Presidenza del Presidente Miccichè
La seduta è aperta alle ore 11.30
(Il Presidente della Repubblica, onorevole Sergio Mattarella, fa
ingresso in Aula)
(Viene intonato l'Inno nazionale e tutti i presenti si levano
in piedi)
Commemorazione dell'onorevole Piersanti Mattarella
PRESIDENTE. Signor Presidente della Repubblica, autorità,
colleghi deputati, sono trascorsi quarant'anni dalla barbara
uccisione di Piersanti Mattarella.
Non sta a me, specialmente in presenza dei familiari che ne
sanno certamente più di chiunque altro, ripercorrere le tappe
della sua vita politica, ma vorrei soffermarmi sulle sue
straordinarie intuizioni in politica, ancora oggi più che
attuali, dalla sua ferma volontà di redigere in tempi corretti i
bilanci da presentare in Assemblea, talmente chiari da
trasformare la discussione di bilancio da un inutile rito ad un
fondamentale atto di indirizzo.
Tutto ciò si tradusse nella Regione siciliana, prima ancora che
nello Stato centrale, con l'introduzione del Documento di
programmazione di bilancio poliennale, del bilancio di cassa
accanto a quello di competenza, assicurando così il rispetto
delle regole, presupposto fondamentale per l'esercizio del
controllo democratico da parte dell'Assemblea e di tutte le
comunità isolane.
Altra importantissima intuizione fu quella di una seria
politica meridionalista. Mattarella comprese che il Mezzogiorno
d'Italia sarebbe stato destinato ad un lento declino senza il
coinvolgimento di tutte le forze politiche e di tutte le regioni
del Sud che avrebbero dovuto allora, e che dovrebbero anche oggi,
avanzare unitamente le proprie rivendicazioni allo Stato
centrale, così come da sempre fa il Nord ottenendo risultati
certamente migliori dei nostri.
Per questo, sin dal 1971, Piersanti Mattarella fu uno dei
promotori della Conferenza delle regioni del Mezzogiorno, che si
svolse per prima a Palermo, poi Cagliari, poi a Napoli, poi a
Catanzaro.
Il problema principale da affrontare e risolvere al fine di
pervenire ad una nuova politica meridionalista - disse Piersanti
nel primo di questi incontri - è quello della creazione di una
forza di pressione del Sud capace di controbilanciare le spinte e
le sollecitazioni che sull'apparato politico e burocratico riesce
ad esercitare la struttura socio-finanziaria del Nord . E
aggiunse: I risultati nel Mezzogiorno, anche quando rilevanti,
resteranno comunque inadeguati e insoddisfacenti rispetto al
resto del Paese, fino a quando il sistema sarà dominato dalla
volontà e dalla logica delle parti economicamente e socialmente
più forti .
Che il problema principale per il Sud fosse quello della
capacità di assumere una forte e pressante iniziativa unitaria,
risulta dalla verifica storica degli anni della politica
meridionalista. Il Presidente voleva la Regione con le carte in
regola.
Questa commemorazione, però, non deve essere uno stanco
rituale, ma l'occasione per riflettere sull'attualità del suo
pensiero.
Se a Piersanti Mattarella fosse stato consentito di continuare
la sua opera politica e amministrativa, probabilmente il
Meridione e la Sicilia non si troverebbero nelle attuali
condizioni di degrado e di isolamento sociale ed economico.
Le carte in regola erano e sono la condizione preliminare per
un ordinato sviluppo.
La consapevolezza del forte divario tra Sud e Nord gli consentì
per primo di fiutare il pericolo che conteneva la proposta sulla
costituzione della macro-regione della Padania avanzata per primo
dal Presidente della Regione Emilia Romagna nel 1971, appena
fatte le regioni.
L'enorme forza sociale, economica e finanziaria come quella
vagheggiata dal Presidente della Regione Emilia Romagna -
scrisse Mattarella in un articolo pubblicato l'11 novembre del
1975 - è intuibile, e finirebbe per avere sulle scelte generali
nazionali l'esaltazione neocapitalista della concentrazione e
della ricchezza e la negazione di un nuovo modello di sviluppo .
Qualche decennio più tardi fu la Lega Nord, di Umberto Bossi,
minacciando la secessione, a rilanciare il progetto della macro-
regione della Padania. Non se ne fece nulla sia nel primo che nel
secondo caso; ma, Presidente Mattarella, oggi, dopo
l'introduzione dell'autonomia differenziata nella Costituzione,
il rischio che le più ricche regioni del Nord diventino sempre
più ricche e quelle meridionali sempre più povere è molto forte.
Piersanti Mattarella, oltre che amministratore, fu un politico
a tutto tondo. Credeva fermamente nel ruolo determinante degli
enti locali per favorire lo sviluppo delle comunità. Nel 1969
fondò, insieme con alcuni giovani amministratori, l'ASAEL,
l'Associazione siciliana degli enti locali, della quale fu il
primo presidente, che l'anno scorso ha compiuto cinquant'anni.
Esortava i giovani a candidarsi nei consigli comunali,
ritenendola quella un'esperienza fondamentale e formativa. Nel
1979 l'Ars varò la legge con cui la Regione trasferiva ai Comuni
alcune importanti funzioni.
Mattarella perseguiva quotidianamente, con ogni atto e ogni
provvedimento, il cambiamento della Sicilia. La sua strategia
prevedeva la modernizzazione dell'Amministrazione regionale e fu
l'artefice, nel 1978, della riforma urbanistica, una legge che
ridusse gli indici di edificabilità e mise a carico dei
costruttori una parte del costo delle opere di urbanizzazione.
La programmazione economica, la riforma degli appalti, la
riforma della legge di contabilità, la riforma burocratica, la
disciplina delle nomine negli enti regionali, il trasferimento
delle funzioni regionali ai comuni, furono gli atti più
significativi della sua Presidenza.
Uomo di fede, dotato di grande rigore morale, amministratore
illuminato, autonomista e meridionalista, si batté per
sprovincializzare l'attività politico-amministrativa della
Regione.
Diceva: i deputati rimangono legati al territorio - cosa che
succede ancora oggi - ciò impedisce ad essi di impedire un
disegno di sviluppo organico della Sicilia .
Pretese la collegialità delle scelte di Governo, per evitare
che ogni Assessorato diventasse un mondo a sé.
