Presidenza del Presidente Miccichè
La seduta è aperta alle ore 16.46
(Sono presenti in Aula: il Presidente dell'Assemblea regionale
siciliana, onorevole Gianfranco Miccichè, seduto alla sua destra il
Presidente del Parlamento europeo, onorevole Antonio Tajani e, al
banco del Governo, il Presidente della Regione, onorevole Nello
Musumeci con i componenti la Giunta regionale)
MICCICHE', presidente dell'Assemblea regionale siciliana.
Onorevoli colleghi, ascoltiamo l'Inno nazionale.
(Tutti i presenti, in piedi, ascoltano l'Inno nazionale)
MICCICHE', presidente dell'Assemblea regionale siciliana. In
onore del Presidente del Parlamento europeo, onorevole Antonio
Tajani, ascoltiamo l'Inno ufficiale dell'Unione europea.
(Tutti i presenti, in piedi, ascoltano l'Inno ufficiale
dell'Unione europea)
Prolusione del Presidente dell'Assemblea regionale siciliana, del
Presidente della Regione e degli onorevoli rappresentanti dei
Gruppi parlamentari sul tema delle relazioni tra l'Unione europea
e la Regione siciliana, con particolare riguardo alla condizione
di insularità e alle linee di sviluppo economico
MICCICHE', presidente dell'Assemblea regionale siciliana. Signor
Presidente, Autorità, onorevoli colleghi, Presidente Tajani per me
e per tutti noi, oggi, è un onore riceverla nel Palazzo Reale di
Palermo, sede del Parlamento più antico d'Europa.
Palermo, questo Parlamento e questo Palazzo aprono le porte al
Presidente del Parlamento che è il più importante organo di
rappresentanza democratica dell'Occidente. Un faro per le
democrazie di tutto il mondo ma, al contempo, un'Istituzione,
quella europea, che a volte è apparsa distante dai cittadini.
In un mondo sempre più pluralizzato tra il colosso economico degli
Stati Uniti ed i giganti emergenti di Cina, India e Russia, il
vecchio Continente ha di fronte a sé una sfida importante: il
futuro di 740 milioni di cittadini che si riconoscono in una
bandiera blu con le stelle dorate. Una bandiera che rappresenta
oggi 28 bandiere, 28 Stati e noi siciliani conosciamo bene il
valore delle diversità culturali, nutrimento della democrazia,
arricchimento per popoli ed istituzioni.
Signor Presidente, il Mediterraneo e la Sicilia, al centro di
esso, sono il simbolo più limpido e cristallino dell'Europa, di
quell'Europa che sogniamo e che sognavano i padri fondatori
dell'Unione; e proprio nel Mediterraneo è stata concepita l'Europa,
al centro di questo mare Mediterraneo c'è la Sicilia.
Viaggiare nel Mediterraneo significa incontrare il mondo romano in
Libano, le città greche in Sicilia, la presenza araba in Spagna,
l'Islam tutto e la Iugoslavia, lo stesso mare in cui in questi
giorni affondano, purtroppo, i sogni e le speranze di tanti
disperati in fuga da guerre e carestie e tragedie. Lo stesso mare
che per secoli ha unito popoli e culture e che oggi li divide, li
respinge e li destina a morte ed indifferenza.
E' un capitolo triste popolato di attori e comparse spesso
altrettanto tristi. Hanno, però, il dovere di identificare una
strategia unitaria e coordinata tra gli stati membri affinché la
legislazione giusta accolga chi sfugge dall'inferno e punisca chi
specula sul traffico di esseri umani.
Una politica comune e condivisa da parte delle Istituzioni europee
è un obbligo nei confronti del mondo intero. Il percorso verso
quell'idea di Europa sognata da De Gasperi, da Eisenhower è denso
di molteplici ostacoli ma, a volte, l'impressione è stata quella di
un enorme pachiderma governato dall'euro-burocrazia.
Proprio perché ricchi diversità nell'unità, noi tutti cittadini
europei, i siciliani in testa, avremmo bisogno di istituzioni più
sensibili ed attente alle esigenze dei territori.
Nel febbraio 2016 il Parlamento Europeo ha approvato una
risoluzione sulla insularità che garantisce il miglioramento dei
servizi di trasporto e l'utilizzo di fondi strutturali europei per
favorire la crescita economica e sociale della Sicilia e della
Sardegna, due grandi isole che oggi vivono un notevole ritardo
nello sviluppo anche a causa delle loro condizioni di insularità.
Nel 2006 la Sicilia chiese all'Unione Europea la fiscalità di
vantaggio che le fu negata, eppure nel nostro Statuto autonomista
ce lo consentirebbe.
La Sicilia non è solo una grande isola che produce ricchezza,
potrebbe produrre di più se solo ad essa fosse concessa la
possibilità di sfruttare al meglio le proprie potenzialità.
Abbiamo l'esigenza, Presidente, gli strumenti e la voglia di
uscire dalla marginalità. Vogliamo che la risoluzione approvata dal
Parlamento Europeo del 2016 possa essere attuata, e questo le
chiediamo.
Anche nell'ordinamento italiano si fa strada ormai la
consapevolezza che l'insularità incide sui costi ed è opportuno,
anzi doveroso, impegnarsi affinché si creino alcune zone franche. A
Bruxelles è già iniziato il confronto sulla programmazione 2020-
2027. La Sicilia non può attendere oltre, non possiamo essere la
Regione italiana tra le più povere e questo è un appello che faccio
anche al nostro Governo regionale di affrontare una programmazione
europea seria, vera, che non sia figlia di un libro dei sogni ma
che individui le vere realtà e le vere priorità di questa Terra.
Signor Presidente Tajani, e concludo, i siciliani sono europeisti,
mi permetta di dire di più, siamo stati i primi europeisti della
storia. Questo Palazzo risuona ancora degli echi e del sogno
europeo di Federico II.
Noi speriamo che, grazie al suo impegno e quello del Parlamento
Europeo ed alle migliori forze di questo Paese, si riesca a
riportare la Sicilia ad occupare in Europa, nel Mediterraneo e nel
mondo il ruolo ed il posto che la sua storia, la sua posizione
geografica e l'operosità del suo Popolo le hanno assegnato.
Grazie, Presidente Tajani.
(Applausi)
Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione, onorevole
Musumeci.
MUSUMECI, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
deputati, mi si consenta di rivolgere, anche a nome del Governo
regionale, un sincero saluto di benvenuto in Sicilia ed a Palermo
al Presidente del Parlamento europeo, onorevole Antonio Tajani, al
quale mi legano antichi vincoli di amicizia, di sodalizio e di
comune presenza nelle Istituzioni europee.
Lei, signor Presidente Tajani, oggi ha dimostrato grande
sensibilità nel partecipare ad un importante convegno sulle
infrastrutture economiche nell'altra parte della Sicilia, Catania,
e con la sua presenza, prima nel Palazzo del Governo e, poi, in
questo Parlamento, le cui mura trasudano secoli di storia.
Noi siamo fermamente convinti che bisogna guardare all'Europa con
maggiore ottimismo e minore scetticismo. Ma uno sforzo in questo
senso deve compierlo anche la Commissione europea, il Parlamento
europeo che ancora sono avvertiti assai lontani dalle reali e
quotidiane esigenze dei cittadini, soprattutto quelli condannati a
vivere in aree di forte degrado socio-economico.
