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Resoconto d'Aula della Seduta n. 188 di martedì 24 giugno 2025
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   Presidenza del Presidente Galvagno

   Presidenza del vicepresidente Di Paola


                   La seduta è aperta alle ore 15:04

   PRESIDENTE. La seduta è aperta.

               Processo verbale della seduta precedente

   PRESIDENTE.   Avverto  che  il  processo  verbale   della   seduta
  precedente  è  posto  a disposizione degli onorevoli  deputati  che
  intendano prenderne visione ed è considerato approvato, in  assenza
  di osservazioni in contrario nella presente seduta.

                                Congedi

   Comunico  che ha chiesto congedo per la seduta odierna l'onorevole
  Porto.
   L'Assemblea ne prende atto.

  Preavviso di eventuali votazioni mediante procedimento elettronico

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della presente seduta.
   Invito,  pertanto,  i deputati a munirsi per tempo  della  tessera
  personale di voto.
   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                      Atti, documenti e annunzio

   PRESIDENTE.   Avverto  che  le  comunicazioni  di  rito   di   cui
  all'articolo  83  del  Regolamento interno  dell'Assemblea  saranno
  riportate nell'allegato A al resoconto dell'odierna seduta.

  Comunicazione dell'Assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale
                        e la pesca mediterranea

   PRESIDENTE.   Leggo   la   comunicazione   pervenuta   da    parte
  dell'assessore Barbagallo:
    Pregiatissimo  Presidente, come anticipatole  informalmente,  con
  rammarico sono a significarle l'impossibilità di assicurare la  mia
  presenza alla seduta d'Aula in programma per martedì 24 giugno  per
  la  prevista  trattazione dell'articolato del disegno di  legge  n.
  530/A.  In  riferimento al presente disegno di  legge  si  conferma
  comunque  la piena disponibilità per assicurare il più rapido  iter
  di   esame   e  in  auspicio  di  approvazione  già  a   far   data
  dall'indomani, mercoledì 25 giugno .
   Sull'approvazione  mi  sembra  un po'  più  improbabile,  però  il
  calendario  rispetto  all'ordine dei lavori prevede  che  oggi  noi
  tratteremo  la  mozione  su Gaza, domani  ci  sarà  la  discussione
  generale  per quanto concerne i consorzi di bonifica,  giorno  1  e
  giorno  2  luglio  ci  saranno interrogazioni e successivamente  mi
  auguro  che il Governo in Aula, assessore Aricò, mi auguro  che  il
  Governo  per  la  seduta  di  giorno  1  e  giorno  2  possa   dare
  disponibilità per le interrogazioni, saranno due sedute  d'Aula,  e
  riprenderemo a votare il disegno di legge sui consorzi di  bonifica
  nelle sedute di giorno 8 e giorno 9 luglio.

   L'Assemblea ne prende atto.


  Discussione della mozione n. 267 "Iniziative a livello centrale in
  sostegno del popolo palestinese e per il riconoscimento dello Stato
                            di Palestina".

   PRESIDENTE.  Si  passa alla mozione n. 267 "Iniziative  a  livello
  centrale in sostegno del popolo palestinese e per il riconoscimento
  dello  Stato  di  Palestina",  alla quale  è  stato  presentato  un
  emendamento  interamente sostitutivo a firma di tutti i  capigruppo
  di  maggioranza. Lo trovate caricato all'interno dei vostri  tablet
  in "seduta corrente", "atti ispettivi".
   È iscritta a parlare l'onorevole Marchetta. Ne ha facoltà.

   MARCHETTA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  rappresentanti
  del Governo, dinanzi alle immagini dolorose del mondo in fiamme, mi
  sovvengono le parole di Alcide De Gasperi "i politici guardano alle
  prossime  elezioni, gli statisti alle prossime generazioni".  Preso
  con  rammarico  atto  che  mancano gli  statisti  nello  scacchiere
  internazionale,  spero che siano rimasti almeno i politici,  perché
  così continuando non arriviamo neanche alle prossime elezioni   Non
  ripercorrerò le tappe del lungo conflitto israelo-palestinese,  non
  per  ignavia, ma perché credo che non solo non competa a noi ed  in
  questa  sede, sia pur prestigiosa, fare valutazioni su chi abbia  o
  meno  responsabilità o su chi ne abbia più di altri, ma perché oggi
  in  questa  sede credo che sia dovuto levare una sola voce,  che  è
  quella  del  cessate il fuoco a Gaza. Ho ascoltato  tempo  addietro
  un'intervista  ad  Amos Oz, l'illustre scrittore  ed  intellettuale
  israeliano morto non tanto tempo fa, in cui parlava dell'importanza
  del  compromesso  per risolvere i conflitti e per risolvere,  nello
  specifico,   il  conflitto  israelo-palestinese.  Presidente,   per
  favore,  può  far  fare  un po' di silenzio,  grazie.  Compromesso,
  dicevo,  che nella nostra cultura contemporanea, negli ultimi  anni
  caratterizzatisi  per  l'estremizzazione  e  radicalizzazione   dei
  posizionamenti  politici, ha assunto una  connotazione  negativa  e
  deteriore.  Ma  il compromesso, che nella sua accezione  originaria
  denota la capacità di trovare una sintesi, un punto di incontro tra
  posizioni  diverse e apparentemente inconciliabili, è l'unica  arma
  che oggi dovrebbe essere brandita, ancor più usata.
   Dialogo,  capacità di ascolto sono la strada per correre  per  una
  pace duratura e garanzia dei soggetti oggi direttamente interessati
  e  di  tutto  il  resto del mondo che non è affatto immune  da  una
  inauspicata espansione del conflitto.
   Mi  spiace  osservare come oggi rumoreggino  le  armi  sempre  più
  potenti  e devastanti che portano con la loro deflagrazione  morte,
  disperazione e miseria.
   E tace la diplomazia, tace la politica.
   Grande  assente,  lo  dico  senza alcun tentennamento,  in  questa
  triste  e  annosa  vicenda è l'Europa che non è certo  oggi  quella
  immaginata dai già citati Alcide De Gasperi, Schuman, Adenauer.
   Ci  indigniamo  giustamente,  sottolineo  con  forza  giustamente,
  quando  le  cronache,  purtroppo  sempre  più  frequentemente,   ci
  notiziano  su  di un femminicidio, Proviamo orrore quando  sentiamo
  della  morte  violenta di un bambino, ma rimaniamo silenti  per  la
  notizia  di  centinaia di morti giornalieri  e  di  civili  inermi:
  bambini,  donne,  anziani che il bollettino di  guerra  a  Gaza  ci
  consegna.
   Si fermi oggi stesso questo massacro
   Ogni  giorno  in  più che passa, grava sulle nostre  coscienze  la
  morte di tanti innocenti.
   Sulle  coscienze  di  tutti,  nessuno  escluso.  Di  chi  si  gira
  dall'altra  parte perché tanto la guerra è lontana da noi.  Di  chi
  tace per ragioni di opportunità e di appartenenza politica.
   È  dei  giorni scorsi l'arrivo in Italia, per ricevere le delicate
  cure  di  cui  necessità, di Adam, il bambino  rimasto  ferito  nel
  bombardamento in cui hanno perso la vita il padre e nove  dei  suoi
  fratellini. Nove bambini
   Le  immagini che ci arrivano da Gaza sono immagini di distruzione,
  di morte, di povertà, di perdita della dignità. Persone costrette a
  bere  acque  luride e contaminate, liquami e rifiuti  di  quel  che
  rimane nelle strade.
   Chi rimane vivo a seguito di un attentato spesso mutilato, rischia
  di  morire  di fame, di sete, di malattie respiratorie e  bene  che
  vada contrae malattie di natura gastrointestinale.
   C'è  un'emergenza  alimentare, idrica  e  sanitaria  destinata  ad
  aggravarsi con l'approssimarsi del caldo della stagione estiva.
   Ospedali  distrutti e quelle strutture ancora rimaste  intere  non
  sono nelle condizioni di dare risposte alle richieste di cure.
   Si ponga fine a questo orrore
   Ieri   abbiamo  partecipato  qui  al  Palazzo  Reale  al  convegno
  sull'intelligenza artificiale. Molti si chiedono se non  ci  stiamo
  avviando verso un mondo post umano. Io mi chiedo invece se non  sia
  l'uomo ad aver perso l'umanità che produce più danni di quelli veri
  o temuti che potrà produrre l'intelligenza artificiale.
   Ed  allora il compromesso, il dialogo, la diplomazia, la  politica
  riprendano in mano le sorti di questo pianeta prima che sia tardi.
   Giorno  8  maggio 2025 Papa Leone XIV si è presentato  ai  fedeli,
  affacciandosi  su  Piazza  San Pietro ed ha  esordito  pronunciando
  queste parole: "La pace sia con tutti voi ".
   Non  si è trattato in tutta evidenza di un semplice saluto, di una
  clausola  di  stile  di buona educazione, ma si  è  trattato  della
  sintesi  e  della  cifra di un intero pontificato che  dopo  quanto
  fatto e detto da Francesco anela alla pace nel mondo e in tal senso
  approfondirà ogni suo sforzo.
   L'umanità   che  sembra  persa  in  questi  luoghi  di   morte   e
  disperazione può essere animata dalle giovani generazioni che al di
  là del credo e del colore politico credono nei valori universali di
  pace  e fratellanza nella consapevolezza che esiste un'unica razza,
  quella umana
   Questo  Parlamento, che pur non ha competenza in materia di difesa
  e  di  politica  estera, si faccia un forte e  vibrante  invito  al
  nostro Governo e all'Europa affinché si attivino con tutta la  loro
  forza  ed  autorevolezza  per  arrivare  ad  una  tregua  che   sia
  definitiva, cominciando a far sì,  sin da subito, che cessi la  più
  grande  e  grave  delle  nefandezze, che è quella  di  uccidere  le
  persone  in  fila  per un pasto e per ritirare gli  alimenti  e  le
  medicine  che  vengono loro date ed evitare che si  impedisca  alle
  organizzazioni  umanitarie  di  portare  e  prestare   aiuto   alla
  popolazione.
   Non  ci sono successi in politica se non si passa alla storia, per
  le guerre, la distruzione, la morte, per i responsabili.
   Presidente,   onorevoli  colleghi,  qualunque  sia  l'orientamento
  politico  di  ciascuno  di  noi, faccia sentire  questo  Parlamento
  regionale  la necessità che si affermi la cultura della  vita,  del
  rispetto  della  dignità umana, del diritto  internazionale  e  non
  abbiamo  remore  a dirlo, perché si affermi la cultura  della  pace
  disarmata e disarmante, come dice il Santo Padre. Grazie.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, comunico  che  sono  iscritti  a
  parlare gli onorevoli Adorno, Catanzaro, Burtone, Campo, Marano, La
  Rocca Ruvolo, Safina, Chinnici, Gilistro, Pace, Giambona, Saverino,
  De  Luca  Antonino  e  Dipasquale. Con  l'onorevole  Dipasquale  si
  concludono gli interventi.
   Ha facoltà di parlare l'onorevole Adorno.

   ADORNO.  Signor Presidente, chiedo attenzione a quest'Aula  perché
  questa  mozione  è stata presentata sia dal Partito Democratico  ma
  anche  dal Movimento Cinque Stelle ed è stata rimandata ad oggi  la
  discussione   proprio  perché  il  Governo  regionale   la   scorsa
  settimana,  rispetto  a delle motivazioni e delle  istanze  che  ci
  giungono   dai   cittadini   della  nostra   Regione,   è   rimasto
  assolutamente   sordo  non  presenziando   in   Aula,   è   rimasto
  completamente assente.
   Oggi  noi  qui  siamo  in  estremo  ritardo,  siamo  in  una  fase
  anacronistica,   noi   chiedevamo   che   la   Regione    siciliana
  interrompesse i rapporti di qualsiasi tipo con lo Stato di  Israele
  e  invece questo non solo non è successo ma non è successa  nemmeno
  una  presa  di  posizione chiara, netta, da parte  del  governatore
  Schifani
   Le annuncio, Presidente, che ho presentato un'interrogazione nella
  quale  sto  chiedendo,  essendo  la  Sicilia  terra  del  Muos,  di
  Sigonella, la sua città Presidente, Sigonella, Presidente,  Catania
  ed  essendo  a  rischio  l'incolumità dei cittadini  siciliani  non
  vediamo  nessuna  presa  di  posizione  da  parte  del  Governatore
  Schifani rispetto allo Stato nazionale.
   Voi  siete lo stesso colore politico a Palermo come a Roma, dovete
  dirlo  ai  siciliani, noi siamo contro la guerra,  lo  dimostreremo
  andando  questo  sabato a Sigonella, a marciare e a  manifestare  a
  tutela  dei  valori che la Sicilia ha nel cuore: Pace, Solidarietà,
  Accoglienza.
   Presidente  vogliamo  sapere  cosa il  Presidente  Schifani  pensi
  rispetto a queste cose. Noi ci trova oggi in Aula con una mozione a
  vostra  proposta, firmata dai vostri vari Capigruppo dove  è  stata
  omessa   la   nostra  richiesta  unanime,  cioè  dire   quella   di
  interrompere  i rapporti con lo Stato di Israele, ve  ne  chiediamo
  conto
   Questo è quello che vogliono i cittadini siciliani

   PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire l'onorevole Catanzaro. Ne ha
  facoltà.

