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Resoconto d'Aula della Seduta n. 65 di mercoledì 26 settembre 2018
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   Presidenza del vicepresidente Di Mauro


                   La seduta è aperta alle ore 15.16

   ZITO,  segretario,  dà lettura del processo verbale  della  seduta
  precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.
   Invito,  pertanto,  i deputati a munirsi per tempo  della  tessera
  personale di voto.
   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                      Atti e documenti, annunzio

   PRESIDENTE.   Avverto  che  le  comunicazioni  di  rito   di   cui
  all'articolo  83  del  Regolamento interno  dell'Assemblea  saranno
  riportate nell'allegato A al resoconto dell'odierna seduta.


     Svolgimento, ai sensi dell'art. 159, comma 3, del Regolamento
     interno, di interrogazioni e di interpellanze della rubrica:
                      Turismo, sport e spettacolo

   PRESIDENTE.   Si  passa  al  punto  II  dell'ordine  del   giorno:
  Svolgimento,  ai  sensi  dell'art. 159, comma  3,  del  Regolamento
  interno,  di  interrogazioni  e  di  interpellanze  della  rubrica:
   Turismo, sport e spettacolo .
   Si   passa  all'interpellanza  n.  5   Istituzione  della   figura
  professionale   della   Guida   di   media   montagna ,   a   firma
  dell'onorevole Barbagallo.
   Ne do lettura:

   «All'Assessore per il turismo, lo sport e lo spettacolo,  premesso
  che:

   con  l'articolo  67 della l.r. 17 marzo 2016, n.  3,  di  modifica
  degli  artt.  5  e  segg.  della legge regionale  8/2004,  è  stata
  introdotta in Sicilia la figura professionale della guida di  media
  montagna così come disciplinata dagli artt. 21 e 22 della  legge  2
  gennaio 1989, n. 6;

   la guida di media montagna è una figura professionale abilitata  a
  condurre  singoli o gruppi su terreni escursionistici senza  limiti
  altitudinali, esclusi i terreni dove sia necessario l'impiego,  per
  la   progressione  e  la  sicurezza,  di  attrezzature  o  tecniche
  alpinistiche;

   in  conformità  con le disposizioni contenute nell'art.  67  cit.,
  l'esercizio  dell'attività di guida di media montagna è subordinato
  all'iscrizione in apposito elenco speciale alla cui tenuta provvede
  il  Collegio  regionale delle Guide alpine e  vulcanologiche  della
  Sicilia;

   con  D.A.  n.  9/2016, è stato istituito l'elenco  speciale  delle
  guide  di  media montagna, al quale possono essere iscritti  coloro
  che siano in possesso della relativa abilitazione tecnica;

   tale  abilitazione  può conseguirsi a seguito della  frequenza  di
  appositi   corsi   teorico-pratici   organizzati,   d'intesa    con
  l'Assessorato   regionale  del  Turismo,  dello   sport   e   dello
  spettacolo,   dal   Collegio  regionale  delle   Guide   alpine   e
  vulcanologiche, e previo superamento dei relativi  esami  volti  ad
  accertare l'idoneità tecnica e la conoscenza delle zone in cui sarà
  esercitata l'attività;

   con D.A. 6 del 28 marzo 2017, l'Assessorato del Turismo ha emanato
  avviso   pubblico   contenente  il  regolamento  per   l'iscrizione
  all'elenco,  in  esito  al  quale sono pervenute  194  domande  che
  risultano  essere ancora al vaglio della Commissione di valutazione
  che,  a  norma dell'art. 3 del D.A. 6/2017, è nominata con  decreto
  dell'Assessore  al  Turismo,  nonché composta,  oltre  che  da  due
  funzionari  regionali,  da  1 Guida alpina  proposta  dal  Collegio
  regionale delle Guide alpine, con funzioni di presidente;

   la  prima fase di ammissione dei candidati pare risulti completata
  da  giorni e sarebbe, pertanto, opportuno procedere alla  fase  dei
  colloqui e delle prove attitudinali;

   considerato che:

   l'introduzione  in  Sicilia della suddetta  figura  professionale,
  avvenuta grazie al recepimento della normativa nazionale in  vigore
  già dal 1989,
   consentirà  di  creare  importanti  sbocchi  occupazionali  in  un
  settore  nel quale, proprio a causa del vuoto normativo protrattosi
  nel tempo, ha imperato l'abusivismo strutturato;

   le  note  vicende  circa l'impossibilità di dare  attuazione  alle
  previsioni   normative  derivanti  dall'art.  6   della   l.r.8/04,
  istitutivo    dell'Albo   regionale   delle    guide    ambientali-
  escursionistiche  ed  oggi abrogato, hanno  infatti  costituito  un
  impedimento  ventennale  alla regolarizzazione  del  settore  e  un
  limite  al  dispiegarsi di importanti potenzialità  in  un  ambito,
  quello turistico, vitale per l'economia isolana;

   per conoscere:

   se  non ritenga necessario adottare tutte le iniziative idonee  al
  celere   espletamento   delle   fasi   successive   dell'iter   del
  procedimento,  dando piena attuazione alla legge che ha  introdotto
  la figura della guida di media montagna;

   se  non  ritenga  che  un  eventuale blocco  delle  procedure  già
  proficuamente avviate genererebbe un danno oggettivo al settore del
  turismo montano ed escursionistico, nel quale è necessario, per  la
  sicurezza  degli  utenti, che gli operatori siano professionalmente
  qualificati ed abilitati». (5)

   PRESIDENTE.  Ha  facoltà  di  parlare l'onorevole  Barbagallo  per
  illustrare l'interpellanza.

   BARBAGALLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  com'è  facile
  intuire  la  questione che pongo con l'atto ispettivo  riguarda  il
  turismo  naturalistico. L'assessore Pappalardo lo sa, è un  settore
  del turismo che negli ultimi anni sta vivendo un certo fervore, una
  certa attenzione da parte degli operatori. È un settore che è stato
  valorizzato con il centrosinistra al Governo, al Governo  nazionale
  con  l'intervento più volte del Ministro Franceschini e del dottore
  Palumbo,  direttore  del  Dipartimento  Turismo;  sono  state  rese
  possibili  alcune  iniziative  che prima  nell'ambito  dell'offerta
  turistica  non si coltivavano, si è definito il percorso delle  vie
  francigene,  si  è definito il percorso dell'atlante  dei  cammini,
  sono  state  iniziative che nel corso degli anni  hanno  visto  una
  certa  partecipazione da parte di tutte le Regioni  e  anche  della
  Sicilia  che  ha avuto una parte attiva nel definire una  serie  di
  questi percorsi.
   C'è  stata anche un'azione del Parlamento, un'attività legislativa
  importante  perché con la finanziaria del 2016 questa Assemblea  ha
  abrogato la parte della legge n. 8 del 2004 che prevedeva la figura
  della  guida naturalistica per prevedere la figura della  guida  di
  media montagna.
   La  proposta nella finanziaria del 2016 fu del Governo,  approvata
  all'unanimità  dall'Assemblea e allora,  Assessore,  abbiamo  fatto
  questa  proposta perché sulla scorta di quello che accade in  altre
  Regioni  leader  del turismo naturalistico come  il  Trentino  Alto
  Adige,  il  Veneto,  la  Lombardia,  l'Abruzzo,  la  Liguria  e  il
  Piemonte,    in    queste   Regioni   è    prevista    la    figura
  dell'accompagnatore  o  della  guida  di  media  montagna  con   la
  valorizzazione  di  questi  percorsi  di  media  quota,  cioè   non
  superiori ai 2.000 metri di altezza e con l'istituzione di un  albo
  speciale.
   Approvata la legge, è iniziato un anno di interlocuzione  con  gli
  operatori  del  settore  e  le varie associazioni,  i  responsabili
  nazionali  delle guide vulcanologiche, il club alpino italiano  per
  arrivare  al decreto del 28 marzo 2017, che porta la mia  firma,  e
  che  ha  previsto la possibilità per le guide di media montagna  di
  potere  accedere  a  tutti  i  parchi naturalistici  della  Regione
  siciliana per garantire meglio, offrire meglio, l'accompagnamento e
  la  fruizione naturalistica dei nostri parchi siciliani e in  tutte
  le riserve siciliane.
   Per  quanto  concerne poi il Parco dell'Etna è stata garantita  la
  possibilità  all'interno dello stesso avviso  della  fruizione  sui
  sentieri indicati, di natura turistica  T  e con limitazioni.
   All'avviso  del  28  marzo 2017, per i dati  che  sono  in  nostro
  possesso, hanno partecipato 194 richiedenti, 194 aspiranti. Per  le
  notizie,  per le vie informali che arrivano in Assemblea, pare  che
  non  sia  proceduto  più  alla definizione del  bando  come  invece
  secondo  noi  è giusto per una asserita lieve carenza di  coperture
  finanziarie, credo, missioni, pagamenti, eccetera per garantire  ai
  commissari l'espletamento delle prove di concorso.
   Ora, signor Assessore e signor Presidente dell'Assemblea, io credo
  che  a fronte di una previsione normativa, la legge è quella  ed  è
  quella  del  2016,  un avviso e un decreto dell'Assessorato,  delle
  istanze di partecipazione, io credo che nell'interesse non soltanto
  dei  siciliani  ma  anche  della  migliore  fruizione  dell'offerta
  turistica  naturalistica, il bando, Assessore, a  nostro  giudizio,
  vada  definito nel più breve tempo possibile e, quindi, ho  chiesto
  di  illustrare  prima  l'interpellanza  perché  ci  aspettiamo  una
  risposta  in questo senso, in un settore che vede alcune  divisioni
  fra   le   associazioni,  fra  alcune  categorie.   Dopo   la   mia
  interpellanza  ci sarà l'interpellanza del Movimento Cinque  Stelle
  sulle  guide vulcanologiche, ed è un settore, appunto, che  aspetta
  notizie certe e dati certi come quello sulla definizione di  questo
  bando,  anche per rispetto dei 194 aspiranti che ormai da oltre  un
  anno hanno fatto domanda.

   PRESIDENTE. Ha facoltà l'Assessore per il turismo, lo sport  e  lo
  spettacolo per fornire la risposta.

   PAPPALARDO,  assessore per il turismo, lo sport e  lo  spettacolo.
  Signor  Presidente,  onorevoli  deputati,  innanzitutto  mi   corre
  l'obbligo  di  scusarmi  perché  nella  precedente  settimana   ero
  convocato ma non ho potuto adempiere a questo obbligo perché  avevo
  altri  impegni istituzionali e, quindi, mi scuso di non esser stato
  in Aula.
   Riguardo  a questa interpellanza a firma dell'onorevole Barbagallo
  ometterei,  visto che il passaggio lo ha fatto lo stesso  onorevole
  Barbagallo,  quali sono le previsioni normative che  hanno  portato
  all'istituzione di questa guida di media montagna.
   Ricordo,   però,  a  me  stesso  che  comunque  questa   è   anche
  disciplinata  da  una  normativa nazionale che  credo  ben  conosca
  l'onorevole  Barbagallo  che  parla  di  accompagnatore  di   media
  montagna,  però  questa  differenziazione nel  nome  poco  comporta
  perché  abbiamo visto che comunque alla fine è ugualmente attuabile
  perché  ciò  che  vanno a fare le due tipologie,  accompagnatore  e
  guida, sono le stesse identiche cose.
   Mi  corre, però, l'obbligo onorevole Barbagallo ricordare un  paio
  di  passaggi e li ricordo per una semplice ragione perché riconosco
  che  è un settore molto delicato, un settore altamente attenzionato
  non solo a livello nazionale ma anche a livello regionale, e questa
  situazione sicuramente ha comportato - e adesso vedremo il perché -
  che  194 persone, e confermo il dato esatto, 194 persone non  hanno
  potuto terminare l'iter concorsuale.
   Con  il  decreto  del  2016, il numero 9, del Gabinetto,  è  stato
  istituito  questo  elenco speciale delle guide  di  media  montagna
  della  Regione siciliana. Alla tenuta di questo elenco provvede  il
  Collegio  regionale  delle  guide  alpine  e  vulcanologiche  della
  Sicilia.
     Con  altro  decreto, il numero 6 del 2017, il 28 marzo  2017,  è
  stato  pubblicato il famoso avviso di cui parlava per  l'iscrizione
  all'elenco speciale delle guide di media montagna.
   A  seguito di questo avviso sono pervenute 194 domande  e  con  un
  altro  Decreto  Assessoriale, il n.19 del 9 agosto  2017,  è  stata
  nominata  la Commissione di valutazione. Che cosa succede onorevole
  Barbagallo?
   Riguardo  a  ciò  che  si  scrive in  questa  interpellanza  vanno
  evidenziate  alcune criticità che hanno comportato questo  ritardo.
  Leggo  testualmente:   Il Collegio regionale  delle  guide  alpine,
  secondo   la  normativa  vigente,  deve  essere  individuato   come
  riferimento   tecnico  per  la  definizione  della   procedura   di
  selezione . Purtroppo, mi corre l'obbligo di dire che  così  non  è
  stato nella predisposizione del bando, così non è stato nel Decreto
  Assessoriale  n. 6 del 28 marzo 2017 dell'Assessore  regionale  pro
  tempore.
   Lo  spiego  in  maniera  meno  tecnica:  è  mancata  una  fase  di
  concertazione  tecnica  prevista  dalla  norma  obbligatoria,   tra
  l'altro  ricordata  da  un  precedente Decreto  Assessoriale  dello
  stesso Assessore pro tempore, la medesima persona - e parliamo  del
  19 maggio 2016 - quindi, la norma, in maniera perentoria, prevedeva
  questo  passaggio, l'Assessore pro tempore lo ricorda nel 2016  con
  decreto  assessoriale e dice che è obbligatorio  questo  passaggio,
  per  un  motivo  che  disconosco, quando poi si emette  il  decreto
  assessoriale e l'avviso questo passaggio viene a mancare.
   Altra criticità, seppur di minore importanza - e lo ha citato  già
  lei,  onorevole Barbagallo -  è mancata la previsione in quel bando
  della copertura finanziaria necessaria per gli oneri.
   Questo  ha  comportato la sospensione delle  operazioni  da  parte
  della  Commissione non da parte dell'Assessorato ma da parte  della
  Commissione.
   Se,  forse,  una soluzione potrebbe andarsi a trovare sulla  parte
  finanziaria, sicuramente non è bypassabile la previsione  normativa
  che non fu seguita in quel bando.
   Di  conseguenza  cosa ha fatto l'Assessorato?  Dopo  una  puntuale
  analisi di tutto l'iter - chiaramente non posto in essere da noi ma
  trovato,  quindi,  l'ho  dovuto studiare -    riteniamo  necessario
  provvedere all'annullamento di quel bando e, di conseguenza,  della
  selezione  in  corso allo scopo di redigere in tempi brevissimi  un
  nuovo bando, d'intesa con il Collegio regionale delle guide alpine,
  come previsto dalla norma, quindi, nel rispetto della norma vigente
  e  dei criteri connessi prevedendosi, altresì, la quantificazione e
  la previsione delle risorse finanziarie necessarie di cui difettava
  il  bando precedente, questo proprio al fine di consentire a queste
  194  persone o a quanti si presenteranno di poter terminare  l'iter
  e, quindi, di poter lavorare.

   PRESIDENTE.  Ha  facoltà  di  parlare l'onorevole  Barbagallo  per
  dichiararsi soddisfatto o meno della risposta dell'Assessore.

   BARBAGALLO. Signor Presidente, non mi ritengo soddisfatto ma,  non
  solo, credo che non sia soltanto io a non ritenermi soddisfatto  ma
  non  si  riterranno  soddisfatte neanche le 194 persone  che  hanno
  partecipato  al  bando perché, ovviamente, l'atto  ispettivo  viene
  discusso  oggi  ma  siamo quasi ad un anno del Governo  di  centro-
  destra  e  non  è arrivata nessuna comunicazione non soltanto  agli
  aspiranti ma neanche al Collegio delle guide.
   Ritengo,  Assessore  Pappalardo, che la parte della  concertazione
  con  il Collegio dell'istruttoria tecnica è stata allora più  volte
  svolta  in  Assessorato e la parte della copertura  finanziaria  si
  può,  a  fronte del rimpinguamento dei capitoli, rispetto  all'anno
  2017, di oltre quattro milioni di euro, insomma per poche centinaia
  di euro si sarebbe potuto intervenire.
   L'indicazione, di cui apprendiamo ora in Aula, di voler  annullare
  il  bando,  riporta la Sicilia indietro di oltre due anni,  vengono
  vanificate  le  attese,  le aspettative dei 194  aspiranti  perché,
  ovviamente,  facendo  un  nuovo  bando  si  dovrà  fare  una  nuova
  selezione  e  si  dovrà  garantire  un  nuovo  termine   a   tutti,
  probabilmente si dovrà dare luogo a sottocommissioni; noi questo lo
  riteniamo un fatto grave, non soltanto nel rapporto che riguarda la
  gestione  in  senso  lato  della  promozione  turistica,  ma  anche
  dell'offerta naturalistica che viene penalizzata gravemente.

   PRESIDENTE.  Prendiamo  atto  che l'onorevole  Barbagallo  non  si
  ritiene soddisfatto.
   Si  passa  all'interpellanza  n. 10   Allestimento  dei  teatri  di
  pietra   per  la  stagione  estiva  2018 ,  a  firma  dell'onorevole
  Barbagallo.
   Ne do lettura:

   «All'Assessore  per  i  beni culturali e  l'identità  siciliana  e
  all'Assessore  per  il turismo, lo sport e lo spettacolo,  premesso
  che:

   negli  ultimi  due anni, la Regione siciliana si  è  fatta  carico
  delle  spese  relative all'allestimento dei  teatri  di  pietra  di
  Catania,  Morgantina, Tindari e Taormina al  fine  della  messa  in
  scena  di  spettacoli  di  grande richiamo  artistico  e  turistico
  nell'ambito  della più ampia manifestazione Anfiteatro di  Sicilia,
  promossa  dagli  Assessorati  al Turismo  e  ai  Beni  culturali  e
  finanziata nell'ambito dell'accordo di programma quadro (APQ) Sensi
  Contemporanei  per  il  tramite  dell'Ufficio  per  il   Cinema   e
  l'audiovisivo  della  Regione Siciliana in  collaborazione  con  la
  Fondazione Taormina Arte;

   l'allestimento   dei   teatri  è  fondamentale   al   fine   della
  programmazione degli eventi e la stesura del cartellone estivo  che
  deve  essere  fissato per tempo per consentire agli  operatori  del
  settore  di pianificare contratti ed investimenti per la  messa  in
  scena, bloccando le date degli eventi e gli artisti;

   per  lo svolgimento degli spettacoli, è necessario inoltre  che  i
  siti  siano conformi alle prescrizioni di sicurezza richiesti dalla
  normativa  vigente  con  la conseguente predisposizione  di  misure
  idonee  alla  fruizione  pubblica con un  certo  anticipo  rispetto
  all'evento:  in mancanza, le commissioni provinciali  di  vigilanza
  sui  locali di pubblico spettacolo non potranno concedere il  nulla
  osta di competenza;

   il  Comando  provinciale  dei  Vigili  del  Fuoco  di  Messina  ha
  inoltrato  alla  Regione, al Comune di Taormina e  alla  Fondazione
  Taormina  Arte  una  nota nella quale si sollecitano  gli  enti  in
  indirizzo  all'adozione di una lunga lista  di  interventi  per  la
  messa  in  sicurezza  del teatro antico di Taormina,  sottolineando
  come  il  periodo invernale, nel quale i siti non ospitano  eventi,
  debba essere utilizzato per le necessarie opere di manutenzione per
  il  ripristino  delle  condizioni di  sicurezza  da  garantire  nei
  periodi in cui il sito è utilizzato per gli spettacoli;

   considerato che:

   nelle   stagioni  precedenti,  tali  adempimenti,   a   cominciare
  dall'assunzione  degli impegni di spesa per gli allestimenti,  sono
  stati assolti ad inizio anno;

   per   il   2018,  al  contrario,  nulla  si  è  mosso  finora   né
  relativamente agli impegni di spesa né relativamente ai nulla  osta
  necessari per l'uso dei siti;

   quello  che  si  profila è un ritardo che avrà effetti  disastrosi
  sulla programmazione degli spettacoli nei suddetti teatri;

   in  assenza di qualsiasi certezza circa l'allestimento dei teatri,
  è  impossibile  che gli imprenditori del settore possano  opzionare
  artisti  e  spettacoli  prestigiosi che,  di  conseguenza,  saranno
  dirottati altrove; di conseguenza, anche gli imprenditori turistici
  non sono nelle condizioni di definire la propria offerta e venderla
  per tempo;

   appare   impensabile   che,  in  luoghi  di   assoluto   prestigio
  dall'enorme potenziale turistico, non vi siano a tutt'oggi garanzie
  basilari per la programmazione della stagione estiva, con un  danno
  incalcolabile  per gli operatori e per l'indotto  che  tali  eventi
  generano;

   per  sapere  se non ritengano di dovere provvedere,  con  assoluta
  urgenza,   all'assunzione   degli  impegni   di   spesa   ai   fini
  dell'allestimento  dei  teatri di pietra  di  Catania,  Morgantina,
  Tindari   e   Taormina  e  consentire  la  regolare   ed   ordinata
  programmazione degli eventi culturali ed artistici in tali siti per
  la stagione estiva 2018». (10)

                                                           BARBAGALLO

   Ha   facoltà  di  parlare  l'onorevole  Barbagallo  per  illustrare
  l'interpellanza.

   BARBAGALLO.    Signor   Presidente,   onorevoli    colleghi,    per
  l'interpellanza  n.  5 ci riserviamo, come Partito  Democratico,  di
  presentare  in  Aula  una  mozione ai  sensi  del  Regolamento,  per
  invitare  il  Governo  non soltanto a non  ritirare  l'atto,  ma  ad
  apportare i correttivi nel più breve tempo possibile.
   Sulla  vicenda  dei  teatri  di pietra, Assessore  Pappalardo,  già
  l'interpellanza  era  arrivata in Aula,  originariamente  era  stata
  proposta  coinvolgendo  il suo Assessore  per  i  beni  culturali  e
  l'identità  siciliana  perché, come più volte abbiamo  ribadito  nel
  corso  di  questa  legislatura, ci sono  alcune  sinergie  tra  beni
  culturali  e  turismo, riteniamo che, a differenza di altri  settori
  dell'offerta  turistica regionale, quello del turismo culturale,  in
  prospettiva, può garantire maggiore reddito e ricchezza alla  nostra
  terra  e, proprio per questo, lo vorrei ricordare in quest'Aula,  il
  primo  giorno di questa legislatura abbiamo proposto il  disegno  di
  legge  n. 2 che prevede l'accorpamento dei due Assessorati dei  Beni
  culturali  e  dell'identità siciliana e del Turismo, dello  sport  e
  dello  spettacolo, sulla scorta di quello che negli anni  passati  è
  accaduto al Governo nazionale.
   Su  questo  disegno di legge il Presidente della I  Commissione  ha
  avviato  la  trattazione e, ormai da diversi  mesi,  si  aspetta  la
  presenza  del Governo in Commissione per comunicare quali  sono  gli
  intendimenti dello stesso su questa proposta.
   Nel   frattempo,  abbiamo  anche  appreso  che  il  nuovo   Governo
  nazionale  ha  cambiato impostazione, ha accorpato  il  turismo  con
  l'agricoltura, a nostro giudizio è una scelta nefasta che comporterà
  gravi ritardi per la promozione dell'Italia nel mondo.
   Nel  corso  degli ultimi anni abbiamo potuto constatare  come  una
  delle  iniziative più apprezzate nel panorama della nostra  offerta
  turistica  sia proprio quella dei teatri di pietra, della fruizione
  dei  teatri con lo spettacolo dal vivo. E' un settore che  è  stato
  riattivato  dopo  tantissimi anni, per citare due  casi  quello  di
  Catania e di Morgantina.
   A  Morgantina non si facevano spettacoli prima del 2016, da  circa
  venti anni non si faceva una stagione e Catania aveva avuto, più  o
  meno,  alti  e  bassi  ma  nell'ultimo periodo  siamo  riusciti  ad
  organizzare dei cartelloni di assoluto livello.
   Noi,  signor Presidente, non vorremmo tornare indietro, sono stati
  fatti   dei   passi  avanti  importanti  e,  invece,  siamo   molto
  preoccupati  perché al teatro greco-romano di Catania,  nell'ultimo
  anno,  c'è  stata  una  stagione di  bassissimo  livello.  Dopo  le
  esibizioni del 2016, che hanno visto protagonisti Isabelle Allende,
  Carmen  Consoli, Battiato, i teatri siciliani presenti  con  grandi
  opere  come  Tosca,  quest'anno - nel 2017  -  non  ci  sono  state
  assolutamente rappresentazioni degne di questo nome con un calo dei
  biglietti e delle vendite dei biglietti di oltre il 90 per cento.
   E' un disastro che credo sia sotto gli occhi di tutti.
   Disastro,  peraltro, accompagnato dagli insuccessi che ci  sono  a
  Morgantina e alla Villa Romana del Casale dove la stagione del 2017
  con  Monica  Guerritore, gli spettacoli di luci e  suoni,  è  stata
  sostituita con uno spettacolino di fine anno.
   Ad aggravare ulteriormente la situazione è che, rispetto agli anni
  passati, per il 2018 c'era una dotazione cospicua.
   Mi  riferisco  alla  dotazione approvata  da  quest'Assemblea  con
  l'articolo 22 della legge regionale n. 16 del 2017 che ha previsto,
  onorevole Lo Curto, ben cinque milioni di euro per gli allestimenti
  nei teatri di pietra e ben un milione di euro per le produzioni nei
  teatri di pietra.
   Si  sarebbe dovuto dare luogo all'impegno di queste somme  con  un
  decreto    dell'Assessore   regionale   per   i   beni   culturali,
  dell'Assessore regionale per l'economica e di quello del turismo di
  cui oggi, signor Presidente, non abbiamo traccia.
   Questa  vicenda  ci amareggia doppiamente, innanzitutto  perché  è
  stato tradito un voto dell'Assemblea regionale siciliana e, quindi,
  dei siciliani del 2017 ed in secondo luogo perché la nostra offerta
  turistica e la promozione culturale, quella che oggi stenta di più,
  non  viene valorizzata e non vengono valorizzati, oltre ai  quattro
  siti  indicati  nell'interpellanza, neanche siti straordinari  come
  Segesta, Selinunte e - perché no? - anche la Valle dei Templi.
   Assessore, ci aspettiamo tempi certi.
   L'interpellanza  è  stata presentata il 23  gennaio  2018  per  la
  stagione  2018, i tempi dell'Assemblea hanno impedito  che  venisse
  trattata prima dell'estate. E' saltata l'estate.
   Noi  ci  aspettiamo dei dati certi, degli interventi  certi  prima
  dell'estate del 2019.
   Sarebbe  auspicabile che entro febbraio 2019  venisse  emanato  il
  decreto  e  venisse  definita, come  avviene  in  tutte  le  grandi
  location turistiche del mondo, una calendarizzazione perentoria  da
  parte di tutti i teatri di pietra.

                                Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Lantieri ha chiesto  congedo
  per la seduta odierna.
   L'Assemblea ne prende atto.

  Riprende lo svolgimento di interrogazioni e di interpellanze della
                                Rubrica
                     «Turismo, sport e spettacolo»

   PRESIDENTE.  Ha  facoltà  di  parlare l'Assessore  per  rispondere
  all'interpellanza n. 10.

   PAPPALARDO,  assessore per il turismo, lo sport e  lo  spettacolo.
  Signor   Presidente,  riguardo  l'interpellanza  n.  10   a   firma
  dell'onorevole   Barbagallo,  ricordo  che  il   delegato   non   è
  l'Assessore  per  il turismo per la trattazione  ma  è  l'Assessore
  regionale per i beni culturali e l'identità siciliana e mi  risulta
  che sia stata già data una risposta in Aula in data 3 luglio 2018.

   PRESIDENTE.  Ha  facoltà  di  parlare l'onorevole  Barbagallo  per
  dichiararsi soddisfatto o meno della risposta dell'Assessore.

   BARBAGALLO.  Signor  Presidente, è il caso che  Governo  si  metta
  d'accordo perché l'Assessore per i beni culturali ha detto  che  la
  competenza  è  del  turismo,  lei, Assessore  Pappalardo,  dice  il
  contrario.
   A  noi  non interessa di chi è la competenza. A noi interessa  che
  venga  definita,  entro  il più breve tempo possibile,  al  massimo
  entro febbraio 2019, la programmazione per l'estate 2019 impegnando
  le  somme  a  disposizione sui capitoli del Governo  regionale  per
  l'allestimento e la produzione.
   Sono  ben  sei  milioni di euro, Assessore,  e  ci  aspettiamo  un
  impegno  in  questo senso altrimenti anche per questa avvieremo  la
  mozione che non credo sia un atto bello per il Governo.
   Signor Presidente, ovviamente, non mi ritengo soddisfatto.

   PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore Pappalardo.

