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Resoconto d'Aula della Seduta n. 27 di martedì 07 marzo 2023
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   Presidenza del Presidente Galvagno

   Presidenza del vicepresidente Di Paola


                   La seduta è aperta alle ore 17.07

   PRESIDENTE.   Avverto  che  il  processo  verbale   della   seduta
  precedente  è  posto  a disposizione degli onorevoli  deputati  che
  intendano prenderne visione ed è considerato approvato, in  assenza
  di osservazioni in contrario, nella presente seduta.

   Ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno,  do
  il  preavviso  di  trenta minuti al fine delle eventuali  votazioni
  mediante  procedimento elettronico che dovessero  avere  luogo  nel
  corso della seduta.
   Invito,  pertanto,  i deputati a munirsi per tempo  della  tessera
  personale di voto.
   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                      Atti e documenti, annunzio

   PRESIDENTE.   Avverto  che  le  comunicazioni  di  rito   di   cui
  all'articolo  83  del  Regolamento interno  dell'Assemblea  saranno
  riportate nell'allegato A al resoconto dell'odierna seduta.

                   Comunicazione di mozioni superate

   PRESIDENTE. Comunico che:
   -a  seguito dell'accettazione come raccomandazione, da  parte  del
  Governo,  nella seduta n. 24 del 7-8-9-10 febbraio 2023 dell'ordine
  del  giorno n. 64, è da intendersi superata la mozione  n.  38,  di
  contenuto pressoché identico;
  -a seguito dell'accettazione come raccomandazione, da parte del
  Governo, nella seduta n. 24 del 7-8-9-10 febbraio 2023 dell'ordine
  del giorno n. 65, è da intendersi superata la mozione n. 40, di
  identico contenuto.

   L'Assemblea ne prende atto.


           Dibattito sul tema del regionalismo differenziato

   PRESIDENTE. Allora, abbiamo finito con le comunicazioni.
   Colleghi abbiamo fatto una Capigruppo. Oggi, all'ordine del giorno
  c'è  il  dibattito  sul  tema  del regionalismo  differenziato.  In
  funzione del fatto che giovedì avrò un incontro, insieme agli altri
  Presidenti dei Consigli regionali di tutta Italia, con il  ministro
  Calderoli,   abbiamo   ritenuto  fosse   opportuno   creare,   dare
  l'opportunità  di  un  dibattito  per  il  tema  del   regionalismo
  differenziato,  pertanto,  i  minuti a  disposizione  per  Fratelli
  d'Italia saranno 14, Forza Italia 10, Movimento 5 Stelle 30, DC  8,
  Prima  l'Italia 8, Popolari e Autonomisti 10, PD 60,  Sicilia  Vera
  25, Sud chiama Nord 25, Gruppo Misto 10.
   Noi  dopo  la  seduta odierna, mi auguro che si possa trovare,  in
  qualche modo, la possibilità di poter creare una proposta da  poter
  sottoporre  al Ministro giovedì e, eventualmente al ritorno,  poter
  io  relazionare durante la Conferenza dei Capigruppo  o  magari  in
  un'altra  seduta d'Aula, rispetto all'incontro che terremo  proprio
  giovedì.

   CRACOLICI. La seconda che ha detto è cioè relazionare all'Aula.

   PRESIDENTE. Sì, relazionare all'Aula. Non l'ho detto?

   CRACOLICI. Ha detto Capigruppo o all'Aula.

   PRESIDENTE.  L'onorevole  Cracolici preferisce  che  si  relazioni
  all'Aula.

   DE LUCA CATENO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
   Chiedo  ai  colleghi che vogliono iscriversi di dirlo al  deputato
  segretario,  onorevole Marchetta. Onorevole De Luca, sul  dibattito
  chiaramente.

   DE  LUCA  CATENO. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  comunico
  che i tempi dei due Gruppi li sommiamo in questo intervento, quindi
  faccio un intervento unico per conto dei Gruppi Sicilia Vera e  Sud
  chiama Nord.

   PRESIDENTE.  Quindi, possiamo sommare direttamente i  due,  glieli
  sommo.  Siccome l'altra volta, lei ha parlato a lungo, lo  mettiamo
  subito. Poi non ne ha più, onorevole De Luca.

   DE  LUCA CATENO. Lo so, infatti mi regolerò di conseguenza,  senza
  alcun problema.
   Grazie,   Presidente.  Onorevoli  colleghi,  onorevole   assessore
  Falcone, reduci di un grande risultato in questo Parlamento che  ha
  riguardato  la  maratona della legge di bilancio e della  legge  di
  stabilità,  ovviamente,  siamo in attesa di  vedere  quella  che  è
  l'attuazione  del lavoro che è stato fatto da questo  Parlamento  e
  soprattutto  quelli che poi saranno i provvedimenti conseguenziali,
  ci auguriamo anche in tempi rapidi.
   Oggi  viene messa all'ordine del giorno una discussione  che,  per
  molti  aspetti, signor Presidente, è tardiva e questo  ci  tengo  a
  sottolinearlo pur apprezzando la sua sensibilità nei  confronti  di
  questo Parlamento.
   Noi  avevamo presentato una mozione già il 12 dicembre, la  numero
  7,  dove  chiedevamo che si venisse in Aula a discutere  di  questo
  argomento,  in  considerazione  dell'accelerata  politica  che   si
  registrava soprattutto da parte della Lega sul disegno Calderoli e,
  quindi,  arrivare  alla  vigilia  delle  elezioni  regionali  della
  Lombardia  e  del  Lazio con un pezzo di carta che  potesse  essere
  utilizzato,  nell'ambito di un dibattito politico,  soprattutto  in
  Lombardia, dove la Lega sta mostrando le maggiori difficoltà.
   Quando  abbiamo notato questo, abbiamo presentato questa richiesta
  ma  ci  attendevamo  da  parte  del governo  Schifani  un'apertura,
  un'interlocuzione con questo Parlamento proprio per registrare  non
  solo  gli umori ma capire come potevamo, da questo punto di  vista,
  avere   la  capacità  di  essere  innovativi  e,  quindi,  non   di
  trincerarsi e trincerarsi semplicemente sul no.
   Questa  interlocuzione è mancata, ma non è una novità che il  buon
  presidente  Schifani  abbia ormai assunto il  ruolo  di  "cavaliere
  solitario  errante", non sappiamo questo dove  lo  porterà  e  dove
  porterà soprattutto la nostra Sicilia.
   Nel  frattempo, si sono consumate delle tappe importanti: la prima
  tra  tutti  quella  di un Consiglio dei Ministri  che  comunque  ha
  apprezzato la cosiddetta bozza "Calderoli", ma il fatto ancora  più
  grave è che qualche giorno fa in Commissione Stato-Regioni ci siamo
  ritrovati  col  presidente Schifani che ha detto sì al  disegno  di
  legge  "Calderoli" e di conseguenza noi avremmo detto sì  a  questo
  disegno  criminale,  sotto il profilo politico,  e  per  noi  lo  è
  doppiamente.
   E cominciamo ad entrare nel merito della questione. Noi scontiamo,
  rispetto   alle  altre  Regioni  a  Statuto  ordinario  che   sono,
  ovviamente,  interessate  direttamente  a  particolari   forme   di
  autonomia   per   come   disciplinato   dall'articolo   116   della
  Costituzione  e, ovviamente, sappiamo bene che il  terzo  comma  fa
  espresso   riferimento  a  delle  materie  che   sono   contemplate
  nell'articolo  117  e parliamo complessivamente  di  21  materie  a
  legislazione  concorrente e tre materie addirittura a  legislazione
  esclusiva da parte dello Stato.
   Il  fenomeno  che  già  il  professore Antonio  Ruggeri,  illustre
  costituzionalista dell'Università di Messina, ha citato come  ormai
  il  rischio,  in relazione a quella che è la nostra  autonomia,  il
  nostro  Statuto di autonomia, di un'autonomia a rovescio, non  solo
  per  come  è  stata applicata da noi siciliani ma per  come,  dalla
  riforma  del  Titolo V della Costituzione del 2001, si sarebbe  poi
  evoluto  il rapporto tra le richieste provenienti dalle  Regioni  a
  Statuto  ordinario  che,  per alcuni aspetti,  potrebbero  arrivare
  anche   a  superare  il  nostro  Statuto  di  autonoma  in   alcune
  particolari materie.
   Avevamo  già posto la questione nell'ambito della discussione  del
  Documento  di economia e finanza regionale, quando avevamo  chiesto
  l'aggiornamento del DEFR, approvato il 28 giugno 2022  dal  governo
  Musumeci.  Avevamo  detto  che quel DEFR non  poteva  assolutamente
  essere considerato quello che era il quadro nel quale poi procedere
  per  la  legge  di  bilancio e per la legge  di  stabilità,  perché
  sappiamo  bene  che  il  DEFR rappresenta il  quadro  di  carattere
  generale che orienta, come una stella cometa, poi, i due disegni di
  legge principali che caratterizzano l'annualità di ogni Parlamento.
   In  quel  contesto  avevamo posto nei  24  punti  che  sono  stati
  apprezzati dalla stessa maggioranza - abbiamo allora integrato  con
  ben  24 punti non solo il DEFR ma anche la NADEFR - e uno di questi
  24  punti  riguardava esattamente un impegno ben preciso che  leggo
  letteralmente:  "impegna  il  Governo  della  Regione,   anche   in
  considerazione   del   recente  avvio   dell'iter   della   riforma
  costituzionale sull'autonomia regionale differenziata, al  fine  di
  difendere  le  prerogative statutarie regionali a porre  in  essere
  tutte  le  azioni  necessarie affinché si addivenga  alla  completa
  attuazione di quanto previsto dagli articoli 36 e 37 dello  Statuto
  della  Regione  siciliana. Ed inoltre impegna il Governo  regionale
  affinché ponga in essere tutte le interlocuzioni necessarie al fine
  di  vedere  riconosciute  dallo Stato  le  partite  finanziarie  di
  spettanza  regionale di competenza degli scorsi esercizi finanziari
  ad oggi ancora non riconosciute.

                Presidenza del Vicepresidente DI PAOLA

   Qui  si  faceva riferimento ad alcune tematiche diverse: la  prima
  era  la  famosa retrocessione delle accise che dal 2007, in base  a
  una  legge che innalzò la compartecipazione da parte della  Regione
  siciliana  alla spesa sanitaria, doveva portare a una compensazione
  con    una    retrocessione   proporzionale   a   questo   impegno,
  all'innalzamento di questa percentuale; questa previsione normativa
  non si è verificata e abbiamo subìto, sostanzialmente, quella che è
  stata  la  conseguenza di una compartecipazione posta a carico  dei
  siciliani,  a  sua volta non compensati da quello che  già  era  un
  principio, attenzione, del nostro Statuto di autonomia, perché  tra
  i  vari  principi  non  attuati  c'è anche  quello  riguardante  la
  retrocessione  delle  accise e, naturalmente,  ci  sono  gli  altri
  articoli  dello Statuto di autonomia riguardanti anche il principio
  del  riscosso  del reddito prodotto da stabilimenti che,  comunque,
  sono  agganciati a delle aziende che hanno sede legale fuori  dalla
  Sicilia.
   Abbiamo  posto due questioni. La prima riguardava anche l'elemento
  discordante che avevamo trovato nel DEFR approvato dalla Giunta del
  presidente  Musumeci. A pagina 6 di quel documento,  lo  ricordiamo
  tutti  quanti,  era  previsto esattamente  un  miglioramento  delle
  entrate  del  bilancio  della Regione siciliana  in  attuazione  di
  quelle  che  erano  le  norme  del 2006 sulla  retrocessione  delle
  accise;  c'era  mezza  pagina  dedicata  come  una  prospettiva  di
  miglioramento basata sulla convinzione, ribadita in quel documento,
  dal  Governo,  quindi,  Musumeci del quale faceva  parte  anche  il
  gladiatore Falcone - perché è uno dei pochi che affronta  l'Aula  e
  di   questo   gliene  dobbiamo  dare  atto  -  che   conteneva   la
  contraddizione  rispetto  a che cosa? Rispetto  alle  dichiarazioni
  programmatiche   che  il  presidente  Schifani  ha   sostenuto   in
  quest'Aula.  Vi  ricordate 24 di novembre, c'era ancora  il  famoso
  post  visita  di Schifani al Ministro delle finanze Giorgetti,  che
  doveva  risolvere la questione riguardante i circa  8  miliardi  di
  euro,  miliardo più miliardo meno, tanto non abbiamo  visto  nulla,
  riguardante  intanto la mancata retrocessione  di  una  percentuale
  delle accise.
   Bel  post, anche in quell'occasione Falcone era sorridente, e sono
  tornati  in  Sicilia portando finalmente un grande risultato:  dopo
  oltre quindici anni di soprusi, dopo quindici anni che lo Stato non
  rispettava  una sua legge finalmente il presidente Schifani  -  che
  allora  nel  frattempo era anche Presidente del Senato e  nulla  ha
  fatto per far rispettare questa legge per la sua Terra - ma abbiamo
  detto  e  tutti abbiamo sperato: ma guarda che ci siamo  sbagliati,
  noi  pensavamo  che  i siciliani si fossero ritrovati  ad  eleggere
  politicamente  quello che rischia ancora di marchiare ulteriormente
  la  Sicilia  come  servo sciocco dello Stato  italiano,  guarda  ci
  dobbiamo ricredere  Quando sono arrivati in Sicilia con le  valigie
  piene  di  soldi  noi  eravamo lì quasi  sbalorditi,  come  direbbe
  Falcone   basiti.   E  quando  è  venuto  in  quest'Aula   per   le
  dichiarazioni programmatiche, mi pare che era il 5 di dicembre,  se
  non  ricordo male, vi ricordate la frase utilizzata dal  presidente
  Schifani,  sono numeri questi  per la serie sono arrivato io e  ora
  questi  numeri  diventeranno realtà, soldi e ha citato  esattamente
  questo  tema della retrocessione delle accise e l'importo,  per  la
  serie  sono  arrivato io ora "Salvatore della Patria" e noi  ancora
  eravamo lì a guardarci, per la serie, quasi quasi non è che abbiamo
  sbagliato  a  non sostenere tutti questo eroe, questo giovane  eroe
  che  è  qui finalmente a riscattare il nostro popolo, dopodiché  ci
  siamo  ritrovati, se non ricordo male la data, l'assessore  Falcone
  se  la ricorderà sicuramente, se non sbaglio era il 16 dicembre, la
  firma  dell'accordo Stato-Regione dove per miseri  200  milioni  di
  lire ci siamo dimenticati che eravamo i sostenitori, eravamo quelli
  che  dovevano  finalmente  riscattare questa  Terra  portando  otto
  miliardi.  Dove  sono i sette miliardi e otto,  assessore  Falcone?
  Dove sono andati a finire queste risorse?
   Cos'è  successo perché Schifani è meraviglioso, ma come  riesce  a
  schivare tutto è da scuola di politica, non suda, non abbiamo avuto
  la  risposta che avevamo posto, avevamo chiesto più volte ci volete
  spiegare, quanto meno per nostra cultura, noi poveri mortali,  qual
  è l'evento che ha cambiato la prospettiva anche al Presidente della
  Regione  siciliana, all'intero Governo, a questa  Giunta,  cioè  se
  fino  al 5 di dicembre avete ribadito in quest'Aula che quei  soldi
  erano  dovuti,  perché  il  16 di dicembre  scatta  una  trattativa
  privata,  anzi,  si  concretizza il  risultato  di  una  trattativa
  privata tra il presidente Schifani e il ministro Giorgetti.
   Perché  trattativa  privata?  Perché  quell'accordo  non  è  stato
  preceduto da alcun dibattito d'Aula, da alcuna delibera di  Giunta,
  abbiamo  anche  fatto la verifica su qual era la prassi  utilizzata
  nella  sottoscrizione degli accordi Stato-Regione, ebbene,  abbiamo
  trovato molti riscontri che mettevano in modo, ovviamente, ordinato
  le questioni, di fronte a un accordo Stato-Regioni, un dibattito in
  Giunta, una delibera di Giunta preventiva, un mandato al Presidente
  a  sottoscrivere  l'accordo, soprattutto quando  si  tratta  di  un
  accordo che mette la pietra tombale su otto miliardi. Questo  è  il
  primo  delitto che si è consumato col governo Schifani,  trattativa
  privata.
   Quale  vantaggio ha avuto Schifani? Posso credere solo 200 milioni
  di  euro e, allora, c'è questa calcolatrice che non funziona, ma la
  questione  che ancora non è stata chiarita e questo lo voglio  dire
  anche  ai  miei colleghi della maggioranza, avete avuto  almeno  il
  privilegio,  almeno voi, di sapere qual è stato l'elemento  che  ha
  fatto  cambiare idea e posizione all'intera Giunta? Non  c'è  stata
  alcuna sentenza di nessuna Corte nel frattempo, non c'è stato alcun
  provvedimento legislativo, forse ci sarà stato il mago Otelma che è
  apparso durante le notti insonni al presidente Schifani e gli  avrà
  detto  o l'avrà consigliato così, perché è blasfemo quello  che  ha
  fatto,  ovviamente,  il presidente Schifani, solo  il  mago  Otelma
  poteva eventualmente consigliare una cosa del genere.
   Non abbiamo avuto questa soddisfazione ma, è ovvio, che i colleghi
  della  maggioranza sono sereni, quindi, quanto meno hanno avuto  il
  privilegio,  e  chi sa se ce lo sveleranno, di  sapere  qual  è  il
  motivo che ha portato Schifani a cambiare idea nel giro d'un  mese.
  Neanche
   Ma  la  questione non è politica perché, guardate, si può cambiare
  idea, come si suol dire solo i cretini non cambiano idea, ma qua si
  tratta di 8 miliardi per i quali dovevamo avere una motivazione ben
  precisa. E il Presidente del Parlamento siciliano su questo, quanto
  meno,  è stato più garbato, ha avuto rispetto di questo Parlamento.
  Giovedì  deve  incontrare Calderoni, non so, dovranno giocare  alle
  figurine  probabilmente anche perché, con  tutto  il  rispetto  del
  nostro Presidente del Parlamento, è ovvio che più di mostrargli  il
  biglietto che costa 600 euro per andare a Roma non può fare.
   E  perché  non  può  fare? Perché già l'ulteriore  misfatto  si  è
  consumato  la settimana scorsa quando ci siamo ritrovati  che  solo
  quattro  governatori su venti hanno espresso parere negativo  nella
  Conferenza    Stato-Regioni   per   quanto   riguarda   l'autonomia
  differenziata.
   E  allora, l'altro aspetto che avevo messo in evidenza durante  il
  dibattito  sul  DEFR. Visto che finalmente c'è  la  tanto  invocata
  uniformità  di pensiero, la tanto richiesta di omogeneità  politica
  fra  il  Governo siciliano e il Governo nazionale, ma volete almeno
  pretendere,   pur   se   noi  non  siamo  ovviamente   direttamente
  interessati  come Sicilia, a quello che in ogni caso, e  chi  pensa
  questo sbaglia perché qualcuno pensa che il fatto che noi non siamo
  interessati  in quanto la partita è solo tra le Regioni  a  Statuto
  ordinario,  pensate che non ci tocca? Ora vi dimostrerò  perché  ci
  tocca  Ma prima di arrivare a questo c'è una questione ben precisa.
   Un Governatore della Sicilia che appartiene alla stessa coalizione
  prima  di  avviare un percorso del genere non doveva pretendere  da
  parte  del  Governo  Meloni  il  rispetto  del  nostro  Statuto   e
  l'integrale applicazione?
   Per  la  serie,  cari miei, siccome qua si sta partendo sempre  da
  posizioni diseguali e sapete bene che c'è un principio liberale che
  dice  esattamente  questo: è inutile dividere in parti  uguali  tra
  soggetti diseguali . E' questa la questione  Che ci riguarda e che,
  ovviamente, limiterà sempre di più la nostra capacità finanziaria.
   E  allora, noi ci aspettavamo, ecco perché avevamo presentato  già
  il 12 di dicembre questa richiesta, ci aspettavamo che ci fosse una
  presa di posizione ben precisa.
   Avrei  potuto capire la rinuncia agli 8 miliardi, poi staremo  qui
  ancora  a  discutere  forse il contenzioso è  questo  eccetera,  ma
  allora l'informazione a Schifani la sua sicumera che ha espresso il
  24  novembre, la sua sicumera che preso 5 di dicembre in quest'Aula
  da  cosa  deriva? Dall'essere sprovveduto o da false  informazioni,
  considerato  che il 16 dicembre si è rimangiato tutto? Noi  abbiamo
  diritto,  signor Presidente, di sapere queste cose perché questo  è
  uno  degli  aspetti  più inquietanti che caratterizza  l'azione  di
  questo Governo. Inaffidabilità assoluta, l'essere caratterizzati da
  trattative  private  e  questo  Parlamento  non  merita  di  essere
  calpestato.
   Avrei  potuto  capire che la rinuncia degli  8  miliardi  era  per
  l'apertura, finalmente, all'applicazione integrale dell'articolo 36
  e  37  dello  Statuto e al 38, dove prevede il fondo di solidarietà
  che ormai si è rivelato in questi ultimi dieci anni spiccioli.
   Quella  sarebbe stata una trattativa, sarebbe stato un compromesso
  a rialzo, ben venga, ma non c'è stato neanche in quella circostanza
  dove noi abbiamo messo una pietra tombale a quegli 8 miliardi.
   E  mi  pare  -  qui  è  presente  anche  il  Presidente  Micciché,
  probabilmente  avrà  più memoria di me, ci sono  i  colleghi  della
  precedente legislatura - mi dicono che in quest'Aula è stato votato
  un  ordine del giorno che prevedeva, prima di sottoscrivere accordi
  tra lo Stato e la Regione, quanto meno in base a quello che era  il
  tema doveva essere informato il Parlamento
   E  allora,  quando  io  mi  permetto di  dire  che  questa  è  una
  trattativa privata è perché questi sono i connotati, anche rispetto
  alla  volontà  di  un Parlamento che ha chiesto al suo  Presidente:
  "Prima  di  chiudere  trattative informaci" perché?  Perché  poi  è
  questo Parlamento chiamato ad attuare gli accordi Stato-Regione, le
  leggi si fanno qua non a Palazzo d'Orleans o nei salotti romani
   Siamo noi che ci dobbiamo prendere poi la responsabilità, anche in
  relazione a quelli che sono le conseguenze dell'accordo del 2021  e
  quindi il cappio che per dieci anni abbiamo sotto il profilo  della
  spesa  e poi veniamo presi a schiaffi, perché Roma ci dice:  "Siete
  cretini,   non  vi  sapete  organizzare",  ma  come   ci   dobbiamo
  organizzare se un euro per la spesa, anche per assumere, per quanto
  riguarda  il  PNRR  per  accelerare la capacità  di  spesa  non  la
  possiamo fare.
   Siamo altro che in una situazione pirandelliana, siamo una vera  e
  propria tragedia. E in questo, è ovvio, Assessore Falcone,  che  il
  vostro  comportamento non ci aiuta, anzi non fa altro che aumentare
  quello  che è il divario tra un Parlamento che pretende rispetto  e
  un  Governo  che - mi passi il termine - continua a fare  il  servo
  sciocco dello Stato.
   E  questo  ci  dispiace, perché non sono solo stati calpestati  le
  volontà   precedenti   e   quindi   perché   Schifani   sottoscrive
  quell'accordo andando contro la volontà di un Parlamento che  aveva
  chiesto  solo  il  diritto  di essere informato?   Schifani  chiude
  quell'accordo,  ve  lo posso assicurare, anche  all'insaputa  della
  maggior parte degli Assessori della sua Giunta, trattativa privata,
  vedremo poi dove dovrà andare a sfociare.
   Oggi  questo Parlamento più che esprimere una censura a tutti  gli
  effetti  nei  confronti del comportamento di  questo  Governo  cosa
  dovrebbe   fare?  Oggi  che  abbiamo  assistito  già  ai   passaggi
  essenziali  del disegno Calderoli, questo Parlamento cosa  potrebbe
  fare?  Nulla,  diciamoci  chiaramente le  questioni  tranne  e  qui
  sarebbe  il miracolo, questo sì che sarebbe un miracolo, finalmente
  un  sussulto di dignità questo ovviamente varrebbe per  la  Sicilia
  come  per  l'intero Meridione, perché non chiedete  -  lo  dico  ai
  colleghi  qua della maggioranza - ai vostri riferimenti  nazionali,
  di  assumere una posizione ben precisa nei confronti di un  Governo
  che  ha  deciso di spaccare l'Italia con provvedimento monocratico,
  perché  se  andiamo  a guardare le procedure previste  dal  disegno
  Calderoli è fatta apposta per arrivare poi finalmente a un  monarca
  illuminato,  perché è la prima volta che io vedo  un  soggetto  che
  commissaria se stesso, cioè ce  ne vuole fantasia, prevedere  delle
  procedure, dei termini e alla fine con i tuoi stessi rappresentanti
  nominati  e  dici   ai  tuoi  stessi  rappresentanti  che  se   non
  rispettano quei termini:  ti commissario .
   Questo   significa  che  ormai  è  stato  stabilito  il   giochino
  procedurale,  il  rimpallo,  anzi parliamoci  chiaramente  come  se
  avessimo qui una sfera di cristallo, io sono sicuro che si arriverà
  a  questo commissariamento, a questo monarca illuminato, d'altronde
  rispecchia  anche un po' la visione -  non me ne voglia  nessuno  -
  dell'attuale Premier e lo si vede poi in tanti indizi ben chiari.
   Ecco perché quel provvedimento è stato concepito in questi termini
  e  nel  frattempo che succede? Presidente Falcone mi  guardi  negli
  occhi,  mi  guardi, lei aveva miliardi dei fondi  extra  regionali,
  quanto le è rimasto ora in funzione di quello che è l'accentramento
  nelle  mani  di Fitto? Li avete fatti i conti? Si o  no?  Li  state
  facendo  i  conti?  Perché  la  cosa bellissima  ora  qual  è?  Nel
  frattempo  che  va avanti questo disegno criminale  ovviamente  qua
  bisogna raschiare il barile no? E allora ci siamo inventati ora  la
  cabina  di regia unica dei fondi della Pon Metro o inseriranno  ora
  anche  le  altre misure riguardanti i fondi extra regionali  e  che
  cosa  è previsto? E ve lo anticipo: la violazione del principio  di
  territorialità  e  dalle prime circolari già che sono  arrivate  le
  prime  tappe dove si chiede nella banca dati Delfi di aggiornare  e
  inserire, perché ovviamente questo significa il monitoraggio che  è
  la premessa per portare al disimpegno delle risorse e alla relativa
  ridistribuzione senza un principio di territorialità.
   Ecco  questa è la visione poi concreta di un'Amministrazione dello
  Stato,  Presidente Falcone che si sta verificando, noi ora vogliamo
  capire  anche  in  quest'ottica  cosa  sta  per  succedere  e  cosa
  succederà.
   Voi mi direte perché? Perché così scatta la trattativa privata tra
  i  Sindaci  e  i  Presidenti  delle  Regioni,  non  più  attenzione
  quell'assegnazione   secondo   legge   e   quindi   principio    di
  territorialità  e  quindi  anche il valore  di  risorsa  aggiuntiva
  rispetto  ai  trasferimenti ordinari cosa che non si  è  ovviamente
  fatta  in  questi  anni  lo  sappiamo, l'abbiamo  visto  anche  con
  l'assegnazione dei Recovery found, ma fondo unico in modo tale  che
  poi ci siano i viaggi della speranza.
   Si  parte  da  Messina con la valigia per andare a  discutere  con
  questa  fantomatica Cabina di regia e dire:  senti ma  per  il  mio
  territorio per queste risorse cosa c'è ? Niente, perché è ovvio che
  in  questo momento si stanno aprendo i cassetti per posizionare con
  una  certa priorità quelli che sono i progetti che non sono entrati
  in certe programmazioni e che ora saranno finanziati.
   C'è un piccolo dettaglio in tutta questa storia ci diranno: questo
  è  il modo per colpire cattivi amministratori, quelli che non hanno
  saputo  spendere, ma io vi potrei citare che ci sono  progetti  che
  sono  fermi da anni alla Commissione via centrale oltre che  quella
  qui  regionale perché noi nel 2016 abbiamo avuto fantasia anche  in
  questo  e  abbiamo  aggiunto  alla  Commissione  VIA  nazionale  la
  Commissione VIA regionale.
   Bene,  guardiamo un attimino anche perché certe infrastrutture,  i
  progetti sono fermi. In base all'importo, in base alla tipologia  o
  sono  fermi  da  anni a Palermo per un pezzo di  parere  ambientale
  oppure  sono  a Roma in attesa di avere la valutazione  di  impatto
  ambientale da parte dello Stato.  Ma noi oggi subiamo anche  questo
  smacco,  i sindaci, i tanti vituperati sindaci, coloro che  vedrete
  il  report finale perché mi immagino già i twit, mi immagino già  i
  post, le batoste agli amministratori che non hanno saputo spendere,
  omettendo  di dire che la maggior parte della spesa è ferma  perché
  in  queste Commissioni di nomina politica, lì si infrangono i sogni
  dei vari sindaci.
   Tutto  questo, vedete, è collegato a una questione che  ormai  sta
  portando chi ci governa a centralizzare rispetto a questa pantomima
  dell'autonomia differenziata. In tutta questa storia  la  fine  che
  faranno  i  palazzi  municipali non l'ha capito  nessuno,  qua  c'è
  ancora  la  lotta  per  le materie che dallo  Stato  devono  essere
  trasferite alle Regioni a Statuto ordinario.
   Il  principio previsto, lo sapete meglio di me. Io ho  evitato  di
  entrare nel merito del tecnicismo della norma perché desidero stare
  su  un  fronte  politico  del  ragionamento.  Sapete  bene  che  un
  principio di questa norma è l'invarianza di spesa quindi significa,
  attenzione, che saranno trasferite materie dallo Stato alle Regioni
  a Statuto ordinario senza un costo aggiuntivo.
   E  voi mi direte "che bello". E io vi dirò "stolti". Perché questo
  è  il  modo surrettizio per cristallizzare il principio della spesa
  storica  e non consentire più, al di là delle colpe perché  qua  le
  colpe  sono  di  tanti e di varie fasi, è logico che  questa  è  la
  strategia  per  conclamare in modo surrettizio il  principio  della
  spesa storica, chi ha avuto di più continuerà ad avere, chi non  ha
  avuto non avrà.
   E quindi, se mancano gli asili nido in Sicilia, in Calabria, se il
  rapporto asili nido con il numero dei bambini è di tre posti  asili
  pubblici  nel  meridione rispetto ai 15 o ai 20 o ai 30,  se  siamo
  fuori  parametro  rispetto a ciò che prevede  l'Europa  per  quanto
  riguarda  i  posti pubblici da garantire per questo  servizio,  non
  gliene frega niente a nessuno, perché ha invarianza di spesa e lì è
  il  trucco.  Lì  è  proprio il trucco. E  non  ci  riguarda  questo
  principio,  scusatemi,  non è un principio che  colpisce  anche  la
  Sicilia o pensate che è solo una questione che non ci riguarda, che
  riguarda solo le Regioni a Statuto ordinario?
   Non  solo, ma in tutto questo nessuno parla dei costi dello Stato.
  Uno  Stato  che  ha costretto i palazzi municipali, le  regioni  ad
  accettare il principio del concorso alla finanza pubblica e  quindi
  noi,  attenzione, stiamo concorrendo ogni anno, e lo  sapete  e  lo
  vediamo  nei  nostri bilanci, lo sanno anche i sindaci, concorriamo
  per   abbattere  il  debito  pubblico  ma  questo  debito  pubblico
  nonostante  è stato tutto l'arco costituzionale, oggi  lo  possiamo
  dire,  che  ha  governato l'Italia non è diminuito di  un  euro.  E
  abbiamo assistito, ogni anno, all'emissione sul mercato di prodotti
  finanziari  di  varia natura, semplicemente per raccogliere  soldi,
  per   pagare  l'interesse  sul  debito.  In  uno  degli  Stati  più
  indebitati  del mondo, qual è l'Italia, come si dovrebbe affrontare
  in   modo  serio  la  tematica  dei  cosiddetti  LEP?  Dei  livelli
  essenziali   delle   prestazioni.  E  poi  che  significa   livelli
  essenziali, me lo volete spiegare?
   Assessore  Falcone, ma che cosa significa livello  essenziale?  Se
  qua  il  livello,  purtroppo, socio-economico è questo,  quando  io
  parlo  di  essenzialità è ovvio che mi collego alla territorialità,
  quindi significa che i LEP saranno sempre collegati alla situazione
  territoriale  nella  quale ci troviamo,  al  divario  che,  invece,
  dobbiamo  risolvere.  perché  non  si  parla,  invece,  di  livelli
  uniformi? L'uniformità intanto è collegata più all'individuo che al
  territorio.   Perché  guardate  che  qua  c'è  un  attentato   alla
  Costituzione.    La    Costituzione   italiana    fa    riferimento
  all'individuo, intanto. E poi, nel contesto della valorizzazione  e
  salvaguardia  e  promozione dell'individuo  si  fa  riferimento  al
  territorio.
   Qui  qualcuno  sta  tentando di invertire anche questo  principio.
  Ecco  perché  noi,  anche nell'ambito di questa  norma,  di  questo
  disegno  criminale,  vediamo  dei termini  ben  precisi,  non  sono
  buttati  a  caso lì. Ed è stato già fatto un conto ben preciso.  Le
  statistiche   sono  chiare  a  tutti.  Noi,  in  proporzione   alla
  popolazione, l'intero Meridione, rispetto a quella che è  la  spesa
  pubblica  allargata, censita - sono tabelle ufficiali  della  Banca
  d'Italia,  dello Svimez - ebbene, noi abbiamo una spesa  media  pro
  capite  di  circa 14 mila euro l'anno. Le regioni del  centro  nord
  hanno  una  spesa  media  di  circa 19 mila  euro  l'anno.  Mancano
  all'appello  circa  60  miliardi di euro l'anno,  solo  per  quanto
  riguarda  il  funzionamento dei servizi. Ma di questo  non  se  n'è
  parlato,  perché  conviene che non se ne parli.  Perché  quando  ci
  dicono  'non vi preoccupate, non spenderemo di più' ma il  problema
  non è questo.
   Voi ci volete condannare al divario, voi volete rubarci i giovani,
  voi  volete costringerci ad avere un sistema imprenditoriale fiacco
  e   sottoposto  a  quelle  logiche  e  anche  allo  schiaffo  delle
  delocalizzazioni  che dal nord vengono fatte  nei  Paesi  dell'Est,
  anche  col beneplacito e spesso con i sostegni da parte dell'Unione
  Europea.
   Queste  dovevano  essere  le tematiche  che  un  Presidente  della
  Regione degno di questo nome doveva portare al tavolo e porle  come
  pregiudiziale  di  qualunque  partecipazione  a  un  tavolo.  Tutto
  questo,  ovviamente, è rimasto lì. Certo, noi lo sappiamo  che  c'è
  imbarazzo  e  qua,  ovviamente, le colpe sono trasversali.  Abbiamo
  registrato  in  più  occasioni l'imbarazzo di  tutta  la  politica,
  quella  che si è trovata invischiata con l'approvazione  di  questo
  disegno di legge - e lo sanno gli amici del centro sinistra -  quel
  tentativo  becero di inseguire allora la Lega su quel  fronte,  nel
  2001  il  grande  errore di D'Alema, ha portato  alla  riforma  del
  titolo  V  dopo  di che è rimasta ferma lì, si sono  attuate  varie
  forme  di  perequazione, abbiamo visto i Lea, cosa è successo  dopo
  che c'è stata la riforma del titolo V. Poi abbiamo visto quella che
  era  l'introduzione  ai sensi dell'articolo 119 della  Costituzione
  dei  fondi perequativi, abbiamo visto l'attuazione dei vari settori
  che cosa è cambiato?
   Cos'è  cambiato,  cosa  è  cambiato nella  sanità  dopo  vent'anni
  dall'introduzione dei Lea, non è cambiato nulla.
   Cosa  è  cambiato  per quanto riguarda il fondo per  le  autonomie
  locali, il fondo perequativo, il fondo di solidarietà previsto  dal
  terzo comma dell''articolo 119, non è cambiato nulla.
   Perché    voglio   citare   questi   precedenti   che   conclamano
  l'atteggiamento di uno Stato che rispetto al meridione trova sempre
  alchimie  per continuare a calpestarlo, a mortificarlo, i  principi
  che  vi  ho  citato  erano degli elementi innovativi  che  dovevano
  portare  nel  più breve tempo possibile a livelli uniformi,  ma  se
  dopo  vent'anni il divario sulla sanità è aumentato, lo dice quella
  forma di turismo all'inverso che noi subiamo, noi che scappiamo  al
  Nord  per curarci, se la maggior parte dei comuni dissestati il  90
  per  cento  è  nel meridione, se l'85 percento dei comuni  in  pre-
  dissesto  è nel Meridione, c'è un motivo ed è ovvio che qui  si  fa
  riferimento alla capacità tributaria di ogni territorio.
   E'  inutile parlare di autonomia se il territorio è povero e farci
  belli  che  con  le nostre forze possiamo andare  avanti  da  soli,
  naturalmente questo non ci può esimere dalle nostre colpe  storiche
  che io ho avuto - Presidente Falcone - sintetizzati, e lo ribadisco
  ancora  perché lapalissiana di questa storia, l'ho avuto raccontato
  da  Clelio  Darida, ex sindaco di Roma, ex potente  Ministro  delle
  partecipate  delle partecipazioni statali nei primi anni  sessanta;
  ho  avuto il privilegio di conoscerlo, lui, altri personaggi, e  mi
  raccontava  come  andavano  certe  trattative  quando  si  dovevano
  definire cose serie nel Parlamento, e mi spiegava che avere  a  che
  fare  con  i  parlamentari del Centro Nord era difficile,  era  più
  difficile perché loro rivendicavano sempre ai tavoli risorse per le
  infrastrutture  che  imponevano impegni pluriennali  da  parte  del
  Governo, mentre i nostri parlamentari andavano col cappello in mano
  per chiedere posti nella Sip, posti nell'Enel, posti nelle poste. E
  lì era solo una questione di quanto valeva un parlamentare rispetto
  a  un  altro,  e me lo diceva con grande sarcasmo e amarezza  nello
  stesso tempo ascari, ascari
   Noi  abbiamo avuto un popolo di ascari che ci ha rappresentato nel
  parlamento  nazionale ed è ovvio che quando poi il presidente  Zaia
  ci  dice  io che colpa ne ho se avete le strade piene di buche,  io
  che  colpa ne ho se avete i rifiuti per strada, io che colpa ne  ho
  se  la  vostra  sanità non funziona, io che colpa ne ho  se  ancora
  avete  città  dove manca l'acqua. E' colpa vostra che avete  sempre
  eletto  dei  lazzaroni, dei lazzaroni, e allora è ovvio  e  rientra
  anche in quella che oggi è la nostra sfida, che abbiamo lanciato in
  ambito nazionale.
   Una  sfida diversa, noi non apparteniamo a quel meridionalismo che
  sulla scorta dei torti subiti, sono stati tanti è inutile riparlare
  qua  dell'unità  d'Italia in poi, inutile fare  sedute  spiritiche,
  perché  la gente vuole risposte dalla politica, non vuole  ricordi,
  per quello ci sono i convegni, ci sono i libri, la politica è fatta
  per  amministrare  e per risolvere; non è fatta  semplicemente  per
  trovare un modo per individuare un alibi o alibi non ne voglio,  né
  oggi posso dire lo hanno fatto gli altri.
   Qua  il  problema, cari colleghi è cosa dobbiamo  fare  noi,  come
  possiamo cancellare, tutti questi anni di insulti, questi  anni  di
  mortificazione  e lo puoi fare solo oggi, se sottoscrivi  un  nuovo
  patto,  un nuovo patto territoriale è quello che noi vogliamo,  Sud
  chiama e Nord risponderà ed è quello che noi abbiamo verificato  il
  3, 4 marzo scorso nella nostra Assemblea costituente, perché non  è
  vero  che il Nord è accecato dall'egoismo, come non è vero  che  il
  Sud  è  fatto da un popolo di politici accecato dal servilismo,  io
  non l'accetto questa etichetta.
   E  allora e concludo Presidente, questo Governo deve distinguersi,
  rispetto  al  passato,  da questo Governo, Presidente  Falcone,  ti
  attendiamo  un sussulto di dignità che metta realmente  in  pratica
  quello  che  è il sentire politico, tra un Governo siciliano  e  un
  Governo dello Stato.
   Non  ci sto più a farmi definire lazzarone da un Presidente  della
  Regione  di una di quelle regioni che è stata, da questo  punto  di
  vista, qualificata, ripulita, grazie ai soldi del nostro popolo.

