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Resoconto d'Aula della Seduta n. 166 di lunedì 06 gennaio 2020
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   Presidenza del Presidente Miccichè


                  La seduta è aperta alle ore 11.30

  (Il Presidente della Repubblica, onorevole Sergio Mattarella, fa
                          ingresso in Aula)

    (Viene intonato l'Inno nazionale e tutti i presenti si levano
                              in piedi)

         Commemorazione dell'onorevole Piersanti Mattarella

   PRESIDENTE.   Signor  Presidente  della  Repubblica,   autorità,
  colleghi  deputati,  sono  trascorsi quarant'anni  dalla  barbara
  uccisione di Piersanti Mattarella.
   Non  sta  a  me, specialmente in presenza dei familiari  che  ne
  sanno  certamente  più di chiunque altro, ripercorrere  le  tappe
  della  sua  vita  politica,  ma  vorrei  soffermarmi  sulle   sue
  straordinarie  intuizioni  in  politica,  ancora  oggi  più   che
  attuali, dalla sua ferma volontà di redigere in tempi corretti  i
  bilanci   da   presentare  in  Assemblea,  talmente   chiari   da
  trasformare la discussione di bilancio da un inutile rito  ad  un
  fondamentale atto di indirizzo.
   Tutto ciò si tradusse nella Regione siciliana, prima ancora  che
  nello  Stato  centrale,  con  l'introduzione  del  Documento   di
  programmazione  di  bilancio poliennale, del  bilancio  di  cassa
  accanto  a  quello  di competenza, assicurando così  il  rispetto
  delle  regole,  presupposto  fondamentale  per  l'esercizio   del
  controllo  democratico  da parte dell'Assemblea  e  di  tutte  le
  comunità isolane.
   Altra   importantissima  intuizione  fu  quella  di  una   seria
  politica  meridionalista. Mattarella comprese che il  Mezzogiorno
  d'Italia  sarebbe  stato destinato ad un lento declino  senza  il
  coinvolgimento di tutte le forze politiche e di tutte le  regioni
  del Sud che avrebbero dovuto allora, e che dovrebbero anche oggi,
  avanzare   unitamente  le  proprie  rivendicazioni   allo   Stato
  centrale,  così  come  da sempre fa il Nord  ottenendo  risultati
  certamente migliori dei nostri.
   Per  questo,  sin  dal  1971, Piersanti Mattarella  fu  uno  dei
  promotori della Conferenza delle regioni del Mezzogiorno, che  si
  svolse  per  prima a Palermo, poi Cagliari, poi a Napoli,  poi  a
  Catanzaro.
    Il  problema principale da affrontare e risolvere  al  fine  di
  pervenire ad una nuova politica meridionalista  - disse Piersanti
  nel  primo di questi incontri -  è quello della creazione di  una
  forza di pressione del Sud capace di controbilanciare le spinte e
  le sollecitazioni che sull'apparato politico e burocratico riesce
  ad  esercitare  la  struttura  socio-finanziaria  del  Nord .   E
  aggiunse:   I risultati nel Mezzogiorno, anche quando  rilevanti,
  resteranno  comunque  inadeguati e  insoddisfacenti  rispetto  al
  resto  del  Paese, fino a quando il sistema sarà  dominato  dalla
  volontà  e  dalla logica delle parti economicamente e socialmente
  più forti .
   Che  il  problema  principale per  il  Sud  fosse  quello  della
  capacità  di assumere una forte e pressante iniziativa  unitaria,
  risulta   dalla  verifica  storica  degli  anni  della   politica
  meridionalista. Il Presidente voleva la Regione con le  carte  in
  regola.
   Questa   commemorazione,  però,  non  deve  essere  uno   stanco
  rituale,  ma  l'occasione per riflettere sull'attualità  del  suo
  pensiero.
   Se  a  Piersanti Mattarella fosse stato consentito di continuare
  la   sua  opera  politica  e  amministrativa,  probabilmente   il
  Meridione  e  la  Sicilia  non  si  troverebbero  nelle   attuali
  condizioni di degrado e di isolamento sociale ed economico.
   Le  carte  in regola erano e sono la condizione preliminare  per
  un ordinato sviluppo.
   La  consapevolezza del forte divario tra Sud e Nord gli consentì
  per  primo di fiutare il pericolo che conteneva la proposta sulla
  costituzione della macro-regione della Padania avanzata per primo
  dal  Presidente  della Regione Emilia Romagna  nel  1971,  appena
  fatte le regioni.
    L'enorme  forza  sociale, economica e finanziaria  come  quella
  vagheggiata  dal  Presidente  della  Regione  Emilia  Romagna   -
  scrisse  Mattarella in un articolo pubblicato l'11  novembre  del
  1975  -  è intuibile, e finirebbe per avere sulle scelte generali
  nazionali  l'esaltazione neocapitalista  della  concentrazione  e
  della ricchezza e la negazione di un nuovo modello di sviluppo .
   Qualche  decennio più tardi fu la Lega Nord, di  Umberto  Bossi,
  minacciando la secessione, a rilanciare il progetto della  macro-
  regione della Padania. Non se ne fece nulla sia nel primo che nel
  secondo    caso;   ma,   Presidente   Mattarella,   oggi,    dopo
  l'introduzione  dell'autonomia differenziata nella  Costituzione,
  il  rischio  che le più ricche regioni del Nord diventino  sempre
  più ricche e quelle meridionali sempre più povere è molto forte.
   Piersanti  Mattarella, oltre che amministratore, fu un  politico
  a  tutto  tondo. Credeva fermamente nel ruolo determinante  degli
  enti  locali  per favorire lo sviluppo delle comunità.  Nel  1969
  fondò,   insieme  con  alcuni  giovani  amministratori,  l'ASAEL,
  l'Associazione  siciliana degli enti locali, della  quale  fu  il
  primo  presidente,  che l'anno scorso ha compiuto  cinquant'anni.
  Esortava   i   giovani   a  candidarsi  nei  consigli   comunali,
  ritenendola  quella un'esperienza fondamentale e  formativa.  Nel
  1979  l'Ars varò la legge con cui la Regione trasferiva ai Comuni
  alcune importanti funzioni.
   Mattarella  perseguiva quotidianamente, con  ogni  atto  e  ogni
  provvedimento,  il cambiamento della Sicilia.  La  sua  strategia
  prevedeva la modernizzazione dell'Amministrazione regionale e  fu
  l'artefice,  nel 1978, della riforma urbanistica, una  legge  che
  ridusse  gli  indici  di  edificabilità  e  mise  a  carico   dei
  costruttori una parte del costo delle opere di urbanizzazione.
   La  programmazione  economica,  la  riforma  degli  appalti,  la
  riforma  della  legge di contabilità, la riforma burocratica,  la
  disciplina  delle  nomine negli enti regionali, il  trasferimento
  delle   funzioni  regionali  ai  comuni,  furono  gli  atti   più
  significativi della sua Presidenza.
   Uomo  di  fede,  dotato di grande rigore morale,  amministratore
  illuminato,   autonomista   e  meridionalista,   si   batté   per
  sprovincializzare   l'attività   politico-amministrativa    della
  Regione.
   Diceva:   i deputati rimangono legati al territorio  - cosa  che
  succede  ancora  oggi -   ciò impedisce ad essi  di  impedire  un
  disegno di sviluppo organico della Sicilia .
   Pretese  la  collegialità delle scelte di Governo,  per  evitare
  che ogni Assessorato diventasse un mondo a sé.
   La  profonda  formazione religiosa, convalidata da  una  pratica
  personale  continua,  alimentò in  lui  una  fortissima  tensione
  etica,  una  morale esigente verso se stesso e verso  gli  altri,
  alieno da quelle tacite acquiescenze che costituivano tanta parte
  della prassi politico-amministrativa di quegli anni.
   Questa  coerenza  tra  la convinzione di alto  livello  etico  e
  l'azione  quotidiana nelle istituzioni del  suo  partito,  fu  la
  caratteristica più importante dell'attività di Mattarella,  nella
  politica siciliana e in quella nazionale e costituisce la ragione
  preminente della sua affermazione come leader politico e insieme,
  probabilmente, della sua drammatica morte.
   Nella   sua   intensa  vita  di  politico  e  di  amministratore
  regionale  si misurò anche con le congiunture internazionali  del
  tempo,  da  quelle economiche - la crisi energetica  -  a  quelle
  militari - i missili della Russia puntati contro l'Occidente -  o
  quelli di Comiso contro il blocco sovietico o il vicino conflitto
  arabo israeliano. Fu un politico vero.
   Il   Presidente  Mattarella  prese  atto  del  fallimento  della
  Regione  imprenditrice  e  della mancata  crescita  dell'economia
  isolana.  Fu critico nei confronti delle direttive per l'utilizzo
  dei  fondi  strutturali europei. Scrisse, in un  articolo:   sono
  fatti in maniera tale da apparire come disegnati apposta per  non
  essere  applicati.  Gli  interventi infrastrutturali  restano  al
  palo,  quelli  assistenziali volano . Purtroppo,  credo  che  sia
  ancora così.
     Dal punto di vista politico Piersanti Mattarella non ebbe vita
  facile.  Aveva costituito il suo primo Governo col  sostegno  del
  PC,  sostegno  che  fu poi revocato quando Berlinguer  chiese  di
  revocare  il  sostegno  a  tutte  le  regioni  italiane,  e  dopo
  pochissimi  giorni  Mattarella venne  rieletto  Presidente  della
  Regione  col  sostegno  di DC, PSI, PRI e  PSDI,  in  pratica  lo
  votarono  sempre tutti come Presidente della Regione. Ma  il  PSI
  aprì,  allora, una nuova crisi, e passeggiando tra i corridoi  di
  Palazzo  dei  Normanni - mi è stato raccontato da qualche  decano
  dei  giornalisti che abbiamo qui in Assemblea - confidò ad alcuni
  giornalisti  che considerava conclusa la sua esperienza  politica
  alla  Regione  e che si sarebbe trasferito a Roma per  continuare
  l'attività politica del suo maestro Aldo Moro. Ma, la mattina del
  6 gennaio del 1980, killer, armati dalla mafia, lo assassinarono.
   Piersanti  Mattarella, Presidente, non è soltanto una figura  da
  ricordare: le sue intuizioni, il suo modo di fare politica  vanno
  lette,  studiate e - per quanto è possibile - imitate dai giovani
  che si affacciano oggi alla politica.
   Presidente  Mattarella, è per questo che l'Ufficio di Presidenza
  che  ho  l'onore  di  presiedere ha deciso di  intitolare  a  suo
  fratello  Piersanti la nuova Biblioteca dell'Assemblea, che  sarà
  ospitata a Palazzo ex Ministeri, a pochi metri da questo Palazzo,
  i  cui  lavori  sono finalmente iniziati dopo  trent'anni  e  che
  speriamo di poter completare il più presto possibile.
   Grazie,  Presidente  Mattarella,  grazie  di  tutto,  grazie   a
  Castellammare  per due uomini straordinari che ha dato  a  questa
  Terra ed a cui veramente siamo grati. Grazie.

