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Resoconto d'Aula della Seduta n. 96 di martedì 22 gennaio 2019
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   Presidenza del Presidente Miccichè


                   La seduta è aperta alle ore 16.46

   (Sono  presenti  in  Aula: il Presidente dell'Assemblea  regionale
  siciliana, onorevole Gianfranco Miccichè, seduto alla sua destra il
  Presidente del Parlamento europeo, onorevole Antonio Tajani  e,  al
  banco  del  Governo, il Presidente della Regione,  onorevole  Nello
  Musumeci con i componenti la Giunta regionale)

   MICCICHE',    presidente   dell'Assemblea   regionale   siciliana.
  Onorevoli colleghi, ascoltiamo l'Inno nazionale.

       (Tutti i presenti, in piedi, ascoltano l'Inno nazionale)

     MICCICHE',  presidente  dell'Assemblea regionale  siciliana.  In
  onore  del  Presidente  del Parlamento europeo,  onorevole  Antonio
  Tajani, ascoltiamo l'Inno ufficiale dell'Unione europea.

        (Tutti i presenti, in piedi, ascoltano l'Inno ufficiale
                         dell'Unione europea)

   Prolusione del Presidente dell'Assemblea regionale siciliana, del
    Presidente della Regione e degli onorevoli rappresentanti  dei
  Gruppi parlamentari sul tema delle relazioni  tra l'Unione  europea
   e la Regione siciliana, con particolare riguardo alla condizione
           di insularità e alle linee di sviluppo economico

   MICCICHE',  presidente dell'Assemblea regionale siciliana.  Signor
  Presidente, Autorità, onorevoli colleghi, Presidente Tajani per  me
  e  per  tutti noi, oggi, è un onore riceverla nel Palazzo Reale  di
  Palermo, sede del Parlamento più antico d'Europa.
   Palermo,  questo Parlamento e questo Palazzo aprono  le  porte  al
  Presidente  del  Parlamento  che è  il  più  importante  organo  di
  rappresentanza   democratica  dell'Occidente.  Un   faro   per   le
  democrazie  di  tutto  il  mondo ma, al  contempo,  un'Istituzione,
  quella europea, che a volte è apparsa distante dai cittadini.
   In un mondo sempre più pluralizzato tra il colosso economico degli
  Stati  Uniti  ed i giganti emergenti di Cina, India  e  Russia,  il
  vecchio  Continente  ha  di fronte a sé una  sfida  importante:  il
  futuro  di  740  milioni  di cittadini che si  riconoscono  in  una
  bandiera  blu  con le stelle dorate. Una bandiera  che  rappresenta
  oggi  28  bandiere,  28 Stati e noi siciliani  conosciamo  bene  il
  valore  delle  diversità  culturali, nutrimento  della  democrazia,
  arricchimento per popoli ed istituzioni.
   Signor  Presidente,  il Mediterraneo e la Sicilia,  al  centro  di
  esso,  sono  il  simbolo più limpido e cristallino dell'Europa,  di
  quell'Europa  che  sogniamo  e  che  sognavano  i  padri  fondatori
  dell'Unione; e proprio nel Mediterraneo è stata concepita l'Europa,
  al centro di questo mare Mediterraneo c'è la Sicilia.
   Viaggiare nel Mediterraneo significa incontrare il mondo romano in
  Libano,  le  città greche in Sicilia, la presenza araba in  Spagna,
  l'Islam  tutto  e la Iugoslavia, lo stesso mare in  cui  in  questi
  giorni  affondano,  purtroppo,  i sogni  e  le  speranze  di  tanti
  disperati  in fuga da guerre e carestie e tragedie. Lo stesso  mare
  che  per secoli ha unito popoli e culture e che oggi li divide,  li
  respinge e li destina a morte ed indifferenza.
   E'  un  capitolo  triste  popolato di  attori  e  comparse  spesso
  altrettanto  tristi.  Hanno, però, il dovere  di  identificare  una
  strategia  unitaria e coordinata tra gli stati membri  affinché  la
  legislazione giusta accolga chi sfugge dall'inferno e  punisca  chi
  specula sul traffico di esseri umani.
   Una politica comune e condivisa da parte delle Istituzioni europee
  è  un  obbligo  nei confronti del mondo intero. Il  percorso  verso
  quell'idea di Europa sognata da De Gasperi, da Eisenhower  è  denso
  di molteplici ostacoli ma, a volte, l'impressione è stata quella di
  un enorme pachiderma governato dall'euro-burocrazia.
   Proprio  perché  ricchi diversità nell'unità, noi tutti  cittadini
  europei,  i siciliani in testa, avremmo bisogno di istituzioni  più
  sensibili ed attente alle esigenze dei territori.
   Nel   febbraio  2016  il  Parlamento  Europeo  ha  approvato   una
  risoluzione  sulla  insularità che garantisce il miglioramento  dei
  servizi di trasporto e l'utilizzo di fondi strutturali europei  per
  favorire  la  crescita economica e sociale della  Sicilia  e  della
  Sardegna,  due  grandi isole che oggi vivono  un  notevole  ritardo
  nello sviluppo anche a causa delle loro condizioni di insularità.
   Nel  2006  la  Sicilia chiese all'Unione Europea la  fiscalità  di
  vantaggio  che le fu negata, eppure nel nostro Statuto  autonomista
  ce lo consentirebbe.
   La  Sicilia  non  è  solo una grande isola che produce  ricchezza,
  potrebbe  produrre  di  più  se solo  ad  essa  fosse  concessa  la
  possibilità di sfruttare al meglio le proprie potenzialità.
   Abbiamo  l'esigenza,  Presidente, gli strumenti  e  la  voglia  di
  uscire dalla marginalità. Vogliamo che la risoluzione approvata dal
  Parlamento  Europeo  del 2016 possa essere  attuata,  e  questo  le
  chiediamo.
   Anche   nell'ordinamento  italiano   si   fa   strada   ormai   la
  consapevolezza  che l'insularità incide sui costi ed  è  opportuno,
  anzi doveroso, impegnarsi affinché si creino alcune zone franche. A
  Bruxelles  è  già iniziato il confronto sulla programmazione  2020-
  2027.  La  Sicilia non può attendere oltre, non possiamo essere  la
  Regione italiana tra le più povere e questo è un appello che faccio
  anche  al nostro Governo regionale di affrontare una programmazione
  europea  seria, vera, che non sia figlia di un libro dei  sogni  ma
  che individui le vere realtà e le vere priorità di questa Terra.
   Signor Presidente Tajani, e concludo, i siciliani sono europeisti,
  mi  permetta  di dire di più, siamo stati i primi europeisti  della
  storia.  Questo  Palazzo  risuona ancora degli  echi  e  del  sogno
  europeo di Federico II.
   Noi  speriamo  che, grazie al suo impegno e quello del  Parlamento
  Europeo  ed  alle  migliori  forze di questo  Paese,  si  riesca  a
  riportare la Sicilia ad occupare in Europa, nel Mediterraneo e  nel
  mondo  il  ruolo  ed il posto che la sua storia, la  sua  posizione
  geografica e l'operosità del suo Popolo le hanno assegnato.
   Grazie, Presidente Tajani.

                              (Applausi)

   Ha  facoltà  di  parlare  il Presidente della  Regione,  onorevole
  Musumeci.

