Resoconti delle sedute d'Aula Banche dati

Risultati di ricerca

Titolo

Resoconto d'Aula della Seduta n. 251 di mercoledì 10 febbraio 2021
  • Versione PDF
  • Versione Testuale
                                        

   Presidenza del Presidente Miccichè

   Presidenza del vicepresidente Di Mauro

   Presidenza del vicepresidente Foti


    La seduta è aperta alle ore 11.21

    PRESIDENTE. Avverto che il processo verbale della seduta
  precedente è posto a disposizione degli onorevoli deputati che
  intendano prenderne visione ed è considerato approvato in
  assenza di osservazioni in contrario nella presente seduta.

    Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno,
  do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
  votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
  luogo nel corso della seduta.
    Invito, pertanto, i deputati a munirsi per tempo della tessera
  personale di voto.
    Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del
  numero legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale
  o di scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante
  procedimento elettronico.

    Atti e documenti, annunzio

    PRESIDENTE. Avverto che le comunicazioni di rito di cui
  all'articolo 83 del Regolamento interno dell'Assemblea saranno
  riportate nell'allegato A al resoconto dell'odierna seduta.

    Comunicazione relativa a mozioni superate dall'approvazione di
  ordini del giorno

    PRESIDENTE. Comunico che a seguito dell'approvazione, nella
  seduta  d'Aula n. 248 del 2 febbraio 2021, degli  ordini del
  giorno nn. 426, 427, 428, 429, 430 e 431, sono da intendersi
  superate, rispettivamente le mozioni nn. 475, 457, 444, 300, 478
  e 436 in quanto analogo contenuto.

    L'Assemblea ne prende atto.

   Regione

    Comunicazioni del Governo sui servizi di assistenza ai
  disabili nella Regione

    PRESIDENTE. Iniziamo i lavori di questa 251  seduta e si passa
  agli argomenti posti all'ordine del giorno e precisamente alle
  comunicazioni del Governo sui servizi di assistenza ai disabili
  nella Regione. Ieri c'è stato un dibattito, è stato chiesto di
  inserire all'ordine del giorno questo argomento che fa seguito a
  tutta la discussione che c'è stata in sede della V Commissione.
    Vedo il Presidente, onorevole Di Caro, qui in Aula. Se, per
  piacere, può riferire all'Aula i contenuti della discussione in
  maniera tale che poi, se c'è un prosieguo nella discussione e i
  colleghi la chiedono,  fare intervenire il Governo.

    DI CARO. Signor Presidente, come lei ben riassumeva prima,
  ieri in V Commissione abbiamo analizzato e trattato la vicenda
  delicatissima che riguarda molti studenti siciliani disabili che
  non riescono ad accedere nei luoghi del sapere perché privi di
  assistenza all'autonomia, alla comunicazione e agli assistenti
  igienico-personale. Abbiamo ricevuto decine di istanze da
  sindacati, associazioni, anche familiari, che non riescono a
  portare i propri bambini a scuola.
    E' stata  - i colleghi erano presenti - una audizione
  abbastanza lunga e anche nei toni accesa; non siamo riusciti a
  concludere di fatto, come si può addivenire, ad una soluzione di
  questo problema che riguarda - ripeto - studenti disabili,
  bambini disabili; in qualche modo è stata prospettata una via
  d'uscita per questo tipo di problema.
    Non abbiamo fatto in tempo ad ascoltare l'Assessore Scavone
  perché abbiamo saputo che era, per motivi familiari, impegnato
  e, quindi, non era nelle condizioni di partecipare. Devo dire la
  verità, quanto esposto dal dottore Greco non ha convinto molti
  commissari e molti degli intervenuti all'audizione e abbiamo
  chiesto, ringrazio per questo l'Assessore per la solerzia e la
  celerità, risposta qui in Aula delle numerose istanze pervenute
  ieri in Commissione. Grazie.

    Presidenza della Vicepresidente FOTI

    PRESIDENTE. Grazie, onorevole Di Caro.
    Si sono iscritti a parlare anche gli onorevoli Schillaci e
  Caronia. Però, colleghi, non apriamo un dibattito visto che
  abbiamo l'Assessore e, probabilmente, ci potrà anche dare
  delucidazioni in merito.
    Ha facoltà di parlare l'onorevole Schillaci.

    SCHILLACI. Grazie. Presidente. Assessore, la ringrazio intanto
  per la celerità e per la sua presenza oggi in Aula perché
  l'assessore comunque è molto sensibile alla tematica e lo ha
  sempre dimostrato. Però vede, Assessore, abbiamo fatto
  tantissime audizioni in V Commissione ed è sembrato quasi un
  gioco dell'oca; cioè, siamo ritornati di nuovo ad un anno fa
  quando abbiamo iniziato a parlare di questi ragazzi, abili
  diversamente, che in questo momento viene negato loro il diritto
  allo studio. E stiamo parlando di un diritto che è difeso dalla
  nostra Costituzione e per i quali i tagli di spesa non sono
  previsti, sanciti da direttive europee.
    Quindi, noi desideriamo davvero  - e lo dico a tutti i
  colleghi, a tutto l'arco parlamentare - trovare delle soluzioni
  definitive su questo argomento, perché non è più tollerabile
  avere servizi da Paesi di terzo mondo.
    Noi non dobbiamo consentire che i nostri ragazzi restino a
  casa o che gli venga erogato, come nel caso degli assistenti
  all'autonomia e alla comunicazione, dei servizi ad
  intermittenza. Noi dobbiamo pianificare e organizzare meglio;
  non possiamo più tollerare che i genitori prendano delle ferie
  per restare a casa ad accudire i propri figli.
    Quindi, Assessore, ieri abbiamo assistito in audizione, lei
  non c'era, l'ennesimo tentativo di scaricabarile tra
  istituzioni, non è più tollerabile.
    La Città metropolitana ha chiarito che c'è stato un decreto da
  parte del suo Assessorato con uno stanziamento di 15 milioni e
  ha espressamente evidenziato che si tratta di servizi che
  precludono l'assistenza igienico-personale difendendosi e
  facendosi scudo con il parere del CGA. Un parere -  ricordiamolo
  - che non è vincolante. Noi abbiamo della normativa chiara,
  l'articolo 17 della legge n. 66/2017 mettono in evidenza
  l'autonomia della Regione siciliana su questi argomenti. Quindi,
  diciamolo, è soltanto una scelta politica, non possiamo
  difenderci e fare scudo con un parere del CGA.
    E allora io, Assessore, al di là dell'istituzione del tavolo
  permanente che siamo tutti d'accordo che può avere una
  prospettiva per l'organizzazione e la pianificazione futura di
  questi servizi, io le chiedo assolutamente, essendo una scelta
  politica, o si fa rifare un parere del CGA, un nuovo parere
  perché il parere - diciamolo - è stato chiesto in un modo
  assolutamente fuorviante, la risposta del CGA non poteva che
  essere quella. Allora chiediamo un altro parere, dicendo se la
  Regione siciliana per questo tipo di servizi che, ricordiamolo,
  non possono essere esplicati dai collaboratori scolastici, dal
  personale dipendente ATA, perché quello è un servizio di base,
  quello di cui stiamo parlando noi è un servizio integrativo
  specialistico, perché i disabili gravi non possono assolutamente
  andare a scuola col servizio fatto dai collaboratori scolastici
  che hanno una preparazione e una formazione di 40 ore a
  differenza di personale OSA e OSS che hanno elaborato una
  esperienza sul campo più che ventennale.
    E poi, mi chiedo, la Regione siciliana ha speso tantissimi
  soldi per formare questo personale e, quindi, che facciamo?
  Buttiamo a mare tutti gli investimenti sulle risorse umane che
  abbiamo fatto fino ad oggi?
    Io credo che sia arrivato il momento di sederci al tavolo e,
  veramente, capire come questa Regione siciliana non neghi più il
  diritto allo studio a questi ragazzi.

    CARONIA. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Dico se volevamo sentire
  l'Assessore, magari, poi, si poteva replicare.

    CARONIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore,  io
  in realtà ritengo, per carità, sempre un'ottima occasione quella
  del confronto soprattutto con il Governo però, in realtà, noi
  abbiamo già anche con il presidente Di Caro fatto ieri una
  Commissione dove abbiamo ampliamente sviscerato quali erano le
  problematiche igienico-sanitarie, siamo anche andati oltre,
  abbiamo anche affrontato il tema degli ASACOM, per carità, siamo
  qui e ne parliamo, però, ritengo che sia non assolutamente
  incisivo, perché non ci sono elementi oggi che ritengo possano
  essere riferiti, però per carità è sempre un'ottima occasione.
    Io ritengo che ci sia un tema di fondo, che il Governo ha
  ampiamente condiviso e abbiamo condiviso anche in Commissione
  che è quello di aprire un tavolo tecnico, serio, con lo Stato,
  affinché igienico-sanitari della Regione siciliano non vengano
  dispersi in termini di forze lavorative ma che, soprattutto,
  venga reso un servizio accurato, così come è stato fatto negli
  ultimi 20 anni.
    Il parere del CGA, per quello che mi riguarda, poiché noi
  dobbiamo attenerci a ciò che la legge ci dice, attribuisce le
  competenze dell'igienico-sanitario al Ministero della Pubblica
  istruzione, pertanto, gli Ata che sono stati formati con 30 ore
  proprio all'inizio di questo anno scolastico -  abbiamo anche
  qui il decreto con il quale sono stati stabilite anche le
  modalità dello svolgimento di questo corso evidenzia un
  elemento: lo Stato avoca a sè un'attività che è l'igienico-
  sanitario.
    Ovviamente lo fa con un personale formato in maniera
  assolutamente a nostro modo di vedere non esaustivo perché 30
  ore, a fronte di chi dopo 20 anni di attività, peraltro dopo
  essersi formato attraverso corsi Oss facendo a proprio carico o
  attraverso fondi che sono stati fatti a suo tempo, finanziati
  dalla formazione professionale, è chiaro che dopo 20 anni di
  esperienza ha acquisito un know-how, una conoscenza, una
  capacità di gestire soggetti fragili che, certamente, è nelle
  cose e, ovviamente, più attenta, accurata, più efficace rispetto
  alla gestione di un ragazzo disabile perché non si maneggia un
  oggetto, né tantomeno un manufatto, ma stiamo parlando di
  soggetti fragili ai quali vengono resi dei servizi che hanno,
  chiaramente, necessità di ampie competenze.
    Il tema, adesso, ovviamente, è uno: esiste all'interno degli
  enti che poi gestiscono i servizi e, quindi, le ex provincie, le
  città metropolitane, una gestione piuttosto discrezionale.
    Certamente questo è un tema che noi dobbiamo rilevare ma,
  voglio dire, anche facendo riferimento a quello che è stato il
  caso della provincia di Palermo o, come dire la città
  metropolitana di Palermo che in relazione all'attività ASACOM,
  nonostante il Parlamento ed il Governo in maniera tempestiva,
  più che tempestiva, abbiano dato le risorse e le abbiano appunto
  decretate con un decreto di riparto immediato, ha bloccato per
  otto giorni il servizio.
    Così come per esempio si rileva che nella provincia di
  Messina, nella provincia di Trapani, l'attività dell'igienico-
  sanitario prosegue, mentre nelle altre provincie questo non
  avviene.
    Allora è chiaro che, da parte degli enti che gestiscono il
  servizio, è necessario che ci sia anche chiarezza, perché parlo
  della mia provincia che è quella che conosco meglio, quando da
  parte dell'Ente provincia vengono chiesti agli istituti
  scolastici che dovevano fare richiesta dei servizi integrativi
  proprio per impiegare le figure igienico-sanitarie vengono
  mandati dei progetti alla persona che sono assolutamente privi
  di un piano economico, che non abbiano anche una contezza anche
  di quello che può incidere dal punto di vista economico,
  ovviamente la Regione, in questo caso il Dipartimento alla
  famiglia, si trova spiazzata perché io non posso credere che
  dopo tanti anni di gestione di un servizio come questo non si
  conoscano i costi unitari del personale igienico-sanitario.
    Quindi, i progetti che sono stati presentati che, comunque,
  alcune provincie hanno presentato, sono state rigettati perché,
  ovviamente, non avevano quelle condizioni minimali per essere
  presi in condizione.
    Allora, io ritengo che questo rimpallo che, purtroppo, le
  città metropolitane, alcune città metropolitane, stanno mettendo
  in atto, è soltanto a svantaggio della comunità fragile dei
  soggetti disabili.
    In merito agli igienico-sanitari, ho presentato un ordine del
  giorno, insieme al collega Pullara, con il quale noi chiediamo
  con forza che l'assessore faccia sentire il peso della nostra
  competenza regionale, proponendo una formula o, comunque, un
  metodo di inserimento di questi soggetti altamente
  professionalizzati, all'interno di quello che è il personale ATA
  già esistente, affiancandolo e, mi permetto di dire,
  surrogandolo, perché, nonostante si dica che non ci sia alcuna
  disfunzione, purtroppo, si rileva, da parte delle famiglie, che
  ci sono molti, molti genitori che non mandano i propri figli a
  scuola poiché l'assistenza igienico-sanitaria non viene
  espletata nella maniera più corretta e, quindi, si ha timore di
  lasciare il figlio in mano a chi non lo sa gestire.
    Siccome, allora, il problema esiste, oggi, ritengo, in un
  certo senso aggiuntivo questo nostro incontro, perché, bene o
  male, avevamo già delineato un percorso in Commissione.
    Non si nega mai il confronto, anzi ben venga. Ritengo, però,
  che sia essenziale che l'Assessore continui in quello che è un
  proposito che, per altro, aveva già enunciato, cioè quello di
  creare un tavolo tecnico permanente con lo Stato

    PRESIDENTE. Onorevole Caronia, la invito a concludere, perché
  già il tempo è scaduto.

    CARONIA. Sto concludendo. Dicevo, un tavolo tecnico che
  permetta a questi operatori, di diventare, di fatto, personale
  ATA ausiliare insieme a quelli che già attualmente, diciamo che
  lo Stato ha reperito, o meglio il ministero ha reperito,
  affinché questo sia un servizio fatto in maniera estremamente
  professionale.

    PRESIDENTE. Onorevole Caronia, deve concludere.

    CARONIA. Ho concluso.

    DI PAOLA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    DI PAOLA. Signor Presidente, ringrazio l'Assessore per la
  presenza di questa mattina.
    Assessore, ne abbiamo parlato già, da mesi parliamo di questo
  problema, e questo problema deve essere risolto a medio termine
  ed a lungo termine.
    Cerco di fare, signor Presidente

    PRESIDENTE. Colleghi, il tema è appassionante e vi prego di
  seguire l'intervento dell'onorevole Di Paola.

    DI PAOLA. Assessore, ieri, il Direttore generale del suo
  Dipartimento, non è stato per nulla chiaro. E le spiego perché.
    Il 29 gennaio, puntualmente, è stata fatta la delibera da
  parte del direttore generale che va a dividere le somme alle
  città metropolitane ed ai liberi consorzi.
    All'interno della delibera, nell'articolo 1, il direttore
  generale, inserisce il capitolo, da cui prende queste somme e la
  dicitura del capitolo. Nella dicitura del capitolo, ovviamente,
  c'è ancora l'igienico-sanitario, c'è ancora la voce igienico-
  sanitario.
    Ora, Assessore, noi è da tempo che abbiamo chiarito la
  differenza tra le competenze del personale ATA sull'igienico-
  sanitario, che sono delle competenze di base e le competenze da
  parte dell'igienico-sanitario, chiamiamolo specialistico,
  chiamiamolo complesso, che si va ad utilizzare quando il
  dirigente scolastico fa un piano individuale per quel bambino
  che ha delle disabilità.
    Se il dirigente scolastico, assessore, fa il piano individuale
  e questo piano individuale viene inviato, come è possibile che,
  poi, ieri, il direttore generale mi dice che il piano
  individuale deve essere, come dire, arricchito di maggiore
  documentazione?
    Qui, allora, c'è qualcosa che non va, e c'è un rimpallo chiaro
  di responsabilità tra le città metropolitane, i liberi consorzi
  ed il dipartimento regionale, tant'è, così come ha detto anche
  chi mi ha preceduto, che alcune città metropolitane ed alcuni
  liberi consorzi hanno fatto partire il servizio senza alcun
  disagio per gli alunni e per le famiglie dei disabili. Questa,
  quindi, è già un'anomalia. Ed è un'anomalia forte.
    Le abbiamo chiesto più volte, e qua deve essere la politica a
  fare chiarezza, assessore, di prendere in mano questa situazione
  e di chiarire, effettivamente come stanno le cose perché sul
  discorso del personale ATA che deve fare l'assistenza igienico-
  sanitaria di base, lo abbiamo capito, non lo ripetiamo e il
  direttore generale ieri ha nuovamente ripetuto questo discorso
  del CGA. Lo abbiamo capito. A me interessa l'assistenza igienico-
  sanitaria specialistica, complessa, che viene richiesta dai
  dirigenti scolastici con un piano individuale sul bambino e che,
  ad oggi, non è stata attivata, punto primo.
    L'altra cosa strana,  se cioè arriva la delibera il 29 gennaio
  perché la Città metropolitana di Palermo il 9 febbraio non
  attiva nemmeno l'assistenza alla comunicazione, assessore,
  l'assistenza alla comunicazione e lì non c'è tutto il discorso
  del CGA.
    L'assistenza alla comunicazione non viene attivata. E, allora,
  qui assessore, la politica ad un certo punto perché poi ci
  possono essere questi rimpalli di responsabilità, ma la politica
  ad un certo punto deve prendere delle posizioni chiare e forti.
  Se c'è qualcosa che non va, si fanno eventualmente le denunce
  perché non è possibile che ci siano, mi si dice:  Se io mi sono
  sentito telefonicamente con Tizio con Caio , perché qui stiamo
  rischiando fortemente che se all'interno delle scuole avviene
  una disgrazia di chi sarà, poi, la responsabilità? Di chi sarà
  la responsabilità? Perché il dirigente scolastico fa il piano
  individuale, il direttore generale mi dice che deve essere
  arricchito maggiormente, l'assistenza alla comunicazione non
  viene avviata, nonostante ci sono le somme.
    E allora, qui, cari colleghi, c'è qualcosa che non va e,
  Presidente, diciamo questa cosa, diciamo siamo sensibili tutti,
  indipendentemente dal partito politico.
    Io, qui oggi, non voglio nemmeno fare un attacco politico
  perché sarebbe anche semplice fare un attacco politico a questo
  Governo regionale, però, o si fa chiarezza, assessore, oppure
  dico non accetteremo più il rimpallo di responsabilità
  burocratiche perché se la politica dà gli input, dà le
  soluzioni, dà le proposte e poi non vengono attuate, se c'è un
  problema di fondi, diciamolo, perché se c'è un problema di
  fondi, diciamolo
    C'è un problema di fondi e vediamo come intervenire perché poi
  dico, la cosa è chiara: non  nascondiamoci dietro il parere del
  CGA. Non nascondiamoci più, Presidente, e spero che l'assessore
  risponderà a questa cosa.
    Non nascondiamoci più dietro il parere del CGA perché abbiamo
  capito nettamente qual è la differenza tra assistenza di base e
  assistenza specialistica.
    Ora, se questa assistenza specialistica .

    PRESIDENTE. Deve concludere.

    DI PAOLA . e - concludo, Presidente - la vogliamo attivare,
  Assessore? Vogliamo capire, ci deve dare gli strumenti su come
  attivarla perché il rimpallo di responsabilità non è più
  possibile ed aggiungo quest'ultima cosa, Presidente, prima che
  lo dimentico, ricordiamoci che noi per tutto il periodo Covid
  l'assistenza agli alunni disabili non l'abbiamo fatta, quindi,
  abbiamo fondi che sono rimasti dall'anno scorso perché non li
  abbiamo utilizzati, perché non c'è stata scuola.
    E, allora, voglio capire, assessore, ma questi fondi che fine
  hanno fatto? Grazie, Presidente.

    PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore per la famiglia,
  le politiche sociali ed il lavoro, Scavone.

