Presidenza del Presidente Galvagno
Presidenza del vicepresidente Di Paola
La seduta è aperta alle ore 15:04
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Processo verbale della seduta precedente
PRESIDENTE. Avverto che il processo verbale della seduta
precedente è posto a disposizione degli onorevoli deputati che
intendano prenderne visione ed è considerato approvato, in assenza
di osservazioni in contrario nella presente seduta.
Congedi
Comunico che ha chiesto congedo per la seduta odierna l'onorevole
Porto.
L'Assemblea ne prende atto.
Preavviso di eventuali votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della presente seduta.
Invito, pertanto, i deputati a munirsi per tempo della tessera
personale di voto.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Atti, documenti e annunzio
PRESIDENTE. Avverto che le comunicazioni di rito di cui
all'articolo 83 del Regolamento interno dell'Assemblea saranno
riportate nell'allegato A al resoconto dell'odierna seduta.
Comunicazione dell'Assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale
e la pesca mediterranea
PRESIDENTE. Leggo la comunicazione pervenuta da parte
dell'assessore Barbagallo:
Pregiatissimo Presidente, come anticipatole informalmente, con
rammarico sono a significarle l'impossibilità di assicurare la mia
presenza alla seduta d'Aula in programma per martedì 24 giugno per
la prevista trattazione dell'articolato del disegno di legge n.
530/A. In riferimento al presente disegno di legge si conferma
comunque la piena disponibilità per assicurare il più rapido iter
di esame e in auspicio di approvazione già a far data
dall'indomani, mercoledì 25 giugno .
Sull'approvazione mi sembra un po' più improbabile, però il
calendario rispetto all'ordine dei lavori prevede che oggi noi
tratteremo la mozione su Gaza, domani ci sarà la discussione
generale per quanto concerne i consorzi di bonifica, giorno 1 e
giorno 2 luglio ci saranno interrogazioni e successivamente mi
auguro che il Governo in Aula, assessore Aricò, mi auguro che il
Governo per la seduta di giorno 1 e giorno 2 possa dare
disponibilità per le interrogazioni, saranno due sedute d'Aula, e
riprenderemo a votare il disegno di legge sui consorzi di bonifica
nelle sedute di giorno 8 e giorno 9 luglio.
L'Assemblea ne prende atto.
Discussione della mozione n. 267 "Iniziative a livello centrale in
sostegno del popolo palestinese e per il riconoscimento dello Stato
di Palestina".
PRESIDENTE. Si passa alla mozione n. 267 "Iniziative a livello
centrale in sostegno del popolo palestinese e per il riconoscimento
dello Stato di Palestina", alla quale è stato presentato un
emendamento interamente sostitutivo a firma di tutti i capigruppo
di maggioranza. Lo trovate caricato all'interno dei vostri tablet
in "seduta corrente", "atti ispettivi".
È iscritta a parlare l'onorevole Marchetta. Ne ha facoltà.
MARCHETTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti
del Governo, dinanzi alle immagini dolorose del mondo in fiamme, mi
sovvengono le parole di Alcide De Gasperi "i politici guardano alle
prossime elezioni, gli statisti alle prossime generazioni". Preso
con rammarico atto che mancano gli statisti nello scacchiere
internazionale, spero che siano rimasti almeno i politici, perché
così continuando non arriviamo neanche alle prossime elezioni Non
ripercorrerò le tappe del lungo conflitto israelo-palestinese, non
per ignavia, ma perché credo che non solo non competa a noi ed in
questa sede, sia pur prestigiosa, fare valutazioni su chi abbia o
meno responsabilità o su chi ne abbia più di altri, ma perché oggi
in questa sede credo che sia dovuto levare una sola voce, che è
quella del cessate il fuoco a Gaza. Ho ascoltato tempo addietro
un'intervista ad Amos Oz, l'illustre scrittore ed intellettuale
israeliano morto non tanto tempo fa, in cui parlava dell'importanza
del compromesso per risolvere i conflitti e per risolvere, nello
specifico, il conflitto israelo-palestinese. Presidente, per
favore, può far fare un po' di silenzio, grazie. Compromesso,
dicevo, che nella nostra cultura contemporanea, negli ultimi anni
caratterizzatisi per l'estremizzazione e radicalizzazione dei
posizionamenti politici, ha assunto una connotazione negativa e
deteriore. Ma il compromesso, che nella sua accezione originaria
denota la capacità di trovare una sintesi, un punto di incontro tra
posizioni diverse e apparentemente inconciliabili, è l'unica arma
che oggi dovrebbe essere brandita, ancor più usata.
Dialogo, capacità di ascolto sono la strada per correre per una
pace duratura e garanzia dei soggetti oggi direttamente interessati
e di tutto il resto del mondo che non è affatto immune da una
inauspicata espansione del conflitto.
Mi spiace osservare come oggi rumoreggino le armi sempre più
potenti e devastanti che portano con la loro deflagrazione morte,
disperazione e miseria.
E tace la diplomazia, tace la politica.
Grande assente, lo dico senza alcun tentennamento, in questa
triste e annosa vicenda è l'Europa che non è certo oggi quella
immaginata dai già citati Alcide De Gasperi, Schuman, Adenauer.
Ci indigniamo giustamente, sottolineo con forza giustamente,
quando le cronache, purtroppo sempre più frequentemente, ci
notiziano su di un femminicidio, Proviamo orrore quando sentiamo
della morte violenta di un bambino, ma rimaniamo silenti per la
notizia di centinaia di morti giornalieri e di civili inermi:
bambini, donne, anziani che il bollettino di guerra a Gaza ci
consegna.
Si fermi oggi stesso questo massacro
Ogni giorno in più che passa, grava sulle nostre coscienze la
morte di tanti innocenti.
Sulle coscienze di tutti, nessuno escluso. Di chi si gira
dall'altra parte perché tanto la guerra è lontana da noi. Di chi
tace per ragioni di opportunità e di appartenenza politica.
È dei giorni scorsi l'arrivo in Italia, per ricevere le delicate
cure di cui necessità, di Adam, il bambino rimasto ferito nel
bombardamento in cui hanno perso la vita il padre e nove dei suoi
fratellini. Nove bambini
Le immagini che ci arrivano da Gaza sono immagini di distruzione,
di morte, di povertà, di perdita della dignità. Persone costrette a
bere acque luride e contaminate, liquami e rifiuti di quel che
rimane nelle strade.
Chi rimane vivo a seguito di un attentato spesso mutilato, rischia
di morire di fame, di sete, di malattie respiratorie e bene che
vada contrae malattie di natura gastrointestinale.
C'è un'emergenza alimentare, idrica e sanitaria destinata ad
aggravarsi con l'approssimarsi del caldo della stagione estiva.
Ospedali distrutti e quelle strutture ancora rimaste intere non
sono nelle condizioni di dare risposte alle richieste di cure.
Si ponga fine a questo orrore
Ieri abbiamo partecipato qui al Palazzo Reale al convegno
sull'intelligenza artificiale. Molti si chiedono se non ci stiamo
avviando verso un mondo post umano. Io mi chiedo invece se non sia
l'uomo ad aver perso l'umanità che produce più danni di quelli veri
o temuti che potrà produrre l'intelligenza artificiale.
Ed allora il compromesso, il dialogo, la diplomazia, la politica
riprendano in mano le sorti di questo pianeta prima che sia tardi.
Giorno 8 maggio 2025 Papa Leone XIV si è presentato ai fedeli,
affacciandosi su Piazza San Pietro ed ha esordito pronunciando
queste parole: "La pace sia con tutti voi ".
Non si è trattato in tutta evidenza di un semplice saluto, di una
clausola di stile di buona educazione, ma si è trattato della
sintesi e della cifra di un intero pontificato che dopo quanto
fatto e detto da Francesco anela alla pace nel mondo e in tal senso
approfondirà ogni suo sforzo.
L'umanità che sembra persa in questi luoghi di morte e
disperazione può essere animata dalle giovani generazioni che al di
là del credo e del colore politico credono nei valori universali di
pace e fratellanza nella consapevolezza che esiste un'unica razza,
quella umana
Questo Parlamento, che pur non ha competenza in materia di difesa
e di politica estera, si faccia un forte e vibrante invito al
nostro Governo e all'Europa affinché si attivino con tutta la loro
forza ed autorevolezza per arrivare ad una tregua che sia
definitiva, cominciando a far sì, sin da subito, che cessi la più
grande e grave delle nefandezze, che è quella di uccidere le
persone in fila per un pasto e per ritirare gli alimenti e le
medicine che vengono loro date ed evitare che si impedisca alle
organizzazioni umanitarie di portare e prestare aiuto alla
popolazione.
Non ci sono successi in politica se non si passa alla storia, per
le guerre, la distruzione, la morte, per i responsabili.
Presidente, onorevoli colleghi, qualunque sia l'orientamento
politico di ciascuno di noi, faccia sentire questo Parlamento
regionale la necessità che si affermi la cultura della vita, del
rispetto della dignità umana, del diritto internazionale e non
abbiamo remore a dirlo, perché si affermi la cultura della pace
disarmata e disarmante, come dice il Santo Padre. Grazie.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che sono iscritti a
parlare gli onorevoli Adorno, Catanzaro, Burtone, Campo, Marano, La
Rocca Ruvolo, Safina, Chinnici, Gilistro, Pace, Giambona, Saverino,
De Luca Antonino e Dipasquale. Con l'onorevole Dipasquale si
concludono gli interventi.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Adorno.
ADORNO. Signor Presidente, chiedo attenzione a quest'Aula perché
questa mozione è stata presentata sia dal Partito Democratico ma
anche dal Movimento Cinque Stelle ed è stata rimandata ad oggi la
discussione proprio perché il Governo regionale la scorsa
settimana, rispetto a delle motivazioni e delle istanze che ci
giungono dai cittadini della nostra Regione, è rimasto
assolutamente sordo non presenziando in Aula, è rimasto
completamente assente.
Oggi noi qui siamo in estremo ritardo, siamo in una fase
anacronistica, noi chiedevamo che la Regione siciliana
interrompesse i rapporti di qualsiasi tipo con lo Stato di Israele
e invece questo non solo non è successo ma non è successa nemmeno
una presa di posizione chiara, netta, da parte del governatore
Schifani
Le annuncio, Presidente, che ho presentato un'interrogazione nella
quale sto chiedendo, essendo la Sicilia terra del Muos, di
Sigonella, la sua città Presidente, Sigonella, Presidente, Catania
ed essendo a rischio l'incolumità dei cittadini siciliani non
vediamo nessuna presa di posizione da parte del Governatore
Schifani rispetto allo Stato nazionale.
Voi siete lo stesso colore politico a Palermo come a Roma, dovete
dirlo ai siciliani, noi siamo contro la guerra, lo dimostreremo
andando questo sabato a Sigonella, a marciare e a manifestare a
tutela dei valori che la Sicilia ha nel cuore: Pace, Solidarietà,
Accoglienza.
Presidente vogliamo sapere cosa il Presidente Schifani pensi
rispetto a queste cose. Noi ci trova oggi in Aula con una mozione a
vostra proposta, firmata dai vostri vari Capigruppo dove è stata
omessa la nostra richiesta unanime, cioè dire quella di
interrompere i rapporti con lo Stato di Israele, ve ne chiediamo
conto
Questo è quello che vogliono i cittadini siciliani
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire l'onorevole Catanzaro. Ne ha
facoltà.
CATANZARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori,
quella che stiamo vivendo è, senza dubbio, una fase storica
decisamente delicata, tanto che Papa Francesco, recentemente
scomparso, per definire il quadro geopolitico attuale estremamente
fragile e conflittuale ha usato un'espressione ben precisa: terza
guerra mondiale a pezzi, di fatto un vero e proprio - Presidente -
conflitto globale".
In questi giorni è chiaro a tutti che la situazione si è resa
ancora più complicata e instabile con l'inizio dello scontro tra
Israele e Iran che oggi vede coinvolti anche gli Stati Uniti
d'America. Quest'ultimo conflitto è stato inizialmente innescato
dalla necessità, da parte di Israele, di fermare una presunta
minaccia di attacco nucleare da parte dell'Iran, motivo per cui
sono stati colpiti siti di arricchimento dell'uranio e diversi
vertici militari, circostanze che oggi sembrano essere smentite
anche dalla stessa intelligence americana, secondo cui Teheran
sarebbe ancora ad anni di distanza dall'ottenere un'arma nucleare.
Siamo tutti d'accordo, Presidente, che l'Iran non debba a dotarsi
di un'arma nucleare e, con l'occasione, ricordo che quest'anno
ricorre l'ottantesimo anniversario dei bombardamenti atomici di
Hiroshima e Nagasaki, eventi che hanno segnato in modo indelebile
la storia dell'umanità, per cui è dovere di tutti trarne
insegnamento. Ma oggi parliamo di una situazione molto complessa,
che ha il vero scopo di ribaltare i regimi e ridisegnare il Medio
Oriente e come Netanyahu e Trump stanno perseguendo questo
obiettivo.
Oggi il diritto internazionale è messo a dura prova, anche in
considerazione delle scelte - tutt'altro che prudenti degli Stati
Uniti di Trump - il quale dopo l'intervento degli Usa in Iran sta
esponendo il mondo ad una escalation che potrebbe sfuggire di mano,
come dichiarato dallo stesso Segretario generale dell'Onu.
Nelle scorse ore abbiamo appreso della risposta iraniana
all'attacco americano, ovvero della rappresaglia alla base
americana in Qatar. Un attacco che è stato misurato e ha
preannunciato, tanto che Trump ha annunciato l'imminente fine della
guerra, addirittura illimitata.
Mi chiedo con quale affidabilità, mi chiedo se è solo questione di
creare una narrazione trionfalistica. È chiaro che la situazione
continua ad essere critica, circostanza che crea apprensione anche
in Italia, sede di basi militari americane. Come si attende di
capire che posizione e che ruolo assumeranno, in questo contesto
geo politico, la Russia e la Cina. In questo scenario, a dir poco
preoccupante, oggi Presidente Galvagno ci troviamo in quest'Aula
per discutere in modo mirato sulla offensiva in corso a Gaza da
parte del governo di Israele, guidato da Netanyahu, iniziata a
partire dall'attacco di Hamas del 7 ottobre del 2023, la quale ha
assunto una dimensione spropositata e lesiva di ogni diritto umano
e ritengo che sia ancor più dirimente discuterne oggi, tenuto conto
che non si deve permettere che l'ulteriore confitto che si è
innescato in Medio Oriente offuschi in alcun modo il disastro
umanitario in corso a Gaza.
Mi riferisco, Presidente Galvagno, ai numeri che sono stati
diffusi nei giorni scorsi dalla ONG Emergency: quasi 60000 morti,
oltre 115 mila feriti, più di 2 milioni di sfollati Mi riferisco
alla negazione dell'ingresso di aiuti umanitari adeguati, parliamo
di cibo e farmaci Secondo le notizie diffuse nelle ultime
settimane, sono oltre 66000 i bambini che soffrono di malnutrizione
e i medici sono costretti ad effettuare interventi senza anestesia,
anche per i bambini. Mi riferisco alle diverse testimonianze dei
medici impegnati sul campo i quali raccontano che per la maggior
parte dei feriti che si recano presso le strutture ospedaliere, le
quali ormai ovviamente sono costituite da donne e bambini. Mi
riferisco, come testimoniano le organizzazioni umanitarie, al fatto
che diverse persone sono state colpite e uccise mentre aspettavano
di ricevere i beni di prima necessità.
