Presidenza del Presidente Galvagno
Presidenza del vicepresidente Di Paola
La seduta è aperta alle ore 17.07
PRESIDENTE. Avverto che il processo verbale della seduta
precedente è posto a disposizione degli onorevoli deputati che
intendano prenderne visione ed è considerato approvato, in assenza
di osservazioni in contrario, nella presente seduta.
Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno, do
il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali votazioni
mediante procedimento elettronico che dovessero avere luogo nel
corso della seduta.
Invito, pertanto, i deputati a munirsi per tempo della tessera
personale di voto.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Avverto che le comunicazioni di rito di cui
all'articolo 83 del Regolamento interno dell'Assemblea saranno
riportate nell'allegato A al resoconto dell'odierna seduta.
Comunicazione di mozioni superate
PRESIDENTE. Comunico che:
-a seguito dell'accettazione come raccomandazione, da parte del
Governo, nella seduta n. 24 del 7-8-9-10 febbraio 2023 dell'ordine
del giorno n. 64, è da intendersi superata la mozione n. 38, di
contenuto pressoché identico;
-a seguito dell'accettazione come raccomandazione, da parte del
Governo, nella seduta n. 24 del 7-8-9-10 febbraio 2023 dell'ordine
del giorno n. 65, è da intendersi superata la mozione n. 40, di
identico contenuto.
L'Assemblea ne prende atto.
Dibattito sul tema del regionalismo differenziato
PRESIDENTE. Allora, abbiamo finito con le comunicazioni.
Colleghi abbiamo fatto una Capigruppo. Oggi, all'ordine del giorno
c'è il dibattito sul tema del regionalismo differenziato. In
funzione del fatto che giovedì avrò un incontro, insieme agli altri
Presidenti dei Consigli regionali di tutta Italia, con il ministro
Calderoli, abbiamo ritenuto fosse opportuno creare, dare
l'opportunità di un dibattito per il tema del regionalismo
differenziato, pertanto, i minuti a disposizione per Fratelli
d'Italia saranno 14, Forza Italia 10, Movimento 5 Stelle 30, DC 8,
Prima l'Italia 8, Popolari e Autonomisti 10, PD 60, Sicilia Vera
25, Sud chiama Nord 25, Gruppo Misto 10.
Noi dopo la seduta odierna, mi auguro che si possa trovare, in
qualche modo, la possibilità di poter creare una proposta da poter
sottoporre al Ministro giovedì e, eventualmente al ritorno, poter
io relazionare durante la Conferenza dei Capigruppo o magari in
un'altra seduta d'Aula, rispetto all'incontro che terremo proprio
giovedì.
CRACOLICI. La seconda che ha detto è cioè relazionare all'Aula.
PRESIDENTE. Sì, relazionare all'Aula. Non l'ho detto?
CRACOLICI. Ha detto Capigruppo o all'Aula.
PRESIDENTE. L'onorevole Cracolici preferisce che si relazioni
all'Aula.
DE LUCA CATENO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
Chiedo ai colleghi che vogliono iscriversi di dirlo al deputato
segretario, onorevole Marchetta. Onorevole De Luca, sul dibattito
chiaramente.
DE LUCA CATENO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, comunico
che i tempi dei due Gruppi li sommiamo in questo intervento, quindi
faccio un intervento unico per conto dei Gruppi Sicilia Vera e Sud
chiama Nord.
PRESIDENTE. Quindi, possiamo sommare direttamente i due, glieli
sommo. Siccome l'altra volta, lei ha parlato a lungo, lo mettiamo
subito. Poi non ne ha più, onorevole De Luca.
DE LUCA CATENO. Lo so, infatti mi regolerò di conseguenza, senza
alcun problema.
Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, onorevole assessore
Falcone, reduci di un grande risultato in questo Parlamento che ha
riguardato la maratona della legge di bilancio e della legge di
stabilità, ovviamente, siamo in attesa di vedere quella che è
l'attuazione del lavoro che è stato fatto da questo Parlamento e
soprattutto quelli che poi saranno i provvedimenti conseguenziali,
ci auguriamo anche in tempi rapidi.
Oggi viene messa all'ordine del giorno una discussione che, per
molti aspetti, signor Presidente, è tardiva e questo ci tengo a
sottolinearlo pur apprezzando la sua sensibilità nei confronti di
questo Parlamento.
Noi avevamo presentato una mozione già il 12 dicembre, la numero
7, dove chiedevamo che si venisse in Aula a discutere di questo
argomento, in considerazione dell'accelerata politica che si
registrava soprattutto da parte della Lega sul disegno Calderoli e,
quindi, arrivare alla vigilia delle elezioni regionali della
Lombardia e del Lazio con un pezzo di carta che potesse essere
utilizzato, nell'ambito di un dibattito politico, soprattutto in
Lombardia, dove la Lega sta mostrando le maggiori difficoltà.
Quando abbiamo notato questo, abbiamo presentato questa richiesta
ma ci attendevamo da parte del governo Schifani un'apertura,
un'interlocuzione con questo Parlamento proprio per registrare non
solo gli umori ma capire come potevamo, da questo punto di vista,
avere la capacità di essere innovativi e, quindi, non di
trincerarsi e trincerarsi semplicemente sul no.
Questa interlocuzione è mancata, ma non è una novità che il buon
presidente Schifani abbia ormai assunto il ruolo di "cavaliere
solitario errante", non sappiamo questo dove lo porterà e dove
porterà soprattutto la nostra Sicilia.
Nel frattempo, si sono consumate delle tappe importanti: la prima
tra tutti quella di un Consiglio dei Ministri che comunque ha
apprezzato la cosiddetta bozza "Calderoli", ma il fatto ancora più
grave è che qualche giorno fa in Commissione Stato-Regioni ci siamo
ritrovati col presidente Schifani che ha detto sì al disegno di
legge "Calderoli" e di conseguenza noi avremmo detto sì a questo
disegno criminale, sotto il profilo politico, e per noi lo è
doppiamente.
E cominciamo ad entrare nel merito della questione. Noi scontiamo,
rispetto alle altre Regioni a Statuto ordinario che sono,
ovviamente, interessate direttamente a particolari forme di
autonomia per come disciplinato dall'articolo 116 della
Costituzione e, ovviamente, sappiamo bene che il terzo comma fa
espresso riferimento a delle materie che sono contemplate
nell'articolo 117 e parliamo complessivamente di 21 materie a
legislazione concorrente e tre materie addirittura a legislazione
esclusiva da parte dello Stato.
Il fenomeno che già il professore Antonio Ruggeri, illustre
costituzionalista dell'Università di Messina, ha citato come ormai
il rischio, in relazione a quella che è la nostra autonomia, il
nostro Statuto di autonomia, di un'autonomia a rovescio, non solo
per come è stata applicata da noi siciliani ma per come, dalla
riforma del Titolo V della Costituzione del 2001, si sarebbe poi
evoluto il rapporto tra le richieste provenienti dalle Regioni a
Statuto ordinario che, per alcuni aspetti, potrebbero arrivare
anche a superare il nostro Statuto di autonoma in alcune
particolari materie.
Avevamo già posto la questione nell'ambito della discussione del
Documento di economia e finanza regionale, quando avevamo chiesto
l'aggiornamento del DEFR, approvato il 28 giugno 2022 dal governo
Musumeci. Avevamo detto che quel DEFR non poteva assolutamente
essere considerato quello che era il quadro nel quale poi procedere
per la legge di bilancio e per la legge di stabilità, perché
sappiamo bene che il DEFR rappresenta il quadro di carattere
generale che orienta, come una stella cometa, poi, i due disegni di
legge principali che caratterizzano l'annualità di ogni Parlamento.
In quel contesto avevamo posto nei 24 punti che sono stati
apprezzati dalla stessa maggioranza - abbiamo allora integrato con
ben 24 punti non solo il DEFR ma anche la NADEFR - e uno di questi
24 punti riguardava esattamente un impegno ben preciso che leggo
letteralmente: "impegna il Governo della Regione, anche in
considerazione del recente avvio dell'iter della riforma
costituzionale sull'autonomia regionale differenziata, al fine di
difendere le prerogative statutarie regionali a porre in essere
tutte le azioni necessarie affinché si addivenga alla completa
attuazione di quanto previsto dagli articoli 36 e 37 dello Statuto
della Regione siciliana. Ed inoltre impegna il Governo regionale
affinché ponga in essere tutte le interlocuzioni necessarie al fine
di vedere riconosciute dallo Stato le partite finanziarie di
spettanza regionale di competenza degli scorsi esercizi finanziari
ad oggi ancora non riconosciute.
Presidenza del Vicepresidente DI PAOLA
Qui si faceva riferimento ad alcune tematiche diverse: la prima
era la famosa retrocessione delle accise che dal 2007, in base a
una legge che innalzò la compartecipazione da parte della Regione
siciliana alla spesa sanitaria, doveva portare a una compensazione
con una retrocessione proporzionale a questo impegno,
all'innalzamento di questa percentuale; questa previsione normativa
non si è verificata e abbiamo subìto, sostanzialmente, quella che è
stata la conseguenza di una compartecipazione posta a carico dei
siciliani, a sua volta non compensati da quello che già era un
principio, attenzione, del nostro Statuto di autonomia, perché tra
i vari principi non attuati c'è anche quello riguardante la
retrocessione delle accise e, naturalmente, ci sono gli altri
articoli dello Statuto di autonomia riguardanti anche il principio
del riscosso del reddito prodotto da stabilimenti che, comunque,
sono agganciati a delle aziende che hanno sede legale fuori dalla
Sicilia.
Abbiamo posto due questioni. La prima riguardava anche l'elemento
discordante che avevamo trovato nel DEFR approvato dalla Giunta del
presidente Musumeci. A pagina 6 di quel documento, lo ricordiamo
tutti quanti, era previsto esattamente un miglioramento delle
entrate del bilancio della Regione siciliana in attuazione di
quelle che erano le norme del 2006 sulla retrocessione delle
accise; c'era mezza pagina dedicata come una prospettiva di
miglioramento basata sulla convinzione, ribadita in quel documento,
dal Governo, quindi, Musumeci del quale faceva parte anche il
gladiatore Falcone - perché è uno dei pochi che affronta l'Aula e
di questo gliene dobbiamo dare atto - che conteneva la
contraddizione rispetto a che cosa? Rispetto alle dichiarazioni
programmatiche che il presidente Schifani ha sostenuto in
quest'Aula. Vi ricordate 24 di novembre, c'era ancora il famoso
post visita di Schifani al Ministro delle finanze Giorgetti, che
doveva risolvere la questione riguardante i circa 8 miliardi di
euro, miliardo più miliardo meno, tanto non abbiamo visto nulla,
riguardante intanto la mancata retrocessione di una percentuale
delle accise.
Bel post, anche in quell'occasione Falcone era sorridente, e sono
tornati in Sicilia portando finalmente un grande risultato: dopo
oltre quindici anni di soprusi, dopo quindici anni che lo Stato non
rispettava una sua legge finalmente il presidente Schifani - che
allora nel frattempo era anche Presidente del Senato e nulla ha
fatto per far rispettare questa legge per la sua Terra - ma abbiamo
detto e tutti abbiamo sperato: ma guarda che ci siamo sbagliati,
noi pensavamo che i siciliani si fossero ritrovati ad eleggere
politicamente quello che rischia ancora di marchiare ulteriormente
la Sicilia come servo sciocco dello Stato italiano, guarda ci
dobbiamo ricredere Quando sono arrivati in Sicilia con le valigie
piene di soldi noi eravamo lì quasi sbalorditi, come direbbe
Falcone basiti. E quando è venuto in quest'Aula per le
dichiarazioni programmatiche, mi pare che era il 5 di dicembre, se
non ricordo male, vi ricordate la frase utilizzata dal presidente
Schifani, sono numeri questi per la serie sono arrivato io e ora
questi numeri diventeranno realtà, soldi e ha citato esattamente
questo tema della retrocessione delle accise e l'importo, per la
serie sono arrivato io ora "Salvatore della Patria" e noi ancora
eravamo lì a guardarci, per la serie, quasi quasi non è che abbiamo
sbagliato a non sostenere tutti questo eroe, questo giovane eroe
che è qui finalmente a riscattare il nostro popolo, dopodiché ci
siamo ritrovati, se non ricordo male la data, l'assessore Falcone
se la ricorderà sicuramente, se non sbaglio era il 16 dicembre, la
firma dell'accordo Stato-Regione dove per miseri 200 milioni di
lire ci siamo dimenticati che eravamo i sostenitori, eravamo quelli
che dovevano finalmente riscattare questa Terra portando otto
miliardi. Dove sono i sette miliardi e otto, assessore Falcone?
Dove sono andati a finire queste risorse?
Cos'è successo perché Schifani è meraviglioso, ma come riesce a
schivare tutto è da scuola di politica, non suda, non abbiamo avuto
la risposta che avevamo posto, avevamo chiesto più volte ci volete
spiegare, quanto meno per nostra cultura, noi poveri mortali, qual
è l'evento che ha cambiato la prospettiva anche al Presidente della
Regione siciliana, all'intero Governo, a questa Giunta, cioè se
fino al 5 di dicembre avete ribadito in quest'Aula che quei soldi
erano dovuti, perché il 16 di dicembre scatta una trattativa
privata, anzi, si concretizza il risultato di una trattativa
privata tra il presidente Schifani e il ministro Giorgetti.
Perché trattativa privata? Perché quell'accordo non è stato
preceduto da alcun dibattito d'Aula, da alcuna delibera di Giunta,
abbiamo anche fatto la verifica su qual era la prassi utilizzata
nella sottoscrizione degli accordi Stato-Regione, ebbene, abbiamo
trovato molti riscontri che mettevano in modo, ovviamente, ordinato
le questioni, di fronte a un accordo Stato-Regioni, un dibattito in
Giunta, una delibera di Giunta preventiva, un mandato al Presidente
a sottoscrivere l'accordo, soprattutto quando si tratta di un
accordo che mette la pietra tombale su otto miliardi. Questo è il
primo delitto che si è consumato col governo Schifani, trattativa
privata.
Quale vantaggio ha avuto Schifani? Posso credere solo 200 milioni
di euro e, allora, c'è questa calcolatrice che non funziona, ma la
questione che ancora non è stata chiarita e questo lo voglio dire
anche ai miei colleghi della maggioranza, avete avuto almeno il
privilegio, almeno voi, di sapere qual è stato l'elemento che ha
fatto cambiare idea e posizione all'intera Giunta? Non c'è stata
alcuna sentenza di nessuna Corte nel frattempo, non c'è stato alcun
provvedimento legislativo, forse ci sarà stato il mago Otelma che è
apparso durante le notti insonni al presidente Schifani e gli avrà
detto o l'avrà consigliato così, perché è blasfemo quello che ha
fatto, ovviamente, il presidente Schifani, solo il mago Otelma
poteva eventualmente consigliare una cosa del genere.
Non abbiamo avuto questa soddisfazione ma, è ovvio, che i colleghi
della maggioranza sono sereni, quindi, quanto meno hanno avuto il
privilegio, e chi sa se ce lo sveleranno, di sapere qual è il
motivo che ha portato Schifani a cambiare idea nel giro d'un mese.
Neanche
Ma la questione non è politica perché, guardate, si può cambiare
idea, come si suol dire solo i cretini non cambiano idea, ma qua si
tratta di 8 miliardi per i quali dovevamo avere una motivazione ben
precisa. E il Presidente del Parlamento siciliano su questo, quanto
meno, è stato più garbato, ha avuto rispetto di questo Parlamento.
Giovedì deve incontrare Calderoni, non so, dovranno giocare alle
figurine probabilmente anche perché, con tutto il rispetto del
nostro Presidente del Parlamento, è ovvio che più di mostrargli il
biglietto che costa 600 euro per andare a Roma non può fare.
E perché non può fare? Perché già l'ulteriore misfatto si è
consumato la settimana scorsa quando ci siamo ritrovati che solo
quattro governatori su venti hanno espresso parere negativo nella
Conferenza Stato-Regioni per quanto riguarda l'autonomia
differenziata.
E allora, l'altro aspetto che avevo messo in evidenza durante il
dibattito sul DEFR. Visto che finalmente c'è la tanto invocata
uniformità di pensiero, la tanto richiesta di omogeneità politica
fra il Governo siciliano e il Governo nazionale, ma volete almeno
pretendere, pur se noi non siamo ovviamente direttamente
interessati come Sicilia, a quello che in ogni caso, e chi pensa
questo sbaglia perché qualcuno pensa che il fatto che noi non siamo
interessati in quanto la partita è solo tra le Regioni a Statuto
ordinario, pensate che non ci tocca? Ora vi dimostrerò perché ci
tocca Ma prima di arrivare a questo c'è una questione ben precisa.
Un Governatore della Sicilia che appartiene alla stessa coalizione
prima di avviare un percorso del genere non doveva pretendere da
parte del Governo Meloni il rispetto del nostro Statuto e
l'integrale applicazione?
Per la serie, cari miei, siccome qua si sta partendo sempre da
posizioni diseguali e sapete bene che c'è un principio liberale che
dice esattamente questo: è inutile dividere in parti uguali tra
soggetti diseguali . E' questa la questione Che ci riguarda e che,
ovviamente, limiterà sempre di più la nostra capacità finanziaria.
E allora, noi ci aspettavamo, ecco perché avevamo presentato già
il 12 di dicembre questa richiesta, ci aspettavamo che ci fosse una
presa di posizione ben precisa.
Avrei potuto capire la rinuncia agli 8 miliardi, poi staremo qui
ancora a discutere forse il contenzioso è questo eccetera, ma
allora l'informazione a Schifani la sua sicumera che ha espresso il
24 novembre, la sua sicumera che preso 5 di dicembre in quest'Aula
da cosa deriva? Dall'essere sprovveduto o da false informazioni,
considerato che il 16 dicembre si è rimangiato tutto? Noi abbiamo
diritto, signor Presidente, di sapere queste cose perché questo è
uno degli aspetti più inquietanti che caratterizza l'azione di
questo Governo. Inaffidabilità assoluta, l'essere caratterizzati da
trattative private e questo Parlamento non merita di essere
calpestato.
Avrei potuto capire che la rinuncia degli 8 miliardi era per
l'apertura, finalmente, all'applicazione integrale dell'articolo 36
e 37 dello Statuto e al 38, dove prevede il fondo di solidarietà
che ormai si è rivelato in questi ultimi dieci anni spiccioli.
Quella sarebbe stata una trattativa, sarebbe stato un compromesso
a rialzo, ben venga, ma non c'è stato neanche in quella circostanza
dove noi abbiamo messo una pietra tombale a quegli 8 miliardi.
E mi pare - qui è presente anche il Presidente Micciché,
probabilmente avrà più memoria di me, ci sono i colleghi della
precedente legislatura - mi dicono che in quest'Aula è stato votato
un ordine del giorno che prevedeva, prima di sottoscrivere accordi
tra lo Stato e la Regione, quanto meno in base a quello che era il
tema doveva essere informato il Parlamento
E allora, quando io mi permetto di dire che questa è una
trattativa privata è perché questi sono i connotati, anche rispetto
alla volontà di un Parlamento che ha chiesto al suo Presidente:
"Prima di chiudere trattative informaci" perché? Perché poi è
questo Parlamento chiamato ad attuare gli accordi Stato-Regione, le
leggi si fanno qua non a Palazzo d'Orleans o nei salotti romani
Siamo noi che ci dobbiamo prendere poi la responsabilità, anche in
relazione a quelli che sono le conseguenze dell'accordo del 2021 e
quindi il cappio che per dieci anni abbiamo sotto il profilo della
spesa e poi veniamo presi a schiaffi, perché Roma ci dice: "Siete
cretini, non vi sapete organizzare", ma come ci dobbiamo
organizzare se un euro per la spesa, anche per assumere, per quanto
riguarda il PNRR per accelerare la capacità di spesa non la
possiamo fare.
Siamo altro che in una situazione pirandelliana, siamo una vera e
propria tragedia. E in questo, è ovvio, Assessore Falcone, che il
vostro comportamento non ci aiuta, anzi non fa altro che aumentare
quello che è il divario tra un Parlamento che pretende rispetto e
un Governo che - mi passi il termine - continua a fare il servo
sciocco dello Stato.
E questo ci dispiace, perché non sono solo stati calpestati le
volontà precedenti e quindi perché Schifani sottoscrive
quell'accordo andando contro la volontà di un Parlamento che aveva
chiesto solo il diritto di essere informato? Schifani chiude
quell'accordo, ve lo posso assicurare, anche all'insaputa della
maggior parte degli Assessori della sua Giunta, trattativa privata,
vedremo poi dove dovrà andare a sfociare.
Oggi questo Parlamento più che esprimere una censura a tutti gli
effetti nei confronti del comportamento di questo Governo cosa
dovrebbe fare? Oggi che abbiamo assistito già ai passaggi
essenziali del disegno Calderoli, questo Parlamento cosa potrebbe
fare? Nulla, diciamoci chiaramente le questioni tranne e qui
sarebbe il miracolo, questo sì che sarebbe un miracolo, finalmente
un sussulto di dignità questo ovviamente varrebbe per la Sicilia
come per l'intero Meridione, perché non chiedete - lo dico ai
colleghi qua della maggioranza - ai vostri riferimenti nazionali,
di assumere una posizione ben precisa nei confronti di un Governo
che ha deciso di spaccare l'Italia con provvedimento monocratico,
perché se andiamo a guardare le procedure previste dal disegno
Calderoli è fatta apposta per arrivare poi finalmente a un monarca
illuminato, perché è la prima volta che io vedo un soggetto che
commissaria se stesso, cioè ce ne vuole fantasia, prevedere delle
procedure, dei termini e alla fine con i tuoi stessi rappresentanti
nominati e dici ai tuoi stessi rappresentanti che se non
rispettano quei termini: ti commissario .
Questo significa che ormai è stato stabilito il giochino
procedurale, il rimpallo, anzi parliamoci chiaramente come se
avessimo qui una sfera di cristallo, io sono sicuro che si arriverà
a questo commissariamento, a questo monarca illuminato, d'altronde
rispecchia anche un po' la visione - non me ne voglia nessuno -
dell'attuale Premier e lo si vede poi in tanti indizi ben chiari.
Ecco perché quel provvedimento è stato concepito in questi termini
e nel frattempo che succede? Presidente Falcone mi guardi negli
occhi, mi guardi, lei aveva miliardi dei fondi extra regionali,
quanto le è rimasto ora in funzione di quello che è l'accentramento
nelle mani di Fitto? Li avete fatti i conti? Si o no? Li state
facendo i conti? Perché la cosa bellissima ora qual è? Nel
frattempo che va avanti questo disegno criminale ovviamente qua
bisogna raschiare il barile no? E allora ci siamo inventati ora la
cabina di regia unica dei fondi della Pon Metro o inseriranno ora
anche le altre misure riguardanti i fondi extra regionali e che
cosa è previsto? E ve lo anticipo: la violazione del principio di
territorialità e dalle prime circolari già che sono arrivate le
prime tappe dove si chiede nella banca dati Delfi di aggiornare e
inserire, perché ovviamente questo significa il monitoraggio che è
la premessa per portare al disimpegno delle risorse e alla relativa
ridistribuzione senza un principio di territorialità.