Se continuiamo a guardare alla Sicilia come all'ultima regione
d'Europa avremo la netta sensazione di avvertire sempre più lontana
Bruxelles in quanto capitale dell'Europa.
Se ci convinciamo che l'Europa, invece, comincia qui, comincia dal
Mediterraneo e la Sicilia, per la sua collocazione geografica, è la
porta dell'Europa, allora, appare chiaro come noi abbiamo tutto il
diritto a candidarci a vivere da protagonisti questa centralità che
per ora è soltanto geofisica.
La Sicilia vuole candidarsi ad essere la capitale morale e
culturale di un Mediterraneo, di un bacino euro-afro-asiatico
sempre più tormentato dalle divisioni, dalle frazioni, dai
conflitti, dalle incompatibilità, dalle intolleranze e da un
fenomeno straordinariamente disarmante di povertà che arranca
disperata verso un'Europa ricca ed opulenta.
Per questo, signor Presidente, onorevole Tajani, il compito della
Regione siciliana e del suo Parlamento è proprio quello di lavorare
per mettere a profitto tutte le risorse che Bruxelles mette a
disposizione, che lo Stato italiano mette a disposizione non per
spendere quanto più possibile, ma per definire una programmazione
che dia un modello di sviluppo a questa Terra e che possa
consentirle di recuperare decenni di arretratezza, di ritardi in
tutti i settori della pubblica amministrazione e del vivere civile.
Questo è l'obiettivo al quale da un anno lavoriamo come Governo,
questo è l'obiettivo al quale, pur nelle diversità dei ruoli,
questo Parlamento intende lavorare per i prossimi anni.
Noi vogliamo sperare che dall'Unione europea e dal Parlamento
europeo arrivino ulteriori, concreti segnali di vicinanza e la sua
presenza qui, questo pomeriggio, Presidente Tajani, ma anche le
assicurazioni forniteci in occasione della visita dell'ottobre
scorso nella sede di Bruxelles, a noi appaiono quanto più
rassicuranti e ci consentono di poter proiettare fuori da questo
Palazzo un messaggio improntato a speranza sopra un diffuso senso
di rassegnazione.
Noi siamo l'Europa , diceva poco fa il Presidente del Parlamento.
Sì, signor Presidente Tajani, noi siamo europeisti per tradizione
ed è questa consapevolezza che ci consente di potere guardare al
futuro, con la speranza di tornare ad essere quello che nei secoli
passati siamo stati: un luogo di incontro, un luogo di confronto,
un luogo di crescita, un luogo di sviluppo, di tolleranza ma anche
il punto di partenza per qualsiasi progetto che l'Europa voglia
avviare in questo tormentato, difficile ed inquieto bacino
mediterraneo.
Con questo stato d'animo, a nome mio personale e del Governo
tutto, signor Presidente, desidero rinnovarle il benvenuto nella
terra di Sicilia e l'augurio di poterla ritrovare per il futuro
ancora accanto alle legittime esigenze del popolo siciliano, del
Mezzogiorno, dell'Italia tutta. Grazie.
(Applausi)
MICCICHE', presidente dell'Assemblea regionale siciliana.
Onorevoli colleghi, come d'accordo, interverrà un deputato per
Gruppo, a cui abbiamo dato, un po' costretti anche dai tempi del
Presidente Tajani, i cosiddetti tempi europei di 3 minuti ad
intervento.
Il primo intervento non sarà quello di un Capogruppo, ma è quello
dell'onorevole Giovanni Cafeo, che è il Presidente dell'Intergruppo
europeista che è stato creato, qua, all'interno del Parlamento. E,
quindi, le do, volentieri, la parola.
CAFEO, presidente dell'Intergruppo Federalista Europeo. Signor
Presidente, le porto i saluti, e l'orgoglio anche di averla ospite
qui, da parte dell'Intergruppo federalista europeo.
Proprio, come dire, in qualche modo, a dare valore alle parole
dette dal Presidente dell'Assemblea, che ringrazio per averci
voluto dare lo spazio e sottolineare l'importanza politica della
presenza di un Intergruppo. Come ringrazio, anche, e ne sono in
qualche modo la testimonianza delle parole dette dal Presidente
Musumeci che in quest'Aula, ed i siciliani, in quanto tali,
comunque, sono europeisti e portano nel loro DNA una base culturale
che lo caratterizza, appunto, per essere terra di frontiera. E come
terra di frontiera sapere ed essere consapevoli di cosa significa
fare parte di qualcosa più grande con cui si condivide,
fondamentalmente: uno spazio di valori, su come affrontare le sfide
di un periodo triste e, sicuramente, difficile da interpretare.
Allora, la ringraziamo e, come dire, condividiamo con lei,
l'occasione e, poi, parleranno i presidenti dell'Intergruppo, però,
ritengo che il messaggio che l'Intergruppo possa portare è quello
di condividere con lei il peso di ricoprire degli incarichi che
rappresentano una visione del mondo e che svolgono un ruolo. Le
nostre scelte, indubbiamente, dipendono e sono condizionate anche
dagli equilibri internazionali e riteniamo che ognuno di noi debba
fare la propria parte, e noi la stiamo facendo come Intergruppo.
Le consegniamo una riflessione: la riflessione è che il periodo
storico in cui, comunque, i nostri padri, a cui sempre facciamo
riferimento, hanno immaginato, lottato e costruito per creare una
Unione europea, sia stato fatto sulla base di una spinta della
paura del periodo bellico, delle divisioni interne ed anche per la
spinta di equilibri internazionali che, in quel momento,
rappresentavano, comunque, una stabilizzazione di un'area
geopolitica, economica, oltre che geografica.
Oggi, la sensazione che viviamo è che questa stessa istituzione
possa essere messa in crisi da equilibri internazionali e, quindi,
ritengo che la paura e la consapevolezza che ci deve fare ritornare
a dedicare un impegno all'Europa sia quella che, oggi, non ci
dobbiamo difendere da divisioni interne ma, dobbiamo essere
portatori di valori e di una visione del mondo.
E, quindi, auguro a tutti i miei colleghi ed all'Aula, al Governo
ed al Presidente Tajani, di avere sempre questa consapevolezza
nelle azioni di ogni giorno.
MICCICHE', presidente dell'Assemblea regionale siciliana. Il
Gruppo Misto interviene, anche qui, in via eccezionale, ma è una
giornata straordinaria e, quindi, in tanti vorrebbero potere
esprimere il loro pensiero, con il presidente del Gruppo che è
l'onorevole Danilo Lo Giudice.
Ma prima, l'intervento dell'onorevole Fava che è il vicepresidente
del Gruppo.
FAVA, vicepresidente del Gruppo Parlamentare Misto. Signor
Presidente dell'Assemblea, onorevole Presidente della Regione,
signor Presidente del Parlamento Europeo - che è un piacere
rivedere, noi non siamo tra coloro che lodano e apprezzano, che si
appassionano all'idea di un'Europa che è abbastanza impigrita e
distratta. Noi restiamo figli del Manifesto di Ventotene che era
un'idea alta d'Europa, che pensava di dovere trasferire non
soltanto la passione ma anche quote di sovranità reale e concreta,
e quel manifesto è stato scritto - come ricordava il Presidente
Micciché - qui, nel Mediterraneo, al centro del Mediterraneo. E
questa terra, la Sicilia, è al centro del Mediterraneo.