Queste circostanze rendono evidente che il bersaglio, il
cosiddetto target, da parte dell'esercito israeliano è la
popolazione civile Per tutte queste ragioni, esiste solo un modo
per definire questa drammatica e inaccettabile situazione innanzi
alla quale il silenzio equivale alla complicità, è in corso un
massacro, uno sterminio che dovremmo con chiarezza definire con la
parola genocidio. Genocidio è stata una parola spesso oggetto di
dibattito ma è proprio di atto di genocidio che parla l'inchiesta
delle Nazioni Unite in riferimento alla distruzione sistematica da
parte di Israele degli ospedali e delle strutture sanitarie per
l'assistenza sessuale e riproduttiva dei palestinesi. In
particolare, il rapporto presentato all'Assemblea generale delle
Nazioni Unite lo scorso marzo in seguito ad un'analisi dei modelli
di violenza e delle politiche israeliane nell'attacco a Gaza
conclude che ci sono ragionevoli motivi per credere che la soglia
che indica che Israele abbia commesso un genocidio sia stata
raggiunta.
A quanto detto appare doveroso ricordare in quest'Aula che lo
scorso novembre la Corte penale ha emesso un mandato di cattura
contro il Primo Ministro israeliano e contro il suo ex Ministro
della difesa, ritenuti responsabili di avere affamato la
popolazione civile palestinese come metodo di guerra e di avere
causato grandi sofferenze.
Parliamo di fatto di accuse per crimini di guerra e crimini contro
l'umanità alle quali presto si aggiungeranno altri capi di
imputazione. Purtroppo, il Governo italiano ha preso in merito
posizione a dir poco tiepide e a volte, mi permetto di dire,
ambigue. Rispetto al mandato di cattura ad esempio c'è una parte in
cui si è dichiarato il sostegno alla Corte internazionale e
dall'altra parte il Ministro degli esteri ha rimarcato alla Corte
di non prendere decisioni politiche ed espresso nei fatti dubbi
sull'esecuzione del mandato da parte dell'Italia.
Su questo punto credo che sia più che necessario, come Paese e
come Europa, chiarirci le idee perché credo sia oggi più che mai
necessario, nell'interesse di tutti, riconoscere autorevolezza alle
organizzazioni e istituzioni internazionali, perché il diritto
internazionale costituisce il quadro di regole che ci siamo assunti
il dovere di rispettare e che vede tra i suoi obiettivi anche la
promozione della pace, la sicurezza internazionale. Minare la
credibilità delle istituzioni è una scelta controproducente. A
proposito di ambigue posizioni da parte del Governo nazionale, è
notizia di un paio di giorni fa dell'esito del rapporto del
Servizio diplomatico dell'Unione Europea sulle azioni compiute da
Israele nella Striscia di Gaza, il quale conferma violazioni delle
disposizioni in materia di rispetto dei diritti umani contenute
nell'accordo di associazione fra Israele e Unione Europea.
Il rapporto si focalizza sulla negazione degli aiuti umanitari,
esponendo il popolo palestinese ad una voluta carestia, sul fuoco
aperto sulla gente in attesa di aiuti alimentari e sull'occupazione
illegale in Cisgiordania. L'avvio di questa analisi, per valutare
l'accordo tra la UE e Israele, è stato disposto, il mese scorso su
richiesta di 17 Stati su proposta dei Paesi Bassi.
Bene colleghi, in questo contesto, l'Italia ha espresso il suo
parere contrario. Mi chiedo perché il nostro Paese sembra sempre
essere destinato a schierarsi dalla parte sbagliata della storia,
come se il nostro passato non ci avesse insegnato e consegnato
nulla. Adesso l'Unione Europea potrebbe decidere sulla sospensione
completa dell'accordo o sulla sospensione parziale di alcune
disposizioni relative al libero scambio, alla tecnologia, alla
cultura, al dialogo.
Signor Presidente, ho voluto, diciamo, dire che questa decisione
presa a giugno è l'obiettivo dichiarato dalla diplomazia europea,
ed è la fine completa e immediata del blocco degli aiuti umanitari.
Colleghi, credo che il Governo non possa più tenere la testa sotto
la sabbia. La crudeltà che sta subendo il popolo palestinese è
acclarata sotto gli occhi del mondo. Il Governo di Israele ha
buttato giù la maschera, lo scorso marzo, violando il cessate il
fuoco. E a proposito di cessate il fuoco, proprio domenica sera,
Netanyahu ha dichiarato di volere raggiungere un cessate il fuoco
di due mesi, per recuperare metà degli ostaggi e poi discutere un
cessate il fuoco permanente.
È ormai impossibile negare ogni evidenza rispetto alle intenzioni
di Israele e Gaza. Se facciamo un salto indietro nel tempo,
all'inizio dell'offensiva, era quasi impossibile mostrare
solidarietà nei confronti del popolo palestinese, senza essere
etichettati come antisemiti. Chiaramente una posizione ottusa,
magari non condivisibile. Chiunque di noi condanna l'aberrante
attacco di Hamas del 7 ottobre. Ma la risposta di Netanyahu ha
superato ogni limite e proporzione. Non è degna di un Paese
democratico.
E per tutte queste ragioni, presidente Galvagno, mi sto accingendo
a chiudere, che oggi siamo qui ed è per questi motivi che il Gruppo
parlamentare del Partito Democratico ha chiesto, in queste
settimane, con convinzione, la necessità di discutere nel
Parlamento siciliano, di quello che sta accadendo a Gaza. Perché, è
vero, non abbiamo competenze dirette, però, oggi più che mai è
importante che ogni istituzione, quindi la nostra Assemblea
regionale, dia un segnale univoco, una direzione chiara e
autorevole rispetto a quanto sta accadendo in Medio Oriente.
E lo ripeto, signor Presidente, ancora una volta: il silenzio in
alcuni e in questi casi costituisce complicità.
In particolare, la mozione proposta dal nostro Gruppo, presidente
Galvagno, chiede di avviare urgentemente ogni interlocuzione col
Governo nazionale e centrale per garantire l'immediato arrivo degli
aiuti umanitari a Gaza. Si chiede al Governo di assumere una chiara
posizione rispetto ai crimini di guerra compiuti da Netanyahu e si
chiede di porre in essere ogni interlocuzione mirata a perseguire
la soluzione "due popoli e due Stati", ovvero riconoscendo lo Stato
di Palestina come libero, sovrano e autonomo.
Infine, sull'iniziativa di alcune regioni come la Puglia, l'Emilia
Romagna, la Toscana, chiediamo al Governo regionale di sospendere
ogni eventuale forma di relazione istituzionale con il Governo di
Israele. Attenzione, il problema che noi diciamo non è con il
popolo israeliano, ma con il Governo di Israele, con Netanyahu.
Concludo, Presidente, con un'ultima riflessione. È chiaro che
l'improvvisa escalation tra Israele e Iran ha attirato l'attenzione
del mondo politico. Proprio per questo motivo ribadisco nuovamente
la necessità di non spostare i riflettori da quanto sta accadendo a
Gaza. È nostro dovere, prima che da rappresentanti di tutte le
parti politiche, da esseri umani non dimenticare il popolo
palestinese, non accettare che un popolo venga affamato in modo
voluto, non permettere che la dignità umana sia violata, negando il
diritto alle cure, non normalizzare lo sterminio di un intero
popolo. Lo ripeto ancora, Presidente, concludendo, che il silenzio
è complice
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Cambiano ha chiesto congedo
per la seduta odierna.
L'Assemblea ne prende atto.
Riprende il seguito della discussione della mozione n. 267
"Iniziative a livello centrale in sostegno del popolo palestinese e
per il riconoscimento dello Stato di Palestina"
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Burtone. Ne ha
facoltà.
BURTONE. Presidente, la ringrazio per aver calendarizzato questo
punto così richiesto dalla nostra parte politica; una richiesta che
parte dalla società, dalle nostre comunità; abbiamo visto crescere
la preoccupazione di tante donne, di tanti uomini in questi mesi.
L'escalation che si è determinata in tante Regioni del mondo, dal
punto di vista dei conflitti, non può che determinare questa
discussione, che qui è stata avviata, e da lei confermata,
Presidente.
Il Capogruppo del Partito Democratico ha esposto in maniera
dettagliata, puntuale, efficace la nostra mozione, che ha molti
punti in comune con quella del Movimento 5 Stelle.
È una mozione che fa riferimento anche a quello che è stato il
dibattito che abbiamo tenuto in Aula nel febbraio del 2024, ma non
si ferma a quel dibattito perché - lo voglio ricordare - in quel
momento storico c'è stato un conflitto determinato da un atto
barbarico di Hamas e la risposta forte - noi riteniamo eccessiva -
da parte di Israele. Da questa Assemblea, è venuto fuori un monito
di fermare questo conflitto e di tornare a lavorare per definire
per due popoli, due Stati.
In verità, tutto non si è fermato. Anzi. Non solo, in quella
mozione abbiamo anche messo al centro il tema dell'Ucraina, della
necessità che si fermasse l'invasione e che si arrivasse ad un
processo di pace. Ma anche su questo tema abbiamo visto
arretramenti, posizioni altalenanti. La pace sembra anche in quella
Regione lontana
Ma, Presidente, abbiamo più volte richiesto questo dibattito
perché riteniamo che proprio nella Striscia di Gaza si siano
determinati momenti di tale barbarie, di tale atrocità, che non
poteva non esserci una riflessione da parte del Parlamento
regionale.
È stato detto un genocidio. Sì, perché ad essere colpiti sono
stati obiettivi civili, innanzitutto gli ospedali. Si contano oltre
50.000 morti di civili, oltre 250.000 feriti, 2 milioni di
sfollati. Una situazione non grave, gravissima
E accanto a questo abbiamo visto l'azione più atroce, più
disumana, quella di bloccare gli aiuti umanitari. Gli aiuti
umanitari non vanno ai terroristi, gli aiuti umanitari vanno ai
bambini, ai nostri bambini, a quelli che sono poi morti, colpiti
dalle armi, dai proiettili dell'esercito israeliano. E tanti li
vediamo disperati correre, quando riesce a passare un camion con
viveri, a cercare un pugno di riso, immagini che fanno pensare ad
un uomo che è ormai dedito alla barbarie e non alla pace, alla
capacità di dare risposte in termini di diplomazia.
E accanto a questi fatti, Presidente, che non dobbiamo trascurare,
c'è stato l'ultimo episodio che poi ha determinato un'ulteriore
escalation: un attacco da parte di Israele verso l'Iran. Un attacco
che ha visto successivamente anche la partecipazione degli Stati
Uniti. Un attacco, si dice, per depotenziare la capacità
distruttiva dell'Iran.
Ora, Presidente, noi veniamo da una tradizione politica - l'ha
detto il capogruppo, l'onorevole Catanzaro - che guarda alla
diplomazia e non prioritariamente alle armi. L'Italia è un Paese
che nella propria Costituzione, all'articolo 11, ripudia la guerra.
E quindi, di fronte ad atti di invasione, ad atti di bombardamento
verso altri Paesi, il punto centrale che abbiamo ribadito è: ci si
fermi e si discuta, si eviti il ricorso alle armi.
Hiroshima e Nagasaki non vengono più ricordate. Quello che è
accaduto in quell'area del mondo, che ha fatto sempre trepidare
tutti noi che abbiamo appreso dai libri di storia ciò che era
accaduto, non può che riportare alla nostra mente quello che accade
oggi o quello che potrebbe accadere domani.
Ecco perché, Presidente, abbiamo chiesto questo dibattito. Alla
fine voteremo la nostra mozione. Pensiamo che tutto ciò lo si debba
fare perché le organizzazioni internazionali non hanno dato
risposte. L'ONU sembra scomparsa. Ed è un dolore per noi che
abbiamo vissuto ottant'anni di pace dopo che l'Italia fu liberata
dal nazifascismo attraverso la Resistenza.
Ed è assolutamente doloroso vedere che quella che pensavamo come
organizzazione capace di fermare, agli inizi, quando c'erano i
primi segnali, le azioni di guerra, quella organizzazione sia
sfumata, in questo momento, non abbia autorevolezza, funzione E
noi quindi ripartiamo dalle nostre iniziative
Lo abbiamo detto più volte al Parlamento nazionale, anche qui al
Parlamento regionale: abbiamo chiesto che l'Europa possa prendere
parola e dire la propria, visto che è stata l'area che per
ottant'anni ha goduto della pace.
Un'Europa che, nel Manifesto di Ventotene, ribadisce il tema della
pace. E non solo: De Gasperi, Adenauer, Schuman, che diedero le
basi dell'Unione Europea, hanno sempre messo la pace come bene
centrale su cui lavorare.
Ma basta pensare al 400, al 500, andare ancora più indietro, per
ripensare a Giordano Bruno, a Tommaso Moro, a Francesco
Guicciardini, per dire che anche allora si pensava all'Europa come
a una terra di pace, che ispirasse un'azione positiva della
politica, della discussione, del dibattito.
Ecco perché, Presidente, pensiamo a questa Europa, a un'Europa che
non guardi al singolo riarmo, tutt'altro, che guardi alla civiltà,
alla crescita sociale delle proprie comunità e che metta al centro,
innanzitutto, la pace Una pace che viene chiesta nelle tante
manifestazioni.
Veda, Presidente, ho partecipato ad alcune manifestazioni
organizzate dalle donne, dagli uomini, al di là dei partiti, dai
partiti. E in queste manifestazioni ho visto tanti, tanti giovani.
Non vedevo manifestazioni con tanta partecipazione da tanti anni
perché quando le Istituzioni non hanno parola, la parola la debbono
prendere i cittadini e poi le assemblee rappresentative.
Ecco perché, Presidente dell'Assemblea regionale, il Parlamento
siciliano non può non dire la propria opinione su quanto sta
accadendo e dire, innanzitutto, che chiediamo specificatamente,
Presidente, non vogliamo allargare e parlare in maniera generica.
Nella mozione diciamo innanzitutto: si pensi agli aiuti umanitari
Si pensi agli aiuti umanitari e il Governo nazionale trovi la
sollecitazione del Governo regionale, dell'Assemblea regionale - la
prego Presidente di assumere lei un'iniziativa, Presidente
dell'Assemblea - di chiedere al Governo nazionale di andare avanti
rispetto alla necessità di far passare gli aiuti umanitari, quelli
che sono arrivati da varie parti, da volontà di organizzazioni non
governative, da Governi, perché si vuole affamare, si vuole far
morire un popolo e noi non lo possiamo permettere dal punto di
vista umano innanzitutto, prima che politico
E, quindi, il primo dato è quello degli aiuti umanitari e poi la
seconda proposta che facciamo, Presidente, lo diciamo a chiare
lettere: noi abbiamo delle basi militari che fanno riferimento
anche agli Stati Uniti. Noi abbiamo avuto un'alleanza e manteniamo
un'alleanza, al di là di chi governa, di certi presidenti di cui
non condividiamo nulla di quello che fanno, perché dicono una cosa
la mattina e poi la cambiano a mezzogiorno e poi la ricambiano la
sera. Noi, però, riteniamo che quelle basi non debbano essere usate
perché l'Italia ripudia la guerra
Dalla Sicilia c'è una richiesta netta: il Presidente della Regione
interloquisca col Ministro degli Esteri e con il Presidente
Consiglio per dire che le basi che ci sono in Sicilia non possono
essere utilizzate per atti di guerra, perché quella è una guerra,
al di là degli obiettivi, perché gli obiettivi poi sappiamo,
comunque, arrivano ai civili.
Le richieste che poniamo sono queste, si aggiungono anche quelle
che sono state richieste dal nostro Capogruppo.
Concludo, Presidente, purtroppo drammaticamente abbiamo visto
iniziare le guerre e non le abbiamo viste finire.
