Presidenza del Presidente Miccichè
Presidenza del vicepresidente Di Mauro
La seduta è aperta alle ore 16.01
PRESIDENTE. Avverto che il processo verbale della seduta
precedente è posto a disposizione degli onorevoli deputati che
intendano prenderne visione ed è considerato approvato in assenza
di osservazioni in contrario nella presente seduta.
Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno, do
il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali votazioni
mediante procedimento elettronico che dovessero avere luogo nel
corso della seduta.
Invito, pertanto, i deputati a munirsi per tempo della tessera
personale di voto.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Compagnone ha chiesto congedo
per la seduta odierna.
L'Assemblea ne prende atto.
Onorevoli colleghi, al II punto dell'ordine del giorno ci sarebbe
il dibattito sulla cosiddetta Questione morale .
CAPPELLO. Signor Presidente, mi scusi, stiamo iniziando?
PRESIDENTE. Per me potremmo non rinviare mai.
CAPPELLO. Non c'è il Governo.
MILAZZO. Ma senza il Governo?
PRESIDENTE. Siccome credo che la questione morale vada dibattuta
insieme al Governo, possiamo aspettare qualche altro minuto.
MILAZZO. Anche la questione delle province, signor Presidente.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'assessore Cordaro mi ha appena
comunicato che sono qui e stanno arrivando, per cui sospendiamo i
lavori per cinque minuti; comunque il Governo è già qua nel
Palazzo, per cui stanno arrivando e fra cinque minuti riprendiamo.
(La seduta, sospesa alle ore 16.04, è ripresa alle ore 16.17)
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, così come stabilito, il tempo per il dibattito
di oggi è di due ore per ogni dibattito. Sono due, quindi due ore
per il primo e due ore per il secondo.
Il Movimento Cinque Stelle ha un tempo di 24 minuti, per ogni
dibattito; Forza Italia di 18 minuti; il PD di 16 minuti; Diventerà
Bellissima di 12 minuti; Popolari e Autonomisti di 12 minuti; UDC
di 11 minuti; Fratelli d'Italia di 9 minuti; Sicilia Futura di 8
minuti e Gruppo Misto di 10 minuti.
Quindi, sono 120 minuti di dibattito.
Sull'ordine dei lavori
CAPPELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPPELLO. Signor Presidente, ho chiesto di parlare sull'ordine dei
lavori, se potevamo invertire i punti. Iniziare dalla questione sul
rapporto tra Stato - Regione e poi proseguire con la questione
morale.
PRESIDENTE. C'è una motivazione?
CAPPELLO. Siccome presumo, signor Presidente, che gli interventi
in ordine alla seconda questione saranno potenzialmente maggiori,
magari quel tempo che residuava dalla discussione fatta sul secondo
punto potevamo impiegarlo invertendo l'ordine.
PRESIDENTE. E' un po' arzigogolata.
CAPPELLO. E' una richiesta, signor Presidente. Pensiamo questo.
Giusto per approfittare del dibattito pieno.
PRESIDENTE. Ovviamente, la richiesta è più che legittima. Darei la
parola ad uno pro e ad uno contro, ma non c'è l'assessore Armao e
non lo possiamo fare e, quindi, si inizia con la Questione
morale .
Dibattito sulla cosiddetta Questione morale
PRESIDENTE. Si passa, pertanto, al II punto dell'ordine del
giorno: dibattito sulla cosiddetta Questione morale .
Il Governo preferisce intervenire dopo o prima, Presidente
Musumeci?
MUSUMECI, presidente della Regione. Parla del dibattito o del mio
intervento?
PRESIDENTE. Mi riferisco al dibattito qualora volesse fare un
intervento preventivo oppure aspetta gli interventi degli altri.
MUSUMECI, presidente della Regione. Aspetto gli interventi.
DI PAOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
Ricordo che il Gruppo Movimento Cinque Stelle ha un tempo di 24
minuti per gli interventi.
DI PAOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, parto dalle
parole di Gianroberto Casaleggio che, in un intervento a Piazza San
Giovanni a Roma, disse Non penso che un politico necessariamente
sia bravo o cattivo, se sta a destra o a sinistra, se sia stato del
Partito Comunista se sia stato del Movimento Sociale. Io penso che
in tutti i partiti ci siano delle brave persone e dei delinquenti.
Di alcuni possiamo considerare, indipendentemente dalla sua
appartenenza politica, una persona onesta che è Enrico Berlinguer
che in una famosa intervista - molto preveggente - all'inizio degli
anni '80 lanciò la questione morale. .
Certamente quello della questione morale in politica è un tema che
ritorna ciclicamente nel dibattito politico ma sempre con
sfaccettature differenti.
Partire dal pensiero di Berlinguer tuttavia è importante non solo
perché il suo è un pensiero per certi versi ancora oggi attuale ma
perché ci consente di superare l'idea che la questione morale si
ponga soltanto quando i politici o gli amministratori sono
raggiunti da provvedimenti giudiziari o siano condannati per reati
lesivi del prestigio e dell'onorabilità delle istituzioni stesse.
Oggi il rischio che si profila, anche fuori da quest'Aula, è che i
primi ad essere assuefatti dall'idea che gli scandali siano
fisiologici nell'amministrazione della cosa pubblica siano gli
stessi cittadini.
La questione morale, dunque, va affrontata su più piani.
Il primo è quello personale che in parte esula dalla politica
perché riguarda un sistema personale di valori a cui ispirare la
propria condotta di vita ma che, inevitabilmente, orienta o
dovrebbe orientare anche l'operato di ciascun politico soprattutto
quando, a prescindere dalla rilevanza in termini giudiziari di
determinate condotte, sarebbe quantomeno opportuno rinunciare a
ruoli decisionali o rappresentativi perché il loro esercizio
rischierebbe di compromettere la credibilità istituzionale e la
fiducia dei cittadini nell'apparato statale.
E' evidente che affidarsi all'etica dei singoli non può essere
sufficiente.
La questione investe di una responsabilità anche i partiti che non
possono limitarsi a condannare verbalmente un certo modo di fare
politica ma devono rinunciarvi e devono avere il coraggio di
intervenire laddove l'etica del singolo non dovesse bastare,
dimostrandosi all'altezza del ruolo che la Costituzione ha affidato
loro quali strumenti di attuazione della democrazia.
Anche il Movimento Cinque Stelle non è esentato da una seria
autocritica ma, probabilmente, ad oggi, è forse quello che più di
ogni altra forza politica può rivendicare il tentativo di rimettere
al centro della politica italiana la questione morale.
Sul fronte interno il Movimento ha adottato un codice etico che
impone tanto ai portavoce eletti quanto ai candidati, agli
aspiranti tali, la massima trasparenza su procedimenti pendenti e
condanne penali al punto da prevederli come possibili cause di
esclusione dalle candidature e dal Movimento stesso.
Sul fronte esterno, quando il Movimento ha invitato le altre forze
politiche - e questo lo voglio sottolineare - ad avviare la stessa
riflessione al proprio interno e ad intervenire incisivamente nei
casi in cui i propri esponenti fossero interessati da procedimenti
penali, tale richiamo è stato liquidato come un atteggiamento
giustizialista, strumentale all'opposizione.
Il giustizialismo è spesso diventato una comoda scusa per
stroncare sul nascere, in modo semplicistico e opportunistico, una
riflessione vera sul dovere della classe politica di farsi carico
della questione morale.
La gran parte dei partiti ha preferito rifugiarsi sotto il
vessillo del garantismo, spesso ostentato ed urlato oltre il
necessario, solo per sottrarsi a questo impegno. Probabilmente, uno
dei motivi è che molti di quei partiti non riescono più a farsi
portatori di ideali, valori e progetti si sono trasformati in mere
macchine elettorali, con la conseguenza che l'elettorato ha perso i
propri punti di riferimento, ha perso quello zoccolo duro di valori
in cui identificarsi e di conseguenza, sempre più distanti, umorale
e ondivago. Se i partiti non sono in grado o non sono disposti a
portare avanti alcuni valori forti in cui l'elettorato possa
identificarsi per l'elettore a quel punto saranno tutti uguali,
saremo tutti uguali. Probabilmente finirà per scegliere il
candidato in grado di soddisfare un suo interesse personale.
Non si può quindi pensare di affrontare seriamente la questione
morale finché i partiti, soprattutto in prossimità delle
consultazioni elettorali, continueranno a puntare su determinate
logiche solo perché portano più voti, perché sono più vantaggiose e
meno impegnative rispetto ad un buon programma ancorato ad idee e
principi univoci.
La vera questione, quindi, è se i partiti sono disposti a
sfidarsi, a misurarsi in un processo virtuoso in cui la bontà
dell'azione politica accompagnata e presidiata anche da un sistema
di valori morali ed etici che, secondo il sentire comune, rendano
chi amministra la cosa pubblica degno e meritevole di farlo.
Riavvicinare i cittadini alla politica, invogliarli a partecipare,
a fidarsi della classe dirigente che scelgono attraverso il voto è
compito della politica. La politica non può delegare alla
magistratura il compito di ricucire lo strappo tra le istituzioni
cittadine né subordinare l'accertamento di eventuali responsabilità
penali, scelte o valutazioni che prescindono dal processo.
Sarà per l'assenza di scelte coraggiose che probabilmente a
distanza di 30 anni da quella famosa intervista a Berlinguer, oggi,
siamo ancora qui a parlare di questione morale perché la questione
morale è prima di tutto una scelta coraggiosa, di responsabilità
che ciascun gruppo politico deve assumersi sin dal momento in cui
si propone agli elettori e che deve avere il coraggio e la coerenza
di portare avanti per tutta la durata di un mandato, tanto nelle
scelte politiche che fa direttamente, quanto in quelle che vengono
effettuate da altre in esecuzione di direttive politiche.
MARANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, da quando sono
entrata in questo Parlamento, in questo prestigioso Parlamento non
mi sarei aspettata di dovere parlare, affrontare ancora oggi la
questione morale, ma meno male che oggi ne stiamo parlando,
comunque, grazie alla richiesta del Movimento Cinque Stelle.
Oggi parliamo di questione morale ma come sappiamo è un tema che
ha origini negli anni 80, ne parlò appunto Berlinguer. Negli anni
90 altre vicissitudini hanno investito l'Italia con tangentopoli e
fino ad oggi la stampa parla sempre di questioni che sono davvero
vergognose quando i protagonisti sono appunto persone che
rappresentano le istituzioni e che gestiscono la cosa pubblica.
Cari siciliani, dovete sapere che, oggi, noi abbiamo richiesto
questa seduta d'Aula per parlare di questa questione morale perché
da un anno e mezzo, da quando c'è questa legislatura, tante persone
di questo Parlamento, Assessori, deputati, sono indagati per fatti
che hanno messo ombra all'interno di questo Parlamento. Quindi,
abbiamo sentito la necessità di doverne parlare oggi qui in Aula.
Potere, clientelismo, notizie di stampa che sono vergognose,
corruzione, voti di scambio, favori. Tutti toni che non dovrebbero
mai essere presenti all'interno di questo Palazzo.
Ma cos'è la questione morale? Si dice sempre che la politica
rappresenti lo specchio della nostra società. Ed allora, la
questione morale va ricercata e affrontata quotidianamente in tutti
quelli che sono i nostri gesti quotidiani: quando andiamo al Comune
per un qualsiasi documento e siamo costretti a cercare l'amico che
ci possa favorire; quando vediamo i nostri figli andare via da
questa regione perché in Sicilia hanno sempre la meglio le
raccomandazioni e i favoritismi; quando lasciamo in una situazione
di sottosviluppo la nostra Regione perché il ricatto voto-lavoro è
l'unica strategia che conosciamo; quando svuotiamo la città dai
nostri centri di aggregazione politica-culturale perché è meglio
che i cittadini non si occupino di politica; quando prevale quel
senso profondo di rassegnazione tipico della nostra mentalità, dove
in fondo tutto deve cambiare perché tutto resti com'è. Ed è normale
che quando si sentono sempre queste notizie di persone all'interno
delle Istituzioni indagate, i cittadini siciliani perdono la
fiducia nelle Istituzioni. Poi, non meravigliamoci quando non si va
più a votare, quando mezza Sicilia sta a casa ogni volta che ci
sono le votazioni elettorali, perché è chiaro che i cittadini hanno
completamente perso la fiducia nelle Istituzioni. E noi non ce lo
possiamo permettere.
Signor Presidente Musumeci, per favore, non resti a guardare.
Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Campo. Ne ha
facoltà.
CAMPO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevoli componenti
del Governo, questione morale è un termine che non mi piace
utilizzare. Nessuno vuole fare la morale a qualche collega. E
neanche vorrei che si pensasse che il nostro discorso è intriso da
un bigotto moralismo. Piuttosto, io vorrei utilizzare un altro
termine: questione politica. Perché questa è la questione politica
per eccellenza di questa Assemblea e di questa Giunta. E non siamo
qua per fare nomi o per elencare tutti coloro che sono coinvolti in
indagini giudiziarie.