   MUSUMECI,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  deputati,  mi  si consenta di rivolgere, anche a nome  del  Governo
  regionale, un sincero saluto di benvenuto in Sicilia ed  a  Palermo
  al  Presidente del Parlamento europeo, onorevole Antonio Tajani, al
  quale  mi  legano antichi vincoli di amicizia, di  sodalizio  e  di
  comune presenza nelle Istituzioni europee.
   Lei,   signor   Presidente  Tajani,  oggi  ha  dimostrato   grande
  sensibilità  nel  partecipare  ad  un  importante  convegno   sulle
  infrastrutture economiche nell'altra parte della Sicilia,  Catania,
  e  con  la sua presenza, prima nel Palazzo del Governo e,  poi,  in
  questo Parlamento, le cui  mura trasudano secoli di storia.
   Noi  siamo fermamente convinti che bisogna guardare all'Europa con
  maggiore  ottimismo e minore scetticismo. Ma uno sforzo  in  questo
  senso  deve  compierlo anche la Commissione europea, il  Parlamento
  europeo  che  ancora  sono avvertiti assai lontani  dalle  reali  e
  quotidiane esigenze dei cittadini, soprattutto quelli condannati  a
  vivere in aree di forte degrado socio-economico.
   Se  continuiamo  a  guardare alla Sicilia come all'ultima  regione
  d'Europa avremo la netta sensazione di avvertire sempre più lontana
  Bruxelles in quanto capitale dell'Europa.
   Se ci convinciamo che l'Europa, invece, comincia qui, comincia dal
  Mediterraneo e la Sicilia, per la sua collocazione geografica, è la
  porta dell'Europa, allora, appare chiaro come noi abbiamo tutto  il
  diritto a candidarci a vivere da protagonisti questa centralità che
  per ora è soltanto geofisica.
   La  Sicilia  vuole  candidarsi  ad essere  la  capitale  morale  e
  culturale  di  un  Mediterraneo, di  un  bacino  euro-afro-asiatico
  sempre   più  tormentato  dalle  divisioni,  dalle  frazioni,   dai
  conflitti,  dalle  incompatibilità,  dalle  intolleranze  e  da  un
  fenomeno  straordinariamente  disarmante  di  povertà  che  arranca
  disperata verso un'Europa ricca ed opulenta.
   Per  questo, signor Presidente, onorevole Tajani, il compito della
  Regione siciliana e del suo Parlamento è proprio quello di lavorare
  per  mettere  a  profitto tutte le risorse che  Bruxelles  mette  a
  disposizione,  che lo Stato italiano mette a disposizione  non  per
  spendere  quanto più possibile, ma per definire una  programmazione
  che  dia  un  modello  di  sviluppo a  questa  Terra  e  che  possa
  consentirle  di recuperare decenni di arretratezza, di  ritardi  in
  tutti i settori della pubblica amministrazione e del vivere civile.
   Questo  è  l'obiettivo al quale da un anno lavoriamo come Governo,
  questo  è  l'obiettivo  al quale, pur nelle  diversità  dei  ruoli,
  questo Parlamento intende lavorare per i prossimi anni.
   Noi  vogliamo  sperare che dall'Unione europea  e  dal  Parlamento
  europeo arrivino ulteriori, concreti segnali di vicinanza e la  sua
  presenza  qui, questo pomeriggio, Presidente Tajani,  ma  anche  le
  assicurazioni  forniteci  in occasione  della  visita  dell'ottobre
  scorso  nella  sede  di  Bruxelles,  a  noi  appaiono  quanto   più
  rassicuranti  e ci consentono di poter proiettare fuori  da  questo
  Palazzo  un messaggio improntato a speranza sopra un diffuso  senso
  di rassegnazione.
    Noi siamo l'Europa , diceva poco fa il Presidente del Parlamento.
  Sì,  signor  Presidente Tajani, noi siamo europeisti per tradizione
  ed  è  questa consapevolezza che ci consente di potere guardare  al
  futuro, con la speranza di tornare ad essere quello che nei  secoli
  passati  siamo stati: un luogo di incontro, un luogo di  confronto,
  un  luogo di crescita, un luogo di sviluppo, di tolleranza ma anche
  il  punto  di  partenza per qualsiasi progetto che l'Europa  voglia
  avviare   in  questo  tormentato,  difficile  ed  inquieto   bacino
  mediterraneo.
   Con  questo  stato  d'animo, a nome mio personale  e  del  Governo
  tutto,  signor  Presidente, desidero rinnovarle il benvenuto  nella
  terra  di  Sicilia e l'augurio di poterla ritrovare per  il  futuro
  ancora  accanto  alle legittime esigenze del popolo siciliano,  del
  Mezzogiorno, dell'Italia tutta. Grazie.

                              (Applausi)

   MICCICHE',    presidente   dell'Assemblea   regionale   siciliana.
  Onorevoli  colleghi,  come d'accordo, interverrà  un  deputato  per
  Gruppo,  a  cui abbiamo dato, un po' costretti anche dai tempi  del
  Presidente  Tajani,  i  cosiddetti tempi europei  di  3  minuti  ad
  intervento.
   Il  primo intervento non sarà quello di un Capogruppo, ma è quello
  dell'onorevole Giovanni Cafeo, che è il Presidente dell'Intergruppo
  europeista che è stato creato, qua, all'interno del Parlamento.  E,
  quindi, le do, volentieri, la parola.

   CAFEO,  presidente  dell'Intergruppo Federalista  Europeo.  Signor
  Presidente, le porto i saluti, e l'orgoglio anche di averla  ospite
  qui, da parte dell'Intergruppo federalista europeo.
   Proprio,  come  dire, in qualche modo, a dare valore  alle  parole
  dette  dal  Presidente  dell'Assemblea, che  ringrazio  per  averci
  voluto  dare  lo spazio e sottolineare l'importanza politica  della
  presenza  di un Intergruppo. Come ringrazio, anche, e  ne  sono  in
  qualche  modo  la testimonianza delle parole dette  dal  Presidente
  Musumeci  che  in  quest'Aula,  ed i  siciliani,  in  quanto  tali,
  comunque, sono europeisti e portano nel loro DNA una base culturale
  che lo caratterizza, appunto, per essere terra di frontiera. E come
  terra  di  frontiera sapere ed essere consapevoli di cosa significa
  fare   parte   di  qualcosa  più  grande  con  cui  si   condivide,
  fondamentalmente: uno spazio di valori, su come affrontare le sfide
  di un periodo triste e, sicuramente, difficile da interpretare.
   Allora,  la  ringraziamo  e,  come  dire,  condividiamo  con  lei,
  l'occasione e, poi, parleranno i presidenti dell'Intergruppo, però,
  ritengo  che il messaggio che l'Intergruppo possa portare è  quello
  di  condividere  con lei il peso di ricoprire degli  incarichi  che
  rappresentano  una visione del mondo e che svolgono  un  ruolo.  Le
  nostre  scelte, indubbiamente, dipendono e sono condizionate  anche
  dagli  equilibri internazionali e riteniamo che ognuno di noi debba
  fare la propria parte, e noi la stiamo facendo come Intergruppo.
   Le  consegniamo una riflessione: la riflessione è che  il  periodo
  storico  in  cui,  comunque, i nostri padri, a cui sempre  facciamo
  riferimento, hanno immaginato, lottato e costruito per  creare  una
  Unione  europea,  sia stato fatto sulla base di  una  spinta  della
  paura del periodo bellico, delle divisioni interne ed anche per  la
  spinta   di   equilibri  internazionali  che,  in   quel   momento,
  rappresentavano,   comunque,   una   stabilizzazione   di   un'area
  geopolitica, economica, oltre che geografica.
   Oggi,  la  sensazione che viviamo è che questa stessa  istituzione
  possa  essere messa in crisi da equilibri internazionali e, quindi,
  ritengo che la paura e la consapevolezza che ci deve fare ritornare
  a  dedicare  un  impegno all'Europa sia quella che,  oggi,  non  ci
  dobbiamo  difendere  da  divisioni  interne  ma,  dobbiamo   essere
  portatori di valori e di una visione del mondo.
   E,  quindi, auguro a tutti i miei colleghi ed all'Aula, al Governo
  ed  al  Presidente  Tajani, di avere sempre  questa  consapevolezza
  nelle azioni di ogni giorno.

   MICCICHE',  presidente  dell'Assemblea  regionale  siciliana.   Il
  Gruppo  Misto interviene, anche qui, in via eccezionale, ma  è  una
  giornata  straordinaria  e,  quindi,  in  tanti  vorrebbero  potere
  esprimere  il  loro pensiero, con il presidente del  Gruppo  che  è
  l'onorevole Danilo Lo Giudice.
   Ma prima, l'intervento dell'onorevole Fava che è il vicepresidente
  del Gruppo.