Negli ultimi anni Papa Francesco, oltre che preoccupato a dire che
ci può essere una guerra a pezzi, diceva una cosa straordinaria che
Papa Leone XIV ha ripreso: "non abituiamoci alla guerra ".
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Campo e dopo gli
onorevoli Marano e La Rocca Ruvolo.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Balsamo ha chiesto congedo
per la seduta odierna.
L'Assemblea ne prende atto.
Riprende il seguito della discussione della mozione n. 267
"Iniziative a livello centrale in sostegno del popolo palestinese e
per il riconoscimento dello Stato di Palestina"
CAMPO. Signor Presidente, Governo e colleghi deputati, oggi
discutiamo una mozione giusta che si muove nella direzione del
riconoscimento dello Stato di Palestina, della fine
dell'aggressione alla popolazione di Gaza, alla sospensione dei
rapporti istituzionali con un Governo di estrema destra qual è
quello israeliano.
Eppure in questa mozione manca una parola che è genocidio ed ogni
volta che cancelliamo questa parola diamo un colpo di spugna alla
verità, alla verità di un popolo che con dei numeri allarmanti sta
scomparendo.
Abbiamo ben 60.000 morti, di questi 60.000 morti 20.000 sono
bambini, 150.000 feriti, due milioni di persone sotto assedio.
E non è solo una questione di bombardamenti, è anche una questione
di guerra fatta con la fame, con la sete, con l'interruzione di
qualsiasi tipo di rapporto anche con l'esterno.
Per questo motivo voglio leggere una lettera di un medico
palestinese: non c'è Internet, nessun segnale, nessun suono,
nessun mondo fuori da questa gabbia.
Ho camminato trenta minuti tra le macerie e la polvere, non in
cerca di una fuga, ma per un frammento di segnale, giusto per
sussurrare siamo ancora vivi.
Hanno tranciato l'ultimo cavo, nessun messaggio esce, nessuna
immagine entra, anche il lutto è stato vietato, ho sorpassato
cadaveri di edifici, di case, di uomini, qualcuno respirava,
qualcuno no, tutti cancellati dalla stessa mano che ha cancellato
le nostre voci.
Questo non è semplicemente un assedio di bombe, è un assedio della
memoria, una guerra contro la nostra capacità di dire siamo qui; i
bombardamenti non si sono mai fermati soprattutto a Jabalia, hanno
bombardato le strade dove i bambini supplicavano per del cibo,
hanno bombardato le file dove le mamme aspettavano la farina, hanno
bombardato la fame stessa, niente cibo, niente acqua, niente vie di
fuga e quelli che ci provavano, quelli che raggiungevano gli aiuti,
venivano abbattuti.
Internet era il nostro ultimo respiro, non era un lusso, era
l'ultima prova della nostra umanità e ora è andato e nel buio
massacrano senza conseguenze.
Ho trovato questo tenue segnale con la sim come un uomo morente
trova un bagliore di luce, sto sotto questo cielo spezzato
rischiando la morte non per salvarmi, ma per mandare questo
messaggio, un singolo messaggio, un'ultima resistenza.
Se state leggendo questo, ricordatelo, abbiamo camminato in mezzo
al fuoco per dirlo, non siamo stati in silenzio, noi siamo stati
silenziati e quando la connessione sarà ristabilita, la verità
sanguinerà attraverso i cavi e il mondo saprà quello che ha deciso
di non vedere. 17 giugno 2025.
Domenica è successa una cosa molto grave, gli Stati Uniti sotto il
regime politico e ideologico di Donald Trump, hanno attaccato le
centrali nucleari iraniane, questo non è un semplice attacco
militare, questo è un voler stabilire un regime di sovra-nazione,
della più forte sopra il più debole, questa è la logica americana,
una logica obsoleta, dove il popolo più grande deve impunemente
conquistare e aggredire quello più piccolo, una logica che non
nasce dal nulla, ha radici ideologiche profonde e antiche, quelle
dell'estrema destra internazionale, da Netanyahu a Trump, da Orban
a Erdogan, ha consolidato il pensiero unico, nazionalista,
sovranista, militarista, fomenta questo pensiero e guida scelte
politiche, militari ovunque, per questo dobbiamo dirlo con
chiarezza: la nuova e attuale folle corsa al riarmo non è una
necessità difensiva, non lo è per niente, è l'altra faccia della
medaglia dell'ideologia militarista e colonialista dell'Occidente
di cui facciamo parte anche noi.
Non c'è alcuna minaccia da cui dobbiamo difenderci, siamo noi i
Paesi occidentali, che stiamo alimentando la guerra, che stiamo
scegliendo la guerra e allora non stupiamoci se il Mediterraneo
esplode, se l'Europa si infiamma e se la speranza muore.
Concludo con un appello: cittadini tornate a interessarvi, a
informarvi, a partecipare, la politica non può essere lasciata
nelle mani di chi semina odio, il silenzio oggi non è più neutrale,
il silenzio è complice
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Campo. È iscritta a parlare
l'onorevole Marano. Ne ha facoltà.
MARANO. Grazie, Presidente. Distruggere la Palestina, Presidente,
è la strategia politica attuata dai governi israeliani negli ultimi
trent'anni per espellere il popolo palestinese dalla Terra Santa.
La strategia del terrore e della paura non sono una risposta
all'autodifesa dei popoli, ma un'azione militare messa in atto da
un preciso disegno strategico e politico che ha un solo obiettivo:
distruggere il popolo palestinese.
Una politica di invasione dei territori assegnati ai palestinesi
che può essere facilmente spiegata con due cifre. In un'area
geografica di ventisettemila chilometri quadrati, in cui oggi
vivono undici milioni di persone, gli israeliani, che sono il 52
per cento del totale della popolazione, vivono sull'85 per cento
della terra, mentre i palestinesi, che sono il 48 per cento della
popolazione, vivono sul 15 per cento del territorio, appena un
quarto della superficie sulla quale risiedono gli israeliani.
Allora, Presidente, di fronte a questa emergenza umanitaria,
sanitaria, sociale, bisogna essere netti e prendere una posizione
chiara: non si può essere complici di questo genocidio Non si può
essere complici perché come italiani non possiamo essere
soddisfatti oggi di come il nostro Governo sta agendo, perché se
tra il 2019 e il 2023 le autorizzazioni alle esportazioni di grandi
sistemi d'arma a Israele era pari a 26 milioni, quasi 27 milioni di
dollari, nel solo 2024, dopo mesi in cui l'offensiva di Israele
faceva contare già migliaia e migliaia di morti tra i civili
palestinesi di Gaza, l'Italia autorizzava esportazioni di armi,
munizioni e loro parti ed accessori per circa quasi sei milioni di
euro, senza contare le spedizioni di navigazione aerea e spaziale,
vale a dire aeromobili, droni, radar e componenti per uso bellico,
categorie in cui l'Italia ha inviato oltre 34 milioni di euro.
È ridicolo, Presidente, che il Governo italiano voglia mascherare
questa complicità con l'accoglienza di qualche palestinese vittima
di questo massacro di massa.
L'Italia ripudia la guerra recita la nostra bellissima
Costituzione e non possiamo consentire ad uno Stato che professa di
essere l'unica democrazia del Medio Oriente di uccidere 60 mila
persone, di cui oltre 20 mila minori Non possiamo permettere ad
uno Stato democratico di distruggere scuole, case e ospedali ed
un'intera striscia che per liberarla dalle sole macerie
servirebbero quattordici anni Non possiamo permettere ad uno Stato
democratico che i propri carri armati sparino sulla folla in fila
nella speranza di ottenere cibo o farina da un sito del programma
alimentare Nazione Unite, provocando cinquanta morti. Non possiamo
permettere ad uno Stato democratico di rendere orfani e mutilati
migliaia e migliaia di bambini che hanno la sola colpa di essere
nati in quella Terra martoriata.
Dal 2002, Israele ha cominciato a costruire un muro di separazione
con la Cisgiordania di circa 764 chilometri, una barriera, nemmeno
a dirlo, costruita quasi interamente sulle terre palestinesi, con
un impatto molto, molto forte sulla vita delle persone che ogni
giorno sono costrette a fare lunghe file ai checkpoint controllati
dall'esercito israeliano, ma anche simbolicamente testimonia
chiaramente la distanza enorme tra gli israeliani e i palestinesi.
È chiaro che l'unica soluzione è riconoscere lo Stato di
Palestina, Presidente, e io oggi in quest'Aula voglio chiedere al
presidente della Regione e a questo Governo di aprire un canale per
i rifugiati palestinesi bisognosi di cure e assistenza sanitarie.
Solo così potremo dare il nostro contributo nei confronti di questa
Terra e di migliaia di vittime innocenti. Grazie.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole La Rocca Ruvolo. Ne
ha facoltà.
LA ROCCA RUVOLO. Grazie, Presidente, colleghi, Governo. Sono
passati più di 600 giorni dall'inizio del conflitto a Gaza. Di
circa 2 milioni di persone distribuite su un territorio di 40 km
per 8, ci sono oltre 60 mila morti, 20 mila bambini di questi, a
cui si aggiungono oltre i 100 mila feriti, migliaia e migliaia,
oltre 10 mila sarebbero ancora sotto le macerie.
Giorgio Monti, coordinatore e medico a Gaza per Emergency, citando
uno studio pubblicato su "The Lancet", una delle più importanti
riviste scientifiche al mondo, sostiene che i morti a Gaza siano
molti di più di quelli dichiarati nelle stime ufficiali: il 40% in
più
L'80% dei morti sono correlati al deterioramento delle condizioni
di vita causate dalla guerra. Il 90% della popolazione nella
Striscia è sfollata.
Due anni fa a Gaza la speranza di vita era di 70.5 anni. Oggi si è
abbassata a 40 anni
Per non parlare poi delle strutture, oltre 70 mila quelle
distrutte completamente. Si stima che ci siano 50 milioni di
tonnellate di macerie.
L'Onu parla di 350 anni da quando finirà il conflitto a Gaza solo
per ripristinare i livelli del PIL del 2022
Questi però sono solo numeri, numeri importanti perché ci danno le
coordinate, ci aiutano a quantificare la portata del conflitto
attraverso i danni inferti alla popolazione civile. Purtroppo, il
problema dei numeri, però, è che ci fa perdere di vista l'aspetto
umano di quello che sta succedendo. Siamo stati bombardati dai
racconti della guerra, d'analisi da più voci autorevoli sulle
ragioni geopolitiche, storiche, antropologiche del conflitto. Siamo
stati esposti alle immagini della violenza e ci siamo assuefatti
alla violenza stessa o meglio ci siamo desensibilizzati alla
violenza.
Qui, o meglio a Gaza, invece assistiamo a quello che lo scrittore
britannico Martin Amis, parlando del terrorismo islamico a seguito
degli attacchi dell'11 settembre, ha definito orrorismo. A volte ci
vogliono dei neologismi perché quello che la realtà ci presenta è
talmente crudele, abietto e disumano che non ci sono parole note
per poterlo descrivere. Bisogna inventare un termine. Questi sono
tempi di orrorismo. Quello che succede a Gaza è orrorismo, perché
la violenza viene perpetrata sui civili, sulle donne, sui bambini,
su chi è già vittima, sull'inerme e sul vulnerabile. Dall'orrore
della guerra all'orrorismo di Gaza il passo è davvero breve.
Anche se quello che riportano le notizie manca spesso della
prospettiva umana, se i racconti si focalizzano sugli aspetti
strategici della guerra, se la complessità della narrazione si
confonde con i dibattiti politici, credo che per quello che sta
succedendo a Gaza bisogna tornare all'aspetto umano, alla tragedia
umana di quello che sta succedendo su quei 40 km per 8 di
territorio, dove una mamma perde nove figli e, come lei, migliaia
di madri e padri perdono ogni giorno i propri figli, non solo per
il raid, ma anche per il cibo, per il cibo che manca, per il latte
in polvere che non è più sufficiente nei reparti pediatrici, per
quei genitori che sanno del danno psicologico irreparabile che
avranno i loro figli se mai dovessero sopravvivere.
Ecco, per quelle madri e per quei padri, noi abbiamo il dovere di
tornare all'aspetto umano di quella tragedia.
Non importa quale sia la definizione corretta da usare tra
sterminio o genocidio. Non importa dare etichetta da accademia.
Dobbiamo andare oltre tutto questo e riappropriarci, noi per primi,
della dimensione umana, di quello che sta accadendo, della miseria
umana a cui stiamo assistendo, perché solo così potremo guarire la
nostra società dall'assuefazione, o meglio dalla
desensibilizzazione, a questa violenza e mobilitarci tutti,
sollevare le coscienze perché quello che sta accadendo a Gaza possa
finalmente finire
Aggiungo ancora: quello che succede a Gaza non è solo una
questione palestinese. Quello che succede a Gaza è anche una
questione israeliana.
Voglio riportare le parole della novantaquattrenne sopravvissuta
all'Olocausto, scrittrice e poetessa ebrea, Edith Bruck, in
un'intervista rilasciata a fine maggio ebbe a dire: "Quello che
succede a Gaza è molto, molto doloroso per me e credo che sia lo
stesso per tutti. Netanyahu - e detto da un'ebrea fa senso - sta
provocando uno tsunami di antisemitismo perché tutti identificano
gli ebrei con il Governo israeliano, ma la maggioranza degli ebrei
e degli israeliani non è assolutamente d'accordo con il Governo
Netanyahu. In Israele stanno protestando ogni sabato, ci sono
manifestazioni contro Netanyahu ma lui è sordo e cieco e si
appoggia alla destra religiosa che invoca la violenza in nome di
Dio. Questo è terribile Usare Dio per uccidere è una cosa
mostruosa - dice la Bruck - lo hanno fatto tutti, anche i nazisti.
Anche intellettuali ebrei oggi criticano apertamente il Governo
Netanyahu e paragonano Gaza ad un ghetto ebreo nell'Europa nazi-
fascista. Anche Israele oggi - purtroppo la mozione la stiamo
discutendo in ritardo e quindi ci sono fatti nuovi - alla luce
dell'attuale situazione con l'Iran, vive nella paura nascosta nei
bunker e nelle metropolitane. Quanta guerra ancora, quanta
distruzione L'Iran e gli iraniani, lo sappiamo tutti, l'ottanta
per cento degli iraniani è contro il sistema degli ayatollah, da 46
anni combattono contro il sistema degli ayatollah, stanno
combattendo ogni giorno con grande fatica attraverso la
disubbidienza, la non partecipazione alle elezioni; l'ottanta per
cento non va a votare per delegittimare le persone che vengono
candidate e poi lottano con metodi che conoscono attraverso la
musica, l'arte, il cinema. Queste sono le armi che gli iraniani
usano da 46 anni; la guerra con Israele oggi si aggiunge alla
disgregazione interna all'Iran perché oltre agli strumenti che il
regime usa, l'impiccagione, le uccisioni, oggi c'è un altro capo di
imputazione: spionaggio per Israele".
Allora, davanti a tutto questo qualcuno dice noi non possiamo far
nulla; penso di sì ma penso anche di no, la nostra è una Regione
strategica; alla luce dei nuovi fatti, Sigonella - lo diceva prima
qualche collega - fornisce le basi logistiche agli americani.
Stiamo assistendo e stiamo vedendo come l'intervento, detto da
Trump, non è stato né chirurgico né immediato e allora ci chiediamo
cosa ne sarà di Sigonella? E noi accettiamo passivamente tutto
quello che nella nostra Terra avviene?
E, allora, davanti a tutto questo io credo che il Governo
regionale, la Sicilia, può avere un ruolo importantissimo sia per
la posizione strategica sia per la grande umanità e accoglienza che
caratterizza la nostra Isola.