Non ci appassiona questa Europa, ma ci mette molta tristezza.
Questa Italia che risponde alla sfida dell'integrazione europea
gonfiando il petto e declamando prima gli italiani , che a me -
signor Presidente, mi creda, provoca un brivido perché mi ricorda
quando settant'anni fa si diceva prima gli ariani . E mette anche
molta tristezza una Sicilia che ha perduto parte della propria
memoria.
Le avranno mostrato, certamente se non oggi in passato, quel
miracolo di armonia e di civiltà che è la Cappella Palatina, dove
le iscrizioni sono in greco, in latino ed in arabo perché risalgono
ad un tempo, quasi mille anni fa, - il regno di Ruggero II - in cui
il primo ministro di Ruggero II era un visir musulmano. Erano gli
anni in cui altrove, musulmani e cristiani, si scannavano facendo
le Crociate. Noi siamo stati questo. E di questo credo che abbiamo
perduto in parte memoria.
Oggi quest'Isola è soltanto una spiaggia sulla quale riposano le
ossa di quelli che muoiono nel Mediterraneo.
C'è un'immagine che le consegno perché l'abbiamo incontrata tutti
in questi giorni. E' un'immagine feroce accanto alle dichiarazioni
improvvide del Vicepresidente del Consiglio che dice: basta con i
taxi del mare ; io ho l'immagine di un ragazzino annegato, che
aveva cucito nella fodera del povero giubbotto il suo biglietto da
visita che era la pagella scolastica. I voti di quella pagella
scolastica, che erano il suo modo per provare ad entrare in questo
mondo.
Ed io mi chiedo, che diritto abbiamo di fronte a questa immagine
di chiedere se quel bambino con la sua pagella fuggisse dalla
miseria o dalla guerra? Che diritto ha questa terra, la Sicilia,
che diritto hanno i siciliani di porgere questa domanda così
offensiva, tradendo il sentimento che sta dentro la nostra storia?
Quindi, mi auguro, signor Presidente, che questa rotta, la Sicilia
la sappia ritrovare, non soltanto nel chiedere attenzione e
generosità attraverso i fondi europei, ma anche responsabilità a se
stessa di essere al cuore ed al centro di questo mare che oggi è il
cimitero a cielo aperto più clamoroso e tragico che esista al
mondo.
MICCICHE', presidente dell'Assemblea regionale siciliana. Do la
parola all'onorevole Danilo Lo Giudice.
LO GIUDICE, vicepresidente del Gruppo Parlamentare Misto. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, onorevole Presidente Tajani, a lei
il benvenuto da parte di tutta l'Assemblea regionale siciliana, e
dei siciliani in genere.
Questa breve riflessione, che abbiamo la possibilità di
condividere grazie alla sua presenza qui, oggi, in mezzo a noi, si
incentra sul tema dell'insularità. Un tema a noi molto caro,
sicuramente, rispetto a quella che è un'Isola - la nostra - che ha
dimostrato da sempre, negli anni, di essere una terra di grande
accoglienza anche per quelle che sono state le grandi dominazioni
che negli anni sono state in Sicilia. Ma soprattutto per quella che
è stata la storia che nel tempo si è avuta.
Oggi però la nostra terra, la nostra Sicilia grida aiuto. Grida
aiuto perché, purtroppo, abbiamo il triste primato di essere la
Regione d'Europa con il più alto tasso di persone a rischio
povertà, che è pari al 41,8 percento.
Un aiuto che si può configurare con le risorse economiche che
sicuramente l'Europa ha messo in campo e ci auguriamo continui a
mettere in campo, ma i soldi prima o poi finiscono e allora non
sono soltanto le risorse economiche che possono rappresentare una
svolta per quello che è il concetto di insularità che noi siciliani
intendiamo e di cui abbiamo bisogno, oggi servono delle regole che
possano consentire a questo microsistema economico chiamato Sicilia
di autogestirsi o diversamente servono delle regole che possono
consentire alla nostra economia di fare dell'insularità non più un
punto di debolezza, com'è stato fino ad ora, ma un punto di forza,
un punto di forza che possa vedere gli investimenti nascere non
grazie alle risorse comunitarie europee, ma gli investimenti che
arrivino da parte delle imprese, da parte dei privati, grazie a
quelle che sono le regole certe, precise e puntuali che consentono
alle nostre imprese, ai nostri produttori agricoli di non vedersi
schiacciati da un macro sistema che purtroppo sta mettendo in
ginocchio la Sicilia.
Io mi auguro che l'Europa possa darci queste risposte e mi auguro
sì che si dia questa possibilità e questa opportunità per i
siciliani che, per troppo tempo, per troppi anni hanno subìto una
condizione di insularità assurda.
Queste sono le risposte che ci attendiamo dall'Europa per far sì
che la nostra Sicilia possa realmente essere ancora più europeista
di quanto non lo sia stata fino ad oggi e possa realmente avviare
un percorso di crescita di cui spesso negli anni si è parlato ma
che concretamente non è stato realizzato. Io sono un giovane
parlamentare da pochi mesi e quindi vivo ancora la speranza di un
futuro migliore per la nostra terra e sono certo che insieme,
collaborando con lo Stato e con l'Europa potremmo veramente avviare
un percorso di crescita.
MICCICHE', presidente dell'Assemblea regionale siciliana. Per il
Gruppo parlamentare Fratelli d'Italia' interviene l'onorevole
Catalfamo.
CATALFAMO, presidente del Gruppo parlamentare Fratelli d'Italia.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, benvenuto Presidente Tajani.
E' un onore per me partecipare oggi ai saluti istituzionali per la
più alta carica del Parlamento europeo ed è un onore anche perché
la mia generazione è figlia di Maastricht ed è figlia di tutti i
trattati successivi che in un modo o nell'altro hanno inciso
positivamente, a volte anche negativamente, sulla vita di ognuno di
noi. E' innegabile che da un lato l'Unione europea abbia inciso
positivamente, mi riferisco chiaramente all'armonizzazione sulla
normativa commerciale, piuttosto che all'incentivo all'impresa,
all'infrastrutturazione, ma a volte purtroppo l'Europa ha tradito
quello che doveva essere il mandato iniziale limitando l'utilizzo
di risorse importante di popolazioni o aree, mi riferisco per
quanto riguarda la Sicilia - ad esempio - alla vicenda dei nostri
pescatori e delle reti dei nostri pescatori.
Però io credo che l'Unione europea sia per noi un antidoto, uno
strumento da utilizzare con attenzione e che con l'Unione europea
bisogna armonizzare il nostro percorso e la risoluzione a cui
faceva riferimento il Presidente Micciché, quella che riconosce
alla Sicilia, ma non solo alla Sicilia, la condizione di insularità
è sicuramente un momento iniziale assolutamente importante, questo
svantaggio permanente, strutturale, che viene riconosciuto in base
a quell'articolo 174 del Trattato istitutivo dell'Unione europea
che prevede che, anche in assenza di dati certi, se c'è l'ipotesi
di un pericolo concreto debbano essere realizzati degli interventi
per garantire dei diritti fondamentali.
Purtroppo questo punto di partenza in Sicilia non ha ancora
prodotto risultati considerevoli se è vero com'è vero che negli
ultimi anni - ad esempio - sono diminuiti del 56 % gli
investimenti per le infrastrutture, se è vero, come è vero, che
ancora in Sicilia, nonostante ci siano dei presidi normativi
interni, vi è grande difficoltà anche a causa del prelievo forzoso
che lo Stato esige nei nostri confronti ciò anche a dispetto di
quel minimo che ritorna alle nostre casse con le imposte che pagano
i siciliani residenti nei territori extraregionali.