                             (Applausi)

   Intervengono, adesso, i capigruppo dell'Assemblea regionale  per
  tre minuti precisissimi ciascuno.
   Iniziamo  dall'onorevole Giorgio Pasqua, Presidente  del  Gruppo
  parlamentare  Movimento Cinque Stelle .

   PASQUA.  Signor Presidente della Repubblica, le rivolgo  il  più
  caloroso  bentornato  a Palermo da parte del gruppo  parlamentare
  del   Movimento   Cinque   Stelle  qui  all'Assemblea   regionale
  siciliana.
   Siamo  qui  per  la commemorazione del miglior Presidente  della
  Regione  siciliana, assassinato quarant'anni fa da  mano  mafiosa
  che  ha tolto ai propri cari, all'affetto dei propri cari  ed  ha
  privato  i  Siciliani tutti della persona che, più di  tutti,  ha
  inciso sull'assetto amministrativo e, perché no, anche morale  di
  questa  Regione siciliana, quella Regione che lui voleva con   le
  carte in regola .
   La  riforma  amministrativa con il decentramento di funzioni  ai
  comuni,  la  revisione dell'albo degli appaltatori con  la  legge
  sugli  appalti,  la  programmazione con il  piano  regionale  per
  l'agricoltura,  la  pubblicità  degli  atti  dell'Amministrazione
  regionale,  la  collegialità  delle decisioni  della  Giunta,  la
  riforma dei comportamenti della Regione.
   Quanta bellezza in una sola parola:  i comportamenti  .
   Egli riteneva tutto questo - e l'aveva tradotto nell'azione  del
  proprio  Governo - indispensabile per una Regione che voleva  far
  diventare  -  e  cito le sue parole -  Un capace  avversario  del
  nemico   da  battere  ed  emarginare  dalla  realtà  della   vita
  siciliana .
   Per    ricordarlo   abbiamo   pensato   fosse   importante   far
  riecheggiare  in  quest'Aula le parti di  un  intervento  che  il
  Presidente  Mattarella ha pronunciato in  un  intervento  del  20
  novembre 1979, quarant'anni fa, a poche settimane da quel  triste
  6 gennaio 1980.
   Dopo  una  brevissima introduzione, Piersanti  Mattarella  dice:
   Una  delle  finalità che deve caratterizzare l'impegno  politico
  dei  Gruppi  parlamentari  del Governo  e  delle  Istituzioni  in
  generale  credo  sia  quella di dare un contributo  decisivo  per
  l'isolamento nella società del fenomeno mafioso. Questo risultato
  può   essere  conseguito  aiutando  a  costruire  una   coscienza
  antimafia .
   Già  da  queste  poche  parole  si  comprende  quanto  Piersanti
  Mattarella  avesse chiara quale fosse la strada  da  seguire  per
  contrastare il proliferare del fenomeno mafioso.
   Strada   che  indica  poco  più  avanti  nel  discorso:   Questa
  battaglia  contro  la  criminalità  esige  la  più  larga   unità
  d'intenti alla quale tutti dobbiamo sentirci richiamati .
   E  poco  più  avanti continua:  La strategia caratteristica  dei
  comportamenti  e  delle scelte della Regione nel  complesso  deve
  essere  finalizzata  all'esigenza di dare in  modo  organico  una
  riposta  ai  problemi dell'Isola. Siamo convinti,  infatti,  che,
  nella  capacità di identificare uno sviluppo e di produrre scelte
  coerenti  di  carattere produttivo che garantiscano una  crescita
  economica,  sociale e civile dell'Isola, c'è  anche  la  risposta
  essenziale all'eliminazione delle ragioni di fondo del prosperare
  della mafia nella nostra Regione. .
   Da  un lato richiamava il Governo nazionale e le Istituzioni  ad
  agire,  a  tutelare l'ordine pubblico e, parallelamente, indicava
  quale  era  la  strada maestra da seguire per il  contrasto  alla
  mafia, migliorare le condizioni di vita dei siciliani.
     Le  recenti  riforme nazionali indirizzate ad istituire  forme
  consistenti di sostegno al reddito delle famiglie sono  un  forte
  strumento  di  contrasto,  ma ciò non  basta.  Insieme  a  questo
  occorre  -  ed  uso  ancora  parole  di  Piersanti  Mattarella  -
   intervenire  drasticamente per risollevare le condizioni  socio-
  economiche della nostra Regione .