                              (Applausi)

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole De Luca. Se è possibile evitare  gli
  applausi all'interno dell'Aula. Grazie, colleghi.

   SCHILLACI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SCHILLACI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, certo  vista  la
  delicatezza  del tema, avremmo gradito la presenza  del  Presidente
  della  Regione  oggi  in  Aula ma ci dovremo  accontentare  di  una
  piccola percentuale del Governo, soltanto due assessori in Aula.
   Oggi discutiamo di un progetto di riforma appunto quello Calderoli
  che   inciderà   pesantemente  sul  futuro  dell'intero   Paese   e
  soprattutto  sulle  sorti  della nostra Regione  duole  e  tuttavia
  constatare,  come  questo era un dibattito che  si  sarebbe  dovuto
  tenere  prima e non post, quindi si tratta di un dibattito tardivo,
  perché  già c'è stata l'approvazione in Conferenza unificata Stato-
  Regioni dove questo Governo regionale ha dato un parere favorevole,
  naturalmente  rendendo  vane le prerogative  di  questo  Parlamento
  regionale.
   Questa  riforma  così  come congegnata è una  riforma  scellerata,
  perché non far altro che aumentare le disuguaglianze tra il Nord  e
  il  Sud,  l'Italia ancora oggi è un paese, diciamo  che  va  a  due
  velocità  con forti disuguaglianze e sarebbe già dovuto intervenire
  prima   lo   Stato,  per  rimuovere  questi  squilibri,   di   tipo
  territoriali ma io direi, soprattutto, strutturale.
   L'autonomia differenziata naturalmente aumenterà le competenze per
  quelle  regioni  a  statuto  ordinario che  ne  faranno  richiesta,
  soprattutto  in  materie molto strategiche  come  la  sanità,  come
  l'istruzione, come l'energia e soprattutto l'istruzione è  il  tema
  che fa preoccupare più di tutto ogni Regione.
   Avremo noi delle istituzioni scolastiche, venti istruzioni diverse
  che  andranno  con  velocità diverse, e questo  secondo  me  minerà
  l'unitarietà  del  Paese. Il disegno di  legge  non  parte  da  una
  ricognizione dei bisogni, e questa cosa è già è stata  detta  dalle
  singole  Regioni,  e  lascia la definizione dei  Lep,  dei  livelli
  essenziali  delle prestazioni, ad una cabina di regia che  è  stata
  istituita con la legge di bilancio 2023. Però non si tratta di  una
  ricognizione  su  bisogni reali, ma non farà  altro  che  fare  una
  ricognizione sulla spesa storica dell'ultimo triennio.
   E  qui  sta  proprio il problema. Ebbene, proprio su questo  punto
  emerge  modo  chiaro  il meccanismo di squilibrio  che  la  riforma
  proposta  introduce  dal momento che l'attribuzione  di  risorse  è
  basata non sull'individuazione di questi bisogni reali, bensì sullo
  storico.
   Quindi  le  Regioni  del Sud richiedenti l'autonomia  si  vedranno
  attribuire maggiori competenze ma con le stesse risorse. Il disegno
  di  legge  infatti  specifica - e questa è la cosa  principale  che
  bisogna  tenere  in  considerazione - che  il  trasferimento  delle
  funzioni avverrà nei limiti delle risorse previste e a legislazione
  vigente.  Tutto  ciò comporterà nient'altro che la  stabilizzazione
  delle  disuguaglianze e che invece lo Stato avrebbe dovuto  -  come
  detto  prima  - rimuovere, proprio ai sensi dell'articolo  3  della
  Costituzione.
   Ebbene,  appare  chiaro  che  nessun  progetto  di  autonomia  può
  perseguirsi se non vengono istituiti dei fondi perequativi  proprio
  per  eliminare questi squilibri, ma il disegno di legge di  riforma
  "Calderoli"  non  lo prevede, non prevede l'istituzione  di  questi
  fondi   perequativi.   Senza  tali  strumenti  concedere   maggiori
  competenze,  come  sottolineano le stesse  associazioni  sindacali,
  significa  creare  venti diversi sistemi nei vari  ambiti,  e  come
  dicevo  prima,  quello sull'istruzione scolastica è quello  che  ci
  preoccupa  di  più,  perché noi abbiamo sì  un  problema  enorme  -
  soprattutto in Sicilia - di povertà educativa, l'hanno detto  anche
  oggi,  la  maggior  parte  dei sindaci che  abbiamo  incontrato  in
  Prefettura,   in   una  Commissione  straordinaria   dell'antimafia
  regionale.
   Noi  abbiamo  un problema serio di tenuta sociale che dettato  non
  solo dallo smantellamento del reddito di cittadinanza che ad agosto
  getterà nello sconforto tantissime famiglie percettori del reddito,
  ma  abbiamo anche un problema di tenuta sociale con un sistema   di
  spaccio  degli  stupefacenti che va sempre di più ad  aumentare  il
  fenomeno del crac, soprattutto in determinate piazze della città di
  Palermo  e di altre città metropolitane preoccupano tantissimo  per
  l'uso  inconsulto  da  parte  di  una  platea  di  giovani  davvero
  piccolissimi, a partire dagli undici anni di età, così  come  ci  è
  stato detto dal sindaco di Bagheria.
   Ebbene,  questi  sono tutti problemi, fenomeni che debbono  essere
  affrontati  con delle risorse che questa Regione avrà sempre  meno;
  con delle politiche che abbisognano, non solo di risorse umane,  ma
  anche di risorse economiche. Quindi, quello che mi sento di dire  e
  soprattutto  di  evidenziare sono le parole e le dichiarazioni  del
  Ministro   Calderoli,  perché  lui  ha  parlato  in   un'intervista
  rilasciata  pochissime ore fa, ha parlato e ha detto  che  non  c'è
  problema per queste Regioni del Sud, perché verrà, soprattutto  per
  quanto attiene il gap infrastrutturale, istituito un fondo, sia con
  risorse della precedente programmazione, dove sono avanzati ottanta
  milioni  di euro, e della prossima programmazione 2021/2027con  136
  milioni di euro a disposizione.
   Ma  il  problema non sono le risorse, caro assessore  Falcone,  il
  problema  della Sicilia è la capacità di spesa: noi  non  siamo  in
  grado  di  spendere e quindi questo fondo di cui parla il  ministro
  Calderoli a noi non interessa, cioè a noi interessano le risorse ma
  interessa  molto,  ma molto di più, la capacità di  poter  spendere
  queste  risorse  e  di  potere trasformare  risorse  economiche  in
  servizi  per  i  nostri  cittadini siciliani.  Tutto  questo  verrà
  vanificato  e ci è stato evidenziato anche oggi dai nostri  sindaci
  della  provincia  di  Palermo che non hanno  progettisti  nel  loro
  organico,  addirittura un sindaco ha dovuto prendere  il  posto  di
  dirigente  tecnico  perché non ha a disposizione  dei  tecnici  che
  possano portare avanti i progetti.
   E allora, quello che a noi serve, oltre alle risorse economiche, è
  una  task  force  di  persone  capaci  di  progettare,  capaci   di
  trasformare  quelle risorse in progetti direttamente esecutivi  che
  possano davvero cambiare le sorti di questa Regione.
   Ora, io non ci sto ad essere annoverata tra quella classe politica
  che  ha  permesso una riforma scellerata, quindi dirò no e  insieme
  alle organizzazioni sindacali io griderò con forza che non dobbiamo
  far  passare  questa riforma scellerata, soprattutto  alla  luce  e
  sullo  sfondo di una autonomia speciale che non è stata  del  tutto
  attuata,  gli  articoli  36,  37 e 38  dello  Statuto  siciliano  e
  soprattutto le norme sull'insularità che non sono mai state attuate
  del tutto.
   Quindi  noi  cosa  chiediamo? Chiediamo una riflessione  a  questo
  Governo  regionale, chiediamo che dopo l'incontro che il Presidente
  dell'Assemblea  regionale  avrà con il Ministro  Calderoli  occorre
  sederci a un tavolo con dei tecnici, con la classe politica e  fare
  un  punto  della  situazione perché noi non possiamo  prevedere  un
  meccanismo e sancire un ulteriore meccanismo di squilibrio che  non
  farà  altro che aumentare questo gap tra le regioni del Nord  e  le
  regioni del Sud.
   Noi  non ci stiamo caro assessore Falcone, noi lo dobbiamo gridare
  a  gran  voce  ai  cittadini siciliani che  questa  è  una  riforma
  scellerata che non può essere portata assolutamente avanti  se  non
  con   l'attuazione,   davvero,  dello  Statuto   siciliano   perché
  altrimenti come provocazione, cari colleghi, noi dovremmo andare  a
  Roma  e  chiedere un meccanismo inverso: restituiamo le  competenze
  dell'autonomia  speciale, ritorniamo ad uno Statuto ordinario  dove
  allora  a parità di risorse ci rimangono delle poche competenze;  e
  allora  chiediamo al contrario al Governo nazionale di farsi carico
  lui  di determinate competenze che noi non siamo in grado di potere
  portare avanti in servizi da spendere per i cittadini siciliani.

   PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Catanzaro.

   PACE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PACE.  Signor Presidente, proprio per fare intervenire  meglio  il
  mio  amico di territorio, onorevole Catanzaro, ritengo per  mozione
  d'ordine,   lo   volevo  proporre  ai  colleghi   parlamentari   ma
  soprattutto  al Governo rappresentato oggi da Andrea Messina  e  da
  Marco  Falcone, ritengo, poi giudicherà il Governo, che l'indirizzo
  della  seduta - visto che c'è stato lo sfogo di Cateno  De  Luca  e
  l'intervento  del  Movimento Cinque Stelle  -  ripeto,  l'indirizzo
  della  seduta  odierna,  seppur monca perché  manca  il  presidente
  Schifani  e  la  gran parte del Governo, possa  essere  data  prima
  dell'intervento degli amici dell'opposizione ma anche nostro, della
  maggioranza,   da   parte   di  qualche  esponente   del   Governo,
  soprattutto,  dell'assessore  Marco Falcone,  questo,  quindi,  per
  mozione   d'ordine  propongo  semmai  l'intervento   dell'onorevole
  Falcone.

   PRESIDENTE. Io direi di proseguire....

   CATANZARO. C'è il Presidente del Gruppo parlamentare della DC  che
  è  un  partito  di  maggioranza però  ormai  che  sono  qui  faccio
  l'intervento e poi magari l'assessore Falcone se vuole....

   PRESIDENTE.  Io  direi  di  far  continuare  la  discussione   con
  l'intervento  dell'onorevole Catanzaro. Dopodiché,  se  il  Governo
  chiederà  di  intervenire - perché a me ad oggi il Governo  non  ha
  fatto  richiesta  di  intervenire  -  e  fare  un  intervento,   lo
  valuteremo  successivamente  però, intanto,  farei  intervenire  il
  Presidente  del  Gruppo  parlamentare  del  PD.  Prego,   onorevole
  Catanzaro. Ne ha facoltà.

