che mi chiedo
e mi dispiace che non ci sia l'Assessore per l'economia, Armao, che
ha seguito queste vicende è una: alla fine dell'accordo Stato-
Regioni c'è scritto che solo 100 milioni verranno assegnate alle
province. Mi chiedo e vi chiedo gli altri 50 milioni a cosa e dove
andranno a finire considerato un aspetto fondamentale: le province
siciliane hanno bisogno per essere salvate di 350 milioni, questi
dati non sono dei dati che io prendo così a caso ma sono dei dati
ben definiti, anche da quello che è stato il monitoraggio
effettuato dal dipartimento autonomie locali che nel solo anno 2018
evidenzia 155 milioni necessari per salvare le nostre province, e
nello specifico Catania con 35,7 milioni, Siracusa con 35,3
milioni, Palermo con 23,4 milioni, Trapani con 15,7 milioni,
Messina con 13,5 milioni, Ragusa con 11,9 milioni, Enna con 8,4
milioni, Caltanissetta con 7,5 milioni ed Agrigento con 3,7
milioni. Ora nell'accordo Stato-Regioni che noi Regione siciliana
andiamo a sottoscrivere, di questi 100 milioni sostanzialmente non
ce ne facciamo nulla e non siamo nelle condizioni di salvare le
nostre Province, a meno che qualcuno non mi vuole dire che
decideremo di salvare Ragusa piuttosto che Messina, Palermo
piuttosto che Catania. Ma non credo assolutamente che sia questa
l'intenzione del Governo regionale siciliano.
Allora, quello che a mio avviso è più importante, e da qui la mia
pregiudiziale, è quello di chiedere al Governo nazionale
l'assegnazione di 350 milioni dal Fondo FSC, l'ho detto e lo
ribadisco in questa sede. Com'è possibile farlo? Ma, vi pongo una
questione molto semplice: alla Regione siciliana per quanto
riguarda i Fondi FSC sono stati assegnati due miliardi e 330
milioni, di cui soltanto 100 milioni risultano spesi. E' certo che
rispetto a quella che è la programmazione 2014-2020 queste risorse
andranno perse, o comunque non potranno essere spese.
Allora, mi chiedo e vi chiedo, ma perché non essere concreti e
dare un segnale forte? Ovvero, richiedere i 350 milioni del Fondo
FSC, in maniera tale da dare una copertura di 150 milioni per il
2019, 100 milioni per il 2020, 100 milioni per il 2021, e porre
così la parola fine alla questione delle Province. Anche perché non
posso assolutamente sentirmi dire un ragionamento. Non possiamo
prendere soldi per investimenti per salvare le Province. Ma quando
mai
La sola provincia di Messina, nel momento in cui è messa nelle
condizioni di approvare il bilancio, metterebbe in campo
investimenti per quasi 500 milioni di Euro, a fronte di 40 milioni
che gli vengono assegnati in 3 anni. Ma mi chiedo, e vi chiedo, di
cosa stiamo parlando? Ma mi chiedo e vi chiedo, perché non dobbiamo
affrontare la questione in maniera organica e seria?
Noi oggi parliamo di rinviare le elezioni, ma voi pensate che ai
siciliani possa interessare se si vota con elezioni di secondo
livello che nessuno di noi condivide - su questo siamo d'accordo -
possa interessare se si vota ad aprile, piuttosto che a dicembre,
piuttosto che a novembre? La gente, usciti da questo Palazzo, ci
prenderà a pernacchie, perché avremmo votato un emendamento che non
serve a nulla, avremo sottoscritto un accordo Stato-Regione che non
serve assolutamente a nulla, perché non salva neanche una delle
Province siciliane
Allora, se veramente questo Governo, come dice e come io credo,
facendo parte di una maggioranza, se veramente la questione è
questa e vogliamo salvare le Province, allora mostriamoci concreti
e mostrarsi concreti significa ora prendere quelle risorse che
andranno perse, perché due miliardi e 330 milioni in un paio di
mesi non posso essere spesi, questo è sicuro. Prendere 350 milioni
di queste risorse, spalmarli nel triennio e consentire così alle
Province siciliane di chiudere un bilancio triennale come la
normativa prevede, e poter consentire finalmente di avviare quegli
investimenti che riguardano strade, scuole e quant'altro, e mi
auguro di avere risposto in tal senso.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Milazzo, lei intende baciare
tutti i deputati prima di continuare? Onorevole Milazzo, era assai
che non lo dicevo onorevole Milazzo . Lei intende baciare tutti,
non possiamo andare avanti, è vero? Va bene, la prima fila,
benissimo.
CAPPELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Hanno chiesto di intervenire poi gli
onorevoli Calderone, Lo Curto e Caronia.
CAPPELLO. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi, io sono
sinceramente imbarazzato dal teatrino che stiamo vivendo in queste
ultime giornate di questa sessione, diciamo, in Assemblea.
Come mi suggeriva il mio collega Di Caro, sta diventando un
emendamento a prova, perché c'è stata la prima proposizione con la
legge Marina Resort, che non è ancora legge. Adesso si prova ad
invertire l'esito di quella legge, insomma, che ancora non è tale,
e quindi di quell'emendamento approvato sia pure con l'astensione
del Movimento Cinque Stelle, perché questo non è un affare.
Quello che riguarda la data della celebrazione delle elezioni che
riguarda il Movimento Cinque Stelle, perché al Movimento Cinque
Stelle sta a cuore il problema finanziario delle Province, e quindi
la situazione dei lavoratori e dei servizi che le Province,
purtroppo, non riescono a rendere ai cittadini di quell'ambito.
Adesso, Presidente Musumeci, lei ha altri due tentativi, perché se
questo dovesse fallire, e quindi se l'Aula dovesse determinarsi
nella bocciatura di questo emendamento, poi lei ha la possibilità
di ripresentarlo nel disegno di legge relativo al diritto allo
studio. Se, anche in quella circostanza, l'Assemblea dovesse
determinarsi nella bocciatura successiva, poi ha l'ultimo tentativo
che è quello della riforma degli Ambiti Territoriali Ottimali.
Allora, Presidente Musumeci, qua il problema è uno. Lei ha sempre
detto, giustamente e questo è condiviso da tutti primo fra tutti
dalla sua maggioranza, di non avere una maggioranza. Ma qua il tema
non è numerico, qua il tema è del progetto che si vuole affermare
ed affrontare, diciamo, in questa Assemblea.
Perché alla fine, la questione della data della celebrazione delle
elezioni è soltanto un pretesto e oggi, signor Presidente mi creda,
lo ritengo un inutile atto di forza perché - come le dissi quando
sono intervenuto per la legge che abbiamo approvato la scorsa volta
- in maniera serena questo Parlamento, in maniera responsabile come
lei stesso Presidente ha riconosciuto e ha riconosciuto
l'opposizione anche lo stile di avere approvato quella legge
precedente sulla riforma della Pubblica amministrazione e della
trasparenza, sta procedendo in quella direzione, in maniera serena,
senza barricate, senza discussioni pretestuose.
Presidenza del Vicepresidente DI MAURO
Quindi, ci stiamo avviando tranquillamente all'approvazione del
disegno di legge sulla pesca, poi affronteremo quello sul diritto
allo studio e, poi, successivamente, Presidente, affronteremo anche
quello sui rifiuti. Allora, perché perseguire questa strada che, a
mio avviso, a nostro avviso la conduce verso un vicolo cieco o
verso, probabilmente, una crisi di Governo già Presidente, ne
abbiamo una a Roma che è in corso. Perché dobbiamo ripetere la
stessa cosa qui, nella Regione siciliana?
Allora Presidente, da questo punto di vista chiudiamo questa
sessione, chiudiamo l'approvazione di questi disegni di legge, che
vedono tutti i colleghi disponibili all'approvazione di questi
disegni di legge. Dopo di che, alla prossima sessione, attraverso
la presentazione di un disegno di legge che passerà il vaglio della
I Commissione, poi arriverà in Aula seguendo le procedure
ordinarie, senza citare precedenti che sono avvenuti nella
precedente legislatura, non avremo nessuna difficoltà ad affrontare
in quella sede, cioè fra una settimana, fra dieci giorni, insomma
fra i giorni che occorreranno, una discussione serena anche solo
sulla data di celebrazione di queste elezioni. L'obiettivo,
Presidente, qui è comune e condiviso. E' un appello che rivolgo a
questo Governo. Noi il senso di responsabilità ce lo mettiamo, però
Presidente Musumeci, se lei vuole sfidare la sua maggioranza, e
sfidando la sua maggioranza vuole sfidare il Parlamento, allora ci
troveremo dall'altro lato opposto.
PRESIDENTE. Onorevole Cappello, lei ha detto che è in corso una
crisi politica a Roma?
CAPPELLO. No
CALDERONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDERONE. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
assessori, onorevoli colleghi, cittadini, è stato già fatto un
opportuno riferimento a un precedente parlamentare, quindi credo
non sia utile aggiungere altro. Nel merito siamo fermamente
convinti che sia un emendamento da approvare, assessore Grasso, ce
lo chiede il Territorio, ce lo chiedono i Territori, ce lo chiede
la gente, ce lo chiede ogni amministratore di qualsiasi comune.
Il dovere di un parlamentare è quello, si dice in gergo, di
mettere l'orecchio per terra cioè ascoltare il territorio. Questa è
una situazione assessore, e quindi Forza Italia condivide
pienamente la posizione del Governo, è un problema non più
rinviabile pena l'onta della vergogna - quello che si era sfiorato,
e speriamo oggi di eliminare, la volta precedente.
Ricordo, e ricordo a me stesso, le esternazioni giornalistiche che
ci sono state anche da parte delle opposizioni. Ecco, oggi è
l'occasione per rimediare, chiaramente in maniera aperta, onesta,
palese. Sono certo non si ricorrerà a nessuno strumento che non
renda palese questo voto, perché altrimenti significherebbe
nascondersi e questo non credo sia né opportuno, né necessario, né
elegante.
