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Resoconto d'Aula della Seduta n. 102 di martedì 26 marzo 2024
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   Presidenza del Presidente Galvagno

   Presidenza del vicepresidente Di Paola


                   La seduta è aperta alle ore 11.15

   PRESIDENTE.   Avverto  che  il  processo  verbale   della   seduta
  precedente  è  posto  a disposizione degli onorevoli  deputati  che
  intendano prenderne visione ed è considerato approvato, in  assenza
  di osservazioni in contrario, nella presente seduta.

   Ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno,  do
  il  preavviso  di  trenta minuti al fine delle eventuali  votazioni
  mediante  procedimento elettronico che dovessero  avere  luogo  nel
  corso della seduta.
   Invito,  pertanto,  i deputati a munirsi per tempo  della  tessera
  personale di voto.
   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                               Missione

   PRESIDENTE.  Avverto  che  con  nota  e-mail  del  25  marzo  2024
  protocollata  in pari data al n. 696-PRE/2024, l'onorevole  Sunseri
  ha  comunicato, che a causa di motivi personali, non ha preso parte
  al 10  vertice europeo delle Regioni e delle Città, svoltosi a Mons
  (Belgio)  il  18  e  il  19  marzo  2024,  di  cui  alla  nota   di
  autorizzazione  protocollata  al n.  489-PRE/2024  e  di  cui  alla
  comunicazione di missione nella seduta d'Aula n. 98  del  12  marzo
  2024.

   L'Assemblea ne prende atto.

                      Atti e documenti, annunzio

   PRESIDENTE.   Avverto  che  le  comunicazioni  di  rito   di   cui
  all'articolo  83  del  Regolamento interno  dell'Assemblea  saranno
  riportate nell'allegato A al resoconto dell'odierna seduta.

    Comunicazione relativa a cariche interne di Gruppo parlamentare

   PRESIDENTE.  Informo che, con nota del 20 marzo 2024, protocollata
  in  pari  data al n. 2025-ARS/2024 l'onorevole Assenza,  Presidente
  del  Gruppo parlamentare  Fratelli d'Italia XVIII Legislatura ,  ha
  comunicato  che  nella  medesima data l'on. Carlo  Auteri  è  stato
  eletto Vicepresidente del Gruppo parlamentare.

   L'Assemblea ne prende atto.

               Comunicazione relativa ad interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico che, a seguito di ricognizione generale,  le
  interrogazioni  numero  448, 740, 762 e  791  già  annunziate  come
  interrogazioni  con  richiesta  di  risposta  orale,  sono   invece
  presentate quali interrogazioni con richiesta di risposta scritta.

   L'Assemblea ne prende atto.

      Comunicazione di costituzione di Intergruppo in materia di
    Nomofobia e problematiche connesse all'utilizzo dei dispositivi
                               digitali

   PRESIDENTE.  Informo che con nota del 20 marzo 2024,  protocollata
  in  pari  data ai numeri 2017 e 660, l'onorevole Carlo Gilistro  ha
  comunicato l'avvenuta costituzione dell'Intergruppo parlamentare in
  materia  di   Nomofobia e problematiche connesse  all'utilizzo  dei
  dispositivi digitali . Dall'acclusa documentazione risulta  che  il
  citato Intergruppo è così composto: onorevole Gilistro, Presidente;
  onorevole    Pellegrino,   Vicepresidente;   onorevole    Saverino,
  Vicepresidente  Vicario; onorevole Marchetta, Tesoriere;  onorevoli
  De Leo, Campo, De Luca, Chinnici, Castiglione e Gennuso componenti.
   Copia integrale di tutta la documentazione è depositata presso  il
  Servizio di Ragioneria e il Servizio Lavori d'Aula.

   L'Assemblea ne prende atto.

      Comunicazione relativa allo svolgimento di atti ispettivi e
                         d'indirizzo politico
   della Rubrica  Agricoltura, sviluppo rurale e pesca mediterranea

   PRESIDENTE.  È arrivata una richiesta di rinvio per la  seduta  di
  oggi (ore pomeridiane), da parte del Vicepresidente Sammartino, che
  ho sentito, e ha dato già disponibilità a partire dalla giornata di
  domani  per  quanto  concerne la Rubrica   Agricoltura'  e  per  le
  mozioni  che  avevamo  pensato  di  poter  discutere  nella  seduta
  pomeridiana. In tutti i casi, decideremo subito dopo l'Aula durante
  la Capigruppo.

                                Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Gilistro ha chiesto  congedo
  per la seduta odierna.

   L'Assemblea ne prende atto.

   Stato per la Regione siciliana
   e agli studenti e docenti del Liceo Linguistico Statale "Ninni
   Cassarà" di Palermopresidente Di Paola

   Indirizzo di saluto ai Prefetti dell'Isola, al Commissario dello
                    Stato per la Regione siciliana
     e agli studenti e docenti del Liceo Linguistico Statale  Ninni
                          Cassarà  di Palermo

   PRESIDENTE. Allora, prima di passare all'ordine del giorno, vorrei
  ringraziare per l'invito che è stato accettato e, pertanto, per  la
  presenza  di  Sua  Eccellenza  il prefetto  Filippo  Romano,  Maria
  Carmela Librizzi, Massimo Mariani.
   Ringrazio, inoltre, il Capo di Gabinetto del Prefetto di Enna,  la
  dottoressa Silvia Caponnetto, la dottoressa Rosalia Mirrione e  poi
  il  Viceprefetto Vicario di Ragusa, la dottoressa Cettina  Pennisi,
  Marinella Iacolare.
   Ringrazio  inoltre il Capo di Gabinetto e il Prefetto di  Trapani,
  Luciano Zanto Platamone e il Commissario dello Stato per la Regione
  siciliana, il dottor Ignazio Portelli.
   Mi  fa  piacere  vedere,  in  Aula, anche  una  classe  del  Liceo
  linguistico   statale   Ninni  Cassarà .  Ringrazio  la   dirigente
  scolastica Daniela Crimi e i professori Ingroia Salvatore, Giovanna
  Lala  e  Turco  Liveri  e,  chiaramente,  tutti  quanti  i  ragazzi
  presenti.

   parlamentare speciale d'inchiesta e vigilanza sul fenomeno della
   mafia e della corruzione in Sicilia (Doc. III)

   Discussione  sulla  relazione, per l'anno 2023, della  Commissione
  parlamentare  speciale d'inchiesta e vigilanza sul  fenomeno  della
  mafia   e   della  corruzione  in  Sicilia,  approvata   ai   sensi
  dell'articolo 7, comma 1, della legge regionale 14 gennaio 1991, n.
  4 e successive modificazioni (doc. III).

   PRESIDENTE.   Si  passa  al  II  punto  dell'ordine   del   giorno
  «Discussione  sulla relazione, per l'anno 2023,  della  Commissione
  parlamentare  speciale d'inchiesta e vigilanza sul  fenomeno  della
  mafia   e   della  corruzione  in  Sicilia,  approvata   ai   sensi
  dell'articolo 7, comma 1, della legge regionale 14 gennaio 1991, n.
  4 e successive modificazioni» (Doc. III).
   Invito la Commissione a prendere posto nell'apposito banco.
   Ha  facoltà di parlare il Presidente della Commissione e relatore,
  onorevole Cracolici.
   Aggiungo   un  ringraziamento  all'onorevole  Cracolici   e   alla
  Commissione tutta per il lavoro che stanno svolgendo.
   Nella  passata legislatura ho fatto parte, come componente,  della
  Commissione  presieduta dall'allora onorevole  Fava,  e  nonostante
  quelli  che  sono determinati caratteri politici molto  differenti,
  gli  riconosco  una  grandissima capacità e la stessa  capacità  la
  riconosco  all'onorevole Cracolici e a tutta la  Commissione  molto
  impegnati  in  sedute  molte volte anche  abbastanza  lunghe  e  li
  ringrazio  veramente  per  l'impegno che  stanno  profondendo,  sia
  all'interno  di  quest'Assemblea ma  anche  con  delle  Commissioni
  itineranti al di fuori di quest'Assemblea.
   Do la parola all'onorevole Cracolici. Prego Presidente.

   CRACOLICI,  presidente della Commissione e  relatore,  anch'io  mi
  associo  ai  ringraziamenti agli ospiti che sono qui presenti,  dai
  prefetti,  al  Commissario dello Stato, alla  scuola,  all'Istituto
  linguistico  Ninni Cassarà', per avere accolto e reso così anche un
  momento  significativo. È il primo anno, il lavoro del  primo  anno
  della   Commissione   Antimafia',  che  abbiamo  in  qualche   modo
  sintetizzato  in  una relazione che abbiamo depositato  e  che  può
  essere  esaminata  dai  colleghi, visto  che  si  trova  anche  sul
  dispositivo.
   Appunto, dicevo, presentiamo oggi un lavoro che si è sviluppato  e
  i  dati di dettaglio non li cito, proprio perché sono già contenuti
  nella relazione che potrete vedere.
   In  realtà, abbiamo fatto due relazioni. La prima, appunto,  è  il
  report generale sull'attività della Commissione in senso lato e  un
  report  che, invece, ha riguardato il viaggio nelle nove Prefetture
  siciliane  con le audizioni che abbiamo avviato con i comitati  per
  l'ordine della sicurezza delle nove Province, Polizia, Carabinieri,
  Guardia  di  finanza,  Dia,  gli organi  inquirenti  delle  Procure
  distrettuali antimafia, delle Procure generali, delle Procure della
  Repubblica,  delle  sedi  di  Corte  d'appello  e  dei   rispettivi
  presidenti,  ma  ciò che ha costituito una novità -  che  rivendico
  come  un carattere inedito per la stessa attività della Commissione
   Antimafia'  -  è  la contemporanea audizione nelle  nove  Province
  siciliane  di  302 sindaci, sui 382 esistenti, che  ha  offerto  la
  fotografia  dello  stato  del  sistema  istituzionale  locale   per
  fronteggiare  le  variegate modalità di presenza della  criminalità
  mafiosa in tutto il territorio siciliano.
   La  Commissione, nelle 70 sedute, ha affrontato singole  questioni
  che  rientrano nelle competenze previste dalla legge per i casi  di
  corruzione  e,  in  particolare,  abbiamo  avviato  indagini  sulla
  motorizzazione  di  Palermo, sulla gestione del  118,  lo  scandalo
  delle  invalidità  civili  del Consorzio  autostrade  siciliane  e,
  contemporaneamente,  ha promosso confronti  tesi  a  rafforzare  il
  ruolo  della  Regione  e  una partecipazione  attiva  della  stessa
  Regione  in  materia di legislazione sugli appalti,  del  contrasto
  alla  diffusione del crack, fenomeno nuovo e per certi  versi,  che
  caratterizza  l'impreparazione del sistema tutto  istituzionale  di
  fronte ad una diffusione di una droga che sta devastando non  tanto
  e  soltanto  le  grandi  città, ma che  si  è  diffuso  in  maniera
  capillare in tutto il territorio siciliano, dai piccoli,  ai  medi,
  ai grandi comuni siciliani.
   Assieme  ai  temi  - dicevo - della dispersione scolastica,  sulla
  gestione  dei  beni confiscati, della lotta al racket,  promuovendo
  sinergie con la scuola siciliana e con l'associazionismo antiracket
  e  infine  promuovendo, per la prima volta, un protocollo  d'intesa
  sottoscritto con la Conferenza episcopale siciliana, proprio per il
  ruolo che attribuiamo alla Chiesa siciliana nell'essere un soggetto
  attivo  di  contrasto  al  degrado e alla marginalità  sociale  che
  caratterizza larga parte del nostro territorio.
   Tutto  ciò  che riguarda le specifiche attività è contenuto  nella
  relazione e, anche per ragioni di tempo - visto che la relazione di
  oltre  venti  pagine - preferisco offrire all'Aula una sintesi  che
  possa,  in qualche modo, dare il senso di quello che non è soltanto
  qual  è  lo  stato della mafia in Sicilia, ma come  contribuiamo  a
  rilanciare  l'impegno  delle  Istituzioni  contro  la  mafia  e  la
  corruzione. Insomma, che facciamo noi?
   Un  dato  è sotto gli occhi di tutti: la mafia continua ad  essere
  forte,  presente  in  maniera  capillare  in  tutto  il  territorio
  siciliano  attraverso famiglie mafiose che esercitano il  controllo
  dei  diversi mandamenti e l'influenza dei clan che viene esercitata
  innanzitutto  attraverso il traffico della droga, nelle  sue  forme
  anche più moderne, non solo la cocaina e l'eroina ma anche tutte le
  forme  di  droga cosiddette "sintetiche", che sono frutto anche  di
  modelli  di  consumo che sono stati importati da clan esterni  alla
  Sicilia,  ma  che  in  qualche modo hanno dato  il  "know-how",  in
  particolare  il crack, sviluppatosi attraverso il clan dei  mafiosi
  nigeriani.
   La  mafia,  quindi,  esercita  un  controllo  capillare,  non  c'è
  provincia siciliana, non c'è territorio della Sicilia che  non  sta
  conoscendo questo fenomeno della droga e del consumo che sempre più
  si  diffonde,  aumenta la domanda e, quindi,  aumenta  l'offerta  e
  investe  soprattutto  nuove generazioni, giovani,  in  alcuni  casi
  minorenni,  che si affacciano alla droga a basso costo e  rischiamo
  di  creare un sistema che nei prossimi anni renderà queste persone,
  questi ragazzi sempre più degli ebeti che girano nelle nostre città
  perché,  a differenza di altre droghe, contro il crack - ci  dicono
  gli  esperti  - ad oggi non esistono neanche antidoti  che  possano
  contrastare la dipendenza da questa droga.
   Ma   allo  stesso  tempo,  la  mafia  esercita  il  controllo  del
  territorio  attraverso  le estorsioni, dove la  caratteristica  che
  emerge è che il fenomeno estorsivo è meno virulento rispetto  anche
  ad altri momenti della nostra storia; ed è più capillare, perché il
  motto  è  "pagare  meno, per far pagare tutti". E  in  alcuni  casi
  abbiamo delle evidenze investigative che dimostrano che il fenomeno
  dell'estorsione presenta caratteristiche anche inedite rispetto  al
  passato,  dove  non c'è solo la paura dell'estorto  e,  quindi,  il
  silenzio,  ma  in alcuni casi c'è una vera e propria  disponibilità
  degli  estorti a cercare i loro estortori, a  mettersi a posto',  a
  essere  in  qualche  modo  nelle condizioni  di  determinarsi,  nei
  singoli  territori dove  Cosa nostra' esercita la sua influenza,  a
  mettersi   a  disposizione,  e  non  solo  attraverso  il  fenomeno
  estorsivo.  E,  quindi, questa caratteristica di un'estorsione  che
  per   Cosa  nostra'  innanzitutto vuol dire  non  solo  raccogliere
  denaro   illecito  ma  è,  prevalentemente,  anche  una  forma   di
  affermazione, di presenza e di controllo del territorio.  Il  pizzo
  viene  utilizzato  proprio  per  affermare,  in  alcune  parti  del
  territorio  siciliano, chi comanda, le famiglie alle quali  bisogna
  fare  riferimento, con una caratteristica anche qui che via via  va
  mutando,  anche  il  sistema  di  raccolta  del  pizzo,  dove  alle
  classiche forme di estorsione, sempre più c'è un sistema del  pizzo
  che  si  presenta attraverso le forniture alle imprese,  i  servizi
  offerti alle stesse imprese. Insomma con una battuta: oggi la mafia
  rilascia  persino la fattura alle imprese che in  qualche  modo  si
  sottopongono al sistema estorsivo  Quindi, si è in una  fase  nella
  quale  l'attività  estorsiva costituisce  una  delle  attività  del
  rischio di impresa.
   Questo  è  oggi  lo stato della presenza mafiosa  che  in  maniera
  concreta  esercita il dominio in alcune realtà della Sicilia  e  in
  alcune  zone dove la fa da padrona, visto che negli ultimi  anni  i
  livelli   di  degrado,  soprattutto  in  alcune  periferie,   hanno
  consentito di far vivere quelle zone delle nostre città  come  zone
   terra  di  nessuno',  dove in alcuni casi c'è soltanto  l'attività
  pionieristica  di parroci, di scuole, delle forze  di  polizia  che
  sono presenti in questi territori ma dove, sostanzialmente, non c'è
  la  organizzazione di uno Stato presente in maniera  sistemica  per
  fronteggiare il degrado sociale e il degrado civile.
   Dicevo, la mafia è forte, dopo l'arresto di Matteo Messina Denaro,
  che  è  avvenuto nelle prime settimane di istituzione  della  nuova
  Commissione  Antimafia siciliana, qualcuno ha  lasciato  credere  o
  rischiava di passare l'idea che arrestati i grandi boss -  e questo
  è  stato un successo dello Stato, seppur con le lentezze con cui si
  è  arrivati a questo successo -  insomma la mafia era sconfitta, la
  mafia  era un fenomeno sempre più marginale nella nostra  vita.  Le
  evidenze ci dicono l'esatto contrario, la mafia è presente in  ogni
  mandamento, clan mafiosi, in alcuni casi, anche in accordo  fra  di
  loro,  persino  le cosiddette conflittualità che nel passato  hanno
  caratterizzato momenti anche di conflittualità estrema con  decine,
  se   non  centinaia  di  morti,  oggi  abbiamo  una  organizzazione
  criminale  che fa accordi perché fa affari e, quindi,  gli  accordi
  consentono  una  bassa  conflittualità, una  minore  visibilità  in
  termini  di preoccupazione sociale. Insomma si presenta,  forse  in
  maniera  meno solida, ma certamente in forma più gassosa,  cioè  il
  puzzo della mafia continua a entrare nelle nostre narici ma ciò che
  preoccupa   è  che,  spesso,  a  partire  dalle  istituzioni,   non
  avvertiamo    quell'odore   nauseante    della    presenza    delle
  organizzazioni criminali nelle nostre città.
   Dicevo,  la  mafia è forte, ma va detto con altrettanta  onestà  e
  nettezza che lo Stato è altrettanto forte. Ha mostrato, pur con  le
  sue  lentezze,  di  essere  in  grado  di  contrastare  i  mafiosi,
  centinaia  di  arresti, le grandi latitanze sono  state  sconfitte,
  anni  di  carcere  e  soprattutto patrimoni ingenti  sequestrati  e
  confiscati,  che  poi  è  la  cosa che  più  teme  l'organizzazione
  mafiosa.
   I  mafiosi mettono nel conto di andare in carcere. In alcuni  casi
  costituisce un pedigree perfino curriculare. Ma quello che temono i
  mafiosi e le organizzazioni criminali è la possibilità di colpire i
  loro  patrimoni,  la loro ricchezza, che è ingente,  che  tende  in
  qualche  modo  a  nascondersi sempre di  più,  ma  che  con  grande
  efficacia  lo  Stato  ha  saputo, in  qualche  modo,  combattere  e
  contrastare.
   Non  è  un  caso che la Sicilia è la Regione dove c'è il più  alto
  numero di beni immobili confiscati in Italia: circa il 60% dei beni
  immobili  sequestrati e confiscati è nel territorio  della  Regione
  siciliana, così come l'alto numero di imprese confiscate alla mafia
  vede  la  Sicilia con numeri assai elevati, con una preoccupazione,
  sulla  quale  poi  tornerò  nel fare le proposte,  che  abbiamo  un
  livello  di mortalità delle imprese confiscate alla mafia  pari  al
  98%. È un dato inaccettabile.
   Ora  questo  non vuol dire che in parte il sistema  delle  imprese
  mafiose, per sua natura, non abbia, non debba avere caratteristiche
  tali  che  è  meglio  rimuoverle dal mercato  libero,  dal  mercato
  legale. Molte imprese nascono solo con finalità di riciclaggio,  di
  fatturazioni false, ma ci sono anche imprese dove ci sono decine  e
  decine  di lavoratori che nel momento in cui falliscono il  rischio
  che  passi il messaggio che con la mafia lavoravano e con lo  Stato
  vivono  una  grande difficoltà, questo rischio  è  molto  alto.  Di
  questo  non possiamo affidare l'effetto e l'efficacia delle  azioni
  di  rilancio  dell'economia  delle  imprese  confiscate  alla  sola
  Agenzia nazionale dei beni confiscati che, voglio dirlo con  grande
  nettezza, il suo modello organizzativo non funziona. Basti  pensare
  che  in  Sicilia  la  gran  parte  del  territorio  siciliano,   in
  particolare  province  di  Caltanissetta, Enna,  Messina,  Catania,
  Siracusa e Ragusa sono gestite dall'Agenzia dei beni confiscati con
  sede  in Calabria. Mentre per Palermo, Trapani e Agrigento la  sede
  dell'Agenzia  è  qui  a  Palermo  e  in  alcuni  casi  con  modelli
  amministrativi che differiscono l'uno dall'altro.
   È  un  tema  sul  quale la Commissione ha deciso  di  avviare  una
  valutazione,  di avere un confronto con i vertici, a partire  dalla
  Prefetto  Corda  che  dirige  l'Agenzia  dei  beni  confiscati  per
  sistematizzare e affrontare i nodi di difficoltà amministrativa che
  permangono  nella  stessa Agenzia dei beni confiscati.  Assieme  al
  tema  -  dicevo - che non possiamo delegare alla sola  Agenzia  dei
  beni  confiscati,  l'efficacia di quella che  la  legge  Rognoni-La
  Torre, nel momento in cui fu varata introduceva come modalità,  non
  solo  di colpire i patrimoni mafiosi ma di restituire alla società,
  ai  territori,  ciò  che la mafia aveva sottratto.  Restituirle  in
  forma   di   gestione  dei  beni,  restituire  anche   le   società
  rimettendole in bonis, con una capacità di saper reggere  la  sfida
  della legalità.
   E  noi, a mio avviso, dobbiamo fare la nostra parte. Dicevo,  oggi
  il sistema criminale presenta una forza dilagante nei territori con
  uno  Stato  altrettanto efficace, ma non c'è  dubbio  che  ci  sono
  segnali  che  ci preoccupano, soprattutto in alcune  province.  C'è
  stato  evidenziato  come  -   mai forse  come  adesso  -  in  molti
  territori  si sia diffuso un possesso di armi persino  in  ambienti
  insospettabili.
   La  cronaca  ci  consegna un pericoloso modello  di  comportamenti
  anche  tra i giovanissimi. Per ultimo, il caso di un ragazzo di  17
  anni che, prima di recarsi in discoteca, si è munito di una pistola
  per entrare in discoteca. Allora, avere un'arma gestita dal sistema
  clandestino, dal sistema illecito, è diventato, in alcuni casi, uno
  status  symbol.  Ora, tutto questo non può essere considerato  tout
  court  come  episodi  connessi all'appartenenza  alle  associazioni
  mafiose,  faremmo una semplificazione troppo banale, ma, certamente
  -   ed  è questo il dato che ci deve preoccupare -  che si diffonde
  quella mafiosità come stile di vita
   Il concetto della cultura mafiosa, al di là dell'appartenenza alle
  associazioni  mafiose,  costituisce  quell'humus  che   in   alcuni
  ambienti  è  elemento  unificante e, per certi versi,  identitario,
  malgrado lo straordinario lavoro che è stato fatto in tutti  questi
  anni,  innanzitutto  dalla  scuola  siciliana.  E,  però,  dobbiamo
  chiederci:  «dove  stiamo sbagliando?» e come possiamo  intervenire
  per  correggere quel rischio di rilanciare la cultura mafiosa  come
  l'unico tratto identitario della cultura siciliana?
   Dicevo,  la  mafia c'è, lo Stato c'è, ma va detto con  altrettanta
  onestà,  che  in  questi ultimi anni sembra  arretrare  la  società
  civile.  Cresce  un sentimento di indifferenza che  poi,  in  molti
  casi,  è  quello che più favorisce la presenza mafiosa  nei  nostri
  territori:  il girarsi la faccia, il far prevalere  non sono  fatti
  miei .   Questo   stato   d'animo   e   questo   sentimento    che,
  inevitabilmente, coinvolge e travolge anche le Istituzioni.  Ed  è,
  quindi,  in  questo  senso  che, oggi,  offriamo  all'Aula  e  alla
  politica,  tutta, siciliana il senso di un rilancio di  un  impegno
  pubblico,  innanzitutto della politica, ma non solo della  politica
  contro la mafia.
   Ed   è   il   passaggio  di  oggi  che  dobbiamo  coglierlo   come
  un'opportunità  che,  a partire dalla nostra Regione,  deve  sapere
  indicare ai siciliani, attraverso atti amministrativi e legislativi
  che   diano   il  senso  di  una  coralità  dei  diversi   segmenti
  istituzionali  impegnati contro la criminalità. Colpire  i  mafiosi
  sul  terreno  reputazionale  è la frontiera  sulla  quale  dobbiamo
  impegnarci di più e meglio rispetto al passato, perché la mafia,  a
  differenza  di tutte le organizzazioni criminali, non  ha  solo  il
  fine  di  delinquere  ma  ha  la necessità  di  avere  un  consenso
  reputazionale, di essere riconosciuta e apprezzata, in alcuni casi,
  con  rispetto da parte delle persone o dei contesti sociali in  cui
  essa agisce.
   La  frontiera  reputazionale è un terreno su cui di più  e  meglio
  dobbiamo  impegnare, tutti noi, affinché la mafia venga  isolata  e
  marginalizzata  dalle  nostre  vite.  Battute  come   quelle   che,
  all'indomani  dell'arresto di Matteo Messina Denaro, un  pensionato
  che  stava  nella piazza di Castelvetrano e, davanti a un microfono
  commentava l'arresto, ricordando che Matteo Messina Denaro era  'un
  uomo  buono', che aveva fatto del bene. Ora, quello non è  un  atto
  criminale,  non è un reato, è un'opinione ma, per certi  versi,  fa
  più danno dello stesso ruolo di Matteo Messina Denaro
   Fa  più  danno, perché fa passare l'idea che questa Terra continua
  ad  essere  piegata e disponibile a convivere con le organizzazioni
  mafiose  nei  territori.  Ecco  il senso,  allora,  del  protocollo
  d'intesa che abbiamo avviato con la Chiesa siciliana. Non  solo  un
  protocollo  destinato  a fare di più sul terreno  sociale,  laddove
  dobbiamo  impegnare  di più anche le nostre istituzioni  regionali,
  con  la  realizzazione di centri di aggregazione nelle periferie  e
  nei  luoghi più difficili delle nostre città ma anche per sostenere
  la  Chiesa  in  quello sforzo, che sta facendo, di  assumere  anche
  alcune battaglie simboliche, come quella di non far passare più  le
  processioni  davanti  le  case dei boss  con  l'inchino  dei  Santi
  Patroni  o  quello  di vietare i funerali pubblici  ai  boss  o  ai
  familiari dei boss mafiosi.
   Una  Chiesa  non più neutra, ma una Chiesa che, in  qualche  modo,
  sceglie da che parte stare e noi abbiamo il dovere di dare una mano
  a  quei  parroci,  a  quei  vescovi che, in  qualche  modo,  stanno
  assumendo anche la frontiera, così come richiamava Papa Wojtyla  e,
  per  ultimo,  Papa Francesco nel rilanciare l'impegno della  Chiesa
  cattolica contro i mafiosi.
   Ho  chiesto  al  Governo di essere oggi in Aula,  e  ringrazio  il
  Presidente  della Regione per essere oggi qui, proprio  perché  non
  abbiamo  solo la necessità di ascoltare e ascoltarci ma  anche  per
  assumere  impegni. Per provare a fare di più e meglio  rispetto  al
  passato
   La  lotta  alla  mafia ha, certamente, bisogno di  narrazione,  ha
  bisogno  dello  storytelling,  ha  bisogno  di  memoria  e  guai  a
  rinunciare  al valore della memoria che non è solo ricordo,  non  è
  una  data da celebrare, non è un 23 maggio o un 19 luglio che  ogni
  anno ripetiamo per ricordare quelle date e quei morti in quelle due
  date. Il 23 maggio, come il 19 luglio, rappresentano la memoria  di
  un  popolo che ha vissuto la tragedia delle stragi ma che ha saputo
  anche reagire in un momento difficile per la nostra terra.
   Ma  abbiamo bisogno - dicevo - non solo di narrazione, di memoria,
  ma  abbiamo bisogno di concretezza. Veda, Presidente, in  tutte  le
  Prefetture  dove abbiamo sentito i sindaci, tutti  i  sindaci,  dal
  comune di Palermo al comune più piccolo della Sicilia, tutti  hanno
  evidenziato un dato preoccupante: in molti comuni non esistono  più
  i  Vigili  Urbani, che è la prima frontiera di prossimità,  che  in
  qualche  modo  dà  il senso della regola e dell'ordine  nei  nostri
  territori.
   Questo  è  un  problema grave, molto grave  E  rispetto  a  questo
  problema  noi  non  abbiamo solo il dovere  di  raccoglierlo  e  di
  denunciarlo, ma dobbiamo chiederci cosa possiamo fare noi e come in
  qualche modo possiamo investire le istituzioni centrali, perché  il
  tema della sicurezza nelle nostre città, che non è solo legato alla
  movida,  ma che è quello legato alle piazze di spaccio, al  degrado
  sociale di alcune periferie, dove abbiamo bisogno, come l'aria  che
  respiriamo,  che  le istituzioni siano fisicamente presenti,  anche
  con le loro divise
   Ed  è  una battaglia che abbiamo il dovere di rilanciare sul piano
  generale, non facendola vivere come un aspetto connesso ai conti  o
  alla  regolarità dei bilanci: il tema della sicurezza  deve  essere
  vissuto  come  una priorità per i territori difficili,  soprattutto
  quelli siciliani, della politica tutta.
   Così come il tema dei Vigili, ciò che ci ha colpito è che in molti
  comuni  siciliani,  e  soprattutto in comuni  difficili...  abbiamo
  fatto  una nota ricordando il caso di Acate, un comune della fascia
  trasformata  del  ragusano, dove qualche tempo fa  è  scomparso  un
  lavoratore ivoriano, di cui non si è saputo più nulla. Siamo andati
  lì   proprio  per  manifestare,  come  dire,  un'attenzione  e  una
  centralità delle istituzioni regionali su quel tema, ma  attorno  a
  quel tema, sul tema della sicurezza e della legalità. Bene, abbiamo
  scoperto  che  ad Acate, come in tantissimi comuni  siciliani,  non
  esiste   la  videosorveglianza.  Questi  comuni  non  hanno  nessun
   occhio' che registra i movimenti di quel territorio
   E  abbiamo scoperto pure, caro Presidente, che paradossalmente più
  i  comuni  sono  in difficoltà, in alcuni casi quasi  la  metà  dei
  comuni siciliani, come è noto, sono o in dissesto o in predissesto,
  sono quei comuni che non possono accedere neanche ai bandi del  PON
  nazionale,  perché  non  potendo cofinanziare  gli  interventi  per
  realizzare  i  sistemi di sicurezza, nelle proprie città,  sono  di
  fatto esclusi
   C'è un altro paradosso: che i comuni meridionali, e in particolare
  quelli   siciliani,  secondo  i  criteri  fissati   dal   Ministero
  dell'Interno sulle modalità di accesso ai fondi del PON  sicurezza,
  paradossalmente,  sono più svantaggiati, per una ragione,  che  nei
  territori  siciliani c'è un più basso numero di denunce per  quelle
  attività  tipiche  che  individuano il fenomeno  della  criminalità
  urbana   Difficilmente,  nei  nostri comuni  se  viene  rubata  una
  bicicletta  si  fa  una denuncia, eppure tante  biciclette  vengono
  rubate  Ma non esiste, come dire, il numero che quantifica il fatto
  che  ci  siano  dei furti che non vengono segnalati  da  parte  dei
  cittadini   Ma questo non vuol dire che non ci sia un  problema  di
  sicurezza
   Ora ho fatto l'esempio delle biciclette, per dire che il paradosso
  è  che  dove  abbiamo una più alta criminalità organizzata,  è  più
  basso anche il livello di capacità di registrazione di questo dato.
  E,  quindi,  i  nostri  comuni  sono esclusi,  o  in  alcuni  casi,
  comunque,  posti  in  posizione in graduatoria  dove  difficilmente
  riusciranno ad accedere a queste risorse.
   Dicevo, il sostegno alle imprese confiscate, parlavo del dato  del
  98%   delle   imprese   che   vengono  destinate   alla   mortalità
  imprenditoriale; noi avevamo provato a fare una norma  che  poi  ha
  vissuto  il  problema delle impugnative perché  finanziata,  con  i
  fondi  FSC, ancor prima che fossero assegnati alla nostra  Regione,
  per  destinare un fondo attraverso l'IRFIS per l'accesso al credito
  agevolato  alle imprese che sono sottoposte al regime di  confisca,
  con  tutte  le procedure di garanzia, l'asseveramento dell'Agenzia,
  degli amministratori giudiziari, dando un messaggio che la Sicilia,
  e la Regione, non vuole per forza fare morire le imprese confiscate
  alla  mafia,  è  un  messaggio forte che dà  in  qualche  modo,  da
  un'altra  direzione a quello che appare un destino ineluttabile  di
  quelle  che  sono, appunto, le imprese confiscate, così come  tanti
  beni  immobili che non vengono assegnati perché non sono più  nelle
  condizioni  di  essere  agibili, sono stati devastati,  sono  stati
  distrutti,  noi dobbiamo fare la nostra parte, provare a restituire
  questi  beni  proprio per manifestare il successo dello  Stato  nel
  momento  in  cui restituisce ciò che è stato sottratto  ai  mafiosi
  alle comunità locali.
   Queste sono proposte concrete che noi affidiamo, innanzitutto,  al
  Governo  ma  anche al Parlamento perché la lotta alla mafia  abbia,
  ripeto, narrazione, ma abbia concretezza.
   La  nostra  sfida, e mi avvio alle conclusioni, è far  sentire  il
  fiato sul collo alla mafia, far sapere che ci siamo, far sapere che
  siamo  attenti, che non siamo distratti, che non stiamo, in qualche
  modo,   accettando   quel   fenomeno   che   è   preoccupante,   di
  rassegnazione, un episodio per tutti: in un momento in  cui  cresce
  il  fenomeno  estorsivo  si  riduce il  numero  delle  associazioni
  antiracket che agiscono nel territorio. In alcune province, non  ci
  sono  più  associazioni antiracket, in diverse province il fenomeno
  dell'associazionismo  antiracket  è  esclusivamente  di  assistenza
  legale alle vittime, nulla di più: abbiamo bisogno di rafforzare il
  tessuto associativo nel territorio perché la lotta al racket si  fa
  con  le  denunce  ma  si  fa anche con la consapevolezza  di  avere
  attorno a te un sistema che, in qualche modo, sta al tuo fianco, le
  Istituzioni,  l'associazionismo antiracket, ed  è  per  questo  che
  abbiamo annunciato che faremo, entro fine anno, una sorta di  Stati
  generali  dell'antiracket siciliano, anche per superare  divisioni,
  lacerazioni, gelosie, che ci sono anche in quel mondo, come tutti i
  mondi  fatti da uomini e gli uomini, come si sa, spesso prediligono
  ciò che li divide rispetto a quello che li unisce.
   Insomma,  far  sentire il fiato sul collo di tutte le Istituzioni,
  aiutare la Chiesa in questo sforzo nuovo con cui sta affrontando la
  battaglia   reputazionale,  che  è  un  passo  fondamentale   della
  battaglia da vincere in Sicilia.
   Questo  vale anche per la lotta alla corruzione, veda, Presidente,
  è da un anno che ci siamo insediati noi ci siamo occupati di alcuni
  episodi,  onestamente  ce ne siamo occupati  dopo  che  è  arrivata
  l'autorità giudiziaria, arresti alla Motorizzazione, la vicenda del
  CAS, gli invalidi civili, le mazzette per avere un diritto da parte
  dei  siciliani  che veniva, come dire, corroborato da  tangenti  da
  pagare ad alcuni funzionari, medici e tanti altri casi, quello  che
  ci  preoccupa  non  è  semplicemente il fenomeno  della  corruzione
  inteso  come  fenomeno  individuale in  cui  qualcuno  si  mette  a
  disposizione.
   Anche  qui, alcune evidenze ci dicono che la stessa  Cosa  nostra
  utilizza la corruzione come moderna P38 "non ti sparo, ti compro" e
  comprarsi è meno cruento, essere comprati è meno cruento di  essere
  sparati
   E  allora  anche qui dobbiamo vedere nella corruzione  un  sistema
  pervasivo della criminalità, non è solo uno scambio tra corrotto  e
  corruttore.
   C'è  qualcosa  di  più  in Sicilia. Ecco perché  noi  diciamo  con
  nettezza, dobbiamo affrontare un grande tema di come rinnoviamo  la
  nostra  macchina  amministrativa,  di  come  cancelliamo,  se   non
  riduciamo,  i poteri di discrezionalità soggettiva delle  procedure
  amministrative.
   In questo ci può aiutare la digitalizzazione, l'informatizzazione,
  persino i protocolli informatici.
   In  alcuni pezzi dell'Amministrazione, costituiscono ancora  delle
  chimere,  perché  dove  non  ho  il protocollo  informatico  ho  la
  possibilità  di  decidere chi mandare avanti  e  chi  far  rimanere
  indietro.
   E  in  quella  decisione  spesso c'è  la  ragione  stessa  di  una
  intermediazione connessa a fenomeni corruttivi.
   Quindi  modernizzare la macchina e avviare con  coraggio  il  tema
  delle procedure.
   Un  esempio, la Motorizzazione di Palermo, abbiamo avuto  evidenza
  che  una  parte  delle ragioni di quella corruzione è  connessa  al
  fatto  che non sono adottate persino le stesse procedure  che  sono
  adottate in tutte le Motorizzazioni d'Italia.
   Non è un caso che Palermo era individuata come la sede dove venire
  a  fare nuovi libretti per le auto e nuove patenti per stranieri da
  tutta Italia  Cioè, eravamo un centro di accoglienza proprio perché
  qui era più facile poter trasformare la registrazione di un mezzo e
  quindi poterne dare qualche anno di vita in meno e quindi il valore
  in  più  agli  stessi  mezzi che venivano cambiati  i  libretti  di
  circolazione.
   Ripeto ed è paradossale che questo è avvenuto per le procedure
   E  allora noi dobbiamo sapere che far sentire il fiato sul collo è
  una delle azioni politici e questo vale, e chiudo sulla legge sugli
  appalti.
   Lo   dico  con  preoccupazione  noi  abbiamo  recepito  una  legge
  nazionale,  una  legge che io, personalmente, ma questo  è  il  mio
  giudizio,   considero   sbagliata,  perché   ha   liberalizzato   i
  subappalti.
   Perché  in una terra come la Sicilia il sistema dei sub appalti  è
  stata  storicamente  un sistema di accesso e  di  infiltrazione  di
  imprese  che  nulla avevano a che fare con l'attività  economica  e
  invece prevalentemente era un'attività connessa al riciclaggio e la
  liberalizzazione   dei   sub  appalti  costituisce   un   pericolo,
  soprattutto in un tempo in cui tra PNRR, nuove risorse che dobbiamo
  spendere, può costituire un gigantesco sistema di infiltrazione nel
  nostro sistema istituzionale e amministrativo.
   E  allora  anche  qui, diamoci degli strumenti  nei  limiti  della
  legislazione esistente.
   Noi  abbiamo  proposto  all'Assessore, al Governo,  istituiamo  un
  osservatorio sugli appalti dobbiamo fare in modo che così come cosa
  nostra  sa tutto di tutti, perché cosa nostra è in grado di  sapere
  in  quale giorno e in quale luogo si svolge una gara, perché ha  il
  controllo del sistema.
   La Pubblica Amministrazione no, la Pubblica Amministrazione spesso
  è  frammentata, parcellizzata e quindi c'è persino  un  difetto  di
  conoscenza tra la criminalità e lo Stato.
   Allora  costituiamo  un  osservatorio che prova  in  qualche  modo
  intanto  a  far  sapere che lo Stato c'è e ha un occhio  vigile  su
  tutto  quello  che succede. Questa è la sfida di uno Stato  attivo,
  non  rassegnato e che dà un messaggio all'opinione pubblica, e alla
  società  tutta, che non è il tempo di arretrare ma è  il  tempo  di
  rilanciare la lotta alla mafia.

