Presidenza del Presidente Galvagno
Presidenza del vicepresidente Di Paola
La seduta è aperta alle ore 11.15
PRESIDENTE. Avverto che il processo verbale della seduta
precedente è posto a disposizione degli onorevoli deputati che
intendano prenderne visione ed è considerato approvato, in assenza
di osservazioni in contrario, nella presente seduta.
Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno, do
il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali votazioni
mediante procedimento elettronico che dovessero avere luogo nel
corso della seduta.
Invito, pertanto, i deputati a munirsi per tempo della tessera
personale di voto.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Missione
PRESIDENTE. Avverto che con nota e-mail del 25 marzo 2024
protocollata in pari data al n. 696-PRE/2024, l'onorevole Sunseri
ha comunicato, che a causa di motivi personali, non ha preso parte
al 10 vertice europeo delle Regioni e delle Città, svoltosi a Mons
(Belgio) il 18 e il 19 marzo 2024, di cui alla nota di
autorizzazione protocollata al n. 489-PRE/2024 e di cui alla
comunicazione di missione nella seduta d'Aula n. 98 del 12 marzo
2024.
L'Assemblea ne prende atto.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Avverto che le comunicazioni di rito di cui
all'articolo 83 del Regolamento interno dell'Assemblea saranno
riportate nell'allegato A al resoconto dell'odierna seduta.
Comunicazione relativa a cariche interne di Gruppo parlamentare
PRESIDENTE. Informo che, con nota del 20 marzo 2024, protocollata
in pari data al n. 2025-ARS/2024 l'onorevole Assenza, Presidente
del Gruppo parlamentare Fratelli d'Italia XVIII Legislatura , ha
comunicato che nella medesima data l'on. Carlo Auteri è stato
eletto Vicepresidente del Gruppo parlamentare.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione relativa ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che, a seguito di ricognizione generale, le
interrogazioni numero 448, 740, 762 e 791 già annunziate come
interrogazioni con richiesta di risposta orale, sono invece
presentate quali interrogazioni con richiesta di risposta scritta.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di costituzione di Intergruppo in materia di
Nomofobia e problematiche connesse all'utilizzo dei dispositivi
digitali
PRESIDENTE. Informo che con nota del 20 marzo 2024, protocollata
in pari data ai numeri 2017 e 660, l'onorevole Carlo Gilistro ha
comunicato l'avvenuta costituzione dell'Intergruppo parlamentare in
materia di Nomofobia e problematiche connesse all'utilizzo dei
dispositivi digitali . Dall'acclusa documentazione risulta che il
citato Intergruppo è così composto: onorevole Gilistro, Presidente;
onorevole Pellegrino, Vicepresidente; onorevole Saverino,
Vicepresidente Vicario; onorevole Marchetta, Tesoriere; onorevoli
De Leo, Campo, De Luca, Chinnici, Castiglione e Gennuso componenti.
Copia integrale di tutta la documentazione è depositata presso il
Servizio di Ragioneria e il Servizio Lavori d'Aula.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione relativa allo svolgimento di atti ispettivi e
d'indirizzo politico
della Rubrica Agricoltura, sviluppo rurale e pesca mediterranea
PRESIDENTE. È arrivata una richiesta di rinvio per la seduta di
oggi (ore pomeridiane), da parte del Vicepresidente Sammartino, che
ho sentito, e ha dato già disponibilità a partire dalla giornata di
domani per quanto concerne la Rubrica Agricoltura' e per le
mozioni che avevamo pensato di poter discutere nella seduta
pomeridiana. In tutti i casi, decideremo subito dopo l'Aula durante
la Capigruppo.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Gilistro ha chiesto congedo
per la seduta odierna.
L'Assemblea ne prende atto.
Stato per la Regione siciliana
e agli studenti e docenti del Liceo Linguistico Statale "Ninni
Cassarà" di Palermopresidente Di Paola
Indirizzo di saluto ai Prefetti dell'Isola, al Commissario dello
Stato per la Regione siciliana
e agli studenti e docenti del Liceo Linguistico Statale Ninni
Cassarà di Palermo
PRESIDENTE. Allora, prima di passare all'ordine del giorno, vorrei
ringraziare per l'invito che è stato accettato e, pertanto, per la
presenza di Sua Eccellenza il prefetto Filippo Romano, Maria
Carmela Librizzi, Massimo Mariani.
Ringrazio, inoltre, il Capo di Gabinetto del Prefetto di Enna, la
dottoressa Silvia Caponnetto, la dottoressa Rosalia Mirrione e poi
il Viceprefetto Vicario di Ragusa, la dottoressa Cettina Pennisi,
Marinella Iacolare.
Ringrazio inoltre il Capo di Gabinetto e il Prefetto di Trapani,
Luciano Zanto Platamone e il Commissario dello Stato per la Regione
siciliana, il dottor Ignazio Portelli.
Mi fa piacere vedere, in Aula, anche una classe del Liceo
linguistico statale Ninni Cassarà . Ringrazio la dirigente
scolastica Daniela Crimi e i professori Ingroia Salvatore, Giovanna
Lala e Turco Liveri e, chiaramente, tutti quanti i ragazzi
presenti.
parlamentare speciale d'inchiesta e vigilanza sul fenomeno della
mafia e della corruzione in Sicilia (Doc. III)
Discussione sulla relazione, per l'anno 2023, della Commissione
parlamentare speciale d'inchiesta e vigilanza sul fenomeno della
mafia e della corruzione in Sicilia, approvata ai sensi
dell'articolo 7, comma 1, della legge regionale 14 gennaio 1991, n.
4 e successive modificazioni (doc. III).
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno
«Discussione sulla relazione, per l'anno 2023, della Commissione
parlamentare speciale d'inchiesta e vigilanza sul fenomeno della
mafia e della corruzione in Sicilia, approvata ai sensi
dell'articolo 7, comma 1, della legge regionale 14 gennaio 1991, n.
4 e successive modificazioni» (Doc. III).
Invito la Commissione a prendere posto nell'apposito banco.
Ha facoltà di parlare il Presidente della Commissione e relatore,
onorevole Cracolici.
Aggiungo un ringraziamento all'onorevole Cracolici e alla
Commissione tutta per il lavoro che stanno svolgendo.
Nella passata legislatura ho fatto parte, come componente, della
Commissione presieduta dall'allora onorevole Fava, e nonostante
quelli che sono determinati caratteri politici molto differenti,
gli riconosco una grandissima capacità e la stessa capacità la
riconosco all'onorevole Cracolici e a tutta la Commissione molto
impegnati in sedute molte volte anche abbastanza lunghe e li
ringrazio veramente per l'impegno che stanno profondendo, sia
all'interno di quest'Assemblea ma anche con delle Commissioni
itineranti al di fuori di quest'Assemblea.
Do la parola all'onorevole Cracolici. Prego Presidente.
CRACOLICI, presidente della Commissione e relatore, anch'io mi
associo ai ringraziamenti agli ospiti che sono qui presenti, dai
prefetti, al Commissario dello Stato, alla scuola, all'Istituto
linguistico Ninni Cassarà', per avere accolto e reso così anche un
momento significativo. È il primo anno, il lavoro del primo anno
della Commissione Antimafia', che abbiamo in qualche modo
sintetizzato in una relazione che abbiamo depositato e che può
essere esaminata dai colleghi, visto che si trova anche sul
dispositivo.
Appunto, dicevo, presentiamo oggi un lavoro che si è sviluppato e
i dati di dettaglio non li cito, proprio perché sono già contenuti
nella relazione che potrete vedere.
In realtà, abbiamo fatto due relazioni. La prima, appunto, è il
report generale sull'attività della Commissione in senso lato e un
report che, invece, ha riguardato il viaggio nelle nove Prefetture
siciliane con le audizioni che abbiamo avviato con i comitati per
l'ordine della sicurezza delle nove Province, Polizia, Carabinieri,
Guardia di finanza, Dia, gli organi inquirenti delle Procure
distrettuali antimafia, delle Procure generali, delle Procure della
Repubblica, delle sedi di Corte d'appello e dei rispettivi
presidenti, ma ciò che ha costituito una novità - che rivendico
come un carattere inedito per la stessa attività della Commissione
Antimafia' - è la contemporanea audizione nelle nove Province
siciliane di 302 sindaci, sui 382 esistenti, che ha offerto la
fotografia dello stato del sistema istituzionale locale per
fronteggiare le variegate modalità di presenza della criminalità
mafiosa in tutto il territorio siciliano.
La Commissione, nelle 70 sedute, ha affrontato singole questioni
che rientrano nelle competenze previste dalla legge per i casi di
corruzione e, in particolare, abbiamo avviato indagini sulla
motorizzazione di Palermo, sulla gestione del 118, lo scandalo
delle invalidità civili del Consorzio autostrade siciliane e,
contemporaneamente, ha promosso confronti tesi a rafforzare il
ruolo della Regione e una partecipazione attiva della stessa
Regione in materia di legislazione sugli appalti, del contrasto
alla diffusione del crack, fenomeno nuovo e per certi versi, che
caratterizza l'impreparazione del sistema tutto istituzionale di
fronte ad una diffusione di una droga che sta devastando non tanto
e soltanto le grandi città, ma che si è diffuso in maniera
capillare in tutto il territorio siciliano, dai piccoli, ai medi,
ai grandi comuni siciliani.
Assieme ai temi - dicevo - della dispersione scolastica, sulla
gestione dei beni confiscati, della lotta al racket, promuovendo
sinergie con la scuola siciliana e con l'associazionismo antiracket
e infine promuovendo, per la prima volta, un protocollo d'intesa
sottoscritto con la Conferenza episcopale siciliana, proprio per il
ruolo che attribuiamo alla Chiesa siciliana nell'essere un soggetto
attivo di contrasto al degrado e alla marginalità sociale che
caratterizza larga parte del nostro territorio.
Tutto ciò che riguarda le specifiche attività è contenuto nella
relazione e, anche per ragioni di tempo - visto che la relazione di
oltre venti pagine - preferisco offrire all'Aula una sintesi che
possa, in qualche modo, dare il senso di quello che non è soltanto
qual è lo stato della mafia in Sicilia, ma come contribuiamo a
rilanciare l'impegno delle Istituzioni contro la mafia e la
corruzione. Insomma, che facciamo noi?
Un dato è sotto gli occhi di tutti: la mafia continua ad essere
forte, presente in maniera capillare in tutto il territorio
siciliano attraverso famiglie mafiose che esercitano il controllo
dei diversi mandamenti e l'influenza dei clan che viene esercitata
innanzitutto attraverso il traffico della droga, nelle sue forme
anche più moderne, non solo la cocaina e l'eroina ma anche tutte le
forme di droga cosiddette "sintetiche", che sono frutto anche di
modelli di consumo che sono stati importati da clan esterni alla
Sicilia, ma che in qualche modo hanno dato il "know-how", in
particolare il crack, sviluppatosi attraverso il clan dei mafiosi
nigeriani.
La mafia, quindi, esercita un controllo capillare, non c'è
provincia siciliana, non c'è territorio della Sicilia che non sta
conoscendo questo fenomeno della droga e del consumo che sempre più
si diffonde, aumenta la domanda e, quindi, aumenta l'offerta e
investe soprattutto nuove generazioni, giovani, in alcuni casi
minorenni, che si affacciano alla droga a basso costo e rischiamo
di creare un sistema che nei prossimi anni renderà queste persone,
questi ragazzi sempre più degli ebeti che girano nelle nostre città
perché, a differenza di altre droghe, contro il crack - ci dicono
gli esperti - ad oggi non esistono neanche antidoti che possano
contrastare la dipendenza da questa droga.
Ma allo stesso tempo, la mafia esercita il controllo del
territorio attraverso le estorsioni, dove la caratteristica che
emerge è che il fenomeno estorsivo è meno virulento rispetto anche
ad altri momenti della nostra storia; ed è più capillare, perché il
motto è "pagare meno, per far pagare tutti". E in alcuni casi
abbiamo delle evidenze investigative che dimostrano che il fenomeno
dell'estorsione presenta caratteristiche anche inedite rispetto al
passato, dove non c'è solo la paura dell'estorto e, quindi, il
silenzio, ma in alcuni casi c'è una vera e propria disponibilità
degli estorti a cercare i loro estortori, a mettersi a posto', a
essere in qualche modo nelle condizioni di determinarsi, nei
singoli territori dove Cosa nostra' esercita la sua influenza, a
mettersi a disposizione, e non solo attraverso il fenomeno
estorsivo. E, quindi, questa caratteristica di un'estorsione che
per Cosa nostra' innanzitutto vuol dire non solo raccogliere
denaro illecito ma è, prevalentemente, anche una forma di
affermazione, di presenza e di controllo del territorio. Il pizzo
viene utilizzato proprio per affermare, in alcune parti del
territorio siciliano, chi comanda, le famiglie alle quali bisogna
fare riferimento, con una caratteristica anche qui che via via va
mutando, anche il sistema di raccolta del pizzo, dove alle
classiche forme di estorsione, sempre più c'è un sistema del pizzo
che si presenta attraverso le forniture alle imprese, i servizi
offerti alle stesse imprese. Insomma con una battuta: oggi la mafia
rilascia persino la fattura alle imprese che in qualche modo si
sottopongono al sistema estorsivo Quindi, si è in una fase nella
quale l'attività estorsiva costituisce una delle attività del
rischio di impresa.
Questo è oggi lo stato della presenza mafiosa che in maniera
concreta esercita il dominio in alcune realtà della Sicilia e in
alcune zone dove la fa da padrona, visto che negli ultimi anni i
livelli di degrado, soprattutto in alcune periferie, hanno
consentito di far vivere quelle zone delle nostre città come zone
terra di nessuno', dove in alcuni casi c'è soltanto l'attività
pionieristica di parroci, di scuole, delle forze di polizia che
sono presenti in questi territori ma dove, sostanzialmente, non c'è
la organizzazione di uno Stato presente in maniera sistemica per
fronteggiare il degrado sociale e il degrado civile.
Dicevo, la mafia è forte, dopo l'arresto di Matteo Messina Denaro,
che è avvenuto nelle prime settimane di istituzione della nuova
Commissione Antimafia siciliana, qualcuno ha lasciato credere o
rischiava di passare l'idea che arrestati i grandi boss - e questo
è stato un successo dello Stato, seppur con le lentezze con cui si
è arrivati a questo successo - insomma la mafia era sconfitta, la
mafia era un fenomeno sempre più marginale nella nostra vita. Le
evidenze ci dicono l'esatto contrario, la mafia è presente in ogni
mandamento, clan mafiosi, in alcuni casi, anche in accordo fra di
loro, persino le cosiddette conflittualità che nel passato hanno
caratterizzato momenti anche di conflittualità estrema con decine,
se non centinaia di morti, oggi abbiamo una organizzazione
criminale che fa accordi perché fa affari e, quindi, gli accordi
consentono una bassa conflittualità, una minore visibilità in
termini di preoccupazione sociale. Insomma si presenta, forse in
maniera meno solida, ma certamente in forma più gassosa, cioè il
puzzo della mafia continua a entrare nelle nostre narici ma ciò che
preoccupa è che, spesso, a partire dalle istituzioni, non
avvertiamo quell'odore nauseante della presenza delle
organizzazioni criminali nelle nostre città.
Dicevo, la mafia è forte, ma va detto con altrettanta onestà e
nettezza che lo Stato è altrettanto forte. Ha mostrato, pur con le
sue lentezze, di essere in grado di contrastare i mafiosi,
centinaia di arresti, le grandi latitanze sono state sconfitte,
anni di carcere e soprattutto patrimoni ingenti sequestrati e
confiscati, che poi è la cosa che più teme l'organizzazione
mafiosa.
I mafiosi mettono nel conto di andare in carcere. In alcuni casi
costituisce un pedigree perfino curriculare. Ma quello che temono i
mafiosi e le organizzazioni criminali è la possibilità di colpire i
loro patrimoni, la loro ricchezza, che è ingente, che tende in
qualche modo a nascondersi sempre di più, ma che con grande
efficacia lo Stato ha saputo, in qualche modo, combattere e
contrastare.
Non è un caso che la Sicilia è la Regione dove c'è il più alto
numero di beni immobili confiscati in Italia: circa il 60% dei beni
immobili sequestrati e confiscati è nel territorio della Regione
siciliana, così come l'alto numero di imprese confiscate alla mafia
vede la Sicilia con numeri assai elevati, con una preoccupazione,
sulla quale poi tornerò nel fare le proposte, che abbiamo un
livello di mortalità delle imprese confiscate alla mafia pari al
98%. È un dato inaccettabile.
Ora questo non vuol dire che in parte il sistema delle imprese
mafiose, per sua natura, non abbia, non debba avere caratteristiche
tali che è meglio rimuoverle dal mercato libero, dal mercato
legale. Molte imprese nascono solo con finalità di riciclaggio, di
fatturazioni false, ma ci sono anche imprese dove ci sono decine e
decine di lavoratori che nel momento in cui falliscono il rischio
che passi il messaggio che con la mafia lavoravano e con lo Stato
vivono una grande difficoltà, questo rischio è molto alto. Di
questo non possiamo affidare l'effetto e l'efficacia delle azioni
di rilancio dell'economia delle imprese confiscate alla sola
Agenzia nazionale dei beni confiscati che, voglio dirlo con grande
nettezza, il suo modello organizzativo non funziona. Basti pensare
che in Sicilia la gran parte del territorio siciliano, in
particolare province di Caltanissetta, Enna, Messina, Catania,
Siracusa e Ragusa sono gestite dall'Agenzia dei beni confiscati con
sede in Calabria. Mentre per Palermo, Trapani e Agrigento la sede
dell'Agenzia è qui a Palermo e in alcuni casi con modelli
amministrativi che differiscono l'uno dall'altro.
È un tema sul quale la Commissione ha deciso di avviare una
valutazione, di avere un confronto con i vertici, a partire dalla
Prefetto Corda che dirige l'Agenzia dei beni confiscati per
sistematizzare e affrontare i nodi di difficoltà amministrativa che
permangono nella stessa Agenzia dei beni confiscati. Assieme al
tema - dicevo - che non possiamo delegare alla sola Agenzia dei
beni confiscati, l'efficacia di quella che la legge Rognoni-La
Torre, nel momento in cui fu varata introduceva come modalità, non
solo di colpire i patrimoni mafiosi ma di restituire alla società,
ai territori, ciò che la mafia aveva sottratto. Restituirle in
forma di gestione dei beni, restituire anche le società
rimettendole in bonis, con una capacità di saper reggere la sfida
della legalità.
E noi, a mio avviso, dobbiamo fare la nostra parte. Dicevo, oggi
il sistema criminale presenta una forza dilagante nei territori con
uno Stato altrettanto efficace, ma non c'è dubbio che ci sono
segnali che ci preoccupano, soprattutto in alcune province. C'è
stato evidenziato come - mai forse come adesso - in molti
territori si sia diffuso un possesso di armi persino in ambienti
insospettabili.
La cronaca ci consegna un pericoloso modello di comportamenti
anche tra i giovanissimi. Per ultimo, il caso di un ragazzo di 17
anni che, prima di recarsi in discoteca, si è munito di una pistola
per entrare in discoteca. Allora, avere un'arma gestita dal sistema
clandestino, dal sistema illecito, è diventato, in alcuni casi, uno
status symbol. Ora, tutto questo non può essere considerato tout
court come episodi connessi all'appartenenza alle associazioni
mafiose, faremmo una semplificazione troppo banale, ma, certamente
- ed è questo il dato che ci deve preoccupare - che si diffonde
quella mafiosità come stile di vita
Il concetto della cultura mafiosa, al di là dell'appartenenza alle
associazioni mafiose, costituisce quell'humus che in alcuni
ambienti è elemento unificante e, per certi versi, identitario,
malgrado lo straordinario lavoro che è stato fatto in tutti questi
anni, innanzitutto dalla scuola siciliana. E, però, dobbiamo
chiederci: «dove stiamo sbagliando?» e come possiamo intervenire
per correggere quel rischio di rilanciare la cultura mafiosa come
l'unico tratto identitario della cultura siciliana?
Dicevo, la mafia c'è, lo Stato c'è, ma va detto con altrettanta
onestà, che in questi ultimi anni sembra arretrare la società
civile. Cresce un sentimento di indifferenza che poi, in molti
casi, è quello che più favorisce la presenza mafiosa nei nostri
territori: il girarsi la faccia, il far prevalere non sono fatti
miei . Questo stato d'animo e questo sentimento che,
inevitabilmente, coinvolge e travolge anche le Istituzioni. Ed è,
quindi, in questo senso che, oggi, offriamo all'Aula e alla
politica, tutta, siciliana il senso di un rilancio di un impegno
pubblico, innanzitutto della politica, ma non solo della politica
contro la mafia.
Ed è il passaggio di oggi che dobbiamo coglierlo come
un'opportunità che, a partire dalla nostra Regione, deve sapere
indicare ai siciliani, attraverso atti amministrativi e legislativi
che diano il senso di una coralità dei diversi segmenti
istituzionali impegnati contro la criminalità. Colpire i mafiosi
sul terreno reputazionale è la frontiera sulla quale dobbiamo
impegnarci di più e meglio rispetto al passato, perché la mafia, a
differenza di tutte le organizzazioni criminali, non ha solo il
fine di delinquere ma ha la necessità di avere un consenso
reputazionale, di essere riconosciuta e apprezzata, in alcuni casi,
con rispetto da parte delle persone o dei contesti sociali in cui
essa agisce.
La frontiera reputazionale è un terreno su cui di più e meglio
dobbiamo impegnare, tutti noi, affinché la mafia venga isolata e
marginalizzata dalle nostre vite. Battute come quelle che,
all'indomani dell'arresto di Matteo Messina Denaro, un pensionato
che stava nella piazza di Castelvetrano e, davanti a un microfono
commentava l'arresto, ricordando che Matteo Messina Denaro era 'un
uomo buono', che aveva fatto del bene. Ora, quello non è un atto
criminale, non è un reato, è un'opinione ma, per certi versi, fa
più danno dello stesso ruolo di Matteo Messina Denaro
Fa più danno, perché fa passare l'idea che questa Terra continua
ad essere piegata e disponibile a convivere con le organizzazioni
mafiose nei territori. Ecco il senso, allora, del protocollo
d'intesa che abbiamo avviato con la Chiesa siciliana. Non solo un
protocollo destinato a fare di più sul terreno sociale, laddove
dobbiamo impegnare di più anche le nostre istituzioni regionali,
con la realizzazione di centri di aggregazione nelle periferie e
nei luoghi più difficili delle nostre città ma anche per sostenere
la Chiesa in quello sforzo, che sta facendo, di assumere anche
alcune battaglie simboliche, come quella di non far passare più le
processioni davanti le case dei boss con l'inchino dei Santi
Patroni o quello di vietare i funerali pubblici ai boss o ai
familiari dei boss mafiosi.