   PRESIDENTE.  Onorevole Pasqua, abbiamo un impegno di  protocollo
  che dobbiamo rispettare, per favore.

   PASQUA. Chiudo velocemente.
   Tenendo  a  mente gli insegnamenti di suo fratello  Piersanti  e
  con  la  consapevolezza  che  le condizioni  socio-economiche  di
  questa  Regione  stanno inesorabilmente peggiorando,  le  rivolgo
  l'invito di farsi promotore di un'ampia discussione che coinvolga
  lo  Stato nella sua interezza affinché la Sicilia si avvii ad  un
  risollevamento delle condizioni

   PRESIDENTE. Grazie.
      Ha   facoltà   di  parlare  l'onorevole  Tommaso   Calderone,
  Presidente del Gruppo parlamentare  Forza Italia .

   CALDERONE. Signor Presidente della Repubblica, ho avuto modo  in
  questi  giorni  di  studiare  con  attenzione  e  scrupolo  tutta
  l'attività  parlamentare  e  politica  del  Presidente  Piersanti
  Mattarella.
   Una  tematica  tra le tante mi ha colpito ed  è  quella  che  il
  Presidente      Piersanti      Mattarella      chiamava        la
  provincializzazione ,  cioè  l'incapacità  per  il  politico   di
  pensare  globalmente a tutto il territorio siciliano e impegnarsi
  esclusivamente   per   legge  e  provvedimenti   di   spesa   che
  riguardavano soltanto il proprio territorio.
   Questo   limite,  che  purtroppo  penalizzava  la  Sicilia,   il
  Presidente  Mattarella,  ho letto, intendeva  superarlo  con  una
  legge  di  riforma che potesse ampliare i collegi.  Devo  dire  -
  ahinoi  - che ancora oggi questo è un problema che si pone.
   Il   Presidente   Mattarella  è  stato  il  promotore   di   una
  importantissima  legge di riforma che è la n.  71  del  1978,  la
  legge  urbanistica, che ha penalizzato speculatori e  costruttori
  abusivi,  riducendo drasticamente e in maniera opportuna l'indice
  di edificabilità.
   Si  è  fatto promotore di importantissime leggi di riforma  come
  quelle  sul  decentramento, sulla programmazione,  sulla  riforma
  burocratica.
   E'  stato  e  può  inserirsi  in quella  che,  purtroppo,  viene
  chiamata  la cultura del sacrificio, che però, Signor  Presidente
  della  Repubblica, è servita a innalzare alta l'indignazione  del
  popolo  siciliano. Dopo quarant'anni possiamo ben dire che grazie
  - tra virgolette, ovviamente - a quella cultura del sacrificio le
  cose non stanno più come prima.
   La  voce  dei  siciliani  si  è alzata,  è  stata  una  voce  di
  indignazione,  di  rivalsa, di riscatto che ha  consentito,  dopo
  quarant'anni,  di  potere dire, con orgoglio,  che  le  cose  non
  stanno  più  come quarant'anni fa. E questo lo dobbiamo  a  tanti
  servitori dello Stato che certamente come il Presidente Piersanti
  Mattarella  hanno  sacrificato la loro  vita,  sono  rimasti  sul
  selciato, ma hanno alzato il grido di dolore del popolo siciliano
  che  niente  è più come prima. Questo è il mio convincimento.  Il
  popolo  siciliano  dopo quarant'anni ha alzato  questo  grido  di
  dolore.   Mi   piace  così  ricordare  il  Presidente   Piersanti
  Mattarella. Grazie.

                             (Applausi)

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Calderone.
   Ha  facoltà di parlare l'onorevole Giuseppe Lupo, Presidente del
  Gruppo parlamentare  Partito Democratico .

   LUPO.   Grazie,  Signor  Presidente  della  Repubblica,   Signor
  Presidente  dell'Assemblea, Presidente  della  Regione,  colleghi
  deputati,  Autorità, Signore, Signori, commemorare oggi Piersanti
  Mattarella   è   un   dovere,  ma  soprattutto  l'occasione   per
  considerare l'attualità dei valori e delle idee che ispirarono la
  sua  vita ricca di insegnamenti che superano i confini di  quegli
  anni e della Sicilia.
   E'  dunque  dovere delle Istituzioni far conoscere,  soprattutto
  alle  giovani  generazioni, l'esaltante stagione di  rinnovamento
  della   Sicilia  di  cui  Piersanti  Mattarella  fu  protagonista
  opponendosi  con  intransigenza  ad  ogni  forma  di   malaffare,
  dimostrando  straordinaria  capacità riformatrice,  eccelse  doti
  politiche  di  dialogo,  quel dialogo che  porterà  nel  1978  al
  coinvolgimento del Partito Comunista - il partito di Pio La Torre
  -   nella   maggioranza   del  suo  primo   Governo   anticipando
  l'esperienza nazionale di Aldo Moro.
   Lavorò  incessantemente per una Regione siciliana che avesse  le
  carte  in  regola  per  confrontarsi  con  autorevolezza  con  le
  Istituzioni  nazionali ed europee, divenendo punto di riferimento
  delle Regioni meridionali.
   La  sua  azione  legislativa  e di Governo  realizzò  importanti
  riforme  per il rinnovamento ed il riscatto economico  e  sociale
  della Sicilia, modernizzando il sistema politico e assestando  un
  duro   colpo  agli  interessi  della  mafia  con  atti   che   ne
  ostacolarono la penetrazione nelle Istituzioni.
   Il   suo   costante   riferimento  culturale   ai   valori   del
  cattolicesimo  democratico, che aveva in Aldo Moro  il  punto  di
  riferimento  più  elevato,  lo  portò  a  costituire  il   Gruppo
   Politica   che fu palestra di formazione e di partecipazione  di
  molti  giovani del tempo potendo contare su eccezionali  compagni
  di  viaggio, anche impegnati in altri ambiti della società,  come
  il  Cardinale  Salvatore  Pappalardo  che  nell'omelia  dei  suoi
  funerali lo definì  un vero democratico e un vero cristiano .
   Il  pensiero meridionalista di Piersanti Mattarella  affonda  le
  radici  nei principi costituzionali e negli insegnamenti  di  Don
  Luigi  Sturzo,  di  Ezio Vanoni, di Giulio Pastore,  di  Pasquale
  Saraceno.  Era,  infatti, convinto che la  crescita  economica  e
  sociale  della Sicilia dovesse realizzarsi grazie a un  programma
  di  sviluppo  produttivo e ad una politica nazionale  ed  europea
  orientata   alla  redistribuzione  delle  risorse  per  garantire
  uguaglianza, coesione e giustizia sociale.
   Ricercò  sempre l'inclusività e il più vasto consenso sul  piano
  politico e parlamentare.
   Pochi  giorni  dopo il ritrovamento del corpo del  suo  amico  e
  maestro,  Aldo  Moro, in quest'Aula il Presidente  Mattarella  lo
  ricordava con queste incisive parole:  Tutto il suo agire è stato
  caratterizzato  da un unico elemento: l'attitudine  all'apertura,
  alla  tolleranza,  all'attenzione  nei  confronti  di  chiunque .
  Pensiero  - e concludo - che noi oggi rivolgiamo alla memoria  di
  Piersanti  Mattarella con la certezza che i colpi  esplosi  il  6
  gennaio 1980 non fermeranno i suoi insegnamenti che continueranno
  a  vivere  animando  l'impegno dei  siciliani  per  costruire  la
  Sicilia  e  l'Italia  dalle carte in regola di  cui  Lei,  signor
  Presidente della Repubblica, è l'espressione più alta. Grazie.

