Presidenza del vicepresidente Di Mauro
La seduta è aperta alle ore 15.16
ZITO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Invito, pertanto, i deputati a munirsi per tempo della tessera
personale di voto.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Avverto che le comunicazioni di rito di cui
all'articolo 83 del Regolamento interno dell'Assemblea saranno
riportate nell'allegato A al resoconto dell'odierna seduta.
Svolgimento, ai sensi dell'art. 159, comma 3, del Regolamento
interno, di interrogazioni e di interpellanze della rubrica:
Turismo, sport e spettacolo
PRESIDENTE. Si passa al punto II dell'ordine del giorno:
Svolgimento, ai sensi dell'art. 159, comma 3, del Regolamento
interno, di interrogazioni e di interpellanze della rubrica:
Turismo, sport e spettacolo .
Si passa all'interpellanza n. 5 Istituzione della figura
professionale della Guida di media montagna , a firma
dell'onorevole Barbagallo.
Ne do lettura:
«All'Assessore per il turismo, lo sport e lo spettacolo, premesso
che:
con l'articolo 67 della l.r. 17 marzo 2016, n. 3, di modifica
degli artt. 5 e segg. della legge regionale 8/2004, è stata
introdotta in Sicilia la figura professionale della guida di media
montagna così come disciplinata dagli artt. 21 e 22 della legge 2
gennaio 1989, n. 6;
la guida di media montagna è una figura professionale abilitata a
condurre singoli o gruppi su terreni escursionistici senza limiti
altitudinali, esclusi i terreni dove sia necessario l'impiego, per
la progressione e la sicurezza, di attrezzature o tecniche
alpinistiche;
in conformità con le disposizioni contenute nell'art. 67 cit.,
l'esercizio dell'attività di guida di media montagna è subordinato
all'iscrizione in apposito elenco speciale alla cui tenuta provvede
il Collegio regionale delle Guide alpine e vulcanologiche della
Sicilia;
con D.A. n. 9/2016, è stato istituito l'elenco speciale delle
guide di media montagna, al quale possono essere iscritti coloro
che siano in possesso della relativa abilitazione tecnica;
tale abilitazione può conseguirsi a seguito della frequenza di
appositi corsi teorico-pratici organizzati, d'intesa con
l'Assessorato regionale del Turismo, dello sport e dello
spettacolo, dal Collegio regionale delle Guide alpine e
vulcanologiche, e previo superamento dei relativi esami volti ad
accertare l'idoneità tecnica e la conoscenza delle zone in cui sarà
esercitata l'attività;
con D.A. 6 del 28 marzo 2017, l'Assessorato del Turismo ha emanato
avviso pubblico contenente il regolamento per l'iscrizione
all'elenco, in esito al quale sono pervenute 194 domande che
risultano essere ancora al vaglio della Commissione di valutazione
che, a norma dell'art. 3 del D.A. 6/2017, è nominata con decreto
dell'Assessore al Turismo, nonché composta, oltre che da due
funzionari regionali, da 1 Guida alpina proposta dal Collegio
regionale delle Guide alpine, con funzioni di presidente;
la prima fase di ammissione dei candidati pare risulti completata
da giorni e sarebbe, pertanto, opportuno procedere alla fase dei
colloqui e delle prove attitudinali;
considerato che:
l'introduzione in Sicilia della suddetta figura professionale,
avvenuta grazie al recepimento della normativa nazionale in vigore
già dal 1989,
consentirà di creare importanti sbocchi occupazionali in un
settore nel quale, proprio a causa del vuoto normativo protrattosi
nel tempo, ha imperato l'abusivismo strutturato;
le note vicende circa l'impossibilità di dare attuazione alle
previsioni normative derivanti dall'art. 6 della l.r.8/04,
istitutivo dell'Albo regionale delle guide ambientali-
escursionistiche ed oggi abrogato, hanno infatti costituito un
impedimento ventennale alla regolarizzazione del settore e un
limite al dispiegarsi di importanti potenzialità in un ambito,
quello turistico, vitale per l'economia isolana;
per conoscere:
se non ritenga necessario adottare tutte le iniziative idonee al
celere espletamento delle fasi successive dell'iter del
procedimento, dando piena attuazione alla legge che ha introdotto
la figura della guida di media montagna;
se non ritenga che un eventuale blocco delle procedure già
proficuamente avviate genererebbe un danno oggettivo al settore del
turismo montano ed escursionistico, nel quale è necessario, per la
sicurezza degli utenti, che gli operatori siano professionalmente
qualificati ed abilitati». (5)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Barbagallo per
illustrare l'interpellanza.
BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, com'è facile
intuire la questione che pongo con l'atto ispettivo riguarda il
turismo naturalistico. L'assessore Pappalardo lo sa, è un settore
del turismo che negli ultimi anni sta vivendo un certo fervore, una
certa attenzione da parte degli operatori. È un settore che è stato
valorizzato con il centrosinistra al Governo, al Governo nazionale
con l'intervento più volte del Ministro Franceschini e del dottore
Palumbo, direttore del Dipartimento Turismo; sono state rese
possibili alcune iniziative che prima nell'ambito dell'offerta
turistica non si coltivavano, si è definito il percorso delle vie
francigene, si è definito il percorso dell'atlante dei cammini,
sono state iniziative che nel corso degli anni hanno visto una
certa partecipazione da parte di tutte le Regioni e anche della
Sicilia che ha avuto una parte attiva nel definire una serie di
questi percorsi.
C'è stata anche un'azione del Parlamento, un'attività legislativa
importante perché con la finanziaria del 2016 questa Assemblea ha
abrogato la parte della legge n. 8 del 2004 che prevedeva la figura
della guida naturalistica per prevedere la figura della guida di
media montagna.
La proposta nella finanziaria del 2016 fu del Governo, approvata
all'unanimità dall'Assemblea e allora, Assessore, abbiamo fatto
questa proposta perché sulla scorta di quello che accade in altre
Regioni leader del turismo naturalistico come il Trentino Alto
Adige, il Veneto, la Lombardia, l'Abruzzo, la Liguria e il
Piemonte, in queste Regioni è prevista la figura
dell'accompagnatore o della guida di media montagna con la
valorizzazione di questi percorsi di media quota, cioè non
superiori ai 2.000 metri di altezza e con l'istituzione di un albo
speciale.
Approvata la legge, è iniziato un anno di interlocuzione con gli
operatori del settore e le varie associazioni, i responsabili
nazionali delle guide vulcanologiche, il club alpino italiano per
arrivare al decreto del 28 marzo 2017, che porta la mia firma, e
che ha previsto la possibilità per le guide di media montagna di
potere accedere a tutti i parchi naturalistici della Regione
siciliana per garantire meglio, offrire meglio, l'accompagnamento e
la fruizione naturalistica dei nostri parchi siciliani e in tutte
le riserve siciliane.
Per quanto concerne poi il Parco dell'Etna è stata garantita la
possibilità all'interno dello stesso avviso della fruizione sui
sentieri indicati, di natura turistica T e con limitazioni.
All'avviso del 28 marzo 2017, per i dati che sono in nostro
possesso, hanno partecipato 194 richiedenti, 194 aspiranti. Per le
notizie, per le vie informali che arrivano in Assemblea, pare che
non sia proceduto più alla definizione del bando come invece
secondo noi è giusto per una asserita lieve carenza di coperture
finanziarie, credo, missioni, pagamenti, eccetera per garantire ai
commissari l'espletamento delle prove di concorso.
Ora, signor Assessore e signor Presidente dell'Assemblea, io credo
che a fronte di una previsione normativa, la legge è quella ed è
quella del 2016, un avviso e un decreto dell'Assessorato, delle
istanze di partecipazione, io credo che nell'interesse non soltanto
dei siciliani ma anche della migliore fruizione dell'offerta
turistica naturalistica, il bando, Assessore, a nostro giudizio,
vada definito nel più breve tempo possibile e, quindi, ho chiesto
di illustrare prima l'interpellanza perché ci aspettiamo una
risposta in questo senso, in un settore che vede alcune divisioni
fra le associazioni, fra alcune categorie. Dopo la mia
interpellanza ci sarà l'interpellanza del Movimento Cinque Stelle
sulle guide vulcanologiche, ed è un settore, appunto, che aspetta
notizie certe e dati certi come quello sulla definizione di questo
bando, anche per rispetto dei 194 aspiranti che ormai da oltre un
anno hanno fatto domanda.
PRESIDENTE. Ha facoltà l'Assessore per il turismo, lo sport e lo
spettacolo per fornire la risposta.
PAPPALARDO, assessore per il turismo, lo sport e lo spettacolo.
Signor Presidente, onorevoli deputati, innanzitutto mi corre
l'obbligo di scusarmi perché nella precedente settimana ero
convocato ma non ho potuto adempiere a questo obbligo perché avevo
altri impegni istituzionali e, quindi, mi scuso di non esser stato
in Aula.
Riguardo a questa interpellanza a firma dell'onorevole Barbagallo
ometterei, visto che il passaggio lo ha fatto lo stesso onorevole
Barbagallo, quali sono le previsioni normative che hanno portato
all'istituzione di questa guida di media montagna.
Ricordo, però, a me stesso che comunque questa è anche
disciplinata da una normativa nazionale che credo ben conosca
l'onorevole Barbagallo che parla di accompagnatore di media
montagna, però questa differenziazione nel nome poco comporta
perché abbiamo visto che comunque alla fine è ugualmente attuabile
perché ciò che vanno a fare le due tipologie, accompagnatore e
guida, sono le stesse identiche cose.
Mi corre, però, l'obbligo onorevole Barbagallo ricordare un paio
di passaggi e li ricordo per una semplice ragione perché riconosco
che è un settore molto delicato, un settore altamente attenzionato
non solo a livello nazionale ma anche a livello regionale, e questa
situazione sicuramente ha comportato - e adesso vedremo il perché -
che 194 persone, e confermo il dato esatto, 194 persone non hanno
potuto terminare l'iter concorsuale.
Con il decreto del 2016, il numero 9, del Gabinetto, è stato
istituito questo elenco speciale delle guide di media montagna
della Regione siciliana. Alla tenuta di questo elenco provvede il
Collegio regionale delle guide alpine e vulcanologiche della
Sicilia.
Con altro decreto, il numero 6 del 2017, il 28 marzo 2017, è
stato pubblicato il famoso avviso di cui parlava per l'iscrizione
all'elenco speciale delle guide di media montagna.
A seguito di questo avviso sono pervenute 194 domande e con un
altro Decreto Assessoriale, il n.19 del 9 agosto 2017, è stata
nominata la Commissione di valutazione. Che cosa succede onorevole
Barbagallo?
Riguardo a ciò che si scrive in questa interpellanza vanno
evidenziate alcune criticità che hanno comportato questo ritardo.
Leggo testualmente: Il Collegio regionale delle guide alpine,
secondo la normativa vigente, deve essere individuato come
riferimento tecnico per la definizione della procedura di
selezione . Purtroppo, mi corre l'obbligo di dire che così non è
stato nella predisposizione del bando, così non è stato nel Decreto
Assessoriale n. 6 del 28 marzo 2017 dell'Assessore regionale pro
tempore.
Lo spiego in maniera meno tecnica: è mancata una fase di
concertazione tecnica prevista dalla norma obbligatoria, tra
l'altro ricordata da un precedente Decreto Assessoriale dello
stesso Assessore pro tempore, la medesima persona - e parliamo del
19 maggio 2016 - quindi, la norma, in maniera perentoria, prevedeva
questo passaggio, l'Assessore pro tempore lo ricorda nel 2016 con
decreto assessoriale e dice che è obbligatorio questo passaggio,
per un motivo che disconosco, quando poi si emette il decreto
assessoriale e l'avviso questo passaggio viene a mancare.
Altra criticità, seppur di minore importanza - e lo ha citato già
lei, onorevole Barbagallo - è mancata la previsione in quel bando
della copertura finanziaria necessaria per gli oneri.
Questo ha comportato la sospensione delle operazioni da parte
della Commissione non da parte dell'Assessorato ma da parte della
Commissione.
Se, forse, una soluzione potrebbe andarsi a trovare sulla parte
finanziaria, sicuramente non è bypassabile la previsione normativa
che non fu seguita in quel bando.
Di conseguenza cosa ha fatto l'Assessorato? Dopo una puntuale
analisi di tutto l'iter - chiaramente non posto in essere da noi ma
trovato, quindi, l'ho dovuto studiare - riteniamo necessario
provvedere all'annullamento di quel bando e, di conseguenza, della
selezione in corso allo scopo di redigere in tempi brevissimi un
nuovo bando, d'intesa con il Collegio regionale delle guide alpine,
come previsto dalla norma, quindi, nel rispetto della norma vigente
e dei criteri connessi prevedendosi, altresì, la quantificazione e
la previsione delle risorse finanziarie necessarie di cui difettava
il bando precedente, questo proprio al fine di consentire a queste
194 persone o a quanti si presenteranno di poter terminare l'iter
e, quindi, di poter lavorare.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Barbagallo per
dichiararsi soddisfatto o meno della risposta dell'Assessore.
BARBAGALLO. Signor Presidente, non mi ritengo soddisfatto ma, non
solo, credo che non sia soltanto io a non ritenermi soddisfatto ma
non si riterranno soddisfatte neanche le 194 persone che hanno
partecipato al bando perché, ovviamente, l'atto ispettivo viene
discusso oggi ma siamo quasi ad un anno del Governo di centro-
destra e non è arrivata nessuna comunicazione non soltanto agli
aspiranti ma neanche al Collegio delle guide.
Ritengo, Assessore Pappalardo, che la parte della concertazione
con il Collegio dell'istruttoria tecnica è stata allora più volte
svolta in Assessorato e la parte della copertura finanziaria si
può, a fronte del rimpinguamento dei capitoli, rispetto all'anno
2017, di oltre quattro milioni di euro, insomma per poche centinaia
di euro si sarebbe potuto intervenire.
L'indicazione, di cui apprendiamo ora in Aula, di voler annullare
il bando, riporta la Sicilia indietro di oltre due anni, vengono
vanificate le attese, le aspettative dei 194 aspiranti perché,
ovviamente, facendo un nuovo bando si dovrà fare una nuova
selezione e si dovrà garantire un nuovo termine a tutti,
probabilmente si dovrà dare luogo a sottocommissioni; noi questo lo
riteniamo un fatto grave, non soltanto nel rapporto che riguarda la
gestione in senso lato della promozione turistica, ma anche
dell'offerta naturalistica che viene penalizzata gravemente.
PRESIDENTE. Prendiamo atto che l'onorevole Barbagallo non si
ritiene soddisfatto.
Si passa all'interpellanza n. 10 Allestimento dei teatri di
pietra per la stagione estiva 2018 , a firma dell'onorevole
Barbagallo.
Ne do lettura:
«All'Assessore per i beni culturali e l'identità siciliana e
all'Assessore per il turismo, lo sport e lo spettacolo, premesso
che:
negli ultimi due anni, la Regione siciliana si è fatta carico
delle spese relative all'allestimento dei teatri di pietra di
Catania, Morgantina, Tindari e Taormina al fine della messa in
scena di spettacoli di grande richiamo artistico e turistico
nell'ambito della più ampia manifestazione Anfiteatro di Sicilia,
promossa dagli Assessorati al Turismo e ai Beni culturali e
finanziata nell'ambito dell'accordo di programma quadro (APQ) Sensi
Contemporanei per il tramite dell'Ufficio per il Cinema e
l'audiovisivo della Regione Siciliana in collaborazione con la
Fondazione Taormina Arte;
l'allestimento dei teatri è fondamentale al fine della
programmazione degli eventi e la stesura del cartellone estivo che
deve essere fissato per tempo per consentire agli operatori del
settore di pianificare contratti ed investimenti per la messa in
scena, bloccando le date degli eventi e gli artisti;
per lo svolgimento degli spettacoli, è necessario inoltre che i
siti siano conformi alle prescrizioni di sicurezza richiesti dalla
normativa vigente con la conseguente predisposizione di misure
idonee alla fruizione pubblica con un certo anticipo rispetto
all'evento: in mancanza, le commissioni provinciali di vigilanza
sui locali di pubblico spettacolo non potranno concedere il nulla
osta di competenza;
il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Messina ha
inoltrato alla Regione, al Comune di Taormina e alla Fondazione
Taormina Arte una nota nella quale si sollecitano gli enti in
indirizzo all'adozione di una lunga lista di interventi per la
messa in sicurezza del teatro antico di Taormina, sottolineando
come il periodo invernale, nel quale i siti non ospitano eventi,
debba essere utilizzato per le necessarie opere di manutenzione per
il ripristino delle condizioni di sicurezza da garantire nei
periodi in cui il sito è utilizzato per gli spettacoli;
considerato che:
nelle stagioni precedenti, tali adempimenti, a cominciare
dall'assunzione degli impegni di spesa per gli allestimenti, sono
stati assolti ad inizio anno;
per il 2018, al contrario, nulla si è mosso finora né
relativamente agli impegni di spesa né relativamente ai nulla osta
necessari per l'uso dei siti;
quello che si profila è un ritardo che avrà effetti disastrosi
sulla programmazione degli spettacoli nei suddetti teatri;
in assenza di qualsiasi certezza circa l'allestimento dei teatri,
è impossibile che gli imprenditori del settore possano opzionare
artisti e spettacoli prestigiosi che, di conseguenza, saranno
dirottati altrove; di conseguenza, anche gli imprenditori turistici
non sono nelle condizioni di definire la propria offerta e venderla
per tempo;
appare impensabile che, in luoghi di assoluto prestigio
dall'enorme potenziale turistico, non vi siano a tutt'oggi garanzie
basilari per la programmazione della stagione estiva, con un danno
incalcolabile per gli operatori e per l'indotto che tali eventi
generano;
per sapere se non ritengano di dovere provvedere, con assoluta
urgenza, all'assunzione degli impegni di spesa ai fini
dell'allestimento dei teatri di pietra di Catania, Morgantina,
Tindari e Taormina e consentire la regolare ed ordinata
programmazione degli eventi culturali ed artistici in tali siti per
la stagione estiva 2018». (10)
BARBAGALLO
Ha facoltà di parlare l'onorevole Barbagallo per illustrare
l'interpellanza.
BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per
l'interpellanza n. 5 ci riserviamo, come Partito Democratico, di
presentare in Aula una mozione ai sensi del Regolamento, per
invitare il Governo non soltanto a non ritirare l'atto, ma ad
apportare i correttivi nel più breve tempo possibile.
Sulla vicenda dei teatri di pietra, Assessore Pappalardo, già
l'interpellanza era arrivata in Aula, originariamente era stata
proposta coinvolgendo il suo Assessore per i beni culturali e
l'identità siciliana perché, come più volte abbiamo ribadito nel
corso di questa legislatura, ci sono alcune sinergie tra beni
culturali e turismo, riteniamo che, a differenza di altri settori
dell'offerta turistica regionale, quello del turismo culturale, in
prospettiva, può garantire maggiore reddito e ricchezza alla nostra
terra e, proprio per questo, lo vorrei ricordare in quest'Aula, il
primo giorno di questa legislatura abbiamo proposto il disegno di
legge n. 2 che prevede l'accorpamento dei due Assessorati dei Beni
culturali e dell'identità siciliana e del Turismo, dello sport e
dello spettacolo, sulla scorta di quello che negli anni passati è
accaduto al Governo nazionale.
Su questo disegno di legge il Presidente della I Commissione ha
avviato la trattazione e, ormai da diversi mesi, si aspetta la
presenza del Governo in Commissione per comunicare quali sono gli
intendimenti dello stesso su questa proposta.
Nel frattempo, abbiamo anche appreso che il nuovo Governo
nazionale ha cambiato impostazione, ha accorpato il turismo con
l'agricoltura, a nostro giudizio è una scelta nefasta che comporterà
gravi ritardi per la promozione dell'Italia nel mondo.
Nel corso degli ultimi anni abbiamo potuto constatare come una
delle iniziative più apprezzate nel panorama della nostra offerta
turistica sia proprio quella dei teatri di pietra, della fruizione
dei teatri con lo spettacolo dal vivo. E' un settore che è stato
riattivato dopo tantissimi anni, per citare due casi quello di
Catania e di Morgantina.
A Morgantina non si facevano spettacoli prima del 2016, da circa
venti anni non si faceva una stagione e Catania aveva avuto, più o
meno, alti e bassi ma nell'ultimo periodo siamo riusciti ad
organizzare dei cartelloni di assoluto livello.
Noi, signor Presidente, non vorremmo tornare indietro, sono stati
fatti dei passi avanti importanti e, invece, siamo molto
preoccupati perché al teatro greco-romano di Catania, nell'ultimo
anno, c'è stata una stagione di bassissimo livello. Dopo le
esibizioni del 2016, che hanno visto protagonisti Isabelle Allende,
Carmen Consoli, Battiato, i teatri siciliani presenti con grandi
opere come Tosca, quest'anno - nel 2017 - non ci sono state
assolutamente rappresentazioni degne di questo nome con un calo dei
biglietti e delle vendite dei biglietti di oltre il 90 per cento.
E' un disastro che credo sia sotto gli occhi di tutti.
Disastro, peraltro, accompagnato dagli insuccessi che ci sono a
Morgantina e alla Villa Romana del Casale dove la stagione del 2017
con Monica Guerritore, gli spettacoli di luci e suoni, è stata
sostituita con uno spettacolino di fine anno.
Ad aggravare ulteriormente la situazione è che, rispetto agli anni
passati, per il 2018 c'era una dotazione cospicua.
Mi riferisco alla dotazione approvata da quest'Assemblea con
l'articolo 22 della legge regionale n. 16 del 2017 che ha previsto,
onorevole Lo Curto, ben cinque milioni di euro per gli allestimenti
nei teatri di pietra e ben un milione di euro per le produzioni nei
teatri di pietra.
Si sarebbe dovuto dare luogo all'impegno di queste somme con un
decreto dell'Assessore regionale per i beni culturali,
dell'Assessore regionale per l'economica e di quello del turismo di
cui oggi, signor Presidente, non abbiamo traccia.
Questa vicenda ci amareggia doppiamente, innanzitutto perché è
stato tradito un voto dell'Assemblea regionale siciliana e, quindi,
dei siciliani del 2017 ed in secondo luogo perché la nostra offerta
turistica e la promozione culturale, quella che oggi stenta di più,
non viene valorizzata e non vengono valorizzati, oltre ai quattro
siti indicati nell'interpellanza, neanche siti straordinari come
Segesta, Selinunte e - perché no? - anche la Valle dei Templi.
Assessore, ci aspettiamo tempi certi.
L'interpellanza è stata presentata il 23 gennaio 2018 per la
stagione 2018, i tempi dell'Assemblea hanno impedito che venisse
trattata prima dell'estate. E' saltata l'estate.
Noi ci aspettiamo dei dati certi, degli interventi certi prima
dell'estate del 2019.
Sarebbe auspicabile che entro febbraio 2019 venisse emanato il
decreto e venisse definita, come avviene in tutte le grandi
location turistiche del mondo, una calendarizzazione perentoria da
parte di tutti i teatri di pietra.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Lantieri ha chiesto congedo
per la seduta odierna.
L'Assemblea ne prende atto.
Riprende lo svolgimento di interrogazioni e di interpellanze della
Rubrica
«Turismo, sport e spettacolo»
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore per rispondere
all'interpellanza n. 10.
PAPPALARDO, assessore per il turismo, lo sport e lo spettacolo.
Signor Presidente, riguardo l'interpellanza n. 10 a firma
dell'onorevole Barbagallo, ricordo che il delegato non è
l'Assessore per il turismo per la trattazione ma è l'Assessore
regionale per i beni culturali e l'identità siciliana e mi risulta
che sia stata già data una risposta in Aula in data 3 luglio 2018.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Barbagallo per
dichiararsi soddisfatto o meno della risposta dell'Assessore.
BARBAGALLO. Signor Presidente, è il caso che Governo si metta
d'accordo perché l'Assessore per i beni culturali ha detto che la
competenza è del turismo, lei, Assessore Pappalardo, dice il
contrario.
A noi non interessa di chi è la competenza. A noi interessa che
venga definita, entro il più breve tempo possibile, al massimo
entro febbraio 2019, la programmazione per l'estate 2019 impegnando
le somme a disposizione sui capitoli del Governo regionale per
l'allestimento e la produzione.
Sono ben sei milioni di euro, Assessore, e ci aspettiamo un
impegno in questo senso altrimenti anche per questa avvieremo la
mozione che non credo sia un atto bello per il Governo.
Signor Presidente, ovviamente, non mi ritengo soddisfatto.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore Pappalardo.
PAPPALARDO, assessore per il turismo, lo sport e lo spettacolo.
Volevo solo ricordare, perché ho qui la trascrizione del 3 luglio
2018 dove l'Assessore di competenza non passa la palla
all'Assessore al turismo ma ci sono ben 6 pagine scritte di
relazione che ha fatto l'Assessore di competenza in quella data. 3
luglio 2018.
Se vuole, onorevole Barbagallo, magari gliele faccio avere. Sono
qui, io le ho lette prima di venire qui ed è stata data puntuale
risposta a tutto.
PRESIDENTE. Ma questo intervento che lei indica, Assessore, è
stato fatto in Aula? Va bene.