   CATANZARO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  Assessori,
  quella  che  stiamo  vivendo  è, senza  dubbio,  una  fase  storica
  decisamente   delicata,  tanto  che  Papa  Francesco,  recentemente
  scomparso,  per definire il quadro geopolitico attuale estremamente
  fragile e conflittuale ha usato un'espressione ben precisa:   terza
  guerra mondiale a pezzi, di fatto un vero e proprio - Presidente  -
  conflitto globale".
   In  questi  giorni è chiaro a tutti che la situazione  si  è  resa
  ancora  più  complicata e instabile con l'inizio dello scontro  tra
  Israele  e  Iran  che  oggi vede coinvolti anche  gli  Stati  Uniti
  d'America.  Quest'ultimo conflitto è stato  inizialmente  innescato
  dalla  necessità,  da  parte di Israele, di  fermare  una  presunta
  minaccia  di  attacco nucleare da parte dell'Iran, motivo  per  cui
  sono  stati  colpiti  siti di arricchimento dell'uranio  e  diversi
  vertici  militari,  circostanze che oggi sembrano  essere  smentite
  anche  dalla  stessa  intelligence americana, secondo  cui  Teheran
  sarebbe ancora ad anni di distanza dall'ottenere un'arma nucleare.
   Siamo  tutti d'accordo, Presidente, che l'Iran non debba a dotarsi
  di  un'arma  nucleare  e, con l'occasione, ricordo  che  quest'anno
  ricorre  l'ottantesimo  anniversario dei bombardamenti  atomici  di
  Hiroshima  e Nagasaki, eventi che hanno segnato in modo  indelebile
  la   storia  dell'umanità,  per  cui  è  dovere  di  tutti   trarne
  insegnamento.  Ma oggi parliamo di una situazione molto  complessa,
  che  ha il vero scopo di ribaltare i regimi e ridisegnare il  Medio
  Oriente  e  come  Netanyahu  e  Trump  stanno  perseguendo   questo
  obiettivo.
   Oggi  il  diritto  internazionale è messo a dura prova,  anche  in
  considerazione delle scelte - tutt'altro che prudenti  degli  Stati
  Uniti  di Trump - il quale dopo l'intervento degli Usa in Iran  sta
  esponendo il mondo ad una escalation che potrebbe sfuggire di mano,
  come dichiarato dallo stesso Segretario generale dell'Onu.
   Nelle   scorse   ore  abbiamo  appreso  della  risposta   iraniana
  all'attacco   americano,  ovvero  della  rappresaglia   alla   base
  americana  in  Qatar.  Un  attacco  che  è  stato  misurato  e   ha
  preannunciato, tanto che Trump ha annunciato l'imminente fine della
  guerra, addirittura illimitata.
   Mi chiedo con quale affidabilità, mi chiedo se è solo questione di
  creare  una  narrazione trionfalistica. È chiaro che la  situazione
  continua ad essere critica, circostanza che crea apprensione  anche
  in  Italia,  sede di basi militari americane. Come  si  attende  di
  capire  che  posizione e che ruolo assumeranno, in questo  contesto
  geo  politico, la Russia e la Cina. In questo scenario, a dir  poco
  preoccupante,  oggi Presidente Galvagno ci troviamo  in  quest'Aula
  per  discutere in modo mirato sulla offensiva in corso  a  Gaza  da
  parte  del  governo  di Israele, guidato da Netanyahu,  iniziata  a
  partire  dall'attacco di Hamas del 7 ottobre del 2023, la quale  ha
  assunto una dimensione spropositata e lesiva di ogni diritto  umano
  e ritengo che sia ancor più dirimente discuterne oggi, tenuto conto
  che  non  si  deve  permettere che l'ulteriore confitto  che  si  è
  innescato  in  Medio  Oriente offuschi in alcun  modo  il  disastro
  umanitario in corso a Gaza.
   Mi  riferisco,  Presidente  Galvagno, ai  numeri  che  sono  stati
  diffusi  nei giorni scorsi dalla ONG Emergency: quasi 60000  morti,
  oltre  115  mila feriti, più di 2 milioni di sfollati  Mi riferisco
  alla  negazione dell'ingresso di aiuti umanitari adeguati, parliamo
  di  cibo  e  farmaci   Secondo  le  notizie  diffuse  nelle  ultime
  settimane, sono oltre 66000 i bambini che soffrono di malnutrizione
  e i medici sono costretti ad effettuare interventi senza anestesia,
  anche  per  i bambini. Mi riferisco alle diverse testimonianze  dei
  medici  impegnati sul campo i quali raccontano che per  la  maggior
  parte dei feriti che si recano presso le strutture ospedaliere,  le
  quali  ormai  ovviamente sono costituite da  donne  e  bambini.  Mi
  riferisco, come testimoniano le organizzazioni umanitarie, al fatto
  che  diverse persone sono state colpite e uccise mentre aspettavano
  di ricevere i beni di prima necessità.
   Queste   circostanze  rendono  evidente  che  il   bersaglio,   il
  cosiddetto   target,  da  parte  dell'esercito  israeliano   è   la
  popolazione civile  Per tutte queste ragioni, esiste solo  un  modo
  per  definire questa drammatica e inaccettabile situazione  innanzi
  alla  quale  il silenzio equivale alla complicità, è  in  corso  un
  massacro, uno sterminio che dovremmo con chiarezza definire con  la
  parola  genocidio. Genocidio è stata una parola spesso  oggetto  di
  dibattito  ma è proprio di atto di genocidio che parla  l'inchiesta
  delle Nazioni Unite in riferimento alla distruzione sistematica  da
  parte  di  Israele degli ospedali e delle strutture  sanitarie  per
  l'assistenza   sessuale   e  riproduttiva   dei   palestinesi.   In
  particolare,  il rapporto presentato all'Assemblea  generale  delle
  Nazioni  Unite lo scorso marzo in seguito ad un'analisi dei modelli
  di  violenza  e  delle  politiche israeliane  nell'attacco  a  Gaza
  conclude  che ci sono ragionevoli motivi per credere che la  soglia
  che  indica  che  Israele  abbia commesso un  genocidio  sia  stata
  raggiunta.
   A  quanto  detto  appare doveroso ricordare in quest'Aula  che  lo
  scorso  novembre  la Corte penale ha emesso un mandato  di  cattura
  contro  il  Primo Ministro israeliano e contro il suo  ex  Ministro
  della   difesa,   ritenuti  responsabili  di  avere   affamato   la
  popolazione  civile palestinese come metodo di guerra  e  di  avere
  causato grandi sofferenze.
   Parliamo di fatto di accuse per crimini di guerra e crimini contro
  l'umanità  alle  quali  presto  si  aggiungeranno  altri  capi   di
  imputazione.  Purtroppo, il Governo italiano  ha  preso  in  merito
  posizione  a  dir  poco  tiepide e a volte, mi  permetto  di  dire,
  ambigue. Rispetto al mandato di cattura ad esempio c'è una parte in
  cui  si  è  dichiarato  il  sostegno alla  Corte  internazionale  e
  dall'altra  parte il Ministro degli esteri ha rimarcato alla  Corte
  di  non  prendere decisioni politiche ed espresso nei  fatti  dubbi
  sull'esecuzione del mandato da parte dell'Italia.
   Su  questo  punto credo che sia più che necessario, come  Paese  e
  come  Europa, chiarirci le idee perché credo sia oggi più  che  mai
  necessario, nell'interesse di tutti, riconoscere autorevolezza alle
  organizzazioni  e  istituzioni internazionali,  perché  il  diritto
  internazionale costituisce il quadro di regole che ci siamo assunti
  il  dovere di rispettare e che vede tra i suoi obiettivi  anche  la
  promozione  della  pace,  la  sicurezza internazionale.  Minare  la
  credibilità  delle  istituzioni è una  scelta  controproducente.  A
  proposito  di  ambigue posizioni da parte del Governo nazionale,  è
  notizia  di  un  paio  di  giorni fa dell'esito  del  rapporto  del
  Servizio  diplomatico dell'Unione Europea sulle azioni compiute  da
  Israele nella Striscia di Gaza, il quale conferma violazioni  delle
  disposizioni  in  materia di rispetto dei diritti  umani  contenute
  nell'accordo di associazione fra Israele e Unione Europea.
   Il  rapporto  si focalizza sulla negazione degli aiuti  umanitari,
  esponendo  il popolo palestinese ad una voluta carestia, sul  fuoco
  aperto sulla gente in attesa di aiuti alimentari e sull'occupazione
  illegale  in Cisgiordania. L'avvio di questa analisi, per  valutare
  l'accordo tra la UE e Israele, è stato disposto, il mese scorso  su
  richiesta di 17 Stati su proposta dei Paesi Bassi.
   Bene  colleghi,  in questo contesto, l'Italia ha espresso  il  suo
  parere  contrario. Mi chiedo perché il nostro Paese  sembra  sempre
  essere  destinato a schierarsi dalla parte sbagliata della  storia,
  come  se  il  nostro passato non ci avesse insegnato  e  consegnato
  nulla.  Adesso l'Unione Europea potrebbe decidere sulla sospensione
  completa  dell'accordo  o  sulla  sospensione  parziale  di  alcune
  disposizioni  relative  al libero scambio,  alla  tecnologia,  alla
  cultura, al dialogo.
   Signor  Presidente, ho voluto, diciamo, dire che questa  decisione
  presa  a  giugno è l'obiettivo dichiarato dalla diplomazia europea,
  ed è la fine completa e immediata del blocco degli aiuti umanitari.
  Colleghi, credo che il Governo non possa più tenere la testa  sotto
  la  sabbia.  La  crudeltà che sta subendo il popolo  palestinese  è
  acclarata  sotto  gli  occhi del mondo. Il Governo  di  Israele  ha
  buttato  giù la maschera, lo scorso marzo, violando il  cessate  il
  fuoco.  E  a proposito di cessate il fuoco, proprio domenica  sera,
  Netanyahu ha dichiarato di volere raggiungere un cessate  il  fuoco
  di  due mesi, per recuperare metà degli ostaggi e poi discutere  un
  cessate il fuoco permanente.
   È  ormai impossibile negare ogni evidenza rispetto alle intenzioni
  di  Israele  e  Gaza.  Se  facciamo un salto  indietro  nel  tempo,
  all'inizio   dell'offensiva,   era   quasi   impossibile   mostrare
  solidarietà  nei  confronti  del popolo palestinese,  senza  essere
  etichettati  come  antisemiti. Chiaramente  una  posizione  ottusa,
  magari  non  condivisibile. Chiunque di  noi  condanna  l'aberrante
  attacco  di  Hamas del 7 ottobre. Ma la risposta  di  Netanyahu  ha
  superato  ogni  limite  e proporzione. Non  è  degna  di  un  Paese
  democratico.
   E per tutte queste ragioni, presidente Galvagno, mi sto accingendo
  a chiudere, che oggi siamo qui ed è per questi motivi che il Gruppo
  parlamentare  del  Partito  Democratico  ha  chiesto,   in   queste
  settimane,   con  convinzione,  la  necessità  di   discutere   nel
  Parlamento siciliano, di quello che sta accadendo a Gaza. Perché, è
  vero,  non  abbiamo competenze dirette, però, oggi più  che  mai  è
  importante  che  ogni  istituzione,  quindi  la  nostra   Assemblea
  regionale,  dia  un  segnale  univoco,  una  direzione   chiara   e
  autorevole rispetto a quanto sta accadendo in Medio Oriente.
   E  lo ripeto, signor Presidente, ancora una volta: il silenzio  in
  alcuni e in questi casi costituisce complicità.
   In  particolare, la mozione proposta dal nostro Gruppo, presidente
  Galvagno,  chiede  di avviare urgentemente ogni interlocuzione  col
  Governo nazionale e centrale per garantire l'immediato arrivo degli
  aiuti umanitari a Gaza. Si chiede al Governo di assumere una chiara
  posizione rispetto ai crimini di guerra compiuti da Netanyahu e  si
  chiede  di  porre in essere ogni interlocuzione mirata a perseguire
  la soluzione "due popoli e due Stati", ovvero riconoscendo lo Stato
  di Palestina come libero, sovrano e autonomo.
   Infine, sull'iniziativa di alcune regioni come la Puglia, l'Emilia
  Romagna,  la Toscana, chiediamo al Governo regionale di  sospendere
  ogni  eventuale forma di relazione istituzionale con il Governo  di
  Israele.  Attenzione,  il problema che noi diciamo  non  è  con  il
  popolo israeliano, ma con il Governo di Israele, con Netanyahu.
   Concludo,  Presidente,  con un'ultima riflessione.  È  chiaro  che
  l'improvvisa escalation tra Israele e Iran ha attirato l'attenzione
  del  mondo politico. Proprio per questo motivo ribadisco nuovamente
  la necessità di non spostare i riflettori da quanto sta accadendo a
  Gaza.  È  nostro dovere, prima che da rappresentanti  di  tutte  le
  parti   politiche,  da  esseri  umani  non  dimenticare  il  popolo
  palestinese,  non  accettare che un popolo venga affamato  in  modo
  voluto, non permettere che la dignità umana sia violata, negando il
  diritto  alle  cure,  non normalizzare lo sterminio  di  un  intero
  popolo.  Lo ripeto ancora, Presidente, concludendo, che il silenzio
  è complice


                                Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Cambiano ha chiesto  congedo
  per la seduta odierna.
   L'Assemblea ne prende atto.


      Riprende il seguito della discussione della mozione n. 267
  "Iniziative a livello centrale in sostegno del popolo palestinese e
            per il riconoscimento dello Stato di Palestina"

   PRESIDENTE.  È  iscritto  a  parlare l'onorevole  Burtone.  Ne  ha
  facoltà.

   BURTONE.  Presidente, la ringrazio per aver calendarizzato  questo
  punto così richiesto dalla nostra parte politica; una richiesta che
  parte  dalla società, dalle nostre comunità; abbiamo visto crescere
  la preoccupazione di tante donne, di tanti uomini in questi mesi.
   L'escalation che si è determinata in tante Regioni del mondo,  dal
  punto  di  vista  dei  conflitti, non può  che  determinare  questa
  discussione,  che  qui  è  stata  avviata,  e  da  lei  confermata,
  Presidente.
   Il  Capogruppo  del  Partito Democratico  ha  esposto  in  maniera
  dettagliata,  puntuale, efficace la nostra mozione,  che  ha  molti
  punti in comune con quella del Movimento 5 Stelle.
   È  una  mozione che fa riferimento anche a quello che è  stato  il
  dibattito che abbiamo tenuto in Aula nel febbraio del 2024, ma  non
  si  ferma a quel dibattito perché - lo voglio ricordare -  in  quel
  momento  storico  c'è  stato un conflitto determinato  da  un  atto
  barbarico di Hamas e la risposta forte - noi riteniamo eccessiva  -
  da  parte di Israele. Da questa Assemblea, è venuto fuori un monito
  di  fermare  questo conflitto e di tornare a lavorare per  definire
  per due popoli, due Stati.
   In  verità,  tutto  non si è fermato. Anzi. Non  solo,  in  quella
  mozione  abbiamo anche messo al centro il tema dell'Ucraina,  della
  necessità  che  si fermasse l'invasione e che si  arrivasse  ad  un
  processo   di   pace.  Ma  anche  su  questo  tema  abbiamo   visto
  arretramenti, posizioni altalenanti. La pace sembra anche in quella
  Regione lontana
   Ma,  Presidente,  abbiamo  più volte  richiesto  questo  dibattito
  perché  riteniamo  che  proprio nella Striscia  di  Gaza  si  siano
  determinati  momenti di tale barbarie, di tale  atrocità,  che  non
  poteva   non  esserci  una  riflessione  da  parte  del  Parlamento
  regionale.
   È  stato  detto  un genocidio. Sì, perché ad essere  colpiti  sono
  stati obiettivi civili, innanzitutto gli ospedali. Si contano oltre
  50.000  morti  di  civili,  oltre  250.000  feriti,  2  milioni  di
  sfollati. Una situazione non grave, gravissima
   E  accanto  a  questo  abbiamo  visto  l'azione  più  atroce,  più
  disumana,  quella  di  bloccare  gli  aiuti  umanitari.  Gli  aiuti
  umanitari  non  vanno ai terroristi, gli aiuti umanitari  vanno  ai
  bambini,  ai  nostri bambini, a quelli che sono poi morti,  colpiti
  dalle  armi, dai proiettili dell'esercito israeliano.  E  tanti  li
  vediamo  disperati correre, quando riesce a passare un  camion  con
  viveri,  a cercare un pugno di riso, immagini che fanno pensare  ad
  un  uomo  che  è ormai dedito alla barbarie e non alla  pace,  alla
  capacità di dare risposte in termini di diplomazia.
   E accanto a questi fatti, Presidente, che non dobbiamo trascurare,
  c'è  stato  l'ultimo  episodio che poi ha determinato  un'ulteriore
  escalation: un attacco da parte di Israele verso l'Iran. Un attacco
  che  ha  visto successivamente anche la partecipazione degli  Stati
  Uniti.   Un   attacco,  si  dice,  per  depotenziare  la   capacità
  distruttiva dell'Iran.
   Ora,  Presidente, noi veniamo da una tradizione  politica  -  l'ha
  detto  il  capogruppo,  l'onorevole Catanzaro  -  che  guarda  alla
  diplomazia  e non prioritariamente alle armi. L'Italia è  un  Paese
  che nella propria Costituzione, all'articolo 11, ripudia la guerra.
  E  quindi, di fronte ad atti di invasione, ad atti di bombardamento
  verso altri Paesi, il punto centrale che abbiamo ribadito è: ci  si
  fermi e si discuta, si eviti il ricorso alle armi.
   Hiroshima  e  Nagasaki  non vengono più ricordate.  Quello  che  è
  accaduto  in  quell'area del mondo, che ha fatto  sempre  trepidare
  tutti  noi  che  abbiamo appreso dai libri di storia  ciò  che  era
  accaduto, non può che riportare alla nostra mente quello che accade
  oggi o quello che potrebbe accadere domani.
   Ecco  perché,  Presidente, abbiamo chiesto questo dibattito.  Alla
  fine voteremo la nostra mozione. Pensiamo che tutto ciò lo si debba
  fare   perché  le  organizzazioni  internazionali  non  hanno  dato
  risposte.  L'ONU  sembra scomparsa. Ed è  un  dolore  per  noi  che
  abbiamo  vissuto ottant'anni di pace dopo che l'Italia fu  liberata
  dal nazifascismo attraverso la Resistenza.
   Ed  è  assolutamente doloroso vedere che quella che pensavamo come
  organizzazione  capace  di fermare, agli inizi,  quando  c'erano  i
  primi  segnali,  le  azioni  di guerra, quella  organizzazione  sia
  sfumata,  in  questo momento, non abbia autorevolezza, funzione   E
  noi quindi ripartiamo dalle nostre iniziative
   Lo  abbiamo detto più volte al Parlamento nazionale, anche qui  al
  Parlamento  regionale: abbiamo chiesto che l'Europa possa  prendere
  parola  e  dire  la  propria, visto che  è  stata  l'area  che  per
  ottant'anni ha goduto della pace.
   Un'Europa che, nel Manifesto di Ventotene, ribadisce il tema della
  pace.  E  non solo: De Gasperi, Adenauer, Schuman, che  diedero  le
  basi  dell'Unione  Europea, hanno sempre messo la  pace  come  bene
  centrale su cui lavorare.
   Ma basta pensare al  400, al  500, andare ancora più indietro, per
  ripensare   a   Giordano  Bruno,  a  Tommaso  Moro,   a   Francesco
  Guicciardini, per dire che anche allora si pensava all'Europa  come
  a  una  terra  di  pace,  che  ispirasse un'azione  positiva  della
  politica, della discussione, del dibattito.
   Ecco perché, Presidente, pensiamo a questa Europa, a un'Europa che
  non  guardi al singolo riarmo, tutt'altro, che guardi alla civiltà,
  alla crescita sociale delle proprie comunità e che metta al centro,
  innanzitutto,  la  pace   Una pace che viene  chiesta  nelle  tante
  manifestazioni.
   Veda,   Presidente,   ho  partecipato  ad  alcune   manifestazioni
  organizzate  dalle donne, dagli uomini, al di là dei  partiti,  dai
  partiti.  E in queste manifestazioni ho visto tanti, tanti giovani.
  Non  vedevo  manifestazioni con tanta partecipazione da tanti  anni
  perché quando le Istituzioni non hanno parola, la parola la debbono
  prendere i cittadini e poi le assemblee rappresentative.
   Ecco  perché,  Presidente dell'Assemblea regionale, il  Parlamento
  siciliano  non  può  non  dire la propria opinione  su  quanto  sta
  accadendo  e  dire,  innanzitutto, che chiediamo  specificatamente,
  Presidente,  non vogliamo allargare e parlare in maniera  generica.
  Nella  mozione diciamo innanzitutto: si pensi agli aiuti umanitari
  Si  pensi  agli  aiuti umanitari e il Governo  nazionale  trovi  la
  sollecitazione del Governo regionale, dell'Assemblea regionale - la
  prego   Presidente   di  assumere  lei  un'iniziativa,   Presidente
  dell'Assemblea - di chiedere al Governo nazionale di andare  avanti
  rispetto alla necessità di far passare gli aiuti umanitari,  quelli
  che  sono arrivati da varie parti, da volontà di organizzazioni non
  governative,  da Governi, perché si vuole affamare,  si  vuole  far
  morire  un  popolo e noi non lo possiamo permettere  dal  punto  di
  vista umano innanzitutto, prima che politico
   E,  quindi, il primo dato è quello degli aiuti umanitari e poi  la
  seconda  proposta  che facciamo, Presidente, lo  diciamo  a  chiare
  lettere:  noi  abbiamo  delle basi militari che  fanno  riferimento
  anche  agli Stati Uniti. Noi abbiamo avuto un'alleanza e manteniamo
  un'alleanza,  al di là di chi governa, di certi presidenti  di  cui
  non  condividiamo nulla di quello che fanno, perché dicono una cosa
  la  mattina e poi la cambiano a mezzogiorno e poi la ricambiano  la
  sera. Noi, però, riteniamo che quelle basi non debbano essere usate
  perché l'Italia ripudia la guerra
   Dalla Sicilia c'è una richiesta netta: il Presidente della Regione
  interloquisca  col  Ministro  degli  Esteri  e  con  il  Presidente
  Consiglio  per dire che le basi che ci sono in Sicilia non  possono
  essere  utilizzate per atti di guerra, perché quella è una  guerra,
  al  di  là  degli  obiettivi, perché gli  obiettivi  poi  sappiamo,
  comunque, arrivano ai civili.
   Le  richieste che poniamo sono queste, si aggiungono anche  quelle
  che sono state richieste dal nostro Capogruppo.
   Concludo,  Presidente,  purtroppo  drammaticamente  abbiamo  visto
  iniziare le guerre e non le abbiamo viste finire.
   Negli ultimi anni Papa Francesco, oltre che preoccupato a dire che
  ci può essere una guerra a pezzi, diceva una cosa straordinaria che
  Papa Leone XIV ha ripreso: "non abituiamoci alla guerra ".