    SCAVONE, assessore per la famiglia, le politiche sociali ed il
  lavoro. Grazie Presidente, buongiorno a lei, buongiorno agli
  onorevoli deputati, agli Assessori presenti, sono contento
  stamattina di essere venuto qui in Aula. Ieri, purtroppo, quando
  mi hanno cercato ero in autostrada avendo tardato la mia venuta
  a Palermo, mi sono reso prontamente disponibile perché credo che
  questo problema di cui abbiamo parlato tante volte, farò tutta
  la ricostruzione delle cose che abbiamo non solo detto, ma anche
  fatto, però, non sono mai troppe le volte, le opportunità di
  riflessione se non si arriva insieme -  e forse oggi possiamo
  consumare, come dire, questo passaggio - ad una soluzione per
  imporre ciò che è giusto e cioè fosse uno solo dei ragazzi che
  non riesce ad avere garantito il suo diritto, dobbiamo trovare
  una maniera perché questo avvenga.
    Parliamo molto della vicenda del CGA, prima del CGA che si
  esprime l'8 maggio dell'anno scorso, l'Ufficio legislativo del
  Ministero - voglio ricordare -  fa un parere e lo manda proprio
  al CGA della Sicilia, nella quale dice con chiarezza quali sono
  le competenze dello Stato e quali sono le competenze della
  Regione sottolineando che nelle competenze dello Stato c'è
  quella della Pubblica istruzione, della Formazione e, in questo
  caso, anche quella dell'Assistenza igienico-personale, attività
  garantita da un personale, ricorda il Ministero, ATA con un
  contratto di lavoro e anche una copertura economica rispetto a
  una competenza acquisita attraverso un corso che il Ministero ha
  attivato per loro.
    Questo è il parere del 6 aprile 2020, n. 1340, al quale poi
  segue quello che sarà il parere del CGA n. 115 dell'8 maggio. Io
  lo ricordo solo per dire che questi sono pareri che ci ricordano
  competenze e ci vincolano sul piano normativo quindi dire che i
  pareri non ci vincolino, chiaramente è una considerazione forse
  non troppo puntuale.
    Ed è la ragione per cui, io posso anche comprendere; alcune
  amministrazioni locali forse hanno trovato un pretesto, forse ci
  fanno, forse hanno ragione o una preoccupazione o avevano una
  preoccupazione di un'eventuale aggressione da parte degli organi
  giurisdizionali di tipo contabile che poteva essere all'inizio
  la ragione per cui il servizio aveva messo un po' in imbarazzo
  tutti.
    E allora con la nota del 12 giugno il sottoscritto si
  preoccupò immediatamente di evitare che ci potessero essere
  interruzioni del servizio in una fase in cui incombeva il Covid
  ed eravamo stati in una condizione di lockdown, come dire,
  preventivo e, però, andavamo incontro all'estate poi c'è stato
  lo  sciogliete le righe'.
    Per evitare la fragilità più fragile di tutta, che è quella
  dei bambini disabili, venisse a essere schiacciata da questo
  disordine, da questa indicazione fuorviante io, immediatamente,
  mandai una nota dicendo intanto va garantita, le risorse ci
  sono, era il periodo degli esami, va garantita l'assistenza e
  l'accompagnamento agli esami, poi, ovviamente, vedremo tutto il
  resto e tutto il resto fu la convocazione del direttore
  dell'Ufficio scolastico regionale Suraniti avvenuta il 24 giugno
  nella quale, tra l'altro, ci trovammo un po' in difficoltà
  perché Suraniti affermò, e questo ve lo ricordate, con molta
  tranquillità, che la scuola in Sicilia sarebbe stata
  assolutamente autonoma, che aveva la facoltà di deroga
  nell'assunzione del personale ATA, che aveva le risorse per
  formare questo personale ATA e, pertanto, le nostre
  preoccupazioni dovevano essere, come dire, messe da parte perché
  la scuola ne aveva la responsabilità e ne avrebbe avuto la
  possibilità.
    Nonostante questo, avendo io una grande preoccupazione, come
  dire, avendo previsto, sono grato che ieri ho ricevuto una nota
  del Coordinamento H che sottolinea la qualità dell'intuizione
  della delibera di Giunta, il 23 luglio mi porto la famosa
  delibera di Giunta nella quale dico: è vero che il Ministero
  dice questo, è vero che il CGA dice questo, pur tuttavia due
  aspetti, probabilmente la copertura della scuola non potrà
  essere omogenea e poi c'è il rischio di interrompere quello che
  è il rapporto personale sul piano della sensibilità, anche della
  riconoscibilità del rapporto tra disabile e suo operatore,
  pertanto, la Regione ritiene che al di là dell'assistenza di
  base possa essere,  su richiesta dei dirigenti scolastici tra
  l'altro come già individuato dalla circolare Stancanelli del
  2005, richiesta la possibilità di servizi aggiuntivi,
  migliorativi e integrativi anche extra-scolastici.
    Quindi, non solo da garantire nel momento della scuola ma
  anche fuori dalla scuola, al punto che noi non abbiamo mai
  sottratto una lira a quelli che erano i capitoli di bilancio che
  tra l'altro avevano garantito la copertura, prevedere una
  copertura dell'anno, siamo al luglio del 2020 e, come
  correttamente è stato detto dall'ultimo degli interventi
  dell'onorevole Di Paola, come dire, siamo in una fase in cui il
  Covid sicuramente avrebbe determinato per questa ragione delle
  economie.
    A questo punto noi abbiamo anche ricordato al Ministro che in
  virtù della norma del '98, nella quale ovviamente partiva questa
  competenza sottolineata e ribadita dal MIUR, ma dico di più
  dalla 112 cioè dal momento in cui le competenze dello Stato
  furono trasferite ai Comuni per quanto riguarda le scuole
  primarie e alle province per quanto riguarda le scuole
  secondarie -  sottolineo questo aspetto che significa che fino
  al 2016 la Regione non c'entrava completamente -  oggi la
  Regione c'entra per la semplice ragione che nel 2016 abolite le
  province la competenza è stata attratta alla Regione, quindi la
  Regione ha la competenza sulle scuole, si prevedeva comunque che
  a tutela e a garanzia della disabilità vi era facoltà di mettere
  in campo degli accordi di programma perché fosse garantita
  un'assistenza adeguata.
    Con la nota dell'8 settembre, questo lo scriviamo al Ministro
  Azzolina:  C'è questa situazione in Sicilia, voi ci garantite
  che siete autonomi nella gestione, Suraniti sottolinea che è
   autonomissima' la gestione, pur tuttavia noi abbiamo una
  preoccupazione e chiediamo un accordo di programma che
  intervenga su due aspetti: la tutela del disabile e la tutela
  anche dei posti di lavoro, perché insieme, ovviamente,
  all'abbandono di un'assistenza diretta nei confronti del
  disabile il rischio vero è che ci sarebbe stata, come c'è stata,
  probabilmente, un interruzione di un servizio che ricadeva su
  alcune centinaia di lavoratori, probabilmente 1800 lavoratori.
    Il Ministro Azzolina la incontriamo almeno due volte in video-
  conferenza e anche fisicamente, nel frattempo mandiamo due note
  ai sindaci che sono quella dell'8 settembre, la stesso mandata
  ai Commissari Straordinari, alle Città Metropolitane, dei Liberi
  Consorzi per l'attuazione della delibera e poi ribadiamo
  un'ulteriore circolare esplicativa il 24 settembre scriviamo al
  Dirigente dell'Ufficio Scolastico regionale al quale chiediamo
  le modalità di erogazione del servizio di assistenza igienico-
  personale agli alunni disabili e gli chiediamo delle notizie.
    La voglio leggere questa, non vi annoio leggendo tutte le
  altre, la nota n. 9 perché a questa ne seguirà un'altra rispetto
  alla quale devo dire che non abbiamo ricevuto alcuna risposta e
  al signor Direttore dell'Ufficio scolastico regionale chiediamo:
   Attesa la conclamata titolarità della competenza a fornire
  l'attività in questione in capo all'istituzione scolastica come
  più volte rivendicata dal Ministero, dalla sua persona, il
  Consiglio di Giustizia amministrativa -  eccetera -, chiediamo
  se si è espletato o sia in corso di espletamento il programma di
  formazione del personale, se abbia avuto luogo un monitoraggio
  circa l'attuale grado di formazione del personale ATA  e circa
  la consistenza numerica dello stesso, infine, si richiede se
  siano state avviate le assunzioni in deroga come preannunziato
  nel corso dei pregressi contatti, se sia autorizzato il
  personale con specifica esperienza lavorativa e cioè gli
  assistenti igienico-personali come da noi più volte suggerito.
  Si rimane in attesa di cortese sollecito riscontro al fine di
  valutare eventuali iniziative a garanzia dei diritti degli
  alunni diversamente abili , nota rispetto alla quale non abbiamo
  ricevuto risposta.
    A questo punto, il giorno dopo, scriviamo all'Azzolina
  ricordando la richiesta di un accordo di programma che
  fondamentalmente punti a risolvere le criticità che allora
  arrivavano dai familiari e che arrivavano dagli assistenti
  igienico-personali; il 19 ottobre riscriviamo al Ministro
  sollecitando una risposta. Tredici giorni dopo riceviamo dal
  Ministro questa risposta:  Sul punto, giova, invero, precisare
  che questo Ministero, per il tramite dell'Ufficio scolastico
  regionale, ha attivato in relazione alle vostre sollecitazioni
  un monitoraggio teso ad acquisire un quadro analitico delle
  criticità in presenza, delle quali sarebbero scaturite le
  riferite lamentale dei familiari. Questa rilevazione disegna uno
  scenario differente, meno preoccupante rispetto a quello
  rappresentato dalla Regione. Emerge, infatti, che sono stati
  individuati al 95 per cento delle scuole i collaboratori
  scolastici che partecipano ai corsi di formazione della durata
  di 60 ore, attivati già dall'amministrazione periferica. Inoltre
  il monitoraggio fa evincere che il numero delle scuole che
  presentano reali problemi è assolutamente contenuto .
    Quindi, il Ministero ci risponde quasi in maniera
  impertinente, come dire, sottolineando che le nostre
  preoccupazioni erano fondate sul nulla.
    A questo punto il giorno dopo scriviamo un'ulteriore nota al
  dirigente scolastico regionale, che non aveva risposto alle note
  precedenti:  Alcuni liberi Consorzi hanno riscontrato la
  suddetta nota, specificando che dal territorio le criticità
  emerse sono da attribuire al personale ATA. Si chiede, pertanto
  - quindi l'Ufficio scolastico regionale non risponde - alcune
  Città metropolitane e liberi Consorzi, rispondono, dicendo che
  il personale ATA, da quello che era il loro rilievo, era
  insufficiente - si chiede, pertanto, di conoscere, ai fini di
  una fattiva collaborazione, i seguenti dati, anticipati già con
  protocollo ecc. ecc., non pervenuti, su: numero di iscritti
  nell'anno 2020/2021; numero di quelli che attualmente
  frequentano gli istituti scolastici; numero di alunni disabili
  che necessitano di assistenza igienico-specialistica sanitaria e
  che il personale ATA non può trattare; numero del personale ATA
  suddiviso per province e impegnato negli istituti scolastici .
    2 novembre 2020. Nessuna risposta.
    Siccome noi l'osso non lo molliamo e la preoccupazione
  l'abbiamo, nonostante vi debba dire che non abbiamo più ricevuto
  formalmente una sola segnalazione, solo ieri abbiamo ricevuto
  una nota del Coordinamento H, dopo una mia sollecitazione
  all'assessore Lagalla, al quale ho chiesto: è possibile che non
  hai una sola nota, che non hai una sola scuola o un solo
  genitore che scrive? Dice:  No, non ne ho .
    Dopodiché dopo 12 ore mi ha chiamato dicendo:  So che il
  gruppo Coordinamento H sta mandando una nota, tra l'altro molto
  cortese. Stamattina ho sentito anche la presidente del gruppo,
  alla quale ho chiesto - e poi vi dirò perché - quello che stiamo
  facendo e la collaborazione .
    Quindi noi, di fatto, non abbiamo registrato nessuna
  segnalazione.
    Però mi viene riferito che a Palermo, in maniera particolare,
  nella città metropolitana di Palermo, il dirigente scolastico
  regionale - e siamo a cavallo tra dicembre e gennaio - anticipa
  l'interruzione dei servizi.
    E' la ragione per cui non solo mi precipito a fare il decreto
  di trasferimento delle risorse, ma grazie al vostro voto d'Aula,
  all'emendamento del Governo, l'emendamento dell'onorevole
  Caronia e di qualche altro, aggiungiamo 10 milioni di euro ai
  dodicesimi che già avevamo trasferito.
    Tanto che noi andiamo a trasferire già 15 milioni di euro, che
  servono a coprire i servizi già garantiti nel 2020 e nel 2019
  per i primi quattro mesi dell'anno, quando, ovviamente, le
  condizioni attuali di bilancio ci avrebbero imposto la copertura
  fino a febbraio, proprio per evitare che si ciurlasse nel manico
  - nella città metropolitana di Palermo qualche cosa sicuramente
  non funziona, cosa per la quale ho parlato più volte con il suo
  presidente, cioè il sindaco Leoluca Orlando - e si mettesse in
  fibrillazione il mondo dei disabili, le famiglie dei disabili e
  il sistema.
    Altra cosa, però, ve la devo dire. Contemporaneamente cosa
  succede? Che mentre - l'ho detto un attimo fa - non ricevo,
  perché sono molto attento alla ricezione di mail, eccetera, da
  mesi nessuna lamentela, non una sola lamentela che giunga dalle
  famiglie o dalle scuole o quant'altro, ricevo o riceve il
  Dipartimento, dalla città metropolitana di Palermo, 34 progetti
  che sembrano fotocopia, rispetto a 56 istituti scolastici che
  insistono nella città metropolitana di  Palermo e, quindi, nella
  provincia di Palermo, chiedendo ovviamente, la validazione dei
  progetti, il che è una farneticazione e, certamente, è una cosa
  sulla quale ci stiamo interrogando. L'ufficio li rimanda
  indietro, dicendo, la competenza è dei comuni per quanto
  riguarda le scuole primarie; delle città metropolitane, per
  quanto riguarda i licei, le somme le abbiamo trasferite - e le
  abbiamo trasferite, rispondo all'onorevole Di Paola - in quel
  capitolo che, intanto è un vecchio capitolo, la dizione del
  nomenclatore può essere cambiata solo con norma, quindi, quando
  si fa un decreto del Dipartimento non si può cambiare la
  dizione. Aggiungo, che ci sia un oggetto ampio è utile, non è
  inutile, è utile, anche perché abbiamo detto in una famosa
  delibera di luglio, anche interventi extra scolastici e questo
  ci garantisce, come ci ha garantito nel passato, per una
  copertura ampia di quelli che sono gli interventi integrativi
  nei confronti dei bambini e per quelli che sono gli interventi
  dell'Asacom che voglio ricordare in questa sede, per la prima
  volta, per la prima volta ha avuto scritto quelle che sono le
  linee guida che sono diventate riferimento nazionale, con una
  copertura complessiva  per tutta la Regione, rispetto alla quale
  non ci si muove, in assenza di riferimento dei costi, perché si
  è fatto anche qui riferimento a quelli che sono i corsi
  standard, noi li abbiamo fissati, legandoli a quelli degli
  accordi di lavoro, corso standard base, rispetto al quale,
  ovviamente, il processo è partito.
    Quindi, siamo in una fase nella quale, tra l'altro - ecco
  perché dicevo stamattina ho sentito la coordinatrice del gruppo
  H -, abbiamo finalmente, in questa  terra di Sicilia, un garante
  per i disabili che, ho già presentato ai vari gruppi di lavoro
  che ci sono e che sto man mano presentando in tutte le
  occasioni, che è la dottoressa Tata, abbiamo fatto un avviso
  pubblico ed abbiamo, credo, arruolato una persona di grande
  competenza, specifica in neuro psichiatria infantile di cui ha
  avuto la responsabilità nella sua realtà, con la quale abbiamo
  già concordato questo percorso, se voi lo condividete: nello
  spirito della legge per la tutela del diritto allo studio e
  all'inclusione scolastica degli studenti con condizione di
  disabilità, nota che è datata, già da dieci giorni, si fa
  promotrice e chiede la disponibilità a costituire una task force
  inter-istituzionale, rispetto alla quale vorrei i vostri
  suggerimenti, un vostro contributo, perché da questa cosa ne
  usciamo solo insieme, Governo e Assemblea e organo legislativo,
  insieme, partecipi, come dire in una riflessione condivisa
  perché si faccia ciò che è possibile fare, inchiodando enti
  locali, città metropolitane e quant'altro a un dovere di
  responsabilità, che è la serietà, rispetto a un problema così
  drammatico, rispetto al quale, mi dovete consentire, registro
  spesso - e non è questo il caso - alcune strumentalizzazioni.
    Nelle more delle normative nazionali, definire procedure,
  anche temporanee per la Sicilia, con l'obiettivo di evitare
  disagi e disservizi ai minori e alle loro famiglie. Già da
  quest'anno scolastico rappresenterebbe una grande prova di
  sensibilità da parte della nostra Regione. Sottolineo inoltre
  l'importanza che questa task force potrebbe assumere per
  lavorare insieme sul progetto di vita e siamo all'articolo 14
  della 328, che qualcuno di voi ha ricordato negli interventi
  precedenti, tenuto in primo piano dal D.L. 66/17, anche questo
  ho ricordato, vero atto di inclusione della persona con
  disabilità e vengo al nodo finale di tutto.
    Questi bambini hanno un PI, hanno un piano individuale e lo
  stabilisce la legge e il piano individuale è fatto dalle UVM che
  sono nelle ASL, e dalle UVM che insieme ad ASL e Comuni, con gli
  assistenti sociali, hanno il dovere di definire e cioè le loro
  esclusive necessità. A scuola, gli organi scolastici hanno
  l'obbligo della redazione del PEI che è il piano educativo
  individuale, che è parte del piano individuale. Quindi, quello
  che il bambino deve avere già stabilito e scritto nel piano
  individuale, che dobbiamo pretendere sia fatto dalle UVM e dai
  Comuni, e dobbiamo pretendere, sapere e obbligare i dirigenti
  scolastici ad una puntuale richiesta integrativa del PEI. Che mi
  arrivino 34 progetti fotocopia nel quale i dirigenti scolastici,
  forse, senza rendersi conto di quello che hanno scritto, caro
  onorevole Pullara, ma a che Scavone non sfugge, scrivono
   abbiamo personale ATA sufficiente per gli adempimenti
  istituzionali, pulizia e quant'altro, perciò vi chiediamo
  l'integrazione , è una cosa rispetto alla quale ci dobbiamo
  interrogare.
     Quindi, ben venga questa occasione di ulteriore confronto che
  solo se, davvero, mettiamo in campo, e se voi lo condividete,
  una task force con tutti i soggetti di campo, cioè il Governo,
  il garante dei disabili, la struttura legislativa nella sua
  articolazione che può essere non solo la Commissione, vedete
  voi, è una questione di sensibilità, probabilmente, veniamo
  fuori da un problema rispetto al quale si è troppo speculato.
    Credo che, come Governo, ripeto, qui la risposta non è mai
  quella giusta, quella adeguata perché ad un problema così
  drammatico non c'è mai una risposta adeguata, ma è stato come un
  segugio addosso a ogni organo istituzionale, a ogni ente,
  continuamente da quando si è posto il problema con una cadenza
  che ho voluto ricordare agli atti, e non ho ricordato, le tante
  occasioni di confronto via webinar, e anche fisicamente in
  Commissione, proprio per evitare che si arrivasse a un momento
  di difficoltà.
    Sicuramente, c'è ancora qualche situazione critica, ripeto,
  formalmente non è arrivata né al mio Dipartimento, né al
  Dipartimento di Lagalla, ma è chiaro che c'è, c'è un
  comportamento difforme tra le città metropolitane e i liberi
  consorzi, vi è una realtà che continua ad essere a  macchia di
  leopardo  in tutta la Sicilia, vi è una specificità tutta
  palermitana sulla quale, almeno io ho il dovere di interrogarmi
  e di approfondire e, quindi, spero di avere ricostruito ancora
  una volta tutto quello che è stato fatto, fino proprio ad oggi,
  e ascoltando con attenzione quello che può essere il contributo
  dell'Aula, sono pronto, ribadisco, ad offrire questa possibilità
  di lavorare insieme in una task force che definisca quanto ci
  sia consentito sul piano normativo perché la Regione non può
  legiferare su una competenza esclusiva del Governo nazionale che
  è, appunto, in materia della scuola, e però abbiamo il dovere
  della tutela della salute, dell'attenzione, ovviamente, nei
  confronti dei bambini disabili, del loro diritto a frequentare
  la scuola, di avere un percorso normale di formazione e delle
  loro famiglie.

    PRESIDENTE. Ci sono diverse richieste di intervento. Sono
  iscritti a parlare gli onorevoli Figuccia, Pullara e Lo Curto.
    Per quanto riguarda i colleghi che hanno parlato in
  precedenza, esclusivamente - voglio precisare - darò due minuti
  perentori. Grazie.
    Vorrei anche dire che è stato depositato un ordine del giorno
  che dovreste già avere, che è stato recapitato all'Assessore su
  cui, magari, se poi vuole esprimerci il suo parere possiamo fare
  una votazione.
    E' iscritto a parlare l'onorevole Figuccia. Ne ha facoltà.

    FIGUCCIA. Grazie, Presidente. In realtà, di questa vicenda che
  viene evidenziata, Assessore, che è una vicenda evidentemente di
  una gravità enorme, perché la vicenda a cui lei fa riferimento,
  Assessore, su questi progetti, diciamocelo,  fotocopia , che
  sono pervenuti all'Assessorato da parte della città
  metropolitana, credo che vada fatto un lavoro per verificare che
  cosa ci sta dietro.
    Partiamo dall'idea che la disabilità possa entrare in tutte le
  famiglie e al tema della disabilità si arriva davvero per le
  strade più difficili e certamente più inaspettate: l'ecografia
  di una mamma in gravidanza a cui verrà detto che il proprio
  figlio, speciale, l'essere vivente che ha atteso, che ha sognato
  sarà l'essere vivente che amerà sopra ogni cosa e sarà un bimbo
  con bisogni speciali; alla disabilità si può arrivare per una
  telefonata a seguito di un incidente stradale che ci fa scoprire
  che il nostro più caro affetto rimarrà vittima di una
  disabilità.
    Ecco, la disabilità è qualcosa con la quale tutti possiamo
  confrontarci e l'idea che non ci sia il giusto approccio da
  parte delle istituzioni è veramente disarmante. Quindi, penso
  che lei abbia colto, Assessore, davvero nel segno quando fa
  riferimento all'interlocuzione necessaria e indispensabile con
  il Ministero. Lei ha colto perfettamente nel segno quando fa
  riferimento all'idea che non possono esserci distrazioni e che
  vanno tutti inchiodati alle loro responsabilità.
    Io vedo che lei sta facendo, in questi mesi, davvero uno
  sforzo incredibile con dei risultati importanti e voglio
  rassegnarle la piena e totale, non solo adesione a questo genere
  di impegno ma disponibilità rispetto agli strumenti che sta
  mettendo in campo, a partire dalla figura del garante,
  continuando con questo sistema della task force.
    Le chiedo davvero, da parlamentare regionale di questa
  provincia di Palermo, che su questa vicenda della città
  metropolitana possa farsi luce, perché non si può prendere sotto
  gamba questa vicenda che lei, giustamente, sta mettendo in luce
  e sta denunciando, perché così la percepisco di fronte ad un
  tema di tale gravità.
    Bisogna verificare le somme che sono state assegnate alla
  città metropolitana di Palermo, come tutte le altre città; è
  inaccettabile che vengano presentati progetti  fotocopia  quando
  sappiamo bene che la storia di vita di ciascuno dei soggetti, di
  ciascuno dei ragazzi disabili è una storia di vita che chiama in
  causa un progetto educativo individualizzato, che chiama in
  campo delle strategie che mettono insieme delle equipe
  multidisciplinari rispetto alle quali, giustamente, non può
  essere la figura dell'ATA che consideriamo una figura
  assolutamente indispensabile per lo svolgimento di una serie di
  servizi ma che, giustamente, non ha avuto una formazione, non ha
  avuto quel percorso di specializzazione che ha portato il
  personale che, invece, è stato formato con queste competenze.
    Mi chiedo, Assessore, se non sia opportuno pensare ad una
  Commissione d'indagine per comprendere cosa stia accadendo a
  Palermo perché, probabilmente, la linea di confine talvolta tra
  l'approssimazione e, invece, un modo allegro di gestire le cose
  è spesso davvero labile.
    Complimenti per aver messo luce su questo argomento e le
  chiedo formalmente, se non sia ipotizzabile, un lavoro specifico
  sulla città, perché no, con una Commissione di indagine su
  questo tema. Grazie.

    PRESIDENTE. Grazie, onorevole Figuccia.
    E' iscritto a parlare l'onorevole Pullara. Ne ha facoltà.

    PULLARA. Grazie Presidente, grazie due volte per avermi dato
  la parola. Intervengo perché, onestamente, non l'avevo pensato,
  ma avendo presentato l'ordine del giorno con la collega Caronia,
  insomma, era intervenuta lei e avevo abdicato, ma chiamato in
  causa dall'assessore Scavone non posso che intervenire.
    Assessore, veniamo dalla stessa esperienza perché abbiamo
  fatto sanità e la sanità vuole l'utente, la persona al centro.
  Ho sentito parlare di note, di risposte, di task force, però in
  mezzo a tutte queste carte ci sono i bambini e le loro famiglie
  e a lei questo sicuramente non sfugge.
    Così come per quanto riguarda i progetti fotocopia, per carità
  saranno anche fotocopia ma sono gli stessi problemi di tutti,
  penso che la fotocopia è perché tutti vivono lo stesso problema,
  allora il ragionamento lo dobbiamo fare al contrario, dobbiamo
  provare, Assessore, ad eliminare un po' di carte e a trovare la
  soluzione che è un'altra cosa, la gente ci vota e siamo seduti
  qua non perché gli forniamo un'elencazione rubricata di
  documenti ma perché forniamo risposte alle loro esigenze e sono
  certo che a lei non mancherà lo spirito di iniziativa al di là
  del corretto formalismo e a noi, Parlamento, come lo dimostra la
  seduta di oggi e le presenze, sicuramente, non mancherà
  sostenere con ogni forza qualsiasi iniziativa legislativa con
  ricadute economiche per dare a questi piccoli bambini
  un'assistenza in un momento intimo che non è un momento
  qualsiasi, in un momento intimo e consentire alle famiglie di
  mandare questi bambini serenamente a scuola. Grazie.

    PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pullara.
    E' iscritta a parlare l'onorevole Lo Curto. Ne ha facoltà.

    LO CURTO. Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi,
  prendo atto del buon lavoro fatto dal nostro Assessore nel
  prendersi cura di tutte le iniziative necessarie a dare e a
  mantenere la continuità dell'assistenza igienico-personale così
  come di quella all'autonomia a cui hanno diritto i bambini, i
  ragazzi, i giovani disabili che frequentano le nostre scuole.
    È ben noto a tutti che sono un dirigente scolastico, quindi,
  conosco ampiamente tutte le vicende legate alla difficoltà di
  garantire davvero pari diritti a chi ha una diversità che lo
  pone in una condizione, come dire, di diversità, di differenza,
  ecco, di trattamento.
    Purtroppo, la scuola ha le risorse che ha e mi sovviene
  davvero difficile pensare che le scuole abbiano risorse a
  sufficienza, sia dal punto di vista dell'autonomia finanziaria,
  sia dal punto di vista delle risorse materiali umane che si
  mettono a disposizione e mi riferisco al personale ATA, il quale
  personale ATA, pur con tutta la buona volontà che può mostrare
  anche l'incentivo economico che riceve - a suo tempo io ricordo
  che prendevano circa seicento, settecento euro l'anno in più
  rispetto al loro stipendio normale, ordinario per garantire
  l'assistenza igienico-personale agli alunni disabili -,
  tuttavia, nel dovere esplicitare una serie di funzioni che sono
  legate alla propria mansione, non ultima quella della vigilanza
  oltre che della pulizia degli ambienti scolastici, la cura della
  relazione ed anche con le famiglie, eccetera, l'assistenza ai
  bambini che normalmente fanno durante le ore del loro servizio
  per evitare anche danni, incidenti, insomma la cura educativa
  che comunque loro compete, mi risulta veramente difficile
  pensare che le scuole abbiano tra il loro organico ATA tali e
  tante di quelle risorse che possano sufficientemente, non dico
  in maniera ottimale, ma addirittura sufficientemente garantire
  la piena integrazione, il pieno diritto all'autonomia,
  all'autosufficienza, all'assistenza igienico-personale, non
  parliamo di quello all'autonomia e alla comunicazione che,
  certamente, richiede un'ulteriore specializzazione che è ben
  oltre, ovviamente, le competenze del personale ATA e va
  garantita con le forme che già conosciamo attraverso cui la
  famiglia stessa chiede il reclutamento di questo personale
  all'ente gestore che è, di volta in volta, o il comune o la
  città metropolitana.
    Quindi, valuto che lei ha fatto un ottimo lavoro anche nel
  rendicontare a quest'Aula, a questo Parlamento, quanto sia stato
  importante per il Governo seguire questi processi e questi
  percorsi.
    Tuttavia, non abbiamo risolto le problematiche e voglio non a
  favore dei colleghi che, certamente - io sono una che non so
  copiare neanche da me stessa, dalla bella alla brutta copia,
  riscrivo le cose, quindi, ogni tanto faccio anche impazzire
  l'addetto stampa del mio Gruppo perché, come dire, cambio sempre
  tutto in corso d'opera, quindi, non è facile seguire una persona
  magmatica come me -, però mi rendo conto che i problemi sono
  analoghi nelle scuole che, al di là del singolo percorso
  individualizzato che all'interno della scuola viene definito
  attraverso il piano individualizzato dell'insegnamento, che
  viene redatto secondo le formule, i criteri, le persone i
  soggetti specialistici che ci sono nel mezzo, poi ci sono
  problemi di carattere materiale, di carattere proprio
  organizzativo, di carattere legato alla specificità di ogni
  scuola che rendono analogo il problema, lo rendono palpabile per
  quello che è.
    Quindi, non mi stupisco, anche se mi è difficile da
  comprendere, ripeto, perché non copio neanche da me stessa, come
  sia possibile che siano arrivati 34 progetti fotocopia. Non lo
  so, non lo capisco. Sarebbe utile, mi piacerebbe anche
  guardarli, perché sono una che ama leggere e poi i fatti di
  scuola li conosco e li comprendo, più facilmente di altre cose.
    Noi in Commissione  Bilancio' ci siamo fatti carico di
  sostenere l'idea che, al di là delle interpretazioni di natura
  burocratese, si andasse oltre la possibilità di restare dentro i
  dodicesimi previsti dal fatto che non siamo ancora in possesso
  di un bilancio, però, assessore, riteniamo doveroso
  intraprendere se lei valuterà che ci sono delle inadempienze nei
  confronti del Ministro, per dire, che è il soggetto
  istituzionale più alto in carica che, ovviamente, ricomprende
  tutte le singole amministrazioni regionali che sono i vari
  uffici dell'USR, e in Sicilia abbiamo l'USR Sicilia, valuti lei
  se non sia il caso - e mi troverà al suo fianco senza se e senza
  ma - intraprendere anche azioni legali perché il Ministro possa
  essere anche condannato.
    Io, personalmente, le dico ed è storia che è scritta negli
  atti della mia vita professionale, quindi rimangono agli atti
  della scuola che ho diretto, ho di fronte alle ripetute e
  reiterate indifferenti parole scritte, a suo tempo, dall'USR
  Sicilia, mi perdoni un solo secondo, per il cui conto parlava
  anche l'Ufficio scolastico territoriale di competenza che era
  quello di Trapani, io di fronte all'indifferenza, alla legge
  finanziaria a cui venivano fatti soggiacere i diritti dei
  bambini disabili, ad un certo punto ho consigliato ai genitori
  di adire le vie legali. Ebbene, è stato condannato il Ministero.
  Il Ministero della Pubblica Istruzione, con una sentenza
  veramente epocale, perché non esiste legge di bilancio che possa
  essere superiore al diritto che viene sancito dalla legge degli
  alunni disabili ad avere tutto, tutto, come dire, tutti i
  servizi a cui hanno diritto.
    Chiudo con una cosa, con un suggerimento

    PRESIDENTE. Onorevole Lo Curto, la invito a concludere.

    LO CURTO. Sì, ho concluso, signor Presidente.
    Questa cosa la voglio dire perché dobbiamo capire che non
  esiste un capo che è al di sopra della legge. La legge è legge e
  va fatta rispettare. Viene rispettata da tutti, compresi i
  Ministri e compresi i Capi di Governo. Anche noi, quindi, siamo
  nelle condizioni di fare rispettare il diritto, se questo
  diritto viene leso e viene riconosciuta la lesione.
    Detto ciò, a Marsala si verifica una cosa: esiste un solo
  Istituto

    PRESIDENTE. Onorevole Lo Curto

    LO CURTO. No, lo voglio dire, perché, non mi capita domani,
  signor Presidente, la prego. Ed è bene che se ne parli perché il
  Parlamento ascolti.

    PRESIDENTE. Ci sono i lavori in Commissione, gli altri
  colleghi si sono attenuti al tempo. La prego di non mettermi in
  imbarazzo. Concluda.

    LO CURTO. Un secondo

    PRESIDENTE. Concluda. Non mi costringa a staccare il
  microfono.

    LO CURTO. Esiste un Istituto, in Sicilia, l'unico per
  audiofonolesi, che era un convitto. A Marsala esiste, da secoli.
  Ora questo convitto è passato, non è più scuola. Si fa solo
  un'assistenza integrata ed integrativa alla scuola. Per effetto
  della norma regionale che lei ha citato, la finanziaria del
  2016, le competenze passano al comune. Il comune si rifiuta di
  riconoscere a questi alunni, alunni delle scuole, comunque, che
  frequentano le scuole, la dovuta assistenza.
    Le chiedo, Assessore, di fare una circolare esplicativa,
  perché ci sono dirigenti e funzionari che non hanno la capacità
  di interpretare il loro ruolo. Grazie.

    PRESIDENTE. Onorevole Lo Curto, la prego di concludere il suo
  intervento.
    Sono iscritti a parlare, per una brevissima replica, gli
  onorevoli Schillaci, Caronia, Di Paola e Caputo.
    Ha facoltà di parlare l'onorevole Schillaci.

    SCHILLACI. Signor Presidente, ringrazio l'Assessore per il suo
  puntuale excursus che ha fatto, però, vede Assessore, la verità
  è che, oggi, i nostri ragazzi sono a casa. Sono a casa, non
  vanno a scuola e gli viene negato un diritto.
    Ed io credo che su questo, Assessore, lei debba attenzionare
  il suo Assessorato perché, secondo me, ci sono profili per
  procedere perché viene negato un diritto che è sancito dalla
  Costituzione e che una legge di questo Parlamento, la n. 10 del
  2019, ha ulteriormente ribadito.
    Torno un attimo, però, alle sue dichiarazioni.
    Veda, abbiamo perso tempo. Abbiamo perso un anno perché lei,
  in quest'Aula, a noi dell'opposizione ha detto:  Va bene,
  proviamo a vedere di considerare questi servizi non di base,
  perché i collaboratori scolastici non possono erogare, a detta
  di tutti, questo tipo di servizi integrativi, allora, vediamo di
  considerarli come dei servizi specialistici ed elaboriamo dei
  progetti .
    Abbiamo perso tempo, Assessore. Non occorreva elaborare dei
  progetti. Abbiamo elaborato e prodotto carte su carte,
  inutilmente. Oltretutto, lei mi sta dicendo dei progetti che
  hanno, anche, una certa opacità.
    Questa è una cosa che, poi, lei vedrà con i suoi uffici, farà
  un percorso diverso ma a noi interessa portare i ragazzi a
  scuola.
    Non occorrono i progetti, già ci sono i piani individuali.
  Bastava una semplice circolare da parte dell'Assessore, che
  chiedeva, attraverso gli enti locali

    PRESIDENTE. Onorevole Schillaci, concluda.

    SCHILLACI. Concludo, dicendo che occorreva, bastava farsi dare
  dai dirigenti scolastici i fabbisogni. Non occorrevano progetti.

     PRESIDENTE. Grazie.
    E' iscritta a parlare l'onorevole Caronia. Ne ha facoltà.
  Raccomando sempre i tempi contingentati.

    CARONIA. Sarò ancora più breve perché ritengo il mio
  intervento quasi del tutto assorbito da ciò che ha detto
  l'onorevole Pullara.
    Vorrei, semplicemente, come dire, in due parole, anzi in una
  parola, rappresentare all'Assessore l'importanza di questo
  ordine del giorno che, sostanzialmente, riassume le ragioni per
  le quali, oggi, abbiamo fatto, secondo me, questo intervento,
  cioè quello che, poi, in qualche modo, è ciò

    PRESIDENTE. Onorevole Lentini, la collega sta illustrando
  l'ordine del giorno. La prego, se lei vuole intervenire si
  iscriva, ma non può disturbare l'intervento dell'onorevole
  Caronia.
    Prego, onorevole Caronia.