Per richiamo al Regolamento
MILAZZO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MILAZZO. Signor Presidente, la proposta di disegno di legge 106/A
che riguarda i revisori dei conti non è passata dalla Commissione
Bilancio . Glielo volevo dire prima, essendo che cambia l'assetto
di società partecipate ed enti, dovrebbe passare dalla Commissione
di merito.
PRESIDENTE. Poi al momento opportuno, vedremo. Grazie, onorevole
Milazzo.
MILAZZO. Io gliel'ho rappresentato in tempo utile.
Riprende lo svolgimento di interrogazioni e di interpellanze della
Rubrica
«Turismo, sport e spettacolo»
PRESIDENTE. Si passa all'interrogazione n. 64: Chiarimenti in
ordine alla gestione del Parco Archeologico di Selinunte degli
onorevoli Schillaci ed altri.
Ne do lettura:
«All'Assessore per i beni culturali e l'identità siciliana e
all'Assessore per il turismo, lo sport e lo spettacolo, premesso
che:
il sito archeologico di Selinunte rappresenta uno dei più
interessanti dell'intera Regione;
esso rappresenta, infatti, la testimonianza di una delle più
antiche città marittime e di frontiera aperta ad influssi punici,
elimi e sicani che, con un'estensione di 270 ettari, risulta il più
grande d'Europa, comprendendo numerosi templi, santuari e altari;
il suo assetto urbanistico, realizzato tra il 409 e 250 a.C.,
perfettamente conservato - con la cinta muraria dello stesso
periodo che comprende alcuni tra i templi più significativi del
mondo greco -, si distingue per dimensioni e purezza di forme, per
continuità di testimonianze scultoree (le metope di Selinunte) e
per vastità ed eterogeneità di necropoli;
che l'antica metropoli della Sicilia ellenica costituisce uno dei
centri di maggiore interesse per studiosi, archeologi e visitatori,
fornendo nel campo dell'urbanistica, dell'architettura militare
templare, della sculture dell'arte funeraria una testimonianza ed
un ruolo insostituibile nella storia e nell'archeologia del mondo
antico;
nel 2017, il parco archeologico di Selinunte ha registrato ben
300.000 visitatori provenienti da tutto il mondo;
considerato che:
i servizi offerti al turista sono carenti e non adeguati alla
rilevanza del sito archeologico (ad esempio, da quanto si è
appreso, il bar è chiuso e i bagni non possono essere utilizzati
per carenza di pulizia);
il sistema di climatizzazione del Museo Archeologico del Baglio
Florio, situato all'interno del Parco Archeologico di Selinunte,
non è funzionante, con la conseguenza che nella stagione invernale
la temperatura interna è ben al di sotto di quella consentita dalle
norme in materia di salubrità nei luoghi di lavoro, mentre nel
periodo estivo, il mancato funzionamento dell'impianto, determina
un clima torrido per i turisti e il personale;
la biglietteria d'ingresso del Parco lato Triscina, non risulta
adeguata agli standard qualitativi minimi ed essenziali (il sito è
sprovvisto di arredi, di punti luce idonei, di un cassa adeguata
come riportato su Il Giornale di Sicilia del 6.2.2018 );
l'ingresso al Parco viene chiuso alle 13.00 non rendendo fruibile
l'accesso ai turisti nelle ore pomeridiane.
per sapere se intendano intraprendere azioni concrete affinché
venga garantita la fruibilità del Parco archeologico di Selinunte e
quali azioni questo Governo, in collaborazione con gli Assessorati
preposti, intenda compiere per adeguare i servizi agli standard
qualitativi europei». (64)
SCHILLACI - DE LUCA A. - ZAFARANA - SUNSERI - TRIZZINO - ZITO -
CAMPO - CANCELLERI - CAPPELLO - CIANCIO - DI CARO - DI PAOLA - FOTI
- MANGIACAVALLO - MARANO - PAGANA - PASQUA - SCHILLACI - SERGIO -
SIRAGUSA - SUNSERI - TRIZZINO - ZITO
Ha facoltà di parlare l'Assessore per rispondere
all'interrogazione.
PAPPALARDO, assessore per il turismo, lo sport e lo spettacolo.
Signor Presidente, vorrei ricordare che il delegato, come da
lettera del 17 agosto 2018 è l'assessore regionale per i beni
culturali dell'identità siciliana, credo che anche qui, per errore,
sia stata assegnata a me e io puntualmente ho scritto e ho fatto
presente questo errore. Quindi il delegato non sono io.
PRESIDENTE. Si passa all'interpellanza n. 24 Attivazione del
servizio di trasporto pubblico dell'azienda FCE - Ferrovia
Circumetnea anche la domenica e i festivi , degli onorevoli Ciancio
ed altri.
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per le infrastrutture
e la mobilità e all'Assessore per il turismo, lo sport e lo
spettacolo, premesso che:
la Ferrovia circumetnea è un'azienda di trasporto pubblico
costituita con il D.M. n.2051 del 14.11.1947 ai sensi del R.D.
n.1447 del 09.05.1912, recentemente passata direttamente sotto il
controllo, la direzione, la gestione, l'indirizzo e la vigilanza
della Direzione Generale del Ministero delle infrastrutture e dei
trasporti, ai sensi dell'art.21 co.5 del D.L. 98 del 2011,
convertito in legge (n.111 del 2011);
il servizio di trasporto pubblico locale della Fce ricadente sul
territorio della provincia di Catania è di tipo ferroviario
extraurbano e di tipo metropolitano nella città di Catania,
utilizzando quale servizio di tipo sostitutivo e integrativo anche
il servizio su gomma;
la materia del trasporto pubblico locale, non rientrando tra le
materie ex art.117 Cost per le quali è sancita la competenza
esclusiva dello Stato, cui spetta invece quella sulle grandi reti
di trasporto, rimane in maniera residuale di competenza della
Regione;
dal sito istituzionale della Ferrovia circumetnea si legge,
inoltre, che gli obiettivi della Ferrovia circumetnea possono
sintetizzarsi nell'offerta di un sistema di trasporto che
costituisca un'attuazione delle politiche di mobilità dell'area
etnea incentrate sull'utilizzo dei mezzi pubblici, avendo come
riferimento la qualità dei servizi, la soddisfazione dell'utenza e
il rispetto dell'ambiente;
considerato che:
l'Unesco, il 21 giugno 2013, ha inscritto l'Etna tra i siti
naturali del Patrimonio dell'Umanità, la c.d. World Heritage List,
in occasione della 37esima sessione del Comitato del Patrimonio
Mondiale Unesco con la partecipazione di oltre 180 Paesi, a Phnom
Penh, capitale della Cambogia (http://whc.unesco.org/en/list/
1427/);
l'Assessorato al Turismo, nel Piano Regionale di propaganda
turistica 2017, ha preso atto che il turista, nella scelta della
destinazione e nell'organizzazione della vacanza, è autonomo,
critico, indipendente, competente, informato, esigente e selettivo,
sempre alla ricerca di contenuti e consigli di altri viaggiatori;
realizza contenuti, condivide esperienze nella rete e che il
turismo di massa è scomparso ed è stato sostituito dalla massa di
nicchie di turismi, di cui i tantissimi centri urbani che insistono
sul periplo dell'Etna sono espressione;
nel corso degli Stati generali partecipati dalla Regione Sicilia
nel novembre 2016, il Direttore Generale della Ferrovia Circumetnea
Alessandro Di Graziano è intervenuto per testimoniare
sull'importanza dei percorsi del gusto, in relazione anche alle
recenti iniziative di FCE che ha proposto una serie di interessanti
itinerari enogastronomici abbinati al viaggio in treno;
le prospettive di bilancio dell'attività ferroviaria in esame sono
in crescita, attestate tra l'altro dalle dichiarazioni del
Direttore generale dell'infrastruttura, secondo il quale tutta la
Circumetnea è passata da 3 milioni a 6 milioni di passeggeri.
Rispetto all'anno precedente, il 2016, la Metropolitana invece è
passata da 600 mila a 3 milioni e mezzo di viaggiatori. Quindi in
un anno si è registrata una crescita di quasi 3 milioni.
Conseguentemente, anche i ricavi sono aumentati: solo in
metropolitana si è passati da 200 mila euro a 1 milione e 300mila
euro (dal Quotidiano di Sicilia del 27 gennaio 2018);
visto che:
in alcuni centri abitati presenti sul percorso della Ferrovia
circumetnea, la littorina è l'unico servizio di trasporto pubblico
locale attivo;
l'azienda non compie, però, nessun servizio la domenica e nei
festivi;
lo sviluppo turistico dell'hinterland etneo passa anche dalla
disponibilità di un servizio pubblico di trasporto interurbano
efficiente e affidabile, tra l'altro molto suggestivo e
caratteristico, come nel caso delle carrozze della Ferrovia
circumetnea;
l'attivazione del servizio domenicale gioverebbe all'azienda che
potrebbe incamerare nuovi guadagni provenienti dall'utenza
pendolare e turistica;
il potenziamento del servizio migliorerebbe il rapporto costi-
benefici grazie all'enorme potenzialità di attrazione di un
circuito turistico integrato e funzionante tutti i giorni della
settimana;
la Ferrovia circumetnea rappresenta oggi una grande e concreta
opportunità di potenziamento dei servizi turistici;
il Ministero delle Infrastrutture, in risposta ad una pregressa
interrogazione depositata presso la Camera dei deputati dai
Portavoce del M5S, ha lasciato inevasa la richiesta di intervento
per affrontare il problema in questione, promettendo che si sarebbe
mosso con una rilevazione statistica per valutare la domanda di
trasporto nei giorni domenicali e festivi;
per conoscere se non intendano avviare una seria e decisiva
interlocuzione con l'Azienda e il Ministero dei trasporti, per
garantire questo importante servizio di trasporto per il territorio
Etneo, anche la domenica e nei giorni festivi». (24)
CIANCIO - CAMPO - DI CARO - DI PAOLA - PASQUA - DE LUCA A. -
SCHILLACI - SUNSERI - PAGANA - MARANO - CANCELLERI -
PALMERI - ZITO - CAPPELLO - FOTI -TRIZZINO - MANGIACAVALLO -
SIRAGUSA - ZAFARANA -TANCREDI
Il primo firmatario è l'onorevole Ciancio, ma credo che riguardi
l'assessore Falcone. Assessore Pappalardo, questa interpellanza la
mettiamo da parte.
Si passa all'interpellanza n. 36: Gestione del Parco archeologico
di Solunto sito in Santa Flavia (PA).
Anche questa riguarda l'assessore per i Beni culturali.
BARBAGALLO. Come è possibile che si sbaglino quattro
interpellanze?
PRESIDENTE. Onorevole Barbagallo, l'oggetto è la gestione del
parco archeologico di Solunto sito in Santa Flavia. Anche questa
interrogazione riguarda i beni culturali.
Si passa all'interpellanza n. 45: Esclusione dei Comuni di
Campofelice di Roccella, Cerda e Collesano dal Rally Targa Florio ,
degli onorevoli Sunseri ed altri.
Ne do lettura:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per il turismo, lo
sport e lo spettacolo, premesso che:
la Targa Florio, giunta oggi alla 102esima edizione, è una
manifestazione sportiva di livello internazionale, nata nel 1905
per volontà di Vincenzo Florio. Si tratta di una delle più antiche
corse automobilistiche della storia, organizzata dall'Automobile
Club Palermo, con il supporto dell'Automobile Club nazionale;
ha sempre rappresentato per tutti i Comuni facenti parte del
circuito e per quelli limitrofi un importantissimo evento mediatico
e turistico, capace di attrarre un enorme bacino di appassionati e
curiosi, mediante il quale queste piccole realtà hanno avuto modo
di farsi conoscere ed apprezzare per le loro caratteristiche
paesaggistiche, ambientali e architettoniche. Tale evento, infatti,
rappresenta, senza dubbio, la più importante manifestazione
sportiva della nostra Regione, ed è capace di generare ricadute
positive, soprattutto dal punto di vista economico, sia sui singoli
comuni interessati dalla gara, che sull'intero comprensorio
madonita;
la celebre gara automobilistica si è sempre disputata nel Circuito
delle Madonie, e il suo percorso prevedeva la partenza da Contrada
Pistavecchia di Campofelice di Roccella, per poi passare da Cerda,
Caltavuturo, Castellana, Petralia Sottana, Petralia Soprana,
Geraci, Castelbuono, Isnello, Collesano, ed infine tornare al punto
di partenza;
considerato che:
la prossima edizione della Targa Florio, prevista per il 4 maggio,
prevede un percorso differente da quello degli ultimi anni, che
nello specifico toccherà i paesi di Caltavuturo, Castelbuono,
Castellana, Cefalù, Pollina, Petralia Sottana, Petralia Soprana,
Geraci, Castelbuono, Isnello;
i Comuni di Campofelice di Roccella, Cerda e Collesano, sono stati
esclusi dal circuito senza alcuna reale motivazione, nonostante
siano da sempre il centro nevralgico della Targa Florio. Infatti il
Comune di Campofelice, ha da sempre rappresentato il punto di
partenza della corsa automobilistica, nel territorio del Comune di
Termini Imerese, alle porte di Cerda, sorge la cosiddetta Tribuna
di Floriopoli, che comprende i box delle vetture, la torre dei
giudici di gara, le tribune coperte e scoperte per il pubblico, e
il territorio di Collesano ha da sempre ospitato la Prova
Spettacolo dell'evento sportivo;
la loro esclusione comporterà, un gravissimo danno economico,
oltre ad un generale malcontento della popolazione tutta, che da un
anno aspetta di prender parte a questo evento di portata mondiale;
per conoscere:
come intendano tutelare il circuito storico della Targa Florio;
quali iniziative concrete intendano intraprendere al fine di
modificare il percorso della gara;
quali siano le motivazioni che hanno portato alla estromissione
dei comuni di Campofelice di Roccella, Cerda e Collesano dal
Circuito delle Madonie». (45)
SUNSERI - CANCELLERI - CAMPO - CAPPELLO - CIANCIO - DE LUCA A. -
DI CARO - DI PAOLA - FOTI - MANGIACAVALLO - MARANO - PAGANA -
PALMERI - PASQUA - SCHILLACI - SIRAGUSA - TANCREDI - TRIZZINO -
ZAFARANA - ZITO
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Sunseri per
illustrare l'interpellanza.
SUNSERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, era una
interpellanza vecchia, ne avevamo già discusso con l'Assessore.
Era successo che durante la targa Florio, anzi poco prima, tre
delle città più importanti' che riguardano la Targa Florio che è
una delle corse automobilistiche più famose della nostra Regione ma
ovviamente anche in Italia, sono state escluse per dei motivi che,
probabilmente, riguardavano la strada.
Tra l'altro, ricordo puntualmente che in questa finanziaria
l'abbiamo rifinanziata mettendo 100 mila euro ogni anno per i
prossimi tre anni e avevamo chiesto con un emendamento, tra
l'altro, di vedere un'evidenza pubblica delle spese che vengono
effettuate con dei soldi regionali, emendamento che, purtroppo,
ahimè, è stato bocciato, non ne capisco la ragione, però, quello
che si chiedeva sostanzialmente era un impegno da parte del Governo
ad evitare di escludere, in questa che è una gara fondamentale per
il circuito madonita e non solo, queste tre città che erano Cerda,
Campofelice e Collesano, che chiaramente vivono anche grazie in
quel periodo alla Targa Florio, che attira tantissimi turisti e
tantissime persone durante quei giorni.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore Pappalardo per
rispondere all'interpellanza.
PAPPALARDO, assessore per il turismo, lo sport e lo spettacolo.
Come ha ben detto l'onorevole non è ovviamente l'assessorato, ne
abbiamo già parlato, competente ad andare a tracciare i percorsi
della Targa Florio, ma questi vengono scelti dall'Automobile Club,
dagli organizzatori, e questi percorsi devono rispettare alcune
norme di sicurezza che, in quel momento storico, quelle strade non
avevano, ne abbiamo già parlato, abbiamo attenzionato,
effettivamente, questi due tratti di strada che sono storici per la
Targa Florio e gli organizzatori si sono impegnati a fare il
possibile per l'anno futuro a cercare di inserirli previa
sistemazione della strada, tranne un percorso, non ricordo adesso
con esattezza quanti chilometri, perché non potrà mai rispecchiare
i parametri di sicurezza, però, per tutto il resto, si cercherà
l'anno prossimo di inserirli. Il motivo, quindi, dell'esclusione,
affinché l'Aula lo conosca, era solo esclusivamente dettato da
motivi di sicurezza perché non avevano più le strade i requisiti di
sicurezza previsti dall'odierna normativa.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Sunseri per
dichiararsi soddisfatto o meno della risposta dell'Assessore.
SUNSERI. Mi dichiaro soddisfatto.
PRESIDENTE. Si passa all'interpellanza n. 52 Presunte
irregolarità nel bando/corso per Guide
Vulcanologiche , a firma degli onorevoli Foti ed altri.
Ne do lettura:
«Al Presidente della Regione e all' Assessore per il turismo, lo
sport e lo spettacolo, premesso che:
il Collegio Regionale delle Guide Alpine e vulcanologiche della
Sicilia è stato istituito con la legge regionale 6 Aprile 1996 n.
28 art. 11, disciplinato dalla legge nazionale 2 Gennaio 1989 n. 6
art. 13, come organo di autodisciplina della professione;
spetta al Collegio la tenuta dell'albo professionale delle Guide
Alpine, aspiranti Guide alpine e delle Guide Vulcanologiche, esso,
inoltre, ha il dovere di vigilare sulle regole della deontologia
professionale, applicare le sanzioni disciplinari, mantenere i
rapporti con gli altri ordini professionali di Guide Alpine e dare
parere ove richiesto alla Regione ed alle autorità amministrative
sulle questioni che interessano la disciplina della professione e
l'attività delle guide;
il collegio, altresì, ha il compito di organizzare ogni 3 anni i
corsi di aggiornamento professionale e ai sensi dell'art. 18 della
I.r. n. 28 del 6 Aprile 1996, avvalendosi della commissione tecnica
nazionale, i corsi di formazione professionale;
visto che:
nel corso del 2016 e del 2017 sono stati emanati due successivi
bandi/corsi per il conseguimento dell'abilitazione alla professione
di Guida Vulcanologica;
i bandi sono stati redatti dall'assessorato regionale al Turismo,
l'ultimo dei quali con D.A. n.14 del 09/06/2017/, in collaborazione
con il Collegio regionale delle Guide alpine e Vulcanologiche della
Sicilia;
i bandi prevedevano prove preselettive e un successivo corso di
abilitazione professionale;
il corso ha lo scopo di formare le Guide Vulcanologiche abilitate
all'accompagnamento di turisti e visitatori sui vulcani, Etna e
Stromboli, con l'esclusione di percorsi in zone rocciose,
ghiacciai, terreni innevati o che richiedano comunque l'uso di
corda, piccozza e ramponi;
appreso che:
le prove da sostenere per accedere al corso da 456 ore, che ha un
costo di settemila e 400 euro per ciascun iscritto, consistevano
in: una prova pratica, un test di resistenza fisica condotto
sull'Etna; una prova teorica; un quiz sulla conoscenza
dell'ambiente vulcanico basato su discipline come vulcanologia,
botanica, zoologia; infine, un colloquio orale con la commissione
esaminatrice, composta da guide alpine professioniste provenienti
da Collegi del nord Italia e da una guida in rappresentanza del
Collegio siciliano;
a quanto risulta agli scriventi, ebbene, sono state segnalate,
anche attraverso una denuncia alla Procura della Repubblica,
diverse irregolarità e criticità, le quali avrebbero viziato sia le
prove preselettive che l'esito finale del test di resistenza fisica
in montagna, che si pone come una prima fase cui segue la prova
mediante quiz;
l'esito della prova, secondo quanto riportato dagli organi di
stampa e sulla base della predetta denuncia alla Magistratura,
sarebbe infatti stato alterato e si pone il dubbio dell'esistenza
di un modus operandi volto ad avvantaggiare persone vicine ai
componenti del consiglio direttivo del Collegio competente a
svolgere le procedure d'esame o di altre guide alpine e
vulcanologiche già abilitate;
considerato che i dubbi su possibili irregolarità e sulla mancanza
di trasparenza e par condicio che riguardano le prove del
Bando/corso, che a tutti gli effetti è da considerare un concorso
pubblico, tra l'altro costato ben 250 euro a ciascuno dei 104
partecipanti all'ultimo bando, non può essere ignorato dal Governo
regionale e, segnatamente, dall'Assessorato che ne ha la
responsabilità;
per conoscere se ritengano opportuno:
intervenire attraverso la costituzione di una Commissione di
Indagine e la sospensione degli esiti delle prove, affinché si
possa far luce sulle circostanze descritte;
prendere i necessari provvedimenti, secondo le proprie prerogative
e competenze, ove si rinvengano le predette irregolarità;
tutto ciò allo scopo di dirimere quei dubbi che gettano pesanti
ombre sull'operato delle nostre Istituzioni e sulla imparzialità
della P.A., a difesa dei diritti e delle legittime aspettative di
tutti i cittadini siciliani». (52)
Ha facoltà di parlare l'onorevole Foti per illustrare
l'interpellanza.
FOTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, la
situazione che viene descritta nel testo è stato anche oggetto di
numerosi articoli di stampa, sono sopravvenute, immagino, altre
iniziative dal 17 maggio, però, desidererei sapere dall'assessore
se in effetti queste irregolarità presunte e dimostrate, non siano
il presupposto affinché si possa ripetere, quanto meno, la prova
pratica di questo orientamento che bisognava fare per avere il
tesserino di guida.
Le lamentele sono state numerose, per questa vicenda come per
altre, quando si evidenzia un'irregolarità nelle prove di esame,
ossia diventa veramente forte il dubbio, al di là delle iniziative
che la Magistratura deve prendere nelle sue sedi, ritengo che la
politica regionale, gli assessorati debbano prendere una posizione
e assumere delle scelte, quindi, sentiamo cosa ci dice l'assessore.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'assessore Pappalardo per
rispondere all'interpellanza.
PAPPALARDO, assessore per il turismo, lo sport e lo spettacolo.
Riguardo a questa interpellanza n. 52 dell'onorevole Foti ed altri,
si ci sono ovviamente delle novità rispetto a quando è stata posta
in essere questa interpellanza che descrivo velocemente. Poi potrò
fornire magari più dettagli.
Sono stati presentati due ricordi al Tar, con presunte
irregolarità, ovviamente, è stata fatta un'analisi se non altro
perché abbiamo dovuto fornire all'Avvocatura dello Stato gli
elementi utili per un'eventuale difesa. Cito solo gli elementi
principe: Mancata verifica dell'identità dei concorrenti , questo
non risulta essere veritiero in quanto l'assegnazione del pettorale
in data 2 giugno 2018 è stata verificata attraverso le fotocopie
dei documenti di identità che gli stessi avevano già fornito.
Utilizzo di una cartina IGM non aggiornata , in realtà la cartina
utilizzata è uno a venticinquemila dell'Istituto geografico
militare che è stata utilizzata e attualmente non vi sono altre
cartine più aggiornate di queste, non esistono.
Identificazione dei concorrenti alla partenza . Anche qui risulta
e abbiamo verificato interpellando diverse persone che è stata
verificata attraverso fotocopie di documenti di identità persona
per persona.
Calcolo delle coordinate poi, in particolare, del ceck-point che
viene citato, questo è stato quello che effettivamente è stato
riportato sugli organi di stampa.
E' una cosa un po' tecnica, il bando prevedeva che per
l'identificazione del ceck-point, potessero essere usati
esclusivamente due strumenti: la bussola tradizionale e lo
scalimetro; l'approssimazione di questi due strumenti - è nota
magari a chi li ha utilizzati - dà una differenziazione in metri
rispetto a un punto, che è una cosa normale. Chiaramente se si
utilizza un Gps si è più precisi ma il bando prevedeva la non
possibilità dell'utilizzo del Gps. E' ovvio che chi è andato il
giorno dopo o dopo una settimana e ha verificato con il Gps, ha
potuto fare una verifica al metro, ma questo era vietato dal bando,
magari chi ha eccepito questo non lo sapeva.
Per quanto verificato dall'assessorato e dall'approfondimento
acquisito direttamente dalla Commissione non sono emersi elementi
tali da giustificare l'istituzione di una commissione di indagine e
la relativa sospensione degli esiti delle prove.
Preciso inoltre che il Tar Sicilia - Sezione di Catania, con
ordinanza n. 421/2018, in data 9.7.2018, quindi, data successiva
all'interpellanza, ha rigettato la domanda di sospensione.
Conseguentemente, a questo la Commissione d'esame ha completato
tutte le procedure inerenti la selezione per l'ammissione al corso
di abilitazione alla professione di guida vulcanologica e, infine,
il 17.9.2018 il Collegio regionale delle guide alpine e
vulcanologiche ha trasmesso l'elenco degli abilitati a seguito di
questo corso e, da pochi giorni, si è provveduto alla regolare
iscrizione all'Albo regionale delle guide vulcanologiche.
Quindi, il mio tutto l'iter è terminato e il problema oggi risulta
inesistente.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Foti per dichiararsi
soddisfatta o meno della risposta dell'Assessore.