Ecco questa è la visione poi concreta di un'Amministrazione dello
Stato, Presidente Falcone che si sta verificando, noi ora vogliamo
capire anche in quest'ottica cosa sta per succedere e cosa
succederà.
Voi mi direte perché? Perché così scatta la trattativa privata tra
i Sindaci e i Presidenti delle Regioni, non più attenzione
quell'assegnazione secondo legge e quindi principio di
territorialità e quindi anche il valore di risorsa aggiuntiva
rispetto ai trasferimenti ordinari cosa che non si è ovviamente
fatta in questi anni lo sappiamo, l'abbiamo visto anche con
l'assegnazione dei Recovery found, ma fondo unico in modo tale che
poi ci siano i viaggi della speranza.
Si parte da Messina con la valigia per andare a discutere con
questa fantomatica Cabina di regia e dire: senti ma per il mio
territorio per queste risorse cosa c'è ? Niente, perché è ovvio che
in questo momento si stanno aprendo i cassetti per posizionare con
una certa priorità quelli che sono i progetti che non sono entrati
in certe programmazioni e che ora saranno finanziati.
C'è un piccolo dettaglio in tutta questa storia ci diranno: questo
è il modo per colpire cattivi amministratori, quelli che non hanno
saputo spendere, ma io vi potrei citare che ci sono progetti che
sono fermi da anni alla Commissione via centrale oltre che quella
qui regionale perché noi nel 2016 abbiamo avuto fantasia anche in
questo e abbiamo aggiunto alla Commissione VIA nazionale la
Commissione VIA regionale.
Bene, guardiamo un attimino anche perché certe infrastrutture, i
progetti sono fermi. In base all'importo, in base alla tipologia o
sono fermi da anni a Palermo per un pezzo di parere ambientale
oppure sono a Roma in attesa di avere la valutazione di impatto
ambientale da parte dello Stato. Ma noi oggi subiamo anche questo
smacco, i sindaci, i tanti vituperati sindaci, coloro che vedrete
il report finale perché mi immagino già i twit, mi immagino già i
post, le batoste agli amministratori che non hanno saputo spendere,
omettendo di dire che la maggior parte della spesa è ferma perché
in queste Commissioni di nomina politica, lì si infrangono i sogni
dei vari sindaci.
Tutto questo, vedete, è collegato a una questione che ormai sta
portando chi ci governa a centralizzare rispetto a questa pantomima
dell'autonomia differenziata. In tutta questa storia la fine che
faranno i palazzi municipali non l'ha capito nessuno, qua c'è
ancora la lotta per le materie che dallo Stato devono essere
trasferite alle Regioni a Statuto ordinario.
Il principio previsto, lo sapete meglio di me. Io ho evitato di
entrare nel merito del tecnicismo della norma perché desidero stare
su un fronte politico del ragionamento. Sapete bene che un
principio di questa norma è l'invarianza di spesa quindi significa,
attenzione, che saranno trasferite materie dallo Stato alle Regioni
a Statuto ordinario senza un costo aggiuntivo.
E voi mi direte "che bello". E io vi dirò "stolti". Perché questo
è il modo surrettizio per cristallizzare il principio della spesa
storica e non consentire più, al di là delle colpe perché qua le
colpe sono di tanti e di varie fasi, è logico che questa è la
strategia per conclamare in modo surrettizio il principio della
spesa storica, chi ha avuto di più continuerà ad avere, chi non ha
avuto non avrà.
E quindi, se mancano gli asili nido in Sicilia, in Calabria, se il
rapporto asili nido con il numero dei bambini è di tre posti asili
pubblici nel meridione rispetto ai 15 o ai 20 o ai 30, se siamo
fuori parametro rispetto a ciò che prevede l'Europa per quanto
riguarda i posti pubblici da garantire per questo servizio, non
gliene frega niente a nessuno, perché ha invarianza di spesa e lì è
il trucco. Lì è proprio il trucco. E non ci riguarda questo
principio, scusatemi, non è un principio che colpisce anche la
Sicilia o pensate che è solo una questione che non ci riguarda, che
riguarda solo le Regioni a Statuto ordinario?
Non solo, ma in tutto questo nessuno parla dei costi dello Stato.
Uno Stato che ha costretto i palazzi municipali, le regioni ad
accettare il principio del concorso alla finanza pubblica e quindi
noi, attenzione, stiamo concorrendo ogni anno, e lo sapete e lo
vediamo nei nostri bilanci, lo sanno anche i sindaci, concorriamo
per abbattere il debito pubblico ma questo debito pubblico
nonostante è stato tutto l'arco costituzionale, oggi lo possiamo
dire, che ha governato l'Italia non è diminuito di un euro. E
abbiamo assistito, ogni anno, all'emissione sul mercato di prodotti
finanziari di varia natura, semplicemente per raccogliere soldi,
per pagare l'interesse sul debito. In uno degli Stati più
indebitati del mondo, qual è l'Italia, come si dovrebbe affrontare
in modo serio la tematica dei cosiddetti LEP? Dei livelli
essenziali delle prestazioni. E poi che significa livelli
essenziali, me lo volete spiegare?
Assessore Falcone, ma che cosa significa livello essenziale? Se
qua il livello, purtroppo, socio-economico è questo, quando io
parlo di essenzialità è ovvio che mi collego alla territorialità,
quindi significa che i LEP saranno sempre collegati alla situazione
territoriale nella quale ci troviamo, al divario che, invece,
dobbiamo risolvere. perché non si parla, invece, di livelli
uniformi? L'uniformità intanto è collegata più all'individuo che al
territorio. Perché guardate che qua c'è un attentato alla
Costituzione. La Costituzione italiana fa riferimento
all'individuo, intanto. E poi, nel contesto della valorizzazione e
salvaguardia e promozione dell'individuo si fa riferimento al
territorio.
Qui qualcuno sta tentando di invertire anche questo principio.
Ecco perché noi, anche nell'ambito di questa norma, di questo
disegno criminale, vediamo dei termini ben precisi, non sono
buttati a caso lì. Ed è stato già fatto un conto ben preciso. Le
statistiche sono chiare a tutti. Noi, in proporzione alla
popolazione, l'intero Meridione, rispetto a quella che è la spesa
pubblica allargata, censita - sono tabelle ufficiali della Banca
d'Italia, dello Svimez - ebbene, noi abbiamo una spesa media pro
capite di circa 14 mila euro l'anno. Le regioni del centro nord
hanno una spesa media di circa 19 mila euro l'anno. Mancano
all'appello circa 60 miliardi di euro l'anno, solo per quanto
riguarda il funzionamento dei servizi. Ma di questo non se n'è
parlato, perché conviene che non se ne parli. Perché quando ci
dicono 'non vi preoccupate, non spenderemo di più' ma il problema
non è questo.
Voi ci volete condannare al divario, voi volete rubarci i giovani,
voi volete costringerci ad avere un sistema imprenditoriale fiacco
e sottoposto a quelle logiche e anche allo schiaffo delle
delocalizzazioni che dal nord vengono fatte nei Paesi dell'Est,
anche col beneplacito e spesso con i sostegni da parte dell'Unione
Europea.
Queste dovevano essere le tematiche che un Presidente della
Regione degno di questo nome doveva portare al tavolo e porle come
pregiudiziale di qualunque partecipazione a un tavolo. Tutto
questo, ovviamente, è rimasto lì. Certo, noi lo sappiamo che c'è
imbarazzo e qua, ovviamente, le colpe sono trasversali. Abbiamo
registrato in più occasioni l'imbarazzo di tutta la politica,
quella che si è trovata invischiata con l'approvazione di questo
disegno di legge - e lo sanno gli amici del centro sinistra - quel
tentativo becero di inseguire allora la Lega su quel fronte, nel
2001 il grande errore di D'Alema, ha portato alla riforma del
titolo V dopo di che è rimasta ferma lì, si sono attuate varie
forme di perequazione, abbiamo visto i Lea, cosa è successo dopo
che c'è stata la riforma del titolo V. Poi abbiamo visto quella che
era l'introduzione ai sensi dell'articolo 119 della Costituzione
dei fondi perequativi, abbiamo visto l'attuazione dei vari settori
che cosa è cambiato?
Cos'è cambiato, cosa è cambiato nella sanità dopo vent'anni
dall'introduzione dei Lea, non è cambiato nulla.
Cosa è cambiato per quanto riguarda il fondo per le autonomie
locali, il fondo perequativo, il fondo di solidarietà previsto dal
terzo comma dell''articolo 119, non è cambiato nulla.
Perché voglio citare questi precedenti che conclamano
l'atteggiamento di uno Stato che rispetto al meridione trova sempre
alchimie per continuare a calpestarlo, a mortificarlo, i principi
che vi ho citato erano degli elementi innovativi che dovevano
portare nel più breve tempo possibile a livelli uniformi, ma se
dopo vent'anni il divario sulla sanità è aumentato, lo dice quella
forma di turismo all'inverso che noi subiamo, noi che scappiamo al
Nord per curarci, se la maggior parte dei comuni dissestati il 90
per cento è nel meridione, se l'85 percento dei comuni in pre-
dissesto è nel Meridione, c'è un motivo ed è ovvio che qui si fa
riferimento alla capacità tributaria di ogni territorio.
E' inutile parlare di autonomia se il territorio è povero e farci
belli che con le nostre forze possiamo andare avanti da soli,
naturalmente questo non ci può esimere dalle nostre colpe storiche
che io ho avuto - Presidente Falcone - sintetizzati, e lo ribadisco
ancora perché lapalissiana di questa storia, l'ho avuto raccontato
da Clelio Darida, ex sindaco di Roma, ex potente Ministro delle
partecipate delle partecipazioni statali nei primi anni sessanta;
ho avuto il privilegio di conoscerlo, lui, altri personaggi, e mi
raccontava come andavano certe trattative quando si dovevano
definire cose serie nel Parlamento, e mi spiegava che avere a che
fare con i parlamentari del Centro Nord era difficile, era più
difficile perché loro rivendicavano sempre ai tavoli risorse per le
infrastrutture che imponevano impegni pluriennali da parte del
Governo, mentre i nostri parlamentari andavano col cappello in mano
per chiedere posti nella Sip, posti nell'Enel, posti nelle poste. E
lì era solo una questione di quanto valeva un parlamentare rispetto
a un altro, e me lo diceva con grande sarcasmo e amarezza nello
stesso tempo ascari, ascari
Noi abbiamo avuto un popolo di ascari che ci ha rappresentato nel
parlamento nazionale ed è ovvio che quando poi il presidente Zaia
ci dice io che colpa ne ho se avete le strade piene di buche, io
che colpa ne ho se avete i rifiuti per strada, io che colpa ne ho
se la vostra sanità non funziona, io che colpa ne ho se ancora
avete città dove manca l'acqua. E' colpa vostra che avete sempre
eletto dei lazzaroni, dei lazzaroni, e allora è ovvio e rientra
anche in quella che oggi è la nostra sfida, che abbiamo lanciato in
ambito nazionale.
Una sfida diversa, noi non apparteniamo a quel meridionalismo che
sulla scorta dei torti subiti, sono stati tanti è inutile riparlare
qua dell'unità d'Italia in poi, inutile fare sedute spiritiche,
perché la gente vuole risposte dalla politica, non vuole ricordi,
per quello ci sono i convegni, ci sono i libri, la politica è fatta
per amministrare e per risolvere; non è fatta semplicemente per
trovare un modo per individuare un alibi o alibi non ne voglio, né
oggi posso dire lo hanno fatto gli altri.
Qua il problema, cari colleghi è cosa dobbiamo fare noi, come
possiamo cancellare, tutti questi anni di insulti, questi anni di
mortificazione e lo puoi fare solo oggi, se sottoscrivi un nuovo
patto, un nuovo patto territoriale è quello che noi vogliamo, Sud
chiama e Nord risponderà ed è quello che noi abbiamo verificato il
3, 4 marzo scorso nella nostra Assemblea costituente, perché non è
vero che il Nord è accecato dall'egoismo, come non è vero che il
Sud è fatto da un popolo di politici accecato dal servilismo, io
non l'accetto questa etichetta.
E allora e concludo Presidente, questo Governo deve distinguersi,
rispetto al passato, da questo Governo, Presidente Falcone, ti
attendiamo un sussulto di dignità che metta realmente in pratica
quello che è il sentire politico, tra un Governo siciliano e un
Governo dello Stato.
Non ci sto più a farmi definire lazzarone da un Presidente della
Regione di una di quelle regioni che è stata, da questo punto di
vista, qualificata, ripulita, grazie ai soldi del nostro popolo.
(Applausi)
PRESIDENTE. Grazie, onorevole De Luca. Se è possibile evitare gli
applausi all'interno dell'Aula. Grazie, colleghi.
SCHILLACI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCHILLACI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, certo vista la
delicatezza del tema, avremmo gradito la presenza del Presidente
della Regione oggi in Aula ma ci dovremo accontentare di una
piccola percentuale del Governo, soltanto due assessori in Aula.
Oggi discutiamo di un progetto di riforma appunto quello Calderoli
che inciderà pesantemente sul futuro dell'intero Paese e
soprattutto sulle sorti della nostra Regione duole e tuttavia
constatare, come questo era un dibattito che si sarebbe dovuto
tenere prima e non post, quindi si tratta di un dibattito tardivo,
perché già c'è stata l'approvazione in Conferenza unificata Stato-
Regioni dove questo Governo regionale ha dato un parere favorevole,
naturalmente rendendo vane le prerogative di questo Parlamento
regionale.
Questa riforma così come congegnata è una riforma scellerata,
perché non far altro che aumentare le disuguaglianze tra il Nord e
il Sud, l'Italia ancora oggi è un paese, diciamo che va a due
velocità con forti disuguaglianze e sarebbe già dovuto intervenire
prima lo Stato, per rimuovere questi squilibri, di tipo
territoriali ma io direi, soprattutto, strutturale.
L'autonomia differenziata naturalmente aumenterà le competenze per
quelle regioni a statuto ordinario che ne faranno richiesta,
soprattutto in materie molto strategiche come la sanità, come
l'istruzione, come l'energia e soprattutto l'istruzione è il tema
che fa preoccupare più di tutto ogni Regione.
Avremo noi delle istituzioni scolastiche, venti istruzioni diverse
che andranno con velocità diverse, e questo secondo me minerà
l'unitarietà del Paese. Il disegno di legge non parte da una
ricognizione dei bisogni, e questa cosa è già è stata detta dalle
singole Regioni, e lascia la definizione dei Lep, dei livelli
essenziali delle prestazioni, ad una cabina di regia che è stata
istituita con la legge di bilancio 2023. Però non si tratta di una
ricognizione su bisogni reali, ma non farà altro che fare una
ricognizione sulla spesa storica dell'ultimo triennio.
E qui sta proprio il problema. Ebbene, proprio su questo punto
emerge modo chiaro il meccanismo di squilibrio che la riforma
proposta introduce dal momento che l'attribuzione di risorse è
basata non sull'individuazione di questi bisogni reali, bensì sullo
storico.
Quindi le Regioni del Sud richiedenti l'autonomia si vedranno
attribuire maggiori competenze ma con le stesse risorse. Il disegno
di legge infatti specifica - e questa è la cosa principale che
bisogna tenere in considerazione - che il trasferimento delle
funzioni avverrà nei limiti delle risorse previste e a legislazione
vigente. Tutto ciò comporterà nient'altro che la stabilizzazione
delle disuguaglianze e che invece lo Stato avrebbe dovuto - come
detto prima - rimuovere, proprio ai sensi dell'articolo 3 della
Costituzione.
Ebbene, appare chiaro che nessun progetto di autonomia può
perseguirsi se non vengono istituiti dei fondi perequativi proprio
per eliminare questi squilibri, ma il disegno di legge di riforma
"Calderoli" non lo prevede, non prevede l'istituzione di questi
fondi perequativi. Senza tali strumenti concedere maggiori
competenze, come sottolineano le stesse associazioni sindacali,
significa creare venti diversi sistemi nei vari ambiti, e come
dicevo prima, quello sull'istruzione scolastica è quello che ci
preoccupa di più, perché noi abbiamo sì un problema enorme -
soprattutto in Sicilia - di povertà educativa, l'hanno detto anche
oggi, la maggior parte dei sindaci che abbiamo incontrato in
Prefettura, in una Commissione straordinaria dell'antimafia
regionale.
Noi abbiamo un problema serio di tenuta sociale che dettato non
solo dallo smantellamento del reddito di cittadinanza che ad agosto
getterà nello sconforto tantissime famiglie percettori del reddito,
ma abbiamo anche un problema di tenuta sociale con un sistema di
spaccio degli stupefacenti che va sempre di più ad aumentare il
fenomeno del crac, soprattutto in determinate piazze della città di
Palermo e di altre città metropolitane preoccupano tantissimo per
l'uso inconsulto da parte di una platea di giovani davvero
piccolissimi, a partire dagli undici anni di età, così come ci è
stato detto dal sindaco di Bagheria.
Ebbene, questi sono tutti problemi, fenomeni che debbono essere
affrontati con delle risorse che questa Regione avrà sempre meno;
con delle politiche che abbisognano, non solo di risorse umane, ma
anche di risorse economiche. Quindi, quello che mi sento di dire e
soprattutto di evidenziare sono le parole e le dichiarazioni del
Ministro Calderoli, perché lui ha parlato in un'intervista
rilasciata pochissime ore fa, ha parlato e ha detto che non c'è
problema per queste Regioni del Sud, perché verrà, soprattutto per
quanto attiene il gap infrastrutturale, istituito un fondo, sia con
risorse della precedente programmazione, dove sono avanzati ottanta
milioni di euro, e della prossima programmazione 2021/2027con 136
milioni di euro a disposizione.
Ma il problema non sono le risorse, caro assessore Falcone, il
problema della Sicilia è la capacità di spesa: noi non siamo in
grado di spendere e quindi questo fondo di cui parla il ministro
Calderoli a noi non interessa, cioè a noi interessano le risorse ma
interessa molto, ma molto di più, la capacità di poter spendere
queste risorse e di potere trasformare risorse economiche in
servizi per i nostri cittadini siciliani. Tutto questo verrà
vanificato e ci è stato evidenziato anche oggi dai nostri sindaci
della provincia di Palermo che non hanno progettisti nel loro
organico, addirittura un sindaco ha dovuto prendere il posto di
dirigente tecnico perché non ha a disposizione dei tecnici che
possano portare avanti i progetti.
E allora, quello che a noi serve, oltre alle risorse economiche, è
una task force di persone capaci di progettare, capaci di
trasformare quelle risorse in progetti direttamente esecutivi che
possano davvero cambiare le sorti di questa Regione.
Ora, io non ci sto ad essere annoverata tra quella classe politica
che ha permesso una riforma scellerata, quindi dirò no e insieme
alle organizzazioni sindacali io griderò con forza che non dobbiamo
far passare questa riforma scellerata, soprattutto alla luce e
sullo sfondo di una autonomia speciale che non è stata del tutto
attuata, gli articoli 36, 37 e 38 dello Statuto siciliano e
soprattutto le norme sull'insularità che non sono mai state attuate
del tutto.
Quindi noi cosa chiediamo? Chiediamo una riflessione a questo
Governo regionale, chiediamo che dopo l'incontro che il Presidente
dell'Assemblea regionale avrà con il Ministro Calderoli occorre
sederci a un tavolo con dei tecnici, con la classe politica e fare
un punto della situazione perché noi non possiamo prevedere un
meccanismo e sancire un ulteriore meccanismo di squilibrio che non
farà altro che aumentare questo gap tra le regioni del Nord e le
regioni del Sud.
Noi non ci stiamo caro assessore Falcone, noi lo dobbiamo gridare
a gran voce ai cittadini siciliani che questa è una riforma
scellerata che non può essere portata assolutamente avanti se non
con l'attuazione, davvero, dello Statuto siciliano perché
altrimenti come provocazione, cari colleghi, noi dovremmo andare a
Roma e chiedere un meccanismo inverso: restituiamo le competenze
dell'autonomia speciale, ritorniamo ad uno Statuto ordinario dove
allora a parità di risorse ci rimangono delle poche competenze; e
allora chiediamo al contrario al Governo nazionale di farsi carico
lui di determinate competenze che noi non siamo in grado di potere
portare avanti in servizi da spendere per i cittadini siciliani.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Catanzaro.
PACE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PACE. Signor Presidente, proprio per fare intervenire meglio il
mio amico di territorio, onorevole Catanzaro, ritengo per mozione
d'ordine, lo volevo proporre ai colleghi parlamentari ma
soprattutto al Governo rappresentato oggi da Andrea Messina e da
Marco Falcone, ritengo, poi giudicherà il Governo, che l'indirizzo
della seduta - visto che c'è stato lo sfogo di Cateno De Luca e
l'intervento del Movimento Cinque Stelle - ripeto, l'indirizzo
della seduta odierna, seppur monca perché manca il presidente
Schifani e la gran parte del Governo, possa essere data prima
dell'intervento degli amici dell'opposizione ma anche nostro, della
maggioranza, da parte di qualche esponente del Governo,
soprattutto, dell'assessore Marco Falcone, questo, quindi, per
mozione d'ordine propongo semmai l'intervento dell'onorevole
Falcone.
PRESIDENTE. Io direi di proseguire....
CATANZARO. C'è il Presidente del Gruppo parlamentare della DC che
è un partito di maggioranza però ormai che sono qui faccio
l'intervento e poi magari l'assessore Falcone se vuole....
PRESIDENTE. Io direi di far continuare la discussione con
l'intervento dell'onorevole Catanzaro. Dopodiché, se il Governo
chiederà di intervenire - perché a me ad oggi il Governo non ha
fatto richiesta di intervenire - e fare un intervento, lo
valuteremo successivamente però, intanto, farei intervenire il
Presidente del Gruppo parlamentare del PD. Prego, onorevole
Catanzaro. Ne ha facoltà.
CATANZARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore
Falcone, intanto la ringrazio per la parola, io oggi a dire il vero
ho voluto scrivermi, scrivere una relazione perché ritengo che
l'argomento sull'autonomia, assessore Falcone, differenziata è un
argomento molto, molto importante non soltanto per l'attuale, per
il presente, ma per il prossimo futuro e per i prossimi anni.
E dico questo perché, come lei ben sa e come la Presidenza sa, il
Partito Democratico nelle settimane scorse ha chiesto a gran voce
attraverso una nostra lettera inviata proprio questo dibattito in
Aula perché lo riteniamo molto ma molto importante e per questo
ringrazio la Presidenza dell'Assemblea per avere calendarizzato il
punto dell'autonomia differenziata, reputo, invece, assessore
Falcone, grave, gravissimo che questo Parlamento abbia appreso
dalla stampa che il Governo regionale abbia dato il suo voto
favorevole attraverso il Presidente della Regione al progetto di
legge sul regionalismo differenziato, fermo restando che sarebbe
stato auspicabile prima il dibattito d'Aula, per carità, nessuno
vuole fare polemica, però sulla stampa il Presidente Schifani
giustifica il suo voto facendo riferimento ad un tavolo prossimo
per il riconoscimento di sostegni necessari, così è stato definito,
a rimuovere gli svantaggi dati dalla nostra condizione di
insularità.
