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Resoconto d'Aula della Seduta n. 122 di giovedì 13 giugno 2019
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   Presidenza del Presidente Miccichè

   Presidenza del vicepresidente Di Mauro


                   La seduta è aperta alle ore 16.01

   PRESIDENTE.   Avverto  che  il  processo  verbale   della   seduta
  precedente  è  posto  a disposizione degli onorevoli  deputati  che
  intendano  prenderne visione ed è considerato approvato in  assenza
  di osservazioni in contrario nella presente seduta.

   Ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno,  do
  il  preavviso  di  trenta minuti al fine delle eventuali  votazioni
  mediante  procedimento elettronico che dovessero  avere  luogo  nel
  corso della seduta.
   Invito,  pertanto,  i deputati a munirsi per tempo  della  tessera
  personale di voto.
   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                                Congedo

   PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Compagnone ha chiesto congedo
  per la seduta odierna.

   L'Assemblea ne prende atto.

   Onorevoli colleghi, al II punto dell'ordine del giorno ci  sarebbe
  il dibattito sulla cosiddetta  Questione morale .

   CAPPELLO. Signor Presidente, mi scusi, stiamo iniziando?

   PRESIDENTE. Per me potremmo non rinviare mai.

   CAPPELLO. Non c'è il Governo.

   MILAZZO. Ma senza il Governo?

   PRESIDENTE.  Siccome credo che la questione morale vada  dibattuta
  insieme al Governo, possiamo aspettare qualche altro minuto.

   MILAZZO. Anche la questione delle province, signor Presidente.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'assessore Cordaro mi  ha  appena
  comunicato  che sono qui e stanno arrivando, per cui sospendiamo  i
  lavori  per  cinque  minuti; comunque il  Governo  è  già  qua  nel
  Palazzo, per cui stanno arrivando e fra cinque minuti riprendiamo.

     (La seduta, sospesa alle ore 16.04, è ripresa alle ore 16.17)

   PRESIDENTE. La seduta è ripresa.

   Onorevoli colleghi, così come stabilito, il tempo per il dibattito
  di  oggi è di due ore per ogni dibattito. Sono due, quindi due  ore
  per il primo e due ore per il secondo.
   Il  Movimento  Cinque Stelle ha un tempo di 24  minuti,  per  ogni
  dibattito; Forza Italia di 18 minuti; il PD di 16 minuti; Diventerà
  Bellissima  di 12 minuti; Popolari e Autonomisti di 12 minuti;  UDC
  di  11 minuti; Fratelli d'Italia di 9 minuti; Sicilia Futura  di  8
  minuti e Gruppo Misto di 10 minuti.
   Quindi, sono 120 minuti di dibattito.


                        Sull'ordine dei lavori

   CAPPELLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAPPELLO. Signor Presidente, ho chiesto di parlare sull'ordine dei
  lavori, se potevamo invertire i punti. Iniziare dalla questione sul
  rapporto  tra  Stato - Regione e poi proseguire  con  la  questione
  morale.

   PRESIDENTE. C'è una motivazione?

   CAPPELLO.  Siccome presumo, signor Presidente, che gli  interventi
  in  ordine  alla seconda questione saranno potenzialmente maggiori,
  magari quel tempo che residuava dalla discussione fatta sul secondo
  punto potevamo impiegarlo invertendo l'ordine.

   PRESIDENTE. E' un po' arzigogolata.

   CAPPELLO.  E'  una richiesta, signor Presidente. Pensiamo  questo.
  Giusto per approfittare del dibattito pieno.

   PRESIDENTE. Ovviamente, la richiesta è più che legittima. Darei la
  parola  ad uno pro e ad uno contro, ma non c'è l'assessore Armao  e
  non  lo  possiamo  fare  e,  quindi, si inizia  con  la   Questione
  morale .


             Dibattito sulla cosiddetta  Questione morale

   PRESIDENTE.  Si  passa,  pertanto, al  II  punto  dell'ordine  del
  giorno: dibattito sulla cosiddetta  Questione morale .
   Il   Governo  preferisce  intervenire  dopo  o  prima,  Presidente
  Musumeci?

   MUSUMECI, presidente della Regione. Parla del dibattito o del  mio
  intervento?

   PRESIDENTE.  Mi  riferisco al dibattito qualora  volesse  fare  un
  intervento preventivo oppure aspetta gli interventi degli altri.

   MUSUMECI, presidente della Regione. Aspetto gli interventi.

   DI PAOLA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
   Ricordo  che il Gruppo Movimento Cinque Stelle ha un tempo  di  24
  minuti per gli interventi.

   DI  PAOLA.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  parto  dalle
  parole di Gianroberto Casaleggio che, in un intervento a Piazza San
  Giovanni  a  Roma, disse  Non penso che un politico necessariamente
  sia bravo o cattivo, se sta a destra o a sinistra, se sia stato del
  Partito Comunista se sia stato del Movimento Sociale. Io penso  che
  in tutti i partiti ci siano delle brave persone e dei delinquenti.
   Di   alcuni  possiamo  considerare,  indipendentemente  dalla  sua
  appartenenza  politica, una persona onesta che è Enrico  Berlinguer
  che in una famosa intervista - molto preveggente - all'inizio degli
  anni '80 lanciò la questione morale. .
   Certamente quello della questione morale in politica è un tema che
  ritorna   ciclicamente  nel  dibattito  politico  ma   sempre   con
  sfaccettature differenti.
   Partire dal pensiero di Berlinguer tuttavia è importante non  solo
  perché il suo è un pensiero per certi versi ancora oggi attuale  ma
  perché  ci  consente di superare l'idea che la questione morale  si
  ponga  soltanto  quando  i  politici  o  gli  amministratori   sono
  raggiunti da provvedimenti giudiziari o siano condannati per  reati
  lesivi del prestigio e dell'onorabilità delle istituzioni stesse.
   Oggi il rischio che si profila, anche fuori da quest'Aula, è che i
  primi  ad  essere  assuefatti  dall'idea  che  gli  scandali  siano
  fisiologici  nell'amministrazione della  cosa  pubblica  siano  gli
  stessi cittadini.
   La questione morale, dunque, va affrontata su più piani.
   Il  primo  è  quello personale che in parte esula  dalla  politica
  perché  riguarda un sistema personale di valori a cui  ispirare  la
  propria  condotta  di  vita  ma  che,  inevitabilmente,  orienta  o
  dovrebbe  orientare anche l'operato di ciascun politico soprattutto
  quando,  a  prescindere  dalla rilevanza in termini  giudiziari  di
  determinate  condotte,  sarebbe quantomeno opportuno  rinunciare  a
  ruoli  decisionali  o  rappresentativi  perché  il  loro  esercizio
  rischierebbe  di  compromettere la credibilità istituzionale  e  la
  fiducia dei cittadini nell'apparato statale.
   E'  evidente  che affidarsi all'etica dei singoli non  può  essere
  sufficiente.
   La questione investe di una responsabilità anche i partiti che non
  possono  limitarsi a condannare verbalmente un certo modo  di  fare
  politica  ma  devono  rinunciarvi e devono  avere  il  coraggio  di
  intervenire  laddove  l'etica  del  singolo  non  dovesse  bastare,
  dimostrandosi all'altezza del ruolo che la Costituzione ha affidato
  loro quali strumenti di attuazione della democrazia.
   Anche  il  Movimento  Cinque Stelle non è esentato  da  una  seria
  autocritica ma, probabilmente, ad oggi, è forse quello che  più  di
  ogni altra forza politica può rivendicare il tentativo di rimettere
  al centro della politica italiana la questione morale.
   Sul  fronte interno il Movimento ha adottato un codice  etico  che
  impone  tanto  ai  portavoce  eletti  quanto  ai  candidati,   agli
  aspiranti  tali, la massima trasparenza su procedimenti pendenti  e
  condanne  penali  al  punto da prevederli come possibili  cause  di
  esclusione dalle candidature e dal Movimento stesso.
   Sul fronte esterno, quando il Movimento ha invitato le altre forze
  politiche - e questo lo voglio sottolineare - ad avviare la  stessa
  riflessione  al proprio interno e ad intervenire incisivamente  nei
  casi  in cui i propri esponenti fossero interessati da procedimenti
  penali,  tale  richiamo  è stato liquidato  come  un  atteggiamento
  giustizialista, strumentale all'opposizione.
   Il   giustizialismo  è  spesso  diventato  una  comoda  scusa  per
  stroncare sul nascere, in modo semplicistico e opportunistico,  una
  riflessione  vera sul dovere della classe politica di farsi  carico
  della questione morale.
   La  gran  parte  dei  partiti  ha preferito  rifugiarsi  sotto  il
  vessillo  del  garantismo,  spesso ostentato  ed  urlato  oltre  il
  necessario, solo per sottrarsi a questo impegno. Probabilmente, uno
  dei  motivi  è che molti di quei partiti non riescono più  a  farsi
  portatori di ideali, valori e progetti si sono trasformati in  mere
  macchine elettorali, con la conseguenza che l'elettorato ha perso i
  propri punti di riferimento, ha perso quello zoccolo duro di valori
  in cui identificarsi e di conseguenza, sempre più distanti, umorale
  e  ondivago. Se i partiti non sono in grado o non sono  disposti  a
  portare  avanti  alcuni  valori forti  in  cui  l'elettorato  possa
  identificarsi  per  l'elettore a quel punto saranno  tutti  uguali,
  saremo   tutti  uguali.  Probabilmente  finirà  per  scegliere   il
  candidato in grado di soddisfare un suo interesse personale.
   Non  si  può quindi pensare di affrontare seriamente la  questione
  morale   finché   i   partiti,  soprattutto  in  prossimità   delle
  consultazioni  elettorali, continueranno a puntare  su  determinate
  logiche solo perché portano più voti, perché sono più vantaggiose e
  meno  impegnative rispetto ad un buon programma ancorato ad idee  e
  principi univoci.
   La  vera  questione,  quindi,  è se  i  partiti  sono  disposti  a
  sfidarsi,  a  misurarsi in un processo virtuoso  in  cui  la  bontà
  dell'azione politica accompagnata e presidiata anche da un  sistema
  di  valori morali ed etici che, secondo il sentire comune,  rendano
  chi amministra la cosa pubblica degno e meritevole di farlo.
   Riavvicinare i cittadini alla politica, invogliarli a partecipare,
  a  fidarsi della classe dirigente che scelgono attraverso il voto è
  compito   della  politica.  La  politica  non  può  delegare   alla
  magistratura  il compito di ricucire lo strappo tra le  istituzioni
  cittadine né subordinare l'accertamento di eventuali responsabilità
  penali, scelte o valutazioni che prescindono dal processo.
   Sarà  per  l'assenza  di  scelte coraggiose  che  probabilmente  a
  distanza di 30 anni da quella famosa intervista a Berlinguer, oggi,
  siamo  ancora qui a parlare di questione morale perché la questione
  morale  è  prima  di tutto una scelta coraggiosa, di responsabilità
  che  ciascun gruppo politico deve assumersi sin dal momento in  cui
  si propone agli elettori e che deve avere il coraggio e la coerenza
  di  portare  avanti per tutta la durata di un mandato, tanto  nelle
  scelte  politiche che fa direttamente, quanto in quelle che vengono
  effettuate da altre in esecuzione di direttive politiche.

   MARANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MARANO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  da  quando  sono
  entrata in questo Parlamento, in questo prestigioso Parlamento  non
  mi  sarei  aspettata di dovere parlare, affrontare ancora  oggi  la
  questione  morale,  ma  meno  male che  oggi  ne  stiamo  parlando,
  comunque, grazie alla richiesta del Movimento Cinque Stelle.
   Oggi  parliamo di questione morale ma come sappiamo è un tema  che
  ha  origini negli anni 80, ne parlò appunto Berlinguer. Negli  anni
  90 altre vicissitudini hanno investito l'Italia con tangentopoli  e
  fino  ad  oggi la stampa parla sempre di questioni che sono davvero
  vergognose   quando  i  protagonisti  sono  appunto   persone   che
  rappresentano le istituzioni e che gestiscono la cosa pubblica.
   Cari  siciliani,  dovete sapere che, oggi, noi  abbiamo  richiesto
  questa  seduta d'Aula per parlare di questa questione morale perché
  da un anno e mezzo, da quando c'è questa legislatura, tante persone
  di  questo Parlamento, Assessori, deputati, sono indagati per fatti
  che  hanno  messo  ombra all'interno di questo Parlamento.  Quindi,
  abbiamo  sentito la necessità di doverne parlare oggi qui in  Aula.
  Potere,  clientelismo,  notizie  di  stampa  che  sono  vergognose,
  corruzione, voti di scambio, favori. Tutti toni che non  dovrebbero
  mai essere presenti all'interno di questo Palazzo.
   Ma  cos'è  la  questione morale? Si dice sempre  che  la  politica
  rappresenti  lo  specchio  della  nostra  società.  Ed  allora,  la
  questione morale va ricercata e affrontata quotidianamente in tutti
  quelli che sono i nostri gesti quotidiani: quando andiamo al Comune
  per  un qualsiasi documento e siamo costretti a cercare l'amico che
  ci  possa  favorire; quando vediamo i nostri figli  andare  via  da
  questa  regione  perché  in  Sicilia  hanno  sempre  la  meglio  le
  raccomandazioni e i favoritismi; quando lasciamo in una  situazione
  di sottosviluppo la nostra Regione perché il ricatto voto-lavoro  è
  l'unica  strategia che conosciamo; quando svuotiamo  la  città  dai
  nostri  centri di aggregazione politica-culturale perché  è  meglio
  che  i  cittadini non si occupino di politica; quando prevale  quel
  senso profondo di rassegnazione tipico della nostra mentalità, dove
  in fondo tutto deve cambiare perché tutto resti com'è. Ed è normale
  che  quando si sentono sempre queste notizie di persone all'interno
  delle  Istituzioni  indagate,  i  cittadini  siciliani  perdono  la
  fiducia nelle Istituzioni. Poi, non meravigliamoci quando non si va
  più  a  votare, quando mezza Sicilia sta a casa ogni volta  che  ci
  sono le votazioni elettorali, perché è chiaro che i cittadini hanno
  completamente perso la fiducia nelle Istituzioni. E noi non  ce  lo
  possiamo permettere.
   Signor  Presidente  Musumeci, per favore, non  resti  a  guardare.
  Grazie.

   PRESIDENTE.  E'  iscritta  a  parlare  l'onorevole  Campo.  Ne  ha
  facoltà.