   CATANZARO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   assessore
  Falcone, intanto la ringrazio per la parola, io oggi a dire il vero
  ho  voluto  scrivermi, scrivere una relazione  perché  ritengo  che
  l'argomento sull'autonomia, assessore Falcone, differenziata  è  un
  argomento  molto, molto importante non soltanto per l'attuale,  per
  il presente, ma per il prossimo futuro e per i prossimi anni.
   E  dico questo perché, come lei ben sa e come la Presidenza sa, il
  Partito  Democratico nelle settimane scorse ha chiesto a gran  voce
  attraverso  una nostra lettera inviata proprio questo dibattito  in
  Aula  perché  lo riteniamo molto ma molto importante e  per  questo
  ringrazio la Presidenza dell'Assemblea per avere calendarizzato  il
  punto   dell'autonomia  differenziata,  reputo,  invece,  assessore
  Falcone,  grave,  gravissimo che questo  Parlamento  abbia  appreso
  dalla  stampa  che  il Governo regionale abbia  dato  il  suo  voto
  favorevole  attraverso il Presidente della Regione al  progetto  di
  legge  sul  regionalismo differenziato, fermo restando che  sarebbe
  stato  auspicabile prima il dibattito d'Aula, per  carità,  nessuno
  vuole  fare  polemica,  però sulla stampa  il  Presidente  Schifani
  giustifica  il  suo voto facendo riferimento ad un tavolo  prossimo
  per il riconoscimento di sostegni necessari, così è stato definito,
  a   rimuovere  gli  svantaggi  dati  dalla  nostra  condizione   di
  insularità.
   Presidente,  ma di che cosa stiamo parlando? Stiamo  firmando  per
  l'ennesima  volta  e  negli  interventi  è  stato  detto,  un'altra
  cambiale  in  bianco, noi ci dobbiamo fidare di uno  Stato  che  di
  fatto lo stesso Stato non ci ha riconosciuto i seicento milioni  di
  euro sulle accise, dello Stato che nonostante i diversi accordi non
  ha  ancora  ultimato  l'attuazione del nostro  Statuto  in  materia
  finanziaria.
   Presidente, non sono delle fantasie che, ovviamente, noi  diciamo,
  il   conferimento   delle  attribuzioni  alle   Regioni,   previsto
  dall'autonomia differenziata, comporterà il relativo riconoscimento
  di  risorse  finanziarie  attraverso uno  o  più  tributi  erariali
  maturati  nel  territorio regionale, parole che  ai  siciliani  non
  possono  non suonare familiari per il semplice fatto che le  nostre
  spettanze,  quelle  previste dal nostro Statuto,  non  sono  ancora
  completamente  attuate e non lo dico io, Presidente,  non  lo  dice
  nemmeno il mio partito, il Partito Democratico ma lo dice la  Corte
  dei  Conti e leggo testualmente, assessore Falcone, che poco fa  in
  Conferenza  dei Presidenti dei Gruppi parlamentari lei  diceva  che
  non  c'era preoccupazione, la Corte dei Conti nello scorso dicembre
  sul  rendiconto del 2020 della Regione, il quale dice espressamente
  "i  dati di bilancio non appaiono confermare l'idoneità dei  decimi
  individuati  nelle  disposizioni  di  attuazione  per  il   calcolo
  dell'imposta  spettante alla Regione ad assicurare  un  livello  di
  entrate   sufficiente  per  l'espletamento  di  tutte  le  funzioni
  esercitate in virtù dell'autonomia speciale", tradotto lo Stato non
  riconosce  ancora la Regione siciliana un livello di entrate  utili
  all'espletamento delle funzioni ma si sta prodigando a riconoscerlo
  alle  altre Regioni e chiede di fidarci alla cieca riguardo al tema
  dell'insularità.
   Inoltre,  assessore  Falcone, quale  atteggiamento  con  Roma  noi
  dobbiamo ancora mantenere?
   In  soli  pochi  mesi  il Governo regionale ha  rinunciato  ad  un
  accordo a diversi miliardi di euro sul riconoscimento delle accise,
  come  poc'anzi  dicevo,  e  con il salva  Sicilia  ha  castrato  le
  assunzioni e quindi il funzionamento della macchina amministrativa.
   Bene,  signor  Presidente,  colleghi, l'attuazione  dell'autonomia
  differenziata senza dubbio determinerà le sorti dell'unità di fatto
  del nostro Paese.
   Potremo  ancora  parlare di un'unica Italia  o  ci  ritroveremo  a
  parlare di pezzi d'Italia che viaggiano ognuno con velocità diverse
  più di quanto non accade già oggi tra il gap nord-sud?
   Per  queste ragioni e per altre è oggi più che mai importante fare
  un  serio ragionamento politico in quest'Aula perché questa riforma
  applicata  maldestramente  potrebbe  compromettere  il   patto   di
  solidarietà  e  di  unità nazionale a cui la  nostra  democrazia  è
  ancorata, perché dobbiamo essere pronte e avere le idee chiare  per
  potere  interloquire  nelle  sedi  istituzionali  opportune  perché
  vedete   i   timori   su  una  incauta  attuazione   dell'autonomia
  differenziata non sono un capriccio della Sicilia, dei sindaci, dei
  sindacati,   dei  partiti  di  opposizione  o  delle  regioni   del
  Mezzogiorno.
   Poco  fa il collega De Luca parlava dello Svimez che è una  realtà
  assolutamente  autorevole e riconosciuta che ha più volte  lanciato
  un grido allarme rispetto al rischio di ampliare questo di ampliare
  questo  gap tra Nord e Sud e rinunciare all'obiettivo di  un'Italia
  più  giusta  in  cui l'offerta di servizi pubblici  essenziali  non
  dipenda dalle Regioni di residenza.
   E'  vero che nella relazione illustrativa al testo di legge  viene
  evidenziato che con l'autonomia differenziata non si vuole dividere
  il  Paese, né favorire regioni che già viaggiano a velocità diversa
  rispetto  alle  aree più deboli d'Italia con l'auspicio  che  tutti
  aumentano la velocità, ma le intenzioni e le parole non bastano.
   Viviamo  nell'Italia che non ha ancora individuato i LEP ovvero  i
  livelli  essenziali previsti dalla nostra Costituzione  che  devono
  essere garantiti in modo uniforme sull'intero territorio nazionale.
   Vedete,  tutto  quello  che non ha una logica  se  non  quella  di
  soddisfare qualche campanilismo soprattutto se si tiene  conto  che
  l'Italia  gioverà  in  un'ingente quantità di risorse  connesse  al
  Piano  nazionale  di  ripresa e resilienza proprio  alla  luce  del
  reddito  procapite  più  basso  determinato  dalla  condizione  del
  Mezzogiorno con il fine di colmare il gap tra le Regioni.
   Qui nessuno vuole essere prevenuto riguardo al tema dell'autonomia
  differenziata, ma nel nostro Paese ci deve pur essere un ordine  di
  priorità con cui agire soprattutto in un Paese storicamente  diviso
  in  due  in cui il già citato di vario di cittadinanza è sotto  gli
  occhi di tutti.
   Onorevoli  colleghi,  forse il percorso  di  crescita  dell'Italia
  decantato  dalla  relazione illustrativa della  proposta  di  legge
  avrebbe dovuto avere un altro punto di inizio.
   E ad esempio parliamo di scuola. Secondo i dati recentissimi dello
  Svimez nel mezzogiorno, e noi poco fa abbiamo fatto un incontro con
  il  nostro dipartimento scuola, circa seicento cinquantamila alunni
  delle  scuole  primarie statali non beneficiano di  alcun  servizio
  mensa  in  Sicilia e quindi sono 184 mila, l'88%. Circa cinquecento
  cinquanta  mila  allievi delle scuole primarie del Mezzogiorno,  il
  66% del totale, non frequentano scuole dotate di una palestra.
   Parliamo  di  sanità. Viviamo in una regione in cui  si  pagano  i
  ticket  più  alti  d'Italia per i farmaci, questione  che  colpisce
  anche  gli  esenti per reddito per patologia o ancora che  vede  le
  cure  palliative garantite a due malati terminali su dieci, negando
  di fatto la possibilità di morire con dignità.
   Una Sicilia in cui la rete ospedaliera è ancora un cola brodo,  il
  personale  è  costretto a turni massacranti, c'è una  chiusura  dei
  pronti soccorso così come nei giorni scorsi è accaduto all'Ospedale
  Cervello  di  Palermo o al reparto di pediatria  dell'ospedale  San
  Giacomo d'Alto Passo di Licata.
   E  dico  anche  parlando delle infrastrutture - come  puntualmente
  raccontano  le  testate  locali  - viviamo  in  un'Isola  dove  per
  arrivare  da  un'estremità ad un'altra  con  i  mezzi  pubblici  ci
  vogliono  15  ore assessore Falcone. La nostra realtà vede  la  A19
  Palermo   Catania  ancora  con  32  cantieri  aperti,  il   mancato
  completamento  della  Siracusa Gela, del  collegamento  della  Gera
  Mazara  del  Vallo lungo la costa sud e i cantieri infiniti,  i  22
  viadotti  sequestrati sulle autostrade verso  Messina  gestite  dal
  CAS, le 8 indagini in dieci anni e diversi milioni di euro sprecati
  a danno dei cittadini.
   Colleghi,  ecco quello che sono gli argomenti che fanno sempre  di
  più  allontanare e quindi creare il divario tra i  cittadini  e  la
  politica ed ecco perché noi ci ritroviamo sempre di più ad avere le
  urne vuote e ad avere sempre di più un numero inferiore dei votanti
  e dei nostri elettori che abbandonano il voto e le urne.
   Presidente,  io  mi  avvio alle conclusioni  e  dico  che  sarebbe
  opportuno avviare immediatamente una discussione più concreta sulla
  Commissione  Statuto, che speriamo che nelle prossime giornate  sia
  ovviamente come è stato detto in Conferenza dei Capigruppo riunita,
  dove   ovviamente   lì   bisogna  iniziare  a   monitorare   l'iter
  dell'autonomia  differenziata e questo è quello che  io  chiedo  ma
  chiedo  assolutamente a questo Governo regionale e  alla Presidenza
  che  su questo argomento, al di là della trattazione di oggi  e  lo
  dico   ai   colleghi  di  maggioranza  e  all'assenza  del  Governo
  regionale,  questo  non  sia  soltanto  un  tema  di  queste   ore,
  Presidente  Di  Paola,  ma possa essere  un  tema  che  nei  giorni
  prossimi  venga  trattato,  perché noi  potremmo  davvero  scrivere
  quello che è il presente ma soprattutto il futuro dei nostri  figli
  in modo negativo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Safina.  Ne  ha
  facoltà.

   SAFINA.  Signor Presidente, colleghi, è chiaro che  quanto  diceva
  poc'anzi   il   collega   della  Democrazia   Cristiana   è   vero,
  probabilmente  questo  dibattito avrebbe  dovuto  iniziare  con  la
  relazione del Presidente della Regione volta a spiegarci le ragioni
  per cui ha votato favorevolmente in Conferenza Stato-Regioni questa
  bozza  di  disegno  di  legge  che mira  a  procedimentalizzare  la
  cosiddetta autonomia differenziata.
   Purtroppo,  devo  dire la verità, al di là dell'onorevole  Falcone
  che  è  abituato  a venire in Aula, a rimanere in  Aula  durante  i
  lavori  e a sobbarcarsi - gli va riconosciuto - anche i demeriti  e
  le  inefficienze dei suoi colleghi, questo Governo per il resto non
  sta in alcun modo mostrando rispetto per questo Parlamento e per il
  popolo  siciliano, è già accaduto col dibattito sulla sanità  ma  è
  accaduto anche la scorsa volta.
   Questo  è ovviamente l'incipit ed è un incipit che spero  che  nel
  corso  della legislatura possa essere abbandonato da me e non  solo
  da me, venendo al merito della questione è un paio di settimane che
  rifletto   sulle   ragioni  per  cui  a  fronte  di   una   riforma
  costituzionale  rispetto alla quale, onorevole Cateno  De  Luca,  è
  chiaro  il centro sinistra deve fare in parte il mea culpa,  perché
  abbiamo  inseguito e abbiamo scimmiottato all'epoca, chi lo ricorda
  bene  c'era la questione settentrionale, nel  partito nel quale  io
  oggi  milito,  nel  partito nel quale militavo  in  quegli  anni  i
  Democratici  di  Sinistra  si era aperto il  tema  della  questione
  meridionale, l'onorevole Burtone lo ricorderà - perché  era  esimio
  parlamentare  anche  all'epoca - ricorderà che  si  era  aperta  la
  questione  settentrionale perché dovevamo arginare il consenso  che
  la  Lega Nord prendeva al nord e che aveva intaccato alcune  nostre
  sacche  di  tradizionale  consenso e allora,  sulla  spinta   della
  questione  settentrionale,  come se la  questione  meridionale  non
  esistesse  più,  invece è ancora immanente, è  un  tema  sul  quale
  bisognerebbe aprire un dibattito anche alla luce tanto del  disegno
  di   legge   sull'autonomia  differenziata,  tanto  della   riforma
  costituzionale sull'insularità, approvammo la riforma del Titolo V,
  la  legge costituzionale n. 3 del 2001, che fu approvata, però,  va
  riconosciuto dai cittadini, con un referendum costituzionale perché
  comunque  è un passaggio che non va dimenticato nella ricostruzione
  storica,  quindi  ci fu per quanto i referendum costituzionali  non
  hanno  quorum, tutto quello che vogliamo, ma ci fu un passaggio nel
  quale  i  cittadini si sono espressi e  dissero: ok,   condividiamo
  questa  riforma  costituzionale. Riforma  costituzionale  che  però
  aveva dei paletti, paletti che oggi, ed è un paio di settimane  che
  ci  rifletto, con questo disegno di legge ordinario vogliono essere
  totalmente soppiantati, perché, guardate, per l'applicazione  della
  norma  costituzionale non c'è bisogno di questo disegno  di  legge,
  per  arrivare  agli accordi tra le Regioni a Statuto  ordinario,  e
  aggiungo  io, anche tra le Regioni a Statuto speciale  e  lo  Stato
  perché l'autonomia differenziata è prevista anche in alcune materie
  per le Regioni a Statuto  speciale, tanto è vero che la Sicilia  si
  potrebbe  trovare  ad avere un doppio sistema  di  autonomia  e  di
  specialità, quello dello Statuto e quello della riforma del  Titolo
  V della Costituzione.
   Non è necessaria una legge ordinaria. Allora perché Calderoli, che
  passa  per  essere  un  grande esperto di  regolamenti,  un  grande
  esperto dei sistemi ordinamentali, propone una legge ordinaria  per
  applicare  e  per dare un procedimento all'autonomia differenziata,
  all'approvazione degli accordi tra le Regioni e lo Stato?
   Semplicemente  perché  vuole  spogliare  il  Parlamento  del   suo
  compito, che è quello di approvare le leggi e di approvare le leggi
  in  particolare  sulla  definizione dei  LEP  e  sulla  definizione
  concreta    degli  accordi,   perché  sui  LEP  non  è  vero,    il
  Presidente  Schifani  ha detto una bugia ai  siciliani,  perché  ha
  detto  che è sparito il riferimento alla spesa storica, non è vero,
  perché  la  Commissione  che  proporrà  il  DPCM,  che  poi   verrà
  ovviamente  emanato  dal  Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri
  prevede proprio che nella definizione dei LEP si dovrà tenere conto
  della spesa storica. Dunque, ad oggi, abbiamo un dato di fatto, che
  il  Presidente non solo ha spogliato questo Parlamento del  diritto
  di  dibattere  prima ancora che si discutesse in Conferenza  Stato-
  Regioni,  ma abbiamo anche un Presidente che ha detto una bugia  ai
  siciliani  e mi dispiace che oggi siano assenti i patrioti,  perché
  ai  patrioti  vorrei  dire che noi ci chiamiamo  Regione  siciliana
  perché  il  costituente ci ha riconosciuto la  dignità  di  popolo,
  allora loro sono patrioti innanzitutto del popolo siciliano, devono
  esserlo,  all'interno  del quadro costituzionale  definito  con  lo
  Statuto e con la Costituzione repubblicana.
   I  patrioti forse sono troppo in imbarazzo per essere presenti qui
  e  dire la loro. Hanno dimenticato che hanno stretto un patto con i
  siciliani?  Perché il tema vero è questo, perché le assenze  in  un
  dibattito  come  questo  pesano e hanno un  valore,  nessuno  vuole
  mettere  la  faccia  rispetto  a un dibattito  nel  quale  sono  in
  assoluto  imbarazzo  e,  allora, però, quando  ora  ci  saranno  le
  elezioni  amministrative  e  scenderanno  baldanzosi  in  piazza  a
  rivendicare quello che troppo spesso vanno dicendo  votate per  noi
  perché  noi  assicuriamo la continuità tra  il  nostro  territorio,
  Palermo  e  Roma ,  al  di  là che fare campagna  elettorale,  così
  mostrano  uno scarso senso delle Istituzioni perché chi rappresenta
  le  Istituzioni  non  deve mettere sul piatto che  i  Governi  sono
  amici;  le  Istituzioni  sono tali a prescindere  da  chi  in  quel
  momento occupa quei posti, ma poi devono dire che questa continuità
  sta  producendo  questo  risultato, ossia se  vogliamo  parlare  di
  scuola,  per  esempio,  quello  che diceva  l'onorevole  Schillaci,
  rispetto  al tema della povertà educativa che crea povertà  sociale
  ed  economica  perché  è dimostrato da tutti  gli  studi,  qualcuno
  citava  lo  Svimez che è il più grande istituto meridionalista  del
  Paese,  ove c'è carenza educativa c'è carenza culturale sociale  ed
  economica,  c'è  incapacità di progredire e,  nelle  aree  interne,
  questo  tema  si  lega  anche allo spopolamento,  cioè  noi  stiamo
  dicendo che la Regione siciliana che ha perso più di un milione  di
  abitanti  negli  ultimi dieci anni e 300 mila  negli  ultimi  anni,
  rischia un ulteriore default demografico.
   E,  allora,  rispetto a questo, la verità è che sui Lep  si  vuole
  dire "Parlamento tu non devi più dire niente", dovrei esprimere  un
  parere in una democrazia parlamentare, sarà un parere a definire il
  ruolo  del  Parlamento, è una vergogna. E poi  gli  accordi  Stato-
  Regione  dovranno essere approvati o bocciati, un ulteriore spoglio
  delle facoltà parlamentari. Questo disegno di legge va bloccato: a)
  perché  non  serve;  b)  perché viola le prerogative  della  nostra
  democrazia parlamentare; c) perché mette in discussione l'unità del
  Paese   e   noi  abbiamo  giurato  di  rispettare  la  Costituzione
  repubblicana che é una Costituzione dell'unità. Grazie.

   PRESIDENTE.  Grazie, onorevole Safina.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Burtone. Ne ha facoltà.

   BURTONE. Signor Presidente, questa riforma non divide soltanto  il
  Parlamento  che con le parole della minoranza sta sottolineando  un
  atteggiamento  sbagliato da parte del Governo e del Presidente  che
  hanno  dato,  attraverso  il Vicepresidente  in  Conferenza  Stato-
  Regione,  l'assenso al percorso legislativo, ma divide la comunità,
  il  Paese,  perché parliamo di norme che avranno effetti anche  nel
  lungo  termine. Ma andiamo al punto. Noi abbiamo discusso la  legge
  di  bilancio  e siamo partiti dal Documento economico  finanziario.
  Quel  documento  ci  ha detto che il Paese é in  ritardo,  dopo  il
  Covid, con la guerra, con la crisi energetica, con l'inflazione, il
  Paese continua ad essere diviso, in difficoltà. Una parte del  Nord
  sta  riprendendo il cammino, il Sud invece arranca e, nel  Sud,  la
  Sicilia e nella Sicilia le aree interne.
   Avremmo voluto quindi maggiore attenzione, solidarietà da  chi  ci
  deve rappresentare, evocare in sede di Conferenza Stato-Regione  la
  necessità di applicare l'articolo 44 della Costituzione  o  il  174
  del  Trattato  dell'Unione  Europea che  sottolinea  l'impegno  che
  devono  avere  i  Governi per riportare equilibrio,  giustizia  nei
  territori, ma abbiamo visto invece un asservimento alla maggioranza
  di  Governo  e  un sì che noi riteniamo che non sia rispondente  ai
  pareri, al giudizio dei siciliani.
   Ma  un'altra domanda che ci dobbiamo porre  e questo è un  momento
  in  cui le Regioni vengono individuate nell'opinione pubblica  come
  dei  soggetti che attraggono positività, sono soggetti che  vengono
  visti dai cittadini come risolutori delle problematiche rispetto  a
  quello che c'è nelle nostre comunità. Lo abbiamo visto anche  nelle
  ultime  elezioni  regionali, sono andati a votare il  quaranta  per
  cento degli aventi diritto, non c'è più quella tensione ideale  che
  vide  la  stagione del regionalismo come l'obiettiva  necessità  di
  avere una democrazia che rappresentasse dal basso i cittadini.
   C'è  una crisi, le Regioni sono entrate in un cono d'ombra  e  c'è
  chi vorrebbe, dopo la modifica del Titolo V, devolvere ben ventitré
  competenze.  L'obiettivo non può che essere  la  disgregazione  del
  nostro  Paese, direbbe qualcuno. Io aggiungo, l'obiettivo  vero,  è
  stato  detto negli interventi anche di qualche collega  che  mi  ha
  preceduto,   l'obiettivo  è  quello  di  prendere   la   tassazione
  residuale, cioè quella parte di risorse che vengono destinate a dar
  vita  al fondo perequativo, passa la linea di chi ha dato nel Paese
  questo segno di rottura. La tassazione deve rimanere là dove  viene
  prodotta e in questo non c'è una copertura costituzionale perché la
  tassazione  non  la determinano i territori, ma  la  determinano  i
  cittadini.
   Ecco  perché noi sosteniamo che sia una risposta sbagliata  quella
  che  è  stata data in sede di Conferenza Stato-Regione. Noi avremmo
  avuto  bisogno,  invece, di mettere al centro  i  temi  veri  delle
  nostre  comunità e porre al Governo alcune questioni.  La  prima  è
  quella  dello  sviluppo  e  del lavoro, aumentare,  potenziare,  le
  obiettive necessità di dar vita a nuove forme di incentivazioni che
  possano  portare  investimenti al Mezzogiorno, potenziare  le  zone
  economiche speciali in modo da poter dare un traino per lo sviluppo
  delle  nostre comunità, quelle residuali, le aree interne, le  aree
  montane.
   Accanto  a questo tema dello sviluppo, c'è il tema della scuola  e
  sulla  scuola il Governo della Regione è in grande ritardo,  perché
  già  nella  legge  di  stabilità c'è una  norma  che  individua  un
  dimensionamento a 900 alunni. Questo significa che il 50 per  cento
  dei  nostri istituti non avrà più autonomia, non avrà guida e  sono
  quelle  scuole  che il nostro Presidente di Gruppo parlamentare  ha
  descritto, le scuole con pochissime mense.
   Mentre in Emilia, in Toscana, c'è l'80 per cento delle scuole  che
  ha le mense, da noi sono il 10 per cento. Così come sulla scuola  a
  tempo  pieno,  nell'Emilia, nella Toscana, nel Veneto siamo  all'80
  per cento, in Sicilia siamo al 10 per cento.
   Il  dato  più  alto  è quello della dispersione  scolastica.  Ecco
  perché  noi  al  Presidente della Regione - non presente,  c'è  qui
  l'assessore  Falcone  - diciamo che bisogna impugnare,  come  hanno
  fatto  alcune  Regioni, questa norma della legge di stabilità  alla
  Corte  Costituzionale. Lo hanno fatto alcune Regioni, lo faccia  la
  Sicilia  perché è nell'interesse dei siciliani, perché la scuola  è
  l'elemento di riscatto delle nostre comunità.
   E  la  sanità, ne parliamo da tempo. La nostra sanità è una sanità
  che  non  sta  dando  risposte, soprattutto  nei  territori.  Nella
  Conferenza  Stato-Regione, là dove si pianifica,  il  numero  degli
  accessi  in medicina si dica che questo numero chiuso non  può  più
  esistere  perché  noi abbiamo una penuria di medici,  e  il  nostro
  diritto alla salute è assolutamente penalizzato, specie nelle  aree
  con più difficoltà, fuori dai capoluoghi della nostra comunità.
   Ecco, io credo che su questi temi si debba fare una riflessione  e
  non  bastano  gli  asservimenti da parte  del  nostro  Governo  nei
  confronti  del Governo nazionale. Si alzi la schiena e  si  pongano
  questioni vere.
   Noi  non  abbiamo  bisogno  di  una legge  che  porterà  ulteriori
  difficoltà al Paese, dividerà le nostre comunità tra aree  forti  e
  aree  deboli.  Aggiungo,  e  concludo, che  Liliana  Segre,  in  un
  intervento al Senato sulla Costituzione ebbe a dire: "se  il  tempo
  utilizzato  per  fare  riforme pessime fosse stato  utilizzato  per
  applicare la Costituzione avremmo un'Italia più giusta".

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Lombardo  Giuseppe
  Geremia. Ne ha facoltà.