Una Chiesa non più neutra, ma una Chiesa che, in qualche modo,
sceglie da che parte stare e noi abbiamo il dovere di dare una mano
a quei parroci, a quei vescovi che, in qualche modo, stanno
assumendo anche la frontiera, così come richiamava Papa Wojtyla e,
per ultimo, Papa Francesco nel rilanciare l'impegno della Chiesa
cattolica contro i mafiosi.
Ho chiesto al Governo di essere oggi in Aula, e ringrazio il
Presidente della Regione per essere oggi qui, proprio perché non
abbiamo solo la necessità di ascoltare e ascoltarci ma anche per
assumere impegni. Per provare a fare di più e meglio rispetto al
passato
La lotta alla mafia ha, certamente, bisogno di narrazione, ha
bisogno dello storytelling, ha bisogno di memoria e guai a
rinunciare al valore della memoria che non è solo ricordo, non è
una data da celebrare, non è un 23 maggio o un 19 luglio che ogni
anno ripetiamo per ricordare quelle date e quei morti in quelle due
date. Il 23 maggio, come il 19 luglio, rappresentano la memoria di
un popolo che ha vissuto la tragedia delle stragi ma che ha saputo
anche reagire in un momento difficile per la nostra terra.
Ma abbiamo bisogno - dicevo - non solo di narrazione, di memoria,
ma abbiamo bisogno di concretezza. Veda, Presidente, in tutte le
Prefetture dove abbiamo sentito i sindaci, tutti i sindaci, dal
comune di Palermo al comune più piccolo della Sicilia, tutti hanno
evidenziato un dato preoccupante: in molti comuni non esistono più
i Vigili Urbani, che è la prima frontiera di prossimità, che in
qualche modo dà il senso della regola e dell'ordine nei nostri
territori.
Questo è un problema grave, molto grave E rispetto a questo
problema noi non abbiamo solo il dovere di raccoglierlo e di
denunciarlo, ma dobbiamo chiederci cosa possiamo fare noi e come in
qualche modo possiamo investire le istituzioni centrali, perché il
tema della sicurezza nelle nostre città, che non è solo legato alla
movida, ma che è quello legato alle piazze di spaccio, al degrado
sociale di alcune periferie, dove abbiamo bisogno, come l'aria che
respiriamo, che le istituzioni siano fisicamente presenti, anche
con le loro divise
Ed è una battaglia che abbiamo il dovere di rilanciare sul piano
generale, non facendola vivere come un aspetto connesso ai conti o
alla regolarità dei bilanci: il tema della sicurezza deve essere
vissuto come una priorità per i territori difficili, soprattutto
quelli siciliani, della politica tutta.
Così come il tema dei Vigili, ciò che ci ha colpito è che in molti
comuni siciliani, e soprattutto in comuni difficili... abbiamo
fatto una nota ricordando il caso di Acate, un comune della fascia
trasformata del ragusano, dove qualche tempo fa è scomparso un
lavoratore ivoriano, di cui non si è saputo più nulla. Siamo andati
lì proprio per manifestare, come dire, un'attenzione e una
centralità delle istituzioni regionali su quel tema, ma attorno a
quel tema, sul tema della sicurezza e della legalità. Bene, abbiamo
scoperto che ad Acate, come in tantissimi comuni siciliani, non
esiste la videosorveglianza. Questi comuni non hanno nessun
occhio' che registra i movimenti di quel territorio
E abbiamo scoperto pure, caro Presidente, che paradossalmente più
i comuni sono in difficoltà, in alcuni casi quasi la metà dei
comuni siciliani, come è noto, sono o in dissesto o in predissesto,
sono quei comuni che non possono accedere neanche ai bandi del PON
nazionale, perché non potendo cofinanziare gli interventi per
realizzare i sistemi di sicurezza, nelle proprie città, sono di
fatto esclusi
C'è un altro paradosso: che i comuni meridionali, e in particolare
quelli siciliani, secondo i criteri fissati dal Ministero
dell'Interno sulle modalità di accesso ai fondi del PON sicurezza,
paradossalmente, sono più svantaggiati, per una ragione, che nei
territori siciliani c'è un più basso numero di denunce per quelle
attività tipiche che individuano il fenomeno della criminalità
urbana Difficilmente, nei nostri comuni se viene rubata una
bicicletta si fa una denuncia, eppure tante biciclette vengono
rubate Ma non esiste, come dire, il numero che quantifica il fatto
che ci siano dei furti che non vengono segnalati da parte dei
cittadini Ma questo non vuol dire che non ci sia un problema di
sicurezza
Ora ho fatto l'esempio delle biciclette, per dire che il paradosso
è che dove abbiamo una più alta criminalità organizzata, è più
basso anche il livello di capacità di registrazione di questo dato.
E, quindi, i nostri comuni sono esclusi, o in alcuni casi,
comunque, posti in posizione in graduatoria dove difficilmente
riusciranno ad accedere a queste risorse.
Dicevo, il sostegno alle imprese confiscate, parlavo del dato del
98% delle imprese che vengono destinate alla mortalità
imprenditoriale; noi avevamo provato a fare una norma che poi ha
vissuto il problema delle impugnative perché finanziata, con i
fondi FSC, ancor prima che fossero assegnati alla nostra Regione,
per destinare un fondo attraverso l'IRFIS per l'accesso al credito
agevolato alle imprese che sono sottoposte al regime di confisca,
con tutte le procedure di garanzia, l'asseveramento dell'Agenzia,
degli amministratori giudiziari, dando un messaggio che la Sicilia,
e la Regione, non vuole per forza fare morire le imprese confiscate
alla mafia, è un messaggio forte che dà in qualche modo, da
un'altra direzione a quello che appare un destino ineluttabile di
quelle che sono, appunto, le imprese confiscate, così come tanti
beni immobili che non vengono assegnati perché non sono più nelle
condizioni di essere agibili, sono stati devastati, sono stati
distrutti, noi dobbiamo fare la nostra parte, provare a restituire
questi beni proprio per manifestare il successo dello Stato nel
momento in cui restituisce ciò che è stato sottratto ai mafiosi
alle comunità locali.
Queste sono proposte concrete che noi affidiamo, innanzitutto, al
Governo ma anche al Parlamento perché la lotta alla mafia abbia,
ripeto, narrazione, ma abbia concretezza.
La nostra sfida, e mi avvio alle conclusioni, è far sentire il
fiato sul collo alla mafia, far sapere che ci siamo, far sapere che
siamo attenti, che non siamo distratti, che non stiamo, in qualche
modo, accettando quel fenomeno che è preoccupante, di
rassegnazione, un episodio per tutti: in un momento in cui cresce
il fenomeno estorsivo si riduce il numero delle associazioni
antiracket che agiscono nel territorio. In alcune province, non ci
sono più associazioni antiracket, in diverse province il fenomeno
dell'associazionismo antiracket è esclusivamente di assistenza
legale alle vittime, nulla di più: abbiamo bisogno di rafforzare il
tessuto associativo nel territorio perché la lotta al racket si fa
con le denunce ma si fa anche con la consapevolezza di avere
attorno a te un sistema che, in qualche modo, sta al tuo fianco, le
Istituzioni, l'associazionismo antiracket, ed è per questo che
abbiamo annunciato che faremo, entro fine anno, una sorta di Stati
generali dell'antiracket siciliano, anche per superare divisioni,
lacerazioni, gelosie, che ci sono anche in quel mondo, come tutti i
mondi fatti da uomini e gli uomini, come si sa, spesso prediligono
ciò che li divide rispetto a quello che li unisce.
Insomma, far sentire il fiato sul collo di tutte le Istituzioni,
aiutare la Chiesa in questo sforzo nuovo con cui sta affrontando la
battaglia reputazionale, che è un passo fondamentale della
battaglia da vincere in Sicilia.
Questo vale anche per la lotta alla corruzione, veda, Presidente,
è da un anno che ci siamo insediati noi ci siamo occupati di alcuni
episodi, onestamente ce ne siamo occupati dopo che è arrivata
l'autorità giudiziaria, arresti alla Motorizzazione, la vicenda del
CAS, gli invalidi civili, le mazzette per avere un diritto da parte
dei siciliani che veniva, come dire, corroborato da tangenti da
pagare ad alcuni funzionari, medici e tanti altri casi, quello che
ci preoccupa non è semplicemente il fenomeno della corruzione
inteso come fenomeno individuale in cui qualcuno si mette a
disposizione.
Anche qui, alcune evidenze ci dicono che la stessa Cosa nostra
utilizza la corruzione come moderna P38 "non ti sparo, ti compro" e
comprarsi è meno cruento, essere comprati è meno cruento di essere
sparati
E allora anche qui dobbiamo vedere nella corruzione un sistema
pervasivo della criminalità, non è solo uno scambio tra corrotto e
corruttore.
C'è qualcosa di più in Sicilia. Ecco perché noi diciamo con
nettezza, dobbiamo affrontare un grande tema di come rinnoviamo la
nostra macchina amministrativa, di come cancelliamo, se non
riduciamo, i poteri di discrezionalità soggettiva delle procedure
amministrative.
In questo ci può aiutare la digitalizzazione, l'informatizzazione,
persino i protocolli informatici.
In alcuni pezzi dell'Amministrazione, costituiscono ancora delle
chimere, perché dove non ho il protocollo informatico ho la
possibilità di decidere chi mandare avanti e chi far rimanere
indietro.
E in quella decisione spesso c'è la ragione stessa di una
intermediazione connessa a fenomeni corruttivi.
Quindi modernizzare la macchina e avviare con coraggio il tema
delle procedure.
Un esempio, la Motorizzazione di Palermo, abbiamo avuto evidenza
che una parte delle ragioni di quella corruzione è connessa al
fatto che non sono adottate persino le stesse procedure che sono
adottate in tutte le Motorizzazioni d'Italia.
Non è un caso che Palermo era individuata come la sede dove venire
a fare nuovi libretti per le auto e nuove patenti per stranieri da
tutta Italia Cioè, eravamo un centro di accoglienza proprio perché
qui era più facile poter trasformare la registrazione di un mezzo e
quindi poterne dare qualche anno di vita in meno e quindi il valore
in più agli stessi mezzi che venivano cambiati i libretti di
circolazione.
Ripeto ed è paradossale che questo è avvenuto per le procedure
E allora noi dobbiamo sapere che far sentire il fiato sul collo è
una delle azioni politici e questo vale, e chiudo sulla legge sugli
appalti.
Lo dico con preoccupazione noi abbiamo recepito una legge
nazionale, una legge che io, personalmente, ma questo è il mio
giudizio, considero sbagliata, perché ha liberalizzato i
subappalti.
Perché in una terra come la Sicilia il sistema dei sub appalti è
stata storicamente un sistema di accesso e di infiltrazione di
imprese che nulla avevano a che fare con l'attività economica e
invece prevalentemente era un'attività connessa al riciclaggio e la
liberalizzazione dei sub appalti costituisce un pericolo,
soprattutto in un tempo in cui tra PNRR, nuove risorse che dobbiamo
spendere, può costituire un gigantesco sistema di infiltrazione nel
nostro sistema istituzionale e amministrativo.
E allora anche qui, diamoci degli strumenti nei limiti della
legislazione esistente.
Noi abbiamo proposto all'Assessore, al Governo, istituiamo un
osservatorio sugli appalti dobbiamo fare in modo che così come cosa
nostra sa tutto di tutti, perché cosa nostra è in grado di sapere
in quale giorno e in quale luogo si svolge una gara, perché ha il
controllo del sistema.
La Pubblica Amministrazione no, la Pubblica Amministrazione spesso
è frammentata, parcellizzata e quindi c'è persino un difetto di
conoscenza tra la criminalità e lo Stato.
Allora costituiamo un osservatorio che prova in qualche modo
intanto a far sapere che lo Stato c'è e ha un occhio vigile su
tutto quello che succede. Questa è la sfida di uno Stato attivo,
non rassegnato e che dà un messaggio all'opinione pubblica, e alla
società tutta, che non è il tempo di arretrare ma è il tempo di
rilanciare la lotta alla mafia.
(applausi)
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cracolici.
Dichiaro aperta la discussione. Mi associo ai ringraziamenti che
ha fatto l'onorevole Cracolici. Prima non avevo salutato il
Presidente della Regione, con il quale tutta la mattina abbiamo
lavorato anche per qualche proposta, e ringrazio il Presidente
Schifani e anche la dottoressa Adorno che mi dicono che sia appena
arrivata.
È iscritto a parlare l'onorevole La Vardera. Ne ha facoltà.
LA VARDERA. Signor Presidente Galvagno, onorevole Presidente della
Regione Schifani, colleghi deputati, colleghi della Commissione
Antimafia abbiamo ascoltato la relazione del Presidente. Io
intervengo sia come vicepresidente della Commissione, ma che come
capogruppo di Sud chiama Nord .
Ci tengo a sottolineare la diffusa e completa relazione del
Presidente quindi, come dire, vorrei sottolineare qualche aspetto,
onde evitare di essere ripetitivo.
Una battaglia che abbiamo portato avanti, che oggi è centrale
nella lotta alle mafie, voglio ringraziare anche la presenza dei
Prefetti, delle autorità civili, militari. Grazie per la vostra
presenza. Grazie, ovviamente, agli studenti del Liceo Cassarà.
Nella lotta alle mafie, dicevo, una battaglia cruciale che abbiamo
e dobbiamo portare come Parlamento tutto, e voglio ringraziare per
questo l'istituzione dell'Intergruppo contro le droghe e il crack e
i colleghi che ne fanno parte che, in tempi non sospetti, ormai un
anno fa abbiamo ascoltato il grido di dolore, presidente Schifani,
di Francesco Zavatteri, un papà che ha perso il suo povero figlio a
soli 17 anni dopo l'ennesima dose di crack.
E allora, questo Intergruppo parlamentare contro le droghe, nei
giovani e negli adolescenti, ha collaborato con la Commissione
Antimafia, ha fatto un lavoro importante nella relazione di un
disegno di legge ad hoc, consegnatoci dagli studenti
dell'Università di Palermo, dalla Casa di Giulio, da SOS Ballarò,
la professoressa Clelia Bartoli. Un disegno di legge che apre uno
squarcio in un momento in cui sul tema, Presidente, la Regione
siciliana è indietro e c'era un vuoto normativo, c'è un vuoto
normativo che non può fare altro che dare adito a questa politica,
dare spazio a questa classe dirigente, di riempire questo vuoto.
Allora, nel lavoro che abbiamo fatto in tutte le prefetture -
diceva bene il Presidente Cracolici -, abbiamo individuato questa
presenza massiva e massiccia, purtroppo, del consumo di droghe, e
il dato eclatante, il dato assai preoccupante, è che già da
giovanissimi dai 12, ai 13, ai 14 anni ci si affaccia in questo
mondo e il crack diventa una delle droghe più, purtroppo,
utilizzate nelle giovani generazioni.
Allora questo Intergruppo è nato, e ho l'onore di presiederlo
insieme con tanti colleghi, proprio con un obiettivo presentare una
legge, che abbiamo presentato, e far sì che questo disegno di legge
possa diventare legge nel più breve tempo possibile. Abbiamo
lavorato gomito a gomito con le associazioni di tutta la Sicilia,
abbiamo redatto un disegno di legge che in questo momento si trova
in Commissione Sanità per le opportune valutazioni. Abbiamo chiesto
di fare in fretta, Presidente Schifani, perché il tempo non c'è
più. E devo dire che il Parlamento, nella scorsa legge finanziaria,
ha dato un segnale ha dato un segnale con una somma che è stata
apposta in capitolo di bilancio, e che dalle interlocuzioni avute
con lei prima di quest'Aula, ho avuto anche rassicurazioni sulla
non impugnativa della norma stessa e che, quindi, c'è la
possibilità che questa, come dire, piccola somma che abbiamo posto
nel nostro bilancio, possa poi servire per il disegno di legge.
Questa è una notizia che apprendiamo con grande favore, Presidente
Schifani.
Oggi bisogna andare a fare un passo in avanti, perché sul tema la
velocità è tutto. E noi preghiamo e speriamo, e condivido nella
condivisione di tutta l'Assemblea, di tutto il Parlamento, che
questo disegno di legge possa essere approvato prima delle europee
perché, evidentemente, il tempo non c'è più. Abbiamo trascorso un
anno perché era giusto così, era un disegno di legge complicato,
bisognava lavorare su alcuni aspetti tecnici e devo dire che va
ringraziato, perché giusto così, sia l'assessorato alla sanità che
all'assessorato alla famiglia che, insieme, hanno cercato di
mettere - come dire - un maggiore input.
Don Tonino Bello, Presidente, diceva che davanti al tribunale di
Dio non ci chiederanno se siamo stati credenti ma se siamo stati
credibili e oggi, Presidente, la politica deve farsi una seria
analisi e auto riflessione sulla propria credibilità. Oggi,
purtroppo, la politica chiede il consenso della mafia perché è
chiaro che la mafia ci fa schifo, ma certi voti della mafia a volte
ci fanno comodo.
Allora, io parlo per esperienza personale, quando nel 2018 mi
trovai in uno sgabuzzino della Kalsa di Palermo e davanti a me,
Gino Abbate detto "Gino U Mitra", mi ha offerto un pacchetto di
voti a 30 euro l'uno, per comprarli in quel quartiere, perché mi
diceva chiaramente che per entrare in quel quartiere bisognava
comprare i voti Allora, Gino Abbate, dopo la mia denuncia, è stato
arrestato per voto di scambio politico mafioso e oggi ci pone un
problema serio della credibilità della politica e che, ancora oggi,
spesso e volentieri la mafia vuole controllare le elezioni
democratiche.
L'esperienza che porto in quest'Aula, personale e diretta, ci dice
che dobbiamo fare dieci passi in avanti sulla credibilità della
politica ed è lei, Presidente, che ha questo compito, far sì che la
politica sia credibile fino in fondo, far sì che certi soggetti -
come abbiamo visto nelle cronache scorse - che sono stati e sono in
questo momento in fase di indagine, perché addirittura detenevano
sostanze stupefacenti con l'aggravante di favorire "Cosa nostra" e
questo è un tema che è centrale in questo dibattito, Presidente.
Davanti a questi fatti, noi non possiamo rimanere a guardare.
Dobbiamo dire, senza se e senza ma, che ovviamente quelle
categorie non vogliono in qualche modo e non devono entrare in
nessuna maniera a far parte della politica regionale
Non posso non citare in questo intervento anche un aspetto delle
relazioni che abbiamo visto durante questo lungo viaggio nelle
prefetture, un aspetto che oggi - e lo dico da giovane deputato di
questa Assemblea - è presente. Oggi, le mafie sono mafie 5.0, non
4.0 ma 5.0
Oggi, il mafioso non è più il mafioso che, tipicamente,
riconosciamo per la sua rudimentalità , per essere il mafioso con
la coppola storta, con il mitra Oggi, i mafiosi sono i mafiosi
blogger, Presidente. Sono i mafiosi come Nino Mandalà, capomafia di
Villabate, che ogni mattina sul suo blog aggiorna sulle attività
quotidiane e giornaliere di che cosa fa, tesoriere di Bernardo
Provenzano. Avvocato Nino Mandalà, due lauree, ogni mattina nel suo
blog ci dice e ci parla di temi che sono temi sociali, temi che
hanno a che fare con la società. Oggi la mafia è presente nei
canali TikTok, attraverso certi cantanti che cantano senza paura
"maresciallo non ci prendi" e poi fanno la fine che quel
maresciallo lo prende e come.
Ma il fenomeno qual è? Il racconto che facciamo qual è,
Presidente? Che questi giovani, i nostri giovani, i nostri coetanei
sono spaesati rispetto, spesso e volentieri, ai temi, perché
guardano come punti di riferimenti certe fiction televisive che
raccontano che tanto delinquere li porterà a passare la loro pena
davanti il mare, avranno il mare fuori, avranno le lezioni di
chitarre e pianoforte, si potranno fidanzare e davanti a quelle
fiction televisive passa il messaggio terribile che tanto alla fine
delinquere poi così male non è
Allora noi, come politica, abbiamo il compito e il dovere di
raccontare un'altra faccia della medaglia e io ogni giorno ho il
privilegio di potere incontrare i giovani, in ogni parte della
Sicilia, nelle scuole per raccontare che la politica vuole fare un
passo in avanti sul sulla credibilità. Perché non possiamo
permetterci linee di demarcazioni sottili, perché non possiamo
permetterci di non essere per prima noi al di sopra di ogni
sospetto, e mi ci metto per prima io. Oggi dobbiamo dire, senza se
e senza ma, che non vogliamo avere l'appoggio, anche nell'esercizio
delle nostre funzioni, anche nelle campagne elettorali, con
soggetti che possono essere anche in odor di mafia. Perché noi
aspettiamo l'arrivo della magistratura e diciamo sempre "ma è
ancora indagato", "ci sono ancora le indagini"
Vero, ma non possiamo aspettare che per prima arrivi la
magistratura quando spesso la questione morale in questo Paese è
centrale, e quando già si evincono dalle carte atteggiamenti che
possono essere atteggiamenti ambigui, noi dovremmo dire, senza se e
senza ma, da che parte stiamo. Certo, dovremmo dire "senza se e
senza ma" che evidentemente sarebbe cosa buona e giusta evitare di
volere, in qualche maniera, nelle nostre compagini politiche - ci
vuole coraggio, me ne rendo conto - soggetti che poi alla fine
hanno avuto condanne per mafia, perché sa, Presidente, possiamo
essere tutti, tutti credenti ma essere credibili, come diceva Don
Tonino Bello, è un'altra partita. Allora, ci affidiamo alle sue
mani, Presidente, e affidiamo nelle sue mani questa visione che
deve essere una visione che va al di là della morale becera, del
giustizialismo spicciolo, ma dev'essere una morale che pone quei
ragazzi che sono oggi in quest'Aula, davanti a loro ci devono
guardare e ci devono dire: "è vero, voi siete credibili". Annuncio,
come ho detto già nella scorsa seduta e credo che il Presidente di
questo Parlamento sia d'accordo, perché su questo tema non possiamo
fare un passo indietro e l'abbiamo concordato insieme, che come ho
già al Presidente Galvagno, come abbiamo fatto l'anno scorso,
questo Parlamento, ancora una volta, quando parliamo di lotta alle
droghe, per primi dobbiamo dare l'esempio noi e quindi sarebbe cosa
buona e giusta che rifacessimo il test antidroga. Grazie.