La profonda formazione religiosa, convalidata da una pratica
personale continua, alimentò in lui una fortissima tensione
etica, una morale esigente verso se stesso e verso gli altri,
alieno da quelle tacite acquiescenze che costituivano tanta parte
della prassi politico-amministrativa di quegli anni.
Questa coerenza tra la convinzione di alto livello etico e
l'azione quotidiana nelle istituzioni del suo partito, fu la
caratteristica più importante dell'attività di Mattarella, nella
politica siciliana e in quella nazionale e costituisce la ragione
preminente della sua affermazione come leader politico e insieme,
probabilmente, della sua drammatica morte.
Nella sua intensa vita di politico e di amministratore
regionale si misurò anche con le congiunture internazionali del
tempo, da quelle economiche - la crisi energetica - a quelle
militari - i missili della Russia puntati contro l'Occidente - o
quelli di Comiso contro il blocco sovietico o il vicino conflitto
arabo israeliano. Fu un politico vero.
Il Presidente Mattarella prese atto del fallimento della
Regione imprenditrice e della mancata crescita dell'economia
isolana. Fu critico nei confronti delle direttive per l'utilizzo
dei fondi strutturali europei. Scrisse, in un articolo: sono
fatti in maniera tale da apparire come disegnati apposta per non
essere applicati. Gli interventi infrastrutturali restano al
palo, quelli assistenziali volano . Purtroppo, credo che sia
ancora così.
Dal punto di vista politico Piersanti Mattarella non ebbe vita
facile. Aveva costituito il suo primo Governo col sostegno del
PC, sostegno che fu poi revocato quando Berlinguer chiese di
revocare il sostegno a tutte le regioni italiane, e dopo
pochissimi giorni Mattarella venne rieletto Presidente della
Regione col sostegno di DC, PSI, PRI e PSDI, in pratica lo
votarono sempre tutti come Presidente della Regione. Ma il PSI
aprì, allora, una nuova crisi, e passeggiando tra i corridoi di
Palazzo dei Normanni - mi è stato raccontato da qualche decano
dei giornalisti che abbiamo qui in Assemblea - confidò ad alcuni
giornalisti che considerava conclusa la sua esperienza politica
alla Regione e che si sarebbe trasferito a Roma per continuare
l'attività politica del suo maestro Aldo Moro. Ma, la mattina del
6 gennaio del 1980, killer, armati dalla mafia, lo assassinarono.
Piersanti Mattarella, Presidente, non è soltanto una figura da
ricordare: le sue intuizioni, il suo modo di fare politica vanno
lette, studiate e - per quanto è possibile - imitate dai giovani
che si affacciano oggi alla politica.
Presidente Mattarella, è per questo che l'Ufficio di Presidenza
che ho l'onore di presiedere ha deciso di intitolare a suo
fratello Piersanti la nuova Biblioteca dell'Assemblea, che sarà
ospitata a Palazzo ex Ministeri, a pochi metri da questo Palazzo,
i cui lavori sono finalmente iniziati dopo trent'anni e che
speriamo di poter completare il più presto possibile.
Grazie, Presidente Mattarella, grazie di tutto, grazie a
Castellammare per due uomini straordinari che ha dato a questa
Terra ed a cui veramente siamo grati. Grazie.
(Applausi)
Intervengono, adesso, i capigruppo dell'Assemblea regionale per
tre minuti precisissimi ciascuno.
Iniziamo dall'onorevole Giorgio Pasqua, Presidente del Gruppo
parlamentare Movimento Cinque Stelle .
PASQUA. Signor Presidente della Repubblica, le rivolgo il più
caloroso bentornato a Palermo da parte del gruppo parlamentare
del Movimento Cinque Stelle qui all'Assemblea regionale
siciliana.
Siamo qui per la commemorazione del miglior Presidente della
Regione siciliana, assassinato quarant'anni fa da mano mafiosa
che ha tolto ai propri cari, all'affetto dei propri cari ed ha
privato i Siciliani tutti della persona che, più di tutti, ha
inciso sull'assetto amministrativo e, perché no, anche morale di
questa Regione siciliana, quella Regione che lui voleva con le
carte in regola .
La riforma amministrativa con il decentramento di funzioni ai
comuni, la revisione dell'albo degli appaltatori con la legge
sugli appalti, la programmazione con il piano regionale per
l'agricoltura, la pubblicità degli atti dell'Amministrazione
regionale, la collegialità delle decisioni della Giunta, la
riforma dei comportamenti della Regione.
Quanta bellezza in una sola parola: i comportamenti .
Egli riteneva tutto questo - e l'aveva tradotto nell'azione del
proprio Governo - indispensabile per una Regione che voleva far
diventare - e cito le sue parole - Un capace avversario del
nemico da battere ed emarginare dalla realtà della vita
siciliana .
Per ricordarlo abbiamo pensato fosse importante far
riecheggiare in quest'Aula le parti di un intervento che il
Presidente Mattarella ha pronunciato in un intervento del 20
novembre 1979, quarant'anni fa, a poche settimane da quel triste
6 gennaio 1980.
Dopo una brevissima introduzione, Piersanti Mattarella dice:
Una delle finalità che deve caratterizzare l'impegno politico
dei Gruppi parlamentari del Governo e delle Istituzioni in
generale credo sia quella di dare un contributo decisivo per
l'isolamento nella società del fenomeno mafioso. Questo risultato
può essere conseguito aiutando a costruire una coscienza
antimafia .
Già da queste poche parole si comprende quanto Piersanti
Mattarella avesse chiara quale fosse la strada da seguire per
contrastare il proliferare del fenomeno mafioso.
Strada che indica poco più avanti nel discorso: Questa
battaglia contro la criminalità esige la più larga unità
d'intenti alla quale tutti dobbiamo sentirci richiamati .
E poco più avanti continua: La strategia caratteristica dei
comportamenti e delle scelte della Regione nel complesso deve
essere finalizzata all'esigenza di dare in modo organico una
riposta ai problemi dell'Isola. Siamo convinti, infatti, che,
nella capacità di identificare uno sviluppo e di produrre scelte
coerenti di carattere produttivo che garantiscano una crescita
economica, sociale e civile dell'Isola, c'è anche la risposta
essenziale all'eliminazione delle ragioni di fondo del prosperare
della mafia nella nostra Regione. .