FOTI. Mi ritengo soddisfatta.
Parere, ai sensi dell'art. 41 ter, comma 3, dello Statuto
siciliano, sul progetto di legge costituzionale n. A.S. 29
Modifiche agli statuti delle regioni ad autonomia speciale,
concernenti la procedura per la modificazione degli statuti
medesimi.
PRESIDENTE. Si passa al III punto dell'ordine del giorno: Parere,
ai sensi dell'art. 41 ter, comma 3, dello Statuto siciliano, sul
progetto di legge costituzionale n. A.S. 29 Modifiche agli statuti
delle regioni ad autonomia speciale, concernenti la procedura per
la modificazione degli statuti medesimi.
Invito i componenti la Commissione «Statuto e materia statutaria»
a prendere posto nei banchi della Commissione.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Amata, per svolgere
la relazione.
AMATA, presidente della Commissione e relatore. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, la Commissione speciale per la revisione dello
Statuto della Regione e per l'esame dei disegni di legge in materia
statutaria nella seduta n. 5 del 19 settembre 2018 ha esaminato il
disegno di legge costituzionale A.S. n. 29, di iniziativa di alcuni
senatori, trasmesso, appunto, dal Senato della Repubblica
all'Assemblea regionale siciliana per l'espressione del parere, ai
sensi dell'articolo 41 ter, comma 3, dello Statuto della Regione.
Il disegno di legge n. 29 non riguarda soltanto la Regione
siciliana ma, si compone di diversi articoli nei quali si propone
la modifica delle disposizioni dei diversi Statuti speciali
concernenti la procedura di revisione statutaria.
All'articolo 1, di competenza dell'Assemblea regionale siciliana,
si propone la modifica dell'articolo 41 ter dello Statuto della
Regione siciliana, riguardante la procedura di revisione dello
stesso Statuto siciliano, introdotto dalla legge costituzionale n.
2 del 2001.
Nella proposta di revisione, di cui qui ci occupiamo, si intende
sostituire la previsione contenuta nel comma 3, dell'articolo 41-
ter, relativa alla comunicazione dei progetti di modificazione
statutaria all'Assemblea regionale e al parere che quest'ultima
deve rendere entro due mesi con un diverso procedimento. In
sintesi, si propone che i progetti di legge costituzionale, aventi
ad oggetto modifiche dello Statuto, possano essere approvati previa
intesa con l'Assemblea regionale siciliana.
Nel disegno di legge n. 29, si fa riferimento, in particolare,
alla possibilità dell'Assemblea di esprimere il proprio diniego
entro tre mesi dalla trasmissione del testo e si abilitano le
camere a procedere all'adozione della legge costituzionale se,
entro tale termine, non sia stato deliberato il diniego.
Pare, inoltre, opportuno segnalare la presenza di un alto quorum
richiesto per la manifestazione di assenso o diniego da parte
dell'Assemblea regionale, parliamo di una maggioranza dei 2/3
dell'Aula.
La previsione di una così ampia maggioranza intende,
evidentemente, costituire una garanzia di forte condivisione delle
ipotesi di modifica statutaria che sarebbero, in tal modo,
sottratte alla volontà di maggioranze politiche contingenti.
Segnaliamo che non si tratta della prima volta in cui la nostra
Assemblea legislativa viene chiamata ad esprimersi su disegni di
legge costituzionali concernenti il procedimento di revisione
statutaria. In particolare, nella passata legislatura, l'Assemblea,
nella seduta n. 87 del 30 ottobre 2013, aveva espresso parere
favorevole sul disegno di legge A.S.n. 42 di identico contenuto,
poi si interruppe la procedura a Roma e non andò oltre.
Si ritiene, dunque, che l'Assemblea debba esprimere parere
favorevole sul disegno di legge costituzionale n. 29, secondo la
proposta di parere elaborata dalla Commissione.
PRESIDENTE. Comunico che sono iscritti a parlare gli onorevoli Lo
Curto, Figuccia, Caronia.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Figuccia.
FIGUCCIA. Grazie, signor Presidente, tanto, comunque, avevamo
molti argomenti in comune che, sicuramente, poi riprenderà anche
l'onorevole Caronia, ma, d'altra parte, in linea anche con le cose
che dirà il Capogruppo dell'UDC, l'onorevole Lo Curto.
Assolutamente, per carità diciamo, un disegno di legge che
finalmente, dopo qualche mese di lavori da parte della Commissione
Statuto', arriva in Aula.
Un disegno di legge che prende spunto, - non so se i colleghi
hanno avuto modo di verificarlo - , da una nota che arriva da tre
senatori - ora, io non vorrei sbagliare la pronuncia non essendo io
di origine tedesche e nemmeno sud-tirolesi - sono il senatore
Steger, il senatore Unterberger, del Süd Tiroler Volkspartei, che
difendono la loro autonomia, con orgoglio così come alcuni
parlamentari vorrebbero, e non solo, anche esponenti del Governo
vorrebbero fare in Sicilia, i quali, però, si trovano, signor
Presidente e Vicepresidente della Regione, a parlare di autonomia,
di specificità statutarie prendendo spunto da una nota che arriva
dal Trentino Alto Adige.
Bene Ma, io mi chiedo quando ci sarà spazio per parlare di
defiscalizzazione della benzina? Quando ci sarà spazio per parlare
di Zone ed economie speciali? Quando ci sarà spazio per parlare di
quel progetto di modifica dell'articolo 38 dello Statuto, che fa
riferimento, ad esempio, all'inserimento del principio di
insularità?
Oggi, per un giovane siciliano, spostarsi in una qualunque
capitale italiana o europea ha dei costi enormi, perché spostarsi
in aereo, in treno o in nave ha dei costi enormi, con carenze
infrastrutturali che sono, ovviamente, ascrivibili all'insularità
della nostra regione. Con carenze infrastrutturali, che si sono
accumulate negli anni. Con carenze infrastrutturali che mortificano
non solo i viaggi, al fine lavorativo, ma che, talvolta,
coinvolgono anche quelle tante persone che sono costrette ad andar
via dalla Sicilia per questioni sanitarie.
Ecco, io vorrei che questi fossero i temi che la Commissione
Statuto' - che ringrazio per aver portato questa norma - portasse
in quest'Aula Vorrei che ci fosse un maggiore spazio per un
dibattito di questo tipo e che non ci si limitasse soltanto .
PRESIDENTE. Vogliamo ascoltare l'onorevole Figuccia, per favore?
FIGUCCIA. Grazie, Presidente. E che non ci si limitasse soltanto a
delle norme che rinviano da due e a tre mesi i tempi perché
l'Assemblea si possa esprimere. Detto questo, signor Presidente,
c'è una richiesta legata alla calendarizzazione di alcuni strumenti
che favoriranno l'inserimento del principio di insularità.
Il capo gruppo dell'UDC, l'onorevole Lo Curto, meglio di me sta
seguendo, insieme anche agli altri Capigruppo, l'iter di questa
norma. Chiediamo, però, che questa norma possa aver luce insieme al
referendum che, alla fine, possa portare all'inserimento,
all'interno dello Statuto attraverso la modifica dell'articolo 38,
di questo benedetto principio di insularità.
Per il resto, ben venga anche questa modifica, che viene proposta
dalla Commissione Statuto', ma cerchiamo un momento di
concentrarci sulle priorità, perché i siciliani aspettano che
posizioni chiare e decise vengano prese attorno a questi temi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Compagnone. Ne ha
facoltà.
COMPAGNONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a chiarimento
della problematica: questo articolo in realtà è stato nel passato
più volte riproposto e più volte non è andato avanti.
In realtà credo che sia migliorativo per la Sicilia e per le
Regioni a Statuto speciale. Ed è migliorativo perché il D.D.L.
prevede che ogni progetto di modifica di uno Statuto speciale
approvato dalla Camera dei Deputati o dal Senato della Repubblica
siano trasmessi al Consiglio regionale per l'espressione
dell'intesa, cioè significa che a monte di tutto ci deve essere
un'intesa tra lo Stato e la Regione. Intesa che in realtà finora,
per com'è attualmente la norma, non prevede l'intesa ma,
eventualmente, può essere già quindi una modifica di un atto
costituzionale può di fatto essere fatta dal Governo senza la
preventiva intesa con il Governo regionale.
Su questa norma anche io ho avuto le stesse perplessità che state
avendo voi, perché il dubbio da dove nasce? Che se domani il
Governo nazionale potesse, per esempio, immaginare di abolire
l'articolo 37 del nostro Statuto, -noi eravamo inermi perché tu
entro tre mesi devi dare il consenso e lo devi dare con 2/3 oppure
ti dovresti opporre con 2/3, giusto? Quindi la perplessità l'ho
avuta anch'io, però, ragionando bene questa norma adesso è
migliorativa nei nostri confronti, tutela di più la Regione
siciliana perché con l'attuale sistema il Governo lo può fare
PRESIDENTE. Onorevole Compagnone, si rivolga alla Presidenza.
COMPAGNONE. Sì, scusi. Il Governo può abolire, per esempio, un
nostro articolo e se noi non lo blocchiamo con la maggioranza
semplice, lo possono fare, perché in ogni caso noi non possiamo
bloccarlo perché non c'è l'intesa preventiva. Mentre adesso con
questa norma ci deve essere l'intesa Stato-Regione, quindi per noi
è certamente migliorativa.
Io potrei, invece, eccepire - sarebbe l'ideale per noi - se
anziché essere approvato con i 2/3 della maggioranza, sarebbe
auspicabile per esempio una maggioranza dei componenti, per cui io
proporrei, visto che non è emendabile, è approvato o non approvato,
io proporrei di approvare il disegno di legge, ma di accompagnare
questa approvazione con un auspicio che il Governo nazionale
modifichi anziché con l'approvazione dei 2/3, a maggioranza dei
componenti.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Caronia. Ne ha
facoltà.
CARONIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei anche
capire come bisogna prenotarsi perché mi ero prenotata all'inizio
ma purtroppo sono arrivata in coda.
Ad ogni buon conto, penso che i colleghi che mi hanno preceduto
hanno effettivamente, almeno il collega Compagnone, ma anche il
collega Figuccia, in qualche modo interpretato quello che era il
significato del mio intervento.
Io devo dire che facendo parte della Commissione Statuto' avevamo
guardato probabilmente con superficialità, personalmente
sicuramente l'avevo vista in maniere positiva, una proposta di
legge che arriva dal Governo nazionale con la quale in qualche modo
sembrava essere immaginato uno strumento a tutela della nostra
autonomia e quindi dello Statuto.
Rileggendo con attenzione la norma che viene modificata, in
realtà, questa paventata miglioria, secondo me, non si rende
effettiva poiché anche dalla relazione quando l'onorevole Amata
poc'anzi, appunto, diceva che in qualche modo avendo aumentato il
numero dei componenti che devono votare in Aula, quindi la
maggioranza da semplice diventa una maggioranza qualificata con 2/3
dei deputati, il parere che viene richiesto non è soltanto per una
manifestazione di diniego e di assenso, ma soltanto per il diniego.
Il che significa che qualora fossero passati i tre mesi e questa
maggioranza qualificata non riuscisse a concretizzarsi in Aula, di
fatto lo Statuto sarebbe modificato senza che, praticamente, il
Parlamento si possa esprimere. Io ritengo che questa diventa una
opzione non utile per il nostro Parlamento.
E' chiaro che questo al netto di quello che sono le compagini
governative che in questo momento si trovano al Parlamento
nazionale, io ritengo che diventi uno strumento pericoloso, anche
alla luce del fatto che non dobbiamo nascondere a noi stessi che la
difficoltà per questa Aula di trovare ampie maggioranze che
convergano su alcuni punti, hanno messo più volte in difficoltà
anche la maggioranza di questo Governo, per cui ritengo che possa
diventare pericoloso avere la necessità di due terzi dell'Aula
concorde nel fermare una possibile modifica dello Statuto che,
attenzione, potrebbe anche riguardare aspetti nodali e focali del
nostro Statuto, a partire dagli articoli 36, 37, che riguardano i
tributi, quindi aspetti finanziari che costituiscono la vera
essenza dell'autonomia della nostra Regione.
Pertanto, io ritengo che questa norma probabilmente possa avere
una logica per le altre regioni per le quali viene proposto perché
l'articolo 1 riguarda la Sicilia ma poi abbiamo quelle che
riguardano la regione Valle d'Aosta, poi abbiamo anche il Friuli
Venezia Giulia, in realtà dove, probabilmente, la compagine
partitica di quelle aree consente una decisione quasi granitica
delle Assemblee e quindi una maggiore facilità ad individuare una
ampia maggioranza che si schieri per un dissenso rispetto a una
modifica dello Statuto.
Ad oggi questa maggioranza e questa Assemblea ritengo che potrebbe
avere delle difficoltà.
Pertanto, ritengo dannoso e pericoloso l'utilizzo di uno
strumento come questo, quindi annuncio il mio parere contrario alla
votazione di questo disegno di legge perché - ripeto - ad una
prima lettura mi sembrava una garanzia a baluardo della nostra
Autonomia, ma con una attenta valutazione ritengo che possa
diventare, invece, un pericolo per cui ritornare alla norma così
come era, che assegnava due mesi e maggioranza qualificata la
possibilità di modificare lo Statuto, ritengo che sia di maggiore
garanzia rispetto a questa modifica, quindi annunciando sin da ora
il mio intervento per il prossimo disegno di legge, Presidente,
giusto perché magari è complicato comunicare, annuncio il mio
parere contrario.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Lo Curto. Ne ha
facoltà.
LO CURTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi intanto vorrei
riallacciarmi al ragionamento che faceva la collega, a cui chiedo
scusa se parlavamo poco fa, purtroppo, vicino a questo banco, ma
discutevamo, in maniera anche, in modo molto complesso, le
difficoltà di capire ed interpretare con estrema chiarezza e con
linearità il senso di questo disegno di legge per il quale ci viene
richiesto parere.
Una cosa è evidente, intanto, che il tema dell'Autonomia e delle
autonomie delle varie regioni che sono a statuto speciale, comprese
anche quella delle provincie autonome, è un tema centrale nel
dibattito politico a livello nazionale, e proprio per questo,
signor Presidente, così come ha detto il collega Figuccia,
firmatario insieme a me, sia del D.D.L. per la legge voto, ma anche
della proposta referendaria sul tema, questo tema deve essere
oggetto di un dibattito d'Aula aperto, al confronto e alla chiara
condivisione; voglio proprio credere, da parte di tutte le forze
politiche, perché se questo disegno di legge nasce da tre deputati
che sono, ma neanche deputati, credo che siano anche consiglieri
delle province autonome, ecco significa, e il Governo lo attenziona
tanto da farne oggetto di una legge per la quale viene richiesto
parere, bene, significa che il livello di attenzione è quanto mai
altissimo e noi che siamo siciliani, pur nulla volendo togliere
naturalmente alla competenza e all'attenzione con la quale la
Commissione Statuto' ha proceduto nell'esame di questo disegno di
legge, io ritengo che sia più opportuno, adesso, su questo disegno
di legge, signor Presidente, chiedere una Conferenza dei Presidenti
dei Gruppi parlamentari, quindi, sospenderne la trattazione,
chiedere anche l'autorevole presenza di due emeriti
costituzionalisti, perché a mio giudizio vengano fugati i dubbi di
qualsivoglia natura che sono sorti a noi nel dibattito informale
dentro quest'Aula, così come è emerso anche dalle parole
dell'onorevole Caronia, questa perplessità rispetto a maggioranza
qualificata o maggioranza semplice.
Peraltro, l'Assessore diceva che poiché il parere da parte delle
Assemblee elettive può non essere in nessun conto tenuto in
considerazione, ancorché negativamente espresso nel caso di
modifica delle norme statutarie, potrebbe come dice l'Assessore,
invece, determinarsi che a seguito delle intese e quindi del parere
favorevole a questo disegno di legge, si possa avere un livello di
interlocuzione con il Governo più favorevole o, quantomeno,
sicuramente più conducente.
Ad ogni buon fine, signor Presidente, proprio perché noi non siamo
costituzionalisti siamo soltanto dei legislatori che certamente ci
avvaliamo dei nostri uffici, degli esperti che abbiamo nei nostri
uffici ma, indubbiamente, avere il parere di due costituzionalisti,
anche tre, nel merito, secondo il mio modesto parere sarebbe anche
dirimente.
Concludo, signor Presidente, con una nota che voglio anche
riferire a tutta l'Aula, non ho chiesto al Presidente
dell'Assemblea e alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari di calendarizzare la proposta di referendum sugli
svantaggi derivanti alla condizione di insularità della quale non
intendo parlare perché, tra l'altro, l'onorevole Figuccia ha anche
molto ben evidenziato le questioni, perché ritengo di dover fare
un'azione di lobbying istituzionale corretta ma adeguata rispetto
alla complessità del tema e sarà mia preoccupazione parlare con i
Capigruppo, non per mettere un disegno di legge o una proposta di
referendum all'attenzione di questa Assemblea in una qualunque
giornata dove ci sono tre o quattro disegni di legge insieme a
interrogazioni e interpellanze ma dobbiamo dedicare la massima
attenzione su questa proposta referendaria sulla quale insisto e
insisterò, veramente con grande determinazione, perché su questi
temi si gioca il futuro dei nostri giovani, il futuro delle
imprese, delle famiglie, le persone disabili, di coloro i quali
sono, come tutti noi, vittime di svantaggio dal vivere in un'Isola
che certamente è distante dal continente e anche dai centri di
potere e di decisione.
Detto questo, signor Presidente, la ringrazio e porrei ai voti la
mia proposta, quella di rimettere ad una prossima Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari l'esame di questo disegno di
legge con la presenza di due o tre costituzionalisti.
PRESIDENTE. Volevo ricordare ai colleghi che sono più volte
intervenuti su questioni di termini che il Parlamento ha uno
strumento che è la Commissione Statuto' la quale può audire tutti
i professori che ritiene necessari, predisporre i disegni di legge
ed attivarsi in questo senso.
Credo che ci sia una Commissione Statuto' quindi non c'è bisogno
di fare convocazione di Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari.
ARMAO, assessore per l'economia. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ARMAO, assessore per l'economia. Ringrazio gli onorevoli
parlamentari che hanno sottolineato la rilevanza di questa
proposta.
La proposta dei senatori è una proposta che mira a rafforzare
l'autonomia regionale, questo solo per offrire un contributo di
approfondimento, si rafforza l'autonomia regionale perché passiamo
dal vecchio regime giuridico incentrato sul mero parere al regime
giuridico dell'intesa.
Io vorrei sottolineare, rispetto a quanto è stato evidenziato, che
allo stato le Regioni a Statuto ordinario ai sensi dell'articolo
116, ultimo comma, cioè quello che in questo momento è invocato
dalla Lombardia, dal Veneto, dall'Emilia Romagna hanno diritto ad
esprimere l'intesa sulla modifica dei propri statuti; le regioni a
Statuto speciale, paradossalmente, esprimono semplicemente un
parere e ciò indipendentemente dal numero dei parlamentari che
esprimono il loro assenso o dissenso, sicché si potrebbe verificare
la singolare ipotesi che una modifica statutaria decisa a livello
parlamentare nazionale arrivi a Palermo, l'Assemblea vota
all'unanimità in modo contrario, ma trattandosi di un mero parere
non determinerà alcuna incidenza sul percorso decisionale del
Parlamento.
La dottrina ha evidenziato in merito la questione chiedendosi chi
è il dominus del procedimento modificativo degli statuti ed ha
concluso, allo stato delle norme, che il dominus è il Parlamento.
Alcuni dei parlamentari presenti, oltre alla notazione di cui
all'articolo 116 che ho richiamato, ricorderanno che
quest'Assemblea, due legislature fa, - il Presidente Di Mauro lo
ricorderà certamente - fu chiamata ad esprimersi su una modifica
statutaria che ottenne il parere contrario di questa Assemblea, ed
era la modifica statutaria che prevedeva lo scioglimento
dell'Assemblea in caso di dimissioni, morte o sfiducia del
Presidente della Regione.
Ebbene, il Parlamento si espresse in modo contrario, il Parlamento
nazionale per un periodo proseguì l'attività ed uno dei temi del
dibattito durante l'esame della proposta di modifica dello Statuto
in Parlamento fu proprio ma come si può andare avanti contro la
volontà dell'Assemblea regionale', ma si trattava di una questione
tutta politica poiché non c'era un profilo giuridico costituzionale
che impedisse al Parlamento di andare avanti, poi quella vicenda
finì come doveva finire ma si sarebbe potuta verificare l'ipotesi
che il Parlamento approvasse una modifica statutaria contro la
volontà della Regione.
Con questa norma, che è proposta dai senatori del Trentino Alto
Adige, invece, non solo si ripristina un'equipollenza tra le
regioni ordinarie e le regioni a statuto speciale, oggi trattate in
modo deteriore rispetto all'articolo 116, ma in più si dà la
possibilità all'Assemblea di intervenire direttamente nel processo
decisionale del Parlamento nazionale inibendone la prosecuzione nel
caso in cui attraverso il quorum specifico si neghi l'intesa alla
modifica dello Statuto.
Quindi, fermo restando che tutti gli approfondimenti saranno
opportuni, però mi pare chiaro l'apporto positivo, innovativo e di
tutela dell'autonomia speciale della Regione che viene introdotto
attraverso la modifica che si propone.
PRESIDENTE. Sono iscritti a parlare gli onorevoli Cappello, Aricò,
Cancelleri e Lupo. Se nessun altro chiede di parlare, le iscrizioni
a parlare sono chiuse.
CAPPELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori,
cittadini, certamente la materia sulla quale oggi siamo chiamati ad
esprimere un parere è una materia molto delicata che ha animato
intere stagioni di campagne elettorali e soprattutto ha visto tanti
intellettuali, protagonisti anche della scena politica, agitare lo
spettro dello Statuto, della sua abolizione, della sua riforma e
via dicendo.
Capisco anche che esprimere un parere su questa materia è, come
dire, un impegno ed una responsabilità non indifferente per cui
sono certo che i colleghi avranno modo di avanzare le proprie
riflessioni o, nel senso più positivo del termine, o in quello
negativo.
Una cosa però, signor Presidente, è certa: in questo momento noi
stiamo esaminando una proposta di modifica dello Statuto secondo
quanto è previsto dalla formulazione attuale dell'articolo 41 ter,
pertanto l'iniziativa in questo momento è del Parlamento nazionale,
ci viene proposta da alcuni, credo, deputati o senatori trentini e
su questo l'Assemblea, entro due mesi, è chiamata ad esprimere un
parere.
Se questi due mesi dovessero decorrere senza che l'Assemblea
esprima un parere, allora in quel caso il parere si dà per espresso
in maniera positiva, invece con la nuova formulazione
sostanzialmente si introduce un elemento di novità che è quello che
impegnerebbe il Parlamento regionale siciliano su un progetto di
intesa e quindi tecnicamente lo Stato non sarebbe più legittimato a
legiferare o a proporre delle modifiche dello Statuto in modo
unilaterale ma tecnicamente dovrebbe avvenire un'intesa fra il
Governo della Regione e il Governo nazionale o comunque il progetto
di modifica proposto dal Parlamento o dal Governo dovrebbe essere
sottoposto ad un progetto di intesa sul quale l'Assemblea regionale
siciliana dovrebbe esprimersi.
Signor Presidente, se questa norma divenisse legge costituzionale
e quindi modificasse lo Statuto della Regione siciliana e gli altri
statuti di cui si propone praticamente la modifica, da un lato
quindi rivoluzioneremo il modo di concepire le modifiche dello
Statuto stesso, perché non sarebbe più prerogativa unilaterale da
parte dello Stato ma lo Stato dovrebbe essere costretto a
raggiungere un'intesa con la Regione siciliana.
Dall'altro l'unico dubbio è il rapporto fra il Parlamento
regionale siciliano e il Governo che comunque continuerebbe a
mantenere la potestà di chiedere al Governo un'intesa sulla
modifica dello Statuto.
I due terzi - se è vero che coinvolgerebbero quella minoranza che
non rappresenta la maggioranza che sostiene il Governo - dovrebbe
essere coinvolta quindi per il diniego allo stesso tempo renderebbe
più difficile delegare una proposta di intesa formula dal Governo
attuale sia a Roma che a Palermo.
Questo è l'unico dubbio perché anche in questo caso una
maggioranza a Roma e una maggioranza a Palermo potrebbe
determinare, sulla scorta di un'intesa che necessiterebbe dei due
terzi per il diniego, una proposta di modifica che politicamente
sarebbe, rispetto alle minoranze, unilaterale.
CANCELLERI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANCELLERI. Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi,
credo che questo sia un argomento molto interessante e onestamente
arrivare in Aula e trovarselo su un piatto cotto e prontissimo da
mangiare non mi pare una cosa rispettosa anche perché andiamo a
modificare una parte.
PRESIDENTE. Onorevole Cancelleri, c'è una Commissione Statuto che
lavora da qualche giorno. Il Movimento Cinque Stelle ha i suoi
componenti in Commissione. Dire a chi ascolta che stiamo facendo
una sorpresa, non mi pare il caso.