Vorrei che si guardasse la questione da un altro aspetto e cioè
dall'immagine imbarazzante, vergognosa che esce fuori da quest'Aula
verso non solo la Sicilia, ma a scala globale noi trasmettiamo
ancora l'immagine di una Sicilia intrisa di mafia, di corruzione,
di malaffare. Questa è la cosa che fa più male. Ci presentiamo al
mondo intero con un curriculum dove un quarto dell'Assemblea e un
terzo degli Assessori sono sotto inchiesta.
Lei, signor Presidente Musumeci, ha costruito la sua campagna
elettorale, la piramide di ascesa politica, su una coalizione che
ha definito il nuovo centrodestra , fatto di persone giovani,
libere. Però, purtroppo, a giudicare dai dati e dai fatti, sappiamo
che non è così. Questa piramide si basa sul voto di scambio, sulla
corruzione, sul malaffare. E questo soltanto per cominciare. E poi
all'interno di quest'Aula, nel corso di questo anno e mezzo di
legislatura, abbiamo anche cercato di difendere e legittimare
l'appartenenza alle logge massoniche, a incensare persone
condannate per mafia. La vicenda Arata-Nicastri è l'ultimo anello
che si va ad aggiungere a tutti gli episodi che abbiamo elencato e,
sicuramente, ci saranno legami con altri rappresentanti di questa
Regione.
Allora, la politica non può basarsi sull'opportunità, sul mero
interesse personale. Nessuno vuole essere giustizialista. Però, in
questa circostanza, quando la politica si base solo su questo si
sottrae, si sottrae ai nostri figli, ai nostri giovani, denaro,
lavoro, si sottrae il futuro a questa Regione. Ecco, io vorrei che
si partisse da queste considerazioni. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Palmeri. Ne ha
facoltà.
PALMERI. Grazie, Presidente. Questione morale, da quanto se ne
parla Addirittura, ci sono dei testi di filosofia del diritto che
parlano di questione morale, del rapporto fra etica e politica che
è stato storicamente sempre molto difficile. Quindi, oggi, come ha
già detto la collega che mi ha preceduto, non si vuol fare la
morale a nessuno, ma si vuole sicuramente riflettere, portare
all'attenzione un problema che deve essere al centro della nostra
agenda, ossia il fatto che per troppo tempo anche il sentire comune
ha dato quasi per normale il fatto che il senso dell'etica, il
senso della morale sia al di sopra dell'uomo politico. Come se
l'uomo politico rispondesse ad un insieme di regole, ad un insieme
di legge e ad una morale diversa da quella dei comuni cittadini e
invece non è così.
L'uomo politico deve rispondere ad un sistema di regole e ad una
morale sicuramente al di sopra, deve essere responsabile, deve
fungere da modello per la collettività, sempre a tutela del bene
comune, senza ombre, senza se e senza ma.
Per venire ai nostri giorni, ritengo quindi che questo sentire
comune, a volte anche dei cittadini, deve essere assolutamente
superato. E' un pensiero che non appartiene, non può più
appartenere, ai nostri tempi.
Sicuramente chi svolge un'attività politica non può prescindere
dalla liceità delle azioni, dalla correttezza morale, dal dovere di
realizzare sempre e comunque il bene comune. In molti casi ci sono
sospetti e ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho certezza
giuridica giudiziaria , diceva Borsellino.
E continuando a citarlo: Ma dimmi un poco, ma tu ne conosci di
gente che è disonesta? Che non è mai condannata? Perché non ci sono
le prove per condannarla però c'è il grosso sospetto che dovrebbe
quanto meno indurre soprattutto i partiti politici a fare una
grossa pulizia. Che nascondevano soltanto, che dovevano soltanto,
non soltanto essere onesti, ma apparire onesti facendo pulizia al
loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi
e da fatti inquietanti anche se non costituenti reato. È necessario
che vi sia fiducia in coloro che gestiscono la cosa' pubblica .
Queste sono le parole del nostro Borsellino. E di certo, purtroppo,
queste cose non sono andate così come voleva Borsellino e questo,
purtroppo, non ingenera fiducia nella politica da parte dei
cittadini pur consapevoli e rispettosa del principio vigente del
nostro ordinamento della presunzione di non colpevolezza e
consapevole del fatto che molti politici sono semplicemente
indagati, ritengo che non si possa sottovalutare la gravità e
l'importanza delle contestazioni che sono state loro mosse. E'
necessario che i cittadini abbiano fiducia nelle Istituzioni e in
tutti coloro che gestiscono la cosa' pubblica e i beni comuni.
Non si può stare in silenzio di fronte a questa necessità
fondamentale. Non stiamo parlando di una, di due, ma stiamo
parlando di più persone indagate anche di questa Giunta, di questo
Governo, che svolgono diverse funzioni.
Un terzo della Giunta è indagata, oltre ai diversi avvisi di
garanzia che hanno colpito la Maggioranza. Sicuramente è del tutto
inaccettabile il silenzio, il silenzio che sta rappresentando molti
rappresentanti di questo Governo, anche il nostro, soprattutto il
nostro Presidente della Regione.
Per collegarmi anche ad altri episodi della nostra attualità, colgo
l'occasione per esprimere soddisfazione per aver dato un input
affinché venisse posta una certa attenzione ad alcuni accadimenti,
ad alcune, una parte, una piccola parte, del malaffare che
caratterizza la nostra Terra. E, quindi, in particolare mi
riferisco al caso Arata, agli arresti che, appunto, hanno portato
anche a far venire fuori una rete di mazzette, e tutto questo ha
portato anche ad evitare che il nostro territorio fosse investito
da una costruzione e, quindi, venisse devastato da una costruzione
molto presumibilmente devastante come la costruzione di un
inceneritore.
Siamo riusciti quindi a bloccare l'impianto di costruzione della
Solgesta a Calatafimi Segesta. Questo era, appunto, l'impianto che
era stato proposto da questa società Solgesta, un'azienda
riconducibile all'ex consulente della Lega Paolo Arata arrestato
per corruzione. Una brutta storia di mazzette.
Questo, signor Presidente, è il sistema che noi dobbiamo combattere
e che non ci siamo mai fermati di combattere sin dal giorno del
nostro insediamento. Un malaffare che è reso possibile grazie alle
cosiddette relazioni pericolose che sono all'interno della
politica, all'interno degli stessi partiti.
Ovviamente, noi non siamo qui per giudicare e per fare la parte
della Magistratura; la Magistratura fa egregiamente il suo lavoro,
ma sicuramente quello che possiamo dedurre da questa situazione è
che abbiamo fatto benissimo a chiedere le dimissioni del
sottosegretario Siri, sicuramente sarebbe stato più opportuno che
queste dimissioni le avesse chieste il suo partito d'origine per
una questione, appunto, di opportunità politica perché l'etica,
l'esempio e la responsabilità devono diventare finalmente un valore
irrinunciabile nella politica.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole De Luca. Ne ha
facoltà.
DE LUCA. Grazie, Presidente. Io nell'associarmi a ciò che hanno
detto sinora i colleghi, non voglio trasformare questo momento in
un processo al Governo Musumeci ma non posso tacere sul fatto che
in questo momento le maggiori Istituzioni regionali sono occupate
da soggetti indagati: 4 assessori, 2 presidenti di Commissione, 16
deputati regionali.
Non posso tacere, come ha fatto sinora lei, Presidente Musumeci,
che ha fatto finta di non vedere e di non sentire ciò che le
inchieste ci raccontano quotidianamente. E non ha senso,
Presidente, dire: Io sono pulito; io ho amministrato; io ho le
manine pulite , se tutto ciò che c'è intorno a lei puzza di
compromesso, di fetido compromesso. Con le parole siamo tutti
bravi e irreprensibili , diceva Falcone, ma gli uomini vanno
giudicati per le loro azioni . E le sue azioni, Presidente, da
questo punto di vista sono nulle esattamente come le sue parole.
In campagna elettorale lei apprendeva dai giornali delle tante
indagini che coinvolgevano la sua compagine, la sua coalizione.
Oggi, mi risulta che lei, evidentemente, non legge più nemmeno i
giornali, perché neppure dopo i tanti titoli lei risponde; e a
nulla vale dotarci di codici etici se non c'è nessuna etica in chi
poi li dovrebbe porre in essere
Presidenza del Vicepresidente Di MAURO
Allora, vede, Presidente, il fatto che lei sinora abbia taciuto su
questi argomenti che quando era all'opposizione, quando era
Presidente della Commissione Antimafia tanto sbandierava come
fossero, appunto, la sua ragione di esistenza, fa male; fa male ai
siciliani che lei crede ormai di rappresentare, ma da tempo non
rappresenta più. E ricordo ancora le sue parole quando lei diceva
Io, quando sarò Presidente, non mi farò tirare dalla giacchetta .
Non avevamo capito, Presidente, che lei la giacchetta se l'era
venduta, insieme alla dignità, per quella poltrona
MUSUMECI, Presidente della Regione. Che pena che mi fai Vergogna
Sei la vergogna di questo Parlamento Vergognati
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Figuccia. Ne ha
facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi, io
intervengo, forse, proprio per questo: per evitare che un dibattito
che una parte politica potrebbe persino rischiare di far diventare
un dibattito di una parte contro un'altra parte e che a ragion del
vero, in realtà, è stato anche richiesto dall'onorevole Fava e
subito accolto dal Presidente dell'Assemblea e dal Presidente della
Regione. Quindi, io vorrei chiedere a tutti di togliere la maschera
dell'ipocrisia, altrimenti si rischia, caro Presidente, di parlare
all'Assemblea regionale della questione morale dal punto di vista
di una parte politica e al Parlamento nazionale, magari, a vedere
arrivare altre parti politiche schierarsi a favore di una questione
morale che potrebbe prendere degli spunti contro Ministri o
parlamentari che sostengono una maggioranza che è diversa di quella
che c'è in questa Assemblea regionale.
Ed allora, quando si parla di dignità, caro collega, si dovrebbe
prima fare riferimento al proprio codice di condotta, al proprio
modo di stare dentro un Parlamento e con onestà e lealtà capire chi
sono i propri interlocutori.
A me non sembrava che quando l'onorevole Fava ha richiamato
all'opportunità importante di questo dibattito ci si volesse
scontrare tra fazioni. Mi sembrava, invece, di individuare la
necessità di un dibattito serio, rispetto al quale io che
orgogliosamente faccio parte di questa maggioranza sento l'esigenza
di intervenire. Perché, vedete, i titoli di giornali che mai
l'opinione pubblica vorrebbe vedere affibbiati ai propri
rappresentanti, classe dirigente della politica e della burocrazia
certamente non di quest'ultimo anno ma di tanti anni della politica
siciliana che rischia di apparire completamente delegittimata dalla
stampa, ma anche dal sentire comune della gente, è una storia che
va avanti da tempo; e probabilmente chi da più tempo è nella scena
della politica, anche attraverso le strutture di partito, avrà
avuto maggiori occasioni di confrontarsi e di scontrarsi con le
questioni che riguardano talvolta spesso le viltà umane, che
talvolta spesso riguardano gli errori e rispetto alle quali saranno
comunque sempre le indagini della Magistratura a decidere ed a
sentenziare su come veramente andavano le cose.
Ma queste brevi considerazioni sono già sufficienti per
interrogare quest'Aula; per interrogare chi riceve la
legittimazione popolare; per impersonare un'istituzione tale che lo
rappresenti pur rimanendone libera, così come vollero con buona
lungimiranza i padri costituenti, da qualsivoglia vincolo di
mandato e al di là delle appartenenze ideologiche o partitiche.
Allora, se quel popolo che ti legittima, devi essere chiamato ad
un senso di responsabilità, devi assumere un linguaggio ed un
comportamento che non può non conoscere ambiguità, che deve
attestarsi sui grandi temi, che deve rimanere libero e liberante,
che deve attestarsi su grandi temi, che deve mai penalizzare la
gente.
Ed allora, se un dibattito come questo serve certamente a
richiamare anche la politica attorno alle esigenza di confrontarsi
su temi che possono essere quelli dell'ambiente, dello sviluppo,
della sicurezza, dell'integrazione, della morale, della buona
politica, io penso che se tutti incominciassimo a muoverci attorno
a questi cardini, la Sicilia e certamente i siciliani ce ne
sarebbero grati.
Presidenza del Presidente MICCICHE'
E invece il rischio è, e lo è persino oggi - e di questo me ne
dispiace - di appiattirsi sulle cose di poco conto, su orticelli
privati che saziano i pochi a scapito di molti, con dibattito
fazioso che cerca di fare alzare l'asticella di gradimento da una
parte anziché dall'altra, come se la questione morale fosse
qualcosa che appartiene agli uni e non agli altri, come se i
siciliani dovessero portare con sé la croce della mafia o i
genovesi quella dell'avarizia.
La deriva morale e antropologica ci suggerisce
l'improcrastinabilità, sì, di un progetto che parte dal basso, un
vero e proprio piano straordinario, come se parlassimo di questioni
che riguardano la dimensione economica e che, invece, oggi - anche
grazie a questo dibattito - posso riguardare la dimensione della
politica.