   PAPPALARDO,  assessore per il turismo, lo sport e  lo  spettacolo.
  Volevo  solo ricordare, perché ho qui la trascrizione del 3  luglio
  2018   dove   l'Assessore  di  competenza  non   passa   la   palla
  all'Assessore  al  turismo  ma ci sono  ben  6  pagine  scritte  di
  relazione che ha fatto l'Assessore di competenza in quella data.  3
  luglio 2018.
   Se  vuole, onorevole Barbagallo, magari gliele faccio avere.  Sono
  qui,  io  le ho lette prima di venire qui ed è stata data  puntuale
  risposta a tutto.

   PRESIDENTE.  Ma  questo intervento che lei  indica,  Assessore,  è
  stato fatto in Aula? Va bene.

                      Per richiamo al Regolamento

   MILAZZO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MILAZZO. Signor Presidente, la proposta di disegno di legge  106/A
  che  riguarda i revisori dei conti non è passata dalla  Commissione
   Bilancio . Glielo volevo dire prima, essendo che cambia  l'assetto
  di  società partecipate ed enti, dovrebbe passare dalla Commissione
  di merito.

   PRESIDENTE.  Poi al momento opportuno, vedremo. Grazie,  onorevole
  Milazzo.

   MILAZZO. Io gliel'ho rappresentato in tempo utile.

  Riprende lo svolgimento di interrogazioni e di interpellanze della
                                Rubrica
                     «Turismo, sport e spettacolo»

   PRESIDENTE.  Si  passa all'interrogazione n. 64:   Chiarimenti  in
  ordine  alla  gestione del Parco Archeologico di  Selinunte   degli
  onorevoli Schillaci ed altri.
   Ne do lettura:

   «All'Assessore  per  i  beni culturali e  l'identità  siciliana  e
  all'Assessore  per  il turismo, lo sport e lo spettacolo,  premesso
  che:

   il   sito  archeologico  di  Selinunte  rappresenta  uno  dei  più
  interessanti dell'intera Regione;

   esso  rappresenta,  infatti, la testimonianza  di  una  delle  più
  antiche  città marittime e di frontiera aperta ad influssi  punici,
  elimi e sicani che, con un'estensione di 270 ettari, risulta il più
  grande d'Europa, comprendendo numerosi templi, santuari e altari;

   il  suo  assetto urbanistico, realizzato tra il 409  e  250  a.C.,
  perfettamente  conservato  -  con la  cinta  muraria  dello  stesso
  periodo  che  comprende alcuni tra i templi più  significativi  del
  mondo greco -, si distingue per dimensioni e purezza di forme,  per
  continuità  di testimonianze scultoree (le metope di  Selinunte)  e
  per vastità ed eterogeneità di necropoli;

   che  l'antica metropoli della Sicilia ellenica costituisce uno dei
  centri di maggiore interesse per studiosi, archeologi e visitatori,
  fornendo  nel  campo  dell'urbanistica, dell'architettura  militare
  templare,  della sculture dell'arte funeraria una testimonianza  ed
  un  ruolo insostituibile nella storia e nell'archeologia del  mondo
  antico;

   nel  2017,  il  parco archeologico di Selinunte ha registrato  ben
  300.000 visitatori provenienti da tutto il mondo;

   considerato che:

   i  servizi  offerti  al turista sono carenti e non  adeguati  alla
  rilevanza  del  sito  archeologico (ad  esempio,  da  quanto  si  è
  appreso,  il  bar è chiuso e i bagni non possono essere  utilizzati
  per carenza di pulizia);

   il  sistema  di climatizzazione del Museo Archeologico del  Baglio
  Florio,  situato all'interno del Parco Archeologico  di  Selinunte,
  non  è funzionante, con la conseguenza che nella stagione invernale
  la temperatura interna è ben al di sotto di quella consentita dalle
  norme  in  materia  di salubrità nei luoghi di lavoro,  mentre  nel
  periodo  estivo, il mancato funzionamento dell'impianto,  determina
  un clima torrido per i turisti e il personale;

   la  biglietteria d'ingresso del Parco lato Triscina,  non  risulta
  adeguata agli standard qualitativi minimi ed essenziali (il sito  è
  sprovvisto  di  arredi, di punti luce idonei, di un cassa  adeguata
  come riportato su Il Giornale di Sicilia del 6.2.2018 );

   l'ingresso al Parco viene chiuso alle 13.00 non rendendo  fruibile
  l'accesso ai turisti nelle ore pomeridiane.

   per  sapere  se  intendano intraprendere azioni concrete  affinché
  venga garantita la fruibilità del Parco archeologico di Selinunte e
  quali  azioni questo Governo, in collaborazione con gli Assessorati
  preposti,  intenda  compiere per adeguare i servizi  agli  standard
  qualitativi europei». (64)

      SCHILLACI - DE LUCA A. - ZAFARANA - SUNSERI - TRIZZINO - ZITO -
  CAMPO - CANCELLERI - CAPPELLO - CIANCIO - DI CARO - DI PAOLA - FOTI
    - MANGIACAVALLO - MARANO - PAGANA - PASQUA - SCHILLACI - SERGIO -
                                 SIRAGUSA - SUNSERI - TRIZZINO - ZITO

   Ha    facoltà    di    parlare    l'Assessore    per    rispondere
  all'interrogazione.

   PAPPALARDO,  assessore per il turismo, lo sport e  lo  spettacolo.
  Signor  Presidente,  vorrei ricordare  che  il  delegato,  come  da
  lettera  del  17  agosto 2018 è l'assessore regionale  per  i  beni
  culturali dell'identità siciliana, credo che anche qui, per errore,
  sia  stata assegnata a me e io puntualmente ho scritto e  ho  fatto
  presente questo errore. Quindi il delegato non sono io.

   PRESIDENTE.  Si  passa all'interpellanza n.  24   Attivazione  del
  servizio   di  trasporto  pubblico  dell'azienda  FCE   -  Ferrovia
  Circumetnea anche la domenica e i festivi , degli onorevoli Ciancio
  ed altri.

   «Al  Presidente della Regione, all'Assessore per le infrastrutture
  e  la  mobilità  e  all'Assessore per il turismo,  lo  sport  e  lo
  spettacolo, premesso che:

   la   Ferrovia  circumetnea  è  un'azienda  di  trasporto  pubblico
  costituita  con  il D.M. n.2051 del 14.11.1947 ai  sensi  del  R.D.
  n.1447  del 09.05.1912, recentemente passata direttamente sotto  il
  controllo,  la direzione, la gestione, l'indirizzo e  la  vigilanza
  della  Direzione Generale del Ministero delle infrastrutture e  dei
  trasporti,  ai  sensi  dell'art.21  co.5  del  D.L.  98  del  2011,
  convertito in legge (n.111 del 2011);

   il  servizio di trasporto pubblico locale della Fce ricadente  sul
  territorio  della  provincia  di  Catania  è  di  tipo  ferroviario
  extraurbano  e  di  tipo  metropolitano  nella  città  di  Catania,
  utilizzando quale servizio di tipo sostitutivo e integrativo  anche
  il servizio su gomma;

   la  materia del trasporto pubblico locale, non rientrando  tra  le
  materie  ex  art.117  Cost  per le quali è  sancita  la  competenza
  esclusiva  dello Stato, cui spetta invece quella sulle grandi  reti
  di  trasporto,  rimane  in maniera residuale  di  competenza  della
  Regione;

   dal  sito  istituzionale  della  Ferrovia  circumetnea  si  legge,
  inoltre,  che  gli  obiettivi  della Ferrovia  circumetnea  possono
  sintetizzarsi   nell'offerta  di  un  sistema  di   trasporto   che
  costituisca  un'attuazione delle politiche  di  mobilità  dell'area
  etnea  incentrate  sull'utilizzo dei mezzi  pubblici,  avendo  come
  riferimento la qualità dei servizi, la soddisfazione dell'utenza  e
  il rispetto dell'ambiente;

   considerato che:

   l'Unesco,  il  21  giugno 2013, ha inscritto  l'Etna  tra  i  siti
  naturali del Patrimonio dell'Umanità, la c.d. World Heritage  List,
  in  occasione  della 37esima sessione del Comitato  del  Patrimonio
  Mondiale Unesco con la partecipazione di oltre 180 Paesi,  a  Phnom
  Penh,   capitale   della  Cambogia  (http://whc.unesco.org/en/list/
  1427/);

   l'Assessorato  al  Turismo,  nel  Piano  Regionale  di  propaganda
  turistica  2017, ha preso atto che il turista, nella  scelta  della
  destinazione  e  nell'organizzazione  della  vacanza,  è  autonomo,
  critico, indipendente, competente, informato, esigente e selettivo,
  sempre  alla  ricerca di contenuti e consigli di altri viaggiatori;
  realizza  contenuti,  condivide esperienze  nella  rete  e  che  il
  turismo  di massa è scomparso ed è stato sostituito dalla massa  di
  nicchie di turismi, di cui i tantissimi centri urbani che insistono
  sul periplo dell'Etna sono espressione;

   nel  corso degli Stati generali partecipati dalla Regione  Sicilia
  nel novembre 2016, il Direttore Generale della Ferrovia Circumetnea
  Alessandro    Di   Graziano   è   intervenuto   per    testimoniare
  sull'importanza  dei  percorsi del gusto, in relazione  anche  alle
  recenti iniziative di FCE che ha proposto una serie di interessanti
  itinerari enogastronomici abbinati al viaggio in treno;

   le prospettive di bilancio dell'attività ferroviaria in esame sono
  in   crescita,  attestate  tra  l'altro  dalle  dichiarazioni   del
  Direttore generale dell'infrastruttura, secondo il quale  tutta  la
  Circumetnea  è  passata  da 3 milioni a 6  milioni  di  passeggeri.
  Rispetto  all'anno precedente, il 2016, la Metropolitana  invece  è
  passata  da 600 mila a 3 milioni e mezzo di viaggiatori. Quindi  in
  un   anno  si  è  registrata  una  crescita  di  quasi  3  milioni.
  Conseguentemente,   anche  i  ricavi  sono   aumentati:   solo   in
  metropolitana si è passati da 200 mila euro a 1 milione  e  300mila
  euro (dal Quotidiano di Sicilia del 27 gennaio 2018);

   visto che:

   in  alcuni  centri  abitati presenti sul percorso  della  Ferrovia
  circumetnea, la littorina è l'unico servizio di trasporto  pubblico
  locale attivo;

   l'azienda  non  compie, però, nessun servizio la  domenica  e  nei
  festivi;

   lo  sviluppo  turistico dell'hinterland etneo  passa  anche  dalla
  disponibilità  di  un  servizio pubblico di  trasporto  interurbano
  efficiente   e   affidabile,  tra  l'altro   molto   suggestivo   e
  caratteristico,  come  nel  caso  delle  carrozze  della   Ferrovia
  circumetnea;

   l'attivazione  del servizio domenicale gioverebbe all'azienda  che
  potrebbe   incamerare   nuovi  guadagni   provenienti   dall'utenza
  pendolare e turistica;

   il  potenziamento  del servizio migliorerebbe il  rapporto  costi-
  benefici  grazie  all'enorme  potenzialità  di  attrazione  di   un
  circuito  turistico integrato e funzionante tutti  i  giorni  della
  settimana;

   la  Ferrovia  circumetnea rappresenta oggi una grande  e  concreta
  opportunità di potenziamento dei servizi turistici;

   il  Ministero  delle Infrastrutture, in risposta ad una  pregressa
  interrogazione  depositata  presso  la  Camera  dei  deputati   dai
  Portavoce  del M5S, ha lasciato inevasa la richiesta di  intervento
  per affrontare il problema in questione, promettendo che si sarebbe
  mosso  con  una rilevazione statistica per valutare la  domanda  di
  trasporto nei giorni domenicali e festivi;

   per  conoscere  se  non  intendano avviare una  seria  e  decisiva
  interlocuzione  con  l'Azienda e il Ministero  dei  trasporti,  per
  garantire questo importante servizio di trasporto per il territorio
  Etneo, anche la domenica e nei giorni festivi». (24)

         CIANCIO - CAMPO - DI CARO - DI PAOLA - PASQUA - DE LUCA A. -
                 SCHILLACI - SUNSERI - PAGANA - MARANO - CANCELLERI -
         PALMERI - ZITO - CAPPELLO - FOTI -TRIZZINO - MANGIACAVALLO -
                                        SIRAGUSA - ZAFARANA -TANCREDI

   Il  primo  firmatario è l'onorevole Ciancio, ma credo che riguardi
  l'assessore Falcone. Assessore Pappalardo, questa interpellanza  la
  mettiamo da parte.
   Si passa all'interpellanza n. 36:  Gestione del Parco archeologico
  di Solunto sito in Santa Flavia (PA).
   Anche questa riguarda l'assessore per i Beni culturali.

   BARBAGALLO.   Come   è   possibile   che   si   sbaglino   quattro
  interpellanze?

   PRESIDENTE.  Onorevole Barbagallo, l'oggetto  è  la  gestione  del
  parco  archeologico di Solunto sito in Santa Flavia.  Anche  questa
  interrogazione riguarda i beni culturali.
   Si  passa  all'interpellanza  n. 45:   Esclusione  dei  Comuni  di
  Campofelice di Roccella, Cerda e Collesano dal Rally Targa Florio ,
  degli onorevoli Sunseri ed altri.
   Ne do lettura:

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per il  turismo,  lo
  sport e lo spettacolo, premesso che:

   la  Targa  Florio,  giunta  oggi alla  102esima  edizione,  è  una
  manifestazione sportiva di livello internazionale,  nata  nel  1905
  per  volontà di Vincenzo Florio. Si tratta di una delle più antiche
  corse  automobilistiche  della storia, organizzata  dall'Automobile
  Club Palermo, con il supporto dell'Automobile Club nazionale;

   ha  sempre  rappresentato  per tutti i Comuni  facenti  parte  del
  circuito e per quelli limitrofi un importantissimo evento mediatico
  e  turistico, capace di attrarre un enorme bacino di appassionati e
  curiosi,  mediante il quale queste piccole realtà hanno avuto  modo
  di  farsi  conoscere  ed  apprezzare per  le  loro  caratteristiche
  paesaggistiche, ambientali e architettoniche. Tale evento, infatti,
  rappresenta,   senza  dubbio,  la  più  importante   manifestazione
  sportiva  della  nostra Regione, ed è capace di  generare  ricadute
  positive, soprattutto dal punto di vista economico, sia sui singoli
  comuni   interessati  dalla  gara,  che  sull'intero   comprensorio
  madonita;

   la celebre gara automobilistica si è sempre disputata nel Circuito
  delle  Madonie, e il suo percorso prevedeva la partenza da Contrada
  Pistavecchia di Campofelice di Roccella, per poi passare da  Cerda,
  Caltavuturo,   Castellana,  Petralia  Sottana,  Petralia   Soprana,
  Geraci, Castelbuono, Isnello, Collesano, ed infine tornare al punto
  di partenza;

   considerato che:

   la prossima edizione della Targa Florio, prevista per il 4 maggio,
  prevede  un  percorso differente da quello degli ultimi  anni,  che
  nello  specifico  toccherà  i  paesi di  Caltavuturo,  Castelbuono,
  Castellana,  Cefalù, Pollina, Petralia Sottana,  Petralia  Soprana,
  Geraci, Castelbuono, Isnello;

   i Comuni di Campofelice di Roccella, Cerda e Collesano, sono stati
  esclusi  dal  circuito  senza alcuna reale motivazione,  nonostante
  siano da sempre il centro nevralgico della Targa Florio. Infatti il
  Comune  di  Campofelice,  ha da sempre rappresentato  il  punto  di
  partenza della corsa automobilistica, nel territorio del Comune  di
  Termini  Imerese, alle porte di Cerda, sorge la cosiddetta  Tribuna
  di  Floriopoli,  che comprende i box delle vetture,  la  torre  dei
  giudici  di gara, le tribune coperte e scoperte per il pubblico,  e
  il   territorio  di  Collesano  ha  da  sempre  ospitato  la  Prova
  Spettacolo dell'evento sportivo;

   la  loro  esclusione  comporterà, un gravissimo  danno  economico,
  oltre ad un generale malcontento della popolazione tutta, che da un
  anno aspetta di prender parte a questo evento di portata mondiale;

   per conoscere:

   come intendano tutelare il circuito storico della Targa Florio;

   quali  iniziative  concrete intendano  intraprendere  al  fine  di
  modificare il percorso della gara;

   quali  siano  le motivazioni che hanno portato alla  estromissione
  dei  comuni  di  Campofelice di Roccella,  Cerda  e  Collesano  dal
  Circuito delle Madonie». (45)

     SUNSERI - CANCELLERI - CAMPO - CAPPELLO - CIANCIO - DE LUCA A. -
        DI CARO - DI PAOLA - FOTI - MANGIACAVALLO - MARANO - PAGANA -
      PALMERI - PASQUA - SCHILLACI - SIRAGUSA - TANCREDI - TRIZZINO -
                                                      ZAFARANA - ZITO

   PRESIDENTE.   Ha  facoltà  di  parlare  l'onorevole  Sunseri   per
  illustrare l'interpellanza.

   SUNSERI.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   era   una
  interpellanza vecchia, ne avevamo già discusso con l'Assessore.
   Era  successo  che durante la targa Florio, anzi poco  prima,  tre
  delle  città  più importanti' che riguardano la Targa Florio che  è
  una delle corse automobilistiche più famose della nostra Regione ma
  ovviamente anche in Italia, sono state escluse per dei motivi  che,
  probabilmente, riguardavano la strada.
   Tra  l'altro,  ricordo  puntualmente  che  in  questa  finanziaria
  l'abbiamo  rifinanziata mettendo 100 mila  euro  ogni  anno  per  i
  prossimi  tre  anni  e  avevamo chiesto  con  un  emendamento,  tra
  l'altro,  di  vedere un'evidenza pubblica delle spese  che  vengono
  effettuate  con  dei soldi regionali, emendamento  che,  purtroppo,
  ahimè,  è  stato bocciato, non ne capisco la ragione, però,  quello
  che si chiedeva sostanzialmente era un impegno da parte del Governo
  ad  evitare di escludere, in questa che è una gara fondamentale per
  il  circuito madonita e non solo, queste tre città che erano Cerda,
  Campofelice  e  Collesano, che chiaramente vivono anche  grazie  in
  quel  periodo  alla Targa Florio, che attira tantissimi  turisti  e
  tantissime persone durante quei giorni.

   PRESIDENTE.  Ha  facoltà  di  parlare l'Assessore  Pappalardo  per
  rispondere all'interpellanza.

   PAPPALARDO,  assessore per il turismo, lo sport e  lo  spettacolo.
  Come  ha  ben detto l'onorevole non è ovviamente l'assessorato,  ne
  abbiamo  già parlato, competente ad andare a tracciare  i  percorsi
  della  Targa Florio, ma questi vengono scelti dall'Automobile Club,
  dagli  organizzatori,  e questi percorsi devono  rispettare  alcune
  norme di sicurezza che, in quel momento storico, quelle strade  non
  avevano,    ne   abbiamo   già   parlato,   abbiamo   attenzionato,
  effettivamente, questi due tratti di strada che sono storici per la
  Targa  Florio  e  gli  organizzatori si sono impegnati  a  fare  il
  possibile   per  l'anno  futuro  a  cercare  di  inserirli   previa
  sistemazione  della strada, tranne un percorso, non ricordo  adesso
  con  esattezza quanti chilometri, perché non potrà mai rispecchiare
  i  parametri  di sicurezza, però, per tutto il resto,  si  cercherà
  l'anno  prossimo  di inserirli. Il motivo, quindi, dell'esclusione,
  affinché  l'Aula  lo  conosca, era solo esclusivamente  dettato  da
  motivi di sicurezza perché non avevano più le strade i requisiti di
  sicurezza previsti dall'odierna normativa.

   PRESIDENTE.   Ha  facoltà  di  parlare  l'onorevole  Sunseri   per
  dichiararsi soddisfatto o meno della risposta dell'Assessore.

   SUNSERI. Mi dichiaro soddisfatto.

   PRESIDENTE.   Si   passa   all'interpellanza   n.   52    Presunte
  irregolarità nel bando/corso per Guide
   Vulcanologiche , a firma degli onorevoli Foti ed altri.
   Ne do lettura:

   «Al  Presidente della Regione e all' Assessore per il turismo,  lo
  sport e lo spettacolo, premesso che:

   il  Collegio  Regionale delle Guide Alpine e vulcanologiche  della
  Sicilia  è stato istituito con la legge regionale 6 Aprile 1996  n.
  28 art. 11, disciplinato dalla legge nazionale 2 Gennaio 1989 n.  6
  art. 13, come organo di autodisciplina della professione;

   spetta  al Collegio la tenuta dell'albo professionale delle  Guide
  Alpine, aspiranti Guide alpine e delle Guide Vulcanologiche,  esso,
  inoltre,  ha  il dovere di vigilare sulle regole della  deontologia
  professionale,  applicare  le sanzioni  disciplinari,  mantenere  i
  rapporti con gli altri ordini professionali di Guide Alpine e  dare
  parere  ove  richiesto alla Regione ed alle autorità amministrative
  sulle  questioni che interessano la disciplina della professione  e
  l'attività delle guide;

   il  collegio, altresì, ha il compito di organizzare ogni 3 anni  i
  corsi  di aggiornamento professionale e ai sensi dell'art. 18 della
  I.r. n. 28 del 6 Aprile 1996, avvalendosi della commissione tecnica
  nazionale, i corsi di formazione professionale;

   visto che:

   nel  corso  del 2016 e del 2017 sono stati emanati due  successivi
  bandi/corsi per il conseguimento dell'abilitazione alla professione
  di Guida Vulcanologica;

   i  bandi sono stati redatti dall'assessorato regionale al Turismo,
  l'ultimo dei quali con D.A. n.14 del 09/06/2017/, in collaborazione
  con il Collegio regionale delle Guide alpine e Vulcanologiche della
  Sicilia;

   i  bandi  prevedevano prove preselettive e un successivo corso  di
  abilitazione professionale;

   il  corso ha lo scopo di formare le Guide Vulcanologiche abilitate
  all'accompagnamento  di turisti e visitatori sui  vulcani,  Etna  e
  Stromboli,   con   l'esclusione  di  percorsi  in  zone   rocciose,
  ghiacciai,  terreni  innevati o che richiedano  comunque  l'uso  di
  corda, piccozza e ramponi;

   appreso che:

   le  prove da sostenere per accedere al corso da 456 ore, che ha un
  costo  di  settemila e 400 euro per ciascun iscritto,  consistevano
  in:  una  prova  pratica,  un  test di resistenza  fisica  condotto
  sull'Etna;   una   prova   teorica;  un   quiz   sulla   conoscenza
  dell'ambiente vulcanico basato su discipline come     vulcanologia,
  botanica,  zoologia; infine, un colloquio orale con la  commissione
  esaminatrice,  composta da guide alpine professioniste  provenienti
  da  Collegi  del  nord Italia e da una guida in rappresentanza  del
  Collegio siciliano;

   a  quanto  risulta  agli scriventi, ebbene, sono state  segnalate,
  anche  attraverso  una  denuncia  alla  Procura  della  Repubblica,
  diverse irregolarità e criticità, le quali avrebbero viziato sia le
  prove preselettive che l'esito finale del test di resistenza fisica
  in  montagna,  che si pone come una prima fase cui segue  la  prova
  mediante quiz;

   l'esito  della  prova, secondo quanto riportato  dagli  organi  di
  stampa  e  sulla  base della predetta denuncia  alla  Magistratura,
  sarebbe  infatti stato alterato e si pone il dubbio  dell'esistenza
  di  un  modus  operandi volto ad avvantaggiare  persone  vicine  ai
  componenti  del  consiglio  direttivo  del  Collegio  competente  a
  svolgere   le  procedure  d'esame  o  di  altre  guide   alpine   e
  vulcanologiche già abilitate;

   considerato che i dubbi su possibili irregolarità e sulla mancanza
  di   trasparenza  e  par  condicio  che  riguardano  le  prove  del
  Bando/corso, che a tutti gli effetti è da considerare  un  concorso
  pubblico,  tra  l'altro costato ben 250 euro  a  ciascuno  dei  104
  partecipanti all'ultimo bando, non può essere ignorato dal  Governo
  regionale   e,  segnatamente,  dall'Assessorato  che   ne   ha   la
  responsabilità;

   per conoscere se ritengano opportuno:

   intervenire  attraverso  la costituzione  di  una  Commissione  di
  Indagine  e  la  sospensione degli esiti delle prove,  affinché  si
  possa far luce sulle circostanze descritte;

   prendere i necessari provvedimenti, secondo le proprie prerogative
  e competenze, ove si rinvengano le predette irregolarità;

   tutto  ciò  allo scopo di dirimere quei dubbi che gettano  pesanti
  ombre  sull'operato  delle nostre Istituzioni e sulla  imparzialità
  della  P.A., a difesa dei diritti e delle legittime aspettative  di
  tutti i cittadini siciliani». (52)

   Ha   facoltà   di   parlare  l'onorevole   Foti   per   illustrare
  l'interpellanza.

   FOTI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  Assessore,   la
  situazione  che viene descritta nel testo è stato anche oggetto  di
  numerosi  articoli  di stampa, sono sopravvenute,  immagino,  altre
  iniziative  dal  17 maggio, però, desidererei sapere dall'assessore
  se  in effetti queste irregolarità presunte e dimostrate, non siano
  il  presupposto affinché si possa ripetere, quanto meno,  la  prova
  pratica  di  questo orientamento che bisognava fare  per  avere  il
  tesserino di guida.
   Le  lamentele  sono state numerose, per questa  vicenda  come  per
  altre,  quando si evidenzia un'irregolarità nelle prove  di  esame,
  ossia  diventa veramente forte il dubbio, al di là delle iniziative
  che  la  Magistratura deve prendere nelle sue sedi, ritengo che  la
  politica  regionale, gli assessorati debbano prendere una posizione
  e assumere delle scelte, quindi, sentiamo cosa ci dice l'assessore.

   PRESIDENTE.  Ha  facoltà  di  parlare l'assessore  Pappalardo  per
  rispondere all'interpellanza.

   PAPPALARDO,  assessore per il turismo, lo sport e  lo  spettacolo.
  Riguardo a questa interpellanza n. 52 dell'onorevole Foti ed altri,
  si  ci sono ovviamente delle novità rispetto a quando è stata posta
  in  essere questa interpellanza che descrivo velocemente. Poi potrò
  fornire magari più dettagli.
   Sono   stati   presentati  due  ricordi  al  Tar,   con   presunte
  irregolarità,  ovviamente, è stata fatta un'analisi  se  non  altro
  perché  abbiamo  dovuto  fornire  all'Avvocatura  dello  Stato  gli
  elementi  utili  per un'eventuale difesa. Cito  solo  gli  elementi
  principe:  Mancata verifica dell'identità dei concorrenti ,  questo
  non risulta essere veritiero in quanto l'assegnazione del pettorale
  in  data  2  giugno 2018 è stata verificata attraverso le fotocopie
  dei documenti di identità che gli stessi avevano già fornito.
    Utilizzo di una cartina IGM non aggiornata , in realtà la cartina
  utilizzata   è  uno  a  venticinquemila  dell'Istituto   geografico
  militare  che  è stata utilizzata e attualmente non vi  sono  altre
  cartine più aggiornate di queste, non esistono.
    Identificazione dei concorrenti alla partenza . Anche qui risulta
  e  abbiamo  verificato interpellando diverse persone  che  è  stata
  verificata  attraverso fotocopie di documenti di  identità  persona
  per persona.
   Calcolo  delle coordinate poi, in particolare, del ceck-point  che
  viene  citato,  questo  è stato quello che effettivamente  è  stato
  riportato sugli organi di stampa.
   E'   una  cosa  un  po'  tecnica,  il  bando  prevedeva  che   per
  l'identificazione   del   ceck-point,   potessero   essere    usati
  esclusivamente  due  strumenti:  la  bussola  tradizionale   e   lo
  scalimetro;  l'approssimazione di questi due  strumenti  -  è  nota
  magari  a  chi li ha utilizzati - dà una differenziazione in  metri
  rispetto  a  un  punto, che è una cosa normale. Chiaramente  se  si
  utilizza  un  Gps  si è più precisi ma il bando  prevedeva  la  non
  possibilità  dell'utilizzo del Gps. E' ovvio che chi  è  andato  il
  giorno  dopo o dopo una settimana e ha verificato con  il  Gps,  ha
  potuto fare una verifica al metro, ma questo era vietato dal bando,
  magari chi ha eccepito questo non lo sapeva.
   Per  quanto  verificato  dall'assessorato  e  dall'approfondimento
  acquisito  direttamente dalla Commissione non sono emersi  elementi
  tali da giustificare l'istituzione di una commissione di indagine e
  la relativa sospensione degli esiti delle prove.
   Preciso  inoltre  che  il Tar Sicilia - Sezione  di  Catania,  con
  ordinanza  n.  421/2018, in data 9.7.2018, quindi, data  successiva
  all'interpellanza, ha rigettato la domanda di sospensione.
   Conseguentemente,  a questo la Commissione d'esame  ha  completato
  tutte  le procedure inerenti la selezione per l'ammissione al corso
  di  abilitazione alla professione di guida vulcanologica e, infine,
  il   17.9.2018   il  Collegio  regionale  delle  guide   alpine   e
  vulcanologiche ha trasmesso l'elenco degli abilitati a  seguito  di
  questo  corso  e,  da pochi giorni, si è provveduto  alla  regolare
  iscrizione all'Albo regionale delle guide vulcanologiche.
   Quindi, il mio tutto l'iter è terminato e il problema oggi risulta
  inesistente.

   PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Foti per dichiararsi
  soddisfatta o meno della risposta dell'Assessore.

   FOTI. Mi ritengo soddisfatta.


       Parere, ai sensi dell'art. 41 ter, comma 3, dello Statuto
      siciliano, sul progetto di legge costituzionale n. A.S. 29
      Modifiche agli statuti delle regioni ad autonomia speciale,
      concernenti la procedura per la modificazione degli statuti
                              medesimi.

   PRESIDENTE. Si passa al III punto dell'ordine del giorno:  Parere,
  ai  sensi  dell'art. 41 ter, comma 3, dello Statuto siciliano,  sul
  progetto di legge costituzionale n. A.S. 29  Modifiche agli statuti
  delle  regioni ad autonomia speciale, concernenti la procedura  per
  la modificazione degli statuti medesimi.
   Invito  i componenti la Commissione «Statuto e materia statutaria»
  a prendere posto nei banchi della Commissione.
   Ha  facoltà di parlare il relatore, onorevole Amata, per  svolgere
  la relazione.

   AMATA, presidente della Commissione e relatore. Signor Presidente,
  onorevoli colleghi, la Commissione speciale per la revisione  dello
  Statuto della Regione e per l'esame dei disegni di legge in materia
  statutaria nella seduta n. 5 del 19 settembre 2018 ha esaminato  il
  disegno di legge costituzionale A.S. n. 29, di iniziativa di alcuni
  senatori,   trasmesso,   appunto,  dal  Senato   della   Repubblica
  all'Assemblea regionale siciliana per l'espressione del parere,  ai
  sensi dell'articolo 41 ter, comma 3, dello Statuto della Regione.
   Il  disegno  di  legge  n.  29 non riguarda  soltanto  la  Regione
  siciliana  ma, si compone di diversi articoli nei quali si  propone
  la   modifica  delle  disposizioni  dei  diversi  Statuti  speciali
  concernenti la procedura di revisione statutaria.
   All'articolo 1, di competenza dell'Assemblea regionale  siciliana,
  si  propone  la  modifica dell'articolo 41 ter dello Statuto  della
  Regione  siciliana,  riguardante la procedura  di  revisione  dello
  stesso Statuto siciliano, introdotto dalla legge costituzionale  n.
  2 del 2001.
   Nella  proposta di revisione, di cui qui ci occupiamo, si  intende
  sostituire  la previsione contenuta nel comma 3, dell'articolo  41-
  ter,  relativa  alla  comunicazione dei progetti  di  modificazione
  statutaria  all'Assemblea regionale e al  parere  che  quest'ultima
  deve  rendere  entro  due  mesi  con un  diverso  procedimento.  In
  sintesi, si propone che i progetti di legge costituzionale,  aventi
  ad oggetto modifiche dello Statuto, possano essere approvati previa
  intesa con l'Assemblea regionale siciliana.
   Nel  disegno  di  legge n. 29, si fa riferimento, in  particolare,
  alla  possibilità  dell'Assemblea di esprimere il  proprio  diniego
  entro  tre  mesi  dalla trasmissione del testo e  si  abilitano  le
  camere  a  procedere  all'adozione della legge  costituzionale  se,
  entro tale termine, non sia stato deliberato il diniego.
   Pare,  inoltre, opportuno segnalare la presenza di un alto  quorum
  richiesto  per  la  manifestazione di assenso o  diniego  da  parte
  dell'Assemblea  regionale,  parliamo di  una  maggioranza  dei  2/3
  dell'Aula.
   La   previsione   di   una   così   ampia   maggioranza   intende,
  evidentemente, costituire una garanzia di forte condivisione  delle
  ipotesi  di  modifica  statutaria  che  sarebbero,  in  tal   modo,
  sottratte alla volontà di maggioranze politiche contingenti.
   Segnaliamo  che non si tratta della prima volta in cui  la  nostra
  Assemblea  legislativa viene chiamata ad esprimersi su  disegni  di
  legge  costituzionali  concernenti  il  procedimento  di  revisione
  statutaria. In particolare, nella passata legislatura, l'Assemblea,
  nella  seduta  n.  87  del 30 ottobre 2013, aveva  espresso  parere
  favorevole  sul  disegno di legge A.S.n. 42 di identico  contenuto,
  poi si interruppe la procedura a Roma e non andò oltre.
   Si   ritiene,  dunque,  che  l'Assemblea  debba  esprimere  parere
  favorevole  sul disegno di legge costituzionale n. 29,  secondo  la
  proposta di parere elaborata dalla Commissione.

   PRESIDENTE. Comunico che sono iscritti a parlare gli onorevoli  Lo
  Curto, Figuccia, Caronia.
   Ha facoltà di parlare l'onorevole Figuccia.

   FIGUCCIA.  Grazie,  signor  Presidente, tanto,  comunque,  avevamo
  molti  argomenti  in comune che, sicuramente, poi riprenderà  anche
  l'onorevole Caronia, ma, d'altra parte, in linea anche con le  cose
  che dirà il Capogruppo dell'UDC, l'onorevole Lo Curto.
   Assolutamente,  per  carità  diciamo,  un  disegno  di  legge  che
  finalmente,  dopo qualche mese di lavori da parte della Commissione
   Statuto', arriva in Aula.
   Un  disegno  di legge che prende spunto,  - non so se  i  colleghi
  hanno  avuto modo di verificarlo - , da una nota che arriva da  tre
  senatori - ora, io non vorrei sbagliare la pronuncia non essendo io
  di  origine  tedesche e nemmeno sud-tirolesi  -  sono  il  senatore
  Steger,  il senatore Unterberger, del Süd Tiroler Volkspartei,  che
  difendono  la  loro  autonomia,  con  orgoglio  così  come   alcuni
  parlamentari  vorrebbero, e non solo, anche esponenti  del  Governo
  vorrebbero  fare  in  Sicilia, i quali, però,  si  trovano,  signor
  Presidente e  Vicepresidente della Regione, a parlare di autonomia,
  di  specificità statutarie prendendo spunto da una nota che  arriva
  dal Trentino Alto Adige.
   Bene   Ma,  io  mi  chiedo quando ci sarà spazio  per  parlare  di
  defiscalizzazione della benzina? Quando ci sarà spazio per  parlare
  di  Zone ed economie speciali? Quando ci sarà spazio per parlare di
  quel  progetto di modifica dell'articolo 38 dello Statuto,  che  fa
  riferimento,   ad   esempio,  all'inserimento  del   principio   di
  insularità?
   Oggi,  per  un  giovane  siciliano,  spostarsi  in  una  qualunque
  capitale  italiana o europea ha dei costi enormi, perché  spostarsi
  in  aereo,  in  treno  o in nave ha dei costi enormi,  con  carenze
  infrastrutturali  che sono, ovviamente, ascrivibili  all'insularità
  della  nostra regione. Con carenze infrastrutturali,  che  si  sono
  accumulate negli anni. Con carenze infrastrutturali che mortificano
  non   solo   i  viaggi,  al  fine  lavorativo,  ma  che,  talvolta,
  coinvolgono anche quelle tante persone che sono costrette ad  andar
  via dalla Sicilia per questioni sanitarie.
   Ecco,  io  vorrei  che questi fossero i temi  che  la  Commissione
   Statuto' - che ringrazio per aver portato questa norma -  portasse
  in  quest'Aula   Vorrei  che ci fosse un  maggiore  spazio  per  un
  dibattito di questo tipo e che non ci si limitasse soltanto .

   PRESIDENTE. Vogliamo ascoltare l'onorevole Figuccia, per favore?

   FIGUCCIA. Grazie, Presidente. E che non ci si limitasse soltanto a
  delle  norme  che  rinviano da due e a  tre  mesi  i  tempi  perché
  l'Assemblea  si  possa esprimere. Detto questo, signor  Presidente,
  c'è una richiesta legata alla calendarizzazione di alcuni strumenti
  che favoriranno l'inserimento del principio di insularità.
   Il  capo gruppo dell'UDC, l'onorevole Lo Curto, meglio di  me  sta
  seguendo,  insieme anche agli altri Capigruppo,  l'iter  di  questa
  norma. Chiediamo, però, che questa norma possa aver luce insieme al
  referendum   che,   alla   fine,  possa  portare   all'inserimento,
  all'interno dello Statuto attraverso la modifica dell'articolo  38,
  di questo benedetto principio di insularità.
   Per  il resto, ben venga anche questa modifica, che viene proposta
  dalla   Commissione    Statuto',  ma  cerchiamo   un   momento   di
  concentrarci  sulle  priorità, perché  i  siciliani  aspettano  che
  posizioni chiare e decise vengano prese attorno a questi temi.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Compagnone.  Ne  ha
  facoltà.

   COMPAGNONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, a  chiarimento
  della  problematica: questo articolo in realtà è stato nel  passato
  più volte riproposto e più volte non è andato avanti.
   In  realtà  credo  che sia migliorativo per la Sicilia  e  per  le
  Regioni  a  Statuto speciale. Ed è migliorativo  perché  il  D.D.L.
  prevede  che  ogni  progetto di modifica di  uno  Statuto  speciale
  approvato  dalla Camera dei Deputati o dal Senato della  Repubblica
  siano   trasmessi   al   Consiglio  regionale   per   l'espressione
  dell'intesa,  cioè significa che a monte di tutto  ci  deve  essere
  un'intesa  tra lo Stato e la Regione. Intesa che in realtà  finora,
  per   com'è   attualmente  la  norma,  non  prevede  l'intesa   ma,
  eventualmente,  può  essere già quindi  una  modifica  di  un  atto
  costituzionale  può  di fatto essere fatta  dal  Governo  senza  la
  preventiva intesa con il Governo regionale.
   Su questa norma  anche io ho avuto le stesse perplessità che state
  avendo  voi,  perché  il dubbio da dove nasce?  Che  se  domani  il
  Governo  nazionale  potesse,  per esempio,  immaginare  di  abolire
  l'articolo  37 del nostro Statuto,  -noi eravamo inermi  perché  tu
  entro  tre mesi devi dare il consenso e lo devi dare con 2/3 oppure
  ti  dovresti  opporre con 2/3, giusto? Quindi la  perplessità  l'ho
  avuta  anch'io,  però,  ragionando  bene  questa  norma  adesso   è
  migliorativa  nei  nostri  confronti,  tutela  di  più  la  Regione
  siciliana perché con l'attuale sistema il Governo lo può fare

   PRESIDENTE. Onorevole Compagnone, si rivolga alla Presidenza.

   COMPAGNONE.  Sì,  scusi. Il Governo può abolire, per  esempio,  un
  nostro  articolo  e  se noi non lo blocchiamo  con  la  maggioranza
  semplice,  lo  possono fare, perché in ogni caso noi  non  possiamo
  bloccarlo  perché  non c'è l'intesa preventiva. Mentre  adesso  con
  questa norma ci deve essere l'intesa Stato-Regione, quindi per  noi
  è certamente migliorativa.
   Io  potrei,  invece, eccepire -  sarebbe l'ideale  per  noi  -  se
  anziché  essere  approvato  con i 2/3  della  maggioranza,  sarebbe
  auspicabile per esempio una maggioranza dei componenti, per cui  io
  proporrei, visto che non è emendabile, è approvato o non approvato,
  io  proporrei  di approvare il disegno di legge, ma di accompagnare
  questa  approvazione  con  un auspicio  che  il  Governo  nazionale
  modifichi  anziché  con l'approvazione dei 2/3, a  maggioranza  dei
  componenti.

   PRESIDENTE.  E'  iscritta  a parlare l'onorevole  Caronia.  Ne  ha
  facoltà.

   CARONIA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  vorrei  anche
  capire  come bisogna prenotarsi perché mi ero prenotata  all'inizio
  ma purtroppo sono arrivata in coda.
   Ad  ogni  buon conto, penso che i colleghi che mi hanno  preceduto
  hanno  effettivamente, almeno il collega Compagnone,  ma  anche  il
  collega  Figuccia, in qualche modo interpretato quello che  era  il
  significato del mio intervento.
   Io devo dire che facendo parte della Commissione  Statuto' avevamo
  guardato    probabilmente    con   superficialità,    personalmente
  sicuramente  l'avevo  vista in maniere positiva,  una  proposta  di
  legge che arriva dal Governo nazionale con la quale in qualche modo
  sembrava  essere  immaginato uno strumento a  tutela  della  nostra
  autonomia e quindi dello Statuto.
   Rileggendo  con  attenzione  la norma  che  viene  modificata,  in
  realtà,  questa  paventata  miglioria, secondo  me,  non  si  rende
  effettiva  poiché  anche dalla relazione quando  l'onorevole  Amata
  poc'anzi,  appunto, diceva che in qualche modo avendo aumentato  il
  numero  dei  componenti  che  devono  votare  in  Aula,  quindi  la
  maggioranza da semplice diventa una maggioranza qualificata con 2/3
  dei  deputati, il parere che viene richiesto non è soltanto per una
  manifestazione di diniego e di assenso, ma soltanto per il diniego.
   Il  che  significa che qualora fossero passati i tre mesi e questa
  maggioranza qualificata non riuscisse a concretizzarsi in Aula,  di
  fatto  lo  Statuto  sarebbe modificato senza che, praticamente,  il
  Parlamento  si possa esprimere. Io ritengo che questa  diventa  una
  opzione non utile per il nostro Parlamento.
   E'  chiaro  che  questo al netto di quello che sono  le  compagini
  governative  che  in  questo  momento  si  trovano  al   Parlamento
  nazionale,  io ritengo che diventi uno strumento pericoloso,  anche
  alla luce del fatto che non dobbiamo nascondere a noi stessi che la
  difficoltà  per  questa  Aula  di  trovare  ampie  maggioranze  che
  convergano  su  alcuni punti, hanno messo più volte  in  difficoltà
  anche  la maggioranza di questo Governo, per cui ritengo che  possa
  diventare  pericoloso  avere la necessità di  due  terzi  dell'Aula
  concorde  nel  fermare una possibile modifica  dello  Statuto  che,
  attenzione, potrebbe anche riguardare aspetti nodali e  focali  del
  nostro  Statuto, a partire dagli articoli 36, 37, che riguardano  i
  tributi,  quindi  aspetti  finanziari  che  costituiscono  la  vera
  essenza dell'autonomia della nostra Regione.
   Pertanto,  io ritengo che questa norma probabilmente  possa  avere
  una  logica per le altre regioni per le quali viene proposto perché
  l'articolo  1  riguarda  la  Sicilia  ma  poi  abbiamo  quelle  che
  riguardano  la regione Valle d'Aosta, poi abbiamo anche  il  Friuli
  Venezia   Giulia,  in  realtà  dove,  probabilmente,  la  compagine
  partitica  di  quelle aree consente una decisione  quasi  granitica
  delle  Assemblee e quindi una maggiore facilità ad individuare  una
  ampia  maggioranza che si schieri per un dissenso  rispetto  a  una
  modifica dello Statuto.
   Ad oggi questa maggioranza e questa Assemblea ritengo che potrebbe
  avere delle difficoltà.
      Pertanto,  ritengo  dannoso  e  pericoloso  l'utilizzo  di  uno
  strumento come questo, quindi annuncio il mio parere contrario alla
  votazione  di  questo disegno di legge perché -  ripeto  -  ad  una
  prima  lettura  mi  sembrava una garanzia a baluardo  della  nostra
  Autonomia,  ma  con  una  attenta  valutazione  ritengo  che  possa
  diventare,  invece, un pericolo per cui ritornare alla  norma  così
  come  era,  che  assegnava  due mesi e maggioranza  qualificata  la
  possibilità  di modificare lo Statuto, ritengo che sia di  maggiore
  garanzia rispetto a questa modifica, quindi annunciando sin da  ora
  il  mio  intervento  per il prossimo disegno di legge,  Presidente,
  giusto  perché   magari è complicato comunicare,  annuncio  il  mio
  parere contrario.

   PRESIDENTE.  E'  iscritta a parlare l'onorevole Lo  Curto.  Ne  ha
  facoltà.

   LO  CURTO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi  intanto  vorrei
  riallacciarmi al ragionamento che faceva la collega, a  cui  chiedo
  scusa  se  parlavamo poco fa, purtroppo, vicino a questo banco,  ma
  discutevamo,  in  maniera  anche,  in  modo  molto  complesso,   le
  difficoltà  di capire ed interpretare con estrema chiarezza  e  con
  linearità il senso di questo disegno di legge per il quale ci viene
  richiesto parere.
   Una  cosa è evidente, intanto, che il tema dell'Autonomia e  delle
  autonomie delle varie regioni che sono a statuto speciale, comprese
  anche  quella  delle  provincie autonome, è un  tema  centrale  nel
  dibattito  politico  a  livello nazionale, e  proprio  per  questo,
  signor   Presidente,  così  come  ha  detto  il  collega  Figuccia,
  firmatario insieme a me, sia del D.D.L. per la legge voto, ma anche
  della  proposta  referendaria sul tema,  questo  tema  deve  essere
  oggetto  di un dibattito d'Aula aperto, al confronto e alla  chiara
  condivisione;  voglio proprio credere, da parte di tutte  le  forze
  politiche, perché se questo disegno di legge nasce da tre  deputati
  che  sono,  ma neanche deputati, credo che siano anche  consiglieri
  delle province autonome, ecco significa, e il Governo lo attenziona
  tanto  da  farne oggetto di una legge per la quale viene  richiesto
  parere,  bene, significa che il livello di attenzione è quanto  mai
  altissimo  e  noi  che siamo siciliani, pur nulla volendo  togliere
  naturalmente  alla  competenza e all'attenzione  con  la  quale  la
  Commissione  Statuto' ha proceduto nell'esame di questo disegno  di
  legge,  io ritengo che sia più opportuno, adesso, su questo disegno
  di legge, signor Presidente, chiedere una Conferenza dei Presidenti
  dei   Gruppi  parlamentari,  quindi,  sospenderne  la  trattazione,
  chiedere    anche    l'autorevole   presenza   di    due    emeriti
  costituzionalisti,  perché a mio giudizio vengano fugati i dubbi di
  qualsivoglia  natura  che sono sorti a noi nel dibattito  informale
  dentro   quest'Aula,   così  come  è  emerso  anche  dalle   parole
  dell'onorevole Caronia, questa perplessità rispetto  a  maggioranza
  qualificata o  maggioranza semplice.
   Peraltro,  l'Assessore diceva che poiché il parere da parte  delle
  Assemblee  elettive  può  non essere  in  nessun  conto  tenuto  in
  considerazione,  ancorché  negativamente  espresso  nel   caso   di
  modifica  delle  norme statutarie, potrebbe come dice  l'Assessore,
  invece, determinarsi che a seguito delle intese e quindi del parere
  favorevole a questo disegno di legge, si possa avere un livello  di
  interlocuzione  con  il  Governo  più  favorevole  o,   quantomeno,
  sicuramente più conducente.
   Ad ogni buon fine, signor Presidente, proprio perché noi non siamo
  costituzionalisti siamo soltanto dei legislatori che certamente  ci
  avvaliamo  dei nostri uffici, degli esperti che abbiamo nei  nostri
  uffici ma, indubbiamente, avere il parere di due costituzionalisti,
  anche  tre, nel merito, secondo il mio modesto parere sarebbe anche
  dirimente.
   Concludo,  signor  Presidente,  con  una  nota  che  voglio  anche
  riferire   a   tutta   l'Aula,  non  ho   chiesto   al   Presidente
  dell'Assemblea  e  alla  Conferenza  dei  Presidenti   dei   Gruppi
  parlamentari  di  calendarizzare  la proposta di  referendum  sugli
  svantaggi  derivanti alla condizione di insularità della quale  non
  intendo parlare perché,  tra l'altro, l'onorevole Figuccia ha anche
  molto  ben  evidenziato le questioni, perché ritengo di dover  fare
  un'azione di  lobbying istituzionale  corretta ma adeguata rispetto
  alla  complessità del tema e sarà mia preoccupazione parlare con  i
  Capigruppo,  non per mettere un disegno di legge o una proposta  di
  referendum  all'attenzione  di questa Assemblea  in  una  qualunque
  giornata  dove  ci sono tre o quattro disegni di  legge  insieme  a
  interrogazioni  e  interpellanze ma dobbiamo  dedicare  la  massima
  attenzione  su questa proposta referendaria sulla quale  insisto  e
  insisterò,  veramente con grande determinazione, perché  su  questi
  temi  si  gioca  il  futuro  dei nostri giovani,  il  futuro  delle
  imprese,  delle  famiglie, le persone disabili, di coloro  i  quali
  sono,  come tutti noi, vittime di svantaggio dal vivere in un'Isola
  che  certamente  è distante dal continente e anche  dai  centri  di
  potere e di decisione.
   Detto questo, signor Presidente, la ringrazio e porrei ai voti  la
  mia  proposta,  quella di rimettere ad una prossima Conferenza  dei
  Presidenti  dei  Gruppi parlamentari l'esame di questo  disegno  di
  legge con la presenza di due o tre costituzionalisti.

   PRESIDENTE.  Volevo  ricordare ai  colleghi  che  sono  più  volte
  intervenuti  su  questioni  di termini che  il  Parlamento  ha  uno
  strumento che è la Commissione  Statuto' la quale può audire  tutti
  i  professori che ritiene necessari, predisporre i disegni di legge
  ed attivarsi in questo senso.
   Credo  che ci sia una Commissione  Statuto' quindi non c'è bisogno
  di  fare  convocazione  di  Conferenza dei  Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari.

   ARMAO, assessore per l'economia. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ARMAO,   assessore   per  l'economia.  Ringrazio   gli   onorevoli
  parlamentari  che  hanno  sottolineato  la  rilevanza   di   questa
  proposta.
   La  proposta  dei  senatori è una proposta che mira  a  rafforzare
  l'autonomia  regionale, questo solo per offrire  un  contributo  di
  approfondimento, si rafforza l'autonomia regionale perché  passiamo
  dal  vecchio regime giuridico incentrato  sul mero parere al regime
  giuridico dell'intesa.
   Io vorrei sottolineare, rispetto a quanto è stato evidenziato, che
  allo  stato  le  Regioni a Statuto ordinario ai sensi dell'articolo
  116,  ultimo  comma, cioè quello che in questo momento  è  invocato
  dalla  Lombardia, dal Veneto, dall'Emilia Romagna hanno diritto  ad
  esprimere l'intesa sulla modifica dei propri statuti; le regioni  a
  Statuto  speciale,  paradossalmente,  esprimono  semplicemente   un
  parere  e  ciò  indipendentemente dal numero dei  parlamentari  che
  esprimono il loro assenso o dissenso, sicché si potrebbe verificare
  la  singolare ipotesi che una modifica statutaria decisa a  livello
  parlamentare   nazionale   arrivi  a  Palermo,   l'Assemblea   vota
  all'unanimità in modo contrario, ma trattandosi di un  mero  parere
  non  determinerà  alcuna  incidenza sul  percorso  decisionale  del
  Parlamento.
   La  dottrina ha evidenziato in merito la questione chiedendosi chi
  è  il  dominus  del procedimento modificativo degli statuti  ed  ha
  concluso, allo stato delle norme, che il dominus è il Parlamento.
   Alcuni  dei  parlamentari presenti, oltre alla  notazione  di  cui
  all'articolo    116    che   ho   richiamato,   ricorderanno    che
  quest'Assemblea, due legislature fa, -  il Presidente Di  Mauro  lo
  ricorderà  certamente - fu chiamata ad esprimersi su  una  modifica
  statutaria che ottenne il parere contrario di questa Assemblea,  ed
  era   la   modifica   statutaria  che  prevedeva  lo   scioglimento
  dell'Assemblea  in  caso  di  dimissioni,  morte  o  sfiducia   del
  Presidente della Regione.
   Ebbene, il Parlamento si espresse in modo contrario, il Parlamento
  nazionale  per un periodo proseguì l'attività ed uno dei  temi  del
  dibattito durante l'esame della proposta di modifica dello  Statuto
  in  Parlamento fu proprio  ma come si può andare avanti  contro  la
  volontà  dell'Assemblea regionale', ma si trattava di una questione
  tutta politica poiché non c'era un profilo giuridico costituzionale
  che  impedisse  al Parlamento di andare avanti, poi quella  vicenda
  finì  come  doveva finire ma si sarebbe potuta verificare l'ipotesi
  che  il  Parlamento  approvasse una modifica statutaria  contro  la
  volontà della Regione.
   Con  questa  norma, che è proposta dai senatori del Trentino  Alto
  Adige,  invece,  non  solo  si ripristina  un'equipollenza  tra  le
  regioni ordinarie e le regioni a statuto speciale, oggi trattate in
  modo  deteriore  rispetto all'articolo 116, ma  in  più  si  dà  la
  possibilità all'Assemblea di intervenire direttamente nel  processo
  decisionale del Parlamento nazionale inibendone la prosecuzione nel
  caso  in cui attraverso il quorum specifico si neghi l'intesa  alla
  modifica dello Statuto.
   Quindi,  fermo  restando  che  tutti gli  approfondimenti  saranno
  opportuni, però mi pare chiaro l'apporto positivo, innovativo e  di
  tutela  dell'autonomia speciale della Regione che viene  introdotto
  attraverso la modifica che si propone.

   PRESIDENTE. Sono iscritti a parlare gli onorevoli Cappello, Aricò,
  Cancelleri e Lupo. Se nessun altro chiede di parlare, le iscrizioni
  a parlare sono chiuse.

   CAPPELLO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   Assessori,
  cittadini, certamente la materia sulla quale oggi siamo chiamati ad
  esprimere  un  parere è una materia molto delicata che  ha  animato
  intere stagioni di campagne elettorali e soprattutto ha visto tanti
  intellettuali, protagonisti anche della scena politica, agitare  lo
  spettro  dello Statuto, della sua abolizione, della sua  riforma  e
  via dicendo.
   Capisco  anche che esprimere un parere su questa materia  è,  come
  dire,  un  impegno ed una responsabilità non indifferente  per  cui
  sono  certo  che  i  colleghi avranno modo di avanzare  le  proprie
  riflessioni  o,  nel senso più positivo del termine,  o  in  quello
  negativo.
   Una  cosa però, signor Presidente, è certa: in questo momento  noi
  stiamo  esaminando una proposta di modifica dello  Statuto  secondo
  quanto è previsto dalla formulazione attuale dell'articolo 41  ter,
  pertanto l'iniziativa in questo momento è del Parlamento nazionale,
  ci viene proposta da alcuni, credo, deputati o senatori trentini  e
  su  questo l'Assemblea, entro due mesi, è chiamata ad esprimere  un
  parere.
   Se  questi  due  mesi  dovessero decorrere senza  che  l'Assemblea
  esprima un parere, allora in quel caso il parere si dà per espresso
  in   maniera   positiva,   invece   con   la   nuova   formulazione
  sostanzialmente si introduce un elemento di novità che è quello che
  impegnerebbe  il Parlamento regionale siciliano su un  progetto  di
  intesa e quindi tecnicamente lo Stato non sarebbe più legittimato a
  legiferare  o  a  proporre delle modifiche dello  Statuto  in  modo
  unilaterale  ma  tecnicamente dovrebbe avvenire  un'intesa  fra  il
  Governo della Regione e il Governo nazionale o comunque il progetto
  di  modifica proposto dal Parlamento o dal Governo dovrebbe  essere
  sottoposto ad un progetto di intesa sul quale l'Assemblea regionale
  siciliana dovrebbe esprimersi.
   Signor  Presidente, se questa norma divenisse legge costituzionale
  e quindi modificasse lo Statuto della Regione siciliana e gli altri
  statuti  di  cui si propone praticamente la modifica,  da  un  lato
  quindi  rivoluzioneremo  il modo di concepire  le  modifiche  dello
  Statuto  stesso, perché non sarebbe più prerogativa unilaterale  da
  parte  dello  Stato  ma  lo  Stato  dovrebbe  essere  costretto   a
  raggiungere un'intesa con la Regione siciliana.
   Dall'altro   l'unico  dubbio  è  il  rapporto  fra  il  Parlamento
  regionale  siciliano  e  il  Governo che comunque  continuerebbe  a
  mantenere  la  potestà  di  chiedere  al  Governo  un'intesa  sulla
  modifica dello Statuto.
   I  due terzi - se è vero che coinvolgerebbero quella minoranza che
  non  rappresenta la maggioranza che sostiene il Governo -  dovrebbe
  essere coinvolta quindi per il diniego allo stesso tempo renderebbe
  più  difficile delegare una proposta di intesa formula dal  Governo
  attuale sia a Roma che a Palermo.
   Questo   è  l'unico  dubbio  perché  anche  in  questo  caso   una
  maggioranza   a   Roma  e  una  maggioranza  a   Palermo   potrebbe
  determinare, sulla scorta di un'intesa che necessiterebbe  dei  due
  terzi  per  il  diniego, una proposta di modifica che politicamente
  sarebbe, rispetto alle minoranze, unilaterale.

   CANCELLERI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CANCELLERI.  Signor  Presidente,  Assessore,  onorevoli  colleghi,
  credo  che questo sia un argomento molto interessante e onestamente
  arrivare  in Aula e trovarselo su un piatto cotto e prontissimo  da
  mangiare  non  mi pare una cosa rispettosa anche perché  andiamo  a
  modificare una parte.