(applausi dal pubblico)
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Schillaci. Ne ha
facoltà.
SCHILLACI. Signor Presidente, intervengo come segretario della
Commissione Antimafia, ma anche come capogruppo del Movimento
Cinque Stelle. Ringrazio il Presidente della Regione per la sua
presenza; i colleghi e i rappresentanti delle istituzioni, ma
soprattutto ringrazio i dirigenti scolastici e i professori che
oggi hanno portato qui in Aula le nuove generazioni. Vedete, noi
della generazione "boomer" siamo cresciuti con bombe, colpi di
kalashnikov, quindi sappiamo bene cosa ha significato vivere con la
mafia. Ma voi, le nuove generazioni, possono vivere di memoria e di
narrazione che è assolutamente importante per capire le
trasformazioni che questa mafia oggi ha. Ringrazio il Presidente
Cracolici che ha esaustivamente illustrato la relazione, il lavoro
dell'anno 2023, un lavoro fatto di analisi su come si è trasformata
la criminalità organizzata, che da una parte continua ad avere
metodi e strumenti tradizionali per il mantenimento e il controllo
del territorio, dall'altra però utilizza nuove tecnologie, nuovi
sistemi per inquinare definitivamente l'economia legale. Ad
esempio, l'uso dei droni anche per lo spaccio degli stupefacenti.
Una mafia mercatista che utilizza - lo dobbiamo dire - una
triangolazione di poteri: certa politica compiacente;
amministratori e funzionari infedeli e l'imprenditoria. Perché
senza la corruzione la mafia non avrebbe modo di esistere. La
corruzione è cibo per la mafia per affermare il proprio potere sul
territorio. Ecco perché io ritengo che l'impegno, Presidente, debba
andare soprattutto in due direzioni: da una parte, il contrasto
alla corruzione che ci costa tantissimo, costa alle imprese, costa
al Paese, e da una parte anche il contrasto al disagio socio
economico, perché le mafie crescono sul disagio economico, la mafia
oggi, sebbene l'ultimo rapporto di Transparency International
Italia dice che l'Italia è passata dal sessantanovesimo posto del
2014 al quarantaduesimo posto del 2022 ma la cronaca degli ultimi
anni ci impone una puntuale riflessione, caro Presidente.
Negli anni abbiamo acquisito degli strumenti giuridici importanti
come la legge anticorruzione o come la legge 33/2013 sulla
trasparenza ma sono strumenti, che soprattutto nella nostra terra,
non sono attuati. Ancora oggi, se noi spulciamo i siti
istituzionali di enti, di dipartimenti, non sono al passo con la
pubblicazione dei dati. Abbiamo tantissimi enti che non attuano la
rotazione del personale, soprattutto in quegli uffici che sono
particolarmente esposti alla corruzione. E ancora, ad esempio, ci
siamo imbattuti durante le nostre indagini, i responsabili
dell'anticorruzione, che non hanno fatto bene il loro lavoro e
nonostante tutto sono stati rinnovati o addirittura vengono
nominati dei responsabili dell'anticorruzione che sono
sovraccaricati, per cui inevitabilmente risultano inefficaci. Ecco
perché occorre davvero un impegno puntuale sull'anticorruzione e
sulla trasparenza dei nostri siti.
Veda, Presidente, abbiamo, sia nella scorsa legislatura, che in
questa legislatura, vediamo enti, dipartimenti, che vengono
utilizzati come veri e propri bancomat di certa politica per fare
il proprio consenso elettorale sul territorio. Questo non può più
esistere, anche perché nel frattempo abbiamo le nuove generazioni
che non trovando delle opportunità concrete in questa terra vanno
via, vanno via abbandonando un territorio e noi li mandiamo a fare
la fortuna di altre regioni o di altri Paesi. Ecco perché non può
più esistere. Tutto questo perché? Per un'assenza sistematica di
controlli, un sistema di controlli che ha fallito all'interno della
macchina amministrativa regionale.
Ecco perché arriva puntuale, di anno in anno, il monito della
Corte dei Conti che parla di distrazione di risorse e di sviamento
dai fini istituzionali delle nostre risorse, che tra l'altro sono
sempre meno perché abbiamo dinanzi accordi Stato-Regioni che
contraggono puntualmente le risorse disponibili per la Regione
siciliana. Ecco perché vanno utilizzate al meglio, proprio perché
sono sempre più contratte Nel 2022, sono state registrate sentenze
di condanne per 17 milioni di euro che hanno coinvolto più di 300
persone tra amministratori, dipendenti e funzionari pubblici.
Per quanto attiene poi l'altra componente, l'impegno da parte
della Regione siciliana deve andare nella direzione del contrasto
al disagio socio economico. Veda, le mafie sfruttano, é terreno
fertile il disagio economico perché è manovalanza per la
criminalità organizzata e per le mafie. Assistiamo ad un utilizzo
inadeguato della popolazione, lo possiamo dire, e nel frattempo
vediamo che i ragazzini anziché essere a scuola diventano le
vedette delle maggiori piazze di spaccio come Brancaccio, lo
Sperone e lo Zen.
Ecco perché oggi è quanto mai importante combattere la dispersione
scolastica. Qui in Sicilia abbiamo questo triste primato, la
dispersione è arrivata al 19,4%. Noi dobbiamo contrastare la
dispersione per contrastare le mafie e togliere la manovalanza alla
criminalità organizzata.
Quindi, considerando questo disagio economico, la prima
riflessione che impone è quella di guardare il territorio. Allora
lì ci accorgiamo l'assenza, Presidente, di una rete socio sanitaria
importantissima. Avevo presentato in finanziaria un emendamento per
il potenziamento dei consultori familiari che sono veramente
all'osso. Addirittura, in un quartiere popoloso come lo Zen, che
constava di due consultori, uno è stato chiuso. In un territorio
così importante come quello dello Zen, dove la popolazione dello
Zen ancora oggi dice 'scendiamo a Palermo', come se non facessero
parte della città È incredibile, ma è così e allora dobbiamo
veramente lavorare sulla rete socio assistenziale perché oggi
parlare di disagio socio economico significa anche parlare di
disagio psichico perché dei piccoli disagi che non vengono presi in
tempo diventano dei disagi importanti, come la depressione di tante
donne disoccupate che non lavorano e che sono single. Questo è un
dato che veramente allarma parecchio. Per ultimo vorrei parlare
della mancanza dei luoghi di aggregazione. Nell'indagine che
abbiamo condotto la scorsa legislatura si parlava della condizione
dei minori che ci ha dato uno spaccato incredibile, qua nella
Regione Siciliana. Un comandante dei Carabinieri di Acqua dei
Corsari mi ha colpito per una frase che ha detto. Vede, mi ha detto
'onorevole, i ragazzini lavorano nella piazza dello Sperone ma
hanno come unico luogo di svago il Centro commerciale Forum'. È
incredibile, mancano i luoghi di aggregazione, i laboratori
teatrali, i campetti, gli impianti sportivi.
Questo significa combattere la mafia oggi. Dobbiamo togliere la
manovalanza alla criminalità organizzata attraverso diversi
sistemi.
Ultima cosa Presidente.
PRESIDENTE. La prego di avviarsi alla conclusione, onorevole
Schillaci
SCHILLACI. Il Presidente ha parlato dicendo che lo Stato c'è. Lo
Stato c'è nella repressione ma c'è molto meno nella prevenzione.
Noi dobbiamo lavorare sulla prevenzione, lo si vede anche da come
viene gestito il sistema dei beni confiscati. Noi abbiamo trovato
incredibilmente ancora oggi nelle mani dei prevenuti agrumeti
interi sulla Piana di Catania, ville a disposizione, per non
parlare del campetto di calcio di Palermo che è nelle mani di un
familiare di un boss senza alcuna autorizzazione e il bene è di
proprietà del Comune di Palermo.
Veda, Presidente, noi dobbiamo lavorare su queste direttrici
perché lì lo Stato c'è meno, quindi dobbiamo intervenire e
approfitto della presenza del Presidente della Regione per dire che
è stato depositato un disegno di legge sulla gestione e la
valorizzazione dei beni confiscati alla mafia perché veda,
Presidente, l'Agenzia dei beni confiscati è la più grande holding
del Paese quindi noi per restituire veramente un impegno di
contrasto alle mafie dobbiamo portare lo Stato lì dove non c'è.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Schillaci.
Ricordo che il tempo è di 5 minuti, quindi prego gli onorevoli che
verranno dopo l'onorevole Schillaci di rimanere all'interno di
questa cornice. È iscritto a parlare prima l'onorevole Burtone. Ne
ha facoltà.
BURTONE. Signor Presidente dell'Assemblea, Signor Presidente della
Regione, è un momento particolarmente significativo per il nostro
Parlamento. Si discute la prima relazione della Commissione
Antimafia. Una relazione che abbiamo sentito presentata dal nostro
Presidente, organica, piena di spunti di riflessioni che parte da
dati ma che è anche un orizzonte di proiezione. Io ringrazio il
Presidente, perché ha dato questo ordine dei lavori alla nostra
attività. Prima ascoltare. Noi abbiamo iniziato come Commissione
Antimafia con una serie di audizioni nelle Prefetture, l'incontro
col Prefetto, con le Forze dell'ordine, con i sindaci. E ricordo,
Presidente, il primo incontro che abbiamo fatto. L'abbiamo fatto a
Trapani, era metà gennaio, e c'era in noi anche l'euforia della
cattura di Matteo Messina Denaro.
La cosa, però, che in quella audizione, Presidente, colleghi
parlamentari, mi colpì fu il dato che diede il Prefetto, il dato
della disoccupazione. In quella realtà il prefetto disse: 'ci sono
oltre il 60 per cento di disoccupati'. Un dato drammatico su cui
non si può assolutamente fare una sottovalutazione e che è un
elemento centrale anche rispetto allo stato che presentano le
nostre comunità afflitte dal declino demografico ma che hanno
ancora questa centralità problematica attorno all'affermazione del
diritto al lavoro.
Quando il dato è quello, quando la situazione è così fragile dal
punto di vista economico-sociale, è chiaro che la mafia riesce
continuamente a mettere tentacoli. Si possono tagliare cento teste
ne cresceranno altre cento, perché l'arruolamento è possibile. Io
non voglio fare un'analisi giustificativa, si cerca la strada per
trovare uno sbocco, assolutamente no
Dico soltanto che è tanta la presenza della difficoltà lavorativa
che il reclutamento da parte della criminalità organizzata e
mafiosa risulta essere efficace. Ecco perché, poi, si creano - come
è stato detto - i presidi nel territorio, tornano a dire 'qui
comandiamo noi' e poi riprendono le attività che sono tipiche della
mafia, dal racket alla droga.
È stato dai colleghi più volte sottolineato - io lo ripropongo
come tema -, non c'è dubbio che la droga è il settore in cui la
mafia fa i più sporchi affari, perché hanno come obiettivo la morte
dei ragazzi. E lo fa con tecniche che abbiamo visto efficaci, con
la nascita sempre di nuovi prodotti, per ultimo questa tematica che
è stata da noi affrontata e che riguarda il crack e che vede un
movimento complessivo da parte della nostra società, Palermo in
modo particolare, con la Chiesa ma anche con l'Università, con i
ragazzi, con i genitori, con le famiglie.
È stato messo in campo un disegno di legge che dobbiamo portare
avanti presto e in maniera efficace, perché il terreno relativo
alla cura, alla prevenzione, prima alla cura e alla riabilitazione
delle tossicodipendenze è stato del tutto raso al suolo. Quindi,
abbiamo la necessità di ricostruire un tessuto pubblico ma anche
mettere in campo esperienze significative che, nel passato, sono
state efficaci alle comunità di auto aiuto.
E non c'è dubbio che in questi territori così difficili, il tema -
lo diceva la collega Schillaci - è proprio quello della scuola.
Prendere atto che da noi c'è questa fragilità, una dispersione
scolastica che raggiunge quasi il 20 per cento e che deve vederci
impegnati e che deve portare la Pubblica Amministrazione ad una
strategia complessiva.
Da settimane in Parlamento lavoriamo su un'attività messa in campo
fuori da queste Istituzioni, istituzioni diverse dal Presidente Di
Bella che mette al centro il tema di una attività che guardi,
complessivamente, alla società, che guardi alla scuola ma come
elemento per individuare il giovane in difficoltà e poi un qualcosa
che muova per recuperare le problematiche presenti, non soltanto
nell'ambito del ragazzo ma, complessivamente, nella famiglia.
'Liberi di sceglierÈ non è uno slogan, è una proposta
significativa che, però, deve vedere un impegno significativo da
parte delle altre Istituzioni. Nei giorni scorsi è stato annunciato
un protocollo di intenti con vari Ministeri, il Presidente
dell'Assemblea, il Presidente della Regione si sono detti pronti a
sostenere un percorso che avrebbe grande significato, perché
metterebbe insieme soggetti che possono incidere seriamente in una
comunità, specie se il riferimento è quello familiare, perché in
una famiglia che - lo so Presidente vado alla conclusione - ha
tanti problemi non c'è dubbio che lo sradicamento dal proprio
territorio d'appartenenza con una presenza criminale e mafiosa
potrebbe essere risolutivo, e arrivo alle conclusioni, Presidente.
Noi abbiamo posto alcuni temi nella relazione. Ci sono delle
iniziative che deve prendere la politica, sono tante, si è parlato
dell'Agenzia dei beni confiscati, si è detto che bisogna
riproporre, in questo momento c'è un lavoro e una discussione
attorno al 143 del Testo unico degli Enti locali. Io non lo voglio
piegare assolutamente a strumentalizzazioni, dico solo che in
quest'Aula dei parlamentari Nino Di Guardo, Giovanni Barbagallo,
altri, ne hanno parlato in tempi non sospetti, sulla necessità di
mettere mano ad una legge che, sostanzialmente, presenta grandi
limiti e che deve essere superata.
Non appartiene a noi, ma noi dobbiamo fare la nostra parte, e
concludo Presidente. Lo diceva l'onorevole Vardera, c'è anche
qualcosa che deve portare le Istituzioni ad avere maggiore
sensibilità in termini preventivi. La mafia, alcune volte, si
presenta come il Robin Hood che vuole togliere al ricco per dare al
povero. Ci sono dei messaggi subliminali, gli immortali, abbiamo
visto alcune serie televisive. E questo è rischioso, è pesantemente
rischioso. Ecco perché il lavoro da fare è un lavoro profondo,
credo che vada affrontato con impegno, serietà e questo Parlamento
deve dare il massimo del contributo.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Burtone. Ha riportato anche un
disegno di legge che sta molto a cuore a questa Presidenza che è
proprio quello denominato Liberi di sceglierÈ che mi è stato
sottoposto dal dottore Di Bella.
Tra le altre cose, proprio di pomeriggio, ci sarà l'ampliamento
del protocollo Liberi di sceglierÈ e sarà fatto questo evento,
sarà di pomeriggio alle ore 15.00. Quindi, stiamo cercando a tutti
i livelli di poter sostenere questo disegno di legge.
È iscritto a parlare l'onorevole Venezia a cui ricordo, per
favore, di mantenersi nei cinque minuti. Dopo ci sono gli onorevoli
Micciché, De Luca, Catanzaro e, infine, concluderà il presidente
Schifani.
No, ci sono anche altri interventi.
Prego, onorevole Venezia.
VENEZIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente
Schifani, rappresentati della Giunta. Abbiamo avuto modo di
ascoltare, attraverso le parole del presidente Cracolici,
l'attività che la Commissione regionale Antimafia' ha svolto in
questo primo scorcio di legislatura. Una relazione densa di
contenuti, come veniva ricordato prima di me. Una relazione che è
partita da una intuizione che si è rivelata assolutamente
importante e proficua, quella del presidente Cracolici di andare
nei territori ad ascoltare dalla viva voce di chi opera ogni giorno
in tante parti della Sicilia, i Prefetti, i Questori, i vertici
delle Forze dell'ordine, i Procuratori, i Sindaci, i quali ci hanno
fornito, attraverso il loro racconto, le loro testimonianze, le
loro analisi, ciò che è la mafia oggi, ciò che si sta svolgendo nel
territorio. Le attività di contrasto ma anche gli affari, su quali
direttrici stanno andando in questi ultimi anni e anche quella
straordinaria capacità da parte della mafia siciliana di
trasformarsi, di essere resiliente, di cercare di andare a capire
dove girano fondi, dove c'è la possibilità di lucrare, di fare
affari. Una mafia, purtroppo, ancora forte e capillare seppur
sempre più invisibile. Ed è saltata, appunto, agli occhi quella
interpretazione, seppure laconica ma molto efficace, a cui faceva
riferimento il presidente Cracolici nella sua introduzione e che
abbiamo avuto modo anche di ascoltare nell'incontro che abbiamo
fatto in Prefettura a Palermo: questa capacità, quasi come
attraverso una formula chimica, di passare dallo stato solido, allo
stato liquido, allo stato gassoso e sempre più invisibile.
E in tutto questo la filigrana che accompagna questo percorso da
più di un trentennio ce l'ha fornita, appunto, la vicenda criminale
di Matteo Messina Denaro, protagonista della stagione stragista,
protagonista della riconversione nella fase di inabissamento e
protagonista nell'attività, nell'azione criminale di una mafia che
diventa sempre meno militare e presente fisicamente nel territorio,
per acquisire quella capacità di influire nelle attività
finanziarie, che non si vedono e non si percepiscono, ma che sono
ben presenti.
Il tema del traffico della droga - è stato più volte detto e
ribadito - che reputo sia centrale, anche rispetto al dibattito
parlamentare che ci riguarda quest'oggi; le maggiori entrate,
abbiamo avuto modo di riscontrare, delle organizzazioni criminali
al giorno d'oggi provengono dal traffico di droga, dove una platea
sempre più ampia di consumatori riesce a fare incassare delle
risorse, che poi vengono ripulite, riciclate, reinvestite in altri
settori non sempre percepibili.
E poi vorrei fare un cenno ad un tema che, ecco, nella fase
iniziale delle audizioni sembrava quasi messo un po' da parte e
che, invece, è ritornato a mano a mano che abbiamo avuto modo di
ascoltare i magistrati e i vertici delle Forze dell'ordine: il tema
delle estorsioni, che sembrava quasi un episodio marginale rispetto
alle grandi attività criminali della mafia e che, a distanza di
trent'anni, a distanza della nascita gloriosa trent'anni fa del
movimento antiracket che qui in Sicilia riuscì a scrivere pagine
importanti di lotta alla mafia, ancora persiste, ancora riesce a
trasformarsi con una connotazione nuova, non più una dimensione
punitiva e impositiva, ma quasi una dimensione dove l'estorsione
non viene percepita come un appropriarsi di risorse che vengono
strappate al libero mercato, da parte di commercianti e
imprenditori, ma quasi come servizi, forniture, nelle forme anche
istituzionalizzate.
E poi, Presidente, un cenno vorrei farlo ad una mafia che ho avuto
modo di conoscere da vicino negli ultimi anni: la mafia dei
pascoli, che ritorna di tanto in tanto nelle cronache giudiziarie e
che riguarda non solo piccole aree marginali dell'entroterra
siciliano, ma vaste aree, non solo della nostra Isola, ma anche del
resto dell'Italia. È una mafia che sottrae risorse all'agricoltura,
mentre l'agricoltura soffre e mentre i nostri agricoltori e
allevatori protestano perché non riescono a portare avanti le loro
aziende.
E poi - mi accingo a concludere, sorvolando su altri temi
assolutamente importanti e di primo piano. Un cenno credo che
meriti la scarsa tenuta e la capacità di reazione della società
civile in questi ultimi anni, anche dello stesso movimento
antimafia, che è stato messo a dura prova anche da inchieste, da
episodi che lo hanno messo in difficoltà, anche sotto il profilo
della credibilità.
Serve un rinnovato impegno perché non possiamo e non dobbiamo
consegnare solo al lavoro della Magistratura inquirente e delle
Forze dell'ordine quest'azione, che prima ancora di essere
repressiva è una grande azione culturale di cambiamento, che deve
coinvolgere la parte attiva e più buona di questa società e anche
questo Parlamento.
Concludo dicendo che questa relazione così dettagliata non può
ridursi ad un dibattito parlamentare di una sola giornata ma deve
offrire al Governo, al presidente Schifani, a questo Parlamento
degli spunti di riflessione. I cittadini siciliani aspettano che
questo Parlamento si pronunci con parole di chiarezza, con
provvedimenti legislativi, con l'appostamento di risorse su
questioni assolutamente importanti che vanno dalla lotta alla
diffusione delle droghe che abbiamo accennato, alla sicurezza
urbana per i comuni.
Ecco, credo che se non vogliamo quest'oggi vanificare questo
dibattito significativo importante dobbiamo saper cogliere da
questa relazione ciò che di buono è stato fatto da questa
Commissione e trasformarlo in azioni e provvedimenti concreti.
Grazie.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Miccichè. Ne ha
facoltà.
MICCICHÈ. Signor Presidente, intervengo pochissimi minuti,
intanto, per fare i complimenti alla Commissione Antimafia' e al
presidente Cracolici per il lavoro che è stato svolto e per la
relazione che ha svolto oggi qui in Parlamento, una relazione se
vogliamo meno ricca di enfasi rispetto alle relazioni passate ma
più ricca di cose concrete, vere, sui suggerimenti e di cose che si
devono fare.