Io spero che, invece, atteggiamenti nocivi, che riguardano
certamente prese di posizione, possano sgombrare il campo; a quel
punto sì che la politica potrà fare cose nuove, a quel punto sì che
la politica potrà imporre anche una classe dirigente che guardi
all'etica non come a una delle cose, ma come quella morale
razionale della quale anche Kant parlava nella sua Critica della
ragion pratica .
Ed allora, signor Presidente, non mi scandalizza se qualche
collega parlamentare o componente di una virtuosissima ed impegnata
Giunta possa essere sottoposto ad accuse o ad indagini che
legittimamente la Magistratura pone in essere. Mi scandalizza di
più - questo sì - una classe dirigente che non programma
l'avvenire, che non ha voglia di programmare l'avvenire, che non ha
voglia di porre in essere una prospettiva per i nostri giovani e
per le nostre famiglie, verso un sano mutamento culturale che si
affranchi - lo dico a tutti - da certe logiche.
Signor Presidente, con questo spirito io credo che ciascuno debba
provare ad interpretare ogni giorno il proprio mandato, cercando di
trasmettere a tutti i propri interlocutori, anche alle persone che
incontriamo per caso per strada, un modo di interpretare un mandato
che fa riferimento tanto al principio di libertà, quanto a quello
di responsabilità. Sono due cose che vanno assolutamente di pari
passo, alzano l'asticella di qualunque ragionamento che cerca di
rifugiarsi sottoterra, lo schiodano dalla polvere, lo fanno elevare
come un aquilone e gli danno l'opportunità di misurarsi con un
panorama che, forse, talvolta, rischiamo di dimenticare.
E' nota la fragilità umana, ma è altrettanto nota la capacità di
fare analisi, di fare autocritica, di scrollarsi dall'impeto di
vortici che bramano per trascinare nel qualunquismo; quel
qualunquismo che non serve a nessuno; quel qualunquismo che
certamente non apprezza la gente, che spesso - questo sì - si
abbina al personalismo, al favoritismo, alla clientela, che
chiunque si impegni nella cosa pubblica, come certamente sta
facendo questo Governo, vorrà tenere lontano.
Ma, ripeto, questa non è la sede, oggi, per prendere posizioni a
favore o contro singoli uomini; è la sede - come richiesto da
questo importante dibattito, anche dall'onorevole Fava - per
puntare attenzione su alcuni aspetti.
Io mi sono dimesso da una delle cariche più alte di questo
Governo, dalla carica di Assessore regionale; e credo che,
probabilmente, testimonianze, sì, di volere prendere posizioni che
siano anche un simbolo di rottura rispetto, magari, a schemi che
non si condividono e che proprio in quei mesi venivano oggi
raccontati da una stampa che racconta anche di dirigenti che hanno
saputo e voluto dire no proprio in quei giorni in cui io mi
dimettevo.
Allora, colleghi, passi un linguaggio nuovo, capace di costruire,
di creare fiducia, di promuovere autorevolmente dignità e
certamente alla questione morale sono ascrivibili, oltre questo,
i comportamenti anche di chi, pur ricoprendo ruoli istituzionali di
rilievo, si sporca con un linguaggio poco consono e rispettoso
disonorando l'intero Parlamento.
Si ponga al centro davvero la questione morale , che non è solo
la questione , ma è la vera questione .
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Fava. Ne ha facoltà
FAVA. Signor Presidente, credo che dovremmo evitare il rischio di
trasformare questo dibattito in un rito assolutorio o in
un'invettiva, perché non credo che siano queste le intenzioni, né
le utilità di questa discussione e devo anche dirle che dovremmo
spingere lo sguardo a ciò che accade fuori da quest'Aula.
Non vorrei che ci concentrassimo solo sulle cronache, anche
cronache giudiziarie, anche sgradevoli, amare, che riguardano la
vita dell'Assemblea regionale o il Governo siciliano, perché le
confesso che se noi ci presentassimo a questo dibattito, oggi,
sapendo che non un parlamentare sui 70 eletti all'Assemblea
regionale e non un Assessore fosse stato raggiunto in questi due
anni da un avviso di garanzia, da un provvedimento giudiziario, io
non mi sentirei egualmente più tranquillo, nel senso che la cosa
che mi preoccupa è la percezione che fuori da qui esiste, della
politica, delle istituzione di questa Regione.
Ed è una percezione che prescinde dal fatto che qui ci siano o
meno pochi o molti indagati e dobbiamo guardare in faccia questa
realtà altrimenti ci consoleremmo di fronte ad una legislatura che
non ha avuto alcun indagato senza renderci conto di quello che
accade fuori da qui.
Qualche settimana fa, qualche mese fa, quando sono state rese note
le intercettazioni svolte nel corso dell'indagine Artemisio, un ex
deputato, Giovanni Lo Sciuto, che peraltro era componente della
Commissione Antimafia regionale, è stato ascoltato mentre diceva a
un suo amico: Sai quanti incarichi ci sono alla Regione? Me lo ha
detto ieri il Presidente Cascio, 370 incarichi, 220 revisori dei
conti, 150 consigli di amministrazione. La prossima volta se
vinciamo . A me preoccupa questo, Presidente, a me preoccupa
l'idea che ci sia un così assoluta, naturale permeabilità delle
Istituzioni politiche e della politica. A me preoccupa il colloquio
intercettato in macchina, qualche anno fa, del signor Antonello
Montante che insieme a un Assessore della Regione, insieme a un
Commissario straordinario, la dottoressa Brandara, pur essendo da
18 mesi indagato per concorso esterno in associazione mafiosa,
aveva la serenità e la spudoratezza di dire: Con l'Assessorato
alle attività produttive facciamo la terza guerra mondiale .
L'assalto alla diligenza E il problema è che questa per molti è
considerata una diligenza da assaltare, un bottino da spartirci.
E dobbiamo chiederci, perché tutto questo accade, signor
Presidente. Noi non possiamo, oggi, non mettere dolorosamente le
mani anche nelle cronache di questi giorni e non per andare a fare
processo per trasformare questa indagine sulla questione morale
in un ragionamento sulla questione giudiziaria , ma le cose che
sono accadute ci raccontano di sliders in doors , di porte
girevoli, della possibilità di entrare e uscire dagli uffici
amministrativi di questa Regione per portare avanti interessi anche
illeciti.
Il Presidente Musumeci ha reagito ieri con due affermazioni di cui
io non ho condiviso il tono, perché credo che in questo momento
serva più umiltà che enfasi e anche perché non credo che il
problema sia far marcire in galera qualcuno e buttare via le chiavi
se ritenuto colpevole; non penso che sia questa una soddisfazione.
Non credo in una giustizia che abbia l'ansia della vendetta, credo
nella necessità di una giustizia che ricostruisca i fondamenti
della verità. Ma mi preoccupa, signor Presidente, un'altra sua
affermazione, quando lei dice: Cercavano complici, hanno trovato
divieti . E lo dico con una preoccupazione nei suoi confronti, nei
confronti di questo Governo regionale, nei confronti della
struttura amministrativa, non col compiacimento di un
rappresentante dell'opposizione, perché quello che ci dice
l'ordinanza del GIP è un'altra ricostruzione, un'altra immagine.
Il GIP scrive: Le indagini hanno dimostrato che Vito Nicastri,
attraverso il suo prestanome Arata, intessevano una fitta rete di
relazioni con dirigenti e politici regionali, al fine di ottenere
corsie preferenziali e trattamenti di favore nel rilascio di
autorizzazioni e concessioni. Avevano utili interlocutori
all'interno degli assessorati .
E c'è una ricostruzione, molto puntuale, di un incontro -
naturalmente dei relata - che riferisce Arata con l'assessore
Turano, e dell'esito favorevole di questo incontro in cui
l'assessore si diceva disponibile a sostenere politicamente i loro
progetti nell'ambito del bio metano.
Qui non si tratta di mettere sotto accusa un Assessore, o una
Giunta, Signor Presidente. Si tratta di capire perché esiste questa
percezione, o questa pratica, di permeabilità all'interno delle
istituzioni. Perché tutto questo ci riporta indietro nel tempo a 8
anni fa, nel 2011 se non ricordo male, Gaspare Vitrano, un deputato
che fu arrestato con una mazzetta in mano e, anche in quel caso, la
funzione di questo deputato era di fare da collegamento tra
funzionari, interni all'Amministrazione corrotti, e imprenditori
che volevano investire sull'eolico. Noi ci ritroviamo in una
situazione in cui, ancora oggi, si ritiene che creare questa catena
malata possa permettere l'asservimento delle istituzioni a
interessi privati.
Ma c'è un'altra cosa che mi preoccupa, Signor Presidente
dell'Assemblea, che il soggetto di cui stiamo parlando, Vito
Nicastri, non è un personaggio di cui quest'Assemblea può
raccogliere le evidenze soltanto nel dibattitto, oggi, in corso in
quest'Aula.
Quando Arata spiega di aver riferito all'Assessore le sue
cointeressenze con Vito Nicastri, sta parlando di un signore al
quale, sedici anni fa, è stato sequestrato un patrimonio da un
miliardo e trecento milioni, quarantatré società, perché la DIA e i
pubblici ministeri lo considerano l'anello di congiunzione tra il
sistema dell'energia rinnovabile e il Signor Matteo Messina Denaro
Non si tratta soltanto dell'arresto che lo ha colpito nel 2018, si
tratta di 15 anni di inchieste da cui si desume, con le parole dei
magistrati, che il Signor Nicastri rappresenta, in questa società,
gli interessi di Matteo Messina Denaro e, dicono i pubblici
ministeri, ha finanziato la latitanza di Matteo Messina Denaro
attraverso gli investimenti che ha fatto nell'eolico
Allora se un signore, anche al di sopra di ogni sospetto, si
presenta nel mio assessorato e mi parla delle sue cointeressenze
con Vito Nicastri, io alzo il telefono e chiamo la Procura della
Repubblica.
Ed è questa incapacità di reagire di fronte all'evidenza di alcuni
comportamenti che a me spaventa, Signor Presidente, come se non ci
rendessimo conto che, fuori da qui, la percezione che continua ad
esistere della politica siciliana, al di là delle nostre intenzioni
e al di là persino della nostra buona fede, è che questa è una
diligenza da assaltare. E questa percezione, colleghi, non cambierà
se fra un mese, un anno o una legislatura non avremo più un
indagato. Perché, fuori da qui, continuerà ad esserci questa la
percezione
Allora dobbiamo chiederci che cosa dobbiamo fare Perché molte di
queste cose le sapevamo e, forse, abbiamo finto di non
accorgercene. Sapevamo che l'inceneritore, che si stava costruendo
a Francoforte e a Calatafimi, impianti di bio gas travestiti per
far gli inceneritori, rappresentava un investimento che partiva da
quegli interessi e da quelle intenzioni. E sono stati bloccati
perché anche quest'Aula è stata capace di assumersi, sulla propria
responsabilità e sulla propria denunzia parlamentare, l'illiceità
di quel percorso
Sapevamo, nella scorsa legislatura, le liste di proscrizione che
venivano costruite all'interno dell'amministrazione regionale per
renderla più addomesticabile, quando il Signor Antonello Montante
pretendeva dai dirigenti del Dipartimento alle Attività Produttive
di sapere quali erano i funzionari leali e quelli che non si
sarebbero piegati alle sue intenzioni e, quelli che non si
piegavano, andavano cacciati via, Signor Presidente
E' storia processuale, ma anche storia politica Le sapevamo
queste cose. E allora, di fronte a questa consapevolezza - che noi
non possiamo tenerci in tasca, soltanto sperando che nella prossima
stagione i nostri deputati siano tutti penalmente illibati, perché
non risolverà il problema - dobbiamo capire cosa fare
Io una cosa la suggerisco. La Commissione antimafia ha licenziato,
con il voto unanime, il codice etico che non è una mozione della
anime , un prontuario delle buone intenzioni . E' un insieme di
obblighi, divieti e sanzioni.
Le chiediamo, signor Presidente, come Presidente della Commissione
Regolamento, di esaminarle e poterlo fare avere il più rapidamente
possibile a questa Aula, perché quello sarà finalmente un punto
concreto per cercare di dare una risposta a chi ritiene che questa
continui ad essere una diligenza da assaltare , il più rapidamente
possibile. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Fava. Su questo ultimo punto ho
ricevuto da parte della Commissione Antimafia questo lavoro ed è
già segnato all'ordine del giorno del prossimo Consiglio di
Presidenza Prima di mandarlo alla Commissione Regolamento voglio
parlarne in Consiglio di Presidenza, in quanto al Senato hanno
preferito, su un codice etico, che poi andiamo a verificare - è
comunque certamente un buon lavoro quello che è stato fatto
complessivamente, assolutamente accettabile per quello che mi
riguarda - poi, ovviamente, lo verificheranno tutti. E' stato fatto
un punto specifico della responsabilità del Consiglio di Presidenza
del Senato. Per cui il Consiglio di Presidenza adotta il codice di
condotta dei senatori.