Noi potremmo, se il Governo regionale è favorevole, avviare
un'attività istituzionale che sia portatrice di accoglienza, che
possa aprire le frontiere, che possa accogliere i palestinesi che
scappano, ma soprattutto che possa accogliere donne e bambini
stremati da questa guerra insensata e che hanno bisogno di trovare
serenità. Grazie, signor Presidente.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole.
È iscritto a parlare l'onorevole Safina. Ne ha facoltà.
SAFINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, componenti della
Giunta di Governo, innanzitutto, devo dire la verità, mi preme
ringraziare la collega La Rocca Ruvolo per l'intervento che è
espressione di un modello di cattolicesimo democratico che nel
nostro Paese, e soprattutto, mi permetto di dire, nel centrodestra,
dovrebbe prendere più piede, per consentire veramente al nostro
Paese di avere e di godere di un'alternanza sana al Governo del
Paese e degli enti locali.
Signor Presidente, la Sicilia è terra di pace. Nel 1982 fu
organizzata la più grande manifestazione che questa Regione abbia
mai visto e fu la marcia su Comiso, che vide insieme cattolici
democratici, le ACLI, un ex Presidente dell'Assemblea regionale
siciliana, Capitummino, il segretario del Partito comunista, gli
scouts, tantissime associazioni e la piattaforma di quella
manifestazione era evitare che la Sicilia divenisse la piattaforma
nel Mediterraneo per combattere le guerre. In quel caso c'era
ancora il blocco sovietico, c'era il muro di Berlino, siamo
nell'82, c'era anche allora la crisi in Medio Oriente; qualche anno
dopo, venne l'Intifada, qualche anno dopo vennero le aggressioni,
ancora una volta, perché purtroppo la storia si ripete, vennero le
aggressioni dei campi profughi da parte dell'esercito di Israele o
dei maroniti sostenuti dall'esercito d'Israele, perché Sabra e
Shatila furono sicuramente operazioni condotte dai maroniti, ma col
sostegno dell'IDF, di quello che oggi si chiama corpo di difesa
israeliano, che stette a guardare.
E, allora, dinanzi a tutto questo, dinanzi al ripetersi di questa
storia, ci vogliono parole chiare. Ci vuole dire senza
tentennamenti che noi non condanniamo lo Stato d'Israele, nessuno
condanna lo Stato d'Israele e nessuno mette in dubbio il diritto
d'Israele a vivere in pace in Medio Oriente. Questo, chi lo dice,
vuole strumentalizzare la posizione politica di alcune forze
politiche solo in chiave di lotta politica interna, solo per
difendere una miope posizione e un arroccamento su posizioni che
vogliono difendere le scelte del Governo, in questo caso americano,
del Governo Trump, che si è appiattito a sostegno del Governo
Netanyahu. Penso che la storia, quando si scriverà, condannerà quel
Governo come il peggiore nella storia d'Israele, come un Governo
che sta tradendo i valori democratici che hanno condotto alla
nascita dello Stato israelita
E, allora, noi però pensiamo che si debbano condannare, come del
resto delle organizzazioni internazionali stanno facendo, non sono
poche, nemmeno l'Unione Europea mette in discussione che quello che
si sta consumando in Palestina sia un genocidio. I primi studi
degli osservatori indipendenti dell'Unione Europea hanno definito
quello che avviene in Palestina un genocidio, ed è un genocidio
peraltro che vuole essere nascosto dall'esercito israeliano che in
600 giorni di guerra ha ucciso oltre 200 giornalisti palestinesi e
che oggi ha ucciso il quinto operatore della Croce Rossa e che sta
utilizzando la distribuzione degli aiuti come strumento di guerra.
Allora, dinanzi a questo, quello che talvolta - perché lo è -
amiamo definire il Parlamento più antico d'Europa, con
un'espressione che taluni definiscono anche se volete un po'
barocca, non può girarsi dall'altra parte e deve prendere una
posizione netta, chiara, non giocare sulle parole; non è il momento
delle mediazioni al ribasso, è il momento in cui un parlamentare e
tutti i parlamentari, e tutte le forze politiche che sono
rappresentate in questa assise, devono dire con chiarezza che noi
pretendiamo due popoli e due Stati Due popoli liberi, liberi in
primo luogo dagli estremismi, perché bisogna affermare con forza
che oggi Hamas si sta nutrendo dell'estremismo di Netanyahu perché
per ogni bambino che viene ucciso nella Striscia di Gaza un
reclutatore di Hamas recluta cento terroristi e questo non è merito
di Hamas ma è colpa di Netanyahu e dobbiamo dire che il 7 ottobre
ha consentito al Governo di Netanyahu di rafforzarsi nel Paese.
Allora, un Paese come l'Italia, che ha sempre fatto della
diplomazia la cifra del suo impegno politico in Medio Oriente, che
ha sempre costruito un modello per cui si parlava con l'OLP anche
quando Arafat veniva definito un terrorista e poi però grazie anche
a quell'impegno si arrivò agli accordi di Camp David e poi agli
accordi di Oslo e agli accordi di Washington e quindi quella
funzione di mediazione ebbe un ruolo fondamentale, non può
abbandonare quella tradizione per andare dietro ai sovranismi e per
andare dietro a un uomo, a un Presidente che coltiva il suo ego,
che decide di bombardare Teheran perché tirato dalla giacca da
Netanyahu.
Allora, questo Parlamento deve prendere atto di quello che sta
accadendo e deve lanciare un segnale forte, chiaro, non
fraintendibile; due popoli, due Stati fanno parte della nostra
tradizione culturale e diplomatica e, dunque, c'è bisogno che il
Paese, l'Italia non si isoli, che cominci a toccare palla perché
nemmeno ci consultano, nemmeno ci avvertono di quando sganciano le
bombe, un Paese della Nato come l'Italia che viene totalmente
bypassato.
Allora, c'è bisogno di recuperare quella tradizione, c'è bisogno
di chiedere all'Europa di svolgere una funzione politica
determinante e di non andare dietro alle affermazioni del
cancelliere tedesco che afferma e sostiene che Netanyahu sta
facendo il lavoro sporco che avremmo dovuto fare noi, perché non è
accettabile in Europa che si dicano queste cose. L'Europa è
l'Europa delle democrazie, è l'Europa che ha consentito di vivere
più di cinquant'anni, quasi ottant'anni oramai, di pace e stiamo
dimenticando quella tradizione. Allora, dalla Sicilia che è ponte
del Mediterraneo, che è terra di incontro di culture, qui sono
passati gli arabi, sono venuti normanni, prima ancora i greci,
abbiamo accolto tutti e i nostri tratti somatici indicano quello
che siamo: siamo un popolo frutto dell'unione di tante culture di
tanti popoli.
Un popolo come quello siciliano non può non lanciare un messaggio
chiaro al Governo di Roma e non è un problema di appartenenza
politica, ma è un problema di appartenenza al mondo democratico.
Per questo chiedo a questo Parlamento di sostenere la mozione che
abbiamo predisposto, che il Presidente di Gruppo parlamentare,
insieme al collega Burtone, hanno predisposto per far sì che esca
una voce chiara e nitida a sostegno della libertà dei popoli e del
diritto di vivere di tutti i popoli.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Chinnici. Ne ha
facoltà.
CHINNICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, una parola è
stata evocata più volte finalmente in tutti gli interventi dei
colleghi che mi hanno preceduto ed è chiaramente la parola
"genocidio". Dobbiamo ringraziare il Sudafrica se questa parola è
stata sdoganata grazie alla sentenza di un anno fa della Corte
internazionale di giustizia, e la seconda parola che lega la
Palestina al Sudafrica è una parola che è stata conosciuta bene ed
è "apartheid", perché la questione palestinese non è iniziata dopo
il 7 ottobre 2023, ma comincia proprio in una data che lega la
Sicilia alla Palestina ed è il 15 maggio. Il 15 maggio festeggiamo
l'autonomia, lo Statuto, è un giorno di grande festa, di grande
onore. Il 15 maggio del 1948, invece, è cominciata la "Nakba" la
catastrofe palestinese, la catastrofe che si è tramutata in un vero
e proprio esodo, di oltre 6 milioni di palestinesi che da allora
non hanno avuto più né pace, né giustizia, né terra, né le chiavi
di casa Uno dei simboli della Nakba sono le chiavi, le chiavi che
ai palestinesi sono state tolte insieme a tutti i loro diritti
E, finalmente, due anni fa, l'ONU ha commemorato la Nakba, ha
riconosciuto questa catastrofe. Anche l'Onu l'ha riconosciuto con
le proteste che, ovviamente, sono seguite, ma ogni tanto ci vuole
un coraggio, il coraggio di dire "Sì, sì", "No, no". Non si può
fare finta che tutto sia uguale
Qui c'è un popolo che, da settant'anni e più, viene aggredito
sistematicamente, non viene riconosciuto. Lo Stato di Palestina non
è riconosciuto dall'Italia. Con che coraggio noi accoglieremo i
bambini feriti e li cureremo se poi dovremo dirgli che il loro
Stato di Palestina per l'Italia, semplicemente, non esiste? Non
possiamo fare solo una carità penosa e poi non riconoscere la
giustizia, la dignità di uno Stato sovrano come quello di
Palestina.
E quindi la parola genocidio, la parola Nakba, la parola
apartheid. E poi ci sono, appunto, i luoghi dove questo apartheid
si consuma e sono i checkpoint. Chiunque abbia visto un film, un
documentario o sia stato in Palestina, sa le umiliazioni che ogni
giorno si perpetuano nei checkpoint con perquisizioni, con attese
lunghissime. Quando uno studente deve andare a fare un esame
all'università, gli viene negato perché lo si fa attendere ore e
ore. Se c'è da andare in un ospedale, si fa attendere finché le
condizioni sono così gravi che non c'è, magari, più tempo.
E poi ancora le demolizioni delle case, gli effetti personali
sparsi con disprezzo dei palestinesi e poi dati alle fiamme, così
come gli ulivi. Pochi forse sanno che la catastrofe, e il bruciare
le case e gli effetti personali, riguarda anche il bruciare gli
ulivi, uno dei simboli più belli e più importanti della Terra di
Palestina. "Se gli ulivi sapessero quali mani li hanno piantati"
dice il poeta Darwish "il loro olio sarebbero lacrime". Ogni anno
vengono distrutti e bruciati questi ulivi, in spregio proprio del
popolo palestinese.
Ecco, questa mozione è solo un piccolo gesto che noi possiamo
fare. Minimo veramente, sicuramente anche tardivo. E, allora, non
perdiamo altro tempo e approviamola
E un saluto, dalla città di Palermo, vada con tutto il nostro
cuore alle due città gemellate, da trent'anni con Palermo, che sono
Betlemme e Khan Younis. E, nei prossimi giorni, signor Presidente,
la ringrazio perché, la ringraziamo perché in Sala Gialla - la Sala
Gialla è stata concessa - ci sarà un importante collegamento a cui
tutti i parlamentari, spero, potranno accedere e saranno invitati.
Ci sarà, appunto, in collegamento il sindaco di Betlemme con la
città di Palermo. A loro il nostro saluto, la nostra forza, la
nostra solidarietà.
Grazie, signor Presidente.
PRESIDENTE. Grazie.
È iscritto a parlare l'onorevole Gilistro. Ne ha facoltà.
GILISTRO. Grazie signor Presidente, grazie Governo, grazie
colleghi. Certo, è un giorno particolare, un giorno importante
questo. La prima riflessione che voglio fare avete detto già,
credo, tutti tutto, quindi questo mio intervento sarebbe
ripetitivo, ma voglio che tutti quanti, in questo momento, ci
soffermassimo su alcuni punti in particolare. A chi interessa la
guerra? La riflessione che dobbiamo fare in questo momento noi
cittadini, tutti quanti, è capire a chi interessa la guerra. Quindi
la prima cosa che dobbiamo chiederci è a chi giova fare la guerra.
Questo è il primo punto.
Certamente non ai cittadini La guerra certamente non la vogliono
i familiari, certamente non la vogliono i bambini
Signor Presidente, la Presidente Meloni e il Presidente Schifani
sanno dove si trova la Sicilia? Conoscono la posizione geografica
della Sicilia? La risposta credo che la conosciate tutti, perché
per questo comportamento, non capire, non sapere che siamo in un
punto nevralgico e ad altissimo rischio, la Sicilia, proprio per la
posizione geografica. E lo sanno che c'è Sigonella, che è una base
americana in Sicilia? E lo sanno che Sigonella ha i pontili accanto
al più grosso polo industriale d'Italia, che è Priolo? Che non è un
obiettivo sensibile, è un obiettivo pazzesco, se pensiamo che
accanto a quell'obiettivo c'è il più grosso polo industriale
d'Italia Lo sanno che il Muos è in Sicilia Domande. Queste sono
osservazioni su cui tutti quanti possono riflettere.
Cari colleghi, vorrei che mi ascoltaste, in questo momento, tutti
quanti, un attimo di riflessione. La comunicazione mondiale,
l'ingozzamento mediatico che arriva addosso a tutti noi, io credo
che stia anestetizzando, stia anestetizzando La parola è anestesia
delle nostre coscienze e delle nostre emozioni, perché rimanere
indifferenti a quello che sta accadendo è veramente essere
anestetizzati
Di chi sono quei bambini? Perché non sono nostri E se fossero
nostri? Sapete quanti bambini? 20.000. Sapete di questi quanti
bambini che non sono morti resteranno orfani? E quanti resteranno
mutilati? E lo sapete che da mesi non vanno a scuola, che non
giocano per strada e che pietiscono una razione di cibo? Una
razione di cibo
Ma non è questo che voglio dire. Ancora, voglio riflettere su
quello che sta accadendo. Pensate al dolore mentale di queste
persone, al dolore mentale Come abbiamo detto prima, ognuno di
questi bambini, come pensate che quelli che rimarranno non potranno
avere odio eterno per il resto degli Israeliani e per il resto del
mondo? Perché quell'odio non potrà finire mai
Lo sapete cosa hanno fatto? Signor Presidente, mi ascolti, perché
questa è una cosa veramente indegna. Anche se Hamas o chiunque dei
terroristi si nascondesse per scudo in un ospedale, in una scuola,
a noi questo non interessa; dobbiamo fare fuori quattro terroristi?
Bene, facciamo fuori tutti quelli che sono sopra, facciamo fuori i
bambini, facciamo fuori gli ospedali, perché per distruggere quei
terroristi dobbiamo ammazzare anche la popolazione civile, anche se
fosse vera questa cosa.
Allora, io chiudo sempre per dire: a chi interessa la guerra? Chi
si arricchisce con le guerre, signor Presidente? Chi si arricchisce
con le guerre, chi, chi, chi si arricchisce?
E, poi, signor Presidente, questo Governo, lo chiedo a questo
Governo, se questo Governo non prende una posizione, i Siciliani, i
cittadini, signor Presidente, colleghi, i cittadini se questo
Governo non prenderà una posizione netta, non perdoneranno, non vi
perdoneranno mai, perché questa è la cosa che faranno i Siciliani,
i cittadini, le persone perbene non vi perdoneranno mai di non aver
preso una posizione su queste guerre Chiudo, dicendo che il
compito di un Governo non è alimentare la guerra o appoggiare la
guerra. Il primo compito di un Governo è proteggere il proprio
popolo
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Gilistro. È iscritto a parlare
l'onorevole Pace. Ne ha facoltà.
PACE. Grazie, Presidente. Intervenire in un dibattito così
importante credo sia davvero difficile e complicato per qualsiasi
parlamentare. E dobbiamo evitare dobbiamo essere tutti bravi ad
evitare che si possa fare una classificazione fra buoni e
cattivi, in base a quale posto uno siede nei banchi: se della
maggioranza o dell'opposizione, se più o meno vicino al Governo
della Nazione.