Il mio intervento è velocissimo proprio perché da sempre sono
convinto che la Commissione Antimafia' del Parlamento, sia quella
nazionale ma ancora di più quella regionale, non abbia come compito
quello di sconfiggere la mafia perché, grazie a Dio ci sono altre
forze che ci lavorano, altre intelligenze, altre persone molto più
preparate di noi a questo tipo di scopo, ma potrebbe essere
certamente molto utile per scoprire quella che chiamiamola la mafia
minore che c'è dentro le Istituzioni.
L'Osservatorio sugli appalti è certamente un importante
suggerimento ma non si deve fermare lì; l'Osservatorio dovrebbe
essere fatto sulle gare, sui concorsi, sulle graduatorie perché la
verità è che poi il marcio sta lì e quando il cittadino capisce che
se non entra in un meccanismo, chiamiamolo così, negativo, non
riesce ad ottenere nulla, nasce quel sentimento per cui qualcuno
diceva prima, non mi ricordo chi, forse l'onorevole Cracolici
stesso, Messina Denaro era uno buono, però stiamo attenti perché se
per essere, per potere ottenere un risultato per la propria
azienda, per la propria famiglia, uno deve trovare il funzionario
buono, è ovvio che il compito della Pubblica Amministrazione
diventa più importante. E, allora, è lì che bisogna andare, lì che
abbiamo i poteri di andare a influire. Monitoriamo molto meglio di
come non sia stato fatto fino ad oggi tutte quelle che sono le
gare, i concorsi, le graduatorie delle aziende che passano e che,
mi dispiace dirlo, ma in tanti settori ogni volta che esce una
graduatoria nel giro di cinque giorni viene stravolta.
Allora, chiediamo alla Commissione, inviti queste persone a
spiegare il perché quelle graduatorie siano state stravolte, perché
aziende che sono convinte di avere vinto una gara e di potere avere
un finanziamento la settimana dopo improvvisamente vengono escluse,
tutti i concorsi che si fanno; ecco quello è il livello di
malaffare su cui possiamo intervenire in maniera molto più decisa
perché basta farlo, dipende esclusivamente da noi.
Poi, sulla lotta alla mafia, abbiamo il compito di esserne
concretamente convinti ma spetta ad altri, ci sono i Prefetti, i
Questori, la Magistratura che è quella che è deputata a fare
realmente questo tipo di lotta, noi possiamo aiutarli ogni tanto
dando qualche suggerimento su quello che, secondo noi, avviene da
qualche parte e che andrebbe attenzionato. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Micciché. È iscritto a parlare
l'onorevole Cateno De Luca. Ne ha facoltà.
Dopo ho segnato gli interventi degli onorevoli Chinnici, Di Paola,
Pellegrino e Catanzaro.
E infine conclude il presidente Schifani.
Non ci sono altri interventi, sì scusi, gli onorevoli Assenza e
Castiglione. Ce ne sono altri? L'onorevole Caronia.
Prego, onorevole De Luca.
DE LUCA Cateno. Signor Presidente del Parlamento, signor
Presidente Schifani, la ringraziamo di averci onorato oggi della
sua presenza
Lei sa che per la sua assenza io ho sempre definito l'ologramma
e lo ribadisco
Voglio ringraziare i signori Prefetti e Questori che sono qui
presenti, anche gli studenti e chi ci segue.
Non ho avuto modo di attenzionare la relazione del presidente
Cracolici, sono arrivato in ritardo perché ho dovuto ricoverare mia
madre, ma ho cercato di farmi fare un po' una sintesi di quello che
è da parte del nostro vicepresidente La Vardera, il contenuto che è
stato espresso in quest'Aula.
E vorrei concentrarmi, signor presidente Schifani, partendo da
quello che è un concetto per noi fondamentale "la Sicilia con le
carte regola", esattamente il concetto di Piersanti Mattarella
rispetto a come dovremmo poi confrontarci con gli altri.
E voglio parlare di noi in un momento in cui la Commissione
Antimafia' per quanto riguarda l'anticorruzione, anzi la
corruzione, si occupa di tematiche importanti.
E dobbiamo parlare di noi, vogliamo parlare del caso Croce.
Dobbiamo parlare di quello che è stata una ferita e una vergogna
che ha coinvolto lei e il suo silenzio.
Veda presidente Cracolici, capisco che in quest'Aula ci sia
imbarazzo a parlare dell'amico degli amici.
Veda, capisco che in quest'Aula ci sia imbarazzo a parlare di un
soggetto attuatore responsabile dell'anticorruzione, responsabile
di sé stesso.
Veda, Presidente Schifani, lei è stato coinvolto su un accesso
agli atti al quale non ha risposto perché già da Messina le era
stata sollevata la questione dell'incompatibilità di Croce, le era
stata già posta una questione delicata su uno dei suoi uomini di
fiducia, nominato responsabile dell'anticorruzione da Musumeci, a
luglio scorso, e da lei confermato nelle sue funzioni. Eppure lei
lo sapeva da un anno.
L'Avvocatura dello Stato, guarda caso, ha risposto al quesito
posto dallo stesso Croce per sapere se era incompatibile e
l'Avvocatura ha detto per ben due volte che era incompatibile come
consigliere comunale e soggetto attuatore, ed è stato lasciato lì.
È arrivata prima la Magistratura
Presidente, parliamo di casi specifici perché sa, guardi, a me
delle relazioni che possono riguardare i casi generali, lo
rispetto, ma vado nello specifico e me ne prendo la responsabilità.
Avrà poi il Presidente della Regione tempo di replicare, se ne ha
voglia, considerato che non ha mai risposto agli accessi agli atti
fatti da un deputato, l'onorevole Giuseppe Lombardo.
Veda, il tema è molto semplice e lo voglio ribadire anche con un
concetto chiaro.
Noi abbiamo una doppia responsabilità, Presidente, noi che
facciamo politica, noi uomini delle Istituzioni.
Purtroppo, e voglio sottolinearlo, come diceva Paolo Borsellino
"gli uomini politici non devono soltanto essere onesti, ma lo
devono anche apparire", perché siamo guardati, perché siamo
osservati, perché spesso conviene imitare certi nostri
comportamenti rispetto poi a quello che è un concetto di etica che
è sempre meno diffuso nelle Istituzioni.
Mi dispiace, Presidente, di avere, da questo punto di vista,
suscitato la sua reazione, ma veda abbiamo fatto una scelta di
campo, molto chiara, anche rispetto a quello che è la tentazione di
noi che facciamo politica, cioè quello di avere comunque voti da
tutti a tutti i costi.
Noi abbiamo fatto una scelta anche per quelle che sono le prossime
elezioni europee.
Noi abbiamo scelto di andare a braccetto con Capitano Ultimo'.
Noi abbiamo scelto di andare con Piero Aiello oppure con Giuseppe
Piraino.
Gente che ha servito lo Stato, gente che ha denunciato il pizzo,
gente che è stata abbandonata al suo destino. Perché l'altro tema,
Presidente Cracolici, sono le modalità di come lo Stato assista e
protegga chi decide di mettere a rischio la sua vita e quella della
sua famiglia, denunciando i mafiosi, denunciando chi gli fa pagare
il pizzo
Questa è un'indagine da dover fare, e capire una volta per tutte
se, da questo punto di vista, c'è uno Stato che protegge e,
soprattutto, lancia un messaggio chiaro. Sì, denunci i mafiosi
perché lo Stato, non solo è presente, è pronto immediatamente, non
solo a proteggere ma evitare anche di far morire intere imprese,
costruite con tanti anni di sacrifici che, rispetto poi a questi
fenomeni, purtroppo, falliscono perché di fronte poi a certe
procedure burocratiche, da questo punto di vista, ci troviamo con
una tempistica completamente diversa. Grazie, signor Presidente.
(Applausi)
PRESIDENTE. Grazie, onorevole De Luca. È iscritta a parlare
l'onorevole Chinnici. Ne ha facoltà.
CHINNICI. Grazie, Presidente. Ringrazio la Commissione
Antimafia', per il grande lavoro svolto. Penso che la strada
imboccata sia giusta e importante. Volevo solo soffermarmi, due
minuti veramente, su quella che, secondo me, potrebbe essere la
legge più importante che abbiamo e a cui dovremmo dare però
sostanza perché le leggi contro la dipendenza, le dipendenze in
generale e dal crack che sono state ricordate, così come la legge
il protocollo "Liberi di scegliere", il giudice Di Bella, sono
leggi fondamentali. Però, sono leggi che si pongono sul lato,
chiaramente, della repressione.
Noi abbiamo una legge già approvata, una bella legge, che è la
legge sul diritto allo studio. Siamo stati l'ultima Regione
d'Italia ad adottare la legge sul diritto allo studio, e questo è
significativo e penso che abbia dei legami forti con tutti i
problemi che la nostra Terra si porta appresso: criminalità
organizzata e mafie comprese.
Allora, però, a quella legge che è stata approvata già tre anni
fa, quattro anni fa, dovremmo dare un po' di gambe e di braccia. Mi
fa piacere che ci sia qua il Presidente, che ci siano gli
Assessori, perché poi una legge importante come quella sul diritto
allo studio - e mi fa veramente piacere che ci siano qua gli
studenti e le studentesse presenti, perché il Liceo Cassarà è uno
di quelli che sa fare antimafia seriamente, perché spesso sappiamo
che l'antimafia magari può essere un rituale stanco, invece, è
fondamentale fare una didattica per la legalità che sia
significativa, però per essere significativa, dobbiamo essere
significative noi istituzioni prima di tutto e dare il senso della
testimonianza.
E, allora, non può esistere una legge sul diritto allo studio,
sulla carta, e poi i trasporti scolastici negati. No? Migliaia di
studenti e studentesse, in Sicilia, restano a piedi e non vanno a
scuola la mattina, semplicemente, perché non funzionano i
trasporti, banalmente
O ancora una legge sul diritto allo studio deve contemplare il
funzionamento, proprio nell'ottica della prevenzione - che secondo
me è l'unica possibile - del segmento 0-6 anni. Il sistema
integrato degli asili nido e della scuola materna, ancora oggi, da
noi è divisa fra due Assessorati.
Dico solo questa cosa, è una cosa tecnica su cui dobbiamo lavorare
per potere risolvere: da 0 a 6 anni la vera prevenzione, se
vogliamo dare un futuro di riscatto vero e serio ai nostri giovani,
la dobbiamo fare là.
E allora, banalmente, una piccola cosa operativa che potremmo fare
è unificare, e non dividere più tra l'Assessorato alla famiglia il
segmento 0-3 e Istruzione 3-6. Se noi vogliamo considerare i nostri
cittadini siciliani, nella loro interezza, da 0 a 19 anni, quando
hanno il diritto appunto allo studio, dobbiamo considerarli interi.
E, quindi, le chiedo, presidente Schifani so che una cosa, magari
le può sembrare troppo tecnica, ma le assicuro che anche lì non
funzioniamo su questo anche per questo problema non per gli
Assessori, ma perché spezzare la crescita dei nostri bambini in
quei tre anni, sei anni fondamentali prima di arrivare a scuola,
quando già a volte hanno un futuro dietro le spalle e non più
davanti, sarebbe importante agire lì, Presidente. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Chinnici. È iscritto a parlare
l'onorevole Pellegrino. Ne ha facoltà.
PELLEGRINO. Grazie Presidente dell'Assemblea, grazie Presidente
della Regione, gentilissimi colleghi, gentilissimi ospiti civili e
militari.
Diceva, giustamente, il Presidente della Commissione Cracolici,
che il grande pericolo di quello di cui noi ci dobbiamo occupare è
l'indifferenza.
L'indifferenza che è l'ignavia, l'ignavia dantesca. Noi dobbiamo
considerare che l'ignavo è il vile, e l'ignavo è l'omertoso, e già
Dante, nel terzo canto della Divina Commedia, poneva i vili, gli
ignavi, nell'inferno, e li considerava peggiori degli assassini.
Quindi, il fatto di essere indifferenti rispetto alla violenza, il
fatto di essere indifferenti rispetto al bullismo, il fatto di
essere indifferenti rispetto anche all'infrazione da parte del
vigile urbano, mi pare che sia già un momento di riflessione per la
lotta alla mafia, ma lo stesso nell'imprenditoria.
Come si è rilevato nella relazione, ho letto "sono diminuite le
presentazioni spontanee da parte degli imprenditori, così come sono
diminuiti gli accessi e sono le denunce con le quali si
rappresentano le ricevute estorsioni."
E vi è la culpa in vigilando, vi è una culpa in vigilando da parte
delle istituzioni - lo dico - da parte dei politici, è vero, e qui
bisogna recuperare perché è assolutamente inconciliabile il fatto
che si possa essere rappresentanti delle istituzioni e non dare il
giusto esempio.
Ma vi è anche un altro fatto, vi è il ginepraio normativo. Il
ginepraio normativo italiano, dello Stato, e il ginepro normativo
della nostra Regione non aiuta certo la legalità. E quindi, vi è
una giustizia, e vi sono i controlli sulle attività troppo
burocratizzate, abbiamo una giustizia burocratizzata, abbiamo
un'attività investigativa burocratizzata. Sempre, ovviamente, nel
rispetto assoluto del garantismo perché Forza Italia - che io
rappresento - è stato il Partito del garantismo.
Occupazione abusiva, per esempio, dei beni confiscati alla mafia.
È ovvio che ci sono queste criticità da dovere rivedere, così come
l'indifferenza delle istituzioni - e su questo dobbiamo fare un mea
culpa - rispetto alle occupazioni abusive degli alloggi e,
certamente, l'occupazione abusiva dell'alloggio popolare non si può
combattere con un inasprimento della pena. È un'autocritica che
faccio, ma certamente, deve essere debellato con un'azione legale.
E quindi, giustamente, si diceva rispetto a quelli che erano i
risultati della relazione, è giusto che ci sia una polizia
municipale efficiente ed una polizia municipale numerosa.
E la gestione e lo smaltimento dei rifiuti. Anche quella è
un'attività per cui ci sono decine di milioni, Presidente della
Regione, lei lo sa benissimo, che vengono erogati a pochi
imprenditori che diventano monopolisti di fatto, e che vengono
finanziati dalla Regione.
E allora, qual è l'attività secondo chi vi parla ovviamente? Qual
è l'attività antimafia che si può fare? I termovalorizzatori.
Quello che è stato proposto dalla Regione, in attesa ovviamente
della massima attività di differenziazione, di riciclo, eccetera.
Ma intanto, evitiamo i monopoli di fatto, evitiamo che ci siano
governi disponibili a finanziare pochi imprenditori con centinaia
di milioni e diamo la possibilità intanto di evitare che ci siano
400 euro a tonnellata per smaltire i rifiuti per andare in
Danimarca Il tessuto connettivo: il crack. Si diceva del crack, è
vero, lo diceva l'onorevole La Vardera, vi è una legge, ma c'è
stato anche il fatto, c'è stato il centro, Presidente, - lei sa
benissimo e meglio di me - c'è stato il centro di pronta
accoglienza, e questo è un atteggiamento antimafia, questo è un
atteggiamento contro la droga. C'è stato il centro di pronta
accoglienza, una breast unit che dà un supporto socio-medico-
sanitario ai giovani o comunque a chi fa uso di crack o anche
eroina, che ormai ha invaso la Sicilia. L'antimafia deve essere un
cane da guardia, Presidente Cracolici, deve essere un cane da
guardia per le istituzioni, per la politica e deve soprattutto
restituire credibilità all'attività antimafia. Onorevole De Luca,
che io ammiro ogni tanto e ogni tanto critico. Garantismo non è
giustizialismo Sono concetti inconciliabili e noi politici, noi
delle istituzioni dobbiamo essere per prima garantisti e poi
dobbiamo seguire ciò che la giustizia ci consegna.
DE LUCA Cateno. La politica ha creato i mostri. Li avete creati
voi. Vergognatevi
PELLEGRINO. Il cittadino ha il diritto di percepire una giustizia
giusta, deve sapere che vi è una giustizia giusta e quindi deve
percepire l'onestà, la lealtà e la correttezza politica, così come
deve percepire che vi sia una giustizia giusta con un giudice
imparziale e un PM equidistante dall'avvocato rispetto al giudice.
Grazie.
PRESIDENTE. Io per gli interventi che si succedono sono costretto
a contingentarli entro cinque minuti, quindi a levare la parola a
prescindere da dove si è arrivati all'interno dell'intervento
stesso, anche perché se alla Capigruppo stabiliamo una scaletta e
poi viene stravolta, capite che mettete in difficoltà la
Presidenza.
È iscritto a parlare l'onorevole Catanzaro. Ne ha facoltà.
CATANZARO. Signor Presidente, sarò molto breve sottraendo
pochissimi minuti all'Aula rientrando nei cinque minuti. Mi premeva
intanto esprimere il mio compiacimento ed i complimenti al lavoro
svolto da parte della Commissione Antimafia, con a capo il
Presidente Cracolici e desideravo inoltre porgere il saluto ai
prefetti, al Commissario dello Stato, agli studenti presenti in
Aula.
Ritengo che questa mattinata, rispetto a quello che abbiamo
ascoltato nella relazione del Presidente Cracolici, da capogruppo
del Partito Democratico penso che avete fatto in questo pochissimo
tempo un ottimo lavoro andando e camminando "a fari spenti".
Una delle cose che mi ha colpito più in assoluto, sono i 302
sindaci che ovviamente la Commissione Antimafia nel suo lavoro in
giro per le varie province e per le varie prefetture, ha audito,
cosa che secondo me una Commissione parlamentare d'inchiesta come
la nostra dovrebbe proprio fare, andando fuori dal Palazzo e
girando i territori. Lo dico perché poco fa, commentando con alcuni
colleghi del mio Gruppo, si parla a volte della repressione e non
della prevenzione, e lo diceva anche la collega Schillaci ed è
quello il nostro ruolo, il ruolo che noi come riferimenti politici,
chiamiamoci in questo modo, di questa Regione siciliana, dobbiamo
anche noi dare il buon esempio il buon esempio su tutto. Perché i
temi sono tanti e le dico Presidente, come Gruppo del Partito
Democratico, nella scorsa legislatura lo abbiamo fatto, ma lo
continuiamo a fare anche denunciando quello che accade.
Ricordiamoci quello che è successo con il CAS ma lo dico perché il
lavoro straordinario che si sta facendo anche con la Commissione,
lo diceva poc'anzi il collega La Vardera sul crack, approfittando
anche della presenza del Presidente della Regione Schifani, dico
che questo Parlamento e questo Governo regionale, in questi tre
anni e mezzo ancora di completamento di legislatura ha tanto e
tanto da fare e lo dico perché i temi per cui noi come politici
dobbiamo impegnarci, perché poi di altre cose si impegnano altri
organi preposti, noi dobbiamo fare il nostro di lavoro sono tanti,
partendo da un tema che per me fondamentale, è dirimente
Presidente, che è il tema della sanità dove si incuneano, ed è lì
dobbiamo anche noi stare molto ma molto attenti e lo dico perché
sono tanti gli argomenti che vengono trattati nella relazione e io
mi soffermo proprio su questo tema, perché secondo me è un tema
fondamentale portante è un tema che ha cuore appunto, e lo dobbiamo
avere a cuore, noi come parlamentari ma lo dobbiamo avere a cuore
nei confronti dei nostri cittadini siciliani.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Di Paola. Ne ha
facoltà.
DI PAOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente della
Regione, Governo, Istituzioni presenti, cittadini che ci seguono da
casa, intervengo innanzitutto per complimentarmi del lavoro svolto
da parte del Presidente Cracolici e di tutta la Commissione
Antimafia e poi provo dare delle riflessioni a quest'Aula e ai
presenti oggi in Aula, vorrei rivolgermi più ai ragazzi che sono
presenti oggi in Aula, Presidente.
Si è parlato del fatto che la scuola e il diritto allo studio sono
fondamentali per la prevenzione, per far sì che molti giovani non
vengano poi adescati dalla mafia e dalla manovalanza, però
Presidente molti di quei giovani che oggi stanno ascoltando
quest'Aula noi probabilmente fra qualche anno li perderemo, perché
andranno via dalla Sicilia Cioè le risorse le nostre risorse
migliori che sono i nostri giovani che oggi stanno studiando,
perché i nostri giovani diciamo: "studiate, studiate, allontanatevi
dalla manovalanza, allontanatevi dalla strada, allontanatevi dalla
criminalità" però poi a quegli stessi giovani non diamo una
possibilità di futuro qui in Sicilia
E quindi noi stiamo perdendo le nostre risorse migliori e le
stiamo perdendo perché la politica, e dobbiamo essere tutti noi ad
avere questa responsabilità, la politica regionale, la politica
nazionale, non fa le scelte opportune, perché quando noi diciamo a
quei giovani che oggi vivono e studiano di creatività, di digitale,
di materie che non hanno nulla a che vedere, e mi dispiace dirlo
Presidente della Regione, con il ponte sullo stretto, perché diamo
a questi giovani la possibilità di una chimera che mai verrà
realizzata e che non darà loro nessuna opportunità di lavoro qui in
Sicilia. E invece dobbiamo realizzare leggi, opportunità concrete,
per far sì che quei giovani, a cui noi oggi diciamo di studiare qui
in Sicilia, non vadano via dalla Sicilia E poi, Presidente,
diciamocelo chiaramente, ci sono alcune fasce della nostra
popolazione, che anche se noi andiamo a realizzare loro corsi di
formazione e cerchiamo di dire a loro che creeremo sviluppo
attraverso lavoro che verrà creato in Sicilia, molti di quei
siciliani che rimangono qui in Sicilia perché non hanno più le
competenze, non hanno la possibilità di andare via dalla Sicilia,
non avranno di che vivere
Oggi è fondamentale, e lo abbiamo ribadito più volte in
quest'Aula, che il reddito di cittadinanza, chiamiamolo come
vogliamo, reddito universale, serve a tirar fuori molti siciliani
che vengono adescati dalla criminalità perché non hanno di che
vivere Oggi questa cosa la stiamo subendo ancora di più dopo
quello che è successo negli ultimi anni per via della pandemia e
per via di moltissime attività che sono state chiuse negli ultimi
anni. Allora, quelle fasce di popolazione dobbiamo dire loro che
rimarranno liberi, che lo Stato c'è per quelle fasce di
popolazione, dando loro la possibilità di poter sopravvivere e di
poter sopravvivere qui in Sicilia e liberi, Presidente.