Però, è anche dimostrato, e questo Governo lo ha dimostrato, che
l'Europa da questo punto di vista ci può aiutare: nel 2018 sono
state recuperate risorse dall'Asse PO-FESR 2014-2020 pari a 170
milioni di euro per 367 imprese siciliane e questo ci dimostra che
noi come politica dobbiamo prestare attenzione, vigilare, per
sfruttare quelli che sono gli strumenti che l'Europa ci dà e
vigilare ed essere severi quando l'Europa delude le nostre
aspettative.
E' un compito arduo, ma di fronte ai compiti ardui dobbiamo essere
pronti, non possiamo - diceva Orson Welles - essere modesti di
fronte a delle sfide difficili.
MICCICHE', presidente dell'Assemblea regionale siciliana. Per il
Gruppo parlamentare UDC - Unione dei Democratici Cristiani e dei
Democristiani di centro', interviene l'onorevole Figuccia.
FIGUCCIA. Signor Presidente, credo che mai ordine del giorno
potesse essere così pertinente, alla luce della presenza del
Presidente del Parlamento Europeo, proprio sul tema delle relazioni
fra l'Unione europea e la Sicilia a partire dal tema
dell'insularità.
Una Terra, la nostra, che si pone davvero al centro dell'Europa,
crocevia dei popoli del Mediterraneo, che tuttavia non sempre ha
accolto un'attenzione alla vocazione delle autonomie dei territori
da parte dell'Europa.
Purtroppo non possono non sollevarsi elementi di criticità, al di
là delle aspettative che ruotano attorno a quelle direttive
circolari, spesso stringenti, che hanno finito col penalizzare le
nostre produzioni, i nostri agricoltori, i nostri pescatori, che
hanno visto persino finire nelle nostre tavole il pescato delle
acque salmastre del Giappone, anziché l'olio, che non era proprio
esattamente il nostro.
Pur tuttavia, certamente, lo dico all'interno del Partito che
peraltro in Europa è rappresentato all'interno del Partito popolare
europeo, ovviamente non possiamo chiedere che questa Europa venga
eliminata. Al contrario, dobbiamo dire che i siciliani si sentono
sempre più europei e sempre meno sudditi e sempre più facenti parte
di una grande famiglia.
Per questo, ritengo che sarà necessario portare avanti una serie
di provvedimenti. Per quello dicevo che forse mai così pertinente è
stato un ordine del giorno.
In queste settimane, Presidente, stiamo portando avanti una serie
di iniziative su questi temi che sono coerenti alle raccomandazioni
del Consiglio d'Europa e ad un impegno che ha visto il Presidente
fortemente attivo in Europa su questi temi e che rilanciano il tema
dell'insularità. La condizione di svantaggio che le Isole nel
nostro Paese si ritrovano a vivere è una condizione che riteniamo
possa essere superata.
All'interno di questa finanziaria abbiamo previsto che si possa
raggiungere l'obiettivo di accorpare insieme alle elezioni europee
un referendum popolare dove i siciliani possano essere chiamati a
dire la propria sulla necessità, sull'opportunità, sull'esigenza di
potere superare quella condizione di svantaggio che deriva dal
posizionamento geografico perché davvero ci si possa sempre più
sentire parte di una grande famiglia dove i nostri figli avranno il
piacere, la voglia, il desiderio di poter circolare liberi dentro
un unico grande contesto. Quello che, a mio avviso, potrebbe essere
riconosciuto come Stati Uniti d'Europa'.
MICCICHE', presidente dell'Assemblea regionale siciliana. Per il
Gruppo parlamentare Popolari e autonomisti-Idea Sicilia ,
l'onorevole Pullara.
PULLARA, presidente del Gruppo parlamentare Popolari e
autonomisti-Idea Sicilia . Signor Presidente dell'Assemblea,
onorevole Presidente della Regione, onorevole Presidente del
Parlamento europeo, la storia della nostra Terra ci ha regalato
forti radici legate alla storia, alle bellezze naturali ed al
patrimonio storico e architettonico.
La Sicilia e l'Europa sono le facce di una stessa medaglia, il
Mediterraneo la porta Sud dell'Europa.
Quella porta pone la Sicilia al centro del Mediterraneo come
crocevia di cultura. L'Europa non può chiudere gli occhi innanzi a
quanto accade davanti ai nostri Mari. Ci vogliono regole ferree e
precise che creino il giusto equilibrio tra l'ambiente e lo
sviluppo economico sano e non predone.
Non sarà sfuggito come pochi giorni fa un nutrito numero di
cittadini ha manifestato come No Triv'. Non possiamo permettere,
ancora oggi, che chiunque arrivi nei nostri mari possa compiere
scempi e, contestualmente, invocare un turismo come fonte di PIL:
delle due l'una
Essere un'isola, nascere, crescere e vivere in Sicilia non deve
essere motivo di emarginazione sociale ed economica, il sistema
Regione-Stato-Europa deve consentire di colmare il gap
infrastrutturale ed insulare.
Questo è l'auspicio che nutro e nutriamo come Parlamento regionale
in sede di revisione dei trattati comunitari, dove il nuovo modello
europeo vede la Regione, e le regioni, come attori principali delle
politiche comunitarie e non solo lo Stato centrale.
Favorire i partenariati comunitari ed aprire realmente alla
cooperazione nazionale, con apposite regolamentazioni che aiutino
la vocazione naturale della Sicilia, che è quella turistica,
principalmente, piuttosto che dello sfruttamento delle risorse è un
fatto assolutamente importante che deve anche porre la Sicilia come
zona franca in quanto al centro del Mediterraneo ed autostrada del
mare.
La nuova Europa che il prossimo Parlamento europeo in fase di
rinnovo deve disegnare attraverso i principi cardine dei trattati
deve assolutamente prendere in considerazione la disomogeneità
geografica dei territori che la compongono e addivenire a politiche
settoriali e specifiche nell'interesse delle singole terre.
L'essere una unione va letto come modello di conciliazione di
storie e culture diverse che collaborano tra loro per un progetto
comune.
MICCICHE', presidente dell'Assemblea regionale siciliana. Per il
Gruppo parlamentare DiventeràBellissima' interviene l'onorevole
Aricò.
ARICO', presidente del Gruppo parlamentare DiventeràBellissima'.
Onorevole Presidente Tajani, è un onore averla qui oggi.
Signor Presidente dell'Assemblea, onorevole Presidente della
Regione e Governo tutto ed autorità presenti, l'ha detto il
Presidente della Regione, l'ha detto anche lei, Presidente
dell'Assemblea, siamo europeisti per tradizione. Ma essere
europeisti non significa abdicare alla propria Patria.
Noi siamo siciliani e siamo italiani. Ed è questo uno dei principi
base su cui si fonda la storia dell'Unione europea, una storia
travagliata, come tutte quelle che hanno caratterizzato la nascita
di grandi aggregazioni, di stati visionari e moderni. La nascita
può essere accettata subito da tutti e a volte può essere lenta. E
proprio quello che è successo ieri notte in un'altra isola
d'Europa, l'Irlanda, al confine dell'Irlanda del Nord, - un altro
attentato terroristico - proprio per le vicende che stanno
contraddistinguendo le problematiche interne alla Gran Bretagna.