                             (Applausi)

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Lupo.
   Ha  facoltà  di parlare l'onorevole Alessandro Aricò, Presidente
  del Gruppo parlamentare  DiventeràBellissima .

   ARICO'.  Signor  Presidente della Repubblica, signor  Presidente
  dell'Assemblea,  signor Presidente della  Regione,  Autorità,  un
  caro saluto ai familiari.
   Desidero  ringraziare il signor Presidente della  Repubblica,  a
  nome  mio e del Gruppo politico che rappresento, per avere scelto
  oggi di commemorare i quarant'anni della tragica scomparsa di suo
  fratello, Piersanti Mattarella, simbolo emblematico ed eterno  di
  desiderio di libertà del popolo siciliana.
   Una  sciagurata  domenica quella del  6  gennaio  1980.  Per  la
  nostra  Sicilia,  ma non solo, fu una gravissima e  irrimediabile
  ennesima perdita.
   Il  centro  di  Palermo  proprio nei mesi precedenti  era  stato
  teatro di altri delitti di stampo mafioso.
   Quelli  per noi furono anni tragici. Appena due anni  prima,  le
  fondamenta  democratiche  dell'Italia erano  state  scosse  dalla
  violenza  terroristica  con il sequestro e  l'uccisione  di  Aldo
  Moro,  di  cui  Piersanti Mattarella fu allievo nel suo  percorso
  politico e umano.
   Piersanti Mattarella ebbe il coraggio di sfidare la mafia in  un
  contesto  storico  durante il quale a molti politici  mancava  il
  coraggio di nominarla, e taluni avevano perfino la sfacciataggine
  di negarne l'esistenza.
   Con  i  fatti  -  non  a  parole -  fu  fiero  oppositore  degli
  interessi  illeciti attraverso azioni amministrative pubbliche  e
  inequivocabili.
   Una  lunga  serie  di riforme burocratiche, ma  anche  politiche
  rappresentarono   una  novità  assoluta  del  panorama   politico
  amministrativo,   come   la   creazione   del   comitato    della
  programmazione.   Ed   ancora,  il   piano   di   emergenza   per
  l'occupazione e quello contro la disoccupazione, l'attuazione  di
  un radicale decentramento a favore dei comuni, la nuova legge sul
  settore   agricolo  sono  stati  testimonianze  di  una  speciale
  attenzione  alle  tematiche sociali ed al futuro  dei  lavoratori
  siciliani.
   Fondamentali  anche le leggi sull'urbanistica e  sugli  appalti,
  che  abbassavano in maniera drastica gli indici di  edificabilità
  delle  aree agricole ed introducevano il rivoluzionario principio
  che  metteva a carico dei costruttori gli oneri di urbanizzazione
  fino  a  quel  momento  a  totale  carico  degli  enti  pubblici,
  assicurando   trasparenza   ed   imparzialità   nella    Pubblica
  Amministrazione.
   Piersanti  Mattarella fu paladino dei diritti  della  Sicilia  e
  dei siciliani, convinto com'era che l'autonomia regionale era  ed
  è  patrimonio  inalienabile di cui siamo e saremo  sempre  gelosi
  custodi  e  che a nessun costo vorremo vedere distorta da  spinte
  centrifughe.
   Disse   pubblicamente,  cito:   Occorre  creare  una  forza   di
  pressione   capace   di   controbilanciare   le   spinte   e   le
  sollecitazioni sull'apparto politico burocratico che esercita  la
  struttura socio-finanziaria del nord .
   Nel  suo  discorso  di  fine anno lei, signor  Presidente  della
  Repubblica,  ha sottolineato che il divario tra Nord  e  Sud  sta
  crescendo  e  che  tutto  il  Paese  ne  subisce  le  conseguenze
  scoprendosi  frenato  dalla possibilità  di  sviluppo.  Identiche
  considerazioni furono quelle di Piersanti Mattarella  secondo  il
  quale la soluzione al problema del Mezzogiorno è preliminare allo
  sviluppo dell'intero Paese.
   Oggi  siamo qui a ricordare un grande Presidente della  Regione,
  lo  facciamo  insieme  al  fratello, un grande  Presidente  della
  Repubblica, due storie personali ed umane esemplari,  di  cui  la
  Sicilia,  i  siciliani  e l'intera Italia  devono  andare  fieri.
  Grazie.

                             (Applausi)

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Aricò.
   Ha  facoltà di parlare l'onorevole Eleonora Lo Curto, Presidente
  del Gruppo parlamentare  UDC - Unione dei Democratici Cristiani e
  dei Democratici di Centro .