Ci stiamo confrontando con il Senato per sapere se è sufficiente
questa linea oppure se inserirla nel Regolamento. Non lo potrò
decidere da solo, quindi, sarà oggetto di dibattito nel prossimo
Consiglio di Presidenza per discuterne.
Stia tranquillo che è all'ordine del giorno, e che non ho
dimenticato la sua richiesta.
E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, non nascondo che non avevo
considerato oggi di intervenire in questo dibattito, probabilmente
sottovalutando il senso di questa discussione, ma temendo, devo
dire con grande onestà, e forse dirò qualcosa che apparirà anche un
po' stonata rispetto a quello che rischia di essere la retorica di
questi passaggi parlamentari in cui, la dicevo come battuta, mi
sento come uno che va allo stadio e, piuttosto che provare a
intimorire l'avversario, attraverso i tifosi, se la prende con
l'arbitro, sapendo bene che la partita non cambierà di una virgola
il risultato, perché al massimo ci saremo sfogati.
Lo dico partendo da un dato. Io non penso che siamo all'anno zero.
Io non penso che la Sicilia è la stessa di 20 anni, 30 anni, 40
anni fa.
La percezione che oggi ha il cittadino medio, non solo la
politica, sulla questione morale c'è ed ha un'attenzione più alta.
Noi siamo la Terra, lo dico spesso e non dobbiamo dimenticarlo,
dove per noi il tema della questione morale coincide molto con la
violenza che ha subito questa Terra. Non è solo un giudizio etico.
C'è un giudizio legato al sangue e alle vene di una Terra che ha
perso procuratori della Repubblica, esponenti di Governo, esponenti
di opposizione, Carabinieri, Magistrati, preti.
Tutto quello che è avvenuto in questa Terra la rende unica da
questo punto di vista, e penso che a tutti noi, complessivamente,
ci ha obbligato ad alzare l'asticella della consapevolezza che
vivere in una terra di compromessi, di una certa cultura della
arrendevolezza e della compromissione alla fine non è una strada
che fa bene alla Sicilia.
Poi, certo, come tutti i fenomeni sono fenomeni in continuo
addivenire. Così come è in continuo addivenire anche l'utilizzo
degli strumenti di repressione.
Oggi abbiamo nel nostro Ordinamento penalistico strumenti
giudiziari che non c'erano 20 anni fa, non c'erano 30 anni fa. Io
sto leggendo i fatti di questi giorni sulla vicenda del CSM,
dell'indagine che riguarda il ruolo dei magistrati nella nomina di
altri magistrati, e facevo una riflessione. In fondo, se ci
pensiamo, fino a ieri l'utilizzo di strumenti di indagine anche
molto duri, pensate all'utilizzo delle cimici sui telefonini, era
applicato ad alcune tipologie di investigazione.
La Mafia, quei reati ad altissima percezione di sensibilità
dell'opinione pubblica.
Da qualche anno la corruzione ha assunto un'attenzione
dall'opinione pubblica talmente elevata, per cui gli strumenti
investigativi cioè si può mettere un trojan o un magistrato perché
è cambiata la legislazione che consente di investigare attraverso
questi strumenti investigativi, figure e ipotesi di reato che dieci-
quindici anni fa non erano perseguibili con quegli strumenti.
Dico questo perché tutto questo ci porta dinnanzi anche ad uno
sviluppo di scenari, per certi versi, imprevedibili.
Così come non penso che la Sicilia è più corrotta di altre
regioni. Non voglio fare le gare a chi sia più corrotto, ma se
guardo quanto avviene in Lombardia - una sorta di scuola di
corruzione permanente - dove la tangente costituisce quasi una
prassi gestionale della cosa pubblica.
Non sto dicendo questo perché voglio difendere o dare la
percezione che qui tutto va bene.
Non penso che tutto vada bene, ma così come non penso che tutto
sia andato a male.
Certo
Quanto avviene ci obbliga a capire come ora, più e meglio di
prima, possiamo mettere in campo strumenti che possano dare
maggiori risultati e fare anche un po' di autocritica.
Questa è la Terra che ha vissuto la mafia come grande problema
nazionale, ma è la Terra dove ha perso anche una certa antimafia.
Ha perso un'idea strumentalizzante dell'antimafia che ha
indebolito complessivamente la stessa battaglia di legalità per cui
quando nell'opinione pubblica si afferma l'idea che un certo modo
di concepire l'antimafia sia l'altra faccia della stessa medaglia
rispetto alla mafia, dobbiamo chiederci come classe dirigente dove
stiamo sbagliando, e cosa stiamo ancora non realizzando per
consentire questi fenomeni anche di trasformismo e opportunismo.
Riflettendo dicevo come ci si possa dotare oggi di strumenti nella
Pubblica Amministrazione, ad esempio.
Ci siamo inventati la separazione tra politica e burocrazia, la
legge n. 10 in Sicilia, prima nazionalmente pensando che la
separazione fosse di per se un elemento che in qualche modo
liberava dal sistema corruttivo l'obbligo di agire sul sistema
politico per determinarne e piegarlo agli interessi privati,
personali.
Abbiamo visto che non è stato sufficiente e che molto di quello
che prima riguardava i politici oggi riguarda i burocrati.
Riguarda cioè un livello di pressione, una capacità corruttiva che
in qualche modo trova sensibilità - ma guai a buttare l'acqua
sporca con tutto il bambino - ci sono fior di galantuomini che
stanno dentro la Pubblica Amministrazione e che vivono con lo
stipendio di 1.800-2.000 euro al mese senza per questo andare
cercando altre strade di facili arricchimenti.
Non buttiamo l'acqua sporca con tutto il bambino
Nello stesso tempo non facciamo finta di non vedere che ci possono
essere, grazie alle procedure
Credo che dovremmo inventarci una sorta di legge 231 per la
Pubblica Amministrazione - chi fa l'avvocato o il commercialista -
sa di cosa sto parlando.
Le imprese si devono dotare di un proprio modello organizzativo
atto a separare la responsabilità dell'impresa da quella dei
singoli che compongono l'impresa.
Il tema che poniamo oggi è capire come organizzare una macchina
pubblica in settori sensibili.
Il settore dell'energia, dei rifiuti, del territorio e ambiente,
che è un settore autorizzativo delicato, sono settori sensibili e
per questo dobbiamo capire come costruire un sistema di regole che
possa - più che altrove - dare la sensazione che abbiamo capito che
lì si possono creare fenomeni di corruzione, di pressione. Dobbiamo
capire come mettere al riparo il sistema dalla possibilità di
essere soffocati dalla morsa corruttiva.
Io credo che dobbiamo lavorare di più sulle regole, ad esempio
ricordo qualche anno fa quando qualcuno rideva. Crocetta quando
arrivò all'inizio della scorsa legislatura fece un provvedimento
che ebbe grande clamore, e anche grande consenso nell'opinione
pubblica. Fece l'esodo di massa di alcuni Dipartimenti e li spostò
in altri Dipartimenti. Come tutte le cose finiscono a coda di topo.
Però ad esempio il tema di qua nessuno, nessuno, a tutela dei
funzionari possa stare nello stesso posto per un certo numero di
anni, senza che questo diventi argomento di trattativa, è un tema
che dobbiamo assumere come livello di decisione a tutela del
funzionario, non solo dando l'idea di una regola di punibilità.
Allora se vogliamo affrontare il tema della questione morale,
fuori dalla propaganda sulla questione morale, io credo che è
venuto il tempo. Questa vicenda di questi giorni cosa ci sta
consegnando. Che malgrado, guardate, qualcuno dice che ho la
fortuna o la sfortuna, sono stato qui nella legislatura 2008/2012,
quella del ribaltone. Sapete una delle ragioni di rottura politica
che ci fu allora in quella maggioranza fu il tema dell'energia, il
tema degli impianti eolici. Le autorizzazioni dove si consumò in
quel Governo, per ragioni se volete non so, poi ognuno la leggerà
come vuole, ma in quel Governo si consumò uno scontro tra
l'Assessorato dell'industria e l'Assessorato del Territorio, che
l'uno bloccava l'altro, qualcuno dice perché non si erano messi
d'accordo. La verità è che si capiva allora che sul tema
dell'eolico, del fotovoltaico, cioè del trasferimento delle licenze
delle autorizzazioni c'è un sistema che in Sicilia molti dei
soggetti che frequentano gli Uffici regionali, che vengono a fare i
faccendieri per avere autorizzazioni a realizzare nuovi impianti,
in realtà non sono i produttori, non sono coloro che fanno gli
imprenditori dell'energia, sono intermediari dell'arricchimento, ed
essendo intermediari dell'arricchimento hanno una propensione alla
corruzione molto più elevata di un imprenditore, che non solo deve
avere l'autorizzazione, ma poi deve mettere su l'azienda, deve
rispondere con la sua attività.
Allora bisogna capire come trovare un sistema di regole che possa
rompere alle radici meccanismi di pressione della pubblica
amministrazione. Io credo che questa sia la grande sfida. Certo,
dopo di che dobbiamo affrontare anche il tema della percezione. Non
basta essere onesti. Bisogna essere percepiti come persone oneste.
Allora se la politica affronta spesso con le spallucce questioni
che hanno invece un effetto percettivo.
Io sono un garantista, e nessuno mi convincerà mai del contrario,
però allo stesso modo dico attenzione' che quando c'è un fatto il
cui rischio che possa travolgere il sistema nel giudizio collettivo
a partire dallo stesso soggetto che è sottoposto su quel fronte, io
credo che sia interesse di tutti trovare gli strumenti per tutelare
il sistema e non per difenderci nel sistema.
La politica non si deve difendere dalla percezione negativa, deve
mostrare la capacità di distinguere e allo stesso tempo di avere il
coraggio di dare anche l'esempio. Vede Presidente, io qui in
quest'Aula sono stato considerato una specie di eroe solitario,
perché nel 2013 mentre c'era un dibattito sulla finanziaria io
chiesi la parola - Cordaro mi guarda, mi venne a stringere la mano,
mi ricordo - avevo ricevuto la notizia da un finanziere al
telefono, che mi convocava alla Guardia di Finanza per darmi un
avviso di garanzia sulla vicenda dei Gruppi Parlamentari, come
ricorderete.
Al di là del fatto che io non ci ho dormito non so per quante
notti, ho avuto la reazione immediata, la prima reazione che ho
avuto, non ho chiamato né mia moglie, non ho chiamato i miei
familiari, non ho informato nessuno dei miei amici. Ho chiesto la
parola in Aula. E ho detto: sono stato avvisato in questo istante
del fatto che mi sta per arrivare un avviso di garanzia per questi
fatti. Ho deciso di difendermi, come giusto che sia, ma avendo su
di me la consapevolezza che se quella vicenda mi avesse travolto
sul piano anche della condanna - addirittura per me già la
richiesta di rinvio a giudizio era un disastro - avevo la
consapevolezza che mi sarei dovuto fermare lì. Mi sarei dovuto
fermare lì, al di là della mia personale certezza di non avere
commesso nessuno dei fatti che mi veniva contestato. Fortunatamente
mi è finita bene, sono uno dei pochi che è stato prosciolto dalla
stessa accusa dagli stessi Procuratori.
Però è chiaro che il tema del cosa noi rappresentiamo ce lo
dobbiamo porre. Ecco perché se un politico, se un presidente di
Commissione, se una figura apicale dell'organizzazione del sistema
politico viene coinvolto in fatti giudiziari non può reagire
facendo spallucce. E questo, ripeto, riguarda, non il singolo che
viene travolto, ma riguarda il sistema nella sua interezza.
Per cui la percezione di ciò che noi siamo non è secondaria
rispetto a quello che facciamo. Ripeto, consapevole del fatto che
la Sicilia, lo voglio dire orgogliosamente, non è più e non è la
stessa di quella di 10, di 20 o di 30 anni fa. Perché di acqua
sotto i ponti ne è andata avanti tanta e, fortunatamente, anche la
consapevolezza media del cittadino si è alzata. Perché poi non
dimentichiamo una cosa. Non è che c'è una politica cattiva e una
società buona. Spesso l'istigazione alla corruzione è nella società
piuttosto che nella politica. A me capita ancora ora di sentirmi
dire quando qualcuno mi chiede qualcosa, anche se volete nulla di
criminale, che so, un posto di lavoro che è una tipica modalità di
relazione con la politica. E tu dici guarda, io non posso fare
nulla . no, è che non vuoi fare nulla, non che non puoi nulla .
Allora la sensazione, la responsabilità che ti si attribuisce nel
costruire un muro rispetto a modalità e a relazioni ambigue o
opache, è quella che alla fine sei tu il colpevole, che ti neghi,
rispetto a chi ti chiede comunque che se tu vuoi, puoi fare quello
che vuoi.
Io credo che la politica debba trasmettere il senso del suo
limite: che non può fare quello che vuole.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cappello. Ne ha
facoltà.
CAPPELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, colleghi di
Governo, abbiamo voluto questa seduta d'Aula e l'abbiamo voluta
fortemente, non per fare liste di proscrizioni per dividere il
Parlamento in buoni e cattivi, ma per affermare un principio che è
quello che ciò che avviene in questa Aula non è normale. Se per voi
è normale che 4 assessori su 12 siano indagati, per il Movimento
Cinque Stelle non è normale. Se per voi è normale che 16 deputati
su 70 siano indagati, per noi non è normale. Perché quello che è
avvenuto qualche tempo fa, e cioè che fa più scandalo una
Conferenza stampa in cui si denuncia l'improduttività di un'Aula
che un avviso di garanzia che raggiunge un assessore o un deputato.
Ecco non è assolutamente normale.
E questa normalità che voi state cercando di affermare,
silenziando anche gli Organi di stampa, noi la denunciamo forte, la
denunciamo forte ai cittadini che ci seguono da casa, ai cittadini
che lavorano, a quelli che quando vengono colpiti da un avviso di
garanzia, si difendono davanti ai Magistrati, ma non hanno alcuna
responsabilità di Governo.
Signor Presidente, se è normale che Riccardo Savona continua a
fare continui a fare il Presidente della Commissione Bilancio
nonostante quell'avviso di garanzia che pesa quanto un macigno, per
noi non è normale. Noi non possiamo continuare a partecipare a dei
lavori in cui una persona che, appunto, gestisce denaro pubblico, è
colpito da una indagine come quella.
E allora che cosa facciamo Presidente? Voi state delegittimando. E
lei Presidente Musumeci ne è il primo colpevole, il suo silenzio
delegittima le Istituzioni. Le Istituzioni sono fatte da uomini.
Noi chiediamo a coloro che rivestono responsabilità di Governo, o
responsabilità all'interno del Parlamento, di fare un passo
indietro. E' doveroso, lo dovete ai cittadini siciliani. E, ripeto
Presidente, non è giustizialismo il nostro, è senso di
responsabilità.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Calderone. Ne ha
facoltà.
CALDERONE. Signor Presidente, signor Presidente della Regione,
Governo, signori deputati. Io credo ed è mia ferma convinzione che
sia necessario, se si affronta il tema questione morale' che per
una questione, appunto, di onestà e di precisione si invochi, in
maniera ferma e decisa, il rispetto dei ruoli.
Ho sentito, non me ne voglia nessuno, da un punto di vista tecnico
e anche politico, delle affermazioni che non ho il timore di
definire aberranti. Ho sentito parlare, invocare dimissioni per un
avviso di garanzia.
Ed allora, Presidente e signori colleghi, andiamo a ristabilire i
ruoli. Colleghi del Movimento Cinque Stelle, sapete quante volte
nella mia ormai lunga, ahimè, carriera professionale, ho visto
naufragare un avviso di garanzia nella stessa fase delle indagini
preliminari per una testimonianza di accusa poi ritenuta falsa, per
un collaboratore di giustizia subornato, per una semplice
interpretazione errata di una conversazione ambientale o
telefonica.
Ed allora, se noi abbiamo il rispetto dei ruoli, e noi siamo
parlamentari e prima dei cittadini, dobbiamo avere rispetto del
ruoli, dobbiamo avere rispetto dei ruoli a tutto tondo. Onorevole
De Luca lei non me ne voglia, ha fatto un improprio riferimento al
Presidente Musumeci: si è venduto la sedia'. Io ho l'onore e
l'orgoglio e il privilegio di avere conosciuto il Presidente
Musumeci in tante vesti. Il Presidente Musumeci non è onesto,
rappresenta plasticamente il concetto di onestà. E lei non si può e
non si deve permettere di insultare, non il galantuomo, il più
galantuomo fra i galantuomini.
E allora, onorevole Fava, queste intercettazioni da lei enunciate,
sa che cosa rappresentano? Violazioni di legge. Nel nostro
ordinamento processuale penale non si può pubblicare neanche a
stralcio un atto di indagine. E noi assistiamo quotidianamente a
una vergognosa, indecente gogna su atti contra legem.
Ci sono indagati in questo Parlamento che hanno appreso di essere
indagati dagli organi di stampa, e hanno appreso di essere indagati
attraverso violazioni di legge. E perché su questo il Parlamento
tace? Se questi 16 deputati, io non ci sono, ma non cambia
assolutamente nulla, o questi 4 assessori, sono stati messi alla
gogna su un comportamento contro legge, cioè la pubblicazione di
atti non pubblicabili, perché l'articolo 114 del codice di
procedura penale stabilisce che fino all'udienza preliminare, pena
la contravvenzione di cui all'articolo 684 non può essere
pubblicato un atto di indagine.
Noi dovevamo sollevare le nostre voci Presidente, a difesa dei
nostri colleghi, perché sapete, il prossimo avviso di garanzia per
tutti noi è dietro l'angolo, non pensate che appartiene sempre agli
altri, non pensate che un vostro deficiente elettore uscendo dalla
vostra segreteria, magari intercettato, non possa dire, colleghi
dei Cinque Stelle, e sì onorevole De Luca, l'onorevole De Luca mi
ha detto che mi sistema mia figlia e magari non è vero, onorevole
De Luca, lei lo ha appena buttato fuori dalla segreteria ed ecco,
per un'intercettazione banale, per una volgare rappresentazione
plastica della realtà lei dovrebbe dimettersi?
No, Presidente, io a questo gioco al massacro non ci sto E' vero,
noi non abbiamo bisogno di codici etici, la morale dovrebbe essere
dentro di noi. Noi non abbiamo bisogna di regole scritte, perché
noi siamo parlamentari noi rappresentiamo il popolo, l'onestà è una
precondizione.
Certo, dice bene l'onorevole Cracolici dall'alto della sua
esperienza, la percezione, questo è vero, ma noi veniamo percepiti
come furfanti perché esistono giornate come queste assessore
Cordaro, dove ci occupiamo della Questione morale perché è
arrivato qualche avviso di garanzia, invece di occuparci di
rifiuti, di disoccupazione, di acqua, ci occupiamo della Questione
morale , del nulla signor Presidente Miccichè, del nulla.
CRACOLICI. Ora non esageriamo
CALDERONE. Io non l'ho interrotta onorevole Cracolici, e col mio
rispetto e in rispettoso silenzio l'ho ascoltata, gradirei che lei
facesse altrettanto.
Parliamo del nulla fino a quando non ci sono le sentenze poi,
certo, ognuno di noi può avere il peso di un avviso di garanzia,
qualche deputato, qualche uomo non dorme le notti per una giustizia
che certe volte sbaglia, tante volte no, la maggior parte delle
volte no, e allora io vi invito -e lo dico fuori da ogni sterile
polemica, per disamore di ogni sterile polemica- a delle
riflessioni, perché noi abbiamo una grande responsabilità, la
responsabilità di rappresentare il popolo. Noi non possiamo
permetterci di puntare il dito l'uno contro l'altro in mancanza di
fatti certi, noi possiamo pretendere che politicamente ognuno
faccia e reciti il proprio ruolo.
Un parlamentare di opposizione può puntare giustamente e
correttamente il dito nei confronti della maggioranza e del Governo
dicendo che non sta facendo bene, ma credetemi, per un avviso di
garanzia questo non va fatto, non va sollevata la questione morale,
perché Enrico Berlinguer in quella memorabile intervista del 1981
parlava d'altro, parlava di come la partitocrazia aveva rovinato la
politica, che è un concetto assai diverso di quello che si è
introdotto oggi in questa Aula, dove si sta giocando, non me ne
voglia nessuno, una sorta di disputa tra buoni e cattivi.
Noi non siamo immuni da niente Sapete quante volte nel mio studio
professionale ho visto piangere persone, lacrime, lacrime, lacrime,
e poi le ho viste innocenti, però le ho viste massacrate da una
gogna mediatica, da un licenziamento, da una famiglia che non
credeva più nel proprio caro perché lo riteneva un delinquente, e
allora aspettiamo i tempi giusti della giustizia, rispettiamo i
ruoli, perché vedete rispettando i ruoli andiamo a rispettare noi
stessi, andiamo a rispettare il nostro passato, i nostri studi, il
nostro lavoro, i nostri sacrifici, se invece alziamo i toni mi
verrebbe troppo facile dire, ma perché la questione morale non è
stata sollevata al comune di Roma, ma io non cado in questi
tranelli, perché ha fatto bene, ebbene il sindaco Raggi è stato
assolto e che doveva fare perché gli era stato notificato un avviso
di garanzia si doveva dimettere? No, poi verrà criticata perché
Roma è sporca, perché gli alberi cadono, per carità è giusto, è
corretto, ma non poteva andare a casa l'avvocato Raggi perché era
stata raggiunta da un avviso di garanzia.
Noi dobbiamo ristabilire le regole e soprattutto rispettare i
ruoli, soprattutto rispettare il nostro prossimo, non pensare
sempre che le cose capitino agli altri, e ve lo dico non da
parlamentare ma da avvocato con trent'anni di carriera, perché le
cose possono capitare ad ognuno di noi, la magistratura fa il suo
ruolo e lo fa in maniera eccellente, la magistratura certamente non
va a pubblicare, non va a diffondere, certamente la magistratura
deve passare a un setaccio assoluto tutto quello che è il materiale
probatorio e poi decidere, così come fa, perché quello è il ruolo
della magistratura.
Il nostro ruolo è quello di rappresentare degnamente i cittadini,
e allora non me ne voglia nessuno dei signori deputati e dei
signori colleghi che mi stanno ascoltando, però io credo che noi la
questione morale la dobbiamo sollevare tutti i giorni con il nostro
comportamento, io credo che noi dobbiamo rispondere ai cittadini ed
a noi stessi, io credo che questo sia stato un dibattito, non dico
inutile, ma sicuramente pleonastico, sicuramente intempestivo.
Certamente noi come Forza Italia siamo sempre pronti al dibattito,
aperti, rispettosi, perché non è mia abitudine, ma neanche quella
dei miei colleghi passare agli insulti, alle accuse, soprattutto se
talune volte infondate, perché noi abbiamo una cultura che è la
cultura massima del rispetto del prossimo, chi sbaglia paga diceva
onorevole Di Paola, lei ha come riferimento Casaleggio, io vengo da
un'altra scuola io ho come riferimento Giorgio Almirante, che
diceva un ladro deve andare in galera, se è uno dei nostri bisogna
dargli l'ergastolo , io con questa cultura sono cresciuto non
politicamente, ma personalmente.
Io sono d'accordo con voi, ma aspettiamo le sentenze, aspettiamo i
provvedimenti definitivi, poi per carità, ognuno ha la propria
morale, la propria etica, il proprio credo religioso e certamente
ha anche una responsabilità, che è la responsabilità davanti ai
cittadini, però i giudici stanno nelle aule di giustizia non stanno
nelle aule del Parlamento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Assenza. Ne ha
facoltà.
ASSENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per la verità
l'intervento del collega avvocato Calderone ha già illustrato gran
parte delle argomentazioni che volevo esporre in Aula, e quindi ero
tentato di non intervenire, però credo che sia necessario qualcosa
aggiungerla.
Vedete, è paradossale che noi parliamo da circa un'ora, più di
un'ora, e stiamo cadendo nell'errore di trasformare la questione
morale in una questione giudiziaria, perché di questo si tratta, e
lo stesso Presidente della Commissione antimafia, onorevole Fava,
di cui mi vanto di essere un amico ed un estimatore, è caduto in
questo errore quando ha fatto un elenco di atti contenuti degli
atti di indagine dei vari procedimenti, di intercettazioni e di
quant'altro. La questione morale è una cosa, la questione
giudiziaria è un'altra, volente o nolente viviamo ancora in uno
stato di diritto e vige il sacrosanto principio costituzionalmente
garantito della presunzione di innocenza sino al terzo grado di
giudizio.
E oggi oserei dire ancora di più, perché a parte i casi di
revisione - che esistono anche in caso di sentenze definitive e che
hanno portato in alcuni casi a rettificare sentenze della suprema
Corte, perché erano emersi dopo elementi che hanno smentito quelle
risultanze processuali - esiste la Corte europea dei diritti
dell'uomo a cui continuare ad appellarsi.
E allora lasciamola da parte la questione giudiziaria. La
questione giudiziaria va affrontata nelle aule di giustizia.
Sarebbe auspicabile che venisse gestita con la serietà, la
riservatezza, che sono pure previste. E però, caro collega avvocato
Calderone, lei sa meglio di me che su quelle violazioni, ripetute e
quotidiane, del segreto istruttorio - chiamiamolo ancora così - in
Italia non esistono colpevoli. Anzi uno, perché è stato all'epoca
denunciato e, credo, condannato in primo grado, salvo poi in
secondo grado essere riformato, Silvio Berlusconi; perché era il
male assoluto e gli si doveva addebitare anche questa ipotesi di
reato.
E allora lasciamola fuori da quest'Aula la questione giudiziaria.