Oggi, sembrerebbero quasi avere deciso di rimanere in Europa
proprio perché riconoscono l'importanza dell'aggregazione degli
Stati europei.
E oggi quindi un'Europa è contrapposta, un'Europa dell'accoglienza
con quella dell'intolleranza, purtroppo, e si ritiene che soltanto
una grande coalizione di stati che si mettono insieme per un grande
progetto comune potranno affrontare e superare questi problemi.
E allora si parla di cooperazione, di solidarietà fra popoli che
deve essere equamente distribuita fra tutti gli Stati, l'Italia ma
insieme a tutti gli Stati e professiamo una Europa non degli Stati
ma delle regioni. La Sicilia deve essere protagonista perché con
peculiarità diverse. E allora un'organizzazione istituzionale meno
centralistica che possa attraverso le regioni decidere il destino
dei propri territori.
Noi abbiamo il problema dell'insularità. E proprio qualche giorno
fa il Presidente della Regione, il Presidente Musumeci lanciava un
appello affinché si riparli di ponte sullo Stretto perché l'Europa
ci ha detto che si deve aprire quel corridoio Berlino-Palermo che
possa far sì che gli scambi commerciali possano anche per il Sud e
per il Mezzogiorno essere attivi e quindi riteniamo che l'Europa in
questo caso ci debba aiutare.
Noi abbiamo fondato - signor Presidente - un movimento. Un
movimento che si chiama Diventerà Bellissima'. Un grande
giornalista sosteneva che l'Italia fosse il cuore dell'Europa, noi,
signor Presidente, riteniamo che la Sicilia sia il cuore
dell'Italia e che con una Sicilia più forte avremo un'Europa più
bella.
MICCICHE', presidente dell'Assemblea regionale siciliana. Per il
Gruppo parlamentare Partito Democratico-XVII Legislatura',
interviene l'onorevole Lupo.
LUPO, presidente del Gruppo parlamentare Partito Democratico-XVII
Legislatura'. Onorevole Presidente Tajani, per me è un piacere
poterle rivolgere un saluto a nome del Gruppo Partito Democratico.
L'Europa è il nostro orizzonte. E vogliamo che sia un orizzonte di
sviluppo, di benessere, di democrazia, di solidarietà, di giustizia
sociale, di cultura e di pace. E la Sicilia vuole essere parte
importante dell'Europa, dell'Europa delle Regioni.
Facciamo nostre le parole del Presidente Mattarella, che nel
discorso di fine anno ha ricordato come la dimensione europea è
quella in cui l'Italia ha scelto di investire e di giocare il
proprio futuro e al suo interno dobbiamo essere voce autorevole. Se
questo è vero per l'Italia lo è ancor di più, a ragione, per la
nostra regione, per la Sicilia.
La Sicilia guarda all'Europa come il proprio orizzonte: fuori
dall'Europa non c'è futuro per il Paese; fuori dall'Europa non c'è
un futuro migliore per la nostra regione, per la Sicilia. E la
Sicilia vuole essere voce autorevole in Europa, nell'Europa delle
Regioni.
Rivolgo un ultimo pensiero - ma non per importanza - al
Mediterraneo. La Sicilia è capitale del continente Mediterraneo.
Per noi il Mediterraneo è un continente, perché un continente sta
insieme sulla base delle culture che lo compongono, della cultura
che in questo modo, in questo caso fa sì che davvero i Paesi che si
affacciano su questo mare siano parte di un unico continente.
Nell'essere capitale del continente mediterraneo la Sicilia è
ponte - essendo al contempo parte del continente europeo - tra
l'Europa, l'Africa e gli altri Paesi del medio-oriente.
E allora davvero è compito di ognuno e delle singole istituzioni
democratiche far sì che davvero il Mediterraneo possa essere un
mare di pace e non di morte, un mare di opportunità, di crescita,
di benessere, di sviluppo, di democrazia.
MICCICHE', presidente dell'Assemblea regionale siciliana. Per il
Gruppo parlamentare Forza Italia', interviene l'onorevole Milazzo.
MILAZZO, presidente del Gruppo parlamentare Forza Italia.
Presidente Micciché, grazie. Grazie per avere convocato questa
Assemblea. Un'Assemblea che dà la possibilità alle singole parti
politiche di evidenziare alcuni temi.
Da parte nostra il saluto istituzionale al Presidente del
Parlamento europeo. E vorremmo telegraficamente rassegnarle alcuni
temi.
Il riconoscimento dell'insularità come opportunità per l'Europa.
Gli ultimi dati che provengono proprio dalla Germania vedono un
rallentamento dell'economia tedesca e questo ci deve fare
riflettere, o le regioni del Sud vengono rilanciate o l'economia
europea ristagnerà e di questo tutti pagheranno un prezzo.
Un altro tema importante è certamente il rilancio della pesca, non
con norme che restringono il campo di un settore dell'economia che
per la Sicilia è strategico. Il mare oggi è, nel nostro immaginario
collettivo, solo un luogo dove si muore; un tempo era un luogo che
portava ricchezze. Palermo, un tempo Panormus, era il secondo porto
più importante dopo Cartagine. Ecco il mio sogno è che la Sicilia
torni ad essere porto importante di economia, e non di stragi nel
mare, con una strategia: un piano europeo sull'immigrazione.
L'Europa ancora non si è data un piano complessivo della necessità
di immigrati, di risorse umane, risorse in termini di intelligenze
che servono a questa Europa. E servono a questa Europa. E se si
facesse un piano di questo tipo ci sarebbe talmente di quel posto a
disposizione per le singole persone che scappano per la paura,
scappano per il bisogno. E qui, invece, potrebbero essere per tutti
noi - se utilizzati al meglio, e non per strada - un'opportunità
per tutti.
Vorrei chiudere, signor Presidente, dicendole solo che è una
tristezza quando fra Stati volano insulti. Il sogno non è una
moneta comune, ma una vera politica comune, e all'interno della
politica comune c'è l'economia comune, la difesa comune, il
progresso comune, perché con la politica comune intesa come cultura
della politica comune, allora l'Europa può vivere una vera stagione
di rilancio, perché se noi non crediamo in questo, purtroppo gli
europei saranno scettici. Ma sono convinto che lei, signor
Presidente, in una nuova Europa, con un nuovo ruolo, saprà
raccogliere il nostro appello e lo saprà, come dire, concretizzare,
con la sua grande esperienza.
MICCICHE', presidente dell'Assemblea regionale siciliana. Per il
Gruppo parlamentare Movimento Cinque Stelle, interviene l'onorevole
Cappello.
CAPPELLO, presidente del Gruppo parlamentare Movimento Cinque
Stelle. Signor Presidente, onorevoli colleghi, grazie per l'onore
di avermi fatto intervenire per ultimo, per cui le sono debitore e
non sarò polemico. Perché lei sa quante perplessità io abbia
espresso in Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari in
ordine a questa seduta.
Intanto do il benvenuto al Presidente del Parlamento europeo,
l'onorevole Tajani, e dico subito che a lui vanno i miei
ringraziamenti per averci fatto riunire, finalmente, ed avere fatto
riunire tutta la maggioranza, che è presente, ed avere il Governo,
diciamo, in grande spolvero, qui presente oggi pomeriggio.