   LO  CURTO. Signor Presidente della Repubblica, signor Presidente
  della  Regione,  Presidente dell'Assemblea,  colleghi,  autorità,
  intervenire  in  questa  solenne cerimonia  in  nome  del  Gruppo
  parlamentare  che  rappresento è indubbiamente motivo  di  grande
  onore,  ma  anche di grande responsabilità, sia per la  complessa
  eredità morale e politica lasciataci da Piersanti Mattarella, sia
  per  le  modalità  che  posero fine alla sua  vita  ed  alla  sua
  straordinaria  azione riformatrice, sia per la singolare  ragione
  di dovere parlare innanzi al Presidente della Repubblica Italiana
  che di Piersanti è il fratello.
   Quest'ultima  considerazione rende assai  difficile  il  compito
  affidatomi,  poiché il dovere istituzionale non  può  prescindere
  dalla  considerazione che questa solenne cerimonia è  sicuramente
  evocativa di fatti e circostanze che toccano la parte più  intima
  e sofferente dei sentimenti umani.
   Per quest'ultima ragione nell'odierno rito della memoria che  in
  quest'Aula  si  celebra  per ricordare la figura  del  Presidente
  Mattarella  assassinato quarant'anni fa nel giorno dell'Epifania,
  mi  piace  pensare  che ci sia molto più del doveroso  e  formale
  omaggio al grande politico che seppe rappresentare l'esigenza  di
  un  costruttivo dialogo tra forze sociali e politiche  da  sempre
  contrapposte. Ed oserei dire, senza timore di apparire  blasfema,
  che  ci  sia  persino  assai di più del ricordo  del  suo  stesso
  martirio.
   Facendomi  umile  interprete del comune sentire ritengo,  signor
  Presidente della Repubblica, che questa cerimonia voglia esaltare
  la vita di un grande siciliano, orgoglioso figlio di questa terra
  che  servì  sempre  con la chiarezza che lo  ha  reso  immortale,
  difendendo strenuamente la dignità del suo popolo attraverso  una
  forte  ed incisiva azione politica ed amministrativa che costituì
  la ragione per cui fu fatto scorrere il suo sangue.
   Una  ritualità, quella che oggi si celebra in questa che fu sede
  del  più antico Parlamento d'Europa, per rendere viva, attuale  e
  palpitante   la   straordinaria  eredità  morale  che   Piersanti
  Mattarella  ci  ha  lasciato,  col  suo  esempio  di  uomo  delle
  Istituzioni,  con  la sua coraggiosa militanza politica,  con  la
  pedagogia della sua azione amministrativa e riformatrice e con la
  intransigenza e rigore etico che connotarono le sue scelte sia di
  uomo delle Istituzioni, sia di uomo di Partito.
   Mi  piace  ricordare  la  sua decisa opposizione  a  Ciancimino,
  responsabile  di  quel sacco di Palermo di cui la  città  non  si
  libererà  mai,  sfregio  appunto in espressione  del  sistema  di
  connivenza politico mafiosa, funzionale alle sordide speculazioni
  affaristico  criminali, e la sua illuminata rigorosa politica  di
  contrasto a ogni forma di potere clientelare e corruttivo, allora
  come  oggi  capace di permeare la vita amministrativa  di  questa
  regione  di cui condiziona lo sviluppo e la prospettiva,  con  la
  volontà   di   infliggere  un  duro  colpo  agli  speculatori   e
  palazzinari, fece votare la legge urbanistica n. 71  e  la  legge
  sugli appalti, unitamente a molte altre riforme, che segnarono la
  netta contrapposizione al sistema di potere allora imperante.
   Sul  fronte della lotta alla mafia, ancora oggi risuona in tutta
  la sua potenza etica il discorso che pronunciò dopo l'omicidio di
  Peppino Impastato a Cinisi, nella campagna elettorale in cui  era
  candidato  a sindaco. Il suo dire che la Sicilia doveva mostrarsi
  con  le  carte  in regola lo portarono a condividere  le  pesanti
  critiche che Pio La Torre, comunista, fece all'allora Assessorato
  per  l'agricoltura.  Queste critiche, quelle  critiche  e  quella
  comune  posizione  tra il deputato comunista e  il  democristiano
  Presidente   della  Regione,  furono  accolte  da   un'assordante
  silenzio che presagiva quello che sarebbe poi accaduto.
   Concludo Presidente.
   Fatti  e circostanze, questa comune tensione morale, che  fecero
  di Piersanti Mattarella il nemico eccellente da eliminare, il suo
  efferato  omicidio un esempio per la politica che doveva  restare
  nei   ranghi  e  nei  confini  di  un'Amministrazione  eticamente
  neutrale.
   Signor  Presidente è per me un grande onore, un grande  piacere,
  una  grande  responsabilità,  e  con  grande  rispetto  nei  suoi
  confronti e nei confronti della famiglia, che mi sento di portare
  ancora  oggi il contributo anche di cordoglio che questa  Regione
  deve a quello che è e resta e sarà sempre  Il Presidente .

                             (Applausi)

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Lo Curto.
   Ha  facoltà  di  parlare  l'onorevole  Pullara,  Presidente  del
  Gruppo parlamentare  Popolari ed Autonomisti - Idea Sicilia .

   PULLARA.   Signor   Presidente  Mattarella,  signor   Presidente
  Miccichè,   signor   Presidente  Musumeci,  onorevoli   colleghi,
  autorità, signori presenti. E' per me oggi, da soli due  anni  in
  politica e presente in questo storico Parlamento, un grande onore
  essere  qui a commemorare a quarant'anni dalla tragica  scomparsa
  alla  sua presenza, nella duplice veste di Capo dello Stato e  di
  congiunto,  suo fratello Piersanti, il Presidente  della  Regione
  siciliana, Piersanti Mattarella.
   Nel   discorso   di  fine  anno,  signor  Presidente,   lei   ha
  pronunciato le seguenti testuali parole:  Vi è un'Italia,  spesso
  silenziosa, che non ha mai smesso di darsi da fare.
   Dobbiamo creare le condizioni che consentano a tutte le  risorse
  di  cui  disponiamo di emergere e di esprimersi senza ostacoli  e
  difficoltà, con spirito e atteggiamento di reciproca solidarietà,
  insieme.  In particolar modo è necessario ridurre il divario  che
  ulteriormente sta crescendo tra Nord e Sud d'Italia. A subirne le
  conseguenze  non  sono  soltanto  le  comunità  meridionali,   ma
  l'intero Paese, frenato nelle sue potenzialità di sviluppo.
   Naturalmente   per  promuovere  fiducia  è  decisivo   il   buon
  funzionamento delle pubbliche istituzioni, che devono alimentarla
  favorendo   coesione  sociale.  Questo  è  possibile  assicurando
  decisioni  adeguate, tempestive ed efficaci sui temi  della  vita
  concreta  dei  cittadini.  La  democrazia  si  rafforza   se   le
  istituzioni tengono viva una ragionevole speranza .
   Signor  Presidente, grazie per questo messaggio di  fiducia  che
  ha voluto trasmetterci e nel contempo per avere voluto richiamare
  noi,  classe  dirigente, alla responsabilità.  La  cultura  della
  responsabilità, lei ha detto, costituisce il più  forte  presidio
  di  libertà  e  di  difesa  dei  principi  su  cui  si  fonda  la
  Repubblica.  Parole  semplici le sue, signor  Presidente,  ma  di
  grande efficacia, ancora una volta di ulteriore insegnamento  per
  chi quotidianamente sa che dalle proprie scelte dipende il futuro
  di migliaia e migliaia di famiglie.
   E  proprio  oggi  vorrei unire la parola  speranza  alla  parola
  memoria: è proprio ricordando e ispirandosi ai migliori  che  una
  classe  dirigente può trovare quell'orizzonte cui tendere con  il
  proprio impegno e lavoro.
   Oggi  non possiamo che chiederci, quando siamo chiamati a scelte
  importanti, cosa farebbero uomini che hanno dato la propria  vita
  per  un  futuro migliore. Cosa farebbero Giovanni Falcone,  Paolo
  Borsellino, Piersanti Mattarella, da sempre ricordato  come  uomo
  politico gentile, ma dal pugno di ferro, che aveva un sogno: dare
  un  futuro  diverso  alla  nostra Terra attraverso  una  gestione
  trasparente  della cosa pubblica e che non fosse però compromessa
  con gli interessi di cosa nostra.
   Sicuramente   consapevole  di  quanto  le  proprie   scelte   ne
  mettessero  a rischio la vita, nel 1978, poco dopo  la  morte  di
  Peppino  Impastato,  ebbe  il  coraggio  di  andare  a  Cinisi  a
  pronunciare un durissimo attacco a cosa nostra.
   Signor  Presidente,  mi  permetta  un'ultima  riflessione.  Come
  diceva   recentemente   Sabino  Cassese,   cerchiamo   di   avere
  particolare  attenzione  su  come si svilupperà  il  regionalismo
  differenziato,  perché  il  rischio è quello  di  determinare  la
  riapertura   della   ferita  storica  del   Paese,   la   mancata
  unificazione   economica   a   centocinquant'anni   di   distanza
  dall'unificazione politica.
   Grazie,   signor   Presidente,   grazie   per   l'esempio    che
  quotidianamente lei ci trasmette, vero e proprio  nutrimento  per
  chi  è  chiamato con il proprio lavoro a fare gli  interessi  dei
  cittadini.