   CAMPO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevoli componenti
  del  Governo,  questione  morale è un  termine  che  non  mi  piace
  utilizzare.  Nessuno  vuole fare la morale  a  qualche  collega.  E
  neanche vorrei che si pensasse che il nostro discorso è intriso  da
  un  bigotto  moralismo. Piuttosto, io vorrei  utilizzare  un  altro
  termine:  questione politica. Perché questa è la questione politica
  per  eccellenza di questa Assemblea e di questa Giunta. E non siamo
  qua per fare nomi o per elencare tutti coloro che sono coinvolti in
  indagini giudiziarie.
   Vorrei  che si guardasse la questione da un altro aspetto  e  cioè
  dall'immagine imbarazzante, vergognosa che esce fuori da quest'Aula
  verso  non  solo  la Sicilia, ma a scala globale  noi  trasmettiamo
  ancora  l'immagine di una Sicilia intrisa di mafia, di  corruzione,
  di  malaffare. Questa è la cosa che fa più male. Ci presentiamo  al
  mondo intero con un curriculum dove un quarto dell'Assemblea  e  un
  terzo degli Assessori sono sotto inchiesta.
   Lei,  signor  Presidente Musumeci, ha costruito  la  sua  campagna
  elettorale,  la piramide di ascesa politica, su una coalizione  che
  ha  definito   il  nuovo centrodestra , fatto di  persone  giovani,
  libere. Però, purtroppo, a giudicare dai dati e dai fatti, sappiamo
  che  non è così. Questa piramide si basa sul voto di scambio, sulla
  corruzione, sul malaffare. E questo soltanto per cominciare. E  poi
  all'interno  di  quest'Aula, nel corso di questo anno  e  mezzo  di
  legislatura,  abbiamo  anche  cercato di  difendere  e  legittimare
  l'appartenenza   alle   logge  massoniche,  a   incensare   persone
  condannate  per mafia. La vicenda Arata-Nicastri è l'ultimo  anello
  che si va ad aggiungere a tutti gli episodi che abbiamo elencato e,
  sicuramente, ci saranno legami con altri rappresentanti  di  questa
  Regione.
   Allora,  la  politica non può basarsi sull'opportunità,  sul  mero
  interesse personale. Nessuno vuole essere giustizialista. Però,  in
  questa  circostanza, quando la politica si base solo su  questo  si
  sottrae,  si  sottrae ai nostri figli, ai nostri  giovani,  denaro,
  lavoro, si sottrae il futuro a questa Regione. Ecco, io vorrei  che
  si partisse da queste considerazioni. Grazie.

  PRESIDENTE.  E'  iscritta  a  parlare l'onorevole  Palmeri.  Ne  ha
  facoltà.

  PALMERI.  Grazie, Presidente. Questione morale,  da  quanto  se  ne
  parla  Addirittura, ci sono dei testi di filosofia del diritto  che
  parlano di questione morale, del rapporto fra etica e politica  che
  è  stato storicamente sempre molto difficile. Quindi, oggi, come ha
  già  detto  la  collega che mi ha preceduto, non si  vuol  fare  la
  morale  a  nessuno,  ma  si vuole sicuramente  riflettere,  portare
  all'attenzione un problema che deve essere al centro  della  nostra
  agenda, ossia il fatto che per troppo tempo anche il sentire comune
  ha  dato  quasi  per normale il fatto che il senso  dell'etica,  il
  senso  della  morale sia al di sopra dell'uomo  politico.  Come  se
  l'uomo  politico rispondesse ad un insieme di regole, ad un insieme
  di  legge e ad una morale diversa da quella dei comuni cittadini  e
  invece non è così.
  L'uomo  politico deve rispondere ad un sistema di regole e  ad  una
  morale  sicuramente  al  di sopra, deve essere  responsabile,  deve
  fungere  da modello per la collettività, sempre a tutela  del  bene
  comune, senza ombre, senza se e senza ma.
  Per  venire  ai  nostri giorni, ritengo quindi che  questo  sentire
  comune,  a  volte  anche dei cittadini, deve  essere  assolutamente
  superato.  E'  un  pensiero  che  non  appartiene,  non   può   più
  appartenere, ai nostri tempi.
  Sicuramente  chi  svolge un'attività politica non  può  prescindere
  dalla liceità delle azioni, dalla correttezza morale, dal dovere di
  realizzare sempre e comunque il bene comune.  In molti casi ci sono
  sospetti  e  ci  sono sospetti anche gravi, ma io non  ho  certezza
  giuridica giudiziaria , diceva Borsellino.
  E  continuando  a citarlo:  Ma dimmi un poco, ma tu ne  conosci  di
  gente che è disonesta? Che non è mai condannata? Perché non ci sono
  le  prove  per condannarla però c'è il grosso sospetto che dovrebbe
  quanto  meno  indurre  soprattutto i partiti politici  a  fare  una
  grossa  pulizia. Che nascondevano soltanto, che dovevano  soltanto,
  non  soltanto essere onesti, ma apparire onesti facendo pulizia  al
  loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi
  e da fatti inquietanti anche se non costituenti reato. È necessario
  che vi sia fiducia in coloro che gestiscono la  cosa' pubblica .
  Queste sono le parole del nostro Borsellino. E di certo, purtroppo,
  queste  cose non sono andate così come voleva Borsellino e  questo,
  purtroppo,  non  ingenera  fiducia  nella  politica  da  parte  dei
  cittadini  pur consapevoli e rispettosa del principio  vigente  del
  nostro   ordinamento  della  presunzione  di  non  colpevolezza   e
  consapevole   del  fatto  che  molti  politici  sono  semplicemente
  indagati,  ritengo  che  non si possa sottovalutare  la  gravità  e
  l'importanza  delle  contestazioni che sono state  loro  mosse.  E'
  necessario che i cittadini abbiano fiducia nelle Istituzioni  e  in
  tutti coloro che gestiscono la  cosa' pubblica e i beni comuni.
  Non  si  può  stare  in  silenzio  di  fronte  a  questa  necessità
  fondamentale.  Non  stiamo  parlando di  una,  di  due,  ma  stiamo
  parlando di più persone indagate anche di questa Giunta, di  questo
  Governo, che svolgono diverse funzioni.
  Un  terzo  della  Giunta è indagata, oltre  ai  diversi  avvisi  di
  garanzia che hanno colpito la Maggioranza. Sicuramente è del  tutto
  inaccettabile il silenzio, il silenzio che sta rappresentando molti
  rappresentanti  di questo Governo, anche il nostro, soprattutto  il
  nostro Presidente della Regione.
  Per collegarmi anche ad altri episodi della nostra attualità, colgo
  l'occasione  per  esprimere soddisfazione per aver  dato  un  input
  affinché  venisse posta una certa attenzione ad alcuni accadimenti,
  ad  alcune,  una  parte,  una  piccola  parte,  del  malaffare  che
  caratterizza  la  nostra  Terra.  E,  quindi,  in  particolare   mi
  riferisco  al caso Arata, agli arresti che, appunto, hanno  portato
  anche  a  far venire fuori una rete di mazzette, e tutto questo  ha
  portato  anche ad evitare che il nostro territorio fosse  investito
  da  una costruzione e, quindi, venisse devastato da una costruzione
  molto   presumibilmente  devastante  come  la  costruzione  di   un
  inceneritore.
  Siamo  riusciti  quindi a bloccare l'impianto di costruzione  della
  Solgesta a Calatafimi Segesta. Questo era, appunto, l'impianto  che
  era   stato   proposto  da  questa  società  Solgesta,   un'azienda
  riconducibile  all'ex consulente della Lega Paolo  Arata  arrestato
  per corruzione. Una brutta storia di mazzette.
  Questo, signor Presidente, è il sistema che noi dobbiamo combattere
  e  che  non  ci siamo mai fermati di combattere sin dal giorno  del
  nostro insediamento. Un malaffare che è reso possibile grazie  alle
  cosiddette   relazioni  pericolose  che  sono   all'interno   della
  politica, all'interno degli stessi partiti.
  Ovviamente,  noi non siamo qui per giudicare e per  fare  la  parte
  della  Magistratura; la Magistratura fa egregiamente il suo lavoro,
  ma  sicuramente quello che possiamo dedurre da questa situazione  è
  che   abbiamo   fatto  benissimo  a  chiedere  le  dimissioni   del
  sottosegretario Siri, sicuramente sarebbe stato più  opportuno  che
  queste  dimissioni le avesse chieste il suo partito  d'origine  per
  una  questione,  appunto, di opportunità politica  perché  l'etica,
  l'esempio e la responsabilità devono diventare finalmente un valore
  irrinunciabile nella politica.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  De  Luca.  Ne  ha
  facoltà.

   DE  LUCA.  Grazie, Presidente. Io nell'associarmi a ciò che  hanno
  detto  sinora i colleghi, non voglio trasformare questo momento  in
  un  processo al Governo Musumeci ma non posso tacere sul fatto  che
  in  questo momento le maggiori Istituzioni regionali sono  occupate
  da  soggetti indagati: 4 assessori, 2 presidenti di Commissione, 16
  deputati regionali.
   Non  posso  tacere, come ha fatto sinora lei, Presidente Musumeci,
  che  ha  fatto  finta  di non vedere e di non sentire  ciò  che  le
  inchieste   ci   raccontano  quotidianamente.  E  non   ha   senso,
  Presidente, dire:   Io sono pulito; io ho amministrato;  io  ho  le
  manine  pulite ,  se  tutto ciò che c'è  intorno  a  lei  puzza  di
  compromesso,  di  fetido compromesso.  Con le  parole  siamo  tutti
  bravi  e  irreprensibili , diceva Falcone,   ma  gli  uomini  vanno
  giudicati  per  le  loro azioni . E le sue azioni,  Presidente,  da
  questo punto di vista sono nulle esattamente come le sue parole.
   In  campagna  elettorale lei apprendeva dai giornali  delle  tante
  indagini  che  coinvolgevano la sua compagine, la  sua  coalizione.
  Oggi,  mi  risulta che lei, evidentemente, non legge più nemmeno  i
  giornali,  perché  neppure dopo i tanti titoli lei  risponde;  e  a
  nulla vale dotarci di codici etici se non c'è nessuna etica in  chi
  poi li dovrebbe porre in essere

                Presidenza del Vicepresidente Di MAURO

   Allora, vede, Presidente, il fatto che lei sinora abbia taciuto su
  questi  argomenti  che  quando  era  all'opposizione,  quando   era
  Presidente  della  Commissione  Antimafia  tanto  sbandierava  come
  fossero, appunto, la sua ragione di esistenza, fa male; fa male  ai
  siciliani  che lei crede ormai di rappresentare, ma  da  tempo  non
  rappresenta più. E ricordo ancora le sue parole quando  lei  diceva
   Io, quando sarò Presidente, non mi farò tirare dalla giacchetta  .
  Non  avevamo  capito,  Presidente, che lei la giacchetta  se  l'era
  venduta, insieme alla dignità, per quella poltrona

   MUSUMECI, Presidente della Regione. Che pena che mi fai  Vergogna
  Sei la vergogna di questo Parlamento  Vergognati

   PRESIDENTE.  È  iscritto  a parlare l'onorevole  Figuccia.  Ne  ha
  facoltà.

   FIGUCCIA.  Signor  Presidente,  Governo,  onorevoli  colleghi,  io
  intervengo, forse, proprio per questo: per evitare che un dibattito
  che  una parte politica potrebbe persino rischiare di far diventare
  un  dibattito di una parte contro un'altra parte e che a ragion del
  vero,  in  realtà,  è stato anche richiesto dall'onorevole  Fava  e
  subito accolto dal Presidente dell'Assemblea e dal Presidente della
  Regione. Quindi, io vorrei chiedere a tutti di togliere la maschera
  dell'ipocrisia, altrimenti si rischia, caro Presidente, di  parlare
  all'Assemblea regionale della questione morale dal punto  di  vista
  di  una  parte politica e al Parlamento nazionale, magari, a vedere
  arrivare altre parti politiche schierarsi a favore di una questione
  morale  che  potrebbe  prendere  degli  spunti  contro  Ministri  o
  parlamentari che sostengono una maggioranza che è diversa di quella
  che c'è in questa Assemblea regionale.
   Ed  allora, quando si parla di dignità, caro collega, si  dovrebbe
  prima  fare  riferimento al proprio codice di condotta, al  proprio
  modo di stare dentro un Parlamento e con onestà e lealtà capire chi
  sono i propri interlocutori.
   A  me  non  sembrava  che quando l'onorevole  Fava  ha  richiamato
  all'opportunità  importante  di  questo  dibattito  ci  si  volesse
  scontrare  tra  fazioni.  Mi sembrava, invece,  di  individuare  la
  necessità  di  un  dibattito  serio,  rispetto  al  quale  io   che
  orgogliosamente faccio parte di questa maggioranza sento l'esigenza
  di  intervenire.  Perché,  vedete, i titoli  di  giornali  che  mai
  l'opinione   pubblica   vorrebbe  vedere   affibbiati   ai   propri
  rappresentanti, classe dirigente della politica e della  burocrazia
  certamente non di quest'ultimo anno ma di tanti anni della politica
  siciliana che rischia di apparire completamente delegittimata dalla
  stampa,  ma anche dal sentire comune della gente, è una storia  che
  va  avanti da tempo; e probabilmente chi da più tempo è nella scena
  della  politica,  anche attraverso le strutture  di  partito,  avrà
  avuto  maggiori  occasioni di confrontarsi e di scontrarsi  con  le
  questioni  che  riguardano  talvolta spesso  le  viltà  umane,  che
  talvolta spesso riguardano gli errori e rispetto alle quali saranno
  comunque  sempre  le indagini della Magistratura a  decidere  ed  a
  sentenziare su come veramente andavano le cose.
   Ma   queste   brevi   considerazioni  sono  già  sufficienti   per
  interrogare   quest'Aula;   per   interrogare   chi    riceve    la
  legittimazione popolare; per impersonare un'istituzione tale che lo
  rappresenti  pur  rimanendone libera, così come vollero  con  buona
  lungimiranza  i  padri  costituenti,  da  qualsivoglia  vincolo  di
  mandato e al di là delle appartenenze ideologiche o partitiche.
   Allora,  se quel popolo che ti legittima, devi essere chiamato  ad
  un  senso  di  responsabilità, devi assumere un  linguaggio  ed  un
  comportamento  che  non  può  non  conoscere  ambiguità,  che  deve
  attestarsi  sui grandi temi, che deve rimanere libero e  liberante,
  che  deve  attestarsi su grandi temi, che deve mai  penalizzare  la
  gente.
   Ed  allora,  se  un  dibattito  come  questo  serve  certamente  a
  richiamare  anche la politica attorno alle esigenza di confrontarsi
  su  temi  che possono essere quelli dell'ambiente, dello  sviluppo,
  della  sicurezza,  dell'integrazione,  della  morale,  della  buona
  politica, io penso che se tutti incominciassimo a muoverci  attorno
  a  questi  cardini,  la  Sicilia e certamente  i  siciliani  ce  ne
  sarebbero grati.