Presidente, ma di che cosa stiamo parlando? Stiamo firmando per
l'ennesima volta e negli interventi è stato detto, un'altra
cambiale in bianco, noi ci dobbiamo fidare di uno Stato che di
fatto lo stesso Stato non ci ha riconosciuto i seicento milioni di
euro sulle accise, dello Stato che nonostante i diversi accordi non
ha ancora ultimato l'attuazione del nostro Statuto in materia
finanziaria.
Presidente, non sono delle fantasie che, ovviamente, noi diciamo,
il conferimento delle attribuzioni alle Regioni, previsto
dall'autonomia differenziata, comporterà il relativo riconoscimento
di risorse finanziarie attraverso uno o più tributi erariali
maturati nel territorio regionale, parole che ai siciliani non
possono non suonare familiari per il semplice fatto che le nostre
spettanze, quelle previste dal nostro Statuto, non sono ancora
completamente attuate e non lo dico io, Presidente, non lo dice
nemmeno il mio partito, il Partito Democratico ma lo dice la Corte
dei Conti e leggo testualmente, assessore Falcone, che poco fa in
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari lei diceva che
non c'era preoccupazione, la Corte dei Conti nello scorso dicembre
sul rendiconto del 2020 della Regione, il quale dice espressamente
"i dati di bilancio non appaiono confermare l'idoneità dei decimi
individuati nelle disposizioni di attuazione per il calcolo
dell'imposta spettante alla Regione ad assicurare un livello di
entrate sufficiente per l'espletamento di tutte le funzioni
esercitate in virtù dell'autonomia speciale", tradotto lo Stato non
riconosce ancora la Regione siciliana un livello di entrate utili
all'espletamento delle funzioni ma si sta prodigando a riconoscerlo
alle altre Regioni e chiede di fidarci alla cieca riguardo al tema
dell'insularità.
Inoltre, assessore Falcone, quale atteggiamento con Roma noi
dobbiamo ancora mantenere?
In soli pochi mesi il Governo regionale ha rinunciato ad un
accordo a diversi miliardi di euro sul riconoscimento delle accise,
come poc'anzi dicevo, e con il salva Sicilia ha castrato le
assunzioni e quindi il funzionamento della macchina amministrativa.
Bene, signor Presidente, colleghi, l'attuazione dell'autonomia
differenziata senza dubbio determinerà le sorti dell'unità di fatto
del nostro Paese.
Potremo ancora parlare di un'unica Italia o ci ritroveremo a
parlare di pezzi d'Italia che viaggiano ognuno con velocità diverse
più di quanto non accade già oggi tra il gap nord-sud?
Per queste ragioni e per altre è oggi più che mai importante fare
un serio ragionamento politico in quest'Aula perché questa riforma
applicata maldestramente potrebbe compromettere il patto di
solidarietà e di unità nazionale a cui la nostra democrazia è
ancorata, perché dobbiamo essere pronte e avere le idee chiare per
potere interloquire nelle sedi istituzionali opportune perché
vedete i timori su una incauta attuazione dell'autonomia
differenziata non sono un capriccio della Sicilia, dei sindaci, dei
sindacati, dei partiti di opposizione o delle regioni del
Mezzogiorno.
Poco fa il collega De Luca parlava dello Svimez che è una realtà
assolutamente autorevole e riconosciuta che ha più volte lanciato
un grido allarme rispetto al rischio di ampliare questo di ampliare
questo gap tra Nord e Sud e rinunciare all'obiettivo di un'Italia
più giusta in cui l'offerta di servizi pubblici essenziali non
dipenda dalle Regioni di residenza.
E' vero che nella relazione illustrativa al testo di legge viene
evidenziato che con l'autonomia differenziata non si vuole dividere
il Paese, né favorire regioni che già viaggiano a velocità diversa
rispetto alle aree più deboli d'Italia con l'auspicio che tutti
aumentano la velocità, ma le intenzioni e le parole non bastano.
Viviamo nell'Italia che non ha ancora individuato i LEP ovvero i
livelli essenziali previsti dalla nostra Costituzione che devono
essere garantiti in modo uniforme sull'intero territorio nazionale.
Vedete, tutto quello che non ha una logica se non quella di
soddisfare qualche campanilismo soprattutto se si tiene conto che
l'Italia gioverà in un'ingente quantità di risorse connesse al
Piano nazionale di ripresa e resilienza proprio alla luce del
reddito procapite più basso determinato dalla condizione del
Mezzogiorno con il fine di colmare il gap tra le Regioni.
Qui nessuno vuole essere prevenuto riguardo al tema dell'autonomia
differenziata, ma nel nostro Paese ci deve pur essere un ordine di
priorità con cui agire soprattutto in un Paese storicamente diviso
in due in cui il già citato di vario di cittadinanza è sotto gli
occhi di tutti.
Onorevoli colleghi, forse il percorso di crescita dell'Italia
decantato dalla relazione illustrativa della proposta di legge
avrebbe dovuto avere un altro punto di inizio.
E ad esempio parliamo di scuola. Secondo i dati recentissimi dello
Svimez nel mezzogiorno, e noi poco fa abbiamo fatto un incontro con
il nostro dipartimento scuola, circa seicento cinquantamila alunni
delle scuole primarie statali non beneficiano di alcun servizio
mensa in Sicilia e quindi sono 184 mila, l'88%. Circa cinquecento
cinquanta mila allievi delle scuole primarie del Mezzogiorno, il
66% del totale, non frequentano scuole dotate di una palestra.
Parliamo di sanità. Viviamo in una regione in cui si pagano i
ticket più alti d'Italia per i farmaci, questione che colpisce
anche gli esenti per reddito per patologia o ancora che vede le
cure palliative garantite a due malati terminali su dieci, negando
di fatto la possibilità di morire con dignità.
Una Sicilia in cui la rete ospedaliera è ancora un cola brodo, il
personale è costretto a turni massacranti, c'è una chiusura dei
pronti soccorso così come nei giorni scorsi è accaduto all'Ospedale
Cervello di Palermo o al reparto di pediatria dell'ospedale San
Giacomo d'Alto Passo di Licata.
E dico anche parlando delle infrastrutture - come puntualmente
raccontano le testate locali - viviamo in un'Isola dove per
arrivare da un'estremità ad un'altra con i mezzi pubblici ci
vogliono 15 ore assessore Falcone. La nostra realtà vede la A19
Palermo Catania ancora con 32 cantieri aperti, il mancato
completamento della Siracusa Gela, del collegamento della Gera
Mazara del Vallo lungo la costa sud e i cantieri infiniti, i 22
viadotti sequestrati sulle autostrade verso Messina gestite dal
CAS, le 8 indagini in dieci anni e diversi milioni di euro sprecati
a danno dei cittadini.
Colleghi, ecco quello che sono gli argomenti che fanno sempre di
più allontanare e quindi creare il divario tra i cittadini e la
politica ed ecco perché noi ci ritroviamo sempre di più ad avere le
urne vuote e ad avere sempre di più un numero inferiore dei votanti
e dei nostri elettori che abbandonano il voto e le urne.
Presidente, io mi avvio alle conclusioni e dico che sarebbe
opportuno avviare immediatamente una discussione più concreta sulla
Commissione Statuto, che speriamo che nelle prossime giornate sia
ovviamente come è stato detto in Conferenza dei Capigruppo riunita,
dove ovviamente lì bisogna iniziare a monitorare l'iter
dell'autonomia differenziata e questo è quello che io chiedo ma
chiedo assolutamente a questo Governo regionale e alla Presidenza
che su questo argomento, al di là della trattazione di oggi e lo
dico ai colleghi di maggioranza e all'assenza del Governo
regionale, questo non sia soltanto un tema di queste ore,
Presidente Di Paola, ma possa essere un tema che nei giorni
prossimi venga trattato, perché noi potremmo davvero scrivere
quello che è il presente ma soprattutto il futuro dei nostri figli
in modo negativo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Safina. Ne ha
facoltà.
SAFINA. Signor Presidente, colleghi, è chiaro che quanto diceva
poc'anzi il collega della Democrazia Cristiana è vero,
probabilmente questo dibattito avrebbe dovuto iniziare con la
relazione del Presidente della Regione volta a spiegarci le ragioni
per cui ha votato favorevolmente in Conferenza Stato-Regioni questa
bozza di disegno di legge che mira a procedimentalizzare la
cosiddetta autonomia differenziata.
Purtroppo, devo dire la verità, al di là dell'onorevole Falcone
che è abituato a venire in Aula, a rimanere in Aula durante i
lavori e a sobbarcarsi - gli va riconosciuto - anche i demeriti e
le inefficienze dei suoi colleghi, questo Governo per il resto non
sta in alcun modo mostrando rispetto per questo Parlamento e per il
popolo siciliano, è già accaduto col dibattito sulla sanità ma è
accaduto anche la scorsa volta.
Questo è ovviamente l'incipit ed è un incipit che spero che nel
corso della legislatura possa essere abbandonato da me e non solo
da me, venendo al merito della questione è un paio di settimane che
rifletto sulle ragioni per cui a fronte di una riforma
costituzionale rispetto alla quale, onorevole Cateno De Luca, è
chiaro il centro sinistra deve fare in parte il mea culpa, perché
abbiamo inseguito e abbiamo scimmiottato all'epoca, chi lo ricorda
bene c'era la questione settentrionale, nel partito nel quale io
oggi milito, nel partito nel quale militavo in quegli anni i
Democratici di Sinistra si era aperto il tema della questione
meridionale, l'onorevole Burtone lo ricorderà - perché era esimio
parlamentare anche all'epoca - ricorderà che si era aperta la
questione settentrionale perché dovevamo arginare il consenso che
la Lega Nord prendeva al nord e che aveva intaccato alcune nostre
sacche di tradizionale consenso e allora, sulla spinta della
questione settentrionale, come se la questione meridionale non
esistesse più, invece è ancora immanente, è un tema sul quale
bisognerebbe aprire un dibattito anche alla luce tanto del disegno
di legge sull'autonomia differenziata, tanto della riforma
costituzionale sull'insularità, approvammo la riforma del Titolo V,
la legge costituzionale n. 3 del 2001, che fu approvata, però, va
riconosciuto dai cittadini, con un referendum costituzionale perché
comunque è un passaggio che non va dimenticato nella ricostruzione
storica, quindi ci fu per quanto i referendum costituzionali non
hanno quorum, tutto quello che vogliamo, ma ci fu un passaggio nel
quale i cittadini si sono espressi e dissero: ok, condividiamo
questa riforma costituzionale. Riforma costituzionale che però
aveva dei paletti, paletti che oggi, ed è un paio di settimane che
ci rifletto, con questo disegno di legge ordinario vogliono essere
totalmente soppiantati, perché, guardate, per l'applicazione della
norma costituzionale non c'è bisogno di questo disegno di legge,
per arrivare agli accordi tra le Regioni a Statuto ordinario, e
aggiungo io, anche tra le Regioni a Statuto speciale e lo Stato
perché l'autonomia differenziata è prevista anche in alcune materie
per le Regioni a Statuto speciale, tanto è vero che la Sicilia si
potrebbe trovare ad avere un doppio sistema di autonomia e di
specialità, quello dello Statuto e quello della riforma del Titolo
V della Costituzione.
Non è necessaria una legge ordinaria. Allora perché Calderoli, che
passa per essere un grande esperto di regolamenti, un grande
esperto dei sistemi ordinamentali, propone una legge ordinaria per
applicare e per dare un procedimento all'autonomia differenziata,
all'approvazione degli accordi tra le Regioni e lo Stato?
Semplicemente perché vuole spogliare il Parlamento del suo
compito, che è quello di approvare le leggi e di approvare le leggi
in particolare sulla definizione dei LEP e sulla definizione
concreta degli accordi, perché sui LEP non è vero, il
Presidente Schifani ha detto una bugia ai siciliani, perché ha
detto che è sparito il riferimento alla spesa storica, non è vero,
perché la Commissione che proporrà il DPCM, che poi verrà
ovviamente emanato dal Presidente del Consiglio dei Ministri
prevede proprio che nella definizione dei LEP si dovrà tenere conto
della spesa storica. Dunque, ad oggi, abbiamo un dato di fatto, che
il Presidente non solo ha spogliato questo Parlamento del diritto
di dibattere prima ancora che si discutesse in Conferenza Stato-
Regioni, ma abbiamo anche un Presidente che ha detto una bugia ai
siciliani e mi dispiace che oggi siano assenti i patrioti, perché
ai patrioti vorrei dire che noi ci chiamiamo Regione siciliana
perché il costituente ci ha riconosciuto la dignità di popolo,
allora loro sono patrioti innanzitutto del popolo siciliano, devono
esserlo, all'interno del quadro costituzionale definito con lo
Statuto e con la Costituzione repubblicana.
I patrioti forse sono troppo in imbarazzo per essere presenti qui
e dire la loro. Hanno dimenticato che hanno stretto un patto con i
siciliani? Perché il tema vero è questo, perché le assenze in un
dibattito come questo pesano e hanno un valore, nessuno vuole
mettere la faccia rispetto a un dibattito nel quale sono in
assoluto imbarazzo e, allora, però, quando ora ci saranno le
elezioni amministrative e scenderanno baldanzosi in piazza a
rivendicare quello che troppo spesso vanno dicendo votate per noi
perché noi assicuriamo la continuità tra il nostro territorio,
Palermo e Roma , al di là che fare campagna elettorale, così
mostrano uno scarso senso delle Istituzioni perché chi rappresenta
le Istituzioni non deve mettere sul piatto che i Governi sono
amici; le Istituzioni sono tali a prescindere da chi in quel
momento occupa quei posti, ma poi devono dire che questa continuità
sta producendo questo risultato, ossia se vogliamo parlare di
scuola, per esempio, quello che diceva l'onorevole Schillaci,
rispetto al tema della povertà educativa che crea povertà sociale
ed economica perché è dimostrato da tutti gli studi, qualcuno
citava lo Svimez che è il più grande istituto meridionalista del
Paese, ove c'è carenza educativa c'è carenza culturale sociale ed
economica, c'è incapacità di progredire e, nelle aree interne,
questo tema si lega anche allo spopolamento, cioè noi stiamo
dicendo che la Regione siciliana che ha perso più di un milione di
abitanti negli ultimi dieci anni e 300 mila negli ultimi anni,
rischia un ulteriore default demografico.
E, allora, rispetto a questo, la verità è che sui Lep si vuole
dire "Parlamento tu non devi più dire niente", dovrei esprimere un
parere in una democrazia parlamentare, sarà un parere a definire il
ruolo del Parlamento, è una vergogna. E poi gli accordi Stato-
Regione dovranno essere approvati o bocciati, un ulteriore spoglio
delle facoltà parlamentari. Questo disegno di legge va bloccato: a)
perché non serve; b) perché viola le prerogative della nostra
democrazia parlamentare; c) perché mette in discussione l'unità del
Paese e noi abbiamo giurato di rispettare la Costituzione
repubblicana che é una Costituzione dell'unità. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Safina.
E' iscritto a parlare l'onorevole Burtone. Ne ha facoltà.
BURTONE. Signor Presidente, questa riforma non divide soltanto il
Parlamento che con le parole della minoranza sta sottolineando un
atteggiamento sbagliato da parte del Governo e del Presidente che
hanno dato, attraverso il Vicepresidente in Conferenza Stato-
Regione, l'assenso al percorso legislativo, ma divide la comunità,
il Paese, perché parliamo di norme che avranno effetti anche nel
lungo termine. Ma andiamo al punto. Noi abbiamo discusso la legge
di bilancio e siamo partiti dal Documento economico finanziario.
Quel documento ci ha detto che il Paese é in ritardo, dopo il
Covid, con la guerra, con la crisi energetica, con l'inflazione, il
Paese continua ad essere diviso, in difficoltà. Una parte del Nord
sta riprendendo il cammino, il Sud invece arranca e, nel Sud, la
Sicilia e nella Sicilia le aree interne.
Avremmo voluto quindi maggiore attenzione, solidarietà da chi ci
deve rappresentare, evocare in sede di Conferenza Stato-Regione la
necessità di applicare l'articolo 44 della Costituzione o il 174
del Trattato dell'Unione Europea che sottolinea l'impegno che
devono avere i Governi per riportare equilibrio, giustizia nei
territori, ma abbiamo visto invece un asservimento alla maggioranza
di Governo e un sì che noi riteniamo che non sia rispondente ai
pareri, al giudizio dei siciliani.
Ma un'altra domanda che ci dobbiamo porre e questo è un momento
in cui le Regioni vengono individuate nell'opinione pubblica come
dei soggetti che attraggono positività, sono soggetti che vengono
visti dai cittadini come risolutori delle problematiche rispetto a
quello che c'è nelle nostre comunità. Lo abbiamo visto anche nelle
ultime elezioni regionali, sono andati a votare il quaranta per
cento degli aventi diritto, non c'è più quella tensione ideale che
vide la stagione del regionalismo come l'obiettiva necessità di
avere una democrazia che rappresentasse dal basso i cittadini.
C'è una crisi, le Regioni sono entrate in un cono d'ombra e c'è
chi vorrebbe, dopo la modifica del Titolo V, devolvere ben ventitré
competenze. L'obiettivo non può che essere la disgregazione del
nostro Paese, direbbe qualcuno. Io aggiungo, l'obiettivo vero, è
stato detto negli interventi anche di qualche collega che mi ha
preceduto, l'obiettivo è quello di prendere la tassazione
residuale, cioè quella parte di risorse che vengono destinate a dar
vita al fondo perequativo, passa la linea di chi ha dato nel Paese
questo segno di rottura. La tassazione deve rimanere là dove viene
prodotta e in questo non c'è una copertura costituzionale perché la
tassazione non la determinano i territori, ma la determinano i
cittadini.
Ecco perché noi sosteniamo che sia una risposta sbagliata quella
che è stata data in sede di Conferenza Stato-Regione. Noi avremmo
avuto bisogno, invece, di mettere al centro i temi veri delle
nostre comunità e porre al Governo alcune questioni. La prima è
quella dello sviluppo e del lavoro, aumentare, potenziare, le
obiettive necessità di dar vita a nuove forme di incentivazioni che
possano portare investimenti al Mezzogiorno, potenziare le zone
economiche speciali in modo da poter dare un traino per lo sviluppo
delle nostre comunità, quelle residuali, le aree interne, le aree
montane.
Accanto a questo tema dello sviluppo, c'è il tema della scuola e
sulla scuola il Governo della Regione è in grande ritardo, perché
già nella legge di stabilità c'è una norma che individua un
dimensionamento a 900 alunni. Questo significa che il 50 per cento
dei nostri istituti non avrà più autonomia, non avrà guida e sono
quelle scuole che il nostro Presidente di Gruppo parlamentare ha
descritto, le scuole con pochissime mense.
Mentre in Emilia, in Toscana, c'è l'80 per cento delle scuole che
ha le mense, da noi sono il 10 per cento. Così come sulla scuola a
tempo pieno, nell'Emilia, nella Toscana, nel Veneto siamo all'80
per cento, in Sicilia siamo al 10 per cento.
Il dato più alto è quello della dispersione scolastica. Ecco
perché noi al Presidente della Regione - non presente, c'è qui
l'assessore Falcone - diciamo che bisogna impugnare, come hanno
fatto alcune Regioni, questa norma della legge di stabilità alla
Corte Costituzionale. Lo hanno fatto alcune Regioni, lo faccia la
Sicilia perché è nell'interesse dei siciliani, perché la scuola è
l'elemento di riscatto delle nostre comunità.
E la sanità, ne parliamo da tempo. La nostra sanità è una sanità
che non sta dando risposte, soprattutto nei territori. Nella
Conferenza Stato-Regione, là dove si pianifica, il numero degli
accessi in medicina si dica che questo numero chiuso non può più
esistere perché noi abbiamo una penuria di medici, e il nostro
diritto alla salute è assolutamente penalizzato, specie nelle aree
con più difficoltà, fuori dai capoluoghi della nostra comunità.
Ecco, io credo che su questi temi si debba fare una riflessione e
non bastano gli asservimenti da parte del nostro Governo nei
confronti del Governo nazionale. Si alzi la schiena e si pongano
questioni vere.
Noi non abbiamo bisogno di una legge che porterà ulteriori
difficoltà al Paese, dividerà le nostre comunità tra aree forti e
aree deboli. Aggiungo, e concludo, che Liliana Segre, in un
intervento al Senato sulla Costituzione ebbe a dire: "se il tempo
utilizzato per fare riforme pessime fosse stato utilizzato per
applicare la Costituzione avremmo un'Italia più giusta".
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lombardo Giuseppe
Geremia. Ne ha facoltà.
LOMBARDO GIUSEPPE GEREMIA. Signor Presidente, onorevole Falcone,
onorevoli colleghi, innanzitutto mi preme ringraziare la Presidenza
per aver scelto di dedicare questa seduta a un tema, che è quello
del regionalismo differenziato, che ha implicazioni non
indifferenti sulla nostra Regione e sul nostro territorio,
ovviamente sul Mezzogiorno d'Italia.
E, rispetto a questo tema, il Gruppo dei popolari e autonomisti,
proprio per la storia che ha contraddistinto i nostri impegni negli
ultimi anni non può non avere un approccio che sia critico, un
approccio normale non aprioristicamente chiuso nei confronti,
appunto, di una necessità che discende anche dal Titolo V della
Costituzione, quella cioè di riconoscere ulteriori forme e
condizioni particolari di autonomia alle Regioni. E noi fummo
quelli che nel 2009, poco prima del 2009 sostenemmo la necessità di
una legge che fu la n. 42 del 2009 quando riusciamo ad ottenere
l'inserimento della perequazione infrastrutturale e anche, se vi
ricordate, la fiscalità compensativa; era sviluppo e coesione per
esattezza il termine col quale si riconoscevano vantaggi
compensativi anche alla nostra Regione. Purtroppo, poi, alla prova
dei fatti, nei decreti attuativi lo spirito letterale di quella
legge fu tradito, e non vorremmo che si ricadesse nello stesso
errore anche alla vigilia di questo disegno di legge che ha un iter
complicato, un iter travagliato, e per la delicatezza della materia
e perché purtroppo temiamo che demandando a cabine di regia e
commissioni si ripetano, appunto, gli stessi errori che abbiamo
visto in sede di decreti attuativi sulla legge n. 42 del 2009.
Ci sono preoccupazioni fondate, che sono anche quelle espresse dai
colleghi, ma rispetto alle quali questo Parlamento, oggi e anche
nei prossimi giorni, come annunciato, anche il Presidente
dell'Assemblea vuole dare un contributo sostanziale e significativo
di sostegno al Governo regionale, perché su questo tema ovviamente
si prendano le dovute accortezze e le dovute misure.