   FAVA,   vicepresidente  del  Gruppo  Parlamentare  Misto.   Signor
  Presidente  dell'Assemblea,  onorevole  Presidente  della  Regione,
  signor  Presidente  del Parlamento Europeo  -   che  è  un  piacere
  rivedere, noi non siamo tra coloro che lodano e apprezzano, che  si
  appassionano  all'idea  di un'Europa che è abbastanza  impigrita  e
  distratta.  Noi restiamo figli del Manifesto di Ventotene  che  era
  un'idea  alta  d'Europa,  che  pensava  di  dovere  trasferire  non
  soltanto  la passione ma anche quote di sovranità reale e concreta,
  e  quel  manifesto è stato scritto - come ricordava  il  Presidente
  Micciché  -  qui,  nel Mediterraneo, al centro del Mediterraneo.  E
  questa terra, la Sicilia, è al centro del Mediterraneo.
   Non  ci  appassiona  questa Europa, ma ci mette  molta  tristezza.
  Questa  Italia  che  risponde alla sfida dell'integrazione  europea
  gonfiando il petto e declamando  prima gli italiani , che  a  me  -
  signor  Presidente,  mi creda, provoca un brivido perché mi ricorda
  quando settant'anni fa si diceva  prima gli ariani  . E mette anche
  molta  tristezza  una  Sicilia che ha perduto parte  della  propria
  memoria.
   Le  avranno  mostrato,  certamente se non oggi  in  passato,  quel
  miracolo  di armonia e di civiltà che è la Cappella Palatina,  dove
  le iscrizioni sono in greco, in latino ed in arabo perché risalgono
  ad un tempo, quasi mille anni fa, - il regno di Ruggero II - in cui
  il  primo ministro di Ruggero II era un visir musulmano. Erano  gli
  anni  in  cui altrove, musulmani e cristiani, si scannavano facendo
  le  Crociate. Noi siamo stati questo. E di questo credo che abbiamo
  perduto in parte memoria.
   Oggi  quest'Isola è soltanto una spiaggia sulla quale riposano  le
  ossa di quelli che muoiono nel Mediterraneo.
   C'è  un'immagine che le consegno perché l'abbiamo incontrata tutti
  in  questi giorni. E' un'immagine feroce accanto alle dichiarazioni
  improvvide del Vicepresidente del Consiglio che dice:  basta con  i
  taxi  del  mare ;  io ho l'immagine di un ragazzino  annegato,  che
  aveva cucito nella fodera del povero giubbotto il suo biglietto  da
  visita  che  era  la pagella scolastica. I voti di  quella  pagella
  scolastica, che erano il suo modo per provare ad entrare in  questo
  mondo.
   Ed  io  mi chiedo, che diritto abbiamo di fronte a questa immagine
  di  chiedere  se  quel  bambino con la sua pagella  fuggisse  dalla
  miseria  o  dalla guerra? Che diritto ha questa terra, la  Sicilia,
  che  diritto  hanno  i  siciliani di porgere  questa  domanda  così
  offensiva, tradendo il sentimento che sta dentro la nostra  storia?
  Quindi,  mi auguro, signor Presidente, che questa rotta, la Sicilia
  la  sappia  ritrovare,  non  soltanto  nel  chiedere  attenzione  e
  generosità attraverso i fondi europei, ma anche responsabilità a se
  stessa di essere al cuore ed al centro di questo mare che oggi è il
  cimitero  a  cielo  aperto più clamoroso e tragico  che  esista  al
  mondo.

   MICCICHE',  presidente dell'Assemblea regionale siciliana.  Do  la
  parola all'onorevole Danilo Lo Giudice.

   LO  GIUDICE, vicepresidente del Gruppo Parlamentare Misto.  Signor
  Presidente, onorevoli colleghi, onorevole Presidente Tajani, a  lei
  il  benvenuto da parte di tutta l'Assemblea regionale siciliana,  e
  dei siciliani in genere.
   Questa   breve   riflessione,  che  abbiamo  la   possibilità   di
  condividere grazie alla sua presenza qui, oggi, in mezzo a noi,  si
  incentra  sul  tema  dell'insularità. Un tema  a  noi  molto  caro,
  sicuramente, rispetto a quella che è un'Isola - la nostra - che  ha
  dimostrato  da  sempre, negli anni, di essere una terra  di  grande
  accoglienza  anche per quelle che sono state le grandi  dominazioni
  che negli anni sono state in Sicilia. Ma soprattutto per quella che
  è stata la storia che nel tempo si è avuta.
   Oggi  però  la nostra terra, la nostra Sicilia grida aiuto.  Grida
  aiuto  perché, purtroppo, abbiamo il triste primato  di  essere  la
  Regione  d'Europa  con  il  più alto tasso  di  persone  a  rischio
  povertà, che è pari al 41,8 percento.
   Un  aiuto  che  si può configurare con le risorse  economiche  che
  sicuramente  l'Europa ha messo in campo e ci auguriamo  continui  a
  mettere  in  campo, ma i soldi prima o poi finiscono e  allora  non
  sono  soltanto le risorse economiche che possono rappresentare  una
  svolta per quello che è il concetto di insularità che noi siciliani
  intendiamo e di cui abbiamo bisogno, oggi servono delle regole  che
  possano consentire a questo microsistema economico chiamato Sicilia
  di  autogestirsi  o diversamente servono delle regole  che  possono
  consentire alla nostra economia di fare dell'insularità non più  un
  punto  di debolezza, com'è stato fino ad ora, ma un punto di forza,
  un  punto  di  forza che possa vedere gli investimenti nascere  non
  grazie  alle  risorse comunitarie europee, ma gli investimenti  che
  arrivino  da  parte delle imprese, da parte dei privati,  grazie  a
  quelle  che sono le regole certe, precise e puntuali che consentono
  alle  nostre imprese, ai nostri produttori agricoli di non  vedersi
  schiacciati  da  un  macro sistema che purtroppo  sta  mettendo  in
  ginocchio la Sicilia.
   Io  mi auguro che l'Europa possa darci queste risposte e mi auguro
  sì  che  si  dia  questa  possibilità e questa  opportunità  per  i
  siciliani  che, per troppo tempo, per troppi anni hanno subìto  una
  condizione di insularità assurda.
   Queste  sono le risposte che ci attendiamo dall'Europa per far  sì
  che  la nostra Sicilia possa realmente essere ancora più europeista
  di  quanto non lo sia stata fino ad oggi e possa realmente  avviare
  un  percorso di crescita di cui spesso negli anni si è  parlato  ma
  che  concretamente  non  è stato realizzato.  Io  sono  un  giovane
  parlamentare da pochi mesi e quindi vivo ancora la speranza  di  un
  futuro  migliore  per  la nostra terra e sono  certo  che  insieme,
  collaborando con lo Stato e con l'Europa potremmo veramente avviare
  un percorso di crescita.

   MICCICHE', presidente dell'Assemblea regionale siciliana.  Per  il
  Gruppo  parlamentare   Fratelli  d'Italia'  interviene  l'onorevole
  Catalfamo.

   CATALFAMO,  presidente del Gruppo parlamentare Fratelli  d'Italia.
  Signor Presidente, onorevoli colleghi, benvenuto Presidente Tajani.
   E' un onore per me partecipare oggi ai saluti istituzionali per la
  più  alta carica del Parlamento europeo ed è un onore anche  perché
  la  mia  generazione è figlia di Maastricht ed è figlia di tutti  i
  trattati  successivi  che  in un modo  o  nell'altro  hanno  inciso
  positivamente, a volte anche negativamente, sulla vita di ognuno di
  noi.  E'  innegabile che da un lato l'Unione europea  abbia  inciso
  positivamente,  mi  riferisco chiaramente all'armonizzazione  sulla
  normativa  commerciale,  piuttosto che  all'incentivo  all'impresa,
  all'infrastrutturazione, ma a volte purtroppo l'Europa  ha  tradito
  quello  che  doveva essere il mandato iniziale limitando l'utilizzo
  di  risorse  importante  di popolazioni o aree,  mi  riferisco  per
  quanto  riguarda la Sicilia - ad esempio -  alla vicenda dei nostri
  pescatori e delle reti dei nostri pescatori.
     Però io credo che l'Unione europea sia per noi un antidoto,  uno
  strumento  da utilizzare con attenzione e che con l'Unione  europea
  bisogna  armonizzare  il nostro percorso e  la  risoluzione  a  cui
  faceva  riferimento  il Presidente Micciché, quella  che  riconosce
  alla Sicilia, ma non solo alla Sicilia, la condizione di insularità
  è  sicuramente un momento iniziale assolutamente importante, questo
  svantaggio permanente, strutturale, che viene riconosciuto in  base
  a  quell'articolo  174 del Trattato istitutivo dell'Unione  europea
  che  prevede che, anche in assenza di dati certi, se c'è  l'ipotesi
  di  un pericolo concreto debbano essere realizzati degli interventi
  per garantire dei diritti fondamentali.
     Purtroppo  questo  punto di partenza in Sicilia  non  ha  ancora
  prodotto  risultati considerevoli se è vero com'è  vero  che  negli
  ultimi  anni  -   ad  esempio  -   sono  diminuiti  del  56  %  gli
  investimenti  per le infrastrutture, se è vero, come  è  vero,  che
  ancora  in  Sicilia,  nonostante ci  siano  dei  presidi  normativi
  interni, vi è grande difficoltà anche a causa del prelievo  forzoso
  che  lo  Stato esige nei nostri confronti ciò anche a  dispetto  di
  quel minimo che ritorna alle nostre casse con le imposte che pagano
  i siciliani residenti nei territori extraregionali.
   Però,  è anche dimostrato, e questo Governo lo ha dimostrato,  che
  l'Europa  da  questo punto di vista ci può aiutare: nel  2018  sono
  state  recuperate risorse dall'Asse PO-FESR 2014-2020  pari  a  170
  milioni di euro per 367 imprese siciliane e questo ci dimostra  che
  noi  come  politica  dobbiamo prestare  attenzione,  vigilare,  per
  sfruttare  quelli  che  sono gli strumenti che  l'Europa  ci  dà  e
  vigilare  ed  essere  severi  quando  l'Europa  delude  le   nostre
  aspettative.
   E' un compito arduo, ma di fronte ai compiti ardui dobbiamo essere
  pronti,   non possiamo -  diceva Orson Welles - essere  modesti  di
  fronte a delle sfide difficili.