Dobbiamo evitare di essere additati come gli amici di Israele o
gli amici dei palestinesi . Credo che abbiamo il dovere di
rappresentare i nostri valori. E oggi, qua, tento di rappresentare
i valori in cui ho sempre creduto, che sono quelli della dottrina
sociale della Chiesa, di un cattolico impegnato in politica, dove
il bene comune, la sussidiarietà e non possiamo dimenticare, in
questo momento, la solidarietà dovrebbero appartenere a ognuno di
noi, caro Presidente.
E questo Parlamento deve dimostrare, per quel ruolo marginale che
ha in questa complicata situazione internazionale, senso di
responsabilità e moderazione. La moderazione che io mi auguro possa
appartenere anche ai leader internazionali.
Certo, non possiamo sempre avere la signora Thatcher, non possiamo
sempre avere De Gasperi o Aldo Moro. I tempi passano. Non possiamo
avere Roosevelt, non possiamo avere Truman. Ma credo che la
trasformazione lenta e inesorabile verso le democrature cioè
delle democrazie che non sono proprio delle democrazie, e che
agiscono in maniera un po' differente ci stia portando lentamente
in un clima di questo tipo.
Inevitabilmente, il 7 ottobre di due anni fa, credo che sia
veramente la data più importante degli ultimi decenni, ed è uno
spartiacque non soltanto per quello che attiene alla storia israelo-
palestinese, ma per quello che riguarda gli attuali equilibri
internazionali nel Medio Oriente.
Indubbiamente è stato un attacco senza precedenti, quello di
Hamas, che non è stato un attacco del popolo palestinese, ma di
un'organizzazione che non abbiamo ancora capito bene se sia un
partito politico o se sia un'organizzazione terroristica ma che,
onestamente, così come affermato anche dal nostro Ministro degli
Esteri, ha prodotto un'offensiva senza precedenti e, usando le sue
parole, sproporzionata .
Io uso un parallelismo, una metafora, caro Nuccio Di Paola: è come
se un'organizzazione terroristica come la mafia facesse un
attentato in Francia, e si scatenasse un putiferio contro i
siciliani, nell'indifferenza dell'opinione pubblica nazionale e
internazionale.
Indubbiamente, quello che ha subìto il popolo israeliano il 7
ottobre è qualcosa di estremamente grave. Ciò, comunque, non può
essere giustificato con il nostro silenzio per un assedio che sta
subendo nella Striscia di Gaza il popolo palestinese - lo dicevano
e citavano numeri quasi tutti i miei colleghi. Forse oltre 50 mila
morti e di questi non sappiamo quanti bambini - lo diceva
l'onorevole Gilistro - rimarranno mutilati per tutta la vita,
quanti bambini non stanno andando a scuola e quanti bambini che non
hanno un genitore. Non so se come diceva qualcuno e non possiamo
dare nomi, se si tratta di genocidio. Sicuramente - e qua lo
possiamo affermare un po' tutti ma comunque lo faccio io - sono
atti di crudeltà e stiamo parlando di una catastrofe umanitaria.
C'è un grande assente nella politica internazionale, il grande
assente non è quella istituzione che volevano creare - lo citava,
mi pare l'onorevole Burtone - De Gasperi, Schuman, Adenauer, che
era l'Unione Europea. Oggi il grande assente della politica
internazionale è proprio l'Unione Europea
E mentre a Roma si discute - non lo voglio dire in latino perché
farei delle gaffe - "Sagunto viene espugnata".
E lo dico io da rappresentante della maggioranza, nessuno di noi
può girarsi dall'altro lato
Non possiamo girarci dall'altro lato ed assistere alle immagini di
bambini che vengono trucidati in maniera disarmata. Ognuno di noi
deve assumere - lo dico pure io - una posizione netta e chiara
E noi siamo non per una de-escalation - adesso ci sono questi
termini inglesi o internazionali - noi siamo per un immediato
cessate il fuoco Il mio cognome mi fa da sponda, noi siamo per la
pace
E, al di là delle mozioni, c'è la mozione presentata dai colleghi
del PD, dell'opposizione, dei 5 Stelle, è una mozione presentata
dai cinque Capigruppo della maggioranza, più o meno condivisibile
la prima, più o meno condivisibile la seconda. Mi auguro che si
possa si possa trovare una mozione unitaria, guai a dividersi su un
tema così importante
Sento il dovere morale, però, leggendo le mozioni che quando si
dichiara del legittimo diritto dell'esistenza e della sicurezza di
Israele debba essere coniugato, senza se e senza ma, con il diritto
all'esistenza e alla sicurezza del popolo palestinese. Dobbiamo
dire, senza se e senza ma: sì a due popoli, sì a due Stati .
E bene abbiamo fatto nella mozione a citare quello che la Sicilia
realmente può fare, cioè a offrirsi come meta di ospitalità dove
sicuramente ai bambini, che ci proponiamo di assistere nella nostra
comunità, nei nostri ospedali, non daremo tutto quello che la vita
ha tolto ma probabilmente possiamo contribuire a ridare quel minimo
di dignità e quel sorriso che adesso nemmeno questo hanno in
Palestina.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Giambona. Ne ha
facoltà.
GIAMBONA. Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Governo, io
inizio questo mio intervento, intanto, rappresentando tutta la mia
vicinanza e un abbraccio ai rappresentanti della comunità
palestinese palermitana che sono qui venuti ad assistere a questo
nostro dibattimento, la mozione di oggi, per dire la verità,
Presidente, già dalla settimana scorsa una delegazione era proprio
presente qui e ci siamo rammaricati che dopo aver programmato
quell' importante momento che poi si è arrivati al rinvio.
Noi è da mesi, come Partito Democratico che chiediamo questa
convocazione, che chiediamo di discutere di questo argomento e
purtroppo devo dire, Presidente e colleghi, che avevamo
drammaticamente ragione rispetto a quello che sta succedendo nelle
ultime settimane, quello che avviene dal 7 di aprile 2023, quello
che è un genocidio, ce lo dobbiamo dire, in atto, ma aggiungo
avevamo ragione anche rispetto a quanto sta accadendo in questi
ultimi giorni con i bombardamenti che avvengono tra Israele e
l'Iran, rispetto a quello che è comunque, e non sono d'accordo con
le posizioni avanzate in qualche intervento che mi ha preceduto
sulla marginalità della Sicilia, la Sicilia ha sicuramente un ruolo
centrale, non fosse altro che per la posizione geografica, dal
punto di vista geo-politico, dal punto di vista geostrategico.
Ma mi permetta di dire, caro Presidente dell'Assemblea e cari
colleghi, che oggi in questa nostra discussione c'è un grande
assente, io non vedo tra i banchi del Governo il Presidente della
Regione, Renato Schifani, io mi auguro che questo momento di
confronto in cui noi andiamo a condannare questa violenza
sproporzionata, senza limiti da parte di Israele nella Striscia di
Gaza, non finisca senza un segnale concreto da parte del Governo
della Regione siciliana, se non c'è il Presidente Schifani io mi
auguro che poi si manifesterà in qualche intervento qualcuno del
Governo a dirci se sostiene le mozioni che, oggi, i Gruppi
parlamentari stanno portando alla discussione di questo Parlamento,
perché diversamente si rimarrebbe, Presidente Galvagno,
nell'ambiguità. Noi dobbiamo superare l'ambiguità, quella stessa
ambiguità che oggi è ancora presente a livello nazionale, c'è a
livello regionale e, quindi, giacché ne stiamo discutendo,
gradiremmo che qualcuno del Governo ci dicesse, a chiare lettere,
che si condanna questo genocidio, ci dicesse a chiare lettere
fondamentalmente che noi non vogliamo partecipare ad alcun
conflitto bellico, perché quello che succede oggi a Gaza è qualcosa
di inaccettabile, stiamo parlando di oltre sessantamila morti,
tantissimi bambini, due milioni di sfollati, aiuti che non riescono
ad arrivare e guardate non si parla e non si può parlare solamente
di numeri nudi e crudi, qui stiamo parlando di vite umane.
Io ho avuto modo di confrontarmi con alcuni rappresentanti della
comunità palestinese e di raccogliere le istanze, di raccogliere le
loro storie e quello stanno passando i loro connazionali in un
momento drammatico che purtroppo noi stiamo qui a discutere.
E, allora, noi abbiamo un ruolo, un ruolo istituzionale, nel quale
dobbiamo anche fare chiarezza e io credo che qui c'è da capire qual
è la posizione dell'Unione Europea, qual è la posizione del Governo
Meloni, qual è la posizione del Governo Schifani, perché dico di
solidarietà di facciata che vengono rappresentate a più livelli
oramai siamo troppo abituati, una solidarietà di facciata che poi
diventa indifferenza e, poi, inevitabilmente scivola nella
complicità.
Noi a forme di complicità rispetto a questo tema, Presidente
Galvagno, non ci stiamo assolutamente, vogliamo che ci sia
chiarezza nel denunciare tutto quello che sta accadendo perché noi
siamo assolutamente convinti di stare dalla parte giusta della
storia.
Io personalmente sono dalla parte di chi, nell'inizio del
pontificato, e mi riferisco a Papa Leone XIV, ha inaugurato appunto
questo suo mandato parlando della pace, dobbiamo essere edificatori
di pace e noi, come Partito Democratico, come Gruppo parlamentare,
non possiamo che portare avanti azioni di sensibilizzazione, da
questo punto di vista, abbiamo presentato questa nostra mozione,
che è nel senso della tolleranza. Abbiamo anche proposto che i
comuni siciliani, ho scritto io personalmente ai sindaci e
amministratori della Sicilia, portassero avanti azioni analoghe per
sensibilizzare rispetto a quello che sta avvenendo nella Striscia
di Gaza. Ma cosa chiediamo? Io ritengo, Presidente, è stato detto
da chi mi ha preceduto, c'è necessità che l'Unione Europea ritrovi
quella sua centralità, bisogna rinnovare quei principi della pace,
della tolleranza dei nostri padri fondatori dell'Unione Europea,
una nuova architettura della pace, un rafforzamento della
multilateralità, a discapito di quello che vuole portare avanti
Trump sulla bilateralità e venir meno a quelli che sono i rapporti
tra USA e Unione Europea, un vero piano umanitario, un vero piano
diplomatico e che si portino avanti delle sanzioni vere.
In sostanza, noi chiediamo che Bruxelles non faccia da spettatore,
rispetto a questa situazione impietosa cominci a prendere serie
posizioni.
Poi c'è il tema del Governo Meloni e delle massime cariche dello
Stato che rappresentano la nostra Repubblica. Ancora oggi
avvertiamo segnali di ambiguità. Il Governo Meloni deve dire
chiaramente se intende condannare questa mattanza che è in atto, il
Governo Meloni deve dire chiaramente di non voler partecipare alla
guerra e di portare avanti ogni azione diplomatica per favorire gli
aiuti, perché è impensabile che ci siano tantissime persone
bloccate nella Striscia di Gaza che, ancora oggi, muoiono di fame
perché non ci sono le condizioni per far pervenire il cibo, l'acqua
e, ancora, i farmaci o gli aiuti umanitari.
Presidente, onorevoli colleghi, io credo che qui noi, ritorno alla
mia considerazione iniziale, stiamo tutti intervenendo, e gli
interventi che ho ascoltato vanno pressoché nella stessa direzione,
io penso che non ci possa essere, non si possa ipotizzare una
mozione che non sia approvata all'unanimità. Noi dobbiamo portare
avanti un'azione indispensabile in questo Parlamento, che
rappresenta la Sicilia, che ha sempre portato avanti azioni di
tolleranza, di pace, di inclusione, io credo che il segnale debba
essere proprio dato in questa assise. Ma rinnovo l'invito di voler
sentire quali sono le posizioni del Governo regionale, perché noi
non possiamo accettare passivamente questa situazione, dobbiamo
prendere avanti quello che è un vero impegno, perché la Sicilia
deve essere al centro di questo processo e percorso di pace, perché
abbiamo perfetta consapevolezza, Presidente, e concludo, che noi
non ci dobbiamo abituare a quelle che sono le guerre; purtroppo
oggi ce ne sono troppe in tutto il mondo, oltre 50 guerre con
duecentomila morti ogni anno. È più difficile, come diceva Papa
Francesco, avviare i percorsi di pace piuttosto che portare avanti
quelle che sono le guerre. In questa direzione, noi tutti dobbiamo
andare essendo perfettamente consapevoli che questo è l'unico
percorso che noi, come parlamentari regionali, ma chiunque è
impegnato a livello istituzionale, deve mettere al centro
dell'azione politica.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Saverino. Ne ha
facoltà.
SAVERINO. Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, oggi intervenire
in quest'Aula non è soltanto un atto politico, ma credo che sia
veramente un dovere morale, e lo è non solo per chi rappresenta le
istituzioni ma lo è soprattutto per noi, Presidente, che
rappresentiamo una terra, la Sicilia, che da millenni è crocevia di
popoli, di culture, religioni, conflitti e pace. La mozione che il
nostro Gruppo parlamentare ha presentato nasce sicuramente da una
consapevolezza dolorosa ma necessaria, quello che sta accadendo
nella Striscia di Gaza non è una crisi lontana, non è qualcosa che
noi dobbiamo confinare ai notiziari delle ore 20.00, è una ferita
aperta del nostro tempo, della nostra civiltà, della nostra
coscienza.
Già i miei colleghi, più volte, hanno citato i numeri, ma credo
che sia importante continuare a leggerli, a indicarli perché si
tratta di persone:
Oltre 60 mila morti da ottobre 2023. Più di 115 mila feriti, 2
milioni di sfollati, donne, bambini, operatori umanitari. L'80%
del territorio sottoposto ad evacuazione. Un'intera popolazione
ridotta alla fame, privata di cure, di dignità e di speranza.
E noi non possiamo rimanere neutrali di fronte alla sproporzione
della violenza, al cinismo delle scelte militari, alla sistematica
cancellazione della vita civile. Parliamo di donne, di bambini che
se non muoiono sotto i bombardamenti indiscriminati, moriranno di
fame
Certo, non possiamo non considerare la gravità dell'atto
terroristico che ha dato vita a tutto questo, l'azione di Hamas,
del 7 ottobre 2023, una formazione terroristica che compie una
serie di attacchi con gruppi armati sul territorio israeliano,
uccidendo 1.200 civili e militari israeliani, rapendone inoltre
circa 250. Ma quello che stiamo osservando in questi giorni,
appunto, sotto gli occhi di tutti noi, noi oggi parliamo di città
intere rase al suolo e un intero popolo spazzato via. Un genocidio.
Non una un'azione antiterroristica. È come, forse lo diceva prima
l'onorevole Pace, che per sconfiggere Cosa Nostra', bombardassero
tutta la Sicilia
E a questo bisognerebbe anche aggiungere, naturalmente, che anche
quanto sta succedendo in queste ore in Iran non può essere
ignorato. Per noi che crediamo nel valore della pace, del dialogo,
della giustizia internazionale non può esserci silenzio Dobbiamo
alzare la voce, non solo per denunciare una guerra orribile, come
quella che si sta portando avanti a Gaza, ma anche per sostenere
chi in Iran sta sfidando autoritarismi e soprusi, ribadendo che
ogni popolo - dico ogni popolo - ha diritto di respirare, di
essere informato, di vivere senza la paura delle bombe, della fame,
del carcere o dell'aggressione
Certo, questa Assemblea non ha la capacità e il potere di fermare
la guerra, ma ha il dovere, signor Presidente, di alzare la voce
perché tacere sarebbe complice. Perché la Sicilia, per storia e per
vocazione, ha sempre saputo cosa significa ospitare, dialogare,
proteggere e noi dobbiamo continuare a essere coerenti con quello
che siamo. Noi non possiamo limitarci a un richiamo generico alla
de-escalation, occorre un impegno concreto fin da ora Sostegno
alle popolazioni palestinesi e iraniane con politiche umanitarie,
robuste e immediate.