   PRESIDENTE. Onorevole Cancelleri, c'è una Commissione Statuto  che
  lavora  da  qualche giorno. Il Movimento Cinque Stelle  ha  i  suoi
  componenti  in  Commissione. Dire a chi ascolta che stiamo  facendo
  una sorpresa, non mi pare il caso.

   CANCELLERI.  Signor Presidente, non avevo nessun tono polemico  né
  nei  suoi  confronti  né  nei confronti della  Commissione.  Volevo
  semplicemente  dire che, al di là della Commissione  e  dei  lavori
  fatti già da qualche giorno, il tema è abbastanza interessante.
   Abbiamo  data di scadenza entro il quale esprimere questo  parere,
  che  mi pare sarà il 10 ottobre. Visto e considerato che oggi è  26
  settembre,  se  rimandiamo  l'espressione  del  parere  di   questa
  Assemblea regionale alla prossima settimana facciamo cosa gradita a
  tutti  gli altri che non sono componenti di quella Commissione  per
  consentire   di   fare   approfondimenti,   per   sentire   qualche
  costituzionalista,   per  sentire  qualcuno  che   vuole   tutelare
  maggiormente lo Statuto.
   Sa  qual  è il problema? Se da un lato mi convincono le parole  di
  chi è intervenuto fino ad oggi, dicendo che passiamo da un semplice
  parere  all'espressione  di un diniego vincolante  su  un'intesa  -
  questa cosa mi convince.
   Dall'altro  lato  però  non vorrei che  finisse  che  per  mettere
  insieme  i  due  terzi  in una situazione estremamente  frammentata
  politicamente  diventi  talmente  difficile  che  da  Roma  possano
  cambiare lo Statuto siciliano come gli pare e piace.
   Siccome  è  importante, dico una cosa. Vediamo  di  ragionarci  un
  attimo  su,  non  c'è  fretta  di esprimerci  oggi.  Rinviamo  alla
  prossima settimana - glielo chiedo da componente di quest'Assemblea
  -  se  è possibile e se gli altri colleghi sono disposti a rinviare
  alla  prossima  settimana,  lo  rimettiamo  all'ordine  del  giorno
  martedì,  mercoledì lo deciderà la Presidenza dell'Assemblea  e  ci
  determineremo.
   Le chiedo questo per fare degli approfondimenti e per confrontarci
  perché credo si tratti di un tema importante.

   PRESIDENTE.  La Presidenza intende ascoltare anche  gli  onorevoli
  Aricò e Lupo.
   Si  metterà ai voti, onorevole Cancelleri, la sua proposta.  Tenga
  conto  che il Parlamento nazionale nel 2000 ha cambiato il  sistema
  elettorale senza dare alcun conto all'Assemblea regionale.

   ARICO'. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Ne ha facoltà. Dopo ha facoltà di parlare l'onorevole
  Lupo, e abbiamo chiuso gli interventi.

   ARICO'.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, riparto dalla  sua
  ultima  frase, quando nel 2000 il Parlamento nazionale modificò  la
  norma  dell'elezione  diretta  del  presidente  della  Regione.  Ma
  ricordo  anche  - io ero un giovane consigliere provinciale  -  che
  quella proposta era stata ben accettata dal Parlamento regionale.
   Qua c'è un problema di carattere politico, signor Presidente e  mi
  sorprende  il  fatto che il vice Presidente, onorevole  Cancelleri,
  dica  stupefatto di questo disegno di legge quando  ci  arriva  dal
  Senato, in cui il Gruppo parlamentare più numeroso è quello proprio
  dei  5  Stelle, quando ha numerosi componenti all'interno di quella
  commissione. Ma alcune riflessioni che i colleghi prima di me hanno
  rilevato  esistono, perché mi convince la tesi del vice  Presidente
  della  Regione,  prof.  Armao  che sostiene  che  l'intesa  sia  un
  meccanismo più forte per bloccare una modifica dello Statuto che  i
  siciliani  e  che  al parlamento che li rappresenta  dell'Assemblea
  regionale non voglia farlo.
   Ma   oggi  lo  Statuto  è  chiaro.  Prevede  che  un  parere  reso
  negativamente  a  maggioranza dei suoi componenti,  quindi  ben  36
  deputati.  Con  questa modifica noi accetteremmo,  perché  dobbiamo
  dare  soltanto  un parere, che dobbiamo essere ben  47  deputati  a
  bloccare una modifica dello Statuto.
   E'  anche vero quello che ha detto lei, Presidente e quello che ha
  detto  l'Assessore  Armao, che se il Parlamento  nazionale  volesse
  modificare lo Statuto siciliano lo potrebbe fare anche se  tutti  i
  70  decidessimo di dare parere. Ma è un fatto politico, è un  fatto
  fortemente  politico,  e  allora noi dobbiamo  con  forza  dare  un
  segnale a Roma.
   A  me dispiace che i rappresentanti siciliani, deputati siciliani,
  i  parlamentari della Camera dei Deputati e del Senato non si siano
  opposti  ad un quorum così alto, perché se ci fosse stato  qualcuno
  che  avesse  invece  emendato questo disegno di legge  di  modifica
  costituzionale,  mettendo la parola anziché  i  2/3  a  maggioranza
  assoluta  dei componenti, probabilmente avrebbero fatto un servizio
  ai  siciliani  e  anche agli altri cittadini e agli altri  consigli
  regionali delle altre quattro regioni a Statuto speciale.
   Quindi  io  ritengo  che  probabilmente  ci  dovrebbe  essere   un
  approfondimento, ma siamo qui per votare, per assumerci  le  nostre
  responsabilità. La Commissione Statuto ha lavorato, ha approfondito
  l'argomento,  ha reso parere favorevole, forse dato  al  fatto  che
  ritenesse  che l'intesa potesse essere nettamente più forte  ad  un
  parere. Ma storicamente ha ricordato anche l'assessore Armao, al di
  là  che abbiano una volta su una proposta di modifica dello statuto
  continuato  a dibatterne in Aula non si è mai avviata una  modifica
  dello statuto con parere contrario.
   Quindi  io  ritengo che questa cosa debba essere a  conoscenza  di
  tutti  i  siciliani e ritengo che in questa fase  si  debba  votare
  dando parere sfavorevole perché l'aumento del quorum da 36 deputati
  a 47 noi non lo vogliamo.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lupo. Ne ha facoltà.
   Ha chiesto poi di intervenire brevemente l'onorevole Pagana per un
  chiarimento.

   LUPO.    Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   intervengo
  semplicemente   per   dire  che  anch'io  ritengo   necessario   un
  approfondimento.  Nel  merito la proposta è migliorativa,  però  si
  tratta di un parere su modifica di Statuto della Regione, chiediamo
  anche  noi  qualche giorno di tempo, siamo pienamente nel  rispetto
  dei  termini  per  potere esprimere il parere,  credo,  gli  Uffici
  confermeranno, anche martedì prossimo. Ciò anche motivo  del  fatto
  che  è noto che il Partito Democratico ha deciso di non partecipare
  ai  lavori  della  Commissione  Statuto,  e  quindi  riteniamo  che
  peraltro  sia utile anche un coinvolgimento maggiore  da  parte  di
  tutti di deputati.

   PRESIDENTE.  Ha facoltà di parlare per un chiarimento  l'onorevole
  Pagana.

   PAGANA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, anzitutto  volevo
  ringraziare l'onorevole Figuccia per il contributo che ha  dato  al
  dibattito  oggi  in Aula, e ai dibattiti che ci  sono  stati  nelle
  scorse settimane in Commissione Statuto.
   Ho   sentito  tante  frasi  oggi  e  ci  tenevo  semplicemente   a
  specificare  una  cosa, quella che è arrivata  qui  è  -  ai  sensi
  dell'articolo  41  ter  dello Statuto vigente  -  una  proposta  di
  modificazione  dello  Statuto da parte  del  Parlamento  nazionale,
  quindi noi siamo tenuti, entro 60 giorni, ad esprimere un parere.
   Tecnicamente  cosa  succede?  Questo  parere  formalmente  non   è
  vincolante,  nella pratica però può anche accadere che possano  non
  tenere   conto   del   parere  negativo  dell'Assemblea   Regionale
  Siciliana.  Questa modifica dello Statuto, seppur  migliorabile  da
  parte delle Camere, permette a questo Parlamento di intervenire non
  a  fine  della discussione riguardo la modifica dello  Statuto,  ma
  permette  di intervenire dopo la prima deliberazione delle  Camere.
  Quindi, se l'Assemblea decide e la Presidenza decide di rinviare la
  discussione, se nel frattempo si decide anche di far tornare questo
  disegno  di  legge  in  Commissione  e  avviare  le  audizioni   di
  costituzionalisti, perché sappiamo che la materia  è  importante  e
  per  carità  sarebbe bello ed auspicabile avere la maggioranza  del
  Parlamento  visto che ad essere modificato è lo Statuto dell'intera
  regione, la Commissione è a disposizione.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, tiro un po' le  somme  di  questa
  discussione. Mi pare che ci sia una richiesta precisa del Movimento
  Cinque  Stelle e del Partito Democratico e anche dell'onorevole  Lo
  Curto,  di rinviare la discussione alla Commissione Statuto per  un
  approfondimento,  per  le  successive  audizioni,  e  dopo  che  la
  Commissione Statuto avrà ultimato i lavori potremmo procedere  alla
  votazione. Lo manteniamo certamente all'ordine del giorno,  non  ci
  sono  da  parte  della Presidenza preclusioni per questo  ulteriore
  approfondimento.
   Se  non  sorgono osservazioni, si intende approvato il  rinvio  in
  discussione informale alla Commissione Statuto.


    Discussione del disegno di legge «Vendita diretta dei prodotti
                       agricoli» (nn. 189-94/A)

   PRESIDENTE.   Si  passa  al  punto  IV  all'ordine   del   giorno:
   Discussione di disegni di legge .
   Si  procede con il disegno di legge nn. 189-94/A «Vendita  diretta
  dei prodotti agricoli», posto al numero 1).
   Invito la III Commissione a prendere posto nell'apposito al banco.
   Ricordo  ai  colleghi  che il termine per la  presentazione  degli
  emendamenti è già stato fissato per le ore 21.00 di oggi.
    Ha facoltà di parlare il Presidente della Commissione e relatore,
  onorevole Ragusa per svolgere la relazione.

   RAGUSA,   presidente  della  Commissione  e  relatore.   Onorevoli
  colleghi,   con   la   riforma  della  definizione   giuridica   di
  imprenditore  agricolo, contenuta nella  legge  di  orientamento  e
  modernizzazione  del  settore  agricolo   (decreto  legislativo  18
  maggio  2001,  n. 228), è stato ridefinito lo statuto  dell'impresa
  agricola,  con  l'evidente  scopo  di  abbandonare  una  concezione
  esclusivamente   fondiaria  del rapporto dell'imprenditore  con  il
  territorio  e  di superare una visione dell'attività di  produzione
  agricola   finalizzata  all' autoconsumo .  La  nuova  formulazione
  dell'art.   2135  del  codice  civile,  operata  dalla   legge   di
  orientamento, si ispira ad un modello di impresa agricola capace di
  guardare  al  mercato,  puntando  alla  diversificazione   e   alla
  ottimizzazione  della produzione di alimenti e  contestualmente  di
  integrare il proprio reddito mediante lo svolgimento di attività di
   utilità  collettiva ,  quali  la manutenzione  territoriale  e  la
  valorizzazione delle peculiarità produttive locali.
   Nello  specifico,  l'art. 1 della legge di  orientamento  consente
  all'imprenditore  agricolo di esercitare, oltre  alle  attività  di
  coltivazione   o   allevamento,   anche   la   manipolazione,    la
  conservazione,  la  trasformazione,  la  commercializzazione  e  la
  valorizzazione  dei  prodotti  agricoli,  a  condizione  che  dette
  attività  riguardino  prevalentemente i  prodotti  derivanti  dalla
  coltivazione  del  proprio  fondo  o  dall'allevamento  dei  propri
  animali.   Inoltre   si  consente  all'imprenditore   agricolo   di
  esercitare attività che prescindono dalla produzione di beni, unico
  ambito  a  cui  era riferita l'attività agricola dalla legislazione
  antecedente  alla legge di orientamento, potendo ora anche  fornire
  beni  o servizi mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature
  o   risorse  normalmente  impiegate  nell'esercizio  della  propria
  attività.
   Come  detto, il legislatore ha qualificato come agricole anche  le
  attività   che   precedono  la  commercializzazione  dei   prodotti
  agricoli,  purché  esercitate  dal  medesimo  imprenditore  che  li
  produce,   con  la  possibilità  riconosciuta  a  quest'ultimo   di
   integrare   la propria produzione con prodotti altrui  in  misura,
  tuttavia,  non  prevalente. In particolare, il riferimento  è  alla
   manipolazione ,          conservazione ,          trasformazione ,
   valorizzazione  dei prodotti agricoli.
   E'  evidente  che  accanto alle ricordate attività,  che  assumono
  rilievo  in  quanto  previste per la prima volta espressamente  dal
  legislatore  come meritevoli di specifica disciplina come  attività
  agricole,  quella  che riveste fondamentale importanza  nell'ambito
  dei  nuovi rapporti dell'imprenditore agricolo con il mercato è  la
  commercializzazione.
   In  particolare, con il citato art. 1 del decreto  legislativo  n.
  228,  oltre  alle  novità in breve sopra ricordate  in  termini  di
  ampliamento     del    novero    delle    attività     esercitabili
  dall'imprenditore agricolo, si è chiarito definitivamente che  deve
  considerarsi  comunque agricola la commercializzazione  dei  propri
  prodotti,  effettuata  sia  direttamente  al  consumatore   sia   a
  commercianti  o  industriali  trasformatori,  poiché  realizza   il
  collegamento   con   il   mercato  che  è   elemento   fondamentale
  dell'impresa agricola come di tutte le altre imprese.
   Ai  fini della qualificazione dell'attività di commercializzazione
  come    agricola   è  richiesto  in  primo  luogo  un  collegamento
   soggettivo :  quindi l'attività deve essere  svolta  dallo  stesso
  soggetto  già  qualificabile come imprenditore agricolo  in  quanto
  svolge  in  forma di impresa l'attività principale di  coltivazione
  del fondo, di allevamento di animali o di selvicoltura.
   Inoltre  si  richiede  un collegamento  aziendale ,  di  carattere
  oggettivo,   individuato   per   le  attività   di   manipolazione,
  conservazione,      trasformazione,      commercializzazione      e
  valorizzazione,   nella  circostanza  che  i  prodotti   provengano
  prevalentemente dalla attività agricola principale.
   Per effetto di questa nuova definizione, non residuano dubbi sulla
  possibilità per l'imprenditore agricolo di poter alienare i  propri
  prodotti  affiancando alla sua produzione aziendale anche  prodotti
  agricoli acquistati, in forma non prevalente, sul mercato.
   Circa   il   significato  da  attribuire  alla  condizione   della
  prevalenza,  stabilita espressamente dalla norma,  va  affermandosi
  una  interpretazione  (vedi,  ad esempio,  Circolare  ANCI  del  25
  ottobre  2005  che fornisce indicazioni ai Comuni sull'applicazione
  dell'articolo  4 del d.lgs. n. 228 del 2001) nel  senso  che  vi  è
  prevalenza sulla base di un confronto in termini quantitativi tra i
  prodotti  ottenuti dall'attività agricola principale ed i  prodotti
  acquistati  da  terzi,  confronto che  potrà  effettuarsi  solo  se
  riguarda beni appartenenti allo stesso comparto agronomico. Ove sia
  necessario confrontare prodotti appartenenti a comparti diversi, la
  condizione   della   prevalenza   andrà   verificata   in   termini
  valoristici,  ossia  confrontando il valore  normale  dei  prodotti
  agricoli ottenuti dall'attività agricola principale e il valore dei
  prodotti acquistati da terzi.
   Nel  qualificare  come agricola l'attività di commercializzazione,
  la  legge  di  orientamento ha voluto introdurre importanti  novità
  anche  nella  disciplina  dell'attività  di  vendita  diretta   dei
  prodotti  agricoli,  così da incentivare quella  che  a  tutti  gli
  effetti  rappresenta  un  vero esempio  di   filiera  corta   e  di
  rapporto diretto delle imprese agricole con i consumatori.
   Con l'art. 4 del decreto legislativo n. 228, infatti, si prevedono
  regole  innovative in ordine agli aspetti procedurali ed all'ambito
  applicativo  della  disciplina  di detta  attività,  in  precedenza
  regolata  dalla legge 9 febbraio 1963, n. 59 (abrogata dal decreto-
  legge n. 112 del 2008, convertito dalla legge n. 133 del 2008).
   In sintesi, le principali innovazioni possono così riassumersi:
   Possibilità  per  gli imprenditori agricoli, singoli o  associati
  di  esercitare  la  vendita  diretta dei  prodotti  provenienti  in
  misura prevalente dalle rispettive aziende .
   Diritto  di  esercitare la vendita diretta  in tutto il territorio
  della Repubblica   previa comunicazione  al Comune.
   Possibilità  di esercitare la vendita dei prodotti agricoli  anche
  attraverso la modalità del  commercio elettronico .
   Estensione  della  disciplina  prevista  dall'art.  4  anche  alla
   vendita  di  prodotti derivati, ottenuti a seguito di attività  di
  manipolazione o trasformazione dei prodotti agricoli e zootecnici .
   Conferma  della specialità della normativa in materia  di  vendita
  diretta, cui  continuano a non applicarsi le disposizioni di cui al
  d.lgs. 31 marzo 1998, n. 114  sul commercio, salvo che  l'ammontare
  dei  ricavi  derivanti dalla vendita dei prodotti  non  provenienti
  dalla  rispettive aziende nell'anno solare precedente sia superiore
  a 160 mila euro per gli imprenditori individuali ovvero a 4 milioni
  di euro per le società .
   Il  comma  1 del predetto art. 4 indica quali soggetti ammessi  ad
  esercitare la vendita diretta gli imprenditori agricoli, singoli  o
  associati,  iscritti nel registro delle imprese. Tale  formulazione
  innova  quanto previsto dalla precedente normativa, che  consentiva
  l'esercizio   della  vendita  diretta  ai   produttori   agricoli ,
  individuati  nei   proprietari  di  terreni  da  essi  direttamente
  condotti  o  coltivati,  i  mezzadri, i fittavoli,  i  coloni,  gli
  enfiteuti e le loro cooperative o consorzi .
   I  suddetti imprenditori possono vendere direttamente al dettaglio
  i  prodotti  provenienti  in  misura  prevalente  dalle  rispettive
  aziende,  osservate le disposizioni vigenti in materia di igiene  e
  sanità. Il comma 4 aggiunge che la disciplina sulla vendita diretta
  si  applica anche nel caso di prodotti derivati, ottenuti a seguito
  di attività di manipolazione o trasformazione dei prodotti agricoli
  e  zootecnici,   finalizzate  al completo  sfruttamento  del  ciclo
  produttivo dell'impresa .
   In  ordine agli aspetti procedurali, l'art. 4 introduce la  previa
  comunicazione  al  posto  della prevista  autorizzazione  comunale.
  Rispetto a tale adempimento, prima l'art. 27 del decreto-legge n. 5
  del  2012 e successivamente l'art. 30-bis del decreto-legge  n.  69
  del  2013  hanno introdotto delle importanti novità prevedendo  che
   La  vendita  diretta dei prodotti agricoli in forma  itinerante  è
  soggetta  a comunicazione al comune del luogo ove ha sede l'azienda
  di  produzione  e può essere effettuata a decorrere dalla  data  di
  invio   della  medesima  comunicazione.  Per  la  vendita   diretta
  effettuata   su   superfici  all'aperto  nell'ambito   dell'azienda
  agricola,  nonché per la vendita esercitata in occasione di  sagre,
  fiere, manifestazioni a carattere religioso, benefico o politico  o
  di  promozione  dei prodotti tipici o locali, non  è  richiesta  la
  comunicazione di inizio attività .
   Al  riguardo,  si  può  sostenere -  anche  alla  luce  di  quanto
  affermato sul punto da ANCI in una circolare di luglio 2012  -  che
  tale  modifica  normativa innova l'intera disciplina amministrativa
  della vendita diretta.
   In   particolare,  ANCI  sostiene  che,  alla  luce  della  novità
  legislativa   sopra  indicata,  la  vendita  diretta   può   essere
  esercitata:
   1)  su superfici all'aperto nell'ambito dell'azienda agricola:  in
  tal  caso  non  occorre  alcuna  comunicazione  all'Amministrazione
  comunale;
   2) in forma itinerante: in tal caso l'attività può essere iniziata
  contestualmente all'invio della comunicazione al Comune  del  luogo
  ove ha sede l'azienda di produzione;
   3)  in  forma  non  itinerante  su aree  pubbliche:  in  tal  caso
  l'attività può essere iniziata previo invio della comunicazione  al
  Comune  in  cui si intende esercitare la vendita; è necessario,  in
  ogni  caso,  avere già ottenuto la concessione da parte del  Comune
  dell'area su cui si intende esercitare l'attività;
   4)  in  locali  aperti al pubblico (ivi compresi i locali  facenti
  parte  dell'azienda  agricola): in tal caso l'attività  può  essere
  iniziata  contestualmente all'invio della comunicazione  al  Comune
  nel cui territorio è ubicato il locale;
   5)  su aree pubbliche mediante l'utilizzo di un posteggio: in  tal
  caso  l'attività può essere iniziata previa comunicazione al Comune
  in  cui si intende esercitare la vendita, cui allegare la richiesta
  di  assegnazione  del posteggio, e contestualmente all'assegnazione
  del predetto posteggio;
   6)  con le modalità tipiche del commercio elettronico: in tal caso
  l'attività  può  essere  iniziata contestualmente  all'invio  della
  comunicazione al Comune ove ha sede l'azienda di produzione.
   Rispetto  alla vendita diretta esercitata su superfici  all'aperto
  nell'ambito  dell'azienda agricola, assume particolare  rilievo  il
  chiarimento   fornito  dal  Ministero  delle   politiche   agricole
  alimentari  e  forestali  il quale, con  nota  n.  2855  del  2015,
  indirizzata  al Ministero dello sviluppo economico e  ad  ANCI,  ha
  proposto  un'esegesi della normativa in questione  consona  sia  al
  tenore  letterale della legge, sia allo spirito di  modernizzazione
  che  la caratterizza, sostenendo che non può ritenersi preclusa  la
  vendita  diretta  al dettaglio esercitata su aree  private  esterne
  all'azienda  agricola  e  di  cui  l'impresa  agricola   abbia   la
  disponibilità.
   In   merito  alla  vendita  diretta  su  aree  pubbliche  mediante
  l'utilizzo  di un posteggio, va sottolineato la riformulazione  del
  comma  15  dell'articolo  28 del citato d.lgs.  n.  114  del  1998,
  operata dalla legge n. 231 del 2005. In particolare, si dispone che
  i  Comuni,  sulla  base delle disposizioni emanate  dalle  Regioni,
  nello  stabilire  l'ampiezza complessiva delle  aree  da  destinare
  all'esercizio dell'attività di commercio su aree pubbliche,  nonché
  le  modalità  di  assegnazione dei posteggi e la  loro  superficie,
  devono individuare  i criteri di assegnazione delle aree riservate,
  in  misura  congrua  sul  totale, agli  imprenditori  agricoli  che
  esercitano la vendita diretta ai sensi dell'articolo 4 del  decreto
  legislativo 18 maggio 2001, n. 228 .
   Peraltro,    è   importante   evidenziare   che   la    disciplina
  amministrativa  di cui al citato articolo 4 del d.lgs.  n.  228  si
  pone  in termini di specialità rispetto alla normativa generale  in
  materia  di  SCIA, di cui all'articolo 19 della legge  n.  241  del
  1990.
   ANCI,  nella  ricordata circolare di luglio 2012, afferma  che  la
  comunicazione per l'inizio dell'attività di vendita diretta  non  è
  qualificabile  quale segnalazione certificata  di  inizio  attività
  (SCIA), ponendosi la prima in rapporto di specialità per ragioni di
  natura sia soggettiva che oggettiva.
   A  conferma  di  quanto  sopra evidenziato circa  il  rapporto  di
  specialità intercorrente tra la comunicazione di inizio attività  e
  la  SCIA, si segnala quanto previsto dal decreto legislativo n. 222
  del  2016,  alla  tabella  A,  punto 1.9.   Vendita  da  parte  dei
  produttori agricoli .
   Di  rilievo  le  novità previste dal comma 8 -bis  del  più  volte
  ricordato  art. 4, come inserito dall'art. 30-bis del decreto-legge
  n. 69 del 2013 e successivamente modificato dall'art. 1, comma 499,
  della  legge  n.  205  del  2017, a  norma  del  quale  nell'ambito
  dell'esercizio della vendita diretta è consentito vendere  prodotti
  agricoli,  anche  manipolati  e  trasformati,  già  pronti  per  il
  consumo,   mediante   l'utilizzo   di   strutture   mobili    nella
  disponibilità dell'impresa agricola anche in modalità itinerante su
  aree  private o pubbliche, nonché il consumo immediato dei prodotti
  oggetto  di  vendita, tramite l'utilizzazione dei  locali  e  degli
  arredi   nella   disponibilità  dell'imprenditore   agricolo,   con
  l'esclusione  del  servizio  assistito di  somministrazione  e  con
  l'osservanza  delle  prescrizioni generali di  carattere  igienico-
  sanitarie (cosiddetta somministrazione non assistita).
   Altrettanto rilevante è la previsione contenuta nel comma 8-ter, a
  seguito  della novella introdotta dal citato art. 30-bis, il  quale
  recepisce a livello legislativo l'orientamento della giurisprudenza
  amministrativa  (cfr.  sentenza Tar Puglia, 11  novembre  2004,  n.
  5211)  circa  la  possibilità  di svolgere  l'attività  di  vendita
  diretta  in  qualsiasi  locale  a  prescindere  dalla  destinazione
  urbanistica della zona in cui il medesimo è ubicato.
   Il  comma  7  dell'art. 4, infine, ribadisce la  specialità  della
  disciplina  della  vendita diretta dei prodotti  agricoli  rispetto
  alla  normativa sul commercio. Tale ultima normativa, invece, trova
  applicazione,  a  norma del comma 8 dell'articolo  4  in  commento,
  nell'ipotesi in cui l'ammontare dei ricavi derivanti dalla  vendita
  dei prodotti non provenienti dalla propria azienda nell'anno solare
  precedente  sia  superiore  a 160 mila euro  per  gli  imprenditori
  individuali ovvero a 4 milioni di euro per le società.
   In  virtù  dell'espressa  deroga di  cui  al  comma  7,  pertanto,
  all'esercizio  della vendita diretta dei prodotti agricoli  non  si
  applicano   le   specifiche  regole  dettate   per   il   commercio
  relativamente  ai  requisiti  di  accesso  all'attività   ed   alla
  programmazione della rete distributiva.
   Da  ultimo si segnala che la legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge
  finanziaria  per il 2007), all'articolo 1, comma 1065, ha  previsto
  l'adozione  di un Decreto di natura non regolamentare del  Ministro
  delle  politiche  agricole  alimentari e  forestali  finalizzato  a
  stabilire  i requisiti uniformi e gli standard per la realizzazione
  dei  mercati riservati all'esercizio della vendita diretta da parte
  degli imprenditori agricoli.
   Il  Decreto  ministeriale  in questione  è  stato  emanato  il  20
  novembre  2007  e,  al riguardo, è importante  evidenziare  che  la
  disciplina ivi recata rappresenta una (e non l'unica) modalità  per
  l'istituzione di mercati per l'esercizio della vendita diretta.  Al
  tal  proposito, anche ANCI e Coldiretti - nell'ambito  dell'Accordo
  Quadro  firmato il 22 luglio 2010 avente ad oggetto  il   Piano  di
  azione  di  sviluppo territoriale e di promozione  di  una  filiera
  agricola   tutta   italiana   nonché   di   valorizzazione    della
  multifunzionalità in agricoltura  - sottolineano  che  deve  essere
  assicurata,  la libera iniziativa economica delle imprese  agricole
  per  la  creazione  di  altre forme di vendita diretta  organizzata
  alternative rispetto a quanto previsto nel DM in parola.
   Nel merito del contenuto del citato DM, si evidenzia che il MIPAAF
  identifica negli imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135 del
  codice  civile, individuali o in forma societaria ivi  comprese  le
  cooperative    qualificate   imprenditori   agricoli    ai    sensi
  dell'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 228 del  2001,
  gli  operatori  che possono garantire, all'interno dei  mercati  in
  questione, il soddisfacimento dei ricordati interessi ed esigenze.
   Circa  la collocazione spaziale dei mercati riservati, gli  stessi
  possono  essere  costituiti su area pubblica, in locali  aperti  al
  pubblico nonché su aree di proprietà privata.
   Il  decreto specifica che i soggetti abilitati all'esercizio della
  vendita diretta nei mercati riservati:
      devono essere imprenditori agricoli iscritti nel registro delle
  imprese di cui all'articolo 8 della legge n. 580 del 1993;
       abbiano l'azienda ubicata nell'ambito territoriale regionale o
  negli  ambiti  definiti  per  ogni  mercato  dalle  Amministrazioni
  comunali competenti;
       vendano nei mercati prodotti provenienti dalla propria azienda
  o  dall'azienda dei soci imprenditori agricoli (si pensi,  ad  es.,
  alla  forma  societaria di cui all'articolo 1,  comma  1094,  della
  legge  n.  296  del 2007) e anche prodotti ottenuti  a  seguito  di
  manipolazione  o  trasformazione dei propri  prodotti  agricoli;  è
  possibile,  fermo restando il limite della prevalenza dei  prodotti
  propri previsto dall'articolo 2135 del codice civile, integrare  la
  gamma  delle merce posta in vendita con prodotti agricoli  ottenuti
  in  ambito  regionale o in un ambito specificamente previsto  dalle
  Amministrazioni comunali;
       possiedano  i requisiti di cui all'articolo 4,  comma  6,  del
  decreto  legislativo  n.  228 del 2001, ossia  non  abbiano  subito
  condanne  passate in giudicato per determinate tipologie  di  reati
  quali, ad es., delitti in materia di igiene e sanità.
   Quanto  ai soggetti che all'interno dei mercati riservati svolgono
  direttamente la vendita per conto dell'impresa produttrice, il  DM,
  in   considerazione   della  connaturale  qualificazione   agricola
  dell'attività  di  vendita  diretta,  ne  consente  l'esercizio  ai
  titolari dell'impresa, ai soci in caso di società agricola o  della
  società di cui al citato articolo 1, comma 1094, della legge n. 296
  del  2007,  ai familiari coadiuvanti nonché al personale dipendente
  di ciascuna impresa.
   E'  fatta  salva, naturalmente, l'osservanza della  disciplina  in
  materia  di  igiene  degli alimenti per tutti i prodotti  posti  in
  vendita  che, al fine di assicurare il soddisfacimento di  esigenze
  di  trasparenza  e  tracciabilità oltre che  di  salubrità,  devono
  essere  etichettati nel rispetto della disciplina in vigore  per  i
  singoli  prodotti  e  recare l'indicazione  del  luogo  di  origine
  territoriale e dell'impresa produttrice.
   In   ordine   alla  disciplina  amministrativa  che   sovraintende
  all'attività  di  vendita  il decreto  rinvia  all'articolo  4  del
  decreto legislativo n. 228 del 2001 con tutte le implicazioni,  già
  esaminate,  in ordine alla non applicabilità a tale attività  della
  disciplina sul commercio.
   Il  mercato riservato alla vendita diretta è soggetto all'attività
  di  controllo  del  Comune  nel cui ambito  territoriale  ha  sede.
  L'Amministrazione  comunale vigila, in particolare,  in  ordine  al
  rispetto  dei regolamenti comunali  in materia , delle disposizioni
  di  cui al decreto in esame nonché del disciplinare di mercato che,
  come di seguito esplicitato, è uno strumento del quale i Comuni o i
  soggetti  che  chiedono  l'autorizzazione a  istituire  il  mercato
  riservato  devono dotarsi al fine di regolamentare le  modalità  di
  vendita  nell'ottica della valorizzazione della  tipicità  e  della
  provenienza dei prodotti offerti.
   All'interno  dei  mercati è ammesso l'esercizio  dell'attività  di
  trasformazione dei prodotti da parte degli imprenditori agricoli ed
  al  contempo  possono  essere  ivi realizzate  attività  culturali,
  didattiche   e   dimostrative   legate   ai   prodotti   alimentari
  tradizionali ed artigianali del territorio rurale di riferimento.
   Il mercato di vendita diretta è istituito dai Comuni o autorizzato
  dai medesimi sulla base di un disciplinare di mercato che regoli le
  modalità di vendita, finalizzato alla valorizzazione della tipicità
  e  della  provenienza dei prodotti venduti. La  predisposizione  di
  detto  disciplinare,  quindi, rappresenta una fase  essenziale  per
  l'istituzione  dei  mercati  riservati  sia  che  tale  istituzione
  avvenga  d'ufficio da parte delle Amministrazioni  competenti,  sia
  che   avvenga  su  istanza  di  parte,  ad  es.,  ad  opera   delle
  Organizzazioni  di  rappresentanza, dovendo il disciplinare  essere
  necessariamente allegato all'istanza in parola.
   Conseguentemente  la  finalità della presente  proposta  di  legge
  regionale  è  quella di introdurre nell'ordinamento  regionale  una
  disciplina più compiuta in tema di vendita diretta al dettaglio dei
  prodotti agricoli da parte degli imprenditori agricoli iscritti nel
  registro delle imprese, recependo ed adattando la vigente normativa
  statale (art. 1).
   All'art.  2  è  individuato  l'oggetto  dell'attività  di  vendita
  diretta  stabilendosi  che possono essere venduti  al  dettaglio  i
  prodotti agricoli, ivi compresi quelli derivati, ottenuti a seguito
  di  attività di manipolazione o trasformazione di prodotti agricoli
  e  zootecnici,  provenienti  in  misura  prevalente  dalle  aziende
  condotte  o  coltivate  dagli imprenditori agricoli.  Conformemente
  alla  circolare dell'ANCI del 2005 sopra sono stabilite le modalità
  al  fine  di verificare la condizione della prevalenza dei prodotti
  aziendali  oggetto  di vendita rispetto ai prodotti  acquistati  da
  terzi.
   L'art.   3  reca  la  disciplina  amministrativa  prevedendo   che
  l'esercizio  dell'attività di vendita diretta, ivi compresa  quella
  effettuata   mediante  il  commercio  elettronico,  è  soggetta   a
  comunicazione di inizio attività ai sensi dell'art. 4  del  decreto
  legislativo n. 228 del 2001.
   E'  stabilito  che  per  la per la vendita diretta  effettuata  su
  superfici all'aperto nell'ambito dell'azienda agricola o  di  altre
  aree   private  di  cui  gli  imprenditori  agricoli   abbiano   la
  disponibilità  in  forza  di  titolo legittimo  nonché  la  vendita
  esercitata in occasione di sagre, fiere, manifestazioni a carattere
  religioso, benefico o politico o di promozione dei prodotti  tipici
  o locali, non è, invece, richiesta alcuna comunicazione.
   Infine viene ribadita la specialità della disciplina della vendita
  diretta dei prodotti agricoli rispetto alla normativa sul commercio
  se  esercitata nei limiti e con le modalità previste dalla emananda
  legge  regionale e dal predetto art. 4 del decreto  legislativo  n.
  228 del 2001.
   All'art.  4  è  stabilita la previsione per i Comuni di  riservare
  alle  imprese agricole esercenti la vendita diretta almeno il venti
  per  cento  del totale dei posteggi su aree pubbliche destinate  al
  commercio  al  dettaglio,  nonché  di  destinare,  nell'ambito  del
  proprio territorio, specifiche aree per la realizzazione di mercati
  riservati   alla  vendita  diretta  da  parte  degli   imprenditori
  agricoli,  come  disciplinati  dal  decreto  del  Ministero   delle
  politiche  agricole  alimentari e forestali 20  novembre  2007.  E'
  fatta, in ogni caso, salva la facoltà per gli imprenditori agricoli
  di  costituire  mercati  riservati alla vendita  diretta,  su  area
  pubblica o privata, non riconducibili alle tipologie di mercati  di
  cui al citato decreto ministeriale 20 novembre 2007.
   E'   consentito   agli   imprenditori   agricoli   di   effettuare
  contestualmente alla vendita diretta l'attività di somministrazione
  non  assistita dei prodotti oggetto di vendita, nonché  di  vendere
  prodotti  agricoli, anche manipolati o trasformati, già pronti  per
  il   consumo,   mediante  l'utilizzo  di  strutture  mobili   nella
  disponibilità  dell'impresa agricola, anche in modalità  itinerante
  su aree pubbliche o private (art. 5).
   L'attività di vendita non comporta il cambio di destinazione d'uso
  dei  locali  in cui essa si esercita e può svolgersi a  prescindere
  dalla  destinazione  urbanistica dell'area in cui  sono  ubicati  i
  locali (art. 6).
   L'art. 7 disciplina la installazione, nella sede dell'attività  di
  vendita,  di  insegne di esercizio, intese a fornire una  forma  di
  pubblicità.
   L'art.  8  contiene  norma  di rinvio alla  normativa  statale  in
  materia  per  quanto non espressamente disciplinato dalla  emananda
  legge regionale.

   PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  faccio  una
  premessa: io d'accordo a disciplinare l'attività di vendita diretta
  da   parte   dei  produttori  agricoli  e  in  questo  caso   degli
  imprenditori agricoli a titolo principale.
   Quindi,  fatta  questa premessa, lo considero un  modo  anche  per
  valorizzare  il principio del cosiddetto chilometro  zero,  inutile
  che faccio molte considerazioni però ho letto la norma, onestamente
  l'ho letta adesso

   LO CURTO. Lei è aduso alla lettura veloce.

   CRACOLICI. Spesso mi capita  Ho cercato di orientarmi, e devo dire
  che  ho  trovato  il   rischio  di confondermi  nella  modalità  di
  interpretazione sostanziale di questo tema.
   Questa legge si propone di recepire il decreto legislativo n. 228,
  testo del 2001, apportando delle variazioni.
   In  molte parti ripete ciò che è contenuto nel decreto n. 228, poi
  con  una  norma specifica rinvia tutto quello che non è  modificato
  con questa legge all'intera applicazione del 228.
   C'è  qualche cosa che mi confonde, perché se noi dobbiamo recepire
  il  228 scriviamo:  In Sicilia a partire dal  si applica il decreto
  legislativo  x con le seguente modifiche...  e rendiamo  chiare  le
  modifiche  che  stiamo apportando. Se, invece,  come  io  ho  avuto
  difficoltà,  ho  posto  anche qualche  quesito  anche  agli  uffici
  perché,  ad  esempio, da un lato si fa riferimento alla possibilità
  che  non  è necessaria la mutazione di destinazione d'uso -  quindi
  norma urbanistica - per l'attività di vendita dei prodotti agricoli
  ma  è  già contenuto nel decreto legislativo 228, quindi lo  stiamo
  ricopiando, non ricopiamo invece quale norma? Quella che dice  che,
  ad  esempio, coloro che sono stati condannati per violazioni  delle
  norme  igienico-sanitarie nell'attività  di  vendita  dei  prodotti
  agricoli  con  sentenza passata in giudicato, per cinque  anni  non
  possono  esercitare  l'attività di vendita dei  prodotti  agricoli,
  però  non  lo scriviamo come è contenuto nel 228 salvo poi rinviare
  al  228     devo  dire  che  questa è una  norma  da  avvocati,  da
  interpretazione giuridica.
   Io  mi  permetto di fare fatta la considerazione che io  condivido
  l'obiettivo   di  favorire  la  vendita  diretta  da  parte   degli
  agricoltori  dei  prodotti ma, forse, se  facciamo  una  legge  più
  semplice da poter fare applicare a chi la deve applicare,  cioè  ai
  produttori  agricoli, in maniera chiara senza che  ha  bisogno  del
  consulente  giuridico per potersi muovere, forse lo suggerirei  con
  buon livello di legislazione.
   Io,  signor Presidente, sinceramente, entro stasera alle nove  non
  sono nelle condizioni - anche se volessi - di fare un lavoro minimo
  di coordinamento della legge per renderla il più possibile efficace
  dal  punto  di vista della lettura e della efficacia, anche  perché
  attenzione che in questa materia la gatta frettolosa fa  i  gattini
  ciechi,   perché?  Proprio  questo  è  un  settore   ad   altissima
  competitività  nel senso che i commercianti tradizionali  piuttosto
  che  la  grande  distribuzione - perché la grande distribuzione  in
  realtà  se  ne frega - ma i commercianti tradizionali  vedono  come
  fumo negli occhi il produttore agricolo perché spesso il produttore
  agricolo,  che  fa la vendita diretta, non vende solo  il  prodotto
  coltivato  nel  proprio campo ma a sua volta fa l'intermediario  di
  altri  prodotti  e  questo crea una disparità tra il  commerciante,
  cioè  l'autorizzato con vendita o ambulante o a posto  fisso  della
  vendita di prodotti e il produttore agricolo con meccanismi in  cui
  si  dirime  questa competizione o con i vigili urbani che arrivano,
  ti  inondano di richieste documentali: fatture di acquisto, fatture
  di  produzione, quantità di produzione, eccetera. Più noi  rendiamo
  chiaro  il  confine  tra la vendita dei prodotti agricoli  prodotti
  dall'imprenditore  agricolo a titolo principale,  meno  creiamo  le
  condizioni perché le persone vengano rovinate per andare  a  finire
  poi davanti i tribunali a dirimere controversie e liti.
   Ecco  perché  suggerirei, se la Presidenza è d'accordo,  su  questo
  testo   di   darci  un  congruo  tempo  per  fare   un   minimo   di
  approfondimento tecnico che consenta anche laddove,  ripeto  con  il
  massimo  di condivisione del testo e dell'obiettivo della legge,  di
  avere una legge che sia effettivamente semplice da interpretare.

   PRESIDENTE.  Io  non ho capito bene, onorevole  Cracolici,  lei  ha
  posto  la questione di merito generale sul disegno di legge e quindi
  chiede  il rinvio della presentazione degli emendamenti? O il rinvio
  in Commissione? O la sospensiva del disegno di legge?

   CRACOLICI.  Il  rinvio  del  termine  per  la  presentazione  degli
  emendamenti, signor Presidente.

   LUPO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LUPO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo  anch'io  che
  sia   necessario  regolamentare  questa  materia  e  quindi   volevo
  esprimere  anche  apprezzamento  per  il  lavoro  svolto  dalla  III
  Commissione  Attività produttive'.
   Il  Presidente  ha  dato  lettura di  una  relazione  articolata  e
  completa. E' evidente che parliamo di temi che richiedono  anche  un
  approfondimento.   Chiederei,  anch'io,  se  è  possibile,   se   la
  Commissione  è d'accordo, ovviamente se la Presidenza  è  d'accordo,
  una proroga dei termini per la presentazione degli emendamenti anche
  a  venerdì, tanto sostanzialmente la prima seduta successiva sarebbe
  martedì  della  settimana prossima, considerato anche  -  e  do  una
  motivazione  in  più  -  che il disegno di  legge  presenta  diversi
  riflessi  normativi  che attengono anche alle  competenze  della  IV
  Commissione   che  come  sappiamo  è  impegnata  ad   esaminare   il
  provvedimento sulla riforma dello smaltimento dei rifiuti  e  quindi
  probabilmente   è necessario - ma questo lo valuti la  Presidenza  -
  anche acquisire per le vie brevi un parere della IV Commissione.

   PRESIDENTE. Onorevole Lupo, il parere della IV Commissione è  stato
  chiesto  il 14 marzo del 2018 ed è stato chiesto con nota protocollo
  n.  002481  e  la Commissione ha ritenuto irrilevante la  parte  che
  riguardava gli enti locali o comunque ha ritenuto politicamente  non
  necessario,  non  ha espresso parere, quindi il passaggio  dalla  IV
  Commissione è stato eseguito.
   Altra  cosa  è  il  rinvio, se la Commissione, se i  colleghi  sono
  d'accordo, di rinviarlo. Questo, appena terminano gli interventi.
   Sono  iscritti a parlare gli onorevoli Milazzo, Lo Curto, Figuccia,
  alla  fine l'Assessore Turano e il Presidente della Commissione.  Se
  non  ci  sono altri interventi, sono chiuse le iscrizioni a  parlare
  per la discussione generale.
   Ha facoltà di parlare l'onorevole Milazzo.

   MILAZZO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarò  telegrafico.
  Siccome  ci  sono  stati  diversi  colleghi  che  hanno  chiesto  di
  prolungare  il termine per la presentazione degli emendamenti,  vale
  la  pena  però  ricordare,  signor  Presidente  Di  Mauro,  lei  era
  presente,   noi  avevamo  detto  di  dare  maggiore   respiro   alla
  trattazione  di  quest'argomento, ma è venuta  proprio  da  loro  la
  proposta di accelerare.
   Noi  siamo disponibilissimi, però su questi temi, anche quelli  che
  abbiamo   precedentemente   trattato,  sono   stati   i   Capigruppo
  soprattutto delle minoranze a dire  acceleriamo, acceleriamo'.
   Quindi  la  proposta  dell'onorevole  Cracolici  da  parte  nostra,
  quella  dell'onorevole  Lupo che non si può  respingere,  noi  siamo
  favorevolissimi, ma lo eravamo già in Conferenza dei Presidenti  dei
  Gruppi  parlamentari,  disponibili e convinti  che  su  certi  temi,
  soprattutto  la  materia statutaria e questa, bisogna approfondirli,
  perché poi nascono i pasticci. Quindi per noi, signor Presidente lei
  ci rappresenta, si può determinare come meglio crede.

   LO   CURTO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  mi  associo
  ovviamente a chi prima di me ha reso onore alla Commissione, che  ha
  cercato  di  disciplinare  questa  materia  anche  nell'intento   di
  favorire il commercio dei prodotti agricoli a chilometro zero.
   Non mi soffermo su tante delle questioni che sono state molto bene
  esplicitate  sia  dal Presidente della Commissione,  che  ha  letto
  tutto  l'articolato e lo ha spiegato, ma devo anche io  manifestare
  alcune perplessità nel merito.
   Due  sono  le  mie  perplessità in modo  particolare  che,  a  mio
  giudizio, meritano un approfondimento serio e quindi il rinvio  dei
  termini per la presentazione degli emendamenti.
   Ho la sensazione che si trattino non con la dovuta attenzione -  o
  quanto meno la dovuta chiarezza per me che leggo questa legge - due
  questioni  che  sono importantissime: una legata  alla  produzione,
  alle norme sanitarie in materia di produzione di alimenti.
   Vorrei  capire come viene disciplinato tutto questo e siccome  non
  mi  è  del  tutto  chiaro,  è una materia assolutamente  importante
  perché c'è di mezzo la salute dell'uomo. Se faccio un barattolo  di
  marmellata piuttosto che di olive sott'olio o qualsiasi altra  cosa
  e  lo  vado a vendere, l'utente che viene ad acquistare deve essere
  certo che, sebbene non ha acquistato nel negozio che è controllato,
  dove  la filiera è assolutamente controllata e rigidamente aderente
  ai  principi  e  ai criteri delle norme sanitarie in  materia,  nel
  mercato  del contadino tutto questo potrebbe non essere  del  tutto
  disciplinato alla stessa maniera, con lo stesso rigore.
   Chi  mi  dice  che  - non so se sono chiara - voglio  capire  bene
  questa vicenda.
   Altra  questione è che con un po' più di attenzione  meriterebbero
  di  essere guardate anche le norme che regolano il libero commercio
  perché  questo  potrebbe incidere, potrebbe confliggere  con  altre
  norme esistenti e che regolano la materia.
   Chiedo  un  congruo  tempo  per lo studio,  l'approfondimento  che
  ciascuno di noi come deputato, come legislatore è chiamato  a  fare
  in  maniera da potere eventualmente emendare, migliorare,  fare  il
  proprio lavoro a beneficio della collettività.
   Signor  Presidente, colgo l'occasione - sentiti gli altri colleghi
  -  per  ribadire che questa richiesta, in assoluto, la reitero  per
  tutti  i  disegni di legge che oggi vengono incardinati  perché  se
  stiamo  discutendo, si è appena avviata la discussione in Aula  dei
  disegni  di  legge come è possibile che sia congruo il tempo  delle
  ore 21.00 per elaborare gli emendamenti?
   Delle due, l'una

   FOTI. Lo ha detto Miccichè

   LO  CURTO.  No  Non l'ha detto Micciché, lo ha detto la Conferenza
  dei Capigruppo.
   Non   diamo  responsabilità  al  Presidente  dell'Assemblea  però,
  quand'anche  lo  avessi detto io, onorevole  Foti,  posso  cambiare
  idea,  perché  mi  rendo  conto essere non conducente  rispetto  al
  lavoro.
   Io c'ero alla Conferenza dei Capigruppo, onorevole Foti, lei no
   Nessuno di noi ha sollevato lì per lì una perplessità in ordine ai
  tempi  per  la presentazione degli emendamenti perché,  infine,  ci
  sembrava  che  fosse  stato avviato il necessario  dibattito  nelle
  Commissioni e questo potesse bastare.
   Confrontandoci successivamente con i Capigruppo e con i  colleghi,
  ci siamo resi conto che questo tempo non è congruo
   Siccome  noi facciamo leggi, non facciamo frittate, e  siccome  le
  leggi  vanno a disciplinare settori della vita pubblica  e  privata
  dei cittadini abbiamo il dovere di fare tutte le cose con la dovuta
  attenzione,   con   la  necessaria  riflessione,   col   senso   di
  responsabilità che in capo al legislatore è posto.
   Le  chiedo, signor Presidente, di fare slittare i termini  per  la
  presentazione  degli emendamenti non più alle ore 21.00  di  questa
  sera  ma  a  venerdì,  lunedì massimo, in  modo  tale  che  martedì
  prossimo  possano  essere trattati in maniera congrua,  in  maniera
  sufficientemente  approfondita i temi che sono  oggetto  di  questi
  disegni di legge.

   RAGUSA,  presidente  della  Commissione  e  relatore.  Chiedo   di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
   Onorevole  Ragusa, le chiedo anche di esprimere  un  parere  sulla
  richiesta  che  proviene  da  più  parlamentari  di  aggiornare  la
  presentazione degli emendamenti a venerdì alle ore 14.00.

   RAGUSA,   presidente   della  Commissione   e   relatore.   Signor
  Presidente,  onorevoli colleghi, in premessa vorrei  ringraziare  i
  colleghi  della  III  Commissione  che  hanno  lavorato  con  molta
  attenzione al disegno di legge. Abbiamo cercato di fare del  nostro
  meglio,  di  portare  in Aula un disegno di  legge  importante  che
  aiutasse  delle attività agricole e che li mettessero in condizione
  di vendere i propri prodotti.
   Ho ascoltato con attenzione l'intervento dell'onorevole Cracolici,
  dell'onorevole Lupo e di tutti i miei colleghi. Noi non abbiamo  né
  la  presunzione ne l'arroganza di dire che questo disegno di  legge
  va  fatto. Noi invece vogliamo che questo disegno di legge  diventi
  disegno  di  legge  di quest'Aula perché certamente  all'esterno  i
  nostri aspettano questo.
   Non servono certamente posizioni di arroccamento, quindi condivido
  la  richiesta,  faccia  lei e indichi lei  l'ora  e  il  giorno  di
  presentazione degli emendamenti.

   FIGUCCIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIGUCCIA.  Signor Presidente, volevo invitarla, ma mi  sembra  che
  l'atteggiamento  e la scelta sia questa, di dare anche  mandato  al
  Governo  visto  che  tra  l'altro la presenza  dell'Assessore  alle
  Attività produttive quanto meno per questo testo; sul fatto che gli
  emendamenti  possano ricevere qualche altra ora è  anche  opportuno
  per avere degli approfondimenti.
   Un particolare invece rispetto a questo testo dove io, non facendo
  parte  della Commissione Attività produttive, insieme all'assessore
  Turano, sono venuto più volte in Commissione. Questo è un testo che
  finalmente rende giustizia rispetto ad alcuni temi legati, non solo
  al  mondo agricolo, anche se questo - forse in modo particolare più
  di  altri  - è un mondo che necessitava di un intervento di  questo
  tipo.  Che  da spazio finalmente alla filiera corta, al  chilometro
  zero,  che rende giustizia rispetto agli attacchi che la produzione
  agricola  siciliana  riceve dalla parte delle  multinazionali,  nel
  settore dell'olio, nel settore del grano, quel grano che esce a  16
  centesimi,   mortificando  le  scelte  dei  nostri   produttori   e
  agricoltori,  probabilmente  anche con  una  manovra  da  parte  di
  multinazionali  che  vorrebbero  togliere  i  terreni   ai   nostri
  produttori  per  inserirli in un circuito  internazionale  dove  il
  grano  delle nostre terre viene portato in altri territori,  mentre
  nelle nostre tavole arriva il grano dalla Cina  o dalla Russia.
   La  stessa  cosa  potrebbe dirsi su altri  prodotti,  però  signor
  Presidente,  sono  d'accordo.  Approfitterei  della  presenza   del
  Governo  per rimandare ad una scelta condivisa per un testo  che  è
  assolutamente opportuno e che merita i dovuti approfondimenti.

   TURANO, assessore per le attività produttive. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TURANO,  assessore per le attività produttive. Signor  Presidente,
  onorevoli  colleghi,  in  verità  l'intervento  mio  diventa  quasi
  superfluo. Mi sembra di potere raccogliere un indirizzo unanime  da
  parte  della  Commissione,  da parte  della  deputazione  ad  avere
  qualche giorno di tempo in più per affrontare i temi che il disegno
  di  legge  pone  all'attenzione dell'Aula. Non sono tre  o  quattro
  giorni  in  più o in meno a cambiare le sorti di questo disegno  di
  legge. Io spero che si possa fare rapidamente, quindi o rinviare  a
  venerdì o rinviare a martedì cambia assolutamente poco.
   Peraltro  mi  sembra  di  capire  che  lo  spirito  dell'Aula  sia
  assolutamente di assoluta condivisione dell'impostazione  generale.
  Ha  fatto  bene il Presidente della Commissione a elaborare  questo
  testo,  quindi  ritengo  che i giorni che  chiede  l'Assemblea  per
  potere  emendare il testo vadano concessi e ritengo che la prossima
  settimana poi il disegno possa essere definitivamente approvato.
   Mi farebbe piacere registrare, ma lo dico così, quasi per ripetere
  me  stesso,  che la prossima settimana questo disegno possa  essere
  approvato all'unanimità. Le forze parlamentari si sono espresse  in
  questo  modo quindi sono d'accordo con la richiesta che avanzano  i
  Gruppi parlamentari.

   PRESIDENTE. Mi pare di cogliere questa richiesta da più parti  del
  Parlamento,  di rinviare cioè la presentazione degli emendamenti  a
  venerdì alle ore 12.00, così consentiamo agli Uffici di organizzare
  meglio tutti gli emendamenti che verranno presentati. Pertanto,  se
  non sorgono osservazioni, si intende approvata.
   Dichiaro  chiusa la discussione generale e  pongo in votazione  il
  passaggio all'esame degli articoli. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)


   Discussione  del  disegno  di  legge   Obbligo  dichiarativo   dei
  deputati  dell'Assemblea  regionale  siciliana  e  degli  Assessori
  regionali  in tema di affiliazione a logge massoniche  o  similari
  (n. 16/A)

   PRESIDENTE.  Si  passa  alla  discussione  del  disegno  di  legge
   Obbligo   dichiarativo   dei  deputati  dell'Assemblea   regionale
  siciliana  e  degli Assessori regionali in tema di  affiliazione  a
  logge massoniche o similari  (n. 16/A), posto al numero  2).
   Invito   i   componenti  la  I  Commissione   a   prendere   posto
  nell'apposito banco.
   Ha  facoltà  di parlare il relatore, onorevole Fava, per  svolgere
  la relazione.