   PRESIDENTE.  È  iscritta a parlare l'onorevole Campo  e  dopo  gli
  onorevoli Marano e La Rocca Ruvolo.


                                Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Balsamo ha  chiesto  congedo
  per la seduta odierna.
   L'Assemblea ne prende atto.


      Riprende il seguito della discussione della mozione n. 267
  "Iniziative a livello centrale in sostegno del popolo palestinese e
            per il riconoscimento dello Stato di Palestina"

   CAMPO.  Signor  Presidente,  Governo  e  colleghi  deputati,  oggi
  discutiamo  una  mozione giusta che si muove  nella  direzione  del
  riconoscimento    dello    Stato   di   Palestina,    della    fine
  dell'aggressione  alla popolazione di Gaza,  alla  sospensione  dei
  rapporti  istituzionali con un Governo di  estrema  destra  qual  è
  quello israeliano.
   Eppure in questa mozione manca una parola che è genocidio ed  ogni
  volta  che cancelliamo questa parola diamo un colpo di spugna  alla
  verità, alla verità di un popolo che con dei numeri allarmanti  sta
  scomparendo.
   Abbiamo  ben  60.000  morti, di questi 60.000  morti  20.000  sono
  bambini, 150.000 feriti, due milioni di persone sotto assedio.
   E non è solo una questione di bombardamenti, è anche una questione
  di  guerra  fatta  con la fame, con la sete, con l'interruzione  di
  qualsiasi tipo di rapporto anche con l'esterno.
   Per  questo  motivo  voglio  leggere  una  lettera  di  un  medico
  palestinese:   non  c'è  Internet, nessun  segnale,  nessun  suono,
  nessun mondo fuori da questa gabbia.
   Ho  camminato  trenta minuti tra le macerie e la polvere,  non  in
  cerca  di  una  fuga,  ma per un frammento di segnale,  giusto  per
  sussurrare siamo ancora vivi.
   Hanno  tranciato  l'ultimo cavo, nessun  messaggio  esce,  nessuna
  immagine  entra,  anche  il lutto è stato  vietato,  ho  sorpassato
  cadaveri  di  edifici,  di  case, di  uomini,  qualcuno  respirava,
  qualcuno  no, tutti cancellati dalla stessa mano che ha  cancellato
  le nostre voci.
   Questo non è semplicemente un assedio di bombe, è un assedio della
  memoria, una guerra contro la nostra capacità di dire siamo qui;  i
  bombardamenti non si sono mai fermati soprattutto a Jabalia,  hanno
  bombardato  le  strade dove i bambini supplicavano  per  del  cibo,
  hanno bombardato le file dove le mamme aspettavano la farina, hanno
  bombardato la fame stessa, niente cibo, niente acqua, niente vie di
  fuga e quelli che ci provavano, quelli che raggiungevano gli aiuti,
  venivano abbattuti.
   Internet  era  il  nostro ultimo respiro, non era  un  lusso,  era
  l'ultima  prova  della nostra umanità e ora è  andato  e  nel  buio
  massacrano senza conseguenze.
   Ho  trovato  questo tenue segnale con la sim come un uomo  morente
  trova  un  bagliore  di  luce,  sto  sotto  questo  cielo  spezzato
  rischiando  la  morte  non  per salvarmi,  ma  per  mandare  questo
  messaggio, un singolo messaggio, un'ultima resistenza.
   Se  state leggendo questo, ricordatelo, abbiamo camminato in mezzo
  al  fuoco  per dirlo, non siamo stati in silenzio, noi siamo  stati
  silenziati  e  quando  la connessione sarà ristabilita,  la  verità
  sanguinerà attraverso i cavi e il mondo saprà quello che ha  deciso
  di non vedere. 17 giugno 2025.
   Domenica è successa una cosa molto grave, gli Stati Uniti sotto il
  regime  politico e ideologico di Donald Trump, hanno  attaccato  le
  centrali  nucleari  iraniane, questo  non  è  un  semplice  attacco
  militare,  questo è un voler stabilire un regime di  sovra-nazione,
  della  più forte sopra il più debole, questa è la logica americana,
  una  logica  obsoleta, dove il popolo più grande  deve  impunemente
  conquistare  e   aggredire quello più piccolo, una logica  che  non
  nasce  dal nulla, ha  radici ideologiche profonde e antiche, quelle
  dell'estrema destra internazionale, da  Netanyahu a Trump, da Orban
  a   Erdogan,   ha  consolidato  il  pensiero  unico,  nazionalista,
  sovranista,  militarista, fomenta questo pensiero  e  guida  scelte
  politiche,  militari  ovunque,  per  questo  dobbiamo   dirlo   con
  chiarezza:  la nuova e attuale  folle corsa  al riarmo  non  è  una
  necessità  difensiva, non lo è per niente, è l'altra  faccia  della
  medaglia  dell'ideologia militarista e colonialista  dell'Occidente
  di cui facciamo parte anche noi.
   Non  c'è alcuna minaccia da cui dobbiamo difenderci, siamo  noi  i
  Paesi  occidentali,  che stiamo alimentando la guerra,  che  stiamo
  scegliendo  la  guerra e allora non stupiamoci se  il  Mediterraneo
  esplode, se l'Europa si infiamma e se la speranza muore.
   Concludo  con  un  appello: cittadini tornate  a  interessarvi,  a
  informarvi,  a  partecipare, la politica non  può  essere  lasciata
  nelle mani di chi semina odio, il silenzio oggi non è più neutrale,
  il silenzio è complice

   PRESIDENTE.   Grazie,  onorevole  Campo.  È  iscritta  a   parlare
  l'onorevole Marano. Ne ha facoltà.

   MARANO.  Grazie, Presidente. Distruggere la Palestina, Presidente,
  è la strategia politica attuata dai governi israeliani negli ultimi
  trent'anni per espellere il popolo palestinese dalla Terra Santa.
   La  strategia  del  terrore e della paura non  sono  una  risposta
  all'autodifesa dei popoli, ma un'azione militare messa in  atto  da
  un  preciso disegno strategico e politico che ha un solo obiettivo:
  distruggere il popolo palestinese.
   Una  politica di invasione dei territori assegnati ai  palestinesi
  che  può  essere  facilmente spiegata con  due  cifre.  In  un'area
  geografica  di  ventisettemila chilometri  quadrati,  in  cui  oggi
  vivono  undici milioni di persone, gli israeliani, che sono  il  52
  per  cento  del totale della popolazione, vivono sull'85 per  cento
  della  terra, mentre i palestinesi, che sono il 48 per cento  della
  popolazione,  vivono  sul 15 per cento del  territorio,  appena  un
  quarto della superficie sulla quale risiedono gli israeliani.
   Allora,  Presidente,  di  fronte a  questa  emergenza  umanitaria,
  sanitaria,  sociale, bisogna essere netti e prendere una  posizione
  chiara: non si può essere complici di questo genocidio  Non si  può
  essere   complici   perché  come  italiani  non   possiamo   essere
  soddisfatti  oggi di come il nostro Governo sta agendo,  perché  se
  tra il 2019 e il 2023 le autorizzazioni alle esportazioni di grandi
  sistemi d'arma a Israele era pari a 26 milioni, quasi 27 milioni di
  dollari,  nel  solo 2024, dopo mesi in cui l'offensiva  di  Israele
  faceva  contare  già  migliaia e migliaia di  morti  tra  i  civili
  palestinesi  di  Gaza, l'Italia autorizzava esportazioni  di  armi,
  munizioni e loro parti ed accessori per circa quasi sei milioni  di
  euro,  senza contare le spedizioni di navigazione aerea e spaziale,
  vale  a dire aeromobili, droni, radar e componenti per uso bellico,
  categorie in cui l'Italia ha inviato oltre 34 milioni di euro.
   È  ridicolo, Presidente, che il Governo italiano voglia mascherare
  questa  complicità con l'accoglienza di qualche palestinese vittima
  di questo massacro di massa.
   L'Italia   ripudia   la   guerra  recita  la   nostra   bellissima
  Costituzione e non possiamo consentire ad uno Stato che professa di
  essere  l'unica  democrazia del Medio Oriente di uccidere  60  mila
  persone,  di  cui oltre 20 mila minori  Non possiamo permettere  ad
  uno  Stato  democratico di distruggere scuole, case e  ospedali  ed
  un'intera   striscia   che  per  liberarla   dalle   sole   macerie
  servirebbero quattordici anni  Non possiamo permettere ad uno Stato
  democratico che i propri carri armati sparino sulla folla  in  fila
  nella  speranza di ottenere cibo o farina da un sito del  programma
  alimentare Nazione Unite, provocando cinquanta morti. Non  possiamo
  permettere  ad uno Stato democratico di rendere orfani  e  mutilati
  migliaia  e migliaia di bambini che hanno la sola colpa  di  essere
  nati in quella Terra martoriata.
   Dal 2002, Israele ha cominciato a costruire un muro di separazione
  con  la Cisgiordania di circa 764 chilometri, una barriera, nemmeno
  a  dirlo, costruita quasi interamente sulle terre palestinesi,  con
  un  impatto  molto, molto forte sulla vita delle persone  che  ogni
  giorno  sono costrette a fare lunghe file ai checkpoint controllati
  dall'esercito   israeliano,  ma  anche  simbolicamente   testimonia
  chiaramente la distanza enorme tra gli israeliani e i palestinesi.
   È   chiaro  che  l'unica  soluzione  è  riconoscere  lo  Stato  di
  Palestina,  Presidente, e io oggi in quest'Aula voglio chiedere  al
  presidente della Regione e a questo Governo di aprire un canale per
  i  rifugiati palestinesi bisognosi di cure e assistenza  sanitarie.
  Solo così potremo dare il nostro contributo nei confronti di questa
  Terra e di migliaia di vittime innocenti. Grazie.

   PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole La Rocca  Ruvolo.  Ne
  ha facoltà.

   LA  ROCCA  RUVOLO.  Grazie, Presidente,  colleghi,  Governo.  Sono
  passati  più  di 600 giorni dall'inizio del conflitto  a  Gaza.  Di
  circa  2 milioni di persone distribuite su un territorio di  40  km
  per  8,  ci sono oltre 60 mila morti, 20 mila bambini di questi,  a
  cui  si  aggiungono oltre i 100 mila feriti, migliaia  e  migliaia,
  oltre 10 mila sarebbero ancora sotto le macerie.
   Giorgio Monti, coordinatore e medico a Gaza per Emergency, citando
  uno  studio  pubblicato su "The Lancet", una delle  più  importanti
  riviste  scientifiche al mondo, sostiene che i morti a  Gaza  siano
  molti di più di quelli dichiarati nelle stime ufficiali: il 40%  in
  più
   L'80%  dei morti sono correlati al deterioramento delle condizioni
  di  vita  causate  dalla  guerra. Il 90%  della  popolazione  nella
  Striscia è sfollata.
   Due anni fa a Gaza la speranza di vita era di 70.5 anni. Oggi si è
  abbassata a 40 anni
   Per  non  parlare  poi  delle  strutture,  oltre  70  mila  quelle
  distrutte  completamente.  Si stima che  ci  siano  50  milioni  di
  tonnellate di macerie.
   L'Onu parla di 350 anni da quando finirà il conflitto a Gaza  solo
  per ripristinare i livelli del PIL del 2022
   Questi però sono solo numeri, numeri importanti perché ci danno le
  coordinate,  ci  aiutano a quantificare la  portata  del  conflitto
  attraverso  i danni inferti alla popolazione civile. Purtroppo,  il
  problema  dei numeri, però, è che ci fa perdere di vista  l'aspetto
  umano  di  quello  che sta succedendo. Siamo stati  bombardati  dai
  racconti  della  guerra,  d'analisi da più  voci  autorevoli  sulle
  ragioni geopolitiche, storiche, antropologiche del conflitto. Siamo
  stati  esposti  alle immagini della violenza e ci siamo  assuefatti
  alla  violenza  stessa  o  meglio ci  siamo  desensibilizzati  alla
  violenza.
   Qui,  o meglio a Gaza, invece assistiamo a quello che lo scrittore
  britannico Martin Amis, parlando del terrorismo islamico a  seguito
  degli attacchi dell'11 settembre, ha definito orrorismo. A volte ci
  vogliono  dei neologismi perché quello che la realtà ci presenta  è
  talmente  crudele, abietto e disumano che non ci sono  parole  note
  per  poterlo descrivere. Bisogna inventare un termine. Questi  sono
  tempi  di orrorismo. Quello che succede a Gaza è orrorismo,  perché
  la  violenza viene perpetrata sui civili, sulle donne, sui bambini,
  su  chi  è  già vittima, sull'inerme e sul vulnerabile. Dall'orrore
  della guerra all'orrorismo di Gaza il passo è davvero breve.
   Anche  se  quello  che  riportano le notizie  manca  spesso  della
  prospettiva  umana,  se  i  racconti si focalizzano  sugli  aspetti
  strategici  della  guerra, se la complessità  della  narrazione  si
  confonde  con  i dibattiti politici, credo che per quello  che  sta
  succedendo a Gaza bisogna tornare all'aspetto umano, alla  tragedia
  umana  di  quello  che  sta succedendo su  quei  40  km  per  8  di
  territorio,  dove una mamma perde nove figli e, come lei,  migliaia
  di  madri e padri perdono ogni giorno i propri figli, non solo  per
  il  raid, ma anche per il cibo, per il cibo che manca, per il latte
  in  polvere  che non è più sufficiente nei reparti pediatrici,  per
  quei  genitori  che  sanno del danno psicologico  irreparabile  che
  avranno i loro figli se mai dovessero sopravvivere.
   Ecco, per quelle madri e per quei padri, noi abbiamo il dovere  di
  tornare all'aspetto umano di quella tragedia.
   Non  importa  quale  sia  la definizione  corretta  da  usare  tra
  sterminio  o  genocidio. Non importa dare etichetta  da  accademia.
  Dobbiamo andare oltre tutto questo e riappropriarci, noi per primi,
  della  dimensione umana, di quello che sta accadendo, della miseria
  umana a cui stiamo assistendo, perché solo così potremo guarire  la
  nostra     società     dall'assuefazione,    o     meglio     dalla
  desensibilizzazione,  a  questa  violenza  e   mobilitarci   tutti,
  sollevare le coscienze perché quello che sta accadendo a Gaza possa
  finalmente finire
   Aggiungo  ancora:  quello  che succede  a  Gaza  non  è  solo  una
  questione  palestinese.  Quello che succede  a  Gaza  è  anche  una
  questione israeliana.
   Voglio  riportare le parole della novantaquattrenne  sopravvissuta
  all'Olocausto,  scrittrice  e  poetessa  ebrea,  Edith  Bruck,   in
  un'intervista  rilasciata a fine maggio ebbe a  dire:  "Quello  che
  succede  a Gaza è molto, molto doloroso per me e credo che  sia  lo
  stesso  per tutti. Netanyahu - e detto da un'ebrea fa senso  -  sta
  provocando  uno tsunami di antisemitismo perché tutti  identificano
  gli  ebrei con il Governo israeliano, ma la maggioranza degli ebrei
  e  degli  israeliani non è assolutamente d'accordo con  il  Governo
  Netanyahu.  In  Israele stanno protestando  ogni  sabato,  ci  sono
  manifestazioni  contro  Netanyahu ma lui  è  sordo  e  cieco  e  si
  appoggia  alla destra religiosa che invoca la violenza in  nome  di
  Dio.  Questo  è  terribile   Usare Dio  per  uccidere  è  una  cosa
  mostruosa - dice la Bruck  - lo hanno fatto tutti, anche i nazisti.
  Anche  intellettuali  ebrei oggi criticano apertamente  il  Governo
  Netanyahu  e  paragonano Gaza ad un ghetto ebreo nell'Europa  nazi-
  fascista.  Anche  Israele oggi -  purtroppo la  mozione  la  stiamo
  discutendo  in  ritardo e quindi ci sono fatti nuovi  -  alla  luce
  dell'attuale  situazione con l'Iran, vive nella paura nascosta  nei
  bunker   e  nelle  metropolitane.  Quanta  guerra  ancora,   quanta
  distruzione   L'Iran e gli iraniani, lo sappiamo  tutti,  l'ottanta
  per cento degli iraniani è contro il sistema degli ayatollah, da 46
  anni   combattono   contro  il  sistema  degli  ayatollah,   stanno
  combattendo   ogni   giorno  con  grande   fatica   attraverso   la
  disubbidienza, la non partecipazione alle elezioni;  l'ottanta  per
  cento  non  va  a votare per delegittimare le persone  che  vengono
  candidate  e  poi  lottano con metodi che conoscono  attraverso  la
  musica,  l'arte,  il cinema. Queste sono le armi che  gli  iraniani
  usano  da  46  anni; la guerra con Israele oggi  si  aggiunge  alla
  disgregazione interna all'Iran perché oltre agli strumenti  che  il
  regime usa, l'impiccagione, le uccisioni, oggi c'è un altro capo di
  imputazione: spionaggio per Israele".
   Allora, davanti a tutto questo qualcuno dice noi non possiamo  far
  nulla;  penso di sì ma penso anche di no, la nostra è  una  Regione
  strategica; alla luce dei nuovi fatti, Sigonella - lo diceva  prima
  qualche  collega  -  fornisce  le basi logistiche  agli  americani.
  Stiamo  assistendo  e  stiamo vedendo come l'intervento,  detto  da
  Trump, non è stato né chirurgico né immediato e allora ci chiediamo
  cosa  ne  sarà  di  Sigonella? E noi accettiamo passivamente  tutto
  quello che nella nostra Terra avviene?
   E,  allora,  davanti  a  tutto questo  io  credo  che  il  Governo
  regionale, la Sicilia, può avere un ruolo importantissimo  sia  per
  la posizione strategica sia per la grande umanità e accoglienza che
  caratterizza la nostra Isola.
   Noi  potremmo,  se  il  Governo regionale  è  favorevole,  avviare
  un'attività  istituzionale che sia portatrice di  accoglienza,  che
  possa  aprire le frontiere, che possa accogliere i palestinesi  che
  scappano,  ma  soprattutto  che possa accogliere  donne  e  bambini
  stremati da questa guerra insensata e che hanno bisogno di  trovare
  serenità. Grazie, signor Presidente.