E chiarezza. È vero, è stato detto più volte, chiarezza. Sì al
riconoscimento dello Stato di Palestina, come segnale politico di
civiltà. Sì all'appello affinché il Governo italiano e l'Unione
Europea condannino senza ambiguità la violenza indiscriminata. E
fare anche una riflessione su un piano Marshall regionale per
sostenere la ricostruzione civile, economica e democratica dei
territori devastati di Gaza, ai quartieri scioccati dalla guerra in
Iran.
Tacere non è un'opzione La Sicilia non può voltarsi dall'altra
parte, la nostra storia ci impone di difendere la vita, la
coscienza e il futuro, di stare dalla parte giusta della storia
ovunque la vita umana sia negata e ridotta al silenzio.
Questi fatti, naturalmente, non possono rimanere chiusi dentro le
aule parlamentari
Non può accadere che fuori da qui si ritorni a vivere come se
nulla fosse, perché nulla sarà più come prima e ciascuno di noi è
chiamato a fare la propria parte nei gesti quotidiani,
nell'informazione, nell'educazione nella solidarietà attiva. Non è
più tempo di retorica e non lo sarà mai quando la vita umana è
negata
Grazie.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Schillaci. Ne ha
facoltà.
SCHILLACI. Grazie, Presidente. Intervengo per ribadire che non
possiamo più stare in silenzio, non possiamo più assistere alla
distruzione totale dello Stato di Palestina, non possiamo più
assistere all'assenza di aiuti concreti, perché a Gaza manca tutto,
manca l'acqua, manca il cibo, mancano finanche i presidi sanitari,
manca l'aiuto di una comunità internazionale, perché gli aiuti
arrivano a singhiozzo e non possiamo più assistere agli oltre
cinquantamila morti, di cui molti sono bambini.
Presidente, noi chiediamo un intervento immediato e chiaro da
parte del governatore Schifani sul Governo Meloni, noi chiediamo
che non si renda complice, il Governo italiano, di questi Governi
criminali dagli obiettivi anche poco chiari.
Presidente, da questo scranno il Movimento Cinque Stelle urla a
gran voce stop al genocidio, e soprattutto, non vogliamo macchiarci
le mani di sangue.
(I deputati del Movimento Cinque Stelle sollevano le mani coperte
da guanti di colore rosso)
PRESIDENTE. Immagino che l'intervento sia concluso, la ringrazio.
È iscritto a parlare l'onorevole La Vardera. Ne ha facoltà.
LA VARDERA. Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Governo,
innanzitutto un saluto alla Comunità palestinese che è ospite in
questa seduta in rappresentanza di un popolo che ormai da troppo
tempo è costretto a non avere il diritto di esistere perché, badate
bene colleghi, qui non parliamo di una questione meramente storica
e ripercorrere i passaggi di quello che sta accadendo, perché
fondamentalmente, forse, perderemmo tempo, ma qui parliamo della
inopportunità che è stata data a uno Stato di non essere,
semplicemente, Stato
Presidente, noi stiamo attraversando venti di fuoco che,
inevitabilmente, riguardano anche la nostra Regione, non è vero che
dobbiamo limitarci al fatto della competenza e della non
competenza, ricordo ai colleghi che quello che sta accadendo in
queste ore potrebbe coinvolgere direttamente anche la Regione
siciliana, perché dico questo? Perché forse qualcuno potrebbe dire:
"Ma evitiamo facili allarmismi, evitiamo clamori immediati" ma il
sito "Flightradar", sito di specializzazione specifico nei droni e
negli spostamenti militari, dimostra come in queste ore 16, 17 e 18
di giugno diversi droni sono proprio passati sopra i nostri cieli
siciliani e hanno utilizzato come base logistica Sigonella. Questo
per dire che cosa? Nessuno, come ha detto ieri la presidente
Meloni, mette in discussione che dall'Italia e dalla Sicilia
partono degli aerei che poi fisicamente vadano a bombardare i
territori, qua però mettiamo in discussione un altro passaggio, che
l'utilizzo logistico della base di Sigonella - al di là dei
bombardamenti in sé - fa sì che comunque nell'intero ingranaggio
del sistema militare, Sigonella gioca una partita fondamentale e
girarci dall'altra parte e dire semplicemente: "E' competenza dello
Stato, è competenza di Roma" è un grave errore, perché noi abbiamo
necessità di un Presidente non che sia lì vuoto, che rappresenti
quella sedia vuota, ma che faccia gli interessi dei siciliani a 360
gradi e che riprenda in mano il tanto ben amato Statuto siciliano,
tanto decantato ma mai applicato fino in fondo, che vi ricordo e
ricordo a quest'Aula - sempre se ce ne fosse bisogno ma non ce n'è
bisogno - che eleva il Presidente della Regione al rango di
ministro con potere di voto deliberativo al Consiglio dei Ministri,
all'articolo 21 dello Statuto, quando si disquisiscono tematiche
che riguardano la Sicilia. E non è una tematica che riguarda la
Sicilia l'opportunità che Sigonella possa entrare nello scacchiere
internazionale di un conflitto che non vuole nessuno? E come se lo
è
Allora, in queste ore il silenzio del presidente Schifani,
rispetto a questo tema, è allucinante Perché anche su Gaza, questa
base Sigonella ha operato anche per logistico e operativo e sfido
chiunque a smentire le cose che dico. Però oggi stiamo parlando di
numeri, di storia. Io però, Presidente, voglio ricordare l'impegno
che ha preso il Presidente Schifani in quest'Aula, un impegno
concreto dalle sue parole, che avrebbe aiutato la proposta portata
in Aula di aprire un canale e un corridoio umanitario che possa
rivolgersi anche in Sicilia.
Da quel momento in poi, nonostante l'apertura del Governo
Schifani, ho avuto silenzio. Ho mandato un messaggio al Presidente
Schifani nel quale dicevo che il capo della comunità palestinese
era disponibile a incontrarlo fisicamente dove e quando voleva lui
ma, da quel momento in poi, c'è stato il silenzio assoluto da parte
del Capo del Governo siciliano.
Allora, al di là delle mozioni, possiamo parlare fino a domani
mattina degli effetti storici, possiamo, parlare fino a domani
mattina del fatto che il Ministro, il Primo Ministro israeliano,
non lo diciamo né la destra, né la sinistra, né il PD, né i
partiti, non è una questione ideologica, secondo la Corte dei
diritti penali è un criminale e non possiamo minimizzare un
istituto di diritto internazionale, non è un pensiero personale ma
è un fatto che se il Primo Ministro mettesse piede in Italia o in
Europa potrebbe essere tratto in arresto per crimini contro
l'umanità, ed è incredibile come la Presidente Meloni ieri, nel
riferire alle Camere, non abbia speso una sola parola di sconcerto
e sconforto rispetto a questo soggetto che è un criminale e bisogna
avere il coraggio di dire le cose come stanno, perché chi uccide,
chi ordina bombardamenti a civili, chi impedisce di fare entrare
nella Striscia di Gaza aiuti umanitari, è nient'altro che un
criminale, che compie atti contro persone e cose e pone in atto un
genocidio. È stato detto più volte durante questo intervento, ma la
Sicilia può essere anche avamposto.
Ricordo il Trattato di Parigi, firmato dai Paesi che fanno parte
anche dell'Unione Europea, dell'Italia, che prevedeva cosa? Che
coinvolgeva direttamente la Sicilia nella demilitarizzazione delle
basi di Sigonella e di Sardegna. Secondo quel Trattato di Parigi,
firmato anche dall'Italia, Sigonella non dovrebbe esistere,
Sigonella doveva essere smantellata, eppure un trattato
internazionale non è mai stato applicato
Ora, questo è il tema, questo è il tema perché fino a prova
contraria - lo ricordo - 1947, smantellamento delle fortificazioni
ed installazioni militari in Sardegna e in Sicilia, demolizione e
trasferimento di installazioni navali materiali per la manutenzione
di mine e siluri, divieto di miglioramento, ricostruzione,
estensione delle fortificazioni esistenti. Parla chiaro
Ora, chi non vuole vedere non vede, noi però, rispetto a questo
tema, non ci possiamo permettere - e concludo - di rimanere in
silenzio, di girarci dall'altra parte. C'è un problema serio, io
chiedo anche che il Presidente della Regione venga a riferire
rispetto all'ipotesi dell'utilizzo della base di Sigonella come
elemento da cui possano partire anche dei missili che vanno a
bombardare. Lo vogliamo sapere. È inutile che ieri la Meloni ci
riferisce che, nel caso in cui dovesse accadere, le Camere saranno
coinvolte e ci sarà un voto. Questo ci rassicura, ma vogliamo un
Presidente della Regione che venga in quest'Aula e ci racconti, per
suo conto, perché qua nessuno vuole dare colpe a Schifani che non
ha, mi pare pure esagerato, già ha i suoi problemi, non vogliamo
che poi possa andare a cercare sull'intelligenza artificiale come
rispondere a La Vardera e poi magari risponde male Questo no,
evitiamo al Presidente Schifani altri imbarazzi di questo tipo che
già ha i suoi problemi e non vogliamo caricarlo di problemi di cui
non ha colpe, nessuno qua dice che lui ha dirette responsabilità,
nessuno vuole attribuirgli colpe che non ha, ma certamente possiamo
fare tanto.
E allora, in quest'Aula, lo ricordo e mi avvio alla conclusione,
lui aveva preso un impegno, di impegnarsi, appunto, con la comunità
palestinese e di incontrarla, cosa che non ha mai fatto, di aprire
un corridoio umanitario che permettesse anche l'accoglienza dei
minori che stanno vivendo dei crimini di guerra e dare la
possibilità di essere accolti, ospitati e anche e curati, cosa che
ancora non ha mai fatto, ma ancora c'è tempo. Lo aveva detto in
quest'Aula, noi siamo fiduciosi e soprattutto chiediamo a gran voce
che questo Parlamento voti all'unanimità questa mozione, presentata
dai colleghi del Partito Democratico, che mette nero su bianco dei
fatti che sono asseverati, inconfutabili, incontrovertibili, degli
assiomi storici straordinari che Netanyahu è un criminale di guerra
e che il popolo palestinese sta subendo un genocidio di Stato.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Pellegrino. Ne ha
facoltà.
PELLEGRINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi pare che in
quest'Aula stiamo dicendo tutti le stesse cose, abbiamo tutti lo
stesso interesse, abbiamo tutti lo stesso orientamento, abbiamo
tutti un unico traguardo e cioè il raggiungimento della pace.
Voglio sgomberare il campo da ogni ambiguità, voglio sgomberare il
campo da ogni equivoco, il Governo nazionale, il Governo regionale
hanno una posizione netta, precisa, inconfutabile in relazione al
crimine che si sta svolgendo in questo momento sulla Striscia di
Gaza. Si è detto fino a ieri al question time da parte della stessa
Presidente Meloni e poi anche dal nostro importante rappresentante
di Forza Italia Orsini, che non c'è nessun abbassamento della
guardia da parte del Governo nazionale rispetto a quelli che sono
le gli atteggiamenti aggressivi, spropositati e sproporzionati da
parte del Governo israeliano nei confronti dei palestinesi.
Quindi si è detto due popoli due Stati, ogni Stato deve essere
sovrano, deve avere la possibilità di potersi amministrare e di
potersi governare, com'è giusto che sia. Quindi non c'è alcuna
limitazione al sostegno per il cessate il fuoco, tutte le
iniziative per il cessate il fuoco sono necessarie.
Però una cosa, il boicottaggio, in questo momento, si ritiene che
sia assolutamente dannoso per il raggiungimento della pace e questo
perché è ovvio nessuna guerra è stata mai definita attraverso
un'altra guerra ma solamente attraverso i negoziati.
Il negoziato è assolutamente necessario in questo momento e quindi
avere un rapporto con Israele per la negoziazione della pace è
assolutamente importante, perché i piccoli della Palestina, perché
le donne della Palestina possano avere gli aiuti umanitari, possano
avere le necessarie cure mediche, possano rimanere in maniera
tranquilla, serena all'interno del loro territorio, che deve essere
riconosciuto come Stato.
E quindi si è sempre censurata la violenza nei confronti dei
palestinesi come quando si è censurato da parte del nostro ministro
Tajani l'atteggiamento aggressivo, inaudito, quando con gli spari
all'interno della parrocchia di Gaza, all'interno della parrocchia
di Gaza non c'era nessun terrorista di Hamas e quindi non c'era
alcun motivo di procedere ad uno sterminio inutile e spropositato
nei confronti di una folla inerme all'interno della parrocchia.
E ancora, però, devo dire che non servono gli slogan, non serve il
boicottaggio e questo crea solo il mal di pancia nella popolazione
e soprattutto in chi ci ascolta. Quindi l'impegno del Governo
Schifani e del Governo nazionale soprattutto col "Food for Gaza",
gli aiuti umanitari dobbiamo ricordare questo è utile che si
ricordi anche in questa sede, dobbiamo ricordare che l'Italia è la
prima Nazione per accoglienza dei profughi e di coloro che sono
rifugiati, rispetto al territorio palestinese, insieme all'Egitto.
Presidenza del Vicepresidente DI PAOLA
PELLEGRINO. Ma ricordiamo che l'Egitto è confinante con quei
territori, l'Italia no. Ed intanto, l'Italia ha accolto il piccolo
Adam, ha accolto la mamma. Ha accolto coloro che hanno bisogno di
cure, ragazzini che hanno bisogno di cure.
E allora io, veramente, ho finito cercando di sintetizzare quella
che è la modifica o, comunque, la sostituzione dell'emendamento
alle mozioni presentate e cioè evitare il boicottaggio, evitare gli
slogan, accettare quello che sta facendo il Governo e, in
particolare, il nostro Ministro Tajani, cioè il negoziato. Cercare
di trovare delle soluzioni non, comunque, aborrendo quelli che sono
i princìpi umanitari e cioè le censure nei confronti del Governo
israeliano.
E dico due cose per il Governo nazionale. Una prima cosa. Accesso
incondizionato agli aiuti umanitari. Quindi protezione della
popolazione. Due, il rilascio degli ostaggi israeliani.
Questi devono essere, in questo momento, i precipui e primi
segnali che il Governo nazionale dovrà dare, e che già sta mettendo
in atto.
Ma debbo dire, e chiudo, la cosa più importante l'equivoco, il
grande equivoco dell'ONU. L'ONU deve riconoscere, in maniera netta,
inequivoca, la Palestina, lo Stato della Palestina. È inutile che
ci sia uno Stato, come la Spagna, che non la riconosce e l'altro
che la riconosce
Si deve uscire dall'equivoco Si deve uscire dall'equivoco È
questo, secondo me, in questo momento quello che noi dobbiamo, a
cui dobbiamo tendere e che dobbiamo sperare. Che ci sia,
finalmente, da parte dell'ONU il riconoscimento di uno Stato, dello
Stato della Palestina e di un popolo della Palestina.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole De Luca Antonio. Ne
ha facoltà.