    CARONIA. Grazie, Presidente. Dicevo, quindi, sarò rapidissima
  perché il senso di questo ordine del giorno mi sembra
  abbastanza, come dire, nella parte dell'impegno del Governo,
  sostanzialmente ciò che ha detto.
    Noi non l'abbiamo chiamata task force ma l'abbiamo chiamato
  tavolo tecnico per affrontare, in maniera congrua, quello che è
  un problema di legge. Il CGA ha dato queste indicazioni molto
  precise. Questo tipo di servizio non lo possiamo perdere.
  L'obiettivo, chiaramente nelle more, è quello di dare assistenza
  ora, subito, attraverso i sistemi questi di servizi integrativi,
  ovviamente, rivedendo e sollecitando le province, gli enti, come
  dire, le Città metropolitane, affinché le progettualità siano
  congrue perché, presidente poc'anzi anche lei, so che ha seguito
  molto la vicenda.
    Conosciamo tutti quali sono sia i fabbisogni, sia gli importi
  che sono necessari per poter dare seguito a questo servizio.
  Quindi, non credo che sia così complesso per le province e per
  gli istituti scolastici formulare delle proposte congrue. E, mi
  permetto di dire solo questo, non soltanto, per esempio, alla
  provincia di Palermo, giusto perché è la mia, 36 scuole, ma
  esteso a tutte quanto le scuole perché se gli operatori socio-
  assistenziali oggi sono 180, non avrebbe senso mandare alcuni ed
  altri no, non avrebbe proprio una logica.
    Quindi, in questo senso, era la spiegazione del nostro ordine
  del giorno che mi auguro che sia apprezzato positivamente dal
  Governo ma anche dall'Aula.

    PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Di Paola. Ne ha
  facoltà.
    Poi sono iscritti a parlare gli onorevoli Caputo, Lentini e
  Dipasquale.

    DI PAOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, allora, ieri
  il dirigente ha detto che la Regione non entra in merito ai PEI.
  Oggi, l'Assessore, ci dice invece che ci sono dei PEI che sono
  similari tra di loro. Ora, le disabilità, io non entro in merito
  alla disabilità, lei ha detto che ci sono dei PEI che sono
  similari, che possono essere, che ci sono dei PEI che sono
  similari.
    E allora, Assessore, ci sono disabilità, l'autismo, la
  tetraparesi spastica che sono similari. Dico, trovo inaudito che
  un bambino che nasca con disabilità nella Città metropolitana di
  Messina possa avere il servizio aggiuntivo sull'igienico
  sanitario ed un bambino siciliano che nasce nella Città
  metropolitana di Palermo o in qualche altro Libero Consorzio non
  ha questo servizio. E' inaudito, Assessore
    E, ripeto, non facciamo confusione con il personale ATA. Il
  personale ATA non accompagna il bambino disabile in bagno e non
  è possibile che sia il genitore ad andare a scuola e ad
  accompagnare il bambino disabile in bagno. I PEI sono stati
  fatti e ci sono pure delle Pec che sono state inviate dai
  genitori alle Città metropolitane, Liberi Consorzi ed anche in
  dipartimento ci sono delle Pec, e possono essere riscontrabili,
  che richiedono questo servizio. Ci sono pure i PEI.
    Lo scorso Governo regionale, Presidente, è stato travolto per
  quanto riguarda la gestione della disabilità. Noi abbiamo
  provato, Assessore, a dare delle soluzioni, a fare delle
  proposte, ma a questo punto, poi, ci saranno le famiglie dei
  genitori che, come dire, faranno le opportune considerazioni e
  poi si vedrà se è un problema con il Ministero o è un problema
  regionale dove si disattendono delle leggi regionali.
    Chiudo, Presidente, dicendo una cosa. In finanziaria abbiamo
  inserito l'articolo 5, comma 7, per venire incontro a tutti
  questi lavoratori, assistenti alla comunicazione e assistenti
  igienico-sanitari che durante la pandemia non hanno lavorato,
  non hanno lavorato  E, ad oggi, questo articolo e questo comma
  non è stato attuato. Assessore, quando l'attuiamo questo
  articolo per dare, come dire, un aiuto a questi lavoratori che
  durante la pandemia non hanno lavorato perché le scuole sono
  rimaste chiuse? Abbiamo fatto l'articolo, c'è il comma,
  attuiamolo

    PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Caputo. Ne ha
  facoltà.

    CAPUTO. Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi
  deputati, sarò molto breve anche perché i temi esposti finora
  dai miei colleghi, ovviamente, riassumono anche il mio pensiero
  e l'estrema necessità di un intervento immediato.
    Io la ringrazio, Assessore, non solo per la presenza e per la
  sua attività che ha svolto finora. Ho avuto modo di apprezzare
  già a luglio di quest'anno la sua sensibilità nel momento in cui
  sono stati effettuati diversi incontri ai quali lei poi ha dato
  seguito con la delibera del mese di luglio del 2020. Tutti ci
  aspettavamo da quella delibera, effettivamente, che il problema
  potesse essere non risolto, ma affrontato e, quanto meno,
  garantito il servizio che avevamo in un certo senso da tempo
  allarmato sia per quanto riguarda la situazione più importante
  degli studenti disabili, ma anche quello dei lavoratori.
    Noi in Commissione chiediamo ancora oggi che questa delibera
  venga data esecuzione, ma oltre alle tematiche che abbiamo posto
  ieri al dirigente generale del suo Assessorato, abbiamo chiesto
  proprio per evitare che questi progetti non vengono esaminati o
  vengono ritenuti di carattere generico che vengano emesse delle
  linee guide per dare la possibilità e ai dirigenti, ma io direi
  anche ai comuni, di poter seguire le caratteristiche che
  permettano di ottenere questi servizi aggiuntivi. Io ho
  incontrato diversi dirigenti e apprezzo anche che lei oggi nel
  suo intervento ha citato la nota che le è stata inviata dal
  Coordinamento H e so che l'ha incontrata, ha incontrato il
  Presidente, e, appunto per questo, io le chiedo, Assessore, di
  dare attuazione a queste unità di valutazione multidimensionali
  per attuare proprio i piani personalizzati che costituiscono i
  progetti di vita che garantiscono i servizi ai disabili così
  come prevede l'articolo 14 della legge 328 del 2000.
    Io, per questo e anche sotto questo aspetto, le chiedo proprio
  che questo piano integrativo, come parte integrante di questo
  progetto, possa essere attuato perché tramite questa previsione
  noi sicuramente, non solo affronteremo, ma daremo la possibilità
  di garantire il servizio non per la restante parte dell'anno
  scolastico ma sicuramente per quello che dovremo affrontare
  nell'anno prossimo. Io, per questo, e sin d'ora do la
  disponibilità a rendermi parte attiva per attuarmi, per attuare,
  questa proposta con la speranza che l'Assessorato e i suoi
  uffici possano darne piena attuazione. La ringrazio, Assessore.

    PRESIDENTE. L'onorevole Lentini rinuncia all'intervento.
    E' iscritto a parlare l'onorevole Dipasquale. Ne ha facoltà.

    DIPASQUALE. Signor Presidente, Assessore, colleghi
  parlamentari, il mio sarà un intervento, Assessore, costruttivo
  e propositivo, non a caso il Partito democratico non è neanche
  intervenuto nella prima frase proprio perché volevamo ascoltare
  l'Assessore perché riteniamo che la questione che riguarda
  veramente questo servizio è così delicata e così importante che
  non si presta né a forme di attacchi pretestuosi o, ecco,
  polemici almeno fino alla fine io dico nei confronti
  dell'Assessore, tanto meno neanche io mi aspetto dalla
  maggioranza quegli atteggiamenti di cercare di scaricare
  responsabilità al Governo nazionale  ora li dobbiamo
  perseguitiamo i ministri, ora li ammazziamo, li denunziamo, poi
  vediamo anche l'Europa, l'America . Cioè, io ritengo che non
  servono né attacchi d'ufficio né posizione strumentali
  dell'opposizione e neanche difese della maggioranza a maggior
  ragione spostando il problema verso quelle che sono
  responsabilità nazionali.
    Noi abbiamo un problema, il problema ce l'abbiamo in Sicilia,
  è un problema serio e lì, Assessore, ci sono cose che sono solo
  di sua competenza, cioè noi dobbiamo mettere in condizione il
  servizio di funzionare e funzionare subito. Cioè non possiamo, e
  lei ne ha gli strumenti necessari e utili per poterlo fare.
    Io penso che questo dibattito e questo confronto sia stato
  utile e io sono sicuro a nome del Partito democratico le
  riconsegniamo questa ulteriore fiducia che è la fiducia che
  diamo a lei per far ripartire questo servizio e farlo partire
  bene con tutte quelle questioni che sono rimaste in sospeso
  anche dal punto di vista dell'applicazione normativa. Quindi, il
  nostro approccio su questa vicenda e su questa questione è di
  questo tipo, però ovviamente ci aspettiamo da lei risposte
  concrete, risposte immediate perché questa non è una
  problematica che non può non essere risolta in  breve tempo.


    Presentazione e votazione dell'ordine del giorno n. 434

    PRESIDENTE. E' stato presentato l'ordine del giorno n. 434, a
  firma degli onorevoli Caronia ed altri. Il parere del Governo?

    SCAVONE, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
  lavoro. Favorevole.

    PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

    (E' approvato)

    Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa e riprenderà alle ore
  16.00 per il seguito dell'ordine del giorno.

    (La seduta, sospesa alle ore 12.41, è ripresa alle ore 16.03)

    Presidenza del Vicepresidente DI MAURO

    La seduta è ripresa.

    PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, in attesa che arrivi il
  Governo, la seduta è sospesa e riprenderà alle ore 16.30.

    (La seduta, sospesa alle ore 16.14, è ripresa alle ore 16.43)

    La seduta è ripresa.

    Presidenza del Presidente MICCICHE'

    PRESIDENTE. Onorevoli Colleghi, buon pomeriggio.
    Comunico che è appena terminata una riunione della I
  Commissione, sugli enti locali. Contemporaneamente, da uno
  scambio di battute che abbiamo avuto, scusate se mi date un
  attimo di attenzione, anche dietro di me come al solito. Grazie.
    Scusatemi, colleghi, se state un attimo in silenzio vediamo di
  capire l'ordine dei lavori quale deve essere. Siccome
  l'Assessore Cordaro nel fascicolo che riguardava lo stralcio sul
  riordino dell'edilizia non ha trovato, nel senso che non c'è,
  non nel senso che non li abbia trovati lui, tutta la serie di
  articoli che riguardavano quello sulla semplificazione e
  dovevano essere uniti, io non ho nessuna difficoltà ad
  accettarli anche come aggiuntivi questi emendamenti però non c'è
  dubbio che devono essere visti dagli Uffici e quant'altro.
    Per quanto mi riguarda non c'è problema a sistemare la vicenda
  anche direttamente in Aula, però avendo invece una certa urgenza
  il disegno di legge sugli enti locali, io riterrei per un fatto
  di ordine, di serenità di tutti, che noi, e se la Presidente
  Savarino è d'accordo, mi piacerebbe che questa situazione di
  questo disegno di legge fosse riordinata in Commissione perché,
  come dire, qua rischiamo di fare altrettanta confusione.
    Questa sarebbe la mia proposta, ma non rimandarla in
  Commissione, io non chiedo di rimandare la legge in Commissione,
  io chiedo soltanto che, materialmente, si faccia ordine negli
  Uffici della Commissione su quello che è, quindi aggiungendo
  questi articoli e che invece di essere considerati aggiuntivi li
  inseriamo direttamente nel fascicolo e la votiamo domani;  non
  credo che ci sia un problema, anche perché quello che invece
  dall'altro lato emerge è che sugli enti locali ci sono delle
  norme che se dovessero essere approvate da quest'Aula devono
  essere approvate urgentemente perché si creerebbero problemi
  sulle elezioni prossime, sia delle province che dei comuni, in
  funzione di alcune modifiche che gli emendamenti vorrebbero
  apportare e, quindi, è necessario, oggi, comunque fare quella
  sugli enti locali.


    Sull'ordine dei lavori

    CORDARO, assessore per il territorio e l'ambiente. Chiedo di
  parlare.

    PRESIDENTE. Assessore Cordaro le do la parola, però diciamo
  che salvo problemi di emergenze che non intravedo, diciamo che
  questa è la decisione. Ne ha facoltà.

    CORDARO, assessore per il territorio e l'ambiente. Signor
  Presidente, salvo complicazioni, come si dice in situazioni più
  drammatiche di queste, non è ovviamente il mio intervento un
  intervento destinato a confutare quello che lei ha detto, ci
  mancherebbe. Vorrei però ricordare a lei che questo lavoro di
  collazione tra le norme di recepimento del  DL semplificazioni
  e lo stralcio I che riguarda le norme del DL sul riordino
  dell'edilizia che hanno trovato tutti d'accordo in Commissione e
  i Gruppi parlamentari, è già stato fatto.
    Io non ho alcuna difficoltà ad andare a domani, ma vorrei
  ricordare che i colleghi della IV Commissione, ricordo il
  collega Barbagallo per il Gruppo Partito Democratico, piuttosto
  che i colleghi Trizzino e Zito per il Gruppo Movimento Cinque
  Stelle e tutti gli altri colleghi della maggioranza, a partire
  dalla Presidente Savarino, erano presenti: questo è un lavoro
  che è stato fatto in assoluta concordia nell'interesse esclusivo
  di chi aspetta che il Decreto legge semplificazioni venga
  recepito nella normativa regionale, per cui, ribadisco da parte
  mia nessuna difficoltà ad andare a domani in ragione
  dell'evidente incomprensione, visto che ritenevamo che avendo
  fatto proprio questo lavoro in Commissione, signor Presidente,
  avremmo trovato già all'interno dello stralcio I anche le norme
  che recepiscono il  DL semplificazioni . Non essendoci le norme
  sul  DL semplificazioni  e lavorando mentre noi stiamo parlando,
  perché lo stanno già facendo, Presidente e colleghi, gli Uffici
  dell'assessorato e gli Uffici della IV Commissione per svolgere
  materialmente questa attività, per quanto mi riguarda nulla
  quaestio a rinviare a domani la trattazione.

    PRESIDENTE. Allora, Assessore, io non cerco di scoprire se
  questa cosa è vera o non è vera, dò assolutamente per certo che
  c'è questo accordo in Commissione e ne abbiano anche parlato in
  Aula, per cui pure pubblicamente, quello che dico è una cosa
  semplicissima, le soluzioni possibili sono due: una che vengano
  presentati ora degli emendamenti, un emendamento per ogni
  articolo del  DL semplificazioni  piuttosto che un unico
  emendamento che li comprenda tutti, io non lo so, ma qui non ci
  sono, per cui o andiamo avanti con il disegno di  legge e
  vengono presentati ma visto e considerato che c'è una premura
  sul disegno di legge degli enti locali

      (voce fuori microfono dell'assessore Cordaro)

    PRESIDENTE. Perché ha preso la parola se era già stato deciso?
  Questo è stato deciso, che, con la Commissione

      (voce fuori microfono dell'assessore Cordaro)

    PRESIDENTE. Assessore Cordaro, non c'è bisogno di spiegare
  cose che sono già chiare. Non è che noi cerchiamo chi è che ha
  sbagliato nel fare il fascicolo, a questa Presidenza ieri è
  arrivata la richiesta di stralcio, dalla legge originaria, di
  una ventina di articoli. Abbiamo, a seguito dell'intervento
  dell'onorevole Savarino e del Governo, stralciato quegli
  articoli. Del Decreto semplificazioni qui in Presidenza non è
  arrivato niente, quindi dobbiamo dare il tempo che arrivi e
  secondo me si può fare in ordine non presentando emendamenti,
  che secondo me sarebbe sbagliato, ma risistemando il disegno di
  legge aggiungendo quegli articoli che c'erano.
    Benissimo, Abbiamo chiuso l'argomento.

   I/A

      Seguito della discussione del disegno di legge
       Norme in materia di enti locali . (nn. 824-810 Stralcio
  I/A)

    PRESIDENTE. Si passa al punto III dell'ordine del giorno:
  Discussione di disegni di legge.
    Si procede con la discussione del disegno di legge «Norme in
  materia di enti locali» (nn. 824-810 Stralcio I/A).
    Avverto che immediatamente dopo l'Aula, non avendolo potuto
  fare prima, convoco una Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
  parlamentari per sapere il disegno sull'edilizia se farla domani
  o rinviarla alla settimana prossima.
    Finiamo con il disegno di legge sugli enti locali e subito
  dopo si terrà una Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
  parlamentari in cui decideremo cosa fare.
    Invito i componenti la I Commissione a prendere posto al banco
  delle Commissioni.
    Si passa all'articolo 1. Ne do lettura:

    «Art. l.
    Modifiche all'articolo 109 bis della legge regionale 15 marzo
  1963, n. 16
     in materia di mancata approvazione dei bilanci di previsione
    e dei rendiconti di gestione degli enti locali

      1. All'articolo 109 bis della legge regionale 15 marzo 1963,
  n. 16, sono apportate le seguenti modifiche:
      a) al primo ed al secondo comma dopo le parole  approvazione
  del bilancio  sono aggiunte le parole  di previsione ;
      b) al terzo comma le parole  e rimane sospeso nelle more
  della definizione della procedura di applicazione della sanzione
  dello scioglimento  sono soppresse;
      c) il quarto comma è sostituito dal seguente  4. La mancata
  approvazione del rendiconto di gestione nei termini di legge
  comporta la trasmissione della delibera consiliare e dei
  relativi atti alla Procura generale della Corte dei Conti per le
  eventuali determinazioni di competenza. ».

    SAVARINO. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Se è sugli enti locali, prego.

    SAVARINO. Grazie, Presidente. Io avevo presentato un
  emendamento sull'articolo 1, ma dopo lunga discussione con
  l'Assessore e anche col Presidente della Commissione e i
  colleghi in Commissione, il principio che viene messo finalmente
  in chiaro dall'articolo 1 prodotto dalla Commissione I, cioè che
  solo la non approvazione del bilancio di previsione dà come
  conseguenza lo scioglimento, e non anche i rendiconti, come
  inopportunamente in questi anni invece è successo.

    PRESIDENTE. Sono d'accordissimo con la Commissione e con lei.

    SAVARINO. Quindi ritiro il mio emendamento, perché questa
  norma già chiarisce che quindi soltanto il bilancio di
  previsione può dare seguito, come sanzione, allo scioglimento,
  sembrava eccessivo tutto il resto.

    PRESIDENTE. L'emendamento 1.2 è dunque ritirato. L'emendamento
  1.1 è ritirato.
    Si passa all'emendamento 1.3.

    CANNATA. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    CANNATA. Signor Presidente, componenti della Giunta, colleghi,
  sostanzialmente la riproposizione, che non è altro che una
  riscrittura della lettera c) per come è stata formulata da parte
  della Commissione, consente di chiarire al meglio quella che è
  l'interpretazione da parte dell'articolo 58 della l. r. n. 26
  del 1  settembre 1993.
    Sostanzialmente, quindi, fino ad oggi che il Parlamento non si
  era mai pronunciato su un vuoto legislativo, che è quello di
  chiarire che la sospensione e quindi, di conseguenza, da parte
  del Consiglio comunale, che lo scioglimento è causa solamente
  laddove non approva, appunto, il bilancio di previsione; con
  questa norma finalmente noi copriamo un vuoto legislativo,
  rettificando che si tratta invece del rendiconto di gestione.
    Quindi, le conseguenze non sono le medesime che si applicano
  allo scioglimento, ma occorre però colmare ulteriormente il
  vuoto legislativo dando una corretta interpretazione
  all'articolo 58, perché, altrimenti, si crea ulteriormente
  sempre un vuoto, nel momento in cui si vanno a disporre e ad
  applicare queste norme.
    Nello specifico tra l'altro, come sappiamo, i Consigli che ad
  oggi sono stati coinvolti sono quelli di Siracusa e Sciacca, e
  al riguardo io pure ho l'avallo da parte dell'Ufficio legale
  riferito al ricorso che è stato innescato da parte dei
  consiglieri comunali di Siracusa, con riguardo appunto
  l'impugnativa della norma, chiaramente si specifica che,
  appunto, la mancata approvazione del rendiconto di gestione non
  può avere queste conseguenze.
    Di conseguenza oggi, noi, nel momento in cui andiamo a
  legiferare e finalmente mettere un punto fermo, non possiamo che
  avere come conseguenza di interpretare correttamente anche
  l'articolo 58.
    Quindi ne chiedo l'approvazione, perché solamente così si può
  finalmente colmare una lacuna che ad oggi ha portato delle
  conseguenze quale, appunto, è quella della democrazia dei
  consiglieri che si vedono applicate delle sanzioni che non erano
  assolutamente previste fino ad oggi in alcun testo normativo
  regionale.

    PRESIDENTE. Grazie, c'è un dibattito anche all'interno della
  Presidenza su questo articolo, su questo emendamento.

    CRACOLICI. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    CRACOLICI. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi, mi
  dispiace, lo faccio anche con affetto nei confronti della
  collega.
    Qui non si tratta, noi non stiamo interpretando una legge
  perché c'era un vuoto, noi stiamo modificando una legge che,
  sulla base dell'attuale, non interpretazione, ma i Testi unici
  degli enti locali hanno sempre equiparato il bilancio di
  previsione all'atto di rendiconto finale di un comune, questo,
  fino ad oggi, è stato il principio giuridico su cui ci sono,
  come dire, anche, sentenze - collega - dei TAR e del CGA che si
  sono espressi in ragione delle norme vigenti.
    Noi con questo disegno di  legge stiamo modificando le norme
  vigenti, stiamo dicendo che una cosa è il bilancio di
  previsione, altra cosa è il rendiconto, che hanno conseguenze
  diverse per la vita degli enti locali, mentre per i primi
  manteniamo la sanzione dello scioglimento, anche perché non si
  capisce se un consiglio comunale ha una maggioranza che la pensa
  diversamente dalla proposta della Giunta, modifica l'atto di
  previsione; mentre sul rendiconto, poiché è immodificabile
  perché sono spese effettuate, è evidente che non può esserci una
  sanzione di decadenza. Questa è la norma che stiamo proponendo.
    Ma questa norma, signor Presidente, non può interpretarsi
  retroattivamente perché non è un'interpretazione, noi stiamo
  modificando i principi vigenti sul Testo unico degli enti locali
  con una nuova norma in cui diciamo:  una cosa è il bilancio di
  previsione, altra cosa è il rendiconto generale .
    Ecco perché insistere su un'idea che possiamo interpretare
  retroattivamente una norma è illogico dal punto di vista
  legislativo, lo dico ai colleghi, perché noi non è che possiamo
  fare norme che hanno efficacia retroattiva, perché la legge
  entra in vigore nel momento in cui sarà pubblicata in Gazzetta
  ufficiale, non può entrare in vigore prima che venga pubblicata.
    Quindi, lo dico ai colleghi perché aprire questa discussione
  diventa, anche, un modo che giuridicamente ci porta fuori
  strada.

    PRESIDENTE. Allora, onorevole Cannata, io, intanto che andiamo
  avanti, vorrei chiederle di parlare un attimo con gli Uffici
  perché è escluso che si possa fare questa cosa, proprio escluso,
  mi dispiace dirglielo perché il problema non è di tipo politico,
  è un fatto, cioè nel senso che una norma, per quanto
  interpretativa, non può annullare effetti già maturati con altre
  leggi.
    Come dire, non possiamo fare niente, lo possiamo fare da oggi,
  non possiamo annullare effetti già maturati con altre leggi.
    Per cui, come dire, è una cosa, materialmente sì, lei, però,
  piuttosto che parlare, veda, siccome lei mi ha detto che aveva
  dei precedenti e altri documenti, li comunichi qui agli Uffici,
  però le garantisco che è difficile che si possa cambiare.
    Accantono l'articolo e l'emendamento un attimo, lo faremo
  dopo, andiamo avanti e poi alla fine lo riprendiamo.
    E quindi a questo punto si passa all'articolo 2, perché era
  l'unico emendamento che rimaneva sull'articolo 1.
    Ne do lettura:

    «Art. 2.
    Modifiche all'articolo 12 della legge regionale 26 agosto
  1992, n. 7
    in materia di incompatibilità con la carica di assessore
  comunale

    1. All'articolo 12 della legge regionale 26 agosto 1992, n. 7
  e successive modifiche ed integrazioni, dopo il comma 7 è
  aggiunto il seguente:

     7 bis. La carica di assessore comunale è incompatibile con la
  carica di
  Assessore presso altro comune. Il soggetto che viene nominato
  assessore in due comuni diversi, deve optare per una delle
  cariche entro cinque giorni dall'ultimo atto di nomina. »

    Si passa all'emendamento 2.1 a firma della Commissione, che è
  un emendamento tecnico.

    ARICO'. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Su questo emendamento? Ne ha facoltà.

    ARICO'. No, Presidente, non ho avuto modo di vederlo, però
  volevo attenzionare l'Aula su un vulnus del legislatore, nel
  senso che è capitato più volte che alcuni consiglieri comunali
  facessero anche gli assessori in altri comuni. E allora, vorrei
  capire se è una cosa che può avere un senso mantenere, o
  comunque non impedire, o comunque al pari degli assessori
  comunali, anche i consiglieri comunali dovrebbero essere
  incompatibili con cariche assessoriali in altri comuni d'Italia,
  tutto qui. Volevo attenzionare, purtroppo io non sono in I
  Commissione, quindi non ho potuto mai attenzionare.

    PRESIDENTE. Chiedo scusa, io sinceramente pensavo che fosse
  già così, ma se non lo è, c'è un emendamento che lo evita? Lo
  avete presentato?

    ARICO'. Volevo capire se ci sono i tempi di scrivere un
  emendamento, se la Commissione è favorevole. Purtroppo non ho
  partecipato ai lavori della Commissione.

    PRESIDENTE. Bene, fatelo. Se effettivamente è come dice lei -
  che è un fatto curioso oggettivamente - proviamo a sistemarlo.
  Se qualcuno presenta un emendamento, se è la Commissione stessa
  ancora meglio, lo facciamo votare sicuramente.
    Intanto, se avete ricevuto il 2.1 della Commissione, lo pongo
  in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

    (E' approvato)

    Quindi, l'articolo 2 non ha altri emendamenti. Pongo in
  votazione l'articolo 2. Chi è favorevole resti seduto; chi è
  contrario si alzi.

    (E' approvato)

    Si passa all'articolo 3. Ne do lettura:

    «Art. 3.
    Modifiche all'articolo 3 della legge regionale 26 agosto 1992,
  n. 7
    in materia di numero massimo di mandati del sindaco

    All'articolo 3 della legge regionale 26 agosto 1992, n. 7 e
  successive modifiche ed integrazioni, dopo il comma 3 è aggiunto
  il seguente:

     3 bis. In conformità a quanto disposto dal comma 138
  dell'articolo 1 della legge 7 aprile 2014, n. 56 nei comuni con
  popolazione fino a 3.000 abitanti non si applicano le
  disposizioni di cui al comma 3. Ai sindaci dei medesimi comuni è
  comunque consentito un numero massimo di tre mandati».

    Ritira gli emendamenti soppressivi, onorevole Ciancio?

    CIANCIO. No, Presidente, il primo non lo ritiro.

    PRESIDENTE. Il 3.1, dell'onorevole Barbagallo, porta da tre
  mila a cinque mila abitanti i comuni per il terzo mandato.

    FOTI. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    FOTI. Signor Presidente, questo articolo, che ci è stato
  richiesto, e finalmente, probabilmente, non diciamo gatto se non
  è nel sacco, oggi dovrebbe diventare legge, è stato richiesto da
  tantissimi sindaci dei piccoli comuni, finalmente insomma nella
  prospettiva delle prossime elezioni, sperando che la morsa della
  pandemia si allenti, potranno proporsi per il terzo mandato.
    Io ho inserito una parola, ed è la proposta del 3.2, in cui si
  parla di consecutivi, perché nella definizione dell'articolo 3,
  quando l'ho formulato come emendamento in Commissione, non avevo
  inserito questa parola che invece rende più compiuto e corretta
  nell'interpretazione la norma.
    Per quanto riguarda il fatto di portare a cinque mila abitanti
  la soglia del numero di abitanti dei comuni, esprimo favore nei
  riguardi di questa proposta. Non l'avevo fatta perché mi
  sembrava un po' azzardosa nei riguardi di una Commissione che
  nel tempo, non so perché, si era un po' messa di traverso,
  addirittura ai soli tre mila abitanti. Quindi, appongo anche io
  la mia firma ed ho concluso.

    PRESIDENTE. L'emendamento Barbagallo, che è praticamente
  firmato da tutti, da quello che ho capito, o quasi da tutti, da
  chi lo vota vuol dire che è firmato.
    Quindi, pongo in votazione l'emendamento 3.1. Chi è favorevole
  resti seduto; chi è contrario si alzi.

    (E' approvato)

    Si passa all'emendamento 3.2. Il parere della Commissione?