Poi chiudo con un'altra riflessione. Si parlava poco fa della
puzza della mafia, io parlo pure della puzza dei rifiuti
Attenzione colleghi, non sono gli inceneritori la soluzione, la
soluzione al problema della gestione dei rifiuti dove lì c'è, c'è
infiltrazione mafiosa. Perché o è una discarica o è un inceneritore
alla fine i rifiuti li portiamo sempre lì ed è business Questo
ricordiamocelo, colleghi, o inceneritore o discarica stiamo
parlando sempre di business Allora Presidente, io mi sono chiesto
assieme alla collega Savarino la scorsa legislatura in Commissione
Ambiente, com'è possibile, com'è possibile che i rifiuti,
chiamiamoli i rifiuti che sono cosa pubblica, cioè un rifiuto è un
oggetto pubblico che viene gestito in teoria dal pubblico perché la
gestione è pubblica, come è possibile, Presidente, ce lo siamo
chiesti in Commissione Ambiente, e lì la politica deve intervenire,
io non ho mai capito perché le assunzioni, le assunzioni
all'interno delle SRR non avvengono tramite concorso ma in maniera
diversa, come se fosse una gestione privata
Allora è questo di cui ci dobbiamo interrogare perché l'analisi è
corretta, l'analisi è corretta. Molti sono stati gli interventi che
hanno fatto delle fotografie di quello che c'è attualmente, ma
dobbiamo dare delle soluzioni vere e non delle chimere e lo
dobbiamo dare soprattutto a quei giovani che oggi ci stanno
ascoltando e ascoltano lo stato dell'arte, la fotografia ma non
diamo loro delle soluzioni.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Di Paola. Ci sono altri interventi
di molti dei Capigruppo di maggioranza. Pertanto, in virtù di
quello che era stato deciso, ovvero di concludere i lavori entro le
13.00, gli interventi saranno però successivi a quello del
Presidente della Regione che per altri impegni istituzionali (gli
era stato detto che entro le 13 avremmo concluso) quindi cosicché
possa intervenire e poi successivamente liberarsi. Prego,
Presidente Schifani.
SCHIFANI, presidente della Regione. Grazie Presidente. Mi scuso se
poi dovrò lasciare ma ho voluto ascoltare tutti, nella mia agenda
prevedevo tempi inferiori ma sono contento invece di questo ampio
dibattito che c'è stato e che continuerà ovviamente.
Io posso innanzitutto esordire con un mio compiacimento di
carattere non soltanto personale nei confronti del Presidente
Cracolici ma anche sul contenuto. Veda, chi vi parla ha avuto,
conoscete tutti la mia storia, una lunga esperienza parlamentare
nazionale, non ho mai fatto parte di Commissioni antimafia però ho
assistito alle loro relazioni.
Sapete, la Commissione Antimafia nazionale come quella regionale è
una Commissione chiusa. Non si può partecipare se non si non si è
componente. La Commissione Antimafia istituita per legge nazionale,
è dotata dei poteri di indagine della Magistratura e svolge un
ruolo encomiabile, importantissimo. Però realizza la propria
relazione alla fine della legislatura, alla fine del mandato e
studia il fenomeno della criminologia, della criminalità
organizzata, fa delle missioni, ascolta, fa un'analisi socio-
giudiziario-politica di quello che è il fenomeno mafioso per poi
alla fine informare il Parlamento della propria attività.
È un lavoro parallelo a quello la Magistratura ovviamente dove
non può interferire, lavoro utile sì, però e lo dico non per
raccogliere i vostri consensi in quest'Aula, io ho preferito oggi
ascoltare e mi auguro di farlo tra un anno, un anno e mezzo, quando
il Presidente Cracolici vorrà ripetere un aggiornamento del suo
lavoro, perché di certo non si conclude oggi, perché ho sempre
detto in quest'Aula che la dialettica tra partiti deve essere
sempre importante, non deve essere preconcetta, bisogna essere
sempre pronti ad ascoltare.
Ho sempre detto che sul contrasto alla mafia - chi avrà qualche
attimo di tempo troverà i miei interventi che facevo nel '96, da
opposizione, poi nel 2001 da Capogruppo di maggioranza, 2006 da
opposizione e da Presidente Senato - ho sempre detto che nel
contrasto alla criminalità organizzata, la politica non può e non
deve dividersi, perché si fa un favore alla mafia Ed è così, ed
ecco perché anche il clima di oggi che registro è un clima molto
importante, molto responsabile, significativo, accolgo e ho
ascoltato con grande interesse la relazione di Antonello Cracolici,
il Presidente Cracolici - che ringrazio anche politicamente e
istituzionalmente - perché lui ha fatto un'analisi e ha fatto anche
delle proposte, quelle che il Governo - chiaramente adesso
risponderò - recepirà al massimo perché questa è la politica che mi
piace, confrontarsi su un tema delicato che ammorba e ammorba la
nostra realtà territoriale, sulla quale noi siciliani dobbiamo
essere pronti, in quest'Aula sicuramente e come azione di Governo,
a non fare sconti a nessuno.
Mai abbassare la guardia Lo abbiamo fatto anche quando -
l'onorevole Cracolici cita il record dei sequestri che si è
configurato in Sicilia - onorevole Cracolici, colleghi, quel tipo
di sequestro, quello che ha consentito alla Sicilia, purtroppo, di
battere il record dei sequestri ma comunque è un successo della
Magistratura - è perché abbiamo introdotto quando eravamo in
Parlamento quella norma, che lei conoscerà, quella sul sequestro
per equivalente.
Succedeva questo in passato, che il mafioso, avendo nell'aria la
percezione che si potessero sequestrare i beni di dubbia
provenienza, li trasferiva a terzi, proprio quelli di dubbia
provenienza. Terzi di buonafede - gli avvocati che mi seguono
comprenderanno bene cosa voglio dire - allora quando arrivava la
Magistratura per sequestrare non poteva perché era stato venduto a
terzo, terzo di buonafede e sulla base della tutela
dell'affidamento, non poteva essergli tolto e rimanevano soltanto i
beni ereditari, quelli non aggredibili perché di lecita
provenienza. E spesso la Magistratura rimaneva con un pugno di
mano, purtroppo, pur volendolo.
Bene, noi come Parlamento recepimmo questo grido e questo appello
da parte delle procure anche, diciamolo pure della Procura di
Palermo, che segnalava questo fenomeno e nel 2001, se non ricordo
male, ce ne facemmo carico - io ero Presidente del Senato quindi
no, nel 2008, 2009, ce ne facemmo carico, introducendo il sequestro
per equivalente, cioè nel momento in cui il bene oggetto di
sequestro è stato preventivamente trasferito a terzi di buonafede
si sequestrano i beni legittimamente percepiti dal prevenuto, cioè
quelli ereditari.
Questo ha comportato un notevole aumento dei sequestri
patrimoniali nei confronti della mafia, perché è giusto quello dice
Cracolici, la mafia si combatte aggredendo il patrimonio, perché
l'arresto, la reclusione fa parte quasi del pedigree del mafioso,
fa parte della sua storia e se è stato in carcere per un mafioso,
non dico sia un titolo ma quasi, il patrimonio no Il patrimonio li
fa impazzire e noi abbiamo fatto questo come Parlamento nazionale e
gli effetti sono adesso quali? Quelli di una molteplicità di beni
confiscati e Cracolici pone un tema giusto, corretto. Questi beni
confiscati poi che fine fanno? Perché è facile riempirci noi stessi
- mi ci metto io per primo, l'ho detto tante volte - riempirci la
bocca di dire 'dobbiamo restituire quello che è stato sottratto
alla società illegittimamentÈ e, quindi, col sequestro questi beni
dobbiamo restituirli poi alla società che ne ha subito il danno, ma
dobbiamo essere in grado di farlo attraverso un'amministrazione
giudiziaria che abbia la possibilità finanziaria, economica e
strutturale di amministrare i beni e poi trasferirli.
Ed ecco che, allora, l'intervento finanziario attraverso IRFIS -
mi confronterò con IRFIS per fare in modo di verificare una misura
che possa abbattere il tasso di interesse debitore
dell'amministratore giudiziario che, già di per sé, vede ridotto il
proprio ambito d'azione perché l'amministratore giudiziario di un
bene confiscato, non è il normale imprenditore che si presenta al
mercato, alla borsa aperta per realizzare e vendere e realizzare il
profitto.
È un'azione pseudo liquidatoria e, allora, se a ciò dobbiamo
aggiungere che, spesso, l'amministratore giudiziario viene iscritto
senza volerlo nella black list delle banche, perché la banca dice
il rischio è elevatissimo per cui ti chiedo un interesse tale per
cui non lo accetti, allora è giusto che noi, come Governo
regionale, si possa fare una riflessione per verificare quello che
chiedeva il Presidente Cracolici attraverso il nostro istituto
finanziario che sta dando grande risposta al territorio.
Ecco queste sono le proposte importanti che noi ascoltiamo e siamo
pronti a verificare per poi rincontrarci, eventualmente fra un
anno, quando il Presidente Cracolici riterrà di doverci rinformare
su un'analisi che io condivido in pieno.
Pensare che con l'arresto di Messina Denaro si fosse combattuta,
finita la mafia, è chiaro che era un errore che non ci possiamo
consentire, che la mafia è cambiata. La mafia si inserisce, si
inserisce nella pubblica amministrazione, si inserisce nei
movimenti di terra, si inserisce nel controllo del territorio e lo
fa sia per guadagnare ma sia per affermare il proprio potere. È
finita la vecchia mafia della lavorazione della cocaina e le
sostanze degli anni Settanta. Il boom edilizio degli anni Settanta
si deve a che cosa? Negli anni Settanta gli edifici crescevano,
nascevano, come funghi, '70- 80 quello è il periodo. Nascevano
perché? perché lì la mafia era molto più ricca, perché in Sicilia
si raffinava la cocaina per poi essere esportata, quindi l'utile
era ancora maggiore.
Poi è subentrato un altro tipo di mafia, non più la raffinazione
della cocaina perché la magistratura ha inferto grandi colpi e si è
passata al controllo del pizzo, la guardiania, il taglieggiamento,
sempre comunque con utili non solo delinquenziali ma che venivano
reinvestiti per attività delittuose. Ecco, allora, quando
verifichiamo che la mafia c'è, non dobbiamo né piangerci addosso,
né preoccuparci, dobbiamo reagire
Lo dobbiamo fare, però, con compostezza senza grandi proclami. Io
non sono abituato a fare proclami antimafia ed altro anche se, come
vi dico adesso, fa parte della mia storia, poi. Quindi non è un
mistero di essere stato il promotore, colui il quale ha firmato
l'emendamento sulla stabilizzazione del carcere duro nel 2001. Ci
ho messo la faccia, ci abbiamo messo la faccia io e chi l'ha
votato, non soltanto io. Il carcere duro era provvisorio, era una
misura straordinaria che veniva replicata di due anni in due anni
come i tribunali straordinari. È stato stabilizzato, quindi i
mafiosi si sono messi il cuore in pace che il carcere duro è una
misura stabile. Così quella dei sequestri.
E allora è evidente che abbiamo dinanzi un fenomeno criminale che
dobbiamo contrastare con fermezza, compostezza ma determinazione.
Mi si dice, il presidente Cracolici, manca la presenza
raffigurativa dello Stato quando mancano i vigili urbani nei paesi.
È vero, e questo è un segnale, un segnale che noi raccogliamo, ce
ne faremo carico, parleremo con i sindaci. Verificheremo quali
vacanze di organico hanno per cercare di intervenire, per cercare
di dare una mano, siamo qui per questo, tutti dalla stessa parte
Altro aspetto che pone il presidente Cracolici: moltissimi Comuni
non hanno fondi, non hanno la possibilità di installare impianti di
videosorveglianza. Questo è un tema che pone, a me fa piacere
ascoltarlo, fa piacere nel senso che mi dispiace sotto un profilo
sostanziale, mi fa piacere saperlo sotto il profilo politico,
perché è una proposta, un tema, che viene posto e che noi dobbiamo
affrontare.
Verificheremo, lo dicevo al presidente Cracolici, se è
configurabile l'ipotesi - perché sono spese per investimenti - se è
configurabile l'ipotesi di inserire per bando una quota, una somma,
per la realizzazione di questi impianti nei Comuni che facciano un
minimo di progetto per questi impianti di videosorveglianza, perché
anche questi sono investimenti. L'FSC 21/27, voi sapete, tocca il
tema degli investimenti. Questo è un investimento, è un
investimento per la legalità, è un investimento per il controllo
del territorio. E, quindi, lavoreremo in questi giorni per
verificare questa possibilità, perché credo che si possa arrivare a
questo, naturalmente - dicevo all'assessore Aricò - attraverso la
procedura del bando: si stanziano delle somme, si apre un bando,
vediamo quei comuni che sono pronti a farlo e noi faremo la nostra
parte.
La mafia deve sentire il nostro fiato sul collo, sì. Lo diceva
l'onorevole Cracolici e ne sono convinto anch'io. Dobbiamo dare
anche dei segnali, segnali che abbiamo dato anche sotto il profilo
sociale. Si parlava in alcuni interventi di ragazzi che conoscono
soltanto la strada e che, quindi, vivono un ambiente subsociale, un
ambiente dove non c'è la possibilità di crescere in salute, di
potere fare sport. E questo Governo per il secondo anno, in
manovra, ha raddoppiato l'importo per il "bonus palestre", perché -
vedete - il "bonus palestre" ha un fine non soltanto educativo
sotto il profilo fisico e sanitario, ma anche sotto il profilo
sociale: togliere dalla strada questi ragazzi, consentendo alle
famiglie che non se lo possono permettere di mandare questi ragazzi
in palestra, a crescere, sottrarli alla strada, ma a crescere ed
educarsi
Altro pensiero che mi viene: la mafia sì, si infiltra. C'è una
nuova mafia, una mafia dei colletti bianchi - un'espressione che
non mi appartiene ed è storica - che entra anche in certi grossi
business delle nostre Regioni. Vi sono dei settori in grande
sviluppo; ci sono settori, non voglio dire quali, ma sappiamo bene
che siamo attrattivi per alcuni investimenti. Ebbene, scopro che
spesso i rappresentanti di queste strutture - serie o non serie,
non entro nel merito - per ottenere autorizzazioni ed altro, alla
luce del sole, si presentano anziché con i loro legali
rappresentanti, attraverso intermediari, i classici lobbisti - e
con ciò non voglio offendere il lobbista, perché in assenza di una
legge che disciplini l'attività del lobbista, non possiamo
definirlo in maniera anomala, però queste figure lavorano per
ottenere l'autorizzazione, e fin qui... Ma io accenderò un faro nel
momento in cui dovessimo verificare che poi queste autorizzazioni
ottenute, nel giro di sei mesi, dovessero essere poi volturate -
Cracolici annuisce -, allora questo non potremo consentirlo.
Quindi, anticipo che studieremo delle misure che, pur nella
libertà dell'azione di impresa, pur nella libertà e trasparenza
della Pubblica Amministrazione del rilascio delle autorizzazioni,
perché sono a volte, anche per noi, un atto dovuto naturalmente,
perché siamo in un regime di economia libera di mercato, staremo
molto attenti. E ci accingiamo a sottoscrivere e a indirizzare agli
Assessori competenti un atto di indirizzo sulla disciplina del
rapporto tra l'Assessorato e la stessa Presidenza nei confronti di
rappresentanti di aziende che chiedono autorizzazioni, per evitare
che ci siano intermediari: il famoso lobbista che lavora svolgendo
una regolare attività, però io, da quando sono Presidente della
Regione ho fatto pochissimi incontri con grosse imprese, ma proprio
quelle ufficiali, tipo devo fare Terna tra poco, ho fatto Enel ed
altro, ma ci sono state tante imprese di grande livello, che hanno
chiesto di incontrarmi perché hanno in corso delle attività o
richieste o attività in corso e mi sono sempre astenuto per
evitare, ma non per altro, perché - dico - stanno lavorando sì,
vogliono venirsi a presentare e a dire quello che fanno, ma non c'è
bisogno. Lo stanno facendo bene e lo continuano a fare bene, ma
lungi da me l'idea di incontrare addirittura chi non rappresenta
l'impresa, ma rappresenta gli interessi dell'impresa. Ecco su
questo dobbiamo essere attenti, e saremo molto attenti, presidente
Cracolici.
Poco fa l'onorevole Pellegrino ha toccato un tasto delicato:
quello dei termovalorizzatori. Ce la stiamo mettendo tutta. Io
ringrazio il Governo nazionale, ringrazio l'Assessorato rifiuti,
ringrazio tutti coloro i quali ci daranno una mano in questa grande
operazione di risoluzione di un problema atavico e storico dei
rifiuti in Sicilia.
Sappiamo bene che ci muoviamo su un terreno dove vi sono stati in
passato, diciamo, interessi, ci sono stati interessi magari
economicamente quasi monopolistici del settore, però andremo avanti
serenamente, forti di norme speciali che ci ha dato il Governo
nazionale, forti spero del vostro consenso, forti del consenso dei
cittadini e dei sindaci che vedranno abbattere le tariffe esose che
sono costrette a pagare per lo smaltimento dei rifiuti, lo faremo
con la schiena alta così, come ripeto, ancora una volta, saremo
sempre sensibili a quelle che sono le istanze di questo Parlamento
rispetto ai temi sociali.
L'ultima finanziaria ha previsto una norma importantissima che ho
condiviso e sostenuto, quella anticrack, voluta dall'onorevole La
Vardera, voluta anche da altri partiti. Erano state fatte delle
obiezioni da parte del Governo per una eventuale ipotetica
impugnativa, voi sapete come funziona, si fanno le contestazioni e
poi ci si difende, si trova un dialogo. Devo dare atto, devo dire
al Governo nazionale che in questa occasione, sarà perché c'è un
rapporto di collaborazione più responsabile anche perché i nostri
conti migliorano - nel 2023, voi sapete, che abbiamo avuto un
aumento delle entrate fiscali di un miliardo e tre, tutti andati a
ridurre il disavanzo, quindi, non è che li abbiamo utilizzati,
abbiamo fatto i compiti a casa -, bene su questa norma ci siamo
confrontati, mi sono sentito anche, ho informato l'onorevole La
Vardera che mi ha scritto difendiamo questa cosa e io detto la
difenderemo con i denti, l'abbiamo difesa e non verrà impugnata.
Così come ci siamo difesi e vi annunzio che, probabilmente, siamo
alla vigilia di avere risolto anche un altro problema estremamente
delicato perché c'era stata fatta una contestazione nella nostra
finanziaria, quella che toccava il risarcimento delle vittime dei
femminicidi, una norma di grandissimo impatto sociale, ci veniva
detto che trattavasi di argomento che necessariamente meritava di
una legge-quadro di carattere nazionale; ci siamo confrontati con
estremo garbo, con convinzione e credo che siamo alla vigilia di
un'affermazione di tutto riposo che ci lascia ben pensare che
questa norma con una piccolissima modifica che faremo poi in Aula
non verrà impugnata, questo perché ci stanno a cuore i temi che, al
di là dell'aspetto finanziario, mi sono permesso di spiegare al
Governo nazionale, hanno anche un impatto sociale ed economico
perché la delinquenza si combatte anche così, prevedendo dei
risarcimenti, ma non che questi servano a risarcire l'aspetto
finanziario, ma che diano la sensazione al popolo siciliano che lo
Stato c'è, che la Regione c'è, che noi siamo Regione ma facciamo
parte di uno Stato. Lo Stato esiste, lo Stato esiste nelle sue
diramazioni, le Regioni, i comuni, le province, questo è fare
sistema, questo è lavorare assieme quando si tratta di difendere
dei valori che non possiamo non difendere e non tutelare, quelli
della tutela della dignità della persona.
Ecco con questo mi auguro, da qui a quando deciderà il presidente
Cracolici di relazionarci su una seconda attività che svolgerà, una
seconda fase dell'attività della Commissione Antimafia', per gli
altri temi che ha posto assicuro al Presidente e assicuro tutti
coloro i quali sono intervenuti che ci faremo carico di esaminare
con attenzione e responsabilità le proposte concrete, pragmatiche
che ho ascoltato nella relazione del presidente Cracolici perché
hanno un senso, hanno un senso concreto, sono credibili, hanno un
significato e, quindi, ringrazio lui ma ringrazio tutti i
componenti della Commissione Antimafia', di maggioranza e di
opposizione, per quello che hanno fatto e per quello che
continueranno a fare in quella Commissione ed anche in quell'Aula.
Vi ringrazio.
PRESIDENTE. Grazie, presidente Schifani, intanto cerco di liberare
l'Istituto perché credo ci siano dei ragazzi pendolari che devono
ritornare; ci dispiace se siamo stati noiosi, però parlare di mafia
e trattare determinati argomenti riteniamo sia cosa assolutamente
buona e giusta. Intanto li ringraziamo per la loro presenza e
chiaramente, se loro volessero alzarsi e volessero andare possono
farlo serenamente. Grazie ancora.
Chiedo all'onorevole Di Paola di sostituirmi.
È iscritto a parlare l'onorevole Assenza. Ne ha facoltà.
Salutiamo il Presidente della Regione.
ASSENZA. Sì, grazie signor Presidente dell'Assemblea per avere
voluto dedicare questa seduta dell'Assemblea esclusivamente alla
relazione della Commissione Antimafia'.
Ringrazio altrettanto il presidente della Regione, l'onorevole
Schifani, per avere avuto la sensibilità di assistere ai lavori
della seduta.
Ringrazio soprattutto la Commissione Antimafia', in persona del
suo presidente, onorevole Cracolici, per il lavoro compiuto in
questo anno, per la relazione conclusiva, per gli input che ha dato
all'Aula e che ha diffuso anche nell'ambito della nostra Regione,
andando sul territorio, incontrando i Prefetti, i Questori, i
Procuratori della Repubblica, i Presidenti dei tribunali, le forze
operative e i Sindaci e ascoltando anche tante categorie
produttive.