DE LUCA Antonio. Signor Presidente, se quando studiavamo, ai tempi
di scuola, la seconda guerra mondiale ci avessero raccontato che,
settanta anni dopo, un popolo come quello israeliano, che ha subìto
ciò che ha subìto quando gli orrori del nazismo e del fascismo si
sono manifestati, mai avrei potuto pensare che, settant'anni dopo,
gli eredi di quel popolo avrebbero mai potuto infliggere le
medesime, o simili, sofferenze ad un altro popolo. Con la scusa di
un attentato terroristico che, sicuramente, ha avuto l'effetto di
scatenare una reazione dura, che ci sta da parte del Governo
israeliano, ma sicuramente non avrebbe dovuto scatenare un'ondata
di giustificazionismo, da parte della comunità internazionale, nei
confronti di un Governo con cui, i cui rapporti di finanza
internazionale sembrano quasi giustificare qualsiasi azione, anche
infamante.
Questo, veda Presidente, io credo che non sia un atteggiamento
neutrale ma credo che sia un atteggiamento che rappresenti
l'ignavia, l'ignavia dei nostri governanti, anche quello italiano,
che preferisce mantenere buoni rapporti di natura finanziaria, di
natura tecnologica con un Paese come Israele, piuttosto che
pronunciarsi chiaramente anche indentificando questa strage di
innocenti per quella che è, ossia un genocidio, ma preferisce,
piuttosto, minimizzare certe azioni o tacere
E io credo che questo sia un comportamento particolarmente grave,
non solo perché fa sì che l'Italia e l'Europa abdichino a quello
che è un ruolo storico di negoziazione e di diplomazia, ma
soprattutto perché alla fine favorisce quell'atteggiamento di
silenzio, di codardia, su cui regimi come quello israeliano -
perché di regime si tratta - fondano il proprio consenso; perché
quando nessuno si oppone i tiranni sono portati a proseguire nella
loro azione e, anzi, ad alzare l'asticella e aumentare il grado di
efferatezza delle proprie azioni. E lo stiamo vedendo, perché
Israele sta colpendo indistintamente gli obiettivi militari così
come sta colpendo gli obiettivi civili, gli obiettivi ospedalieri,
come gli ospedali che danno rifugio alla popolazione e ai malati.
Non lesina neppure di fucilare, come è successo quando militari
israeliani hanno fermato delle ambulanze con la scusa di verificare
se queste ambulanze trasportassero militari; in realtà
trasportavano semplicemente dei sanitari, che non sono sfuggiti
alla strage dei militari israeliani.
E il silenzio della comunità internazionale, che poi alla fine
consente anche un ingresso a gamba tesa da parte della comunità
americana, che si fa lecita di decidere da sola di sganciare
qualche bomba su un Paese come l'Iran, io credo che debba
allarmarci tutti. Che ci debba allarmare come Siciliani, perché sul
nostro territorio sono presenti degli obiettivi sensibili. Ma
soprattutto deve allarmarci come esseri umani, Presidente Di Paola,
perché durante il dibattito d'Aula ho sentito diversi richiami alla
dottrina cattolica del cristianesimo, cui io stesso mi rivedo.
Però, io credo che la morte non abbia né un colore politico, né una
fede religiosa. Io non credo che una persona perché islamica o
perché ha una qualunque altra fede religiosa non possa riconoscersi
nella sofferenza inflitta in maniera ingiusta a un bambino.
E allora io credo che noi, più che rifarci ai valori religiosi,
dovremmo rifarci ai valori dell'umanità, Presidente Di Paola,
perché quello che sta venendo a mancare nella Striscia di Gaza è
anche l'ultimo briciolo di umanità, che non si intravede più in una
guerra che non rispetta neppure le regole del diritto bellico.
Perché esistono anche delle norme che regolano i tempi di guerra,
esistono dai tempi dell'impero romano, hanno resistito ai secoli e
ai millenni e si sono evolute. E sicuramente tra le regole che
regolamentano i conflitti internazionali ci sono quelle regole che
sono consacrate nelle Convenzioni di Ginevra. E se non erro anche
Israele tra i Paesi firmatari, forse in seconda battuta, adesso non
ricordo, ma se non erro anche Israele firmò, sottoscrisse la
Convenzione di Ginevra, che riserva una particolare attenzione alle
vittime civili delle guerre, che ci sono sempre.
Però non si può indistintamente continuare a consentire il
bombardamento di ospedali con la scusa di sradicare il terrorismo.
Il terrorismo va condannato, va isolato, Hamas sicuramente va
disgregata, ma questa operazione non può avvenire a discapito di un
intero popolo, che ha diritto ad avere un suo territorio e un suo
riconoscimento giuridico internazionale.
Io non posso sentire esponenti del Governo italiano dire che
siccome la Palestina non ha un riconoscimento internazionale,
ancora non si può parlare di popolo palestinese Quel popolo
esiste, quel popolo chiede di ottenere un riconoscimento e chiede
semplicemente quello che hanno chiesto tutti i popoli del mondo nel
momento in cui hanno avuto necessità di difendere la propria
integrità, fatta di valori culturali, morali, religiosi e le
proprie libertà.
In questo momento in Palestina, a Gaza, sta succedendo qualcosa
che non si vedeva da tanto tempo, se non in alcune regioni remote
del Pianeta, ed anche lì bisognerebbe intervenire, Presidente Di
Paola.
Quindi io credo che quello che debba arrivare da questo Parlamento
non è solo l'approvazione di questa mozione, ma anche un monito al
Governo nazionale e a tutti i governi europei o comunque di quella
parte del mondo che si qualificano come civili. Che è quello di
rifarsi ai valori dell'umanità e quindi: anche quando c'è una
guerra, premetto che nessuna guerra è giusta e nessuna guerra è
giustificata, ma anche all'interno di una guerra ci sono delle
regole che vanno rispettate: i civili, i bambini, il personale
sanitario, o comunque chi va ad aiutare, il personale umanitario
tutto devono essere rispettati e la Sicilia deve prendersi la
responsabilità, con in testa il governatore Schifani, che avrei
avuto il piacere oggi di avere qui, ma non voglio alzare in questo
momento un livello di polemiche, ma avrebbe dovuto essere qui. È
importante attivarci per cercare di garantire dei corridoi
umanitari, per alleviare quelle che sono le sofferenze di chi
scappa, di chi scapperà da quei territori.
E poi, ricordiamoci una cosa, Presidente Di Paola: i soprusi che
oggi stanno avvenendo in quella regione, le bombe che l'Occidente
sta gettando sull'Iran, non le pagheremo noi quando aumenterà la
benzina. Le pagheranno i nostri figli e i nostri nipoti, quando i
figli e i nipoti delle persone che sopravvivranno verranno qui, a
compiere attentati E lì ci domanderemo: Perché queste persone
brutte, sporche e cattive vengono ad ammazzare in Europa e in
America? .
La risposta non la troveremo in quei giorni, ma oggi, negli anni
in cui tutto ciò è accaduto e in cui siamo rimasti in silenzio.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Assenza. Ne ha
facoltà.
ASSENZA. Signor Presidente, l'ultima frase del collega De Luca mi
ha sorpreso, e devo dire negativamente. Cioè: giustificare
eventuali atti violenti o attentati nei confronti di esponenti del
Governo, come se fossero quasi da aspettarselo e da giustificare in
maniera preventiva, perché sarebbero dettati da una politica che
voi ritenete sciagurata o scellerata, è qualcosa di veramente
grave. E non me lo aspettavo da una persona che io stimo, e che
ritengo assolutamente ragionevole, ma che in questo caso, secondo
me, è andata oltre.
Forse le parole, certe volte, vanno al di là del pensiero.
Detto questo, poi ci meravigliamo se nelle manifestazioni di
piazza vengono raffigurati i rappresentanti del Governo - a partire
dalla nostra Presidente del Consiglio - appesi con la testa in giù,
oppure con le effigi bruciate. Perché anche le parole hanno il
loro peso Quindi io invito tutti a misurare i toni.
Questo Parlamento, devo dire, si era già contraddistinto tempo fa
per essere intervenuto tra i primi parlamenti regionali sulla
materia. Vi era stata anche allora una mozione presentata dai
partiti dell'opposizione, dove si cercava di investire della
problematica anche facendo paragoni - a mio avviso insensati - con
quelle che venivano definite le cariche della polizia italiana
contro i moti studenteschi. E allora, devo dire che la genuinità
prevalse e si arrivò a una mozione unitaria.
Oggi abbiamo questa mozione presentata dal Partito Democratico,
che - per carità - ci sembra abbastanza bilanciata, soprattutto
nella parte introduttiva, ma nelle conclusioni presenta elementi
che non possiamo condividere. Ed è questo il motivo che ha portato
i partiti del centrodestra e della maggioranza a presentare un
emendamento sostitutivo. Questo non significa che, anche in questa
occasione, non si possa o non si debba cercare di arrivare a una
sintesi.
Perché diciamo sbilanciata? Perché si tratta di una mozione in
cui non si fa nessun riferimento alle responsabilità di Hamas e
nella quale, alla fine, si arriva ad auspicare anzi ad impegnare il
Governo ad interrompere qualsiasi aspetto relazionale col governo
di Israele.
Qui - mi perdonerete - vi è la seconda e più evidente
contraddizione in quanto in questo momento non è che si
interrompono le relazioni, o chissà cosa, contro il Governo di
Israele, si interrompono le relazioni con uno Stato sovrano che si
chiama Israele, che in questo momento - potrà piacere o no - ha un
determinato Governo
Che si possa condividere o meno l'azione del Governo è un
discorso, che si arrivino ad interrompere le relazioni con questo
Governo e si impegna il Governo nazionale ad interrompere qualsiasi
tipo di rapporto esattamente la vostra mozione recita, per non
correre il rischio di sbagliare, di esercitare una decisa
iniziativa a livello centrale per sospendere ogni eventuale forma
di relazione istituzionale con il Governo di Israele .
Noi interrompiamo con uno Stato sovrano, fino a prova contraria,
Stato alleato dove vige una democrazia, che potrà piacere o no, ha
portato a dei risultati elettorali e c'è un Governo che, fino a
prova contraria, è un Governo legittimo per quello Stato, è
qualcosa che non possiamo assolutamente condividere.
Qualche giorno fa, ho assistito, ho avuto la ventura di assistere
ad un'intervista, ad una dichiarazione televisiva di Claudio
Velardi che credo non possa essere ascritto ai fondamentalisti
della destra o del centrodestra.
Claudio Velardi faceva notare che l'unica forma di informazione
televisiva che proviene dalla Striscia di Gaza è quella di Al
Jazeera che, faceva notare Claudio Velardi, di tutto si può
tacciare tranne che di essere una televisione dallo spiccato senso
critico elevato e che non sia invece un megafono, in alcuni casi è
una propaganda di ciò che una parte del popolo palestinese vuole
fare passare, anzi non del popolo palestinese, della parte che non
guarda con tanto malocchio Hamas e quant'altro.
Ed il buon Gilistro ha fatto notare - e mi fa piacere - che non
dobbiamo dimenticare che il Covid di Hamas erano sotto gli ospedali
a Gaza o sotto le scuole e quindi è facile dall'esterno poi
criticare o fare chissà cosa fermo restando che, come anche il
Governo italiano ha fatto, l'azione di Israele, del Governo
israeliano su Gaza stia raggiungendo livelli assolutamente
inaccettabili di repressione.
Non dobbiamo, però, neanche dimenticare sia quello che è successo
il 7 ottobre sia quello che purtroppo a Gaza avviene, per cui
giustamente qualcuno ha fatto rilevare che forse questa azione
eccessiva di Netanyahu non fa altro che rafforzare politicamente
Hamas.
Detto questo, io ritengo che le conclusioni cui perveniamo nella
nostra mozione, cioè quelle di arrivare e di propendere quanto più
possibile che si arrivi alla soluzione dei due popoli e due Stati e
contemporaneamente fare sì che la Sicilia diventi - come lo è
storicamente - culla di accoglienza, di solidarietà e quant'altro,
credo che sia una soluzione equilibrata che proponiamo a tutta
l'Aula come soluzione per l'approvazione di questa mozione.
PRESIDENTE. Sono iscritti a parlare gli onorevoli Cracolici e
Dipasquale.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Cracolici. Non ho altri
interventi.
CRACOLICI. Presidente, sono stato attratto dall'intervento, per
ultimo, fatto dal collega Capogruppo di Fratelli d'Italia, credo
che sia stato detto abbastanza tutto, non bisogna aggiungere altro.
Ho notato però che l'onorevole Assenza, in qualche modo,
addirittura pone il tema se le cose di cui stiamo parlando sono le
cose effettivamente che stanno avvenendo a Gaza o se non sia frutto
della cosiddetta "informazione di guerra".
Si sa che le guerre si combattono oltre che con le armi, cercando
di orientare le varie opinioni pubbliche al fine di giustificare o
creare le condizioni di un rigetto da parte appunto di chi in
guerra non è, non è sotto le bombe, ma che in qualche modo si
interroga su quello che sta avvenendo in quell'area.
Ora, voglio dire all'onorevole Assenza, al di là delle opinioni
che ognuno di noi può avere o dei dubbi che ognuno di noi può
avere, su questa vicenda ci sono Stati - no, ci sono stati nel
senso del verbo - ci sono Paesi, Nazioni, come le chiamate voi,
Patrie, Nazioni, siamo alle Nazioni, io li chiamo Paesi, che in
qualche modo hanno manifestato non solo un punto di vista, e
posseggono anche strumenti, servizi, strumenti anche ricognitivi,
tali da non consentire alcun dubbio sul fatto che a Gaza si stia
commettendo, lo chiamo così anche se su questo vedo che ci sono
espressioni un "genocidio".
Onorevole Assenza, il tema non è il 7 ottobre di Hamas. Se nella
mozione fatta dal PD manca il riferimento al 7 ottobre, chiedo ai
colleghi di correggere, qualora fosse un elemento diciamo omissivo,
perché non c'è dubbio che il tema del 7 ottobre è un tema che ha
scosso l'opinione pubblica, ha scosso il nostro Paese, ha
certamente evidenziato che il terrorismo costituisce la forma più
estrema di guerra perché, a differenza delle guerre tra Stati, non
ci sono eserciti, divise, che si combattono sul campo di battaglia;
il terrorismo, per sua natura, fa azioni che tende a nascondere e
come dire a mimetizzarsi, purtroppo la storia di questi
cinquant'anni è disseminata di fatti gravi di tipo terroristico.
Ma quello che è avvenuto dopo il 7 ottobre (che certamente è
un'azione terroristica sulle cui cause probabilmente, non è sul 7
ottobre che abbiamo opinioni diverse), è forse su chi ha alimentato
quel soggetto che ha determinato quell'azione terroristica, perché
vorrei ricordare all'onorevole Assenza che Hamas conquista la
Striscia di Gaza, cacciando l'autorità palestinese, che era
l'autorità che governava Gaza con il sostegno degli israeliani,
ovvero con lo stesso Netanyahu che da decenni esercita la sua
azione di Governo e dispiega in quell'area la sua strategia che ha
prima diviso i soggetti riconosciuti dal popolo palestinese, e
anche dal nostro Paese - vorrei ricordare che l'Organizzazione per
la liberazione della Palestina era un'autorità, ancorché non avendo
rappresentanza diplomatica, ma era un'autorità che lo Stato
italiano riconosceva, dandole sede diplomatica all'interno del
nostro Paese: quindi, Hamas nasce per dividere il popolo
palestinese, sulla questione palestinese ci sono anche
responsabilità di pezzi del mondo arabo, ma qui stiamo giudicando
un fatto.
E allora su un fatto, non abbiamo solo la necessità di esprimere
un giudizio morale, perché se i bambini, se le donne, se uomini che
non c'entrano nulla con gli eserciti, che non sono lì per fare una
guerra, ma che semplicemente si trovano lì e vengono uccisi perché
si trovano lì in un ospedale, in una piazza per gli aiuti, tutto
questo suscita certamente ripulsa morale, credo che nessuno di noi,
destra, sinistra, possa avere dubbi sullo schifo che sta avvenendo
nel mondo, ma quello di cui oggi parliamo è: cosa facciamo noi? Non
il giudizio che diamo su quello che sta avvenendo a Gaza, e per la
verità anche in Cisgiordania. Cosa facciamo noi?