   MICCICHE', presidente dell'Assemblea regionale siciliana.  Per  il
  Gruppo parlamentare  UDC - Unione dei Democratici Cristiani  e  dei
  Democristiani di centro', interviene l'onorevole Figuccia.

   FIGUCCIA.  Signor  Presidente, credo che  mai  ordine  del  giorno
  potesse  essere  così  pertinente, alla  luce  della  presenza  del
  Presidente del Parlamento Europeo, proprio sul tema delle relazioni
  fra   l'Unione   europea  e  la  Sicilia   a   partire   dal   tema
  dell'insularità.
   Una  Terra,  la nostra, che si pone davvero al centro dell'Europa,
  crocevia  dei popoli del Mediterraneo, che tuttavia non  sempre  ha
  accolto  un'attenzione alla vocazione delle autonomie dei territori
  da parte dell'Europa.
   Purtroppo non possono non sollevarsi elementi di criticità, al  di
  là  delle  aspettative  che  ruotano  attorno  a  quelle  direttive
  circolari,  spesso stringenti, che hanno finito col penalizzare  le
  nostre  produzioni, i nostri agricoltori, i nostri  pescatori,  che
  hanno  visto  persino finire nelle nostre tavole il  pescato  delle
  acque  salmastre del Giappone, anziché l'olio, che non era  proprio
  esattamente il nostro.
   Pur  tuttavia,  certamente, lo dico all'interno  del  Partito  che
  peraltro in Europa è rappresentato all'interno del Partito popolare
  europeo,  ovviamente non possiamo chiedere che questa Europa  venga
  eliminata.  Al contrario, dobbiamo dire che i siciliani si  sentono
  sempre più europei e sempre meno sudditi e sempre più facenti parte
  di una grande famiglia.
   Per  questo, ritengo che sarà necessario portare avanti una  serie
  di provvedimenti. Per quello dicevo che forse mai così pertinente è
  stato un ordine del giorno.
   In  queste settimane, Presidente, stiamo portando avanti una serie
  di iniziative su questi temi che sono coerenti alle raccomandazioni
  del  Consiglio d'Europa e ad un impegno che ha visto il  Presidente
  fortemente attivo in Europa su questi temi e che rilanciano il tema
  dell'insularità.  La  condizione di svantaggio  che  le  Isole  nel
  nostro  Paese si ritrovano a vivere è una condizione che  riteniamo
  possa essere superata.
   All'interno  di questa finanziaria abbiamo previsto che  si  possa
  raggiungere l'obiettivo di accorpare insieme alle elezioni  europee
  un  referendum popolare dove i siciliani possano essere chiamati  a
  dire la propria sulla necessità, sull'opportunità, sull'esigenza di
  potere  superare  quella condizione di svantaggio  che  deriva  dal
  posizionamento  geografico perché davvero ci si  possa  sempre  più
  sentire parte di una grande famiglia dove i nostri figli avranno il
  piacere,  la voglia, il desiderio di poter circolare liberi  dentro
  un unico grande contesto. Quello che, a mio avviso, potrebbe essere
  riconosciuto come  Stati Uniti d'Europa'.

   MICCICHE', presidente dell'Assemblea regionale siciliana.  Per  il
  Gruppo   parlamentare    Popolari  e   autonomisti-Idea   Sicilia ,
  l'onorevole Pullara.

   PULLARA,   presidente   del   Gruppo  parlamentare    Popolari   e
  autonomisti-Idea   Sicilia .   Signor  Presidente   dell'Assemblea,
  onorevole  Presidente  della  Regione,  onorevole  Presidente   del
  Parlamento  europeo, la storia della nostra Terra  ci  ha  regalato
  forti  radici  legate  alla storia, alle bellezze  naturali  ed  al
  patrimonio storico e architettonico.
   La  Sicilia  e  l'Europa sono le facce di una stessa medaglia,  il
  Mediterraneo la porta Sud dell'Europa.
   Quella  porta  pone  la  Sicilia al centro del  Mediterraneo  come
  crocevia di cultura. L'Europa non può chiudere gli occhi innanzi  a
  quanto  accade davanti ai nostri Mari. Ci vogliono regole ferree  e
  precise  che  creino  il  giusto equilibrio  tra  l'ambiente  e  lo
  sviluppo economico sano e non predone.
   Non  sarà  sfuggito  come pochi giorni fa  un  nutrito  numero  di
  cittadini  ha manifestato come  No Triv'. Non possiamo  permettere,
  ancora  oggi,  che chiunque arrivi nei nostri mari  possa  compiere
  scempi  e, contestualmente, invocare un turismo come fonte di  PIL:
  delle due l'una
   Essere  un'isola, nascere, crescere e vivere in Sicilia  non  deve
  essere  motivo  di emarginazione sociale ed economica,  il  sistema
  Regione-Stato-Europa   deve   consentire   di   colmare   il    gap
  infrastrutturale ed insulare.
   Questo è l'auspicio che nutro e nutriamo come Parlamento regionale
  in sede di revisione dei trattati comunitari, dove il nuovo modello
  europeo vede la Regione, e le regioni, come attori principali delle
  politiche comunitarie e non solo lo Stato centrale.
   Favorire  i  partenariati  comunitari  ed  aprire  realmente  alla
  cooperazione nazionale, con apposite regolamentazioni  che  aiutino
  la  vocazione  naturale  della Sicilia,  che  è  quella  turistica,
  principalmente, piuttosto che dello sfruttamento delle risorse è un
  fatto assolutamente importante che deve anche porre la Sicilia come
  zona franca in quanto al centro del Mediterraneo ed autostrada  del
  mare.
   La  nuova  Europa che il prossimo Parlamento europeo  in  fase  di
  rinnovo  deve disegnare attraverso i principi cardine dei  trattati
  deve  assolutamente  prendere  in considerazione  la  disomogeneità
  geografica dei territori che la compongono e addivenire a politiche
  settoriali e specifiche nell'interesse delle singole terre.
   L'essere  una  unione  va letto come modello di  conciliazione  di
  storie  e  culture diverse che collaborano tra loro per un progetto
  comune.

   MICCICHE', presidente dell'Assemblea regionale siciliana.  Per  il
  Gruppo  parlamentare   DiventeràBellissima' interviene  l'onorevole
  Aricò.