Da un lato richiamava il Governo nazionale e le Istituzioni ad
agire, a tutelare l'ordine pubblico e, parallelamente, indicava
quale era la strada maestra da seguire per il contrasto alla
mafia, migliorare le condizioni di vita dei siciliani.
Le recenti riforme nazionali indirizzate ad istituire forme
consistenti di sostegno al reddito delle famiglie sono un forte
strumento di contrasto, ma ciò non basta. Insieme a questo
occorre - ed uso ancora parole di Piersanti Mattarella -
intervenire drasticamente per risollevare le condizioni socio-
economiche della nostra Regione .
PRESIDENTE. Onorevole Pasqua, abbiamo un impegno di protocollo
che dobbiamo rispettare, per favore.
PASQUA. Chiudo velocemente.
Tenendo a mente gli insegnamenti di suo fratello Piersanti e
con la consapevolezza che le condizioni socio-economiche di
questa Regione stanno inesorabilmente peggiorando, le rivolgo
l'invito di farsi promotore di un'ampia discussione che coinvolga
lo Stato nella sua interezza affinché la Sicilia si avvii ad un
risollevamento delle condizioni
PRESIDENTE. Grazie.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Tommaso Calderone,
Presidente del Gruppo parlamentare Forza Italia .
CALDERONE. Signor Presidente della Repubblica, ho avuto modo in
questi giorni di studiare con attenzione e scrupolo tutta
l'attività parlamentare e politica del Presidente Piersanti
Mattarella.
Una tematica tra le tante mi ha colpito ed è quella che il
Presidente Piersanti Mattarella chiamava la
provincializzazione , cioè l'incapacità per il politico di
pensare globalmente a tutto il territorio siciliano e impegnarsi
esclusivamente per legge e provvedimenti di spesa che
riguardavano soltanto il proprio territorio.
Questo limite, che purtroppo penalizzava la Sicilia, il
Presidente Mattarella, ho letto, intendeva superarlo con una
legge di riforma che potesse ampliare i collegi. Devo dire -
ahinoi - che ancora oggi questo è un problema che si pone.
Il Presidente Mattarella è stato il promotore di una
importantissima legge di riforma che è la n. 71 del 1978, la
legge urbanistica, che ha penalizzato speculatori e costruttori
abusivi, riducendo drasticamente e in maniera opportuna l'indice
di edificabilità.
Si è fatto promotore di importantissime leggi di riforma come
quelle sul decentramento, sulla programmazione, sulla riforma
burocratica.
E' stato e può inserirsi in quella che, purtroppo, viene
chiamata la cultura del sacrificio, che però, Signor Presidente
della Repubblica, è servita a innalzare alta l'indignazione del
popolo siciliano. Dopo quarant'anni possiamo ben dire che grazie
- tra virgolette, ovviamente - a quella cultura del sacrificio le
cose non stanno più come prima.
La voce dei siciliani si è alzata, è stata una voce di
indignazione, di rivalsa, di riscatto che ha consentito, dopo
quarant'anni, di potere dire, con orgoglio, che le cose non
stanno più come quarant'anni fa. E questo lo dobbiamo a tanti
servitori dello Stato che certamente come il Presidente Piersanti
Mattarella hanno sacrificato la loro vita, sono rimasti sul
selciato, ma hanno alzato il grido di dolore del popolo siciliano
che niente è più come prima. Questo è il mio convincimento. Il
popolo siciliano dopo quarant'anni ha alzato questo grido di
dolore. Mi piace così ricordare il Presidente Piersanti
Mattarella. Grazie.
(Applausi)
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Calderone.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Giuseppe Lupo, Presidente del
Gruppo parlamentare Partito Democratico .
LUPO. Grazie, Signor Presidente della Repubblica, Signor
Presidente dell'Assemblea, Presidente della Regione, colleghi
deputati, Autorità, Signore, Signori, commemorare oggi Piersanti
Mattarella è un dovere, ma soprattutto l'occasione per
considerare l'attualità dei valori e delle idee che ispirarono la
sua vita ricca di insegnamenti che superano i confini di quegli
anni e della Sicilia.
E' dunque dovere delle Istituzioni far conoscere, soprattutto
alle giovani generazioni, l'esaltante stagione di rinnovamento
della Sicilia di cui Piersanti Mattarella fu protagonista
opponendosi con intransigenza ad ogni forma di malaffare,
dimostrando straordinaria capacità riformatrice, eccelse doti
politiche di dialogo, quel dialogo che porterà nel 1978 al
coinvolgimento del Partito Comunista - il partito di Pio La Torre
- nella maggioranza del suo primo Governo anticipando
l'esperienza nazionale di Aldo Moro.
Lavorò incessantemente per una Regione siciliana che avesse le
carte in regola per confrontarsi con autorevolezza con le
Istituzioni nazionali ed europee, divenendo punto di riferimento
delle Regioni meridionali.
La sua azione legislativa e di Governo realizzò importanti
riforme per il rinnovamento ed il riscatto economico e sociale
della Sicilia, modernizzando il sistema politico e assestando un
duro colpo agli interessi della mafia con atti che ne
ostacolarono la penetrazione nelle Istituzioni.
Il suo costante riferimento culturale ai valori del
cattolicesimo democratico, che aveva in Aldo Moro il punto di
riferimento più elevato, lo portò a costituire il Gruppo
Politica che fu palestra di formazione e di partecipazione di
molti giovani del tempo potendo contare su eccezionali compagni
di viaggio, anche impegnati in altri ambiti della società, come
il Cardinale Salvatore Pappalardo che nell'omelia dei suoi
funerali lo definì un vero democratico e un vero cristiano .
Il pensiero meridionalista di Piersanti Mattarella affonda le
radici nei principi costituzionali e negli insegnamenti di Don
Luigi Sturzo, di Ezio Vanoni, di Giulio Pastore, di Pasquale
Saraceno. Era, infatti, convinto che la crescita economica e
sociale della Sicilia dovesse realizzarsi grazie a un programma
di sviluppo produttivo e ad una politica nazionale ed europea
orientata alla redistribuzione delle risorse per garantire
uguaglianza, coesione e giustizia sociale.