CANCELLERI. Signor Presidente, non avevo nessun tono polemico né
nei suoi confronti né nei confronti della Commissione. Volevo
semplicemente dire che, al di là della Commissione e dei lavori
fatti già da qualche giorno, il tema è abbastanza interessante.
Abbiamo data di scadenza entro il quale esprimere questo parere,
che mi pare sarà il 10 ottobre. Visto e considerato che oggi è 26
settembre, se rimandiamo l'espressione del parere di questa
Assemblea regionale alla prossima settimana facciamo cosa gradita a
tutti gli altri che non sono componenti di quella Commissione per
consentire di fare approfondimenti, per sentire qualche
costituzionalista, per sentire qualcuno che vuole tutelare
maggiormente lo Statuto.
Sa qual è il problema? Se da un lato mi convincono le parole di
chi è intervenuto fino ad oggi, dicendo che passiamo da un semplice
parere all'espressione di un diniego vincolante su un'intesa -
questa cosa mi convince.
Dall'altro lato però non vorrei che finisse che per mettere
insieme i due terzi in una situazione estremamente frammentata
politicamente diventi talmente difficile che da Roma possano
cambiare lo Statuto siciliano come gli pare e piace.
Siccome è importante, dico una cosa. Vediamo di ragionarci un
attimo su, non c'è fretta di esprimerci oggi. Rinviamo alla
prossima settimana - glielo chiedo da componente di quest'Assemblea
- se è possibile e se gli altri colleghi sono disposti a rinviare
alla prossima settimana, lo rimettiamo all'ordine del giorno
martedì, mercoledì lo deciderà la Presidenza dell'Assemblea e ci
determineremo.
Le chiedo questo per fare degli approfondimenti e per confrontarci
perché credo si tratti di un tema importante.
PRESIDENTE. La Presidenza intende ascoltare anche gli onorevoli
Aricò e Lupo.
Si metterà ai voti, onorevole Cancelleri, la sua proposta. Tenga
conto che il Parlamento nazionale nel 2000 ha cambiato il sistema
elettorale senza dare alcun conto all'Assemblea regionale.
ARICO'. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Dopo ha facoltà di parlare l'onorevole
Lupo, e abbiamo chiuso gli interventi.
ARICO'. Signor Presidente, onorevoli colleghi, riparto dalla sua
ultima frase, quando nel 2000 il Parlamento nazionale modificò la
norma dell'elezione diretta del presidente della Regione. Ma
ricordo anche - io ero un giovane consigliere provinciale - che
quella proposta era stata ben accettata dal Parlamento regionale.
Qua c'è un problema di carattere politico, signor Presidente e mi
sorprende il fatto che il vice Presidente, onorevole Cancelleri,
dica stupefatto di questo disegno di legge quando ci arriva dal
Senato, in cui il Gruppo parlamentare più numeroso è quello proprio
dei 5 Stelle, quando ha numerosi componenti all'interno di quella
commissione. Ma alcune riflessioni che i colleghi prima di me hanno
rilevato esistono, perché mi convince la tesi del vice Presidente
della Regione, prof. Armao che sostiene che l'intesa sia un
meccanismo più forte per bloccare una modifica dello Statuto che i
siciliani e che al parlamento che li rappresenta dell'Assemblea
regionale non voglia farlo.
Ma oggi lo Statuto è chiaro. Prevede che un parere reso
negativamente a maggioranza dei suoi componenti, quindi ben 36
deputati. Con questa modifica noi accetteremmo, perché dobbiamo
dare soltanto un parere, che dobbiamo essere ben 47 deputati a
bloccare una modifica dello Statuto.
E' anche vero quello che ha detto lei, Presidente e quello che ha
detto l'Assessore Armao, che se il Parlamento nazionale volesse
modificare lo Statuto siciliano lo potrebbe fare anche se tutti i
70 decidessimo di dare parere. Ma è un fatto politico, è un fatto
fortemente politico, e allora noi dobbiamo con forza dare un
segnale a Roma.
A me dispiace che i rappresentanti siciliani, deputati siciliani,
i parlamentari della Camera dei Deputati e del Senato non si siano
opposti ad un quorum così alto, perché se ci fosse stato qualcuno
che avesse invece emendato questo disegno di legge di modifica
costituzionale, mettendo la parola anziché i 2/3 a maggioranza
assoluta dei componenti, probabilmente avrebbero fatto un servizio
ai siciliani e anche agli altri cittadini e agli altri consigli
regionali delle altre quattro regioni a Statuto speciale.
Quindi io ritengo che probabilmente ci dovrebbe essere un
approfondimento, ma siamo qui per votare, per assumerci le nostre
responsabilità. La Commissione Statuto ha lavorato, ha approfondito
l'argomento, ha reso parere favorevole, forse dato al fatto che
ritenesse che l'intesa potesse essere nettamente più forte ad un
parere. Ma storicamente ha ricordato anche l'assessore Armao, al di
là che abbiano una volta su una proposta di modifica dello statuto
continuato a dibatterne in Aula non si è mai avviata una modifica
dello statuto con parere contrario.
Quindi io ritengo che questa cosa debba essere a conoscenza di
tutti i siciliani e ritengo che in questa fase si debba votare
dando parere sfavorevole perché l'aumento del quorum da 36 deputati
a 47 noi non lo vogliamo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lupo. Ne ha facoltà.
Ha chiesto poi di intervenire brevemente l'onorevole Pagana per un
chiarimento.
LUPO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
semplicemente per dire che anch'io ritengo necessario un
approfondimento. Nel merito la proposta è migliorativa, però si
tratta di un parere su modifica di Statuto della Regione, chiediamo
anche noi qualche giorno di tempo, siamo pienamente nel rispetto
dei termini per potere esprimere il parere, credo, gli Uffici
confermeranno, anche martedì prossimo. Ciò anche motivo del fatto
che è noto che il Partito Democratico ha deciso di non partecipare
ai lavori della Commissione Statuto, e quindi riteniamo che
peraltro sia utile anche un coinvolgimento maggiore da parte di
tutti di deputati.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare per un chiarimento l'onorevole
Pagana.
PAGANA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anzitutto volevo
ringraziare l'onorevole Figuccia per il contributo che ha dato al
dibattito oggi in Aula, e ai dibattiti che ci sono stati nelle
scorse settimane in Commissione Statuto.
Ho sentito tante frasi oggi e ci tenevo semplicemente a
specificare una cosa, quella che è arrivata qui è - ai sensi
dell'articolo 41 ter dello Statuto vigente - una proposta di
modificazione dello Statuto da parte del Parlamento nazionale,
quindi noi siamo tenuti, entro 60 giorni, ad esprimere un parere.
Tecnicamente cosa succede? Questo parere formalmente non è
vincolante, nella pratica però può anche accadere che possano non
tenere conto del parere negativo dell'Assemblea Regionale
Siciliana. Questa modifica dello Statuto, seppur migliorabile da
parte delle Camere, permette a questo Parlamento di intervenire non
a fine della discussione riguardo la modifica dello Statuto, ma
permette di intervenire dopo la prima deliberazione delle Camere.
Quindi, se l'Assemblea decide e la Presidenza decide di rinviare la
discussione, se nel frattempo si decide anche di far tornare questo
disegno di legge in Commissione e avviare le audizioni di
costituzionalisti, perché sappiamo che la materia è importante e
per carità sarebbe bello ed auspicabile avere la maggioranza del
Parlamento visto che ad essere modificato è lo Statuto dell'intera
regione, la Commissione è a disposizione.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, tiro un po' le somme di questa
discussione. Mi pare che ci sia una richiesta precisa del Movimento
Cinque Stelle e del Partito Democratico e anche dell'onorevole Lo
Curto, di rinviare la discussione alla Commissione Statuto per un
approfondimento, per le successive audizioni, e dopo che la
Commissione Statuto avrà ultimato i lavori potremmo procedere alla
votazione. Lo manteniamo certamente all'ordine del giorno, non ci
sono da parte della Presidenza preclusioni per questo ulteriore
approfondimento.
Se non sorgono osservazioni, si intende approvato il rinvio in
discussione informale alla Commissione Statuto.
Discussione del disegno di legge «Vendita diretta dei prodotti
agricoli» (nn. 189-94/A)
PRESIDENTE. Si passa al punto IV all'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge .
Si procede con il disegno di legge nn. 189-94/A «Vendita diretta
dei prodotti agricoli», posto al numero 1).
Invito la III Commissione a prendere posto nell'apposito al banco.
Ricordo ai colleghi che il termine per la presentazione degli
emendamenti è già stato fissato per le ore 21.00 di oggi.
Ha facoltà di parlare il Presidente della Commissione e relatore,
onorevole Ragusa per svolgere la relazione.
RAGUSA, presidente della Commissione e relatore. Onorevoli
colleghi, con la riforma della definizione giuridica di
imprenditore agricolo, contenuta nella legge di orientamento e
modernizzazione del settore agricolo (decreto legislativo 18
maggio 2001, n. 228), è stato ridefinito lo statuto dell'impresa
agricola, con l'evidente scopo di abbandonare una concezione
esclusivamente fondiaria del rapporto dell'imprenditore con il
territorio e di superare una visione dell'attività di produzione
agricola finalizzata all' autoconsumo . La nuova formulazione
dell'art. 2135 del codice civile, operata dalla legge di
orientamento, si ispira ad un modello di impresa agricola capace di
guardare al mercato, puntando alla diversificazione e alla
ottimizzazione della produzione di alimenti e contestualmente di
integrare il proprio reddito mediante lo svolgimento di attività di
utilità collettiva , quali la manutenzione territoriale e la
valorizzazione delle peculiarità produttive locali.
Nello specifico, l'art. 1 della legge di orientamento consente
all'imprenditore agricolo di esercitare, oltre alle attività di
coltivazione o allevamento, anche la manipolazione, la
conservazione, la trasformazione, la commercializzazione e la
valorizzazione dei prodotti agricoli, a condizione che dette
attività riguardino prevalentemente i prodotti derivanti dalla
coltivazione del proprio fondo o dall'allevamento dei propri
animali. Inoltre si consente all'imprenditore agricolo di
esercitare attività che prescindono dalla produzione di beni, unico
ambito a cui era riferita l'attività agricola dalla legislazione
antecedente alla legge di orientamento, potendo ora anche fornire
beni o servizi mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature
o risorse normalmente impiegate nell'esercizio della propria
attività.
Come detto, il legislatore ha qualificato come agricole anche le
attività che precedono la commercializzazione dei prodotti
agricoli, purché esercitate dal medesimo imprenditore che li
produce, con la possibilità riconosciuta a quest'ultimo di
integrare la propria produzione con prodotti altrui in misura,
tuttavia, non prevalente. In particolare, il riferimento è alla
manipolazione , conservazione , trasformazione ,
valorizzazione dei prodotti agricoli.
E' evidente che accanto alle ricordate attività, che assumono
rilievo in quanto previste per la prima volta espressamente dal
legislatore come meritevoli di specifica disciplina come attività
agricole, quella che riveste fondamentale importanza nell'ambito
dei nuovi rapporti dell'imprenditore agricolo con il mercato è la
commercializzazione.
In particolare, con il citato art. 1 del decreto legislativo n.
228, oltre alle novità in breve sopra ricordate in termini di
ampliamento del novero delle attività esercitabili
dall'imprenditore agricolo, si è chiarito definitivamente che deve
considerarsi comunque agricola la commercializzazione dei propri
prodotti, effettuata sia direttamente al consumatore sia a
commercianti o industriali trasformatori, poiché realizza il
collegamento con il mercato che è elemento fondamentale
dell'impresa agricola come di tutte le altre imprese.
Ai fini della qualificazione dell'attività di commercializzazione
come agricola è richiesto in primo luogo un collegamento
soggettivo : quindi l'attività deve essere svolta dallo stesso
soggetto già qualificabile come imprenditore agricolo in quanto
svolge in forma di impresa l'attività principale di coltivazione
del fondo, di allevamento di animali o di selvicoltura.
Inoltre si richiede un collegamento aziendale , di carattere
oggettivo, individuato per le attività di manipolazione,
conservazione, trasformazione, commercializzazione e
valorizzazione, nella circostanza che i prodotti provengano
prevalentemente dalla attività agricola principale.
Per effetto di questa nuova definizione, non residuano dubbi sulla
possibilità per l'imprenditore agricolo di poter alienare i propri
prodotti affiancando alla sua produzione aziendale anche prodotti
agricoli acquistati, in forma non prevalente, sul mercato.
Circa il significato da attribuire alla condizione della
prevalenza, stabilita espressamente dalla norma, va affermandosi
una interpretazione (vedi, ad esempio, Circolare ANCI del 25
ottobre 2005 che fornisce indicazioni ai Comuni sull'applicazione
dell'articolo 4 del d.lgs. n. 228 del 2001) nel senso che vi è
prevalenza sulla base di un confronto in termini quantitativi tra i
prodotti ottenuti dall'attività agricola principale ed i prodotti
acquistati da terzi, confronto che potrà effettuarsi solo se
riguarda beni appartenenti allo stesso comparto agronomico. Ove sia
necessario confrontare prodotti appartenenti a comparti diversi, la
condizione della prevalenza andrà verificata in termini
valoristici, ossia confrontando il valore normale dei prodotti
agricoli ottenuti dall'attività agricola principale e il valore dei
prodotti acquistati da terzi.
Nel qualificare come agricola l'attività di commercializzazione,
la legge di orientamento ha voluto introdurre importanti novità
anche nella disciplina dell'attività di vendita diretta dei
prodotti agricoli, così da incentivare quella che a tutti gli
effetti rappresenta un vero esempio di filiera corta e di
rapporto diretto delle imprese agricole con i consumatori.
Con l'art. 4 del decreto legislativo n. 228, infatti, si prevedono
regole innovative in ordine agli aspetti procedurali ed all'ambito
applicativo della disciplina di detta attività, in precedenza
regolata dalla legge 9 febbraio 1963, n. 59 (abrogata dal decreto-
legge n. 112 del 2008, convertito dalla legge n. 133 del 2008).
In sintesi, le principali innovazioni possono così riassumersi:
Possibilità per gli imprenditori agricoli, singoli o associati
di esercitare la vendita diretta dei prodotti provenienti in
misura prevalente dalle rispettive aziende .
Diritto di esercitare la vendita diretta in tutto il territorio
della Repubblica previa comunicazione al Comune.
Possibilità di esercitare la vendita dei prodotti agricoli anche
attraverso la modalità del commercio elettronico .
Estensione della disciplina prevista dall'art. 4 anche alla
vendita di prodotti derivati, ottenuti a seguito di attività di
manipolazione o trasformazione dei prodotti agricoli e zootecnici .
Conferma della specialità della normativa in materia di vendita
diretta, cui continuano a non applicarsi le disposizioni di cui al
d.lgs. 31 marzo 1998, n. 114 sul commercio, salvo che l'ammontare
dei ricavi derivanti dalla vendita dei prodotti non provenienti
dalla rispettive aziende nell'anno solare precedente sia superiore
a 160 mila euro per gli imprenditori individuali ovvero a 4 milioni
di euro per le società .
Il comma 1 del predetto art. 4 indica quali soggetti ammessi ad
esercitare la vendita diretta gli imprenditori agricoli, singoli o
associati, iscritti nel registro delle imprese. Tale formulazione
innova quanto previsto dalla precedente normativa, che consentiva
l'esercizio della vendita diretta ai produttori agricoli ,
individuati nei proprietari di terreni da essi direttamente
condotti o coltivati, i mezzadri, i fittavoli, i coloni, gli
enfiteuti e le loro cooperative o consorzi .
I suddetti imprenditori possono vendere direttamente al dettaglio
i prodotti provenienti in misura prevalente dalle rispettive
aziende, osservate le disposizioni vigenti in materia di igiene e
sanità. Il comma 4 aggiunge che la disciplina sulla vendita diretta
si applica anche nel caso di prodotti derivati, ottenuti a seguito
di attività di manipolazione o trasformazione dei prodotti agricoli
e zootecnici, finalizzate al completo sfruttamento del ciclo
produttivo dell'impresa .
In ordine agli aspetti procedurali, l'art. 4 introduce la previa
comunicazione al posto della prevista autorizzazione comunale.
Rispetto a tale adempimento, prima l'art. 27 del decreto-legge n. 5
del 2012 e successivamente l'art. 30-bis del decreto-legge n. 69
del 2013 hanno introdotto delle importanti novità prevedendo che
La vendita diretta dei prodotti agricoli in forma itinerante è
soggetta a comunicazione al comune del luogo ove ha sede l'azienda
di produzione e può essere effettuata a decorrere dalla data di
invio della medesima comunicazione. Per la vendita diretta
effettuata su superfici all'aperto nell'ambito dell'azienda
agricola, nonché per la vendita esercitata in occasione di sagre,
fiere, manifestazioni a carattere religioso, benefico o politico o
di promozione dei prodotti tipici o locali, non è richiesta la
comunicazione di inizio attività .
Al riguardo, si può sostenere - anche alla luce di quanto
affermato sul punto da ANCI in una circolare di luglio 2012 - che
tale modifica normativa innova l'intera disciplina amministrativa
della vendita diretta.
In particolare, ANCI sostiene che, alla luce della novità
legislativa sopra indicata, la vendita diretta può essere
esercitata:
1) su superfici all'aperto nell'ambito dell'azienda agricola: in
tal caso non occorre alcuna comunicazione all'Amministrazione
comunale;
2) in forma itinerante: in tal caso l'attività può essere iniziata
contestualmente all'invio della comunicazione al Comune del luogo
ove ha sede l'azienda di produzione;
3) in forma non itinerante su aree pubbliche: in tal caso
l'attività può essere iniziata previo invio della comunicazione al
Comune in cui si intende esercitare la vendita; è necessario, in
ogni caso, avere già ottenuto la concessione da parte del Comune
dell'area su cui si intende esercitare l'attività;
4) in locali aperti al pubblico (ivi compresi i locali facenti
parte dell'azienda agricola): in tal caso l'attività può essere
iniziata contestualmente all'invio della comunicazione al Comune
nel cui territorio è ubicato il locale;
5) su aree pubbliche mediante l'utilizzo di un posteggio: in tal
caso l'attività può essere iniziata previa comunicazione al Comune
in cui si intende esercitare la vendita, cui allegare la richiesta
di assegnazione del posteggio, e contestualmente all'assegnazione
del predetto posteggio;
6) con le modalità tipiche del commercio elettronico: in tal caso
l'attività può essere iniziata contestualmente all'invio della
comunicazione al Comune ove ha sede l'azienda di produzione.
Rispetto alla vendita diretta esercitata su superfici all'aperto
nell'ambito dell'azienda agricola, assume particolare rilievo il
chiarimento fornito dal Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali il quale, con nota n. 2855 del 2015,
indirizzata al Ministero dello sviluppo economico e ad ANCI, ha
proposto un'esegesi della normativa in questione consona sia al
tenore letterale della legge, sia allo spirito di modernizzazione
che la caratterizza, sostenendo che non può ritenersi preclusa la
vendita diretta al dettaglio esercitata su aree private esterne
all'azienda agricola e di cui l'impresa agricola abbia la
disponibilità.
In merito alla vendita diretta su aree pubbliche mediante
l'utilizzo di un posteggio, va sottolineato la riformulazione del
comma 15 dell'articolo 28 del citato d.lgs. n. 114 del 1998,
operata dalla legge n. 231 del 2005. In particolare, si dispone che
i Comuni, sulla base delle disposizioni emanate dalle Regioni,
nello stabilire l'ampiezza complessiva delle aree da destinare
all'esercizio dell'attività di commercio su aree pubbliche, nonché
le modalità di assegnazione dei posteggi e la loro superficie,
devono individuare i criteri di assegnazione delle aree riservate,
in misura congrua sul totale, agli imprenditori agricoli che
esercitano la vendita diretta ai sensi dell'articolo 4 del decreto
legislativo 18 maggio 2001, n. 228 .
Peraltro, è importante evidenziare che la disciplina
amministrativa di cui al citato articolo 4 del d.lgs. n. 228 si
pone in termini di specialità rispetto alla normativa generale in
materia di SCIA, di cui all'articolo 19 della legge n. 241 del
1990.
ANCI, nella ricordata circolare di luglio 2012, afferma che la
comunicazione per l'inizio dell'attività di vendita diretta non è
qualificabile quale segnalazione certificata di inizio attività
(SCIA), ponendosi la prima in rapporto di specialità per ragioni di
natura sia soggettiva che oggettiva.
A conferma di quanto sopra evidenziato circa il rapporto di
specialità intercorrente tra la comunicazione di inizio attività e
la SCIA, si segnala quanto previsto dal decreto legislativo n. 222
del 2016, alla tabella A, punto 1.9. Vendita da parte dei
produttori agricoli .
Di rilievo le novità previste dal comma 8 -bis del più volte
ricordato art. 4, come inserito dall'art. 30-bis del decreto-legge
n. 69 del 2013 e successivamente modificato dall'art. 1, comma 499,
della legge n. 205 del 2017, a norma del quale nell'ambito
dell'esercizio della vendita diretta è consentito vendere prodotti
agricoli, anche manipolati e trasformati, già pronti per il
consumo, mediante l'utilizzo di strutture mobili nella
disponibilità dell'impresa agricola anche in modalità itinerante su
aree private o pubbliche, nonché il consumo immediato dei prodotti
oggetto di vendita, tramite l'utilizzazione dei locali e degli
arredi nella disponibilità dell'imprenditore agricolo, con
l'esclusione del servizio assistito di somministrazione e con
l'osservanza delle prescrizioni generali di carattere igienico-
sanitarie (cosiddetta somministrazione non assistita).
Altrettanto rilevante è la previsione contenuta nel comma 8-ter, a
seguito della novella introdotta dal citato art. 30-bis, il quale
recepisce a livello legislativo l'orientamento della giurisprudenza
amministrativa (cfr. sentenza Tar Puglia, 11 novembre 2004, n.
5211) circa la possibilità di svolgere l'attività di vendita
diretta in qualsiasi locale a prescindere dalla destinazione
urbanistica della zona in cui il medesimo è ubicato.
Il comma 7 dell'art. 4, infine, ribadisce la specialità della
disciplina della vendita diretta dei prodotti agricoli rispetto
alla normativa sul commercio. Tale ultima normativa, invece, trova
applicazione, a norma del comma 8 dell'articolo 4 in commento,
nell'ipotesi in cui l'ammontare dei ricavi derivanti dalla vendita
dei prodotti non provenienti dalla propria azienda nell'anno solare
precedente sia superiore a 160 mila euro per gli imprenditori
individuali ovvero a 4 milioni di euro per le società.
In virtù dell'espressa deroga di cui al comma 7, pertanto,
all'esercizio della vendita diretta dei prodotti agricoli non si
applicano le specifiche regole dettate per il commercio
relativamente ai requisiti di accesso all'attività ed alla
programmazione della rete distributiva.
Da ultimo si segnala che la legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge
finanziaria per il 2007), all'articolo 1, comma 1065, ha previsto
l'adozione di un Decreto di natura non regolamentare del Ministro
delle politiche agricole alimentari e forestali finalizzato a
stabilire i requisiti uniformi e gli standard per la realizzazione
dei mercati riservati all'esercizio della vendita diretta da parte
degli imprenditori agricoli.
Il Decreto ministeriale in questione è stato emanato il 20
novembre 2007 e, al riguardo, è importante evidenziare che la
disciplina ivi recata rappresenta una (e non l'unica) modalità per
l'istituzione di mercati per l'esercizio della vendita diretta. Al
tal proposito, anche ANCI e Coldiretti - nell'ambito dell'Accordo
Quadro firmato il 22 luglio 2010 avente ad oggetto il Piano di
azione di sviluppo territoriale e di promozione di una filiera
agricola tutta italiana nonché di valorizzazione della
multifunzionalità in agricoltura - sottolineano che deve essere
assicurata, la libera iniziativa economica delle imprese agricole
per la creazione di altre forme di vendita diretta organizzata
alternative rispetto a quanto previsto nel DM in parola.
Nel merito del contenuto del citato DM, si evidenzia che il MIPAAF
identifica negli imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135 del
codice civile, individuali o in forma societaria ivi comprese le
cooperative qualificate imprenditori agricoli ai sensi
dell'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 228 del 2001,
gli operatori che possono garantire, all'interno dei mercati in
questione, il soddisfacimento dei ricordati interessi ed esigenze.
Circa la collocazione spaziale dei mercati riservati, gli stessi
possono essere costituiti su area pubblica, in locali aperti al
pubblico nonché su aree di proprietà privata.
Il decreto specifica che i soggetti abilitati all'esercizio della
vendita diretta nei mercati riservati:
devono essere imprenditori agricoli iscritti nel registro delle
imprese di cui all'articolo 8 della legge n. 580 del 1993;
abbiano l'azienda ubicata nell'ambito territoriale regionale o
negli ambiti definiti per ogni mercato dalle Amministrazioni
comunali competenti;
vendano nei mercati prodotti provenienti dalla propria azienda
o dall'azienda dei soci imprenditori agricoli (si pensi, ad es.,
alla forma societaria di cui all'articolo 1, comma 1094, della
legge n. 296 del 2007) e anche prodotti ottenuti a seguito di
manipolazione o trasformazione dei propri prodotti agricoli; è
possibile, fermo restando il limite della prevalenza dei prodotti
propri previsto dall'articolo 2135 del codice civile, integrare la
gamma delle merce posta in vendita con prodotti agricoli ottenuti
in ambito regionale o in un ambito specificamente previsto dalle
Amministrazioni comunali;
possiedano i requisiti di cui all'articolo 4, comma 6, del
decreto legislativo n. 228 del 2001, ossia non abbiano subito
condanne passate in giudicato per determinate tipologie di reati
quali, ad es., delitti in materia di igiene e sanità.