                             (Applausi)

   PRESIDENTE.   Ha   facoltà  di  parlare  l'onorevole   Genovese,
  Presidente del Gruppo parlamentare  Ora-Sicilia .

   GENOVESE.  Signor Presidente della Repubblica, Presidente  della
  Regione,  colleghi e tutti i partecipanti, un affettuoso  saluto.
  Presidente,    non   posso   nascondere   una   certa    emozione
  nell'esprimermi  qui,  oggi, innanzi a lei;  sono  emozionato  da
  italiano,  sono  emozionato da siciliano  e  sono  emozionato  da
  rappresentante delle istituzioni, in quanto per me  è  un  onore,
  oggi,  essere qui a poter riferire, in una Terra straordinaria  e
  purtroppo  martoriata, in cui ci sono ancora  tanti  giovani  che
  credono  nel  valore dello Stato e che rispettano le istituzioni:
  Io  sono  tra  questi,  Presidente, credo e sogno,  ogni  giorno,
  nonostante la politica abbia purtroppo incontrato un processo  di
  imbarbarimento  espressivo e sostanziale, nonostante  si  assista
  giornalmente   alla   demonizzazione  dell'avversario   politico,
  all'inasprimento dei toni, nonostante purtroppo, oggi, assistiamo
  anche alla volgarizzazione del ruolo che su tutti i livelli siamo
  chiamati  a interpretare dagli elettori. Questo, ovviamente,  non
  ci  può  fare  fermare,  ci  deve fare  continuare  sempre  verso
  l'obiettivo che è quello di riportare la politica nella sua sfera
  più  giusta,  la  sfera Alta e tutto questo,  il  peso  di  tutto
  questo, si fa ancora più ingombrante oggi, signor Presidente,  in
  un   giorno  in  cui  siamo  chiamati  a  ricordare  uno  spirito
  profetico,  un  uomo  che  è uno dei più illustri  rappresentanti
  della  politica, ma della politica Alta, l'uomo che declinava  la
  sua   azione  sempre  al  futuro  e  di  cui  sono  sempre  stato
  orgogliosamente  vicino,  per la vicinanza,  anche  e  l'affinità
  politica che ha sempre accompagnato la sua azione politica,  come
  quella della mia famiglia.
   Caro Presidente, c'è un'immagine che è fissa nella mia mente,  è
  quello  scatto  di  Letizia Battaglia,  una  delle  più  illustri
  fotoreporter  di questo Paese: rappresentava gli  ultimi  respiri
  del Presidente Mattarella, prima è stato colpito da otto colpi di
  pistola, beh, che dire, l'uomo della rivoluzione, l'uomo  di  cui
  Giorgio  La Pira scrisse:  Si rifiutava di definire l'uomo  sulla
  base  del  suo  passato   e  ancora  Agire  per  lui  significava
  realizzare il passaggio possibile al reale .
   Di  Piersanti Mattarella ho scolpita l'immagine del  visionario,
  di  un  uomo  a  cui non si poteva dire di no,  di  un  uomo  che
  percepiva  oltre quello che poteva essere diffusamente percepito.
  Un  visionario, caro Presidente, abbatte sempre le barriere dello
  spazio  e del tempo e la sua memoria camminerà sempre con  noi  e
  insieme a quella anche il suo pensiero.

                             (Applausi)

   PRESIDENTE.   Ha  facoltà  di  parlare  l'onorevole  D'Agostino,
  Presidente del Gruppo parlamentare  Sicilia Futura Italia Viva .

   D'AGOSTINO. Signor Presidente, grazie per l'occasione e  per  la
  grande  opportunità. La morte dell'onorevole Piersanti Mattarella
  fu  favorita dalla commistione tra mafia, istituzioni e  società.
  E'  un  fatto  che il suo tentativo di rimettere  in  discussione
  appalti,  affari,  soprattutto rompendo i tradizionali  equilibri
  politici fu avvertito come il vero pericolo.
   Oggi,  in  un  contesto  diverso e, ovviamente,  con  differenti
  modalità  sempre quell'intreccio occorre colpire ed  attenzionare
  da parte di chi fa politica.
   L'azione  che  la politica successivamente ed in  ritardo,  come
  troppo spesso accade, ritenne allora di adottare, fu tra le altre
  quella di attivare a Roma la Commissione  Antimafia . E' vero che
  da  quel momento la percezione del rapporto tra politica e  mafia
  cambiò  ed  anche  l'ipocrita giustificazionismo che  legittimava
  nella società e nella borghesia la convivenza tra i due poteri.
   La  politica nelle fasi gestionali, ancora oggi, deve  rimuovere
  l'intreccio,  le  commistioni  che  poi  degenerano  e  inquinano
  l'attività  e inquinano anche i rapporti e i risultati  politici;
  nella  fase  parlamentare  deve  vigilare,  deve  indagare,  deve
  trovare i rimedi ed evitare sempre le ambiguità.
   In  questo Parlamento l'attuale Commissione  Antimafia  è andata
  per la prima volta diretta su questo solco.
   Signor  Presidente,  i  nostri  poteri  sono  limitati,  ma  tre
  inchieste abbiamo realizzato, frutto di indagini approfondite che
  testimoniano un diverso e più coraggioso sistema di lavoro.
   L'inchiesta su Paolo Borsellino, del suo assassinio,  facilitato
  da  pezzi  deviati dello Stato, è sancita da sentenze passate  in
  giudicato  che  si  incrociano con quelle  sulla  Trattativa.  Ma
  ancora  oggi  permangono zone d'ombra e sacche di resistenza  che
  impediscono di indicare coloro che armarono la mafia per colpire,
  dopo  Falcone,  un  altro pezzo di Stato,  antisistema  come  suo
  fratello.
   Dalle   testimonianze  da  noi  raccolte  sarebbero   confermate
  complicità dirette di poliziotti, magistrati, servizi segreti.
   La  magistratura  continua il suo lavoro e sembra,  oggi,  sulla
  strada  giusta,  ma  serve di più per agevolare  il  percorso  di
  verità.  Perché  figlio  di  questo  sistema  di  ambiguità,   di
  complicità  può definirsi anche il cosiddetto  sistema Montante ,
  creato,   per   paradosso,  dall'alone  magico  di   un'antimafia
  militante che riuscì ad operare per i propri interessi di  potere
  e di affari, alcuni dei quali risultano neppure tanto lontani dai
  tradizionali interessi mafiosi.
   La  nostra  relazione dà l'idea chiara del grande bluff  in  cui
  tanti  siamo caduti e di come, oggi, possa evitarsi il  ripetersi
  anche  isolando  quei protagonisti politici  che  ne  trassero  i
  maggiori benefici.
   La  terza  relazione riguarda il caso Antoci, signor Presidente,
  anch'esso    troppo    sbrigativamente   annesso    alla    causa
  dell'antimafia.  Ma l'inchiesta prodotta certifica  grandi  vuoti
  nella ricostruzione lasciando enorme e terribili dubbi. Su Antoci
  ci  auguriamo  che  la Magistratura abbia voglia  di  capire  chi
  organizzò  il  fatto e per trarre quali vantaggi.  Tutte  domande
  rimaste  ad  oggi incredibilmente insolute e che ci  hanno  fatto
  dubitare sulla natura dell'attentato.
   Oggi  stiamo  lavorando su altre due inchieste  delicate  e  che
  vanno  al  cuore  dei  problemi attuali  tra  politica,  mafia  e
  corruzione:   gli  interessi  che  si  annidano   negli   appalti
  dell'immondizia e delle energie rinnovabili.
   Signor   Presidente,  in  Commissione  sentiamo  l'esigenza   di
  continuare  ad  offrire una prospettiva di impegno  concreto  pur
  nella consapevolezza di avere limitate tutele, nella speranza che
  la  politica  si  elevi, incida meglio e di più tenendo  alta  la
  guardia   e,   se  è  possibile,  suscitando  l'interesse   delle
  istituzioni e degli organi di informazione che possono  risultare
  decisivi  per  agevolare la rottura di quegli stessi  schemi  che
  combatteva  suo  fratello e che sotto altre vesti  continuano  ad
  alimentare malaffare e corruzione.