Ricercò sempre l'inclusività e il più vasto consenso sul piano
politico e parlamentare.
Pochi giorni dopo il ritrovamento del corpo del suo amico e
maestro, Aldo Moro, in quest'Aula il Presidente Mattarella lo
ricordava con queste incisive parole: Tutto il suo agire è stato
caratterizzato da un unico elemento: l'attitudine all'apertura,
alla tolleranza, all'attenzione nei confronti di chiunque .
Pensiero - e concludo - che noi oggi rivolgiamo alla memoria di
Piersanti Mattarella con la certezza che i colpi esplosi il 6
gennaio 1980 non fermeranno i suoi insegnamenti che continueranno
a vivere animando l'impegno dei siciliani per costruire la
Sicilia e l'Italia dalle carte in regola di cui Lei, signor
Presidente della Repubblica, è l'espressione più alta. Grazie.
(Applausi)
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Lupo.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Alessandro Aricò, Presidente
del Gruppo parlamentare DiventeràBellissima .
ARICO'. Signor Presidente della Repubblica, signor Presidente
dell'Assemblea, signor Presidente della Regione, Autorità, un
caro saluto ai familiari.
Desidero ringraziare il signor Presidente della Repubblica, a
nome mio e del Gruppo politico che rappresento, per avere scelto
oggi di commemorare i quarant'anni della tragica scomparsa di suo
fratello, Piersanti Mattarella, simbolo emblematico ed eterno di
desiderio di libertà del popolo siciliana.
Una sciagurata domenica quella del 6 gennaio 1980. Per la
nostra Sicilia, ma non solo, fu una gravissima e irrimediabile
ennesima perdita.
Il centro di Palermo proprio nei mesi precedenti era stato
teatro di altri delitti di stampo mafioso.
Quelli per noi furono anni tragici. Appena due anni prima, le
fondamenta democratiche dell'Italia erano state scosse dalla
violenza terroristica con il sequestro e l'uccisione di Aldo
Moro, di cui Piersanti Mattarella fu allievo nel suo percorso
politico e umano.
Piersanti Mattarella ebbe il coraggio di sfidare la mafia in un
contesto storico durante il quale a molti politici mancava il
coraggio di nominarla, e taluni avevano perfino la sfacciataggine
di negarne l'esistenza.
Con i fatti - non a parole - fu fiero oppositore degli
interessi illeciti attraverso azioni amministrative pubbliche e
inequivocabili.
Una lunga serie di riforme burocratiche, ma anche politiche
rappresentarono una novità assoluta del panorama politico
amministrativo, come la creazione del comitato della
programmazione. Ed ancora, il piano di emergenza per
l'occupazione e quello contro la disoccupazione, l'attuazione di
un radicale decentramento a favore dei comuni, la nuova legge sul
settore agricolo sono stati testimonianze di una speciale
attenzione alle tematiche sociali ed al futuro dei lavoratori
siciliani.
Fondamentali anche le leggi sull'urbanistica e sugli appalti,
che abbassavano in maniera drastica gli indici di edificabilità
delle aree agricole ed introducevano il rivoluzionario principio
che metteva a carico dei costruttori gli oneri di urbanizzazione
fino a quel momento a totale carico degli enti pubblici,
assicurando trasparenza ed imparzialità nella Pubblica
Amministrazione.
Piersanti Mattarella fu paladino dei diritti della Sicilia e
dei siciliani, convinto com'era che l'autonomia regionale era ed
è patrimonio inalienabile di cui siamo e saremo sempre gelosi
custodi e che a nessun costo vorremo vedere distorta da spinte
centrifughe.
Disse pubblicamente, cito: Occorre creare una forza di
pressione capace di controbilanciare le spinte e le
sollecitazioni sull'apparto politico burocratico che esercita la
struttura socio-finanziaria del nord .
Nel suo discorso di fine anno lei, signor Presidente della
Repubblica, ha sottolineato che il divario tra Nord e Sud sta
crescendo e che tutto il Paese ne subisce le conseguenze
scoprendosi frenato dalla possibilità di sviluppo. Identiche
considerazioni furono quelle di Piersanti Mattarella secondo il
quale la soluzione al problema del Mezzogiorno è preliminare allo
sviluppo dell'intero Paese.
Oggi siamo qui a ricordare un grande Presidente della Regione,
lo facciamo insieme al fratello, un grande Presidente della
Repubblica, due storie personali ed umane esemplari, di cui la
Sicilia, i siciliani e l'intera Italia devono andare fieri.
Grazie.
(Applausi)
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Aricò.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Eleonora Lo Curto, Presidente
del Gruppo parlamentare UDC - Unione dei Democratici Cristiani e
dei Democratici di Centro .
LO CURTO. Signor Presidente della Repubblica, signor Presidente
della Regione, Presidente dell'Assemblea, colleghi, autorità,
intervenire in questa solenne cerimonia in nome del Gruppo
parlamentare che rappresento è indubbiamente motivo di grande
onore, ma anche di grande responsabilità, sia per la complessa
eredità morale e politica lasciataci da Piersanti Mattarella, sia
per le modalità che posero fine alla sua vita ed alla sua
straordinaria azione riformatrice, sia per la singolare ragione
di dovere parlare innanzi al Presidente della Repubblica Italiana
che di Piersanti è il fratello.
Quest'ultima considerazione rende assai difficile il compito
affidatomi, poiché il dovere istituzionale non può prescindere
dalla considerazione che questa solenne cerimonia è sicuramente
evocativa di fatti e circostanze che toccano la parte più intima
e sofferente dei sentimenti umani.
Per quest'ultima ragione nell'odierno rito della memoria che in
quest'Aula si celebra per ricordare la figura del Presidente
Mattarella assassinato quarant'anni fa nel giorno dell'Epifania,
mi piace pensare che ci sia molto più del doveroso e formale
omaggio al grande politico che seppe rappresentare l'esigenza di
un costruttivo dialogo tra forze sociali e politiche da sempre
contrapposte. Ed oserei dire, senza timore di apparire blasfema,
che ci sia persino assai di più del ricordo del suo stesso
martirio.