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole.
   È iscritto a parlare l'onorevole Safina. Ne ha facoltà.

   SAFINA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, componenti  della
  Giunta  di  Governo, innanzitutto, devo dire la  verità,  mi  preme
  ringraziare  la  collega  La Rocca Ruvolo per  l'intervento  che  è
  espressione  di  un  modello di cattolicesimo democratico  che  nel
  nostro Paese, e soprattutto, mi permetto di dire, nel centrodestra,
  dovrebbe  prendere  più piede, per consentire veramente  al  nostro
  Paese  di  avere e di godere di un'alternanza sana al  Governo  del
  Paese e degli enti locali.
   Signor  Presidente,  la  Sicilia è terra  di  pace.  Nel  1982  fu
  organizzata  la più grande manifestazione che questa Regione  abbia
  mai  visto  e  fu  la marcia su Comiso, che vide insieme  cattolici
  democratici,  le  ACLI,  un ex Presidente dell'Assemblea  regionale
  siciliana,  Capitummino, il segretario del Partito  comunista,  gli
  scouts,   tantissime  associazioni  e  la  piattaforma  di   quella
  manifestazione era evitare che la Sicilia divenisse la  piattaforma
  nel  Mediterraneo  per combattere le guerre.  In  quel  caso  c'era
  ancora  il  blocco  sovietico, c'era  il  muro  di  Berlino,  siamo
  nell'82, c'era anche allora la crisi in Medio Oriente; qualche anno
  dopo,  venne  l'Intifada, qualche anno dopo vennero le aggressioni,
  ancora una volta, perché purtroppo la storia si ripete, vennero  le
  aggressioni dei campi profughi da parte dell'esercito di Israele  o
  dei  maroniti  sostenuti dall'esercito d'Israele,  perché  Sabra  e
  Shatila furono sicuramente operazioni condotte dai maroniti, ma col
  sostegno  dell'IDF, di quello che oggi si chiama  corpo  di  difesa
  israeliano, che stette a guardare.
   E,  allora, dinanzi a tutto questo, dinanzi al ripetersi di questa
  storia,   ci   vogliono  parole  chiare.  Ci   vuole   dire   senza
  tentennamenti  che noi non condanniamo lo Stato d'Israele,  nessuno
  condanna  lo Stato d'Israele e nessuno mette in dubbio  il  diritto
  d'Israele a vivere in pace in Medio Oriente. Questo, chi  lo  dice,
  vuole  strumentalizzare  la  posizione  politica  di  alcune  forze
  politiche  solo  in  chiave  di lotta politica  interna,  solo  per
  difendere  una  miope posizione e un arroccamento su posizioni  che
  vogliono difendere le scelte del Governo, in questo caso americano,
  del  Governo  Trump,  che si è appiattito a  sostegno  del  Governo
  Netanyahu. Penso che la storia, quando si scriverà, condannerà quel
  Governo  come il peggiore nella storia d'Israele, come  un  Governo
  che  sta  tradendo  i  valori democratici che hanno  condotto  alla
  nascita dello Stato israelita
   E,  allora, noi però pensiamo che si debbano condannare, come  del
  resto delle organizzazioni internazionali stanno facendo, non  sono
  poche, nemmeno l'Unione Europea mette in discussione che quello che
  si  sta  consumando in Palestina sia un genocidio.  I  primi  studi
  degli  osservatori indipendenti dell'Unione Europea hanno  definito
  quello  che  avviene in Palestina un genocidio, ed è  un  genocidio
  peraltro che vuole essere nascosto dall'esercito israeliano che  in
  600 giorni di guerra ha ucciso oltre 200 giornalisti palestinesi  e
  che  oggi ha ucciso il quinto operatore della Croce Rossa e che sta
  utilizzando la distribuzione degli aiuti come strumento di guerra.
   Allora,  dinanzi a questo, quello che talvolta -  perché  lo  è  -
  amiamo   definire   il   Parlamento  più   antico   d'Europa,   con
  un'espressione  che  taluni definiscono  anche  se  volete  un  po'
  barocca,  non  può  girarsi dall'altra parte e  deve  prendere  una
  posizione netta, chiara, non giocare sulle parole; non è il momento
  delle mediazioni al ribasso, è il momento in cui un parlamentare  e
  tutti  i  parlamentari,  e  tutte  le  forze  politiche  che   sono
  rappresentate in questa assise, devono dire con chiarezza  che  noi
  pretendiamo  due popoli e due Stati  Due popoli liberi,  liberi  in
  primo  luogo dagli estremismi, perché bisogna affermare  con  forza
  che  oggi Hamas si sta nutrendo dell'estremismo di Netanyahu perché
  per  ogni  bambino  che  viene ucciso nella  Striscia  di  Gaza  un
  reclutatore di Hamas recluta cento terroristi e questo non è merito
  di  Hamas ma è colpa di Netanyahu e dobbiamo dire che il 7  ottobre
  ha consentito al Governo di Netanyahu di rafforzarsi nel Paese.
   Allora,  un  Paese  come  l'Italia,  che  ha  sempre  fatto  della
  diplomazia la cifra del suo impegno politico in Medio Oriente,  che
  ha  sempre costruito un modello per cui si parlava con l'OLP  anche
  quando Arafat veniva definito un terrorista e poi però grazie anche
  a  quell'impegno si arrivò agli accordi di Camp David  e  poi  agli
  accordi  di  Oslo  e  agli accordi di Washington  e  quindi  quella
  funzione  di  mediazione  ebbe  un  ruolo  fondamentale,  non   può
  abbandonare quella tradizione per andare dietro ai sovranismi e per
  andare  dietro a un uomo, a un Presidente che coltiva il  suo  ego,
  che  decide  di  bombardare Teheran perché tirato dalla  giacca  da
  Netanyahu.
   Allora,  questo  Parlamento deve prendere atto di quello  che  sta
  accadendo   e   deve  lanciare  un  segnale  forte,   chiaro,   non
  fraintendibile;  due  popoli, due Stati fanno  parte  della  nostra
  tradizione  culturale e diplomatica e, dunque, c'è bisogno  che  il
  Paese,  l'Italia non si isoli, che cominci a toccare  palla  perché
  nemmeno ci consultano, nemmeno ci avvertono di quando sganciano  le
  bombe,  un  Paese  della Nato come l'Italia  che  viene  totalmente
  bypassato.
   Allora,  c'è bisogno di recuperare quella tradizione, c'è  bisogno
  di   chiedere   all'Europa  di  svolgere  una   funzione   politica
  determinante   e  di  non  andare  dietro  alle  affermazioni   del
  cancelliere  tedesco  che  afferma e  sostiene  che  Netanyahu  sta
  facendo il lavoro sporco che avremmo dovuto fare noi, perché non  è
  accettabile  in  Europa  che  si dicano  queste  cose.  L'Europa  è
  l'Europa  delle democrazie, è l'Europa che ha consentito di  vivere
  più  di  cinquant'anni, quasi ottant'anni oramai, di pace e  stiamo
  dimenticando quella tradizione. Allora, dalla Sicilia che  è  ponte
  del  Mediterraneo,  che è terra di incontro di  culture,  qui  sono
  passati  gli  arabi, sono venuti normanni, prima  ancora  i  greci,
  abbiamo  accolto  tutti e i nostri tratti somatici indicano  quello
  che  siamo: siamo un popolo frutto dell'unione di tante culture  di
  tanti popoli.
   Un  popolo come quello siciliano non può non lanciare un messaggio
  chiaro  al  Governo  di  Roma e non è un problema  di  appartenenza
  politica,  ma  è un problema di appartenenza al mondo  democratico.
  Per  questo chiedo a questo Parlamento di sostenere la mozione  che
  abbiamo  predisposto,  che il Presidente  di  Gruppo  parlamentare,
  insieme  al collega Burtone, hanno predisposto per far sì che  esca
  una  voce chiara e nitida a sostegno della libertà dei popoli e del
  diritto di vivere di tutti i popoli.

   PRESIDENTE.  È  iscritta  a parlare l'onorevole  Chinnici.  Ne  ha
  facoltà.

   CHINNICI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  una  parola  è
  stata  evocata  più  volte finalmente in tutti gli  interventi  dei
  colleghi  che  mi  hanno  preceduto  ed  è  chiaramente  la  parola
  "genocidio". Dobbiamo ringraziare il Sudafrica se questa  parola  è
  stata  sdoganata  grazie alla sentenza di un anno  fa  della  Corte
  internazionale  di  giustizia, e la  seconda  parola  che  lega  la
  Palestina al Sudafrica è una parola che è stata conosciuta bene  ed
  è  "apartheid", perché la questione palestinese non è iniziata dopo
  il  7  ottobre 2023, ma comincia proprio in una data  che  lega  la
  Sicilia  alla Palestina ed è il 15 maggio. Il 15 maggio festeggiamo
  l'autonomia,  lo  Statuto, è un giorno di grande festa,  di  grande
  onore.  Il  15 maggio del 1948, invece, è cominciata la "Nakba"  la
  catastrofe palestinese, la catastrofe che si è tramutata in un vero
  e  proprio  esodo, di oltre 6 milioni di palestinesi che da  allora
  non  hanno avuto più né pace, né giustizia, né terra, né le  chiavi
  di  casa  Uno dei simboli della Nakba sono le chiavi, le chiavi che
  ai palestinesi sono state tolte insieme a tutti i loro diritti
   E,  finalmente,  due anni fa, l'ONU ha commemorato  la  Nakba,  ha
  riconosciuto  questa catastrofe. Anche l'Onu l'ha riconosciuto  con
  le  proteste che, ovviamente, sono seguite, ma ogni tanto ci  vuole
  un  coraggio, il coraggio di dire "Sì, sì", "No, no".  Non  si  può
  fare finta che tutto sia uguale
   Qui  c'è  un  popolo che, da settant'anni e più,  viene  aggredito
  sistematicamente, non viene riconosciuto. Lo Stato di Palestina non
  è  riconosciuto  dall'Italia. Con che coraggio noi  accoglieremo  i
  bambini  feriti  e li cureremo se poi dovremo dirgli  che  il  loro
  Stato  di  Palestina per l'Italia, semplicemente, non  esiste?  Non
  possiamo  fare  solo  una carità penosa e poi  non  riconoscere  la
  giustizia,  la  dignità  di  uno  Stato  sovrano  come  quello   di
  Palestina.
   E   quindi  la  parola  genocidio,  la  parola  Nakba,  la  parola
  apartheid.  E poi ci sono, appunto, i luoghi dove questo  apartheid
  si  consuma e sono i checkpoint. Chiunque abbia visto un  film,  un
  documentario o sia stato in Palestina, sa le umiliazioni  che  ogni
  giorno  si perpetuano nei checkpoint con perquisizioni, con  attese
  lunghissime.  Quando  uno studente deve  andare  a  fare  un  esame
  all'università,  gli viene negato perché lo si fa attendere  ore  e
  ore.  Se  c'è da andare in un ospedale, si fa attendere  finché  le
  condizioni sono così gravi che non c'è, magari, più tempo.
   E  poi  ancora  le  demolizioni delle case, gli effetti  personali
  sparsi  con disprezzo dei palestinesi e poi dati alle fiamme,  così
  come  gli ulivi. Pochi forse sanno che la catastrofe, e il bruciare
  le  case  e  gli effetti personali, riguarda anche il bruciare  gli
  ulivi,  uno dei simboli più belli e più importanti della  Terra  di
  Palestina.  "Se  gli ulivi sapessero quali mani li hanno  piantati"
  dice  il poeta Darwish "il loro olio sarebbero lacrime". Ogni  anno
  vengono  distrutti e bruciati questi ulivi, in spregio proprio  del
  popolo palestinese.
   Ecco,  questa  mozione è solo un piccolo gesto  che  noi  possiamo
  fare.  Minimo veramente, sicuramente anche tardivo. E, allora,  non
  perdiamo altro tempo e approviamola
   E  un  saluto,  dalla città di Palermo, vada con tutto  il  nostro
  cuore alle due città gemellate, da trent'anni con Palermo, che sono
  Betlemme  e Khan Younis. E, nei prossimi giorni, signor Presidente,
  la ringrazio perché, la ringraziamo perché in Sala Gialla - la Sala
  Gialla è stata concessa - ci sarà un importante collegamento a  cui
  tutti  i parlamentari, spero, potranno accedere e saranno invitati.
  Ci  sarà,  appunto, in collegamento il sindaco di Betlemme  con  la
  città  di  Palermo. A loro il nostro saluto, la  nostra  forza,  la
  nostra solidarietà.
   Grazie, signor Presidente.

   PRESIDENTE. Grazie.
   È iscritto a parlare l'onorevole Gilistro. Ne ha facoltà.

   GILISTRO.   Grazie  signor  Presidente,  grazie  Governo,   grazie
  colleghi.  Certo,  è  un giorno particolare, un  giorno  importante
  questo.  La  prima  riflessione che voglio fare  avete  detto  già,
  credo,   tutti   tutto,  quindi  questo  mio   intervento   sarebbe
  ripetitivo,  ma  voglio  che tutti quanti, in  questo  momento,  ci
  soffermassimo  su alcuni punti in particolare. A chi  interessa  la
  guerra?  La  riflessione che dobbiamo fare in  questo  momento  noi
  cittadini, tutti quanti, è capire a chi interessa la guerra. Quindi
  la  prima cosa che dobbiamo chiederci è a chi giova fare la guerra.
  Questo è il primo punto.
   Certamente non ai cittadini  La guerra certamente non la  vogliono
  i familiari, certamente non la vogliono i bambini
   Signor  Presidente, la Presidente Meloni e il Presidente  Schifani
  sanno  dove  si trova la Sicilia? Conoscono la posizione geografica
  della  Sicilia? La risposta credo che la conosciate  tutti,  perché
  per  questo comportamento, non capire, non sapere che siamo  in  un
  punto nevralgico e ad altissimo rischio, la Sicilia, proprio per la
  posizione geografica. E lo sanno che c'è Sigonella, che è una  base
  americana in Sicilia? E lo sanno che Sigonella ha i pontili accanto
  al più grosso polo industriale d'Italia, che è Priolo? Che non è un
  obiettivo  sensibile,  è  un obiettivo pazzesco,  se  pensiamo  che
  accanto  a  quell'obiettivo  c'è il  più  grosso  polo  industriale
  d'Italia   Lo sanno che il Muos è in Sicilia  Domande. Queste  sono
  osservazioni su cui tutti quanti possono riflettere.
   Cari  colleghi, vorrei che mi ascoltaste, in questo momento, tutti
  quanti,  un  attimo  di  riflessione.  La  comunicazione  mondiale,
  l'ingozzamento mediatico che arriva addosso a tutti noi,  io  credo
  che stia anestetizzando, stia anestetizzando  La parola è anestesia
  delle  nostre  coscienze e delle nostre emozioni,  perché  rimanere
  indifferenti  a  quello  che  sta  accadendo  è  veramente   essere
  anestetizzati
   Di  chi  sono quei bambini? Perché non sono nostri  E  se  fossero
  nostri?  Sapete  quanti bambini? 20.000. Sapete  di  questi  quanti
  bambini  che non sono morti resteranno orfani? E quanti  resteranno
  mutilati?  E  lo  sapete che da mesi non vanno a  scuola,  che  non
  giocano  per  strada  e  che pietiscono una razione  di  cibo?  Una
  razione di cibo
   Ma  non  è  questo che voglio dire. Ancora, voglio  riflettere  su
  quello  che  sta  accadendo. Pensate al dolore  mentale  di  queste
  persone,  al  dolore mentale  Come abbiamo detto prima,  ognuno  di
  questi bambini, come pensate che quelli che rimarranno non potranno
  avere odio eterno per il resto degli Israeliani e per il resto  del
  mondo? Perché quell'odio non potrà finire mai
   Lo  sapete cosa hanno fatto? Signor Presidente, mi ascolti, perché
  questa è una cosa veramente indegna. Anche se Hamas o chiunque  dei
  terroristi si nascondesse per scudo in un ospedale, in una  scuola,
  a noi questo non interessa; dobbiamo fare fuori quattro terroristi?
  Bene, facciamo fuori tutti quelli che sono sopra, facciamo fuori  i
  bambini,  facciamo fuori gli ospedali, perché per distruggere  quei
  terroristi dobbiamo ammazzare anche la popolazione civile, anche se
  fosse vera questa cosa.
   Allora, io chiudo sempre per dire: a chi interessa la guerra?  Chi
  si arricchisce con le guerre, signor Presidente? Chi si arricchisce
  con le guerre, chi, chi, chi si arricchisce?
   E,  poi,  signor  Presidente, questo Governo, lo chiedo  a  questo
  Governo, se questo Governo non prende una posizione, i Siciliani, i
  cittadini,  signor  Presidente, colleghi,  i  cittadini  se  questo
  Governo non prenderà una posizione netta, non perdoneranno, non  vi
  perdoneranno mai, perché questa è la cosa che faranno i  Siciliani,
  i cittadini, le persone perbene non vi perdoneranno mai di non aver
  preso  una  posizione  su  queste guerre  Chiudo,  dicendo  che  il
  compito  di  un Governo non è alimentare la guerra o appoggiare  la
  guerra.  Il  primo  compito di un Governo è proteggere  il  proprio
  popolo

   PRESIDENTE.  Grazie,  onorevole Gilistro.  È  iscritto  a  parlare
  l'onorevole Pace. Ne ha facoltà.