   ARICO',  presidente del Gruppo parlamentare  DiventeràBellissima'.
  Onorevole Presidente Tajani, è un onore averla qui oggi.
     Signor  Presidente  dell'Assemblea, onorevole  Presidente  della
  Regione  e  Governo  tutto  ed autorità  presenti,  l'ha  detto  il
  Presidente   della  Regione,  l'ha  detto  anche  lei,   Presidente
  dell'Assemblea,   siamo  europeisti  per  tradizione.   Ma   essere
  europeisti non significa abdicare alla propria Patria.
   Noi siamo siciliani e siamo italiani. Ed è questo uno dei principi
  base  su  cui  si fonda la storia dell'Unione europea,  una  storia
  travagliata, come tutte quelle che hanno caratterizzato la  nascita
  di  grandi  aggregazioni, di stati visionari e moderni. La  nascita
  può essere accettata subito da tutti e a volte può essere lenta.  E
  proprio  quello  che  è  successo  ieri  notte  in  un'altra  isola
  d'Europa, l'Irlanda, al confine dell'Irlanda del Nord, -  un  altro
  attentato  terroristico  -   proprio  per  le  vicende  che  stanno
  contraddistinguendo le problematiche interne alla Gran Bretagna.
   Oggi,  sembrerebbero  quasi avere deciso  di  rimanere  in  Europa
  proprio  perché  riconoscono l'importanza  dell'aggregazione  degli
  Stati europei.
   E oggi quindi un'Europa è contrapposta, un'Europa dell'accoglienza
  con  quella dell'intolleranza, purtroppo, e si ritiene che soltanto
  una grande coalizione di stati che si mettono insieme per un grande
  progetto comune potranno affrontare e superare questi problemi.
   E  allora si parla di cooperazione, di solidarietà fra popoli  che
  deve essere equamente distribuita fra tutti gli Stati, l'Italia  ma
  insieme a tutti gli Stati e professiamo una Europa non degli  Stati
  ma  delle  regioni. La Sicilia deve essere protagonista perché  con
  peculiarità diverse. E allora un'organizzazione istituzionale  meno
  centralistica che possa attraverso le regioni decidere  il  destino
  dei propri territori.
   Noi  abbiamo il problema dell'insularità. E proprio qualche giorno
  fa  il Presidente della Regione, il Presidente Musumeci lanciava un
  appello  affinché si riparli di ponte sullo Stretto perché l'Europa
  ci  ha detto che si deve aprire quel corridoio Berlino-Palermo  che
  possa far sì che gli scambi commerciali possano anche per il Sud  e
  per il Mezzogiorno essere attivi e quindi riteniamo che l'Europa in
  questo caso ci debba aiutare.
   Noi  abbiamo  fondato  -  signor Presidente  -  un  movimento.  Un
  movimento   che  si  chiama   Diventerà  Bellissima'.   Un   grande
  giornalista sosteneva che l'Italia fosse il cuore dell'Europa, noi,
  signor   Presidente,  riteniamo  che  la  Sicilia  sia   il   cuore
  dell'Italia  e  che con una Sicilia più forte avremo un'Europa  più
  bella.

   MICCICHE', presidente dell'Assemblea regionale siciliana.  Per  il
  Gruppo   parlamentare    Partito   Democratico-XVII   Legislatura',
  interviene l'onorevole Lupo.

   LUPO, presidente del Gruppo parlamentare  Partito Democratico-XVII
  Legislatura'.  Onorevole Presidente Tajani, per  me  è  un  piacere
  poterle  rivolgere un saluto a nome del Gruppo Partito Democratico.
  L'Europa è il nostro orizzonte. E vogliamo che sia un orizzonte  di
  sviluppo, di benessere, di democrazia, di solidarietà, di giustizia
  sociale,  di  cultura e di pace. E la Sicilia  vuole  essere  parte
  importante dell'Europa, dell'Europa delle Regioni.
   Facciamo  nostre  le  parole del Presidente  Mattarella,  che  nel
  discorso  di  fine anno ha ricordato come la dimensione  europea  è
  quella  in  cui  l'Italia ha scelto di investire e  di  giocare  il
  proprio futuro e al suo interno dobbiamo essere voce autorevole. Se
  questo  è  vero per l'Italia lo è ancor di più, a ragione,  per  la
  nostra regione, per la Sicilia.
   La  Sicilia  guarda  all'Europa come il proprio  orizzonte:  fuori
  dall'Europa non c'è futuro per il Paese; fuori dall'Europa non  c'è
  un  futuro  migliore per la nostra regione, per la  Sicilia.  E  la
  Sicilia  vuole essere voce autorevole in Europa, nell'Europa  delle
  Regioni.
   Rivolgo  un  ultimo  pensiero  -  ma  non  per  importanza  -   al
  Mediterraneo.  La  Sicilia è capitale del continente  Mediterraneo.
  Per  noi il Mediterraneo è un continente, perché un continente  sta
  insieme  sulla base delle culture che lo compongono, della  cultura
  che in questo modo, in questo caso fa sì che davvero i Paesi che si
  affacciano su questo mare siano parte di un unico continente.
   Nell'essere  capitale  del continente mediterraneo  la  Sicilia  è
  ponte  -  essendo al contempo parte del continente  europeo  -  tra
  l'Europa, l'Africa e gli altri Paesi del medio-oriente.
   E  allora  davvero è compito di ognuno e delle singole istituzioni
  democratiche  far sì che davvero il Mediterraneo  possa  essere  un
  mare  di  pace e non di morte, un mare di opportunità, di crescita,
  di benessere, di sviluppo, di democrazia.

   MICCICHE', presidente dell'Assemblea regionale siciliana.  Per  il
  Gruppo parlamentare  Forza Italia', interviene l'onorevole Milazzo.

   MILAZZO,   presidente  del  Gruppo  parlamentare   Forza   Italia.
  Presidente  Micciché,  grazie. Grazie per  avere  convocato  questa
  Assemblea.  Un'Assemblea che dà la possibilità alle  singole  parti
  politiche di evidenziare alcuni temi.
   Da   parte  nostra  il  saluto  istituzionale  al  Presidente  del
  Parlamento europeo. E vorremmo telegraficamente rassegnarle  alcuni
  temi.
   Il  riconoscimento dell'insularità come opportunità per  l'Europa.
  Gli  ultimi  dati che provengono proprio dalla Germania  vedono  un
  rallentamento  dell'economia  tedesca  e  questo   ci   deve   fare
  riflettere,  o le regioni del Sud vengono rilanciate  o  l'economia
  europea ristagnerà e di questo tutti pagheranno un prezzo.
   Un altro tema importante è certamente il rilancio della pesca, non
  con  norme che restringono il campo di un settore dell'economia che
  per la Sicilia è strategico. Il mare oggi è, nel nostro immaginario
  collettivo, solo un luogo dove si muore; un tempo era un luogo  che
  portava ricchezze. Palermo, un tempo Panormus, era il secondo porto
  più  importante dopo Cartagine. Ecco il mio sogno è che la  Sicilia
  torni  ad essere porto importante di economia, e non di stragi  nel
  mare, con una strategia: un piano europeo sull'immigrazione.
   L'Europa ancora non si è data un piano complessivo della necessità
  di  immigrati, di risorse umane, risorse in termini di intelligenze
  che  servono a questa Europa. E servono a questa Europa.  E  se  si
  facesse un piano di questo tipo ci sarebbe talmente di quel posto a
  disposizione  per  le singole persone che scappano  per  la  paura,
  scappano per il bisogno. E qui, invece, potrebbero essere per tutti
  noi  -  se  utilizzati al meglio, e non per strada - un'opportunità
  per tutti.
   Vorrei  chiudere,  signor Presidente, dicendole  solo  che  è  una
  tristezza  quando  fra Stati volano insulti. Il  sogno  non  è  una
  moneta  comune,  ma  una vera politica comune, e all'interno  della
  politica  comune  c'è  l'economia  comune,  la  difesa  comune,  il
  progresso comune, perché con la politica comune intesa come cultura
  della politica comune, allora l'Europa può vivere una vera stagione
  di  rilancio,  perché se noi non crediamo in questo, purtroppo  gli
  europei  saranno  scettici.  Ma  sono  convinto  che  lei,   signor
  Presidente,  in  una  nuova  Europa,  con  un  nuovo  ruolo,  saprà
  raccogliere il nostro appello e lo saprà, come dire, concretizzare,
  con la sua grande esperienza.

   MICCICHE', presidente dell'Assemblea regionale siciliana.  Per  il
  Gruppo parlamentare Movimento Cinque Stelle, interviene l'onorevole
  Cappello.