Quanto ai soggetti che all'interno dei mercati riservati svolgono
direttamente la vendita per conto dell'impresa produttrice, il DM,
in considerazione della connaturale qualificazione agricola
dell'attività di vendita diretta, ne consente l'esercizio ai
titolari dell'impresa, ai soci in caso di società agricola o della
società di cui al citato articolo 1, comma 1094, della legge n. 296
del 2007, ai familiari coadiuvanti nonché al personale dipendente
di ciascuna impresa.
E' fatta salva, naturalmente, l'osservanza della disciplina in
materia di igiene degli alimenti per tutti i prodotti posti in
vendita che, al fine di assicurare il soddisfacimento di esigenze
di trasparenza e tracciabilità oltre che di salubrità, devono
essere etichettati nel rispetto della disciplina in vigore per i
singoli prodotti e recare l'indicazione del luogo di origine
territoriale e dell'impresa produttrice.
In ordine alla disciplina amministrativa che sovraintende
all'attività di vendita il decreto rinvia all'articolo 4 del
decreto legislativo n. 228 del 2001 con tutte le implicazioni, già
esaminate, in ordine alla non applicabilità a tale attività della
disciplina sul commercio.
Il mercato riservato alla vendita diretta è soggetto all'attività
di controllo del Comune nel cui ambito territoriale ha sede.
L'Amministrazione comunale vigila, in particolare, in ordine al
rispetto dei regolamenti comunali in materia , delle disposizioni
di cui al decreto in esame nonché del disciplinare di mercato che,
come di seguito esplicitato, è uno strumento del quale i Comuni o i
soggetti che chiedono l'autorizzazione a istituire il mercato
riservato devono dotarsi al fine di regolamentare le modalità di
vendita nell'ottica della valorizzazione della tipicità e della
provenienza dei prodotti offerti.
All'interno dei mercati è ammesso l'esercizio dell'attività di
trasformazione dei prodotti da parte degli imprenditori agricoli ed
al contempo possono essere ivi realizzate attività culturali,
didattiche e dimostrative legate ai prodotti alimentari
tradizionali ed artigianali del territorio rurale di riferimento.
Il mercato di vendita diretta è istituito dai Comuni o autorizzato
dai medesimi sulla base di un disciplinare di mercato che regoli le
modalità di vendita, finalizzato alla valorizzazione della tipicità
e della provenienza dei prodotti venduti. La predisposizione di
detto disciplinare, quindi, rappresenta una fase essenziale per
l'istituzione dei mercati riservati sia che tale istituzione
avvenga d'ufficio da parte delle Amministrazioni competenti, sia
che avvenga su istanza di parte, ad es., ad opera delle
Organizzazioni di rappresentanza, dovendo il disciplinare essere
necessariamente allegato all'istanza in parola.
Conseguentemente la finalità della presente proposta di legge
regionale è quella di introdurre nell'ordinamento regionale una
disciplina più compiuta in tema di vendita diretta al dettaglio dei
prodotti agricoli da parte degli imprenditori agricoli iscritti nel
registro delle imprese, recependo ed adattando la vigente normativa
statale (art. 1).
All'art. 2 è individuato l'oggetto dell'attività di vendita
diretta stabilendosi che possono essere venduti al dettaglio i
prodotti agricoli, ivi compresi quelli derivati, ottenuti a seguito
di attività di manipolazione o trasformazione di prodotti agricoli
e zootecnici, provenienti in misura prevalente dalle aziende
condotte o coltivate dagli imprenditori agricoli. Conformemente
alla circolare dell'ANCI del 2005 sopra sono stabilite le modalità
al fine di verificare la condizione della prevalenza dei prodotti
aziendali oggetto di vendita rispetto ai prodotti acquistati da
terzi.
L'art. 3 reca la disciplina amministrativa prevedendo che
l'esercizio dell'attività di vendita diretta, ivi compresa quella
effettuata mediante il commercio elettronico, è soggetta a
comunicazione di inizio attività ai sensi dell'art. 4 del decreto
legislativo n. 228 del 2001.
E' stabilito che per la per la vendita diretta effettuata su
superfici all'aperto nell'ambito dell'azienda agricola o di altre
aree private di cui gli imprenditori agricoli abbiano la
disponibilità in forza di titolo legittimo nonché la vendita
esercitata in occasione di sagre, fiere, manifestazioni a carattere
religioso, benefico o politico o di promozione dei prodotti tipici
o locali, non è, invece, richiesta alcuna comunicazione.
Infine viene ribadita la specialità della disciplina della vendita
diretta dei prodotti agricoli rispetto alla normativa sul commercio
se esercitata nei limiti e con le modalità previste dalla emananda
legge regionale e dal predetto art. 4 del decreto legislativo n.
228 del 2001.
All'art. 4 è stabilita la previsione per i Comuni di riservare
alle imprese agricole esercenti la vendita diretta almeno il venti
per cento del totale dei posteggi su aree pubbliche destinate al
commercio al dettaglio, nonché di destinare, nell'ambito del
proprio territorio, specifiche aree per la realizzazione di mercati
riservati alla vendita diretta da parte degli imprenditori
agricoli, come disciplinati dal decreto del Ministero delle
politiche agricole alimentari e forestali 20 novembre 2007. E'
fatta, in ogni caso, salva la facoltà per gli imprenditori agricoli
di costituire mercati riservati alla vendita diretta, su area
pubblica o privata, non riconducibili alle tipologie di mercati di
cui al citato decreto ministeriale 20 novembre 2007.
E' consentito agli imprenditori agricoli di effettuare
contestualmente alla vendita diretta l'attività di somministrazione
non assistita dei prodotti oggetto di vendita, nonché di vendere
prodotti agricoli, anche manipolati o trasformati, già pronti per
il consumo, mediante l'utilizzo di strutture mobili nella
disponibilità dell'impresa agricola, anche in modalità itinerante
su aree pubbliche o private (art. 5).
L'attività di vendita non comporta il cambio di destinazione d'uso
dei locali in cui essa si esercita e può svolgersi a prescindere
dalla destinazione urbanistica dell'area in cui sono ubicati i
locali (art. 6).
L'art. 7 disciplina la installazione, nella sede dell'attività di
vendita, di insegne di esercizio, intese a fornire una forma di
pubblicità.
L'art. 8 contiene norma di rinvio alla normativa statale in
materia per quanto non espressamente disciplinato dalla emananda
legge regionale.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, faccio una
premessa: io d'accordo a disciplinare l'attività di vendita diretta
da parte dei produttori agricoli e in questo caso degli
imprenditori agricoli a titolo principale.
Quindi, fatta questa premessa, lo considero un modo anche per
valorizzare il principio del cosiddetto chilometro zero, inutile
che faccio molte considerazioni però ho letto la norma, onestamente
l'ho letta adesso
LO CURTO. Lei è aduso alla lettura veloce.
CRACOLICI. Spesso mi capita Ho cercato di orientarmi, e devo dire
che ho trovato il rischio di confondermi nella modalità di
interpretazione sostanziale di questo tema.
Questa legge si propone di recepire il decreto legislativo n. 228,
testo del 2001, apportando delle variazioni.
In molte parti ripete ciò che è contenuto nel decreto n. 228, poi
con una norma specifica rinvia tutto quello che non è modificato
con questa legge all'intera applicazione del 228.
C'è qualche cosa che mi confonde, perché se noi dobbiamo recepire
il 228 scriviamo: In Sicilia a partire dal si applica il decreto
legislativo x con le seguente modifiche... e rendiamo chiare le
modifiche che stiamo apportando. Se, invece, come io ho avuto
difficoltà, ho posto anche qualche quesito anche agli uffici
perché, ad esempio, da un lato si fa riferimento alla possibilità
che non è necessaria la mutazione di destinazione d'uso - quindi
norma urbanistica - per l'attività di vendita dei prodotti agricoli
ma è già contenuto nel decreto legislativo 228, quindi lo stiamo
ricopiando, non ricopiamo invece quale norma? Quella che dice che,
ad esempio, coloro che sono stati condannati per violazioni delle
norme igienico-sanitarie nell'attività di vendita dei prodotti
agricoli con sentenza passata in giudicato, per cinque anni non
possono esercitare l'attività di vendita dei prodotti agricoli,
però non lo scriviamo come è contenuto nel 228 salvo poi rinviare
al 228 devo dire che questa è una norma da avvocati, da
interpretazione giuridica.
Io mi permetto di fare fatta la considerazione che io condivido
l'obiettivo di favorire la vendita diretta da parte degli
agricoltori dei prodotti ma, forse, se facciamo una legge più
semplice da poter fare applicare a chi la deve applicare, cioè ai
produttori agricoli, in maniera chiara senza che ha bisogno del
consulente giuridico per potersi muovere, forse lo suggerirei con
buon livello di legislazione.
Io, signor Presidente, sinceramente, entro stasera alle nove non
sono nelle condizioni - anche se volessi - di fare un lavoro minimo
di coordinamento della legge per renderla il più possibile efficace
dal punto di vista della lettura e della efficacia, anche perché
attenzione che in questa materia la gatta frettolosa fa i gattini
ciechi, perché? Proprio questo è un settore ad altissima
competitività nel senso che i commercianti tradizionali piuttosto
che la grande distribuzione - perché la grande distribuzione in
realtà se ne frega - ma i commercianti tradizionali vedono come
fumo negli occhi il produttore agricolo perché spesso il produttore
agricolo, che fa la vendita diretta, non vende solo il prodotto
coltivato nel proprio campo ma a sua volta fa l'intermediario di
altri prodotti e questo crea una disparità tra il commerciante,
cioè l'autorizzato con vendita o ambulante o a posto fisso della
vendita di prodotti e il produttore agricolo con meccanismi in cui
si dirime questa competizione o con i vigili urbani che arrivano,
ti inondano di richieste documentali: fatture di acquisto, fatture
di produzione, quantità di produzione, eccetera. Più noi rendiamo
chiaro il confine tra la vendita dei prodotti agricoli prodotti
dall'imprenditore agricolo a titolo principale, meno creiamo le
condizioni perché le persone vengano rovinate per andare a finire
poi davanti i tribunali a dirimere controversie e liti.
Ecco perché suggerirei, se la Presidenza è d'accordo, su questo
testo di darci un congruo tempo per fare un minimo di
approfondimento tecnico che consenta anche laddove, ripeto con il
massimo di condivisione del testo e dell'obiettivo della legge, di
avere una legge che sia effettivamente semplice da interpretare.
PRESIDENTE. Io non ho capito bene, onorevole Cracolici, lei ha
posto la questione di merito generale sul disegno di legge e quindi
chiede il rinvio della presentazione degli emendamenti? O il rinvio
in Commissione? O la sospensiva del disegno di legge?
CRACOLICI. Il rinvio del termine per la presentazione degli
emendamenti, signor Presidente.
LUPO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUPO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo anch'io che
sia necessario regolamentare questa materia e quindi volevo
esprimere anche apprezzamento per il lavoro svolto dalla III
Commissione Attività produttive'.
Il Presidente ha dato lettura di una relazione articolata e
completa. E' evidente che parliamo di temi che richiedono anche un
approfondimento. Chiederei, anch'io, se è possibile, se la
Commissione è d'accordo, ovviamente se la Presidenza è d'accordo,
una proroga dei termini per la presentazione degli emendamenti anche
a venerdì, tanto sostanzialmente la prima seduta successiva sarebbe
martedì della settimana prossima, considerato anche - e do una
motivazione in più - che il disegno di legge presenta diversi
riflessi normativi che attengono anche alle competenze della IV
Commissione che come sappiamo è impegnata ad esaminare il
provvedimento sulla riforma dello smaltimento dei rifiuti e quindi
probabilmente è necessario - ma questo lo valuti la Presidenza -
anche acquisire per le vie brevi un parere della IV Commissione.
PRESIDENTE. Onorevole Lupo, il parere della IV Commissione è stato
chiesto il 14 marzo del 2018 ed è stato chiesto con nota protocollo
n. 002481 e la Commissione ha ritenuto irrilevante la parte che
riguardava gli enti locali o comunque ha ritenuto politicamente non
necessario, non ha espresso parere, quindi il passaggio dalla IV
Commissione è stato eseguito.
Altra cosa è il rinvio, se la Commissione, se i colleghi sono
d'accordo, di rinviarlo. Questo, appena terminano gli interventi.
Sono iscritti a parlare gli onorevoli Milazzo, Lo Curto, Figuccia,
alla fine l'Assessore Turano e il Presidente della Commissione. Se
non ci sono altri interventi, sono chiuse le iscrizioni a parlare
per la discussione generale.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Milazzo.
MILAZZO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarò telegrafico.
Siccome ci sono stati diversi colleghi che hanno chiesto di
prolungare il termine per la presentazione degli emendamenti, vale
la pena però ricordare, signor Presidente Di Mauro, lei era
presente, noi avevamo detto di dare maggiore respiro alla
trattazione di quest'argomento, ma è venuta proprio da loro la
proposta di accelerare.
Noi siamo disponibilissimi, però su questi temi, anche quelli che
abbiamo precedentemente trattato, sono stati i Capigruppo
soprattutto delle minoranze a dire acceleriamo, acceleriamo'.
Quindi la proposta dell'onorevole Cracolici da parte nostra,
quella dell'onorevole Lupo che non si può respingere, noi siamo
favorevolissimi, ma lo eravamo già in Conferenza dei Presidenti dei
Gruppi parlamentari, disponibili e convinti che su certi temi,
soprattutto la materia statutaria e questa, bisogna approfondirli,
perché poi nascono i pasticci. Quindi per noi, signor Presidente lei
ci rappresenta, si può determinare come meglio crede.
LO CURTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi associo
ovviamente a chi prima di me ha reso onore alla Commissione, che ha
cercato di disciplinare questa materia anche nell'intento di
favorire il commercio dei prodotti agricoli a chilometro zero.
Non mi soffermo su tante delle questioni che sono state molto bene
esplicitate sia dal Presidente della Commissione, che ha letto
tutto l'articolato e lo ha spiegato, ma devo anche io manifestare
alcune perplessità nel merito.
Due sono le mie perplessità in modo particolare che, a mio
giudizio, meritano un approfondimento serio e quindi il rinvio dei
termini per la presentazione degli emendamenti.
Ho la sensazione che si trattino non con la dovuta attenzione - o
quanto meno la dovuta chiarezza per me che leggo questa legge - due
questioni che sono importantissime: una legata alla produzione,
alle norme sanitarie in materia di produzione di alimenti.
Vorrei capire come viene disciplinato tutto questo e siccome non
mi è del tutto chiaro, è una materia assolutamente importante
perché c'è di mezzo la salute dell'uomo. Se faccio un barattolo di
marmellata piuttosto che di olive sott'olio o qualsiasi altra cosa
e lo vado a vendere, l'utente che viene ad acquistare deve essere
certo che, sebbene non ha acquistato nel negozio che è controllato,
dove la filiera è assolutamente controllata e rigidamente aderente
ai principi e ai criteri delle norme sanitarie in materia, nel
mercato del contadino tutto questo potrebbe non essere del tutto
disciplinato alla stessa maniera, con lo stesso rigore.
Chi mi dice che - non so se sono chiara - voglio capire bene
questa vicenda.
Altra questione è che con un po' più di attenzione meriterebbero
di essere guardate anche le norme che regolano il libero commercio
perché questo potrebbe incidere, potrebbe confliggere con altre
norme esistenti e che regolano la materia.
Chiedo un congruo tempo per lo studio, l'approfondimento che
ciascuno di noi come deputato, come legislatore è chiamato a fare
in maniera da potere eventualmente emendare, migliorare, fare il
proprio lavoro a beneficio della collettività.
Signor Presidente, colgo l'occasione - sentiti gli altri colleghi
- per ribadire che questa richiesta, in assoluto, la reitero per
tutti i disegni di legge che oggi vengono incardinati perché se
stiamo discutendo, si è appena avviata la discussione in Aula dei
disegni di legge come è possibile che sia congruo il tempo delle
ore 21.00 per elaborare gli emendamenti?
Delle due, l'una
FOTI. Lo ha detto Miccichè
LO CURTO. No Non l'ha detto Micciché, lo ha detto la Conferenza
dei Capigruppo.
Non diamo responsabilità al Presidente dell'Assemblea però,
quand'anche lo avessi detto io, onorevole Foti, posso cambiare
idea, perché mi rendo conto essere non conducente rispetto al
lavoro.
Io c'ero alla Conferenza dei Capigruppo, onorevole Foti, lei no
Nessuno di noi ha sollevato lì per lì una perplessità in ordine ai
tempi per la presentazione degli emendamenti perché, infine, ci
sembrava che fosse stato avviato il necessario dibattito nelle
Commissioni e questo potesse bastare.
Confrontandoci successivamente con i Capigruppo e con i colleghi,
ci siamo resi conto che questo tempo non è congruo
Siccome noi facciamo leggi, non facciamo frittate, e siccome le
leggi vanno a disciplinare settori della vita pubblica e privata
dei cittadini abbiamo il dovere di fare tutte le cose con la dovuta
attenzione, con la necessaria riflessione, col senso di
responsabilità che in capo al legislatore è posto.
Le chiedo, signor Presidente, di fare slittare i termini per la
presentazione degli emendamenti non più alle ore 21.00 di questa
sera ma a venerdì, lunedì massimo, in modo tale che martedì
prossimo possano essere trattati in maniera congrua, in maniera
sufficientemente approfondita i temi che sono oggetto di questi
disegni di legge.
RAGUSA, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
Onorevole Ragusa, le chiedo anche di esprimere un parere sulla
richiesta che proviene da più parlamentari di aggiornare la
presentazione degli emendamenti a venerdì alle ore 14.00.
RAGUSA, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, in premessa vorrei ringraziare i
colleghi della III Commissione che hanno lavorato con molta
attenzione al disegno di legge. Abbiamo cercato di fare del nostro
meglio, di portare in Aula un disegno di legge importante che
aiutasse delle attività agricole e che li mettessero in condizione
di vendere i propri prodotti.
Ho ascoltato con attenzione l'intervento dell'onorevole Cracolici,
dell'onorevole Lupo e di tutti i miei colleghi. Noi non abbiamo né
la presunzione ne l'arroganza di dire che questo disegno di legge
va fatto. Noi invece vogliamo che questo disegno di legge diventi
disegno di legge di quest'Aula perché certamente all'esterno i
nostri aspettano questo.
Non servono certamente posizioni di arroccamento, quindi condivido
la richiesta, faccia lei e indichi lei l'ora e il giorno di
presentazione degli emendamenti.
FIGUCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, volevo invitarla, ma mi sembra che
l'atteggiamento e la scelta sia questa, di dare anche mandato al
Governo visto che tra l'altro la presenza dell'Assessore alle
Attività produttive quanto meno per questo testo; sul fatto che gli
emendamenti possano ricevere qualche altra ora è anche opportuno
per avere degli approfondimenti.
Un particolare invece rispetto a questo testo dove io, non facendo
parte della Commissione Attività produttive, insieme all'assessore
Turano, sono venuto più volte in Commissione. Questo è un testo che
finalmente rende giustizia rispetto ad alcuni temi legati, non solo
al mondo agricolo, anche se questo - forse in modo particolare più
di altri - è un mondo che necessitava di un intervento di questo
tipo. Che da spazio finalmente alla filiera corta, al chilometro
zero, che rende giustizia rispetto agli attacchi che la produzione
agricola siciliana riceve dalla parte delle multinazionali, nel
settore dell'olio, nel settore del grano, quel grano che esce a 16
centesimi, mortificando le scelte dei nostri produttori e
agricoltori, probabilmente anche con una manovra da parte di
multinazionali che vorrebbero togliere i terreni ai nostri
produttori per inserirli in un circuito internazionale dove il
grano delle nostre terre viene portato in altri territori, mentre
nelle nostre tavole arriva il grano dalla Cina o dalla Russia.
La stessa cosa potrebbe dirsi su altri prodotti, però signor
Presidente, sono d'accordo. Approfitterei della presenza del
Governo per rimandare ad una scelta condivisa per un testo che è
assolutamente opportuno e che merita i dovuti approfondimenti.
TURANO, assessore per le attività produttive. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURANO, assessore per le attività produttive. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, in verità l'intervento mio diventa quasi
superfluo. Mi sembra di potere raccogliere un indirizzo unanime da
parte della Commissione, da parte della deputazione ad avere
qualche giorno di tempo in più per affrontare i temi che il disegno
di legge pone all'attenzione dell'Aula. Non sono tre o quattro
giorni in più o in meno a cambiare le sorti di questo disegno di
legge. Io spero che si possa fare rapidamente, quindi o rinviare a
venerdì o rinviare a martedì cambia assolutamente poco.
Peraltro mi sembra di capire che lo spirito dell'Aula sia
assolutamente di assoluta condivisione dell'impostazione generale.
Ha fatto bene il Presidente della Commissione a elaborare questo
testo, quindi ritengo che i giorni che chiede l'Assemblea per
potere emendare il testo vadano concessi e ritengo che la prossima
settimana poi il disegno possa essere definitivamente approvato.
Mi farebbe piacere registrare, ma lo dico così, quasi per ripetere
me stesso, che la prossima settimana questo disegno possa essere
approvato all'unanimità. Le forze parlamentari si sono espresse in
questo modo quindi sono d'accordo con la richiesta che avanzano i
Gruppi parlamentari.
PRESIDENTE. Mi pare di cogliere questa richiesta da più parti del
Parlamento, di rinviare cioè la presentazione degli emendamenti a
venerdì alle ore 12.00, così consentiamo agli Uffici di organizzare
meglio tutti gli emendamenti che verranno presentati. Pertanto, se
non sorgono osservazioni, si intende approvata.
Dichiaro chiusa la discussione generale e pongo in votazione il
passaggio all'esame degli articoli. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Discussione del disegno di legge Obbligo dichiarativo dei
deputati dell'Assemblea regionale siciliana e degli Assessori
regionali in tema di affiliazione a logge massoniche o similari
(n. 16/A)
PRESIDENTE. Si passa alla discussione del disegno di legge
Obbligo dichiarativo dei deputati dell'Assemblea regionale
siciliana e degli Assessori regionali in tema di affiliazione a
logge massoniche o similari (n. 16/A), posto al numero 2).
Invito i componenti la I Commissione a prendere posto
nell'apposito banco.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Fava, per svolgere
la relazione.
FAVA, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, una
presentazione breve, perché credo che il senso di questo disegno di
legge non sfugga a nessuno. Certamente è stato accolto con la
particolare attenzione della I Commissione che ha scelto di
approvarla all'unanimità.
Leggo pochi paragrafi della presentazione che credo raccolgano
bene nella sintesi lo spirito di questo disegno di legge.
Analogamente a ciò che è stato proposto per i parlamentari
nazionali, è diretto ad introdurre per i parlamentari regionali,
nonché per i componenti della Giunta regionale, un obbligo
dichiarativo sull'eventuale appartenenza, a qualunque titolo, ad
associazioni massoniche o similari che creino vincoli gerarchici,
solidaristici e di obbedienza.
L'obbligo dichiarativo risponde ad un dovere di trasparenza nei
confronti delle istituzioni e del corpo elettorale, per il
particolare tipo di vincolo basato su principi di obbedienza e di
riservatezza che lega un massone alla propria loggia di
appartenenza. Poi, si passa ad una descrizione nel dettaglio degli
articoli.
Lo spirito di questo disegno di legge è chiaro; pensiamo che
occorra riconoscere, sottolineare, fare nostro un principio di
trasparenza dichiarativa tra l'eletto ed il corpo elettorale, così
come peraltro è stato fatto anche in altri Consigli regionali, il
Consiglio regionale del Friuli, il Consiglio regionale della
Toscana. E' un obbligo al quale noi prestiamo attenzione anche
attraverso dichiarazioni sulle nostre posizioni finanziarie e
reddituali.
Crediamo che occorra un punto di limpidezza, di trasparenza. E' un
obbligo dichiarativo che non esclude il diritto riconosciuto dalla
Costituzione e dal buon senso di aderire a queste o ad altre
associazioni, ma un obbligo dichiarativo per una ragione molto
semplice: a differenza di qualsiasi altro vincolo associativo
l'adesione ad una obbedienza massonica prevede, ontologicamente per
il significato stesso la forma, la costruzione e la tradizione
della massoneria, un vincolo che è basato su obbedienza e
riservatezza, quindi un vincolo gerarchico, solidaristico, di
obbedienza che rischia di entrare in conflitto anche con alcune
norme della Carta costituzionale, l'articolo 97 sul buon andamento
e l'imparzialità della Pubblica Amministrazione, l'articolo 98 che
prevede che i pubblici impiegati, a maggior ragione gli eletti,
siano al servizio esclusivo della Nazione, vincolo gerarchico e
vincolo di obbedienza, oltre che vincolo di riservatezza; credo
debbano essere condivisi con il corpo elettorale affinché ciascun
parlamentare possa rispondere delle proprie azioni o delle proprie
eventuali obbedienze che modificano il corso delle proprie scelte
in ambito parlamentare senza che su questo vi sia alcun
travisamento, naturalmente, ribadendo in pieno il suo diritto ad
iscriversi a qualsiasi associazione, anche ad associazione
massonica che preveda questi vincoli.