Presidenza del Vicepresidente DI PAOLA
ASSENZA. Vedete, il sottoscritto è stato componente della
Commissione Antimafia' nelle due precedenti legislature con la
guida del presidente Musumeci prima e con la guida dell'onorevole
Claudio Fava dopo e, quindi, ben conosce la delicatezza dei compiti
cui è chiamata la Commissione regionale Antimafia' che, pur non
avendo gli stessi poteri della Commissione nazionale, perché alla
Commissione regionale Antimafia', com'è ben noto a tutti, sono
preclusi i poteri di indagine che, invece, sono propri della
Commissione nazionale, nonostante queste limitazioni svolge un
ruolo assolutamente determinante per la lotta al fenomeno nella
nostra Regione.
In questa legislatura, componente della Commissione regionale per
Fratelli d'Italia è l'onorevole Intravaia, che sta svolgendo
assieme a tutti gli altri componenti - ripeto - un compito
assolutamente essenziale e meritevole della nostra fiducia.
Che dire? Volevo che fosse presente il presidente Cracolici per
rivolgere un appello, ma ci sono gli altri componenti e, quindi,
riferiranno loro quello che intendo dire.
Le precedenti Commissioni si sono occupate di due problemi
importanti, uno è stato già accennato da qualcuno che mi ha
preceduto: il tema dello scioglimento dei comuni, dei consigli
comunali per pretese o presunte infiltrazioni mafiose.
È un tema, guardate, molto delicato perché è una legge che è nata
prima, questo è importante, è nata prima dell'introduzione del voto
per l'elezione diretta del sindaco, quindi si riferisce ad un
momento storico in cui il sindaco veniva eletto attraverso gli
accordi in Consiglio comunale con tutto quello che poteva esserci
sotto, mentre con l'elezione diretta molte di quelle preoccupazioni
erano di fatto politicamente non più esistenti. Eppure la legge è
rimasta immutata. È una legge tra l'altro difettosa.
Ricordo solo due dei suoi principali vizi: il primo decapita
l'organo politico, ma lascia immutato l'organo, i vertici
burocratici delle amministrazioni comunali, quando tutti sappiamo
che forse è l'aspetto più permeabile a pressioni e ad infiltrazioni
di genere discutibile. E poi dà il compito di commissari nei vari
comuni a prefetti, o ex prefetti, o funzionari comunque dello Stato
che, contemporaneamente, hanno altri ruoli e altre funzioni da
svolgere. Per cui la loro presenza nel territorio si riduce ad una
presenza saltuaria, una volta la settimana, una volta ogni quindici
giorni, quindi di fatto, le città rimangano per mesi - se non per
anni - disamministrate.
È una legge che si basa su semplici presunzioni, sul sentito
dire, che poi alla lunga e in molti casi purtroppo vengono smentite
dagli accertamenti compiuti dall'autorità giudiziaria. E che non
funzioni è dimostrato dal fatto che poi abbiamo esempi di comuni
che sono stati sciolti, più volte, in alcuni casi tre, o in qualche
caso eccezionale addirittura quattro volte. Allora, l'opera di
bonifica di questa legge significa che non funziona così come è
strutturata.
Voglio citare due esempi della mia provincia di cui ci si è
occupati in tema diverso, sia con la Commissione Musumeci che con
la Commissione Fava, di due scioglimenti di due comuni, uno retto
da un'amministrazione di sinistra, Scicli, l'altro retto da
un'amministrazione di centrodestra, Vittoria, in entrambi i casi, a
distanza di anni, i sindaci sono stati prosciolti, assolti perché
il fatto non sussiste. Cioè, si era strutturata un'indagine e,
conseguentemente, anche uno scioglimento di comuni su presupposti
che si sono rilevati assolutamente inesistenti. Su questo occorre,
necessariamente, intervenire.
Così come l'altro fenomeno molto delicato, su cui anche la
Commissione regionale ha la necessità di intervenire e che in
questa relazione viene soltanto sfiorato, è quello non solo della
gestione dei beni confiscati, ma dell'intero pacchetto delle misure
interdittive soprattutto patrimoniali.
Non dimentichiamo che in questa Terra, per anni, la patente di
antimafia e le certificazioni addirittura antimafia erano state,
per un periodo, demandate alla Confindustria di Montante Non
dobbiamo dimenticare queste cose. Per cui, le misure interdittive
diventavano quasi delle concorrenze illecite attraverso il
paravento delle certificazioni rilasciate dalle Prefetture.
Anche questo è un tema molto delicato, così come non dobbiamo
dimenticare - altra cosa gravissima - che, non solo la gestione, ma
l'applicazione delle misure patrimoniali di sequestri e,
successivamente, di confisca, per anni - prendiamo l'esempio di
Palermo -, era stata, è stata retta da un Presidente tribunale, che
oggi si trova nelle patrie galere a scontare una pena definitiva di
parecchi anni.
Ecco, questi sono due settori importanti su cui mi fa piacere che
ci sia l'amica, collega della scorsa legislatura della Commissione,
Roberta Schillaci e che ci sia la vicepresidente, Bernardette
Grasso, alla Commissione che siano in Aula e che so che, con la
loro grande capacità di ascolto, porranno queste tematiche
all'attenzione del lavoro della Commissione e mi auguro, quindi,
nella prossima relazione dell'anno successivo di sentir parlare
anche di questi due temi. Complimenti, comunque, per l'ottimo
lavoro svolto.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Assenza. È iscritto a parlare
l'onorevole Pace. Ne ha facoltà.
PACE. Grazie, Presidente. Mi sento di intervenire nella doppia
veste, nella veste di Capogruppo della Democrazia Cristiana e nella
veste di componente della Commissione Antimafia', presieduta dal
presidente Cracolici, e mi autocongratulo per il grande lavoro che,
soprattutto per merito dell'Ufficio di presidenza della Commissione
e, quindi, anche e soprattutto, dell'onorevole Antonello Cracolici,
in questo anno e mezzo siamo riusciti a fare, anche se immagino che
adesso ci sia la svolta e dall'analisi, penso che all'interno della
Commissione, passeremo anche a delle proposte per il Parlamento.
Noi, qua, rappresentiamo l'Istituzione più importante della nostra
Terra, di questa nostra Regione, e spesso facciamo confusione
perché immaginiamo di essere quello che diciamo, invece noi ci
dobbiamo sforzare di essere quello che siamo e, quindi, di essere
l'esempio per gli altri.
Qualcuno, prima di me, diceva che in quanto Istituzione dobbiamo
cercare di essere d'esempio ai nostri cittadini. Purtroppo,
facciamo l'errore di... e ci prestiamo ai giudizi e molto spesso
anche ai pregiudizi. E così come non bisogna mai generalizzare sui
ruoli, sulle persone, molto spesso anche noi politici siamo
accusati e veniamo generalizzati. Spesso la figura del politico è
accoppiata alla figura del "di lu spertu", di quello che ne sa più
delle altre, invece abbiamo la testimonianza di tante istituzioni,
di tanti sindaci, abbiamo avuto la possibilità di appurarlo durante
tutte le audizioni, caro collega Burtone, con la Commissione
Antimafia' abbiamo incontrato tutti i sindaci e ci sono alcuni
sindaci che hanno fatto una scelta di campo; non parlo a titolo
personale, perché sono stato sindaco, ma molti sindaci hanno fatto
una scelta di campo, potevano scegliere fra lo Stato e l'antistato
e hanno scelto lo Stato, pagandone anche le conseguenze,
conseguenze dal punto di vista personale.
È chiaro che il Parlamento non ha compiti repressivi - lo si
diceva poco fa -, ma il Parlamento dovrebbe avere quella capacità
nella sua interezza, fra maggioranza e opposizione, così come bene
ha detto il presidente Schifani, di fare delle proposte preventive.
È chiaro che la mafia e la corruzione si annidano dove c'è
disagio, dove c'è disperazione e, quindi, mi auguro che il
Parlamento possa legiferare delle buone pratiche e delle buone
leggi per i giovani, per incoraggiare i giovani allo studio, per
prevenire l'evasione scolastica, soprattutto per incoraggiare i
giovani che non possono permettersi di studiare alle università,
con delle leggi e con uno sforzo economico - una è proposta dalla
Democrazia Cristiana ma ce ne possono essere anche altre - per dare
un supporto economico ai giovani che vogliono impegnarsi a
proseguire gli studi e che per ragioni economiche non lo possono
fare.
La mafia e la corruzione s'incuneano dove ci sono i grandi affari
e legiferare finalmente per i termovalorizzatori può essere una di
quelle buone leggi che può servire da monito, quindi, mi auguro che
il Governo della Regione, prima possibile, possa portare una legge
in tal senso, anche perché fa parte del programma elettorale del
presidente Schifani, non soltanto per dare una soluzione ai 391
sindaci ma, soprattutto, perché i 391 sindaci rappresentano
altrettante comunità e, quindi, tutti i cittadini siciliani che, al
di là delle luci e ombre che si muovono dentro questo mondo,
sicuramente oggi ricevono un servizio scarsissimo e soprattutto i
cittadini ricevono delle bollette sempre più alte.
In ultimo, il disagio maggiore. Il disagio maggiore penso che oggi
si concentri nel mondo dell'agricoltura. È inconcepibile come
alcuni prodotti ai costi della produzione siano raddoppiati e poi
si vendano al dettaglio con prezzi dieci volte tanto il prodotto
alla vendita dell'agricoltore. C'è qualche passaggio che manca che,
anche lì, è poco chiaro e su cui, come Parlamento regionale,
abbiamo l'obbligo di intervenire e di trovare quelle leggi a
supporto dell'agricoltura.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pace. È iscritto a parlare
l'onorevole Castiglione. Ne ha facoltà.
CASTIGLIONE. Grazie, Presidente. Saluto il Governo e i colleghi
onorevoli. Presidente, faccio parte della Commissione Antimafia',
ringrazio ovviamente il mio partito per avermi dato questa
opportunità. Devo dire che con il presidente Cracolici e tutta la
Commissione abbiamo fatto un lavoro egregio, nel senso che gli
abbiamo messo spesso impegno, ci siamo girati tutta la Sicilia,
siamo stati a Castelvetrano, Acate, Palermo, Favara, Caltanissetta,
Messina, Enna, Siracusa e non ultima per importanza Catania, perché
ricordavo che in quel periodo c'erano le elezioni comunali in
qualche comune e, quindi, abbiamo posticipato rispetto a quando si
erano svolte.
Abbiamo approvato la relazione e devo dire che all'interno della
Commissione non c'è un colore politico perché la mafia non ha un
colore politico. Facendo alcune considerazioni, credo che solo un
collega deputato pensi che lui è più bravo degli altri. Credo che
sappiate a chi mi riferisco, ma non voglio darci più conto rispetto
agli altri, perché stiamo facendo un buon lavoro.
Un'altra cosa che mi preme ricordare - purtroppo il presidente
Schifani se n'è andato - e nella relazione che abbiamo approvato e
abbiamo ascoltato attentamente, vorrei ricordare la dispersione
scolastica che è un tema che ci sta cuore come partito soprattutto
perché grazie all'Assessorato, ai servizi sociali del comune di
Catania e anche grazie al contributo, l'aveva detto pure il
presidente Galvagno, il Presidente del Tribunale dei minori, per
quanto riguarda il disegno di legge "Liberi di scegliere", oggi
saranno credo a Roma a discutere di tutto ciò, ma credo sia
opportuno, da parte del Governo regionale e soprattutto di
quest'Aula, calendarizzarlo e votarlo nel più breve tempo.
Perché cos'è successo, Presidente? Quello che è stato fatto a
Catania dai servizi sociali: è stata rafforzata la collaborazione
sulla devianza minorile e soprattutto era l'obiettivo di aiutare
i giovani che vivono in contesti di criminalità organizzata di
stampo mafioso ad affrancarsi a tali logiche che vigono nei membri
più piccoli di famiglie mafiose a un progetto di vita di tipo
criminale ma, al contempo, si è rilevata una grande opportunità
anche per quegli adulti, in particolare donne e madri, che si
trovano in una situazione familiare e relazionale mafiosa contro la
loro volontà a aver pagato il debito con la società e ritengono che
quello mafioso non possa essere il contesto dove continuare a
vivere e a far crescere i propri figli .
Presidente, dobbiamo continuare a fare il nostro dovere con grande
senso di responsabilità e soprattutto mi preme ringraziare tutte le
Forze dell'ordine che ogni giorno, oltre i Prefetti, la Polizia, i
Carabinieri, la Guardia di finanza lavorano per la Sicilia per
togliere alcune cose.
L'ultima cosa, Presidente, e poi concludo perché credo che negli
interventi che sono stati fatti da parte di tutti i colleghi si sia
parlato sempre delle stesse cose, ma un problema fondamentale, e lo
dico soprattutto al Governo, sono i giovani. Oggi c'era una
scolaresca e io ho anche due figli che ancora sono nell'età
adolescenziale, hanno dodici e tredici anni, sento che anche nelle
città, prima è successo a Palermo e il Governo ha dato il
contributo, però sulla vicenda del crack, sulla vicenda di altre
droghe che stanno arrivando dall'America, noi come politica
dobbiamo risolvere i problemi ma soprattutto stare vicini alle
Forze dell'ordine e anche ai Prefetti che ogni giorno lavorano per
la città e soprattutto per la sicurezza. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Castiglione.
PRESIDENTE. Vi ricordo colleghi che dobbiamo votare l'ordine del
giorno presentato dalla Commissione Antimafia che è firmato da
tutti. È iscritto a parlare l'onorevole Lombardo Giuseppe. Ne ha
facoltà.
LOMBARDO Giuseppe. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non
penso che ci sarà il numero legale per votare l'ordine del giorno,
quindi Presidente, mi dispiace che questa seduta si stia
concludendo senza la presenza del Presidente della Regione. E lo sa
perché mi dispiace? Mi dispiace perché dopo un anno di attività
fatta dalla Commissione Antimafia, che ha illustrato il Presidente
Cracolici, il Presidente Schifani ha pensato bene di organizzarsi
un altro appuntamento alle 13 perché non poteva restare un minuto
in più in Aula. Questa continua ad essere una mancanza di rispetto
verso quest'Aula e abbiamo notato tutti il grande imbarazzo nella
replica fa in Aula, dove non ha toccato nessun passaggio
dell'intervento fatto dall'onorevole De Luca.
Desideravo dirglielo, ma sicuramente qualcuno glielo dirà al
Presidente, quando ha fatto il passaggio sui termovalorizzatori,
riprendendo l'intervento del collega Pellegrino che è andato via.
Allora, le cose ce le diciamo tutte o è meglio stare zitti, perché
sui termovalorizzatori quasi quasi sembra che la soluzione del
problema la stia dando chi è la causa del problema
Quando parla il Presidente Schifani, e ho preso proprio la sua
battuta, di "interessi monopolistici" che lui intende contrastare
con la realizzazione dei termovalorizzatori, ma questi interessi
monopolistici in questi vent'anni di emergenza rifiuti in Sicilia
chi li ha foraggiati? Perché non fa nomi e cognomi il Presidente
Schifani? Invece di dire semplicemente una frase così generica
"interessi monopolistici", chi li ha foraggiati? Chi sta
continuando ancora a non rispettare quelle che sono le direttive
comunitarie e le norme sui rifiuti che bisognava già raggiungere
come obiettivi di raccolta differenziata diversi anni fa? Se ancora
Catania e Palermo, che sono quelli che allora foraggiano gli
interessi monopolistici, non facendo la raccolta differenziata ai
livelli imposti per le direttive comunitarie, perché non fa nome e
cognome? Perché forse deve parlare della sua coalizione? Perché
forse deve parlare del centrodestra? Perché forse deve parlare del
suo partito che ha responsabilità?
E allora, caro collega Pellegrino, che detto che la soluzione è
vicina, purtroppo la soluzione non è vicina, purtroppo ancora siamo
distanti da raggiungere quello che è l'obiettivo di eliminare
questi interessi monopolistici. E voglio dire semplicemente, mi
dispiace che non c'è il Presidente Schifani, che sui
termovalorizzatori lui parla come se le cose già fossero state
decise qualche anno fa. Abbiamo appreso dalla stampa, Presidente, e
questo è vergognoso, abbiamo appreso dalla stampa l'apprezzamento
sul piano rifiuti, non conosciamo il contenuto del piano rifiuti,
però guarda caso già la CTS a metà marzo ha espresso un primo
parere sul termovalorizzatore che bisogna realizzare a Catania,
termovalorizzatore che bisognerà realizzare a Catania e guarda caso
dentro i tre chilometri dalla distanza del centro abitato.
Colleghi, vi ricorda qualcosa questo numero tre chilometri? Tre
chilometri è stata la norma che il Presidente Schifani ha fatto
rimangiare a questo Parlamento, perché questo Parlamento aveva
approvato una norma che prevedeva la distanza per la realizzazione
dai centri abitati a cinque chilometri per gli impianti che
dovrebbero trattare i rifiuti. Schifani chiamò immediatamente
l'assessore Di Mauro, dopo che era stata approvata la norma da
questo Parlamento, dicendogli "ritira questa norma, cancella questa
norma perché già l'anno scorso si sapeva quello che sarebbe
successo oggi. Tutto questo è inquietante, signor Presidente e
colleghi.
Io spero che ci sarà la possibilità e ci sarà data la possibilità
in Commissione di approfondirli questi argomenti perché è vero che
il ciclo dei rifiuti si completa con i termovalorizzatori ma tu a
monte devi fare tutto il resto perché altrimenti i
termovalorizzatori diventeranno puro business. Tra le altre cose
con risorse pubbliche che sono state tolte dal Fondo di sviluppo e
coesione che dovevano essere utilizzate queste risorse per scuole,
dissesto idrogeologico e infrastrutture in questa terra e invece
andranno a sanare vent'anni di mala politica che ha finanziato gli
interessi monopolistici.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Catania. Ne ha
facoltà.
CATANIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo,
ovviamente diventa difficile parlare in un'Aula vuota, soprattutto
mi dispiace non vedere la presenza di nessun componente della
Commissione Antimafia. Però ci tenevo, Presidente, esprimere
anch'io il mio ringraziamento per il lavoro svolto dalla
Commissione Antimafia per quest'anno di attività e soprattutto ci
tenevo a riprendere alcuni concetti che mi sono rimasti impressi
rispetto alla relazione che è stata presentata dal suo Presidente.
Il primo concetto che riguarda la capacità di adattamento delle
organizzazioni mafiose e questo credo sia un elemento estremamente
pericoloso, cioè questa loro capacità di adattarsi sul fronte
interno e sul fronte esterno. Sul fronte interno, rinunciando a
quella modalità che ha fatto conoscere a tutti noi e non solo a noi
purtroppo, a livello nazionale, internazionale, quella che era la
cruenza dell'organizzazione mafiosa e quindi rinunciando a questa
modalità a beneficio invece di una modalità più, come dire,
pattizia in cui si vedono le varie organizzazioni spartirsi i
territori attraverso accordi che sono esclusivamente accordi di
carattere commerciale ed economico o sul fronte esterno quindi con
la loro capacità magari di pressare le aziende, le attività
produttive, trasformandosi quasi in fornitori di servizi, in questo
caso fornitori di servizi di sicurezza in grado addirittura di
essere in regola sotto il profilo fiscale rilasciando apposite
fatturazioni.
Credo che questo elemento renda il fenomeno ancora più invasivo e
difficilmente intercettabile. Così come sono rimasto colpito dalla
parte della relazione in cui si parla degli investimenti fatti da
parte delle organizzazioni criminali sul fronte delle dipendenze.
Ovviamente, non è un tema nuovo. Questo è un tema assai caro ahimè
alle organizzazioni malavitose ma il fatto di registrare un
abbassamento di età in chi usa droghe è certamente un elemento che
deve allarmarci, deve allarmare noi che abbiamo l'onere di
rappresentare politicamente la nostra terra, così come tutte le
altre istituzioni.
Sono assolutamente d'accordo con il Presidente e tutta la
Commissione rispetto alla necessità di attivare un focus specifico
sul tema dei beni confiscati alla mafia. Io credo che dobbiamo
assolutamente fare in modo che non passi il messaggio che è stato
rappresentato dal Presidente cioè che le aziende amministrate dai
mafiosi danno lavoro, creano lavoro, occupazione, creano reddito e
invece le aziende sottratte a loro chiudono. Questo è un messaggio
pericoloso che una società civile non può, assolutamente,
permettersi ed è per questo motivo che, a mio avviso, bisogna
bisognerebbe lavorare su due fronti.
Intanto sul tema dell'accesso al credito, io purtroppo credo che
non basti il tema dell'abbattimento degli interessi, qui bisogna
intervenire sulla garanzia che gli istituti di credito possono
avere rispetto all'accesso al credito da parte di aziende
amministrate da amministratori sottratti alle associazioni
malavitose quindi immagino e penso che sia necessario istituire un
fondo di garanzia, non basta esclusivamente l'abbattimento del
tasso di interesse così come, a mio avviso, bisogna investire molto
sull'expertise, sulle competenze.
Credo che incaricare degli amministratori di aziende molto spesso
aziende la cui gestione diventa complessa, sia un errore
strategico, che noi non possiamo permetterci e, quindi, a mio
avviso è necessario intervenire sul management di chi va ad
amministrare aziende sottratte alle associazioni mafiose. Veda,
Presidente, condivido anche l'appello che le giornate della
memoria, i momenti di sensibilizzazione, sono momenti importanti e
necessari, ma non sono purtroppo sufficienti. Occorre la
testimonianza prima di tutto, la cittadinanza percepisce molto di
più la testimonianza a partire dai piccoli comuni, a partire dagli
amministratori e dai politici dei comuni. Io credo che questo sia
un tema molto importante su cui investire.
Chiudo, dicendo che noi abbiamo una responsabilità importante, e
la responsabilità è quella di creare le condizioni per sottrarre la
manovalanza alle associazioni mafiose e per fare questo io ritengo
che bisogna investire su tre fronti. Certamente, bisogna dare
supporto e investire nelle agenzie educative formative soprattutto
in quelle agenzie educative e formative che si trovano più nelle
periferie, così come, a mio avviso, bisogna intervenire sulle
strutture aggregative per cercare di sottrarre i ragazzi alla
strada e cercare di sottrarli a distrazioni che diventano anche
distrazioni pericolose.