   PACE.  Grazie,  Presidente.  Intervenire  in  un  dibattito   così
  importante  credo sia davvero difficile e complicato per  qualsiasi
  parlamentare. E dobbiamo evitare   dobbiamo essere tutti  bravi  ad
  evitare      che  si  possa fare una classificazione  fra  buoni  e
  cattivi,  in  base  a quale posto uno siede nei  banchi:  se  della
  maggioranza  o  dell'opposizione, se più o meno vicino  al  Governo
  della Nazione.
   Dobbiamo evitare di essere additati come  gli amici di Israele   o
   gli  amici  dei  palestinesi . Credo  che  abbiamo  il  dovere  di
  rappresentare  i nostri valori. E oggi, qua, tento di rappresentare
  i  valori  in cui ho sempre creduto, che sono quelli della dottrina
  sociale  della Chiesa, di un cattolico impegnato in politica,  dove
  il  bene comune, la sussidiarietà   e non possiamo dimenticare,  in
  questo momento, la solidarietà   dovrebbero appartenere a ognuno di
  noi, caro Presidente.
   E  questo Parlamento deve dimostrare, per quel ruolo marginale che
  ha   in  questa  complicata  situazione  internazionale,  senso  di
  responsabilità e moderazione. La moderazione che io mi auguro possa
  appartenere anche ai leader internazionali.
   Certo, non possiamo sempre avere la signora Thatcher, non possiamo
  sempre  avere De Gasperi o Aldo Moro. I tempi passano. Non possiamo
  avere  Roosevelt,  non  possiamo avere  Truman.  Ma  credo  che  la
  trasformazione  lenta e inesorabile verso le  democrature      cioè
  delle  democrazie  che  non sono proprio delle  democrazie,  e  che
  agiscono in maniera un po' differente   ci stia portando lentamente
  in un clima di questo tipo.
   Inevitabilmente,  il  7  ottobre di due anni  fa,  credo  che  sia
  veramente  la data più importante degli ultimi decenni,  ed  è  uno
  spartiacque non soltanto per quello che attiene alla storia israelo-
  palestinese,  ma  per  quello che riguarda  gli  attuali  equilibri
  internazionali nel Medio Oriente.
   Indubbiamente  è  stato  un attacco senza  precedenti,  quello  di
  Hamas,  che  non è stato un attacco del popolo palestinese,  ma  di
  un'organizzazione   che non abbiamo ancora capito bene  se  sia  un
  partito politico o se sia un'organizzazione terroristica   ma  che,
  onestamente,  così come affermato anche dal nostro  Ministro  degli
  Esteri, ha prodotto un'offensiva senza precedenti e, usando le  sue
  parole,  sproporzionata .
   Io uso un parallelismo, una metafora, caro Nuccio Di Paola: è come
  se   un'organizzazione  terroristica  come  la  mafia  facesse   un
  attentato  in  Francia,  e  si scatenasse  un  putiferio  contro  i
  siciliani,  nell'indifferenza dell'opinione  pubblica  nazionale  e
  internazionale.
   Indubbiamente,  quello  che ha subìto il popolo  israeliano  il  7
  ottobre  è qualcosa di estremamente grave. Ciò, comunque,  non  può
  essere  giustificato con il nostro silenzio per un assedio che  sta
  subendo  nella Striscia di Gaza il popolo palestinese - lo dicevano
  e  citavano numeri quasi tutti i miei colleghi. Forse oltre 50 mila
  morti  e  di  questi  non  sappiamo quanti  bambini  -   lo  diceva
  l'onorevole  Gilistro -  rimarranno mutilati  per  tutta  la  vita,
  quanti bambini non stanno andando a scuola e quanti bambini che non
  hanno  un  genitore. Non so se come diceva qualcuno e non  possiamo
  dare  nomi,  se  si tratta di genocidio. Sicuramente  -  e  qua  lo
  possiamo  affermare un po' tutti ma comunque lo faccio  io  -  sono
  atti di crudeltà e stiamo parlando di una catastrofe umanitaria.
   C'è  un  grande assente nella politica internazionale,  il  grande
  assente  non è quella istituzione che volevano creare - lo  citava,
  mi  pare  l'onorevole Burtone - De Gasperi, Schuman, Adenauer,  che
  era  l'Unione  Europea.  Oggi  il  grande  assente  della  politica
  internazionale è proprio l'Unione Europea
   E  mentre a Roma si discute - non lo voglio dire in latino  perché
  farei delle gaffe - "Sagunto viene espugnata".
   E  lo dico io da rappresentante della maggioranza, nessuno di  noi
  può girarsi dall'altro lato
   Non possiamo girarci dall'altro lato ed assistere alle immagini di
  bambini che vengono trucidati in maniera disarmata. Ognuno  di  noi
  deve assumere - lo dico pure io - una posizione netta e chiara
   E  noi  siamo  non per una de-escalation - adesso ci  sono  questi
  termini  inglesi  o  internazionali - noi siamo  per  un  immediato
  cessate il fuoco  Il mio cognome mi fa da sponda, noi siamo per  la
  pace
   E,  al di là delle mozioni, c'è la mozione presentata dai colleghi
  del  PD,  dell'opposizione, dei 5 Stelle, è una mozione  presentata
  dai  cinque  Capigruppo della maggioranza, più o meno condivisibile
  la  prima,  più o meno condivisibile la seconda. Mi auguro  che  si
  possa si possa trovare una mozione unitaria, guai a dividersi su un
  tema così importante
   Sento  il  dovere morale, però, leggendo le mozioni che quando  si
  dichiara del legittimo diritto dell'esistenza e della sicurezza  di
  Israele debba essere coniugato, senza se e senza ma, con il diritto
  all'esistenza  e  alla  sicurezza del popolo palestinese.  Dobbiamo
  dire, senza se e senza ma:  sì a due popoli, sì a due Stati  .
    E bene abbiamo fatto nella mozione a citare quello che la Sicilia
  realmente  può  fare, cioè a offrirsi come meta di ospitalità  dove
  sicuramente ai bambini, che ci proponiamo di assistere nella nostra
  comunità, nei nostri ospedali, non daremo tutto quello che la  vita
  ha tolto ma probabilmente possiamo contribuire a ridare quel minimo
  di  dignità  e  quel  sorriso che adesso nemmeno  questo  hanno  in
  Palestina.

   PRESIDENTE.  È  iscritto  a parlare l'onorevole  Giambona.  Ne  ha
  facoltà.

   GIAMBONA.  Grazie,  Presidente. Onorevoli  colleghi,  Governo,  io
  inizio questo mio intervento, intanto, rappresentando tutta la  mia
  vicinanza   e   un  abbraccio  ai  rappresentanti  della   comunità
  palestinese palermitana che sono qui venuti ad assistere  a  questo
  nostro  dibattimento,  la  mozione di oggi,  per  dire  la  verità,
  Presidente, già dalla settimana scorsa una delegazione era  proprio
  presente  qui  e  ci  siamo rammaricati che dopo  aver  programmato
  quell' importante momento che poi si è arrivati al rinvio.
   Noi  è  da  mesi,  come Partito Democratico che  chiediamo  questa
  convocazione,  che  chiediamo di discutere di  questo  argomento  e
  purtroppo   devo   dire,   Presidente  e  colleghi,   che   avevamo
  drammaticamente ragione rispetto a quello che sta succedendo  nelle
  ultime  settimane, quello che avviene dal 7 di aprile 2023,  quello
  che  è  un  genocidio, ce lo dobbiamo dire, in atto,   ma  aggiungo
  avevamo  ragione  anche rispetto a quanto sta accadendo  in  questi
  ultimi  giorni  con  i bombardamenti che avvengono  tra  Israele  e
  l'Iran, rispetto a quello che è comunque, e non sono d'accordo  con
  le  posizioni  avanzate in qualche intervento che mi  ha  preceduto
  sulla marginalità della Sicilia, la Sicilia ha sicuramente un ruolo
  centrale,  non  fosse altro che per la posizione   geografica,  dal
  punto di vista geo-politico, dal punto di vista geostrategico.
   Ma  mi  permetta  di dire, caro Presidente dell'Assemblea  e  cari
  colleghi,  che  oggi  in questa nostra discussione  c'è  un  grande
  assente,  io non vedo tra i banchi del Governo il Presidente  della
  Regione,  Renato   Schifani, io mi auguro  che  questo  momento  di
  confronto   in  cui  noi  andiamo  a  condannare  questa   violenza
  sproporzionata, senza limiti da parte di Israele nella Striscia  di
  Gaza,  non finisca senza  un segnale concreto da parte del  Governo
  della  Regione siciliana, se non c'è il Presidente Schifani  io  mi
  auguro  che  poi si manifesterà in qualche intervento qualcuno  del
  Governo  a  dirci  se  sostiene  le mozioni  che,  oggi,  i  Gruppi
  parlamentari stanno portando alla discussione di questo Parlamento,
  perché    diversamente   si   rimarrebbe,   Presidente    Galvagno,
  nell'ambiguità.  Noi dobbiamo superare l'ambiguità,  quella  stessa
  ambiguità  che  oggi è ancora presente a livello nazionale,  c'è  a
  livello   regionale  e,  quindi,  giacché  ne  stiamo   discutendo,
  gradiremmo  che qualcuno del Governo ci dicesse, a chiare  lettere,
  che  si  condanna  questo genocidio, ci dicesse  a  chiare  lettere
  fondamentalmente  che  noi  non  vogliamo  partecipare   ad   alcun
  conflitto bellico, perché quello che succede oggi a Gaza è qualcosa
  di  inaccettabile,  stiamo  parlando di oltre  sessantamila  morti,
  tantissimi bambini, due milioni di sfollati, aiuti che non riescono
  ad  arrivare e guardate non si parla e non si può parlare solamente
  di numeri nudi e crudi, qui stiamo parlando di vite umane.
   Io  ho  avuto modo di confrontarmi con alcuni rappresentanti della
  comunità palestinese e di raccogliere le istanze, di raccogliere le
  loro  storie  e  quello stanno passando i loro connazionali  in  un
  momento drammatico che purtroppo noi stiamo qui a discutere.
   E, allora, noi abbiamo un ruolo, un ruolo istituzionale, nel quale
  dobbiamo anche fare chiarezza e io credo che qui c'è da capire qual
  è la posizione dell'Unione Europea, qual è la posizione del Governo
  Meloni,  qual è la posizione del Governo Schifani, perché  dico  di
  solidarietà  di facciata che vengono rappresentate  a  più  livelli
  oramai  siamo troppo abituati, una solidarietà di facciata che  poi
  diventa   indifferenza  e,  poi,  inevitabilmente   scivola   nella
  complicità.
   Noi  a  forme  di  complicità rispetto a questo  tema,  Presidente
  Galvagno,  non  ci  stiamo  assolutamente,  vogliamo  che  ci   sia
  chiarezza nel denunciare tutto quello che sta accadendo perché  noi
  siamo  assolutamente  convinti di stare dalla  parte  giusta  della
  storia.
   Io   personalmente  sono  dalla  parte  di  chi,  nell'inizio  del
  pontificato, e mi riferisco a Papa Leone XIV, ha inaugurato appunto
  questo suo mandato parlando della pace, dobbiamo essere edificatori
  di  pace e noi, come Partito Democratico, come Gruppo parlamentare,
  non  possiamo  che portare avanti azioni  di sensibilizzazione,  da
  questo  punto  di vista, abbiamo presentato questa nostra  mozione,
  che  è  nel  senso della tolleranza. Abbiamo anche proposto  che  i
  comuni  siciliani,  ho  scritto  io  personalmente  ai  sindaci   e
  amministratori della Sicilia, portassero avanti azioni analoghe per
  sensibilizzare  rispetto a quello che sta avvenendo nella  Striscia
  di  Gaza. Ma cosa chiediamo? Io ritengo, Presidente, è stato  detto
  da  chi mi ha preceduto, c'è necessità che l'Unione Europea ritrovi
  quella sua centralità, bisogna rinnovare quei principi della  pace,
  della  tolleranza  dei nostri padri fondatori dell'Unione  Europea,
  una   nuova   architettura  della  pace,  un  rafforzamento   della
  multilateralità,  a  discapito di quello che vuole  portare  avanti
  Trump  sulla bilateralità e venir meno a quelli che sono i rapporti
  tra  USA e Unione Europea, un vero piano umanitario, un vero  piano
  diplomatico e che si portino avanti delle sanzioni vere.
   In sostanza, noi chiediamo che Bruxelles non faccia da spettatore,
  rispetto  a  questa situazione impietosa cominci a  prendere  serie
  posizioni.
   Poi  c'è il tema del Governo Meloni e delle massime cariche  dello
  Stato   che   rappresentano  la  nostra  Repubblica.  Ancora   oggi
  avvertiamo  segnali  di  ambiguità. Il  Governo  Meloni  deve  dire
  chiaramente se intende condannare questa mattanza che è in atto, il
  Governo Meloni deve dire chiaramente di non voler partecipare  alla
  guerra e di portare avanti ogni azione diplomatica per favorire gli
  aiuti,  perché  è  impensabile  che  ci  siano  tantissime  persone
  bloccate nella Striscia di Gaza che, ancora oggi, muoiono  di  fame
  perché non ci sono le condizioni per far pervenire il cibo, l'acqua
  e, ancora, i farmaci o gli aiuti umanitari.
   Presidente, onorevoli colleghi, io credo che qui noi, ritorno alla
  mia  considerazione  iniziale, stiamo  tutti  intervenendo,  e  gli
  interventi che ho ascoltato vanno pressoché nella stessa direzione,
  io  penso  che  non  ci possa essere, non si possa  ipotizzare  una
  mozione  che non sia approvata all'unanimità. Noi dobbiamo  portare
  avanti   un'azione   indispensabile  in  questo   Parlamento,   che
  rappresenta  la  Sicilia, che ha sempre portato  avanti  azioni  di
  tolleranza,  di pace, di inclusione, io credo che il segnale  debba
  essere proprio dato in questa assise. Ma rinnovo l'invito di  voler
  sentire  quali sono le posizioni del Governo regionale, perché  noi
  non  possiamo  accettare passivamente questa  situazione,  dobbiamo
  prendere  avanti  quello che è un vero impegno, perché  la  Sicilia
  deve essere al centro di questo processo e percorso di pace, perché
  abbiamo  perfetta consapevolezza, Presidente, e concludo,  che  noi
  non  ci  dobbiamo  abituare a quelle che sono le guerre;  purtroppo
  oggi  ce  ne  sono troppe in tutto il mondo, oltre  50  guerre  con
  duecentomila  morti ogni anno. È più difficile,  come  diceva  Papa
  Francesco, avviare i percorsi di pace piuttosto che portare  avanti
  quelle  che sono le guerre. In questa direzione, noi tutti dobbiamo
  andare  essendo  perfettamente consapevoli  che  questo  è  l'unico
  percorso  che  noi,  come  parlamentari regionali,  ma  chiunque  è
  impegnato   a  livello  istituzionale,  deve  mettere   al   centro
  dell'azione politica.

   PRESIDENTE.  È  iscritta  a parlare l'onorevole  Saverino.  Ne  ha
  facoltà.

   SAVERINO. Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, oggi intervenire
  in  quest'Aula  non è soltanto un atto politico, ma credo  che  sia
  veramente un dovere morale, e lo è non solo per chi rappresenta  le
  istituzioni   ma   lo  è  soprattutto  per  noi,  Presidente,   che
  rappresentiamo una terra, la Sicilia, che da millenni è crocevia di
  popoli, di culture, religioni, conflitti e pace. La mozione che  il
  nostro  Gruppo parlamentare ha presentato nasce sicuramente da  una
  consapevolezza  dolorosa ma necessaria, quello  che  sta  accadendo
  nella Striscia di Gaza non è una crisi lontana, non è qualcosa  che
  noi  dobbiamo confinare ai notiziari delle ore 20.00, è una  ferita
  aperta  del  nostro  tempo,  della  nostra  civiltà,  della  nostra
  coscienza.
   Già  i  miei colleghi, più volte, hanno citato i numeri, ma  credo
  che  sia  importante continuare a leggerli, a indicarli  perché  si
  tratta di persone:
   Oltre  60  mila morti da ottobre 2023. Più di 115 mila  feriti,  2
  milioni  di  sfollati, donne, bambini, operatori umanitari.   L'80%
  del  territorio  sottoposto ad evacuazione.  Un'intera  popolazione
  ridotta alla fame, privata di cure, di dignità e di speranza.
   E  noi  non possiamo rimanere neutrali di fronte alla sproporzione
  della  violenza, al cinismo delle scelte militari, alla sistematica
  cancellazione della vita civile. Parliamo di donne, di bambini  che
  se  non muoiono sotto i bombardamenti indiscriminati, moriranno  di
  fame
   Certo,   non   possiamo  non  considerare  la  gravità   dell'atto
  terroristico  che ha dato vita a tutto questo, l'azione  di  Hamas,
  del  7  ottobre  2023, una formazione terroristica che  compie  una
  serie  di  attacchi  con  gruppi armati sul territorio  israeliano,
  uccidendo  1.200  civili e militari israeliani,  rapendone  inoltre
  circa  250.  Ma  quello  che stiamo osservando  in  questi  giorni,
  appunto,  sotto gli occhi di tutti noi, noi oggi parliamo di  città
  intere rase al suolo e un intero popolo spazzato via. Un genocidio.
   Non  una un'azione antiterroristica. È come, forse lo diceva prima
  l'onorevole  Pace, che per sconfiggere  Cosa Nostra', bombardassero
  tutta la Sicilia
   E  a questo bisognerebbe anche aggiungere, naturalmente, che anche
  quanto  sta  succedendo  in  queste ore  in  Iran  non  può  essere
  ignorato. Per noi che crediamo nel valore della pace, del  dialogo,
  della  giustizia internazionale non può esserci silenzio   Dobbiamo
  alzare  la voce, non solo per denunciare una guerra orribile,  come
  quella  che  si sta portando avanti a Gaza, ma anche per  sostenere
  chi  in  Iran  sta sfidando autoritarismi e soprusi, ribadendo  che
  ogni  popolo  -   dico ogni popolo - ha diritto  di  respirare,  di
  essere informato, di vivere senza la paura delle bombe, della fame,
  del carcere o dell'aggressione
   Certo,  questa Assemblea non ha la capacità e il potere di fermare
  la  guerra, ma ha il dovere, signor Presidente, di alzare  la  voce
  perché tacere sarebbe complice. Perché la Sicilia, per storia e per
  vocazione,  ha  sempre  saputo cosa significa ospitare,  dialogare,
  proteggere  e noi dobbiamo continuare a essere coerenti con  quello
  che  siamo.  Noi non possiamo limitarci a un richiamo generico alla
  de-escalation,  occorre un impegno concreto fin  da  ora   Sostegno
  alle  popolazioni palestinesi e iraniane con politiche  umanitarie,
  robuste e immediate.
   E  chiarezza.  È vero, è stato detto più volte, chiarezza.  Sì  al
  riconoscimento dello Stato di Palestina, come segnale  politico  di
  civiltà.  Sì  all'appello affinché il Governo italiano  e  l'Unione
  Europea  condannino senza ambiguità la violenza  indiscriminata.  E
  fare  anche  una  riflessione su un piano  Marshall  regionale  per
  sostenere  la  ricostruzione civile, economica  e  democratica  dei
  territori devastati di Gaza, ai quartieri scioccati dalla guerra in
  Iran.
   Tacere  non  è un'opzione  La Sicilia non può voltarsi  dall'altra
  parte,  la  nostra  storia  ci impone  di  difendere  la  vita,  la
  coscienza  e  il futuro, di stare dalla parte giusta  della  storia
  ovunque la vita umana sia negata e ridotta al silenzio.
   Questi fatti, naturalmente, non possono rimanere chiusi dentro  le
  aule parlamentari
   Non  può  accadere che fuori da qui si ritorni a  vivere  come  se
  nulla  fosse, perché nulla sarà più come prima e ciascuno di noi  è
  chiamato   a   fare   la  propria  parte  nei   gesti   quotidiani,
  nell'informazione, nell'educazione nella solidarietà attiva. Non  è
  più  tempo  di  retorica e non lo sarà mai quando la vita  umana  è
  negata
   Grazie.