Quindi assessore, noi come Forza Italia - parlo a nome del gruppo
parlamentare di Forza Italia e mi rivolgo anche al Governo
presieduto oggi, come sempre dal Presidente Musumeci - con forza,
con vigore e con convinzione voteremo questo emendamento.
LO CURTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LO CURTO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, il mio intervento è volto a chiarire in maniera
coerente e corretta l'azione dell'UDC, perché siamo stati tra
coloro che avevano firmato quell'emendamento proprio in virtù del
fatto che c'era sembrato, ovviamente a torto devo dire, che il
Governo avesse cambiato opinione nel merito.
Ed è stata questa la nostra buona fede. Tant'è che quando ho
parlato poi in Aula con l'assessore Razza che allora non c'era, ho
spiegato le ragioni che mi hanno indotta in errore.
Ma non voglio passare, non vorrei assolutamente fare passare
l'idea che l'UDC in qualunque maniera fosse venuto meno ad un
impegno di coerenza di lealtà al proprio Governo. Lealtà e coerenza
che noi ribadiamo in questa Aula ed in ogni altra sede nella misura
in cui facciamo sempre il nostro dovere a sostegno del Governo
Musumeci.
Certo, fa specie sentire certe argomentazioni qui da coloro che
hanno voluto lo sfacelo delle province. Fa veramente specie sentire
parole pronunciate da quei politici e da quei partiti che quel
provvedimento hanno condiviso e voluto in una stagione non certo di
riforme, ma in una stagione che ha determinato una crisi profonda
nella quale hanno lasciato la Sicilia che noi abbiamo ereditato e
che Lei, onorevole Presidente, sta cercando, insieme al Governo e
alle forze della coalizione che la sostengono, di portare fuori
dalla situazione in cui era precipitata.
Voglio ribadire qui, in assoluta serenità, che non c'è mai stata
nessuna velleità da parte della sottoscritta, che peraltro ha anche
sottoscritto quell'emendamento, di volere venire meno a questo
patto di lealtà.
Peraltro, l'onorevole Savarino aveva fatto riferimento, guardando
i banchi del Governo che in quel momento erano rappresentati solo
dall'onorevole Cordaro, che non riusciva a mettersi in contatto con
il Presidente, e non c'era sembrato appunto che ci sia stata una
risposta, anzi è mancata una risposta nel merito, proprio questo
equivoco ha determinato la nostra scelta. Non è quindi quella di
oggi una retromarcia rispetto ad un fatto che è accaduto. Non c'è
retromarcia rispetto al patto di lealtà che ci lega in modo
corretto, sincero e leale al nostro Governo.
Quindi, siamo qui a ribadire l'esigenza che si vada avanti così
come voluto dal Governo con questo emendamento e, peraltro, siamo
certi e vogliamo ulteriormente ribadire, anche all'onorevole
Cappello perché il suo intervento onorevole mi suscita
inevitabilmente l'esigenza di capire che chi è al Governo in questo
momento ha il pallino nelle mani. In questo momento il Governo
giallo-verde può determinare che le province che stanno morendo
proprio perché non hanno gli strumenti economici per potere
sopravvivere, frutto di quello scellerato accordo del prelievo
forzoso che voi avete autorizzato perché lo facesse il Governo
Crocetta, possa restituire oggi questo prelievo.
Siamo tutti d'accordo, abbiamo sentito i colleghi che nel merito
hanno parlato. E, certamente, noi ci aspettiamo che questi soldi
tornino, che possano tornare alle province, che possano fare bene
il loro lavoro a sostegno naturalmente dei territori nei quali le
province hanno l'obbligo di provvedere ad alcune importanti
funzioni.
Grazie, signor Presidente. Ci tenevo a fare questa precisazione.
CARONIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARONIA. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
Assessori, onorevoli colleghi, io ritengo che i temi posti in
essere dai colleghi che si sono succeduti e che mi hanno preceduto,
hanno evidenziato alcune criticità condivisibili, a partire dalle
risorse e credo che su questo siamo tutti concordi rispetto al
fatto che le province ad oggi, per le condizioni nelle quali
versano, sono veramente in sofferenza.
Devo dire una cosa, una considerazione rispetto a quanto accaduto
quando sono uscita la settimana scorsa dopo che l'Aula si è
espressa rispetto ad un rinvio: moltissimi dipendenti delle
province, nonché cittadini della provincia, mi hanno contattato
attraverso dei messaggi dicendomi di essere preoccupati che lo
slittamento possa peggiorare le loro condizioni.
Questa è la ragione per la quale oggi mi trovo qui a parlare.
Questa preoccupazione che per noi, in realtà, aveva un'altra
valenza, cioè quella di ripristinare un momento di democrazia,
ritornare all'elezione diretta delle province e dei propri
consiglieri, quello che viene auspicato rispetto ad un percorso
nazionale che chiaramente non dipende da noi, Presidente, ma che i
cittadini - me compresa - vorrebbero, ad ogni modo, quella norma
così come votata ha indotto i cittadini della provincia di Palermo,
che mi hanno contattata, nonché dipendenti della provincia, ad
interpretare quasi ci fosse un disinteresse da parte nostra, cosa
che non è.
L'assessore Grasso oggi ci ripropone un testo con il quale si
accorcia notevolmente questo gap temporale.
Ebbene, la ragione per la quale ritengo che possa avere senso
compiuto votarlo - ammesso che sia ragionevole quello che chiedono
i colleghi, di non inserirlo necessariamente in questo momento, si
può anche fare la prossima seduta -, ma mi trovo concorde rispetto
al fatto che si dia un segnale che la politica vuole dotare di una
governance questi enti che già sono fortemente penalizzati, ridotti
all'osso.
L'onorevole Lo Giudice poc'anzi parlava di risorse che se fossero
destinate darebbero immediato ristoro a delle esigenze, parliamo di
disabili, mobilità e quant'altro.
Però, ritengo che questo emendamento vada votato per dare ai
cittadini delle province ed ai dipendenti delle province il segnale
che questa politica, questo Governo e questa maggioranza siano
fortemente interessati e attenzionino il tema delle province molto
più di quanto si dica sui giornali e invece, nella sostanza, poi, i
fatti lo possono dimostrare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Gucciardi. Ne ha
facoltà.
GUCCIARDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente della
Regione, Governo, il mio intervento su questo tema non vuole
riguardare il merito e, probabilmente, il voto non così
posticipato, così come la delibera assembleare ha definito, non fa
bene ai liberi consorzi comunali.
Presidente Musumeci, lo ha detto già Cracolici con molta
chiarezza, il merito non è l'oggetto del nostro ragionamento.
L'oggetto del nostro ragionamento è un altro - e mi rivolgo agli
Uffici, in questo caso, che sono i garanti del rispetto dei
Regolamenti e delle norme che regolano questa Assemblea.
Non lo so e non ho voluto sapere quale sia il precedente, peraltro
mi dicono, Presidente, votato all'unanimità, che ha derogato
all'articolo 111, terzo comma, del Regolamento dell'Assemblea che
vieta di intervenire su delibere assembleari non definite e non
complete in tutto il loro procedimento.
Però, se un precedente deve costituire elemento - e lo dico con
grande rispetto e gradirei essere ascoltato visto che sto parlando
semplicemente di metodo e non di merito. Il merito è un'altra cosa
e, quindi, il Governo è legittimato a proporre ciò che ritiene più
giusto per la Sicilia, secondo quelli che sono i parametri che
regolano, in questo momento, il disastro (lo definisco così) dei
liberi consorzi comunali -, però, se un precedente deve costituire
motivo di giustificazione, di un'altra violazione del Regolamento
di quest'Aula, dell'Assemblea regionale siciliana, chiederei al
Presidente dell'Assemblea regionale siciliana di convocare
immediatamente la Commissione Regolamento e modificare - non è una
provocazione, o forse lo è - la norma che vieta ciò che oggi ci
accingiamo a rifare seppur non all'unanimità come prima.
Quindi, siccome il voto sarà presumibilmente, nella maniera più
tempestiva possibile, in autunno, i primi dell'autunno, non saprei
quando, abbiamo tutto il tempo per rispettare il Regolamento
dell'Assemblea e fare in modo che i liberi consorzi comunali
possano avere la loro legge, i loro organismi, possano ritornare
alla normalità. Però, non ci stiamo assolutamente a dire che due
violazioni costituiscono un comportamento legittimo. Su questo non
ci stiamo, non ci staremo e non ci siamo stati nel passato.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Savarino. Ne ha
facoltà.
SAVARINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non voglio avere
assolutamente alcun tono polemico, ma è chiaro che la settimana
scorsa, quando si è posto il tema, con umiltà ma con determinazione
mi sono alzata e da questo scranno ho detto ai colleghi - presenti
gli onorevoli Cappello, Cracolici, Gucciardi -, che si stava
facendo non solo un errore nel merito per quello che ritengo sia
l'esigenza che la provincia abbia una guida che sia eletta, che dà
più sicurezza e che è un riferimento per i territori, ma ho anche
sottolineato che la settimana scorsa si stava facendo anche un
errore formale, di violazione del Regolamento, perché si è posto ai
voti un emendamento su un disegno di legge che non era della
materia, un emendamento che non era stato esaminato in Commissione
e che, quindi, si stava creando una violazione del Regolamento
dell'Ars.
E, mi pare, che nessuno dei colleghi si sia strappato le vesti
rispetto alla tutela del Regolamento interno dell'Assemblea in
quella seduta ma che, neanche il tempo di sederci, abbiamo votato -
con voto segreto, peraltro, che è uno dei modi che certamente non
aiutano la trasparenza - si è votato proprio in questo senso.
GUCCIARDI. Lo avete chiesto voi
SAVARINO. Non l'ho chiesto di certo io, ognuno risponde delle
proprie azioni.
GUCCIARDI. E' stato chiesto dalla maggioranza.
CRACOLICI. E noi ci siamo astenuti.