                  Presidenza del Presidente MICCICHE'

   E  invece  il rischio è, e lo è persino oggi - e di questo  me  ne
  dispiace  -  di appiattirsi sulle cose di poco conto, su  orticelli
  privati  che  saziano  i pochi a scapito di  molti,  con  dibattito
  fazioso che cerca di fare alzare l'asticella di gradimento  da  una
  parte  anziché  dall'altra,  come  se  la  questione  morale  fosse
  qualcosa  che  appartiene agli uni e non  agli  altri,  come  se  i
  siciliani  dovessero  portare con sé  la  croce  della  mafia  o  i
  genovesi quella dell'avarizia.
   La     deriva     morale    e    antropologica    ci    suggerisce
  l'improcrastinabilità, sì, di un progetto che parte dal  basso,  un
  vero e proprio piano straordinario, come se parlassimo di questioni
  che  riguardano la dimensione economica e che, invece, oggi - anche
  grazie  a  questo dibattito - posso riguardare la dimensione  della
  politica.
   Io   spero  che,  invece,  atteggiamenti  nocivi,  che  riguardano
  certamente prese di posizione, possano sgombrare il campo;  a  quel
  punto sì che la politica potrà fare cose nuove, a quel punto sì che
  la  politica  potrà imporre anche una classe dirigente  che  guardi
  all'etica  non  come  a  una  delle cose,  ma  come  quella  morale
  razionale  della quale anche Kant parlava nella sua  Critica  della
  ragion pratica .
   Ed  allora,  signor  Presidente, non  mi  scandalizza  se  qualche
  collega parlamentare o componente di una virtuosissima ed impegnata
  Giunta  possa  essere  sottoposto  ad  accuse  o  ad  indagini  che
  legittimamente  la Magistratura pone in essere. Mi  scandalizza  di
  più   -  questo  sì  -  una  classe  dirigente  che  non  programma
  l'avvenire, che non ha voglia di programmare l'avvenire, che non ha
  voglia  di  porre in essere una prospettiva per i nostri giovani  e
  per  le  nostre famiglie, verso un sano mutamento culturale che  si
  affranchi - lo dico a tutti - da certe logiche.
   Signor Presidente, con questo spirito io credo che ciascuno  debba
  provare ad interpretare ogni giorno il proprio mandato, cercando di
  trasmettere a tutti i propri interlocutori, anche alle persone  che
  incontriamo per caso per strada, un modo di interpretare un mandato
  che  fa  riferimento tanto al principio di libertà, quanto a quello
  di  responsabilità. Sono due cose che vanno assolutamente  di  pari
  passo,  alzano l'asticella di qualunque ragionamento che  cerca  di
  rifugiarsi sottoterra, lo schiodano dalla polvere, lo fanno elevare
  come  un  aquilone  e gli danno l'opportunità di misurarsi  con  un
  panorama che, forse, talvolta, rischiamo di dimenticare.
   E'  nota la fragilità umana, ma è altrettanto nota la capacità  di
  fare  analisi,  di fare autocritica, di scrollarsi  dall'impeto  di
  vortici   che   bramano  per  trascinare  nel  qualunquismo;   quel
  qualunquismo  che  non  serve  a  nessuno;  quel  qualunquismo  che
  certamente  non  apprezza la gente, che spesso -  questo  sì  -  si
  abbina  al  personalismo,  al  favoritismo,  alla  clientela,   che
  chiunque  si  impegni  nella  cosa pubblica,  come  certamente  sta
  facendo questo Governo, vorrà tenere lontano.
   Ma,  ripeto, questa non è la sede, oggi, per prendere posizioni  a
  favore  o  contro  singoli uomini; è la sede -  come  richiesto  da
  questo  importante  dibattito,  anche  dall'onorevole  Fava  -  per
  puntare attenzione su alcuni aspetti.
   Io  mi  sono  dimesso  da una delle cariche  più  alte  di  questo
  Governo,  dalla  carica  di  Assessore  regionale;  e  credo   che,
  probabilmente, testimonianze, sì, di volere prendere posizioni  che
  siano  anche un simbolo di rottura rispetto, magari, a  schemi  che
  non  si  condividono  e  che proprio in  quei  mesi  venivano  oggi
  raccontati da una stampa che racconta anche di dirigenti che  hanno
  saputo  e  voluto  dire no proprio in quei  giorni  in  cui  io  mi
  dimettevo.
   Allora,  colleghi, passi un linguaggio nuovo, capace di costruire,
  di   creare   fiducia,  di  promuovere  autorevolmente  dignità   e
  certamente alla  questione morale  sono ascrivibili, oltre  questo,
  i comportamenti anche di chi, pur ricoprendo ruoli istituzionali di
  rilievo,  si  sporca  con un linguaggio poco consono  e  rispettoso
  disonorando l'intero Parlamento.
   Si  ponga al centro davvero la  questione morale , che non è  solo
  la  questione , ma è la vera  questione .

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Fava. Ne ha facoltà

   FAVA. Signor Presidente, credo che dovremmo evitare il rischio  di
  trasformare   questo  dibattito  in  un  rito  assolutorio   o   in
  un'invettiva,  perché non credo che siano queste le intenzioni,  né
  le  utilità  di questa discussione e devo anche dirle che  dovremmo
  spingere lo sguardo a ciò che accade fuori da quest'Aula.
   Non  vorrei  che  ci  concentrassimo solo  sulle  cronache,  anche
  cronache  giudiziarie, anche sgradevoli, amare, che  riguardano  la
  vita  dell'Assemblea  regionale o il Governo siciliano,  perché  le
  confesso  che  se  noi ci presentassimo a questo  dibattito,  oggi,
  sapendo  che  non  un  parlamentare  sui  70  eletti  all'Assemblea
  regionale  e non un Assessore fosse stato raggiunto in  questi  due
  anni da un avviso di garanzia, da un provvedimento giudiziario,  io
  non  mi  sentirei egualmente più tranquillo, nel senso che la  cosa
  che  mi  preoccupa è la percezione che fuori da qui  esiste,  della
  politica, delle istituzione di questa Regione.
   Ed  è  una percezione che prescinde dal fatto che qui ci  siano  o
  meno  pochi  o molti indagati e dobbiamo guardare in faccia  questa
  realtà altrimenti ci consoleremmo di fronte ad una legislatura  che
  non  ha  avuto  alcun indagato senza renderci conto di  quello  che
  accade fuori da qui.
   Qualche settimana fa, qualche mese fa, quando sono state rese note
  le  intercettazioni svolte nel corso dell'indagine Artemisio, un ex
  deputato,  Giovanni  Lo Sciuto, che peraltro era  componente  della
  Commissione Antimafia regionale, è stato ascoltato mentre diceva  a
  un  suo amico:  Sai quanti incarichi ci sono alla Regione? Me lo ha
  detto  ieri  il Presidente Cascio, 370 incarichi, 220 revisori  dei
  conti,  150  consigli  di amministrazione.  La  prossima  volta  se
  vinciamo  .  A  me  preoccupa questo, Presidente,  a  me  preoccupa
  l'idea  che  ci  sia un così assoluta, naturale permeabilità  delle
  Istituzioni politiche e della politica. A me preoccupa il colloquio
  intercettato  in  macchina, qualche anno fa, del  signor  Antonello
  Montante  che  insieme a un Assessore della Regione, insieme  a  un
  Commissario straordinario, la dottoressa Brandara, pur  essendo  da
  18  mesi  indagato  per  concorso esterno in associazione  mafiosa,
  aveva  la  serenità  e la spudoratezza di dire:  Con  l'Assessorato
  alle  attività  produttive  facciamo la  terza  guerra  mondiale  .
  L'assalto  alla diligenza  E il problema è che questa per  molti  è
  considerata una diligenza da assaltare, un bottino da spartirci.
   E   dobbiamo   chiederci,  perché  tutto  questo  accade,   signor
  Presidente.  Noi  non possiamo, oggi, non mettere dolorosamente  le
  mani  anche nelle cronache di questi giorni e non per andare a fare
  processo  per trasformare questa indagine sulla  questione  morale
  in  un  ragionamento sulla  questione giudiziaria , ma le cose  che
  sono  accadute  ci  raccontano  di  sliders  in  doors ,  di  porte
  girevoli,  della  possibilità  di entrare  e  uscire  dagli  uffici
  amministrativi di questa Regione per portare avanti interessi anche
  illeciti.
   Il Presidente Musumeci ha reagito ieri con due affermazioni di cui
  io  non  ho  condiviso il tono, perché credo che in questo  momento
  serva  più  umiltà  che  enfasi e anche perché  non  credo  che  il
  problema sia far marcire in galera qualcuno e buttare via le chiavi
  se  ritenuto colpevole; non penso che sia questa una soddisfazione.
  Non  credo in una giustizia che abbia l'ansia della vendetta, credo
  nella  necessità  di  una giustizia che ricostruisca  i  fondamenti
  della  verità.  Ma  mi preoccupa, signor Presidente,  un'altra  sua
  affermazione,  quando lei dice:  Cercavano complici, hanno  trovato
  divieti  . E lo dico con una preoccupazione nei suoi confronti, nei
  confronti   di  questo  Governo  regionale,  nei  confronti   della
  struttura   amministrativa,   non   col   compiacimento    di    un
  rappresentante  dell'opposizione,  perché  quello   che   ci   dice
  l'ordinanza del GIP è un'altra ricostruzione, un'altra immagine.
   Il  GIP  scrive:  Le indagini hanno dimostrato che Vito  Nicastri,
  attraverso il suo prestanome Arata, intessevano una fitta  rete  di
  relazioni  con dirigenti e politici regionali, al fine di  ottenere
  corsie  preferenziali  e  trattamenti di  favore  nel  rilascio  di
  autorizzazioni   e   concessioni.   Avevano   utili   interlocutori
  all'interno degli assessorati .
   E  c'è  una  ricostruzione,  molto  puntuale,  di  un  incontro  -
  naturalmente  dei  relata  - che riferisce  Arata  con  l'assessore
  Turano,  e  dell'esito  favorevole  di  questo  incontro   in   cui
  l'assessore si diceva disponibile a sostenere politicamente i  loro
  progetti nell'ambito del bio metano.
   Qui  non  si  tratta di mettere sotto accusa un Assessore,  o  una
  Giunta, Signor Presidente. Si tratta di capire perché esiste questa
  percezione,  o  questa pratica, di permeabilità  all'interno  delle
  istituzioni. Perché tutto questo ci riporta indietro nel tempo a  8
  anni fa, nel 2011 se non ricordo male, Gaspare Vitrano, un deputato
  che fu arrestato con una mazzetta in mano e, anche in quel caso, la
  funzione  di  questo  deputato  era di  fare  da  collegamento  tra
  funzionari,  interni all'Amministrazione corrotti,  e  imprenditori
  che  volevano  investire  sull'eolico. Noi  ci  ritroviamo  in  una
  situazione in cui, ancora oggi, si ritiene che creare questa catena
  malata   possa   permettere  l'asservimento  delle  istituzioni   a
  interessi privati.
   Ma   c'è   un'altra  cosa  che  mi  preoccupa,  Signor  Presidente
  dell'Assemblea,  che  il  soggetto di  cui  stiamo  parlando,  Vito
  Nicastri,   non  è  un  personaggio  di  cui  quest'Assemblea   può
  raccogliere le evidenze soltanto nel dibattitto, oggi, in corso  in
  quest'Aula.
   Quando  Arata  spiega  di  aver  riferito  all'Assessore  le   sue
  cointeressenze  con Vito Nicastri, sta parlando di  un  signore  al
  quale,  sedici  anni fa, è stato sequestrato un  patrimonio  da  un
  miliardo e trecento milioni, quarantatré società, perché la DIA e i
  pubblici ministeri lo considerano l'anello di congiunzione  tra  il
  sistema dell'energia rinnovabile e il Signor Matteo Messina Denaro
   Non si tratta soltanto dell'arresto che lo ha colpito nel 2018, si
  tratta di 15 anni di inchieste da cui si desume, con le parole  dei
  magistrati, che il Signor Nicastri rappresenta, in questa  società,
  gli  interessi  di  Matteo  Messina Denaro  e,  dicono  i  pubblici
  ministeri,  ha  finanziato la latitanza di  Matteo  Messina  Denaro
  attraverso gli investimenti che ha fatto nell'eolico
   Allora  se  un  signore, anche al di sopra di  ogni  sospetto,  si
  presenta  nel  mio assessorato e mi parla delle sue  cointeressenze
  con  Vito  Nicastri, io alzo il telefono e chiamo la Procura  della
  Repubblica.
   Ed è questa incapacità di reagire di fronte all'evidenza di alcuni
  comportamenti che a me spaventa, Signor Presidente, come se non  ci
  rendessimo  conto che, fuori da qui, la percezione che continua  ad
  esistere della politica siciliana, al di là delle nostre intenzioni
  e  al  di  là persino della nostra buona fede, è che questa  è  una
  diligenza da assaltare. E questa percezione, colleghi, non cambierà
  se  fra  un  mese,  un anno o una legislatura  non  avremo  più  un
  indagato.  Perché,  fuori da qui, continuerà ad esserci  questa  la
  percezione
   Allora dobbiamo chiederci che cosa dobbiamo fare  Perché molte  di
  queste   cose   le  sapevamo  e,  forse,  abbiamo  finto   di   non
  accorgercene. Sapevamo che l'inceneritore, che si stava  costruendo
  a  Francoforte  e a Calatafimi, impianti di bio gas travestiti  per
  far gli inceneritori, rappresentava un investimento che partiva  da
  quegli  interessi  e  da quelle intenzioni. E sono  stati  bloccati
  perché  anche quest'Aula è stata capace di assumersi, sulla propria
  responsabilità  e sulla propria denunzia parlamentare,  l'illiceità
  di quel percorso
   Sapevamo,  nella scorsa legislatura, le liste di proscrizione  che
  venivano  costruite all'interno dell'amministrazione regionale  per
  renderla  più addomesticabile, quando il Signor Antonello  Montante
  pretendeva  dai dirigenti del Dipartimento alle Attività Produttive
  di  sapere  quali  erano i funzionari leali e  quelli  che  non  si
  sarebbero  piegati  alle  sue  intenzioni  e,  quelli  che  non  si
  piegavano, andavano cacciati via, Signor Presidente
   E'  storia  processuale,  ma anche storia  politica   Le  sapevamo
  queste cose. E allora, di fronte a questa consapevolezza - che  noi
  non possiamo tenerci in tasca, soltanto sperando che nella prossima
  stagione i nostri deputati siano tutti penalmente illibati,  perché
  non risolverà il problema - dobbiamo capire cosa fare
   Io una cosa la suggerisco. La Commissione antimafia ha licenziato,
  con  il voto unanime, il codice etico che non è una  mozione  della
  anime ,  un   prontuario delle buone intenzioni . E' un insieme  di
  obblighi, divieti e sanzioni.
   Le chiediamo, signor Presidente, come Presidente della Commissione
  Regolamento, di esaminarle e poterlo fare avere il più  rapidamente
  possibile  a  questa Aula, perché quello sarà finalmente  un  punto
  concreto per cercare di dare una risposta a chi ritiene che  questa
  continui ad essere una  diligenza da assaltare , il più rapidamente
  possibile. Grazie.