   LOMBARDO  GIUSEPPE GEREMIA. Signor Presidente, onorevole  Falcone,
  onorevoli colleghi, innanzitutto mi preme ringraziare la Presidenza
  per  aver scelto di dedicare questa seduta a un tema, che è  quello
  del   regionalismo   differenziato,   che   ha   implicazioni   non
  indifferenti   sulla  nostra  Regione  e  sul  nostro   territorio,
  ovviamente sul Mezzogiorno d'Italia.
   E,  rispetto  a questo tema, il Gruppo dei popolari e autonomisti,
  proprio per la storia che ha contraddistinto i nostri impegni negli
  ultimi  anni  non  può non avere un approccio che sia  critico,  un
  approccio  normale  non  aprioristicamente  chiuso  nei  confronti,
  appunto,  di  una necessità che discende anche dal Titolo  V  della
  Costituzione,  quella  cioè  di  riconoscere  ulteriori   forme   e
  condizioni  particolari  di autonomia alle  Regioni.  E  noi  fummo
  quelli che nel 2009, poco prima del 2009 sostenemmo la necessità di
  una  legge  che fu la n. 42 del 2009 quando riusciamo  ad  ottenere
  l'inserimento della perequazione infrastrutturale e  anche,  se  vi
  ricordate,  la fiscalità compensativa; era sviluppo e coesione  per
  esattezza   il   termine   col  quale  si  riconoscevano   vantaggi
  compensativi anche alla nostra Regione. Purtroppo, poi, alla  prova
  dei  fatti,  nei decreti attuativi lo spirito letterale  di  quella
  legge  fu  tradito,  e non vorremmo che si ricadesse  nello  stesso
  errore anche alla vigilia di questo disegno di legge che ha un iter
  complicato, un iter travagliato, e per la delicatezza della materia
  e  perché  purtroppo temiamo che demandando a  cabine  di  regia  e
  commissioni  si  ripetano, appunto, gli stessi errori  che  abbiamo
  visto in sede di decreti attuativi sulla legge n. 42 del 2009.
   Ci sono preoccupazioni fondate, che sono anche quelle espresse dai
  colleghi,  ma rispetto alle quali questo Parlamento, oggi  e  anche
  nei   prossimi   giorni,  come  annunciato,  anche  il   Presidente
  dell'Assemblea vuole dare un contributo sostanziale e significativo
  di  sostegno al Governo regionale, perché su questo tema ovviamente
  si prendano le dovute accortezze e le dovute misure.
   Si  parte  dal tema del residuo fiscale, la riduzione del  residuo
  fiscale, che è un tema di battaglia quasi identitario che sollevano
  le  Regioni,  le Regioni del settentrione o alcune Regioni,  e  che
  costituirebbe il presupposto essenziale della riforma e del disegno
  di  legge di cui oggi discutiamo, senza però dimenticare che,  come
  dire, la riduzione della differenza comporterebbe un grave danno  a
  quello che è il criterio di riparto delle risorse straordinarie; si
  parla  di  livelli essenziali di prestazione la cui  determinazione
  ancora purtroppo sarebbe ancorata alla spesa storica; per la verità
  sarebbe  opportuno,  ecco perché è importante  che  l'Assemblea  su
  questo  prepari nel più breve tempo possibile un documento, che  si
  avviasse  una  preliminare ricognizione  di  quelli  che  sono  gli
  effettivi bisogni e quindi fabbisogni reali del Paese. E' un  fondo
  di  perequazione  per equilibrare la spesa, perché purtroppo,  come
  dire, al di là della necessità della riduzione del sito fiscale, si
  alimenta anche una pubblicistica intrisa di pregiudizio e anche con
  punte di razzismo nei confronti della nostra Regione, per cui oggi,
  ce  lo  dice  l'Agenzia per la coesione, registriamo che  la  spesa
  pubblica  per  ogni  cittadino lombardo è di  circa  19  mila  euro
  l'anno,  quella per il cittadino siciliano è di 10.000 euro l'anno.
  E  poi  la  determinazione dei LEP, come si finanziano questi  LEP,
  sono  aspetti  nebulosi  su  cui vogliamo,  come  dire,  una  piena
  attenzione;  c'è  la  necessità  di finanziarli  nel  rispetto  del
  principio   del   pareggio  di  bilancio,  che   è   un   principio
  costituzionalmente garantito e rispetto a cui quindi  occorre  fare
  delle  riflessioni. O si diminuisce e si taglia la  spesa  pubblica
  oppure  si determinano ulteriori entrate attraverso un innalzamento
  del tasso del periodo fiscale.
   Ecco  perché  è  importante intervenire e il Parlamento  regionale
  oggi  è chiamato ad una grande responsabilità, quella cioè di  dare
  al  Governo  la  giusta riflessione, perché su questo  tema,  sulle
  scuole  siciliane  noi  abbiamo una ricerca  dello  Svimez,  è  una
  recente  ricerca,  che  ci  dice sostanzialmente  che  ogni  alunno
  siciliano  frequenta duecento ore in meno la scuola rispetto  a  un
  alunno lombardo; oggi soltanto il dieci per cento dei bambini delle
  elementari può fruire del tempo pieno a fronte di un dato del  nord
  che  vede  questo,  appunto,  al cinquanta  per  cento,  il  che  è
  ovviamente  il terreno favorevole per la dispersione  scolastica  e
  per  l'abbandono scolastico. La spesa storica sarebbe un  colpo  di
  grazia  al  servizio sanitario nazionale, determinerebbe  il  campo
  libero  delle Regioni sulla sanità, stipendi più alti per i  medici
  per  alcune Regioni e se questo fosse e avvenisse si determinerebbe
  oltre che la fuga dei pazienti a cui ormai siamo abituati anche  la
  fuga  dei medici, quindi i servizi scolastici più adeguati, servizi
  sanitari   sempre   più  scadenti  potrebbero  essere   quindi   le
  conseguenze dirette di questa riforma.
   Tuttavia quanto autonomisti non possiamo che frenare, non possiamo
  ostacolare  un  processo  anche  di organizzazione  autonoma  delle
  Regioni  che  ovviamente lo richiedono, ma dobbiamo  stare  attenti
  perché  questo provvedimento non sia un provvedimento  sociale  che
  accentui  il  ritardo socio- economico del Mezzogiorno rispetto  al
  resto del Paese. Questa è un'occasione storica e lo dico al Governo
  perché  comunque, vedete, noi siamo in ritardo socio economico  del
  Mezzogiorno rispetto al resto del Paese.

   PRESIDENTE.  E'  iscritta a parlare l'onorevole  Chinnici.  Ne  ha
  facoltà.

   CHINNICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, molto è già stato
  detto,  io  mi  limito ancora a fare un focus sulla scuola,  perché
  credo  che  non  sia  chiara ancora la gravità, assessore  Falcone,
  penso che non sia veramente chiara la gravità della situazione, per
  quanto riguarda per lo meno l'istruzione.
   Tutti  i  colleghi hanno ripreso il tema della scuola  e  ne  sono
  contenta,  però  veramente abbiamo bisogno di  essere  rassicurati,
  dagli assessori, perché la questione è veramente grave.
   Non  è  un caso che il Veneto nel 2018, quando andò a fare, quando
  andarono  a  fare  la  bozza,  con il Ministro  Gentiloni,  Veneto,
  Lombardia  ed  Emilia  Romagna in primis, si  chiedeva,  il  Veneto
  chiedeva l'autonomia sulla scuola. Autonomia sulla scuola significa
  disgregare   completamente  il  sistema  nazionale  di  istruzione,
  significa  che le Regioni più ricche  io so che lei non è d'accordo
  con  la  definizione di secessione dei ricchi, ricordo che  in  una
  delle prime sedute, mi pare che lei fece un po' di ironia su questo
  libro  ma  io  vi consiglio di leggerlo tutti, la casa editrice  La
  Terza, l'ha messo pubblicamente, proprio perché è chiara la gravità
  della situazione.
   Sul  sito  della  La Terza si scarica gratuitamente  questo  breve
  saggio  Viesti,  che è un economista pugliese,  che  spiega  in  50
  pagine,  esattamente  nel 2018, che cosa può  accadere  con  questa
  benedetta autonomia differenziata che viene, giustamente,  chiamata
  secessione dei ricchi, proprio perché come è stato spiegato  meglio
  di  me,  dai  colleghi,  il famoso criterio,  la  spesa  storica  e
  soprattutto  il fatto che le Regioni dove la gente paga  le  tasse,
  hanno più servizi, cioè è abbastanza semplice la questione.
   Io  vengo  da  un Consiglio comunale che è quello della  città  di
  Palermo  e  so  bene come aggiustare un marciapiede o pensare  alla
  spazzatura sia difficile, in una città dove non vengono  pagate  le
  tasse, dove la metà dei cittadini non paga la Tari per esempio,  ma
  per   quanto   riguarda  la  scuola  ripeto  la  preoccupazione   è
  grandissima,  Assessore, perché già il cavallo  di  Troia  è  stata
  questa  misura  del  dimensionamento, che  giustamente  il  collega
  Burtone  era  sindaco e conosce bene la gravità  della  situazione.
  Avere  un  preside,  un dirigente scolastico e un  DSGA,  che  deve
  trotterellare,  per  cinque,  dieci,  venti  scuole,  venti  plessi
  scolastici, significa perdere un presidio educativo fondamentale ma
  anche un presidio amministrativo.
   Questo non è grave solo per i comuni, per esempio montani, ma  per
  le  scuole  di  periferia della nostra città, che poi delle  nostre
  città, delle nostre città metropolitane ovviamente quelle anche più
  grandi,  non soltanto i piccoli comuni, le scuole di periferia  che
  poi  sono anche scuole, per esempio, nel centro storico, scuole che
  avrebbero bisogno del preside come presidio, mi scusi il  gioco  di
  parole.  Se  noi togliamo i presidi nelle scuole dove  i  tassi  di
  dispersione  sono  altissime,  lei capisce  che  è  chiaro  che  il
  servizio precipita; se ci sono troppe reggenze un preside  non  può
  occuparsi e avere contezza di quello che accade nella sua scuola  e
  poi  abbiamo voglia di fare progetti sul bullismo, progetti per  il
  contrasto alle dipendenze, al crac che sappiamo essere un'emergenza
  sociale,  fortissima.  Sono tutte cose correlate  e  non  avere  la
  visione d'insieme significa che poi dobbiamo ricorrere a progetti e
  soldi  per  povertà educativa, dispersione scolastica;   basterebbe
  semplicemente trovare una soluzione amministrativa per chiedere qui
  che   non   si  seguano  queste  politiche  folli,  in  primis   il
  dimensionamento  e  tutto quello che concerne, appunto  l'autonomia
  differenziata; anche il rischio può essere quello, già nel libro di
  Viesti  è  detto chiaramente, che gli insegnanti del  Veneto  siano
  pagati il doppio di quelli della Sicilia, quando sappiamo bene  che
  insegnare  in una scuola di periferia di Palermo, una scuola  media
  di periferia - il riferimento autobiografico me lo concederete -  è
  molto  più faticoso e molto più difficile e il bravo insegnante  si
  misura  lì,  in questi contesti difficili. Quindi se  noi  avessimo
  coraggio,  Assessore, noi rilanceremmo un'autonomia  scolastica  al
  contrario:  proviamo  a  pagare di più i docenti  delle  scuole  di
  periferia,  delle scuole primarie della media secondaria  di  primo
  grado,  delle  nostre scuole cosiddette "difficili"  o  a  rischio;
  facciamo  un'autonomia differenziata al contrario, perché viceversa
  veramente  sarà  una catastrofe, e sarà assurdo  poi  continuare  a
  spendere  soldi  in  PON  o in misure tampone  emergenziali  quando
  stiamo togliendo la struttura della scuola. Grazie.

   PRESIDENTE.  E'  iscritta a parlare l'onorevole  Saverino.  Ne  ha
  facoltà.

   SAVERINO. Grazie, signor Presidente, onorevoli colleghi, questo  è
  il  mio  primo intervento in Aula, quindi naturalmente  sono  anche
  molto  emozionata, ma non potevo farne a meno, non potevo  esimermi
  su  un  argomento  così importante, onorevole Falcone,  soprattutto
  perché mi permette anche di affrontare due temi che a me sono molto
  cari:  ed è quello della Sicilia e la sua autonomia e anche  l'idea
  stessa  della  politica, il significato, il senso  dell'impegno  in
  essa.
   Ci  ritroviamo di fronte a un dibattito che ha entusiasmato  negli
  anni   generazioni   di  politici,  anche  di  studiosi.   Partiamo
  dall'autonomia  siciliana, di cui noi abbiamo beneficiato  sin  dal
  dopoguerra e che avrebbe dovuto essere uno strumento per  contenere
  quelle  che erano le spinte secessionistiche e naturalmente la  cui
  forza,  natura  non possiamo approfondire in questo momento  ed  in
  questa  sede,  ma  sicuramente ci dovrebbero  portare  a  ragionare
  meglio  su quello che si dovrebbe fare per favorire l'integrazione,
  non  solo sul piano sociale ed economico, per cercare di aiutare  a
  superare  questo gap che c'è e che c'era già allora tra il  Nord  e
  Sud,  e  che è un divario che naturalmente aumentato ed è cresciuto
  sempre  di più durante il boom economico degli anni Sessanta,  dove
  ci  ha  portato  a  vedere e a considerare  sempre  di  più  questo
  fenomeno triste, ma sempre più attuale, dell'emigrazione, senza che
  mai  nessun  Governo  nazionale sia riuscito a  metterci  mano,  ma
  soprattutto a parlarne in modo risolutivo, ma neanche efficace.
   Oggi, ci ritroviamo a parlare e a discutere di un'autonomia che  è
  ancora  più  speciale rispetto a quella nostra, prevista  e  voluta
  dalle Regioni più ricche del Nord e non possiamo, quindi, sottrarci
  ad una riflessione su quanto male noi abbiamo utilizzato la nostra.
  Credo che a tutti noi presenti, ma i siciliani in generale, non  fa
  mai  piacere sentirci additare in qualsiasi televisione come quelli
  che non sanno utilizzare i fondi, oppure vedere e constatare che  i
  fondi  europei  non  siamo riusciti a spenderli  bene  e  quindi  a
  portarci  a  casa  i progetti, o leggere addirittura  le  relazioni
  della  Corti  dei Conti, che sicuramente tante volte  ci  bacchetta
  perché  non  siamo riusciti a portare avanti un lavoro  in  maniera
  compiuta.
   Naturalmente, tutto questo tante volte ci riporta anche a  perdere
  in  autorevolezza  e  tante volte questo  stesso  Parlamento  viene
  indicato  come  un  luogo  quasi forse  inutile,  ma  un  luogo  di
  privilegio.  Naturalmente tutto questo ci fa perdere autorevolezza.
  Autorevolezza che per tutti quanti noi, che conosciamo bene  questo
  percorso  che  stiamo  portando  avanti  e  che  naturalmente   non
  possiamo,  se onesti intellettualmente, non possiamo non  avere  la
  certezza di quanto farà aumentare ancor più questo divario e questa
  differenza  e questo ci farà ritardare nello sviluppo nel  Sud  del
  Paese.  Ma  noi  siciliani, che per settant'anni  abbiamo  sprecato
  questa specialità autonomistica con quale forza possiamo chiedere e
  bloccare  l'attuazione  di  un  disegno  federalistico  che   torna
  affacciarsi nell'agenda politica come una priorità?
   Questo lo potremmo fare solo se saremo in condizioni, appunto,  di
  farlo  solo  con uno scatto d'orgoglio e di dignità se avessimo  la
  capacità  di  scrollarci  di  dosso la storica  subalternità  delle
  classi dirigenti siciliane rispetto alle forze politiche nazionali.
  Subalternità  che è diventata imbarazzante, sempre più,  a  seguito
  anche  di  un  sistema elettorale che per la  Camera  e  il  Senato
  esclude  il  voto  di preferenza e che, invece, ci fa  naturalmente
  imporre dall'alto le candidature; saremmo in condizioni di farlo se
  avessimo  la  forza di imporre nel dibattito politico nazionale  le
  promesse mai mantenute degli investimenti per potenziare il sistema
  delle infrastrutture e renderlo simile a quello delle altre regioni
  del  Paese; se fossimo in condizioni anche di denunziare  tutte  le
  agevolazioni  soppresse  come fu la  legge  488,  ad  esempio,  per
  finanziare   le   quote   latte  degli  allevatori   lombardi;   se
  rivendicassimo una quota delle accise, considerato che  il  50  per
  cento  dei prodotti petroliferi viene raffinato in Sicilia e  tutte
  le  altre  questioni  che  ogni  tanto  ci  ricordiamo,  solleviamo
  sporadicamente, salvo poi dimenticare.
   Sappiamo   benissimo  che  approvare  la  riforma  senza  definire
  contestualmente  i  LEP significherà trasferire  alle  regioni  più
  ricche   risorse  consistenti  con  la  promessa,  che  mai   verrà
  mantenuta, di trovare gli 80 miliardi per garantire uguali  livelli
  di  prestazioni  nei servizi che concretizzano l'idea  di  un'unità
  nazionale in cui cittadini, sia che nascano a Pachino o a  Bolzano,
  possano avere pari diritti e pari opportunità.
   Eppure, il Presidente Schifani ha già dato il suo consenso,  prima
  ancora di confrontarsi con questo Parlamento che, retoricamente, ci
  piace  dire il più antico ma che, in fondo, poi è stato mortificato
  con questa scelta.
   Questa  era  un'occasione,  persa  dal  Presidente  Schifani,   di
  rappresentare non solo il Presidente di un Governo ma il Presidente
  di   tutti  i  siciliani  e  di  rappresentare,  al  di  là   degli
  schieramenti politici, la voce e gli interessi di questa Terra; era
  un'occasione  per  nobilitare il senso della nostra  autonomia  che
  deve diventare strumento di riscatto per la Sicilia considerato che
  lo è stato poche volte in passato ed era anche l'occasione per dare
  senso, come dicevo all'inizio, al nostro impegno politico che  deve
  essere  al  servizio  della  nostra gente  e  non  degli  equilibri
  nazionali o delle indicazioni che vengono da Roma o da Milano.
   Questa  era un'occasione che è stata persa dal Presidente Schifani
  e che questa Assemblea regionale non può, non può sprecare.
   Per  questo, onorevoli colleghi, permettetemi di richiamare  tutti
  voi  e di tenere nella dovuta considerazione la responsabilità  che
  abbiamo,  a  cui  siamo  chiamati in  questo  momento:  l'autonomia
  differenziata di fatto rappresenta una scelta, come è  stato  detto
  meglio  ancora negli interventi precedenti, una scelta che  rischia
  di  segnare  il  futuro  del Mezzogiorno d'Italia  per  i  prossimi
  decenni  ed oltre. Come è stato detto, lo dicevo prima,  le  nostre
  scuole,  i  nostri ospedali, le nostre infrastrutture e  le  nostre
  imprese  non  potranno competere con quelle del Nord del  Paese,  e
  stavolta  non per le nostre inefficienze ma perché avremo accettato
  il  principio  che così potrà essere perché non avremo  le  risorse
  oltre che le capacità per poterle migliorare.
   Quindi,  io  credo  che  al di là, appunto,  di  qualsiasi  colore
  politico  noi oggi possiamo veramente renderci orgogliosi, metterci
  al di sopra delle parti e dare un senso al nostro mandato; possiamo
  farlo  nel  dibattito  nazionale, se tutti  noi  rappresentanti  di
  questo  Parlamento insieme ai nostri eletti siciliani,  al  Governo
  nazionale, al di là se di destra, di centro, di sinistra, di questo
  o  di  quell'altro partito riusciamo insieme a portare avanti, cioè
  andare  contro a una riforma e portare avanti invece  il  sogno  di
  tanti  giovani  siciliani che  è quello di  restare  nella  propria
  terra per costruire il proprio futuro. Grazie.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Campo.  Ne  ha
  facoltà.

   CAMPO.  Signor  Presidente,  Assessore  e  colleghi  deputati,  io
  ricordo  ancora  quando il Presidente Schifani fece  il  suo  primo
  intervento   in   quest'Aula,  con  le  sue  linee  programmatiche,
  dichiarando l'assoluta continuità con il Governo precedente,  però,
  dicendo  che  si sarebbe discordato quanto meno nei  modi  di  fare
  scontrosi  del  suo  predecessore nei confronti  di  quest'Aula  e,
  invece, oggi è il grande assente.
     Oggi, proprio nella giornata in cui avrebbe, quanto meno, dovuto
  riferire  quello che è successo a Roma con questo  sì'  all'accordo
  Stato - Regione voluto appunto dal ministro Calderoli.
   Noi  avevamo  chiesto questa seduta molto prima, ricordo  che  era
  stata  convocata  il 22 febbraio, poi fu spostata il  28  febbraio,
  siamo al 7 marzo e l'incontro è avvenuto il 2 marzo, quindi, cinque
  giorni dopo quello che è già successo, ma non è la prima volta  che
  il  Presidente Schifani non dismette la sua casacca politica  e  si
  piega   ai  voleri  romani,  lo  abbiamo  già  visto  anche   nella
  composizione   di   questa  Giunta  con   due   componenti   scelti
  direttamente da Roma, lo abbiamo visto quando è stato cancellato il
  super  bonus  110 che ha precluso a questa Regione  di  poter  fare
  degli  interventi  che  permettessero di acquistare  i  crediti  o,
  ancora,  con  il  "Salva Sicilia" dove è stato siglato  un  accordo
  svantaggiosissimo a fronte di duecento milioni cash si è  persa  la
  possibilità  di  richiedere  nove miliardi  di  Euro  che  potevano
  spettare a questa Regione.
   E  il  Presidente continua su questa strada con una  proposta  che
  sicuramente è molto svantaggiosa per i siciliani, sembra quasi  che
  la  nostra  Isola  venga svenduta per questioni politiche  che  gli
  hanno permesso di sedere sulla poltrona, appunto, che occupa.
   Ora io vorrei capire se durante questo accordo il Presidente si  è
  quanto  meno posto delle questioni e mi sarebbe piaciuto  che  oggi
  fosse  stato  qua a riferircele, cioè se nell'accordo,  appunto,  è
  stata valutata l'unità giuridica ed economica, l'indivisibilità  di
  questa nazione, il decentramento deve essere amministrativo per una
  semplificazione amministrativa, quindi, per una sburocratizzazione,
  non  sicuramente  per  una subordinazione  di  questo  regionalismo
  differenziato alla preventiva determinazione di livelli  essenziali
  delle  prestazioni, cosiddetti LEP, concernenti  diritti  civili  e
  sociali.
   Ora  io,  Assessore,  mi  ricordo un'immagine,  una  vignetta  che
  parlava  di equità e di uguaglianza, l'uguaglianza: quando a  tutti
  si  dà  la stessa cosa, ma sicuramente non si rende, non si mettono
  tutti  nella stessa condizione, l'equità è qualcosa di ben diverso,
  anche  se vengono garantite cose diverse tutti poi alla fine  hanno
  gli stessi diritti e questo rappresenta per tutti lo stesso livello
  di libertà.
   Ecco,   a   me   sembra  che  si  stia  andando  nella   direzione
  completamente opposta, di rendere sempre più forti i  forti  e  più
  deboli  i  deboli;  questa  Regione sicuramente  ha  le  sue  tante
  fragilità e merita qualcosa di diverso. Grazie.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Dipasquale.  Ne  ha
  facoltà.

   DIPASQUALE.  Signor Presidente, Assessori, colleghi  parlamentari,
  sarò  brevissimo  per  lasciare il  tempo  residuo  anche  ai  miei
  colleghi che devono intervenire.
   Non  entro in merito alle cose già dette, le preoccupazioni grandi
  che  non sono solamente del Parlamento, delle opposizioni che  sono
  anche  di qualcuno della maggioranza, ma che sono le preoccupazioni
  verso  questa autonomia differenziata imposta dal Governo di destra
  che  ci governa e che ha visto questo parere da parte della Regione
  siciliana.
   Ritorno  a  dire che le perplessità e le preoccupazioni  sono  dei
  siciliani,  ma  è  normale  che  in  un  dibattito  come  questo  è
  completamente  assente  il  Governo,  è  completamente  assente  la
  maggioranza?  Tranne veramente l'assessore Falcone che ringraziamo,
  obbligato  sicuramente  a venire in Aula e qualche  consigliere  di
  Forza  Italia e qualcuno dei centristi, ma si vede l'imbarazzo  che
  hanno  i  rappresentanti  del  Governo,  della  Lega,  di  Fratelli
  d'Italia, che sono completamente assenti.
   Ma, scusate, ritenete di aver fatto una cosa buona per la Sicilia,
  per l'Italia?
   E  quale migliore occasione che venire qui in Aula a difendere  le
  scelte che sono state fatte da Calderoli, dalla Lega, da Salvini  e
  dalla  Meloni?  Quale migliore occasione di venire qui  in  Aula  e
  controbattere  le  cose  che diciamo noi? Questa  era  l'occasione
  Questa era l'occasione per fare chiarezza in Parlamento, in Sicilia
  e   ai   siciliani  di  quanto  le  preoccupazioni   nostre   erano
  preoccupazioni non vere. E invece? La fuga, la fuga
   Che  i cittadini siciliani se ne ricordino, se ne ricordino quando
  verranno i leghisti in salsa siciliana o gli amici della Meloni, se
  lo  ricordino, perché non hanno avuto neanche il coraggio di venire
  qui  in  Aula  a difendere le loro scelte. Sanno che  hanno  dovuto
  obbedire alla richiesta del Governo centrale, ovviamente non  hanno
  il coraggio di venire qui a difendere.
   Questo  compito  -  e concludo subito -  tocca  a  una  figura  di
  manzoniana  memoria che nel capitolo terzo, ricorderete tutti,  era
  affidato  all'avvocato azzeccagarbugli e, vediamo, sono curioso  di
  vedere come e se ci riesce.

   PRESIDENTE.  E'  iscritta  a parlare l'onorevole  Marano.   Ne  ha
  facoltà.

   MARANO.    Signor   Presidente,   Governo,   onorevoli   colleghi,
  chiaramente  in  premessa devo dire che il  metodo  di  lavoro  del
  Governo è alquanto irrispettoso nei confronti del Parlamento perché
  questa  discussione si doveva fare la settimana scorsa. Sicuramente
  per  un  motivo  importante  è  stata  posticipata  perché  abbiamo
  sostituito  la  discussione  dell'autonomia  differenziata  con  la
  questione  dei  precari  Covid  e poi,  successivamente,  a  questo
  annullamento il Governo è andato a Roma a svendere la Sicilia senza
  un  confronto  con  il  Parlamento, senza un confronto  con  questi
  parlamentari,  con queste 70 persone che, fino a  prova  contraria,
  rappresentano tutti i siciliani di quest'Isola.
   Il  tema  che  affrontiamo oggi è molto ma molto  delicato  quindi
  bisogna essere chiari e dire ai siciliani che ci ascoltano di  cosa
  stiamo parlando.
   Stiamo parlando del disegno di legge Calderoli, leghista, che  sta
  paventando     questo     tema     dell'autonomia     differenziata
  fondamentalmente cambiando le parole perché di secessione si parla.
   Una  scelta folle della Lega Nord, una scelta folle che  aumenterà
  le differenze tra Nord e Sud e saranno sempre i siciliani a pagare,
  pagheranno le regioni a Statuto speciale e quindi, ovviamente, come
  sempre, tutti noi.
   E cosa racconteranno, Presidente, questi politici siciliani eletti
  in queste liste che hanno avallato questo progetto criminale quando
  verranno  drasticamente ridotti i servizi di  mobilità,  di  tutela
  alla  salute, il diritto all'istruzione e tutti i pilastri  di  una
  società degna di essere definita civile? Perché, Presidente, non  è
  possibile  parlare di autonomia differenziata se non  è  chiaro  il
  concetto   che  le  Regioni  possono  -  oltre  alle   materie   di
  legislazione concorrente allo Stato - trattenere anche  il  gettito
  fiscale  facendo venir meno quel principio di solidarietà politica,
  economica   e   sociale  presente  all'articolo  2   della   nostra
  Costituzione.
   E  allora è facile, Presidente, immaginare una Sicilia sempre  più
  spopolata  ai  danni di un Veneto che accoglie i nostri  insegnanti
  con  stipendi  più  elevati, è facile immaginare,  Presidente,  una
  Calabria  con  sempre meno medici ai danni di una  sanità  lombarda
  sempre più ricca ed è facile immaginare una Campania che accoglie i
  rifiuti speciali dell'Emilia Romagna, perché tanto la salute  degli
  abitanti del Sud è meno importante degli abitanti del Nord.
   Le  ragioni  di  contrarietà, Presidente, a questo folle  progetto
  sono evidenti e non bisognerebbe nemmeno discuterne; la sottrazione
  del   gettito  fiscale,  la  ridistribuzione  nazionale  vìola   il
  principio di solidarietà aumentando chiaramente e drasticamente  il
  divario  tra Nord e Sud e chi ne verrebbe, Presidente, maggiormente
  penalizzato  da questo progetto scandaloso sarebbero le  Regioni  a
  Statuto  speciale,  come dicevo poc'anzi,  e  quindi  i  siciliani;
  siciliani  che  in 76 anni di autonomia non hanno mai completamente
  visto  riconosciuto l'articolo  36 del proprio Statuto che  recita,
  lo  ricordiamo "Al fabbisogno finanziario della Regione si provvede
  con i redditi patrimoniali della Regione, quindi tutte le tasse e i
  tributi  maturati e riscossi in Sicilia appartengono alla Regione",
  non  quote, non decimi, non elemosina a Roma,  Presidente, per  far
  quadrare  i bilanci ma l'intero delle tasse e dei tributi accertati
  e riscossi.
   Siciliani  che ogni anno si sobbarcano sulle proprie spalle  oltre
  alla  metà  del personale regionale in servizio, quindi  protezione
  civile,   beni   culturali,   lavoro,   infrastrutture,   mobilità,
  trasporti,  Corpo forestale, le cui attribuzioni in  altre  regioni
  sono   esclusivamente  o  prevalentemente  a  carico  dello  Stato;
  siciliani,  e in questi hanno versato quale concorso della  finanza
  pubblica  più soldi di tutte le altre regioni italiane, Presidente;
  siciliani  che  hanno  visto  un  aumento  della  compartecipazione
  finanziaria  della Regione alla spesa sanitaria che ha  determinato
  un  aggravio  per  le casse regionali a fronte  di  un  livello  di
  prestazioni sanitarie disastroso.
   E  a  proposito  di prestazioni sanitarie - e poi  mi  avvio  alla
  conclusione - qualche settimana fa un cittadino a Catania recandosi
  al  Policlinico  in Codice Rosso non ha potuto fare  l'accettazione
  perché i terminali erano guasti, è dovuto andare al Cannizzaro e se
  si  fosse  trattato  di  un infarto, di un  principio  di  infarto,
  sarebbe  morto  in  ambulanza. Questi sono i servizi  della  sanità
  regionale siciliana
   Presidente,  questo  è un tema troppo importante  e  davvero  sono
  molto  triste  di come il Presidente, questo Governo,  non  abbiano
  trattato il tema qui in Parlamento con l'importanza necessaria  che
  doveva essere data, tant'è che oggi il Presidente Schifani -  tanto
  già  hanno  dato  il benestare a Roma - non è neanche  presente  in
  Aula.
   Sulle  risorse scippate alla Sicilia, Presidente, ne parlano tanto
  i libri di storia e ancora oggi questo Governo sta contribuendo con
  i partiti responsabili a togliere la dignità ai siciliani.