Facendomi umile interprete del comune sentire ritengo, signor
Presidente della Repubblica, che questa cerimonia voglia esaltare
la vita di un grande siciliano, orgoglioso figlio di questa terra
che servì sempre con la chiarezza che lo ha reso immortale,
difendendo strenuamente la dignità del suo popolo attraverso una
forte ed incisiva azione politica ed amministrativa che costituì
la ragione per cui fu fatto scorrere il suo sangue.
Una ritualità, quella che oggi si celebra in questa che fu sede
del più antico Parlamento d'Europa, per rendere viva, attuale e
palpitante la straordinaria eredità morale che Piersanti
Mattarella ci ha lasciato, col suo esempio di uomo delle
Istituzioni, con la sua coraggiosa militanza politica, con la
pedagogia della sua azione amministrativa e riformatrice e con la
intransigenza e rigore etico che connotarono le sue scelte sia di
uomo delle Istituzioni, sia di uomo di Partito.
Mi piace ricordare la sua decisa opposizione a Ciancimino,
responsabile di quel sacco di Palermo di cui la città non si
libererà mai, sfregio appunto in espressione del sistema di
connivenza politico mafiosa, funzionale alle sordide speculazioni
affaristico criminali, e la sua illuminata rigorosa politica di
contrasto a ogni forma di potere clientelare e corruttivo, allora
come oggi capace di permeare la vita amministrativa di questa
regione di cui condiziona lo sviluppo e la prospettiva, con la
volontà di infliggere un duro colpo agli speculatori e
palazzinari, fece votare la legge urbanistica n. 71 e la legge
sugli appalti, unitamente a molte altre riforme, che segnarono la
netta contrapposizione al sistema di potere allora imperante.
Sul fronte della lotta alla mafia, ancora oggi risuona in tutta
la sua potenza etica il discorso che pronunciò dopo l'omicidio di
Peppino Impastato a Cinisi, nella campagna elettorale in cui era
candidato a sindaco. Il suo dire che la Sicilia doveva mostrarsi
con le carte in regola lo portarono a condividere le pesanti
critiche che Pio La Torre, comunista, fece all'allora Assessorato
per l'agricoltura. Queste critiche, quelle critiche e quella
comune posizione tra il deputato comunista e il democristiano
Presidente della Regione, furono accolte da un'assordante
silenzio che presagiva quello che sarebbe poi accaduto.
Concludo Presidente.
Fatti e circostanze, questa comune tensione morale, che fecero
di Piersanti Mattarella il nemico eccellente da eliminare, il suo
efferato omicidio un esempio per la politica che doveva restare
nei ranghi e nei confini di un'Amministrazione eticamente
neutrale.
Signor Presidente è per me un grande onore, un grande piacere,
una grande responsabilità, e con grande rispetto nei suoi
confronti e nei confronti della famiglia, che mi sento di portare
ancora oggi il contributo anche di cordoglio che questa Regione
deve a quello che è e resta e sarà sempre Il Presidente .
(Applausi)
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Lo Curto.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Pullara, Presidente del
Gruppo parlamentare Popolari ed Autonomisti - Idea Sicilia .
PULLARA. Signor Presidente Mattarella, signor Presidente
Miccichè, signor Presidente Musumeci, onorevoli colleghi,
autorità, signori presenti. E' per me oggi, da soli due anni in
politica e presente in questo storico Parlamento, un grande onore
essere qui a commemorare a quarant'anni dalla tragica scomparsa
alla sua presenza, nella duplice veste di Capo dello Stato e di
congiunto, suo fratello Piersanti, il Presidente della Regione
siciliana, Piersanti Mattarella.
Nel discorso di fine anno, signor Presidente, lei ha
pronunciato le seguenti testuali parole: Vi è un'Italia, spesso
silenziosa, che non ha mai smesso di darsi da fare.
Dobbiamo creare le condizioni che consentano a tutte le risorse
di cui disponiamo di emergere e di esprimersi senza ostacoli e
difficoltà, con spirito e atteggiamento di reciproca solidarietà,
insieme. In particolar modo è necessario ridurre il divario che
ulteriormente sta crescendo tra Nord e Sud d'Italia. A subirne le
conseguenze non sono soltanto le comunità meridionali, ma
l'intero Paese, frenato nelle sue potenzialità di sviluppo.
Naturalmente per promuovere fiducia è decisivo il buon
funzionamento delle pubbliche istituzioni, che devono alimentarla
favorendo coesione sociale. Questo è possibile assicurando
decisioni adeguate, tempestive ed efficaci sui temi della vita
concreta dei cittadini. La democrazia si rafforza se le
istituzioni tengono viva una ragionevole speranza .
Signor Presidente, grazie per questo messaggio di fiducia che
ha voluto trasmetterci e nel contempo per avere voluto richiamare
noi, classe dirigente, alla responsabilità. La cultura della
responsabilità, lei ha detto, costituisce il più forte presidio
di libertà e di difesa dei principi su cui si fonda la
Repubblica. Parole semplici le sue, signor Presidente, ma di
grande efficacia, ancora una volta di ulteriore insegnamento per
chi quotidianamente sa che dalle proprie scelte dipende il futuro
di migliaia e migliaia di famiglie.
E proprio oggi vorrei unire la parola speranza alla parola
memoria: è proprio ricordando e ispirandosi ai migliori che una
classe dirigente può trovare quell'orizzonte cui tendere con il
proprio impegno e lavoro.
Oggi non possiamo che chiederci, quando siamo chiamati a scelte
importanti, cosa farebbero uomini che hanno dato la propria vita
per un futuro migliore. Cosa farebbero Giovanni Falcone, Paolo
Borsellino, Piersanti Mattarella, da sempre ricordato come uomo
politico gentile, ma dal pugno di ferro, che aveva un sogno: dare
un futuro diverso alla nostra Terra attraverso una gestione
trasparente della cosa pubblica e che non fosse però compromessa
con gli interessi di cosa nostra.
Sicuramente consapevole di quanto le proprie scelte ne
mettessero a rischio la vita, nel 1978, poco dopo la morte di
Peppino Impastato, ebbe il coraggio di andare a Cinisi a
pronunciare un durissimo attacco a cosa nostra.
Signor Presidente, mi permetta un'ultima riflessione. Come
diceva recentemente Sabino Cassese, cerchiamo di avere
particolare attenzione su come si svilupperà il regionalismo
differenziato, perché il rischio è quello di determinare la
riapertura della ferita storica del Paese, la mancata
unificazione economica a centocinquant'anni di distanza
dall'unificazione politica.