   PRESIDENTE.  Grazie,  onorevole Fava. Su questo  ultimo  punto  ho
  ricevuto  da parte della Commissione Antimafia questo lavoro  ed  è
  già  segnato  all'ordine  del  giorno  del  prossimo  Consiglio  di
  Presidenza  Prima  di mandarlo alla Commissione Regolamento  voglio
  parlarne  in  Consiglio di Presidenza, in quanto  al  Senato  hanno
  preferito,  su  un codice etico, che poi andiamo a verificare  -  è
  comunque  certamente  un  buon lavoro  quello  che  è  stato  fatto
  complessivamente,  assolutamente  accettabile  per  quello  che  mi
  riguarda - poi, ovviamente, lo verificheranno tutti. E' stato fatto
  un punto specifico della responsabilità del Consiglio di Presidenza
  del Senato. Per cui il Consiglio di Presidenza adotta il codice  di
  condotta dei senatori.
   Ci  stiamo  confrontando con il Senato per sapere se è sufficiente
  questa  linea  oppure se inserirla nel Regolamento.  Non  lo  potrò
  decidere  da  solo, quindi, sarà oggetto di dibattito nel  prossimo
  Consiglio di Presidenza per discuterne.
   Stia  tranquillo  che  è  all'ordine del  giorno,  e  che  non  ho
  dimenticato la sua richiesta.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.   Signor  Presidente,  non  nascondo  che   non   avevo
  considerato  oggi di intervenire in questo dibattito, probabilmente
  sottovalutando  il senso di questa discussione,  ma  temendo,  devo
  dire con grande onestà, e forse dirò qualcosa che apparirà anche un
  po' stonata rispetto a quello che rischia di essere la retorica  di
  questi  passaggi  parlamentari in cui, la dicevo come  battuta,  mi
  sento  come  uno  che  va allo stadio e, piuttosto  che  provare  a
  intimorire  l'avversario, attraverso i tifosi,  se  la  prende  con
  l'arbitro, sapendo bene che la partita non cambierà di una  virgola
  il risultato, perché al massimo ci saremo sfogati.
   Lo dico partendo da un dato. Io non penso che siamo all'anno zero.
  Io  non  penso che la Sicilia è la stessa di 20 anni, 30  anni,  40
  anni fa.
   La  percezione  che  oggi  ha  il cittadino  medio,  non  solo  la
  politica, sulla questione morale c'è ed ha un'attenzione più  alta.
  Noi  siamo  la  Terra, lo dico spesso e non dobbiamo  dimenticarlo,
  dove  per noi il tema della questione morale coincide molto con  la
  violenza che ha subito questa Terra. Non è solo un giudizio  etico.
  C'è  un  giudizio legato al sangue e alle vene di una Terra che  ha
  perso procuratori della Repubblica, esponenti di Governo, esponenti
  di opposizione, Carabinieri, Magistrati, preti.
   Tutto  quello  che è avvenuto in questa Terra la  rende  unica  da
  questo  punto  di vista, e penso che a tutti noi, complessivamente,
  ci  ha  obbligato  ad  alzare l'asticella della consapevolezza  che
  vivere  in  una  terra di compromessi, di una certa  cultura  della
  arrendevolezza e della compromissione alla fine non  è  una  strada
  che fa bene alla Sicilia.
   Poi,  certo,  come  tutti  i fenomeni sono  fenomeni  in  continuo
  addivenire.  Così  come è in continuo addivenire  anche  l'utilizzo
  degli strumenti di repressione.
   Oggi   abbiamo   nel  nostro  Ordinamento  penalistico   strumenti
  giudiziari che non c'erano 20 anni fa, non c'erano 30 anni  fa.  Io
  sto  leggendo  i  fatti  di questi giorni sulla  vicenda  del  CSM,
  dell'indagine che riguarda il ruolo dei magistrati nella nomina  di
  altri  magistrati,  e  facevo  una riflessione.  In  fondo,  se  ci
  pensiamo,  fino  a ieri l'utilizzo di strumenti di  indagine  anche
  molto  duri, pensate all'utilizzo delle cimici sui telefonini,  era
  applicato ad alcune tipologie di investigazione.
   La  Mafia,  quei  reati  ad  altissima percezione  di  sensibilità
  dell'opinione pubblica.
   Da   qualche   anno   la   corruzione  ha  assunto   un'attenzione
  dall'opinione  pubblica talmente elevata,  per  cui  gli  strumenti
  investigativi cioè si può mettere un trojan o un magistrato  perché
  è  cambiata  la legislazione che consente di investigare attraverso
  questi strumenti investigativi, figure e ipotesi di reato che dieci-
  quindici anni fa non erano perseguibili con quegli strumenti.
   Dico  questo  perché tutto questo ci porta dinnanzi anche  ad  uno
  sviluppo di scenari, per certi versi, imprevedibili.
   Così  come  non  penso  che la Sicilia è  più  corrotta  di  altre
  regioni.  Non  voglio fare le gare a chi sia più  corrotto,  ma  se
  guardo  quanto  avviene  in Lombardia -  una  sorta  di  scuola  di
  corruzione  permanente  - dove la tangente  costituisce  quasi  una
  prassi gestionale della cosa pubblica.
   Non  sto  dicendo  questo  perché  voglio  difendere  o  dare   la
  percezione che qui tutto va bene.
   Non  penso  che tutto vada bene, ma così come non penso che  tutto
  sia andato a male.
   Certo
   Quanto  avviene  ci obbliga a capire come ora,  più  e  meglio  di
  prima,  possiamo  mettere  in  campo  strumenti  che  possano  dare
  maggiori risultati e fare anche un po' di autocritica.
   Questa  è  la  Terra che ha vissuto la mafia come grande  problema
  nazionale, ma è la Terra dove ha perso anche una certa antimafia.
   Ha   perso   un'idea  strumentalizzante  dell'antimafia   che   ha
  indebolito complessivamente la stessa battaglia di legalità per cui
  quando  nell'opinione pubblica si afferma l'idea che un certo  modo
  di  concepire l'antimafia sia l'altra faccia della stessa  medaglia
  rispetto alla mafia, dobbiamo chiederci come classe dirigente  dove
  stiamo  sbagliando,  e  cosa  stiamo  ancora  non  realizzando  per
  consentire questi fenomeni anche di trasformismo e opportunismo.
   Riflettendo dicevo come ci si possa dotare oggi di strumenti nella
  Pubblica Amministrazione, ad esempio.
   Ci  siamo  inventati la separazione tra politica e burocrazia,  la
  legge  n.  10  in  Sicilia,  prima nazionalmente  pensando  che  la
  separazione  fosse  di  per  se un elemento  che  in  qualche  modo
  liberava  dal  sistema corruttivo l'obbligo di  agire  sul  sistema
  politico  per  determinarne  e  piegarlo  agli  interessi  privati,
  personali.
   Abbiamo  visto che non è stato sufficiente e che molto  di  quello
  che prima riguardava i politici oggi riguarda i burocrati.
   Riguarda cioè un livello di pressione, una capacità corruttiva che
  in  qualche  modo  trova sensibilità - ma guai  a  buttare  l'acqua
  sporca  con  tutto  il bambino - ci sono fior di  galantuomini  che
  stanno  dentro  la  Pubblica Amministrazione e che  vivono  con  lo
  stipendio  di  1.800-2.000 euro al mese  senza  per  questo  andare
  cercando altre strade di facili arricchimenti.
   Non buttiamo l'acqua sporca con tutto il bambino
   Nello stesso tempo non facciamo finta di non vedere che ci possono
  essere, grazie alle procedure
   Credo  che  dovremmo  inventarci una sorta di  legge  231  per  la
  Pubblica Amministrazione - chi fa l'avvocato o il commercialista  -
  sa di cosa sto parlando.
   Le  imprese  si  devono dotare di un proprio modello organizzativo
  atto  a  separare  la  responsabilità dell'impresa  da  quella  dei
  singoli che compongono l'impresa.
   Il  tema  che poniamo oggi è capire come organizzare una  macchina
  pubblica in settori sensibili.
   Il  settore dell'energia, dei rifiuti, del territorio e  ambiente,
  che  è un settore autorizzativo delicato, sono settori sensibili  e
  per  questo dobbiamo capire come costruire un sistema di regole che
  possa - più che altrove - dare la sensazione che abbiamo capito che
  lì si possono creare fenomeni di corruzione, di pressione. Dobbiamo
  capire  come  mettere  al riparo il sistema  dalla  possibilità  di
  essere soffocati dalla morsa corruttiva.
   Io  credo  che dobbiamo lavorare di più sulle regole,  ad  esempio
  ricordo  qualche  anno fa quando qualcuno rideva.  Crocetta  quando
  arrivò  all'inizio della scorsa legislatura fece  un  provvedimento
  che  ebbe  grande  clamore, e anche grande  consenso  nell'opinione
  pubblica. Fece l'esodo di massa di alcuni Dipartimenti e li  spostò
  in altri Dipartimenti. Come tutte le cose finiscono a coda di topo.
  Però  ad  esempio il tema di qua  nessuno, nessuno,  a  tutela  dei
  funzionari  possa stare nello stesso posto per un certo  numero  di
  anni,  senza che questo diventi argomento di trattativa, è un  tema
  che  dobbiamo  assumere  come livello di  decisione  a  tutela  del
  funzionario, non solo dando l'idea di una regola di punibilità.
   Allora  se  vogliamo  affrontare il tema della  questione  morale,
  fuori  dalla  propaganda sulla questione morale,  io  credo  che  è
  venuto  il  tempo.  Questa vicenda di questi  giorni  cosa  ci  sta
  consegnando.  Che  malgrado, guardate,  qualcuno  dice  che  ho  la
  fortuna  o la sfortuna, sono stato qui nella legislatura 2008/2012,
  quella  del ribaltone. Sapete una delle ragioni di rottura politica
  che ci fu allora in quella maggioranza fu il tema dell'energia,  il
  tema  degli  impianti eolici. Le autorizzazioni dove si consumò  in
  quel  Governo, per ragioni se volete non so, poi ognuno la  leggerà
  come  vuole,  ma  in  quel  Governo  si  consumò  uno  scontro  tra
  l'Assessorato  dell'industria e l'Assessorato del  Territorio,  che
  l'uno  bloccava  l'altro, qualcuno dice perché non si  erano  messi
  d'accordo.  La  verità  è  che  si  capiva  allora  che  sul   tema
  dell'eolico, del fotovoltaico, cioè del trasferimento delle licenze
  delle  autorizzazioni  c'è  un sistema che  in  Sicilia  molti  dei
  soggetti che frequentano gli Uffici regionali, che vengono a fare i
  faccendieri  per avere autorizzazioni a realizzare nuovi  impianti,
  in  realtà  non  sono i produttori, non sono coloro che  fanno  gli
  imprenditori dell'energia, sono intermediari dell'arricchimento, ed
  essendo intermediari dell'arricchimento hanno una propensione  alla
  corruzione molto più elevata di un imprenditore, che non solo  deve
  avere  l'autorizzazione,  ma poi deve mettere  su  l'azienda,  deve
  rispondere con la sua attività.
   Allora bisogna capire come trovare un sistema di regole che  possa
  rompere   alle  radici  meccanismi  di  pressione  della   pubblica
  amministrazione.  Io credo che questa sia la grande  sfida.  Certo,
  dopo di che dobbiamo affrontare anche il tema della percezione. Non
  basta  essere onesti. Bisogna essere percepiti come persone oneste.
  Allora  se  la politica affronta spesso con le spallucce  questioni
  che hanno invece un effetto percettivo.
   Io  sono un garantista, e nessuno mi convincerà mai del contrario,
  però allo stesso modo dico  attenzione' che quando c'è un fatto  il
  cui rischio che possa travolgere il sistema nel giudizio collettivo
  a partire dallo stesso soggetto che è sottoposto su quel fronte, io
  credo che sia interesse di tutti trovare gli strumenti per tutelare
  il sistema e non per difenderci nel sistema.
   La  politica non si deve difendere dalla percezione negativa, deve
  mostrare la capacità di distinguere e allo stesso tempo di avere il
  coraggio  di  dare  anche l'esempio. Vede  Presidente,  io  qui  in
  quest'Aula  sono  stato considerato una specie di  eroe  solitario,
  perché  nel  2013  mentre c'era un dibattito sulla  finanziaria  io
  chiesi la parola - Cordaro mi guarda, mi venne a stringere la mano,
  mi  ricordo  -  avevo  ricevuto  la notizia  da  un  finanziere  al
  telefono,  che mi convocava alla Guardia di Finanza  per  darmi  un
  avviso  di  garanzia  sulla vicenda dei Gruppi  Parlamentari,  come
  ricorderete.
   Al  di  là  del fatto che io non ci ho dormito non so  per  quante
  notti,  ho  avuto la reazione immediata, la prima reazione  che  ho
  avuto,  non  ho  chiamato né mia moglie, non  ho  chiamato  i  miei
  familiari,  non ho informato nessuno dei miei amici. Ho chiesto  la
  parola  in Aula. E ho detto: sono stato avvisato in questo  istante
  del  fatto che mi sta per arrivare un avviso di garanzia per questi
  fatti.  Ho deciso di difendermi, come giusto che sia, ma avendo  su
  di  me  la  consapevolezza che se quella vicenda mi avesse travolto
  sul  piano  anche  della  condanna -  addirittura  per  me  già  la
  richiesta  di  rinvio  a  giudizio  era  un  disastro  -  avevo  la
  consapevolezza  che  mi sarei dovuto fermare lì.  Mi  sarei  dovuto
  fermare  lì,  al di là della mia personale certezza  di  non  avere
  commesso nessuno dei fatti che mi veniva contestato. Fortunatamente
  mi  è  finita bene, sono uno dei pochi che è stato prosciolto dalla
  stessa accusa dagli stessi Procuratori.
   Però  è  chiaro  che il tema  del cosa noi rappresentiamo   ce  lo
  dobbiamo  porre.  Ecco perché se un politico, se un  presidente  di
  Commissione, se una figura apicale dell'organizzazione del  sistema
  politico  viene  coinvolto  in fatti  giudiziari  non  può  reagire
  facendo  spallucce. E questo, ripeto, riguarda, non il singolo  che
  viene travolto, ma riguarda il sistema nella sua interezza.
   Per  cui  la  percezione  di ciò che noi siamo  non  è  secondaria
  rispetto  a quello che facciamo. Ripeto, consapevole del fatto  che
  la  Sicilia, lo voglio dire orgogliosamente, non è più e non  è  la
  stessa  di  quella di 10, di 20 o di 30 anni fa.  Perché  di  acqua
  sotto i ponti ne è andata avanti tanta e, fortunatamente, anche  la
  consapevolezza  media  del cittadino si è alzata.  Perché  poi  non
  dimentichiamo  una cosa. Non è che c'è una politica cattiva  e  una
  società buona. Spesso l'istigazione alla corruzione è nella società
  piuttosto  che nella politica. A me capita ancora ora  di  sentirmi
  dire  quando qualcuno mi chiede qualcosa, anche se volete nulla  di
  criminale, che so, un posto di lavoro che è una tipica modalità  di
  relazione  con  la politica. E tu dici  guarda, io non  posso  fare
  nulla .   no,  è che non vuoi fare nulla, non che non puoi  nulla .
  Allora  la sensazione, la responsabilità che ti si attribuisce  nel
  costruire  un  muro  rispetto a modalità e a  relazioni  ambigue  o
  opache,  è quella che alla fine sei tu il colpevole, che ti  neghi,
  rispetto a chi ti chiede comunque che se tu vuoi, puoi fare  quello
  che vuoi.
   Io  credo  che  la  politica debba trasmettere il  senso  del  suo
  limite: che non può fare quello che vuole.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Cappello.  Ne  ha
  facoltà.