Si parte dal tema del residuo fiscale, la riduzione del residuo
fiscale, che è un tema di battaglia quasi identitario che sollevano
le Regioni, le Regioni del settentrione o alcune Regioni, e che
costituirebbe il presupposto essenziale della riforma e del disegno
di legge di cui oggi discutiamo, senza però dimenticare che, come
dire, la riduzione della differenza comporterebbe un grave danno a
quello che è il criterio di riparto delle risorse straordinarie; si
parla di livelli essenziali di prestazione la cui determinazione
ancora purtroppo sarebbe ancorata alla spesa storica; per la verità
sarebbe opportuno, ecco perché è importante che l'Assemblea su
questo prepari nel più breve tempo possibile un documento, che si
avviasse una preliminare ricognizione di quelli che sono gli
effettivi bisogni e quindi fabbisogni reali del Paese. E' un fondo
di perequazione per equilibrare la spesa, perché purtroppo, come
dire, al di là della necessità della riduzione del sito fiscale, si
alimenta anche una pubblicistica intrisa di pregiudizio e anche con
punte di razzismo nei confronti della nostra Regione, per cui oggi,
ce lo dice l'Agenzia per la coesione, registriamo che la spesa
pubblica per ogni cittadino lombardo è di circa 19 mila euro
l'anno, quella per il cittadino siciliano è di 10.000 euro l'anno.
E poi la determinazione dei LEP, come si finanziano questi LEP,
sono aspetti nebulosi su cui vogliamo, come dire, una piena
attenzione; c'è la necessità di finanziarli nel rispetto del
principio del pareggio di bilancio, che è un principio
costituzionalmente garantito e rispetto a cui quindi occorre fare
delle riflessioni. O si diminuisce e si taglia la spesa pubblica
oppure si determinano ulteriori entrate attraverso un innalzamento
del tasso del periodo fiscale.
Ecco perché è importante intervenire e il Parlamento regionale
oggi è chiamato ad una grande responsabilità, quella cioè di dare
al Governo la giusta riflessione, perché su questo tema, sulle
scuole siciliane noi abbiamo una ricerca dello Svimez, è una
recente ricerca, che ci dice sostanzialmente che ogni alunno
siciliano frequenta duecento ore in meno la scuola rispetto a un
alunno lombardo; oggi soltanto il dieci per cento dei bambini delle
elementari può fruire del tempo pieno a fronte di un dato del nord
che vede questo, appunto, al cinquanta per cento, il che è
ovviamente il terreno favorevole per la dispersione scolastica e
per l'abbandono scolastico. La spesa storica sarebbe un colpo di
grazia al servizio sanitario nazionale, determinerebbe il campo
libero delle Regioni sulla sanità, stipendi più alti per i medici
per alcune Regioni e se questo fosse e avvenisse si determinerebbe
oltre che la fuga dei pazienti a cui ormai siamo abituati anche la
fuga dei medici, quindi i servizi scolastici più adeguati, servizi
sanitari sempre più scadenti potrebbero essere quindi le
conseguenze dirette di questa riforma.
Tuttavia quanto autonomisti non possiamo che frenare, non possiamo
ostacolare un processo anche di organizzazione autonoma delle
Regioni che ovviamente lo richiedono, ma dobbiamo stare attenti
perché questo provvedimento non sia un provvedimento sociale che
accentui il ritardo socio- economico del Mezzogiorno rispetto al
resto del Paese. Questa è un'occasione storica e lo dico al Governo
perché comunque, vedete, noi siamo in ritardo socio economico del
Mezzogiorno rispetto al resto del Paese.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Chinnici. Ne ha
facoltà.
CHINNICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, molto è già stato
detto, io mi limito ancora a fare un focus sulla scuola, perché
credo che non sia chiara ancora la gravità, assessore Falcone,
penso che non sia veramente chiara la gravità della situazione, per
quanto riguarda per lo meno l'istruzione.
Tutti i colleghi hanno ripreso il tema della scuola e ne sono
contenta, però veramente abbiamo bisogno di essere rassicurati,
dagli assessori, perché la questione è veramente grave.
Non è un caso che il Veneto nel 2018, quando andò a fare, quando
andarono a fare la bozza, con il Ministro Gentiloni, Veneto,
Lombardia ed Emilia Romagna in primis, si chiedeva, il Veneto
chiedeva l'autonomia sulla scuola. Autonomia sulla scuola significa
disgregare completamente il sistema nazionale di istruzione,
significa che le Regioni più ricche io so che lei non è d'accordo
con la definizione di secessione dei ricchi, ricordo che in una
delle prime sedute, mi pare che lei fece un po' di ironia su questo
libro ma io vi consiglio di leggerlo tutti, la casa editrice La
Terza, l'ha messo pubblicamente, proprio perché è chiara la gravità
della situazione.
Sul sito della La Terza si scarica gratuitamente questo breve
saggio Viesti, che è un economista pugliese, che spiega in 50
pagine, esattamente nel 2018, che cosa può accadere con questa
benedetta autonomia differenziata che viene, giustamente, chiamata
secessione dei ricchi, proprio perché come è stato spiegato meglio
di me, dai colleghi, il famoso criterio, la spesa storica e
soprattutto il fatto che le Regioni dove la gente paga le tasse,
hanno più servizi, cioè è abbastanza semplice la questione.
Io vengo da un Consiglio comunale che è quello della città di
Palermo e so bene come aggiustare un marciapiede o pensare alla
spazzatura sia difficile, in una città dove non vengono pagate le
tasse, dove la metà dei cittadini non paga la Tari per esempio, ma
per quanto riguarda la scuola ripeto la preoccupazione è
grandissima, Assessore, perché già il cavallo di Troia è stata
questa misura del dimensionamento, che giustamente il collega
Burtone era sindaco e conosce bene la gravità della situazione.
Avere un preside, un dirigente scolastico e un DSGA, che deve
trotterellare, per cinque, dieci, venti scuole, venti plessi
scolastici, significa perdere un presidio educativo fondamentale ma
anche un presidio amministrativo.
Questo non è grave solo per i comuni, per esempio montani, ma per
le scuole di periferia della nostra città, che poi delle nostre
città, delle nostre città metropolitane ovviamente quelle anche più
grandi, non soltanto i piccoli comuni, le scuole di periferia che
poi sono anche scuole, per esempio, nel centro storico, scuole che
avrebbero bisogno del preside come presidio, mi scusi il gioco di
parole. Se noi togliamo i presidi nelle scuole dove i tassi di
dispersione sono altissime, lei capisce che è chiaro che il
servizio precipita; se ci sono troppe reggenze un preside non può
occuparsi e avere contezza di quello che accade nella sua scuola e
poi abbiamo voglia di fare progetti sul bullismo, progetti per il
contrasto alle dipendenze, al crac che sappiamo essere un'emergenza
sociale, fortissima. Sono tutte cose correlate e non avere la
visione d'insieme significa che poi dobbiamo ricorrere a progetti e
soldi per povertà educativa, dispersione scolastica; basterebbe
semplicemente trovare una soluzione amministrativa per chiedere qui
che non si seguano queste politiche folli, in primis il
dimensionamento e tutto quello che concerne, appunto l'autonomia
differenziata; anche il rischio può essere quello, già nel libro di
Viesti è detto chiaramente, che gli insegnanti del Veneto siano
pagati il doppio di quelli della Sicilia, quando sappiamo bene che
insegnare in una scuola di periferia di Palermo, una scuola media
di periferia - il riferimento autobiografico me lo concederete - è
molto più faticoso e molto più difficile e il bravo insegnante si
misura lì, in questi contesti difficili. Quindi se noi avessimo
coraggio, Assessore, noi rilanceremmo un'autonomia scolastica al
contrario: proviamo a pagare di più i docenti delle scuole di
periferia, delle scuole primarie della media secondaria di primo
grado, delle nostre scuole cosiddette "difficili" o a rischio;
facciamo un'autonomia differenziata al contrario, perché viceversa
veramente sarà una catastrofe, e sarà assurdo poi continuare a
spendere soldi in PON o in misure tampone emergenziali quando
stiamo togliendo la struttura della scuola. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Saverino. Ne ha
facoltà.
SAVERINO. Grazie, signor Presidente, onorevoli colleghi, questo è
il mio primo intervento in Aula, quindi naturalmente sono anche
molto emozionata, ma non potevo farne a meno, non potevo esimermi
su un argomento così importante, onorevole Falcone, soprattutto
perché mi permette anche di affrontare due temi che a me sono molto
cari: ed è quello della Sicilia e la sua autonomia e anche l'idea
stessa della politica, il significato, il senso dell'impegno in
essa.
Ci ritroviamo di fronte a un dibattito che ha entusiasmato negli
anni generazioni di politici, anche di studiosi. Partiamo
dall'autonomia siciliana, di cui noi abbiamo beneficiato sin dal
dopoguerra e che avrebbe dovuto essere uno strumento per contenere
quelle che erano le spinte secessionistiche e naturalmente la cui
forza, natura non possiamo approfondire in questo momento ed in
questa sede, ma sicuramente ci dovrebbero portare a ragionare
meglio su quello che si dovrebbe fare per favorire l'integrazione,
non solo sul piano sociale ed economico, per cercare di aiutare a
superare questo gap che c'è e che c'era già allora tra il Nord e
Sud, e che è un divario che naturalmente aumentato ed è cresciuto
sempre di più durante il boom economico degli anni Sessanta, dove
ci ha portato a vedere e a considerare sempre di più questo
fenomeno triste, ma sempre più attuale, dell'emigrazione, senza che
mai nessun Governo nazionale sia riuscito a metterci mano, ma
soprattutto a parlarne in modo risolutivo, ma neanche efficace.
Oggi, ci ritroviamo a parlare e a discutere di un'autonomia che è
ancora più speciale rispetto a quella nostra, prevista e voluta
dalle Regioni più ricche del Nord e non possiamo, quindi, sottrarci
ad una riflessione su quanto male noi abbiamo utilizzato la nostra.
Credo che a tutti noi presenti, ma i siciliani in generale, non fa
mai piacere sentirci additare in qualsiasi televisione come quelli
che non sanno utilizzare i fondi, oppure vedere e constatare che i
fondi europei non siamo riusciti a spenderli bene e quindi a
portarci a casa i progetti, o leggere addirittura le relazioni
della Corti dei Conti, che sicuramente tante volte ci bacchetta
perché non siamo riusciti a portare avanti un lavoro in maniera
compiuta.
Naturalmente, tutto questo tante volte ci riporta anche a perdere
in autorevolezza e tante volte questo stesso Parlamento viene
indicato come un luogo quasi forse inutile, ma un luogo di
privilegio. Naturalmente tutto questo ci fa perdere autorevolezza.
Autorevolezza che per tutti quanti noi, che conosciamo bene questo
percorso che stiamo portando avanti e che naturalmente non
possiamo, se onesti intellettualmente, non possiamo non avere la
certezza di quanto farà aumentare ancor più questo divario e questa
differenza e questo ci farà ritardare nello sviluppo nel Sud del
Paese. Ma noi siciliani, che per settant'anni abbiamo sprecato
questa specialità autonomistica con quale forza possiamo chiedere e
bloccare l'attuazione di un disegno federalistico che torna
affacciarsi nell'agenda politica come una priorità?
Questo lo potremmo fare solo se saremo in condizioni, appunto, di
farlo solo con uno scatto d'orgoglio e di dignità se avessimo la
capacità di scrollarci di dosso la storica subalternità delle
classi dirigenti siciliane rispetto alle forze politiche nazionali.
Subalternità che è diventata imbarazzante, sempre più, a seguito
anche di un sistema elettorale che per la Camera e il Senato
esclude il voto di preferenza e che, invece, ci fa naturalmente
imporre dall'alto le candidature; saremmo in condizioni di farlo se
avessimo la forza di imporre nel dibattito politico nazionale le
promesse mai mantenute degli investimenti per potenziare il sistema
delle infrastrutture e renderlo simile a quello delle altre regioni
del Paese; se fossimo in condizioni anche di denunziare tutte le
agevolazioni soppresse come fu la legge 488, ad esempio, per
finanziare le quote latte degli allevatori lombardi; se
rivendicassimo una quota delle accise, considerato che il 50 per
cento dei prodotti petroliferi viene raffinato in Sicilia e tutte
le altre questioni che ogni tanto ci ricordiamo, solleviamo
sporadicamente, salvo poi dimenticare.
Sappiamo benissimo che approvare la riforma senza definire
contestualmente i LEP significherà trasferire alle regioni più
ricche risorse consistenti con la promessa, che mai verrà
mantenuta, di trovare gli 80 miliardi per garantire uguali livelli
di prestazioni nei servizi che concretizzano l'idea di un'unità
nazionale in cui cittadini, sia che nascano a Pachino o a Bolzano,
possano avere pari diritti e pari opportunità.
Eppure, il Presidente Schifani ha già dato il suo consenso, prima
ancora di confrontarsi con questo Parlamento che, retoricamente, ci
piace dire il più antico ma che, in fondo, poi è stato mortificato
con questa scelta.
Questa era un'occasione, persa dal Presidente Schifani, di
rappresentare non solo il Presidente di un Governo ma il Presidente
di tutti i siciliani e di rappresentare, al di là degli
schieramenti politici, la voce e gli interessi di questa Terra; era
un'occasione per nobilitare il senso della nostra autonomia che
deve diventare strumento di riscatto per la Sicilia considerato che
lo è stato poche volte in passato ed era anche l'occasione per dare
senso, come dicevo all'inizio, al nostro impegno politico che deve
essere al servizio della nostra gente e non degli equilibri
nazionali o delle indicazioni che vengono da Roma o da Milano.
Questa era un'occasione che è stata persa dal Presidente Schifani
e che questa Assemblea regionale non può, non può sprecare.
Per questo, onorevoli colleghi, permettetemi di richiamare tutti
voi e di tenere nella dovuta considerazione la responsabilità che
abbiamo, a cui siamo chiamati in questo momento: l'autonomia
differenziata di fatto rappresenta una scelta, come è stato detto
meglio ancora negli interventi precedenti, una scelta che rischia
di segnare il futuro del Mezzogiorno d'Italia per i prossimi
decenni ed oltre. Come è stato detto, lo dicevo prima, le nostre
scuole, i nostri ospedali, le nostre infrastrutture e le nostre
imprese non potranno competere con quelle del Nord del Paese, e
stavolta non per le nostre inefficienze ma perché avremo accettato
il principio che così potrà essere perché non avremo le risorse
oltre che le capacità per poterle migliorare.
Quindi, io credo che al di là, appunto, di qualsiasi colore
politico noi oggi possiamo veramente renderci orgogliosi, metterci
al di sopra delle parti e dare un senso al nostro mandato; possiamo
farlo nel dibattito nazionale, se tutti noi rappresentanti di
questo Parlamento insieme ai nostri eletti siciliani, al Governo
nazionale, al di là se di destra, di centro, di sinistra, di questo
o di quell'altro partito riusciamo insieme a portare avanti, cioè
andare contro a una riforma e portare avanti invece il sogno di
tanti giovani siciliani che è quello di restare nella propria
terra per costruire il proprio futuro. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Campo. Ne ha
facoltà.
CAMPO. Signor Presidente, Assessore e colleghi deputati, io
ricordo ancora quando il Presidente Schifani fece il suo primo
intervento in quest'Aula, con le sue linee programmatiche,
dichiarando l'assoluta continuità con il Governo precedente, però,
dicendo che si sarebbe discordato quanto meno nei modi di fare
scontrosi del suo predecessore nei confronti di quest'Aula e,
invece, oggi è il grande assente.
Oggi, proprio nella giornata in cui avrebbe, quanto meno, dovuto
riferire quello che è successo a Roma con questo sì' all'accordo
Stato - Regione voluto appunto dal ministro Calderoli.
Noi avevamo chiesto questa seduta molto prima, ricordo che era
stata convocata il 22 febbraio, poi fu spostata il 28 febbraio,
siamo al 7 marzo e l'incontro è avvenuto il 2 marzo, quindi, cinque
giorni dopo quello che è già successo, ma non è la prima volta che
il Presidente Schifani non dismette la sua casacca politica e si
piega ai voleri romani, lo abbiamo già visto anche nella
composizione di questa Giunta con due componenti scelti
direttamente da Roma, lo abbiamo visto quando è stato cancellato il
super bonus 110 che ha precluso a questa Regione di poter fare
degli interventi che permettessero di acquistare i crediti o,
ancora, con il "Salva Sicilia" dove è stato siglato un accordo
svantaggiosissimo a fronte di duecento milioni cash si è persa la
possibilità di richiedere nove miliardi di Euro che potevano
spettare a questa Regione.
E il Presidente continua su questa strada con una proposta che
sicuramente è molto svantaggiosa per i siciliani, sembra quasi che
la nostra Isola venga svenduta per questioni politiche che gli
hanno permesso di sedere sulla poltrona, appunto, che occupa.
Ora io vorrei capire se durante questo accordo il Presidente si è
quanto meno posto delle questioni e mi sarebbe piaciuto che oggi
fosse stato qua a riferircele, cioè se nell'accordo, appunto, è
stata valutata l'unità giuridica ed economica, l'indivisibilità di
questa nazione, il decentramento deve essere amministrativo per una
semplificazione amministrativa, quindi, per una sburocratizzazione,
non sicuramente per una subordinazione di questo regionalismo
differenziato alla preventiva determinazione di livelli essenziali
delle prestazioni, cosiddetti LEP, concernenti diritti civili e
sociali.
Ora io, Assessore, mi ricordo un'immagine, una vignetta che
parlava di equità e di uguaglianza, l'uguaglianza: quando a tutti
si dà la stessa cosa, ma sicuramente non si rende, non si mettono
tutti nella stessa condizione, l'equità è qualcosa di ben diverso,
anche se vengono garantite cose diverse tutti poi alla fine hanno
gli stessi diritti e questo rappresenta per tutti lo stesso livello
di libertà.
Ecco, a me sembra che si stia andando nella direzione
completamente opposta, di rendere sempre più forti i forti e più
deboli i deboli; questa Regione sicuramente ha le sue tante
fragilità e merita qualcosa di diverso. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Dipasquale. Ne ha
facoltà.
DIPASQUALE. Signor Presidente, Assessori, colleghi parlamentari,
sarò brevissimo per lasciare il tempo residuo anche ai miei
colleghi che devono intervenire.
Non entro in merito alle cose già dette, le preoccupazioni grandi
che non sono solamente del Parlamento, delle opposizioni che sono
anche di qualcuno della maggioranza, ma che sono le preoccupazioni
verso questa autonomia differenziata imposta dal Governo di destra
che ci governa e che ha visto questo parere da parte della Regione
siciliana.
Ritorno a dire che le perplessità e le preoccupazioni sono dei
siciliani, ma è normale che in un dibattito come questo è
completamente assente il Governo, è completamente assente la
maggioranza? Tranne veramente l'assessore Falcone che ringraziamo,
obbligato sicuramente a venire in Aula e qualche consigliere di
Forza Italia e qualcuno dei centristi, ma si vede l'imbarazzo che
hanno i rappresentanti del Governo, della Lega, di Fratelli
d'Italia, che sono completamente assenti.
Ma, scusate, ritenete di aver fatto una cosa buona per la Sicilia,
per l'Italia?
E quale migliore occasione che venire qui in Aula a difendere le
scelte che sono state fatte da Calderoli, dalla Lega, da Salvini e
dalla Meloni? Quale migliore occasione di venire qui in Aula e
controbattere le cose che diciamo noi? Questa era l'occasione
Questa era l'occasione per fare chiarezza in Parlamento, in Sicilia
e ai siciliani di quanto le preoccupazioni nostre erano
preoccupazioni non vere. E invece? La fuga, la fuga
Che i cittadini siciliani se ne ricordino, se ne ricordino quando
verranno i leghisti in salsa siciliana o gli amici della Meloni, se
lo ricordino, perché non hanno avuto neanche il coraggio di venire
qui in Aula a difendere le loro scelte. Sanno che hanno dovuto
obbedire alla richiesta del Governo centrale, ovviamente non hanno
il coraggio di venire qui a difendere.
Questo compito - e concludo subito - tocca a una figura di
manzoniana memoria che nel capitolo terzo, ricorderete tutti, era
affidato all'avvocato azzeccagarbugli e, vediamo, sono curioso di
vedere come e se ci riesce.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Marano. Ne ha
facoltà.
MARANO. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi,
chiaramente in premessa devo dire che il metodo di lavoro del
Governo è alquanto irrispettoso nei confronti del Parlamento perché
questa discussione si doveva fare la settimana scorsa. Sicuramente
per un motivo importante è stata posticipata perché abbiamo
sostituito la discussione dell'autonomia differenziata con la
questione dei precari Covid e poi, successivamente, a questo
annullamento il Governo è andato a Roma a svendere la Sicilia senza
un confronto con il Parlamento, senza un confronto con questi
parlamentari, con queste 70 persone che, fino a prova contraria,
rappresentano tutti i siciliani di quest'Isola.
Il tema che affrontiamo oggi è molto ma molto delicato quindi
bisogna essere chiari e dire ai siciliani che ci ascoltano di cosa
stiamo parlando.
Stiamo parlando del disegno di legge Calderoli, leghista, che sta
paventando questo tema dell'autonomia differenziata
fondamentalmente cambiando le parole perché di secessione si parla.
Una scelta folle della Lega Nord, una scelta folle che aumenterà
le differenze tra Nord e Sud e saranno sempre i siciliani a pagare,
pagheranno le regioni a Statuto speciale e quindi, ovviamente, come
sempre, tutti noi.
E cosa racconteranno, Presidente, questi politici siciliani eletti
in queste liste che hanno avallato questo progetto criminale quando
verranno drasticamente ridotti i servizi di mobilità, di tutela
alla salute, il diritto all'istruzione e tutti i pilastri di una
società degna di essere definita civile? Perché, Presidente, non è
possibile parlare di autonomia differenziata se non è chiaro il
concetto che le Regioni possono - oltre alle materie di
legislazione concorrente allo Stato - trattenere anche il gettito
fiscale facendo venir meno quel principio di solidarietà politica,
economica e sociale presente all'articolo 2 della nostra
Costituzione.
E allora è facile, Presidente, immaginare una Sicilia sempre più
spopolata ai danni di un Veneto che accoglie i nostri insegnanti
con stipendi più elevati, è facile immaginare, Presidente, una
Calabria con sempre meno medici ai danni di una sanità lombarda
sempre più ricca ed è facile immaginare una Campania che accoglie i
rifiuti speciali dell'Emilia Romagna, perché tanto la salute degli
abitanti del Sud è meno importante degli abitanti del Nord.
Le ragioni di contrarietà, Presidente, a questo folle progetto
sono evidenti e non bisognerebbe nemmeno discuterne; la sottrazione
del gettito fiscale, la ridistribuzione nazionale vìola il
principio di solidarietà aumentando chiaramente e drasticamente il
divario tra Nord e Sud e chi ne verrebbe, Presidente, maggiormente
penalizzato da questo progetto scandaloso sarebbero le Regioni a
Statuto speciale, come dicevo poc'anzi, e quindi i siciliani;
siciliani che in 76 anni di autonomia non hanno mai completamente
visto riconosciuto l'articolo 36 del proprio Statuto che recita,
lo ricordiamo "Al fabbisogno finanziario della Regione si provvede
con i redditi patrimoniali della Regione, quindi tutte le tasse e i
tributi maturati e riscossi in Sicilia appartengono alla Regione",
non quote, non decimi, non elemosina a Roma, Presidente, per far
quadrare i bilanci ma l'intero delle tasse e dei tributi accertati
e riscossi.