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Marano.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Sunseri. Ne ha facoltà.

   SUNSERI.   Grazie,  Presidente,  onorevole  Assessore,   solo   in
  quest'Aula  mi dispiace, lo hanno abbandonato per l'ennesima  volta
  al  suo  destino,  nel dover ascoltare questi poveri  deputati  che
  intervengono  sul  regionalismo  differenziato  dopo  che  già   il
  Presidente della Regione ha fatto tutto quello che doveva fare; una
  chiacchierata tra amici anche questa, però è sempre un piacere.
   Presidente  io  non posso non notare, ovviamente,   un  minimo  di
  indifferenza  da parte dell'Assemblea regionale ma soprattutto  del
  Governo  su  un  tema che è essenziale per il futuro  della  nostra
  Regione,  ma  quello  che  mi dispiace  di  più,  è  l'assenza  del
  Presidente  della Regione che per l'ennesima volta non si  presenta
  in  Aula  e,  soprattutto, non lo fa dopo  che  già  ha  preso  una
  decisione,  quindi, non viene nemmeno a difendere la posizione  che
  ha  tenuto  in Conferenza delle Regioni, quindi, ancora  più  grave
  questo  gesto  di totale disattenzione nei confronti dell'Assemblea
  regionale  siciliana e manda qui l'Assessore Falcone,  che  già  la
  scorsa  volta,  come  dire, si è sorbito ore e  ore  dell'Assemblea
  regionale sulla vicenda dei precari Covid, e mentre noi discutevamo
  dei  precari c'era l'altro Assessore che faceva l'opposto di quello
  che  l'Assessore  Falcone ci diceva in Aula,  oggi  per  fortuna  o
  meglio  per nostra sfortuna, il Presidente della Regione  ha  preso
  una decisione diversa e noi oggi  ne stiamo discutendo alla luce di
  quello  che  quasi  è stato deciso dal Governo  di  questa  Regione
  perché al di là degli interventi dei colleghi, degli autonomisti  e
  popolari  che  comunque  governano questa Regione,  mi  sembra  che
  l'intento  del  Governo  sia abbastanza  chiaro  e  sia  quello  di
  avallare questa riforma voluta dal Ministro Calderoli.
   Hanno  detto  un po' tutto i miei colleghi precedentemente,  manca
  totalmente  una determinazione dei LEP,  che come dire,  sono  quei
  livelli essenziali di prestazioni, necessari per capire soprattutto
  in  un  regionalismo  differenziato quali sono  i  vantaggi  e  gli
  svantaggi  per  ogni  Regione,  manca totalmente  una  perequazione
  infrastrutturale  nel  disegno  di  legge  che  non  viene  neanche
  lontanamente citata e che invece è una di quelle ragioni  che serve
  alla   nostra   Regione  per  comprendere  se  questo  regionalismo
  differenziato può o non può funzionare e, soprattutto,  quello  che
  appare  abbastanza evidente e che è quella classica  riforma voluta
  da  un  Ministro del Nord con un Governo a trazione  del  Nord  che
  serve solo esclusivamente a generare ulteriori discriminazioni  tra
  le Regioni del Nord e le Regioni del meridione, quella tanto voluta
  unità  d'Italia  che  però in 160 anni non  si  è  mai  riusciti  a
  recuperare  quel  divario  Nord-Sud  che  purtroppo  continuiamo  a
  portarci avanti.
   Ma  la  domanda che pongo all'Assessore, al di là di tutto  quello
  che  è  stato  già riferito dai colleghi è: ma che  fine  ha  fatto
  l'insularità?
   Vede  Presidente,  l'articolo  116,  comma  3  della  Costituzione
  italiana,   a  cui  fa  riferimento  la  riforma  del  regionalismo
  differenziato dice testualmente che bisogna tener conto del  119  e
  il 119, fortuna nostra, fa riferimento, finalmente, alla condizione
  di  insularità della nostra Regione, condizione di insularità della
  nostra  Regione  che  equivale -  con  uno  studio  del  precedente
  Governo   al   quale   l'Assessore  Falcone  era   Assessore   alle
  infrastrutture -  a circa sei miliardi di Euro.
   Quindi,  prima  di  parlare di regionalismo differenziato,  se  il
  ministro  Calderoli si presenta al tavolo con la Regione  siciliana
  presentando   6   miliardi  di  Euro  ogni  anno   per   il   costo
  dell'insularità  della nostra Regione rispetto alle  altre  Regioni
  d'Italia,  noi potremo anche cominciare a pensare di accettare  ben
  volentieri questa possibilità di regionalismo differenziato, ma  il
  problema, vede Presidente, e che è come se comincio già a vedere il
  futuro  delle  discussioni in quest'Aula quando  ci  ritroveremo  a
  dover garantire maggiori servizi con lo stesso identico bilancio e,
  quindi,   l'impossibilità  di  generare  quello  sviluppo   che   è
  necessario  alla nostra Regione per diminuire quel  gap,  non  solo
  infrastrutturale ma anche civile, sociale, economico  della  nostra
  Regione nei confronti del resto dell'Italia.
   E  allora  la  prima  domanda è: che  fine  ha  fatto  il  diritto
  dell'insularità riconosciuto dalla nostra Costituzione all'articolo
  119?  Che  fine hanno fatto tutte le misure compensative?  Poco  fa
  qualche collega citava i piani di sviluppo e coesione, torneremo  a
  parlarne anche per capire cosa si vuole fare, che fine hanno  fatto
  tutte  le  fiscalità  di sviluppo, le ZES,  ancora  oggi  di  fatto
  addirittura  si  parla di riperimetrare nuovamente  le  ZES  quando
  quell'attività ha portato anni e anni di lavoro in Commissione  del
  Governo regionale; che fine ha fatto quell'attività di perequazione
  infrastrutturale che il Sud continua a soffrire rispetto  al  resto
  d'Italia.
   Ma,  soprattutto, io non capisco come possa la nostra Regione  far
  fronte a questo gap di bilancio rispetto a maggiori necessità, come
  dire,  e  servizi  da far fruire ai siciliani e minori  entrate  da
  parte della Regione.
   Sfrutto  quest'occasione anche per annunciare quello  che  avevamo
  detto precedentemente negli anni scorsi e che oggi si è trasformato
  in  realtà. L'1 marzo la Regione siciliana e l'Assemblea  regionale
  siciliana  si  sono  viste soccombere nell'ennesimo  ricorso  della
  Corte  dei conti sul fondo dei Lea. Lei lo sa, Assessore, giorno  1
  la  Corte  dei  conti,  Sezioni riunite, ha condannato  la  Regione
  siciliana per 127 milioni di euro, somme necessarie che servivano a
  coprire  i  LEA  e che invece sono state utilizzate dalla  Regione,
  maldestramente, per coprire dei debiti.
   Ecco,  somme  che  nel corso degli anni abbiamo  accantonato,  per
  fortuna  dal  2019 al 2021, che non sappiamo ancora  se  dovremo  o
  quanto meno verificare, e questo lo leggeremo successivamente nella
  relazione  della  Corte  dei conti, perché lei  Assessore  come  me
  abbiamo  solamente  il  dispositivo e avremo  modo  di  analizzarlo
  successivamente  ma certamente, fatto sta che  in  quegli  anni  la
  Regione  ha  creato un buco nel nostro bilancio di 127  milioni  di
  Euro  che  siamo  andati  a  coprire, ma  che  dovevano  servire  a
  garantire  i LEA che fanno parte di quei servizi che devono  essere
  garantiti  ai  cittadini  siciliani  e  che  oggi  invece  mettiamo
  nuovamente a rischio attraverso il regionalismo differenziato.
   Guardi  Presidente,  al di là delle valutazioni  politiche,  a  me
  dispiace molto non avere il Presidente della Regione in Aula e  non
  avere  il governo in Aula perché credo che oltre ad essere un gesto
  di  mancanza  di  rispetto  nei confronti dell'Assemblea  regionale
  siciliana sia anche un atto, come dire, che non mette di buon  luce
  il  governo della regione che sembra, come diceva qualche  collega,
  agire  di nascosto, per trattative private, piuttosto che difendere
  le proprie posizioni nelle aule competenti. Grazie.

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sunseri.
   Era   iscritto  a  parlare  in  precedenza  l'onorevole   Assenza.
  Onorevole vuole intervenire? Ok, prego onorevole.

   ASSENZA. Sì, Presidente, intanto voglio scusarmi con i colleghi se
  non  ho assistito alle fasi precedenti del dibattito ma vi era  una
  riunione fissata prima che dovevamo necessariamente assolvere.
   Che  dire,  l'autonomia differenziata è uno di quei  temi  in  cui
  capisco  che  è  difficile ma dovremmo spogliarci  delle  prese  di
  posizione apodittiche e dei fatti di slogan a partire dalla  storia
  e  da  come  è  nata questa idea dell'autonomia differenziata  che,
  dobbiamo  un po'ricordarlo tutti, parte da lontano e a questa  idea
  non  sono  estranei né il PD, né il Movimento cinque stelle  e  che
  costituisce  peraltro  una  battaglia storica  della  Lega,  questo
  dobbiamo  riconoscerlo. Ma l'autonomia differenziata può costituire
  un  pericolo  per  le regioni meno attrezzate come  può  essere  la
  nostra,  anche se di questo dovremmo dolercene più con  noi  stessi
  che  con  gli  altri se un secolo e passa fa eravamo  noi  il  faro
  dell'Europa  e  ora siamo diventati i derelitti,  ma  questo  è  un
  discorso  anche  storico  che  ci porterebbe  molto,  molto,  molto
  lontano ma può costituire anche - ripeto - un'occasione. Tutto  sta
  come giocare la partita sui dovuti tavoli.
   Intanto, chiariamo che nell'ultima riforma è stato reintrodotto il
  ruolo del Parlamento nazionale che prima era quasi pretermesso, che
  il   ruolo   della  Conferenza  Stato-Regioni  assume  sempre   più
  rilevanza, che le posizioni del nostro Governo, quello precedente e
  quello attuale, non mi paiono di assoluta accondiscendenza ad  ogni
  diktat romano o lombardo che dir si voglia, che la posizione  dello
  scontro  per  lo  scontro  credo che non porti  a  nulla,  che  sia
  assolutamente  vergognoso proporre delle  cifre  irrisorie,  ma  su
  questo l'Assessore per l'economia credo che potrà essere molto  più
  preciso  di  quanto  possa  esserlo  io  in  questo  momento,   per
  compensare   i   gravissimi  disagi  dovuti  all'insularità   e   a
  quant'altro.
   Quindi, cari colleghi, stracciarsi le vesti o gridare  al lupo, al
  lupo    perché c'è il mostro nordista che ci vuole lasciare in  una
  situazione  di assoluta subalternità, credo che possa  giovare  dal
  punto  di  vista  propagandistico quando si hanno  pochi  argomenti
  nella  sostanza a intervenire ma che, viceversa, invece, se con  la
  collaborazione di tutte le forze politiche, perché questa,  vedete,
  è una battaglia anche qui dove è assurdo dire:  Ma ci sono i buoni,
  ci  sono  i  cattivi, ci sono i meridionalisti, ci sono invece  gli
  schiavi  del Nord , no, c'è una Sicilia che ha la sua dignità,  c'è
  una  classe  politica siciliana che la conquista giorno per  giorno
  con le dovute modalità e con le opportune azioni, che rivendica  il
  suo  ruolo, che non è disponibile a svendere nulla di quello che  è
  nostro. Per assurdo, potremmo noi pretendere solo che ci attuassero
  pienamente  lo  Statuto siciliano e noi abbiamo già  raggiunto  con
  questo la migliore autonomia differenziata possibile.
   Sarà una cosa realizzabile? Non lo so, ma ci dobbiamo tentare.  Ci
  dobbiamo tentare ponendo sul campo soprattutto che al di là dei LEP
  -  ormai abbiamo questi acronimi particolari, per cui con una sigla
  riassumiamo  chissà  quale  concetto  e  poi  su  questa  sigla  si
  nascondono le cose più importanti - però, al di là dei LEP,  e  qui
  già  un  primo  risultato importante è stato  raggiunto  perché  il
  mancato riferimento alla spesa storica guardate che è già un grande
  successo,  perché la spesa storica effettivamente  penalizzava,  in
  molti casi, le nostre condizioni.
   Quindi, su questo l'abbandono del concetto della spesa storica, il
  discorso che dobbiamo tenere conto in questa differenziazione anche
  delle  differenze di partenza non solo in tema di LEP  strettamente
  intesi ma, soprattutto, in tema, per esempio, di infrastrutture, di
  sanità  e  di  quant'altro,  sono tutti  argomenti  che  il  nostro
  Parlamento  e il nostro Governo perché debbo dire che la  posizione
  su  questi  temi del Governo e del Presidente della  Regione  è  di
  assoluta  autorevolezza e di nessun comportamento  accondiscendente
  nei  confronti del Governo nazionale e nei confronti... e il dovuto
  anche  confronto  con  le  forze politiche  della  maggioranza  che
  governa  in maniera simmetrica sia la nostra Regione sia il Governo
  nazionale credo che sia di buon auspicio per completare questo iter
  che è solo all'inizio che credo che avrà nella sua anche previsione
  dei  vari  step  con  cui  si andrà realizzando,  nell'ipotesi  poi
  addirittura dell'ipotesi del commissariamento qualora le lungaggine
  siano  più del dovuto, ma in questo iter questo Parlamento e questo
  Governo hanno la possibilità di far sentire alta e forte la propria
  voce  a tutela dei cittadini siciliani che possiamo assicurare  chi
  ci  ascolta  veramente  non  verranno né  traditi,  né  abbandonati
  sull'altare di chissà quali interessi del Nord.

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Assenza.
   Ha chiesto di parlare l'onorevole Micciché. Ne ha facoltà.

   MICCICHÈ.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, fatemi  iniziare
  questo  mio intervento con una divagazione rispetto all'autonomismo
  differenziato.  Oggi  è  stato  definitivamente  assolto   Raffaele
  Lombardo  dopo tredici anni di gogna mediatica e non mediatica.  Vi
  ricordo che si è dovuto dimettere da Presidente della Regione,  che
  per  tredici  anni non ha potuto fare più politica e non  ha  fatto
  niente,  oggi lo Stato gli chiede scusa ma manco gli paga  i  danni
  degli  avvocati perché poi questo è una di quelle cose per  cui  lo
  Stato   se  ne  esce  soltanto  con  un   chiedo  scusa,  onorevole
  Lombardo .
   Bene,  parliamo  oggi  di  autonomismo differenziato;  non  sapete
  quanto  io sarei molto più contento se lo Stato facesse la  riforma
  della  giustizia e non quella oltre che questa ma quanto meno prima
  di questa facesse la riforma della giustizia, che sarebbe veramente
  molto più utile.
   Chiusa la divagazione, passiamo all'autonomismo differenziato. Nel
  febbraio  del  2019 quest'Aula votò un ordine del giorno,  lo  fece
  votare  l'onorevole  Compagnone, con cui  si  chiedeva  al  Governo
  nazionale  il  trasferimento delle risorse sulle materie  assegnate
  alle  Regioni  sia  ancora esclusivamente ancorato  agli  oggettivi
  fabbisogni  dei territori, è quello che di fatto si  sta  chiedendo
  oggi,   che   una   quota   dei  fondi  destinati   allo   sviluppo
  infrastrutturale  preventivamente determinata  sia  destinata  agli
  investimenti,  alla  perequazione  infrastrutturale  delle   nostre
  Regioni e che venisse garantita in misura predeterminata per  dieci
  anni gli investimenti infrastrutturali necessari.
   Parto  da  questo  ordine del giorno che fu votato  in  quest'Aula
  perché  è  inutile che noi, colleghi cari, facciamo un match  se  è
  bello  o brutto l'autonomismo differenziato; c'è ed è ineluttabile;
  l'abbiamo  votata  pure  noi  quando  fu  ai  tempi  sulla  riforma
  costituzionale,  oggi  questo  Governo  sta  presentando   la   sua
  proposta.
   Allora  cos'è che dovremmo fare noi, onorevole Falcone, Assessore?
  Il  Presidente  non c'è ed è surreale, poiché su  un  dibattito  di
  questo  tipo  lasciatemi dire che la Presidenza deve stare  qui  ad
  ascoltare quello che si dice, anche perché sempre quest'Aula  aveva
  deliberato  nella passata Legislatura, chi c'era lo ricorderà,  che
  prima  di  ogni  accordo  con  lo Stato,  la  Regione,  il  Governo
  regionale  venisse  qui a dirci quali erano  le  intenzioni,  quali
  erano  gli  accordi che si dovevano fare e sentire  il  Parlamento,
  anche fosse solo per consigli, cosa che avrebbe rafforzato il  peso
  del  Presidente, perché se il Presidente va a discutere un qualcosa
  dicendo   me  lo  chiede  il Parlamento, è votato  dal  Parlamento,
  quindi  non  posso  fare diversamente , sarebbe  bastato  anche  in
  questa  occasione  la  presenza  del  Presidente  che  chiamava   i
  Capigruppo  o  per  cui  si faceva un minimo di  dibattito  d'Aula,
  sarebbe  stato  utile  nell'accordo, onorevole  Falcone,  veramente
  imbarazzante degli 8 miliardi, e qua ha ragione De Luca, ma  ce  lo
  dite  perché l'avete fatto questa cosa? Cioè come che si è  passati
  da  8 miliardi e 200 milioni? Almeno, ce lo dite  Toglieteci questa
  curiosità.
   Lei  deve  sapere  che  un  Ministro  di  questo  attuale  Governo
  nazionale,  di  cui  ovviamente non  faccio  il  nome  -  lo  farei
  volentieri, evito mantengo ancora un minimo di educazione, ed evito
  di  farlo, di correttezza -  mi ha detto che lui se fosse stato  un
  cittadino  siciliano avrebbe promosso un'azione per  circonvenzione
  di  incapace, perché perdere 7 miliardi e 8 in un pomeriggio, si va
  a  fare una transazione, per carità da 8 si può passare a 5, si può
  passare  a 4 si può passare a 2, ma non a 200 milioni  Cioè  a  200
  milioni  non  è una transazione. Allora, o c'è qualche  motivazione
  che noi non conosciamo e su cui potremmo anche dire  ha ragione  il
  Presidente  o veramente non si riesce a capire.
   Quindi,  che  queste  cose vengano dibattute prima  in  Aula,  per
  ottenere  un  minimo di indirizzo da parte del Parlamento,  sarebbe
  oggettivamente cosa buona e giusta su questo non ci sono dubbi.  Ma
  allora,   oggi   come   oggi  noi  dovremmo  provare   a   chiedere
  politicamente  a questo Governo di attuare alcune di quelle  regole
  che esistono già e cioè parlare con il Parlamento prima di chiudere
  qualsiasi accordo e farsi garantire alcune cose che, sono certo, lo
  Stato  è  disponibile a garantirci, non andare là fare  i  fenomeni
  inutilmente.
   Quali  possono essere? Noi oggi, onorevole Falcone, siamo,  perché
  ce  l'hanno  negata  sin dal giorno dopo nello Statuto,  senza  più
  l'Alta  Corte che era stata prevista nel nostro Statuto.  Che  cosa
  era?  Era  un  qualcosa che garantiva gli accordi. Per cui,  mentre
  oggi ci hanno tolto pure il Commissario per cui qualsiasi cosa  noi
  deliberiamo,  il  Consiglio dei Ministri  che  puoi  essere  amico,
  nemico  ma che comunque ha tali e tanti di quei problemi di finanza
  o  di  cose  per  i  fatti loro che figurati se possono  impugnarci
  qualsiasi regola anche fatta bene, da parte nostra, ce la impugnano
  perché  non abbiamo più un arbitro, non c'è più l'arbitro. E'  come
  tutti  quelli  -  io  sono  juventino  -  che  si  professano  anti
  juventini, hanno sempre detto che la Juventus comprava gli arbitri,
  qua  è  peggio   Non c'è proprio l'arbitro, cioè  manca  lo  Stato;
  perché  è  chiaro  che  il  Governo ha degli  interessi  totalmente
  diversi.
   Così  come  vorrei  avvertire tutti che non  si  faccia  illusioni
  nessuno non è che perché il Governo nazionale è della stessa  linea
  diciamo  di  quello  regionale, vuol dire che ci  tutela   Levatelo
  dalla  testa   Perché  non è che pensate che  la  Campania  non  la
  considerano  perché  c'è  De Luca che è  di  sinistra   Il  Governo
  nazionale tratterà bene quelle regioni i cui presidenti avranno  le
  palle  per  andare  a  discutere seriamente  e  andare  a  trattare
  seriamente  su  questa  materia; quelli che  non  ci  vanno  o  che
  comunque risultano deboli non li calcoleranno neanche di striscio.
   Per  cui,  credo che sia importante questo tipo di   Ritornare  ad
  avere  la  Corte io non lo so se sarà mai possibile,  ma  certo  un
  arbitro  lo  dobbiamo  individuare; non  è  più  possibile  che  ci
  rimettano  il Commissario. Cioè è il momento per andare a  chiedere
  una   serie   di   cose  che  ci  hanno  tolto  nel  passato,   che
  oggettivamente, se facessimo oggi sì, una Commissione,  Presidente,
  su  questo argomento, forse oggi per la prima volta in quarant'anni
  o in sessant'anni serve una Commissione Statuto vera e propria. Non
  so  chi è il Presidente di questa attuale, ma sicuramente oggi  può
  avere  un  ruolo e una responsabilità importante, perché prima  non
  serviva  assolutamente  a nulla. Oggi c'è di  andare  a  ritrattare
  quello  che  ci è stato tolto. Non stiamo qui a leggere,  onorevole
  Assenza,  un  rigo sì o un rigo no di questa legge  Calderoli,  che
  tecnicamente  ci sarà qualcuno che ne capisce più di  altri  e  gli
  farà  delle  obiezioni, oppure gli farà dei complimenti,  la  spesa
  storica o non la spesa storica, tutto quello che volete, ma oggi  è
  l'occasione  perché  il Presidente della Regione,  per  cui  questa
  Regione  possa andare a ritrattare con lo Stato centrale tutta  una
  serie  di  cose che ci hanno tolto o che non ci hanno  dato  o  che
  facendo finta di fatto non ce le hanno date.
   Una  delle  cose che andrebbe certamente trattata è  quella  delle
  risorse aggiuntive nei nostri confronti. Le risorse aggiuntive  non
  vengono   mai   date,  quelle  che  avrebbero  dovuto   essere   da
  Costituzione, e anche se ce le danno sulla carta poi effettivamente
  non vengono spese.
   Allora, questo è uno di quegli argomenti per cui ci si siede e  si
  dice:  noi vogliamo essere garantiti   - e lo dicevamo nel 2019 con
  l'ordine  del  giorno  dell'onorevole Compagnone  -  "noi  vogliamo
  essere  garantiti,  vogliamo  quante sono  le  risorse  aggiuntive,
  vogliamo  sapere  dove  le  spendete e vogliamo  sapere  quando  le
  spendete.  A  fine anno ci dovete dare il resoconto di  quelle  che
  sono  state  le risorse che per Costituzione dovrebbe  spendere  la
  nostra Regione e che invece normalmente non si fa".
   Il mio invito a tutti è questo: non stare qui tanto, come dire, ad
  individuare  l'emendamento da presentare a questa legge.  La  legge
  c'è, non si potrà evitare; l'abbiamo votata tutti, io sono stato  a
  Roma  in maggioranza o all'opposizione, per un motivo o per l'altro
  abbiamo  votato la riforma costituzionale che prevedeva quello  che
  si sta facendo oggi e cioè la regionalizzazione di tantissime cose.
   Oggi,  che lo Stato ci voglia prendere in giro o meno non è questa
  la  preoccupazione che dobbiamo avere, la preoccupazione è  se  noi
  siamo  in  condizione di andare a trattare con lo Stato  una  seria
  riforma  rispetto a quello che fino ad oggi non è stato fatto,  noi
  dobbiamo  andare  a  chiedere un nuovo patto tra  noi  e  l'Italia;
  dobbiamo approfittare di questa occasione. Onorevole Falcone, spero
  che  questo mio suggerimento lo stia recependo seriamente, dobbiamo
  andare  a chiedere allo Stato centrale un nuovo patto che, partendo
  dallo  Statuto  non  applicato per la maggior  parte  dei  casi,  e
  partendo  dall'esperienza che è stata fatta in questi settant'anni,
  ci metta nelle condizioni di potere essere produttivi, così come le
  regioni del nord.