   CAPPELLO,  presidente  del  Gruppo parlamentare  Movimento  Cinque
  Stelle.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, grazie per  l'onore
  di avermi fatto intervenire per ultimo, per cui le sono debitore  e
  non  sarò  polemico.  Perché  lei sa quante  perplessità  io  abbia
  espresso  in  Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari  in
  ordine a questa seduta.
   Intanto  do  il  benvenuto al Presidente del  Parlamento  europeo,
  l'onorevole  Tajani,  e  dico  subito  che  a  lui  vanno  i   miei
  ringraziamenti per averci fatto riunire, finalmente, ed avere fatto
  riunire  tutta la maggioranza, che è presente, ed avere il Governo,
  diciamo, in grande spolvero, qui presente oggi pomeriggio.
   Presidente Tajani, noi avremmo voluto un'Europa più vicina,  anche
  come Istituzione, più vicina anche nei tempi, e non più vicina alle
  elezioni  europee che stanno per avvicinarsi e che sono  dietro  la
  porta. Avremmo voluto un'Unione europea più solidale, più equa, che
  abbia  come faro quello della redistribuzione delle risorse,  della
  giustizia  sociale, un'Europa che certamente in  questo  momento  è
  un'Istituzione nella quale noi non possiamo riconoscerci a pieno.
   Oggi i siciliani si riconoscono europei soltanto quando riescono a
  volare  verso l'Europa, ma non per andare in vacanza o in  Erasmus,
  ma  per  emigrare, Presidente. Perché purtroppo in  questo  momento
  storico  la  Sicilia vive uno dei suoi periodi  peggiori  sotto  il
  profilo  economico e sociale, una grave crisi la attanaglia.  Ecco,
  ho visto che lei ha scritto tanti tweet, ha mandato tante agenzie e
  ha  fatto  tanti  annunci e proclami. Ecco, noi ci  augureremo  che
  questi  poi  venissero  mantenuti,  che  quest'Europa  che  lei  ha
  descritto nelle sue dichiarazioni fosse corrispondente nei fatti  a
  quello che i siciliani sostanzialmente si aspettano, compresi  quei
  46,5 milioni di euro che sono a disposizione, da parte dello Stato,
  per  gli  aeroporti  di Trapani e di Comiso e per  i  quali  stiamo
  attendendo  ancora che il Presidente Musumeci si rechi a  Roma  per
  farsi assegnare queste risorse.
   Noi  pensiamo che l'Europa sia davvero un'opportunità e una sfida,
  perché  riteniamo  che  la Regione siciliana sia  innanzitutto  una
  parte  dello Stato, una parte dell'Europa, ma soprattutto  possa  e
  debba essere domani una delle Regioni d'Europa.

      Intervento del Presidente del Parlamento europeo, onorevole
  Antonio Tajani, sul tema delle relazioni tra l'Unione europea e la
      Regione siciliana, con particolare riguardo alla condizione
           di insularità e alle linee di sviluppo economico

   MICCICHE',  presidente  dell'Assemblea regionale  siciliana.  Sono
  finiti gli interventi dei Gruppi parlamentari; pertanto, Presidente
  Tajani le do, con grande emozione, con grande piacere, la parola in
  questo  Parlamento  e  la ringrazio ancora una  volta  per  la  sua
  presenza qui oggi.