SAVARINO. Ora chiedo, proprio perché siamo qui a porre un rimedio
ad un errore che né io né voi avete commesso ma che qualcuno ha
commesso, un errore di comunicazione, un errore dettato da
estemporaneità, come troppo spesso succede
Vedete, i tempi della politica che per chi è fuori dal Palazzo, a
volte, sono troppo lunghi e ingiustificati, hanno una ratio. Il
fatto che ci siano alcuni passaggi è proprio perché su alcuni temi
è giusto che ci siano delle riflessioni. L'errore è stato commesso
proprio per l'estemporaneità di quel gesto. Oggi, poniamo un
rimedio.
Hanno ragione i colleghi, Cracolici, Gucciardi, Cappello, e sono
d'accordo con loro, che è un errore forzare il Regolamento e
sottoscrivo, insieme a loro, una norma che vieti, per il futuro, in
maniera chiara e categorica, non solo che si possano modificare
delibere non ancora pubblicate ma anche che si possano contenere in
testi di legge disorganici materie che hanno ad oggetto materie
diverse di competenza addirittura non della stessa Commissione che
sedeva ai banchi.
Quindi, se siete d'accordo, per il futuro, sono la prima a
sottoscrivere insieme a voi una cosa, perché tutela tutta
l'Assemblea, chi è oggi in maggioranza, chi è all'opposizione,
oggi, e domani potrebbe essere ai banchi invertiti.
E' una questione di rispetto e anche di sicurezza nel lavoro che
facciamo e di trasparenza e anche di affidabilità di questa
Istituzione.
D'accordissimo, mi dispiace non avere visto questa alzata di scudi
la settimana scorsa quando avevo sottolineato questo errore.
Oggi, poniamo un rimedio che serve, ha detto bene qualche collega
prima di me, mi pare l'onorevole Caronia, ci sono dei territori che
hanno bisogno di un riferimento che sia più certo e più
riconosciuto rispetto al Commissario.
Abbiamo dei territori che hanno necessità di avere dei riferimenti
che possano avere la capacità di ascolto delle tante tematiche, dei
tanti problemi che esistono sul territorio, rinviare in un tempo
così indeterminato o lasciare il dubbio che il tempo possa essere
questo, in attesa di cambiare questa norma, crea incertezza,
un'incertezza che non possiamo permetterci di dare ai nostri
cittadini.
Per cui mi dispiace dell'errore che è stato commesso, ma prima si
rimedia a questo errore, prima si danno indicazioni chiare e certe
ai nostri territori, meglio è.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Foti. Ne ha facoltà.
FOTI. Grazie, Presidente, saluto il Governo, i colleghi e gli
ospiti che ci seguono da l'addietro per questa singolare seduta.
La scorsa settimana, insieme alla V e alla III Commissione,
stavamo quasi per esitare, in parte abbiamo completato un lavoro su
due leggi interessanti e sembrava che questo Parlamento si stesse
dando un tono, che stesse facendo quello che deve fare.
Ad un certo punto arriva un emendamento con le firme degli
onorevoli Lo giudice, Lo Curto, Catalfamo, Pullara, Figuccia,
D'Agostino, totalmente ultroneo, estraneo alla materia di cui si
stava trattando.
Sono intervenuta, signor Presidente, ricordando che l'assessore
Grasso, all'inizio dell'anno, sarà stato fine gennaio o febbraio,
con il suo decreto, con i vostri passaggi ha stabilito che nella
Regione siciliana le elezioni nei 39 Comuni che sono andati al voto
lo scorso mese si dovessero celebrare con un mese di anticipo,
rispetto alle europee, proprio per la necessità, per questa scelta
obbligata, basta cercare su un motore di ricerca per ricordare
quali erano gli articoli. E neppure avere sprecato un milione di
euro, perché tanto ci è costato anticipare di un mese le elezioni
comunali, proprio per dare il tempo ai nuovi sindaci, ai nuovi
consiglieri di potere partecipare a questo momento della
ricostituzione di un consiglio provinciale e di una presidenza, nel
caso delle città metropolitane già stabilite.
Bene, non c'è stato nulla da fare, hanno voluto votare, la
maggioranza ha chiesto il voto segreto e sembravano dei bambini
divertiti, non so avete presente quelle scene quando l'insegnate
esce o quando c'è il supplente e tutti si danno alla pazza gioia.
Eppure, oggi, da questo scranno vedo mogio mogio chi ha perorato
la causa e volendo citare per gli amanti del cinema la
supercazzola , un neologismo metasemantico che indica un non-
sens una frase senza senso, frasi senza senso, da questo scranno,
con elementi reali e elementi del tutto inventati, parole
inesistenti pronunciate in modo forbito che convincono gli
interlocutori di avere sentito qualcosa che aveva un senso. Non ci
siete riusciti perché avete detto cose senza senso, perché né con
il consiglio, né spostando la data si restituiscono denari alle
province, quindi non vi appellate a questa necessità.
Si è detto: in questo modo, si fanno permanere ancora dei
commissari senza quel minimo di rappresentanza dei territori e
questo non è interessato alla maggioranza, che ha chiesto il voto
segreto.
Noi l'unico modo per distinguerci era quello dell'astensione e
Presidente, se lei va a vedere i voti noterà che almeno 19 di
quelli che oggi qui con l'atteggiamento della perpetua di turno
vengono quasi quasi a scusarsi perché immagino che lei si sia pure
seccato e ha avuto ragione di queste imboscate in Aula, vogliono
rimettere di nuovo, portare indietro le lancette.
Bene, oggi, nei territori abbiamo le liste degli elettori che sono
state pubblicate, i consiglieri che non sanno che pesci prendere.
Si chiede da qui di fare una legge per vietare a noi stessi di
eludere il Regolamento però, per questa volta, rivotiamo e torniamo
indietro velocemente. Non funziona così, Presidente.
Onorevole Di Mauro, la prego in questa seduta di non volere
nuovamente fare soprassedere sul Regolamento che deve essere
rispettato. La ringrazio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cafeo. Poi, ci sono
gli onorevoli Tamajo, Cancelleri, Lupo, Aricò e Di Pasquale e
chiudiamo le iscrizioni. Ha facoltà di parlare l'onorevole Cafeo.
CAFEO. Signor presidente, onorevoli colleghi, l'opinione del
Gruppo già è stata espressa in merito all'aspetto procedurale,
all'aspetto del Regolamento e, quindi, non ripeto ciò che è la
posizione del Gruppo, però ritenevo corretto e opportuno e sentivo
il bisogno di soffermarmi su due aspetti che, poi, sono gli aspetti
che caratterizzano, come diceva un mio collega, il fatto che fuori
da questa stanza, ognuno nei propri territori, il rischio che
quotidianamente stiamo correndo è che i cittadini ci ridano in
faccia o che, in qualche modo, deridano e perda di significato
quello che è il ruolo di rappresentanza che svolgiamo in
quest'Aula.
Dico ciò perché, a mio avviso, tutto ciò che è successo
nell'ultima settimana, il dibattito d'Aula, quello che è successo
la settimana scorsa e durante la votazione con la presentazione di
quell'emendamento, a mio avviso e non voglio scendere nei
particolari per restare sul tema, è un sintomo non è la malattia. A
mio avviso, di questi sintomi ne abbiamo tanti. Abbiamo tanti
sintomi che, però, pensiamo di curare come se dovessimo solamente
abbassare la febbre.
Io ritengo che quest'Aula, il Governo dovrebbero fare una
riflessione attenta su come, in qualche modo, recuperare
credibilità nei confronti dei siciliani perché, a mio avviso, non
stiamo dando il meglio di noi rispetto al rapporto con i cittadini,
rispetto ad una confusione e anche una confusione politica che,
secondo me, incide anche nell'attività amministrativa.
Per cui, ritengo doveroso - parlo rispetto ai dipendenti della
Provincia di Siracusa che vivono un dramma, parlo rispetto ad un
territorio che vede da 7 anni un commissariamento dell'ente locale
- fare qui in questa Aula due precisazioni.
La prima precisazione è che la volta scorsa non è stata l'Aula,
nella sua interezza, a non volere applicare una legge, ma è stata
la maggioranza che sostiene questo Governo perché non penso che
giovi a nessuno fare di tutta l'erba un fascio.
L'iniziativa di presentare l'emendamento, di chiedere il voto
segreto e di modificare la data è un atto politico di una parte di
questo Parlamento, il che significa che, anche oggi, nel dibattito
rispetto a questa norma si evince che molti parlamentari, sempre
della stessa maggioranza, non hanno un ripensamento rispetto al
fatto di avere votato una cosa e hanno ripensato nel merito, ma
solamente rispetto al fatto di, come dire, come se il voto di oggi
non abbia un significato rispetto alla provincia e alla necessità
di non ritardare di 8 mesi, di un ulteriore anno la votazione, ma
solo la necessità di dimostrare di sostenere un Governo. Questo fa
diventare il dibattito dell'Aula solamente fine a se stesso, cioè
stiamo affrontando un tema centrale, come quello delle province,
solamente come risultato di scherni o posizionamenti d'Aula o
peggio di posizionamenti delle europee perché la cosa che mi è
dispiaciuta di più, oltre a quello che è successo in Aula, è
assistere a un dibattito esterno a questa Aula in cui, addirittura,
rispetto ad un accadimento di questa maggioranza, c'è pure chi ci
mette il cappello come soddisfazione, come dire, che un prezzo è
stato pagato.
Rispetto a questo non vorrei che domani, se dovesse passare
l'emendamento proposto oggi dal Governo, esca un comunicato stampa
in cui il Governo ha rimesso a posto la normalità delle cose
rispetto ad un Aula che voleva disapplicare la legge perché non è
l'Aula ma è stata la maggioranza che sostiene questo Governo. E non
vorrei ulteriormente che si spegnesse il dibattito rispetto, o si
eludesse il dibattito rispetto al rapporto Stato-Regioni e agli
impegni nei confronti delle province con il semplice fatto che non
si vota più ad aprile ma si vota ad ottobre.