   PRESIDENTE.  È  iscritta a parlare l'onorevole  Schillaci.  Ne  ha
  facoltà.

   SCHILLACI.  Grazie, Presidente. Intervengo per  ribadire  che  non
  possiamo  più  stare in silenzio, non possiamo più  assistere  alla
  distruzione  totale  dello  Stato di Palestina,  non  possiamo  più
  assistere all'assenza di aiuti concreti, perché a Gaza manca tutto,
  manca  l'acqua, manca il cibo, mancano finanche i presidi sanitari,
  manca  l'aiuto  di  una comunità internazionale, perché  gli  aiuti
  arrivano  a  singhiozzo  e non possiamo più  assistere  agli  oltre
  cinquantamila morti, di cui molti sono bambini.
   Presidente,  noi  chiediamo un intervento immediato  e  chiaro  da
  parte  del  governatore Schifani sul Governo Meloni, noi  chiediamo
  che  non  si renda complice, il Governo italiano, di questi Governi
  criminali dagli obiettivi anche poco chiari.
   Presidente,  da questo scranno il Movimento Cinque Stelle  urla  a
  gran voce stop al genocidio, e soprattutto, non vogliamo macchiarci
  le mani di sangue.

   (I deputati del Movimento Cinque Stelle sollevano le mani coperte
                      da guanti di colore rosso)

   PRESIDENTE. Immagino che l'intervento sia concluso, la ringrazio.
   È iscritto a parlare l'onorevole La Vardera. Ne ha facoltà.

   LA  VARDERA.  Grazie,  Presidente.  Onorevoli  colleghi,  Governo,
  innanzitutto un saluto alla Comunità palestinese che  è  ospite  in
  questa  seduta in rappresentanza di un popolo che ormai  da  troppo
  tempo è costretto a non avere il diritto di esistere perché, badate
  bene  colleghi, qui non parliamo di una questione meramente storica
  e  ripercorrere  i  passaggi di quello che  sta  accadendo,  perché
  fondamentalmente,  forse, perderemmo tempo, ma qui  parliamo  della
  inopportunità  che  è  stata  data  a  uno  Stato  di  non  essere,
  semplicemente, Stato
   Presidente,   noi  stiamo  attraversando  venti  di   fuoco   che,
  inevitabilmente, riguardano anche la nostra Regione, non è vero che
  dobbiamo   limitarci  al  fatto  della  competenza  e   della   non
  competenza,  ricordo ai colleghi che quello che  sta  accadendo  in
  queste  ore  potrebbe  coinvolgere direttamente  anche  la  Regione
  siciliana, perché dico questo? Perché forse qualcuno potrebbe dire:
  "Ma  evitiamo facili allarmismi, evitiamo clamori immediati" ma  il
  sito "Flightradar", sito di specializzazione specifico nei droni  e
  negli spostamenti militari, dimostra come in queste ore 16, 17 e 18
  di  giugno diversi droni sono proprio passati sopra i nostri  cieli
  siciliani e hanno utilizzato come base logistica Sigonella.  Questo
  per  dire  che  cosa?   Nessuno, come ha detto ieri  la  presidente
  Meloni,  mette  in  discussione che  dall'Italia  e  dalla  Sicilia
  partono  degli  aerei  che poi fisicamente vadano  a  bombardare  i
  territori, qua però mettiamo in discussione un altro passaggio, che
  l'utilizzo  logistico  della base di  Sigonella  -  al  di  là  dei
  bombardamenti  in  sé - fa sì che comunque nell'intero  ingranaggio
  del  sistema  militare, Sigonella gioca una partita fondamentale  e
  girarci dall'altra parte e dire semplicemente: "E' competenza dello
  Stato, è competenza di Roma" è un grave errore,  perché noi abbiamo
  necessità  di  un Presidente non che sia lì vuoto, che  rappresenti
  quella sedia vuota, ma che faccia gli interessi dei siciliani a 360
  gradi  e che riprenda in mano il tanto ben amato Statuto siciliano,
  tanto  decantato ma mai applicato fino in fondo, che vi  ricordo  e
  ricordo a quest'Aula - sempre se ce ne fosse bisogno ma non ce  n'è
  bisogno  -  che  eleva  il Presidente della  Regione  al  rango  di
  ministro con potere di voto deliberativo al Consiglio dei Ministri,
  all'articolo  21  dello Statuto, quando si disquisiscono  tematiche
  che  riguardano  la Sicilia. E non è una tematica che  riguarda  la
  Sicilia  l'opportunità che Sigonella possa entrare nello scacchiere
  internazionale di un conflitto che non vuole nessuno? E come se  lo
  è
   Allora,  in  queste  ore  il  silenzio  del  presidente  Schifani,
  rispetto a questo tema, è allucinante  Perché anche su Gaza, questa
  base  Sigonella ha operato anche per logistico e operativo e  sfido
  chiunque a smentire le cose che dico. Però oggi stiamo parlando  di
  numeri,  di storia. Io però, Presidente, voglio ricordare l'impegno
  che  ha  preso  il  Presidente Schifani in quest'Aula,  un  impegno
  concreto dalle sue parole, che avrebbe aiutato la proposta  portata
  in  Aula  di aprire un canale e un corridoio umanitario  che  possa
  rivolgersi anche in Sicilia.
   Da   quel  momento  in  poi,  nonostante  l'apertura  del  Governo
  Schifani,  ho avuto silenzio. Ho mandato un messaggio al Presidente
  Schifani  nel  quale dicevo che il capo della comunità  palestinese
  era  disponibile a incontrarlo fisicamente dove e quando voleva lui
  ma, da quel momento in poi, c'è stato il silenzio assoluto da parte
  del Capo del Governo siciliano.
   Allora,  al  di là delle mozioni, possiamo parlare fino  a  domani
  mattina  degli  effetti storici, possiamo, parlare  fino  a  domani
  mattina  del  fatto che il Ministro, il Primo Ministro  israeliano,
  non  lo  diciamo  né la destra, né la sinistra,  né  il  PD,  né  i
  partiti,  non  è  una questione ideologica, secondo  la  Corte  dei
  diritti  penali  è  un  criminale e  non  possiamo  minimizzare  un
  istituto di diritto internazionale, non è un pensiero personale  ma
  è  un fatto che se il Primo Ministro mettesse piede in Italia o  in
  Europa  potrebbe  essere  tratto  in  arresto  per  crimini  contro
  l'umanità,  ed  è incredibile come la Presidente Meloni  ieri,  nel
  riferire  alle Camere, non abbia speso una sola parola di sconcerto
  e sconforto rispetto a questo soggetto che è un criminale e bisogna
  avere  il coraggio di dire le cose come stanno, perché chi  uccide,
  chi  ordina  bombardamenti a civili, chi impedisce di fare  entrare
  nella  Striscia  di  Gaza aiuti umanitari,  è  nient'altro  che  un
  criminale, che compie atti contro persone e cose e pone in atto  un
  genocidio. È stato detto più volte durante questo intervento, ma la
  Sicilia può essere anche avamposto.
   Ricordo  il Trattato di Parigi, firmato dai Paesi che fanno  parte
  anche  dell'Unione  Europea, dell'Italia, che prevedeva  cosa?  Che
  coinvolgeva direttamente la Sicilia nella demilitarizzazione  delle
  basi  di  Sigonella e di Sardegna. Secondo quel Trattato di Parigi,
  firmato   anche  dall'Italia,  Sigonella  non  dovrebbe   esistere,
  Sigonella   doveva   essere   smantellata,   eppure   un   trattato
  internazionale non è mai stato applicato
   Ora,  questo  è  il  tema, questo è il tema perché  fino  a  prova
  contraria  - lo ricordo - 1947, smantellamento delle fortificazioni
  ed  installazioni militari in Sardegna e in Sicilia, demolizione  e
  trasferimento di installazioni navali materiali per la manutenzione
  di   mine   e  siluri,  divieto  di  miglioramento,  ricostruzione,
  estensione delle fortificazioni esistenti. Parla chiaro
   Ora,  chi  non vuole vedere non vede, noi però, rispetto a  questo
  tema,  non  ci  possiamo permettere - e concludo - di  rimanere  in
  silenzio,  di girarci dall'altra parte. C'è un problema  serio,  io
  chiedo  anche  che  il Presidente della Regione  venga  a  riferire
  rispetto  all'ipotesi dell'utilizzo della base  di  Sigonella  come
  elemento  da  cui  possano partire anche dei missili  che  vanno  a
  bombardare.  Lo vogliamo sapere. È inutile che ieri  la  Meloni  ci
  riferisce che, nel caso in cui dovesse accadere, le Camere  saranno
  coinvolte  e  ci sarà un voto. Questo ci rassicura, ma vogliamo  un
  Presidente della Regione che venga in quest'Aula e ci racconti, per
  suo  conto, perché qua nessuno vuole dare colpe a Schifani che  non
  ha,  mi  pare pure esagerato, già ha i suoi problemi, non  vogliamo
  che  poi possa andare a cercare sull'intelligenza artificiale  come
  rispondere  a  La  Vardera e poi magari risponde male   Questo  no,
  evitiamo al Presidente Schifani altri imbarazzi di questo tipo  che
  già  ha i suoi problemi e non vogliamo caricarlo di problemi di cui
  non  ha  colpe, nessuno qua dice che lui ha dirette responsabilità,
  nessuno vuole attribuirgli colpe che non ha, ma certamente possiamo
  fare tanto.
   E  allora,  in quest'Aula, lo ricordo e mi avvio alla conclusione,
  lui aveva preso un impegno, di impegnarsi, appunto, con la comunità
  palestinese e di incontrarla, cosa che non ha mai fatto, di  aprire
  un  corridoio  umanitario che permettesse anche  l'accoglienza  dei
  minori  che  stanno  vivendo  dei  crimini  di  guerra  e  dare  la
  possibilità di essere accolti, ospitati e anche e curati, cosa  che
  ancora  non  ha mai fatto, ma ancora c'è tempo. Lo aveva  detto  in
  quest'Aula, noi siamo fiduciosi e soprattutto chiediamo a gran voce
  che questo Parlamento voti all'unanimità questa mozione, presentata
  dai  colleghi del Partito Democratico, che mette nero su bianco dei
  fatti  che sono asseverati, inconfutabili, incontrovertibili, degli
  assiomi storici straordinari che Netanyahu è un criminale di guerra
  e che il popolo palestinese sta subendo un genocidio di Stato.

   PRESIDENTE.  È  iscritto a parlare l'onorevole Pellegrino.  Ne  ha
  facoltà.

   PELLEGRINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi pare che  in
  quest'Aula  stiamo dicendo tutti le stesse cose, abbiamo  tutti  lo
  stesso  interesse,  abbiamo tutti lo stesso  orientamento,  abbiamo
  tutti un unico traguardo e cioè il raggiungimento della pace.
   Voglio sgomberare il campo da ogni ambiguità, voglio sgomberare il
  campo  da ogni equivoco, il Governo nazionale, il Governo regionale
  hanno  una posizione netta, precisa, inconfutabile in relazione  al
  crimine  che  si sta svolgendo in questo momento sulla Striscia  di
  Gaza. Si è detto fino a ieri al question time da parte della stessa
  Presidente  Meloni e poi anche dal nostro importante rappresentante
  di  Forza  Italia  Orsini,  che non c'è nessun  abbassamento  della
  guardia  da parte del Governo nazionale rispetto a quelli che  sono
  le  gli atteggiamenti aggressivi, spropositati e sproporzionati  da
  parte del Governo israeliano nei confronti dei palestinesi.
   Quindi  si  è  detto due popoli due Stati, ogni Stato deve  essere
  sovrano,  deve  avere la possibilità di potersi amministrare  e  di
  potersi  governare,  com'è giusto che sia. Quindi  non  c'è  alcuna
  limitazione  al  sostegno  per  il  cessate  il  fuoco,  tutte   le
  iniziative per il cessate il fuoco sono necessarie.
   Però una cosa, il boicottaggio, in questo momento, si ritiene  che
  sia assolutamente dannoso per il raggiungimento della pace e questo
  perché  è  ovvio  nessuna  guerra è stata mai  definita  attraverso
  un'altra guerra ma solamente attraverso i negoziati.
   Il negoziato è assolutamente necessario in questo momento e quindi
  avere  un  rapporto con Israele per la negoziazione  della  pace  è
  assolutamente importante, perché i piccoli della Palestina,  perché
  le donne della Palestina possano avere gli aiuti umanitari, possano
  avere  le  necessarie  cure mediche, possano  rimanere  in  maniera
  tranquilla, serena all'interno del loro territorio, che deve essere
  riconosciuto come Stato.
   E  quindi  si  è  sempre censurata la violenza nei  confronti  dei
  palestinesi come quando si è censurato da parte del nostro ministro
  Tajani  l'atteggiamento aggressivo, inaudito, quando con gli  spari
  all'interno della parrocchia di Gaza, all'interno della  parrocchia
  di  Gaza  non c'era nessun terrorista di Hamas e quindi  non  c'era
  alcun  motivo  di procedere ad uno sterminio inutile e spropositato
  nei confronti di una folla inerme all'interno della parrocchia.
   E ancora, però, devo dire che non servono gli slogan, non serve il
  boicottaggio e questo crea solo il mal di pancia nella  popolazione
  e  soprattutto  in  chi  ci ascolta. Quindi l'impegno  del  Governo
  Schifani  e del Governo nazionale soprattutto col "Food for  Gaza",
  gli  aiuti  umanitari  dobbiamo ricordare questo  è  utile  che  si
  ricordi anche in questa sede, dobbiamo ricordare che l'Italia è  la
  prima  Nazione  per accoglienza dei profughi e di coloro  che  sono
  rifugiati, rispetto al territorio palestinese, insieme all'Egitto.

                Presidenza del Vicepresidente DI PAOLA

   PELLEGRINO.  Ma  ricordiamo che l'Egitto  è  confinante  con  quei
  territori, l'Italia no. Ed intanto, l'Italia ha accolto il  piccolo
  Adam,  ha accolto la mamma. Ha accolto coloro che hanno bisogno  di
  cure, ragazzini che hanno bisogno di cure.
   E  allora io, veramente, ho finito cercando di sintetizzare quella
  che  è  la  modifica o, comunque, la sostituzione  dell'emendamento
  alle mozioni presentate e cioè evitare il boicottaggio, evitare gli
  slogan,  accettare  quello  che  sta  facendo  il  Governo  e,   in
  particolare, il nostro Ministro Tajani, cioè il negoziato.  Cercare
  di trovare delle soluzioni non, comunque, aborrendo quelli che sono
  i  princìpi  umanitari e cioè le censure nei confronti del  Governo
  israeliano.
   E  dico due cose per il Governo nazionale. Una prima cosa. Accesso
  incondizionato  agli  aiuti  umanitari.  Quindi  protezione   della
  popolazione. Due, il rilascio degli ostaggi israeliani.
   Questi  devono  essere,  in questo momento,  i  precipui  e  primi
  segnali che il Governo nazionale dovrà dare, e che già sta mettendo
  in atto.
   Ma  debbo  dire,  e chiudo, la cosa più importante l'equivoco,  il
  grande equivoco dell'ONU. L'ONU deve riconoscere, in maniera netta,
  inequivoca,  la Palestina, lo Stato della Palestina. È inutile  che
  ci  sia  uno Stato, come la Spagna, che non la riconosce e  l'altro
  che la riconosce
   Si  deve  uscire  dall'equivoco  Si deve uscire  dall'equivoco   È
  questo,  secondo me, in questo momento quello che noi  dobbiamo,  a
  cui   dobbiamo  tendere  e  che  dobbiamo  sperare.  Che  ci   sia,
  finalmente, da parte dell'ONU il riconoscimento di uno Stato, dello
  Stato della Palestina e di un popolo della Palestina.

   PRESIDENTE.  È iscritto a parlare l'onorevole De Luca Antonio.  Ne
  ha facoltà.