Ebbene, diciamo tutti e siamo tutti d'accordo? Due popoli, due
Stati. Siamo tutti d'accordo? Scusate, due popoli, due Stati, oggi
c'è uno Stato che è riconosciuto dall'Italia, che è lo Stato
d'Israele; non c'è ancora lo Stato di Palestina riconosciuto dallo
Stato italiano.
Allora, cominciamo con un atto, così come altri Paesi europei, con
un atto che riconosca l'autorità palestinese come Stato, perché
altrimenti le parole sono retorica E allora, credo, che oggi il
Parlamento siciliano, al di là del 7 ottobre, del chi abbia
cominciato e determinato le conseguenze, se i tunnel sono sotto gli
ospedali o sopra gli ospedali, insomma lascia il tempo che trova
Possiamo dire con chiarezza - e lo dico proprio in questa sede -
quarant'anni fa, quando partì la storia dei missili a Comiso, il
movimento pacifista nacque qui dentro, questo Parlamento approvò
una mozione, in un'altra epoca politica, ma anche allora con una
maggioranza e un'opposizione, approvò una mozione e l'allora
Capogruppo di quello che era il partito di maggioranza relativa,
che era l'onorevole Capitummino, si assunse la responsabilità da
Capogruppo del suo partito di sottoscrivere quella mozione per dire
che la Sicilia diceva no ai missili a Comiso. Da qui si partì
E allora possiamo fare un atto che dice con nettezza che, di
fronte a quello che sta avvenendo, alla tragedia che sta avvenendo
a Gaza, con tutte le conseguenze che si stanno determinando nel
mondo, perché anche la vicenda iraniana è figlia di quello che è
avvenuto nei mesi scorsi attorno alla storia di Gaza, che la
Sicilia chiede al Governo che riconosca lo Stato palestinese come
autorità legittima di rappresentanza del popolo palestinese. Tutto
questo potrebbe avere conseguenze totalmente diverse rispetto a
quelle di cui parliamo oggi.
Allora, un atto politico, forte, che dice che la Sicilia in
qualche modo si fa carico di questa drammatica crisi e non si
limita a indignarsi o a chiedere una solidarietà di indignazione,
ma che produce un atto politico in cui, in qualche modo, assumiamo
la necessità che per garantire il futuro di quel popolo bisogna che
quel popolo si riconosca in uno Stato-nazione Lo dico a chi si
proclama sovranista. Cosa c'è di più sovrano, il fatto che un
popolo abbia anche una dimensione territoriale in cui si riconosce
come Stato?
Ecco, credo sia opportuno evitare di dividerci se il 7 ottobre c'è
stato o non c'è stato, se è figlio di una sottovalutazione o se il
7 ottobre in qualche modo qualcuno si è girata la faccia perché
aveva una prospettiva più lunga di pensare ad una reazione per
tentare di risolvere una volta per tutte la questione palestinese
Anche lei ha citato un mio caro amico che sostiene una tesi, ma
siccome tutti vediamo la tv, ci sono altri che sostengono altre
tesi. Sono tutte opinioni
Altri sostengono un'altra tesi, cioè che il 7 ottobre, l'autorità
che doveva vigilare su quell'area di Israele, ha cercato di non
vedere. Addirittura si parla di anni di preparazione
Ora, un Paese come Israele che ha il controllo pure dell'area che
respira, e lo dice uno che in Israele c'è stato, che quindi ha
avuto la percezione fisica della militarizzazione estrema di quel
Paese, pensare che il 7 ottobre sia arrivato così, come il colpo di
qualche come dire, all'improvviso beh, mi pare abbastanza
improbabile
Ma il punto non è più questo. Vogliamo o non vogliamo dare una
risposta politica come Parlamento siciliano affinché la Regione
siciliana con nettezza dica allo Stato italiano, innanzitutto, di
riconoscere lo Stato palestinese?
Anche così realizzeremo i due popoli e due Stati, altrimenti i due
popoli e due Stati sono una finzione che continuiamo a ripetere
senza esercitare alcun atto che possa determinare i due popoli e i
due Stati
PRESIDENTE. Abbiamo l'ultimo intervento dell'onorevole Dipasquale
e poi andremo a verificare gli emendamenti e i vari atti
presentati. Ne ha facoltà.
DIPASQUALE. Signor Presidente, Assessori, colleghi parlamentari,
penso che questo dibattito arrivi con ritardo in Aula e in questo
Parlamento.
Cioè la Regione siciliana non è una...
Scusi, onorevole Cracolici, mi perdoni, l'abbiamo ascoltata
tutti...
CRACOLICI. Non è obbligatorio ascoltare
DIPASQUALE. No, non mi interessa. E allora esca fuori e lasci
parlare.
PRESIDENTE. Continui, onorevole Dipasquale.
DIPASQUALE. Io penso che questo dibattito arrivi tardi in Aula.
Questa Regione non è una Regione qualsiasi
La Regione siciliana è la Regione che si trova nel cuore del
Mediterraneo e, per storia e per tradizione, ha avuto un ruolo
fondamentale nel bacino del Mediterraneo.
E arriva oggi questa discussione, ritorno a dire tardiva, dietro
quella che è stata la sollecitazione delle minoranze.
Ora, non ne voglio fare una questione politica, veramente,
cercherò di fare un ragionamento molto semplice e mi dispiace che
la prima cosa che ha cercato di fare la maggioranza sia quella di
contrapporsi con una mozione. Secondo me questo è stato un errore.
Mi aspettavo che davanti all'iniziativa comunque della minoranza,
si presentasse, casomai dal dibattito, una richiesta di
integrazione, di modifica.
Ma pensare di presentare una mozione e pensare quindi di farla
passare con la forza dei numeri, mortificando il lavoro che aveva
fatto la minoranza, lo considero un errore su un tema così
delicato. A maggior ragione, quando questa Regione è stata
completamente assente in questo dibattito.
La Regione siciliana che ha avuto politici che hanno messo al
centro della loro attività, appunto istituzionale, i temi della
cooperazione e i temi della pace e non solo da Presidente della
Regione.
Io mi permetto di ricordare un mio conterraneo, La Pira: "Non ci
sarà pace nel mondo fin quando non ci sarà pace a Gerusalemme",
considerando le questioni, appunto, relative a quella parte del
Mediterraneo centrale e alla stessa tenuta della pace e
dell'equilibrio mondiale.
Non solo: Rino Nicolosi, Presidente di questa Regione, fu uno che
lavorò moltissimo sui temi della pace, considerando fondamentale il
ruolo della Sicilia nello scacchiere mondiale e quindi l'importanza
per la costruzione di pace.
La stessa cosa fece Piersanti Mattarella che veniva considerato
artigiano della pace, era proprio un artigiano della pace, perché
metteva al centro quelle che erano - nelle sue politiche molto
visionarie, così come Nicolosi - le strategie fondamentali perché
la Sicilia doveva essere un riferimento importante per la
costruzione dello sviluppo e della pace, cioè la regione Sicilia
non poteva stare a guardare.
E non dimentichiamo, per ultimo, l'impegno di Pio La Torre contro
le basi missilistiche, il lavoro fatto per Comiso, abbiamo avuto
una classe politica di altissimo livello che ha cercato sempre di
difendere il ruolo della Sicilia nel Mediterraneo, cercando di
costruire la pace.
Ma possiamo dire sinceramente la stessa cosa oggi di Schifani?
Cioè, io posso riconoscere nel mio Presidente della Regione un uomo
che si è impegnato, che si sta impegnando per svolgere questo
ruolo? Assolutamente no E mi dispiace immensamente, mi dispiace
perché già da tempo in lui vedo un uomo che non si indigna davanti
a quello che succede innanzi la Sicilia.
L'ho detto tempo fa quando era rimasta la bambina a mare,
rimproverandolo: "Tu ti devi indignare, io voglio un Presidente che
si indigni", così come penso che non può non indignarsi un
Presidente della Regione che vede accanto a noi, nell'altra sponda
del Mediterraneo, quello che sta succedendo a Gaza
Io voglio, vorrei, desidero vedere la fine di tutto questo
sterminio che stanno combinando. Quello che è successo con Hamas
nessuno lo vuole dimenticare però, oggi, credetemi, è strumentale
dirlo perché non è una giustificazione, è successa una cosa
bruttissima e tutti abbiamo sofferto per gli israeliani, per quelli
che sono morti e per quelli che sono stati presi in ostaggio, ma
non può essere mai una giustificazione per quello che stanno
combinando: hanno distrutto e stanno distruggendo un territorio,
un'aggressione in mezzo.
E questo, secondo la tradizione ebraica e cristiana, è il popolo
di Dio
Come si può riconoscere un popolo come un popolo di Dio, un popolo
che si macchia di tutte queste violenze, aggressioni contro i
bambini, quando li vediamo alla ricerca del cibo o nelle piazze?
Ma noi pensiamo che tutto questo oggi sia possibile? Riteniamo di
poterci giustificare con quello che è successo con Hamas e l'atto
terroristico? No, non lo possiamo fare, vi prego, perché lo
sappiamo e non lo possiamo fare, perché così pensiamo di difendere
i nostri amici che governano.
Noi dobbiamo avere la capacità di svolgere un ruolo e il ruolo
della Sicilia non è come le altre Regioni: oggi questo ruolo
istituzionale contro la guerra, per la pace, lo sapete chi è che lo
sta svolgendo in maniera egregia? Non le istituzioni politiche,
tutti noi abbiamo fallito, lo sta svolgendo la Chiesa, lo sta
svolgendo la Chiesa insieme alle associazioni e insieme ai tanti
cittadini
Quindi, mi auguro e quello che desidero è che veramente finisca
subito questo sterminio, non so chi sia rimasto vivo o non so
quante case ormai ci siano in piedi a Gaza. E anche l'attacco
iraniano è giustificato, per cercare in Iran di distrarre
l'opinione pubblica internazionale che stava iniziando ad
indignarsi di quello che stanno facendo a Gaza. Io ne sono no
convinto, ne sono convintissimo
E allora mi auguro che questo Parlamento non si divida su una
mozione così importante, sono sicuro, non si può pensare di
snaturare la mozione che il Partito Democratico ha presentato
perché è una mozione che può essere sistemata, può essere
aggiustata, ma non può essere snaturata, anche per riconoscere
quell'impegno che il Partito Democratico ha dimostrato. Se non
fosse stato per il Partito Democratico e per l'opposizione cosa
Voi, la maggioranza potevate presentarla anche prima una mozione,
portarla avanti, quindi riconosceteci questo ruolo e
riconoscetecelo anche democraticamente, accettando quelle che sono
le linee guida principali della mozione.
Prima Cracolici ha fatto riferimento ad un momento importante di
questo Parlamento, dove il Capogruppo della maggioranza, allora
venne incontro a quella che era la mozione della sinistra in
merito, appunto, alla questione dei missili a Comiso.
E poi, vi dico, oggi quello che ci serve è tutto tranne uno
scontro ideologico anche su questo
E poi, vi prego, dovete far capire al Presidente della Regione che
su questo argomento lui non può essere un estraneo, un
extraterrestre Il Presidente della Regione deve svolgere un ruolo,
anche perché abbiamo - e concludo Presidente - un grande problema
che sono le basi, non solo le basi, non vorremmo che anche Comiso,
che purtroppo vediamo molto indebolito, possa ritornare di nuovo a
essere messo in discussione e utilizzato per cose diverse
Quindi, di queste posizioni forti del Presidente della Regione, la
Sicilia e i siciliani ne hanno bisogno
Mi auguro da questo dibattito, da questo confronto, di rivedere
una posizione nuova anche del Governo della Regione. La Sicilia non
è come le altre Regioni d'Italia. La Sicilia svolge un ruolo
geopolitico importante, fondamentale anche per la pace e il
Presidente della Regione lo deve svolgere.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Dipasquale.
SPADA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Colleghi, era l'ultimo intervento.
(Brusio in Aula)
Un attimo colleghi, se mi ascoltate un attimo, ascoltatemi nel
ragionamento.
È stato presentato alla mozione 267 un emendamento sostitutivo che
trovate all'interno del vostro tablet. L'emendamento sostitutivo è
stato firmato dai Capigruppo di maggioranza.
Io, rispetto agli interventi che ci sono stati, farei in questo
modo, colleghi, sempre per cercare di trovare un'unità anche
dell'Assemblea su un tema così importante, considerando che c'è una
mozione che è stata presentata dal Gruppo del Partito Democratico e
un emendamento che è stato firmato dai Capigruppo di maggioranza,
sospenderei l'Aula...
(Brusio in Aula)
Un attimo, ci sono anche altre mozioni presentate da altri Gruppi
parlamentari come il Movimento 5 Stelle, pertanto sospenderei
l'Aula dieci minuti per far sì, se si riesce a trovare tramite i
Capigruppo di tutti i Gruppi dell'Assemblea regionale una sintesi e
votare quella sintesi.
Quindi, sospendo l'Aula per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 17.55, è ripresa alle ore 18.21)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è ripresa.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole De Leo ha chiesto congedo per
la seduta odierna.
L'Assemblea ne prende atto.
Riprende il seguito della discussione della mozione n. 267
"Iniziative a livello centrale in sostegno del popolo palestinese e
per il riconoscimento dello Stato di Palestina"
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, il tema, da quello che ho capito,
anche dagli interventi che ci sono stati quest'oggi, è molto
importante. In Aula, nei vari interventi, più colleghi hanno
sottolineato l'importanza di trovare una sintesi unitaria come
Assemblea su un tema così importante. So che ci sono già state
delle interlocuzioni tramite i Presidenti dei Gruppi parlamentari e
gli altri colleghi.
A questo punto, io dichiaro, ovviamente, chiusa la discussione
generale e rinvio la votazione della mozione alla prossima seduta,
sperando che, comunque, ci sia una sintesi.
LACCOTO. No, Presidente
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani,
mercoledì 25 giugno 2025, alle ore 15.00, con la votazione della
sintesi che verrà trovata e con il susseguirsi dell'ordine del
giorno sulla discussione generale sul riordino dei consorzi di
bonifica.
La seduta è tolta alle ore 18.22 (*)
(*) L'ordine del giorno della seduta successiva, pubblicato sul
sito web istituzionale dell'Assemblea regionale siciliana, è il
seguente:
Repubblica Italiana
ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
XVIII Legislatura
XVI SESSIONE ORDINARIA
189a SEDUTA PUBBLICA
Mercoledì 25 giugno 2025 - ore 15:00
ORDINE DEL GIORNO
I -COMUNICAZIONI
II -SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:
-N. 267 - Iniziative a livello centrale in sostegno del popolo
palestinese e per il riconoscimento dello Stato di Palestina . (V.
allegato)
(6 giugno 2025)
CATANZARO - CRACOLICI - BURTONE
- DIPASQUALE -
SAFINA - SPADA - VENEZIA -
CHINNICI - GIAMBONA - LEANZA -
SAVERINO
III - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) Riordino dei consorzi di bonifica e di irrigazione della
Regione Siciliana (n. 530/A) (Seguito)
Relatore: on. Vitrano
2) Aree a burocrazia semplificata e a legalità controllata (n.
832/A Stralcio II/A) (Seguito)
Relatore: on. Vitrano
3) Norme riguardanti gli enti locali (n. 738 Stralcio/I COMM
ter/A)
Relatore: on. Abbate
VICESEGRETERIA GENERALE AREA ISTITUZIONALE
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Consigliere parlamentare responsabile
dott. Andrea Giurdanella