Siciliani che ogni anno si sobbarcano sulle proprie spalle oltre
alla metà del personale regionale in servizio, quindi protezione
civile, beni culturali, lavoro, infrastrutture, mobilità,
trasporti, Corpo forestale, le cui attribuzioni in altre regioni
sono esclusivamente o prevalentemente a carico dello Stato;
siciliani, e in questi hanno versato quale concorso della finanza
pubblica più soldi di tutte le altre regioni italiane, Presidente;
siciliani che hanno visto un aumento della compartecipazione
finanziaria della Regione alla spesa sanitaria che ha determinato
un aggravio per le casse regionali a fronte di un livello di
prestazioni sanitarie disastroso.
E a proposito di prestazioni sanitarie - e poi mi avvio alla
conclusione - qualche settimana fa un cittadino a Catania recandosi
al Policlinico in Codice Rosso non ha potuto fare l'accettazione
perché i terminali erano guasti, è dovuto andare al Cannizzaro e se
si fosse trattato di un infarto, di un principio di infarto,
sarebbe morto in ambulanza. Questi sono i servizi della sanità
regionale siciliana
Presidente, questo è un tema troppo importante e davvero sono
molto triste di come il Presidente, questo Governo, non abbiano
trattato il tema qui in Parlamento con l'importanza necessaria che
doveva essere data, tant'è che oggi il Presidente Schifani - tanto
già hanno dato il benestare a Roma - non è neanche presente in
Aula.
Sulle risorse scippate alla Sicilia, Presidente, ne parlano tanto
i libri di storia e ancora oggi questo Governo sta contribuendo con
i partiti responsabili a togliere la dignità ai siciliani.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Marano.
E' iscritto a parlare l'onorevole Sunseri. Ne ha facoltà.
SUNSERI. Grazie, Presidente, onorevole Assessore, solo in
quest'Aula mi dispiace, lo hanno abbandonato per l'ennesima volta
al suo destino, nel dover ascoltare questi poveri deputati che
intervengono sul regionalismo differenziato dopo che già il
Presidente della Regione ha fatto tutto quello che doveva fare; una
chiacchierata tra amici anche questa, però è sempre un piacere.
Presidente io non posso non notare, ovviamente, un minimo di
indifferenza da parte dell'Assemblea regionale ma soprattutto del
Governo su un tema che è essenziale per il futuro della nostra
Regione, ma quello che mi dispiace di più, è l'assenza del
Presidente della Regione che per l'ennesima volta non si presenta
in Aula e, soprattutto, non lo fa dopo che già ha preso una
decisione, quindi, non viene nemmeno a difendere la posizione che
ha tenuto in Conferenza delle Regioni, quindi, ancora più grave
questo gesto di totale disattenzione nei confronti dell'Assemblea
regionale siciliana e manda qui l'Assessore Falcone, che già la
scorsa volta, come dire, si è sorbito ore e ore dell'Assemblea
regionale sulla vicenda dei precari Covid, e mentre noi discutevamo
dei precari c'era l'altro Assessore che faceva l'opposto di quello
che l'Assessore Falcone ci diceva in Aula, oggi per fortuna o
meglio per nostra sfortuna, il Presidente della Regione ha preso
una decisione diversa e noi oggi ne stiamo discutendo alla luce di
quello che quasi è stato deciso dal Governo di questa Regione
perché al di là degli interventi dei colleghi, degli autonomisti e
popolari che comunque governano questa Regione, mi sembra che
l'intento del Governo sia abbastanza chiaro e sia quello di
avallare questa riforma voluta dal Ministro Calderoli.
Hanno detto un po' tutto i miei colleghi precedentemente, manca
totalmente una determinazione dei LEP, che come dire, sono quei
livelli essenziali di prestazioni, necessari per capire soprattutto
in un regionalismo differenziato quali sono i vantaggi e gli
svantaggi per ogni Regione, manca totalmente una perequazione
infrastrutturale nel disegno di legge che non viene neanche
lontanamente citata e che invece è una di quelle ragioni che serve
alla nostra Regione per comprendere se questo regionalismo
differenziato può o non può funzionare e, soprattutto, quello che
appare abbastanza evidente e che è quella classica riforma voluta
da un Ministro del Nord con un Governo a trazione del Nord che
serve solo esclusivamente a generare ulteriori discriminazioni tra
le Regioni del Nord e le Regioni del meridione, quella tanto voluta
unità d'Italia che però in 160 anni non si è mai riusciti a
recuperare quel divario Nord-Sud che purtroppo continuiamo a
portarci avanti.
Ma la domanda che pongo all'Assessore, al di là di tutto quello
che è stato già riferito dai colleghi è: ma che fine ha fatto
l'insularità?
Vede Presidente, l'articolo 116, comma 3 della Costituzione
italiana, a cui fa riferimento la riforma del regionalismo
differenziato dice testualmente che bisogna tener conto del 119 e
il 119, fortuna nostra, fa riferimento, finalmente, alla condizione
di insularità della nostra Regione, condizione di insularità della
nostra Regione che equivale - con uno studio del precedente
Governo al quale l'Assessore Falcone era Assessore alle
infrastrutture - a circa sei miliardi di Euro.
Quindi, prima di parlare di regionalismo differenziato, se il
ministro Calderoli si presenta al tavolo con la Regione siciliana
presentando 6 miliardi di Euro ogni anno per il costo
dell'insularità della nostra Regione rispetto alle altre Regioni
d'Italia, noi potremo anche cominciare a pensare di accettare ben
volentieri questa possibilità di regionalismo differenziato, ma il
problema, vede Presidente, e che è come se comincio già a vedere il
futuro delle discussioni in quest'Aula quando ci ritroveremo a
dover garantire maggiori servizi con lo stesso identico bilancio e,
quindi, l'impossibilità di generare quello sviluppo che è
necessario alla nostra Regione per diminuire quel gap, non solo
infrastrutturale ma anche civile, sociale, economico della nostra
Regione nei confronti del resto dell'Italia.
E allora la prima domanda è: che fine ha fatto il diritto
dell'insularità riconosciuto dalla nostra Costituzione all'articolo
119? Che fine hanno fatto tutte le misure compensative? Poco fa
qualche collega citava i piani di sviluppo e coesione, torneremo a
parlarne anche per capire cosa si vuole fare, che fine hanno fatto
tutte le fiscalità di sviluppo, le ZES, ancora oggi di fatto
addirittura si parla di riperimetrare nuovamente le ZES quando
quell'attività ha portato anni e anni di lavoro in Commissione del
Governo regionale; che fine ha fatto quell'attività di perequazione
infrastrutturale che il Sud continua a soffrire rispetto al resto
d'Italia.
Ma, soprattutto, io non capisco come possa la nostra Regione far
fronte a questo gap di bilancio rispetto a maggiori necessità, come
dire, e servizi da far fruire ai siciliani e minori entrate da
parte della Regione.
Sfrutto quest'occasione anche per annunciare quello che avevamo
detto precedentemente negli anni scorsi e che oggi si è trasformato
in realtà. L'1 marzo la Regione siciliana e l'Assemblea regionale
siciliana si sono viste soccombere nell'ennesimo ricorso della
Corte dei conti sul fondo dei Lea. Lei lo sa, Assessore, giorno 1
la Corte dei conti, Sezioni riunite, ha condannato la Regione
siciliana per 127 milioni di euro, somme necessarie che servivano a
coprire i LEA e che invece sono state utilizzate dalla Regione,
maldestramente, per coprire dei debiti.
Ecco, somme che nel corso degli anni abbiamo accantonato, per
fortuna dal 2019 al 2021, che non sappiamo ancora se dovremo o
quanto meno verificare, e questo lo leggeremo successivamente nella
relazione della Corte dei conti, perché lei Assessore come me
abbiamo solamente il dispositivo e avremo modo di analizzarlo
successivamente ma certamente, fatto sta che in quegli anni la
Regione ha creato un buco nel nostro bilancio di 127 milioni di
Euro che siamo andati a coprire, ma che dovevano servire a
garantire i LEA che fanno parte di quei servizi che devono essere
garantiti ai cittadini siciliani e che oggi invece mettiamo
nuovamente a rischio attraverso il regionalismo differenziato.
Guardi Presidente, al di là delle valutazioni politiche, a me
dispiace molto non avere il Presidente della Regione in Aula e non
avere il governo in Aula perché credo che oltre ad essere un gesto
di mancanza di rispetto nei confronti dell'Assemblea regionale
siciliana sia anche un atto, come dire, che non mette di buon luce
il governo della regione che sembra, come diceva qualche collega,
agire di nascosto, per trattative private, piuttosto che difendere
le proprie posizioni nelle aule competenti. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sunseri.
Era iscritto a parlare in precedenza l'onorevole Assenza.
Onorevole vuole intervenire? Ok, prego onorevole.
ASSENZA. Sì, Presidente, intanto voglio scusarmi con i colleghi se
non ho assistito alle fasi precedenti del dibattito ma vi era una
riunione fissata prima che dovevamo necessariamente assolvere.
Che dire, l'autonomia differenziata è uno di quei temi in cui
capisco che è difficile ma dovremmo spogliarci delle prese di
posizione apodittiche e dei fatti di slogan a partire dalla storia
e da come è nata questa idea dell'autonomia differenziata che,
dobbiamo un po'ricordarlo tutti, parte da lontano e a questa idea
non sono estranei né il PD, né il Movimento cinque stelle e che
costituisce peraltro una battaglia storica della Lega, questo
dobbiamo riconoscerlo. Ma l'autonomia differenziata può costituire
un pericolo per le regioni meno attrezzate come può essere la
nostra, anche se di questo dovremmo dolercene più con noi stessi
che con gli altri se un secolo e passa fa eravamo noi il faro
dell'Europa e ora siamo diventati i derelitti, ma questo è un
discorso anche storico che ci porterebbe molto, molto, molto
lontano ma può costituire anche - ripeto - un'occasione. Tutto sta
come giocare la partita sui dovuti tavoli.
Intanto, chiariamo che nell'ultima riforma è stato reintrodotto il
ruolo del Parlamento nazionale che prima era quasi pretermesso, che
il ruolo della Conferenza Stato-Regioni assume sempre più
rilevanza, che le posizioni del nostro Governo, quello precedente e
quello attuale, non mi paiono di assoluta accondiscendenza ad ogni
diktat romano o lombardo che dir si voglia, che la posizione dello
scontro per lo scontro credo che non porti a nulla, che sia
assolutamente vergognoso proporre delle cifre irrisorie, ma su
questo l'Assessore per l'economia credo che potrà essere molto più
preciso di quanto possa esserlo io in questo momento, per
compensare i gravissimi disagi dovuti all'insularità e a
quant'altro.
Quindi, cari colleghi, stracciarsi le vesti o gridare al lupo, al
lupo perché c'è il mostro nordista che ci vuole lasciare in una
situazione di assoluta subalternità, credo che possa giovare dal
punto di vista propagandistico quando si hanno pochi argomenti
nella sostanza a intervenire ma che, viceversa, invece, se con la
collaborazione di tutte le forze politiche, perché questa, vedete,
è una battaglia anche qui dove è assurdo dire: Ma ci sono i buoni,
ci sono i cattivi, ci sono i meridionalisti, ci sono invece gli
schiavi del Nord , no, c'è una Sicilia che ha la sua dignità, c'è
una classe politica siciliana che la conquista giorno per giorno
con le dovute modalità e con le opportune azioni, che rivendica il
suo ruolo, che non è disponibile a svendere nulla di quello che è
nostro. Per assurdo, potremmo noi pretendere solo che ci attuassero
pienamente lo Statuto siciliano e noi abbiamo già raggiunto con
questo la migliore autonomia differenziata possibile.
Sarà una cosa realizzabile? Non lo so, ma ci dobbiamo tentare. Ci
dobbiamo tentare ponendo sul campo soprattutto che al di là dei LEP
- ormai abbiamo questi acronimi particolari, per cui con una sigla
riassumiamo chissà quale concetto e poi su questa sigla si
nascondono le cose più importanti - però, al di là dei LEP, e qui
già un primo risultato importante è stato raggiunto perché il
mancato riferimento alla spesa storica guardate che è già un grande
successo, perché la spesa storica effettivamente penalizzava, in
molti casi, le nostre condizioni.
Quindi, su questo l'abbandono del concetto della spesa storica, il
discorso che dobbiamo tenere conto in questa differenziazione anche
delle differenze di partenza non solo in tema di LEP strettamente
intesi ma, soprattutto, in tema, per esempio, di infrastrutture, di
sanità e di quant'altro, sono tutti argomenti che il nostro
Parlamento e il nostro Governo perché debbo dire che la posizione
su questi temi del Governo e del Presidente della Regione è di
assoluta autorevolezza e di nessun comportamento accondiscendente
nei confronti del Governo nazionale e nei confronti... e il dovuto
anche confronto con le forze politiche della maggioranza che
governa in maniera simmetrica sia la nostra Regione sia il Governo
nazionale credo che sia di buon auspicio per completare questo iter
che è solo all'inizio che credo che avrà nella sua anche previsione
dei vari step con cui si andrà realizzando, nell'ipotesi poi
addirittura dell'ipotesi del commissariamento qualora le lungaggine
siano più del dovuto, ma in questo iter questo Parlamento e questo
Governo hanno la possibilità di far sentire alta e forte la propria
voce a tutela dei cittadini siciliani che possiamo assicurare chi
ci ascolta veramente non verranno né traditi, né abbandonati
sull'altare di chissà quali interessi del Nord.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Assenza.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Micciché. Ne ha facoltà.
MICCICHÈ. Signor Presidente, onorevoli colleghi, fatemi iniziare
questo mio intervento con una divagazione rispetto all'autonomismo
differenziato. Oggi è stato definitivamente assolto Raffaele
Lombardo dopo tredici anni di gogna mediatica e non mediatica. Vi
ricordo che si è dovuto dimettere da Presidente della Regione, che
per tredici anni non ha potuto fare più politica e non ha fatto
niente, oggi lo Stato gli chiede scusa ma manco gli paga i danni
degli avvocati perché poi questo è una di quelle cose per cui lo
Stato se ne esce soltanto con un chiedo scusa, onorevole
Lombardo .
Bene, parliamo oggi di autonomismo differenziato; non sapete
quanto io sarei molto più contento se lo Stato facesse la riforma
della giustizia e non quella oltre che questa ma quanto meno prima
di questa facesse la riforma della giustizia, che sarebbe veramente
molto più utile.
Chiusa la divagazione, passiamo all'autonomismo differenziato. Nel
febbraio del 2019 quest'Aula votò un ordine del giorno, lo fece
votare l'onorevole Compagnone, con cui si chiedeva al Governo
nazionale il trasferimento delle risorse sulle materie assegnate
alle Regioni sia ancora esclusivamente ancorato agli oggettivi
fabbisogni dei territori, è quello che di fatto si sta chiedendo
oggi, che una quota dei fondi destinati allo sviluppo
infrastrutturale preventivamente determinata sia destinata agli
investimenti, alla perequazione infrastrutturale delle nostre
Regioni e che venisse garantita in misura predeterminata per dieci
anni gli investimenti infrastrutturali necessari.
Parto da questo ordine del giorno che fu votato in quest'Aula
perché è inutile che noi, colleghi cari, facciamo un match se è
bello o brutto l'autonomismo differenziato; c'è ed è ineluttabile;
l'abbiamo votata pure noi quando fu ai tempi sulla riforma
costituzionale, oggi questo Governo sta presentando la sua
proposta.
Allora cos'è che dovremmo fare noi, onorevole Falcone, Assessore?
Il Presidente non c'è ed è surreale, poiché su un dibattito di
questo tipo lasciatemi dire che la Presidenza deve stare qui ad
ascoltare quello che si dice, anche perché sempre quest'Aula aveva
deliberato nella passata Legislatura, chi c'era lo ricorderà, che
prima di ogni accordo con lo Stato, la Regione, il Governo
regionale venisse qui a dirci quali erano le intenzioni, quali
erano gli accordi che si dovevano fare e sentire il Parlamento,
anche fosse solo per consigli, cosa che avrebbe rafforzato il peso
del Presidente, perché se il Presidente va a discutere un qualcosa
dicendo me lo chiede il Parlamento, è votato dal Parlamento,
quindi non posso fare diversamente , sarebbe bastato anche in
questa occasione la presenza del Presidente che chiamava i
Capigruppo o per cui si faceva un minimo di dibattito d'Aula,
sarebbe stato utile nell'accordo, onorevole Falcone, veramente
imbarazzante degli 8 miliardi, e qua ha ragione De Luca, ma ce lo
dite perché l'avete fatto questa cosa? Cioè come che si è passati
da 8 miliardi e 200 milioni? Almeno, ce lo dite Toglieteci questa
curiosità.
Lei deve sapere che un Ministro di questo attuale Governo
nazionale, di cui ovviamente non faccio il nome - lo farei
volentieri, evito mantengo ancora un minimo di educazione, ed evito
di farlo, di correttezza - mi ha detto che lui se fosse stato un
cittadino siciliano avrebbe promosso un'azione per circonvenzione
di incapace, perché perdere 7 miliardi e 8 in un pomeriggio, si va
a fare una transazione, per carità da 8 si può passare a 5, si può
passare a 4 si può passare a 2, ma non a 200 milioni Cioè a 200
milioni non è una transazione. Allora, o c'è qualche motivazione
che noi non conosciamo e su cui potremmo anche dire ha ragione il
Presidente o veramente non si riesce a capire.
Quindi, che queste cose vengano dibattute prima in Aula, per
ottenere un minimo di indirizzo da parte del Parlamento, sarebbe
oggettivamente cosa buona e giusta su questo non ci sono dubbi. Ma
allora, oggi come oggi noi dovremmo provare a chiedere
politicamente a questo Governo di attuare alcune di quelle regole
che esistono già e cioè parlare con il Parlamento prima di chiudere
qualsiasi accordo e farsi garantire alcune cose che, sono certo, lo
Stato è disponibile a garantirci, non andare là fare i fenomeni
inutilmente.
Quali possono essere? Noi oggi, onorevole Falcone, siamo, perché
ce l'hanno negata sin dal giorno dopo nello Statuto, senza più
l'Alta Corte che era stata prevista nel nostro Statuto. Che cosa
era? Era un qualcosa che garantiva gli accordi. Per cui, mentre
oggi ci hanno tolto pure il Commissario per cui qualsiasi cosa noi
deliberiamo, il Consiglio dei Ministri che puoi essere amico,
nemico ma che comunque ha tali e tanti di quei problemi di finanza
o di cose per i fatti loro che figurati se possono impugnarci
qualsiasi regola anche fatta bene, da parte nostra, ce la impugnano
perché non abbiamo più un arbitro, non c'è più l'arbitro. E' come
tutti quelli - io sono juventino - che si professano anti
juventini, hanno sempre detto che la Juventus comprava gli arbitri,
qua è peggio Non c'è proprio l'arbitro, cioè manca lo Stato;
perché è chiaro che il Governo ha degli interessi totalmente
diversi.
Così come vorrei avvertire tutti che non si faccia illusioni
nessuno non è che perché il Governo nazionale è della stessa linea
diciamo di quello regionale, vuol dire che ci tutela Levatelo
dalla testa Perché non è che pensate che la Campania non la
considerano perché c'è De Luca che è di sinistra Il Governo
nazionale tratterà bene quelle regioni i cui presidenti avranno le
palle per andare a discutere seriamente e andare a trattare
seriamente su questa materia; quelli che non ci vanno o che
comunque risultano deboli non li calcoleranno neanche di striscio.
Per cui, credo che sia importante questo tipo di Ritornare ad
avere la Corte io non lo so se sarà mai possibile, ma certo un
arbitro lo dobbiamo individuare; non è più possibile che ci
rimettano il Commissario. Cioè è il momento per andare a chiedere
una serie di cose che ci hanno tolto nel passato, che
oggettivamente, se facessimo oggi sì, una Commissione, Presidente,
su questo argomento, forse oggi per la prima volta in quarant'anni
o in sessant'anni serve una Commissione Statuto vera e propria. Non
so chi è il Presidente di questa attuale, ma sicuramente oggi può
avere un ruolo e una responsabilità importante, perché prima non
serviva assolutamente a nulla. Oggi c'è di andare a ritrattare
quello che ci è stato tolto. Non stiamo qui a leggere, onorevole
Assenza, un rigo sì o un rigo no di questa legge Calderoli, che
tecnicamente ci sarà qualcuno che ne capisce più di altri e gli
farà delle obiezioni, oppure gli farà dei complimenti, la spesa
storica o non la spesa storica, tutto quello che volete, ma oggi è
l'occasione perché il Presidente della Regione, per cui questa
Regione possa andare a ritrattare con lo Stato centrale tutta una
serie di cose che ci hanno tolto o che non ci hanno dato o che
facendo finta di fatto non ce le hanno date.
Una delle cose che andrebbe certamente trattata è quella delle
risorse aggiuntive nei nostri confronti. Le risorse aggiuntive non
vengono mai date, quelle che avrebbero dovuto essere da
Costituzione, e anche se ce le danno sulla carta poi effettivamente
non vengono spese.
Allora, questo è uno di quegli argomenti per cui ci si siede e si
dice: noi vogliamo essere garantiti - e lo dicevamo nel 2019 con
l'ordine del giorno dell'onorevole Compagnone - "noi vogliamo
essere garantiti, vogliamo quante sono le risorse aggiuntive,
vogliamo sapere dove le spendete e vogliamo sapere quando le
spendete. A fine anno ci dovete dare il resoconto di quelle che
sono state le risorse che per Costituzione dovrebbe spendere la
nostra Regione e che invece normalmente non si fa".
Il mio invito a tutti è questo: non stare qui tanto, come dire, ad
individuare l'emendamento da presentare a questa legge. La legge
c'è, non si potrà evitare; l'abbiamo votata tutti, io sono stato a
Roma in maggioranza o all'opposizione, per un motivo o per l'altro
abbiamo votato la riforma costituzionale che prevedeva quello che
si sta facendo oggi e cioè la regionalizzazione di tantissime cose.
Oggi, che lo Stato ci voglia prendere in giro o meno non è questa
la preoccupazione che dobbiamo avere, la preoccupazione è se noi
siamo in condizione di andare a trattare con lo Stato una seria
riforma rispetto a quello che fino ad oggi non è stato fatto, noi
dobbiamo andare a chiedere un nuovo patto tra noi e l'Italia;
dobbiamo approfittare di questa occasione. Onorevole Falcone, spero
che questo mio suggerimento lo stia recependo seriamente, dobbiamo
andare a chiedere allo Stato centrale un nuovo patto che, partendo
dallo Statuto non applicato per la maggior parte dei casi, e
partendo dall'esperienza che è stata fatta in questi settant'anni,
ci metta nelle condizioni di potere essere produttivi, così come le
regioni del nord.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Miccichè.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Pellegrino. Ne ha facoltà.