L'avviso di garanzia è un atto a tutela dell'indagato E voi
tentate di trasformarlo in una sentenza di condanna E su questo si
imbastiscono processi, si imbastiscono, vorrei dire addirittura
pali, forche in piazza Perché il linciaggio mediatico è peggiore
in alcuni casi del linciaggio fisico E ci sono persone che non
hanno sopportato questo Sino ad arrivare al suicidio.
Avviciniamoci alla verità giudiziale in punta di piedi e col
massimo rispetto. Lasciamo lavorare serenamente i giudici. Certo,
magari, se si stesse più attenti a non far trapelare all'esterno
Se, magari, a qualche giornalista si desse qualche velina in meno
Che magari, poi, si rivela completamente in disaccordo con quello
che è l'impianto processuale vero, con l'impianto accusatorio e
quant'altro.
La questione morale è qualcosa di altro. La questione morale è la
correttezza di una vita; è l'essere adamantini rispetto al proprio
posto di lavoro, alla propria missione, alla propria famiglia, al
proprio ruolo nella società. Al proprio ruolo politico Su questo
siamo perfettamente d'accordo. Ma come parlare di etica collettiva?
Ma che significa etica collettiva?
La responsabilità è un qualcosa di personale. La responsabilità
penale, a maggior ragione, è esclusiva e personale. Il gruppo di
cui fa parte quel soggetto, nel momento in cui si accorge che è una
persona da non proteggere, deve cercare di eliminarlo. Ma quando ha
la certezza che sia così Ma se voi pretendete - salvo poi
modificarlo quando riguarda qualcuno che è più vicino - che un
avviso di garanzia che colpisce un sindaco debba portare quel
sindaco a dimettersi immediatamente, o un deputato a dimettersi
immediatamente, o un assessore a dimettersi immediatamente, noi
abbiamo delegato ad altri la funzione rappresentativa della volontà
popolare. E questo non può essere consentito.
Il nostro è un sistema che si basa sulla divisione dei poteri e
purtroppo ci stiamo sempre più rendendo conto - ma per chi è un po'
addetto ai lavori non è assolutamente una novità - che settori
immuni da qualsiasi responsabilità non esistono. Non esistono.
Questo non deve consolarci, anzi deve portarci ad alzare ancora di
più il livello di guardia, l'attenzione; ma questo deve far capire
che non esistono primi della classe. Perché vedete - una piccola
polemica fatemela fare - quella questione morale che Enrico
Berlinguer sollevò, e sollevò suscitando, evidentemente,
l'attenzione che un grandissimo partito, come era il PD dell'epoca,
meritava, ma che altri, Tommaso, l'ha ricordato anch'esso e altri
dall'altra sponda dal movimento sociale aveva sollevato da anni, e
poi ha avuto riconoscimento postumo di questi anni dicendo che
forse l'unico partito che non rientrava in quel sistema tangentizio
era il mio, era il tuo caro Nello, era il Movimento sociale
italiano e poi si è visto la fine che hanno fatto gli altri partiti
nel corso della storia, però che osa qualcuno si voglia sostituire
al PD dell'epoca per ammantarsi di questa supremazia morale, questo
non esiste scusatemi colleghi dei Cinque Stelle.
Voi siete persone corrette, come lo siamo noi, come la stragrande
maggioranza, composizione di quest'Aula, io mi auguro la quasi
totalità, fino a prova e condanna contraria, ma non esiste
possibilità di dire: tu sei toccato dal mal'affare, tu non meriti
considerazione e quant'altro, perché poi, e questo è un appello
che io mi sento di fare, guardate che poi la gente soprattutto in
momenti di grande crisi, e mi riferisco alla sofferenza che
attanaglia grandi parti della nostra popolazione, in momenti di
grande sofferenza e di difficoltà a sopravvivere, poi non distingue
Sperché siti tutti i stessi , è questa la frase.
E questo deve farci riflettere veramente, perché poi non nella
notte, nel il buio tutte le vacche sono nere e quindi continuare ad
agitare così indistintamente questi argomenti porta a un discredito
complessivo che è in gran parte la politica, soprattutto del
passato, ha anche meritato, ma così come l'anno meritato tutte le
altre categorie, organizzazioni della nostra Nazione, del nostro
popolo, purtroppo del nostro mondo, perché anche su questo ci sono
statistiche che poi vengono continuante smentite sul livello di
corruzione che noi saremmo dopo la Turchia o chissà quant'altro,
poi vediamole queste statistiche come l'ammontare dell'evasione
fiscale, che è un dato impalpabile, e chi più ne ha più ne metta.
Restiamo ai fatti e soprattutto restituiamo alla politica la
dignità che la politica deve avere.
La politica deve occuparsi, deve essere da guida al popolo, non
può essere succube del popolo e dei peggiori istinti che il popolo
in alcune occasioni dimostra. Se noi abbiamo veramente, ci siamo
trasformati semplicemente in degli sbrigatori di piccole faccende.
No la politica è qualcosa di più alto, però io devo concludere
perché mi aveva chiesto la collega Savarino di intervenire e quindi
vi chiedo scusa, Presidente Musumeci il suo Governo ha non solo la
possibilità, ma ha il dovere, di andare avanti e ha il dovere di
andare avanti nella composizione attuale compresi i 4 colleghi
raggiunti da avviso di garanzia a cui va' la mia personale
solidarietà, incondizionata stima senza che la stessa sia stata
minimamente scalfita dagli atti loro pervenuti.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola al Presidente, onorevole
Musumeci, lasciatemi una piccola considerazione sul dibattito di
oggi. Intanto ringrazio l'Aula perché è stato un dibattito comunque
sereno, civile e che comunque porta delle riflessioni, chiunque,
quale che sia la posizione che ogni partito e ogni deputato che è
intervenuto ha espresso.
Però permettetemi di dire: è pericolosissimo additare come
colpevole, come condannato uno che ha ricevuto un avviso di
garanzia e lo dico solo perché ho una esperienza personale che non
dimenticherò per la vita, ovviamente che è quella del mio grande
amico Gaspare Giudice, che morì sull'avviso di garanzia. Prese un
tumore, che i suoi medici imputarono allo stress del processo, per
essere ovviamente alla fine, non lo sapevamo perché quando ci
guardavamo dicevamo: ma come è possibile che tu abbia fatto queste
cose? E lui piangendo mi diceva: Gianfranco ti posso giurare che
tutto questo non è mai esistito, quello che hanno fatto .
Pensate, è stato non solo assolto ma, pensate che su una frase,
uscita in conferenza stampa dalla Procura - che diceva di avere
un'intercettazione secondo cui la mafia gli diceva, un mafioso gli
diceva: Noi ti abbiamo messo lì Ora tu devi venire qui a
rispondere ai nostri ordini - lui impazziva su questa cosa,
perché continuava a dire che non era mai esistita una cosa di
questo genere.
Bene, la famiglia ha poi chiesto il risarcimento dei danni a tutti
i giornali che avevano scritto questa informazione, che avevano
dato questa informazione, e la famiglia ha vinto la causa con tutti
i quotidiani del mondo che avevano inserito questa dichiarazione.
Nessuno ha avuto il coraggio di rigirare la causa alla Procura,
perché la Procura lo aveva detto. I giornali, teoricamente, non
c'entravano, ma l'avevano scritta. Era un'infamità. Non esisteva
assolutamente questa intercettazione. E quando l'avvocato di
Giudice, nell'ultima udienza, chiese di averne copia - perché,
visto che non se n'era più parlato, e che quella era la cosa più
pesante che era uscita nelle conferenza stampa - l'imbarazzo dei
magistrati fu tale che uno arrivò a dire che era stata persa.
Per cui, quello di cui vi prego è la questione morale va
affrontata, Presidente Musumeci, io sono convinto che la vera
questione morale di questa Regione non riguarda i singoli, ma
riguarda il sistema, probabilmente il fatto che per ricevere
un'autorizzazione ci vogliono sei mesi Questa è la questione
morale che andrebbe affrontata. E se, magari, sei mesi bastassero,
se non sei anni
Per cui la gente impazzisce e comincia a fare pressioni perché
falliscono, perché gli si rovina l'azienda, perché gli si distrugge
l'azienda. Questa, Presidente Musumeci, a mio avviso - anche se non
era un ragionamento che avrei dovuto fare io da Presidente
dell'Assemblea, ma mi permetto di farlo più da amico, voglio dire,
da persona che conosce, che ormai ha una certa esperienza quindi
conosco le cose - questa è la vera questione morale che va
affrontata.
Il fatto che noi facciamo impazzire le aziende, facciamo impazzire
i cittadini perché non riescono mai ad ottenere quello che devono
ottenere, anche il no . Ma il no gli va detto Stia tranquillo
che, se i nostri dirigenti dicessero di no invece che ni , la
questione morale non ci sarebbe, perché non ci sarebbe nessuna
pressione da fare su un no netto e giustificato e motivato, così
come non ci sarebbe su un sì
Vi chiedo scusa per questa intrusione, che non mi sarebbe stata
permessa dal mio ruolo.
Presidente Musumeci, le cedo la parola.
MUSUMECI, presidente della Regione. Signor Presidente, signori
deputati anche, io da diversi mesi, ho scritto al Presidente
dell'Assemblea per manifestare la condivisione personale del
Governo alla iniziativa di una seduta dedicata al rapporto tra la
politica, la morale, la legalità.
Perché ritenevo che potesse rappresentare un'opportunità per
riflettere, in maniera serena, su quello che abbiamo il dovere di
fare, su quello che finora non è stato fatto, per rendere
trasparente e apprezzato l'impegno di ciascuno di noi.
Certamente il dibattito si è svolto su una linea di responsabilità
e di garbo, se si fa eccezione per la indecorosa offesa personale
dell'onorevole De Luca - onorevole, solo perché deputato Io credo
che la politica debba avere il senso del limite. Non si può
strappare un altrettanto vergognoso titolo di un blog, e mettere a
repentaglio la credibilità di chi pronuncia certi apprezzamenti
Signori deputati, lo dico con grande serenità, in questa Aula non
c'è persona che possa dare lezioni di moralità a chi vi parla.
Siamo tutti onesti ma non ce n'è uno solo che lo sia più di me.
E se questo mio giudizio, che non è superbia e non è neanche
orgoglio, ma è il legittimo diritto di rappresentare per cinque
anni gli interessi dell'intera comunità siciliana e, quindi, senza
alcuna opacità, se qualcuno non è d'accordo alzi la mano e spieghi
perché.
Non è tempo di curriculum, non è tempo di attaccarsi medagliette
al petto, non è tempo per sfogliare l'album di famiglia, per
ricordare - e qualcuno in questa Aula lo sa - che la lotta contro
ogni forma di illegalità non è una contingenza, è una scelta di
vita e la si fa da quando si è giovani, ed io ho conosciuto a 38
anni la prima minaccia di morte della mafia. E non ne ho mai fatto
un vanto curriculare, anzi credo di non averne mai parlato in
questa Aula, né da Presidente dell'Antimafia in quella tribuna, né
qui da Presidente della Regione.
Sono convinto che questo dibattito avrebbe potuto ancora di più
consentire l'occasione per una serena riflessione sulle cose da
fare, perché una cosa è la questione morale, ed è stato detto, una
cosa è la questione giudiziaria, altra cosa è la questione
politica.
Ringrazio i colleghi deputati che hanno voluto sottolineare,
l'onorevole Calderone, l'onorevole Assenza, l'impegno di chi vi
parla nel tentativo di fare il proprio dovere giorno dopo giorno,
anche nella vita privata.
Ha ragione l'onorevole Cracolici. Sono stati fatti passi avanti in
Sicilia sul terreno della impermeabilità ad ogni tipo di
sollecitazione esterna. Non sono più i tempi in cui, lo diceva
Peppino Alessi, la Regione reclutava dipendenti anche nell'area
della delinquenza palermitana, e non soltanto palermitana. Non sono
più i tempi in cui il mafioso Beppe Genco Russo passeggiava con
atteggiamento da padrone di casa nei corridoi di questo Palazzo.
Non sono più i tempi in cui un boss mafioso, Bontade, poteva
prendere a schiaffi davanti al Palazzo, al portone del Palazzo, un
assessore regionale perché aveva disobbedito a certe indicazioni,
un onesto assessore regionale.
Non sono più i tempi di decine di condannati e non solo nella
stagione di tangentopoli. Non sono più i tempi in cui personaggi
chiacchierati facevano gli assessori in ruoli di grande
responsabilità.
Non sono più i tempi in cui alcuni uomini di Governo potevano
disporre le assunzioni di centinaia di conterranei negli enti
sottoposti alla vigilanza della Regione alla ricerca di un consenso
drogato.
Certo, non sono più questi i tempi.
Sono stati fatti passi avanti e, tuttavia, ancora rimane molto da
fare.
Io non accetto la logica secondo la quale da questo dibattito
possa emergere qualcuno pronto a fare la lista dei buoni e dei
cattivi per rendere più netta e appariscente la distinzione fra
persone perbene e mascalzoni. Non si può permettere nessuno
Ed io sono orgoglioso della squadra dei miei Assessori - lo dico
senza se e senza ma - e di ogni loro responsabilità politica assumo
per intero il peso. Le eventuali responsabilità penali attengono
all'esercizio di chi le commette.