    PELLEGRINO, presidente della Commissione e relatore.
  Favorevole.

    PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

    (E' approvato)

    Onorevole Dipasquale, quello sulle province è dopo non è
  adesso. Ci sono ancora altri articoli da vedere. E' un
  aggiuntivo, ne parliamo dopo, non è sull'articolo è un
  aggiuntivo, quindi ne parliamo dopo.


    Congedi

    PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Genovese, Zitelli e
  Galvagno hanno chiesto congedo per la seduta odierna.

    L'Assemblea ne prende atto.

   I/A

    Riprende la discussione del disegno di legge «Norme in materia
  di enti locali»
    (nn. 824-810A - Stralcio I/A)

    PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 3. Chi è favorevole
  resti seduto; chi è contrario si alzi.

    (E' approvato)

    CIANCIO. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    CIANCIO. Signor Presidente, forse ci siamo capiti male prima,
  il 3.3 non era ritirato.

    PRESIDENTE. Lei mi ha detto che era ritirato.

    CIANCIO. Siccome abbiamo votato, vorrei che rimanesse agli
  atti che il Gruppo Movimento Cinque Stelle è contrario a questo
  articolo.

    PRESIDENTE. Si passa all'articolo 4. Ne do lettura:

    «Art. 4.
    Riduzione numero sottoscrizioni per la presentazione di liste
    e candidature durante l'emergenza epidemiologica da Covid-19

    1. Fino alla cessazione dello stato di emergenza
  epidemiologica da Covid-19 deliberato dal Consiglio dei
  Ministri, per le elezioni degli organi degli enti di area vasta
  e per le elezioni comunali il numero minimo di sottoscrizioni
  richiesto per la presentazione delle liste e delle candidature è
  ridotto ad un terzo».

    All'articolo 4 non ci sono emendamenti. Lo pongo in votazione.
  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

    (E' approvato)

    Si passa all'articolo 5. Ne do lettura:

    «Art. 5.
    Nomina di commissari straordinari a seguito
    dell'annullamento delle elezioni comunali

    1. Il secondo comma dell'articolo 56 del decreto legislativo
  del Presidente della Regione 20 agosto 1960, n. 3 e successive
  modifiche ed integrazioni è sostituito dal seguente:
     Nel caso in cui sia stata pronunciata sentenza che comporta
  la necessità della ripetizione, anche parziale, della
  consultazione elettorale, l'Assessore regionale per le autonomie
  locali e la funzione pubblica provvede alla gestione dell'ente
  locale mediante la nomina di un commissario straordinario,
  individuato con le modalità di cui all'articolo 55
  dell'ordinamento amministrativo degli enti locali nella Regione
  siciliana approvato con la legge regionale 15 marzo 1963, n. 16
  e successive modifiche ed integrazioni».

    All'articolo 5 non ci sono emendamenti. Lo pongo in votazione.
  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

    (E' approvato)

    Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:

    «Art. 6.
    Rimborso spese commissari straordinari

    1. Al comma 4 dell'articolo 55 dell'ordinamento amministrativo
  degli enti locali nella Regione siciliana approvato con la legge
  regionale 15 marzo 1963, n. 16, dopo le parole  Giunta
  regionale  sono aggiunte le parole  nonché il rimborso delle
  spese di viaggio, vitto ed alloggio, effettivamente sostenute
  con le modalità ed i limiti previsti dalle leggi 18 dicembre
  1973, n. 836 e 26 luglio 1978, n. 417».

    All'articolo 6 è stato presentato un emendamento soppressivo a
  firma degli onorevoli Cannata e Amata.
    Onorevole Amata è ritirato?

    AMATA. Sì.

    PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
    Pongo in votazione l'articolo 6. Chi è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

    (E' approvato)

    Si passa all'articolo 7. Ne do lettura:

    «Art. 7.
    Commissario straordinario in caso di sospensione
    dalla carica di Sindaco metropolitano

    1. All'articolo 12 della legge regionale 4 agosto 2015, n. 15
  e successive modifiche ed integrazioni sono apportate le
  seguenti modifiche:
    a) al comma 2 dopo le parole  che lo sostituisce nei casi di
  assenza o impedimento  sono aggiunte le parole  nonché nel caso
  di sospensione dall'esercizio della funzione a seguito di
  provvedimento prefettizio emesso ai sensi dell'articolo 11 del
  decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235 ;
    b) dopo il comma 2 è aggiunto il seguente:
     2 bis. Nei casi di sospensione dalla carica del Sindaco
  metropolitano, a seguito di provvedimento prefettizio emesso ai
  sensi dell'articolo 11 del decreto legislativo n. 235/2012,
  qualora l'ente si trovi contemporaneamente privo sia del
  Vicesindaco sia del consiglio metropolitano, alla gestione della
  Città metropolitana provvede l'Assessore regionale per le
  autonomie locali e la funzione pubblica mediante la nomina di un
  commissario straordinario, con le modalità di cui all'articolo
  55 dell'ordinamento amministrativo degli enti locali nella
  Regione siciliana approvato con la legge regionale 15 marzo
  1963, n. 16 e successive modificazioni ed integrazioni. Le
  disposizioni di cui al presente comma si applicano anche nel
  caso di cessazione dalla carica del sindaco del comune ove ha
  sede la Città metropolitana. .
    2. Dall'applicazione del presente articolo non discendono
  nuovi o maggiori oneri a carico della finanzia pubblica».

    All'articolo 7 è stato presentato un emendamento dalla
  Commissione che sopprime il comma 2.
    Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
  contrario si alzi.

    (E' approvato)

    Si passa all'articolo 8. Ne do lettura:

    «Art. 8.
    Commissari ad acta in materia di gestione integrata dei
  rifiuti

    1. Al comma 2 dell'articolo 14 della legge regionale 8 aprile
  2010, n. 9, le parole  con decreto dell'Assessore regionale per
  le autonomie locali e la funzione pubblica  sono sostituite
  dalle parole  con decreto dell'Assessore regionale per l'energia
  e i servizi di pubblica utilità».

    All'articolo 8 è stato presentato un emendamento a firma degli
  onorevoli Palmeri e Tancredi, Foti, Pagana e Mangiacavallo.
    Gli onorevoli Palmeri e Tancredi lo ritirano.
    L'Assemblea ne prende atto.
    Pongo in votazione l'articolo 8. Chi è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

    (E' approvato)

    Si passa all'articolo 9. Ne do lettura:

    «Art. 9.
    Modifiche alla legge regionale 23 dicembre 2000, n. 30.
    Istituzione di nuovi comuni

    1. All'articolo 8 della legge regionale 23 dicembre 2000, n.
  30 e successive modifiche ed integrazioni sono apportate le
  seguenti modifiche:
    a) il comma 6 è sostituito dal seguente  Fatti salvi i casi di
  fusione tra più comuni, non possono essere istituiti nuovi
  comuni con popolazione inferiore a 10.000 abitanti o la cui
  costituzione comporti, come conseguenza, che altri comuni
  restino con una popolazione inferiore a 10.000 abitanti. ;
    b) i commi 6 bis e 7 ter sono abrogati».

    All'articolo 9 è stato presentato un emendamento a firma degli
  onorevoli Cannata e Amata.
    Onorevole Cannata, lo ritira?

    CANNATA. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    CANNATA. Signor Presidente, all'articolo 9 ho presentato un
  soppressivo perché, sostanzialmente, non facciamo altro che
  innalzare improvvisamente il limite del numero degli abitanti
  per la costituzione di nuovi Comuni.
    Io faccio l'esempio della frazione di Cassibile, Fontane
  Bianche, che ad oggi ha portato ed avviato l'iter per potere
  scorporarsi dalla città di Siracusa.
    Ho proposto, appunto, il soppressivo perché trovo
  assolutamente ingiusto che chi abbia già avviato un iter di
  scorporo ad oggi si vede interrotto improvvisamente la
  possibilità di portare a compimento questa proceduta.
    Se lei mi consente, se non mettiamo in votazione il
  soppressivo, potremmo anche, eventualmente, riscrivere la norma.
  Con alcuni colleghi qui in Aula abbiamo già proposto una
  formulazione in modo da consentire di salvare chi ad oggi ha
  avviato questo iter, che possa completare l'istruttoria.

    PRESIDENTE. Onorevole Cannata, ora possiamo vedere con chi ha
  scritto questo articolo, quindi con la Commissione, come
  discutere.
    Devo dire che io sono abbastanza in linea con quello che lei
  dice, perché il numero di abitanti non è significativo per la
  costituzione di un Comune. Ci sono Comuni grandi, Comuni piccoli
  e piccolissimi, credo che sia molto più indicativo la situazione
  geografica e altro tipo di situazioni che non quello del numero
  di abitanti perché veramente non mi è chiaro perché diecimila e
  non venti o cinque.

    CANNATA. Su questo infatti, se lei mi consente, potremmo anche
  riscrivere la norma.

    PRESIDENTE. Siccome l'onorevole Foti credo l'aveva proposto in
  Commissione e l'aveva fatto approvare, se c'è una volontà di
  rivederlo io lo sospendo e lo vediamo dopo.
    L'onorevole Cafeo aveva chiesto di parlare. Ne ha facoltà.

    CAFEO. Signor Presidente, io intervengo non solo per, come
  dire, condividere il discorso di un aggiustamento sulla
  riscrittura dell'emendamento, perché non è che riguarda
  solamente, come citato dalla collega Cannata, la vicenda di chi
  ha già individuato un percorso, il termine è come diceva

    PRESIDENTE. Le devo dire che questo m'interesserebbe poco,
  perché non lo possiamo fare in funzione di quello.

    CAFEO. Appunto. Le dico, invece, la riflessione fatta dal
  Presidente di inserire oltre al termine del numero degli
  abitanti anche che questo articolo vale ma quando non ci sono
  distanze superiori ai dieci chilometri, ai quindici chilometri,
  cioè di situazioni particolari, dobbiamo prevedere anche la
  possibilità per situazioni oggettivamente di difficoltà di
  distanze e quindi di garantire determinati servizi. Va bene per
  me il numero dei diecimila abitanti, però non castriamoci
  l'opportunità che ci possano essere delle condizioni tali in
  alcuni casi in cui la distanza geografica diventa più importante
  del numero degli abitanti.

    PRESIDENTE. Sì, la verità è che bisognerebbe dire che deve
  essere motivato, ora possibili motivazioni ce ne sono cento
  però, ripeto, ci sono Comuni che sono veramente divisi in due,
  che non hanno niente a che vedere una parte con l'altra, ora non
  è che sono i diecimila abitanti che lo fanno tenere in piedi o
  meno, cioè se se ne vanno più di diecimila lo possiamo fare, se
  invece se ne vanno ottomila no. Cioè, non capisco veramente qual
  è la ratio. I problemi ci sono, dobbiamo spingere a non fare
  nuovi Comuni, sono d'accordo, ma se ci sono motivazioni reali
  non sono certamente quelle del numero degli abitanti.

    FOTI. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    FOTI. Signor Presidente, io ho presentato questo articolo in
  Commissione. Vorrei che si facesse chiarezza, non è né
  all'improvviso né a caso. Questa norma è esattamente estrapolata
  da un decreto legislativo che vige già dal 2000 a livello
  nazionale, parliamo del decreto legislativo n. 267 del 18 agosto
  2000, Testo Unico delle leggi sull'ordinamento degli Enti
  Locali, l'art. 15 dove si parla di fusioni e istituzione di
  nuovi Comuni, quindi la norma nazionale prevede sia la fusione
  di più piccoli Comuni, perché l'orientamento, Presidente, è
  quello di accorpare mantenendo la denominazione dei Comuni.
  Infatti, si possono accorpare le funzioni amministrative e
  rendere più performanti nel rispetto della tradizione non solo
  siciliana ma italiana che vede ben oltre cinquemila piccoli
  Comuni con un testo che prevede espressamente il rispetto della
  Costituzione, cioè gli articoli 117 e 133 in cui  le Regioni
  possono modificare le circoscrizioni territoriali dei Comuni,
  sentite le popolazioni interessate nelle forme previste dalla
  legge regionale, salvo casi di fusione fra più Comuni, possono
  essere istituiti nuovi Comuni a patto che  . E poi uguale come
  abbiamo visto nell'emendamento, cioè che almeno abbiano una
  corposità stimata a diecimila abitanti e che la parte che viene,
  come dire, lasciata non scenda sotto i diecimila abitanti,
  quindi non c'è alcuna fantasia o creatività ma si aggancia alla
  norma nazionale. Ora, è vero che abbiamo potestà e quindi
  possiamo anche abbassare la soglia

    PRESIDENTE. No, ma si deve ragionare su tutto.

    FOTI. Esatto. Quindi, non c'è nessuna volontà né di vessare,
  né di accarezzare le velleità autonomistiche da parte di
  frazioni o parti, come possono essere Sferracavallo o nel caso
  di Siracusa della località, della frazione di Cassibile.
    E' chiaro che la scorsa settimana - perché non dobbiamo essere
  come il pesciolino che perde la memoria ogni trenta secondi - la
  scorsa settimana, abbiamo avuto il caso del
  trecentonovantunesimo comune siciliano. Quando si è affrontato
  il dibattito, tutti i Gruppi parlamentari si sono espressi
  dicendo che, in effetti, come dire, si saluta chiaramente con
  favore la volontà cittadina, la volontà popolare che si
  organizza, che fa un referendum, che fa i comitati e quant'altro
  anche perché lo stabilisce, e difende questa prerogativa è
  difesa dalla Costituzione e anche dalla norma nazionale.
    Però in tanti, in tanti, in tanti abbiamo detto attenzione
  alla polverizzazione dei nostri comuni che, in effetti, non sono
  poi neanche così pochi.
    Ora, siccome ancora l'Aula si deve esprimere sulla votazione
  di questa norma, se ci sono istanze che, però, siano ragionevoli
  io vorrei invitare i colleghi che stanno riscrivendo l'articolo
  a non scendere sotto una soglia che vada cinque, tre, quattro,
  mille abitanti perché altrimenti ad ogni soffio, ad ogni battito
  d'ali nascerà un nuovo comune e l'Assemblea, la scorsa
  settimana, ha avuto modo, in maniera ampia non solo più in
  commissione, di discutere questa cosa e, quindi, cerchiamo di
  essere ragionevoli.
    Ora è chiaro che, se c'è la volontà da parte di un territorio
  che magari ha avviato l'iter, che ha fatto istanza, che ha fatto
  il referendum, che ha protocollato una documentazione, un
  dossier tecnico, che l'ha depositato in assessorato lungi da me
  l'idea di mortificare però, se c'è qualcosa che da anni, anni ed
  anni aleggia nei territori ma che di concreto non ha nulla io mi
  farei una domanda, cari colleghi.
    A questo proposito c'è anche la proposta di alcuni colleghi
  che, nell'ambito perché uno dei principali problemi, Presidente,
  è quello che questi territori si sentono abbandonati dal palazzo
  di città, diciamocelo chiaramente, perché i sindaci e i
  consiglieri trovano più interessante rivolgere la loro
  attenzione e cura nei riguardi di chi abita nei centri storici
  e, invece, abbandonano le periferie.
    Allora puntiamo su una norma, e io so che ce ne sono
  depositate ad esempio quella dell'onorevole Zito, che prevede
  un'attenta, proporzionale assegnazione delle risorse, impegni
  finanziari dei comuni proprio sugli ambiti dei territori
  satellite e delle frazioni.
    Però, quando la cura è peggio della malattia io penso che non
  si faccia un favore ma si vada, semplicemente, ad accarezzare

    PRESIDENTE Onorevole Foti, vorrei dirle che quella norma a cui
  lei fa riferimento, che io ricordo molto bene, fu fatta a
  livello nazionale non per stabilire il minimo degli abitanti di
  un comune ma fu fatta col tentativo non riuscito, infatti, di
  accorpare tutta una serie di comuni in Italia non tenendo
  minimamente conto che ci sono situazioni, in Italia come in
  Sicilia, che non possono andare. Onorevole Foti, sto parlando
  con lei. Il Molise ha trecentomila abitanti e centotrentasei
  comuni con trecentomila abitanti perché ci sono motivi storici
  che obbligano ogni comune che ha la sua torre, la sua bandiera

    (Intervento fuori microfono dell'onorevole Foti)

    Scusi, onorevole Foti, io sto dicendo che la storia del numero
  di abitanti con la legge a cui fa riferimento lei, fece un
  fallimento totale nel senso che non se ne accorpò uno in
  tutt'Italia  Fu fatta quella legge e non se ne sono accorpati

    (Intervento fuori microfono dell'onorevole Foti)

    Onorevole Foti, non mi gridi perché tanto non ci sentono da
  casa, non sento io, non sentono loro quindi, se vuole, poi le do
  la parola. Quella legge fu un fallimento totale, glielo posso
  garantire perché ero nella maggioranza di governo che l'aveva
  proposta per cui so le liti che ci furono in quell'occasione
  perché ci sono situazioni in cui millecinquecento abitanti non
  vogliono saperne dei millecinquecento che ci sono di fronte
  perché hanno storicamente situazioni di divisioni.
    Ora qui non credo che ci siano situazioni di questo genere,
  forse Catania-Palermo ma gli altri non credo tanto, ma non credo
  nemmeno che il numero degli abitanti possa essere un parametro
  da prendere in considerazione su un problema che è di tutt'altro
  tipo, specialmente di tipo geografico secondo me.
    Io ho già detto l'altra volta, il posto, la mia frazione che
  essendo quattrocento abitanti, ovviamente, non potrà essere mai
  un comune, ma comunque vive una situazione di infinito disagio
  rispetto al comune di cui fa parte, perché è lontanissima. Siamo
  più vicini a Castelbuono che non a Cefalù, per cui di fatto
  Cefalù la considera, sì, se c'è un sindaco che è bravo considera
  anche la frazione nostra, se se ne frega non viene considerata
  proprio. Non arriva l'acqua, non abbiamo l'ADSL.
    Perché? Perché è un mondo a parte.
    E allora, ripeto, non voglio proporre di fare comune la
  frazione di Sant'Ambrogio che ha soltanto 400 abitanti e quindi
  non lo potrà essere mai, ma non posso neanche immaginare che il
  problema sia il numero degli abitanti. Ma io sto dicendo la mia
  come deputato.

    ZITO. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Poi gli onorevoli Cracolici e Lo
  Curto.

    ZITO. Signor Presidente, onorevoli deputati, sì mi dispiace
  appunto non vedere, però, signor Presidente, ho bisogno della
  sua attenzione.

    PRESIDENTE. Sì, io le do la massima attenzione, se il Governo
  si sta un attimo

    ZITO. Ma anche dell'Assessore per gli enti locali, perché è
  importante.

    PRESIDENTE. Il tavolo del Governo, potete uscire? Tanto altri
  che sono qua ci sono, uscite e chiaccherate, non è possibile
  qua.

    ZITO. Come già anticipato dalla collega, io avevo presentato
  un emendamento che purtroppo non trovo all'articolo 9
  riguardante proprio le frazioni. E già l'avevo anticipato
  durante la discussione sul Comune di Misiliscemi. Praticamente
  questo emendamento che è immediato rispetto ad un percorso di
  separazione, questo non ce lo dobbiamo scordare, perché se
  andiamo a vedere l'iter di Misiliscemi è durato quindici anni.
    Questo emendamento che cosa propone, signor Presidente.

    PRESIDENTE. Io devo invitare formalmente il Governo, assessore
  Falcone, devo invitare formalmente, onorevole Cordaro, il
  Governo a stare attento all'intervento che si fa oppure a uscire
  perché gli altri vorrebbero stare attenti.

    ZITO. Questo emendamento, che poi era un disegno di legge
  trasformato in emendamento, pone rimedio alle dimenticanze,
  diciamo così, delle frazioni da parte dei sindaci.
    Cosa vuol dire? Noi ogni anno trasferiamo ai comuni delle
  somme sia per investimenti, sia quote ordinarie ed è in base pro
  capite.
    I comuni sono obbligati a spendere in quota pro capite nelle
  frazioni che sono individuate, ripeto, non è un concetto
  astratto quello di frazione, ma esiste nell'articolo 15 del
  TUEL, quindi nella legge n. 267/2000, di destinare questi soldi
  lì, così da avere un ritorno immediato.
    Perché noi non dobbiamo illudere neanche le persone perché io
  ho sentito anche la questione di Cassibile che do pure ragione
  agli abitanti di Cassibile quando c'è un sindaco che si
  dimentica totalmente di loro e quindi capisco che se ne vogliono
  andare.
    Purtroppo, c'è da dire che era stato presentato un ordine del
  giorno, perché si era interrotto l'iter perché non si erano
  raccolte le firme, ora non mi ricordo qual era il problema
  giuridico, si era presentato la settimana scorsa un ordine del
  giorno ed è stato dichiarato inammissibile perché appunto è una
  decisione presa a posteriori e non precedentemente.
    Il discorso sostanzialmente è questo. Cosa vogliamo fare?
  Quella è una norma nazionale. Noi possiamo legiferare, per
  l'amor di Dio, e decidere un numero maggiore, inferiore, però la
  separazione, ed io qua vorrei chiedere anche all'Assessore per
  gli enti locali a che cosa può portare la frammentazione? A dei
  giovamenti, a non giovamenti? Fermo restando, come dice lei, i
  casi particolari dove effettivamente sono totalmente abbandonati
  o sono o vogliono una sorta di indipendenza perché sono in
  contrasto. Però quanto meno l'aiuto immediato con
  quell'emendamento che le chiedo di riprendere e vedere di
  inserirlo nell'articolo 9 può essere un aiuto subito e non dopo
  quindici anni dopo che si è separato, dopo che si è fatto il
  referendum, dopo che si è fatta la legge, eccetera, eccetera.
    Quindi, da questo punto di vista le chiedo di valutare proprio
  quell'emendamento che purtroppo non trovo nell'articolato.

    PRESIDENTE. E allora, io vorrei un attimo, prima di dare la
  parola all'onorevole Cracolici e poi Lo Curto, vorrei capire, la
  Commissione ha immaginato su questo problema, è stato fatto un
  ragionamento? Perché se no, io comunque metto in votazione a
  monte, però, secondo me, è un emendamento che può essere
  migliorato, lo dico sinceramente, e non dicendo settemila,
  ottomila, ma trovando una soluzione diversa.

    PELLEGRINO, presidente della Commissione e relatore. Signor
  Presidente, noi ci siamo adeguati esclusivamente a quella che è
  la normativa nazionale.

    PRESIDENTE. Sì, ma la normativa nazionale, ripeto, fu una
  norma che fu fatta e che fallì miseramente, che non creò nessun
  tipo di risultato perché si scoprì dopo che ci sono situazioni
  come il Molise con 130 comuni e 300 mila abitanti, se fosse così
  i comuni dovrebbero essere trenta, cioè ne dovrebbero sparire
  100, capite bene che ovviamente non è possibile per cui noi con
  la nostra autonomia se troviamo una soluzione migliore,
  diversamente lo facciamo.

    CRACOLICI. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    CRACOLICI. Signor Presidente, io volevo semplicemente dire,
  anche precisando quello che ha detto il Presidente Micciché, in
  Sicilia vige una legge ad oggi che fa divieto ai comuni di nuova
  istituzione se inferiori a 5000 abitanti. Questa è la legge
  vigente.
    La collega Foti ha presentato questa norma che sostanzialmente
  porta questo limite da 5000 a 10000 adeguandosi all'ordinamento
  nazionale degli enti locali, cioè presidente Micciché la legge
  che fa divieto di istituire nuovi comuni in Sicilia sopra i
  10000 abitanti c'è dal 1990, è la 142 del 1990 che ha stabilito,
  oltre i procedimenti di fusione, il limite oltre il quale non si
  possono istituire nuovi comuni.
    Attenzione - e lo dico con cognizione di causa - l'istituzione
  di nuovi comuni non è solo una prerogativa degli enti locali
  siciliani perché ricordo  che  una quota del finanziamento ai
  comuni arriva dal ministero degli interni e quindi dallo stato.
  Siamo nell'era dei cosiddetti fabbisogni standard sia per la
  fiscalità locale sia per i servizi sociali. Noi possiamo
  istituire quello che vogliamo, ma attenzione che lo stato non ci
  darà un euro, rischiamo di fare la fine delle province quando
  noi abbiamo perso tempo e alla fine le province siciliane sono
  uscite fuori dal fondo di redistribuzione delle province
  italiane.
    Allora io dico presidente su queste questioni differenziarsi
  eccessivamente significa danneggiare i comuni siciliani sia
  quelli che c'erano sia quelli che ci saranno perché la norma ha
  effetti finanziari sul bilancio dello stato e vedrete che anche
  la norma Misiliscemi avrà delle obiezioni di natura finanziaria
  da parte dello stato perché fatta in difformità all'ordinamento
  nazionale.
    Io pertanto sulla norma Foti sono d'accordo proprio perché
  riporta il limite fissato dalla 142 del 1990 alla legislazione
  siciliana, ripeto, non perché io ami i grandi comuni a
  differenza dei piccoli comuni o viceversa, semplicemente perché
  stiamo parlando di risorse e una parte di queste risorse saranno
  distribuite dallo stato con parametri che devono essere
  concordati con lo stato, quanto meno preventivamente e non che
  istituiamo i comuni e poi gli chiediamo i finanziamenti perché
  così non funzionerà.

    PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, la norma attuale è quella dei
  5000, portarla a 10000 significa che anche Misiliscemi la
  dovevamo bocciare ieri, comunque in ogni caso io non è che
  posso, però attenzione credo che sull'argomento ne abbiamo
  dibattuto troppo, se l'onorevole Tancredi vuole intervenire,
  dopo di che si mette in votazione.

    TANCREDI. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    TANCREDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che
  il ragionamento che fa la collega Foti è assolutamente
  condivisibile e ci mette in linea con quella che è la normativa
  nazionale, fermo restando che credo che sia opportuno, per non
  fare torto a nessuno in questa regione, visto anche l'andamento
  pluriennale degli iter avviati, mettere un'aggiunta che è questa
  semplicissima  fatti salvi gli iter già avviati'. In questa
  maniera non facciamo torto a nessuno.

    PRESIDENTE. Iter, che si intende per iter? Che ne hanno
  discusso in Consiglio comunale?

    TANCREDI. L'iter istitutivo, l'iter istitutivo ha un percorso
  di solito di diverse tappe. L'avere avviato l'iter per tempo
  salva questo tipo di percorso. Anche perché come giustamente lei
  diceva non dovrebbe essere il limite degli abitanti ma dovrebbe
  essere un argomento ragionevole.
    Ma aggiungere altri paletti, la distanza e quant'altro
  probabilmente renderebbe molto complicata l'interpretazione
  della norma e invece in questa maniera, tutti gli iter che sono
  stati già avviati, e non credo siano decine verrebbero salvati.
  Questa è una semplice aggiunta che potremmo inserire
  tranquillamente. Basta fare un sub emendamento all'articolo e ci
  vuole un attimo.

    PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Lo Curto. Chiedo
  scusa, finiamo il giro degli interventi. Ne ha facoltà.

    LO CURTO. Signor Presidente, la mia proposta è di rinviare
  l'articolo in Commissione perché ritengo che sul tema si debba
  potere intervenire.

    PRESIDENTE. L'articolo non si può rinviare. Si può stralciare.

    LO CURTO. Lo possiamo stralciare lasciando adesso le cose come
  stanno e successivamente la Commissione ci potrà tornare, perché
  mi pare che sia complessa la situazione e non sia facile
  dirimere quale sia in questo momento il modo giusto per
  intervenire.