Ma l'elemento più importante, a mio avviso, è investire e provare
a creare occupazione e veda, Presidente, qui mi duole dirlo, sono
in disaccordo con il suo intervento di poco fa, perché io credo che
l'occupazione si crea solo se diamo alla nostra Sicilia quelle
infrastrutture necessarie per rendere le nostre piccole e medie
imprese competitive in un mercato globale e per fare questo bisogna
investire nelle grandi infrastrutture, quelle che sono in grado di
far fare il salto di qualità alle nostre aziende. Non sarà il
reddito di cittadinanza a sottrarre i giovani alla manovalanza
organizzata ma saranno le infrastrutture in grado di rendere le
aziende competitive e, quindi, di consentire loro di crescere in
fatturato e di crescere in occupazione. Grazie ancora alla
Commissione per il lavoro svolto e grazie a lei per la parola,
Presidente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire l'onorevole Giambona. Ne ha
facoltà.
GIAMBONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo io
intervengo sulla relazione annuale della Commissione antimafia
perché è un momento fondamentale di confronto di questa Istituzione
su un tema sul quale siamo quotidianamente impegnati.
Ed ho ascoltato con notevole attenzione la relazione del
Presidente della Commissione che ha lavorato alacremente in questo
anno e mezzo, quelli che sono i risultati che man mano sono stati
raggiunti. Una Commissione Antimafia che è riuscita, con grande
impegno e determinazione, a uscire dal Palazzo, a confrontarsi con
gli amministratori, con gli attori, con le parti sociali. E devo
dire che, da questo punto di vista, credo che sia il modo migliore
per dare la rappresentanza più chiara della vicinanza delle
istituzioni in una terra, la Regione Sicilia, che ha bisogno di
legalità.
Ma poi ho anche avuto modo di ascoltare il nostro Presidente della
Regione, insomma una sorta di contro relazione un po' anonima. Io
mi sarei aspettato, per certi versi, che il Presidente della
Regione, insomma, prendesse quelle che sono le tematiche ancora da
affrontare su dove, per esempio, ci sono le zone d'ombra
all'interno dell'Amministrazione regionale, su quelle che sono le
emergenze, quelle che sono le criticità, proprio lì dove si annida
la criminalità organizzata, dove c'è mancanza di trasparenza.
Ebbene nulla di tutto ciò
È ovvio che noi, in tutta questa azione sinergica, congiunta, che
vede l'impegno delle varie istituzioni, non possiamo che
ringraziare chi si impegna, quotidianamente, nella lotta alla
criminalità organizzata: le forze dell'ordine, i magistrati. Ma io
ritengo che un pezzo importante, credo innovativo e sul quale noi
ci dobbiamo misurare, le forze politiche si devono misurare, è la
questione della prevenzione. Onorevoli colleghi, io penso che le
istituzioni debbano mettere nelle condizioni a tutti gli attori in
campo le misure necessarie per contrastare ogni forma di
criminalità e quando parlo di prevenzione non posso che parlare del
nostro sistema scolastico che ha bisogno di importanti
investimenti, che ha bisogno di un tempo pieno, che ha bisogno di
un maggiore coinvolgimento anche attraverso progetti di natura
aggiuntiva che possano contrastare quello che è il fenomeno della
dispersione scolastica. Ormai raggiunge in Sicilia percentuali
allarmanti, ben oltre il 19%.
Ed è per questo motivo che ringrazio anche chi, quotidianamente,
si impegna anche all'interno delle scuole nel mandare un messaggio
alle proprie scolaresche, nell'impegno civile e quotidiano. Oggi
abbiamo la presenza degli alunni della scuola del Liceo Ninni
Cassarà che porta avanti importanti azioni da questo punto di vista
nel rinnovo della memoria, anche grazie alla guida di un dirigente
scolastico, la dottoressa Crimi che, assolutamente, da questo punto
di vista, è una pioniera.
Ma poi io ritengo che l'attività di prevenzione debba basarsi,
Presidente, sull'attenzione a quello che è il nostro tessuto
economico. Ne abbiamo parlato a più riprese, in più occasioni. Noi
dobbiamo togliere manovalanza alla criminalità organizzata e per
fare questo dobbiamo creare crescita, sviluppo, lavoro e quando il
lavoro non c'è mettere nelle condizioni affinché ci sia un sistema
di welfare che sia degno di questo nome.
Registriamo, purtroppo, che l'unico sistema di welfare che poteva
dare delle risposte concrete alle difficoltà in cui versa la nostra
Regione, mi riferisco al reddito di cittadinanza, per buona parte
dei regionali non è più una possibilità. Ed è ovvio che questo
mette a rischio la nostra popolazione perché la criminalità può
attingere in maniera più semplice ad avere delle opportunità di
reperire della manovalanza. Questi sono i temi sui quali credo che
noi ci dobbiamo quotidianamente confrontare oltre che una
amministrazione regionale che deve essere assolutamente più
trasparente.
E per fare ciò c'è la necessaria, c'è l'assoluta necessità di
affrontare quelle che sono le emergenze della nostra Regione perché
dove ci sono emergenze è evidente che lì si annida il malaffare, si
annida la criminalità organizzata. Ed è evidente che parlo delle
tematiche che riguardano la sanità, parlo delle tematiche che
riguardano i rifiuti in Sicilia e delle tematiche riguardano il
dissesto del nostro territorio. Zone grigie, zone d'ombra, sulle
quali bisogna necessariamente fare trasparenza e per fare
trasparenza dobbiamo, evidentemente, togliere di mezzo quelle che
sono le emergenze.
Un unico e ultimo appunto lo faccio poi su alcune procedure, che a
tutt'oggi sono in corso e che necessitano di uno snellimento e mi
riferisco alle norme che disciplinano oggi la gestione dei beni
confiscati, e nello specifico la legge 109/1996.
Pio La Torre ebbe un'intuizione a suo tempo, introducendo una
norma che attaccava, aggrediva il patrimonio dei mafiosi. Ebbene
questo patrimonio deve essere una forma di riscatto della nostra
terra, del nostro territorio, deve dare lavoro e attraverso questi
beni deve essere garantito un utilizzo sociale; non può, invece,
essere uno strumento di contenzioso dal punto di vista
amministrativo e burocratico, quale è adesso. Probabilmente, questa
norma necessita una revisione e noi ci dovremmo fare promotori di
questo impegno. E su questo fronte noi deputati del Partito
Democratico ci siamo fatti promotori, con me firmatario, di un
disegno di legge che mette al centro l'utilizzo condiviso dei beni
confiscati, che possono appunto essere utilizzati dalle
associazioni e dalle comunità locali dei nostri territori.
Concludo, Presidente, dicendo che noi abbiamo una responsabilità:
quella di mettere a disposizione della nostra comunità, della
nostra Sicilia, strumenti concreti, strumenti a questo punto
indispensabili per contrastare la criminalità organizzata.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Giambona.
Onorevoli colleghi, abbiamo chiuso con gli interventi. Grazie a
tutti i colleghi per il dibattito. Adesso sospendo la seduta e la
riconvoco alle ore 15:30, quando andremo a votare l'ordine del
giorno presentato dalla Commissione Antimafia e firmato da tutti i
Capigruppo.
Dopodiché seguirà l'ordine del giorno con le mozioni che andremo a
trattare nel pomeriggio. Prima dell'Aula, prima delle 15.30,
ricordo che è stata convocata la Capigruppo alle ore 15:00.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 14.22, è ripresa alle ore 16.07)
Presidenza del Presidente Galvagno
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dopo questa pausa, comunico che è
stato presentato un ordine del giorno, n. 175 (reca il titolo
Condivisione della relazione della Commissione parlamentare
speciale di inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia e della
corruzione in Sicilia ).
Chiedo all'onorevole Cracolici di prendere posto.
Bisogna adesso votare questo ordine del giorno e successivamente
riferirò quello che è stato deciso in Conferenza dei Capigruppo.
Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 175.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(È approvato)
PRESIDENTE. Ringrazio ancora una volta il Presidente Cracolici e
la Commissione tutta per il lavoro che è stato svolto.
È stato importante, secondo me, anche far partecipare una
scolaresca perché se ci deve essere un'educazione, l'educazione
deve essere a livello culturale, e bisogna partire certamente dalle
scuole.
Parlamentari
Comunicazione esito dei lavori della Conferenza dei Gruppi
Parlamentari
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che la Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi il 26 marzo 2024,
sotto la Presidenza del Presidente dell'Assemblea On. Galvagno,
all'unanimità, ha rimodulato il programma-calendario dei lavori
parlamentari per le prossime due settimane.
L'Aula, come già stabilito, oggi pomeriggio terrà seduta per la
discussione della mozione in materia di omogenitorialità e per
incardinare i disegni di legge in materia di riconoscimento dei
debiti fuori bilancio.
Il termine per gli emendamenti è fissato per domani alle ore 15.
Domani, mercoledì 27 marzo 2024, l'Aula terrà seduta per lo
svolgimento della Rubrica Autonomie locali e funzione pubblica .
Terrà poi seduta, mercoledì 3 aprile 2024, per la discussione
unificata di mozioni e atti ispettivi in materia di problematiche
concernenti l'agricoltura, per il seguito della discussione dei
disegni di legge in materia di debiti fuori bilancio e per
l'espressione del parere sullo schema di norme di attuazione dello
Statuto in materia di trasferimento ai comuni di funzioni di
polizia amministrativa.
L'Assemblea ne prende atto.
CRACOLICI. E la mozione del Corpo forestale riguardante gli
arretrati?
PRESIDENTE. Eventualmente faremo un passaggio e vediamo di
inserirla nella giornata di mercoledì.
Chiedo all'onorevole Di Paola di potermi sostituire.
Allora, andiamo alla mozione numero? Sì, la Commissione si può
alzare.
Presidenza del Vicepresidente Di Paola
famiglie omogenitoriali"
Discussione della mozione n. 157 Registrazioni anagrafiche delle
famiglie omogenitoriali
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa al III punto dell'ordine
del giorno relativo alla mozione numero 157: "Registrazioni
anagrafiche delle famiglie omogenitoriali".1
Chiedo a uno dei presentatori, al primo firmatario, l'onorevole
Micciché di illustrare la mozione.
Onorevole Micciché, prego. Va bene, ci sono più firmatari. Prego,
onorevole Chinnici.
E poi dopo l'intervento dell'onorevole Chinnici apriamo la
discussione per chi volesse intervenire.
CHINNICI. Sì, grazie Presidente, grazie colleghi, grazie colleghe.
Allora, la mozione che discutiamo oggi per cui chiedo un po' di
attenzione da parte dell'Aula, proprio per la delicatezza e
l'importanza dell'argomento.
PRESIDENTE. Colleghi, considerando che ha più firmatari la
mozione, se possiamo ascoltare l'onore l'onorevole Chinnici.
Grazie.
CHINNICI. Come sapete, diciamo di solito, non prendo più dei
cinque minuti che mi spettano quindi sarò fedele anche stavolta.
PRESIDENTE. Onorevole Chinnici, ha più di cinque minuti
nell'illustrare la discussione generale sulla mozione quindi si può
prendere tutto il tempo che vuole, prego.
CHINNICI. Va bene, ma penso che, diciamo, la questione è
abbastanza nota, abbastanza anche piuttosto controversa e quindi,
come Parlamento siciliano, abbiamo colto lo spunto e l'input
derivatoci dal Comitato "Esistono i diritti" che è un comitato che
da anni si batte, appunto, per delle battaglie trans-partitiche che
riguardano i diritti fondamentali, i diritti umani e i diritti
civili fondamentali.
Tra questo, appunto, il diritto dei bambini e delle bambine che
sono figli di coppie omogenitoriali, che al momento praticamente
non trovano un riconoscimento anagrafico in Italia ad avere il
diritto di essere trascritti nell'anagrafe comunale.
Come sappiamo la situazione di incertezza e di vuoto normativo, a
cui questa mozione vuole porre rimedio, vuole cercare di porre
rimedio, l'incertezza normativa che c'è al momento, determina
l'assoluta discrezionalità nella decisione di trascrivere o meno
questi bambini o da parte della magistratura o da parte, appunto,
dei sindaci che, a loro rischio e pericolo, diciamo, procedono
nella trascrizione.
È notizia proprio di poche ore fa che il comune di Palermo ha
dovuto approvare appunto dei debiti fuori bilancio, perché il
Comune è stato condannato. Il sindaco Lagalla e il Comune di
Palermo sono stati condannati proprio per un ricorso fatto da
genitori, appunto, di bambini nati da coppie omogenitoriali, perché
non erano, non risultavano essere stati trascritti all'anagrafe.
Quindi, quello che noi chiediamo, è che nella nostra mozione, che
ripeto è stata è stata firmata e sottoscritta da diverse forze
politiche, dal Presidente Micciché, dal Partito Democratico tutto,
dal Movimento Cinque Stelle, da Sud chiama Nord, dal capogruppo di
Forza Italia, Stefano Pellegrino.
Quello che noi chiediamo è un'attenzione, da parte del nostro
Presidente Schifani, che possa farsi voce e portavoce di una
richiesta che viene anche dai sindaci, perché anche i sindaci hanno
diritto a capire come devono muoversi, come devono appunto
comportarsi.
Ricordiamo che la nostra mozione nasce, nasce in particolare per
l'esigenza di tutelare l'interesse superiore del bambino che
secondo la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea,
all'articolo 24, comma 2, ci dice che appunto deve essere
considerato preminente, l'interesse superiore del bambino, deve
essere considerato preminente e deve essere tutelato.
In questo senso si è mossa anche la Corte costituzionale che, con
le sentenze 32 e 33 del 2021, ha riscontrato nell'ordinamento
italiano la sussistenza di un grave vuoto di tutela dell'interesse
del minore, poiché, anche se non è vietata chiaramente, non è
nemmeno garantita in maniera esplicita una forma di riconoscimento
dei legami affettivi del minore. Insomma, di fatto, in Italia
questi bambini rischiano di essere ascritti alla categoria dei nati
non riconoscibili, subendo di fatto appunto una compressione dei
loro diritti.
Ecco, a tutto questo noi chiediamo che la politica si prenda le
sue responsabilità, che il Governo nazionale, che il Parlamento
nazionale si prendano le loro responsabilità per colmare un vuoto,
un vuoto normativo che lascia in un limbo di incertezza centinaia e
centinaia di bambini e di bambine.
Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Chinnici. Apro la discussione
generale sulla mozione. Ha chiesto di intervenire l'onorevole
Micciché. Ne ha facoltà.
MICCICHÈ. Grazie, Presidente. Io, intanto, vorrei ringraziare un
vecchio amico, che si chiama Gaetano D'Amico, che fu quello che ai
tempi mi presentò l'onorevole Pannella, e che ha fatto insieme a
lui 50 anni di battaglie sui diritti civili, perché è stato il suo
comitato, è stato quello che ci ha in qualche maniera stimolato a
portare avanti questa mozione.
Il fatto è semplicissimo. Oggi, in Sicilia come nel resto del
Paese, c'è un sindaco che trascrive i figli di una coppia
omogenitoriale, e il sindaco accanto, a 10 chilometri di distanza,
che invece glielo nega. Allora, è evidente che una situazione di
questo genere è una situazione che non può persistere. Ci deve
essere una unità di intenti, unità di comportamenti in tutti i
comuni del Paese. Per cui gli stessi sindaci hanno scritto a
Piantedosi, Ministro dell'Interno, chiedendo di prendere una
posizione precisa sull'argomento.
La Corte costituzionale ha chiesto che si legiferi in questo
senso. Poi, come si dovrà legiferare, io spero in una maniera, c'è
qualcuno che può sperare in un'altra. Poi si andrà a vedere, si
andrà a dibattere. Ma che sia obbligatorio legiferare su questo
argomento, è assolutamente certo.
Poi, come diceva l'onorevole Chinnici poco fa, peraltro c'è stata
fornita questa sentenza della Corte d'appello di Palermo che ha, di
fatto, obbligato il comune di Palermo a pagare le spese legali, e
il Ministero dell'interno pur di pagare le spese legali, a una
coppia omogenitoriale a cui non è stata, a cui non sono stati
trascritti i figli di fatto obbligandoli a trascriverli. Quindi
niente di...
Io vorrei che tutti i colleghi capissero che - un tempo mi ricordo
quando si parlava di divorzio pareva che doveva cambiare il mondo,
che doveva finire tutto, e invece poi è diventato tutto più
normale, quanto meno, tanto prima i divorzi c'erano lo stesso, però
restavano in casa insieme - questa è un'altra di quelle situazioni
che va assolutamente sistemata. Io credo che non si può lasciare un
bambino, come dire, senza nome, senza città senza un luogo di
nascita, perché il sindaco decide di non trascriverlo. Cioè noi
creiamo apolidi, che non avrebbero veramente nessun motivo di
esistere.
Dopo di che, ultima cosa e concludo, oggi sono riconosciute le
coppie omogenitoriali. Non si capisce perché non devono essere
riconosciuti anche i figli. La famiglia è completa, dai genitori
più i figli. Noi abbiamo con legge, con legge, ormai accettato e
legiferato sull'esistenza dei genitori che si possono anche
sposare, e invece immaginiamo di non legiferare sui figli che non
possono essere figli di quei genitori. Bene, è una situazione
assolutamente paradossale
Grazie ancora a Valentina, a Stefano Pellegrino che hanno lavorato
insieme per fare questa mozione e grazie ancora al Comitato
"Esistono i diritti", che sinceramente ci ha molto stimolato
sull'argomento. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Micciché. Ha chiesto di intervenire
l'onorevole Campo.
Ne ha facoltà.
CAMPO. Presidente, Governo e colleghi deputati, anche io voglio
ringraziare Gaetano D'Amico e il Comitato "Esistono i diritti" per
averci sollecitato su questo tema, un tema che, come precisato più
e più volte, non ha assolutamente nessuna attinenza con la
questione ideologica delle madri surrogate o altro, ma è una
questione di riconoscimento di diritti dei minori. Quindi è una
questione prioritaria rispetto a tante altre.
Ad oggi, c'è la discrezionalità dei sindaci, io ricordo che il
primo sindaco in Italia che scrisse più di 80 bambini nati,
appunto, da coppie omogenitoriali fu proprio Chiara Appendino,
sindaca del Movimento 5 Stelle. Quindi, noi abbiamo chiaramente
firmato la mozione. Ringrazio anche l'onorevole Micciché per essere
stato il primo firmatario e promotore, perché siamo convinti che,
togliendo qualsiasi questione ideologica, che non attiene per nulla
ai minori, la prima cosa che dobbiamo tutelare sono i diritti, i
diritti dei bambini. Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Campo. Ha chiesto di intervenire
l'onorevole De Luca Antonino. Ne ha facoltà.
DE LUCA Antonino. Grazie Presidente. Innanzitutto mi preme
ribadire l'assoluto sostegno del Gruppo Movimento 5 Stelle che, già
nella sua interezza, ha posto convintamente la firma a questa
mozione perché siamo fermamente convinti che l'Italia, se vuole
essere realmente Paese europeo, un Paese moderno, un Paese
liberale, non può continuare a non riconoscere i diritti.
Un Paese evoluto sicuramente è quello che si riconosce per la sua
capacità di creare e riconoscere i diritti e non per limitarne
l'uso, l'utilizzo, l'efficacia o persino come in questo caso il
riconoscimento. Questo è un bel tema e non posso non ringraziare il
Presidente Micciché per averlo posto all'attenzione dell'Aula, ma
questo Parlamento dovrà essere capace, attraverso i suoi organismi,
di stimolare anche e soprattutto il Parlamento nazionale perché,
laddove sono i diritti dei minori, i diritti dei più deboli, i
diritti dei detenuti, i diritti dei disabili, i diritti delle fasce
più deboli, è proprio lì che lo Stato deve essere maggiormente
forte e capace di offrire tutele, garanzie e per l'appunto
riconoscere diritti.
Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole De Luca. Ha chiesto di intervenire
l'onorevole Saverino.
Ne ha facoltà.
SAVERINO. Grazie Presidente, onorevoli colleghi, giusto la
settimana scorsa il richiamo della Corte Costituzionale, tramite il
suo Presidente, appunto Barbera, al Parlamento italiano, a causa
della sua inerzia in materie centrali in tema di diritti alla
persona.
Anche perché il Parlamento così sta rinunciando a quella che è la
sua prerogativa, cioè quella di... obbligando così anche la Corte a
trovare soluzioni autonome perché si possa accertare, dichiarare i
diritti fondamentali reclamati da una coscienza sociale in costante
evoluzione.
Naturalmente, in questo caso, noi stiamo parlando e siamo qui per
parlare, non è un fatto politico, perché quando si parla di minori,
o quando noi parliamo di bambini, in questo caso, i cui diritti
dovrebbero essere già salvaguardati prioritariamente per la loro
tutela, naturalmente, soprattutto così come vuole anche l'impianto
giuridico del nostro ordinamento, non si può parlare, è banale
parlare di genitore 1 e genitore 2 quando si tratta appunto di
bambini, e soprattutto quando in altre nazioni, in altri Paesi
della stessa Europa, un bambino in Francia è figlio di due
genitori, passa le Alpi e si ritrova a perdere questo status con
una modifica che non può essere certo apportata da un ufficiale di
stato civile, e per questo noi oggi siamo qui.
La Corte d'appello di Palermo abbiamo sentito, come diceva bene la
collega Chimici, ha condannato il comune, in seguito al ricorso di
due famiglie omogenitoriali, a cui è stata negata la trascrizione
dei loro figli nei registri. Io ricordo per esempio che Catania è
stata - io ero allora consigliere comunale - è stata la prima città
in Sicilia in cui si è votato favorevolmente il registro per le
unioni civili.
Quindi, credo che sia anche contraddittorio poi non portare avanti
tutto il resto, e tutto quello che riguarda i diritti già previsti
in Costituzione. Anche i comuni stessi, come vediamo, sono in
difficoltà, perché soltanto delle indicazioni, non ci sono leggi,
quindi credo che sia importante invece poter veramente definire un
regolamento, una legge a tal proposito e riconoscerlo soprattutto.