PELLEGRINO. Presidente, onorevoli colleghi, Governo, ci stiamo
fasciando la testa, diceva giustamente l'onorevole Giorgio Assenza,
prima che si è rotta la testa stessa. E, quindi, sono assolutamente
sterili, strumentali e direi prive di fondamento tutte le critiche
che abbiamo ascoltato a quello che è un programma del Governo
nazionale e a quella che è un'interlocuzione del Governo regionale.
Un unico risultato si ottiene attraverso queste critiche che sono
non certamente fondate e cioè che i siciliani e coloro che ci
stanno ascoltando in questo momento entrino in un'assoluta
confusione, incertezza su quelli che sono i temi della del
regionalismo differenziato.
Il ragionamento del legislatore nazionale e della interlocuzione
del Governo regionale e quella nostra, dell'interlocuzione
dell'Assemblea, qual è? In termini molto pratici - soprattutto per
chi ci ascolta, per i siciliani che ci ascoltano - lo Stato dice:
"tu Regione hai maggiore contezza di quelle che sono le
problematiche del territorio, quindi, data questa tua particolare
conoscenza dei problemi, delle criticità, delle preoccupazioni del
territorio e allora puoi in maniera ottimale, in maniera più
precisa, più puntuale, più scrupolosa provvedere a destinare le
risorse che sono a tua disposizione". E questo che cos'è che
comporta e che comporterebbe con l'autonomia differenziata?
Soprattutto che lo Stato che è garante, rimarrà garante dei livelli
essenziali di prestazione - diceva il buon onorevole Assenza questi
acronimi - i livelli essenziali di prestazione e di assistenza. Lo
Stato è garante e rimarrà garante nei confronti dei siciliani e del
meridione di questi livelli essenziali.
E spiace però dover ricordare, sono presenti nell'Aula le forze
politiche che appartennero magari a partiti o movimenti che non
esistono più, altri sono tuttora in vita, che l'autonomia
differenziata non è mai stata una prerogativa del centrodestra o
comunque dei governi del centrodestra.
Noi dobbiamo ricordare che nel corso degli ultimi anni tutti gli
esecutivi, pur non riuscendo nell'intento, si sono occupati
dell'autonomia differenziata; dobbiamo ricordare - mi dispiace che
non c'è l'onorevole Catanzaro - che nel 2018 chi firmò il primo
accordo sul punto per l'attuazione, eravamo col Governo Gentiloni,
eravamo col Governo Gentiloni - c'è Dipasquale qua che lo sa
benissimo - eravamo col Governo Gentiloni e chi firmò, chi
sottoscrisse?
DIPASQUALE. Ma non questa schifezza Era un'altra cosa, ma non
questo schifo
PELLEGRINO. Lo sottoscrisse Bressa era stato eletto nelle file del
PD, lo ricordate benissimo Ma non solo questo, poi ci furono i
governi susseguenti, ci fu il centrodestra e in primis la Lega, ma
ci fu anche il PD con Bonaccini insieme a quei governi che confortò
l'orientamento dei governi di centrodestra, pure Bonaccini. Ma non
solo. Andiamo avanti.
L'autonomia differenziata venne inserita, se ricordate bene, negli
accordi di Governo di Conte 1 , e chi c'era in quegli accordi di
Governo?
SAFINA. Noi non c'eravamo.
PELLEGRINO. Fu sottoscritto dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega.
Ma nel Conte 2 - dirà Safina noi non c'eravamo - ma nel Conte 2 chi
sottoscrisse l'accordo? Ci furono il Movimento 5 Stelle, ci fu il
Pd, ci fu il LEU e ci furono gli altri.
Quindi, non c'è nessuna prerogativa e nessuna appartenenza
ideologica alla questione dell'autonomia differenziata. Quindi, si
sta dando esclusivamente attuazione a quello che c'era già nella
Costituzione e che doveva essere concretizzato con delle norme
attuative, e in linea con la politica del Governo regionale, a
ragion veduta sono Per questo, dicevo, il dibattito è stato molto,
molto tranquillo, molto sereno ritengo e di questo ne debbo dare
atto anche alle opposizioni; però, sono inammissibili e
inqualificabili tutte le varie critiche, i vari commenti che si
sono susseguiti nei media in questi giorni e che hanno creato
confusione nei siciliani, anche ad opera di alcuni esponenti
sindacali.
Del resto, io dicevo una cosa: ammettere che un'autonomia
regionale differenziata possa avvantaggiare una regione - ah, è
arrivato l'onorevole Catanzaro - piuttosto che un'altra e vuol dire
ammettere che non c'è un peso politico, che per noi la Sicilia, il
Meridione, costituisce un peso, ammettere che costituisce un peso
per le altre regioni, per le regioni del nord e così assolutamente
non è; ma sarebbe una grave ammissione il fatto di ritenere che
alcune regioni vengono avvantaggiate piuttosto che altre per avere
un maggiore gettito erariale. E lo Stato però continuerà,
ovviamente, dicevo, con la perequazione, continuerà con la
perequazione della marginalità geografica, con la perequazione per
la insularità, che fa parte della nostra Costituzione, per lenire
l'oggettiva differenza infrastrutturale tra le regioni del
meridione, e la Sicilia in particolare, e quelle del nord per la
peculiare anche, dicevo, situazione di insularità e per gli
svantaggi derivanti da tale condizione. Quindi, ci sarà una
gestione diretta da parte delle Regioni che consentirà, comunque,
una migliore e ottimale destinazione delle risorse economiche e
certamente queste problematiche saranno meglio risolte da parte
delle Regioni, piuttosto che da uno Stato che a stento riesce a
conoscere le vere problematiche - lo Stato e, quindi, il Governo
centrale - le problematiche delle nostre Regioni meridionali e, in
particolare, della Sicilia.
D'altra parte, guardate, il 50 per cento dei deputati del nostro
Parlamento nazionale è meridionale, quindi, non penso che ci sia
una sorta di harakiri da parte dei parlamentari per dire ma
abbandoniamo l'idea del meridionalismo, non diamo niente al
Meridione e avvantaggiamo il Nord . Ormai la situazione è
assolutamente chiara e considerato che, ripeto, non c'è
assolutamente da parte nessuna appartenenza ideologica del percorso
dell'autonomia differenziata perché è stata sposata da tutti i
Governi che si sono succeduti nel corso di questi anni fino al
Conte 1 , Conte 2 , e ovviamente ai nuovi Governi.
Quindi, un plauso va dato alla politica e, soprattutto, alla linea
del Presidente Schifani che ha intrapreso la via del dialogo, che
ha intrapreso un colloquio con le Istituzioni nazionali. Altro che
trattativa privata Mi si diceva una trattativa privata: qua il
problema è il buon senso e trattare con il Governo centrale per
quelle che sono le ragioni e per quelle che sono le preoccupazioni
della nostra Regione e per far valere, soprattutto, il peso
politico debbo dire specifico per i precedenti incarichi e cariche
del nostro Presidente a livello nazionale. Sto concludendo,
Presidente.
Quindi, nessun risultato porterebbe tutto, ogni risultato, ogni
scontro tra di noi, ogni scontro a livello parlamentare nazionale,
non ci saranno né vinti né vincitori, ci saranno sconfitti
solamente i siciliani.
Quindi, abbandoniamo ogni riferimento e abbiamo abbandonato ogni
riferimento, si parla sempre di questa spesa storica, il criterio è
stato abbandonato, sarà abbandonato della spesa storica, ci sarà
più spazio e più tempo per il Parlamento perché per quanto riguarda
i livelli essenziali di prestazioni ed assistenza non ci sono
termini perentori perché questo è stato stabilito e lo si è detto
in un incontro ed è stato anche pubblicizzato tra il nostro
Presidente Schifani e il ministro Calderoli.
L'autonomia differenziata sarà certamente un'occasione per
migliorare la Sicilia, sarà un'occasione per cercare di risolvere,
per trovare la soluzione dei problemi, si studieranno i processi di
miglioramento endogeno perché sarà un fatto di miglioramento
endogeno, troveremo la soluzione a tantissimi problemi e dal '47 ad
oggi è inutile dire non si è fatto nulla . Perché fasciarci la
testa diceva il collega Assenza, e io dico la stessa cosa: perché
fasciarci la testa, non critichiamo, non gridiamo al lupo, al
lupo . In maniera assolutamente tranquilla e serena, come stiamo
facendo in questo momento, cerchiamo di ottenere il massimo da
quella che è una riforma che la Costituzione esige e ci detta.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pellegrino.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Spada. Ne ha facoltà. Poi
l'onorevole Caronia.
SPADA. Grazie, signor Presidente. Onorevole Falcone, la ringrazio
al nome del Partito Democratico per essere oggi qui a fare le veci
del Presidente ed è il motivo per cui oggi voglio chiamarla
"Presidente", perché in molte occasioni sta svolgendo questo ruolo
e sta incassando da parte di tutte le opposizioni le critiche che
sono rivolte a questo Governo.
Rispetto alla posizione assunta ed espressa dall'onorevole Assenza
e dall'onorevole Pellegrino che hanno esposto la tematica con una
superficialità unica addossando al Partito Democratico il
regionalismo differenziato, non dicendo invece che questo disegno
di legge è una schifezza perché il disegno di legge Calderoli è
l'unica cosa che crea la divisione tra Nord e Sud e che non
consente lo sviluppo del Mezzogiorno per due semplici motivi: il
primo è che a differenza di quello che si è detto prima, onorevole
Pellegrino, la spesa storica ad oggi è contemplata all'interno
della definizione dei LEP, magari sarà di buon auspicio, è un
auspicio quello che lei dice che il Governo modificherà questo tipo
di norma non considerandolo più, ma io le dico di più, potrei anche
essere d'accordo sulla spesa storica. L'unica spesa storica che
riconosco è quella che va dal 1816 al 1861 ovvero quando c'era il
Regno delle Due Sicilie, quella sarebbe la vera spesa storica da
considerare e non quella che ha creato la divisione tra Nord e Sud,
non quella che oggi fa vedere al Nord la presenza di tre asili nido
per ogni abitante a differenza del Sud che ne ha solamente uno.
Quindi, Presidente, oggi il dibattito che si sta svolgendo in Aula
è un dibattito sterile nel senso che non potrà essere assunta
alcuna decisione da parte di quest'Aula, però voglio che rimanga
agli atti di questo Parlamento la posizione e le posizioni di ogni
singolo parlamentare perché sono state espresse le posizioni di
Fratelli d'Italia per tramite dell'onorevole Assenza,
dell'onorevole Pellegrino per conto del Gruppo di Forza Italia e
voglio che venga messo agli atti che il Partito Democratico non si
renderà complice di questo disegno di legge Calderoli che divide
ulteriormente l'Italia e che la fa andare e continua a farla andare
a due velocità: da una parte il Nord che ha avuto e continua ad
avere, a discapito del Sud, un trattamento privilegiato; dall'altra
il Sud che arranca, quel Sud dove oggi nelle nostre autostrade, per
esempio, che sono gestite dall'ANAS e quindi dal Governo nazionale,
non è consentita la percorrenza, come dire, degna di uno Stato
europeo perché la Catania-Palermo ad oggi è un cantiere aperto che
vede più di 30 cantieri aperti e che non consente ai siciliani di
avere delle autostrade degne per la nostra Regione. Allo stesso
modo per quanto riguarda le Ferrovie dello Stato. Noi in Sicilia
ancora oggi abbiamo i mono binari quando nel resto d'Italia si
parla di alta velocità.
E, allora, se dobbiamo parlare di regionalismo differenziato
l'invito che faccio al presidente Schifani è quello di fare
applicare lo Statuto siciliano all'interno del quale è contemplato
il primo elemento di regionalismo differenziato che ci
consentirebbe di rimetterci al pari delle altre Regioni del Nord.
Concludo, Presidente, dicendo che abbiamo visto in questa pandemia
come la differenza tra Regioni abbia messo in crisi il nostro
sistema, infatti durante la pandemia rispetto ai decreti che
venivano attuati e applicati c'erano le singole Regioni che si
muovevano facendo ricorsi ai Tar e creando ulteriormente la
divisione appunto tra Nord e Sud e dobbiamo ringraziare i sindaci,
tutti i sindaci d'Italia che durante questa pandemia sono riusciti
a mantenere il fronte e a continuare a svolgere quel ruolo di
interfaccia con i singoli cittadini che hanno vissuto momenti
veramente drammatici.
Quindi, invito l'assessore Falcone a riferire, per tramite anche
del presidente Schifani, dell'incontro che si svolgerà giovedì con
il presidente Galvagno insieme al ministro Calderoli per
determinarci sulla posizione da assumere, che non è ovviamente una
posizione politica, cioè non è una posizione del Parlamento ma è
una posizione politica, che continueremo a combattere insieme ai
sindacati e a tutti i cittadini che si oppongono a questo disegno
di legge Calderoli. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Spada.
E' iscritta a parlare l'onorevole Caronia. Ne ha facoltà.
CARONIA. Presidente, credo che quando l'Aula decide di
confrontarsi su un tema di così tanta importanza per il nostro
Paese tutto e per la Sicilia, sia anche corretto, come dire, dare
delle giuste informazioni a coloro i quali ci ascoltano, perché dal
dibattito dove, per carità, ciascuno esprime il proprio
convincimento, ed è giusto che sia così, ho come dire ascoltato
molte imprecisioni e soprattutto il tentativo di fare apparire in
maniera anche drammatica e preoccupante un futuro alquanto
spaventoso rispetto a questa approvazione di un disegno di legge,
il cosiddetto disegno di legge Calderoli.
Allora, non mi permetto di dare alcuna ricetta di infallibilità,
però alcune considerazioni ritengo di doverle fare in maniera
assolutamente, come dire, pragmatica, legandomi a delle valutazioni
generali di facile comprensione, anche del cittadino che in maniera
non particolarmente attento possa avere avuto io l'impressione che
stiamo per varare delle norme che distruggeranno in maniera
definitiva quello che è il futuro dei nostri figli in Sicilia.
Io credo che questo dibattito - di cui, appunto, oggi l'Aula si è
occupata - abbia portato, invece, in qualche modo, attraverso delle
imprecisioni e attraverso anche delle valutazioni più corrette la
possibilità di affrontare delle questioni tecniche e politiche che
fino ad ora sono state lasciate - lasciatemelo dire - soltanto alla
battaglia politica che spesso ascoltiamo in tv o alla demagogia.
Io credo che di tutto questo a noi siciliani non serva
assolutamente proprio nulla ed è del tutto evidente che la
possibilità che approdasse in Consiglio dei Ministri un disegno di
legge peraltro presentato da un uomo della Lega il cui nome è
Roberto Calderoli, uomo del Nord, che si è intestato una riforma
che favorirebbe soltanto il Nord, è chiaro che ha destato tutte
quelle, come dire, facili polemiche ed è diventato un bersaglio fin
troppo ovvio, ma credo che non sia questo il punto in discussione.
Io credo, signor Presidente, che - al di là delle critiche che
ciascuno muove dal proprio convincimento - ci siano degli
importanti punti che invece dobbiamo valutare e che dal confronto
politico possono sicuramente trarne beneficio, ma devo dire che il
confronto politico probabilmente sul quale oggi l'Aula si deve
confrontare è quello cogente che è la conseguenza della riforma
degli articoli 116 e 119 della Costituzione italiana che obbligano
oggi il Parlamento a predisporre un disegno di legge che riguarda,
appunto, l'autonomia differenziata.
Va detto che, per quanto riguarda la Sicilia, l'autonomia
differenziata però si deve legare indissolubilmente a un tema che
ritengo sia estremamente importante, cioè il riconoscimento degli
svantaggi che derivano dall'insularità, non dimentichiamolo
colleghi perché sono certa che dal confronto col ministro Calderoni
- e di questo ne ho avuto anche contezza nel voto in Conferenza
delle Regioni - la Sicilia attraverso il nostro Presidente ha più
volte ribadito, appunto, diciamo l'importante imprescindibilità di
questa questione.
Occorre, peraltro, ricordare che nonostante la recente storia
abbia, ahimè, consegnato una riforma che vede appunto la riforma
del Titolo V della Costituzione voluta dal centro sinistra, come
accennava poc'anzi il collega Pellegrino che ha fatto, di fatto,
sparire dalla Carta fondamentale ogni riferimento al Mezzogiorno e
alle Isole provocando un vulnus non soltanto rispetto, appunto, a
questa questione, devo dire, che però la previsione dell'insularità
con la legge 2 del 2022, ci restituisce delle certezze e recito
così come la legge dice: che la Repubblica riconosce le peculiarità
delle Isole e promuove le misure necessarie a rimuovere gli
svantaggi derivanti dall'insularità. Il principio che chiaramente è
introdotto stabilisce che lo Stato debba promuovere lo sviluppo
economico, la coesione, la solidarietà sociale per rimuovere gli
squilibri economici e sociali e per favorire l'effettivo esercizio
dei diritti della persona.
Credo che questo sia un elemento importante sul quale non possiamo
diciamo non sottolineare l'importanza e anche l'opportunità di far
valere questa norma, che regala a noi Sicilia, alle altre Isole del
nostro Paese, delle opportunità perequative di importanza storica.
Quanto invece al disegno di legge sul regionalismo, penso che
un'osservazione un po' meno miope e meno polemica probabilmente ci
permetterebbe di guardare con serenità al fatto che il
finanziamento delle funzioni che saranno assegnate alle Regioni
che richiedono maggiore autonomia su materie specifiche,
ovviamente, non su tutte, lo hanno detto anche i colleghi e finora
ricompresi appunto tra quelle concorrenti avverrà attraverso la
compartecipazione dello Stato, importantissimo, a uno o più tributi
erariali maturati nel territorio regionale.
Del resto l'attuazione dell'autonomia differenziata è subordinata
alla definizione dei LEP ed è chiaro quindi ai livelli essenziali
di prestazione.
La determinazione dei LEP infatti rappresenta una materia che è
attribuita esclusivamente allo Stato e che non può venire meno
rispetto al principio di sussidiarietà.
Colleghi, rispetto a questo non possiamo pensare che tutto ciò
venga meno, pertanto ritengo che le preoccupazioni qualora appunto
qualcuno probabilmente ne ha richiamate anche di responsabilità e
probabilmente dobbiamo riguardarle a chi invece di questo nostro
Statuto non è stato in grado di dare attuazione nell'arco della
storia di questi anni.
Dobbiamo anche chiedere che questi tributi che vengono
individuati siano certi e che siano individuabili e richiedere che
i nostri diritti sui tributi già concessi dal patto costituzionale
del '47 siano assolutamente garantiti; questa è una grande
opportunità.
Io vedo da questo disegno di legge la possibilità per la nostra
Regione di vedere il riconoscimento di diritti che sono stati
negati, quando poc'anzi si faceva il richiamo alle prerogative che
questo Statuto, il nostro Statuto, ha al suo interno, credo che
questo sia un momento storico nel quale grazie a un disegno di
legge della Lega la Sicilia avrà l'opportunità di poter sedere ai
tavoli per far ribadire ciò che nel dettato costituzionale esiste.
Ogni decisione, soprattutto per le Regioni a Statuto speciale,
passerà da un accordo e dal lavoro della Commissione paritetica,
quindi penso che sia ingeneroso e assolutamente non vero pensare ad
una secessione dei ricchi, così come è stato fatto soltanto per
propaganda, o per carità, per critica a volte a mio avviso non
puntuale.
Probabilmente, se il Sud e la Sicilia pagano questo scotto non è
certamente per colpa dell'autonomia differenziata ma,
probabilmente, perché non si è stato in grado di potere difendere
proprio le prerogative della Regione Sicilia.
Concludo dicendo che due temi mi hanno preoccupato rispetto a
quello che è ciò che viene riportato all'esterno di quest'Aula:
sulla scuola e sul lavoro.
Allora, credo che rispetto alla scuola e sul lavoro il dibattito
che si è aperto qui in Aula ha portato a dire che l'autonomia
differenziata provocherebbe un processo separatista all'interno del
sistema educativo.
Io voglio pensare che queste sortite siano soltanto il frutto di
una visione magari non puntuale perché certamente è in dubbio che
l'istruzione debba essere garantita quale diritto costituzionale e
su questo tema la Sicilia non si sottrarrà a un confronto, e sono
certa che il Presidente della Regione saprà al massimo, al meglio,
come dire, portare avanti questi temi.
Concludo dicendo che non ci spaventa, quindi, una riforma che
finalmente riconosca alla Sicilia quanto finora è stato negato,
nonostante le norme specifiche dello Statuto, piuttosto ritengo che
sia un'occasione ghiotta, un'importante occasione, per guardare ad
un regionalismo illuminato come qualcuno l'ha definito, con la
forza di un Governo e di una politica che lavora come diceva il
Piersanti Mattarella per mettere le carte in regola, alzando così
la testa e ponendo a guardare l'Europa con fierezza. Lasciamo,
invece, che coloro i quali si iscrivono al partito della critica
aprioristica, sperimentino la demagogia che certamente non porta
frutti, lo abbiamo visto nel tempo.
Colleghi, concludo dicendo che nasco autonomista e credo nel
riscatto di questa Terra, ma da uno Stato che finora ci ha soltanto
picconato credo che oggi avremo la possibilità di riprenderci ciò
che ci è stato tolto e proprio grazie a questo disegno di legge
ritengo che ci sia data una grande opportunità. Personalmente,
vigilerò sempre affinché i patti vengano mantenuti. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Caronia.
Sono iscritti a parlare l'onorevole Giambona e poi l'onorevole
Savarino e abbiamo chiuso con gli interventi. Prego, onorevole
Giambona.
GIAMBONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo,
ringrazio l'assessore Falcone per questa sua strenua presenza e
resilienza direi, però ritengo che sia, lasciatemi passare il
termine, poco elegante e poco dignitoso che ci sia solamente
l'assessore Falcone qui a disquisire su un tema così rilevante e
impattante per la per la nostra Regione.
Assessore credo che, chiedo anche all'Assessore, al presidente Di
Paola di riferire al Governatore della Regione, perché temi di
questo tipo non possono essere trattati in questo modo.
Guardate, io sto ascoltando gli interventi dei colleghi deputati e
mi rendo conto che su questi temi ognuno si deve assumere la
responsabilità. C'è una questione di merito e una questione di
metodo. Qualcuno ha parlato di responsabilità del Partito
Democratico ma, guardate, qui la differenza sta nelle norme
attuative che sono targate centro destra.
Questo disegno di legge del regionalismo differenziato è
impattante per l'assetto istituzionale della nostra Repubblica,
rischia non solo la rottura dell'unità italiana ma la fine del
possibile riscatto del Sud.
Per decenni abbiamo parlato di questione meridionale, ecco, questo
strumento ci mette un macigno sopra e rischia di incrementare
quelle che sono le differenze, gli squilibri tra le Regioni del Sud
Italia e quelle del Nord Italia.