Presidente Tajani, noi avremmo voluto un'Europa più vicina, anche
come Istituzione, più vicina anche nei tempi, e non più vicina alle
elezioni europee che stanno per avvicinarsi e che sono dietro la
porta. Avremmo voluto un'Unione europea più solidale, più equa, che
abbia come faro quello della redistribuzione delle risorse, della
giustizia sociale, un'Europa che certamente in questo momento è
un'Istituzione nella quale noi non possiamo riconoscerci a pieno.
Oggi i siciliani si riconoscono europei soltanto quando riescono a
volare verso l'Europa, ma non per andare in vacanza o in Erasmus,
ma per emigrare, Presidente. Perché purtroppo in questo momento
storico la Sicilia vive uno dei suoi periodi peggiori sotto il
profilo economico e sociale, una grave crisi la attanaglia. Ecco,
ho visto che lei ha scritto tanti tweet, ha mandato tante agenzie e
ha fatto tanti annunci e proclami. Ecco, noi ci augureremo che
questi poi venissero mantenuti, che quest'Europa che lei ha
descritto nelle sue dichiarazioni fosse corrispondente nei fatti a
quello che i siciliani sostanzialmente si aspettano, compresi quei
46,5 milioni di euro che sono a disposizione, da parte dello Stato,
per gli aeroporti di Trapani e di Comiso e per i quali stiamo
attendendo ancora che il Presidente Musumeci si rechi a Roma per
farsi assegnare queste risorse.
Noi pensiamo che l'Europa sia davvero un'opportunità e una sfida,
perché riteniamo che la Regione siciliana sia innanzitutto una
parte dello Stato, una parte dell'Europa, ma soprattutto possa e
debba essere domani una delle Regioni d'Europa.
Intervento del Presidente del Parlamento europeo, onorevole
Antonio Tajani, sul tema delle relazioni tra l'Unione europea e la
Regione siciliana, con particolare riguardo alla condizione
di insularità e alle linee di sviluppo economico
MICCICHE', presidente dell'Assemblea regionale siciliana. Sono
finiti gli interventi dei Gruppi parlamentari; pertanto, Presidente
Tajani le do, con grande emozione, con grande piacere, la parola in
questo Parlamento e la ringrazio ancora una volta per la sua
presenza qui oggi.
ANTONIO TAJANI, presidente del Parlamento europeo. Grazie, signor
Presidente dell'Assemblea di questa Regione, un saluto al
Presidente del Governo ed al Governo regionale, naturalmente a
tutti i parlamentari regionali che sono in quest'Aula, saluto anche
il sindaco di Palermo, il sindaco di Catania, grazie per essere in
quest'Aula.
Io ho ascoltato con grande attenzione tutti gli interventi, perché
credo sia giusto ascoltare, non soltanto venire con delle ricette
precostituite. Non è la prima volta che vengo in Sicilia, non è la
prima volta che mi pongo il problema della crescita di questa
Regione, dell'importanza strategica di questa Regione.
Molti di voi ricorderanno che quando ero vicepresidente della
Commissione europea, responsabile della politica dell'industria e
del turismo, ho accompagnato centinaia di imprese europee nel
momento più duro della crisi perché venissero a investire in
Sicilia.
Ci sono state opportunità di incontri, quindi la Sicilia
rappresenta la frontiera d'Europa verso il Mediterraneo, ma è una
terra che certamente deve avere un'Europa più vicina come tutti i
cittadini, i 500 milioni di europei devono avere istituzioni più
vicine a loro.
Io ho dedicato il mio mandato, da Presidente del Parlamento
europeo proprio al tentativo di avvicinare le istituzioni alla
gente perché, se c'è tanto malcontento, vuol dire che qualche cosa
non funziona; vuol dire che l'Europa così com'è non va; l'Europa
così com'è deve essere cambiata, ma questo non significa che
nell'era della globalizzazione, quando il confronto è globale con
la Russia, la Cina, l'India, gli Stati Uniti, non possiamo
affrontarlo se non insieme per avere la chance di essere
competitivi e di proteggere nel modo migliore i nostri cittadini.
Credere nell'Europa non significa annullare la nostra identità
nazionale, siamo europei proprio perché siamo italiani, perché
siete siciliani. Questa Sala, questo Palazzo è il cuore della
democrazia europea; è qui che è nata anche la democrazia nei secoli
passati; è qui che si sono confrontate civiltà - lo ricordava
qualcuno nel corso del suo intervento, l'onorevole Fava - culture,
religioni diverse e i Parlamenti sono il luogo del confronto. Ecco
perché io credo che una delle riforme che dovrebbe vedere l'Europa
rinnovata è quella che dia più potere al Parlamento europeo che
oggi è legislatura, ma non ha potere di iniziativa legislativa.
Questo per poter essere, essendo l'unica istituzione eletta
direttamente dai cittadini più vicini ai propri elettori, a coloro
che rappresenta.
Ma cosa deve fare l'Europa? Io non credo che il Parlamento europeo
né l'intera Unione debba sostituirsi a voi, né al Parlamento
nazionale, noi dobbiamo fare quello che le Regioni, nelle loro
autonomie, che gli Stati Membri non possono fare.
Le grandi sfide che l'Europa ha di fronte sulle quali, secondo me,
è stata carente, anche se la situazione era difficile, sono quelle
della disoccupazione, in modo particolare la disoccupazione
giovanile, cioè avere una politica che permetta di affrontare il
tema che più tocca la vita di ogni cittadino; il tema della
immigrazione; il tema della sicurezza e quindi della protezione
delle frontiere.
Il tema del lavoro. Noi non possiamo pensare di creare lavoro se
non avendo una visione che punti a sostenere chi lavoro può creare.
L'Europa ha e avrebbe bisogno di una politica industriale, di una
politica a sostegno delle piccole e medie imprese, del commercio,
dell'artigianato, dell'agricoltura, dello sviluppo del turismo,
insomma l'economia reale che è quella che è in grado di creare
occupazione, naturalmente nel rispetto dei diritti dei lavoratori,
ma bisogna avere una visione di politica per la crescita con un
utilizzo dei Fondi europei che possano andare in questa direzione.
Il mio risultato da Commissario europeo all'Industria fu quello di
dare all'Europa l'obiettivo di avere il 20 per cento del Prodotto
interno lordo entro il 2020 proveniente dal manifatturiero, non si
è potuto fare con la Commissione Juncker perché sono state adottate
scelte di tipo diverso, ma il Parlamento europeo ha sempre
insistito su questa questione.
Ma per avere una politica industriale bisogna avere anche un
sistema infrastrutturale, capace di permettere alle imprese di
essere europee, di essere competitive, serve una politica
commerciale diversa da quella attuale. Considero superata, da un
punto di vista culturale, la vicenda che riguarda, per esempio,
Fincantieri; il conflitto Francia-Italia è roba da mille e
novecento.
Noi abbiamo bisogno di campioni europei, la concorrenza tra Stati
membri, ma è fra noi, la Cina, l'India, la Russia, gli Stati Uniti,
o abbiamo delle grandi industrie europee in grado di confrontarsi
oppure saremo perdenti. Così come dobbiamo avere una politica
commerciale europea, una politica di anti dumping europea. Così
come dobbiamo avere una politica per la pesca europea che è un
altro settore dell'economia reale.