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Miccichè.
   Ha chiesto di parlare l'onorevole Pellegrino. Ne ha facoltà.

   PELLEGRINO.  Presidente, onorevoli colleghi,  Governo,  ci  stiamo
  fasciando la testa, diceva giustamente l'onorevole Giorgio Assenza,
  prima che si è rotta la testa stessa. E, quindi, sono assolutamente
  sterili,  strumentali e direi prive di fondamento tutte le critiche
  che  abbiamo  ascoltato  a quello che è un  programma  del  Governo
  nazionale e a quella che è un'interlocuzione del Governo regionale.
   Un  unico risultato si ottiene attraverso queste critiche che sono
  non  certamente  fondate e cioè che i siciliani  e  coloro  che  ci
  stanno   ascoltando  in  questo  momento  entrino  in   un'assoluta
  confusione,  incertezza  su  quelli  che  sono  i  temi  della  del
  regionalismo differenziato.
   Il  ragionamento del legislatore nazionale e della  interlocuzione
  del   Governo   regionale  e  quella  nostra,   dell'interlocuzione
  dell'Assemblea, qual è? In termini molto pratici - soprattutto  per
  chi  ci ascolta, per i siciliani che ci ascoltano - lo Stato  dice:
  "tu   Regione  hai  maggiore  contezza  di  quelle  che   sono   le
  problematiche  del territorio, quindi, data questa tua  particolare
  conoscenza dei problemi, delle criticità, delle preoccupazioni  del
  territorio  e  allora  puoi  in maniera ottimale,  in  maniera  più
  precisa,  più  puntuale, più scrupolosa provvedere a  destinare  le
  risorse  che  sono  a  tua disposizione". E questo  che  cos'è  che
  comporta   e   che  comporterebbe  con  l'autonomia  differenziata?
  Soprattutto che lo Stato che è garante, rimarrà garante dei livelli
  essenziali di prestazione - diceva il buon onorevole Assenza questi
  acronimi - i livelli essenziali di prestazione e di assistenza.  Lo
  Stato è garante e rimarrà garante nei confronti dei siciliani e del
  meridione di questi livelli essenziali.
   E  spiace  però dover ricordare, sono presenti nell'Aula le  forze
  politiche  che  appartennero magari a partiti o movimenti  che  non
  esistono   più,  altri  sono  tuttora  in  vita,  che   l'autonomia
  differenziata  non è mai stata una prerogativa del  centrodestra  o
  comunque dei governi del centrodestra.
   Noi  dobbiamo ricordare che nel corso degli ultimi anni tutti  gli
  esecutivi,  pur  non  riuscendo  nell'intento,  si  sono   occupati
  dell'autonomia differenziata; dobbiamo ricordare - mi dispiace  che
  non  c'è  l'onorevole Catanzaro - che nel 2018 chi firmò  il  primo
  accordo  sul punto per l'attuazione, eravamo col Governo Gentiloni,
  eravamo  col  Governo  Gentiloni - c'è Dipasquale  qua  che  lo  sa
  benissimo  -  eravamo  col  Governo  Gentiloni  e  chi  firmò,  chi
  sottoscrisse?

   DIPASQUALE.  Ma non questa schifezza  Era un'altra  cosa,  ma  non
  questo schifo

   PELLEGRINO. Lo sottoscrisse Bressa era stato eletto nelle file del
  PD,  lo  ricordate benissimo  Ma non solo questo, poi ci  furono  i
  governi susseguenti, ci fu il centrodestra e in primis la Lega,  ma
  ci fu anche il PD con Bonaccini insieme a quei governi che confortò
  l'orientamento dei governi di centrodestra, pure Bonaccini. Ma  non
  solo. Andiamo avanti.
   L'autonomia differenziata venne inserita, se ricordate bene, negli
  accordi  di Governo di  Conte 1 , e chi c'era in quegli accordi  di
  Governo?

   SAFINA. Noi non c'eravamo.

   PELLEGRINO.  Fu sottoscritto dal Movimento 5 Stelle e dalla  Lega.
  Ma nel Conte 2 - dirà Safina noi non c'eravamo - ma nel Conte 2 chi
  sottoscrisse l'accordo? Ci furono il Movimento 5 Stelle, ci  fu  il
  Pd, ci fu il LEU e ci furono gli altri.
   Quindi,   non  c'è  nessuna  prerogativa  e  nessuna  appartenenza
  ideologica alla questione dell'autonomia differenziata. Quindi,  si
  sta  dando  esclusivamente attuazione a quello che c'era già  nella
  Costituzione  e  che doveva essere concretizzato  con  delle  norme
  attuative,  e  in  linea con la politica del Governo  regionale,  a
  ragion veduta sono  Per questo, dicevo, il dibattito è stato molto,
  molto  tranquillo, molto sereno ritengo e di questo ne  debbo  dare
  atto   anche   alle   opposizioni;  però,  sono   inammissibili   e
  inqualificabili  tutte le varie critiche, i vari  commenti  che  si
  sono  susseguiti  nei media in questi giorni  e  che  hanno  creato
  confusione  nei  siciliani,  anche ad  opera  di  alcuni  esponenti
  sindacali.
   Del   resto,  io  dicevo  una  cosa:  ammettere  che  un'autonomia
  regionale  differenziata possa avvantaggiare una regione  -  ah,  è
  arrivato l'onorevole Catanzaro - piuttosto che un'altra e vuol dire
  ammettere che non c'è un peso politico, che per noi la Sicilia,  il
  Meridione, costituisce un peso, ammettere che costituisce  un  peso
  per  le altre regioni, per le regioni del nord e così assolutamente
  non  è;  ma  sarebbe una grave ammissione il fatto di ritenere  che
  alcune regioni vengono avvantaggiate piuttosto che altre per  avere
  un   maggiore   gettito  erariale.  E  lo  Stato  però  continuerà,
  ovviamente,  dicevo,  con  la  perequazione,  continuerà   con   la
  perequazione della marginalità geografica, con la perequazione  per
  la  insularità, che fa parte della nostra Costituzione, per  lenire
  l'oggettiva   differenza  infrastrutturale  tra  le   regioni   del
  meridione,  e la Sicilia in particolare, e quelle del nord  per  la
  peculiare  anche,  dicevo,  situazione  di  insularità  e  per  gli
  svantaggi  derivanti  da  tale  condizione.  Quindi,  ci  sarà  una
  gestione  diretta da parte delle Regioni che consentirà,  comunque,
  una  migliore  e ottimale destinazione delle risorse  economiche  e
  certamente  queste problematiche saranno meglio  risolte  da  parte
  delle  Regioni,  piuttosto che da uno Stato che a stento  riesce  a
  conoscere  le vere problematiche - lo Stato e, quindi,  il  Governo
  centrale - le problematiche delle nostre Regioni meridionali e,  in
  particolare, della Sicilia.
   D'altra  parte, guardate, il 50 per cento dei deputati del  nostro
  Parlamento  nazionale è meridionale, quindi, non penso che  ci  sia
  una  sorta  di  harakiri  da parte dei parlamentari  per  dire   ma
  abbandoniamo  l'idea  del  meridionalismo,  non  diamo  niente   al
  Meridione   e  avvantaggiamo  il  Nord .  Ormai  la  situazione   è
  assolutamente   chiara   e  considerato  che,   ripeto,   non   c'è
  assolutamente da parte nessuna appartenenza ideologica del percorso
  dell'autonomia  differenziata perché è stata  sposata  da  tutti  i
  Governi  che  si sono succeduti nel corso di questi  anni  fino  al
   Conte 1 ,  Conte 2 , e ovviamente ai nuovi Governi.
   Quindi, un plauso va dato alla politica e, soprattutto, alla linea
  del  Presidente Schifani che ha intrapreso la via del dialogo,  che
  ha  intrapreso un colloquio con le Istituzioni nazionali. Altro che
  trattativa  privata  Mi si diceva una trattativa  privata:  qua  il
  problema  è  il buon senso e trattare con il Governo  centrale  per
  quelle  che sono le ragioni e per quelle che sono le preoccupazioni
  della  nostra  Regione  e  per  far valere,  soprattutto,  il  peso
  politico debbo dire specifico per i precedenti incarichi e  cariche
  del   nostro  Presidente  a  livello  nazionale.  Sto  concludendo,
  Presidente.
   Quindi,  nessun  risultato porterebbe tutto, ogni risultato,  ogni
  scontro  tra di noi, ogni scontro a livello parlamentare nazionale,
  non  ci  saranno  né  vinti  né  vincitori,  ci  saranno  sconfitti
  solamente i siciliani.
   Quindi,  abbandoniamo ogni riferimento e abbiamo abbandonato  ogni
  riferimento, si parla sempre di questa spesa storica, il criterio è
  stato  abbandonato, sarà abbandonato della spesa storica,  ci  sarà
  più spazio e più tempo per il Parlamento perché per quanto riguarda
  i  livelli  essenziali  di prestazioni ed assistenza  non  ci  sono
  termini  perentori perché questo è stato stabilito e lo si è  detto
  in  un  incontro  ed  è  stato anche pubblicizzato  tra  il  nostro
  Presidente Schifani e il ministro Calderoli.
   L'autonomia   differenziata  sarà  certamente   un'occasione   per
  migliorare  la Sicilia, sarà un'occasione per cercare di risolvere,
  per trovare la soluzione dei problemi, si studieranno i processi di
  miglioramento  endogeno  perché  sarà  un  fatto  di  miglioramento
  endogeno, troveremo la soluzione a tantissimi problemi e dal '47 ad
  oggi  è inutile dire  non si è fatto nulla  .  Perché fasciarci  la
  testa   diceva il collega Assenza, e io dico la stessa cosa: perché
  fasciarci  la  testa, non critichiamo, non gridiamo   al  lupo,  al
  lupo  .  In maniera assolutamente tranquilla e serena, come  stiamo
  facendo  in  questo momento, cerchiamo di ottenere  il  massimo  da
  quella che è una riforma che la Costituzione esige e ci detta.

   PRESIDENTE.  Grazie, onorevole Pellegrino.
   Ha  chiesto  di  parlare l'onorevole Spada.  Ne  ha  facoltà.  Poi
  l'onorevole Caronia.

   SPADA.  Grazie, signor Presidente. Onorevole Falcone, la ringrazio
  al  nome del Partito Democratico per essere oggi qui a fare le veci
  del  Presidente  ed  è  il  motivo per cui  oggi  voglio  chiamarla
  "Presidente", perché in molte occasioni sta svolgendo questo  ruolo
  e  sta incassando da parte di tutte le opposizioni le critiche  che
  sono rivolte a questo Governo.
   Rispetto alla posizione assunta ed espressa dall'onorevole Assenza
  e  dall'onorevole Pellegrino che hanno esposto la tematica con  una
  superficialità   unica   addossando  al  Partito   Democratico   il
  regionalismo  differenziato, non dicendo invece che questo  disegno
  di  legge  è  una schifezza perché il disegno di legge Calderoli  è
  l'unica  cosa  che  crea la divisione tra Nord  e  Sud  e  che  non
  consente  lo sviluppo del Mezzogiorno per due semplici  motivi:  il
  primo  è che a differenza di quello che si è detto prima, onorevole
  Pellegrino,  la  spesa  storica ad oggi è  contemplata  all'interno
  della  definizione  dei LEP, magari sarà di  buon  auspicio,  è  un
  auspicio quello che lei dice che il Governo modificherà questo tipo
  di norma non considerandolo più, ma io le dico di più, potrei anche
  essere  d'accordo  sulla spesa storica. L'unica spesa  storica  che
  riconosco è quella che va dal 1816 al 1861 ovvero quando  c'era  il
  Regno  delle Due Sicilie, quella sarebbe la vera spesa  storica  da
  considerare e non quella che ha creato la divisione tra Nord e Sud,
  non quella che oggi fa vedere al Nord la presenza di tre asili nido
  per ogni abitante a differenza del Sud che ne ha solamente uno.
   Quindi, Presidente, oggi il dibattito che si sta svolgendo in Aula
  è  un  dibattito  sterile nel senso che non  potrà  essere  assunta
  alcuna  decisione da parte di quest'Aula, però voglio  che  rimanga
  agli  atti di questo Parlamento la posizione e le posizioni di ogni
  singolo  parlamentare perché sono state espresse  le  posizioni  di
  Fratelli    d'Italia    per    tramite   dell'onorevole    Assenza,
  dell'onorevole  Pellegrino per conto del Gruppo di Forza  Italia  e
  voglio che venga messo agli atti che il Partito Democratico non  si
  renderà  complice di questo disegno di legge Calderoli  che  divide
  ulteriormente l'Italia e che la fa andare e continua a farla andare
  a  due  velocità: da una parte il Nord che ha avuto e  continua  ad
  avere, a discapito del Sud, un trattamento privilegiato; dall'altra
  il Sud che arranca, quel Sud dove oggi nelle nostre autostrade, per
  esempio, che sono gestite dall'ANAS e quindi dal Governo nazionale,
  non  è  consentita la percorrenza, come dire, degna  di  uno  Stato
  europeo perché la Catania-Palermo ad oggi è un cantiere aperto  che
  vede  più di 30 cantieri aperti e che non consente ai siciliani  di
  avere  delle  autostrade degne per la nostra Regione.  Allo  stesso
  modo  per  quanto riguarda le Ferrovie dello Stato. Noi in  Sicilia
  ancora  oggi  abbiamo i mono binari quando nel  resto  d'Italia  si
  parla di alta velocità.
   E,  allora,  se  dobbiamo  parlare di  regionalismo  differenziato
  l'invito  che  faccio  al  presidente Schifani  è  quello  di  fare
  applicare  lo Statuto siciliano all'interno del quale è contemplato
  il   primo   elemento   di   regionalismo  differenziato   che   ci
  consentirebbe di rimetterci al pari delle altre Regioni del Nord.
   Concludo, Presidente, dicendo che abbiamo visto in questa pandemia
  come  la  differenza  tra Regioni abbia messo in  crisi  il  nostro
  sistema,  infatti  durante  la pandemia  rispetto  ai  decreti  che
  venivano  attuati  e applicati c'erano le singole  Regioni  che  si
  muovevano  facendo  ricorsi  ai  Tar  e  creando  ulteriormente  la
  divisione appunto tra Nord e Sud e dobbiamo ringraziare i  sindaci,
  tutti  i sindaci d'Italia che durante questa pandemia sono riusciti
  a  mantenere  il  fronte e a continuare a svolgere  quel  ruolo  di
  interfaccia  con  i  singoli cittadini che  hanno  vissuto  momenti
  veramente drammatici.
   Quindi,  invito l'assessore Falcone a riferire, per tramite  anche
  del  presidente Schifani, dell'incontro che si svolgerà giovedì con
  il   presidente   Galvagno  insieme  al  ministro   Calderoli   per
  determinarci sulla posizione da assumere, che non è ovviamente  una
  posizione  politica, cioè non è una posizione del Parlamento  ma  è
  una  posizione politica, che continueremo a combattere  insieme  ai
  sindacati  e a tutti i cittadini che si oppongono a questo  disegno
  di legge Calderoli. Grazie.

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Spada.
   E' iscritta a parlare l'onorevole Caronia. Ne ha facoltà.

   CARONIA.   Presidente,   credo  che  quando   l'Aula   decide   di
  confrontarsi  su  un tema di così tanta importanza  per  il  nostro
  Paese  tutto e per la Sicilia, sia anche corretto, come dire,  dare
  delle giuste informazioni a coloro i quali ci ascoltano, perché dal
  dibattito   dove,   per  carità,  ciascuno   esprime   il   proprio
  convincimento,  ed  è giusto che sia così, ho come  dire  ascoltato
  molte  imprecisioni e soprattutto il tentativo di fare apparire  in
  maniera   anche  drammatica  e  preoccupante  un  futuro   alquanto
  spaventoso rispetto a questa approvazione di un disegno  di  legge,
  il cosiddetto disegno di legge Calderoli.
   Allora,  non  mi permetto di dare alcuna ricetta di infallibilità,
  però  alcune  considerazioni ritengo di  doverle  fare  in  maniera
  assolutamente, come dire, pragmatica, legandomi a delle valutazioni
  generali di facile comprensione, anche del cittadino che in maniera
  non  particolarmente attento possa avere avuto io l'impressione che
  stiamo  per  varare  delle  norme  che  distruggeranno  in  maniera
  definitiva quello che è il futuro dei nostri figli in Sicilia.
   Io credo che questo dibattito - di cui, appunto, oggi l'Aula si  è
  occupata - abbia portato, invece, in qualche modo, attraverso delle
  imprecisioni e attraverso anche delle valutazioni più  corrette  la
  possibilità di affrontare delle questioni tecniche e politiche  che
  fino ad ora sono state lasciate - lasciatemelo dire - soltanto alla
  battaglia politica che spesso ascoltiamo in tv o alla demagogia.
   Io   credo  che  di  tutto  questo  a  noi  siciliani  non   serva
  assolutamente  proprio  nulla  ed  è  del  tutto  evidente  che  la
  possibilità che approdasse in Consiglio dei Ministri un disegno  di
  legge  peraltro  presentato da un uomo della Lega  il  cui  nome  è
  Roberto  Calderoli, uomo del Nord, che si è intestato  una  riforma
  che  favorirebbe  soltanto il Nord, è chiaro che ha  destato  tutte
  quelle, come dire, facili polemiche ed è diventato un bersaglio fin
  troppo ovvio, ma credo che non sia questo il punto in discussione.
   Io  credo,  signor Presidente, che - al di là delle  critiche  che
  ciascuno  muove  dal  proprio   convincimento  -  ci  siano   degli
  importanti  punti che invece dobbiamo valutare e che dal  confronto
  politico possono sicuramente trarne beneficio, ma devo dire che  il
  confronto  politico  probabilmente sul quale oggi  l'Aula  si  deve
  confrontare  è  quello cogente che è la conseguenza  della  riforma
  degli  articoli 116 e 119 della Costituzione italiana che obbligano
  oggi  il Parlamento a predisporre un disegno di legge che riguarda,
  appunto, l'autonomia differenziata.
   Va  detto   che,  per  quanto  riguarda  la  Sicilia,  l'autonomia
  differenziata però si deve legare indissolubilmente a un  tema  che
  ritengo  sia estremamente importante, cioè il riconoscimento  degli
  svantaggi   che   derivano  dall'insularità,  non   dimentichiamolo
  colleghi perché sono certa che dal confronto col ministro Calderoni
  -  e  di  questo ne ho avuto anche contezza  nel voto in Conferenza
  delle  Regioni - la Sicilia attraverso il nostro Presidente ha  più
  volte ribadito, appunto, diciamo l'importante imprescindibilità  di
  questa questione.
   Occorre,  peraltro,  ricordare che nonostante  la  recente  storia
  abbia,  ahimè, consegnato una riforma che vede appunto  la  riforma
  del  Titolo  V della Costituzione voluta dal centro sinistra,  come
  accennava  poc'anzi il collega Pellegrino che ha fatto,  di  fatto,
  sparire dalla Carta fondamentale ogni riferimento al Mezzogiorno  e
  alle  Isole provocando un vulnus non soltanto rispetto, appunto,  a
  questa questione, devo dire, che però la previsione dell'insularità
  con  la  legge 2 del 2022, ci restituisce delle certezze  e  recito
  così come la legge dice: che la Repubblica riconosce le peculiarità
  delle  Isole  e  promuove  le  misure necessarie  a  rimuovere  gli
  svantaggi derivanti dall'insularità. Il principio che chiaramente è
  introdotto  stabilisce  che lo Stato debba promuovere  lo  sviluppo
  economico,  la  coesione, la solidarietà sociale per rimuovere  gli
  squilibri  economici e sociali e per favorire l'effettivo esercizio
  dei diritti della persona.
   Credo che questo sia un elemento importante sul quale non possiamo
  diciamo non sottolineare l'importanza e anche l'opportunità di  far
  valere questa norma, che regala a noi Sicilia, alle altre Isole del
  nostro Paese, delle opportunità perequative di importanza storica.
   Quanto  invece  al  disegno di legge sul regionalismo,  penso  che
  un'osservazione un po' meno miope e meno polemica probabilmente  ci
  permetterebbe   di  guardare  con  serenità   al   fatto   che   il
  finanziamento   delle funzioni che saranno assegnate  alle  Regioni
  che   richiedono   maggiore  autonomia   su   materie   specifiche,
  ovviamente, non su tutte, lo hanno detto anche i colleghi e  finora
  ricompresi  appunto  tra quelle concorrenti avverrà  attraverso  la
  compartecipazione dello Stato, importantissimo, a uno o più tributi
  erariali maturati nel territorio  regionale.
   Del  resto l'attuazione dell'autonomia differenziata è subordinata
  alla  definizione dei LEP ed è chiaro quindi ai livelli  essenziali
  di prestazione.
   La  determinazione dei LEP infatti rappresenta una materia  che  è
  attribuita  esclusivamente allo Stato e che  non  può  venire  meno
  rispetto al principio di sussidiarietà.
   Colleghi,  rispetto a questo non possiamo pensare  che  tutto  ciò
  venga  meno, pertanto ritengo che le preoccupazioni qualora appunto
  qualcuno  probabilmente ne ha richiamate anche di responsabilità  e
  probabilmente  dobbiamo riguardarle a chi invece di  questo  nostro
  Statuto  non  è  stato in grado di dare attuazione nell'arco  della
  storia di questi anni.
      Dobbiamo   anche  chiedere  che  questi  tributi  che   vengono
  individuati siano certi e che siano individuabili e richiedere  che
  i  nostri diritti sui tributi già concessi dal patto costituzionale
  del   '47  siano  assolutamente  garantiti;  questa  è  una  grande
  opportunità.
   Io  vedo  da questo disegno di legge la possibilità per la  nostra
  Regione  di  vedere  il riconoscimento di diritti  che  sono  stati
  negati, quando poc'anzi si faceva il richiamo alle prerogative  che
  questo  Statuto,  il nostro Statuto, ha al suo interno,  credo  che
  questo  sia  un  momento storico nel quale grazie a un  disegno  di
  legge  della Lega la Sicilia avrà l'opportunità di poter sedere  ai
  tavoli per far ribadire ciò che nel dettato costituzionale esiste.
   Ogni  decisione,  soprattutto per le Regioni a  Statuto  speciale,
  passerà  da  un accordo e dal lavoro della Commissione  paritetica,
  quindi penso che sia ingeneroso e assolutamente non vero pensare ad
  una  secessione  dei ricchi, così come è stato fatto  soltanto  per
  propaganda,  o  per carità, per critica a volte a  mio  avviso  non
  puntuale.
   Probabilmente, se il Sud e la Sicilia pagano questo scotto  non  è
  certamente    per    colpa   dell'autonomia    differenziata    ma,
  probabilmente,  perché non si è stato in grado di potere  difendere
  proprio le prerogative della Regione Sicilia.
   Concludo  dicendo  che  due temi mi hanno preoccupato  rispetto  a
  quello  che  è  ciò che viene riportato all'esterno di  quest'Aula:
  sulla scuola e sul lavoro.
   Allora,  credo che rispetto alla scuola e sul lavoro il  dibattito
  che  si  è  aperto  qui in Aula ha portato a dire  che  l'autonomia
  differenziata provocherebbe un processo separatista all'interno del
  sistema educativo.
   Io  voglio pensare che queste sortite siano soltanto il frutto  di
  una  visione magari non puntuale perché certamente è in dubbio  che
  l'istruzione debba essere garantita quale diritto costituzionale  e
  su  questo tema la Sicilia non si sottrarrà a un confronto, e  sono
  certa  che il Presidente della Regione saprà al massimo, al meglio,
  come dire, portare avanti questi temi.
   Concludo  dicendo  che non ci spaventa, quindi,  una  riforma  che
  finalmente  riconosca alla Sicilia quanto finora  è  stato  negato,
  nonostante le norme specifiche dello Statuto, piuttosto ritengo che
  sia un'occasione ghiotta, un'importante occasione, per guardare  ad
  un  regionalismo  illuminato come qualcuno l'ha  definito,  con  la
  forza  di  un Governo e di una politica che lavora come  diceva  il
  Piersanti  Mattarella per mettere le carte in regola, alzando  così
  la  testa  e  ponendo  a guardare l'Europa con fierezza.  Lasciamo,
  invece,  che  coloro i quali si iscrivono al partito della  critica
  aprioristica,  sperimentino la demagogia che certamente  non  porta
  frutti, lo abbiamo visto nel tempo.
   Colleghi,  concludo  dicendo che nasco  autonomista  e  credo  nel
  riscatto di questa Terra, ma da uno Stato che finora ci ha soltanto
  picconato  credo che oggi avremo la possibilità di riprenderci  ciò
  che  ci  è  stato tolto e proprio grazie a questo disegno di  legge
  ritengo  che  ci  sia  data una grande opportunità.  Personalmente,
  vigilerò sempre affinché i patti vengano mantenuti. Grazie.

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Caronia.
   Sono  iscritti  a  parlare l'onorevole Giambona e poi  l'onorevole
  Savarino  e  abbiamo  chiuso con gli interventi.  Prego,  onorevole
  Giambona.