Che questo tema sia particolarmente sentito lo conferma la
giurisprudenza ormai acquisita dalla Corte costituzionale, dalla
Corte di Cassazione per quanto riguarda il parere dei magistrati e
che prevede il dovere di obbedire all'interesse della nazione la
possibile sovrapposizione di un dovere di obbedienza ad
un'associazione rischia di rendere dubbio il comportamento dei
magistrati, per cui si chiede ai magistrati di non partecipare a
un'obbedienza massonica.
Noi non facciamo questa richiesta ma chiediamo così come è stato
proposto nell'accordo da altri consigli regionali che vi sia
semplicemente un ordine dichiarativo. Nel caso in cui questo
obbligo non venga adempiuto, è compito della Presidenza decidere
quali sanzioni che naturalmente non possono comportare la decadenza
del deputato, ma che possono anche semplicemente acquisire il dato
della mancata dichiarazione che è già in sé, dal punto di vista
della reticenza manifestata, rappresenta nel momento in cui è reso
pubblico un atto sanzionatorio.
Non credo che vi siano altri dettagli da aggiungere se non il
fatto che su questo disegno di legge si era sviluppata nella scorsa
legislatura al Parlamento nazionale un'ampia, ricca discussione che
stava per portare alla sua approvazione, la fine della legislatura
ha determinato che anche in Parlamento si stia discutendo in questi
giorni un disegno di legge analogo.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
MILAZZO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MILAZZO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi rivolgo
all'onorevole Fava, senza alcun pregiudizio, questa è una norma che
è presentata all'Assemblea regionale siciliana e pone l'accento su
un carattere di trasparenza.
Avrei desiderio e l'esigenza se l'onorevole Fava, anche in un
secondo momento dopo gli interventi degli altri deputati, capire
ancor meglio da un punto di vista dell'utilità perché questa norma
debba essere approvata.
Non ho alcun pregiudizio, ribadisco onorevole Fava, però di
questi tempi ho sentito tanti e tanti interventi da questo pulpito
e mi chiedevo di cosa parlassimo ai siciliano per ora, di questo,
si ricorderà la vicenda di Cuffaro, la vicenda di Malta, me ne
ricordo vicende le potrei elencare tutte.
Io sono disponibile e pronto senza alcuna riserva mentale e senza
alcun retro pensiero a rendermi disponibile e a sostenere
convintamente, perché non appartengo ad alcuna di queste
associazioni, quindi non sarà un problema per me fare alcuna
autodichiarazione perché non ho nulla da dichiarare in questo
senso. Vorrei, però, che quest'Assemblea motivasse ancora di più
questa scelta che oggi pone in essere rispetto anche ad altre
argomentazioni, che avremmo potuto oggi trattare e potrei elencare
tante cose e potrei elencare tante cose. E siccome il dibattito di
questi giorni è: ma l'Assemblea che fa'? L'Assemblea è ferma . Ma
la domanda è: Ma se l'Assemblea fa questo, noi abbiamo dato qualche
risposta concreta ai siciliani?
Questa è la domanda che mi premetto di rimettere all'Assemblea.
Io , non ho pregiudizi e sono disponibilissimo ad affrontare
l'argomento nel merito e a trattarlo.
CALDERONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDERONE. Signor Presidente, signori Assessori e onorevoli
colleghi, onorevole Fava, io intendo fare una premessa che, per
altri potrebbe sembrare un fuor d'opera , per me è necessaria. Non
appartengo ad alcuna loggia massonica. Non appartengo, addirittura,
ad alcun club service. Sono iscritto, esclusivamente, all'ordine
degli avvocati perché altrimenti non potrei esercitare la
professione forense.
Condivido, in parte, questo disegno di legge, ma per la ragione
che da qui a qualche momento verrò ad evidenziare. Lo condivido
perché ritengo che il cittadino, essendo noi un Organo
istituzionale, debba sapere e conoscere fino in fondo chi è il
deputato, chi è il rappresentante delle istituzioni. Non perché la
massoneria o altri organi comportino il dovere di obbedienza o di
riservatezza. Quello è un altro discorso che a me potrebbe
interessare o non interessare. Io, personalmente e credo di potere
parlare anche a nome di Forza Italia, condivido il suo disegno di
legge proprio perché è l'esaltazione, da un punto di vista
positivo, certamente, della trasparenza massima.
Il cittadino siciliano deve conoscere fino in fondo chi è l'Organo
istituzionale che lo rappresenta.
Vorrei fare qualche riflessione, e concludo il mio intervento,
sulle sanzioni. Mi permetto osservare, onorevoli e signori della
Commissione competente, che credo non siano necessarie le sanzioni.
E' fatto obbligo, non è che una norma è una norma di serie B nel
momento in cui contiene soltanto il precetto e non prevede la
sanzione. Lo porrei, ed invito l'Assemblea a valutarlo, soltanto
come un obbligo. Ce ne sono tante norme, anche nel nostro
ordinamento processuale penale e nelle nostre leggi varie, che sono
sprovviste di sanzioni.
Non credo sia opportuno investire anche l'Ufficio di Presidenza di
irrogare o applicare una sanzione. Ognuno di noi risponde, prima di
ogni altra cosa, alla propria coscienza. Chi vorrà farlo lo farà
perché c'è una legge dello Stato che lo prevede e tutti possiamo
essere contenti e tutti possiamo rapportarci con i nostri elettori
e con i nostri cittadini.
Saluto, quindi, favorevolmente questa legge, però, ho solo questa
perplessità della sanzione che la ritengo, assolutamente, un
pleonasmo e credo non sia necessario.
DE LUCA ANTONINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE LUCA ANTONINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
cittadini, sono contento della discussione di questo disegno di
legge perché nel solco di una maggiore trasparenza di noi deputati
ed è un valore molto importante, perché è giusto che i cittadini
siciliani abbiano conoscenza della nostra eventuale appartenenza ad
associazioni massoniche. Così come a tante altre associazioni che,
con i loro vincoli solidaristici, hanno qualche volta, in qualche
occasione, soprattutto in passato ne abbiamo conosciute tante e
tutte negative, la possibilità e la forza di influenzare il
comportamento anche di un deputato che, proprio per norma
costituzionale, dovrebbe rappresentare, innanzitutto,
l'indipendenza nei confronti di qualsiasi vincolo che non siano,
appunto, le norme costituzionali e le norme di legge.
Per cui, ben venga una norma che ci impone l'obbligo di
comunicare, entro brevissimo termine, l'eventuale appartenenza ad
alcuna di queste associazioni.
Quello che oggi dovrebbe essere un dovere morale si trasformerà,
così, in un precetto scritto. Ma non credo che siano ancora maturi
i tempi per esautorare questa norma di una sanzione, perché quello
che oggi dovrebbe già essere un obbligo morale per ognuno di noi,
purtroppo non è stato rispettato.
Quindi, ben venga la sanzione; però, chiedo che non sia di
competenza dell'Ufficio di Presidenza, ma sia stabilita,
eventualmente insieme alla mia forza politica presenteremo un
emendamento per individuare una sanzione idonea, corretta,
commisurata certo non dovrà seguire i criteri dell'esemplarità, ma
dovrà essere, quantomeno, chiara per quei deputati che,
eventualmente, dovessero macchiarsi di una mancanza di trasparenza.
PRESIDENTE. Sono iscritti a parlare l'onorevole Lo Curto,
l'onorevole Aricò, l'onorevole Pullara e l'onorevole Figuccia.
Dichiaro chiuse le iscrizioni.
E' iscritta a parlare l'onorevole Lo Curto. Ne ha facoltà.
LO CURTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi premettendo che,
storicamente, la Massoneria è una associazione con una precisa
identità di genere, nel senso che ne sono escluse le donne
CRACOLICI. Non è vero Non è vero
LO CURTO. No, non è così, non è così come lei dice, onorevole
Cracolici. La Massoneria, quella che nel tempo e nella storia ha
determinato, come dire, su cui si è determinata l'attenzione
storica, l'evoluzione storica della stessa associazione certamente
non è al femminile.
Quindi, nessuna donna normalmente si iscrive a logge massoniche e,
certamente, per questo saremmo, le donne meno di chiunque altro
potremmo essere, ancorché parlamentari, obbligate alla
dichiarazione di far parte o meno di associazione massonica.
Ma, a mio giudizio, pur condividendo lo spirito con il quale
l'onorevole Fava e l'intera Commissione hanno proceduto
all'elaborazione di questo disegno di legge e che è stato, per
carità, ben esposto e chiarito dal suo presentatore, dal relatore,
onorevole Fava - che è uno spirito che si ispira ai princìpi di
trasparenza, ai princìpi della nitidezza dell'agire politico con il
quale, ovviamente, ci si deve rapportare ai cittadini che ci hanno
eletto, per cui di noi devono poter sapere tutto ciò che è
sensibile e rilevante sul piano del nostro agire, sia sul piano
politico sia sul piano personale. E' vero, altresì, che questa
norma può anche ingenerare e coltivare ancor più il sospetto che la
massoneria sia quasi una società segreta carbonara nella quale si
annidano, si infiltrano soggetti che hanno una loro pericolosità
sociale, e che, pertanto, è giusto che l'elettore, il cittadino, il
mondo debba sapere se io, deputato, sono o meno iscritto ad una
loggia massonica.
E perché dico questo? Perché voglio ricordare a tutti noi - io un
tempo studiavo la storia e mi sarebbe anche piaciuto insegnarla -
che la massoneria ha fatto grande il nostro Paese, che la
Massoneria non è un'associazione occulta, segreta, ma che si ispira
a princìpi di assoluto ordine morale, di grande rigore morale, a
princìpi di solidarietà, al principio della inclusività e della
laicità del pensiero, che non stridono nemmeno coi princìpi e
fondamenti dello stesso cattolicesimo, perché anche il
cattolicesimo è inclusivo e, in quanto tale, è laico.
Allora, ho la sensazione che nell'ansia di volere definire un
percorso di nitidezza e di trasparenza si voglia comunque sostenere
l'idea che la massoneria sia un'associazione non chiara, non
trasparente e spesso malavitosa. Dobbiamo potere distinguere ciò
che sono le logge deviate da quella che è invece e che naturalmente
sono state e sono perseguibili e perseguite penalmente, ma sono
altra cosa dalla massoneria, quello è il pretesto per costruire
un'associazione malavitosa.
Ed allora, io mi preoccupo di questo. Noi dobbiamo generare la
cultura del rispetto tra tutti coloro che liberamente si associano
nel rispetto anche della nostra Costituzione che queste libere
associazioni non preclude.
E mi chiedo: ma perché io devo dichiarare se sono appartenente ad
una loggia massonica e non devo dichiarare se faccio parte di
un'associazione culturale piuttosto che del Rotary o del Lions?
Perché c'è quest'ansia e questa preoccupazione? Perché nelle file
della massoneria si scopre che c'è qualche affiliato alla mafia?
Bene, ma questo attiene alla cultura della persona, alla
dimensione della persona, alla scelta individuale della persona,
che nulla ha a che vedere con la massoneria, perché io posso
essere, è dimostrato, è provato, ovviamente, che ci possono essere
delinquenti e mafiosi in ogni luogo, in ogni associazione, tra gli
scranni del Parlamento nazionale, regionale, mondiale in qualunque
mondo, se uno è delinquente è delinquente; e spesso trovano delle
coperture, io non disconosco anche questo. Però, non mi sento, dico
la verità, di fare questa ma per un fatto di principio,
attenzione, perché, dico, stiamo ingenerando sempre di più il
sospetto che bisogna per forza dichiararsi.
Allora, io sono dell'avviso che bisogna dichiarare tutto nella
vita, onorevole Fava, se sono rotariano, se sono lionista, se sono
non so di quale altra associazione, non mi ricordo, club service,
associazione culturale, dichiariamo tutto, anche il numero della
scarpa che calziamo e anche la nostra taglia, perché non si sa mai
dovessimo andare anche a misurare la nostra dimensione fisica e
farla conoscere per essere apprezzabile
Pertanto, dico, io ho qualche perplessità ad apprezzare
positivamente questo disegno di legge perché la massoneria e gli
elenchi dei massoni sono visibili a tutti, sono trasparenti
PRESIDENTE. Onorevole Lo Curto, la invito a concludere.
LO CURTO... Chiunque può accedere e la Magistratura lo ha fatto e
lo fanno continuamente anche gli organi di informazione. Però, noi
dobbiamo fare anche una corretta informazione; il legislatore è
anche uno che ha una funzione educativa e pedagogica, non possiamo
innestare la cultura del sospetto solo ed esclusivamente nei
confronti della massoneria. Ho concluso, signor Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Lo Curto, lei mi conferma la richiesta di
proroga dei termini per la presentazione degli emendamenti?
LO CURTO. Assolutamente sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Va bene.
È iscritto a parlare l'onorevole Aricò. Ne ha facoltà.
ARICO'. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa è una legge
che fa riflettere; ritengo se ne parlerà nelle prossime settimane.
Innanzitutto, annuncio che il nostro Gruppo parlamentare, per
intero, nei prossimi giorni formalizzerà, al di là
dell'approvazione della norma, la non appartenenza a nessuna loggia
massonica. Quindi escludiamo e sgombriamo ogni campo. Ma è giusto
parlarne, non vorrei che ci fossero discriminazioni in tal senso.
E mi spiego meglio: perché limitare soltanto ai 70 deputati?
Perché non prevederlo nella legge elettorale il fatto di fare
un'autocertificazione che preveda l'appartenenza o non ad una
loggia? Perché limitarlo e non ampliarlo anche ai funzionari e
dirigenti dell'Assemblea regionale o dei direttori e dirigenti e
funzionari della Regione? Ma riteniamo che sapere l'appartenenza di
uno di noi, di una loggia massonica sia così importante quando
possibilmente una figura apicale di un comune o della Regione o
della stessa Assemblea regionale forse ne fa parte e noi non
abbiamo diritto di saperlo?
Ed allora, forse si vogliono fare degli annunci su questa norma.
Io già ho presentato degli emendamenti. Signor Presidente, se poi
la Presidenza vorrà ampliare il termine per la presentazione degli
emendamenti almeno, questo diciamo per quanto riguarda il nostro
Gruppo parlamentare non sposta, perché noi già ci siamo premurati
di presentarlo entro i termini.
E mi convince in parte il ragionamento che hanno fatto alcuni
colleghi. Ma le lobby che esistono, ormai credo che in Italia
esistano 15 mila lobbisti, addirittura in Parlamento europeo c'è un
accesso diretto per chi porta avanti gli interessi di alcune
categorie ben specifiche. Ma perché non dobbiamo dichiarare anche
se facciamo parte di una lobby o meno?
Ed allora, noi di DiventeràBellissima siamo per la trasparenza
assoluta, che riguardi tutti, che riguarda tutti i comparti delle
amministrazioni. Negli emendamenti che il nostro Gruppo
parlamentare ha presentato indichiamo anche le figure apicali delle
società controllate, partecipate e vigilate dalla Regione e anche i
burocrati perché altrimenti abbiamo fatto soltanto demagogia.
Sapere se qua, all'interno c'è qualcuno di noi che ha fatto parte,
anche qui, a livello temporale voglio spendere una parola di una
loggia massonica serve a poco, credo a niente quando poi forse
fuori ci sono membri, dirigenti di logge massoniche. Bisogna anche
capire quali logge e logge.
Io ho sentito l'intervento dell'onorevole Lo Curto, condivido. Una
cosa sono le logge massoniche deviate, coperte, quelle sì che
comunque sono già perseguibili dalla legge, al di là una cosa
quelle che portano avanti con grande sentimento gli obiettivi che
si prefigge la stessa loggia, ma saperlo di noi 70 serve a niente.
La stessa Giunta credo che non sia previsto all'interno del
disegno di legge la dichiarazione dell'appartenenza degli
Assessori, immaginiamoci.
PRESIDENTE. Ci sono. E' scritto.
ARICO'. Ci sono? E' scritto? Non l'avevo letto. Perdonatemi. E'
sul fatto temporale, Presidente, e anche sulle sanzioni, perché non
prevediamo la decadenza dei deputati. Se tu non presenti la
dichiarazione decadi entro i termini e dobbiamo ampliare
naturalmente anche altre associazioni, io ho detto, a livello
religioso, a livello di altra natura.
Presidente, l'ultima cosa. Se poniamo caso qualcuno di chi avrebbe
il dovere di presentare la dichiarazione si dovesse dimettere,
forse nella loggia si dice in sonno , non lo so se si dice così,
un attimo prima di fare una dichiarazione pubblica, probabilmente
potrebbe dichiarare il vero.
Noi abbiamo presentato un emendamento che è l'autocertificazione
dovrà riguardare i cinque anni precedenti a quando
autocertificherai o la presenza o l'assenza alla loggia. E quindi
andiamo oltre Presidente, lo dobbiamo sapere in tutti gli angoli
dell'Amministrazione.
Quindi, la ritengo una legge che deve far riflettere. Vogliamo
trasparenza assoluta, non soltanto all'interno del Parlamento ma in
tutti gli uffici della Pubblica Amministrazione, a cominciare
dall'Assemblea regionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Figuccia. Ne ha
facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, in realtà mi sembra di assistere ad
un dibattito che ha coinvolto quest'Aula esattamente quattro anni
fa quando, appena insediatosi, il Presidente della Regione
Crocetta, lanciò una norma che era legata al dover dichiarare
l'appartenenza e l'eventuale incompatibilità ad associazioni che
avevano in qualche modo avuto rapporti con l'Amministrazione
regionale.
Ci fu una corsa da parte di tutti i deputati a telefonare ai
fratelli, alle sorelle, ai cugini, perché si parlava addirittura di
parenti e affini.
Io non vorrei che si ripercorresse quello strano scenario, fu uno
scenario che, effettivamente, creò soltanto confusione rispetto al
quale, da lì a poco, ovviamente, intervennero pure avvocati dicendo
che era un dibattito che non si poteva portare avanti.
Però, siccome, già l'Aula è entrata nel merito - io non mi voglio
dilungare sugli aspetti di merito, però, quanto meno, un'istanza -
volevo porre una domanda alla Commissione, ai relatori del disegno
di legge, una cosa che mi sembra strana, perché la scelta di
individuare nel Presidente dell'Assemblea colui che dovrebbe
eventualmente applicare la sanzione? La scelta mi sembra un po'
bizzarra su questo quesito.
PULLARA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PULLARA. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi,
preliminarmente un paio di battute, intanto mi pare di capire che
la prima cosa che uno deve dire appena inizia a parlare è che non è
massone, così sgombriamo il campo, non lo sono, così si può parlare
più liberamente.
La seconda cosa che è importante dire è che gli elenchi di tutti
gli appartenenti alle logge massoniche vengono comunicati
annualmente ai Commissariati, ove insistono le stesse logiche.
Quindi problemi di trasparenza, di legittimità e controllo da parte
degli organi di polizia o dell'autorità giudiziaria non sussistono.
Di contro, sentendo i colleghi, sento che c'è un problema in
ordine alle eventuali sanzioni e si parla di trasparenza.
La trasparenza non viene determinata da un obbligo, viene
determinata anche dalla volontà che ognuno ha. Qui si dice: Ognuno
ritiene, in maniera trasparente, al di là di quello che è previsto
in una norma scritta, di volere rendere conto ai propri elettori, a
tutti, in parte o a quelli che non lo votano, di come è, e tutte le
partecipazioni che ha , azionarie, così come avviene da un punto
di vista normativo, ovvero le appartenenze a vari club service,
associazioni religiose non religiose, parareligiose, parapolitiche,
paramilitari , ora lo può fare liberamente, non comprendo, invece,
la necessità dell'obbligo in ordine ad una fattispecie specifica.
Tra l'altro, è chiaro che poi in termini - consentitemi senza
offesa per nessuno - demagogici si gioca a giocare a scavalco nel
senso che ognuno tenta di buttare la pietra oltre dove l'ha buttata
chi sta in precedenza.
Secondo me, rischiamo una deriva che potrebbe non essere quella
della trasparenza ma piuttosto quella di buttare fumo negli occhi.
CANCELLERI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANCELLERI. Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi,
prima di cominciare dico che il testo è chiaramente apprezzabile,
sicuramente va nella direzione giusta, tra l'altro, il Movimento
Cinque Stelle prima di poter candidare le persone, quindi il
sottoscritto, i colleghi che ci sono qui e tutti gli altri che non
sono riusciti ad essere eletti, dobbiamo presentare una
dichiarazione di non appartenere a nessuna loggia massonica già al
Movimento per potere essere candidati all'interno, quindi, non vedo
il motivo per il quale non debba farsi una cosa del genere.
Io al collega Fava sottoporrò un emendamento perché all'articolo
1, è vero che dobbiamo dichiararlo, ma manca il comma nel quale poi
l'Assemblea dovrebbe anche pubblicarlo. Io lo vorrei vedere anche
pubblicato, perché signor Presidente, poi questo non è appartenere
a niente, qui ho sentito la difesa dell'appartenenza alla loggia
massonica, al fatto che hanno potuto rappresentare qualcosa di
positivo, io probabilmente avrò un ricordo un po' vano e vago,
diciamo, della cosa, però, io ne ricordo solo una di loggia e non
ha per me un ricordo positivo, per qualcun altro rappresenterà
qualcosa si importante, di positivo, per carità, io lascio ad
ognuno la sua memoria e la sua valutazione delle cose.
Ma qui non è il tema se sono positive o negative, qui il disegno
di legge non sta dicendo se è positivo o negativo, qui il disegno
di legge ci sta chiedendo: Lo vogliamo dire se apparteniamo o non
apparteniamo? . Indipendentemente dal fatto se sia positiva o
negativa questa cosa, ma i cittadini avranno pure il diritto di
sapere se ci sono dei rappresentanti qui dentro? Perché poi mi
viene in mente da pensare che negli statuti o, comunque, nelle
organizzazioni massoniche è chiaro che poi, invece, intervengono
determinate logiche che spesso non si sposano con la tutela del
benessere dei beni comuni, della tutela degli interessi dei
cittadini, ma vanno semplicemente ad appannaggio rispetto a quella
cerchia che compone, appunto, la stessa loggia massonica. Beh,
questo è dirimente, perché allora se un rappresentante del popolo
siciliano che qui dentro è seduto a chi risponde? A chi lo ha
votato o a chi sta rappresentando come loggia massonica? E questa è
la domanda che i cittadini si devono potere porre e, alla fine, se
si danno una risposta devono anche poter sapere che quella persona
non va votata. Io anzi inserirei pure che lo dovremmo dire
addirittura prima delle elezioni, anche per chi si va a candidare
e, in ultimo, signor Presidente, e questo è anche un altro degli
emendamenti che sottoporrò all'onorevole Fava, alla Commissione ed
all'Aula, per carità, a tutti, io ho visto in questi anni
utilizzare beni pubblici, strutture pubbliche o strutture private
che, però, ricevono contributi pubblici dalla Regione, dai comuni,
dallo Stato, ospitare conferenze dei Gran maestri d'oriente e di
quanti altri.
Anche questo io dico che, forse, sarebbe da evitare, perché non la
vedo una cosa giusta, secondo me hanno profili davvero che, a
tratti, possono anche essere inaccettabili e soprattutto per il
fatto che c'è stato e continua ad esserci questo braccio di ferro e
lo ricorderete con la Commissione nazionale antimafia nella quale
nessuno di queste logge ha voluto fornire gli elenchi ed alla fine
soltanto con la forza si sono potuti sapere i nomi, ma ancora oggi,
però, non sono di pubblico dominio.
A tanta segretezza, signor Presidente, cari colleghi, va risposto
con fermezza. A chi non vuole estendere i propri elenchi dei propri
associati, io allora dico che noi non dobbiamo aprire beni pubblici
o, comunque, quelli privati che sono sovvenzionati con i soldi
pubblici, perché questa poi, alla fine, è la fine normale delle
cose.
Per il resto, se si vuole rimandare, per i termini e quant'altro,
non mi attacco a nessun lampadario, però, io sono convinto che
comunque questa legge debba andare avanti perché è una legge non
epocale, non cambierà il corso degli eventi della nostra Sicilia,
però, sicuramente è un passo avanti nei confronti di quella
trasparenza che tutti oggi ci chiedono.
PRESIDENTE. Onorevole Cancelleri, la frase mi attacco al
lampadario' è dell'onorevole Cracolici. Per utilizzarla bisogna
chiedere il permesso. E' da vent'anni che si vuole attaccare e non
si è mai attaccato
CANCELLERI. Signor Presidente, la utilizzo solo perché mi ha
autorizzato.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, le devo un caffè. Non per la frase.
PRESIDENTE. Le ho dato la parola perché del Partito Democratico
non è intervenuto nessuno.
CRACOLICI. Io sto parlando a nome mio. Rimane il fatto che i
deputati possano parlare a titolo personale.