   DE LUCA Antonio. Signor Presidente, se quando studiavamo, ai tempi
  di  scuola, la seconda guerra mondiale ci avessero raccontato  che,
  settanta anni dopo, un popolo come quello israeliano, che ha subìto
  ciò  che ha subìto quando gli orrori del nazismo e del fascismo  si
  sono  manifestati, mai avrei potuto pensare che, settant'anni dopo,
  gli  eredi  di  quel  popolo  avrebbero mai  potuto  infliggere  le
  medesime, o simili, sofferenze ad un altro popolo. Con la scusa  di
  un  attentato terroristico che, sicuramente, ha avuto l'effetto  di
  scatenare  una  reazione  dura, che ci sta  da  parte  del  Governo
  israeliano,  ma sicuramente non avrebbe dovuto scatenare  un'ondata
  di  giustificazionismo, da parte della comunità internazionale, nei
  confronti  di  un  Governo  con cui,  i  cui  rapporti  di  finanza
  internazionale sembrano quasi giustificare qualsiasi azione,  anche
  infamante.
   Questo,  veda  Presidente, io credo che non sia  un  atteggiamento
  neutrale   ma  credo  che  sia  un  atteggiamento  che  rappresenti
  l'ignavia, l'ignavia dei nostri governanti, anche quello  italiano,
  che  preferisce mantenere buoni rapporti di natura finanziaria,  di
  natura  tecnologica  con  un  Paese  come  Israele,  piuttosto  che
  pronunciarsi  chiaramente  anche indentificando  questa  strage  di
  innocenti  per  quella  che è, ossia un genocidio,  ma  preferisce,
  piuttosto, minimizzare certe azioni o tacere
   E  io credo che questo sia un comportamento particolarmente grave,
  non  solo  perché fa sì che l'Italia e l'Europa abdichino a  quello
  che  è  un  ruolo  storico  di negoziazione  e  di  diplomazia,  ma
  soprattutto  perché  alla  fine  favorisce  quell'atteggiamento  di
  silenzio,  di  codardia,  su cui regimi come  quello  israeliano  -
  perché  di  regime si tratta - fondano il proprio consenso;  perché
  quando nessuno si oppone i tiranni sono portati a proseguire  nella
  loro azione e, anzi, ad alzare l'asticella e aumentare il grado  di
  efferatezza  delle  proprie  azioni. E lo  stiamo  vedendo,  perché
  Israele  sta  colpendo indistintamente gli obiettivi militari  così
  come  sta colpendo gli obiettivi civili, gli obiettivi ospedalieri,
  come gli ospedali che danno rifugio alla popolazione e ai malati.
   Non  lesina  neppure di fucilare, come è successo quando  militari
  israeliani hanno fermato delle ambulanze con la scusa di verificare
  se    queste   ambulanze   trasportassero   militari;   in   realtà
  trasportavano  semplicemente dei sanitari, che  non  sono  sfuggiti
  alla strage dei militari israeliani.
   E  il  silenzio della comunità internazionale, che poi  alla  fine
  consente  anche  un ingresso a gamba tesa da parte  della  comunità
  americana,  che  si  fa  lecita di decidere da  sola  di  sganciare
  qualche  bomba  su  un  Paese  come  l'Iran,  io  credo  che  debba
  allarmarci tutti. Che ci debba allarmare come Siciliani, perché sul
  nostro  territorio  sono  presenti degli  obiettivi  sensibili.  Ma
  soprattutto deve allarmarci come esseri umani, Presidente Di Paola,
  perché durante il dibattito d'Aula ho sentito diversi richiami alla
  dottrina  cattolica  del cristianesimo, cui io  stesso  mi  rivedo.
  Però, io credo che la morte non abbia né un colore politico, né una
  fede  religiosa.  Io non credo che una persona  perché  islamica  o
  perché ha una qualunque altra fede religiosa non possa riconoscersi
  nella sofferenza inflitta in maniera ingiusta a un bambino.
   E  allora  io credo che noi, più che rifarci ai valori  religiosi,
  dovremmo  rifarci  ai  valori dell'umanità,  Presidente  Di  Paola,
  perché  quello che sta venendo a mancare nella Striscia di  Gaza  è
  anche l'ultimo briciolo di umanità, che non si intravede più in una
  guerra  che  non  rispetta neppure le regole del  diritto  bellico.
  Perché  esistono anche delle norme che regolano i tempi di  guerra,
  esistono dai tempi dell'impero romano, hanno resistito ai secoli  e
  ai  millenni  e  si sono evolute. E sicuramente tra le  regole  che
  regolamentano i conflitti internazionali ci sono quelle regole  che
  sono  consacrate nelle Convenzioni di Ginevra. E se non erro  anche
  Israele tra i Paesi firmatari, forse in seconda battuta, adesso non
  ricordo,  ma  se  non  erro anche Israele  firmò,  sottoscrisse  la
  Convenzione di Ginevra, che riserva una particolare attenzione alle
  vittime civili delle guerre, che ci sono sempre.
   Però  non  si  può  indistintamente  continuare  a  consentire  il
  bombardamento di ospedali con la scusa di sradicare il  terrorismo.
  Il  terrorismo  va  condannato, va isolato,  Hamas  sicuramente  va
  disgregata, ma questa operazione non può avvenire a discapito di un
  intero  popolo, che ha diritto ad avere un suo territorio e un  suo
  riconoscimento giuridico internazionale.
   Io  non  posso  sentire esponenti del Governo  italiano  dire  che
  siccome  la  Palestina  non  ha  un riconoscimento  internazionale,
  ancora  non  si  può  parlare di popolo  palestinese   Quel  popolo
  esiste,  quel popolo chiede di ottenere un riconoscimento e  chiede
  semplicemente quello che hanno chiesto tutti i popoli del mondo nel
  momento  in  cui  hanno  avuto necessità di  difendere  la  propria
  integrità,  fatta  di  valori culturali,  morali,  religiosi  e  le
  proprie libertà.
   In  questo  momento in Palestina, a Gaza, sta succedendo  qualcosa
  che  non si vedeva da tanto tempo, se non in alcune regioni  remote
  del  Pianeta,  ed anche lì bisognerebbe intervenire, Presidente  Di
  Paola.
   Quindi io credo che quello che debba arrivare da questo Parlamento
  non è solo l'approvazione di questa mozione, ma anche un monito  al
  Governo nazionale e a tutti i governi europei o comunque di  quella
  parte  del  mondo che si qualificano come civili. Che è  quello  di
  rifarsi  ai  valori  dell'umanità e quindi: anche  quando  c'è  una
  guerra,  premetto  che nessuna guerra è giusta e nessuna  guerra  è
  giustificata,  ma  anche all'interno di una guerra  ci  sono  delle
  regole  che  vanno  rispettate: i civili, i bambini,  il  personale
  sanitario,  o  comunque chi va ad aiutare, il personale  umanitario
  tutto  devono  essere  rispettati e la Sicilia  deve  prendersi  la
  responsabilità,  con  in testa il governatore Schifani,  che  avrei
  avuto  il piacere oggi di avere qui, ma non voglio alzare in questo
  momento  un livello di polemiche, ma avrebbe dovuto essere  qui.  È
  importante   attivarci  per  cercare  di  garantire  dei   corridoi
  umanitari,  per  alleviare quelle che sono  le  sofferenze  di  chi
  scappa, di chi scapperà da quei territori.
   E  poi, ricordiamoci una cosa, Presidente Di Paola: i soprusi  che
  oggi  stanno  avvenendo in quella regione, le bombe che l'Occidente
  sta  gettando  sull'Iran, non le pagheremo noi quando aumenterà  la
  benzina.  Le pagheranno i nostri figli e i nostri nipoti, quando  i
  figli  e i nipoti delle persone che sopravvivranno verranno qui,  a
  compiere  attentati   E lì ci domanderemo:  Perché  queste  persone
  brutte,  sporche  e cattive vengono ad ammazzare  in  Europa  e  in
  America? .
   La  risposta non la troveremo in quei giorni, ma oggi, negli  anni
  in cui tutto ciò è accaduto e in cui siamo rimasti in silenzio.

   PRESIDENTE.  È  iscritto  a  parlare l'onorevole  Assenza.  Ne  ha
  facoltà.

   ASSENZA. Signor Presidente, l'ultima frase del collega De Luca  mi
  ha   sorpreso,   e  devo  dire  negativamente.  Cioè:  giustificare
  eventuali atti violenti o attentati nei confronti di esponenti  del
  Governo, come se fossero quasi da aspettarselo e da giustificare in
  maniera  preventiva, perché sarebbero dettati da una  politica  che
  voi  ritenete  sciagurata  o scellerata, è  qualcosa  di  veramente
  grave.   E non me lo aspettavo da una persona che io stimo,  e  che
  ritengo  assolutamente ragionevole, ma che in questo caso,  secondo
  me, è andata oltre.
   Forse le parole, certe volte, vanno al di là del pensiero.
   Detto  questo,  poi  ci  meravigliamo se nelle  manifestazioni  di
  piazza vengono raffigurati i rappresentanti del Governo - a partire
  dalla nostra Presidente del Consiglio - appesi con la testa in giù,
  oppure  con  le effigi bruciate.  Perché anche le parole  hanno  il
  loro peso  Quindi io invito tutti a misurare i toni.
   Questo Parlamento, devo dire, si era già contraddistinto tempo  fa
  per  essere  intervenuto  tra  i primi parlamenti  regionali  sulla
  materia.  Vi  era  stata  anche allora una mozione  presentata  dai
  partiti  dell'opposizione,  dove  si  cercava  di  investire  della
  problematica anche facendo paragoni - a mio avviso insensati -  con
  quelle  che  venivano  definite le cariche della  polizia  italiana
  contro  i  moti studenteschi. E allora, devo dire che la  genuinità
  prevalse e si arrivò a una mozione unitaria.
   Oggi  abbiamo  questa mozione presentata dal Partito  Democratico,
  che  -  per  carità - ci sembra abbastanza bilanciata,  soprattutto
  nella  parte  introduttiva, ma nelle conclusioni presenta  elementi
  che non possiamo condividere.  Ed è questo il motivo che ha portato
  i  partiti  del  centrodestra e della maggioranza a  presentare  un
  emendamento sostitutivo. Questo non significa che, anche in  questa
  occasione,  non si possa o non si debba cercare di arrivare  a  una
  sintesi.
   Perché  diciamo  sbilanciata? Perché si tratta di una  mozione  in
  cui  non  si fa nessun riferimento alle responsabilità di  Hamas  e
  nella quale, alla fine, si arriva ad auspicare anzi ad impegnare il
  Governo  ad interrompere qualsiasi aspetto relazionale col  governo
  di Israele.
   Qui   -   mi  perdonerete  -  vi  è  la  seconda  e  più  evidente
  contraddizione  in  quanto  in  questo  momento  non   è   che   si
  interrompono  le  relazioni, o chissà cosa, contro  il  Governo  di
  Israele, si interrompono le relazioni con uno Stato sovrano che  si
  chiama Israele, che in questo momento - potrà piacere o no - ha  un
  determinato Governo
   Che  si  possa  condividere  o meno  l'azione  del  Governo  è  un
  discorso,  che si arrivino ad interrompere le relazioni con  questo
  Governo e si impegna il Governo nazionale ad interrompere qualsiasi
  tipo  di  rapporto esattamente la vostra mozione  recita,  per  non
  correre  il  rischio  di  sbagliare,   di  esercitare  una   decisa
  iniziativa  a livello centrale per sospendere ogni eventuale  forma
  di relazione istituzionale con il Governo di Israele .
   Noi  interrompiamo con uno Stato sovrano, fino a prova  contraria,
  Stato alleato dove vige una democrazia, che potrà piacere o no,  ha
  portato  a  dei risultati elettorali e c'è un Governo che,  fino  a
  prova  contraria,  è  un  Governo legittimo  per  quello  Stato,  è
  qualcosa che non possiamo assolutamente condividere.
   Qualche  giorno fa, ho assistito, ho avuto la ventura di assistere
  ad  un'intervista,  ad  una  dichiarazione  televisiva  di  Claudio
  Velardi  che  credo  non possa essere ascritto  ai  fondamentalisti
  della destra o del centrodestra.
   Claudio  Velardi  faceva notare che l'unica forma di  informazione
  televisiva  che  proviene dalla Striscia di Gaza  è  quella  di  Al
  Jazeera  che,  faceva  notare Claudio  Velardi,  di  tutto  si  può
  tacciare tranne che di essere una televisione dallo spiccato  senso
  critico elevato e che non sia invece un megafono, in alcuni casi  è
  una  propaganda  di ciò che una parte del popolo palestinese  vuole
  fare passare, anzi non del popolo palestinese, della parte che  non
  guarda con tanto malocchio Hamas e quant'altro.
   Ed  il  buon Gilistro ha fatto notare - e mi fa piacere - che  non
  dobbiamo dimenticare che il Covid di Hamas erano sotto gli ospedali
  a  Gaza  o  sotto  le  scuole e quindi è  facile  dall'esterno  poi
  criticare  o  fare chissà cosa fermo restando che,  come  anche  il
  Governo  italiano  ha  fatto,  l'azione  di  Israele,  del  Governo
  israeliano   su   Gaza  stia  raggiungendo  livelli   assolutamente
  inaccettabili di repressione.
   Non  dobbiamo, però, neanche dimenticare sia quello che è successo
  il  7  ottobre  sia  quello che purtroppo a Gaza avviene,  per  cui
  giustamente  qualcuno  ha fatto rilevare che  forse  questa  azione
  eccessiva  di  Netanyahu non fa altro che rafforzare  politicamente
  Hamas.
   Detto  questo, io ritengo che le conclusioni cui perveniamo  nella
  nostra mozione, cioè quelle di arrivare e di propendere quanto  più
  possibile che si arrivi alla soluzione dei due popoli e due Stati e
  contemporaneamente  fare sì che la Sicilia  diventi  -  come  lo  è
  storicamente  - culla di accoglienza, di solidarietà e quant'altro,
  credo  che  sia  una soluzione equilibrata che proponiamo  a  tutta
  l'Aula come soluzione per l'approvazione di questa mozione.

   PRESIDENTE.  Sono  iscritti a parlare gli  onorevoli  Cracolici  e
  Dipasquale.
   Ha   facoltà  di  parlare  l'onorevole  Cracolici.  Non  ho  altri
  interventi.