    PRESIDENTE. Io sono d'accordissimo ma deve essere d'accordo
  l'Aula. Intanto la Commissione e poi l'Aula. Se l'Aula si
  determina ad evitare questo argomento e lo facciamo oggetto di
  nuova legge studiandola in maniera più completa io ne sono
  felicissimo. L'Aula è d'accordo? Possiamo anche avere una
  indicazione. Vedo tanti sì e allora se anche la Commissione è
  d'accordo, stralciamo questo articolo. Ha ragione l'onorevole Lo
  Curto, non è che è da bocciare, è da rivedere. Però siccome ci
  sono i tempi per mandare avanti quest'altra legge. Non possiamo
  fermarci un giorno per cui lo stralciamo, e se ne fa oggetto di
  una nuova legge. Non mi sembra che ci sia niente di strano. Vedo
  tanti sì. Se siete d'accordo facciamo così. Aspetto soltanto un
  ok della Commissione però. Se la Commissione è d'accordo lo
  stralciamo e se ne fa oggetto di una nuova legge quando sarà.
    L'Aula vedo che tutti mi fanno segnale positivo con il pollice
  alzato. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
  Così lo vediamo immediatamente. Va bene stralciato.
    Pertanto, questo articolo lo rimandiamo in Commissione e si
  farà successivamente.
    Si passa all'articolo 10. Ne do lettura:

    «Articolo 10
    Modifica all'articolo 14 della legge regionale 26 agosto 1992,
  n. 7
    in materia di incarichi ad esperti

    1. L'articolo 14 della legge regionale 26 agosto 1992, n. 7 e
  successive modifiche ed integrazioni è sostituito dal seguente:
     Art. 14.
    Incarichi ad esperti
    1. Il sindaco può conferire incarichi a tempo determinato,
  rinnovabili, che non costituiscono rapporto di pubblico impiego,
  ad esperti estranei all'amministrazione. L'oggetto e la finalità
  dell'incarico devono essere definiti all'atto del conferimento e
  possono anche riferirsi ad attività di supporto agli uffici in
  materie di particolare complessità, per le quali l'ente abbia
  documentabili carenze delle specifiche professionalità. Fra gli
  incarichi che possono essere conferiti ad esperti è annoverabile
  anche quello di portavoce del sindaco previsto dalla legge 7
  giugno 2000, n. 150 e successive modifiche ed integrazioni.
    2. I1 numero degli incarichi di cui al comma 1 non può essere
  superiore a:
    a) due nei comuni con popolazione fino a 30.000 abitanti;
    b) tre nei comuni con popolazione superiore a 30.000 e fino a
  250.000 abitanti;
    c) quattro nei comuni con popolazione superiore a 250.000
  abitanti.
    3. Gli esperti nominati ai sensi del presente articolo devono
  essere dotati di documentata professionalità. In caso di nomina
  di soggetto non provvisto di laurea, l'atto di conferimento
  dell'incarico deve essere ampiamente motivato.
    4. Il sindaco annualmente trasmette al consiglio comunale una
  dettagliata relazione sull'attività svolta dagli esperti da lui
  nominati.
    5. Agli esperti è corrisposto un compenso mensile non
  superiore allo stipendio tabellare previsto per la qualifica
  unica dirigenziale dal CCNL del comparto Regioni ed Autonomie
  Locali. Sono, altresì, consentiti conferimenti di incarichi a
  titolo gratuito, nei limiti di cui al comma 2, ove il soggetto
  individuato accetti espressamente, all'atto del conferimento, la
  gratuità della prestazione.
    6. Ad un medesimo soggetto non possono essere conferiti
  contemporaneamente più di due incarichi ai sensi del presente
  articolo. L'incarico di esperto è compatibile con altri
  incarichi di collaborazione esterna e/o di consulenza, purché
  gli incarichi non comportino conflitti di interesse».

    Ci sono delle riscritture da parte della Commissione. Prego,
  onorevole Pellegrino.

    PELLEGRINO, presidente della Commissione e relatore. Signor
  Presidente, in aggiunta agli  incarichi ad esperti' va anche
  previsto l'incarico al portavoce previsto dall'articolo 7 della
  legge 7 giugno 2000 della nostra Legge nazionale.

    PRESIDENTE. E' senza, ha invarianza finanziaria.

    PELLEGRINO, presidente della Commissione e relatore. Sì, si
  tratta degli enti locali tra l'altro.

    PRESIDENTE. Sempre da parte dei Comuni. Per me non c'è
  problema.
    Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
  contrario si alzi.

    (E' approvato)

    Si passa all'emendamento 10.3 a firma degli onorevoli
  Zafarana, Di Caro. E' da riformulare se viene mantenuto. E'
  mantenuto?
    In ogni caso bisognerebbe riformularlo, perché così com'è non
  può essere approvato perché bisogna inserire il divieto di
  conferimento degli incarichi negli ultimi sei mesi di mandato.
    Ha facoltà di parlare l'onorevole Zafarana.

    ZAFARANA. Signor Presidente, la proposta è quella di prevedere
  per questi incarichi ad esperti che non possono essere fatti nel
  cosiddetto semestre bianco prima delle elezioni che debbano
  essere dotati di documentata professionalità, cioè dopo le
  parole  documentata professionalità  aggiungere le parole  non
  aver riportato condanne penali passate in giudicato  e poi anche
  l'incompatibilità per un Assessore o un vicesindaco di poter
  svolgere il ruolo di esperto, a titolo chiaramente oneroso,
  perché di questo stiamo parlando, presso un altro Comune. Sono
  delle riflessioni diciamo sul funzionamento in generale di
  questa opportunità che viene data appunto

    PRESIDENTE. Sì, onorevole Zafarana, lei è d'accordo alla
  riformulazione? Perché così come è non lo potremmo accettare.

    ZAFARANA. Io ho capito dal Presidente Pellegrino che la
  riformulazione non va a mutare nulla nella sostanza.

    PRESIDENTE. Non cambia la sostanza.
    La potremmo riformulare scrivendo  C'è il divieto di
  conferimento degli incarichi degli ultimi sei mesi del mandato ,
  non passati quattro anni.

    PELLEGRINO, presidente della Commissione e relatore. No, no,
  negli ultimi sei mesi. Così si era concordato.

    PRESIDENTE. E quindi lo dobbiamo riformulare o è considerato
  così? No, bisogna riformularlo.

    PELLEGRINO, presidente della Commissione e relatore. L'avevamo
  già preparato, Presidente.

    PRESIDENTE. L'avevate già preparato? Perfetto. Attenzione, mi
  sembra di capire che non si possano conferire quelli che sono
  conferiti prima che durano di più rimangono. Questo è fin troppo
  ovvio.
    Si passa all'esame dell'emendamento 10.4, a firma degli
  onorevoli Zafarana ed altri, è inammissibile per cui non lo
  possiamo accettare.
    Si passa all'esame dell'emendamento 10.2, che prevede
  l'inconferibilità dell'incarico ad esperti. E' già disciplinato
  l'argomento del 10.2, onorevole Zafarana. Quindi è, come dire,
  lo dica lei, tanto stiamo riscrivendo un attimo l'emendamento
  10.3.

    ZAFARANA. Sì, il terzo emendamento va a dire sostanzialmente
  che chi è nella Giunta, Assessore o vicesindaco in un Comune,
  non possa svolgere incarico di esperto in un altro Comune, è un
  ragionamento politico che offro all'Aula e chiaramente poi
  l'Aula si determinerà come meglio ritiene, ci mancherebbe.

    PRESIDENTE. Scusate, io devo soltanto decidere se metterlo in
  votazione, poi se non lo volete votare non lo votate. Perché mi
  dicono gli Uffici che è già previsto, quindi è assolutamente
  superfluo.
    Va bene, l'emendamento 10.2 lo eliminiamo perché è già
  previsto così. Benissimo, invece la riformulazione - non abbiamo
  però il tempo di darvelo, un attimo solo - la riformulazione
  dell'onorevole Zafarana del 10.3 è così:  Gli incarichi di cui
  al comma 1 non possono essere conferiti negli ultimi sei mesi
  del mandato .
    Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
  contrario si alzi.

    (E' approvato)

    Pongo in votazione l'articolo 10, nel testo risultante. Chi è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

    (E' approvato)

    Onorevoli colleghi, dobbiamo tornare un attimo all'articolo 1
  per il problema dell'onorevole Cannata.
    Il vero dibattito inizia ora. Onorevole Cannata, come dire, io
  sono dispiaciuto perché capisco perfettamente il suo punto di
  vista perché ha subito a mio avviso un'ingiustizia pochi mesi
  fa, ma che possiamo fare? E' possibile, gli Uffici per favore, è
  possibile l'emendamento Cannata all'articolo 1? Scusi,
  Segretario generale, parliamo agli Uffici, piuttosto che
  metterlo per norma, una volta che c'è la legge, i Consiglieri di
  Siracusa o di Sciacca che sia, non possono rivolgersi al giudice
  chiedendo di essere riammessi visto e considerato che c'è la
  nuova legge?
      Non è possibile infatti, è sicuro questo.
    Per ora è stato fatto, però non c'era la legge. Ora che c'è la
  legge, ma se dal punto di vista amministrativo lo possono fare
  io non ho problemi, ma metterlo in legge non è possibile.

      (voce fuori microfono dell'onorevole Cannata)

    Lo so che non è possibile, però a limite, lo risolvono
  amministrativamente. Onorevole Sammartino, non è che ogni
  problema che ha lei è importantissimo, e quando ce l'ha la
  Cannata no, per cui faccia parlare l'onorevole Cannata
  serenamente.

    CANNATA. Signor Presidente, io non comprendo quale sia la
  difficoltà oggi a emanare una norma che interpreta
  autenticamente quello che è l'articolo 58, che è un'altra cosa
  diversa rispetto all'articolo 109.
    Oggi finalmente, per come ha detto l'onorevole Cracolici,
  questo Parlamento prende una decisione ferma e colma un vuoto
  legislativo, quindi il bilancio di previsione avrà come
  conseguenza da parte dei consiglieri la loro sospensione e
  quindi  vanno a casa , per dirla in termini brevi; quando invece
  non si approva il rendiconto di gestione, e quindi si parla di
  consuntivo, stiamo legiferando dicendo che non è così. Si
  trasmettono gli atti solamente per poterne verificare, senza che
  sia una conseguenza negativa e catastrofica che è quella di
  mandare a casa la democrazia.
    Nel momento in cui noi mettiamo questo punto fermo, però, c'è
  un articolo ben preciso, che è un articolo 58 che veniva
  interpretato in maniera errata e ha portato a queste conseguenze
  che oggi ci ritroviamo, quindi nel momento in cui noi andiamo a
  legiferare e mettiamo un punto sull'articolo 109, dobbiamo anche
  chiarire cosa diceva l'articolo 58.
    Sulle norme di interpretazione autentica, anche mi preme
  sottolineare, che questo Parlamento si è pronunciato fino alle
  scorse settimane, dando dei titoli a chiare lettere
   interpretazione autentica dell'articolo x, dell'articolo y
  quindi non comprendo perché questa norma oggi non possa ricevere
  un'interpretazione autentica, considerato che comunque non
  colmiamo tutto il vuoto legislativo e si apre quindi il problema
  su questo articolo 58.
    Ripeto, questa teoria che oggi io sto dicendo è già approvata
  da parte di una pronuncia di un TAR e anche l'Ufficio
  legislativo della Presidenza ha riconosciuto correttamente
  quello che noi oggi stiamo mettendo nero su bianco, quindi né
  più né meno.

    PRESIDENTE. Allora, onorevole Cannata, stiamo ragionando su un
  problema di tipo tecnico-giuridico. Io sono d'accordo con lei, e
  considero un'ingiustizia che due Consigli comunali siano stati
  sciolti per la non approvazione del rendiconto, la considero una
  follia addirittura, e quindi un'ingiustizia.
    Se i consiglieri che sono stati sciolti per questo motivo, una
  volta che c'è la nuova legge, fanno una attività per potere
  riprendere la loro posizione e lo decide lo stesso giudice che
  comunque li ha sospesi, perché non è che noi possiamo, sulla
  base di una decisione che è stata presa da un giudice, fare la
  legge e dire:  non vale più quello che è stato fatto , perché
  quello che è stato fatto è stato fatto.
    Però io credo che è logico che queste persone fanno il nuovo
  ricorso, sulla base di una nuova legge, e sarà il giudice a
  scegliere. Noi non possiamo oggi riassumere, come dire,
  riattivare un Consiglio comunale che su una sentenza è stato
  sciolto. Non so se è chiaro, non è soltanto un fatto del
  precedente o del retroattivo, è un problema che non possiamo in
  nessuna maniera risolvere. Se c'è la legge nuova, i consiglieri
  comunali

    CANNATA. Mi deve consentire, Presidente, noi esercitiamo un
  potere che è quello legislativo, lei lo sta confondendo con un
  altro potere, che è quello giudiziario. Questo Parlamento non è
  che è rimesso ad un potere giudiziario, non è che posso
  legiferare in base a quello che decide il TAR.

    PRESIDENTE. Stia attenta, è difficile che io per legge possa
  tirare fuori uno che è in galera, quando è stato condannato.

    CANNATA. Siamo due poteri separati e diversi, quindi sto
  dicendo che oggi questo Parlamento deve dare un

    PRESIDENTE. Nessun Parlamento può decidere per legge che uno
  che è stato condannato da domani è libero. Può avere la grazia,
  ma non può essere fatto per legge.

    CANNATA. Chiedo che venga messo ai voti il mio emendamento, a
  questo punto. Se non c'è un'improcedibilità o
  un'inammissibilità, per legge, su questo mio emendamento, chiedo
  che venga messo ai voti.

    PRESIDENTE. L'emendamento è inammissibile. Il concetto è
  giusto, se lo dovessimo mettere ai voti, io voterei sì, voterei
  a favore, purtroppo è inammissibile e non lo possiamo
  considerare, dobbiamo solo votare la legge.
    Se prendete posto. No, dobbiamo votare, intanto l'articolo 1.

    CANNATA. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Dovete stare sereni, l'onorevole Cannata ha tutto
  il diritto di chiedere e di ottenere la parola. Sta facendo un
  ragionamento serio e su cui ha, anche, dal punto di vista della
  logica, ragione. Per cui lasciatela parlare. Ne ha facoltà.

    CANNATA. Signor Presidente la ringrazio. La norma per come
  inoltre, a parte l'inammissibilità del mio emendamento, per come
  è stata formulata in Commissione, crea dei problemi evidenti a
  tutti i sindaci perché per come noi oggi l'approviamo dice  la
  mancata approvazione del rendiconto nei termini di legge
  comporta la trasmissione : sappiamo benissimo che nei termini di
  legge nessun consiglio comunale riesce, comunque, ad approvare
  il rendiconto. Quindi, con questa norma portiamo un ulteriore
  aggravamento nella gestione comunale, quindi anche io suggerisco
  - se l'Aula vuole prendere questo suggerimento - che  nei
  termini di legge  va cassata e, inoltre, non va trasmesso
  solamente alla Procura della Corte dei conti ma andrebbe
  trasmessa, tuttalpiù, all'assessorato delle autonomie locali e
  della funzione pubblica.
    Quindi, in ogni caso, per come questo articolo, oggi, è
  proposto contiene delle incongruenze che, se mi permette,
  Presidente, non sono assolutamente sostenibili, quindi chiedo
  anche l'approvazione da parte dei sindaci oggi, non so se c'è
  l'onorevole Margherita La Rocca Ruvolo o Danilo Lo Giudice, che
  potranno confermare quello che mai avviene nei termini di legge.
    Quindi oggi dovremmo praticamente mettere in moto anche una
  maratona nell'approvazione del rendiconto di gestione, anche
  questa è una forte incongruenza che mi lascia perplessa.

    PRESIDENTE. Allora, ancora una volta, onorevole Cannata, io le
  do ragione, e perché è stata messa questa cosa della Corte dei
  conti io non lo capisco.

    (Intervento  fuori microfono)

    Onorevole Catanzaro, lei deve stare sereno, noi stiamo votando
  una legge che coinvolge la vita di tutti i sindaci siciliani,
  per cui se c'è qualche problema e fosse necessaria una
  sospensione della seduta per capirlo io lo farò, per cui state
  sereni. Non c'è premura per votare questa legge.

    (Intervento fuori microfono dell'onorevole Cracolici)

    No, me lo avete insegnato voi del PD ed io lo uso
  continuamente. Il termine  stai sereno , onorevole Cracolici,
  vorrebbe che io non usassi il termine  stai sereno , ma mi è
  stato insegnato da autorevoli esponenti del PD e lo usiamo
  regolarmente. È diventato ormai, come dire, addirittura nelle
  nuove enciclopedie viene scritto.

    LACCOTO. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    LACCOTO. Signor Presidente, io sono d'accordo con
  l'osservazione fatta dalla collega Cannata perché è chiaro che
  nei termini di legge, oggi, non c'è nessun comune che può, molte
  volte, arrivare a fare il rendiconto per diversi motivi: intanto
  perché mancano le figure specialistiche dei ragionieri, se lei
  prende mille comuni, in ottocento comuni mancano i ragionieri;
  seconda cosa perché ci sono, naturalmente, dei problemi, dei
  ritardi da parte della Regione, molte volte, nell'erogazione
  delle somme e ci sono una serie di situazioni particolari che
  impediscono di fare il rendiconto nei termini di legge.

    PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Laccoto, perché in tutta
  questa confusione, è stato predisposto l'emendamento che serve
  per modificare?

    LACCOTO. Ma l'emendamento è molto facile, c'è l'Assessore per
  le autonomie locali e la funzione pubblica.

    PRESIDENTE. Ho capito, facile o difficile, c'è o non c'è? Io
  ho un compito. Ah, lo state scrivendo. Benissimo.

    LACCOTO. Non è solo questo, bisogna togliere  nei termini di
  legge  e anche  alla procura della Corte dei Conti  che non
  c'entra niente.

    PRESIDENTE. Scusate, colleghi, mi fate chiedere, non perché
  non mi fidi degli altri, ma l'avvocato a cui io faccio
  riferimento sempre è Assenza, essendo anche dentro il Consiglio
  di Presidenza. In Consiglio di Presidenza che faremmo?
  Bisognerebbe mandarlo?

    ASSENZA. La lettera c) è abrogata.

    PRESIDENTE. Come?

    ASSENZA. La lettera c) è abrogata.

    PRESIDENTE. Quindi, l'emendamento è che la lettera c) è
  abrogata?
    Allora pongo in votazione l'emendamento; chi è favorevole
  resti seduto, chi è contrario si alzi.

    (E' approvato)

    Onorevole Cannata, questo abbiamo fatto, è stato abrogato
  tutto.
    Va bene così, Presidente Pellegrino?

    PELLEGRINO, presidente della Commissione e relatore.
  Presidente, anche perché, per quello che può valere

    PRESIDENTE. La volete sentire l'onorevole Cannata un attimo?
  Dice che così invece... Onorevole Cannata, il suo spazio è
  finito, basta così, va bene così onorevole Cannata.

    PELLEGRINO, presidente della Commissione e relatore.
  Presidente, gli Uffici comunque trasmettono tutto alla Corte dei
  conti, quindi va bene, sopprimiamolo.

    PRESIDENTE. Va bene. Pongo in votazione l'articolo 1. Chi è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

    (E' approvato)

    Onorevoli colleghi, dobbiamo votare il disegno di  legge.
    Mi dicono che va bene così, né io né lei siamo avvocati, tutti
  gli avvocati dicono che va bene. Onorevole Cannata, non
  approfitti della sua giornata da protagonista.
    Allora, colleghi, se vi sedete dobbiamo votare il disegno di
  legge. Certo, dopo le province, un minuto.
    Allora, scusate colleghi, nonostante io le avessi volute
  evitare, però l'onorevole Dipasquale mi obbliga a guardare gli
  aggiuntivi. Questi aggiuntivi, che non è uno, da quello che sto
  vedendo purtroppo, fosse uno soltanto, invece sono tanti.
  Intanto Commissione, sono tutti aggiuntivi che possiamo
  effettivamente valutare, onorevole Ciancio? C'è quello sulle
  province per il rinvio.

    PELLEGRINO, presidente della Commissione e relatore. Non sono
  ancora stati distribuiti in Aula, Presidente.

    PRESIDENTE. E allora distribuiamoli.
    Essendo giunti al vero quid della legge, sospendiamo cinque
  minuti perché dobbiamo vedere due cose con la Commissione. Sono
  le ore 17.53, alle ore 18.15 riprendremo l'Aula.
    La seduta è sospesa.

    (La seduta, sospesa alle ora 17.53, è ripresa alle ore 18.24)

    La seduta è ripresa.


    Congedo

    PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Arancio è in congedo per
  la seduta odierna.

    L'Assemblea ne prende atto.

   824-810 Stralcio I/A

    Riprende il seguito della discussione del disegno di legge nn.
  824-810 Stralcio I/A

    PRESIDENTE. Colleghi, tranquilli, faremo le cose per bene come
  sempre.
    Onorevole Pellegrino, la Commissione ha valutato nel merito
  questi emendamenti?

    PELLEGRINO, presidente della Commissione e relatore. Sì, gli
  emendamenti che possono essere trattati sono A2, A4, A4.1, poi
  A6, A9, A10 con riscrittura.

    PRESIDENTE. A6 e poi? L'emendamento A9 io non ce l'ho.

    PELLEGRINO, presidente della Commissione e relatore. A10, A9
  no. L'emendamento A10 con una riscrittura.

    PRESIDENTE. A10R perché è stato già riscritto.

    PELLEGRINO, presidente della Commissione e relatore. E poi
  l'emendamento A12.

    PRESIDENTE. Allora, se questi vanno bene li potete distribuire
  a tutti, per favore? Si stanno distribuendo questi aggiuntivi,
  che sono aggiuntivi per modo di dire, perché comunque riguardano
  nel merito la questione che stiamo valutando.
      Onorevoli colleghi, l'onorevole Aricò c'è? Norme di spesa
  non ne possiamo prevedere, ovviamente, per cui le possiamo
  presentare in finanziaria, ma non qua.

      (Intervento fuori microfono)

    PRESIDENTE. Ho capito, se ci sono spese non si possono
  accettare, ora vedremo, non lo so, ma se sono previste spese non
  è possibile farli passare.
    Averli ricevuti è un conto  Quello dei permessi quale sarebbe?
  L'emendamento A4, appena mi arriva deciderò. Se prevede spesa
  non è ammissibile, onorevole Aricò.
    Di questi emendamenti che mi sono stati presentati, uno che mi
  è stato presentato ora dall'onorevole Aricò, e che prevede un
  problema di indennità di sindaci, assessori e quanto, non lo
  possiamo prendere in considerazione. Lo possiamo mettere in
  finanziaria, oggi non possiamo prevedere spese.
    La stessa cosa io ritengo che è quello sui permessi, perché
  non avendo un'idea sull'impatto che possa avere sui comuni, dal
  punto di vista finanziario - l'emendamento A4 -  quello che
  prevede l'incremento del monte ore di cui dispongono i sindaci
  lavoratori e dipendenti di permessi retribuiti, rischia di
  aumentare l'esborso dei comuni, perché se aumentano le ore di
  permesso, aumenta pure il rimborso del comune.
    Io sono d'accordo con la norma, ma  È la stessa motivazione
  per cui sto dicendo no all'onorevole  Aricò, che anche lui ha
  perfettamente ragione, però oggi siamo in dodicesimi, finché non
  viene fatta la finanziaria, nuove norme che possono prevedere
  spesa
    Ora qua c'è certamente un impatto economico sul bilancio dei
  comuni, è inimmaginabile pensare che non ci sia, per cui fermo
  restando la validità, io non sto discutendo minimamente sulla
  validità dell'emendamento, sto dicendo che probabilmente, quando
  ne avete discusso, non si è fatto attenzione sul fatto che siamo
  in dodicesimi.
    Io non posso, materialmente, prevedere nessun disegno di legge
  che preveda anche un centesimo di spesa, proprio non la possiamo
  considerare -  ripeto -  fermo restando che mi impegno ad essere
  il primo a votarlo quando lo presentiamo in finanziaria, perché
  la considero giusta, ma ora come ora è ovvio che è una cosa che
  sto facendo anche a malincuore, ma non ne posso fare a meno.
    Quindi, noi possiamo tenere in considerazione questi
  emendamenti aggiuntivi; scusate, quali sono quelli che possiamo
  tenere in considerazione? Permessi dei lavoratori dipendenti per
  partecipazione a sedute, l'emendamento A.2 va bene, non c'è
  problema, perché sono sempre due ore di permesso invece che
  partire dalla data di convocazione, partono dalla data di
  effettivo inizio.
    L'emendamento A.4 lo stiamo togliendo.
    Questo emendamento A.2 lo sto facendo votare perché rimangono
  due ore, cioè, non è incremento dei permessi, rimangono due ore
  vengono spostate soltanto, anziché dal momento della
  convocazione della Commissione, dal momento dell'effettivo
  insediamento e, quindi, questo si può fare, sempre due ore sono,
  quindi non cambia niente, quindi non c'è un impatto di nessun
  tipo.

    FIGUCCIA. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    FIGUCCIA. Signor Presidente, solo per dirle che non ha un
  incremento di spesa sul bilancio regionale, parliamo dei fondi
  comunali

    PRESIDENTE. Scusi, non ha importanza.

    FIGUCCIA... per cui diciamo che noi oggi abbiamo, sulla scia
  di una antipolitica, non so come definirla, noi obblighiamo i
  sindaci...

    PRESIDENTE. Sono d'accordissimo con lei.

    FIGUCCIA  noi obblighiamo i sindaci che oggi sono quelli che
  vanno ad occuparsi del sistema della rete fognaria,
  dell'illuminazione, delle strade, fra due giorni saranno lì con
  la chiave a svitare i tubi

    PRESIDENTE. Sono assolutamente d'accordo con lei e se ne sta
  parlando già da tempo per potere fare

    FIGUCCIA. E siccome la normativa, così com'è passata, è
  assolutamente iniqua, lei pensi che, come tutti sappiamo, il
  sindaco nel proprio comune rappresenta lo Stato poi, con tutto
  il rispetto, le chiama il funzionario della pubblica
  amministrazione dove lavora e dice: sindaco, dove sei? E dove
  sono, qua a lavorare per il mio comune.
    Noi così non diamo la possibilità ai sindaci di esercitare il
  loro mandato. Così facendo i sindaci lo potranno fare soltanto

    PRESIDENTE. Ripeto, nel merito lei ha perfettamente ragione.

    FIGUCCIA.   o i baroni o i disoccupati. Io penso che sul piano
  tecnico, ribadisco, che non c'è un impegno di spesa sul bilancio
  regionale, ma è una dimensione che attiene i fondi dei comuni,
  per cui la stessa misura con la quale noi trattiamo la
  possibilità di incidere sui permessi per i consigli comunali...

    PRESIDENTE. Infatti neanche su quelli dell'emendamento A.2
  rimangono due ore di permesso, è soltanto un spostamento di
  orario, per cui non c'è problema, sempre due ore sono e due ore
  rimangono.

    FIGUCCIA. Ma qualcuno può dire che incide sul bilancio
  regionale?

    PRESIDENTE. No, no, attenzione - ora do la parola
  all'onorevole Cracolici - l'emendamento A.2 dice che la modifica
  della durata dei permessi non parte dal momento della
  convocazione, ma sempre due ore, non dal momento della
  convocazione dell'assemblea ma dal momento dell'effettivo
  inizio.
    È identico, onorevole Aricò.

    FIGUCCIA. Presidente, scusi se insisto.

    PRESIDENTE. Onorevole Aricò, le chiedo scusa, sa qual era il
  problema prima? Che siccome veniva convocato per le ore 9.00,
  poi iniziava alle ore 10.00 e finiva che lui aveva il permesso
  di due ore, ma ne poteva usufruire di uno, perché in quell'altra
  ora non c'era niente.
    Invece si fa soltanto per  ripeto siccome sul merito avete
  perfettamente ragione e non ho dubbi su questo, però cerchiamo
  di concludere la giornata di oggi approvando la legge.
    Se le dico sinceramente che non sono ammissibili, ma glielo
  dico realmente essendo, non favorevole con lei, molto di più,
  prendendomi l'impegno personale che questo problema va
  assolutamente affrontato nel momento in cui la finanziaria è
  passata ed è stata fatta, o addirittura in finanziaria stessa,
  se vogliamo, ma io in questo momento ho l'obbligo, cioè, come
  dire, non mi è consentito poterli approvare.
    Le chiedo veramente scusa e ripeto, nel merito sono
  assolutamente d'accordo con lei e la ringrazio anche di avere
  sollevato il problema. Allora, iniziamo con le votazioni.

    FOTI. Signor Presidente

    PRESIDENTE. Un momento, ora in ordine, nel merito per fare una
  questione di ordine, ora ho detto quelli che non sono
  ammissibili.
    Nel merito, perché quell'emendamento che dice lei, in parte è
  certamente ammissibile per cui dobbiamo vedere come sistemarlo.
    Pongo in votazione l'emendamento A2. Il parere della
  Commissione?

    PELLEGRINO, presidente della Commissione e relatore.
  Favorevole.

    PRESIDENTE. Il parere del Governo?

    ZAMBUTO, assessore per le autonomie locali e la funzione
  pubblica. Favorevole.

    PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

    (E' approvato)

    ARICO'. Chiedo di parlare

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    ARICO'. Signor Presidente, Governo, colleghi, io non posso che
  essere favorevole all'emendamento dell'onorevole Cracolici, che
  prevede lo spostamento dell'orario, così come al pari
  dell'onorevole Figuccia, che prevede una maggiorazione degli
  orari da quarantotto a settantadue ore.
    E le dico che incidono allo stesso modo sull'impianto di
  bilancio, sia della Regione che dei comuni, allo stesso modo
  l'emendamento A2 firmato da Cracolici, che l'emendamento A4
  dell'onorevole Figuccia, perché? Non sono due ore di permesso.
  Il lavoratore dipendente è giustificato due ore prima
  dell'inizio della seduta.
    L'onorevole Cracolici, giustamente, e sono assolutamente
  d'accordo, dice  ma se la seduta è convocata per le ore 16.00, e
  alla fine inizia alle ore 18.00 o alle ore 19.00, il lavoratore
  è giustificato dalle 19.00 meno due ore in poi, o è giustificato
  ad andare in orario alla seduta? , e sono d'accordo, ma
  sicuramente c'è un impatto economico maggiore per le casse
  comunali perché pagheremo il ritardo della convocazione
  dell'Aula.