Torno a qualche giorno fa. Il 2 marzo mi risulta che nella
Conferenza Unificata Stato-Regioni sia stato espresso un parere
favorevole al disegno di legge Calderoli sul regionalismo
differenziato. Io mi chiedo se prima di arrivare a questo punto
questo Parlamento si sarebbe dovuto confrontare con il Parlamento
prima appunto di arrivare a questa decisione. Mi chiedo ancora, e
credo che ce lo siamo chiesti in tanti, ho visto tanti articoli di
giornale in questi giorni, sulla base di quale mandato questo
Governo ha discusso e ha approvato il regionalismo differenziato.
Con chi ha parlato, con chi ha disquisito? Non mi risulta che abbia
reso partecipe i parlamentari di quest'Aula. Non mi risulta che
abbia parlato con le parti sociali, né discusso con i sindacati,
forse ci sarà stata una qualche discussione tra i Gruppi
parlamentari di maggioranza o forse ancora avrà avuto qualche
mandato direttamente attraverso una delibera di Governo. Vorremmo
capirlo e questa è la domanda che, assessore Falcone le formulo.
Una cosa è sicura che questo Parlamento purtroppo viene mortificato
perché su un tema così importante sicuramente merita di essere
coinvolto.
Guardate, io su alcuni punti vorrei essere smentito ma mi sono
convinto che su alcune materie, materie che hanno rilevanza
strategica quali per esempio l'energia, i trasporti o anche le
infrastrutture, delegare al Governo nazionale significa rinunciare
a una visione unica di sviluppo dell'economia industriale del
nostro Paese. Non ha senso, ritengo, parlare di LEP, di costi e
fabbisogni standard senza prevederne a monte quelle che sono le
risorse. Qualcuno lo ha detto prima. Si parla di invarianza della
spesa. Questa norma così come formulata penalizzerà in maniera
importante le regioni del Sud.
E' difficile parlare di LEP in alcune materie, come nel campo
della scuola enorme e grande materia, che non produce beni
materiali e quindi sono difficilmente misurabili. Non potremo e non
vorremmo mai avere venti sistemi di istruzione diversi uno per ogni
Regione italiana. Ma qui il tema non è solamente nel merito, perché
potremmo parlare anche della sanità, potremmo parlare anche
dell'ambiente, è una questione anche di metodo, caro Presidente,
perché tutti gli aspetti procedurali e salienti che riguardano
questo disegno di legge non coinvolgono il Parlamento se non in
maniera residua. Vengono coinvolti il Governo, le Regioni, viene
coinvolta la Conferenza Unificata, le cabine di regia, il
Parlamento esprime solo un parere, anche per quanto riguarda il
livello dei LEP. Quindi, fondamentalmente i parlamentari di tutta
la deputazione nazionale vengono esautorati dal loro ruolo.
Ecco, è importante questo confronto che emerge in questa seduta
d'Aula che, tra l'altro, è stata chiesta dal Partito Democratico,
quindi particolare merito deve andare a questo Gruppo parlamentare
perché si capisce da questa discussione chi è a favore di questo
disegno di legge che distrugge l'unità italiana che mina la
democrazia, i diritti, il futuro della Sicilia e incide
negativamente su un principio solidaristico che ha sempre
caratterizzato la nostra storia e la nostra Costituzione. E poi,
capiamo se c'è e da chi è stato dato mandato di approvare questo
scellerato disegno di legge che aumenta gli squilibri e la
distanza, anche perché - mi accingo a concludere considerati i
pochi minuti a mia disposizione - cari onorevoli, questo Parlamento
si è già espresso sul tema dell'autonomia differenziata. Lo ha
fatto nella precedente legislatura, in maniera netta, in maniera
chiara, prevedendo con una mozione condizioni, procedure e risorse
che dovevano accompagnare il disegno di legge sull'autonomia
differenziata. Tutto ciò non è stato rispettato in alcun modo, è
stata firmata una cambiale in bianco. Quella mozione fu votata in
quest'Aula nella precedente legislatura all'unanimità anche da
parlamentari che attualmente sono seduti in questi banchi e alcuni
di loro sono oggi al Governo. Probabilmente, hanno cambiato idea,
probabile, ma che ce lo vengano anche a spiegare.
Guardate, sia ieri che oggi siamo nella consapevolezza che questo
provvedimento sia fortemente iniquo, che spacchi l'Italia, anziché
contribuire a ricucirla come noi del Partito Democratico abbiamo
intenzione di fare. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Giambona.
E' iscritta a parlare l'onorevole Savarino. Ne ha facoltà.
Con l'onorevole Savarino chiudiamo gli interventi, poi il Governo
deciderà se intervenire alla fine.
SAVARINO. Signor Presidente, onorevole Assessore, colleghi, questo
è un dibattito che avrebbe dovuto appassionare di più e avrebbe
dovuto, certamente, anticipare la scelta che il Governo poi ha
fatto in Conferenza dei Capigruppo per una questione di rispetto di
quest'Aula e di questo Parlamento, per cui anch'io condivido che
per il futuro si inviti il Governo a un confronto con quest'Aula su
temi così importanti che vanno a condizionare il futuro della
nostra Regione.
La nostra Regione - è stato detto - rispetto ad altre è una
Regione a Statuto speciale, il nostro Statuto ha valenza
costituzionale, la nostra autonomia è riconosciuta dalla
Costituzione già dal '48. Le altre Regioni hanno avuto addirittura
autonomia di scriversi un proprio Statuto soltanto nel '99 e questa
è una differenza non da poco, ma è una differenza sulla quale
avremmo potuto e dovuto rafforzare la nostra potenzialità e la
nostra forza. E, invece, purtroppo, in questi ultimi anni abbiamo
rimesso i confini dei nostri poteri, della nostra capacità
legislativa, potestà legislativa, l'abbiamo rimessa non in mano
alla politica, ma in mano alla Corte costituzionale, al giudice. Se
è vero che nelle ultime norme di attuazione, decreti attuativi, le
ultime nove non hanno ampliato le nostre competenze come avrebbero
potuto dopo la riforma del Titolo V, se a maggior favore poteva
essere ampliata, queste erano le disposizioni di compromesso che
venivano riconosciute alle Regioni a Statuto speciale quando si
decise di avviare questo percorso dell'autonomia differenziata e
dare maggiore peso e autonomia anche alle altre Regioni d'Italia.
Ebbene noi questa facoltà non l'abbiamo coltivata, non l'abbiamo
utilizzata, anzi proprio quest'Aula è stata protagonista di una
regressione rispetto alle nostre competenze, ne cito solo alcune a
noi è stata impugnata una norma che dava la possibilità di un Piano
territoriale regionale con valenza paesaggistica e ci è stato
impugnato dal Governo nazionale dicendo che violava le norme di
grande coesione economica.
Ebbene noi quella norma l'avevamo copiata dalla Regione Emilia
Romagna dove è tuttora vigente, quindi abbiamo visto regredire le
nostre competenze; la Regione Emilia Romagna peraltro non aveva
questa competenza legislativa che noi invece abbiamo.
Nella mia prima legislatura abbiamo legiferato sulla materia degli
appalti, siamo stati la prima Regione a immaginare le stazioni
uniche appaltanti, ridurre i centri in cui si fanno gare d'appalto
in modo da essere più controllate, più trasparenti, più facili da
controllare ed evitare rischi di infiltrazioni.
Nella scorsa legislatura abbiamo fatto una legge di modifica della
legge sugli appalti, e l'assessore Falcone lo sa, che è stata
impugnata; dovevamo portare in quest'Aula una norma sul terzo
mandato, premesso la legge che ha comportato l'elezione diretta dei
sindaci è stata inventata in Sicilia, gli altri ce l'hanno poi
copiata, e ora la Commissione Affari istituzionali' si era
impegnata, d'accordo con l'Anci, insomma con un confronto aperto, a
modificare la norma sul terzo mandato anche per i comuni sopra i
diecimila abitanti e sotto i quindicimila, e poi una nota del
Servizio Studi ci ha comportato una riflessione sul tema ritenendo
che sarebbe stata molto probabilmente impugnata sulla base di
alcuni precedenti che riguardano altre Regioni tra cui la Sardegna.
Questo per dire che, in questi anni, abbiamo assistito a una
costante regressione dei nostri poteri e della nostra potestà
legislativa, vuoi per inerzia perché non abbiamo utilizzato le
norme di attuazione a nostro favore, vuoi anche per volontà
politica perché in alcuni casi come quella delle norme
paesaggistiche visto che c'era un precedente in Emilia Romagna
ritengo che sia stata anche una volontà politica, vuoi perché su
alcuni temi Roma ha un'ingerenza sempre maggiore sul cappello delle
grandi norme di coesione economica e sociale.
Allora, questo traguardo di questi giorni non mi spaventa se la
Regione siciliana diventa protagonista, con azioni politiche, di un
ridimensionamento e ricollocamento della nostra autonomia speciale
in Italia e rispetto alle altre Regioni. Se quest'azione viene
portata avanti anche utilizzando un quid in più che oggi c'è e
allora non c'era, che è il principio che ci viene riconosciuto
ormai in Costituzione dell'insularità, ecco forse torniamo a
recitare un ruolo e a giustificare alcune nostre azioni senza il
rischio che queste ci vengano stoppate da Roma.
La scorsa settimana abbiamo ricevuto in III commissione, e
ringrazio ancora il presidente Gaspare Vitrano, una delegazione di
Mazzarrone di Canicattì ma che comprende un comprensorio di
trentuno comuni che si occupano di Uva Italia; stanno soffrendo una
crisi enorme, pur avendo un prodotto di alta qualità, concludo,
perché la concorrenza tra le altre regioni mette in difficoltà il
nostro prodotto; la Regione Puglia ha un costo inferiore di 20
centesimi proprio per il fatto di essere collegata meglio rispetto
a noi che siamo Isola.
Se riuscissimo ad aiutare questi agricoltori senza che questo
sembri un aiuto di Stato a una concorrenza sleale, ma rimettendoli
nelle condizioni di essere concorrenziali rispetto agli altri
produttori e non penalizzati dall'essere Isola, ecco allora noi
potremmo fare il salto in più.
Lo stesso esempio può essere mutuato su tutte le nostre attività,
con grande coraggio e con grande competenza le nostre imprese, i
nostri commercianti, i nostri produttori si fanno valere partendo
da una situazione di difficoltà; ecco, questa può essere
l'occasione, assessore - e chiudo - ma non lasciamo che sia il
giudice delle leggi o i residui di scelte altrui a disegnare le
nostre competenze e le nostre possibilità. Utilizziamo al massimo
l'insularità, utilizziamo al massimo la possibilità di ritornare
protagonisti per ragioni diverse per cui allora ci venne
riconosciuta quell'autonomia speciale e facciamolo con la dignità e
l'autorevolezza che la politica può dare alle scelte di questo
Governo soprattutto in quanto questo Governo si muove in sintonia
con un'Assemblea regionale siciliana che su questi temi certamente
non si vorrà far trovare impreparata.
PRESIDENTE. Assessore Falcone, è stato citato più volte dai
colleghi. Se vuole intervenire in qualità di Governo gliene siamo
grati.
FALCONE, assessore per l'economia. Signor Presidente, ringrazio
gli onorevoli colleghi che hanno stasera articolato le proprie
considerazioni circa il disegno di legge chiamato Calderone che
riguarda l'attuazione dell'articolo 116, 3 comma della
Costituzione, ovvero stabilire forme di regionalismo differenziato
o asimmetrico così come la riforma del Titolo V della Costituzione
ha voluto ben 22 anni fa, quando con la legge 3/2001 a seguito - e
mi fa piacere che alcuni colleghi lo hanno anche ricordato - venne
anche effettuato un referendum costituzionale col quale si è
proceduto alla riforma di un nostro titolo importante, di un pezzo
importante della nostra Carta costituzionale.
Cosa ha fatto il ddl Calderoli ? Non ha fatto altro che dare
seguito, in maniera procedurale, a quello che comunque è stato già
fatto con la legge di stabilità nazionale la 197 del 2022, che dai
commi 791 sino al comma 801 dell'articolo 1 della stessa legge
prevede appunto che possono essere effettuate, che possono essere
stabilite delle forme di regionalismo differenziato, così come tra
l'altro già negli anni precedenti, nei mesi precedenti sono state
avviate delle intese con ben tre regioni in Italia per
differenziare forme di autonomia.
Questo significa allora che il ddl Calderoli ha stravolto chi
sa cosa? No, il disegno di legge Calderoli non ha fatto altro che
recepire un disegno una legge che appunto è quella della legge di
stabilità la 197, e ha cercato in un certo senso di offrire intanto
al giudizio del Parlamento se non una procedura per stabilire che
cosa, come devono essere stabiliti i LEP, i livelli essenziali di
prestazione, che non sono altro che quella soglia minima necessaria
per le prestazioni sociali, che dovevano essere assegnate non in
maniera differenziata in Lombardia rispetto alla Sicilia, in Puglia
piuttosto che in Sardegna, ma devono essere stabiliti secondo un
equo equilibrio in campo nazionale, e lo dice la norma, non lo
diciamo certamente noi.
Allora, qualche giorno fa cosa è stato fatto in Conferenza delle
Regioni? Non è stato fatto che dato un parere, certamente
favorevole a questo ddl Calderoli , ma che di fatto dovrà essere
portato ancora al giudizio del Parlamento, al vaglio del
Parlamento, alle modifiche. Ma questo ddl rappresenta certamente -
qualcuno legge con preoccupazione - una grande opportunità per la
nostra Sicilia, e può rappresentare una grande opportunità perché
dobbiamo guardare dobbiamo e possiamo inserirci finalmente in un
programma di sviluppo, ma soprattutto di rivendicazione di alcune
cose che purtroppo ad oggi altri Governi che ci hanno preceduto e
che certamente non sono stati Governi, diciamo così, di questa
compagine che noi rappresentiamo, hanno più volte - come dire -
disatteso.
Vorrei ricordare - a me stesso prima, ma certamente dopo agli
altri - che altri Governi che avrebbero potuto riconoscere dei
diritti alla Sicilia, dei diritti civili alla Sicilia, non li hanno
riconosciuti, delle prestazioni sociali non le hanno riconosciute,
e allora certamente cerchiamo invece di guardare a questo ddl come?
Con quella con quella anche visione di opportunità. Quali sono le
visioni di opportunità? Le visioni di opportunità sono che
finalmente con la legge 2/2022 è stata riconosciuta la condizione
di insularità, è stata inserita anche nella Costituzione.
Ma la cosa più importante è che la legge di stabilità ultima
statale ha consentito e ha previsto all'articolo 1, commi da 808
sino al 213 che ci sia una Commissione per contrastare il disagio
nascente dalla insularità, e il Governo regionale che ci ha
preceduto ha voluto stabilire dietro, un'analisi lunga, anche
complessa e articolata, quali sono i costi della insularità. Bene,
questo cosa significa? Significa che oggi finalmente lo Stato non
soltanto ha riconosciuto il disagio dell'insularità, ma dall'altro
lato, da qui a breve, costituirà la Commissione che sarà chiamata
anche a riconoscere alcuni diritti a noi negati. Dall'altro lato il
ddl dice chiaramente che se da un lato riconosce una
differenziazione per quelle Regioni di diritto comune a Statuto
ordinario, dall'altro lato all'articolo 10 riconosce anche la
possibilità, come clausola di salvaguardia, che possono essere
riconosciuti ulteriori funzioni all'interno della legislazione
concorrente, ma anche di alcune norme di legislazione primaria
anche alle Regioni a Statuto speciale, quindi anche alla Sicilia.
E allora è là che noi ci dobbiamo giocare una grande partita, e la
grande partita deve essere giocata non soltanto nelle chiacchiere
che vengono fatte, nelle chiacchiere che vengono fatte magari in
Parlamento, legittime attenzione, ma in un confronto molto forte
con lo Stato, ad iniziare dal riconoscimento ed aumento dei decimi,
dei decimi che vengono riconosciuti relativamente ad alcune
imposte: l'Irpef per prima, o l'IVA, imposta indiretta; i 7,1
decimi devono essere portati a 7,5, a 8 decimi; l'IVA: i 3,7 decimi
devono essere portati a 4, a 4,5 o a 5, in maniera tale che si
possa arrivare quasi - diciamo così - all'attuazione compiuta del
nostro Statuto.
E' stato detto, gli articoli 36, 37, 38 del nostro Statuto. E
allora se da un lato lo Statuto attribuisce alla Sicilia alcuni
diritti, dall'altro lato lo Stato non li ha mai riconosciuti bene.
Questa è l'occasione in cui il Governo della Regione si farà
sentire a Roma.
E guardate, si farà sentire a Roma, e già lo ha fatto, perché
ulteriormente è stato, abbiamo, come dire, affrontato la questione
della compartecipazione sanitaria: cosa è stato fatto? Duecento
milioni di euro a fronte di otto miliardi: abbiamo spiegato più
volte che quegli otto miliardi non ci miliardi conosciuti mai
nessuno, abbiamo spiegato che addirittura il precedente Governo, il
Governo Lombardo, impugnò dinanzi alla Corte costituzionale una
legge di stabilità che non aveva riconosciuto l'interruzione negli
anni 2007, 2008, e 2009 dell'aumento della compartecipazione
sanitaria della Sicilia rispetto allo Stato; ebbene, la Corte
costituzionale, come Giudice delle leggi, disse che la Regione non
aveva ragione.
Allora, se successivamente noi abbiamo fatto, invece, il nostro
Governo, il Governo Musumeci precedente aveva fatto un'altra
impugnativa e finalmente per la prima volta il Giudice delle leggi
nel 2020 riconosce la necessità che ci sia un accordo pattizio tra
lo Stato e la Regione siciliana, bene finalmente il Governo
Schifani è riuscito ad ottenere di fare inserire in una legge di
stabilità, che in ragione di una sentenza della Corte
costituzionale, da un lato prendiamo duecento milioni di euro per
il pregresso ma, dall'altro lato, dal 2023 in poi, la Regione
siciliana sarà chiamata a ridurre la sua compartecipazione
sanitaria.
E questo che significa? Significa che un euro o seicentocinquanta
milioni di euro potranno essere utilizzati e redistribuiti per
migliorare i LEA, i livelli essenziali di assistenza sanitari, per
migliorare i diritti sociali e civili dei nostri siciliani,
significa che potremmo avere una maggiore forza finanziaria per
poter immettere nel mercato siciliano denari per migliorare le
prestazioni che le istituzioni, l'amministrazione regionale e le
amministrazioni locali potranno erogare ai nostri cittadini.
Guardate che in questi giorni il Governo Schifani ha approvato il
disegno di legge, quel ddl che riguarda la reintroduzione dell'ente
sovracomunale, ossia Città metropolitane ex province e province e
lo ha fatto dopo che qualche anno fa, in televisione, soltanto come
spot, qualcuno decise di eliminare questi enti sovracomunali perché
rappresentavano, si diceva, uno spreco, uno sperpero, si dovevano
recuperare due miliardi di euro; alla fine abbiamo capito che non
soltanto non si sono recuperati due miliardi di euro ma abbiamo
avuto un esborso maggiore, una compressione delle prestazioni
erogate al territorio in quel contesto sovracomunale: mi riferisco
alle strade, alla viabilità provinciale, ci riferiamo alla edilizia
scolastica di secondo grado, alle fasce deboli e così via.
Allora, ecco perché mi fa piacere che qualche collega ha detto e
anche ha ringraziato, e io lo faccio e lo ribadisco, il Parlamento
siciliano per il garbo che ha comunque voluto utilizzare in questo
confronto, al di là delle critiche, è lecito, è giusto, anzi me ne
guarderei bene se dovessi contestare le critiche che arrivano
dall'opposizione; è altrettanto necessario, come dire, rapportarsi
in un confronto che sia costruttivo per la Sicilia perché alla fine
tutti, maggioranza o minoranza, credo che siamo interessati
all'interesse della nostra Isola.
E allora in questo senso, ecco perché in questo accordo, in questo
confronto che ci sarà con lo Stato, nel momento in cui il nostro
Governo della Regione, il Governo Schifani sta reintroducendo gli
enti di area vasta e da qui a qualche giorno arriverà in I
Commissione il ddl, per poi arrivare a fluire in Parlamento, bene
noi abbiamo un'altra esigenza: quella di chiede allo Stato di
eliminare quel prelievo fiscale che oggi comporta una riduzione
delle nostre risorse siciliane a favore dello Stato, cioè oggi cosa
succede? Le province ad esempio, le province che hanno delle
risorse proprie e le risorse sono date dalla immatricolazioni o
sono date anche dalla assicurazione sulla responsabilità civile,
bene, lo Stato mette le mani nelle tasche delle aree vaste, degli
enti di aria vasta, bene, noi dobbiamo avanzare avviare un
negoziato con lo Stato per dire noi stiamo reintroducendo ma
siccome la reintroduzione di questi enti comporterà delle spese,
guarda che non puoi più pensare di mettere le mani nelle tasche di
questi enti e così come quando si parla di insularità, i costi
dell'insularità.
Si è parlato dell'articolo 38 del nostro Statuto, si è parlato di
compartecipazione o di fondo perequativo infrastrutturale, qualcuno
ha detto legittimamente, immagino io, ha detto in questo ddl si
doveva prevedere una perequazione infrastrutturale, non si può
prevedere perché la perequazione infrastrutturale è un altro
rapporto che esula dal ddl. Il ddl vuole soltanto fissare e dice
cosa sono i LEP e i LEP non sono altro che la spesa
costituzionalmente necessaria per garantire delle prestazioni
sociali per cui ci sarà una cabina di regia ha detto già la legge
197 che verrà istituita entro centottanta giorni e in quella cabina
di regia capiremo quali sono le materie che saranno interessati dai
LEP o gli ambiti di materie, ma inoltre ci potranno essere anche
altri ambiti di materie che non necessariamente dovranno essere
considerate, dovranno essere, diciamo così, coinvolte o interessati
dai LEP, questo che significa, quindi?
Significa che questo disegno di legge serve soltanto per
individuare un percorso, qualcuno ha detto che il ministro
Calderoli che è un grande conoscitore, un esperto di procedure
parlamentari e regolamentari avrebbe dovuto non portare questo
disegno di legge, avrebbe dovuto fare in altro modo e, allora, quel
modo sarebbe stata una trattativa privata, invece, ha voluto
portare in Parlamento, ha voluto, innanzitutto, approvare in
Consiglio dei Ministri, far approvare in Consiglio dei Ministri un
disegno di legge e portare poi in Parlamento quel disegno di legge
che potrà essere, su cui ci si confronterà, potrà essere anche
modificato, potrà essere emendato, potrà essere, comunque, offerto
al contributo di tutte le forze parlamentari, di maggioranza e di
minoranza, e cosa si è fatto allora in Conferenza in Conferenza
delle Regioni?