   ANTONIO TAJANI, presidente del Parlamento europeo. Grazie,  signor
  Presidente   dell'Assemblea  di  questa  Regione,  un   saluto   al
  Presidente  del  Governo  ed al Governo regionale,  naturalmente  a
  tutti i parlamentari regionali che sono in quest'Aula, saluto anche
  il  sindaco di Palermo, il sindaco di Catania, grazie per essere in
  quest'Aula.
   Io ho ascoltato con grande attenzione tutti gli interventi, perché
  credo  sia giusto ascoltare, non soltanto venire con delle  ricette
  precostituite. Non è la prima volta che vengo in Sicilia, non è  la
  prima  volta  che  mi  pongo il problema della crescita  di  questa
  Regione, dell'importanza strategica di questa Regione.
   Molti  di  voi  ricorderanno che quando ero  vicepresidente  della
  Commissione  europea, responsabile della politica dell'industria  e
  del  turismo,  ho  accompagnato centinaia di  imprese  europee  nel
  momento  più  duro  della  crisi perché venissero  a  investire  in
  Sicilia.
   Ci   sono   state  opportunità  di  incontri,  quindi  la  Sicilia
  rappresenta la frontiera d'Europa verso il Mediterraneo, ma  è  una
  terra  che certamente deve avere un'Europa più vicina come tutti  i
  cittadini,  i  500 milioni di europei devono avere istituzioni  più
  vicine a loro.
   Io  ho  dedicato  il  mio  mandato, da Presidente  del  Parlamento
  europeo  proprio  al  tentativo di avvicinare le  istituzioni  alla
  gente perché, se c'è tanto malcontento, vuol dire che qualche  cosa
  non  funziona; vuol dire che l'Europa così com'è non  va;  l'Europa
  così  com'è  deve  essere  cambiata, ma questo  non  significa  che
  nell'era  della globalizzazione, quando il confronto è globale  con
  la  Russia,  la  Cina,  l'India,  gli  Stati  Uniti,  non  possiamo
  affrontarlo  se  non  insieme  per  avere  la  chance   di   essere
  competitivi e di proteggere nel modo migliore i nostri cittadini.
   Credere  nell'Europa non significa annullare  la  nostra  identità
  nazionale,  siamo  europei proprio perché  siamo  italiani,  perché
  siete  siciliani.  Questa Sala, questo Palazzo  è  il  cuore  della
  democrazia europea; è qui che è nata anche la democrazia nei secoli
  passati;  è  qui  che si sono confrontate civiltà  -  lo  ricordava
  qualcuno  nel corso del suo intervento, l'onorevole Fava - culture,
  religioni diverse e i Parlamenti sono il luogo del confronto.  Ecco
  perché  io credo che una delle riforme che dovrebbe vedere l'Europa
  rinnovata  è  quella che dia più potere al Parlamento  europeo  che
  oggi  è  legislatura,  ma non ha potere di iniziativa  legislativa.
  Questo   per  poter  essere,  essendo  l'unica  istituzione  eletta
  direttamente dai cittadini più vicini ai propri elettori, a  coloro
  che rappresenta.
   Ma cosa deve fare l'Europa? Io non credo che il Parlamento europeo
  né  l'intera  Unione  debba sostituirsi a  voi,  né  al  Parlamento
  nazionale,  noi  dobbiamo fare quello che le  Regioni,  nelle  loro
  autonomie, che gli Stati Membri non possono fare.
   Le grandi sfide che l'Europa ha di fronte sulle quali, secondo me,
  è  stata carente, anche se la situazione era difficile, sono quelle
  della   disoccupazione,  in  modo  particolare  la   disoccupazione
  giovanile,  cioè avere una politica che permetta di  affrontare  il
  tema  che  più  tocca  la  vita di ogni cittadino;  il  tema  della
  immigrazione;  il  tema della sicurezza e quindi  della  protezione
  delle frontiere.
   Il  tema del lavoro. Noi non possiamo pensare di creare lavoro  se
  non avendo una visione che punti a sostenere chi lavoro può creare.
   L'Europa ha e avrebbe bisogno di una politica industriale, di  una
  politica  a  sostegno delle piccole e medie imprese, del commercio,
  dell'artigianato,  dell'agricoltura, dello  sviluppo  del  turismo,
  insomma  l'economia  reale che è quella che è in  grado  di  creare
  occupazione, naturalmente nel rispetto dei diritti dei  lavoratori,
  ma  bisogna  avere una visione di politica per la crescita  con  un
  utilizzo dei Fondi europei che possano andare in questa direzione.
   Il mio risultato da Commissario europeo all'Industria fu quello di
  dare  all'Europa l'obiettivo di avere il 20 per cento del  Prodotto
  interno lordo entro il 2020 proveniente dal manifatturiero, non  si
  è potuto fare con la Commissione Juncker perché sono state adottate
  scelte  di  tipo  diverso,  ma  il  Parlamento  europeo  ha  sempre
  insistito su questa questione.
   Ma  per  avere  una politica industriale bisogna  avere  anche  un
  sistema  infrastrutturale,  capace di permettere  alle  imprese  di
  essere   europee,  di  essere  competitive,  serve   una   politica
  commerciale  diversa da quella attuale. Considero superata,  da  un
  punto  di  vista culturale, la vicenda che riguarda,  per  esempio,
  Fincantieri;  il  conflitto  Francia-Italia  è  roba  da  mille   e
  novecento.
   Noi  abbiamo bisogno di campioni europei, la concorrenza tra Stati
  membri, ma è fra noi, la Cina, l'India, la Russia, gli Stati Uniti,
  o  abbiamo  delle grandi industrie europee in grado di confrontarsi
  oppure  saremo  perdenti.  Così come dobbiamo  avere  una  politica
  commerciale  europea,  una politica di anti dumping  europea.  Così
  come  dobbiamo  avere una politica per la pesca europea  che  è  un
  altro settore dell'economia reale.
   E,  abbiamo detto, le infrastrutture. Io sono venuto quest'oggi  a
  presentare un piano che offro alle autorità di Governo nazionale ed
  alle autorità regionali che consiste molto semplicemente a dar vita
  ad  un  fondo di una ventina di miliardi che possa avere un effetto
  leva  di circa duecento miliardi per realizzare infrastrutture  del
  meridione del nostro Paese per garantire la competitività di questi
  territori con il resto d'Italia.
   Dove trovare i 20 miliardi? Credo che si debbano accorpare tutti i
  Fondi  Europei non utilizzati nel meridione d'Italia.  Sapete  bene
  che  se  non  utilizzati poi devono essere rimandati al mittente  e
  questo  non ce lo possiamo permettere. Arriviamo ad una dozzina  di
  miliardi  ma  se noi aggiungiamo Banche Europea degli investimenti,
  Cassa  Depositi e Prestiti, Fondi Pensioni, Banche private e  Piano
  Juncker,  a  20  miliardi ci possiamo arrivare. Lo dico  perché  ho
  avuto qualche colloquio.
   Realizzare infrastrutture interregionali significa investire  meno
  soldi  di  cofinanziamento, avere la possibilità di attirare  anche
  investimenti privati. Penso che sia assolutamente inaccettabile che
  l'alta  velocità  si fermi a Salerno e non arrivi in  Calabria,  in
  Basilicata, in Puglia, in Sicilia, in Sardegna. Ritengo che servono
  anche  infrastrutture digitali che possano permettere alle  Regioni
  interne  soprattutto  della  nostra Italia  meridionale  di  essere
  competitive  come  lo sono le Regioni del Nord. Servono  porti  che
  siano  competitivi con altri porti europei. Non  penso  soltanto  a
  cogliere  le opportunità che arriveranno dalla Via della  Seta,  ma
  penso  anche  alle  navi che arrivano da Suez.  Forse  i  porti  di
  Palermo, Catania potrebbero diventare, come ricordava prima, se non
  sbaglio,  l'onorevole Milazzo, della portualità  a  Palermo,  ecco,
  porti  che possano essere competitivi - non capisco perché oggi  il
  porto  più  importante  debba essere  il  porto  del  Pireo  che  è
  diventato un porto cinese.
   Penso  alle  infrastrutture aeroportuali; ne  parlava  l'onorevole
  Cappello. La Sicilia ha quattro aeroporti nell'Isola, poi, ci  sono
  quelli  minori che, secondo me, non sono sfruttati come  dovrebbero
  essere  sfruttati. Sono d'accordo con l'idea di  dare  vita  a  due
  società  che accorpino Catania e Comiso, Palermo e Trapani,  perché
  più  aeroporti ci sono più gente viene. Non credo che, avendo fatto
  anche  il  Commissario  dei trasporti,  che  un  aeroporto  sia  in
  contrasto con l'altro tolga presenze all'altro aeroporto. Significa
  avere  un  sistema  aeroportuale  articolato,  oltre  ad  una  rete
  stradale,  autostradale  diversa,  l'autostrada  Palermo-Catania  è
  autostrada di nome, ma non di fatto. Andare da Catania a Ragusa, lo
  dicevamo questa mattina, è un'impresa biblica.
   Come  fanno ad essere competitivi questi territori se non  c'è  un
  sistema    infrastrutturale   diverso.   Infrastruttura   significa
  occupazione  oggi  e  sviluppo  in  futuro,  riduzione  dei  costi,
  significa  potenziare l'agro-industria, significa potenziare  tutta
  l'attività  commerciale, significa attirare un  maggior  numero  di
  presenze  turistiche perché mi pare inaccettabile che le Baleari  o
  Malta abbiano più turisti della Sardegna o più voli della Sicilia o
  abbiamo  più  voli  dalla Germania rispetto  a  quelli  che  ha  la
  Sicilia,  per quello che è, senza nulla togliere alle  altre  isole
  d'Europa,  ma  la  Sicilia  ha, insomma,  basta  venire  in  questo
  meraviglioso Palazzo per capire che cosa è la Sicilia.
   Allora,   il  turismo  può  rappresentare  un'altra  potenzialità.
  Abbiamo  inserito nel bilancio europeo un pacchetto Cosme, già  nel
  bilancio  2014-2021  per favorire la crescita  del  turismo.  E  mi
  auguro che questo sia anche nel prossimo bilancio comunitario.
   Un  piano  che può anche essere utilizzato per abbattere il  cuneo
  fiscale  o  per  garantire prestiti fino a 500 mila euro  da  parte
  dello   Stato   per   giovani   che   vogliono   avviare   attività
  imprenditoriali. Aiutiamo chi vuol far l'imprenditore  a  diventare
  imprenditore, perché questo è il futuro dell'occupazione.
   Certamente  poi  ci  sono  tutti i problemi  della  sicurezza  del
  lavoro,   il  problema  del  lavoro  nero  ed  anche  per  attrarre
  investitori  serve la difesa della legalità. E' questo un  utilizzo
  delle  forze  dell'ordine, delle indagini,  anche  preventive,  del
  controllo del territorio di grande importanza.
   Io  credo  che un piano che coinvolga l'Europa da questo punto  di
  vista,  con un cambio anche delle proposte della politica  agricola
  comune, che non può subire tagli a causa della Brexit - ma non devo
  fare una conferenza su questo, volevo soltanto fissare alcuni punti
  per dare risposte concrete a quelle che erano le istanza venute dai
  rappresentanti dei Gruppi parlamentari.
   L'altra   grande   questione,  abbiamo  detto,  è   quella   della