   FAVA,   relatore.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   una
  presentazione breve, perché credo che il senso di questo disegno di
  legge  non  sfugga  a nessuno. Certamente è stato  accolto  con  la
  particolare  attenzione  della  I  Commissione  che  ha  scelto  di
  approvarla all'unanimità.
   Leggo  pochi  paragrafi della presentazione che  credo  raccolgano
  bene nella sintesi lo spirito di questo disegno di legge.
   Analogamente  a  ciò  che  è  stato proposto  per  i  parlamentari
  nazionali,  è  diretto ad introdurre per i parlamentari  regionali,
  nonché   per  i  componenti  della  Giunta  regionale,  un  obbligo
  dichiarativo  sull'eventuale appartenenza, a qualunque  titolo,  ad
  associazioni  massoniche o similari che creino vincoli  gerarchici,
  solidaristici e di obbedienza.
   L'obbligo  dichiarativo risponde ad un dovere di  trasparenza  nei
  confronti  delle  istituzioni  e  del  corpo  elettorale,  per   il
  particolare tipo di vincolo basato su principi di obbedienza  e  di
  riservatezza   che   lega  un  massone  alla  propria   loggia   di
  appartenenza. Poi, si passa ad una descrizione nel dettaglio  degli
  articoli.
   Lo  spirito  di  questo  disegno di legge è chiaro;  pensiamo  che
  occorra  riconoscere,  sottolineare, fare nostro  un  principio  di
  trasparenza dichiarativa tra l'eletto ed il corpo elettorale,  così
  come  peraltro è stato fatto anche in altri Consigli regionali,  il
  Consiglio  regionale  del  Friuli,  il  Consiglio  regionale  della
  Toscana.  E'  un  obbligo al quale noi prestiamo  attenzione  anche
  attraverso  dichiarazioni  sulle  nostre  posizioni  finanziarie  e
  reddituali.
   Crediamo che occorra un punto di limpidezza, di trasparenza. E' un
  obbligo dichiarativo che non esclude il diritto riconosciuto  dalla
  Costituzione  e  dal  buon senso di aderire a  queste  o  ad  altre
  associazioni,  ma  un obbligo dichiarativo per  una  ragione  molto
  semplice:  a  differenza  di  qualsiasi altro  vincolo  associativo
  l'adesione ad una obbedienza massonica prevede, ontologicamente per
  il  significato  stesso la forma, la costruzione  e  la  tradizione
  della  massoneria,  un  vincolo  che  è  basato  su  obbedienza   e
  riservatezza,  quindi  un  vincolo  gerarchico,  solidaristico,  di
  obbedienza  che  rischia di entrare in conflitto anche  con  alcune
  norme  della Carta costituzionale, l'articolo 97 sul buon andamento
  e  l'imparzialità della Pubblica Amministrazione, l'articolo 98 che
  prevede  che  i pubblici impiegati, a maggior ragione  gli  eletti,
  siano  al  servizio esclusivo della Nazione, vincolo  gerarchico  e
  vincolo  di  obbedienza, oltre che vincolo di  riservatezza;  credo
  debbano  essere condivisi con il corpo elettorale affinché  ciascun
  parlamentare possa rispondere delle proprie azioni o delle  proprie
  eventuali  obbedienze che modificano il corso delle proprie  scelte
  in   ambito   parlamentare  senza  che  su  questo  vi  sia   alcun
  travisamento,  naturalmente, ribadendo in pieno il suo  diritto  ad
  iscriversi   a   qualsiasi  associazione,  anche  ad   associazione
  massonica che preveda questi vincoli.
   Che  questo  tema  sia  particolarmente  sentito  lo  conferma  la
  giurisprudenza  ormai  acquisita dalla Corte costituzionale,  dalla
  Corte di Cassazione per quanto riguarda il parere dei magistrati  e
  che  prevede il dovere di obbedire all'interesse della  nazione  la
  possibile   sovrapposizione  di  un   dovere   di   obbedienza   ad
  un'associazione  rischia  di rendere dubbio  il  comportamento  dei
  magistrati,  per cui si chiede ai magistrati di non  partecipare  a
  un'obbedienza massonica.
   Noi  non facciamo questa richiesta ma chiediamo così come è  stato
  proposto  nell'accordo  da  altri consigli  regionali  che  vi  sia
  semplicemente  un  ordine dichiarativo.  Nel  caso  in  cui  questo
  obbligo  non  venga adempiuto, è compito della Presidenza  decidere
  quali sanzioni che naturalmente non possono comportare la decadenza
  del  deputato, ma che possono anche semplicemente acquisire il dato
  della  mancata  dichiarazione che è già in sé, dal punto  di  vista
  della reticenza manifestata, rappresenta nel momento in cui è  reso
  pubblico un atto sanzionatorio.
   Non  credo  che vi siano altri dettagli da aggiungere  se  non  il
  fatto che su questo disegno di legge si era sviluppata nella scorsa
  legislatura al Parlamento nazionale un'ampia, ricca discussione che
  stava  per portare alla sua approvazione, la fine della legislatura
  ha determinato che anche in Parlamento si stia discutendo in questi
  giorni un disegno di legge analogo.

   PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

   MILAZZO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MILAZZO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  mi   rivolgo
  all'onorevole Fava, senza alcun pregiudizio, questa è una norma che
  è  presentata all'Assemblea regionale siciliana e pone l'accento su
  un carattere di trasparenza.
   Avrei  desiderio  e l'esigenza se l'onorevole Fava,  anche  in  un
  secondo  momento  dopo gli interventi degli altri deputati,  capire
  ancor  meglio da un punto di vista dell'utilità perché questa norma
  debba essere approvata.
   Non  ho  alcun  pregiudizio, ribadisco  onorevole  Fava,  però  di
  questi  tempi ho sentito tanti e tanti interventi da questo pulpito
  e  mi  chiedevo di cosa parlassimo ai siciliano per ora, di questo,
  si  ricorderà  la vicenda di Cuffaro, la vicenda di  Malta,  me  ne
  ricordo vicende le potrei elencare tutte.
   Io  sono disponibile e pronto senza alcuna riserva mentale e senza
  alcun   retro  pensiero  a  rendermi  disponibile  e  a   sostenere
  convintamente,   perché  non  appartengo  ad   alcuna   di   queste
  associazioni,  quindi  non  sarà un problema  per  me  fare  alcuna
  autodichiarazione  perché  non ho nulla  da  dichiarare  in  questo
  senso.  Vorrei, però, che quest'Assemblea motivasse ancora  di  più
  questa  scelta  che  oggi pone in essere rispetto  anche  ad  altre
  argomentazioni, che avremmo potuto oggi trattare e potrei  elencare
  tante cose e potrei elencare tante cose. E siccome il dibattito  di
  questi giorni è:  ma l'Assemblea che fa'? L'Assemblea è ferma  . Ma
  la domanda è: Ma se l'Assemblea fa questo, noi abbiamo dato qualche
  risposta concreta ai siciliani?
   Questa  è  la  domanda che mi premetto di rimettere all'Assemblea.
  Io  ,  non  ho  pregiudizi  e sono disponibilissimo  ad  affrontare
  l'argomento nel merito e a trattarlo.

   CALDERONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CALDERONE.  Signor  Presidente,  signori  Assessori  e   onorevoli
  colleghi,  onorevole Fava, io intendo fare una  premessa  che,  per
  altri potrebbe sembrare un  fuor d'opera , per me è necessaria. Non
  appartengo ad alcuna loggia massonica. Non appartengo, addirittura,
  ad  alcun  club service. Sono iscritto, esclusivamente,  all'ordine
  degli   avvocati  perché  altrimenti  non  potrei   esercitare   la
  professione forense.
   Condivido,  in parte, questo disegno di legge, ma per  la  ragione
  che  da  qui  a qualche momento verrò ad evidenziare. Lo  condivido
  perché   ritengo   che  il  cittadino,  essendo   noi   un   Organo
  istituzionale,  debba sapere e conoscere fino in  fondo  chi  è  il
  deputato, chi è il rappresentante delle istituzioni. Non perché  la
  massoneria o altri organi comportino il dovere di obbedienza  o  di
  riservatezza.  Quello  è  un  altro  discorso  che  a  me  potrebbe
  interessare o non interessare. Io, personalmente e credo di  potere
  parlare  anche a nome di Forza Italia, condivido il suo disegno  di
  legge  proprio  perché  è  l'esaltazione,  da  un  punto  di  vista
  positivo, certamente, della trasparenza massima.
   Il cittadino siciliano deve conoscere fino in fondo chi è l'Organo
  istituzionale che lo rappresenta.
   Vorrei  fare  qualche riflessione, e concludo il  mio  intervento,
  sulle  sanzioni. Mi permetto osservare, onorevoli e  signori  della
  Commissione competente, che credo non siano necessarie le sanzioni.
  E'  fatto obbligo, non è che una norma è una norma di serie  B  nel
  momento  in  cui  contiene soltanto il precetto e  non  prevede  la
  sanzione.  Lo  porrei, ed invito l'Assemblea a valutarlo,  soltanto
  come  un  obbligo.  Ce  ne  sono  tante  norme,  anche  nel  nostro
  ordinamento processuale penale e nelle nostre leggi varie, che sono
  sprovviste di sanzioni.
   Non credo sia opportuno investire anche l'Ufficio di Presidenza di
  irrogare o applicare una sanzione. Ognuno di noi risponde, prima di
  ogni  altra cosa, alla propria coscienza. Chi vorrà farlo  lo  farà
  perché  c'è  una legge dello Stato che lo prevede e tutti  possiamo
  essere  contenti e tutti possiamo rapportarci con i nostri elettori
  e con i nostri cittadini.
   Saluto, quindi, favorevolmente questa legge, però, ho solo  questa
  perplessità  della  sanzione  che  la  ritengo,  assolutamente,  un
  pleonasmo e credo non sia necessario.

   DE LUCA ANTONINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE   LUCA   ANTONINO.   Signor  Presidente,  onorevoli   colleghi,
  cittadini,  sono  contento della discussione di questo  disegno  di
  legge  perché nel solco di una maggiore trasparenza di noi deputati
  ed  è  un  valore molto importante, perché è giusto che i cittadini
  siciliani abbiano conoscenza della nostra eventuale appartenenza ad
  associazioni massoniche. Così come a tante altre associazioni  che,
  con  i  loro vincoli solidaristici, hanno qualche volta, in qualche
  occasione,  soprattutto in passato ne abbiamo  conosciute  tante  e
  tutte  negative,  la  possibilità e  la  forza  di  influenzare  il
  comportamento  anche  di  un  deputato  che,  proprio   per   norma
  costituzionale,      dovrebbe     rappresentare,      innanzitutto,
  l'indipendenza  nei confronti di qualsiasi vincolo che  non  siano,
  appunto, le norme costituzionali e le norme di legge.
   Per  cui,  ben  venga  una  norma  che  ci  impone  l'obbligo   di
  comunicare,  entro brevissimo termine, l'eventuale appartenenza  ad
  alcuna di queste associazioni.
   Quello  che  oggi dovrebbe essere un dovere morale si trasformerà,
  così,  in un precetto scritto. Ma non credo che siano ancora maturi
  i  tempi per esautorare questa norma di una sanzione, perché quello
  che  oggi dovrebbe già essere un obbligo morale per ognuno di  noi,
  purtroppo non è stato rispettato.
   Quindi,  ben  venga  la  sanzione; però, chiedo  che  non  sia  di
  competenza   dell'Ufficio   di  Presidenza,   ma   sia   stabilita,
  eventualmente  insieme  alla  mia forza  politica  presenteremo  un
  emendamento   per   individuare  una  sanzione  idonea,   corretta,
  commisurata  certo non dovrà seguire i criteri dell'esemplarità, ma
  dovrà   essere,   quantomeno,  chiara  per   quei   deputati   che,
  eventualmente, dovessero macchiarsi di una mancanza di trasparenza.

   PRESIDENTE.  Sono  iscritti  a  parlare  l'onorevole   Lo   Curto,
  l'onorevole  Aricò,  l'onorevole Pullara  e  l'onorevole  Figuccia.
  Dichiaro chiuse le iscrizioni.
   E' iscritta a parlare l'onorevole Lo Curto. Ne ha facoltà.

   LO  CURTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi premettendo  che,
  storicamente,  la  Massoneria è una associazione  con  una  precisa
  identità di genere, nel senso che ne sono escluse le donne

   CRACOLICI. Non è vero  Non è vero

   LO  CURTO.  No,  non è così, non è così come lei  dice,  onorevole
  Cracolici.  La Massoneria, quella che nel tempo e nella  storia  ha
  determinato,  come  dire,  su  cui si  è  determinata  l'attenzione
  storica,  l'evoluzione storica della stessa associazione certamente
  non è al femminile.
   Quindi, nessuna donna normalmente si iscrive a logge massoniche e,
  certamente,  per questo saremmo,  le donne meno di  chiunque  altro
  potremmo    essere,   ancorché   parlamentari,    obbligate    alla
  dichiarazione di far parte o meno di associazione massonica.
   Ma,  a  mio  giudizio, pur condividendo lo spirito  con  il  quale
  l'onorevole   Fava   e   l'intera   Commissione   hanno   proceduto
  all'elaborazione  di questo disegno di legge e  che  è  stato,  per
  carità,  ben esposto e chiarito dal suo presentatore, dal relatore,
  onorevole  Fava - che è uno spirito che si  ispira ai  princìpi  di
  trasparenza, ai princìpi della nitidezza dell'agire politico con il
  quale, ovviamente, ci si deve rapportare ai cittadini che ci  hanno
  eletto,  per  cui  di  noi  devono poter sapere  tutto  ciò  che  è
  sensibile  e  rilevante sul piano del nostro agire, sia  sul  piano
  politico  sia  sul  piano personale. E' vero, altresì,  che  questa
  norma può anche ingenerare e coltivare ancor più il sospetto che la
  massoneria sia quasi una società segreta carbonara nella  quale  si
  annidano,  si  infiltrano soggetti che hanno una loro  pericolosità
  sociale, e che, pertanto, è giusto che l'elettore, il cittadino, il
  mondo  debba  sapere se io, deputato, sono o meno iscritto  ad  una
  loggia massonica.
   E  perché dico questo? Perché voglio ricordare a tutti noi - io un
  tempo  studiavo la storia e mi sarebbe anche piaciuto insegnarla  -
  che  la  massoneria  ha  fatto  grande  il  nostro  Paese,  che  la
  Massoneria non è un'associazione occulta, segreta, ma che si ispira
  a  princìpi di assoluto ordine morale, di grande rigore  morale,  a
  princìpi  di  solidarietà, al principio della inclusività  e  della
  laicità  del  pensiero,  che non stridono nemmeno  coi  princìpi  e
  fondamenti   dello   stesso   cattolicesimo,   perché   anche    il
  cattolicesimo è inclusivo e, in quanto tale, è laico.
   Allora,  ho  la  sensazione che nell'ansia di volere  definire  un
  percorso di nitidezza e di trasparenza si voglia comunque sostenere
  l'idea  che  la  massoneria  sia un'associazione  non  chiara,  non
  trasparente  e  spesso malavitosa. Dobbiamo potere distinguere  ciò
  che sono le logge deviate da quella che è invece e che naturalmente
  sono  state  e sono perseguibili e perseguite penalmente,  ma  sono
  altra  cosa  dalla massoneria, quello è il pretesto  per  costruire
  un'associazione malavitosa.
   Ed  allora,  io mi preoccupo di questo. Noi dobbiamo  generare  la
  cultura  del rispetto tra tutti coloro che liberamente si associano
  nel  rispetto  anche della nostra Costituzione  che  queste  libere
  associazioni non preclude.
   E  mi chiedo: ma perché io devo dichiarare se sono appartenente ad
  una  loggia  massonica e non devo dichiarare  se  faccio  parte  di
  un'associazione  culturale piuttosto che del Rotary  o  del  Lions?
  Perché  c'è quest'ansia e questa preoccupazione? Perché nelle  file
  della massoneria si scopre che c'è qualche affiliato alla mafia?
   Bene,   ma  questo  attiene  alla  cultura  della  persona,   alla
  dimensione  della persona, alla scelta individuale  della  persona,
  che  nulla  ha  a  che vedere con la massoneria,  perché  io  posso
  essere, è dimostrato, è provato, ovviamente, che ci possono  essere
  delinquenti e mafiosi in ogni luogo, in ogni associazione, tra  gli
  scranni  del Parlamento nazionale, regionale, mondiale in qualunque
  mondo,  se uno è delinquente è delinquente; e spesso trovano  delle
  coperture, io non disconosco anche questo. Però, non mi sento, dico
  la   verità,  di  fare  questa   ma  per  un  fatto  di  principio,
  attenzione,  perché,  dico, stiamo ingenerando  sempre  di  più  il
  sospetto che bisogna per forza dichiararsi.
   Allora,  io  sono dell'avviso che bisogna dichiarare  tutto  nella
  vita, onorevole Fava, se sono rotariano, se sono lionista, se  sono
  non  so  di quale altra associazione, non mi ricordo, club service,
  associazione  culturale, dichiariamo tutto, anche il  numero  della
  scarpa che calziamo e anche la nostra taglia, perché non si sa  mai
  dovessimo  andare  anche a misurare la nostra dimensione  fisica  e
  farla conoscere per essere apprezzabile
   Pertanto,   dico,   io  ho  qualche  perplessità   ad   apprezzare
  positivamente  questo disegno di legge perché la massoneria  e  gli
  elenchi dei massoni sono visibili a tutti, sono trasparenti

   PRESIDENTE. Onorevole Lo Curto, la invito a concludere.

   LO CURTO... Chiunque può accedere e la Magistratura lo ha fatto  e
  lo  fanno continuamente anche gli organi di informazione. Però, noi
  dobbiamo  fare  anche una corretta informazione; il  legislatore  è
  anche  uno che ha una funzione educativa e pedagogica, non possiamo
  innestare  la  cultura  del  sospetto solo  ed  esclusivamente  nei
  confronti della massoneria. Ho concluso, signor Presidente.

   PRESIDENTE.  Onorevole Lo Curto, lei mi conferma la  richiesta  di
  proroga dei termini per la presentazione degli emendamenti?

   LO CURTO. Assolutamente sì, signor Presidente.

   PRESIDENTE. Va bene.
   È iscritto a parlare l'onorevole Aricò. Ne ha facoltà.

   ARICO'. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa è una  legge
  che fa riflettere; ritengo se ne parlerà nelle prossime settimane.
   Innanzitutto,  annuncio  che il nostro  Gruppo  parlamentare,  per
  intero,    nei   prossimi   giorni   formalizzerà,   al    di    là
  dell'approvazione della norma, la non appartenenza a nessuna loggia
  massonica. Quindi escludiamo e sgombriamo ogni campo. Ma  è  giusto
  parlarne, non vorrei che ci fossero discriminazioni in tal senso.
   E  mi  spiego  meglio: perché limitare soltanto  ai  70  deputati?
  Perché  non  prevederlo nella legge elettorale  il  fatto  di  fare
  un'autocertificazione  che  preveda l'appartenenza  o  non  ad  una
  loggia?  Perché  limitarlo e non ampliarlo anche  ai  funzionari  e
  dirigenti  dell'Assemblea regionale o dei direttori e  dirigenti  e
  funzionari della Regione? Ma riteniamo che sapere l'appartenenza di
  uno  di  noi,  di  una loggia massonica sia così importante  quando
  possibilmente  una figura apicale di un comune o  della  Regione  o
  della  stessa  Assemblea regionale forse ne  fa  parte  e  noi  non
  abbiamo diritto di saperlo?
   Ed  allora, forse si vogliono fare degli annunci su questa  norma.
  Io  già ho presentato degli emendamenti. Signor Presidente, se  poi
  la  Presidenza vorrà ampliare il termine per la presentazione degli
  emendamenti  almeno, questo diciamo per quanto riguarda  il  nostro
  Gruppo  parlamentare non sposta, perché noi già ci siamo  premurati
  di presentarlo entro i termini.
   E  mi  convince  in parte il ragionamento che hanno  fatto  alcuni
  colleghi.  Ma  le  lobby che esistono, ormai credo  che  in  Italia
  esistano 15 mila lobbisti, addirittura in Parlamento europeo c'è un
  accesso  diretto  per  chi  porta avanti gli  interessi  di  alcune
  categorie  ben specifiche. Ma perché non dobbiamo dichiarare  anche
  se facciamo parte di una lobby o meno?
   Ed  allora,  noi  di DiventeràBellissima siamo per la  trasparenza
  assoluta,  che riguardi tutti, che riguarda tutti i comparti  delle
  amministrazioni.   Negli   emendamenti   che   il   nostro   Gruppo
  parlamentare ha presentato indichiamo anche le figure apicali delle
  società controllate, partecipate e vigilate dalla Regione e anche i
  burocrati perché altrimenti abbiamo fatto soltanto demagogia.
   Sapere se qua, all'interno c'è qualcuno di noi che ha fatto parte,
  anche  qui, a livello temporale voglio spendere una parola  di  una
  loggia  massonica  serve a poco, credo a niente  quando  poi  forse
  fuori  ci sono membri, dirigenti di logge massoniche. Bisogna anche
  capire quali logge e logge.
   Io ho sentito l'intervento dell'onorevole Lo Curto, condivido. Una
  cosa  sono  le  logge massoniche deviate, coperte,  quelle  sì  che
  comunque  sono  già perseguibili dalla legge, al  di  là  una  cosa
  quelle  che portano avanti con grande sentimento gli obiettivi  che
  si prefigge la stessa loggia, ma saperlo di noi 70 serve a niente.
   La  stessa  Giunta  credo  che non sia  previsto  all'interno  del
  disegno   di   legge   la  dichiarazione  dell'appartenenza   degli
  Assessori, immaginiamoci.

   PRESIDENTE.  Ci sono. E' scritto.

   ARICO'.  Ci  sono? E' scritto? Non l'avevo letto. Perdonatemi.  E'
  sul fatto temporale, Presidente, e anche sulle sanzioni, perché non
  prevediamo  la  decadenza  dei deputati.  Se  tu  non  presenti  la
  dichiarazione   decadi  entro  i  termini   e   dobbiamo   ampliare
  naturalmente  anche  altre associazioni, io  ho  detto,  a  livello
  religioso, a livello di altra natura.
   Presidente, l'ultima cosa. Se poniamo caso qualcuno di chi avrebbe
  il  dovere  di  presentare la dichiarazione si  dovesse  dimettere,
  forse nella loggia  si dice  in sonno ,  non lo so se si dice così,
  un  attimo  prima di fare una dichiarazione pubblica, probabilmente
  potrebbe dichiarare il vero.
   Noi  abbiamo  presentato un emendamento che è l'autocertificazione
  dovrà    riguardare   i   cinque   anni   precedenti    a    quando
  autocertificherai o la presenza o l'assenza alla loggia.  E  quindi
  andiamo  oltre Presidente, lo dobbiamo sapere in tutti  gli  angoli
  dell'Amministrazione.
   Quindi,  la  ritengo  una legge che deve far riflettere.  Vogliamo
  trasparenza assoluta, non soltanto all'interno del Parlamento ma in
  tutti  gli  uffici  della  Pubblica Amministrazione,  a  cominciare
  dall'Assemblea regionale.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Figuccia.  Ne  ha
  facoltà.

   FIGUCCIA.  Signor Presidente, in realtà mi sembra di assistere  ad
  un  dibattito che ha coinvolto quest'Aula esattamente quattro  anni
  fa   quando,  appena  insediatosi,  il  Presidente  della   Regione
  Crocetta,  lanciò  una  norma che era legata  al  dover  dichiarare
  l'appartenenza  e  l'eventuale incompatibilità ad associazioni  che
  avevano  in  qualche  modo  avuto  rapporti  con  l'Amministrazione
  regionale.
   Ci  fu  una  corsa  da parte di tutti i deputati a  telefonare  ai
  fratelli, alle sorelle, ai cugini, perché si parlava addirittura di
  parenti e affini.
   Io  non vorrei che si ripercorresse quello strano scenario, fu uno
  scenario che, effettivamente, creò soltanto confusione rispetto  al
  quale, da lì a poco, ovviamente, intervennero pure avvocati dicendo
  che era un dibattito che non si poteva portare avanti.
   Però,  siccome, già l'Aula è entrata nel merito - io non mi voglio
  dilungare sugli aspetti di merito, però, quanto meno, un'istanza  -
  volevo  porre una domanda alla Commissione, ai relatori del disegno
  di  legge,  una  cosa  che mi sembra strana, perché  la  scelta  di
  individuare  nel  Presidente  dell'Assemblea  colui  che   dovrebbe
  eventualmente  applicare la sanzione? La scelta mi  sembra  un  po'
  bizzarra su questo quesito.

   PULLARA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PULLARA.   Signor   Presidente,   Governo,   onorevoli   colleghi,
  preliminarmente un paio di battute, intanto mi pare di  capire  che
  la prima cosa che uno deve dire appena inizia a parlare è che non è
  massone, così sgombriamo il campo, non lo sono, così si può parlare
  più liberamente.
   La  seconda cosa che è importante dire è che gli elenchi di  tutti
  gli   appartenenti   alle  logge  massoniche   vengono   comunicati
  annualmente  ai  Commissariati, ove insistono  le  stesse  logiche.
  Quindi problemi di trasparenza, di legittimità e controllo da parte
  degli organi di polizia o dell'autorità giudiziaria non sussistono.
   Di  contro,  sentendo i colleghi, sento che  c'è  un  problema  in
  ordine alle eventuali sanzioni e si parla di trasparenza.
   La   trasparenza  non  viene  determinata  da  un  obbligo,  viene
  determinata anche dalla volontà che ognuno ha. Qui si dice:  Ognuno
  ritiene,  in maniera trasparente, al di là di quello che è previsto
  in una norma scritta, di volere rendere conto ai propri elettori, a
  tutti, in parte o a quelli che non lo votano, di come è, e tutte le
  partecipazioni che ha  , azionarie, così come avviene da  un  punto
  di  vista  normativo,  ovvero le appartenenze a vari club  service,
  associazioni religiose non religiose, parareligiose, parapolitiche,
  paramilitari , ora lo può fare liberamente, non comprendo,  invece,
  la necessità dell'obbligo in ordine ad una fattispecie specifica.
   Tra  l'altro,  è  chiaro che poi in termini -  consentitemi  senza
  offesa  per nessuno - demagogici si gioca a giocare a scavalco  nel
  senso che ognuno tenta di buttare la pietra oltre dove l'ha buttata
  chi sta in precedenza.
   Secondo  me,  rischiamo una deriva che potrebbe non essere  quella
  della trasparenza ma piuttosto quella di buttare fumo negli occhi.

   CANCELLERI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CANCELLERI.  Signor  Presidente,  Assessori,  onorevoli  colleghi,
  prima  di  cominciare dico che il testo è chiaramente apprezzabile,
  sicuramente  va nella direzione giusta, tra l'altro,  il  Movimento
  Cinque  Stelle  prima  di poter candidare  le  persone,  quindi  il
  sottoscritto, i colleghi che ci sono  qui e tutti gli altri che non
  sono   riusciti   ad   essere  eletti,  dobbiamo   presentare   una
  dichiarazione di non appartenere a nessuna loggia massonica già  al
  Movimento per potere essere candidati all'interno, quindi, non vedo
  il motivo per il quale non debba farsi una cosa del genere.
   Io  al  collega Fava sottoporrò un emendamento perché all'articolo
  1, è vero che dobbiamo dichiararlo, ma manca il comma nel quale poi
  l'Assemblea  dovrebbe anche pubblicarlo. Io lo vorrei vedere  anche
  pubblicato,  perché signor Presidente, poi questo non è appartenere
  a  niente,  qui ho sentito la difesa dell'appartenenza alla  loggia
  massonica,  al  fatto  che hanno potuto rappresentare  qualcosa  di
  positivo,  io  probabilmente avrò un ricordo un po'  vano  e  vago,
  diciamo, della cosa, però, io ne ricordo solo una di loggia  e  non
  ha  per  me  un  ricordo positivo, per qualcun altro  rappresenterà
  qualcosa  si  importante, di positivo, per  carità,  io  lascio  ad
  ognuno la sua memoria e la sua valutazione delle cose.
   Ma  qui  non è il tema se sono positive o negative, qui il disegno
  di  legge non sta dicendo se è positivo o negativo, qui il  disegno
  di  legge ci sta chiedendo:  Lo vogliamo dire se apparteniamo o non
  apparteniamo? .  Indipendentemente dal  fatto  se  sia  positiva  o
  negativa  questa cosa, ma i cittadini avranno pure  il  diritto  di
  sapere  se  ci  sono dei rappresentanti qui dentro? Perché  poi  mi
  viene  in  mente  da pensare che negli statuti o,  comunque,  nelle
  organizzazioni  massoniche è chiaro che poi,  invece,  intervengono
  determinate  logiche che spesso non si sposano con  la  tutela  del
  benessere  dei  beni  comuni,  della  tutela  degli  interessi  dei
  cittadini, ma vanno semplicemente ad appannaggio rispetto a  quella
  cerchia  che  compone,  appunto, la stessa loggia  massonica.  Beh,
  questo  è dirimente, perché allora se un rappresentante del  popolo
  siciliano  che  qui dentro è seduto a chi risponde?  A  chi  lo  ha
  votato o a chi sta rappresentando come loggia massonica? E questa è
  la  domanda che i cittadini si devono potere porre e, alla fine, se
  si  danno una risposta devono anche poter sapere che quella persona
  non  va  votata.  Io  anzi  inserirei pure  che  lo  dovremmo  dire
  addirittura  prima delle elezioni, anche per chi si va a  candidare
  e,  in  ultimo, signor Presidente, e questo è anche un altro  degli
  emendamenti che sottoporrò all'onorevole Fava, alla Commissione  ed
  all'Aula,  per  carità,  a  tutti,  io  ho  visto  in  questi  anni
  utilizzare  beni pubblici, strutture pubbliche o strutture  private
  che,  però, ricevono contributi pubblici dalla Regione, dai comuni,
  dallo  Stato, ospitare conferenze dei Gran maestri d'oriente  e  di
  quanti altri.
   Anche questo io dico che, forse, sarebbe da evitare, perché non la
  vedo  una  cosa  giusta, secondo me hanno profili  davvero  che,  a
  tratti,  possono  anche essere inaccettabili e soprattutto  per  il
  fatto che c'è stato e continua ad esserci questo braccio di ferro e
  lo  ricorderete con la Commissione nazionale antimafia nella  quale
  nessuno di queste logge ha voluto fornire gli elenchi ed alla  fine
  soltanto con la forza si sono potuti sapere i nomi, ma ancora oggi,
  però, non sono di pubblico dominio.
   A  tanta segretezza, signor Presidente, cari colleghi, va risposto
  con fermezza. A chi non vuole estendere i propri elenchi dei propri
  associati, io allora dico che noi non dobbiamo aprire beni pubblici
  o,  comunque,  quelli privati che sono sovvenzionati  con  i  soldi
  pubblici,  perché  questa poi, alla fine, è la fine  normale  delle
  cose.
   Per  il resto, se si vuole rimandare, per i termini e quant'altro,
  non  mi  attacco  a nessun lampadario, però, io sono  convinto  che
  comunque  questa legge debba andare avanti perché è una  legge  non
  epocale,  non cambierà il corso degli eventi della nostra  Sicilia,
  però,  sicuramente  è  un  passo avanti  nei  confronti  di  quella
  trasparenza che tutti oggi ci chiedono.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Cancelleri,  la  frase   mi   attacco   al
  lampadario'  è  dell'onorevole Cracolici. Per  utilizzarla  bisogna
  chiedere il permesso. E' da vent'anni che si vuole attaccare e  non
  si è mai attaccato

   CANCELLERI.  Signor  Presidente, la utilizzo  solo  perché  mi  ha
  autorizzato.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI. Signor Presidente, le devo un caffè. Non per la frase.