   CAPPELLO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  colleghi  di
  Governo,  abbiamo  voluto questa seduta d'Aula e  l'abbiamo  voluta
  fortemente,  non  per fare liste di proscrizioni  per  dividere  il
  Parlamento in buoni e cattivi, ma per affermare un principio che  è
  quello che ciò che avviene in questa Aula non è normale. Se per voi
  è  normale  che 4 assessori su 12 siano indagati, per il  Movimento
  Cinque  Stelle non è normale. Se per voi è normale che 16  deputati
  su  70  siano indagati, per noi non è normale. Perché quello che  è
  avvenuto  qualche  tempo  fa,  e  cioè  che  fa  più  scandalo  una
  Conferenza  stampa in cui si denuncia l'improduttività  di  un'Aula
  che un avviso di garanzia che raggiunge un assessore o un deputato.
  Ecco non è assolutamente normale.
   E   questa   normalità  che  voi  state  cercando  di   affermare,
  silenziando anche gli Organi di stampa, noi la denunciamo forte, la
  denunciamo forte ai cittadini che ci seguono da casa, ai  cittadini
  che  lavorano, a quelli che quando vengono colpiti da un avviso  di
  garanzia,  si difendono davanti ai Magistrati, ma non hanno  alcuna
  responsabilità di Governo.
   Signor  Presidente, se è normale che Riccardo  Savona  continua  a
  fare  continui  a  fare  il Presidente della  Commissione  Bilancio
  nonostante quell'avviso di garanzia che pesa quanto un macigno, per
  noi  non è normale. Noi non possiamo continuare a partecipare a dei
  lavori in cui una persona che, appunto, gestisce denaro pubblico, è
  colpito da una indagine come quella.
   E allora che cosa facciamo Presidente? Voi state delegittimando. E
  lei  Presidente Musumeci ne è il primo colpevole, il  suo  silenzio
  delegittima  le Istituzioni. Le Istituzioni sono fatte  da  uomini.
  Noi  chiediamo a coloro che rivestono responsabilità di Governo,  o
  responsabilità  all'interno  del  Parlamento,  di  fare  un   passo
  indietro. E' doveroso, lo dovete ai cittadini siciliani. E,  ripeto
  Presidente,   non   è  giustizialismo  il  nostro,   è   senso   di
  responsabilità.

  PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Calderone.  Ne  ha
  facoltà.

   CALDERONE.  Signor  Presidente, signor Presidente  della  Regione,
  Governo, signori deputati. Io credo ed è mia ferma convinzione  che
  sia  necessario, se si affronta il tema  questione morale' che  per
  una  questione, appunto, di onestà e di precisione si  invochi,  in
  maniera ferma e decisa, il rispetto dei ruoli.
   Ho sentito, non me ne voglia nessuno, da un punto di vista tecnico
  e  anche  politico,  delle affermazioni che non  ho  il  timore  di
  definire aberranti. Ho sentito parlare, invocare dimissioni per  un
  avviso di garanzia.
   Ed allora, Presidente e signori colleghi, andiamo a ristabilire  i
  ruoli.  Colleghi del Movimento Cinque Stelle, sapete  quante  volte
  nella  mia  ormai  lunga, ahimè, carriera professionale,  ho  visto
  naufragare  un avviso di garanzia nella stessa fase delle  indagini
  preliminari per una testimonianza di accusa poi ritenuta falsa, per
  un   collaboratore  di  giustizia  subornato,  per   una   semplice
  interpretazione   errata   di   una  conversazione   ambientale   o
  telefonica.
   Ed  allora,  se  noi abbiamo il rispetto dei ruoli,  e  noi  siamo
  parlamentari  e  prima dei cittadini, dobbiamo avere  rispetto  del
  ruoli,  dobbiamo avere rispetto dei ruoli a tutto tondo.  Onorevole
  De  Luca lei non me ne voglia, ha fatto un improprio riferimento al
  Presidente  Musumeci:   si è venduto la sedia'.  Io  ho  l'onore  e
  l'orgoglio  e  il  privilegio  di avere  conosciuto  il  Presidente
  Musumeci  in  tante  vesti. Il Presidente Musumeci  non  è  onesto,
  rappresenta plasticamente il concetto di onestà. E lei non si può e
  non  si  deve  permettere di insultare, non il galantuomo,  il  più
  galantuomo fra i galantuomini.
   E allora, onorevole Fava, queste intercettazioni da lei enunciate,
  sa   che  cosa  rappresentano?  Violazioni  di  legge.  Nel  nostro
  ordinamento  processuale  penale non si può  pubblicare  neanche  a
  stralcio  un  atto di indagine. E noi assistiamo quotidianamente  a
  una vergognosa, indecente gogna su atti contra legem.
   Ci  sono indagati in questo Parlamento che hanno appreso di essere
  indagati dagli organi di stampa, e hanno appreso di essere indagati
  attraverso  violazioni di legge. E perché su questo  il  Parlamento
  tace?  Se  questi  16  deputati, io non  ci  sono,  ma  non  cambia
  assolutamente  nulla, o questi 4 assessori, sono stati  messi  alla
  gogna  su  un comportamento contro legge, cioè la pubblicazione  di
  atti  non  pubblicabili,  perché  l'articolo  114  del  codice   di
  procedura penale stabilisce che fino all'udienza preliminare,  pena
  la   contravvenzione  di  cui  all'articolo  684  non  può   essere
  pubblicato un atto di indagine.
   Noi  dovevamo  sollevare le nostre voci Presidente, a  difesa  dei
  nostri colleghi, perché sapete, il prossimo avviso di garanzia  per
  tutti noi è dietro l'angolo, non pensate che appartiene sempre agli
  altri, non pensate che un vostro deficiente elettore uscendo  dalla
  vostra  segreteria, magari intercettato, non possa  dire,  colleghi
  dei Cinque Stelle, e sì onorevole De Luca,  l'onorevole De Luca  mi
  ha  detto che mi sistema mia figlia  e magari non è vero, onorevole
  De  Luca, lei lo ha appena buttato fuori dalla segreteria ed  ecco,
  per  un'intercettazione  banale, per una  volgare  rappresentazione
  plastica della realtà lei dovrebbe dimettersi?
   No, Presidente, io a questo gioco al massacro non ci sto  E' vero,
  noi  non abbiamo bisogno di codici etici, la morale dovrebbe essere
  dentro  di  noi. Noi non abbiamo bisogna di regole scritte,  perché
  noi siamo parlamentari noi rappresentiamo il popolo, l'onestà è una
  precondizione.
   Certo,  dice  bene  l'onorevole  Cracolici  dall'alto  della   sua
  esperienza, la percezione, questo è vero, ma noi veniamo  percepiti
  come  furfanti  perché  esistono  giornate  come  queste  assessore
  Cordaro,  dove  ci  occupiamo  della  Questione  morale   perché  è
  arrivato  qualche  avviso  di  garanzia,  invece  di  occuparci  di
  rifiuti, di disoccupazione, di acqua, ci occupiamo della  Questione
  morale , del nulla signor Presidente Miccichè, del nulla.

   CRACOLICI. Ora non esageriamo

   CALDERONE. Io non l'ho interrotta onorevole Cracolici, e  col  mio
  rispetto e in rispettoso silenzio l'ho ascoltata, gradirei che  lei
  facesse altrettanto.
   Parliamo  del  nulla fino a quando non ci sono  le  sentenze  poi,
  certo,  ognuno di noi può avere il peso di un avviso  di  garanzia,
  qualche deputato, qualche uomo non dorme le notti per una giustizia
  che  certe  volte sbaglia, tante volte no, la maggior  parte  delle
  volte  no,  e allora io vi invito -e lo dico fuori da ogni  sterile
  polemica,   per  disamore  di  ogni  sterile  polemica-   a   delle
  riflessioni,  perché  noi  abbiamo una  grande  responsabilità,  la
  responsabilità  di  rappresentare  il  popolo.  Noi  non   possiamo
  permetterci di puntare il dito l'uno contro l'altro in mancanza  di
  fatti  certi,  noi  possiamo pretendere  che  politicamente  ognuno
  faccia e reciti il proprio ruolo.
   Un   parlamentare  di  opposizione  può  puntare   giustamente   e
  correttamente il dito nei confronti della maggioranza e del Governo
  dicendo  che non sta facendo bene, ma credetemi, per un  avviso  di
  garanzia questo non va fatto, non va sollevata la questione morale,
  perché  Enrico Berlinguer in quella memorabile intervista del  1981
  parlava d'altro, parlava di come la partitocrazia aveva rovinato la
  politica,  che  è  un concetto assai diverso di  quello  che  si  è
  introdotto  oggi in questa Aula, dove si sta giocando,  non  me  ne
  voglia nessuno, una sorta di disputa tra buoni e cattivi.
   Noi non siamo immuni da niente  Sapete quante volte nel mio studio
  professionale ho visto piangere persone, lacrime, lacrime, lacrime,
  e  poi  le ho viste innocenti, però le ho viste massacrate  da  una
  gogna  mediatica,  da  un licenziamento, da una  famiglia  che  non
  credeva  più nel proprio caro perché lo riteneva un delinquente,  e
  allora  aspettiamo  i tempi giusti della giustizia,  rispettiamo  i
  ruoli,  perché vedete rispettando i ruoli andiamo a rispettare  noi
  stessi, andiamo a rispettare il nostro passato, i nostri studi,  il
  nostro  lavoro,  i nostri sacrifici, se invece alziamo  i  toni  mi
  verrebbe  troppo facile dire, ma perché la questione morale  non  è
  stata  sollevata  al  comune di Roma, ma  io  non  cado  in  questi
  tranelli,  perché ha fatto bene, ebbene il sindaco  Raggi  è  stato
  assolto e che doveva fare perché gli era stato notificato un avviso
  di  garanzia  si  doveva dimettere? No, poi verrà criticata  perché
  Roma  è  sporca, perché gli alberi cadono, per carità è  giusto,  è
  corretto,  ma non poteva andare a casa l'avvocato Raggi perché  era
  stata raggiunta da un avviso di garanzia.
   Noi  dobbiamo  ristabilire  le regole e soprattutto  rispettare  i
  ruoli,  soprattutto  rispettare il  nostro  prossimo,  non  pensare
  sempre  che  le  cose capitino agli altri, e  ve  lo  dico  non  da
  parlamentare ma da avvocato con trent'anni di carriera,  perché  le
  cose  possono capitare ad ognuno di noi, la magistratura fa il  suo
  ruolo e lo fa in maniera eccellente, la magistratura certamente non
  va  a  pubblicare, non va a diffondere, certamente la  magistratura
  deve passare a un setaccio assoluto tutto quello che è il materiale
  probatorio e poi decidere, così come fa, perché quello è  il  ruolo
  della magistratura.
   Il  nostro ruolo è quello di rappresentare degnamente i cittadini,
  e  allora  non  me  ne voglia nessuno dei signori  deputati  e  dei
  signori colleghi che mi stanno ascoltando, però io credo che noi la
  questione morale la dobbiamo sollevare tutti i giorni con il nostro
  comportamento, io credo che noi dobbiamo rispondere ai cittadini ed
  a  noi stessi, io credo che questo sia stato un dibattito, non dico
  inutile, ma sicuramente pleonastico, sicuramente intempestivo.
   Certamente noi come Forza Italia siamo sempre pronti al dibattito,
  aperti,  rispettosi, perché non è mia abitudine, ma neanche  quella
  dei miei colleghi passare agli insulti, alle accuse, soprattutto se
  talune  volte infondate, perché noi abbiamo una cultura  che  è  la
  cultura massima del rispetto del prossimo, chi sbaglia paga  diceva
  onorevole Di Paola, lei ha come riferimento Casaleggio, io vengo da
  un'altra  scuola  io  ho  come riferimento Giorgio  Almirante,  che
  diceva  un ladro deve andare in galera, se è uno dei nostri bisogna
  dargli  l'ergastolo ,  io  con questa cultura  sono  cresciuto  non
  politicamente, ma personalmente.
   Io sono d'accordo con voi, ma aspettiamo le sentenze, aspettiamo i
  provvedimenti  definitivi, poi per carità,  ognuno  ha  la  propria
  morale,  la  propria etica, il proprio credo religioso e certamente
  ha  anche  una responsabilità, che è la responsabilità  davanti  ai
  cittadini, però i giudici stanno nelle aule di giustizia non stanno
  nelle aule del Parlamento.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Assenza.  Ne  ha
  facoltà.