Grazie, signor Presidente, grazie per l'esempio che
quotidianamente lei ci trasmette, vero e proprio nutrimento per
chi è chiamato con il proprio lavoro a fare gli interessi dei
cittadini.
(Applausi)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Genovese,
Presidente del Gruppo parlamentare Ora-Sicilia .
GENOVESE. Signor Presidente della Repubblica, Presidente della
Regione, colleghi e tutti i partecipanti, un affettuoso saluto.
Presidente, non posso nascondere una certa emozione
nell'esprimermi qui, oggi, innanzi a lei; sono emozionato da
italiano, sono emozionato da siciliano e sono emozionato da
rappresentante delle istituzioni, in quanto per me è un onore,
oggi, essere qui a poter riferire, in una Terra straordinaria e
purtroppo martoriata, in cui ci sono ancora tanti giovani che
credono nel valore dello Stato e che rispettano le istituzioni:
Io sono tra questi, Presidente, credo e sogno, ogni giorno,
nonostante la politica abbia purtroppo incontrato un processo di
imbarbarimento espressivo e sostanziale, nonostante si assista
giornalmente alla demonizzazione dell'avversario politico,
all'inasprimento dei toni, nonostante purtroppo, oggi, assistiamo
anche alla volgarizzazione del ruolo che su tutti i livelli siamo
chiamati a interpretare dagli elettori. Questo, ovviamente, non
ci può fare fermare, ci deve fare continuare sempre verso
l'obiettivo che è quello di riportare la politica nella sua sfera
più giusta, la sfera Alta e tutto questo, il peso di tutto
questo, si fa ancora più ingombrante oggi, signor Presidente, in
un giorno in cui siamo chiamati a ricordare uno spirito
profetico, un uomo che è uno dei più illustri rappresentanti
della politica, ma della politica Alta, l'uomo che declinava la
sua azione sempre al futuro e di cui sono sempre stato
orgogliosamente vicino, per la vicinanza, anche e l'affinità
politica che ha sempre accompagnato la sua azione politica, come
quella della mia famiglia.
Caro Presidente, c'è un'immagine che è fissa nella mia mente, è
quello scatto di Letizia Battaglia, una delle più illustri
fotoreporter di questo Paese: rappresentava gli ultimi respiri
del Presidente Mattarella, prima è stato colpito da otto colpi di
pistola, beh, che dire, l'uomo della rivoluzione, l'uomo di cui
Giorgio La Pira scrisse: Si rifiutava di definire l'uomo sulla
base del suo passato e ancora Agire per lui significava
realizzare il passaggio possibile al reale .
Di Piersanti Mattarella ho scolpita l'immagine del visionario,
di un uomo a cui non si poteva dire di no, di un uomo che
percepiva oltre quello che poteva essere diffusamente percepito.
Un visionario, caro Presidente, abbatte sempre le barriere dello
spazio e del tempo e la sua memoria camminerà sempre con noi e
insieme a quella anche il suo pensiero.
(Applausi)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole D'Agostino,
Presidente del Gruppo parlamentare Sicilia Futura Italia Viva .
D'AGOSTINO. Signor Presidente, grazie per l'occasione e per la
grande opportunità. La morte dell'onorevole Piersanti Mattarella
fu favorita dalla commistione tra mafia, istituzioni e società.
E' un fatto che il suo tentativo di rimettere in discussione
appalti, affari, soprattutto rompendo i tradizionali equilibri
politici fu avvertito come il vero pericolo.
Oggi, in un contesto diverso e, ovviamente, con differenti
modalità sempre quell'intreccio occorre colpire ed attenzionare
da parte di chi fa politica.
L'azione che la politica successivamente ed in ritardo, come
troppo spesso accade, ritenne allora di adottare, fu tra le altre
quella di attivare a Roma la Commissione Antimafia . E' vero che
da quel momento la percezione del rapporto tra politica e mafia
cambiò ed anche l'ipocrita giustificazionismo che legittimava
nella società e nella borghesia la convivenza tra i due poteri.
La politica nelle fasi gestionali, ancora oggi, deve rimuovere
l'intreccio, le commistioni che poi degenerano e inquinano
l'attività e inquinano anche i rapporti e i risultati politici;
nella fase parlamentare deve vigilare, deve indagare, deve
trovare i rimedi ed evitare sempre le ambiguità.
In questo Parlamento l'attuale Commissione Antimafia è andata
per la prima volta diretta su questo solco.
Signor Presidente, i nostri poteri sono limitati, ma tre
inchieste abbiamo realizzato, frutto di indagini approfondite che
testimoniano un diverso e più coraggioso sistema di lavoro.
L'inchiesta su Paolo Borsellino, del suo assassinio, facilitato
da pezzi deviati dello Stato, è sancita da sentenze passate in
giudicato che si incrociano con quelle sulla Trattativa. Ma
ancora oggi permangono zone d'ombra e sacche di resistenza che
impediscono di indicare coloro che armarono la mafia per colpire,
dopo Falcone, un altro pezzo di Stato, antisistema come suo
fratello.
Dalle testimonianze da noi raccolte sarebbero confermate
complicità dirette di poliziotti, magistrati, servizi segreti.
La magistratura continua il suo lavoro e sembra, oggi, sulla
strada giusta, ma serve di più per agevolare il percorso di
verità. Perché figlio di questo sistema di ambiguità, di
complicità può definirsi anche il cosiddetto sistema Montante ,
creato, per paradosso, dall'alone magico di un'antimafia
militante che riuscì ad operare per i propri interessi di potere
e di affari, alcuni dei quali risultano neppure tanto lontani dai
tradizionali interessi mafiosi.
La nostra relazione dà l'idea chiara del grande bluff in cui
tanti siamo caduti e di come, oggi, possa evitarsi il ripetersi
anche isolando quei protagonisti politici che ne trassero i
maggiori benefici.
La terza relazione riguarda il caso Antoci, signor Presidente,
anch'esso troppo sbrigativamente annesso alla causa
dell'antimafia. Ma l'inchiesta prodotta certifica grandi vuoti
nella ricostruzione lasciando enorme e terribili dubbi. Su Antoci
ci auguriamo che la Magistratura abbia voglia di capire chi
organizzò il fatto e per trarre quali vantaggi. Tutte domande
rimaste ad oggi incredibilmente insolute e che ci hanno fatto
dubitare sulla natura dell'attentato.