   PRESIDENTE.  Le  ho dato la parola perché del Partito  Democratico
  non è intervenuto nessuno.

   CRACOLICI.  Io  sto parlando a nome mio. Rimane  il  fatto  che  i
  deputati possano parlare a titolo personale.
   Signor   Presidente,   io  credo  che  questa   norma   si   debba
  relativizzare,  senza farla diventare violazione  di  chissà  quali
  elementi  di  riservatezza. Vorrei ricordare  a  tutti  noi  che  i
  parlamentari non siamo cittadini normali.
   Ogni  anno  vengono  rese  pubbliche le nostre  dichiarazioni  dei
  redditi,  ogni anno dichiariamo - a mezzo stampa - il nostro  stato
  patrimoniale.
   Abbiamo  una condizione che è propria di chi esercita una funzione
  pubblica, di esercitarla nel massimo della trasparenza.
   Più  tendi  a riservare elementi propri della privacy individuale,
  più questi elementi suscitano clamore, inquietudine.
   Ecco  perché  considero  il fatto di affermare  con  dichiarazione
  scritta l'eventuale adesione a logge massoniche

   MILAZZO. O similari

   CRACOLICI.    non  un  principio di  chissà  quale  pregiudizio  o
  giudizio.
   Vorrei  ricordare - lo dico al collega Cancelleri - nelle sedi  di
  questo Parlamento, in particolare presso l'attuale Sala Mattarella,
  ex  Sala  gialla,  ha  ospitato pubblicamente convegni  del  Grande
  Oriente d'Italia.
   Nella  sede  del Parlamento si è legittimamente  - e lo  considero
  positivo, più la massoneria si rende pubblica meno si creano quegli
  elementi propri della misteriosità di questa organizzazione - non è
  in discussione il principio della riservatezza dei propri aderenti,
  certo,  ha ragione l'onorevole Pullara, ogni loggia deve comunicare
  i dati dei propri affiliati alle Prefetture.
   E' evidente che c'è un organo dello Stato che conosce - ma qui non
  stiamo  parlando  dei  membri aderenti  alla  massoneria  -  stiamo
  parlando  dei deputati che eletti all'Assemblea regionale siciliana
  dichiarano,  nel  pieno  della  trasparenza,  l'eventuale   o   non
  eventuale,  anche negativa perché sarebbe singolare che  uno  debba
  dichiararla se aderente, deve dichiarare se lo è o non lo è  perché
  è  un  principio universalistico, non è una pena accessoria in capo
  al  deputato  che  è  aderente  alla massoneria  e  deve  fare  una
  dichiarazione.
   L'unica cosa che dico al collega Fava - già detto informalmente  -
  è  che il sistema sanzionatorio non può essere delegato a un organo
  diverso dalla legge.
   Qualunque  sanzione  prevediamo la dobbiamo  prevedere  per  legge
  perché  è  ciò  che  viene pubblicato in Gazzetta  che  costituisce
  valore di rispetto o meno di una disposizione.
   Non  può essere una cosiddetta  norma secondaria' - in questo caso
  emanata  dal Presidente dell'Assemblea - che avrebbe una  funzione,
  appunto, di norma secondaria.
   Qualunque  sanzione, dal pagare un caffè a chissà che  cosa,  deve
  essere prescritta dalla legge.
   Eviterei di caricarla di chissà quale elemento di violazione della
  privacy.
   Ci piaccia o no, siamo chiamati a un di più di trasparenza proprio
  per la funzione che esercitiamo.
   Dire di fare parte o meno di un'associazione massonica  certamente
  chi  fa  parte  della mafia non si dichiara, non  ho  ancora  visto
  mafiosi dichiarare di appartenere alla mafia, anzi, tendenzialmente
  nascondono non la loro adesione ma l'esistenza stessa della mafia.
   Evitiamo similitudini che non c'entrano niente.
   Le associazioni massoniche sono legittime e previste dalla legge.
   Il punto è se un deputato che ne faccia parte ha la consapevolezza
  che,  nel  momento in cui lo dichiara, costituisce un  elemento  di
  trasparenza  al  pari  del  reddito  dichiarato,  delle  automobili
  possedute, delle eventuali barche o delle quote azionarie possedute
  e - ricordo - non solo di se stesso ma anche dei propri familiari.

   MILAZZO. Se consenziente.

   CRACOLICI.  Ha  ragione l'onorevole Milazzo. Quindi, personalmente
  sono  per  votarla così come è stato in Commissione. Credo  che  in
  Commissione è stata approvata all'unanimità, non c'è stata  nessuna
  enfasi né di chissà quale norma di svolta né di chissà quale  norma
  di  penalizzazione  del diritto del parlamentare  ad  aderire  dove
  vuole, ad aderire in luoghi legittimi.

   FAVA, relatore. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FAVA,  relatore.  Signor  Presidente, la  ringrazio,  ringrazio  i
  colleghi  anche  per  il  garbo con cui sono  state  presentate  le
  osservazioni.
   Mi  permetta di dire che la premessa, la condizione è che  non  si
  voglia tradurre questo disegno di legge in una parodia. Ma possiamo
  decidere  che  la sanzione sia quella della  cacciata  con  ignomia
  dall'Assemblea regionale', che occorra comunicare anche  il  numero
  del  tacco e che occorre estendere questo obbligo anche ai commessi
  che  lavorano al bar. Meglio dire  non voto questa legge' piuttosto
  che  trasformarla in un fumetto e vorrei provare a rispondere  alle
  obiezioni che sono state fatte.
   Alcune  sono  arrivate adesso dall'onorevole  Cracolici  ed  altri
  colleghi. La prima domanda: l'utilità della trasparenza.  Io  penso
  che questa domanda sia posta male. Il dovere della trasparenza. Noi
  non ci dobbiamo porre la domanda se gli obblighi di trasparenza  in
  capo  ai  parlamentari siano utili. E' un dovere. Ed  è  un  dovere
  legato  al  fatto che noi siamo stati eletti, abbiamo  ricevuto  un
  mandato attraverso l'esercizio del voto.
   Io  credo  che  la parola trasparenza, in capo ai nostri  obblighi
  debba  essere  declinata  senza  aggettivi  perché  ogni  aggettivo
  rappresenta un perimetro, un muro, uno steccato. Trasparente, però
  trasparente ma. O c'è trasparenza o non c'è.
   La trasparenza è legata a comunicare dati sensibili, non dal punto
  di  vista  della nostra dignità, ma dal punto di vista del giudizio
  che  l'elettore  ha il dovere e il diritto di potere  esprimere  su
  coloro che ha votato.
   Come  ricordava  l'onorevole Cracolici, io devo dichiarare  se  ho
  acquistato un  Panda  o una barca a vela, non perché mi sia vietato
  acquistare  una barca a vela, ma perché, se io faccio  con  il  mio
  partito  un'azione  politica, azione, come  dire,  pauperistica  di
  sostegno  e di attenzione alle ragioni dei deboli e degli ultimi  e
  ho investito i miei denari in una barca a vela, forse qualche punto
  di contraddizione verrà rivelato da parte dei miei elettori.
   E  qui  arriviamo al motivo per cui dichiariamo non l'adesione  ai
  boy scout ma alla massoneria. Noi stiamo parlando non dell'adesione
  ad  un'associazione, noi stiamo parlando di un'adesione, totalmente
  legittima, ad un'associazione che ha due caratteri che rischiano di
  determinare  un  conflitto con i doveri del parlamentare  che  sono
  quelli della riservatezza e dell'obbedienza.
   La  riservatezza vuol dire che, per un giuramento di adesione  che
  tu  hai  fatto a una loggia massonica, non puoi svelare,  rivelare,
  raccontare,  dire  ciò che potrebbe confliggere con  gli  interessi
  della tua loggia.
   Il   dovere   dell'obbedienza  vuol  dire  che  c'è  un  principio
  gerarchico e di obbedienza che rischia di entrare in conflitto  con
  il  giuramento che noi abbiamo fatto. O noi decidiamo  di  obbedire
  agli  interessi superiori di un'associazione riservata  alla  quale
  abbiamo  fatto riferimento, alla quale abbiamo aderito, oppure  noi
  decidiamo  di  obbedire  al giuramento che qui  abbiamo  fatto  nei
  confronti della Costituzione e della Regione siciliana.
   Il  rischio che questo conflitto si determini è la ragione per cui
  noi chiediamo, non a chi aderisce alle  Giovani marmotte', ma a chi
  si iscrive ad una loggia massonica con i vincoli di riservatezza  e
  di obbedienza di comunicarlo affinché i suoi elettori, la comunità,
  i  siciliani siano in condizione non di giudicare con ignominia  ma
  di  valutare  i  comportamenti. E valutare se taluni comportamenti,
  talune reticenze, talune assenze, talune mancanze sono il frutto di
  una  scarsa competenza o qualità nel proprio lavoro parlamentare  o
  della  necessità  di obbedire e di preservare altri  interessi.  E'
  questo  il  dovere  della trasparenza che  noi  stiamo  provando  a
  riconoscere  ed  è  un  dovere che noi  possiamo  estendere  a  chi
  vogliamo.  Non  abbiamo necessità di affermarlo per i parlamentari,
  per  gli  assessori, perché i parlamentari sono  stati  eletti.  Un
  funzionario,  un  dirigente,  un impiegato  è  stato  assunto,  noi
  abbiamo  ottenuto un voto che rappresenta un atto di fiducia  e  di
  consenso  e  che si incarna nel giuramento che qui è  stato  fatto,
  abbiamo bisogno di dare conto che questo giuramento verrà osservato
  e  celebrato  giorno per giorno, non abbiamo bisogno di  aprire  un
  dibattito  storico sulla funzione, la valenza, i meriti o  demeriti
  della massoneria, non è questo il luogo e non è questa l'intenzione
  della  legge,  noi  non  stiamo giudicando  la  massoneria,  stiamo
  semplicemente   pretendendo  da  ciascuno  di  noi   un   atto   di
  trasparenza,   così   come   lo  pretendiamo   quando   acquistiamo
  un'automobile  e  la  dichiariamo agli  atti  di  questa  Assemblea
  Regionale.
   Sono  d'accordo sul fatto che la sanzione debba essere indicata  e
  siccome, sia anche chiaro lo spirito di questa legge, il punto  non
  è la punizione, ma è sapere e a questo punto per me la sanzione può
  essere  semplicemente il fatto che, nel caso  di  mancato  deposito
  della  dichiarazione,  questo  viene pubblicato  agli  atti.  Basta
  questo   Io voglio che i cittadini sappiano se Claudio  Fava  si  è
  rifiutato  di dichiarare se aderisce o meno a una loggia massonica,
  non  mi  servono altre sanzioni, nel senso che i cittadini  saranno
  perfettamente  in  condizione di valutare e giudicare  un  atto  di
  verità,  di  collaborazione o di reticenza da parte di ciascuno  di
  noi.  Credo che sia questo lo spirito. Vi ringrazio perché in molti
  interventi  ho colto questo spirito, non il tentativo di  costruire
  processi alle intenzioni o  caccia alle streghe', credo - e  ripeto
  -  che  il  tema della trasparenza non è un'opzione  che  ci  viene
  concessa,  né  un  privilegio che ci assumiamo:  o  pretendiamo  da
  ciascuno  di noi il dovere della trasparenza in nome del giuramento
  che qui abbiamo prestato, oppure trasparenza non sarà.

   PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'assessore Turano.

   TURANO,  assessore per le attività produttive. Signor  Presidente,
  sono  molto  contento di potere portare il mio piccolo  contributo,
  che  non  vuole essere un contributo personale perché io  non  sono
  massone, ma questo può non significare nulla. Ne ho parlato con  il
  Presidente  della Regione il quale ha esternato la  volontà  ed  il
  desiderio  di  comunicare che il Governo è assolutamente  solidale,
  apprezza  il disegno di legge e lo sostiene, addirittura,  possiamo
  pure  - ma diamo mandato all'onorevole Fava - introdurre meccanismi
  dinamici, perché chi magari dichiara all'atto delle elezioni di non
  essere massone, potrebbe diventarlo in seguito, il problema,  però,
  è  il  discrimine  che  si determina con l'approvazione  di  questo
  disegno di legge. Dico questo come preoccupazione personale, perché
  ho appena rassicurato l'Aula che la volontà è stata esternata.
   Onorevole  Fava, lei mi deve dire come non trasformiamo,  poi,  in
  gogna  mediatica  il  diritto  di  voto  che  un  parlamentare  può
  rappresentare  liberamente e che da taluno può  essere  visto  come
  dettato da appartenenza alla disciplina che la loggia indica.
   Io  credo  che a questo non si possa arrivare, quindi,  introdurre
  meccanismi  per  evitare  che si possa giudicare  asetticamente  il
  comportamento  di  qualcuno  che,  in  sua  libertà,  con  assoluta
  libertà,  decide  di  votare  o non  votare,  o  decide  di  votare
  liberamente,  come poi lo trasformiamo, appunto, nel  diritto  alla
  libertà,  perché io mi rendo conto che il diritto alla  trasparenza
  che  lei invoca e tutti noi condividiamo sia legittimo e sacrosanto
  ma  questo diritto non può cozzare con la libertà di espressione di
  ogni  singolo  cittadino, né può determinare una  sorta  di   gogna
  mediatica' per come qualcuno vorrebbe rappresentare.
   Quindi,   sul   bilanciamento  degli  interessi   io   penso   che
  l'Assemblea,  e  siamo  d'accordo  Presidente,  un  argomento  così
  semplice non meriterebbe neppure un rinvio per la presentazione del
  termine  per  gli emendamenti, però, se qualcuno lo ha chiesto  che
  ben  venga, affinché entro la prossima settimana si possa  definire
  e, per quel che mi riguarda, l'onorevole Fava può benissimo pensare
  lui   stesso   a   presentare  gli  emendamenti,  come   dire,   un
  bilanciamento  tra gli interessi, che non devono lasciare  ombra  a
  nessuno di poter speculare sulla libertà di un singolo parlamentare
  di  atteggiarsi nel modo come crede con il solo sospetto o  con  la
  certezza dell'eventuale  appartenenza alla loggia massonica.
   Credo  che su questo, così come l'onorevole Fava, l'altro  giorno,
  ha  fatto  un  intervento brillante ed eccellente a  proposito  del
  Convegno  sui diritti dei detenuti che sono stati rappresentati  in
  Sala  gialla, io ho apprezzato tanto quello che lui ha detto,  sono
  certo  che  saprà  individuare un meccanismo di  compensazione  per
  evitare che quel timore che ho paventato si realizzi.

   PRESIDENTE. Mi pare di cogliere in Aula la volontà di rinviare  la
  presentazione degli emendamenti a venerdì, 28 settembre 2018,  alle
  ore 12.00. Se non sorgono osservazioni, si intende approvato.
   Pongo  in votazione il passaggio all'esame degli articoli.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

  Discussione del disegno di legge  Norme in materia di revisori dei
                            conti  (106/A)


   PRESIDENTE.  Si  passa alla Discussione del disegno  di  legge  n.
  106/A   Norme  in materia di revisori dei conti , posto  al  numero
  3).
   Invito  i  componenti  la I Commissione «Affari  istituzionali»  a
  prendere posto nell'apposito banco.
   Ha  facoltà  di  parlare,  il  relatore,  onorevole  Ciancio,  per
  svolgere la relazione.

   CIANCIO, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  intanto
  mi  preme  ringraziare la Commissione per il grande  lavoro  che  è
  stato  fatto  anche  con  le categorie professionali,  ricordo  che
  abbiamo  fatto  un'audizione  con  il  Presidente  dell'ordine  dei
  commercialisti,   la  Commissione  e  tutti  i   componenti   della
  Commissione  hanno potuto partecipare alla stesura di questo  testo
  migliorandolo, apportando novità importanti.
   Fondamentalmente è un testo molto semplice sono quattro  articoli,
  più  la  norma  finale, 5 articoli che prevedono la possibilità  di
  cambiare il criterio di scelta dei Revisori dei Conti alla  stregua
  di  quello  che  avviene nei Comuni, quindi,  non  più  per  nomina
  politica  ma  per sorteggio. Non cambiamo l'ente o il soggetto  che
  nomina  il  revisore  ma  modifichiamo semplicemente  il  criterio,
  quindi, non più per scelta discrezionale ma per sorteggio.
   Più che relazionarvi con le mie parole, vorrei leggere un commento
  dell'Ancrel,  l'associazione nazionale  certificatoria  e  revisori
  degli  enti  locali,  che  ha  fatto  un  plauso  al  lavoro  della
  Commissione dicendo che  la Commissione stava lavorando  su  questo
  testo  e il richiamato disegno di legge, qualora venisse approvato,
  sarebbe  il  primo  provvedimento  in  Italia  di  tale  portata  e
  sancirebbe   definitivamente   il  principio   che   l'indipendenza
  soggettiva   degli   organi   di  revisione,   oramai,   è   valore
  irrinunciabile  tanto  per  il legislatore  nazionale,  quanto  per
  quello regionale . Perché anche per quello nazionale? Perché  anche
  a  livello  nazionale si sta andando in questa  direzione,  quindi,
  cambiare il criterio di scelta dei revisori, non solo nei comuni  e
  negli  enti  locali  con  il sorteggio ma  anche  nelle  società  a
  controllo regionale.
   Proprio  per  evitare ambiguità e incomprensioni su quali  possono
  essere  le società nelle quali si applica questa legge, noi abbiamo
  cambiato  il  primo  articolo rendendolo di una semplicità  estrema
  perché sappiamo bene che nelle leggi meno scriviamo più scriviamo.
   All'inizio l'articolo 1 diceva:  I revisori di conti di  qualunque
  organismo,   anche  in  forma  societaria,  dotato  di  personalità
  giuridica,  la  cui  attività sia finanziato in modo  maggioritario
  dalla  Regione  e  dagli  enti pubblici  territoriali  o  da  altri
  organismi  di diritto pubblico oppure la cui gestione sia  soggetta
  al   controllo   di  questi  ultimi,  oppure  il  cui   organo   di
  amministrazione  o  di direzione o di vigilanza sia  costituito  da
  membri  dei  quali più della metà è designato dalla Regione,  dagli
  enti   pubblici  territoriali  o  da  altri  organismi  di  diritto
  pubblico,  sono  scelti  mediante estrazione  a  sorte  dall'elenco
  formato,  ai sensi delle disposizioni del decreto del Ministero  15
  febbraio 2012, n. 23.
   Ora,  questa iniziale formulazione particolarmente, si prestava  a
  diverse   interpretazioni,  tant'è  che  alcuni  commissari   hanno
  sollevato  delle  perplessità, chiedendo  ma questo  o  quell'altro
  ente   può  rientrare  all'interno  di  questo  comma? .  L'abbiamo
  modificato,   come  dicevo  prima,  in  maniera   molto   semplice,
  scrivendo:   I revisori dei conti, la cui nomina sia di  competenza
  della  Regione,  sono  scelti secondo le  modalità  previste  dalla
  presente  legge.  Questa legge, quindi, si applica, esclusivamente,
  ed  è  molto importante ribadirlo anche all'Aula, perché  ho  avuto
  modo  di  confrontarmi anche con alcuni colleghi che avevano  delle
  perplessità,  ed  è  molto importante capire che  questa  legge  si
  applica esclusivamente nei confronti delle nomine fatte con decreti
  degli assessori o della Presidenza della Regione.
   Ripeto, qualche collega ha sollevato dei dubbi o delle perplessità
  proprio  sull'ambito di applicazione e per questo  mi  accodo  alla
  richiesta di prolungare il termine per gli emendamenti,   perché se
  c'è  la  necessità di modificare il primo articolo o, comunque,  di
  approfondire  in modo tale da spiegare nel miglior  modo  possibile
  quello  che  è  l'intento  di questa legge,  siamo,  assolutamente,
  disponibili a rimandare a venerdì il termine di presentazione degli
  emendamenti e, poi, eventualmente, trattarlo nella prossima  seduta
  insieme agli altri disegni di legge.
   L'ultima  cosa  che  volevo dire, che è molto  importante,  che  è
  presente  all'interno  del testo, abbiamo introdotto  un'importante
  novità,  anche  qua è un unicum, per la prima volta, magari,  poche
  volte  questa  Assemblea si distingue per cose positive,  però,  in
  questo  caso,  mi  pregio, insomma, di potere  dire  che  questa  è
  un'assoluta innovazione nel panorama normativo, abbiamo inserito la
  possibilità  che,  nel  caso in cui il  collegio  o,  comunque,  la
  Regione  nomini una terna di revisori e non un solo  revisore,  uno
  dei  tre può essere un giovane. Cosa significa un giovane? Che  non
  deve rispondere ai requisiti previsti dall'articolo 3, commi 3 e  4
  del  Decreto del Ministero dell'Interno, 15 febbraio 2012,  n.  23,
  ovvero l'iscrizione da 5 o 10 anni al Registro dei revisori legali,
  quindi,  i  criteri che valgono per gli enti locali, ma può  essere
  iscritto  anche soltanto da 3 anni e verrà affiancato,  ovviamente,
  in questo caso, a dei colleghi più esperti.
   Questo,  riteniamo,  sia un modo per ampliare  la  schiera  ed  il
  ventaglio  di  persone che possono partecipare  a  questo  tipo  di
  selezione  e, soprattutto, dia grandi possibilità anche ai  giovani
  che  finora  sono  rimasti,  per  lo  più,  al  di  fuori  di  ogni
  ragionamento di questo tipo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritta  a parlare l'onorevole  Caronia.  Ne  ha
  facoltà.

   CARONIA. Signor Presidente, in realtà l'onorevole Ciancio già,  in
  qualche  modo,  ha  delineato quello che è stato l'iter  di  questo
  disegno di legge in Commissione e, diciamo, anch'io lì, seppur  non
  componente, ho manifestato le mie perplessità.
   Perplessità che, poi, in realtà, andavano circostanziate  rispetto
  ad  alcune  precisazioni di tipo normativo. Vale la pena,  infatti,
  ricordare  che,  per quello che riguarda il piano  di  applicazione
  proprio  riguardo gli enti pubblici vigilati, gli enti  di  diritto
  pubblico   vigilati  e  gli  enti  di  diritto  privato  che   sono
  controllati  delle società partecipate, le norme  che  regolano  la
  selezione  dei revisori sono quelle che norma il Codice  Civile,  e
  precisamente, all'articolo 2449. Ecco perché questa norma  non  può
  essere  così considerata, al pari di quello che è stato  fatto  per
  gli enti locali.
   Bisogna, inoltre, anche dire che questa tesi è stata asseverata da
  più  relazioni fatte dalla Corte dei conti, nella sezione autonomie
  che,  nelle  diverse  annualità,  ribadisce  come  le  modalità  di
  selezione  dei  revisori  siano assoggettate,  appunto,  al  Codice
  Civile, pertanto, non può essere utilizzata la norma di riferimento
  che  è  stata  utilizzata  per gli enti  locali,  ma  la  norma  di
  riferimento  base  a cui bisogna guardare, e resta,  è  il  Decreto
  legislativo n. 39 del 2010, e precisamente l'articolo 13.
   Non si può, pertanto, estendere anche, così come è stato fatto per
  gli  enti locali, a questi enti che, appunto, ripeto sono gli  enti
  vigilati,  le  società partecipate private e gli  enti  di  diritto
  pubblico  vigilati  della Regione, non possono  essere  oggetto  di
  questo disegno di legge.
   Io,  peraltro, devo anche dire, come ho detto in Commissione, che,
  anche  sugli  enti  locali, la norma che è stata varata  da  questo
  Parlamento nella precedente legislatura che è un'altra materia.
   Per  quello che riguarda la modalità del sorteggio, personalmente,
  non  mi  trova  favorevole  ma non per  un  principio,  come  dire,
  preconcetto  ma  semplicemente perché la  prassi  sta  dimostrando,
  faccio  l'esempio del Comune di Palermo di cui sono stata testimone
  in  prima  persona,  che in realtà non funziona  così  bene  questa
  metodologia, perché l'alternarsi, come dire, dei soggetti  che  poi
  iniziano  il  percorso e poi lo abbandonano  in  corso  d'opera  in
  effetti si è ripresentato in tantissimi comuni.
   Devo  dire  che  anche i sindaci di molte amministrazioni  locali,
  hanno  lamentato  a  singoli deputati ma, credo,  anche  in  alcune
  importanti  riunioni  lo  hanno  fatto  presente  al  Governo,   la
  difficoltà  a  doversi  rapportare con questa  metodologia  ma  non
  perché si voglia, in qualche maniera, contravvenire a delle norme o
  a  dei princìpi di trasparenza, ma perché questo ha comportato  una
  sistematica  modifica  di soggetti che, poi, lasciano  magari  quel
  comune  perché  di  piccole dimensioni per spostarsi  presso  altri
  comuni   o   perché,  nel  caso  in  cui  ci  siano   anche   delle
  responsabilità  particolarmente pressanti, magari, ecco,  non  sono
  dei soggetti che lo hanno scelto se non perché hanno partecipato ad
  una domanda e sono iscritti ad un albo, ma perché magari è capitato
  in  quel momento storico che fossero poi anche temporalmente  molto
  distante   da   quando  avevano  fatto  la  domanda,   poi   magari
  selezionati.
   Allora,  io  ritengo  al di là di tutto che  questa  è  una  norma
  estremamente importante, perché la revisione di un bilancio di  una
  società  partecipata, o di un ente vigilato dalla Regione influisce
  fortemente su quello che è anche il bilancio della nostra  Regione.
  Stiamo  parlando, comunque, di bilanci che hanno anche, come  dire,
  una  corposità economica nonché una refluenza su quelli che sono  i
  servizi.
   Allora,   io   ritengo  che  questa  norma,  proprio  per   quelle
  indicazioni  che  ho  detto poc'anzi, che sono  appunto  il  Codice
  Civile   che   sono  le  norme  che  poi  vengono  utilizzate   per
  l'individuazione  dei  revisori, nonché il decreto  legislativo  39
  siano gli elementi cardine su cui bisogna muoversi per capire  come
  va  indirizzata  e  come va scelto un revisore,  all'interno  delle
  partecipate.
   Per  cui, questa norma sarebbe una norma che impugnabile, per  cui
  io  ritengo che, Presidente, questa sia assolutamente non  soltanto
  da  rimandare  in  Commissione, per un eventuale  riesame,  e,  tra
  l'altro,  devo  anche  dire  che mi stupisce  come  la  Commissione
   Bilancio' non sia stata, comunque, interessata perché si parla  di
  società  partecipate  in  cui anche la  Commissione   Bilancio'  ha
  competenza.
   Per  cui, io già da ora preannuncio il mio voto contrario, ma devo
  dire  che  secondo me è opportuna una riflessione,  perché  sarebbe
  abbastanza  sconveniente portare avanti un testo normativo  la  cui
  fragilità già è emersa ai primi passaggi.

   PRESIDENTE.  E'  iscritta a parlare l'onorevole Lo  Curto.  Ne  ha
  facoltà.

   LO  CURTO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi  non  entro  nel
  merito  del disegno di legge, perché la collega Caronia che  mi  ha
  preceduta e con la quale ho condiviso anche nel corso dell'esame di
  questo  disegno  di  legge, anche se non  sono  stata  presente  in
  Commissione, tutte le riflessioni che lei ha molto bene esposto  ed
  esplicitato.  Non a caso, insieme a lei ho firmato gli  emendamenti
  che  avremmo  presentato questa sera, o avremmo  dovuto  presentare
  questa sera.
   Senza  che  la  Commissione me ne voglia, io  apprezzo  sempre  il
  tentativo  che si fa da parte di ognuno di noi, di fare bene  e  di
  fare  per il meglio e di farlo in maniera adeguata, però non sempre
  lo facciamo in maniera adeguatamente competente.
   Ed  è  questa  la  sensazione che si ha, dalla lettura  di  questo
  disegno di legge, dove traspare, davvero, una eccessiva, come dire,
  ansia  di  rendere  tutto molto trasparente, tutto  molto  affidato
  naturalmente a giovani leve, a giovani intelligenze che potrebbero,
  come  dire, usufruire del beneficio di essere indicati nel Collegio
  dei revisori dei conti.
   Tuttavia,  non  funziona così  Non funziona così  nelle  Pubbliche
  Amministrazioni, non funziona così, e lo vediamo, nei  comuni  dove
  il  sorteggio ha provocato disastri infiniti, perché non si possono
  affidare  incarichi  così importanti, delicati e  fondamentali  per
  l'ente  pubblico  - perché il Comune è un ente pubblico  -  a  chi,
  magari non ha né esperienza, né competenza.
   Mi  sembra che ci sia un'eccessiva voglia di fare che, però, ci fa
  quasi  essere pressapochisti quando pensiamo di potere trattare  le
  partecipate  della  Regione,  così come  di  altri  enti  pubblici,
  trascurando  di considerare che c'è anche il soggetto  privato  nel
  merito,  coinvolto e su cui noi andiamo a disciplinare e  a  calare
  una  modalità  che, certamente, potrebbe non essere  conforme  alle
  politiche aziendali.
   Di  che  cosa stiamo parlando? Dobbiamo avere chiare le idee,  non
  dobbiamo  fare,  lo ripeto per la seconda volta qui  in  quest'Aula
  oggi, frittate.
   Dobbiamo  non  accelerare percorsi o tentativi di  semplificazione
  che  poi alla fine diventano veri e propri, come dire, percorsi  ad
  ostacoli  per chi deve poi attuare le norme o rendere possibile  la
  definizione del lavoro all'interno di una partecipata.
   Proprio  per  questo,  così come alla fine  ha  detto  l'onorevole
  Caronia,  mi stupisco del fatto che questa norma non sia andata  in
  II  Commissione,  perché la II Commissione  ha,  come  dire,  ruolo
  fondamentale in tutto ciò che riguarda le partecipate.
   C'è  qui  l'assessore Armao che mi risulta, forse, non essere  mai
  neanche  entrato nel dibattito di questa Commissione e  io  ritengo
  che  abbia fatto bene se non ci è andato proprio perché sa  che  la
  materia  delle  partecipate è materia della II  Commissione  e  non
  della I Commissione.
   Pertanto, signor Presidente, avanzo una proposta a quest'Aula  che
  è  quella  di  rinviare  il testo, non per  l'esame  e  l'ulteriore
  approfondimento da cui generare e fare generare emendamenti, ma  di
  rinviarlo  in  II  Commissione perché qui c'è la violazione  di  un
  principio regolamentare che prevede che questa materia sia  materia
  di  competenza  della II Commissione e pertanto la  invito,  signor
  Presidente,  a rinviare questa norma in II Commissione  dove  siamo
  tutti  ampiamente rappresentati e dove l'esame e il dibattito potrà
  proseguire  con  gli  approfondimenti  e  con,  diciamo,  anche  la
  richiesta di pareri di esperti che questo disegno di legge merita.