   ASSENZA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  per  la  verità
  l'intervento del collega avvocato Calderone ha già illustrato  gran
  parte delle argomentazioni che volevo esporre in Aula, e quindi ero
  tentato  di non intervenire, però credo che sia necessario qualcosa
  aggiungerla.
   Vedete,  è  paradossale che noi parliamo da circa un'ora,  più  di
  un'ora,  e  stiamo cadendo nell'errore di trasformare la  questione
  morale in una questione giudiziaria, perché di questo si tratta,  e
  lo  stesso Presidente della Commissione antimafia, onorevole  Fava,
  di  cui  mi vanto di essere un amico ed un estimatore, è caduto  in
  questo  errore  quando ha fatto un elenco di atti  contenuti  degli
  atti  di  indagine dei vari procedimenti, di intercettazioni  e  di
  quant'altro.   La  questione  morale  è  una  cosa,  la   questione
  giudiziaria  è  un'altra, volente o nolente viviamo ancora  in  uno
  stato  di diritto e vige il sacrosanto principio costituzionalmente
  garantito  della presunzione di innocenza sino al  terzo  grado  di
  giudizio.
   E  oggi  oserei  dire ancora di più, perché  a  parte  i  casi  di
  revisione - che esistono anche in caso di sentenze definitive e che
  hanno  portato in alcuni casi a rettificare sentenze della  suprema
  Corte,  perché erano emersi dopo elementi che hanno smentito quelle
  risultanze  processuali  -  esiste la  Corte  europea  dei  diritti
  dell'uomo a cui continuare ad appellarsi.
   E   allora  lasciamola  da  parte  la  questione  giudiziaria.  La
  questione  giudiziaria  va  affrontata  nelle  aule  di  giustizia.
  Sarebbe  auspicabile  che  venisse  gestita  con  la  serietà,   la
  riservatezza, che sono pure previste. E però, caro collega avvocato
  Calderone, lei sa meglio di me che su quelle violazioni, ripetute e
  quotidiane, del segreto istruttorio - chiamiamolo ancora così -  in
  Italia  non esistono colpevoli. Anzi uno, perché è stato  all'epoca
  denunciato  e,  credo,  condannato in primo  grado,  salvo  poi  in
  secondo  grado essere riformato, Silvio Berlusconi; perché  era  il
  male  assoluto e gli si doveva addebitare anche questa  ipotesi  di
  reato.
   E  allora lasciamola fuori da quest'Aula la questione giudiziaria.
  L'avviso  di  garanzia  è  un atto a tutela  dell'indagato   E  voi
  tentate di trasformarlo in una sentenza di condanna  E su questo si
  imbastiscono  processi,  si imbastiscono, vorrei  dire  addirittura
  pali,  forche in piazza  Perché il linciaggio mediatico è  peggiore
  in  alcuni  casi del linciaggio fisico  E ci sono persone  che  non
  hanno sopportato questo  Sino ad arrivare al suicidio.
   Avviciniamoci  alla  verità giudiziale in punta  di  piedi  e  col
  massimo  rispetto. Lasciamo lavorare serenamente i giudici.  Certo,
  magari,  se  si stesse più attenti a non far trapelare all'esterno
  Se,  magari, a qualche giornalista si desse qualche velina in meno
  Che  magari, poi, si rivela completamente in disaccordo con  quello
  che  è  l'impianto processuale vero, con l'impianto  accusatorio  e
  quant'altro.
   La  questione morale è qualcosa di altro. La questione morale è la
  correttezza di una vita; è l'essere adamantini rispetto al  proprio
  posto  di lavoro, alla propria missione, alla propria famiglia,  al
  proprio  ruolo nella società. Al proprio ruolo politico  Su  questo
  siamo perfettamente d'accordo. Ma come parlare di etica collettiva?
  Ma che significa etica collettiva?
   La  responsabilità  è un qualcosa di personale. La  responsabilità
  penale,  a  maggior ragione, è esclusiva e personale. Il gruppo  di
  cui fa parte quel soggetto, nel momento in cui si accorge che è una
  persona da non proteggere, deve cercare di eliminarlo. Ma quando ha
  la  certezza  che  sia  così   Ma se voi  pretendete  -  salvo  poi
  modificarlo  quando riguarda qualcuno che è più  vicino  -  che  un
  avviso  di  garanzia  che colpisce un sindaco  debba  portare  quel
  sindaco  a  dimettersi immediatamente, o un deputato  a  dimettersi
  immediatamente,  o  un assessore a dimettersi  immediatamente,  noi
  abbiamo delegato ad altri la funzione rappresentativa della volontà
  popolare. E questo non può essere consentito.
   Il  nostro è un sistema che si basa sulla divisione dei  poteri  e
  purtroppo ci stiamo sempre più rendendo conto - ma per chi è un po'
  addetto  ai  lavori non è assolutamente una novità  -  che  settori
  immuni  da  qualsiasi  responsabilità non esistono.  Non  esistono.
  Questo non deve consolarci, anzi deve portarci ad alzare ancora  di
  più  il livello di guardia, l'attenzione; ma questo deve far capire
  che  non  esistono primi della classe. Perché vedete - una  piccola
  polemica  fatemela  fare  -  quella  questione  morale  che  Enrico
  Berlinguer    sollevò,   e   sollevò   suscitando,   evidentemente,
  l'attenzione che un grandissimo partito, come era il PD dell'epoca,
  meritava, ma che altri, Tommaso, l'ha ricordato anch'esso  e  altri
  dall'altra sponda dal movimento sociale aveva sollevato da anni,  e
  poi  ha  avuto  riconoscimento postumo di questi anni  dicendo  che
  forse l'unico partito che non rientrava in quel sistema tangentizio
  era  il  mio,  era  il  tuo caro Nello, era  il  Movimento  sociale
  italiano e poi si è visto la fine che hanno fatto gli altri partiti
  nel  corso della storia, però che osa qualcuno si voglia sostituire
  al PD dell'epoca per ammantarsi di questa supremazia morale, questo
  non esiste scusatemi colleghi dei Cinque Stelle.
   Voi  siete persone corrette, come lo siamo noi, come la stragrande
  maggioranza,  composizione di quest'Aula, io  mi  auguro  la  quasi
  totalità,  fino  a  prova  e  condanna  contraria,  ma  non  esiste
  possibilità di dire:  tu sei toccato dal mal'affare, tu non  meriti
  considerazione  e quant'altro, perché poi, e questo  è  un  appello
  che  io mi sento di fare, guardate che poi la gente soprattutto  in
  momenti  di  grande  crisi,  e  mi riferisco  alla  sofferenza  che
  attanaglia  grandi parti della nostra popolazione,  in  momenti  di
  grande sofferenza e di difficoltà a sopravvivere, poi non distingue
  Sperché siti tutti i stessi , è questa la frase.
   E  questo  deve farci riflettere veramente, perché poi  non  nella
  notte, nel il buio tutte le vacche sono nere e quindi continuare ad
  agitare così indistintamente questi argomenti porta a un discredito
  complessivo  che  è  in  gran  parte la politica,  soprattutto  del
  passato,  ha anche meritato, ma così come l'anno meritato tutte  le
  altre  categorie, organizzazioni della nostra Nazione,  del  nostro
  popolo, purtroppo del nostro mondo, perché anche su questo ci  sono
  statistiche  che poi vengono continuante smentite  sul  livello  di
  corruzione  che  noi saremmo dopo la Turchia o chissà  quant'altro,
  poi  vediamole  queste  statistiche come l'ammontare  dell'evasione
  fiscale, che è un dato impalpabile, e chi più ne ha più ne metta.
   Restiamo  ai  fatti  e soprattutto restituiamo  alla  politica  la
  dignità che la politica deve avere.
   La  politica  deve occuparsi, deve essere da guida al popolo,  non
  può  essere succube del popolo e dei peggiori istinti che il popolo
  in  alcune occasioni dimostra. Se noi abbiamo veramente,  ci  siamo
  trasformati semplicemente in degli sbrigatori di piccole  faccende.
  No  la  politica  è qualcosa di più alto, però io  devo  concludere
  perché mi aveva chiesto la collega Savarino di intervenire e quindi
  vi  chiedo scusa, Presidente Musumeci il suo Governo ha non solo la
  possibilità,  ma ha il dovere, di andare avanti e ha il  dovere  di
  andare  avanti  nella composizione attuale compresi  i  4  colleghi
  raggiunti  da  avviso  di  garanzia a  cui  va'  la  mia  personale
  solidarietà,  incondizionata stima senza che la  stessa  sia  stata
  minimamente scalfita dagli atti loro pervenuti.

   PRESIDENTE.  Prima  di  dare la parola  al  Presidente,  onorevole
  Musumeci,  lasciatemi una piccola considerazione sul  dibattito  di
  oggi. Intanto ringrazio l'Aula perché è stato un dibattito comunque
  sereno,  civile  e che comunque porta delle riflessioni,  chiunque,
  quale  che sia la posizione che ogni partito e ogni deputato che  è
  intervenuto ha espresso.
   Però  permettetemi  di  dire:   è  pericolosissimo  additare  come
  colpevole,  come  condannato  uno che  ha  ricevuto  un  avviso  di
  garanzia  e lo dico solo perché ho una esperienza personale che non
  dimenticherò  per la vita, ovviamente che è quella del  mio  grande
  amico  Gaspare Giudice, che morì sull'avviso di garanzia. Prese  un
  tumore, che i suoi medici imputarono allo stress del processo,  per
  essere  ovviamente  alla  fine, non lo sapevamo  perché  quando  ci
  guardavamo dicevamo:  ma come è possibile che tu abbia fatto queste
  cose?  E lui piangendo mi diceva:  Gianfranco ti posso giurare  che
  tutto questo non è mai esistito, quello che hanno fatto  .
   Pensate,  è  stato non solo assolto ma, pensate che su una  frase,
  uscita  in  conferenza stampa dalla Procura - che diceva  di  avere
  un'intercettazione secondo cui la mafia gli diceva, un mafioso  gli
  diceva:   Noi  ti  abbiamo  messo lì  Ora  tu  devi  venire  qui  a
  rispondere  ai  nostri  ordini   - lui impazziva  su  questa  cosa,
  perché  continuava  a  dire che non era mai esistita  una  cosa  di
  questo genere.
   Bene, la famiglia ha poi chiesto il risarcimento dei danni a tutti
  i  giornali  che avevano scritto questa informazione,  che  avevano
  dato questa informazione, e la famiglia ha vinto la causa con tutti
  i quotidiani del mondo che avevano inserito questa dichiarazione.
   Nessuno  ha  avuto il coraggio di rigirare la causa alla  Procura,
  perché  la  Procura  lo aveva detto. I giornali, teoricamente,  non
  c'entravano,  ma l'avevano scritta. Era un'infamità.  Non  esisteva
  assolutamente  questa  intercettazione.  E  quando  l'avvocato   di
  Giudice,  nell'ultima  udienza, chiese di averne  copia  -  perché,
  visto  che non se n'era più parlato, e che quella era la  cosa  più
  pesante  che  era uscita nelle conferenza stampa - l'imbarazzo  dei
  magistrati fu tale che uno arrivò a dire che era stata persa.
   Per  cui,  quello  di  cui  vi prego  è  la  questione  morale  va
  affrontata,  Presidente  Musumeci, io sono  convinto  che  la  vera
  questione  morale  di  questa Regione non riguarda  i  singoli,  ma
  riguarda  il  sistema,  probabilmente il  fatto  che  per  ricevere
  un'autorizzazione  ci  vogliono sei mesi   Questa  è  la  questione
  morale  che andrebbe affrontata. E se, magari, sei mesi bastassero,
  se non sei anni
   Per  cui  la  gente impazzisce e comincia a fare pressioni  perché
  falliscono, perché gli si rovina l'azienda, perché gli si distrugge
  l'azienda. Questa, Presidente Musumeci, a mio avviso - anche se non
  era  un  ragionamento  che  avrei  dovuto  fare  io  da  Presidente
  dell'Assemblea, ma mi permetto di farlo più da amico, voglio  dire,
  da  persona  che conosce, che ormai ha una certa esperienza  quindi
  conosco  le  cose  -  questa  è la vera  questione  morale  che  va
  affrontata.
   Il fatto che noi facciamo impazzire le aziende, facciamo impazzire
  i  cittadini perché non riescono mai ad ottenere quello che  devono
  ottenere,  anche il  no . Ma il  no  gli va detto  Stia  tranquillo
  che,  se  i nostri dirigenti dicessero di  no  invece che  ni ,  la
  questione  morale  non ci sarebbe, perché non  ci  sarebbe  nessuna
  pressione da fare su un  no  netto e giustificato e motivato,  così
  come non ci sarebbe su un  sì
   Vi  chiedo  scusa per questa intrusione, che non mi sarebbe  stata
  permessa dal mio ruolo.
   Presidente Musumeci, le cedo la parola.