E, abbiamo detto, le infrastrutture. Io sono venuto quest'oggi a
presentare un piano che offro alle autorità di Governo nazionale ed
alle autorità regionali che consiste molto semplicemente a dar vita
ad un fondo di una ventina di miliardi che possa avere un effetto
leva di circa duecento miliardi per realizzare infrastrutture del
meridione del nostro Paese per garantire la competitività di questi
territori con il resto d'Italia.
Dove trovare i 20 miliardi? Credo che si debbano accorpare tutti i
Fondi Europei non utilizzati nel meridione d'Italia. Sapete bene
che se non utilizzati poi devono essere rimandati al mittente e
questo non ce lo possiamo permettere. Arriviamo ad una dozzina di
miliardi ma se noi aggiungiamo Banche Europea degli investimenti,
Cassa Depositi e Prestiti, Fondi Pensioni, Banche private e Piano
Juncker, a 20 miliardi ci possiamo arrivare. Lo dico perché ho
avuto qualche colloquio.
Realizzare infrastrutture interregionali significa investire meno
soldi di cofinanziamento, avere la possibilità di attirare anche
investimenti privati. Penso che sia assolutamente inaccettabile che
l'alta velocità si fermi a Salerno e non arrivi in Calabria, in
Basilicata, in Puglia, in Sicilia, in Sardegna. Ritengo che servono
anche infrastrutture digitali che possano permettere alle Regioni
interne soprattutto della nostra Italia meridionale di essere
competitive come lo sono le Regioni del Nord. Servono porti che
siano competitivi con altri porti europei. Non penso soltanto a
cogliere le opportunità che arriveranno dalla Via della Seta, ma
penso anche alle navi che arrivano da Suez. Forse i porti di
Palermo, Catania potrebbero diventare, come ricordava prima, se non
sbaglio, l'onorevole Milazzo, della portualità a Palermo, ecco,
porti che possano essere competitivi - non capisco perché oggi il
porto più importante debba essere il porto del Pireo che è
diventato un porto cinese.
Penso alle infrastrutture aeroportuali; ne parlava l'onorevole
Cappello. La Sicilia ha quattro aeroporti nell'Isola, poi, ci sono
quelli minori che, secondo me, non sono sfruttati come dovrebbero
essere sfruttati. Sono d'accordo con l'idea di dare vita a due
società che accorpino Catania e Comiso, Palermo e Trapani, perché
più aeroporti ci sono più gente viene. Non credo che, avendo fatto
anche il Commissario dei trasporti, che un aeroporto sia in
contrasto con l'altro tolga presenze all'altro aeroporto. Significa
avere un sistema aeroportuale articolato, oltre ad una rete
stradale, autostradale diversa, l'autostrada Palermo-Catania è
autostrada di nome, ma non di fatto. Andare da Catania a Ragusa, lo
dicevamo questa mattina, è un'impresa biblica.
Come fanno ad essere competitivi questi territori se non c'è un
sistema infrastrutturale diverso. Infrastruttura significa
occupazione oggi e sviluppo in futuro, riduzione dei costi,
significa potenziare l'agro-industria, significa potenziare tutta
l'attività commerciale, significa attirare un maggior numero di
presenze turistiche perché mi pare inaccettabile che le Baleari o
Malta abbiano più turisti della Sardegna o più voli della Sicilia o
abbiamo più voli dalla Germania rispetto a quelli che ha la
Sicilia, per quello che è, senza nulla togliere alle altre isole
d'Europa, ma la Sicilia ha, insomma, basta venire in questo
meraviglioso Palazzo per capire che cosa è la Sicilia.
Allora, il turismo può rappresentare un'altra potenzialità.
Abbiamo inserito nel bilancio europeo un pacchetto Cosme, già nel
bilancio 2014-2021 per favorire la crescita del turismo. E mi
auguro che questo sia anche nel prossimo bilancio comunitario.
Un piano che può anche essere utilizzato per abbattere il cuneo
fiscale o per garantire prestiti fino a 500 mila euro da parte
dello Stato per giovani che vogliono avviare attività
imprenditoriali. Aiutiamo chi vuol far l'imprenditore a diventare
imprenditore, perché questo è il futuro dell'occupazione.
Certamente poi ci sono tutti i problemi della sicurezza del
lavoro, il problema del lavoro nero ed anche per attrarre
investitori serve la difesa della legalità. E' questo un utilizzo
delle forze dell'ordine, delle indagini, anche preventive, del
controllo del territorio di grande importanza.
Io credo che un piano che coinvolga l'Europa da questo punto di
vista, con un cambio anche delle proposte della politica agricola
comune, che non può subire tagli a causa della Brexit - ma non devo
fare una conferenza su questo, volevo soltanto fissare alcuni punti
per dare risposte concrete a quelle che erano le istanza venute dai
rappresentanti dei Gruppi parlamentari.
L'altra grande questione, abbiamo detto, è quella della
immigrazione. Io non credo che noi possiamo affrontare la questione
soltanto giocando la partita in difesa.
C'è un allarme sociale per una presenza eccessiva di migranti, c'è
un problema che riguarda il ricollocamento dei migranti con oggi un
peso che è soprattutto a carico dei paesi del Mediterraneo, mentre
servirebbe una ridistribuzione.
Il Parlamento europeo ha approvato un testo normativo che è la
riforma di Dublino, che prevede l'immediato ricollocamento dei
rifugiati in tutti i paesi. La proposta legislativa approvata dal
Parlamento è ferma di fronte agli stati membri. Abbiamo anche
chiesto, di fronte al loro rifiuto, di voler approvare la riforma,
di fare una mediazione non volete accettare il ricollocamento, che
è un fondamentale principio di solidarietà, allora investite in un
vero Piano Marshall per l'Africa, che dovrà essere un piano
europeo, mettete più in proporzione ai vostri abitanti rispetto a
quello che dicono gli altri.
Perché parlo di Piano Marshall europeo? Perché io penso che la
questione immigrazione debba essere risolta in Africa. O la
risolviamo lì o non la risolviamo. Non è sufficiente - anche per
chi vuole adottare la linea della fermezza - chiudere i porti o
fare il volto feroce.
Il problema si risolve se in Africa noi mettiamo nelle condizioni
gli abitanti di quel Continente di rimanere a casa loro. Ma non lo
dobbiamo fare con l'occhio del colonizzatore, dobbiamo guardare
all'Africa con gli occhi degli Africani e capire che servono
investimenti seri, serve una strategia e non può che essere
europea.
E lo voglio dire in maniera molto chiara: non servono le liti fra
Stati, non serve la guerra tra Italia e Francia per affrontare quel
problema perché non si trova una soluzione finché tutti gli Europei
non parleranno con una voce sola in Libia.
La Francia ha commesso il grave errore di uccidere Gheddafi, che
non sarà stato un campione di democrazia, di uccidere, di far
cadere Gheddafi, di farlo uccidere, Francia, Gran Bretagna e Stati
Uniti, perché questo ha provocato l'instabilità, non ha portato la
democrazia. Anzi: la situazione è peggiorata, da un dittatore siamo
passati ai terroristi.
Quindi, la situazione è veramente complicata, bisogna parlare con
una voce sola ed investire per combattere i fenomeni che spingono
all'immigrazione che sono la povertà, le malattie, la carestia, il
cambiamento climatico, le guerre, le guerre civili ed il
terrorismo. O incidiamo sulla radice del problema oppure, quando
nel 2050 ci saranno due miliardi e mezzo di Africani, non
serviranno né navi militari, né Carabinieri, né Finanzieri, né
Guardia costiera a fermare i flussi migratori, così come il più
grande e potente esercito della storia, l'esercito romano, non
riuscì a bloccare le invasioni che arrivavano da Est, perché chi
muore di fame è costretto a fuggire.