   PRESIDENTE.  E'  iscritta a parlare l'onorevole Schillaci.  Ne  ha
  facoltà.

   SCHILLACI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  Assessori,
  volevo  rassicurare  le colleghe del fatto che  in  alcune  società
  partecipate  di grande dimensioni e di rilievo che è stabilito  già
  dalla legge il metodo e la nomina del collegio sindacale.
   Oltretutto ci sono grandi società partecipate che oltre  ad  avere
  una  terna sindacale hanno anche delle società esterne di revisione
  che certificano i bilanci, ad esempio come l'IRFIS.
   Quindi  io  volevo  tranquillizzare le  colleghe  che  qua  stiamo
  parlando  di enti pubblici regionali che non sono solo  le  società
  partecipate,  stiamo parlando di quelli che vengono nominati  dagli
  assessori  o  dal Presidente della Regione. Quindi la  problematica
  non si pone.
   Inoltre,  quando  noi  abbiamo discusso questo  disegno  di  legge
  abbiamo  intrapreso  delle interlocuzioni con l'ordine  stesso  dei
  dottori  commercialisti  i  quali fanno  un  iter  particolare  per
  acquisire  delle competenze che non si assumono in pochi  anni,  ma
  riescono ad acquisire delle competenze nell'arco di anche 10 anni.
   Quindi, non c'è la preoccupazione dell'onorevole Lo Curto che  gli
  enti  pubblici  regionali potrebbero andare  nelle  mani  di  gente
  incompetente   perché  si  tratta  di  certificazioni   a   livello
  nazionale.   Quindi   non  credo  che  ci   possa   essere   questa
  preoccupazione.
   Sul  fatto  che  debba passare in II Commissione questo  lo  vedrà
  l'Aula, lo vedrà il Regolamento interno.
   E  poi  volevo aggiungere che il problema della Regione così  come
  dell'intera  Italia  è un problema del sistema  dei  controlli,  un
  sistema  che  ha subìto delle grandi falciate a partire  già  dagli
  anni  '90  così come la legge, così come la legge 286 del 1999  che
  prevede  un  sistema di controllo di gestione, controllo strategico
  che  è  stato  sotterrato  dalle  logiche  della  politica,  quindi
  lasciamo  almeno al sistema dei controlli esterni  di  svolgere  un
  ruolo di tipo oggettivo e non discrezionale.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Savona.  Ne  ha
  facoltà.

   SAVONA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo disegno  di
  legge secondo il Regolamento interno va alla I Commissione, ma  già
  siamo quasi al confine con la II perché investe materia finanziaria
  e non è stato coinvolto neanche l'Assessore.
   Io  avrei  gradito,  anche  in  I Commissione,  il  coinvolgimento
  dell'Assessore  per  l'economia perché  era  interessato  a  questa
  vicenda.  Pur tuttavia, fermo restando la logica degli emendamenti,
  per  potere andare avanti, io direi di allungare i termini in  modo
  tale  che  si possa essere sicuri, per un approfondimento  tecnico,
  alla  luce  da  quello detto dall'onorevole Caronia, e  vedremo  di
  trovare una soluzione che possa riguardare e rimettere in piedi  un
  disegno  di  legge  che  possa  funzionare  anche  per  la  Regione
  Siciliana.

   PRESIDENTE. Volevo chiarire che l'Assessore era stato invitato  in
  I  Commissione.  Ovviamente,  la coincidenza  con  i  lavori  della
  Commissione   Bilancio' spesso impedisce a  ciascuno  di  noi,  per
  esempio  la  mia persona e la sua, di essere sia in  II  che  in  I
  Commissione, quindi i passaggi tecnici sono stati fatti.
   Ovviamente la Presidenza farà gli opportuni accertamenti,  abbiamo
  il  tempo  stante la richiesta, mi pare unanime, di  aggiornare  la
  presentazione degli emendamenti a venerdì alle ore 12.00, così come
  per gli altri due disegni di legge. Se non sorgono osservazioni, si
  intende approvato e votiamo soltanto il passaggio agli articoli.

   ARMAO, assessore per l'economia. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ARMAO,   assessore   per   l'economia.  Signor   Presidente,   una
  puntualizzazione. Come sanno i presidenti delle varie  commissioni,
  non   vedo   più  qui  il  presidente  della  Commissione  Attività
  produttive, ma io vengo chiamato anche in tre o quattro Commissioni
  contemporaneamente, mi capita, basta vedere le convocazioni - e  in
  Commissione     Bilancio'   praticamente   ogni    settimana    c'è
  convocazione.
   Ora,  io  credo che si debba distinguere quando l'Assessore  viene
  convocato  e mi confermava il Presidente Pellegrino che sono  stato
  convocato  12 volte, una cosa è la convocazione dell'Assessore  per
  partecipare  ai  lavori della Commissione  e  un'altra  cosa  è  la
  convocazione dell'Assessore per sentirlo pronunciare sul disegno di
  legge.
   Io questa convocazione, su questo punto non l'ho mai avuta. Ora, o
  partecipo  a dodici sedute continuativamente fino a quando  non  si
  può esprimere oppure c'è una convocazione ordinaria che viene fatta
  anche  per  motivi  di cortesia e poi una convocazione  alla  quale
  l'assessore  viene  sentito  sul  disegno  di  legge  altrimenti  è
  materialmente  impossibile per il Governo  esprimere  compiutamente
  nella complessa attività di Commissione la posizione.
   Quindi  io  non  mi  sono mai sottratto, né intendo  sottrarmi  al
  dovere  di  rappresentare la posizione del Governo  in  Aula  o  in
  Commissione,  come sapete, però sul punto io non ho  mai  avuto  la
  possibilità di soffermarmi con la Commissione sapendo sul punto  di
  essere  udito, ma solo semplicemente convocato, quindi io chiederei
  di  potere  esprimere, in sede di Commissione I, le  posizioni  del
  Governo  sulle molteplici criticità di questo disegno di legge,   -
  che  sono  molteplici  - dopo di ché se potrò svilupparle  in  sede
  della  Commissione  competente ad esprimere  le  valutazioni  sugli
  assetti   delle   società  partecipate,  degli  enti   partecipati,
  trattandosi di questioni di finanza pubblica.
   Quindi,   sotto   questo  profilo,  ovviamente  mi   affido   alla
  valutazione  dell'Aula,  però non posso non  rappresentare  che  su
  questo  punto non ho potuto esprimere la posizione del  Governo  in
  modo compiuto proprio perché mai c'è stato all'ordine del giorno la
  possibilità di esprimere la posizione in modo puntuale sul  disegno
  di legge.

   PELLEGRINO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PELLEGRINO, presidente della Commissione.  Signor Presidente, solo
  per  dare conto di quella che è stata la procedura dei lavori della
  Commissione, senza entrare nel merito in questo momento del disegno
  di legge.
   Noi  abbiamo  invitato,  non esiste la convocazione,  noi  abbiamo
  invitato   e   abbiamo  quindi  convocato  per   questo   argomento
  l'onorevole  Musumeci,  Presidente  della  Regione;  l'avv.  Armao,
  assessore per l'economia; il dottore Bologna e la dottoressa Pitia.
   Debbo dire, proprio per puntualizzare e precisare, che intanto  la
  I Commissione non è una commissione di serie B

   ARMAO,  assessore per l'economia. Questo lo dice lei, io non  l'ho
  detto.

   PELLEGRINO, presidente della Commissione. Comunque nella scelta il
  Presidente avrebbe potuto essere anche avvisato sugli argomenti  da
  trattare  e,  seconda  cosa, devo dire che in  ogni  caso  il  Capo
  Gabinetto  dell'Assessorato per l'economia è intervenuto per  conto
  dell'Assessore  Armao  in  occasione  della  discussione  e   della
  trattazione del disegno di legge.

   CIANCIO, relatore. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIANCIO,  relatore.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  io
  capisco  che in questa legislatura la II Commissione sembra  essere
  il  fulcro e il centro di tutte le discussioni, però i colleghi  se
  ne  facciano una ragione la II Commissione non può né dire  che  le
  competenze  sono  riferibili tutte a quella  sede,  né  bloccare  i
  lavori dell'Aula e delle altre Commissioni, perché si sta trattando
  di questo.
   Dire  rimandare  in  II Commissione significa dire   Non  vogliamo
  trattare questo disegno di legge  che è legittimo, per carità, però
  io  vorrei che chi dice queste cose si assuma la responsabilità  di
  dirlo  in Aula, proprio perché abbiamo parlato tanto di trasparenza
  lo si faccia in una seduta pubblica d'Aula davanti a tutti.
   Sul  sorteggio, anche negli enti locali - ne abbiamo parlato  ieri
  con  l'onorevole  Caronia  - non è una  cosa  che  si  è  inventata
  quest'Aula, il sorteggio esiste in tutta Italia dal 2013.
   Se  si  dice che non funziona o si applicano dei correttivi oppure
  si dice semplicemente  Noi siamo contrari al sorteggio  - ma quella
  è  un'altra  legge  onorevole Caronia -,  interveniamo  e  io  sono
  d'accordo.
   Mettiamoci al lavoro su una norma organica per quanto riguarda  il
  sorteggio  negli  enti locali e apportiamo tutte le  modifiche  che
  riterremo più utili. Ma non è questo il tema del disegno di  legge,
  questo  disegno  di  legge vuole evitare che il  controllato  possa
  scegliere il proprio controllore, è abbastanza chiaro come fine.
   Tra  l'altro,  a  proposito della II Commissione, io  ricordo  che
  l'onorevole Savona è nella I Commissione, cioè il presidente  della
  II Commissione è nostro collega nella I Commissione e mai una volta
  in tutte le sedute

   SAVONA. Non ero presente.

   CIANCIO,  relatore.  No,  ma ne abbiamo  fatte  diverse  onorevole
  Savona.

   SAVONA. Guardi i verbali della Commissione.

   CIANCIO,  relatore. Sarà mia cura verificare se almeno in  una  di
  queste

   SAVONA. Guardi i verbali, perché io non mi sarei permesso di  fare
  una cosa del genere. Guardi i verbali

     CIANCIO, relatore. Forse è stato poco attento, non so che dirle,
  fatto  sta  che a prescindere da questo io ritengo che i  colleghi,
  per  quanto,  siano stati definiti incompetenti da  qualcuno,  così
  come  sono  stati definiti incompetenti migliaia di  professionisti
  che vengono nominati nei comuni.
   Ma voi lo sapete che requisiti devono avere quelli che partecipano
  agli  avvisi  dei comuni oppure pensate che prendano il  primo  per
  strada?
   Dire  che la norma sta creando un sacco di problemi perché vengono
  scelte   persone  incompetenti  significa  insultare  migliaia   di
  professionisti  che  in  questo momento partecipano  legittimamente
  avendo dei requisiti ben precisi agli avvisi del comune.
   Signor Presidente io sono per continuare l'iter perché, ripeto, se
  ci  sono  delle  modifiche e delle sistemazioni da fare  su  questo
  testo  abbiamo  tutto il tempo di farle, io sono  ben  disposta  di
  farlo con i colleghi, però prenderci in giro e dire di rimandare  a
  una Commissione che non ha competenze e che non ha rivendicato fino
  ad  ora  la  competenza su questo testo, francamente, mi sembra  un
  modo per annacquare la discussione.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Ciancio,  ho  detto  poc'anzi  che  questa
  Presidenza farà un approfondimento. Intanto abbiamo già  deciso  di
  aggiornare  la presentazione degli emendamenti a venerdì  alle  ore
  12.00  e  relativamente,  quindi, al prosieguo  della  discussione,
  dichiaro  chiusa  la discussione generale e pongo in  votazione  il
  passaggio all'esame degli articoli.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)


     Svolgimento, ai sensi dell'art. 159, comma 3, del Regolamento
                               interno,
                       dell'interpellanza n. 24

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, se l'Aula e  l'Assessore  Falcone
  sono  d'accordo, si passa all'esame di una interpellanza che avevamo
  lasciato  in  sospeso, per cui potremmo approfittare di  esaminarla,
  anche  per non lasciare la Rubrica in sospeso. E' la numero 24.  Non
  sorgendo osservazioni si prosegue in tal senso.
   Si  passa  all'interpellanza  n. 24  Attivazione  del  servizio  di
  trasporto pubblico dell'azienda FCE - Ferrovia Circumetnea anche  la
  domenica e i festivi , a firma degli onorevoli Ciancio ed altri.
   Risponde   all'interpellanza   l'Assessore   Falcone.   L'onorevole
  Ciancio potrà dichiararsi soddisfatto o non soddisfatto.

   FALCONE,  assessore  per le infrastrutture e  la  mobilità.  Signor
  Presidente,  onorevoli  colleghi,  l'interpellanza  a  firma   della
  collega  Ciancio ed altri riguarda appunto il servizio svolto  dalla
  Circumetnea  di  Catania,  un  ente che  non  ricade  nella  stretta
  competenza della Regione siciliana, ma è un ente che ricade sotto la
  competenza del Ministero delle infrastrutture e trasporti.
   Gli  interpellanti chiedono, alla luce della funzione non  soltanto
  ai  fini  del  trasporto in senso stretto,  ma  anche  ai  fini  del
  trasporto per finalità turistiche ed in considerazione del fatto che
  la  Circumetnea  oggi è in fase di sviluppo e di crescita  sia  come
  metropolitana   che  come  Circumetnea,  cioè  come   ferrovia   che
  attraversa  gran parte del territorio pedemontano ed etneo,  se  non
  fosse  il  caso  di  incrementare i servizi di trasporto  anche  nei
  giorni festivi, oltre che nei giorni domenicali.
   A   questa  domanda  che  noi  riteniamo  assolutamente  pertinente
  abbiamo, come dire, intrattenuto una serie di incontri con i vertici
  della   FCE,   perché  è  anche  interesse  del  Governo   regionale
  implementare questi servizi.
   Dobbiamo  oggi  riferire  che la Circumetnea  in  un  programma  di
  sviluppo, di investimenti finanziato tra l'altro anche dalla Regione
  siciliana,  ha proceduto alla implementazione di alcuni  servizi  di
  automatizzazione  che consentiranno di avere una  ottimizzazione  di
  personale  per  cui hanno ultimamente proceduto  ad  un  sistema  di
  controllo  di  marcia-treno'. Cosa è? E' sostanzialmente un  sistema
  di  automatizzazione che va sotto l'acronimo di ATP  Automatic train
  protection', secondo il quale servirà meno personale sui treni e  la
  possibilità quindi di poter utilizzare il personale che si risparmia
  anche durante i giorni festivi e domenicali.
   Vorrei  ricordare che tra l'altro, dai dati che sono  emersi  nella
  parte  motiva  dell'interpellanza emerge  appunto  che  ci  troviamo
  dinanzi  ad  una  crescita esponenziale della  metropolitana,  si  è
  passati  da seicentomila viaggiatori nel 2014 a tre milioni e  mezzo
  nel  2017,  oggi  siamo arrivati addirittura a cinque  milioni,  nel
  2018.  E così altrettanto per quanto riguarda la Circumetnea. Questa
  crescita  esponenziale  fa  ben sperare  anche  l'azienda,  per  cui
  l'azienda   sta  procedendo  a  quest'automatizzazione  che   finirà
  nell'anno  2018.  Per cui, in maniera prudente, potremmo  oggi  dire
  che  questa implementazione di servizi arriverà nei primi  mesi  del
  2019 e per cui la interpellanza dei colleghi Ciancio, Campo, Di Caro
  ed  altri  potrà trovare una risposta favorevole già dai primi  mesi
  del 2019.
   Diversamente  - nel caso in cui non ci fosse questa automazione  -
  dovremmo   invece  fare  riferimento  a  una  implementazione   del
  contratto di servizio, ma con il Ministero.
   Il Ministero deve mettere maggiori soldi.
   Riteniamo  che  non  sia necessario e con le stesse  risorse,  gli
  stessi  360 dipendenti, già dal mese di gennaio, febbraio  potremmo
  rendere  questo  servizio,  che sarà utile  sia  come  servizio  di
  trasporto  ma  anche  come  servizio di potenziamento  dei  servizi
  turistici a 360  resi a questo nostro territorio.

   PRESIDENTE.  L'onorevole  Ciancio  si  ritiene  soddisfatta  della
  risposta fornita dall'Assessore?

   CIANCIO. Mi ritengo soddisfatta.


      Ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del Regolamento interno

   CAMPO.  Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 83, comma  2  del
  Regolamento interno.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAMPO.  Signor  Presidente, Governo, colleghi deputati,  cittadini
  che  ci  seguono  da casa, mi dispiace che non ci  sia  l'Assessore
  Razza ma sicuramente i suoi colleghi sapranno riportare quello  che
  ho da dire.
   Lo  scorso  mese  avevo già affrontato la vicenda  del  Centro  di
  trattamento dell'autismo, e mi spiace doverci ritornare perché  non
  si è arrivati ad una soluzione condivisa.
   Il  Commissario dell'ASP 7 di Ragusa, dott. Ficarra, non  solo  ha
  mandato  a  casa delle bravissime professioniste che si  occupavano
  del  Centro ma la cosa che oggettivamente è inspiegabile,  sia  dal
  punto di vista tecnico che umano, è che abbia anche mandato a  casa
  i piccoli pazienti in cura lasciando nello sconforto le famiglie.
   L'attività  del  centro  inizia nel marzo  2015  e  si  interrompe
  improvvisamente il 28 giugno 2018.
   Il   Centro  funziona  inizialmente  con  la  piena  sinergia   di
  operatrici, famiglie e dirigenza e viene avviato grazie  al  lavoro
  volontario e gratuito di 13 operatrici.
   E'  un  centro  d'eccellenza fatto salvo il  fatto  che  purtroppo
  funziona  a singhiozzo ovvero il bando viene rinnovato di sei  mesi
  in sei mesi non offrendo la continuità ai piccoli pazienti in cura.
   Lo  scorso  maggio 2018 iniziano a circolare alcune  indiscrezioni
  sui possibili cambiamenti nella modalità di gestione e quindi anche
  delle operatrici stesse.
   Interviene prontamente il dott. Ficarra rassicurando tutti che  il
  Centro   non  avrà  nessun  cambiamento  anzi  il  servizio   verrà
  implementato, se non addirittura raddoppiato grazie al fatto che lo
  stesso contributo era stato raddoppiato.
   Il contributo era passato dallo 0.1 per cento allo 0.2 per cento e
  le  tredici  operatrici  non dovevano preoccuparsi  perché  sarebbe
  stato emesso un bando a cui potevano partecipare.
   Questa estate assistiamo a tutto il contrario.
   Viene  emesso  un  bando sì, viene fatto un avviso  per  incarichi
  co.co.co  non più per le tredici figure ma per undici figure  -  di
  meno  quindi  -  dove  sono  richieste  delle  mansioni  nettamente
  inferiori  rispetto  a  quelle  delle  operatrici  precedenti   che
  garantivano  la supervisione delle attività e quindi  gli  standard
  delle guide linea nazionali.
   Non  solo questo  Il bando viene addirittura sospeso perché  viene
  fatto  un  esposto avverso alle modalità con cui il bando stesso  è
  stato  redatto. Già nell'intervento precedente lo avevamo detto,  i
  fatti ci danno ragione.
   Cosa  ancor  più  grave,  facciamo notare  che  una  delle  figure
  selezionate è una figura molto familiare, ovvero figlia di un  noto
  esponente  politico  del  territorio. Sarà  un  caso,  lo  vogliamo
  sperare,  perché  altrimenti sarebbe un irregolare esercizio  della
  discrezionalità amministrativa.
   Anche  il centro diurno, quello per i pazienti un po' più  grandi,
  gli  adolescenti  dai 7 ai 12 anni, non apre, nonostante  tutta  la
  volontà   nel  volerlo  esternalizzare,  quindi  volere  dare   più
  importanza al privato piuttosto che al pubblico. In tutto questo, a
  causa  della sospensione del bando, il centro che va da 0 a 6  mesi
  viene affidato al solito consorzio siciliano di riabilitazione  per
  centinaia  di  migliaia di euro sempre lo stesso quindi,  e  ad  un
  certo punto la ciliegina sulla torta, il sig. Francesco Lo Trovato,
  presidente  dell'AIAS elogia l'operato del Governo Musumeci,  nella
  figura  appunto  del Presidente, dell'Assessore  razza  e  del  dr.
  Ficarra  per avere scelto il CSR. Solo che Lo Trovato è proprio  il
  padre del Presidente del CSR. Quindi il padre che elogia il Governo
  per  avere scelto il figlio e denigra l'operato fatto in precedenza
  dalla  Borsellino  che  invece aveva cercato  di  incrinare  queste
  esternalizzazioni selvagge.
   Ecco, quindi mancavano solo queste dichiarazioni per fare chiudere
  il  cerchio e per capire quanti interessi girano attorno ai piccoli
  pazienti   affetti  da  aspetto  autistico.  Noi  saremo  grillini,
  sicuramente siamo anacronistici, siamo fuori dal mondo,  non  siamo
  certo  contemporanei, nuovi, non siamo coloro che sanno  discernere
  il  bene  dal male e non siamo sicuramente la rappresentanza  della
  maggioranza m orale di questo paese. Però abbiamo gli occhi  aperti
  e queste cose le abbiamo notate. Abbiamo fatto una interrogazione e
  non  c'è  ancora  arrivata  risposta. Abbiamo  fatto  richiesta  di
  audizione  in  commissione  e  non è ancora  stata  convocata.  Noi
  aspettiamo  risposte  su  questa  vicenda  e  se  è  necessario  ci
  rivolgeremo anche ad altre sedi.


   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, non avendo alcun  altro  deputato
  chiesto di parlare, la seduta è rinviata a martedì, 2 ottobre 2018,
  alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:

    I -COMUNICAZIONI
  II -PARERE, AI SENSI DELL'ART. 41 TER, COMMA 3, DELLO STATUTO
  SICILIANO, SUL PROGETTO DI LEGGE COSTITUZIONALE N. A.S. 29
   MODIFICHE AGLI STATUTI DELLE REGIONI AD AUTONOMIA SPECIALE,
  CONCERNENTI LA PROCEDURA PER LA MODIFICAZIONE DEGLI STATUTI
  MEDESIMI.  (Seguito)

               Relatore: on. Amata

    III - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

       1)  Vendita  diretta  dei  prodotti agricoli  (nn.  189-94/A)
       (Seguito)

               Relatore: on. Ragusa

       2) Obbligo dichiarativo dei deputati dell'Assemblea regionale
       siciliana e degli Assessori regionali in tema di affiliazione
       a logge massoniche o similari (n. 16/A) (Seguito)

               Relatore: on. Fava

       3)  Norme  in  materia  di  revisori  dei  conti  (n.  106/A)
       (Seguito)

               Relatore: on. Ciancio

                   La seduta è tolta alle ore 19.08

                      DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

               Il Consigliere parlamentare responsabile
                 dott.ssa Maria Cristina Pensovecchio

   Allegato A

       Comunicazione di disegni di legge inviati alle competenti
                              Commissioni

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   - Norme in materia di enti di area vasta. (n. 367).
   Di iniziativa parlamentare.
   Inviato il 26 settembre 2018.

                   CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)

   - Disposizioni in materia di diritto allo studio. (n. 304).
   Di iniziativa governativa.
   Inviato il 26 settembre 2018.

          Comunicazione di ricorso avverso la decisione delle
         Sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei
       conti relativa alla parificazione del rendiconto generale
       della Regione siciliana per l'esercizio finanziario 2017

   Si  comunica che è pervenuto ricorso ex art. 11, comma 6,  lettera
  e),  del  Codice  di giustizia contabile, proposto  dal  Presidente
  della  Regione su proposta dell'Assessore regionale per  l'economia
  avverso  la  decisione delle Sezioni riunite in sede  di  controllo
  della    Corte   dei   conti   per   la   Regione   siciliana    n.
  4/2018/SS.RR./PARI  relativa  alla  parificazione  del   rendiconto
  generale della Regione siciliana per l'esercizio finanziario 2017.

   Lo   stesso   è   disponibile  presso  l'archivio   del   Servizio
  Commissioni.

                      Annunzio di interrogazioni

   - con richiesta di risposta orale presentata:

   N.  364  -  Iniziative per l'avvio di idee progetto per l'utilizzo
  della tecnologia di trasporto Skyway.
   - Presidente Regione
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   Campo  Stefania;  Trizzino Giampiero; Cancelleri  Giovanni  Carlo;
  Palmeri  Valentina; Sunseri Luigi; Mangiacavallo  Matteo;  Zafarana
  Valentina;  Cappello Francesco; Foti Angela; Pasqua  Giorgio;  Zito
  Stefano;  Ciancio  Gianina;  Siragusa Salvatore;  Tancredi  Sergio;
  Schillaci Roberta; Di Paola Nunzio; De Luca Antonino; Pagana Elena;
  Di Caro Giovanni; Marano Jose

   L'interrogazione  sarà  posta all'ordine  del  giorno  per  essere
  svolta al proprio turno.

   - con richiesta di risposta scritta presentate:

   N.   361   -  Notizie  sulle  precarie  condizioni  della   strada
  provinciale n. 21 Campofranco-Sutera (CL).
   - Presidente Regione
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   Mangiacavallo  Matteo;  Cappello  Francesco;  Cancelleri  Giovanni
  Carlo;   Trizzino  Giampiero;  Zito  Stefano;  Siragusa  Salvatore;
  Tancredi  Sergio; Ciancio Gianina; Foti Angela; Palmeri  Valentina;
  Zafarana  Valentina;  Pasqua Giorgio; De  Luca  Antonino;  Di  Caro
  Giovanni;  Di  Paola  Nunzio;  Pagana  Elena;  Marano  Jose;  Campo
  Stefania; Sunseri Luigi; Schillaci Roberta

   N.  362  -  Interventi urgenti in ordine alle precarie  condizioni
  della strada statale 188 'Centro occidentale sicula'.
   - Presidente Regione
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   Mangiacavallo  Matteo;  Cappello  Francesco;  Cancelleri  Giovanni
  Carlo;   Trizzino  Giampiero;  Zito  Stefano;  Siragusa  Salvatore;
  Tancredi  Sergio; Ciancio Gianina; Foti Angela; Palmeri  Valentina;
  Zafarana  Valentina;  Pasqua Giorgio; De  Luca  Antonino;  Di  Caro
  Giovanni;  Di  Paola  Nunzio;  Pagana  Elena;  Marano  Jose;  Campo
  Stefania; Sunseri Luigi; Schillaci Roberta

   N.  363  -  Interventi urgenti in ordine alle precarie  condizioni
  della  strada provinciale 6 di collegamento viario tra i Comuni  di
  Licata e Ravanusa (AG).
   - Presidente Regione
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   Mangiacavallo  Matteo;  Cappello  Francesco;  Cancelleri  Giovanni
  Carlo;   Trizzino  Giampiero;  Zito  Stefano;  Siragusa  Salvatore;
  Tancredi  Sergio; Ciancio Gianina; Foti Angela; Palmeri  Valentina;
  Zafarana  Valentina;  Pasqua Giorgio; De  Luca  Antonino;  Di  Caro
  Giovanni;  Di  Paola  Nunzio;  Pagana  Elena;  Marano  Jose;  Campo
  Stefania; Sunseri Luigi; Schillaci Roberta

   N. 365 - Rilievi di ineleggibilità del sindaco del comune di Longi
  e del presidente del consiglio comunale dello stesso comune.
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   Fava Claudio

   Le interrogazioni saranno inviate al Governo.