   MUSUMECI,  presidente  della Regione. Signor  Presidente,  signori
  deputati  anche,  io  da  diversi mesi, ho  scritto  al  Presidente
  dell'Assemblea  per  manifestare  la  condivisione  personale   del
  Governo alla iniziativa di una seduta dedicata al rapporto  tra  la
  politica, la morale, la legalità.
   Perché  ritenevo  che  potesse  rappresentare  un'opportunità  per
  riflettere, in maniera serena, su quello che abbiamo il  dovere  di
  fare,  su  quello  che  finora  non  è  stato  fatto,  per  rendere
  trasparente e apprezzato l'impegno di ciascuno di noi.
   Certamente il dibattito si è svolto su una linea di responsabilità
  e  di  garbo, se si fa eccezione per la indecorosa offesa personale
  dell'onorevole De Luca - onorevole, solo perché deputato  Io  credo
  che  la  politica  debba  avere il senso del  limite.  Non  si  può
  strappare un altrettanto vergognoso titolo di un blog, e mettere  a
  repentaglio la credibilità di chi pronuncia certi apprezzamenti
   Signori deputati, lo dico con grande serenità, in questa Aula  non
  c'è  persona  che possa dare lezioni di moralità a  chi  vi  parla.
  Siamo tutti onesti ma non ce n'è uno solo che lo sia più di me.
   E  se  questo  mio giudizio, che non è superbia e  non  è  neanche
  orgoglio,  ma  è il legittimo diritto di rappresentare  per  cinque
  anni  gli interessi dell'intera comunità siciliana e, quindi, senza
  alcuna  opacità, se qualcuno non è d'accordo alzi la mano e spieghi
  perché.
   Non  è  tempo di curriculum, non è tempo di attaccarsi medagliette
  al  petto,  non  è  tempo per sfogliare l'album  di  famiglia,  per
  ricordare  - e qualcuno in questa Aula lo sa - che la lotta  contro
  ogni  forma  di illegalità non è una contingenza, è una  scelta  di
  vita  e la si fa da quando si è giovani, ed io ho conosciuto  a  38
  anni  la prima minaccia di morte della mafia. E non ne ho mai fatto
  un  vanto  curriculare,  anzi credo di non averne  mai  parlato  in
  questa Aula, né da Presidente dell'Antimafia in quella tribuna,  né
  qui da Presidente della Regione.
   Sono  convinto che questo dibattito avrebbe potuto ancora  di  più
  consentire  l'occasione per una serena riflessione  sulle  cose  da
  fare, perché una cosa è la questione morale, ed è stato detto,  una
  cosa  è  la  questione  giudiziaria,  altra  cosa  è  la  questione
  politica.
   Ringrazio  i  colleghi  deputati che  hanno  voluto  sottolineare,
  l'onorevole  Calderone, l'onorevole Assenza, l'impegno  di  chi  vi
  parla  nel tentativo di fare il proprio dovere giorno dopo  giorno,
  anche nella vita privata.
   Ha ragione l'onorevole Cracolici. Sono stati fatti passi avanti in
  Sicilia   sul  terreno  della  impermeabilità  ad  ogni   tipo   di
  sollecitazione  esterna. Non sono più i tempi  in  cui,  lo  diceva
  Peppino  Alessi,  la Regione reclutava dipendenti  anche  nell'area
  della delinquenza palermitana, e non soltanto palermitana. Non sono
  più  i  tempi  in cui il mafioso Beppe Genco Russo passeggiava  con
  atteggiamento  da padrone di casa nei corridoi di  questo  Palazzo.
  Non  sono  più  i  tempi  in cui un boss mafioso,  Bontade,  poteva
  prendere a schiaffi davanti al Palazzo, al portone del Palazzo,  un
  assessore  regionale perché aveva disobbedito a certe  indicazioni,
  un onesto assessore regionale.
   Non  sono  più  i tempi di decine di condannati e non  solo  nella
  stagione  di  tangentopoli. Non sono più i tempi in cui  personaggi
  chiacchierati   facevano  gli  assessori   in   ruoli   di   grande
  responsabilità.
   Non  sono  più  i  tempi in cui alcuni uomini di Governo  potevano
  disporre  le  assunzioni  di centinaia di  conterranei  negli  enti
  sottoposti alla vigilanza della Regione alla ricerca di un consenso
  drogato.
   Certo, non sono più questi i tempi.
   Sono stati fatti passi avanti e, tuttavia, ancora rimane molto  da
  fare.
   Io  non  accetto  la logica secondo la quale da  questo  dibattito
  possa  emergere  qualcuno pronto a fare la lista dei  buoni  e  dei
  cattivi  per  rendere più netta e appariscente la  distinzione  fra
  persone perbene e mascalzoni. Non si può permettere nessuno
   Ed  io sono orgoglioso della squadra dei miei Assessori - lo  dico
  senza se e senza ma - e di ogni loro responsabilità politica assumo
  per  intero  il peso. Le eventuali responsabilità penali  attengono
  all'esercizio di chi le commette.
   Nessuno  pensi  che  io sia qui per evitare  una  sostituzione  di
  Assessori.  Sono  qui  per  rivendicare, con  grande  orgoglio,  di
  appartenere  al  partito dei garantisti perché, in quest'Aula,  gli
  avvisi  di  garanzia  hanno interessato tutti  i  Gruppi  politici.
  Tutti   Compreso  il Movimento Cinque Stelle e  nessuno  si  è  mai
  alzato  dai  banchi  del centro destra o del  centro  sinistra  per
  puntare  l'indice contro quelle persone. Nessuno  Men che meno  chi
  vi parla  Nessuno
   Una  cosa  è  l'avviso  di garanzia, altra  cosa  è  il  rinvio  a
  giudizio, altra cosa ancora è la condanna di primo grado - che è di
  primo  grado  - poi, c'è quella di secondo grado, poi,  c'è  quella
  definitiva, di terzo grado.
   Una  cosa è la morale che codifica i valori etici, personali,  non
  scritti e non collettivi, altra cosa è la giustizia che è una sorta
  di  visione laica del Governo che presuppone equilibrio,  senso  di
  responsabilità, dovere, terzietà.
   Attenzione  a non confondere la giustizia col giustizialismo  come
  questa sera qualcuno ha tentato di fare. Stiamo attenti
   Ha  ragione  il  sindaco  di Roma, Virginia  Raggi,  quando  dice:
   evitiamo di trasformare l'avviso di garanzia in un manganello . Ha
  ragione  Ha ragione
   Ha  talmente ragione la grillina Raggi che da sindaco della  città
  capitale  d'Italia  ha  ritenuto di non  dimettersi  né  quando  ha
  ricevuto  l'avviso  di  garanzia  né  quando  è  stata  rinviata  a
  giudizio. Ha fatto bene
   E  allora? Come funziona questo avviso di garanzia? Applichiamo la
  teoria di Giolitti? Eh  Le leggi si interpretano per gli amici e si
  applicano  inesorabilmente per i nemici? Questa  è  la  teoria  che
  aleggia stasera?
    Tutti  i sindaci del Movimento Cinque Stelle indagati .  Uno  dei
  tanti  fogli  dei blog che parla di esponenti del Movimento  Cinque
  Stelle  indagati.  La  sindaca di Torino,  la  sindaca  di  Roma  -
  naturalmente  non  è  di  oggi -, Filippo Nogarin,  il  sindaco  di
  Bagheria,  Maria Angela Danzì indagata, capolista alle Europee  per
  il  Movimento Cinque Stelle. Ma nessuno ha mai speculato su  queste
  cose perché sarebbe ignobile farlo
   Lo diceva l'onorevole Calderone:  nuddu pò diri ri st'acqua nun ni
  vivu ,  dicono gli antichi. Vergogna  Vergogna  Quando la si  vuole
  fare  diventare la giustizia giustizialismo, che sono due  concetti
  assai  diversi.  Il  primo  è la normale attività  di  una  normale
  nazione,  chi  sbaglia  paga, il secondo, il  giustizialismo  è  lo
  strumento armato nelle mani della politica, della peggiore politica
  per combattere e tentare di distruggere l'avversario.
   Certo, il procuratore Pignatone, siciliano, figlio di deputato  di
  questa  Assemblea  e  apprezzatissimo Magistrato  a  Roma,  fino  a
  qualche  settimana fa dichiarava:  in Italia si continua  a  negare
  legittimazione all'avversario politico e non si rinuncia  ad  usare
  contro  di lui il risultato delle indagini a prescindere  dal  loro
  esito finale .
   Chi  fa  politica deve essere garantista, per necessità. Lo impone
  lo stesso esercizio della politica. Ecco perché è diventato di moda
  il  populismo giustizialista. I manipolatori della giustizia per il
  loro  tornaconto politico. Il delirio manettaro, la gogna mediatica
  alimentata  anche da un certo giornalismo forcaiolo. Siamo  all'uso
  politico   della  giustizia.  Quanti  politici  perbene,  onorevoli
  colleghi,   quanti,  Ministri,  Presidenti  di  Regione,   Sindaci,
  parlamentari,  quanti negli ultimi anni hanno pagato, ingiustamente
  e a caro prezzo, il delirio manettaro. Eh  Marino, Bertolaso, Lupi,
  De  Luca,  Podestà, Del Turco, Cota, Mastella, De Girolamo,  Guidi,
  solo per fare alcuni nomi di rilievo nazionale e centinaia di altri
  amministratori qui in Sicilia, quanti costretti a dimettersi  sotto
  la  spinta  del delirio manettaro, solo per un sospetto  o  per  un
  avviso  di garanzia o per una condanna di primo grado ancora  senza
  la  Severino  e  poi  prosciolti o assolti, quanti?  E'  questa  la
  giustizia? E' questa la politica?
   E chi restituirà mai l'onore, la credibilità, la buona reputazione
  ad un politico che ha faticato tanti anni per costruire un'immagine
  e, poi, diventa vittima di un errore giudiziario e distrugge tutto.
  E non importa se l'errore giudiziario sia stato commesso nella fase
  inquirente o nella fase giudicante.
   Io  credo che abbiamo il dovere di distinguere, signor Presidente,
  onorevoli  colleghi,  il  tema  di cui  stasera  ci  occupiamo:  la
  questione legale che attiene all'attività dei Magistrati e non alla
  politica; la questione morale che attiene alla condotta del singolo
  e la questione politica che attiene a tutti noi.
    Non  si può affidare alle aule dei tribunali il compito di ridare
  un  senso alla politica. E' una sconfitta . Non sono parole mie  ma
  di un comunista rimasto tale: Emanuele Macaluso.
   Invece, io andando in giro sento spesso dire ad alcuni sindaci, ad
  alcuni  Assessori e ad alcuni parlamentari che c'è  un  rischio  di
  pervasività della Magistratura, ci sono troppi magistrati in  giro,
  c'è   troppa   Magistratura  presente.  No,  no.  Non  c'è   troppa
  Magistratura  in  giro.  C'è poca politica  in  giro  perché  è  la
  politica  che ha deciso di delegare tutto alla Magistratura.  Tanto
  che se un magistrato emette un avviso di garanzia, la politica deve
  rinunciare al proprio primato e deve imporre le dimissioni di chi è
  stato ricevuto da un avviso di garanzia.
   Dio sa quanto siamo rispettosi dell'ordine giudiziario. Lo abbiamo
  fatto  giorno  dopo giorno, con grande senso di responsabilità,  ma
  credo  che siano i primi, per primi, i magistrati a volere  che  la
  politica  possa tornare ad essere autorevole. Sono loro i  primi  a
  sperare che la politica non debba soccombere alla Magistratura.  Lo
  diceva  lo stesso Pignatone:  c'è la tendenza ad ampliare il  ruolo
  dei  giudici,  affidando loro la soluzione di  problemi  di  natura
  istituzionale, economica o addirittura etica che la politica non sa
  o  non  vuole risolvere . Ecco lo dice un magistrato. Non  ci  sono
  dubbi.
   In  Sicilia è corrotta la classe dirigente? E la classe  dirigente
  politica?
   Lasciatemi porre una domanda: è più sana la classe politica  o  la
  società  civile?  Il  tema è controverso. E le  risposte  non  sono
  scontate.

   CRACOLICI. Una è figlia dell'altra

   MUSUMECI, presidente della Regione. Certo, onorevole Cracolici. Mi
  verrebbe  fin  troppo  facile  dire,  come  diceva  Salvemini   del
  Parlamento  italiano dei suoi tempi:  il 10 per  cento  è  migliore
  della  società; il 10 per cento è peggiore della società; l'80  per
  cento è come la società . Noi siamo quello che il popolo ha voluto.
  Una   società  malata  esprime  una  classe  politica  malata.   E'
  inevitabile.  Ecco  perché sono convinto che i mali  della  società
  siciliana   non  possano  essere  estirpati  e  risolti   per   via
  giudiziaria, con la sola repressione penale che è indispensabile in
  uno Stato di diritto. Intanto, perché la stessa Magistratura penale
  soffre  alcune patologie del sistema italiano e lo stiamo  leggendo
  in  questi giorni. E, poi, perché la deterrenza della pena, la pena
  effettiva  e non sentenziata, non educa il corrotto, il  corruttore
  per  vocazione. E' la politica che deve sapere andare  alla  radice
  dei  mali sociali. Io rivendico da sempre il primato della politica
  nella società. Se la politica diventa subalterna al Codice penale -
  in termini astratti s'intende - è un pericolo per lo stesso sistema
  democratico.  E'  la  politica che da 2.500 anni  si  incarica  del
  compito  di governare le comunità locali, nazionali. E la  comunità
  non  può essere governata attraverso soltanto il Codice penale.  E'
  sulle  patologie sociali e del sistema che interviene la  pena,  ma
  non è uno strumento di Governo la pena inflitta dai Magistrati.
   La  politica ha rinunciato al proprio ruolo rendendosi subalterna,
  a volte, all'ordine giudiziario, altre volte al potere burocratico;
  altre volte ancora al potere economico. E questo avviene quando  il
  politico  si  lascia prendere dal complesso di colpa perché  sa  di
  avere sbagliato, o quando diventa ricattabile, quindi, vulnerabile,
  perché consegna nelle mani degli altri la propria autonomia. Quando
  la  politica si tira indietro, lascia spazio ad altro potere. E' la
  legge fisica. Ecco perché sbaglia chi lamenta che le responsabilità
  appartengono agli altri.
   E  veniamo ai fatti più recenti, seppure in sintesi. E non  me  ne
  vorrà il signor Presidente dell'Assemblea.
   Fino  a  pochi anni fa i corridoi degli Assessorati regionali,  di
  tutti  gli  Assessorati regionali, a Palermo,  erano  affollati  di
  traffichini, mercenari, accattoni, ma anche lobbisti.  Persino  gli
  Uffici  di  Gabinetto erano spesso considerati utili strumenti  per
  consentire  ai  galoppini  di fiducia di stazionare,  vigilare  sui
  movimenti   degli  uffici  di  quell'Assessorato  e  poi  riferire,
  puntualmente,  al politico che li aveva segnalati all'Assessore  di
  turno.
   Oggi, questa triste prassi è meno presente. I contadini sanno  che
  per  estirpare del tutto la gramigna non basta una stagione se  non
  si  vuole  fare ricorso all'inquinamento dei pesticidi. Ma continua
  ad  essere  pesante e presente la pratica dei lobbisti  nei  nostri
  Assessorati. E i recenti fatti di cronaca lo confermano. L'attività
  delle lobbying esiste, è vero, in tutta Europa, dove è regolarmente
  disciplinata  e dove è regolarmente disciplinata appare  chiaro  il
  confine  tra  il  lobbismo lecito e la pressione illecita.  Ma  nel
  vuoto del nostro ordinamento, il traffico di influenze finisce  col
  diventare  un  reato omnibus. Allora, è normale che  il  Presidente
  della  Regione  si  chieda:  dove finisce  il  lecito  dialogo  tra
  soggetti  pubblici  o  privati  e  dove  comincia  il  lavorio  del
  faccendiere?  E' una domanda alla quale io non so  dare  forse  una
  risposta.
   Arata  voleva un impianto privato. La Regione siciliana,  con  una
  delibera  di  Giunta,  ha invece finanziato un  impianto  pubblico.
  Dov'erano   state  richieste  attenzioni  particolari  sono   state
  ricevute  risposte  negative.  Siamo stati  impermeabili  nel  ceto
  politico di questo Governo ed è un valore. A ciò si aggiungano  gli
  atti di programmazione: lo scorso dicembre il Piano dei rifiuti  ha
  previsto criteri stringenti per i quali prima venivano gli impianti
  pubblici e poi, solo in caso di evidenza pubblica, quelli privati.
   Lo  abbiamo  detto  in  mille occasioni e  non  ci  stanchiamo  di
  ripeterlo:  la  corruzione  nella  Pubblica  Amministrazione  è  un
  crimine  gravissimo  e  i  funzionari infedeli  devono  sapere  non
  soltanto che ci costituiremo contro di loro ma che hanno finito  di
  lavorare  presso la Regione perché in una Terra che paga il  dramma
  della disoccupazione, chi lavora, chi ha la fortuna di lavorare nel
  pubblico impiego e ruba, è un delinquente due volte.
   Da  subito, da subito abbiamo avviato nell'Assessorato  energia  e
  rifiuti  le  misure necessarie. Ricordo l'assessore  Pierobon  che,
  condiviso  dalla  Giunta regionale, ha sottratto  il  business  del
  compostaggio dei rifiuti ai privati, in modo da portarlo  sotto  la
  gestione   pubblica  in  quella  zona  di  Calatafimi-Segesta.   Un
  intervento, quello della costruzione dell'impianto di compostaggio,
  finanziato dalla Regione con 14 milioni e mezzo.
   E,  poi, il secondo passo per la lotta alla corruzione nel settore
  dell'energia  e dei rifiuti, lo abbiamo fatto il 14 maggio,  quando
  il Direttore generale del Dipartimento ha emanato una circolare che
  ricalca quanto previsto da Piersanti Mattarella al tempo della  sua
  Presidenza,  con cui è stato disposto che i processi  autorizzativi
  di   pertinenza   del  servizio  autorizzazione  per   le   energie
  rinnovabili     dell'Assessorato     energia,     siano     seguiti
  contemporaneamente da almeno tre persone, contrariamente  a  quanto
  avveniva in precedenza, quando a occuparsi delle istruttorie  c'era
  un solo impiegato.
   Il  terzo  passaggio  riguarda la mia decisione,  formalizzata  lo
  scorso  21 maggio, di predisporre anzitempo gli atti per il rinnovo
  integrale   della   Commissione  tecnica   specialistica   per   le
  autorizzazioni  ambientali, per evitare che la scadenza  di  agosto
  possa   coglierci  impreparati  e,  quindi,  autorizzare  eventuali
  provvedimenti di proroga.
   Ecco,   la   domanda  è:  che  cosa  può  fare  la  politica   per
  neutralizzare  gli  infedeli dipendenti,  per  scoraggiare  chi  ha
  vocazione  alla  corruzione? Intanto, abbiamo proceduto,  onorevole
  Fava,  alla rotazione dei vertici burocratici: Segretario generale,
  abbiamo  scelto  l'avvocato Maria Mattarella; i dirigenti  generali
  dei  Dipartimenti  sono  stati, nella quasi totalità,  rinnovati  e
  sostituiti;   responsabile  dell'Ufficio   anticorruzione   abbiamo
  chiamato  l'avvocato  Emanuela  Giuliano,  dirigente  preparata   e
  competente,  alla  quale non aggiunge e non toglie  nulla  l'essere
  degna  figlia  del vice questore Boris Giuliano, del  quale  il  21
  luglio  ricorderemo il 40  della tragica fine per mano  mafiosa;  e
  ancora,  negli enti locali commissariati il Governo  ha  scelto  di
  nominare  alti  dirigenti  dello Stato  in  quiescenza  -  non  più
  funzionari dell'Assessorato, ai quali va la nostra gratitudine  per
  il  compito  che hanno svolto in passato e che potrebbero  svolgere
  anche  in futuro -, dirigenti dello Stato per avvalerci della  loro
  competenza  e della loro credibilità, quindi, Prefetti, Magistrati,
  Questori, Ufficiali delle Forze Armate.
   Quali  altri  rimedi se non un disegno di legge per accelerare  lo
  snellimento  delle procedure burocratiche che questo Parlamento  ha
  voluto approvare; quali altri provvedimenti se non il completamento
  di  una  banca  dati sul patrimonio regionale dei beni  immobili  a
  cominciare  da quelli in aree rurali; quali altri provvedimenti  se
  non  nella  finanziaria  del  maggio  2018  l'avere  bloccato  ogni
  rilascio  di autorizzazione per i parchi eolici, salvo  poi  essere
  accusati  di  avere voluto mettere in discussione  i  sacrosanti  e
  intoccabili  diritti degli imprenditori, proprio  perché  volevamo,
  Presidente dell'Antimafia, evitare l'assalto alla diligenza.
   L'Assessorato ai Rifiuti e all'Energia è stato devastato, sotto il
  governo  Crocetta  ma  non certo per responsabilità  politiche,  da
  fatti  giudiziari  inauditi.  Abbiamo  trovato  un  Direttore   del
  Dipartimento  estraneo a quell'Amministrazione, lo abbiamo  sentito
  solo,  preoccupato,  spesso in una solitudine  affollata  di  vetri
  incrociati, di diffidenze e di opacità.
   Abbiamo  assegnato nuovi e competenti Direttori generali tanto  ai
  Rifiuti   quanto  all'Energia,  un  Assessore,  dopo  la   rinuncia
  dell'onorevole Figuccia, che abbiamo voluto tecnico ed estraneo  al
  contesto siciliano proprio per evitare condizionamenti.
   Ma  ho  il  dovere  anche di dire a quest'Aula, e  mi  avvio  alla
  conclusione,  che  al  Dipartimento  Rifiuti  ancora  oggi,  signor
  Presidente  dell'Assemblea, sei servizi su nove rimangono  scoperti
  senza  dirigente.  E' bene che lo sappia il popolo siciliano perché
  a  nulla sono valsi gli interpelli interni, nessuno vuole andare in
  quel  Dipartimento, e il Governo non ha alcun potere normativo  per
  prendere un dirigente e nominarlo in quel Dipartimento.