Ed allora, bisogna intervenire, favorendo la crescita ma,
intervenendo con investimenti che riguardano le attività
industriali, che riguardano le materie prime, che riguardano la
formazione, che riguardano l'industrializzazione, che riguardano il
cambiamento dell'agricoltura che, non può essere più un'agricoltura
tribale ma, deve essere un'agricoltura moderna e competitiva.
Così si aiuta l'Africa e così si diventa interlocutori
dell'Africa, perché l'alternativa, oggi, se non interviene
l'Europa, è che arriva la Cina, con 60 miliardi di investimenti,
per avere una nuova colonizzazione, realizzano pessime opere
infrastrutturali per avere un controllo politico. Ed arrivano,
anche, le presenze militari: le prime sono a Gibuti. Ed allora,
serve un'Europa che sia presente in Africa, che diventi
l'interlocutore dell'Africa ma, lo possiamo fare con una sola voce
se vogliamo raggiungere l'obiettivo.
Questo significa avere una politica, anche, estera europea. Nel
mondo, se vogliamo contare, se vogliamo svolgere un ruolo, dobbiamo
avere una politica di difesa comune ed una politica estera comune,
che sono, poi, figlie della stessa strategia.
Una politica estera che ci permetta di contare, che ci permetta di
tutelare meglio i nostri interessi e di proteggere meglio i nostri
cittadini europei.
La Francia bloccò nel '54 la politica di difesa comune. Adesso si
è ripartiti e credo che sia giusto andare avanti in questa
direzione.
Molti di voi, però, in conclusione, hanno sottolineato
l'importanza di un'Europa diversa, un'Europa che, oggi, sembra
avere perso le motivazioni del passato. Un'Europa che sembra essere
soltanto una macchina burocratica che si occupa di piccole cose,
ecco, perché chiedo a voi di occuparvi delle cose importanti della
Sicilia, l'Europa deve fare quello che voi non potete fare.
Serve, però, un ritorno ai valori, cioè chi siamo? Che cosa
vogliamo? C'è un minimo comun denominatore, qui, non è una
questione di campagna elettorale di centro, di destra, di sinistra,
Crediamo, cioè, nella centralità della persona, crediamo che ogni
essere umano debba potersi realizzare, crediamo che ogni essere
umano debba essere libero, crediamo che ogni essere umano abbia
diritto al lavoro, perché il lavoro è libertà e dignità. Crediamo
che esista un minimo comun denominatore tra tutti quanti noi.
Dovrei parlare di quello che c'è nella Cappella qui sotto, che
rappresenta un po' le radici della nostra identità, l'incrocio tra
civiltà, le nostre radici cristiane ma anche la civiltà greca ma,
anche, le influenze che ci sono state da parte del mondo arabo,
come ci sono quelle da parte del mondo giudaico.
Ecco, abbiamo un minimo comun denominatore, noi europei, che non
significa essere identici, che non significa parlare la stessa
lingua ma, condividere valori.
Siamo, fortunatamente, l'unico continente al mondo dove non c'è la
pena di morte, che significa che ognuno ha libertà di poter
cambiare, di poter migliorare. Anche il peggior delinquente che
deve scontare i suoi anni in carcere ma, ha la possibilità di
potersi pentire.
Ricordo un ergastolano siciliano, condannato per efferati delitti
di mafia, parlare in una conferenza di fronte a 30 mila persone,
rivendicando il proprio cambiamento, rivendicando anche la
giustezza della condanna che gli era stata inflitta, l'ergastolo,
ma lui dice: Io sconterò fino alla fine la mia pena, ma sono
cambiato e, adesso, sto aiutando a cambiare i miei compagni di
carcere. E' cambiata la mia vita dentro, sono un ergastolano, e
tale è giusto che io sia, però, sono cambiato .
Se ci fosse stata la pena di morte, questo ergastolano non avrebbe
avuto la possibilità né di cambiare lui, né di aiutare gli altri a
cambiare. Questo non significa essere deboli, significa essere
forti ma non violenti.
Ecco, questi sono i valori sui quali si fonda la nostra identità
europea, la nostra civiltà europea che affonda le proprie radici
nel Mediterraneo. Guai se l'Europa fosse soltanto il Nord L'Europa
è un incrocio, un crocevia.
E la Sicilia è, per la sua tradizione culturale di democrazia, un
polmone importante dell'Europa e, nel comitato delle Regioni, è
giusto che ci sia anche una voce vivace delle Regioni, che sono un
altro strumento nell'ambito del dialogo interistituzionale da non
sottovalutare, ecco.
Quindi, con questo spirito e con la fiducia che si possa, ecco noi
abbiamo lanciato una campagna per andare a votare. E' importante
che i cittadini, se vogliono veramente cambiare, tornino loro ad
essere i protagonisti. Votino per chi vogliono, ma vadano a votare.
Vedere un'assenza di partecipazione al voto - è capitato qualche
giorno fa in Sardegna - avere un'assenza di partecipazione al voto
ci deve preoccupare. Ecco perché noi faremo di tutto perché possano
essere informati i nostri concittadini europei e possano scegliersi
i loro rappresentanti perché soltanto in un'Europa più democratica
e che sappia affrontare queste tre grandi questioni, e far sentire
ai cittadini protetti e protagonisti potrà ridare speranza e far
rinascere un sogno che sembra essere tramontato.
Ma come diceva un onorevole nel corso del suo intervento:
l'Europa va cambiata, ma distruggerla sarebbe un errore
clamoroso . E' la nostra identità, è la nostra storia, dobbiamo
cambiare molto, ma farne al meno sarebbe pernicioso per tutti
quanti noi. Guardate che cosa sta succedendo, l'ha citato qualcuno
poco fa nel corso del suo intervento in Irlanda del nord. Uscire da
una convivenza, sia pure disarticolata e difficile che deve veder
modificate le proprie regole non provoca elementi positivi, ma
semmai fatti negativi.
E' con questo spirito e con la voglia di poter continuare, signor
Presidente, ad essere a disposizione della vostra Regione, della
vostra bella terra, vi ringrazio ancora una volta per l'ospitalità
che mi avete riservato, per l'accoglienza che mi avete riservato, e
per la possibilità di essermi potuto confrontare con i
rappresentanti del popolo siciliano. Vi ringrazio.
(Applausi)
MICCICHE', presidente dell'Assemblea regionale siciliana. Grazie,
Presidente Tajani.
Nel ringraziare ancora una volta tutti i Gruppi parlamentari, il
Governo e le Autorità che sono intervenute, approfitto anche della
presenza delle Autorità militari per fare un plauso alle Forze
dell'ordine che stamattina hanno inferto un duro colpo alla mafia
palermitana e, quindi, vorremmo continuasse sempre così.
(Applausi)
MICCICHE', presidente dell'Assemblea regionale siciliana.
Ringrazio ancora il Presidente del Parlamento europeo, onorevole
Antonio Tajani.
La seduta è tolta.
La seduta è tolta alle ore 17.57
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Consigliere parlamentare responsabile
dott.ssa Maria Cristina Pensovecchio