Si è fatto soltanto, è stato presentato questo disegno di legge e
la Regione siciliana ha dato il proprio assenso perché lo stesso
venisse portato in Parlamento su cui e nel quale contesto verrà poi
discusso, dibattuto, emendato, modificato, migliorato, soltanto
questo, ecco perché la presenza del Presidente Schifani oggi forse
sarebbe stata, io dico come dire, sarebbe stata una presenza, forse
no, sarebbe stata una presenza che poteva soltanto anticipare
qualcosa ma non è stata oggi la presenza di cui oggi stiamo
discutendo un'altra questione e la questione che discutiamo sono di
cosa si dovrà interessare il regionalismo differenziato.
Il Presidente Schifani verrà qua certamente in Aula, verrà quando
entreremo nelle materie, quando andremo a discutere l'accordo che
dovremo fare con Roma e state tranquilli in quel momento il Governo
sarà tutto presente, oggi stiamo soltanto facendo un momento
preliminare in cui ci stiamo certamente confrontando, siamo agli
albori, siamo alle fasi preliminari, non siamo certamente ancora
nel merito, non possiamo entrare nel merito ed ecco, allora, perché
abbiamo ascoltato e vorrei, quindi, come dire, rassicurare,
vogliamo rassicurare questo Parlamento che ciò che si sta facendo
lo si fa nell'interesse di questa nostra Sicilia e mantenendo per
la prima volta, per la prima volta, come dire, anche facendo
rispettare la nostra Isola.
Qualcuno ha detto pochi soldi, bene ma prima chi aveva costretto
la Sicilia a innalzare la compartecipazione della spesa sanitaria?
Certamente non questo Governo o la compagine di questo Governo.
Noi non vogliamo entrare quindi in questo dibattito perché sarebbe
un dibattito specioso sarebbe un dibattito che poco può
interessare, invece vogliamo dire noi siamo pronti a un confronto,
siamo...
CRACOLICI. Solo che c'erano 2 miliardi e 800 milioni di debiti
nella sanità che il vostro Governo ha creato
FALCONE, assessore per l'economia. Certamente, infatti, io
veramente vorrei, non metto lingua su questo e non metto lingua su
questo proprio perché, mi dispiace che l'onorevole Sunseri è andato
via, ma vorrei ricordare che la Regione siciliana se da un lato è
stata condannata dal giudice delle leggi dietro impugnativa della
Corte dei Conti per quanto riguarda la spesa sanitaria, meno male
che questo Governo ha messo nell'ultima manovra di dicembre i
soldi, le risorse. Dall'altro lato vorrei ricordare che comunque la
Corte dei Conti ha anche detto che quella stessa spesa per la quale
abbiamo messo e abbiamo finalmente dato una buona e una copertura
finanziaria, dall'altro lato per il 2018, per il 2017, per il 2016
quando altri Governi avevano la responsabilità di questa Regione
avevamo fatto quel buco fortunatamente la Corte dei Conti si è
espressa non negativamente.
Allora in questo senso vorrei oggi rassicurare il Parlamento: noi
nei prossimi giorni e nelle prossime settimane attiveremo tutto a
un negoziato con Roma e nel nostro negoziato vorremmo mettere in
campo certamente alcuni diritti che la Regione siciliana può
vantare, lo abbiamo detto che riguardano appunto l'aumento dei
decimi dell'Irpef e dell'Iva, lo abbiamo detto che riguardano la
compartecipazione sanitaria, lo abbiamo detto quelli che riguardano
la fiscalità di vantaggio e di sviluppo.
Per cui in questo senso e in questi giorni proprio oggi si sta
svolgendo a Roma, e mi dispiace non essere a Roma, ma ci siamo
anche, come dire, distribuiti i compiti, siamo qua, perché mentre
noi siamo in questo incontro, in questo confronto proficuo,
certamente, in Assemblea, dall'altro atto a Roma si sta discutendo
anche dell'FSC 21/27, si sta discutendo del POC, si sta discutendo
anche di quello che vuole riguardare tutta quella perequazione
infrastrutturale dei fondi che riguardano gli investimenti.
E allora in questo senso noi cogliamo quello che di buono esiste
in questa riforma, noi vogliamo cogliere che un Governo deve essere
al passo con i tempi e siamo convinti che alla fine ci accorgeremo
e anche coloro che in questo momento hanno qualche perplessità alla
fine quelle perplessità spariranno perché si potranno anche
ricredere.
PRESIDENTE. Grazie, assessore Falcone.
Ringrazio tutti i colleghi per gli interventi e agirei in questo
modo: giovedì c'è l'Assemblea dei Consigli e delle Assemblee
regionali e, quindi, l'incontro con tutti i Presidenti delle
Assemblee. Lì ci sarà un incontro tra il Presidente Galvagno e
Calderoli. Quindi, direi oggi di non approvare e di non votare
nessun ordine del giorno e di rinviare la seduta a martedì
prossimo, così vediamo quali sono le comunicazioni che vengono
fuori da questo incontro di giovedì.
Pertanto, rinvio la seduta a martedì 14 marzo 2023, alle ore
16.00.
Ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del Regolamento interno
BURTONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BURTONE. Signor Presidente, intervengo perché chiedo di
calendarizzare un'interrogazione che ho presentato all'Assessore al
lavoro ed è un'interrogazione che riguarda una vicenda
delicatissima, quella della Pubbliservizi della Città metropolitana
di Catania, 333 lavoratori continuano a rischiare di perdere il
posto di lavoro.
Dico questo perché so che sono stati fatti degli incontri. Voglio
qui ricordare che io parlo di questa tematica dall'inizio della
Legislatura, ora siamo ad un passaggio decisivo, mancano tre
settimane.
Assessore, io so che lei già ha fatto il suo dovere, ha lavorato,
però io non intervengo per dire lo avevo detto , perché questo
sarebbe ipocrita; non ho questi interessi, ho l'interesse di dire
al Governo, però, a tutto il Governo che questi lavoratori ancora
oggi rischiano di perdere il posto di lavoro, perché lei sa che lo
Statuto ancora non è stato approvato, la società speciale non è
stata attivata, ci sono dei passaggi burocratici perché sono
lavoratori a tempo indeterminato.
Quindi, io le chiedo, Assessore, perché riferisca al Governo che
si deve agire subito, non arriviamo come per altre questioni
all'ultimo momento, e lo dico - ripeto - perché ci sono 333
lavoratori, ci sono tante famiglie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Burtone, sarà nostra cura verificare
subito e vediamo se riusciamo a fare anche già martedì prossimo un
question time con l'Assessore.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì 14 marzo 2023,
alle ore 16.00.
La seduta è tolta alle ore 20.56 (*)
(*) L'ordine del giorno della seduta successiva, pubblicato sul
sito web istituzionale dell'Assemblea regionale siciliana, è il
seguente:
Repubblica Italiana
ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
XVII Legislatura
III SESSIONE ORDINARIA
28a SEDUTA PUBBLICA
Martedì 14 marzo 2023 - ore 16.00
ORDINE DEL GIORNO
I -COMUNICAZIONI
II -SVOLGIMENTO, AI SENSI DELL'ARTICOLO 159, COMMA 3, DEL
REGOLAMENTO INTERNO, DI INTERROGAZIONI E DI INTERPELLANZE DELLA
RUBRICA: Famiglia, politiche sociali e lavoro (V. allegato)
III - SEGUITO DEL DIBATTITO SUL TEMA DEL REGIONALISMO DIFFERENZIATO
VICESEGRETERIA GENERALE AREA ISTITUZIONALE
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Consigliere parlamentare responsabile
dott.ssa Maria Cristina Pensovecchio
Allegato A
Comunicazione di disegni di legge presentati ed inviati alle
competenti Commissioni
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
- Modifiche alla disciplina vigente in materia di contenimento
della spesa relativa ai costi della politica (n. 295).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 22 febbraio 2023.
Inviato il 3 marzo 2023.
- Norme per la valorizzazione dei beni confiscati alla criminalità
organizzata ed il rilancio economico delle aziende confiscate (n.
255).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 25 gennaio 2023.
Inviato il 21 febbraio 2023.
Parere Antimafia
- Iniziative di promozione sociale, culturale e di aggregazione
rivolte alle nuove generazioni (n. 265).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 25 gennaio 2023.
Inviato il 21 febbraio 2023.
Parere V e VI
- Stabilizzazione per il personale di cui all'articolo 1 della
legge n. 5 del 2005 (n. 274).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 30 gennaio 2023.
Inviato il 21 febbraio 2023.
Parere V
- Istituzione del Disability Manager della Regione Sicilia (n.
278).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 2 febbraio 2023.
Inviato il 21 febbraio 2023.
Parere VI
- Ordinamento della polizia locale (n. 280).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 7 febbraio 2023.
Inviato il 23 febbraio 2023.
- Abrogazione del comma 2 dell'articolo 2 della legge regionale 4
gennaio 2014, n. 1 (n. 281).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 9 febbraio 2023.
Inviato il 20 febbraio 2023.
- Abrogazione di quanto disposto dal comma 2 dell'articolo 2 della
legge regionale 4 gennaio 2014, n1, in materia di adeguamento
dell'importo di indennità e diaria dei deputati regionali alle
variazioni dell'indice ISTAT del costo della vita (n. 282).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 9 febbraio 2023.
Inviato il 20 febbraio 2023.
- Disciplina regionale dell'ordinamento della polizia locale e
delle politiche di sicurezza urbana e integrata (n. 288).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 16 febbraio 2023.
Inviato l'1 marzo 2023.
- Norme recanti l'interpretazione autentica dell'articolo 41 comma
1 della Legge Regionale 04/08/2015, n. 15 concernente le forme di
esercizio associato di funzioni tra comuni (n. 289).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 16 febbraio 2023.
Inviato l'1 marzo 2023.
BILANCIO (II)
- Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio ai
sensi dell'articolo 73, comma 1, lettera a) del decreto legislativo
23 giugno 2011, n. 118 e successive modifiche ed integrazioni.
D.F.B. 2022. Dipartimento regionale del lavoro, dell'impiego,
dell'orientamento, dei servizi e delle attività formative e
Dipartimento regionale della funzione pubblica e del personale (n.
271).
Di iniziativa governativa.
Presentato il 30 gennaio 2023.
Inviato il 21 febbraio 2023.
- Misure di compensazione dei debiti fiscali attraverso l'acquisto
dei crediti relativi
ai bonus edilizi (n. 285).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 15 febbraio 2023.
Inviato l'1 marzo 2023.
- Norme per l'acquisto dei crediti fiscali derivanti dagli
interventi di cui all'articolo 119 del decreto-legge 19 maggio 2020
n. 34, convertito con modificazioni dalla legge 17 luglio 2020,
n.77 e s.m.i. (n. 287).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 15 febbraio 2023.
Inviato l'1 marzo 2023.
- Istituzione di un Fondo di circolazione dei crediti fiscali
derivanti da interventi di
cui all'articolo 119 del decreto-legge 19 maggio 2020 n. 34 (cd.
Superbonus) (n. 293).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 20 febbraio 2023.
Inviato l'1 marzo 2023.
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
- Norme per la salvaguardia, la promozione e la valorizzazione
degli alimenti sani e naturali, riconducibili alla dieta
mediterranea e preclusione dei cibi sintetici (n. 279).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 6 febbraio 2023.
Inviato il 21 febbraio 2023.
- Norme per la promozione dei prodotti agrumicoli di qualità
freschi e trasformati (n. 290).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 20 febbraio 2023.
Inviato l'1 marzo 2023.
AMBIENTE, TERRITORIO E MOBILITA' (IV)
- Norme per l'istituzione del sistema aeroportuale delle isole
siciliane (n. 260).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 23 gennaio 2023.
Inviato il 31 gennaio 2023.
- Riforma del trasporto pubblico locale in Sicilia (n. 291).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 20 febbraio 2023.
Inviato l'1 marzo 2023.
Parere I
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
- Norme per la valorizzazione delle manifestazioni storiche della
Sicilia (n. 305).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 27 febbraio 2023.
Inviato il 3 marzo 2023.
- Iniziative volte alla istituzione dell'ufficio per le attività
di coordinamento ed attuazione delle politiche regionale sulla
migrazione (n. 302).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 24 febbraio 2023.
Inviato il 3 marzo 2023.
- Incentivi a sostegno della pratica delle attività sportive per i
diversamente abili nello sport e nelle Istituzioni scolastiche
primarie e secondarie di primo grado con progetti di Sport
Ability. (n. 262).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 24 gennaio 2023.
Inviato il 31 gennaio 2023.
- Torno in Sicilia (n. 263).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 24 gennaio 2023.
Inviato il 31 gennaio 2023.
Parere III.
- Istituzione Psicologo scolastico (n. 264).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 24 gennaio 2023.
Inviato il 31 gennaio 2023.
Parere VI.
- Disposizioni in tema di diffusione nelle scuole delle pratiche
di rianimazione cardiopolmonare e defibrillazione precoce nonché di
tecniche di primo soccorso per rimuovere ostruzioni delle vie aeree
(n. 267).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 25 gennaio 2023.
Inviato il 21 febbraio 2023.
Parere VI
- Istituzione del Servizio di Pedagogia e di Psicologia scolastica
(n. 268).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 25 gennaio 2023.
Inviato il 21 febbraio 2023.
Parere VI
- Norme per l'attrazione, la permanenza e la valorizzazione dei
talenti ad elevata
specializzazione in Sicilia (n. 283).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 13 febbraio 2023.
Inviato il 21 febbraio 2023.
Parere III
- Norme per la tutela e la salvaguardia degli alberi e della
vegetazione di pregio pubblica e privata (n. 286).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 15 febbraio 2023.
Inviato l'1 marzo 2023.
Parere IV.
- Disposizioni in materia di inserimento lavorativo delle persone
con disturbi dello spettro autistico (n. 297).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 23 febbraio 2023.
Inviato l'1 marzo 2023.
Parere VI.
- Riconoscimento dei circoli nautici nella regione Siciliana (n.
299).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 23 febbraio 2023.
Inviato l'1 marzo 2023.
- Recepimento dell'articolo 1 commi 534/601 Legge N.205/ 2017 -
Istituzione del Servizio di Psicologia Scolastica - istituzione
della figura dello psicologo scolasti-co nelle scuole di ogni
ordine e grado (n. 300).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 23 febbraio 2023.
Inviato l'1 marzo 2023.
Parere VI.
- Riconoscimento e valorizzazione della figura del caregiver
familiare (n. 301).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 23 febbraio 2023.
Inviato l'1 marzo 2023.
SALUTE, SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)
- Disposizioni in merito alla determinazione delle indennità di
residenza a favore dei farmacisti rurali (n. 304).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 25 febbraio 2023.
Inviato il 3 marzo 2023.
- Disposizioni per l'attribuzione della qualifica dirigenziale al
personale medico dell'Azienda ospedaliera universitaria policlinico
G. Martino di Messina (n. 303).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 24 febbraio 2023.
Inviato il 3 marzo 2023.
- Norme per il sostegno dei genitori separati e divorziati in
situazione di disagio sociale ed economico (n. 261).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 23 gennaio 2023.
Inviato il 31 gennaio 2023.
Parere IV
- Servizi di assistenza Psico-Oncologica nella rete Oncologica
Regionale (n. 266).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 25 gennaio 2023.
Inviato il 21 febbraio 2023.
- Istituzione del congedo per le donne che soffrono di dismenorrea
(n. 269).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 25 gennaio 2023.
Inviato il 21 febbraio 2023.
- Disposizioni in materia di inserimento lavorativo delle persone
con disturbi dello
spettro autistico (n. 270).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 25 gennaio 2023.
Inviato il 21 febbraio 2023.
- Misure per la prevenzione e il trattamento delle dipendenze
patologiche (n. 272).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 26 gennaio 2023.
Inviato il 21 febbraio 2023.
- Prestazioni odontoiatriche per pazienti fragili erogate in
strutture pubbliche territoriali (n. 275).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato l'1 febbraio 2023.
Inviato il 21 febbraio 2023.
- Misure per l'accesso ai soggetti DSA (Disturbi Specifici degli
apprendimenti) di servizi a potenziamento delle abilità scolastiche
per bambini e ai ragazzi siciliani dai 6 anni ai 18 anni. Progetto
Una opportunità in più (n. 276).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 2 febbraio 2023.
Inviato il 21 febbraio 2023.
Parere V.
- Istituzione della figura del fisioterapista di comuni (n. 277).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 2 febbraio 2023.
Inviato il 21 febbraio 2023.
- Istituzione del Fondo indennità regionale fibromialgia (n. 284).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 14 febbraio 2023.
Inviato l'1 marzo 2023.
- Norme per il potenziamento dei servizi di emergenza nelle aree
montane attraverso la valorizzazione del Soccorso Alpino e
Speleologico della Sicilia (n. 292).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 20 febbraio 2023.
Inviato l'1 marzo 2023.
- Disposizioni per la prevenzione del maltrattamento sui minori
(n. 294).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 21 febbraio 2023.
Inviato l'1 marzo 2023.
- Misure per l'accesso ai soggetti BES (Bisogni Educati Speciali)
di servizi a sostegno degli alunni fragili per il miglioramento
delle abilità scolastiche per bambini e ai ragazzi siciliani dai 6
anni ai 18 anni. Progetto Un successo di inclusione (n. 296).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 23 febbraio 2023.
Inviato l'1 marzo 2023.
Parere V.
- Disposizioni per garantire l'assistenza primaria ai cittadini
senza una fissa dimora (n. 298).
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 23 febbraio 2023.
Inviato l'1 marzo 2023.
Comunicazione di apposizione di firma a disegno di legge
Si comunica che l'onorevole Giuseppa Savarino, con nota prot. n.
1359-ARS/2023 dell'1 marzo 2023 ha chiesto di apporre la propria
firma al disegno di legge n. 166 Modifiche al disegno di legge
«Istituzione di borse di studio per favorire gli studi
comparatistici della giustizia della comunità europea» .
Comunicazione di richiesta di parere pervenuta ed assegnata alla
competente Commissione
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
- Consorzio per la ricerca nel settore della filiera
lattiero casearia (Cor.Fi.Lac.). Designazione presidente (n.
6/I).
Pervenuto in data 22 febbraio 2023.
Inviato in data 23 febbraio 2023.
Comunicazione di richiesta di parere pervenuta e parere reso dalla
competente Commissione
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
- Consorzi A.S.I. in liquidazione di Palermo, Trapani, Agrigento,
Caltanissetta e Gela. Nomina Commissario liquidatore (n. 5/I).
Pervenuto in data 2 febbraio 2023.
Reso in data 1 marzo 2023.
Inviato in data 3 marzo 2023.
Comunicazione di deliberazioni della Giunta regionale
Si comunica che sono pervenute le seguenti deliberazioni della
Giunta regionale:
- n. 102 del 15 febbraio 2023 Programma regionale FESR Sicilia
2021/2027. Decisione della Commissione C(2022)9366 dell'8 dicembre
2022. Adozione definitiva ;
- n. 98 del 15 febbraio 2023 Articolo 3 della legge regionale 7
luglio 2020, n. 13. Dichiarazione dello stato di crisi e di
emergenza regionale per gli eventi meteo avversi che hanno
interessato il territorio della Regione siciliana nei giorni 9-10
febbraio 2023 ;
- n. 71 del 10 febbraio 2023 Decreto legislativo 23 giugno 2011,
n. 118 e successive modifiche ed integrazioni. Articoli dall'11 bis
all'11 quinquies - Bilancio consolidato della Regione siciliana per
l'esercizio finanziario 2021 .
Copia delle predette delibere è disponibile presso l'archivio del
Servizio Commissioni.
Annunzio di interrogazioni
- Con richiesta di risposta in Commissione presentata:
N. 153 - Iniziative urgenti per la salvaguardia occupazionale dei
lavoratori successivamente alla pubblicazione del bando di gara su
gas medicali.
- Presidente Regione
- Assessore Economia
- Assessore Salute
Varrica Adriano; Sunseri Luigi; Schillaci Roberta; Campo Stefania;
Di Paola Nunzio; Marano Jose; De Luca Antonino; Ciminnisi Cristina;
Gilistro Carlo; Cambiano Angelo; Ardizzone Martina
L'interrogazione sarà inviata al Governo ed alla competente
Commissione.
- Con richiesta di risposta scritta presentate:
N. 154 - Iniziative urgenti inerenti ai disservizi nella
utilizzazione dei CDCD (Centri per i Disturbi Cognitivi e le
Demenze) e delle relative agende di prenotazione, operanti presso
l'Oasi di Troina e l'Asp di Enna.
- Presidente Regione
- Assessore Salute
De Luca Cateno; La Vardera Ismaele; Geraci Salvatore; Balsamo
Ludovico; Vasta Davide Maria; De Leo Alessandro; Lombardo Giuseppe;
Sciotto Matteo
N. 155 - Chiarimenti circa l'iter amministrativo relativo al
progetto di salpamento della diga Ronciglio, dragaggio dei fondali
antistanti e messa in esercizio della banchina a ponente dello
sporgente Ronciglio - Porto di Trapani.
- Presidente Regione
- Assessore Infrastrutture e Mobilità
- Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
- Assessore Territorio e Ambiente
Ciminnisi Cristina; Sunseri Luigi; Schillaci Roberta; Campo
Stefania; Di Paola Nunzio; Marano Jose; De Luca Antonino; Gilistro
Carlo; Cambiano Angelo; Varrica Adriano; Ardizzone Martina
N. 156 - Ragioni della mancata aggregazione dell'Istituto Tecnico
per Geometri di Petrosino (TP) all'I.I.S. 'Abele Damiani' di
Marsala (TP).
- Presidente Regione
- Assessore Istruzione e Formazione
Safina Dario; Cracolici Antonino; Burtone Giovanni; Dipasquale
Emanuele; Catanzaro Michele; Spada Tiziano Fabio; Venezia
Sebastiano; Chinnici Valentina; Giambona Mario; Leanza Calogero;
Saverino Ersilia
N. 157 - Chiarimenti in merito ai decreti aventi ad oggetto i
piani economici delle manifestazioni 'Sicilia Jazz Festival' e
'Celebrazioni Belliniane'.
- Presidente Regione
- Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
- Assessore Economia
Cracolici Antonino; Burtone Giovanni; Dipasquale Emanuele;
Catanzaro Michele; Safina Dario; Spada Tiziano Fabio; Venezia
Sebastiano; Chinnici Valentina; Giambona Mario; Leanza Calogero;
Saverino Ersilia
N. 158 - Installazione di pannelli fonoassorbenti e barriere
antirumore sulla S.S. 121.
- Presidente Regione
- Assessore Infrastrutture e Mobilità
Zitelli Giuseppe
N. 159 - Chiarimenti circa i lavori di manutenzione straordinaria
per la protezione dai fenomeni di corrosione previa rimozione,
pulizia e controllo parti ammalorate del ponte sul Fiume Arena -
Mazara del Vallo (TP).
- Presidente Regione
- Assessore Infrastrutture e Mobilità
Ciminnisi Cristina; Sunseri Luigi; Schillaci Roberta; Campo
Stefania; Di Paola Nunzio; Marano Jose; De Luca Antonino; Gilistro
Carlo; Cambiano Angelo; Varrica Adriano; Ardizzone Martina
Le interrogazioni saranno inviate al Governo.