Rispetto a questo il mio voto
PRESIDENTE. Onorevole Cafeo, per favore si avvii alla conclusione.
CAFEO... è un voto che ha un significato in merito alle province,
non ha alcun significato in merito al rapporto fra Aula e Governo e
voglio precisare, caro Presidente, che sarebbe utile per ridare
dignità, vista la figuraccia che stiamo facendo su questo tema
rispetto a tutta la Sicilia, convocare una seduta d'Aula in cui
affrontiamo, dicendo ognuno la propria, come intendiamo risolvere
il tema delle province perché rispetto al rapporto
PRESIDENTE. Grazie. Onorevole Cafeo, è trascorso il tempo.
CAFEO. Sto finendo.
PRESIDENTE. Onorevole Cafeo, si avvii alla conclusione.
CAFEO. Sto finendo, sto finendo. Rispetto all'accordo Stato-
Regioni ce ne sono due: quello che risulta a me...
PRESIDENTE. Sì, ma si attenga al tema.
CAFEO. Mi riserverò di dirlo in altra sede.
PRESIDENTE. Va bene, grazie. È iscritto a parlare l'onorevole
Tamajo. Ne ha facoltà. Onorevole Tamajo si attenga al tema
dell'emendamento, per favore.
TAMAJO. Sì, mi atterrò al tema dell'emendamento.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, il mio intervento
non è un intervento di natura elettorale e non voglio entrare nel
merito dell'aspetto procedurale. Qualcuno ha parlato di qualche
precedente in merito a queste vicende e va bene, e non voglio
nemmeno entrare nel tema delle risorse, nel tema dello scempio che
non è stato creato adesso, signor Presidente, si assiste a questo
scempio già da diversi anni, se non sbaglio da 6, 7 anni. E questo
volevo evidenziarlo anche a qualche collega che ho visto, oggi,
intervenire e vorrei ricordare che lo scempio sulla gestione e la
questione delle province nasce dal 2012 al 2013, così solo per
ricordarlo.
Ora, signor Presidente, a nome di Sicilia Futura, non è presente
oggi per problemi personali l'onorevole D'Agostino, preannuncio il
mio voto favorevole all'emendamento del Governo; la mia è una
dichiarazione di voto. Preannuncio perché il problema non è il
tempo, o il modo, il problema è, e io mi preoccupo, se questo
slittamento delle elezioni possa essere uno slittamento per non
affrontare. Ecco questo mi preoccupa. Se lo slittamento delle
elezioni deve essere attuato per non affrontare il tema, allora io
mi inizio a preoccupare.
Quindi, Presidente, lei mi deve convincere nel suo intervento e mi
deve fare capire perché dobbiamo slittare di tre mesi. Io però
faccio una mia considerazione e faccio una mia considerazione di
natura personale e politica, perché anch'io, oggi, assistendo alle
diatribe del Governo nazionale su questo tema, vedo da una parte il
ministro Salvini che vuole fare una riforma per far sì che si voti
attraverso l'elezione di primo grado e una parte del governo dei
Cinque Stelle che non è d'accordo perché sono sempre stati a favore
dello scioglimento delle Province.
Allora, Presidente, io aspetterei. Questi mesi sono importanti per
capire intanto cosa succede a Roma, questi mesi sono importanti per
capire quale battaglia dobbiamo affrontare per trovare altre
risorse per salvare le province e, nel frattempo, iniziare un
percorso che vede, poi, il voto ad ottobre e noi siamo d'accordo.
Presidente, però, è l'ultimo slittamento a cui noi parteciperemo al
voto e voteremo a favore del Governo perché dopo ottobre noi non ci
saremo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lupo. Ne ha facoltà.
LUPO. Signor Presidente, signor Presidente della Regione,
Assessori, onorevoli colleghi, credo che il dibattito stia mettendo
in luce che il vero problema dei liberi consorzi comunali e delle
città metropolitane, non sia quello di votare domani o dopodomani o
fra due settimane per eleggere gli organi, che è bene eleggere, dei
liberi consorzi dei comuni o delle città metropolitane, i veri
problemi sono altri; le ex province vivono una gravissima crisi
economico finanziaria, sono i problemi del personale, sono i
problemi dei servizi che i liberi consorzi comunali e le città
metropolitane devono garantire ai cittadini, servizi importanti: i
trasporti, la viabilità, le manutenzioni, le scuole, servizi per i
disabili.
Allora, le faccio una proposta, presidente Musumeci, di dedicare
una seduta parlamentare ad affrontare complessivamente l'insieme di
questi problemi, per ricercare insieme le soluzioni che il Governo
e il Parlamento della Regione hanno il dovere di trovare, almeno
mettendocela tutta, facendo tutto quanto è nelle nostre
possibilità, sperando anche di ottenere soluzioni che oggi
auspichiamo da parte del Governo nazionale rispetto ai temi della
spalmatura cosiddetta del deficit rispetto a cui ancora aspettiamo
una risposta da parte del Governo nazionale e della maggioranza
che, al momento, sottolineo al momento, governa questo Paese,
perché vedete possiamo decidere, sì di anticipare le elezioni
piuttosto che dall'aprile del 2020 all'ottobre del 2019, ma non
possiamo illudere i lavoratori, i cittadini, che anticipando di un
mese o due le elezioni degli organi dei liberi consorzi comunali e
delle città metropolitane, i problemi che i cittadini vivono, che i
lavoratori vivono si risolvano. Credo che occorra rinormalizzare
anche il Governo di questi importanti enti intermedi e, quindi,
uscire rapidamente dalla stagione commissariale, ma dobbiamo anche
dire cosa è accaduto - i colleghi che sono intervenuti prima di me
lo hanno descritto con dovizia di particolari -: nella precedente
seduta la maggioranza parlamentare, la coalizione del governo
Musumeci si è spaccata, legittimamente alcuni Capigruppo di
maggioranza hanno presentato un emendamento che, consapevolmente, è
stato votato dall'Aula ed è stato approvato.
Ora, non credo che vi sia l'urgenza di rimediare oggi a quello
che, a mio avviso, non è stato un errore, è stata una libera
espressione democratica di quest'Aula parlamentare, ma credo che
non vi sia l'urgenza perché non si tratta di andare a votare
comunque a fine giugno o ai primi di luglio, l'ipotesi che voi
prospettate è quella di votare ad ottobre e cioè dopo la pausa e
quindi nel prossimo autunno.
E allora, qual è l'urgenza di liquidare oggi qui rapidamente il
tema saltando invece un dibattito che a mio avviso è necessario
affrontare e che riguarda proprio la vita dei liberi consorzi
comunali e delle città metropolitane e dei problemi che i liberi
consorzi comunali e delle città metropolitane stanno attraversando?
Allora, io invito il Governo a ritirare questo emendamento, invito
il Presidente dell'Assemblea ed in tal senso do la disponibilità
del Gruppo parlamentare del PD di convocare una Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari, programmare un dibattito d'Aula
sui problemi che riguardano i liberi consorzi dei comuni, fosse
anche tra una settimana o due, e lì tornare sull'argomento per
affrontare il tema del rinnovo dei liberi consorzi comunali avendo
però affrontato l'insieme dei problemi che i liberi consorzi
vivono, e lì decidere consapevolmente eventualmente anche di
anticipare quella che è la scadenza ad oggi prevista per aprile
2020.
Diversamente, onorevole Presidente, non posso condividere il fatto
che oggi si voglia rimettere in discussione l'approvazione di una
norma comunque già approvata dalla precedente Assemblea solo
perché, probabilmente, la coalizione che regge il suo Governo ha
esigenza di dimostrare che sia ricompattata, come se fosse quasi un
voto di fiducia che il presidente della Regione oggi chiede alla
sua coalizione, non penso che sia questo l'argomento ed il tema,
penso che buon senso di tutti vuole che ci sia ancor di più la
ricerca da parte di tutti di affrontare e risolvere i problemi di
cui prima dicevo, e di cui tutti noi siamo perfettamente
compatibili, anche facendo chiarezza su quella che è la situazione
economico-finanziaria della Regione e, quindi, invito il Governo a
ritirare l'emendamento, per una prossima seduta, come prima dicevo.
ARICO'. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ARICO'. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
Assessori, onorevoli colleghi, devo dire che sorprende un po' quel
dibattito di oggi ma non a livello procedurale, colleghi, ci sono
delle discrasie e delle disfunzioni che colleghi, anche anziani, di
questo Parlamento hanno sottolineato. Ma pensare che un Governo
voglia eliminare l'era commissariale che è prerogativa della Giunta
di Governo, il potere scegliere i commissari sia dei liberi
consorzi dei comuni, sia dei consigli metropolitani, il volere
spogliarsi da una prerogativa legittima prevista dalla norma per
dare finalmente mandato, seppur in una elezione che non ci
appassiona, non appassiona il Governo regionale, non appassiona il
nostro movimento DiventeràBellissima , noi avremmo voluto
un'elezione diretta sia del consiglio provinciale sia del
presidente dell'ex provincia, ma questo non ci è possibile.
Vogliamo dare voce agli elettori, e devo dire una cosa che
quest'Aula forse non ha ben chiaro: noi ogni volta che posticipiamo
di mesi l'elezione cambiamo l'elettorato passivo che dovrà guidare
la provincia. Presidente, questo ce lo dobbiamo dire tra di noi.
Noi nel momento in cui posticipiamo l'elezione, visto che
l'elezione per candidarsi alla guida del libero consorzio è inibita
ai soggetti che guidano o comunque compongono i consigli comunali
dei comuni in cui si andrà alla scadenza entro i diciotto mesi, si
cambia l'elettorato passivo. E allora noi, ogni anno che
posticipiamo il voto, circa un quinto dei Comuni o dei consiglieri
comunali avrà la possibilità o di candidarsi o di non candidarsi e
questa è una cosa che noi dobbiamo valutare.