  immigrazione. Io non credo che noi possiamo affrontare la questione
  soltanto giocando la partita in difesa.
   C'è un allarme sociale per una presenza eccessiva di migranti, c'è
  un problema che riguarda il ricollocamento dei migranti con oggi un
  peso  che è soprattutto a carico dei paesi del Mediterraneo, mentre
  servirebbe una ridistribuzione.
   Il  Parlamento europeo ha approvato un testo normativo  che  è  la
  riforma  di  Dublino,  che prevede l'immediato  ricollocamento  dei
  rifugiati  in tutti i paesi. La proposta legislativa approvata  dal
  Parlamento  è  ferma  di  fronte agli stati membri.  Abbiamo  anche
  chiesto,  di fronte al loro rifiuto, di voler approvare la riforma,
  di fare una mediazione  non volete accettare il ricollocamento, che
  è  un fondamentale principio di solidarietà, allora investite in un
  vero  Piano  Marshall  per  l'Africa, che  dovrà  essere  un  piano
  europeo,  mettete più in proporzione ai vostri abitanti rispetto  a
  quello che dicono gli altri.
   Perché  parlo  di Piano Marshall europeo? Perché io penso  che  la
  questione  immigrazione  debba  essere  risolta  in  Africa.  O  la
  risolviamo  lì o non la risolviamo. Non è sufficiente -  anche  per
  chi  vuole  adottare la linea della fermezza - chiudere i  porti  o
  fare il volto feroce.
   Il  problema si risolve se in Africa noi mettiamo nelle condizioni
  gli abitanti di quel Continente di rimanere a casa loro. Ma non  lo
  dobbiamo  fare  con  l'occhio del colonizzatore, dobbiamo  guardare
  all'Africa  con  gli  occhi degli Africani  e  capire  che  servono
  investimenti  seri,  serve  una strategia  e  non  può  che  essere
  europea.
   E  lo voglio dire in maniera molto chiara: non servono le liti fra
  Stati, non serve la guerra tra Italia e Francia per affrontare quel
  problema perché non si trova una soluzione finché tutti gli Europei
  non parleranno con una voce sola in Libia.
   La  Francia ha commesso il grave errore di uccidere Gheddafi,  che
  non  sarà  stato  un campione di democrazia, di  uccidere,  di  far
  cadere Gheddafi, di farlo uccidere, Francia, Gran Bretagna e  Stati
  Uniti, perché questo ha provocato l'instabilità, non ha portato  la
  democrazia. Anzi: la situazione è peggiorata, da un dittatore siamo
  passati ai terroristi.
   Quindi, la situazione è veramente complicata, bisogna parlare  con
  una  voce  sola ed investire per combattere i fenomeni che spingono
  all'immigrazione che sono la povertà, le malattie, la carestia,  il
  cambiamento   climatico,  le  guerre,  le  guerre  civili   ed   il
  terrorismo.  O  incidiamo sulla radice del problema oppure,  quando
  nel  2050  ci  saranno  due  miliardi  e  mezzo  di  Africani,  non
  serviranno  né  navi militari, né Carabinieri,  né  Finanzieri,  né
  Guardia  costiera a fermare i flussi migratori, così  come  il  più
  grande  e  potente  esercito della storia, l'esercito  romano,  non
  riuscì  a  bloccare le invasioni che arrivavano da Est, perché  chi
  muore di fame è costretto a fuggire.
   Ed   allora,  bisogna  intervenire,  favorendo  la  crescita   ma,
  intervenendo   con   investimenti  che   riguardano   le   attività
  industriali,  che  riguardano le materie prime, che  riguardano  la
  formazione, che riguardano l'industrializzazione, che riguardano il
  cambiamento dell'agricoltura che, non può essere più un'agricoltura
  tribale ma, deve essere un'agricoltura moderna e competitiva.
   Così   si   aiuta   l'Africa  e  così  si  diventa   interlocutori
  dell'Africa,   perché  l'alternativa,  oggi,  se   non   interviene
  l'Europa,  è  che arriva la Cina, con 60 miliardi di  investimenti,
  per  avere  una  nuova  colonizzazione,  realizzano  pessime  opere
  infrastrutturali  per  avere un controllo  politico.  Ed  arrivano,
  anche,  le  presenze militari: le prime sono a Gibuti.  Ed  allora,
  serve   un'Europa   che  sia  presente  in  Africa,   che   diventi
  l'interlocutore dell'Africa ma, lo possiamo fare con una sola  voce
  se vogliamo raggiungere l'obiettivo.
   Questo  significa avere una politica, anche, estera  europea.  Nel
  mondo, se vogliamo contare, se vogliamo svolgere un ruolo, dobbiamo
  avere  una politica di difesa comune ed una politica estera comune,
  che sono, poi, figlie della stessa strategia.
   Una politica estera che ci permetta di contare, che ci permetta di
  tutelare meglio i nostri interessi e di proteggere meglio i  nostri
  cittadini europei.
   La  Francia bloccò nel '54 la politica di difesa comune. Adesso si
  è  ripartiti  e  credo  che  sia giusto  andare  avanti  in  questa
  direzione.
   Molti   di   voi,   però,  in  conclusione,   hanno   sottolineato
  l'importanza  di  un'Europa diversa, un'Europa  che,  oggi,  sembra
  avere perso le motivazioni del passato. Un'Europa che sembra essere
  soltanto  una  macchina burocratica che si occupa di piccole  cose,
  ecco,  perché chiedo a voi di occuparvi delle cose importanti della
  Sicilia, l'Europa deve fare quello che voi non potete fare.
   Serve,  però,  un  ritorno ai valori, cioè  chi  siamo?  Che  cosa
  vogliamo?  C'è  un  minimo  comun  denominatore,  qui,  non  è  una
  questione di campagna elettorale di centro, di destra, di sinistra,
  Crediamo, cioè, nella centralità della persona, crediamo  che  ogni
  essere  umano  debba potersi realizzare, crediamo che  ogni  essere
  umano  debba  essere libero, crediamo che ogni essere  umano  abbia
  diritto  al lavoro, perché il lavoro è libertà e dignità.  Crediamo
  che esista un minimo comun denominatore tra tutti quanti noi.
   Dovrei  parlare  di quello che c'è nella Cappella qui  sotto,  che
  rappresenta un po' le radici della nostra identità, l'incrocio  tra
  civiltà,  le nostre radici cristiane ma anche la civiltà greca  ma,
  anche,  le  influenze che ci sono state da parte del  mondo  arabo,
  come ci sono quelle da parte del mondo giudaico.
   Ecco,  abbiamo un minimo comun denominatore, noi europei, che  non
  significa  essere  identici, che non significa  parlare  la  stessa
  lingua ma, condividere valori.
   Siamo, fortunatamente, l'unico continente al mondo dove non c'è la
  pena  di  morte,  che  significa che ognuno  ha  libertà  di  poter
  cambiare,  di  poter migliorare. Anche il peggior  delinquente  che
  deve  scontare  i  suoi anni in carcere ma, ha  la  possibilità  di
  potersi pentire.
   Ricordo  un ergastolano siciliano, condannato per efferati delitti
  di  mafia,  parlare in una conferenza di fronte a 30 mila  persone,
  rivendicando   il  proprio  cambiamento,  rivendicando   anche   la
  giustezza  della condanna che gli era stata inflitta,  l'ergastolo,
  ma  lui  dice:   Io sconterò fino alla fine la mia  pena,  ma  sono
  cambiato  e,  adesso, sto aiutando a cambiare i  miei  compagni  di
  carcere.  E'  cambiata la mia vita dentro, sono un  ergastolano,  e
  tale è giusto che io sia, però, sono cambiato .
   Se ci fosse stata la pena di morte, questo ergastolano non avrebbe
  avuto la possibilità né di cambiare lui, né di aiutare gli altri  a
  cambiare.  Questo  non  significa essere deboli,  significa  essere
  forti ma non violenti.
   Ecco,  questi sono i valori sui quali si fonda la nostra  identità
  europea,  la  nostra civiltà europea che affonda le proprie  radici
  nel Mediterraneo. Guai se l'Europa fosse soltanto il Nord  L'Europa
  è un incrocio, un crocevia.
   E  la Sicilia è, per la sua tradizione culturale di democrazia, un
  polmone  importante dell'Europa e, nel comitato  delle  Regioni,  è
  giusto che ci sia anche una voce vivace delle Regioni, che sono  un
  altro  strumento nell'ambito del dialogo interistituzionale da  non
  sottovalutare, ecco.
   Quindi, con questo spirito e con la fiducia che si possa, ecco noi
  abbiamo  lanciato una campagna per andare a votare.  E'  importante
  che  i  cittadini, se vogliono veramente cambiare, tornino loro  ad
  essere i protagonisti. Votino per chi vogliono, ma vadano a votare.
  Vedere  un'assenza di partecipazione al voto - è  capitato  qualche
  giorno fa in Sardegna - avere un'assenza di partecipazione al  voto
  ci deve preoccupare. Ecco perché noi faremo di tutto perché possano
  essere informati i nostri concittadini europei e possano scegliersi
  i  loro rappresentanti perché soltanto in un'Europa più democratica
  e  che sappia affrontare queste tre grandi questioni, e far sentire
  ai  cittadini protetti e protagonisti potrà ridare speranza  e  far
  rinascere un sogno che sembra essere tramontato.
   Ma  come  diceva  un  onorevole  nel  corso  del  suo  intervento:
   l'Europa   va   cambiata,  ma  distruggerla  sarebbe   un   errore
  clamoroso .  E'  la nostra identità, è la nostra  storia,  dobbiamo
  cambiare  molto,  ma  farne al meno sarebbe  pernicioso  per  tutti
  quanti  noi. Guardate che cosa sta succedendo, l'ha citato qualcuno
  poco fa nel corso del suo intervento in Irlanda del nord. Uscire da
  una  convivenza, sia pure disarticolata e difficile che deve  veder
  modificate  le  proprie  regole non provoca elementi  positivi,  ma
  semmai fatti negativi.
   E'  con questo spirito e con la voglia di poter continuare, signor
  Presidente,  ad  essere a disposizione della vostra Regione,  della
  vostra  bella terra, vi ringrazio ancora una volta per l'ospitalità
  che mi avete riservato, per l'accoglienza che mi avete riservato, e
  per   la   possibilità  di  essermi  potuto   confrontare   con   i
  rappresentanti del popolo siciliano. Vi ringrazio.

                              (Applausi)

   MICCICHE', presidente dell'Assemblea regionale siciliana.  Grazie,
  Presidente Tajani.
   Nel  ringraziare ancora una volta tutti i Gruppi parlamentari,  il
  Governo e le Autorità che sono intervenute, approfitto anche  della
  presenza  delle  Autorità militari per fare un  plauso  alle  Forze
  dell'ordine che stamattina hanno inferto un duro colpo  alla  mafia
  palermitana e, quindi, vorremmo continuasse sempre così.

                              (Applausi)

   MICCICHE',    presidente   dell'Assemblea   regionale   siciliana.
  Ringrazio  ancora  il Presidente del Parlamento europeo,  onorevole
  Antonio Tajani.
   La seduta è tolta.

                   La seduta è tolta alle ore 17.57

                      DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

               Il Consigliere parlamentare responsabile
                 dott.ssa Maria Cristina Pensovecchio