                              (applausi)

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cracolici.
   Dichiaro  aperta la discussione. Mi associo ai ringraziamenti  che
  ha  fatto  l'onorevole  Cracolici.  Prima  non  avevo  salutato  il
  Presidente  della  Regione, con il quale tutta la  mattina  abbiamo
  lavorato  anche  per  qualche proposta, e ringrazio  il  Presidente
  Schifani e anche la dottoressa Adorno che mi dicono che sia  appena
  arrivata.
   È iscritto a parlare l'onorevole La Vardera. Ne ha facoltà.

   LA VARDERA. Signor Presidente Galvagno, onorevole Presidente della
  Regione  Schifani,  colleghi deputati, colleghi  della  Commissione
  Antimafia  abbiamo  ascoltato  la  relazione  del  Presidente.   Io
  intervengo sia come vicepresidente della Commissione, ma  che  come
  capogruppo di  Sud chiama Nord .
   Ci  tengo  a  sottolineare  la diffusa e  completa  relazione  del
  Presidente quindi, come dire, vorrei sottolineare qualche  aspetto,
  onde evitare di essere ripetitivo.
   Una  battaglia  che abbiamo portato avanti, che  oggi  è  centrale
  nella  lotta  alle mafie, voglio ringraziare anche la presenza  dei
  Prefetti,  delle autorità civili, militari. Grazie  per  la  vostra
  presenza. Grazie, ovviamente, agli studenti del Liceo Cassarà.
   Nella lotta alle mafie, dicevo, una battaglia cruciale che abbiamo
  e  dobbiamo portare come Parlamento tutto, e voglio ringraziare per
  questo l'istituzione dell'Intergruppo contro le droghe e il crack e
  i  colleghi che ne fanno parte che, in tempi non sospetti, ormai un
  anno  fa abbiamo ascoltato il grido di dolore, presidente Schifani,
  di Francesco Zavatteri, un papà che ha perso il suo povero figlio a
  soli 17 anni dopo l'ennesima dose di crack.
   E  allora,  questo Intergruppo parlamentare contro le droghe,  nei
  giovani  e  negli  adolescenti, ha collaborato con  la  Commissione
  Antimafia,  ha  fatto un lavoro importante nella  relazione  di  un
  disegno    di   legge   ad   hoc,   consegnatoci   dagli   studenti
  dell'Università di Palermo, dalla Casa di Giulio, da  SOS  Ballarò,
  la  professoressa Clelia Bartoli. Un disegno di legge che apre  uno
  squarcio  in  un  momento in cui sul tema, Presidente,  la  Regione
  siciliana  è  indietro  e c'era un vuoto normativo,  c'è  un  vuoto
  normativo  che non può fare altro che dare adito a questa politica,
  dare spazio a questa classe dirigente, di riempire questo vuoto.
   Allora,  nel  lavoro che abbiamo fatto in tutte  le  prefetture  -
  diceva  bene il Presidente Cracolici -, abbiamo individuato  questa
  presenza  massiva e massiccia, purtroppo, del consumo di droghe,  e
  il  dato  eclatante,  il  dato assai preoccupante,  è  che  già  da
  giovanissimi  dai  12, ai 13, ai 14 anni ci si affaccia  in  questo
  mondo   e  il  crack  diventa  una  delle  droghe  più,  purtroppo,
  utilizzate nelle giovani generazioni.
   Allora  questo  Intergruppo è nato, e ho  l'onore  di  presiederlo
  insieme con tanti colleghi, proprio con un obiettivo presentare una
  legge, che abbiamo presentato, e far sì che questo disegno di legge
  possa  diventare  legge  nel  più breve  tempo  possibile.  Abbiamo
  lavorato  gomito a gomito con le associazioni di tutta la  Sicilia,
  abbiamo redatto un disegno di legge che in questo momento si  trova
  in Commissione Sanità per le opportune valutazioni. Abbiamo chiesto
  di  fare  in fretta, Presidente Schifani, perché il tempo  non  c'è
  più. E devo dire che il Parlamento, nella scorsa legge finanziaria,
  ha  dato  un segnale ha dato un segnale con una somma che  è  stata
  apposta  in capitolo di bilancio, e che dalle interlocuzioni  avute
  con  lei  prima di quest'Aula, ho avuto anche rassicurazioni  sulla
  non   impugnativa  della  norma  stessa  e  che,  quindi,  c'è   la
  possibilità che questa, come dire, piccola somma che abbiamo  posto
  nel  nostro  bilancio, possa poi servire per il disegno  di  legge.
  Questa  è una notizia che apprendiamo con grande favore, Presidente
  Schifani.
   Oggi bisogna andare a fare un passo in avanti, perché sul tema  la
  velocità  è  tutto. E noi preghiamo e speriamo, e  condivido  nella
  condivisione  di  tutta l'Assemblea, di tutto  il  Parlamento,  che
  questo  disegno di legge possa essere approvato prima delle europee
  perché,  evidentemente, il tempo non c'è più. Abbiamo trascorso  un
  anno  perché  era giusto così, era un disegno di legge  complicato,
  bisognava  lavorare su alcuni aspetti tecnici e devo  dire  che  va
  ringraziato, perché giusto così, sia l'assessorato alla sanità  che
  all'assessorato  alla  famiglia  che,  insieme,  hanno  cercato  di
  mettere - come dire - un maggiore input.
   Don  Tonino Bello, Presidente, diceva che davanti al tribunale  di
  Dio  non  ci chiederanno se siamo stati credenti ma se siamo  stati
  credibili  e  oggi, Presidente, la politica deve  farsi  una  seria
  analisi  e  auto  riflessione  sulla  propria  credibilità.   Oggi,
  purtroppo,  la  politica chiede il consenso della  mafia  perché  è
  chiaro che la mafia ci fa schifo, ma certi voti della mafia a volte
  ci fanno comodo.
   Allora,  io  parlo per esperienza personale, quando  nel  2018  mi
  trovai  in  uno sgabuzzino della Kalsa di Palermo e davanti  a  me,
  Gino  Abbate  detto "Gino U Mitra", mi ha offerto un  pacchetto  di
  voti  a  30 euro l'uno, per comprarli in quel quartiere, perché  mi
  diceva  chiaramente  che  per entrare in quel  quartiere  bisognava
  comprare i voti  Allora, Gino Abbate, dopo la mia denuncia, è stato
  arrestato  per voto di scambio politico mafioso e oggi ci  pone  un
  problema serio della credibilità della politica e che, ancora oggi,
  spesso   e  volentieri  la  mafia  vuole  controllare  le  elezioni
  democratiche.
   L'esperienza che porto in quest'Aula, personale e diretta, ci dice
  che  dobbiamo  fare  dieci passi in avanti sulla credibilità  della
  politica ed è lei, Presidente, che ha questo compito, far sì che la
  politica  sia credibile fino in fondo, far sì che certi soggetti  -
  come abbiamo visto nelle cronache scorse - che sono stati e sono in
  questo  momento in fase di indagine, perché addirittura  detenevano
  sostanze stupefacenti con l'aggravante di favorire "Cosa nostra"  e
  questo  è  un  tema che è centrale in questo dibattito, Presidente.
  Davanti a questi fatti, noi non possiamo rimanere a guardare.
   Dobbiamo  dire,  senza  se  e  senza  ma,  che  ovviamente  quelle
  categorie  non  vogliono in qualche modo e non  devono  entrare  in
  nessuna maniera a far parte della politica regionale
   Non  posso non citare in questo intervento anche un aspetto  delle
  relazioni  che  abbiamo visto durante questo  lungo  viaggio  nelle
  prefetture, un aspetto che oggi - e lo dico da giovane deputato  di
  questa  Assemblea - è presente. Oggi, le mafie sono mafie 5.0,  non
  4.0 ma 5.0
   Oggi,   il   mafioso  non  è  più  il  mafioso  che,  tipicamente,
  riconosciamo per la sua  rudimentalità , per essere il mafioso  con
  la  coppola  storta, con il mitra  Oggi, i mafiosi sono  i  mafiosi
  blogger, Presidente. Sono i mafiosi come Nino Mandalà, capomafia di
  Villabate,  che  ogni mattina sul suo blog aggiorna sulle  attività
  quotidiane  e  giornaliere di che cosa fa,  tesoriere  di  Bernardo
  Provenzano. Avvocato Nino Mandalà, due lauree, ogni mattina nel suo
  blog  ci  dice e ci parla di temi che sono temi sociali,  temi  che
  hanno  a  che  fare con la società. Oggi la mafia  è  presente  nei
  canali  TikTok, attraverso certi cantanti che cantano  senza  paura
  "maresciallo  non  ci  prendi"  e  poi  fanno  la  fine  che   quel
  maresciallo lo prende e come.
   Ma   il  fenomeno  qual  è?  Il  racconto  che  facciamo  qual  è,
  Presidente? Che questi giovani, i nostri giovani, i nostri coetanei
  sono  spaesati  rispetto,  spesso e  volentieri,  ai  temi,  perché
  guardano  come  punti di riferimenti certe fiction  televisive  che
  raccontano che tanto delinquere li porterà a passare la  loro  pena
  davanti  il  mare,  avranno il mare fuori, avranno  le  lezioni  di
  chitarre  e  pianoforte, si potranno fidanzare e davanti  a  quelle
  fiction televisive passa il messaggio terribile che tanto alla fine
  delinquere poi così male non è
   Allora  noi,  come politica, abbiamo il compito  e  il  dovere  di
  raccontare  un'altra faccia della medaglia e io ogni giorno  ho  il
  privilegio  di  potere incontrare i giovani, in  ogni  parte  della
  Sicilia, nelle scuole per raccontare che la politica vuole fare  un
  passo   in  avanti  sul  sulla  credibilità.  Perché  non  possiamo
  permetterci  linee  di demarcazioni sottili,  perché  non  possiamo
  permetterci  di  non  essere per prima noi  al  di  sopra  di  ogni
  sospetto, e mi ci metto per prima io. Oggi dobbiamo dire, senza  se
  e senza ma, che non vogliamo avere l'appoggio, anche nell'esercizio
  delle  nostre  funzioni,  anche  nelle  campagne  elettorali,   con
  soggetti  che  possono essere anche in odor di  mafia.  Perché  noi
  aspettiamo  l'arrivo  della magistratura e  diciamo  sempre  "ma  è
  ancora indagato", "ci sono ancora le indagini"
   Vero,   ma  non  possiamo  aspettare  che  per  prima  arrivi   la
  magistratura  quando spesso la questione morale in questo  Paese  è
  centrale,  e  quando già si evincono dalle carte atteggiamenti  che
  possono essere atteggiamenti ambigui, noi dovremmo dire, senza se e
  senza  ma,  da che parte stiamo. Certo, dovremmo dire "senza  se  e
  senza ma" che evidentemente sarebbe cosa buona e giusta evitare  di
  volere, in qualche maniera, nelle nostre compagini politiche  -  ci
  vuole  coraggio,  me ne rendo conto - soggetti che  poi  alla  fine
  hanno  avuto  condanne  per mafia, perché sa, Presidente,  possiamo
  essere  tutti, tutti credenti ma essere credibili, come diceva  Don
  Tonino  Bello,  è un'altra partita. Allora, ci affidiamo  alle  sue
  mani,  Presidente,  e affidiamo nelle sue mani questa  visione  che
  deve  essere  una visione che va al di là della morale becera,  del
  giustizialismo spicciolo, ma dev'essere una morale  che  pone  quei
  ragazzi  che  sono  oggi in quest'Aula, davanti a  loro  ci  devono
  guardare e ci devono dire: "è vero, voi siete credibili". Annuncio,
  come ho detto già nella scorsa seduta e credo che il Presidente  di
  questo Parlamento sia d'accordo, perché su questo tema non possiamo
  fare un passo indietro e l'abbiamo concordato insieme, che come  ho
  già  al  Presidente  Galvagno, come abbiamo  fatto  l'anno  scorso,
  questo Parlamento, ancora una volta, quando parliamo di lotta  alle
  droghe, per primi dobbiamo dare l'esempio noi e quindi sarebbe cosa
  buona e giusta che rifacessimo il test antidroga. Grazie.