Non ritengo che la scorsa seduta ci sia stato un problema di
coalizione di Governo. Probabilmente c'è stata una disertazione da
parte di alcuni Gruppi Parlamentari a votare, probabilmente
frettolosamente, un emendamento che non c'entrava con la legge
sulla pesca.
Oggi, noi qua dobbiamo avere un senso di responsabilità e cercare
di approvare, se vogliamo, tutti insieme un emendamento del Governo
che possa ristabilire un percorso giusto per le Province.
E voglio ricordare negli interventi, ma già si è detto tanto, che
lo sfascio di queste Province, delle nove Province siciliane,
sicuramente non è da addossare a questo Governo. Nei cinque anni
precedenti, giammai si è pensato a arrivare alle elezioni di
secondo livello.
Quest'anno, e oggi, è la prima volta che ci si tenta, e purtroppo
non ci è stata data la possibilità. Ammettiamo, il nostro Gruppo,
onorevole Dipasquale, il nostro Gruppo parlamentare non ha né
firmato, né votato, né fatto la richiesta di voto segreto. Ogni
Gruppo parlamentare si assuma la responsabilità di quello che ha
fatto. Io voglio ribadire a nome del Gruppo di
DiventeràBellissima che vogliamo andare avanti, ce la metteremo
tutta, voglio sottolineare alcune discrasie che posticipando più in
là le elezioni di secondo grado delle Province, potremmo andare ad
intercorrere.
Quindi, onorevole Presidente, riteniamo che se c'è la volontà
politica, l'Aula è sovrana, al di là delle procedure alle quali
andremo incontro, devo dire che saremmo ben lieti che venisse
approvato l'emendamento dall'intero Parlamento.
DIPASQUALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DIPASQUALE. Signor Presidente, colleghi parlamentari. Ma io mi
permetto di ricordare all'onorevole Aricò, che cioè voi avete
fatto, cioè avete fatto tutto voi. Noi eravamo già in campagna
elettorale, tra virgolette, eravamo pronti per eleggere i
presidenti dei liberi consorzi. C'è anche chi, non potendo fare i
manifesti, comunque aveva fatto anche opzioni per acquistare l'auto
poi da presidente del libero consorzio, all'improvviso ci avete
catapultato, avete catapultato sulla Sicilia - voi, no Crocetta
cinque anni fa - voi, ora, adesso, avete catapultato una scelta che
noi l'abbiamo subita. Cioè, attenzione, non c'è un esponente del
Gruppo del PD che non stava lavorando per questa competizione. Cioè
vale per Messina, vale per Ragusa dov'era candidato il segretario
collegiale, vale per Agrigento, vale per tutti i posti.
Quindi, l'aver fatto riferimento ai cinque anni precedenti per
scaricare le responsabilità al Partito Democratico è stato
veramente fuori luogo, e io glielo segno con la penna rossa.
Detto questo, io voglio essere anche moderato perché ormai c'è
questa corsa al centro, e quindi siamo, dobbiamo essere tutti. Io
mi ci trovo, ormai da sempre, sono sempre là e mi permetto di dire,
Presidente, vede, lei ha fatto una campagna elettorale sulle
Province e le è venuto semplice, perché noi alcuni errori li
abbiamo fatti, su questo non ci sono dubbi, fermo restando che il
commissariamento delle Province - come mi faceva ricordare prima
bene, nonostante io sia ragusano, e quindi era il mio territorio,
ma è stato lui a farmelo ricordare bene, fu proprio la Provincia di
Ragusa - i commissariamenti partono - è l'onorevole Cracolici, dice
quando lo dice? , l'ho detto ora - e l'onorevole Cracolici mi
ricordava che il commissariamento delle Province parte non con
Crocetta, parte proprio su Ragusa e parte dal Presidente Lombardo.
Quindi storia vecchia.
Noi qualche errore lo abbiamo fatto, ma voi anche su questo state
svolgendo un'azione che è quella che vediamo, ormai, da tempo. Non
fate altro che litigare tra di voi, rimettete in discussione tutto
quello, quel poco che volete portare avanti, e poi cercate di
scaricare le responsabilità anche alle precedenti amministrazioni,
ai precedenti governi.
Quindi è fuori luogo, ritengo che sia stato anche improvvido
ritornare in Aula, onorevole Presidente, in questo modo, visto che
la sua maggioranza ha fatto i capricci, a mio avviso, se io fossi
stato il Presidente della Regione - non sono interessato, qualcun
altro è interessato e forse il problema è proprio questo - perché
la sensazione è che si stia giocando una partita tutta all'interno
del centrodestra sulla pelle delle Province, ed è una partita per
chi vuole fare il Presidente della Regione, per chi si vuole
candidare, per chi non gli vuole dare punti in avanti. E' una
partita tutta vostra Quindi noi vi preghiamo di non infilarci, noi
non ci vogliamo entrare e non vorrei che il ritorno in Aula sia
anche l'occasione per il Presidente di smarcarsi da questa
coalizione e nonostante, perché questo avviene dopo il risultato
delle europee, qualcosa di corsa al centro che abbiamo sentito,
smarcandosi magari pensando di costruire qualcosa più a destra, io
non lo so, però la sensazione, la certezza che ci sia una partita
in corso all'interno del centrodestra che mette in discussione
tutto l'iter, questo per noi è chiaro e le responsabilità sono
tutte vostre. Non vi permettete a dare responsabilità a noi
Onorevole Presidente, mi permetto, e chiudo, ho sentito il premier
Conte, ho sentito tutto l'intervento di Conte, ero in macchina,
costretto, ne avrei fatto a meno, comunque, Conte ha detto e lì
l'ho apprezzato: Io non posso pensare di galleggiare Galleggiare
non mi appartiene. I miei amici di maggioranza mi devono dire, con
chiarezza, quello che dobbiamo fare, perché altrimenti, io do il
benservito.
Questo ha detto Conte, e io l'ho apprezzato davvero perché non è
possibile tenere in ostaggio un Paese, e non è possibile tenere in
ostaggio la Sicilia.
Presidenza del Presidente MICCICHE'
FIGUCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi io non vorrei che
qui si stesse giocando tutti su un grande equivoco perché la
maschera dell'ipocrisia è una delle maschere che, probabilmente,
oggi è più facile vada in rappresentazione, ma è anche una maschera
sgradevole da vedere.
Vedete, mentre si sviluppava questo dibattito, colleghi del
Partito Democratico
GUCCIARDI. Rivolgiti dall'altro lato Rivolgiti dove sai tu
FIGUCCIA. La prego, onorevole, ascolti il mio intervento come io
ho ascoltato il suo. Sono andato a verificare i numeri della
votazione della volta precedente. Io, contrariamente da quanto ha
fatto qualche mio collega, invece rivendico l'iniziativa
legislativa dell'ultimo incontro.
Abbiamo presentato un emendamento. Perché? Non certamente per una
questione di date, ma perché riteniamo, coerentemente a battaglie
fatte certamente non solo in quest'anno e il Presidente della
Regione, l'allora governatore Crocetta ricorderete tutti come da
Giletti, con un annuncio lanciò la cancellazione delle Province
dimenticando che con quelle venivano eliminati i compiti, le
funzioni, i servizi essenziali legati alle manutenzioni delle
strade, legati all'assistenza scolastica ai disabili.
E, certamente, non per volontà di chi allora sedeva nei banchi
dell'opposizione si ebbe il recepimento di una Delrio nata male e
recepita peggio con l'allora onorevole Cracolici Presidente della I
commissione Affari istituzionali
E lì si aprì il grande vuoto rispetto al tema dei servizi,
rispetto al tema dei dipendenti che non venivano tutelati.
Ma andiamo ai giorni nostri. Cosa è accaduto nell'ultima seduta?
Nell'ultima seduta avevamo 59 presenti, 33 votanti ed una
maggioranza di 17 voti. Ma certamente, cari colleghi, noi non
eravamo in numero sufficiente ad approvare quell'emendamento.
Quell'emendamento, che vede anche la mia firma, nasceva
dall'esigenza di garantire servizi essenziali.
Ora, arriva una ulteriore, legittima proposta da parte del Governo
che è quella di ritrovare una data che possa mettere tutti
d'accordo e su quella data, vivaddio, possiamo esserci tutti perché
il tema, cari colleghi, e ne sono certo, non riguarda né la
maggioranza, né le opposizioni. Non è la data di quando si andrà a
votare, ma il tema è quello di garantire servizi ai nostri
cittadini che fra due giorni non potranno uscire dai comuni delle
aree interne, della provincia di Palermo come della provincia di
Ragusa.
Quindi, io ritengo che sarebbe assolutamente irresponsabile non
fissare una data certa.
Ricordo, come lo ricorderanno i colleghi della maggioranza, anche
noi avevamo già in quella seduta proposto la data del 30 di
ottobre. Qualcuno dall'altra parte volle approfittare per allungare
quella data. Adesso ci ritroviamo dove ci siamo lasciati la volta
precedente.
Io sono assolutamente per dare un voto favorevole.
Certamente c'è una pregiudiziale del collega. Ma da che cosa nasce
quella pregiudiziale? Nasce da una esigenza che è nel merito, che
non riguarda la data delle elezioni ma riguarda la garanzia di quei
servizi che certamente con i primi 150 milioni di euro
rappresentano una boccata di ossigeno, che dovrà tuttavia essere
integrata, lo ricorderà lei stesso onorevole Presidente Musumeci,
quando all'ultimo incontro, insieme a circa 150 sindaci, siamo
stati ricevuti prima dal Presidente della Regione e poi dal
Presidente dell'Assemblea, abbiamo avuto garanzia anche da parte
del buon assessore Armao su un incontro che sarà a breve a garanzia
di quelle somme, per cui quello era l'intendimento dell'ordine del
giorno, quello di garantire lo slittamento di quella data per
potere arrivare a quell'appuntamento pronti e, contestualmente,
rimpinguare quelle somme che certamente lo Stato lì ci deve ed è lì
che io chiederei all'opposizione di arrampicarsi sui temi
dell'autonomia, non certo per difendere privilegi legati
all'applicazione del Regolamento.