Nessuno pensi che io sia qui per evitare una sostituzione di
Assessori. Sono qui per rivendicare, con grande orgoglio, di
appartenere al partito dei garantisti perché, in quest'Aula, gli
avvisi di garanzia hanno interessato tutti i Gruppi politici.
Tutti Compreso il Movimento Cinque Stelle e nessuno si è mai
alzato dai banchi del centro destra o del centro sinistra per
puntare l'indice contro quelle persone. Nessuno Men che meno chi
vi parla Nessuno
Una cosa è l'avviso di garanzia, altra cosa è il rinvio a
giudizio, altra cosa ancora è la condanna di primo grado - che è di
primo grado - poi, c'è quella di secondo grado, poi, c'è quella
definitiva, di terzo grado.
Una cosa è la morale che codifica i valori etici, personali, non
scritti e non collettivi, altra cosa è la giustizia che è una sorta
di visione laica del Governo che presuppone equilibrio, senso di
responsabilità, dovere, terzietà.
Attenzione a non confondere la giustizia col giustizialismo come
questa sera qualcuno ha tentato di fare. Stiamo attenti
Ha ragione il sindaco di Roma, Virginia Raggi, quando dice:
evitiamo di trasformare l'avviso di garanzia in un manganello . Ha
ragione Ha ragione
Ha talmente ragione la grillina Raggi che da sindaco della città
capitale d'Italia ha ritenuto di non dimettersi né quando ha
ricevuto l'avviso di garanzia né quando è stata rinviata a
giudizio. Ha fatto bene
E allora? Come funziona questo avviso di garanzia? Applichiamo la
teoria di Giolitti? Eh Le leggi si interpretano per gli amici e si
applicano inesorabilmente per i nemici? Questa è la teoria che
aleggia stasera?
Tutti i sindaci del Movimento Cinque Stelle indagati . Uno dei
tanti fogli dei blog che parla di esponenti del Movimento Cinque
Stelle indagati. La sindaca di Torino, la sindaca di Roma -
naturalmente non è di oggi -, Filippo Nogarin, il sindaco di
Bagheria, Maria Angela Danzì indagata, capolista alle Europee per
il Movimento Cinque Stelle. Ma nessuno ha mai speculato su queste
cose perché sarebbe ignobile farlo
Lo diceva l'onorevole Calderone: nuddu pò diri ri st'acqua nun ni
vivu , dicono gli antichi. Vergogna Vergogna Quando la si vuole
fare diventare la giustizia giustizialismo, che sono due concetti
assai diversi. Il primo è la normale attività di una normale
nazione, chi sbaglia paga, il secondo, il giustizialismo è lo
strumento armato nelle mani della politica, della peggiore politica
per combattere e tentare di distruggere l'avversario.
Certo, il procuratore Pignatone, siciliano, figlio di deputato di
questa Assemblea e apprezzatissimo Magistrato a Roma, fino a
qualche settimana fa dichiarava: in Italia si continua a negare
legittimazione all'avversario politico e non si rinuncia ad usare
contro di lui il risultato delle indagini a prescindere dal loro
esito finale .
Chi fa politica deve essere garantista, per necessità. Lo impone
lo stesso esercizio della politica. Ecco perché è diventato di moda
il populismo giustizialista. I manipolatori della giustizia per il
loro tornaconto politico. Il delirio manettaro, la gogna mediatica
alimentata anche da un certo giornalismo forcaiolo. Siamo all'uso
politico della giustizia. Quanti politici perbene, onorevoli
colleghi, quanti, Ministri, Presidenti di Regione, Sindaci,
parlamentari, quanti negli ultimi anni hanno pagato, ingiustamente
e a caro prezzo, il delirio manettaro. Eh Marino, Bertolaso, Lupi,
De Luca, Podestà, Del Turco, Cota, Mastella, De Girolamo, Guidi,
solo per fare alcuni nomi di rilievo nazionale e centinaia di altri
amministratori qui in Sicilia, quanti costretti a dimettersi sotto
la spinta del delirio manettaro, solo per un sospetto o per un
avviso di garanzia o per una condanna di primo grado ancora senza
la Severino e poi prosciolti o assolti, quanti? E' questa la
giustizia? E' questa la politica?
E chi restituirà mai l'onore, la credibilità, la buona reputazione
ad un politico che ha faticato tanti anni per costruire un'immagine
e, poi, diventa vittima di un errore giudiziario e distrugge tutto.
E non importa se l'errore giudiziario sia stato commesso nella fase
inquirente o nella fase giudicante.
Io credo che abbiamo il dovere di distinguere, signor Presidente,
onorevoli colleghi, il tema di cui stasera ci occupiamo: la
questione legale che attiene all'attività dei Magistrati e non alla
politica; la questione morale che attiene alla condotta del singolo
e la questione politica che attiene a tutti noi.
Non si può affidare alle aule dei tribunali il compito di ridare
un senso alla politica. E' una sconfitta . Non sono parole mie ma
di un comunista rimasto tale: Emanuele Macaluso.
Invece, io andando in giro sento spesso dire ad alcuni sindaci, ad
alcuni Assessori e ad alcuni parlamentari che c'è un rischio di
pervasività della Magistratura, ci sono troppi magistrati in giro,
c'è troppa Magistratura presente. No, no. Non c'è troppa
Magistratura in giro. C'è poca politica in giro perché è la
politica che ha deciso di delegare tutto alla Magistratura. Tanto
che se un magistrato emette un avviso di garanzia, la politica deve
rinunciare al proprio primato e deve imporre le dimissioni di chi è
stato ricevuto da un avviso di garanzia.
Dio sa quanto siamo rispettosi dell'ordine giudiziario. Lo abbiamo
fatto giorno dopo giorno, con grande senso di responsabilità, ma
credo che siano i primi, per primi, i magistrati a volere che la
politica possa tornare ad essere autorevole. Sono loro i primi a
sperare che la politica non debba soccombere alla Magistratura. Lo
diceva lo stesso Pignatone: c'è la tendenza ad ampliare il ruolo
dei giudici, affidando loro la soluzione di problemi di natura
istituzionale, economica o addirittura etica che la politica non sa
o non vuole risolvere . Ecco lo dice un magistrato. Non ci sono
dubbi.
In Sicilia è corrotta la classe dirigente? E la classe dirigente
politica?
Lasciatemi porre una domanda: è più sana la classe politica o la
società civile? Il tema è controverso. E le risposte non sono
scontate.
CRACOLICI. Una è figlia dell'altra
MUSUMECI, presidente della Regione. Certo, onorevole Cracolici. Mi
verrebbe fin troppo facile dire, come diceva Salvemini del
Parlamento italiano dei suoi tempi: il 10 per cento è migliore
della società; il 10 per cento è peggiore della società; l'80 per
cento è come la società . Noi siamo quello che il popolo ha voluto.
Una società malata esprime una classe politica malata. E'
inevitabile. Ecco perché sono convinto che i mali della società
siciliana non possano essere estirpati e risolti per via
giudiziaria, con la sola repressione penale che è indispensabile in
uno Stato di diritto. Intanto, perché la stessa Magistratura penale
soffre alcune patologie del sistema italiano e lo stiamo leggendo
in questi giorni. E, poi, perché la deterrenza della pena, la pena
effettiva e non sentenziata, non educa il corrotto, il corruttore
per vocazione. E' la politica che deve sapere andare alla radice
dei mali sociali. Io rivendico da sempre il primato della politica
nella società. Se la politica diventa subalterna al Codice penale -
in termini astratti s'intende - è un pericolo per lo stesso sistema
democratico. E' la politica che da 2.500 anni si incarica del
compito di governare le comunità locali, nazionali. E la comunità
non può essere governata attraverso soltanto il Codice penale. E'
sulle patologie sociali e del sistema che interviene la pena, ma
non è uno strumento di Governo la pena inflitta dai Magistrati.
La politica ha rinunciato al proprio ruolo rendendosi subalterna,
a volte, all'ordine giudiziario, altre volte al potere burocratico;
altre volte ancora al potere economico. E questo avviene quando il
politico si lascia prendere dal complesso di colpa perché sa di
avere sbagliato, o quando diventa ricattabile, quindi, vulnerabile,
perché consegna nelle mani degli altri la propria autonomia. Quando
la politica si tira indietro, lascia spazio ad altro potere. E' la
legge fisica. Ecco perché sbaglia chi lamenta che le responsabilità
appartengono agli altri.
E veniamo ai fatti più recenti, seppure in sintesi. E non me ne
vorrà il signor Presidente dell'Assemblea.
Fino a pochi anni fa i corridoi degli Assessorati regionali, di
tutti gli Assessorati regionali, a Palermo, erano affollati di
traffichini, mercenari, accattoni, ma anche lobbisti. Persino gli
Uffici di Gabinetto erano spesso considerati utili strumenti per
consentire ai galoppini di fiducia di stazionare, vigilare sui
movimenti degli uffici di quell'Assessorato e poi riferire,
puntualmente, al politico che li aveva segnalati all'Assessore di
turno.
Oggi, questa triste prassi è meno presente. I contadini sanno che
per estirpare del tutto la gramigna non basta una stagione se non
si vuole fare ricorso all'inquinamento dei pesticidi. Ma continua
ad essere pesante e presente la pratica dei lobbisti nei nostri
Assessorati. E i recenti fatti di cronaca lo confermano. L'attività
delle lobbying esiste, è vero, in tutta Europa, dove è regolarmente
disciplinata e dove è regolarmente disciplinata appare chiaro il
confine tra il lobbismo lecito e la pressione illecita. Ma nel
vuoto del nostro ordinamento, il traffico di influenze finisce col
diventare un reato omnibus. Allora, è normale che il Presidente
della Regione si chieda: dove finisce il lecito dialogo tra
soggetti pubblici o privati e dove comincia il lavorio del
faccendiere? E' una domanda alla quale io non so dare forse una
risposta.
Arata voleva un impianto privato. La Regione siciliana, con una
delibera di Giunta, ha invece finanziato un impianto pubblico.
Dov'erano state richieste attenzioni particolari sono state
ricevute risposte negative. Siamo stati impermeabili nel ceto
politico di questo Governo ed è un valore. A ciò si aggiungano gli
atti di programmazione: lo scorso dicembre il Piano dei rifiuti ha
previsto criteri stringenti per i quali prima venivano gli impianti
pubblici e poi, solo in caso di evidenza pubblica, quelli privati.
Lo abbiamo detto in mille occasioni e non ci stanchiamo di
ripeterlo: la corruzione nella Pubblica Amministrazione è un
crimine gravissimo e i funzionari infedeli devono sapere non
soltanto che ci costituiremo contro di loro ma che hanno finito di
lavorare presso la Regione perché in una Terra che paga il dramma
della disoccupazione, chi lavora, chi ha la fortuna di lavorare nel
pubblico impiego e ruba, è un delinquente due volte.
Da subito, da subito abbiamo avviato nell'Assessorato energia e
rifiuti le misure necessarie. Ricordo l'assessore Pierobon che,
condiviso dalla Giunta regionale, ha sottratto il business del
compostaggio dei rifiuti ai privati, in modo da portarlo sotto la
gestione pubblica in quella zona di Calatafimi-Segesta. Un
intervento, quello della costruzione dell'impianto di compostaggio,
finanziato dalla Regione con 14 milioni e mezzo.
E, poi, il secondo passo per la lotta alla corruzione nel settore
dell'energia e dei rifiuti, lo abbiamo fatto il 14 maggio, quando
il Direttore generale del Dipartimento ha emanato una circolare che
ricalca quanto previsto da Piersanti Mattarella al tempo della sua
Presidenza, con cui è stato disposto che i processi autorizzativi
di pertinenza del servizio autorizzazione per le energie
rinnovabili dell'Assessorato energia, siano seguiti
contemporaneamente da almeno tre persone, contrariamente a quanto
avveniva in precedenza, quando a occuparsi delle istruttorie c'era
un solo impiegato.
Il terzo passaggio riguarda la mia decisione, formalizzata lo
scorso 21 maggio, di predisporre anzitempo gli atti per il rinnovo
integrale della Commissione tecnica specialistica per le
autorizzazioni ambientali, per evitare che la scadenza di agosto
possa coglierci impreparati e, quindi, autorizzare eventuali
provvedimenti di proroga.
Ecco, la domanda è: che cosa può fare la politica per
neutralizzare gli infedeli dipendenti, per scoraggiare chi ha
vocazione alla corruzione? Intanto, abbiamo proceduto, onorevole
Fava, alla rotazione dei vertici burocratici: Segretario generale,
abbiamo scelto l'avvocato Maria Mattarella; i dirigenti generali
dei Dipartimenti sono stati, nella quasi totalità, rinnovati e
sostituiti; responsabile dell'Ufficio anticorruzione abbiamo
chiamato l'avvocato Emanuela Giuliano, dirigente preparata e
competente, alla quale non aggiunge e non toglie nulla l'essere
degna figlia del vice questore Boris Giuliano, del quale il 21
luglio ricorderemo il 40 della tragica fine per mano mafiosa; e
ancora, negli enti locali commissariati il Governo ha scelto di
nominare alti dirigenti dello Stato in quiescenza - non più
funzionari dell'Assessorato, ai quali va la nostra gratitudine per
il compito che hanno svolto in passato e che potrebbero svolgere
anche in futuro -, dirigenti dello Stato per avvalerci della loro
competenza e della loro credibilità, quindi, Prefetti, Magistrati,
Questori, Ufficiali delle Forze Armate.