   GIAMBONA.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   Governo,
  ringrazio  l'assessore Falcone per questa sua  strenua  presenza  e
  resilienza  direi,  però  ritengo che sia,  lasciatemi  passare  il
  termine,  poco  elegante  e poco dignitoso  che  ci  sia  solamente
  l'assessore  Falcone qui a disquisire su un tema così  rilevante  e
  impattante per la per la nostra Regione.
   Assessore credo che, chiedo anche all'Assessore, al presidente  Di
  Paola  di  riferire al Governatore della Regione,  perché  temi  di
  questo tipo non possono essere trattati in questo modo.
   Guardate, io sto ascoltando gli interventi dei colleghi deputati e
  mi  rendo  conto  che  su questi temi ognuno si  deve  assumere  la
  responsabilità.  C'è una questione di merito  e  una  questione  di
  metodo.   Qualcuno  ha  parlato  di  responsabilità   del   Partito
  Democratico  ma,  guardate,  qui  la  differenza  sta  nelle  norme
  attuative che sono targate centro destra.
   Questo   disegno   di  legge  del  regionalismo  differenziato   è
  impattante  per  l'assetto istituzionale della  nostra  Repubblica,
  rischia  non  solo la rottura dell'unità italiana ma  la  fine  del
  possibile riscatto del Sud.
   Per decenni abbiamo parlato di questione meridionale, ecco, questo
  strumento  ci  mette  un  macigno sopra e rischia  di  incrementare
  quelle che sono le differenze, gli squilibri tra le Regioni del Sud
  Italia e quelle del Nord Italia.
   Torno  a  qualche  giorno  fa. Il 2 marzo  mi  risulta  che  nella
  Conferenza  Unificata Stato-Regioni sia stato  espresso  un  parere
  favorevole   al   disegno  di  legge  Calderoli  sul   regionalismo
  differenziato.  Io mi chiedo se prima di arrivare  a  questo  punto
  questo  Parlamento si sarebbe dovuto confrontare con il  Parlamento
  prima  appunto di arrivare a questa decisione. Mi chiedo ancora,  e
  credo che ce lo siamo chiesti in tanti, ho visto tanti articoli  di
  giornale  in  questi  giorni, sulla base di  quale  mandato  questo
  Governo  ha  discusso e ha approvato il regionalismo differenziato.
  Con chi ha parlato, con chi ha disquisito? Non mi risulta che abbia
  reso  partecipe  i parlamentari di quest'Aula. Non mi  risulta  che
  abbia  parlato con le parti sociali, né discusso con  i  sindacati,
  forse   ci  sarà  stata  una  qualche  discussione  tra  i   Gruppi
  parlamentari  di  maggioranza o forse  ancora  avrà  avuto  qualche
  mandato  direttamente attraverso una delibera di Governo.  Vorremmo
  capirlo  e  questa è la domanda che, assessore Falcone le  formulo.
  Una cosa è sicura che questo Parlamento purtroppo viene mortificato
  perché  su  un  tema così importante sicuramente merita  di  essere
  coinvolto.
   Guardate,  io su alcuni punti vorrei essere smentito  ma  mi  sono
  convinto  che  su  alcune  materie,  materie  che  hanno  rilevanza
  strategica  quali  per esempio l'energia, i trasporti  o  anche  le
  infrastrutture, delegare al Governo nazionale significa  rinunciare
  a  una  visione  unica  di sviluppo dell'economia  industriale  del
  nostro  Paese. Non ha senso, ritengo, parlare di LEP,  di  costi  e
  fabbisogni  standard senza prevederne a monte quelle  che  sono  le
  risorse.  Qualcuno lo ha detto prima. Si parla di invarianza  della
  spesa.  Questa  norma  così come formulata penalizzerà  in  maniera
  importante le regioni del Sud.
   E'  difficile  parlare di LEP in alcune materie,  come  nel  campo
  della  scuola  enorme  e  grande  materia,  che  non  produce  beni
  materiali e quindi sono difficilmente misurabili. Non potremo e non
  vorremmo mai avere venti sistemi di istruzione diversi uno per ogni
  Regione italiana. Ma qui il tema non è solamente nel merito, perché
  potremmo  parlare  anche  della  sanità,  potremmo  parlare   anche
  dell'ambiente,  è  una questione anche di metodo, caro  Presidente,
  perché  tutti  gli  aspetti procedurali e salienti  che  riguardano
  questo  disegno di legge non coinvolgono il Parlamento  se  non  in
  maniera  residua. Vengono coinvolti il Governo, le  Regioni,  viene
  coinvolta   la  Conferenza  Unificata,  le  cabine  di  regia,   il
  Parlamento  esprime  solo un parere, anche per quanto  riguarda  il
  livello  dei LEP. Quindi, fondamentalmente i parlamentari di  tutta
  la deputazione nazionale vengono esautorati dal loro ruolo.
   Ecco,  è  importante questo confronto che emerge in questa  seduta
  d'Aula  che,  tra l'altro, è stata chiesta dal Partito Democratico,
  quindi  particolare merito deve andare a questo Gruppo parlamentare
  perché  si  capisce da questa discussione chi è a favore di  questo
  disegno  di  legge  che  distrugge l'unità  italiana  che  mina  la
  democrazia,   i   diritti,  il  futuro  della  Sicilia   e   incide
  negativamente   su  un  principio  solidaristico  che   ha   sempre
  caratterizzato  la nostra storia e la nostra Costituzione.  E  poi,
  capiamo  se  c'è e da chi è stato dato mandato di approvare  questo
  scellerato  disegno  di  legge  che  aumenta  gli  squilibri  e  la
  distanza,  anche  perché  - mi accingo a concludere  considerati  i
  pochi minuti a mia disposizione - cari onorevoli, questo Parlamento
  si  è  già  espresso sul tema dell'autonomia differenziata.  Lo  ha
  fatto  nella precedente legislatura, in maniera netta,  in  maniera
  chiara,  prevedendo con una mozione condizioni, procedure e risorse
  che  dovevano  accompagnare  il  disegno  di  legge  sull'autonomia
  differenziata. Tutto ciò non è stato rispettato in  alcun  modo,  è
  stata  firmata una cambiale in bianco. Quella mozione fu votata  in
  quest'Aula  nella  precedente legislatura  all'unanimità  anche  da
  parlamentari che attualmente sono seduti in questi banchi e  alcuni
  di  loro sono oggi al Governo. Probabilmente, hanno cambiato  idea,
  probabile, ma che ce lo vengano anche a spiegare.
   Guardate, sia ieri che oggi siamo nella consapevolezza che  questo
  provvedimento sia fortemente iniquo, che spacchi l'Italia,  anziché
  contribuire  a  ricucirla come noi del Partito Democratico  abbiamo
  intenzione di fare. Grazie.

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Giambona.
   E' iscritta a parlare l'onorevole Savarino. Ne ha facoltà.
   Con  l'onorevole Savarino chiudiamo gli interventi, poi il Governo
  deciderà se intervenire alla fine.

   SAVARINO. Signor Presidente, onorevole Assessore, colleghi, questo
  è  un  dibattito che avrebbe dovuto appassionare di più  e  avrebbe
  dovuto,  certamente, anticipare la scelta che  il  Governo  poi  ha
  fatto in Conferenza dei Capigruppo per una questione di rispetto di
  quest'Aula  e  di questo Parlamento, per cui anch'io condivido  che
  per il futuro si inviti il Governo a un confronto con quest'Aula su
  temi  così  importanti  che vanno a condizionare  il  futuro  della
  nostra Regione.
   La  nostra  Regione  - è stato detto - rispetto  ad  altre  è  una
  Regione   a   Statuto  speciale,  il  nostro  Statuto  ha   valenza
  costituzionale,   la   nostra  autonomia   è   riconosciuta   dalla
  Costituzione già dal '48. Le altre Regioni hanno avuto  addirittura
  autonomia di scriversi un proprio Statuto soltanto nel '99 e questa
  è  una  differenza  non  da poco, ma è una differenza  sulla  quale
  avremmo  potuto  e  dovuto rafforzare la nostra potenzialità  e  la
  nostra  forza. E, invece, purtroppo, in questi ultimi anni  abbiamo
  rimesso   i  confini  dei  nostri  poteri,  della  nostra  capacità
  legislativa,  potestà legislativa, l'abbiamo rimessa  non  in  mano
  alla politica, ma in mano alla Corte costituzionale, al giudice. Se
  è  vero che nelle ultime norme di attuazione, decreti attuativi, le
  ultime  nove non hanno ampliato le nostre competenze come avrebbero
  potuto  dopo  la riforma del Titolo V, se a maggior  favore  poteva
  essere  ampliata, queste erano le disposizioni di  compromesso  che
  venivano  riconosciute alle Regioni a Statuto  speciale  quando  si
  decise  di  avviare questo percorso dell'autonomia differenziata  e
  dare maggiore peso e autonomia anche alle altre Regioni d'Italia.
   Ebbene  noi questa facoltà non l'abbiamo coltivata, non  l'abbiamo
  utilizzata,  anzi  proprio quest'Aula è stata protagonista  di  una
  regressione rispetto alle nostre competenze, ne cito solo alcune  a
  noi è stata impugnata una norma che dava la possibilità di un Piano
  territoriale  regionale  con valenza paesaggistica  e  ci  è  stato
  impugnato  dal Governo nazionale dicendo che violava  le  norme  di
  grande coesione economica.
   Ebbene  noi  quella norma l'avevamo copiata dalla  Regione  Emilia
  Romagna  dove è tuttora vigente, quindi abbiamo visto regredire  le
  nostre  competenze;  la Regione Emilia Romagna peraltro  non  aveva
  questa competenza legislativa che noi invece abbiamo.
   Nella mia prima legislatura abbiamo legiferato sulla materia degli
  appalti,  siamo  stati  la prima Regione a immaginare  le  stazioni
  uniche  appaltanti, ridurre i centri in cui si fanno gare d'appalto
  in  modo da essere più controllate, più trasparenti, più facili  da
  controllare ed evitare rischi di infiltrazioni.
   Nella scorsa legislatura abbiamo fatto una legge di modifica della
  legge  sugli  appalti, e l'assessore Falcone lo  sa,  che  è  stata
  impugnata;  dovevamo  portare in quest'Aula  una  norma  sul  terzo
  mandato, premesso la legge che ha comportato l'elezione diretta dei
  sindaci  è  stata inventata in Sicilia, gli altri  ce  l'hanno  poi
  copiata,  e  ora  la  Commissione   Affari  istituzionali'  si  era
  impegnata, d'accordo con l'Anci, insomma con un confronto aperto, a
  modificare  la norma sul terzo mandato anche per i comuni  sopra  i
  diecimila  abitanti  e sotto i quindicimila, e  poi  una  nota  del
  Servizio  Studi ci ha comportato una riflessione sul tema ritenendo
  che  sarebbe  stata  molto probabilmente impugnata  sulla  base  di
  alcuni precedenti che riguardano altre Regioni tra cui la Sardegna.
   Questo  per  dire  che, in questi anni, abbiamo  assistito  a  una
  costante  regressione  dei nostri poteri  e  della  nostra  potestà
  legislativa,  vuoi  per  inerzia perché non abbiamo  utilizzato  le
  norme  di  attuazione  a  nostro favore,  vuoi  anche  per  volontà
  politica   perché   in   alcuni  casi  come  quella   delle   norme
  paesaggistiche  visto  che c'era un precedente  in  Emilia  Romagna
  ritengo  che sia stata anche una volontà politica, vuoi  perché  su
  alcuni temi Roma ha un'ingerenza sempre maggiore sul cappello delle
  grandi norme di coesione economica e sociale.
   Allora,  questo traguardo di questi giorni non mi spaventa  se  la
  Regione siciliana diventa protagonista, con azioni politiche, di un
  ridimensionamento e ricollocamento della nostra autonomia  speciale
  in  Italia  e  rispetto alle altre Regioni. Se  quest'azione  viene
  portata  avanti  anche utilizzando un quid in più che  oggi  c'è  e
  allora  non  c'era,  che è il principio che ci  viene  riconosciuto
  ormai  in  Costituzione  dell'insularità,  ecco  forse  torniamo  a
  recitare  un ruolo e a giustificare alcune nostre azioni  senza  il
  rischio che queste ci vengano stoppate da Roma.
   La  scorsa  settimana  abbiamo  ricevuto  in  III  commissione,  e
  ringrazio ancora il presidente Gaspare Vitrano, una delegazione  di
  Mazzarrone  di  Canicattì  ma  che  comprende  un  comprensorio  di
  trentuno comuni che si occupano di Uva Italia; stanno soffrendo una
  crisi  enorme,  pur  avendo un prodotto di alta qualità,  concludo,
  perché  la concorrenza tra le altre regioni mette in difficoltà  il
  nostro  prodotto;  la Regione Puglia ha un costo  inferiore  di  20
  centesimi proprio per il fatto di essere collegata meglio  rispetto
  a noi che siamo Isola.
   Se  riuscissimo  ad aiutare questi agricoltori  senza  che  questo
  sembri  un aiuto di Stato a una concorrenza sleale, ma rimettendoli
  nelle  condizioni  di  essere concorrenziali  rispetto  agli  altri
  produttori  e  non penalizzati dall'essere Isola, ecco  allora  noi
  potremmo fare il salto in più.
   Lo  stesso esempio può essere mutuato su tutte le nostre attività,
  con  grande  coraggio e con grande competenza le nostre imprese,  i
  nostri  commercianti, i nostri produttori si fanno valere  partendo
  da   una   situazione  di  difficoltà;  ecco,  questa  può   essere
  l'occasione,  assessore - e chiudo - ma non  lasciamo  che  sia  il
  giudice  delle  leggi o i residui di scelte altrui a  disegnare  le
  nostre  competenze e le nostre possibilità. Utilizziamo al  massimo
  l'insularità,  utilizziamo al massimo la possibilità  di  ritornare
  protagonisti   per  ragioni  diverse  per  cui  allora   ci   venne
  riconosciuta quell'autonomia speciale e facciamolo con la dignità e
  l'autorevolezza  che  la politica può dare alle  scelte  di  questo
  Governo  soprattutto in quanto questo Governo si muove in  sintonia
  con  un'Assemblea regionale siciliana che su questi temi certamente
  non si vorrà far trovare impreparata.

   PRESIDENTE.  Assessore  Falcone, è  stato  citato  più  volte  dai
  colleghi.  Se vuole intervenire in qualità di Governo gliene  siamo
  grati.

   FALCONE,  assessore  per l'economia. Signor Presidente,  ringrazio
  gli  onorevoli  colleghi che hanno stasera  articolato  le  proprie
  considerazioni  circa il disegno di legge chiamato  Calderone   che
  riguarda   l'attuazione   dell'articolo   116,   3    comma   della
  Costituzione,  ovvero stabilire forme di regionalismo differenziato
  o  asimmetrico così come la riforma del Titolo V della Costituzione
  ha voluto ben 22 anni fa, quando con la legge 3/2001 a seguito -  e
  mi  fa piacere che alcuni colleghi lo hanno anche ricordato - venne
  anche  effettuato  un  referendum costituzionale  col  quale  si  è
  proceduto alla riforma di un nostro titolo importante, di un  pezzo
  importante della nostra Carta costituzionale.
   Cosa  ha  fatto  il ddl  Calderoli ? Non ha fatto altro  che  dare
  seguito, in maniera procedurale, a quello che comunque è stato  già
  fatto con la legge di stabilità nazionale la 197 del 2022, che  dai
  commi  791  sino  al comma 801 dell'articolo 1 della  stessa  legge
  prevede  appunto che possono essere effettuate, che possono  essere
  stabilite delle forme di regionalismo differenziato, così come  tra
  l'altro  già negli anni precedenti, nei mesi precedenti sono  state
  avviate   delle   intese  con  ben  tre  regioni  in   Italia   per
  differenziare forme di autonomia.
   Questo  significa allora che il ddl  Calderoli   ha stravolto  chi
  sa cosa? No, il disegno di legge  Calderoli  non ha fatto altro che
  recepire  un disegno una legge che appunto è quella della legge  di
  stabilità la 197, e ha cercato in un certo senso di offrire intanto
  al  giudizio del Parlamento se non una procedura per stabilire  che
  cosa,  come devono essere stabiliti i LEP, i livelli essenziali  di
  prestazione, che non sono altro che quella soglia minima necessaria
  per  le  prestazioni sociali, che dovevano essere assegnate non  in
  maniera differenziata in Lombardia rispetto alla Sicilia, in Puglia
  piuttosto  che in Sardegna, ma devono essere stabiliti  secondo  un
  equo  equilibrio  in campo nazionale, e lo dice la  norma,  non  lo
  diciamo certamente noi.
   Allora,  qualche giorno fa cosa è stato fatto in Conferenza  delle
  Regioni?   Non  è  stato  fatto  che  dato  un  parere,  certamente
  favorevole  a questo ddl  Calderoli , ma che di fatto dovrà  essere
  portato   ancora  al  giudizio  del  Parlamento,  al   vaglio   del
  Parlamento, alle modifiche. Ma questo ddl rappresenta certamente  -
  qualcuno legge con preoccupazione -  una grande opportunità per  la
  nostra  Sicilia, e può rappresentare una grande opportunità  perché
  dobbiamo  guardare dobbiamo e possiamo inserirci finalmente  in  un
  programma  di sviluppo, ma soprattutto di rivendicazione di  alcune
  cose  che purtroppo ad oggi altri Governi che ci hanno preceduto  e
  che  certamente  non sono stati Governi, diciamo  così,  di  questa
  compagine  che noi rappresentiamo, hanno più volte -  come  dire  -
  disatteso.
   Vorrei  ricordare  -  a me stesso prima, ma certamente  dopo  agli
  altri  -  che  altri Governi che avrebbero potuto  riconoscere  dei
  diritti alla Sicilia, dei diritti civili alla Sicilia, non li hanno
  riconosciuti,  delle prestazioni sociali non le hanno riconosciute,
  e allora certamente cerchiamo invece di guardare a questo ddl come?
  Con  quella con quella anche visione di opportunità. Quali sono  le
  visioni  di  opportunità?  Le  visioni  di  opportunità  sono   che
  finalmente  con la legge 2/2022 è stata riconosciuta la  condizione
  di insularità, è stata inserita anche nella Costituzione.
   Ma  la  cosa  più  importante è che la legge di  stabilità  ultima
  statale  ha consentito e ha previsto all'articolo 1, commi  da  808
  sino  al  213 che ci sia una Commissione per contrastare il disagio
  nascente  dalla  insularità,  e il  Governo  regionale  che  ci  ha
  preceduto  ha  voluto  stabilire dietro,  un'analisi  lunga,  anche
  complessa e articolata, quali sono i costi della insularità.  Bene,
  questo  cosa significa? Significa che oggi finalmente lo Stato  non
  soltanto  ha riconosciuto il disagio dell'insularità, ma dall'altro
  lato,  da  qui a breve, costituirà la Commissione che sarà chiamata
  anche a riconoscere alcuni diritti a noi negati. Dall'altro lato il
  ddl   dice   chiaramente   che  se  da  un   lato   riconosce   una
  differenziazione  per quelle Regioni di diritto  comune  a  Statuto
  ordinario,  dall'altro  lato all'articolo  10  riconosce  anche  la
  possibilità,  come  clausola di salvaguardia,  che  possono  essere
  riconosciuti  ulteriori  funzioni  all'interno  della  legislazione
  concorrente,  ma  anche  di alcune norme di  legislazione  primaria
  anche alle Regioni a Statuto speciale, quindi anche alla Sicilia.
   E allora è là che noi ci dobbiamo giocare una grande partita, e la
  grande  partita deve essere giocata non soltanto nelle  chiacchiere
  che  vengono fatte, nelle chiacchiere che vengono fatte  magari  in
  Parlamento,  legittime attenzione, ma in un confronto  molto  forte
  con lo Stato, ad iniziare dal riconoscimento ed aumento dei decimi,
  dei   decimi  che  vengono  riconosciuti  relativamente  ad  alcune
  imposte:  l'Irpef  per  prima, o l'IVA, imposta  indiretta;  i  7,1
  decimi devono essere portati a 7,5, a 8 decimi; l'IVA: i 3,7 decimi
  devono  essere  portati a 4, a 4,5 o a 5, in maniera  tale  che  si
  possa  arrivare quasi - diciamo così - all'attuazione compiuta  del
  nostro Statuto.
   E'  stato  detto,  gli articoli 36, 37, 38 del nostro  Statuto.  E
  allora  se  da  un lato lo Statuto attribuisce alla Sicilia  alcuni
  diritti, dall'altro lato lo Stato non li ha mai riconosciuti  bene.
  Questa  è  l'occasione  in cui il Governo  della  Regione  si  farà
  sentire a Roma.
   E  guardate,  si  farà sentire a Roma, e già lo ha  fatto,  perché
  ulteriormente è stato, abbiamo, come dire, affrontato la  questione
  della  compartecipazione sanitaria: cosa è  stato  fatto?  Duecento
  milioni  di  euro a fronte di otto miliardi: abbiamo  spiegato  più
  volte  che  quegli  otto  miliardi non ci miliardi  conosciuti  mai
  nessuno, abbiamo spiegato che addirittura il precedente Governo, il
  Governo  Lombardo,  impugnò dinanzi alla Corte  costituzionale  una
  legge  di stabilità che non aveva riconosciuto l'interruzione negli
  anni  2007,  2008,  e  2009  dell'aumento  della  compartecipazione
  sanitaria  della  Sicilia  rispetto allo Stato;  ebbene,  la  Corte
  costituzionale, come Giudice delle leggi, disse che la Regione  non
  aveva ragione.
   Allora,  se successivamente noi abbiamo fatto, invece,  il  nostro
  Governo,  il  Governo  Musumeci  precedente  aveva  fatto  un'altra
  impugnativa e finalmente per la prima volta il Giudice delle  leggi
  nel  2020 riconosce la necessità che ci sia un accordo pattizio tra
  lo  Stato  e  la  Regione  siciliana, bene  finalmente  il  Governo
  Schifani  è riuscito ad ottenere di fare inserire in una  legge  di
  stabilità,   che   in   ragione  di  una   sentenza   della   Corte
  costituzionale, da un lato prendiamo duecento milioni di  euro  per
  il  pregresso  ma,  dall'altro lato, dal 2023 in  poi,  la  Regione
  siciliana   sarà   chiamata  a  ridurre  la  sua  compartecipazione
  sanitaria.
   E  questo che significa? Significa che un euro o seicentocinquanta
  milioni  di  euro  potranno essere utilizzati e  redistribuiti  per
  migliorare i LEA, i livelli essenziali di assistenza sanitari,  per
  migliorare  i  diritti  sociali  e  civili  dei  nostri  siciliani,
  significa  che  potremmo avere una maggiore forza  finanziaria  per
  poter  immettere  nel mercato siciliano denari  per  migliorare  le
  prestazioni  che le istituzioni, l'amministrazione regionale  e  le
  amministrazioni locali potranno erogare ai nostri cittadini.
   Guardate che in questi giorni il Governo Schifani ha approvato  il
  disegno di legge, quel ddl che riguarda la reintroduzione dell'ente
  sovracomunale, ossia Città metropolitane ex province e  province  e
  lo ha fatto dopo che qualche anno fa, in televisione, soltanto come
  spot, qualcuno decise di eliminare questi enti sovracomunali perché
  rappresentavano, si diceva, uno spreco, uno sperpero,  si  dovevano
  recuperare due miliardi di euro; alla fine abbiamo capito  che  non
  soltanto  non  si sono recuperati due miliardi di euro  ma  abbiamo
  avuto  un  esborso  maggiore,  una compressione  delle  prestazioni
  erogate  al territorio in quel contesto sovracomunale: mi riferisco
  alle strade, alla viabilità provinciale, ci riferiamo alla edilizia
  scolastica di secondo grado, alle fasce deboli e così via.
   Allora,  ecco perché mi fa piacere che qualche collega ha detto  e
  anche  ha ringraziato, e io lo faccio e lo ribadisco, il Parlamento
  siciliano per il garbo che ha comunque voluto utilizzare in  questo
  confronto, al di là delle critiche, è lecito, è giusto, anzi me  ne
  guarderei  bene  se  dovessi contestare le  critiche  che  arrivano
  dall'opposizione; è altrettanto necessario, come dire,  rapportarsi
  in un confronto che sia costruttivo per la Sicilia perché alla fine
  tutti,   maggioranza  o  minoranza,  credo  che  siamo  interessati
  all'interesse della nostra Isola.
   E allora in questo senso, ecco perché in questo accordo, in questo
  confronto  che ci sarà con lo Stato, nel momento in cui  il  nostro
  Governo  della Regione, il Governo Schifani sta reintroducendo  gli
  enti  di  area  vasta  e  da qui a qualche  giorno  arriverà  in  I
  Commissione  il ddl, per poi arrivare a fluire in Parlamento,  bene
  noi  abbiamo  un'altra  esigenza: quella di chiede  allo  Stato  di
  eliminare  quel  prelievo fiscale che oggi comporta  una  riduzione
  delle nostre risorse siciliane a favore dello Stato, cioè oggi cosa
  succede?  Le  province  ad  esempio, le province  che  hanno  delle
  risorse  proprie  e  le risorse sono date dalla immatricolazioni  o
  sono  date  anche dalla assicurazione sulla responsabilità  civile,
  bene,  lo Stato mette le mani nelle tasche delle aree vaste,  degli
  enti  di  aria  vasta,  bene,  noi  dobbiamo  avanzare  avviare  un
  negoziato  con  lo  Stato  per dire noi  stiamo  reintroducendo  ma
  siccome  la  reintroduzione di questi enti comporterà delle  spese,
  guarda che non puoi più pensare di mettere le mani nelle tasche  di
  questi  enti  e  così come quando si parla di insularità,  i  costi
  dell'insularità.
   Si  è parlato dell'articolo 38 del nostro Statuto, si è parlato di
  compartecipazione o di fondo perequativo infrastrutturale, qualcuno
  ha  detto  legittimamente, immagino io, ha detto in questo  ddl  si
  doveva  prevedere  una perequazione infrastrutturale,  non  si  può
  prevedere  perché  la  perequazione  infrastrutturale  è  un  altro
  rapporto  che esula dal ddl. Il ddl vuole soltanto fissare  e  dice
  cosa   sono   i  LEP  e  i  LEP  non  sono  altro  che   la   spesa
  costituzionalmente  necessaria  per  garantire  delle   prestazioni
  sociali  per cui ci sarà una cabina di regia ha detto già la  legge
  197 che verrà istituita entro centottanta giorni e in quella cabina
  di regia capiremo quali sono le materie che saranno interessati dai
  LEP  o  gli ambiti di materie, ma inoltre ci potranno essere  anche
  altri  ambiti  di  materie che non necessariamente dovranno  essere
  considerate, dovranno essere, diciamo così, coinvolte o interessati
  dai LEP, questo che significa, quindi?
   Significa   che  questo  disegno  di  legge  serve  soltanto   per
  individuare  un  percorso,  qualcuno  ha  detto  che  il   ministro
  Calderoli  che  è  un grande conoscitore, un esperto  di  procedure
  parlamentari  e  regolamentari avrebbe dovuto  non  portare  questo
  disegno di legge, avrebbe dovuto fare in altro modo e, allora, quel
  modo  sarebbe  stata  una  trattativa privata,  invece,  ha  voluto
  portare  in  Parlamento,  ha  voluto,  innanzitutto,  approvare  in
  Consiglio dei Ministri, far approvare in Consiglio dei Ministri  un
  disegno di legge e portare poi in Parlamento quel disegno di  legge
  che  potrà  essere,  su cui ci si confronterà, potrà  essere  anche
  modificato, potrà essere emendato, potrà essere, comunque,  offerto
  al  contributo di tutte le forze parlamentari, di maggioranza e  di
  minoranza,  e  cosa si è fatto allora in Conferenza  in  Conferenza
  delle Regioni?
   Si è fatto soltanto, è stato presentato questo disegno di legge  e
  la  Regione siciliana ha dato il proprio assenso perché  lo  stesso
  venisse portato in Parlamento su cui e nel quale contesto verrà poi
  discusso,  dibattuto,  emendato, modificato,  migliorato,  soltanto
  questo, ecco perché la presenza del Presidente Schifani oggi  forse
  sarebbe stata, io dico come dire, sarebbe stata una presenza, forse
  no,  sarebbe  stata  una  presenza che poteva  soltanto  anticipare
  qualcosa  ma  non  è  stata oggi la presenza  di  cui  oggi  stiamo
  discutendo un'altra questione e la questione che discutiamo sono di
  cosa si dovrà interessare il regionalismo differenziato.
   Il  Presidente Schifani verrà qua certamente in Aula, verrà quando
  entreremo  nelle materie, quando andremo a discutere l'accordo  che
  dovremo fare con Roma e state tranquilli in quel momento il Governo
  sarà  tutto  presente,  oggi  stiamo soltanto  facendo  un  momento
  preliminare  in cui ci stiamo certamente confrontando,  siamo  agli
  albori,  siamo  alle fasi preliminari, non siamo certamente  ancora
  nel merito, non possiamo entrare nel merito ed ecco, allora, perché
  abbiamo   ascoltato  e  vorrei,  quindi,  come  dire,  rassicurare,
  vogliamo  rassicurare questo Parlamento che ciò che si sta  facendo
  lo  si fa nell'interesse di questa nostra Sicilia e mantenendo  per
  la  prima  volta,  per  la prima volta, come  dire,  anche  facendo
  rispettare la nostra Isola.
   Qualcuno  ha detto pochi soldi, bene ma prima chi aveva  costretto
  la Sicilia a innalzare la compartecipazione della spesa sanitaria?
   Certamente non questo Governo o la compagine di questo Governo.
   Noi non vogliamo entrare quindi in questo dibattito perché sarebbe
  un   dibattito   specioso  sarebbe  un  dibattito  che   poco   può
  interessare, invece vogliamo dire noi siamo pronti a un  confronto,
  siamo...