Facciamo le battaglie giuste sull'autonomia che riguardano il
regionalismo differenziato, che riguardano i temi che stanno a
cuore di questo Governo e non accapigliamoci su questioni di lana
caprina che oggettivamente non servono a nessuno.
CANCELLERI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANCELLERI. Signor Presidente, io ho ascoltato con grande
interesse gli interventi che mi hanno preceduto.
Noto con un certo imbarazzo che, chiaramente, alcune parti della
maggioranza hanno cercato di buttare la palla nel campo delle
opposizioni.
Signor Presidente, lei non era presente in quella seduta perché la
Presidenza era dell'onorevole Di Mauro ma, sicuramente, non avrà -
visto che lei è una persona molto attenta -sicuramente mancato di
sapere che, invece, proprio le opposizioni si sono astenute, non
hanno né partecipato alla richiesta del voto segreto, ci siamo
astenuti perché sembrava quasi che fosse un litigio fra coniugi nel
quale, ovviamente, come dice il detto fra moglie e marito noi non
abbiamo messo sicuramente dito in quel caso e hanno fatto
praticamente tutto da soli.
Quindi, oggi noi ci ritroviamo qui a rivedere di nuovo una
posizione che legittimamente, per carità, poi il Governo, il
Presidente della Regione vogliono riproporre, però noi chiaramente
non c'entriamo niente.
Ora deve dire però una cosa signor Presidente. Ora entriamo in
gioco.
Ora entriamo in gioco, perché è chiaro che adesso di fronte ai
teatrini non possiamo più stare in silenzio soprattutto perché, mi
passi il termine non ortodosso in lingua italiana, ma ci hanno
talmente tanto sfruculiato oggi pomeriggio che è chiaro che
dobbiamo cominciare a dare delle risposte concrete e sensibili.
Le dirò anche di più, lanciando una sfida in aria a tutti quanti.
Sono convinto che se chiediamo il voto segreto questa norma non
passa di nuovo, a sancire il fatto che questa maggioranza ancora
una volta andrà in una direzione.
Patti della Madonnina, il sindaco di Messina, tutte le altre
situazioni che ci sono in giro, non lo so quali sono i moventi che
muovono la mano del killer però è chiaro che c'è qualcosa che non
funziona all'interno di questa maggioranza rispetto a questo tema
qui.
Mi rivolgo al Presidente della Regione e soprattutto all'Assessore
Grasso che so essere stata sindaco attento del territorio e
apprezzata anche in quell'ufficio.
Dico una cosa. Penso che il tema delle province, al di là della
capacità di riuscire a mettere una guida politica, siano delle
istituzioni che in questo momento rappresentano per molti sindaci
nel territorio delle palle avvelenate.
Conosco tantissimi sindaci che non si candideranno né adesso né
dopo né a ottobre né l'anno prossimo alla guida di enti che non
potranno minimamente andare a controllare.
Ci sono già battute in ritirata anche da parte di sindaci di
capoluoghi di provincia, anche da sindaci di città importanti che,
anche se non sono capoluogo, numericamente come popolazione
rappresentano una fetta importante.
Il tema è diverso. Vogliamo davvero dare una guida politica che
però non rappresenti la guida del commissario nominato dal
Presidente della Regione o da chi venga nominato?
Facciamoli diventare una sorta di dipartimenti regionali sul
territorio - chiaramente - lasciando quelle che sono le prerogative
stipendiali, delle persone che lavorano e la loro copertura in seno
a quella che deve essere la partecipazione dello Stato.
La guida politica deve essere rappresentata direttamente
dall'Assessorato e dal Governo regionale che devono, attraverso
loro, quel braccio armato sul territorio, andare a risolvere vari
problemi.
Credo che possa essere una possibile soluzione. E' il nostro
contributo.
Lo avevamo come Movimento Cinque Stelle nel nostro programma
regionale, lo ripropongo di nuovo, può essere una cosa che può
interessare come legittimamente invece si vuole ancora andare
avanti.
Dico che di fronte a teatrini come quelli a cui abbiamo assistito
la volta scorsa, è chiaro che non possiamo continuare ancora una
volta a guardare inermi come se la responsabilità fosse nostra.
Hanno combinato tutto loro, se ne prendano la responsabilità.
Oggi si ritorna in Aula a cambiare una norma che è stata
approvata, ancora non è stata pubblicata quindi queste
rappresentano le schizofrenie di questo Governo regionale, di
questa maggioranza.
Spero che si ritorni pian piano a fare leggi di buon senso che
possano ridare ai cittadini quel senso di questa Istituzione che è
grande, che è alto o meglio che dovrebbe essere grande e dovrebbe
essere alto.
MUSUMECI, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSUMECI, presidente della Regione. Signor Presidente, signori
Deputati, ho assistito ad un ampio e appassionato dibattito, a
tratti con accenni surreali.
Un dibattito al di fuori da ogni logica politica. Lo dico con
grande serenità e con la stessa franchezza con cui ho sempre
parlato a questo Parlamento.
Ancora più grave il cenno surreale in alcuni passaggi, non in
tutti, se si considera che la campagna elettorale è già alle nostre
spalle e si presume che il buon senso e la serenità d'animo avrebbe
suggerito a ciascuno di noi di avanzare valutazioni più serene - mi
permetto di dire.
Ho sentito parlare di killeraggio, di patto della Madonnina -
terrei fuori la Madonna, come terrei tutto quello che riguarda la
religione cattolica in ogni momento della vita politica. Questo
vale per tutte le forze politiche.
Si parla di sfide interne alla maggioranza, maggioranza che non
c'è mai stata e qui si continua ancora a parlare di maggioranza,
commettendo un errore perché non si usa il sinonimo più adatto che
è quello di coalizione. La maggioranza è la metà più uno dei
parlamentari in carica. Non c'è mai stata. Non l'ho mai avuta. Si
parla di sfida all'Aula da parte del Governo, è chiaro che si vuole
un linguaggio bellicoso in un contesto nel quale il Governo e la
coalizione improntano e informano la propria azione ad un
linguaggio di pace, ispirato al buon senso e alla voglia di
produrre fatturato amministrativo. Che c'entra tutto questo di
fronte ad un emendamento voluto dal Governo perché sollecitato
dall'Anci, dall'Associazione dei comuni di Italia, sezione di
Sicilia, dove tutte le forze politiche sono rappresentate? E il
documento dell'Anci ha detto non ci piace questa legge sulle
province' - le chiamo così, mi piace continuare a chiamarle così -
non ci piace la soluzione, seppure parziale che è stata finora
data alla crisi finanziaria delle province da parte del Governo
centrale, però non è giusto mantenere ancora, per il settimo anno,
la gestione commissariale'.
E, quindi, l'assessore competente ha abbozzato un emendamento che,
sollecitato anche da alcuni Capigruppo, potesse consentire un
ripensamento non ad una spaccatura della coalizione che non c'è
stata, perché se ci fosse stata avrei azzerato la Giunta
istantaneamente, ma a due sensibilità diverse di un problema che
non era stato concepito prima ma che era stato portato in Aula in
maniera repentina e, quindi, non sottoposto ad alcuna meditazione,
neppure sofferta, come qualche volta capita nel confronto tra
diverse forze politiche.
Ho assistito al tentativo di vestire i panni della vittima da
parte del carnefice delle province. E fa bene il nostro Ufficio
Studi a preparare un opuscoletto con tutta la storia delle province
in Sicilia. Onorevole Lupo, dedichiamola una giornata alle
province. Lei è ottimista, lei pensa che 39 sedute destinate alla
distruzione delle province possano essere compensate da una sola
seduta per poterle ricostruire? Trentanove sedute, questo
Parlamento ha registrato, per distruggere con un disegno cinico,
con una ferma e proterva determinazione l'ente intermedio dopo 162
anni. E in un giorno si vorrebbe ricostruire quello che è stato
distrutto in 39 sedute? Temo davvero di no. Quella delle province è
una telenovela di ardite decisioni e di cocenti pentimenti che
hanno riguardato quasi tutta l'Aula. Rifacciamola la storia della
devastazione, dell'accanimento a colpi di piccone contro le
province. Ricordo elezioni di secondo grado, lo ricordo, certo,
perché i sindaci non sono eletti dai cittadini? - si diceva in
quest'Aula - e allora facciamo le elezioni di secondo grado. Che ci
fa se votano i sindaci? Ma perché, i consiglieri comunali non sono
stati eletti dal popolo? Facciamole le elezioni di secondo grado.
Ed io, e noi del centrodestra, da quella tribuna a dire: Ma come
si fa a potere delegittimare i vertici delle province impedendo ai
cittadini di essere protagonisti nello scegliere almeno il
Presidente della Provincia? .
Tagliamo le unghie alla partitocrazia; tagliamo le unghie a questo
tentativo di mettere, da parte dei Partiti, le mani sulle province
mentre il Movimento Cinque Stelle ad ogni occasione ripeteva che le
province sono dei poltronifici, che loro erano nemici e continuano
ad essere - viva la coerenza - nemici delle province. Quindi,
quando si parla di province non possiamo assolutamente rivolgerci
al Gruppo del Movimento Cinque Stelle, perché la loro posizione a
Palermo come a Roma è fin troppo chiara: le province devono essere
cancellate
Nessuno ha detto, però, come sostituirle e se qualcuno l'avesse
detto cinque anni fa, quattro anni fa, tre anni fa, due anni fa,
forse, non ci sarebbe stato bisogno per questo Governo Musumeci di
ricorrere alla Corte costituzionale e dire: Sì, la riforma delle
province da parte della Delrio può essere illegittima e giusta
perché è una grande legge di riforma, ma l'organizzazione interna è
di competenza della Regione , lo dice lo Statuto in materia di enti
locali.