                        (applausi dal pubblico)

   PRESIDENTE.  È  iscritta a parlare l'onorevole  Schillaci.  Ne  ha
  facoltà.

   SCHILLACI.  Signor  Presidente, intervengo come  segretario  della
  Commissione  Antimafia,  ma  anche come  capogruppo  del  Movimento
  Cinque  Stelle. Ringrazio il Presidente della Regione  per  la  sua
  presenza;  i  colleghi  e i rappresentanti  delle  istituzioni,  ma
  soprattutto  ringrazio i dirigenti scolastici e  i  professori  che
  oggi  hanno  portato qui in Aula le nuove generazioni. Vedete,  noi
  della  generazione  "boomer" siamo cresciuti con  bombe,  colpi  di
  kalashnikov, quindi sappiamo bene cosa ha significato vivere con la
  mafia. Ma voi, le nuove generazioni, possono vivere di memoria e di
  narrazione   che   è  assolutamente  importante   per   capire   le
  trasformazioni  che questa mafia oggi ha. Ringrazio  il  Presidente
  Cracolici che ha esaustivamente illustrato la relazione, il  lavoro
  dell'anno 2023, un lavoro fatto di analisi su come si è trasformata
  la  criminalità  organizzata, che da una parte  continua  ad  avere
  metodi  e strumenti tradizionali per il mantenimento e il controllo
  del  territorio,  dall'altra però utilizza nuove tecnologie,  nuovi
  sistemi   per  inquinare  definitivamente  l'economia  legale.   Ad
  esempio, l'uso dei droni anche per lo spaccio degli stupefacenti.
   Una  mafia  mercatista  che utilizza -  lo  dobbiamo  dire  -  una
  triangolazione    di    poteri:   certa    politica    compiacente;
  amministratori  e  funzionari infedeli  e  l'imprenditoria.  Perché
  senza  la  corruzione  la mafia non avrebbe modo  di  esistere.  La
  corruzione è cibo per la mafia per affermare il proprio potere  sul
  territorio. Ecco perché io ritengo che l'impegno, Presidente, debba
  andare  soprattutto  in due direzioni: da una parte,  il  contrasto
  alla  corruzione che ci costa tantissimo, costa alle imprese, costa
  al  Paese,  e  da  una parte anche il contrasto  al  disagio  socio
  economico, perché le mafie crescono sul disagio economico, la mafia
  oggi,  sebbene  l'ultimo  rapporto  di  Transparency  International
  Italia  dice che l'Italia è passata dal sessantanovesimo posto  del
  2014  al quarantaduesimo posto del 2022 ma la cronaca degli  ultimi
  anni ci impone una puntuale riflessione, caro Presidente.
   Negli  anni abbiamo acquisito degli strumenti giuridici importanti
  come  la  legge  anticorruzione  o  come  la  legge  33/2013  sulla
  trasparenza ma sono strumenti, che soprattutto nella nostra  terra,
  non   sono   attuati.  Ancora  oggi,  se  noi  spulciamo   i   siti
  istituzionali di enti, di dipartimenti, non sono al  passo  con  la
  pubblicazione dei dati. Abbiamo tantissimi enti che non attuano  la
  rotazione  del  personale, soprattutto in quegli  uffici  che  sono
  particolarmente esposti alla corruzione. E ancora, ad  esempio,  ci
  siamo   imbattuti  durante  le  nostre  indagini,  i   responsabili
  dell'anticorruzione,  che non hanno fatto bene  il  loro  lavoro  e
  nonostante  tutto  sono  stati  rinnovati  o  addirittura   vengono
  nominati    dei   responsabili   dell'anticorruzione    che    sono
  sovraccaricati, per cui inevitabilmente risultano inefficaci.  Ecco
  perché  occorre  davvero un impegno puntuale sull'anticorruzione  e
  sulla trasparenza dei nostri siti.
   Veda,  Presidente, abbiamo, sia nella scorsa legislatura,  che  in
  questa   legislatura,  vediamo  enti,  dipartimenti,  che   vengono
  utilizzati come veri e propri bancomat di certa politica  per  fare
  il  proprio consenso elettorale sul territorio. Questo non può  più
  esistere,  anche perché nel frattempo abbiamo le nuove  generazioni
  che  non trovando delle opportunità concrete in questa terra  vanno
  via,  vanno via abbandonando un territorio e noi li mandiamo a fare
  la  fortuna di altre regioni o di altri Paesi. Ecco perché non  può
  più  esistere.  Tutto questo perché? Per un'assenza sistematica  di
  controlli, un sistema di controlli che ha fallito all'interno della
  macchina amministrativa regionale.
   Ecco  perché  arriva puntuale, di anno in anno,  il  monito  della
  Corte  dei Conti che parla di distrazione di risorse e di sviamento
  dai  fini istituzionali delle nostre risorse, che tra l'altro  sono
  sempre  meno  perché  abbiamo  dinanzi  accordi  Stato-Regioni  che
  contraggono  puntualmente  le risorse disponibili  per  la  Regione
  siciliana.  Ecco perché vanno utilizzate al meglio, proprio  perché
  sono sempre più contratte  Nel 2022, sono state registrate sentenze
  di  condanne per 17 milioni di euro che hanno coinvolto più di  300
  persone tra amministratori, dipendenti e funzionari pubblici.
   Per  quanto  attiene  poi l'altra componente, l'impegno  da  parte
  della  Regione siciliana deve andare nella direzione del  contrasto
  al  disagio  socio economico. Veda, le mafie sfruttano,  é  terreno
  fertile   il  disagio  economico  perché  è  manovalanza   per   la
  criminalità  organizzata e per le mafie. Assistiamo ad un  utilizzo
  inadeguato  della popolazione, lo possiamo dire,  e  nel  frattempo
  vediamo  che  i  ragazzini anziché essere  a  scuola  diventano  le
  vedette  delle  maggiori  piazze di  spaccio  come  Brancaccio,  lo
  Sperone e lo Zen.
   Ecco perché oggi è quanto mai importante combattere la dispersione
  scolastica.  Qui  in  Sicilia abbiamo  questo  triste  primato,  la
  dispersione  è  arrivata  al  19,4%. Noi  dobbiamo  contrastare  la
  dispersione per contrastare le mafie e togliere la manovalanza alla
  criminalità organizzata.
   Quindi,   considerando   questo  disagio   economico,   la   prima
  riflessione  che impone è quella di guardare il territorio.  Allora
  lì ci accorgiamo l'assenza, Presidente, di una rete socio sanitaria
  importantissima. Avevo presentato in finanziaria un emendamento per
  il  potenziamento  dei  consultori  familiari  che  sono  veramente
  all'osso.  Addirittura, in un quartiere popoloso come lo  Zen,  che
  constava  di  due consultori, uno è stato chiuso. In un  territorio
  così  importante  come quello dello Zen, dove la popolazione  dello
  Zen  ancora oggi dice 'scendiamo a Palermo', come se non  facessero
  parte  della  città   È incredibile, ma è così  e  allora  dobbiamo
  veramente  lavorare  sulla  rete socio  assistenziale  perché  oggi
  parlare  di  disagio  socio economico significa  anche  parlare  di
  disagio psichico perché dei piccoli disagi che non vengono presi in
  tempo diventano dei disagi importanti, come la depressione di tante
  donne disoccupate che non lavorano e che sono single. Questo  è  un
  dato  che  veramente allarma parecchio. Per ultimo  vorrei  parlare
  della  mancanza  dei  luoghi  di  aggregazione.  Nell'indagine  che
  abbiamo  condotto la scorsa legislatura si parlava della condizione
  dei  minori  che  ci  ha dato uno spaccato incredibile,  qua  nella
  Regione  Siciliana.  Un  comandante dei Carabinieri  di  Acqua  dei
  Corsari mi ha colpito per una frase che ha detto. Vede, mi ha detto
  'onorevole,  i  ragazzini lavorano nella piazza  dello  Sperone  ma
  hanno  come  unico luogo di svago il Centro commerciale  Forum'.  È
  incredibile,  mancano  i  luoghi  di  aggregazione,  i   laboratori
  teatrali, i campetti, gli impianti sportivi.
   Questo  significa combattere la mafia oggi. Dobbiamo  togliere  la
  manovalanza   alla   criminalità  organizzata  attraverso   diversi
  sistemi.
   Ultima cosa Presidente.

   PRESIDENTE.  La  prego  di  avviarsi alla  conclusione,  onorevole
  Schillaci

   SCHILLACI. Il Presidente ha parlato dicendo che lo Stato  c'è.  Lo
  Stato  c'è  nella repressione ma c'è molto meno nella  prevenzione.
  Noi  dobbiamo lavorare sulla prevenzione, lo si vede anche da  come
  viene  gestito il sistema dei beni confiscati. Noi abbiamo  trovato
  incredibilmente  ancora  oggi  nelle mani  dei  prevenuti  agrumeti
  interi  sulla  Piana  di  Catania, ville a  disposizione,  per  non
  parlare  del campetto di calcio di Palermo che è nelle mani  di  un
  familiare  di un boss senza alcuna autorizzazione e il  bene  è  di
  proprietà del Comune di Palermo.
   Veda,  Presidente,  noi  dobbiamo lavorare  su  queste  direttrici
  perché  lì  lo  Stato  c'è  meno,  quindi  dobbiamo  intervenire  e
  approfitto della presenza del Presidente della Regione per dire che
  è  stato  depositato  un  disegno di  legge  sulla  gestione  e  la
  valorizzazione  dei  beni  confiscati  alla  mafia   perché   veda,
  Presidente,  l'Agenzia dei beni confiscati è la più grande  holding
  del  Paese  quindi  noi  per restituire  veramente  un  impegno  di
  contrasto alle mafie dobbiamo portare lo Stato lì dove non c'è.

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Schillaci.
   Ricordo che il tempo è di 5 minuti, quindi prego gli onorevoli che
  verranno  dopo  l'onorevole Schillaci di  rimanere  all'interno  di
  questa cornice. È  iscritto a parlare prima l'onorevole Burtone. Ne
  ha facoltà.

   BURTONE. Signor Presidente dell'Assemblea, Signor Presidente della
  Regione,  è un momento particolarmente significativo per il  nostro
  Parlamento.   Si  discute  la  prima  relazione  della  Commissione
  Antimafia. Una relazione che abbiamo sentito presentata dal  nostro
  Presidente, organica, piena di spunti di riflessioni che  parte  da
  dati  ma  che  è anche un orizzonte di proiezione. Io ringrazio  il
  Presidente,  perché  ha dato questo ordine dei lavori  alla  nostra
  attività.  Prima  ascoltare. Noi abbiamo iniziato come  Commissione
  Antimafia  con una serie di audizioni nelle Prefetture,  l'incontro
  col  Prefetto, con le Forze dell'ordine, con i sindaci. E  ricordo,
  Presidente, il primo incontro che abbiamo fatto. L'abbiamo fatto  a
  Trapani,  era  metà gennaio, e c'era in noi anche  l'euforia  della
  cattura di Matteo Messina Denaro.
   La  cosa,  però,  che  in quella audizione,  Presidente,  colleghi
  parlamentari,  mi colpì fu il dato che diede il Prefetto,  il  dato
  della disoccupazione. In quella realtà il prefetto disse: 'ci  sono
  oltre  il 60 per cento di disoccupati'. Un dato drammatico  su  cui
  non  si  può  assolutamente fare una sottovalutazione e  che  è  un
  elemento  centrale  anche  rispetto allo stato  che  presentano  le
  nostre  comunità  afflitte  dal declino demografico  ma  che  hanno
  ancora questa centralità problematica attorno all'affermazione  del
  diritto al lavoro.
   Quando  il dato è quello, quando la situazione è così fragile  dal
  punto  di  vista  economico-sociale, è chiaro che la  mafia  riesce
  continuamente a mettere tentacoli. Si possono tagliare cento  teste
  ne  cresceranno altre cento, perché l'arruolamento è possibile.  Io
  non  voglio fare un'analisi giustificativa, si cerca la strada  per
  trovare uno sbocco, assolutamente no
   Dico  soltanto che è tanta la presenza della difficoltà lavorativa
  che  il  reclutamento  da  parte della  criminalità  organizzata  e
  mafiosa risulta essere efficace. Ecco perché, poi, si creano - come
  è  stato  detto  - i presidi nel territorio, tornano  a  dire  'qui
  comandiamo noi' e poi riprendono le attività che sono tipiche della
  mafia, dal racket alla droga.
   È  stato  dai  colleghi più volte sottolineato - io lo  ripropongo
  come  tema  -, non c'è dubbio che la droga è il settore in  cui  la
  mafia fa i più sporchi affari, perché hanno come obiettivo la morte
  dei  ragazzi. E lo fa con tecniche che abbiamo visto efficaci,  con
  la nascita sempre di nuovi prodotti, per ultimo questa tematica che
  è  stata  da noi affrontata e che riguarda il crack e che  vede  un
  movimento  complessivo da parte della nostra  società,  Palermo  in
  modo  particolare, con la Chiesa ma anche con l'Università,  con  i
  ragazzi, con i genitori, con le famiglie.
   È  stato  messo in campo un disegno di legge che dobbiamo  portare
  avanti  presto  e  in maniera efficace, perché il terreno  relativo
  alla  cura, alla prevenzione, prima alla cura e alla riabilitazione
  delle  tossicodipendenze è stato del tutto raso al  suolo.  Quindi,
  abbiamo  la necessità di ricostruire un tessuto pubblico  ma  anche
  mettere  in  campo esperienze significative che, nel passato,  sono
  state efficaci alle comunità di auto aiuto.
   E non c'è dubbio che in questi territori così difficili, il tema -
  lo  diceva  la  collega Schillaci - è proprio quello della  scuola.
  Prendere  atto  che  da noi c'è questa fragilità,  una  dispersione
  scolastica  che raggiunge quasi il 20 per cento e che deve  vederci
  impegnati  e  che deve portare la Pubblica Amministrazione  ad  una
  strategia complessiva.
   Da settimane in Parlamento lavoriamo su un'attività messa in campo
  fuori da queste Istituzioni, istituzioni diverse dal Presidente  Di
  Bella  che  mette  al  centro il tema di una attività  che  guardi,
  complessivamente,  alla società, che guardi  alla  scuola  ma  come
  elemento per individuare il giovane in difficoltà e poi un qualcosa
  che  muova  per recuperare le problematiche presenti, non  soltanto
  nell'ambito del ragazzo ma, complessivamente, nella famiglia.
   'Liberi   di   sceglierÈ   non  è  uno  slogan,  è  una   proposta
  significativa  che, però, deve vedere un impegno  significativo  da
  parte delle altre Istituzioni. Nei giorni scorsi è stato annunciato
  un   protocollo  di  intenti  con  vari  Ministeri,  il  Presidente
  dell'Assemblea, il Presidente della Regione si sono detti pronti  a
  sostenere  un  percorso  che  avrebbe  grande  significato,  perché
  metterebbe insieme soggetti che possono incidere seriamente in  una
  comunità,  specie se il riferimento è quello familiare,  perché  in
  una  famiglia  che  - lo so Presidente vado alla conclusione  -  ha
  tanti  problemi  non  c'è  dubbio che lo sradicamento  dal  proprio
  territorio  d'appartenenza  con una presenza  criminale  e  mafiosa
  potrebbe essere risolutivo, e arrivo alle conclusioni, Presidente.
   Noi  abbiamo  posto  alcuni temi nella relazione.  Ci  sono  delle
  iniziative che deve prendere la politica, sono tante, si è  parlato
  dell'Agenzia   dei  beni  confiscati,  si  è  detto   che   bisogna
  riproporre,  in  questo  momento c'è un lavoro  e  una  discussione
  attorno al 143 del Testo unico degli Enti locali. Io non lo  voglio
  piegare  assolutamente  a strumentalizzazioni,  dico  solo  che  in
  quest'Aula  dei  parlamentari Nino Di Guardo, Giovanni  Barbagallo,
  altri,  ne hanno parlato in tempi non sospetti, sulla necessità  di
  mettere  mano  ad  una legge che, sostanzialmente, presenta  grandi
  limiti e che deve essere superata.
   Non  appartiene  a noi, ma noi dobbiamo fare la  nostra  parte,  e
  concludo  Presidente.  Lo  diceva l'onorevole  Vardera,  c'è  anche
  qualcosa   che  deve  portare  le  Istituzioni  ad  avere  maggiore
  sensibilità  in  termini  preventivi. La mafia,  alcune  volte,  si
  presenta come il Robin Hood che vuole togliere al ricco per dare al
  povero.  Ci  sono dei messaggi subliminali, gli immortali,  abbiamo
  visto alcune serie televisive. E questo è rischioso, è pesantemente
  rischioso.  Ecco  perché il lavoro da fare è  un  lavoro  profondo,
  credo  che vada affrontato con impegno, serietà e questo Parlamento
  deve dare il massimo del contributo.

   PRESIDENTE.   Grazie,  onorevole Burtone. Ha  riportato  anche  un
  disegno  di legge che sta molto a cuore a questa Presidenza  che  è
  proprio  quello  denominato  Liberi di sceglierÈ  che  mi  è  stato
  sottoposto dal dottore Di Bella.
   Tra  le  altre  cose, proprio di pomeriggio, ci sarà l'ampliamento
  del  protocollo   Liberi di sceglierÈ  e sarà fatto questo  evento,
  sarà  di pomeriggio alle ore 15.00. Quindi, stiamo cercando a tutti
  i livelli di poter sostenere questo disegno di legge.
   È  iscritto  a  parlare l'onorevole Venezia  a  cui  ricordo,  per
  favore, di mantenersi nei cinque minuti. Dopo ci sono gli onorevoli
  Micciché,  De  Luca, Catanzaro e, infine, concluderà il  presidente
  Schifani.
   No, ci sono anche altri interventi.
   Prego, onorevole Venezia.

   VENEZIA.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   Presidente
  Schifani,  rappresentati  della  Giunta.  Abbiamo  avuto  modo   di
  ascoltare,   attraverso   le  parole  del   presidente   Cracolici,
  l'attività  che la Commissione regionale  Antimafia' ha  svolto  in
  questo  primo  scorcio  di  legislatura.  Una  relazione  densa  di
  contenuti, come veniva ricordato prima di me. Una relazione  che  è
  partita   da   una  intuizione  che  si  è  rivelata  assolutamente
  importante  e proficua, quella del presidente Cracolici  di  andare
  nei territori ad ascoltare dalla viva voce di chi opera ogni giorno
  in  tante  parti della Sicilia, i Prefetti, i Questori,  i  vertici
  delle Forze dell'ordine, i Procuratori, i Sindaci, i quali ci hanno
  fornito,  attraverso  il loro racconto, le loro  testimonianze,  le
  loro analisi, ciò che è la mafia oggi, ciò che si sta svolgendo nel
  territorio. Le attività di contrasto ma anche gli affari, su  quali
  direttrici  stanno  andando in questi ultimi anni  e  anche  quella
  straordinaria   capacità  da  parte  della   mafia   siciliana   di
  trasformarsi, di essere resiliente, di cercare di andare  a  capire
  dove  girano  fondi, dove c'è la possibilità di  lucrare,  di  fare
  affari.  Una  mafia,  purtroppo, ancora forte  e  capillare  seppur
  sempre  più  invisibile. Ed è saltata, appunto, agli  occhi  quella
  interpretazione, seppure laconica ma molto efficace, a  cui  faceva
  riferimento  il presidente Cracolici nella sua introduzione  e  che
  abbiamo  avuto  modo anche di ascoltare nell'incontro  che  abbiamo
  fatto  in  Prefettura  a  Palermo:  questa  capacità,  quasi   come
  attraverso una formula chimica, di passare dallo stato solido, allo
  stato liquido, allo stato gassoso e sempre più invisibile.
   E  in tutto questo la filigrana che accompagna questo percorso  da
  più di un trentennio ce l'ha fornita, appunto, la vicenda criminale
  di  Matteo  Messina Denaro, protagonista della stagione  stragista,
  protagonista  della  riconversione nella fase  di  inabissamento  e
  protagonista nell'attività, nell'azione criminale di una mafia  che
  diventa sempre meno militare e presente fisicamente nel territorio,
  per   acquisire   quella  capacità  di  influire   nelle   attività
  finanziarie, che non si vedono e non si percepiscono, ma  che  sono
  ben presenti.
   Il  tema  del  traffico della droga - è stato più  volte  detto  e
  ribadito  -  che reputo sia centrale, anche rispetto  al  dibattito
  parlamentare  che  ci  riguarda quest'oggi;  le  maggiori  entrate,
  abbiamo  avuto modo di riscontrare, delle organizzazioni  criminali
  al  giorno d'oggi provengono dal traffico di droga, dove una platea
  sempre  più  ampia  di  consumatori riesce a fare  incassare  delle
  risorse, che poi vengono ripulite, riciclate, reinvestite in  altri
  settori non sempre percepibili.
   E  poi  vorrei  fare  un cenno ad un tema che,  ecco,  nella  fase
  iniziale  delle audizioni sembrava quasi messo un po'  da  parte  e
  che,  invece, è ritornato a mano a mano che abbiamo avuto  modo  di
  ascoltare i magistrati e i vertici delle Forze dell'ordine: il tema
  delle estorsioni, che sembrava quasi un episodio marginale rispetto
  alle  grandi  attività criminali della mafia e che, a  distanza  di
  trent'anni,  a  distanza della nascita gloriosa trent'anni  fa  del
  movimento  antiracket che qui in Sicilia riuscì a  scrivere  pagine
  importanti  di lotta alla mafia, ancora persiste, ancora  riesce  a
  trasformarsi  con  una connotazione nuova, non più  una  dimensione
  punitiva  e  impositiva, ma quasi una dimensione dove  l'estorsione
  non  viene  percepita come un appropriarsi di risorse  che  vengono
  strappate   al   libero  mercato,  da  parte  di   commercianti   e
  imprenditori, ma quasi come servizi, forniture, nelle  forme  anche
  istituzionalizzate.
   E poi, Presidente, un cenno vorrei farlo ad una mafia che ho avuto
  modo  di  conoscere  da  vicino negli ultimi  anni:  la  mafia  dei
  pascoli, che ritorna di tanto in tanto nelle cronache giudiziarie e
  che  riguarda  non  solo  piccole  aree  marginali  dell'entroterra
  siciliano, ma vaste aree, non solo della nostra Isola, ma anche del
  resto dell'Italia. È una mafia che sottrae risorse all'agricoltura,
  mentre  l'agricoltura  soffre  e  mentre  i  nostri  agricoltori  e
  allevatori protestano perché non riescono a portare avanti le  loro
  aziende.
   E  poi  -  mi  accingo  a  concludere, sorvolando  su  altri  temi
  assolutamente  importanti  e di primo piano.  Un  cenno  credo  che
  meriti  la  scarsa tenuta e la capacità di reazione  della  società
  civile   in  questi  ultimi  anni,  anche  dello  stesso  movimento
  antimafia,  che è stato messo a dura prova anche da  inchieste,  da
  episodi  che lo hanno messo in difficoltà, anche sotto  il  profilo
  della credibilità.
   Serve  un  rinnovato impegno perché non possiamo  e  non  dobbiamo
  consegnare  solo  al lavoro della Magistratura inquirente  e  delle
  Forze   dell'ordine  quest'azione,  che  prima  ancora  di   essere
  repressiva è una grande azione culturale di cambiamento,  che  deve
  coinvolgere la parte attiva e più buona di questa società  e  anche
  questo Parlamento.
   Concludo  dicendo  che questa relazione così dettagliata  non  può
  ridursi  ad un dibattito parlamentare di una sola giornata ma  deve
  offrire  al  Governo, al presidente Schifani, a  questo  Parlamento
  degli  spunti  di riflessione. I cittadini siciliani aspettano  che
  questo  Parlamento  si  pronunci  con  parole  di  chiarezza,   con
  provvedimenti  legislativi,  con  l'appostamento  di   risorse   su
  questioni  assolutamente  importanti che  vanno  dalla  lotta  alla
  diffusione  delle  droghe  che abbiamo  accennato,  alla  sicurezza
  urbana per i comuni.
   Ecco,  credo  che  se  non vogliamo quest'oggi  vanificare  questo
  dibattito  significativo  importante  dobbiamo  saper  cogliere  da
  questa  relazione  ciò  che  di  buono  è  stato  fatto  da  questa
  Commissione  e  trasformarlo in azioni  e  provvedimenti  concreti.
  Grazie.

   PRESIDENTE.  È  iscritto  a parlare l'onorevole  Miccichè.  Ne  ha
  facoltà.