                             (Applausi)

   PRESIDENTE.   Ultimo  intervento  dei  presidenti   dei   Gruppi
  parlamentari.
   Ha  facoltà di parlare l'onorevole Claudio Fava, Presidente  del
  Gruppo parlamentare Misto.

   FAVA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, Signor  Presidente
  della Repubblica, ricordare in quest'Aula, oggi, il sacrificio di
  suo  fratello, di Piersanti Mattarella, rappresenta  per  chi  le
  parla certamente un privilegio ma anche una fatica. La fatica  di
  chi  sa bene che la misura del tempo trascorso, per quanto ampia,
  non  potrà  mai compensare l'ampiezza delle assenze. E di  queste
  assenze  e  di quanto mordano ancora oggi la nostra esistenza  ne
  abbiamo tutti dolorosa consapevolezza, certamente io e lei.
   Ricordare    Piersanti   Mattarella   vuol   dire    soprattutto
  ripercorrere l'eredità che ci ha lasciato, il rigore  civile,  la
  forza  morale, la generosità del suo ottimismo. Ma mi piace,  qui
  ed  oggi, citare un'altra qualità di cui spesso la politica si  è
  trovata  orfana:  la capacità di sapere dire  dei  no.  Piersanti
  Mattarella  da Presidente di questa Regione quei no li  disse,  e
  non soltanto nei confronti delle mafie. E forse ne pagò il prezzo
  con la vita.
   Sono  trascorsi  quarant'anni eppure  la  limpidezza  della  sua
  scelta,  la  forza di quei no, la coerenza con cui interpretò  il
  ruolo di Presidente della Regione siciliana ci arrivano intatti.
   Questo  è  un  tempo difficile. Oggi qui evochiamo  la  violenza
  delle  mafie,  ma  dobbiamo farci carico anche  di  una  violenza
  culturale  e  prepotente. Il tentativo di  riabilitare  fascismo,
  razzismo, antisemitismo, di trasformarli in una cifra indelebile,
  un livido sulla coscienza dell'intero Paese.
   In  questo  senso le sue parole, signor Presidente, sono  sempre
  state  un monito chiaro, netto, prezioso per tutti noi. Anche  la
  vicenda umana e politica di suo fratello Piersanti si muove nella
  medesima direzione.
   Il  rigetto  di ogni mafia, la difesa della verità  suonerebbero
  oggi  come  la  condanna più alta per chi tenta di  inquinare  lo
  spirito   di  questa  nazione,  riabilitando  quelle  offese   ed
  umiliando  la  nostra  memoria. Anche per questo  siamo  grati  a
  Piersanti  Mattarella  e a tutti coloro  che,  cadendo  sotto  la
  violenza  delle mafie ci hanno insegnato che non furono eroi,  ma
  solo  donne e uomini giusti, appassionati difensori della verità,
  e  la  verità  è la più alta delle nostre risorse per  combattere
  ogni mafia. Grazie signor Presidente.

                             (Applausi)

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Fava.
   Presidente  Mattarella, posso dirle che conoscendo tutti  coloro
  che  sono intervenuti, ormai da molto tempo, e sentendoli parlare
  quasi  quotidianamente, dai loro interventi, dagli interventi  di
  tutti traspariva una vera emozione e commozione. Credo che questa
  sia anche un qualcosa da sottolineare, perché dimostra quanto  ci
  tengano, quanto tenevano oggi a questa giornata, motivo per  cui,
  ancora di più, le siamo grati.
   Do,  adesso,  la  parola  al  Presidente  della  Regione,  Nello
  Musumeci.