La Corte costituzionale è stata inesorabile di fronte al nostro
ricorso e ha detto: No, non avete il diritto neanche di
organizzare gli enti locali ; altro colpo di piccone allo Statuto
siciliano E questa è storia, storia recente.
Ed allora, nessuna sfida all'Aula, voglio rasserenare alcuni
colleghi deputati dell'opposizione, non c'è bisogno di sfidarla
l'Aula, l'Aula la si deve rispettare, l'Aula è sovrana, questa è la
mia educazione politica. Anche quando non si condividono alcune
scelte l'Aula merita sempre rispetto, vivaddio se questo rispetto
fosse sempre ricambiato Sarebbe un grande successo per la
democrazia e per la politica.
Io credo che, invece, dietro questo emendamento ci sia soltanto il
diritto a rispettare un processo di partecipazione democratica.
Sappiamo tutti che questa legge per la elezione di secondo grado
dei vertici delle province non piace; non piace almeno al
centrodestra e non piace neanche al PD con il quale ci siamo
ritrovati in una votazione per dire: Facciamo marcia indietro
finalmente , con molta onestà intellettuale il PD disse:
Ripensiamoci .
Io mi diverto, per la mia passione archivistica, a raccogliere
tutti gli interventi in Aula su specifici temi e ricordo che allora
alcuni autorevoli colleghi del PD dissero: Abbiamo fatto una
scelta affrettata. E' giusto che il presidente della provincia
venga eletto direttamente dal popolo .
Io credo che l'elezione di secondo grado, pensare alle elezioni di
secondo grado sia comunque un omaggio alla partecipazione
democratica, a prescindere dalla materia finanziaria che è e rimane
al centro dell'attenzione di questo Governo, al centro del
confronto fra Regione e Stato, confronto che sta conducendo in
maniera serrata il vicepresidente Armao e i cui risultati di volta
in volta abbiamo ritenuto di riferire a quest'Aula.
Abbiamo raggiunto un accordo che deve essere consacrato dal
Parlamento nazionale. E' un accordo che soddisfa a metà, ma è
l'unico possibile accordo che si potesse raggiungere in queste
condizioni e va dato atto al Governo nazionale - Lega, Movimento
Cinque Stelle - di avere, attraverso il suo Ministro per le
finanze, in parte accolto le proposte del Governo regionale.
Braccio di ferro? Lo possiamo fare, ma ognuno di noi deve obbedire
all'etica della responsabilità. E l'etica della responsabilità ci
impone, alla vigilia di ogni scelta, di pensare sempre alle
conseguenze di quella scelta. Non c'è bisogno di scomodare Max
Weber.
E quali saranno le conseguenze di quella scelta? Se noi dovessimo
andare quali potrebbero essere, se noi dovessimo andare alla
rottura con il Governo centrale? Quello, davvero, di pretendere che
tutte e nove le province dichiarano default. Non ce lo possiamo
permettere
Allora, attingiamo alle FSG per fare in modo che quella risorsa
diventi spesa corrente, per consentire alle province intanto di
approvare il bilancio e avviare alcune delle opere pubbliche per
investimenti che in questo momento rimangono congelate proprio
perché manca il presupposto essenziale che è lo strumento
contabile. Utilizzare la crisi finanziaria per bloccare il processo
democratico, di partecipazione democratico benché invalido, benché
parziale, ma comunque affidato agli eletti, ai sindaci e ai
consiglieri comunali - e non è il nostro modello, lo ripetiamo -
utilizzare l'accordo Stato-Regione credo sia un gioco subdolo e
pericoloso.
Noi abbiamo solo adottato come sempre facciamo all'unanimità una
delibera di Giunta con la quale dicevamo che il 30 giugno si votava
per il sistema di II grado. Ed è una delibera adottata tenendo
anche conto dell'orientamento che era arrivato da questo
Parlamento. Quando si è decisa la data delle elezioni comunali si
disse: Purché le elezioni provinciali si facciano dopo le elezioni
comunali . Quindi, c'era la volontà del Parlamento già espresso per
consentire agli eletti del 28 aprile di potere avere elettorato
attivo e passivo alle elezioni di II grado per le province.
Quindi, nessuna forzatura. Siamo andati avanti quasi naturalmente
rispettando una serie di tappe concordate con il Parlamento.
Ecco, noi non abbiamo motivo su questo tema di porre fiducia. Ma
di cosa parliamo? Fiducia per che cosa? Per fare votare alle
Province con una legge ignobile? Ma, signori miei, ognuno di noi
torna sul proprio territorio, ognuno di noi ha i propri consiglieri
comunali amici, ognuno di noi ha i propri sindaci amici e deve
rispondere ognuno al proprio elettorato delle scelte fatte. Ma a
noi o si vota il 30 giugno 2019 o si vota il 30 giugno 2020 sul
piano politico non cambia niente E' chiaro Quello che per noi
conta è la notizia che mi arriva da questa mattina, ieri, in queste
48 ore: aggiudicata la gara per le opere di impianto di
compostaggio a Vittoria, in provincia di Ragusa; 2 milioni e 300
mila euro per il consolidamento del costone a Caltabellotta, da
ieri a oggi, notizia che mi arrivano per fortuna dall'ufficio di
Gabinetto; 25 milioni per il parco mezzi del Corpo forestale, un
milione a Salemi per la messa in sicurezza del Monte delle Rose, 13
milioni della CRIAS a 561 imprese artigiane, 20 progetti del Genio
civile per la pulitura dei fiumi.
Sono queste le cose che interessano al nostro Governo, non che si
voti per il II grado il 30 giugno o ad ottobre o a dicembre Ma
quello è un problema che riguarda i rapporti di ognuno di noi con
il proprio territorio.
Ma quale questione di fiducia Noi produciamo atti; produciamo
atti amministrativi. Ed è attraverso questi atti che pensiamo di
potere, di potere dare qualche risposta.
Così come questo Parlamento ha dato una risposta interessante: io
penso che sia apprezzato di Monte delle rose, onorevole Gucciardi.
GUCCIARDI. Indispensabile
MUSUMECI, Presidente della Regione. E mi pare giusto, non finisce
come il pallone di Salemi. Per fortuna
GUCCIARDI. Io non ero nato
MUSUMECI, Presidente della Regione. E lo so, lo so, conosco la
storia ed è anche divertente. Chiedo perdono ai colleghi per questa
digressione.
Ecco, i liberi consorzi possono continuare ad andare avanti così,
vi assicuro che qui nessuno rimane insonne la notte. Possono andare
avanti così; sono amministrati da persone di fiducia del Governo,
ex magistrati, ex prefetti, ex questori, ex alti ufficiali delle
forze armate. Abbiamo fatto questa scelta perdonate, ma è una
scelta rassicurante e di discontinuità rispetto al passato. Ex
dirigenti dello Stato, alcuni sono stanchi e li sostituiremo altri
no e continueranno ad andare avanti.
Il nostro emendamento è solo un atto di rispetto verso gli enti
locali l'ho detto, soltanto questo, e non voleva essere un
oltraggio. Volevamo restituire alla politica il diritto di gestire
gli enti di area vasta; ci sembrava giusto che non lo facesse più
una gestione straordinaria commissariale ma finalmente la politica,
cioè i sindaci, gli amministratori locali e i consiglieri comunali.
Non può essere? Nessun problema
Signor Presidente, quella di fissare la data per le elezioni è una
scelta che spetta al Parlamento, il Governo ha solo fatto una
proposta. Decida il Parlamento. Coalizione e opposizione, se
intende con una Conferenza dei Capigruppo fra 15-20 giorni riunirsi
e decidere.
Vi assicuro che con grande disincanto il Governo accetterà
qualunque proposta dovesse venir fuori dall'Aula. L'Aula è sovrana
Per noi il tema del voto alle ex province non è un tema
assolutamente dirimente, non è un tema sul quale attribuiamo grande
responsabilità politica. Aspettiamo la Conferenza dei Capigruppo,
speriamo che quel documento possa essere votato all'unanimità nel
rispetto della posizione neutrale che ha mantenuto il Movimento
Cinque Stelle, nel frattempo abbiamo 2-3 disegni di legge
importanti, quelli sì, sul diritto allo studio, quello sui rifiuti
e la prossima settimana arriverà il nuovo disegno di legge sulla
urbanistica, finalmente, sul Governo del territorio in Sicilia,
arriverà il disegno di legge per la riforma della Polizia locale.
Io sono convinto che la nostra stagione delle riforme, che come ho
preannunciato è fatta da 10-12 disegni di legge in tutto, potrà
andare avanti con grande senso di responsabilità da parte del
Parlamento.
Per questo, signor Presidente, noi ci affidiamo alla volontà della
Presidenza dell'Aula e del Parlamento tutto affinché si voglia
restituire al territorio siciliano il diritto a compiere le scelte
nella gestione dei vertici dei liberi consorzi e delle assemblee
delle Città metropolitane, ma deve essere fatto senza forzatura e
senza altro stratagemma.
PRESIDENTE. Grazie, Presidente. Però, volevo dirle, scusi
Presidente, quindi è ritirato l'emendamento o no? Perché questo ce
lo dovete dire. Se l'emendamento non è ritirato io comunque lo
metto in votazione adesso.
MUSUMECI, Presidente della Regione. Signor Presidente, noi ci
rimettiamo alla volontà dell'Aula, le chiediamo di sospendere
l'Aula, cinque minuti di conferenza dei Capigruppo quello che
deciderà la Conferenza dei Capigruppo per noi va bene.
PRESIDENTE. Onorevole Presidente, le chiedo scusa, noi dobbiamo
decidere
(Brusìo in Aula)
PRESIDENTE. Scusate, colleghi, possiamo parlare un attimo per
favore
Presidente, noi non possiamo decidere se ritirare o meno
l'emendamento. Quindi, noi per fare quello che dice lei, lei
dovrebbe ritirare l'emendamento e poi la Conferenza dei Capigruppo
può decidere che cosa vuole fare.