   MICCICHÈ.   Signor   Presidente,  intervengo  pochissimi   minuti,
  intanto, per fare i complimenti alla Commissione  Antimafia'  e  al
  presidente  Cracolici per il lavoro che è stato  svolto  e  per  la
  relazione  che ha svolto oggi qui in Parlamento, una  relazione  se
  vogliamo  meno ricca di enfasi rispetto alle relazioni  passate  ma
  più ricca di cose concrete, vere, sui suggerimenti e di cose che si
  devono fare.
   Il  mio  intervento è velocissimo proprio perché  da  sempre  sono
  convinto che la Commissione  Antimafia' del Parlamento, sia  quella
  nazionale ma ancora di più quella regionale, non abbia come compito
  quello  di sconfiggere la mafia perché, grazie a Dio ci sono  altre
  forze che ci lavorano, altre intelligenze, altre persone molto  più
  preparate  di  noi  a  questo  tipo di scopo,  ma  potrebbe  essere
  certamente molto utile per scoprire quella che chiamiamola la mafia
  minore che c'è dentro le Istituzioni.
   L'Osservatorio   sugli   appalti  è   certamente   un   importante
  suggerimento  ma  non  si deve fermare lì; l'Osservatorio  dovrebbe
  essere fatto sulle gare, sui concorsi, sulle graduatorie perché  la
  verità è che poi il marcio sta lì e quando il cittadino capisce che
  se  non  entra  in un meccanismo, chiamiamolo così,  negativo,  non
  riesce  ad  ottenere nulla, nasce quel sentimento per cui  qualcuno
  diceva  prima,  non  mi  ricordo chi, forse  l'onorevole  Cracolici
  stesso, Messina Denaro era uno buono, però stiamo attenti perché se
  per  essere,  per  potere  ottenere un  risultato  per  la  propria
  azienda,  per la propria famiglia, uno deve trovare il  funzionario
  buono,  è  ovvio  che  il  compito della  Pubblica  Amministrazione
  diventa più importante. E, allora, è lì che bisogna andare, lì  che
  abbiamo i poteri di andare a influire. Monitoriamo molto meglio  di
  come  non  sia stato fatto fino ad oggi tutte quelle  che  sono  le
  gare,  i concorsi, le graduatorie delle aziende che passano e  che,
  mi  dispiace  dirlo, ma in tanti settori ogni volta  che  esce  una
  graduatoria nel giro di cinque giorni viene stravolta.
   Allora,  chiediamo  alla  Commissione,  inviti  queste  persone  a
  spiegare il perché quelle graduatorie siano state stravolte, perché
  aziende che sono convinte di avere vinto una gara e di potere avere
  un finanziamento la settimana dopo improvvisamente vengono escluse,
  tutti  i  concorsi  che  si fanno; ecco  quello  è  il  livello  di
  malaffare  su cui possiamo intervenire in maniera molto più  decisa
  perché basta farlo, dipende esclusivamente da noi.
   Poi,  sulla  lotta  alla  mafia, abbiamo  il  compito  di  esserne
  concretamente  convinti ma spetta ad altri, ci sono i  Prefetti,  i
  Questori,  la  Magistratura che è quella  che  è  deputata  a  fare
  realmente  questo tipo di lotta, noi possiamo aiutarli  ogni  tanto
  dando  qualche suggerimento su quello che, secondo noi, avviene  da
  qualche parte e che andrebbe attenzionato. Grazie.

   PRESIDENTE.  Grazie,  onorevole Micciché.  È  iscritto  a  parlare
  l'onorevole Cateno De Luca. Ne ha facoltà.
   Dopo ho segnato gli interventi degli onorevoli Chinnici, Di Paola,
  Pellegrino e Catanzaro.
   E infine conclude il presidente Schifani.
   Non  ci  sono altri interventi, sì scusi, gli onorevoli Assenza  e
  Castiglione. Ce ne sono altri? L'onorevole Caronia.
   Prego, onorevole De Luca.

   DE   LUCA   Cateno.  Signor  Presidente  del  Parlamento,   signor
  Presidente  Schifani, la ringraziamo di averci onorato  oggi  della
  sua presenza
   Lei  sa che per la sua assenza io ho sempre definito  l'ologramma
  e lo ribadisco
   Voglio  ringraziare  i signori Prefetti e Questori  che  sono  qui
  presenti, anche gli studenti e chi ci segue.
   Non  ho  avuto  modo di attenzionare la relazione  del  presidente
  Cracolici, sono arrivato in ritardo perché ho dovuto ricoverare mia
  madre, ma ho cercato di farmi fare un po' una sintesi di quello che
  è da parte del nostro vicepresidente La Vardera, il contenuto che è
  stato espresso in quest'Aula.
   E  vorrei  concentrarmi, signor presidente Schifani,  partendo  da
  quello  che è un concetto per noi fondamentale "la Sicilia  con  le
  carte  regola",  esattamente il concetto  di  Piersanti  Mattarella
  rispetto a come dovremmo poi confrontarci con gli altri.
   E  voglio  parlare  di  noi in un momento in  cui  la  Commissione
   Antimafia'   per   quanto  riguarda  l'anticorruzione,   anzi   la
  corruzione, si occupa di tematiche importanti.
   E dobbiamo parlare di noi, vogliamo parlare del caso Croce.
   Dobbiamo  parlare di quello che è stata una ferita e una  vergogna
  che ha coinvolto lei e il suo silenzio.
   Veda  presidente  Cracolici, capisco  che  in  quest'Aula  ci  sia
  imbarazzo a parlare dell'amico degli amici.
   Veda,  capisco che in quest'Aula ci sia imbarazzo a parlare di  un
  soggetto  attuatore responsabile dell'anticorruzione,  responsabile
  di sé stesso.
   Veda,  Presidente Schifani, lei è stato coinvolto  su  un  accesso
  agli  atti  al quale non ha risposto perché già da Messina  le  era
  stata sollevata la questione dell'incompatibilità di Croce, le  era
  stata  già  posta una questione delicata su uno dei suoi uomini  di
  fiducia,  nominato responsabile dell'anticorruzione da Musumeci,  a
  luglio  scorso, e da lei confermato nelle sue funzioni. Eppure  lei
  lo sapeva da un anno.
   L'Avvocatura  dello  Stato, guarda caso, ha  risposto  al  quesito
  posto  dallo  stesso  Croce  per  sapere  se  era  incompatibile  e
  l'Avvocatura ha detto per ben due volte che era incompatibile  come
  consigliere comunale e soggetto attuatore, ed è stato lasciato  lì.
  È arrivata prima la Magistratura
   Presidente,  parliamo di casi specifici perché sa,  guardi,  a  me
  delle  relazioni  che  possono  riguardare  i  casi  generali,   lo
  rispetto, ma vado nello specifico e me ne prendo la responsabilità.
   Avrà poi il Presidente della Regione tempo di replicare, se ne  ha
  voglia, considerato che non ha mai risposto agli accessi agli  atti
  fatti da un deputato, l'onorevole Giuseppe Lombardo.
   Veda,  il tema è molto semplice e lo voglio ribadire anche con  un
  concetto chiaro.
   Noi   abbiamo  una  doppia  responsabilità,  Presidente,  noi  che
  facciamo politica, noi uomini delle Istituzioni.
   Purtroppo,  e  voglio sottolinearlo, come diceva Paolo  Borsellino
  "gli  uomini  politici  non devono soltanto essere  onesti,  ma  lo
  devono  anche  apparire",  perché  siamo  guardati,  perché   siamo
  osservati,   perché   spesso   conviene   imitare   certi    nostri
  comportamenti rispetto poi a quello che è un concetto di etica  che
  è sempre meno diffuso nelle Istituzioni.
   Mi  dispiace,  Presidente, di avere, da  questo  punto  di  vista,
  suscitato  la  sua reazione, ma veda abbiamo fatto  una  scelta  di
  campo, molto chiara, anche rispetto a quello che è la tentazione di
  noi  che  facciamo politica, cioè quello di avere comunque voti  da
  tutti a tutti i costi.
   Noi abbiamo fatto una scelta anche per quelle che sono le prossime
  elezioni europee.
   Noi  abbiamo  scelto di andare a braccetto con  Capitano  Ultimo'.
  Noi  abbiamo scelto di andare con Piero Aiello oppure con  Giuseppe
  Piraino.
   Gente  che ha servito lo Stato, gente che ha denunciato il  pizzo,
  gente  che è stata abbandonata al suo destino. Perché l'altro tema,
  Presidente Cracolici, sono le modalità di come lo Stato  assista  e
  protegga chi decide di mettere a rischio la sua vita e quella della
  sua  famiglia, denunciando i mafiosi, denunciando chi gli fa pagare
  il pizzo
   Questa  è un'indagine da dover fare, e capire una volta per  tutte
  se,  da  questo  punto  di vista, c'è uno  Stato  che  protegge  e,
  soprattutto,  lancia  un messaggio chiaro. Sì,  denunci  i  mafiosi
  perché lo Stato, non solo è presente, è pronto immediatamente,  non
  solo  a  proteggere ma evitare anche di far morire intere  imprese,
  costruite  con tanti anni di sacrifici che, rispetto poi  a  questi
  fenomeni,  purtroppo,  falliscono perché  di  fronte  poi  a  certe
  procedure  burocratiche, da questo punto di vista, ci troviamo  con
  una tempistica completamente diversa. Grazie, signor Presidente.

                              (Applausi)

   PRESIDENTE.   Grazie,  onorevole De Luca.  È  iscritta  a  parlare
  l'onorevole Chinnici. Ne ha facoltà.

   CHINNICI.    Grazie,   Presidente.   Ringrazio   la    Commissione
   Antimafia',  per  il  grande lavoro svolto. Penso  che  la  strada
  imboccata  sia  giusta e importante. Volevo solo  soffermarmi,  due
  minuti  veramente,  su quella che, secondo me, potrebbe  essere  la
  legge  più  importante  che  abbiamo e a  cui  dovremmo  dare  però
  sostanza  perché  le leggi contro la dipendenza, le  dipendenze  in
  generale  e dal crack che sono state ricordate, così come la  legge
  il  protocollo  "Liberi di scegliere", il giudice  Di  Bella,  sono
  leggi  fondamentali.  Però, sono leggi che  si  pongono  sul  lato,
  chiaramente, della repressione.
   Noi  abbiamo una legge già approvata, una bella legge,  che  è  la
  legge  sul  diritto  allo  studio.  Siamo  stati  l'ultima  Regione
  d'Italia  ad adottare la legge sul diritto allo studio, e questo  è
  significativo  e  penso  che abbia dei legami  forti  con  tutti  i
  problemi  che  la  nostra  Terra  si  porta  appresso:  criminalità
  organizzata e mafie comprese.
   Allora,  però, a quella legge che è stata approvata già  tre  anni
  fa, quattro anni fa, dovremmo dare un po' di gambe e di braccia. Mi
  fa  piacere  che  ci  sia  qua  il Presidente,  che  ci  siano  gli
  Assessori, perché poi una legge importante come quella sul  diritto
  allo  studio  -  e  mi fa veramente piacere che ci  siano  qua  gli
  studenti e le studentesse presenti, perché il Liceo Cassarà  è  uno
  di  quelli che sa fare antimafia seriamente, perché spesso sappiamo
  che  l'antimafia  magari può essere un rituale  stanco,  invece,  è
  fondamentale   fare  una  didattica  per  la   legalità   che   sia
  significativa,  però  per  essere  significativa,  dobbiamo  essere
  significative noi istituzioni prima di tutto e dare il senso  della
  testimonianza.
   E,  allora,  non può esistere una legge sul diritto  allo  studio,
  sulla  carta, e poi i trasporti scolastici negati. No? Migliaia  di
  studenti e studentesse, in Sicilia, restano a piedi e non  vanno  a
  scuola   la   mattina,  semplicemente,  perché  non  funzionano   i
  trasporti, banalmente
   O  ancora  una  legge sul diritto allo studio deve contemplare  il
  funzionamento, proprio nell'ottica della prevenzione - che  secondo
  me  è  l'unica  possibile  -  del segmento  0-6  anni.  Il  sistema
  integrato degli asili nido e della scuola materna, ancora oggi,  da
  noi è divisa fra due Assessorati.
   Dico solo questa cosa, è una cosa tecnica su cui dobbiamo lavorare
  per  potere  risolvere:  da  0 a 6 anni  la  vera  prevenzione,  se
  vogliamo dare un futuro di riscatto vero e serio ai nostri giovani,
  la dobbiamo fare là.
   E allora, banalmente, una piccola cosa operativa che potremmo fare
  è  unificare, e non dividere più tra l'Assessorato alla famiglia il
  segmento 0-3 e Istruzione 3-6. Se noi vogliamo considerare i nostri
  cittadini  siciliani, nella loro interezza, da 0 a 19 anni,  quando
  hanno il diritto appunto allo studio, dobbiamo considerarli interi.
   E,  quindi, le chiedo, presidente Schifani so che una cosa, magari
  le  può  sembrare troppo tecnica, ma le assicuro che anche  lì  non
  funzioniamo  su  questo  anche  per questo  problema  non  per  gli
  Assessori,  ma  perché spezzare la crescita dei nostri  bambini  in
  quei  tre  anni, sei anni fondamentali prima di arrivare a  scuola,
  quando  già  a  volte hanno un futuro dietro le spalle  e  non  più
  davanti, sarebbe importante agire lì, Presidente. Grazie.

   PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Chinnici. È iscritto a parlare
  l'onorevole Pellegrino. Ne ha facoltà.

   PELLEGRINO.  Grazie Presidente dell'Assemblea,  grazie  Presidente
  della Regione, gentilissimi colleghi, gentilissimi ospiti civili  e
  militari.
   Diceva,  giustamente,  il Presidente della Commissione  Cracolici,
  che il grande pericolo di quello di cui noi ci dobbiamo occupare  è
  l'indifferenza.
   L'indifferenza che è l'ignavia, l'ignavia dantesca.  Noi  dobbiamo
  considerare che l'ignavo è il vile, e l'ignavo è l'omertoso, e  già
  Dante,  nel terzo canto della Divina Commedia, poneva i  vili,  gli
  ignavi, nell'inferno, e li considerava peggiori degli assassini.
   Quindi, il fatto di essere indifferenti rispetto alla violenza, il
  fatto  di  essere indifferenti rispetto al bullismo,  il  fatto  di
  essere  indifferenti  rispetto anche all'infrazione  da  parte  del
  vigile urbano, mi pare che sia già un momento di riflessione per la
  lotta alla mafia, ma lo stesso nell'imprenditoria.
   Come  si  è rilevato nella relazione, ho letto "sono diminuite  le
  presentazioni spontanee da parte degli imprenditori, così come sono
  diminuiti  gli  accessi  e  sono  le  denunce  con  le   quali   si
  rappresentano le ricevute estorsioni."
   E vi è la culpa in vigilando, vi è una culpa in vigilando da parte
  delle istituzioni - lo dico - da parte dei politici, è vero, e  qui
  bisogna  recuperare perché è assolutamente inconciliabile il  fatto
  che si possa essere rappresentanti delle istituzioni e non dare  il
  giusto esempio.
   Ma  vi  è  anche  un altro fatto, vi è il ginepraio normativo.  Il
  ginepraio  normativo italiano, dello Stato, e il ginepro  normativo
  della  nostra Regione non aiuta certo la legalità. E quindi,  vi  è
  una  giustizia,  e  vi  sono  i  controlli  sulle  attività  troppo
  burocratizzate,  abbiamo  una  giustizia  burocratizzata,   abbiamo
  un'attività  investigativa burocratizzata. Sempre, ovviamente,  nel
  rispetto  assoluto  del garantismo perché Forza  Italia  -  che  io
  rappresento - è stato il Partito del garantismo.
   Occupazione abusiva, per esempio, dei beni confiscati alla  mafia.
  È  ovvio che ci sono queste criticità da dovere rivedere, così come
  l'indifferenza delle istituzioni - e su questo dobbiamo fare un mea
  culpa  -  rispetto  alle  occupazioni  abusive  degli  alloggi   e,
  certamente, l'occupazione abusiva dell'alloggio popolare non si può
  combattere  con  un  inasprimento della pena. È un'autocritica  che
  faccio,  ma certamente, deve essere debellato con un'azione legale.
  E  quindi,  giustamente, si diceva rispetto a quelli  che  erano  i
  risultati  della  relazione,  è  giusto  che  ci  sia  una  polizia
  municipale efficiente ed una polizia municipale numerosa.
   E  la  gestione  e  lo  smaltimento dei rifiuti.  Anche  quella  è
  un'attività  per  cui ci sono decine di milioni,  Presidente  della
  Regione,  lei  lo  sa  benissimo,  che  vengono  erogati  a   pochi
  imprenditori  che  diventano monopolisti di fatto,  e  che  vengono
  finanziati dalla Regione.
   E  allora, qual è l'attività secondo chi vi parla ovviamente? Qual
  è l'attività antimafia che si può fare? I termovalorizzatori.
   Quello  che  è stato proposto dalla Regione, in attesa  ovviamente
  della  massima attività di differenziazione, di riciclo,  eccetera.
  Ma  intanto,  evitiamo i monopoli di fatto, evitiamo che  ci  siano
  governi  disponibili a finanziare pochi imprenditori con  centinaia
  di  milioni e diamo la possibilità intanto di evitare che ci  siano
  400  euro  a  tonnellata  per smaltire  i  rifiuti  per  andare  in
  Danimarca  Il tessuto connettivo: il crack. Si diceva del crack,  è
  vero,  lo  diceva l'onorevole La Vardera, vi è una  legge,  ma  c'è
  stato  anche il fatto, c'è stato il centro, Presidente,  -  lei  sa
  benissimo  e  meglio  di  me  -  c'è  stato  il  centro  di  pronta
  accoglienza,  e questo è un atteggiamento antimafia,  questo  è  un
  atteggiamento  contro  la  droga. C'è stato  il  centro  di  pronta
  accoglienza,  una  breast  unit che dà  un  supporto  socio-medico-
  sanitario  ai  giovani o comunque a chi fa uso  di  crack  o  anche
  eroina, che ormai ha invaso la Sicilia. L'antimafia deve essere  un
  cane  da  guardia,  Presidente Cracolici, deve essere  un  cane  da
  guardia  per  le  istituzioni, per la politica e  deve  soprattutto
  restituire credibilità all'attività antimafia. Onorevole  De  Luca,
  che  io  ammiro ogni tanto e ogni tanto critico. Garantismo  non  è
  giustizialismo   Sono concetti inconciliabili e noi  politici,  noi
  delle  istituzioni  dobbiamo  essere per  prima  garantisti  e  poi
  dobbiamo seguire ciò che la giustizia ci consegna.

   DE  LUCA  Cateno. La politica ha creato i mostri. Li avete  creati
  voi. Vergognatevi

   PELLEGRINO. Il cittadino ha il diritto di percepire una  giustizia
  giusta,  deve  sapere che vi è una giustizia giusta e  quindi  deve
  percepire l'onestà, la lealtà e la correttezza politica, così  come
  deve  percepire  che  vi sia una giustizia giusta  con  un  giudice
  imparziale e un PM equidistante dall'avvocato rispetto al  giudice.
  Grazie.

   PRESIDENTE. Io per gli interventi che si succedono sono  costretto
  a  contingentarli entro cinque minuti, quindi a levare la parola  a
  prescindere  da  dove  si  è  arrivati all'interno  dell'intervento
  stesso,  anche perché se alla Capigruppo stabiliamo una scaletta  e
  poi   viene   stravolta,  capite  che  mettete  in  difficoltà   la
  Presidenza.
   È iscritto a parlare l'onorevole Catanzaro. Ne ha facoltà.

   CATANZARO.   Signor  Presidente,  sarò  molto   breve   sottraendo
  pochissimi minuti all'Aula rientrando nei cinque minuti. Mi premeva
  intanto  esprimere il mio compiacimento ed i complimenti al  lavoro
  svolto  da  parte  della  Commissione  Antimafia,  con  a  capo  il
  Presidente  Cracolici  e desideravo inoltre porgere  il  saluto  ai
  prefetti,  al  Commissario dello Stato, agli studenti  presenti  in
  Aula.
   Ritengo  che  questa  mattinata, rispetto  a  quello  che  abbiamo
  ascoltato  nella relazione del Presidente Cracolici, da  capogruppo
  del  Partito Democratico penso che avete fatto in questo pochissimo
  tempo un ottimo lavoro andando e camminando "a fari spenti".
   Una  delle  cose  che mi ha colpito più in assoluto,  sono  i  302
  sindaci  che ovviamente la Commissione Antimafia nel suo lavoro  in
  giro  per  le varie province e per le varie prefetture, ha  audito,
  cosa  che secondo me una Commissione parlamentare d'inchiesta  come
  la  nostra  dovrebbe  proprio fare, andando  fuori  dal  Palazzo  e
  girando i territori. Lo dico perché poco fa, commentando con alcuni
  colleghi del mio Gruppo, si parla a volte della repressione  e  non
  della  prevenzione,  e lo diceva anche la collega  Schillaci  ed  è
  quello il nostro ruolo, il ruolo che noi come riferimenti politici,
  chiamiamoci  in questo modo, di questa Regione siciliana,  dobbiamo
  anche  noi dare il buon esempio il buon esempio su tutto. Perché  i
  temi  sono  tanti  e  le dico Presidente, come Gruppo  del  Partito
  Democratico,  nella  scorsa legislatura lo  abbiamo  fatto,  ma  lo
  continuiamo a fare anche denunciando quello che accade.
   Ricordiamoci quello che è successo con il CAS ma lo dico perché il
  lavoro  straordinario che si sta facendo anche con la  Commissione,
  lo  diceva  poc'anzi il collega La Vardera sul crack, approfittando
  anche  della  presenza del Presidente della Regione Schifani,  dico
  che  questo  Parlamento e questo Governo regionale, in  questi  tre
  anni  e  mezzo ancora di completamento di legislatura  ha  tanto  e
  tanto  da  fare  e lo dico perché i temi per cui noi come  politici
  dobbiamo  impegnarci, perché poi di altre cose si  impegnano  altri
  organi  preposti, noi dobbiamo fare il nostro di lavoro sono tanti,
  partendo   da  un  tema  che  per  me  fondamentale,  è   dirimente
  Presidente, che è il tema della sanità dove si incuneano, ed  è  lì
  dobbiamo  anche noi stare molto ma molto attenti e lo  dico  perché
  sono tanti gli argomenti che vengono trattati nella relazione e  io
  mi  soffermo proprio su questo tema, perché secondo me  è  un  tema
  fondamentale portante è un tema che ha cuore appunto, e lo dobbiamo
  avere  a cuore, noi come parlamentari ma lo dobbiamo avere a  cuore
  nei confronti dei nostri cittadini siciliani.

   PRESIDENTE.  È  iscritto a parlare l'onorevole  Di  Paola.  Ne  ha
  facoltà.

   DI  PAOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente della
  Regione, Governo, Istituzioni presenti, cittadini che ci seguono da
  casa,  intervengo innanzitutto per complimentarmi del lavoro svolto
  da  parte  del  Presidente  Cracolici e  di  tutta  la  Commissione
  Antimafia  e  poi  provo dare delle riflessioni a quest'Aula  e  ai
  presenti  oggi in Aula, vorrei rivolgermi più ai ragazzi  che  sono
  presenti oggi in Aula, Presidente.
   Si è parlato del fatto che la scuola e il diritto allo studio sono
  fondamentali per la prevenzione, per far sì che molti  giovani  non
  vengano  poi  adescati  dalla  mafia  e  dalla  manovalanza,   però
  Presidente  molti  di  quei  giovani  che  oggi  stanno  ascoltando
  quest'Aula noi probabilmente fra qualche anno li perderemo,  perché
  andranno  via  dalla  Sicilia  Cioè le risorse  le  nostre  risorse
  migliori  che  sono  i  nostri giovani che oggi  stanno  studiando,
  perché i nostri giovani diciamo: "studiate, studiate, allontanatevi
  dalla  manovalanza, allontanatevi dalla strada, allontanatevi dalla
  criminalità"  però  poi  a  quegli stessi  giovani  non  diamo  una
  possibilità di futuro qui in Sicilia
   E  quindi  noi  stiamo perdendo le nostre risorse  migliori  e  le
  stiamo perdendo perché la politica, e dobbiamo essere tutti noi  ad
  avere  questa  responsabilità, la politica regionale,  la  politica
  nazionale, non fa le scelte opportune, perché quando noi diciamo  a
  quei giovani che oggi vivono e studiano di creatività, di digitale,
  di  materie  che non hanno nulla a che vedere, e mi dispiace  dirlo
  Presidente della Regione, con il ponte sullo stretto, perché  diamo
  a  questi  giovani  la  possibilità di una chimera  che  mai  verrà
  realizzata e che non darà loro nessuna opportunità di lavoro qui in
  Sicilia.  E invece dobbiamo realizzare leggi, opportunità concrete,
  per far sì che quei giovani, a cui noi oggi diciamo di studiare qui
  in  Sicilia,  non  vadano  via dalla Sicilia   E  poi,  Presidente,
  diciamocelo   chiaramente,  ci  sono  alcune  fasce  della   nostra
  popolazione,  che anche se noi andiamo a realizzare loro  corsi  di
  formazione  e  cerchiamo  di  dire a  loro  che  creeremo  sviluppo
  attraverso  lavoro  che  verrà creato in  Sicilia,  molti  di  quei
  siciliani  che  rimangono qui in Sicilia perché non  hanno  più  le
  competenze,  non hanno la possibilità di andare via dalla  Sicilia,
  non avranno di che vivere
   Oggi   è  fondamentale,  e  lo  abbiamo  ribadito  più  volte   in
  quest'Aula,  che  il  reddito  di  cittadinanza,  chiamiamolo  come
  vogliamo,  reddito universale, serve a tirar fuori molti  siciliani
  che  vengono  adescati dalla criminalità perché non  hanno  di  che
  vivere   Oggi  questa cosa la stiamo subendo  ancora  di  più  dopo
  quello  che  è successo negli ultimi anni per via della pandemia  e
  per  via di moltissime attività che sono state chiuse negli  ultimi
  anni.  Allora, quelle fasce di popolazione dobbiamo dire  loro  che
  rimarranno   liberi,  che  lo  Stato  c'è  per  quelle   fasce   di
  popolazione, dando loro la possibilità di poter sopravvivere  e  di
  poter sopravvivere qui in Sicilia e liberi, Presidente.
   Poi  chiudo  con un'altra riflessione. Si parlava  poco  fa  della
  puzza della mafia, io parlo pure della puzza dei rifiuti
   Attenzione  colleghi, non sono gli inceneritori la  soluzione,  la
  soluzione al problema della gestione dei rifiuti dove lì  c'è,  c'è
  infiltrazione mafiosa. Perché o è una discarica o è un inceneritore
  alla  fine  i  rifiuti li portiamo sempre lì ed è business   Questo
  ricordiamocelo,   colleghi,  o  inceneritore  o  discarica   stiamo
  parlando sempre di business  Allora Presidente, io mi sono  chiesto
  assieme  alla collega Savarino la scorsa legislatura in Commissione
  Ambiente,   com'è  possibile,  com'è  possibile  che   i   rifiuti,
  chiamiamoli i rifiuti che sono cosa pubblica, cioè un rifiuto è  un
  oggetto pubblico che viene gestito in teoria dal pubblico perché la
  gestione  è  pubblica, come è possibile, Presidente,  ce  lo  siamo
  chiesti in Commissione Ambiente, e lì la politica deve intervenire,
  io   non   ho  mai  capito  perché  le  assunzioni,  le  assunzioni
  all'interno delle SRR non avvengono tramite concorso ma in  maniera
  diversa, come se fosse una gestione privata
   Allora è questo di cui ci dobbiamo interrogare perché l'analisi  è
  corretta, l'analisi è corretta. Molti sono stati gli interventi che
  hanno  fatto  delle  fotografie di quello che c'è  attualmente,  ma
  dobbiamo  dare  delle  soluzioni vere e  non  delle  chimere  e  lo
  dobbiamo  dare  soprattutto  a quei  giovani  che  oggi  ci  stanno
  ascoltando  e  ascoltano lo stato dell'arte, la fotografia  ma  non
  diamo loro delle soluzioni.