   MUSUMECI,  presidente della Regione. Grazie,  signor  Presidente
  dell'Assemblea Regionale, onorevoli deputati. Mi sia  consentito,
  innanzitutto,  di  rivolgere, anche  a  nome  del  Governo  della
  Regione, un sincero e deferente saluto al signor Presidente della
  Repubblica, alle autorità, alle signore e ai signori presenti  in
  questa navata, le cui mura trasudano storia plurisecolare.
   Sono  le  stesse mura testimoni dell'appassionato, intelligente,
  coraggioso  impegno  profuso  nel corso  di  tre  legislature  da
  Piersanti  Mattarella,  da autorevole protagonista.  Dapprima  da
  parlamentare,  e poi da uomo di governo, sia come assessore  alla
  Presidenza   con   delega  al  bilancio,  che  soprattutto   come
  Presidente della Regione, per quasi due anni, dal marzo del '78 a
  quel  fatale  gennaio 1980. Nonostante il breve  arco  di  tempo,
  l'attività legislativa e gestionale del giovane Presidente, ormai
  consacrata  negli  atti parlamentari, ci dà  la  misura  del  suo
  notevole  spessore  culturale,  della  sua  lucida  capacità   di
  analisi,   della   rara   sensibilità  di  cattolico   militante.
  Dell'abilità  nel  saper  mediare anche  nei  momenti  difficili,
  sempre alla ricerca di soluzioni unitarie. Con un simile bagaglio
  chissà  quale  futuro avrebbe avuto quel giovane  figlio  d'arte,
  predestinato  alla  vita pubblica, se il  destino  non  si  fosse
  abbattuto  su  di  lui  come una mannaia a  quarantacinque  anni,
  costringendolo  a  dischiudere le giovani ali in altissimi  voli
  come  forse, avrebbe detto D'Annunzio. Ma, se posso spingermi  ad
  avanzare  una personale e serena valutazione, dico,  senza  alcun
  dubbio che il merito maggiore del Presidente Piersanti Mattarella
  consiste  nell'aver voluto e saputo accettare la difficile  sfida
  del  cambiamento della innovazione in una Sicilia che, in  quegli
  anni, non era ancora disposta a cambiare.
   Un'atavica  cultura della rassegnazione, assieme ad  un  diffuso
  familismo,  ad  un  disarmante  assistenzialismo,  ad  un  innato
  spirito  anarcoide,  aveva assegnato alla  Regione  siciliana  il
  ruolo  di una sorta di ammortizzatore sociale, per creare  spesso
  occupazione senza lavoro. Gli enti economici regionali divoratori
  di  copiose  risorse finanziarie pesavano come  zavorra  a  danno
  della spesa pubblica produttiva.
   La  mafia,  la  cui presenza si osava negare in  alcuni  Palazzi
  dell'Isola,  ancora  alla fine degli anni '70,  attivava  il  suo
  feroce  braccio  armato  per affermare la propria  supremazia  su
  tutto  e  su  tutti, nel disperato tentativo di  controllare  gli
  appalti  pubblici  ed  i  copiosi  flussi  di  denaro.  E  mentre
  giornalisti, politici, magistrati, uomini delle forze dell'ordine
  cadevano  a  Palermo  sotto il piombo di cosa  nostra,  lo  Stato
  indugiava  sulla  necessità  di far  sentire  la  propria  azione
  repressiva  sempre  e  seppur invocata da più  parti.  Questo  lo
  sfondo  tragico  e sanguinario sul quale Piersanti  Mattarella  è
  chiamato a condurre la propria azione alla guida della Regione.
   La  spinta  innovativa portò l'intelligente uomo  politico  alla
  riforma  degli  ordinamenti finanziari  ed  amministrativi  della
  Regione   ed   al   varo   di  norme  essenziali,   come   quelle
  sull'urbanistica,  sulla  disciplina  delle  nomine  negli   enti
  locali, negli enti regionali, sulla programmazione economica, sul
  trasferimento  di  funzioni regionali ai  comuni,  sugli  appalti
  affinché,   disse:   si chiudessero alcuni  canali  che  potevano
  prestarsi a forme di intermediazione parassitaria e, quindi,  per
  eliminare   condizioni  economiche  e  sociali  che   favorissero
  inserimenti di tipo mafioso .
   Sulla  necessità di risanare gli enti regionali  improduttivi  e
  parassitari,  Piersanti Mattarella non usava mezzi  termini:   La
  Regione  -  diceva  -   non può destinare  ulteriori  risorse  al
  mantenimento di situazioni puramente assistenziali destituite  di
  reali prospettive economiche .
   Ed  aggiungeva,  stigmatizzando,  La erogazione  di  salari  non
  guadagnati  e non corrispondenti ad un'effettività di prestazioni
  lavorative rese in un reale e vitale processo produttivo .
   Convinto  autonomista e meridionalista, il Presidente Mattarella
  ebbe   la  consapevolezza  che  la  condizione  di  sottosviluppo
  economico-sociale  della  sua  Isola comportava  l'indispensabile
  intervento   dello   Stato   per  un  necessario   programma   di
  riequilibrio territoriale della Nazione.
   E,  negli  anni  di imperante partitocrazia,  il  tiranno  senza
  volto , come la definiva il costituzionalista Maranini, non mancò
  di denunciare la crisi della capacità rappresentativa dei partiti
  ed,  al tempo stesso, di rivendicarne la insopprimibile autonomia
  nell'esercizio delle funzioni di governo.
   Poche  settimane prima di essere ucciso aveva affrontato con  un
  giornalista  il   problema' della mafia.  E'  un  antico  male  -
  commentò  -  che sarebbe illusorio dire che possa essere  risolto
  con  una  legge .  Ed avvertì, al tempo stesso, la  necessità  di
  invocare,   da   parte  dello  Stato,  un'azione   di   carattere
  sanzionatorio e repressivo più decisa e più organica.
   Infine,  l'accorato  appello al Popolo siciliano:   Se  tutti  -
  disse  Mattarella -  quelli che parlano di mafia si comportassero
  per  isolare  la  mafia, forse oggi avremmo già fatto  un  grosso
  passo avanti .
   E,  mentre  alla fine del 1979, alimentava questa  speranza,  il
  Presidente della Regione, dimissionario per la seconda volta, non
  sapeva di essere, ormai, l'uomo politico più isolato.
   L'uomo  che aveva avuto il coraggio di tentare di rompere vecchi
  e pericolosi equilibri, anche all'interno del suo stesso partito,
  ora è costretto a prendere atto di un'amara verità: nello scontro
  tra il vecchio ed il nuovo, è ancora il vecchio a resistere e, in
  parte, a vincere.
   In  un  contesto  caratterizzato da preoccupanti  opacità  e  da
  contiguità politico-mafiose, pretendere di avere una Regione  con
   le  carte in regola  diventava infatti, per Piersanti Mattarella
  -  come ho avuto già modo di scrivere - non una impossibile sfida
  ma una condanna a morte.
   Il  Presidente  della  Regione  è  ormai  diventato  scomodo  e,
  perciò, costretto alla solitudine, in una solitudine affollata di
  cospiratori, come sempre accade in questi casi.
   L'epilogo,  il  tragico  epilogo,  ha  fatto  sì  che   restasse
  incompiuto  il  lavoro avviato dal coraggioso  uomo  politico  e,
  malgrado  alcuni successivi generosi sforzi, compiuti nel  tempo,
  la  Regione con le carte in regole resta un obiettivo  vicino  ma
  non ancora raggiunto.
   Quale  Regione  immagina  il  Presidente  Mattarella,  Piersanti
  Mattarella, quando parla di carte in regola? E' solo un  problema
  legato  alla organizzazione interna improntata all'efficienza?  O
  all'uso   delle  risorse  pubbliche  finalizzato  a   determinare
  condizioni di reale sviluppo dell'Isola in una dimensione europea
  e  mediterranea? O, ancora, all'assoluta impermeabilità dell'ente
  e delle sue classi dirigenti rispetto ad ogni forma di illegalità
  o  di  condizionamenti nei confronti del potere esecutivo, certo,
  tutto questo diventa il presupposto essenziale, ma non basta.
   La  nostra  Regione  avrà  davvero le carte  in  regola,  signor
  Presidente  della Repubblica, quando tutti i siciliani sentiranno
  forte   l'esigenza  di  partecipare  all'essenziale  e  non   più
  rinviabile processo di cambiamento, un cambiamento che postula la
  rinuncia  ad  abitudini ormai non più giustificabili  e  che  nel
  tempo  hanno costituito un comodo alibi per le classi  dirigenti,
  sulle  cui  responsabilità  grava  anche  la  barbara  fine   del
  Presidente   Mattarella   e  di  tanti  altri   servitori   delle
  istituzioni pubbliche.
   Rinnovare  questo impegno, da parte di tutti,  al  di  là  delle
  appartenenze, dentro e fuori da questo Palazzo, credo sia il modo
  migliore  per rendere onore alla memoria di Piersanti Mattarella,
  mentre  sento di esprimere, in questa circostanza, interprete  di
  tutta la comunità Siciliana, i sentimenti di affettuosa vicinanza
  ai suoi familiari.

                             (Applausi)

    PRESIDENTE. Grazie, signor Presidente della Regione.
   Con  questo  intervento,  Presidente  Mattarella,  la  seduta  è
  conclusa, ringrazio tutti per la vostra presenza.
   Ringrazio  il Presidente Mattarella realmente, un ringraziamento
  vero  da  parte di tutta la deputazione regionale, con sentimenti
  di  vera  amicizia  e  di vera stima nei suoi confronti.  Grazie,
  Presidente.

                             (Applausi)

                  La seduta è tolta alle ore 12.27

                    DAL  SERVIZIO LAVORI  D'AULA
                            Il Direttore
                        dott. Mario Di Piazza

              Il  Consigliere parlamentare responsabile
                dott.ssa  Maria Cristina Pensovecchio