Oggi stiamo lavorando su altre due inchieste delicate e che
vanno al cuore dei problemi attuali tra politica, mafia e
corruzione: gli interessi che si annidano negli appalti
dell'immondizia e delle energie rinnovabili.
Signor Presidente, in Commissione sentiamo l'esigenza di
continuare ad offrire una prospettiva di impegno concreto pur
nella consapevolezza di avere limitate tutele, nella speranza che
la politica si elevi, incida meglio e di più tenendo alta la
guardia e, se è possibile, suscitando l'interesse delle
istituzioni e degli organi di informazione che possono risultare
decisivi per agevolare la rottura di quegli stessi schemi che
combatteva suo fratello e che sotto altre vesti continuano ad
alimentare malaffare e corruzione.
(Applausi)
PRESIDENTE. Ultimo intervento dei presidenti dei Gruppi
parlamentari.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Claudio Fava, Presidente del
Gruppo parlamentare Misto.
FAVA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Signor Presidente
della Repubblica, ricordare in quest'Aula, oggi, il sacrificio di
suo fratello, di Piersanti Mattarella, rappresenta per chi le
parla certamente un privilegio ma anche una fatica. La fatica di
chi sa bene che la misura del tempo trascorso, per quanto ampia,
non potrà mai compensare l'ampiezza delle assenze. E di queste
assenze e di quanto mordano ancora oggi la nostra esistenza ne
abbiamo tutti dolorosa consapevolezza, certamente io e lei.
Ricordare Piersanti Mattarella vuol dire soprattutto
ripercorrere l'eredità che ci ha lasciato, il rigore civile, la
forza morale, la generosità del suo ottimismo. Ma mi piace, qui
ed oggi, citare un'altra qualità di cui spesso la politica si è
trovata orfana: la capacità di sapere dire dei no. Piersanti
Mattarella da Presidente di questa Regione quei no li disse, e
non soltanto nei confronti delle mafie. E forse ne pagò il prezzo
con la vita.
Sono trascorsi quarant'anni eppure la limpidezza della sua
scelta, la forza di quei no, la coerenza con cui interpretò il
ruolo di Presidente della Regione siciliana ci arrivano intatti.
Questo è un tempo difficile. Oggi qui evochiamo la violenza
delle mafie, ma dobbiamo farci carico anche di una violenza
culturale e prepotente. Il tentativo di riabilitare fascismo,
razzismo, antisemitismo, di trasformarli in una cifra indelebile,
un livido sulla coscienza dell'intero Paese.
In questo senso le sue parole, signor Presidente, sono sempre
state un monito chiaro, netto, prezioso per tutti noi. Anche la
vicenda umana e politica di suo fratello Piersanti si muove nella
medesima direzione.
Il rigetto di ogni mafia, la difesa della verità suonerebbero
oggi come la condanna più alta per chi tenta di inquinare lo
spirito di questa nazione, riabilitando quelle offese ed
umiliando la nostra memoria. Anche per questo siamo grati a
Piersanti Mattarella e a tutti coloro che, cadendo sotto la
violenza delle mafie ci hanno insegnato che non furono eroi, ma
solo donne e uomini giusti, appassionati difensori della verità,
e la verità è la più alta delle nostre risorse per combattere
ogni mafia. Grazie signor Presidente.
(Applausi)
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Fava.
Presidente Mattarella, posso dirle che conoscendo tutti coloro
che sono intervenuti, ormai da molto tempo, e sentendoli parlare
quasi quotidianamente, dai loro interventi, dagli interventi di
tutti traspariva una vera emozione e commozione. Credo che questa
sia anche un qualcosa da sottolineare, perché dimostra quanto ci
tengano, quanto tenevano oggi a questa giornata, motivo per cui,
ancora di più, le siamo grati.
Do, adesso, la parola al Presidente della Regione, Nello
Musumeci.
MUSUMECI, presidente della Regione. Grazie, signor Presidente
dell'Assemblea Regionale, onorevoli deputati. Mi sia consentito,
innanzitutto, di rivolgere, anche a nome del Governo della
Regione, un sincero e deferente saluto al signor Presidente della
Repubblica, alle autorità, alle signore e ai signori presenti in
questa navata, le cui mura trasudano storia plurisecolare.
Sono le stesse mura testimoni dell'appassionato, intelligente,
coraggioso impegno profuso nel corso di tre legislature da
Piersanti Mattarella, da autorevole protagonista. Dapprima da
parlamentare, e poi da uomo di governo, sia come assessore alla
Presidenza con delega al bilancio, che soprattutto come
Presidente della Regione, per quasi due anni, dal marzo del '78 a
quel fatale gennaio 1980. Nonostante il breve arco di tempo,
l'attività legislativa e gestionale del giovane Presidente, ormai
consacrata negli atti parlamentari, ci dà la misura del suo
notevole spessore culturale, della sua lucida capacità di
analisi, della rara sensibilità di cattolico militante.
Dell'abilità nel saper mediare anche nei momenti difficili,
sempre alla ricerca di soluzioni unitarie. Con un simile bagaglio
chissà quale futuro avrebbe avuto quel giovane figlio d'arte,
predestinato alla vita pubblica, se il destino non si fosse
abbattuto su di lui come una mannaia a quarantacinque anni,
costringendolo a dischiudere le giovani ali in altissimi voli
come forse, avrebbe detto D'Annunzio. Ma, se posso spingermi ad
avanzare una personale e serena valutazione, dico, senza alcun
dubbio che il merito maggiore del Presidente Piersanti Mattarella
consiste nell'aver voluto e saputo accettare la difficile sfida
del cambiamento della innovazione in una Sicilia che, in quegli
anni, non era ancora disposta a cambiare.
Un'atavica cultura della rassegnazione, assieme ad un diffuso
familismo, ad un disarmante assistenzialismo, ad un innato
spirito anarcoide, aveva assegnato alla Regione siciliana il
ruolo di una sorta di ammortizzatore sociale, per creare spesso
occupazione senza lavoro. Gli enti economici regionali divoratori
di copiose risorse finanziarie pesavano come zavorra a danno
della spesa pubblica produttiva.