   PRESIDENTE.  Grazie, onorevole Di Paola. Ci sono altri  interventi
  di  molti  dei  Capigruppo di maggioranza. Pertanto,  in  virtù  di
  quello che era stato deciso, ovvero di concludere i lavori entro le
  13.00,  gli  interventi  saranno  però  successivi  a  quello   del
  Presidente  della Regione che per altri impegni istituzionali  (gli
  era  stato detto che entro le 13 avremmo concluso) quindi  cosicché
  possa   intervenire   e  poi  successivamente  liberarsi.    Prego,
  Presidente Schifani.

   SCHIFANI, presidente della Regione. Grazie Presidente. Mi scuso se
  poi  dovrò lasciare ma ho voluto ascoltare tutti, nella mia  agenda
  prevedevo  tempi inferiori ma sono contento invece di questo  ampio
  dibattito che c'è stato e che continuerà ovviamente.
   Io  posso  innanzitutto  esordire  con  un  mio  compiacimento  di
  carattere  non  soltanto  personale nei  confronti  del  Presidente
  Cracolici  ma  anche sul contenuto. Veda, chi vi  parla  ha  avuto,
  conoscete  tutti  la mia storia, una lunga esperienza  parlamentare
  nazionale, non ho mai fatto parte di Commissioni antimafia però  ho
  assistito alle loro relazioni.
   Sapete, la Commissione Antimafia nazionale come quella regionale è
  una  Commissione chiusa. Non si può partecipare se non si non si  è
  componente. La Commissione Antimafia istituita per legge nazionale,
  è  dotata  dei poteri di indagine della Magistratura  e  svolge  un
  ruolo   encomiabile,  importantissimo.  Però  realizza  la  propria
  relazione  alla  fine della legislatura, alla fine  del  mandato  e
  studia   il   fenomeno   della  criminologia,   della   criminalità
  organizzata,  fa  delle  missioni, ascolta,  fa  un'analisi  socio-
  giudiziario-politica di quello che è il fenomeno  mafioso  per  poi
  alla fine informare il Parlamento della propria attività.
   È   un  lavoro parallelo a quello la Magistratura ovviamente  dove
  non  può  interferire, lavoro utile sì, però  e  lo  dico  non  per
  raccogliere  i vostri consensi in quest'Aula, io ho preferito  oggi
  ascoltare e mi auguro di farlo tra un anno, un anno e mezzo, quando
  il  Presidente  Cracolici vorrà ripetere un aggiornamento  del  suo
  lavoro,  perché  di certo non si conclude oggi,  perché  ho  sempre
  detto  in  quest'Aula  che la dialettica tra  partiti  deve  essere
  sempre  importante,  non  deve essere preconcetta,  bisogna  essere
  sempre pronti ad ascoltare.
   Ho  sempre  detto che sul contrasto alla mafia - chi avrà  qualche
  attimo  di tempo troverà i miei interventi che facevo nel  '96,  da
  opposizione,  poi  nel 2001 da Capogruppo di maggioranza,  2006  da
  opposizione  e  da  Presidente Senato - ho  sempre  detto  che  nel
  contrasto alla criminalità organizzata, la politica non può  e  non
  deve  dividersi, perché si fa un favore alla mafia  Ed è  così,  ed
  ecco  perché  anche il clima di oggi che registro è un clima  molto
  importante,  molto  responsabile,  significativo,  accolgo   e   ho
  ascoltato con grande interesse la relazione di Antonello Cracolici,
  il  Presidente  Cracolici  - che ringrazio  anche  politicamente  e
  istituzionalmente - perché lui ha fatto un'analisi e ha fatto anche
  delle   proposte,  quelle  che  il  Governo  -  chiaramente  adesso
  risponderò - recepirà al massimo perché questa è la politica che mi
  piace,  confrontarsi su un tema delicato che ammorba e  ammorba  la
  nostra  realtà  territoriale, sulla quale  noi  siciliani  dobbiamo
  essere  pronti, in quest'Aula sicuramente e come azione di Governo,
  a non fare sconti a nessuno.
   Mai  abbassare  la  guardia   Lo  abbiamo  fatto  anche  quando  -
  l'onorevole  Cracolici  cita  il record  dei  sequestri  che  si  è
  configurato in Sicilia - onorevole Cracolici, colleghi,  quel  tipo
  di  sequestro, quello che ha consentito alla Sicilia, purtroppo, di
  battere  il  record dei sequestri ma comunque è un  successo  della
  Magistratura  -  è  perché  abbiamo introdotto  quando  eravamo  in
  Parlamento  quella norma, che lei conoscerà, quella  sul  sequestro
  per equivalente.
   Succedeva  questo in passato, che il mafioso, avendo nell'aria  la
  percezione   che  si  potessero  sequestrare  i  beni   di   dubbia
  provenienza,  li  trasferiva  a terzi,  proprio  quelli  di  dubbia
  provenienza.  Terzi  di  buonafede - gli avvocati  che  mi  seguono
  comprenderanno  bene cosa voglio dire - allora quando  arrivava  la
  Magistratura per sequestrare non poteva perché era stato venduto  a
  terzo,   terzo   di   buonafede   e   sulla   base   della   tutela
  dell'affidamento, non poteva essergli tolto e rimanevano soltanto i
  beni   ereditari,   quelli  non  aggredibili   perché   di   lecita
  provenienza.  E  spesso la Magistratura rimaneva con  un  pugno  di
  mano, purtroppo, pur volendolo.
   Bene,  noi come Parlamento recepimmo questo grido e questo appello
  da  parte  delle  procure anche, diciamolo pure  della  Procura  di
  Palermo,  che segnalava questo fenomeno e nel 2001, se non  ricordo
  male,  ce  ne facemmo carico - io ero Presidente del Senato  quindi
  no, nel 2008, 2009, ce ne facemmo carico, introducendo il sequestro
  per  equivalente,  cioè  nel momento in  cui  il  bene  oggetto  di
  sequestro  è stato preventivamente trasferito a terzi di  buonafede
  si  sequestrano i beni legittimamente percepiti dal prevenuto, cioè
  quelli ereditari.
   Questo   ha   comportato   un  notevole  aumento   dei   sequestri
  patrimoniali nei confronti della mafia, perché è giusto quello dice
  Cracolici,  la  mafia si combatte aggredendo il patrimonio,  perché
  l'arresto,  la reclusione fa parte quasi del pedigree del  mafioso,
  fa  parte  della sua storia e se è stato in carcere per un mafioso,
  non dico sia un titolo ma quasi, il patrimonio no  Il patrimonio li
  fa impazzire e noi abbiamo fatto questo come Parlamento nazionale e
  gli  effetti sono adesso quali? Quelli di una molteplicità di  beni
  confiscati  e Cracolici pone un tema giusto, corretto. Questi  beni
  confiscati poi che fine fanno? Perché è facile riempirci noi stessi
  -  mi ci metto io per primo, l'ho detto tante volte - riempirci  la
  bocca  di  dire  'dobbiamo restituire quello che è stato  sottratto
  alla società illegittimamentÈ  e, quindi, col sequestro questi beni
  dobbiamo restituirli poi alla società che ne ha subito il danno, ma
  dobbiamo  essere  in  grado di farlo attraverso  un'amministrazione
  giudiziaria  che  abbia  la  possibilità finanziaria,  economica  e
  strutturale di amministrare i beni e poi trasferirli.
   Ed  ecco che, allora, l'intervento finanziario attraverso IRFIS  -
  mi  confronterò con IRFIS per fare in modo di verificare una misura
  che    possa    abbattere   il   tasso   di   interesse    debitore
  dell'amministratore giudiziario che, già di per sé, vede ridotto il
  proprio ambito d'azione perché l'amministratore giudiziario  di  un
  bene  confiscato, non è il normale imprenditore che si presenta  al
  mercato, alla borsa aperta per realizzare e vendere e realizzare il
  profitto.
   È   un'azione  pseudo liquidatoria e, allora, se  a  ciò  dobbiamo
  aggiungere che, spesso, l'amministratore giudiziario viene iscritto
  senza  volerlo nella black list delle banche, perché la banca  dice
  il  rischio è elevatissimo per cui ti chiedo un interesse tale  per
  cui  non  lo  accetti,  allora  è  giusto  che  noi,  come  Governo
  regionale, si possa fare una riflessione per verificare quello  che
  chiedeva  il  Presidente Cracolici attraverso  il  nostro  istituto
  finanziario che sta dando grande risposta al territorio.
   Ecco queste sono le proposte importanti che noi ascoltiamo e siamo
  pronti  a  verificare  per poi rincontrarci, eventualmente  fra  un
  anno,  quando il Presidente Cracolici riterrà di doverci rinformare
  su un'analisi che io condivido in pieno.
   Pensare  che  con l'arresto di Messina Denaro si fosse combattuta,
  finita  la  mafia, è chiaro che era un errore che non  ci  possiamo
  consentire,  che  la mafia è cambiata. La mafia  si  inserisce,  si
  inserisce   nella  pubblica  amministrazione,  si   inserisce   nei
  movimenti di terra, si inserisce nel controllo del territorio e  lo
  fa  sia  per guadagnare ma sia per affermare il proprio  potere.  È
  finita  la  vecchia  mafia della lavorazione  della  cocaina  e  le
  sostanze  degli anni Settanta. Il boom edilizio degli anni Settanta
  si  deve  a  che cosa? Negli anni Settanta gli edifici  crescevano,
  nascevano,  come  funghi, '70- 80 quello è  il  periodo.  Nascevano
  perché?  perché lì la mafia era molto più ricca, perché in  Sicilia
  si  raffinava  la cocaina per poi essere esportata, quindi  l'utile
  era ancora maggiore.
   Poi  è  subentrato un altro tipo di mafia, non più la raffinazione
  della cocaina perché la magistratura ha inferto grandi colpi e si è
  passata  al controllo del pizzo, la guardiania, il taglieggiamento,
  sempre  comunque con utili non solo delinquenziali ma che  venivano
  reinvestiti   per   attività  delittuose.  Ecco,   allora,   quando
  verifichiamo  che la mafia c'è, non dobbiamo né piangerci  addosso,
  né preoccuparci, dobbiamo reagire
   Lo  dobbiamo fare, però, con compostezza senza grandi proclami. Io
  non sono abituato a fare proclami antimafia ed altro anche se, come
  vi  dico  adesso, fa parte della mia storia, poi. Quindi non  è  un
  mistero  di  essere stato il promotore, colui il quale  ha  firmato
  l'emendamento sulla stabilizzazione del carcere duro nel  2001.  Ci
  ho  messo  la  faccia, ci abbiamo messo la faccia  io  e  chi  l'ha
  votato,  non soltanto io. Il carcere duro era provvisorio, era  una
  misura  straordinaria che veniva replicata di due anni in due  anni
  come  i  tribunali  straordinari. È stato  stabilizzato,  quindi  i
  mafiosi  si sono messi il cuore in pace che il carcere duro  è  una
  misura stabile. Così quella dei sequestri.
   E  allora è evidente che abbiamo dinanzi un fenomeno criminale che
  dobbiamo  contrastare con fermezza, compostezza ma  determinazione.
  Mi   si   dice,   il  presidente  Cracolici,  manca   la   presenza
  raffigurativa dello Stato quando mancano i vigili urbani nei paesi.
  È  vero, e questo è un segnale, un segnale che noi raccogliamo,  ce
  ne  faremo  carico,  parleremo con i sindaci.  Verificheremo  quali
  vacanze  di organico hanno per cercare di intervenire, per  cercare
  di dare una mano, siamo qui per questo, tutti dalla stessa parte
   Altro  aspetto che pone il presidente Cracolici: moltissimi Comuni
  non hanno fondi, non hanno la possibilità di installare impianti di
  videosorveglianza.  Questo è un tema che  pone,  a  me  fa  piacere
  ascoltarlo, fa piacere nel senso che mi dispiace sotto  un  profilo
  sostanziale,  mi  fa  piacere saperlo sotto  il  profilo  politico,
  perché  è una proposta, un tema, che viene posto e che noi dobbiamo
  affrontare.
   Verificheremo,   lo   dicevo  al  presidente   Cracolici,   se   è
  configurabile l'ipotesi - perché sono spese per investimenti - se è
  configurabile l'ipotesi di inserire per bando una quota, una somma,
  per la realizzazione di questi impianti nei Comuni che facciano  un
  minimo di progetto per questi impianti di videosorveglianza, perché
  anche  questi sono investimenti. L'FSC 21/27, voi sapete, tocca  il
  tema   degli   investimenti.  Questo  è  un  investimento,   è   un
  investimento  per la legalità, è un investimento per  il  controllo
  del   territorio.  E,  quindi,  lavoreremo  in  questi  giorni  per
  verificare questa possibilità, perché credo che si possa arrivare a
  questo,  naturalmente - dicevo all'assessore Aricò - attraverso  la
  procedura  del bando: si stanziano delle somme, si apre  un  bando,
  vediamo quei comuni che sono pronti a farlo e noi faremo la  nostra
  parte.
   La  mafia  deve sentire il nostro fiato sul collo, sì.  Lo  diceva
  l'onorevole  Cracolici  e ne sono convinto anch'io.  Dobbiamo  dare
  anche  dei segnali, segnali che abbiamo dato anche sotto il profilo
  sociale.  Si parlava in alcuni interventi di ragazzi che  conoscono
  soltanto la strada e che, quindi, vivono un ambiente subsociale, un
  ambiente  dove  non c'è la possibilità di crescere  in  salute,  di
  potere  fare  sport.  E  questo Governo per  il  secondo  anno,  in
  manovra, ha raddoppiato l'importo per il "bonus palestre", perché -
  vedete  -  il  "bonus  palestre" ha un fine non soltanto  educativo
  sotto  il  profilo  fisico e sanitario, ma anche sotto  il  profilo
  sociale:  togliere  dalla strada questi ragazzi,  consentendo  alle
  famiglie che non se lo possono permettere di mandare questi ragazzi
  in  palestra, a crescere, sottrarli alla strada, ma a  crescere  ed
  educarsi
   Altro  pensiero  che mi viene: la mafia sì, si infiltra.  C'è  una
  nuova mafia, una mafia dei  colletti bianchi  - un'espressione  che
  non  mi  appartiene ed è storica - che entra anche in certi  grossi
  business  delle  nostre  Regioni. Vi sono  dei  settori  in  grande
  sviluppo; ci sono settori, non voglio dire quali, ma sappiamo  bene
  che  siamo  attrattivi per alcuni investimenti. Ebbene, scopro  che
  spesso  i  rappresentanti di queste strutture - serie o non  serie,
  non  entro nel merito - per ottenere autorizzazioni ed altro,  alla
  luce   del   sole,  si  presentano  anziché  con  i   loro   legali
  rappresentanti, attraverso intermediari, i classici  lobbisti  -  e
  con  ciò non voglio offendere il lobbista, perché in assenza di una
  legge   che  disciplini  l'attività  del  lobbista,  non   possiamo
  definirlo  in  maniera  anomala, però queste  figure  lavorano  per
  ottenere l'autorizzazione, e fin qui... Ma io accenderò un faro nel
  momento  in  cui dovessimo verificare che poi queste autorizzazioni
  ottenute,  nel giro di sei mesi, dovessero essere poi  volturate  -
  Cracolici annuisce -, allora questo non potremo consentirlo.
   Quindi,  anticipo  che  studieremo delle  misure  che,  pur  nella
  libertà  dell'azione  di impresa, pur nella libertà  e  trasparenza
  della  Pubblica  Amministrazione del rilascio delle autorizzazioni,
  perché  sono  a  volte, anche per noi, un atto dovuto naturalmente,
  perché  siamo  in un regime di economia libera di mercato,  staremo
  molto attenti. E ci accingiamo a sottoscrivere e a indirizzare agli
  Assessori  competenti  un atto di indirizzo  sulla  disciplina  del
  rapporto tra l'Assessorato e la stessa Presidenza nei confronti  di
  rappresentanti di aziende che chiedono autorizzazioni, per  evitare
  che  ci siano intermediari: il famoso lobbista che lavora svolgendo
  una  regolare  attività, però io, da quando sono  Presidente  della
  Regione ho fatto pochissimi incontri con grosse imprese, ma proprio
  quelle  ufficiali, tipo devo fare Terna tra poco, ho fatto Enel  ed
  altro, ma ci sono state tante imprese di grande livello, che  hanno
  chiesto  di  incontrarmi  perché hanno in corso  delle  attività  o
  richieste  o  attività  in  corso e mi  sono  sempre  astenuto  per
  evitare,  ma  non per altro, perché - dico - stanno  lavorando  sì,
  vogliono venirsi a presentare e a dire quello che fanno, ma non c'è
  bisogno.  Lo  stanno facendo bene e lo continuano a fare  bene,  ma
  lungi  da  me  l'idea di incontrare addirittura chi non rappresenta
  l'impresa,  ma  rappresenta  gli interessi  dell'impresa.  Ecco  su
  questo  dobbiamo essere attenti, e saremo molto attenti, presidente
  Cracolici.
   Poco  fa  l'onorevole  Pellegrino ha toccato  un  tasto  delicato:
  quello  dei  termovalorizzatori. Ce la stiamo  mettendo  tutta.  Io
  ringrazio  il  Governo nazionale, ringrazio l'Assessorato  rifiuti,
  ringrazio tutti coloro i quali ci daranno una mano in questa grande
  operazione  di  risoluzione di un problema atavico  e  storico  dei
  rifiuti in Sicilia.
   Sappiamo bene che ci muoviamo su un terreno dove vi sono stati  in
  passato,  diciamo,  interessi,  ci  sono  stati  interessi   magari
  economicamente quasi monopolistici del settore, però andremo avanti
  serenamente,  forti  di norme speciali che ci ha  dato  il  Governo
  nazionale, forti spero del vostro consenso, forti del consenso  dei
  cittadini e dei sindaci che vedranno abbattere le tariffe esose che
  sono  costrette a pagare per lo smaltimento dei rifiuti, lo  faremo
  con  la  schiena alta così, come ripeto, ancora una  volta,  saremo
  sempre  sensibili a quelle che sono le istanze di questo Parlamento
  rispetto ai temi sociali.
   L'ultima finanziaria ha previsto una norma importantissima che  ho
  condiviso  e sostenuto, quella anticrack, voluta dall'onorevole  La
  Vardera,  voluta  anche da altri partiti. Erano state  fatte  delle
  obiezioni   da  parte  del  Governo  per  una  eventuale  ipotetica
  impugnativa, voi sapete come funziona, si fanno le contestazioni  e
  poi  ci si difende, si trova un dialogo. Devo dare atto, devo  dire
  al  Governo nazionale che in questa occasione, sarà perché  c'è  un
  rapporto  di collaborazione più responsabile anche perché i  nostri
  conti  migliorano  -  nel 2023, voi sapete, che  abbiamo  avuto  un
  aumento delle entrate fiscali di un miliardo e tre, tutti andati  a
  ridurre  il  disavanzo,  quindi, non è che li  abbiamo  utilizzati,
  abbiamo  fatto  i compiti a casa -, bene su questa norma  ci  siamo
  confrontati,  mi  sono sentito anche, ho informato  l'onorevole  La
  Vardera  che  mi ha scritto difendiamo questa cosa e  io  detto  la
  difenderemo con i denti, l'abbiamo difesa e non verrà impugnata.
   Così  come ci siamo difesi e vi annunzio che, probabilmente, siamo
  alla  vigilia di avere risolto anche un altro problema estremamente
  delicato  perché c'era stata fatta una contestazione  nella  nostra
  finanziaria, quella che toccava il risarcimento delle  vittime  dei
  femminicidi,  una norma di grandissimo impatto sociale,  ci  veniva
  detto  che trattavasi di argomento che necessariamente meritava  di
  una  legge-quadro di carattere nazionale; ci siamo confrontati  con
  estremo  garbo, con convinzione e credo che siamo alla  vigilia  di
  un'affermazione  di  tutto riposo che ci  lascia  ben  pensare  che
  questa  norma con una piccolissima modifica che faremo poi in  Aula
  non verrà impugnata, questo perché ci stanno a cuore i temi che, al
  di  là  dell'aspetto finanziario, mi sono permesso di  spiegare  al
  Governo  nazionale,  hanno anche un impatto  sociale  ed  economico
  perché  la  delinquenza  si  combatte anche  così,  prevedendo  dei
  risarcimenti,  ma  non  che questi servano  a  risarcire  l'aspetto
  finanziario, ma che diano la sensazione al popolo siciliano che  lo
  Stato  c'è,  che la Regione c'è, che noi siamo Regione ma  facciamo
  parte  di  uno  Stato. Lo Stato esiste, lo Stato esiste  nelle  sue
  diramazioni,  le  Regioni, i comuni, le  province,  questo  è  fare
  sistema,  questo è lavorare assieme quando si tratta  di  difendere
  dei  valori  che non possiamo non difendere e non tutelare,  quelli
  della tutela della dignità della persona.
   Ecco  con questo mi auguro, da qui a quando deciderà il presidente
  Cracolici di relazionarci su una seconda attività che svolgerà, una
  seconda  fase dell'attività della Commissione  Antimafia', per  gli
  altri  temi  che  ha posto assicuro al Presidente e assicuro  tutti
  coloro  i  quali sono intervenuti che ci faremo carico di esaminare
  con  attenzione e responsabilità le proposte concrete,  pragmatiche
  che  ho  ascoltato nella relazione del presidente Cracolici  perché
  hanno  un senso, hanno un senso concreto, sono credibili, hanno  un
  significato  e,  quindi,  ringrazio  lui  ma  ringrazio   tutti   i
  componenti  della  Commissione  Antimafia',  di  maggioranza  e  di
  opposizione,  per  quello  che  hanno  fatto  e  per   quello   che
  continueranno a fare in quella Commissione ed anche in  quell'Aula.
  Vi ringrazio.

   PRESIDENTE. Grazie, presidente Schifani, intanto cerco di liberare
  l'Istituto  perché credo ci siano dei ragazzi pendolari che  devono
  ritornare; ci dispiace se siamo stati noiosi, però parlare di mafia
  e  trattare  determinati argomenti riteniamo sia cosa assolutamente
  buona  e  giusta.  Intanto li ringraziamo per la  loro  presenza  e
  chiaramente,  se loro volessero alzarsi e volessero andare  possono
  farlo serenamente. Grazie ancora.
   Chiedo all'onorevole Di Paola di sostituirmi.
   È iscritto a parlare l'onorevole Assenza. Ne ha facoltà.
   Salutiamo il Presidente della Regione.

   ASSENZA.  Sì,  grazie signor Presidente dell'Assemblea  per  avere
  voluto  dedicare  questa seduta dell'Assemblea esclusivamente  alla
  relazione della Commissione  Antimafia'.
   Ringrazio  altrettanto  il presidente della  Regione,  l'onorevole
  Schifani,  per  avere avuto la sensibilità di assistere  ai  lavori
  della seduta.
   Ringrazio  soprattutto la Commissione  Antimafia', in persona  del
  suo  presidente,  onorevole Cracolici, per il  lavoro  compiuto  in
  questo anno, per la relazione conclusiva, per gli input che ha dato
  all'Aula  e che ha diffuso anche nell'ambito della nostra  Regione,
  andando  sul  territorio,  incontrando i Prefetti,  i  Questori,  i
  Procuratori della Repubblica, i Presidenti dei tribunali, le  forze
  operative   e   i  Sindaci  e  ascoltando  anche  tante   categorie
  produttive.