   CRACOLICI.  Solo  che c'erano 2 miliardi e 800 milioni  di  debiti
  nella sanità che il vostro Governo ha creato

   FALCONE,   assessore  per  l'economia.  Certamente,  infatti,   io
  veramente vorrei, non metto lingua su questo e non metto lingua  su
  questo proprio perché, mi dispiace che l'onorevole Sunseri è andato
  via,  ma vorrei ricordare che la Regione siciliana se da un lato  è
  stata  condannata dal giudice delle leggi dietro impugnativa  della
  Corte  dei Conti per quanto riguarda la spesa sanitaria, meno  male
  che  questo  Governo  ha messo nell'ultima manovra  di  dicembre  i
  soldi, le risorse. Dall'altro lato vorrei ricordare che comunque la
  Corte dei Conti ha anche detto che quella stessa spesa per la quale
  abbiamo  messo e abbiamo finalmente dato una buona e una  copertura
  finanziaria, dall'altro lato per il 2018, per il 2017, per il  2016
  quando  altri  Governi avevano la responsabilità di questa  Regione
  avevamo  fatto  quel buco fortunatamente la Corte dei  Conti  si  è
  espressa non negativamente.
   Allora in questo senso vorrei oggi rassicurare il Parlamento:  noi
  nei  prossimi giorni e nelle prossime settimane attiveremo tutto  a
  un  negoziato con Roma e nel nostro negoziato vorremmo  mettere  in
  campo  certamente  alcuni  diritti che  la  Regione  siciliana  può
  vantare,  lo  abbiamo  detto che riguardano appunto  l'aumento  dei
  decimi  dell'Irpef e dell'Iva, lo abbiamo detto che  riguardano  la
  compartecipazione sanitaria, lo abbiamo detto quelli che riguardano
  la fiscalità di vantaggio e di sviluppo.
   Per  cui  in questo senso e in questi giorni proprio oggi  si  sta
  svolgendo  a  Roma, e mi dispiace non essere a Roma,  ma  ci  siamo
  anche,  come dire, distribuiti i compiti, siamo qua, perché  mentre
  noi  siamo  in  questo  incontro,  in  questo  confronto  proficuo,
  certamente, in Assemblea, dall'altro atto a Roma si sta  discutendo
  anche  dell'FSC 21/27, si sta discutendo del POC, si sta discutendo
  anche  di  quello  che  vuole riguardare tutta quella  perequazione
  infrastrutturale dei fondi che riguardano gli investimenti.
   E  allora in questo senso noi cogliamo quello che di buono  esiste
  in questa riforma, noi vogliamo cogliere che un Governo deve essere
  al  passo con i tempi e siamo convinti che alla fine ci accorgeremo
  e anche coloro che in questo momento hanno qualche perplessità alla
  fine   quelle  perplessità  spariranno  perché  si  potranno  anche
  ricredere.

   PRESIDENTE. Grazie, assessore Falcone.
   Ringrazio  tutti i colleghi per gli interventi e agirei in  questo
  modo:  giovedì  c'è  l'Assemblea dei  Consigli  e  delle  Assemblee
  regionali  e,  quindi,  l'incontro con  tutti  i  Presidenti  delle
  Assemblee.  Lì  ci  sarà un incontro tra il Presidente  Galvagno  e
  Calderoli.  Quindi, direi oggi di non approvare  e  di  non  votare
  nessun  ordine  del  giorno  e  di rinviare  la  seduta  a  martedì
  prossimo,  così  vediamo  quali sono le comunicazioni  che  vengono
  fuori da questo incontro di giovedì.
   Pertanto,  rinvio  la  seduta a martedì 14 marzo  2023,  alle  ore
  16.00.


      Ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del Regolamento interno

   BURTONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BURTONE.   Signor   Presidente,  intervengo   perché   chiedo   di
  calendarizzare un'interrogazione che ho presentato all'Assessore al
  lavoro   ed   è   un'interrogazione  che   riguarda   una   vicenda
  delicatissima, quella della Pubbliservizi della Città metropolitana
  di  Catania,  333 lavoratori continuano a rischiare di  perdere  il
  posto di lavoro.
   Dico  questo perché so che sono stati fatti degli incontri. Voglio
  qui  ricordare  che  io parlo di questa tematica dall'inizio  della
  Legislatura,  ora  siamo  ad  un passaggio  decisivo,  mancano  tre
  settimane.
   Assessore, io so che lei già ha fatto il suo dovere, ha  lavorato,
  però  io  non  intervengo per dire  lo avevo detto , perché  questo
  sarebbe  ipocrita; non ho questi interessi, ho l'interesse di  dire
  al  Governo, però, a tutto il Governo che questi lavoratori  ancora
  oggi rischiano di perdere il posto di lavoro, perché lei sa che  lo
  Statuto  ancora  non è stato approvato, la società speciale  non  è
  stata  attivata,  ci  sono  dei passaggi  burocratici  perché  sono
  lavoratori a tempo indeterminato.
   Quindi,  io le chiedo, Assessore, perché riferisca al Governo  che
  si  deve  agire  subito,  non arriviamo come  per  altre  questioni
  all'ultimo  momento,  e  lo dico - ripeto  -  perché  ci  sono  333
  lavoratori, ci sono tante famiglie.

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Burtone, sarà nostra cura verificare
  subito e vediamo se riusciamo a fare anche già martedì prossimo  un
  question time con l'Assessore.
   Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì 14 marzo  2023,
  alle ore 16.00.

                 La seduta è tolta alle ore 20.56 (*)


   (*)  L'ordine  del giorno della seduta successiva, pubblicato  sul
  sito  web  istituzionale dell'Assemblea regionale siciliana,  è  il
  seguente:

                          Repubblica Italiana
                     ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA


                           XVII Legislatura

                        III SESSIONE ORDINARIA


                          28a SEDUTA PUBBLICA
                   Martedì 14 marzo 2023 - ore 16.00
                           ORDINE DEL GIORNO

    I -COMUNICAZIONI

    II -SVOLGIMENTO,  AI  SENSI  DELL'ARTICOLO  159,  COMMA  3,   DEL
       REGOLAMENTO INTERNO, DI INTERROGAZIONI E DI INTERPELLANZE DELLA
       RUBRICA:  Famiglia, politiche sociali e lavoro  (V. allegato)

    III - SEGUITO DEL DIBATTITO SUL TEMA DEL REGIONALISMO DIFFERENZIATO

              VICESEGRETERIA GENERALE AREA ISTITUZIONALE
                      DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

               Il Consigliere parlamentare responsabile
                 dott.ssa Maria Cristina Pensovecchio

  Allegato A

     Comunicazione di disegni di legge presentati ed inviati alle
                        competenti Commissioni

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   -  Modifiche  alla disciplina vigente in materia  di  contenimento
  della spesa relativa ai costi della politica (n. 295).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 22 febbraio 2023.
   Inviato il 3 marzo 2023.

   - Norme per la valorizzazione dei beni confiscati alla criminalità
  organizzata  ed il rilancio economico delle aziende confiscate  (n.
  255).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 25 gennaio 2023.
   Inviato il 21 febbraio 2023.
   Parere Antimafia

   -  Iniziative  di promozione sociale, culturale e di  aggregazione
  rivolte alle nuove generazioni (n. 265).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 25 gennaio 2023.
   Inviato il 21 febbraio 2023.
   Parere V e VI

   -  Stabilizzazione  per il personale di cui all'articolo  1  della
  legge n. 5 del 2005 (n. 274).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 30 gennaio 2023.
   Inviato il 21 febbraio 2023.
   Parere V

   -  Istituzione  del Disability Manager della Regione  Sicilia  (n.
  278).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 2 febbraio 2023.
   Inviato il 21 febbraio 2023.
   Parere VI

   - Ordinamento della polizia locale (n. 280).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 7 febbraio 2023.
   Inviato il 23 febbraio 2023.

   -  Abrogazione del comma 2 dell'articolo 2 della legge regionale 4
  gennaio 2014, n. 1 (n. 281).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 9 febbraio 2023.
   Inviato il 20 febbraio 2023.

   - Abrogazione di quanto disposto dal comma 2 dell'articolo 2 della
  legge  regionale  4  gennaio 2014, n1, in  materia  di  adeguamento
  dell'importo  di  indennità e diaria dei  deputati  regionali  alle
  variazioni dell'indice ISTAT del costo della vita (n. 282).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 9 febbraio 2023.
   Inviato il 20 febbraio 2023.

   -  Disciplina  regionale dell'ordinamento della polizia  locale  e
  delle politiche di sicurezza urbana e integrata (n. 288).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 16 febbraio 2023.
   Inviato l'1 marzo 2023.

   - Norme recanti l'interpretazione autentica dell'articolo 41 comma
  1  della Legge Regionale 04/08/2015, n. 15 concernente le forme  di
  esercizio associato di funzioni tra comuni (n. 289).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 16 febbraio 2023.
   Inviato l'1 marzo 2023.

                             BILANCIO (II)

   -  Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori  bilancio  ai
  sensi dell'articolo 73, comma 1, lettera a) del decreto legislativo
  23  giugno  2011,  n. 118 e successive modifiche  ed  integrazioni.
  D.F.B.  2022.  Dipartimento  regionale  del  lavoro,  dell'impiego,
  dell'orientamento,  dei  servizi  e  delle  attività  formative   e
  Dipartimento regionale della funzione pubblica e del personale  (n.
  271).
   Di iniziativa governativa.
   Presentato il 30 gennaio 2023.
   Inviato il 21 febbraio 2023.

   - Misure di compensazione dei debiti fiscali attraverso l'acquisto
  dei crediti relativi
   ai bonus edilizi (n. 285).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 15 febbraio 2023.
   Inviato l'1 marzo 2023.

   -  Norme  per  l'acquisto  dei  crediti  fiscali  derivanti  dagli
  interventi di cui all'articolo 119 del decreto-legge 19 maggio 2020
  n.  34,  convertito con modificazioni dalla legge 17  luglio  2020,
  n.77 e s.m.i. (n. 287).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 15 febbraio 2023.
   Inviato l'1 marzo 2023.

   -  Istituzione  di  un Fondo di circolazione dei  crediti  fiscali
  derivanti da interventi di
   cui  all'articolo 119 del decreto-legge 19 maggio 2020 n. 34  (cd.
  Superbonus) (n. 293).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 20 febbraio 2023.
   Inviato l'1 marzo 2023.

                      ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)

   -  Norme  per  la  salvaguardia, la promozione e la valorizzazione
  degli   alimenti   sani  e  naturali,  riconducibili   alla   dieta
  mediterranea e preclusione dei cibi sintetici (n. 279).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 6 febbraio 2023.
   Inviato il 21 febbraio 2023.

   -  Norme  per  la  promozione dei prodotti agrumicoli  di  qualità
  freschi e trasformati (n. 290).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 20 febbraio 2023.
   Inviato l'1 marzo 2023.

                 AMBIENTE, TERRITORIO E MOBILITA' (IV)

   -  Norme  per  l'istituzione del sistema aeroportuale delle  isole
  siciliane (n. 260).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 23 gennaio 2023.
   Inviato il 31 gennaio 2023.

   - Riforma del trasporto pubblico locale in Sicilia (n. 291).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 20 febbraio 2023.
   Inviato l'1 marzo 2023.
   Parere I

                   CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)

   -  Norme per la valorizzazione delle manifestazioni storiche della
  Sicilia (n. 305).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 27 febbraio 2023.
   Inviato il 3 marzo 2023.

   -  Iniziative volte alla istituzione dell'ufficio per le  attività
  di  coordinamento  ed  attuazione delle politiche  regionale  sulla
  migrazione (n. 302).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 24 febbraio 2023.
   Inviato il 3 marzo 2023.

   - Incentivi a sostegno della pratica delle attività sportive per i
  diversamente  abili  nello  sport e nelle  Istituzioni  scolastiche
  primarie  e  secondarie  di  primo grado  con  progetti  di   Sport
  Ability.  (n. 262).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 24 gennaio 2023.
   Inviato il 31 gennaio 2023.

   - Torno in Sicilia (n. 263).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 24 gennaio 2023.
   Inviato il 31 gennaio 2023.
   Parere III.

   - Istituzione Psicologo scolastico (n. 264).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 24 gennaio 2023.
   Inviato il 31 gennaio 2023.
   Parere VI.

   -  Disposizioni in tema di diffusione nelle scuole delle  pratiche
  di rianimazione cardiopolmonare e defibrillazione precoce nonché di
  tecniche di primo soccorso per rimuovere ostruzioni delle vie aeree
  (n. 267).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 25 gennaio 2023.
   Inviato il 21 febbraio 2023.
   Parere VI

   - Istituzione del Servizio di Pedagogia e di Psicologia scolastica
  (n. 268).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 25 gennaio 2023.
   Inviato il 21 febbraio 2023.
   Parere VI

   -  Norme  per l'attrazione, la permanenza e la valorizzazione  dei
  talenti ad elevata
   specializzazione in Sicilia (n. 283).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 13 febbraio 2023.
   Inviato il 21 febbraio 2023.
   Parere III

   -  Norme  per  la  tutela e la salvaguardia degli alberi  e  della
  vegetazione di pregio pubblica e privata (n. 286).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 15 febbraio 2023.
   Inviato l'1 marzo 2023.
   Parere IV.

   -  Disposizioni in materia di inserimento lavorativo delle persone
  con disturbi dello spettro autistico (n. 297).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 23 febbraio 2023.
   Inviato l'1 marzo 2023.
   Parere VI.

   -   Riconoscimento dei circoli nautici nella regione Siciliana (n.
  299).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 23 febbraio 2023.
   Inviato l'1 marzo 2023.

   -  Recepimento dell'articolo 1 commi 534/601 Legge N.205/  2017  -
  Istituzione  del  Servizio di Psicologia Scolastica  -  istituzione
  della  figura  dello  psicologo scolasti-co nelle  scuole  di  ogni
  ordine e grado (n. 300).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 23 febbraio 2023.
   Inviato l'1 marzo 2023.
   Parere VI.

   -  Riconoscimento  e  valorizzazione della  figura  del  caregiver
  familiare (n. 301).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 23 febbraio 2023.
   Inviato l'1 marzo 2023.

                SALUTE, SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)

   -  Disposizioni in merito alla determinazione delle  indennità  di
  residenza a favore dei farmacisti rurali (n. 304).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 25 febbraio 2023.
   Inviato il 3 marzo 2023.

   -  Disposizioni per l'attribuzione della qualifica dirigenziale al
  personale medico dell'Azienda ospedaliera universitaria policlinico
   G. Martino  di Messina (n. 303).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 24 febbraio 2023.
   Inviato il 3 marzo 2023.

   -  Norme  per  il sostegno dei genitori separati e  divorziati  in
  situazione di disagio sociale ed economico (n. 261).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 23 gennaio 2023.
   Inviato il 31 gennaio 2023.
   Parere IV

   -  Servizi  di  assistenza Psico-Oncologica nella rete  Oncologica
  Regionale (n. 266).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 25 gennaio 2023.
   Inviato il 21 febbraio 2023.

   - Istituzione del congedo per le donne che soffrono di dismenorrea
  (n. 269).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 25 gennaio 2023.
   Inviato il 21 febbraio 2023.

   -  Disposizioni in materia di inserimento lavorativo delle persone
  con disturbi dello
   spettro autistico (n. 270).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 25 gennaio 2023.
   Inviato il 21 febbraio 2023.

   -  Misure  per  la  prevenzione e il trattamento delle  dipendenze
  patologiche (n. 272).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 26 gennaio 2023.
   Inviato il 21 febbraio 2023.

   -  Prestazioni  odontoiatriche per  pazienti  fragili  erogate  in
  strutture pubbliche territoriali (n. 275).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato l'1 febbraio 2023.
   Inviato il 21 febbraio 2023.

   -  Misure per l'accesso ai soggetti DSA (Disturbi Specifici  degli
  apprendimenti) di servizi a potenziamento delle abilità scolastiche
  per  bambini e ai ragazzi siciliani dai 6 anni ai 18 anni. Progetto
   Una opportunità in più  (n. 276).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 2 febbraio 2023.
   Inviato il 21 febbraio 2023.
   Parere V.

   - Istituzione della figura del fisioterapista di comuni (n. 277).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 2 febbraio 2023.
   Inviato il 21 febbraio 2023.

   - Istituzione del Fondo indennità regionale fibromialgia (n. 284).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 14 febbraio 2023.
   Inviato l'1 marzo 2023.

   -  Norme per il potenziamento dei servizi di emergenza nelle  aree
  montane   attraverso  la  valorizzazione  del  Soccorso  Alpino   e
  Speleologico della Sicilia (n. 292).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 20 febbraio 2023.
   Inviato l'1 marzo 2023.

   -  Disposizioni per la prevenzione del maltrattamento  sui  minori
  (n. 294).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 21 febbraio 2023.
   Inviato l'1 marzo 2023.

   -  Misure per l'accesso ai soggetti BES (Bisogni Educati Speciali)
  di  servizi  a  sostegno degli alunni fragili per il  miglioramento
  delle abilità scolastiche per bambini e ai ragazzi siciliani dai  6
  anni ai 18 anni. Progetto  Un successo di inclusione  (n. 296).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 23 febbraio 2023.
   Inviato l'1 marzo 2023.
   Parere V.

   -  Disposizioni per garantire l'assistenza primaria  ai  cittadini
  senza una fissa dimora (n. 298).
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 23 febbraio 2023.
   Inviato l'1 marzo 2023.

       Comunicazione di apposizione di firma a disegno di legge

   Si  comunica che l'onorevole Giuseppa Savarino, con nota prot.  n.
  1359-ARS/2023  dell'1 marzo 2023 ha chiesto di apporre  la  propria
  firma  al  disegno di legge n. 166  Modifiche al disegno  di  legge
  «Istituzione   di   borse  di  studio  per   favorire   gli   studi
  comparatistici della giustizia della comunità europea» .

   Comunicazione di richiesta di parere pervenuta ed assegnata alla
                        competente Commissione

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

     -   Consorzio  per  la  ricerca  nel  settore  della  filiera
   lattiero  casearia (Cor.Fi.Lac.). Designazione  presidente  (n.
   6/I).
     Pervenuto in data 22 febbraio 2023.
     Inviato in data 23 febbraio 2023.

   Comunicazione di richiesta di parere pervenuta e parere reso dalla
  competente Commissione

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   -  Consorzi A.S.I. in liquidazione di Palermo, Trapani, Agrigento,
  Caltanissetta e Gela. Nomina Commissario liquidatore (n. 5/I).
   Pervenuto in data 2 febbraio 2023.
   Reso in data 1 marzo 2023.
   Inviato in data 3 marzo 2023.

         Comunicazione di deliberazioni della Giunta regionale

   Si  comunica  che  sono pervenute le seguenti deliberazioni  della
  Giunta regionale:

   -  n.  102 del 15 febbraio 2023  Programma regionale FESR  Sicilia
  2021/2027. Decisione della Commissione C(2022)9366 dell'8  dicembre
  2022. Adozione definitiva ;

   -  n. 98 del 15 febbraio 2023  Articolo 3 della legge regionale  7
  luglio  2020,  n.  13.  Dichiarazione dello stato  di  crisi  e  di
  emergenza  regionale  per  gli  eventi  meteo  avversi  che   hanno
  interessato  il territorio della Regione siciliana nei giorni  9-10
  febbraio 2023 ;

   -  n. 71 del 10 febbraio 2023  Decreto legislativo 23 giugno 2011,
  n. 118 e successive modifiche ed integrazioni. Articoli dall'11 bis
  all'11 quinquies - Bilancio consolidato della Regione siciliana per
  l'esercizio finanziario 2021 .

   Copia delle predette delibere è disponibile presso l'archivio  del
  Servizio Commissioni.

                      Annunzio di interrogazioni

   - Con richiesta di risposta in Commissione presentata:

   N.  153 - Iniziative urgenti per la salvaguardia occupazionale dei
  lavoratori successivamente alla pubblicazione del bando di gara  su
  gas medicali.
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia
   - Assessore Salute
   Varrica Adriano; Sunseri Luigi; Schillaci Roberta; Campo Stefania;
  Di Paola Nunzio; Marano Jose; De Luca Antonino; Ciminnisi Cristina;
  Gilistro Carlo; Cambiano Angelo; Ardizzone Martina

   L'interrogazione  sarà  inviata  al  Governo  ed  alla  competente
  Commissione.

   - Con richiesta di risposta scritta presentate:

   N.   154  -  Iniziative  urgenti  inerenti  ai  disservizi   nella
  utilizzazione  dei  CDCD  (Centri per i  Disturbi  Cognitivi  e  le
  Demenze)  e delle relative agende di prenotazione, operanti  presso
  l'Oasi di Troina e l'Asp di Enna.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   De  Luca  Cateno;  La  Vardera Ismaele; Geraci Salvatore;  Balsamo
  Ludovico; Vasta Davide Maria; De Leo Alessandro; Lombardo Giuseppe;
  Sciotto Matteo

   N.  155  -  Chiarimenti  circa l'iter amministrativo  relativo  al
  progetto di salpamento della diga Ronciglio, dragaggio dei  fondali
  antistanti  e  messa in esercizio della banchina  a  ponente  dello
  sporgente Ronciglio - Porto di Trapani.
   - Presidente Regione
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   - Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
   - Assessore Territorio e Ambiente
   Ciminnisi  Cristina;  Sunseri  Luigi;  Schillaci  Roberta;   Campo
  Stefania; Di Paola Nunzio; Marano Jose; De Luca Antonino;  Gilistro
  Carlo; Cambiano Angelo; Varrica Adriano; Ardizzone Martina

   N.  156 - Ragioni della mancata aggregazione dell'Istituto Tecnico
  per  Geometri  di  Petrosino  (TP) all'I.I.S.  'Abele  Damiani'  di
  Marsala (TP).
   - Presidente Regione
   - Assessore Istruzione e Formazione
   Safina  Dario;  Cracolici Antonino; Burtone  Giovanni;  Dipasquale
  Emanuele;   Catanzaro   Michele;  Spada  Tiziano   Fabio;   Venezia
  Sebastiano;  Chinnici Valentina; Giambona Mario;  Leanza  Calogero;
  Saverino Ersilia

   N.  157  -  Chiarimenti in merito ai decreti aventi ad  oggetto  i
  piani  economici  delle manifestazioni 'Sicilia  Jazz  Festival'  e
  'Celebrazioni Belliniane'.
   - Presidente Regione
   - Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
   - Assessore Economia
   Cracolici   Antonino;   Burtone  Giovanni;  Dipasquale   Emanuele;
  Catanzaro  Michele;  Safina  Dario; Spada  Tiziano  Fabio;  Venezia
  Sebastiano;  Chinnici Valentina; Giambona Mario;  Leanza  Calogero;
  Saverino Ersilia

   N.  158  -  Installazione  di pannelli fonoassorbenti  e  barriere
  antirumore sulla S.S. 121.
   - Presidente Regione
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   Zitelli Giuseppe

   N.  159 - Chiarimenti circa i lavori di manutenzione straordinaria
  per  la  protezione  dai fenomeni di corrosione  previa  rimozione,
  pulizia  e controllo parti ammalorate del ponte sul Fiume  Arena  -
  Mazara del Vallo (TP).
   - Presidente Regione
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   Ciminnisi  Cristina;  Sunseri  Luigi;  Schillaci  Roberta;   Campo
  Stefania; Di Paola Nunzio; Marano Jose; De Luca Antonino;  Gilistro
  Carlo; Cambiano Angelo; Varrica Adriano; Ardizzone Martina

   Le interrogazioni saranno inviate al Governo.