Signor Presidente, io credo che questa norma si debba
relativizzare, senza farla diventare violazione di chissà quali
elementi di riservatezza. Vorrei ricordare a tutti noi che i
parlamentari non siamo cittadini normali.
Ogni anno vengono rese pubbliche le nostre dichiarazioni dei
redditi, ogni anno dichiariamo - a mezzo stampa - il nostro stato
patrimoniale.
Abbiamo una condizione che è propria di chi esercita una funzione
pubblica, di esercitarla nel massimo della trasparenza.
Più tendi a riservare elementi propri della privacy individuale,
più questi elementi suscitano clamore, inquietudine.
Ecco perché considero il fatto di affermare con dichiarazione
scritta l'eventuale adesione a logge massoniche
MILAZZO. O similari
CRACOLICI. non un principio di chissà quale pregiudizio o
giudizio.
Vorrei ricordare - lo dico al collega Cancelleri - nelle sedi di
questo Parlamento, in particolare presso l'attuale Sala Mattarella,
ex Sala gialla, ha ospitato pubblicamente convegni del Grande
Oriente d'Italia.
Nella sede del Parlamento si è legittimamente - e lo considero
positivo, più la massoneria si rende pubblica meno si creano quegli
elementi propri della misteriosità di questa organizzazione - non è
in discussione il principio della riservatezza dei propri aderenti,
certo, ha ragione l'onorevole Pullara, ogni loggia deve comunicare
i dati dei propri affiliati alle Prefetture.
E' evidente che c'è un organo dello Stato che conosce - ma qui non
stiamo parlando dei membri aderenti alla massoneria - stiamo
parlando dei deputati che eletti all'Assemblea regionale siciliana
dichiarano, nel pieno della trasparenza, l'eventuale o non
eventuale, anche negativa perché sarebbe singolare che uno debba
dichiararla se aderente, deve dichiarare se lo è o non lo è perché
è un principio universalistico, non è una pena accessoria in capo
al deputato che è aderente alla massoneria e deve fare una
dichiarazione.
L'unica cosa che dico al collega Fava - già detto informalmente -
è che il sistema sanzionatorio non può essere delegato a un organo
diverso dalla legge.
Qualunque sanzione prevediamo la dobbiamo prevedere per legge
perché è ciò che viene pubblicato in Gazzetta che costituisce
valore di rispetto o meno di una disposizione.
Non può essere una cosiddetta norma secondaria' - in questo caso
emanata dal Presidente dell'Assemblea - che avrebbe una funzione,
appunto, di norma secondaria.
Qualunque sanzione, dal pagare un caffè a chissà che cosa, deve
essere prescritta dalla legge.
Eviterei di caricarla di chissà quale elemento di violazione della
privacy.
Ci piaccia o no, siamo chiamati a un di più di trasparenza proprio
per la funzione che esercitiamo.
Dire di fare parte o meno di un'associazione massonica certamente
chi fa parte della mafia non si dichiara, non ho ancora visto
mafiosi dichiarare di appartenere alla mafia, anzi, tendenzialmente
nascondono non la loro adesione ma l'esistenza stessa della mafia.
Evitiamo similitudini che non c'entrano niente.
Le associazioni massoniche sono legittime e previste dalla legge.
Il punto è se un deputato che ne faccia parte ha la consapevolezza
che, nel momento in cui lo dichiara, costituisce un elemento di
trasparenza al pari del reddito dichiarato, delle automobili
possedute, delle eventuali barche o delle quote azionarie possedute
e - ricordo - non solo di se stesso ma anche dei propri familiari.
MILAZZO. Se consenziente.
CRACOLICI. Ha ragione l'onorevole Milazzo. Quindi, personalmente
sono per votarla così come è stato in Commissione. Credo che in
Commissione è stata approvata all'unanimità, non c'è stata nessuna
enfasi né di chissà quale norma di svolta né di chissà quale norma
di penalizzazione del diritto del parlamentare ad aderire dove
vuole, ad aderire in luoghi legittimi.
FAVA, relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FAVA, relatore. Signor Presidente, la ringrazio, ringrazio i
colleghi anche per il garbo con cui sono state presentate le
osservazioni.
Mi permetta di dire che la premessa, la condizione è che non si
voglia tradurre questo disegno di legge in una parodia. Ma possiamo
decidere che la sanzione sia quella della cacciata con ignomia
dall'Assemblea regionale', che occorra comunicare anche il numero
del tacco e che occorre estendere questo obbligo anche ai commessi
che lavorano al bar. Meglio dire non voto questa legge' piuttosto
che trasformarla in un fumetto e vorrei provare a rispondere alle
obiezioni che sono state fatte.
Alcune sono arrivate adesso dall'onorevole Cracolici ed altri
colleghi. La prima domanda: l'utilità della trasparenza. Io penso
che questa domanda sia posta male. Il dovere della trasparenza. Noi
non ci dobbiamo porre la domanda se gli obblighi di trasparenza in
capo ai parlamentari siano utili. E' un dovere. Ed è un dovere
legato al fatto che noi siamo stati eletti, abbiamo ricevuto un
mandato attraverso l'esercizio del voto.
Io credo che la parola trasparenza, in capo ai nostri obblighi
debba essere declinata senza aggettivi perché ogni aggettivo
rappresenta un perimetro, un muro, uno steccato. Trasparente, però
trasparente ma. O c'è trasparenza o non c'è.
La trasparenza è legata a comunicare dati sensibili, non dal punto
di vista della nostra dignità, ma dal punto di vista del giudizio
che l'elettore ha il dovere e il diritto di potere esprimere su
coloro che ha votato.
Come ricordava l'onorevole Cracolici, io devo dichiarare se ho
acquistato un Panda o una barca a vela, non perché mi sia vietato
acquistare una barca a vela, ma perché, se io faccio con il mio
partito un'azione politica, azione, come dire, pauperistica di
sostegno e di attenzione alle ragioni dei deboli e degli ultimi e
ho investito i miei denari in una barca a vela, forse qualche punto
di contraddizione verrà rivelato da parte dei miei elettori.
E qui arriviamo al motivo per cui dichiariamo non l'adesione ai
boy scout ma alla massoneria. Noi stiamo parlando non dell'adesione
ad un'associazione, noi stiamo parlando di un'adesione, totalmente
legittima, ad un'associazione che ha due caratteri che rischiano di
determinare un conflitto con i doveri del parlamentare che sono
quelli della riservatezza e dell'obbedienza.
La riservatezza vuol dire che, per un giuramento di adesione che
tu hai fatto a una loggia massonica, non puoi svelare, rivelare,
raccontare, dire ciò che potrebbe confliggere con gli interessi
della tua loggia.
Il dovere dell'obbedienza vuol dire che c'è un principio
gerarchico e di obbedienza che rischia di entrare in conflitto con
il giuramento che noi abbiamo fatto. O noi decidiamo di obbedire
agli interessi superiori di un'associazione riservata alla quale
abbiamo fatto riferimento, alla quale abbiamo aderito, oppure noi
decidiamo di obbedire al giuramento che qui abbiamo fatto nei
confronti della Costituzione e della Regione siciliana.
Il rischio che questo conflitto si determini è la ragione per cui
noi chiediamo, non a chi aderisce alle Giovani marmotte', ma a chi
si iscrive ad una loggia massonica con i vincoli di riservatezza e
di obbedienza di comunicarlo affinché i suoi elettori, la comunità,
i siciliani siano in condizione non di giudicare con ignominia ma
di valutare i comportamenti. E valutare se taluni comportamenti,
talune reticenze, talune assenze, talune mancanze sono il frutto di
una scarsa competenza o qualità nel proprio lavoro parlamentare o
della necessità di obbedire e di preservare altri interessi. E'
questo il dovere della trasparenza che noi stiamo provando a
riconoscere ed è un dovere che noi possiamo estendere a chi
vogliamo. Non abbiamo necessità di affermarlo per i parlamentari,
per gli assessori, perché i parlamentari sono stati eletti. Un
funzionario, un dirigente, un impiegato è stato assunto, noi
abbiamo ottenuto un voto che rappresenta un atto di fiducia e di
consenso e che si incarna nel giuramento che qui è stato fatto,
abbiamo bisogno di dare conto che questo giuramento verrà osservato
e celebrato giorno per giorno, non abbiamo bisogno di aprire un
dibattito storico sulla funzione, la valenza, i meriti o demeriti
della massoneria, non è questo il luogo e non è questa l'intenzione
della legge, noi non stiamo giudicando la massoneria, stiamo
semplicemente pretendendo da ciascuno di noi un atto di
trasparenza, così come lo pretendiamo quando acquistiamo
un'automobile e la dichiariamo agli atti di questa Assemblea
Regionale.
Sono d'accordo sul fatto che la sanzione debba essere indicata e
siccome, sia anche chiaro lo spirito di questa legge, il punto non
è la punizione, ma è sapere e a questo punto per me la sanzione può
essere semplicemente il fatto che, nel caso di mancato deposito
della dichiarazione, questo viene pubblicato agli atti. Basta
questo Io voglio che i cittadini sappiano se Claudio Fava si è
rifiutato di dichiarare se aderisce o meno a una loggia massonica,
non mi servono altre sanzioni, nel senso che i cittadini saranno
perfettamente in condizione di valutare e giudicare un atto di
verità, di collaborazione o di reticenza da parte di ciascuno di
noi. Credo che sia questo lo spirito. Vi ringrazio perché in molti
interventi ho colto questo spirito, non il tentativo di costruire
processi alle intenzioni o caccia alle streghe', credo - e ripeto
- che il tema della trasparenza non è un'opzione che ci viene
concessa, né un privilegio che ci assumiamo: o pretendiamo da
ciascuno di noi il dovere della trasparenza in nome del giuramento
che qui abbiamo prestato, oppure trasparenza non sarà.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'assessore Turano.
TURANO, assessore per le attività produttive. Signor Presidente,
sono molto contento di potere portare il mio piccolo contributo,
che non vuole essere un contributo personale perché io non sono
massone, ma questo può non significare nulla. Ne ho parlato con il
Presidente della Regione il quale ha esternato la volontà ed il
desiderio di comunicare che il Governo è assolutamente solidale,
apprezza il disegno di legge e lo sostiene, addirittura, possiamo
pure - ma diamo mandato all'onorevole Fava - introdurre meccanismi
dinamici, perché chi magari dichiara all'atto delle elezioni di non
essere massone, potrebbe diventarlo in seguito, il problema, però,
è il discrimine che si determina con l'approvazione di questo
disegno di legge. Dico questo come preoccupazione personale, perché
ho appena rassicurato l'Aula che la volontà è stata esternata.
Onorevole Fava, lei mi deve dire come non trasformiamo, poi, in
gogna mediatica il diritto di voto che un parlamentare può
rappresentare liberamente e che da taluno può essere visto come
dettato da appartenenza alla disciplina che la loggia indica.
Io credo che a questo non si possa arrivare, quindi, introdurre
meccanismi per evitare che si possa giudicare asetticamente il
comportamento di qualcuno che, in sua libertà, con assoluta
libertà, decide di votare o non votare, o decide di votare
liberamente, come poi lo trasformiamo, appunto, nel diritto alla
libertà, perché io mi rendo conto che il diritto alla trasparenza
che lei invoca e tutti noi condividiamo sia legittimo e sacrosanto
ma questo diritto non può cozzare con la libertà di espressione di
ogni singolo cittadino, né può determinare una sorta di gogna
mediatica' per come qualcuno vorrebbe rappresentare.
Quindi, sul bilanciamento degli interessi io penso che
l'Assemblea, e siamo d'accordo Presidente, un argomento così
semplice non meriterebbe neppure un rinvio per la presentazione del
termine per gli emendamenti, però, se qualcuno lo ha chiesto che
ben venga, affinché entro la prossima settimana si possa definire
e, per quel che mi riguarda, l'onorevole Fava può benissimo pensare
lui stesso a presentare gli emendamenti, come dire, un
bilanciamento tra gli interessi, che non devono lasciare ombra a
nessuno di poter speculare sulla libertà di un singolo parlamentare
di atteggiarsi nel modo come crede con il solo sospetto o con la
certezza dell'eventuale appartenenza alla loggia massonica.
Credo che su questo, così come l'onorevole Fava, l'altro giorno,
ha fatto un intervento brillante ed eccellente a proposito del
Convegno sui diritti dei detenuti che sono stati rappresentati in
Sala gialla, io ho apprezzato tanto quello che lui ha detto, sono
certo che saprà individuare un meccanismo di compensazione per
evitare che quel timore che ho paventato si realizzi.
PRESIDENTE. Mi pare di cogliere in Aula la volontà di rinviare la
presentazione degli emendamenti a venerdì, 28 settembre 2018, alle
ore 12.00. Se non sorgono osservazioni, si intende approvato.
Pongo in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Discussione del disegno di legge Norme in materia di revisori dei
conti (106/A)
PRESIDENTE. Si passa alla Discussione del disegno di legge n.
106/A Norme in materia di revisori dei conti , posto al numero
3).
Invito i componenti la I Commissione «Affari istituzionali» a
prendere posto nell'apposito banco.
Ha facoltà di parlare, il relatore, onorevole Ciancio, per
svolgere la relazione.
CIANCIO, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto
mi preme ringraziare la Commissione per il grande lavoro che è
stato fatto anche con le categorie professionali, ricordo che
abbiamo fatto un'audizione con il Presidente dell'ordine dei
commercialisti, la Commissione e tutti i componenti della
Commissione hanno potuto partecipare alla stesura di questo testo
migliorandolo, apportando novità importanti.
Fondamentalmente è un testo molto semplice sono quattro articoli,
più la norma finale, 5 articoli che prevedono la possibilità di
cambiare il criterio di scelta dei Revisori dei Conti alla stregua
di quello che avviene nei Comuni, quindi, non più per nomina
politica ma per sorteggio. Non cambiamo l'ente o il soggetto che
nomina il revisore ma modifichiamo semplicemente il criterio,
quindi, non più per scelta discrezionale ma per sorteggio.
Più che relazionarvi con le mie parole, vorrei leggere un commento
dell'Ancrel, l'associazione nazionale certificatoria e revisori
degli enti locali, che ha fatto un plauso al lavoro della
Commissione dicendo che la Commissione stava lavorando su questo
testo e il richiamato disegno di legge, qualora venisse approvato,
sarebbe il primo provvedimento in Italia di tale portata e
sancirebbe definitivamente il principio che l'indipendenza
soggettiva degli organi di revisione, oramai, è valore
irrinunciabile tanto per il legislatore nazionale, quanto per
quello regionale . Perché anche per quello nazionale? Perché anche
a livello nazionale si sta andando in questa direzione, quindi,
cambiare il criterio di scelta dei revisori, non solo nei comuni e
negli enti locali con il sorteggio ma anche nelle società a
controllo regionale.
Proprio per evitare ambiguità e incomprensioni su quali possono
essere le società nelle quali si applica questa legge, noi abbiamo
cambiato il primo articolo rendendolo di una semplicità estrema
perché sappiamo bene che nelle leggi meno scriviamo più scriviamo.
All'inizio l'articolo 1 diceva: I revisori di conti di qualunque
organismo, anche in forma societaria, dotato di personalità
giuridica, la cui attività sia finanziato in modo maggioritario
dalla Regione e dagli enti pubblici territoriali o da altri
organismi di diritto pubblico oppure la cui gestione sia soggetta
al controllo di questi ultimi, oppure il cui organo di
amministrazione o di direzione o di vigilanza sia costituito da
membri dei quali più della metà è designato dalla Regione, dagli
enti pubblici territoriali o da altri organismi di diritto
pubblico, sono scelti mediante estrazione a sorte dall'elenco
formato, ai sensi delle disposizioni del decreto del Ministero 15
febbraio 2012, n. 23.
Ora, questa iniziale formulazione particolarmente, si prestava a
diverse interpretazioni, tant'è che alcuni commissari hanno
sollevato delle perplessità, chiedendo ma questo o quell'altro
ente può rientrare all'interno di questo comma? . L'abbiamo
modificato, come dicevo prima, in maniera molto semplice,
scrivendo: I revisori dei conti, la cui nomina sia di competenza
della Regione, sono scelti secondo le modalità previste dalla
presente legge. Questa legge, quindi, si applica, esclusivamente,
ed è molto importante ribadirlo anche all'Aula, perché ho avuto
modo di confrontarmi anche con alcuni colleghi che avevano delle
perplessità, ed è molto importante capire che questa legge si
applica esclusivamente nei confronti delle nomine fatte con decreti
degli assessori o della Presidenza della Regione.
Ripeto, qualche collega ha sollevato dei dubbi o delle perplessità
proprio sull'ambito di applicazione e per questo mi accodo alla
richiesta di prolungare il termine per gli emendamenti, perché se
c'è la necessità di modificare il primo articolo o, comunque, di
approfondire in modo tale da spiegare nel miglior modo possibile
quello che è l'intento di questa legge, siamo, assolutamente,
disponibili a rimandare a venerdì il termine di presentazione degli
emendamenti e, poi, eventualmente, trattarlo nella prossima seduta
insieme agli altri disegni di legge.
L'ultima cosa che volevo dire, che è molto importante, che è
presente all'interno del testo, abbiamo introdotto un'importante
novità, anche qua è un unicum, per la prima volta, magari, poche
volte questa Assemblea si distingue per cose positive, però, in
questo caso, mi pregio, insomma, di potere dire che questa è
un'assoluta innovazione nel panorama normativo, abbiamo inserito la
possibilità che, nel caso in cui il collegio o, comunque, la
Regione nomini una terna di revisori e non un solo revisore, uno
dei tre può essere un giovane. Cosa significa un giovane? Che non
deve rispondere ai requisiti previsti dall'articolo 3, commi 3 e 4
del Decreto del Ministero dell'Interno, 15 febbraio 2012, n. 23,
ovvero l'iscrizione da 5 o 10 anni al Registro dei revisori legali,
quindi, i criteri che valgono per gli enti locali, ma può essere
iscritto anche soltanto da 3 anni e verrà affiancato, ovviamente,
in questo caso, a dei colleghi più esperti.
Questo, riteniamo, sia un modo per ampliare la schiera ed il
ventaglio di persone che possono partecipare a questo tipo di
selezione e, soprattutto, dia grandi possibilità anche ai giovani
che finora sono rimasti, per lo più, al di fuori di ogni
ragionamento di questo tipo.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Caronia. Ne ha
facoltà.
CARONIA. Signor Presidente, in realtà l'onorevole Ciancio già, in
qualche modo, ha delineato quello che è stato l'iter di questo
disegno di legge in Commissione e, diciamo, anch'io lì, seppur non
componente, ho manifestato le mie perplessità.
Perplessità che, poi, in realtà, andavano circostanziate rispetto
ad alcune precisazioni di tipo normativo. Vale la pena, infatti,
ricordare che, per quello che riguarda il piano di applicazione
proprio riguardo gli enti pubblici vigilati, gli enti di diritto
pubblico vigilati e gli enti di diritto privato che sono
controllati delle società partecipate, le norme che regolano la
selezione dei revisori sono quelle che norma il Codice Civile, e
precisamente, all'articolo 2449. Ecco perché questa norma non può
essere così considerata, al pari di quello che è stato fatto per
gli enti locali.
Bisogna, inoltre, anche dire che questa tesi è stata asseverata da
più relazioni fatte dalla Corte dei conti, nella sezione autonomie
che, nelle diverse annualità, ribadisce come le modalità di
selezione dei revisori siano assoggettate, appunto, al Codice
Civile, pertanto, non può essere utilizzata la norma di riferimento
che è stata utilizzata per gli enti locali, ma la norma di
riferimento base a cui bisogna guardare, e resta, è il Decreto
legislativo n. 39 del 2010, e precisamente l'articolo 13.
Non si può, pertanto, estendere anche, così come è stato fatto per
gli enti locali, a questi enti che, appunto, ripeto sono gli enti
vigilati, le società partecipate private e gli enti di diritto
pubblico vigilati della Regione, non possono essere oggetto di
questo disegno di legge.
Io, peraltro, devo anche dire, come ho detto in Commissione, che,
anche sugli enti locali, la norma che è stata varata da questo
Parlamento nella precedente legislatura che è un'altra materia.
Per quello che riguarda la modalità del sorteggio, personalmente,
non mi trova favorevole ma non per un principio, come dire,
preconcetto ma semplicemente perché la prassi sta dimostrando,
faccio l'esempio del Comune di Palermo di cui sono stata testimone
in prima persona, che in realtà non funziona così bene questa
metodologia, perché l'alternarsi, come dire, dei soggetti che poi
iniziano il percorso e poi lo abbandonano in corso d'opera in
effetti si è ripresentato in tantissimi comuni.
Devo dire che anche i sindaci di molte amministrazioni locali,
hanno lamentato a singoli deputati ma, credo, anche in alcune
importanti riunioni lo hanno fatto presente al Governo, la
difficoltà a doversi rapportare con questa metodologia ma non
perché si voglia, in qualche maniera, contravvenire a delle norme o
a dei princìpi di trasparenza, ma perché questo ha comportato una
sistematica modifica di soggetti che, poi, lasciano magari quel
comune perché di piccole dimensioni per spostarsi presso altri
comuni o perché, nel caso in cui ci siano anche delle
responsabilità particolarmente pressanti, magari, ecco, non sono
dei soggetti che lo hanno scelto se non perché hanno partecipato ad
una domanda e sono iscritti ad un albo, ma perché magari è capitato
in quel momento storico che fossero poi anche temporalmente molto
distante da quando avevano fatto la domanda, poi magari
selezionati.
Allora, io ritengo al di là di tutto che questa è una norma
estremamente importante, perché la revisione di un bilancio di una
società partecipata, o di un ente vigilato dalla Regione influisce
fortemente su quello che è anche il bilancio della nostra Regione.
Stiamo parlando, comunque, di bilanci che hanno anche, come dire,
una corposità economica nonché una refluenza su quelli che sono i
servizi.
Allora, io ritengo che questa norma, proprio per quelle
indicazioni che ho detto poc'anzi, che sono appunto il Codice
Civile che sono le norme che poi vengono utilizzate per
l'individuazione dei revisori, nonché il decreto legislativo 39
siano gli elementi cardine su cui bisogna muoversi per capire come
va indirizzata e come va scelto un revisore, all'interno delle
partecipate.
Per cui, questa norma sarebbe una norma che impugnabile, per cui
io ritengo che, Presidente, questa sia assolutamente non soltanto
da rimandare in Commissione, per un eventuale riesame, e, tra
l'altro, devo anche dire che mi stupisce come la Commissione
Bilancio' non sia stata, comunque, interessata perché si parla di
società partecipate in cui anche la Commissione Bilancio' ha
competenza.
Per cui, io già da ora preannuncio il mio voto contrario, ma devo
dire che secondo me è opportuna una riflessione, perché sarebbe
abbastanza sconveniente portare avanti un testo normativo la cui
fragilità già è emersa ai primi passaggi.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Lo Curto. Ne ha
facoltà.
LO CURTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi non entro nel
merito del disegno di legge, perché la collega Caronia che mi ha
preceduta e con la quale ho condiviso anche nel corso dell'esame di
questo disegno di legge, anche se non sono stata presente in
Commissione, tutte le riflessioni che lei ha molto bene esposto ed
esplicitato. Non a caso, insieme a lei ho firmato gli emendamenti
che avremmo presentato questa sera, o avremmo dovuto presentare
questa sera.
Senza che la Commissione me ne voglia, io apprezzo sempre il
tentativo che si fa da parte di ognuno di noi, di fare bene e di
fare per il meglio e di farlo in maniera adeguata, però non sempre
lo facciamo in maniera adeguatamente competente.
Ed è questa la sensazione che si ha, dalla lettura di questo
disegno di legge, dove traspare, davvero, una eccessiva, come dire,
ansia di rendere tutto molto trasparente, tutto molto affidato
naturalmente a giovani leve, a giovani intelligenze che potrebbero,
come dire, usufruire del beneficio di essere indicati nel Collegio
dei revisori dei conti.
Tuttavia, non funziona così Non funziona così nelle Pubbliche
Amministrazioni, non funziona così, e lo vediamo, nei comuni dove
il sorteggio ha provocato disastri infiniti, perché non si possono
affidare incarichi così importanti, delicati e fondamentali per
l'ente pubblico - perché il Comune è un ente pubblico - a chi,
magari non ha né esperienza, né competenza.
Mi sembra che ci sia un'eccessiva voglia di fare che, però, ci fa
quasi essere pressapochisti quando pensiamo di potere trattare le
partecipate della Regione, così come di altri enti pubblici,
trascurando di considerare che c'è anche il soggetto privato nel
merito, coinvolto e su cui noi andiamo a disciplinare e a calare
una modalità che, certamente, potrebbe non essere conforme alle
politiche aziendali.
Di che cosa stiamo parlando? Dobbiamo avere chiare le idee, non
dobbiamo fare, lo ripeto per la seconda volta qui in quest'Aula
oggi, frittate.
Dobbiamo non accelerare percorsi o tentativi di semplificazione
che poi alla fine diventano veri e propri, come dire, percorsi ad
ostacoli per chi deve poi attuare le norme o rendere possibile la
definizione del lavoro all'interno di una partecipata.