                Presidenza del Vicepresidente DI PAOLA

   ASSENZA.   Vedete,  il  sottoscritto  è  stato  componente   della
  Commissione   Antimafia' nelle due precedenti  legislature  con  la
  guida  del  presidente Musumeci prima e con la guida dell'onorevole
  Claudio Fava dopo e, quindi, ben conosce la delicatezza dei compiti
  cui  è  chiamata la Commissione regionale  Antimafia' che, pur  non
  avendo  gli stessi poteri della Commissione nazionale, perché  alla
  Commissione  regionale  Antimafia', com'è ben noto  a  tutti,  sono
  preclusi  i  poteri  di  indagine che, invece,  sono  propri  della
  Commissione  nazionale,  nonostante queste  limitazioni  svolge  un
  ruolo  assolutamente determinante per la lotta  al  fenomeno  nella
  nostra Regione.
   In  questa legislatura, componente della Commissione regionale per
  Fratelli  d'Italia  è  l'onorevole  Intravaia,  che  sta  svolgendo
  assieme  a  tutti  gli  altri componenti  -  ripeto  -  un  compito
  assolutamente essenziale e meritevole della nostra fiducia.
   Che  dire?  Volevo che fosse presente il presidente Cracolici  per
  rivolgere  un appello, ma ci sono gli altri componenti  e,  quindi,
  riferiranno loro quello che intendo dire.
   Le  precedenti  Commissioni  si  sono  occupate  di  due  problemi
  importanti,  uno  è  stato già accennato  da  qualcuno  che  mi  ha
  preceduto:  il  tema  dello scioglimento dei comuni,  dei  consigli
  comunali per pretese o presunte infiltrazioni mafiose.
   È  un tema, guardate, molto delicato perché è una legge che è nata
  prima, questo è importante, è nata prima dell'introduzione del voto
  per  l'elezione  diretta del sindaco, quindi  si  riferisce  ad  un
  momento  storico  in  cui il sindaco veniva eletto  attraverso  gli
  accordi  in Consiglio comunale con tutto quello che poteva  esserci
  sotto, mentre con l'elezione diretta molte di quelle preoccupazioni
  erano  di fatto politicamente non più esistenti. Eppure la legge  è
  rimasta immutata. È  una legge tra l'altro difettosa.
   Ricordo  solo  due  dei suoi principali vizi:  il  primo  decapita
  l'organo   politico,  ma  lascia  immutato  l'organo,   i   vertici
  burocratici  delle amministrazioni comunali, quando tutti  sappiamo
  che forse è l'aspetto più permeabile a pressioni e ad infiltrazioni
  di  genere discutibile. E poi dà il compito di commissari nei  vari
  comuni a prefetti, o ex prefetti, o funzionari comunque dello Stato
  che,  contemporaneamente, hanno altri ruoli  e  altre  funzioni  da
  svolgere. Per cui la loro presenza nel territorio si riduce ad  una
  presenza saltuaria, una volta la settimana, una volta ogni quindici
  giorni,  quindi di fatto, le città rimangano per mesi - se non  per
  anni - disamministrate.
   È   una  legge  che si basa su semplici presunzioni,  sul  sentito
  dire, che poi alla lunga e in molti casi purtroppo vengono smentite
  dagli  accertamenti compiuti dall'autorità giudiziaria. E  che  non
  funzioni  è dimostrato dal fatto che poi abbiamo esempi  di  comuni
  che sono stati sciolti, più volte, in alcuni casi tre, o in qualche
  caso  eccezionale  addirittura quattro volte.  Allora,  l'opera  di
  bonifica  di  questa legge significa che non funziona così  come  è
  strutturata.
   Voglio  citare  due esempi della mia provincia  di  cui  ci  si  è
  occupati in tema diverso, sia con la Commissione Musumeci  che  con
  la  Commissione Fava, di due scioglimenti di due comuni, uno  retto
  da   un'amministrazione  di  sinistra,  Scicli,  l'altro  retto  da
  un'amministrazione di centrodestra, Vittoria, in entrambi i casi, a
  distanza  di anni, i sindaci sono stati prosciolti, assolti  perché
  il  fatto  non  sussiste. Cioè, si era strutturata  un'indagine  e,
  conseguentemente, anche uno scioglimento di comuni  su  presupposti
  che  si sono rilevati assolutamente inesistenti. Su questo occorre,
  necessariamente, intervenire.
   Così  come  l'altro  fenomeno molto  delicato,  su  cui  anche  la
  Commissione  regionale  ha la necessità di  intervenire  e  che  in
  questa  relazione viene soltanto sfiorato, è quello non solo  della
  gestione dei beni confiscati, ma dell'intero pacchetto delle misure
  interdittive soprattutto patrimoniali.
   Non  dimentichiamo che in questa Terra, per anni,  la  patente  di
  antimafia  e  le certificazioni addirittura antimafia erano  state,
  per  un  periodo,  demandate alla Confindustria  di  Montante   Non
  dobbiamo  dimenticare queste cose. Per cui, le misure  interdittive
  diventavano   quasi  delle  concorrenze  illecite   attraverso   il
  paravento delle certificazioni rilasciate dalle Prefetture.
   Anche  questo  è  un tema molto delicato, così come  non  dobbiamo
  dimenticare - altra cosa gravissima - che, non solo la gestione, ma
  l'applicazione   delle   misure  patrimoniali   di   sequestri   e,
  successivamente,  di  confisca, per anni - prendiamo  l'esempio  di
  Palermo -, era stata, è stata retta da un Presidente tribunale, che
  oggi si trova nelle patrie galere a scontare una pena definitiva di
  parecchi anni.
   Ecco, questi sono due settori importanti su cui mi fa piacere  che
  ci sia l'amica, collega della scorsa legislatura della Commissione,
  Roberta  Schillaci  e  che  ci  sia la vicepresidente,  Bernardette
  Grasso,  alla Commissione che siano in Aula e che so  che,  con  la
  loro   grande  capacità  di  ascolto,  porranno  queste   tematiche
  all'attenzione  del lavoro della Commissione e mi  auguro,  quindi,
  nella  prossima  relazione dell'anno successivo di  sentir  parlare
  anche  di  questi  due  temi. Complimenti, comunque,  per  l'ottimo
  lavoro svolto.

   PRESIDENTE.  Grazie,  onorevole Assenza.  È   iscritto  a  parlare
  l'onorevole Pace. Ne ha facoltà.

   PACE.  Grazie,  Presidente. Mi sento di intervenire  nella  doppia
  veste, nella veste di Capogruppo della Democrazia Cristiana e nella
  veste  di componente della Commissione  Antimafia', presieduta  dal
  presidente Cracolici, e mi autocongratulo per il grande lavoro che,
  soprattutto per merito dell'Ufficio di presidenza della Commissione
  e, quindi, anche e soprattutto, dell'onorevole Antonello Cracolici,
  in questo anno e mezzo siamo riusciti a fare, anche se immagino che
  adesso ci sia la svolta e dall'analisi, penso che all'interno della
  Commissione, passeremo anche a delle proposte per il Parlamento.
   Noi, qua, rappresentiamo l'Istituzione più importante della nostra
  Terra,  di  questa  nostra  Regione, e spesso  facciamo  confusione
  perché  immaginiamo  di essere quello che diciamo,  invece  noi  ci
  dobbiamo  sforzare di essere quello che siamo e, quindi, di  essere
  l'esempio per gli altri.
   Qualcuno,  prima di me, diceva che in quanto Istituzione  dobbiamo
  cercare   di  essere  d'esempio  ai  nostri  cittadini.  Purtroppo,
  facciamo  l'errore di... e ci prestiamo ai giudizi e  molto  spesso
  anche ai pregiudizi. E così come non bisogna mai generalizzare  sui
  ruoli,  sulle  persone,  molto  spesso  anche  noi  politici  siamo
  accusati  e veniamo generalizzati. Spesso la figura del politico  è
  accoppiata alla figura del "di lu spertu", di quello che ne sa  più
  delle  altre, invece abbiamo la testimonianza di tante istituzioni,
  di tanti sindaci, abbiamo avuto la possibilità di appurarlo durante
  tutte  le  audizioni,  caro  collega Burtone,  con  la  Commissione
   Antimafia'  abbiamo incontrato tutti i sindaci e  ci  sono  alcuni
  sindaci  che  hanno fatto una scelta di campo; non parlo  a  titolo
  personale, perché sono stato sindaco, ma molti sindaci hanno  fatto
  una  scelta di campo, potevano scegliere fra lo Stato e l'antistato
  e   hanno   scelto  lo  Stato,  pagandone  anche  le   conseguenze,
  conseguenze dal punto di vista personale.
   È  chiaro  che  il Parlamento non ha compiti repressivi  -  lo  si
  diceva  poco fa -, ma il Parlamento dovrebbe avere quella  capacità
  nella sua interezza, fra maggioranza e opposizione, così come  bene
  ha detto il presidente Schifani, di fare delle proposte preventive.
   È   chiaro  che  la  mafia e la corruzione si  annidano  dove  c'è
  disagio,  dove  c'è  disperazione  e,  quindi,  mi  auguro  che  il
  Parlamento  possa  legiferare delle buone pratiche  e  delle  buone
  leggi  per  i giovani, per incoraggiare i giovani allo studio,  per
  prevenire  l'evasione scolastica, soprattutto  per  incoraggiare  i
  giovani  che  non possono permettersi di studiare alle  università,
  con  delle leggi e con uno sforzo economico - una è proposta  dalla
  Democrazia Cristiana ma ce ne possono essere anche altre - per dare
  un  supporto  economico  ai  giovani  che  vogliono  impegnarsi   a
  proseguire  gli studi e che per ragioni economiche non  lo  possono
  fare.
   La  mafia e la corruzione s'incuneano dove ci sono i grandi affari
  e  legiferare finalmente per i termovalorizzatori può essere una di
  quelle buone leggi che può servire da monito, quindi, mi auguro che
  il  Governo della Regione, prima possibile, possa portare una legge
  in  tal  senso, anche perché fa parte del programma elettorale  del
  presidente  Schifani, non soltanto per dare una  soluzione  ai  391
  sindaci   ma,  soprattutto,  perché  i  391  sindaci  rappresentano
  altrettante comunità e, quindi, tutti i cittadini siciliani che, al
  di  là  delle  luci  e  ombre che si muovono dentro  questo  mondo,
  sicuramente  oggi ricevono un servizio scarsissimo e soprattutto  i
  cittadini ricevono delle bollette sempre più alte.
   In ultimo, il disagio maggiore. Il disagio maggiore penso che oggi
  si  concentri  nel  mondo dell'agricoltura.  È  inconcepibile  come
  alcuni prodotti ai costi della produzione siano raddoppiati  e  poi
  si  vendano  al dettaglio con prezzi dieci volte tanto il  prodotto
  alla vendita dell'agricoltore. C'è qualche passaggio che manca che,
  anche  lì,  è  poco  chiaro  e su cui, come  Parlamento  regionale,
  abbiamo  l'obbligo  di  intervenire e di  trovare  quelle  leggi  a
  supporto dell'agricoltura.

   PRESIDENTE.   Grazie,  onorevole  Pace.  È  iscritto   a   parlare
  l'onorevole Castiglione. Ne ha facoltà.

   CASTIGLIONE.  Grazie, Presidente. Saluto il Governo e  i  colleghi
  onorevoli.  Presidente, faccio parte della Commissione  Antimafia',
  ringrazio  ovviamente  il  mio  partito  per  avermi  dato   questa
  opportunità. Devo dire che con il presidente Cracolici e  tutta  la
  Commissione  abbiamo fatto un lavoro egregio,  nel  senso  che  gli
  abbiamo  messo  spesso impegno, ci siamo girati tutta  la  Sicilia,
  siamo stati a Castelvetrano, Acate, Palermo, Favara, Caltanissetta,
  Messina, Enna, Siracusa e non ultima per importanza Catania, perché
  ricordavo  che  in  quel periodo c'erano le  elezioni  comunali  in
  qualche comune e, quindi, abbiamo posticipato rispetto a quando  si
  erano svolte.
   Abbiamo  approvato la relazione e devo dire che all'interno  della
  Commissione non c'è un colore politico perché la mafia  non  ha  un
  colore  politico. Facendo alcune considerazioni, credo che solo  un
  collega  deputato pensi che lui è più bravo degli altri. Credo  che
  sappiate a chi mi riferisco, ma non voglio darci più conto rispetto
  agli altri, perché stiamo facendo un buon lavoro.
   Un'altra  cosa  che mi preme ricordare - purtroppo  il  presidente
  Schifani se n'è andato - e nella relazione che abbiamo approvato  e
  abbiamo  ascoltato  attentamente, vorrei ricordare  la  dispersione
  scolastica  che è un tema che ci sta cuore come partito soprattutto
  perché  grazie  all'Assessorato, ai servizi sociali del  comune  di
  Catania  e  anche  grazie  al contributo,  l'aveva  detto  pure  il
  presidente  Galvagno, il Presidente del Tribunale dei  minori,  per
  quanto  riguarda  il disegno di legge "Liberi di  scegliere",  oggi
  saranno  credo  a  Roma  a discutere di tutto  ciò,  ma  credo  sia
  opportuno,  da  parte  del  Governo  regionale  e  soprattutto   di
  quest'Aula, calendarizzarlo e votarlo nel più breve tempo.
   Perché  cos'è  successo, Presidente? Quello che è  stato  fatto  a
  Catania  dai  servizi sociali: è stata rafforzata la collaborazione
  sulla  devianza minorile e soprattutto   era l'obiettivo di aiutare
  i  giovani  che  vivono in contesti di criminalità  organizzata  di
  stampo  mafioso ad affrancarsi a tali logiche che vigono nei membri
  più  piccoli  di  famiglie mafiose a un progetto di  vita  di  tipo
  criminale  ma,  al  contempo, si è rilevata una grande  opportunità
  anche  per  quegli adulti, in particolare donne  e  madri,  che  si
  trovano in una situazione familiare e relazionale mafiosa contro la
  loro volontà a aver pagato il debito con la società e ritengono che
  quello  mafioso  non  possa essere il contesto  dove  continuare  a
  vivere e a far crescere i propri figli .
   Presidente, dobbiamo continuare a fare il nostro dovere con grande
  senso di responsabilità e soprattutto mi preme ringraziare tutte le
  Forze dell'ordine che ogni giorno, oltre i Prefetti, la Polizia,  i
  Carabinieri,  la  Guardia di finanza lavorano per  la  Sicilia  per
  togliere alcune cose.
   L'ultima  cosa, Presidente, e poi concludo perché credo che  negli
  interventi che sono stati fatti da parte di tutti i colleghi si sia
  parlato sempre delle stesse cose, ma un problema fondamentale, e lo
  dico  soprattutto  al  Governo, sono  i  giovani.  Oggi  c'era  una
  scolaresca  e  io  ho  anche  due figli che  ancora  sono  nell'età
  adolescenziale, hanno dodici e tredici anni, sento che anche  nelle
  città,  prima  è  successo  a Palermo  e  il  Governo  ha  dato  il
  contributo,  però sulla vicenda del crack, sulla vicenda  di  altre
  droghe   che  stanno  arrivando  dall'America,  noi  come  politica
  dobbiamo  risolvere  i problemi ma soprattutto  stare  vicini  alle
  Forze dell'ordine e anche ai Prefetti che ogni giorno lavorano  per
  la città e soprattutto per la sicurezza. Grazie.

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Castiglione.

   PRESIDENTE.  Vi ricordo colleghi che dobbiamo votare l'ordine  del
  giorno  presentato dalla Commissione Antimafia  che  è  firmato  da
  tutti. È  iscritto a parlare l'onorevole Lombardo Giuseppe.  Ne  ha
  facoltà.

   LOMBARDO  Giuseppe.  Signor Presidente,  onorevoli  colleghi,  non
  penso  che ci sarà il numero legale per votare l'ordine del giorno,
  quindi   Presidente,  mi  dispiace  che  questa  seduta   si   stia
  concludendo senza la presenza del Presidente della Regione. E lo sa
  perché  mi  dispiace? Mi dispiace perché dopo un anno  di  attività
  fatta  dalla Commissione Antimafia, che ha illustrato il Presidente
  Cracolici,  il Presidente Schifani ha pensato bene di  organizzarsi
  un  altro appuntamento alle 13 perché non poteva restare un  minuto
  in  più in Aula. Questa continua ad essere una mancanza di rispetto
  verso  quest'Aula e abbiamo notato tutti il grande imbarazzo  nella
  replica   fa  in  Aula,  dove  non  ha  toccato  nessun   passaggio
  dell'intervento fatto dall'onorevole De Luca.
   Desideravo  dirglielo,  ma sicuramente  qualcuno  glielo  dirà  al
  Presidente,  quando  ha fatto il passaggio sui  termovalorizzatori,
  riprendendo  l'intervento del collega Pellegrino che è andato  via.
  Allora, le cose ce le diciamo tutte o è meglio stare zitti,  perché
  sui  termovalorizzatori quasi quasi sembra  che  la  soluzione  del
  problema la stia dando chi è la causa del problema
   Quando  parla  il Presidente Schifani, e ho preso proprio  la  sua
  battuta,  di  "interessi monopolistici" che lui intende contrastare
  con  la  realizzazione dei termovalorizzatori, ma questi  interessi
  monopolistici in questi vent'anni di emergenza rifiuti  in  Sicilia
  chi  li  ha  foraggiati? Perché non fa nomi e cognomi il Presidente
  Schifani?  Invece  di  dire semplicemente una frase  così  generica
  "interessi   monopolistici",  chi  li  ha   foraggiati?   Chi   sta
  continuando  ancora a non rispettare quelle che sono  le  direttive
  comunitarie  e  le norme sui rifiuti che bisognava già  raggiungere
  come obiettivi di raccolta differenziata diversi anni fa? Se ancora
  Catania  e  Palermo,  che  sono quelli che  allora  foraggiano  gli
  interessi  monopolistici, non facendo la raccolta differenziata  ai
  livelli imposti per le direttive comunitarie, perché non fa nome  e
  cognome?  Perché  forse deve parlare della sua  coalizione?  Perché
  forse deve parlare del centrodestra? Perché forse deve parlare  del
  suo partito che ha responsabilità?
   E  allora,  caro collega Pellegrino, che detto che la soluzione  è
  vicina, purtroppo la soluzione non è vicina, purtroppo ancora siamo
  distanti  da  raggiungere  quello che è  l'obiettivo  di  eliminare
  questi  interessi  monopolistici. E voglio dire  semplicemente,  mi
  dispiace   che   non   c'è   il  Presidente   Schifani,   che   sui
  termovalorizzatori  lui  parla come se le cose  già  fossero  state
  decise qualche anno fa. Abbiamo appreso dalla stampa, Presidente, e
  questo  è  vergognoso, abbiamo appreso dalla stampa l'apprezzamento
  sul  piano rifiuti, non conosciamo il contenuto del piano  rifiuti,
  però  guarda  caso  già la CTS a metà marzo ha  espresso  un  primo
  parere  sul  termovalorizzatore che bisogna realizzare  a  Catania,
  termovalorizzatore che bisognerà realizzare a Catania e guarda caso
  dentro i tre chilometri dalla distanza del centro abitato.
   Colleghi,  vi  ricorda qualcosa questo numero tre chilometri?  Tre
  chilometri  è  stata la norma che il Presidente Schifani  ha  fatto
  rimangiare  a  questo  Parlamento, perché questo  Parlamento  aveva
  approvato  una norma che prevedeva la distanza per la realizzazione
  dai  centri  abitati  a  cinque chilometri  per  gli  impianti  che
  dovrebbero  trattare  i  rifiuti.  Schifani  chiamò  immediatamente
  l'assessore  Di  Mauro, dopo che era stata approvata  la  norma  da
  questo Parlamento, dicendogli "ritira questa norma, cancella questa
  norma  perché  già  l'anno  scorso si  sapeva  quello  che  sarebbe
  successo  oggi.  Tutto questo è inquietante,  signor  Presidente  e
  colleghi.
   Io  spero che ci sarà la possibilità e ci sarà data la possibilità
  in  Commissione di approfondirli questi argomenti perché è vero che
  il  ciclo dei rifiuti si completa con i termovalorizzatori ma tu  a
  monte   devi   fare   tutto   il   resto   perché   altrimenti    i
  termovalorizzatori diventeranno puro business. Tra  le  altre  cose
  con risorse pubbliche che sono state tolte dal Fondo di sviluppo  e
  coesione che dovevano essere utilizzate queste risorse per  scuole,
  dissesto  idrogeologico e infrastrutture in questa terra  e  invece
  andranno a sanare vent'anni di mala politica che ha finanziato  gli
  interessi monopolistici.

   PRESIDENTE.  È  iscritto  a  parlare l'onorevole  Catania.  Ne  ha
  facoltà.

   CATANIA.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   Governo,
  ovviamente  diventa difficile parlare in un'Aula vuota, soprattutto
  mi  dispiace  non  vedere  la presenza di nessun  componente  della
  Commissione  Antimafia.  Però  ci  tenevo,  Presidente,   esprimere
  anch'io   il   mio  ringraziamento  per  il  lavoro  svolto   dalla
  Commissione  Antimafia per quest'anno di attività e soprattutto  ci
  tenevo  a  riprendere alcuni concetti che mi sono rimasti  impressi
  rispetto alla relazione che è stata presentata dal suo Presidente.
   Il  primo  concetto che riguarda la capacità di adattamento  delle
  organizzazioni mafiose e questo credo sia un elemento  estremamente
  pericoloso,  cioè  questa  loro capacità di  adattarsi  sul  fronte
  interno  e  sul  fronte esterno. Sul fronte interno, rinunciando  a
  quella modalità che ha fatto conoscere a tutti noi e non solo a noi
  purtroppo, a livello nazionale, internazionale, quella che  era  la
  cruenza  dell'organizzazione mafiosa e quindi rinunciando a  questa
  modalità  a  beneficio  invece  di una  modalità  più,  come  dire,
  pattizia  in  cui  si  vedono le varie organizzazioni  spartirsi  i
  territori  attraverso  accordi che sono esclusivamente  accordi  di
  carattere commerciale ed economico o sul fronte esterno quindi  con
  la  loro  capacità  magari  di pressare  le  aziende,  le  attività
  produttive, trasformandosi quasi in fornitori di servizi, in questo
  caso  fornitori  di  servizi di sicurezza in grado  addirittura  di
  essere  in  regola  sotto il profilo fiscale  rilasciando  apposite
  fatturazioni.
   Credo che questo elemento renda il fenomeno ancora più invasivo  e
  difficilmente intercettabile. Così come sono rimasto colpito  dalla
  parte  della relazione in cui si parla degli investimenti fatti  da
  parte  delle  organizzazioni criminali sul fronte delle dipendenze.
  Ovviamente, non è un tema nuovo. Questo è un tema assai caro  ahimè
  alle  organizzazioni  malavitose  ma  il  fatto  di  registrare  un
  abbassamento di età in chi usa droghe è certamente un elemento  che
  deve  allarmarci,  deve  allarmare  noi  che  abbiamo  l'onere   di
  rappresentare  politicamente la nostra terra, così  come  tutte  le
  altre istituzioni.
   Sono  assolutamente  d'accordo  con  il  Presidente  e  tutta   la
  Commissione rispetto alla necessità di attivare un focus  specifico
  sul  tema  dei  beni confiscati alla mafia. Io credo  che  dobbiamo
  assolutamente fare in modo che non passi il messaggio che  è  stato
  rappresentato  dal Presidente cioè che le aziende amministrate  dai
  mafiosi danno lavoro, creano lavoro, occupazione, creano reddito  e
  invece  le aziende sottratte a loro chiudono. Questo è un messaggio
  pericoloso   che   una  società  civile  non  può,   assolutamente,
  permettersi  ed  è  per questo motivo che, a  mio  avviso,  bisogna
  bisognerebbe lavorare su due fronti.
   Intanto  sul tema dell'accesso al credito, io purtroppo credo  che
  non  basti  il tema dell'abbattimento degli interessi, qui  bisogna
  intervenire  sulla  garanzia che gli istituti  di  credito  possono
  avere   rispetto  all'accesso  al  credito  da  parte  di   aziende
  amministrate   da   amministratori  sottratti   alle   associazioni
  malavitose quindi immagino e penso che sia necessario istituire  un
  fondo  di  garanzia,  non basta esclusivamente  l'abbattimento  del
  tasso di interesse così come, a mio avviso, bisogna investire molto
  sull'expertise, sulle competenze.
   Credo  che incaricare degli amministratori di aziende molto spesso
  aziende   la  cui  gestione  diventa  complessa,  sia   un   errore
  strategico,  che  noi non possiamo permetterci  e,  quindi,  a  mio
  avviso  è  necessario  intervenire sul  management  di  chi  va  ad
  amministrare  aziende  sottratte alle associazioni  mafiose.  Veda,
  Presidente,  condivido  anche  l'appello  che  le  giornate   della
  memoria, i momenti di sensibilizzazione, sono momenti importanti  e
  necessari,   ma   non  sono  purtroppo  sufficienti.   Occorre   la
  testimonianza prima di tutto, la cittadinanza percepisce  molto  di
  più  la testimonianza a partire dai piccoli comuni, a partire dagli
  amministratori e dai politici dei comuni. Io credo che  questo  sia
  un tema molto importante su cui investire.
   Chiudo,  dicendo che noi abbiamo una responsabilità importante,  e
  la responsabilità è quella di creare le condizioni per sottrarre la
  manovalanza alle associazioni mafiose e per fare questo io  ritengo
  che  bisogna  investire  su  tre fronti. Certamente,  bisogna  dare
  supporto  e investire nelle agenzie educative formative soprattutto
  in  quelle  agenzie educative e formative che si trovano più  nelle
  periferie,  così  come,  a  mio avviso, bisogna  intervenire  sulle
  strutture  aggregative  per cercare di  sottrarre  i  ragazzi  alla
  strada  e  cercare di sottrarli a distrazioni che  diventano  anche
  distrazioni pericolose.
   Ma  l'elemento più importante, a mio avviso, è investire e provare
  a  creare occupazione e veda, Presidente, qui mi duole dirlo,  sono
  in disaccordo con il suo intervento di poco fa, perché io credo che
  l'occupazione  si  crea  solo se diamo alla nostra  Sicilia  quelle
  infrastrutture  necessarie per rendere le nostre  piccole  e  medie
  imprese competitive in un mercato globale e per fare questo bisogna
  investire nelle grandi infrastrutture, quelle che sono in grado  di
  far  fare  il  salto di qualità alle nostre aziende.  Non  sarà  il
  reddito  di  cittadinanza  a sottrarre i giovani  alla  manovalanza
  organizzata  ma saranno le infrastrutture in grado  di  rendere  le
  aziende  competitive e, quindi, di consentire loro di  crescere  in
  fatturato  e  di  crescere  in  occupazione.  Grazie  ancora   alla
  Commissione  per  il lavoro svolto e grazie a lei  per  la  parola,
  Presidente.

   PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire l'onorevole Giambona. Ne  ha
  facoltà.

   GIAMBONA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  Governo   io
  intervengo  sulla  relazione  annuale della  Commissione  antimafia
  perché è un momento fondamentale di confronto di questa Istituzione
  su un tema sul quale siamo quotidianamente impegnati.
   Ed   ho  ascoltato  con  notevole  attenzione  la  relazione   del
  Presidente della Commissione che ha lavorato alacremente in  questo
  anno  e mezzo, quelli che sono i risultati che man mano sono  stati
  raggiunti.  Una  Commissione Antimafia che è riuscita,  con  grande
  impegno e determinazione, a uscire dal Palazzo, a confrontarsi  con
  gli  amministratori, con gli attori, con le parti sociali.  E  devo
  dire  che, da questo punto di vista, credo che sia il modo migliore
  per  dare  la  rappresentanza  più  chiara  della  vicinanza  delle
  istituzioni  in una terra, la Regione Sicilia, che  ha  bisogno  di
  legalità.
   Ma poi ho anche avuto modo di ascoltare il nostro Presidente della
  Regione,  insomma una sorta di contro relazione un po' anonima.  Io
  mi  sarei  aspettato,  per  certi versi, che  il  Presidente  della
  Regione, insomma, prendesse quelle che sono le tematiche ancora  da
  affrontare   su  dove,  per  esempio,  ci  sono  le  zone   d'ombra
  all'interno dell'Amministrazione regionale, su quelle che  sono  le
  emergenze, quelle che sono le criticità, proprio lì dove si  annida
  la  criminalità  organizzata,  dove c'è  mancanza  di  trasparenza.
  Ebbene nulla di tutto ciò
   È  ovvio che noi, in tutta questa azione sinergica, congiunta, che
  vede   l'impegno   delle  varie  istituzioni,  non   possiamo   che
  ringraziare  chi  si  impegna, quotidianamente,  nella  lotta  alla
  criminalità organizzata: le forze dell'ordine, i magistrati. Ma  io
  ritengo  che un pezzo importante, credo innovativo e sul quale  noi
  ci  dobbiamo misurare, le forze politiche si devono misurare, è  la
  questione  della prevenzione. Onorevoli colleghi, io penso  che  le
  istituzioni debbano mettere nelle condizioni a tutti gli attori  in
  campo   le   misure  necessarie  per  contrastare  ogni  forma   di
  criminalità e quando parlo di prevenzione non posso che parlare del
  nostro   sistema   scolastico  che   ha   bisogno   di   importanti
  investimenti, che ha bisogno di un tempo pieno, che ha  bisogno  di
  un  maggiore  coinvolgimento anche attraverso  progetti  di  natura
  aggiuntiva  che possano contrastare quello che è il fenomeno  della
  dispersione  scolastica.  Ormai raggiunge  in  Sicilia  percentuali
  allarmanti, ben oltre il 19%.
   Ed  è  per questo motivo che ringrazio anche chi, quotidianamente,
  si  impegna anche all'interno delle scuole nel mandare un messaggio
  alle  proprie  scolaresche, nell'impegno civile e quotidiano.  Oggi
  abbiamo  la  presenza  degli alunni della scuola  del  Liceo  Ninni
  Cassarà che porta avanti importanti azioni da questo punto di vista
  nel  rinnovo della memoria, anche grazie alla guida di un dirigente
  scolastico, la dottoressa Crimi che, assolutamente, da questo punto
  di vista, è una pioniera.
   Ma  poi  io  ritengo che l'attività di prevenzione debba  basarsi,
  Presidente,  sull'attenzione  a quello  che  è  il  nostro  tessuto
  economico. Ne abbiamo parlato a più riprese, in più occasioni.  Noi
  dobbiamo  togliere manovalanza alla criminalità organizzata  e  per
  fare questo dobbiamo creare crescita, sviluppo, lavoro e quando  il
  lavoro  non c'è mettere nelle condizioni affinché ci sia un sistema
  di welfare che sia degno di questo nome.
   Registriamo, purtroppo, che l'unico sistema di welfare che  poteva
  dare delle risposte concrete alle difficoltà in cui versa la nostra
  Regione,  mi riferisco al reddito di cittadinanza, per buona  parte
  dei  regionali  non è più una possibilità. Ed è  ovvio  che  questo
  mette  a  rischio  la nostra popolazione perché la criminalità  può
  attingere  in  maniera più semplice ad avere delle  opportunità  di
  reperire della manovalanza. Questi sono i temi sui quali credo  che
  noi   ci   dobbiamo  quotidianamente  confrontare  oltre  che   una
  amministrazione   regionale  che  deve  essere  assolutamente   più
  trasparente.
   E  per  fare  ciò c'è la necessaria, c'è l'assoluta  necessità  di
  affrontare quelle che sono le emergenze della nostra Regione perché
  dove ci sono emergenze è evidente che lì si annida il malaffare, si
  annida  la  criminalità organizzata. Ed è evidente che parlo  delle
  tematiche  che  riguardano  la sanità, parlo  delle  tematiche  che
  riguardano  i  rifiuti in Sicilia e delle tematiche  riguardano  il
  dissesto  del  nostro territorio. Zone grigie, zone d'ombra,  sulle
  quali   bisogna  necessariamente  fare  trasparenza  e   per   fare
  trasparenza dobbiamo, evidentemente, togliere di mezzo  quelle  che
  sono le emergenze.
   Un unico e ultimo appunto lo faccio poi su alcune procedure, che a
  tutt'oggi sono in corso e che necessitano di uno snellimento  e  mi
  riferisco  alle  norme che disciplinano oggi la gestione  dei  beni
  confiscati, e nello specifico la legge 109/1996.
   Pio  La  Torre  ebbe un'intuizione a suo tempo,  introducendo  una
  norma  che  attaccava, aggrediva il patrimonio dei mafiosi.  Ebbene
  questo  patrimonio deve essere una forma di riscatto  della  nostra
  terra,  del nostro territorio, deve dare lavoro e attraverso questi
  beni  deve  essere garantito un utilizzo sociale; non può,  invece,
  essere   uno   strumento  di  contenzioso  dal   punto   di   vista
  amministrativo e burocratico, quale è adesso. Probabilmente, questa
  norma  necessita una revisione e noi ci dovremmo fare promotori  di
  questo  impegno.  E  su  questo fronte  noi  deputati  del  Partito
  Democratico  ci  siamo fatti promotori, con me  firmatario,  di  un
  disegno di legge che mette al centro l'utilizzo condiviso dei  beni
  confiscati,   che   possono   appunto   essere   utilizzati   dalle
  associazioni e dalle comunità locali dei nostri territori.
   Concludo,  Presidente, dicendo che noi abbiamo una responsabilità:
  quella  di  mettere  a  disposizione della nostra  comunità,  della
  nostra  Sicilia,  strumenti  concreti,  strumenti  a  questo  punto
  indispensabili per contrastare la criminalità organizzata.

   PRESIDENTE. Grazie onorevole Giambona.
   Onorevoli  colleghi, abbiamo chiuso con gli interventi.  Grazie  a
  tutti i colleghi per il dibattito. Adesso sospendo la seduta  e  la
  riconvoco  alle  ore  15:30, quando andremo a votare  l'ordine  del
  giorno presentato dalla Commissione Antimafia e firmato da tutti  i
  Capigruppo.
   Dopodiché seguirà l'ordine del giorno con le mozioni che andremo a
  trattare  nel  pomeriggio.  Prima  dell'Aula,  prima  delle  15.30,
  ricordo che è stata convocata la Capigruppo alle ore 15:00.
   La seduta è sospesa.

     (La seduta, sospesa alle ore 14.22, è ripresa alle ore 16.07)

                  Presidenza del Presidente Galvagno

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dopo questa pausa, comunico che  è
  stato  presentato  un  ordine del giorno, n. 175  (reca  il  titolo
   Condivisione   della  relazione  della  Commissione   parlamentare
  speciale di inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia e  della
  corruzione in Sicilia ).
   Chiedo all'onorevole Cracolici di prendere posto.
   Bisogna  adesso  votare questo ordine del giorno e successivamente
  riferirò quello che è stato deciso in Conferenza dei Capigruppo.
   Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 175.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                             (È approvato)

   PRESIDENTE.  Ringrazio ancora una volta il Presidente Cracolici  e
  la Commissione tutta per il lavoro che è stato svolto.
   È   stato  importante,  secondo  me,  anche  far  partecipare  una
  scolaresca  perché  se  ci deve essere un'educazione,  l'educazione
  deve essere a livello culturale, e bisogna partire certamente dalle
  scuole.

   Parlamentari

      Comunicazione esito dei lavori della Conferenza dei Gruppi
                             Parlamentari

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, comunico che  la  Conferenza  dei
  Presidenti  dei  Gruppi parlamentari, riunitasi il 26  marzo  2024,
  sotto  la  Presidenza del Presidente dell'Assemblea  On.  Galvagno,
  all'unanimità,  ha  rimodulato il programma-calendario  dei  lavori
  parlamentari per le prossime due settimane.
   L'Aula,  come già stabilito, oggi pomeriggio terrà seduta  per  la
  discussione  della  mozione in materia di  omogenitorialità  e  per
  incardinare  i  disegni di legge in materia di  riconoscimento  dei
  debiti fuori bilancio.
   Il termine per gli emendamenti è fissato per domani alle ore 15.
   Domani,  mercoledì  27  marzo 2024, l'Aula  terrà  seduta  per  lo
  svolgimento della Rubrica  Autonomie locali e funzione pubblica .
   Terrà  poi  seduta,  mercoledì 3 aprile 2024, per  la  discussione
  unificata  di  mozioni e atti ispettivi in materia di problematiche
  concernenti  l'agricoltura, per il seguito  della  discussione  dei
  disegni  di  legge  in  materia  di debiti  fuori  bilancio  e  per
  l'espressione del parere sullo schema di norme di attuazione  dello
  Statuto  in  materia  di  trasferimento ai comuni  di  funzioni  di
  polizia amministrativa.
   L'Assemblea ne prende atto.

   CRACOLICI.  E  la  mozione  del Corpo  forestale  riguardante  gli
  arretrati?

   PRESIDENTE.  Eventualmente  faremo  un  passaggio  e  vediamo   di
  inserirla nella giornata di mercoledì.
   Chiedo all'onorevole Di Paola di potermi sostituire.
   Allora,  andiamo  alla mozione numero? Sì, la Commissione  si  può
  alzare.

                Presidenza del Vicepresidente Di Paola

   famiglie omogenitoriali"

   Discussione della mozione n. 157  Registrazioni anagrafiche delle
                       famiglie omogenitoriali

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, si passa al III punto dell'ordine
  del   giorno  relativo  alla  mozione  numero  157:  "Registrazioni
  anagrafiche delle famiglie omogenitoriali".1
   Chiedo  a  uno dei presentatori, al primo firmatario,  l'onorevole
  Micciché di illustrare la mozione.
   Onorevole Micciché, prego. Va bene, ci sono più firmatari.  Prego,
  onorevole Chinnici.
   E   poi  dopo  l'intervento  dell'onorevole  Chinnici  apriamo  la
  discussione per chi volesse intervenire.

   CHINNICI. Sì, grazie Presidente, grazie colleghi, grazie colleghe.
   Allora,  la mozione che discutiamo oggi per cui chiedo un  po'  di
  attenzione  da  parte  dell'Aula,  proprio  per  la  delicatezza  e
  l'importanza dell'argomento.

   PRESIDENTE.  Colleghi,  considerando  che  ha  più  firmatari   la
  mozione,   se  possiamo  ascoltare  l'onore  l'onorevole  Chinnici.
  Grazie.

   CHINNICI.  Come  sapete, diciamo di solito,  non  prendo  più  dei
  cinque minuti che mi spettano quindi sarò fedele anche stavolta.

   PRESIDENTE.   Onorevole  Chinnici,  ha  più   di   cinque   minuti
  nell'illustrare la discussione generale sulla mozione quindi si può
  prendere tutto il tempo che vuole, prego.

   CHINNICI.  Va  bene,  ma  penso  che,  diciamo,  la  questione   è
  abbastanza nota, abbastanza anche piuttosto controversa  e  quindi,
  come  Parlamento  siciliano, abbiamo  colto  lo  spunto  e  l'input
  derivatoci dal Comitato "Esistono i diritti" che è un comitato  che
  da anni si batte, appunto, per delle battaglie trans-partitiche che
  riguardano  i  diritti fondamentali, i diritti umani  e  i  diritti
  civili fondamentali.
   Tra  questo,  appunto, il diritto dei bambini e delle bambine  che
  sono  figli  di coppie omogenitoriali, che al momento  praticamente
  non  trovano  un riconoscimento anagrafico in Italia  ad  avere  il
  diritto di essere trascritti nell'anagrafe comunale.
   Come sappiamo la situazione di incertezza e di vuoto normativo,  a
  cui  questa  mozione vuole porre rimedio, vuole  cercare  di  porre
  rimedio,  l'incertezza  normativa che  c'è  al  momento,  determina
  l'assoluta  discrezionalità nella decisione di trascrivere  o  meno
  questi  bambini o da parte della magistratura o da parte,  appunto,
  dei  sindaci  che,  a  loro rischio e pericolo, diciamo,  procedono
  nella trascrizione.
   È  notizia  proprio di poche ore fa che il comune  di  Palermo  ha
  dovuto  approvare  appunto  dei debiti fuori  bilancio,  perché  il
  Comune  è  stato  condannato. Il sindaco Lagalla  e  il  Comune  di
   Palermo  sono  stati condannati proprio per un  ricorso  fatto  da
  genitori, appunto, di bambini nati da coppie omogenitoriali, perché
  non erano, non risultavano essere stati trascritti all'anagrafe.
   Quindi, quello che noi chiediamo, è che nella nostra mozione,  che
  ripeto  è  stata  è stata firmata e sottoscritta da  diverse  forze
  politiche, dal Presidente Micciché, dal Partito Democratico  tutto,
  dal Movimento Cinque Stelle, da Sud chiama Nord, dal capogruppo  di
  Forza Italia, Stefano Pellegrino.
   Quello  che  noi  chiediamo è un'attenzione, da parte  del  nostro
  Presidente  Schifani,  che possa farsi  voce  e  portavoce  di  una
  richiesta che viene anche dai sindaci, perché anche i sindaci hanno
  diritto   a  capire  come  devono  muoversi,  come  devono  appunto
  comportarsi.
   Ricordiamo  che la nostra mozione nasce, nasce in particolare  per
  l'esigenza  di  tutelare  l'interesse  superiore  del  bambino  che
  secondo  la  Carta  dei  diritti fondamentali dell'Unione  Europea,
  all'articolo  24,  comma  2,  ci  dice  che  appunto  deve   essere
  considerato  preminente, l'interesse superiore  del  bambino,  deve
  essere considerato preminente e deve essere tutelato.
   In  questo senso si è mossa anche la Corte costituzionale che, con
  le  sentenze  32  e  33  del 2021, ha riscontrato  nell'ordinamento
  italiano  la sussistenza di un grave vuoto di tutela dell'interesse
  del  minore,  poiché,  anche se non è vietata  chiaramente,  non  è
  nemmeno  garantita in maniera esplicita una forma di riconoscimento
  dei  legami  affettivi del minore. Insomma,  di  fatto,  in  Italia
  questi bambini rischiano di essere ascritti alla categoria dei nati
  non  riconoscibili, subendo di fatto appunto una  compressione  dei
  loro diritti.
   Ecco,  a  tutto questo noi chiediamo che la politica si prenda  le
  sue  responsabilità, che il Governo nazionale,  che  il  Parlamento
  nazionale si prendano le loro responsabilità per colmare un  vuoto,
  un vuoto normativo che lascia in un limbo di incertezza centinaia e
  centinaia di bambini e di bambine.
   Grazie, Presidente.

   PRESIDENTE.   Grazie,  onorevole  Chinnici.  Apro  la  discussione
  generale  sulla  mozione.  Ha  chiesto di  intervenire  l'onorevole
  Micciché. Ne ha facoltà.

   MICCICHÈ.  Grazie, Presidente. Io, intanto, vorrei ringraziare  un
  vecchio amico, che si chiama Gaetano D'Amico, che fu quello che  ai
  tempi  mi  presentò l'onorevole Pannella, e che ha fatto insieme  a
  lui  50 anni di battaglie sui diritti civili, perché è stato il suo
  comitato,  è stato quello che ci ha in qualche maniera stimolato  a
  portare avanti questa mozione.
   Il  fatto  è  semplicissimo. Oggi, in Sicilia come nel  resto  del
  Paese,  c'è  un  sindaco  che  trascrive  i  figli  di  una  coppia
  omogenitoriale, e il sindaco accanto, a 10 chilometri di  distanza,
  che  invece  glielo nega. Allora, è evidente che una situazione  di
  questo  genere  è  una situazione che non può persistere.  Ci  deve
  essere  una  unità di intenti, unità di comportamenti  in  tutti  i
  comuni  del  Paese.  Per  cui gli stessi sindaci  hanno  scritto  a
  Piantedosi,  Ministro  dell'Interno,  chiedendo  di  prendere   una
  posizione precisa sull'argomento.
   La  Corte  costituzionale ha chiesto che  si  legiferi  in  questo
  senso. Poi, come si dovrà legiferare, io spero in una maniera,  c'è
  qualcuno  che  può sperare in un'altra. Poi si andrà a  vedere,  si
  andrà  a  dibattere. Ma che sia obbligatorio legiferare  su  questo
  argomento, è assolutamente certo.
   Poi,  come diceva l'onorevole Chinnici poco fa, peraltro c'è stata
  fornita questa sentenza della Corte d'appello di Palermo che ha, di
  fatto,  obbligato il comune di Palermo a pagare le spese legali,  e
  il  Ministero  dell'interno pur di pagare le spese  legali,  a  una
  coppia  omogenitoriale a cui non è stata,  a  cui  non  sono  stati
  trascritti  i  figli  di fatto obbligandoli a trascriverli.  Quindi
  niente di...
   Io vorrei che tutti i colleghi capissero che - un tempo mi ricordo
  quando  si parlava di divorzio pareva che doveva cambiare il mondo,
  che  doveva  finire  tutto,  e invece poi  è  diventato  tutto  più
  normale, quanto meno, tanto prima i divorzi c'erano lo stesso, però
  restavano  in casa insieme - questa è un'altra di quelle situazioni
  che va assolutamente sistemata. Io credo che non si può lasciare un
  bambino,  come  dire, senza nome, senza città  senza  un  luogo  di
  nascita,  perché  il sindaco decide di non trascriverlo.  Cioè  noi
  creiamo  apolidi,  che  non avrebbero veramente  nessun  motivo  di
  esistere.
   Dopo  di  che,  ultima cosa e concludo, oggi sono riconosciute  le
  coppie  omogenitoriali.  Non si capisce perché  non  devono  essere
  riconosciuti  anche i figli. La famiglia è completa,  dai  genitori
  più  i  figli. Noi abbiamo con legge, con legge, ormai accettato  e
  legiferato  sull'esistenza  dei  genitori  che  si  possono   anche
  sposare, e invece immaginiamo di non legiferare sui figli  che  non
  possono  essere  figli  di quei genitori. Bene,  è  una  situazione
  assolutamente paradossale
   Grazie ancora a Valentina, a Stefano Pellegrino che hanno lavorato
  insieme  per  fare  questa  mozione e  grazie  ancora  al  Comitato
  "Esistono  i  diritti",  che sinceramente  ci  ha  molto  stimolato
  sull'argomento. Grazie.

   PRESIDENTE.  Grazie, onorevole Micciché. Ha chiesto di intervenire
  l'onorevole Campo.
   Ne ha facoltà.

   CAMPO.  Presidente, Governo e colleghi deputati, anche  io  voglio
  ringraziare Gaetano D'Amico e il Comitato "Esistono i diritti"  per
  averci sollecitato su questo tema, un tema che, come precisato  più
  e  più  volte,  non  ha  assolutamente  nessuna  attinenza  con  la
  questione  ideologica  delle madri surrogate  o  altro,  ma  è  una
  questione  di  riconoscimento di diritti dei minori. Quindi  è  una
  questione prioritaria rispetto a tante altre.
   Ad  oggi,  c'è la discrezionalità dei sindaci, io ricordo  che  il
  primo  sindaco  in  Italia  che scrisse più  di  80  bambini  nati,
  appunto,  da  coppie  omogenitoriali fu proprio  Chiara  Appendino,
  sindaca  del  Movimento 5 Stelle. Quindi, noi  abbiamo  chiaramente
  firmato la mozione. Ringrazio anche l'onorevole Micciché per essere
  stato  il primo firmatario e promotore, perché siamo convinti  che,
  togliendo qualsiasi questione ideologica, che non attiene per nulla
  ai  minori,  la prima cosa che dobbiamo tutelare sono i diritti,  i
  diritti dei bambini. Grazie, Presidente.

   PRESIDENTE.   Grazie, onorevole Campo. Ha chiesto  di  intervenire
  l'onorevole De Luca Antonino. Ne ha facoltà.

   DE   LUCA  Antonino.  Grazie  Presidente.  Innanzitutto  mi  preme
  ribadire l'assoluto sostegno del Gruppo Movimento 5 Stelle che, già
  nella  sua  interezza, ha posto convintamente  la  firma  a  questa
  mozione  perché  siamo fermamente convinti che l'Italia,  se  vuole
  essere  realmente  Paese  europeo,  un  Paese  moderno,  un   Paese
  liberale, non può continuare a non riconoscere i diritti.
   Un  Paese evoluto sicuramente è quello che si riconosce per la sua
  capacità  di  creare e riconoscere i diritti e  non  per  limitarne
  l'uso,  l'utilizzo, l'efficacia o persino come in  questo  caso  il
  riconoscimento. Questo è un bel tema e non posso non ringraziare il
  Presidente  Micciché per averlo posto all'attenzione dell'Aula,  ma
  questo Parlamento dovrà essere capace, attraverso i suoi organismi,
  di  stimolare  anche e soprattutto il Parlamento nazionale  perché,
  laddove  sono  i diritti dei minori, i diritti dei  più  deboli,  i
  diritti dei detenuti, i diritti dei disabili, i diritti delle fasce
  più  deboli,  è  proprio lì che lo Stato deve  essere  maggiormente
  forte  e  capace  di  offrire  tutele,  garanzie  e  per  l'appunto
  riconoscere diritti.
   Grazie.

   PRESIDENTE.  Grazie, onorevole De Luca. Ha chiesto di  intervenire
  l'onorevole Saverino.
   Ne ha facoltà.

   SAVERINO.   Grazie  Presidente,  onorevoli  colleghi,  giusto   la
  settimana scorsa il richiamo della Corte Costituzionale, tramite il
  suo  Presidente, appunto Barbera, al Parlamento italiano,  a  causa
  della  sua  inerzia  in materie centrali in tema  di  diritti  alla
  persona.
   Anche perché il Parlamento così sta rinunciando a quella che è  la
  sua prerogativa, cioè quella di... obbligando così anche la Corte a
  trovare soluzioni autonome perché si possa accertare, dichiarare  i
  diritti fondamentali reclamati da una coscienza sociale in costante
  evoluzione.
   Naturalmente, in questo caso, noi stiamo parlando e siamo qui  per
  parlare, non è un fatto politico, perché quando si parla di minori,
  o  quando  noi parliamo di bambini, in questo caso, i  cui  diritti
  dovrebbero  essere già salvaguardati prioritariamente per  la  loro
  tutela,  naturalmente, soprattutto così come vuole anche l'impianto
  giuridico  del  nostro ordinamento, non si può  parlare,  è  banale
  parlare  di  genitore 1 e genitore 2 quando si  tratta  appunto  di
  bambini,  e  soprattutto quando in altre nazioni,  in  altri  Paesi
  della  stessa  Europa,  un  bambino in  Francia  è  figlio  di  due
  genitori,  passa le Alpi e  si ritrova a perdere questo status  con
  una modifica che non può essere certo apportata da un ufficiale  di
  stato civile, e per questo noi oggi siamo qui.
   La Corte d'appello di Palermo abbiamo sentito, come diceva bene la
  collega Chimici, ha condannato il comune, in seguito al ricorso  di
  due  famiglie  omogenitoriali, a cui è stata negata la trascrizione
  dei  loro figli nei registri. Io ricordo per esempio che Catania  è
  stata - io ero allora consigliere comunale - è stata la prima città
  in  Sicilia  in cui si è votato favorevolmente il registro  per  le
  unioni civili.
   Quindi, credo che sia anche contraddittorio poi non portare avanti
  tutto  il resto, e tutto quello che riguarda i diritti già previsti
  in  Costituzione.  Anche i comuni stessi,  come  vediamo,  sono  in
  difficoltà,  perché soltanto delle indicazioni, non ci sono  leggi,
  quindi credo che sia importante invece poter veramente definire  un
  regolamento,  una legge a tal proposito e riconoscerlo soprattutto.
  Per  questo  ho  firmato e condiviso anche questa  mozione,  e  per
  esempio  si  potrebbero modificare le diciture che noi abbiamo  nei
  moduli di trascrizione, in modo che invece di trovarci con genitore
  1  e  genitore  2, parlare di genitori e basta, perché  soprattutto
  quando  si tratta appunto, come dicevo prima, di bambini, questa  è
  l'unica cosa importante per i figli
   Sempre parlando di diritti, vorrei ricordare che ho presentato  il
  17  maggio scorso, naturalmente, una interrogazione a proposito  di
  chiarimenti  in merito all'applicazione della legge  regionale  del
  2000 n. 6, in materia di contrasto alle discriminazioni determinate
  dall'orientamento  sessuale o dall'identità di genere.  Io  non  ho
  ancora  avuto, signor Presidente, risposta a questa, ed  è  una  di
  quelle interrogazioni che mette l'attenzione, proprio al centro  di
  questa  interrogazione c'è il riconoscimento dei diritti,  e  tutto
  quello che è anche il contrasto alle discriminazioni.
   Quindi,  signor Presidente, le chiedo se possiamo anche su  questo
  cercare  di  portarla avanti visto che oggi andremo,  e  spero  che
  voteremo   tutti  favorevolmente  questa  mozione  sulle   famiglie
  omogenitoriali.