La mafia, la cui presenza si osava negare in alcuni Palazzi
dell'Isola, ancora alla fine degli anni '70, attivava il suo
feroce braccio armato per affermare la propria supremazia su
tutto e su tutti, nel disperato tentativo di controllare gli
appalti pubblici ed i copiosi flussi di denaro. E mentre
giornalisti, politici, magistrati, uomini delle forze dell'ordine
cadevano a Palermo sotto il piombo di cosa nostra, lo Stato
indugiava sulla necessità di far sentire la propria azione
repressiva sempre e seppur invocata da più parti. Questo lo
sfondo tragico e sanguinario sul quale Piersanti Mattarella è
chiamato a condurre la propria azione alla guida della Regione.
La spinta innovativa portò l'intelligente uomo politico alla
riforma degli ordinamenti finanziari ed amministrativi della
Regione ed al varo di norme essenziali, come quelle
sull'urbanistica, sulla disciplina delle nomine negli enti
locali, negli enti regionali, sulla programmazione economica, sul
trasferimento di funzioni regionali ai comuni, sugli appalti
affinché, disse: si chiudessero alcuni canali che potevano
prestarsi a forme di intermediazione parassitaria e, quindi, per
eliminare condizioni economiche e sociali che favorissero
inserimenti di tipo mafioso .
Sulla necessità di risanare gli enti regionali improduttivi e
parassitari, Piersanti Mattarella non usava mezzi termini: La
Regione - diceva - non può destinare ulteriori risorse al
mantenimento di situazioni puramente assistenziali destituite di
reali prospettive economiche .
Ed aggiungeva, stigmatizzando, La erogazione di salari non
guadagnati e non corrispondenti ad un'effettività di prestazioni
lavorative rese in un reale e vitale processo produttivo .
Convinto autonomista e meridionalista, il Presidente Mattarella
ebbe la consapevolezza che la condizione di sottosviluppo
economico-sociale della sua Isola comportava l'indispensabile
intervento dello Stato per un necessario programma di
riequilibrio territoriale della Nazione.
E, negli anni di imperante partitocrazia, il tiranno senza
volto , come la definiva il costituzionalista Maranini, non mancò
di denunciare la crisi della capacità rappresentativa dei partiti
ed, al tempo stesso, di rivendicarne la insopprimibile autonomia
nell'esercizio delle funzioni di governo.
Poche settimane prima di essere ucciso aveva affrontato con un
giornalista il problema' della mafia. E' un antico male -
commentò - che sarebbe illusorio dire che possa essere risolto
con una legge . Ed avvertì, al tempo stesso, la necessità di
invocare, da parte dello Stato, un'azione di carattere
sanzionatorio e repressivo più decisa e più organica.
Infine, l'accorato appello al Popolo siciliano: Se tutti -
disse Mattarella - quelli che parlano di mafia si comportassero
per isolare la mafia, forse oggi avremmo già fatto un grosso
passo avanti .
E, mentre alla fine del 1979, alimentava questa speranza, il
Presidente della Regione, dimissionario per la seconda volta, non
sapeva di essere, ormai, l'uomo politico più isolato.
L'uomo che aveva avuto il coraggio di tentare di rompere vecchi
e pericolosi equilibri, anche all'interno del suo stesso partito,
ora è costretto a prendere atto di un'amara verità: nello scontro
tra il vecchio ed il nuovo, è ancora il vecchio a resistere e, in
parte, a vincere.
In un contesto caratterizzato da preoccupanti opacità e da
contiguità politico-mafiose, pretendere di avere una Regione con
le carte in regola diventava infatti, per Piersanti Mattarella
- come ho avuto già modo di scrivere - non una impossibile sfida
ma una condanna a morte.
Il Presidente della Regione è ormai diventato scomodo e,
perciò, costretto alla solitudine, in una solitudine affollata di
cospiratori, come sempre accade in questi casi.
L'epilogo, il tragico epilogo, ha fatto sì che restasse
incompiuto il lavoro avviato dal coraggioso uomo politico e,
malgrado alcuni successivi generosi sforzi, compiuti nel tempo,
la Regione con le carte in regole resta un obiettivo vicino ma
non ancora raggiunto.
Quale Regione immagina il Presidente Mattarella, Piersanti
Mattarella, quando parla di carte in regola? E' solo un problema
legato alla organizzazione interna improntata all'efficienza? O
all'uso delle risorse pubbliche finalizzato a determinare
condizioni di reale sviluppo dell'Isola in una dimensione europea
e mediterranea? O, ancora, all'assoluta impermeabilità dell'ente
e delle sue classi dirigenti rispetto ad ogni forma di illegalità
o di condizionamenti nei confronti del potere esecutivo, certo,
tutto questo diventa il presupposto essenziale, ma non basta.
La nostra Regione avrà davvero le carte in regola, signor
Presidente della Repubblica, quando tutti i siciliani sentiranno
forte l'esigenza di partecipare all'essenziale e non più
rinviabile processo di cambiamento, un cambiamento che postula la
rinuncia ad abitudini ormai non più giustificabili e che nel
tempo hanno costituito un comodo alibi per le classi dirigenti,
sulle cui responsabilità grava anche la barbara fine del
Presidente Mattarella e di tanti altri servitori delle
istituzioni pubbliche.
Rinnovare questo impegno, da parte di tutti, al di là delle
appartenenze, dentro e fuori da questo Palazzo, credo sia il modo
migliore per rendere onore alla memoria di Piersanti Mattarella,
mentre sento di esprimere, in questa circostanza, interprete di
tutta la comunità Siciliana, i sentimenti di affettuosa vicinanza
ai suoi familiari.
(Applausi)
PRESIDENTE. Grazie, signor Presidente della Regione.
Con questo intervento, Presidente Mattarella, la seduta è
conclusa, ringrazio tutti per la vostra presenza.
Ringrazio il Presidente Mattarella realmente, un ringraziamento
vero da parte di tutta la deputazione regionale, con sentimenti
di vera amicizia e di vera stima nei suoi confronti. Grazie,
Presidente.
(Applausi)
La seduta è tolta alle ore 12.27
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Consigliere parlamentare responsabile
dott.ssa Maria Cristina Pensovecchio