Per questo ho firmato e condiviso anche questa mozione, e per
esempio si potrebbero modificare le diciture che noi abbiamo nei
moduli di trascrizione, in modo che invece di trovarci con genitore
1 e genitore 2, parlare di genitori e basta, perché soprattutto
quando si tratta appunto, come dicevo prima, di bambini, questa è
l'unica cosa importante per i figli
Sempre parlando di diritti, vorrei ricordare che ho presentato il
17 maggio scorso, naturalmente, una interrogazione a proposito di
chiarimenti in merito all'applicazione della legge regionale del
2000 n. 6, in materia di contrasto alle discriminazioni determinate
dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere. Io non ho
ancora avuto, signor Presidente, risposta a questa, ed è una di
quelle interrogazioni che mette l'attenzione, proprio al centro di
questa interrogazione c'è il riconoscimento dei diritti, e tutto
quello che è anche il contrasto alle discriminazioni.
Quindi, signor Presidente, le chiedo se possiamo anche su questo
cercare di portarla avanti visto che oggi andremo, e spero che
voteremo tutti favorevolmente questa mozione sulle famiglie
omogenitoriali.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Saverino, adesso l'interrogazione
che lei ha annunciato nel suo intervento vediamo di verificarla e
poi vediamo di inserirla negli atti ispettivi.
LANTIERI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LANTIERI. Signor Presidente, chiedo di parlare per dichiarazione
di voto. Siccome vedo che in Aula molti sono andati via, penso per
un fatto personale, volevo fare la mia dichiarazione di voto
favorevolmente alla mozione.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Schillaci. Ne ha
facoltà.
SCHILLACI. Grazie Presidente, semplicemente per ringraziare
Gaetano D'Amico che ha voluto segnalare questa mozione, che noi
assolutamente condividiamo, ma soprattutto - mi dispiace che è
andato via diciamo l'unico esponente del Governo - per segnalare ed
evitare la creazione di cittadini di serie A e di serie B a seconda
del comune di nascita, per cui naturalmente noi auspichiamo invece
proprio sui diritti non solo la trasversalità da parte di tutte le
forze politiche, ma auspichiamo la creazione di unici cittadini, e
mi associo e condivido la modifica richiesta dalla collega Saverino
sull'indicazione di non annotare genitore 1 e 2, perché mi sembra
un po' discrezionale e, quindi mi associo alla richiesta di questa
modifica e ringrazio l'Aula tutta per votare unanimemente questa
mozione.
PRESIDENTE. Stavamo verificando che comunque la mozione estende
quando da voi detto in maniera diciamo un po' più generale però,
comunque, lo comprende all'interno della mozione stessa, stavamo
leggendo i Considerato'...
È iscritto a parlare l'onorevole Pellegrino. Ne ha facoltà. E poi
l'onorevole La Rocca Ruvolo.
PELLEGRINO. Sì, Presidente, grazie. Sarò telegrafico. Intanto,
intervengo per ringraziare l'Associazione Esistono i diritti che
si è battuta per questi principi assolutamente fondamentali per la
nostra comunità e per la convivenza civile, poi, ovviamente
Gianfranco e Valentina Chinnici che si sono adoperati per la
mozione e tutti coloro che hanno cooperato e concorso alla stesura
LANTIERI. Gianfranco Micciché
PELLEGRINO. Gianfranco Micciché Dicevo che vi è una necessità
perché abbiamo una situazione di quasi contraddittorietà nel nostro
sistema e cioè da un lato abbiamo una situazione di fatto
genitoriale tollerata, anzi consentita, dall'altro una situazione
di formalità che viene negata, quindi non è un qualcosa che può far
parte del nostro sistema giuridico, non è qualcosa che fa parte del
nostro sistema normativo, peraltro, giustamente, diceva Valentina
Chinnici l'articolo 24, comma 2, della Carta europea tutela
certamente la coppia omogenitoriale e dà riconoscimento e rilievo
giuridico alla genitorialità sociale ove non sia coincidente con
quella biologica. Quindi anche da parte mia come da parte di alcuni
nostri...
Si tratta di fatti etici, siamo fuori dalle questioni politiche,
siamo fuori dalle questioni partitiche, siamo fuori dalle questioni
ideologiche, siamo dinanzi a concetti
CRACOLICI. Non ti spaventare, dillo che sei d'accordo con noi
PELLEGRINO. No, assolutamente, sono il primo a dirlo perché
provengo dal Partito Radicale, Presidente, quindi non mi vergogno a
dirlo, quindi, e lo sono, sono nel Comitato nazionale direttivo,
nessuno può dirmi qualcosa. Va bene. Grazie.
DI PAOLA. Grazie, onorevole Pellegrino, per il suo intervento.
È iscritta a parlare l'onorevole La Rocca Ruvolo. Ne ha facoltà.
LA ROCCA RUVOLO. Grazie, Presidente. Intervento solo per esprimere
il mio apprezzamento intanto per questa mozione per il fatto che la
mozione in sé contiene ed indica al Governo nazionale di legiferare
al riguardo per tutelare i minori perché, nella stragrande
maggioranza dei casi, ci troviamo davanti a minori che non vengono
tutelati. Condivido pienamente quanto detto dalla collega Saverino
perché, come accade per le coppie eterosessuali, non ci sono
genitore 1 e genitore 2 ma ci sono i genitori; va tutelata la
genitorialità, perché questi bambini si rapportano in una società
dove vanno e devono essere integrati. Per questi motivi e perché
condivido in pieno quello che è un valore di una società che
accoglie e integra le persone, voterò in maniera favorevole la
mozione.
DI PAOLA. Grazie, onorevole La Rocca Ruvolo. Colleghi non ho altri
iscritti a parlare, quindi pongo in votazione la mozione n. 157.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(È approvata)
Anch'io faccio il plauso al Comitato 'Esistono i diritti' che in
questi anni ha portato avanti molte battaglie. Quindi, mi unisco al
plauso che hanno fatto molti colleghi nei loro interventi.
Ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del Regolamento interno
MARANO. Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del
Regolamento interno.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARANO. Grazie, Presidente. Oggi sulla stampa c'è il grande
annuncio della candidatura dell'assessore Falcone alle elezioni
europee e siccome è già da qualche settimana che non si vede,
ricordo ai siciliani che i banchi del Governo chiaramente sono
vuoti. Stamattina abbiamo parlato di diritti, di tante cose belle
in occasione della relazione annuale della Commissione Antimafia',
abbiamo parlato del futuro di quest'Isola, abbiamo parlato di tanti
progetti però, poi, la concretezza, Presidente, è che i banchi del
Governo sono vuoti, l'assessore Falcone, che è l'assessore per
l'economia, ha annunciato oggi alla stampa che si candida alle
europee, dico, cioè non so Se il presidente Schifani non c'è, non
so a chi rivolgermi. È una questione di opportunità politica.
CRACOLICI. Parla con me, è uguale
MARANO. Ha ragione, è la stessa cosa, lo so. Vorrei capire, è una
questione di opportunità politica. La domanda qual è? Noi da ora
che siamo a marzo fino a luglio, cioè l'assessore Falcone non sarà
qui a gestire l'economia di questa Regione, fatemi capire, perché è
grave Poi oltre all'Assessore so che c'è anche l'onorevole Tamajo
candidato. Non lo so
CRACOLICI. L'economia andrà meglio
MARANO. Vorrei capire cosa succederà e chi si occuperà di questa
materia così importante perché con le parole siamo tutti bravi,
cari colleghi, ma la concretezza è questa
Ora è arrivato l'assessore Messina, meno male che c'è l'Assessore
Messina, è giusto che lo diciamo, c'era prima, va bene. Però, ora,
al di là delle battute è veramente una domanda seria. Chi si
occuperà di tutelare i diritti dei siciliani visto che due
Assessori, a quanto pare, vanno a farsi la campagna elettorale per
le europee? Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Marano. Sono domande a cui non so
rispondere, quindi, magari nelle prossime Aule. È iscritto a
parlare l'onorevole De Leo. Ne ha facoltà.
DE LEO. Grazie, Presidente. Volevo porre un tema all'attenzione
del Parlamento. In questi giorni stiamo assistendo agli appelli da
parte dei sindaci e dei cittadini dei comuni nebroidei, nella
provincia di Messina, a seguito della decisione unilaterale
dell'Ast di sospendere alcune corse che collegano il comprensorio.
Abbiamo saputo di una nota, lo scorso 8 marzo, in cui il trasporto
pubblico locale della provincia di Messina ha annunciato che, per
carenza di personale viaggiante, ha ritenuto di sospendere le corse
che collegano tutto il comprensorio; si tratta di una vera e
propria interruzione del servizio pubblico, quindi tutto questo sta
generando appunto un grande disagio ai cittadini che devono
spostarsi da San Piero Patti a Patti, a Librizzi, a Falcone, a
Barcellona, a Milazzo.
Ritengo che questo sia un ennesimo taglio a danno delle comunità
e, quindi, credo che sia veramente insostenibile questa paralisi e
ritengo opportuno che ci sia un intervento immediato per
ripristinare questa situazione da parte del Governo che non può
stare chiaramente a guardare ma deve attivarsi immediatamente per
garantire ai cittadini il servizio pubblico. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole De Leo.
SPADA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPADA. Grazie, Presidente. Nell'associarmi, intanto, ai
ringraziamenti che sono stati fatti stamattina nei confronti della
Commissione Antimafia', presieduta dall'onorevole Cracolici,
volevo sottoporre a quest'Aula due problematiche, Presidente. Mi
dispiace che l'assessore Messina sia andato via, però da diverse
settimane viene sollecitata da parte dei comuni siciliani e, nello
specifico, del Presidente dell'Anci Sicilia, una questione che
riguarda il costo del conferimento dei rifiuti che ha raggiunto una
cifra di 400 euro. A questo, si associa l'extracosto che i tanti
comuni della nostra Regione si trovano ad affrontare a causa
dell'aumento che c'è stato nei confronti dell'energia elettrica.
E, allora, Presidente, penso che, come ha detto prima l'onorevole
Marano, il rischio più grande che corriamo sia quello di non
arrivare prima delle europee ad intervenire attraverso una manovra
correttiva per dare sostegno ai comuni siciliani rispetto ai
problemi che stanno attraversando. Penso che questo sarebbe un
errore gravissimo che non consentirebbe a nessuno, né al Governo,
né a chiunque altro, di potersi presentare all'interno di un comune
per cercare voti in vista delle prossime elezioni europee, perché
se non saremo in grado di dare delle risposte immediate a queste
problematiche che rischiano di far fallire quei pochi comuni che
già non sono in dissesto, penso che sarà il fallimento della
politica.
E, allora, chiedo a lei, Presidente - capisco che sia già stato
fatto il calendario delle iniziative che dovranno essere discusse
il 3 aprile -, ma chiedo al Governo e, nello specifico, alla
Presidenza di tenere conto di queste due segnalazioni in modo tale
da prevedere, prima delle elezioni europee, una manovra correttiva
che possa dare ossigeno ai comuni siciliani che oggi stanno
soffrendo e che non riusciranno a chiudere i bilanci. Se
l'obiettivo di questo Governo e se l'obiettivo di questo Parlamento
è quello di portare al dissesto quei pochi comuni che già non sono
entrati in dissesto, diciamocelo chiaro, però ognuno si assuma la
responsabilità delle azioni che porta avanti all'interno di
quest'Aula ma, soprattutto, dell'azione di Governo che
contraddistinguerà anche la campagna elettorale che qualcuno vorrà
fare in vista di queste elezioni europee. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Spada. Non ci sono altri interventi.
Pertanto, la seduta è convocata per domani, mercoledì 27 marzo
2024, alle ore 15.00.
La seduta è tolta alle ore 16.43 (*)
(*) L'ordine del giorno della seduta successiva, pubblicato sul
sito web istituzionale dell'Assemblea regionale siciliana, è il
seguente:
Repubblica Italiana
ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
XVIII Legislatura
IX SESSIONE ORDINARIA
103a SEDUTA PUBBLICA
Mercoledì 27 marzo 2024 - ore 15.00
ORDINE DEL GIORNO
I -COMUNICAZIONI
II -SVOLGIMENTO, AI SENSI DELL'ARTICOLO 159, COMMA 3, DEL
REGOLAMENTO INTERNO, DI INTERROGAZIONI E DI INTERPELLANZE DELLA
RUBRICA: Autonomie locali e funzione pubblica .
III - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio ai
sensi dell'articolo 73, comma 1, lettera e) del decreto legislativo
23 giugno 2011, n. 118 e successive modifiche ed integrazioni.
D.F.B. 2022. Mesi di febbraio e luglio". (n. 55/A) (Seguito)
Relatore: on. Daidone
2) Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio ai
sensi dell'articolo 73, comma 1, lettera e) del decreto legislativo
23 giugno 2011, n. 118 e successive modifiche ed integrazioni.
D.F.B. 2021. Mese di settembre . (n. 83/A) (Seguito)
Relatore: on. Daidone
3) Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio ai
sensi dell'articolo 73, comma 1, lettera e) del decreto legislativo
23 giugno 2011, n. 118 e successive modifiche ed integrazioni.
D.F.B. 2022. Mesi di ottobre e novembre". (n. 102/A) (Seguito)
Relatore: on. Daidone
4) Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio ai
sensi dell'articolo 73, comma 1, lettera e) del decreto legislativo
23 giugno 2011, n. 118 e successive modifiche ed integrazioni.
D.F.B. 2022. Mese di dicembre". (n. 309/A) (Seguito)
Relatore: on. Daidone
5) Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio ai
sensi dell'articolo 73, comma 1, lettera e) del decreto legislativo
23 giugno 2011, n. 118 e successive modifiche ed integrazioni.
D.F.B. 2023. Mese di gennaio". (n. 311/A) (Seguito)
Relatore: on. Daidone
6) Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio ai
sensi dell'articolo 73, comma 1, lettera e) del decreto legislativo
23 giugno 2011, n. 118 e successive modifiche ed integrazioni.
D.F.B. 2023. Mese di maggio". (n. 532/A) (Seguito)
Relatore: on. Daidone
7) Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio ai
sensi dell'articolo 73, comma 1, lettera e) del decreto legislativo
23 giugno 2011, n. 118 e successive modifiche ed integrazioni.
D.F.B. 2023. Mese di giugno". (n. 561/A) (Seguito)
Relatore: on. Daidone
8) Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio ai
sensi dell'articolo 73, comma 1, lettera e) del decreto legislativo
23 giugno 2011, n. 118 e successive modifiche ed integrazioni.
D.F.B. 2023. Mese di agosto". (n. 603/A) (Seguito)
Relatore: on. Daidone
9) Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio ai
sensi dell'articolo 73, comma 1, lettera e) del decreto legislativo
23 giugno 2011, n. 118 e successive modifiche ed integrazioni.
D.F.B. 2023. Mese di settembre". (n. 653/A) (Seguito)
Relatore: on. Daidone
10) Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio ai
sensi dell'articolo 73, comma 1, lettera e) del decreto legislativo
23 giugno 2011, n. 118 e successive modifiche ed integrazioni.
D.F.B. 2023. Mese di ottobre". (n. 655/A) (Seguito)
Relatore: on. Daidone
VICESEGRETERIA GENERALE AREA ISTITUZIONALE
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Consigliere parlamentare responsabile
dott.ssa Maria Cristina Pensovecchio
Allegato A
Comunicazione di disegni di legge presentati ed inviati alle
competenti Commissioni
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
- Disposizioni in materia di elezione del sindaco. (n.
705).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 6 marzo 2024.
Inviato il 14 marzo 2024.
- Norme in materia di personale del Corpo forestale
della Regione. (n. 711).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 13 marzo 2024.
Inviato il 21 marzo 2024.
AMBIENTE, TERRITORIO E MOBILITA' (IV)
- Interpretazione autentica in materia di alloggi di
edilizia residenziale pubblica. (n. 704).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 6 marzo 2024.
Inviato il 14 marzo 2024.
- Istituzione, gestione e valorizzazione delle aree
naturali protette. (n. 710).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 13 marzo 2024.
Inviato il 21 marzo 2024.
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
- Contrasto dell'abbandono sportivo in età
adolescenziale e giovanile. (n. 707).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato l'8 marzo 2024.
Inviato il 14 marzo 2024.
SALUTE, SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)
- Istituzione del Reddito di dignità regionale in
Sicilia. (n. 706).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 7 marzo 2024.
Inviato il 14 marzo 2024.
Parere V.
- Istituzione Misura Integrativa di sostegno al
reddito. (n. 708).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 12 marzo 2024.
Inviato il 14 marzo 2024.
Parere V.
- Accessibilità al cinema delle persone con disabilità
sensoriali. (n. 709).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 12 marzo 2024.
Inviato il 14 marzo 2024.
Parere V.
Comunicazione di richieste di parere pervenute e assegnate alle
competenti Commissioni
AMBIENTE, TERRITORIO E MOBILITA' (IV) - ANTIMAFIA
- Decreto assessoriale inerente la Costituzione della
Commissione regionale dei lavori pubblici e linee guida
relative al funzionamento e all'operatività della medesima.
(n. 54/IV-AM).
Pervenuto in data 19 marzo 2024.
Inviato in data 20 marzo 2024.
Comunicazione di pareri resi dalle competenti Commissioni
AMBIENTE, TERRITORIO E MOBILITA' (IV)
- Decreto ai sensi dell'articolo 5 legge regionale 12
ottobre 2023, n. 12 (n. 53/IV).
Reso in data 12 marzo 2024.
Inviato in data 14 marzo 2024.
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
- Legge regionale n. 10/2005, art. 3 - Programma triennale
di sviluppo turistico 2024/2026 (n. 52/V).
Reso in data 28 febbraio 2024.
Inviato in data 14 marzo 2024.
Comunicazione di approvazione di risoluzioni
Si comunica che la IV Commissione Ambiente, territorio e
mobilità nella seduta n. 78 del 13 marzo 2024 ha
approvato la risoluzione Comitato di gestione
dell'Autorità del sistema portuale e tasse a carico dei
sistemi portuali (n. 4/IV).
Comunicazione di approvazione della Relazione
sull'attività della Commissione Antimafia relativa
all'anno 2023
Si comunica che la Commissione d'inchiesta e vigilanza sul
fenomeno della mafia e della corruzione in Sicilia, nella
seduta n. 68 del 12 marzo 2024, ha approvato la Relazione
sull'attività della Commissione Antimafia relativa all'anno
2023 e redatta ai sensi dell'articolo 7 della legge regionale
14 gennaio 1991, n. 4.
Comunicazione di deliberazione della Giunta regionale
Si comunica che è pervenuta la deliberazione della
Giunta regionale n. 100 dell'11 marzo 2024 relativa a:
Articolo 3 della legge regionale 7 luglio 2020, n. 13 .
Dichiarazione dello stato di crisi e di emergenza
regionale, per la grave crisi idrica nel settore potabile
per le province di Agrigento, Caltanissetta, Enna,
Messina, Palermo e Trapani. .
Copia della predetta delibera è disponibile presso
l'archivio del Servizio Commissioni.
Annunzio di mozioni
N. 156 - Interventi urgenti a sostegno dell'agricoltura
siciliana.
De Luca Cateno; Cracolici Antonino; Burtone Giovanni;
Miccichè Gianfranco; Dipasquale Emanuele; Sunseri Luigi;
Schillaci Roberta; Catanzaro Michele; Campo Stefania; Di
Paola Nunzio; Marano Jose; De Luca Antonino; Ciminnisi
Cristina; Safina Dario; Gilistro Carlo; Spada Tiziano
Fabio; Cambiano Angelo; Venezia Sebastiano; Varrica
Adriano; La Vardera Ismaele; Chinnici Valentina; Giambona
Mario; Balsamo Ludovico; Leanza Calogero; De Leo
Alessandro; Lombardo Giuseppe; Sciotto Matteo; Ardizzone
Martina; Saverino Ersilia
Presentata il 14/02/24
N. 157 - Registrazioni anagrafiche delle
famiglie omogenitoriali.
Miccichè Gianfranco; Cracolici Antonino; Burtone
Giovanni; De Luca Cateno; Dipasquale Emanuele; Pellegrino
Stefano; Sunseri Luigi; Schillaci Roberta; Catanzaro
Michele; Campo Stefania; Di Paola Nunzio; Marano Jose; De
Luca Antonino; Ciminnisi Cristina; Safina Dario; Gilistro
Carlo; Spada Tiziano Fabio; Cambiano Angelo; Venezia
Sebastiano; Varrica Adriano; La Vardera Ismaele; Chinnici
Valentina; Giambona Mario; Balsamo Ludovico; Leanza
Calogero; De Leo Alessandro; Lombardo Giuseppe; Sciotto
Matteo; Ardizzone Martina; Saverino Ersilia
Presentata il 21/02/24
N. 159 - Interventi per il sostegno al settore agricolo
e zootecnico in Sicilia.
Catania Giuseppe Sebastiano; Assenza Giorgio; Savarino
Giuseppa; Zitelli Giuseppe; Galluzzo Giuseppe; Intravaia
Marco; Daidone Letterio Dario; Auteri Carlo
Presentata il 23/02/24
N. 166 - Iniziative urgenti per la salvaguardia del
comparto agricolo regionale.
Pace Carmelo; Giuffrida Salvatore; Abbate
Ignazio;
Marchetta Serafina
Presentata il 18/03/24
Le mozioni saranno demandate, a norma dell'articolo 153 del
Regolamento interno, alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari per la determinazione della relativa data di
discussione.
1 Con note protocollate rispettivamente ai nn. 2157-ARS/2024 e
2159-ARS/2024 del 26 marzo 2024, pervenute prima della votazione
in Aula della mozione, d'ordine degli onorevoli La Vardera e
Balsamo, è stato comunicato, con la prima nota, che a causa di
probabile errore materiale in sede di presentazione della mozione
n. 157 (...) è stato inserito tra i firmatari il nome del
sottoscritto on. Ismaele La Vardera , richiedendone pertanto la
rimozione del nominativo dall'elenco dei firmatari; con la
seconda nota, sempre con le identiche motivazioni, per richiedere
la rimozione del nominativo dell'on. Balsamo dal medesimo elenco
dei firmatari.