MUSUMECI, presidente della Regione. Chiedo scusa, Presidente, se
dall'Aula emerge, esce fuori una data, un termine entro il quale
viene affrontato il termine, è chiaro che non ha senso mantenere
l'emendamento che è divisivo, mi pare logico Ma è l'Aula che ci
deve dire quello che vuole fare.
PRESIDENTE. Quindi, l'emendamento è ritirato, Presidente,
benissimo.
Scusatemi, la seduta è sospesa per cinque minuti, chiedo al
Presidente se possiamo vederci per parlare un attimo io e lui e poi
ritorniamo in Aula.
(La seduta, sospesa alle ore 19.16, è ripresa alle ore 19.21)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, mi sembra di capire che sia
volontà un po' comune da parte dell'Aula e poi il Presidente della
Regione credo stia andando incontro alla richiesta di tanti
interventi che sono stati fatti, per cui non posso essere
certamente io contrario a che si abbia questo atteggiamento
favorevole nei confronti del Parlamento.
Il Presidente della Regione ha ritenuto di ritirare l'emendamento,
domani facciamo una Conferenza dei Capigruppo, in tempi brevissimi
lo rimettiamo in Aula, vedremo di capire se nella prossima legge
oppure, mi permetto di dire al Governo
(Brusio in Aula)
Scusate colleghi, permettete che vi dica quello che voglio fare o
no?
Oppure se chiedo al Governo non sia il caso di presentare un
disegno di legge di un articolo in cui facciamo questa cosa
autonomamente senza bisogno di infilarla in altro tipo di legge che
forse sarebbe la cosa migliore. Però, siccome ognuno parla e si fa
i fatti suoi e nessuno sta sentendo questa proposta la faccio mia e
quindi di tutta l'Aula. Quindi, chiederò al Governo che si faccia
in questa maniera.
Domani pomeriggio continueremo con lo stesso ordine del giorno,
chiediamo alla Commissione Bilancio di concludere domattina il
disegno di legge in materia di pesca e noi ci vediamo domani alle
ore 16.00 per effettuare la votazione finale del disegno di legge
sulla pesca, approvare l'emendamento che manca ed iniziare il
disegno di legge in materia di diritto allo studio. Domani alle ore
15.30 è convocata la Conferenza dei Capigruppo.
La seduta è rinviata a domani, mercoledì 5 giugno 2019, alle ore
16.00, con il seguente ordine del giorno:
I -COMUNICAZIONI
II -DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) Disposizioni in materia di diritto allo studio (nn. 304-14/A)
(Seguito)
Relatore: on. Sammartino
2) Norme per la salvaguardia della cultura e delle identità marine
e per la promozione dell'economia del mare. Disciplina della pesca
mediterranea in Sicilia (nn. 291-292/A) (Seguito)
Relatore: on. Catanzaro
3) Riforma degli ambiti territoriali ottimali e nuove
disposizioni per la gestione integrata dei rifiuti (nn. 290-49-76-
179-267/A) (Seguito)
Relatore: on. Savarino
La seduta è tolta alle ore 19.23
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Consigliere parlamentare responsabile
dott.ssa Maria Cristina Pensovecchio
Allegato A
Annunzio di presentazione di disegno di legge
- Norme per la istituzione dell'Azienda Regionale Emergenza
Urgenza della Sicilia (A.R.E.U. - Sicilia) (n. 562).
Di iniziativa governativa, presentato dal Presidente della Regione
(Musumeci), su proposta dell'Assessore regionale per la salute
(Razza) il 27 maggio 2019.
- Norme a sostegno del settore della produzione di birra
artigianale (n. 563).
Di iniziativa parlamentare presentato dall'onorevole Assenza il 29
maggio 2019.
- Norme in materia di caratterizzazione e contenimento delle
emissioni in atmosfera provenienti dalle attività ad impatto
odorigeno (n. 565).
Di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Trizzino,
Campo, Cancelleri, Cappello, Ciancio, De Luca, Di Caro, Di Paola,
Foti, Mangiacavallo, Marano, Pagana, Palmeri, Pasqua, Schillaci,
Siragusa, Sunseri, Tancredi, Zafarana, Zito il 29 maggio 2019.
Comunicazione di disegno di legge presentato ed inviato alla
competente Commissione
COMMISSIONE SPECIALE IN MATERIA DI CONTENIMENTO
DELLA SPESA RELATIVA AGLI ASSEGNI VITALIZI
- Disposizioni per la rideterminazione degli assegni vitalizi,
diretti, indiretti e di reversibilità in attuazione dell'articolo
1, comma 965, 966 e 967 della legge 30 dicembre 2018, n. 145
(Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e
bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021) (n. 564).
Di iniziativa parlamentare.
Inviato il 31 maggio 2019.
Comunicazione di apposizione di firma a disegno di legge
Si comunica che l'onorevole Stefano Pellegrino, con nota prot. n.
4036/SG.LEG.PG. del 29 maggio 2019, ha chiesto di apporre la
propria firma al disegno di legge n. 557 Recepimento delle
disposizioni legislative previste dalla Legge 9 gennaio 2019, n. 3
Spazzacorrotti' e successive modifiche ed integrazioni ed
introduzione di misure volte alla trasparenza delle operazioni di
scrutinio elettorale .
Comunicazione di richieste di parere pervenute ed assegnate alla
competente Commissione
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
- Ente Parco dei Monti Sicani - Designazione componente effettivo
in seno al Collegio dei revisori dei conti (n. 55/I).
Pervenuto in data 30 maggio 2019.
Inviato in data 31 maggio 2019.
BILANCIO (II)
- Schema di decreto attuativo dell'articolo 2, comma 2, della
legge regionale n. 1/2019 in tema di Agevolazioni al credito in
favore delle imprese (n. 54/I).
Pervenuto in data 24 maggio 2019.
Inviato in data 29 maggio 2019.
Comunicazione di parere reso dalla competente Commissione
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
- Consorzio autostrade siciliane (CAS) - Designazione presidente e
componente del Consiglio direttivo (n. 48/I).
Reso in data 29 maggio 2019.
Inviato in data 31 maggio 2019.
Comunicazione di sentenza della Corte costituzionale
Si comunica che la Corte costituzionale con sentenza n. 123 del 2
aprile 2019 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale degli
articoli 1 e 2 della legge regionale 8 febbraio 2018, n. 1
Variazione di denominazione dei comuni termali .
Copia della predetta decisione è disponibile presso l'Archivio del
Servizio Commissioni.
Annunzio di interrogazioni
- con richiesta di risposta orale presentate:
N. 859 - Interventi urgenti in merito ai gravi danni subiti dai
produttori di pistacchio nel territorio di Bronte (CT).
- Presidente Regione
- Assessore Attività produttive
- Assessore Agricoltura sviluppo rurale e pesca mediterranea
Marano Jose; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello Francesco;
Ciancio Gianina; Foti Angela; Mangiacavallo Matteo; Palmeri
Valentina; Siragusa Salvatore; Trizzino Giampiero; Zafarana
Valentina; Zito Stefano; Tancredi Sergio; Sunseri Luigi; Schillaci
Roberta; Di Caro Giovanni; Campo Stefania; Di Paola Nunzio; Pagana
Elena; De Luca Antonino; Pasqua Giorgio
N. 860 - Dichiarazione dello stato di calamità per il territorio
di Bronte a seguito dei danni alle coltivazioni di pistacchio.
- Presidente Regione
- Assessore Agricoltura sviluppo rurale e pesca mediterranea
Barbagallo Anthony Emanuele
Le interrogazioni saranno poste all'ordine del giorno per essere
svolte al proprio turno.
- con richiesta di risposta scritta presentata:
N. 858 - Iniziative in merito alla realizzazione della Ciclovia
della Magna Grecia, tratta Siracusa - Pozzallo.
- Presidente Regione
- Assessore Infrastrutture e Mobilità
Dipasquale Emanuele
L'interrogazione sarà inviata al Governo.
Annunzio di mozioni
N. 254 - Iniziative in ordine alla realizzazione
dell'impianto di trattamento meccanico biologico con annessa
discarica per rifiuti non pericolosi, da realizzare in contrada
Martino, nel territorio del Comune di Serradifalco (CL).
Di Paola Nunzio; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello Francesco;
Ciancio Gianina; Foti Angela; Mangiacavallo Matteo; Palmeri
Valentina; Siragusa Salvatore; Trizzino Giampiero; Zafarana
Valentina; Zito Stefano; Tancredi Sergio; Sunseri Luigi; Schillaci
Roberta; Di Caro Giovanni; Campo Stefania; Marano Jose; Pagana
Elena; De Luca Antonino; Pasqua Giorgio
Presentata il 29/05/19
N. 255 - Dichiarazione dello stato di calamità naturale a seguito
degli ingenti danni provocati alla produzione agricola del
pistacchio nelle zone di Bronte (CT).
Cappello Francesco; Cancelleri Giovanni Carlo; Ciancio Gianina;
Foti Angela; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina; Siragusa
Salvatore; Trizzino Giampiero; Zafarana Valentina; Zito Stefano;
Tancredi Sergio; Sunseri Luigi; Schillaci Roberta; Di Caro
Giovanni; Campo Stefania; Di Paola Nunzio; Marano Jose; Pagana
Elena; De Luca Antonino; Pasqua Giorgio
Presentata il 30/05/19
N. 256 - Misure a sostegno degli agricoltori colpiti da calamità
naturali dal 25 al 27 maggio 2019 tra i Comuni di Bronte e Adrano
(CT).
Galvagno Gaetano; Catalfamo Antonio; Amata Elvira; Lo Giudice
Danilo
Presentata il 30/05/19
N. 257 - Misure a sostegno degli agricoltori del messinese colpiti
da calamità naturali dal 21 al 22 aprile 2019.
Catalfamo Antonio; Galvagno Gaetano; Amata Elvira
Presentata il 31/05/19
Le mozioni saranno demandate, a norma dell'articolo 153 del
Regolamento interno, alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari per la determinazione della relativa data di
discussione.