   CRACOLICI.  Presidente, sono stato attratto  dall'intervento,  per
  ultimo,  fatto  dal collega Capogruppo di Fratelli d'Italia,  credo
  che sia stato detto abbastanza tutto, non bisogna aggiungere altro.
  Ho   notato   però  che  l'onorevole  Assenza,  in  qualche   modo,
  addirittura pone il tema se le cose di cui stiamo parlando sono  le
  cose effettivamente che stanno avvenendo a Gaza o se non sia frutto
  della cosiddetta "informazione di guerra".
   Si  sa che le guerre si combattono oltre che con le armi, cercando
  di orientare le varie opinioni pubbliche al fine di giustificare  o
  creare  le  condizioni di un rigetto da parte  appunto  di  chi  in
  guerra  non  è,  non è sotto le bombe, ma che in  qualche  modo  si
  interroga su quello che sta avvenendo in quell'area.
   Ora,  voglio  dire all'onorevole Assenza, al di là delle  opinioni
  che  ognuno  di  noi può avere o dei dubbi che ognuno  di  noi  può
  avere,  su  questa vicenda ci sono Stati - no, ci  sono  stati  nel
  senso  del verbo - ci sono Paesi,  Nazioni,  come le chiamate  voi,
  Patrie,  Nazioni, siamo alle Nazioni, io li chiamo  Paesi,  che  in
  qualche  modo  hanno  manifestato non solo un  punto  di  vista,  e
  posseggono  anche strumenti, servizi, strumenti anche  ricognitivi,
  tali  da  non consentire alcun dubbio sul fatto che a Gaza si  stia
  commettendo,  lo chiamo così anche se su questo vedo  che  ci  sono
  espressioni  un "genocidio".
   Onorevole Assenza, il tema non è il 7 ottobre di Hamas.  Se  nella
  mozione  fatta dal PD manca il riferimento al 7 ottobre, chiedo  ai
  colleghi di correggere, qualora fosse un elemento diciamo omissivo,
  perché  non c'è dubbio che il tema del 7 ottobre è un tema  che  ha
  scosso   l'opinione  pubblica,  ha  scosso  il  nostro  Paese,   ha
  certamente evidenziato che il terrorismo costituisce la  forma  più
  estrema di guerra perché, a differenza delle guerre tra Stati,  non
  ci sono eserciti, divise, che si combattono sul campo di battaglia;
  il  terrorismo, per sua natura, fa azioni che tende a nascondere  e
  come   dire   a  mimetizzarsi,  purtroppo  la  storia   di   questi
  cinquant'anni è disseminata di fatti gravi di tipo terroristico.
   Ma  quello  che   è avvenuto dopo il 7 ottobre (che  certamente  è
  un'azione terroristica sulle cui cause probabilmente, non è  sul  7
  ottobre che abbiamo opinioni diverse), è forse su chi ha alimentato
  quel  soggetto che ha determinato quell'azione terroristica, perché
  vorrei  ricordare  all'onorevole Assenza  che  Hamas  conquista  la
  Striscia  di  Gaza,  cacciando  l'autorità  palestinese,  che   era
  l'autorità  che  governava Gaza con il sostegno  degli  israeliani,
  ovvero  con  lo  stesso Netanyahu che da decenni  esercita  la  sua
  azione di Governo e dispiega in quell'area la sua strategia che  ha
  prima  diviso  i  soggetti riconosciuti dal popolo  palestinese,  e
  anche dal nostro Paese - vorrei ricordare che l'Organizzazione  per
  la liberazione della Palestina era un'autorità, ancorché non avendo
  rappresentanza  diplomatica,  ma  era  un'autorità  che  lo   Stato
  italiano  riconosceva,  dandole sede  diplomatica  all'interno  del
  nostro   Paese:  quindi,  Hamas  nasce  per  dividere   il   popolo
  palestinese,   sulla   questione   palestinese   ci   sono    anche
  responsabilità  di pezzi del mondo arabo, ma qui stiamo  giudicando
  un fatto.
   E  allora  su un fatto, non abbiamo solo la necessità di esprimere
  un giudizio morale, perché se i bambini, se le donne, se uomini che
  non  c'entrano nulla con gli eserciti, che non sono lì per fare una
  guerra, ma che semplicemente si trovano lì e vengono uccisi  perché
  si  trovano  lì in un ospedale, in una piazza per gli aiuti,  tutto
  questo suscita certamente ripulsa morale, credo che nessuno di noi,
  destra,  sinistra, possa avere dubbi sullo schifo che sta avvenendo
  nel mondo, ma quello di cui oggi parliamo è: cosa facciamo noi? Non
  il  giudizio che diamo su quello che sta avvenendo a Gaza, e per la
  verità anche in Cisgiordania. Cosa facciamo noi?
   Ebbene,  diciamo  tutti e siamo tutti d'accordo? Due  popoli,  due
  Stati. Siamo tutti d'accordo? Scusate, due popoli, due Stati,  oggi
  c'è  uno  Stato  che è riconosciuto dall'Italia,  che  è  lo  Stato
  d'Israele; non c'è ancora lo Stato di Palestina riconosciuto  dallo
  Stato italiano.
   Allora, cominciamo con un atto, così come altri Paesi europei, con
  un  atto  che  riconosca l'autorità palestinese come Stato,  perché
  altrimenti  le parole sono retorica  E allora, credo, che  oggi  il
  Parlamento  siciliano,  al  di là del  7  ottobre,  del  chi  abbia
  cominciato e determinato le conseguenze, se i tunnel sono sotto gli
  ospedali o sopra gli ospedali, insomma lascia il tempo che trova
   Possiamo dire con chiarezza - e lo dico proprio in questa  sede  -
  quarant'anni  fa, quando partì la storia dei missili a  Comiso,  il
  movimento  pacifista nacque qui dentro, questo  Parlamento  approvò
  una  mozione, in un'altra epoca politica, ma anche allora  con  una
  maggioranza  e  un'opposizione,  approvò  una  mozione  e  l'allora
  Capogruppo  di  quello che era il partito di maggioranza  relativa,
  che  era  l'onorevole Capitummino, si assunse la responsabilità  da
  Capogruppo del suo partito di sottoscrivere quella mozione per dire
  che la Sicilia diceva no ai missili a Comiso. Da qui si partì
   E  allora  possiamo  fare un atto che dice con  nettezza  che,  di
  fronte  a quello che sta avvenendo, alla tragedia che sta avvenendo
  a  Gaza,  con  tutte le conseguenze che si stanno determinando  nel
  mondo,  perché anche la vicenda iraniana è figlia di quello  che  è
  avvenuto  nei  mesi  scorsi attorno alla storia  di  Gaza,  che  la
  Sicilia  chiede al Governo che riconosca lo Stato palestinese  come
  autorità legittima di rappresentanza del popolo palestinese.  Tutto
  questo  potrebbe  avere conseguenze totalmente diverse  rispetto  a
  quelle di cui parliamo oggi.
   Allora,  un  atto  politico, forte, che dice  che  la  Sicilia  in
  qualche  modo  si fa carico di questa drammatica  crisi  e  non  si
  limita  a  indignarsi o a chiedere una solidarietà di indignazione,
  ma  che produce un atto politico in cui, in qualche modo, assumiamo
  la necessità che per garantire il futuro di quel popolo bisogna che
  quel  popolo si riconosca in uno Stato-nazione  Lo dico  a  chi  si
  proclama  sovranista.  Cosa c'è di più sovrano,  il  fatto  che  un
  popolo  abbia anche una dimensione territoriale in cui si riconosce
  come Stato?
   Ecco, credo sia opportuno evitare di dividerci se il 7 ottobre c'è
  stato o non c'è stato, se è figlio di una sottovalutazione o se  il
  7  ottobre  in  qualche modo qualcuno si è girata la faccia  perché
  aveva  una  prospettiva più lunga di pensare ad  una  reazione  per
  tentare di risolvere una volta per tutte la questione palestinese
   Anche  lei ha citato un mio caro amico che sostiene una  tesi,  ma
  siccome  tutti  vediamo la tv, ci sono altri che  sostengono  altre
  tesi. Sono tutte opinioni
   Altri  sostengono un'altra tesi, cioè che il 7 ottobre, l'autorità
  che  doveva  vigilare su quell'area di Israele, ha cercato  di  non
  vedere. Addirittura si parla di anni di preparazione
   Ora, un Paese come Israele che ha il controllo pure dell'area  che
  respira,  e  lo  dice uno che in Israele c'è stato, che  quindi  ha
  avuto  la percezione fisica della militarizzazione estrema di  quel
  Paese, pensare che il 7 ottobre sia arrivato così, come il colpo di
  qualche    come  dire,  all'improvviso  beh,  mi  pare   abbastanza
  improbabile
   Ma  il  punto non è più questo. Vogliamo o non vogliamo  dare  una
  risposta  politica  come Parlamento siciliano affinché  la  Regione
  siciliana  con nettezza dica allo Stato italiano, innanzitutto,  di
  riconoscere lo Stato palestinese?
   Anche così realizzeremo i due popoli e due Stati, altrimenti i due
  popoli  e  due Stati sono una finzione che continuiamo  a  ripetere
  senza esercitare alcun atto che possa determinare i due popoli e  i
  due Stati

   PRESIDENTE. Abbiamo l'ultimo intervento dell'onorevole  Dipasquale
  e   poi  andremo  a  verificare  gli  emendamenti  e  i  vari  atti
  presentati. Ne ha facoltà.

   DIPASQUALE.  Signor Presidente, Assessori, colleghi  parlamentari,
  penso  che questo dibattito arrivi con ritardo in Aula e in  questo
  Parlamento.
   Cioè la Regione siciliana non è una...
   Scusi,   onorevole  Cracolici,  mi  perdoni,  l'abbiamo  ascoltata
  tutti...

   CRACOLICI. Non è obbligatorio ascoltare

   DIPASQUALE.  No,  non mi interessa. E allora esca  fuori  e  lasci
  parlare.

   PRESIDENTE. Continui, onorevole Dipasquale.

   DIPASQUALE. Io penso che questo dibattito arrivi tardi in Aula.
   Questa Regione non è una Regione qualsiasi
   La  Regione  siciliana è la Regione che si  trova  nel  cuore  del
  Mediterraneo  e,  per storia e per tradizione, ha  avuto  un  ruolo
  fondamentale nel bacino del Mediterraneo.
   E  arriva oggi questa discussione, ritorno a dire tardiva,  dietro
  quella che è stata la sollecitazione delle minoranze.
   Ora,  non  ne  voglio  fare  una  questione  politica,  veramente,
  cercherò  di fare un ragionamento molto semplice e mi dispiace  che
  la  prima cosa che ha cercato di fare la maggioranza sia quella  di
  contrapporsi con una mozione. Secondo me questo è stato un errore.
   Mi  aspettavo che davanti all'iniziativa comunque della minoranza,
  si   presentasse,   casomai  dal  dibattito,   una   richiesta   di
  integrazione, di modifica.
   Ma  pensare  di presentare una mozione e pensare quindi  di  farla
  passare  con la forza dei numeri, mortificando il lavoro che  aveva
  fatto  la  minoranza,  lo  considero un  errore  su  un  tema  così
  delicato.  A  maggior  ragione,  quando  questa  Regione  è   stata
  completamente assente in questo dibattito.
   La  Regione  siciliana che ha avuto politici che  hanno  messo  al
  centro  della  loro attività, appunto istituzionale, i  temi  della
  cooperazione  e  i  temi della pace e non solo da Presidente  della
  Regione.
   Io  mi permetto di ricordare un mio conterraneo, La Pira: "Non  ci
  sarà  pace  nel  mondo fin quando non ci sarà pace a  Gerusalemme",
  considerando  le  questioni, appunto, relative a quella  parte  del
  Mediterraneo   centrale  e  alla  stessa  tenuta   della   pace   e
  dell'equilibrio mondiale.
   Non  solo: Rino Nicolosi, Presidente di questa Regione, fu uno che
  lavorò moltissimo sui temi della pace, considerando fondamentale il
  ruolo della Sicilia nello scacchiere mondiale e quindi l'importanza
  per la costruzione di pace.
   La  stessa  cosa fece Piersanti Mattarella che veniva  considerato
  artigiano  della pace, era proprio un artigiano della pace,  perché
  metteva  al  centro  quelle che erano - nelle sue  politiche  molto
  visionarie,  così come Nicolosi - le strategie fondamentali  perché
  la   Sicilia  doveva  essere  un  riferimento  importante  per   la
  costruzione  dello sviluppo e della pace, cioè la  regione  Sicilia
  non poteva stare a guardare.
   E  non dimentichiamo, per ultimo, l'impegno di Pio La Torre contro
  le  basi  missilistiche, il lavoro fatto per Comiso, abbiamo  avuto
  una  classe politica di altissimo livello che ha cercato sempre  di
  difendere  il  ruolo  della Sicilia nel Mediterraneo,  cercando  di
  costruire la pace.
   Ma  possiamo  dire sinceramente la stessa cosa oggi  di  Schifani?
  Cioè, io posso riconoscere nel mio Presidente della Regione un uomo
  che  si  è  impegnato,  che si sta impegnando per  svolgere  questo
  ruolo?  Assolutamente no  E mi dispiace immensamente,  mi  dispiace
  perché  già da tempo in lui vedo un uomo che non si indigna davanti
  a quello che succede innanzi la Sicilia.
   L'ho  detto  tempo  fa  quando  era rimasta  la  bambina  a  mare,
  rimproverandolo: "Tu ti devi indignare, io voglio un Presidente che
  si  indigni",  così  come  penso che  non  può  non  indignarsi  un
  Presidente della Regione che vede accanto a noi, nell'altra  sponda
  del Mediterraneo, quello che sta succedendo a Gaza
   Io  voglio,  vorrei,  desidero vedere  la  fine  di  tutto  questo
  sterminio  che stanno combinando. Quello che è successo  con  Hamas
  nessuno  lo  vuole dimenticare però, oggi, credetemi, è strumentale
  dirlo  perché  non  è  una giustificazione,  è  successa  una  cosa
  bruttissima e tutti abbiamo sofferto per gli israeliani, per quelli
  che  sono  morti e per quelli che sono stati presi in ostaggio,  ma
  non  può  essere  mai  una giustificazione per  quello  che  stanno
  combinando:  hanno distrutto e stanno distruggendo  un  territorio,
  un'aggressione in mezzo.
   E  questo, secondo la tradizione ebraica e cristiana, è il  popolo
  di Dio
   Come si può riconoscere un popolo come un popolo di Dio, un popolo
  che  si  macchia  di  tutte queste violenze, aggressioni  contro  i
  bambini, quando li vediamo alla ricerca del cibo o nelle piazze?
   Ma  noi pensiamo che tutto questo oggi sia possibile? Riteniamo di
  poterci  giustificare con quello che è successo con Hamas e  l'atto
  terroristico?  No,  non  lo  possiamo fare,  vi  prego,  perché  lo
  sappiamo  e non lo possiamo fare, perché così pensiamo di difendere
  i nostri amici che governano.
   Noi  dobbiamo avere la capacità di svolgere un ruolo  e  il  ruolo
  della  Sicilia  non  è  come le altre Regioni:  oggi  questo  ruolo
  istituzionale contro la guerra, per la pace, lo sapete chi è che lo
  sta  svolgendo  in  maniera egregia? Non le istituzioni  politiche,
  tutti  noi  abbiamo  fallito, lo sta svolgendo la  Chiesa,  lo  sta
  svolgendo  la Chiesa insieme alle associazioni e insieme  ai  tanti
  cittadini
   Quindi,  mi  auguro e quello che desidero è che veramente  finisca
  subito  questo  sterminio, non so chi sia rimasto  vivo  o  non  so
  quante  case  ormai  ci siano in piedi a Gaza.  E  anche  l'attacco
  iraniano   è  giustificato,  per  cercare  in  Iran  di   distrarre
  l'opinione   pubblica  internazionale  che   stava   iniziando   ad
  indignarsi  di  quello che stanno facendo a Gaza.  Io  ne  sono  no
  convinto, ne sono convintissimo
   E  allora  mi  auguro che questo Parlamento non si divida  su  una
  mozione  così  importante,  sono sicuro,  non  si  può  pensare  di
  snaturare  la  mozione  che  il Partito Democratico  ha  presentato
  perché   è  una  mozione  che  può  essere  sistemata,  può  essere
  aggiustata,  ma  non  può essere snaturata, anche  per  riconoscere
  quell'impegno  che  il Partito Democratico ha  dimostrato.  Se  non
  fosse  stato  per il Partito Democratico e per l'opposizione  cosa
  Voi,  la  maggioranza potevate presentarla anche prima una mozione,
  portarla    avanti,   quindi   riconosceteci   questo    ruolo    e
  riconoscetecelo anche democraticamente, accettando quelle che  sono
  le linee guida principali della mozione.
   Prima  Cracolici ha fatto riferimento ad un momento importante  di
  questo  Parlamento,  dove il Capogruppo della  maggioranza,  allora
  venne  incontro  a  quella  che era la mozione  della  sinistra  in
  merito, appunto, alla questione dei missili a Comiso.
   E  poi,  vi  dico,  oggi quello che ci serve è  tutto  tranne  uno
  scontro ideologico anche su questo
   E poi, vi prego, dovete far capire al Presidente della Regione che
  su   questo   argomento  lui  non  può  essere  un   estraneo,   un
  extraterrestre  Il Presidente della Regione deve svolgere un ruolo,
  anche  perché abbiamo - e concludo Presidente - un grande  problema
  che  sono le basi, non solo le basi, non vorremmo che anche Comiso,
  che purtroppo vediamo molto indebolito, possa ritornare di nuovo  a
  essere messo in discussione e utilizzato per cose diverse
   Quindi, di queste posizioni forti del Presidente della Regione, la
  Sicilia e i siciliani ne hanno bisogno
   Mi  auguro  da questo dibattito, da questo confronto, di  rivedere
  una posizione nuova anche del Governo della Regione. La Sicilia non
  è  come  le  altre  Regioni d'Italia. La Sicilia  svolge  un  ruolo
  geopolitico  importante,  fondamentale  anche  per  la  pace  e  il
  Presidente della Regione lo deve svolgere.

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Dipasquale.

   SPADA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Colleghi, era l'ultimo intervento.

                           (Brusio in Aula)

   Un  attimo  colleghi, se mi ascoltate un attimo,  ascoltatemi  nel
  ragionamento.
   È stato presentato alla mozione 267 un emendamento sostitutivo che
  trovate all'interno del vostro tablet. L'emendamento sostitutivo  è
  stato firmato dai Capigruppo di maggioranza.
   Io,  rispetto agli interventi che ci sono stati, farei  in  questo
  modo,  colleghi,  sempre  per cercare  di  trovare  un'unità  anche
  dell'Assemblea su un tema così importante, considerando che c'è una
  mozione che è stata presentata dal Gruppo del Partito Democratico e
  un  emendamento che è stato firmato dai Capigruppo di  maggioranza,
  sospenderei l'Aula...

                           (Brusio in Aula)

   Un  attimo, ci sono anche altre mozioni presentate da altri Gruppi
  parlamentari  come  il  Movimento 5  Stelle,  pertanto  sospenderei
  l'Aula  dieci minuti per far sì, se si riesce a trovare  tramite  i
  Capigruppo di tutti i Gruppi dell'Assemblea regionale una sintesi e
  votare quella sintesi.
   Quindi, sospendo l'Aula per dieci minuti.

     (La seduta, sospesa alle ore 17.55, è ripresa alle ore 18.21)

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è ripresa.


                                Congedo

   PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole De Leo ha chiesto congedo per
  la seduta odierna.

   L'Assemblea ne prende atto.


      Riprende il seguito della discussione della mozione n. 267
  "Iniziative a livello centrale in sostegno del popolo palestinese e
            per il riconoscimento dello Stato di Palestina"

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, il tema, da quello che ho  capito,
  anche  dagli  interventi  che ci sono  stati  quest'oggi,  è  molto
  importante.  In  Aula,  nei  vari interventi,  più  colleghi  hanno
  sottolineato  l'importanza  di trovare una  sintesi  unitaria  come
  Assemblea  su  un tema così importante. So che ci  sono  già  state
  delle interlocuzioni tramite i Presidenti dei Gruppi parlamentari e
  gli altri colleghi.
   A  questo  punto, io dichiaro, ovviamente, chiusa  la  discussione
  generale e rinvio la votazione della mozione alla prossima  seduta,
  sperando che, comunque, ci sia una sintesi.

   LACCOTO. No, Presidente

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, la seduta è  rinviata  a  domani,
  mercoledì  25  giugno 2025, alle ore 15.00, con la votazione  della
  sintesi  che  verrà  trovata e con il susseguirsi  dell'ordine  del
  giorno  sulla  discussione generale sul riordino  dei  consorzi  di
  bonifica.

                 La seduta è tolta alle ore 18.22 (*)


     (*)  L'ordine del giorno della seduta successiva, pubblicato sul
   sito  web istituzionale dell'Assemblea regionale siciliana,  è  il
   seguente:

                          Repubblica Italiana
                     ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA


                           XVIII Legislatura

                        XVI SESSIONE ORDINARIA


                         189a SEDUTA PUBBLICA

                 Mercoledì 25 giugno 2025 - ore 15:00

                           ORDINE DEL GIORNO

    I -COMUNICAZIONI

    II -SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:

       -N. 267 -  Iniziative a livello centrale in sostegno del popolo
         palestinese e per il riconoscimento dello Stato di Palestina . (V.
         allegato)

        (6 giugno 2025)

                               CATANZARO -  CRACOLICI   -   BURTONE
                               -                       DIPASQUALE -
                               SAFINA - SPADA -  VENEZIA -
                               CHINNICI - GIAMBONA - LEANZA -
                               SAVERINO

    III - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

      1)  Riordino dei consorzi di bonifica e di irrigazione della
         Regione Siciliana  (n. 530/A) (Seguito)

           Relatore: on. Vitrano

      2)  Aree a burocrazia semplificata e a legalità controllata  (n.
         832/A Stralcio II/A) (Seguito)

           Relatore: on. Vitrano

      3)  Norme riguardanti gli enti locali  (n. 738 Stralcio/I COMM
         ter/A)

           Relatore: on. Abbate

              VICESEGRETERIA GENERALE AREA ISTITUZIONALE
                      DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                Il Consigliere parlamentare responsabile
                      dott. Andrea Giurdanella