   PRESIDENTE.   Grazie  onorevole Saverino, adesso  l'interrogazione
  che  lei ha annunciato nel suo intervento vediamo di verificarla  e
  poi vediamo di inserirla negli atti ispettivi.

   LANTIERI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LANTIERI.  Signor Presidente, chiedo di parlare per  dichiarazione
  di  voto. Siccome vedo che in Aula molti sono andati via, penso per
  un  fatto  personale,  volevo fare la  mia  dichiarazione  di  voto
  favorevolmente alla mozione.

   PRESIDENTE.  È  iscritta a parlare l'onorevole  Schillaci.  Ne  ha
  facoltà.

   SCHILLACI.    Grazie  Presidente,  semplicemente  per  ringraziare
  Gaetano  D'Amico  che ha voluto segnalare questa mozione,  che  noi
  assolutamente  condividiamo, ma soprattutto -  mi  dispiace  che  è
  andato via diciamo l'unico esponente del Governo - per segnalare ed
  evitare la creazione di cittadini di serie A e di serie B a seconda
  del  comune di nascita, per cui naturalmente noi auspichiamo invece
  proprio sui diritti non solo la trasversalità da parte di tutte  le
  forze politiche, ma auspichiamo la creazione di unici cittadini,  e
  mi associo e condivido la modifica richiesta dalla collega Saverino
  sull'indicazione di non annotare genitore 1 e 2, perché  mi  sembra
  un  po' discrezionale e, quindi mi associo alla richiesta di questa
  modifica  e  ringrazio l'Aula tutta per votare unanimemente  questa
  mozione.

   PRESIDENTE.  Stavamo verificando che comunque la  mozione  estende
  quando  da  voi detto in maniera diciamo un po' più generale  però,
  comunque,  lo  comprende all'interno della mozione stessa,  stavamo
  leggendo i  Considerato'...
   È  iscritto a parlare l'onorevole Pellegrino. Ne ha facoltà. E poi
  l'onorevole La Rocca Ruvolo.

   PELLEGRINO.  Sì,  Presidente, grazie. Sarò  telegrafico.  Intanto,
  intervengo per ringraziare l'Associazione  Esistono i diritti   che
  si  è battuta per questi principi assolutamente fondamentali per la
  nostra  comunità  e  per  la  convivenza  civile,  poi,  ovviamente
  Gianfranco  e  Valentina  Chinnici che si  sono  adoperati  per  la
  mozione e tutti coloro che hanno cooperato e concorso alla stesura

   LANTIERI. Gianfranco Micciché

   PELLEGRINO.  Gianfranco Micciché  Dicevo che vi  è  una  necessità
  perché abbiamo una situazione di quasi contraddittorietà nel nostro
  sistema  e  cioè  da  un  lato  abbiamo  una  situazione  di  fatto
  genitoriale  tollerata, anzi consentita, dall'altro una  situazione
  di formalità che viene negata, quindi non è un qualcosa che può far
  parte del nostro sistema giuridico, non è qualcosa che fa parte del
  nostro  sistema normativo, peraltro, giustamente, diceva  Valentina
  Chinnici  l'articolo  24,  comma  2,  della  Carta  europea  tutela
  certamente la coppia omogenitoriale e dà riconoscimento  e  rilievo
  giuridico  alla  genitorialità sociale ove non sia coincidente  con
  quella biologica. Quindi anche da parte mia come da parte di alcuni
  nostri...
   Si  tratta  di fatti etici, siamo fuori dalle questioni politiche,
  siamo fuori dalle questioni partitiche, siamo fuori dalle questioni
  ideologiche, siamo dinanzi a concetti

   CRACOLICI. Non ti spaventare, dillo che sei d'accordo con noi

   PELLEGRINO.  No,  assolutamente, sono  il  primo  a  dirlo  perché
  provengo dal Partito Radicale, Presidente, quindi non mi vergogno a
  dirlo,  quindi,  e lo sono, sono nel Comitato nazionale  direttivo,
  nessuno può dirmi qualcosa. Va bene. Grazie.

   DI PAOLA. Grazie, onorevole Pellegrino, per il suo intervento.
   È iscritta a parlare l'onorevole La Rocca Ruvolo. Ne ha facoltà.

   LA ROCCA RUVOLO. Grazie, Presidente. Intervento solo per esprimere
  il mio apprezzamento intanto per questa mozione per il fatto che la
  mozione in sé contiene ed indica al Governo nazionale di legiferare
  al   riguardo  per  tutelare  i  minori  perché,  nella  stragrande
  maggioranza dei casi, ci troviamo davanti a minori che non  vengono
  tutelati. Condivido pienamente quanto detto dalla collega  Saverino
  perché,  come  accade  per  le coppie eterosessuali,  non  ci  sono
  genitore  1  e  genitore 2 ma ci sono i genitori;  va  tutelata  la
  genitorialità, perché questi bambini si rapportano in  una  società
  dove  vanno e devono essere integrati. Per questi motivi  e  perché
  condivido  in  pieno  quello che è un valore  di  una  società  che
  accoglie  e  integra  le persone, voterò in maniera  favorevole  la
  mozione.

   DI PAOLA. Grazie, onorevole La Rocca Ruvolo. Colleghi non ho altri
  iscritti  a parlare, quindi pongo in votazione la mozione  n.  157.
  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (È  approvata)

   Anch'io faccio il plauso al Comitato 'Esistono i diritti'  che  in
  questi anni ha portato avanti molte battaglie. Quindi, mi unisco al
  plauso che hanno fatto molti colleghi nei loro interventi.


      Ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del Regolamento interno

   MARANO. Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 83, comma 2,  del
  Regolamento interno.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MARANO.  Grazie,  Presidente. Oggi  sulla  stampa  c'è  il  grande
  annuncio  della  candidatura dell'assessore Falcone  alle  elezioni
  europee  e  siccome è già da qualche settimana  che  non  si  vede,
  ricordo  ai  siciliani  che i banchi del Governo  chiaramente  sono
  vuoti.  Stamattina abbiamo parlato di diritti, di tante cose  belle
  in occasione della relazione annuale della Commissione  Antimafia',
  abbiamo parlato del futuro di quest'Isola, abbiamo parlato di tanti
  progetti però, poi, la concretezza, Presidente, è che i banchi  del
  Governo  sono  vuoti, l'assessore Falcone, che  è  l'assessore  per
  l'economia,  ha  annunciato oggi alla stampa che  si  candida  alle
  europee, dico, cioè non so  Se il presidente Schifani non c'è,  non
  so a chi rivolgermi. È una questione di opportunità politica.

   CRACOLICI. Parla con me, è uguale

   MARANO. Ha ragione, è la stessa cosa, lo so. Vorrei capire, è  una
  questione  di opportunità politica. La domanda qual è? Noi  da  ora
  che  siamo a marzo fino a luglio, cioè l'assessore Falcone non sarà
  qui a gestire l'economia di questa Regione, fatemi capire, perché è
  grave   Poi oltre all'Assessore so che c'è anche l'onorevole Tamajo
  candidato. Non lo so

   CRACOLICI. L'economia andrà meglio

   MARANO.  Vorrei capire cosa succederà e chi si occuperà di  questa
  materia  così  importante perché con le parole siamo  tutti  bravi,
  cari colleghi, ma la concretezza è questa
   Ora  è arrivato l'assessore Messina, meno male che c'è l'Assessore
  Messina, è giusto che lo diciamo, c'era prima, va bene. Però,  ora,
  al  di  là  delle  battute è veramente una domanda  seria.  Chi  si
  occuperà  di  tutelare  i  diritti  dei  siciliani  visto  che  due
  Assessori, a quanto pare, vanno a farsi la campagna elettorale  per
  le europee? Grazie, Presidente.

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Marano. Sono domande a  cui  non  so
  rispondere,  quindi,  magari  nelle prossime  Aule.  È  iscritto  a
  parlare l'onorevole De Leo. Ne ha facoltà.

   DE  LEO.  Grazie, Presidente. Volevo porre un tema  all'attenzione
  del Parlamento. In questi giorni stiamo assistendo agli appelli  da
  parte  dei  sindaci  e  dei cittadini dei comuni  nebroidei,  nella
  provincia   di  Messina,  a  seguito  della  decisione  unilaterale
  dell'Ast di sospendere alcune corse che collegano il comprensorio.
   Abbiamo saputo di una nota, lo scorso 8 marzo, in cui il trasporto
  pubblico  locale della provincia di Messina ha annunciato che,  per
  carenza di personale viaggiante, ha ritenuto di sospendere le corse
  che  collegano  tutto  il comprensorio; si tratta  di  una  vera  e
  propria interruzione del servizio pubblico, quindi tutto questo sta
  generando  appunto  un  grande  disagio  ai  cittadini  che  devono
  spostarsi  da  San Piero Patti a Patti, a Librizzi,  a  Falcone,  a
  Barcellona, a Milazzo.
   Ritengo  che questo sia un ennesimo taglio a danno delle  comunità
  e, quindi, credo che sia veramente insostenibile questa paralisi  e
  ritengo   opportuno  che  ci  sia  un  intervento   immediato   per
  ripristinare  questa situazione da parte del Governo  che  non  può
  stare  chiaramente a guardare ma deve attivarsi immediatamente  per
  garantire ai cittadini il servizio pubblico. Grazie.

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole De Leo.

   SPADA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SPADA.   Grazie,   Presidente.   Nell'associarmi,   intanto,    ai
  ringraziamenti che sono stati fatti stamattina nei confronti  della
  Commissione    Antimafia',  presieduta  dall'onorevole   Cracolici,
  volevo  sottoporre a quest'Aula due problematiche,  Presidente.  Mi
  dispiace  che l'assessore Messina sia andato via, però  da  diverse
  settimane viene sollecitata da parte dei comuni siciliani e,  nello
  specifico,  del  Presidente dell'Anci Sicilia,  una  questione  che
  riguarda il costo del conferimento dei rifiuti che ha raggiunto una
  cifra  di 400 euro. A questo, si associa l'extracosto che  i  tanti
  comuni  della  nostra  Regione si trovano  ad  affrontare  a  causa
  dell'aumento che c'è stato nei confronti dell'energia elettrica.
   E,  allora, Presidente, penso che, come ha detto prima l'onorevole
  Marano,  il  rischio  più grande che corriamo  sia  quello  di  non
  arrivare prima delle europee ad intervenire attraverso una  manovra
  correttiva  per  dare  sostegno  ai comuni  siciliani  rispetto  ai
  problemi  che  stanno attraversando. Penso che  questo  sarebbe  un
  errore  gravissimo che non consentirebbe a nessuno, né al  Governo,
  né a chiunque altro, di potersi presentare all'interno di un comune
  per  cercare voti in vista delle prossime elezioni europee,  perché
  se  non  saremo in grado di dare delle risposte immediate a  queste
  problematiche  che rischiano di far fallire quei pochi  comuni  che
  già  non  sono  in  dissesto, penso che sarà  il  fallimento  della
  politica.
   E,  allora, chiedo a lei, Presidente - capisco che sia  già  stato
  fatto  il  calendario delle iniziative che dovranno essere discusse
  il  3  aprile  -,  ma  chiedo al Governo e, nello  specifico,  alla
  Presidenza di tenere conto di queste due segnalazioni in modo  tale
  da  prevedere, prima delle elezioni europee, una manovra correttiva
  che  possa  dare  ossigeno  ai comuni  siciliani  che  oggi  stanno
  soffrendo   e  che  non  riusciranno  a  chiudere  i  bilanci.   Se
  l'obiettivo di questo Governo e se l'obiettivo di questo Parlamento
  è  quello di portare al dissesto quei pochi comuni che già non sono
  entrati  in dissesto, diciamocelo chiaro, però ognuno si assuma  la
  responsabilità  delle  azioni  che  porta  avanti  all'interno   di
  quest'Aula   ma,   soprattutto,   dell'azione   di   Governo    che
  contraddistinguerà anche la campagna elettorale che qualcuno  vorrà
  fare in vista di queste elezioni europee. Grazie.

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Spada. Non ci sono altri interventi.
  Pertanto,  la  seduta è convocata per domani,  mercoledì  27  marzo
  2024, alle ore 15.00.

                 La seduta è tolta alle ore 16.43 (*)


   (*)  L'ordine  del giorno della seduta successiva, pubblicato  sul
  sito  web  istituzionale dell'Assemblea regionale siciliana,  è  il
  seguente:

                          Repubblica Italiana
                     ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA


                           XVIII Legislatura

                         IX SESSIONE ORDINARIA


                         103a SEDUTA PUBBLICA

                  Mercoledì 27 marzo 2024 - ore 15.00

                           ORDINE DEL GIORNO

   I -COMUNICAZIONI

    II -SVOLGIMENTO,  AI  SENSI  DELL'ARTICOLO  159,  COMMA  3,   DEL
       REGOLAMENTO INTERNO, DI INTERROGAZIONI E DI INTERPELLANZE DELLA
       RUBRICA:  Autonomie locali e funzione pubblica .

    III - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

       1)  Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio ai
         sensi dell'articolo 73, comma 1, lettera e) del decreto legislativo
         23 giugno 2011, n. 118 e successive modifiche ed integrazioni.
         D.F.B. 2022. Mesi di febbraio e luglio". (n. 55/A) (Seguito)

           Relatore: on. Daidone

       2)  Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio ai
         sensi dell'articolo 73, comma 1, lettera e) del decreto legislativo
         23 giugno 2011, n. 118 e successive modifiche ed integrazioni.
         D.F.B. 2021. Mese di settembre . (n. 83/A)  (Seguito)

           Relatore: on. Daidone

       3)  Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio ai
         sensi dell'articolo 73, comma 1, lettera e) del decreto legislativo
         23 giugno 2011, n. 118 e successive modifiche ed integrazioni.
         D.F.B. 2022. Mesi di ottobre e novembre". (n. 102/A) (Seguito)

           Relatore: on. Daidone

       4)  Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio ai
         sensi dell'articolo 73, comma 1, lettera e) del decreto legislativo
         23 giugno 2011, n. 118 e successive modifiche ed integrazioni.
         D.F.B. 2022. Mese di dicembre". (n. 309/A) (Seguito)

           Relatore: on. Daidone

       5)  Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio ai
         sensi dell'articolo 73, comma 1, lettera e) del decreto legislativo
         23 giugno 2011, n. 118 e successive modifiche ed integrazioni.
         D.F.B. 2023. Mese di gennaio". (n. 311/A) (Seguito)

           Relatore: on. Daidone

       6)  Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio ai
         sensi dell'articolo 73, comma 1, lettera e) del decreto legislativo
         23 giugno 2011, n. 118 e successive modifiche ed integrazioni.
         D.F.B. 2023. Mese di maggio". (n. 532/A) (Seguito)

           Relatore: on. Daidone

       7)  Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio ai
         sensi dell'articolo 73, comma 1, lettera e) del decreto legislativo
         23 giugno 2011, n. 118 e successive modifiche ed integrazioni.
         D.F.B. 2023. Mese di giugno". (n. 561/A) (Seguito)

           Relatore: on. Daidone

       8)  Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio ai
         sensi dell'articolo 73, comma 1, lettera e) del decreto legislativo
         23 giugno 2011, n. 118 e successive modifiche ed integrazioni.
         D.F.B. 2023. Mese di agosto". (n. 603/A) (Seguito)

           Relatore: on. Daidone

       9)  Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio ai
         sensi dell'articolo 73, comma 1, lettera e) del decreto legislativo
         23 giugno 2011, n. 118 e successive modifiche ed integrazioni.
         D.F.B. 2023. Mese di settembre". (n. 653/A) (Seguito)

           Relatore: on. Daidone

       10) Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio ai
         sensi dell'articolo 73, comma 1, lettera e) del decreto legislativo
         23 giugno 2011, n. 118 e successive modifiche ed integrazioni.
         D.F.B. 2023. Mese di ottobre". (n. 655/A) (Seguito)

           Relatore: on. Daidone

              VICESEGRETERIA GENERALE AREA ISTITUZIONALE
                      DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

               Il Consigliere parlamentare responsabile
                 dott.ssa Maria Cristina Pensovecchio

  Allegato A

     Comunicazione di disegni di legge presentati ed inviati alle
                        competenti Commissioni

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

       -  Disposizioni in materia di elezione del sindaco. (n.
     705).
       Di iniziativa parlamentare.
       Presentato il 6 marzo 2024.
       Inviato il 14 marzo 2024.

       -  Norme  in  materia di personale del Corpo  forestale
     della Regione. (n. 711).
       Di iniziativa parlamentare.
       Presentato il 13 marzo 2024.
       Inviato il 21 marzo 2024.

                 AMBIENTE, TERRITORIO E MOBILITA' (IV)

       -  Interpretazione autentica in materia di  alloggi  di
     edilizia residenziale pubblica.   (n. 704).
       Di iniziativa parlamentare.
       Presentato il 6 marzo 2024.
       Inviato il 14 marzo 2024.

       -  Istituzione,  gestione e valorizzazione  delle  aree
     naturali protette. (n. 710).
       Di iniziativa parlamentare.
       Presentato il 13 marzo 2024.
       Inviato il 21 marzo 2024.

                   CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)

       -    Contrasto   dell'abbandono   sportivo    in    età
     adolescenziale e giovanile. (n. 707).
       Di iniziativa parlamentare.
       Presentato l'8 marzo 2024.
       Inviato il 14 marzo 2024.

                SALUTE, SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)

       -  Istituzione  del  Reddito di  dignità  regionale  in
     Sicilia. (n. 706).
       Di iniziativa parlamentare.
       Presentato il 7 marzo 2024.
       Inviato il 14 marzo 2024.
       Parere V.

       -   Istituzione  Misura  Integrativa  di  sostegno   al
     reddito. (n. 708).
       Di iniziativa parlamentare.
       Presentato il 12 marzo 2024.
       Inviato il 14 marzo 2024.
       Parere V.

       -  Accessibilità al cinema delle persone con disabilità
     sensoriali. (n. 709).
       Di iniziativa parlamentare.
       Presentato il 12 marzo 2024.
       Inviato il 14 marzo 2024.
       Parere V.

    Comunicazione di richieste di parere pervenute e assegnate alle
                        competenti Commissioni

           AMBIENTE, TERRITORIO E MOBILITA' (IV) - ANTIMAFIA

     -   Decreto  assessoriale  inerente  la  Costituzione   della
   Commissione  regionale  dei  lavori  pubblici  e  linee   guida
   relative  al  funzionamento e all'operatività  della  medesima.
   (n. 54/IV-AM).
     Pervenuto in data 19 marzo 2024.
     Inviato in data 20 marzo 2024.

       Comunicazione di pareri resi dalle competenti Commissioni

                 AMBIENTE, TERRITORIO E MOBILITA' (IV)

       -  Decreto  ai  sensi  dell'articolo 5 legge  regionale  12
     ottobre 2023, n. 12 (n. 53/IV).
       Reso in data 12 marzo 2024.
       Inviato in data 14 marzo 2024.

                   CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)

       -  Legge regionale n. 10/2005, art. 3 - Programma triennale
     di sviluppo turistico 2024/2026 (n. 52/V).
       Reso in data 28 febbraio 2024.
       Inviato in data 14 marzo 2024.

             Comunicazione di approvazione di risoluzioni

       Si comunica che la IV Commissione  Ambiente, territorio  e
       mobilità   nella  seduta  n.  78  del  13  marzo  2024  ha
       approvato    la   risoluzione    Comitato   di    gestione
       dell'Autorità del sistema portuale e tasse  a  carico  dei
       sistemi portuali  (n. 4/IV).

             Comunicazione di approvazione della Relazione
          sull'attività della Commissione Antimafia relativa
                             all'anno 2023

   Si  comunica che la Commissione d'inchiesta e vigilanza  sul
  fenomeno  della  mafia e della corruzione in  Sicilia,  nella
  seduta  n.  68  del 12 marzo 2024, ha approvato la  Relazione
  sull'attività  della Commissione Antimafia relativa  all'anno
  2023 e redatta ai sensi dell'articolo 7 della legge regionale
  14 gennaio 1991, n. 4.

         Comunicazione di deliberazione della Giunta regionale

        Si  comunica  che  è  pervenuta la  deliberazione  della
     Giunta  regionale  n. 100 dell'11 marzo  2024  relativa  a:
      Articolo  3 della legge regionale 7 luglio 2020,  n.  13 .
     Dichiarazione   dello  stato  di  crisi  e   di   emergenza
     regionale,  per la grave crisi idrica nel settore  potabile
     per   le   province  di  Agrigento,  Caltanissetta,   Enna,
     Messina, Palermo e Trapani. .
          Copia  della  predetta delibera è  disponibile  presso
     l'archivio del Servizio Commissioni.

                          Annunzio di mozioni

        N.  156 - Interventi urgenti a sostegno dell'agricoltura
     siciliana.
        De  Luca  Cateno; Cracolici Antonino; Burtone  Giovanni;
     Miccichè  Gianfranco; Dipasquale Emanuele;  Sunseri  Luigi;
     Schillaci  Roberta; Catanzaro Michele; Campo  Stefania;  Di
     Paola  Nunzio;  Marano  Jose; De Luca  Antonino;  Ciminnisi
     Cristina;  Safina  Dario;  Gilistro  Carlo;  Spada  Tiziano
     Fabio;   Cambiano   Angelo;  Venezia  Sebastiano;   Varrica
     Adriano;  La Vardera Ismaele; Chinnici Valentina;  Giambona
     Mario;   Balsamo   Ludovico;  Leanza   Calogero;   De   Leo
     Alessandro;  Lombardo Giuseppe; Sciotto  Matteo;  Ardizzone
     Martina; Saverino Ersilia
        Presentata il 14/02/24

        N.       157    -   Registrazioni   anagrafiche    delle
     famiglie omogenitoriali.
        Miccichè   Gianfranco;   Cracolici   Antonino;   Burtone
     Giovanni;  De Luca Cateno; Dipasquale Emanuele;  Pellegrino
     Stefano;   Sunseri  Luigi;  Schillaci  Roberta;   Catanzaro
     Michele;  Campo Stefania; Di Paola Nunzio; Marano Jose;  De
     Luca  Antonino; Ciminnisi Cristina; Safina Dario;  Gilistro
     Carlo;   Spada  Tiziano  Fabio;  Cambiano  Angelo;  Venezia
     Sebastiano;  Varrica Adriano; La Vardera Ismaele;  Chinnici
     Valentina;   Giambona  Mario;  Balsamo   Ludovico;   Leanza
     Calogero;  De  Leo  Alessandro; Lombardo Giuseppe;  Sciotto
     Matteo; Ardizzone Martina; Saverino Ersilia
        Presentata il 21/02/24

        N.  159 - Interventi per il sostegno al settore agricolo
     e zootecnico in Sicilia.
        Catania  Giuseppe Sebastiano; Assenza Giorgio;  Savarino
     Giuseppa;  Zitelli  Giuseppe; Galluzzo Giuseppe;  Intravaia
     Marco; Daidone Letterio Dario; Auteri Carlo
        Presentata il 23/02/24

        N.  166  -  Iniziative urgenti per la  salvaguardia  del
     comparto agricolo regionale.
        Pace       Carmelo;    Giuffrida    Salvatore;    Abbate
     Ignazio;
        Marchetta Serafina
        Presentata il 18/03/24

   Le  mozioni  saranno  demandate, a  norma  dell'articolo  153  del
  Regolamento  interno,  alla Conferenza dei  Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari   per  la  determinazione  della  relativa   data   di
  discussione.


   1  Con  note  protocollate rispettivamente ai nn. 2157-ARS/2024  e
  2159-ARS/2024   del 26 marzo 2024, pervenute prima della  votazione
  in  Aula   della  mozione, d'ordine degli onorevoli  La  Vardera  e
  Balsamo,  è  stato comunicato, con la prima nota, che  a  causa  di
  probabile errore materiale in sede di presentazione della   mozione
  n.  157  (...)  è  stato inserito tra i  firmatari   il   nome  del
  sottoscritto  on. Ismaele La Vardera ,  richiedendone  pertanto  la
  rimozione   del   nominativo  dall'elenco  dei  firmatari;  con  la
  seconda  nota, sempre con le identiche motivazioni, per  richiedere
  la  rimozione  del nominativo dell'on. Balsamo dal medesimo  elenco
  dei firmatari.