Proprio per questo, così come alla fine ha detto l'onorevole
Caronia, mi stupisco del fatto che questa norma non sia andata in
II Commissione, perché la II Commissione ha, come dire, ruolo
fondamentale in tutto ciò che riguarda le partecipate.
C'è qui l'assessore Armao che mi risulta, forse, non essere mai
neanche entrato nel dibattito di questa Commissione e io ritengo
che abbia fatto bene se non ci è andato proprio perché sa che la
materia delle partecipate è materia della II Commissione e non
della I Commissione.
Pertanto, signor Presidente, avanzo una proposta a quest'Aula che
è quella di rinviare il testo, non per l'esame e l'ulteriore
approfondimento da cui generare e fare generare emendamenti, ma di
rinviarlo in II Commissione perché qui c'è la violazione di un
principio regolamentare che prevede che questa materia sia materia
di competenza della II Commissione e pertanto la invito, signor
Presidente, a rinviare questa norma in II Commissione dove siamo
tutti ampiamente rappresentati e dove l'esame e il dibattito potrà
proseguire con gli approfondimenti e con, diciamo, anche la
richiesta di pareri di esperti che questo disegno di legge merita.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Schillaci. Ne ha
facoltà.
SCHILLACI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori,
volevo rassicurare le colleghe del fatto che in alcune società
partecipate di grande dimensioni e di rilievo che è stabilito già
dalla legge il metodo e la nomina del collegio sindacale.
Oltretutto ci sono grandi società partecipate che oltre ad avere
una terna sindacale hanno anche delle società esterne di revisione
che certificano i bilanci, ad esempio come l'IRFIS.
Quindi io volevo tranquillizzare le colleghe che qua stiamo
parlando di enti pubblici regionali che non sono solo le società
partecipate, stiamo parlando di quelli che vengono nominati dagli
assessori o dal Presidente della Regione. Quindi la problematica
non si pone.
Inoltre, quando noi abbiamo discusso questo disegno di legge
abbiamo intrapreso delle interlocuzioni con l'ordine stesso dei
dottori commercialisti i quali fanno un iter particolare per
acquisire delle competenze che non si assumono in pochi anni, ma
riescono ad acquisire delle competenze nell'arco di anche 10 anni.
Quindi, non c'è la preoccupazione dell'onorevole Lo Curto che gli
enti pubblici regionali potrebbero andare nelle mani di gente
incompetente perché si tratta di certificazioni a livello
nazionale. Quindi non credo che ci possa essere questa
preoccupazione.
Sul fatto che debba passare in II Commissione questo lo vedrà
l'Aula, lo vedrà il Regolamento interno.
E poi volevo aggiungere che il problema della Regione così come
dell'intera Italia è un problema del sistema dei controlli, un
sistema che ha subìto delle grandi falciate a partire già dagli
anni '90 così come la legge, così come la legge 286 del 1999 che
prevede un sistema di controllo di gestione, controllo strategico
che è stato sotterrato dalle logiche della politica, quindi
lasciamo almeno al sistema dei controlli esterni di svolgere un
ruolo di tipo oggettivo e non discrezionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Savona. Ne ha
facoltà.
SAVONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo disegno di
legge secondo il Regolamento interno va alla I Commissione, ma già
siamo quasi al confine con la II perché investe materia finanziaria
e non è stato coinvolto neanche l'Assessore.
Io avrei gradito, anche in I Commissione, il coinvolgimento
dell'Assessore per l'economia perché era interessato a questa
vicenda. Pur tuttavia, fermo restando la logica degli emendamenti,
per potere andare avanti, io direi di allungare i termini in modo
tale che si possa essere sicuri, per un approfondimento tecnico,
alla luce da quello detto dall'onorevole Caronia, e vedremo di
trovare una soluzione che possa riguardare e rimettere in piedi un
disegno di legge che possa funzionare anche per la Regione
Siciliana.
PRESIDENTE. Volevo chiarire che l'Assessore era stato invitato in
I Commissione. Ovviamente, la coincidenza con i lavori della
Commissione Bilancio' spesso impedisce a ciascuno di noi, per
esempio la mia persona e la sua, di essere sia in II che in I
Commissione, quindi i passaggi tecnici sono stati fatti.
Ovviamente la Presidenza farà gli opportuni accertamenti, abbiamo
il tempo stante la richiesta, mi pare unanime, di aggiornare la
presentazione degli emendamenti a venerdì alle ore 12.00, così come
per gli altri due disegni di legge. Se non sorgono osservazioni, si
intende approvato e votiamo soltanto il passaggio agli articoli.
ARMAO, assessore per l'economia. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ARMAO, assessore per l'economia. Signor Presidente, una
puntualizzazione. Come sanno i presidenti delle varie commissioni,
non vedo più qui il presidente della Commissione Attività
produttive, ma io vengo chiamato anche in tre o quattro Commissioni
contemporaneamente, mi capita, basta vedere le convocazioni - e in
Commissione Bilancio' praticamente ogni settimana c'è
convocazione.
Ora, io credo che si debba distinguere quando l'Assessore viene
convocato e mi confermava il Presidente Pellegrino che sono stato
convocato 12 volte, una cosa è la convocazione dell'Assessore per
partecipare ai lavori della Commissione e un'altra cosa è la
convocazione dell'Assessore per sentirlo pronunciare sul disegno di
legge.
Io questa convocazione, su questo punto non l'ho mai avuta. Ora, o
partecipo a dodici sedute continuativamente fino a quando non si
può esprimere oppure c'è una convocazione ordinaria che viene fatta
anche per motivi di cortesia e poi una convocazione alla quale
l'assessore viene sentito sul disegno di legge altrimenti è
materialmente impossibile per il Governo esprimere compiutamente
nella complessa attività di Commissione la posizione.
Quindi io non mi sono mai sottratto, né intendo sottrarmi al
dovere di rappresentare la posizione del Governo in Aula o in
Commissione, come sapete, però sul punto io non ho mai avuto la
possibilità di soffermarmi con la Commissione sapendo sul punto di
essere udito, ma solo semplicemente convocato, quindi io chiederei
di potere esprimere, in sede di Commissione I, le posizioni del
Governo sulle molteplici criticità di questo disegno di legge, -
che sono molteplici - dopo di ché se potrò svilupparle in sede
della Commissione competente ad esprimere le valutazioni sugli
assetti delle società partecipate, degli enti partecipati,
trattandosi di questioni di finanza pubblica.
Quindi, sotto questo profilo, ovviamente mi affido alla
valutazione dell'Aula, però non posso non rappresentare che su
questo punto non ho potuto esprimere la posizione del Governo in
modo compiuto proprio perché mai c'è stato all'ordine del giorno la
possibilità di esprimere la posizione in modo puntuale sul disegno
di legge.
PELLEGRINO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PELLEGRINO, presidente della Commissione. Signor Presidente, solo
per dare conto di quella che è stata la procedura dei lavori della
Commissione, senza entrare nel merito in questo momento del disegno
di legge.
Noi abbiamo invitato, non esiste la convocazione, noi abbiamo
invitato e abbiamo quindi convocato per questo argomento
l'onorevole Musumeci, Presidente della Regione; l'avv. Armao,
assessore per l'economia; il dottore Bologna e la dottoressa Pitia.
Debbo dire, proprio per puntualizzare e precisare, che intanto la
I Commissione non è una commissione di serie B
ARMAO, assessore per l'economia. Questo lo dice lei, io non l'ho
detto.
PELLEGRINO, presidente della Commissione. Comunque nella scelta il
Presidente avrebbe potuto essere anche avvisato sugli argomenti da
trattare e, seconda cosa, devo dire che in ogni caso il Capo
Gabinetto dell'Assessorato per l'economia è intervenuto per conto
dell'Assessore Armao in occasione della discussione e della
trattazione del disegno di legge.
CIANCIO, relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIANCIO, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io
capisco che in questa legislatura la II Commissione sembra essere
il fulcro e il centro di tutte le discussioni, però i colleghi se
ne facciano una ragione la II Commissione non può né dire che le
competenze sono riferibili tutte a quella sede, né bloccare i
lavori dell'Aula e delle altre Commissioni, perché si sta trattando
di questo.
Dire rimandare in II Commissione significa dire Non vogliamo
trattare questo disegno di legge che è legittimo, per carità, però
io vorrei che chi dice queste cose si assuma la responsabilità di
dirlo in Aula, proprio perché abbiamo parlato tanto di trasparenza
lo si faccia in una seduta pubblica d'Aula davanti a tutti.
Sul sorteggio, anche negli enti locali - ne abbiamo parlato ieri
con l'onorevole Caronia - non è una cosa che si è inventata
quest'Aula, il sorteggio esiste in tutta Italia dal 2013.
Se si dice che non funziona o si applicano dei correttivi oppure
si dice semplicemente Noi siamo contrari al sorteggio - ma quella
è un'altra legge onorevole Caronia -, interveniamo e io sono
d'accordo.
Mettiamoci al lavoro su una norma organica per quanto riguarda il
sorteggio negli enti locali e apportiamo tutte le modifiche che
riterremo più utili. Ma non è questo il tema del disegno di legge,
questo disegno di legge vuole evitare che il controllato possa
scegliere il proprio controllore, è abbastanza chiaro come fine.
Tra l'altro, a proposito della II Commissione, io ricordo che
l'onorevole Savona è nella I Commissione, cioè il presidente della
II Commissione è nostro collega nella I Commissione e mai una volta
in tutte le sedute
SAVONA. Non ero presente.
CIANCIO, relatore. No, ma ne abbiamo fatte diverse onorevole
Savona.
SAVONA. Guardi i verbali della Commissione.
CIANCIO, relatore. Sarà mia cura verificare se almeno in una di
queste
SAVONA. Guardi i verbali, perché io non mi sarei permesso di fare
una cosa del genere. Guardi i verbali
CIANCIO, relatore. Forse è stato poco attento, non so che dirle,
fatto sta che a prescindere da questo io ritengo che i colleghi,
per quanto, siano stati definiti incompetenti da qualcuno, così
come sono stati definiti incompetenti migliaia di professionisti
che vengono nominati nei comuni.
Ma voi lo sapete che requisiti devono avere quelli che partecipano
agli avvisi dei comuni oppure pensate che prendano il primo per
strada?
Dire che la norma sta creando un sacco di problemi perché vengono
scelte persone incompetenti significa insultare migliaia di
professionisti che in questo momento partecipano legittimamente
avendo dei requisiti ben precisi agli avvisi del comune.
Signor Presidente io sono per continuare l'iter perché, ripeto, se
ci sono delle modifiche e delle sistemazioni da fare su questo
testo abbiamo tutto il tempo di farle, io sono ben disposta di
farlo con i colleghi, però prenderci in giro e dire di rimandare a
una Commissione che non ha competenze e che non ha rivendicato fino
ad ora la competenza su questo testo, francamente, mi sembra un
modo per annacquare la discussione.
PRESIDENTE. Onorevole Ciancio, ho detto poc'anzi che questa
Presidenza farà un approfondimento. Intanto abbiamo già deciso di
aggiornare la presentazione degli emendamenti a venerdì alle ore
12.00 e relativamente, quindi, al prosieguo della discussione,
dichiaro chiusa la discussione generale e pongo in votazione il
passaggio all'esame degli articoli.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Svolgimento, ai sensi dell'art. 159, comma 3, del Regolamento
interno,
dell'interpellanza n. 24
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, se l'Aula e l'Assessore Falcone
sono d'accordo, si passa all'esame di una interpellanza che avevamo
lasciato in sospeso, per cui potremmo approfittare di esaminarla,
anche per non lasciare la Rubrica in sospeso. E' la numero 24. Non
sorgendo osservazioni si prosegue in tal senso.
Si passa all'interpellanza n. 24 Attivazione del servizio di
trasporto pubblico dell'azienda FCE - Ferrovia Circumetnea anche la
domenica e i festivi , a firma degli onorevoli Ciancio ed altri.
Risponde all'interpellanza l'Assessore Falcone. L'onorevole
Ciancio potrà dichiararsi soddisfatto o non soddisfatto.
FALCONE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, l'interpellanza a firma della
collega Ciancio ed altri riguarda appunto il servizio svolto dalla
Circumetnea di Catania, un ente che non ricade nella stretta
competenza della Regione siciliana, ma è un ente che ricade sotto la
competenza del Ministero delle infrastrutture e trasporti.
Gli interpellanti chiedono, alla luce della funzione non soltanto
ai fini del trasporto in senso stretto, ma anche ai fini del
trasporto per finalità turistiche ed in considerazione del fatto che
la Circumetnea oggi è in fase di sviluppo e di crescita sia come
metropolitana che come Circumetnea, cioè come ferrovia che
attraversa gran parte del territorio pedemontano ed etneo, se non
fosse il caso di incrementare i servizi di trasporto anche nei
giorni festivi, oltre che nei giorni domenicali.
A questa domanda che noi riteniamo assolutamente pertinente
abbiamo, come dire, intrattenuto una serie di incontri con i vertici
della FCE, perché è anche interesse del Governo regionale
implementare questi servizi.
Dobbiamo oggi riferire che la Circumetnea in un programma di
sviluppo, di investimenti finanziato tra l'altro anche dalla Regione
siciliana, ha proceduto alla implementazione di alcuni servizi di
automatizzazione che consentiranno di avere una ottimizzazione di
personale per cui hanno ultimamente proceduto ad un sistema di
controllo di marcia-treno'. Cosa è? E' sostanzialmente un sistema
di automatizzazione che va sotto l'acronimo di ATP Automatic train
protection', secondo il quale servirà meno personale sui treni e la
possibilità quindi di poter utilizzare il personale che si risparmia
anche durante i giorni festivi e domenicali.
Vorrei ricordare che tra l'altro, dai dati che sono emersi nella
parte motiva dell'interpellanza emerge appunto che ci troviamo
dinanzi ad una crescita esponenziale della metropolitana, si è
passati da seicentomila viaggiatori nel 2014 a tre milioni e mezzo
nel 2017, oggi siamo arrivati addirittura a cinque milioni, nel
2018. E così altrettanto per quanto riguarda la Circumetnea. Questa
crescita esponenziale fa ben sperare anche l'azienda, per cui
l'azienda sta procedendo a quest'automatizzazione che finirà
nell'anno 2018. Per cui, in maniera prudente, potremmo oggi dire
che questa implementazione di servizi arriverà nei primi mesi del
2019 e per cui la interpellanza dei colleghi Ciancio, Campo, Di Caro
ed altri potrà trovare una risposta favorevole già dai primi mesi
del 2019.
Diversamente - nel caso in cui non ci fosse questa automazione -
dovremmo invece fare riferimento a una implementazione del
contratto di servizio, ma con il Ministero.
Il Ministero deve mettere maggiori soldi.
Riteniamo che non sia necessario e con le stesse risorse, gli
stessi 360 dipendenti, già dal mese di gennaio, febbraio potremmo
rendere questo servizio, che sarà utile sia come servizio di
trasporto ma anche come servizio di potenziamento dei servizi
turistici a 360 resi a questo nostro territorio.
PRESIDENTE. L'onorevole Ciancio si ritiene soddisfatta della
risposta fornita dall'Assessore?
CIANCIO. Mi ritengo soddisfatta.
Ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del Regolamento interno
CAMPO. Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 83, comma 2 del
Regolamento interno.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAMPO. Signor Presidente, Governo, colleghi deputati, cittadini
che ci seguono da casa, mi dispiace che non ci sia l'Assessore
Razza ma sicuramente i suoi colleghi sapranno riportare quello che
ho da dire.
Lo scorso mese avevo già affrontato la vicenda del Centro di
trattamento dell'autismo, e mi spiace doverci ritornare perché non
si è arrivati ad una soluzione condivisa.
Il Commissario dell'ASP 7 di Ragusa, dott. Ficarra, non solo ha
mandato a casa delle bravissime professioniste che si occupavano
del Centro ma la cosa che oggettivamente è inspiegabile, sia dal
punto di vista tecnico che umano, è che abbia anche mandato a casa
i piccoli pazienti in cura lasciando nello sconforto le famiglie.
L'attività del centro inizia nel marzo 2015 e si interrompe
improvvisamente il 28 giugno 2018.
Il Centro funziona inizialmente con la piena sinergia di
operatrici, famiglie e dirigenza e viene avviato grazie al lavoro
volontario e gratuito di 13 operatrici.
E' un centro d'eccellenza fatto salvo il fatto che purtroppo
funziona a singhiozzo ovvero il bando viene rinnovato di sei mesi
in sei mesi non offrendo la continuità ai piccoli pazienti in cura.
Lo scorso maggio 2018 iniziano a circolare alcune indiscrezioni
sui possibili cambiamenti nella modalità di gestione e quindi anche
delle operatrici stesse.
Interviene prontamente il dott. Ficarra rassicurando tutti che il
Centro non avrà nessun cambiamento anzi il servizio verrà
implementato, se non addirittura raddoppiato grazie al fatto che lo
stesso contributo era stato raddoppiato.
Il contributo era passato dallo 0.1 per cento allo 0.2 per cento e
le tredici operatrici non dovevano preoccuparsi perché sarebbe
stato emesso un bando a cui potevano partecipare.
Questa estate assistiamo a tutto il contrario.
Viene emesso un bando sì, viene fatto un avviso per incarichi
co.co.co non più per le tredici figure ma per undici figure - di
meno quindi - dove sono richieste delle mansioni nettamente
inferiori rispetto a quelle delle operatrici precedenti che
garantivano la supervisione delle attività e quindi gli standard
delle guide linea nazionali.
Non solo questo Il bando viene addirittura sospeso perché viene
fatto un esposto avverso alle modalità con cui il bando stesso è
stato redatto. Già nell'intervento precedente lo avevamo detto, i
fatti ci danno ragione.
Cosa ancor più grave, facciamo notare che una delle figure
selezionate è una figura molto familiare, ovvero figlia di un noto
esponente politico del territorio. Sarà un caso, lo vogliamo
sperare, perché altrimenti sarebbe un irregolare esercizio della
discrezionalità amministrativa.
Anche il centro diurno, quello per i pazienti un po' più grandi,
gli adolescenti dai 7 ai 12 anni, non apre, nonostante tutta la
volontà nel volerlo esternalizzare, quindi volere dare più
importanza al privato piuttosto che al pubblico. In tutto questo, a
causa della sospensione del bando, il centro che va da 0 a 6 mesi
viene affidato al solito consorzio siciliano di riabilitazione per
centinaia di migliaia di euro sempre lo stesso quindi, e ad un
certo punto la ciliegina sulla torta, il sig. Francesco Lo Trovato,
presidente dell'AIAS elogia l'operato del Governo Musumeci, nella
figura appunto del Presidente, dell'Assessore razza e del dr.
Ficarra per avere scelto il CSR. Solo che Lo Trovato è proprio il
padre del Presidente del CSR. Quindi il padre che elogia il Governo
per avere scelto il figlio e denigra l'operato fatto in precedenza
dalla Borsellino che invece aveva cercato di incrinare queste
esternalizzazioni selvagge.
Ecco, quindi mancavano solo queste dichiarazioni per fare chiudere
il cerchio e per capire quanti interessi girano attorno ai piccoli
pazienti affetti da aspetto autistico. Noi saremo grillini,
sicuramente siamo anacronistici, siamo fuori dal mondo, non siamo
certo contemporanei, nuovi, non siamo coloro che sanno discernere
il bene dal male e non siamo sicuramente la rappresentanza della
maggioranza m orale di questo paese. Però abbiamo gli occhi aperti
e queste cose le abbiamo notate. Abbiamo fatto una interrogazione e
non c'è ancora arrivata risposta. Abbiamo fatto richiesta di
audizione in commissione e non è ancora stata convocata. Noi
aspettiamo risposte su questa vicenda e se è necessario ci
rivolgeremo anche ad altre sedi.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non avendo alcun altro deputato
chiesto di parlare, la seduta è rinviata a martedì, 2 ottobre 2018,
alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:
I -COMUNICAZIONI
II -PARERE, AI SENSI DELL'ART. 41 TER, COMMA 3, DELLO STATUTO
SICILIANO, SUL PROGETTO DI LEGGE COSTITUZIONALE N. A.S. 29
MODIFICHE AGLI STATUTI DELLE REGIONI AD AUTONOMIA SPECIALE,
CONCERNENTI LA PROCEDURA PER LA MODIFICAZIONE DEGLI STATUTI
MEDESIMI. (Seguito)
Relatore: on. Amata
III - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) Vendita diretta dei prodotti agricoli (nn. 189-94/A)
(Seguito)
Relatore: on. Ragusa
2) Obbligo dichiarativo dei deputati dell'Assemblea regionale
siciliana e degli Assessori regionali in tema di affiliazione
a logge massoniche o similari (n. 16/A) (Seguito)
Relatore: on. Fava
3) Norme in materia di revisori dei conti (n. 106/A)
(Seguito)
Relatore: on. Ciancio
La seduta è tolta alle ore 19.08
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Consigliere parlamentare responsabile
dott.ssa Maria Cristina Pensovecchio
Allegato A
Comunicazione di disegni di legge inviati alle competenti
Commissioni
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
- Norme in materia di enti di area vasta. (n. 367).
Di iniziativa parlamentare.
Inviato il 26 settembre 2018.
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
- Disposizioni in materia di diritto allo studio. (n. 304).
Di iniziativa governativa.
Inviato il 26 settembre 2018.
Comunicazione di ricorso avverso la decisione delle
Sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei
conti relativa alla parificazione del rendiconto generale
della Regione siciliana per l'esercizio finanziario 2017
Si comunica che è pervenuto ricorso ex art. 11, comma 6, lettera
e), del Codice di giustizia contabile, proposto dal Presidente
della Regione su proposta dell'Assessore regionale per l'economia
avverso la decisione delle Sezioni riunite in sede di controllo
della Corte dei conti per la Regione siciliana n.
4/2018/SS.RR./PARI relativa alla parificazione del rendiconto
generale della Regione siciliana per l'esercizio finanziario 2017.
Lo stesso è disponibile presso l'archivio del Servizio
Commissioni.
Annunzio di interrogazioni
- con richiesta di risposta orale presentata:
N. 364 - Iniziative per l'avvio di idee progetto per l'utilizzo
della tecnologia di trasporto Skyway.
- Presidente Regione
- Assessore Infrastrutture e Mobilità
Campo Stefania; Trizzino Giampiero; Cancelleri Giovanni Carlo;
Palmeri Valentina; Sunseri Luigi; Mangiacavallo Matteo; Zafarana
Valentina; Cappello Francesco; Foti Angela; Pasqua Giorgio; Zito
Stefano; Ciancio Gianina; Siragusa Salvatore; Tancredi Sergio;
Schillaci Roberta; Di Paola Nunzio; De Luca Antonino; Pagana Elena;
Di Caro Giovanni; Marano Jose
L'interrogazione sarà posta all'ordine del giorno per essere
svolta al proprio turno.
- con richiesta di risposta scritta presentate:
N. 361 - Notizie sulle precarie condizioni della strada
provinciale n. 21 Campofranco-Sutera (CL).
- Presidente Regione
- Assessore Infrastrutture e Mobilità
Mangiacavallo Matteo; Cappello Francesco; Cancelleri Giovanni
Carlo; Trizzino Giampiero; Zito Stefano; Siragusa Salvatore;
Tancredi Sergio; Ciancio Gianina; Foti Angela; Palmeri Valentina;
Zafarana Valentina; Pasqua Giorgio; De Luca Antonino; Di Caro
Giovanni; Di Paola Nunzio; Pagana Elena; Marano Jose; Campo
Stefania; Sunseri Luigi; Schillaci Roberta
N. 362 - Interventi urgenti in ordine alle precarie condizioni
della strada statale 188 'Centro occidentale sicula'.
- Presidente Regione
- Assessore Infrastrutture e Mobilità
Mangiacavallo Matteo; Cappello Francesco; Cancelleri Giovanni
Carlo; Trizzino Giampiero; Zito Stefano; Siragusa Salvatore;
Tancredi Sergio; Ciancio Gianina; Foti Angela; Palmeri Valentina;
Zafarana Valentina; Pasqua Giorgio; De Luca Antonino; Di Caro
Giovanni; Di Paola Nunzio; Pagana Elena; Marano Jose; Campo
Stefania; Sunseri Luigi; Schillaci Roberta
N. 363 - Interventi urgenti in ordine alle precarie condizioni
della strada provinciale 6 di collegamento viario tra i Comuni di
Licata e Ravanusa (AG).
- Presidente Regione
- Assessore Infrastrutture e Mobilità
Mangiacavallo Matteo; Cappello Francesco; Cancelleri Giovanni
Carlo; Trizzino Giampiero; Zito Stefano; Siragusa Salvatore;
Tancredi Sergio; Ciancio Gianina; Foti Angela; Palmeri Valentina;
Zafarana Valentina; Pasqua Giorgio; De Luca Antonino; Di Caro
Giovanni; Di Paola Nunzio; Pagana Elena; Marano Jose; Campo
Stefania; Sunseri Luigi; Schillaci Roberta
N. 365 - Rilievi di ineleggibilità del sindaco del comune di Longi
e del presidente del consiglio comunale dello stesso comune.
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
Fava Claudio
Le interrogazioni saranno inviate al Governo.