Quali altri rimedi se non un disegno di legge per accelerare lo
snellimento delle procedure burocratiche che questo Parlamento ha
voluto approvare; quali altri provvedimenti se non il completamento
di una banca dati sul patrimonio regionale dei beni immobili a
cominciare da quelli in aree rurali; quali altri provvedimenti se
non nella finanziaria del maggio 2018 l'avere bloccato ogni
rilascio di autorizzazione per i parchi eolici, salvo poi essere
accusati di avere voluto mettere in discussione i sacrosanti e
intoccabili diritti degli imprenditori, proprio perché volevamo,
Presidente dell'Antimafia, evitare l'assalto alla diligenza.
L'Assessorato ai Rifiuti e all'Energia è stato devastato, sotto il
governo Crocetta ma non certo per responsabilità politiche, da
fatti giudiziari inauditi. Abbiamo trovato un Direttore del
Dipartimento estraneo a quell'Amministrazione, lo abbiamo sentito
solo, preoccupato, spesso in una solitudine affollata di vetri
incrociati, di diffidenze e di opacità.
Abbiamo assegnato nuovi e competenti Direttori generali tanto ai
Rifiuti quanto all'Energia, un Assessore, dopo la rinuncia
dell'onorevole Figuccia, che abbiamo voluto tecnico ed estraneo al
contesto siciliano proprio per evitare condizionamenti.
Ma ho il dovere anche di dire a quest'Aula, e mi avvio alla
conclusione, che al Dipartimento Rifiuti ancora oggi, signor
Presidente dell'Assemblea, sei servizi su nove rimangono scoperti
senza dirigente. E' bene che lo sappia il popolo siciliano perché
a nulla sono valsi gli interpelli interni, nessuno vuole andare in
quel Dipartimento, e il Governo non ha alcun potere normativo per
prendere un dirigente e nominarlo in quel Dipartimento.
CRACOLICI. Il peso dell'incarico rispetto ad altri Dipartimenti
può essere un incentivo
MUSUMECI, presidente della Regione. Abbiamo chiesto, più volte,
alla funzione pubblica di intervenire, nessun risultato tutti no,
perché mi dice il dirigente non possiamo avere l'obbligo di
chiedere ad un dirigente di lasciare un ufficio per un altro
ufficio. Questo dà l'idea del clima pesante che si respira in
quell'Assessorato e, a nulla valgono le pressioni e le
sollecitazioni. E' una musica vecchia, attenti è una musica non
nuova, è una realtà che questo Parlamento già conosce da tempo,
cinque anni fa l'assessore per l'energia del governo Crocetta,
Salvatore Calleri, persona perbene dichiara alla stampa: appena
insediato in Assessorato, mi sono trovato di fronte al problema dei
controlli. Non posso sapere cosa esce da ognuna della 426 scrivanie
nei miei uffici, e le norme stesse lanciano i meccanismi
amministrativi nelle mani di dirigenti e funzionari , e chiede il
giornalista: ma lei non ha paura della corruzione, non c'è una
cura per la corruzione? . Risponde: fiato sul collo, continue
convocazioni, ma soprattutto uscire dalla logica dell'emergenza di
cui spesso un Assessore rimane vittima .
Ecco, onorevoli colleghi, signor Presidente, la domanda che oggi
ognuno si deve porre è che cosa può fare la politica per
neutralizzare certi casi, accanto ai funzionari ed ai dirigenti
corrotti ci sono dirigenti di gran pregio, persone perbene che
fanno, con grande sacrificio, il proprio dovere e lasciatemi
rivolgere un pensiero grato e commosso a due dirigenti, Basile e
Bonsignore, che pagarono con la loro vita per non essersi piegati
ai voleri della Mafia, ma non c'è dubbio che c'è un problema di
permeabilità che va affrontato e va risolto drasticamente assieme
dal Governo e dal Parlamento.
Quali sono i pericoli? Beh Gli enti locali. Vi pare poca
l'assenza della politica dai vertici delle ex province da sei anni?
L'assenza di un potere legittimato dal consenso elettorale diretto
o indiretto, e la fragilità del ruolo del sindaco esposto, in ogni
momento, a rischio di sfiducia da parte del Consiglio comunale?
Questa vulnerabilità del primo cittadino non garantisce né la
stabilità amministrativa, né la trasparenza nell'autonomia di
scelta di chi dovrebbe rispondere solo al popolo, e poi nessun
organismo di controllo sugli enti locali, mentre persino il
Segretario generale ha perso la sua terzietà perché viene nominato
e prescelto dal Sindaco.
E rivedere la normativa sullo scioglimento dei comuni per
infiltrazione mafiosa? E allontanare il ceto politico ed anche il
ceto burocratico? Vi pare poco? Vi pare un tema marginale? Non è un
tema da questione morale la trasparenza nel voto di quest'Aula? Non
vi pare un tema di questione morale il voto segreto per questioni
puramente politiche e non personali? E poi le norme etiche, le
norme etiche per politici e per burocrati come il sottoscritto da
Presidente dell'Antimafia con tutti i colleghi ha chiesto, sin dal
2014.
Certo, signori, voi mi direte i Siciliani sono legati a un certo
tipo di consenso: il familismo, questo spirito anarcoide, questo
essere abituati a un assistenzialismo assolutamente anomalo da
parte della politica. Certo. Ma dobbiamo dare potere ai sindaci.
La politica deve smettere di intercettare sollecitazioni che non
appartengono alle istituzioni.
Il leader del Movimento Cinque Stelle, onorevole Cancelleri, dice
in un'intervista: «Bisogna coordinare i referenti regionali su
agricoltura, scuola, imprese, lavoro, ambiente». Il giornalista
chiede: «mi faccia un disegnino, non ho capito bene». «Le spiego
subito. Se in Sicilia c'è un'istanza, io faccio da interfaccia con
i nostri al Governo. Questo sistema va strutturato. Se vuoi porre
il tema x al Ministro Tizio, devi parlare col referente regionale
Caio».
CAPPELLO. E che vuol dire?
MUSUMECI, presidente della Regione. Non credevo ai miei occhi e ho
letto e riletto più di una volta.
CAPPELLO. Che vuol dire, ce lo spieghi Presidente?
MUSUMECI, presidente della Regione. Ed è questa rispondo subito,
capogruppo. Ed è questo un ruolo che si chiama, nell'antropologia
politica, quello del mediatore. Chi si abbandona a qualche buona
lettura sa che Gabriella Gribaudi ci ha fatto un testo di trecento
pagine sui mediatori. Su coloro i quali, cioè, intercettano le
esigenze del territorio e le rappresentano a Roma. Era il
notabilato di una certa stagione politica
CRACOLICI. Si chiama sensale.
CAPPELLO. Si chiama partito partito Si chiama partito
PRESIDENTE. Onorevole Cappello, sospendo la seduta. La seduta è
sospesa per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 18.32, è ripresa alle ore 18.37)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, se riprendiamo posto dopo questo
momento di stanchezza e nervosismo, riprendiamo i lavori.
Presidente Musumeci, la prego di riprendere il suo intervento.
MUSUMECI, presidente della Regione. Presidente, la ringrazio e le
assicuro che fra pochi minuti concluderò questo mio concetto.
Mi ero soffermato, dicevo al ruolo che il Governo nazionale, deve
avere nel rapporto con il territorio che è un tema assolutamente
non maledicente, ma è un tema di riflessione politica assai
importante sul quale se vuole questa Presidenza o l'Aula possiamo
tornare, perché noi siamo convinti che il ruolo di collegamento fra
le esigenze del territorio, quindi il tema x e il ministro
Tizio , non debba passare dal referente regionale, a prescindere
dall'appartenenza del Ministro, ma debba passare dalle autonomie
locali, da chi il popolo ha legittimato a rappresentare i comuni e
le province altrimenti il Partito diventa mediatore e diventa
Partitocrazia perché il partito si sostituisce all'Ente locale. Un
ministro deve parlare con i sindaci deve parlare con i presidenti
di provincia non può ricevere le segnalazioni di un determinato
territorio attraverso il proprio partito.
CANCELLERI. Ma questo non lo abbiamo detto.
MUSUMECI, presidente della Regione. Ecco, perché, e concludo
davvero, io sono convinto, signor Presidente, e colleghi deputati
che il vero tema questa sera, e nelle settimane future se volete,
sia la questione politica non la questione giudiziaria neanche la
questione morale; la questione politica perché dalla debolezza
della politica discende poi prima la questione morale, la zona
grigia e poi quando il danno è fatto, la questione giudiziaria.
La politica può e deve assumersi le proprie responsabilità. E' un
appello, intanto, a me stesso, alla mia parte, al mio Governo, alla
mia coalizione di Governo, non ho nessuna veste per potere
rivolgermi agli altri col tono di chi dà indicazioni, nessuno.
Credo che la politica debba riappropriarsi della propria
autorevolezza, tutta la politica siciliana, quella del territorio e
quella che si muove in questo Palazzo, sui banchi del Governo e sui
banchi del Parlamento, la politica degli eletti e la politica dei
partiti. Perché la politica, con la P maiuscola, non si deve
rassegnare ad essere lo specchio di una società, come la nostra,
sofferente e, alcune volte e forse per questo, rancorosa. La
politica deve avere l'ambizione di essere guida, esempio,
testimonianza e non soltanto specchio. E, quando è necessario,
faccia pulizia al proprio interno. Non importa se si tratti di
deputati o di assessori. Perché se un deputato o se un assessore
della mia coalizione dovesse risultare, per la Magistratura,
concretamente responsabile, sarei io stesso ad accompagnarlo sulla
soglia del Palazzo. Senza alcun tentativo di indugiare.
CRACOLICI. C'è la legge Severino.
MUSUMECI, presidente della Regione. Certo, il legislatore ci ha
offerto la Severino' che consente di potere neutralizzare gli
effetti prodotti - non mi riferivo a te, cara Giusy, tu sei
Savarino con la a , e rimani comunque un riferimento anche per
noi.
Io credo che dobbiamo sforzarci di arrivare prima della
Magistratura. Dobbiamo imparare a distinguere il giusto dall'utile.
La politica deve avere il coraggio di processare sé stessa al
proprio interno, con umiltà e determinazione, ed evitare così di
essere processata dal populismo giustizialista della piazza, che
non sempre è serena e giusta. E ricordiamoci che fu la piazza ad
assolvere un delinquente incallito: si chiamava Barabba
materia di rapporti finanziari
Rinvio del dibattito sulla trattativa Stato - Regione siciliana in
materia di rapporti finanziari
PRESIDENTE. Si passa al III punto all'ordine del giorno: Dibattito
sulla trattativa Stato - Regione siciliana in materia di rapporti
finanziari.
Su questo punto ho ricevuto, da quasi tutti i Capigruppo, la
richiesta di rinvio a martedì prossimo. Se l'Aula è
complessivamente d'accordo, lo rinviamo a martedì.
CRACOLICI. Sul rinvio siamo sempre d'accordo
PRESIDENTE. Bravi, non ho dubbi, mai Quindi, rinviamo a martedì
prossimo il III punto all'ordine del giorno.
Onorevole De Luca, so che vuole la parola, ma io credo che ci sia
stato un dibattito e un momento di, probabilmente, qualche piccolo
errore da parte di tutti. Ma se riapriamo questo dibattito, su
questo argomento credo che non sia utile a nessuno. Per cui, io la
pregherei di evitare questo intervento. La ringrazio molto e ne
parleremo alla prossima seduta.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì, 18 giugno
2019, alle ore 15.00, con il seguente ordine del giorno:
I -COMUNICAZIONI
II -SVOLGIMENTO, AI SENSI DELL'ARTICOLO 159, COMMA 3, DEL
REGOLAMENTO INTERNO, DI INTERROGAZIONI E DI INTERPELLANZE DELLA
RUBRICA: Attività produttive (V. allegato)
III - DIBATTITO SULLA TRATTATIVA STATO - REGIONE SICILIANA IN
MATERIA DI RAPPORTI FINANZIARI
IV -DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) Collegato al disegno di legge n. 476 Disposizioni
programmatiche e correttive per l'anno 2019. Legge di stabilità
regionale (n. 491/A) (Seguito)
Relatore: on. Mancuso
2) Riforma degli ambiti territoriali ottimali e nuove
disposizioni per la gestione integrata dei rifiuti (nn. 290-49-76-
179-267/A) (Seguito)
Relatore: on. Savarino
La seduta è tolta alle ore 18.44
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Consigliere parlamentare responsabile
dott.ssa Maria Cristina Pensovecchio