    PRESIDENTE. Perché il rimborso avviene per due ore.

    ARICO'. No, no.

    PRESIDENTE. Certo che è così.

    ARICO'. No, è giustificato da due ore prima.

    PRESIDENTE. Per due ore punto.

    ARICO'. No, Presidente, e probabilmente lo spiegherà anche
  l'onorevole Cracolici subito dopo.

    PRESIDENTE. È un problema che invece che dalle ore 15.00,
  dalle ore 16.00, ma gli orari sono quelli che sono.

    ARICO'. Presidente, no, perché se la seduta dura dieci ore,
  lui sarà giustificato per dieci ore, più le due ore precedenti.

    PRESIDENTE. Ma rispetto ad oggi non cambia niente, cambia che
  è giustificato invece che dalle 15.00 alle 18.00, dalle 16.00
  alle 19.00, non cambia niente dal punto di vista dell'impatto
  economico, per favore.

    ARICO'. No, Presidente. Cambia allo stesso modo rispetto
  all'emendamento A4 e mi dispiace che non sia stato accettato
  nemmeno l'emendamento nostro di Diventerà Bellissima per
  aumentare l'indennità alle giunte comunali.

    PRESIDENTE. Vi chiedo scusa, siccome io ho un obbligo - sono
  fondi comunali che riguardano comunque l'impianto della finanza
  per tutti - vi prego, non insistiamo su cose che tanto si
  possono mettere.
    Ripeto, sono talmente favorevole che figuratevi se mi sto
  inventando qualcosa per non farlo, per cui credetemi non
  insistiamo su cose che non sono fattibili, dai chiudiamo questo
  argomento.
    Si passa all'emendamento A6.
    Perché sia chiaro: sull'A6 il problema non è quello che è
  l'interpretazione che noi dobbiamo dare, è la legge, punto.  Nel
  momento in cui la legge prevede che in una votazione sono fatte
  le salve le operazioni elettorali già concluse, significa che
  sono fatte salve, cioè non ci potrà nessuno spostamento da una
  lista ad un'altra, assolutamente, cioè, quelle liste sono state
  già presentate e quelle sono.  Quello che non è possibile fare,
  e che io non posso consentire, è che se oggi a distanza di
  centoventi giorni da quella data qualcuno si vuole presentare
  con un'altra lista perché sono passati intanto  non aveva
  diciotto anni e oggi ce li ha , il mondo della politica è in
  continua evoluzione, per cui quello non è possibile vietarlo, è
  certamente già vietato il fatto del passaggio da una lista ad
  un'altra, perché siccome sono fatte salve le azioni che sono già
  concluse, sono concluse, non si toccano.
    Per cui, questo vorrei che fosse chiaro, la do io
  l'interpretazione, per cui con questa interpretazione non ci
  sono dubbi, ma noi non possiamo ledere i diritti di chi si vuole
  candidare perché ha compiuto diciotto anni ieri.

    CIANCIO. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    CIANCIO. Grazie Presidente. Purtroppo la storia infinita di
  Tremestieri, in quanto tale, si protrae in quest'Aula.
    Stiamo continuando a fare forzature su questo benedetto comune
  che dovrebbe andare al voto.
    Questa discussione noi l'abbiamo già fatta, voglio rassicurare
  i colleghi, noi siamo stati, nel mese scorso, due settimane di
  fila a parlare delle elezioni di Tremestieri e tutto il fulcro
  del discorso era se il procedimento si doveva intendere
  congelato o no.
    Dai verbali della Commissione, dagli interventi in Aula, dai
  documenti che si sono analizzati, dal Servizio Studi è stata
  chiara la volontà del legislatore che diceva:  Quella norma
  serve a congelare il procedimento .
    A cosa è dovuto questo problema? Al fatto che non abbiamo una
  norma che disciplina il rinvio per le amministrazioni locali per
  cause di forza maggiore.
    Nel resto d'Italia, dove quando c'è un rinvio per cause di
  forza maggiore ma anche per le province perché per le province
  abbiamo una norma del genere, sono fatte salve e rimangono
  sospesi i termini, quindi viene congelato il procedimento e
  vengono indette le elezioni nei termini di 60 giorni.
    Noi non avendo una norma che disciplina il caso specifico, ci
  siamo trovati a dover gestire questo errore fatto
  dall'Assessorato -  mi piace ricordarlo perché noi stiamo
  mettendo una pezza all'enorme errore che è stato fatto
  dall'Assessorato nella prima sospensione e rinvio delle elezioni
  a Tremestieri - e con la norma che abbiamo approvato a dicembre
  pensavamo di aver messo un punto alla questione, cosa è
  successo? Che purtroppo sempre lo stesso Assessorato,
  evidentemente si vogliono molto male,  hanno deciso che
  l'interpretazione che dovevano dare a quella norma non era
  quella che era evidente dalla discussione d'Aula ma doveva
  essere un'altra, ovvero che si possono, comunque, presentare
  altre liste e non era quello che si era discusso in quest'Aula.
    Quindi, questa discussione era già stata fatta, quello che
  serve purtroppo - e dico purtroppo perché avrei evitato
  sinceramente di intervenire  ancora una volta su questo tema -
  quello che stiamo facendo è di interpretare una norma che il
  Parlamento ha già votato e che prevede il congelamento delle
  operazioni anche se non sono 60 e sono 120, proprio perché non
  c'è un caso analogo e non c'è una norma che disciplina questa
  fattispecie; in questo caso stiamo sistemando queste cose e gli
  errori continui che si sono fatti su questo benedetto Comune in
  questo modo.
     Continuare ad interpretare e a inventare fattispecie che non
  esistono perché il procedimento o è concluso oppure si riapre
  per tutti, non c'è una via di mezzo, non ci sono ibridi, stiamo
  sbagliando e la prossima settimana se non interveniamo si
  presenteranno le liste e ci saranno tantissimi problemi, quindi
  in questo modo noi stiamo mettendo una pezza ai diversi errori
  che sono stati fatti, soprattutto e in primis dal Governo
  regionale.

    PRESIDENTE. Onorevole Ciancio, il concetto di volontà del
  legislatore non è un optional, la volontà del legislatore è
  quello che poi tutti a livello amministrativo dovranno seguire.
    La volontà del legislatore, come ho detto poco fa, è
  chiarissima, cioè le operazioni concluse sono concluse, noi non
  possiamo consentire dopo 120 giorni, perché se fossimo nei
  limiti dei 60 siccome c'è un precedente nazionale ci potremmo
  anche ragionare, ma essendo passati già 120 giorni noi non
  possiamo ledere i diritti di tutti coloro che si vogliono
  candidare e, quindi, fatte salve, considerate intoccabili le
  operazioni già concluse, se oggi c'è un giovane che si vuole
  misurare e vuole candidarsi a sindaco a Tremestieri deve poterlo
  fare ma, ripeto, fermo restando le operazioni già concluse, cioè
  dalle liste presentate non si può toccare niente.
    Questo non è vero che è un ibrido, non è nemmeno una soluzione
  di compromesso è la legge come è stata approvata.
    Per me se fosse necessario, lo possiamo scrivere ma lo sto
  dicendo al microfono quindi nei verbali con una chiarezza tale
  che non ci può essere un'interpretazione a quello che sto
  dicendo.
    L'altra volta, evidentemente, l'Assessorato ha ritenuto che
  questa chiarezza non ci fosse, oggi, la stiamo esprimendo in
  maniera totale per cui non è possibile muovere liste che sono
  già state presentate su cui il procedimento è considerato chiuso
  ma se c'è un'altra lista Micciché -  che ha fatto diciotto anni
  ieri  - e che si vuole misurare contro la vecchia politica che
  non sopporta e quindi quelli che sono attualmente candidati, lo
  deve potere fare perché noi non glielo possiamo vietare. Punto.
    Come dire? Non ci possono essere interpretazioni su questo, è
  così.
    E, quindi, chiunque in assessorato abbiano intenzione di fare
  diversamente, credo, che questo mio verbale d'Aula di oggi sia
  chiarificatore in senso assoluto.
    L'Assessore agli Enti locali che, peraltro, lo comunico anche
  a verbale in modo che non ci siano dubbi, l'assessore agli Enti
  locali, con cui ovviamente mi sono consultato prima, mi dà il
  suo assenso totale sull'interpretazione che oggi ho spiegato.
  Punto.
    Per cui, come dire, io non posso ledere i diritti di chi si
  vuole candidare oggi, ma quelli che hanno fatto le operazioni
  sono quelle e sono concluse.
    Un subemendamento con la mia spiegazione? Onorevole
  Sammartino, basta. Le sto dicendo che non ci potrà essere
  nessuno al mondo che la pensa diversamente. Il comma 1 si può
  votare tranquillamente, almeno secondo me.

    ASSENZA.  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    ASSENZA. Signor Presidente, grazie. Mi permetta innanzitutto
  di ricordare all'Aula che oggi è il 10 febbraio, è la giornata
  del ricordo

    PRESIDENTE. Ha fatto bene a ricordarlo perché l'avrei dovuto
  fare io e chiedo scusa se non l'ho fatto prima.

    ASSENZA  dei martiri

    PRESIDENTE. Bravo, onorevole Assenza. Grazie.

    ASSENZA  della macelleria titina e dell'esodo veramente
  biblico a cui fu costretta la popolazione istriana. Quindi, io
  mi sono permesso di invitarla a fine lavori, di dedicare qualche
  minuto a questa giornata.

    PRESIDENTE. Assolutamente, ha fatto bene a farlo.

    ASSENZA. Ciò premesso, signor Presidente, questo emendamento è
  il frutto avvelenato di una legge sbagliata contro la quale io
  mi sono opposto con tutte le mie modestissime forze ma che però
  è passata, cioè il voler cristallizzare in una camicia di forza
  una situazione che a distanza di mesi, inevitabilmente, si
  evolve ma che addirittura si voglia, oggi, introdurre il
  principio che sia vietato, assolutamente, presentare nuove liste
  è un assurdo, e ha fatto bene lei a dire che sul secondo comma
  non c'è possibilità nemmeno di entrare nel merito.
    Però io, anche sul primo comma, mi sforzo di ragionare un po'
  con una certa lucidità. Ma se i rinvii sono dettati da cause di
  forza maggiore chi può dire a priori che la forza maggiore si
  esaurisca in sessanta giorni e non richieda novanta giorni o
  richieda centoventi giorni? Ma questo è un emendamento che va
  dichiarato inammissibile tout court.
    Anche il primo comma non ha ragione di esistere perché è una
  contraddizione in termini con l'esigenza del rinvio, se il
  rinvio è dettato da forze maggiori, fino a quando c'è la forza,
  fino a quando c'è lo stato di necessità, fino a quando c'è la
  dichiarazione dello stato di emergenza, sia essa trenta,
  sessanta, novanta, centoventi, trecentosessanta, il rinvio può
  operare.
    Quindi, io invito veramente la Presidenza a non far votare su
  questo

    PRESIDENTE. Però, scusi onorevole Assenza, per chiarire, se le
  elezioni vengono annullate, si indicono nuove elezioni perché
  c'è un problema di causa maggiore è un conto, ma finché
  rimangono sospese noi una soluzione la dobbiamo trovare per cui
  il problema è che se il governo ritenesse di annullarle e le
  indice di nuovo il problema è già risolto, ma finché sono
  finché c'è la data fissata fra dieci giorni

    ASSENZA. E chi dice che poi deve essere sessanta, novanta

    PRESIDENTE. Nel momento in cui si dovrà di nuovo rinviare io
  immagino che verranno annullate e se ne indiranno nuove nel
  momento in cui sarà possibile farle perché non è che possiamo
  mantenere la sospensione dell'elezione a vita. Già secondo me è
  assai centoventi giorni che sono passati.
    Cioè, in questo momento il Parlamento sta sforzandosi a
  mantenere con un minimo di logica, spero, la democrazia
  all'interno di questo comune. Cioè, le elezioni sono state
  indette, sono state completate le operazioni di voto, se non
  vengono annullate, ma soltanto sospese, finché sono sospese è
  chiaro che, a distanza di centoventi giorni, qualcuno che si
  vuole candidare, si candida.

    ASSENZA. Per Tremestieri si sta andando a votare, nulla
  quaestio. Per Vittoria e per San Biagio Platani si voterà
  successivamente, però io dico, siccome noi stiamo facendo la
  norma, al comma 1, di carattere generale, non è che si riferisce
  a questo o a quell'altro comune, si riferisce ai casi di forza
  maggiore che, eventualmente, richiedano la necessità di spostare
  le elezioni. Fissare un termine a questo permanere della causa
  di forza maggiore mi sembra, proprio, una contraddizione in
  termini. Fin quando vi è la forza maggiore si giustifica la
  sospensione, quando viene meno non si giustifica più

    PRESIDENTE. Siccome esiste una norma nazionale che prevede
  che, a un certo punto, le elezioni possono essere, per causa di
  forza maggiore, annullate, noi, in questo momento stiamo facendo
  un qualcosa, finché non essendo state annullate ma soltanto
  sospese, perché così come è stato fatto a livello nazionale si
  cerchi una soluzione di giustizia in cui si mantengano le
  operazioni che sono state fatte, ma nell'eventualità in cui ci
  fosse qualcuno che si vuole candidare nuovo noi non possiamo -
  per me è una cosa fondamentale - ledere i diritti principali di
  un elettore sia attivo che passivo.
    Per cui nel momento in cui qualcuno si volesse candidare non
  glielo possiamo vietare, ma dobbiamo fare ma è ovvio che è tutta
  una situazione forzata dal fatto che continuano ad essere
  sospese.
    Allora, se fossero state annullate le elezioni il problema non
  ci sarebbe. Purtroppo non sono state annullate, continuano ad
  essere rinviate e, quindi, dobbiamo trovare una soluzione per
  rendere democratiche queste elezioni.

    ASSENZA. Presidente, per carità, io mantengo le mie
  perplessità. Voterò contro il primo comma. Sul secondo comma
  penso che non dobbiamo neanche entrare in votazione.

    PRESIDENTE. Il secondo comma è inammissibile. Nemmeno lo
  votiamo.

    FOTI. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    FOTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io volevo
  scusarmi con l'onorevole Assenza. Credevo che avesse completato
  il suo intervento in merito al riferimento che ha fatto alla
  giornata che. Oggi. si celebra, e volevo - e mi dispiaccio di
  non averlo fatto questa mattina - comunicare all'Aula che, in
  qualità di Vicepresidente, mi sono recata alla manifestazione
  che si è celebrata questa mattina qui a Palermo in via

    PRESIDENTE. Onorevole Foti, o si toglie la mascherina o si
  mette vicino al microfono perché non si sente niente. Grazie.

    FOTI. Signor Presidente, mi scuso che ho provato ad
  interrompere il collega Assenza, ma mi sembrava che aveva
  concluso sull'argomento che aveva, insomma, chiesto all'Aula

    PRESIDENTE. Si era capito, non c'è bisogno di scusarsi.

    FOTI. Un momento di riflessione. Volevo dire e comunicare che,
  in qualità di Vicepresidente, questa mattina mi sono recata alla
  manifestazione, alla commemorazione, che è stata svolta a
  Palermo, presso la villetta dedicata alle vittime delle Foibe
  anche insieme ad una delegazione di assessori proprio per
  ricordare questa brutta pagina della nostra storia e, quindi, mi
  unisco all'invito da parte dell'onorevole Assenza di dedicare un
  minuto di ricordo per questa vicenda. Grazie.
    Poi, diciamo, in merito al disegno di legge io, poi,
  interverrò man mano, però mi sembrava giusto.

    PRESIDENTE. Su proposta dell'onorevole Assenza, a cui aderiamo
  in maniera totale, finite le votazioni rimaniamo per un
  dibattito e per quello che ognuno di noi ritiene di voler dire
  su quel genocidio. Però, ora stiamo votando, per cui in mezzo
  non si può fare.

    BARBAGALLO. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi io, come ho
  fatto già altre volte, sulla vicenda di Tremestieri non volevo
  intervenire. In primo luogo perché non fa onore a questo
  Parlamento, perché la vicenda di Tremestieri non ha nessuna
  delle caratteristiche normative. Se l'assessore Zambuto mi
  ascolta, anche perché farebbe bene ad ascoltarmi

    PRESIDENTE. Onorevole Barbagallo, per favore.

    BARBAGALLO. La vicenda di Tremestieri, dicevo, non ha nessuna
  delle caratteristiche delle norme che quest'Aula è chiamata a
  votare. Cioè, non è né una norma generale, né una norma
  astratta. E non fa onore a quest'Aula il fatto di discutere dopo
  mesi della stessa vicenda.
    Sommessamente, lo dico all'onorevole Assenza di cui ho troppa
  stima per non dire le cose come stanno, signor Presidente, qua
  non siamo di fronte ad un caso di forza maggiore. Qua c'è stata
  una scelta della Giunta di Governo il 2 ottobre, senza alcuna
  norma di supporto, di rinviare l'elezione 48 ore prima, e c'è
  una palese violazione dei diritti fondamentali del cittadino,
  quello dell'elettorato attivo. Ed è una violazione che è
  avvenuta sotto gli occhi dei siciliani per cui, assessore
  Zambuto, abbiamo presentato un'interrogazione urgente il 2
  ottobre scorso, e ancora oggi non abbiamo avuto risposta. E
  chiede giustizia non il Partito Democratico, chiede giustizia la
  città di Tremestieri e tutta la Sicilia.
    Per cui, a mio giudizio, e non solo, l'obbligo è intanto
  quello di dare una risposta e capire, e comunicare ai siciliani
  qual è la norma in base alla quale la Giunta di Governo il 2
  ottobre non ha fatto votare i cittadini di Tremestieri.
    Aggiungo, signor Presidente, che rispetto alle cose che lei ha
  detto, e di cui prendiamo atto, io credo che c'è un ordine degli
  emendamenti e bisogna votare, perché le cose che lei ha detto,
  signor Presidente, è giusto che le dicesse il Governo.
  L'Assessore e i suoi Uffici dovrebbero comunicare oggi all'Aula,
  in questo momento così delicato, qual è la situazione dei
  candidati. E, per essere chiari, se un candidato ha accettato
  una candidatura in una lista, è ammissibile che rinunci alla
  candidatura? La risposta che danno gli Uffici è sì
    E se c'è il termine aperto, può presentare una candidatura in
  un'altra lista? Signor Presidente, su questo aspetto occorre
  fare chiarezza.
    Ci sono diversi emendamenti delle forze parlamentari su cui
  l'Assemblea è chiamata a pronunciarsi con chiarezza per cui
  sull'inammissibilità di un emendamento, di una parte
  dell'emendamento, noi siamo completamente contrari, e mi rivolgo
  agli Uffici.
    Bisogna fare chiarezza su questo aspetto, perché fino adesso
  chiarezza non ce n'è stata completamente. E credo che per la
  buona istituzione e per il buon nome dell'istituzione che
  rappresentiamo, stasera bisogna fare chiarezza, perché questa
  situazione è diventata insopportabile.

    PRESIDENTE. Onorevole Barbagallo, intanto la potestà di
  decidere sull'ammissibilità o meno è della Presidenza
  dell'Assemblea e non del Governo.
    È ovvio che sul problema dell'inammissibilità non ho bisogno
  di confrontarmi con nessuno.
    Sul problema, invece, particolare, di Tremestieri, della
  fattibilità di alcune cose o meno, è ovvio che mi sono
  confrontato con il Governo e ho già fatto una dichiarazione.
  Credo che sia assolutamente inequivocabile.
    Poi il resto del suo intervento è un intervento che qui dovrà
  dire qualcosa se vuole il Governo, ma certamente io valuto il
  fatto che un'elezione non sia stata fatta e stiamo ora andando a
  rifarla, cercando di farla nella maniera più democratica
  possibile, senza togliere niente e senza regalare niente a
  nessuno.
    Per cui credo che la soluzione che sia stata trovata, per
  quanto quasi obbligatoria da parte mia in termini parlamentari,
  credo che sia anche una soluzione che abbia anche una sua
  logica. E per cui mantenendo le liste ferme per come sono, se
  c'è uno che si è candidato a sindaco per il centrodestra non può
  candidarsi per il centrosinistra o viceversa. Può stare
  tranquillo che adesso la situazione è assolutamente chiara. Ce
  l'hanno chiara gli Uffici, ma ce l'ha chiara più che altro e più
  ancora di noi l'assessore Zambuto, con cui ci siamo confrontati
  su questo argomento.
    Quindi possiamo andare avanti. Finita questa, velocemente, se
  ci riusciamo questi altri tre emendamenti aggiuntivi, poi se ci
  possiamo fermare dieci minuti anche per dare spazio a chi vuole
  correttamente fare un suo intervento sulla memoria drammatica
  delle Foibe.
    Pongo, pertanto, in votazione soltanto il comma 1 che è valido
  dell'emendamento A6, con il parere favorevole della Commissione
  e del Governo.
    Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

    (E' approvato)

    (Intervento fuori microfono)

    PRESIDENTE.  DiventeràBellissima  o solo lei? Tutto
   DiventeràBellissima . Benissimo.
    Si passa all'emendamento A10.R, che riguarda il rinvio delle
  province. E' chiaro che è stato modificato,  entro trenta giorni
  dall'insediamento degli eletti .

    ARICO'. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    ARICO'. Signor Presidente, noi voteremo contro a questo
  emendamento, contro o astensione, comunque non siamo favorevoli
  ad un rinvio. Che rimanga agli atti parlamentari. Grazie.

    FALCONE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Chiedo
  di parlare in qualità di deputato.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    FALCONE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Signor
  Presidente, onorevoli colleghi, io intervengo stasera nella mia
  veste di parlamentare regionale per segnalare a quest'Aula la
  mia assoluta contrarietà a un emendamento che tende a rinviare
  il voto democratico, ancorché di secondo livello, che questa
  stessa Assemblea volle in armonia al Parlamento, alla norma del
  Parlamento nazionale, quando nel 2014 si vollero sopprimere gli
  enti sovracomunali, gli enti di area vasta, gli enti che sino a
  qualche tempo fa venivano denominati province.
    Ebbene, sono passati circa 6 anni e mezzo, e le condizioni di
  questi enti sono sotto gli occhi di tutti. Sono passati 6 anni e
  mezzo e le condizioni di queste province, delle strade
  provinciali, degli immobili di edilizia scolastica di secondo
  grado, la stessa attenzione nei confronti dei disabili, delle
  categorie fragili, dei ciechi, di coloro che oggi hanno
  maggiormente bisogno di un aiuto, sono sotto gli occhi di tutti.
  E cosa stiamo facendo?
    E' da due anni che questa Assemblea, con una scusa e con
  un'altra vuole sempre rinviare le elezioni impedendo che, in
  maniera democratica, i consiglieri comunali e i sindaci possono
  esprimere il loro voto e possono dare delle governance
  democraticamente elette, ancorché di secondo grado, lo voglio
  sottolineare per l'ennesima volta, a questi enti di area vasta.
    Allora, non dobbiamo lamentarci quando poi i siciliani ci
  additeranno come i responsabili di questa condizione a cui
  stiamo sottoponendo le province. Qualche giorno fa sono stato in
  lungo e in largo a Caltanissetta, vedendo una condizione
  vergognosa delle strade e ancorché noi come Governo regionale,
  come Governo Musumeci stiamo mettendo centinaia di milioni a
  disposizione, poi abbiamo le province che non riescono a fare un
  progetto, abbiamo le province che ci chiedono, abbiamo i tecnici
  che chiedono il sostegno e il supporto dei geni civili i quali,
  per quanto  generosi possono essere, non possono supplire a
  quella che è una funzione che dipende direttamente dalle
  province.
    Stessa cosa per quanto riguarda l'edilizia scolastica di
  secondo grado, ci sono decine, se non centinaia di immobili che
  non vengono manutenuti, e non vengono manutenuti malgrado gli
  impegni che questo Governo regionale ha messo in campo. Ci sono
  decine di finanziamenti bloccati nelle province perché i
  funzionari non riescono ad avere quella sensibilità nei
  confronti degli impegni per il Territorio.
    Allora io chiedo ufficialmente a questa Aula  abbiamo e
  abbiate un sussulto di orgoglio', ridiamo la parola ai
  consiglieri e ai sindaci per potere ripristinare una democrazia,
  per potere ripristinare gli organi di Governo, al fine di potere
  consentire a tutti di potere operare in una democrazia.
    Chiudo Presidente dicendo una cosa. Chi dice che si voterà da
  qui a breve in 43 comuni, e saranno chiamati al voto 466 mila
  persone, quindi meno del 10 per cento, dice una bugia. Perché
  oggi gli attuali consiglieri uscenti che si appresteranno a
  votare nel giugno prossimo potranno esprimere legittimamente il
  diritto di elettorato attivo e il diritto di elettorato passivo.
  Allora, se così è, qual è il motivo, quale gioco politico ci
  deve essere sotto per non portare le province a votare. Quale
  giochetto di palazzo ancora deve costringere questa Assemblea a
  diventare domani lo zimbello di 5 milioni di siciliani. Io
  invito tutti, tutti i 69 colleghi che insieme a me compongono
  questa istituzione, questa prestigiosa istituzione ad avere un
  sussulto di orgoglio e a dire  mandiamo via questa situazione di
  commissariamento', e allora respingiamo questo emendamento, tra
  l'altro aggiuntivo. Un emendamento che non doveva nemmeno
  affluire a questa Aula. Comunque è giusto poterlo portare al
  giudizio di tutti, però malgrado questo io vi dico  votiamo
  contro  e, personalmente, sono fermamente contrario e solo
  perché il 28 e 29 marzo si possono espletare, effettuare
  legittimamente, queste elezioni di secondo grado.

    PRESIDENTE. Grazie. E' iscritto a parlare l'onorevole
  Calderone. Ne ha facoltà.

    CALDERONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'accorato
  intervento dell'onorevole Falcone trova certamente condivisione
  anche da parte del sottoscritto e del Gruppo che ho l'onore e il
  piacere di rappresentare.
    Veda onorevole Falcone, non è soltanto un problema di
  risolvere le criticità che ci sono nelle nuove province
  siciliane. E' un problema di ristabilire la democrazia, perché
  quando si dà la possibilità, sia pure in una elezione cosiddetta
  di secondo livello, agli elettori di secondo livello di votare,
  viene ristabilito un principio democratico. Quando invece non si
  dà questa possibilità, signor Presidente e signori colleghi, per
  giochi politici, per giochi politici signor Assessore Falcone,
  ecco che la democrazia rimane come sospesa.
    Un partito come il nostro che dei principi democratici ha
  fatto la bandiera, non può permettere, indipendentemente dalle
  convenienze politiche, che venga ulteriormente rinviato questo
  appuntamento elettorale. Certo, ci costerà fatica, impegno, in
  un momento particolarmente drammatico, in un momento storico
  particolarmente drammatico come quello che stiamo vivendo, come
  quello che caratterizza il nostro tempo, richiederà un impegno
  supplementare. Però, vedete colleghi, affermare i principi
  democratici, e quindi il voto, dare una rappresentanza eletta
  perché l'elezione di secondo livello non è una elezione di
  seconda categoria. Vale per tutti la prestigiosa elezione del
  Presidente della Repubblica, che altro non è che una elezione di
  secondo livello, sebbene noi, parte di noi, siamo per la
  Repubblica presidenziale, signor Assessore e anche da tanto
  tempo siamo per la Repubblica presidenziale.
    Oggi ricorre una triste ricorrenza. Poi ce ne darà la
  possibilità il signor Presidente di parlare di un criminale
  comunista, perché di questo si è trattato, di un criminale
  indegno e infame comunista quale è stato Tito. Ma poi ne
  riparleremo nel momento in cui il Presidente ce ne darà facoltà.
    Quindi, ripristiniamo la democrazia, siamo contrari al rinvio
  del voto e prepariamoci a votare. Forza Italia è fermamente
  convinta che bisogna passare al voto, a fine marzo credo sia, il
  28 o il 29 marzo.

    PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Lo Curto. Ne ha
  facoltà. Poi votiamo.

    LO CURTO.  Parlo da lì, Presidente.

    PRESIDENTE. Mi sembra che c'è più assembramento da quel lato
  che non da quello, veramente. Prego.