   CRACOLICI.  Il  peso dell'incarico rispetto ad altri  Dipartimenti
  può essere un incentivo

   MUSUMECI,  presidente della Regione. Abbiamo chiesto,  più  volte,
  alla  funzione pubblica di intervenire, nessun risultato tutti  no,
  perché  mi  dice  il  dirigente  non possiamo  avere  l'obbligo  di
  chiedere  ad  un  dirigente di lasciare un  ufficio  per  un  altro
  ufficio.  Questo  dà l'idea del clima pesante  che  si  respira  in
  quell'Assessorato   e,  a  nulla  valgono   le   pressioni   e   le
  sollecitazioni.  E' una musica vecchia, attenti è  una  musica  non
  nuova,  è  una realtà che questo Parlamento già conosce  da  tempo,
  cinque  anni  fa  l'assessore per l'energia del  governo  Crocetta,
  Salvatore  Calleri, persona perbene dichiara alla  stampa:   appena
  insediato in Assessorato, mi sono trovato di fronte al problema dei
  controlli. Non posso sapere cosa esce da ognuna della 426 scrivanie
  nei   miei   uffici,  e  le  norme  stesse  lanciano  i  meccanismi
  amministrativi nelle mani di dirigenti e funzionari , e  chiede  il
  giornalista:   ma lei non ha paura della corruzione,  non  c'è  una
  cura  per  la  corruzione? . Risponde:  fiato sul  collo,  continue
  convocazioni, ma soprattutto uscire dalla logica dell'emergenza  di
  cui spesso un Assessore rimane vittima .
   Ecco,  onorevoli colleghi, signor Presidente, la domanda che  oggi
  ognuno  si  deve  porre  è  che  cosa  può  fare  la  politica  per
  neutralizzare  certi casi, accanto ai funzionari  ed  ai  dirigenti
  corrotti  ci  sono  dirigenti di gran pregio, persone  perbene  che
  fanno,  con  grande  sacrificio, il  proprio  dovere  e  lasciatemi
  rivolgere  un pensiero grato e commosso a due dirigenti,  Basile  e
  Bonsignore,  che pagarono con la loro vita per non essersi  piegati
  ai  voleri  della Mafia, ma non c'è dubbio che c'è un  problema  di
  permeabilità  che va affrontato e va risolto drasticamente  assieme
  dal Governo e dal Parlamento.
   Quali  sono  i  pericoli?  Beh  Gli  enti  locali.  Vi  pare  poca
  l'assenza della politica dai vertici delle ex province da sei anni?
  L'assenza di un potere legittimato dal consenso elettorale  diretto
  o  indiretto, e la fragilità del ruolo del sindaco esposto, in ogni
  momento,  a  rischio  di sfiducia da parte del Consiglio  comunale?
  Questa  vulnerabilità  del primo cittadino  non  garantisce  né  la
  stabilità  amministrativa,  né  la  trasparenza  nell'autonomia  di
  scelta  di  chi dovrebbe rispondere solo al popolo,  e  poi  nessun
  organismo  di  controllo  sugli  enti  locali,  mentre  persino  il
  Segretario generale ha perso la sua terzietà perché viene  nominato
  e prescelto dal Sindaco.
   E   rivedere  la  normativa  sullo  scioglimento  dei  comuni  per
  infiltrazione mafiosa? E allontanare il ceto politico ed  anche  il
  ceto burocratico? Vi pare poco? Vi pare un tema marginale? Non è un
  tema da questione morale la trasparenza nel voto di quest'Aula? Non
  vi  pare  un tema di questione morale il voto segreto per questioni
  puramente  politiche  e non personali? E poi le  norme  etiche,  le
  norme  etiche per politici e per burocrati come il sottoscritto  da
  Presidente dell'Antimafia con tutti i colleghi ha chiesto, sin  dal
  2014.
   Certo,  signori, voi mi direte i Siciliani sono legati a un  certo
  tipo  di  consenso: il familismo, questo spirito anarcoide,  questo
  essere  abituati  a  un assistenzialismo assolutamente  anomalo  da
  parte della politica. Certo. Ma dobbiamo dare potere ai sindaci.
   La  politica deve smettere di intercettare sollecitazioni che  non
  appartengono alle istituzioni.
   Il  leader del Movimento Cinque Stelle, onorevole Cancelleri, dice
  in  un'intervista:  «Bisogna coordinare i  referenti  regionali  su
  agricoltura,  scuola,  imprese, lavoro, ambiente».  Il  giornalista
  chiede:  «mi faccia un disegnino, non ho capito bene».  «Le  spiego
  subito. Se in Sicilia c'è un'istanza, io faccio da interfaccia  con
  i  nostri al Governo. Questo sistema va strutturato. Se vuoi  porre
  il  tema  x al Ministro Tizio, devi parlare col referente regionale
  Caio».

   CAPPELLO. E che vuol dire?

   MUSUMECI, presidente della Regione. Non credevo ai miei occhi e ho
  letto e riletto più di una volta.

   CAPPELLO. Che vuol dire, ce lo spieghi Presidente?

   MUSUMECI, presidente della Regione. Ed è questa   rispondo subito,
  capogruppo.  Ed  è questo un ruolo che si chiama, nell'antropologia
  politica,  quello del mediatore. Chi si abbandona a  qualche  buona
  lettura  sa che Gabriella Gribaudi ci ha fatto un testo di trecento
  pagine  sui  mediatori.  Su coloro i quali, cioè,  intercettano  le
  esigenze  del  territorio  e  le  rappresentano  a  Roma.  Era   il
  notabilato di una certa stagione politica

   CRACOLICI. Si chiama sensale.

   CAPPELLO. Si chiama partito  partito  Si chiama partito

   PRESIDENTE.  Onorevole Cappello, sospendo la seduta. La  seduta  è
  sospesa per cinque minuti.

     (La seduta, sospesa alle ore 18.32, è ripresa alle ore 18.37)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, se riprendiamo posto dopo  questo
  momento   di  stanchezza  e  nervosismo,  riprendiamo   i   lavori.
  Presidente Musumeci, la prego di riprendere il suo intervento.

   MUSUMECI, presidente della Regione. Presidente, la ringrazio e  le
  assicuro che fra pochi minuti concluderò questo mio concetto.
   Mi  ero soffermato, dicevo al ruolo che il Governo nazionale, deve
  avere  nel  rapporto con il territorio che è un tema  assolutamente
  non  maledicente,  ma  è  un  tema di  riflessione  politica  assai
  importante  sul quale se vuole questa Presidenza o l'Aula  possiamo
  tornare, perché noi siamo convinti che il ruolo di collegamento fra
  le  esigenze  del  territorio, quindi il tema   x   e  il  ministro
   Tizio ,  non debba passare dal referente regionale, a  prescindere
  dall'appartenenza  del Ministro, ma debba passare  dalle  autonomie
  locali, da chi il popolo ha legittimato a rappresentare i comuni  e
  le  province  altrimenti  il Partito diventa  mediatore  e  diventa
  Partitocrazia perché il partito si sostituisce all'Ente locale.  Un
  ministro  deve parlare con i sindaci deve parlare con i  presidenti
  di  provincia  non può ricevere le segnalazioni di  un  determinato
  territorio attraverso il proprio partito.

   CANCELLERI. Ma questo non lo abbiamo detto.

   MUSUMECI,  presidente  della Regione.  Ecco,  perché,  e  concludo
  davvero,  io sono convinto, signor Presidente, e colleghi  deputati
  che  il  vero tema questa sera, e nelle settimane future se volete,
  sia  la questione politica non la questione giudiziaria neanche  la
  questione  morale;  la  questione politica perché  dalla  debolezza
  della  politica  discende poi prima la questione  morale,  la  zona
  grigia e poi quando il danno è fatto, la questione giudiziaria.
   La  politica può e deve assumersi le proprie responsabilità. E' un
  appello, intanto, a me stesso, alla mia parte, al mio Governo, alla
  mia  coalizione  di  Governo,  non  ho  nessuna  veste  per  potere
  rivolgermi agli altri col tono di chi dà indicazioni, nessuno.
   Credo   che   la  politica  debba  riappropriarsi  della   propria
  autorevolezza, tutta la politica siciliana, quella del territorio e
  quella che si muove in questo Palazzo, sui banchi del Governo e sui
  banchi  del Parlamento, la politica degli eletti e la politica  dei
  partiti.  Perché  la politica, con la  P  maiuscola,  non  si  deve
  rassegnare  ad essere lo specchio di una società, come  la  nostra,
  sofferente  e,  alcune  volte e forse  per  questo,  rancorosa.  La
  politica   deve   avere  l'ambizione  di  essere  guida,   esempio,
  testimonianza  e  non  soltanto specchio. E, quando  è  necessario,
  faccia  pulizia  al proprio interno. Non importa se  si  tratti  di
  deputati  o  di assessori. Perché se un deputato o se un  assessore
  della  mia  coalizione  dovesse  risultare,  per  la  Magistratura,
  concretamente responsabile, sarei io stesso ad accompagnarlo  sulla
  soglia del Palazzo. Senza alcun tentativo di indugiare.

   CRACOLICI. C'è la legge Severino.

   MUSUMECI,  presidente della Regione. Certo, il legislatore  ci  ha
  offerto  la   Severino'  che consente di potere  neutralizzare  gli
  effetti  prodotti  -  non  mi riferivo a te,  cara  Giusy,  tu  sei
  Savarino  con  la  a , e rimani comunque un riferimento  anche  per
  noi.
   Io   credo   che  dobbiamo  sforzarci  di  arrivare  prima   della
  Magistratura. Dobbiamo imparare a distinguere il giusto dall'utile.
  La  politica  deve  avere il coraggio di processare  sé  stessa  al
  proprio  interno, con umiltà e determinazione, ed evitare  così  di
  essere  processata dal populismo giustizialista della  piazza,  che
  non  sempre è serena e giusta. E ricordiamoci che fu la  piazza  ad
  assolvere un delinquente incallito: si chiamava Barabba

   materia di rapporti finanziari

   Rinvio del dibattito sulla trattativa Stato - Regione siciliana in
  materia di rapporti finanziari

   PRESIDENTE. Si passa al III punto all'ordine del giorno: Dibattito
  sulla  trattativa Stato - Regione siciliana in materia di  rapporti
  finanziari.
   Su  questo  punto  ho ricevuto, da quasi tutti  i  Capigruppo,  la
  richiesta   di   rinvio   a   martedì   prossimo.   Se   l'Aula   è
  complessivamente d'accordo, lo rinviamo a martedì.

   CRACOLICI. Sul rinvio siamo sempre d'accordo

   PRESIDENTE. Bravi, non ho dubbi, mai  Quindi, rinviamo  a  martedì
  prossimo il III punto all'ordine del giorno.
   Onorevole De Luca, so che vuole la parola, ma io credo che ci  sia
  stato  un dibattito e un momento di, probabilmente, qualche piccolo
  errore  da  parte  di tutti. Ma se riapriamo questo  dibattito,  su
  questo argomento credo che non sia utile a nessuno. Per cui, io  la
  pregherei  di evitare questo intervento. La ringrazio  molto  e  ne
  parleremo alla prossima seduta.
   Onorevoli  colleghi,  la seduta è rinviata a  martedì,  18  giugno
  2019, alle ore 15.00, con il seguente ordine del giorno:


   I -COMUNICAZIONI
   II   -SVOLGIMENTO,  AI  SENSI  DELL'ARTICOLO  159,  COMMA  3,  DEL
    REGOLAMENTO  INTERNO, DI INTERROGAZIONI E DI INTERPELLANZE  DELLA
    RUBRICA:  Attività produttive  (V. allegato)

   III  -  DIBATTITO SULLA TRATTATIVA STATO - REGIONE  SICILIANA  IN
    MATERIA DI RAPPORTI FINANZIARI

   IV -DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

       1)  Collegato  al  disegno  di  legge  n.  476   Disposizioni
         programmatiche e correttive per l'anno 2019. Legge di stabilità
         regionale  (n. 491/A) (Seguito)

         Relatore: on. Mancuso

       2)    Riforma  degli  ambiti territoriali  ottimali  e  nuove
         disposizioni per la gestione integrata dei rifiuti  (nn. 290-49-76-
         179-267/A) (Seguito)

         Relatore: on. Savarino

                   La seduta è tolta alle ore 18.44

                      DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

               Il Consigliere parlamentare responsabile
                 dott.ssa Maria Cristina Pensovecchio