    LO CURTO. Signor Presidente, preferisco parlare da qui perché
  là mi sembra che quel vetro, dopo tutti questi interventi,
  probabilmente raccoglie un buon numero di fiati, ecco, li
  trattiene un poco e non è molto favorevole alle condizioni di
  prevenzione dal Covid.
    Allora, intervengo sulla vicenda perché nelle parole molto
  accorate dell'onorevole Falcone c'è anche un atto di accusa nei
  confronti del Parlamento, che a suo dire sarebbe incline a non
  volere votare, e di rinvio in rinvio praticamente c'è un rinvio
  della democrazia.
    Io voglio semplicemente ricordare, io non sono tra coloro
  voterò secondo la mia coscienza, naturalmente, però mi dispiace
  che si possa fare di tutta l'erba un fascio. A capo dell'ex
  provincia di Trapani c'è un galantuomo, un magistrato, scelto
  come tutti gli altri da questo Governo, anche dal Governo
  precedente, ma questo Governo li ha confermati. Un galantuomo
  che ha lavorato come la sua coscienza di servitore dello Stato
  gli obbliga di lavorare, con attenzione alle scuole, con le
  difficoltà di bilancio, con attenzione alle strade, con tutti
  quei servizi che devono essere garantiti. Immagino che questo lo
  abbiano fatto tutti. Poi se c'è l'esigenza, ed è vera e reale,
  di procedere ad un percorso di maggiore democrazia perché si dia
  ai territori, ai Comuni, ai sindaci, ai consiglieri comunali,
  l'opportunità di esprimersi nella governance del proprio
  territorio, questo è legittimo, ha ragione l'onorevole Falcone.
    Ma ricordiamoci che questa è una democrazia azzoppata, è una
  democrazia mortificata, non è la libera espressione del voto, e
  non sono questi i costi a carico della politica che andavano
  tagliati, questi sono costi a carico della democrazia, che non
  si può esprimere, che sono stati tagliati, diciamo le cose come
  vanno dette. Qualcuno forse qui dentro quest'Aula avrà un mea
  culpa da farsi perdonare, non siamo tra costoro indubbiamente,
  perché noi non abbiamo votato l'azzeramento delle province e
  soprattutto, mi sia consentito dire, che anche da uno sguardo
  così per quello che c'è, non è che le province non funzionano
  attualmente perché sono tutti incapaci coloro che sono al
  governo della provincia, ma perché i mezzi, le risorse, gli
  uomini, gli uffici tecnici, sono quelle le difficoltà.
    Io mi auguro che nell'immediato futuro, quando troveremo il
  modo di votare, mi auguro il prima possibile, si possa, come
  dire, determinare che ci sia una governance che sia all'altezza
  dei compiti, tenendo presenti anche il limite stesso della
  democrazia che si pone nel momento in cui il sindaco della città
  più grande o città metropolitana diventa ed è di fatto sindaco
  della provincia, quindi stiamo parlando di cose che con la
  democrazia, onestamente, mi sembra che c'entrino poco.
    Questo lo devo a quest'Aula e alla mia coscienza, perché io
  sono una che vota sempre in libertà e in autonomia, e ho anche
  il coraggio di dire ciò che penso e di esprimerlo attraverso i
  miei comportamenti, le mie condotte e il mio voto.

      Presidenza della Vicepresidente FOTI

    PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
  facoltà.

    CRACOLICI. Signor Presidente, io ho chiesto di parlare dopo
  avere ascoltato l'Assessore Falcone, e l'ho sentito da
  Assessore, non da deputato, perché ha fatto una serie di rilievi
  relativamente al fatto che le province in questi anni non hanno
  potuto operare nelle strade, nelle scuole, dimenticando che
  certamente il tema delle strade e delle scuole non dipende né
  dai commissari, né dagli organi elettivi, né dai sindaci
  metropolitani nelle tre Città metropolitane dove si sono
  insediati gli attuali amministratori.
    Potrebbe anche avere avuto un supporto, cosa che questo
  Governo non ha consentito, visto che c'è una legge che lo
  prevede, di istituire le assemblee previste dalla legge, le
  assemblee dei sindaci in ogni libero Consorzio. Non si capisce
  perché i 330 sindaci in atto eletti e operativi nei propri
  comuni che devono far parte dei liberi Consorzi e delle Città
  metropolitane ad oggi, malgrado la legge approvata da questo
  Parlamento, non sono stati insediati.
    Allora, se dobbiamo fare propaganda, ognuno la può fare come
  vuole, se le province, le strade provinciali, non funzionano, il
  problema sono delle risorse e dei progetti che non siete
  comunque stati in grado di supportare per le strutture
  amministrative delle province, non per chi farà il sindaco o il
  presidente del libero Consorzio.
    Anche io sento un vulnus, dopo molti anni, del tema
  dell'elezione non fatta, però vorrei ricordare a questo
  Parlamento che l'ultima legge che abbiamo approvato in Aula
  aveva in Commissione, e mi era sembrato che ci era una unanimità
  in Commissione, e sappiamo tutti che quando c'è un'unanimità le
  cose vanno, come dire, de plano, di prevedere il turno elettivo
  per i liberi Consorzi nel periodo che era di luglio, credo. Era
  stato approvato in Commissione, anche perché siamo in piena
  pandemia, vorrei ricordarlo, per cui questo tema è come se fosse
  scomparso, quando si discute di una questione assai delicata,
  dove dovremo preoccuparci di fare i vaccini ai siciliani e non
  di garantire immediatamente la necessità del  gioco politico
  rispetto alla sicurezza anche dei politici che dovrebbero andare
  a votare e farsi eleggere eventualmente nelle assemblee
  provinciali.
    Allora, in quella norma era previsto un tempo, avevamo
  definito un tempo di concordia, in Aula, legittimamente, è stato
  presentato un emendamento, approvato dall'Aula per alzata e
  seduta, devo dire purtroppo nella disattenzione dell'Aula, o
  almeno da parte del sottoscritto, e certamente si è arrivati poi
  a quella data che ha obbligato il Governo a indire le elezioni
  per il 28 marzo.
    Se oggi l'Aula, anche in ragione delle condizioni in cui siamo
  in questo momento in Sicilia, legate alla condizione pandemica,
  propone di rinviare questo appuntamento,  è vero, anche nel
  passato è stato rinviato, ma oggi mi pare che ci sono le
  condizioni sanitarie che giustificano questo provvedimento, e
  parlare di vulnus democratico per il fatto che si rinvia di
  qualche mese l'elezione, lo considero una bestemmia. È un atto
  di propaganda politica di un Governo che deve risolvere i
  problemi e non deve raccontare i problemi che ci sono.

      Presidenza del Presidente MICCICHÈ

    PRESIDENTE. Ci sono altri interventi? Il parere del Governo mi
  sembra di capire che sia negativo, il parere della Commissione?

    PELLEGRINO, presidente della Commissione e relatore.
  Favorevole a maggioranza.

    PRESIDENTE. Onorevole, il Governo è difficile che mi possa
  chiedere di votare così, se me lo chiede qualche Capogruppo. C'è
  una richiesta di voto segreto.

      (La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)


      Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento A.10R

    PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
  Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
  dell'emendamento A.10R
    Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il
  pulsante verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si
  astiene preme il pulsante bianco.
    Dichiaro aperta la votazione.

      (Si procede alla votazione)

    Dichiaro chiusa la votazione.

      Risultato della votazione

    PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
  segreto:

    Presenti  .  60
    Votanti      54
    Maggioranza  28
    Favorevoli   38
    Contrari     16
    Astenuti     1

      (È approvato)

    Si passa all'emendamento A.12. Il parere della Commissione?

    PELLEGRINO, presidente della Commissione e relatore.
  Favorevole.

    PRESIDENTE. Il Governo pure. Lo pongo in votazione. Chi è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

    (E' approvato)

    Si passa all'articolo 11, contenente la norma finale. Ne do
  lettura:

    «Art. 11.
    Norma finale

    1. La presente legge sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale
  della Regione Siciliana.

    2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla
  osservare come legge della Regione».

    Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
  contrario si alzi.

    (E' approvato)

    Se prendete posto, dobbiamo votare la legge. Onorevoli Tamajo,
  Cracolici, c'è da votare la legge. Prego, se prendete tutti
  posto per favore.
    Possiamo aprire la votazione? Ne vedo troppi in piedi.

    FOTI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    FOTI. Grazie, Presidente. Noi del Gruppo parlamentare di
  Attiva Sicilia in larga parte siamo favorevoli a questa legge,
  abbiamo cercato di contribuire con spirito costruttivo,
  inserendo un dibattito finalmente sulla possibilità nei piccoli
  comuni che, in maniera continuativa, il sindaco possa riproporsi
  per essere eletto e poi, magari, se è stato anche bravo, la
  cittadinanza gli concorderà anche il terzo mandato.
    Abbiamo collaborato fattivamente portando finalmente per i
  comuni che dovranno andare alle elezioni, la possibilità già
  consentita dal maggio 2020, di raccogliere le firme ridotte
  semplicemente ad un terzo, questo per garantire il processo
  democratico e limitare le possibilità di contagio da parte del
  Covid.
    Presidente, io mi auguro che la Commissione, in maniera
  rapida, discuta quell'articolo che è stato stralciato in maniera
  compiuta, affinché anche in Sicilia si possa meglio chiarire
  quali sono i percorsi da individuare per le fusioni, ed
  eventuali creazioni di nuovi comuni, senza che così venditori di
  stelle possano andare in giro accarezzando l'idea che tanti
  cittadini, magari delusi dalla politica, dai propri comuni,
  decidano di staccarsi.
    In merito alle elezioni provinciali, Presidente, in effetti è
  vero, sono tanti anni che rimandiamo, speriamo veramente che sia
  l'ultima, perché alla prossima proporremo che le elezioni
  provinciali vengano rimandate almeno fino all'insediamento del
  consiglio comunale di Misiliscemi, quindi, insomma, sto
  scherzando, però già dalla scorsa legislatura abbiamo dato
  proroghe, proroghe, proroghe, e veramente sta diventando una
  Odissea.
    Io la voglio ringraziare Presidente, inoltre, per avere
  chiarito qui in Aula la vicenda di quell'emendamento aggiuntivo,
  e avere stralciato il secondo comma, che era un ulteriore
  tentativo di comprimere la democrazia in un comune che, mi
  auguro senza rischi per la salute dei cittadini, andrà ad
  elezioni a marzo; e qui c'è il riferimento, e mi permetta un
  attimino una critica nei riguardi del Governo regionale, che ha
  recepito lo spostamento delle elezioni a Vittoria e San Biagio
  Platani nel mese di maggio, che sicuramente sarà un mese in cui
  la pandemia sarà meno incombente, e invece, per i cittadini di
  Tremestieri, questa cosa non è potuta avvenire.
    Saranno momenti difficili, perché è chiaro che le relazioni
  interpersonali dovranno aumentare, però, almeno, sarà stata
  fatta salva la democrazia da questo ennesimo attacco,
  dimostrazione plastica che si usano più pesi e più misure a
  seconda della convenienza.
    In merito alle altre norme, come vi dicevo, il mio gruppo
  voterà a favore.
    Desideravo chiedere, se si distribuiranno gli ordini del
  giorno, il consenso da parte del Governo in merito a due
  tematiche, una che riguarda lo spreco alimentare. Presidente, le
  continue aperture e chiusure dei ristoranti, dei bar e dei
  caffè, hanno provocato un'enorme dispersione di risorse
  alimentari. In un ordine del giorno, che ci è stato sollecitato
  proprio nel giorno della lotta allo spreco alimentare, affinché
  attraverso gli enti locali e le reti delle associazioni, si
  metta a regime un sistema di miglioramento, di riduzione dello
  spreco, che soprattutto in questi mesi ha visto agire tantissime
  realtà a favore dei bisognosi, ma soprattutto preservare una
  risorsa importante, che è quella dell'alimentazione in sostanza.
    Per quanto riguarda l'altro ordine del giorno, è indirizzato
  più squisitamente all'assessore Zambuto, e chiediamo se può,
  attraverso il dipartimento della funzione pubblica, fare una
  ricognizione dei precari che desiderano uscire dal bacino del
  precariato.
    Come sapete, colleghi, abbiamo già fatto una norma, sono
  parecchi, colleghi, i precari che hanno scelto il percorso di
  fuoriuscita dal bacino con un incentivo economico che finalmente
  li ha liberati da questa catena. Adesso noi chiediamo - qui c'è
  l'ex assessore, che evidentemente ci fa un cenno che forse la
  ricognizione è già in corso, si deve rifare una norma, come dice
  correttamente l'ex assessore, e dargli copertura - però, intanto
  cominciare a stimare i fabbisogni, perché sono tanti i precari
  che in un primo momento non volevano utilizzare quella norma,
  perché speravano in una stabilizzazione o altri percorsi, e che
  ora invece desidererebbero poter accedere ad una nuova misura
  che ripeta quella che già abbiamo approvato qui in Aula qualche
  anno fa, la ringrazio.

    CALDERONE. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    CALDERONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa
  legge, ovviamente un po' eterogenea, contiene una norma che
  invero comincia a ridare alla politica quel senso che aveva
  qualche anno addietro, perché sull'onda di facili populismi si
  era introdotta questa, a mio modo di vedere, inopportuna
  limitazione alla possibilità di un sindaco che ha fatto bene, di
  continuare a fare. E nei paesi con pochi abitanti era veramente
  difficile ogni volta, dopo il secondo mandato, andare ad
  individuare altre persone che potevano fare il sindaco con
  assoluto decoro e soprattutto competenza.
    Oggi credo che il Parlamento siciliano, adeguandosi fino a tre
  mila abitanti ad una norma nazionale, e introducendo questa
  novità fino a cinque mila abitanti, che forse taglia in maniera
  convinta, per il mio tramite e per il tramite dell'onorevole
  Grasso, firmato e sottoscritto, è stata introdotta e verrà
  introdotta, da qui a qualche minuto - credo siano tutti
  favorevoli - una norma che consente ai cittadini sindaci nei
  comuni fino a cinque mila abitanti, di tentare per la terza
  volta di governare il proprio paese. Non viene leso nessun
  diritto, anzi vengono esaltati i diritti dell'elettore, perché
  se il sindaco ha fatto male c'è l'elezione che andrà a sancire i
  suoi errori e certamente determinerà la sua sconfitta.
    Quindi, era un grave vulnus anche questo della democrazia,
  quella di limitare i mandati per i sindaci. Ricorderà,
  Presidente Micciché, come io e l'onorevole Grasso siamo venuti
  più volte insieme a tanti sindaci, che riguardavano i comuni
  fino a tre mila abitanti, per perorare una giusta, corretta e
  legittima causa. Lo abbiamo fatto con convinzione, ci è stata
  data la possibilità di elevare a cinque mila abitanti, e io sono
  convinto che l'esperienza e il buon governo dei sindaci potrà
  continuare almeno per un altro mandato.
    Auspico che in un futuro - spero essere veramente prossimo da
  un punto di vista temporale - questa limitazione non abbia più
  ad esistere in senso generale, perché chi è bravo va votato ed
  ha diritto di governare, chi non è bravo va censurato e viene
  decretata la sua sconfitta.
    Questa è la norma che più mi ha appassionato in questo
  apparato normativo, e Forza Italia voterà favorevolmente a
  questa legge che perviene e riguarda gli enti locali.

    GALLUZZO. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    GALLUZZO. Signor Presidente, per quanto riguarda la norma che
  sancirà la possibilità di dare un altro mandato ai sindaci
  rispetto ai due soli mandati mi ritengo parzialmente
  soddisfatto, perché credo che quando si vota con delle norme
  elettorali dove il corpo elettorale viene chiamato ad eleggere
  ogni singolo eletto, che sia sindaco, consigliere comunale,
  parlamentare, avere un numero di mandati prestabiliti non aiuta
  la democrazia, perché è il popolo che deve scegliere gli eletti.
  E il messaggio che voglio mandare riguarda proprio ciò che
  accade a livello nazionale, dove i nostri senatori e i nostri
  deputati non sono eletti direttamente dal popolo, ma nominati ed
  inseriti in liste, e ecco lì io farei al massimo un mandato.
    Quindi siamo favorevoli come Gruppo parlamentare
  DiventeràBellissima a questa norma che appunto sancisce un
  principio che, secondo me, va esteso ulteriormente, e spero che
  il Parlamento nazionale recepisca la necessità che non sono i
  limiti dei mandati a creare i presupposti positivi per la
  democrazia, ma è la libertà del popolo di scegliersi coloro che
  devono rappresentare il popolo stesso.

    PRESIDENTE. Abbiamo terminato con le dichiarazioni di voto. E'
  stato presentato l'ordine del giorno n. 435, a firma
  dell'onorevole Cannata, che l'Assessore accetta come
  raccomandazione.

    DIPASQUALE. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    DIPASQUALE. Signor Presidente, io intervengo per dichiarazione
  di voto per il Partito Democratico.
    Innanzitutto ringrazio il Capogruppo, onorevole Lupo, per
  avermene dato la possibilità. Noi abbiamo dato il nostro
  contributo, è un contributo positivo, riusciamo - almeno quando
  veniamo messi in condizione - a fare la nostra parte e pensiamo
  di averlo migliorato questo atto.
    L'abbiamo fatto, l'hanno fatto i consiglieri Lupo e Cracolici
  e i colleghi in Commissione, e di questo voglio ringraziare
  anche il Presidente Pellegrino, insieme a tutta la Commissione,
  anche per quella parte dove poi ho partecipato io.
    Noi abbiamo creduto nel terzo mandato, abbiamo anche pensato a
  spostare il limite di 3.000 a 5.000 abitanti, perché abbiamo
  ritenuto giusto farlo raccogliendo le istanze dei sindaci,
  dell'Anci, ma poi alla fine quando è stato votato dall'Aula
  abbiamo avuto la soddisfazione di avere la condivisione anche
  dell'Aula, e poi anche altre cose.
    Io penso che abbiamo fatto bene tutti insieme, quando ci
  mettiamo a lavorare nell'interesse della Sicilia lo facciamo, e
  lo facciamo bene. Non mi è piaciuto l'intervento dell'Assessore
  Falcone che, secondo me, non ci stava, perché è stato un attacco
  nei confronti del Parlamento e di chi aveva proposto, che era il
  sottoscritto, un emendamento per il rinvio delle province che
  aveva un significato. Bene ha detto l'onorevole Cracolici  ma
  cosa ci raccontate a noi, voi avete avuto i commissari, avete il
  governo, se volevate fare funzionare le province e sistemare le
  strade provinciali, potevate farlo benissimo, la responsabilità
  è tutta vostra e non c'entrano le elezioni, noi dobbiamo andare
  a votare e siamo i primi a voler votare .
    Presidente, a me dispiace una cosa, io l'emendamento l'ho
  dovuto cambiare su indicazioni sue, e c'era una condivisione
  anche del Presidente della Regione sull'ipotesi di spostare le
  elezioni, almeno così avevo capito, può darsi che ho capito
  male

    PRESIDENTE. Questo certamente non c'era

    DIPASQUALE. Eh?

    PRESIDENTE. Non c'era questo sinceramente.

    DIPASQUALE. Perfetto, allora ho capito male, diciamo che ho
  capito male, mi è dispiaciuto che ci sono  ho capito male,
  pazienza. Mi è dispiaciuto che il Gruppo  mi è dispiaciuto che
  alcuni gruppi non hanno voluto votare il rinvio delle elezioni,
  perché è un fatto democratico, quando si lascia fuori da
  un'elezione provinciale, anche di secondo livello, una città
  come Vittoria, che è la nona città in Sicilia, che rappresenta
  un terzo degli elettori della provincia, davvero era uno
  scandalo.
    Mi dispiace per i colleghi e per i Gruppi parlamentari che
  hanno votato contro, ringrazio il Movimento Cinque Stelle,
  ringrazio l'EU, ringrazio Italia Viva, ringrazio il gruppo
  dell'Udc, ringrazio tutti coloro che, oltre il mio partito,
  hanno permesso e permetteranno e permetterete alla città di
  Vittoria di poter partecipare all'elezione provinciale. Io a
  tutti voi voglio trasmettere il grazie, il grazie da parte di
  questa comunità che ingiustamente era stata lasciata fuori, e
  che grazie a voi ora ritorna a poter pensare di partecipare alle
  elezioni provinciali.

    PRESIDENTE. Benissimo. Siamo pronti? Possiamo procedere?

    (Intervento fuori microfono dell'onorevole Lupo)

    Come, onorevole Lupo? E' stato presentato? C'è un ordine del
  giorno del Gruppo parlamentare di ? Ah di tutti? Ah no, ma
  questo no, scusi, allora l'errore è mio. Io l'ho visto questo
  ordine del giorno ma io, come dire, chiedere al Governo però
   impegna il Governo a dare attuazione alle disposizioni di
  legge... , mi sembra che non c'è bisogno di fare un ordine del
  giorno. Credo che il Governo sia

    LUPO. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    LUPO. Presidente, lei ha ragione e condivido. Il problema è
  che la legge che il Parlamento ha votato prima della pausa
  estiva, cioè di insediare le assemblee dei sindaci, dei liberi
  consorzi e delle città metropolitane, non è stata attuata. Io
  credo che intanto insediamo gli organi che si possono insediare,
  le assemblee dei sindaci sono composte di diritto da tutti i
  sindaci del territorio provinciale. Perché non si insediano?
  Hanno compiti statutari ben precisi, credo che queste si possano
  insediare, poi si faranno le elezioni di secondo livello per
  eleggere i Consigli e i Presidenti dei liberi consorzi, ma
  laddove si possono insediare assemblee dei sindaci, la legge lo
  prevede, chiedo al Governo di verificare perché non si
  insediano. Peraltro pare che in alcune realtà si stiano
  insediando ed in altre no, il che mi parrebbe assurdo.

    PRESIDENTE. Onorevole Lupo, mi faccio allora carico
  personalmente di invitare il Governo a farmi sapere qual è la
  situazione e invitarli a farlo, però non faccio votare un ordine
  del giorno che impegna il Governo, perché non lo ritengo un
  fatto idoneo a questo Parlamento.

   nn. 824-810A - Stralcio I/A

    Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
     «Norme in materia di enti locali» (nn. 824-810A - Stralcio
  I/A)

    PRESIDENTE. Si passa alla votazione finale per scrutinio
  nominale del disegno di legge «Norme in materia di enti locali»
  (nn. 824-810A - Stralcio I/A).
    Indìco la votazione per scrutinio nominale.
    Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il
  pulsante verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si
  astiene preme il pulsante bianco.
    Dichiaro aperta la votazione.

    (Si procede alla votazione)

    Dichiaro chiusa la votazione.

    Risultato della votazione

    PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
  nominale:

    Presenti  .  58
    Votanti      38
    Maggioranza  20
    Favorevoli   38
    Contrari     0
    Astenuti     13

    (L'Assemblea approva)


    Sul disegno di legge di Bilancio e stabilità regionale

    PRESIDENTE. Assessore Cordaro, mi permetta una cosa. Noi
  abbiamo avuto dal Governo l'informazione che entro il 28
  febbraio dovremmo approvare la finanziaria. Noi siamo a un
  giorno che già, difficilmente, ci può consentire questa data.
  Per cui, se potessimo avere qualche indicazione precisa su come
  operare, perché diversamente
    Chiedo scusa deputati, io ho fatto una domanda seria al
  Governo, perché ho bisogno seriamente di capire come impostare
  il lavoro, anche a partire dalla prossima settimana se si può
  fare Aula, se non ne possiamo fare. Per cui, avrei bisogno di
  qualche informazione. Non le chiedo di darla in diretta, se lei
  non ce l'ha. Se lei ce l'ha, sono felice se me la può dare in
  diretta.

    CORDARO, assessore per il territorio e l'ambiente. Sì,
  Presidente, io ho sentito per altre ragioni il Ragioniere
  generale, il quale mi ha detto che, al massimo, domani gli atti
  verranno trasmessi all'Assemblea regionale. Per cui, in ragione
  del fatto che domani, credo, sia l'11 febbraio, immagino che ci
  siano tutti i tempi per approvare la finanziaria il 28 febbraio,
  la legge di stabilità, mantenendo così, rispettando quel patto
  che il Governo regionale ha assunto nei confronti del Governo
  Conte.

    PRESIDENTE. E' un patto che voi avete fatto, è un impegno che
  voi avete preso, ma poi è il Parlamento che lo deve attuare, in
  qualche maniera. Vorremmo essere certi che ci siano i tempi,
  perché sennò comincio ad avere problemi con le Commissioni, con
  gli Uffici e con tutto il resto. Per cui vi prego di tenere in
  considerazione che i tempi del Parlamento sono quelli che sono.


    Ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del Regolamento interno

    DI CARO. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Scusi, onorevole Di Caro, io vorrei
  che però tutti i colleghi, o almeno quelli che vogliono, però mi
  piacerebbe se fossero tanti, restassero dieci minuti, perché
  credo che sia assolutamente corretto fare quella, non dico
  commemorazione, perché non è una commemorazione, ma quel ricordo
  vista quella giornata della memoria che include tutte le stragi
  che ci sono state, mi piacerebbe che ci fossero dieci minuti,
  ridare la parole all'onorevole Assenza e ognuno di noi che, se
  vuole parlare, può farlo.
    Ha facoltà di parlare l'onorevole Di Caro.

    DI CARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi io ammiro
  tantissimo la professione dei giornalisti. Loro devono fare il
  loro mestiere, devono divulgare le notizie, fanno il loro dovere
  quando ricevono delle notizie. Però io dico e mi chiedo, e
  chiedo ai colleghi ed anche al Governo, quando deve finire la
  vergogna di venire a sapere che la finanziaria è stata ultimata
  attraverso i mezzi di informazione. Perché continuano ad uscire
  notizie legate ad alcuni articoli della finanziaria che noi non
  conosciamo. Ora l'assessore ci dice che entro domani la
  finanziaria arriverà all'Assemblea regionale siciliana, mentre
  ai giornalisti arriva prima.
    Faccio alcuni esempi. Il ripianamento di un debito di trecento
  milioni di euro facendo cassa sulle pensioni dei dipendenti
  regionali; la equiparazione dei diritti dei familiari di vittime
  di mafia per vittime in altri incidenti, nello specifico in un
  incidente aereo.
    Io vorrei, Presidente, non ora, ne parlavamo poco fa col
  Presidente Lupo, che martedì ci fosse una Conferenza dei
  Presidenti dei Gruppi parlamentari in cui si calendarizza,
  giorno per giorno anche sabato e domenica, su quello che
  dobbiamo fare in merito a questa finanziaria perché, davvero,
  questo Governo regionale ha sottoscritto un impegno col Governo
  nazionale in cui, entro il 28 di questo mese, si dovrebbe
  raggiungere la votazione finale della finanziaria.

    PRESIDENTE. Onorevole Di Caro, però l'articolo 83 prevede
  altro. Su questo io avevo già chiesto le informazioni al Governo
  che ce le ha date.

    DI CARO. Mi faccia finire. Abbiamo diciotto giorni di tempo.
  Ora, se noi ci sediamo martedì prossimo non ora, perché a quanto
  pare ci saranno altri venti minuti, riusciamo a calendarizzare
  tutto.


    Commemorazione delle vittime delle Foibe

    PRESIDENTE. Onorevole Di Caro, non tolga il compito al
  Presidente dell'Assemblea delle cose che dobbiamo fare. Io
  vorrei, se l'onorevole Assenza vuole fare un intervento. Io una
  sola cosa sulle Foibe posso dire. Ovviamente era un periodo
  della mia vita in cui ero  non esistevo, praticamente, o
  comunque ero fin troppo piccolo. Però ho conosciuto una persona,
  che è stato membro di questo Parlamento per tanto tempo, che era
  l'onorevole Benito Paolone, che aveva il padre, che ha avuto il
  padre vittima del massacro delle Foibe.
    E mi ricordo quando mi raccontò quell'episodio, che lui vide
  in diretta, vide prendere il padre, lo vide trascinare e lo vide
  buttare giù dentro queste fosse che c'erano là in Jugoslavia.
    Devo dire che io quel racconto là, pur essendo un uomo che
  come tanti sapete sono sempre stato contrario a qualsiasi tipo
  di violenza, ma quella mi sembrò una cosa terribile, veramente
  terribile, quando Benito Paolone, oggi buonanima anche lui, mi
  raccontò quell'episodio, e come me lo raccontava con le lacrime
  che gli uscivano dagli occhi, mi sono reso conto che è stata una
  cosa molto più forte di quanto io stesso non l'avessi immaginata
  fino a quel giorno.
    Per cui credo che questo sia un ricordo che non tutti noi
  abbiamo perché, ripeto, in quel periodo le informazioni
  arrivavano, e certamente non a quelli della nostra età, per cui
  non l'abbiamo certamente potuto vivere, ma nemmeno è di quelle
  cose di cui ci hanno parlato spesso i nostri genitori, vi devo
  dire la verità. Mentre su altro tipo di stragi in tutto il mondo
  siamo stati tempestati dai fatti giornalistici e anche dalle
  informazioni che in famiglia stesso si prendevano e si avevano
  dai racconti, dalle nonne agli zii, ai parenti, agli amici,
  bene, quella era, sinceramente una memoria molto, molto flebile
  nella testa degli italiani, e l'ho notato personalmente.
    E quando ascoltai Benito Paolone che fece questo racconto
  eravamo io, mia moglie e lui, quindi eravamo soltanto noi tre,
  quando mi fece questo racconto veramente non riuscii a dormire
  quella notte perché deve essere stato un qualcosa di
  terrificante, proprio di terrificante. Non si capisce come a
  destra o a sinistra ci possano essere stati periodi della storia
  che abbiano permesso questo tipo di violenza nei confronti degli
  esseri umani, per cui do volentieri la parola all'onorevole
  Assenza perché possa fare un suo piccolo intervento di memoria
  dell'argomento, e poi ovviamente a chi me lo chiederà.

    ASSENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, grazie per la
  sensibilità che ha avuto nel volere accogliere la richiesta di
  dedicare il dovuto, penso, ricordo ai martiri delle Foibe che
  sono stati per lungo tempo nei ghetti, dimenticati, oscurati da
  decenni, nei decenni successivi alla fine del secondo conflitto
  mondiale e quando noi abbiamo studiato quei periodi nei libri di
  storia di questo fenomeno, di questa tragedia non vi era
  traccia.
    E dobbiamo dire grazie al primo Governo Berlusconi se si ebbe
  il coraggio di voltare pagina e di istituire questa giornata del
  ricordo, che oggi debbo riconoscere con piacere, veramente, e
  con il dovuto rispetto anche agli avversari politici, è
  diventata patrimonio quasi unanime della comunità nazionale.
    Che dire, si parla di migliaia di morti. Di migliaia di morti
  che venivano prelevati nelle case della Dalmazia, di Fiume,
  dell'Istria e condotti a forza in queste depressioni carsiche,
  in queste cavità naturali dove, uccidendo il primo, si legavano
  con la catena i corpi degli altri, e il morto con il suo peso
  trascinava giù i vivi. Vivi che lo rimanevano anche per ore, se
  non per giorni, e quindi alla tragedia in sé si aggiungeva anche
  il dramma vero di persone che si vedevano morire minuto dopo
  minuto, e che noi abbiamo avuto la ventura di apprendere dal
  racconto dei pochi sopravvissuti.
    Ma ai morti si aggiunse anche la tragedia di un popolo, quello
  istriano, quello di origine italiana che abitava quelle zone che
  dopo che la Jugoslavia fece l'annessione completa di quei
  territori fu costretta a forza ad abbandonare i propri beni, i
  propri affetti, i propri averi e quant'altro, e come un vero e
  proprio fiume umano si allontanava con tutti i mezzi, spesso
  anche a piedi, per rientrare in Italia.
    Aveva avuto la bontà di ricordare l'episodio del padre,
  l'onorevole Benito Paolone, al quale mi fa piacere oggi fare
  riferimento, anche perché in occasione della tremenda malattia
  che poi lo portò alla morte ebbe la ventura di avere una visita
  privata personale dell'allora Presidente del Consiglio Silvio
  Berlusconi, che per una giornata intera gli tenne la mano per
  consolarlo. Sono ricordi che non si dimenticano. Quindi, dicevo,
  il dramma di un esodo. Arrivati in Italia non tutti ebbero la
  capacità, la prontezza di accogliere questi istriani. La Sicilia
  in questo si caratterizzò positivamente, perché centinaia di
  esodi istriani trovarono una seconda patria proprio in Sicilia e
  poterono partire per ricostruirsi, seppure con grande fatica, un
  avvenire.
    Quindi mi fa veramente piacere, ringrazio la Presidenza,
  ringrazio tutti i colleghi rimasti, di dedicare il nostro
  pensiero devoto, rispettoso e anche fervido, di augurio che il
  futuro ci possa esimere dal vivere nuovamente tragedie del
  genere, e quindi ritrovarsi assieme a condividere questo
  pensiero perché evidentemente rispetto a queste tragedie,
  perdonatemi, non ci possono essere morti di serie A o di serie
  B. Le vittime della guerra, le vittime della dittatura sono
  tutte da rispettare e ricordare con lo stesso accorato pensiero
  e grato ricordo. Grazie.

    PRESIDENTE. Facciamo intervenire i colleghi che lo hanno
  richiesto, poi dedichiamo un minuto di raccoglimento a questo
  ricordo e poi chiudiamo la seduta.

    FAVA. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    FAVA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
  ringraziare anche l'onorevole Assenza per averci messo in
  condizione di condividere questo ricordo, e il dolore che questo
  ricordo porta. Sono d'accordo con lui, la storia spesso ci ha
  regalato morti di serie A e morti di serie B. Credo che un atto
  di giustizia morale, umana, sia quello di restituire piena
  dignità a ogni dolore che questo Paese ha conosciuto. E la
  tragedia Foibe è una tragedia che merita di essere ricordata,
  raccontata anche come monito.
    Mi permetta, Presidente, di associare al ricordo oggi 10
  febbraio dei morti delle Foibe, anche la memoria che ci arriva
  il 27 gennaio sull'Olocausto, che in questo caso non abbiamo
  fatto in quest'Aula, perché ricordare 6 milioni e mezzo di ebrei
  trucidati nei campi di sterminio e purtroppo anche il contributo
  che questo Paese diede con le leggi razziali del '38 è anche
  questo monito dal quale non dobbiamo mai allontanare la nostra
  memoria. Grazie.

    AMATA. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    AMATA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, finalmente dopo
  anni ed anni di assurdo ed inconcepibile oblio, il recupero
  della memoria li ha resi pagine di storia. Oggi, 10 febbraio, è
  il giorno dedicato al ricordo delle tante vittime delle Foibe e
  dell'esodo da Fiume, Istria e Dalmazia. Ricordo a me stessa e a
  chi mi ascolta oggi che l'unica e sola colpa loro era quella di
  essere italiani. Si colleghi, quella di essere italiani  Abbiamo
  dunque l'obbligo ed il dovere di impegnarci a preservare la
  memoria del loro sacrificio. Un sacrificio costato la vita a
  migliaia di persone uccise e perseguitate dai comunisti di Tito,
  ripeto con una sola colpa: di essere italiani.
    Più volte il mio partito, nella persona della Presidente
  Giorgia Meloni, nella considerazione che le vittime delle Foibe
  meritano rispetto e giustizia, ha chiesto e continuerà a
  chiedere che venga revocata la medaglia della Repubblica
  italiana al maresciallo Tito. E' davvero per noi italiani
  inaccettabile che il responsabile di questa carneficina resti
  insignito della più alta onorificenza della nazione concessa nel
  lontano 1969. La medaglia gli fu conferita in un periodo storico
  in cui calava il silenzio su questa vicenda che veniva
  censurata, nascosta. Per un problema burocratico, purtroppo, non
  può essere revocata una onorificenza ai defunti che,
  evidentemente, non possono fare ricorso.
    Il mio partito, a livello nazionale, ha presentato una
  proposta di legge per permettere che tale riconoscimento possa
  essere revocato anche ai defunti. Ad oggi però, purtroppo, è
  ferma nelle Commissioni di merito. Ci auguriamo in un cambio di
  passo e che, finalmente, il silenzio di questi decenni si
  trasformi almeno in una dignità del ricordo. Grazie.

    PRESIDENTE. Grazie, onorevole Amata.
    E' iscritta a parlare l'onorevole Foti. Ne ha facoltà.

    FOTI. Signor Presidente, anch'io cercherò di essere sintetica.
  Cosa penso? Penso che non ci sia nulla di più ingiusto che si
  possa aggiungere a quello che hanno subìto i martiri delle Foibe
  che riservare per loro un trattamento di serie A o di serie B. i
  martiri sono martiri, le stragi sono stragi. Non può esistere il
  tentativo, nessuno si può atteggiare a fare la gara ad una
  strage che è stata più strage dell'altra. Questo ce lo dobbiamo
  e ce lo dobbiamo perché il nostro impegno deve essere quello di
  capire, agire in modo che se vogliamo che la società si evolva,
  che ci sia uno sviluppo, questo sviluppo deve avanzare su tutti
  i fronti. Questo avviene quando non si fa più disparità. Quindi,
  non nascondiamoci dietro ad un dito. Per decenni c'è stato
  qualcuno che ha sfruttato l'idea che ci potesse essere una
  strage che fosse più strage dell'altra, una strage che fosse più
  o meno giustificata da fantasiose teorie che svilivano,
  sviliscono chi le pronuncia e chi le concepisce.
    Oggi ho partecipato a questo incontro, a questa
  commemorazione. Non c'erano i bambini come solitamente c'erano
  ogni anno per via delle misure di contenimento però, ecco, trovo
  che sia estremamente giusto in questa Aula dedicare qualche
  minuto di riflessione e di preghiera, perché no, a quelle
  persone che hanno subìto una delle torture più indicibili che la
  storia ci ha consegnato. Grazie.

    PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo. Ne
  ha facoltà.

    BARBAGALLO.  Signor Presidente, anche il Partito Democratico
  si associa agli interventi che hanno fatto i colleghi nel giorno
  della memoria per ricordare i martiri delle Foibe.
    Nel mio intervento io mi vorrei soffermare su un aspetto a
  margine della tragedia delle Foibe ed è quello che ha riguardato
  in particolare gli esuli istriani la Sicilia. E lo dico con un
  pizzico di orgoglio, in particolare la comunità dove sono nato e
  cresciuto si è fatta carico di accogliere diversi esuli
  istriani.
    Il 10 febbraio del  47 arrivarono nella mia comunità, proprio
  li lasciarono ai piedi della chiesa, due giovanissime bambine
  che venivano da Pola che insieme con la loro famiglia dovettero
  scegliere in pochi concitati momenti se restare o se andare, se
  fermarsi a Roma o continuare a scendere e, alla fine, la
  destinazione per tanti fu la Sicilia; e la Sicilia, per storia,
  tradizione, indole, ha mantenuto sempre questa caratteristica
  dell'accoglienza, dell'hospitium siculo che nella storia ha reso
  sempre onore ai siciliani. Prima del 1947 era già successo con
  gli sfollati di Caporetto, con gli esuli veneti e lo abbiamo
  ribadito, questa forza, questa capacità di accoglienza l'abbiamo
  ribadita nel 1947 con gli esuli istriani.
    Credo che la testimonianza vera, viva, della forza di
  quell'integrazione, dell'accoglienza è ancora viva in tante
  comunità siciliane e la circostanza che nel giorno del ricordo,
  oltre alla tragedia ci sia anche questo aspetto, questo barlume
  di speranza, testimonia che in ogni tragedia dell'umanità alla
  fine c'è sempre un punto di forza, speranza, progresso e
  sviluppo per dare alle giovani generazioni, a coloro che
  ricordano questo momento, la forza di guardare con la fiducia,
  con la speranza dovuta, al futuro.

    PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Lo Curto. Ne ha
  facoltà.

    LO CURTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, due date: 27
  gennaio e 10 febbraio, per ricordare ciò che deve imprimersi
  nella coscienza di ogni persona che si richiama a valori
  democratici. Due date per ricordare due momenti della storia
  vicini temporalmente, vicini nella logica e nella costruzione
  della mostruosità che è stata commessa da uomini contro altri
  uomini; ma una differenza c'è stata tra l'eccidio delle Foibe e
  la soluzione finale a cui venivano destinati, sono state
  destinate 6 milioni di vite umane, ebrei, zingari, omosessuali,
  oppositori di regime nazista, che certamente sono stati avviati
  alla morte dopo la pianificazione scientifica della loro fine,
  perché lì si voleva eliminare totalmente una razza e, insieme a
  quella razza, anche il resto.
    Non c'è - è stato detto - un crimine peggiore dell'altro, sono
  i fatti della storia con cui oggi, come dire, facciamo i conti
  anche noi e io penso che ricordare l'eccidio delle Foibe, su cui
  a lungo la storia non ha mai parlato, i libri di storia non lo
  ricordano e solo da poco tempo si comincia così a discutere e a
  cercare di capire se mai ce ne possa essere una ragione, quale
  potesse essere la ragione e non c'è, non è stata  mai trovata,
  se non nella necessità di individuare nella morte della
  democrazia, nella dittatura, il male assoluto.
    Ricordiamocelo che noi oggi siamo in democrazia, possiamo
  parlare, possiamo incontrarci, scontrarci, avere qualunque forma
  di contrarietà e di contrapposizione, ma viviamo in un Paese
  democratico che è stato scritto con il sangue di chi ha pagato
  con la propria vita perché noi vivessimo da donne e uomini
  liberi.
    Il giorno della memoria è il giorno del ricordo, ma dovremo
  presto - io penso - fare i conti con la storia che stiamo
  vivendo e di cui nessuno parla, perché, signor Presidente, ci
  sono luoghi del mondo dove attualmente si compiono stragi, dove
  attualmente la gente muore, dove chi affronta il male affronta
  qualunque pericolo e anche il rischio di morire e perché fugge
  molto spesso da posti nei quali le libertà sono negate.
    Allora, io credo che l'impegno di questo Parlamento - e la
  ringrazio, signor Presidente, per avere voluto, su stimolo
  dell'onorevole collega Giorgio Assenza, avere dedicato questo
  momento di riflessione comune a fatti della storia che ci
  appartengono - però pensiamo, ecco, che tutti noi dobbiamo
  essere impegnati in quanto istituzione democratica, uomini e
  donne delle istituzioni, affinché anche laddove il nostro
  sguardo non arriva, laddove l'informazione non c'è, dove
  l'industria dell'informazione non è riuscita ad accendere i
  riflettori, bisogna guardare, cominciare  a guardare, perché non
  è vero che certe malvagità sono degli animali. La belva umana,
  la belva umana è solo umana, non è una belva: l'uomo è capace,
  solo l'uomo è capace di pianificare in questo modo tali stragi e
  tali malvagità. Quindi, pensiamo a quello che accade altrove,
  non nel passato, il passato ci serva, appunto, per non essere
  anche noi complici silenti di altre stragi che possono
  succedere, che stanno succedendo e che accadono sotto i nostri
  occhi e con il complice silenzio di chi dovrebbe intervenire e
  non fa nulla perché cessino.

    PRESIDENTE. Grazie, onorevole Lo Curto.
    Per il Governo do la parola all'assessore Cordaro. Scusi,
  assessore Cordaro, oggi non so perché mi continuo a confondere.
  E' iscritto a parlare l'onorevole Di Caro. Ne ha facoltà.

    DI CARO. Grazie, Presidente. Rapidamente per dire che il 27
  gennaio scorso era un mercoledì e io ho ricordato le vittime
  dello sterminio nazifascista, le ho ricordato anche il nome di
  un nostro compaesano, non so se si ricorda, di Calogero Marrone,
  e oggi vorrei ricordare brevemente le vittime delle Foibe per
  dire che il sangue versato è tutto dello stesso colore, non c'è
  appartenenza politica, non c'è credo. I morti del secolo scorso,
  a causa della follia della bestia umana - come diceva
  giustamente poco fa la collega - vanno ricordati e vanno
  ricordati tutti.
    Io poco fa riflettevo sul dramma di essere profughi, cioè di
  trovarsi in una condizione agiata nel proprio territorio di
  appartenenza, ed essere costretti ad andarsene, non cercare una
  destinazione per trovarsi meglio, ma essere costretti ad
  andarsene e trovare inizialmente un luogo alieno, spesso non in
  Sicilia, diceva bene poco fa l'onorevole Barbagallo, spesso gli
  esuli, e i profughi della Dalmazia, venivano visti con un poco
  di diffidenza dai nostri stessi connazionali, e il concetto
  torna sempre quello, del negazionismo.
    Le stragi delle Foibe spesso e volentieri anche in alcuni
  paesi del Nord Italia tendono ad essere dimenticati. Ci sono
  alcune vie di alcune città del Nord Italia che ricordano alcuni
  protagonisti drammatici di queste stragi. Alcuni consiglieri
  comunali hanno cercato di far togliere queste denominazioni da
  queste vie, ma ancora non ci sono riusciti.
    Ecco, abbiamo fatto bene a ricordare oggi le vittime delle
  Foibe, abbiamo fatto bene il 27 gennaio a ricordare le vittime
  dello sterminio nazifascista, perché è sempre bene farlo perché
  non accada mai più un simile dramma. Grazie.

    PRESIDENTE. Grazie onorevole Di Caro.
    Assessore Cordaro, ha facoltà di parlare.

    CORDARO, assessore per il territorio e l'ambiente. Grazie,
  Presidente. Desidero rivolgere un saluto, un ringraziamento e un
  plauso, intanto a lei, Presidente, per avere avuto la
  sensibilità di porre all'attenzione di quest'Aula questo
  argomento così delicato e così importante e all'onorevole
  Assenza per avere dato la stura a questo momento sentito di
  riflessione.
     Il 10 febbraio si ricorda, appunto, la giornata delle Foibe,
  giornata istituita nel 2004, dopo tanti, troppi decenni dalle
  date in cui quel massacro fu compiuto. Mi piace dire che il
  fatto di accumunare il massacro dei lager nazisti dei Gulag
  sovietici, delle Foibe jugoslave, rende tutti noi uguali dinanzi
  ai fatti della storia e deve farci guardare con rinnovata
  intensità a situazioni che, in momenti probabilmente pieni di
  diffidenza e superficialità, hanno diviso gli italiani.
    Dico questo perché non ci possono essere, non ci devono essere
  più morti di questo genere, ma dico questo perché non ci devono
  e non ci possono essere morti di serie A e morti di serie B,
  perché se fosse possibile l'ignominia della storia delle Foibe è
  ancora più drammatica se si consideri che non si sa neanche
  quanti furono i morti, c'è chi parla di 3.000, c'è chi parla di
  5.000, di 11.000 morti senza nome, morti senza una sepoltura,
  morti senza una croce.
    A questo martirio si aggiunse, poi, l'esodo; un esodo, anche
  in questo caso, assolutamente travolgente e di cui non si ha
  memoria chiara perché si parla di 250.000 esuli, ma anche di
  350.000 esuli e tutto questo ci dimostra, soprattutto in ragione
  di una tardiva memoria, che purtroppo, come sempre accade, la
  storia la scrivono i vincitori.
    Questo deve valere da monito per tutti noi: la storia va
  letta, la storia va correttamente interpretata e la memoria deve
  restare al centro della vita di ciascun cittadino soprattutto,
  come nel nostro caso, se riveste un ruolo istituzionale.
    Spesso dico, quando mi rivolgo ai morti di mafia, che senza
  memoria non c'è futuro. Ecco, oggi, tutti insieme, ed è questo
  davvero il dato importante, stiamo facendo memoria per preparare
  un migliore futuro e, quindi, il cordoglio del Presidente della
  Regione Musumeci e del Governo regionale alle vittime delle
  Foibe e ai loro familiari. Grazie, Presidente.

    PRESIDENTE. Bene, ci alziamo  e facciamo un minuto di
  raccoglimento prima di concludere la seduta.

    (Tutti i presenti in Aula, in piedi, osservano un minuto di
  silenzio)

    TURANO, assessore per le attività produttive. Chiedo di
  parlare.

   attuazione delle leggi

    Comunicazione di istituzione della Commissione per la verifica
  di attuazione delle leggi

    PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'assessore Turano,
  comunico che è stata istituita la Commissione verifica di
  attuazione delle leggi. Vi leggo velocemente chi sono i
  componenti di questa Commissione: per il Movimento Cinque Stelle
  gli onorevoli Di Caro, Di Paola e Zafarana; per Forza Italia gli
  onorevoli Caronia, Mancuso e Ternullo; per il Partito
  Democratico l'onorevole Dipasquale; per DiventeràBellissima
  l'onorevole Assenza; per Attiva Sicilia l'onorevole Tancredi;
  per Popolari e Autonomisti l'onorevole Lentini; per Sicilia
  Futura - Italia Viva l'onorevole Cafeo; per l'UDC l'onorevole
  Bulla; per Fratelli d'Italia l'onorevole Cannata; per Lega
  Sicilia l'onorevole Catalfamo; per il Gruppo Misto l'onorevole
  Pullara.
    Comunicherò alla prima seduta del Parlamento il giorno di
  insediamento di questa Commissione che sarà lo stesso giorno in
  cui riapriremo la seduta e in quella stessa giornata ci sarà la
  convocazione.


    Sul  Maxiprocesso di Palermo del 10 febbraio 1986

    PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'assessore Turano.

    TURANO, assessore per le attività produttive. Signor
  Presidente, colleghi, mi date solo dieci secondo di tempo?
  Perché ho ascoltato, chiaramente, l'assessore Cordaro che ha
  rappresentato perfettamente l'idea di tutto il Governo sul punto
  che abbiamo appena finito di trattare, però io mi permetto
  sommessamente, Presidente, di dire che il 10 febbraio di 35 anni
  fa in Sicilia si è scritta una pagina che ha rappresentato la
  svolta: una svolta sociale, una svolta che ha emozionato intere
  generazioni, una svolta che ha cambiato il volto della Sicilia.
    Lo dico perché 35 anni fa è cominciato il Maxiprocesso, io
  credo che questa, Presidente, il Maxiprocesso ha rappresentato
  una svolta in tanti di noi, ci sono state molte persone che
  prima la pensavano in un modo e dopo hanno cominciato a pensarla
  in un altro modo.
    Io penso che il 10 febbraio per la Sicilia rappresenti una
  giornata importante. Lo volevo rassegnare al Presidente
  dell'Assemblea.

    PRESIDENTE. Grazie, assessore Turano.
    La seduta è conclusa ed è rinviata a martedì, 16 febbraio
  2021,  alle ore 16.00, con il relativo ordine del giorno. Però,
  io prima devo assolutamente vedere i Capigruppo, per cui poi ci
  metteremo d'accordo sulla Conferenza dei Capigruppo. Mentre
  dobbiamo fare una riunione, lo dico a quelli che sono presenti,
  di Consiglio di Presidenza se non vado errato, la convocheremo.
    La seduta è tolta.

    La seduta è tolta alle ore 20.20 (*)


  (*)D'ordine del Presidente dell'Assemblea, notificato ai
  deputati con e-mail del 15 febbraio 2021, la seduta n. 252, già
  convocata per il giorno 16 febbraio 2021, alle ore 16.00, è
  stata rinviata al 17 febbraio successivo, alle ore 17.00,  con
  il medesimo ordine del giorno.
    L'ordine del giorno della seduta successiva, pubblicato sul
  sito web istituzionale dell'Assemblea regionale siciliana, è il
  seguente:

  Repubblica Italiana
  ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA


  XVII Legislatura

  XX SESSIONE ORDINARIA


  252a SEDUTA PUBBLICA
  Mercoledì 17 febbraio 2021 - ore 17.00
  ORDINE DEL GIORNO

  I - COMUNICAZIONI
  II - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
  1)  Disposizioni finanziarie e per il sostegno ai processi di
  crescita e ripartenza del sistema produttivo regionale.
  Disposizioni varie . (n. 893/A - Stralcio IV) (Seguito)
        Relatore: on. Savona
  2)  Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 10 agosto
  2016, n. 16 recante Recepimento del testo unico delle
  disposizioni legislative e regolamentari in materia di edilizia
  approvato con decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno
  2011, n. 380 . (nn. 669-140-453/A) (Seguito)
        Relatore: on. Lo Curto

  VICESEGRETERIA GENERALE AREA ISTITUZIONALE
  DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
  Il Direttore
  dott. Mario Di Piazza

  Il Consigliere parlamentare responsabile
  dott.ssa Maria Cristina Pensovecchio

  Allegato A

    Annunzio di interrogazioni

    - con richiesta di risposta orale presentate:

    N. 1992 - Chiarimenti sulla modifica della modalità di
  caricamento dei risultati dei tamponi antigenici per il
  rilevamento del Covid-19 e sul livello di efficenza e
  trasparenza della nuova procedura.
    - Assessore Salute
    Barbagallo Anthony Emanuele

    N. 1995 - Chiarimenti in ordine allo stato di avanzamento
  degli interventi di ripristino della strada provinciale 24 nel
  tratto Caltavuturo/Scillato.
    - Presidente Regione
    - Assessore Infrastrutture e Mobilità
    Siragusa Salvatore; Cappello Francesco; Ciancio Gianina;
  Trizzino Giampiero; Zafarana Valentina; Zito Stefano; Sunseri
  Luigi; Di Caro Giovanni; Campo Stefania; Di Paola Nunzio; Marano
  Jose; De Luca Antonino; Pasqua Giorgio; Damante Concetta

    Le interrogazioni saranno poste all'ordine del giorno per
  essere svolte al proprio turno.

    - con richiesta di risposta scritta presentate:

    N. 1993 - Chiarimenti in merito alle procedure elettorali per
  le elezioni amministrative che si terranno il 14 e 15 marzo 2021
  presso il Comune di Tremestieri Etneo (CT).
    - Presidente Regione
    - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
    Foti Angela; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina; Tancredi
  Sergio; Pagana Elena

    N. 1994 - Chiarimenti sui disservizi verificatisi a Belpasso
  (CT), in occasione dello screening di massa per il Covid-19, in
  data 31 gennaio 2021.
    - Presidente Regione
    - Assessore Salute
    Ciancio Gianina; Cappello Francesco; Siragusa Salvatore;
  Trizzino Giampiero; Zafarana Valentina; Zito Stefano; Sunseri
  Luigi; Schillaci Roberta; Di Caro Giovanni; Campo Stefania; Di
  Paola Nunzio; Marano Jose; De Luca Antonino; Pasqua Giorgio;
  Damante Concetta

    N. 1996 - Chiarimenti  in  merito  ai  progetti  di
  realizzazione di una struttura socio-sanitaria destinata ad
  ospitare una r.s.a. da n. 50 posti letto e una c.t.a. da n. 20
  posti letto e di realizzazione di un sottovia stradale, mediante
  la soppressione dei PLA nel Comune di Trapani.
    - Presidente Regione
    - Assessore Territorio e Ambiente
    - Assessore Salute
    Zito Stefano; Cappello Francesco; Ciancio Gianina; Siragusa
  Salvatore; Trizzino Giampiero; Zafarana Valentina; Sunseri
  Luigi; Schillaci Roberta; Di Caro Giovanni; Campo Stefania; Di
  Paola Nunzio; Marano Jose; De Luca Antonino; Pasqua Giorgio;
  Damante Concetta

    N. 1997 - Notizie in merito alla provenienza e alla garanzia
  dei dispositivi di protezione individuali destinati agli
  operatori sanitari, alle scuole, agli enti pubblici e alla
  cittadinanza acquistati dal Governo della Regione nonché sui
  relativi costi.
    - Presidente Regione
    - Assessore Salute
    - Assessore Attività produttive
    Lupo Giuseppe; Cracolici Antonino; Gucciardi Baldassare;
  Arancio Giuseppe Concetto; Barbagallo Anthony Emanuele;
  Dipasquale Emanuele; Catanzaro Michele

    Le interrogazioni saranno inviate al Governo.

    Annunzio di interpellanze

    N. 379 - Misure urgenti per i commercianti codice ATECO 463810
  esclusi dal d.l. n. 149 del 2020.
    - Presidente Regione
    - Assessore Agricoltura sviluppo rurale e pesca mediterranea
    Genovese Luigi

    N. 380 - Criticità inerenti al Piano regionale di gestione dei
  rifiuti.
    - Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
    Trizzino Giampiero; Barbagallo Anthony Emanuele

    Trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza che il
  Governo abbia fatto alcuna dichiarazione, le interpellanze si
  intendono accettate e saranno iscritte all'ordine del giorno per
  essere svolte al proprio turno.

    Annunzio di mozioni

    N. 504 - Condanna del colpo di stato nel Myanmar (Birmania).
    Savarino Giuseppa; Aricò Alessandro; Assenza Giorgio; Zitelli
  Giuseppe; Galluzzo Giuseppe
    Presentata il 2/02/21

    N. 505 - Iniziative presso il Governo della Repubblica per il
  rispetto del processo di pacificazione del conflitto nella
  regione del Nagorno-Karabak tra Armenia e Azerbaigian.
    Calderone Tommaso A.; Savona Riccardo; Caronia Maria Anna;
  Grasso Bernardette Felice; La Rocca Ruvolo Margherita; Papale
  Alfio; Pellegrino Stefano; Gallo Riccardo; Mancuso Michele;
  Ternullo Daniela; Caputo Mario
    Presentata il 8/02/21

    Le mozioni saranno demandate, a norma dell'articolo 153 del
  Regolamento interno, alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
  parlamentari per la determinazione della relativa data di
  discussione.